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I cinque presidenti in movimento.

Posted in articoli pubblicati sulla carta stampata ed altri siti with tags , , , , , , , , , , , , on 2 febbraio, 2009 by ramon mantovani

Il 29 gennaio sera nel gremito hangar di Belem una folla di indigeni (davanti, nei posti d’onore al lato di decine di delegazioni straniere) con le loro acconciature tradizionali di piume, i visi dipinti di strabilianti colori, insieme a migliaia e migliaia di militanti di sindacati, associazioni e partiti politici, hanno atteso per ore l’arrivo dei cinque Presidenti. Canti e slogan, immancabili quelli inneggianti a Cuba, e diversi spettacoli hanno accompagnato tutto il tempo dell’attesa.

La prima cosa da dire è che il solo fatto che cinque Presidenti in carica partecipino ad un evento organizzato dal sindacato brasiliano, in un tripudio di bandiere rosse, nei giorni del Social Forum Mondiale è, di per se stesso, un evento che la dice lunga sulla maturazione, in America Latina, di un processo politico veramente in grado di cambiare il mondo.

Nel pomeriggio Correa, Chavez, Lugo e Morales, rispettivamente Presidenti di Ecuador, Venezuela, Paraguay e Bolivia, avevano incontrato l’assemblea dei movimenti sociali del Forum. Lula non era stato invitato a questo atto ufficiale del Forum per precisa volontà del movimento dei Sem Terra Brasiliani. Ma ha incontrato, il giorno successivo e accompagnato da ben nove ministri una delegazione dell’assemblea dei movimenti sociali.

L’incontro dei quattro è stato particolarmente significativo per il calore umano ma soprattutto per le critiche e richieste che gli esponenti del movimento hanno rivolto ai Presidenti. Noi non vi giudichiamo per le vostre affermazioni, vogliamo giudicarvi dai fatti – ha esclamato il leader dei Sem Terra – ottenendo soprattutto da Correa e Morales impegni e proposte che i due hanno poi ribadito con estrema chiarezza nell’evento serale. Ma anche Lugo e Chavez hanno voluto dimostrare di essere interlocutori reali del movimento no global mondiale.

Tutti e quattro, ed è questa una cosa altamente significativa ed importante, nei loro discorsi serali hanno detto, ognuno a suo modo, di essere figli del Forum Sociale Mondiale e del risveglio dei popoli latinoamericani dopo il ventennio neoliberista. Morales e Correa, che hanno fatto i discorsi più chiaramente ed esplicitamente anticapitalistici, hanno spiegato che nelle loro politiche e nelle loro nuove costituzioni si sono direttamente ispirati alle elaborazioni e proposte imparate a Porto Alegre e negli altri appuntamenti del movimento. Chavez ha gridato che secondo lui ogni anno l’evento politico più importante del mondo è il Social Forum Mondiale e Lugo ha voluto ricordare i suoi viaggi in pullman come semplice militante per partecipare agli incontri di Porto Alegre. Il più avaro di riconoscimenti non retorici per il movimento è stato Lula che però ha voluto sottolineare come quest’anno si sia rifiutato di recarsi a Davos avendo scelto di essere a Belem.

L’enorme platea ha ascoltato in silenzio e con molta attenzione i discorsi, concedendo ben poco ai passaggi più retorici dei cinque personaggi e sottolineando, invece, soprattutto le proposte più concrete per integrare e sviluppare, con una svolta ulteriore a sinistra, le esperienze di governo e la costruzione di un’alternativa continentale e mondiale al capitalismo.

Morales ha proposto quattro campagne mondiali: una sulla pace e giustizia per portare davanti al tribunale internazionale i responsabili delle guerre e genocidi e per abolire il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Una a favore di un nuovo ordine economico internazionale fondato sulla solidarietà, giustizia e complementarietà fra le nazioni, e per impedire che FMI e WTO facciano operazioni cosmetiche per continuare le stesse politiche dell’ultimo ventennio. Una per salvare il pianeta e la “madre terra” cambiando radicalmente il modello di produzione e consumo e assumendo come simbolo di questa campagna una foglia di coca. Una, infine, per il rispetto della dignità dei popoli, della loro identità e diversità culturale. Rafael Correa ha molto insistito sulla costruzione di un’alternativa economica alla crisi capitalistica con la creazione di una moneta unica e di una Banca del sud america. Proposta, quest’ultima, fortemente sostenuta da Chavez. Ed ha esplicitamente indicato la necessità di un processo di integrazione continentale, fino alla creazione degli Stati Uniti Latinoamericani sia per opporsi all’imperialismo USA sia per costruire un mondo multipolare. Lugo è stato più moderato, ma forse è meglio dire meno radicale, nelle proposte. Nel complesso si può dire che il Socialismo del XXI Secolo, nel tempo della crisi più grave della globalizzazione, esce dalla retorica e inizia a prendere forme e contenuti in sintonia con le idee e proposte che da anni il movimento discute. Indubbiamente Morales, Correa e Chavez hanno trascinato più a sinistra tutta la comitiva, prestando molta attenzione, ed infatti tutti e tre hanno avuto parole di elogio per Lula che ha fatto il discorso più moderato, a non fare fughe in avanti.

Tutto ciò visto dall’Europa ci dice che il movimento mondiale è cresciuto e soprattutto che è stato efficace. Ci dice che possono esistere governi capaci di sfidare i poteri più forti facendo cose inimmaginabili fino a pochi anni fa. Ci dice che la radicalità e le lotte pagano immensamente di più delle mille cautele e prese di distanza dal proprio passato.

Ci dice che un altro mondo è davvero possibile.

ramon mantovani


pubblicato su Liberazione il 1 febbraio 2009