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Una risposta abusiva alla lettera aperta di Nichi Vendola indirizzata a Grassi e Ferrero.

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , on 2 giugno, 2008 by ramon mantovani

Caro Nichi,

non so se sono autorizzato a rispondere alla tua lettera aperta.

Del resto tu l’hai indirizzata a Paolo Ferrero e a Claudio Grassi, non a me.

Forse perché mi consideri un peon non alla tua altezza o forse perché mi consideri irrecuperabile alla civiltà politica, essendo io notoriamente violento, aggressivo, settario ed intollerante.

Mi sa che rimarrò con questo dubbio.

Comunque le lettere aperte suscitano risposte anche inaspettate.

Io ti rispondo perché mi riconosco nelle peggiori cose che scrivi. Sono io che ho parlato di imbroglio riferendomi alla tua candidatura a segretario del partito. Sono ancora io che penso che tu vuoi “sciogliere” il partito (l’ho messo tra virgolette e spiegherò il perché). Sono sempre io che critico il tuo leaderismo. Sono per l’ennesima volta io che ho ironizzato sul tuo “filo diretto” con Padre Pio. Della mummia di Lenin e della TAV non so nulla, e mi dispiace non saperne nulla.

Prima di rendere piena confessione per i miei peccati, bassezze, violenze, per le mie livide fantasie, voglio dirti delle cose, caro Nichi.

Che non ce l’ho con te! Che ti ho sempre stimato e voluto bene. Che conosco i tuoi timori, incertezze, paure. Le tue esitazioni e ritrosie di fronte a scontri politici violenti. So quante volte hai sostenuto posizioni difficili da difendere (spesso giustissime ma ugualmente difficili) anche se ne avresti volentieri fatto a meno perché non ti trovi a tuo agio nel maneggiare dure polemiche.

Anche in questa occasione, nonostante tutto, riconosco il Nichi che ho sempre apprezzato, e credo di capire il tuo stato d’animo.

Tuttavia, caro Nichi, la tua lettera è fuori posto in questa discussione.

Non cerco giustificazioni. Potrei dirti che essere definito “furbo” è molto offensivo per uno come me che ha fatto della linea di condotta del parlar chiaro quasi una ragione di vita (politica). Potrei dirti che sentirsi accusare di coltivare la “cultura del sospetto” per chi l’ha sempre combattuta è disarmante. Potrei parlarti di chi ti toglie il saluto per una critica. Di chi per mesi, ovviamente nei corridoi, ti dice “hai ragione hai ragione” e poi sale alla tribuna e ti attacca perchè ora noi sei più il “pazzo” che dice la verità in solitudine, ma il rappresentante di una posizione che potrebbe risultare di maggioranza. Potrei condividere con te la sensazione di isolamento che ho vissuto, anche per lunghi periodi, dopo aver osato criticare il leader. E non parlo di lui, Bertinotti, che come tutti i veri leader è superiore a certe cose ed ascolta con maggior interesse le critiche che non le lusinghe. Parlo di tanti che hanno lucrato sul mio isolamento. Dei troppi che ho sentito dire cose irripetibili nei corridoi su Bertinotti ed incensare il “capo” nelle riunioni.

Ma non voglio continuare, tanto non serve.

Il problema, caro Nichi, è che la discussione è viziata, e per questo resa aspra oltre ogni limite, dal fatto che si è proposto, detto, annunciato qualcosa che ora si nega.

Non si è detto che bisognava superare il partito? Che bisognava produrre una nuova identità politica in un soggetto nel quale il comunismo, al pari di altre culture, avrebbe albergato come tendenza? Non si è usata la metafora del parto (doloroso e gioioso al tempo stesso) e della nuova nascita? Non si sono distribuite tessere? Non si è detto che la sinistra arcobaleno era irreversibile e che si sarebbe fatta “con chi ci sta”?

Essendomi pronunciato, su Linerazione, in senso contrario al nuovo partito (ho scritto proprio così allora: nuovo partito) proposto da Bertinotti nel giugno del 2007, ho avuto modo per molti mesi di discutere con tante compagne e tanti compagni su quel mio no. Molti, davvero molti, rivendicavano l’idea della nascita di un nuovo grande partito (almeno del 15%). Nessuno, nemmeno Bertinotti, mi ha accusato di avere la cultura del sospetto per aver detto ciò che era chiaro a chiunque non volesse arrampicarsi sugli specchi di formule ambigue come quella del “soggetto unitario e plurale”.

Perché oggi negano tutti? Perché oggi mi si accusa di avere la cultura del sospetto solo per aver preso sul serio le parole pronunciate allora, in campagna elettorale e perfino dopo il voto?

Si, sono arrabbiato. Ma non solo perché sono contrario al partito unico. Soprattutto perché mi sono sentito e mi sento imbrogliato, usato. Perché sono stufo delle doppie verità, anche se declamate in prosa o in poesia.

C’ero anch’io, caro Nichi, in quella sala, alla fine dell’ultimo congresso del PCI. E’ passato molto tempo ma credo di ricordare che tu dicesti che non eri “duro e puro”, identitario e settario. Non avevamo detto per un anno e mezzo che Occhetto voleva sciogliere il PCI? E lui non diceva che no, che la sua proposta era quella del cambio del nome per aprirsi alla sinistra diffusa e che non si sarebbe sciolto nulla?

Lo ricordi?

Non lo dico per fare paragoni, anche se la parola “nuovo” è usata troppo, oggi come allora. Lo dico perché è ingiusto far finta di non capire il senso delle parole. Lo so che nessuno vuole sciogliere il nostro amato partito. Nel senso letterale del termine nessuno lo ha mai proposto e nemmeno detto. Nessuno, cioè, pensa di fare un congresso per dire “è finita, ognuno vada per la sua strada” come fece Lotta Continua. Ma si è ampiamente detto che lo si vuole superare, che si deve andare oltre, che la nostra identità vivrebbe come tendenza culturale nel nuovo partito, soggetto unico, forza politica.

Perché ti adombri se io dico e ripeto che la tua proposta di costituente la interpreto come scioglimento del partito? Perché ciò che dicevamo insieme contro Occhetto era “dire la verità” mentre ciò che io dico a te è una mostruosità, una regressione culturale?

Perché se ho un’idea diversa dalla tua sull’unità della sinistra devo per forza diventare a mia volta un “duro e puro”, un identitario, un nostalgico, un conservatore? Perché?

E poi, caro Nichi, posso dirti che non avrei mai immaginato che, in Rifondazione, ci sarebbe stato qualcuno che si sarebbe candidato segretario in una conferenza stampa?

Non lo dico per una banale questione di metodo, che pure esiste. Lo dico per il carico di sostanza, di concezione della politica, di idea del partito che sottende una simile operazione. A me sembra un’iperbole del leaderismo. Ma non solo.

Posso dire che non mi sembra plausibile che tu possa fare il Presidente di una giunta regionale (per favore spiega ai compagni del sito della tua mozione che la parola governatore non va bene) e contemporaneamente il segretario di un partito da ricostruire? E non solo per il tempo, anche se tu hai proclamato di avere energie infinite. Parlo del fatto che sono due ruoli politicamente incompatibili. Non si può essere il Presidente di tutti e allo stesso tempo magari avere scontri e dure polemiche con il Partito Democratico. O mi sbaglio? Posso dire che la tua candidatura all’inizio del congresso e che le tue dichiarazioni sulla dialettica innovatori-conservatori nel dibattito congressuale, compreso l’aver definito “furbizia” la proposta delle tesi, servono a raccogliere dei voti in più di quelli che si otterrebbero sul nudo punto politico, e cioè sulla costituente? Posso cioè dire sinteticamente che mi sembra tutto un imbroglio?

Lo so, spesso eccedo verbalmente. Mi conosci da una vita e sai che sono propenso, per amor di chiarezza, ad esprimermi così. E’ certamente un difetto. Perché, però, quando i bersagli delle mie polemiche erano altri ed usavo parole di fuoco contro di loro, ricevevo pacche sulle spalle e perfino complimenti da compagne e compagni che oggi mi danno del violento e dell’intollerante? Perché due pesi e due misure?

Caro Nichi, anche la politica purtroppo ha le sue durezze. Mi sono sempre sentito tuo amico, anche se non è la prima volta che litighiamo. Continuerò a contestare la tua scelta e a protestare per i danni che provoca senza diminuire di un grammo il rispetto e la stima per te. Cercherò perfino di moderare il linguaggio. Più che altro per non concederti il lusso di fare la vittima.

Comunque sai che sono un compagno e un amico leale. Che non accoltello alla schiena. Che dico in faccia ciò che penso.

Da me non hai nulla da temere.

Guardati piuttosto da alcuni fra i tanti che ti hanno convinto a candidarti.

Ciao Nichi, buona fortuna a tutti noi.

ramon mantovani