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Il congresso è finito. Viva il congresso!

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , on 31 luglio, 2008 by ramon mantovani

Ci sono stati due congressi.

Il primo provocato da una grave divisione del gruppo dirigente del partito sui tentativi di “superare” rifondazione comunista in una nuova forza politica, che si è concentrato in una discussione politica vera confrontando diverse proposte politiche. Il secondo giocato sulla raccolta di voti con qualsiasi mezzo, sulla personalizzazione della contesa, sulla descrizione faziosa dei maggiori mass media.

Ha vinto il primo, nonostante tutto.

Perché, alla fine, ha comandato la politica e il congresso si è concluso con una votazione su due linee contrapposte.

La totalità dei mass media ha volutamente ignorato il documento politico approvato per poter descrivere un congresso diverso da quello reale. Da tempo in politica, soprattutto in Italia, non si giudicano testi e contenuti, bensì contese fra leader, scontri di potere, dietrologie, processi alle intenzioni, pettegolezzi di ogni tipo. Così si può dire ciò che si vuole senza nemmeno dover far apparire le proprie opinioni in qualche modo collegate alla realtà. Come ha fatto, un esempio per tutti, Ida Dominijanni sul Manifesto.

Invito tutte e tutti a leggere il documento.

home.rifondazione.it/xisttest/content/view/2881/314/

Questo documento rappresenta una linea politica chiara e praticabile. Non c’è traccia di conservatorismi o di mediazioni al ribasso per tenere unite le quattro mozioni che l’hanno votato. Naturalmente si può non condividerlo, ma mi sembra davvero strumentale descriverlo come un pateracchio o come un testo ortodosso.

Ci siamo presentati tutti a Chianciano con la consapevolezza che nessuna mozione aveva avuto la maggioranza dei voti. Nella mozione 1 c’era un’esplicita diversità di opinioni circa l’esito del congresso nazionale. Da una parte c’era la volontà di lavorare ad un esito chiaro politicamente, che sancisse la sconfitta della proposta della costituente di sinistra, dall’altra la preoccupazione che non fosse possibile raggiungere un’unità su una linea chiara fra le quattro mozioni che esplicitamente avevano rifiutato la costituente. Da una parte il privilegiare l’esigenza della chiarezza politica e dall’altra il privilegiare la necessità di unire il più possibile il partito. Le mie posizioni in questa discussione credo siano note. Ma voglio qui ribadire che entrambe le posizioni erano legittime e contenevano una verità interna indiscutibile.

Non importa se i giornali e gli stessi esponenti della mozione 2 in molte dichiarazioni avevano descritto una discussione politica limpida come un complotto di palazzo. A sentir loro la componente di Essere Comunisti avrebbe abbandonato la mozione 1 e avrebbe dato a Vendola una vittoria non ottenuta nel voto della base in cambio di posti di rilievo nella direzione del partito. Questo modo di leggere le posizioni politiche lo considero davvero il massimo della regressione o, se si preferisce, della omologazione alla politica corrente.

Davvero, per la prima volta, siamo entrati in un congresso senza sapere come ne saremmo usciti.

In commissione politica Gennaro Migliore ha proposto che il testo dell’intervento di Vendola fosse assunto come base per la redazione del documento politico finale del congresso. Il sottoscritto ha rifiutato questa proposta ed ha indicato alcuni punti (bilancio dell’esperienza di governo, costituente e unità della sinistra, rapporto con il PD, lavoro sociale, elezioni europee e riforma del partito) sui quali aprire un confronto a tutto campo. Analogamente hanno fatto gli esponenti delle mozioni 3 4 e 5. Alla successiva riunione della commissione politica la mozione 2 non si è presentata. Evidentemente, ma è una mia interpretazione dei fatti, il fatto che nessuna mozione o componente avesse accettato il discorso di Vendola come base per la redazione del documento, aveva convinto le compagne e i compagni della mozione 2 che il loro tentativo di spaccare la mozione 1 era fallito. Nel corso del prosieguo dei lavori della commissione (che sarebbe troppo lungo raccontare minuto per minuto) è apparso sempre più chiaro che c’era un’effettiva convergenza delle 4 mozioni alternative alla costituente su una possibile linea politica.

Ovviamente se ciò non fosse stato possibile o se il documento non avesse retto alla prova e si fossero registrate divergenze insanabili tra le quattro mozioni la mozione 2, alla fine, avrebbe vinto e stravinto il congresso.

La verità è che il documento è una linea politica chiara e condivisa sia dal punto di vista politico che culturale. Basta leggerlo per rendersene conto. Naturalmente tiene conto delle diversità che c’erano fra le quattro mozioni. Lo stesso sarebbe accaduto su un testo della mozione 2 più altre aree. Non per caso il discorso di Vendola aveva totalmente eluso il tema della costituente.

Insomma, essendoci stata una reale convergenza su una proposta politica il documento ha retto l’urto degli insulti e degli strali strumentali ed ha passato il vaglio del voto congressuale.

Nel pieno rispetto della democrazia, in un congresso a mozioni contrapposte, alla fine si sono confrontate due proposte politiche alternative ed una ha avuto la maggioranza.

E’ assolutamente falso che ci sia stata un’operazione per eleggere un segretario, e che sia stata cercata una convergenza politica qualsiasi per raggiungere questo scopo. E’ invece vero il contrario. La stessa convergenza fra le quattro mozioni è stata cercata sulla politica a prescindere dall’elezione o meno di un segretario, anche perchè una mozione (la 5) aveva proposto di eleggere due portavoce e nella stessa mozione 1 esistevano pareri diversi su questo punto.

Quanto al dibattito, lo dico per i veri appassionati, si può verificare come gli interventi della mozione 2 fino ad un certo punto siano stati improntati all’unità e alle sottolineature delle “aperture” contenute nella relazione di Vendola, per poi piegare decisamente verso lo scontro frontale e verso lo stile da comizio urlato. Semplicemente era arrivata la notizia che il tentativo di allargare la mozione 2 con i voti di una parte della mozione 1 era fallito.

Due ultime cose.

La linea di condotta decisa dalla mozione 2 per cui si costituisce una corrente interna-esterna al partito e si alimenta ancora una polemica usando insulti e scomuniche, con l’ausilio della grande maggioranza dei mass media, è una linea pericolosa. Il non riconoscere la legittimità della linea approvata dal congresso e la descrizione della maggioranza che l’ha espressa come un’accozzaglia di estremisti, settari, dogmatici e complottardi non fa onore a chi sostiene queste cose e rischia di dislocare la dialettica dentro e fuori il partito su un terreno di scontro infinito. L’idea, veramente disdicevole a mio parere, per cui con la sconfitta di una proposta politica morirebbe rifondazione e per cui il patrimonio di lotte e di innovazione politico-culturale sarebbero solo di una parte rivela solamente che c’è stata una concezione proprietaria del partito. Una concezione che ha contribuito non poco e determinare la sconfitta della mozione 2.

La gestione unitaria del partito è la chiave per impedire lo scontro infinito che paralizzerebbe il partito e che lo ridurrebbe all’impotenza. Gestione unitaria significa che, oltre a prevedere organismi esecutivi con la presenza di tutti, su ogni scelta importante ci sia un percorso nel quale tutti possano partecipare alla formazione delle decisioni. Non ci sarà una maggioranza che deciderà per poi permettere alla minoranza di dissentire. Si discuterà liberamente, anche ascoltando i circoli e le federazioni, e poi si deciderà. Esattamente il contrario di quanto avvenuto negli ultimi anni.

Sono convinto che la linea che abbiamo scelto darà presto i suoi frutti politici.

Nessuno si spaventi per il fatto che ci si descrive più o meno come fummo descritti dopo la rottura con il governo Prodi nel 98. E’ solo la prova che siamo tornati ad essere una spina nel fianco del sistema politico italiano.

Buon lavoro a tutte e a tutti.

ramon mantovani

Avanti tutta verso la sinistra decaffeinata dove le regole non valgono per tutti

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , on 27 febbraio, 2008 by ramon mantovani

Il Comitato Politico Nazionale del PRC ha, come era prevedibile, confermato le scelte fatte nelle scorse settimane. In quella sede ho ribadito la mia contrarietà sul metodo oligarchico con il quale sono state prese decisioni fondamentali quali la lista unica alla camera, il simbolo e il candidato premier.

Mi riservo di commentare il programma che mentre scrivo è ancora un illustre sconosciuto perchè sarà partorito, pare oggi, da un “vertice” dei quattro partiti della lista “la sinistra e l’arcobaleno”. E’ così smentito l’annuncio che sulla bozza di programma si sarebbe svolta una consultazione di massa.

Sulle candidature il CPN ha scelto, non senza discussione, criteri molto restrittivi: le due legislature (dieci anni), in parlamento o in consiglio regionale, in Rifondazione o in altri partiti nel passato, come limite invalicabile. L’incompatibilità con incarichi di segreteria nazionale o di segretario/a regionale o provinciale. Confermato l’obiettivo del 50% per entrambi i generi sia nelle liste sia negli eletti/e.

Ma sono criteri che valgono solo per il PRC visto che gli altri partiti sono padroni di applicare criteri diversi nella stessa lista.

Un punto controverso, risolto con un voto, riguarda i/le candidati/e delle associazioni aderenti alla Sinistra Europea che saranno nella lista in quota PRC. A costoro si chiede il rispetto degli stessi criteri adottati dal PRC ma non in modo vincolante. Come a dire che un partito che apre le proprie liste a realtà organizzate non ha il diritto di proporre un criterio valido per tutti/e, iscritti/e e non iscritti/e. Come a dire che l’associazione Uniti a Sinistra potrebbe non avere altri candidati/e se non Pietro Folena, in parlamento ininterrottamente dal 1987.

Vedremo nel CPN di venerdì prossimo quali, e quante, deroghe saranno proposte alla discussione definitiva delle liste.

Intanto imperversa la campagna elettorale.

Una campagna nella quale tutti gli esponenti della Sinistra Arcobaleno lamentano il tentativo del PD di attrarre il “voto utile” nella prospettiva di un bipartitismo all’americana. Come se il gentleman agreement, tanto decantato, fra Bertinotti e Veltroni, potesse avere una base seria per impedire una competizione sleale. Come se il PD non proponga un progetto di società nel quale il conflitto sociale, e con esso ogni sinistra antagonista, sia bandito ed emarginato. Come se, dopo la disastrosa esperienza del governo di centrosinistra di Prodi, si potesse reiterare un’alleanza di governo contro Berlusconi.

Il problema principale, secondo me, non è la formula della grande coalizione (che incombe con tutta evidenza ma che interessa poco, credo, alla stragrande maggioranza degli elettori), bensì la gara fra Veltroni e Berlusconi a chi è più liberista (gara fino ad ora vinta da Veltroni) sui contenuti concreti del programma di governo.

So bene che in una campagna elettorale, che si dovrebbe fare per raccogliere voti e non per costruire partiti, bisogna toccare molti temi e sollecitare la confluenza di voti motivati diversamente. Ma credo che dire “noi e il PD in competizione contro Berlusconi”, “il voto per la Sinistra Arcobaleno è la garanzia contro la grande coalizione”, “il voto per noi è utile per condizionare il PD” siano messaggi contradditori e poco efficaci contro il “voto utile”.

Vedremo come proseguirà la campagna elettorale. Come ho detto più sopra mi riservo di commentare il programma.

Poi tacerò, su questi argomenti, fino al voto.

ramon mantovani