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Linke Linke delle mie brame … chi è il più imbroglione del reame?

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 1 settembre, 2009 by ramon mantovani

Direi che l’ottima affermazione della Linke nei tre Lander tedeschi si commenta da sola.

Soprattutto il balzo dal 2,3 al 19,7 nella Saar, che è un Lander della Germania Ovest ma è anche la casa di Oscar Lafontaine, perché, per esempio, in Sassonia la Linke perde il 3 % dei voti attestandosi su un pur lusinghiero 21 %.

Il dato significativo, oltre alla affermazione della Linke, è il crollo della CDU e della SPD, e cioè dei due partiti al governo nella Grande coalizione.

Ma non mi propongo, qui, di commentare oltre questo risultato che, ripeto, secondo me si commenta da solo.

Mi preme prendere in esame alcuni articoli e dichiarazioni apparsi sulla stampa italiana stamane.

Premetto che ho letto solo Liberazione, il Manifesto, Repubblica e Corriere della Sera. Ma credo di averne abbastanza per poter dire delle cose.

Il trofeo della disinformazione, della faziosità e della falsificazione della realtà spetta, come sempre, a Repubblica.

Titolo di Repubblica: “Dopo il trionfo la sinistra avverte la SPD: Costruiamo insieme l’Ulivo tedesco.”

Confesso che, conoscendo i dirigenti e la linea politica della Linke, non ho creduto a questo titolo e mi sono messo a leggere l’articolo di tale a.t. alla ricerca dell’imbroglio.

Ed ecco l’imbroglio, triplo, in tutto il suo splendore:

1) in tutto l’articolo il riferimento all’Ulivo è solo in una citazione del quotidiano Tagesspiegel: “ma la prospettiva di un Ulivo di Prodi alla tedesca, sottolinea sempre il Tagesspiegel, a medio-lungo termine, adesso è una visione, non più un’allucinazione.”

Va beh. Nessun dirigente della Linke ha parlato di Ulivo. Ma quel giornale, il Tagesspiegel, forse è un giornale di sinistra e questo può giustificare il titolo di Repubblica… “la sinistra avverte”.

Macchè! Il Tagesspiegel è un giornale liberale, di orientamento centrista, come recitano diversi siti in internet fra i quali Wikipedia e Presseurop.

Insomma, la Linke non si sogna nemmeno di proporre un Ulivo alla tedesca, anzi. Ma i lettori di Repubblica sono condannati a “sapere” che, invece, questa è la notizia del giorno.

2) c’è un altro piccolo dettaglio di cui ovviamente Repubblica non parla. Si tratta del sistema elettorale tedesco. Proporzionale, senza elezione diretta dei governi e soprattutto tale che i partiti, solo dopo le elezioni, decidono se allearsi per dar vita ad un governo o meno. L’ulivo era una coalizione maggioritaria e proporre una coalizione nel sistema elettorale tedesco è una scemenza totale. Ma siccome a Repubblica il sistema proporzionale non piace (mica sarà che gli elettori possano votare per il partito nel quale si identificano per ideologia e/o per programma) basta sorvolare sul dettaglio ed ecco che improvvisamente il risultato tedesco è un esempio per l’Italia e per confermare l’orientamento di Repubblica.

3) ovviamente Repubblica non si sogna nemmeno di raccontare che cosa è la Linke. Basta dire che è la sinistra unita, che in Italia non c’è. Eppure dalle stesse citazioni di Lafontaine e Bisky si evince che la SPD ha sempre, in tutti questi anni, opposto una pregiudiziale contro Lafontaine (che abbandonò il governo socialdemocratico quando era vicepresidente del consiglio e ministro delle finanze denunciando l’ispirazione neoliberista di quel governo alla fine degli anni 90) e contro la PDS, covo di ex agenti della Stasi. Insomma, il grumo di ex dirigenti della SED e degli estremisti (massimalisti diceva la Repubblica ai tempi delle dimissioni di Lafontaine) che appartengono al GUE nel parlamento europeo, che hanno un programma radicalissimo, improvvisamente diventano una sinistra così ragionevole da proporre in Germania l’ulivo di Prodi (che a sua volta, bisognerà pur ricordarlo si è sempre detto vicino alla CDU di Kohl).

Evviva, evviva. Tutte le strade portano a Roma e all’ulivo!

Che schifo!

Ma passiamo, visto che il Corriere della Sera è, seppur in tono minore, analogo a Repubblica, al Manifesto.

Qui siamo in prima pagina con un pensoso editoriale di Luciana Castellina dall’emblematico titolo: “la lezione tedesca”.

Castellina sostanzialmente dice (e chiunque può controllare leggendo il suo articolo sul Manifesto di oggi) che ciò che non è riuscito in Italia con l’Arcobaleno è riuscito in Germania dove le condizioni in teoria avrebbero dovuto essere ben più difficili. Gli eredi della SED e la sinistra della SPD e di un sindacato “fortemente anticomunista” in teoria avrebbero dovuto essere ben più distanti delle forze italiane quasi tutte provenienti dal PCI.

Ma come è stato possibile questo mirabile miracolo?

Semplice! Loro hanno saputo mettere al centro i problemi sociali del lavoro dipendente e costruire una cultura comune attraverso la fondazione culturale Rosa Luxemburg. E hanno saputo mescolare, pur fra qualche fisiologico problema, “vecchi quadri sindacali, giovanissimi no-global e anziani abitanti della Repubblica democratica tedesca.

Per carità, dico io, dettagli come il fatto che Lafontaine sia uscito dal governo e dalla SPD su posizioni nettamente anticapitalistiche, che la SPD stia al governo insieme alla CDU, che la Linke abbia posizioni chiare e nette e che nulla conceda all’idea che la prospettiva del governo vale bene l’annacquamento delle proprie posizioni, che la PDS abbia resistito anni e anni nel più totale isolamento e che in Germania si voti col proporzionale, sono per l’appunto solo dettagli. E’ certo che il risultato è dovuto ai convegni della Fondazione Rosa Luxemburg (che io amo molto ma che so, al contrario dei lettori della Castellina, essere come tutte le altre fondazioni politiche il luogo dei finanziamenti pubblici ai partiti) e all’abilità di mettere nello shaker vecchi e giovani, sindacalisti e no global e abitanti dell’est e dell’ovest.

E’ vero. In teoria PRC, Pdci, Sinistra democratica venivano tutte dal PCI (e potrei aggiungere: in gran parte da Rifondazione).

Sarà un dettaglio insignificante che Sinistra Democratica non è, a suo dire, una forza anticapitalista? Che la sua collocazione è nel partito Socialista Europeo insieme alla SPD? Che è uscita dai DS per motivi nominalistici dopo aver condiviso tutta la politica liberista dei DS? Sarà un dettaglio la meravigliosa esperienza del governo Prodi e più in generale l’idea stessa che il governo era l’obiettivo fondamentale e irrinunciabile per almeno tre quarti della Sinistra Arcobaleno? Sarà un dettaglio che la nostra storia è costellata di scissioni velenose, alle quali Castellina ha autorevolmente contribuito guidando la scissione da Rifondazione dei Comunisti Unitari (sic) per deglutire il rospo Dini, sempre consumatesi sul governo?

Ma si. Son tutti dettagli. In politica, di questi tempi, contano le suggestioni e i paragoni fra cose incompatibili.

Evviva. Evviva. Tutte le strade portano alla sinistra unita senza aggettivi e a guidare il carro sono i campioni delle varie scissioni, che di unità loro si che se ne intendono!

Sul Manifesto, poi, c’è anche un articolo dal titolo significativo: “Felice la nostra frammentata sinistra. “Bravi compagni” ma qui si resta divisi”. In realtà è un pastone di dichiarazioni di esponenti del PRC, del Pdci, di Sinistra e Libertà, di Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori, e della Fiom.

Eh già! Siamo divisi! Leggi e rileggi e troverai che il tema della divisione è il governo e la prospettiva del tanto sospirato, da alcuni, accordo col PD. A parte la saggia e corretta dichiarazione di Ferrero che parla della verificata possibilità che dalla crisi si possa uscire a sinistra vanno segnalate le dichiarazioni di Gennaro Migliore il quale sostiene che la lezione tedesca consiste nella necessaria accelerazione nella formazione di un vero soggetto della sinistra. Io, per esempio, penso che un vero soggetto della sinistra debba essere anticapitalista e, solo per dirne una, contro la NATO. Ma forse Milgiore, che ha dimostrato di essere molto ma molto più moderno di me, pensa che ciò che rende vero un soggetto di sinistra sia il sorvolare sul capitalismo e sulla NATO e soprattutto il non essere (più?) comunista.

Infine c’è Liberazione che in questo, come in altri casi, dimostra di essere un giornale che informa.

Pensate! Ha avuto l’idea di intervistare Lothar Bisky. Sarà perché, al contrario di Repubblica, Corriere e Manifesto, deve essere a corto di commentatori ed interpreti italiani dei fatti tedeschi.

Ma sentite cosa dice Bisky sulla possibilità che nei tre Lander ci siano accordi di governo con la SPD: “… sicuramente in almeno due dei tre Lander potrebbero esserci i numeri. Ma quello che noi guardiamo non è il governo in quanto tale, ma se c’è o meno la possibilità di cambiare indirizzo alle politiche neoliberiste, portate avanti anche dalla SPD. Non vale la pena di stare al governo per continuare con politiche neoliberiste. Continueremo a stare all’opposizione. A volte si possono ottenere risultati anche da un’opposizione forte e coerente”.

Certo che intervistare un esponente di primissimo piano della Linke per sentire se per caso aveva qualcosa da dire sul risultato della Linke è proprio la dimostrazione che Liberazione è un giornale provinciale!

Imperdonabile!

ramon mantovani