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Rifondazione Comunista fu vinta e vincerà.

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , , on 11 gennaio, 2009 by ramon mantovani

La vicenda di Liberazione e della direzione di Sansonetti volge al termine.

Se le previsioni di Sansonetti, dei 24 redattori che hanno firmato una lettera insieme, degli esponenti della corrente Rifondazione per la Sinistra, di diversi collaboratori del giornale, di numerosi giornalisti di quasi tutti i quotidiani italiani e di esponenti politici di altri partiti, si riveleranno giuste o infondate lo diranno i fatti.

Come sempre, però, che il PRC e la maggioranza di Chianciano conosca una deriva identitaria, settaria, estremista, nostalgica, stalinista, omofoba, autoreferenziale, illiberale e così via, per molti è già una realtà inconfutabile.

Dico come sempre perché è già successo in passato, come osserva giustamente Ferrero oggi su Liberazione, che di fronte ad una svolta a sinistra nella politica del partito, chi si apprestava ad uscire dal PRC, gli esponenti degli altri partiti e il circo massmediatico tanto superficiale e pettegolo quanto presuntuoso, sentenziassero che rifondazione era il peggio del peggio e ne prevedessero la morte.

Nella politica italiana non contano i documenti che si votano e il loro contenuto, non contano gli atti politici reali, le scelte, le decisioni e le motivazioni scritte che le ispirano, non contano nemmeno le storie personali di chi le compie. Contano i pettegolezzi, le agenzie di stampa piene di dichiarazioni e contro dichiarazioni polemiche, i processi alle intenzioni e i più vieti luoghi comuni, a cominciare da quelli anti comunisti.

Come dimenticare le accuse terribili lanciate contro Bertinotti (perfino quella di filo-brigatista) e contro la maggioranza che decise la rottura contro il governo Prodi nel 98? Come dimenticare l’accusa a Bertinotti di essere ostaggio dei trotskisti? Come dimenticare i diessini (compresi esponenti, oggi, di Sinistra Democratica) che ci accusavano di essere “oggettivamente” al soldo di Berlusconi e che ci aggredirono fisicamente alla marcia Perugia Assisi? Come dimenticare il nostro sciopero della fame contro le liste civetta nel 2001 (una delle più vergognose azioni antidemocratiche della storia della Repubblica) e coloro che ci accusavano di essere usciti dalla storia del movimento operaio? Come dimenticare le accuse di massimalismo, estremismo, infantilismo, opportunismo, elettoralismo e settarismo?

Come si vede in questi giorni si può dimenticare tutto.

Che lo facciano giornalisti, editorialisti e notisti politici sui maggiori quotidiani abituati, appunto, a fare dietrologie e a ridurre la politica ad un teatrino nel quale ogni giorno ci deve essere un colpo di scena, una lite tra leader, non mi meraviglia. E’ una peculiarità, ahimè e ahinoi, del giornalismo politico italiano con la quale siamo obbligati a convivere e che dovremmo meglio combattere.

Che lo facciano compagne e compagni, giornalisti o meno, non è accettabile.

Non parlo della memoria dei fatti, che è incancellabile.

Parlo della logica perversa per cui qualsiasi iperbole, qualsiasi insulto e menzogna, qualsiasi negazione dell’evidenza è giustificabile nella battaglia politica.

Il cinismo di chi ha marciato al Gay Pride insieme al sottoscritto e a Luca Bonnaccorsi e che oggi sostiene che Liberazione diventerà omofoba è sconfortante.

Il cinismo di chi ha proposto l’espulsione di Turigliatto per “aver creato un grave danno all’immagine del partito” e la non candidatura di Ferrando per lo stesso motivo, e che oggi grida alla svolta autoritaria, burocratica, illiberale e antidemocratica, è sconfortante.

Il cinismo di chi non ha mai, in dodici anni, fatto una critica a Bertinotti e ha, al contrario, giustificato cose che hanno rasentato il culto della personalità e che oggi vorrebbe dare lezioni di antistalinismo, è sconfortante.

Il cinismo di chi non ha contribuito nemmeno in una virgola a costruire rotture e svolte politiche e culturali coraggiose e difficili, salvo votarle e condividerle attraverso la persecuzione di chi non le condivideva, e che oggi ne rivendica l’esclusiva eredità, è sconfortante.

Il cinismo di chi ha previsto, nel corso di questi ultimi mesi, in articoli e dichiarazioni pubbliche, che Rifondazione sarebbe uscita da tutte le giunte, che la maggioranza del partito avrebbe fatto fallire Liberazione per liberarsi del problema a costo di far perdere il posto di lavoro a giornalisti e poligrafici, che Rifondazione sarebbe uscita dal Partito della Sinistra Europea, che ci sarebbe stata una svolta giustizialista, e non ha, non dico chiesto scusa ma nemmeno riconosciuto che i fatti hanno dimostrato il contrario, è sconfortante.

Potrei continuare, ma ognuno può, a meno che non abbia perso la memoria o mandato il cervello all’ammasso, fare da se decine di altre simili considerazioni.

Ciò che insegna questa miseria è che la sinistra politica è in crisi e che nulla le verrà di buono da persone capaci di comportarsi così.

Ciò che insegna questa vicenda è che c’è bisogno di un partito non leaderista, non elettoralista, non incline a giudicare se stesso con quanto dicono i mass media e i sondaggi elettorali. Un partito capace di discutere di cultura politica e di promuovere innovazioni senza usarle come armi improprie per sconfiggere avversari e posizioni politiche diverse. Un partito umile e non borioso.

Non bisogna nascondersi le difficoltà in una simile impresa perché, in fin dei conti, siamo immersi in un sistema politico che corrompe e che ci spinge in una direzione diversa dalla rifondazione comunista. Un sistema che non smetterà mai di volerci come la caricatura di noi stessi, come omologati, o entrambe le cose.

A questo dobbiamo pensare, compagne e compagni, e al lavoro di ricostruzione dei legami sociali.

Piano piano, con i fatti, con tenacia, dimostreremo che non siamo come dicono e come in realtà ci vorrebbero.

ramon mantovani