Archivio per dino greco

O si lotta o si è complici del nemico.

Posted in articoli pubblicati sulla carta stampata ed altri siti with tags , , , , , , , , on 27 dicembre, 2011 by ramon mantovani

Ha ragione Dino Greco che sostanzialmente dice: non rassegniamoci, bisogna reagire! Non basta lamentarsi delle decisioni (politiche, autoritarie e liberticide ammantate di oggettività tecniche e di bilancio) dei governi Berlusconi e Monti e del sistema politico bipolare. La loro concezione della “democrazia” è fatta solo di obbedienza al mercato, idolatrato e temuto come un dio, di partiti dei leader con seguaci tifosi, e quella dell’informazione politica è fatta di talk show condotti da “profeti” e di dietrologi e commentatori del nulla. Non ci si può meravigliare se vogliono assestare un colpo al pluralismo (che è tale solo se lo stato garantisce l’esistenza della stampa alternativa ostile al mercato e perciò boicottata dal suo ramo pubblicitario). Lamentarsi, magari con le solite frasi retoriche, può essere perfino controproducente. O si lotta, seminando per il futuro anche in caso di sconfitta, o si è complici del nemico. Non c’è via di mezzo. Ma non c’è lotta che non richieda coscienza e consapevolezza. E qui c’è una nota dolente. Ci sono troppe e troppi  militanti del PRC e della sinistra che non leggono. Che pensano di sapere tutto e non sanno nulla. O meglio, conoscono solo la versione distorta della politica spettacolo. Che credono di avere opinioni solide senza avere le informazioni necessarie ad elaborarle. Che si nutrono di semplificazioni e di slogan. Che escono (ed entrano) nel partito, e che magari smettono di comprare Liberazione per motivi futili. Costoro sono il sintomo di una grave malattia, una ormai conclamata ed insopportabile subalternità culturale nei confronti del sistema. Perciò non comprano e non leggono Liberazione. Tutto il contrario dell’operaio di cui parla Gramsci in una lettera dal carcere. Scrive Gramsci: “Molti anni fa, nel 19 e 20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e simpatico. Ogni sabato sera, dopo l’uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che compilavo. Egli mi diceva spesso – non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: cosa farà il Giappone? – Proprio il Giappone lo ossessionava, perché nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno diecimila persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perciò ad avere un quadro sistematico delle forze nel mondo, e perciò gli pareva di non comprendere nulla di nulla.”

Per reagire, come propone Greco, bisogna curare questa malattia e salvare il malato.

 

ramon mantovani

 

pubblicato su Liberazione il 24 dicembre 2011