Archivio per d’alema

Lo storico annuncio di Abdullah Ocalan.

Posted in articoli pubblicati sulla carta stampata ed altri siti with tags , , , , , , , , , , , on 25 marzo, 2013 by ramon mantovani

Forse è la volta buona.

Durante i festeggiamenti del Newroz (il capodanno kurdo che coincide con l’equinozio primaverile) davanti a centinaia di migliaia di persone e ad un tripudio di bandiere kurde, del PKK e raffiguranti il volto di Abdullah Ocalan, parlamentari del Partito della Pace e della Democrazia (BDP) hanno reso pubblico un messaggio di Ocalan di storica importanza.

È stato proclamato l’ennesimo cessate il fuoco da parte del PKK in modo che le trattative riservate condotte dal governo turco diretto da Erdogan con Ocalan, detenuto in isolamento dal 1999 nel carcere di Imrali, possano proseguire e concludersi.

Allo stato pare che le migliaia di guerriglieri del PKK presenti sul territorio turco possano abbandonare indisturbati la Turchia entro il 2013 e che il governo si sia impegnato a produrre le riforme costituzionali e politiche affinché il popolo kurdo possa godere dei diritti e dell’autonomia analoga a quella prevista in tutti i paesi europei per le minoranze nazionali. In seguito saranno affrontati i problemi relativi ad un eventuale deposizione definitiva delle armi, ad un rientro dei guerriglieri in Turchia e al loro reinserimento pieno. È altamente presumibile che anche per Ocalan possa finire la carcerazione, forse con la condizione che debba esiliarsi all’estero.

Dopo mesi di trattative segrete l’annuncio di Ocalan, fatto per bocca di parlamentari del BDP, che negli ultimi tempi lo avevano potuto incontrare in carcere, prova e chiarisce definitivamente la volontà del PKK di risolvere il conflitto armato trentennale per via pacifica. E mette il governo Turco di Erdogan di fronte a tutte le sue responsabilità.

Bisogna sapere che nel corso degli ultimi dieci anni il governo di Erdogan aveva più volte tentato la via del negoziato e che ogni tentativo era stato fatto fallire dai militari, completamente ostili alla trattativa e soprattutto a qualsiasi riconoscimento dei diritti del popolo kurdo. I militari non hanno mai esitato a scatenare offensive contro la guerriglia, con ripetuti sconfinamenti in territorio iracheno, a perseguitare il partito kurdo legale decretandone più volte lo scioglimento per “terrorismo”, a incarcerare deputati e decine di sindaci regolarmente eletti, proprio nei momenti più delicati delle trattative di pace.

Anche nel corso di quest’ultima trattativa gli apparati dello stato turco contrari al negoziato, sicuramente assistiti dai compiacenti servizi occidentali della Nato, non hanno esitato a boicottare i colloqui di pace assassinando a Parigi tre donne kurde nella sede dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Francia.

La situazione politica interna della Turchia non è stabile. Basti pensare al fatto che recentemente Erdogan ha epurato i vertici militari, che ancora oggi nell’attuale assetto istituzionale del paese godono di uno status dominante sul parlamento e sullo stesso governo, accusandoli di aver tentato un colpo di stato.

Gli USA e i loro alleati europei, purtroppo senza distinzioni, non hanno mai nascosto la diffidenza verso i governi diretti dai musulmani moderati e la loro decennale fiducia verso i militari fedeli alla NATO ed eredi degli assetti istituzionali figli del colpo di stato fascista del primi anni 80. Lo prova il fatto che il PKK è stato inserito inusitatamente dall’Unione Europea nella lista delle organizzazione terroristiche, che gli USA e i loro uomini fedeli delle istituzioni italiane hanno a suo tempo esercitato ogni tipo di pressione sul governo D’Alema, ottenendo obbedienza, affinché non venisse concesso l’asilo politico ad Ocalan, che i kurdi esuli nei paesi europei sono stati più volte perseguitati dalle polizie nazionali e da magistrati su indicazione dei servizi statunitensi e turchi. Tutto allo scopo di impedire ad ogni costo qualsiasi soluzione negoziata e pacifica del conflitto armato che insanguina il Kurdistan da trenta anni.

È probabile che non smettano di seguire questa linea. Per questo è indispensabile che l’opinione pubblica italiana ed europea sia informata e possa quindi vigilare sulla continuazione e sul buon esito del negoziato di pace.

Se oggi è stato compiuto un passo decisivo verso la pace questo si deve esclusivamente alla resistenza della guerriglia kurda, che ha dimostrato di essere ineliminabile e imbattibile per via militare, a quella dei tanti parlamentari e sindaci kurdi messi fuorilegge, incarcerati e perseguitati, a quella del popolo kurdo che non ha mai smesso di lottare e di difendere la propria dignità e il proprio leader.

Per anni in Italia la stampa ha disinformato continuando a chiamare terrorista e separatista il PKK, ignorando tutte le violazioni dei diritti umani e politici in Turchia e diffondendo come notizie vere le vergognose veline della CIA e dei militari turchi.

Quanto noi del PRC facemmo 15 anni fa per aiutare Ocalan a raggiungere un paese democratico come l’Italia, dal quale poter avviare il negoziato che solo oggi sembra poter riuscire, lo rivendichiamo con orgoglio. Anche i nostri sforzi per la pace, modesti e piccoli se paragonati alla resistenza del popolo kurdo e alla dignità sempre dimostrata da Ocalan, sono oggi ripagati da questa possibilità di soluzione politica del conflitto.

Il negoziato che si fa oggi era possibile anche 15 anni fa.

Quanti in Italia lavorarono per impedire che fosse concesso l’asilo politico ad Ocalan, a descrivere il PKK come terrorista, a leggere il nostro impegno solidale con i kurdi attraverso gli occhiali vergognosi della più provinciale politica interna, quanti obbedirono alle pressioni statunitensi, porteranno per sempre il peso politico e morale di non aver impedito la continuazione della guerra, di migliaia di morti e delle violazioni dei diritti umani che si sono consumate in questi 15 anni.

ramon mantovani

articolo pubblicato su Liberazione.it il 23 marzo 2013

Assassinio a Parigi di tre compagne kurde

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , , , , on 10 gennaio, 2013 by ramon mantovani

in data odierna ho emesso il seguente comunicato:

L’efferato assassinio delle tre militanti kurde a Parigi è l’ennesimo crimine teso ad impedire la soluzione politica del conflitto nel Kurdistan nello stato della Turchia.

Da diversi giorni era in corso una trattativa riservata del governo turco con il Presidente Abdullah Ocalan e, come in almeno altre tre occasioni negli ultimi dieci anni, una parte dei militari e dei partiti nazionalisti turchi, con la complicità politica e probabilmente materiale di servizi d’intelligenza di paesi della NATO, non hanno esitato ad utilizzare metodi terroristici per impedire qualsiasi negoziato che porti al riconoscimento dei diritti elementari del popolo kurdo, alla fine del conflitto armato e alla liberazione di Ocalan.

Se il governo D’Alema avesse a suo tempo concesso l’asilo politico ad Ocalan e lavorato per una soluzione negoziata del conflitto, invece che obbedire supinamente agli ordini dell’amministrazione Clinton costringendo Ocalan ad abbandonare l’Italia, al popolo kurdo sarebbero stati risparmiati tanti anni di guerra, sofferenze ed ingiustizie, perché al negoziato non c’è alternativa.

Chiunque si consideri democratico e amante della pace non può che solidarizzare con il popolo kurdo, che resiste e chiede solo di avere gli stessi diritti di tutte le minoranze nazionali nei paesi dell’Unione Europea.

ramon mantovani

Kosovo, le certezze di D’Alema.

Posted in articoli pubblicati sulla carta stampata ed altri siti with tags , , , , , , , , , , on 25 marzo, 2009 by ramon mantovani

L’ex presidente del consiglio Massimo D’Alema ha rievocato, con una lunga intervista su “il Riformista” la “guerra che rifarei”.

Nel decennale della guerra del Kosovo ci saremmo aspettati qualche riflessione critica (pretendere un’autocritica da D’Alema è utopistico) da parte di coloro che prepararono e sostennero l’intervento militare della NATO. Invece registriamo l’ennesima rivendicazione di una linea, quella del rilancio della NATO e della dottrina multilaterale, e la spudorata riproposizione del grande imbroglio sulla natura umanitaria della guerra.

La guerra fu preparata trasformando l’UCK, nel breve volgere di alcuni giorni, da organizzazione terroristica (così era definita ufficialmente dagli USA e da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU) in organizzazione patriota. Gli attacchi dell’UCK, nel frattempo bene armata dagli USA e rafforzata perfino dagli uomini di Al Queda, ai villaggi in maggioranza serba alimentarono la risposta delle milizie di estrema destra serbe e soprattutto il consenso intorno ad un governo di unità nazionale che salvò Milosevic dal disastro dopo la rovinosa sconfitta elettorale nelle amministrative.

La guerra fu preparata alzando la tensione diplomatica e con una mastodontica operazione di disinformazione sulla crisi umanitaria. Tanto sfacciata quanto efficace visto che in realtà la vera crisi umanitaria cominciò esattamente un minuto dopo l’inizio dei bombardamenti e coinvolse sia i serbi sia gli albanesi kosovari.

La guerra fu preparata con una finta trattativa a Rambouillet nella quale si pose al governo juguslavo una condizione inaccettabile per poter dichiarare esaurita ogni trattativa: la presenza di truppe NATO su tutto il territorio jugoslavo per un periodo indefinito.

La guerra fu preparata con un atto segreto, l’Act order, in sede NATO firmato dai capi di governo, a insaputa dei rispettivi parlamenti, che decise l’ineluttabilità dell’intervento militare delegando ai vertici militari l’esecuzione tecnica e temporale dell’ordine politico impartito.

La guerra fu fatta senza che nemmeno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ne avesse discusso e, per quanto riguarda l’Italia, senza che il parlamento avesse votato alcun mandato in proposito. Tutto in violazione del diritto internazionale e della costituzione italiana.

Mentre i bombardieri USA e italiani scaricavano le migliaia di tonnellate di bombe su ponti, fabbriche, scuole, ospedali, ferrovie e perfino televisioni ed ambasciate di paesi terzi, a Waschington la NATO celebrò un summit nel quale modificò il proprio statuto per poter intervenire fuori dai propri confini, senza nessuna copertura ONU. Portando così a compimento la mutazione genetica da alleanza “difensiva” ad autoproclamato gendarme del mondo.

Mentre i bombardieri italiani centravano obiettivi civili e militari, compreso il sistema di telecomunicazione jugoslavo di proprietà italiana da pochi mesi, D’Alema disquisiva dell’ottima “esperienza umana e professionale” che avrebbero compiuto i nostri piloti. E mentre il movimento pacifista scendeva in piazza in Italia e in tutto il mondo Cossutta si esercitava in finte operazioni diplomatiche e la CGIL di Cofferati scendeva anch’essa in piazza, ma per appoggiare la guerra umanitaria definendola una “contingente necessità”.

La guerra fu conclusa in una riunione del G8, che così fece un altro passo per diventare il vero direttorio del mondo. Con un accordo che non prevedeva la famosa clausola di Rambouillet, a dimostrazione della sua strumentalità, per essere poi ratificato dal Consiglio di Sicurezza, sempre più notaio dei paesi ricchi e potenti e sempre meno titolare della sicurezza mondiale.

La guerra, negli anni successivi, continuò a bassa intensità, sotto il vigile controllo delle truppe NATO di occupazione, e produsse 250 mila profughi serbi, fino ad arrivare all’autoproclamata indipendenza kosovara, gravissimo precedente per l’Europa e in aperto contrasto con lo stesso accordo che mise fine ai bombardamenti. E l’ultimo governo Prodi riconobbe il Kosovo indipendente in violazione del proprio programma e dei deliberati parlamentari.

Che D’Alema sorvoli su molte di queste cose non è casuale ma non è nemmeno frutto di imbarazzo. E’ solo logico per chi cinicamente pensa che la propria missione sia governare l’esistente badando bene a correre in soccorso… dei vincitori.

Il mondo cambia, il capitalismo è in crisi, e le guerre aggravano i problemi, ma per D’Alema tutto è come dieci anni fa.

Possiamo solo dire che se lui dichiara “rifarei quella guerra” la nostra opposizione di allora fu sacrosanta e lungimirante.

ramon mantovani

pubblicato su Liberazione il 25 marzo 2009