Archivio per casini

La politica a spanne di Giovanni Floris

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 ottobre, 2011 by ramon mantovani

Recentemente mi è capitato di vedere una replica di una puntata de “Le invasioni barbariche” nel corso della quale Irene Bignardi ha intervistato il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris.

Ho avuto uno sbocco di bile.

Non tanto per le opinioni di Floris su diversi temi, secondo me altamente superficiali, quanto per la sua evidente ignoranza circa la legge elettorale in vigore. Ignoranza assolutamente ingiustificabile per un giornalista che conduce una trasmissione che si occupa di politica.

Ma vediamo il testo integrale dell’intervista.

Irene Bignardi: – “Se si andasse a votare, come lo vedi il centrosinistra? Ti sembra pronto per una campagna elettorale?”

Giovanni Floris: – “Nessuno è pronto, neanche il centrodestra. Se tu vedi i sondaggi che noi proiettiamo sempre, di Pagnoncelli, sembrerebbe che alla Camera c’è la possibilità di una grossa maggioranza tra PDL e Lega. Perché il sistema elettorale è fatto in modo che la lista che prende più voti si prende, fai conto, tre quarti del Parlamento. Le opposizioni si dividono il resto. Tre quarti della Camera. Le opposizioni si dividono il quarto che manca. Questo vuol dire che questa volta il centrosinistra alla Camera rischia perché probabilmente si deve dividere quel posto dell’opposizione con Fini più Casini, con Vendola. Rischia… Non è pronto lui, non è pronto il centrodestra. Per questo tirano avanti. Ma questo tirare avanti serve probabilmente solo a chiarirsi le idee. Ma intanto non si fa nulla per il paese.”

Ecco! Così rispondeva il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, alla domanda di Irene Bignardi, nel corso dell’intervista andata in onda nella puntata de “Le invasioni barbariche” del 17 ottobre 2010.

Il link del video è questo:

http://www.la7.it/invasionibarbariche/pvideo-stream?id=i348336

Il dettaglio dell’intervista in oggetto è visibile dal minuto 23,13 al minuto 24,07.

Come si vede il nostro Floris si avventura a dare giudizi e a fare previsioni (il centrosinistra questa volta rischia di dividersi un quarto dei seggi della camera con Fini Casini e Vendola) Per questo tira a campare (per schiarirsi le idee!?).

Insomma, Floris (che è un giornalista “esperto” di politica e che in TV spiega al popolo italiano come è fatta la legge elettorale) sostiene che il premio di maggioranza per la coalizione (ma lui dice lista!) sarebbe pari a tre quarti dei seggi della Camera.

Quindi, secondo Floris, alla maggioranza spetterebbero 472 seggi. E all’opposizione 158.

Ora, con la legge attualmente in vigore si è votato anche nel 2008. Il centrodestra con il 46,81 % dei voti ha ottenuto 340 seggi. Il centrosinistra con il 37,55 dei voti ha ottenuto 239 seggi. L’UDC con il 5,62 ha ottenuto 36 seggi. Tralasciamo pure i 15 seggi attribuiti agli italiani all’estero (12), alla Valle d’Aosta (1) e al Trentino Alto Adige (2), che rispondono a criteri diversi da quello semplicemente maggioritario della legge elettorale per il resto del paese.

Floris dov’era quando si è votato nel 2008? Non si è accorto che il centrodestra ha ottenuto un premio di maggioranza di 44 seggi invece che dei 176 che gli sarebbero spettati secondo la legge elettorale nella versione Floris? E non si è accorto che l’opposizione invece dei suoi previsti 158 ne ha ottenuti 275?

Come è stato possibile che il governo Berlusconi, avendo secondo Floris tre quarti della Camera, sia entrato in crisi con la scissione di Futuro e Libertà, che poteva contare si e no su una trentina di deputati? Mistero! Eppure Floris di è a lungo occupato di tutto il trambusto conseguente alla fuoriuscita di Futuro e Libertà dalla maggioranza, ivi compresa la compravendita di deputati dell’opposizione, necessari al governo per raggiungere la maggioranza assoluta di 316 seggi.

In realtà la legge, ovviamente, assegna un premio di maggioranza alla coalizione con più voti assoluti pari almeno a 340 seggi. 340 seggi sono il 54 % dei seggi alla Camera. Significa che la coalizione vincente se ottiene meno del 54 % dei seggi si vede assegnare tanti seggi quanti ne servono per arrivare al 54 % sul totale dei seggi della Camera. Esattamente 340. Ovviamente se una coalizione superasse il 54 % dei voti assoluti si vedrebbe assegnare i seggi in ragione proporzionale, non avendo bisogno del premio di maggioranza.

Quindi, o i sondaggi di Floris assegnavano al centrodestra il 75 % dei voti assoluti (ma in questo caso come mai Floris ha detto che il centrodestra non era pronto per le elezioni?) oppure Floris banalmente non conosce la legge elettorale. E non si tratta dell’ignoranza di un dettaglio (per esempio la soglia per una lista coalizzata diversa da quella per una lista non coalizzata), che pure dovrebbe essere ben padroneggiato da un giornalista che ha la responsabilità di condurre una trasmissione (pardon… talk show) di informazione politica. Si tratta di una cosa importantissima. Centrale. Decisiva.

E’ ammissibile che il servizio pubblico televisivo faccia condurre una trasmissione di approfondimento politico (sic) a un signore che non sa nemmeno come funziona la legge elettorale?

E’ ammissibile che tale signore percepisca uno stipendio (secondo le sue parole) di 400 mila euro lordi all’anno?  

Cosa succederebbe se un giornalista sportivo dicesse che tre calci d’angolo valgono un gol?

Cosa succederebbe se un giornalista che si occupa di divulgazione scientifica dicesse che la balena è un pesce?

Cosa succederebbe se un giornalista che si occupa di una trasmissione sulla salute dicesse che il cancro si cura con l’aspirina?

Cosa succederebbe se un giornalista che fa critica musicale dicesse che Verdi è un verista?

Cosa succederebbe se un giornalista che fa critica cinematografica dicesse che Bombolo ha preso l’Oscar?

Forse niente. Perché in Italia nelle tv pubbliche o private può succedere tutto.

Ma che un conduttore, strapagato, di una trasmissione che si occupa di politica non sappia come si elegge la Camera dei Deputati senza che nulla succeda è certo.

ramon mantovani

Lettera aperta in risposta a Gian Antonio Stella

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , , , , on 19 marzo, 2008 by ramon mantovani

Egregio Dottor Stella,

mi sono guadagnato un suo commento sul Corriere Della Sera a proposito del mio articolo pubblicato su Liberazione in memoria di Raul Reyes.

http://archiviostorico.corriere.it/2008/marzo/12/elegia_smemorata_del_compagno_Ramon_co_9_080312096.shtml

La ringrazio per l’attenzione.

Il suo articolo, però, suona piuttosto ironico (forse) ed indignato.

Lei mi addebita la colpa di non aver citato Ingrid Betancourt nel mio pezzo. E’ una critica che capisco, ma che, con il suo permesso, non condivido.

Non posso tralasciare il tono del suo articolo che esprime pregiudizi: letture di fumetti, “n’ zacco rivoluzzionaria”, l’immancabile citazione del caso Ocalan e la presunta vena romantica che mi avrebbe ispirato.

Vede, Dott. Stella, io non pretendo che lei conosca le mie posizioni molto critiche nei confronti di chi, a sinistra, coltiva un’idea romantica delle guerriglie latinoamericane, né che abbia capito che aiutare Ocalan a raggiungere l’Italia (su sua richiesta e non su mia iniziativa) fosse un tentativo per aprire un processo di pace. Solo mi sarei aspettato, da lei che considero un giornalista serio, maggior rispetto. Ma non fa niente.

Mi limito a dire che il suo articolo è esemplare per superficialità. Del resto la stampa italiana è ben nota nel mondo per osservare la politica internazionale attraverso il buco della serratura della politichetta italiana.

Il suo giornale, Dott. Stella, si occupa molto, e giustamente, di Ingrid Betancourt, ma non molto delle decine di sindacalisti che ogni anno vengono uccisi in Colombia, delle decine di suoi colleghi giornalisti massacrati o fatti sparire dai paramilitari e dagli apparati dello Stato colombiano, delle decine di parlamentari colombiani che sono espressione diretta dei narcotrafficanti, e così via.

Con ciò non voglio dire che, per questo, si debba essere acritici con le FARC. Ma, se permette, scrivere dell’uccisione di un amico e, per me, compagno, non necessariamente deve essere corredato da prese di posizione per rassicurare coloro che della Colombia conoscono solo la vicenda Betancourt.

Se vuole sapere la mia opinione su Ingrid Betancourt io penso che sia inaccettabile il suo sequestro, e che si debba fare ogni sforzo affinché riacquisti la libertà e si riapra un processo di pace in Colombia.

Io, nel mio piccolo, l’ho fatto. Può, se vuole verificare ciò che ho fatto senza clamori di stampa, chiedere ai sottosegretari agli esteri con delega all’America Latina dei governi Berlusconi e Prodi. Può chiedere alla Comunità di Sant’Egidio. A Pierferdinando Casini (in qualità di Presidente della Camera e dell’Unione Interparlamentare Mondiale). Può chiedere a diversi Ambasciatori italiani in Colombia e nei paesi limitrofi.

In tanti anni di tentativi, per riaccendere un processo di pace e per ottenere la liberazione di Ingrid Betancourt, chiunque ci abbia provato può testimoniare dell’opera di Alvaro Uribe per impedirli e boicottarli. Anche l’uccisione di Raul Reyes, come ha osservato la famiglia di Ingrid Betancourt, è arrivata puntuale per boicottare ogni trattativa.

Ovviamente lei è libero di pensare che Uribe sia uno statista democratico, ma le consiglio di leggere quanto ha scritto su Newsweek il suo collega statunitense Joseph Contreras. Ovviamente può pensare che Marulanda sia un terrorista e narcotrafficante, ma le consiglio di leggere quanto ha scritto Ettore Mo sul Corriere Della Sera dopo averlo incontrato, anche grazie alla richiesta che io feci a Raul Reyes, visto che Marulanda per stile e per motivi di sicurezza è sempre stato restio a concedere interviste.

Io continuo a pensare che in Colombia ci sia un conflitto armato di natura politica. Che Uribe sia diretta espressione degli ambienti paramilitari e narcos. Che mettere le FARC sulla lista delle organizzazioni terroristiche sia un atto che perpetua il conflitto. Che i sequestri siano speculari alle sparizioni e uccisioni e siano ingiustificabili e disumani. Ma penso anche che un processo di pace sia l’unica soluzione per mettere fine a tanta barbarie. Ed ho testimoniato che Raul Reyes a questo lavorava.

La storia, purtroppo, è ricca di esempi di conflitti nei quali sono stati usati metodi disumani da tutte le parti in lotta. Nelson Mandela, Ben Gurion, Arafat, Ben Bella ed altri sono stati accusati di terrorismo per i metodi di lotta che usavano. Le FARC sequestrano, è vero, ma non hanno mai messo bombe in luoghi frequentati da civili come hanno fatto le organizzazioni dei signori sopra citati. Le ripeto che i sequestri sono inaccettabili, ma non le sembra che sia meglio lavorare per un processo di pace piuttosto che ripetere stancamente e strumentalmente che i sequestri sono disumani tacendo sui misfatti dello stato colombiano?

Mi scusi per il ritardo con il quale le rispondo, ma ero in Spagna e non tutti i giorni ho potuto leggere il Corriere Della Sera. In compenso ho letto El Pais, che ogni giorno, anche quello successivo alle elezioni politiche, dopo la prima dedica almeno dieci pagine alla politica internazionale. Con articoli informati ed interessanti, anche se spesso da me non condivisi. Giornale sul quale la notizia dei dieci sindacalisti assassinati in Colombia dall’inizio dell’anno è comparsa. E sul quale non dedicano paginate e servizi sulle storie di letto di questo o quel capo di stato estero.

Cordiali saluti.

ramon mantovani