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Vittoria! Ma chi ha vinto? E chi ha perso?

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , , , , , , on 14 giugno, 2011 by ramon mantovani

Il risultato dei referendum è chiaro. Non c’è bisogno di descriverlo. I quesiti erano chiari ed inequivocabili. Il Governo Berlusconi ha perso nettamente sul nucleare e sul legittimo impedimento. Ma sui due quesiti riguardanti l’acqua hanno perso tutti quelli che per quasi vent’anni hanno sostenuto e proposto la privatizzazione della gestione dell’acqua. Hanno cambiato opinione? Bene! Hanno deciso di votare si solo per non entrare in contraddizione con il loro elettorato e/o per sfruttare i referendum sull’acqua per mettere in difficoltà il governo in carica? Benino! Hanno, coma già fa Bersani, votato si ma ora dicono che è stata sventato l’obbligo a privatizzare e che gli enti locali possono, se lo vogliono, privatizzare? Male! Malissimo! Nelle prossime settimane, passata l’euforia, bisogna sapere che si giocherà una battaglia forsennata, anche se i talk show non ne parleranno o ne parleranno invitando i soliti voltagabbana e presunti esperti, perché in gioco ci sono cifre da capogiro dal punto di vista delle multinazionali che hanno già messo e vogliono mettere le mani sull’acqua. Spero che la battaglia si svolga nella chiarezza. E che i contenuti dei referendum sull’acqua non vengano sacrificati sull’altare della perniciosa e vomitevole dialettica bipolare. Perché molti, troppi, sono stati favorevoli alla privatizzazione, anche se oggi cantano vittoria. Spero, ma so che è una speranza pressoché infondata, che a chi ha vinto veramente, perché da sempre contrario alla privatizzazione dell’acqua, venga riconosciuto il lavoro svolto in tutti questi anni. E spero che la litania antiberlusconiana o, peggio ancora, quella della società civile contrapposta ai partiti, non cancelli i meriti di chi in tutti questi anni ha onorato il compito di lottare dentro e fuori le istituzioni, insistendo sulla necessità di salvaguardare i beni comuni dal mercato e dal profitto, raccogliendo le firme per i referendum. Parlo del mio partito.

Essendomene occupato allora mi è tornato alla mente il dibattito che si fece in parlamento sulla famosa Legge Galli. Nel 1993. Un secolo fa. Quando eravamo soli a sostenere la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua. Quasi soli. Perché oltre a Rifondazione solo il MSI votò contro, anche se per motivi diversi. Mentre Verdi e PDS furono favorevoli. La legge Galli è stata citata mille volte in queste ultime settimane. Ma nessun santone televisivo o giornalistuncolo  si è preso la briga di rileggere quel dibattito. Anche solo per dare conto di chi fu favorevole e chi contrario alla privatizzazione. Così, giusto per amore di verità e per informare.

Lo faccio io. Rimettendo qui la mia dichiarazione di voto finale sulla legge Galli. Ed invitando chi lo volesse fare a rileggersi gli interventi di Edo Rochi a nome dei Verdi che ignorò totalmente la questione della privatizzazione. E quello di Valerio Calzolaio a nome del PDS (oggi SEL) di cui pubblico subito un piccolo passo. Eccolo: “Così, alla pubblicità delle risorse, delle priorità e dei criteri di utilizzo, può corrispondere anche la privatizzazione di questa

o quella gestione. Noi non abbiamo timori: le gestioni pubbliche possono e debbono

riconquistarsi sul campo la riconferma di un ruolo. Occorre garantire al cittadino, un

servizio efficiente e a basso prezzo, non sostenere ad ogni costo che il servizio lo

deve dare lo Stato.”

Lo stenografico delle dichiarazioni di voto finali lo si può leggere integralmente qui, dalla pagina 18588 in poi:

http://legislature.camera.it/_dati/leg11/lavori/Stenografici/Stenografico/34842.pdf#page=16&zoom=95,0,70

Questo il mio intervento a nome di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per

dichiarazione di voto l’onorevole Ramon

Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente,

colleghe, colleghi, all’originaria proposta di

legge dell’onorevole Galli, nel corso della

discussione in Commissione, sono stati apportati

molti e notevoli miglioramenti.

È stato sventato il reiterato tentativo di

mettere in discussione il comma 1 dell’articolo

1, nel quale si afferma la pubblicità di

tutte le acque; sono state accolte le nostre

proposte circa il risparmio idrico; sono state

introdotte norme che prevedono una certa

— solo una certa — unificazione della gestione

dei sistemi idrici, una maggiore tutela

dall’inquinamento, uno stimolo alla depurazione

delle acque con il vincolo dei fondi ai

quali affluiscono le tariffe per la depurazione

e un maggiore, anche se assolutamente

insufficiente, equilibrio tariffario.

Tuttavia, noi voteremo contro il provvedimento

perché, accanto ai principi generali che

noi stessi abbiamo sollecitato, difeso e

voluto e che costituiscono un importante

passo in avanti, soprattutto dal punto di

vista culturale, c’è l’operazione che porta

dritto alla tendenziale privatizzazione della

gestione del sistema idrico.

Nei fatti si sancisce che il profitto, che al

comma 2 dell’articolo 13 viene eufemisticamente

definito adeguata «remunerazione

del capitale investito», possa essere — anzi,

è — il fine perseguito dai soggetti gestori.

Si tenta comunque — e noi, in via subordinata,

abbiamo a ciò contribuito — di

imbrigliare la più che probabile logica intrinseca

dei soggetti privati, che per loro natura

non possono che considerare la difesa di una

risorsa scarsa come l’acqua, la salvaguardia

dell’ambiente, il soddisfacimento del bisogno

di acqua potabile e la tutela della salute

umana, come variabile dipendente rispetto

ai conti economici dell’azienda e al profitto.

Ma è prevedibile che, come in tante altre

occasioni, ad essere premiato sarà l’interesse

privato e non quello collettivo ed ambientale.

Basta leggere l’articolo 16 per rendersi

conto di come un comune, un’amministrazione

comunale, venga messo sullo stesso

piano di un soggetto gestore privato. Un

comune, secondo l’articolo 16, non può

realizzare un acquedotto od una fognatura

senza aver prima stipulato una convenzione

con il soggetto gestore, il che significa, pari

pari, che un’azienda privata che gestisce

può ostacolare le opere che dal punto di

vista dei suoi conti economici consideri superflue, anche

se sono utili sul piano sociale ed ambientale.

Come se non bastasse, all’articolo 13, che

noi consideriamo deleterio, si stabilisce che

con la tariffa si devono coprire tutti gli

investimenti, compresi quelli per la realizzazione

delle opere. È come dire che non si

paga più solo il servizio e che le infrastrutture

non sono più realizzate con i soldi dello

Stato, vale a dire con i fondi provenienti

dalle tasse dei cittadini, ma che a questi

ultimi spetta, oltre al pagamento delle

innumerevoli tasse, anche l’onere di pagare,

attraverso le tariffe, tutte le infrastrutture:

acquedotti, fogne, depuratori, eccetera. Andando

avanti di questo passo un altro novello

De Lorenzo stabilirà che con i ticket

bisognerà pagare le spese per la costruzione

degli ospedali o qualcun altro proporrà che,

oltre alle tasse scolastiche, gli studenti

paghino per la costruzione delle scuole.

Ci si è resi conto, anche perché lo abbiamo

ripetuto fino alla noia, che in questo

modo si sarebbero create gravissime sperequazioni

tra zona e zona del paese, con

un’insopportabile penalizzazione delle aree

più povere di acqua e di infrastrutture, come

il meridione, o più inquinate, come, ad

esempio, la Lombardia. Per questo sono

state messe alcune pezze, come la tariffa di

riferimento ed altro, ma non si è fatta la cosa

più semplice: una tariffa unica per l’acqua

in tutto il paese, una variabile interna alla

tariffa entro limiti prefissati riguardante la

gestione del servizio e, infine, gli investimenti

infrastrutturali a carico dello Stato e degli

enti locali. Ma tutto questo, me ne rendo

conto, sarebbe stato semplicemente incompatibile

con la filosofia liberista delle privatizzazioni.

Qualcuno potrebbe pensare che, per lo

meno, tutto si semplifichi e diventi efficiente.

Non è così: permane una straordinaria

frammentazione della gestione delle competenze.

Tralasciando, infatti, quelle dello Stato,

permangono quelle delle regioni, degli

enti locali, dei loro consorzi, dei soggetti

gestori — pubblici o privati che siano —,

delle autorità di bacino, eccetera. Non a

caso è stato necessario inventarsi un’ulteriore

autorità superiore con il relativo osservatorio,

e lo si è fatto in modo tale da sollevare

le ire della Commissione lavoro, ire che noi

abbiamo considerato del tutto giustificate.

E ancora: gli ambiti territoriali ottimali,

pur se rivedibili ogni triennio, presentano

una scarsa flessibilità. Investimenti, decisioni,

organizzazione di utenze delicate e complesse

come quelle idriche non potranno

essere rivoluzionati ogni tre anni; seguiranno

criteri derivati dalla situazione esistente

e finiranno, come abbiamo già detto, anche

per un motivo organizzativo, per soggiacere

rispetto ai fattori economici, finanziari, industriali

ed agricoli e non rispetto ai tanto

proclamati, quanto traditi, obiettivi di salvaguardia

dell’ambiente e delle risorse idriche.

Nella stesura di questa proposta di legge

si sono fatte sentire in forze le lobbies degli

agricoltori e degli industriali, abituati da

sempre a considerare l’acqua come una

risorsa ed una materia prima a costo zero.

Ed ecco gli articoli del provvedimento sui

canoni per gli usi agricoli ed industriali,

contro i quali hanno votato quelle forze che

sono libere da pressioni e che in qualche

modo, anche se a volte illusoriamente, hanno

a cuore l’ambiente.

Troviamo francamente incomprensibile e

sbagliato che non si sia accettata la nostra

proposta — per quanto attiene specificatamente

ai tassi di inquinamento — di introdurre

una novità importantissima: vale a

dire, la misurazione e la regolazione non

solo assoluta, ma anche nell’unità di tempo,

delle sostanze inquinanti che vengono introdotte

nell’ambiente e nell’acqua.

Per concludere, come si sarà capito dai

nostri voti sugli articoli, consideriamo questa

legge alquanto contraddittoria. Da una

parte vi è un’ottima impostazione delle questioni

di principio, a cominciare dalla pubblicità

delle acque, ma dall’altra un’incoerente,

e per alcuni versi contraria,

impostazione del sistema della gestione delle

risorse idriche. Ma giacché sappiamo molto

bene che la salvaguardia delle acque si fa

con il governo del territorio e con la gestione

delle risorse e non con le proclamazioni retoriche e di principio, non ci resta che votare

contro. E, credetemi, lo facciamo veramente

a malincuore.

(Applusi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista)

ramon mantovani