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Rifondazione Comunista fra vita morte e miracoli.

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , on 1 luglio, 2008 by ramon mantovani

So bene che le dispute sui voti congressuali non possono appassionare nessuno. I militanti meno ancora dei giornalisti pettegoli che hanno come funzione quella di ridurre tutto a scontro personale fra leader. Gli iscritti (quelli veri) meno ancora della cosiddetta sinistra diffusa, perché hanno sempre pensato di iscriversi a un partito diverso dagli altri.

Ma la realtà, la dura realtà, è che oggi, per la prima volta nella storia di Rifondazione Comunista, bisogna discutere anche di questa miseria.

Oramai c’è purtroppo un’ampia letteratura su congressi dove al momento del voto compaiono decine e a volte centinaia di persone sconosciute, in gran parte nuovi iscritti, dove il voto non avviene sulla base dell’appello, dove persone evidentemente inconsapevoli vengono accompagnate da qualcuno che suggerisce loro come votare, dove nonostante centinaia di iscritti non c’è alcun dibattito, e così via. Basta leggere quanto è stato pubblicato nei vari blog e su Liberazione.

Come siamo arrivati a questo punto?

Io voglio cercare di ragionare. Le denunce di irregolarità e i conti dei voti non sono competenza di questo blog. Sarà la commissione congressuale competente a stabilire cosa è dentro e cose è fuori dalle regole. E io accetterò in silenzio ogni decisione.

Eppure bisogna, secondo me, ragionare su quella che a me sembra una degenerazione del partito.

Io penso vi siano due diverse cause che oggi, sommandosi, rischiano di uccidere definitivamente il partito, o più semplicemente di trasformarlo in un partito come gli altri, che per me è la stessa cosa.

La prima: Rifondazione è dalla nascita un partito molto democratico, con uno statuto ultragarantista, e con una piena sovranità delle sue organizzazioni locali su tutte le scelte elettorali e politiche. Per intenderci, e lo dico per le tante e i tanti che non lo sanno, la decisione di fare alleanze e di entrare in giunte comunali provinciali o regionali, è di esclusiva pertinenza rispettivamente dei circoli, dei comitati federali e dei comitati regionali. Fin qui tutto normale. Ma da tempo si è visto in alcune realtà che il potere di prendere decisioni circa le elezioni può essere “scalato”. Come? E da chi? Facciamo un esempio di scuola. In un comune di 20000 abitanti c’è un circolo di 50 iscritti. Normalmente partecipano alla vita attiva del circolo una quindicina di compagne/i. Capita che al momento di prendere decisioni importanti, come le elezioni, l’assemblea del circolo veda una partecipazione di 30 o 40 persone. A un certo punto una persona del circolo, l’anno prima delle elezioni, comincia a tesserare parenti ed amici, magari un’intera cooperativa o un intero circolo arci, o una parte di tesserati dello spi cgil. In un anno miracolosamente il circolo diventa di 150 iscritti, anche se quelli che tirano la carretta restano sempre gli stessi quindici. Anzi, capita che una parte dei 15 smetta l’attività per protesta o delusione. I cento nuovi iscritti compariranno all’assemblea e decideranno loro, votando come un sol uomo, chi farà il segretario del circolo, chi condurrà le trattative per gli assessorati e così via. Tutto nel pieno rispetto dello statuto del partito. Tutto per una piccola questione di potere locale. Ma in quel circolo il partito non è più lo stesso. Non sarà il consigliere o l’assessore lo strumento del partito nelle istituzioni bensì il contrario. Alla fine è il circolo ad essere lo strumento di una persona.

Analogamente a livello provinciale un assessore può costituire circoli in paesi dove non c’è rifondazione e scalare circoli esistenti di pochi iscritti e conquistare così il potere nel comitato federale. Oltre a decidere assessorati provinciali il comitato federale elegge i membri del comitato regionale. Basta che, in una regione, due o tre personaggi che controllano le organizzazioni di partito si mettano d’accordo fra loro ed ecco che avremo assessorati e consiglieri regionali. Se invece capita che non si mettano d’accordo allora capita che si assista ad una guerra delle tessere per preparare lo scontro decisivo. Ovviamente se una federazione di quella regione è esente dallo scontro di potere risulterà ininfluente perché dotata di pochi iscritti e di poco peso negli organismi decisionali. Quando viene il congresso nazionale i vari personaggi si schierano indipendentemente dal contenuto delle mozioni e scelgono la mozione che a livello locale loro possono controllare per perpetuare il loro potere. Capita così che da un congresso all’altro si passi da una mozione all’altra con la massima disinvoltura.

Dopo qualche anno di questa cura il partito in quella regione non c’entra nulla con l’originale.

E’ solo un caso di scuola? No, perchè è il caso della Calabria, dove il partito è ridotto esattamente così da parecchio tempo. Sono state commissariate federazioni ed anche il regionale. C’è un numero esorbitante di iscritti e di circoli che fanno una scarsissima attività politica se togliamo le campagne elettorali per le preferenze, le guerre fra diversi personaggi hanno avuto gli onori della cronaca sui quotidiani locali, e ci sono stati perfino casi di inquisiti e condannati per gravi reati seguiti dall’autosospensione dal partito delle persone interessate, vi sono state denunce, all’autorità giudiziaria, per minacce di vario tipo e perfino l’intervento delle forze dell’ordine per sedare risse durante riunioni del partito.

Oggi, e lo dico senza tema di smentita, in Calabria i vari personaggi di cui sopra hanno scelto la mozione vendola. Per convinzione? Direi di no visto che allo scorso congresso hanno scelto la mozione dell’allora Ernesto che non per caso vinse il congresso calabrese. E come mai? Presto detto: dopo essere usciti dalla maggioranza tre mesi fa visto che in regione ci sono decine di inquisiti la settimana scorsa il comitato regionale ha deliberato che in consiglio si votasse il bilancio ed è alle porte la trattativa per rientrare in giunta. Ed importanti esponenti nazionali della mozione vendola hanno benedetto l’operazione. A me è capitato di presentare la mozione 1 in un circolo dove l’importante esponente nazionale della 2 rispondendo alle mie critiche sul ritorno in giunta ha bollato come verticistica la mia posizione dicendo: “sono i compagni calabresi che devono decidere democraticamente sulla questione ed è sbagliato che dall’alto gli si dica cosa devono fare”.

Appunto.

Ora ai congressi in calabria avremo una grande partecipazione democratica di centinaia di nuovi iscritti che si aggiungono agli oltre novemila del 2007. Vincerà la mozione vendola, senza dubbio. Ovviamente per la bontà della proposta politica e in coerenza con l’assunto che il fine non giustifica i mezzi.

Per quanto riguarda noi della mozione 1 sono ben lieto di poter dire che già all’indomani del famoso CPN abbiamo fatto sapere che non eravamo in cerca di certi voti dicendolo esplicitamente anche nelle assemblee di presentazione della mozione a Reggio Calabria e a Cosenza, quando ancora certi personaggi erano ufficialmente astensionisti sulle mozioni, per il semplice motivo che erano alla ricerca del miglior offerente.

Per fortuna, però, il caso della calabria è isolato. Non c’è nulla di paragonabile in nessuna altra regione. E sono all’esame della commissione congressuale ricorsi sulla regolarità di congressi dove ne sono successe di tutti i colori.

Ma veniamo al resto.

La seconda: Il nostro partito, con tutti i difetti e limiti, è però sempre stato un partito di militanti ed iscritti. E’ normale, come era nel PCI, che in un circolo un gruppo di pochi attivisti gestisca l’attività e che la gran parte degli iscritti partecipi alla festa, anche lavorando duramente, ma che non partecipi, invece, assiduamente a tutte le iniziative e discussioni. Quando c’è il congresso il direttivo manda a casa la lettera e magari gli esponenti delle mozioni del circolo telefonano e parlano con gli iscritti per convincerli della loro posizione. Normalmente vanno a votare tra il 30 e il 60 % degli iscritti. Normalmente l’anno che precede il congresso c’è un piccolo incremento delle tessere, in gran parte dovuto al numero di delegati che spetteranno al circolo per il congresso di federazione. Ma si tratta, normalmente, di un semplice maggiore impegno a fare il tesseramento con più cura. Normalmente un congresso e il suo dibattito convince alcuni compagne o compagni a rifare la tessera o a iscriversi al partito per partecipare.

Normalmente.

E’ normale che un circolo con 100 tesserati nel 2007 ne abbia altrettanti di nuovi nel 2008?

E’ normale che la percentuale dei votanti in gran parte dei circoli sia quella tradizionale e che in altri sia dell’80, del 90 e anche del 100%?

Il nostro regolamento congressuale prevede che ci si possa iscrivere per la prima volta, ottenendo il diritto di voto, dieci giorni prima del congresso di circolo, pagando una quota minima (minima e non fissa) di 10 euro.

Cosa sta succedendo se ci sono circoli che raddoppiano o addirittura triplicano gli iscritti? Se tutti i nuovi iscritti, a volte decine e centinaia, pagano tutti 10 euro e non un centesimo di più? Se ci sono perfino dirigenti di Sinistra Democratica eletti in cariche in quel partito nel loro congresso che una settimana dopo vanno a votare nel congresso del circolo di Rifondazione? Se una parte del paese, nella quale la maggioranza dei gruppi dirigenti ha scelto la mozione 2, celebra i congressi nelle ultime due settimane utili, ottenendo così più tempo di tutti gli altri per fare nuovi tesserati?

Secondo me sta succedendo una cosa chiara. Si sta trasformando il congresso del partito in una spuria elezione primaria.

Capisco l’ansia di vittoria della mozione 2 e capisco che si sia candidato Vendola per sfruttare la sua popolarità ed ottenere voti che sulla proposta della costituente non si sarebbero ottenuti. Ma sono sinceramente sorpreso dalla disinvoltura con la quale si portano al voto centinaia di persone che sono state iscritte solo per il voto. Questo fenomeno non ha nulla a che vedere con la partecipazione. O meglio, ha a che vedere con una idea di partecipazione molto, troppo, simile a quella del partito democratico.

I compagni della mozione 5 oggi hanno pubblicato su Liberazione una lettera aperta nella quale propongono di cambiare il regolamento per fermare uno stravolgimento della dialettica democratica nel nostro partito. Sostanzialmente ammettendo al conteggio dei voti solo i nuovi iscritti prima di una data precisa e certa, sia eliminando la disparità di possibilità dei circoli di reclutare nuovi iscritti a seconda della data del congresso, sia soprattutto eliminando l’applicazione distorta del regolamento. Io credo che abbiano ragione. Che di fronte ad un tesseramento palesemente gonfiato la loro proposta sia giusta e saggia. Ma credo che l’ultima parola circa questa proposta spetti alla mozione 2, visto che, pur potendola imporre con un voto di maggioranza, non credo si possa procedere nel cambiamento del regolamento se non all’unanimità. E temo che la mozione 2 non accetterà mai di ricondurre il congresso nella normalità. Tutto il loro comportamento è ispirato dalla precisa volontà di usare qualsiasi mezzo, per quanto nocivo per il partito, per vincere il congresso.

Nonostante questi due fattori che per me sono assolutamente inquinanti io non credo affatto che la mozione 2 possa vincere il congresso.

Certo per chi propone un processo costituente alla fine del quale, come sostiene esplicitamente Sinistra Democratica che non ha imbarazzo a dirlo, ci sarà un nuovo partito di sinistra affiliato alla famiglia socialista europea, lo stato reale del PRC non ha molta importanza.

Ci sono, però, tutte le condizioni per sanare le situazioni degenerate del partito in alcune circoscritte realtà. Come esiste la possibilità di rimettere al centro dell’attività politica la società invece che le istituzioni.

E per questo mi batterò fino all’ultimo congresso di circolo per impedire la morte di Rifondazione Comunista.

ramon mantovani

dichiarazione sui risultati elettorali

Posted in articoli pubblicati sulla carta stampata ed altri siti with tags , , , , , on 14 aprile, 2008 by ramon mantovani

ho rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione:

“Quattro partiti prendono un milione di voti e diventano extraparlamentari.

Se il gruppo dirigente irresponsabile che ha portato a questo disastro insiterà sulla linea della sinistra arcobaleno sarà travolto dai militanti e dagli iscritti di rifondazione comunista.

Sarebbe bene per loro e per il partito che si dimettessero immediatamente.

E’ stata l’esperienza di governo a deludere gli elettori e ad allontanarci dai movimenti e dalle lotte.

Bisogna ripartire da rifondazione e ripartiremo da rifodazione, anche cercando una unità seria con altre forze mettendo da parte l’idea elettoralistica e subalterna al partito democratico della sinistra e l’arcobaleno”.

ramon mantovani

APPELLO

Posted in articoli pubblicati sul blog with tags , , , , , , , on 10 aprile, 2008 by ramon mantovani

Qui di seguito il testo dell’appello proposto da Tiziano Loreti, Segretario provinciale, e da Alessandro Bernardi, Responsabile movimenti della Federazione bolognese del Partito della Rifondazione Comunista.

Si tratta di una iniziativa molto utile al fine della battaglia congressuale, che si prefigge il dichiarato scopo di costituire una rete aperta per iniziare a discutere dei contenuti e dei modi con i quali affrontare il congresso.

Io ho aderito ed invito tutte/i a fare lo stesso.

Il sito (provvisorio) al quale fare riferimento è:

www.sxm.splinder.com/

La email alla quale far giungere le adesioni è:

ottobresempre@hotmail.it

Siamo compagne e compagni che in questi anni abbiamo lavorato nei conflitti sociali, nei movimenti e in Rifondazione Comunista.

Abbiamo condiviso un percorso, che aveva fatto di Rifondazione Comunista un progetto originale, sia nel campo delle forze politiche italiane che in quello internazionale.

Abbiamo visto nel progetto della Sinistra Europea il tentativo di costruire una soggettività nella quale le identità politico-culturali potevano arricchirsi, contaminarsi, ma anche rilanciarsi senza essere cancellate o dichiarate “fuori corso”.

Abbiamo condiviso la scelta, dopo i grandi movimenti locali e nazionali da Genova in poi, di provare la strada del governo per tentare di invertire le tendenze dell’ultimo ventennio. Ma lo abbiamo fatto consapevoli che era una possibilità e che sarebbe stato necessario lottare per vincere le resistenze dei poteri forti e dei nostri stessi alleati di governo.

Per tutti questi motivi siamo critici sia sul modo con il quale siamo stati al governo e nelle istituzioni sia sulla natura politicista dell’attuale processo di unità della sinistra.

Ormai è chiaro che nell’esperienza di governo abbiamo finito con il praticare la “riduzione del danno” ed abbiamo introiettato l’idea, che mai ci era appartenuta, che non ci fosse la possibilità di rompere. E’ così che nella crescente separazione fra politica e società ci siamo trovati dalla parte sbagliata. Ed è così che di fronte ad un tale fallimento è comparsa la scorciatoia del superamento di Rifondazione Comunista e di un’unità verticistica con altre forze dal chiaro impianto governista ed elettoralista. Proposta che ha finito con inibire maggiormente e definitivamente la possibilità di presentare il conto al governo in occasione del decreto sul welfare e sulle pensioni, come pure avevamo deciso di fare, anche prevedendo un referendum di massa sulla nostra permanenza al governo nell’autunno scorso.

Il ventilato “superamento” di Rifondazione Comunista, la politica dei fatti compiuti senza una discussione partecipata, l’ambiguità, su questioni dirimenti, del processo unitario, hanno gettato nello sconforto molte/i compagne/i dentro e fuori il PRC.

Noi non ci riconosciamo nella formula ambigua “soggetto unitario e plurale”, dietro alla quale si nascondono posizioni diverse e forse perfino contrapposte, con la quale il gruppo dirigente nazionale del partito ha conservato l’apparente unità necessaria a fare, in modo oligarchico, scelte fondamentali senza nessuna discussione.

Siamo, invece, interessati ad una discussione congressuale chiara, senza reticenze, in modo che ogni iscritto/a possa veramente decidere del futuro, della linea strategica del PRC e della sua stessa esistenza.

Non ci proponiamo di dare vita ad una cordata nella maggioranza o ad una ennesima corrente di minoranza.

Pensiamo si possano unire coloro che, avendo condiviso e sostenuto negli ultimi congressi le scelte della maggioranza, sono critici con le scelte del gruppo dirigente di questi ultimi due anni. Vogliamo partecipare al dibattito congressuale con l’esplicito obiettivo di riprendere e rilanciare la rifondazione comunista.

Non consideriamo l’autonomia politico-organizzativa del PRC come un impedimento o un freno al processo unitario a sinistra. Al contrario vogliamo che il processo vada avanti su solide basi politiche e partecipative, ma senza rimuovere e ignorare le differenze profonde sul piano politico e teorico che esistono su temi fondamentali come il governo e il rapporto con il Partito Democratico.

Siamo consapevoli che il nostro partito vive una crisi e non ne vogliamo ignorare i limiti. Ci era sembrato, con la conferenza d’organizzazione di Carrara, che si fosse imboccata la strada giusta per cominciare ad affrontarli e risolverli. Ma abbiamo visto, con preoccupazione crescente, negare nei fatti quanto deciso a Carrara, in favore di una gestione, da parte del gruppo dirigente, improntata ad un uso strumentale del partito e della militanza per fini decisi da pochi, come si è ben visto in occasione della formazione delle liste elettorali.

Ma sappiamo per esperienza, e per nostra stessa testimonianza, che sempre le compagne e i compagni di Rifondazione, nei momenti più difficili, hanno saputo trovare energie inaspettate e la voglia di esistere collettivamente.

Facciamo appello a tutte/i le compagne/i interessate/i a salvare e rilanciare il PRC, il suo progetto innovativo ed originale, a lavorare per l’unità di una sinistra antagonista ad unirsi dal basso per discutere insieme, liberamente, fuori dalle ristrette logiche delle cordate della maggioranza  e dalle correnti di minoranza che, fino ad ora, hanno impedito una vera e partecipata discussione dentro e fuori il PRC.

L’analisi della globalizzazione capitalistica, la partecipazione alla nascita del movimento mondiale altermondista, l’individuazione di una profonda crisi della rappresentanza e più in generale della politica, la critica del potere, l’idea dei limiti di un partito politico, la critica dello stalinismo e del concetto di formazione di avanguardia, la non violenza e la disobbedienza come pratica del conflitto, ed altre cose ancora, ci hanno arricchiti/e e ci hanno fatto sperare nella possibilità di cominciare a praticare veramente la rifondazione comunista.

Metteremo quindi a disposizione questo sito/forum aperto per riprendere la discussione generale e tematica su questi temi.

Dopo la campagna elettorale, nella quale saremo tutte/i impegnate/i, troveremo insieme i modi e i tempi per continuare la discussione e per preparare la battaglia congressuale.

Chiunque voglia partecipare a questa discussione e alla battaglia può, fin d’ora, sottoscrivere questo appello e iscriversi a questo sito.

Grazie e buon lavoro.