Serve a qualcosa votare Potere al Popolo?

È utile il voto il 4 marzo?

Nel sistema politico istituzionale italiano verrebbe da dire di no.

Il motivo principale per dire di no è (e non è un paradosso) il sistema elettorale fondato proprio sul cosiddetto “voto utile”.

In questo sistema è effettivamente utile votare se si considera, si crede o si spera, che il voto serva a scegliere il governo fra opzioni apparentemente diverse ma sostanzialmente identiche su alcune questioni fondamentali: il primato del mercato su tutto, un’idea della società fondata sull’individualismo e sulla competizione, la politica estera e, infine, una concezione della politica ultrapersonalizzata, spettacolare e litigiosa.

Ogni problema sociale reale è evocato nella continua rissa consumata nei media, nei talk show televisivi come sui social network, in modo strumentale e demagogico senza mai proporre realisticamente programmi e alleanze sociali e politiche per rimuoverne le vere cause e per trasformare la realtà.

Ai cittadini, ridotti a consumatori passivi, non resta che essere tifosi di questo o quel leader. Che il leader scelto vinca o perda non cambierà una virgola la loro condizione sociale, di lavoro e di vita.

Persino i più informati, ma sarebbe più giusto dire i più disinformati, che non esprimono il voto per mero tifo bensì sulla base di calcoli e previsioni dedotte da sondaggi e da continue illazioni sulle reali intenzioni dei leader, sono indotti a scegliere il meno peggio, a votare per far perdere un leader piuttosto che farne vincere uno proprio che non hanno, o a “sperare” irrazionalmente che qualche promessa elettorale abbia un seguito.

Dall’Italia della Repubblica Parlamentare, con il sistema elettorale proporzionale, con il quale votava il 90 % degli elettori e con 7 o 8 partiti in parlamento, nella quale una rivendicazione sociale o civile poteva essere conquistata da partiti collocati all’opposizione a dispetto del partito egemone nel governo, siamo passati all’Italia del primato del governo sul parlamento, con decine di partiti e partitini dediti al trasformismo più osceno, con una partecipazione al voto costantemente in calo e che in regionali e amministrative ormai è di poco più della metà degli aventi diritto al voto.

La combinazione delle leggi elettorali degli ultimi 25 anni e la trasformazione del dibattito pubblico ed elettorale in uno spettacolo osceno, confuso, rissoso e soprattutto demagogico e superficiale, ha pressoché cancellato la possibilità di votare sulla base di interessi di classe e sociali rappresentanze dotate del potere effettivo di trasferire nelle istituzioni il conflitto in modo efficace ed anche vincente.

Tutto ciò è avvenuto sulla base di una sconfitta sociale, politica e culturale, delle classi subalterne che si è prodotta negli ultimi 35 anni e che ha ridisegnato istituzioni e poteri sulla base degli interessi dei vincitori.

Oggi è impossibile sperare di controvertere questa situazione con il voto in una tornata elettorale.

Quindi, per chi si proponga di conquistare obiettivi di lotta trasformatori della realtà, interrogarsi sulla reale utilità del voto è legittimo.

Ma, per quanto legittima, questa domanda necessita di una risposta articolata e complessa. Non di una ulteriore semplificazione.

Il non voto banalmente non risolve nessuno dei problemi. E non funziona nemmeno come protesta giacché il sistema attuale cerca esattamente la non partecipazione al voto proprio dei settori sociali e politicamente coscienti della vera natura dei problemi che affliggono il paese.

In molti paesi indebitamente considerati democratici, come gli Stati Uniti d’America, tutto questo è più che evidente.

Che fare, dunque?

Secondo il mio modestissimo parere bisogna, per prima cosa, avere coscienza della realtà e dismettere illusioni, suggestioni e speranze infondate.

Senza questa coscienza è inevitabile essere risucchiati dalla logica del sistema, deludendo le aspettative infondate e ignorando le pur possibili cose positive che si possono fare realisticamente.

In altre parole più esplicite, se si pensa che quel che conta è avere una lista che dice di essere di sinistra, come Liberi e Uguali, che possa aspirare a un risultato utile a battere la “deriva” di Renzi e a condizionare effettivamente un eventuale governo di centrosinistra la delusione che ne deriverà sarà totale. Ovviamente delusione per gli elettori sinceramente di sinistra e non per gli aspiranti a un seggio. Del resto il PD di Bersani e la SEL di Vendola alle scorse elezioni presentarono una “Carta degli intenti” che tradiva lo stesso referendum sulla pubblicità della gestione dell’acqua, che santificava ogni trattato europeo, che prevedeva un’alleanza con Monti e così via. Carta degli intenti scritta con linguaggio ermetico ed imbroglione proprio per ingannare consapevolmente gli elettori.

Da dieci anni il Partito della Rifondazione Comunista insiste, in gran parte inascoltato, sulla necessità di mettere al centro le lotte, le esperienze di mutualismo e di resistenza, le analisi crude sullo stato dei rapporti di forza reali in Italia e in Europa, per produrre l’unità sufficiente a portare contenuti antiliberisti dentro le istituzioni senza coltivare l’illusione di poterli realizzare in alleanza col centrosinistra. E con la consapevolezza che solo ed esclusivamente il conflitto sociale, l’unità dei movimenti di lotta e una battaglia culturale seria e approfondita possono rendere utile una rappresentanza parlamentare nel lavoro di costruzione di un fronte sociale e politico, che in tempi medio lunghi possa proporsi obiettivi più avanzati.

I tentativi fatti fino ad ora in questa direzione sono sostanzialmente falliti. Io credo, e ne sono convinto profondamente, soprattutto per la mancanza della consapevolezza della natura del sistema oggettivamente impermeabile al conflitto sociale e per la perniciosa illusione, di alcune forze come SEL ma anche di moltissimi militanti dei movimenti di lotta, che esista una scorciatoia elettorale in grado di controvertere i rapporti di forza sociali e l’egemonia del pensiero unico liberista.

Il fallimento del Brancaccio è solo l’ultimo episodio.

Ma si può dire sinceramente e senza tema di smentita che la lista “Potere al Popolo” non è la semplice risulta ristretta dei fallimenti precedenti.

Si è condensata sufficientemente in questa lista la consapevolezza necessaria ad affrontare la battaglia senza illusioni e senza vendere fumo ai potenziali elettori.

Raccoglie programmaticamente i contenuti dei movimenti di lotta sindacali, sociali, civili e culturali più avanzati. È un primo passo significativo per costruire una unità dei tanti conflitti e movimenti che attualmente sono dispersi, isolati e a volte condannati all’autoreferenzialità proprio dalla mancanza di una mera rappresentanza politica.

Funziona democraticamente e può trasformarsi in una forza politica stabile, plurale per composizione politica e sociale, che dia protagonismo ai tanti e tante militanti di sinistra dispersi e delusi come a quelli organizzati sulla base del principio una testa un voto, e con misure utili ad impedire la formazione di ceti politici separati.

Il superamento dello sbarramento è un obiettivo arduo e molto difficile. Ma la mobilitazione e la coesione dimostrata nella raccolta delle firme oltre alla chiarezza politica, senza stupidi estremismi parolai e iperboli politiciste, dell’immagine costruita in campagna elettorale (anche grazie all’ottimo lavoro svolto dalla portavoce Viola Carofalo) la rendono non impossibile.

In ogni caso, qualsiasi sia il risultato elettorale, sono state poste le basi per una possibile inversione di tendenza. Per una prospettiva di lungo periodo.

Il voto a Potere al Popolo è un voto antisistema nel senso pieno del termine.

È un voto di coerenza e fedeltà a contenuti e movimenti di lotta che esistono e possono aspirare ad essere egemoni.

È un voto che esprime un moto liberatorio che dice basta!

La sua è un’utilità limitata.

Ma è un’utilità vera.

ramon mantovani

21 Risposte to “Serve a qualcosa votare Potere al Popolo?”

  1. Giuseppe Amini Says:

    Bel tentativo, ma temo proprio che le iperboli parolaie e l’auotreferenzialità di Viola Carofalo in TV sulla centrale questione Europa-sovranità nazionale siano proprio disarmanti, fuorvianti alla varufakiana maniera..
    Per non parlare del modo del modo “democratico” in cui si è formata la lista, del senso e dell’obiettivo.
    Concordo con te su una cosa, queste votazioni segneranno una svolta, la cui direzione però non è neanche immaginabile, escludendo le minuziose analisi socio-politico-numeriche, la sostanza è che spero proprio che questa sinistra esali l’ultimo respiro.
    Peccato il PC non sia riuscito a raccogliere le firme in Lombardia, altrimenti avrei votato volentieri la chiarezza di obiettivi e contenuti che hanno saputo esprimere in questa campagna elettorale.
    Anche se sono convinto che non si possano creare “reti di movimenti” se questi “movimenti” in realtà non esistono né sono in grado di coinvolgere realmente il popolo più brutto e sporco che c’è in Italia.
    Ciao

  2. Edoardo Pascarella Says:

    IO NON VOTO!

    Il 4 marzo io non andrò a votare.
    Non ho altro modo per denunciare la distanza siderale che mi separa non solo da un panorama politico di infimo livello ma anche dalla maggioranza del popolo italiano (sempre più esigua per la verità) che questo panorama continua a sostenere e legittimare con l’espressione del proprio voto e quindi del proprio consenso.
    Da un lato ci sono categorie di cittadini garantiti, collusi con la gestione del potere attraverso un rapporto di tipo clientelare (e spesso delinquenziale) o per un’adesione critica o, peggio ancora, acritica, a modelli economici e sociali che mostrano ogni giorno che passa il loro totale fallimento e la loro intima crudeltà nei confronti delle condizioni di vita della quasi totalità degli abitanti del pianeta, ma che non colpiscono la loro, e che quindi si ostinano a sostenere, con più o meno convinzione, le screditate e metamorfiche forze politiche che hanno segnato la nostra storia più recente e che quei modelli hanno sostenuto e promosso.
    Dall’altro lato si fanno strada organizzazioni populiste apparentemente anti-sistema ma che invece ne sono parte organica sul piano sociale (la cosiddetta società civile) più che su quello politico.
    Un proletariato imborghesito che è andato ad ingrossare le fila, attraverso decenni di spesa pubblica sconsiderata ed irresponsabile, di un ceto medio (commercianti, professionisti, piccoli imprenditori, impiegati pubblici e privati) cialtrone ed ignorante e che ha condiviso con questo, garantendo un consenso generalizzato e di massa, le principali scelte economiche di governi neoliberisti ed antipopolari di tutti gli orientamenti politici (privatizzazioni, politiche antioperaie di compressione dei salari e dei diritti, distruzione dello stato sociale e di ogni valore solidaristico a cominciare da quelli della famiglia, ecc.) e che oggi, incattiviti dal ridimensionamento della loro capacità di reddito e di spesa, dovuta ad una crisi economica di carattere strutturale conseguente in gran parte alle scelte di cui sopra, pretendono di sottrarsi alle loro responsabilità addossando le colpe esclusivamente su un ceto politico delinquente ed immorale che è invece la loro principale creatura ed il loro specchio fedele.
    La maggior parte di questi anela a tornare alle condizioni economiche e di spesa pre-crisi convinti che, per questo obiettivo, sia sufficiente il cambio della rappresentanza parlamentare (da cui si sentono ridicolmente traditi) senza mettere invece in discussione la struttura economica che è alla base della crisi stessa ed i loro comportamenti improntati ad un consumismo esasperato.

    Ci sono poi proposte politiche che esulano dal quadro precedente e che dichiarano la necessità di una svolta radicale. È il caso della sinistra antagonista e di alternativa che però è colpevolmente frammentata, con un personale politico in parte coinvolto nel disastro sopra descritto e che, stranamente, trova forme ed esigenze unitarie solo in prossimità di appuntamenti elettorali perdendo inevitabilmente in credibilità ed efficacia.
    Senza avere certezze assolute e carico di responsabilità, non andrò a votare, per contribuire a rendere evidente la sempre maggiore mancanza di rappresentatività delle istituzioni politiche italiane e degli pseudo-partiti che vi recitano il loro squallido ruolo, convinto che sia necessario e prioritario un maggiore impegno volto a modificare comportamenti individuali e sociali irrazionali e non più sostenibili e per una politica che, maggiormente rispettosa del dettato costituzionale e del futuro delle nuove generazioni, faccia suoi questi obiettivi.

    Edoardo Pascarella

  3. Grazie Ramon. Bellissimo poter leggere, esposto con grande chiarezza, ciò che io penso. Lucat

  4. Gilberto Capanni Says:

    VEDRAI VEDRAI CHE IL MONDO CAMBIERA’ NON DIRE QUANDO …………..!!!

    SALUTI EX LISTA ARCOBALENO,FEDERAZIONE DELLA SINISTRA,LISTA INGROIA ,LISTA TSIPRAS ,SINISTRA CRITICA, E

    /_*ELENCO DA AGGIORNARE QUOTIDIANAMENTE :FORMAZIONI DI SINISTRA FUORI DAL PD *_/

    1.

    *RETE DEI COMUNISTI*

    2.

    *LOTTA COMUNISTA*

    3.

    *FRAZIONE DI SINISTRA DEL Pcd’I*

    4.

    *BANDIERA ROSSA*

    5.

    *DEMOCRAZIA PROLETARIA*

    6.

    *PARTITO DEL LAVORO D’ITALIA*

    7.

    *PARTITO D’AZIONE COMUNISTA*

    8.

    *PARTITO COMUNISTA*

    9.

    *PARTITO COMUNISTA D’ITALIA (MARXISTA-LENINISTA)*

    10.

    *PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI*

    11.

    *PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA*

    12.

    *PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA*

    13.

    *PARTITO DI UNITA’ PROLETARIA PER IL COMUNISMO *

    14.

    *PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO*

    15.

    *PARTITO DI ALTERNATIVA COMUNISTA*

    16.

    *ESSERE COMUNISTI*

    17.

    *SINISTRA CRITICA *

    18.

    *POSSIBILE*

    19.

    *SINISTRA ITALIANA*

    20.

    *PARTITO SOCIALISTA ITALIANO *

    21.

    *MOVIMENTO ARANCIONE*

    22.

    *RIVOLUZIONE CIVILE *

    23.

    *VERDI *

    24.

    *COMITATI DI APPOGGIO ALLA RESISTENZA PER IL COMUNISMO *

    COMUNQUE GRAZIE DEL CONSIGLIO !!!

  5. caro giuseppe, purtroppo anche tu, come molti, pensi che basti fissare un punto di analisi e una proposta astratta per assumerli come discriminanti per qualsiasi cosa. abbiamo dialogato più volte sulla questione della moneta e dell’europa. io riconosco che hai ragioni. ma non sono d’accordo sulla centralità che attribuisci a questa questione. quel che non capisco è come si possa sottovalutare la necessità di unire, anche e ripeto anche, in una tornata elettorale tutto ciò che si riconosce, da punti di vista diversi e con culture politiche ed anche organizzative diverse, in due discriminanti fondamentali: antiliberismo e antagonismo al centrosinistra. e questo anche al fine di costruire le basi affinchè su moneta ed europa si possa dicutere apertamente ed efficacemente. altrimenti anche questi due temi finiscono con l’essere posti in astratto e in modo settario.
    o strumentale, come fa la formazione che citi e che voteresti, il cui leader (perché è una formazione costruita e organizzata intorno a un leader) in passato si è distinto per aver promosso la scissione cossuttiana di rifondazione al grido di “viva il centrosinistra”, per aver sostenuto convintamente la costituzione europea, per aver sostenuto col voto in parlamento la guerra contro la serbia, salvo dire che era sbagliata in tv, per aver votato numerosi trattati europei ultraneoliberisti e così via.
    ma tant’è. pazienza.
    cmq un abbraccio fraterno da parte mia.
    ramon

  6. caro edoardo, dici cose sul piano descrittivo che sono in parte più che condivisibili. ma credo che tu confonda cause ed effetti. la duplice modificazione del sistema capitalistico (internazionalizzazione, finanziarizzazione ecc) e del sistema istituzionale ed elettorale sono le cause strutturali delle potenti modificazioni sociali e culturali e non viceversa. una società individualizzata è il brodo di coltura dell’egemonia della competitività assunta come cifra di ogni relazione umana e un sistema politico ed istituzionale come gestione dell’esistente riduce la “politica” alla scelta del leader in un teatro, soprattutto massmediatico, falso e superficiale. un teatro nel quale impera la demagogia e l’imbroglio. ma che per decine di milioni di persone sole con i loro problemi davanti alla tv è l’unica politica che conoscono.
    nel mio piccolo ho tentato di dimostrare in più scritti che compito dei comunisti o anche di qualsiasi persona che si senta realmente di sinistra è combattere nelle società (ed occasionalmente e parzialmente alle elezioni come ho ribadito in questo articolo) organizzando lotte e ricostruendo ciò che il sistema distrugge. è la storia del movimento operaio da sempre. non disprezzare il popolo, nemmeno quando il fascismo è egemone e ne gode del consenso (come ha insegnato gramsci) e per così dire “curare la malattia salvando il malato”.
    cmq il non voto che ti proponi di esercitare, pur essendo un tuo diritto inaleniabile, è solo una illusoria protesta individualistica che in questo è assolutamente coerente con la cultura dominante.
    ciao e buona fortuna.
    ramon

  7. egregio gilberto, l’elenco è in parte incompleto e in parte sbagliato. ma non importa.
    io penso che le divisioni a sinistra (parlo della sinistra vera e cioè della sinistra che si propone di superare il capitalismo e non di governarlo sposandone l’ideologia) è frutto della sconfitta sociale e culturale prodotta dalla controffensiva del capitale degli ultimi 35 anni almeno a livello globale e a livello nazionale. e non viceversa.
    cmq il sottoscritto, per qual che vale questo fatto, nella ormai lunga militanza politica non ha mai né promosso né partecipato a nessuna scissione.
    ciao

  8. Edoardo Pascarella Says:

    Caro Ramon, sei come sempre molto gentile a rispondere a tutti i commenti ai tuoi articoli e quindi ti ringrazio per l’attenzione.

    “è solo una illusoria protesta individualistica che in questo è assolutamente coerente con la cultura dominante”.

    Definire cosa sia sia coerente con la cultura dominante credo che dovrebbe essere oggetto di una discussione più approfondita e meno superficiale e comunque soggetta ad interpretazioni ed opinioni diverse.
    Ad esempio la mia opinione è che sia invece totalmente coerente con il potere e la cultura dominante partecipare, qui ed ora, ad elezioni farsa e fondamentalmente antidemocratiche (vedi legge elettorale e relativi sbarramenti), fornendo di fatto una oggettiva e colpevole legittimazione all’attuale sistema.
    Riconosco invece la debolezza della mia posizione soprattutto perché è il frutto di una riflessione interamente individuale. Però è evidente che oggi qualsiasi possibilità di cambiamento non passa in via prioritaria dall’attività legislativo-parlamentare e ridurre il proprio impegno politico quasi esclusivamente in funzione della conquista, più o meno significativa, di posti nelle assemblee rappresentative mi sembra, per chi si ponga in una prospettiva di cambiamento radicale e strutturale, oggettivamente quasi inutile.
    Soprattutto per il contesto. Istituzioni rappresentative fondamentali come i Partiti (il cui ruolo è riconosciuto in primo luogo dalla Costituzione repubblicana) hanno perso la loro funzione organizzatrice della partecipazione democratica e, si sarebbe detto una volta, di rappresentanza degli interessi di classe e si sono trasformati, tutti, anche quelli più piccoli, in comitati elettorali più o meno efficaci in mano ad oligarchie autoreferenziali.
    Non esistono più partiti di massa e quelli che oggi vengono definiti “maggiori” hanno strutture organizzative e consensi, in assoluto, assai deboli.
    Credo che ci sia bisogno di una presa di coscienza e l’unico, debolissimo segno di rottura con il quadro politico attuale a me sembra essere quello di metterne ancora più in evidenza la sua gravissima mancanza di rappresentatività

    Se poi ipotizziamo, in via del tutto teorica, che i milioni di italiani che non andranno a votare non siano tutti degli idioti o che godano di una situazione economica e sociale talmente soddisfacente da rendergli del tutto indifferente la partecipazione alla vita politica, si potrebbe giungere alla conclusione che è proprio nei confronti delle proposte politiche di opposizione al potere che c’è una crescente disillusione, una non condivisione delle modalità di partecipazione democratica e, per molti, soprattutto una quasi totale (e giustificatissima) mancanza di fiducia.
    Per quanto riguarda me, nello specifico, ovviamente non rigetto la validità storica del sistema democratico-rappresentativo, a cui non vedo alternative, e per questo spero che al più presto si creino le condizioni perché io possa tornare a votare ma al momento c’è la presa d’atto che, oltre alla ademocraticità delle modalità di selezione della rappresentanza parlamentare, anche le proposte apparentemente più alternative e antagoniste sono di fatto compatibili e non radicalmente alternative al quadro economico e sociale esistente. Non c’è bisogno (anche perché non ci sono le condizioni) di una rivoluzione armata ma c’è bisogno di una presa di coscienza che questo modello economico e sociale in cui siamo inseriti e che prevede la crescita illimitata della produzione e dei consumi (anche dei “nostri” consumi) ed un consenso generalizzato e di massa ad esso (anche del “nostro” consenso) sta inarrestabilmente crollando. Io penso che si dovrebbe ripartire, tra le altre cose e al più presto possibile, dalle riflessioni berlingueriane sull’austerità (che per quanto mi riguarda sono di una forza dirompente) che non trovo neanche lontanamente affrontate da nessuna forza politica. Per questo non voto, ma è soltanto la mia opinione, evidentemente assai diversa dalla tua.
    Ciao e buona fortuna anche a te.
    Edoardo

  9. caro edoardo, sei così sicuro di avere una opinione così diversa dalla mia?
    sull’analisi io credo che siamo fondamelntalmente d’accordo.

    siamo d’accordo sulla scarsa utilità delle elezioni al fine di ottenere un cambiamento della realtà economico sociale.
    lo dici anche tu, e del resto credo di averlo scritto chiaro nell’articolo.

    “Però è evidente che oggi qualsiasi possibilità di cambiamento non passa in via prioritaria dall’attività legislativo-parlamentare e ridurre il proprio impegno politico quasi esclusivamente in funzione della conquista, più o meno significativa, di posti nelle assemblee rappresentative mi sembra, per chi si ponga in una prospettiva di cambiamento radicale e strutturale, oggettivamente quasi inutile”.
    sottoscrivo parola per parola.
    ma una cosa è dire che è inutile al fine di ottenere il cambiamento ed un’altra è dire che bisogna costruire il conflitto e unire tutto ciò che si oppone, con gradi diversi di coscienza e consapevolezza, al sistema e che a “QUESTO FINE” è utile ANCHE partecipare alle elezioni. non foss’altro che per introdurre nelle istituzioni e nel corrispondente dibattito contenuti che o ne sarebbero esclusi o, peggio ancora, verrebbero strumentalizzati da forze che li evocano demagogicamente senza mai proprorre soluzioni sulle cause dei problemi.
    del resto è quello che ha fatto il movimento operaio ai suoi albori e per decenni quando c’era un sistema elettorale ultraindividualizzato e quando per votare bisognava dimostrare di non essere analfabeti e quando non votavano le donne ecc ecc.
    la differenza è che allora socialisti e poi comunisti a partire dal 21 avevano coscienza dei limiti del sistema. ma, per quanto si proponessero una rivoluzione sociale e politica come prospettiva non disdegnavano di utilizzare il voto per i motivi di cui sopra.

    il problema è che la repubblica parlamentare scaturita dalla costituzione antifascista e fondata sulla rappresentanza di interessi di classe finchè la lotta di classe avanzava ha funzionato a nostro favore. quando è cominciata la controffensiva del capitale e socialmente si è cominciato a perdere, e in parlamento il pci è rimasto isolato ed impossibilitato a conquistare cose realmente capaci di modificare la realtà sociale, il sistema politico è degenerato, ancorchè fosse proporzionale e parlamentare.
    e sono degenerati i partiti, come spiegò lucidamente berlinguer nella famosa intervista sulla “questione morale”.
    la gran parte, per non dire la quasi totalità, dei miltanti di sinistra, non hanno visto il problema strutturale che è stato alla base della nascita della cosiddetta seconda repubblica. e molti di loro ancora oggi pensano che basti un leader e una lista (o un partito) per sperare di “vincere”. molti di loro non ricordano o ignorano che le fortune elettorali del pci erano la conseguenza delle lotte e del lavoro sociale (alle quali il PCI dedicava il 90 per cento degli sforzi perché sindacato, cooperative di produzione e di consumo, arci, associazioni di categoria di contadini, braccianti, piccoli artigiani e commercianti sono cose messe in piedi dal PCI e dal PSI finchè il PSI è stato di sinistra) e del sistema elettorale istituzionale che permetteva di conquistare riforme e leggi che soddisfacevano le rivendicazioni sociali, cambiavano la vita di milioni di persone e soprattutto permettevano lotte con obiettivi più avanzati.
    senza il binomio lotte e utilità del voto il PCI non sarebbe mai diventato un partito di massa. senza le lotte la rappresentanza parlamentare non sarebbe stata incisiva e alla fine, anche nel sistema proporzionale e parlamentare, con il tempo il voto comunista sarebbe stato percepito da milioni di persone come inutile. e senza il sistema elettorale proporzionale e la centralità del parlamento a dispetto del governo, le lotte non conquistando leggi e riforme capaci di modificare in meglio le condizioni di vita della gente sarebbero state molto più isolate e difficili da vincere. come è successo in molti altri paesi.
    non per caso nel 53 la dc tentò la legge truffa. per fortuna perse per lo 0,2 % dei voti.

    la legge truffa vincente è stata fatta con l’elezione diretta dei sindaci e poi con la riforma maggioritaria negli anni 90. e con un gran consenso popolare perché i partiti erano effettivamente degenerati e da 15 anni in parlamento non si conquistava un bel niente.

    dal circolo virtuoso lotte e istituzioni permeabili al conflitto siamo passati al circolo vizioso sconfitta sociale e sistema impermebile al conflitto.

    se c’è un problema è che è mancata la consapevolezza della portata del problema. per non parlare delle degenerazione del dibattito pubblico secondo canoni spettacolari e personalizzati. parlo dei maledetti talk show che per la stragrande maggioranza della popolazione SONO LA POLITICA. compresi moltissimi militanti di sinistra che non leggono un cazzo, che non studiano, che pensano che 4 slogan o che spararle grosse sia essere radicale, che in definitiva ragionano esattamente come vuole il pensiero diminante.

    se tutto questo è vero ribadisco che dire come hai detto tu: “Non ho altro modo per denunciare la distanza siderale che mi separa non solo da un panorama politico di infimo livello ma anche dalla maggioranza del popolo italiano (sempre più esigua per la verità) che questo panorama continua a sostenere e legittimare con l’espressione del proprio voto e quindi del proprio consenso”, è una pura illusione individualistica.

    io penso che sia necessario, come agli albori del movimento operaio, costruire lotte e unirle. condurre una battaglia culturale. e che questo deve essere il 90 % dell’impegno. perché è su questo terreno che è possibile, per effetto della crisi passata e della prossima, smontare l’egemonia del nemico e costruirne una propria.

    e solo a questo fine è indispensabile essere presenti nelle forme più unitarie ma anche più chiare e consapevoli possibile alle elezioni.

    anche la fabbrica più periferica che lotta per evitare la chiusura cercherà contatti e interlocauzioni con le istituzioni. e non è lo stesso se trova qualcuno che oltre a fare il possibile e a solidarizzare denuncia le vere cause del problema e propone l’unificazione con altre lotte e con rivendicazioni più generali che hanno a che fare con l’unione europea ecc. o trova qualcuno che fa finta di solidarizzare e poi vota l’ennesimo trattato che liberalizza ulteriormente movimenti di capitale che sono all’origine della chiusura della fabbrica.

    questa consapevolezza c’è a sufficienza? io penso di no.
    tuttavia, e non lo dico per motivi elettoralistici, bisogna provarci e riprovarci.

    la lista potere al popolo è utile anche a questo scopo.

    un abbraccio

    ps discutere di politica è per me un piacere e considero un dovere rispondere a commenti come il tuo.

  10. scordi Says:

    Da: silvia cordara: caro Ramon, sono molto allineata al tuo pensiero. Ho seguito dal Referendum la costruzione del Brancaccio nutrendo, ancora una volta, l’ illusione che si stesse creando davvero una forza di sinistra che proponesse una concreta inversione di tendenza antiliberista. I soliti noti hanno scippato il Brancaccio, la Falcone candidandosi in LeU ha dato il colpo di grazia. Eravamo in diversi gruppi, in tutta Italia, teste pensanti tantissimi compagni attivi, preparati, coinvolti e pieni di entusiasmo. Pagine social che in due settimane raggiungevano 1000 iscritti. Poi la doccia gelata. La dispersione. Molti non voteranno. Chi ce la fa prova, senza illusione a sostenere Potere al Popolo.

  11. Edoardo Pascarella Says:

    Caro Ramon,
    nuovamente ti ringrazio per l’attenzione e per la tua interessante e cortesissima risposta.
    Resto della mia idea sulla mia volontà astensionistica pur comprendendo, e in parte condividendo, il tuo giudizio che “è una pura illusione individualistica”.
    Una illusione che, senza avere certezze assolute, reputa più utile non sostenere il cartello elettorale della lista “Potere al popolo” proprio nella prospettiva dell’avvio di un reale processo unitario, nelle forme e nei modi che si riterranno più opportuni, realizzato in condizioni meno estemporanee e più credibili e strutturate.
    Magari con compagni come te, la cui storia personale dimostra coerenza, mancanza di opportunismo e di fedeltà correntizie, più in evidenza, in modo da dare maggiore credibilità ai processi e progetti di cui sopra.
    Con assoluta stima, un abbraccio
    Edoardo

  12. cara silvia, intanto un abbraccio forte.
    potere al popolo è quel che c’è in italia sulla strada di ricostruire le lotte e una rappresentanza politica dei lavoratori. nel brancaccio c’erano molti che pur essendo d’accordo con contenuti effettivamente di sinistra coltivavano e coltivano l’illusione di poterli realizzare dentro la logica del centrosinistra. è bastata la “mossa” di bersani d’alema e soci per farli correre nelle loro braccia.
    cmq è sempre meglio non illudersi mai e non misurare la bontà di una prosepettiva sulla base dei voti ottenuti controcorrente.

    a presto

    ramon

  13. ok edoardo. sapevo che non ti avrei convinto. ma almeno la divergenza è circoscritta e più chiara.
    ci rivediamo nel processo unitario qualsiasi sia il risultato delle elezioni.
    salut i republica!

  14. massimiliano Says:

    Ciao Ramon, poche parole. Grazie come sempre. iosono al lavoro e conosco perfettamente i risultati quasi definitivi: CREARE ORGANIZZARE POTERE POPOLARE!!!

  15. grazie a te massimiliano

  16. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    il tempo passa e siamo ancora qua a commentare il voto e la sua utilità. E’,credo, oramai un esercizio di bella scrittura. Ho votato ,senza aspettative senza entusiasmo con la determinata convinzione che anche un gesto inutile possa avere un suo ,intrinseco valore storico. La questione della democrazia non è nuova ,non è scontata non è neanche immutabile. Non lo è neanche la questione del potere che è la vera questione democratica. Potere al popolo ,che ho votato, è nella sua stessa definizione l’unico voto moderato e democratico.La dialettica del potere ha di fatto ribaltato i significati così ciome è logico che sia nella logica del ribaltamento della realtà da parte di chi detiene il potere!! Possiamo affermare che il voto è un astuccio penico,una espressione oramai tribale ,residua e emergainata come lo sono le popolazioni indigene di altre aree geografiche? Direi di si! La globalizzazione ha di fatto avvicinato le periferie dell’occidente alle foreste amazzoniche. Con una differenza non trascurabile . Nelle foreste c’è più coscenza della realta di quanto non avvenga nelle periferie delle città europee. E quindi votiamo,certo, ma non si discosta questa pratica dalla frequentazione di una sacrestia e di una preghiera a nessuno!! La questione del potere è sia concettualmente che politicamente ancora lontano dall’essere risolta. Parlo di prospettive e di comprensione della realtà ,per come è, per quello che ne sarà e anche per quello che è stato. Difficile pensare di trasformare , posto che questo resti l’obbiettivo e l’ambizione di una azione e di una considerazione teorica-pratica , considerando il voto o il nobile necessario esrcizio al voto! La democrazia non esiste più se non nelle sue espressioni formali ( aspetto non secondario) ed anche la democrazia è fuori dalla portata pratica teorica delle elite dominanti. E’ un ingombro fastidioso per l’incapace vertice della piramide del potere finanziario,un punto di criticità che dovrà presto essere superato .
    I consumatori ,indifferenti e drogati aspettano dosi di futuro posticcio sottoforma di realtà in scatola,facile da stivare e consumare alla prima opportunità! Per dirla in breve, anche perchè detesto i social,i blog, ed in genere tutti coloro i quali li frequentano e li nutrono ( quindi anche me stesso in questo caso specifico) la mutazione del consumo e delle coscenze ha creato gli OGM globali ( organismi geneticamente MORTIFICATI) verso i quali nutro il più profondo disprezzo . Sono gli indifferenti a cui si riferiva Gramsci , votano più di chiunque e per chiunque. Sono ,nei fatti,la base democratica della società. E’ davvero utile riflettere sul voto? si se è un esercizio di verità e di amara considerazione sulla trasformazione antropologica ampiamente consolidata.Credo che servirebbe cambiare paradigmi e rinnovare totalmente gli strumenti di indagine e di critica, e bada bene ,lo dico a me riferito in primis.
    Votare o non votare è assolutamente ininfluente ed ormai si vota proprio per questo!!
    Un abbraccio
    Giovanni

  17. caro giovanni, è un piacere rivederti qui. appena posso ti rispondo.
    intanto un abbraccio

  18. eccomi giovanni, su gran parte delle cose suggestive che hai scritto sono d’accordo. io direi, per vedere se ho capito bene, in altre parole che il sistema “democratico” come previsto dalla costituzione è banalmente degenerato. si vota non più per avere una rappresentanza di interessi attraverso partiti o liste radicate e dotate di una ideologia, di un programma e della capacità e possibilità di incidere nella legislazione sia dal governo che dall’opposizione. si vota pero opzioni rigidamente interne alle compatibilità del sistema economico dominante. e quindi si vota per leader, per una lista che può forse vincere (voto utile), per una lista che non si voterebbe mai se non fosse che le altre sono peggio, per comunicare rabbia o per punire qualcuno. tutto tranne che, appunto, votare una lista che rappresenta interessi e pensieri forti. è l’americanizzazione della politica. negli usa si è sempre votato così.
    ma credo che siamo completamente d’accordo.
    sulla tua conclusione, invece, ho da dire alcune cose. poche in verità.
    la degenerazione della “democrazia” è una conseguenza e non una causa della “mutazione antropologica” di cui parli.
    nel senso che è la vittoria del capitale e la sconfitta del movimento operaio (compresa l’idea della democrazia fondata sulla rappresentanza di interessi e del conflitto sociale che è sempre stata propria della sinistra) ad aver trasformato la società in una massa di individui soli e isolati, incapaci di aver coscienza di un ruolo collettivo nella società, imbevuti del pensiero unico che fa della competizione e del mercato l’unico modello possibile e “naturale” per definire e regolare le relazioni sociali umane. ma anche quelle private ne risentono parecchio.
    non era colpa degli schiavi l’idea che per secoli hanno avuto della “naturalità” della loro condizione.
    insomma, come ti ho detto anche altre volte sono per curare la malattia per salvare il malato.
    e la cura è necessariamente il conflitto sociale che è l’unico modo per prendere coscienza delle contraddizioni del sistema e per ricostruire relazioni umane degne di questo nome. indipendentemente dal sistema elettorale e istituzionale, che può essere più agibile e permeabile o meno. in italia molto meno.

    un abbraccio

  19. giovanni Says:

    Ciao ramon,
    e grazie per la risposta. Si siamo d’accordo anche sulla relazione causa effetto tra democrazia e degenerazione antropologica. Più precisamente intendevo,in realtà,l’incapicità o meglio impossibilità di un sistema capitalistico di poter accettare la democrazia come “criterio”di gestione e” relalzione sociale”. Senza una redistribuzione della ricchezza ( anche se il criterio di accumolo della ricchezza è già un vulnus) la democrazia semplicemente non è! La considerazione di squisita natura antropologica apre ,almeno per me, un fronte di altra natura. Già Marx, e Gramsci poi e ancora meglio intuivano e definivano la priorità della cultura rispetto all’economia. L’incapacità oggettiva e conclamata dei poteri finanziari e della cultura dominante di saper corrispondere alla relazione umanità -natura utile alla continuità di una virtuosa relazione tra uomo e uomo e tra uomo natura è estremamente diffusa nella consapevolezza generale ( il comune sentire )al punto da animare un’enciclica papale ( laudato si peraltro anche interessante per gli aspetti di contraddizione che eleva tra consumo e fede) è una novità di portata storica.In poche parole un mostruoso bambino ha in mano un’arma letale e continua ad usarla.
    Non c’è dubbio che il conflitto sociale sia un passaggio obbligato e “naturale” credo comunque che molti aspetti della questione relativa al potere alla sua genesi ed esegesi sia sempre più centrale nell’approfondimento della discussione che un pensiero comune deve porsi. A questo proposito sto rileggendo interessanti ed illuminanti riflessioni critiche ed autocritiche di Lenin e su lenin.
    Lo sforzo di definire un orizzonte raggiungibile ha enorme rilevanza anche per sostanziare e qualificare la cocsienza del conflitto e dello scontro tra classi. L’impero totalizzante di pervasiva ideologia mistificata da scienza,statistica e inelluttabilità di una condizione necessita di strumenti di analisi e di critica complessi articolati e diffusi. In questo senso il mio sostanziale disinteresse per il voto si riferisce allo sforzo ed all’impegno di argomentare ,ove possibile,per negare la realtà che viene descritta. La mancanza di senso storico,conoscenza, correlazione di eventi e concause del mondo e della storia è davvero impressionante ed è difficile poter coinvolgere ed alimentare difese dei diritti e conquiste sociali in un deserto culturale. L’assenza di una vera rappresentanza di sinistra nell’emiciclo parlamentare è per certi versi una risposta autorovole e significativa. Non c’è spazio per una rappresentanza di sinistra ,degna di questo nome, perchè non c’è agibilità del pensiero di sinistra e del diritto dei lavoratori. Allora l’ipotesi è l’interlocutore a cui riferirsi chi è? Siamo sicuri che per quanto validi e saggi il paradigma di lettura non vada aggiornato? Gli interlocutori sono CONSUMATORI non più cittadini ,prendaimone atto e parliamo al soggetto che almeno concepisce la sua reale condizione e ,in relazione a questa,entriamo nel dettaglio delle contraddizioni che questa relazione individua per una RIFONDAZIONE CONSUMISTA!
    Questo sperimento nella pratica e l’impegno di tradurlo in teoria è complesso ma non inarrivabile. Certo io come tanti sono solo e,tutto sommato,a volte ed anzi spesso,la preferisco alla compagnia che mi tocca di sopportare.
    Con grande affetto ,abbraccio
    Giovanni

  20. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    prima di tutto spero che tu stia bene e anche di buon umore!! Il tempo si è fermato in questo blog e ,devo dire,è un aspetto di qualità che mi preme sottolineare. Anche il tempo,innanzitutto il tempo, è a pannaggio di chi domina. Quindi una sana pausa , una presa d’aria,fuori dai ritmi innaturali e regolati dalla spasmodica ideologia della performance non guasta. Rieccoci dunque e chissà se il tempo intercorso abbia giovato alla riflessione . Lo scenario in questi ultimi mesi ,pur apparantetemente immutato è cambiato ,di molto è cambiato. I nodi,come si suol dire ,emergono anche in maniera grottesca. Il PD è oramai oltre la sua inconsistenza e con lui l’incapacità di dare un volto ” organico” al controllo razionale del sistema di interessi che confliggono sempre più. Oltre a gioirne,per pura infantile dinamica di vendetta, direi che con il PD crolla un ipotesi “credibile”di gestione democratica degli interessi di dittatura dell’economia finanziaria. L’attuale governo è l’espressione di un disagio oggettivo sia dal basso che dall’alto della ripartizone del potere. Credo davvero che sia di grande utilità riflettere attentamente sulla natura e sul significato che l’attuale situazione offre all’analisi dello scenario di insieme, Non credo sia un governo di inetti imbecilli facinorosi nulla facenti. La satira o la crtica spicciola agitata nei confronti di questa compagine improvvisata è,nella migliore dell’ipotesi, frutto dell’inconsistenza della classe dirigente e dei suoi “intellettuali”. La realtà merita rispetto ed umiltà e credo molta attenzione . Molte delle ultime scelte di questo governo vanno in una direzione che nessunu governo di centro sinistra negli ultimi venti anni avrebbe mai potuto nemmeno immaginare. Altre,in direzione diametralmente opposta. Solo su questo ,credo,basterebbe soffermarsi per comprendere la distanza tra capacità di lettura e interpretazione e direzione, organizzazione di una proposta articolata e partecipata diversa ,organica.
    La subalternità culturale di questo governo, al modello che intende contestare si esprime come movenze del pesce che dibattendosi in acque basse cerca ossigeno nell’acqua che scema .
    In questa penuria c’è ,nondimeno,la realtà dura e stringente di un conflitto che diventa sempre più drammatico. Allora il tema,antico e sempre attuale,è : chi è l’amico,chi è il nemico. Ripartiamo da qui ,ripartiamo dalle basi.
    Un abbraccio
    Giovanni

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