Le elezioni spagnole del 20 dicembre

Per capire i risultati delle elezioni spagnole del 20 dicembre è necessario conoscere, almeno sommariamente, il sistema elettorale. Altrimenti si può incorrere in gravi fraintendimenti ed errori interpretativi.
Il territorio dello stato spagnolo è diviso in 52 circoscrizioni elettorali provinciali.
Non esiste un collegio unico nazionale (come esisteva in Italia ai tempi del proporzionale) per attribuire ai partiti anche i seggi corrispondenti ai voti che non hanno concorso ad eleggere direttamente nelle circoscrizioni.
Essendo le circoscrizioni disomogenee dal punto di vista della popolazione e del rapporto seggi elettori sono sempre stati avvantaggiati i due grandi partiti (PP e PSOE) e i partiti nazionalisti catalani, baschi e galiziani. E svantaggiati i partiti presenti su tutto il territorio ma non abbastanza grandi per eleggere direttamente nella stragrande maggioranza delle circoscrizioni.
In altre parole, che gli esempi concreti parlano da soli, nelle elezioni del 20 dicembre i seggi dei partiti presenti su tutto il territorio hanno un rapporto con il numero di elettori molto diverso. Un seggio del PP rappresenta 58mila voti. Del PSOE 61mila. Di PODEMOS 75mila. Di CIUDADANOS 87mila. Di IZQUIERDA UNIDA 460mila (!!!).
Quanto alla differenza fra i partiti presenti solo in poche circoscrizioni rispetto a quelli presenti in tutte basti l’esempio che segue.
Il PARTITO NAZIONALISTA BASCO con 300mila voti elegge 6 deputati e IZQUIERDA UNIDA con 900mila voti ne elegge due. Il PNV con un terzo dei voti di IU elegge il triplo di deputati. Un deputato di IU rappresenta 460mila elettori e uno del PNV 50mila.

Questo sistema, come è evidente, ha sempre prodotto un effetto preciso: il bipartitismo e con esso il voto “utile”.

Nella stragrande maggioranza delle circoscrizioni gli elettori di IZQUIERDA UNIDA sapevano, legislatura dopo legislatura, che il loro voto sarebbe andato disperso, e quindi molti di loro hanno optato per votare per il PSOE contro il PP.
Questo effetto è stato moltiplicato in queste elezioni dalla presenza di PODEMOS accreditato nei sondaggi della possibilità di competere per vincere le elezioni.

Fino a qui la descrizione oggettiva del sistema elettorale e delle storture che produce nella rappresentanza.

Ora passiamo alle questioni politiche.

Prima dell’analisi del voto vero e proprio è necessario esaminare, sommariamente anche in questo caso e con particolare attenzione per la sinistra, le questioni politiche in ballo in questa tornata elettorale.

I temi centrali della campagna elettorale sono stati tre: le questioni economico sociali, la crisi del bipartitismo insieme al tema della corruzione e del “nuovo contro il vecchio”, la questione indipendentista catalana ed insieme le riforme costituzionali, federali o meno.

Il PP ha affrontato la campagna vantando la crescita economica del 3 % e la creazione di un milione di posti di lavoro negli ultimi due anni, attribuendoli all’efficacia della propria riforma del mercato del lavoro. Ha tentato di apparire come scevro da corruzione per aver espulso gli innumerevoli suoi dirigenti (anche di primissimo piano) accusati e condannati. Si è eretto come difensore strenuo della costituzione negando ogni possibilità di procedere a riforme in senso federale e tantomeno di riconoscere il diritto all’autodeterminazione dei catalani.

Il PSOE ha contestato i dati economici vantati dal PP e si è perfino lievemente autocriticato per aver promosso con l’ultimo governo Zapatero, ottenendo il voto del PP, la riforma costituzionale che ha introdotto il pareggio di bilancio in costituzione. Ha correttamente ricordato che i posti di lavoro sono tutti precari (il 50 % dei contratti sono di durata inferiore alla settimana) dimenticando che la maggior precarizzazione del mercato del lavoro fu operata dal governo Zapatero. Ha proposto di introdurre in costituzione i diritti sociali, ma senza rimuovere il pareggio di bilancio. Ha attaccato il PP sulla corruzione, salvo sentirsi elencare gli analoghi ed innumerevoli casi di corruzione del PSOE. Ha proposto una riforma federale della costituzione, senza toccare la monarchia, e negando il diritto all’autodeterminazione dei catalani.

CIUDADANOS è un partito nuovo per la Spagna. Nato in Catalogna una decina di anni fa come piattaforma civica contro l’insegnamento prevalente della lingua catalana nelle scuole, e presente fino ad ora solo nel parlamento catalano. Quando la crisi del sistema bipartitico è stata evidente e PODEMOS era accreditato di poter vincere le elezioni, alcuni potentati economici e i loro mezzi di informazione hanno esplicitamente e dichiaratamente sponsorizzato un “necessario” PODEMOS di destra.
La sua campagna elettorale è stata incentrata su proposte ancor più liberiste di quelle del PP circa economia e lavoro, sulla retorica anticasta ed anticorruzione come uniche e vere responsabili della crisi, sul “nuovo contro il vecchio” e contro ogni aspirazione indipendentista e comunque all’autodeterminazione del popolo catalano.

Passiamo ora alle complicate vicende della sinistra.

Dentro la crisi e fino alle elezioni europee del 2014 IZQUIERDA UNIDA era, nei sondaggi, accreditata di crescite spettacolari. Era accreditata di raccogliere gran parte dei voti del movimento degli “indignados” essendo il suo programma coincidente con le rivendicazioni del movimento. Ristrutturazione del debito e non pagamento degli interessi sullo stesso. Disobbedienza ai trattati neoliberisti europei. Rottura con l’assetto costituzionale post franchista e processo costituente di una repubblica federale. Cancellazione della “riforma” costituzionale del pareggio di bilancio. Cancellazione delle riforme del mercato del lavoro dei governi di PP e PSOE. Contrarietà alla NATO e alle missioni militari spagnole in Afghanistan e seguenti. Riforma del sistema elettorale in senso strettamente proporzionale. Pieno riconoscimento della natura plurinazionale dello stato e diritto all’autodeterminazione per ognuna delle nazionalità. Sono questi punti programmatici sostanzialmente gli stessi con i quali IZQUIERDA UNIDA si è presentata alle elezioni del 20 dicembre.
Ma alle elezioni europee dell’anno scorso si presentò PODEMOS.
Un gruppo di professori (prevalentemente politologi e diversi esponenti di una formazione politica (IZQUIERDA ANTICAPITALISTA) fuoriuscita da IU proposero una lista elettorale richiamandosi esplicitamente al movimento degli indignados.
Il nome “podemos” (in italiano possiamo) deriva dallo slogan del movimento “si se puede” a sua volta copiato dallo slogan “yes we can” di Obama, ed usato soprattutto durante gli impedimenti degli sfratti dal forte movimento contro gli sfratti (PAH).
Questa nuova lista aveva lo stesso programma di IZQUIERDA UNIDA. Quasi identico.
Ma ebbe molto successo massmediatico (IZQUIERDA ANTICAPITALISTA aveva tentato già in proprio una presentazione elettorale ottenendo nel 2011 nelle circoscrizioni dove si era riuscita a presentare sempre meno del 0,5 % dei voti) solo ed esclusivamente per il capolista Pablo Iglesias. Fondatore di una TV digitale collegata ad un quotidiano e da tre anni presente in tutti i dibattiti televisivi come opinionista. Personaggio dalla forte retorica anticasta ed antisistema. Non privo di stravaganze, come una difesa apologetica del diritto democratico (sic) dei cittadini statunitensi a comprare e portare armi.
La lista di PODEMOS ottenne un ottimo 8 % dei voti, contro il 10 % di IZQUIERDA UNIDA e 5 deputati europei contro i 6 di IU.
Da quel momento Iglesias moltiplicò ancor di più le sue presenze televisive.
In pochi mesi fu fondato il partito. La struttura del quale è ultraverticistica. Segretario generale con enormi poteri. Segreteria omogenea scelta dal leader. Decisioni importanti prese sottoponendo a referendum fra gli iscritti (in internet senza pagamento di nessuna quota) le proposte del leader ed eventuali altre alternative. Nei diversi referendum fatti non hanno mai votato più del 20 % degli “iscritti” con successo plebiscitario delle proposte di Iglesias.
Il partito venne fondato in una kermesse (sei settemila partecipanti) con una forte retorica anticasta, con la ostentazione della volontà di conquistare la “centralità” della scena politica e di non confinarsi nella logica destra-sinistra.
PODEMOS sui territori verrà costituito in seguito con una attenta selezione dei gruppi dirigenti operata dalla squadra centrale di Iglesias.

IZQUIERDA UNIDA, sempre più ignorata dai mass media, reagisce a tutto ciò proponendo unità. Dichiarandosi disposta a rinunciare alla propria stessa presenza elettorale in favore di una lista unitaria costruita dal basso, capace di agglutinare tutto ciò che fosse antiliberista e concorde con i programmi di IU e di PODEMOS, ancora sostanzialmente uguali. E indica come responsabile della costruzione dell’unità e come proprio eventuale candidato (da sottoporre a primarie) a capeggiare tale lista Alberto Garzon, il 29enne deputato eletto da IU alle politiche del 2011 come espressione diretta del movimento degli indignados, di cui era esponente di primo piano.
Ma ormai i sondaggi cominciano a dire che PODEMOS è il primo partito, e che Iglesias sarà il nuovo capo del governo.
Intanto sorgono, sull’esempio da Barcellona dove la PAH locale lo propone prima della fondazione di PODEMOS, in diverse città della Spagna esperienze unitarie che raccolgono movimenti sociali e partiti della sinistra radicale. Esperienze alle quali PODEMOS si accoderà buon ultimo, non foss’altro che perché costituitosi dopo che erano già ampiamente avviate.
Queste liste vincono le elezioni in molte città. IZQUIERDA UNIDA partecipa a quasi tutte. E dove le sue organizzazioni locali non lo fanno, come a Madrid, vengono sconfessate dalla direzione nazionale già in campagna elettorale, e poi espulse da IU.
Ma i mass media, nonostante i risultati delle contemporanee elezioni regionali deludenti rispetto alle aspettative (PODEMOS è sempre terzo o quarto o quinto partito e sempre dietro al PSOE), attribuiscono il successo delle liste unitarie cittadine unicamente a PODEMOS.

Da quel momento però, PODEMOS, comincia a calare nei sondaggi. Forse a causa di polemiche interne che ovviamente trovano ampio eco sui mass media. Forse a causa del sostegno che PODEMOS da, ancorchè dall’esterno, a diversi governi locali del PSOE. Forse a causa delle accuse di estremismo che gli vengono rivolte da più parti per la natura antisistemica del suo programma. Ma certamente a causa del primo successo di CIUDADANOS alle regionali. E dalla competizione di CIUDADANOS su un terreno che fino a quel momento era stato esclusivo di PODEMOS: la retorica anticasta e anticorruzione.

IZQUIERDA UNIDA insiste nella costruzione di una lista unitaria sul modello di Barcelona en Comù in tutta la Spagna. A sostegno di questa proposta si schiera un appello per una lista di unità popolare firmata da centinaia di intellettuali, artisti, dirigenti sindacali ed anche da molti esponenti locali di PODEMOS.

Ma PODEMOS inizia un processo di scivolamento verso posizioni moderate.

Alle richieste unitarie di IU risponde che non vuole somme di sigle. Nonostante IU non le proponga affatto è Iglesias in TV a rappresentare così la proposta unitaria di IU.

Poi vengono le elezioni catalane. La lista unitaria CATALUNYA SI QUE ES POT ha un pessimo risultato. Principalmente dovuto all’inconsistenza della proposta politica federalista in elezioni polarizzate sul tema dell’indipendenza, al grande successo della lista indipendentista di estrema sinistra CUP, ma anche al settarismo di Iglesias che si rifiuta di comparire in pubblico con Garzon, nonostante PODEMOS e IU nazionali sostengano la stessa lista, e a gravi errori dello stesso Iglesias che non trova di meglio da fare che insultare la CUP e appellarsi al voto degli immigrati spagnoli in Catalogna contro i catalani.
Tutte cose che provocano le dimissioni della segretaria di PODEMOS in Catalogna.
Nei mesi successivi PODEMOS continua a calare nei sondaggi.
La proposta di IU sembra prendere quota. In Catalunya, Pais Valencià e Galicia, si discute di liste unitarie con le forze locali, compresi PODEMOS e IZQUIERDA UNIDA. Liste che saranno collegate ad una sola lista in tutto lo stato in caso di accordo fra IU e PODEMOS. O che saranno indipendenti da entrambi nel caso in tutto il resto della Spagna ci siano le due liste di PODEMOS e IU. E che quindi in parlamento formeranno gruppi autonomi. La legge lo permette visto che non esiste un collegio unico nazionale.
Nella discussione fra la segreteria di PODEMOS e IU, mantenuta rigorosamente riservata, IU accetta che non si faccia un accordo generale e pubblico e che la lista unitaria sorga come accordo in ognuna delle province.
Ma neppure questo basta perché inusitatamente PODEMOS, con un improvviso comunicato stampa dichiara chiuso ogni dialogo con IU. Ed accusa Alberto Garzon di aver rifiutato di far parte delle liste di PODEMOS. Come se per IU fosse possibile accettare di avere un solo candidato indipendente nelle liste di PODEMOS senza nemmeno poter discutere del programma.
Da quel momento la deriva moderata di PODEMOS pare inarrestabile.
La discussione programmatica di PODEMOS approda a non parlare più delle cause strutturali della crisi a cominciare dal debito. Niente più ristrutturazione del debito e tanto meno non pagamento degli interessi. Niente più disobbedienza ai trattati europei e alla troika. Niente più No alla NATO e per giunta Iglesias annuncia la candidatura dell’ex capo di stato maggiore del governo Zapatero (campione della guerra in Afghanistan), niente più rottura con la monarchia e la costituzione postfranchista bensì “nuova transizione”. Ormai il profilo programmatico di PODEMOS è sempre più vicino a quello del PSOE che a quello di IU. Ed infatti il leit motiv della campagna di PODEMOS è stato l’appello agli elettori socialisti delusi dalla corruzione, il nuovo contro il vecchio (con grandi riconoscimenti a CIUDADANOS in questo senso), e i temi della casta.
Perfino sul tema catalano la prima versione presentata all’opinione pubblica non parla di “referendum di autodeterminazione” come concordato dalla lista catalana in cui PODEMOS è presente insieme a Esquerra Unida i Alternativa e alle forze locali. PODEMOS è costretto ad aggiungere il referendum e a scusarsi per la “dimenticanza”.
A tutto ciò va aggiunto il profilo sempre più da marketing elettorale di Iglesias.
I sondaggi dicono che il nuovo re è popolare presso gli strati meno acculturati della società? Ecco che Iglesias partecipa ad incontri e ricevimenti (sempre disertati dalle forze della sinistra) omaggiandolo di regali (raccolte di serie televisive) in modo da comparire sui rotocalchi rosa come simpatico amico del re. O dice che gli piacerebbe vedere il re candidarsi a presidente della repubblica e che è sicuro che vincerebbe (presidenzialismo monarchico?). Il rivale Albert Rivera (CIUDADANOS) spopola nelle trasmissioni di intrattenimento? E allora si va a cantare e a suonare la chitarra nelle stesse trasmissioni. E a raccontare episodi gustosi della propria vita privata. Per la prima volta in Spagna i candidati principali dei partiti partecipano a questo tipo di trasmissioni, chi ballando, chi cantando, chi giocando a ping pong con un cantante, chi esibendosi in paracadute, chi portando i figli piccoli alle trasmissioni, e così via… (italia docet!). L’unico a non farlo è Alberto Garzon. Che ovviamente per questo risulta molto meno visibile e conosciuto degli altri.

Insomma, a sinistra alla fine il quadro politico alla vigilia delle elezioni era questo.
Non si può dire, ovviamente, come sarebbero andate le cose in caso di lista unica. Ma certamente non ci sarebbe stata la deriva moderata di PODEMOS.
Perché si possono conquistare voti d’opinione sulla base dell’immagine rassicurante e sorridente, omettendo di dire cose troppo “radicali” e puntando ad incrementare la credenza che la crisi si risolva tagliando gli stipendi alla casta e mettendo in galera i corrotti. Utilizzando le categorie del nuovo e del giovane contro il vecchio. Ma è difficile sostenere che si possa fondare su questo una alternativa di governo.
Mi spiace, ma è più o meno il contrario dello spirito del movimento degli indignados.
Ed è, senza ombra di dubbio, vergognoso che la stampa italiana, compresa quella sedicente di sinistra, presenti PODEMOS come se fosse la SYRIZA spagnola, o ignori (consapevolmente o meno) la complessità del risultato elettorale, come vedremo tra pochissimo.

A questo link si può trovare la tabella dei risultati ufficiali.

http://resultadosgenerales2015.interior.es/congreso/#/ES201512-CON-ES/ES

Come si può osservare PODEMOS ha ottenuto 3 milioni 181mila voti. Pari al 12,67 % dei voti e a 42 seggi.
Per il semplice motivo che le liste EN COMU’ PODEM (Catalogna), EN MAREA (Galizia) e COMPROMIS-PODEMOS-ES EL MOMENT (Comunidad Valenciana) sono liste unitarie comprendenti forze locali (ben superiori a PODEMOS locale) e IU (Catalogna e Galizia). E che queste liste avranno diritto a gruppi parlamentari propri, avendo superato gli sbarramenti dei 5 deputati e il 15 % dei voti nella propria regione. Queste tre liste sono andate molto bene, tutte e tre sul 25 % dei voti nei propri territori, e sono tutte o primo (Catalogna) o secondo partito, comunque davanti al PSOE.
Ancora una volta IU è stata penalizzata dai mass media che hanno attribuito sic et simpliciter a PODEMOS tutti i voti e i seggi di queste tre liste. Compresi i voti e gli eletti di IU in Catalogna e Galizia. Quelli di Barcelona en comù e Iniciativa per Catalunya in Catalogna e quelli di IU e dei nazionalisti galiziani di sinistra in Galizia.
In questo modo IU appare come quasi sparita nonostante i 920mila voti a cui si dovrebbero sommare almeno una parte, difficile se non impossibile da quantificare ma non certo irrilevante, del milione e 400mila voti ottenuti dalle liste unitarie in Catalogna e Galizia.

Del resto uno studio fatto dal quotidiano digitale “El Diario” dice che sommando i voti di PODEMOS, delle tre liste unitarie regionali, e di IU una lista unica avrebbe superato il PSOE di più di 500mila voti ed ottenuto 14 deputati in più.
È pur vero che è arbitrario fare questa somma. Però se le liste unitarie nei territori dove si sono fatte sono andate molto bene, e comunque molto meglio delle liste di PODEMOS nel resto della Spagna, bisognerebbe tenerne conto. Soprattutto per il futuro.

Forse non è detto che la sinistra reale o radicale che dir si voglia debba, per conquistare voti nella speranza di governare, diventare sempre più moderata fino a confondersi con i socialisti liberisti. E diventare sempre più spregiudicata conducendo campagne elettorali americane. E puntare sulla demagogia e sulla retorica anticasta non in aggiunta bensì in sostituzione della critica alle vere cause della crisi. E costruire partiti dalla incerta ideologia (il neopopulismo di Lacau) e con un leader proprietario che decide tutto con il consenso plaudente di miriadi di individui soli davanti al computer.

Forse.

La sconfitta dei due partiti maggiori è tale che sembra impossibile che si possa formare un governo. CIUDADANOS ha già detto che favorirà la stabilità permettendo con i suoi voti di astensione l’investitura del presidente del governo del PP, ma che rimarrà all’opposizione (in Spagna è possibile eleggere il presidente del governo con una maggioranza semplice in seconda votazione e poi governare in minoranza). Però anche con l’astensione di CIUDADANOS il PP non avrebbe la maggioranza semplice. Quindi il PP tenterà di ottenere altri voti di astensione. Ma ogni strada sembra preclusa. A parte pochissimi deputati di formazioni locali di centro o di destra delle Canarie e di altre Comunità Autonome, sembra impossibile che il PSOE possa disporsi a permetterlo. E lo stesso dicasi per i partiti nazionalisti catalani e baschi, con cui ormai il PP è ai ferri corti sulla questione dell’autodeterminazione.
I socialisti hanno già annunciato il voto contrario all’investitura di Mariano Rajoi, e sono alla ricerca di eventuali alleati per tentare di formare governo nel caso Rajoi non venga investito. Ma PODEMOS ha posto la condizione impossibile da accettare per il PSOE per cui il governo dovrebbe impegnarsi a permettere referendum di autodeterminazione nelle Comunità dove esistono nazioni (Catalogna, Paese Basco, Galizia). È vincolato a questa posizione dalle liste unitarie catalane e galiziane nelle quali è presente al pari di IU. CIUDADANOS potrebbe astenersi anche sulla investitura di Pedro Sanchez del PSOE, ma ha avvertito che non lo farà insieme a PODEMOS.
Insomma, la situazione sembra bloccata.
Vedremo come evolverà nelle prossime settimane e forse mesi. Lo scioglimento del parlamento per impossibilità di formare un governo ed elezioni anticipate non sono una prospettiva improbabile.
Le forze indipendentiste catalane hanno dichiarato di voler procedere con il processo unilaterale di costruzione di una Repubblica Catalana e si appellano alla lista EN COMU’ PODEM affinché constati che nel parlamento di Madrid non esiste nessuna maggioranza che possa permettere un referendum vincolante in Catalogna, e si aggiunga quindi nel processo di “disconessione” progressiva della Catalogna dallo stato spagnolo. Dopo tre mesi di trattative il 27 dicembre l’assemblea delle CUP (Candidature d’Unità Popolare, formazione indipendentista di estrema sinistra che non si presenta per scelta alle elezioni spagnole e i cui voti sono probabilmente andati in buona parte a EN COMU’ PODEM) dovrà decidere se i suoi dieci deputati catalani permetteranno la formazione di un governo di stretta osservanza indipendentista e con un programma fortemente segnato da misure progressiste di stampo sociale, ma guidato da un esponente della destra liberale catalana, Artur Mas.
Infine, IZQUIERDA UNIDA insiste sulla necessità di “ripensare” tutta la sinistra sul modello delle liste unitarie che hanno dimostrato che l’unità di tutte le forze di sinistra, politiche e sociali, su programmi radicali è in grado di sfondare e di proporsi seriamente per un’alternativa alle politiche liberiste.
C’è da sperare che PODEMOS capisca che l’alternativa, soprattutto in tempi di buia crisi sociale, è possibile con l’unità su un programma coerente e non a colpi di marketing elettorale e moderazione programmatica.
Per il momento, purtroppo, si tratta solo di una speranza.

Ramon Mantovani

Pubblicato sui siti http://www.controlacrisi.org e http://www.rifondazione.it il 22 dicembre 2015

9 Risposte to “Le elezioni spagnole del 20 dicembre”

  1. Lamberto Consani Says:

    Nuovo indirizzo:lamberto.consani@gmail.com Date: Wed, 23 Dec 2015 13:14:12 +0000 To: lamberto_consani@hotmail.com

  2. mi pare la versione spagnola di shyriza, nella sua ultima versione. Tutte queste forze, pur nelle differenze che esistono, hanno in comune due cose: l’illusione di poter realizzare dei veri cambiamenti, nel quadro delle alleanze internazionali date, Nato e Ue. Partono tutte, a differenza dei comunisti, dalle ricadute delle politiche sociali, senza proporre un analisi dei rapporti di dominio internazionali, che ne stanno all’origine. La scelta di moderare i programmi, sta nell’idea di porsi come compatibili. Non è un caso, che la frontiera viene fissata sui dirittti civili, che come noto, senza quelli sociali, diventano privilegi accessibili a pochi. Abbiamo, forse, tutti quanti, scommesso sulle possibili contradddizioni tra Ue e Usa, cercando lo spazio politico delle riforme dentro “un’altra europa”, che si è rivelata, per ora, impossibile da costruire. La verità, è che nessuno ha soluzioni, anche se qualcuno ha chiavi interpretative e di lettura più profonde e convincenti. Ma ti chiedo e mi chiedo, è possibile un cambiamento vero, senza un campo di alleanze , che pur nelle differenze, metta insieme le forze e i paesi che vogliono liberarsi dal dominio americano? Guardare senza spocchia elitaria ad oriente? i paesi del cosidetto Brics? un saluto cordiale, e complimenti per il fondo, molto analitico e raro.

  3. caro alberto, poni molti problemi che meriterebbero di essere discussi approfonditamente. ma ci vorrebbero dei volumi interi.
    1) paragonare syriza e podemos è sbagliato.
    syriza è una coalizione di sinistra radicale che ha vinto le elelzioni (grazie ad un premio di maggioranza e con un terzo circa dei voti) e dal governo ha tentato di contrapporsi alla troika. i rapporti di forza per un paese piccolo con un pil insignificante sono risultati schiaccianti. si può opinare all’infinito sulle scelte del referendum (che comunque è stato convocato esplicitamente per far esprimere il popolo e con l’obiettivo di negoziare con la UE e non di uscire dall’euro) e il risultato delle elezioni seguite alla scissione di syriza.
    ma in nessun modo si può dire che syriza abbia moderato le sue posizioni per conquistare voti.
    podemos ha moderato le sue posizioni per conquistare voti, o credendo che ne avrebbe conquistati molti di più, e ora propone un governo “progressista” che in nessun modo si propone gli obiettivi di syriza. mi permetto di far notare che se la spagna o l’italia con il pil e il debito che hanno avessero fatto lo stesso del governo greco la musica sarebbe cambiata parecchio nella UE. inoltre podemos è un partito del leader, fondato dal leader volto famoso della tv. e syriza ha espresso invece un leader e non funziona certo come podemos in internet.
    2) sui diritti civili è vero esattamente l’opposto di quel che dici tu. o meglio, sarebbe vero se fossero sensate le cose che diceva la parte più conservatrice del pci (sull’esempio dei paesi dell’est) secondo la quale divorzio, omosessualità, convivenze e figli senza matrimonio, ecc erano roba da borghesi. se non vizi della borghesia.
    ma ormai nessuno lo può dire. quindi è vero il contrario perché le coppie di fatto, le coppie omosessuali, il vivere l’omosessualità nella società, è in assenza di diritti certi infinitamente più facile per i ricchi. sono le coppie di fatto e gli omosessuali delle classi subalterne ad avere bisogno del riconoscimento dei diritti e del rispetto della società. questo cambia i rapporti di classe? no. ma certamente interessa la qualità della vita delle persone delle classi subalterne molto di più di quella delle classi dominanti.
    3) tutti no alberto. la linea di rifondazione non è mai stata quella di “scommettere” sulle contraddizioni fra ue e usa. mai. per anni si è discusso su questo punto di analisi fondamentale. e la linea maggioritaria di rifondazione diceva che la contraddizione era con il capitalismo globalizzato. e che per questo bisognava in ogni paese e nella ue opporsi ai trattati di maastricht e al trattato costituzionale europeo. e puntare ad una europa dei popoli e democratica.
    fu il pdci, e molti altri superestremisti a parole, a dire che siccome c’erano contraddizioni interimperialistiche fra usa e ue e che, ovvimente il nemico principale erano gli usa, a scommettere su questo e a proporre un forte esercito europeo e ad accettare come buono il trattato costituzionale europeo.
    basta sapere qualcosa del trattato commerciale in discussione attualmente (TTIP) fra usa e ue per rendersi conto di come certe scommesse portano a sbattere contro un muro.
    infine, sui brics potremmo discutere moltissimo ed in modo interessante, perché condivido, penso, quel che dici. sempre che ci si voglia liberare del capitalismo e non solo del predominio politico militare degli usa.
    un abbraccio

  4. solo una precisazione, riguardo ai diritti civili. Non vorrei essere frainteso. Io credo che le forme di uguaglianza siano importantissime, anche quando si iscrivono nel solco delle idee liberali ( originarie e serie), pertanto non le voglio mettere in contrapposizione ai diritti sociali. Più importante del riconoscimento della sensibilità sessuale, che ha la sua importanza, è importante se puoi avere, per es. la reversibilità della pensione. Del resto, ricordo le polemiche su questi temi, tra i comunisti e i radicali. p.s. nei paesi dell’est , il divorzio e l’aborto, furono garantiti molto prima di tanti paesi occidentali. Sarà probabilmente solo un’impressione, ma vedo che si tende a enfatizzare ( non da parte di tutti) la battaglia sui diritti civili, facendone una frontiera, molto di più che sulla lotta ai monopoli e alla Nato. Insomma, su tanti temi , vedo delle ambiguità e equidistanze, quantomeno sospette. se Tzipras non ha responsabilità, non le ha nemmeno Papandreu , anch’egli ebbe contro la Troika, gli fu impedito il referendum, e forse ,più dignitosamente, se ne andò senza fare referendum per poi bere tutto quanto…..

  5. caro alberto, siccome ci conosciamo e ci rispettiamo possiamo discutere liberamente delle cose sulle quali non siamo d’accordo senza tanti diplomatismi.
    tu hai scritto: “Non è un caso, che la frontiera viene fissata sui dirittti civili, che come noto, senza quelli sociali, diventano privilegi accessibili a pochi”.
    mi sono meravigliato di una simile affermazione. e perciò ho risposto all’affermazione. che è chiarissima.
    tu precisi. ne prendo nota. ma fai rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta.
    con la rivoluzione d’ottobre venne il suffragio universale femminile, il divorzio, l’aborto ecc. ed anche la decriminalizzazione dell’omoseussualità. sono le cose più avanzate nel mondo, per l’epoca.
    non c’entrano col pensiero liberale classico. perché fior fior di liberali predicavano l’individualismo e la libertà ma dentro una concezione patriarcale della famiglia e della donna e dentro una morale “naturale” della sessualità.
    sono i rivoluzionari e soprattutto le rivoluzionarie del movimento operaio a mettere in discussione il patriarcato (basti pensare allo scritto l’origine della famiglia della proprietà privata e dello stato di federico engels) e la morale “naturale”. “amori tiene uniti gli affetti naturali, che non domandan riti ne lacci coniugali” recitano gli anarchici nel “canto dei malfattori”.
    peccato che poi il pcus di stalin re-introdusse nel codice penale gravi pene contro gli atti omosessuali. e l’omosessualità venne definita come “prodotto della decadenza delle classi sfruttatrici”. (sic) .
    non per caso ho parlato della parte più conservatrice dei comunisti. che avevano della famiglia, delle donne, e della morale le stesse identiche concezioni della borghesia reazionaria.
    ora, senza farla lunga sulla storia, la lotta contro il patriarcato e contro le discriminazioni sessuali per chi vuole fare la rivoluzione sono parte inseparabile di un processo di trasformazione sociale. metterle in un rapporto gerarchico con le lotte e le trasformazioni economiche non è coerente nè col marxismo nè con il pensiero (originale e serio, questo si) del movimento operaio.
    ti devo dire che, conoscendoti, so perfettamente che sei d’accordo su questo che ho appena scritto.
    però non so di che frontiere parli. e di quali “impressioni”.
    posso dirti che per esperienza vissuta, quando rifondazione ha fatto banalmente il proprio dovere (come tutti i partiti comunisti e di sinistra europei, con qualche triste eccezione) sui diritti civili e sul riconoscimento dell’identità sessuale come presupposto indispensabile per evitare e contrastare discriminazioni, i mass media, ottusamente e malevolmente ispirati da un anticomunismo becero, hanno parlato all’infinito di queste cose come se si trattasse di una novità teorica e quasi scandalosa per la storia dei comunisti.
    il problema è che ci sono molti militanti che pensano di essere molto comunisti che si riconoscono proprio nelle caricature che il nemico fa del comunismo. e che si lasciano influenzare esattamente dalla propaganda anticomunista.
    se vai a un’assemblea, come è capitato diverse volte a me, e siccome la tv da un mese non fa che parlare della “svolta” di rifondazione e delle candidature omosessuali e transessuali, trovi militanti che ti dicono: voi non vi occupate più degli operai, vi occupate solo di queste mode.
    esattamente come dopo un mese di polemiche sull’immigrazione ti dicevano: non vi occupate più dei lavoratori italiani ma solo di quelli li.
    ovviamente non era vera nè l’una nè l’altra cosa. ma quando i militanti (e figuriamoci gli elettori) invece che leggere, studiare, cercare di capire, verificare, ascoltare e confrontarsi, guardano l’ultimo talk show e lo scambiano per la realtà senza nessunissimo spirito critico, è difficile discutere.
    e se in un parlamento qualsiasi (è successo in molti paesi spesso anche se non sempre su iniziativa dei nostri partiti) ti trovi a votare per diritti civili e per il riconoscimento delle identità sessuali con forze di destra liberale o con sedicenti partiti socialisti, non per questo significa che siccome non riesci a fare analoghe cose sui diritti sociali questo significa che hai sposato le “frontiere” altrui. continua….

  6. 2) e veniamo a tsipras. messa come l’hai messa tu sembra una tesi inconfutabile. perché tu parli di tsipras e papandreu. non di syriza e pasok. ma il pasok era d’accordo con maastricht, con il trattato costituzionale europeo, con la politica economica della troika, e con molte altre cose. ed è per questo, e non per “dignità” che il primo ministro papandreu fu (e si lasciò) defenestrare quando dichiarò l’intenzione di convocare un referendum.
    syriza vinse le elezioni (ma tutti dimenticano che aveva il 36 % dei voti e non il 51 %) essendo contro tutte queste cose sulla queli invece il pasok era favorevole.
    se guardi gli schieramenti su queste cose nelle due ultime elezioni (senza guardare le differenze ideologiche come per i nazisti) troverai che sono equivalenti. punto più punto meno siamo sul 50 % contro 50 %.
    confondere la forza parlamentare con quella elettorale reale è un grave errore.
    syriza ha prodotto un durissimo, e del tutto indeito, scontro contro la troika, essendo in minoranza nel paese reale. avendo contro quello che avrebbe dovuto essere un alleato naturale (il PKK) ed ovviamente i nazisti di alba dorata.
    nel momento più duro dello scontro ha convocato un referendum dicendo esplicitamente che un pronunciamento contro la troika sarebbe stato usato per condurre nuovamente in negoziato e che in nessun caso si sarebbe uscita dall’euro. su questo ha ottenuto il 60 % dei voti. il negoziato è fallito perché si sono palesati i veri rapporti di forza. un piccolo paese con pil insignificante ma diventato “esemplare” per la sopravvivenza delle politiche neoliberiste in europa, senza nessun alleato fra i governi di italia spagna portogallo irlanda, si è trovato di fronte al ricatto. la bancarotta dello stato o l’uscita forzosa e non condordata dall’euro (una terza ipotesi o piano B, e cioè una ristrutturazione del debito con un’uscita concordata dall’euro, per esistere doveva avere una controparte disponibile che non è mai esistita) avrebbe prodotto un massacro sociale dieci volte più grande di quello che è stato prodotto dalla sconfitta e dall’accettazione del “male minore”. è nata una scissione (tanto per cambiare) e sono state convocate nuove elezioni. visti i risultati di syriza e della sua scissione, ciò che gli elettori greci hanno capito, e cioè che i rapporti di forza sono quello che sono, sembra difficile da capire fuori dalla grecia.
    ora, su tutto questo si può e credo si debba discutere molto. ma seriamente. e non sulla base di suggestioni.
    metterla sul piano della pura volontà del leader, senza una seria analisi dei reali rapporti di forza, è un suicidio della ragione.
    proporre soluzioni astratte come se le posizioni teoricamente impeccabili (ammesso che lo siano intrinsecamente) fossero realizzabili di per se per pura volontà politica è puro idealismo.
    io, per esempio, penso che sia centrale la questione del debito. non per caso per la troika è intoccabile nella sua natura finanziaria. perciò si procede a costituzionalizzare il pareggio di bilancio.
    e penso che l’euro sia cosa secondaria. non irrilevante e indifferente. ma secondaria si. tant’è vero che ci sono molti paesi della ue che hanno moneta nazionale e politiche economiche ultraneoliberiste e massacri sociali analoghi.
    ma non è certo questa la sede dove si possa discutere approfonditamente di queste cose. c’è un’ampia letteratura in proposito e io la seguo il più possibile.
    solo che se si è animati dall’idea perniciosa per cui se le battaglie si perdono è per colpa della volontà del capo o per la non purezza della linea, e non perchè nella lotta si può perdere per motivi oggettivi relativi ai rapporti di forza, in fondo non è interessante discutere di analisi serie. basta dire che il capo è un inetto o la linea sbagliata e morta li.
    se si ha consapevolezza dei rapporti di forza reali e delle condizioni oggettive nelle quali ci si muove, invece, è possibile individuare con freddezza i limiti del leader e gli errori di linea strategica e/ di tattica.
    anche qui mi soccorre esperienza diretta. ovviamente non paragonabile con quella di syriza. ma metodologicamente identica.
    non fummo noi a voler rompere col governo prodi nel 98. fu il governo a metterci di fronte ad un ricatto, del resto insito nel sistema elettorale maggioritario e ultrapopolare in italia all’epoca.
    o mangi la minestra o salti dalla finestra. la minestra era avvelenata. e la finestra era ad un piano alto, non al primo. ci fu nel partito chi disse che era meglio mangiare la minestra perché saremmo sopravvissuti. ma ci fu anche chi diceva che saltare dalla finestra era un atto liberatorio perché a terra avremmo trovato un intero popolo a prenderci fra le sue braccia. non era vera nè l’una nè l’altra cosa. in ogni caso avremmo pagato un prezzo altissimo. forse esiziale. e c’era un’infinità di gente che ti diceva: tenete duro ma non rompete. ergo: non cedete su scuola, pensioni, pace, ecc ecc ma non rompete. ovviamente uno ti diceva che sulla scuola non dovevi cedere, mentre sulle pensioni…. e viceversa.
    se la gente ti chiede l’impossibile e poi ti accusa di aver tradito le sue aspettative come se fosse stato possibile soddisfarle è la fine.
    ciò che non devi fare è promettere l’impossibile e prendere in giro la tua gente. ma se parli chiaro e spieghi la realtà dei rapporti di forza non solo ti salvi da accuse infondate, ma soprattutto infondi coscienza e consapevolezza sulle vere cause che rendono impossibili certe cose. perché per renderle possibili è necessaria una lotta cosciente, diffusa, e non la delega all’uomo della provvidenza.
    per rovesciare le politiche neoliberiste in europa ed anche per cambiare la natura dell’euro o per distruggerlo, è necessaria una vasta lotta di classe e sociale sovranazionale ed in ogni paese. ed è necessario un fronte di governi sorretti da consenso di popoli coscienti e consapevoli.
    senza questo è impossibile per un governo di un pease come la grecia spuntarla.
    un abbraccio alberto. un abbraccio fraterno.

  7. Buon anno a tutte/i.

  8. alberto Says:

    Penso che se non ci sono le condizioni per governare, se è vero, ed io sono proprio d’accordo su questo, che la Grecia non è un paese sul quale fare leva, per dimensioni economiche e demografiche , per rimettere in discussione i rapporti di forza, lasci perdere e stai all’opposizione. Io sono pragmatico, proprio per questo, credo che se poi, per effetto di queste condizioni, diventi tu ( Shiriza) quello che taglia le pensioni alza l’iva sui consumi ecc…..non hai gran futuro e credibilità di prospettiva e non basta dire che sei costretto a farlo, perchè questo è quello che sostengono in tanti. Poi le elezioni sono andate bene per lui, per i lavoratori non è cambiato nulla e temo che il disincanto porterà frutti amari. Comunque, forse abbiamo, me compreso discusso fin troppo di Grecia, è vero che le partite si giocano da altre e ben più importanti parti. Ti lascio dicendoti che ho trovato ancora ora, tra le più interessanti, le riflessioni di Fidel rispetto alle questioni internazionali e sul ruolo fondamentale di Cina e Russia nella lotta antimperialista. un abbraccio!

  9. caro alberto, messa così a che serve stare all’opposizione? forse che dall’opposizione in parlamento si possono cambiare le condizioni di vita materiali delle classi subalterne?
    è proprio qui il problema.
    sembra che la politica si riduca a scelte tattiche in parlamento. ma non è così.
    la politica è organizzazione di lotte, pratiche sociali, costruzione della coscienza di classe, analisi, studio e ricerca teorica. e le scelte elettorali e istituzionali se fai queste cose diventano scelte tattiche che possono essere capite dalla popolazione. anche se stai al governo per contenere i danni. perchè se la tua pratica sociale è piena e ricca ti riconoscono e capiscono quali sono le tue eventuali colpe e quali le condizioni oggettive.
    se non fai quate cose puoi stare all’opposizione e gridare ciò che vuoi. nessuno ti capirà e comunque penseranno che li prendi per il culo per accomodarti in parlamento.
    finchè a sinistra non si capirà questa banalità invece che dedicarsi a costruire lotte e a fare egemonia (quella gramsciana e non le caricature che circolano) su ogni scelta tattica ci saranno divisioni inutili e idiote. e finti dilemmi. e infinite discussioni da tifosi di calcio sui social network.
    rileggiti lenin sull’imperialismo. e vedrai che senza una analisi del nuovo capitalismo usare la categoria dell’imperialismo senza aggiornarla porta a gravissimi errori.
    basti pensare che uno dei tratti dell’imperialismo è l’esportazione di capitali.
    o vuoi ridurre l’imperialismo alla potenza militare scevra dagli interessi economici e alla natura finanziaria e globale del capitale odierno?
    suvvia!

    un abbraccio

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