Davvero “Podemos”?

L’informazione della stampa italiana (tutta) circa il turno elettorale amministrativo del 25 maggio in Spagna è, tanto per cambiare, completamente falsata da semplificazioni (passi! data la conclamata ignoranza di molti giornalisti circa la politica estera) e soprattutto da distorsioni ispirate dal maldestro tentativo di usare ciò che avviene all’estero per un uso domestico.
È impossibile confutare una per una tutte le false notizie (le mezze verità sono più false delle menzogne spudorate) e le interpretazioni fondate sul nulla invece che sui fatti (almeno i dati elettorali dovrebbero valere qualcosa!). Per non parlare delle conseguenti previsioni! Ci vorrebbero diversi tomi.
Cercherò in questo articolo di fornire informazioni e dati che i lettori italiani purtroppo non conoscono. Le mie interpretazioni e previsioni valgono quel che valgono. Molto poco. Ma i fatti che citerò restano ed ognuno può verificarli e, se vuole, confrontarli con quelli piuttosto fantasiosi cha ha attinto dal sistema informativo italiano.
All’inizio del mese di maggio del 2014, prima delle elezioni europee, Ada Colau, fino ad allora portavoce del potente movimento contro gli sfratti a Barcellona (delle innumerevoli famiglie che non possono pagare il mutuo e che rimangono comunque debitrici verso le banche) insieme ad altre persone impegnate in diverse esperienze di lotta promuove una piattaforma di nome Guanyem Barcelona, con l’obiettivo esplicito di costruire una lista con tutti i partiti di sinistra (non il Partito dei Socialisti Catalani) e con movimenti ed associazioni provenienti dal Movimento degli indignati del 2011. Non una somma di sigle fra forze politiche con un programma e candidati scelti dalle segreterie dei partiti, bensì una lista costruita dal basso con metodo democratico alla quale i partiti, senza ovviamente sciogliersi, avrebbero aderito e partecipato al pari di tutti.
Bisogna sapere che il movimento degli indignati a Barcelona scelse, dopo le grandi manifestazioni del 2011, di produrre decine e decine di lotte in tutti i quartieri integrandosi nel tessuto storicamente già molto ricco di partecipazione organizzata dal basso dei cittadini.
La proposta di Guanyem Barcelona era in sostanza fondata sull’immersione del movimento degli indignati in una pratica sociale permanente di 4 anni e sulla potenziale condivisione delle forze politiche organizzate della sinistra radicale ed alternativa dei contenuti di lotta e programmatici emersi dalla lotta e dall’opposizione al primo governo della destra catalana della città dopo la caduta del franchismo.
Tutto il contrario di leader che si propongono come candidati a sindaco e raccolgono consensi intorno al “loro” programma, o di una coalizione di partiti che scelgono un sindaco con le primarie.
Nei comuni spagnoli si vota con la proporzionale senza preferenze, non esistono coalizioni previe al voto e si può anche governare in minoranza ottenendo voti ed astensioni su ogni singolo provvedimento.
Perciò, come è facile intuire, ogni parallelo sottinteso o esplicito con le dinamiche elettorali italiane è completamente infondato e fuorviante.
Quando nasce Guanyem Barcelona non ci sono ancora state le elezioni europee, Podemos non è ancora sulla ribalta e, nei fatti, è solo una lista elettorale decisa da poche decine di persone.
Subito dopo la nascita ufficiale di Guanyem Barcelona in molte altre città spagnole nascono proposte simili e con gli stessi obiettivi. Tanto che nel luglio del 2014 Guanyem Barcelona propone la costruzione di una rete sulla base di principi e punti programmatici comuni. Tra i quali c’è, nero su bianco, quello che le liste devono essere costruite dal basso e non devono essere monopolizzate o dirette dai partiti che ne fanno parte.
Podemos nascerà come partito nell’autunno del 2014 e a Barcellona solo nel novembre, quando i colloqui fra Guanyem Barcelona e i partiti della sinistra radicale che si erano dichiarati disponibili sono già avviati da tempo. Solo la decisione di Podemos di non presentarsi alle elezioni municipali per evitare, essendo appena nato, di essere fagocitato localmente da ogni tipo di cordate, permette a Podem Barcelona, buon ultimo, di entrare nel processo che porterà alla formazione della lista Barcelona en Comù con Ada Colau capolista (e per questo candidata a sindaco).
In Italia, e più precisamente su La Repubblica, abbiamo dovuto leggere che “…la lista Barcelona in Comu formata attorno a Podemos della candidata sindaco Ada Colau arriva prima…” (triplo sic: per il contenuto, per la sintassi e per aver sbagliato pure il nome della lista in catalano).
Posso sommessamente dire che presentare le vittorie delle liste unitarie in diverse città importanti come vittorie di Podemos è fuorviante?
Intendiamoci, non è mia intenzione sminuire in alcun modo il contributo decisivo che certamente Podemos ha apportato ai risultati elettorali delle liste unitarie. Tuttavia non informare circa la vera novità di liste che riescono ad agglutinare dal basso partiti, realtà sociali e migliaia di militanti senza tessera (senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità ed organizzazione) e che vincono le elezioni è, a parer mio, omettere proprio la cosa che invece dovrebbe costituire un’esperienza interessante anche per la realtà politica italiana.
E, purtroppo, parlare della grande vittoria di Podemos in tutta la tornata elettorale, è infondato.
Perché? E’ presto detto.
Domenica scorsa si è votato anche in 13 delle 17 comunità autonome (regioni) spagnole.
Ebbene. In 9 il primo partito è il PP. In 2 il Psoe. In due il primo posto è dei rispettivi partiti regionali (Navarra e Canarie).
In tutte e 13 Podemos è o il terzo partito (9), o il quarto (3), o il quinto (1).
Sebbene la perdita di voti di PP e Psoe sia di grandi dimensioni a me sembra difficile dire che Podemos, che da mesi è quotato nei sondaggi per le elezioni politiche come primo o secondo partito, in un testa a testa con il PP e con il Psoe notevolmente distanziato, e che ha fondato su questo la propria strategia politica, abbia vinto, essendo arrivato alla prima vera prova elettorale politica sempre dietro PP e Psoe in tutte le regioni.
Se stessimo ai risultati in sé per un partito che si presenta la prima volta dovremmo parlare di uno straordinario risultato. Ma se stiamo alle aspettative che Podemos stesso ha incoraggiato a più non posso si tratta di un inciampo notevole per un partito che vive prevalentemente di immagine sui mass media.
La confusione, sulla stampa italiana, di dati e commenti sulle comunali e sulle regionali di domenica scorsa ha omesso di verificare veramente la salute di Podemos e soprattutto della sua strategia.
Per esempio, nel comune di Madrid lo stesso giorno, e con gli stessi elettori, la lista unitaria Ahora Madrid alla quale ha aderito Podemos ha preso il 31,85 % dei voti e la lista di Podemos alle regionali il 17,73 % dei voti.
Podemos da mesi, e più precisamente dalla sua fondazione ufficiale, ha deciso di rifiutare sdegnosamente la proposta avanzata da Izquierda Unida di preparare una lista unitaria di “unità popolare” per tentare di vincere davvero le prossime elezioni politiche. Sostenendo che non bisogna formare coalizioni di sinistra, con partiti troppo radicali o comunisti, per poter attrarre il voto degli scontenti “moderati” o anche di “destra”.
Ovviamente fino alle elezioni di domenica commentatori e dietrologi di ogni segno hanno scritto che Podemos aveva ragione e che Izquierda Unida era solo in difficoltà dato l’evidente travaso di suoi voti verso Podemos.
Ma ora come la mettiamo se si dimostra che le liste unitarie, con dentro partiti radicali e comunisti, vincono nelle città e sbaragliano PP e Psoe, mentre Podemos, nelle regionali e da solo, nelle stesse città prende meno voti ed è lontanissimo dalla possibilità di contendere a uno dei due partiti maggiori una sola vittoria in ben 13 regioni?
Inoltre ci sono altri due macigni sulla strada di Podemos.
Il primo è che ad erodere potentemente i voti moderati del PP, ed anche della ormai morta formazione di centro UPyD, è comparso sulla scena, super pompato dai mass media, un nuovo (per la Spagna in quanto già presente in Catalunya) partito (Ciudadanos) di stampo centrista e liberista, ma che tuona contro la casta e contro la corruzione come Podemos. Con buona pace del progetto né di destra né di sinistra capace, secondo Pablo Iglesias, di raccogliere i voti di tutti gli scontenti.
Ormai molti commentatori in Spagna osservano maliziosamente che il bipartitismo si sta sdoppiando in 4 partiti. Due dei quali vengono definiti “marcas blancas” degli originali. Come per i farmaci generici che non hanno la marca della casa che li ha inventati bensì un nome diverso e generico. Podemos e Ciudadanos potrebbero raccogliere rispettivamente i voti degli scontenti del Psoe e del PP, ma non ambire a vincere. Ed essere usati alla bisogna per permettere ad uno dei due di governare. Altro duro colpo per la immagine suggestiva di un Podemos spacca tutto.
Infatti il secondo macigno è costituito dal fatto che in ben 6 delle regioni dove Podemos si è presentato, ed è risultato dietro ai socialisti, c’è la possibilità di formare un governo alternativo al PP. E Podemos dovrà decidere se fare un accordo con il Psoe o meno.
Se lo farà inevitabilmente una parte del suo elettorato sarà delusa. E se non lo farà, provocando o un governo del PP o magari un governo PP Psoe, una parte del suo elettorato rimarrà delusa.
Una cosa è chiedere al Psoe sconfitto di appoggiare un governo municipale guidato dal programma e dal sindaco di una lista di sinistra radicale, come si farà in diverse città, ed un’altra è suscitare l’aspettativa di vincere contro entrambi i partiti maggiori e alla fine dover acconciarsi ad appoggiare un governo del Psoe o a sentirsi accusati di aver favorito il PP.
Insomma, mi spiace dover trarre la conclusione che la strada per la costruzione, in Spagna, di una esperienza analoga a quella di Syriza è molto più irta di ostacoli e di difficoltà di quanto non si possa dedurre dalla lettura dei giornali italiani.
Spero davvero di cambiare opinione e di riconoscere di essermi sbagliato. Ma fare progetti e farsi illusioni sulla base di scarsa conoscenza della realtà e di facili suggestioni è molto pericoloso nella vita. In politica è esiziale.
Spero soprattutto che Podemos dismetta la boria di partito autosufficiente e dia retta alla proposta del Partito Comunista di Spagna e di Izquierda Unida che in sostanza dice: facciamo come a Barcellona!

ramon mantovani

pubblicato sul sito http://www.controlacrisi.org il 26 maggio 2015

42 Risposte to “Davvero “Podemos”?”

  1. mimmo cosentino Says:

    bravissimo, come sempre. Condiviso l’articolo sulla pagina regionale Prc Sicilia. >Ciao, Mimmo Date: Wed, 27 May 2015 12:43:40 +0000 To: mimmocosen@hotmail.it

  2. ARTICOLO MOLTO AZZECCATO E PUNTUALE ANCHE SE SULLA OMOLOGAZIONE ALLA VECCHIA POLITICA ANCHE DI IZQUIERDA UNIDA MI SEMBRA CHE PODEMOS ABBIA RAGIONE…

  3. grazie mimmo, ma guarda che hai pubblicato la tua email. forse volevi mettere un link?
    un abbraccio

  4. caro pietro, che una forza sia in parlamento da 30 anni, senza mai essere stata al governo e votando da sola contro una marea di cose che oggi si rivelano sbagliate e negative per le classi subalterne, e che al tempo stesso venga travolta dall’ondata di “sono tutti uguali” è, credo, inevitabile.
    pablo iglesias questa mattina ha detto che nelle regioni dove si è votato domenica ha l’obiettivo di evitare che governi il pp in tutte quelle dove è possibile sommare i seggi di psoe e podemos. ha anche detto che non entrerà in governi diretti dal psoe e che per permettere l’elezione di presidenti del psoe, con l’astensione o con voti favorevoli, porrà delle condizioni.
    è evidente che negozierà le condizioni con il psoe.
    e puoi star sicuro che una volta negoziate le condizioni ci sarà chi dirà, e la stampa lo amplificherà, che sono condizioni insufficienti e che podemos ha fatto accordi per gli interessi di partito. e se non raggiungerà l’accordo ci sarà chi dirà, e la stampa lo amplificherà, che podemos ha favorito il pp.
    in questo modo quanto tempo ci vorrà prima che podemos sia definito anch’esso “omologato alla vecchia politica?”
    è stato Monedero, che la stampa (senza essere mai smentita) definiva il numero 2 o il numero 3 di podemos, ad abbandonare la direzione dicendo che podemos si è omologato alla vecchia politica.
    ma cos’é questa vecchia politica? e soprattutto cos’è la nuova politica?
    io sono vecchio. anzi vecchissimo. perché penso che la politica sia la lotta di classe e che le elezioni ed anche le istituzioni siano un aspetto secondario della politica di una forza antagonista. importantissima ma secondaria.
    nel contesto attuale una cosa effettivamente nuova è l’esperienza di barcelona en comù. che nasce e cresce di pari passo con i movimenti di lotta e che unisce tutto l’unibile, senza settarismi e senza discriminazioni.
    anche se sembra nuovo il marketing elettorale, il leaderismo sfrenato, il sondaggismo, le mosse e le contromosse, le dietrologie, e così via è in realtà la cosa più vecchia del mondo.
    è la concezione della politica separata dal conflitto sociale ed è fondata non sulle lotte (per quanto le evochi a parole) bensì sull’idea che la politica si rivolge alle elezioni ai cittadini consumatori. il trionfo dell’individualismo.
    quando i poteri forti hanno visto l’ascesa di podemos hanno deciso a tavolino (lo ha detto esplicitamente i presidente di una importantissima banca) di creare un “podemos di destra”.
    detto fatto: i mass media hanno pompato il partito ciudadanos come “nuovo”, pulito, e coerente contro la corruzione e la casta.
    come vedi se si punta ad essere “nuovi, puliti e contro la casta” e se si dice che non si vuole essere definiti di sinistra per poter conquistare “la centralità” della politica e vincere, basta poco per essere messi in difficoltà.
    dire che ci vuole l’unità popolare sulla base di contenuti di sinistra sarà anche vecchio. ma forse è più sensato e non si incorre nel rischio di suscitare speranze infondate che poi danno luogo a delusioni fondate.
    ciao

  5. Silvia Says:

    Illuminante come sempre, Ramon, un prezioso contributo per tutti gli italiani male informati. Diffonderò ,
    Silvi

  6. L'Altra Italia Says:

    L’ha ribloggato su L'ALTRA ITALIA.

  7. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    credo di essere molto vecchio anche io! Credo ancora ,o meglio,ritengo ( ho abolito il verbo credo per ridurre aderenze con cultura religiosa) che la lotta di classe sia il”motore”della storia. Il tema a cui accennavo nel primo post sulla “questione”Podemos,prima della pubblicazione su questo blog dell’articolo che ho letto su contro la crisi a tua firma è una questione sulla quale abbiamo più volte scambiato le nostre reciproche considerazioni. La questione della comunicazione intesa sia come contenuto sia come medium è però ben lungi dall’essere risolta. Preciso subito che non sono tra quelli che pensa che cambiando comunicazione cambi la realtà. Sono anzi convinto che il controllo della realtà determini gli ambiti di comunicazione. Vero è comunque che dai tempi del PCI la questione della comunicazione e della sua centralità nell’orientamento della pubblica opinione sia stato abbondantemente sottostimato e spesso totalmente ignorato. La questione non è di lana caprina , ma esprime una inadeguatezza di comprensione dei rapporti di forza nella sua generalità e di conseguenza una incapacità di orientare la costruzione di una coscienza di classe e di obbietivi che possano declinarla. Il controllo dei mezzi di produzione e dei capitali finanziari che governano , al di la e al di sopra,le rappresentazioni della politica è o non è l’evidenza che la democrazia così come è e si presenta è un terreno perdente? Non vorrei essere frainteso e quindi per democrazia intendo quello che viene spacciata come tale non quella che rappresenta un giusto e ragionevole obiettivo di minima e dico di minima!! La mutazione antroplogica determinata dal controllo dei medium di informazione e di intrattenimento e dalla caotica dinamica dello sviluppo è nella sua natura più simile alla guerra dell’oppio dei coloni inglesi che alla scoperta della stampa di gutemberg. Partire da una semplice ,ma chiara e determinata dichiarazione di umiltà e di ignoranza sul tema per impostare con metodo e con criterio una rilettura e rideterminazione del ruolo e del compito da assegnare agli strumenti di ” distribuzione” di contenuti non dovrebbe essere uno dei punti qualificanti di una discussione democratica? Per usare una metafora c’è chi genera le onde e chi fa il surf. Assisto sovente alla dichiarazione ,presuntuosa e mistificante,di surfisti che pensano di essere l’origine delle onde! Non ritengo ,quindi,che la discussione sui medium e sui contenuti che vengono diffusi sia di per sè risolutivo di una azione politica,ma penso che chiunque si ponga il problema di costruire una vera alternativa democratica non possa non affrontare con metodo e serietà un “asset” di rilievo sul tema.
    Mi fermo qui,per ora e ti abbraccio in attesa di un tuo post

  8. caro giovanni, siamo d’accordo sulla sostanza. e mi fa piacere.
    ma per avere e sentire la necessità di criticare il complesso sistema comunicativo dominante, che è veicolo di costruzione di luoghi comuni (senso comune diceva gramsci), al fine di costruire una “comunicazione alternativa” è indispensabile “credere” che gli interessi, le dinamiche sociali reali, l’economia e i modelli sociali conseguenti siano fondamentali e centrali.
    altrimenti con l’illusione di usare gli spazi comunicativi vigenti si finisce per essere invece usati da questi ultimi.
    se chi lotta, solo per fare un esempio, contro la “riforma” fornero delle pensioni crede che l’inps sia in deficit, che il debito pubblico sia un vero problema, che il problema risiede nei vizi della casta, che il mercato è una cosa naturale e gli spetta il ruolo di arbitro, ecc ecc, facilmente finirà preda delle “offerte politiche” che predicano sacrifici come cose inevitabili, o che promuovono la guerra fra poveri, che propongono soluzioni miracolistiche affidate ad un uomo della provvidenza capace di mettere in riga la casta.
    chi possiede la conoscenza, e per esempio sa che il debito pubblico è un gigantesco imbroglio, per quanto scriva libri e lo dica in qualche spazio televisivo, nel mezzo delle solite risse superficiali ed incomprensibili, appare come un fanatico seguace di un’ideologia vecchia ed incapace di capire le novità del mondo.
    se tu parli con cento militanti sedicenti di sinistra scoprirai che almeno 90 non sanno la beata fava di un cazzo di cosa sia veramente il debito pubblico (che ricorre continuamente in tutte le discussioni possibili ed immaginabili come impedimento a qualsiasi provvedimento di giustizia sociale), di cosa sia il TTIP (che se verrà firmato esproprierà una mole impressionante di poteri che oggi stanno nei parlamenti e nel governi per trasferirli direttamente nelle mani delle multinazionali) assestando un altro colpo mortale alla concezione della “democrazia” come possibilità di partecipare e trasformare la realtà. se non sanno questo come possono avere idee fertili su come far prendere coscienza al popolo dei veri problemi che lo affliggono e come vuoi che sviluppino una critica ed un’idea alternativa di comunicazione? infatti l’unica cosa che sanno fare è discutere sui social network di politica secondo i luoghi comuni della politica spettacolo, e conseguentemente litigare senza alcun costrutto.
    ci vorrebbe che uomini e donne interni al mondo della comunicazione ma dotati di coscienza critica circa l’economia politica e circa la centralità del conflitto di classe, contribuissero alla lotta generale in modo originale.
    se ci si aspetta che un mitico partito promuova una discussione all’altezza e risolva il problema stiamo freschi. oggi un simile partito non c’è. quel che c’è si barcamena senza mezzi e senza una forza organizzata sufficiente nella battaglia di resistenza giorno per giorno.
    un abbraccio

  9. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    ho letto tutto con attenzione e devo dire che il tuo ragionamento non fa una grinza . Condivido sia l’analisi sia la possibile “soluzione” . Purtroppo sono veramente con il tempo contato e non posso argomentare come sarebbe opportuno.Appena ho tempo sarò più preciso.
    un abbraccio

  10. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    eccomi con maggiore tranquillità. Sul tema io ci lavoro da almeno tre anni. Non è semplice ma penso di essere iuscito a trovare una vera proposta,realizzabile,accessibile,innovativa( necessariamente).
    E’ quasi un anno che cerco interlocutori disponibili ( evito i nomi contattati per ovvia e doverosa discrezione) e competenti ma l’unione delle due caratteristiche polverizza le disponibilità concrete.in considerazione del fatto che non credo di essere un genio ma credo anche al valore della mia proposta ritengo che se nessuno avanza proposte analoghe è perchè non viene dato al tema una degna considerazione. Non penso minimamaente che sia compito di PRC o altra realtà farsi carico di risolvere e gestire il problema ma rilanciare la questione per poter aprire un confronto e ricevere proposte / analisi/ contributi di varia natura forse si.
    Io ci sto lavorando e continuo a cercare interlocutori disponibili e affidabili ( altra combinazione astrale) quel che sarà sarà .Se hai suggerimenti o considerazioni sai anche dove e come contattarmi .
    Continuo a pensare che questo aspetto sia da molti anni (quasi trenta) sottovalutato per una lacuna di tipo analitico e teorico sul ruolo di tecnologie utili alla comunicazione. Ben ricordo quando il PCI svendette un network di televisioni locali a soci di Berlusconi .Non per questo motivo ma certo la coincidenza non è casuale da quel momento ( ben prima del crollo del muro berlinese) la degenerazione( intesa come capacità di analisi e proposta) della politica del partito ha subito una accelerazzione impressionante.
    Sul resto delle tue considerazioni sono totalmente daccordo d’altra parte se la cultura dominante fosse ininfluente non si chiamerebbe o si potrebbe definire per quello che è,dominante.
    Un abbraccio

  11. WGrillo Says:

    Ramon chi? Mi sembra invidioso e rancoroso verso il successo altrui questo Ramon….poveraccio non ha nemmeno il consenso di un condominio noi invece al 25%…..

  12. egregio viva grillo, complimenti vivissimi per la profondità di pensiero, per gli argomenti, per la cultura democratica dimostrata, per il coraggio di insultare non protetto dall’anonimato. e soprattutto per non voler applicare concetti da novella 2000 a chi non la pensa come te. ma forse “pensa” è una parola che non ti fa onore.

  13. Pasquale Says:

    Sig.Rametto credo che lei stia rosicando di brutto….

  14. io lascio molto volentieri gli insulti rivolti a me. esempio imperituro della qualità degli argomenti e del coraggio di chi insulta coperto dall’anonimato.

  15. luca occhionero Says:

    mi sa che è sempre lo stesso: prima sel, poi pdci, poi ancora kke, adesso grillo?? Ma con o senza l’autorizzazione di Casaleggio? Ai posteri l’ardua sentenza

  16. luca occhionero Says:

    Ti ringrazio er averci dato una informazione precisa di quanto è successo in Spagna perchè effettivamente, e come al solito, le notizie a noi giunte dagli organi ufficiali che sono pure tristemente i più seguiti hanno esaminato gli avvenimenti secondo le “cateogorie” italiche del centrosinistra e del centrodestrra. Sostanzialmente hanno fatto apparire podemos, specie a Madrid, come la Rifondazione Comunista del 2005 che elegge Vendola insieme al pd ed ai socialdemocratici eredi di Tanassi, cosa mai così lontana dalla verità. Il processo della fuoriuscita da sinistra della crisi europea sembra che corra in certi Paesi e sembra rimanere ai box in certi altri. Forse perchè si è legati ancora a temi prettamente nazionali mentre manca un respiro internazionale. A parte Tsipras che è costretto a compiere certi passi sia per evitare un indubbio isolamento internazionale sia per la situazione contingente nel suo Paese, non mi pare che tale movimento abbia elaborato delle tesi in riferimento al rapporto con la Russia, con la Cina, coi Brics; o delle dottrine in riferimento alle guerre attualmente in corso in Africa o nel vicino oriente. Rimbalza ancora la questione kurda, che tu conosci bene, e che può in questo scenario confuso e violento perfino trovare una soluzione positiva: in fondo,militarmente e geograficamente parlando, liddove i peshmerga riuscissero a liberare Mosul e completamente Sanjar avrebbero una continuità territoriale con i cantoni del kurdistan siriano. Quando parleremo anche noi di questi temi?

  17. ciao luca,
    scusa mail tuo primo commento per me è incomprensibile.

    sul secondo in sostanza siamo d’accordo.

    sui temi che sollevi c’è un intenso dibattito a livello mondiale. soprattutto in america latina.

    in europa l’esperienza greca è interessante perché per la prima volta, fra le inevitabili e logiche mille contraddizioni e problemi, pone il problema di una alternativa a livello politico, e non solo teorico.

    ma purtroppo una marea di militanti che si ritengono di sinistra o comunisti, invece che leggere, studiare e discutere seriamente, in modo da ricavare anche e soprattutto idee guida per le proprie azioni (quando ci sono) passano il loro tempo a scrivere minchiate sui social network e parlano della grecia (e della spagna) sulla base di superficiali suggestioni e dicerie prive di fondamento.

    per non parlare del ttip al quale viene prestata un centesimo dell’attenzione rispetto all’ultima dichiarazione di renzi o all’ultima dietrologia su grillo.

    un abbraccio

    ramon

  18. Egregio Dr.Ramon ma lei non si era estinto….ancora qui a sparare amenità di dubbio livello?

  19. egregio pino, io non sono Dr. nè On, nè Cav, nè Ing, nè Prof, nè Rag, ecc. ecc.

    cmq la ringrazio immensamente per aver letto le mie “amenità” ed averle criticate e confutate con dovizia di argomenti seri e profondi.

    quanto alla mia estinzione temo dovrà attendere ancora un po.

    le auguro di crogiolarsi nel suo coraggioso anonimato.

    buon divertimento

  20. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    posto che non capisco perchè rispondi puntualmente a post di insulti generici e non agli argomenti che ti ho espresso,mi interssa sviluppare un tema di pungente attualità,la questione europa grecia. Ho sempre pensato che l’euro fosse una sciagura e che le posizioni sul tema di tutta la sinistra , ai suoi tempi,fosse illusoria e sbagliata. Continuo a pensare che l’unica soluzione sia uscire dall’euro prima che sia troppo tardi( ammesso che già non lo sia).Dal mio punto di vista credo anche che Tsipras stia conducendo la disputua in modo da fra escludere la Grecia dall’Europa e spero con tutto il cuore per il popolo greco che questo accada al più presto. in poche parole penso che la sinistra dovrebbe subito fare sua la parola d’ordine fuori dall’europa che altro non è che una associazione a delinquere di stampo finanziario. Prima si dice la verità e meglio è,soprattutto quando non si hanno soldi e amici potenti.
    Non so neanche se questa valutazione sia all’attenzione del dibattito ,credo dovrebbe esserlo.
    Un abbraccio

  21. Antonio Nardecchia Says:

    Beh Giovanni non è che si possa perdere tempo ad interloquire con le panzane che scrivi.Onestamente sono cose assurde scritte in un italiano assai limitato….da come scrivi e da cosa scrivi onestamente dimostri di avere un perimetro mentale desolante.

  22. Giovanni Says:

    Ignoto e acutissimo Nardecchia Antonio,
    vedo che le carattaristiche della mia miseria mentale ti hanno sospinto ad un intervento scritto. inutile commentare quanto scrivi,non dialogo con i fascisti.
    Questo blog è sempre più ricettacolo di feccia ,caro ramon, pensavo fosse un luogo dove ogni tanto si potessero scambiare idee. O si governa la propria comunicazione o resta solo un desolante paesaggio di mentecatti capaci solo di insultare chi intende azzardare un confronto.
    Il blog è tuo decidi.
    abbraccio

  23. caro giovanni, sul tema della comunicazione credevo che il tuo post fosse definitivo. del resto sono d’accordo con quel che hai scritto. al netto dell’importanza da attribuire al tema, che io considero importantissimo ma non “il principale”. come ci siamo detti più volte.
    sull’euro hai ragione dire che tutta la sinistra in europa ha sbagliato ed ha sottovalutato molte cose.
    tuttavia, anche in questo caso, il tema della moneta non è il principale. nell’attuale regime di liberalizzazione dei mercati e di finanziamento del debito pubblico attraverso i mercati finanziari uscire dall’euro può far pagare prezzi ancor più insopportabili ad un popolo, con conseguente crollo dei consensi di un governo che lo facesse.
    proporre un’alternativa, come fa il governo greco, senza paura di poter arrivare ad uscire dall’euro, è invece la “tattica” giusta affinchè siano chiare le responsabilità ed ogni scelta possibile sia accompagnata dalla coscienza delle conseguenze.
    cmq sul tema c’è un ampio dibattito in tutta europa, sul quale io non ho nulla di originale da dire.
    infine, il mio blog non ha censure per quel che riguarda gli insulti rivolti a me. del resto leggerli invita a riflettere sia sulla povertà intellettuale di chi li scrive sia sulla degenerazione se non prodotta favorita dai social network. e non è vero che qui gli insulti sono aumentati. è vero il contrario. vanno ad ondate. ma sono diminuiti. e credo che questo mio modo di “governare” il blog sia efficace.
    se avessi letto gli insulti a te prima che tu rispondessi li avrei censurati. ma sei arrivato prima tu. e allora li lascio, altrimenti non si capisce nulla.
    e cmq dare del fascista a questo cretino è sbagliato. i fascisti seri sono molte cose, anche terribili, ma non poveretti privi di argomenti.
    un abbraccio

  24. Giovanni Says:

    Caro Ramon,
    convengo che il post avesse tutte le caratteristiche assertive di una conclusione. Probabilment,inoltre,sviscerare una questione complessa con lunghe disamine scritte non presenta i vantaggi di un scambio articolato con le gambe sootto al tavolo. Vorrei comunque evidenziare che la gran parte delle “invenzioni” comunicative del nostro paese hanno visto il predominio pressochè incontrastato di cervelli generati dal 68 e più in genarale di sinistra o almeno riferibili ad una generica cultura progressista. In quella che i “colti” chiamano società liquida si vaporizza ogni tentativo di proposta strutturale connessa alla comunicazione ed ai suoi prodotti.Questo aspetto che appare specifico anche se specifico non è, inibisce a mio parere, una elaborazione attenta del ruolo collettivo cui riferirsi per poter proporre una reale alternativa alla distribuzione ” uno a molti” ( one to many,sembra più scientifico) dei contenuti. Il vero tema della comunicazione è il tema del pensiero e della elaborazione collettiva dei contenuti. Questo è l’aspetto centrale dei termini culturali della questione. Si collega molto bene a quanto accade oggi nella lettura tattica, che giustamente hai evidenziato , del confronto grecia eurogruppo. tsipras ha ribaltato sul piano politico quello che si vuol far passare come congegno scientifico-tecnico. Sono certo che un referendum proposto e votato in una settimana abbia costituito uno scarto di fantasia ed innovazione inarrivabile per i tecnocrati delle banche.Così come è chiaro che il confronto in parlamento europeo dopo il referendum sia la terza mossa molto ben azzeccata di un salto di qualità che ha spiazzato e evidenziato la goffa e arcaica natura del gruppo al potere.Insomma il gruppo dirigente di Syriza ha ben gestito il capitale politico di cui è espressione ed ha saputo comunicarlo in modo efficace e coerente. Non per questo i soldi sono arrivati.
    Discutere collettivamente sulla questione greca è un contenuto politico si può usare la comunicazione ( non i talk show) in modo innovativo per aggregare innovando sia la comunicazione sia il significato politico di una fruizione collettiva e non ” uno verso molti”. Nel merito più specifico della scelta sull’europa ,vale a dire dentro o fuori da un ricatto ,penso che il percorso della grecia sia il percorso guida dal quale trarre spunto. O si riesce a cambiare(smascherando) la natura effettiva di questo assetto di mera rapina,di neo colonialismo finanziario attraverso la discussione effettiva e concreta della valorizzazione del credito ad uso sociale o è meglio porsi l’obbiettivo di fare saltare il tavolo.
    Trovo molto pericoloso dare la possibilità alla cultura di destra ed alle sue manifestazioni politiche di cavalcare ,sull’onda greca, la giusta rivolta contro questa europa. Malatempora currunt.
    Sul blog e sull’idiota concordo con te e ammetto di aver attribuito qualità,si fa per dire,ad una pulce.
    un abbraccio

  25. Giovanni Says:

    Caro ramon ,visto che non hai ancora commentato…ci aggiungo un ragionamento.
    La ” conclusione” della trattativa tra i nazisti tedeschi ( aveva ragione stalin ,mai riunire le germanie) e l’europa ( che non esiste) segna in modo inequivocabile la fine della farsa e della messa in scena. L’europa fin qui conosciuta è morta sulla questione greca. Da oggi ,con i modi e i tempi ancora da scrivere,inizia una fase del tutto inedita della politica internazionale e della politica dell’ area mediterranea. La germania ha deciso di volere l’unione solo a condizioni che prevedono il suo diretto controllo e comando! Credo che tsipras abbia fatto quanto poteva ,visto la situazione e l’assoluta assenza della sinistra europea . Il merito di siryza e del popolo greco è immenso,aver smascherato,costringendoli a buttare la maschera,i nazisti tedeschi. I crucchi sono crucchi o li bastoni o loro bastonano te. Ovviamente la nostra informazione( si fa per dire) nazionale si distingue per le consuete e ancor più grottesche( sulla trattativa si è visto l’inarrivabile) rappresentazioni del nulla sotto vuoto, mistificazioni totali. Devo dire che ha fatto meglio la ZDF( tv pubblica tedesca) di quanto non abbia fatto la serva RAI. Si è imboccata una strada senza molte possibilità e certamente con la prospettiva di un asservimento politico finanziario dell’europa del sud .Altro che unione. Questo tema è un oggetto preciso su cui muovere una riflessione( comunicazione) di nuova concezione ( contenuto ). Si aprirà una rinnovata fase di confronto e apertura verso una informazione propriamente detta?
    abbraccio

  26. caro giovanni, scusa per il ritardo. ma non ho potuto rispondere prima.
    cmq penso che non ti manchino ragioni.
    in altre parole sono sostanzialmente d’accordo con molto di quel che dici.
    quindi mi concentro solo sulle differenze, grandi o piccole che siano.
    1) sulla comunicazione e sull’informazione, che per altro sono aspetti economici e produttivi del sistema capitalistico, come sai io attribuisco loro una rilevanza inferiore a quella che gli attribuisci tu.
    la politica del governo greco, contenuti e “mosse”, non si può capire senza considerare le esperienze di lotta e soprattutto di autorganizzazione sociale degli ultimi 5 anni. casse di mutuo soccorso, mense popolari, occupazioni di abitazioni ecc ecc. è in quelle esperienze che risiede la presa di coscienza delle responsabilità della crisi da parte di milioni di greci. senza questo qualsiasi fredda analisi corretta dal punto di vista economico (che pure è un presupposto indispensabile, non avrebbe mai sormontato i luoghi comuni falsi (abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. lo stato deve avere un bilancio in pareggio come una famiglia. è naturale che il debito pubblico dia sul mercato finanziario. ecc ecc) che infatti sono imperanti dove le lotte e l’autorganizzazione sociale sono di fatto inesistenti.
    insisto su questo perché, sebbene sappia perfettamente dell’intreccio fra tutte le cose e dell’importanza della comunicazione di cui tu parli, penso che in italia e non solo sia totalmente sottovalutata la questione della pratica sociale. e allora tutto finisce col leggere i processi in atto come risultato unicamente delle “mosse” e contromosse più o meno tattiche. con l’estrema personalizzazione per cui esistono solo tsipras, la merkel, hollande, varoufakis e così via.
    ma parlare di politica così significa far rientrare dalla finestra quel che si pretende di far uscire dalla porta. senza critica dell’economia politica, senza analisi di classe e dei nessi del modello sociale con la cultura dominante, senza consapevolezza scientifica delle difficoltà do ogni scelta in relazione ai rapporti di forza reali, parlare delle “mosse” del governo greco e della troika significa leggere la realtà con gli occhiali del nemico, che per sua natura concepisce la politica esattamente come tecnica del potere e come teatro separato dalla realtà sociale.
    inoltre dal punto di vista comunicativo la situazione italiana è più o meno disperata. in quasi tutti i paesi europei importanti ci sono tv pubbliche che svolgono almeno un minimo di servizio pubblico. non fanno talk show, ai politici è proibito intervenire in programmi di intrattenimento, mandano in onda documentari molto critici, promuovono la cultura che il mercato uccide (teatro, musica classica, avanguardia ecc).
    quando in italia alcuni operatori del settore scriveranno un manifesto contro la degenerazione spettacolare dell’informazione? quando cercheranno un rapporto organico con quel che c’è del movimento di lotta, che per quanto isolato e disperso esiste ed è in germe l’unica speranza possibile? quando si metteranno a fare vera controinformazione invece che dire cose, magari giuste ma spesso esagerate e parolaie, seguendo l’ordine del giorno della politichetta provinciale dell’antiberlusconismo o della litania antirenziana esattamente sul terreno della retorica berlusconiana e della rottamazione renziana?
    potrei continuare. ma credo di essermi spiegato.
    2) che esista una dittatura del capitale finanziario mondiale, che l’UE sia stata disegnata come interna e come punta di diamante di questa dittatura non c’è dubbio. come è perfino ovvio che la globalizzazione è destinata a produrre divari sempre più crescenti fra ricchi e poveri in ogni paese, e fra territori ricchi e territori poveri. e qui c’è il dominio tedesco dentro l’UE.
    ma scusa, ridurre tutto a “crucchi” “nazisti” ecc è un errore colossale.
    anche qui manca una cosa fondamentale. una dimensione sovranazionale della lotta, sia sociale che politica e culturale.
    euro o ue si o no la globalizzazione resta. come resterà il trattato TTIP, quelli del WTO, i paradisi fiscali ecc.
    il popolo greco ha bisogno di avere gli operai tedeschi come alleati. difficile ma indispensabile. sia dentro che fuori dall’euro. sia dentro che fuori dalla UE.
    e, scusa, la riduzione di tutto alla dialettica fra “tedeschi” e popoli del sud europa, oltre ad essere una semplificazione eccessiva, per quanto abbia fondamenti nella realtà, sarebbe un autogol enorme per chiunque voglia battersi contro la dittatura del capitale.
    per fortuna la linke in germania ha posizioni duramente critiche contro il governo. e viaggia controcorrente rispetto alla cultura e ai luoghi comuni dominanti. e così il partito della sinistra europea. e così il GUE nel parlamento europeo.
    che in italia nessuno dia conto di questo non mi meraviglia affatto. e purtroppo non si tratta nemmeno di un complotto. è banalmente ignoranza e ignavia.
    in una processo che esalta le contraddizioni fra paesi e fra popoli alla lunga ad avere l’egemonia saranno solo forze reazionarie e/o anche fasciste. come ben si vede in diversi paesi.
    l’internazionalismo non è in contraddizione con la sovranità popolare, con l’autodeterminazione dei popoli. al contrario le valorizza. infatti è internazionalismo e non globalizzazione o mondialismo ad egemonia capitalistica.
    spero di essermi spiegato.

    un abbraccio

  27. Giovanni Says:

    Caro ramon,
    ti sei spiegato benissimo ,e condivido quanto hai giustamente scritto. Il tempo( poco) e la rabbia(molta) non sono gli ingredienti migliori per esprimere “opinioni”. Quando dico tsipras ha “fatto” sto operando una riduzione oggettiva cioè sto semplificando per ridurre il tempo di esposizione. E’ un errore e fai bene a sottolinearlo, condivido il principio che hai espresso sul rischio che semplificando si cada nella logica del nemico. E’ una questione di sostanza importante che passa attraverso una comunicazione sbrigativa. Idem dicasi per i “crucchi”! Non credo ,francamente, di attribuire un valore cosi rilevante alla comunicazione. Considero importante smontare il luogo comune di una società “della comunicazione” che non esiste nella realtà. Vale a dire che ritengo la comunicazione uno ,fra i tanti, dei temi mistificati e travisati dalla cultura imperante. Per meglio spiegarmi no ritengo che avere un canale tv sia determinante per cambiare la politica di un governo. credo però che sia sottovalutato il ruolo che la comunicazione come espressione di contenuti nati da lotte possa svolgere nel risveglio delle coscienze e nel recupero di un pensiero collettivo più consapevole. Poi ,con più calma,approfondirò alcuni aspetti che richiedono più tempo di quanto non possa concedere ora.
    Poi sul fatto di avere angolature diverse ,benissimo,non è certo un male anzi stimola il dibattito che non fa mai male. penso che siamo più in sintonia di quanto non appaia.
    abbraccio

  28. lo stesso dico giovanni. anch’io penso che siamo in sintonia.
    se mi permetto di puntualizzare certe cose è perché mentre io ti conosco e intuisco le iperboli che a volte usi come cose sbrigative altri eventuali lettori del blog no. purtroppo le semplificazioni sono diffusissime. come anche l’abitudine a profferire ingiurie che nascondono i peggiori luoghi comuni suggeriti dal pensiero dominante.
    senza avere nessun intento pedagogico cerco, però, di evitare per quanto possibile che qui la discussione prenda pieghe sbagliate.

    una cosa è dire certe cose al bar scherzando e un’altra è scriverle nero su bianco su luoghi pubblici. è una differenza che sembra essere stata abolita dai social network. con effetti devastanti.

    per esempio quando visito un sito che non conosco più che bene e leggo post che dicono che tizio è un “nano” e un altro è un “ciccione vomitevole” (per non parlare di quel che scrivono sulle donne) e chi dice queste cose pensa di esprimere una critica dura ad esponenti di destra constato quanto il pensiero reazionario sia egemone anche nella testa di persone che credono di essere di sinistra. e ricavo una pessima opinione del sito.
    come sai non sono un bacchettone, e nemmeno mi piace il politically correct esasperato.
    ma un po di igiene non fa male.

    un abbraccio

  29. Giovanni Says:

    Caro Ramon,
    se c’è una cosa che mi fa piacere è dare ragione a chi esprime contenuti e atteggiamenti condivisibili e condivisi. Quindi hai fatto benissimo a “bacchettarmi” sulle modalità espressive e sul metodo.
    Condivido in toto senza se e senza ma. Purtroppo la pratica è quella di dire o affermare concetti per dare soddisfazione al proprio ego senza porsi il problema dell’utilità “universale” di quanto si afferma.
    Noto ,con dispiacere, che il tuo blog è al momento poco frequentato.in virtù della situazione greca( ma direi europea) non sarebbe male un tuo post sul tema.” Credo” che la posizione di Tsipras sia quantomeno stimabile e trovo sia un tema interessante citicare il metodo e il merito di chi lo consideri un traditore della causa. Si può capire che ci sia un profondo dispiacere nel prendere atto di una sconfitta ma credo anche che sia indispensabile maturare la consapevolezza che Syriza ha aperto un nuovo capitolo dello scontro in Europa. La questione è certo complessa e non sta a me sentenziare contro questo o quello. Ritengo che l’esperienza della grecia abbia comunque il merito di aver posto in modo chiaro la natura e la qualità dello scontro. Una partita fuori dall’Europa non può essere vinta senza la condivisione di una lotta in ogni singolo paese. Un tema di ulteriore riflessione verte sul concetto di patria cioè di popoli. Anche in questo caso l’esperienza greca è di molto insegnamento. E’ opportuno che le posizioni di sinistra sappiano declinare un tema che altrimenti potrebbe esser monopolizzato dalla destra più becera. Non parliamo poi della capacità di gestire i rudimenti di una conoscenza dei meccanismi finanziari e di come possano essere gestiti in luogo di eserciti di occupazione come nel vecchio colonialismo. I TTIP sono la versione moderna e molto più potente della compagnia delle indie di un tempo.
    Se avessi più tempo continuerei ma in fondo forse è meglio così potrei diventare noioso, so bene che non c’è bisogno di spiegare a te quello che sai meglio di me.
    abbraccio

  30. caro giovanni, ancora una volta siamo d’accordo. e mi fa piacere.
    non scriverò nulla sulla grecia, per il momento.
    sia perché non ho informazioni dirette, sia perché non ho più l’incombenza, ormai da molto tempo, si dover prendere posizione e di elaborare analisi su tutti i temi di attualità. sia perché mi riconosco nelle cose che dice rifondazione e non ho da aggiungere niente di originale.
    seguo, però, il dibattito che è aperto in tutta europa (per quel che posso).
    che il blog sia poco frequentato da un lato non mi importa (anche se sono contento che i miei rari scritti vengano immediatamente ripostati in numerosi altri siti) e dall’altro mi fa perfino piacere. perché non lo frequentano ormai quasi più i ginnasti del post facile che non leggono un bel niente di quel che c’è scritto nell’articolo e si dedicano a scrivere minchiate di ogni tipo.
    tutto qui.
    un abbraccio

  31. Io seguo. Non scrivo niente perché non ho nulla da dire, tranne che sono stanca ed incazzata, ma leggo con interesse e cerco di capire. Per me questo resta uno dei più importanti siti di riferimento.
    Ciao a te, Mantovani e a tutti quelli che seguono il blog.

  32. un abbraccio patrizia.

  33. Eufemio Says:

    Ramon si è estinto…..poverazzo……

  34. è vero “eugenio”! per te non posso essere che estinto. infatti non mi manifesto nei luoghi nei quali presunti vivi (vilmente anonimi) credono di esistere.

  35. Paolo Ospici Says:

    Ciao Ramon, sono in Grecia proprio ora e ti chiedo se consideri ancora giusta la posizione del governo greco. Sto vedendo cose che non avrei mai voluto vedere e mi toccano da vicino visto che coinvolgono pezzi della mia famiglia. Lo dico alla luce delle giuste considerazioni fatte a proposito di podemos ma che, se paragonate ad una “illuminata” via greca, mostrano il passo. Per inciso l’ultima coltellata alla schiena al povero Alexis gliela data proprio Iglesias quando in una convention pro syriza ghs detto testualmente: Tsipras ha perso una battaglia ma non la guerra. Ma lo sapeva che Tsipras va invece dicendo in giro di non aver perso nemmeno una battaglia? La verità è che ovunque guardi di esmpi positivi proprio non riesco a trovarne, che sia la volta buona che ci tocca inventarci un nuovo rinascimento italiano?

  36. scusa paolo, ti risponderò il prima possibile.

  37. caro paolo, io penso che i rapporti di forza esistano. e quindi penso che il governo di un paese deindustrializzato, piccolo, e totalmente dipendente, non avesse alternative. per cambiare le cose è necessario che uno o più paesi del sud dell’europa scelgano la strada della rottura con l’austerità. e che la lotta di classe e sociale cominci ad essere sovranazionale e non solo nazionale, giacchè esistendo la globalizzazione le lotte nazionali possono essere (per quanto indispensabili) solo difensive.
    il che non significa che io sia acritico con syriza e con il governo greco su come ha gestito tutta la partita. e con la scissione di syriza e con gli argomenti demagogici che usa.
    il “pragmatismo” senza prospettive e le sottovalutazioni delle conseguenze dell’uscita dall’euro condite con demagogia, sono due posizioni superficiali ed incomunicanti. figlie di una concezione politicista che rifugge dall’analisi seria della realtà e subalterne ad una politica che si finge onnipotente mentre il vero potere sta altrove.
    per non parlare della personalizzazione estrema e fanatica fatta su, ed anche da, tsipras e varoufakis.
    cmq io non so nulla di troppe cose per potermi esprimere approfonditamente ed a ragion veduta. almeno per il momento.
    però sono impressionato dal fatto che in tutta europa si discuta della grecia senza mai parlare dello stato dei sindacati, delle lotte, del grado di consapevolezza della stessa popolazione greca.
    le elezioni si incaricheranno di fare un po di chiarezza. sempre che si leggano i risultati seriamente.
    tutti sembrano essersi dimenticati che syriza prese il 36 % dei voti e non il 51. e che il referendum fu convocato dicendo esplicitamente che non era sull’uscita dall’euro e che in caso di vittoria del no il risultato sarebbe stato usato per negoziare e non per rompere.
    in estrema sintesi questo è ciò che penso.

    un abbraccio

    ramon

  38. il referendum è stato indettto per restare nell’euro e fare la stessa politica del pasok? francamente, credo che non sia stato quello lo spirito con cui il popolo greco, e anche chi di noi guardava li, ha affrontato quella scadenza. Non so se c’erano altre strade, il cosidetto piano b, ma certo, possiamo dire che perlomeno, tra i protagonisti del governo si esplicitarono due posizioni e che Varufakis è stato esautorato, lanciando un segnale inequivocabile ai tedschi e ai “rigoristi”.
    Ma credo che tu Ramon, il nuovo memorandum l’hai letto….io lo trovo anche oltremodo umiliante. La bevanda che hai descritto come veleno, fino ad un minuto prima, è stata ingoiata un minuto dopo.
    Se fosse giusto, caricare di aspettative, l’esito della bataglia dei greci, non lo so, forse non lo è stato e se alternative non ce ne sono, meglio farle fare ad altri quelle cose.
    Io questo Tsipras, non l’ho proprio compreso, temo che non lo comprenderanno neanche i greci, anche se mi pare chiaro che farà man bassa nella fascia elettorale del fu’ Pasok….appunto.

  39. signor antonio scroto (sic), qui non si insultano terze persone. se vuoi esibirti così devi prendertela con me, e non sarai censurato.

  40. caro alberto, io cerco di stare alla sostanza delle cose.
    a me sono sconosciute troppe cose per esprimere giudizi e pareri fondati. ad altri tocca esprimerli per forza, perché parlano a nome di organizzazioni e partiti di tutta europa. a me no.
    comunque, per esempio, cosa succede nei sindacati greci? cosa succede nelle lotte contro gli stessi provvedimenti previsti dall’accordo con la troika? pensano di aver perso per il “tradimento” di qualcuno o pensano che la sconfitta era scritta nei rapporti di forza reali? il cosiddetto piano b c’era per usarlo nel caso di una espulsione dall’euro o per usarlo come reale arma nella trattativa? non è mica lo stesso, fermo restando che in nessuna trattativa si rende pubblico di possedere un piano b.
    resta per me la sostanza dell’impossibilità per un paese deindustrializzato, piccolo e totalmente dipendente di fuoriuscire dall’euro senza far pagare conseguenze ben più drammatiche per le proprie classi subalterne.
    l’accordo fa schifo ed è secondo me indigeribile.
    ma non è lo stesso criticarlo raccontando che fare diversamente sarebbe stata una passeggiata. non lo è in grecia e tanto meno lo è in italia.
    perché l’italia si potrebbe, per il peso industriale, economico, finanziario e demografico, in condizioni analoghe rompere. per il banale motivo che le conseguenze per l’unione europea e il sistema finanziario sarebbero pesantissime.
    insomma partita difficile ma non impossibile.
    ma dico potrebbe perché in italia manca la volontà nel popolo.
    e la sinistra italiana invece che lavorare socialmente e politicamente alla costruzione di questa volontà si perde in discussioni idiote sulla grecia. mentre bisognerebbe partire dalla premessa che la grecia da sola non può farcela per trarre conseguenze utili anche in italia si parla di tsipras e varufakis (con una vera esasperazione della personalizzazione della politica che è il segno dell’egemonia del nemico) come se fossero due personaggi di una telenovela che si amano-odiano. non tiene conto, come ho detto, che syriza ha preso il 36 % alle elezioni, e non il 51 %.
    da anni si dice, giustamente che bisogna costruire un fronte del paesi nominati pigs. che un paese da solo non può farcela a rovesciare l’enorme potere dei mercati finanziari, che è necessario costruire una lotta sovrananzionale sindacale e politica. e poi la vittoria (che è e resta straordinaria) di syriza alle scorse elezioni viene estratta dal contesto, dalla realtà, e perfino esagerata (il 36 non è il 51 e basta omettere questo dato elementare per creare illusioni) e si vende l’idea che la grecia possa rovesciare tutto.
    una cosa è pensare alla lotta di classe, nazionale e sovranazionale, e allora bisogna fare i conti davvero con la realtà dei rapporti di forza, ed un’altra è illudersi che basta vincere una tornata elettorale (per giunta in un sistema elettorale maggioritario) per poter cambiare le cose come si vuole. tralasciando il piccolo dettaglio dell’analisi della dislocazione dei poteri reali verso entità sovranazionali e verso i mercati finanziari.
    per non parlare del fatto che appena syriza patisce (o forse provoca) una scissione ecco che in italia subito c’è chi vuole dividere tutto fra due posizioni cretine. da una parte i “pragmatici” che esaltano quanto fatto da syriza, eludendo la sostanza di cui sopra e dall’altra i “rivoluzionari” che parlano di una alternativa ed eludono la sostanza di cui sopra.
    io non ho ricette e non ho posizioni precostituite.
    ma non partecipo all’ennesima discussione secondo gli schemi previsti dalla politica spettacolo. che è il contrario dell’analisi delle contraddizioni, dei rapporti di forza, del grado di egemonia del nemico nelle classi subalterne e così via.
    l’ho vissuta sulla mia pelle troppe volte per non riconoscerla all’istante.

    un abbraccio

  41. ¨ del grado di egemonia del nemico nelle classi subalterne”
    E questo che non riesco proprio a digerire. Non lo capisco, non mi entra in testa, me ne sfugge completamente la logica.
    Il ’68, il ’77, i movimenti femministi, la trasformazione della società.. hanno portato a questo? O abbiamo allevato un paio di generazioni di idioti?
    Sono persino arrivata a pensare che abbiano liberato dei virus nell’aria o nell’acqua che hanno rincretinito il 99% della popolazione.
    Ma come si fa a non rendersi conto che ci stanno fregando, sfruttando, schiavizzando?
    Non serve un dottorato, l’ avevano capito pure i nostri nonni analfabeti.

  42. cara patrizia, è questa la forza del nemico. rendere “naturale” nella testa della gente ciò che in realtà è solo il dominio dei suoi interessi.
    la storia è piena di rivoluzioni e restaurazioni. quindi non meravigliarti che perfino chi ha lottato nel passato oggi pensi che il capitalismo è il miglior modo per far funzionare la società.
    il problema è che c’è chi si riempie la bocca di frasi rivoluzionarie e di sinistra e poi concepisce la “politica” esattamente come il nemico vuole.
    un abbraccio

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