Unire la sinistra senza sciogliere il PRC

L’ottimo sito di controinformazione “newscontrolacrisi.org” ha promosso un sondaggio fra i lettori sul tema della “costruzione della Syriza italiana”.
Temo che le domande formulate, e conseguentemente le risposte, siano pericolosamente fuorvianti e foriere di confusione.
Mi spiego.
Proporre come alternative 1) lo scioglimento dei partiti esistenti per dar vita ad una organizzazione funzionante sul principio “una testa un voto”, 2) una federazione dei partiti esistenti o 3) lasciare le cose come stanno, conduce inevitabilmente a scelte destinate a dividere ciò che esiste invece che ad unirlo.
Nell’attuale sistema politico italiano, sul quale non approfondisco il discorso per brevità, è necessario che tutta la sinistra (reale, alternativa, radicale ecc che dir si voglia) si aggreghi su un programma minimo di fase. E questa sinistra oggi, nei fatti, alberga in partiti, associazioni e movimenti, ed è composta in grandissima parte da persone non organizzate in nessun modo.
Quindi, in estrema sintesi, è evidente che la prima ipotesi proposta troverebbe l’opposizione, per esempio la mia, di chi pensa sia vigente e necessaria la presenza di un partito comunista come è il PRC, perché se da una parte è giusto che alle elezioni si presenti una lista, o una forza, ampia e che unisce più culture, punti di vista ideologici e pratiche sociali e politiche, dall’altra è giusto che chi critica il capitalismo dal punto di vista marxista e si propone strategicamente il suo superamento non debba sparire e sciogliersi in un soggetto che per sua natura non può avere una simile identità e strategia.
La seconda ipotesi ridurrebbe tutto ad accordi di vertice fra partiti (per altro profondamente divisi sulle prospettive) ed escluderebbe nei fatti da tutti i processi decisionali tutte le persone, che sono la stragrande maggioranza, militanti di comitati di lotta e associazioni e senza tessera.
La terza potrebbe produrre al massimo liste elettorali occasionali molto composite e tendenzialmente divise al proprio interno.
Esiste, invece, una reale possibilità di unire tutto, senza che nessuno debba sciogliersi ed omologarsi al minimo comun denominatore, e con il massimo della democrazia, e cioè del funzionamento sulla base del principio “una testa un voto”.
Senza avere modelli da imitare pedissequamente e meccanicamente, è però utile attingere ad esperienze che già esistono in altri paesi. Ve ne sono diverse.
Credo che per similitudine di storia e di collocazione geografica sia molto utile analizzare l’esperienza di Izquierda Unida spagnola.
Senza farla troppo lunga, ma ovviamente si può approfondire il discorso anche nei dettagli, Izquierda Unida funziona sulla base di “una testa un voto” e allo stesso tempo ne fanno parte partiti e collettivi di vario genere che non si sono mai sciolti, come il Partito Comunista di Spagna, il quale ha scritto nel proprio statuto che considerando Izquierda Unida una forza politica unitaria della sinistra cede la sovranità su due punti delle proprie competenze ad Izquierda Unida: la partecipazione alle elezioni e la rappresentanza istituzionale.
Per chi fosse interessato può leggere sul sito del PCE l’articolo 113 dello statuto.
Detto in altri termini significa che Izquierda Unida, che si autodefinisce “movimento politico sociale” funziona analogamente ad un partito. Le forze come il PCE che aderiscono ad Izquierda Unida lo fanno attraverso l’adesione personale dei propri militanti, che sono invitati a farlo senza che ci sia automatismo fra il possesso della tessera del PCE e quella di Izquierda Unida. Il PCE e le altre forze non hanno quote nè alcuna rappresentanza diretta negli organismi dirigenti di Izquierda Unida. Gli iscritti ad Izquierda Unida, abbiano o meno tessere di partiti o associazioni aderenti, sono gli unici titolati a decidere la linea politica e i gruppi dirigenti di Izquierda Unida. Sulla base, appunto, del principio “una testa un voto”.
Come si vede da questa esperienza, che dura da trenta anni in Spagna, non è affatto necessario sciogliere il partito comunista per unire la sinistra ampia e nemmeno escludere in un rapporto federativo fra partiti, tutte le altre esperienze collettive ed individuali.
Insomma, se l’attuale lista “un’altra europa con tsipras” raggiunge l’unità sulla prospettiva politica e su principi politici unitari e chiaramente antiliberisti e alternativi al PD il PRC può serenamente partecipare, come il PCE, alla nuova forza senza dover rinunciare a nulla della propria ideologia ed organizzazione.
Certo il PRC dovrebbe dedicarsi comunque a tutti i compiti propri di un partito comunista.
Perché sarebbe anche ora che si dismetta l’idea distorta che l’attività principale di un partito comunista consista nel partecipare alle elezioni. Non è mai stato corretto storicamente ed oggi, non fosse altro che per il sistema elettorale vigente, oltre che sbagliato sarebbe decisamente assurdo.
La nuova forza, proprio perché ampia e plurale, mentre può assolvere benissimo al compito di produrre un programma di lotta ed elettorale per l’immediato e per una fase, non può fare diverse cose che sono proprie, invece, di un partito comunista. Sarebbe sbagliato, per esempio, che il PRC rinunciasse ad una battaglia culturale sulla rifondazione e sulla vigenza del comunismo o che tentasse di imporlo alla nuova forza. Che rinunciasse alla sua rete di relazioni internazionali o che pretendesse di imporle alla nuova forza. Che rinunciasse ad elaborare analisi e a promuovere discussione teoriche e a formare quadri secondo la propria impostazione o pretendesse di imporle alla nuova forza. Che rinunciasse alle proprie e dirette pratiche sociali e metodi di lotta o pretendesse di imporle alla nuova forza. Ed anche che rinunciasse, nelle proprie riunioni, di discutere apertamente della prospettiva della nuova forza, senza per questo imporre nulla a nessuno.
Spero di essermi spiegato.

ramon mantovani

pubblicato sul sito http://www.controlacrisi.org il 6 giugno 2014

 

85 Risposte to “Unire la sinistra senza sciogliere il PRC”

  1. Carlo SCarfò Says:

    Ciao a tutti, io vedo che ci stiamo incartando come le volte precedenti, con tutta la buona volontà di tutti, io vedo che nessuno si esprime chiaramente, sia sul blog di Ramon Mantovani, che sul Blog di Grassi, e anche su quello di Ferrero, ma nessuno esprime con chiarezza quello che vuole fare, tutti dicono non dobbiamo sciogliere Rifondazione, ma vogliano fare una sinistra più ampia, questo esattamente non vuole dire nulla, perchè la puoi fare in tanti modi ed allora, abbiamo bisogno di dirigenti che si assumono le loro responsabilità e ci dicono cosa vogliono fare, una sinistra più ampia la puoi fare come ISQUIERDA.UNIDA dove dentro c’è il PCE spagnolo, che non si scioglie, e aderisce individualmente con una doppia tessera una al PCE e una a ISQUIERDA UNIDA, li esiste uno statuto una testa un voto, sono i militanti di quella organizzazione che decidono, la puoi fare come SYRIZA sciogliendo i partiti che la compongono e votanto nuovi dirigenti, la puoi fare come la FDS di cui conosciamo le miserie, la puoi fare con una costituente una testa un voto, ma anche federata, e allora dire che vogliamo fare la SYRIZA italiana senza sciogliere Rifondazione, diciamo una sciocchezza, ma poi bisogna chiarire, Ma TSIPRAS che ci azzecca? qual’è la sua mansione?il suo compito non si è esaurito scegliendolo come presidente del commissione europea? Tsipras era il candidato presidente della commissione europea, e non dovrebbe avere nulla a che fare con la nostra sinistra, che pensi alla sua a meno che lui non condivide con noi anche la sua SYRIZA, Io spero che per il fatto che tutti i nostri dirigenti sono compromessi con il passato, non vogliano fare morire con loro anche il nostro partito che avrebbe bisogno di dirigenti nuovi e non compromessi con il passato, che non abbiano paura di perdere il loro orticello, perchè se no il risultato sarà come la Sinistra Arcobaleno, la FDS la lista Ingroia, dove queste sigle prodotti pattisti da ceto politico, poi diventano una camicia di forza per il partito, io l’altra sera al federale genovese mi ero espresso per lo scioglimento di Rifondanzione, proprio perché vedo la stessa manfrina della FDS, perchè credo che abbiamo la necessità di costruire un vero partito,o Gruppo comunista, e lo possiamo fare solo se siamo disponibili a rinunciare al nostro LOGO, per costruirne uno assieme ad altri, ma non assieme solo a SEL e ai professori,come mi pare di capire, perchè questi hanno il compito, di decomunistizzare la sinistra, io credo che fra qualche anno quando la crisi aumenterà e morderà la carne viva degli italiani, per via dell’appuntamento con il FISCAL COMPACT, e l’aggravamento della crisi, ci sarà conflitto e i comunisti serviranno quindi io sono per costruire un partito comunista, invitando tutti i soggetti che sono usciti dal PRC, tutti i cani sciolti, e tutta la sinistra diffusa, in un unico progetto, che si confronta e sta assieme ad altri che comunisti non lo sono, ma i comunisti devono avere una organizzazione dove non si prendono le decisioni sopra la testa dei militanti come si è fatto per la lista Ingroia e la FDS, ma discutendo ogni cosa prima in casa nostra i poi confrontarsi con gli altri sulla base dei nostri programmi anche se si deve scendere a compromessi, fin ora non è stato cosi e per questo ci siamo dissanguati, perchè tutti abbiamo percepito che ci sono quelli che sono più uguali degli altri. questo partito è diventato un partito a proprietà di pochi, dove non si discute “seriamente” nulla .La FDS era diventata una camicia di forza un alibi per non discutere, e trincerarsi dietro la FDS che non vuole, così come oggi i nostri governanti utilizzano l’Europa, l’Europa non vuole, l’Europa c’è lo chiedo, quindi vorrei dei dirigenti che parlassero chiaro e dicessero non quello che non voglio fare (ossia non sciogliere Rifondazione) ma quello che vogliono fare e nel dettaglio, come organizzarlo, quale forma partito, le relazioni devono essere orizzontali o novecentesco con guide luminose?

  2. RominaGranata Says:

    Finalmente qualcosa di sensato in un contesto di “paraculismo politicista “veramente desolante per i comunisti in Italia in primis , del buon senso,e della gente (precari , pensionati , migranti, e giovani, donne e uomini che non si arrendono alla presunta ineluttabilità del modello capitalistico) .Il punto che francamente reputo debole è considerare Rifondazione Comunista , partito in cui ho militato molto attivamente per circa 15 anni,un partito comunista con delle potenzialità all’altezza del compito che Mantovani vorrebbe dargli.Il prc ,e mi costa emotivamente dirlo , credo abbia esaurito tutte le sue energie diciamo propulsive per la rifondazione comunista( Rifondare . Mah…), non perchè fuori ci siano partiti più comunisti del Prc, ma perchè secondo me occorre pensare a qualcosa di diverso che prescinda dalle derive interne autodistruttive di Rifondazione che ormai si sono stratificate e incancrenite. Nessuno ha la soluzione in uno schiocco di dita , come comunista resto in attesa di sviluppi , di idee e confido nella capacità di rigenerazione dei comunisti . Rigenerazione ..che bella parola!!

  3. giovanni Says:

    Caro Ramon,carissimi
    ho letto su contro la crisi l’intervento su “una testa un voto” e francamente ho respirato una boccata di aria fresca. Io non sono iscritto al PRC ma credo nell’ideale comunista. L’ideale è una cosa scientifica non un anelito animistico o paramistico. Dopo la miracolosa affermazione della lista tsipras in Italia,perchè raggiungere il quorum nelle condizioni date è stato un chiaro successo,seguo come posso l’evoluzione di questa nuova realtà.Ritengo che l’intervento di Ramon abbia creato le condizioni di confronto concrete sul metodo con cui affrontare l’aggregazione di tutto quello che di sinistra è ancora presente in italia,e non è poca cosa. Ora io non so intervenire nel merito sulle critiche o sulle accuse lanciate nei confronti del PRC ma credo che ora non sia questo il punto.Il patrimonio di un partito riesce a manifestarsi a partire dalle condizioni oggettive in cui può operare. Un ottimo nuotatore nel mezzo di un deserto non ha molte opportunità per evidenziare le sue principali prerogative.Ora il punto è contribuire a creare la condizione per nuotare al meglio e chi ,se non un ottimo nuotatore,può aiutare con indicazioni e partecipazione a portare acqua!?? Una testa e un voto è un metodo,un percorso per potersi guardare in faccia da pari a pari senza la verità in tasca ma con la forza delle proprie esperienze e convinzioni. Che si appartenga al PRC o ai BOYSCOUT ,per quanto importante sia questa o quella cosa,l’importante è condividere i fondamentali di una posizione anticapitalista consapevole ,prerogativa di qualsiasi posizione di sinistra,autentica mente di sinistra. Poi nella conta varrà l’insieme di tante esperienze e di tanti obiettivi ma nella chiara ed umile convinzione che nessuno ha la verità in tasca e che i conti si fanno con la complessa dinamica storica che stiamo vivendo.Da mesi sto rileggendo i classici, e non solo,del pensiero e dell’analisi marxista imparo sempre ,anche da chi è morto decine e decine di anni fa,figuriamoci quanto ciascuno può imparare dai vivi e dalle condizioni materiali di cui sono espressione storica. E’ proprio vero che “il sentiero non esiste e che si traccia camminando” e credo che il metodo e i principi indicati da Ramon siano già i primi passi il sentiero verrà….camminando.
    La sinistra in italia è diffusa e confusa dandogli una casa comune si può diradare la nebbia di tanta solitudine.
    Un abbraccio a tutti voi

  4. Ciò che dice Carlo me gusta mucho! adesso scrivo di getto, non ho molto tempo, spero quindi che tutti perdonino la mia superficialità.
    Cari compagni, come possiamo dire di essere contro il F.C. e tutte le nefandezze di questa europa fascista e antidemocratica e non porre nel dibattito in modo chiaro la sua IRRIFORMABILITÁ. La irriformabilità delle sue istituzioni, l’impossibilità di incidere minimamente nelle decisioni politiche ed economiche. Da quando i comunisti risolvono le questioni unicamente sul piano elettorale? Da quando si pensa che un cambiamento del paradigma economico e sociale si possa cambiare in assenza di un ambito democratico reale? e sopratutto senza lotte di massa? Questo dibattito sulla unificazione della sinistra è asfittico se non si va incontro a tutte le realtà che si muovono anche separatamente. È asfittico finchè i conportamenti “elettoralistici” di molte sezioni locali del PRC sono quelli di unirsi ai più sputtanati elementi del cosiddetto centrosinistra che governa. Inutile e disarmante vedere che il dibattito verte sul ruolo della Spinelli, che sarebbe meglio si togliesse dai coglioni. Quella perfetta stronza moglie di quell’altro ancor più stronzo che ha portato avanti le peggiori nefandezze che il centrosinistra europeo ha compiuto. Scusate lo sfogo. Esistono tentativi seri ed onesti di unificare l’azione (non le strutture di comanda) della sinistra. Ci sono pure dentro molti conpagni del PRC. Invito tutti a dare una occhiata a quanto stiamo facendo come Coordinamento della sinistra no-euro.

  5. caro carlo, mi spiace ma sei proprio fuori strada. è da anni che rifondazione propone e ripropone di unire la sinistra reale italiana dal basso e con il metodo di una testa un voto. esattamente per impedire che la logica del verticismo uccida ogni possibilità di costruire una forza che sia avvertita come propria di decine di migliaia di persone che sono in prima fila nelle tante lotte che esistono, anche se isolate a bistrattate. lo provano i documenti votati e stradiscussi in almeno tre congressi del prc. peccato che in tutte le esperienze che ci sono state nessuno ha mai voluto accettare la nostra proposta di dar vita ad un processo sulla base di una testa un voto e senza chiedere a nessuno di sciogliersi. alcuni volevano lo scioglimento preventivo, altri continuare a decidere tutto fra vertici di forze sempre più esigue. il prc avrà tanti difetti ma non quello di non aver insistito su questo punto. che, come si vede, è l’unico che possa seriamente raggiungere l’obiettivo. oggi, anche grazie ai fallimenti precedenti, sempre che si voglia far tesoro delle esperienze fatte e non insistere a ripetere sempre lo stesso copione, c’è la possibilità che si possa fare.
    il resto e chiacchiericcio da social network dove insulti, iperboli, slogan, fondazioni istantanee di partitini, polemiche inutili ed incomprensibili, dà conto della confusione che alberga nella mente di molti che si considerano di sinistra e ragionano come ottusi tifosi e/o come spettatori di talk show.
    ciao

  6. cara romina, vedo anch’io i limiti del prc. ma credo che le sue analisi e proposte siano giuste. i difetti sono, per dirla in due parole, esattamente il prodotto della sottovalutazione della mutazione genetica del sistema politico elettorale italiano. ma se si prende la strada giusta per unificare in una forza tutto quello che si oppone da sinistra, con tutte le sue diversità, al sistema a livello istituzionale ed elettorale, allora sono anche sicuro che con il tempo e la pazienza necessari anche il partito riprenderà la coscienza del proprio ruolo. che è quello di svolgere una pratica sociale per promuovere costruire lotte, fare una battaglia culturale.
    invocare “qualcosa di diverso” è sperare in soluzioni magiche, che non esistono. mentre non si vede che separare l’attività del partito dalle elezioni produce di fatto un partito veramente diverso. e costruire una forza unitaria dal basso per partecipare alle elezioni produce qualcosa di diverso.
    un abbraccio

  7. caro giovanni, siamo d’accordo al 100%.
    un abbraccio

  8. caro peppo, proprio non sono d’accordo. secondo la logica che proponi non solo non si potrebbe unire nulla, ma si dovrebbe dividere all’infinito anche qual che c’è.
    io penso che le istituzioni europee siano irriformabili. ma non mi sento affatto in imbarazzo a stare con chi pensa siano riformabili se le critiche che muove sono antiliberiste e volte a ristabilire la sovranità della politica sull’economia. perché la crisi si è già incaricata di illustrare la vera natura delle istituzioni europee. e nel futuro anche chi propugna la riforma delle stesse dovrà fare i conti con la realtà. mentre dividere preventivamente è, questo si, un esercizio intellettualistico.
    se c’è una speranza che si rompa l’unione europea quale essa è, e si apra una vera discussione su cosa fare questa passa per la disobbedienza di un paese pigs rispetto ai trattati. solo quando succederà questo si vedrà se l’ue è riformabile o meno. ma per ottenere che questa condizione si realizzi è indispensabile che chi è contro l’euro, chi lo vuole riformare, chi ne vuole fare due, ecc lottino insieme affinché si crei questa condizione.
    è quel che ha fatto syriza. ed è quel che fanno izquierda unida ed anche la nuova lista “podemos” in spagna. lo stesso la linke ecc.
    in tutte queste forze c’è chi è contro l’euro e chi è critico ma pensa che sia pericoloso uscirne unilateralmente.
    un abbraccio

  9. lucaocchionero Says:

    E’ una buona proposta che comunque non è praticabile con un prc così strutturato, burocratico,costoso. ad esempio chiedo: sono necessari i cpf ed i cpr? Una segreteria provinciale allargata ai segretari dei circoli non va meglio? Così come una segreteria regionale allargata ai segretari provinciali e così dicendo fino al cpn? e la questioni delle “autonomie culturali” interne? Siamo a sette; costretti alle volte a perdere il nostro tempo a garantire equilibri piuttosto che a mettere in pratica iniziative politiche. Sono felicissimo del superamento del quorum(tra l’altro non va dimenticato che ogni quorum è illegale ed antidemocratico) dopo 7 anni durissimi da ogni punto di vista ma ciò non deve farci pensare che i problemi siano risolti come d’incanto. Diciamoci la verità: il partito fa buona politica a macchia di leopardo, limitatamente, e spesso per merito di militanti di base di cui nessuno ricorda il nome. Senza contare gli episodi gravi di vera insubordinazione che abbiamo verificato durante anche l’ultima campagna elettorale e per i quali pare non vi saranno, non dico provvedimenti disciplinari, ma neppure una discussione politica.

  10. caro luca,
    è del tutto inutile, ed anche fuori luogo e controproducente, mettersi ad inventare soluzioni organizzative su internet. spesso, ma non credo affatto sia il tuo caso, invece che affrontare i problemi veri e di fondo, che richiedono un’analisi seria ed approfondita delle loro cause, molti si illudono di avere la formuletta organizzativa magica capace di risolvere tutto. basta fare un giretto in internet per leggerne di tutti i colori. per me è chiaro che è necessario cambiare fortemente la organizzazione del partito. ma il problema da discutere veramente e sul quale svolgere una battaglia culturale è relativo alla funzione del partito. se un partito capisce che la sua funzione non trova il suo culmine ed obiettivo principale nelle elezioni la discussione sulla organizzazione sarà di un certo tipo. se, invece, si parla di formule organizzative senza affrontare la questione principale non si risolve nulla e, al contrario, si finisce per parlare in astratto ed anche a vanvera. e magari di essere preda delle mode del momento tipo quella del partito leggero o del basismo e così via. e soprattutto per ritrovarsi il problema principale sempre fra i piedi.
    nella fattispecie, ma solo per grandi linee, sei sicuro che un partito che si deve dedicare soprattutto a costruire lotte e a fare battaglia culturale visto che il lavoro relativo all’elaborazione di un programma di fase nazionale o locale lo svolge la forza unitaria alla quale i militanti del partito partecipano separatamente dal lavoro del partito, debba avere organismi dirigenti composti da una segreteria territoriale e dai segretari dei circoli? un quadro sindacale di fabbrica no? una dirigente femminista no? il fondatore di una associazione culturale attiva no? un professore universitario no? uno studente leader di un collettivo no? un dirigente di un centro sociale occupato no?
    sei sicuro che un organismo composto da segretari non sia il massimo della burocrazia? tutti i circoli sono uguali? svolgono bene il loro compito? un circolo di 20 iscritti esprime un dirigente provinciale come uno di 200?
    e potrei andare avanti all’infinito.
    insomma, oggi bisogna, con la pazienza e la costanza necessaria, discutere insieme della costruzione di una forza di sinistra (come izquierda unida) e contemporaneamente, quindi, di cosa è e fa un partito comunista. le formule organizzative si dovranno per forza affrontare, ma in conseguenza della discussione sul tema principale. rovesciare questi fattori può portare a non risolvere nessuno dei due problemi.
    quanto alle correnti hai ragione. ma è inutile drammatizzare e illudersi che una formula organizzativa o peggio ancora relativa alla disciplina di partito possa risolvere un problema che è anch’esso conseguente alla concezione del partito.
    all’ultimo congresso si è cominciata una discussione che è ancora immatura ed embrionale. ma, anche qui, se il partito non dovrà più discutere delle scelte elettorali, vedrai che piano piano le correnti che esistono cominceranno ad evidenziare la loro obsolescenza, perché, gratta gratta, si sono formate e legittimate tutte sulla base di scelte politiche immediate elettorali, anche se hanno tirato in ballo e si sono mascherate con posizioni ideologiche.
    e questa discussione è importante perché questo problema lo avrà la nuova forza di sinistra che si costituirà. giacché il sistema elettorale esistente, soprattutto a livello locale, è oggettivamente e potentemente influente su tutte le forze che si confrontano sul suo terreno. mentre per tutte quelle in voga è congeniale alla natura personalistica, clienterale e “antipolitica”, per una forza di sinistra vera è nemico. e senza la consapevolezza della reale natura del sistema inevitabilmente si finisce per essere plasmati dal sistema e snaturati. come è successo al prc per molti anni.
    comunque, insisto, non è in internet che si può risolvere nessuno di questi problemi. qui vale la pena di discutere approfonditamente di cose generali e teoriche. lasciando agli organismi il compito di affrontare, senza clamori e astrattismi, il tema delle formule organizzative.
    un abbraccio

  11. lucaocchionero Says:

    sì sono d’accordo e spero che tali argomentazioni possano affrontarsi con efficacia senza i soliti veti incrociati che bloccano, rallentano, spesso e volentieri archiviano proposte politiche ed organizzative che appaiono sensate. Per il momento credo che basti stabilire una serie di regole generali che tutte le componenti della Lista Tsipras(come va chiamata tecnicamente “coalizione”?) si impegnano a rispettare per fare “sentire tutti a casa”a partire dai territori. Non so quali possano essere e credo che vadano individuate tramite un processo collettivo. Di certo una di queste deve essere che quando si annuncia una cosa poi va eseguita altrimenti non la si annunci.

  12. ok luca, ci siamo capiti. ne ero sicuro.
    un abbraccio

  13. Salve a tutti. Credo che l’impostazione di Ramon vada comunque nella direzione giusta. Non sciogliere l’organizzazione, che sarebbe una vera stupidaggine, e cedere sovranita’ nel momento elettorale. Sono anche contrario a unire partiti comunisti diciamo cosi’ su basi meramente organizzativistiche, non funziona. Si puo’ avere la stessa prospettiva storica a parole ma poi e’ il modo in cui la si declina nella pratica politica che qualifica e rende possibile la prospettiva stessa. Come diceva Lenin, bisogna cominciare a rompere le uova per fare una frittata, altrimenti si parla solo per slogan e con gli slogan non si va da nessuna parte e si e’ sempre con lo sguardo rivolto al passato, ma la realta’ oggettiva e’ mutevole…
    Ci sono ovviamente molti nodi da risolvere. Quello piu’ urgente e’ ovviamente sel. Io condivido la scelta della Spinelli, che e’ una brava persona, perche’ ha centrato il problema politico fondamentale. Speriamo che i vertici sel emigrino in direzione pd…Poi ci sarebbe il nodo sindacale. Io credo che la crescita tra i lavoratori dell’ USB sia il dato piu’ importante di questa fase, che non tardera’ a dare i i frutti, spero, anche nel breve periodo. Ripeto, non so se questo tentativo riuscira’, ma non provarci fino in fondo sarebbe l’ennesima sconfitta e un bel regalo a Renzi.
    Saluti Comunisti Ramon.

  14. caro noia, siamo sostanzialmente d’accordo. ma il nodo vero è capire che in italia, al contrario di germania spagna grecia ecc, il sistema elettorale ti propone sempre o l’omologazione o la ininfluenza. e bisogna sapere che entrambe le cose sono negative. altrimenti si finisce immancabilmente per recitare la parte che il sistema prevede nel suo copione per una forza anticapitalista.
    un abbraccio

  15. carlo scarfò Says:

    sei sicuro che un partito che si deve dedicare soprattutto a costruire lotte e a fare battaglia culturale visto che il lavoro relativo all’elaborazione di un programma di fase nazionale o locale lo svolge la forza unitaria alla quale i militanti del partito partecipano separatamente dal lavoro del partito, debba avere organismi dirigenti composti da una segreteria territoriale e dai segretari dei circoli? un quadro sindacale di fabbrica no? una dirigente femminista no? il fondatore di una associazione culturale attiva no? un professore universitario no? uno studente leader di un collettivo no? un dirigente di un centro sociale occupato no?

    Quanto sopra sono la risposta che dai caro Ramon a LUCA, ed è indicativo della confusione che regna nel nostro partito, perche queste figure vengono percepite come figure esterne, e non si specifica e non si capisce,il perchè queste figure non possono essere iscritte al partito, e quindi intervengono nelle forme organizzative che il partito si da,non mi risulta che il partito bolscevico aveva tra i dirigenti di partito, Professori universitari solo perchè tali, vedo che il fatto che il PD ha eletto il sigretario facendo votare cani e porci, mortificando gli iscritti, che non si capisce a questo pnto perchè sono iscritti e quale privileggi hanno sta facendo scuola, e poi non si capisce perchè rimprovera a Luca che queste cose non si discutono su internet, ma nei luoghi deputati (quante volte l’ho sentito) che tutti sappiamo non esserci perchè quei luoghi quando arriva un capoccione parla solo lui e poi si stabilisce che èssendo diventato tardi , si può intervenire ma solo per 5 minuti al massimo dieci ed allora vorrei capire come si discute, a me questa cosa mi pare una barzelletta che girava in unione sovietica e un mio amico e compagno che ha vissuto tanti anni in Russia mi raccanta: il figlio di un quadro importante del partito, porta il suo figlio dicottenne ad un galà di partito, ed il figlio dice al padre, papà ho sentito dire che c’è la critica dall’alto e la critica dal basso, io credo che voglia dire che a tutti i livelli c’è discussione nel basso come nel alto del partito, ma cosa vuol dire con esattezza, ed il padre prende il figlio e l’accompagna sotto uno scalone, e gli dice ora ti do la prova che conta pùdi tante parole, lascia il figlio in fondo alla scala, e lui sale al primo piano, quando è su e direttamente sulla figura del figlio gli lancia uno sputo, e gli dice questa è la critica dall’alto, adesso prova tu a fare la critica dal basso, questa barzelletta è eloquente e ci dice che così funziona il nostro partito.
    Ora questo odio per internet non posso capirlo, se non pensando agli anni di Ramon, che è legato a vecchi schemi, il comunismo si è propagato attreverso luoghi pubblici come internet,o salotti parigini, bistrot, e cafè di tutti i paesi ed è innegabile che internet, rappresenta quelle cose in questa era, nussuno impedisce di fare gruppi chiusi o Forum dedicati ai soli iscritti, o su blog dove si richiede nome cognome e circolo di appartenenza (io sono iscritto al circolo Bianchini di genova) e si potrebbe imparare, se la discussione non avvenga tra il dominio e PADRONE DEL BLOG,ma alla pari, e questi spazi li può aprire il partito.

  16. caro scarfò, mi pare che tu sia accecato dal pregiudizio. a me sembra di essere stato chiaro. ma ovviamente qualsiasi opinione si può travisare e perfino capovolgere nel suo contrario.
    il compagno luca ha detto che forse sarebbe bene abolire i comitati federali e quelli regionali e sostituirli con organismi composti da segreterie e segretari di circoli. io ho solo cercato di dimostrare che così facendo si sarebbe forse dato vita ad organismi abbastanza burocratici. perché escluderebbero militanti che non essendo segretari di un circolo come uno studente, un operaio di fabbrica ecc ecc. e tu scrivi:
    “perche queste figure vengono percepite come figure esterne, e non si specifica e non si capisce,il perchè queste figure non possono essere iscritte al partito, e quindi intervengono nelle forme organizzative che il partito si da,non mi risulta che il partito bolscevico aveva tra i dirigenti di partito, Professori universitari solo perchè tali,”
    c’è bisogno che dica che devono essere iscritti al partito? da dove hai ricavato l’idea che siano percepiti come “esterni al partito”? da dove hai ricavato l’idea che bisogna mettere in un organismo dirigente un professore in quanto tale? da dove?
    solo dal tuo pregiudizio, caro scarfò. a meno che tu pensi che possa esistere un partito dove solo i segretari di circoli siano iscritti.
    insomma, in una federazione o regionale l’organismo dirigente deve vedere presenti compagne e compagni che per le loro competenze, lavoro sociale ed esperienze di lotta possono dare un contributo teorico e politico, anche se non sono segretari di un circolo o no? prova a rispondere a questa domanda e magari vedrai che, pregiudizi a parte, ti trovi d’accordo con me.
    ma se il prc ha un problema, la cui origine è molto lontana, è che elegge organismi dirigenti spartendoli in modo proporzionale fra le mozioni congressuali e non in base alle esigenze del partito e al valore e competenze delle compagne e compagni. con il risultato che si entra in un organismo in quanto fedeli ad una corrente. così chi magari pensa solo alle lotte intestine trova sempre un posto e chi, invece, si dedica al lavoro sociale e culturale viene escluso.
    io sono per il pluralismo nel partito. sono perché le critiche e il dissenso siano liberi. sono per il rispetto dei diritti delle minoranze a cominciare da quello di poter battersi per le proprie idee affinché divengano di maggioranza.
    ma ridurre la dialettica interna a scontro fra correnti permanente è controproducente per il partito e per la sua capacitò di elaborazione.
    pensare questo è concepire la dialettica dall’alto?
    per favore rispondi onestamente a questa domanda.
    infine, davvero pensi che sui social network si possa discutere seriamente? davvero pensi che una riunione di partito si possa fare seriamente senza che un/a dirigente illustri una elaborazione?
    sarà che io sono legato a vecchi schemi, come dici tu. ma vorrei farti notare che nei caffè, nelle conferenze ecc (sui salotti ho qualche riserva), si discuteva di teorie e testi ponderosi. i dirigenti dell’internazionale, fossero essi anarchici, socialisti utopisti, comunisti, producevano libri di centinaia di pagine per discutere e polemizzare fra loro. e nei caffè ecc si discuteva avendo letto quei testi. o no?
    io non odio affatto internet. come non odio il telefono. infatti li uso e possiedo perfino un blog personale.
    ma, essendo un marxista, considero importante analizzare e conoscere la natura dei mezzi che uso. per tentare, magari senza riuscirci sempre, di non essere usato da loro.
    provo pena per coloro che si illudono che sia utile e democratico scrivere qualsiasi cazzata su facebook. provo pena per quelli che litigano nel loro circolo e il giorno dopo insultano su facebook i loro compagni di partito. provo pena per le persone che si credono militanti e non leggono mai un bel niente e credono di sapere tutto perché credono a pettegolezzi ed accuse e controaccuse che leggono su facebook.
    la società è intrisa di una cultura dominante potente. l’individualismo imperversa, la politica è ridotta ad uno spettacolo disdicevole, le persone sono tanto più passivizzate e ridotte e tifoserie di leader quanto più illuse che dire cose improvvisate e superficiali equivalga a partecipare.
    credi che i militanti comunisti e di sinistra siano tutti indenni?
    io, sarà per la mia esperienza ed età, come dici tu, ho visto nel corso degli anni crescere la degenerazione.
    io, nel mio piccolo nel prc, ho sempre avuto l’abitudine di ascoltare tutti gli interventi alle riunioni. ed ho imparato moltissime cose. ma ho anche visto che spesso chi interveniva invece di criticare la proposta del partito criticava l’interpretazione della proposta del partito che aveva sentito la sera prima in un talk show. mi è capitato mille volte di tenere una relazione su un punto preciso, per esempio sulla politica estera, perché ero stato invitato per quello, e di assistere attonito a un litigio sull’operato dell’assessore locale e a nessuna discussione sul merito di quello che avevo detto. mi è capitato mille volte di sentire interventi fatti di slogan roboanti che nemmeno si preoccupavano di considerare seriamente, magari per demolirla, una tesi. ho sentito mille volte dire: io sono operaio e quindi la mia opinione è quella giusta, perché io in fabbrica parlo con gli operai. oppure io sono della base e quindi siccome io parlo con la gente al contrario dei dirigenti dico che la proposta che fanno è sbagliata. come se non ci fossero operai e militanti di base che dicevano esattamente l’opposto.
    il risultato, caro carfò, è che spesso militanti seri, che si prendono la briga di leggere testi e libri, che ascoltano gli altri e non solo se stessi, che non si danno ragione vantando una condizione sociale o l’altra alla fine non partecipano più alle riunioni e magari se ne vanno dall’organizzazione. perché le riunioni o servono per approfondire una discussione e per prendere decisioni o diventano lo sfogatoio dove ci si scontra all’infinito sul nulla.
    quindi io continuo ad essere “legato a vecchi schemi”. in attesa che tu mi dimostri che scrivere qualsiasi minchiata su facebbok e discutere come al grande fratello o su un talk show (e fra i due è meglio il grande fratello) sia uno schema nuovo ed utile.
    e vorrei farti notare che io sono “padrone del blog” come tu sei padrone del tuo, se l’hai aperto, o di un telefono cellulare.
    se ti sfugge che distinguere fra un sito personale e quello collettivo di partito, evitando di creare confusioni, non è un atto di superbia bensì un atto di rispetto nei confronti del collettivo cui si appartiene, non so che farci.
    ciao

  17. kobakoba Says:

    Carissimo Ramon e cari tutti quelli che pretendono di chiamarsi comunisti essendo e facendo altro, non preoccupatevi perchè…

    …non potete perdere quello che mai avete avuto

  18. Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che SA cosa sia essere comunisti, che capisce benissimo che gli altri non lo sono e che ce lo comunica.
    Grazie.
    Che barba.

    Seguo la discussione, interessante anche se non intervengo, ma vorrei spezzare una lancia (anche due) a favore del web.
    La prima la possibilità di assistere ai congressi o ad alcune riunioni pur essendo lontani e talvolta perfino interagendo come si fosse presenti.
    La seconda i siti di informazione seri, tipo “contro la crisi”, il Mia, N+1, i giornali dei vari sud del mondo, ecc.
    Centinaia e centinaia di testi a cui non avrei mai potuto accedere e che invece leggo gratuitamente e comodamente sul pc.
    Non è poco, è un lavoro enorme di compagni sconosciuti a cui sono molto grata.
    Buona serata.

  19. Scarfè Carlo Says:

    Ciao Ramon, è quasi impossibile rispondere al mare di parole che hai usato, dimostrando che hai una piacevole tendenza al logorroicismo, io però non mi spavento, e con pazienza leggo tutto piano piano e rispondo sui punti salienti, lo faccio non guidato dal pregiudizio come dici tu ma per l’amore della discussione.
    Da dove ricavo che il professore o le figure sono esterne? ma lo ricavo dal fatto che il partito non è composto da soli operai, soli professori, soli leader di comunitati e di circoli e centri sociali, ma c’è già tutto questo insieme. dentro il partito. Ferrero e Grassi ma anche altri erano operai, ci saranno studenti, e leader carismatici, laureati e qualche professore, che dialettizandosi con gli altri, in certi posti ci arrivano,come risultato di una certa selezione che avviene per le reali capacita dimostrate , giorno per giorno.
    Tutti conosciamo qualcuno che nei circoli, nei comitati, e nella società civile parla meglio degli altri e si mette in evidenza, quindi a certe mansioni nel partito ci si arriva a prescindere dalla professione che fai, e quindi era inutile fare una lista di figure che dovrebbero popolare il quartiere alto del partito come se non ci fossero giù, o come se dovrebbero avere una corsia preferenziale. ma lascio agli altri ogni altra interpretazione.
    “”con il risultato che si entra in un organismo in quanto fedeli ad una corrente. così chi magari pensa solo alle lotte intestine trova sempre un posto e chi, invece, si dedica al lavoro sociale e culturale viene escluso.
    io sono per il pluralismo nel partito. sono perché le critiche e il dissenso siano liberi. sono per il rispetto dei diritti delle minoranze a cominciare da quello di poter battersi per le proprie idee affinché divengano di maggioranza” con le parole sopra ci parli delle correnti, e dichiari che sei per un partito plurale dove una minoraonza possa diventare una maggioranza.”””””
    Sopra l’hai scritto tu,bisogna ricordare che le minoranze sono previste e tutelate dallo statuto, perché quando è nato questo partito, ha accolto una pluralità di pensieri e aree politiche, e per farle stare assieme necessitava quel tipo di organizzazione, e all’inizio è stato giusto, dopo sono diventate camice di forza, ed il cancro , utili alla maggioranza per perpetuarsi in eterno,(divede et impera) altro che minoranza che diventa maggioranza. Infatti se ogni corrente prima di ogni riunione che sia CPF;CPR;CPN si riunscono prima e decidono quello che diranno e faranno in queste istanze, questi non agiscono come correnti ma come partiti nei partiti, il nostro è una coalizione di partiti, dicevo che questo facilita chi ha il potere perché come abbiamo visto in questo ultimo congresso, gli autoconvocati di Targetti e Mordendi che avevano promesso l’apocalisse e grandi cose, oggi appoggiano un segretario di minoranza, sempre con lo spauracchio della destra grassiana.
    Perché avviene questo , perché tu chiami correnti,( intendendo aree di pensiero) quelli che sono veri e propri partiti nel partito.
    Quando una minoranza può diventare ,maggioranza?, quando le correnti sono di scopo non organizzate sulle persone che si caratterizzano più come cordate elettorali e comitati di affari autoreferenziali. Quando le correnti sono di scopo? quando succede (per fare un esempio), che una parte di partito più ecologista (solo per fare un esempio) si mette contro la TAV, e un’altra parte diciamo sviluppista non è contro la TAV, queste persone oggi divisi su questo scopo, possono stare assieme su un tema e divedersi su un altro, per andare indietro nella nostra storia c’è chi era per le NEP e chi no, che era per il Socialismo in un solo paese e chi no, questo genere di corrente, è la ricchezza e il sale del partito le attuali maggioranze sono il cancro, e sai benissimo che Bellotti, Targetti o Mordendi ma anche Grassi(Essere Coministi ) così non diventeranno mai maggioranza, con un paradosso, che una corrente (Essere comunista) che fa un congresso e lo perde, nei numeri, poi nei fatti lo vince, perché prima della elezioni nessuno parlava o immaginava un unione con SEL oggi tutti ne parlano, quindi lo scopo di (Essere Comunisti) ha vinto, ma a guidare il partito c’è un segretario di minoranza e che nei fatti ha perso il congresso, questo tu lo chiami pregiudizio, a me sembra buon senso.
    Finisco con il capitolo Internet, dove dimostri o di non capire o di fare finta di non capire, “”” tu domandi: infine, davvero pensi che sui social network si possa discutere seriamente? Internet non è solo social network, è una nuova Agorà, confondere internet con un social Network è grave, ci sono blog, Eurasia, Aurora, Volternet, Come don Chisciotte; Pauper Class, THE SAKER, solo per citarne alcuni,che sono quanto di meglio esiste per fare approfondimenti, e per discutere di cose importantissime, si fanno analisi di cui spesso i politici di professione si abbeverano, e si pasciono, c’è il blog di Giulietto chiesa, che oscura i salotti parigini, ma anche il tuo non è male anche se incombe la tua presenza.
    Quando ti dico che appartieni ad altri tempi, non lo faccio per offendere io stesso sono della tua stessa età, anno più e anno meno, ma lo dico perche pensi ad una forma partito, del primo novecento, dove c’era un tasso di analfabetismo impressionante se pensiamo che agli inizi del novecento, in Italia e in Russia solo pochi sapevano scrivere e parlare, e quindi necessitava un partito di quadri di professione che andassero in giro a spiegare le istanze del partito, ma oggi per quanto analfabetismo fattuale e di ritorno ci possa essere, siamo in un mondo dove se non hai una laurea, o un diploma sei comunque andato a scuola nelle piazze o in fabbrica nel sindacato dove vedi i problemi meglio del quadro politico, che magari sta in parlamento,
    Io mi aspettavo una innovazione (e l’invito di Luca andava in questo indirizzo) organizzativa, già da tempo, penso alla conferenza di Carrara, al congresso di Chianciano, “Partito esci dalle stanze e va nelle strade a parlare coi ragazzi” o se no in basso a sinistra e poi si è andato in alto a destra con Di Pietro, LI Gotti, e Ingroia, penso a l’ultimo congresso dove si era promesso il referendum su ogni decisione importante, poi anche se si è vinto il congresso con queste promesse poi è stato messo da parte, oggi i liquidatori del comunismo si affidano ai professori, per pontificare sul partito della sinistra. questa è una politica degna di dirigenti seri? e perché si chiamano i comitati di Tsipras, che non sono tutti del partito, la maggioranza non è del partito, e qui non si può negare l’imitazione con la scelta di Renzi segretario, votato non dal partito, e qui veniamo all’inizio, di cosa si intende reconditamente quando si pubblicizzano Professori universitari, studente leader e centri sociali) non meritava un referendum degli iscritti una decisione così importante?
    Ciao Ramon

  20. caro scarfè o scarfò, cercherò di essere più sintetico, anche se io credo che non faccia male essere esaustivi. l’importante dovrebbe essere non divagare e cambiare continuamente discorso e centrare il tema che è stato sollevato. io ci provo. e se mi becco la critica di essere logorroico pazienza. del resto io cerco di rispondere a tutti quelli che mi fanno l’onore di leggere ciò che scrivo. e perfino a quelli che entrano qui non leggono nulla e depositano le loro sentenze e slogan. o quelli che danno una scorsa, trovano una parola o una frase e ci si attaccano per criticare ed anche insultare.
    lo vedi questo un po più sopra che ha lasciato un blues per dire che non sono comunista? e che ci vuoi fare!
    ma torniamo a noi:
    1) te lo ripeto perché fingi di non vederlo. luca ha proposto di costituire i cpf e cpr solo con la segretaria e i segretari di circolo. io ho risposto che forse sarebbe una limitazione perché ci sono altri che non essendo per forza segretari di circolo risulterebbero esclusi. gli esempi che ho fatto possono allargarsi a mille altre fattispecie di figure militanti. tutto quel che hai scritto tu non c’entra nulla, ma proprio nulla, con quello che ho detto. dove avrei parlato di corsie preferenziali?????? dove avrei detto che un dirigente si sceglie perché “parla meglio di altri e si mette in evidenza” ???? come si fa a definire un comitato politico federale “quartieri alti del partito” ???
    bastava non applicare a quel che ho scritto un pregiudizio, o leggerlo meglio e non ci sarebbe motivo di discutere perché il tema è: i cpf e cpr devono comporsi con i soli segretari di circolo o anche con altri? e quando parlo di altri non parlo di selezionare attraverso la loro collocazione sociale bensì in base alle loro qualità di lottatori e comunisti. come è ovvio che sia.
    2) ti sbagli, caro carfò, all’inizio del prc nello statuto del prc erano proibite le correnti. non c’era il centralismo democratico e quindi chi dissentiva poteva farlo pubblicamente e non solo nelle istanze del partito. ma era proibito esplicitamente che si organizzassero in modo strutturato fra un congresso e l’altro. senza farla troppo lunga alla fine per un grave errore della maggioranza che teorizzò che le segreterie dovessero essere composte senza le minoranze (errore di cui mi sento pienamente responsabile e su cui mi sono autocriticato per iscritto e nei fatti), le minoranze si sono cristallizzate ed organizzate in quanto si sentivano discriminate diventando di fatto partiti nel partito. purtroppo le divisioni sono una cosa e le diversità di opinioni e di cultura sono un’altra. pensare che le correnti siano prodotte da un complotto della maggioranza per dividerla è veramente una cosa senza senso. come dici tu bisognerebbe che su ogni tema esistessero maggioranze e minoranze diverse. ed anche che ci fosse unanimità su diversi temi. ma se i gruppi dirigenti sono eletti su base proporzionale secondo i voti che hanno ottenuto le mozioni è fisiologico che le mozioni si perpetuino e si comportino come partiti nel partito. credo che fosse questo il tema che poneva luca. che si eleggano organismi che trascendono le mozioni. e spero che si cammini in questa direzione, senza la scorciatoia che propone luca, perché a problemi politici bisogna trovare soluzioni politiche e non illudersi che esistano formule magiche organizzative capaci di risolverli. è un problema complesso ed è difficile contemperare le esigenze collettive con quelle delle diversità culturali e politiche. però bisogna provarci e riprovarci. ed un modo per fallire è scivolare in una discussione fatta di teorie del complotto e di processi alle intenzioni. se attribuisci a un dirigente o addirittura ad un gruppo dirigente le peggiori intenzioni qualsiasi cosa dica e faccia potrà essere letta come una sporca manovra. e se un dirigente applica a un militante la stessa cosa potrà dire che è in combutta con un altro partito o che vuol far carriera qualsiasi cosa dica e faccia. è un vizio ideologico di vecchia data, che ai giorni nostri è di gran moda, perché è il modo di ragionare di politica indotto dai mass media e dai talk show.
    3) scusa ma quel che dici su chi ha vinto il congresso è esattamente l’esempio migliore della infinita superficialità con la quale si discute di cose serie. da tre congressi il prc propone di unire la sinistra alle elezioni. tre! mai è stata proposta una discriminante contro sel. casomai la discriminante era il rapporto con il centrosinistra e il pd. e per motivi politici e non astratti. la divisione fra noi ed essere comunisti è relativa esattamente a questo punto. noi proponiamo l’unità con quella discriminante (ed ovviamente parliamo del livello nazionale) ed essere comunisti l’unità senza quella discriminante. tutto qui. alle elezioni europee non esiste il tema dell’alleanza previa al voto con il centrosinistra. esiste la questione del gruppo al quale si appartiene e del rapporto col partito socialista europeo, oltre che dei contenuti del programma. la lista si è fatta sulla base di un chiarezza totale su questo punto. e sel al suo congresso di è divisa e a maggioranza ha deciso di partecipare ad una lista che esplicitamente si proponeva come aderente al gue e alternativa al partito socialista. sel è ambigua? si, lo è moltissimo. e tuttavia è meglio che abbia fatto questa scelta perché la stragrande maggioranza dei militanti ed elettori di sel per i contenuti concreti in cui credono sono di fatto alternativi al pd e al partito socialista europeo. e perché è meglio passare il quorum con delle ambiguità che avere due o tre liste molto più chiare ma tutte perdenti. la linea della maggioranza dell’ultimo congresso è stata applicata, non quella di essere comunisti. e lo si vede meglio proprio ora che il prc e la stragrande maggioranza della lista propongono di dar vita ad una forza ampia ma chiara su quei punti di cui sopra. e se la terza mozione ha votato a favore o si è astenuta su certe cose è perché le è chiaro che non si è proceduto nella direzione opposta a quella che auspicava e proponeva.

    scusa ma devo sospendere

    continua…..

  21. 4) su internet la polemica è fuori luogo. io ne faccio largo uso da prima che comparisse il web. come patrizia leggo una marea di cose di tutto il mondo. e come te leggo testi e documenti interessanti. sono presente in facebook con due profili (due perché avendo superato i 5000 “amici” dovevo scegliere se costringere i nuovi contatti a dichiararsi “fan” del sottoscritto o aprirne un’altro bis), ed inoltre ho aperto un blog personale dove ogni tanto scrivo e pubblico cose che altri giornali e siti mi hanno chiesto e solo dopo che loro li hanno pubblicati), ormai da tempo faccio anche riunioni di più persone via web. è un po difficile sostenere che sono retrogrado e non capisco il potenziale di internet. ma i social network (che non sono tutto internet e tuttavia sono largamente e sempre più usati) non sono neutri. hanno una logica. io sostengo che l’iperbole individualistica permessa ed incoraggiata dai social network rafforza e consolida l’individualismo consumistico presente strutturalmente nella società odierna. basta fare un giro per facebook per rendersi conto che la stragrande maggioranza delle discussioni politiche o pseudopolitiche (perchè di questo stiamo parlando) sono improntate alla superficialità, alle risse fra tifosi, all’estremizzazione di posizioni contrapposte, alle più fantasiose dietrologie e teorie dei complotti, agli insulti continuati e reiterati. ovviamente parlo di una tendenza e non del tutto. io stesso annuncio facebook di aver scritto un articolo sul mio blog. o mi tengo in contatto con persone che ho rintracciato o da cui sono stato rintracciato su facebook. e a volte si leggono anche cose interessanti ed utili. ma, caro carfò, chi insulta chi la pensa diversamente, chi attribuisce intenzioni che non esistono, chi semplifica ogni cosa e riduce tutto ad uno slogan, per quanto viva collegato ad internet e ai social network è analogo ad un analfabeta di un secolo e mezzo fa.
    più in concreto ti faccio esempi:
    secondo te è logico che se nel federale di catanzaro (l’esempio è a caso e non reale ma ne potrei fare decine di reali) c’è un diverbio il giorno dopo in tutta italia si deve assistere ad una rissa fatta di accuse e controaccuse che nessuno che non fosse presente alla riunione può giudicare? secondo te è logico che quando criticai la proposta di bertinotti di sciogliere rifondazione e fare un nuovo partito con un articolo su liberazione si poteva leggere in diversi siti che lo avevo fatto a) per fare carriera e tentare di diventare segretario del partito. b) perché volevo costruire una mia corrente allo scopo di diventare inamovibile ed essere ricandidato c) che era una ripicca per non essere stato scelto io come segretario e via elencando nefandezze di ogni tipo? secondo te è logico che in facebook ogni settimana circa si fondino partiti virtuali con tanto di simboli? secondo te è logico tutto questo?
    è essere vecchio e retrogrado pensare che le beghe del federale di catanzaro debbano essere discusse fra i suoi membri con calma e serietà e guardandosi negli occhi? è moderno e nuovo che ci si insulti e litighi su facebook coivolgendo migliaia di persone che non sanno né possono sapere nulla della realtà di quella discussione? c’è perfino gente che va ad una riunione, non chiede nemmeno la parola e poco dopo che è finita, e perfino mentre è ancora in corso, spara i suoi giudizi e accuse su facebook?
    di questo parlo quando parlo di un modo di discutere in internet che è banalmente distruttivo di qualsiasi collettivo. alla fine c’è solo un rumore di fondo fatto di urla ed insulti e slogan e superficialità dove purtroppo molti credono di aver partecipato ad una discussione mentre hanno solo partecipato al grande fratello.
    avanti, ripetimi che ho una concezione vecchia di un secolo del partito! però dovresti dire quale è la tua? quella secondo la quale i dirigenti sono capoccia, traditori, opportunisti, sleali, imbroglioni, mentre tu sei un santo? credi che si possa discutere così?
    5) noi da chianciano in poi abbiamo sempre insistito su due cose fondamentalmente: il partito deve ricostruire radicamento e credibilità attraverso le lotte e le pratiche sociali. il partito sociale è questo. ed abbiamo sempre detto che la sinistra andava riunita dal basso con un processo democratico. il partito sociale c’è a macchia di leopardo. le diverse liste ed esperienze di unità della sinistra si sono tutte fatte dall’alto perché tutti gli altri soggetti volevano (federazione della sinistra con pdci ecc e rivoluzione civile con idv verdi pdci ecc) che tutto fosse deciso dai vertici delle forze coinvolte. sia perché temevano che essendo il prc più numeroso di loro alla fine decidessero tutto i militanti del prc (preoccupazione infondata perché come si sa i militanti del prc su molte scelte politiche e di candidati avrebbero votato diversamente fra loro) sia perché avevano riserve sulla linea politica di quelle liste, e segnatamente sul rapporto con il pd. e sapevano che i loro stessi iscritti erano più propensi a rompere col pd che non a entrare nel centrosinistra. per fare una forza come izquierda unida bisogna che tutti quelli che aderiscono accettino di costruirla dal basso con una testa un voto. se gli interlocutori che hai non lo accettano non resta che fare due cose: o presentare due tre o quattro liste o farne una mettendo d’accordo i vertici di tutti. noi abbiamo scelto il male minore. sapendo che era il male minore e non dicendo mai che era il meglio del meglio. ora c’è l’occasione, dopo aver passato il quorum, di costruire democraticamente l’unità dal basso. sel dovrà decidere cosa fare ed è palesemente divisa. qui stiamo. quindi che cosa abbiamo sbagliato?
    6) proprio non ti entra nella testa. il prc non si scioglierà e come il p comunista di spagna parteciperà alla nuova forza senza imporre nulla a nessuno, ma forte del fatto che la propria analisi sul pd e sul liberismo è larghissimamente maggioritaria fra coloro che, speriamo, parteciperanno alla nuova forza. ma è così difficile da capire?
    7) è verissimo che noi avevamo proposto e scritto che alcune scelte fondamentali potessero e dovessero essere sottoposte a referendum, come avevamo proposto ciò che tu auspichi come innovazione, e cioè che la maggioranza del membri dei gruppi dirigenti venissero eletti fuori dalle quote di corrente, per esempio per quanto riguarda il comitato politico nazionale mettendoci i segretari di grandi federazioni ecc. peccato che al congresso la somma delle minoranze su questo è stata maggioranza e le modifiche dello statuto che noi avevamo proposto sono state bocciate. ma noi torneremo alla carica al più presto. sia sui referendum, che proporremo anche per la nuova forza. ancora una volta serve l’esempio di izquierda unida, che nelle regioni e comuni quando c’è una divergenza sull’entrare o meno in un governo locale la dirime con il referendum fra gli iscritti, ed anche sul fatto che i gruppi dirigenti del partito, pur comprendendo tutte le posizioni presenti, non necessariamente devono rappresentarle proporzionalmente.

    come vedi non sono riuscito ad essere sintetico. ma in fondo tu hai sollevato temi importanti e alla fine si tratta di pochi minuti di lettura. che per altro è facoltativa.

    un abbraccio

  22. cara patrizia, quelle lance le spezzo anch’io. infatti siamo qui a dircelo proprio per questo.
    un abbraccio

  23. Carlo Scarfo' Says:

    CIAO RAMON, chiedo scusa , ma mi chiamo Scarfò ho piggiato la e accentata perché vicino alla o accentato e l’ho fatto per errore.
    Precisiamo che io rispetto il tuo pensiero, e ne condivido parecchio, ma non tutto, e su quel poco che non condivido, c’è quel tuo porsi come se fossi l’oraculum, che presuppone un atteggiamento come quello che i seguaci di Aristotele avevano per il maestro, Ipse Dixsit , l’ha detto lui, e se l’ha detto lui allora deve essere vero, questo atteggiamento che io rimprovero quando ti dico che sei legato a vecchi schemi, e deriva dal tuo percorso politico, dal Movimento Lavoratori per il socialismo, poi Partito di Unità Proletara , nel 1984 confluito nel PCI, e nel 1991 in Rifondazione Comunista, io ho un altro percorso. Non avrei sopportato di stare nel PCI dopo che Berlinguer, non ha detto ne con la Nato ne con il Patto di Varsavia( che nasce 6 anni dopo, Nato 1949; Patto di Varsavia 1955 6 maggio) no ha detto io mi sento più sicuro sotto l’ombrello NATO che sotto l’ ombrello del Patto di Varsavia, assieme a: la spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre è finita,come dire il motore di quella rivoluzione è rotto, e non può servire come riferimento; il “Comunismo nome indicibile” bertinottiano ,aveva attecchito avendo avuto illustri precedenti. il compromesso storico(di cui oggi si vede l’approdo miserabile con l’incoronazione di Renzi); con il 50+ 1 per cento non si governa, dimostrando non solo di non essere comunista ma neanche democratico, e altre chicche come l’Eurocomunismo e l’autunno del 1980 davanti ai cancelli di Mirafiori promettere agli operai che non sarebbero la sciati soli, per poi arrendersi a lasciare al loro distino quegli operai, dopo la marcia dei quaranta mila, capeggiati dal capo officina Arisio.
    Tu sei rimasto in questo partito assieme ad altri che adesso si atteggiano ad oracoli, ma quella tempesta che soffiava e che avrebbe fatto naufragare la nave PCI non avete saputo ne prevederla ne governarla e salvare il PCI, ma oggi volete salvare il PRC.
    Io provengo da un Area che negli anni 70 contestava il quartier generale, per sperimentare forme organizzative, fedeli all’invito fatto da MAO ZEDONG che invitava a “Bombardare” il quartier generale e lo diceva quando il quartier generale era , non chiedeva rispetto, belle maniere, ma chiedeva di essere bombardato, fedeli a quel input quell’area ha cacciato LAMA dalla università, Autonomia Operaia nel 77 ha fatto una conferenza sulla repressione a Bologna per 3 giorni, e chi era al palazzetto dello sport, ricorderà che quando voleva prendere la parola Marco Boato (Democrazia Proletaria) e gli veniva gridato “via via la nuova polizia””, conosco molto bene quelli di democrazia proletaria che oggi governano Rifondazione, quel movimento dopo una dura criminalizzazione e repressione vietando ogni manifestazione, e stato sconfitto, alcuni spinti da questa ottusità si ritirarono nel privato, il famosi riflusso, altri ancora sono stati criminalizzati e sciaguratamente buttati nella lotta armata, scelta certamente sciagurata,che ha portato alla sconfitta di questa Area (Area della Autonomia) ma certamente se questo movimento è stato sconfitto i loro detrattori quelli che si ergevano a professori, e che oggi non provano vergognamhanno fatto una fine più miserabile, e questo è agli occhi di tutti.
    Perché ti dico queste cose, ma perché tu non accetti una discussione dove non si riproduce una fotocopia fedele del tuo pensiero, non accetti di dialogare con altri compagni di partito e sullo stesso piano accettando piccole differenze, no tu fai l’analisi del sangue ad ogni parola, e poi prendi questa parola e impicchi a questa parola chi l’ha pronunciata, dicendogli che è accecato dal pregiudizio, dici che l’elenco dei soggetti(da te proposto) che dovrebbero governare il partito non intendevi fossero esterni ma iscritti al partito, ora lasciamo ogni interpretazione a chi legge, ma io i centri sociali li ho visto nascere sotto forma di collettivi autonomi, ed erano giustificati, in quanto i giovani di quell’epoca specie Autonomia Operaia e Lotta Continua, volevano sperimentare nuove forme di governo del partito e poi i giovani erano obbligati a cercarsi nuovi strumenti in quanto il PCI era impermeabile alle istanze giovanili(vedi quanto è attuale la questione giovanile) ma oggi immaginare che un dirigente di un recinto indiano, auto ghettizzato dove non si fa politica ma commercio, dove serve solo da parcheggio per giovani senza speranza, salvo la libertà di ammazzarsi di canne, è singolare che lo si voglia invitare a fare parte degli organi dirigenti del partito, per questo ho parlato di confusione, invogliandoli a restare sempre nella riserva, in parcheggio, in questi giorni a Genova è stato Sgomberato il BURIDDA, e ti confesso che non mi è fregato per niente in quanto credo quella esperienza esaurita, oggi non abbiamo a sinistra un partito refrattario alle istanze giovanili. io tempo fa ho polemizzato con il portavoce dei giovani comunisti Oggionni, invitandolo a non fare il politico in doppiopetto ma di essere giovane tra i giovani, vai,gli ho detto nei centri sociali e spiegagli che se vogliono avere un futuro, devono prendere il loro destino nelle proprie mani, spiegagli che se si iscrivessero in massa al partito il partito se lo prendono, a Genova ci sono due importanti centri sociali, che potrebbero controllare il partito se si scrivessero si organizzano,e un partito serve di più di una riserva indiana.
    Tu dici: “Mai è stata proposta una discriminante contro sel”, ma contro il centro sinistra, dimenticando che SEL prima del congresso era nel centrosinistra, e li è stato eletto, tu non dici che sei in disaccordo con tua cognata, ma con la moglie di tua fratello, quindi giochi con parole ma questo gioco non funziona sempre, e tutti ricordano, a proposito di complotti e superficialità da te viste in ogni dove, se non C’era nessuna pregiudiziale contro Sel, ma anche contro la riunificazione dei comunisti, mi spieghi perche a Dicembre quando è finito il congresso, e Ferrero non riusciva nel intento(sempre per il bene del partito) di rifarsi eleggere segretario dopo che aveva fatto le elezioni promettendo che se avesse perso si sarebbe dimesso, come è andada a finire lo sappiamo, ma al congresso non riusciva a farsi eleggere ed allora ha chiesto una tregua di un mese, perché gli serviva quel mese? che Essere Comunisti, sbagliando tragicamente ha concesso e non ha preteso che il segretario fosse eletto subito? e chiamando il segretario ad assumersi la responsabilità? Bene quel mese, (Ma i complotti sono solo nei miei sogni accecati dal pregiudizio) mese è servito a Ferrero per fare un inciucio con Targetti e Mordenti, che come abbiamo visto, hanno fatto un congresso contro Ferrero, ma poi quando si è votato e potevano decidere se Ferrero fosse segretario o no, hanno presentato una loro candidatura, permettendo al segretario di essere rieletto se anche segretario di minoranza, mi dici in quale altro momento storico dei partiti comunisti abbiamo visto eleggere un segretario, di minoranza? e lo sai come sono stati convinti Targetti e Mordenti? con lo spauracchio della destra grassiana che si vuole alleare con sel e Diliberto,(ma discriminanti non c’è ne erano) queste cose le sanno anche i bambini, ma tu no, io sono al federale genovese da anni ho tanti amici e compagni della mozione degli autoconvocati e queste cose c’è li siamo detti e ho letto anche la loro corrispondenza, Mailing list, Messaggi e via dicendo.
    Poi mi vuoi convincere delle innovazione del partito e mi dice che il Partito sociale è: “”il partito deve ricostruire radicamento e credibilità attraverso le lotte e le pratiche sociali. il partito sociale è questo”” Io non credo caro Ramon, che si costruisce radicamento sociale e credibilità organizzando la vendita di pane pelati e pasta ( e mercatini alternativi li ha inventati e praticato Autonomia Operaia ed erano un’altra cosa) comprati alla COOP Liguria (ma si sa la COOP sei tu) non si costruisce radicamento e credibilità, trasformandosi in Caritas di sinistra, e facendo la carità, come ormai in tutte le nostre feste partecipanp ON LUS che ci invitano a portare alimenti, facendomi vergognare perché i coministo non fanno la carità la lottano dignitosamente per i diritti, invece il partito sociale scinniotta fanno Amas, Amal, e molte organizzazioni islamiche, oltre Cattoliche, ma servendo gli interessi dei rappresentati, e soprattutto facendo le cose che si promettono.
    E veniamo ai social network, stai aggiustando il tiro dalla prima risposta in quanto ho suonato le giuste corde, ma continui, a guardare a questo strumento come uno straniero guarda un paese che non conosce, in po’ di curiosità e un po’ di paura, dici se è giusto che una rissa che accade a Catanzaro si sappia al Nord, io credo di si, perché anche se non so per che cosa litigano so che litigano e tu scambi il termometro con la febbre, che secondo te esiste perché viene misurata, e poi i litigi sono sempre accaduti, non è stato il WEB a inventarli,basta pensare alla lotta per bande nel Partito bolscevico dopo la Morte di Lenin, ma anche le liti, dentro il PCI tra gli ingraiani e secchiani, contro i miglioristi, ma la differenza era che tutto veniva nascosto, infatti secondo te la polvere è meglio metterla sotto il tappeto, Internet non stimola L’individualismo come ci ha spiegato Zigmunt, Bauma., Nel noto libro, “La Società individualizzata” ma ne registra solo gli eventi e le mostra,c’è un partito che ha preso il 25% dei voti italiani dandosi appuntamenti e comunicazioni con il WEB, il mondo che conoscevamo io e te è morto, se io e te negli anni settanta fossimo partiti per un vaggio spaziale e ritorneremmo adesso, crederemmo di avere sbagliato pianeta, prima rifondazione lo capisce meglio è, non è questione di rottamazione, ma pensare che gli uomini non sono più quelli del inizio del novecento e quindi la forma partito non può essere quella, il partito bolscevico ha fatto la rivoluzione senza segretario figura nata nel 1922, vedi come erano avanti e perché vincevano?
    Ciao Ramon e ricambio l’abbraccio

  24. Mio nonno era analfabeta ma sapeva benissimo da che parte stare e parlava chiarissimo… (e stava a livorno quel 21 gennaio del 21…).
    Trovo che una parte dei compagni ragiona per slogan. Il primo sforzo che dovremmo fare e’ ragionare in base ai dati oggettivi dati. Possiamo dividerci su formule organizzative, ma la cosa importante e’ avere un’ organizzazione forte nei territori nella quale la linea politica non viene calata da marte ma e’ il portato di una crescita e di una decisione collettiva. Si puo’ anche prendere una decisione sbagliata, ma se questa viene presa da un collettivo politico in modo chiaro, l’errore puo’ tramutarsi in esempio sbagliato da non ripetere, mentre una decisione politica sbagliata presa da qualche cavaliere illuminato porta alla sconfitta. Non possiamo criticare la democrazia borghese e poi riprodurne in forma atomica tutti i lati negativi. Il M5 stelle ci ha rotto le scatole col web, ma poi il 26% alle politiche lo ha preso facendo comizi in tutte le piazze d’italia! Anche se a me non piacciono gli slogan direi meno facebook e piu’ sezioni. O costruiamo un organizzazione con un modo di relazionarci ‘sentito’ dalle classi subalterne o saremo condannati alla marginalita’ e alle vibranti proteste informatiche con poderosi moti di elettroni al posto di oppressi in carne e ossa.

  25. dunque caro scarfò, io ho risposto alle cose che avevi detto. ma ora sono un oracolo dati i miei trascorsi politici. vent’anni di storia della sinistra sono descritti come una telenovela semplificata. io non so dialogare e tu mi hai preso in castagna a proporre che gli organismi dirigenti del partito vengano composti da esterni (sic). tu sputi sentenze su tutti e descrivi i problemi del partito esattamente, ma proprio esattamente, come fanno i dietrologi sui giornali e nei talk show, e cioè parlando di personalismi e trame e manovrette fra persone. il partito sociale è la caritas. la lotta nel partito bolscevico era analoga a una bega nel federale del prc di catanzaro (sia chiaro che catanzaro è senza riferimento alcuno con la realtà) e finalmente oggi c’è la tecnologia per conoscere ogni litigio e bega personale in diretta. il comunismo vero vive nei social network e si nutre di cagate ed insulti senza fine. tu sei il nuovo lenin perchè hai capito tutto del nuovo millennio, mentre io, poveretto, sono vecchio e sorpassato.
    bene! divertiti pure così e non perdere tempo a dialogare con uno come me. e tanto meno a visitare un blog dove ci sono pochi post e mancano tanto le decine di post zeppi di accuse ed insulti.
    addio

  26. caro noia, sono d’accordo con te. ma aggiungo che se un partito fa una discussione collettiva congressuale fondata su un’analisi della fase capitalistica e conseguentemente sulla degenerazione del sistema politico e su cosa fare, e poi ci sono militanti che votano senza avere letto un bel niente in base a motivazioni come: non abbiamo preso il quorum e quindi cambiamo i dirigenti, mettiamoci dei giovani, ecc ecc questo significa che la degenerazione è ampiamente penetrata fra i militanti. spiegare insuccessi e difficoltà con i personalismi e con la ricerca di un qualche nuovo leader è facilissimo. non richiede nessuna lettura e studio della realtà. basta discutere di questo come si discute al bar di cambiare l’allenatore della squadra del cuore.
    insomma, senza studio e serietà non c’è militanza comunista. c’è solo una variante, per giunta pessima, del grande fratello.
    un abbraccio

  27. lucaocchionero Says:

    Sì,ok, il nostro è un partito che si sforza di fare politica, e lo fa spesso in maniera diseguale anche nei territori. Abbiamo un sacco di problemi esterni, tipici del sistema maggioritario in questo caso inteso come politico e non come semplice sistema elettorale ed abbiamo un altro grande problema: la stampa e le tv, nazionali, locali, assolutamente privatizzate sono generalmente contro le proposte degli antagonisti, anche e soprattutto nei territori, per cui non ci danno spazio e se ce lo danno è per screditarci. Ma poi abbiamo molti problemi noi: siamo eccessivi nelle parole, abbiamo un problema di dialogo tra militanza e dirigenza(l’esempio di Rosa Riinaldi in Val d’Aosta è restato pressoché isolato), non facciamo scuola, e soffriamo di troppe correnti cristallizzate ed autorganizzate che ingessano il dibattito nel partito e perfino i pensieri di tanti compagni. Queste cose non si possono negare. Questa pesantezza in strutture(non abbiamo più nemmeno un bliancio sufficiente per mantenerle) e in organizzazione politica non ci consente di fare salti di gioia per il superamento del quorum alle europee, né per la elezioni di Eleonora Forenza che resta comunque un grande successo in termini politici e di voti. Dobbiamo avere molte speranze per la conferenza di organizzazione che sarà decisiva per il futuro del partito, ma dobbiamo arrivarci dopo un dialogo profondo che coinvolga tutto il corpo del partito ,ed è compito del cpn impostarlo come un dialogo rigorosamente intra ed extra “correnti”. Sono iscritto dal 1995 ed ho visto congressi, conferenze di organizzazione, proposte intelligenti affondate poiché gli esiti possibili non convenivano a questa corrente o a quest’altra. E tu caro Ramon ne avrai viste sicuramente molte più di me di queste situazioni. Cerchiamo di fare tutti insieme un salto di qualità.

  28. Caro Ramon, sono d’accordo sulla tua ultima considerazione. Spesso i compagni sono preda del sistema mediatico che ci impone di essere e comportarsi come gli altri. Piu’ che di leader forti abbiamo bisogno di idee forti, abbiamo bisogna di fare una campagna politica su poche linee ma essenziali. Un ‘ altra questione dirimente , che e’ costituente rispetto alla formazine di questa europa e’ la questione ucraina. Bisogna rompere il muro di silenzio e ipocrisia su questa fondamentale questione. Bisogna dire a chiare lettere che l’europa deve dire no a obama altrimenti si rafforza quella europa a trazione nato-americana che rende tutto molto molto piu’ difficile e che porta la guerra dentro l’europa stessa. La situazione e’ pesante e molto critica anche in romania, ungheria dove tira una bruttissima area. La possibilita’ di una deflagrazione bellica in quella zona e’ pericolosamente alta. Bisogna assolutamente recuperare il tempo perduto. Ciao Ramon.

  29. caro luca, sono d’accordo con te nella sostanza. io però penso che non ci sia un “problema nel dialogo fra militanza e dirigenza”, bensì un problema relativo alla concezione del rapporto fra militanza e dirigenza. il gruppo dirigente, con tutti i suoi limiti e difetti, elabora un’analisi e una proposta politica di lavoro e di prospettiva. lo fa dopo aver discusso in molte sedi con la base del partito e in decine, se non centinaia, di assemblee. ma se poi quelle elaborazioni e proposte non vengono lette, magari per criticarle, e il “dialogo” si deve risolvere in quattro battute del “dirigente” di passaggio e in quattro urla e critiche infondate del “compagni di base” non si caverà mai un ragno dal buco. mai!
    e non c’è soluzione organizzativistica né cibernetica capace di risolvere questo problema. a meno di non assumere il modello del partito d’opinione leggero. che per sua natura non può essere né di classe né di sinistra e tanto meno comunista.
    un abbraccio

  30. caro noia, sono completamente d’accordo con te.

  31. unatestaunvuoto Says:

    Il compagno ramon scrive: «E questa sinistra oggi, nei fatti, alberga in partiti, associazioni e movimenti, ed è composta in grandissima parte da persone non organizzate in nessun modo».
    Qualcuno può suggerirgli che, magari, quella grandissima parte di persone non ci pensa nemmeno lontanamente ad “organizzarsi”, dato che nelle organizzazioni ci sono persone come lui, che vivono di rendite di posizione da 30 anni e che fanno i gruppettari da 40?

    Non ti sembra un po’ paradossale, compagno ramon, che chi costituisce il problema proponga anche le soluzioni?

  32. egregio, io dico solo le mie opinioni. se tu pensi che io e quelli come me siano un problema va benissimo. e io rispetto anche questa opinione. se pensi che essere ed essere stati militanti e aver ricoperto incarichi di direzione e istituzionali sia impedente il poter dire cose interessanti o giuste è un problema tuo. puoi tranquillamente credere che il problema della sinistra risieda in questo e non in questioni economiche, sociali e culturali di ben altra portata. ma fa niente.
    peccato che se tu avessi letto veramente ciò che ho scritto invece che cercare una frasetta per potermi attaccare, avresti notato che propongo che i vertici delle attuali organizzazioni (come il prc) non abbiano alcun ruolo in quanto tali nella costruzione della nuova forza politica e che non godano di nessuna rendita di posizione. proprio per questo penso che con il metodo di una testa un voto la stragrande maggioranza delle persone che non appartengono a nessuna organizzazione possa appropriarsi di tutto.
    ma, eliminato il pericolo che strutture di partito in un modo o nell’altro possano dominare tutto, poi bisogna saper elaborare, discutere e decidere. perché puoi stare sicuro che ci può essere l’iscritto al prc che non si sogna nemmeno di imporre nulla a nessuno come ci può essere la singola persona che senza avere idee, esperienza, cultura e capacità di dialogo pensa di imporsi sulla base di una discriminazione idiota. secondo la quale ogni minchiata dettata dalla cultura dominante, come il nuovismo e la stessa nozione di casta, è di per se buona in quanto pronunciata da un “giovane” e da un non iscritto ad un partito.
    ciao

  33. Sono tra quelli che pensano che bisogna sciogliere i partiti a sinistra del Pd e aprire un processo di ricomposizione della sinistra a partire dall’esperienza di L’ALTRA EUROPA. Partire da qui perchè è l’esperienza che ha aggregato di più. Non è una strada facile e non è scontato che si riesca a intraprendere il cammino, infatti il bisogno di una sinistra che tutti avvertiamo non necessariamente si trasforma in reale spazio politico.
    Certo per fare questo occorre pensare ed agire e diciamo la verità .. porsi la stessa domanda da quasi dieci anni mi sembra un modo per non riuscire a fare passi in avanti. Nella ricerca scientifica ti poni una domanda e se le risposte possibili non ti portano da nessuna parte o cambi la domanda o difficilmente risolvi il problema.
    Continuare a discutere se sciogliere o no i partiti che ci sono mi sembra che non sia la domanda da cui partire per aggregare. Lo abbiamo fatto in più di una occasione e non è servito nè il modello federativo nè una testa un voto. Perchè dovrei rifare la stessa discussione? Del resto mentre queste “ombre” di partiti discutono al loro interno, la parte più interessante che pure, anche se in piccola parte, si è raccolta attorno alla lista si sta ritirando nel suo privato.
    Non ho nulla contro i partiti, ne sono stata anche dirigente, ma questo non mi impedisce di ammettere che sono diventati ormai un fine anche molto mediocre, vista la povertà di dibattito, di presenze etc. e sono responsabili delle scelte che ci hanno portato fin qui. Liberare il dibattito da rancori, vecchie posizioni, persino storie di vita è decisivo per riprendere il cammino. I partiti per non morire su se stessi e per evitare di spingere altrove, come è successo con il M5s, energie di critica dell’esistente dovrebbero mettere a disposizione quello che resta delle loro organizzazioni in un processo costituente già avviato dalla lista alle europee. Donare un’esperienza senza nulla in cambio ( nomi di candidati, dirigenti etc.) Utilizzare la cultura del dono aiuterebbe tutti noi a ritrovarci nei valori fondanti di quei collettivi di sinistra di cui si sente l’assenza. ho imparato a donare con le letture di sinistra e nelle sedi del PCI non in parrocchia. Questo non ha nulla a che fare con vecchi a casa giovani avanti e stronzate di questo genere. Credo nello scambio generazionale e non bisogna avere paura: mettersi in marcia in modo paritario consente a chi ha più filo di tessere. Ecco perchè mi auguro che questa discussione sulla forma organizzativa si chiuda al più presto e i dirigenti, se ci sono, sapranno chiudere esperienze e aprirne altre, in fretta perchè per tessere c’è bisogno di filo. Mi pare sia questo il vero nodo. Superare un quorum quando in pochi votano non è un successo. Non siamo Renzi che urla quanto è bravo mentre i cittadini rinunciano ad esercitare un diritto. Non abbiamo molto tempo e in questo caso battere sempre la stessa via è la dimostrazione di quel difetto che si chiamo incapacità di osare. Adesso dobbiamo farlo.

  34. unatestaunvuoto Says:

    continui a confonderti, ramon: io sono io, tu sei tu. Sei tu quello che da 40 anni racconta a se stesso e agli altri di essere comunista, facendo pesare la propria figura istituzionale e imponendo le proprie autodefinizioni agli altri. Succede a te (a voi), non a me. Le “forze politiche”, come le chiami tu, servono solo a te e a quelli come te, non agli sfruttati o ai proletari in genere per riscattarsi da vite passate a credervi. Il comunismo è insurrezione, non gruppettarismo. Non so in che modo lo capirete, ma lo capirete

  35. va bene unatestaunvoto, quando l’insurrezione sarà imminente fai un fischio.

  36. cara angela, mi spiace ma non sembra tu voglia confrontarti veramente con il problema su cui hai esposto le tue opinioni.
    ciò che pensano, credono, immaginano e per cui lavorano e militano decine di migliaia di persone, che lo si condivida o meno, non si può liquidare come fai tu.
    io rispetto quel che pensi ma tu dovresti rispettare quelli, come me, che pensano sia vigente l’esigenza ed utile l’esistenza di un partito comunista. perché si può benissimo costruire democraticamente una forza politica che si presenta alle elezioni sulle basi veramente condivise da centinaia di migliaia di persone di sinistra senza chiedere a nessuno di rinunciare alle proprie convinzioni ideologiche e culturali, alle proprie pratiche sociali e così via.
    in spagna e non solo funziona così. il pce esiste, e ha rinunciato a presentarsi alle elezioni in favore di izquierda unida che comprende socialisti di sinistra, repubblicani, ambientalisti che comunisti non sono e che mantengono le loro attività politico culturali. izquierda unida fa tutte le cose sulle quali sono d’accordo tutti. ed ognuno fa quelle che non sarebbero mai accettate dagli altri. rispettandosi reciprocamente e senza inutili divisioni. in izquierda unida nessun partito ha posti nè rendita di posizione alcuna e tutto si decide con il pricipio una testa un voto. se il pce vuole fare una campagna di discussioni e formazione sull’attualità del comunismo e/o sul pensiero di gramsci lo fa senza per questo doverlo imporre a tutta izquierda unida. se il pce non esistesse alla fine i militanti comunisti lo proporrebbero dentro izquierda unida e questo provocherebbe solo divisioni. perché in italia non si dovrebbe poter fare lo stesso?
    però il problema che tu poni esiste. se un partito diventa solo il trampolino per la carriera istituzionale di personaggi vari. se si limita a fare attività istituzionale separata da pratiche di lotta e sociali, se è leaderistico, se si divide in cordate correntizie, è un pessimo partito totalmente interno ad un sistema politico nemico del popolo e della democrazia, anche se si dice comunista o di sinistra. ma questo vale esattamente per una formazione che si presenta alle elezioni che si chiami partito o meno. ed è un problema che non si elimina sciogliendo i partiti esistenti per dare vita ad una “cosa nuova”. perché la cosa nuova nel sistema politico italiano potrebbe essere risucchiata velocissimamente nella logica intrinseca del sistema politico istituzionale e massmediatico riproducendo di nuovo tutto il peggio.
    quindi è meglio discutere della sostanza e delle cause dei problemi che affliggono la sinistra invece di cercare formulette magiche per aggirarle. ed è meglio che non si debba chiedere a nessuno di conformarsi alle proprie idee. tu sei liberissima di pensare che non serve un partito comunista. e sei liberissima di partecipare solo alla nuova forza. del resto è così anche in izquierda unida dove la maggioranza degli iscritti non appartiene nè al pce nè a nessuna altra forza. ma non si capisce perché io dovrei rinunciare alle mie idee e alla mia organizzazione omologandomi alle tue idee per poter fare una lotta comune con te.
    un abbraccio

  37. Carlo Scarfo Says:

    Mi ero promesso di non scriverè più, tanto è inutile , poi vedo Angela, e altri dire cose che non so se sono giuste, perchè non ci sono strumenti per misurare la lana caprina, ma allo stesso modo vedo che i tuoi argomenti sono trancianti, e anche questi non sono di lana caprina, non lasci respiro, e mi dico perchè un uomo intelligente navigato e astuto come Ramon non si accorge che si attira (come una calamita il ferro) le antipatie di tutti quelli che dicono o pensano; ma come è 20 anni che questi dirigenti non ne azzeccano una , ma hanno una risposta per tutto, hanno avuto 20 anni per rifondare ma non hanno rifondato nulla ,il partito si è squagliato tutte le previsioni fatte sono state fallite, perchè continuano sulla stessa strada? e la risposta mi pare semplice, il PRC è un partito proprietario, e chi lo controlla lo considera la sua dote pesonale per potersi sposare con qualcuno, ora vedo che si insiste, che Rifondazione non va sciolta, ma non è stata mai (da dopo la Sinistra Arcobaleno) usata, non è mai stata presentata alle elezioni, ma è servita ad un ceto politico per fare patti per avere poltrone, o nella peggiore non delle ipotesi in quanto è realtà, per svendere i giogielli di famiglia e fare stipendi. cosa ne dici del fatto che il patrimonio immobiliare del PRC (che però non si vuole sciogliere) sia in parte venduto e in parte in vendita senza consultare i leggittim proprietari che sono gli iscritti? e la Base? ti sembra normale che un padre di famiglia si venda l’oro di casa senza dire alla famiglia niente? la sede romana è stata venduta, da poco tempo: Che partito è e che futuro può avere un partito che vendi i gioielli di famiglia? lo sai che abbiamo saputo che a Genova si intende vendere o la sede o un circolo o tutte due? e il Circolo Bianchini lo storico circolo Bianchini è stato conprato con sacrifici e cene settimanali per tutto l’anno, e 20 anni che facciamo cene tutti i venerdi dell’anno e pensare che si vende per fare gli stipendi ai dirigenti, pensi che sia gatificante? ma come può vivere un partito se si vende le cose che lo identificano? se a Genova si vendesse il circolo Bianchini che il (27/28/29 giugno 2014 ha fatto una festa rappresentando l’unica oasi in un deserto totale, una piazza allestita con bandiere rosse e falce e martello, che è l’unica cosa a Genova che dice i comunisti ci sono aancora, o pensi che salvaguardi i comunisti non sciogliendo il PRC ma vendendo tutti il suo patrimonio e svuotantoli di tanta materialità che lo definisce? Ovviamente se venisse censurata,( ma non lo credo) la posto su FB può sembrare un ricatto ma non l’ho è, è una mia opinione non affende personalmente nessuno, è una critica politica e mi spiacerebbe andasse persa.

  38. egregio scarfò, è vero che è inutile discutere con te. per il semplice motivo che tu non discuti. accusi, insulti, giudichi, sulla base di cose false, superficiali e indimostrate. e quindi di cosa vuoi discutere? la critica politica è una cosa seria, necessita di approfondimenti, di volontà di ascolto. è imprescindibile capire la ragione dell’altro e analizzare la realtà per quella che essa è.
    lanciare accuse infamanti e ottenere risposte analoghe su facebook ecc. non è discutere. è parlare come si parla fra tifosi di calcio avversi.
    nella fattispecie, un partito che godeva del finanziamento pubblico e che con la sinistra arcobaleno è uscito dal parlamento non poteva non andare in crisi dal punto di vista finanziario. ai tempi il prc aveva circa 150 funzionari. oggi se ne ha 10 è molto. e questi stessi sono in cassa integrazione da anni. il patrimonio immobiliare si deve tenere senza avere una lira per fare politica? o è meglio pagare debiti e cominciare a funzionare senza più contare su nessun finanziamento pubblico? o è meglio sciogliere il partito e farne uno nuovo che si accomoda nel centrosinistra avendo eletti e posti per i dirigenti a scapito della politica?
    sulla vendita del patrimonio si è discusso all’infinito e non una sola sede è stata venduta contro il parere delle organizzazioni territoriali del prc e senza che si sia creata una alternativa con una sede in affitto. e vendere la sede nazionale, ormai troppo grande e costosa è giusto oppure si dovevano vendere 4 o 5 sedi periferiche per mantenere la sede della direzione anche se è troppo grande e costosa?
    potrei andare avanti. ma è inutile, perché per te qualsiasi argomento diverso dal “i dirigenti sono merda e io sono puro” sono falsi e addirittura provano la tua tesi. perché i pregiudizi e i processi alle intenzioni non ammettono discussione e prove concrete, ma solo scambi di insulti.
    forse ti sfugge che i dirigenti di rifondazione, per altro sempre eletti in congressi democratici, se avessero cercato posti sarebbero andati in sel e sarebbero ora tutti deputati e senatori.
    in ogni caso indirizzi male le tue rimostranze. io non ho incarichi se non quello di essere membro del cpn. non sarò mai più candidato a nulla, nemmeno ad un consiglio di quartiere. difendo opinioni e analisi. o pensi che debba essermi tolto il diritto di parola?
    vediamo se ci riesci! ma intanto invece che sproloquiare e gettare fango su chi non la pensa come te fai uno sforzo per rispettare chi ha fatto una scelta di vita di militanza ed ha opinioni diverse dalle tue.
    e, come già ti ho detto, non perdere tempo a venire qui a leggere (anche se sommariamente e senza volontà di capire) ciò che scrive uno come me.
    ciao

  39. unatestaunvuoto Says:

    Consolatevi, cara angela e scarfò…
    Qui, o ti confronti come vuole ramon, o non ti confronti, punto.
    Di quale militanza parli, ramon? Farsi fotografare con Marcos o con le FARC non basta mica sai, se poi concludi con una pensione da parlamentare! La vostra “militanza” è una bufala, sta tutta dentro alle vostre organizzazioni e ai vostri gruppetti, e questo non comporta un titolo di merito, credimi, semmai dovreste essere voi a riconoscere di avere finto per 40 anni e ad autosospendervi dal “confronto” che, ripeto, o si fa con le vostre regole o non è. Ma si sa, chi è privo di stile non è che lo impara a 65 anni…
    Stai pur lì, a rosicare nel tuo cpn, e stai sereno: il sistema ha tutto l’interesse che tu continui ad avercelo, il diritto di parola.
    best wishes

  40. ti ripeti caro una…., e del resto usando diversi falsi nomi e pseudonimi ti ripeti ormai da molto tempo.
    ma se ti diverte, o addirittura pensi che dire queste cose sia fare politica, continua pure all’infinito. io non mi adombro.
    ciao ciao

  41. Giusto un appunto. Per essere fotografati con Marcos o con le Farc bisogna averne fatta parecchia di militanza politica vera, faticosa e pericolosa. Bisogna conoscere a fondo i problemi di quei popoli, rischiare la vita per le proprie convinzioni, camminare nella giungla e arrampicarsi dove pochi sono arrivati, eludendo le trappole della Cia e dei militari. O li avete presi per gruppi folkloristici che si mettono in posa per i turisti?
    Al di là di qualsiasi critica, un minimo di rispetto per chi ha dedicato la vita ad un ideale più grande di voi.

    Lo so che non serve a molto ribadire certi punti, ma mi si rovescia lo stomaco e credo che i puntini sulle i siano d’obbligo.

    Ciao Mantovani, buona serata.

  42. grazie patrizia, ma lascia perdere. il nostro amico se dovesse esprimersi sugli zapatisti e le farc direbbe che sono integrati nel sistema e nemici dell’insurrezione. per altro io rispetto le posizioni degli anarchici individualisti estremi. anche loro hanno ragioni ed esprimono concetti che contengono una parte di verità, anche se difficile da decifrare. peccato che ce ne siano che pensano che internet sia un regno di libertà e che sparare sentenze coperti dall’anonimato sia compatibile con gli ideali che si illudono di servire. è solo il segno dei tempi, e dell’egemonia del pensiero unico. pazienza.
    un abbraccio

  43. carlo scarfò Says:

    MI verrebbe da dire egregio Mantovani, ma io non lo faccio, Caro Ramon, ci sono diversi blog, strutturati in maniera uno diverso dagli altri, io che a differenza di quello che pensi , voglio capire li giro tutti, e cerco di capire attraverso l’architettura del blog l’anima di chi sta dietro, Ferrero aveva (credo c’è l’abbia ancora, ma non ci vado più) un blog che metteva a congelare(in attesa di moderazione pensa che democratico) il commento togliendo sentimento e tensione alla discussione pensa se tu rispondi ad un commendo ed invece di trovarlo al rigo sotto te lo trovi dopo un’ora, e poi censurava, un certo Vittore Luccio curava il blog di Ferrero e mi ha scritto sulla mail in privato(lettera che conservo quindi ho le prove non accuso senza motivo) poi ci sono i blog aperti dove posti quello che vuoi, e poi ci sono i blog come il tuo, dove puntualmente rispondi a tutti,con piglio da professore munito di matita rossa e blu ,a prima vista potrebbe apparire positivo ma solo a prima vista perché bisogna vedere cosa si prefigge il blog, questo aspetto lo tratto più in giù perché ogni cosa ha un suo significato.
    Claudio Grassi ha un blog dove raramente interviene, è visitato da almeno 3000 visite al giorno che non sono pochi, e allora mi chiedo perché il blog di Claudio Grassi è libero come uno spazio, una piazza dove si discute liberamente e invece quello di Mantovani non fa così?
    Io ho cercato di capire, e una sera ne ho parlato con Grassi dicendogli, perché non intervieni e lasci tanti anonimi a dire quello che vogliono? e lui mi rispose: sai gli anonimi sono quelli che ti dicono cose che se dovessero palesarsi non te li dicono ad esempio quello che è successo tra SORINI e DILIBERTO solo in forma anonima la si può postare, e poi io non intervengo mai o rare volte perché io immagino di avere una stanza dove ospito delle persone che pensano di essere soli e si dicono tutto quello che vogliono ma io li osservo, io lancio un tema e mi metto alla finestra a vedere cosa succede, così so cosa succede nel partito ho un termometro per misurare tensioni , delusioni e adrenalina.
    Io mi sono detto, il blog di Mantovani non ha questo scopo , ma allora quale scopo ha, e mi sono detto che il tuo blog è un tabellone pubblicitario dove tu fai vetrina delle tue idee vendi la tua immagine,la tua filosofia in rete, ed è per questo che litighi con tutti, perché vuoi imporre il tuo punto di vista la tua verità , il tuo vangelo, ma non funziona sempre, perché il tempo in cui parlava l’oracolo di Delfi e i visitatori stavano ad ascoltare il responso è finito perché l’oracolo si è mostrato bugiardo e non credibile, quindi caro Ramon finiscila di difendere l’indifendibile, scendi dal pero e mettiti sullo stesso livello degli altri se gli dei sbagliano tutto allora le difese non servono a nulla, come diceva Dostoevskij, nei Fratelli Karamazov: se Dio non esiste allora tutto è possibile, e noi caro Ramon siamo a questo punto e 20 anni che prendiamo calci in culo e 20 che non ne azzeccate una, ora non sarebbe più dignitoso accettare di essere licenziati come un qualsiasi operaio (che dite di voler rappresentare)dove la fabbrica chiude, che farsi gli stipendi vendendo i gioielli di famiglia? tu dici che nulla è stato venduto senza discutere con le persone del luogo, ma di diritto etico sai qualcosa? non ti hanno detto che certi beni sono di proprietà collettiva e se vendi a Genova impoverisci anche Milano, in quando il patrimonio complessivo del partito diminuisce e se a Milano vendono i gioielli di famiglia e se la famiglia è anche mia a prescindere di dove abito ho diritto di decidere anch’io se quel bene essendo un “bene comune”. deve essere venduto, ma nessuno mi ha qchiesto se sono d’accordo, è per questo che dico che il PRC è una proprietà di pochi notabili, che considerano il patrimonio creato con grandi sacrifici dai militanti come un feudo personale,ma tu vedi insulti ovunque. mi inviti sempre a non venire nel tuo blog, ma tu sei un dirigente del mio partito ed io rivendico il diritto di dire quello che penso sul partito della cose che dici e che fai. Ciao Ramon ma mettiti in testa che non c’è nulla di personale ed io non insulto nessuno sono solo amareggiato e rivendico il diritto di gridare la mia rabbia in ogni e dove

  44. giovanni Says:

    caro scarfò ,
    confesso di non sapere nulla delle vicende immobiliari e in genere gestionali del partito e può anche darsi che nelle tue affermazioni ci sia una ragionevole rappresentazione/sintesi della realtà. credo che il sentimento di frustrazione che esprimi sia ampiamente condiviso e non so quanta responsabilità reale/oggettiva appartenga alla direzione e ai dirigenti del PRC. Ho letto con attenzione quanto hai scritto e voglio esprimere una mia considerazione sull’analisi del web/blog. Non credo che il web o la rete sia espressione di libertà! Uno strumento è solo uno strumento e,nella fattispecie,la sua funzione si declina attraverso i contenuti che veicola. Se il contenuto esprime la potenzialità di connessione tra persone che condividono un obbiettivo “la rete” esprime la sua caratteristica innovativa ( non necessariamente positiva) ma se il suo contenuto è la rappresentazione di un dibattito ( perchè di rappresentazione si tratta) suggerisco di essere molto prudenti nell’attribuzione di un valore acquisito a questa o a quella modalità di impiego. Involontariamente,credo,tu abbia già determinato quale sia il “Giusto”modo di gestire un blog.O ,ancor peggio,il modo sincero e democratico con cui bisognerebbe gestirlo. Addurre la logica o il criterio di gestione di un blog come prova conclusiva di una qualità o di una impostazione antidemocratica è francamente eccessivo e decisamente fuorviante. Il WEB non rappresenta alcuna modernità semantica,ma una innovazione tecnologica. tra le due cose la differenza è enorme. Se la tua fede nel WEB è così profonda e la tua capacità concreta oltre a criticare le scelte di gestione immobiliare o economica del partito (cosa più che legittima) perchè non proponi soluzioni o idee per guadagnare attraverso il web come fanno i “liberi” geni degli USA o di altre “libere”terre. Forse il concetto così innovativo del WEB apparirà meno libero di quanto non possa apparire.
    Un saluto

  45. carlo scarfè Says:

    Caro Giovanni, premesso che è piacevole e gratificante discutere con i tuoi modi gentili e garbati, e quindi accetto la provocazione immaginando come sarebbe gratificante farlo davanti ad una buona birra fresca e seduti a un tavolino. Io non attribuisco al web/blog /social network, un potere divinatorio e una infallibilità, o peggio ancora una qualche qualità morale superiore, la rete è (come sostieni) tu uno strumento, ed io analizzo lo strumento, i fini per il quale lo strumento è usato, esempio anche il coltello è uno strumento, ma puoi aprire della pance e tagliare delle gole,ma anche tagliare il pane, il burro e spalmare la marmellata, quindi non è in discussione lo strumento in se, ma l’utilizzo che se ne fa, perché se no dovremmo smettere di usare il coltello perché si possono aprire le pance o tagliere le gole. ed allora i tuoi dubbi sulla sul utilizzo e la gestione del blog sono infondati, io non ho espresso un giudizio morale sulla gestione del blog, ma ho cercato di capire il fine che si propone il blogger, io nell’elenco che ho fatto sopra ho dimenticato di qualificare il blog di Ferrero e del partito “uno sfogatoio” perché se ogni mezz’ora cambi quesito non lasciando il tempo per la discussione è chiaro che tu non vuoi fare discussone, ma vuoi mettere tanta carne al fuoco perché alla fine si bruci.
    Tu dici””””””Il WEB non rappresenta alcuna modernità semantica,ma una innovazione tecnologica. tra le due cose la differenza è enorme””””” e chi ha sostenuto o può SOSTENERE che la “MODERMITA’ SEMANTICA” sia moralmente migliore o superiore della INNOVAZIONE TECNOLOGICA?la semantica come la semiologia discente da “seme” “segno” radice, ossia attraverso questo strumento si può risalire al significato di una azione, ma è quello che ho cercato di fare io analizzando i diversi tipi di blog, le diverse architetture che si prefiggono fini diversi, quindi la semantica si può applicare anche sul utilizzo delle “” innovazioni tecnologiche” questo strumento (innovazione tecnologica) che tanto fa arricciare il naso agli studiosi e ai filosofi del nostro partito, è stato quello che ha fatto la differenza nella selezione delle civilta, è stata (l’innovazione tecnologica) il motore della storia, come saprai la civiltà del piombo è stata sconfitta e superata da quella del Rame e dopo da quella del bronzo e quella del ferro ha vinto su tutti, dopo è venuta la cavalleria(l’innovazione tecnologica romana sulle arti della guerra ha vinto la semantica greca) ma nella cavalleria sola la civiltà che ha inventato per prima gli staffili, ha vinto la partita. Pensa Giovanni lo staffile sulla sella di un cavallo ha permesso ai Cawboys americani di sconfiggere il fiero popolo nativo americano, i Cawboys non solo avevano”” l’innovazione tecnolica” del grande tuono e del fucile, ma hanno avuto la meglio perché mentre gli Indiani facevano già fatica a stare sul cavallo che cavalcavano a pelo, i Cawboys erano seduti su delle poltrone comodamente appoggiati sugli staffili, e potevano agevolmente mirare e sterminare con il loro fucili migliaia di Indiani, e non è bastata la semantica antica o moderna che fosse a salvarli. Poi è venuta la polvere da sparo, e artiglieria e dopo l’aviazione etc. etc.

    Tu dici ma “”” ma invece di criticare perché non proponi soluzioni”” ma io al livello politico dove sono collocato ho sempre proposto, che il partito si doti di un “DIPARTIMENTO RETE è COMUNICAZIONE” una redazione specializzata e plurale, che impostasse campagne mirate, questo compito poteva farlo il giornale LIBERAZIONE, se non fosse stata una velina del segretario di turno,(se penso a Sansonetti poi) questa redazione di un dipartimento Rete e comunicazione deve essere il più plurale possibile tutte le voci devono essere presenti, ma noi come sai, 70 anni dopo che ORWEL, ci parlava del Grande Fratello, questo occhio onnivedente, queste case/loculi, dove troneggiava il video, attraverso le quali noi apprendiamo che la Guerra è pace, la liberta è schiavitù e l’ignoranza è forza, e dopo la societa del panopticum, abbiamo ancora un dipartimento (cultura e comunicazione)che non si occupo o ignora completamente la rete e il web in genere, non abbiamo un FORUM o UN BLOG chiuso riservato solo ai militanti quelli che si qualificano non come Giovanni che può essere un NIK dello stesso Mantovani, o il dominio del blog, ma con nome cognome posta elettronica e circolo di appartenenze, per poter discutere ed elaborare proposte, se questo strumento l’avessero avuto i greci serebbero andati avanti verso la democrazia diretta o partecipata, invece dopo che una forze politica( non entro nella sostanza di questa forza) ha preso il 25% usando per oeganizarsi la rete, i nostri magici eroi lavorano in ordine sparso Grassi , Pegolo, Ferrero, Mantovani, non fanno sinergia ma ognuno naviga da solo e disperato in piccoli laghi Trascurando un oceano immenso. lo trovi entusiasmante? Naturalmente la Rete rimane uno strumento, non la sostanza ma quella non può nascere direttamente dal coscia o dalla testa di Zeus ma dal conflitto e dalla elaborazione di tutti i compagni. Ma Caro Giovanni negli ultimi 20 anni che ha deciso chi?
    Ti sembra corretto che un dirigente del calibro di Ramon non consideri (nonostante lui ritiene che i dirigenti sono stati tutti eletti in congressi democratici, anche se abbiamo un segretario di minoranza, e sappiamo anche come sono organizzati i congressi tanto che due correnti del nostro partito( Falce e Martello ed Essere Comunisti) hanno contestato la regolarità del ultimo congresso il che vuol dire che tanto democratico non è stato ma sicuramente neanche corretto) che La sinistra Arcobaleno (partiamo da prima La sinistra europea) la FDS, la Lista Ingroia, e la lista Tsipras, è stata decisa e calata dall’alto a miracol mostrare, naturalmente oggi faranno la stessa cosa per il nuovo contenitore, ma quando tu arricciando il naso ti dici estraneo ai” movimenti di soldi” e le vendite immobiliare come vuole tradizione paolina in quanto il denaro è lo sterco del diavolo, non fai altro che perpetuare questa visione aristocratica, che trascura i soldi mentre sono tutto, ed è innegabile che le difficoltà di fare politica e la litigiosità discende fal fatto che il PRC a differenza di SEL)PDCI ha (o aveva) un discreto patrimonio immobiliare che lo qualificava, come fa ad esistere uno stato se non possiede le istanze e gli strumenti che lo qualificano? può esercitare la giustizia senza un palazzo della giustizia? e non è corretto fare il paragone tra i gioielli di famiglia e il patrimonio immobiliare del partito? ed è una soluzione vendere i gioielli che ti qualificano o sono funzionali allo stipendio dei funzionari? questi sono fatti non sono insulti o supposizioni, ma a questi fatti non si vuole rispondere fin che il partito non si solleva e un marea fa annegare questi dirigenti. rimango in attesa di una piacevole conversazione, la piazza non è il diavolo, e lavare i panni sporchi in piazza può essere catartico
    RICAMBIO IL SALUTO.

  46. egregio scarfò, ma perché ti adombri? lo sai che significa egregio?
    toh…

    egrègio agg. [dal lat. egregius, comp. di e-1 e grex -egis, propr. «che esce dal gregge»; vir egregius era titolo dei funzionarî romani dell’ordine equestre] (pl. f. -gie). – Che esce dall’ordinario, che ha pregi singolari, insigne, eccellente: uno scrittore e.; fatti e.; A egregie cose il forte animo accendono L’urne de’ forti (Foscolo); Ad atti egregi è sprone Amor, chi ben l’estima (Leopardi). Si adopera spec. negli indirizzi e nelle intestazioni delle lettere, con sign. generico: all’e. signore; e spesso in usi scherz.: e. amico.

    dunque, tu dici che i dirigenti del partito sono incapaci, attaccati alla poltrona, che vendono il patrimonio del partito per garantirsi stipendio e posti, ecc ecc.
    davvero pensi che questi non siano insulti? davvero pensi che dicendo queste cose chi le legge o le ascolta possa rispondere considerandole delle critiche serie ed accettabili? davvero pensi che gettare fango sui dirigenti del proprio partito faccia un buon servizio alle idee, ai sacrifici, agli sforzi, all’immagine pubblica del partito? davvero pensi che ci sia io e non tu su un piedistallo a giudicare e a sparare sentenze?
    come vedi non sei stato censurato (lo faccio solo se insulti personalmente terze persone), e come vedi ti rispondo.
    se dire le mie opinioni è “vendere l’immagine” o “imporre il mio punto di vista” cosa dovrei fare per non meritare questa accusa, che per me è gravissima?
    difendere le proprie idee è “vendere l’immagine”? “imporre il proprio punto di vista”?
    non sei per caso tu che senza nemmeno confrontarti con i contenuti dell’articolo pubblicato usi questo spazio per vomitare i tuoi pregiudizi, evitando accuratamente di confrontarti nel merito delle risposte ricevute?
    giovanni ha ragione. sono completamente d’accordo con lui.
    ma invece tu pensi che insultare e “sfogarsi” in ogni dove parlando di cose (come il patrimonio immobiliare del prc) che la stragrande maggioranza dei lettori non conosce e non potrà conoscere mai, e che comunque avrebbero bisogno di essere esaminate con serietà e lealtà invece che essere usate arbitrariamente e strumentalmente per gettare fango sul prc, sia discutere.
    posso dirti sommessamente che sui social network e negli spazi si discute (si fa per dire) come discutono i tifosi di calcio lasciando slogan e insulti nei cessi pubblici degli autogrill?
    i pregiudizi, le dietrologie, le iperboli, gli slogan roboanti, sono la moneta corrente con la quale si discute nei talk show e in internet. perché la politica è stata spettacolarizzata. perché la partecipazione che necessita serietà, conoscenza, approfondimenti, capacità di ascolto, rispetto reciproco ed anche pazienza e sangue freddo è stata sostituita dall’illusione che gridando, insultando, ed esibendo la propria superficialità si partecipi a qualcosa. ed infatti si partecipa inconsapevolmente a distruggere l’intelligenza collettiva, a discutere della superficie e degli effetti delle cose azzerandone la sostanza e le cause.
    cmq, il mio è un blog personale. non è un sito ufficiale del partito. ci pubblico articoli e posto articoli che ho pubblicato su giornali ed altri siti. ho scelto di rispondere a tutti. ho scelto di non censurare, tranne gli insulti a terze persone e (poche volte) i post che palesemente usavano parassitariamente questo blog per propagandare documenti e posizioni di altre forze o persone.
    nel corso del tempo i post, ed anche i lettori, si sono notevolmente ridotti. era ed è un mio obiettivo. qui non c’è pubblicità ed audience (come sul sito di grillo). proprio non me ne frega un bel niente che centinaia o migliaia di persone visitino il mio blog senza leggere i miei articoli o discutere seriamente per insultarsi fra di loro e per esporre teorie indimostrate di ogni genere.
    basta dare una scorsa a questo blog per vedere che il sottoscritto espone le proprie posizioni, difende le scelte collettive che condivide e critica quelle che non condivide. perché io, caro scarfò, uso l’arma della critica. anche in internet. ma cercando di non scadere nel bisticcio e nelle accuse. perché la critica deve essere capita bene da chi la riceve, sempre che non si voglia uccidere il collettivo cui si appartiene.
    per esempio c’è un punto sul quale io mi sento abbastanza isolato. penso che la falsa dialettica base-dirigenti occulti la degenerazione che il partito e la sinistra (sindacale sociale culturale) hanno sperimentato in tanti anni. per esempio penso che i sistemi elettorali locali siano infinitamente peggiori del già pessimo sistema nazionale. penso che la discussione sulle cosiddette alleanze a livello locale avvenga spesso inquinata da personalismi, cordate e cordatine mascherate da correnti e posizioni politiche. soprattutto penso che spesso tale discussione finisce per corrispondere al copione previsto dal sistema per una forza antagonista: o dentro il governo senza contare nulla o fuori dal governo senza contare nulla. la discussione fra chi dice che comunque dentro si può fare qualcosa e chi dice che fuori la gente ci capisce e le lotte avanzano è sterile. secondo me bisogna sapere che entrambe le posizioni hanno una parte di verità, che bisogna considerare sempre, e che la scelta tattica deve essere fatta ad occhi aperti. la discussione, invece, che approda a: sei governista venduto pensi solo alla poltrona alla quale altro risponde dicendo sei un settario testimoniale, capace solo di dire frasi rosse ma senza cambiare un bel niente, ripetuta mille volte proprio in internet porta ad odiarsi, a non ascoltare, a personalizzare ogni questione, a sfuggire al vero problema.
    da anni espongo questa tesi. ma lo faccio senza personalizzare, senza scadere negli insulti, e se necessario con la dovuta durezza. questo è il mio intento. allo stato non ho cambiato opinione.
    penso che nel gruppo dirigente del prc questa consapevolezza sia cresciuta. e penso che nella base, invece, sia cresciuto il grillismo, l’idea che i dirigenti siano una casta, che i documenti congressuali non contino e non sia nemmeno utile leggerli, che discutere fra compagni guardandosi negli occhi e rispettandosi sia vecchio mentre insultarsi su facebook sia un nuovo modo di far politica.
    sbaglio? può darsi. ma rivendico una coerenza nel porre questo problema, anche a costo di farmi insultare da persone come te.
    è capitato, caro scarfò, che io abbia scritto una lettera aperta al gruppo dirigente del partito (e l’ho fatto perché ritenevo che la situazione fosse gravissima e comunque senza insultare nessuno) esponendo esattamente questa posizione. che poi ho riproposto puntualmente nelle riunioni e nei congressi, oltre che in molte iniziative pubbliche. io sono sempre lo stesso.
    continua…

  47. e tu scarfò sei sempre lo stesso di quando scrivevi così?

    “sono Carlo del circolo Bianchini di Genova, dove ti ho gia visto e parlato,ho letto tardi questo appello, e mi sono toccato per vedere se esisto, perche ho letto nelle tue parole, cio che da un pezzo penso ( io e gran parte della Bianchini) , hai eplicitato chiaramente la situazione , nella sua dura realta , noi a genova viviamo lo stesso prolema , non si riesce a fare il segretario regionale perchè non si è travato ancora la quadra, i pochi notabili che fanno il buono e il cattivo tempo non si sono ancora accordati.
    l’appello,questo grido di dolore, mi è piaciuto moltissimo , nel senso che mi sento collettivamente rappresentato , come se di colpo riesco ad entrare nella testa e nel cuore di tanti . e pensare plurale, ho proposto al direttivo della Bianchini di dedicare un direttivo a quest appello. di leggerlo , discuterlo e votarlo, siamo in tanti a pensarla come te, tanti piccoli militanti di base che hanno la sensazione di parlare al vento, di non contare nulla, non siamo ascoltati da nessuno, adesso che hai fatto il gesto coraggioso , non farla finire in dissolvenza , porta avanti con coerenza questo progetto, non da poco (dare un’anima comunista nel vero senso al partito, non lasciarci soli, potresti per esempio, portare questo documento nei circoli. su tutto il territorio e discuterlo, naturalmenta , consentendo anche ad altri, che non la pensano allo stesso modo di venire , a dire il contrario, perchè non incominci dalla Bianchini?
    la finisco qui perchè non potrei fare altri commenti sensa rubarti le parole tanto sono d’accordo.
    a presto (spero) Carlo Scarfo’

    vedi scarfò, quello che scrivesti è la delega ad un dirigente di un militante passivizzato. esattamente come lo è oggi dire che il sottoscritto e tutto il gruppo dirigente del partito va rottamato. ed attribuire ogni sconfitta e rovescio al gruppo dirigente. con la conseguenza che basta cambiarlo e tutto si risolve. come se, per dirne una sola, il sistema politico elettorale massmediatico totalmente ostile ad una forza comunista ed antogonista non esistesse e non agisse anche nella testa di militanti generosi che però per guardare alla realtà usano le stesse categorie in voga nei talk show.

    cmq l’ho fatta anche troppo lunga, evidentemente animato dall’istinto alla sopraffazione e all’imposizione che mi attribuisci.
    evidentemente preferisci dirigenti che ti danno ragione, che ti lisciano il pelo quando ti “sfoghi”, che ti usano.
    ciao

  48. grazie giovanni

  49. carlo scarfè Says:

    Bene , cominciamo con il dire che il termine egregio non mi adombrava la sua etimologia, ma la distanza che vuole mettere tra gli interlocutori, una specie di steccato, che io cerco sempre di scavalcare tra compagni, anche se tu dici che io non ho rispetto ma tu mi dai del egregio ed invece mi rispetti, nonostante io e te ci siamo visti qualche volta al circolo Bianchini, e nel ultimo congresso tu hai illustrato un documento mentre io facevo da garante, e poi mi sono sempre qualificato per nome cognome e circolo di appartenenza.
    Il fatto che io in tempi passati ho tifato e creduto nelle posizioni che esternavi è un complimento ed anche un autoaccusa e un boomerang per te che da un lato vai dicendo che insulto in ogni dove e che non discuto, poi dall’altro mostri le prove di tentativi fatti (ripercorrendo persino l’adulazione) prima di cadere in depressione e perdere la fiducia in quelli come te che parlano bene a razzolano male, infatti se Giovanni ( con il quale tu ed io siamo d’accordo ) analizzasse la “SEMANTICA” troverebbe che nella allegoria del oracolo che è bugiardo e non credibile e del Dio che non ha mantenuto le promesse ci avrebbe trovato quel post che io ricordo bene ho fatto perché come sai il circolo Bianchini è un circolo storico e anche il più grande di Genova dove tutti i venerdì dell’anno facciamo una cena al costo di 6 Euro comprendo appena le spese ma mantenendo una spazio aperto dove si avvicendano 80/100 persone alla settimana, a fda questo circolo io mi er illuso potesse partire la riscossa, ma ti sei dimenticato di postare e dovrei farlo io anche una serie di altri momenti dove io e te abbiamo (diciamo)discusso (su FB) e i toni non erano più quelli che post da te ora su menzionato, che riconosco e rivendico a mia difesa.
    Ti informo che ho stravisto anche per Ferrero, ma io una volta (al congresso malato e abortito, autoritario e nato morto della FDS) ho votato anche il documento di Falce e Martelo contro la FDS, come vedi non sono un talebano, un pericoloso estremista sono abbastanza dedito alle regole, e come tu bene hai dimostrato prima le ho tentate tutte, e non voto le persone ma i contenuti, quel post l’avevo scritto perché cercavo una sponda autorevole e credibile(e credevo che tu potessi darcela) per uscire dal pantano che io prima degli altri avevo visto, quindi grazie Ramon per aver fornito le prove che le chiacchiere che dici sul mio conto sono solo chiacchiere appunto.
    Come hai utilizzato e chiuso il contributo non ti fa onore quando parli di:un militante passivizzato, anche perché i fatti di oggi ma anche di ieri dimostrano che questo militante tanto passivizzato non è, se ha cercato e cerca ancora di rovesciare l’arma del Divede et Impera (che usate verso i militanti) e farvi chiamare fuori come stai facendo tu quando dici che non eri d’accordo come vengono selezionati i gruppi dirigenti e i candidati sia a livello regionale che a livello nazionale, ed io cercavo di usarti (ma mi sbagliavo perché non consideravo il solido di casta che vi tiene legati) (un intreccio che è un abbraccio mortale uno per tutti e tutti per uno) contro altri dirigente, puntavo a stimolare il tuo narcisismo ma tu sei tanto presuntuoso e distante dalla realtà da pensare di avere un potere passivizzante, questo si chiama delirio di onnipotenza, quel delirio che portò CALIGOLA a nominare il suo cavallo imperatore o più recentemente un altro principe, credette di dar da bere al popolo italiano che una povera prostituta fosse la nipote di un noto capo di stato di nome Mubarak, il popolo italiano non gli ha creduto quelli in parlamento si. così capisci di quale malattia vengono contagiati quelli che sono stati e sono ancora in parlamento. lo stesso tipo di delirio portò Friedrich Nietzsche, (genio della Volontà di Potenza, del Così Parla Zaratustra e del Ecce Homo) a morire a Torino parlando ed abbracciato ad un cavallo. ciao Ramon

  50. carlo scarfè Says:

    Sopra nella enfasi ho detto che Caligola ha nominato il suo cavallo imperatore ma la parola che volevo usare era Senatore, caligola voleva fare senatore il suo cavallo,

  51. caro scarfò, ho risposto a tutti i tuoi post nel merito di quel che dicevi perché ti conosco ed hai la correttezza di non restare anonimo. altrimenti avrei liquidato la risposta alla svelta con qualche battuta. perché per discutere bisogna essere in due a volerlo. io ho scritto un articolo dicendo la mia opinione, che per altro, come hanno osservato, è in grandi linee quella scaturita dal congresso del prc, sul metodo con il quale unire la sinistra alternativa in italia. tu hai detto di essere dell’opinione di voler sciogliere il prc. io penso che si debba fare l’unità senza sciogliere il prc. fin qui c’è una divergenza legittima ed anche interessante da approfondire. ma se invece di approfondire qualsiasi cosa dica io è dovuta al fatto che appartengo ad una casta. se le sconfitte che abbiamo subito sono addebitabili solo all’ignavia dei dirigenti ansiosi di ottenere poltrone. se i dirigenti pensano solo allo stipendio e alle poltrone e svendono il patrimonio per questo. e via cantando che discussione vuoi che ci sia?
    non avventurarti a fare elucubrazioni psicologiche. sembri tu ossessionato da un’unica questione. rottamare il gruppo dirigente del prc. ti adombri perché io invece di caro dico egregio? si, certo che è una presa di distanza. ma è civile. mentre tu abusi della pazienza di chi, nonostante sia accusato di essere poltronista, imbroglione, membro della casta, autoritario, ecc ecc cerca di capire le tue ragioni e non condividendole ti risponde nel merito, sorvolando sugli insulti.
    temo che non sia possibile discutere con te. ma temo anche che tu non ti renda nemmeno conto che non è possibile discutere senza avere rispetto reciproco. e temo che ragioni esattamente come il sistema vuole che la gente ragioni. e cioè come un tifoso. del resto tu stesso hai detto di esserlo stato. il tifoso è sempre passivo, sia che sia entusiasta sia che sia deluso e rancoroso. sia quando esalta qualcuno sia quando lo ricopre di insulti.
    questa è la politica vigente sui mass media e in internet.
    ragionare così è incompatibile non solo con il pensiero comunista, è incompatibile con qualsiasi costruzione collettiva, democratica e partecipata. mentre il pd o il M5S o forza italia vivono esattamente di questo un partito comunista da questo modo di pensare e ragionare viene semplicemente ucciso e diviso all’infinito.
    se vai ad una riunione del partito e proponi qualcosa, caro scarfò, e poi leggi su facebook che l’hai proposta perché il tuo vero obiettivo è conquistare una poltrona, che sei invidioso o che sei un imbecille, sarà difficile che alla prossima riunione tu possa discutere serenamente nel merito della tua proposta con chi ti lancia quelle accuse. finirà in rissa.
    è colpa di facebook? no di certo. perché in facebook, come in qualsiasi altro sito reale o virtuale, si può discutere civilmente e si può sempre imparare qualcosa anche da chi la pensa agli antipodi da quel che pensi tu. ma siccome i social network non sono esattamente uno strumento neutro, perché sono palesemente stati inventati affinché gli INDIVIDUI possano sfogarsi ed esibirsi senza limite, l’individualismo che ne scaturisce, oltre ad essere in sintonia con la cultura dominante e con la concezione dominante della stessa nozione di politica, sostituire una discussione collettiva, basata sul reciproco ascolto e sul reciproco rispetto con il rumore di fondo delle risse inconcludenti soddisfa l’ego di chi tuona accuse e slogan e semplificazioni e distrugge la stessa possibilità di costruire qualcosa di democratico e collettivo.
    io non sono uno studioso di comunicazioni. ma so abbastanza bene che da quando i dibattiti televisivi sono diventati show, e cioè spettacolo, le idee e le ragioni sono andate a farsi benedire, mentre le risse attirano folle di tifosi che possono esaltarsi e poi deludersi all’infinito. e non è un caso che i primi talk show sono stati fatti sul calcio. aldo biscardi docet.
    se dipendesse da me il militante che appena ha un dissidio con altri nel suo collettivo corre a scrivere insulti su internet lo espellerei immediatamente. non per una malintesa questione di educazione, bensì perché così facendo distrugge il collettivo cui appartiene.
    del resto questa nostra conversazione dimostra esattamente tutto questo. invece che confrontarci sul merito di come si tiene o non si tiene in vita il prc e di come si unisce la sinistra, si discute sulla base dei tuoi insulti. perché se le mie ragioni non contano un cazzo giacché sarei un poltronista e membro della casta e le sostengo per opportunismo di cosa vuoi discutere? nemmeno la banale constatazione che io non ho alcun incarico esecutivo né di direzione e che non sarò mai più candidato a nulla né dentro ne fuori dal partito mi risparmia il tuo pregiudizio e i tuoi insulti.
    ma forse è più semplice, quando non si hanno molti argomenti seri, buttarla in rissa. vero scarfò?
    cmq, siccome credo sia chiaro ciò che pensiamo reciprocamente, non perdere tempo a leggere le noiose articolesse del sottoscritto. che del resto sono ormai sempre più rare. perché in questo blog pubblico solo quando, magari sbagliando, penso di avere qualcosa di interessante da dire, e non per partecipare a competizioni su chi spara continuamente cazzate superficiali su tutto lo scibile umano su facebook. e siccome è chiaro che per te sono un poltronista, autoritario, membro della casta e così via se vuoi puoi continuare a scriverlo qui e dove vuoi all’infinito. io mi limiterò a compatirti, senza offendermi, perché penso che tu sia una vittima dell’egemonia del pensiero dominante.
    ciao

  52. angela Says:

    Certamente abbiamo opinioni diverse da molto tempo e certamente non sono obbligata a scrivere su questo blog, quindi potrei lasciare cadere la cosa. Non ci riesco perchè ho stima dei militanti e perchè molti dei compagni e delle compagne con cui ho condiviso il tratto di vita politica per me più importante, rifondazione, proprio non li riconosco più. Tu sei tra quelli. Il piglio o con me o contro di me è figlio di una cultura che non dovrebbe albergare tra noi. Renzi ogni volta che qualcuno accenna ad una polemica lo insulta, pesca tra gli effetti personali veri o presunti in fondo la calunnia è un vento, ha il compito di lasciare disordini. E sì siamo tutti un po’ figli dei tempi.
    Io rispetto tutti, ma dirigere è un compito importante non lo si fa per sè, lo si fa per “noi”. Chi dirige ha meriti, esperienze e qualità intellettuale diverse dagli altri, ha dunque il compito non di subire la discussione, ma di indirizzarla.
    La mia opinione e lo sai bene è frutto di studio e dell’ osservazione precisa dell’oggi. Mi posso sbagliare. Per ora i fatti dicono che chi ha studiato e riflettuto poco ha commesso errori evidenti.
    La crisi dei partiti di massa è vecchia, tu dovresti conoscerla bene per esperienza perchè l’ha prodotta il 68 o meglio l’incapacità dei partiti di rispondere a quella esigenza di rinnovamento che proveniva dalle nuove istanze di movimento e da nuove domande della società.
    Io sono nata dopo il 68 e ho conosciuto l’epilogo dei partiti di massa.
    Rifondazione è stata un tentativo coraggioso di resistenza e attacco, ma ci siamo mossi dentro un tramonto. Oggi al di là degli errori e delle cose giuste, non si può riproporre la stessa discussione. I partiti nei fatti hanno somigliato più ai club ottocenteschi che ai partiti di massa.
    C’è un sentimento nella società di astio nei loro confronti che noi non siamo riusciti a contrastare. Renzi oggi innova e propone una formula: il partito nazione. Formula pericolosissima e autoritaria, in linea con la strettoia autoritaria dove da tempo è confinata la democrazia. Tuttavia è una proposta che risponde, certamente da destra, ad un problema. Il sistema elettorale è il frutto di questo. Certo va contrastato ma non è la tecnica elettorale il nostro problema. Purtroppo è più serio. Costruire una risposta di sinistra è quello che non si vede all’orizzonte. La cosa grave è che non riusciamo a capire che “sinistra” non è data in natura è una costruzione politica e ideologica che giustamente ha subito nel corso della storia diverse modificazioni. Ora non farmi l’elenco delle cose giuste che abbiamo detto e fatto, perchè in politica i cittadini devono riconoscertele ed evidentemente non è così. Io semplicemente credo che per ricostruire lo spazio politico, che non può che essere europeo, della libertà e della uguaglianza, abbiamo bisogno di sciogliere quello che c’è e lavorare in più direzioni, senza forse la pretesa di rifare i partiti del passato, ma nemmeno subire il partito nazione. Questo sarebbe anche un atto di rispetto nei confronti dei militanti che anche questo da anni ti chiedono.
    Che fine fanno i comunisti? Ramon lo hai detto tu, alle elezioni si presentano con gli altri, ma conservano un partito per discutere del comunismo. Non mi faccio trattare da ignorante ma che significa? In politica ci si presenta alle elezioni non per avere la poltrona ma per contare qualcosa. Io faccio politica, più onestamente, ha fatto tutta la vita politica, per cambiare il destino dei deboli e il mio. Per questo si va alle elezioni. Ci vai con gli altri perchè da solo non ce la fai. noi dovremmo perdere tempo a tenere in vita un gruppo che parla di cose di cui si parla molto meglio tra studiosi? Tu parli di un’associazione intellettuale. Anche in questo caso non sono d’accordo con te. Io sono comunista e il comunismo è un orizzonte in cui realizzare libertà e uguaglianza. Di che altro dobbiamo discutere? NOn c’è un posto al mondo in cui questo è realizzato. Dobbiamo dunque costruirlo e ci servono gli strumenti di analisi a partire da Marx, ma arricchito di tutto il dibattito marxista che non ha mai smesso di aggiungere strumenti a quelli tradizionali. Del resto il mondo non è più quello che ha osservato Marx e la sua analisi è stata precisa non general generica. Io sono comunista e ho bisogno di stare con gli altri che vogliono cambiare il mondo perchè di questo abbiamo necessità e per questo mi interessa rimuovere qualche ostacolo italiano, quello che oggi c’è a sinistra, perchè sarà anche colpa dei tempi, ma molto di chi ha scelto e puntualmente sbagliato. UN atto di dignità anche per incoraggiare i militanti a continuare semplicemente su un’altra strada.
    Dobbiamo praticare la “sfida al labirinto” prima che sia troppo tardi.

  53. carlo scarfò Says:

    Ciao Ramon, io se tu sei d’accordo accetterei un giurì d’onore, accetterei un arbitrato,un collegio di compagni neutrali, anche se io non li conosco, che prendessero in esame i miei interventi e le tue risposte e giudicasse, non chi ha ragione ho torto, (nessuno ha ragione ho torto) , ma solo sulla correttezza del metodo di porre le questioni. Se ci fossero, 4/5 compagni che scrivono in questo blog, e volessero analizzare nel merito i miei interventi , e stigmatizzare dove insulto,io accetterei il verdetto, tanto che io a Giovanni che è intervenuto con correttezza non ho risposto male, ma ho semplicemente chiarito bene i concetti delle mie riflessioni e mi sono messo in attesa che lui contro rispondesse a sua volta, ma non ha ritenuto di doverlo fare, ma se ci fossero 4/5 compagni ,Ripeto che ripercorrendo a ritroso, tutti gli interventi mi dimostrassero dove sono stato scorretto(al contrario Un giurì d’onore troverebbe poco corretto il fatto che tu hai ripubblicato un mio intervento avvenuto in un altro contesto, e su un’altra proposta politica che ti sei guardato bene dal pubblicarla, facendo una specie di dossieraggio, altro che scorrettezza) con piglio ricattatorio e ridicolizzante, e con insulti che ancora ripeti quando dici che un passivizzato resta sempre tale , LO ERO PRIMA LO SONO OGGI, io potrei controbattere che tu sei affetto da delirio di onnipotenza che scambi la mancata adulazione con la scorrettezza, e che come tutti quelli affetti da questa egolatria smisurata finiscono in manicomio, ma non lo dico, e mi dialettizzo sui contenuti, tu dici in questa ultima tornata: “””””se dipendesse da me il militante che appena ha un dissidio con altri nel suo collettivo corre a scrivere insulti su internet lo espellerei immediatamente”””” queste cose le dici tu e sono di una pesantezza assoluta, che denunciano la concezione elitaria(altro che casta) ed aristocratica della politica che hai, di il militante (lapsus freudiano) non i dirigenti (vanno espulsi) se no, dovresti espellere Ferrero che prima del congresso (e se vuoi te lo posto) ha avuto una querelle con Claudio Grassi come con Simone Oggionnni, perche ha detto (guarda casa proprio su Fecebook come dire il corvo chiama il merlo nero)che gli emendamenti Albertini spostavano il partito a destra e sono intollerabile Ferrero ha mandato delle lettere a casa(mailing list) (che custodiamo gelosamente) che ci invitava a riflettere se votare gli emendamenti Alberitini in quanto sfasciavano il partito, Caro Ramon!!!!!!
    Poi continui ossessivamente a parlare di Facebook confondendo i fischi con i fiaschi in quanto siamo in un blog, e a te può sembrare uguale ma non lo è.
    Poi dici che io sono “”””vittima dell’egemonia del pensiero dominante””””” che “””””””quando i dibattiti televisivi sono diventati show””””” temo che ragioni esattamente come il sistema vuole che la gente ragioni. e cioè come un tifoso. del resto tu stesso hai detto di esserlo stato. il tifoso è sempre passivo, sia che sia entusiasta sia che sia deluso e rancoroso. sia quando esalta qualcuno sia quando lo ricopre di insulti.
    questa è la politica vigente sui mass media e in internet”””””” .Tutte queste chicche sono farina del tuo sacco, che rispondo ad uno ad 1) vittima del pensiero dominate, tu da che parte stai dai dominati o dominanti? 2) dibattiti televisivi: qui la novità rispetto ai dibattiti storici di Lenin contro plekanov, contro kautski, Eduar Bernstein, solo per citarne alcuni o di Marx contro Proudonne(Filosofia della miseria) dove Proudonne dice che la sofferenza e la schiavitù del lavoro salariato sono necessari per far sviluppare la società cosi come i dolori del parto sono necessari a fare nascere il bambino e Marx risponde con Miseria della filosofia, la differenza secondo te e che questi dibattiti fatti con insulti feroci anche allora,oggi avvengono nel demone TV, e questo non lo capisci, e nel segueto attribuisci a questo metodo la nascita dei tifosi, ora Pamen et Cincenses e i tifosi tra i vari gladiatori, oppure le guerre simulate nei giochi olimpici non sono esattamente tanto nuovi e figlie della televisione, il fatto è che tu questi strumenti non li capisci e le cose che non capiamo ci fanno paura.
    Quindi Caro Ramon io non insulto nessuno, e quando ti chiamo a rispondere in solido con altri dirigenti di avere sfasciato il partito, lo faccio per la tua dignità in quanto tu sei un “Uomo d’Onore” e non vuoi chiamarti fuori, ma vuoi rispondere collettivamente dei guasti, e che questi ci siano stati nessuno sano di mente potrebbe negarlo del resto se una azienda che fattura centinaia di parlamentari, ministri e sottosegretari, la terza carica della stato, salotti mediatici in abbondanza, decini e decine di consiglieri regionale i provinciale etc. ed oggi è alla canna del gas, qualche responsabilità la devi (collettivamente) avere, e non dovresti chiamarti fuori, attribuendo la colpa ai nemici, perché il mestiere dei nemici è esattamente quello di farti fuori, tu nella tua ossessionata difesa di questo gruppo dirigente, ti comporti come l’ultimo Giapponese nella giunglia che dopo 40 anni non sa ancora che la guerra è finita, ti comporti, quello che quando sbaglia dice: io non sono stato deve essere stato necessariamente il mio nemico ma se appuriamo che neanche il mio nemico è stato allora dev’essere la cattiva sorte, il fato maledetto, come quel medico che diagnostica al suo paziente il fatto che sia bruciato dall’alcol e quando il paziente rivela al medico che è astemio allora il medico risponde : allora sei marcio dall’acqua. così ragiona il grande Ramon Mantovani, vuoi avere una via di fuga? te la offro hai ragione, ma sono disponibile ad accettare un arbitrato. ciao niente di personale, solo politica

  54. carlo scarfò Says:

    Vi aggiorno anche su una cosa: qualche giorno fa è stato pignorato il conto in banca della federazione e quello di tutti i circoli (anche il nostro) a causa dei debiti che ha la federazione nei confronti del condominio. Ora stiamo vedendo come muoverci, in settimana faremo un direttivo per discuterne, e martedì viene anche Gelmini a Genova per fare diversi incontri. Su questa questione io penso che dovremmo giocare un ruolo come circolo senza farci trascinare nello scontro Ferrero/Grassi. Vi mando in allegato anche l’ingiunzione di sfratto in modo che potete leggerla, vi faccio notare una cosa (io non mi esprimo, datemi una vostra impressione): nel documento dice chiaramente che già a Maggio era stata notificata alla federazione una diffida, a noi non è stato detto nulla!!! Vi chiedo per favore la questione del pignoramente, fino a quando non troviamo una soluzione, non sbandieramola in giro.

    Quanto sopra, è una lettera(mail) che il nostro segretario del circolo bianchini di Genova, ci manda, e si vede che siamo al di la della canna del gas, come si vede ci hanno bloccato i conti in banca per ignoramenti di pochi soldi, non abbiamo pagato l’amministrazione della fedrazione, ora bisogna sapere che è anni che abbiamo consiglieri Regionali che regolrmente non danno i soldi alla federazione genovese, e questi signori protetti degli dei non sono ancora stati espulsi(mentre si vorrebbe espellre chi critica il partito in rete) è una cos drammatica spero che Ramon si interessi anche di questo e ci informi e poi ci dica che fine faremo altro che vendita dei gioielli di Famiglia Caro Ramon ci stanno pignorando il tavoli dove mangiamo e il materasso dove dormiamo , come vedi la mia era era giustificata solo che ormai non avete occhi per vedere, orecchie per sentire sentimenti per giudicare.

  55. giovanni Says:

    Caro Scarfò,
    ho letto di fretta e non precisamente con la dovuta concentrazione la tua risposta ( la prima). Non ho avuto modo di leggere le risposte conseguenti ( immagino) di Ramon e di Angela. Mi riprometto di farlo appena possibile. I punti sono molti e vorrei rispondere in modo coerente e senza precipitare il confronto. Per questo motivo ti chiedo un minimo di pazienza perchè sono giorni,per me,di una qualcerta complessità. Non ho nessuna intenzione di sottrarmi al confronto. Un saluto

  56. caro scarfò,
    1) io non discuto per vedere chi l’ha più lungo e chi azzecca la battuta più tagliente. tutto qui. a me interessa discutere di analisi e contenuti. non di accuse e controaccuse. amo la polemica e mi è capitato di farne molte nella mia vita politica. ma non manco mai di rispetto ai miei interlocutori, nemmeno ai nemici, figuriamoci ai miei compagni di partito. però se vengo accusato di cose false e mi si applicano dei pregiudizi rispondo per le rime. difficile da capire?
    direi che per te è impossibile.
    2) dire che una posizione è di destra o può spostare a destra la linea del partito è ovviamente discutibile, ma è una opinione politica. dire che uno propone qualcosa perché il suo unico scopo è la poltrona non è una posizione politica, è un pregiudizio impedente qualsiasi discussione seria. difficile da capire?
    direi che per te sembra impossibile.
    3) nel prc non c’è nessuno scontro ferrero grassi. la personalizzazione di tutto sarà di moda nei talk show e su facebook ma è distruttiva di qualsiasi collettivo e soprattutto riduce tutti alla passività. difficile da capire? sembra che per te sia impossibile.
    nel prc, come in sel e come nella cgil fiom e dovunque c’è una discussione POLITICA. ridurre tutto a beghe fra persone, a convenienze di carriera, a poltrone (dove ci sono), e discutere fra comunisti o a sinistra a suon di insulti reciproci oltre che sbagliato è semplicemente una cagata di proporzioni gigantesche. perché, questo si, omologa alla cultura dominante individualistica e superficiale, ed occulta il vero oggetto del contendere politico.
    non c’è nulla di male a sostenere che per fare l’unità a sinistra non bisogna porre né la discriminante del rapporto col centrosinistra né quella del rapporto con il gruppo parlamentare del GUE e della sinistra europea, perché altrimenti sel verrebbe esclusa a potrebbe utilizzare questo settarismo per sottrarsi all’unità e il prc avrebbe una deriva settaria e testimoniale. come non c’è nulla di male a sostenere che senza quelle discriminanti si rischia di unire qualcosa che alla prima occasione si divide inevitabilmente.
    questa era la vera discussione politica del congresso del prc. purtroppo inquinata dalla falsa proposta di rottamare il gruppo dirigente, che ha portato molti che mai avrebbero sostenuto la tesi di unire la sinistra senza discriminanti a votare emendamenti che lo proponevano e viceversa.
    per altro il compagno grassi sostiene nel suo ultimo scritto
    “Mi limito a sottolineare che la proposta principale contenuta negli emendamenti – e cioè la costruzione di una sinistra unita che comprendesse anche SEL – proposta non condivisa dalla maggioranza del partito (basti pensare ai fischi riservati a Fratoianni al Congresso ), si è concretizzata nella Lista Tsipras.”
    orbene, posso dire che io penso esattamente l’opposto? e che vale la pena di discutere di questo tema approfonditamente senza che nessuno dica che ciò che sostiene l’altro è dettato da poltronismo e/o da settarismo?
    io penso che fare la lista che conteneva entrambe le discriminanti (rapporto col pd e con il partito socialista europeo) come deciso dalla maggioranza (che al contrario non ha mai voluto escludere sel da nessun rapporto unitario) non abbia impedito affatto che sel potesse aderirvi, come infatti è poi successo. solo che per aderire sel ha dovuto fare chiarezza sulla propria prospettiva. tanto che ha finito col dividersi. ti sembra un caso che i fuoriusciti di sel oggi accusino vendola di aver sposato una deriva minoritaria e testimoniale? se la posizione di essere comunisti avesse vinto il congresso avremmo fatto una lista che si sarebbe divisa già in campagna elettorale e i suoi eletti avrebbero aderito non a un solo gruppo bensì a due o forse anche a tre.
    tornerò credo presto su questo tema in un articolo. ma per chi ha occhi per vedere dovrebbe essere chiaro che se da venti anni la sinistra e i comunisti si dividono e finiscono sempre con l’accusarsi a vicenda di essere o poltronisti o settari e testimoniali forse è il caso di cercare le cause di tutto questo in qualcosa di serio e profondo e non nei difetti personali di questo o quel dirigente. che per quanto esistenti non spiegano come mai le stesse medesime persone, anche a distanza di poco tempo, possano essere prima accusate di essere di destra e poltroniste e poi di essere testimoniali e settarie.
    4) io, caro scarfò, sono poco propenso a fare le autocritiche degli altri. ho fatto la mia per iscritto e nella pratica. sia assumendomi le responsabilità del gruppo dirigente di cui ho fatto parte all’epoca di bertinotti segretario, anche se magari avevo detto pubblicamente che su diverse cose non ero d’accordo. sia assumendomi in pieno le mie personali. penso di aver sbagliato su:
    a) non aver capito e visto per tempo come il sistema politico elettorale e massmediatico stava facendo degenerare il nostro partito.
    b) aver sostenuto la proposta di dare vita a organismi esecutivi di maggioranza escludendo le minoranze dalla segreteria e dai più importanti incarichi. posizione che invece di far superare le correnti le ha cristallizzate balcanizzando definitivamente gli organismi dirigenti.
    c) aver sostenuto la tesi che si poteva essere favorevoli all’euro e contemporaneamente contrari ai trattati della UE.
    d) aver pensato, ed essermi fortemente battuto per questo, che tutto il gruppo dirigente della mia generazione dovesse farsi da parte per lasciare ai giovani comunisti segretario, segreteria e direzione del partito.
    perciò da chianciano in poi non ho più voluto far parte di nessun organismo esecutivo e non ho più accettato incarichi esecutivi.
    ovviamente è tutto discutibile. ma non accetto l’accusa di essere un poltronista. non accetto l’accusa di difendere acriticamente il gruppo dirigente. e difendo il gruppo dirigente e le persone che lo compongono dalle accuse ingiuste e ingenerose che gli attribuiscono colpe che non ha. e mi batto perché la discussione sia politica e di contenuto e non trascenda in una inconcludente rissa.
    5) effettivamente ho detto che SE DIPENDESSE DA ME espellerei immediatamente il militante che appena ha un dissidio nel suo collettivo va su facebook e insulta chi non la pensa come lui. ma non dipende da me. e non è una proposta del partito né della segretaria né di nessuno. posso usare un’iperbole per sostenere una tesi senza essere accusato di essere un mostro di autoritarismo? per la cronaca in almeno tre occasioni io ho espresso pubblicamente la mia solidarietà a grassi perché accusato su facebook da militanti (non da dirigenti) di essere in procinto di uscire dal partito per andare in sel per la poltrona. perché nonostante io pensi ed abbia detto a grassi di persona come in riunione che proponeva una linea di destra e sbagliata a me interessava discutere della linea del partito e non cercare di sminuire la sua proposta accusandola di avere secondi fini.
    nello stesso modo difendo ferrero dall’accusa falsa ed infondata di essere settario e di essere interessato a difendere il suo piccolo potere.
    i gruppi dirigenti di un partito serio si devono sempre rinnovare, magari anche radicalmente. ma se si tenta di mescolare le cose e di cambiare un gruppo dirigente usando la demagogia della rottamazione per cambiare in realtà la linea politica allora io mi oppongo con tutte le forze che ho.

    per tutti questi motivi, caro scarfò, siamo in disaccordo. e per tutti questi motivi siamo agli antipodi nel concepire lo stesso modo in cui discutere. effettivamente penso che tu concepisca politica e modo di discutere esattamente come il sistema vuole. non penso sia colpa tua. e non penso che tu sostenga ciò che sostieni per secondi fini. però penso che ciò che dici è distruttivo di qualsiasi collettivo e di qualsiasi discussione seria. produce solo risse inconcludenti, impedisce di approfondire la discussione e la fa degenerare in insulti e accuse di ogni tipo.

    quindi se ti fa godere pensa pure che hai ragione su tutta la linea. non c’è bisogno di alcun giurì d’onore perché è tutto scritto ed ognuno può trarre conclusioni opposte essendo tutto opinabile. continua a sostenere che accusare altri di essere carrieristi e attaccati alla poltrona non sia un insulto bensì una critica politica. continua a girare per internet gettando fango sul partito al quale appartieni. continua a teorizzare che sedersi in una riunione e ragionare guardandosi negli occhi è vecchio mentre scrivere qualsiasi minchiata su facebook è essere all’altezza dei cambiamenti del mondo.
    se ti rispondo è perché, al contrario di altri, lo considero un dovere. ed anche perché purtroppo penso che il tuo modo di ragionare sia abbastanza diffuso visto che ormai la politica corrente dei talk show è egemone.
    anche se per fortuna ci sono ancora decine di migliaia di compagne e compagni che sanno la differenza fra le critiche e gli insulti, che non usano pregiudizi e processi alle intenzioni altrui per tentare di confutare le loro posizioni, che sono capaci di vedere la verità, anche se magari piccolissima, nella posizione più distante, che sanno distinguere fra un problema generale ed uno particolare e capiscono che mischiare le cose porta solo a non capire un cazzo di niente. che capiscono che senza rispetto reciproco non si ha il diritto che le proprie tesi e parole siano prese in considerazione coma magari meritano. che non usano la demagogia e cercano di ragionare razionalmente.

    ciao

  57. cara angela, ti ringrazio per gli argomenti e per il tono. penso che sia molto interessante ciò che dici, sia perché ha attinenza con cose reali sia perché permette di discutere del futuro senza scadere nelle illusioni e nelle suggestioni a buon mercato, che tanto imperano di questi tempi.
    ma prima di risponderti nel merito vorrei chiarire che la categoria del “con me o contro di me” non mi appartiene. se hai avuto l’impressione che l’abbia usata mi scuso. ma ti prego di prendere atto che non avevo né ho questa intenzione.
    da ciò che scrivi sono sicuro che non è tua intenzione usarla tu. tuttavia, e senza chiederti di cambiare opinione, vorrei farti osservare che se un partito dice di non volersi sciogliere e lo decide democraticamente senza che nessuno per altro lo proponga (e poi verrò sul punto perché questa scelta si può considerare giusta o sbagliata) e allo stesso tempo dice: siamo pronti a non presentarci più alle elezioni, non vogliamo nessun posto garantito nella nuova forza politica, i nostri iscritti vi parteciperanno a titolo personale e non saranno sottoposti a nessuna disciplina di partito che li obblighi a sostenere le decisioni prese dal partito nella nuova forza ecc. bisognerebbe tenerne conto. perché proporre che per fare qualcosa di nuovo ed unitario sia necessaria la previa sparizione e scioglimento di quel partito non è un buon modo per iniziare una discussione. credo e spero che tu capisca facilmente il perché.
    ed ora veniamo al merito.
    tu poni un problema generale molto serio.
    senza scrivere qui un saggio, ti dirò sinteticamente la mia opinione circa la crisi dei partiti di massa. ovviamente parliamo della sinistra comunista e non, e non di tutto.
    il partito comunista italiano era un partito di massa. lo è diventato, per altro dopo una dura discussione teorica interna, oltre che per propria volontà e disegno, per precise condizioni, oggi irripetibili.
    1) l’italia era una repubblica parlamentare. e ciò, corroborato da una legge proporzionale coerente con la natura della repubblica prevista dalla costituzione, ha permesso una cosa che in altri paesi è stata impossibile. il partito faceva lotte ed organizzava strutture sindacali e sociali. nella società chi condivideva gli obiettivi di quelle lotte votava pci (ed ai tempi anche psi) e il pci in parlamento poteva, anche dall’opposizione conquistare leggi che realizzavano in tutto o almeno parzialmente e sostanzialmente gli obiettivi delle lotte. per votare quelle leggi il pci in parlamento faceva alleanze, compromessi e accordi. coi socialisti e con pezzi della dc su temi sociali e con i partiti laici contro la dc sui diritti civili, come il divorzio.
    fino agli anni 70 (come vedrai tornerò sul 68) operai, contadini di certe zone e soprattutto braccianti, lavoratori dipendenti, intellettuali ecc potevano tranquillamente votare per un partito di opposizione e ottenere attraverso la rappresentanza parlamentare cose concrete che gli cambiavano la vita. analogamente c’era una parte della borghesia che votava pri o pli e che nonostante la piccolezza di questi partiti si sentiva rappresentata perché erano alleati di governo della dc ma non esitavano a votare aborto e divorzio con il psi e il pci. in altre parole il sistema politico istituzionale era rappresentativo del paese e la “politica” dei compromessi, degli accordi e delle alleanze, era nobile e soprattutto utile al raggiungimento di obiettivi concreti e riforme. sia che tu votassi un partito di opposizione sia che ne votassi uno di governo il tuo voto contava e la tua rappresentanza non era condannata alla testimonianza se all’opposizione o a non potersi distinguere dal governo su temi come i diritti nel caso di partiti laici alleati della dc o su temi sociali come nel caso di tutta o di parti della dc. insomma più del 90 % dei cittadini votava e i partiti avevano solide radici sociali ed erano (come previsto dalla costituzione) la forma concreta della partecipazione. il voto contava e poteva cambiare molte cose concrete.
    2) per effetto del punto di cui sopra il pci faceva lotte ed organizzava un’intensa rete sociale e le sue rappresentanze operavano nella sfera politico istituzionale in totale coerenza con i contenuti di lotta e sociali. è una balla grande come una casa, purtroppo molto in voga oggi, che le conquiste ottenute in parlamento fossero possibili soprattutto grazie alla capacità politica del pci di fare alleanze e manovre parlamentari. se nel 53 fosse passata la legge truffa ciò sarebbe diventato impossibile, indipendentemente dalla vocazione alleantista e politicista del pci. se il pci non avesse fatto e partecipato alle lotte (che erano le vere levatrici dei cambiamenti nella testa della gente. la famosa metafora del bracciante che non si toglie più il cappello davanti al padrone è il frutto delle lotte e non del voto elettorale che è una pura conseguenza del cambiamento di coscienza vissuto dal bracciante e non viceversa.) non avrebbe avuto i voti. e con un sistema maggioritario e il governo blindato e sostanzialmente eletto direttamente dal popolo non avrebbe mai potuto conquistare nulla che trasformasse in leggi gli obiettivi delle lotte.
    insomma, pur tra mille contraddizioni, che pure c’erano come ci sono sempre, non c’era separazione fra sociale e politico. ed anzi le due cose si tenevano molto fortemente.
    3) la terza condizione (in realtà per ordine di importanza è la prima) era la natura del mercato capitalistico, di quello finanziario e monetario internazionale. non posso qui dilungarmi. ma se ti interessa, oltre ad una vastissima letteratura ben più importante, puoi leggere le mie modestissime riflessioni su questi temi nell’articolo in due puntate di cui ti metto qui i link.

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2010/09/01/perche-dovremmo-dividerci-fra-settari-e-governisti-ovvero-una-lunga-dissertazione-sul-senso-delle-parole-e-delle-azioni/

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2010/09/05/perche-dovremmo-dividerci-fra-settari-e-governisti-ovvero-una-lunga-dissertazione-sul-senso-delle-parole-e-delle-azioni-2/

    cmq diciamo che dato il ruolo del mercato interno, di bretton wodds, dell’esistenza dell’urss, di keynes ecc le lotte pagavano di per se e conseguentemente ottenevano leggi e riforme che a loro volta saldavano lotte e sistema democratico. oltre che a cambiare il modo di pensare delle persone.

    continua…

  58. poi, cara angela, non il 68 (che casomai fu un sintomo) ma una violenta crisi capitalistica che portò alla fine degli accordi di bretton woods, ad una vocazione sempre più prevalentemente esportatrice delle merci con relativa sempre minore incisività delle lotte nel mercato interno, ad una natura sempre più finanziaria e speculativa del capitale, alla nascita di una borghesia emergente, produsse un potente cambiamento di contesto. anche se il sistema politico era immodificato le lotte da lotte di conquista diventarono lotte difensive, la natura esportatrice del mercato delle merci e la liberalizzazione del mercato monetario, ponevano, ma dovremmo dire imponevano, compatibilità che per l’appunto rendevano incompatibili nuove riforme e conquiste. i partiti cominciano a cambiare. il pci si trovò di fronte ad un problema immenso. scusa se lo sintetizzo così sommariamente. o portava alle estreme conseguenze le rivendicazioni sociali e conseguentemente di potere poste oggettivamente da obiettivi di lotta ormai incompatibili con l’esistenza stessa del sistema capitalistico (basta pensare alla caduta tendenziale del saggio di profitto del capitale) e avrebbe incontrato il piccolo problema che gli usa non lo avrebbero permesso assolutamente (la “strategia della tensione” sarebbe stato solo l’aperitivo) o tentava di evitare una sconfitta politica pesantissima (non va dimenticato che il golpe era un problema reale e che in europa c’erano ben tre paesi retti da regimi fascisti) e di creare le condizioni politiche per evitare tale sconfitta, posponendo possibili conquiste sociali e sostanziali.
    il pci scelse la seconda strada. teorizzò il compromesso storico e non assecondò le rivendicazioni sempre più avanzate che pure nelle lotte si ponevano. (secondo me questa e non altra è la natura del problema che il pci ebbe con il 68 e con tutto ciò che il 68 aveva generato a livello sociale e politico).
    intanto il psi scelse di rompere anche simbolicamente con il marxismo e con il movimento operaio e divenne il partito più rappresentativo degli interessi del capitale emergente. finanziario e speculativo. non solo smise di essere alleato del pci ma divenne nemico del pci. cominciò a teorizzare l’importanza del governo, la governabilità, il decisionismo, il leader forte ecc ecc.
    già in quella fase (lo ripeto a sistema elettorale e istituzionale immutato) e siamo arrivati alla fine degli anni 70 e inizio 80, vengono meno due delle tre condizioni che permettevano che fra società e politica non ci fosse un abisso, e che permettevano che gli elettori avvertissero la politica e i partiti, ancorché come una cosa apparentemente noiosa e paludata, come qualcosa di utile alla propria vita.
    se è vero, e io ne sono profondamente convinto, che ci sono cause oggettive (mercato, natura del capitalismo, modificazioni culturali conseguenti, la guerra fredda e il pericolo di golpe ecc ecc) bisogna analizzare a possibilmente capire quali errori fece il gruppo dirigente del pci e che portarono al triste esito della bolognina alla fine degli anni 80. e aggiungo io alla fine dei partiti di massa.
    solo che, tu non lo hai detto e probabilmente non lo pensi, una cosa è giudicare la storia politica e dei partiti in connessione con la struttura del capitale, della produzione, con la natura delle istituzioni e dello stato, della formazione sociale e delle culture conseguenti, ed un’altra è considerarla come storia di leader, di successi e sconfitte elettorali prive di contesto oggettivo, oppure, dico io, peggio ancora come storia delle forme organizzative e dei metodi scissa dal resto.
    negli anni 80 si vede, per chi lo vuol vedere, tutto benissimo.
    craxi incarna la definitiva controffensiva (che era già cominciata con la denuncia degli accordi di bretton woods) del nuovo capitalismo finanziario. i 4 famosi punti di scala mobile sono esempio fulgido in questo senso. il pci che ha ancora più del 30 % dei voti, è a un bivio. ma entrambe le strade del bivio sono negative, giacché il circolo virtuoso delle lotte che possono conquistare obiettivi in parlamento è morto. ma non perché craxi e il pentapartito sono cattivi (e lo sono) bensì perché ormai gli obiettivi di lotta avanzati sono incompatibili con il nuovo sistema capitalistico e quelli difensivi pure. per altro, sia detto per inciso, le armi dell’ideologia dominante sono potenti. e il pci anche quando fa la battaglia più moderata e difensiva è accusato di “essere vecchio”, di non capire il nuovo. e al suo interno napolitano e soci accusano berlinguer di condurre il pci sulla strada dell’isolamento e della testimonanza, di aver abbandonato la cultura di governo e la politica delle alleanze.
    ma ciò che interessa noi in questa discussione è il bivio.
    da una parte c’è effettivamente l’isolamento. e dall’altra c’è la continuazione della ricerca di alleanze parlamentari e di governo (apparentemente molto di sinistra in quanto rivolte contro la dc). le quali, però, sono possibili solo a due condizioni. rinunciando a contenuti sociali avanzati ed anche difensivi degli interessi delle classi subalterne, e (guarda un pò) rinunciando all’ideologia comunista.

    qui c’è un punto, cara angela, che per me è fondamentale.

    un partito di sinistra, che cioè si ripropone di superare il capitalismo, nella lotta può vincere o perdere, ottenere risultati (come fino agli anni 70) o non ottenerne nessuno come negli anni 80, può prendere pochi o molti voti a seconda delle condizioni oggettive e della natura del sistema con il quale ha a che fare e delle scelte politiche compiute.
    c’è una sola cosa che non può e non deve fare mai e per nessun motivo. se le sue classi di riferimento perdono socialmente, peggiorano le condizioni di vita, non può pensare di vincere politicamente, tanto meno elettoralmente.
    quando dei dirigenti della sinistra teorizzano che si può vincere e cambiare il paese proprio mentre i lavoratori perdono salario e diritti, mentre si afferma una cultura individualistica che informa di se tutta la società, vuol dire che sono traditori. perché anche se non sanno nemmeno di esserlo accettando la totale separazione delle dinamiche sociali da quelle politico-elettorali possono anche raccontare a se stessi che vincendo le elezioni poi cambieranno le cose. ma essendo impossibile, perché i poteri forti esistono ed esiste la loro egemonia, finiranno per servire questi ultimi e non certo le classi subalterne, alle quali potranno all’infinito tentare di raccontare che ci sarà la fase due dopo i sacrifici.

    il pci con berlinguer segretario scelse la prima strada. lo fece anche simbolicamente. andando ai cancelli della fiat a dire che il pci avrebbe condiviso l’esito della lotta. e lo fece quando ormai la lotta era chiarissimamente persa. e fece uno scontro frontale con il governo di craxi sulla scala mobile. e parlò esplicitamente della degenerazione del sistema dei partiti. la questione morale, famosa, non fu e non poteva essere una banale denuncia della corruzione e della trasformazione di partiti in comitati d’affari. del resto la corruzione c’era anche prima. la questione morale fu la denuncia del cambiamento della natura del sistema politico. da connesso profondamente alla società a separato dalla società. lo fece rispedendo al mittente interno (miglioristi) ed esterno (psi e stragrande maggioranza dei mass media) la richiesta di abbandonare il comunismo e di diventare finalmente veramente democratico.

    continua….

  59. come ho detto questo costò l’isolamento del pci. e senza dubbio non una sola conquista fu ottenuta dall’opposizione in parlamento. e le lotte erano ormai solo difensive e perdenti giacché l’avversario si era fatto più forte e le armi delle lotte spuntate. basta pensare agli scioperi che nel contesto dell’economia a prevalente mercato interno erano efficacissimi mentre a prevalente vocazione esportatrice quasi inutili, per il semplice motivo che i padroni potevano tranquillamente chiudere la fabbrica e delocalizzarla, o meglio ancora darsi alla speculazione trascurando la produzione.

    ecco. tutto questo l’ho detto perché secondo me senza capire il rapporto fra capitale, formazione sociale, cultura dominante e politica non si capisce nulla delle dinamiche elettorali. che altrimenti sono lette come vittorie o sconfitte del leader di turno a prescindere dall’andamento delle lotte e dalla vera natura della società.

    il pci anche se berlinguer non fosse morto e il gruppo dirigente fosse stato coeso (e non lo era per niente come poi si è ben visto) a avesse continuato la sua battaglia di opposizione con l’andare del tempo, con l’affermarsi nel senso comune dell’individualismo e della competizione assolutizzata, avrebbe perso voti. perché senza lotte e conseguenti conquiste nelle istituzioni tu puoi essere il più coerente del mondo e tuonare contro il governo dalla mattina alla sera, ma siccome non porti a casa nulla per la tua gente una parte sempre maggiore di quella gente ti volterà le spalle. sia perché diventa preda della guerra fra poveri, sia perché si sente sola e si fida di qualsiasi promessa suggestiva, sia perché alla fine “sente” che il partito parla bene ma poi pensa solo ai posti nelle istituzioni.

    dentro il partito comunista negli enti locali e negli anni si erano formati migliaia di quadri che avevano le qualità e le competenze per “governare” a tutti i livelli. con la separazione fra i destini del partito e quelli della sua base sociale si sono quasi tutti schierati con chi ha proposto di abbandonare il comunismo e proclamato che finalmente si poteva aspirare, con un bel partito nuovo molto di sinistra, aperto e più grande proprio perché non più comunista, a vincere le elezioni e a governare. sono loro che sono stati determinanti nel guidare una base del partito che sentiva puzza di tradimento ma che viveva anche con senso di impotenza l’isolamento del pci e soprattutto l’incapacità (non comprendendo bene l’impossibilità) di conquistare alcunché di concreto nella lotta di classe e nelle istituzioni.

    ormai c’erano tutte le condizioni nuove affinché anche la prima delle tre condizioni vecchie venisse rimossa e sostituita da qualcosa di più coerente con il dominio del mercato e con la conseguente separazione della politica dalla società.

    il maggioritario elettorale, che non è altro che la sostanziale elezione diretta del governo. la governabilità come feticcio astratto e come decisionismo concreto. la competizione assolutizzata. la dialettica parlamentare ridotta a tifoserie contrapposte e impossibilitate a trovare compromessi ragionevoli. i partiti leggeri con pochi funzionari e leaderistici. ecc ecc
    tutte queste cose, ed altre che non elenco per brevità, sono contemporaneamente effetto e moltiplicatore del “nuovo che avanza”.
    a ben vedere non c’è proprio nulla di nuovo. semplicemente si sono riprodotte le condizioni strutturali del capitalismo precrisi del 1929. per quanto siano cambiati contesti e quantità, che sono immensamente diversi, in realtà sono semplicemente stati rimossi tutti i lacci e lacciuoli che la lotta di classe e gli esiti della seconda guerra mondiale aveva imposto al capitalismo. il capitalismo senza le briglie, ancorché parziali e tuttavia efficaci, svalorizza il lavoro fino a ridurlo a merce pura, produce concentrazione di ricchezza estrema e tendenzialmente infinita, cancella ogni tipo di diritto che sia anche minimamente incompatibile con il mercato, e tende a finanziarizzare tutto subordinando anche la produzione di merci a dinamiche finanziarie che nulla ma proprio nulla hanno a che vedere con il lavoro produttivo che emancipa l’umanità e che soddisfa bisogni sempre più ricchi ed articolati. la vera novità è che l’internazionalizzazione del capitale è tale che nessuna sovranità popolare nazionale è in grado di sfuggire alle sue compatibilità.
    e semplicemente si è tornati alla “democrazia” liberale prefascista. o se si preferisce alla totale americanizzazione del sistema politico-elettorale.
    in italia tutto ciò è stato pure, come se non bastasse, accompagnato dalla sostanziale privatizzazione e subordinazione al mercato pubblicitario dell’informazione politica. solo negli usa e in italia i talk show imperano su tutte le televisioni. pubbliche e private. in francia spagna germania e perfino gran bretagna le tv pubbliche fanno dibattiti ed interviste paragonabili alle nostra tribune politiche di trenta anni fa. e quelle sono considerate dal popolo come le vere serie trasmissioni da cui attingere per capire e decidere. in italia sulla rai da ormai venti anni c’è solo talk show, figuriamoci su mediaset. la politica di colpi di scena, di battute, di risse, di personaggi telegenici, di dietrologie, è incompatibile con la democrazia. è incompatibile con qualsiasi forma di partecipazione che non sia il tifo. è incompatibile con qualsiasi comprensione di fenomeni complessi perché tende a semplificare tutto all’estremo.

    insomma, tutti questi sono i motivi per cui penso che i partiti di massa siano entrati in crisi e siano sostanzialmente irripetibili.

    come penso che (ma questo dovrebbe valere sempre per un partito comunista o di sinistra degno di questo nome) un partito di sinistra non debba e non possa avere come compito principale quello di presentarsi alle elezioni, bensì quello di fare la lotta di classe (non parlare della lotta di classe e dei conflitti a fini elettorali bensì FARE, ORGANIZZARE, PARTECIPARE, ANALIZZARE CONTINUAMENTE L’ANDAMENTO DELLA LOTTA DI CLASSE) e usare ogni spazio possibile in qualsiasi sistema elettorale. se c’è e quando c’è. perché per esempio negli USA questo spazio non è proprio mai esistito. o è colpa di angela davis e del gruppo dirigente pc degli usa se non sono mai riusciti ad eleggere nessuno?

    continua…

  60. la crisi della sinistra nasce soprattutto e fondamentalmente dalla vittoria della controffensiva capitalistica che è riuscita negli ultimi trenta anni a cancellare tutte le conquiste parziali ed importanti del movimento operaio. e che essendo egemone ideologicamente seppure propugni una teoria economica vecchia come il dattero (perciò si chiama NEOliberismo) appare nuova agli occhi della stragrandissima maggioranza delle persone che si bevono ogni sorta di mistificazione come: il debito pubblico è eccessivo, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, le pensioni privilegiate dei vecchi ridurranno i giovani sul lastrico, meglio un lavoro precario che la disoccupazione perché un lavoro con i diritti fa fallire l’economia, il privato e la sua concorrenza favoriscono il consumatore, il privato è meglio del pubblico sempre e quindi viva la sussidiarietà, i partiti non servono bisogna votare le persone, i politici tutti sono i colpevoli della crisi e quindi via la casta risolto il problema, meno consiglieri in comune o parlamentari e più poteri al sindaco e al governo (diciamo pure tutti) uguale più efficienza e meno privilegiati e quindi meno costi sulle spalle del contribuente… potrei continuare molto a lungo.
    queste cose si sono fatte strada nella testa della gente non perché ben propagandate, bensì perché coerenti con ciò che la gente pensa spontaneamente. in una società individualizzata dove ogni cosa collettiva o è inutile o è inquinata dalla separazione fra società e politica la gente vive diversamente dalla società nella quale al centro c’è la produzione di merci invece della borsa, e dove sindacato e partiti di sinistra hanno potuto (con la lotta sociale e mai senza di essa) però cambiare la vita concreta della gente. e quindi pensa diversamente, individualisticamente. vede l’immigrato e lo considera il responsabile della propria condizione.

    se non si capisce questo non si può capire proprio niente della crisi della sinistra e dei partiti. ma proprio niente.

    poi però c’è uno specifico.

    il sistema che ti obbliga a fare accordi di governo o a non farli PRIMA delle elezioni e che blinda il governo al rispetto delle compatibilità del mercato non è LEGGERMENTE diverso da quello della repubblica parlamentare con il proporzionale. è totalmente distruttivo di una forza antagonista, sia essa comunista o anche genericamente di sinistra. perché questa qualsiasi scelta faccia sbaglia e pagherà un prezzo altissimo. se fa l’accordo alla fine deve accettare tutte le compatibilità del mercato, altrimenti se si permette di porne anche una sola in discussione, non si discute di quel contenuto bensì della vita del governo o meno. con relativa accusa di favorire il nemico, tanto più quando si chiama berlusconi. se si sceglie la coerenza con i contenuti si becca l’accusa (che contiene una parte di verità esattamente per come è fatto il sistema maggioritario) di favorire la destra, se sceglie di non favorire la destra si becca l’accusa (che contiene una parte di verità per lo stesso motivo di prima) di svendere i contenuti in cambio di posti. la terza possibilità non esiste. e non esistendo produce inevitabilmente divisioni insanabili fra governisti e testimoni, fra poltronisti e settari.

    e se non si capisce questo non si capisce nulla della crisi della sinistra e dei partiti.

    a questo problema, che per fortuna in altri paesi non hanno. perché puoi stare sicura che se in germania o in spagna per vent’anni i nostri partiti fratelli avessero dovuto decidere prima delle elezioni se accordarsi con i socialisti le divisioni che hanno in seno (ed è normale che esistano in qualsiasi partito che non sia una setta) sarebbero esplose e avrebbero prodotto scissioni, esattamente come in italia, come si risponde?

    si risolve sciogliendo tutto quel che c’è (con i suoi pregi ed anche con gli enormi difetti che ha) e facendo qualcosa di nuovo?
    io dico di no, perché ignorare la natura del sistema, attribuire ai gruppi dirigenti o alla concezione del partito comunista o non comunista, di massa o non di massa la colpa delle sconfitte e delle divisioni è, se va bene, confondere i sintomi della malattia con il virus che la provoca. se va male è una pura illusione che è inevitabilmente destinata a produrre ulteriori delusioni e divisioni alla prima occasione elettorale.

    vorrei sommessamente farti notare che ogni divisione sfociata in scissione (e ormai in venticinque anni non si contano più sulle dita di due mani) è stata provocata da questo problema. non dalla natura comunista o meno o organizzativa del partito.
    francamente dopo tanti esempi non capisco come si possa non vedere questo.
    guarda sel. lo dico davvero senza spirito polemico. i suoi promotori dicendo che bisognava sciogliere tutto quel che c’era hanno prodotto in realtà scissioni nei partiti esistenti. hanno deideologizzato la natura del partito. trovato forme nuove di organizzazione (sempre che il leaderismo, le fabbriche di nichi (sic) ecc ecc possano essere considerate forme nuove. hanno accusato noi di essere letteralmente “un cimitero” oltre che: vecchi settari, testimoniali, estremisti e chi più ne ha più ne metta. sono stati accreditati di poter vincere le primarie e di poter guidare il centrosinistra ed hanno avuto immenso spazio per almeno due anni su tutti i talk show tutte le settimane.
    risultato: hanno firmato un programma con il pd di bersani che contiene: il governo con monti, la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici, il maggioritario, il totale rispetto di tutti gli accordi fondativi della ue e dei trattati internazionali, e così via.
    oggi si sono divisi e si accusa reciprocamente di essere poltronisti o di avere una linea che condanna alla testimonianza e all’impotenza.
    a dimostrazione che se si sfugge al vero problema e si fa finta di poterlo aggirare con il “nuovo” o con la demonizzazione della coerenza sui contenuti come “settarismo”,” testimonianza” e impotenza, non c’è verso. si finisce sempre al punto di partenza.

    continua….

  61. davvero dico questo senza spirito polemico. quello lo userò quando scriverò un articolo q questo dedicato.
    non si tratta, cara angela, di non subire il “partito nazione”. il pd è il partito nazione. esattamente come lo è il suo modello dichiarato fin dai tempi di veltroni. il pd americano. il partito nazione non è una formula organizzativa o elettoralistica. è banalmente il partito che governa l’esistente. è buono se vince le elezioni qualsiasi politica poi faccia e che sia utile per tornare a vincerle. è cioè oggi il partito che accetta e assume come veri e propri dogmi le compatibilità del mercato. che “parla” di povertà e di diritti segnalando la propria diversità dalla destra non sull’individuazione delle cause della povertà e dei diritti non come conquiste da fare con il conflitto e battendosi per un sistema politico che permetta sempre al conflitto di poter diventare il centro della discussione politica. bensì sullo stile con il quale “governare” le guerre fra poveri, lenire le ferite più gravi alla dignità del lavoro e delle persone che il mercato produce a bizzeffe tutti i giorni, e promettere. la destra cavalca le guerre fra poveri ed anzi cerca di produrne sempre di nuove, vecchi giovani, garantiti con contratto indeterminato contro precari, immigrati contro autoctoni, e così via. e il pd le cavalca nello stesso modo ma con un po di buonismo, e promette non cose “impossibili” come i milioni di posti di lavoro di berlusconi ma possibili rispettando le compatibilità. cioè fa finta perché le compatibilità dell’attuale sistema non permettono nessun nuovo diritto e nemmeno la difesa di quelli esistenti. e siccome la colpa della crisi è della casta e non del capitalismo, ecco che la rottamazione e l’età dei nuovi leader, anche se palesemente incompetenti e burattini nelle mani di fondazioni e consiglieri espressione della vera casta composta dai consigli di amministrazione delle banche e multinazionali e delle loro organizzazioni semisegrete come bildberg, la trilateral ecc, appaiono come il nuovo e fanno sperare a molti totalmente ridotti alla passività più totale che possa cambiare qualcosa.

    ma anche se si condivide questa sommaria descrizione del pd il tema dell’efficacia della sinistra rimane a tutto tondo.

    dovrebbe essere chiaro anche al più ingenuo e sognatore cittadino di sinistra, ma non lo è, che il pd di renzi è nemico della sinistra e non può in nessun modo essere alleato di governo di chiunque si proponga di fuoriuscire anche da una sola delle compatibilità del mercato. dico che non lo è perché come si vede perfino vendola oggi viene accusato di puntare al settarismo e alla testimonianza da chi corre dentro il pd al grido di sposteremo a sinistra anche il centrosinistra anche se guidato da renzi. e perché tanti di sinistra hanno talmente introiettato la cultura dominante che pensano che l’unico obiettivo delle elezioni debba essere vincerle. e non usarle per opporsi a qualcosa e possibilmente ottenere qualcosa. e quindi se si vince contro berlusconi e la destra anche se, come ha fatto zapatero in spagna e la spd in germania e come sta facendo vals in francia, quando si governa si fanno cose oggettivamente più di destra della destra, appare come la sinistra che sa vincere al contrario di quella che si accontenta solo di testimoniare. con la differenza che i partiti socialisti in europa pur essendo la punta di diamante del neolierismo, non fosse altro che perché al contrario della destra impongono cose di destra senza conflitto sociale, almeno sono laici. mentre in italia i democristiani come la bindi e che vengono considerati la sinistra del pd hanno votato contro il divorzio breve e contro la fecondazione assistita ed hanno sempre impedito che un qualsiasi centrosinistra avesse nel programma cose analoghe a quelle dei socialisti degli altri paesi.
    ma questo è proprio il bello del maggioritario all’italiana. uccide la sinistra e la condanna a tradire o a essere impotente.

    perché con il maggioritario, con gli sbarramenti, con la riduzione della rappresentanza presentata come risparmio di soldi pubblici, con le leggi vigenti e ancor più con quelle in cantiere, o ti adegui e diventi se ti va bene come il reverendo jackson nel pd americano. uno buono ma che non ha mai contato una cippa in nessuna cosa importante, oppure rischi di stare fuori dalle istituzioni e/o di starci con una pattuglia di testimoni impotenti.

    ecco perché, cara angela, io penso che dire: sciogliamo tutto e facciamo qualcosa di migliore e nuovo senza prima discutere di tutto questo sia non confrontarsi con il vero problema che ha la sinistra.

    ed allora affrontiamo l’ultimo problema che poni. più specifico.

    continua….

  62. giovanni Says:

    Caro Scarfò,
    in tutta onestà la tua risposta non mi ha convinto e spiego il perchè,ma prima consentimi di evitare le questioni che rimandano direttamente a dinamiche interne al partito che non conosco e sulle quali mi riuscirebbe davvero impossibile esprimere opinioni fondate.
    Per quanto attiene “la natura dello strumento” e il suo impiego va da se che anche una pistola può essere usata a guisa di martello per appendere un quadro,se impugnata dalla canna. Ma non è questo il punto. Innovazione tecnologica nell’ambito di un contesto riferito alla comunicazione è il tema sollevato. La connettività assicurata dalla recente “rivoluzione”della rete ha certamente facilitato lo scambio capillare di informazioni. I contenuti che vengono veicolati ( la natura ed il merito delle informazioni) sono altra cosa. Sarei molto prudente,fossi al tuo posto,nell’appaiare il WEB ad altre innovazioni tecnologiche quali ad esempio “lo staffile della sella”. Ma per rimanere all’interno della tua azzardata similitudine occorre precisare che mi pare quantomeno semplicistico ritenere che la sella dei coloni fu l’elemento devastante per la civiltà dei nativi americani.Senza entrare nel dettaglio rammento solo che una civiltà nomade (quale era quella dei pellerosse) si trovò a contrastare una civiltà complessa e pronta al suo sviluppo industriale. Peraltro ventimila anni di storia della cultura degli indiani d’america si era sviluppata ignorando completamente l’esistenza del cavallo,immaginiamoci la sella!
    Tornando al ragionamento principale possiamo dire che le innovazioni tecnologiche che hanno costellato la storia delle civiltà sono la conseguenza di circostanze che prevedono,in primis,le condizioni di base per poter essere realmente utilizzate.Vale a dire che la tecnologia non determina il cambiamento delle relazioni materiali che governano una data società.Al contrario una data società produce le condizioni affinchè una tecnologia possa diventare una conquista di innovazione. Tornando alla comunicazione non ci sono dubbi che la potenza e le potenzialità di questo ambito dello sviluppo della società siano state ampiamente sottovalutate dalla sinistra italiana ( e non solo italiana). Agli inzi degli anni ottanta il PCI possedeva una rete di televisioni locali di tutto rispetto( berlusconi non era di fatto ancora nato come operatore televisivo)le cedette per pochi soldi ai privati ( molte a Ligresti). Esistono molte ragioni che hanno determinato questa sottovalutazione che ora ,per economia,non affronto.Ma anche in questo caso non possiamo dire che solo le televisioni detrminano il dominio culturale del capitale finanziario. Analogamente il WEB . Nel peso politico del “successo di Grillo” pesa molto più la visibilità televisiva massiccia di cui Grillo ha beneficiato,chiediamoci perchè! O crediamo davvero che Obama abbia raccolto i suoi fondi elettorali grazie alla sottoscrizone in rete!!???Prova a riflettere sulla meccanizzazione,non è questa una grande conquista tecnologica? Non avrebbe potuto affrancare l’umanità da fatiche superflue,assicurando una condizione di vita almeno migliore?
    Vedi scarfò,i soldi non sono tutto. Io non li schifo per nulla ne penso siano farina del diavolo. Non sono ,in ultima analisi,una innovazione tecnologica anch’essi? Forse alcuni punti non li ho toccati anche perchè,come anticipato,sono giorni complessi ed il tempo a disposizione è poco. Quello che mi preme indicarti è che alcune scorciatoie di analisi e di sintesi da te praticate portano fuori strada,invece di avvicinarti all’obbiettivo ti portano su percorsi lontani dalle enunciazioni a cui tieni. il mio consiglio è di essere meno frettoloso . Il WEB non è arma di fine di mondo capitalista.
    Un saluto

  63. carlo scarfò Says:

    Caro Giovanni, confermo che mi piace molto il tuo stile, garbato e gentile, ma lo trovo troppo professorale, con una attenzione maniacale più alla forma che allla sostanza, tanto che chi ti legge fa fatica a distinguerla e provo a dirti dove.
    Tu dici, che non ti ho convinto, e posso accettarlo ma non mi convinci quando provi a spiegarmelo, ho fatto una successione maniacale e dettagliata partendo dalla civiltà de rame, per arrivare ai giorni nostri passando per lo staffile,dove quando io leggo un po’ di geopolitica e riscontro che, nelle considerazioni degli studiosi di questo settore (es. Lucio Caracciolo i quaderni di LIMES ma solo per esempio) vertono sulla innovazione tecnologica, dicendo che dal crollo della URSS per ben 20 anni l’America ha potuto spadroneggiare perché aveva acquisito una superiorità tecnologica che ora sta perdendo e per questo si sta avviando verso un lento declino, come a dire e confermare quanto da me detto che sono le innovazioni tecnologiche di un certo tipo, il motore della storia e delle civiltà.
    Tu hai risposto praticamente solo sullo staffile,( Mike Buongiorno avrebbe detto: peccato mi è caduto proprio sullo staffile.) mentre io ho citato una serie di innovazioni tecnologiche, il fucile e il grande tuono(cannone) ma tu senza accorgerti hai confermato questo dato, mentre lo negavi nella frase che ti incollo”””” Senza entrare nel dettaglio rammento solo che una civiltà nomade (quale era quella dei pellerosse) si trovò a contrastare una civiltà complessa e pronta al suo sviluppo industriale.”””” appunto(dico io CVD) una società nomade non poteva vincere una società tecnologicamente avanzata. lo staffile era solo un pallido simbolo,la scena della lotta tra un popolo nomade e una società tecnologicamente avanzata è anche una metafora del fenomeno del sud inteso come meridione e società contadina sconfitta dalla società industriale, cannone vince sulla zappa, e in tutto il mondo c’è un sud sconfitto perché per questioni climatiche l’agricoltura attecchiva meglio al sud e l’industria al nord. Piu sotto fai un’altra affermazione(che incollo) dove ti attorcigli tra l’uovo e gallina
    “”””Vale a dire che la tecnologia non determina il cambiamento delle relazioni materiali che governano una data società.Al contrario una data società produce le condizioni affinchè una tecnologia possa diventare una conquista di innovazione””””” in che senso la tecnologia non determina un cambiamento nelle relazioni materiali? qui caro Giovanni io e te prima di parlare dovremmo istituire una spece vocabolario con valori e significati condivisi, convenire sul significato di certe parole, perché Alessandro Barrica nel Libro i Barbari, ci ammonisce che i barbari non sono gli stranieri ma coloro che parlano una lingua diversa spece se con la stessa parola intendiamo cose diverse. perché devi definire cosa sono le relazioni materiali, sono un po’ di benessere? potersi spostare in automobile o in aereo e in treno implica un mutamente delle relazioni materiali? poter parlare in tempo reale con un parente a migliaia di kilometri o vederlo in video in una teleconferenza sono o non sono cambiamenti di relazioni materiali? o se no definisce cosa vuol dire relazioni materiali.
    Tu mi pare che ti diletti a giocare con le parole dandogli significati che non sono uguali per tutti, e le due proposizioni sciorinate come tesi ed antitesi, altro non sono un riflesso ottico della stessa proposizione iniziale messa davanti ad uno specchio, e provo a trasformare la proposizione in domanda per vedere se si trova una risposta, “””””” Vale a dire che la tecnologia non determina il cambiamento delle relazioni materiali che governano una data società””” trasformata in domanda diventa: la tecnologia cambia o non cambia le relazioni materiali che governano un paese? certamente si,(dico io) se metto a confronto una società che per spostarsi usava la carrozza e una che usa l’aereo, certamente si se metto in confronto una società dove si moriva di parto e di morbillo e una società dove si guariscono tanti tumori, penso di si se confronto una società contadina antica dove si impiegava il 95% della manodopera per ricavare meno di una società che con minore (o senza) manodopera produce molto di più. Ho la vaga impressione che questa affermazione è parente della “Relazione semantica” del post precedente.
    Chiudo dicendo che la differenza tra me e berlusconi è rappresentato dalle sue televisioni, tu puoi anche trascuralo questo fatto ma senza le televisioni neanche Renzi sarebbe qualcuno. ricambio il saluto

  64. scarfò, ti ho detto più volte che qui non si parla di terze persone, di beghe e problemi locali, e tanto meno si pongono problemi, veri o falsi che siano, che né il sottoscritto né i lettori conoscono.
    ti diffido dal pubblicare ancora post come quello che ho cancellato.
    dubito che tu capisca che non si discute così. o se lo capisci e ti dedichi appositamente a fare danni, a diffamare a a creare confusione, fa lo stesso.
    ora puoi andare su tutti i social network del mondo (sicuramente ci sono milioni di persone interessate a sapere la tua versione di quel che succede nel prc di genova e il tuo giudizio su tizio caio e sempronio) a denunciare la mia censura.
    oppure apriti un bel blog. è gratuito e potrai ospitare un bel serraglio di esibizionisti a cui piace litigare dalla mattina alla sera a suon di insulti.
    ciao

  65. rieccomi, cara angela,
    come vedi ho cercato, anche dilungandomi forse troppo, ti illustrare ciò che penso sulla questione dei partiti di massa e sulla stessa funzione di un partito di sinistra nel rapporto con la società e con il sistema elettorale ed istituzionale vigente.
    credo di aver dimostrato che le elezioni, ammesso che lo siano mai state compiutamente, non sono o non sono più il terreno fondamentale per far contare le lotte e per ottenere il potere sufficiente a cambiare davvero radicalmente lo stato e la società.
    ovviamente questa affermazione, che ho cercato di corredare degli elementi di analisi utili a farne una posizione da discutere e non un dogma indimostrato, è discutibile. ma penso che senza discutere di questo ed arrivare ad una conclusione che dia consapevolezza si finisce con il creare malintesi e a confondere perfino il significato non solo delle posizioni politiche ma anche perfino delle stesse parole che si usano.
    detto questo…
    le elezioni e le istituzioni esistono. oggi hanno la natura e la funzione concreta che ho descritto. e come ho già detto qualsiasi formazione antagonista deve sempre cercare di usare qualsiasi spazio, per piccolo che sia.
    ma senza coltivare illusioni. perché se in italia oggi si pensa di poter cambiare sostanzialmente la vita della gente e democratizzare la società con le elezioni e in alleanza con il nemico è evidente che il disastro alla fine è assicurato. così come è un’illusione anche peggiore pensare che denunciare il pd come nemico e stare all’opposizione faccia crescere lotte e coscienza nella gente e che questo possa far accumulare il consenso sufficiente a rovesciare i rapporti di forza sociali.
    basta sapere veramente cosa sono oggi le istituzioni, cosa sono le elezioni e cosa pensa la gente quando senta la parola “politica”.
    io penso che questa crisi capitalistica sia profondissima nel senso strutturale del termine. e penso che non essendo stata rimossa nessuna causa che l’ha provocata ne verrà un’altra più profonda e più globale. oggi c’è la possibilità che un numero crescente di persone, anche confusamente, capisca che il problema è il capitalismo e non confonda cause con effetti. ma è una possibilità, non un automatismo.
    affinché ciò che è una possibilità diventi una realtà sono necessarie due condizioni. la prima è che ci siano lotte di tutti i tipi e a tutti i livelli. la seconda è che dentro (non fuori come predica o come propaganda a buon mercato) le lotte si affermi la consapevolezza, la coscienza, della realtà con la quale ci si confronta e che scaturisca un progetto politico di lungo periodo unificante le lotte e che dia il senso della marcia da fare. solo così sconfitte, avanzate, momentanei rovesci e difficoltà, che sono inevitabili giacché il sistema è molto potente, possono essere vissuti e capiti per quello che sono e non confusi con vittorie definitive o fallimenti definitivi. e soprattutto che non sorgano continuamente illusioni circa qualche scorciatoia miracolosa.
    la storia è fatta dalla lotta di classe. il fatto che oggi la lotta di classe sia praticata coscientemente solo dal capitale dall’alto e che le masse la subiscano non vedendola nemmeno necessita che dal basso risorga la coscienza della lotta di classe.
    c’è bisogno di una forza organizzata che si dedichi a questo. per questo penso sia necessaria e vigente l’esistenza di un partito comunista.
    ovviamente il prc non è all’altezza di questo compito. ma costatare questo non può portare alla conclusione che non ci sia questa necessità. il prc è stato sconfitto e sballottato proprio perché non ha avuto la consapevolezza della portata delle modificazioni del sistema politico e si è rapportato con le elezioni, con le istituzioni e con i mass media come fossimo ancora nella fase precedente. quella della repubblica parlamentare dove si potevano fare alleanze sui contenuti e dove si potevano conquistare diritti e riforme anche dall’opposizione. tuttavia nonostante la debolezza e le ferite provocate dalle scissioni non ha scelto nessuna delle due illusorie scorciatoie che il sistema impone. né far finta che con il pd si possa far crescere il cambiamento né far finta che anche eleggendo una pattuglia all’opposizione sia risolutivo del problema, visto che puoi gridare fin che vuoi ma che non puoi cambiare nulla.
    tutte le scissioni del prc hanno finito con il cadere in una di queste due illusioni. tutte.
    scusa angela se lo dico così, in modo un po retorico. ma la milizia comunista si nutre della consapevolezza di appartenere ad una storia, con le glorie e gli eroismi che solo un ideale alto e profondo può far compiere a persone semplici e con le sconfitte, i tradimenti ed anche i fallimenti, che solo un ideale alto permette di poter sopportare e superare. se si sa di far parte di una storia e di un movimento mondiale (perché quello che succede in venezuela, ecuador, bolivia ecc lo si deve sentire come proprio nel senso letterale della parola) e si dedica la propria vita sia a partecipare alle lotte sia a studiare, riflettere, discutere per arricchire l’analisi che permette di capire e poter cambiare la realtà si guarderà alle difficoltà, alle elezioni ecc vedendole nella giusta dimensione. non si dedica la propria vita a far vincere un leader o a far perdere un altro leader. o ad ottenere una percentuale elettorale invece che un’altra. chi dice di farlo in realtà o è un tifoso impotente o è, più spesso, uno che si aspetta di ricavare vantaggi personali. per costoro ogni minima sconfitta è motivo di abbandono, di corsa a salire sul carro del vincitore, di sfoghi rabbiosi e così via.

    ebbene, anche se non sei d’accordo, ed è un tuo diritto inviolabile pensare diversamente, c’è una cosa che secondo me non puoi fare. chiedere a chi non la pensa come te di rinunciare alle sue idee affinché si possano realizzare le tue.

    un progetto politico è degno di questo nome, e quindi anche realizzabile, se ha una forza intrinseca propria. non se come presupposto per la sua realizzazione c’è la cancellazione di altri progetti politici.
    in altre parole, un po brutali:
    il prc esiste. vuole continuare ad esistere. può anche darsi che fallisca e che i partiti comunisti spariscano dalla faccia della terra. questo lo deciderà la storia, non ramon o angela.
    ma il prc ha capito che non è e non può essere come il pci. ha capito che le elezioni e le rappresentanze istituzionali non sono la cosa più importante. ha capito che per un lungo periodo che non è oggi quantificabile, bisogna resistere ed unirsi a tutti quelli che sono d’accordo a lottare contro le politiche neoliberiste e per la democrazia. che bisogna costruire un luogo pubblico, una forza politica, un soggetto (chiamalo come vuoi) dove ci siano tutte le persone che condividono contenuti precisi e che vogliano essere tutte sullo stesso piano e praticare la democrazia fondata sul principio una testa un voto. non ha importanza la loro ideologia e nemmeno il loro progetto strategico (se l’hanno) a patto che sia compatibile con i contenuti programmatici e gli obiettivi di lotta unitari.
    ha capito che alle elezioni non si deve misurare il grado di radicalità o di comunismo di venti partiti in competizione fra loro. ha capito che alle elezioni una forza con un programma antiliberista e democratico può veicolare una rappresentanza ed usare come si può tutti gli spazi pubblici ed istituzionali esistenti. ambientalisti, riformisti di sinistra, socialisti di sinistra, femministe, militanti di movimenti sociali e di lotta, comunisti di diversi orientamenti e culture e così via possono tranquillamente unirsi e funzionare come un soggetto democratico che faccia tutto questo.
    il prc ha capito che se anche solo tentasse di usare la sua organizzazione e la sua forza (che nonostante tutto esiste visto che è stata decisiva per raccogliere firme referendarie o per le liste elettorali) per “egemonizzare” la nuova forza provocherebbe solo divisioni. quindi il prc ha capito, e deciso ufficialmente con voti democratici, che la nuova forza è possibile unirla solo dal basso, con il principio una testa un voto, senza nessun posto riservato alle forze che decidano di partecipare. senza che ci sia automatismo fra tessere del partito e tessera della nuova forza. in altre parole vuol dire che se anche il prc decide di rinunciare a presentarsi alle elezioni delegando la nuova forza a farlo i suoi iscritti per essere membri della nuova forza devono aderirvi volontariamente ed individualmente e che non manda una delegazione del proprio gruppo dirigente negli organismi della nuova forza, come succede in una federazione di partiti o in un fronte elettorale.
    ci sono quelli che temono che il prc comunque possa indicare ai propri iscritti di attenersi ad una disciplina di partito e portare una linea ed proposte preconfezionate nella nuova forza imponendole con la forza dei numeri. il prc è pronto ad impegnarsi solennemente a non farlo. e del resto essendo il prc un partito democratico e plurale, come sanno tutti, neanche lo volesse sarebbe in grado di imporre ai propri iscritti di osservare un disciplina simile.
    il prc è unanime su queste cose? no. però le ha decise a maggioranza e quindi esse sono la proposta del prc.

    ora, cara angela, potrai dire che tutto questo ti sembra troppo difficile da realizzare. e lo è abbastanza. tuttavia esistono esperienze come il frente amplio uruguayo o, più concretamente, izquierda unida che funzionano così.

    si, è vero. si è detto facciamo la syriza italiana. ma questo allude al fatto che è possibile per una forza del 3 % passare, nonostante una scissione e però unificando molte forze organizzate (una ventina) in condizioni particolari come la crisi greca al 27 % diventando il primo partito. è vero che syriza è diventata un partito e che le forze che la componevano si sono sciolte. ma, a parte il fatto che ci hanno messo una decina di anni a farlo e che in grecia il partito comunista è veramente settario (anche se prende il 7 o l’8 % dei voti), quella decisione è stata condivisa e non imposta come condizione per stare in syriza.

    ecco, cara angela, ho detto la mia in modo il più possibile argomentato sul perché penso che un partito comunista debba esserci e sul perché la sua esistenza non è incompatibile con la costruzione di un soggetto politico unitario che abbia il monopolio della presentazione alle elezioni e che abbia un programma di fase con contenuti antiliberisti. e che funzioni democraticamente.

    ovviamente, come ho già detto, puoi essere d’accordo o meno ma non puoi imporre il tuo punto di vista dicendo che il prc si deve sciogliere affinché si possa fare una forza nuova ed unitaria.

    spero ti sia chiaro che qualsiasi condizione di questo tipo invece che ottenere lo scioglimento del prc produrrà solo l’impossibilità di fare la nuova forza.

    spero che le mie lungaggini siano servite a chiarire.

    naturalmente non sei tenuta a leggerle e nemmeno a rispondere. però a me piacerebbe continuare a discuterne. magari più sinteticamente visto che io ho fin qui scelto di tentare di rimuovere ed evitare possibili malintesi sul senso delle parole e delle proposte. e quindi ho preferito il rischio di essere lunghissimo a quello di poter essere frainteso.

    un abbraccio, ed eventualmente grazie per l’attenzione

  66. carlo Scarfò Says:

    GRazie Ramon per NON avere ospitato un appello che non faceva accuse a nessuno, ma nominava solo qualche figura istituzionale e amministra tiva del partito, ma senza accuse, specifiche, lìappello riguardava un fatto spinoso nazionale e non locale. in quanto un mattone singolo è un elemento di una intera casa, e la casa è fatta di singoli mattoni.

    Tu stesso ha detto di averlo cancellato ma è stato pubblicato su diversi blog, tra le quali quello della destra malefica grassiana che non censura, mentre la sinistra illuminata censura,
    Grazie per il consiglio lo pubblicherò su ogni cosa posso pubblicarlo e dirò che nel tuo blog sono stato censurato,Cancellato)
    Grazie lo stesso compagno Ramon non verrò più sul tuo blog parchè tu vuoi che sia frequentato solo da adulatori e signorsì.

  67. molto bene scarfò. essendo i comunisti internazionalisti la casa è mondiale. quindi cerca di pubblicarlo in america latina e in asia. e non dimenticarti dell’africa e dell’oceania. non vedono l’ora di conoscere i problemi amministritativi del prc di genova.
    ciao

  68. giovanni Says:

    Caro scarfò ,
    francamente non capisco il criterio con il quale valuti quello che scrivo.Prima di tutto ho sottolineato la fretta con cui scrivevo la risposta sforzandomi di riassumere in una sintesi il senso di insieme vincolato ad una priorità.Ricordo che tale priorità pareva fosse la valutazione del valore “reale” del WEB.Io scrivo che senza la tv Grillo non avrebbe mai avuto i risultati elettorali che sembrava ,a me,tu attribuissi alla forza della rete. Quindi concordo con la tua ultima affermazione su renzi e la tv ,io stesso lo sottolineavo. Cmq se siamo in sintonia su questo tanto basta non stiamo disputando alcuna gara a chi dice per prima la cosa che conta. Capita anche che nella fretta di una sintesi si sintetizzi troppo e si diano per scontate alcune “formule” teoriche. Non ho nessun bisogno ,ne l’intenzione di giocare con le parole per ingarbugliare il ragionamento la scrittura di sintesi su un blog ha ,tra le altre, queste lacune. Io non ho letto l’articolo di Limes a cui ti riferisci e quindi non so se la tua citazione sia rispettosa delle intenzioni del suo estensore( Caracciolo? o chi per lui) l’esempio della sella o di altro mi sembrava riduttiva,tutto qua. Continuo a pensarla così. Ho anche accennato alla meccanizazione per rinforzare il senso del ragionamento. L’innovazione tecnologica ,quale che sia,può avere certamente una grande rilevanza nello sviluppo di una società ma da sola non è sufficente a determinare i mutamenti dei rapporti materiali al suo interno. Il motore della storia è per me la lotta di classe. All’interno di una “dinamica” di contrapposizione tra classi che è,in ultima analisi il motore della storia , innovazioni tecnologiche,scoperte scientifiche,mutazioni antropologiche,emancipazioni dei costumi,consumi gastronomici e culturali,compresi. Per meglio spiegarmi, la rivoluzione industriale e il conseguente inurbamento delle masse rurali dell’epoca non avrebbe potuto avere luogo se non si fosse,nel frattempo,accettato il consumo della patata( tubero di origine americana). Ci vollero più di due secoli perchè la popolazione europea accettasse di mangiare il più fantastico alimento della storia,nonostante ci fosse fino ad allora una grave e secolare penuria di risorse alimentari. La circostanza mi sembra illuminante per l’oggetto in questione( mi riferisco al nostro scambio di idee) L’alimento che ha consentito l’incremento esponenziale della produzione industriale veniva dal mondo appena conquistato. Insomma le cose sono complesse e,in genere,la cosiddetta informazione non insegna a dubitare delle sintesi di pur titolati commentatori che frequentemente affermano idiozie supreme. Parlare a distanza di km migliaia o centinaia non cambia le relazioni materiali cambia i modi e i tempi di relazione tra gli individui. Le relazioni materiali tra di loro sono determinate da altri “meccanismi”. Se io fossi il tuo datore di lavoro e ti linceziassi via web( cosa che accade in più parti del mondo) cambia la modalità di relazione non la natura del rapporto materiale tra te e me.Io scarfò cerco solo di ragionare non mi affanno a cercare concetti per vincere una partita che non ho mai iniziato a giocare.Hai presente la legge di Corriolì( spero di ricordarmi bene la scrittura del nome) ? A seconda dell’emisfero in cui si trova l’acqua precipita in un foro in modo orario o antiorario. cerco solo di capire il perchè osservando un fenomeno.L’acqua resta acqua e il buco inghiotte il flusso comq la pensiamo che senso ha fare a gara? Per quanto riguarda il blog di Ramon nego in modo categorico che chi scrive qua debba per forza essere in sintonia con lui. Io stesso ho più volte argomentato con contenuti diversi dai suoi .Non mi pare giusto che tu bolli chiunque scriva in questo blog come un adepto dalle discutibile propensioni alla sottomissione psicologica.
    Un saluto

  69. giacomo Says:

    Noto con piacere che i commenti, anche quelli più critici, sono improntati ad un buon livello di civiltà. Questo è già buono. Non è necessario offendere a prescindere per sentirsi dei rivoluzionari. A tal proposito, visto che il compagno Mantovani è dirigente del nostro partito, mi permetto di chiedergli se i nostri dirigenti sono coscienti del livello dei commenti sul sito ufficiale del PRC e della sua gestione.
    Detto questo. Sul tema dell’ intervento del compagno Mantovani.
    Sono totalmente d’ accordo, mi sembra perfino imbarazzante dover dare ragione completa, con il contenuto dello stesso.
    Ritengo completamente sbagliata, come ho ripetutamente postato sul sito di “controlacrisi” l’ impostazione del questionario. Sembra fatta apposta per negare proprio lo scopo del tentativo dell’ Altra Europa ed in particolare del PRC. Non capisco assolutamente le posizioni di coloro (parlo degli interventi convinti, non di beceri provocatori) che si ostinano a negare la logicità (tenuto conto della complessità economica e sociale e della nostra attuale inadeguatezza) del ragionamento sulla necessità di un soggetto politico (sulla base di una testa un voto) che, date anche le leggi elettorali capestro prossime venture, unisca per una fase piuttosto lunga, anticapitalisti (oggi minoranza anche a sinistra) e antiliberisti, trovato un unico denominatore vincolante (piano elettorale, europa…) e che contemporaneamente non pretenda lo scioglimento di alcunché. Il PRC, se lo vorrà e se sarà ambizioso, come dovrebbe essere, di lavoro da fare ne avrà molto.
    Tutto questo non negherebbe la possibilità autonoma di un Partito Comunista di approfondire i rapporti con altri Partiti Comunisti. Però per intraprendere questa strada ci vorrebbero degli elementi comuni di analisi che, ad oggi, non mi sembra esistano.

  70. ho cancellato un post idiota che insultava scarfò. come ho già detto un migliaio di volte qui non sono ammessi insulti che non siano rivolti al sottoscritto. punto.

  71. caro giacomo, grazie per il commento. non spetta a me discutere della gestione dei siti del partito. ed in ogni caso non è questo il posto per farlo. sugli usi e costumi dei “militanti” incapaci di discutere e dediti al tifo decerebrato e ad ogni tipo di esibizionismo in internet ho già detto abbastanza.
    la discussione, invece, sull’unità della sinistra è interessante. e non c’è da meravigliarsi che esistano posizioni ed impostazioni che, sfuggendo ai problemi reali, che sono ben più consistenti degli sbarramenti giacché sono sistemici e strutturali, sfociano in semplificazioni come: “sciogliamo tutto così facciamo qualcosa di nuovo” o come: “ogni minima differenza culturale e strategica impone che non si possa, alle elezioni, fare nulla insieme”. tutto condito dei peggiori luoghi comuni e personalismi suggeriti dai talk show. l’importante però è stare sul punto fondamentale. come ho modestissimamente tentato di fare. senza scoraggiarsi e soprattutto senza lasciarsi trascinare in risse inutili.
    un abbraccio

  72. Bernardo Salvietti Says:

    Caro Mantovani tu hai fatto cenzura sul blogg i diricenti sono casta antro presto sul sito di peppe crillo a dire tutto.
    Salute

  73. salute a te bernardo. e grazie per la sottigliezza di pensiero e l’intelligenza delle osservazioni. e già che ci sei quando vai sul sito di grillo, aumentandone i proventi pubblicitari, lascia un obolo.
    ciao ciao

  74. caro Ramon, l’ultimo post di Bernardo Salvietti era certamente ironico. Esistono pagine di sfottò su Grillo che lo chiamano Peppe Crillo e che enfatizzano tutta una serie di errori di italiano “caratteristici” dei grillini.

    Cambiando argomento (perché sul tema dell’articolo iniziale sono molto d’accordo), volevo chiedere la tua opinione sulla proposta che noi come Prc ma come sinistra un po’ in tutto il mondo avanziamo come soluzione del conflitto in Palestina.
    Per anni, credo da Oslo in poi, ma correggimi se sbaglio, abbiamo adottato la posizione “Due popoli due stati”. La pace sembrava concretamente raggiungibile e quella parola d’ordine (unita alle altre storiche sul rientro dei profughi etc) unificava le rivendicazioni dentro e fuori la Palestina. Conosciamo poi tutti quanto si mosse per scongiurare quella soluzione, dall’assassinio di Rabin a quello molto probabile di Arafat stesso.
    Ad oggi, ma in verità da alcuni anni, questa proposta mi sembra quanto mai irrealistica e irrealizzabile e mi sembra legittimare da un lato le politiche sempre più criminali di Israele, dall’altro un ruolo sempre più ambiguo dell’Anp in Cisgiordania.
    Unico risultato raggiunto, nel proseguimento della costruzione degli insediamenti e dell’assedio di Gaza, l’adesione come stato osservatore all’Unesco, che non mi pare aver portato giovamenti significativi per i palestinesi.
    Mi rendo conto di semplificare brutalmente, la mia è giusto una domanda. Ma se è vero il paragone che facciamo con il Sudafrica dell’apartheid, lì pur nelle enormi differenze di contesto si giunse ad un rinnovamento complessivo dello stato, non ad una (lì credo impossibile) separazione fra le parti in lotta.
    D’altro canto, Israele per come è ora non sembra un’interlocutore possibile persino per quella vecchia “road map”.
    Non dovremmo forse aggiornare la nostra discussione anche rispetto alle posizioni degli stessi partiti laici e di sinistra palestinesi?

  75. caro antonio, sono completamente d’accordo con te. ma non tocca a noi indicare la strada al popolo palestinese. e tanto meno prendere partito nelle sue divisioni interne, che del resto israele ha abilmente fomentato. anche se ovviamente, come tu stesso dici, i nostri referenti sono i partiti laici e di sinistra e non quelli che propugnano teocrazie e guerre religiose infinite.
    quindi penso si debba essere chiari nella denuncia dei crimini israeliani, e lo siamo, ed appoggiare con tutti i mezzi ogni iniziativa palestinese, qualsiasi essa sia, che si proponga di ottenere il riconoscimento dei pieni diritti del loro popolo.
    un abbraccio

  76. Non scrivi nulla, Mantovani, sulla situazione che si è creata con l’Is? Io ho cercato di capire la posizione curda, ma non sono tanto sicura di aver trovato le informazioni corrette. Quelle che ho trovato mi sembrano, invece, piuttosto contrastanti, con accuse al PKK di un eccesso di nazionalismo, nonché di appoggio all’imperialismo americano. Ovviamente non sono i tg a chiarire le idee ed anche sul sito del Prc si trova poco e quel poco confuso.
    Ho guardato anche sul sito di retekurdistan, che però temo sia molto di parte.
    Insomma, non resti che tu, che magari ne sai qualcosa di più.
    Ciao, buona giornata.

  77. cara patrizia, fra un po riprenderò a scrivere.
    ma intanto sappi che io mi fido molto dei siti retekurdistan e uiki.
    un abbraccio

  78. Io ho una simpatia istintiva per i curdi e, soprattutto, ammiro molto lo spirito combattivo delle donne curde, di conseguenza so di essere di parte e siccome non mi piace raccontarmi favole, specialmente quando si tratta di politica internazionale, vorrei capirne un po’ di più, senza schierarmi a prescindere.
    Retekurdistan e uiki sembrano anche a me ottimi siti, ma la situazione non mi è chiara ugualmente, tra le diverse fazioni irachene, siriane e turche, che mi pare abbiano interessi contrastanti a causa delle differenti condizioni politiche dei vari paesi. E’ evidente che il PKK, insieme agli altri, sta facendo un ottimo lavoro per la difesa dei civili, ma non fa anche il gioco degli Usa, che vorrebbero l’Iraq spezzettato e il MO continuamente instabile?
    A questo non trovo risposta.
    Ciao e grazie

  79. cara patrizia, la destabilizzazione dell’intero medio oriente è secondo me l’obiettivo strategico degli usa fin dalla prima guerra del golfo. ciò che ha partorito è sotto gli occhi di tutti. e il groviglio di contraddizioni è un dato di fatto.
    ora, senza pretendere mai di avere la verità in tasca, bisogna cercare di avere un approccio il più corretto possibile.
    e ci sono diverse alternative:
    (le elenco sommariamente anche se so da quel che scrivi che non ti riguardano e non ti appartengono).
    1) pacifismo idealistico. nonostante le buone ragioni di fondo e le buonissime intenzioni è impolitico. è cioè incapace di confrontarsi con la realtà. una cosa è criticare la realtà, anche fosse dal punto di vista puramente etico, ed un’altra è agire per cambiarla. le guerre e i conflitti armati corrompono sempre tutti, compresi quelli che impugnano le armi perché costretti e/o per una giusta causa. e quindi è giusto saperlo e non pensare, come in passato è spesso stato fatto, che la guerra e/o la lotta armata sia priva di contraddizioni. ma quando la guerra è di resistenza o contro regimi totalitari bisogna sostenerla e non limitarsi a predicare la pace e la superiorità della nonviolenza. il pacifismo e la nonviolenza sono utili e quindi politici se non diventano una litania priva di qualsiasi efficacia.
    2) l’antimperialismo dogmatico. basta chiedersi: chi è il nemico del mio nemico? e solidarizzare con esso. nel tempo odierno porta l’aberrazione per cui i fondamentalisti islamici o saddam hussein (che per altro sono stati amici degli usa contro l’urss in afghanistan e contro l’iran) diventano campioni antimperialisti anche se si dedicano sempre a sterminare comunisti e a concepire società inaccettabili da qualsiasi punto di vista. nonostante le frasi scarlatte normalmente usate è la forma più evidente di subalternità esattamente all’imperialismo.
    3) geopolitica acritica. è quella che impera sulla stampa occidentale. incapace di vedere i nessi con l’economia e con le strategie geopolitiche connesse agli interessi globali e locali capitalistici. una specie di risiko nel quale si può dire tutto e il contrario di tutto. nel quale la storia la fanno pochi personaggi. nel quale i popoli e i soggetti sociali con i loro interessi e progetti non esistono. o sono comprimari o ridotti a seguaci o tifosi di personaggi.

    tutto questo è ultramaggioritario ed è, a ben vedere, un riflesso dell’egemonia del pensiero unico dominante.

    io penso che si debba avere un approccio complesso.
    è difficile, ma non impossibile.

    per esempio essere contro la guerra in iraq senza dire e pensare che saddam è un alleato.
    per esempio essere contro ogni logica aggressiva contro l’iran e al tempo stesso sostenere la lotta di resistenza contro il regime iraniano.
    per esempio essere contro i tentativi di distruggere la siria senza occultare le contraddizioni del governo siriano. e senza scambiare i cosiddetti “ribelli” siriani e assad entrambi come democratici o come veri nemici dell’imperialismo a seconda dei momenti e delle tattiche statunitensi.
    per esempio essere contro la destabilizzazione del medio oriente ed avere comunque un’idea di liberazione dei popoli da regimi oligarchici e sciovinisti.

    ecc ecc

    quindi io mi sento totalmente identificato con la idea strategica del pkk. pacificare il medio oriente con la prospettiva di una confederazione dei curdi presenti in diversi stati. perché contiene sia il protagonismo di popoli, sia la convivenza fra diverse etnie e religioni, sia le concezioni più avanzate dal punto di vista democratico e dal punto di vista del rispetto delle donne, sia la possibilità di gestire risorse ed economie in proprio sfuggendo al puro libero mercato (sul modello di venezuela bolivia ecc).
    questo obiettivo strategico non lavora per la destabilizzazione, nè per i diversi nazionalismi dietro ai quali si nascondono interessi oligarchici.
    certo si deve misurare con la realtà scaturita dalla più che decennale crisi e destabilizzazione. e tatticamente può trovarsi apparentemente o anche sostanzialmente al fianco alleati scomodi e imprevisti.

    la giustezza di questa strategia ha prodotto molte cose interessanti.
    per esempio la rinuncia alla lotta per l’indipendenza in favore di un processo di pace che permetta forme avanzate di autogoverno dei curdi negli stati in cui sono presenti e segnatamente in turchia. se oggi c’è un negoziato lo si deve soprattutto a questo.
    per esempio i buoni rapporti attuali con le forze che governano il kurdistan iracheno (anche se ls stampa italiana dice il contrario).
    per esempio la resistenza dei curdi siriani che non per caso è oggetto di aggressioni da parte dei fondamentalisti.
    i curdi di turchi, siria e iraq sono sempre più coordinati. producono convivenza sociale e rispetto dei diritti umani e delle donne. e sono fattore di stabilità.
    impugnare le armi in quella parte del mondo e per questi obiettivi è non solo giustificato, ma è corretto anche dal punto di vista etico.
    oggi questo è l’essenziale.
    è evidente che oggi produce paradossi da punto di vista di chi considera il pkk come terrorista.
    ma è contraddizione di chi persegue la strategia della destabilizzazione per produrre guerra e per dominare la regione.
    ed è prevedibilissimo che in futuro strategie e interessi contrapposti manifesteranno in diverse forme l’antagonismo irriducibile che li contraddistingue.
    intanto, però, io penso che il pkk e i curdi più in generale vadano sostenuti. non per una solidarietà generica, bensì perché sono la vera alternativa sia a regimi oligarchici (che oggi devono fare i conti con loro perfino in turchia) sia a stati teocratici e feudali.

    spero di essermi spiegato.

    un abbraccio

  80. Ti sei spiegato benissimo, grazie. Spero solo che l’appoggio americano odierno (a parole) non si trasformi domani in esportazione di democrazia tramite la Nato.
    Buona giornata.

  81. w grillo Says:

    w grillo w grillo invece un prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr a mantovani.

  82. Giannetto La Fava Says:

    Ramon…….PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!

  83. Cara Patrizia, quello che temevi è già avvenuto…

  84. luca occhionero Says:

    ti sei spiegato benissimo e condivido in pieno. Non se ne può più di certe stronzate secondo le quali i kurdi irakeni vorrebbero la distruzione di kobani, stronzate sostenute anche da giornalettini di estrazione trockista o ciò che ne rimane. Sono profondamente disgustato dall’ignoranza imperante quando si discute di cose così complesse e delicate e soprattutto dove ci sono in ballo centinaia di migliaia di vite di combattenti ma soprattutto di profughi strappate dalle loro abitazioni. Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di esseri umani, non commentiamo i fatti come se fossimo in un videogame.

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