“Al congresso troppe semplificazioni. Si riparta dalla lotta di classe invece”. Intervista a Ramon Mantovani

Al di là della disputa sul segretario e il gruppo dirigente “che ha sbagliato” hai sentito e visto un congresso Prc che ha ragionato sulle sconfitte per trovare un modo per andare avanti o no? Se sì, cosa ti sembra sia emerso con maggior forza?

Come credo sia noto io non penso affatto che il gruppo dirigente abbia sbagliato. La “disputa” sul segretario e sul gruppo dirigente, al contrario, ha rischiato di mettere in ombra e di sottovalutare le vere difficoltà che il PRC ha incontrato negli ultimi anni. Cerco di spiegarmi nel modo più chiaro possibile. In diversi interventi del 3° Documento e della corrente di Essere Comunisti è affiorata la semplificazione, per me completamente inaccettabile per dei marxisti ed invece molto in voga nella politica spettacolo, secondo la quale i cattivi risultati elettorali sarebbero da attribuirsi al minoritarismo e settarismo del gruppo dirigente e in particolare di Ferrero (Essere Comunisti) o all’ambiguità della linea circa il rapporto da avere col centrosinistra (3° documento). Due posizioni opposte ed inconciliabili che però hanno avanzato un’unica e suggestiva soluzione magica: il cambio del gruppo dirigente. Queste due posizioni (per brevità tralascio quella della Mozione 2 che considero estremista ed astratta ma che non ha usato la demagogia strumentale sul gruppo dirigente) non sanno fare i conti con la natura specifica del sistema elettorale ed istituzionale della cosiddetta Seconda Repubblica. Anzi, a loro modo ne sono un prodotto diretto. Infatti propongono di fatto due linee che appaiono tanto più chiare ed efficaci in quanto totalmente interne alla stessa logica del bipolarismo. Da una parte il dialogo e l’unità con SEL e il Pdci tralasciando il piccolo dettaglio del rapporto con il centrosinistra e con il PD. Dall’altra l’idea illusoria che la “chiarezza” della totale separazione con il centrosinistra, dal più piccolo comune al parlamento, possa produrre una vera connessione con le lotte e garantire maggiori consensi elettorali in futuro. Insomma, tutte le esperienze del PRC di entrambi i segni (con le relative 7 scissioni!) degli ultimi venti anni non sembrano aver insegnato nulla.

Sì è parlato di errori ma non si è approfondita la natura di una fase che ha imposto, diciamo così, scelte obbligate…

Il punto importante, per me, non è la qualità del gruppo dirigente, che ovviamente ha una sua specificità, bensì il dover avere a che fare, al contrario che in altri paesi europei, con un sistema politico e massmediatico ultra americanizzato ed ostile a qualsiasi forza di classe che tenti di veicolare nelle istituzioni contenuti di lotta e un programma di trasformazione del paese. Senza questa consapevolezza si finisce per attribuire al gruppo dirigente colpe che non ha e, conseguentemente, per propugnare un “rinnovamento” come soluzione magica del problema. Inoltre c’è la nefasta tendenza a far finta, in sede di bilancio delle scelte fatte, che agli “errori” ci fossero valide alternative. È giusto dire che, per esempio, Rivoluzione Civile era stata improvvisata, composta in modo verticistico ed era ambigua sul centrosinistra? Si! È giusto! E sarebbe giusto dire che il gruppo dirigente che l’avesse presentata come la soluzione ideale andrebbe fucilato. Ma le cose non stanno così. Il CPN che decise di partecipare a Rivoluzione Civile (con una scarsissima opposizione) discusse ben sapendo che PdCI e IDV erano orfani del centrosinistra e che l’unico modo di comporre le liste era un metodo ultraverticistico. Dato l’insuccesso è facilissimo parlare di “errore” e certamente lo è stato. Ma le alternative quali erano? Senza rispondere a questa domanda, e cioè senza fare i conti con la realtà, parlare di “errore” soggettivo del gruppo dirigente può essere suggestivo ma è e rimane una fuga dalla realtà. Nei fatti c’erano solo due alternative. Il Prc poteva dar vita ad una lista con Cambiare si Può, contrapposta a quella di Ingroia e nella quale avrebbe dovuto essere invisibile giacché questa era la condizione posta dagli animatori di Cambiare si Può. Insomma due liste in concorrenza tra loro fuori dal centrosinistra e senza alcuna visibilità del PRC. Oppure il PRC avrebbe potuto presentarsi da solo, certamente in alternativa alla lista capitanata da Ingroia e forse anche ad una lista di Cambiare si Può. Senza contare il Partito Comunista dei Lavoratori. Insomma, due o tre liste fuori dal centrosinistra. Se il gruppo dirigente del PRC avesse fatto una di queste due scelte di quali “errori” staremmo parlando oggi? O qualcuno pensa davvero che una di queste due scelte avrebbero pagato dal punto di vista elettorale e messo il PRC al riparo da accuse di settarismo, autosufficienza ed elettoralismo sfrenato? Nella politica, come nella vita, a volte è necessario fare scelte obbligate. Basta farle ad occhi aperti e soprattutto fare tesoro delle esperienze che hanno poi prodotto. Far finta che non siano state scelte obbligate e immaginare che basti cambiare le persone che sono state costrette a farle è, lo ripeto, un fuga dalla realtà.

Il primo documento li fa i conti con la realtà?

Proprio per questo penso che il 1° Documento e le stesse proposte fatte da Ferrero nei suoi interventi abbiano invece fatto davvero i conti con la realtà. Ora non mi dilungo, ma la chiarezza sui rapporti col centrosinistra e l’idea di costruire una forza dal basso, come Izquierda Unida spagnola, senza più fare accordi di vertice fra forze ambigue politicamente è una linea politica che tiene conto sul serio delle sconfitte. Un partito che decide di essere pronto a non presentarsi più alle elezioni, ma solo se si riesce a costruire l’unita vera di tutti quelli che condividono un programma unificante le lotte anticapitaliste e sociali e che propone per se stesso e per questa nuova forza che lo scoglio delle scelte elettorali sia deciso dalla base militante con referendum vincolanti, costituisce una novità o no? Io penso di si. E penso che ora il CPN debba scegliere un progetto di funzionamento del partito e un gruppo dirigente capace di portare avanti queste scelte.

Il bipolarismo sembra morire per consunzione da una parte ma riaffermarsi di fatto per mancanza di unità delle forze di opposizione. Quali sono le tue riflessioni in proposito?

Il bipolarismo è stato presentato come portatore di chiarezza e come possibilità degli elettori di poter scegliere fra opzioni contrapposte di governo. Ma non è mai stato così. L’alternanza fra simili o addirittura identici nelle politiche economiche non può essere l’alternativa fra progetti di società effettivamente alternativi. E riduce ogni interesse e proposta antagonista all’impotenza dentro il governo o fuori di esso. La crisi si è incaricata di svelare questa cosa, che noi denunciammo inascoltati ed incompresi, fin dai primi anni 90. È sotto gli occhi di tutti l’esperienza del governo Monti e di quello Letta. Ed è sotto gli occhi di tutti la definitiva ristrutturazione del PD e di tutto il centrosinistra a cominciare da SEL in senso “americano” con l’avvento di Renzi. Il Movimento 5 Stelle è solo apparentemente una spina nel fianco del sistema perché sta insieme e raccoglie consensi sulla individuazione di un epifenomeno come la cosiddetta “casta” e delle sue convulsioni spettacolari come responsabili della crisi. Temo che tutto ciò possa produrre solo una estremizzazione del peggio del bipolarismo. Del resto basta osservare che nessuno, tanto meno nel circo massmediatico si sogna nemmeno di proporre il superamento del bipolarismo e una legge elettorale proporzionale e che si marcia a tappe forzate verso un bipolarismo presidenzialista e tendenzialmente autoritario.

Un quadro di sostanziale frammentazione delle forze di opposizione

Più che della mancanza di unità delle forze di opposizione io parlerei della mancanza della lotta di classe, giacché il sindacato è sostanzialmente interno al sistema della compatibilità neoliberiste perfino nel tempo in cui queste producono un massacro sociale, e della necessaria consapevolezza nelle lotte dei lavoratori, territoriali e sociali, che pur ci sono anche se in forma dispersa ed isolata, circa la necessità di distruggere il bipolarismo per poter far contare davvero i propri interessi di classe ed obiettivi di lotta. La politica intesa come lotta fra interessi sociali contrapposti, e non come competizione fra leader e tecnica di governo dell’esistente, necessita di una propria idea di stato e di democrazia, altrimenti le lotte finiscono in vicoli ciechi o preda di rivolte plebee ed intrise di ogni tipo di ambiguità, come quella dei cosiddetti Forconi.

Non è più rinviabile una “lunga marcia” nella costruzione di un blocco sociale capace di riunificare l’antagonismo attraverso una piattaforma chiara. Da dove si deve cominciare questo lavoro e seguendo quale strada?

Hai perfettamente ragione. E mi piace molto il riferimento alla Lunga Marcia di maoista memoria. Perché bisogna avere consapevolezza vera dei rapporti di forza totalmente sfavorevoli e, di contro, averne anche circa la giustezza delle proprie ragioni ed analisi. Il che vuol dire non coltivare illusioni, tipiche della sotto e pseudo politica da talk show, circa “mosse” e “invenzioni” capaci di evitare le dure difficoltà dei rapporti di forza reali. E vuol dire sapere che la lotta di classe ed il conflitto sono l’unico motore capace di cambiare la storia.

Un conflitto che deve sporcarsi le mani, insomma…

Ovviamente penso che non si possa peccare di presunzione pensando che tutto dipenda da noi. Ma per essere parte della storia, anche aspirando ad esserne protagonisti, invece che sperare di tornare a far parte della cronaca nera-rosa della politica spettacolo, bisogna riappropriarsi fino in fondo dell’idea che la lotta di classe ed il conflitto sono il 99 % dell’attività, del pensiero, dello studio e del lavoro politico di un partito comunista degno di questo nome. Non si può partecipare all’unificazione dei conflitti se non si sta dentro di essi fino in fondo, se non li si costruisce direttamente in ogni angolo del paese. Non si può illudersi di contribuire allo sviluppo delle lotte senza un’analisi continua ed approfonditissima del capitale e della formazione sociale che esso produce. Non si può immaginare di indicare obiettivi di lotta generali ed unificanti senza queste due cose o, peggio ancora, illudersi che siano le scadenze elettorali il terreno idoneo per produrre un blocco sociale capace di candidarsi veramente a cambiare le cose. Le esperienze latinoamericane insegnano esattamente questo. Se nei prossimi anni sapremo dare il nostro contributo a questo processo i nostri sacrifici e le stesse nostre frustrazioni di oggi saranno ripagati nel migliore dei modi. Perché solo un blocco sociale unito e determinato può superare qualsiasi ostacolo elettorale. Altrimenti finiremo come certi scissionisti del PRC che hanno dato vita a delle vere sette tanto parolaie quanto impotenti o ad altri che si accomodano nel Partito Socialista Europeo e nel centrosinistra usando cinicamente la “narrazione” delle povertà sociali mentre calcolano la loro meschina carrieruncola nel sistema della politica bipolare.

Intervista realizzata da Fabio Sebastiani e pubblicata sul quotidiano online CONTROLACRISI il 22 dicembre 2013

42 Risposte to ““Al congresso troppe semplificazioni. Si riparta dalla lotta di classe invece”. Intervista a Ramon Mantovani”

  1. io ho votato la mozione 3, anche se riconosco che molti interventi sentiti al congresso in streaming di quella mozione erano di un livello molto basso.
    Cio’ he conta e’ che non sono d’accordo sul fatto che la posizione di Essere comunisti ( che per chiarezza sarebbe stato meglio avesse presentato una propria mozione) e quella della mozione 3 siano opposte e ugualmente sbagliate.
    Io penso che la posizione di Grassi e altri circa il rapporto con il Pdci (unificazione) e con Sel sia totalmente sbagliata ma anche chiara, non e’ chiara invece la posizione della maggioranza della maggioranza: infatti si dice autonomi dal centro-sinistra ( a maggior ragione dopo l’avvento di Renzi) ma fino a un certo punto e non vedo una linea politica che indichi con chi andare, per fare cosa e gli obiettivi futuri.
    Noi dovremmo indicare quali sono i nostri compagni di strada, guardando anche a quelli che chiami gli scissionisti di Rifondazione (ovvero ex sinistra critica), i movimenti cercando di essere presenti anche in quelli meno vicini a noi come i Forconi, cercando di interpretarli e di spostarli sulle nostre posizioni-
    Secondo me nella mozione di maggioranza si rimane troppo sul vago e a meta’ del guado ma, naturalmente riconosco che nessuno ha la ricetta giusta in tasca per la rivoluzione.
    Ti faccio i migliori auguri per le feste ciao

  2. caro pietro, non importa che mozione hai votato. quel che importa è perché e soprattutto quel che pensi.
    insisto nel dire che le posizioni di essere comunisti e documento 3 sono opposte. infatti tu stesso dici che la posizione della maggioranza è ambigua. se si dice sinistra alternativa e autonoma al centrosinistra dov’è l’ambiguità? la parola alternativa non lascia adito a dubbi. si può essere autonomi dal PD e contemporaneamente alleati strategici del PD. si può essere infatti autonomi culturalmente ed organizzativamente dal PD ma non esserlo politicamente in quanto si fa un’alleanza strategica con il PD. ma se ci si propone di essere alternativi ogni ambiguità è cancellata. e allora perché tu parli di ambiguità? posso arguire che ne parli perché pensi che in un comune o altro ente locale non si possano fare accordi di nessun tipo col pd per le elezioni locali.
    è una posizione specularmente opposta a quella secondo la quale bisogna sempre tentare di fare alleanze col PD. entrambe mettono i contenuti in secondo piano rispetto alle scelte di collocazione nel quadro politico. da una parte si pensa che nel quadro politico sia necessario fare alleanze perché il meno peggio è pur sempre meglio del peggio. dall’altra si pensa che sia necessario distinguersi il più possibile dal PD in modo che il popolo capisca bene che i nostri contenuti non sono sacrificabili sull’altare dei posti da conquistare nelle istituzioni. entrambe queste posizioni hanno una verità interna. parziale ma c’è una verità interna ad entrambe le posizioni. se non si tiene conto di quella verità interna alla posizione opposta alla propria si finisce per raccontarsi una realtà inesistente. con il sistema istituzionale, elettorale e massmediatico vigente i contenuti di lotta tendono a non contare nulla annullandosi nel centrosinistra (vedi carta programmatica firmata da sel) o a non contare nulla diventando slogan vuoti impossibili a realizzarsi fuori dal centrosinistra. perché, caro pietro, la testimonianza impotente non cambia nessuna realtà e succede che operai in lotta ed attivisti di diversi movimenti si aspettano che il loro voto cambi le cose e quindi la loro vita. e siccome alle elezioni si decide chi vince fra due opzioni simili ed ostili ai loro interessi o scelgono il meno peggio (voto utile) o, nel caso avvertano fino in fondo di non essere rappresentati in nessun modo scelgono l’astensione o il voto a grillo. anche in quest’ultimo caso sulla base di una pura illusione. sono milioni i precari, disoccupati ecc che davvero pensano che il sistema e la crisi siano colpa della “casta” e che il “tutti a casa” possa risolvergli i problemi del lavoro, della casa ecc ecc.
    insomma, io penso che ci sia scarsa consapevolezza della natura ostile del sistema al conflitto di classe e alle lotte sociali. e senza questa consapevolezza si finisce per illudersi che dentro il sistema ci sia la scorciatoia per riconquistare un ruolo di motore di cambiamento per una forza antagonista. o usando il meno peggio per poi passare al “meglio”. o predicando il meglio fino a che le masse apriranno gli occhi e ci daranno la forza sufficiente a rovesciare tutto.
    avere questa consapevolezza e relazionarsi con il sistema elettorale in modo tattico non è essere “ambigui”. è essere “politici” nel senso pieno del termine.
    inoltre, è evidente che si possono fare accordi locali con il centrosinistra non basati su programmi che li giustificano. come succede che non si facciano accordi anche quando è possibile concordare programmi che li giustificherebbero. sempre si può sbagliare. anzi, quando i margini di possibili accordi sono così stretti è facile “sbagliare”. in un comune ed anche in una regione non si decide nulla circa la politica monetaria, economica, estera e di difesa e così via. per esempio ci sono comuni dove c’è un accordo, per questo giustificato) sul non privatizzare i servizi pubblici. e allora chi decide? una posizione astratta nazionale come se in ogni comune (e sono migliaia) la realtà fosse sempre uguale?
    proprio allo scopo di evitare che un gruppo dirigente locale, che sarebbe poi il beneficiato da eventuali accordi ingiustificati, possa decidere per conto suo nel documento 1 c’è scritto che decidono sempre gli iscritti con una consultazione vincolante.
    dimmi pietro, c’è qualcosa di più democratico di questo?
    il documento 3 è pieno di retorica sulla “base” e contro i “vertici” ma non c’è questa semplice proposta. come mai?
    buon anno anche a te pietro.
    un abbraccio

  3. brevemente credo che il partito abbia bisogno di una “rifrescata” e di essere rinforzato dismettendo ogni rincorsa a fumosi e inconcludenti cartelli elettorali.
    Sul punto degli accordi elettorali nei comuni sono abbastanza d’accordo con te salvo che nelle citta’ grandi come Milano dove dovremmo dire “ci abbiamo provato” ma non e’ possibile restare in maggioranza …ci riprendiamo le mani libere..tanto non abbiamo molto da perdere..
    E’ vero il documento 3 e’ pieno di retorica ( ma io l’ho votato come meno peggio non come il migliore) tuttavia non riesco a vedere una soluzione alla crisi del nostro partito: le autocritiche prive di svolte politiche non portano da nessuna parte, urge un “che fare” di Leniniana memoria altrimenti non ci salviamo piu’
    ciao

  4. caro pietro, non ti adombrare se te lo dico, ma mi sembri piuttosto confuso.
    “RINFRESCATA” non vuol dire niente. “rinforzato” non vuol dire niente. sono parole generiche che vanno bene per condire qualsiasi scelta o linea.
    come ho tentato di spiegare più volte la necessità di unire a livello elettorale milioni di persone che sono d’accordo sulla stragrande maggioranza delle proposte di lotta e anticapitaliste è una necessità ineludibile. era giusto provarci. se non ci avessimo provato oggi ci accuserebbero di aver impedito ad una aggregazione di raggiungere il quorum. far finta di non saperlo è in politica un errore gravissimo. non per colpa nostra sono stati cartelli elettorali. se fosse stato per noi avremmo fatto tutto dal basso, avremmo detto che tutte le organizzazioni partitiche o associative dovevano partecipare, senza per questo sciogliersi, dicendo ai propri iscritti di esserci a livello individuale, e infine avremmo concordato con tutti due condizioni politiche vincolanti: alternatività al centrosinistra e riferimento europeo alla sinistra europea e al GUE. ed infatti è quello che oggi proponiamo di nuovo. con la differenza che, sulla base della esperienza, non accetteremo più cartelli elettorali. ma sulla base dell’esperienza è una cosa e in astratto è un’altra.
    se alle ultime elezioni ci fossero state due o tre liste fuori dal centrosinistra oggi non staremmo discutendo di questo, bensì della nostra colpa settaria impedente il successo di un’unica lista.
    girala come vuoi ma questa è la realtà.
    puoi andare al bar il lunedì e dire: se l’allenatore avesse messo due punte avremmo vinto. non c’è controprova.
    ma in politica non è così. se critichi una scelta fatta devi sapere quali altre scelte erano possibili e cosa sarebbe successo realmente se non avessi fatto quella scelta.
    ovviamente sarebbe diverso se qualcuno avesse detto che rivoluzione civile era meravigliosa e che era perfetta politicamente ed organizzativamente. ma questo non l’ha fatto nessuno.
    quindi, perché non provi a dire cosa esattamente dovevamo fare in alternativa al cartello elettorale. se hai le idee così chiare dovresti farlo facilmente, no? e allora dillo invece che ripetere che i cartelli non vanno bene.
    non entro sul merito di milano, ma è proprio su scelte così che si potrebbe fare un referendum fra gli iscritti. essendo scelte controverse è evidente che qualsiasi scelta ha vantaggi e controindicazioni. il che richiede che chi deve decidere abbia la maturità e la consapevolezza per valutare bene. perché altrimenti nascono due fazioni idiote che presentano la loro preferenza come priva di controindicazioni e conseguentemente quelli che sostengono quella avversa come settari o come governisti, come estremisti o come venduti e via cantando. con il risultato che alla fine ci sono i presupposti di una scissione qualsiasi scelta venga fatta.
    difficile da capire? sembra proprio di si. perché molti militanti, figuriamoci gli elettori potenziali, semplificano e personalizzano tutto, come nei talk show.
    infine, quando il partito comunista degli USA era socialmente fortissimo ma alle elezioni prendeva lo 0 virgola quale “svolta” doveva fare dopo ogni elezione?
    banalmente bisogna prendere atto che il sistema istituzionale, elettorale e massmediatico con il quale abbiamo a che fare ci è nemico. anche qui far finta che non sia così significa cercare “svolte” magiche che non esistono.
    è semplice ed è tutto qui.

    ciao

  5. anch’io ero d’accordo sulla lista rivoluzione civile se non altro per mancanza di alternative e molto a malincuore, anch’io almeno all’inizio ero convinto arrivassimo al quorum: certo avremmo dovuto impedire che la lista fosse quella che e’ stata, con la presenza di poliziotti neanche tanto di sinistra e la suddivisione in base al manuale cencelli, certo a un certo punto avremmo dovuto trovare il modo e il momento per sganciarci da una brutta operazione politica, questo e’ tutto quello che volevo dire sui cartelli elettorali, certo se poi la gente vota sulla base dei discorsi assurdi di Grillo beh siamo messi male
    Per quanto riguarda il comune di Milano penso che visto che l’Expo non si puo’ impedire possiamo evitare di stare dalla parte degli organizzatori e stare, invece, dalla parte di chi le mega infrastrutture e i mega flussi finanziari li subisce e non li vuole.
    ciao

  6. caro pietro,
    come vedi se si entra nel merito sul serio certe suggestioni tipo “non dovevamo fare cartelli elettorali” appaiono sempre più per quelle che sono, e cioè desiderata senza fondamento.
    tuttavia tu insisti. e dopo aver detto che non c’erano alternative riproponi di nuovo cose abbastanza astratte.
    “avremmo dovuto impedire”. “sganciarci”.
    di grazia, vuoi spiegarmi come e quando potevamo impedire che gli altri 5 o 6 soggetti che c’erano al tavolo proponessero i loro candidati secondo i loro criteri? vuoi spiegarmi in quale altro modo si potevano fare le liste se non attribuendo ad ogni forza il diritto di scegliere i propri e decidendo che c’erano candidati non appartenenti a nessuna organizzazione che dovevano però essere graditi a tutte? vuoi spiegarmi che discussione sarebbe sorta se IDV, PdCI, Verdi avessero candidato i loro dirigenti nazionali e noi no? vuoi spiegarmi come avremmo dovuto scegliere 4 5 o 6 candidati nostri che non fossero dirigenti nazionali? o non ti immagini che qualcuno dentro il partito ed anche fuori avrebbe detto che il PRC non era visibile e quindi era come se non ci fosse? e una volta scelti i 4 5 o 6 con criteri territoriali e di rappresentanze di lotte e di genere i territori esclusi, le lotte escluse (e cioè la stragrande maggioranza) cosa avrebbero detto?
    se ci rifletti bene, come succede nella vita, a volte bisogna per forza fare cose che non sono la pura realizzazione di quel che si vorrebbe, e bisogna acconciarsi a fare la cosa che meno problemi produce. perché se avessimo rotto la lista (come pure abbiamo minacciato di fare più volte nelle trattative, ma senza sbandierarlo ai quattro venti per ovvi motivi) sul “metodo” di composizione delle liste ci saremmo assunti la responsabilità della sconfitta tutta sulle nostre spalle. e senza che nessuno ci potesse capire perché, al contrario dei militanti, gli elettori se ne strafregano di come vengono fatte le liste.
    e poi, caro pietro, ancora una volta non esagerare. fra i capilista più propagandati e visibili c’era ilaria cucchi. nota per aver condotto una durissima campagna esattamente contro gli abusi della polizia. o no?
    anche su questo voglio dirti una cosa, caro pietro.
    non bisogna confondere battaglie d’avanguardia con battaglie sociali immediatamente comprensibili da milioni di persone.
    diritti degli immigrati, garantismo, diritti dei carcerati, indulto e amnistia, diritti degli omosessuali e così via sono battaglie che bisogna fare sempre e fino in fondo, anche alle elezioni. ma bisogna sapere che non portano voti. ed anzi spesso li fanno perdere.
    per il semplice motivo che in gran parte sono battaglie controcorrente rispetto al senso comune imperante nella società. e il senso comune imperante è più radicato esattamente fra gli strati economicamente deboli e meno istruiti.
    sono principi e battaglie irrinunciabili. ma anche qui se non si ha consapevolezza di essere in estrema minoranza si finisce per coltivare illusioni che poi vanno sempre deluse immancabilmente.
    pensare che il mondo funzioni, pensi ed abbia la stessa gerarchia di valori di una stretta cerchia di militanti è esattamente il settarismo all’ennesima potenza. solo che mentre una setta religiosa può illudersi che predicando all’infinito alla fine convincerà il resto del mondo una setta politica ad ogni verifica finisce con la propensione alla scissione.
    su milano ti ho già detto che non entro nel merito specifico. e ripeto che di fronte a scelte controverse ed impegnative sarebbe bene rimettere la decisione alla base, sempre che ci sia una base che non abbia la propensione a dividersi e a fare guerre nucleari inutili.

    un abbraccio e buon anno.

  7. ricambio gli auguri e che sia un 2014 migliore
    ciao

  8. massimiliano piacentini Says:

    Buon anno, Ramon
    m.p.

  9. Un saluto a Ramon Mantovani e faccio immediatamente i miei complimenti per la lucidità di analisi delle vicende politiche intorno a Rifondazione Comunista. Io sono un elettore del PCL, da poco interessato alla politica; non mi definisco comunista, ma la mia idea attuale sulle politiche economiche e occupazionali ha in Ferrero l’uomo politico di riferimento. Sono d’accordo completamente con tutto quello che lei scrive, però vorrei farle una domanda su un punto che lei sembra trascurare. Nel confronto tra il passato prestigioso di Rifondazione e la deriva ferreriana, dove l’attuale segretario è considerato il primo responsabile della scomparsa del PRC dal firmamento politico, giustamente gente assennata come lei considera tutte le scissioni, in primis quella di SEL che ha letteralmente dimezzato il partito. Secondo me non si considera abbastanza un altro punto: l’arrivo di Grillo. Rivoluzione Civile, rispetto alla Sinistra Arcobaleno, ha dovuto lottare anche contro un soggetto politico che ha rappresentato l’alternativa al bipolarismo logoro, accentrando i voti degli antiberlusconiani non ossessionati, coloro che hanno capito che il centrosinistra liberale ha avuto le sue occasioni e le ha giocate male. Vorrei chiederle se come si fosse distribuito il 25% del M5S, nel caso Grillo avesse optato per un’attività extraparlamentare. Secondo me, l’affinità di elettorato tra grillini e ingroiani è evidente (fiscal compact, calo degli stipendi parlamentari, moralismo politico, no TAV…) e di quel 25%, almeno l’8% sarebbe andato a Riv Civ; credo il 7% al CSX per il voto utile antiberlusconiano, credo il 5% di astensione per extraparlamentarismo e disinteresse, il 4% verso il cdx per il voto populista di pancia verso il bravo televenditore di pentole, l’1% a SC per ricerca disperata di un terzo polo.

  10. Non ho partecipato al Congresso perchè dopo 22 anni non ho rinnovato la tessera del 2013. Ho votato anche, turandomi il naso, arcobaleno e rivoluzione civile(il minuscolo ha un significato politico) per disciplina di Partito, quando militavo nel PCI fin dal 1971 al 1990 si sarebbe detto: Centralismo Democratico. Comunque ho seguito il Congresso su Liberazione dui sono abbonato dal 1994 è l’unica cosa certa che ho capito è la sconfitta di Grassi. Questo si evince anche dal sito di “Essere Comunisti” che è diventato un sito svendoliano. Spero, se Rifondazione Comunista diventerà sempre più chiara, di non finire nell’astensione. Comunque auguri a te e Hasta la victoria siempre!!

  11. Patrizia Says:

    Buon anno, Mantovani!
    A te e a tutti.
    Quasi:D

  12. buona anno a tutte e tutti anche da parete mia

  13. caro battista, grazie per il commento. ma diamoci del tu che è meglio, per favore.
    dici che da poco ti interessi di politica. allora accetta delle piccole osservazioni.
    1) ormai da molto tempo la personalizzazione della politica impera. ed effettivamente ci sono partiti nei quali il leader decide tutto, non ha un organismo democratico che dirige bensì una “squadra” da lui nominata. annuncia in tv le sue mosse prima ancora di averle discusse con chicchessia. ma noi dobbiamo essere per forza diversi da questo modello. che sembra più semplice da capire ed invece cancella studio, lavoro di analisi, discussione e decisioni fatte collettivamente. e che riduce militanti di quei partiti e simpatizzanti a tifosi del leader, salvo poi riprodurre lo stesso modello a livello locale con il leader locale, la sua squadra e così via. con il risultato che la base del partito e gli elettori sono completamente passivizzati e possono solo, e nemmeno in tutti i casi, votare per persone alle primarie. quindi mi permetto di dirti che ciò che dice ferrero è sempre il frutto di una discussione collettiva e, non fosse altro che per questo, non c’è una “deriva ferreriana” bensì, casomai una sconfitta collettiva.
    2) è interessante ciò che dici sulla composizione del voto del movimento 5 stelle. ma io credo che in assenza di quella lista la più grossa fetta di elettori avrebbero scelto l’astensione. perché purtroppo la lista di grillo (e si può proprio dire così perché è letteralmente di sua proprietà privata, come recita lo statuto) ha raccolto molti voti che sui contenuti sono certamente di sinistra, oltre a quelli di destra, in base all’idea secondo la quale ogni problema è colpa della “casta”. ovviamente penso che la casta sia una problema, sia nelle istituzioni, sia nel mondo economico, sia in quello dei mass media. ma sono solo epifenomeni la cui causa risiede nel sistema economico dominante e nel modello sociale e politico che esso è riuscito ad instaurare in italia negli ultimi 20 anni. in altre parole la lista di grillo raccoglie voti sulla base della perdita di credibilità del sistema politico nel tempo della crisi ma non è affatto portatrice di un modello politico alternativo al bipolarismo.
    un saluto e buon anno.

  14. caro stalin, e mi viene da sorridere per il tuo nick. perché un militante non dovrebbe mai stare alla finestra e vedere che succede per poi decidere se rinnovare la tessera e come votare. i congressi, poi, si fanno per decidere una linea e se ci sono linee diverse (cosa del tutto fisiologica in un partito democratico) che non hanno avuto successo è meglio non parlare di sconfitte di persone. sulla chiarezza necessaria al PRC credo di aver scritto e detto già molte cose.
    grazie e un abbraccio

  15. Militante SEL Says:

    Credo che Rametto abbia sostanzialmente…..torto.

  16. “militante SEL” vuoi spiegarmi la tua opinione? grazie

  17. Militante SEL Says:

    però che spocchia e confusione mentale che ha Rametto…..

  18. cara (o caro) albachiara, come vedi l’opinione è ben espressa e spiegata. e devo dire che. per quanto io sia molto duro nelle critiche a sel, penso che qui ci sia un’appropriazione indebita della sigla. a meno che il militante anonimo non sveli la sua identità e dimostri di essere quel che dice di essere. devo però prendere atto che i veri militanti di sel, che pure frequentano o nel passato hanno frequentato questo blog, non hanno mai sentito il bisogno di tentare di confutare, nemmeno con una riga, quanto ho scritto circa l’imbroglio che sel ha fatto alle ultime elezioni. né qui né in nessuno dei diversi siti dove è stato ripubblicato questo articolo:

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2013/02/16/come-finiranno-le-elezioni/

    si capisce che preferiscono rispondere solo a quanto scrivono sui social network certi imbecilli che pensano che insulti e battutine contro vendola e sel siano utili chiariscano le idee ai lettori.

    un abbraccio

  19. non so perché ma, dato i toni usati, mi aspettavo proprio quel genere di risposta dal suddetto “militante sel” anche se avrei preferito fosse smentita la mia impressione negativa.
    Gradisco la tua più che esaudiente,invece. quindi ricambio l’ abbraccio e… pur apprezzando la sensibilità e l’attenzione da te mostrata nell’uso non sessista del linguaggio, nell’intercalare, vorrei essere chiamata cara e non caro essendo, io, una donna.
    (se non è troppo tardi per gli auguri: mucha mierda per il nuovo anno a tutti)

  20. lucaocchionero Says:

    Che bello rileggere la storia di movimenti come quello zapatista, le loro azioni, le loro organizzazioni, le loro rivendicazioni politiche. Leggere e ricordare sono cose fondamentali ma soprattutto utili per comprendere ciò che succede da noi e dentro di noi; per quale alchimia o sovrastruttura non siamo in grado di tenere unita la nostra comunità?

  21. alberto Says:

    però Ferrero mi sembra veramente un uomo per tutte le stagioni, da ministro con Prodi fino a qui…mah

  22. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    sono certo che stai bene e me ne compiaccio. Mi compiaccio anche della rielezione di Ferrero ma non per lui ,temo dovrà sudare parecchio. Interessante ed opportuno il memo sui zapatisti che offrono una chiave di lettura non trascurabile. certo è che la distanza tra quella realtà e questa è siderale anche se in un mondoglobalizzato poi tutto si percepisce come tangibile o istruttivo. Conosco troppo poco quella realtà per trarne valide indicazioni mal’oggetto vale la pena diessere approfondito( se hai qualche buon testo da suggerire a riguardo ben venga). Una cosa comunque penso di poterla dire asinistra dal basso qui ,in italia, è quasi fantascienza. Non sono francamente interessato alle diatribe interne al partito ma dopo aver letto l’intervista di Ferrero su liberazione mi è venuto inmente quel ” un passo avantie due indietro ” di leniniana memoria. Non so se Ferrero o la direzione del partito si preoccupino davvero tanto della coesione interna,io mi auguro che non lo facciano perchè le risposte sono solo fuori,fuori dal partito e forse fuori dal nostro stesso paese. Tra partiti che stanno insieme anche senza linea condivisa e partiti che si dividono per dettagli risibili rispetto ai problemi sul terreno la differenza è minima,entrambi sono slegati dallacapacità di interpretare la propriareale funzione di guida e di organizzazione. La storia non fa sconti e non essendo la sceneggiatura di un film si trasforma comunque e risolve le proprie contraddizioni. Credo comunque che manchi una prospettiva di insieme una capacità narrativa all’altezza della situazione e credo che un partito che si prefigge gli obbiettivi riassunti da Ferrero nell’intervista debba assolutamente impegnarsi a raccontare i fatti per poterli descrivere e per poterli condividere. Ma si vuole per esempio dire che la globalizzazione ha incrementato in modo esponenziale il ruolo ed il peso reale della criminalità e che questo è un problema politico,sociale,di prospettiva? Quando si pensa alla moneta circolante pochissimi sanno che più della metà dei soldi sono di provenienza illecita. Denunciare con intelligenza e sapienza la collusione tra traffici di armi,di organi,etc e imperi bancari e finanziari spiega molte atrocità dell’ideologia liberista,che èoggettivamente criminale. Insomma dal basso con un punto di vista ed una capacità di sintesi e di lettura che sia alta,la fame chiede pane e libertà ,dignità e decenza. Credoche la figura morale di un segretario credente e protestante possa aiutare una declinazione ecumenica e io so qunto bisogno ci sia di questo in ogni parte del pianeta.
    Unabbraccio espero di rivederti o prima o poi .

  23. caro luca, ripeto ormai da anni che il nostro problema consiste nella mancata consapevolezza della natura del sistema politico italiano e conseguentemente dello stesso concetto di “politica”.
    un abbraccio

  24. caro giovanni, ancora una volta siamo d’accordo sulla sostanza. ma io penso che 1) ogni cosa abbia il suo specifico. anche la vita interna di un partito. ci sono nessi, ovviamente, ma discutere di tutto in un unico calderone non aiuta a capire i problemi e nemmeno ad elevare il dibattito. 2) il concetto di lecito ed illecito, legale ed illegale, nell’abito finanziario è del tutto aleatorio. e può persino essere fuorviante. denunciare quanto dici è giusto e sebbene lo si faccia, anche se come al solito i mass media fanno finta di non accorgersene, bisogna stare attenti a non confondere cause ed effetti. tu non lo fai, ma vorrei farti notare che c’è una pubblicistica amplissima che gonfia smisuratamente il fenomeno dei “capitali illeciti” predicando la “legalità” come soluzione dei problemi che invece sono intrinseci al modello capitalistico vigente. se ci pensi bene una delle cose più inefficaci della campagna elettorale di ingroia è stata proprio questa.
    un abbraccio

  25. spartacom Says:

    c’è voluto l’ultimo congresso perchè rifondazione si dichiarasse alternativa al pd ed al centrosinistra.
    Meglio tardi che mai.
    Spero, però, che non ci vogliano altri anni, affinchè le tesi del congresso debbano essere rispettate e non ignorate dai comitati politici regionali.
    In sardegna, infatti, le classi dirigenti di rifondazione invece di costruire una lista contro piglaru, economista liberista piddino, addirittura lo hanno accettato come candidato governatore!.
    Perchè il partito nazionale, in questi casi, non interviene con il commissariamento, dato che in modo palese ed impudente quello regionale se n’è fregato altamente di ciò che è stato deciso al congresso?

  26. egregio spartacom, leggiti bene le tesi approvate e vedrai che l’alternatività al centrosinistra è nazionale. mai il prc ha escluso di poter fare accordi in sede di enti locali. ovviamente ogni accordo, come ogni scelta di non accordo, sono discutibili per loro natura. ma la competenza della scelta è del partito a livello locale, non del partito nazionale.
    sono cose difficili da capire?

  27. spartacom Says:

    allearsi con un economista neoliberista nelle elezioni di una grande regione italiana è consentito, da quello che dice il compagno mantovani, anche se va contro le tesi antiliberiste del partito a livello nazionale.
    Però se rifondazione in sardegna avesse appoggiato un neoliberista candidato del centrodestra la direzione nazionale sarebbe intervenuta senza se e ma.
    Poichè il neoliberista, invece, è candidato presidente del centrosinistra la direzione nazionale si guarda bene dall’intervenire.

  28. spartacom Says:

    nb quindi non è vero che siamo contro il neoliberismo, ma lo siamo soltanto quando questo assume la casacca di centrodestra.

  29. caro spartacom, io non so chi sia il candidato a presidente e non ho informazioni per esprimere nessun giudizio sul programma della coalizione. ho scritto fiumi di parole per tentare di spiegare la complessità delle scelte da fare con il sistema elettorale vigente soprattutto nei comuni e nelle regioni dove spesso bisogna scegliere il male minore. quindi non te le ripeterò. se sei interessato a discutere invece che a emettere sentenze almeno leggile.
    tu puoi avere le opinioni che vuoi. ciò che non puoi fare è:
    1) sostenere che nelle tesi ci sia la posizione secondo la quale non è possibile fare accordi in nessun comune o regione.
    2) sostenere che la direzione nazionale abbia il potere di decidere sulle scelte elettorali locali.
    e comunque se hai critiche da fare indirizzale ai siti del partito nazionale e sardo o dille in riunioni competenti invece che pubblicarle in luoghi impropri e per giunta in modo anonimo. perché buttare li sentenze e slogan nei social forum o in un blog come questo non è discutere. è comportarsi come i tifosi di calcio che scrivono cazzate nei cessi degli autogrill.
    ciao

  30. spartacom Says:

    è gravissimo che un esponente di spicco del partito non sappia chi sia il candidato presidente del centrosinistra, a cui rifondazione da il suo appoggio in sardegna.
    Nessuno effettivamente può esprimere un giudizio sul programma, dal momento che è un guazzabuglio di parole, che può essere interpretato in tutti i modi possibili.
    Ciò che conta è che se dovesse vincere il neoliberista sarà lui ad applicarlo.
    Io sto a quello che dice il partito a livello nazionale: mai coi neoliberisti. Perciò essendo il professor pigliaru un esponente di spicco della scuola neoliberista, penso sia giusto essere coerenti fino in fondo e sempre, senza eccezioni. E se il partito regionale è sordo alle decisioni del congresso, è bene che gli si aprano le orecchie in vari modi, prima dialogandoci e poi, se la sordità continua, commissariandolo.
    Anche quest’altra volta daremo il nostro sangue per una coalizione che continuerà a fare male alla sardegna.
    Non lamentiamoci, se poi i nostri elettori andranno in altri siti.

  31. caro spartacom, cosa vuol dire “esponente di spicco”?
    io non ho incarichi di direzione nel prc. e perciò, al massimo, posso esprimere opinioni e cercare di dare contributi su argomenti generali. non certo su scelte su cui quasi nulla so.
    essere militanti politici, nella mia concezione, comporta la fiducia nel lavoro collettivo. e io mi fido delle mie compagne e dei miei compagni di partito. cerco di parlare di cose che conosco.
    evidentemente per te, che coperto dall’anonimato, ti dichiari o lasci intendere di essere del prc, essere militante significa dire due o o tre frasette in siti di internet i cui lettori sono completamente ignari della questione che “sollevi”. condannando scelte prese collettivamente da un’organizzazione regionale di partito competente a prenderle e invitando la direzione del partito ad adottare misure autoritarie. perché il “commissariamento” può essere giustificato solo da quanto previsto dallo statuto e non certo dai capricci dei “leader”.
    a me è capitato centinaia di volte di non comprendere e anche di essere in disaccordo con scelte locali del partito. ne ho discusso dove dovevo discuterne. ma discutere è prima di tutto ascoltare, capire, approfondire. discutere è sempre considerare le opinioni degli altri cercando di capire le loro ragioni e la verità che c’è nelle loro posizioni. discutere è partecipare ad un dialogo nel quale le informazioni sono condivise e nel quale tutti possono guardarsi in faccia e imparare a conoscersi. solo così, anche quando sei in disaccordo, puoi pretendere che le tue posizioni siano egualmente considerate. altrimenti diventa un dialogo fra sordi. e magari piccole divergenze finiscono per diventare solchi insuperabili.
    facendo così si costruisce l’Intelligenza collettiva, si costruisce un partito.
    tu, che tieni così tanto a distribuire giudizi sul neoliberismo e sulle subalternità allo stesso, invece credi profondamente, magari senza saperlo, in uno dei capisaldi del pensiero liberista; l’individualismo. perché fare come fai tu hai fatto su questo tema qui è semplicemente praticare l’individualismo più sfrenato. per te chi non la pensa come te è un traditore. merita di essere cancellato da provvedimenti amministrativi. e il partito è in realtà racchiuso in un vertice che assume misure amministrative per risolvere problemi politici. per te i documenti politici si riducono a estremizzazioni di posizioni. per te non ci sono luoghi nei quali discutere e decidere collettivamente. per te discutere significa assolutizzare una tua posizione, che certamente ha e avrà anche punti di verità, ma che diventa incapace di influire e dialogare proprio perché è presentata come una posizione indiscutibile.
    insomma, parlare in questo modo superficiale in luoghi impropri e coperti da un ingiustificabile anonimato cos’è? è “partecipare”? è esprimere posizioni con l’intenzione di influire su decisioni? è “contribuire” a una riflessione utile ad un lavoro collettivo?
    certamente no. caro spartacom, chi si propone di cambiare le cose controcorrente necessita del collettivo. chi si propone di cambiare le cose deve cercare luoghi e tempi e modi affinché le discussioni producano risultati. chi si propone di andare contro il pensiero dominante, che è molto potente, deve costruire un pensiero alternativo forte. e non c’è pensiero forte basato su semplificazioni, esagerazioni, slogan scarlatti, invocazioni di autorità.
    che dialogo vuoi che ci possa essere se da una parte c’è chi sostiene quello che dici tu e dall’altra c’è chi dice semplicemente l’opposto? perché sempre su queste scelte elettorali, data la natura stessa del sistema, ci sono argomenti per l’una e l’altra tesi. e sempre la scelta contiene una contraddizione alla quale non si può sfuggire. ignorare la contraddizione che c’è nella propria posizione e ingigantire quella degli altri non è utile a nessuno. è, al contrario, assoggettarsi pienamente alla natura stessa del sistema che prevede cose precise.
    e il sistema dice: alle elezioni i programmi di governo non contano nulla, contano solo i candidati presidenti, la loro biografia, la loro capacità di stare sui mass media e così via.
    alle elezioni non si elegge una rappresentanza di interessi sociali, politici e culturali, bensì si decide se vince il candidato di centrosinistra o quello di centrodestra. se non ci si coalizza con il candidato di centrosinistra il risultato è che nella campagna elettorale non si discute del neoliberismo bensì del fatto che se hai scelto di non coalizzarti probabilmente puoi far vincere l’altro. e se ci si coalizza non significa altro che lo si appoggia e punto, con tutte le sue ambiguità e contraddizioni. e a volte, per non dire spesso, il meno peggio è peggio del peggio.
    magari fosse come dici tu. e in effetti era così con il sistema nel quale i consigli erano potenti e c’era la legge elettorale proporzionale. tentare di comportarsi facendo finta di non sapere come funziona il sistema e soprattutto come ragionano e pensano gli elettori effettivamente è fuggire dalla realtà, non tentare di cambiarla.
    quindi, sapere che qualsiasi scelta si faccia contiene controindicazioni e scegliere sulla base di una accurata analisi e sapendo che inevitabilmente ci saranno opinioni diverse è il modo concreto di fronteggiare un sistema nemico. adottare le semplificazioni del sistema nemico e dividersi irreparabilmente è, questo, si essere totalmente subalterni al sistema nemico qualsiasi sia la scelta che si sostiene. attribuire un valore strategico e di principio ad una scelta che non può essere che tattica significa semplicemente non avere una strategia e giocare alla roulette la propria stessa esistenza.
    difficile da capire? si è difficile se si pensa che la discussione politica si faccia come al grande fratello.
    ciao

  32. spartacom Says:

    uno scritto lungo ed ampolloso per giustificare un gruppo dirigente, quello sardo , che non ha piu’ nemmeno la fiducia dei familiari piu’ stretti.Continuiamo cosi a farci del male, che il futuro sarà roseo.

  33. giovanni Says:

    Caro ramon, capisco i tuoi rilievi. E’ pacifico che l’llegalità nasca da una ideologia del privato che in realtà è una pratica di oppressione e di sfruttamento del “tutto”,uomini e cose esistenti. Comunque ci siamo capiti. Trovo invece alquanto curioso ed inquietante che sugli ultimi fatti di politica nazionale ( legge elettorale,m5s,) su liberazione sia uscito molto poco. Per essere più chiaro,il ruolo che svolge ora la rappresentanza del M5S alla camera evidenzia aspetti in parte non considerati dalle analisi precedenti. Credo che pur con tutti i distinguo e le critiche che si possano fare sarebbe giusto riconoscere al M5S il ruolo di denuncia che svolge. Credo anche che sarebbe giusto stuzzicare e sollecitare una scissione del PD. Bada ben che non penso proprio che esistano ole condizioni reali odi una scissione all’interno di una “cosa” come il PD ma penso che ampi settori della base più consapevole presterebbero attenzione ad una critica seria e ficcante sul tema,ancor più se finalizzata ad una presenza europea più cosciente della sinistra.
    Un caro saluto ,

  34. Amico di Ramon Says:

    Spartacaz…o come ti chiami non venire più su questo sito a rompere le palle con le tue idiozie.

  35. spartacom Says:

    amicone di ramon, dirò pure idiozie, ma vedrai quanti voti prenderà una lista di sinistra antiliberista, che appoggia…… un liberista

  36. spartacom Says:

    a livello nazionale critichiamo, giustamente, sel, che dice una cosa e si allea con chi quei programmi non intende realizzarli.
    In sardegna, e non solo, mettiamo in campo lo stesso atteggiamento, per inseguire forse i comunisti italiani verso il precipizio?.
    Il problema è che in sardegna e non solo, c’è ormai una classe dirigente di sinistra con una mentalità vecchissima, per la quale esiste una differenza tra il centrodestra e il centrosinistra sul piano programmatico, quando è la stessa differenza che vi era tra destra e sinistra storica dopo l’unità d’italia, ovverosia nessuna, rappresentando lo stesso blocco sociale.
    Dopo la costituzione del partito socialista i due blocchi politici, infatti, prima si allearono, esercitando in parlamento il trasformismo, in seguito si fusero.

  37. egregio spartacom, non ho nulla da aggiungere a quanto ti ho già detto. e che tu ignori per continuare a riproporre sempre la stessa cosa. aggiungo solo che i partiti, tutti, non hanno una “classe dirigente”, anche se la definizione è di moda sui talk show. casomai ha una direzione o un gruppo dirigente. le classi sono un’altra cosa. e la “classe dirigente” lo è ancor di più. ma non credo a te interessi discutere seriamente senza confondere cose e concetti.
    saluti.

  38. egregio “amico di ramon”, non ho bisogno che tu intervenga per insultare chi non è d’accordo con me. e non millantare di essermi amico. disprezzo profondamente coloro che pensano che insultare a destra e manca sui social network e in giro per internet sia “partecipare” a una discussione. quindi fai il favore di “sfogare” altrove i tuoi istinti belluini.

  39. caro giovanni, come vedi appena sembra che il mov 5 stelle possa assumere una posizione utile i suoi capi si industriano subito per far ripiombare tutto nella rissa condita da insulti e qualunquismo della peggiore specie. il pd è nato esattamente con l’obiettivo di ridurre tutto a due partiti. in modo che per opportunismo o semplicemente per ignoranza alla lunga tutti credano che la politica si esaurisca nel gioco elettorale bipartitico e che le posizioni critiche o di sinistra debbano accontentarsi di votare qualche esponente pseudocritico. come succede negli USA. se guardi bene tutti coloro che nel pd di volta in volta assumono posizioni critiche in realtà sono fieri sostenitori del bipolarismo bipartitismo e dell’alternanza.
    un abbraccio

  40. giovanni Says:

    Caro ramon,
    certo !! La menzogna è la quota ,la misura e il metodo . Non è certo oggi la prima volta nella storia che questo accade,ma oggi ancora una volta e con più forza e dilgante penetrazione. ho un appello o una richiesta sul nuovo nome di un’alternativa che possa accogliere la sinistra che resta. Ho una proposta e voglio in primis dirlo a te ( sappimi dire se puoi dove posso rappresentarla) Partito del Lavoro. Perchè è nel lavoro e nella sua qualità che si distingue la menzogna . E’ il lavoro il limite e la misura delle relazioni di classe e delle relazioni tra uomo e uomo. Una sinistra che si propone una nuova unità deve partire dal lavoro e al lavoro deve approdare.
    Un abbraccio

  41. caro giovanni, le tue considerazioni sul lavoro come sai le condivido. ma, per favore, non metterti anche tu ad inventare nomi di nuovi partiti. c’è già il partito del lavoro. fondato da quelli che hanno abbandonato la federazione della sinistra parallelamente al pdci per tentare di entrare nel centrosinistra prima delle ultime elezioni. e, come vedi, per quanto nobili e suggestivi i nomi di per se non servono né a fondare né ad unire un bel niente. solo contenuti e pratiche servono.
    un abbraccio

  42. giovanni Says:

    Caro ramon, devo riconoscere che hai ragione ( non sapevo dell’esistenza di un partito del lavoro) sia nel merito che nel metodo.in effetti l’intenzione era relativa ad un concetto di “fronte” più che di partito. Cercare ,insomma,un tema qualificante e qualificato di aggregazione della sinistra nel paese e in europa . Sono assolutamente daccordo che inventare un nome nuovo non cambia nulla.
    un abbraccio

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