«Invece di fare il totosegretario uniamo la sinistra vera di questo Paese»

Già parlamentare e membro della direzione nazionale, Ramon Mantovani contesta chi crede che solo un rinnovamento del gruppo dirigente possa portare il partito fuori dalla crisi

Ramon Mantovani è uno dei dirigenti più in vista di Rifondazione comunista. Membro della direzione nazionale e più volte eletto deputato. Anche a lui abbiamo chiesto di esprimersi sui temi salienti che il congresso dovrà affrontare.

Ramon, cominciamo dalla querelle “dimissioni e congresso subito”. In diversi si erano espressi appunto per un rinnovamento, sia pure provvisorio, del gruppo dirigente, e per la realizzazione di un congresso straordinario da effettuarsi poco dopo la sconfitta elettorale. Come arriviamo a dicembre su questo tema e qual è la tua opinione su un punto che ha diviso il partito?
Se avessimo fatto un congresso subito, con le dimissioni irrevocabili della segreteria, avremmo avuto un congresso di scontro al solo scopo di scegliere un nuovo gruppo dirigente. E questa sarebbe stata la fine del nostro partito. Io mi sono vivacemente opposto all’idea che la situazione grave della sinistra antagonista italiana e di Rifondazione si possa risolvere attraverso il cambio di poche persone. E’ stato invece giusto fare una discussione lunga e affrontarla in termini approfonditi. Io non ho nulla in contrario ad un profondissimo rinnovamento del gruppo dirigente. Chiaro? Ma non si possono fare discussioni che alludono a scelte di linea politica parlando di persone e di gruppi dirigenti. Fare così trasformerebbe il Prc in un partito identico agli altri, basti vedere la vicenda di Renzi e del Pd. Prima si parla della politica e poi si scelgono le persone che la possono portare avanti.

A proposito della politica, leggendo Ferrero e Grassi mi sembra che sui grandi scenari non ci siano grosse differenze. C’è qui da noi una grave crisi della sinistra d’alternativa che non registriamo nel resto d’Europa, dove le cose anzi vanno abbastanza bene. Noi siamo invece in un “cul de sac”, perché da un lato non abbiamo un aiuto dalla sinistra più moderata, come invece è successo in Francia e in Germania, anzi, c’è Sel che si sposta sempre più a destra; dall’altro siamo frammentati e incapaci, almeno per il momento di arrivare a delle conclusioni. Poi ci sono le aspettative riposte in Landini e Rodotà, ma anche qui regna l’incertezza. Qual è la tua analisi a riguardo?
E’ giusto il paragone tra la crisi della sinistra antagonista italiana e, diciamo così, se non i successi il buon stato di salute delle forze omologhe a noi negli altri paesi europei. Come dicevo si tratta di un confronto giusto. Ma se non si paragonano anche i sistemi politici, i sistemi elettorali e quelli istituzionali allora si incorre in un grave errore. E cioè di pensare che sia solo l’inadeguatezza delle persone che dirigono la sinistra in Italia la causa dei suoi insuccessi. E invece le cose non stanno così. Per il banale motivo che in nessun altro paese dove la sinistra d’alternativa ha successo, per esempio Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Germania, c’è il sistema del bipolarismo italiano. Nel quale chiunque si proponga di portare avanti i nostri contenuti, o è condannato all’impotenza fuori dal governo o è condannato all’impotenza dentro il governo. Ed è esattamente questo che ha distrutto la nostra esperienza politica sia quando siamo stati dentro i governi, siamo quando ne siamo stati fuori. Perché sempre ci sono state ad ogni occasione, le scissioni. Esattamente secondo il copione che il bipolarismo italiano prevede. L’Italia si è americanizzata molto più di qualsiasi altro paese europeo. A nessuno viene in mente di dire che è colpa del gruppo dirigente del Partito comunista degli Stati Uniti d’America se non è in Parlamento. Perché c’è un sistema elettorale che non è democratico, e che esclude a priori chiunque proponga certi contenuti. Lo stesso dicasi per la Gran Bretagna. Negli ultimi anni abbiamo provato in tutti i modi a unire la sinistra di alternativa. Ma bisogna guardare in faccia la realtà e spiegare seriamente i fallimenti e le sconfitte, senza demagogia. Se si pensa che sia colpa del segretario del partito e del gruppo dirigente perché, affetti da settarismo e da chissà quali altri difetti, perché non sono stati capaci di dialogare con Sel e con altri, allora la soluzione è semplice. Basta trovare un nuovo “leader” capace di convincere Sel a rompere con il Pd e a non entrare nel partito socialista europeo. Se, invece, i fallimenti si spiegano politicamente prendendo atto che il PdCI ha spaccato la Federazione della Sinistra per tentare di entrare nel centrosinistra, che Rivoluzione Civile si è dovuta improvvisare in pochi giorni esattamente con quelli che sono stati rifiutati dal centrosinistra e che poi hanno fatto tutta la campagna elettorale lagnandosi di questo e parlando solo di legalità, allora la soluzione non può che essere quella di unire la sinistra sui contenuti, in alternativa al centrosinistra perché su quei contenuti è incompatibile, e con il chiaro riferimento alla Sinistra Europea e al Gue. Ovviamente il Prc non può essere così presuntuoso da pensare che proclamare l’obiettivo sia sufficiente. C’è il problema dei gruppi dirigenti dei partiti e delle stesse associazioni, della loro e nostra inadeguatezza, delle divisioni del passato che pesano. Anche a questo problema non c’è che un rimedio. Si costruisca una nuova forza dal basso, con il principio una testa un voto, senza patti né posti né garanzie per nessuno degli attuali gruppi dirigenti. Ma anche questo si può fare se c’è chiarezza politica ed unità d’intenti reale. Altrimenti qualsiasi unità, della sinistra o comunista, che sia di vertice o dal basso, è destinata a saltare alla prima prova elettorale. La manifestazione del 12 apre un percorso di lotta sulla Costituzione e sul lavoro. Bisogna esserci senza riserva alcuna. I promotori hanno detto con chiarezza che non hanno intenzione di fondare una forza politica o una lista. Bisogna prenderne atto. Ma noi pensiamo che questo percorso possa aprire uno spazio politico pubblico dentro il quale può affermarsi l’idea che anche in Italia ci sia chi rappresenti quei contenuti.

Ramon, come ben sai in Italia c’è un problema grosso di rappresentanza dei lavoratori, ormai non rappresentati appunto più da nessun partito, a parte la piccolissima parte che possiamo fare noi, e anche da nessun sindacato a parte la Fiom, vista la deriva della Cgil. Come risolviamo questo problema? E pensi che le iniziative messe in campo da Landini e Rodotà possano essere un punto di partenza?
Sul sindacato dico solo una cosa: che non si occupa dei lavoratori da quando ha firmato la concertazione nel 1993. Si occupa di parlare dei lavoratori, ma non si occupa come dovrebbe fare un sindacato degli interessi di chi dovrebbe rappresentare. Non mi dilungo perché mi pare evidente il perché. C’è un altro punto però, e anche questo fa differenza con gli altri paesi europei e ha a che vedere con il bipolarismo. In Spagna, per esempio, i sindacati, compreso quello di ispirazione socialista, non hanno mai esitato a scioperare contro il governo nazionale dei socialisti. In Italia abbiamo un sindacato, anche la Cgil, che si è dichiarata contro la riforma delle pensioni di Dini quando era ministro del Tesoro di Berlusconi e favorevole alla stessa riforma sempre di Dini quando l’ha fatta con la maggioranza di centro-sinistra. Insomma la Cgil è schiava del quadro politico. E il combinato disposto della filosofia della concertazione e del sistema politico italiano hanno ridotto il nostro sindacato ad una corporazione. La Fiom, per carità, è l’unica organizzazione sindacale di massa che in qualche modo tenta di rimettere al centro la natura conflittuale del sindacato. Anche se con molte oscillazioni è la prima a denunciare l’assenza di una rappresentanza politica del mondo del lavoro, ma non ne trae tutte le conseguenze. Mesi fa, prima delle elezioni, aveva indicato precisi contenuti. Per noi potevano, e possono ancora essere, il programma elettorale della sinistra d’alternativa. Senza confondere il ruolo del sindacato e di una forza politica io penso che moltissimi dei contenuti di lotta della Fiom siano incompatibili con il Pd ed anche col centrosinistra. Basta rileggersi la Carta d’Intenti firmata anche da Sel per rendersene conto. Mi permetto di dire che o se ne rende conto o è destinata ad essere trascinata nella logica compatibilista e subalterna della Cgil.

Torniamo invece al congresso. Abbiamo di fronte un percorso lungo e faticoso per uscire, se riusciremo, da questa situazione di crisi. Nel frattempo come pensi dobbiamo affrontare le inevitabili scadenze elettorali?
La mia posizione è totalmente in accordo con la bozza di documento licenziata dal Cpn. Io penso che alle elezioni europee sarebbe bene si presentasse una lista che però abbia contenuti precisi e che elegga una rappresentanza nell’ambito della Sinistra Europea e del Gue. Non una lista arlecchino i cui deputati eletti possono andare a finire in tre o quattro gruppi diversi. Della proposta più strategica per unire la sinistra alternativa ho già detto. Vorrei solo che il congresso prendesse coscienza, una volta per tutte, che le elezioni oggi sono per noi un terreno nemico e avverso. Da affrontare con coraggio e serietà, ma senza illusioni a buon mercato. Il bipolarismo bastardo italiano è un enorme ostacolo per veicolare nelle istituzioni gli interessi dei lavoratori e una loro rappresentanza. Non vedere l’ostacolo non aiuta a superarlo. Al contrario spinge a sbatterci contro e a farsi male. Ma la crisi è solo all’inizio e tagli, privatizzazioni e stravolgimenti costituzionali daranno purtroppo ragione alle nostre analisi e previsioni. Se ci dedicheremo a discutere di questo, invece che di totosegretari e di liti fra correnti, potremo farcela sia a rilanciare la funzione di un partito comunista degno di questo nome, sia ad unire la sinistra vera di questo paese, sia ad accumulare le forze capaci di superare qualsiasi sbarramento.

Vittorio Bonanni

 

Pubblicato su Liberazione online il 4 ottobre 2013

 

 

78 Risposte to “«Invece di fare il totosegretario uniamo la sinistra vera di questo Paese»”

  1. caro Ramon,
    io condivido complessivamente quello che dici nell’intervista.
    Il punto però mi sembra che il pericolo di un congresso di divisione e di conta non sia scongiurato. Non vedo unità nel doc1 che pure sosterrò, nonostante l’impegno solenne sancito nell’introduzione dello stesso.
    Tra l’altro c’è un emendamento e mezzo che in sostanza pone un veto sull’attuale segretario. E c’è un altro emendamento, quello che propone la fusione col Pdci, che mi sembra contrastare radicalmente con l’impostazione generale del documento, che propone l’unità della sinistra a partire dal non scioglimento delle organizzazioni esistenti e con procedura democratica e dal basso. (E mi sembra impossibile ipotizzare una fusione col Pdci, a prescindere dai problemi di linea e di ambiguità verso il centrosinistra che permangono nel Pdci, che non avvenga per accordo fra i 2 gruppi dirigenti ma votando una testa un voto).
    Insomma, come affrontare al meglio questo congresso secondo te?
    Ho paura di un dibattito fra i documenti molto retorico e astratto, come a mio parere sono gli altri 2 documenti, e fondato su una unità fittizia all’interno del primo. Sono un po’ stanco, cioè, di votare documenti buoni ma che poi nessuno ha intenzione di applicare (e mi potrei riferire anche al altri punti: il partito sociale, il referendum fra gli iscritti, l’internità ai movimenti per dire alcune).

  2. caro antonio, sono d’accordo con tutte le tue osservazioni.
    come ho cercato di dire nell’intervista c’è chi in realtà ha proposto di “rottamare” segretario e segreteria all’indomani delle elezioni attribuendogli tutte le colpe degli insuccessi elettorali. oggi quegli emendamenti che tu hai citato si propongono di cambiare la linea politica nel senso di non avere discriminanti sul versante di sel e del centrosinistra e proprio per questo per l’ennesima volta si prospetta la fusione con il pdci, che per l’appunto vorrebbe tornare nel centrosinistra. perciò ho insistito nel dire che PRIMA si discute la linea e poi si rinnovano le persone negli organismi dirigenti.
    come vedi il sistema politico italiano bipolare e maggioritario ha un copione che sempre qualcuno nel partito ritiene valido. sia nella versione di destra sia nella versione estremista. il tutto condito da demagogia e basismo a buon mercato.
    tuttavia penso che si possa e debba tenere ferma la barra sulla politica e che poi si possa fare un vero rinnovamento.
    alternative non ce ne sono.

    un abbraccio

  3. alberto Says:

    ma quando un gruppo dirigente deve passare la mano se non dopo, non una , ma una molteplicità di sconfitte? c’entra sicuramente il sistema elettorale,è chiaro che la spinta bipolare e falsamente alternativa spinge l’elettore a orientarsi verso il voto utile ma, questo è il punto, l’elettore ritiene più “utile” votare altro.
    Poi, perdonami, ma la crisi è anche di radicamento, di circoli composti e diretti da compagni encomiabili ma “stanchi”.
    La soluzione è vero non sta nella retorica “giovanilista”, ma è pur vero che non c’è un tempo per tutto bisogna essere umili e seri senza pensarsi indispensabili.
    In ultimo, mi spieghi le oscillazioni della Fiom? Abbiamo sfidato l’arroganza della Fiat in solitudine, abbiamo perduto iscritti in quelle fabbriche per salvare una prospettiva, certo con i limiti che più che soggettivi sono dati dalla necessità di contemplare resistenza e richieste (tu sai che i lavoratori non sono morfologicamente rivoluzionari..)di unità…ti posso assicurare però che laddove i lavoratori reggono lo scontro la Fiom è li con loro anche ad occupare le fabbriche…..comunquepenso che la sinistra che sarà dovrà avere almeno due condizioni per essere utile : essere autonoma dal Pd e non somma dell’esistente.
    Vi auguro un buon congresso e una proficua discussione.

  4. caro alberto,
    un partito comunista (o di sinistra nell’accezione storica del termine) non esiste solo per partecipare alle elezioni. anzi, dovrebbe partecipare alle elezioni solo per tentare di veicolare i contenuti, le rivendicazioni e gli obiettivi della lotta di classe e per i diritti. in molti paesi nessun partito comunista o di sinistra può entrare nelle istituzioni per il banale motivo che le elezioni non eleggono parlamenti rappresentativi bensì il governo, da scegliersi fra due opzioni simili, e cioè interne alle compatibilità imposte dal mercato, dalle multinazionali e così via.
    in italia abbiamo avuto per decenni un parlamento discretamente rappresentativo delle classi e degli interessi complessi di una società capitalisticamente avanzata. la degenerazione dei partiti che denunciò berliguer, lo scioglimento del pci, il referendum contro il proporzionale, la comparsa di partiti del leader, le due leggi elettorali maggioritarie seguite alle leggi ultrapresindenzialiste degli enti locali, il sistema dei talk show e la spettacolarizzazione della politica hanno costruito una nuova realtà. le istituzioni sono diventate un’altra cosa. la politica, per i cittadini, è il gioco di manovre e scontri fra partiti del leader, a sua volta assolutizzato ed esaltato da conduttori di talk show che credono di essere profeti e che decidono loro chi deve avere visibilità e chi no. e così via
    rifondazione comunista ha navigato in tutto questo tempo, godendo di una rendita di posizione, diciamo così per semplificare, del periodo precedente. e si è scontrata immancabilmente contro il muro di gomma del sistema. il voto utile è battere berlusconi? allora viva dini e il ribaltone con la lega. scissione. accordo di desistenza e sostegno a prodi. scissione. rottura con prodi sui contenuti minimi di una politica appena appena riformista. scissione e accusa di essere pagati da berlusconi. soli alle elezioni. liste civetta ed emarginazione. di nuovo accordo col centrosinistra dopo una stagione di grandi lotte sociali e pacifiste. scissione. governo dell’Unione che fa il contrario di quello che c’è nel suo programma. scissione. caduta del governo da destra. lista arcobaleno. tracollo e congresso con ennesima scissione. e come si è visto la divisione riguardava la politica e non le culture presenti nel partito. lista anticapitalista alle europee. 3,4 %. nessun seggio perchè poco prima delle elezioni è stato introdotto lo sbarramento del 4 %. crisi. federazione della sinistra ma rifiuto del pdci di farla dal basso e di far votare in referendum la scelta se stare col centrosinistra o meno. la federazione si scinde perchè il pdci vuole stare nel centrosinistra (per salvare la democrazia. sic). cambiare si può e rivoluzione civile. il prc ha fatto di tutto per fare liste unitarie sui contenuti e dal basso. ma pdci idv ecc hanno a tutti i costi voluto fare accordi di vertice e liste con il manuale cencelli. sconfitta elettorale e scioglimento di rivoluzione civile.
    ora, caro alberto, dimmi dove abbiamo sbagliato.
    non avremmo sbagliato elettoralmente se avessimo sciolto il partito e fossimo confluiti in un “nuovo” partito alleato col pd. come sel.
    il 3,1 di sel dopo anni di ultravisibilità su tutti i mezzi di comunicazione e il nostro totale oscuramento è un successo? proprio dopo il governo monti appoggiato dal pd che ha cancellato l’articolo 18 senza un’ora di sciopero, che ha elevato l’età pensionabile senza un’ora di sciopero, ecc il 3,1 di sel è un successo? ma certo che si. ha eletto. ed ora possiamo vedere gli esponenti di sel nei talk show a dire cose di “sinistra” e a ribadire però che l’alleanza col pd è strategica. a chiedere di entrare nel partito socialista europeo. ad apprezzare renzi. dopo aver firmato un programma, come ho qui dimostrato inequivocabilmente, che propone di privatizzare l’acqua e tutti i servizi, di obbedire a tutti i diktat dell’unione europea ecc.
    è colpa del gruppo dirigente del prc?
    davvero?
    cosa vuol dire autonomi dal pd?
    non si entra nel pd ma ci si accomoda nel centrosinistra?
    oppure che i contenuti del pd sono incompatibili con una forza di sinistra?
    no alla sommatoria? dimmi, alberto, dobbiamo sottrarre? dividerci ancora?
    o intendi dire che non bisogna sommare le sigle bensì i milioni di possibili elettori e le decine di migliaia di militanti e far si che siano loro a decidere?
    la fiom, caro alberto, che il gruppo dirigente del prc ha appoggiato senza riserve, dice che il lavoro non ha rappresentanza politica.
    non si è accorta, la fiom, che la rappresentanza di classe è incompatibile con questo sistema? airaudo è stato eletto con il programma che ha firmato. dimmi dove c’è una sola riga in quel programma che sia rappresentanza del mondo del lavoro.
    la fiom pone problemi e contenuti e poi “la politica” deve rispondere? ma quale politica? quella dei leader che davanti ad una fabbrica dicono una cosa e davanti alla confindustria un’altra?
    non è il caso che la fiom si ponga il problemino che bisogna unire sui contenuti, prendere atto che sui contenuti col pd e soci non c’è niente in comune, e rivendicare un sistema elettorale proporzionale visto che quello maggioritario cancella gli interessi dei lavoratori nelle istituzioni?
    vogliamo discutere di queste cose invece che di “vadano a casa”, troviamo un bel leader telegenico e che vendola accetta come interlocutore e abbiamo risolto i problemi della sinistra italiana?

    un abbraccio

  5. alberto Says:

    no, guarda Ramon che il linguaggio del”vadano a casa” proprio non mi appartiene…Airaudo è Airaudo e io, come la stragrande maggioranza dei militanti, non l’ho votato e come tu sai Gianni Rinaldini ha fatto campagna elettorale per Ingroia….non amo semplificare, non ho mai pensato che le elzioni siano (come dice il compagno Zennaro) l’alfa e l’omega dell’azione politica infatti, ti ho parlato di crisi di radicamento e, credimi, stanchezza. Sel per me è solo un’appendice (in crisi) del Pd infatti, non penso a scorciatoie organizzativistiche.
    Alla fine dell’800 il movimento operaio, composto da masse di semianalfabeti, trovò nelle rivendicazioni delle 8 ore di lavoro la stella polare per battersi in ogni angolo del globo oggi, con il web (forse ci fotte questo?) non troviamo (mi ci metto pure io..) delle parole d’ordine che unifichino pure in questa crisi spaventosa.
    Allora per non essere frainteso ti dico che non credo a scorciatoie,non credo che la furbizia sia sinonimo di intelligenza e che il sistema non si “frega” ma semmai si batte, però, ti chiedo, non hai l’impressione che alcuni si sentano indispensabili? oltre alle cause oggettive (navigar contro corrente è indubbiamente impervio) non ci sono anche delle responsabilità soggettive? se non è cosi allora va sempre bene tutto e allora su cosa si misura un gruppo dirigente?
    Non è totosegretario o totosegreteria è politica. Ho apprezzato la prima fase di Bertinotti e ho combattuto la seconda quella del delirio di onnipotenza (al congresso di Venezia ci indicò la porta invitandoci ad andare nell’altro partito comunista) figurati se amo i telegeneci.
    E’ tremendamente difficile,lo misuro tutti i giorni come lo è, non so neanche io quale è il linguaggio adeguato ad aggregare i nuovi proletari giovani, magari loro lo sanno piu di noi, che ne dici?
    magari ci si vede al corteo, adelante!

  6. E in tutto questo il M5s guadagna il voto di un quarto dell’elettorato.
    E se fosse da rottamare proprio il genere umano?

  7. Ho l’impressione/timore che, qualsiasi scelta venga fatta, faremo la fine dei comunisti negli Usa.

  8. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    felice di constatare che c’è chi riesce a mantenere la lucidità necessaria per non farsi travolgere dalla stupidità imperante, così ben seminata dai nostri media. La penso precisamente come te, quasi come sempre, su tutto.

  9. caro alberto, credo che siamo d’accordo su gran parte delle cose.
    una volta chiarito che esistono grandi ostacoli oggettivi e che bisogna unire la sinistra fuori dal centrosinistra e con la sinistra europea e il gue come riferimento europeo, si può e si deve individuare i limiti oggettivi e tutti gli errori commessi. io su questo non ho dubbio alcuno. il problema è che la cultura dominante ed egemone, che viene sfruttata a piene mani anche nel dibattito a sinistra, induce molti militanti a pensare che basti cambiare il leader o i leader per risolvere i problemi e per superare gli ostacoli. recentemente è comparso un articolo sul manifesto che sostanzialmente diceva: la linke va bene, prende voti, quando discute con la spd parla di contenuti, ha un’ottima fondazione culturale che produce elementi programmatici forti, anche se ha posizioni culturali ed anche politiche diverse al suo interno trova sempre soluzioni e sintesi per non dividersi. in italia invece la sinistra si divide sempre, non discute di contenuti e così via. e la colpa è dei gruppi dirigenti che non sono bravi come quelli della linke.
    posso sommessamente dire che con il sistema elettorale tedesco rifondazione non avrebbe mai subito scissioni?
    la linke prende i suoi voti e poi dice alla spd: se volete che governiamo insieme questi sono i punti programmatici per noi indispensabili. la spd dice di no e si assume lei la responsabilità di governare con i verdi o con i democristiani.
    funziona così in italia? non direi.
    qui le cosiddette alleanze si devono fare prima delle elezioni. o no?
    la conseguenza è che i tuoi contenuti, spesso incompatibili con quelli del pd e del pds come lo sono quelli della linke con la spd, passano in secondo, terzo piano (fino a scomparire nel sistema massmediatico) e il tema è : volete far vincere berlusconi?
    è colpa del gruppo dirigente di rifondazione?
    se cambiamo tutto il gruppo dirigente ed anche il numero di telefono del partito sparisce il problemino di cui sopra?
    si pensa che se la sinistra in italia non è unita come in germania o spagna o francia ecc è colpa delle persone che dirigono?
    insomma, senza consapevolezza del problema si finisce esattamente per vendere illusioni.
    quanto alla fiom so bene che è vero quel che dici.
    tuttavia la fiom non vede il problema che è il sistema politico istituzionale ad impedire la rappresentanza politica del lavoro. altrimenti direbbe con chiarezza che il sistema è quel che è. e non parlerebbe di dover influenzare “la politica” con i propri contenuti. come se il problema fosse solo la “sensibilità” dei dirigenti del pd sel rifondazione ecc ecc.
    non credo sia fuoriuscire dal ruolo prettamente sindacale analizzare e avere posizioni critiche relativamente al sistema vigente. o mi sbaglio?
    airaudo, con il quale non ce l’ho mica sul piano personale, come fa a firmare (come hanno fatto tantissimi dirigenti e iscritti alla fiom) la carta d’intenti del centrosinistra che dice cose chiarissime totalmente incompatibili con quelle della fiom?
    sarò vecchio e settario ed estremista ma non capisco come mai chi vuole rappresentare gli interessi dei lavoratori può firmare un documento che dice che l’acqua va privatizzata, che i diktat europei sono intoccabili, che bisognava fare un governo con monti che aveva appena cancellato (ripeto: senza un’ora di sciopero) l’articolo 18 e fatto quella bella “riforma” del sistema pensionistico.
    quindi ripeto: se la fiom vuole che il mondo del lavoro e i suoi interessi siano rappresentati non basta che agiti contenuti e che poi si affidi ai meccanismi politici del bipolarismo. così facendo alla fine si suiciderà e verrà riassorbita nella logica della cgil e del sistema.
    o no?

    un abbraccio

  10. cara patrizia, il rischio ovviamente c’è. eccome se c’è. però ancora non è detta l’ultima, e nemmeno la penultima, parola.

  11. grazie massimiliano.

  12. Attenzione Patrizia non un quarto dell’elettorato ma dei votanti…..che sono sempre meno…..potremmo a breve arrivare ad una situazione in cui vota solo il 50%(se va bene) a quel punto altro che casta…..si potrebbe decidere la vita del paese con il 12/15% dei potenziali elettori…ed una legge elettorale ad hoc…..

  13. esatto nicola, è quel che succede da sempre negli USA. e qui non c’è talk show dove non si senta dire che negli usa c’è la migliore democrazia. o mi sbaglio?

  14. patrizia Says:

    In effetti è il fulcro del problema e temo che questi mesi di attesa per il Congresso non abbiano cambiato di molto la situazione, il partito mi sembra ancora diviso tra chi vuole appoggiarsi a Sel e di conseguenza al Pd e chi no.
    Se poi cambieranno la legge elettorale, potrebbe essere anche peggio, perché questo governo, con le camere al seguito, dove mette le mani fa danni.
    Io non posso che aspettare, ma non mi sento tranquilla per niente.

  15. patrizia Says:

    Che tra l’altro basterebbe guardare qualche film americano anche da poco per capire come funziona bene quella democrazia.

  16. se si puo’ parlare delle mozioni congressuali ( ma vedo che ne state gia’ parlando quindi si puo’) vorrei chiederti un chiarimento sull’emendamento da te firmato sull’Euro.
    Cose vuol dire in concreto? Che l’italia dovrebbe uscire dall’Euro? Hai presente cosa succederebbe? Non sono esattamente d’accordo…
    Riguardo alle mozioni non c’e’ una che mi rappresenti in modo particolare anzi mi viene in mente Nietzsche (eterno ritorno del sempre uguale) perché somigliano molto a quelle dell’ultimo congresso, sono scritte in politichese con solo qualche spunto interessante nella terza mozione.
    ciao

  17. massimiliano piacentini Says:

    Caro Pietro,

    spiegami “cosa succederebbe”, ti prego, se l’euro fosse messo in questione, dai. Aspetto con ansia di essere illuminato.

  18. massimiliano piacentini Says:

    Questo l’emendamento di cui sopra:

    Ho volentieri firmato questo emendamento di Boghetta e Piobbichi perché:

    1) il testo delle tesi è una sintesi tra diverse posizioni, che si sono confrontate negli ultimi due – tre anni, e che penso sia utile rappresentare per poter continuare a discutere proficuamente. Del resto la stessa discussione è presente in diverse formazioni del Partito della Sinistra Europea.

    2) penso, e lo dico autocriticamente anche sul piano delle mie responsabilità, che fu un grave errore considerare possibile opporsi ai trattati dell’UE e contemporaneamente dichiararsi favorevoli alla moneta unica. L’Euro non ha aperto spazi per una integrazione sociale e per una stagione di lotte e rivendicazioni continentali del movimento operaio. Al contrario ha accentuato la divisione dei movimenti di lotta ed ha ulteriormente eroso la capacità di resistere sul piano nazionale alle politiche neoliberiste. È quindi giusto porsi il problema di una radicale rimessa in discussione della sua funzione ed esistenza.

    3) la crisi è tutt’altro che finita. Perciò penso che le contraddizioni attuali tenderanno ad aggravarsi. Il sistema di dominio degli interessi del capitale finanziario e delle multinazionali, che produce anche gravi diseguaglianze fra aree e paesi forti e deboli, è destinato ad infrangersi giacché non è intrinsecamente capace di impedire e nemmeno mitigare le conseguenze sociali che produce. La moneta unica europea è quindi realmente in discussione, e lo sarà sempre più. Non bisogna essere impreparati di fronte ad eventuali precipitazioni che possono darsi in qualsiasi momento.

    4) continuo a pensare che, al di là di una discussione teorica astratta, sia necessario impegnarsi affinché nasca e si rafforzi un movimento che metta in discussione i trattati, i diktat della troika, la costituzionalizzazione dei principi del neoliberismo, in uno stretto legame con le rivendicazioni e le lotte concrete. Se l’esistenza dell’Euro non è e non può essere un tabù, penso si debba arrivare ad una sua rimessa in discussione come conseguenza di un processo politico che oggi può partire solo dalla disobbedienza ai trattati di uno o più paesi dove si produca una vittoria del movimento di lotta.

    Perfetto, Ramon, anche stavolta sono perfettamente in accordo con te. Personalmente penso che bisogna comprendere che l’euro (non perché si chiami così: potrebbe chiamarsi anche maria o lira e sarebbe lo stesso) è il cuore dell’operazione che i neoliberisti hanno fatto nella Vecchia Europa; è il loro strumento più potente per distruggere sovranità e democrazia e privatizzare lo stesso stato. Attraverso la Bce hanno di fatto scippato la sovranità monetaria per assoggettare lo stato alla disciplina del mercato e dei privati. Hanno consegnato l’Europa agli speculatori, costringendo i governi a ricorrere alle banche private per finanziare la spesa ,cancellando così la possibilità stessa dell’intervento pubblico in economia. In questi anni hanno diffuso falsità e idee che non hanno nulla a che vedere con la realtà, l’economia e le sue leggi. Ma non voglio proseguire oltre. aspetto invece di essere illuminato da Pietro.
    ciao Ramon

  19. cara patrizia, capisco bene il tuo stato d’animo. ma che le cose stiano così è normale, direi. le sconfitte prima sociali, poi politiche e infine elettorali pesano. ed è normale che viva l’illusione che si possa magicamente superare divisioni e problemi senza rimuoverne le cause. certo è impressionante vedere come nella fiom, in molti movimenti di lotta e nella stessa rifondazione, ci siano persone che si considerano marxiste, di sinistra ed anche comuniste che nell’analisi ignorano totalmente la natura del sistema istituzionale e conseguentemente elettorale con il quale si ha a che fare. se hai una squadra di calcio e l’unico torneo al quale può iscriversi nel corso del tempo ha subito tante modifiche regolamentari che assomiglia ad un torneo di rugby di partita in partita finirà col perdere ed anche col prenderne tante. all’inizio, quando le regole nuove erano poche anche se significative, te la potevi ancora giocare. ma alla fine puoi avere il miglior allenatore, il miglior staff tecnico e i migliori giocatori e perderai sempre e comunque. soprattutto se fai finta di non accorgerti che gli altri toccano la palla con le mani, ti placcano, ed hanno l’arbitro dalla loro parte. a quel punto o diventi anche tu una squadra di rugby o cerchi di resistere, di usare le regole del rugby per resistere ma senza dimenticare il calcio, e cerchi di tornare alle regole del calcio. fuori di metafora, se diventi un partito come gli altri che non sa fare e non si occupa di lotta di classe è bene che nel tuo nome non ci sia più il termine comunista. è quel che ha fatto sel.
    è difficile resistere quando anche gran parte del pubblico è interessato solo a “vincere” e non più a vedere il gioco del calcio. compresi quelli che escono dallo stadio e giocano a calcio per strada. è esattamente da questi che bisogna ripartire. giocano a calcio per strada ma poi tifano per una squadra che fa un altro gioco. forse invece che dimenticarsi il calcio sarebbe bene costruire un campionato di calcio alternativo a quello di rugby, evidenziando bene le differenze. e forse alla fine il pubblico potrebbe accorrere più numeroso alle partite del campionato alternativo. costringendo perfino le tv ad occuparsene.
    scusa la metafora calcistica. ma sul momento non me ne è venuta un’altra più efficace.
    un abbraccio

  20. caro pietro, tu hai presente cosa è successo con l’euro e con la politica economica e la concezione delle istituzioni europee che l’hanno ispirato? o credi che sia tutto frutto del caso? forse non sai o non ti poni nemmeno il problema che con tutto questo la crisi non si risolverà affatto e la situazione sociale di diversi paesi precipiterà fino a provocare anche il fallimento dell’euro. perché chi dirige la baracca è intrinsecamente incapace di risolvere i problemi che produce. ma scusa se oso ragionare da marxista. meglio ragionare come bruno vespa che appunto dice: ma lo sapete cosa succederebbe se l’italia uscisse dall’euro?
    cmq tranquillizzati. non si tratta di uscire dall’euro. si tratta di dire: non obbediamo più ai diktat e ai trattati che ci obbligano a privatizzare svendendo tutti i beni pubblici, a sostenere le banche speculative invece che le produzioni, a favorire le delocalizzazioni, a precarizzare il lavoro, a fare opere inutili per favorire multinazionali, ad incrementare le spese militari ecc ecc. se un paese facesse questo, come è stato possibile in grecia recentemente, allora la discussione si riaprirebbe a tutto campo. perché l’economia finanziaria è veramente intrecciata e se un paese importante fallisse fallirebbe tutto il sistema.
    non è da marxisti e nemmeno da persone di buon senso, nel corso di una simile contingenza, non prevedere (anche per non subire passivamente) la fine dell’euro.
    ho firmato l’emendamento di boghetta e piobbichi esattamente per favorire questa discussione. che è certamente più utile ed interessante che parlare di fantomatiche unità con sel ed ancor più fantomatiche novità nel pd.
    mi spieghi cosa vuol dire politichese?
    certo se uno parlasse in un comizio o in un dibattito televisivo come scrive un documento congressuale difficilmente si farebbe capire. ma se migliaia di militanti che devono discutere di analisi della situazione economica, sociale e culturale e trovare una linea politica capace di produrre conflitto e cambiamenti reali non sanno parlare approfonditamente allora è la fine. se persone che passano centinaia di ore a fare riunioni, manifestazioni, lotte, a distribuire volantini, raccogliere firme e così via non sono capaci, una volta ogni due anni, a leggere dei documenti per qualche ora e a formarsi opinioni non superficiali, allora è la fine.
    come mai solo la politica è accusata di parlare in politichese? lo sono gli economisti che quotidianamente in tv usano termini incomprensibili per il 99,9 % della popolazione? macché! il loro linguaggio viene percepito come “colto” tecnico” “competente”. se la gente crede negli dei rimane a bocca aperta ad ascoltare i sacerdoti che recitano formule magiche per far piovere. mentre se uno gli dice che non serve ammazzare un animale sull’altare degli dei e parla della costruzione di un acquedotto complicato da diversi dislivelli e chiuse magari lo guardano come un pazzo. uno che dice cose incomprensibili.
    se i cardiochirurghi o gli ingegneri al loro congresso non parlassero un linguaggio tecnico bensì’ esattamente come parlano con i loro pazienti o committenti pensi che progredirebbero nelle conoscenze e nella ricerca?
    se per politichese, invece, si intende dire una cosa per l’altra. alludere senza dire chiaramente cosa si vuol dire e così via allora nego recisamente che il documento non sia chiaro. se vuoi leggere un bel documento in politichese leggiti la carta d’intenti del centrosinistra. certo, molti che hanno votato alle primarie e che l’hanno firmato, pensano che vendola e soci parlino un linguaggio moderno, suggestivo, efficace. e se leggono i documenti di rifondazione pensano che siano in politichese. ma questo testimonia solo, purtroppo, la loro ignoranza, che è esattamente la forza di chi li manipola come vuole.
    infine, ci sono troppe similitudini con i documenti pregressi?
    forse pensi che l’analisi della crisi e la teoria marxista che l’ispira dovrebbe cambiare radicalmente in due anni?
    o forse pensi che i documenti congressuali invece che analizzare e discutere i problemi debbano offrire suggestioni e illusioni.
    mah!

    saluti

  21. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    spesso sono in sintonia con quanto affermi ma ora ancor di più!
    Prescindendo dal fatto che la mia possibilità di contribuire al congresso imminente e prossima allo zero,credo che un paio di concetti espressi in questa tua ultima risposta dovrebbero essere messi ben in evidenza. Non è assolutamente chiaro a molti il grado di inadeguatezza ,di incapacità,espresso da coloro i quali determinano le condizioni della “crisi”attuale. Dici giustamente” chi dirige la baracca è intrensicamente incapace a risolvere i guai che produce”. Assolutamente d’accordo e non solo perchè è vero ma perchè è scientifico!! Il livello di coscienza su questo punto è estremamente basso. Passo ore intere a discutere ,anche con persone consapevoli della nefasta influenza del dominio finanziario,per convincerle che le teorie e le pratiche della finanza e delle bande che la governano sono fondate su una miseria culturale e scientifica completamente inadeguata ad affrontare le tematiche reali che l’umanità deve affrontare nel suo immediato futuro. La devastante cultura da supermercato (sia terorica che pratica) impone l’hic et nunc,lo diffonde.Rende l’esigenza immediata la sintesi di un progetto totale e omnicomprensivo.Nascono così le emozioni catastrofiche ( solo una catastrofe può risolvere) perchè non esiste nulla di umano che possa arginare la follia imperante.In conseguenza di ciò l’organizzazione ,la riflessione, la strategia per determinare un cambiamento radicale dei rapporti di forza viene ritenuta una fantasia. ( non approfondisco la valenza dell’impego del termine fantasia che di per se potrebbe illuminare su molti degli aspetti paradossali creati da chi domina) In modo erroneo e “idealistico” si pensa che la forza riassuma in se anche la ragione e la sua matrice,la razionalità! Termini e ruoli pomposamente declinati inducono all’assunzione di emerite minchiate affermate da economisti ,scienziati,esperti di varia natura e foggia,come fossero sintesi razionali. Non è solo la propaganda( che ha un suo peso non secondario) ma è proprio una condizione culturale di assoluto degrado che inibisce la rappresentazione di un modello davvero realistico della realtà e dei valori che può rappresentare e di quelli rappresentati. Se parrallelamente alle lotte ed alla mobilitazione non si è in grado di articolare una proposta adeguata alla mancanza di conoscenza e soprattutto di strumenti per poterla declinare la grande potenzialità già presente in ampi e trasversali strati della popolazione è destinata a rimanere inespressa.Su questo tema spero che nel congresso possa esserci discussione e sopratutto una rosa di proposte. un saluto leggiadro

  22. la sintonia è totale, giovanni.
    e il congresso, al netto delle cose più organizzative ed interne, cerca proprio di affrontare il problema.
    se ti va ti consiglio di leggere i primi capitoli del documento congressuale dedicati all’analisi della crisi.

    http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/131006/13106doc_amato.html

    e, come puoi vedere dalla notizia che segue, il fronte europeo contro la troika cresce. syriza in grecia, che potrebbe davvero vincere le prossime elezioni, anche se in italia fa notizia solo alba dorata e non la forza della sinistra radicale sorella di rifondazione, potrebbe esprimere il candidato unico e comune per la presidenza dell’UE.

    http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=8191

    un abbraccio

  23. se posso rispondere alle critiche (esagerate) al mio post (che poi era una richiesta di chiarimento) sull’euro.
    Innanzi tutto non credo che la moneta unica sia responsabile da
    sola dei disastri finanziari e economici degli ultimi anni, delle lacrime e sangue imposte alla grecia e in parte a Italia e Spagna, quanto
    invece conti la mancanza di una direzione politica alla ristrutturazione in senso continentale dell’economia.
    Che l’europa sviluppi una sua soggettivita’ politica e economica e’ un bene certamente quantomeno come contraltare al modello economico e di vita americano che domina il mondo.
    Certamente il fatto che l’euro sia venuto alla luce nel 2002 in pieno dominio del liberismo e della globalizzazione ne ha segnato lo sviluppo-
    Se devo pensare all’euro e all’europa per il futuro devo pensare al coinvolgimento dei paesi delleuropa dell est ( finora mancato) e in prospettiva della Russia per un unico blocco che concorra con gli Stati Uniti e la Cina temperandone nel contempo gli eccessi liberisti e capitalisti.
    Se ( e sottolineo il se) si verificasse uno spostamento a sinistra nell’asse dei paesi principali dell’europa avremmo l’occasione per riformare in senso solidaristico le principali organizazzioni comunitarie.
    Non c’e’ alternativa a uno sviluppo su scala continentale delle partiche politiche e sindacali della sinistra: qui sta il punto dolente nella mancanza di connessione delle sinistre europee e dei sindacati europei.
    Costruiamo contratti di lavoro a livello europeo, agiamo manifestazioni in collegamento con i sindacati degli altri paesi, questo si deve fare.
    Uscire dall’euro vorrebbe dire darla vinta allo strapotere dei poteri forti europei, alla finanza tedesca e inglese, mentre io credo che ci sia ancora lo spazio per una caratterizzazione di sinistra dell’europa unita a livello federale.
    Purtroppo l’intuizione della Sinistra Europea non ha avuto molto seguito bisognerebbe riscoprirla anche con riguardo alle prossime elezioni europee di Maggio.
    Riguardo alle mozioni continuo a pensare che ci voglia un rinnovamento concettuale e di linguaggio che non trovo presenti almeno nelle prime due mozioni-
    Esempio: perché pensare sempre alla fabbrica come luogo del conflitto e dell’aggregazione politica quando ormai e’ la societa’ che e’ una grande fabbrica reticolare e magari i conflitti ci sono nei grandi centri commerciali e nelle cooperative che lavorano per loro..
    Perché non pensare a un rinnovamento della classe dirigente del partito che passi attraverso la revocabilita’ delle cariche,o la staffetta a meta’ mandato, ( come avveniva per esempio nei Verdi Tedeschi negli anni 80)
    Non voglio dilungarmi oltre se non per dire che comunque votero’ al congresso della mia sezione e alle elezioni vorro’ sempre vedere un certo simbolo con la scritta Rifondazione Comunista

  24. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    ho letto fino alla parte del programma che riguarda la comunicazione. L’altro articolo l’avevo già letto ( sono abbonato sostenitore di liberazione ) e mi sembra un momento di grande importanza per una prospettiva di europa diversa. Sul documento del CPN che dire…concordo nei contenuti e trovo anche che ci sia una coerenza di fondo nella visione dei vari punti toccati in relazione alle premesse.Mi trovo in difficoltà nel capire la relazione tra questo documento e l’esito nella discussione congressuale. Per spiegarmi meglio io credo che un partito organizzato e strutturato sia indispensabile ma è difficile per chi è fuori da un’organizzazione cogliere la reale dinamica che questa o quella sfumatura generano. Infatti trovo( fino al punto a cui sono arrivato) nella lettura della tesi precongressuale ( se si può parlare di tesi) una contraddizzione organizzativa nel punto che rilancia per ogni presidio territoriale un sito ed il collegamento in rete. Credo ,pur comprendendo il senso generale anche positivo di “modernizzazione”( scusa il termine che non amo) che questa indicazione o sintesi nasconda una debolezza teorica e organizzativa che nel breve periodo potrà certo dare qualche slancio e alcune soddisfazioni ma che a medio lungo termine sarà un boomerang. Una cosa è la connettività altra cosa è la comunicazione. Ora più che mai l’aspetto innovativo sta nella capacità di definire,declinare,gestire i contenuti in modo davvero “alternativo”( altro termine che oramai mi inquieta). A parte una seria questione di riservatezza e di segretezza credo che la vera novità di un’impostazione antagonista della comunicazione sia quella di rompere le modalità individuali di consumo del contenuto.Un film visto a casa non è la stessa cosa di un film visto al cinema anche se è lo stesso film . Il luogo è contenuto la fruizione e la sua modalità è contenuto. Nelle modalità di Grillo va bene ( tutti in rete poi arrivo io in piazza e libero tutti) ma il percorso descritto nell’analisi del documento non può adagiarsi solo su ciascuno col sito e poi stiamo collegati.Potrà essere una prima necessità o in generale un vantaggio “competitivo”, ma messa come è messa manca ,per me la questione base,quella che declina e reinterpreta la mutazione antropologica derivata dall’uso trapanate della sub cultura e della propaganda supermarket.Per porsi in discussione come momento di punto avanzato delle contraddizioni e raccogliere le grandi risorse di idee ed energia inespresse bisogna dimostrare di essere innovativi davvero ,il rischio è apparire e quel che è peggio essere in coda al modello che si vuole trasformare. Una cosa in più , una testa un voto,come funzionerebbe in italia perchè la cosa non mi è del tutto chiara.
    Salutones

  25. caro pietro,
    1) non hai richiesto chiarimenti. hai espresso critiche sia circa l’euro sia circa i documenti congressuali. la sommarietà dei tuoi commenti insieme a luoghi comuni (hai presente cosa succederebbe se l’italia uscisse dall’euro? politichese ecc) autorizza la mia risposta “esagerata”. puoi non essere d’accordo, ovviamente, ma per favore evita di sputare sentenze con due o tre frasette (stile social network) per poi lamentarti delle risposte. comunque anche se “esagerata” la mia risposta era argomentata.
    2) l’europa liberista non fonda alcuna soggettività ed è in balia del capitale finanziario e delle multinazionali. o non ti sei accorto che le crisi finanziarie che nascono in altre parti del mondo precipitano immediatamente in europa? non ti sei accorto che l’euro è congegnato esattamente per rispondere agli interessi del capitale finanziario invece che a quelli del sistema produttivo di beni materiali, come è dimostrato dalla sopravvalutazione rispetto al dollaro. non ti sei accorto che l’euro favorisce alcuni paesi e sfavorisce altri e conseguentemente a questi ultimi si impone poi di pagare il proprio debito a tassi di interesse usurai visto che né l’euro né alcuna moneta nazionale possono (come fa il giappone che ha il 200 % del debito) comprare i titoli di stato all’1 % invece che al 5 6 7 0 anche 8 %? non ti sei accorto che è in gestazione un bel trattato di libero scambio fra UE e USA? alla faccia delle illusioni che questa europa possa generare un’alternativa agli USA.
    scusa, ma mi sa che non hai letto con attenzione l’analisi sull’europa contenuto nel documento congressuale.
    perché senza una analisi seria di cosa è successo negli ultimi dieci anni ovviamente si può esattamente ripetere, come fai tu, le stesse cose che dicevamo dieci anni fa. e cioè che bisognava costruire l’europa sociale e democratica e che questo avrebbe aperto la strada per l’alternativa nel mondo. peccato che da allora i governi a guida socialista e a guida democristiana in europa hanno fatto l’opposto ed hanno anche costituzionalizzato il liberismo prima nel trattato di lisbona e poi in molte costituzioni nazionali, compresa quella italiana con il pareggio di bilancio. il movimento sindacale è oggi più diviso (basti pensare ai sindacati tedeschi ostili a rimettere in discussione gli squilibri prodotti dal mercato e dall’euro a favore della germania) e dedito esclusivamente a lotte difensive spesso rese vane dai diktat della troika, dal pareggio di bilancio in costituzione e dall’imperare dei dogmi liberisti anche fra gli stessi lavoratori.
    per costruire un’altra europa bisogna per forza rompere questa. o credi che l’unanimità dei 27 paesi necessaria per rimettere in discussione cose essenziali come lo statuto della bce ecc ci sia per caso? nessuno fra di noi propone nazionalismi di nessun tipo. e tutti vogliamo un’altra europa. ma se la sinistra non riconquista per i popoli la sovranità sull’economia crescerà una destra estrema nazionalista. per quanto impervia la disobbedienza di uno o più stati ai trattati e all’euro è l’unica strada possibile. il resto sono chiacchiere buone per i talk show o per le carte d’intenti imbroglione del centrosinistra.
    continua…

  26. 3) il partito della sinistra europea organizza circa 40 partiti fra membri ed osservatori. vi si può aderire anche individualmente. esiste esattamente per connettere le lotte ed elaborare obiettivi continentali (e dico continentali perché vi aderiscono anche partiti di paesi che non sono membri dell’UE). se in italia i sindacati e la sinistra sono provinciali e nemmeno conoscono questa realtà, che invece in altri paesi come francia spagna e germania è molto conosciuta, bisogna chiedersi perché invece che ripetere a vanvera che ci vorrebbe un sindacato europeo unito e una sinistra capace di prospettare un’altra europa. sel non ha mai chiesto di entrare nel partito della sinistra europea sebbene rifondazione avesse ufficialmente detto che lo auspicava e non avrebbe posto veti di nessun tipo (i partiti membri hanno il diritto di opporsi all’ingresso di altri paertiti del proprio paese). è colpa nostra? o è invece che sel, che ha chiesto di entrare nel partito socialista europeo sa bene che i contenuti del centrosinistra sono incompatibili con la sinistra europea? vedi tu. ne la stampa ne i talk show parlano mai della sinistra europea. e quando ne parlano disinformano. come hanno fatto dicendo che syriza era la “sel” greca omettendo che è invece la forza sorella di rifondazione.
    se guardi il post che ho messo più sopra vedrai che la sinistra europea sarà ben presente alle elezioni. e che noi abbiamo detto e stradetto che alle elezioni europee bisogna fare una lista che faccia riferimento alla sinistra europea e al gruppo parlamentare della sinistra unitaria europea (GUE).
    4) non so che documento hai letto ma non c’è scritto affatto che la fabbrica è l’unico luogo del conflitto. al contrario c’è un’analisi precisa della società italiana esattamente nel senso che dici tu. e gli stessi obiettivi di lotta coerentemente parlano della precarietà, del reddito minimo garantito ecc.
    se vuoi polemizzare e criticare non farlo sulla base di pregiudizi. fallo su quanto c’è scritto nel documento.
    5) un partito non ha una “classe dirigente”. casomai ha una direzione o un gruppo dirigente. nazionale o locale che sia. ma siccome da anni nei talk show si parla di classe dirigente nei partiti ecco che anche i militanti usano concetti nemici ed impropri e la loro mente viene colonizzata dalla cultura dominante.
    la classe dirigente è una classe sociale dominante ed egemone.
    ma vuoi spiegare cosa intendi per rinnovamento concettuale e di linguaggio facendo degli esempi? o pensi che dire “rinnovamento” o “nuovo” sia qualcosa di concreto?
    io sono affezionato ai contenuti. e da sempre ho visto molti che invece che parlare dei contenuti passano ore ed ore a parlare di forme in astratto.
    un abbraccio

  27. giovanni ti rispondo domani.

  28. eccoci giovanni, credo che sulla distinzione connettività e comunicazione tu abbia pienamente ragione. nelle nostre elaborazioni manca davvero un’analisi approfondita del sistema comunicativo e della natura dell’informazione. la faremo, ma certo non al congresso che si deve occupare di scelte che non sono rinviabili. comunque che la pratica politica e sociale di molte organizzazioni territoriali sia valorizzata anche semplicemente dandone conto in rete, come tu stesso riconosci parlando di “modernizzazzione”, non è certo negativo. a volte mi meraviglio io stesso della capacità di alcune realtà di organizzare lotte concrete dotate di respiro strategico e di capacità di connessione con altre lotte. di solito queste esperienze, che pure hanno un valore generale, sono semplicemente sconosciute e rimangono patrimonio dei circoli del partito che le costruiscono e di pochi dirigenti. il minimo che si può fare subito è far si che vengano immesse in rete. il resto verrà poi.
    cmq io avevo messo il link al documento congressuale che ho firmato e contribuito a scrivere perché nel tuo precedente post avevi parlato dell’analisi della crisi. e credo che davvero la nostra elaborazione su questo sia ricca e seria. ed è alla base delle scelte politiche. mentre altri fanno scelte politiche (comode e convenienti nel sistema dato) per corredarle da elementi analitici totalmente strumentali rispetto alle scelte politiche già fatte.
    infine, una testa un voto.
    è molto semplice, anche se difficile a realizzarsi.
    proponiamo, e del resto già lo avevamo proposto alla federazione della sinistra ecc, che tutte le persone che si riconoscono nei contenuti critici del liberismo e nel riferimento europeo della sinistra europea e del gue, indipendentemente dalla tessera o appartenenza sindacale e politica, si uniscano e formino una forza politica che si presenti alle elezioni in autonomia dal centrosinistra.
    il metodo di una testa un voto serve a far si che i gruppi dirigenti di partiti (rifondazione pdci sinistra critica ecc) o di associazioni e sindacati non riservino per se posti di direzione e tanto meno nelle liste attraverso accordi di vertice. il partito comunista spagnolo da tre decenni non si presenta alle elezioni. i suoi iscritti, dal segretario all’ultimo iscritto, partecipano a izquierda unida con gli stessi diritti doveri di tutti gli altri. la direzione (a tutti i livelli) di izquierda unida è eletta senza che il pce o le altre forze che pure partecipano a IU abbiano una quota dei posti di direzione. quando c’è una questione controversa, come per esempio fare un governo regionale con il psoe ecc, decide un referendum degli iscritti.
    in altre parole in italia, a causa del sistema elettorale maggioritario rifondazione ha subito 8 scissioni nel corso degli anni. i gruppi dirigenti di tutti sono consunti ed hanno alle spalle troppe divisioni per poter essi promuovere credibilmente una unità capace di agglutinare le centinaia di migliaia di persone che pur si riconoscono nella grandissima parte di contenuti anticapitalisti ecc. perciò da tempo abbiamo deciso di rinunciare a qualsiasi tentazione egemonica. però succede anche che siccome, nonostante tutto, rifondazione è presente capillarmente in tutto il territorio nazionale e conta ancora decine di migliaia di iscritti e militanti, altri temono che alla fine abbia il controllo di tutto. ma sebbene sia comprensibile questa diffidenza essa non ha alcun fondamento. non foss’altro che per il semplice motivo che rifondazione è un partito plurale e non sarebbe in grado, nemmeno volendolo, di far muovere i propri iscritti come un sol uomo nella nuova forza. esattamente come succede al pce. se c’è una divisione in izquierda unida essa attraversa anche il pce.
    va beh. spero di essere stato chiaro.
    un abbraccio

  29. ho cancellato un post di tale “battista” che si limitava a profferire insulti idioti indirizzati a pietro. come sempre qui non sono ammessi che gli insulti al sottoscritto.
    chiaro?

  30. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    intanto grazie perchè ho capito esattamente come potrebbe concretizzarsi il modello una testa e un voto ed ho anche capito perchè in Italia la cosa è complessa anche se vale la pena di insistere non vedo altre possibilità reali per accogliere l’esistente .
    Spero che al congresso di questo si parlerà e si possa decidere in questa direzione. Concordo sulla serietà dell’analisi del documento che peraltro fin dove ho letto condivido praticamente in toto. Sull’europa e sull’euro in particolare l’errore di valutazione credo abbia pesato molto non solo in termini di comprensione ma anche in termini di credibilità. L’euro è uno strumento di oppressione e dominio per sua stessa natura ha raddoppiato il valore della lira solo per poter dimezzare il costo del lavoro ad essa riferita.Sono sempre stato contrario all’euro ed al maggioritario. Sono convinto che abbinare le due cose,i due concetti,faciliterebbe la comprensione della trappola che intendono nascondere. Sul fatto che in un congresso non si entri nel merito delle questioni legate alla comunicazione posso anche capirlo ma penso che un congresso possa ospitare uno sforzo analitico non secondario ai temi ad essa riferita. in questi ultimi anni il rifiuto del modello capitalistico si è radicato in ampie fasce del popolo la ricerca/affermazione della verità costituisce l’asse portante di una presa di coscienza molto più ampia di quello che si può immaginare.Non so se esistano già le condizioni della scintilla che incendia le praterie ma non siamo distanti da una fase che precede una condizione non dissimile. Un partito deve poter rappresentare la verità e la verità è un’espressione di classe.
    Viva la verità!
    un abbraccio

  31. ciao giovanni, scusa il ritardo. siamo d’accordo. sono maturi i tempi per una seria riflessione sul tema da te indicato. certamente dopo il congresso perché li i tempi sono strettissimi.
    un abbraccio

  32. egregio nuk, ti ho già detto che non sei gradito.

  33. non credo di riuscire ancora a votare un partito che ha al suo interno militanti che si esprimono come i peggiori omofobi. sono allibita. gli argomenti per contestare SEL sono molteplici e vari, non posso credere che si possa ridurre il confronto a livelli così..bassi. delusa.

  34. Patrizia Says:

    Questi personaggi scrivono anche sul sito del partito, ma non credo siano militanti, non del Prc quanto meno.
    Mantovani probabilmente li cancellerà e mi spiace che non succeda altrettanto sul sito, chè non sarebbe censura, ma solo pulizia dei bagni.
    Ciao

  35. che sollievo leggerti Patrizia (ero francamente disorientata) mi piace e mi convince il tuo punto, rosso. ciao e grazie

  36. care patrizia e albachiara, ho cancellato la solita sequela di insulti rivolti a me (e solo per non sollecitare altri imbecilli a rispondere) e le solite risposte (in questo caso contro sel) il cui unico contenuto è l’invettiva priva di qualsiasi ragionamento.
    da molto tempo sostengo che i social network e molti blog sono pieni di post di questo tipo. è solo un segno dell’egemonia della cultura dominante (individualismo esasperato) e della sottocultura da curva di stadio. ovviamente le persone comuniste o di sinistra che sono scivolate così in basso sono una infima minoranza. anche se l’anonimato e internet le fanno sembrare molte. ma purtroppo sono anche la punta dell’iceberg di una più vasta schiera di persone che davvero pensano che la politica sia il commento da bar mutuato dai talk show. potete star sicure che costoro non leggono, non studiano, non ragionano. non sono capaci di fare una analisi di nessun tipo. e pensano che la semplificazione di ogni cosa e le iperboli parolaie siano “radicali” o comunque efficaci. è la dimostrazione che la politica spettacolo impera anche, se non soprattutto, nella mente di quelli che pensano, ammesso che quel che succede nella loro testa sia assimilabile al pensiero, che insulti e grida possano essere assimilati a critica e a strumenti di opposizione. esattamente come grillo è solo l’altra faccia della medaglia del sistema politico spettacolare.
    ma è meglio non curarsi di costoro e procedere oltre.
    un abbraccio

  37. Vai avanti tu che mi vien da ridere Mantovani….avete distrutto un partito costruito con il sacrificio di tanti poveri fessi per permettere a quelli come, Bertinotti e Vendola etc. di godere di super stipendi e pensioni da nababbi. Finalmente non vi caca più nessuno….
    Fatevi sto congresso con quattro gatti e divisi con milioni di correnti. Com’era bello il mio PCI senza tutti questi ex “sinistri rivoluzionari”.

  38. Ca nisciunu è fesso Says:

    Vedo una fuga vigliacca del “sedicente” gruppo dirigente del partito difronte alla telefonata vergognosa del reuccio di Puglia con lo scagnozzo di Riva. Ferrero spara sentenze, che non calcola nessuno, su tutto, idem Grassi e vedo che neanche tu ti esponi sul tema. Nessuna presa di posizione ufficiale. State preparando l’ammucchiata, per quello che vale poi, con Niki il parolaio?
    Sappiate che non avrete manco quei quattro voti che quelli come me, per centralismo democratico, come si diceva una volta, hanno votato Arcobaleno e Rivoluzione Civile turandosi il naso per non vomitare. Come recitava una canzone andina ai tempi del governo Allende: Hemo dicio basta!!!

  39. Patrizia Says:

    Io ormai ci sono abituata, non ci faccio più molto caso, anche se continuo a trovarli disgustosi ed evito di commentare sui siti che tollerano questi andazzi, però penso che sia controproducente per quanto ci riguarda, nel senso che perdiamo il contatto con le persone e già son poche, che magari si avvicinano per capire cosa sia il Prc oggi.
    Il web è un’opportunità, una delle poche che ancora abbiamo per comunicare, trasformarlo in discarica è uno spreco assurdo.
    Ciao Albachiara, ciao Mantovani, buona giornata.

  40. Giovanni Says:

    Quanto è saccente sta Patrizia…..si vede lontano un miglio che è una salottiera del nulla. Pierangelo Bertoli, cantautore comunista in una sua bellissima canzone “A MUSO DURO” cantava, riferendosi a certi intellettualoidi, “E le masturbazioni cerebrali li lascio a chi è maturo al punto giusto le mie canzoni voglio raccontare a chi sa masturbarsi per il gusto….Canterò le mie canzoni per la stada ed affronterò il mondo a muso duro…..” Sta derelitta Rifondazione Comunista è ridotta un cimitero di pochissimi morti viventi che si parlano addossso strizzandosi il cervello.

  41. Fulvio Grandepenis Says:

    Però è scandaloso che uno non possa criticare il vomitevole poetastro di Terlizzi(per inciso a me le sue poesiole hanno sempre fatto caga.e)….e che minkia….questo si vende il c.lo con archinà e noi nulla….solo perchè è uranista?

  42. Aspettando Godot Says:

    Signor Mantovani un commento sulle elezioni regionali della Basilicata, dove una parte di Rifondazione, anticipando le conclusioni del congresso(sic!!!!) si è già candidata con il partito personale del Niki nazionale, quando lo fa? Liberazione, di solito attenta, tace; il sito di Rifondazione Comunista è diventato il sito del Manifesto…..
    Discuti sempre “Su i due massimi sistemi del mondo” ma come vedi i fatti hanno la testa dura e non bastano le pischelle Albachiara e Patrizia a cambiare lo stato di cose presente….
    Aspettiamo Godot?

  43. aspettando Godot sei una merd.ccia.

  44. signor “aspettando godot” la “pischella” del Cile, Camila Vallejo, ti dice niente? tu continua ad aspettare mentre io, lottando per il cambiamento, godo.
    a parte le facili battute e i giochi di parole, non ho letto ancora una sola cosa propositiva oltre le critiche e gli attacchi personali qui espressi. condivido quanto detto da Patrizia: dialogo dialogo dialogo, utilizzando ogni mezzo, affinchè il confronto dialettico cresca evitando atteggiamenti che potrebbero essere considerati, dai detrattori, come snobistici.
    ciao

  45. Aspettando Godot Says:

    albachiara, della comunista del Cile, Camila Vallejo , ho sentito parlare da qualche anno,su Liberazione di cui sono abbonato fin dal 1993, per il suo impegno nella lotta degli studenti cileni, e giustamente è diventata visibile e godo più di te, perchè è comunista, brava e pure bella….Tu invece alla testa di quale movimento sei? Fammelo sapere, così la prossima volta verrò a vederti alla testa di masse sterminate di proletari, sii un po più modesta pischelletta…..presuntuosa.

  46. Aspettando Godot Says:

    albachiara, dimenticavo ti invio un aricolo pubblicato su Micro Mega da Angelo D’Orsi che suppongo tu conosca a proposito di salotti…

    18/11/2013 23:30 | POLITICA – ITALIA | Fonte: Micro Mega | Autore: Angelo D’Orsi
    Vendola, Cancellieri e il regime dei salotti
    Scriveva su MicroMega nel 2 del 2010 il mio maestro Norberto Bobbio: “Pluralismo significa non soltanto che vi sono (debbono esservi) molte forze in gioco, ma anche che tra queste forze vi è (deve esserci) concorrenza e quindi conflitto, e pertanto ogni compromesso è sempre parziale e provvisorio, e l’unità non facilmente perseguibile e nemmeno benefica”. (La citazione si può trovare con innumerevoli altre di vari autori nello stimolante libro di Pierfranco Pellizzetti, Libertà come critica e conflitto , Mucchi Editore).
    Fa bene rileggere le parole del filosofo, davanti all’ossessione “unitaria” del presidente della Repubblica, grande padre delle “Larghe Intese”, il quale in nome della legittima esigenza di salvare la situazione economica del paese, non ha spinto verso un nuovo CLN, bensì verso una triste alleanza delle forze politiche che fino alle elezioni di febbraio 2013 si erano scontrate per esattamente un ventennio. Questa non è la politica dell’unità nazionale (che ha un senso in situazione di emergenza, come fu la lotta al nazifascismo), ma di una forzosa unità degli opposti in nome di un obiettivo politico, che, se nella misura in cui viene perseguito si rivela non compatibile con la democrazia, la quale è fatta di conflitto, di contrasti, di contrapposizioni, sulla base, tuttavia, del riconoscimento delle regole comuni di base, come in qualsiasi competizione: dal gioco delle carte al pugilato. Ebbene, come ci si può alleare con chi le regole del gioco – quelle fissate dalla Costituzione e dall’insieme dell’apparato legislativo – non ha mai riconosciuto?
    V’era una sola possibile ratio nell’alleanza impropria tra centrodestra e centrosinistra: fare una legge elettorale degna di questo nome. E poi sciogliere le Camere e andare al voto con la nuova legge. Non solo non lo si è fatto, ma tutto sembra dimostrare che questo governo assurdo, guidato (ma solo formalmente) da un giovane democristiano ambizioso e furbetto, miri a durare indefinitamente, perseverando nella politica degli annunci, mentre sotterraneamente lavora a smantellare quel che rimane da smantellare: Costituzione (vedi aggiramento delle norme dell’art. 138 relative ai cambiamenti della Carta in vista del suo stravolgimento), diritti sociali (l’elenco sarebbe troppo lungo), spazi di libertà (vedi occupazione militare della Val Susa), dignità nazionale (vedi atteggiamento verso gli Usa in relazione al Muos e agli F35).
    Ma il PD, con i suoi mugugni interni, continua a resistere stoicamente: finché non avrà perseguito l’obiettivo del proprio annientamento, persevererà? L’esperienza del governo Letta-Alfano (il secondo intanto consuma l’uccisione del padre, alias Berlusconi; del resto anche Letta ha ucciso Bersani e gli altri padri e padrini più o meno nobili del suo partito) risulta di eccezionale interesse per gli studiosi di oggi e di domani: essa rivela, accanto a tutta una serie di altri fatti, come pressoché l’intera classe politica sia ormai sideralmente lontana non “dalla società”, ma da una parte precisa della società; quella preponderante numericamente ma ormai priva di rappresentanza politica costituita dai ceti più deboli: dagli “umiliati e offesi”, che stringono i denti e si arrabattano per sopravvivere, e spesso maledicono il mondo e la vita.
    Viene talora davvero il sospetto che, una volta messo piede in quelle istituzioni (non solo il Parlamento, ma anche gli organismi locali), una volta agguantato “il posto”, si entri nel giro, e si esca dal contatto sociale. Sospetto sbagliato, naturalmente, in quanto generico e generalizzante; ma quello che ci mette sotto gli occhi la cronaca è desolante. Quello che ci tocca vedere è una impressionante contiguità fra i poteri; potere politico, potere economico, potere dei media. Una sorta di superpotere è ormai di fatto signore del paese: e le distinzioni di ruolo come quelle di appartenenza politica o di affinità ideologica non hanno alcun peso. La signora Cancellieri, osannata dal centrosinistra e dal centrodestra ben prima di ascendere ai fasti governativi con Monti (uno dei più grandi bluff della storia contemporanea), nel suo “inciampo” dimostra proprio questa contiguità: al di là della gravità (estrema!) del fatto, ossia della signora ministro della Giustizia (davvero palesatasi nei panni di ministro dell’Ingiustizia) che interviene a favore di detenuti, extra e contra legem , quello che emerge è precisamente la contiguità familiare e amicale tra la famiglia della Cancellieri e la famiglia Ligresti. Intrecci e incroci impressionanti.
    Ma è pure, ahimè, la contiguità che rivela Nichi Vendola con i potenti, nella sua già famigerata chiacchierata telefonica con il “galantuomo” Girolamo Archinà, a quanto risulta finora, eminenza grigia della fabbrica di morte che è l’Ilva di Taranto. Ora, possiamo pensare che “prima” Vendola fosse come appare in quella telefonata? Ossia un personaggio del più squallido sottobosco della politica? No. Vendola era uomo intelligente, raffinato, culturalmente preparato: una piccola eccezione nel panorama, anche della sinistra “radicale”. Poi, gli slittamenti a destra, poi la superfetazione delle “narrazioni”, ma ciononostante, l’ascesa al soglio della Regione Puglia (meritatamente, e malgrado l’ostilità del PD), poi il bla bla e la fuffa, e un inatteso risultato elettorale che ha dato al suo evanescente partito un bel manipolo di parlamentari, la presidenza della Commissione che deve scacciare Berlusconi dal Senato (ma non parliamo di chi riveste quella carica: un altro bel personaggio!), oltre addirittura alla presidenza della Camera ( no comment sulla titolare).
    Ebbene, ecco Vendola come è ridotto: non so se effetto della mutazione genetica che accade nelle stanze del potere, o messo nudo nella sua essenza prima celata. Certo, non v’è ipotesi di reato, in quella conversazione, ma fa pena scoprirlo intricato in quel partito non istituzionale, assolutamente trasversale, che una volta avremmo chiamato della “classe dirigente”, ma che oggi, disvelato nella sua miseria, appare semplicemente come il protagonista di un “regime da salotto” (come ha scritto Juri Bossuto, in una lettera a un quotidiano torinese, non pubblicata, in relazione al caso Cancellieri).
    Il familismo amorale è una delle nostre piaghe nazionali, si sa; ma il regime dei salotti che ci governa è, per chi dai salotti è condannato all’esclusione (ossia la quasi totalità della popolazione italiana) intollerabile. La difesa della Cancellieri, invece, da parte di una fetta cospicua del PD, è inaccettabile, ma perfettamente esplicabile. Non è solo per garantire la “tenuta del governo” (ma che vuol dire!?), ma anche e forse soprattutto perché la simpatica solidarietà fra coloro che si accomodano ogni sera sui sofà del salotto, e che sorbiscono il caffè coi pasticcini, o il Berlucchi con i pistacchi, fra “ho un amico che aspira al consiglio di amministrazione” e un “non ti preoccupare: ci penso io”, fra un “non bisogna parlare sul tuo giornale di questa cosa” e un “smetteremo subito, stai tranquillo”, non consente di fare altrimenti. Il salotto non si tradisce

  47. non so cosa significhi esattamente “pischella” (dove vivo io non si usa) ma è chiaro il tono paternalistico usato per definire, in modo riduttivo,le uniche donne qui presenti. A fronte di questo tuo discutibile approccio, ho ricordato la vittoria di Camila e la sua affermazione, il fatto che tu “aspettando godot”, abbia frainteso la mia gioia scambiandola per presunzione, m’ induce a credere che guardi agli altri/e con gli occhiali del pregiudizio.
    Se vuoi venirmi a vedere mi troverai alla testa dei movimenti delle donne, a fianco delle femministe.sempre.

  48. cara albachiara, ovviamente è tuo diritto fare come preferisci, ma mi permetto di suggerirti di non dare corda a certi post tentando di intavolare una qualsiasi discussione interessante o almeno degna di questo nome.
    le persone che insultano usando frasi, slogan e pseudoconcetti direttamente mutuati dalle risse (per altro finte) dei talk show, dai reality show e dagli usi e costumi delle curve di stadio, non sono interessate a nessuna discussione. vogliono solo “sfogarsi” e aggredire (vigliaccamente visto che usano l’anonimato) e sono ben contente di avere risposte alle loro provocazioni, per poterle continuare.
    queste persone, ma è meglio dire individui privi di qualsiasi coscienza e cultura, le trovi su tutti i social network e in tutti i siti che permettono, senza censura, a chiunque di postare ciò che vuole. non sono molti, sono bugiardi in quanto possono fingere di essere o di essere stati del prc su questo blog e di sel su un altro, sono vili perché rifuggono qualsiasi responsabilità relativa a ciò che dicono. in alcuni casi sono persone piuttosto scarse di cervello e in altri sono maniaci che passano ore davanti al computer o col telefono in mano per sparare cazzate di ogni tipo.
    da quando, prima col calcio e poi con la politica, in tv invece di discutere civilmente del campionato o del governo sono stati “inventati” (in realtà banalmente copiati format delle televisioni commerciali di provincia degli usa) i talk show la parte più sprovveduta e manipolabile della popolazione crede che discutere di qualsiasi cosa sia gridare, lanciare invettive, fare congetture strampalate e dietrologie di ogni tipo. possono dirsi di sinistra, di destra, leghisti o simpatizzanti di qualsiasi leader o pratito, rivoluzionari, comunisti, sinceri democratici, cittadini indignati, e così via all’infinito, ma sono solo persone che agiscono esattamente come il sistema induce a fare. non possono nemmeno rendersene conto, avendo scarso spirito critico, e perciò vanno anche compatiti.
    come puoi vedere si critica il prc e il sottoscritto perché cerchiamo di tenerci alla larga da una rissa inconcludente sulle telefonate di vendola. ed ovviamente se cerchiamo di sottrarci al copione per cui dovremmo scambiare con sel insulti e inutili polemiche entra in ballo la dietrologia. “non prendete posizione” perché vi preparate ad una ammucchiata (?). mah!
    per loro se non ci sono grida ed insulti vuol dire che gatta ci cova.
    non possono proprio capire che, nella fattispecie, le telefonate di vendola si commentano da sole e che un qualsiasi tentativo di usarle al solito scopo di “rubare voti” invece che sottolinearne la gravità finirebbe per metterle nel frullatore e in ultima analisi nel renderle meno gravi di quel che sono. proprio non ci possono arrivare.
    un abbraccio e buon lavoro nel movimento femminista.

  49. Pietruccio Says:

    Ramon? Basterà un bel pernacchio……

  50. ecco pietruccio e il suo commento che denuncia un’intelligenza straordinaria.

  51. come smentirti?

  52. lucaocchionero Says:

    Su Vendola, le sue telefonate compromettenti ed altro ha risposto la federazione prc di Taranto che mi ha onorato proponendomi segretario. Nel nostro comunicato non abbiamo preso posizione rispetto al contenuto della telefonata, né se la stessa configurasse o meno reati(non ci interessa). Basta la confidenzialità tra il presidente e il responsabile relazioni esterne dei Riva per capire che cosa significa la commistione tra politica riformista e poteri industriali capitalistici e finanziari. Basta quella confidenzialità col potere per capire le ragioni del fallimento di una via politica che del resto già con il tentativo del San Raffaele(mandato a monte dalla ferma opposiizone di questa federazione + movimenti civici) si era ampiamente manifestato.

  53. lucaocchionero Says:

    quanto al congresso: aldilà della finta unità e dei tentativi ostruzionistici volti ad impedire da più parti ad un segretario il raggiungimento del 50%(davvero ho difficoltà a scorgere politica in questo tipo di strategie), ritengo che si stia perdendo una grande occasione rispetto alla democratizzazione del partito. Sono sempre più convinto che nei momenti di crisi si esce con maggiore democrazia e con maggiore ascolto delle ragioni degli iscritti militanti nei territori. La forma statuto non aiuta questo tipo di processo ed i prospetti di riforma previsti non indicano nulla di buono per il futuro. Rimane tutto intatto il problema del collegamento tra territori e comitato politico nazionale, poi si fanno certi errori importanti come gli ultimi avvenuti nella selezione dei candidati per Rivoluzione Civile. Un errore madornale avere bocciato la proposta di inserire i territori nel comitato politico nazionale, spero che qualcuno intenderà riproporla

  54. lucaocchionero Says:

    In ultimo ma non per ultimo: da tempo suggerisco la realizzazione di un “patronato” nazionale del partito. E’ uno strumento utile per risolvere il problemi quotidiani di tantissimi cittadini pur restando fuori dalle istituzioni, consente di coordinare iniziative simili che sono state intraprese da compagni nei territori purtroppo a macchia di leopardo e senza una prospettiva nazionale, e consente anche di ottenere un minimo di autofinanziamento. Questo partito, pur nelle note difficoltà in cui si trova, è ancora capace di creare strutture utili per influire nella società. Non avremo più tanti soldi, ma le intelligenze e la volontà non mancano. Perché non le organizziamo?

  55. ciao luca, mi fa piacere vederti qui e buon lavoro per il tuo incarico.
    sono d’accordo con te sulla faccenda vendola e sul “patronato”. anche se ovviamente proposte come il patronato vanno fatte nelle sedi dove si può decidere di realizzarle, oltre che sulla rete.
    sul congresso e dintorni, invece, ho delle cose da dirti. e siccome sono temi complessi mi piacerebbe intavolare una vera discussione.
    eccole:
    1) democrazia nel partito. tu scrivi: ” si stia perdendo una grande occasione rispetto alla democratizzazione del partito. Sono sempre più convinto che nei momenti di crisi si esce con maggiore democrazia e con maggiore ascolto delle ragioni degli iscritti militanti nei territori. La forma statuto non aiuta questo tipo di processo ed i prospetti di riforma previsti non indicano nulla di buono per il futuro.”
    messa così non si può essere che d’accordo. o quasi. tuttavia si può anche dire che messa così non vuol dire nulla.
    cos’è la maggiore democrazia e il maggiore ascolto?
    noi siamo uno dei partiti comunisti e non solo comunisti statutariamente più democratici al mondo. nel senso che ogni posizione culturale e politica può essere liberamente espressa e nel tempo del congresso viene tutelata ed origina una rappresentanza proporzionale negli organismi dirigenti. gli organismi dirigenti vengono eletti ad ogni livello e sempre le decisioni politiche importanti vengono assunte dagli organismi più ampi come i comitati politici federali, regionali e nazionali e non le rispettive segreterie. le organizzazioni territoriali sono sovrane nella determinazione di scelte elettorali o meno. anche se queste ultime non sono condivise da organismi dirigenti superiori.
    mi spieghi, per favore, cosa significa maggior democrazia e ascolto?
    ovviamente dove c’è democrazia, tutela delle minoranze e riconoscimento di diritti ci può essere un cattivo uso e perfino un abuso. è, dal mio punto di vista, il caso di una minoranza che si cristallizza e si comporta come una corrente nella quale vige il centralismo interno e che, avendo il diritto di selezionare i propri rappresentanti negli organismi dirigenti li sceglie non secondo le esigenze generali del partito bensì secondo criteri di fedeltà alla corrente o, peggio ancora, per renderli fedeli. tuttavia, essendo gli interessi generali del partito e il giudizio sulla qualità politica delle persone cose altamente opinabili non si può da parte della maggioranza sindacare. perché se ci sono opinioni diverse e queste sono tutelate nel loro diritto ad esprimersi non sarebbe democratico che la maggioranza, con la forza dei suoi voti scegliesse lei i rappresentanti delle minoranze. o no?
    ora, di fronte a problemi di questa natura purtroppo da molto tempo esiste l’illusione che le regole e lo statuto possano risolvere il problema. ed invece è sbagliato. una divergenza su una questione fondamentale non può essere mai risolta da una discussione sulle regole. al contrario succede che la divergenza si aggravi. è il caso della minoranza che può pensare che il cambiamento delle regole abbia lo scopo di tacitare o di rendere impotente la sua posizione politica. e allora pensa che la maggioranza sbagli politicamente e in più sia autoritaria. ed è il caso della maggioranza che può pensare che la minoranza propone “più democrazia” e nuove regole allo scopo di rendere impotente il volere della maggioranza.
    come vedi, caro luca, gira e rigira in un regime democratico tutto si fa complesso. ogni cosa ha diversi aspetti e considerarne uno solo in modo superficiale e/o strumentale conduce immancabilmente verso un difetto di democrazia e non verso maggior democrazia.
    quindi ripeto la domanda. cosa intendi per maggior democrazia?
    in quanto all’ascolto trattasi di concetto talmente vago che non vuol dire quasi nulla. so che è di moda citare “l’ascolto”. è un mantra dei talk show e della politica spettacolo. ma non vuol dire nulla di nulla se messo in relazione con le decisioni che devono essere prese da organismi dirigenti (e va ricordato che sono eletti e non nominati dall’alto).
    continua….

  56. ascoltare è sempre necessario in qualsiasi attività, figuriamoci nella lotta politica. ma ascoltare chi e cosa?
    lasciamo stare l’ascolto fra pari, che non credo tu alludessi a quello. e che tuttavia è il più bistrattato. per esempio da chi in una riunione passa la maggioranza del tempo fuori dalla sala snobbando la maggioranza degli interventi. da chi arriva tardi, non ascolta la relazione salvo poi intervenire immancabilmente. da chi interviene e se ne va non ascoltando le opinioni di chi interviene dopo e nemmeno eventuali risposte alle sue. e così via.
    parliamo dell’ascolto di chi sta in alto nei confronti di chi sta in basso.
    non conosco, e non ho mai conosciuto, un solo dirigente che non abbia un’idea più o meno precisa delle opinioni più diffuse nella base. per il semplice motivo che la conosce e la frequenta, che nell’attività ordinaria ha modo di verificarne le opinioni.
    al momento di assumere una posizione e una decisione, e cioè nel momento di esercitare il ruolo previsto dalla funzione di direzione, però, deve farsi guidare da un’analisi e da una linea e assumersi delle responsabilità. o no? o deve “ascoltare” questa o quella posizione proveniente dal basso anche se sono spessissimo contraddittorie? di fronte ad una scelta controversa nella base ci sono sempre opinioni diverse. sempre. la decisione non può essere mascherata come prodotto dell’ “ascolto”. nemmeno quando è palese che la maggioranza della base ha un’opinione conforme alla decisione che ci si appresta a prendere. e tanto meno deformando la realtà fino a nascondere che ci si appresta a prendere una decisione contraria la volere della maggioranza.
    perché la funzione di direzione comporta un principio di responsabilità che non può e soprattutto non deve essere eluso.
    per fare un esempio la direzione del PCI, non dopo non aver discusso a lungo, decise che la posizione del partito era favorevole nella costituente al voto delle donne. la maggioranza degli iscritti al pci era contraria. ecco un caso nel quale l’ascolto di cui si parla correntemente oggi avrebbe condotto il pci a compiere un gravissimo errore. per il semplice motivo che i principi valgono più delle convenienze (che pure elettoralmente erano considerevoli all’epoca). e per il semplice motivo che un partito che vuole “abolire lo stato di cose presenti” non può assecondare il “senso comune” prodotto dalla cultura dominante.
    purtroppo la “base” sociale, elettorale ed organizzativa della sinistra di classe attuale è egemonizzata potentemente da una concezione della politica e degli stessi rapporti sociali propria della cultura dominante.
    ascoltare si, quindi. ma assecondare qualsiasi cosa appaia maggioritaria rifuggendo dalle proprie responsabilità mai! dico io. non so quanto solitariamente.
    continua….

  57. comunque qualcosa si può fare, senza derogare dalle proprie responsabilità. per esempio nella mozione 1 c’è la proposta che su temi controversi e decisioni importanti si svolgano referendum vincolanti. per esempio sulle scelte elettorali a tutti i livelli. come sai io lo sostengo da tempo. e per questo però dico che la “base” se è investita direttamente di una responsabilità diretta deve esercitarla discutendo e ragionando e non dando vita a fazioni incapaci di capire e considerare le controindicazioni che ogni scelta porta con se, soprattutto nel regime bipolare maggioritario infame con il quale abbiamo a che fare. come penso che, avendolo detto più volte nel cpn, l’idea che gli organismi dirigenti siano come il parlamento nazionale composto da maggioranza ed opposizione e da partiti contrapposti e distinti è una aberrazione nel senso pieno della parola. l’organismo dirigente di un partito composto da persone affini ideologicamente e politicamente non può essere un parlamento eletto proporzionalmente. ovviamente penso che qualsiasi minoranza abbia il diritto di essere rappresentata e di poter assumere incarichi esecutivi (la famosa gestione unitaria). ma teorizzare che eleggere dirigenti del cpn anche su base direttamente territoriale equivale a proporre l’uninominale maggioritario, tradendo la nostra fede proporzionalista, è una cazzata, prima ancora che una aberrazione teorica.
    e quindi su questo credo di essere d’accordo con te sulla elezione del cpn. se ho capito bene.
    2) sulla ormai annosa questione delle candidature di rivoluzione civile.
    bisogna dare un giudizio negativo? si, senza dubbio. si tratta di un errore soggettivo? per me no. anche a costo di rimanere da solo al mondo a sostenerlo io continuo a pensare di no.
    il problema è che ormai non si discute più sulla base di un’analisi seria dei fatti e delle diverse opzioni reali sulla base delle quali si sono fatte scelte precise. ormai si discute solo di suggestioni e di semplificazioni. altra cosa tipica della cultura dominante e della politica spettacolo.
    rifondazione, come è noto e comunque scritto in tutti i documenti discussi e votati negli organismi dirigenti e sui quali ogni organizzazione di base ha avuto il tempo e la possibilità di dire la propria “facendosi ascoltare” aveva una linea precisa. unire la sinistra d’alternativa alle elezioni. non mancava certo la consapevolezza dello stato reale della sinistra alternativa in italia. sul quale non torno per l’ennesima volta. al tentare di unire esisteva un’alternativa? se si quale? presentarsi da soli o contribuire magari a due diverse e contrapposte liste “unitarie” entrambe fuori dal centrosinistra?
    con il senno del poi capisco che si possa dire che presentarsi da soli forse dal punto di vista dei voti non sarebbe stato diverso dal risultato poi ottenuto. tuttavia non si può far finta di non sapere che: 1) ci sarebbe caduta addosso l’accusa di aver impedito ad una lista unitaria di eleggere una rappresentanza sufficiente a portare nelle istituzioni, e conseguentemente nel dibattito corrente, i contenuti di lotta del mondo del lavoro (piattaforma fiom ecc), beni comuni, no tav, scuola ecc ecc. 2) nel partito sarebbe scoppiata una divisione foriera di un’ennesima scissione.
    comunque si è deciso di tentare una lista unitaria esattamente perché non eravamo autosufficienti e perché era la scelta giusta. chi dice che potevamo presentarci da soli e fa finta di non sapere cosa sarebbe successo o non ragiona o mente. avremmo passato la campagna elettorale a spiegare perchè c’erano 3 4 o anche 5 liste che sulle cose essenziali dicevano le stesse cose.
    una volta che il pdci, rompendo la federazione a avendo rifiutato di sottomettere la decisione ad un referendum, ha scelto di tentare di entrare nel centrosinistra (cosa difficilmente attribuibile alla nostra volontà) abbiamo dimostrato il massimo di unitarietà partecipando al processo di “cambiare si può”. anche li abbiamo dovuto decidere se era più importante la collocazione politica della lista (contenuti e alternatività al centrosinistra) o la “visibilità” del partito. abbiamo scelto la prima perché era la cosa giusta e perché se non avessimo accettato il percorso dal basso di cambiare si può ci sarebbe caduta addosso l’accusa di essere settari e di voler, con la forza organizzata, strumentalizzare, dirigere e condizionare qualsiasi processo unitario. ma poi gli orfani rifiutati dal centrosinistra hanno dato vita ad una aggregazione con l’indicazione di un candidato, ingroia, assolutamente indigesto per il centrosinistra. e quando quest’ultimo si è presentato all’assemblea di cambiare si può è stato acclamato leader di una nascente lista unitaria.
    dovevamo lavorare per due liste? cambiare si può e un’altra con il pdci e l’idv entrambe contro tutte le misure del governo monti?
    qualcuno pensa che si sarebbe capito perché c’erano due liste sicuramente fallimentari entrambe?
    certo quella di cambiare si può con dentro noi avrebbe fatto le liste di candidati in tutt’altro modo. ma davvero qualcuno pensa che si sarebbero giustificate due liste sul metodo di selezione dei candidati?
    infine, una volta che si decise ad ampissima maggioranza che si doveva fare una lista unitaria con l’unico metodo possibile data la indisponibilità di tutti gli altri a farla dal basso ed anche dati i tempi, e cioè con un accordo di vertice, noi discutemmo anche dei nostri eventuali candidati. e qui vengo alla tua obiezione, scusandomi per averla fatta troppo lunga. anche se per discutere di quella obiezione è per me necessario chiarire il contesto e non farlo sulla base di una pura suggestione che di per se può apparire giustissima.
    come dovresti sapere fra di noi c’era chi sosteneva la tesi che dovessimo presentare candidati provenienti dai territori e dai movimenti di lotta e non dirigenti di partito. noi però. perché non potevamo certo impedire agli altri di presentare i loro dirigenti e segretari. a sostenere questa tesi, fra gli altri, c’era il nostro segretario ferrero. ovviamente potevamo farlo. ma chi, come credo tu, sostiene che dovevamo farlo considera o non considera quel che sarebbe successo realmente?
    semplicemente l’assenza di persone direttamente riconoscibili come partito avrebbe accentuato la nostra invisibilità e l’immagine politicista orfana del centrosinistra della lista. o no?
    e poi una volta deciso di presentare candidati eleggibili realmente nel numero di 4 5 o 6 davvero credi che sarebbe stato facile decidere quale territorio si e quale no? quale lotta si e quale lotta no?
    si fa presto a dire territori e lotte quando si eleggono decine di parlamentari. ma quando i numeri sono ristrettissimi esercitare la responsabilità di decidere chi si e chi no è facile? e comunque si scelga puoi stare certo che gli scontenti ed incazzati supereranno territori e lotte che si sentono rappresentati. e gli esclusi grideranno alla discriminazione e all’arbitrarietà delle scelte del vertice.
    insomma, caro luca, gira e rigira anche in questo caso bisogna saper distinguere fra errori soggettivi e scelte obbligate.
    illudersi che bastasse fare una cosa invece che l’altra senza considerare gli effetti ancor più negativi che si sarebbero prodotti non è farsi autocritica. è imbrogliare se stessi scappando dalla vera difficoltà che è insita nel sistema politico italiano attuale e nella natura incerta e pletorica e settaria che lo stesso ha indotto nella sinistra italiana.

    un abbraccio

  58. lucaocchionero Says:

    va bene. innanzitutto sono segretario da quasi due anni, in discussione e dimissionario in questo congresso come credo sia giusto. Secondariamente, capisco la rappresentazione della molteplicità dei punti di vista da te fatta. Sì mi riferivo alla proposta, bocciata per opportunismi di corrente, di popolare il cpn di compagni espressione del territorio: peccato. Chiedo scusa se di tanto in tanto faccio cedimenti verso una qualche forma di basismo ma ancora ricordo, da giovane comunista, il partito di allora, liddove il segretario di sezione ci riuniva per tre pomeriggi alla settimana e ci faceva studiare i documenti congressuali. Oggi non ci sono i compagni per fare ciò, alle volte non c’è nemmeno la voglia di insegnare e trasmettere. A ridosso dei congressi prevale un individualsmo sfrenato e l’unico bene comune è quello della propria corrente. Si sfasciano federazioni per soddisfare ambizioni personali o di cordata, si bruciano amicizie sull’altare dell’opportunismo come fossero rami di ulivo dentro un camino, Stando così i fatti alle volte mi chiedo se la crisi del partito non nasca da noi stessi oltre che da cause ben note.

  59. caro luca, prendi l’augurio come un auspicio.
    la storia ci ha consegnato un partito di correnti. che per altro hanno sempre eletto nel cpn la stragrande maggioranza di compagne e compagni dei territori. solo che li hanno scelti sulla base di una logica propria e non del partito. ma nella storia che ha prodotto le correnti ci sono anche le scelte sbagliate della maggioranza, come il governo di maggioranza del partito. di cui io mi sento altamente responsabile. non serve a nulla la predica contro le correnti se nel corso del tempo non si correggono i propri errori. che fare le autocritiche degli altri invece che le proprie è sempre troppo facile.
    molte delle cose che dici sono vere. del resto anch’io le dico sempre. ma è anche inutile lamentarsene. la cultura dominante lo è esattamente per questo. agisce senza che chi se ne fa portatore se ne renda conto. al punto che molti che agiscono secondo gli schemi della politichetta spettacolo pensano di essere antagonisti solo perché ripetono qualche frase scarlatta. molti non conoscono altra politica che non sia ultrapersonalizzata e fatta di incontri e scontri personali, di manovre, dietrologie e processi alle intenzioni. anche in questo caso penso che nel tempo in cui rifondazione era al centro dell’attenzione dei mass media ci sia stato un difetto di analisi seria sulla mutazione che la politica andava subendo dalla logica bipolare e del sistema spettacolare e conseguentemente una gravissima mancanza di contromisure e battaglia culturale capace di contrastare la penetrazione della cultura dominante nelle fila della classe e dello stesso partito. anche qui sento una grave responsabilità personale.
    comunque queste cose si possono combattere.
    molti hanno l’illusione che la “formazione” sia risolutiva.
    secondo me non è così.
    per me sono decisive due cose prima della formazione.
    1) la critica dell’economia politica, della formazione sociale conseguente e della cultura dominante è imprescindibile. la formazione è utile se serve a fare questo, perché se invece è libresca, astratta e dogmatica finisce con il diventare solo l’abilità a trovare citazioni da mettere al servizio di qualsiasi descrizione semplificata della realtà.
    2) la pratica sociale, fatta di lotte concrete (non solo di manifestazioni e propaganda) è indispensabile, se accompagnata dalla capacità di analisi, per formare militanti e quadri che abbiano coscienza delle difficoltà reali che si incontrano e incontreranno.
    non c’è nessuna scuola formativa che possa sostituirsi a questa pratica. l’appartenenza ad una classe, ad un collettivo, ad una storia non si impara sui libri, bensì nella pratica in un lungo processo di esperienze concrete. del resto se si ha coscienza di andare controcorrente non ci si scoraggia per le difficoltà, per le sconfitte e nemmeno per i tradimenti.

    insomma, caro luca, sono tempi difficili. ma siccome lo sono per i lavoratori e per tutti i ceti sociali oppressi lo sono anche per un partito che vuole stare dalla loro parte. e se la stragrande maggioranza dei lavoratori non ha coscienza del perché della propria condizione analogamente non ci si deve meravigliare se gran parte del partito non ha piena coscienza del perché delle proprie difficoltà.
    come ci sono tanti lavoratori che pensano che la propria condizione sociale di ricattati, precari e disoccupati sia da addebitare alla “casta” così ci sono militanti che pensano che le difficoltà del partito siano da addebitare al gruppo dirigente, che non per caso da anni nelle stesse riunioni del partito viene definito “classe dirigente” come nei talk show.
    è il momento di resistere e tenere duro. punto. senza farsi illusioni e cercare false soluzioni.
    l’analisi della crisi ci dice che le cose peggioreranno. e ci saranno grandi sommovimenti. noi possiamo dare un contributo importante perché abbiamo una spiegazione seria di quel che succede e perché lavoriamo a unificare le lotte contro il vero nemico. come sempre è stato.

    un abbraccio

  60. Caro Ramon,
    premetto che dico giusto qualcosa al netto del 90% e oltre di cose che condivido nel tuo intervento.
    Sui gruppi dirigenti io sostengo il tuo approccio, la logica del capro espiatorio è sempre errata, a mio parere. Semplifica e spesso nasconde del tutto i problemi.
    Ho avuto il mio da fare nei congressi di circolo a cercare di parlare di politica mentre si assegnava a Ferrero o ai dirigenti della mia federazione ogni tipo responsabilità.
    La mia tesi su questo punto però è che in generale di dirigenti che svolgono il ruolo alto che descrive Ramon sono proprio molto pochi. Dicendola in maniera un po’ provocatoria direi che spesso il gruppo dirigente proprio non c’è, nella sua funzione. Spesso “dirigere” si limita a voler dire tenere i contatti personali con gli iscritti, curare la fedeltà ad un’area o a una singola persona, mettere i compagni a lavorare sulle campagne elettorali. Di lavoro sistematico, scelte complicate, investimenti politici etc spesso nemmeno l’ombra.
    A livello locale, i segretari di circolo sono spesso indistinguibili dal militante di base mediamente scoraggiato e mediamente assai poco informato sulle posizioni e i documenti del partito.
    A livello provinciale, i segretari e i membri delle segreterie sono stati troppo spesso ostaggio, quasi sempre volontario, degli equilibri della maggioranza. Preferendo non prendere alcuna decisione dirimente e magari potenzialmente conflittuale.
    E’ questo che intendo quando parlo di rinnovamento anche nei circoli: rottura degli equilibri politicisti. Perché in media conosco dirigenti giovani ben più inseriti in quelle logiche di molti compagni più esperti.
    Insomma, abbiamo bisogno di PIU’ direzione politica. Certo democratica e non autoritaria, ma direzione, responsabilità.
    Non becero basismo.

    Sulle regole, ancora condivido il fatto che i problemi non si risolvono coi codicilli. Però penso che ecco, aiuterebbe cambiare il regolamento nel congresso scrivendo che organismi e delegazioni si eleggono con lista aperta o con lista bloccata se almeno il 20% degli iscritti lo richiede. E non l’inverso come è sempre stato.

  61. Ramon? Prrrrrrrrrrrrrrrr

  62. caro antonio, sono d’accordo con te. io al 100 %.

    sulla regola che dici se non ho capito male tu proponi che le liste siano aperte e che un 20 % può ottenere che siano bloccate. è così?
    se è così capisco l’intenzione. tuttavia il fatto che un 20 % possa ottenere la lista aperta è una garanzia per le minoranze. perché in una lista bloccata una maggioranza può imperare come vuole.
    rovesciare le cose consentirebbe ad una maggioranza di escludere di fatto qualsiasi minoranza.

    un abbraccio

  63. egregio frank, ti ringrazio vivamente per l’intelligente intervento. ma, se permetti, avresti dovuto scrivere: Ramon….. prrrrrrrrrr! il punto interrogativo non c’entra. e un punto esclamativo è d’uopo.
    ciao e mi raccomando…. continua così!

  64. caro Ramon,
    sulle regole intendo dire che la lista aperta dovrebbe diventare la consuetudine e la lista bloccata l’eccezione, al contrario di come è oggi. Per questo proponevo l’inversione delle due cose nel regolamento. Lista aperta di base e se lo richiede un numero di iscritti o delegati (magari anche maggiore del 20%) lista bloccata, magari a dirimere situazioni insanabili.
    Anche se in realtà la lista bloccata si potrebbe forse anche abolire del tutto.

  65. caro antonio, una lista aperta necessita sempre che ci sia una grandissima coesione ed unità. altrimenti se c’è anche una modesta divisione ogni gruppo vota solo i propri invece che scegliere le persone sulla base del loro valore. ed inoltre succede che due gruppi molto coesi ed organizzati possano avere ragione di una larga maggioranza. per il semplice motivo che magari la larga maggioranza vota scegliendo le persone e i due gruppi concentrando le loro preferenze alla fine ne eleggono ben di più di quanti non gli spetterebbero.
    insomma, credimi e te lo dico perché nel corso di 45 anni di esperienza ho avuto modo di sperimentare tutti i tipi di liste aperte e bloccate, davvero non c’è nessuna regola valida in generale.
    e comunque nella situazione di un partito dove vige il pluralismo culturale ed anche politico la lista aperta è solo una possibilità che garantisce una minoranza che si ritenga discriminata dalla lista bloccata.

    un abbraccio

  66. Remo Lamazza Says:

    Io le posizioni politiche di Rametto proprio non le capisco…….

  67. lucaocchionero Says:

    remo lamazza se proprio vuoi fare incazzare Ramon ricordagli che l’Inter non è riuscita a vincere nemmeno con il Parma e che Mazzarri è un chiacchierone che si aggrappa a rigori insesistenti…

  68. lucaocchionero Says:

    tornando alle cose serie devo ammettere che questo congresso mi è piaciuto. La nostra comunità ha dato dimostrazione di reagire con dignità alla crisi ed invece di cedere al grillismo ed a qualche contestazione disperata e banale(ne siamo circondati purtroppo nei vari ambienti che quotidianamente frequentiamo) essa ha reagito con maggiore partecipazione e con una discussione franca e ricca di argomenti. La partecipazione soprattutto è stata vasta. Dalle riunioni di mozione, agli interventi in platea i compagni hanno voluto dire la loro rispetto alle maggiori decisioni da prendere, in tutte le aree vi sono state discussioni e divergenze segno di una comunità che cerca con intelligenza una soluzione anche alla proprio crisi. Il secondo obiettivo centrato con questo congresso è stata la linea politica. Finalmente chiara, semplice che ci pone in linea con le sinistre alternative europee e che demarca distanza inevitabile con quel che rimane della socialdemocrazia in Italia ed in Europa. Sia chiaro: quanto scaturito dal congresso in fatto appunto di linea politica decisa non potrà essere oggetto della consultazione che i tre saggi svolgeranno in cpn fino all 11 gennaio per individuare il segretario. Non è il caso di fare rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Tutto bene in questo congresso? Noooooo!! Rimane la pessima modalità di composizione del cpn, l’errore in molte scelte fatte, i clamorosi squilibri territoriali tra federazioni della stessa ragione. Ma questa è un’altra storia, molto brutta da raccontare…

  69. Patrizia Says:

    “Luca occhionero: Ma questa è un’altra storia, molto brutta da raccontare…”

    E io non ci ho capito niente come al solito 😀

    Non mi sono quasi scollata dalla sedia per tutta la durata del congresso, ho sentito qualche strillo, qualche intervento furioso, per me senza capo né coda, ma per la miseria! Avessi capito quello che succedeva!

    Pazienza, me ne farò una ragione, almeno concordo con la linea politica e spero che non cambi in un mese.

  70. cara patrizia, io sono d’accordo con luca e con te. quanto all’altra storia non c’è nulla da capire. sono le solite lamentele del tipo: in questa regione abbiamo 5 membri del cpn e magari il capoluogo ne ha tre. e così via. ma io non ho mai visto una elezione di comitato centrale o del cpn senza queste lamentele. perfino quando era di 350 persone c’era sempre qualcuno che si lamentava. è del tutto fisiologico. il problema, casomai, è che a volte si fanno tempeste in un bicchier d’acqua.
    un abbraccio

  71. lucaocchionero Says:

    Non credo sia un argomento da discutere su un blog sia pure autorevole per cui dopo questa osservazione tacerò, ma è necessario cambiare modalità di formazione degli organismi nazionali. Le proposte che pure sono state avanzate in congresso dalla federazione regionale veneta e che purtroppo non sono passate erano una buona e praticabile proposta. Vedremo in sede di conferenza di organizzazione di sostenere ipotesi di democratizzazione.

  72. sono d’accordo anche su questo, o quasi. ma non userei la parola democratizzazione. il prc ha lo statuto più democratico in assoluto. e comunque anche se una parte consistente del cpn venisse eletto direttamente dalle federazioni e/o dai regionali dovendo sempre scegliere fra persone ci sarebbe comunque chi si sente escluso. è del tutto naturale. basta non assolutizzare ogni cosa e non esagerare con le lamentele.
    un abbraccio

  73. lucaocchionero Says:

    Mai esagerare! L’importante è ricondurre il dibattito nella sede appropriata. Noi ad esempio al prossimo congresso regionale discuteremo delle eventuali puttanate fatte e qualcuno una risposta dovrà darla. Del resto la politica si fa anche con i numeri e chi li ha un minimo di attenzione la deve pure ricevere rispetto a chi non li possiede. Se poi sono valsi altri criteri di scelta, la cosa è legittima, basta che qualcuno dia spiegazioni che sinora non sono arrivate. Personalmente, ad esempio e probabilmente sbaglio, su ogni decisione presa dò sempre spiegazioni e giustificazioni a tutti i compagni che in qualche modo sono coinvolti.

  74. ok luca. un abbraccio

  75. giovanni Says:

    Caro ramon,
    ho cercato di seguire il congresso ,non è stato particolarmente agevole,sia per motivi di collegamento sia per la caotica dinamica degli interventi.Dico caotica perchè penso che se si sceglie di mettere in streaming un congresso non si può ignorare che questo accada. Io non ho alcun titolo per chiedere o per sindacare,visto che non sono ne iscritto ne militante. Probabilmente,e giustamente,lo streaming è stato pensato per gli iscritti e per dare loro la possibilità di seguire i lavori.Ma chi non è della “partita”( virgolettato perchè l’espressione non è adeguata ) osserva qualcosa che difficilmente è comprensibile. Se c’è una password per la lettura di liberazione perchè non fare altrettanto per il congresso!? Comunque il vero problema è ben altro spero che l’esito finale e le prossime iniziative mostrino l’efficacia di questa assise. Spero che Ferrero resti segretario perchè ha metodo,modestia ( vera non di maniera) e da quel che dice e da come lo dice dei veri e forti principi ,una grande autentica passione. Credo anche che nel suo intervento conclusivo abbia ben centrato il motivo della debacle del voto a sinistra. meno efficace miè sembrata la proposta per l’immediato futuro ,ma forse non era neanche nelle sue intenzioni parlare dell’immediato che appartiene ad altri. Mi è sembrato nell’insieme (parlo del congresso) un clima abbastanza rassegnato e questo penso sia positivo perchè rispecchia una parte della realtà delle forze in campo e dei rapporti reali di forza . Sono impressioni e in quanto tale valgono per quello che sono. Mi sembra ancora molto acerba la reale capacità di proporre una proposta convincente e ben articolata tra presupposti e orizzonti,ma forse non è proprio ancora il momento. Non ho proprio capito perchè ti ha fatto incazzare tanto da volerlo in coma alcoolica quel tipo……ma forse lui l’ha capito meglio di me. Un abbraccio

  76. caro giovanni, un congresso è un congresso. è fatto della plenaria, dove si avvicendano interventi generali (ed è questo che è andato in streaming) e di lavoro di commissioni specifiche, politica, statuto, elettorale. oltre a riunioni dei delegati delle diverse mozioni e delle regioni. lo streaming non è una diretta tv commentata con una regia. tutto qui.
    ancora una volta sulle tue impressioni sono d’accordo. completamente.
    il “tipo” che anche se non siamo quasi mai d’accordo è per me un amico fraterno non mi ha fatto incazzare. semplicemente siccome spesso beviamo insieme ho detto che ero pronto a pagargli da bere fino al coma alcoolico. insomma una cosa scherzosa ed anche affettuosa. infatti poi ne abbiamo riso insieme.
    un abbraccio

  77. lucaocchionero Says:

    Bè di certo la battuta su Vendola al congresso di Chianciano che lo ha lasciato lì freddato sul suo posto seduto ha avuto una efficacia diversa, ma era diverso tutto nel 2007(solo 5 anni fa!)

  78. quella non era amichevole.

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