Siria, la guerra totale

È impossibile capire quanto sta avvenendo in Siria e in Medio Oriente senza una chiave di lettura capace di individuare il motore di una immensa destabilizzazione di tutta l’area, che ha agito negli ultimi venti anni, a partire dalla caduta del muro di Berlino.

Ogni altra interpretazione dei sommovimenti, delle guerre civili e delle tensioni fra gli stati dell’area, per quanto parzialmente fondata sulla descrizione di episodi ed avvenimenti, si è rivelata incapace di elaborare previsioni azzeccate e soprattutto di fornire la base per una soluzione politica e negoziata dei conflitti armati e non, che incendiano tutto il Medio Oriente.

Anzi, a dire il vero, appare sempre più chiaro, per lo meno agli occhi di chi ha conservato un minimo di spirito critico, la natura strumentale e propagandistica delle sofisticate campagne di disinformazione di massa perpetrate dai mass media “occidentali”.

Stando alla pubblicistica corrente, per non parlare delle comparsate in TV di “esperti” capaci di dire, anche a distanza di poche settimane, tutto e il contrario di tutto, in Siria sarebbe in corso una “rivolta” popolare contro un regime dittatoriale. I “rivoltosi” o “insorti” che dir si voglia sarebbero una formazione composita ed anche inquinata da settori del fondamentalismo islamico, ma tutto sommato tesa a conquistare libertà e democrazia. Le potenze occidentali, USA e paesi ex colonialisti europei, sarebbero dilaniati dalla contraddizione di voler, da una parte, assolvere al proprio compito “storico” di promuovere ed esportare la democrazia, e dall’altra di rapportarsi agli stati dell’area secondo le norme del diritto internazionale, anche coltivando più o meno inconfessabili rapporti vantaggiosi con i singoli regimi al potere negli stati dell’area.

Se non stessimo parlando di morte, distruzione, esodi di massa, si potrebbe davvero ridere nel sentire gli inventori, storici utilizzatori e venditori delle armi di sterminio di massa, accusare qualcuno di utilizzarle in una guerra civile senza esclusione di colpi, per giustificare interventi militari a favore di una fazione in lotta nella guerra civile. Fazione che si è armata ed incoraggiata a produrre una guerra civile al fine di rovesciare un regime non addomesticato agli interessi imperialistici e neocolonialisti occidentali e che, nel caso, si deve sostenere attivamente dal punto di vista militare fornendo dall’esterno quella superiorità aerea che gli manca per compiere la propria missione, come è già avvenuto in Libia.

È davvero stupefacente osservare come sia possibile che capi di stato, considerati (sic) “progressisti” e di “sinistra” come Obama e Hollande, possano sostenere e proporre di violare ogni norma del diritto internazionale, di annullare l’ONU che rimane l’unica sede di mediazione pacifica della comunità mondiale o di ridurla a notaio di accordi tra le potenze sottoscritti in sedi informali o, peggio ancora, in sede di alleanze di parte, come il G8 o la NATO. Le “notizie” fabbricate dai servizi di intelligenza amplificate acriticamente dal 90 % dei mass media, ed anche in internet, sono buone per manipolare un’opinione pubblica sempre più disinformata. Lo sono meno per ancorare una discussione seria fra gli stati nei luoghi preposti dal diritto internazionale. Ma anche in questo caso servono per presentare, come successe in Bosnia e poi nel Kosovo, una comunità internazionale divisa fra volenterosi amanti dei diritti umani e cinici indifferenti e complici del male assoluto. E per spiegare, quindi, la necessità di agire in proprio nel nome del bene.

Certo, col passare del tempo e le numerose smentite che la cronaca, se non la storia, ha prodotto dei molti pretesti con i quali si sono giustificate intraprese guerresche occidentali, le parole di Obama e di Hollande mostrano sempre più la corda. Tuttavia non bisogna sottovalutare la funzione di traino esercitato in questo momento da USA e Francia, che infatti incassano firme su documenti che sostanzialmente, anche se non immediatamente, giudicano e condannano il governo Assad ed implicitamente chiudono i varchi e gli spiragli di una qualsiasi soluzione negoziata del conflitto. E costringono Russia e Cina ad un ruolo comprimario e refrattario, proprio perché incapace ed impossibilitato a promuovere una soluzione negoziata in sede internazionale ed in sede locale fra le diverse fazioni in lotta.

Per meglio comprendere cosa stia succedendo realmente bisogna fare alcuni passi indietro, perché come ho accennato all’inizio esiste una spiegazione che può illuminare lo scenario, rimuovendo le ombre prodotte dalla disinformazione e dalle spiegazioni episodiche e superficiali interessate.

Proprio in questi giorni si può sentire parlare ripetutamente del “fallimento della guerra in Iraq”. Certamente, rispetto agli obiettivi proclamati, e giustificati con clamorosi falsi, l’avventura della Coalizione dei Volenterosi e della guerra illegale e unilaterale, si potrebbe parlare di pieno fallimento. L’Iraq è tutt’altro che pacificato e in realtà ormai gran parte del Medio Oriente è stato destabilizzato, anche sul piano interno ai singoli paesi. Il conflitto israeliano palestinese si è aggravato ed aggrovigliato maggiormente. E tutto ciò ha prodotto e produce conflitti armati, che per altro sono un buon mercato per i produttori di armamenti, decine di migliaia di morti e milioni di profughi.

Basta considerare questo apparente fallimento come il vero obiettivo, invece di credere ai pretesti e alle veline della CIA, e si può scoprire che tutta la strategia iniziata con la Prima Guerra del Golfo ha avuto pieno successo.

Dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia si sarebbe potuto procedere ad una riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e all’implementazione dell’articolo dello Statuto dell’ONU che prevede la formazione di una forza militare internazionale utile a svolgere la funzione di polizia internazionale. Si sarebbe cioè potuto evitare che la fine della guerra fredda sboccasse in un governo unilaterale del mondo da parte dei paesi ricchi e promuovere in ogni dove la soluzione negoziata e politica dei conflitti armati.

Invece è successo il contrario. L’ONU è stata fatta apparire agli occhi del mondo come incapace di risolvere i conflitti. Notevole il caso della Bosnia dove USA e diverse altre potenze occidentali si sono rifiutate di fornire i Caschi Blu necessari ad interporsi alle fazioni in lotta per imporre una soluzione negoziata, al fine di lasciar aggravare il conflitto allo scopo di giustificare l’intervento diretto della NATO. O è stata cancellata, scavalcata ed umiliata come nel caso della guerra in Yugoslavia e in Iraq. Sempre è stata ridotta al ruolo di notaio utile solo a ratificare le situazioni di fatto emerse dagli interventi unilaterali o a fornire un avallo pseudo legale a monte degli stessi.

Ne è scaturito un mondo nel quale i paesi ricchi, o occidentali che dir si voglia, hanno rilanciato la NATO come autoproclamato gendarme del mondo. Per questo invece che sciogliersi in assenza del nemico storico si è rafforzata ed allargata notevolmente. E gli USA hanno usato con sapienza l’unilateralismo e il multilateralismo, la ricerca della risoluzione del Consiglio di Sicurezza atto a giustificare le guerre o la più spudorata illegalità extra-ONU, al fine di continuare ad esercitare un ruolo egemonico fondato sulla pura e semplice potenza militare.

Un mondo nel quale le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza trovano applicazione solo se sono promosse o sposate da alleanze o potenze militari di parte o nel quale queste ultime possono agire come vogliono anche senza nemmeno una riunione del Consiglio di Sicurezza è un mondo governato da una dittatura, nel senso pieno del termine.

È come, mi si permetta un paragone suggestivo ma non per questo non pertinente, uno stato nel quale governo e parlamento non hanno la polizia a disposizione per fare applicare le leggi. Se la polizia è quella privata della decina di famiglie più ricche quali leggi saranno fatte applicare e quali no? Se le polizie private agiscono fuori dalla legge o contro la legge chi potrà impedirglielo?

La strategia della “guerra permanente”, la confezione delle giustificazioni “umanitarie” per le guerre guerreggiate, l’unilateralismo statunitense o l’unilateralismo occidentale ancorché definito “multilateralismo”, hanno scientemente destabilizzato il Medio Oriente al fine di rilanciare il dominio occidentale. Hanno messo perfettamente nel conto che la destabilizzazione avrebbe prodotto conflitti interreligiosi, interetnici ed avrebbe esasperato le tensioni fra i singoli stati dell’area. Solo sprovveduti in buona fede (che sono sempre i più pericolosi) o bugiardi in mala fede potevano e possono pensare che USA ed alleati possano essere sorpresi dalla non pacificazione dell’Iraq e di tutta l’area. La prova più evidente è che il proclamato nemico giurato, il terrorismo fondamentalista islamico, è stato più volte armato e utilizzato o favorito di fatto con totale cinismo. Ed è quel che sta avvenendo in queste ore in Siria.

I centri studi e le agenzie di intelligenza degli USA e dei paesi della NATO sanno benissimo che i regimi, perché di regimi si tratta, scaturiti nel periodo della decolonizzazione e nel quadro della guerra fredda, al potere in stati multietnici e multi religiosi tendenzialmente ingovernabili se non in modo autoritario non possono essere sostituiti da “democrazie occidentali”. Sanno benissimo che quegli stati possono deflagrare o produrre conflitti e guerre civili di lungo periodo. Sanno benissimo che in tutto questo per sterminate masse aumenta la credibilità del fondamentalismo islamico. Ma è esattamente questo l’obiettivo che permette di perpetuare, con le ovvie produzioni spettacolari di pretesti e di giustificazioni, il rilancio della potenza militare come leva egemonica e di dominio del mondo, proprio quando il sistema economico capitalistico produce contraddizioni e disastri sociali che ne mettono in evidenza la vera natura.

Qualche giorno fa sul Manifesto in un bell’articolo Annamaria Rivera si chiedeva che fine abbia fatto il movimento pacifista, che all’epoca della guerra in Iraq fu definito “la seconda potenza mondiale”.

A mio modestissimo parere, per quanto percorso e positivamente intriso di ripudio etico della guerra e della violenza, non può esistere un movimento pacifista che non sia capace di analizzare le tendenze di fondo economiche e geopolitiche che producono le guerre. Le spiegazioni etiche e semplificate non solo si rivelano incapaci di fermare le guerre, ma risultano inadatte a produrre alternative concrete ed obiettivi realisticamente realizzabili. Non si tratta di cinismo o minimalismo. Si tratta di avere una politica o meno.

Se le considerazioni esposte in questo articolo hanno anche un minimo fondamento bisognerebbe che il movimento pacifista (ed aggiungo: la sinistra degna di questo nome) dovrebbero saper dire:

1) la guerra civile in Siria non può essere risolta se non con un negoziato politico e con la ricerca di un nuovo assetto politico istituzionale che sia rispettoso delle etnie e religioni tutte.

2) nel Consiglio di Sicurezza si dovrebbe discutere di una missione di pace sotto il comando diretto dell’ONU (come quella in Libano) che svolga la funzione di interposizione e di tutela delle popolazioni civili.

3) le coalizioni a geometria variabile e la NATO devono essere superate in favore della piena assunzione da parte dell’ONU della funzione di polizia internazionale.

4) l’Italia deve dichiarare di non partecipare e nessuna missione militare che non sia di Caschi Blu e che non abbia come obiettivo l’arresto dei conflitti armati e la soluzione politica degli stessi. Deve conseguentemente riformare il proprio modello di difesa e rimettere in discussione l’appartenenza alla NATO.

Senza questi obiettivi politici, od altri analoghi e altrettanto realistici sui quali si può proficuamente discutere, i pacifisti sono destinati a dividersi inesorabilmente e ad essere subalterni, nonostante la radicalità delle posizioni etiche, alla imperante politica di guerra. Sono destinati a scendere in piazza contro Bush insieme agli apologeti della guerra umanitaria in Kosovo, a riporre malamente le proprie speranze in Obama o in Hollande. Sono destinati cioè ad essere impotenti contro la guerra.

 

ramon mantovani

 

pubblicato sul sito www.scenariglobali.it il 10 settembre 2013

 

42 Risposte to “Siria, la guerra totale”

  1. Giovanni Says:

    Questo articolo non mi convince affatto perché pare affetto dall’illusione nella possibilità di mettere, in un modo o nell’altro, l’ONU nella condizione di funzionare secondo il proprio statuto. Ciò è assolutamente impossibile, a parte sporadici casi, proprio perché c’è imperialismo, cioè c’è la assoluta necessità, da parte delle potenze imperialiste di spartirsi il mondo per garantirsi la sopravvivenza; quindi non cederanno mai “pacificamente” la propria sovranità all’ONU e non tenderanno mai a rispettare il diritto all’autodeterminazione dei popoli dei punti a capitalismo meno sviluppato, a meno che non intervengano cambiamenti sostanziali nei rapporti di forza mondiali; qualche segnale, in tal senso, comunque comincia a vedersi.
    Secondo me, inoltre, sono sbagliati quelli che vengono posti come punti cardine di una “sinistra degna di questo nome”. Ne espongo i motivi. Innanzitutto, è errata la definizione di “guerra civile” riguardo quanto sta accadendo in Siria. In Siria, a partire dal 2011, approfittando del malcontento popolare (fattore che aggrava il delitto), sono stati immesse bande armate di islamisti e mercenari di ogni risma, tipo contras in Nicaragua, per tentare di abbattere il Governo Siriano, quello legittimo secondo l’ONU (sulla natura del governo siriano non sono in grado di esprimermi al 100%, anche se la definizione “regime” mi pare sbrigativa), per le sue politiche non allineate all’imperialismo. Tali guerriglieri sono di 40 nazionalità, con una percentuale bassa di siriani, e sono finanziati da altre potenze regionali e dall’Occidente, che hanno interesse a non rispettare il diritto di autodeterminazione della Siriani, bensì a farne uno spezzatino per potersela spartire e poterne cancellare il peso politico nell’area. Di popoli in rivolta o in rivoluzione non mi pare ci sia traccia di peso e, comunque, il governo Siriano ha portato avanti alcuni sforzi di riforma democratica. Tuttavia un terrorista ceceno, in tutta evidenza, non centra niente con le riforme in Siria, per cui qualsiasi passo viene deliberatamente bollato come di facciata o falso, senza verifiche. Ne discende che i comunisti non possono, in prima battuta, proporre una forza d’interposizione ONU fra i vari contendenti poiché questo significherebbe né più né meno che dare legittimità a delle bande armate immesse dall’esterno e, quindi legittimare un’invasione in piena regola, com’è quella portata dai finanziatori di tali bande armate, negando, così, il diritto all’autodeterminazione della Siria. La quale si dovrebbe liberare da sola di Bashar Al-Assad, se vuole (ma secondo la CIA eventuali elezioni presidenziali sarebbero vinte da lui), non con l’interposizione della Turchia, dell’Arabia Saudita e degli USA, pur nella veste pacifica della forza d’interposizione ONU. Altrimenti si creerebbe un precedente devastante, riproducibile, domani nei paesi dell’ALBA, i quali lo ripetono incessantemente: Ieri Libia e Siria, domani il Venezuela! Si pensi, ad esempio, a quanto accaduto l’indomani delle elezioni che hanno portato alla difficile vittoria di Nicolas Maduro: l’opposizione venezuelana non ha riconosciuto il risultato ed ha immesso paramilitari di estrema destra con la collaborazione probabile della Colombia che hanno creato diversi giorni di disordini, con diversi morti fra i militanti del PSUV. Se lì la situazione non si fosse fermata, ma fosse degenerata in scontri su più larga scala cosa si darebbe dovuto fare, invocare l’intervento pacificatore dell’ONU? Niente affatto! A nessuna invasione, né diretta, né indiretta (tramite mercenari e paramilitari vari) va mai data legittimità internazionale, altrimenti diventa un modello riproducibile all’infinito e questo meccanismo, con la scusa di pacificare e mettere fine agli scontri interni ai paesi, diventa un metodo per fare lo spezzatino o per far diminuire il peso politico dello stato in oggetto. Perché così, inevitabilmente, si concluderebbero trattative al tavolo di “pace”, con o senza l’egida dell’ONU. Diversa natura, invece, ha invece l’iniziativa diplomatica della Russia, la quale propone alla Siria di consegnare l’arsenale chimico, tenendo ferma la sua sovranità sul suo territorio.

  2. cio’ che dici Ramon mi convince per quanto riguarda l’analisi sul pacifismo: oltre alla questione etica dovremmo tutti ritornare a Lenin nell’analisi dell’ imperialismo (ed eventalmente scegliere quello meno minaccioso per la pace).
    Per quanto riguarda la Siria ci sono molte contraddizioni: dall’ingenuita’ con cui alcune formazioni della sinistra ( tipo Sinistra Critica) abbracciano la causa dei ribelli siriani ritenendola un aspetto delle c.d. primavere arabe, e per converso all’appoggio di cui gode il regime siriano presso ambienti della destra italiana.
    Scegliere e’ francamente difficile come lo era nel caso di Gheddafi: tra un regime poliziesco e un emirato islamico e’ davvero difficile scegliere, questa e’ la maggiore difficolta’ per i pacifisti.
    ciao

  3. caro giovanni, secondo tutto il tuo ragionamento ogni obiettivo politico è impossibile da realizzarsi finché ci sarà l’imperialismo. e quindi l’unica soluzione a qualsiasi problema è la rivoluzione. e nel frattempo?
    sono sempre meravigliato di come si possa non capire che chiunque si riprometta di lottare contro il capitalismo e l’imperialismo non esaurisce il proprio compito ripetendo all’infinito questo ritornello. marx sbagliava a dire ai delegati della prima internazionale che bisognava battersi per l’obiettivo delle 8 ore lavorative? forse non sapeva che anche con le 8 ore o meno non si superava il capitalismo? forse non sapeva che per milioni di operai la loro condizione era “naturale”? forse prevedeva che l’obiettivo delle 8 ore sarebbe stato raggiunto subito?
    o forse sapeva fare l’analisi del capitale, prospettare una società libera dal capitalismo ed anche individuare obiettivi che: a) fossero giusti e percepiti come giusti. b) fossero capaci di sucitare lotte nel corso delle quali l’operaio analfabeta avrebbe potuto prendere coscienza, proprio attraverso la pratica della lotta di chi fossero davvero i suoi nemici e chi i suoi potenziali alleati. c) aprissero varchi nel campo nemico mettendolo in difficoltà.
    pensi davvero che io coltivi l’illusione che l’ONU possa funzionare come dice il suo statuto dalla sera alla mattina? o pensi che se dico che sono per l’abolizione della proprietà privata e per l’estinzione dello stato coltivo l’illusione che una mattina ci svegliamo in una società autorganizzata e senza proprietà privata?
    o pensi che se dico che bisognerebbe eliminare la guerra come soluzione delle controversie internazionali mi illudo che predicare questo concetto partorisca un mondo pacificato?
    proprio non capisco cosa ci sia di sbagliato a dire che il mondo potrebbe, anche nel contesto dato, funzionare diversamente.
    la realtà è complessa. lo è sempre.
    in italia una parte dei comunisti non parteciparono alle formazioni che combattevano il fascismo nascente. pensavano che non c’era una sostanziale differenza fra la democrazia borghese e il fascismo. avevano ragione o torto?
    secondo te come mai nello statuto dell’onu è previsto ciò che io ho scritto nell’articolo? come mai la NATO è stata costituita ben prima del patto di varsavia? la sinistra che si oppose alla nato esattamente con le ragioni che io difendo ancora oggi sbagliava perché si illudeva? o perché proprio perché sapeva cosa stava succedendo voleva dimostrare che c’era un’alternativa almeno teoricamente possibile alla pura e dura logica dei rapporti di forza economici e militari?
    cosa c’è di illusorio nel dire che di fronte a guerre civili e scontri fra stati le cui conseguenze le pagano milioni di persone indifese ai due pesi e due misure e all’arroganza dei potenti c’è un’alternativa?
    in italia quasi nessuno sa dell’articolo dell’ONU in oggetto. ed è questa ignoranza a permettere le campagne di disinformazione di massa per cui se vai in una fabbrica sentirai, come è capitato tante volte a me, fior fiore di operai dire: ma perché vi opponete alla NATO in Bosnia? Perché vi opponete all’intervento per salvare i kosovari dalla pulizia etnica? e via cantando. non credi che spiegare, sempre che si sia capaci di farlo invece che ripetere slogan, cosa sia il diritto internazionale, cosa sia l’ONU, cosa sia la NATO e così via e proponendo una soluzione possibile immediatamente. che magari non ha possibilità di essere applicata, proprio per i rapporti di forza reali, ma almeno chiarisce le cose.
    continua…

  4. quando il consiglio di sicurezza decise di inviare una forza di interposizione in bosnia stati uniti ed altri si rifiutarono di partecipare. così invece di 50 o 60 mila soldati ne furono inviati poche migliaia e non poterono svolgere la loro funzione. seguirono i massacri da parte di tutte le fazioni in lotta e cinicamente poi ci fu l’intervento della NATO. i giornali scrivevano tutti i giorni che l’ONU aveva fallito e che solo la NATO poteva salvare i civili.
    spiegare perché e per colpa di chi l’ONU aveva fallito è sbagliato? spiegare che se il contingente ONU di caschi blu fosse stato adeguato non ci sarebbero stati i massacri è sbagliato?
    alla dialettica falsa e ipocrita, secondo la quale da una parte c’era un’opinione pubblica che si poneva il problema di salvare i civili dai massacri e dall’altra i pacifisti che in nome di valori etici e di principi, magari giusti ma illusori, avrebbero lasciato che il massacro continuasse all’infinito, ma non per questo non potente non era meglio tentare di contrapporre una dialettica seria nella quale si sarebbe potuta vedere la verità?
    certo se nella sinistra e fra i pacifisti ci si accontenta di ribadire principi etici o slogan si finisce solo con recitare la parte in commedia assegnata esattamente dal sistema.
    insomma, se il mondo è retto da una dittatura è sbagliato dire che la funzione di polizia internazionale dovrebbe essere svolta dall’ONU e non dalle potenze occidentali? è illusorio dire cose giuste?
    mah!
    e poi…
    io penso che ci sia una guerra civile in Siria. come c’è stata in libia e come c’è latentemente anche in altri paesi come l’egitto. sono il primo ad aver detto che ci sono i fondamentalisti islamici esterni ed interni ai singoli paesi, cinicamente armati ed aiutati dalle potenze occidentali. ma molti paesi dell’area sono multietnici ed anche divisi duramente da questioni religiose, anche interne all’islam. sono così perché quei paesi sono il frutto degli accordi fra le potenze coloniali e i loro confini sono stati tracciati con la riga e la squadra dalle potenze coloniali. il sogno dell’unificazione della nazione araba è morto. così in ogni paese il potere è gestito in modo autoritario e spesso la classe dirigente appartiene ad una etnia e/o fazione religiosa. sunniti sciiti ecc. sono regimi. eccome se lo sono. basti dire che la successione alla presidenza avviene spesso di fatto, come in siria, per decisione della famiglia e per via ereditaria.
    non per questo mi iscrivo al coro di chi propone modelli istituzionali che in quelle realtà produrrebbero solo scontri e guerre civili infinite. basta sapere che li i partiti, tranne pochissime eccezioni hanno base etnica e religiosa e non ideologica e politica. e che quindi parlare di multipartitismo come se fossimo in Italia è una sciocchezza, prima che un crimine.
    ma non uso due pesi e due misure. non ragiono e non mi comporto in modo speculare ai miei nemici. l’iran sostiene assad e assad è la bestia nera degli USA. quindi io devo essere amico dell’iran? ma in iran i comunisti sono stati sterminati. o no? in siria no ma in iran si. il regime siriano è laico. quello iraniano è teocratico.
    qualsiasi soluzione politica che impedisca un intervento usa o nato è buona. e quindi benvenga la “proposta” di Putin.
    spero non ti sfugga che si tratta di una ingerenza negli affari interni di un paese, anche se nel contesto contingente appare come una “mediazione”.
    in ogni caso una eventuale forza di interposizione ONU non comprenderebbe mai gli USA. per il semplice motivo che gli usa non mettono mai proprie truppe sotto il comando di nessuno. esattamente come è successo in Libano. dove la missione è stata costituita dall’italia e da diversi paesi che nemmeno riconoscono lo stato di israele. e che aveva ed ha il compito di impedire lo scontro armato e soprattutto l’intervento diretto di israele contro hezbollah. non di bombardare e di “punire”. e che per questo non è vista di cattivo occhio da hezbolah e dalle milizie armate del partito comunista libanese. mentre è vista molto ma molto male da israele ed usa.

    come vedi non è tutto impossibile sempre.

    ciao

  5. cari pietro, grazie per i commento. ma non esiste nessun imperialismo che non produca guerre. io penso che la teoria dell’imperialismo sia vigente ma vada aggiornata sempre. del resto quella teoria fu elaborata da lenin proprio aggiornando l’analisi di marx del capitalismo. infatti lenin parlava nel celebre saggio sull’imperialismo di “nuovo capitalismo”. dopo novanta anni quelli che hanno paura di esaminare le novità ed aggiornare le analisi e le teorie sono i peggiori traditori di lenin proprio perché lo vorrebbero mummificare in un dogma.
    ci sono forse politiche e sette che in ogni sommovimento vedono una rivoluzione. purtroppo è così. del resto ci sono anche quelli che sono capaci di dire che ogni sommovimento è un complotto imperialistico. possono discutere così all’infinito.
    infine…
    il problema non è scegliere. è cercare di capire e soprattutto non farsi abbindolare dalla logica amico/nemico.
    un abbraccio

  6. Cosa risponderesti, Mantovani, a chi dice che migliorare la vita dei lavoratori serve ad imborghesirli e allontanarli dalla rivoluzione?

  7. L’alternativa fra imperialismo e rivoluzione, la quale è molto lontana in quasi tutto il mondo, è qualche sconfitta locale dell’imperialismo e dei suoi piani di destabilizzazione permanente di paesi sovrani e non allineati. Tali paesi spesso, per ragioni storiche, come hai detto, non posso avere regimi simili alle democrazie occidentali ed hanno politiche interne ed estere profondamente contraddittorie. Pertanto se ci mettiamo a tracciare lo scacchiere delle varie alleanze regionali a vedere chi è alleato di chi non ne usciamo più (la Siria è alleata dell’Iran, che a sua volta era ostile alla Libia di Gheddafi, il quale era alleato della Siria, e via dicendo) e veramente ricadiamo nella logica amico/nemico senza, per altro, venirne mai a capo. Tutto sta, dunque, a tracciare le linee di tendenza dell’intervento imperialista e opporvisi ad esse. E’ evidente che gli USA, a volte assieme, a volte in contrapposizione agli alleati occidentali, sono sempre intervenuti, negli ultimi 10-15 anni, allo scopo di distruggere e smembrare alcuni stati-nazione che facevano politiche ostili, rinfocolando divisioni etnico-religiose o fra laici e religiosi, che fanno parte della storia di quei paesi per via delle schifezze fatto in epoca coloniale: è successo così in Iraq, in Libia, fra i Palestinesi, fra i Libanesi, ove c’è perenne tensione, in Egitto, ove la situazione è in via di esplosione, e si vuol creare una situazione del genere anche in Siria. La Siria ha più di 30 etnie e la situazione si presenta come particolarmente esplosiva. Al di là della natura interna del regime siriano, bisogna riconoscere che esso è, attualmente, uno dei fulcri che non consentono la “normalizzazione” (da ottenersi attraverso l’instabilità permanente) del medio-oriente ai disegni imperialistici (si pensi, ad esempio, all’ostilità permanente che tiene nei confronti di Israele). Se, dunque, ripeto, la linea di tendenza imperialista è quella dello smembramento di questi stati, la linea di tendenza progressiva è quella della difesa del loro diritto all’autodecisione e della loro integrità. In questo sta, a mio avviso, la diversità fra una proposta di immettere in quel paese una forza d’interposizione ONU e la proposta russa (a prescindere dalle motivazioni più o meno strumentali che la muove) . Ed è in questa direzione che, a mio parere, deve andare la proposta dei comunisti in prima battuta. Non è possibile alcuna equidistanza fra aggressore imperialista e aggredito, né è possibile avallare la legittimazione, da parte dell’ONU, dei piani di destabilizzazione, pena, come ho già detto, la creazione di un pericoloso precedente. In definitiva, io credo che il ruolo dell’ONU vada valutato a seconda di se un suo intervento sia progressivo o pure sottoscriva semplicemente i piani dell’imperialismo, come avvenuto in Libia. Poi si può utilizzare, ma solo in maniera propagandistica, il richiamo al suo statuto e mettere in luce che l’imperialismo lo svuota o non lo rispetta deliberatamente quando non fa comodo o quando si cerca di farlo funzionare seriamente.
    Nel caso di specie della Siria, il riconoscimento e la legittimazione dei ribelli sarebbero un via libera di fatto allo smembramento della Siria. Ovviamente, in seconda battuta, una soluzione consistente in una forza d’interposizione sarebbe possibile appoggiarla, ma solo a condizione che sia Bashar Al Assad, che, ci piaccia o no, è il Governo legittimo del paese, ad avallarla. Altrimenti, come rimarcato ieri da Morales, oggi è la Siria, domani sono i paesi dell’ALBA; per altro, gli sforzi di questi ultimi nella direzione della creazione di un fronte di paesi non allineati all’imperialismo e nel senso della cooperazione sud-sud non andrebbero sottovalutati e ne andrebbe rimarcato il senso in ogni caso progressivo. Anche se si possono ritenere questi paesi dei “regimi”, come la Siria, il cui legame con l’ALBA, giova ricordarlo, era strettissimo.
    Di qui non discende che io appoggerei il regime siriano in ogni suo atto di politica interna ed estera, ma quando si contrappone agli USA e a Israele sì, lo appoggio senza remore. Devono essere i siriani a buttarlo giù, non gli USA e nemmeno un intervento straniero sotto le sembianze dell’ONU.
    Ovviamente io scrivo qui quello che è il mio punto di vista e la proposta che farei da comunista. Poi, il movimento contro la guerra dev’essere per forza più ampio.

  8. ciao patrizia, non gli direi nulla. lo manderei al scontare 30 anni di lavori forzati consistenti nello scavare a mani nude nelle sabbie mobili alla cayenna.

  9. caro giovanni, come vedi discutere è utile. in realtà non pensiamo così diverso come poteva apparire dal tuo primo post.
    rimangono alcune divergenze, forse. dico forse perché in realtà possono anche essere semplicemente il frutto della ovvia approssimazione con la quale si può parlare di cose così complesse in questa sede.
    vediamole:
    1) se parliamo in termini storici per me l’alternativa è quella fondata sulla contraddizione capitale lavoro. di cui l’imperialismo e le contraddizioni che produce è una non esclusiva espressione. le lotte anticoloniali e antiperialiste si sono sviluppate nel tempo della contrapposizione tra il campo socialista e l’imperialismo USA. l’alleanza con o l’appartenenza al campo socialista delle rivoluzioni nazionali del terzo mondo avevano direttamente un collegamento con la costruzione di un’alternativa al capitalismo. senza parlare della cause interne ed esterne, perché non è possibile qui sviscerare un simile tema, bisogna prendere atto che il campo socialista non c’è più. e che ci sono molti paesi che si dicono e sono avversi agli usa e al tempo stesso si rendono più che disponibili ad essere integrati nel mercato globalizzato capitalistico. lo stesso concetto di imperialismo non può essere ripetuto come un mantra senza approfondire un’analisi del capitalismo, della concentrazione del capitale in società sovranazionali, senza fare un’analisi della natura degli stati quali essi sono realmente e cioè nello specifico della perdita di sovranità su aspetti decisivi della direzione dell’economia. del resto il povero lenin (dico povero perché è stato mummificato proprio da chi tende a cancellare la natura rivoluzionaria della sua opera trasformando il suo pensiero in un dogma) nel famoso saggio parla di nuovo capitalismo, analizza gli stati anche misurando, per fare solo un esempio, la loro rete ferroviaria, e per questo fonda previsioni e strategie che sono completamente diverse da quelle di marx ed engels. insomma, secondo me è sbagliato parlare di imperialismo ed antimperialismo esattamente come se fossimo negli anni 50 60 70 del secolo scorso. forse ho torto sostenendo tesi e proposte. anzi, è probabile che io abbia torto o che le mie idee siano incomplete e non all’altezza. tuttavia mi piacerebbe che il problema dell’analisi del capitale e dell’aggiornamento dell’analisi della natura degli stati e della stessa teoria dell’imperialismo (che per me è vigente nella sostanza) non siano problemi schivati o ignorati sbrigativamente semplicemente tentando di far rientrare la realtà dentro analisi e schemi propri di una passata fase capitalistica.
    2) il capitalismo è un sistema attivo, versatile e capace di produrre enormi cambiamenti nella società, nella cultura fino ai luoghi comuni più diffusi, nelle istituzioni statuali e nella concezione e percezione che le masse hanno delle stesse. gli stati disegnati dalle potenze coloniali in un’altra epoca sussistono. ma come tutto nel mondo tendono a cambiare. impedire che cambino e tentare che si perpetui un potere che ha le sue radici e la sua stessa ragion d’essere in un mondo diverso conduce, questo si, prima o poi alla dissoluzione. opporsi alla secolarizzazione della società, senza per altro evitare di integrarsi nel mercato, producendo una teocrazia regressiva come in iran può anche funzionare per una fase ma non strategicamente. e comunque non può essere una scelta difesa da chi, come i comunisti, lavorano alla liberazione umana. non a caso sono stati vittime, nel silenzio di tutti gli ipocriti, di regimi come quello iraniano e quello di saddam hussein.
    è vero che la guerra permanente può produrre e produce tendenzialmente una alternativa secca fra fondamentalismi religiosi e imperialismo. ma questo è esattamente il vicolo cieco nel quale sempre il capitalismo infila tutto. illudersi di lottare per il socialismo accettando una dialettica secca simile prodotta esattamente dal sistema è un’illusione, oltre che una prova di cinismo cieco. se l’alternativa all’imperialismo è la regressione al feudalesimo siamo fritti. l’umanità è fritta.
    3) proprio per quanto detto finora le contraddizioni interne agli stati di cui parliamo e su cui certamente lavorano sia la destabilizzazione dell’area sia direttamente gli usa ed altri paesi occidentali (come mi pare di aver detto chiaramente nell’articolo) non possono essere ridotte a manovre e complotti. tanto meno si può ignorarle. tu stesso dici come sono nati quegli stati. come puoi sostenere che l’autodecisione sta in capo a popoli che a loro volta sarebbero definiti dai confini tracciati dalle potenze coloniali? l’autodecisione è un diritto dei popoli. e i popoli si definiscono per volontà soggettiva e storicamente. io sono contrario, per fare una digressione, alla formazione di nuovi stati su base etnica o linguistica in europa. e non spiego ora il perché. tuttavia se baschi e catalani in spagna e scozzesi in gran bretagna vogliono celebrare un referendum io penso che ne abbiano diritto. o no?
    in medio oriente, per fare un esempio a me caro, c’è un popolo che non ha uno stato. sono decine di milioni i kurdi in turchia, siria, iran e iraq. in tutti questi stati sono stati massacrati, perseguitati culturalmente e così via. saddam li ha costretti alle armi per non essere sterminati e non ha esitato a gasarli, con gas venduti da industrie europee e quando era un alleato degli usa nella sua guerra contro l’iran. nessuno ha detto nulla. poi le formazioni armate del kurdistan iracheno sono diventate utili nella guerra contro l’iraq. sono agenti dell’imperialismo perché hanno difeso il loro diritto ad esistere? è colpa loro se il regime iracheno non li rispettava? dovevano lasciarsi massacrare affinchè l’iraq non fosse smembrato?
    i kurdi siriani hanno una proposta per un loro spazio nello stato siriano e sono nemici dei fondamentalisti islamici che agiscono fra i “ribelli”. perché il regime non li ha ascoltati e rispettati prima? che c’entra questo con la natura “antiperialista” della siria?
    4) evo morales ed altri hanno perfettamente ragione. il sottoscritto da anni insiste nel dire che gli USA in america latina hanno tenuto in piedi la guerra civile in colombia anche facendo fallire ogni negoziato di pace per destabilizzare l’area. ed hanno dispiegato dopo decenni la V flotta esattamente al largo delle coste dei paesi latinoamericani che tentano di costruire un’alternativa. ma questo non vuol dire che siria, egitto, libia ecc siano la stessa cosa di venezuela e bolivia ed ecuador. basta leggersi le costituzioni per capirlo. ed è per questo che quei paesi possono resistere meglio alle aggressioni usa, al contrario della siria.

    continua…

  10. 5) è ovvio che non potrebbe esserci una forza d’interposizione ONU senza il consenso del governo in carica in siria. altrimenti non di forza d’interposizione si tratterebbe. cmq io ne ho parlato solo per evidenziare la necessità di fare proposte capaci di fermare i conflitti armati e risolvere le questioni con il negoziato. perché con i conflitti armati e le guerre civili la destabilizzazione si accentua e così prepara le condizioni per un intervento unilaterale della nato o di una coalizione a guida usa, ancorché autorizzato dal consiglio di sicurezza (come avvenne con la prima guerra del golfo grazie all’astensione russa e cinese). non solo per non far pagare il prezzo della guerra a milioni di civili indifesi ma anche per una questione di reale contrapposizione alla strategia usa in medio oriente il negoziato è necessario.
    6) l’unione sovietica partecipò alla stesura dello statuto dell’onu. ed era anche, come aveva proposto keynes, favorevole a costruire una moneta mondiale (il bancor) per gli scambi commerciali globali.
    fu anche, sia detto per inciso, il primo stato al mondo a riconoscere lo stato d’israele.
    furono gli usa a scegliere la strada del dominio economico con il dollaro e di quello militare con la NATO. del resto anche in italia abbiamo una costituzione avanzata e una repubblica parlamentare. difenderla e chiederne l’applicazione anche in presenza di rapporti di forza sociali e politici sfavorevolissimi non può in nessun modo essere definito un’illusione.
    non solo per smascherare chi tradisce principi e valori contenuti nello statuto dell’onu e nella costituzione italiana, ma soprattutto per ricostruire o costruire un’alternativa bisogna assolutamente difendere concezioni e conquiste scaturite dalla vittoria contro il nazifascismo.

    spero che ci possiamo capire meglio.

    un abbraccio

  11. A volte mi domando cosa insegnino a scuola, a me cos’è o cosa dovrebbe essere l’Onu l’hanno spiegato alle elementari. Forse sono stata fortunata, la mia maestra era la vedova di un partigiano, ma credevo fosse normale programma scolastico.

  12. Caro ramon,
    è un piacere rileggerti e vedere che la superficialità dei tuoi argomenti, travestita da competenza, è rimasta la stessa.
    La tua “volontà di sistema” è inferiore soltanto a quella di Marx che però, a differenza di te, sapeva tenerla a bada e si rendeva conto che “il comunismo è il movimento reale che ABOLISCE lo stato delle cose presente”. Forse i marxisti di ieri, oggi e domani hanno ritenuto e riterranno opportuno sostituire ABOLISCE con MODIFICA, ma questo farà di loro i peggiori detrattori di Marx, e i migliori socialdemocratici che il capitale possa sperare di avere come avversari. La definizione di comunismo va accettata, Ramon, in tutta la sua negatività, altrimenti si finisce a fare una testa un voto per essere rieletti, cosa moooolto lontana da quello a cui dici di appartenere

  13. ben detto patrizia

  14. caro nuk, a me non piace condire i miei modesti scritti, che possono tranquillamente essere definiti superficiali, con citazioni. non fosse altro che per non incorrere, essendo io incompetente, in spiacevoli svarioni e soprattutto per non apparire più competente di quanto io non sia in realtà.
    conosco benissimo quella citazione. forse non sai che dalla fondazione è stata pubblicata ogni anno sulla tessera del PRC. ed ovviamente è stata stracitata sempre. e siccome a volte lo è stata a sproposito molti hanno riletto il testo da cui è tratta per capirne meglio il significato.
    il testo è “l’ideologia tedesca” di marx ed engels.
    nonostante mi risulti che ci siano state storicamente discussioni sulla traduzione in italiano della parola abolisce secondo me il significato è abbastanza chiaro.
    vedi tu se l’hai citata a proposito.
    te la metto qui sotto.

    ciao

  15. “Questa “estraniazione”, per usare un termine comprensibile ai filosofi, naturalmente può essere superata soltanto sotto due condizioni pratiche. Affinché essa diventi un potere “insostenibile”, cioè un potere contro il quale si agisce per via rivoluzionaria, occorre che essa abbia reso la massa dell’umanità affatto “priva di proprietà” e l’abbia posta altresí in contraddizione con un mondo esistente della ricchezza e della cultura, due condizioni che presuppongono un grande incremento della forza produttiva, un alto grado del suo sviluppo; e d’altra parte questo sviluppo delle forze produttive (in cui è già implicita l’esistenza empirica degli uomini sul piano della storia universale, invece che sul piano locale), è un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la miseria e quindi col bisogno ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario e ritornerebbe per forza tutta la vecchia merda, e poi perché solo con questo sviluppo universale delle forze produttive possono aversi relazioni universali fra gli uomini, ciò che da una parte produce il fenomeno della massa “priva di proprietà” contemporaneamente in tutti i popoli (concorrenza generale), fa dipendere ciascuno di essi dalle rivoluzioni degli altri, e infine sostituisce agli individui locali individui inseriti nella storia universale, individui empiricamente universali. Senza di che 1) il comunismo potrebbe esistere solo come fenomeno locale, 2) le stesse potenze dello scambio non si sarebbero potute sviluppare come potenze universali, e quindi insostenibili, e sarebbero rimaste “circostanze” relegate nella superstizione domestica, 3) ogni allargamento delle relazioni sopprimerebbe il comunismo locale. Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti in “una volta” e simultaneamente, ciò che presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che esso comunismo implica.

    Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente.”

  16. per altro costituisce un’ottima risposta alla domanda di patrizia alla quale io avevo risposto scherzosamente.

    ciao patrizia

  17. giuseppetto1 Says:

    ….confesso di NON aver capito il messaggio in codice inviato da nuk

  18. ma non è in codice, giuseppetto. togli la “dotta” citazione e rimane che io:

    1) sono superficiale ed incompetente
    2) mi dico comunista ma in realtà sono socialdemocratico
    3) voglio essere rieletto

    sulla prima posso convenire anch’io

    sulla seconda proprio no ma pazienza

    sulla terza nuk non sa che io non sarò candidato mai più a nulla, ma non mi offendo

    nuk è anarchico, credo, ma pensa che scrivere cose così sia parte del suo lavoro politico. provoca per poi esporre in lunghe pappardelle il suo pensiero. che se pubblicasse in un suo sito non avrebbe lettori. forse.

    ciao

  19. Non era male neanche l’altra di risposta 😀 ma questa è più dettagliata.
    Ciao.

  20. Caro ramon,
    hai scritto:

    «sono sempre meravigliato di come si possa non capire che chiunque si riprometta di lottare contro il capitalismo e l’imperialismo non esaurisce il proprio compito ripetendo all’infinito questo ritornello. marx sbagliava a dire ai delegati della prima internazionale che bisognava battersi per l’obiettivo delle 8 ore lavorative? forse non sapeva che anche con le 8 ore o meno non si superava il capitalismo? forse non sapeva che per milioni di operai la loro condizione era “naturale”? forse prevedeva che l’obiettivo delle 8 ore sarebbe stato raggiunto subito?
    o forse sapeva fare l’analisi del capitale, prospettare una società libera dal capitalismo ed anche individuare obiettivi che: a) fossero giusti e percepiti come giusti. b) fossero capaci di sucitare lotte nel corso delle quali l’operaio analfabeta avrebbe potuto prendere coscienza, proprio attraverso la pratica della lotta di chi fossero davvero i suoi nemici e chi i suoi potenziali alleati. c) aprissero varchi nel campo nemico mettendolo in difficoltà.
    pensi davvero che io coltivi l’illusione che l’ONU possa funzionare come dice il suo statuto dalla sera alla mattina? o pensi che se dico che sono per l’abolizione della proprietà privata e per l’estinzione dello stato coltivo l’illusione che una mattina ci svegliamo in una società autorganizzata e senza proprietà privata?
    o pensi che se dico che bisognerebbe eliminare la guerra come soluzione delle controversie internazionali mi illudo che predicare questo concetto partorisca un mondo pacificato?
    proprio non capisco cosa ci sia di sbagliato a dire che il mondo potrebbe, anche nel contesto dato, funzionare diversamente.
    la realtà è complessa. lo è sempre.»

    Da qui la mia citazione, che hai dimostrato essere giusta e di questo ti ringrazio. Il problema è che ha poco a che fare con te, sempre che quello che hai scritto tu lo pensi davvero.
    Quella che tu chiami “realtà” è sempre uno “stato di cose”, solo che il comunismo non lo è, per questo non è la realtà. Ci salti fuori a capire un sillogismo di primo grado, o ti faccio un disegnino?
    La definizione che abbiamo citato è più anarchica dell’anarchia stessa, quindi non ha senso differenziare tra anarchia e comunismo, a meno che questa non sia una scelta interessata, come nel caso tuo e di tutti i marxisti dopo Marx, Engels compreso

  21. bene nuk. il tuo pensiero è chiaro.
    per te io non sono comunista e/o anarchico. e quindi non sono alla tua altezza.
    io dormirò lo stesso anche se colpito dalla tua sentenza.
    non abbiamo altro da dirci.

    ciao

  22. caro ramon,
    sarebbe meglio per te se invece avessimo qualcos’altro da dirci o, meglio, da fare, come per esempio fanno gli antifascisti veri oggi in Grecia. Ma penso che preferirai continuare a scrivere menate sul tuo “blog personale” ancora a lungo. Comunque, nascerà presto un nuovo partigianato, stavolta non monopolizzato da partiti e partitini, movimenti o movimentini, ma soprattutto intenzionato a non amnistiare nessuno. Vedete di essere pronti, quando sarà il momento, compagne e compagni, perchè sarebbe un grande dispiacere dovervi far fare la stessa fine di casapound o di alba dorata

    ciao

  23. Mi ricascano le braccia. Io e la mia idea del comunismo come realizzazione dell’emancipazione umana. Da Berlusconi a Pol Pot.
    Evvai.
    Ciao Mantovani, che depressione!

  24. patrizia,
    spero mi perdonerai se interloquisco direttamente con te, ma dimentichi di farti una domanda essenziale: emanciparsi da cosa?
    Emanciparsi da un orario di lavoro iniquo equivale ad emanciparsi dal rapporto di capitale? Io credo di no. Credo che ci sia una fondamentale opposizione tra la lotta per fare funzionare il mondo diversamente nel contesto dato, e quella contro il contesto dato. Quale delle due intraprende il comunista?

  25. giuseppetto1 Says:

    la lotta per far funzionare diversamente il contesto dato è una piccola parte della lotta al contesto dato.
    puoi condurre una efficace lotta per un diverso funzionamento del contesto dato solo se hai chiaro che direzione vuoi imprimere alla tua lotta al contesto dato.

    non è una filastrocca (forse)

    è la semplificazione di un pensiero spero non troppo banale

  26. Per niente banale, giuseppetto1, anzi.
    Il problema è che, se fosse come dici tu, con tutte le lotte del primo tipo che ci sono state, il c.d. “contesto dato” sarebbe già finito, non credi?
    Per me è chiaro che se lotti per far funzionare diversamente il contesto dato, non lo metti in discussione, anzi, ne legittimi la struttura di base, perchè lasci che le tue posizioni critiche vengano ricomprese dentro il ragionamento del capitalista, che dice:«Ok, caro lavoratore: ti do le otto ore, la malattia, la pensione e tutto quello che chiedi. Basta che tu non chieda la fine del capitalismo».
    O no?

  27. Ci metto un po’ di buona volontà anche se non ne ho molta voglia, visti i toni da primo della classe.
    Comunque.
    Ti sei mai chiesto cosa sia e di cosa si nutra il capitalismo? Semplicemente di capitale. Togligli quello e muore.
    Le otto ore lavorative, magari anche sei, l’assicurazione sanitaria, le pensioni, la sicurezza sul lavoro, lo portano sull’orlo del baratro e i capitalisti lo sanno benissimo. Perché credi che si diano un gran da fare ad eliminare il welfare, anche rischiando rivolte e cerchino di scappare in paesi dove non esiste?
    La rivoluzione potrebbe anche non essere il darsi appuntamento in cinquanta domani alle nove per prendere il palazzo d’inverno.
    Quanto all’emancipazione, beh, sono una donna, nemmeno più tanto giovane ed ho l’impressione di sapere cosa sia, non solo sul lavoro.
    Fine.
    Ciao.

  28. Sono d’accordo con te, Patrizia, però continui a non accorgerti del capitale come fenomeno storico, che produce e riproduce le condizioni del suo perpetuarsi come rapporto sociale. Questo rapporto, come dici tu, può arrivare sull’orlo del baratro (cosa che assolutamente non è, oggi), ma solo sull’orlo, perchè poi, sempre come dici tu, è capace di “spostarsi” in una zona dove, semplicemente, il lavoro costa meno. E allora? Non per questo nelle zone dove il capitale, secondo te, “ci rimette”, cessa di valere come rapporto sociale di produzione.
    C’è una mediazione che il capitale raggiunge per sopravvivere come rapporto e questa mediazione la raggiunge grazie a quelli che lottano per «far funzionare diversamente il contesto dato­».
    Se, invece, si lotta contro il contesto dato, non c’è possibilità di mediazione, quindi non c’è possibilità per il capitale di sopravvivere come rapporto (questo ha nulla a che vedere con le “avanguardie rivoluzionarie” stile ottobre 1917, pienamente dentro quel principio di mediazione). Se si continua a sovrapporre i due livelli di lotta, si fa una grandissimo favore al capitale.
    O no?

  29. se volete dar corda a nuk sappiate che suscitare discussioni come queste è il suo unico obiettivo. minaccia, insulta, lusinga ecc al solo scopo di poter poi sciorinare i suoi luoghi comuni abusivamente anarchicheggianti.

  30. Guarda ramon che mi hai “dato corda” anche tu in precedenza e anche con l’ultimo post.
    Capisco sia difficile per te trovare interessanti argomenti che possono trovarti “impreparato”, ma non mi sembra giusto bloccare discussioni che non desideri ti riguardino. Comunque, fai come vuoi: questo è il “tuo” blog, “comunista” di ‘sto piffero

  31. io do corda a chiunque visiti il mio blog, caro nuk. ma se mi accorgo che qualcuno ci viene con pretesti per intavolare discussioni sulle proprie idee e posizioni gli dico: apriti un tuo blog e diffondi pure il tuo pensiero. io ho rispetto per tutte le posizioni, non le liquido mai insultando e addirittura minacciando (coperto dall’anonimato) chi non la pensa come me. ma non sono interessato a discutere con chi, invece, lo fa di continuo.
    non si tratta di bon ton. si tratta di serietà. una cosa è l’intelligenza personale e collettiva che tenta di nutrirsi di discussioni interessanti ed un’altra la “furbizia” accompagnata dall’onanismo individualista.
    addio e buona fortuna.

  32. caro ramon,
    i pretesti per intavolare le discussioni che non ti piacciono li dai tu, con le affermazioni che ho citato nei post precedenti. Se evitassi di parlare di cose che non conosci, probabilmente non saresti costretto a ribadire di non conoscerle e a metterti sulla difensiva.
    In ogni caso

    »Der Kommunismus ist für uns nicht ein Zustand, der hergestellt
    werden soll, ein Ideal, wonach die Wirklichkeit sich zu richten haben [wird]. Wir nennen
    Kommunismus die wirkliche Bewegung, welche den jetzigen Zustand aufhebt«

    Non so che discussioni si possano fare sulla formula ZUSTAND AUFHEBT, ma so che tradurla nel senso di una semplice (e perenne) trasformazione senza abolizione è ingannare se stessi e gli altri.

    Buona fortuna a te e a quelli come te, ramon. Ne avrete bisogno sicuramente più di me

  33. egregio nuk, io ho opinioni e tu hai opinioni. tutte discutibili. le mie, le tue e quelle di chiunque altro. anche i sassi hanno capito che pensi che non possano esistere obiettivi intermedi di nessun tipo. e che pensi che si debba propugnare la rivoluzione e punto. dagli albori del movimento operaio ad oggi questa discussione c’è sempre stata. e io rispetto la posizione degli anarchici. e metto anche nel conto che si dica che chi non la pensa come loro sia socialdemocratico, moderato e così via. pazienza.
    però penso che le discussioni condite di citazioni e di insulti apodittici siano stupide ed inutili. anche queste ci sono sempre state. l’esibizionismo della propria presunta superiorità culturale condita da citazioni “dotte” è sempre esistita.
    ma quando è accompagnata dall’anonimato, quando le ragioni altrui sono ignorate e ridotte e caricature, quando si pensa di fare incursioni negli spazi altrui con pretesti per fare “pubblicità” alle proprie “tesi”, quando si insulta e minaccia, non si è più all’interno di una dialettica che per quanto sterile è sempre esistita nel movimento operaio o nei suoi dintorni. si è al grande fratello, si è nel rumore di fondo prodotto dall’illusione che scrivere frasi scarlatte qui e li sia una pratica politica e non il frutto della egemonia della cultura dominante e nello specifico della subcultura che tanto si può apprezzare leggendo commenti sui social network su qualsiasi argomento.
    metti qui il link ad un tuo blog dove si possano apprezzare le tue elaborazioni e dove si possa intervenire senza censura. io leggerò e non interverrò mai per propagandare le mie. forse imparerò cose interessanti e ne farò tesoro.
    ma desisti dal fare incursioni qui ogni volta con un nick diverso per sostenere dopo due battute sempre le stesse cose sottoforma di dogmi indiscutibili.
    ciao ciao

  34. giovanni Says:

    Caro Ramon,”audace” Nuk,
    letto il vostro scambio ( peraltro non esaltante) colgo un elemento che forse può aiutare riflessioni più produttive. La disperazione ,non ancora cosciente,che induce a soluzioni verticali e massimaliste ed allo scontro in quanto tale appare come lavacro di colpe o di eventuali responsabilità. Posto che le affermazioni di Nuk appaiono nei modi e nei contenuti come i discorsi sulle cassette ad hyde park ed in quanto tali legittime,evidenziano una confusione reale,concreta e dominante del pensiero idealista. Nella sostanza il filo condittore è : ” qualsiasi strada è inutile o si combatte la realtà (questa realtà di dominio del capitale ..etc etc) o ogni condivisione di spazio che non sia palesemente conflittuale e manifestamente oppositivo ( fino alla forza ed allo scontro “armato”)è una versione diversa ma connivente col nemico che a parole si intende combattere. Ogni mediazione è parte dell’universo di valori e di relazioni che si intendono sovvertire. Questa posizione non è dissimile da quella che afferma che solo un cambiamento profondo di ogni essere umano ,del suo mondo interiore e della sua spiritualità ( pensiero ghandiano e simili)può determinare un reale cambiamento della realtà per dare nuova dignità all’umanità intera. E’ uno dei cavalli di battaglia di Grillo e anche degli hare krishna( spero di averlo scritto giusto). Insomma il “dentro” dell’uomo puro e incontaminato deve manifestare la sua distanza attraverso atti di chiara distinzione innanzi tutto formale.E’ un pensiero idealista che ammette come principio la dualità dentro fuori e non prassi teoria.Lungi da me le citazioni( che dovrei bovinamente cercare per poi infilare a mio uso e consumo,giusto per stracciare quanto di buono prodotto da altri) è di palese evidenza che la posizione di Nuk è una delle mille forme di disperazione inconsapevole create dalla cultura della solitudine che induce l’individuo a cercare risposte e soluzioni che almeno possano appagare la necessità di una visone da “sooogno”.
    Suggerisco l’approfondimento del concetto di “paranoia costruttiva” che ha così utilmente accompagnato le comunità di cacciatori raccoglitori per migliaia di anni fino alla scoperta dell’allevamento e della pastorizia,certamente odiata da nuk perchè origine primigenia dei presupposti dell’economia capitalista. Che Nuk non si scomodi per cercare di capire come la penso perchè temo che non rientrando nelle sue categorie il mio pensiero non esista.
    Un caro abbraccio

  35. grazie giovanni, un abbraccio

  36. giovanni Says:

    Onore al grande comandante GIAP,un grande esempio,un grande uomo,un vero rivoluzionario.So che può sembrare retorica ma Giap è stato ed è la prova che quando un popolo è deciso e ben organizzato non c’è potenza in gardo di vincerlo.Credo che l’esempio del comandante Giap e del popolo vietnamita sia una indicazione di immensa attualità.Oltre a questo ha riempito interi anni della mia vita ,trasformandola spero in meglio.Viva il comandante Giap per sempre!

  37. carissimi,
    questo è l’unico blog in cui il proprietario ha bisogno dei “sostenitori” per vedere confermate le sue “ragioni”…incredibile! E spassosissimo!
    Giovanni l'”allegro”, che dà degli idealisti a Marx ed Engels e che probabilmente qualche libricino se lo deve rileggere, se la prende coi “disperati” perchè difficilmente organizzabili, ma non tiene conto, forse perchè non l’ha mai vissuta sulla sua pelle, che senza la disperazione dei vietnamiti il comandante Giap avrebbe fatto il teorico militare o poco più.
    Capisci, giovanni? La differenza tra chi si adegua allo stato delle cose, magari navigandoci dentro per “cambiarlo”, e chi lo vuole abolire è proprio la disperazione, il disagio dello “stare al mondo”. Quando passi una vita a «far funzionare diversamente il contesto dato­», difficilmente provi disagio perchè ti convinci di aver fatto il tuo “dovere”. E forse l’hai fatto, ma cosa hai fatto?
    Il comunista è un disagiato, non un integrato, non uno che si adatta. Voi siete l’esatto contrario di chi dite di essere e, visto che avete imparato come si fa, abituatevi all’idea.

  38. giovanni Says:

    Caro nuk,
    tu hai una idea di comunista che non sto a discutere perchè totalmente sballata. Sarebbe una discussione sterile perchè non produrrebbe nulla in termini reali. Comunque al di la delle teorie e dei libri o dei totem non ho francamente capito cosa proponi nel concreto e cioè quale dovrebbe essere per te l’agenda,quali gli obbiettivi e con quali pratiche perseguirli. Il resto sono chiacchere da bar sport e se permetti un qual certa arroganza che certo non aiuta a comprendere la realtà,figuriamoci a trasformarla.Aspetto le tue dotte indicazioni e ti preciso che io non ho alcuna ambizione o soddisfazione personale di essere chiamato,definito,comunista.
    Per ora mi limito a conservare una certa onestà intellettuale e se possibile una pratica conseguente.Non mi pongo alcun problema di violare i sacri testi non professo alcuna religione ne mi pare lo facesse Marx.Amen

  39. caro giovanni,
    mi fa piacere osservare che stai continuando a sostenere una discussione che ritieni sterile, a proposito di sballati. Siccome per te le teorie e i libri valgono poco, sono io che aspetto di capire da dove prendi agenda, obiettivi, pratiche, ecc. Ti sono piovuti sulla testa, forse?
    Lungi da me mettere in dubbio quella che chiami “onestà intellettuale”, mi chiedo semplicemente come fa uno che elogia Giap a trattare con sufficienza gli autori su cui lo stesso si è formato politicamente. Mah…

  40. giovanni Says:

    Ho capito nuk,
    non sai cosa dire eviti di rispondere ad un legittimo quesito e cerchi di provocare,stile Sallusti.
    Il mio tempo non lo spreco con isterici provocatori. Bye Bye

  41. giuseppetto1 Says:

    calma ragazzi…. calma!
    riserviamo le energie per cimenti di maggiore importanza

  42. caro giovanni, l’avevo detto che nuk è qui solo per questo.
    un abbraccio

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