Lo storico annuncio di Abdullah Ocalan.

Forse è la volta buona.

Durante i festeggiamenti del Newroz (il capodanno kurdo che coincide con l’equinozio primaverile) davanti a centinaia di migliaia di persone e ad un tripudio di bandiere kurde, del PKK e raffiguranti il volto di Abdullah Ocalan, parlamentari del Partito della Pace e della Democrazia (BDP) hanno reso pubblico un messaggio di Ocalan di storica importanza.

È stato proclamato l’ennesimo cessate il fuoco da parte del PKK in modo che le trattative riservate condotte dal governo turco diretto da Erdogan con Ocalan, detenuto in isolamento dal 1999 nel carcere di Imrali, possano proseguire e concludersi.

Allo stato pare che le migliaia di guerriglieri del PKK presenti sul territorio turco possano abbandonare indisturbati la Turchia entro il 2013 e che il governo si sia impegnato a produrre le riforme costituzionali e politiche affinché il popolo kurdo possa godere dei diritti e dell’autonomia analoga a quella prevista in tutti i paesi europei per le minoranze nazionali. In seguito saranno affrontati i problemi relativi ad un eventuale deposizione definitiva delle armi, ad un rientro dei guerriglieri in Turchia e al loro reinserimento pieno. È altamente presumibile che anche per Ocalan possa finire la carcerazione, forse con la condizione che debba esiliarsi all’estero.

Dopo mesi di trattative segrete l’annuncio di Ocalan, fatto per bocca di parlamentari del BDP, che negli ultimi tempi lo avevano potuto incontrare in carcere, prova e chiarisce definitivamente la volontà del PKK di risolvere il conflitto armato trentennale per via pacifica. E mette il governo Turco di Erdogan di fronte a tutte le sue responsabilità.

Bisogna sapere che nel corso degli ultimi dieci anni il governo di Erdogan aveva più volte tentato la via del negoziato e che ogni tentativo era stato fatto fallire dai militari, completamente ostili alla trattativa e soprattutto a qualsiasi riconoscimento dei diritti del popolo kurdo. I militari non hanno mai esitato a scatenare offensive contro la guerriglia, con ripetuti sconfinamenti in territorio iracheno, a perseguitare il partito kurdo legale decretandone più volte lo scioglimento per “terrorismo”, a incarcerare deputati e decine di sindaci regolarmente eletti, proprio nei momenti più delicati delle trattative di pace.

Anche nel corso di quest’ultima trattativa gli apparati dello stato turco contrari al negoziato, sicuramente assistiti dai compiacenti servizi occidentali della Nato, non hanno esitato a boicottare i colloqui di pace assassinando a Parigi tre donne kurde nella sede dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Francia.

La situazione politica interna della Turchia non è stabile. Basti pensare al fatto che recentemente Erdogan ha epurato i vertici militari, che ancora oggi nell’attuale assetto istituzionale del paese godono di uno status dominante sul parlamento e sullo stesso governo, accusandoli di aver tentato un colpo di stato.

Gli USA e i loro alleati europei, purtroppo senza distinzioni, non hanno mai nascosto la diffidenza verso i governi diretti dai musulmani moderati e la loro decennale fiducia verso i militari fedeli alla NATO ed eredi degli assetti istituzionali figli del colpo di stato fascista del primi anni 80. Lo prova il fatto che il PKK è stato inserito inusitatamente dall’Unione Europea nella lista delle organizzazione terroristiche, che gli USA e i loro uomini fedeli delle istituzioni italiane hanno a suo tempo esercitato ogni tipo di pressione sul governo D’Alema, ottenendo obbedienza, affinché non venisse concesso l’asilo politico ad Ocalan, che i kurdi esuli nei paesi europei sono stati più volte perseguitati dalle polizie nazionali e da magistrati su indicazione dei servizi statunitensi e turchi. Tutto allo scopo di impedire ad ogni costo qualsiasi soluzione negoziata e pacifica del conflitto armato che insanguina il Kurdistan da trenta anni.

È probabile che non smettano di seguire questa linea. Per questo è indispensabile che l’opinione pubblica italiana ed europea sia informata e possa quindi vigilare sulla continuazione e sul buon esito del negoziato di pace.

Se oggi è stato compiuto un passo decisivo verso la pace questo si deve esclusivamente alla resistenza della guerriglia kurda, che ha dimostrato di essere ineliminabile e imbattibile per via militare, a quella dei tanti parlamentari e sindaci kurdi messi fuorilegge, incarcerati e perseguitati, a quella del popolo kurdo che non ha mai smesso di lottare e di difendere la propria dignità e il proprio leader.

Per anni in Italia la stampa ha disinformato continuando a chiamare terrorista e separatista il PKK, ignorando tutte le violazioni dei diritti umani e politici in Turchia e diffondendo come notizie vere le vergognose veline della CIA e dei militari turchi.

Quanto noi del PRC facemmo 15 anni fa per aiutare Ocalan a raggiungere un paese democratico come l’Italia, dal quale poter avviare il negoziato che solo oggi sembra poter riuscire, lo rivendichiamo con orgoglio. Anche i nostri sforzi per la pace, modesti e piccoli se paragonati alla resistenza del popolo kurdo e alla dignità sempre dimostrata da Ocalan, sono oggi ripagati da questa possibilità di soluzione politica del conflitto.

Il negoziato che si fa oggi era possibile anche 15 anni fa.

Quanti in Italia lavorarono per impedire che fosse concesso l’asilo politico ad Ocalan, a descrivere il PKK come terrorista, a leggere il nostro impegno solidale con i kurdi attraverso gli occhiali vergognosi della più provinciale politica interna, quanti obbedirono alle pressioni statunitensi, porteranno per sempre il peso politico e morale di non aver impedito la continuazione della guerra, di migliaia di morti e delle violazioni dei diritti umani che si sono consumate in questi 15 anni.

ramon mantovani

articolo pubblicato su Liberazione.it il 23 marzo 2013

42 Risposte to “Lo storico annuncio di Abdullah Ocalan.”

  1. Pietro Altavilla Says:

    Non mi sembra che Erdogan abbia concesso al popolo kurdo il diritto all’autodeterminazione in una propria nazione. Non si può scambiare la rivendicazione di un popolo alla libertà con la promessa di scarcerazione del compagno Ocalan. Sono contrario al ritiro dei combattenti. Sarebbe una resa che il popolo kurdo pagherà amaramente.

  2. caro pietro,
    1) il pkk già prima che ocalan fosse espulso dalla siria, prima di andare a mosca e poi in italia, aveva dichiarato che voleva una trattativa politica il cui obiettivo era che il popolo kurdo in turchia avesse gli stessi diritti riservati nei paesi dell’unione europea alle minoranze nazionali.
    2) una cosa è lottare per l’indipendenza avendo il diritto di farlo pacificamente, come i catalani o gli scozzesi, o farlo in clandestinità e con la guerra.
    3) tutta la vita e la storia di ocalan dimostra che mai scambierebbe la propria libertà per una finta soluzione della questione kurda. si trova in galera con la condanna a morte poi convertita in ergastolo per questo.
    4) da quale pulpito e con quale contezza delle trattative ti permetti di “essere contrario” e di parlare di “resa”? forse saranno i guerriglieri del pkk che combattono da trenta anni contro uno degli eserciti più forti del mondo a dover decidere cosa è giusto e cosa non lo è per loro e per il loro popolo. o no?
    in trenta anni di guerra hanno commesso molti errori, senza dubbio. ma spetta a loro decidere e valutare, visto che le conseguenze di qualsiasi decisione riguarda la loro vita. o no?

    uno dei grandi problemi della sinistra italiana è il provincialismo per cui ci sono italiani che ritengono di poter e perfino di dover dire al resto del mondo cosa deve e non deve fare. scambiando la solidarietà con la più vieta presunzione eurocentrica.

    ciao

  3. Francesca Says:

    bellissimo articolo, sono assolutamente d’accordo sulla parte finale:

    “Quanti in Italia lavorarono per impedire che fosse concesso l’asilo politico ad Ocalan, a descrivere il PKK come terrorista, a leggere il nostro impegno solidale con i kurdi attraverso gli occhiali vergognosi della più provinciale politica interna, quanti obbedirono alle pressioni statunitensi, porteranno per sempre il peso politico e morale di non aver impedito la continuazione della guerra, di migliaia di morti e delle violazioni dei diritti umani che si sono consumate in questi 15 anni”.
    Grazie

  4. grazie francesca.

  5. caro Ramon,

    allontanandomi un attimo dall’argomento, per quanto interessante dell’articolo, una considerazione sulle differenze fra prima e seconda repubblica che tu hai più volte analizzato.

    Uno degli argomenti più utilizzati da chi difende l’operato di Napolitano di queste ore (cioè la nomina dei “saggi” e la legittimazione del governo Monti dimissionario) sarebbe che il Paese si trova in una situazione economica e politica di emergenza, come mai accaduto prima, nell’impossibilità di formare un governo che abbia la fiducia.

    Ora, a me sembra di ricordare che il Paese abbia vissuto in passato momenti di crisi economica altrettanto gravi, penso agli anni ’70, ma soprattutto momenti di crisi istituzionale ancora più ingarbugliati di questo. Governi balneari, incarichi esplorativi a iosa, governi di minoranza retti dall’astensione, cambi di maggioranza in parlamento sui singoli provvedimenti.
    Confermi questa mia impressione?

    La Costituzione non l’hanno ancora cambiata nelle parti che regolamentano i poteri del presidente della repubblica e del parlamento, ma ho idea che ci sia un superamento di fatto dei dettami anche tecnici della Carta, oltre a quelli politici, mai di fatto applicati.

  6. caro antonio, hai perfettamente ragione. alla lettera.

    il tanto osannato Napolitano è secondo me certamente fuori dal dettato costituzionale.

    cosa dice la costituzione circa le prerogative del presidente sulla formazione del governo?

    ecco

    “Art. 92.

    Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

    Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

    Art. 93.

    Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

    Art. 94.

    Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

    Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

    Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

    Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

    La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.”

    è tutto.

    è vero che ci sono consuetudini e precedenti. sarebbe lunghissimo elencarli. e io non saprei nemmeno farlo. ed è vero che tali precedenti possono essere considerati coerenti con la lettera della costituzione.
    per esempio è prassi consolidata che il presidente dia “mandati esplorativi” ecc. e soprattutto che si riservi di “nominare” il presidente del consiglio solo dopo aver accertato, nelle consultazioni dei gruppi parlamentari, che questi possa ragionevolmente avere una maggioranza che gli voti la fiducia in entrambe le camere.

    ma oggi siamo in un sistema, che formalmente è parlamentare e che assegna al presidente della repubblica poteri sostanzialmente notarili, nel quale “vince” le elezioni chi accede al premio di maggioranza. cosa della quale il presidente deve tener conto.
    ma ci sono altre due novità: chi ha “vinto” non ha la maggioranza al senato. e abbiamo un sistema maggioritario con 4 poli e non più con due. giacché anche la coalizione centrista ha superato lo sbarramento del 10 % appositamente previsto nel porcellum si può dire che sia un polo.

    insomma è un bel guazzabuglio! e come se non bastasse siamo nel semestre bianco e il presidente non può sciogliere le camere.

    io penso, dal punto di vista strettamente formale, che ci siano due opzioni. il presidente nomina un premier e lascia che questi formi il governo e verifichi se ha la maggioranza nelle camere, anche se non ha la certezza di averla. del resto in costituzione nulla si dice circa la prevista maggioranza come condizione per la nomina del primo ministro. oppure il presidente verificata l’inesistenza di accordi possibili che permettano la formazione di un governo che possa avere la maggioranza, per superare la questione del semestre bianco, si dimette immediatamente in modo che il nuovo presidente possa sciogliere le camere.

    dal punto di vista politico è evidente che il bipolarismo è finito. che l’opzione tecnocratica è fallita anche nella versione politicizzata. che le elezioni sono state il frutto di un anno nel quale un signor nessuno (dal punto di vista dei requisiti per essere nominato senatore a vita) ha governato con il consenso quasi unanime del centrosinistra e del centrodestra, producendo un massacro sociale e aumentando il discredito della politica presso l’opinione pubblica. tutti risultati splendidi attribuibili all’iniziativa “emergenziale” di Napolitano del novembre 2011. vero vulnus a numerosi principi costituzionali.

    quindi napolitano non solo potrebbe ma anzi dovrebbe dimettersi subito. per permettere, nelle more in attesa delle nuove elezioni, che il parlamento vari una nuova legge elettorale.

    invece che ha fatto?

    ha nominato due commissioni, composte a suo piacimento, affinché, sostituendosi alla normale dialettica parlamentare, traccino i punti programmatici sui quali costruire il governo e una maggioranza di unità nazionale. ed ha dichiarato che non si dimetterà.

    in altre parole ha preso una iniziativa tesa a costruire una maggioranza parlamentare intorno ad un governo.

    quale governo basta leggere i nomi dei membri delle commissioni per capirlo.

    se questo non è essere fuori dalla costituzione nei fatti, allora io sono juventino e ammiratore, come la società juventus, della casa savoia.

    un abbraccio

  7. e quindi: viva l’internazionale e viva gaetano bresci!!!!

  8. giovanni Says:

    Caro ramon e antonio,
    la pur rilevante questione del ruolo anticostituzionale del presidente della repubblica ( cioè dell’attuale re giorgio) è così palese che non merita ulteriori commenti ,almeno non in questo spazio. D’altra parte la grazia concessa all’agente CIA nonostante l’esito processuale ed il suo ruolo come espressione di un esercito di occupazione in territorio occupato quale per me siamo la dice lunga e chiara. Voglio però sottolineare una circostanza sempre più chiara ,a mio giudizio, del momento di chiara affermazione di una utopia sempre più realistica. La condizione attuale è ben oltre le miserie e le cretinerie dei vari “leader” di partito che appaiono come figuranti di una commedia o meglio di una tragedia gestita e codotta da ben altri burattinai. Napolitano è per me un presidente fantoccio e pari sono i contendenti al governo attualmente in corsa. L’impero USA non è più in grado di tenere formalmente la rappresentazione della sua finta libertà di esportazione. Credo che ora più che pria guardare ampio e lontano sia l’approccio e il metiodo migliore per progettare un futuro. Stalin ( la cui intelligenza e tuttora sottovalutata) aveva previsto una trentina d’anni prima di una guerra devastante per l’europa qualora le due germanie si fossero di nuovo riunite. Penso avesse ragione! In un articolo di un economista ( di cui non ricordo ora il nome) certamente avveduto si ricorda come la germania in primis abbia subito e subito riversato la crisi dell’economia americana sui paesi più esposti dell’europa.( Grecia) . L’impero ha bisogno dei suoi sudditi !! Questo è un cambiamento storico perchè in queste condizioni un impero dimostra in modo inequivocabile di essere alla fine del suo ruolo di dominio. Credo che ora più che mai l’utopia sia attuale e credo anche che parte del risultato elettorale di M5s lo comprovi. Con questo non voglio significare che il pensiero e la cultura dominante siano in crisi ,anzi,proprio per questo sono ancora più forti e virulenti. Il pensiero “libero” la “rete” la “crescita” l’emergenza e via così sono la prova della forza oggettiva che ancora l’impero riesce ad esercitare. Personalmente suggerisco di non perdere neanche tempo a seguire la lepre ma proprio ora è opportuno scalre la collina per vedere dove la lepre ha predisposto le sue tane. La democrazia parlamentare si regge solo su quello che non è rappresentato in nessun modo , il giudizio del popolo! Ragion per cui il popolo è con tutti e per nessuno e meno che meno cosciente di se stesso e di dove sia e tantomeno di dove si stia o si possa andare. La democrazia rappresentativa è finita non ha più senso storico all’interno delle logiche dell’impero e del suo disfacimento progressivo. La conseguenza è che qualsiasi sia la “soluzione ” del problema italiano e del governo e del presidente anche la forma è morta insieme alla sostanza. Questo vale per tutta l’europa e forse ( con tutti i distinguo )per gli USA e per la sua prevalenza. ) Penso che se non si da voce e corpo alla comunanza con la grecia e il portogallo e la spagna e via così invadendo le piazze e le chiese e gli stadi e i cinema ecc.ecc nulla fermerà il ciclone che si sta preparando. Ora la sinistra e tutti gli uomioni di buona volontà devono diventare coscienza politica pubblica e palese. NON c’è governo o elezione o formula che da sola possa ,stante la condizoni, offire garanzie di tenuta costituzionale e men che meno democratica.
    Non ho finito qui ma per ora penso che possa bastare . Un caro saluto adelante

  9. caro giovanni, al netto di certe tue “esagerazioni” sono sostanzialmente d’accordo.
    il sistema capitalistico, di cui gli interessi e contraddizioni di sue frazioni imperiali o nazionali sono secondarie, è davvero in crisi.
    le istituzioni e i partiti ad esso subordinate non possono sormontare la crisi rispettando i dettami e le compatibilità degli interessi che difendono.
    la percezione di crescenti popolazioni della crisi, per quanto sviata e mistificata, esprime paura, disperazione e raramente un qualche grado di consapevolezza. che richiede di conoscere le cause della crisi e di non scambiare gli effetti per i bersagli della rabbia.
    insomma, si tratta di una crisi organica.
    ma dalle crisi organiche si può uscire con l’introiezione del dominio e dell’autoritarismo connesso, accettando che diritti e bisogni siano totalmente cancellati perché incompatibili col sistema, magari rifugiandosi in pensieri religiosi fondamentalisti o nella pura disperazione e nichilismo.
    oppure prendendo coscienza e rovesciando tutto.
    insomma: socialismo o barbarie.
    qualsiasi cosa ci riservi il futuro chi lo capisce e lo vuole deve lottare, con gli strumenti e i mezzi imperfetti che ha disposizione, senza lasciarsi paralizzare da limiti e difficoltà, contro il sistema, per il socialismo e per il comunismo. che secondo la mia modestissima opinione non è mai stato tanto attuale come lo è ora.

    un abbraccio

  10. alberto Says:

    avevo letto giorni fa un’articolo in proposito,condivido integralmente il tuo articolo e aggiungo che l’approdo ricercato sin dall’inizio della lotta dei curdi è l’autonomia amministrativa con il conseguente riconoscimento delle specificità culturali in senso esteso, quindi anche politico. Come facciano alcuni,a cosiderare tale(ancora purtroppo lontano a di venire) esito come una capitolazione o peggio,il frutto di un’operazione opportunistica dello zio Apo, non so. Forse qualcuno sperava in un’entrate armi in pugno nel municipio di Diyarbakir e la proclamazione dello stato socialista del Kurdistan? La vita reale è un po più complessa del risiko.
    Comunque grazie Ramon,mi mancava un report cosi dettagliato sulla situazione attuale rispetto alla questione kurda…..era un po che ,anche noi, non ne parlavamo.

  11. Caro Ramon,

    ho aderito all’appello “Per un soggetto politico anticapitalista e libertario” ritenendolo coerente con la linea dell’ultima Direzione che condivido, cioè l’impegno per creare un soggetto di sinistra dal profilo chiaro, una testa un voto e senza sciogliere le organizzazioni esistenti. Inoltre tra gli aderenti ho trovato compagni autorevoli e che stimo del nostro partito.
    Ma già avverto segnali molto forti di malumori nel Prc, mi chiedevo cosa ne pensassi.

  12. grazie alberto. comunque, per la precisione, il PKK solo nella seconda metà degli anni 90 deciderà di poter accettare un accordo che preveda l’autonomia. fino ad allora era per la costituzione di uno stato kurdo unificando i 4 territori sotto la turchia, l’iraq, la siria e l’iran.

    un abbraccio

  13. caro antonio, cosa vuoi che ti dica!
    è verissimo che i contenuti dell’appello sono totalmente compatibili con il documento della direzione del prc e soprattutto con la lettera aperta del prc agli uomini e alle donne della sinistra italiana.
    ma mentre i documenti del prc sono chiari circa il metodo da seguire per costruire una forza unitaria questo appello è sul punto completamente elusivo. e così, secondo il mio modestissimo parere, fra i firmatari ci sono quelli che pensano di fondare un nuovo partito cancellando e sciogliendo tutte le organizzazione esistenti ed altri, almeno spero, che pensano, per dirla in soldoni, che si debba fare come izquierda unida.
    ovviamente tutte le opinioni sono legittime. ma la mia è che senza chiarezza su questo punto invece che unire si divide.
    io penso che il prc debba esistere. penso che possa e debba, come il partito comunista spagnolo, rinunciare alla sovranità circa elezioni e programma di fase per delegarle alla nuova forza. penso che i suoi iscritti e militanti debbano partecipare alla nuova forza su base individuale, e senza quindi patti fra gruppi dirigenti di organizzazioni. penso che debba avere una sua pratica sociale, di battaglia politica e culturale, senza che la nuova forza si possa sentire diminuita per questo.
    infine, l’alternatività al centrosinistra è sui programmi e sui contenuti o è prevalentemente elettorale? vale a livello nazionale e sempre o vale anche negli enti locali e sempre?
    in attesa del ritorno del proporzionale (se mai tornerà) quale tattica si segue concretamente nel sistema elettorale vigente?
    conoscendo moltissimi dei firmatari so con esattezza che su questo punto fra di loro ci sono posizioni contrapposte.
    mica è un dramma. e tuttavia anche la mancanza di chiarezza su questo punto è foriera di divisioni invece che di unità.
    come vedi il processo unitario di cui c’è bisogno è purtroppo molto più complesso di quanto sembri.
    ma confido, se non altro per la gravità del momento storico che viviamo, che cresca un dibattito serio e che non sfugga ai nodi ineludibili che sono fra i motivi, se non il motivo principale, della divisione e frammentazione della sinistra anticapitalista.

    un abbraccio

  14. Caro Ramon,
    penso che quanto scrivi in merito vada benissimo. Io ho aderito all’appello, oltre che per la compatibilità ad una linea che condivido, perché ritengo sia necessario agire piuttosto in fretta. La fase politica avanza ad una velocità molto sostenuta e non penso che una proposta di rilancio della Sinistra possa aspettare il nostro congresso.
    Naturalmente, anche io non intendo collaborare allo scioglimento del Prc o a creare ulteriori divisioni a sinistra. Parteciperò all’assemblea dell’11 maggio e vedrò come la cosa si configurerà nei fatti. Dovesse rivelarsi la fondazione del partitino di Cremaschi e Turigliatto, per dire, mi allontanerei seguendo lo stesso rapido istinto con cui ho aderito.

    Una nota sul Prc. Io ero per non fare del tutto il congresso quest’anno, perciò condivido il principio per cui un congresso subito sarebbe stato disastroso e foriero di divisioni.
    Il punto è che, forse contrariamente a quanto scrivesti tu all’indomani delle elezioni, le differenze nel gruppo dirigente del Prc mi sembrano molto molto profonde, di prospettiva. Esemplificando, si va da chi guarda al documento di Barca come un’ancora di salvezza e si prepara ad andare all'”assemblea di popolo” promossa da Vendola e chi afferma che bisogna uscire da tutte le giunte col Pd ad ogni livello.
    Io penso che in questa fase un congresso di equilibrio e di unità formale non ci serva molto, magari firmando documenti molto buoni che non si ha intenzione di applicare. Abbiamo provato a “tenere insieme i pezzi” al nostro interno e fuori di noi fino a Rivoluzione Civile, mettendo insieme cose che non avevano in comune un 90% a fronte di un 10%, ma direi molto meno.
    Ora serve uno scatto, serve avere un soggetto che abbia mordente, che non ci costringa ogni volta a dire, per esempio, al compagno di movimento di turno, che tu sei d’accordo con lui e sei con lui nelle lotte, però il consigliere municipale o l’esponente x del partito hanno un’altra cultura politica e altre posizioni, ma non possiamo attaccarli per non mettere in difficoltà il partito.
    Il rischio che vedo è che la sensazione di attesa che di fatto si percepisce potrebbe consumare il partito (io ho seguito il seminario sul 5 stelle online, ma di fatto e purtroppo c’è poca voglia di partecipare a seminari fra i militanti).

    Naturalmente non ho la soluzione e forse dico cose anche banali, volevo soltanto condividere alcune riflessioni.

  15. caro antonio, io sono d’accordo quasi su tutto quel che hai scritto. che ci siano propensioni diverse nel prc è normalissimo. le trovi dovunque. in qualsiasi movimento di lotta e associazione. da anni continuo a dire che le due parti in copione previste, per chi difende i nostri contenuti dal sistema politico sono reali. hanno ragioni e verità interne reali. tuttavia fino ad ora il prc è l’unico soggetto ad aver elaborato chiaramente l’idea che si deve essere strategicamente alternativi al sistema e adottare le scelte tattiche più opportune nel momento dato.
    la svolta è necessaria. ma per realizzarla ci vuole la formazione di una forza ampia che sappia unirsi senza chiedere a nessuno di suicidarsi e senza che nessuno la usi strumentalmente.
    è difficile. ma possibile. e io penso che non ci siano alternative. se sorgeranno due tre o quattro “processi unitari” secondo il copione del sistema saremo tutti fritti.
    anche in izquierda unida ci sono a livello locale propensioni diverse relativamente a possibili governi col psoe o meno. le risolvono con un referendum fra gli iscritti. negli utlimi tempi è successo in tre occasioni. con tre esiti diversi. e chi si trova in minoranza accetta la decisione della maggioranza.
    un abbraccio

  16. giovanni Says:

    caro ramon
    ma cosa succede? Non vedo più nessun commento eppure di cose di cui parlare o scrivere o commentare per dio c’è ne in abbondanza. forse l’effetto grillo ha demotivato la partecipazione al tuo blog? Mi auguro intanto che tu stia bene ,pur nel triste periodo che ci tocca di vivere. Ho la forte sensazione che tra non molto le cose peggioreranno ancora anche se gli spunti per una reazione anche disordinata o disorganica non mancano certo. intanto un saluto sincero e forte in attesa di veder apparire qualche tua considerazione sulla situazione nazionale e internazionale. I fatti turchi ,per esempio,sembrano indicare che lo scontro ai vertici del paese trovi per ora sbocco sulle piazze. E’ triste constatare che di tutti i paesi del mediterraneo il nostro spicchi per mancanza di dignità. Con quello che sta facendo il letta governo ci sarebbe da riempire le strade in tutto il paese ma la sensazione è che la coscienza di un popolo sia quasi svanita tra miseria e vanità.
    In attesa di tempi migliori sono pronto a vedere il peggio al prossimo autunno.
    Un salutone
    Giovanni

  17. ciao giovanni, sto benissimo e non succede nulla. solo che non ho scritto ultimamente e, per fortuna, in questo blog non si pratica lo sport di commentare superficialmente e di litigare. ormai per questo ci sono diversi social network.
    cmq tornerò a pubblicare cose, credo presto.
    quanto alla turchia sono piuttosto perplesso. non conosco bene la situazione interna e la reale natura delle ultime proteste. che comunque sembrano piuttosto composite ed anche contraddittorie.
    osservo solo che proteste infinitamente più partecipate e di massa sono sempre state ignorate. ovviamente mi riferisco a quelle kurde, evidentemente non interessanti per la stampa italiana che è abituata a parlare solo delle cose che, per dirla con una battuta, piacciono alla CIA.
    come si vede i comunisti vetero-nostaligici-settari-ortodossi ancora una volta avevano previsto quel che sarebbe successo. compresa la spinta presidenzialista. per non parlare degli sviluppi della crisi economica.
    un abbraccio

  18. giovanni Says:

    Bene bene bene.tanto mi basta. sai bene cosa penso dei social network …..tutto il male possibile!
    Un abbraccio a presto

  19. giovanni Says:

    Caro ramon,
    capita,di tanto in tanto, che io scriva su questo blog,l’unico sul quale mi viene voglia di scrivere forse perchè letto da te e pochi intimi( tralasciando i controllori). Forse è solo uno sfogo ma le considerazioni che sorgono spontanee dopo gli ultimi periodi di assolute nefandezze di questo governo fantoccio riguardano un paese ed un popolo inerme. Neanche dopo lo scandaloso risultato sull’acquisto degli F35 ho visto una reazione degna di questo nome.Non è l’unica vergogna,intendiamoci,ma è così palese e mastodontica la sudditanza alle porcherie USA che francamente viene da chiedersi se questo popolo abbia conservato uno straccio di dignità e di consapevolezza.L’insano ottimismo messianico nella capacità delle masse di riscattare la propria condizione di subalternità e di prostrazione è per ora messo nel cassetto.temo che questo paese abbia bisogno di essere ridotto alla fame più di quanto gi à non sia per guardare dritto in faccia la realtà.Quello che si presenta davanti ai nostri occhi è un non paese,un non popolo,un miscuglio confuso e putrescente di impotenza e di sottomissione. Posso dire che questa italia mi ripugna e che inizio a provare una certa nausea anche nei confronti dei suoi abitanti.
    Forse apparirà presuntuosa e snob questa mia condizione o forse solo il segno della solitudine sociale che si vive ^diffusamente^.Resta il fatto che non esiste opposizione nè si coglie in prospettiva la possibilità che a breve possa essercene una. Non si può neanche dire che questo costituisca una vera sorpresa ma la dimensione del degrado asumme ogni giorno contorni e massa sempre più devastante.Non è un gran contributo e me ne scuso ma almeno, visto la luna, capita che mi venga voglia di abbaiare.Un abbraccio ti auguro di stare meglio che puoi.

  20. Io pensavo a questo blog stasera. C’era D’Alema intervistato in tv che mentre parlava del caso Alfano se ne è uscito testualmente dicendo “per non restituire Ocalan, non una bambina, sfidai la Turchia in una drammatica crisi diplomatica”.
    Ho pensato che sarebbe stato bello avere Ramon in studio a commentare.
    C’era Renzi, che tempi bui.

  21. caro giovanni, non ti mancano certo ragioni.
    ma vorrei aggiungere che c’è di più. la NON dignità di cui parli è contemporaneamente il frutto di problemi atavici e dei modernissimi mezzi di manipolazione dell’opinione pubblica.
    per esempio: la questione f35 è diventata d’attualità solo per le ristrettezze di bilancio, per i costi degli aereoplani e per la loro qualità (a quanto pare molto discutibile). quindi se queste tre cose non sussistessero, e se non ci fosse una contesa “politica” che li usa strumentalmente, nessun giornale o tv ne parlerebbe.
    infatti non se ne è parlato quando è stata deliberato il loro acquisto, anni fa. come non si è parlato del modello di difesa che li rende necessari. come non si parla mai delle missioni militari distinguendo fra, per esempio, caschi blu sotto il comando dell’onu (che non necessitano certo di cacciabombardieri), e missioni nato ed unilaterali (che essendo guerre necessitano esattamente del controllo dei cieli e della capacità di bombardare). anche qui c’è una differenza fra l’italia ed altri paesi, dove invece il modello di difesa e le forze armate sono discussi politicamente in modo serio. magari per arrivare alle stesse conclusioni di adesione alla nato ed al sistema militare connesso, ma sulla base di un certo grado di consapevolezza. qui si discute degli architravi della politica estera e militare solo ed esclusivamente alla luce dell’ultima polemicuccia e sulla base di argomenti del tutto secondari, come i costi, l’efficienza dei mezzi militari o i posti di lavoro italiani connessi. e questo vale anche fra il popolo della sinistra, totalmente intossicato dalla superficialità e dall’agenda della discussione imposta dai mass media spettacolari.
    un abbraccio

  22. caro antonio, la crisi fra italia e turchia ci fu. e d’alema ha ragione a dire che ci fu. tuttavia, come ho già detto mille volte, il governo italiano non estradò ocalan in turchia solo ed esclusivamente perchè la legge italiana impedisce di estradare chicchessia verso un paese che lo può condannare a morte. e soprattutto non gli concesse l’asilo politico, come invece sarebbe stato obbligato a fare (ed infatti il diritto all’asilo di ocalan venne poi riconosciuto da un tribunale della repubblica), sulla base degli ordini che ricevette dal governo USA di clinton. insomma, il governo d’alema obbedì supinamente non concedendo l’asilo politico ed esercitando ogni sorta di pressioni affinchè ocalan lasciasse l’italia. con ocalan libero e con lo status di rifugiato politico in italia la trattativa di pace che si sta realizzando ora si sarebbe dovuta fare allora. evitando 12 o 13 anni di guerra e migliaia di morti.
    non ho visto questa trasmissione ma un giornalista serio avrebbe detto queste cose a d’alema. certamente le avrei dette io.
    un abbraccio

  23. assolutamente d’accordo, Ramon.
    Il mio sarcasmo era dovuto al ruolo che, con quella frasetta, D’Alema si attribuiva nella crisi con la Turchia. Lui era lo sfidante senza paura e non quello che aveva subito le leggi del suo Paese che gli impedivano di obbedire.
    Naturalmente non gli hanno fatto alcuna domanda al riguardo, la frase era inserita nella questione kazaka, sulla quale D’Alema era interpellato soltanto per esprimere un parere rispetto al governo italiano e a Renzi. Come hai detto bene nella risposta a Giovanni, i contenuti in tv sono usati come esche per parlare delle polemiche interne del giorno.

  24. eh si antonio. è proprio così.

  25. Ciao Mantovani, tanto per cambiare sono piuttosto confusa su quello che sta succedendo dentro e intorno al partito. Pur tralasciando la faccenda del congresso, su cui mi pare ci siano pareri discordanti, é difficile farsi un’idea di quello verso cui si va. Leggo di cambiamenti nel Cpn e nel metodo di votazione dello stesso, del ritorno al centralismo democratico, di grosse zuffe tra correnti, di possibili cambiamenti dello Statuto e le discussioni, ma anche gli articoli, sul sito nazionale, disorientano ancora di piú.
    Poi c’é Ross@, che non ho capito cosa sia e cosa abbia a che fare col Prc. Insomma, Ferrero va avanti come se niente fosse e magari fa anche bene, ma a me chi mi spiega qualcosa? Tu taci da mesi e sinceramente mi sento tagliata fuori, probabilmente anche perché sono lontana, peró…
    La situazione é talmente brutta che qualche chiarimento ci vorrebbe proprio.
    Ciao.

  26. scusa patrizia, ho letto solo ora il tuo post. domani ti rispondo volentieri.
    un abbraccio

  27. Quando hai tempo e voglia, senza fretta. Grazie.
    Ciao.

  28. eccomi patrizia.
    dunque:
    le discussioni precongressuali sono confuse, è vero. ma è abbastanza normale. appena ci sarà il documento (tesi) e ci sarà in settembre la discussione sarà più chiara.
    ma c’è una cosa da chiarire. dopo le disastrose ultime elezioni si è manifestata una effettiva divergenza. che sintetizzo così:
    alcuni proponevano le dimissioni del gruppo dirigente e un congresso immediato. altri (come me) un congresso che riuscisse a fare una discussione veramente approfondita e all’altezza dei problemi immensi che ci sono.
    in altre parole io penso che ci sia in molti l’illusione che cambiando segretario e segreteria si risolvano come d’incanto problemi strutturali e profondi che sono oggettivamente prodotti sia dal sistema politico com’è sia dalla frantumazione della sinistra reale, che a sua volta è un prodotto del sistema che appunto prevede che la sinistra debba essere ininfluente dentro o fuori dal centrosinistra.
    siamo alle solite: il pdci vuole l’unità comunista nel centrosinistra. proliferano progetti e appelli di tutti i tipi in competizione fra loro (rossa per esempio). sel entra nel partito socialista europeo e lavora per un ennesimo nuovo centrosinistra. ecc ecc
    il prc ha detto e tenta e tenterà di fare l’unica cosa ragionevole.
    unire sui contenuti che sai, prendere atto che il sistema è avverso e non coltivare illusioni che poi si rivelano disastrose. il prc prende atto che l’unità non è possibile se fondata su accordi di vertice (come la federazione della sinistra o rivoluzione civile) e quindi propone di farla senza che nessun partito o organizzazione abbia posti garantiti ecc. cioè dal basso, democraticamente e sulla base di adesione individuale. con il principio una testa un voto. come del resto funziona izquierda unida in spagna.
    ma propone che si faccia con due discriminanti chiare. altrimenti alla prima prova si spacca di nuovo tutto: fuori dal centrosinistra e con il partito della sinistra europea e il gue come referente.
    infine, ovviamente il congresso dovrà mettere mano ad una forte riforma del partito. nessuno propone il centralismo democratico. ma che sia necessario superare le correnti cristallizzate e perennemente contrapposte è evidente. bisognerà anche cambiare il gruppo dirigente, o gran parte di esso. ma entrambe queste cose come conseguenza di una vera consapevolezza dei problemi e sulla base di una politica e non viceversa.
    ecco. so che non posso fugare tutti i dubbi possibili, ma questa è la situazione.
    un abbraccio

  29. Quindi ross@ sarebbe soltanto uno dei tanti cantieri che sbriciolano la sinistra. Mi ci perdo e comincio a capire per quale motivo i giovani prendano la fuga a sentir parlare di comunismo. Pare che i comunisti italiani non abbiano niente da fare oltre scannarsi su tutte le virgole del ‘900, una roba di un cervellotico pazzesco. Se avessi vent’anni, prenderei la fuga anch’io. Ingenuamente ero rimasta a trotskisti, leninisti, stalinisti e maoisti, che giá mi pareva anche troppo, a me Marx ed Engels bastano tranquillamente e tutto il resto lo lascio agli storici o alle chiacchiere serali in compagnia di un buon rosso.

    Detta la mia sciocchezza quotidiana, trovo piuttosto problematico superare delle correnti tanto radicate e divergenti sia sulla teoria che sulla prassi, anzi, neppure capisco come siano potute convivere finora, ma questo non porterá ad ulteriori scissioni?
    Se si trattasse di un partito al 20%, lo riterrei persino salubre, chè una linea chiara, perseguita con discussioni, ma senza troppi tentennamenti, renderebbe la vita più facile a tutti, ma così si finisce con lo sparire. Izquierda unida mi sembra un sogno ancora irrealizzabile e le discriminanti di cui parli e sulle quali concordo, segnano un’ulteriore frattura con chi vorrebbe una maggior interazione con Sel. Grassi, tanto per non fare nomi e un bel pezzo del prc. Inoltre, per i cambiamenti nel gruppo dirigente, servirebbero compagne/i adatti e non penso solo alla preparazione teorica, ma soprattutto alle qualitá necessarie per far funzionare il tutto. Sui territori probabilmente ci saranno, ma io non ne ho ancora visti. Non manca una scuola di formazione?
    Sul resto concordo, la discussione approfondita ci vorrebbe, soltanto la vedo male nelle riunioni tipo la conferenza programmatica pubblicata sul sito del partito, dove ognuno dice la sua e poi continua a pensarla come prima.
    Ciao

  30. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,

    leggo che stai bene e mi fa piacere. In merito al tuo ultimo post di risposta a Patrizia vorrei dire una sola cosa. Penso che la situazione in cui ci troviamo è davvero tragica. A fronte dell’attacco a 360 gradi ai lavoratori, ai salari, ai diritti, ai “lacci” della Costituzione etc, la reazione è -per essere generosi- a dir poco insufficiente. Penso tu abbia ragione quando individui nell’avversità del sistema la causa principe della frammentazione e della debolezza della sinistra, condannata all’ininfluenza e dunque all’inutilità. Tuttavia oggi penso anche che dobbiamo prendere atto dell’assenza del “movimento reale”, o del soggetto “per sé”. Alla frammentazione del campo della sinistra parlamentare corrisponde effettivamente una frammentazione delle lotte e dei movimenti che ad esse danno vita. E non sono pochi. E sono fatti di persone generose che si stanno anche accollando tutti gli effetti negativi della repressione che si fa sempre più forte. (Gli italiani sono portati ad indignarsi per la violenza della polizia turca, ma invece i no-tav sono terroristi e la polizia deve difendersi dalle loro violenze).
    La classe non si riconosce e dunque non ha neppure idea dei suoi interessi: questo secondo me è il punto. Così le lotte vivono in compartimenti stagni nonostante i tentativi di tracciare le linee ideali e reali che in realtà le uniscono. E’ un pò come quando uno si guarda allo specchio e non si riconosce. Penso che, nonostante le sue scelte politiche discutibili, Luciano Gallino abbia messo a fuoco questa realtà molto precisamente. Non è solo un problema teorico su cui esercitarsi, ma uno degli ostacoli reali più grandi che oggi abbiamo di fronte, anche perché non penso che il soggetto possa essere inventato o creato artificialmente: esso è o non è. Ma come lo si porta alla consapevolezza e da questa all’esser per sé? Io penso che la frammentazione dei partiti a sinistra del partito americano e la frammentazione delle lotte siano perfettamente speculari. E penso che non si riuscirà a sciogliere un nodo senza sciogliere contemporaneamente anche l’altro.

    Ciao massimiliano

  31. Se posso, Massimiliano, vorrei aggiungere che é tardi, perché quel non riconoscersi non é cosa nuova. Io, che ho spesso la testa nelle nuvole, me ne sono accorta giá 10 anni fa ed ormai é talmente radicato che qualsiasi protesta si rivolge al nuovo: viola, arancione, grillo, comitati vari, non importa cosa, purché non sia il “vecchio” che ha deluso e in cui nessuno piú crede. La ricerca dell’aggregazione é sentita, ma su temi differenziati, che escludono una coscenza di classe.
    Con Bertinotti, secondo me, si é buttato via il bambino con l’acqua sporca. Come segretario non era adatto, ma come teorico aveva un suo valore e aveva ragione a dire che la parola comunismo é diventata impresentabile, ha solo omesso di aggiungere che é successo per colpa di una sinistra incapace di riaffermarne i valori. Avremmo dovuto controbattere e stroncare tutti gli attacchi di stampo maccartista sin dall’inizio, invece di abbassare la testa sentendoci in colpa per i fallimenti della Cina e dell’Unione Sovietica, per non parlare della tragedia cambogiana.
    Riuscire ora a risalire la china, dopo aver permesso che per piú di vent’anni si insistesse su un’idea grottesca del comunismo, la vedo proprio dura se non impossibile. Davanti abbiamo solo due scelte: o inventarci qualcosa di nuovo ed attrattivo, che non faccia riferimento in alcun modo alle esperienze del passato, pur portandone avanti i valori con intransigenza, non certo come Sel, oppure insistere e cercare di ricostruire pezzetto per pezzetto, avendo chiaro in testa che ci vorranno decenni.
    La prima é la scelta fatta dal Sp olandese, che é riuscito ad aggregare anche i giovani su temi seri, puntando su metodi attrattivi e moderni e che, non per niente, fa parte del Gue, ma non della sinistra europea. Ha funzionato, circa il 16% ed ora, dopo una ventina d’anni, ricomincia a lanciare Marx con un certo successo, avendo a disposizione una classe politica giovane e ben preparata con corsi di formazione.
    La seconda, che preferisco anch’io, richiede un impegno anche economico notevole, perché in qualche modo bisogna riuscire a comunicare con le persone, malgrado le varie censure, peró l’impegno dei militanti é essenziale, militanti disposti ad accettare serenamente ancora anni ed anni di sconfitte.
    Izquierda unida mi piacerebbe, ma la vedo molto molto lontana.
    ciao

  32. P.S. L’hai letta la tua biografia su wikipedia?

  33. cara patrizia e caro massimiliano,
    i tempi sono bui, ma non bisogna sconfortarsi troppo.
    io non ho mai coltivato illusioni. penso ormai da moltissimo tempo che l’evidente degenerazione della sinistra abbia le sue radici, in questo caso solidissime e profondissime, nella sconfitta sociale trentennale, nella conseguente atomizzazione della società, nell’individualismo e competizione esasperati, nel “pensiero unico” che si è affermato e di cui l’anticomunismo è solo un aspetto, anche se non secondario.
    una forza politica viva è immersa nella società e ne riflette umori, luoghi comuni, difetti. questo è fisiologico. solo le sette sono indifferenti. ed è anche per questo che proliferano. sia quelle religiose o simili sia quelle politiche. sono una fuga dalla realtà, che è anch’essa una conseguenza della mutazioni sociali di cui sopra.
    il prc, per vari motivi di cui ho parlato fin troppo su questo blog, ha subito la sconfitta più di chiunque altro per il semplice motivo che ha tentato di resistere e di controvertere l’andazzo esistente. è stato travolto dalla politica spettacolo separata ed ha perso. ha subito innumerevoli scissioni (sempre da parte di settari che cercano la “chiarezza” riducendo i problemi sociali a slogan scarlatti e vendendo l’illusione che il non fare accordi con il PD risolva i problemi, e da parte di opportunisti che hanno venduto l’illusione che uno schieramento col pd e soci opposto a berlusconi sia condizionabile socialmente) tutte secondo il copione per cui nel centrosinistra non conti nulla e deludi i tuoi elettori e fuori non conti nulla e deludi i tuoi elettori. i quali, coscienza di classe o meno, giustamente si aspettano risultati concreti che incidano nella loro vita materiale e non vaghe promesse e suggestioni fasulle alla vendola o prediche tanto roboanti e parolaie quanto incapaci di spostare alcunché di concreto nella realtà.
    le lotte sono isolate e divise. isolate perché non diventano mai il centro della politica, al netto dei corteggiamenti elettoralistici, e divise perché non hanno un orizzonte comune, mancando totalmente un’alternativa organica al sistema. e spesso ogni movimento di lotta pensa di essere la cosa più importante e pensa degli altri che siano secondari. il che fa diventare i movimenti un supermercato elettorale da attrarre con singole candidature, lusinghe, promesse imbroglione. che spesso gli attivisti dei movimenti coltivano esattamente gli stessi difetti dei più incalliti “politici di professione”.
    quanti attivisti del movimento per la difesa dell’acqua sono andati a votare alle primarie del centrosinistra ed hanno firmato la carta d’intenti che dice che l’acqua va privatizzata?
    che nel dibattito congressuale del prc rispuntino sempre le due opposte illusioni che per comodità definisco minoritarie e governiste è inevitabile. è così nella fiom, nei no tav e dovunque. come si è visto anche nel movimento 5 stelle.
    ma io non sono preoccupato per questo. perché per fortuna, nonostante tutte le difficoltà drammatiche, il prc non ha perso la testa e non sceglierà di sparire per ingrossare le fila di due opposte tendenze, per altro destinate entrambe a dividersi alla prima occasione elettorale.
    c’è una realtà che obbliga, certamente più di ieri, a fare i conti con la società e con la cultura dominante. e c’è ormai una esperienza ventennale che dimostra inequivocabilmente che nel gioco della politica spettacolo non c’è spazio per chi voglia realmente tentare di cambiare le cose.
    il prc continuerà ad esistere e prima (meglio prima) o poi tutti quelli che si riconoscono in contenuti precisi dovranno unirsi per contare qualcosa. il prc per esistere dovrà prendere atto che non è un piccolo pci che fa politica in una realtà ricca di lotta di classe e di conflitto sociale e a cui, quindi, spetta il compito di orientare le lotte e di formulare proposte politico istituzionali, e che non è una grande DP (o qualsiasi altri sigla degli anni 70) che ha il compito di dimostrare che il pd è di destra e che può quindi ereditarne facilmente gli elettori operai di sinistra. e sindacalisti di classe, attivisti dei più svariati comitati di lotta e dei movimenti prima o poi dovranno prendere atto che il sistema politico è impermeabile ad ogni loro rivendicazione. che i “loro” esponenti eletti ai diversi livelli nelle liste di sel e del pd contano un bel niente.
    l’importante è che i militanti del prc prendano coscienza del fatto che il compito del partito è soprattutto quello di generare, gestire, promuovere direttamente conflitto ed organizzazione sociale. che senza lotta non si impara la coscienza di classe sui libri ne nei corsi di formazione. e i militanti dei movimenti ecc prendano coscienza che il sistema politico e le istituzioni sono un problema anche se non soprattutto loro. e non dei partiti alle elezioni.
    la storia non si ferma. del resto in europa ne stanno succedendo molte di cose positive e ne succederanno molte altre. per quanto l’italia sia messa peggio di tutti prima o poi, di riffa o di raffa, anche qui ne succederanno.
    ovviamente non bisogna aspettare che succedano. bisogna lavorare ogni giorno affinchè succedano.
    un abbraccio

  34. si patrizia, ho letto wikipedia. ci sono diverse inesattezze e le solite ricostruzioni superficiali e sbagliate della vicenda kurda e colombiana. anni fa ho provato a correggerle ma non ci sono riuscito.
    pazienza.

  35. patrizia Says:

    Grazie, Mantovani.
    Ciao

  36. Mah è morto pure Ramon……..non ci resta che SEL.

  37. Bertuccio W SEL Says:

    Sic transit gloria mundi…..povero Ramon…per quel che serviva…

  38. come dice sempre il signor vendola i comunisti sono un cimitero.
    ma possono esistere i morti che camminano che danno l’assalto alla cittadella rilucente del consumismo seminando il terrore fra i morti inconsapevoli di vivere solo come un pallido riflesso visibile nelle vetrine.

    presto nuovo articolo sulla siria.

    un saluto dall’oltretomba.

  39. Peppo, alias Koba Says:

    Ciao Ramon, seguo da diverso tempo e con interesse tutti i post e i documenti che hai prodotto, anche l’ultimo che mi sono riletto nei miei pochi giorni di ferie. Penso che le riflessioni che Patrizia e Massimiliano qui ripropongono siano effettivamente i nodi da sciogliere per poter pensare ad una prassi, per mettere in opera quel che tu dici “generare, gestire, promuovere conflitto sociale”.
    Già, appunto, in tutte le letture che ho fatto (tieni conto che io sono moolto duro di comprendonio), di indicazioni sulla prassi in quella direzione non ne ho recepita che qualche briciola,e comunque non su questioni fondanti. La disgregazione sociale parte dal fatto che la quotidianità delle persone deve essere affrontata individualmente e che le proposte per provare a farlo collettivamente compaiono solo nei luoghi di lavoro precario, accettando cioè un modello di vita che è il terreno di scontro che il nemico delle classi subalterne ha preparato. Si può esaminare nello stesso modo ogni ambito della vita: dall’abitare, al mangiare, all’educare i figli, al preperire reddito.
    quindi concludo: o che io sono talmente lontano e tagliato fuori dagli ambiti di lotta in cui agisce il prc, oppure essi si stenta a vederli in giro. Avrei diverse cose su cui chiedere un confronto, ma qui mi sembrerebbe presuntuso. Continuerò ad ascoltare e a cercar di capire. Un abbraccio tra noi vecchietti.
    Giuseppe Amini

  40. Peppo, alias Koba Says:

    P.S. Così, a livello puramente personale, non so chi sia quel tal Bertuccio, mi sembra semplicemnte di capire che abbia a che vedere con sel… quindi chredo che il loro commento sullo stato vitale tuo o del prc sia proprio fuori luogo. Non aggiungo altro, altrimenti il veleno accumulato nei confronti di una certa linea di pensiero mi farebbe dire cose poco gradevoli.

  41. ciao giuseppe, è un piacere vederti qui.
    domani o dopo ti rispondo.
    intanto ricambio l’abbraccio tra vecchietti.
    e lascia perdere gli avventori che credono di essere impegnati e magari di sinistra e poi ragionano e scrivono come i tifosi che imbrattano i cessi degli autogrill

  42. caro giuseppe, dici molto bene. i problemi sono percepiti e sono di fatto confinato nell’ambito individuale e le soluzioni possono essere solo collettive. ma ogni coscienza di classe e quasi tutte le dimensioni collettive appaiono, e in parte sono di fatto, vecchie, inutili, superate ecc. infatti molte lotte, che pur esistono, sono isolate ed incapaci perfino a coordinarsi efficacemente.
    proprio qui sta la sconfitta. il cerchio si è chiuso. le classi subalterne sono sconfitte sul piano sociale e vivono sempre peggio in tutti i sensi ma sono anche subalterne sul piano culturale e pensano che la situazione sia “naturale” o al massimo che la colpa della loro situazione sia da addebitare a qualche capro espiatorio, come la “politica” o “berlusconi” ecc.
    quindi, non c’è sinistra reale che non si proponga di ricostruire ciò che il sistema tende a distruggere: socialità, coscienza, solidarietà, organizzazione collettiva.
    intanto il prc questo problema l’ha individuato. al contrario di altri. ora c’è da far tesoro di tante esperienze che sono state messe in campo e che sono sconosciute perché il dibattito pubblico si occupa solo di leader, elezioni, sondaggi ecc. e bisogna riformare la forma partito in questo senso. ovviamente illudersi che formule organizzative risolvano il problema è solo una fuga dalla realtà.
    ti faccio un solo esempio, per capirci.
    se sul territorio un fabbrica è in lotta (non importa molto se il partito ha iscritti o meno dentro) il partito sconfitto e che si illude che nelle istituzioni si possano risolvere magicamente i problemi, o peggio ancora che sa bene che nelle istituzioni non è risolvibile il problema ma non sa che altro fare, manda i militanti a volantinare con un testo di solidarietà e fa un’interpellanza in consiglio comunale e un bel comunicato stampa. un partito che si pone il problema di FARE la lotta di classe e non solo di parlarne oltre a quelle cose scontate fa altro: parla con tutti i soggetti sociali esistenti, dal comitato contro l’inceneritore all’associazione culturale, dal comitato di solidarietà con gli immigrati alla parrocchia, dalla società sportiva al comitato genitori dell’asilo, e così via al fine di costruire una solidarietà effettiva e soprattutto per rendere tutti edotti sui motivi veri della crisi della fabbrica e sulle ricadute che la sua chiusura avrà sul territorio. inoltre parla con tutta la popolazione in tutti i modi possibili per spiegare il problema e per suscitare interesse intorno alla lotta, anche qui smascherando le false spiegazioni della crisi. nel rispetto delle decisioni della rsu esprime, meglio se riservatamente, la propria analisi e le proprie proposte di lotta. si attiva per difendere i lavoratori in mobilità o in cassa integrazione per quanto attiene i mutui da pagare ed eventuali espropri, per quanto attiene le rette dei loro figli a scuola. organizza assemblee e se è il caso anche una manifestazione. ecc ecc
    se fa questo dopo poco tempo nessuno penserà che parla del problema solo per avere qualche voto alle elezioni.
    il prc ha entrambe queste due forme di partito sul territorio.
    si tratta di fare una battaglia affinchè il prc e direi tutta la sinistra reale prenda coscienza di questo problema e la smetta di fare il tifo per i leader e di parlare ossessivamente delle elezioni, coalizioni o meno, primarie e chi più ne ha piùne metta.
    spero di essermi spiegato.

    un abbraccio

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