Come finiranno le elezioni?

Si potrebbe rispondere con una sola parola: MALE! O con due: MOLTO MALE!

Insomma, comunque vadano finiranno MALE.

Perché? È presto detto.

Queste elezioni sono truccate. Gli espedienti con i quali si falsa la volontà popolare sono questi:

1) per chi non lo sapesse la legge elettorale (non a caso definita unanimemente porcellum) è ultra maggioritaria. La legge truffa del 1953 (così definita da tutta la sinistra di allora ed anche da forze minori liberali), prevedeva che la coalizione che avesse raggiunto il 50 % più un voto avrebbe goduto di un premio di maggioranza parlamentare del 15 % dei seggi. Venne abrogata dal parlamento eletto perché la coalizione costruita dalla DC ottenne il 49,8 % dei voti, e non poté accedere al premio di maggioranza. È vero che sono passati 60 anni da allora. Ma come sarebbero passati se la DC e la sua coalizione avessero avuto simili premi di maggioranza nei parlamenti successivi?

Facciamo solo un esempio, fra i tanti possibili, per capire bene cosa significa una legge che assegna un premio di maggioranza alla coalizione vincente:

la legge sul divorzio viene approvata definitivamente il 1 dicembre del 1970. In carica c’è il governo Colombo (tasse denunce e piombo si gridava nei cortei). Lo compongono la DC, il PSI, PSDI e PRI (oggi sarebbe definito di centrosinistra). A votare a favore della legge sono il PCI, il PSI, il PSDI, il PRI, il PSIUP e il PLI. Tre partiti della maggioranza di governo, PSI, PRI e PSDI, e tre di opposizione, PCI, PSIUP e PLI possono approvare una legge perché essendo il parlamento eletto con la legge proporzionale la maggioranza laica del popolo italiano è ben rappresentata e può, come del resto vuole la costituzione che ha istituito una repubblica parlamentare, approvare una legge indipendentemente dal governo in carica. Se il parlamento del 1970 fosse stato eletto con la legge maggioritaria del 53 la DC da sola avrebbe avuto certamente più del 50 % dei seggi e con il MSI (non coalizzato ma contrario al divorzio come la DC) avrebbe sfiorato il 60 % dei seggi. Con buona pace dei partiti laici “di governo” che anche se in parte o tutti coalizzati con la DC non avrebbero nemmeno, godendo anch’essi del premio di maggioranza, compensato i seggi persi dal PCI e dal PSIUP. Per non parlare del fatto che una coalizione di governo sarebbe certamente entrata in crisi su una simile divisione. In altre parole la legge non sarebbe probabilmente mai stata approvata anche se la DC e il MSI non avessero avuto la maggioranza dei seggi perché gli alleati laici della DC fra “governabilità” e voto sul divorzio avrebbero scelto la prima in nome della coesione della coalizione di governo.

So che si tratta di un esempio puramente astratto, eppure tutti dovrebbero riflettere sulla rappresentatività di un parlamento eletto con una legge maggioritaria. Rappresentatività significa rappresentanza della volontà popolare, non la mera quantità di seggi attribuita ai partiti. Il parlamento che si forma in conseguenza del voto alla coalizione di governo, per garantire la “governabilità” attraverso il premio di maggioranza sacrifica sempre la rappresentanza della volontà popolare. Sempre!

Ma veniamo al secondo trucco.

2) in Italia, oggi, le coalizioni sono tre. Centrosinistra, centro e centrodestra. Stiamo grossomodo e generosamente ai sondaggi: alla Camera il centrosinistra potrebbe prendere il 35 % dei voti ed otterrebbe il 54 % dei seggi. Un premio di maggioranza del 19 %. Il centro potrebbe prendere il 17 % dei voti. Invece dei circa 107 seggi proporzionali prenderebbe alcuni seggi in meno che perderebbe per effetto del premio di maggioranza assegnato al centrosinistra. Il centrodestra ne perderebbe molti per lo stesso motivo. Tutti sanno, ma ci tornerò, che dopo le elezioni ci sarà il governo Bersani Monti. Vorrei far notare che se il centrosinistra e il centro avessero formato un’unica coalizione, anche scontando la fuoriuscita di SEL dalla medesima, avrebbero preso un premio di maggioranza esiguo. Diciamo del 5 o 6 %. Mentre divisi il PD lo prende del 15 % circa. Si tratta di 60-80 seggi. Perfino scontando la perdita di voti di un’unica coalizione Bersani Monti verso SEL e RC (magari in coalizione o con un’unica lista), visto che proclamare la coalizione prima del voto avrebbe certamente liberato voti a sinistra e verso il Movimento 5 stelle, il premio di maggioranza sarebbe stato comunque significativamente più basso di quello ottenuto con le due coalizioni.

Insomma, in ogni caso il meccanismo maggioritario dell’attuale legge puzza di enorme imbroglio.

Se il centrosinistra farà un governo da solo, con Monti all’opposizione, con il 35 % dei voti avrà un premio di maggioranza spropositato di circa il 20 %. Se dopo le elezioni farà il governo con Monti avrà una maggioranza parlamentare di circa il 65 % dei seggi. Il PD, in ogni caso vero dominus della scena, potrà mediare sia con Monti sia con SEL con una grande forza contrattuale.

Sarà per questo che il PD non è “riuscito” a cambiare la legge elettorale?

Certo. C’è incognita del Senato. Sulla quale non mi dilungo. Ma bisogna ricordare che nel 2006 la coalizione di centrodestra ebbe circa 200mila voti in più dell’Unione al Senato. Eppure il computo dei seggi portò ad un sostanziale pareggio. Con un lievissimo vantaggio dell’Unione. Insomma, per il credo conosciuto meccanismo del premio di maggioranza assegnato nelle singole regioni invece che a livello nazionale, in quel caso fu favorita l’Unione. Non il centrodestra. Pur essendoci una notevole dose di casualità nella formazione della maggioranza di governo al Senato non si può dire oggi che la legge porcellum è stata fatta da Berlusconi per impedire la governabilità al Senato. Tanto meno si può, avendo previsto di fare il governo con Monti solo dopo le elezioni pur continuando a fare l’apologia del bipolarismo e gridando al pericolo della destra, invocare il voto utile. Perché non si è fatto l’accordo con Monti prima delle elezioni per assicurarsi la vittoria al Senato? Ancora una volta, perché non si è cambiata la legge elettorale almeno istituendo il collegio unico nazionale per determinare il premio di maggioranza?

Il voto utile sarebbe quello di elettori di sinistra (utili idioti) a permettere al centrosinistra di prendere due piccioni con una fava? Avere comunque la maggioranza al Senato per poi procedere a fare il governo con Monti e allo stesso tempo assicurarsi che a sinistra non ci sia nessuno a rompere le scatole?

Ma in che direzione si svilupperà la trattativa post voto?

Vediamo il terzo imbroglio.

3) sulla Carta d’intenti firmata da Vendola prima delle primarie del centrosinistra ci sono scritte cose ben precise. Tutti i temi e contenuti più controversi sono scritti con l’ambiguità necessaria a lasciare aperta la porta all’accordo di governo con Monti. Esagero?

Vediamo. E mi limito ad alcuni esempi.

Europa.

Oltre alla solita riproposizione della retorica sull’Europa politica e democratica che non c’è (chissà come mai!), per realizzarla si parla esplicitamente di un “patto costituzionale con le principali famiglie politiche europee”. Visto che esse sono senza dubbio socialisti, popolari e liberali, e cioè le forze che hanno partorito i trattati e soprattutto il trattato costituzionale neo liberista, in sostanza si dice che il governo reale dell’Europa fondato sulla collaborazione delle tre forze, tutte neoliberiste, va bene com’è.

Poi, immediatamente dopo, si prosegue:

“Anche per l’Europa, infatti, la prossima sarà una legislatura costituente in cui il piano nazionale e quello continentale saranno intrecciati stabilmente. Una legislatura nella quale l’orizzonte ideale degli Stati Uniti d’Europa dovrà iniziare ad acquistare concretezza in una nuova architettura istituzionale dell’eurozona.
Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s’impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni. Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa costruire un progetto alternativo alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta, inclusiva.”

Per favore, attenzione alle parole e al loro significato preciso.

Qui c’è scritto che l’intreccio fra governo nazionale ed europa si realizza IN ITALIA con un accordo (progetto di governo italiano) con il CENTRO LIBERALE contro il populismo ecc.

Più chiaro di così si muore, per chi sa leggere un documento di questo tipo. Ma più ambiguo di così si muore per il lettore non smaliziato. Perché la retorica sul deficit democratico (che non manca mai) prevede che si faccia un accordo costituente con i partiti europei che sono esattamente i responsabili del deficit democratico (sic). E, attraverso intricate circonlocuzioni dove sembra non essere chiaro se si parla di Europa o di Italia si dice che bisogna fare un accordo di legislatura con il centro liberale, che in Italia si legge Monti, contro populismi ecc, che in Italia si legge Berlusconi. È evidente che non si parla di Europa se si dice “anche per  l’Europa” parlando dell’intreccio fra legislatura costituente nazionale ed europea e poi si specifica che si vuole la collaborazione di governo con il CENTRO LIBERALE. Tutto si tiene. In Europa bisogna continuare il governo unitario di socialisti, democristiani e liberali, ma in Italia bisogna fare il governo con Monti contro Berlusconi.

In campagna elettorale si è sentito dire più volte da esponenti di SEL: ma nella Carta c’è scritto di una normalissima collaborazione sulle riforme costituzionali, non di un governo con Monti. Mentre, come è noto, Bersani ha insistito sul fatto che la “apertura al centro” è ben chiara nella Carta.

O mi sbaglio?

Ma proseguiamo:

Democrazia

Oltre a diverse generiche affermazioni c’è un punto preciso:

“Daremo vita a un percorso riformatore che assicuri concretezza e certezza di tempi alla funzione costituente della prossima legislatura.”

La prossima legislatura avrà una funzione costituente? Con questa legge maggioritaria il paese è rappresentato affiche la funzione costituente del parlamento sia democratica?

Questa frasetta buttata lì è il massimo tradimento della costituzione italiana, che non per caso venne redatta da un parlamento eletto con la proporzionale. Ma forse Vendola non ricorda di essersi opposto fieramente alla bicamerale presieduta da D’Alema in ragione esattamente della sua non rappresentatività democratica. E forse non ricorda che quando lui era deputato del PRC quest’ultimo proponeva casomai di eleggerlo si un parlamento costituente, anche parallelo a quello eletto col maggioritario, ma con la proporzionale.

Ma si sa, queste sono cosette da niente. Come il pareggio di bilancio in costituzione che è una iperbole liberista. Basta dire che la costituzione italiana è bella due o tre volte, salvo poi assegnare ad un parlamento ultramaggioritario il compito di stravolgerla.

Beni comuni

Anche qui attenzione a parole e concetti.

“Per noi salute, istruzione, sicurezza, ambiente, sono campi dove, in via di principio, non deve esserci il povero né il ricco. Perché sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti. Sono beni comuni – di tutti e di ciascuno – e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese.

I referendum del 2011 hanno affermato il principio dell’acqua come bene non privatizzabile. L’energia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni. Per tutto questo, introdurremo normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi. In ogni caso non può venir meno una responsabilità pubblica dei cicli e dei processi, che garantisca l’universalità di accesso e la sostenibilità nel lungo periodo.“

Bisogna fare i complimenti agli estensori di questo capolavoro!

Nella prima frase basta un aggettivo per rovesciare il senso apparente, che sembra al lettore il vero contenuto. L’aggettivo è PURA.

Per favore togliere PURA e rileggere il testo. Si trova l’esito del referendum sull’acqua e servizi pubblici. Poi rileggere con PURA. Si trova la legislazione pre referendum. I servizi possono essere pubblici o privati, basta che siano regolati secondo l’interesse pubblico.

Una cosa è dire che sono indisponibili alla logica del mercato e del profitto e un’altra, diversa e contrapposta è che sono indisponibili alla PURA logica del mercato e del profitto.

Non esiste in natura un neoliberista che proponga di privatizzare servizi per metterli a disposizione della pura logica del mercato e del profitto. Tutti dicono che la funzione pubblica va regolamentata e controllata.

Peccato che ciò che divide destra da sinistra è la concezione secondo la quale acqua, sanità, istruzione ecc possono essere privatizzati o meno. Punto! Perché, al contrario, una volta accettata l’idea che possono essere gestiti privatamente prevedendo il profitto (remunerazione del capitale investito o altre definizioni ipocrite analoghe) pur potendo distinguere fra posizioni leggermente diverse sulla qualità della mediazione fra interessi pubblici e privati, sulle forme concrete del controllo ecc. ci si trova comunque nel campo del neoliberismo più sfacciato.

Anche qui la domanda fatidica. Esagero?

Beh. Basta, per scoprirlo, leggere il resto del testo eliminando l’eco dei paroloni apparentemente di sinistra appositamente usati poco prima.

Rileggiamo.

“I referendum del 2011 hanno affermato il principio dell’acqua come bene non privatizzabile. L’energia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni.”

Qui si fa finta in un testo impegnativo di non conoscere i quesiti referendari. L’acqua non è mai stata privata. Nella legge Galli è infatti definita così:

“Art. 1. Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorchè non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.”

Quando si parla di privatizzazione dell’acqua si parla della sua gestione. Come è ovvio.

Basta dire che l’acqua non è privatizzabile e poi elencare beni e servizi che “devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo delle prestazioni.” e il gioco è fatto!

In italiano, per quanto il concetto venga sempre mascherato adeguatamente, vuol dire che sono si beni pubblici, ma che possono essere dati in gestione ai privati, che però devono rispettare programmazione, regolazione e controllo. E vorrei vedere!

Ripeto. Esagero?

Eh no che non esagero!

Infatti nell’ultima parte c’è scritto nero su bianco:

“Per tutto questo, introdurremo normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi. In ogni caso non può venir meno una responsabilità pubblica dei cicli e dei processi, che garantisca l’universalità di accesso e la sostenibilità nel lungo periodo.“

In italiano vuol dire che se la gestione è pubblica ci devono essere norme che ne definiscano i parametri. Cosa ovvia e scontata. Ma che se è privata la ALTERNATIVA è che ci siano controlli a tutela delle finalità pubbliche dei servizi.

Accidenti! Tutela delle finalità pubbliche? Tutela da che? Ma dalla PURA logica del mercato e del profitto. Appunto.

L’ultima frase è un altro capolavoro.

Vuol dire che se la gestione di acqua, altri beni e servizi è privata la RESPONSABILITA’ PUBBLICA si esercita affinché TUTTI possano ACCEDERE ai servizi ed utilizzare i beni, ma pagando ai privati che hanno diritto alla remunerazione del capitale investito.

Questo vuol dire! E sfido chiunque a dimostrare il contrario. Qui o in qualsiasi altra sede.

Insomma, il referendum è citato per poterlo tradire meglio.

 

Diritti civili.

“Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico. E’ inoltre urgente una legge contro l’omofobia. Siamo per il rispetto della vita umana e quindi vogliamo che la condizione dei detenuti sia rispettosa della Costituzione.”

Questo testo è ben al di sotto di quanto previsto dal programma dell’Unione del 2006. Che recitava:

“L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di una unione di fatto non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale”

Nella Carta c’è il diritto per la coppia omosessuale a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico. Nel testo del 2006 c’è l’equiparazione della coppia non sposata eterosessuale a quella omosessuale e la promessa di attribuire loro gli stessi diritti.

Non è lo stesso. E comunque siamo ben lontani da qualsiasi legislazione di paesi europei che riconoscono il matrimonio e il diritto ad adottare. O mi sbaglio?

Del resto è impossibile che il PD sposi le tesi del PSOE, del PSF, della SPD e così via, visto che è composto almeno per un terzo di ferventi cattolici obbedienti alle direttive del vaticano. Si è visto in diversi precedenti, come quando votarono contro la riduzione del divorzio da tre anni ad un anno e sulla fecondazione assistita insieme al centrodestra e lega.

Vendola si vuol sposare. Lottiamo tutti per questo suo diritto. Ma avendo contratto un matrimonio politico con Rosy Bindi ed Enrico Letta ha dovuto firmare un testo nel quale al massimo è previsto che gli omosessuali conviventi acquisiscano qualche diritto, forse nemmeno equiparato a quelli delle coppie eterosessuali non sposate.

Anche qui sfido a dimostrare il contrario.

E… dulcis in fundo

La Carta d’Intenti prevede le RESPONSABILITA’.

Il testo è qui chiarissimo.

Leggere per credere:

“L’Italia ha bisogno di un governo e di una maggioranza stabili e coesi. Di conseguenza l’imperativo che democratici e progressisti hanno di fronte è quello dell’affidabilità e della responsabilità . Per questa ragione, nel momento stesso in cui chiamiamo a stringere un patto di governo movimenti, associazioni, liste civiche, singole personalità e cittadini che condividono le linee di questo progetto, vogliamo assumere insieme, dinanzi al Paese, alcuni impegni espliciti e vincolanti.

Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a:

• sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie;
• affidare a chi avrà l’onere e l’onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale;

• vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta; 
• assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi;
• appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona.”

 

C’è scritto che il premier si deve sostenere qualsiasi cosa faccia. Per esempio non si deve criticarlo se, come Prodi, decide in totale solitudine di dire si alla base statunitense di Vicenza.

C’è scritto che è il premier a decidere i ministri. Punto.

C’è scritto che se insorgono divergenze fra SEL e PD, a dirimere è il voto dei parlamentari della coalizione in seduta congiunta. Con maggioranza qualificata. Non c’è scritto se la maggioranza qualificata deve essere del 60 70 80 90 %. Siccome è difficile anche per chi fa uso di forti stupefacenti prevedere che SEL abbia più di un quinto  dei parlamentari del PD e che la maggioranza qualificata sia dell’80 %, questa clausola significa che il PD decide e SEL obbedisce. O mi sbaglio?

C’è scritto che tutti i trattati internazionali non si toccano. Salvo rinegoziarli, ma in accordo con gli altri governi. Per i trattati dell’Unione Europea significa che bisogna avere l’unanimità di tutti i governi. Perché si può sempre negoziare e rinegoziare. Ma se non si prevede che si possa rompere e/o denunciare un trattato unilateralmente significa che non di trattativa si tratta bensì di richiesta di unanimità sulla eventuale modifica di un trattato. Cioè zero. Impossibile.

C’è scritto, per maggior chiarezza, che bisogna appoggiare i tagli che il governo dovrà fare per “difendere la moneta unica”, e cioè per rispettare i diktat della Banca Centrale Europea, del FMI e della Commissione.

Insomma, non solo si dovrà fare un accordo con il CENTRO LIBERALE, e cioè con Monti. Non solo in questo testo non c’è traccia di Legge 30, articolo 18, art. 8, missioni militari e così via.

Ma è già questo testo, ed anche un governo del centrosinistra senza Monti, puramente iscritto nel neoliberismo nemmeno temperato analogo a quello di tutti i partiti che furono socialisti e socialdemocratici e che oggi sono tutto meno che di sinistra. Con l’aggiunta che questo testo, e non solo il PD, non da risposte laiche e rispettose dei diritti degli omosessuali.

Ma perché SEL partecipa ad un simile imbroglio?

Per scoprirlo vediamo un altro aspetto quasi sconosciuto della legge elettorale vigente.

 

4) la legge prevede uno sbarramento del 4 % ad una lista non coalizzata. Ma per una lista coalizzata in una coalizione, sia quest’ultima vincente o perdente, questo sbarramento non c’è. C’è uno sbarramento del 2 %. Ma per la prima lista coalizzata che non raggiungesse il 2 % non vale nemmeno questo sbarramento. In altre parole SEL entrerà comunque in parlamento e godrà comunque del premio di maggioranza.

Mettiamo che la lista Rivoluzione Civile abbia il 3,8 % dei voti e che SEL abbia anch’essa il 3,8 %.

A quale persona sana di mente può sembrare giusto che SEL entri in parlamento ed abbia anche il premio di maggioranza mentre Rivoluzione Civile resta fuori?

Gli elettori indubbiamente di sinistra che votano per SEL e che contemporaneamente votano per il programma della Carta d’Intenti, in che modo possono essere rappresentati da SEL nei loro contenuti? Essi credono di votare per chi è d’accordo ad eliminare la riforma Fornero dell’articolo 18 e delle pensioni. Per il matrimonio gay. Contro il fiscal compact e il pareggio di bilancio in costituzione. E così via. O mi sbaglio? Ma queste cose sono impossibili già nell’accordo col PD, figuriamoci con il governo mediato con Monti.

Esiste una possibilità nemmeno tanto remota, che SEL una volta che il PD proponga ufficialmente, dopo il voto, di formare il governo con il CENTRO LIBERALE di Monti, rompa col PD e passi all’opposizione.

Questa cosa è possibile. Basterebbe far finta che col nuovo governo con Monti, anche se è ben previsto nella Carta, quest’ultima non valga più. Sempre che SEL al Senato non sia determinante. Perché altrimenti anche questo gioco diventerebbe impossibile, pena il “favorire” Berlusconi.

Ma se anche le cose andassero così si tratterebbe di un imbroglio bello e buono. Verso gli elettori del PD. O no?

Insomma, comunque vada, SEL è in una botte di ferro ed entrerà in parlamento. Come unica forza di “sinistra” grazie al “voto utile” o con più seggi di Rivoluzione Civile anche se quest’ultima prendesse più voti di SEL.

Sarà per questo che SEL ha deliberatamente scelto di soprassedere sull’appoggio del PD a Monti e a tutte le sue leggi di massacro sociale e dei diritti? Sarà per questo che non ha voluto nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di fare una lista comune sui contenuti di sinistra e/o una coalizione con altre liste di sinistra? Sarà per questo che è inusitatamente diventata una forza sostenitrice del bipolarismo? Sarà per questo che dopo aver “sognato” di vincere le primarie del centrosinistra per due anni si è acconciata a svolgere un ruolo comprimario nel centrosinistra?

Resta il fatto che in Italia, al contrario che Grecia, Spagna, Francia, Germania e via elencando, chi è contrario alle politiche neoliberiste si presenta diviso alle elezioni rischiando di non contare nulla sia dentro il governo sia fuori da esso.

Questo fatto gravissimo è dovuto unicamente al settarismo di SEL, al fatto che i suoi dirigenti hanno deliberatamente scelto di imbrogliare gli elettori, con l’unico obiettivo di salvaguardare se stessi.

Mi spiace ma questa è la verità. Triste ma inconfutabile, purtroppo.

Sono sicuro che qualcuno, a questo punto, potrebbe esclamare, nonostante tutto quello che ho scritto: ma bisogna battere Berlusconi! 

Ed eccoci al quinto imbroglio.

5) a meno di un evento miracolistico anche i sassi sanno che Berlusconi non vincerà le elezioni. La sua irresistibile ascesa nel corso degli ultimi due mesi, però, è di totale responsabilità del centrosinistra. Vediamo perché.

Bersani dice sempre: Mica abbiamo vinto, la destra c’è ed è forte!

Come dargli torto.

Però, delle due l’una.

O la destra di Berlusconi è populista e ad essa bisogna contrapporre una coalizione liberale e antipopulista, unica capace oggi di vincere nel meccanismo del maggioritario bastardo del porcellum. O la dialettica è fra destra e sinistra e allora i contenuti devono essere chiari e, anche a dispetto del meccanismo maggioritario, si può conquistare il consenso dei ceti popolari colpiti dalle politiche di destra del governo Berlusconi prima e del governo Monti poi.

In entrambi i casi si parla chiaro e non si imbrogliano gli elettori.

Certo la seconda ipotesi necessita dell’accettazione del rischio della sconfitta. Ma nella crisi forse per la prima volta si potrebbe vincere con un chiaro programma di sinistra. Che certamente sarebbe definito a sua volta, da Monti e perfino da Berlusconi, populista. Mentre la prima, in pura continuità con l’ormai consolidata tradizione dei partiti socialisti europei, garantisce contemporaneamente la vittoria elettorale e la sconfitta sociale delle classi subalterne.

Perché non c’è dubbio che senza denunciare certi trattati internazionali, cancellare controriforme, eliminare privatizzazioni ecc. si possono vincere le elezioni riservando alle classi subalterne anni e decenni di lacrime e sangue.

Perché si lascia che Berlusconi si appropri di obiettivi e proposte di sinistra e lo si accusa di populismo?

Forse che l’IMU sulla prima casa “è un provvedimento doloroso ma inevitabile”?

Forse che dire “bisogna ristabilire la sovranità del popolo sulla moneta” è un concetto eversivo e antidemocratico?

Davvero si pensa di battere Berlusconi con i comici in tv e i talk show alla Santoro, che non fanno altro che alimentarne la popolarità?

Davvero si è sicuri che, se costretto a scegliere fra chi spiega la necessita dei suoi sacrifici per salvare le banche e chi promette la restituzione dell’IMU, un operaio afflitto dal mutuo e da un salario indecente, che dovrà lavorare diversi anni in più per prendere una pensione di merda, quest’ultimo sceglierà di sacrificarsi sull’altare della presentabilità del premier eletto presso i salotti dei rapaci mercati finanziari?

Evidentemente si. Perché da tempo ormai immemore il PD pensa che si debba “governare” l’esistente, rassicurare i poteri forti esibendo la propria “qualità” più appetibile per essi, e cioè garantire sacrifici con la pace sociale.

Come si può gridare al pericolo della destra indicando come dramma la propensione di Berlusconi a mettersi le dita nel naso in pubblico mentre la società viene devastata dalla cancellazione di diritti e giustizia sociale?

Si può, cercando di evitare che cresca una rivolta e una sinistra non addomesticata.

Attenzione, non parlo di un complotto, bensì di uno spontaneo movimento verso una dialettica politica nella quale tutto si confonde. Nella quale non c’è destra e sinistra, bensì gente perbene ed impresentabili, populismo e realismo, normalità ed eccezionalità, vecchio e nuovo e così via. Una dialettica dove impera l’imbroglio. Dove ci si contrappone alla demagogia berlusconiana con la demagogia che nasconde contenuti inconfessabili (in campagna elettorale) della Carta d’Intenti.

Se questo è anche solo parzialmente il quadro della situazione italiana manca solo un ultimo imbroglio. Il Movimento 5 stelle.

6) almeno un terzo, se non la metà o più, dei moltissimi voti che andranno a Grillo, sono di elettori che oltre ad essere, con diverse ragioni, schifati della politica ufficiale, hanno senza dubbio in testa contenuti di sinistra o di estrema sinistra. È inutile che io ricordi qui elencandoli gli slogan di grillo sulle banche, le multinazionali, la globalizzazione, l’euro, l’ambiente, i diritti civili e così via che sono pari pari la riproposizione di contenuti ed obiettivi di sinistra da anni e perfino decenni.

Certo, poi ci sono ambiguità ed anche contenuti liberisti e perfino razzisti.

Con il fenomeno della predicazione, ben divulgata dai talk show e dai mass media a “insaputa” di Grillo, e della manipolazione dell’opinione pubblica in internet della Casaleggio e associati, oltre che con l’avvitamento su se stessa di una politica vacua e moralmente degenerata oltre ogni limite, una buona parte degli elettori italiani di sinistra voteranno una lista dai contorni indefiniti, destinata a mostrare la sua vera anima, o le sue vere cento anime, al primo voto su un qualsiasi contenuto controverso. Una lista che però intanto dà una spallata forse definitiva alla democrazia rappresentativa per favorire il passaggio ad una democrazia autoritaria e tecnocratica. Senza istituzioni intermedie, senza partiti intesi come collettivi dotati di categorie interpretative della realtà, senza la fatica della democrazia vera, dal basso possono salire solo protesta e rancore. Cose facili da manipolare al fine di sterilizzare i contenuti veramente portatori di cambiamento e al fine di uccidere i partiti come veicolo di partecipazione in favore di leader e tecnocrazie varie.

Spero di avere torto, ma credo sia proprio così.

Infine l’ultimo imbroglio, sul quale bastano pochissime parole:

7) chi pensa che su televisioni e giornali la campagna elettorale sia stata corretta ed utile ad informare gli elettori alzi la mano. Chi pensa che Ingroia e Rivoluzione Civile abbiano avuto adeguati spazi ed attenzione, e che le domande e i servizi siano stati corretti e non maliziosamente parziali, come la ripetuta tiritera sul voto utile, alzi la mano.

Alzi la mano e verrò di persona a tagliargliela con un machete affilato.

 

In conclusione.

 

Ogni elettrice ed elettore che sceglierà di votare per la lista Rivoluzione Civile avrà dovuto superare gli scogli rappresentati da tutti questi imbrogli. Il nostro voto moralmente e politicamente vale doppio, triplo.

Rivoluzione Civile non è altro che portare in parlamento i contenuti di sinistra, come in tutti gli altri paesi europei.

Superare il quorum ingiusto è necessario affinché il parlamento che proseguirà nella politica neoliberista e nel massacro sociale veda presente l’opposizione di sinistra capace di costruire una alternativa. E gli anni prossimi saranno più duri degli ultimi. I paesi del sud dell’Europa saranno massacrati e si imporrà una svolta epocale.

Rivoluzione Civile in parlamento può essere il primo passo della riunificazione della sinistra reale. Su un programma condiviso, senza discriminazioni, senza che nessuno debba rinunciare a nulla di se stesso, su basi democratiche funzionando col principio di una testa un voto.

Ogni voto a Rivoluzione Civile è utile a tutta la sinistra europea ed inviso a socialisti, popolari e liberali. È utile a ridare senso alla parola politica ed è inviso ai politicanti imbroglioni, soprattutto a quelli sedicenti progressisti e di sinistra, che sguazzano nell’ambiguità e mortificano i propri stessi elettori. È utile a rafforzare tutte le lotte.

È utile alla resistenza oggi e all’alternativa domani, contro questo sistema infame.

È utile a conservare e difendere la propria dignità.

 

ramon mantovani

63 Risposte to “Come finiranno le elezioni?”

  1. Ringrazio di cuore il compagno Ramon per aver mostrato non solo l’assoluta disonestà intellettuale di certi dirigenti ma anche l’importanza del voto oggi a Rivoluzione Civile. Ogni compagno è pregato di inviare questo articolo agli indecisi che conosce e a tutti gli altri compagni in modo che lo possano utilizzare in questa ultima settimana di campagna elettorale.
    “Ai liberi e ai costanti le vie dell’avvenir s’apron secure”.
    Speriamo.
    Grazie della vostra attenzione. Piero.

  2. Lamberto Consani Says:

    Da quanto dici non ti sembra si debba evincere che lo strumento parlamentare sia diventato, ai fini dell’attuazione d’un programma autenticamente riformatore, vieto e obsoleto anzi pesantemente oppressivo e che la soluzione sia da trovarsi in forme di lotta che, pur non escludendo del tutto lo strumento parlamentare, si fondino su modalità profondamente diverse?

  3. complimenti per l’articolo ben fatto e ben documentato
    Una sola cosa: e’ chiaro che sono d’accordo con te sul fatto che Sel entrera’ in parlamento in qualsiasi modo sulla base di un programma fumoso che non smuove nulla dei disastri subiti dalle classi lavoratrici nell’ultimo anno di Governo Monti.
    Sono anche convinto che mediamente il gruppo dirigente di Sel non brilli per capacita’ e competenza ( a parte Vendola che non conosco particolarmente ma mi pare una brava persona)
    Pero’ la loro, nel caso una volta entrati in Parlamento lasciassero la maggioranza sarebbe stata una tattica politica legittima come lo e’ la presentazione di Rifondazione in Rivoluzione Civile.
    Certo se dopo il voto sostenessero un governo con Monti sarebbe un altro paio di maniche ma se fossero all’opposizione avrebbero preso un taxi..diciamo cosi’..
    Del resto anche noi di Rifondazione ci ritroviamo con Di Pietro,Ingroia: ultragiustizialisti certamente rispettabili ma il tema del buco nero delle carceri purtroppo lo lasciamo a Pannella..
    Capisco la necessita’ di entrare in parlamento ma e’ anche questa una tattica non dissimile da quella di Vendola
    o no?
    ciao

  4. Bene ! Un articolo molto complesso nel senso che dipana la matassa della fase politica con estrema chiarezza e semplicità. I toni sono realisticamente catastrofici perchè catastrofica è la situazione. Mi limito a osservare ,da esterna a Rifondazione e alla stessa Rivoluzione civile che il ruolo di Sel in questo grande imbroglio forse è stato sottovalutato dal gruppo dirigente dei due partiti comunisti che partecipano alle elezioni,nascondendolo alle reciproche basi attraverso continui appelli ,caduti nel vuoto,all’unità .Forse e sottolineo forse , se avessero perso meno tempo dietro NICHI e per quanto riguarda il pdci dietro il pd,oggi avrebbero impostato una campagna elettorale diversa , magari più robusta e caratterizzante. Che dici?

  5. Ancora una volta devo ringraziarti di cuore per le tue parole, Ramon. Potrà sembrarti strano, ma ho provato emozione e commozione a leggere queste tue ultime, fredde considerazioni sulla situazione presente e sul futuro prossimo probabile. Mai come oggi abbiamo bisogno di verità; di sapere chi e come ha operato, consapevolmente o meno, per ridurre il quadro a miseria e volgarità. Le forze di cui parli, penso sopratutto a Pd e Sel, dovranno assumersi la responsabilità di fronte alla Storia del disastro in corso e di quelli prossimi e di gran lunga peggiori che verranno. Non bisogna essere veggenti o possessori di poteri paranormali per prevedere che presto, molto presto, la crisi economica si aggraverà. Una crisi costituente, come ha ben messo in luce il nostro segretario. Una crisi che già da tempo è utilizzata per portare indietro in ogni senso le lancette dell’orologio della storia: finito il ‘900, il nuovo che avanza è l’800, il ritorno a forme di sfruttamento protocapitalistico nel cuore dei cosiddetti paesi sviluppati e l’Europa è il campo principale di sperimentazione. E anche noi abbiamo bisogno di sperimentare, perché solo così possiamo sciogliere il nodo del “Che fare?”. Sono pienamente in linea con quanto affermi e in accordo perfetto con la tua lucida analisi. Certo che dobbiamo votare e far votare Ingroia! Secondo me, oggi c’è una sola parola che può fare da fondamento di ogni pensare e agire. Questa parola è RESISTENZA. Ora e Sempre.

    Grazie davvero Ramon.

  6. Ps: con Ingroia intendevo Rivoluzione Civile, ma questo è un esempio lampante di come ormai operi sotterraneamente anche dentro di me e immediatamente il cancro del leaderismo. Della serie: il nemico è fuori ma anche “dentro”.
    ciao

  7. L’analisi contenuta nel tuo intervento punto per punto è onesta e veritiera. Avrei due domande:

    1) Il meccanismo elettorale e il progetto di SEL erano conosciuti da tempo. Perchè il CPN e la segreteria hanno aspettato l’ultimo momento tergiversando per poi fare una scelta minimalista e obbligata dalla fretta in favore di Rivoluzione Civile ? ( cito qui il commento Romina ) Secondo te lo hanno fatto per pigrizia o per calcolo politico ?

    2) ” Si può, cercando di evitare che cresca una rivolta e una sinistra non addomesticata. ”
    Dal tuo testo ho scelto questa frase che secondo me è simile a quelle che denunci negli scritti del PD e di SEL.
    Potresti argomentarla e fare qualche esempio per illustrarla ?
    Letta con malizia e semplificando sembra una frase in favore della costruzione di una “sinistra addomesticata” ma questa lettura è sicuramente una esagerazione. O no ?

  8. masaccio Says:

    Ramon, pur apprezzando molto l’analisi del tuo articolo, non posso che rilanciare la critica del commentatore che mi ha preceduto, rendendola anzi più dura: cos’ha fatto Rifondazione Comunista per evitare questa situazione?
    Credo che a ormai 5 anni dal congresso di Chianciano sia il caso di tracciare un bilancio della segreteria Ferrero, e questo bilancio, nonostante io mi trovassi all’epoca e mi trovi ancora sulle tue stesse posizioni in sostegno della maggioranza congressuale, non può essere positivo.
    5 anni prevedevamo esattamente lo scenario che si è poi verificato: la scissione di Rifondazione avrebbe spaccato verticalmente la sinistra, sia nelle sue componenti politiche sia in quelle sociali, e la competizione ne avrebbe spinto una parte (Sel) verso posizioni sempre più moderate e subalterne nei confronti del Pd, e un’altra (il Prc) verso la marginalizzazione all’interno del quadro politico, rendendole di fatto entrambe irrilevanti (l’unica cosa che non condivido, nel tuo articolo, è infatti l’idea che Sel si troverà in un’ottima posizione tattica dopo le elezioni; non lo credo affatto, anzi credo che sarà dilaniato, ma di quel, nel caso, parliamo a parte).
    Se le nostre fosche previsioni di 5 anni si sono avverate, non significa anche che sono stati sconfitti i nostri sforzi per impedirlo? E non significa che forse quegli sforzi sono stati insufficienti e non diretti nella giusta direzione?
    So benissimo che le condizioni oggettive sono quelle che sono, ma nel passato, in condizioni altrettanto difficili, l’abilità politica della dirigenza del Prc aveva fatto la differenza, aggiungendo all’analisi la strategia giusta per perseguire i propri obiettivi. A me sembra che invece in questi 5 anni ci si sia accontentati di avere la giusta analisi senza riuscire a tirar fuori uno straccio di strategia?
    Gran parte delle scelte strategiche fatte in questi 5 anni sono finite in un fallimento: dal partito sociale (ottima analisi, ma si sapeva già 5 anni fa che il Prc non aveva la massa critica né la cultura politica necessaria a realizzarla in maniera significativa, e infatti il tutto si è risolto in qualche bancarella in cui vendere le arancie), alla scelta del Pdci come interlocutore strategico (era il più vicino, all’epoca, ma si sapeva già che non avrebbe resistito al richiamo del centrosinistra).
    Ma l’emblema del fallimento di questo quinquennio è sicuramente la Federazione della Sinistra: anche qui, un’ottima idea, conseguenza di una giusta analisi, la proposta di una forma confederativa basata sui contenuti, in risposta a contenitori esclusivi e identitari. Ma vogliamo parlare di come è stata gestita? La Federazione poteva essere un progetto in grado di rilanciare il ruolo del Prc e attrarre nuove forze, e invece: non c’è stato alcun investimento sulla formazione di un gruppo dirigente nuovo e giovane, che sapesse far apparire all’esterno il progetto della Federazione come qualcosa di diverso dalla somma degli apparati di Prc e Pdci; ci si è caricati personaggi irrilevanti come Patta e Salvi solo per poter dire di aver conquistato pezzi, pur sapendo benissimo che la loro opzione strategica era il centrosinistra; non si è mai seriamente investito sui processi costituenti delle Fds territoriali, che di fatto, soprattutto dove i gruppi dirigenti locali erano “ferreriani” sono state pensate come semplici allargamenti del Prc, umiliando le componenti Pdci e senza alcun allargamento esterno; non si è mai fatto un tesseramento; ecc. ecc.
    Per 5 anni Ferrero è andato in tv e su internet a ripetere la giusta analisi, cioè l’unità delle forze antiliberiste in un programma di alternativa, senza però che mai si facesse qualcosa per dare credibilità ed efficacia a questa proposta, per stabilire relazioni con interlocutori reali, per costruire un rapporto serio con i movimenti, ecc.
    E quindi ci si è trovato a dicembre con il paradosso di un partito che è fuori dal parlamento da 5 anni e sembra preso di sorpresa dalla scadenza della legislatura, tanto da riuscire a costruire solo un cartello come Rivoluzione Civile, che è sicuramente oggi la migliore proposta in campo, avrà sicuramente il mio voto, ma di certo non è il polo dell’alternativa che il Prc diceva di volere, pieno com’è di personeggi che non stanno nel centrosinistra solo perché non sono stati voluti e pronti a rientrarci il giorno dopo le elezioni.
    Insomma, Ramon, lo dico qui, vale quel che vale, ma credo che il bilancio di questi 5 anni non possa che essere fortemente negativo. Rifondazione Comunista, e mi dispiace dirlo, si dimostra un partito privo in grado di formulare una buona analisi ma privo dei quadri della qualità necessaria a tradurla in una strategia giusta ed efficace. E temo che ciò sia ormai irreversibile.

  9. Barbieri Mario Says:

    Caro Ramon,
    u bellissimo articolo, lucido e preciso. Venerdì avrò un comizio in piazza a Valdagno, in provincia di Vicenza, ed ho deciso di usare parti del tuo articolo per sbugiardare pubblicamente i mistificatori del PD e di SEL.
    ciao Mario

  10. brano Ramon, bella analisi, al solito la vis polemica non manca..
    Mi permetto di rimbalzare l’articolo ad amici e conoscenti, ma soprattutto al gruppo google degli ‘ex’.. per gustarmi le reazioni scandalizzate…
    Non so se i nostri voti valgono moralmente più degli altri, temo che si ‘contino’ ancora eguali, ma certo se c’è una speranza di ricostruire una sinistra in Italia (che come dice giustamente Amartya Sen è ‘non pervenuta’) questa passa dalla fine delle pratiche parolaie e subalterne al social liberismo. La fine di SEL a forza ‘embeded’ al PD (Alfonso Gianni) spero consenta a RC di passare il quorum, e riaprire una presenza istituzionale di alternativa (che spero si saldi al M5S nelle iniziative prlamentari).
    Alè vediamo di far girare la giostra, hai visto mai che si concretizzi un po’ di senso comune di sinistra, fungendo da catalizzatori sociali? Senza illusioni, ma … ‘grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è quindi eccellente’. O no?
    un abbraccio

  11. concordo pienamente con il commento di Masaccio..

  12. articolo al solito ottimo e prezioso, da diffondere.
    Uno dei grossi problemi nostri è che anche molti militanti e quadri non hanno letto la Carta d’Intenti e non conoscono a fondo il meccanismo della legge elettorale.

    Solo mi sovviene una piccola dose di preoccupazione perché fra le righe colgo una fosca previsione sul risultato elettorale.
    Spero che come per le europee (allora Ramon era ottimista) il velato pronostico sia errato. Noi ce la mettiamo tutta!

  13. …condivido, peccato per la poca intransigenza in merito alla Rivoluzione Civile… ma siamo in campagna elettorale, no? 😉

  14. nessun accenno a come è nata la candidatura di Ingroia, nessun accenno al giustizialismo che cozza maledettamente con la cultura garantista di sinistra. Per fortuna se ne accorgeranno gli elettori quando ingOia prenderà il 3,6%….

  15. caro lamberto, sul tema che sollevi vorrei solo farti notare che sempre i comunisti ed anche la sinistra vera, hanno pensato che il centro della politica risiedesse nell’azione sociale, nelle lotte, nella battaglia delle idee. poi si poteva avere una parlamento democratico e una legge elettorale democratica che permetteva di portare le istanze di trasformazione nella sede istituzionale per trasformarle in legge. o partecipando ad un governo o anche dall’opposizione. non ci sarebbe stato statuto dei lavoratori senza l’autunno caldo (e il pci si astenne perchè lo considerava incompleto senza che nessuno si sognasse di accusarlo di fare “il gioco dei padroni”). così la “politica” per quanto difettosa era l’intreccio fra cose concrete nella società e tecniche parlamentari. e la tv di questo parlava, dando lo stesso identico spazio a tutti i partiti, senza comici, ballerine e talk show. cioè senza trasformala in uno spettacolo con l’unico obiettivo dell’audience.
    oppure tu puoi fare lotte, azioni sociali, battaglia delle idee. con un parlamento e una legge elettorale che però considerano i tuoi contenuti incompatibili con la “vera politica” che consiste nel scegliere chi governa l’esistente. per esempio pd e pdl votano entrambi a favore della “riforma” fornero, del fiscal compact, del pareggio di bilancio in costituzione. e non è un fatto solo italiano dovuto alla finta emergenza che ha portato monti al governo. perché lo stesso, esattamente lo stesso, su tutti e tre i punti citati, hanno fatto per esempio in spagna, con il governo zapatero del psoe. e stiamo parlando di tre cose colossali, non di dettagli. ora, in campagna elettorale pd e pdl e monti confermano tutti e tre che queste cose citate, ed altre, chiunque vinca non si toccheranno. sel finge di dire che i suoi voti serviranno a toccarle ma intanto firma il programma che dice il contrario. e noi che diciamo di abolirle veniamo accusati di “fare il gioco della destra”. e gran parte della cgil, quasi tutta, regge il moccolo.
    mi risulta che rinaldini, che è stato segretario della fiom ed è se non erro il coordinatore della sinistra cgil, abbia dichiarato il voto per rivoluzione civile. qualcuno l’ha visto in qualche talk show fino ad ora? (la speranza è l’ultima a morire). qualcuno ha sentito un conduttore qualsiasi chiedere l’opinione sulla presa di posizione di rinaldini a vendola?
    qualcuno ha sentito un conduttore o giornalista chiedere a vendola conto delle sue posizioni sull’acqua pubblica, sui trattati europei a cominciare da maastricht e trattato costituzionale, sull’art 18 e così via mettendole a confronto con quanto ha firmato, oltre che con quanto afferma il SUO candidato premier?
    macchè! quanti, invece, hanno sentito rivolgere ad ingroia la domanda sul voto utile?
    quindi, caro lamberto, sempre la sinistra deve pensare ad agire direttamente nella società per cambiare i rapporti di forza e per cambiare la testa della gente. oggi deve avere maggiore consapevolezza che elezioni ed istituzioni non sono terreni neutri o comunque facilmente utilizzabili. sono avversi perché disegnati esattamente per impedire che qualsiasi istanza di cambiamento reale possa incidere.
    se qualcuno ha coltivato l’illusione che PRIMA si conquista il governo, magari con chi ha obiettivi contrapposti ai tuoi, e poi si può dall’alto promuovere riforme positive, ormai dovrebbe aver imparato la lezione dei fatti. se non lo ha fatto non è per difetto di intelligenza bensì per eccesso di opportunismo.

    ciao e grazie per il commento

  16. caro pietro, no. proprio non è così.
    fra tattica e strategia ci deve essere un nesso concreto. altrimenti è il fine che giustifica i mezzi. ma i mezzi se sono criminali finiscono per far diventare criminale chi li usa. e il fine, soprattutto se nascosto “alle masse” può essere presto dimenticato e soprattutto contraddetto.
    in altre parole imbrogliare gli elettori dicendo il falso e lasciando intendere o promettendo cose impossibili, per quanto sia una tecnica “politica” molto in voga e altamente remunerativa nel gioco truccato delle elezioni maggioritarie, uccide la buona politica.
    non si uccide la verità, la lealtà, l’onestà, per poi in nome di queste cose ricostruirsi una verginità con una mossa come quella di rompere con i propri alleati dopo le elezioni.
    noi quando abbiamo fatto patti di desistenza li abbiamo sempre rispettati alla lettera. quando abbiamo firmato un programma di governo ci siamo attenuti ad esso. sono stati altri e cioè il pds, e posso dimostrarlo punto per punto minuto per minuto, a romperli e a contraddirlo sui punti più significativi.
    non credo proprio che sel abbia in animo di rompere con il pd dopo le elezioni. del resto ha già detto chiaro e tondo che il suo referente europeo è il partito socialista ed ha anch’essa anticipato, con la dovuta ambiguità, le sue “aperture” a Monti. ma anche se lo facesse, e ciò potrebbe avvenire solo ed esclusivamente se non fosse determinante con i suoi seggi, come farebbe a rispondere ai milioni di elettori del centrosinistra e ai suoi stessi, dopo aver solennemente preso gli impegni che ha preso?
    per usare la “tattica” che tu dici i dirigenti di sel dovrebbero segare il ramo sul quale è seduta la sinistra, tutta. ma segandolo nel punto e in modo da far cadere tutti tranne se stessi.
    anche un bambino capirebbe che non si è di sinistra se si uccide la sinistra che si dice di voler rappresentare e i suoi contenuti per salvare se stessi.
    o no?

  17. No, ultimamente sembra proprio di no.

  18. cara romina, dico che non sono d’accordo con la tua riflessione. un partito comunista serio propone le cose giuste ed utili per il paese. non alimenta mai divisioni fra quelli che condividono lotte e contenuti. cosa era e sarebbe stato giusto fare? unire tutti quelli d’accordo sui contenuti. ribadire questo, anche con appelli unitari, non è “correre dietro a qualcuno” bensì proporre la cosa giusta.
    quando abbiamo deciso di raccogliere insieme le firme per l’art 18 ecc avremmo al tempo stesso dovuto dire che sel era traditrice invece che dire su questo come su altri contenuti andiamo insieme alle elezioni? quando abbiamo insieme risposto positivamente alle domande della fiom sui contenuti avremmo dovuto scatenare una polemica con sel?
    come fa a sfuggirti che invece che fare chiarezza avremmo fatto il gioco esattamente di chi voleva descriverci come comunisti settari?
    capisco che esistono comunisti settari che proprio nei gesti settari, invece che nei contenuti, trovano la conferma della propria identità. ma non so che farci.
    e quando mai avremmo nascosto ai militanti il nostro giudizio su sel? nascosto?
    nessun militante ha mai potuto ignorare le differenze fra noi e sel. sia perché sono state oggetto, ahimè, di una scissione consumata da quelli di sel, sia perché ne abbiamo discusso mille volte.
    se un militante si sente defraudato dal banale appello unitario fondato sui contenuti vuol dire che nemmeno lui crede ai contenuti. vuol dire che anche lui li crede espedienti retorici per giochetti politicisti. e anche lui pensa che si possono usare strumentalmente. allora la differenza fra lui e sel non sta nella politica bensì negli insulti, nelle polemiche, negli scontri, nelle accuse di tradimento reciproche. in questo caso è solo l’altra faccia della stessa moneta.
    curiosamente tu metti insieme i due partiti comunisti in questa riflessione. è abbastanza contraddittorio con quello che dici.
    il pdci ha sempre pensato che essere nel centrosinistra fosse uno dei cardini della sua politica. questo è quello che ha scritto nei suoi documenti, votati se non all’unanimità poco ci manca.
    seguendo il tuo schema non avremmo mai dovuto proporgli di unirci alle europee o nella federazione. lo abbiamo fatto in ragione della scelta politica di scrivere nero su bianco che col pd non si poteva fare nessun accordo di governo. e che al massimo si poteva proporre un accordo elettorale quando c’era il governo berlusconi.
    se il pdci non avesse acceduto a fare così non avremmo mai alimentato polemiche e scontri ma avremmo perseguito gli obiettivi giusti da soli.
    infatti quando il pdci ha deciso di partecipare alle primarie votando vendola e poi bersani e poi ha detto nella federazione che voleva andare nel centrosinistra non abbiamo alimentato scontri e polemiche.
    se lo avessimo fatto avremmo contribuito a precludere la possibilità di fare una lista insieme, visto che pensavamo che il pd e sel non avrebbero mai acceduto a fare un accordo col pdci.
    è la stessa linea di condotta che abbiamo seguito nei confronti di sel.
    o davvero pensi che basta dirsi comunisti per essere in fondo così diversi da sel?

    un abbraccio

  19. grazie massimiliano, siamo ancora una volta d’accordo pienamente. me ne compiaccio molto.

  20. caro oplà, rispondo volentieri alle tue osservazioni.

    1) noi abbiamo fin dal giorno dell’insediamento del governo monti detto: bisogna costruire un’unica lista a sinistra sui contenuti antiliberisti. abbiamo detto che la piattaforma della fiom era per noi valida per costruire un programma di governo. abbiamo costruito ogni genere di azione unitaria che favorisse lo scopo principale.
    come per esempio i referendum sull’art 18 ecc.
    ma abbiamo dovuto scontare che oltre a sel anche pdci ed altri man mano che le elezioni si avvicinavano scivolavano dentro il centrosinistra. essendo il nostro obiettivo, come in tutti gli altri paesi europei, costruire l’unità possibile sui contenuti per portarli in parlamento senza far finta che si potessero implementare insieme a quelli che sui contenuti (non per il nome del partito o altro) erano agli antipodi, abbiamo accuratamente evitato di alimentare scontri proprio con quelli, che pur avendo deciso o in animo una collocazione nel centrosinistra erano d’accordo sui nostri stessi contenuti.
    se avessimo fatto diversamente avremmo semplicemente contribuito a far apparire più realistica e logica la loro scelta, giacché noi saremmo apparsi sempre più come settari.
    lo stesso dicasi sull’altro fronte. noi avremmo voluto tutti in un’unica lista. il pcl, sinistra critica, i sindacati di base. e anche con essi, sebbene abbiano scelto l’autoisolamento, tranne parzialmente sinistra critica, abbiamo evitato polemiche rispondendo colpo su colpo a descrizioni delle nostre posizioni a dir poco offensive.
    tutto questo in spagna e in francia o in altri paesi non è necessario.
    qui si, per il semplice motivo che alla fine buona parte di chi sarebbe unito sui contenuti finisce col scegliere esattamente quel che prevede il copione del bipolarismo. o dentro il governo con l’illusione di contare, insultando chi sta fuori dicendo che fa il gioco della destra. o in splendida solitudine polemizzando soprattutto con quelli che ti sono più vicini, anche se come te vogliono stare all’opposizione.
    basta leggere il post di PCL per vedere se è vero o meno quello che dico.
    poi abbiamo aderito a “cambiare si può” fregandocene del vento antipartiti e delle apologie acritiche della società civile che fra diversi promotori spirava. sempre per lo stesso motivo. per tentare di unificare tutto l’unificabile sui contenuti sociali. poi ci siamo adoperati per unire cambiare si può con la nascente lista Ingroia. contenti che pdci ed altri alla fine avessero scelto questa strada invece che quella dell’internità al centrosinistra.

    quindi alla tua domanda io rispondo: abbiamo fatto tutto il possibile. ma proprio tutto.
    pigrizia no. calcolo politico si. certo. il calcolo conseguente ad avere un obiettivo giusto per la sinistra e per il paese, evitando il più possibile le oggettive influenze del bipolarismo.

    2) scusa ma la frase che riporti segue altre due che ne rendono secondo me chiaro il significato.

    “Evidentemente si. Perché da tempo ormai immemore il PD pensa che si debba “governare” l’esistente, rassicurare i poteri forti esibendo la propria “qualità” più appetibile per essi, e cioè garantire sacrifici con la pace sociale.
    Come si può gridare al pericolo della destra indicando come dramma la propensione di Berlusconi a mettersi le dita nel naso in pubblico mentre la società viene devastata dalla cancellazione di diritti e giustizia sociale?”

    direi che comprensibile e che non è affatto analogo ad un linguaggio ambiguo dire:

    “Si può, cercando di evitare che cresca una rivolta e una sinistra non addomesticata.”

    dire che il pd garantisce la pace sociale (evitare che cresca una rivolta) opponendosi alle “dita nel naso” della destra ma non ai suoi contenuti e che per questo si sente in diritto di accusare noi di fare il gioco di berlusconi mentre firma la Carta con la sinistra addomesticata, in che modo è secondo te ambiguo?

    ciao

  21. caro masaccio, la tua critica è veramente ingenerosa.
    quel che dici non è vero.
    sono vere alcune descrizioni della realtà. ma la realtà è la realtà. bisogna farci i conti e non far finta che sia un’altra.
    se tu proponi (ma credo che sai di che parlo) di unire la sinistra con il principio una testa e un voto e alla fine c’è solo il pdci e le associazioni che hai citato, che rifiutano categoricamente di seguire il modello (per fare un esempio ) di izquierda unida e pretendono il metodo pattizio fra forze politiche, cosa fai? rompi? o cerchi di tenere in vita quel che c’è?
    davvero ti illudi che volti nuovi (c’è sempre la parola nuova e la parola giovane a nascondere la difficoltà che ti presenta la realtà) e giovani avrebbero risolto il limite più che chiaro della federazione?
    se proclami un obiettivo strategico che è quello di ricostruire la forza sulla base dell’azione sociale io do per scontato che è una strada in salita e che deve vincere mille resistenze e pigrizie intellettuali. che risiedono più nella base che nel vertice del partito. perché fare un comunicato o un’interrogazione in consiglio comunale è immensamente più facile che organizzare una lotta o costruire socialità e aggregazione sociale vera.
    ma è falso che i militanti di rifondazione non si siano mobilitati anima e corpo in tutte le lotte e che in diverse realtà non abbiano costruito esperienze di aggregazione significative.
    è falso, ed è per altro dispregiativo, dire che tutto si è ridotto a “qualche bancarella in cui vendere le arance”.
    è falso dire che siamo stati colti di sorpresa dalla fine della legislatura. per non essere colti di sorpresa cosa avremmo dovuto fare di diverso da quello che abbiamo fatto?
    è falso dire “Per 5 anni Ferrero è andato in tv e su internet a ripetere la giusta analisi, cioè l’unità delle forze antiliberiste in un programma di alternativa, senza però che mai si facesse qualcosa per dare credibilità ed efficacia a questa proposta, per stabilire relazioni con interlocutori reali, per costruire un rapporto serio con i movimenti, ecc.”
    noi abbiamo ricercato in tutti i modi possibili ed immaginabili interlocutori reali e rapporti seri con i movimenti. con tutti.
    ma forse tu sottovaluti il fatto che in tutti i movimenti e gran parte degli interlocutori che tu chiami “reali” sono divisi anch’essi. non sui contenuti delle lotte e sulle proposte per uscire da sinistra dalla crisi, bensì sull’interlocuzione o meno con il pd.
    è colpa nostra se la fiom ha un gruppo dirigente che dice cose giustissime e promuovo lotte giustissime, che noi abbiamo sostenuto senza alcuna riserva, ma che poi è in grandissima parte totalmente interno al centrosinistra? è colpa di ferrero? masaccio segretario o un altro/a a sua scelta avrebbe potuto rimuovere questo piccolo dettaglio?

    insomma, caro masaccio, il gruppo dirigente del partito ha fatto fuoco con la legna che aveva in cascina. non ne aveva altra.
    il fuoco non ha scaldato abbastanza? è vero. ma non ci ha fatto assiderare. ha fatto troppo fumo? si. ma se la legna era bagnata che alternativa c’era?

    certo ci sono difetti, ci sono stati errori e limiti. sempre ci sono.
    ma dire che la realtà è negativa e che questo dipende dal gruppo dirigente del PRC, come se questo fosse onnipotente, è non solo ingeneroso. è una fuga dalla realtà, ed il modo per infilarsi nell’ennesima guerra nucleare interna. inutile e suicida.

    un abbraccio

  22. grazie mario e grazie dario.

  23. caro antonio, io non faccio pronostici. ma mi è chiaro che la strada è in salita. davvero ogni elettore ed elettrice di rivoluzione civile per fare la loro scelta, al momento in cui metteranno la scheda nell’urna, avranno dovuto superare tutti gli ostacoli e gli imbrogli che ho elencato.
    detto questo lo spirito che mi anima è lo stesso che hai e dimostri tu.

    un abbraccio

  24. ben detto grant. ma non credere! io sto sempre all’essenziale. e il programma di rivoluzione civile è buono e giusto.

  25. e bravo pcl!
    ovviamente ci sarebbe molto da dire su come è nata la candidatura di ingroia. ed anche sul tratto giustizialista di diversi candidati, per altro contraddetto da molti altri candidati inconfutabilmente garantisti, dai testi scritti della lista e da ormai innumerevoli dichiarazioni dello stesso ingroia.
    ma alle elezioni non si vota per stabilire chi ha il metodo migliore per scegliere i candidati o chi è più garantista.
    tu ti accontenti di sperare che rivoluzione civile rimanga fuori dal parlamento per lo 0,4 % affinché il popolo si renda conto del metodo con cui è stata scelta lista e candidatura?
    è questo che sta in cima ai tuoi pensieri?
    se rivoluzione civile prendesse il 3,6 e il pcl il 0,5 io non ti accuserei di aver favorito il pd e sel che più agevolmente potrebbero continuare a far finta di essere di sinistra agli occhi del popolo, anche se a rigor di logica potrei dirlo visto che è evidente che il pd monti e il pdl e la lega sarebbero contenti come te.
    dico solo che mi sembri così settario da sembrare anche stupido.
    ciao

  26. Complimenti per la convincente analisi. Mi hai convinto anche nella risposta a Masaccio. Ho provveduto a far girare sperando che venga letto… (a sinistra non si legge molto. E questo è un altro problema)

  27. Massimo PRC Ortonovo (SP) Says:

    Ciao Ramon, condivido la tua analisi, sempre molto lucida e realista. In estrema sintesi non penso che si possa essere accusati di presunzione se affermiamo, pur con tutti i limiti di cui siamo consci, di essere riusciti, meglio di molti altri a sinistra (SEL-PDCi), ad individuare correttamente gli elementi di fondo della crisi economico-sociale che viviamo e, allo stesso tempo, essere riusciti, questo in parte, a smascherare le contraddittorie posizioni, spesso opportunistiche, di altri partiti: vedi primarie (SEL e PDCI), voto utile (PD SEl), fino all’imbroglio del possibile condizionamento delle politiche neoliberiste passate e future. Trovo nauseante la mole di finte illusioni (imbrogli), ti assicuro che sul territorio dove milito sono pane quotidiano, che vengono propinate agli elettorli da l’asse PD SEL, ancor di più alla luce del chiarissimo panorama del dopo voto (PD-Monti-Sel).
    L’unico punto che ancora credo meriti approfondimenti è il Movimeto di Grillo, autoritario e tecnocrata, trasversale, ma con molti punti che sono da sempre bagaglio della sinistra e non credo di esageare nel dire di Rifondazione.
    Vedo, con le dovute distinzioni, molto punti in comune con queste parole di Gramsci: ” Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano”. Non credo nei facili sterotipi e nemmeno nel paragonare cose non paragonabili, ma vedo molto fanatismo nel grillismo, sto esagerando ?
    saluti comunisti

    Massimo

  28. grazie walter. hai ragione. c’è un vero analfabetismo di ritorno. non solo cittadini ed elettori, ma anche militanti sentono 4 battute su qualche talk show, leggono qualche post in internet e pensano di essersi fatta un’opinione fondata. il problema è che credono di saperla lunga, di sapere tutto, e non sanno un cazzo.
    se leggono qualcosa che cerca di analizzare, di argomentare, di approfondire, circa l’interpretazione della realtà sociale ed economica, sono perfino capaci di dire: che noia! è politichese!
    purtroppo è così.
    un abbraccio

  29. caro massimo, grazie per il commento e soprattutto per la più che pertinente citazione di gramsci. sarebbe sciocco, oltre che improprio, paragonare fascismo e grillismo. ma analogie ci sono. e come se ci sono! con l’aggiunta del tratto “americano” della predicazione televisiva. del resto grillo da anni fa il predicatore ed il profeta. poi, e a quanto pare non è roba sua bensì di una società di strategie di marketing, ha scoperto che nella rete internet si può manipolare l’opinione pubblica. una elite che possiede la scienza e la tecnica per orientare l’opinione pubblica propone di cancellare tutte le istituzioni intermedie e di creare una “democrazia” senza filtri e corpi intermedi. una iperbole tecnocratica ed autoritaria, che per quanto si scagli contro le malefatte dei partiti non ne propone una riforma e un ritorno alla funzione costituzionale, bensì un superamento verso un modello in confronto al quale il grande fratello orwelliano sembra un dilettante.
    un abbraccio

  30. Fabio Rosica Says:

    Come non darti ragione! Tutto quanto hai scritto è ampiamente condivisibile, però…però…se si vuole costruire un futuro finalmente pulito e responsabile bisogna anche avere il coraggio di “dirla tutta”! La storia parlamentare dell’ultimo ventennio ha ampiamente e ripetutamente dimostrato che, a prescindere dalle liste, dai partiti, dalle idee che nelle campagne elettorali vengono proposte agli elettori, poi, a sedersi sugli scranni color porpora, ci andranno degli “uomini” che, in quanto tali, sono poi soggetti ad essere “corrotti” o, quanto meno, a sentirsi liberi di agire come meglio credono, sopratutto quando il partito che li ha “lanciati” lì dentro non ha la forza per contenerne gli individualismi…
    Fatta questa debita premessa mi accingo a farti questa domanda: “conosci a fondo le persone che verranno elette con Rivoluzione Civile nel caso si raggiunga il quorum? Sei certo che siano affini all’idea di Ingroia? Se la risposta è “NO”, beh, allora il tuo diventa un castello di carte, bellissimo a vedersi, ma pur sempre di carte (basta un soffio…), mentre se la risposta è “SI”, beh allora mi chiedo se ciò che hai scritto lo hai fatto solo a scopo propagandistico, pur sapendo chi andiamo ad eleggere!
    Immagino che potresti anche dire: “non me ne frega niente se in alcune regioni andremo ad eleggere degli “irresponsabili”, purchè in altre se ne eleggano di buoni! Ok, quindi, in questo caso, dovresti anche scrivere: “turiamoci il naso e andiamo a votare”…o sbaglio?
    Scusa lo sfogo ma io conosco i capolista della mia Regione (Abruzzo)…

  31. caro fabio, io non faccio mai processi alle intenzioni a nessuno. ovviamente mi è chiarissimo chi sono i candidati. anche se non li conosco tutti so che quando si fa una lista fra forze diverse e composta da tante/i nemmeno appartenenti a quelle forze c’è molto su cui storcere il naso. so anche per esperienza che spesso le incoerenze e anche i “tradimenti” li praticano persone che mai nessuno lo avrebbe detto. e capita che altri che si consideravano ambigui si rivelino coerenti. ma tant’è.
    però, vorrei farti notare, retoricamente perché credo tu lo sappia più che bene, che alle elezioni politiche non si vota per i candidati della propria lista regionale, bensì per la lista nazionale. certo con l’orgia delle preferenze a comunali e regionali e con l’andazzo della personalizzazione della politica gli elettori non sanno questa cosa.
    se nella regione x un elettore dell’idv non vota la lista perché c’è il candidato di rifondazione e nella regione y succede l’opposto sono stati sottratti due voti alla lista nazionale ed ogni elettore ha votato si contro il candidato che non gli piace ma anche contro quello che gli piace.
    quindi si vota per la lista e per le sue proposte politiche.
    poi ci sarà il problema di far funzionare l’aggregazione come una forza politica, con relativa democrazia.
    invertire questi due fattori significa sbagliare bersaglio su entrambi e suicidarsi.
    un abbraccio

  32. Ferruccio Torriani Says:

    Carissimo Ramon,
    ho sempre condiviso le tue idee e le tue scelte politiche, oltre ad aver apprezzato la tua lucidità nell’analisi.
    Per quanto riguarda il voto a Rivoluzione Civile mi restano alcune perplessità, alcuni coni d’ombra.
    Ad esempio:
    Appena presentata la lista, Antonio Ingroia ha tentato di allearsi con Beppe Grillo (ricevendo sberleffi in cambio…). Ricordo alcune “perle” dell’ex comico:

    “Cittadinanza a figli di stranieri nati in Italia? E’ senza senso”

    Applausi a Cosa nostra che «non ha mai strangolato i suoi clienti» e «si limita a prendere il pizzo». E fischi al governo, ai partiti: «Un’altra mafia che strangola la sua vittima».

    Per la Camera in Lombardia 1 sarà candidato al numero tre Antonio Di Pietro, il presidente dell’Italia dei Valori. Una scelta che ha fatto fuori Vittorio Agnoletto, il leader della contestazione al G8 di Genova e protagonista milanese del movimento Cambiare si può.
    «Non è una questione personalistica ¬¬-¬ dice Agnoletto – si ¬tratta di una scelta antidemocratica che esclude la rappresentanza dei movimenti».

    Un altro problema riguarda le candidature di donne, giovani e rappresentanti dei movimenti.
    Riporto un articolo de L’Unità:

    La società civile? «In prima fila». Le donne? «Ampio spazio nelle liste». I partiti? «Ordinatamente in seconda linea». Così sarebbe la Rivoluzione civile secondo Antonio Ingroia. Così, il cambiamento. Via i simboli, al loro posto solo personaggi di riferimento, uniti nella causa rivoluzionaria che nulla avrebbe a che vedere con i vecchi schemi della politica.
    Parole che non reggono però alla prova dei numeri e dei nomi. E al calcolo delle probabilità. Perché non solo le candidate sono poche (addirittura meno di quelle del Pdl, per non parlare di Pd, Sel e 5 stelle), ma al Senato, le probabilità che siano elette sono pari a zero. Liste e sondaggi raccontano molte di queste «verità nascoste». Ad esempio: chi sono i capolista in Campania e Sicilia, dove i rivoluzionari, a detta loro, hanno più possibilità di superare lo sbarramento dell’ 8 per cento? Sergio D’Angelo nel primo caso, in quota De Magistris, ex assessore al Comune di Napoli, e Luigi Li Gotti, senatore Idv nel secondo.
    E nelle altre regioni? In Emilia Romagna, Oliviero Diliberto, segretario Pdci; in Veneto, Antonio Borghesi, Idv; in Piemonte il sindaco di Venaus Nilo Durbiano dei Verdi; in Liguria, Basilicata e Puglia, Aniello Di Nardo, Idv; nel Lazio, Leo Beneduci, segretario del sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria; in Abruzzo, Alfonso Mascitelli, Idv; in Umbria Marco Gelmini dirigente di Rifondazione Comunista. Società civile e femminile, senz’altro.
    Eppure a Nichi Vendola che aveva parlato di «rivoluzioni che puzzano d’antico, perché le rivoluzioni fatte solo da maschi sono incivili», Ingroia aveva poi risposto piccato: «L’amico Nichi dovrebbe studiare prima di dichiarare che Rivoluzione civile ha escluso le donne dalle sue liste». E a seguire un elenco di percentuali preparato ad hoc per zittire l’avversario: «Nelle Marche, per il Senato, la presenza femminile segna un 75 per cento (con capolista Sandra Amurri, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ndr), in Lombardia la lista si presenta con tre candidate nelle prime posizioni.
    In Veneto, le donne sono il 47,6 per cento con la terza candidata Daniela Ruffini, in Piemonte il 43,7 per cento. In Friuli Isabella Sartogo è seconda in lista, con una percentuale di presenza femminile del 57 per cento. In Toscana le donne sono il 44 per cento, guidate dalla capolista Roberta Fantozzi e dal numero due, Sandra Giorgetti». Percentuali da complimenti. L’eccellenza del politicamente corretto. Se non fosse che tra tante presenze, sono solo tre sono le donne capolista: in Lombardia, in Toscana e nelle Marche.
    E che in nessuna di queste regioni Ingroia, pensa di superare lo sbarramento e vincere. Si spiega dunque quella percentuale pari a zero che proprio ieri veniva indicata in una simulazione pubblicata dal quotidiano La Stampa, circa la composizione del prossimo Parlamento. A fronte del 45, 5 per cento di Sel e del 43, 6 per cento del Pd, la Rivoluzione Civile di Ingroia conta lo 0 per cento di donne al Senato. E un 16,7 per cento alla Camera, contro il 38,2 del Pd e il 38, 5 di Sel. Se poi si guarda al rinnovamento: alla presenza, ad esempio, dei giovani (eleggibili) e ai volti nuovi, il quadro non cambia. Anche in questi casi la Rivoluzione di Ingroia, non può vantare marcate differenze rispetto agli altri partiti, se non per difetto.
    Ad esempio, a proposito dei giovani che andrebbero in Parlamento: Rivoluzione Civile è al penultimo posto con un 3,4 per cento, seguita solo da Fratelli d’Italia di La Russa-Meloni. E di volti nuovi, complessivamente, ne ha assai meno di partiti già rappresentati in Parlamento come Pd e centristi, per non parlare di chi – alla pari di Ingroia – è assente, come Grillo e Sel. Del resto i partiti che hanno aderito alla Rivoluzione Civile avranno pure tolto i simboli, come ha tenuto a sottolineare l’ex magistrato, ma non hanno rinunciato davvero a occupare i posti chiave, strategicamente, anche in più circoscrizioni.
    Alla Camera in prima fila, per non fare torti a nessuno, e rappresentare al meglio la società civile c’è lui. Ingroia, ovunque. Poi, sistemate le varie quote di candidature – a Rifondazione Comunista di Paolo Ferrero, agli arancioni di De Magistris, all’Idv di Antonio Di Pietro, ai Verdi di Angelo Bonelli, ai Comunisti Italiani – ampia visibilità ai nomi dei giornalisti e a quelli di coloro che possono marcare la differenza “civile”: Franco La Torre, Antonio Di Luca, Flavio Lotti, Ilaria Cucchi, Gabriella Stramaccioni, Antonio Pirotto.
    Pochi, ma buoni. Che poi in Parlamento, se eletti, rappresentino una minoranza nel movimento, non è argomento da campagna elettorale. I sondaggi più favorevoli stimano la lista Ingroia al 5,4 per cento, circa, una quota che potrebbe consentire di avere alla Camera una ventina di deputati. La maggior parte però sarebbe espressa dai partiti. L’Italia dei Valori potrebbe vedere rieletti Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi, Fabio Giambrone.
    Per quel che riguarda Rifondazione, rientrerebbero in Parlamento il segretario Paolo Ferrero, e due esponenti della segreteria, Claudio Grassi e Augusto Rocchi. Con loro anche i Verdi Angelo Bonelli e Stefano Leoni. E i Comunisti Italiani, Orazio Licandro e Manuela Palermi. La prima fila, e non solo quella, spetta dunque alle segreterie e alle dirigenze di partito; alla «nomenklatura», come l’avrebbe chiamata l’ex pm quando era «un capellone, e andava in giro con l’eskimo e i jeans scoloriti». Pensare che adesso ha scelto di farci la Rivoluzione. Ed entrarci in Parlamento. Però.

    In definitiva, ti chiedo di chiarirmi le idee.
    Grazie
    Un abbraccio e affettuosi saluti

  33. Fabio Rosica Says:

    complimenti Ferruccio, un’analisi perfetta, mi inchino! hai ulteriormente esplicitato, in maniera molto più dettagliata e, oserei dire, matematica, ciò che anche io ho scritto poco fa…mala tempora currunt!

  34. Ferruccio Torriani Says:

    Grazie Fabio.
    Non puoi sapere quanto mi dispiaccia ricevere i tuoi complimenti…
    Brutti tempi di sicuro!
    Mi piacerebbe svegliarmi domani e scoprire che domenica potrò votare il PCI del compagno Enrico Berlinguer!
    ¡HASTA SIEMPRE!

  35. caro ferruccio, intanto un abbraccio e grazie per il commento.
    forse la mia risposta ti deluderà, ma come sai io cerco sempre di dire ciò che penso, e non mi piace fare demagogia.
    come si siano fatte le liste, cioè come si sia arrivati a fare le liste in pochissimi giorni dopo capodanno credo tu lo sappia. o comunque penso tu lo possa intuire. al tavolo che ha fatto le liste ad avere a cuore veramente certi principi c’era solo il prc. e solo il prc aveva deciso, in cpn, che sarebbe stato pronto anche a non candidare il segretario del partito e i dirigenti del partito se questo avesse messo in forse la possibilità di fare la lista.
    se la lista fosse saltata sul metodo con il quale esprimere le candidature di cosa staremmo discutendo oggi?
    non avendo partecipato, per mia fortuna al contrario di altre volte (come per esempio le europee ultime) a decidere candidature al tavolo unitario (ti assicuro che è una dei peggiori lavori in assoluto), non ho contezza delle alchimie decise e applicate per equilibrare le liste e per impedire che qualcuno potesse dire di essere stato discriminato. ma le intuisco facilmente.
    quindi non mi meraviglio affatto dei limiti più che evidenti che le liste presentano.
    gli esponenti della società civile li ha proposti ingroia, credo, e poi sono stati integrati da segnalazioni locali e dal tavolo nel quale si son fatte le liste. i partiti hanno ognuno messo i propri, atteso che nessuno avrebbe accettato veti o che fossero altri a scegliere i propri. alla fine si son fatte le teste di lista con numerose doppie candidature ed anche triple per far si che grossomodo ad ogni punto percentuale eventuale in più ci fosse l’equilibrio fra tutti. ti assicuro che è difficile, molto difficile. ma per approssimazione si tenta di fare il possibile.
    io davvero non son stato li a guardare il gioco di incastri che è stato fatto. anche perché sinceramente non me ne frega nulla.
    può darsi che i due articoli che citi abbiano ragione, o che l’abbiano in parte, o che non l’abbiano per niente. ma leggendo son quasi sicuro che hanno preso le teste di lista e le hanno radiografate così come appaiono, senza gli incastri e le doppie candidature, dietro alle quali magari spunteranno nomi che i giornalisti, piuttosto maliziosi e avversi, non hanno previsto.
    ma ripeto, per me non ha nessunissima importanza.
    certo altre liste saranno dal punto di vista della presenza di donne e giovani meglio delle nostre. del resto quando si è sicuri di eleggere centinaia o anche diverse decine di parlamentari è più facile. molto più facile.
    ripeto che rifondazione comunista finché è stata in parlamento ha sempre avuto il record di donne e di esponenti di movimenti.
    unire 4 partiti e diversi “movimenti” che anche se appena nati si comportano esattamente come un partito ha certamente comportato gravi limiti su più versanti. e certo rifondazione non poteva imporre ad altri il “proprio” criterio.
    capire questo non è certo compito degli elettori, che giustamente se ne fregano di queste cose. ma chi è impegnato dovrebbe se non capirle considerarle.
    ora, una cosa io ho fatto. atteso che eravamo pronti se fosse stato necessario non candidare nessun dirigente nazionale, io ho insistito in direzione affiché gli eletti del prc, che credo conteremo più o meno sulle dita di una mano, fossero dirigenti nazionali. conosciuti e riconosciuti dal partito. ed anche maggiormente in grado di condurre le battaglie che dovremo fare. nessuno mi convince che criteri come i territori, le fabbriche, la scuola, l’ambiente, i giovani e via discorrendo siano validi quando si scelgono 4 5 o 6 persone. io non sopporto la demagogia basista. qualsiasi criterio di questi cozzava con tutti gli altri. fabbriche si e precari no? la toscana si e l’emilia no? il sud si e il nord no? torino si e milano no?
    tutte cazzate. ma veramente cazzate.
    in parlamento ci vuole un nucleo di dirigenti (oltre a nostri iscritti e simpatizzanti stretti che saranno eletti fra la “società civile” ma che non abbiamo scelto noi, che sappia a) proporre il seguito dell’esperienza di rivoluzione civile. e noi proporremo un percorso unitario che allarghi anche a chi non c’è attualmente (leggi per esempio sindacalismo di base ecc) e che costruisca una vita democratica della aggregazione dal basso. non è scontato che sia così ma bisogna provarci in tutti i modi. b) che tenga ferma la barra politica del gruppo parlamentare nelle tempeste che ci saranno. e saranno forti.
    per questo ci vogliono dirigenti nazionali con esperienza politica sperimentata. perché son cose complicate ed oltre alla convinzione ci vuole la capacità specifica. intendiamoci, anche a livello locale ci sono quadri uguali e magari anche meglio di dirigenti nazionali. ma li conoscono solo nel loro territorio, e non si può dire che siano rappresentativi di tutto il partito.
    credo di essermi spiegato.
    infine c’è una cosa che proprio non condivido di quello che hai detto.
    nelle liste ci sono diverse persone che erano a genova nel 2001. e/o che comunque ne condividono tutto. non c’era il pdci e non c’era l’idv, è vero. e allora?
    agnoletto, che io stimo molto, e con il quale ho sempre avuto ottimi rapporti politici ed anche personali, dopo genova è stato eletto al parlamento europeo, e sarebbe certamente stato rieletto nel 2008 se avessimo passato il quorum. perché rifondazione l’ha ricandidato. come ha insistito perché eletto anche questa volta. anche se lui non è del partito ed è stato indicato dall’assemblea milanese, se non erro, di cambiare si può.
    quindi posso capire che a molti dispiaccia che non sia in lista.
    ma, c’è un ma.
    il compagno vittorio agnoletto non è mai stato “il leader della contestazione di genova”.
    vittorio fu scelto come portavoce del genoa social. il genoa social forum era composto, ma ne dimenticherò certamente qualcuna, da molte organizzazioni. arci fiom cobas, lega ambiente, diverse associazioni per la pace, rete lilliput, prc e verdi. fra le tante associazioni c’era anche la lila. di cui agnoletto era presidente. una associazione meritevolissima ma certo non di massa.
    poteva essere il portavoce uno dei sindacalisti? no perché gli altri esponenti sindacali non avrebbero accettato. poteva essere un esponente di una organizzazione come la rete lilliput o l’arci? no perchè l’altra non avrebbe accettato. poteva essere un esponente di una organizzazione diciamo così estrema sul versante destro (come lega ambiente) o sinistro come i centri sociali? poteva essere di rifondazione o dei verdi?
    la scelta ricadde su agnoletto soprattutto per motivi di equilibrio (che ci sono sempre. non solo i partiti li hanno). ed è più che logico che sia così. e sulla lila perché uno dei temi del g8 era l’aids e la lila di quello si occupava, senza avere “concorrenti” nel genoa social forum.
    poi agnoletto ha fatto il portavoce meravigliosamente bene. ma altrettanto bene l’avrebbe potuto fare nicotra (che rappresentava il prc nel genoa social forum), per dirne uno.
    sono i mass media ad aver eletto agnoletto leader.
    ripeto che sebbene lui abbia fatto benissimo il portavoce non era il leader di un bel niente. sempre che le parole abbiano un senso. l’aver fatto il portavoce unitario gli è costato molto. è stato attaccato e maltrattatato per questo. e noi l’abbiamo sempre difeso. è rimasto coerente. benissimo. l’abbiamo eletto una volta e abbiamo tentato di rieleggerlo la seconda. e l’anno che viene ci saranno le elezioni europee. tutto benissimo.
    ma da questo a fare un dramma per la sua non candidatura ce ne corre.
    il leaderismo alberga dovunque. cerchiamo almeno di contenerlo.

    come vedi la risposta è lunga. non avrei potuto essere telegrafico.
    ma te la dovevo.
    un abbraccio

  36. caro ferruccio, scusa ma se tu votassi per il PCI di berlinguer voteresti, se non mi sbaglio, in lombardia e nel collegio di milano. ebbene, ai tempi di berlinguer la federazione di milano del PCI, dominata dai miglioristi, candidava quasi solo miglioristi. anche gli operai candidati erano miglioristi. per esempio avresti votato una lista con ichino, che fu eletto proprio li.
    come vedi confondere la qualità della lista di un collegio con il progetto politico sarebbe stato sbagliato anche allora.
    infine. meglio hasta la victoria siempre. senza la victoria si usa prevalentemente per congedarsi dai morti.
    un abbraccio

  37. Ferruccio Torriani Says:

    Caro Ramon, ti ringrazio.
    Come sempre sei in grado di spiegare e circostanziare.
    Credo sia vero che “costruire” le liste sia difficile, se non ostico.
    Il PCI di Berlinguer aveva un altro respiro, potevi anche superare certe criticità, ma, Dio ci scampi, Ichino MAI!
    Infine ti ringrazio per il consiglio linguistico.
    Spero ci si possa incontrare presto.
    ¡HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

  38. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    ho letto con interesse la tua analisi che condividevo ancora prima che tu scrivessi.Ma imparare è sempre molto bello e imparare da te è ancora più piacevole perchè conosco la tua onestà profonda e quindi si fa meno fatica ad assimilare le riflessioni. E’ troppo tardi ora per aggiungere una serie di ulteriori considerazioni(mi riferisco all’ora ). Se posso dire nell’inseme mi piace notare una certa dose di ottimismo. Io penso andrà ancora peggio anche se si potrà dire che peggio di così è impossibile. Comunque subito dopo l’esito elettorale credo sarà opportuno rilanciare pochi chiari punti di scontro sulle politiche che si preparano nei palazzi del potere. Comunque è difficile convincere le persone a votare rivoluzione civile proprio per i motivi che hai citato e per il clima di terrore che si è seminato a piene mani e in tutti i modi. Ho notato che tra i vari argomenti che hanno fatto presa quello sul finanziamento alle armi e ai sistemi bellici in genere è quello più apprezzato. Per darti una vaga idea sono rimasto stupito di aver convinto un gruppetto che intendeva votare giannino a cambiare il voto a favore di rivoluzione civile,proprio partendo dal finanziamento degli f35 e varie sulla difesa.Non ci avrei mai creduto e ho capito che la confusione è davvero immensa . Sulla cultura dell’imbroglio poi si possono scrivere trattati. Grazie per il tuo sempre preziosissimo contributo che dimostra che la più potente tecnologia a nostra disposizione è il cervello. Un abbraccio ( e un saluto ai controllori di merda)

  39. grazie ferruccio e grazie giovanni.

    al voto e alla lotta!

    un abbraccio

  40. copiate e diffondete l’appello al voto per Rivoluzione Civile firmato dai massimi dirigenti dei partiti aderenti alla Sinistra Europea.

    Appello della Sinistra Europea per Rivoluzione Civile

    Pubblicato il 21 feb 2013

    Il 24 e 25 Febbraio in Italia si voterà per il rinnovo del Parlamento. E’ un voto importante per l’Italia ed anche per i destini di tutti i popoli europei, che si trovano a vivere gli effetti della crisi del capitalismo finanziario , delle politiche neoliberiste e di austerità che stanno facendo pagare ai giovani, ai lavoratori, alle donne il prezzo più alto. In tutta Europa ci battiamo contro il fiscal compact e le politiche di austerità. Politiche recessive che aggravano la crisi e che aiutano solo la speculazione e le banche. Politiche sostenute insieme da governi di centrosinistra e centrodestra. Politiche che creano sempre più disoccupazione, disuguaglianza sociale e attacco ai diritti sociali, al welfare e ai beni comuni.
    Per questo è importante che anche in Italia si affermino le forze della sinistra che hanno combattuto contro Berlusconi e il governo Monti e che propongono un programma alternativo. Un programma che metta al primo posto le persone e non il profitto, la lotta per la piena occupazione, la giustizia sociale, i diritti, la difesa dell’ambiente, la pace e il disarmo. Per queste ragioni sosteniamo e invitiamo a votare la lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, composta da uomini e donne della società civile e da forze politiche e sociali che si oppongono al neoliberismo, chiaramente alternative a Berlusconi come a Monti e a chi lo ha sostenuto. Un voto per un’Italia e un’Europa più giusta. Un’Europa dei popoli e non delle banche.

    Primi firmatari:
    Pierre Laurent, Presidente del Partito della Sinistra Europea-segretario nazionale PCF-Front de Gauche-Francia,
    Jean Luc Melenchon, candidato presidenziale Front de Gauche, Presidente Parti de Gauche- Francia,
    Alexis Tsipras, Vice-presidente Partito della Sinistra Europea-Presidente Syriza –USF Grecia,
    Bernd Riexinger e Katja Kipping- Presidenti Die Linke Germania,
    Oskar Lafointane, Die Linke Germania,
    Cayo Lara, Coordinatore generale di Izquierda Unida- Spagna,
    Maite Mola, Vice Presidente Partito della Sinistra Europea, PCE- Izquierda Unida, Francis Wurtz, già capogruppo GUE-NGL al Parlamento Europeo-PCF-Front de Gauche, Jose Luis Centella, Segretario Nazionale Partito Comunista spagnolo,
    Andros Kyprianou, segretario nazionale Akel-Cipro,
    Vojtech Filip, presidente partito comunista di boemia e moravia (repubblica ceca)
    Joan Josep Nuet , Coordinatore generale Euia ( sinistra unita e alternativa) Catalogna- Spagna,
    Milan Neubert, Presidente Partito del Socialismo democratico, Repubblica ceca,
    Juha-Pekka Väisänen, segretario nazionale Partito comunista Finlandese,
    David Wagner, portavoce nazionale Dei Lenk Lussemburgo,
    Mirko Messner segretario nazionale Partito Comunista austriaco,
    Attila Vanaij segretario nazionale Partito dei lavoratori Ungheria,
    Willy Meier , eurodeputato e responsabile esteri Izquierda Unida- Spagna,
    Dieter Dhem parlamentare Die Linke- Germania,
    Kostas Barkas- deputato Syriza-USF,
    Yiannis Bournos- della direzione di Syriza-USF-esecutivo sinistra europea,
    Natasa Theodorakopoulou della direzione di Syriza-USF-esecutivo sinistra europea ,
    Stelios Pappas- Direzione Syriza-USF,
    Nikolaj Villumsen parlamentare e responsabile Europa Alleanza Rosso Verde Danimarca
    Inger V. Johansen Alleanza Rosso Verde Danimarca,
    Mireia Rovira, responsabile Esteri Euia Catalogna (Spagna),
    Toni Barbara e Angels Tomas Euia Catalogna,
    Serge Urbany, parlamentare Dei Lenk (la sinistra) Lussemburgo,
    Andre Hoffmann, Fabienne Lentz Murray Smith Dei Lenk Lussemburgo,
    Christine Mendelsohn e Jean Francois Gau PCF- Front de Gauche,
    Celine Meneses, Parti de Gauche-Front de Gauche- Francia,
    Claudia Haydt Die Linke Germania,
    Jiri Hudecek e Miroslava Hornychova Partito del socialismo democratico-Repubblica ceca,
    Waltraud Fritz, Partito Comunista austriaco,
    Margarita Mileva, Ivan Genov, portavoci Bulgarian Left,
    Emmi Tuomi e Yrjö Hakanen- Partito Comunista Finlandese

  41. massimiliano piacentini Says:

    Già fatto!!!!
    ciao Ramon

  42. trovo veramente assurde le tesi sulla similitudine del movimento 5 stelle con il fascismo: riflettono un’internita’ anche di chi si vuole estraneo alla cittadella assediata della politica e del capitalismo ( che poi sono la stessa cosa).
    Queste sciocchezze le ho sentite ripetere anche da candidati di Rifondazione al parlamento e mi sembrano le sicurezze di chi non capisce la realta’ e usa schemi interpretaTIVI BUONi PER TUTTI LE STAGIONI.
    Faro molta fatica domani a votare i nostri candidati lo faro’ come ultimo atto e poi per me si aprira’ un periodo di riflessione sul che fare di un partito che in questa campagna elettorale mi ha un po’ deluso per poverta’ intellettuale.
    ciao

  43. caro pietro, analogie e similitudini ci sono. eccome. ma non mi sognerei mai di dire che il movimento 5 stelle è fascista.
    se si giudicano le cose superficialmente di grillo si può dire qualsiasi cosa. perché da anni, nelle sue prediche gridate, si dedica a dire frasi di sinistra, leghiste, di destra, liberiste, antiliberiste e così via.
    se uno dice che i marocchini rompono i coglioni, che se non rispettano le regole devono essere rispediti a casa, e che le forze dell’ordine devono picchiarli di nascosto in caserma invece che per strada perché altrimenti c’è chi fa girare le immagini del pestaggio, come lo vogliamo giudicare? progressista? anticapitalista?
    va da se che se la politica è spettacolo e i cittadini spettatori fra questi ultimi ci sarà chi si indigna e lo insulta come razzista o come fascista. come ci saranno quelli che credono di essere progressisti ma che covano dentro di se esattamente i sentimenti xenofobi peggiori. o quelli che semplicemente pensano che dire cose così non abbia valenza politica e siano innocenti battute.
    certo grillo da quando fa comizi invece che spettacoli a pagamento difficilmente dice cose così. ora dice che un bambino nato in italia da genitori stranieri non ha diritto ad avere la cittadinanza, perché altrimenti arriveranno qua tutte le donne incinte.
    anche questo è progressista? nuovo? democratico?
    il mix di obiettivi ambientali e sociali e di slogan razzisti e qualunquisti è tipico dei movimenti fascisti e fascistoidi che sempre nella storia si sono presentati come alternativa al sistema politico vigente, evitando accuratamente di essere considerati di destra o sinistra, ed anzi dicendo esplicitamente di essere nuovi contro il vecchio. che poi fossero nazionalisti e contemporaneamente anticapitalisti (non importa se solo a parole perché nella fase nascente effettivamente avevano contro anche le elite borghesi) questo è anch’esso un tratto tipico.
    essere interni al sistema politica senza avere consapevolezza della sua degenerazione è da idioti, per chi si proponga di cambiare le cose. ma scagliarsi contro il sistema politico, indicandone la degenerazione, accusandolo di essere il colpevole della crisi, significa fare una mistificazione sulla quale alla fine c’è l’assioma democrazia-degenerazione-crisi. significa cioè indicare un falso obiettivo coprendo e perfino giustificando le vere responsabilità della crisi.
    in altre parole indicare le vere cause della crisi, proporre lotte sindacali e sociali e pretendere maggior democrazia (per esempio una legge proporzionale e una vera repubblica parlamentare come previsto dalla tanto citata costituzione) è una cosa. ed è di sinistra nel senso giusto e corretto del termine. indicare la crisi del sistema economico come frutto della corruzione delle classi dirigenti (e non viceversa) e conseguentemente proporre il “mandiamoli a casa” e sostituiamoli con gente perbene che non ha una nemmeno vaga idea di come affrontare i problemi democraticamente, e che infatti è guidata da un uomo della provvidenza, da solo al comando, che insulta tutti quelli che non la pensano come lui su tutto, e che è il dominus assoluto ed indiscutibile del movimento politico nascente (e lo è da statuto), è certamente di destra. qualsiasi sia la fraseologia che usa il leader.
    non esiste democrazia politica senza partiti, corpi intermedi, istituzioni rappresentative. se c’è la crisi economica intrecciata con la crisi della democrazia, bisogna sapere che o se ne esce con il recupero della funzione propria dei partiti e maggior democrazia e rappresentatività delle istituzioni, o se ne esce scaricando gli effetti della crisi su quel che resta della democrazia. cosa ci sia dopo nella storia si è visto. certamente oggi non avremo la dittatura come negli anni 20 e 30. ma quale modello democratico può venir fuori da chi dice che i cittadini non hanno bisognò di partiti e istituzioni e che gli basta un computer per “partecipare”?
    è ancora inedita la conclusione della vicenda. ma in che solco si sviluppi è per me abbastanza chiaro.

    ciao

  44. ci siamo intesi
    Rimango tuttavia del parere che l’ondata di partecipazione che interpreta Grillo dobbiamo Surfarla (passami il termine oggi sono in vena) anche noi.
    Per fare questo non possiamo dire le stesse cose che dicono Ferrara, o i commentatori di Repubblica: se no saremmo omologati anche noi.
    Del resto alcuni ( e fra questi i giornalisti de “Il fatto”) mettono la vecchia politica da una parte e dall’altra i parlamentari di Rc (incrociamo le dita) e di M5S dall’altra.
    Qualche contatto ci dovra’ essere per forza…
    ciao

  45. massimo prc milano Says:

    Carissimo Ramon come tu avevi previsto le elezioni sono un disastro, sono in una situazione di sconforto e non so come ne potremmo uscire questa volta intendo come rifondazione, dopo tutte queste batoste risalire sarà faticosissimo ma il fato c’è lo impone, come i partigiani erano nella difficoltà estreme e li si giocavano la vita, ora tocca a noi uscire da questo baratro non so come ma dobbiamo uscire e dobbiamo farlo a tutti i costi, come sempre il tuo pensiero è lucidissimo. Speriamo di trovare finalmente il bando della matassa.
    Un abbraccio fraterno Massimo

  46. Caro Ramon, io ho votato Ingroia alla camera e Grillo al senato perche’ era l’unica arma a disposizione per dare un colpo al PD, laicamente, da comunista. Ingroia un giorno si proponeva ministro della giustizia e il giorno dopo diceva il contrario, insomma la logica dei ‘fratelli traditi’ dal PD, perennemente traditi. E’ il fallimento storico di una sinistra che non recide mai definitivamente il cordone ombelicale col PD. Quindi si dimetta tutto il gruppo dirigente di rif e si faccia un congresso vero (sarei anche disposto a rifarmi la tessera!), ma temo che sia troppo tardi, l’idea di sinistra che hanno in mente questi dirigenti e’ stata spazzata via dalla storia politica di questo paese, senza appello. Quindi andranno avanti con le rivoluzioni civili 2,3,.. fino a che non arriveremo a dimensioni sub atomiche. IL solito tragico cretinismo elettorale
    Saluti Comunisti

  47. Mirco Giovannetti Says:

    Ramon il tuo post leggendelo dopo alcuni giorni dal voto mostra la sua quasi sballatiggine complessiva, non solo Monti è ininfluente ma Grillo scompagina tutti i risultati previsti e persino Bersani apre a Grillo sul modello siciliano, vedrai che sarà a rischio anche la tua rendita….e su Ingroia stendiamo un velo pietoso ma dopo 5 anni dal congresso di Chianciano possibile autocritica nulla? chi ha impedito di rilanciare le sorti deli comunisti non porta nessuna responsabilità questo gruppo dirigente? e poi la lista era di nuovo ARCOBALENO 2 la vendetta, ma quale “nessuna identità sparisce” una babele era… mi fermo qui..

  48. dunque, oggi è uscito su Liberazione online un mio articolo sulle elezioni.
    che è abbonato può leggerlo. chi non lo fosse dovrebbe abbonarsi, che Liberazione online diretta da Dino Greco è veramente ottima e seria.
    in ogni caso stasera o al massimo domattina l’articolo sarà anche qui.

    ovviamente vale anche come risposta a diverse considerazioni contenute nei commenti apparsi su questo articolo.
    ma, come sempre, rispondo anche direttamente ai singoli.

  49. caro pietro, accetto la metafora. ma è pericolosa. surfare significa cavalcare un’onda sull’apposita tavoletta. ma se l’onda va a infrangersi sugli scogli l’acqua torna indietro e si riforma un’altra onda. invece il surfista che vuole cavalcare un’onda senza sapere dove va può finire sfracellato sugli scogli.
    è ovvio che ci sarebbero stati punti di contatto in parlamento con i parlamentari del movimento 5 stelle. come ci sono e saranno nelle tante lotte che li vedono presenti insieme a noi.
    dove va l’onda? vedremo.
    io da sempre leggo con attenzione i documenti di grillo e ascolto le sue esternazioni.
    ebbene, come ho accennato nell’articolo nuovo, grillo dice: vogliamo che i cittadini eleggano direttamente i parlamentari. sul programma c’è scritto che devono fare solo due mandati (come c’è scritto sullo statuto di rifondazione dal 92), che bisogna eliminare il finanziamento pubblico dei partiti, non eleggibilità dei cittadini condannati (tutti? anche quelli condannati per violenza privata per un picchetto? anche quelli condannati per interruzione di pubblico servizio per un blocco stradale o ferroviario? anche quelli condannati per oltraggio a pubblico ufficiale? anche quelli condannati per vilipendio dello stato e per tutte gli altri reati d’opinione?), approvazione delle leggi solo se con copertura finanziaria (c’è già ma è ispirata dal principio liberista per cui i diritti sociali sono subordinati al bilancio, esattamente come nel progetto di costituzione europea ed esattamente il contrario di quanto previsto dalla costituzione italiana), e potrei continuare.
    ma non c’è una sola parola sulla legge elettorale, tranne il solito riferimento apologetico alle preferenze, lasciato anche dopo lo scandalo fiorito che era un campione delle preferenze e dopo che ogni volta nei comuni e regioni il più basso numero di preferenze è stato espresso proprio sulle liste del movimento 5 stelle. non c’è nessun riferimento sulla forma dello stato. presidenzialista? parlamentare?
    cosa significa che i cittadini decidono tutto in diretta sulla rete? cosa significa referendum senza quorum sia abrogativi che propositivi? cosa decidono i cittadini sui diritti delle minoranze attraverso i referendum? le tasse sono sottoponibili a refereundum? anche qui potrei continuare.

    chiaro cosa voglio dire?

    un abbraccio

  50. caro massimo, sono d’accordo con te. io ho fiducia che alla fine si capirà che in italia si può fare come negli altri paesi europei dove la sinistra reale che condivide il 95 % delle cose stia insieme e conti. e in ogni caso davanti alle difficoltà penso sempre, per esempio, ai compagni colombiani. non solo ai guerriglieri ma soprattutto ai deputati, consiglieri comunali e sindacalisti assassinati a migliaia, e ancora oggi a decine ogni anno, in un paese dove ci sarebbe la democrazia perché si vota.
    un abbraccio

  51. caro noia, ognuno può coniugare la parola comunista come preferisce. io per esempio mai e poi mai voterei per un signore che dice che i marocchini la polizia deve picchiarli di nascosto in caserma, così nessun rompicoglioni può riprendere il fatto con il telefonino. né per chi propone principi liberisti per far funzionare lo stato.
    il vero disastro del maggioritario è esattamente quello per cui gli elettori che si sentono più informati e furbi votano non per contenuti bensì per fare un dispetto a qualcuno, inverando così esattamente la ragione profonda del maggioritario.

    il cpn di rifondazione deciderà se fare o meno il congresso. credo che lo deciderà. ma vorrei farti notare che sempre i congressi del prc sono stati veri. verissimi.
    ma se per te un congresso è vero solo se decide quello che vuoi tu, mentre se decide altro è falso, risparmiati la fatica di partecipare.

    ciao

  52. caro mirco, anche se dici quasi solo slogan ti rispondo volentieri.
    se rileggi il mio articolo vedrai che io non ho fatto previsioni. ho solo usato i sondaggi conosciuti per identificare le vere motivazioni sulle scelte ingannevoli del pd e sel. o credi che sia infondato pensare che volessero fare un governo con il centro montiano? è vero che monti ha preso molte meno del previsto e grillo molto di più. ma se al senato ci fosse stato il premio di maggioranza come alla camera ora avremmo il governo pd sel monti. se avessero fatto una coalizione insieme al senato avrebbero la maggioranza (forse perché non avrebbero raccolto gli stessi voti, ma non è detto).
    ora bersani apre a grillo? ma su cosa? sulla tav? sulla guerra in afghanistan?
    leggi il mio articolo su liberazione o qui stasera e vedrai che l’apertura di bersani a grillo è esattamente sui punti di programma di grillo dove esso è compatibile sia con il maggioritario uninominale e doppio turno, sia con il presidenzialismo berlusconiano. non preoccuparti della mia “rendita”. sarebbe meglio se ti preoccupassi per la democrazia.
    mi auguro molto di sbagliarmi ma temo che sia messa ancora peggio. con l’allegro contributo di quelli che hanno votato grillo pensando che fosse un voto per una maggiore democrazia.

    il gruppo dirigente del prc avrebbe impedito di rilanciare le sorti dei comunisti? e come lo avrebbe fatto? non unificandosi con il pdci che voleva comunque entrare nel centrosinistra? o presentando sempre e comunque la lista di rifondazione? così alla sinistra del pd ci sarebbero state due tre o quattro liste? tentando ostinatamente di fare come in grecia spagna francia?

    su. illuminami. come avresti rilanciato tu le sorti dei comunisti se io non te lo avessi impedito?

    ciao

  53. caro Ramon,

    ma quanti compagni e compagne avranno le energie per sostenere un altro congresso che sarà inevitabilmente condito da divisioni e polemiche?

    Personalmente, dichiaro di non averne. Non ho la forza di girare i circoli, convincere i compagni, discutere sulle macerie di questo risultato elettorale.

  54. caro antonio, spero di non sbagliarmi ma intanto non prevedo un congresso di divisioni. al massimo ci sarà chi dirà che si è sbagliata linea e che bisognava presentarsi da soli. come se tre o quattro liste fossero una risposta seria ai problemi del paese. ma questo tipo di minoranza c’è sempre stata e spero ci sia sempre. perché anche se non condivido le loro posizioni le rispetto.
    certo c’è bisogno, ma ora sarà più chiaro, che si capisca che i contenuti sono importanti ma che bisogna sapere di essere alternativi non solo alle politiche dominanti ma anche al sistema politico.
    da anni dico che è difficile essere comunisti e di sinistra contro un sistema elettorale, istituzionale e mass mediatico ostile e truffaldino. prenderne atto è importante per avere la voglia di continuare a lottare.
    io faccio politica da quando avevo 14 anni. ne ho viste tante. ma non ho mai coltivato l’illusione che cambiare la società fosse facile.
    se ci tocca di provarci nelle condizioni più difficili bisogna farlo. e punto.
    i 5 mila comunisti che resistettero in clandestinità venti anni sotto il fascismo dopo aver vissuto il biennio rosso, mentre tutti gli altri antifascisti stavano all’estero o in vaticano e solo poche centinaia di socialisti e azionisti stavano in clandestinità come i comunisti, erano considerati dal popolo delinquenti o, nel migliore dei casi, pazzi.
    ma senza di loro non ci sarebbe mai stata la resistenza.
    ognuno di loro al confino, in carcere, o per strada rischiando ogni giorno la vita e la libertà, si sentiva sconfitto ma anche parte di un movimento che aveva giuste ragioni.
    è vero, in italia va male. ma in europa comunisti e sinistra vera vanno bene. e in america latina proprio negli ultimi mesi abbiamo vinto e stravinto le elezioni in venezuela, ecuador e bolivia. non si tratta solo di elezioni. si tratta di una inversione completa di tendenza. si nazionalizzano le proprietà delle multinanzionali, si costruisce l’autonomia della sovranità dal mercato e si migliorano realmente le condizioni di vita di milioni e milioni di proletari e contadini e poveri.
    noi siamo parte di un movimento internazionale, non siamo soli.
    se siamo veramente rivoluzionari e comunisti nessuna sconfitta o difficoltà può fare paura.

    un abbraccio

  55. giovanni Says:

    Caro ramon,
    in attesa di fare un discorso degno di questo nome ( francamente la rete e i post non sono parte del mio “sentire”e incontrano assai poco il mio gradimento) scrivo poche righe con la presunzione di offrire uno spunto di riflessione nulla più:
    1 per chi soffre del risultato elettorale come e più di me

    non sono mai stato particolarmente ottimista ma questo conta poco ma non mi pare giusto confondere la corsa con il cavallo e mi spiego, se la corsa è truccata e i cavalli sono dopati o corrono con un vantaggio incolmabile non si può considerare il cavallo che perde un brocco.Semplicemente non ha mai avuto chance di vincere alla partenza. Farlo correre può essere considerata una idiozia ma almeno serve a discutere sulla qualità della corsa.Parliamo della corsa,dunque non del cavallo! Se invece l’intento è quello di vincere una scommessa quale che siano le condizioni della gara consiglio sempre di puntare sul cavallo meglio dopato e non discutere del resto.( preciso che non ho mai partecipato a corse di cavalli e detesto il gioco d’azzardo e le scommesse).
    2

    credo che sia giusto e opportuno chiederci se valga la pena di partecipare alle elezioni anche in condizioni così evidentemente svantaggiate ma non a partire dai risultati ,partendo da considerazioni più generali di natura antropologica e politica.La valutazione sulla vittoria del M5s merita una soppesata e attenta analisi antropologica e politica. Per tornare alla metafora del cavallo M5s era tra i cavalli il più dopato e mi chiedo chi incasserà le scommesse legate alla sua vittoria.Suggerisco a tutti di valutare attentamente il percorso di questo movimento,l’immensa visibilità sui media ottenuta a costo zero e gli imminenti esiti della “vittoria democratica” dei grillini.

    3
    sono convinto che la natura del problema elettorale non abbia più i soli confini nazionali e che a Settembre con le elezioni in Germania l’italia e i suoi risultati elettorali avranno una declinazione più comprensibile.
    4
    non partecipo alla vita di partito,di alcun partito e in tutta onestà credo di esprimere un difetto non una virtù. Ho massima stima e rispetto per coloro i quali si dedicano e dedicano la propria vita e il proprio tempo nella convinzione di difendere valori e principi di difesa dei diritti e di reale progresso dell’umanità.ancor più se non credenti e quindi senza la speranza di essere premiati in paradiso.
    5
    Credo con tutte le mie forze che questa storia della rete sia una BUFALA di dimensioni epocali e un nuovo drammatico imbroglio.Sono le piazze che hanno dato fiato a questo voto ,non certo il web. Credo che riimpossesarsi delle piazze sia una delle questioni antropologiche e politiche da discutere in qualsiasi sede perchè,come i fatti hanno dimostrato sono cruciali di una esigenza sociale diffusa e radicata fin dai tempi dell’AGORA’.Mi sorprende che in tutta la campagna elettorale di rivoluzione civile non ci sia stata una manifestazione di piazza degna di questo nome,con la presenza di tutte le testimonianze dei vari personaggi spettacolo incluso . ( concerto della mannoia o discorso di don ciotti e Strada) non avrebbe cambiato l’esito elettorale ma almeno avrebbe mostrato uno sile diverso di gestiore la piazza.

    Forse sono stato anche troppo prolisso ,me ne scuso,ma la comprensibile delusione serve se si fa funzionare il cervello se si misura la lunghezza dell’uccello arcore è il luogo più indicato anche se li può usarlo solo chi può.
    Un abbraccio

  56. caro giovanni, grazie per il commento. che mi è piaciuto molto. la metafora delle corse è splendida. ma sappi che anche il mondo delle corse è in crisi perché il governo monti non da la quota, ricavata dalle scommesse, spettante agli ippodromi e ai fantini per legge.
    condivido in pieno quanto hai scritto.
    le piazze, però, non sono paragonabili.
    in italia ormai da anni le piazze delle proteste sociali, anche se composte da centinaia di migliaia di persone, non fanno notizia, a meno che non ci siano scontri. e allora se ne parla per denigrarle.
    le piazze di grillo erano più spettacoli che comizi. ed erano spesso trasmesse in diretta da tv locali e nazionali (come sky).
    se noi facciamo un comizio ci dicono che siamo vecchi, magari perché chi parla non dice cazzo figa culo tette vaffanculo merda arrendetevi. io ho fatto tanti comizi nella mia vita. ma anche se con il dovuto stile del comizio ho sempre tentato di proporre ragionamenti, di suscitare domande piuttosto che dare risposte false e demagogiche.
    nei “comizi” di grillo tutto è falsato. dario fo quando noi conquistammo la promessa delle 35 ore (anche grillo propone la riduzione dell’orario di lavoro) ci insultò perché rompemmo con prodi giacché ciò che egli stesso aveva solennemente promesso se lo mise sotto le scarpe. oggi fa il testimonial per grillo, non gli dice, come fece con noi, che fa il gioco della destra.
    questo “va di moda”. anche per ciò che concerne la piazza.
    beh. un abbraccio e ti rimando al mio articolo su liberazione online o qui più tardi.

    salut i republica!

  57. Caro Ramon, si puo’ votare anche logicamente un partito per arrecare il massimo danno possibile al PD e soci. Era l’unica arma a disposizione e non l’ho usata solo io, ma molti molti altri . Questo non ti dice niente? Quindi ho votato Grillo e pertanto sono razzista..ma si puo’ ragionare in modo serio e laico in questo paese!
    E poi io non credo in grillo, ma ho solo usato tatticamente l’unica arma a disposizione. Cosi anche molte persone che hanno militato (circolo universitario, do you remmember?) Nel PRC. Se poi quella roba li e’ cosi razzista, come mai il giorno dopo i patetici e golpisti dirigenti del PD fanno dichiarazioni contro l’austerity, la cattiva U.E, le paroli monti e centro sono di colpo sparite… Letta sembra Mao zedong. Su dai
    In RC c’era tutto ed il suo contrario. Era infarcita di magistrati e poliziotti tra cui un certo giardullo che e’ contrario al numero identificativo per i poliziotti… Ingroia un giorno si proponeva ministro e l’altro no (ci aiutiamo noi a fare il governo caro PD…)! Insomma, Ha dato l’immagine di una RC aimile ai fratellini minori traditi sfigati del PD. E poi di pietro e il massone diliberto….C’e’ una incapacita’ di questo gruppo dirigente di praticare l’autonomia politica e progettuale dal PD, il no do e’ sempre quello, un’esasperante continuo incessabile cretinismo elettorale. Si puo’ ragionare da comunisti senza invocare da una parte le rivoluzioni civile 2,3.. o una mistica unita’ dei comunisti militanti nei vari partiti famiglia dello 0,?

  58. caro noia, si può fare tutto quel che si vuole. basta sapere quel che si fa. o anche fare quel che si vuole e ottenere il contrario di quel che si vorrebbe. o tagliarsi un braccio per togliersi una verruca sul dito.
    a me sembra evidente che ora faranno una qualche sorta di governo tecnico. che rispetterà le compatibilità del mercato e dei trattati ue e che dialogherà con grillo sulla base del modello siciliano facendo concessioni sul taglio del finanziamenti ai partiti, al dimezzamento dei parlamentari (ma con legge elettorale uninominale maggioritaria e magari anche con un bel presidenzialismo) visto che grillo sul programma non ha una riga sulla legge elettorale e sulla forma di stato ma ha detto molte volte che è per la elezione diretta dei parlamentari senza mediazione dei partiti. come all’inizio del novecento.
    spero non sia così e sarei più che contento di sbagliarmi. ma quel che dico è plausibile, purtroppo.
    quindi in che consiste il tuo “colpo” al pd?
    che grillo abbia molte volte fatto affermazioni razziste è di dominio pubblico. il che non vuol dire che chi vota grillo si possa definire razzista. sarebbe una sciocchezza. che infatti io non ho detto.
    ci sono molti elettori di sinistra o che si considerano tali il cui voto non abbiamo mai avuto proprio perché non condividevano le nostre posizioni sull’immigrazione. se fossimo elettoralisti avremmo moderato le nostre proposte sull’immigrazione e strizzato l’occhio ai “razzisti” di sinistra. non hai idea in venti anni quante volte mi sono sentito dire in assemblee pubbliche che noi sbagliavamo a difendere gli immigrati, che dovevamo pensare prima agli italiani e così via.
    ma per favore, non mi si dica che chi si considera di sinistra e antirazzista può far finta di niente sulle cose che per anni ha detto il signor grillo.
    a te sfugge che purtroppo i milioni potenziali elettori di sinistra, che sono d’accordo sul 95 % delle cose, in italia si dividono inesorabilmente fra quelli che si illudono che dentro il centrosinistra si possa contare qualcosa e quelli che pensano che fuori dal centrosinistra si possa contare di più.
    magari fosse vera una delle due cose. ma non lo è nessuna delle due. ed estremizzare una delle due è imbrogliare e raccontare palle.
    bisogna avere consapevolezza della natura del sistema politico maggioritario e spettacolare. e affrontare le difficoltà per quelle che sono. non inventarsi miracolose soluzioni.
    io non so proporre nient’altro che resistere ed unire, come negli altri paesi europei, comunisti e sinistra reale sui contenuti.
    come si fa in spagna francia ecc.
    sono elettoralisti anche loro?
    o dobbiamo avere sempre 3 4 5 6 liste tutte comuniste e di sinistra in conflitto fra loro?

    ma se tu hai la soluzione proponila invece che definire la nostra elettoralista. se ce l’hai deve essere chiara nella tua testa. allora dilla e io sono pronto a discutere. ma dilla.

    ciao

  59. AlbertoF Says:

    Gentile Mantovani, scrivo anche qui (dopo averlo fatto sul blog di Grassi e su quello del partito). mi date un vostro commento su questa notizia? http://sinistracritica.org/2013/03/05/nota-dellesecutivo-di-sinistra-critica/
    cosa succede là dentro? Se si dividono pare che una delle due “aree” (quella Turigliatto, Simeone) possa diventare interlocutrice di Rifondazione. Mentre l’area Cannavò (e signora), con Maestri e i giovani fanno solo i movimenti? che ve ne pare?

  60. caro alberto, io rispetto il dibattito in sinistra critica e non ho elementi sufficienti per esprimere opinioni che non siano superficiali.
    spero solo che vogliano anche loro lavorare per l’unità di tutte le forze politiche e sociali anticapitaliste.

    ciao

  61. AlbertoF Says:

    grazie per la tempestiva risposta. Mi pare veramente signorile da parte sua non voler entrare nel merito del dibattito di un’altra organizzazione.
    Da parte mia vedo questa prossima scissione di SC come esemplificativa della crisi della sinistra italiana… (forse definitiva o almeno per i prossimi 7/8 anni) Rifondazione che farà l’ennesimo congresso con 4/5 mozioni… Ferrando e Rizzo sempre più convinti di essere settari… Vendola più bersaniano del PD stesso. Io che non sono più iscritto al Prc dal 2007 ma ho sempre votato e militato a sinistra, inizio a pensare che (personalmente) è meglio riposarsi un po’… aspettando che Beppe Grillo finisca la sua bolla e la sua luna di miele con gli “incazzati” e che i suoi elettori di oggi si ri-dividano (come naturale nel resto d’europa) fra destra e sinistra, solo allora varrà la pena di reimpegnarsi in prima persona…
    un saluto

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