A Sanremo inflitta un’altra ferita alla rantolante democrazia italiana

Io non faccio il critico televisivo, né mi intendo di canzonette e di spettacolo. Tanto meno appartengo alla categoria dei politici che, in tv, sui giornali e soprattutto in internet, sproloquiano su tutto lo scibile umano con la presunzione di avere sempre e comunque cose interessanti da dire.

Però di politica penso di intendermene. Almeno abbastanza per esprimere le seguenti opinioni.

A Sanremo, davanti a 15 milioni di persone, si è consumato l’ennesimo episodio di spettacolarizzazione della politica. Si è avverata la tanto attesa polemica, il tanto atteso scandalo, basati sulla perversa commistione tra festival delle canzonette e campagna elettorale. Fra spettacolo e campagna elettorale.

Non è la prima volta che accade. E temo non sia nemmeno l’ultima. Perché alle ragioni, ai programmi, alle scelte, ormai da anni si sono sostituiti gli insulti, le parodie e le derisioni delle posizioni avverse, le accuse roboanti e, soprattutto, l’uso strumentale degli spazi pubblici massmediatici da parte di una casta strapagata che per far parlare di se, aumentando così il proprio prezzo sul mercato, non esita a produrre polemiche vacue, che però si intrecciano e alimentano la “politica” indecente, a sua volta prodotta ed implementata dal bipolarismo.

Intendiamoci, io non ce l’ho con comici, attori, autori di testi, registi e compagnia cantando.

Essi fanno il loro mestiere. Bene o male non sta a me dirlo. Non sono all’altezza per esprimere una critica artistica delle loro esibizioni. Anzi, amo la satira e la dissacrazione. Penso solo che per essere tali dovrebbe rivolgersi contro il potere. E mi è più che chiaro che non è questionabile l’ispirazione culturale di parte che muove questo o quell’altro artista. E sono ovviamente per la libertà di espressione, totale ed incondizionata.

Detto questo, però, non ho le fette di salame davanti agli occhi.

Nessuno impedisce né può impedire che comici, attori, autori, scrittori, cantanti, musicisti, vignettisti e cosi via partecipino alla campagna elettorale direttamente, salendo sul palco di un comizio di partito, o indirettamente, esprimendo le proprie opinioni nei loro spettacoli e nei loro scritti.

Magari si può opinare sulla qualità delle opere di costoro.

A me, per esempio, proprio non fanno ridere le derisioni di difetti fisici e l’utilizzo di allusioni a pregiudizi di vario genere. Ma ritengo che la satira, compresa quella che io considero volgare e di infima qualità, sia incensurabile.

Un’altra cosa, però, è che tali personaggi siano utilizzati in spazi pubblici di tutti all’unico scopo di produrre eventi che sconfinano in una partigiana intromissione nella campagna elettorale. In questo caso ogni ispirazione culturale di parte diventa un arbitrio destinato inevitabilmente (ma in realtà appositamente) a diventare fatto politico.

Dopo l’esibizione del signor Crozza al Festival di Sanremo di cosa si parla il giorno dopo sui giornali e in tutti i bar? Delle canzoni? Dei cantanti? O si parla, invece, del contenuto politico dell’esibizione di Crozza?

Già era successo con Celentano, un signore che vinse il Festival nel 1970 con l’emblematica canzone “chi non lavora non fa l’amore” (un vero inno al crumiraggio) e che poi nel corso del tempo, e questo la dice lunga su come sia trascorso il tempo, è diventato una specie di profeta e predicatore. Anche lui verrà invitato a Sanremo per produrre l’evento. Nientepopodimeno che una polemica col Vaticano. Ma che c’entra la visione della religione e della funzione dei vescovi di Celentano con il concorso canoro?

Insomma, che cos’è il festival di Sanremo? A parte il riflesso del paese reale o dei luoghi comuni e delle culture egemoni che si può sempre rintracciare nel bene e nel male e nonostante gli imperanti giochi di interessi dei discografici, in musica e testi delle canzoni, perché devono essere creati eventi politici secondo la discrezione degli strapagati conduttori ed autori? E’ proprio innocente la scelta di invitare un comico a fare satira sui politici (ma non su tutti), in piena campagna elettorale? È asettico ed equilibrato deridere Berlusconi come un malfattore, Bersani come uno sfigato incapace di vincere, Ingroia come un pigro assonnato e Montezemolo come un elitario? È la stessa cosa malfattore o sfigato? Su Grillo niente? Su Monti niente?

Ovviamente la satira non può essere asettica. Per sua natura non può esserlo. Ma nel contesto dato le mie domande, appena più sopra formulate, sono più che legittime.

La vulgata di destra vuole che i conduttori schierati politicamente abbiano invitato Crozza per deridere e colpire principalmente il loro nemico di sempre, usando strumentalmente uno spazio pubblico. La vulgata di “centrosinistra” gode della derisione del nemico e vuole che la destra sia illiberale e non tolleri nemmeno la satira. E così si alimenta il bipolarismo da curva di stadio e da tifosi, che è tanto più spettacolare e capace di produrre audience.

Dov’è la satira rivolta verso il potere? Sempre ammesso che il festival delle canzonette sia il luogo adatto per ospitarla.  

Proprio gli iperbolici apologeti delle “regole” sembrano pensare che durante una campagna elettorale non ci debbano essere regole di nessun tipo. Un apparente paradosso. Perché in realtà la politica bipolare all’americana si alimenta soprattutto di colpi bassi, scorrettezze, pugnalate alla schiena. E le regole, si sa, in Italia sono sempre importanti finché interessano gli altri e non se stessi. Con l’aggravante aggiuntiva che qui, oltre alle scorrettezze infinite che ogni giorno si consumano fra i due principali schieramenti, e dei due principali schieramenti ai danni degli altri, abbiamo anche le scorrettezze prodotte da autori e conduttori di un festival ai danni della politica seria e a proprio vantaggio personale. Per loro l’audience è al di sopra di regole e democrazia.

Magari credono di essere progressisti, ma in realtà sono giullari del regime bipolare e della politica spettacolo.

Ho ancora negli occhi Enzo Biagi che il venerdì, ultimo giorno della campagna elettorale del 2001, nella “sua” rubrica che precedeva il TG1 delle 20, invitò Benigni per deridere Berlusconi. Che era all’opposizione da 5 anni. lo vidi in un bar poco prima di parlare ad un comizio e pensai che in quel modo Berlusconi avrebbe avuto molti voti in più. Perché mi convinsi che elettori potenziali di Berlusconi che magari non sarebbero andati a votare avrebbero reagito alla palese scorrettezza.

Già, perché c’è anche da dire che dai salotti televisivi o meno nei quali vivono questi signori non si vede il paese devastato dall’individualismo e dalla conseguente solitudine assoluta, dalla legge della giungla della competitività e della precarietà, dalle mille subculture celebrate come nuovi pensieri. Un paese nel quale le lotte operaie e popolari per credere di esistere devono aspirare a fare da comparse nei talk show. Un paese nel quale le disdicevoli malefatte di Berlusconi se vengono perpetuate ed amplificate da Monti smettono di essere malefatte perché lo stile di quest’ultimo non è disdicevole. E quando lo vedono per sbaglio si affannano ad alimentare le false contrapposizioni fra “vecchia” e “nuova” politica. Fra “società civile” e “partitocrazia”. Fra Grillo e il resto del mondo. Perché qualsiasi persona sana di mente e dotata di un minimo spirito critico non può non vedere che il regime bipolare ciò che non riesce più ad assorbire nella sua falsa dialettica, per esempio con la retorica del voto utile, lo spinge nelle braccia del voto contro tutti che non da fastidio a nessuno o verso l’astensione.

Tutto ciò non può succedere in altri paesi europei, visto che si ostinano ad avere perfino delle regole in campagna elettorale. In Italia si.

 

ramon mantovani

 

12 Risposte to “A Sanremo inflitta un’altra ferita alla rantolante democrazia italiana”

  1. Cosa vuoi che ti dica, hai ragione su ogni fronte…..da sempre la satira è l’arma con il quale il popolo si difende dai tiranni, ma niente a che fare con Pasquino…la satira di oggi , nata e cresciuta in televisone, da più l’idea di appoggiare un determinato schieramento, anzichè fustigarlo., a discapito di un altro, forse inviso al comico…..riguardo a Crozza, lo trovavo irresistibile, poi mi sono ricreduta, quando, facendo l’imitazione di Ingroia, ha messo di mezzo il dottor Andolina, dando a milioni di telespettatori, una falsa notizia…e poi, non perchè io voti RC, ma rappresentare Ingroia con il solito clichè dell’uomo del sud, indolente e nato stanco, mi ha veramente dato fastidio…..mettere alla berlina l’avversario non vuol mica dire diffondere notizie false su di lui, ma di acuire e portare all’esasperazione i suoi vizi….comunque Crozza sta diventando troppo ripetitivo e, mi è parso, che accondiscendesse a quel copione già annunciato da Berlusconi, in cui si accusava, anticipatamente, e a causa della presenza di artisti di sinistra ??, di voler attaccare la destra…..e infine, perchè Crozza non ha mai voluto fare almeno un’imitazione di Grillo ???uhmmmm, qui voto ci cova !!!!!!

  2. ben detto rita. e grazie per il commento.

    tutto secondo copione. dal punto di vista delle presunte intenzioni antiberlusconiane un autogol perché hanno fatto incazzare seguaci di berlusconi che per questo voteranno, ma dal punto di vista della audience e del loro “valore” sul mercato un gol segnato in fuorigioco avendo comprato arbitri e anche portiere avversario.

    grillo è coccolato da tutti i tg e talk show, che ne ritrasmettono tutte le esternazioni (su sky perfino i comizi in diretta) ed obbligano tutti a commentare ciò che dice senza che lui debba mai confrontarsi con nessuno.

    chissà come mai….

    un abbraccio

  3. Sono d’accordo Ramon, con la precisazione -sulla quale peraltro ti immagino consenziente – che il problema non è tanto la satira né Sanremo quanto la “politicizzazione dall’alto” consumatasi imn questi 20 anni a colpi di talk-show. Praticamente viviamo in regime di TRIBUNA LELETTORALE PERMANENTE (e i sondaggi cominciano addirittura UN ANNO PRIMA delle elezioni), solo che a queste Tribune Elettorali ci va chi viene invitato dai signori Floris, Santoro eccetera, che innalzano e poi “oscurano” personaggi più o meno validi a seconda di ragionamenti che hanno molto a che vedere con l’audience e con gli equilibri e pochissimo col pluralismo e la democrazia. So che con te sfondo porte aperte sull’argomento. Propongo solo una mini-suggestione: ci veniva continuamente dtto che una società socialista è impossibile perché per funzionare ci vorrebbe la politicizzazione in permanenza di milioni di persone, cosa considerata impossibile. Benissimo: se impiegassimo facendo per dire assemblee di quartiere anche solo UN DECIMO del tempo perduto a sentire sempre le stesse solfe in TV, sai come si innalzerebbero i livelli di politicizzazione “dal basso”?

  4. giusto alfonso. sempre che alle assemblee di quartiere non si discuta imitando i talk show, come invece avviene sempre più spesso. eh eh eh

    però una proposta l’avrei:

    bisognerebbe obbligare per legge ad indicare ben visibili, nella sigla, i costi di produzione dei talk show e i cachet dei conduttori e degli ospiti pagati.

    con quello che prendono ogni loro credibilità e presunzione di “passione” civile e politica cadrebbe al di sotto di quella di fiorito.

    un abbraccio

  5. I stand corrected, Ramon!!

  6. Se non sciopero mi picchiano…
    Se sciopero mia moglie dice:
    “Chi non lavora… non fa l’amore!”
    Dammi l’aumento signor padrone
    così vedrai che in casa tua
    e in ogni casa
    entra l’amore…
    così vedrai che in casa tua
    entra l’amore…
    entra l’amore…
    “Chi non lavora… non fa l’amore!”
    Questo mi ha detto… ieri mia moglie!
    Dammi l’aumento… signor padrone…

    Come vedi stai citando un luogo comune della peggior sinistra che si ferma sempre alle prime tre righe. Come quando sotto la direzione di Bertinotti vi siete innamorati del titolo del libro “Cambiare il mondo senza prendere il potere” ma poi ho verificato che alcuni allora dirigenti nazionali non lo avevano nemmeno letto ( cito Musacchio per tutti ). Pensa che in tutto quel libro di tutta la storia del PCI italiano non c’era traccia.

    Danni l’aumento signor padrone….

    ciao

  7. e bravo/a oplà,
    ma allora mettiamo tutto il testo della canzone.

    Chi non lavora
    non fa l’amor
    questo mi ha detto
    ieri mia moglie
    chi non lavora
    non fa l’amore
    questo mi ha detto

    ieri mia moglie
    a casa stanco
    ieri ritornai
    mi son seduto
    te c’era in
    tavola
    arrabbiata
    lei mi grida che
    ho scioperato
    due giorni su tre
    coi soldi che le do
    non ce la fa piu’
    ed ha deciso che
    lei fa lo sciopero

    contro di me
    chi non lavora
    non fa l’amore
    questo mi ha detto
    ieri mia moglie
    allora andai
    a lavorare
    mentre eran tutti
    a scioperare
    e un grosso pugno in
    faccia mi arrivo’
    andai a piedi
    alla guardia medica
    c’era lo sciopero

    anche dei tramvai
    arrivo li’ ma il
    dottore non c’e’
    e’ in sciopero
    anche lui
    che gioco e’
    ma ma come finira’
    pa ba ba pa ba ba
    c’e’ il caos
    nella citta’
    pa ba ba pa ba ba
    non so piu’ cosa far
    pa ba ba pa ba ba
    se non sciopero
    mi picchiano

    se sciopero
    mia moglie dice
    chi non lavora
    non fa l’amore
    dammi l’aumento
    signor padrone
    cosi’ vedrai
    che in casa tua
    e in ogni casa
    entra l’amore

    ma forze tu non hai l’età per ricordare il contesto sociale e culturale dell’autunno caldo.

    i perbenisti dicevano esattamente: qui ogni giorno c’è uno sciopero, perfino il tram e il medico. chissà dove finiremo!?

    come se non bastasse nel pieno della contestazione giovanile e di quella che fu l’unica vera rivolta generazionale il signor celentano cantava di gesù, di preghiere ecc e considerava i “capelloni” dei pagliacci.

    leggiti questo testo.

    Caro Beat
    mi piaci tanto,
    sei forte perché hai portato
    oltre alla musica
    dei bellissimi colori
    che danno una nota di allegria
    in questo mondo pieno di nebbia.
    Però se i ragazzi
    che non si lavano,
    quelli che scappano di casa,
    e altri che si drogano
    e dimenticano Dio
    fanno parte del tuo mondo.
    O cambi nome.
    O presto finirai.

    Tre passi avanti
    e crolla il mondo Beat,
    una meteora che fila e se ne va
    ragazza svegliati.
    Ehi, cosa fai,
    mi lasci per andare con uno
    che ti mette nei guai.

    Guarda che coppia
    dicono già
    visti di spalle
    chi è la donna non si sa.
    E già io mi immagino
    come finirà
    voi fate la comica in città.

    E se ridono gli altri io no,
    sono triste
    per te piangerò
    piangerò, piangerò,
    oh, oh, oh.

    Tre passi avanti
    e sola resterai
    in una nuvola di fumo
    come il Beat
    e sono certo che
    rimpiangerai
    i miei capelli corti
    e questo amore nato con te.

    E resta pulita
    come tu sei.
    Quando arrossivi
    nel guardare gli occhi miei
    io parlo ancora ma,
    zitta te ne vai
    ma dentro di me
    tu resterai.

    E se ridono gli altri io no,
    sono triste, per te piangerò,
    sono triste, per te piangerò,
    piangerò, piangerò.
    Ah, ah.

    per non parlare di “siamo la coppia più bella del mondo”
    che quando uscì fu percepita da femministe ecc come antidivorzista.

    e infine, visto che ti piace citare il PCI, anche se non si capisce cosa c’entri il libro di bertinotti con quello che hai scritto per accusarmi di essere un divulgatore di luoghi comuni ti metto due cosette: una è di basaglia. mai sentito nominare? e l’altra è la critica dell’unità alla canzone.

    «Roba da pazzi, ’sto cantante. “Chi non lavora non fa l’amore”. Un esempio di servilismo al potere. Perché la morale, in questa società, è il lavoro, e l’amore è il corrispettivo del lavoro, conteggiato con Dio, che ti guarda invisibile anche nel letto. Se non lavori non fai l’amore, se non fai l’amore non sei normale, se non sei normale, sei matto, se sei matto vai in manicomio. È uno dei tanti esempi di logica manicomiale».
    (Franco Basaglia, cit. in Vent’anni di domande: “Panorama”, 1962-1982, a cura di C.S. Fioretti, M. Giovannini, Mondadori, Milano, 1983, p. 310).

    «[…] Il successo di Adriano Celentano [a Sanremo] ha ragioni […] che vanno rintracciate proprio nella popolarità e nell’importanza del tema che, non solo con lo stesso fiuto, ma anche con la stessa vena popolare Celentano aveva già una volta affrontato nel “Ragazzo della via Gluck”.
    Mentre, però, in quella canzone il problema dell’urbanistica si limitava a subire soltanto una certa semplificazione di tipo deamicisiano (il ragazzo che ha fatto fortuna rimpiange il ragazzino scalzo, ma non per questo rinnega la sua posizione), in “Chi non lavora” Celentano ha compiuto un’operazione più pericolosa all’interno della situazione (e del linguaggio) e del personaggio, che diventa un clown, una macchietta qualunquista, pericolosa non perché la canzone non sposa e non si identifica ideologicamente nelle ragioni di chi sciopera, ma perché fa perno […] sui rischi e disagi che lo sciopero comporta e rovescia così, opportunisticamente, la carica popolare dello sciopero, svuotata delle sue ragioni, nell’opposto, negli “aspetti negativi della vita” che lo stesso Celentano ha stamattina, in un’intervista televisiva, indicato essere l’oggetto e il tema della sua canzone.
    Una canzone con la quale Celentano ha avuto l’accortezza di non schierarsi dalla parte della repressione, ma che, appunto per questo, è una canzone qualunquista, dove il personaggio che ne è protagonista è un personaggio espresso in chiave popolare, ma cui è stata succhiata la consapevolezza critica di una scelta e di una lotta, per sostituirvi la viltà e la paura, riducendolo a un burattino a ritmo di shake».
    (Daniele Ionio, “L’inno del crumiro umiliato e offeso”, l’Unità, 2/3/1970)

    dammi l’aumento signor padrone, fallo per amore e per quella reazionaria di mia moglie.

    saluti.

  8. e infine, visto che ti piace citare il PCI, anche se non si capisce cosa c’entri il libro di bertinotti con quello che hai scritto per accusarmi di essere un divulgatore di luoghi comuni ti metto due cosette: una è di basaglia. mai sentito nominare?

    “Cambiare il mondo senza prendere il potere” è di John Holloway ( mai sentito nominare ? ) e non di Bertinotti caro “divulgatore di luoghi comuni della sinistra”
    NON VOLEVO OFFENDERE e mi scuso se ti sei sentito offeso. Era una simpatica constatazione rivolta a quel mondo di dirigenti nazionali che ho frequentato e conosciuto e che non mi sono piaciuti per niente ( cito Musacchio per tutti ). Quel mondo in cui se Alfonso Gianni passa da SEL a Rivoluzione Civile , senza passare dal VIA ( citazione dal gioco MONOPOLI ) sembrano cambiare i rapporti di forza elettorali , ma Alfonso Gianni non se lo conosce
    nessuno, neanche Pagnoncelli.
    Il mio voleva essere un commento allegro per dire che molte volte può far buon gioco ascoltare interamente una canzone e prendere il pezzo buono, L’AUMENTO, che può tornare utile.
    Sono contrarissimo al lamentoso commento dell’UNITà sarebbe stato molto meglio scrivere che in fondo anche Celentano chiedeva aumenti salariali. Il salario come variabile indipendente era un punto di forza di per sè in quella situazione.

    “ma forze tu non hai l’età per ricordare il contesto sociale e culturale dell’autunno caldo.”
    Caschi male ma non ha importanza mi ha fatto piacere e si potrebbe continuare a divertirsi su questo tema citando oltre a Basaglia, la teologia della liberazione, l’Isolotto, Celentano che da la mancia al Festival di Sanremo ma sarà per un’altra volta.

    L’altra sera mi sono gustato lo splendido coro dell’ARMATA ROSSA con TOTO COTUGNO in questo Festival di Sanremo organizzato dal Fgiciotto Fabio Fazio. Forse di questo meriterebbe parlare, un commento breve da parte tua sarebbe splendido. La mia tesi è che l’avversario non è la DEstra brutta e arcigna, ma questo riformismo alla Monti che il Fgiciotto Fabio Fazio propugna a larghe mani, mentre tu te la prendi per un Crozza che imita Ingroia e sbagli obiettivo. Sempre con la dovuta umiltà di giudizio e di opinione, scrivo in tono chiaro ma non perentorio.

    Per te rimango oplà ma mi secca stare anonimo

    paolo hlacia trieste ’58

  9. caro paolo,
    1) hai pienamente ragione. il libro, che per altro io ho letto, non è di bertinotti. sono incorso in un banale errore perché non avevo riletto esattamente cosa avevi scritto e ricordando che c’era di mezzo bertinotti e un libro ho scritto libro di bertinotti. cmq hai ragione.
    2) io non mi sono offeso. semplicemente non capisco cosa c’entri che questo o quel dirigente di rifondazione del periodo in cui fu segretario bertinotti abbiano letto o meno un libro con quello che ho scritto nell’articolo più sopra. a meno che avere la mia opinione, che non cambia, sul celentano perbenista, fanatico religioso e se permetti anche abbastanza maschilista sia attribuibile al vizio di diffondere luoghi comuni per giunta fondati su letture fermatesi alle prime tre righe. ovviamente si può anche avere un’altra opinione. come su tutto. ma vorrei farti notare che tu invece che su tre righe fondi il tuo giudizio su una sola riga. le critiche che ho messo citando basaglia e l’unità, per quanto discutibili come tutto, sono li a testimoniare che al tempo la canzonetta fu interpretata in quel modo. per altro io considero blanda la critica dell’unità.
    in ogni caso se vuoi criticare roberto o alfonso fallo sui loro siti e non sul mio. casomai preditela con me quanto vuoi. qui non censuro mai nemmeno gli insulti, purchè rivolti a me.
    3) se tu avessi letto bene il mio articolo avresti trovato inequivocabilemente che non critico crozza, tanto meno per aver imitato ingroia. tutto l’articolo vuol dire che fazio ha creato il solito evento “antiberlusconiano” per aumentare l’audience, facendo un favore a berlusconi. che anch’io considero ben meno pericoloso del duo bersani monti.

    cmq grazie per il non anonimato e saluti.

  10. Il significato delle canzoni non dipende solo dalle parole del testo, ma pure dal contesto. E sull””orizzonte d’attesa” della canzone citata non ci furono (né ci potevano essere) mai dubbi. Celentano ha fatto ben altro prima e dopo, am quello che è suo è suo anche in negativo.
    E se Pagnoncelli non sa chi è Alfonso Gianni, è un limite di Pagnoncelli.

  11. Enrico Scola Says:

    Incredibile la capacità di autoassolversi da un fallimento che data 10 anni:l’adesso cambia tutto di Bertinotti all’indomani del referendum sull’art 18,ovvero l’omologazione al centrosinistra che ha portato al suicidio del governo Prodi.La legge elettorale è la scusa per nascondere l’illusione di contare e soprattutto le pulsioni carrieristiche di un gruppo dirigente che vide la luna nel pozzo,allora si poteva almeno trattare sui contenuti di un accordo invece si accettò tutto in modo folle ed irresponsabile,perchè il centrosinistra era permeabile ed altre insulsità.Chi ha sostenuto tali scelte dovrebbe farsi da parte e tacere ,vedo che ancora pontifica sul come è meglio sparire visto che il tarlo illusorio del contare tramite accordicchi ancora infesta il PRC

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