Assassinio a Parigi di tre compagne kurde

in data odierna ho emesso il seguente comunicato:

L’efferato assassinio delle tre militanti kurde a Parigi è l’ennesimo crimine teso ad impedire la soluzione politica del conflitto nel Kurdistan nello stato della Turchia.

Da diversi giorni era in corso una trattativa riservata del governo turco con il Presidente Abdullah Ocalan e, come in almeno altre tre occasioni negli ultimi dieci anni, una parte dei militari e dei partiti nazionalisti turchi, con la complicità politica e probabilmente materiale di servizi d’intelligenza di paesi della NATO, non hanno esitato ad utilizzare metodi terroristici per impedire qualsiasi negoziato che porti al riconoscimento dei diritti elementari del popolo kurdo, alla fine del conflitto armato e alla liberazione di Ocalan.

Se il governo D’Alema avesse a suo tempo concesso l’asilo politico ad Ocalan e lavorato per una soluzione negoziata del conflitto, invece che obbedire supinamente agli ordini dell’amministrazione Clinton costringendo Ocalan ad abbandonare l’Italia, al popolo kurdo sarebbero stati risparmiati tanti anni di guerra, sofferenze ed ingiustizie, perché al negoziato non c’è alternativa.

Chiunque si consideri democratico e amante della pace non può che solidarizzare con il popolo kurdo, che resiste e chiede solo di avere gli stessi diritti di tutte le minoranze nazionali nei paesi dell’Unione Europea.

ramon mantovani

12 Risposte to “Assassinio a Parigi di tre compagne kurde”

  1. Ciao Mntovani,
    mi chiariresti, per favore, gli interessi odierni dei paesi della Nato ad impedire il riconoscimento dei diritti dei kurdi? Non riesco a trovare il collegamento.

  2. cara patrizia, in poche parole la mia tesi è questa:
    da quando in turchia i partiti nazionalisti laici sono andati sotto rispetto ai musulmani moderati i militari, che conservano enormi poteri sovrastanti il governo svolgono una funzione di condizionamento del governo per garantire la continuità sia dell’ipernazionalismo sia della collocazione “occidentale ed atlantica della turchia. ormai da più di dieci anni c’è uno scontro sotterraneo e sordo fra militari e governo. per esempio la turchia non diede il permesso agli aerei nato per le operazioni in iraq. ha via via intiepidito fino a contrasti forti, la relazione con israele. ha ripetutamente tentato di aprire un negoziato per risolvere la questione kurda. conseguentemente c’è stato un tentativo di colpo di stato, che per quanto abortito, resta un indice inequivocabile del livello di scontro interno al regime. e ci sono stati numerosi episodi tesi ad impedire e boicottare i negoziati con il pkk. come ho già detto in un precedente articolo qui. ovviamente dalla parte dei militari ci sono i partiti laici (compreso il pd membro dell’internazionale socialista) che sono totalmente ostili a qualsiasi minaccia al nazionalismo, che per loro è e resta il cemento dello stato. gli usa e diversi paesi nato, e tra questi l’italia che come al solito è più che subalterna, diffidano del governo musulmano moderato e si fidano di più dei militari che garantiscono l’appartenenza alla nato della turchia, l’affidabilità negli organismi integrati militari, il ruolo della nato nel fianco mediorientale, migliori rapporti con l’alleato strategico israele. perciò usa e alleati europei non hanno esitato a mettere il pkk nella lista europea delle organizzazioni terroristiche e sono contrari al negoziato.
    del resto un negoziato ed un eventuale processo di pace, per quanto blando, sarebbe una rivoluzione in uno stato che non riconosce l’esistenza di nessuna minoranza nazionale. storicamente per la turchia i kurdi non esistono. e i circa venti milioni di kurdi presenti sul territorio turco sono da poco considerati turchi di origine kurda, per soddisfare i requisiti per l’ingresso nell’UE. sono quindi sprovvisti di diritti paragonabili ai catalani, ai baschi, agli scozzesi e così via. per nazionalisti e militari ogni minimo riconoscimento dell’esistenza di minoranze nazionali potrebbe sfarinare lo stato, che infatti si regge fin dalla sua fondazione sul nazionalismo turco e sulla turchizzazione di tutte le genti. vedi il genocidio degli armeni.

    spero di essermi spiegato

    un abbraccio

  3. Sissí, ti sei spiegato, peró mi sembra una contraddizione per quello che riguarda l’Europa, sempre che si voglia davvero l’ingresso della Turchia nell’unione europea. Non era la stessa Francia a pretendere il riconoscimento del genocidio degli armeni? E su che basi si puó aprire ad un paese con una cricca militare cosí potente e un problema interno tanto esasperato? Mi sembra che gli interessi europei e quelli americani confliggano su questo punto. Sbaglio?

  4. no non sbagli del tutto. ma ormai l’ingresso della turchia nell’UE nel tempo della crisi non lo vuole più nessuno. e poi, sempre ragionando all’ingrosso, agli usa e alla cricca tecnocratica europea va benissimo che eventualmente entri la turchia così com’è. loro infatti vogliono un’europa mercatista e non un’europa democratica. un’europa sdraiata sulla nato e non autonoma.
    fu proprio questa la sintonia fra pkk e prc. cambiare la turchia affinché il suo ingresso in europa fosse occasione per democratizzare l’europa. e viceversa.
    insomma da una parte tecnocrati europei e militari turchi e dall’altra i popoli europei e i democratici turchi e kurdi.

    un altro abbraccio

    ps. il riconoscimento del genocidio degli armeni della francia fu una iniziativa parlamentare. ci provammo anche noi in italia senza riuscirci.

  5. ciao sono d’accordo con te sulla questione curda realtivamente alla Turchia, pero’ bisogna anche dire che i curdi dell’Iraq hanno invece partecipato attivamente alla spartizione del paese in compagnia dell’invasore americano…quindi qualsiasi gruppo con delle buone ragioni puo’ essere strumentalizzato dalla NATO vedi anche la Siria odierna dove non si sa chi e’ piu’ sanguinario se Assad o l’opposizione armata dai paesi occidentali
    Che ne pensi?
    ciao

  6. Molti esuli armeni sono fuggiti in Francia ed é quindi probabile che ci sia una maggiore sensibilitá per dei fatti che da noi sono poco conosciuti e d’altronde l’interesse per la politica estera é scarso, limitato a quello che ci casca in cortile, o almeno cosí sembra a me.
    Probabilmente hai ragione riguardo a Turchia e Ue, ma io spero che sbagli, che i tecnocrati non siano cosí forti e che sia ancora possibile fermare la Nato in tempi non troppo lunghi. L’insieme di quello che sta succedendo pare un racconto di fantascienza/horror.
    Ciao.

  7. caro pietro, penso che in iraq i kurdi siano stati perseguitati da un regime che all’epoca della loro repressione era considerato un buon interlocutore per il cosiddetto occidente. o dimentichi gli appoggi che ricevette saddam hussein nella guerra contro l’Iran?
    i kurdi nel territorio iracheno seppero resistere in armi e politicamente. anche contro le operazioni genocide fatte con i gas nervini gentilmente venduti al regime di saddam da diversi paesi europei. il fatto che dopo la prima guerra del golfo abbiano goduto della possibilità di autogovernarsi non può essere un addebito. del resto anche il partito comunista iracheno ha goduto e gode della possibilità di esistere e di non subire persecuzioni. pur essendo stato inequivocabilmente contrario alle due guerre contro l’iraq era, e lo erano più che giustamente, contro il regime di saddam.
    quindi abbandona l’idea che i nemici dei nemici possano o debbano essere amici. stare dalla parte dei popoli significa non usare due pesi e due misure. i kurdi hanno diritto ad autogovernarsi, ancorchè senza mettere in discussione le frontiere nelle quali sono stati divisi dall’imperialismo inglese. e se saddam violentò questo elementare diritto la loro resistenza non può essere accusata di aver partecipato alla spartizione dell’iraq.
    diversa la questione siriana, dove oggi i kurdi (e segnatamente i kurdi del pkk) sono accusati di essere alleati del regime di assad. anche loro hanno il diritto di autogovernarsi. punto.

    un abbraccio

  8. hai ragione patrizia. anch’io penso che prima o poi si possa cambiare il corso delle cose. che però attualmente sono così. e sono un orrore.
    un abbraccio

  9. patrizia Says:

    Uscita dalla cronaca, la vicenda é chiusa, come tante altre e non interessa piú a nessuno. Non vale nemmeno un talk show.

  10. proprio così patrizia. ma per lo meno la trattativa non si è fermata.

  11. Anche l’omicidio del leader dell’opposizione tunisina, da quanto si legge, presenta una dinamica tipica di una esecuzione condotta da esperti, 2 colpi alla testa da breve distanza, uno al cuore.
    Purtroppo ho l’impressione che come per le 3 compagne curde i risultati delle indagini, anche se fossero interessanti, non faranno notizia, neanche nella maniera fugace che si è notata.
    E anche in questo caso speriamo che la dinamica politica tunisina non si arresti per questi tentativi di “inquinamento”.

  12. credo tu abbia ragione antonio,
    io penso che le cosiddette rivoluzioni arabe siano state e siano in realtà rivolte. sommovimenti contro regimi autoritari in parte spontanee e in parte frutto di precisi progetti quasi sempre contrapposti fra loro.
    in altre parole la stampa occidentale per ignavia e/o in malafede parla di democrazia a vanvera.
    una cosa sono le manifestazioni ultravisibili nelle grandi città. e un’altra la realtà dei paesi.
    così si scopre, per chi è capace di analizzare la realtà, che le rivolte scoppiate per motivi socioeconomici non avendo una forza politica capace di guidare la lotta sui punti fondamentali delle contraddizioni sociali sono state usate sostanzialmente per due progetti. uno dell’elite ricca che vuole semplicemente l’integrazione nel mercato, che i regimi autoritari per diversi motivi non garantivano del tutto o ostacolavano. e l’altro dei fondamentalisti islamici che proprio sulle differenze sociali contano per alimentare il proprio consenso virandolo sulla contrapposizione di civiltà.
    la democrazia in astratto e svincolata da contenuti sociali, e cioè le banali elezioni e il pluripartitismo, si rivela molto debole e può perfino essere i viatico per guerre civili con conseguente autoritarismo e ruolo politico di polizia ed eserciti.
    l’assassinio di uno dei pochi leader capaci di parlare e di capire delle contraddizioni sociali e di classe in tunisia la dice lunga su come quelle realtà avrebbero bisogno di una interlocuzione con un’europa non neocolonialista e non mercatista.
    invece l’UE e segnatamente i singoli paesi ex colonialisti alimentano una nuova crociata contro i fondamentalisti in nome del mercato e di una democrazia vuota di contenuti.

    un abbraccio

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