Morte ai partiti? (quinta parte)

Ho tralasciato di parlare dei partiti di sinistra e/o comunque realmente o apparentemente eterodossi rispetto al sistema dominante sia perché sarebbe sbagliato assimilarli semplicemente agli altri sia perché in un qualche modo sono o dovrebbero essere alternativi.

Essi si dividono in tre filoni. Elenchiamoli per poi esaminarli più approfonditamente.

Ci sono quelli eclettici ideologicamente, che hanno posizioni spesso (ma non sempre) critiche con il liberismo e il modello sociale dominante, ma che sono pensati ed organizzati in modo ultralideristico e adatto al sistema maggioritario.

C’è il Movimento 5 Stelle. Che apparentemente non ha identità ideologica, che coniuga slogan e posizioni progressiste ed ecologiste a posizioni reazionarie e liberiste.

Ci sono infine i partiti ideologicamente comunisti ed anticapitalisti divisi fra loro, più che sull’analisi della società e sulla strategia antagonista al sistema, esattamente sulla tattica da seguire alle elezioni e comunque sul rapporto da avere con le altre forze politiche, a cominciare dal PD. Di questi ultimi ci occuperemo nella sesta ed ultima parte.

Iniziamo dall’IDV. Nasce nel 98 e confluisce quasi subito nella formazione “I Democratici dell’Asinello” (sic). Ne esce nel 2000 avendo deciso di votare contro la formazione del governo Amato. Da allora esiste in quanto Italia dei Valori – Lista Di Pietro. Nell’autunno del 2000 entra a far parte dell’ELDR (il partito europeo dei liberali). Lo statuto dell’IDV è un vero capolavoro di eclettismo. Vale la pena di riportarne qui l’art. 3.

“Art. 3 –Finalità del partito:

L’Italia dei Valori e’ un partito politico autonomo ed indipendente in grado di offrirsi come luogo di partecipazione, di proposta, di elaborazione, di confronto democratico, e può concorrere alle competizioni politiche, elettorali e referendarie a qualsiasi livello, anche raggruppandosi con altre forze politiche, sociali e culturali previa specifica ed espressa autorizzazione – e nei limiti anche temporali della delega scritta – che dovrà essere di volta in volta rilasciata dal Presidente nazionale (ovvero da suoi delegati). Il partito si riconosce nell’insieme delle grandi culture riformiste del novecento: la cultura cattolica della solidarietà sociale e familiare, la cultura socialista del lavoro e della giustizia sociale, la cultura liberale dell’economia di mercato, della liberta’ individuale e del buon governo, attraversate dalle grandi tematiche dei diritti civili, della questione morale e dei nuovi diritti di cittadinanza alle quali i grandi movimenti ambientalisti, delle donne e dei giovani hanno dato un contributo essenziale. L’Italia dei Valori vuole integrare i tradizionali valori di libertà, uguaglianza, legalità e giustizia con i valori nuovi del nostro tempo: pari opportunità, sviluppo sostenibile, autogoverno, solidarietà e sussidiarietà, responsabilità, iniziativa, partecipazione ed europeismo, nel quadro di un sempre più avanzato federalismo europeo. Obiettivi primari del partito sono la riforma dello Stato e della Pubblica Amministrazione, un reale federalismo, lo sviluppo di una sana economia di mercato, la realizzazione di uno Stato di diritto, libero dai conflitti di interessi, con una seria e concreta divisione e autonomia tra i poteri. L’Italia dei Valori auspica uno sviluppo sociale basato non solo sulle regole del commercio, ma anche su interventi correttivi per renderle più favorevoli ai soggetti piu’ deboli, specie nei paesi e nelle aree territoriali povere ed arretrate, favorendo un’equa ripartizione delle risorse. Alla globalizzazione dei mercati deve corrispondere una reale libera concorrenza e soprattutto la globalizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.”

 

Come si vede c’è tutto e il contrario di tutto.

 

Pochissimi italiani sanno che quando votano l’IDV alle elezioni europee eleggono deputati che siederanno e voteranno insieme ai liberali tedeschi e del Regno Unito. Si può dire senza tema di smentita che la vera ed unica identità dell’IDV è l’antiberlusconismo in chiave giustizialista. Infatti nell’IDV militano e vengono eletti ad ogni livello ex comunisti, ex democristiani, ex liberali, e una varietà più o meno sconfinata di personaggi locali dalle più diverse tendenze. L’IDV è un partito leaderista. Non c’è solo il nome del leader nel simbolo del partito. I poteri attribuiti al presidente del partito sono enormi. E il congresso è dominato dagli eletti nelle istituzioni di tutti i livelli che infatti lo compongono automaticamente.

L’IDV sul territorio è un partito diversificatissimo. Infatti data la sua collocazione interna al centrosinistra, comunque coniugato, e l’apparente radicalità delle posizioni dovuta più che altro ai toni utilizzati contro Berlusconi, ha avuto negli ultimi anni forti successi elettorali. Essendoci uno spazio considerevole e comunque appetibile molti personaggi locali lo hanno fondato sul proprio territorio. È una reciproca convenienza di Di Pietro e dei personaggi locali. Di Pietro ingrossa il proprio partito e i personaggi locali sfruttano la popolarità di Di Pietro. Si tratta di puro franchising. Vale per le aziende che sono proprietarie di un importante marchio e che appaltano il marchio ad imprenditori locali che hanno l’unico obbligo di esporre il marchio e di rispettare il disciplinare dell’azienda. Basta leggere lo statuto dell’IDV per rendersi conto della vastità più o meno infinita del disciplinare. Non c’è nulla di più esplicito ed esemplificativo per dimostrare che la politica nell’epoca del maggioritario è puro mercato elettorale.

Ovviamente la natura leaderistica ed elettoralistica dell’IDV, che pure è importante, non è tutto. Come sempre in politica esistono identità e profili di fatto prodotti dalla collocazione nel quadro politico e dalle scelte contingenti. Che poi sono sostanzialmente i motivi che attraggono o meno i voti d’opinione. Recentemente l’IDV ha scelto di opporsi frontalmente al governo Monti, anche utilizzando argomenti totalmente antiliberisti e certamente contraddittori con il proprio statuto, con l’appartenenza europea e con la propria stessa storia. Fino a mettere in discussione la propria appartenenza al centrosinistra, inteso classicamente.

Non è in questa sede che si devono fare previsioni su eventuali evoluzioni o involuzioni dell’IDV. Le forze politiche possono cambiare sempre in conseguenza delle dinamiche sociali. È evidente che Di Pietro che per anni è apparso più “di sinistra” del PD e propugnatore di un’opposizione intransigente contro Berlusconi nel tempo della crisi economica e del governo Monti, per conservare il proprio elettorato e per distinguersi dal PD deve radicalizzare le sue posizioni sui temi sociali ed economici. La pura retorica violentemente antiberlusconiana non servirebbe allo scopo. Certamente su questa strada sarebbe necessaria una riforma del partito sia dal punto di vista ideologico sia dal punto di vista organizzativo che consolidi le scelte politiche fatte negli ultimi mesi. Ma le piroette e i salti mortali nel sistema maggioritario sono all’ordine del giorno e quindi non si possono fare previsioni certe. Perché proprio la natura verticistica e leaderistica del partito le permettono. In tutte le direzioni.

 

Se lo statuto dell’IDV è un capolavoro di eclettismo quello di Sinistra Ecologia e Libertà è un capolavoro di genericità e confusione.

Ecco l’Art. 1.

 

“Articolo 1.

1. Sinistra Ecologia Libertà è una libera, laica, democratica e aperta organizzazione politica di

donne e uomini fondata sul principio della libertà, solidarietà ed eguaglianza, dell’ecologia e della differenza sessuale.

2. SEL, ispirandosi ai principi della Costituzione, è impegnata a rimuovere ogni ostacolo alla piena partecipazione politica delle donne nei suoi organismi dirigenti ed esecutivi, nella scelta delle candidature nelle assemblee elettive. SEL promuove altresì la piena partecipazione delle giovani generazioni alla politica.

3. SEL rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno e riconosce pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religione, le disabilità, l’identità e orientamento di genere, l’orientamento sessuale, nazionalità e appartenenza ai popoli riconosciuti dall’Onu.

4. SEL assicura informazione, trasparenza e partecipazione. A tal fine, oltre alle forme di

partecipazione diretta delle iscritte e degli iscritti e dei circoli, si avvarrà del sistema

informazione web (Siw), anche per la sperimentazione di nuove forme di democrazia digitale. SEL rende visibili attraverso gli stessi strumenti tutte le informazioni sulla vita politica interna, sulle riunioni, le deliberazioni politiche, il bilancio.

5. SEL promuove e organizza pratiche di democrazia partecipata. Le forme della democrazia

partecipativa e diretta progressivamente saranno quelle che definiranno anche la democrazia

interna all’organizzazione.

6. SEL promuove momenti di formazione collettiva, quali seminari e momenti di studio, per

l’elaborazione collettiva di proposte e indirizzi politico-programmativi, per la crescita di

competenze specifiche e articolate al fine di assicurare il rinnovamento dei gruppi dirigenti

fondato sulle reali capacità di direzione politica.

7. SEL aderisce al codice di autoregolamentazione per le candidature approvato dalla

Commissione Parlamentare Antimafia.”

 

Chiunque può verificare leggendo tutto lo statuto che in nessuna altra parte c’è alcun cenno a qualsiasi ideologia, ideale od obiettivo in qualche modo legato alla storia della sinistra. Nemmeno nessun riferimento al mondo del lavoro analogo a quelli citati chiaramente nella costituzione repubblicana.

Nel documento congressuale, che è però per sua natura limitato e provvisorio, ci sono molti riferimenti, per quanto generici, alle culture della sinistra. Ma nessuna critica del maggioritario e della degenerazione che esso ha prodotto nella politica e nelle istituzioni. Tutto sembra essere colpa di Berlusconi e delle timidezze ed incertezze del PD. La proposta, che in questo contesto assume valore assolutamente strategico, è il nuovo centrosinistra. E il nuovo centrosinistra si può ottenere con le primarie. Punto. Tutto qui.

Alla litania dei valori (pace, non violenza, solidarietà, giustizia sociale, partecipazione ecc) non corrisponde alcun progetto di paese e di democrazia che non sia il nuovo centrosinistra. Come se la formula, già ambigua di per se, potesse essere qualificata socialmente e democraticamente dall’aggettivo “nuovo”. Del resto la parola “nuovo” ad occhio è la più ricorrente nei testi e nei discorsi di SEL. Una parola magica, che lascia al lettore, ascoltatore e tifoso, la libertà di dargli l’accezione che gli pare. Un espediente tipico dell’elettoralismo più sfrenato e della più volgare e spicciola psicologia delle comunicazioni.

Ma facciamo un passo indietro e vediamo come è nata SEL. Perché una tale genericità e mania del “nuovo” sono figlie di una precisa storia.

 

Nel corso dell’esperienza dell’ultimo governo Prodi i DS e la Margherita diedero vita al PD. Il PD soffrì una scissione e si formò Sinistra Democratica. La evidente natura centrista del PD diede adito all’idea che ci fosse un enorme spazio politico ed elettorale, un vuoto, che avrebbe potuto essere colmato da un nuovo partito di sinistra. Questa idea fece breccia nel PRC, nei Verdi, nel Partito Socialista, nel PdCI, e in una innumerevole pletora di associazioni. I mass media, ovviamente, si eccitarono fino all’inverosimile. Talk show a raffica, descrizione di scenari e contro scenari e così via. I sondaggi davano il nuovo partito fra il 12 e il 15 %. Vennero convocati gli “stati generali della sinistra”. Nel PRC il gruppo dirigente fece un accordo oligarchico basato su una enorme ipocrisia. Dietro la proposta di far nascere un “nuovo soggetto unitario e plurale” si nascondevano almeno due prospettive alternative fra loro. L’unità della sinistra non era messa in discussione quasi da nessuno ma c’era chi voleva sciogliere il PRC in un nuovo partito e chi, più prudentemente, aveva in testa una lista elettorale o, al massimo, una federazione di diversi partiti e forze.

Apriamo una prima parentesi su questo punto.

Il progetto di fare un nuovo partito, fortemente propugnato da Sinistra Democratica e da una parte del gruppo dirigente del PRC, giusto o sbagliato che fosse, necessitava di una condizione indispensabile: che morisse il PRC. La “tregua” siglata nel gruppo dirigente del PRC era un modo per rimandare il problema, non per risolverlo. Ed espropriava gli iscritti e i militanti del PRC dal diritto di decidere democraticamente sul punto in questione. Gli elettori, gli iscritti e i militanti dei partiti coinvolti nel “nuovo soggetto unitario e plurale” dovevano assistere attoniti agli “annunci”, alle “accelerazioni”, ai “distinguo” e alle “frenate” dei vari personaggi che si alternavano in TV e sui giornali. Ma tutto questo avveniva dentro la vicenda del governo Prodi, non in un laboratorio asettico. E il governo Prodi, impegnato a fare esattamente il contrario di quel che c’era scritto sul suo programma di governo, produceva una delusione e una disillusione enorme nel paese e segnatamente fra gli elettori di sinistra. L’intreccio fra la questione del rapporto col governo e l’ansia di fondare un nuovo partito non poteva reggere il confronto con la realtà. Ammesso che la formula del “nuovo partito” fosse giusta, immediatamente sorgeva la questione delle questioni: si poteva rompere col governo Prodi? Il nuovo partito doveva essere indipendente o interno al centrosinistra?

Gli oligarchi (io li definii così e non ho cambiato opinione), risolsero la questione con una ennesima e falsa suggestione. Agli “stati generali della sinistra” tra il “parto doloroso” di Vendola e l’insofferenza verso i movimenti che contestavano il governo, tra le dichiarazioni di Occhetto sulla primogenitura dell’idea e gli applausi e urla di molti ex – qualcosa (nel gergo trombati) che già si rivedevano rieletti in qualche istituzione, la questione del governo venne risolta dicendo: “siamo quasi 150 parlamentari, se ci uniamo condizioneremo il governo”. Proprio nel momento in cui il governo tradiva sul punto fondamentale riguardante pensioni, precarietà e stato sociale.

Adottando il metodo della storia controfattuale si potrebbe dire che se il “nuovo partito” fosse nato rompendo con il governo, in un fecondo rapporto con i movimenti di lotta nel paese, avrebbe avuto buone probabilità di vincere le resistenze e di dissolvere dubbi e perplessità. Gli stessi oligarchi avrebbero potuto convocare un referendum vincolante, sul modello delle primarie, dimostrando un minimo di coerenza con la retorica ripetizione delle parole “nuovo” e “partecipazione”. Ma non era possibile per il semplice motivo che il 90 % degli oligarchi non avrebbero mai e poi mai messo in discussione il governo, neanche in caso di guerra nucleare. Ed anche per il motivo che nella loro testa essi erano i leader e i proprietari del popolo della sinistra. Popolo che andava “guidato” verso meravigliose sorti ma non fatto partecipare a nessuna scelta fondamentale.

Così la “nuova cosa di sinistra” si rassegnò a stare in un governo balbettando moderate critiche mentre Prodi abbatteva la scure proprio contro i metalmeccanici scesi in piazza. E subì la caduta del governo per opera dell’Udeur e la successiva esclusione dal centrosinistra per scelta unilaterale del PD. Nel corso della campagna elettorale della “sinistra e l’arcobaleno” (sic), a sua volta decisa in modo totalmente oligarchico, vi fu perfino il tentativo di appellarsi agli elettori affinché con il voto dessero un segnale deciso per la nascita di un “grande e nuovo partito di sinistra”. Appelli conditi con tanto di abbandono del comunismo. Come se alle elezioni gli elettori dovessero pronunciarsi su vaghi progetti nemmeno buoni per i militanti e non, come voleva il maggioritario, sulla vittoria o meno di Berlusconi. Il PD di Veltroni fece una dura campagna contro la Sinistra e l’Arcobaleno (sic di nuovo) e per il voto utile. Risultato: vennero persi voti verso il PD, verso l’astensione, verso le due liste con la falce e martello, in proporzioni tali da determinare la più grande debacle elettorale della storia della sinistra, e non solo. Senza contare Sinistra Democratica che nel 2006 era ancora nei DS, e che comunque secondo le previsioni avrebbe dovuto portare molti voti, si passò da 4 milioni di voti del PRC, Verdi e PdCI a 1 milione e centomila. E dal 10,5 % al 3,1 %.

Qualsiasi dirigente politico serio, per giunta dopo aver deciso tutto da se e accusando i critici e dubbiosi di essere incapaci di “capire” e di “vedere” i nuovi orizzonti che si dischiudevano sulle rovine del XX secolo e di essere nostalgici di un comunismo obsoleto, avrebbe deciso di farsi da parte, ammettendo i gravi errori commessi.

Invece il tentativo di sciogliere i partiti esistenti per formarne uno nuovo, questa volta nel centrosinistra visto che la debacle venne attribuita solo alla, pur esistente, logica del voto utile intrinseca al maggioritario, venne reiterato. Con l’eccezione del PdCI che a sua volta propose una costituente comunista, anch’essa interna al centrosinistra.

Il processo politico che porterà alla nascita di SEL è sostanzialmente la storia di scissioni in tutti i partiti della sinistra. Nessuno escluso. Non vale la pena di descriverle una per una, anche perché ci vorrebbero decine di pagine. Lo farò solo, anche se sommariamente, per quella che riguarda il PRC. Basti dire che nel dicembre 2009, quando viene fondata SEL, a dare vita al nuovo partito sono: Sinistra Democratica (che nel frattempo ha subito la scissione guidata da Cesare Salvi), il Movimento per la Sinistra (scissione del PRC), Unire la Sinistra (scissione del PdCI), l’Associazione Ecologisti (scissione dei Verdi). Inoltre manca all’appello il PSI, che pure aveva fatto parte della lista SeL alle elezioni europee.

In nome dell’unità si provocò una vera e propria orgia di divisioni e scissioni!

Nel PRC, subito dopo le elezioni, alcuni (fra cui il sottoscritto) dovettero parecchio insistere affinché fossero convocati gli organismi dirigenti. Altri volevano attendere anche 3 o 4 settimane. Un partito scaraventato fuori dal parlamento dagli elettori, a causa di una linea politica e di un comportamento elettorale capace di disperdere milioni e milioni di voti, aveva visto attonito il proprio segretario dichiarare in TV che il progetto della Sinistra e l’Arcobaleno era “irreversibile”. Si doveva cioè attendere che i soci fondatori della Sinistra e l’Arcobaleno proponessero l’ennesima accelerazione e, per giunta, si dividessero fra i proponenti un nuovo partito di sinistra e la costituente comunista del PdCI. Ovviamente se gli organismi del PRC fossero stati convocati su questa alternativa cucinata dall’oligarchia il PRC si sarebbe spaccato e dissolto. E sarebbero nati due partiti divisi ideologicamente fra “nuovo” e “vecchio” ma entrambi interni al centrosinistra e alla logica del maggioritario. Ma grazie a una nuova maggioranza il Comitato Politico Nazionale del PRC venne convocato e decise di dimissionare la segreteria e di avviare una vera discussione congressuale. Nella quale iscritti e militanti avrebbero potuto effettivamente decidere del destino del partito e soprattutto dei veri motivi della sconfitta elettorale ed enorme vittoria della destra. Ovviamente i mass media, i soliti talk show e i dietrologi chiamati giornalisti fornirono all’opinione pubblica la loro versione di questa vicenda. Un complotto di palazzo ordito da nostalgici, dogmatici, ortodossi, vecchi, novecenteschi, estremisti e chi più ne ha più ne metta, aveva defenestrato il povero segretario del partito e la fino ad allora maggioranza “bertinottiana”. E a questo coro si aggiunse anche il quotidiano del partito Liberazione, che invece di informare correttamente su una discussione democratica, per quanto aspra e dura, si schierò più che apertamente dalla parte della minoranza.

Si sarebbe potuto fare un congresso veramente improntato ad una discussione seria e all’altezza della gravità della situazione. Analizzando sul serio gli errori evidenti che avevano prodotto il disastro, a cominciare dall’esperienza di governo. E affrontare il necessario ed ineludibile nodo della unità della sinistra sulla base di contenuti e proposte chiare ed inequivocabili, anche facendo decidere gli unici e veri proprietari del partito, gli iscritti, se sciogliere il PRC in un nuovo partito, scontando una scissione verso la costituente comunista, quella si ultraidentitaria per compensare l’appartenenza al centrosinistra, o la proposta di federare la sinistra in una aggregazione non solo elettorale, ma indipendente dal PD, proporzionalista ed avversa al maggioritario e quindi tesa a ricostruire una rappresentanza politico istituzionale del mondo del lavoro.

Una simile discussione, onesta e seria, nella quale tutti i dirigenti si sarebbero assunte tutte le loro responsabilità, avrebbe favorito la partecipazione ed anche suscitato un sano interesse all’esterno del partito.

Ma la discussione venne subito inquinata da diversi fattori. Elenchiamoli velocemente.

1) coloro che per mesi avevano apertamente (sui giornali, in tv e anche durante la campagna elettorale, ma mai con un documento scritto e sottoposto al voto negli organismi del partito) annunciato la formazione di un nuovo partito, il “superamento” del PRC, la riduzione del comunismo ad una corrente di pensiero fra le altre nel nuovo partito (esattamente come fecero nel PDS quando venne sciolto il PCI), dissero che attribuirgli questa intenzione era un “processo alle intenzioni” e ci accusarono di essere stalinisti.

2) chi non era per il nuovo partito, sempre secondo loro, non poteva che essere per un partito comunista ortodosso e nostalgico. Nulla o quasi veniva detto sull’esperienza di governo e quando era citata era solo per attribuire a Veltroni e a Mastella la colpa di tutto, tralasciando completamente il tradimento del programma operato dall’esecutivo o attribuendolo esclusivamente alla debolezza del governo dovuta al “pareggio” elettorale. In altre parole il “pareggio” aveva permesso ai centristi dell’UDEUR ed altri di condizionare il governo. Ne scaturiva che sarebbe bastato unire la sinistra e far pesare dentro il centrosinistra i suoi contenuti per costruire un “nuovo” centrosinistra nel futuro. Del resto al “non vogliamo morire democristiani” venne sostituito “non vogliamo morire berlusconiani”, e così si poteva restare vaghi nella proposta vera e politica, puntando alla sconfitta di Veltroni e ad una svolta a sinistra del PD.

3) sull’onda della descrizione di un complotto e di uno scontro personale fra Vendola e Ferrero, che intanto i mass media avevano implementato, venne montata una vera campagna di denigrazione nei confronti di Ferrero, accusato di allearsi con le componenti che furono di minoranza nel precedente congresso, di essere un ex DP e quindi inguaribilmente minoritario e così via. Come se nello schieramento loro non ci fossero esponenti di quelle minoranze ed ex DP.

 

Insomma, questo inquinamento del dibattito non fu un incidente e tanto meno la prova che i comunisti non potevano che essere cannibali e fratricidi in discussioni laceranti. Fu una scelta consapevole di chi sapeva che la vera discussione sui veri punti di dissenso avrebbe chiarito le idee nella testa di molti e determinato un esito certo al congresso.

Il congresso con queste premesse non poteva che essere uno scontro frontale. E lo fu irrimediabilmente.

Al congresso vennero aggiunti altri punti mistificatori per occultare la vera contesa politica e costringere i militanti a schierarsi indipendentemente dalle loro opinioni sull’esperienza di governo e sullo scioglimento del PRC. Con l’autocandidatura di Vendola a segretario si tentò di trasformare il congresso nella pura scelta del leader. Contando sull’aperta simpatia di Repubblica, di altri giornali e conduttori di talk show nei confronti di Vendola. Una banale adesione ad una iniziativa dell’IDV contro la politica di Berlusconi sulla giustizia ci costò pure l’accusa di aver avuto una deriva giustizialista (soprattutto da alcuni che pochi mesi dopo aderiranno all’IDV (sic)). Si sosteneva che la eventuale nuova maggioranza avrebbe determinato l’abbandono da parte del PRC del Partito della Sinistra Europea. E potrei continuare.

Dopo il congresso, nel quale la mozione di Vendola tentò di allearsi proprio con la componente di Essere Comunisti, dopo aver detto che la presenza di quest’ultima nel documento avverso ne dimostrava la deriva identitaria e stalinista, la corrente capeggiata (è il caso di usare questo termine) da Vendola, invece che accettare l’esito democratico continuò una campagna di denigrazione del nuovo gruppo dirigente. In particolare il quotidiano del partito, che nel frattempo aveva accumulato milioni di debiti, si contraddistinse per proporre come linea editoriale la linea della corrente di Vendola e per denigrare, anche con insulti, quella che era passata nel  congresso del partito. La sostituzione del direttore, che venne decisa dopo innumerevoli tentativi di comporre il dissidio semplicemente garantendo che il quotidiano esprimesse la linea del partito e presentasse quella della corrente di Vendola come quella della minoranza, senza ovviamente censurarla, divenne il pretesto per provocare la scissione. Come se non bastasse, data la crisi finanziaria di Liberazione, un editore, per altro vicino alla corrente di Vendola e che pubblicava la rivista di Bertinotti “Alternative per il Socialismo” ed ospitava numerosi articoli di esponenti vendoliani sul settimanale Left, propose al partito di vendergli la testata. Essendo l’editore “seguace” dello psichiatra Massimo Fagioli, a sua volta accusato di avere posizioni omofobe, e nonostante Fagioli nel recente passato avesse manifestato tutta la simpatia possibile per Bertinotti, anche promuovendo affollati dibattiti pubblici con quest’ultimo, la nuova maggioranza che dirigeva il partito venne accusata anche di promuovere una svolta omofoba. Ci sarebbe da ridere sia sull’accusa di stalinismo per la sostituzione del direttore, sia per quella di omofobia. Ma invece tutte le TV e tutti i quotidiani scatenarono una campagna sostenendo queste accuse accreditando presso milioni di persone di sinistra l’idea che ormai il PRC fosse un gruppuscolo guidato da stalinisti settari e perfino omofobi.

 

Io penso che fosse più che legittimo proporre un approdo strategico interno al centrosinistra e al sistema politico del maggioritario, ed anche che fosse legittimo considerare chiusa l’esperienza comunista organizzata in partito. Tutto legittimo. Ovviamente non condivido nulla di tutto ciò, ma capisco che per chi pensa che le elezioni e dintorni (come le primarie) siano la vera sostanza della politica e che il governo sia l’unico vero obiettivo sempre, anche se ha passato dieci o venti anni a dire il contrario, alla fine abbia il diritto di proporlo e di battagliare per far passare questa prospettiva. Penso che negli anni 2000 si possa arrivare alla conclusione che il comunismo sia superato, anche se si sono passati dieci o venti anni (come Vendola) a scrivere le lodi del comunismo eterno. Per me non è così ma sono conscio che le sconfitte provocano esattamente queste conseguenze. Ma penso anche che non si possa accettare in nessun modo che gli iscritti, ed anche la base elettorale che si aspira a rappresentare e dirigere, possano essere trattati come minus sapiens, come una massa di manovra, come tifosi di un leader. Per me c’è un innegabile nesso tra ciò che si fa e ciò che si dice. E vige sempre il principio di responsabilità. C’è sempre una linea di confine che separa i dirigenti politici dai politicanti. Che separa chi si assume le proprie responsabilità da chi le rifugge addossandole sempre ad altri. Che separa chi parla chiaro da chi imbroglia le carte dicendo cose diverse in luoghi diversi. Che separa chi fa proposte chiare e su cui ci si può esprimere da chi fa demagogia e sostituisce alle proposte le suggestioni. Che separa chi gioca pulito rispettando le idee altrui da chi gioca sporco e distorce le idee altrui fino a ridurle a caricatura per poterle combattere senza confrontarsi seriamente nel merito.

Oggi, a quattro anni di distanza, chiunque può verificare diverse cose.

La vera proposta della corrente di Vendola era quella di fondare un nuovo partito abbandonando il comunismo? Si o no?

La linea politica che si proponeva era quella interna comunque al centrosinistra? Si o no?

Il nuovo partito, superati gli orrori del novecento, sarebbe diventato un partito leaderistico? Si o no?

La critica del maggioritario e l’idea della repubblica parlamentare e della legge elettorale proporzionale, da sempre qualificanti la sinistra, sono state mantenute da SEL?

Il PRC è uscito dal Partito della Sinistra Europea? SEL ha mai chiesto di far parte del Partito della Sinistra Europea o discute di quando e come aderire al Partito Socialista Europeo?

Il PRC è diventato omofobo, dogmatico, giustizialista?

Il PRC ha accantonato ogni idea di unità della sinistra per sommare i comunisti in un partito settario?

Anche qui potrei continuare molto a lungo. Ma è inutile. Sia per quelli che pensano che in politica tutto si possa dire e contraddire a seconda della convenienza del momento (convenienza di chi?). Sia per quelli che queste cose le sanno per averle subite, pur sapendo che per la maggioranza degli italiani dalla vicenda di rifondazione comunista, per come è stata descritta in malafede dai mass media, sono scaturiti due partiti. Uno splendido, vincente, guidato da un leader telegenico e popolare, nuovo nel linguaggio e al passo con i tempi. E un altro chiuso, settario, stalinista, omofobo, estremista, e soprattutto tagliato fuori dalla vera ed unica politica che conta: quella del centrosinistra e dei talk show.

 

La scissione promossa da Vendola provocò una ennesima grande delusione fra i simpatizzanti, gli iscritti e gli stessi militanti del PRC. Decine di migliaia di persone abbandonarono ogni impegno o lo riversarono in comitati e associazioni di lotta. Non erano interessate a discutere in quel modo, a dover scegliere fra leader, a sentirsi in colpa per la propria storia ed appartenenza politica comunista, ad assistere a litigi e urla inconcludenti. Ed anche ad appartenere ad una organizzazione data per morta dai mass media e dagli stessi scissionisti. Questo è il triste bilancio che porta con se ogni scissione. Sempre gli scissionisti di un partito comunista si propongono l’obiettivo di distruggerlo, anche contando sulla disillusione che nella base del partito provoca una lacerazione e divisione insanabile del gruppo dirigente.

Più avanti parleremo del PRC, e quindi anche del suo indebolimento e impoverimento. Ma ora occupiamoci e concludiamo il discorso su SEL.

Sinistra e Libertà alle elezioni europee del 2009 era composta dalla scissione del PRC, dal partito dei Verdi, da Sinistra Democratica e dal PSI. Prese 960 mila voti, pari al 3,13 %. Non elesse nessun deputato giacché la soglia del 4 %, introdotta nel febbraio del 2009, non era stata raggiunta. Ma se li avesse eletti non è dato sapere a che gruppo parlamentare europeo avrebbero aderito. La “lista anticapitalista” promossa dal PRC, con il PdCI e Socialismo 2000, prese 1 milione e 40 mila voti, pari al 3,39 %.

Nonostante un anno di campagna di tutti i giornali e talk show a favore di SeL, nonostante l’immagine del PRC deturpata appositamente, l’esito fu questo e dimostrò che così era divisa la sinistra italiana.

Naturalmente per commentatori, politologi, conduttori ignoranti di talk show, e conseguentemente anche per molti militanti decerebrati di sinistra i contenuti delle due liste, a cominciare dall’appartenenza ad un preciso schieramento nel parlamento europeo, non avevano nessuna importanza. Ma proprio nessuna. Ciò che contava era solo l’effetto del voto europeo sulla politica interna italiana. Molti elettori di sinistra votarono IDV e SeL, senza sapere che avrebbero eventualmente eletto deputati in due gruppi, quello socialista e quello liberale, alleati strettamente ai popolari nel governo effettivo dell’Unione Europea. Antiberlusconiani in Italia e alleati di Berlusconi in Europa. Sempre se parliamo delle politiche economiche e monetarie, sociali, commerciali, estere e militari e non del colore delle mutande delle escort di Berlusconi.

Resta il fatto che SeL non sfondò elettoralmente, non superò la lista anticapitalista, e che anche per questo subì, in seguito, l’allontanamento dei Verdi (con scissione per rimanere in quella che diventerà Sinistra Ecologia e Libertà) e del PSI.

Ma poi vennero la famose primarie ed elezioni pugliesi. E Vendola le vinse. Cogliendo l’occasione al volo per dire: facciamo la stessa cosa in Italia.

L’ennesima suggestione imbrogliona.

 

Espressione troppo forte la mia?

 

Vediamo.

 

Si può paragonare l’elezione regionale pugliese alle elezioni politiche nazionali? Ovviamente si, ma distinguendo bene le differenze. Per esempio non si può ignorare che su punti decisivi e fondamentali, come politica economica, estera, difesa ecc, la regione non ha nessuna competenza. Con tutta evidenza una coalizione costruita intorno ad un programma regionale potrebbe non essere valida per le elezioni politiche giacché proprio sui punti salienti appena elencati i partiti regionalmente uniti potrebbero essere molto divisi. O no? Per Vendola certamente no! Per il semplice motivo che basta indicare uno schieramento di centrosinistra, “nuovo” perché diretto da lui, per far sparire come d’incanto la NATO, i trattati europei costituzionali e non, la Banca centrale europea ed italiana, le multinazionali e così via. Naturalmente la logica della politica “bipolare” funziona e i soliti mass media e talk show ragionano come Vendola (e viceversa). In politica ci devono essere due partiti o due schieramenti con due leader. Punto. Il resto conta solo se può determinare la vittoria e sconfitta di uno dei due leader. Punto. Ogni schieramento avrà contenuti compatibili con la estensione dello stesso stabiliti a tavolino dai maggiorenti contraenti l’alleanza. Punto.

È una logica stringente. Ma funziona solo se tutti i partecipanti al gioco hanno una reale condivisione su questioni fondamentali. Altrimenti lo schieramento è destinato ad essere poco credibile e soprattutto incapace di reggere la dura prova delle scelte da fare in caso di vittoria. O no?

Non tornerò sull’esperienza dell’ultimo governo Prodi. Ho già scritto fiumi di parole e credo sia chiaro ciò che penso. Tuttavia ecco un punto su cui quanto ho scritto più sopra evidenzia la sua importanza. Ecco perché sarebbe stato importante discutere approfonditamente, al congresso del PRC del 2008, sul governo Prodi invece che sulla non violenza o sulla obsolescenza o meno del movimento operaio del 900. Come d’incanto Vendola, dopo aver detto il contrario per venti anni (ma ci credeva a quel che diceva e scriveva?), sposa l’ideologia, anzi la quintessenza dell’ideologia, del maggioritario all’italiana.

E poi, ammesso e non concesso che dire “facciamo la stessa cosa in Italia”, sia onesto e credibile politicamente, vogliamo fare i conti almeno con i risultati elettorali reali?

Vediamoli.

Certo. Le elezioni regionali del 2010 le ha vinte il candidato alla Presidenza Vendola. Non c’è dubbio. Ma confrontiamo bene i dati con quelli delle elezioni precedenti, quando il Vendola comunista del PRC vinse primarie ed elezioni.

Nel 2005 il candidato Vendola prese 1.165.536 voti pari al 49,84 % e le liste della coalizione 1.064.410 voti pari al 49,74 %. Il candidato di destra Fitto 1.151.405 voti pari al 49,24 % e le liste della coalizione 1.059.869 voti pari al 49,52. Altre liste 16.048 voti pari allo 0,74 %.

Nel 2010 il candidato Vendola 1.036.638 voti pari al 48,69 % e le liste della coalizione 910.692 voti pari al 46,05 %. Il candidato della destra Palese 899.590 voti pari al 42,25 % e le liste della sua coalizione 874.462 pari al 44,25 %. La candidata Poli Bortone 185.370 voti pari al 8,71 % e le liste della coalizione (UDC, IO SUD – MPA) 186.443 pari al 9,43 %. Altre liste 5.834 voti pari allo 0,30 %.

 

Come si può ben vedere i risultati di Vendola e della sua coalizione nel 2005 e nel 2010 sono analoghi. Ma mentre nel 2005 vinse contro la destra unita, nel 2010 vince solo grazie alla divisione della destra.

Inoltre c’è un dato che fa sempre scalpore per qualche ora nei giorni delle elezioni e che poi viene regolarmente dimenticato. Nel 2005 i votanti furono il 70,5 % degli aventi diritto e le schede bianche e nulle il 5,7 %. Nel 2010 i votanti furono il 62,3 % e le bianche e nulle il 5,2 %.

Un calo cioè di più del 7 % dei votanti. Identico a quello medio di tutte le altre regioni in cui si votò nello stesso turno nel 2005 e nel 2010. Dal 71,5 al 63,6 %.

 

Insomma, dopo cinque anni di meraviglioso governo, se l’UDC e IO SUD – MPA fossero rimasti nella coalizione di centrodestra Vendola avrebbe probabilmente perso le elezioni. Dopo cinque anni di “rivoluzione democratica” improntata alla promozione della partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica calano i votanti in modo considerevole.

Intendiamoci, rimane la vittoria che nel sistema elettorale pugliese assegna un super premio di maggioranza. Al vincente per pochissimo o poco, e mai capace di superare il 50 % dei voti validi (30 35 % degli aventi diritto) vanno nel 2005 41 seggi (pari al 60,3 % dei 68 seggi regionali) e all’opposizione 27 seggi (pari al 29,7 % dei seggi regionali). Nel 2010 48 seggi (pari al 59 % dei 78 seggi regionali) e alle opposizioni 30 seggi (pari al 31 % dei 78 seggi regionali). Significativo il fatto che nel 2010, tanto per fare due esempi, la coalizione UDC, IO SUD-MPA con il 9,43 % dei voti prende 4 seggi, pari al 5,12 %. E la lista della Federazione della Sinistra con il 3,26 % dei voti non prende nessun seggio, pur essendo nella coalizione vincente, mentre la lista “civica” La Puglia per Vendola con il suo 5,53 prende 6 seggi.

Che bella legge! Che bel sistema democratico!

Come mai dal 2005 al 2010 il “governatore” (come ama farsi chiamare Vendola anche se in Italia la carica di governatore non esiste) non l’ha cambiata o almeno corretta?

 

Comunque, ripeto, la vittoria della coalizione guidata da Vendola, per quanto favorita dalla divisione della destra e caratterizzata dalla crescita dell’astensionismo come in tutto il resto del paese, rimane un fatto importante. Senza dubbio.

Ma questo fatto è in se tale da determinare il clamore che ha suscitato all’epoca?

Nella realtà e dal punto di vista politico elettorale no. Ma nella politica spettacolo del maggioritario si, eccome.

È bastato che Vendola dicesse che si sarebbe candidato a guidare il centrosinistra nazionale con le famose primarie e per molti mesi ha calcato tutte le scene dei talk show. Ha goduto delle attenzioni di tutti i giornali, politologi, dietrologi. Avrebbe il nuovo leader potuto vincere le primarie? Cosa sarebbe successo nel PD se le avesse vinte? La destra avrebbe preferito confrontarsi con Vendola o con Bersani nella prossima campagna elettorale? La vittoria eventuale di Vendola avrebbe determinato un ritorno dei centristi nella casa della destra, li avrebbe lasciati dov’erano, ed eventualmente il centrosinistra avrebbe potuto allearsi con i centristi, per battere Berlusconi, con un candidato premier così radicale? Veltroni e i suoi preferivano Vendola o il loro nemico interno Bersani? Se Vendola fosse diventato premier si sarebbe tolto l’orecchino?

Risiko e gossip all’infinito. Contenuti zero.

Ovviamente il candidato alle primarie in pectore ha sguazzato in questo mare di nulla offrendosi come interlocutore credibile presso i cattolici integralisti (parlando del Papa con grande comprensione perfino sul tema della pedofilia nella chiesa), agli imprenditori (“lo stato non deve farsi imprenditore” dichiarato sul Sole 24 Ore) e così via. Distinguendosi per insultare il proprio ex partito con frasi degne di Grillo come “sono un cimitero”.

 

Insomma, in un quadro politico caratterizzato dai prodromi della crisi del governo Berlusconi, con un PD diviso, moderato e ambiguo, la suggestione del “nuovo” centrosinistra a guida vendoliana sembrava, secondo i canoni del bipolarismo, non solo possibile ma anche probabile. A patto che i contenuti, che pure SEL rivendicava, fossero anch’essi suggestioni e non programmi concreti. Del resto c’era anche una teoria semiprofetica secondo la quale in Europa, e dunque anche in Italia, in risposta alle crescenti contraddizioni prodotte dalla fase neoliberista del capitalismo, la sinistra (tutta, compresa quella socialista e socialdemocratica) avrebbe dovuto e potuto rinascere da se stessa con il famoso big bang (sic). Più prosaicamente SEL avrebbe potuto innescare questo processo con il “nuovo centrosinistra” in Italia. Naturalmente spogliandosi per prima della propria storia, concepita come piombo nelle ali.

Intanto nei sondaggi SEL raddoppiava e triplicava i voti ottenuti alle elezioni del Parlamento Europeo del 2009. Nei sondaggi, però. Perché ad ogni tornata amministrativa prendeva la metà o un terzo dei voti previsti dai sondaggi nazionali e locali. Ma miracolosamente i soliti mass media sembravano non accorgersene. Come non si accorgevano che il PRC e la Federazione della Sinistra prendevano quasi sempre il doppio di quel che prevedevano i sondaggi. Poco, certo, ma come SEL o il triplo o quadruplo dell’API di Rutelli. Che però erano sempre in tv come protagonisti della politica italiana. Fino ad arrivare, più recentemente, al paradosso che quando SEL schierandosi col PD a Napoli o a Palermo perdendo le elezioni, Vendola veniva invitato nei talk show a commentare la vittoria di De Magistris o di Orlando, come se fosse un suo patrimonio. O alla coalizione greca Syriza descritta più volte su giornali e Tv come “la SEL greca”. Altri esempi di come il sistema maggioritario non solo escluda categoricamente i contenuti antagonistici al sistema ma sia capace perfino di distorcere la realtà dei fatti per farla entrare nello schema bipolare. Sinceramente non penso, tranne qualche eccezione come Repubblica, che il sistema del mass media e dei talk show fossero e siano solo in malafede. Semplicemente sono spesso ignoranti, superficiali e, per così dire, seguono l’onda. Se sorge un personaggio che sul tavolo del risiko e a suon di suggestioni potrebbe scompaginare il quadro politico, fa notizia. Per il 90 % dei giornalisti e conduttori di spettacoli mascherati da discussioni politiche le analisi della società, i progetti politici, le discussioni democratiche su documenti impegnativi, il radicamento sociale, gli interessi concreti che si difendono, sono tutte cose troppo faticose da leggere, studiare e capire. È molto più semplice parlare dei leader e delle loro “trovate” e “dichiarazioni”. Dei loro litigi, delle indiscrezioni e delle dietrologie.

Con la crisi del governo Berlusconi e con l’instaurazione della “dittatura” del mercato e degli organismi tecnocratici del capitale finanziario, cioè con il governo Monti, la vera natura di SEL e della sua politica sono venute allo scoperto. È superfluo ricordare cosa ha votato la maggioranza che sostiene in governo Monti. È superfluo ricordare i solenni impegni presi sia dal PD che dal PDL circa la continuità da assicurare alle politiche montiane nella prossima legislatura, chiunque vinca le elezioni. È superfluo ricordare che, del resto, è stata strapazzata la Costituzione della Repubblica inserendo un principio ultraliberista, sovra ordinatore di qualsiasi politica economica e sociale. È superfluo ricordare che il mondo del lavoro è stato umiliato su pensioni, salari, diritti e precarietà come mai era successo nel passato. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti.

Tranne che sotto quelli di Vendola. Che si è apprestato ad insistere affinché l’eventuale riforma elettorale salvaguardasse il maggioritario e il bipolarismo e a prospettare comunque la formazione del centrosinistra a la celebrazione delle primarie. Ed a liquidare chi pensa si debba aggregare anche elettoralmente quel che si oppone alla politica di Monti, definendolo “testimoniale”.

Al di la delle acrobazie verbose tipiche di Vendola l’approdo è chiarissimo. E comincia ad esserlo anche per molti che da Vendola si aspettavano, illudendosi, ben altro.

Il bipolarismo non ammette politiche alternative al sistema. Nel centrosinistra sono buone per portare voti ad una coalizione che se governerà dovrà farlo nel rispetto dei vincoli imposti dal mercato, dalle multinazionali, dalle politiche monetarie liberiste delle banche centrali e del capitale finanziario, dall’appartenenza alla NATO e alla compagine “occidentale” a guida statunitense e, dulcis in fundo, dal Vaticano. Sono buone cioè come suggestioni ma se tentano di diventare leggi, fatti, politiche concrete e provvedimenti diventano fattore di instabilità del governo e chi le propone diventa conseguentemente estremista, amico dei terroristi, comunista nostalgico, e soprattutto facente il gioco della destra. Vendola e SEL sanno benissimo che le cose stanno così. Ma pensano che sia meglio tentare di accomodarsi al governo, avendo promesso e giurato che rispetteranno le decisioni della maggioranza della stesso, piuttosto che navigare nel tempestoso mare dell’opposizione. È verissimo che il sistema bipolare tenta di ridurre alla pura testimonianza le posizioni e gli interessi antagonisti. È anche per questo che si vuole mantenere sempre ad ogni costo la logica maggioritaria, che si introducono sbarramenti e così via. Ma non si capisce perché un partito di sinistra, ancorché non comunista, non novecentesco, moderato e pallidamente riformista, debba accettare di ridurre i propri contenuti ad una variabile dipendente delle compatibilità del sistema, e cioè a farli diventare chiacchiere impossibilitate a modificare alcunché. E nemmeno perché un partito di sinistra, ancorché comunista ed antagonista, debba accettare di farli diventare pura testimonianza predicatoria e impotente. I corni di questa contraddizione vanno insieme e, lo ripeto per la milionesima volta, essendo questi l’essenza del sistema bipolare non si può ignorarne nessuno dei due o, peggio ancora, far finta che ne esista solo uno per sedersi sull’altro.

Ma sulla soluzione di questo problema torneremo più avanti.

Intanto possiamo dire che SEL ha scelto di essere, per così dire, la sinistra del sistema. Di un sistema che distrugge ogni diritto conquistato nel novecento (sarà per questo che l’obsolescenza del comunismo abbraccia anche tutti i diritti conquistati dai comunisti nel novecento?) e che costituzionalizza il liberismo. SEL ha scelto di puntare al “big bang” (sul quale perfino l’autore della teoria si è ampiamente ravveduto) e quindi di far parte della famiglia socialista in europa. SEL ha scelto di essere un partito leaderistico, favorevole al maggioritario ed ostile al proporzionale. SEL ha scelto di subordinare perfino i diritti civili alla logica del maggioritario, al contrario di qualsiasi altro partito socialista europeo. Sapendo bene che la maggioranza laica degli italiani (che si espresse più volte nella prima repubblica grazie al parlamento eletto proporzionalmente e diviso chiaramente fra partiti confessionali e partiti laici di destra e di sinistra) diventa minoranza in parlamento giacché entrambi gli schieramenti contengono ed eleggono deputati e senatori totalmente fedeli al vaticano.

Forse proprio su quest’ultimo punto, che rappresenta una vera originalità negativa italiana, si evidenzia l’osceno imbroglio del cosiddetto centrosinistra. Se sull’economia e sulla politica estera si può più facilmente far finta di lavorare ad una alternativa scontando la necessaria dose di “realismo” avendo a che fare con grandi poteri sovranazionali, sui diritti civili degli omosessuali, sul corpo delle donne, sulle minoranze religiose e così via non si può far finta, essendo tutti gli altri paesi importanti europei più avanti esattamente perché divisi fra schieramenti laici e confessionali.

Il recente walzer fra Vendola e Rosy Bindi sul matrimonio degli omosessuali è veramente osceno. Non perché sia osceno prospettare due cose inconciliabili fra loro. Bensì perché si svolge fra due posizioni, appunto, inconciliabili e che mai e poi mai produrranno nessuna sintesi. Vendola sa benissimo che le posizioni di Rosy Bindi e dei moltissimi democristiani del PD sono quelle del Vaticano. Se in passato hanno votato con la destra contro la riduzione da tre anni ad un anno del tempo del divorzio (che vergogna!) e contro la fecondazione assistita perché dovrebbero farlo sul matrimonio omosessuale o sull’eutanasia? Perché?

Per più di 15 anni Vendola è stato contro il maggioritario ed ha denunciato, come me e tutti noi, la vergogna di un parlamento non rappresentativo del popolo nemmeno sulla questione elementare della laicità dello stato. Come può oggi essere per il maggioritario e far finta di voler convincere Bindi e Fioroni e Letta a diventare favorevoli al matrimonio gay? Loro sono coerenti con la loro ideologia e con la loro storia, ed anche per questo meritano più rispetto di chi è “uscito dalla propria storia” e alterna continuamente le esibizioni spettacolari dei propri turbamenti religiosi alla rivendicazione di diritti inconciliabili con il Vaticano.

 

SEL è un partito transeunte, secondo ripetute dichiarazioni di Vendola. È nell’orbita del Partito Socialista Europeo. È nel centrosinistra (che ormai si fatica a definire nuovo).

Al suo interno l’opzione di puntare ad una alleanza di sinistra alternativa ai contenuti montiani e del PD ha ottenuto 8 voti in un organismo nazionale di 160 membri.

Le primarie, se ci saranno, non vedono più Vendola come possibile vincitore. Tutti i sondaggi danno Vendola terzo. Essendo anch’esse fondate sul principio maggioritario per cui il primo prende tutto, il meccanismo che in un primo momento sembrava favorire Vendola oggi gli si rivolge contro. Molti potenziali elettori di Vendola voteranno Bersani per impedire che Renzi possa sopravanzarlo. Nel maggioritario, per la sinistra, la logica del meno peggio non ha fine e confini.

Comunque ai militanti e agli iscritti di SEL non resta che osservare le mosse del leader, fare il tifo per lui alle primarie, e prepararsi a digerire le scelte che il PD imporrà, presentandole come stato di necessità, dopo le elezioni. Del resto, al di la delle schermaglie preelettorali è tutto preannunciato anche sul tema del rapporto con l’UDC. Sul quale Vendola ha detto prima una cosa e poi, data l’impopolarità riscontrata, il contrario. Ben sapendo che il PD imporrà, dopo le elezioni, quel che vorrà.

 

Il Movimento 5 Stelle sembra essere, e per alcuni versi è, la grande novità politica del momento.

Per anni Beppe Grillo si è dedicato, attraverso un blog e comizi – spettacolo, a costruire una rete e ad implementare liste locali. I contenuti sui quali ha puntato sono molto importanti. Ma sono sempre stati coniugati in modo ultrasemplicistico e predicatorio. Ecologia, energia, ruolo delle multinazionali, giustizia, informazione e “politica vecchia e corrotta”.

Un mix di slogan ammiccanti ai movimenti d’opinione, di affermazioni infondate e contraddittorie (come le proposte liberiste in economia e la lotta alla corruzione), di dichiarazioni reazionarie e razziste (come sull’immigrazione e contro la cittadinanza fondata sullo ius soli), di contorte predicazioni sull’inesistenza dell’AIDS, sull’inutilità dei vaccini, sulle cure alternative e miracolistiche del cancro, e così via.

Grillo è un comico. Dal punto di vista televisivo si guadagna la popolarità grazie a Pippo Baudo e partecipando a trasmissioni profondamente serie come “Fantastico”, “Domenica IN” e il Festival di San Remo. Vince numerosi premi di elevato livello culturale come ben 6 “Telegatti”. Diventa l’immagine pubblicitaria di una ben nota multinazionale alimentare. Poi, ritenuto incompatibile con la televisione e avendo subito una dura censura, si dedica a fare spettacoli (per paganti) in teatri, palazzetti dello sport e feste di partito. In questi spettacoli le denunce di problemi seri sono coniugate con il turpiloquio, con le iperboli più spinte, con le esagerazioni più grossolane. Possono piacere o meno. Ma si tratta di satira. Anche se Grillo assomiglia sempre più ad un predicatore che a un comico. Ed è questo un primo punto sul quale riflettere. Una cosa è fare una satira dissacrante e un’altra è spacciare per verità assoluta quel che si dice. Tanto su temi politici come su temi scientifici. Una cosa è sbeffeggiare i poteri ed un’altra è proporsi di sostituirli indicando fantasmagoriche soluzioni a problemi complessi e serissimi.

Poi c’è il sodalizio con la società “Casaleggio e Associati”. Che porta alla fondazione del famoso Blog. L’opinione pubblica pensa tutt’oggi che il Blog sia nato spontaneamente e che il suo successo sia dipeso solo dalla popolarità di Grillo e delle sue prediche. Invece il blog pare essere un prodotto pensato e studiato esattamente per veicolare messaggi politici e sociali con le più sofisticate tecniche del marketing commerciale. È una elite che crea i messaggi, un opinion leader che li diffonde. Il pubblico è passivo nel senso più letterale del termine. Ovviamente con l’illusione di essere attivo e partecipe tifando per l’opinion leader e amplificando i suoi messaggi. L’unica partecipazione, del tutto illusoria, è quella di commentare ed interpretare direttamente sul web il “verbo” dell’opinion leader. O per meglio dire del profeta.

Il fin troppo facile bersaglio del sistema politico italiano diventa l’occasione per fondare un movimento politico vero e proprio. Ma anche questo è il prodotto pensato e studiato a tavolino da una elite. Una elite che controlla tutto e decide tutto. Appalta a liste locali, comunque scelte ed autorizzate ad esistere solo dall’elite, il simbolo per partecipare alle elezioni. Lo statuto (chiamato con un nonsense “non statuto”) è chiarissimo. Non lascia adito a nessun dubbio.

Vale la pena di riportarlo.

 

“ARTICOLO 1 – NATURA E SEDE

Il “MoVimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma ed

un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel

blog http://www.beppegrillo.it.

La “Sede” del “MoVimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo web http://www.beppegrillo.it.

I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica

all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it.

 

ARTICOLO 2 – DURATA

Il MoVimento 5 Stelle, in quanto “non associazione”, non ha una durata prestabilita.

 

ARTICOLO 3 – CONTRASSEGNO

Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di

Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso.

 

ARTICOLO 4 – OGGETTO E FINALITÀ

Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog

http://www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog

http://www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato

della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi

attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione

al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione.

 

Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso

vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio

di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza

la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli

utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.

 

ARTICOLO 5 – ADESIONE AL MOVIMENTO

L’adesione al MoVimento non prevede formalità maggiori rispetto alla registrazione ad

un normale sito Internet. Il MoVimento è aperto ai cittadini italiani maggiorenni che non

facciano parte, all’atto della richiesta di adesione, di partiti politici o di associazioni aventi oggetto o finalità in contrasto con quelli sopra descritti.

La richiesta di adesione al MoVimento verrà inoltrata tramite Internet; attraverso di essa,

l’aspirante Socio provvederà a certificare di essere in possesso dei requisiti previsti

al paragrafo precedente.

Nella misura in cui ciò sia concesso, sulla scorta delle vigenti disposizioni di legge, sempre

attraverso la Rete verrà portato a compimento l’iter di identificazione del richiedente,

l’eventuale accettazione della sua richiesta e l’effettuazione delle relative comunicazioni.

La partecipazione al MoVimento è individuale e personale e dura fino alla cancellazione

dell’utente che potrà intervenire per volontà dello stesso o per mancanza o perdita dei

requisiti di ammissione.

 

ARTICOLO 6 – FINANZIAMENTO DELLE ATTIVITÀ

SVOLTE SOTTO IL NOME DEL “MOVIMENTO 5 STELLE”

Non è previsto il versamento di alcuna quota di adesione al MoVimento. Nell’ambito del

blog http://www.beppegrillo.it potranno essere aperte sottoscrizioni su base volontaria per la

raccolta di fondi destinati a finanziare singole iniziative o manifestazioni.

 

ARTICOLO 7 – PROCEDURE DI DESIGNAZIONE

DEI CANDIDATI ALLE ELEZIONI

In occasione ed in preparazione di consultazioni elettorali su base nazionale, regionale o

comunale, il MoVimento 5 Stelle costituirà il centro di raccolta delle candidature ed il

veicolo di selezione e scelta dei soggetti che saranno, di volta in volta e per iscritto, autorizzati all’uso del nome e del marchio “MoVimento 5 Stelle” nell’ambito della propria

partecipazione a ciascuna consultazione elettorale.

Tali candidati saranno scelti fra i cittadini italiani, la cui età minima corrisponda a quella

stabilita dalla legge per la candidatura a determinate cariche elettive, che siano incensurati e che non abbiano in corso alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque

sia la natura del reato ad essi contestato.

L’identità dei candidati a ciascuna carica elettiva sarà resa pubblica attraverso il sito

internet appositamente allestito nell’ambito del blog; altrettanto pubbliche, trasparenti

e non mediate saranno le discussioni inerenti tali candidature.

Le regole relative al procedimento di candidatura e designazione a consultazioni elettorali

nazionali o locali potranno essere meglio determinate in funzione della tipologia di

consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo.”

 

Non sono un giurista ma penso non sia mai esistito un documento altrettanto autoritario ed antidemocratico. Se si legge bene questo “non statuto” per gli aderenti al “non movimento” non c’è nessun diritto di alcun tipo. Tutto è di esclusiva proprietà di Grillo e solo a lui spettano tutte le decisioni e selezioni di candidati.

Qualsiasi forma di democrazia prevede che ci sia una qualche forma di partecipazione effettiva a decisioni.

Ma qui, da una parte si afferma che “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi”. E dall’altra, immediatamente sopra, che “Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog http://www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog http://www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato

della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi

attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione

al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione”.

 

Si può leggere e rileggere finché si vuole. Sembra la democrazia diretta e invece tutto dipende esclusivamente e direttamente da Beppe Grillo in persona, dal blog Beppe Grillo (di cui il Movimento 5 Stelle è un ambito) e dalla “rete internet”. Ma il mezzo, cioè la rete, per quanto venga indicato come universo reale rimane un mezzo. Ed è evidente anche al più ingenuo lettore di questo “non statuto” che la consultazione, deliberazione, decisione ed elezione, sono tutte cose strettamente controllate dal Blog di Beppe Grillo, dal Movimento 5 Stelle di cui Beppe Grillo è l’unico proprietario, e cioè da Beppe Grillo in persona. Per statuto non può esistere un qualsiasi organismo direttivo, nemmeno nominato dall’alto. Solo il leader in persona prende le decisioni ed ovviamente può farlo avvalendosi della consulenza e della collaborazione di chi meglio ritiene, se lo ritiene e quando lo ritiene.

C’era bisogno delle rivelazioni del sig. Favia per “scoprire” la natura non democratica di una simile organizzazione. È tutto scritto nero su bianco dalla fondazione del Movimento 5 Stelle!

 

L’elettorato del Movimento 5 Stelle si divide in due parti. Senza timore di dire cose troppo sommarie c’è una parte dell’elettorato che effettivamente si identifica con uno o più contenuti agitati da Grillo e che crede fermamente nel verbo del “profeta”. In questo senso Grillo è molto simile all’Uomo della Provvidenza di fascista memoria. Fastidio per la democrazia e fede nel Capo. Odio per le mediazioni, la rappresentanza, per il confronto di tesi diverse. Amore per le iperboli, per le aggressioni verbali, per le promesse mirabolanti, per le soluzioni miracolistiche. Ideologia scientista e tecnicista a buon mercato. Per quanto condita, come del resto fece il fascismo nella sua fase ascendente, con slogan e contenuti di sinistra, anticapitalisti e rivoluzionari, resta la natura assolutamente autoritaria e reazionaria di un movimento d’opinione che si è aggregato intorno alla persona di Beppe Grillo.

Poi c’è più banalmente una grande parte di elettorato che semplicemente vota Grillo per esprimere il proprio spregio per il sistema dei partito odierno, ed anche per il governo Monti.

Nella politica spettacolo, nella quale Monti viene descritto come il salvatore della Patria, e i partiti come intenti a farsi le scarpe fra loro con mille trucchi, al fine di conservare privilegi e poteri, esercitati per giunta in modo mediocre, nella quale i contenuti della sinistra di classe e le proposte relative di politica economica vengono descritte, se va bene, come testimoniali e irrealizzabili, e se va male come espedienti di un ceto politico per garantirsi un posticino nelle istituzioni, non è difficile capire che una quota consistente di elettori votino ciò che nella rappresentazione teatrale sembra dare più fastidio al sistema.

Ovviamente nella politica spettacolo succede che l’epiteto “fascista” appioppato a Grillo in risposta a ripetute aggressioni verbali, non dissimili per nulla da quelle usate correntemente nell’eterno scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani e perfino a sinistra, rischi di fare ancor più confusione e di confondere maggiormente le acque. Anche facendo passare Grillo per vittima.

Il Movimento 5 Stelle è un sintomo delle profondissima crisi sia del sistema economico che di quello della politica separata. Non si deve sottovalutare la natura del movimento e l’evidente ideologia reazionaria che lo vena profondamente. Ma come era idiota avvolgersi nel tricolore per contrastare il secessionismo della Lega lo è ancor di più difendere un sistema imbroglione e servo dei poteri forti come se fosse democratico per contrastare chi si propone di distruggerlo.

 

Quel che sapranno fare comunisti e sinistra, oltre al necessario conflitto sociale, sarà decisivo.

 

Ed è a questo che sarà dedicata l’ultima parte di questo lunghissimo articolo.

 

Continua…

 

 

ramon mantovani

123 Risposte to “Morte ai partiti? (quinta parte)”

  1. ottimo nella ricostruzione della nascita di Sel, del congresso 2008, ecc.. sarei stato un po’ meno categorico sul movimento 5 stelle: secondo me riprendendo un’affermazione illustre e’ una “costola della sinistra” e poi dobbiamo lasciare almeno il 10% dell’elettorato (sono stato prudente) nelle mani di Grillo? Non dobbiamo interloquire con elettori delusi ma che si ritengono ancora di sinitstra?
    ciao

  2. giovanni Says:

    Caro ramon,
    molto daccordo anche su questa ultima parte. Aspetto la sesta con interesse . Però devo trovare qualche cosa su cui discutere e quindi dopo aver letto la prossima mi riprometto di essere più stimolante. Per ora un abbraccio e spero a presto

  3. caro pietro, ovviamente bisogna interloquire con tutti. ma proprio con tutti. e bisogna farlo sulla base a) di una pratica sociale indipendente dalle scadenze elettorali. b) di contenuti precisi sul terreno economico, sociale, democratico e politico. c) di una tattica elettorale comprensibile e chiara, come l’unità su una precisa piattaforma di sinistra di tutti quelli che si oppongono al governo monti.
    quindi: che significa “dobbiamo lasciare il 10 % dell’elettorato a grillo?” che significa “non dobbiamo interloquire con elettori delusi…”
    io qui ho scritto le mie opinioni su cosa sono diventati i partiti, sui luoghi comuni imperanti, come quelli del maggioritario e delle preferenze. anche su cosa sono realmente i partiti che sono in parte e appaiono alternativi a monti. grillo compreso.
    sia per sel sia per l’idv sia per grillo nessuna delle mie opinioni può o deve impedire l’interlocuzione con essi e soprattutto con i loro elettori.
    non mi sogno nemmeno di dire le solite cazzate che se apri facebook leggi continuamente. con questi non si parla, con quelli non si parla. con gli altri bisogna strappare la base al vertice. e così via.
    tutte semplificazioni ed esagerazioni tipiche esattamente della politica concepita come il risiko e come nei talk show.
    la differenza fra un gruppuscolo settario e un partito serio è che non si deve mai fare di un punto analitico un dogma, una iperbole, una cosa sulla quale tracciare confini invalicabili.
    tu hai tirato fuori la citazione di d’alema per giustificare l’accordo con la lega per sostenere il disastroso governo monti.
    intanto non la definirei illustre.
    la lega non è mai stata una costola della sinistra. mai.
    anche se prendeva voti che furono del pci e molti voti popolari e operai… anche se usava allora frasi antifasciste (per giustificare la rottura con berlusconi e an) era una forza reazionaria che fondava il suo consenso sulla base delle spinte di egoismo sociale territoriale, del razzismo e della guerra fra poveri prodotta dalla disgregazione sociale implementata dalla ristrutturazione capitalistica.
    allora come oggi bisognava interloquire con le persone in carne e ossa che votavano lega senza nulla concedere alle idee reazionarie e razziste che albergavano nella loro testa. bensì parlando di lavoro, pensioni, diritti, costo della vita, ambiente e così via. dimostrando che la lotta era ed è più remunerativa della falsa idea che la secessione o la cacciata degli immigrati avrebbero migliorato le condizioni di vita.
    analogamente bisogna sapere che con chi vota grillo per protestare contro tutto e tutti, bisogna interloquire dimostrando con la pratica sociale (che è un lavoro di lungo periodo invisibile per i mass media) che non è vero che il giustizialismo cambia le cose. che ci vuole un progetto di società alternativo ai poteri forti, e che questo non si ottiene proponendo le privatizzazioni, ancorché fatte ultralegalmente. che la partecipazione non è fare il tifo per un profeta. che non è democratico e nemmeno serio un partito (o movimento o qualsiasi altra cosa che si presenta alle elezioni) dove decide tutto una ristrettissima elite.
    come ho scritto è idiota tentare di polemizzare con grillo difendendo il sistema politico attuale acriticamente. come lo era polemizzare con la lega avvolgendosi nel tricolore e facendo retorica nazionalista italiota.
    mai e poi mai il bersaglio principale delle polemiche, o l’oggetto della campagna elettorale, deve essere grillo, sel o l’idv.
    se si ha un progetto si può interloquire, polemizzando o meno, con chiunque. se non lo si ha e si possiedono solo quattro slogan retorici allora si ha sempre bisogno di marcare la differenza con altri come il vero tratto identitario.

    va beh. credo che ci siamo capiti.

    un abbraccio

  4. ok giovanni.
    un abbraccio

  5. fai bene a scrivere tutte queste cazzate ramon con la rendita di parlamentare ti trovi anche il tempo meno male che quelli come te non influenzano più nessuno siete un gruppettino di residuati bellici
    ave

  6. Non cancello mai gli insulti rivolti a me. Anche se anonimi. Sono la prova del livello intellettuale e morale di alcuni che credono di “partecipare” alla discussione politica così. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Visto che sono un residuo bellico chiederò anche una pensioncina di guerra.

  7. Mentre ci sei, ti spiace chiederla anche per me, che sto leggendo con gusto e interesse queste robacce da residuati?
    E’ che non mi sono accorta del meteorite caduto il primo gennaio del 2000 che ha separato i due secoli, rendendo del tutto nulle le analisi politiche e sociali e le conquiste precedenti. Da quella cecata che sono, ho visto soltanto che stiamo ricominciando da capo in una modernissima giungla armata di clave.

  8. Per ora, vorrei solo domandarti se non pensi che l’ appoggio dato da rifondazione alla rielezione di Vendola in regione, non sia stato un errore.

  9. ciao patrizia, ben detto.
    quanto a vendola penso proprio di no.
    sarebbe stato un errore invece far prevalere le nostre divisioni e i nostri giudizi. come sai penso che alle elezioni sia necessario avere la massima flessibilità tattica. in una regione si può benissimo avere un programma accettabile. se c’è bisogna starci. punto.
    del resto se non l’avessimo fatto saremmo passati dalla parte del torto. vendola avrebbe detto: ecco, come volevasi dimostrare ora il prc è un covo di settari e siccome mi odia preferisce far vincere la destra di fitto.
    ma come si vede è invece vero il contrario.
    un abbraccio

  10. Normalmente sarei d’accordo con te sulle elezioni regionali, in questo caso no, mi é sembrato e continua a sembrarmi, un errore tattico. Innanzitutto la scissione si era consumata da troppo poco tempo ed il Prc l’ha legittimata appoggiando un partito giá molto personalizzato e ancora quasi non esistente, inoltre, non presentando un proprio candidato, ha dato l’impressione di non averne e di non esistere piú se non tra pochi dirigenti che cervano di salvarsi. Quella votazione ha avuto, secondo me, una valenza nazionale per la sinistra, dalla quale siamo usciti sconfitti ed estremamente indeboliti. Infine, non mi pare che Vendola abbia cambiato la sua “narrazione” sul Prc. Per lui un covo di settari, per non ricordare le altre piacevolezze poetiche con cui ci descriveva, era prima e altrettanto lo era dopo, soltanto ha potuto raccontarla da una posizione di maggior forza.
    Che la realtá fosse esattamente al contrario, siamo in quattro gatti a vederlo, purtroppo non gli elettori.
    Ciao.

  11. Credo che Vendola ci avrebbe persino rispettati di piú se fossimo stati meno arrendevoli, mentre continua a trattarci con estremo disprezzo.

  12. cara patrizia, questa volta non siamo d’accordo.
    ma parliamone. perché credo sia molto interessante approfondire.
    il giudizio su vendola che ho dato nell’articolo mi sembra abbastanza chiaro. no? quindi non ci torno.
    ma un partito, per quanto ferito da una scissione e per quanto indebolito, ha il compito di proporre sempre la cosa che ritiene più giusta per (scusa la semplificazione) il popolo e per il paese, senza dimenticare rapporti di forza e propri limiti.
    tantomeno può e deve, in occasione di una scadenza come le elezioni regionali, ragionare secondo le proprie convenienze di bottega.
    alle elezioni regionali si vota con il sistema che sappiamo. non ci torno. ma, nonostante astensionismo ecc, votano milioni di persone. e tutti sanno che il loro voto servirà ad eleggere il governo. non a manifestare il proprio pensiero sui rapporti fra i partiti e fra i leader.
    prova a metterti nei panni di un militante del prc pugliese.
    vendola viene scaricato dal pd. normalmente un presidente uscente viene ricandidato senza primarie. ma il pd non lo vuole più. e lui si candida alle primarie. i contenuti che propone, al netto di piccole sfumature, sono niente male. compatibilmente con il sistema elettorale, sono i più avanzati rispetto a quelli di molte altre regioni.
    allora cosa fa il militante del prc: spiega al popolo che siccome vendola ha fatto la scissione il prc non lo appoggia?
    la gente se ne frega, e io dico giustamente, dei bisticci che caratterizzano la sinistra.
    noi sappiamo da cosa sono originati e dove portano. sappiamo chi li ha provocati e chi li ha subiti. ma la gente no.
    questo è un dato di fatto oggettivo.
    se il prc si impegnasse a chiarire al popolo le proprie ragioni sulla scissione e su vendola il risultato non sarebbe chiarezza. bensì l’idea che mentre vendola è oggetto di un attacco dal pd (che di per se dimostra che lui rappresenta un’alternativa sui contenuti) e mentre parla del programma per la puglia il prc, nonostante abbia molte convergenze sui contenuti, si dedica a “chiarire” cosa lo divide da vendola. e cioè che il prc parla delle cose specifiche che riguardano il proprio contenzioso con vendola mentre lui si occupa di battere il pd da sinistra e si occupa dei problemi della puglia.
    in questo modo la “narrazione” di vendola sul prc si invera.
    il prc è diventato un gruppetto settario e lui è la sinistra che si occupa della vera politica.
    se non fai un accordo, soprattutto con chi sui contenuti
    è contiguo a te, deve essere chiarissimo e spiegabilissimo proprio sui contenuti. pagherai sempre un prezzo ma almeno non hai portato acqua al mulino dei tuoi detrattori.
    so bene che purtroppo qualsiasi scelta tu faccia ci sono sempre controindicazioni. se fai l’accordo qualcuno ti dirà che è una contraddizione. hai appena litigato con vendola e ora lo “sostieni” come candidato? se non lo fai qualcuno dirà che sei solo capace di litigare mentre la destra vince.
    devi scegliere a occhi aperti. non illuderti che una delle due scelte contenga tutti i vantaggi e l’altra tutti gli svantaggi.
    inoltre, tu dici che il prc ha legittimato la scissione di vendola appoggiandolo come candidato.
    questo è proprio sbagliato. anzi, è vero il contrario.
    noi abbiamo detto che la scissione era sbagliata. solo gli scemi pensavano che la scissione (l’ennesima) avrebbe rafforzato il partito. che i motivi su cui è stata fatta erano pretestuosi. lui ha detto che era obbligata dato che noi eravamo diventati settari, nostalgici, omofobi ecc.
    è lui che è in contraddizione. non noi. lui ci ha insultati. noi no. lui ha detto che eravamo diventati insignificanti. ma poi ha preso meno voti di noi alle europee ed ha avuto bisogno di noi sia alle primarie che alle elezioni.
    il solo fatto che noi siamo stati nella coalizione guidata da vendola smentisce quello che lui ha detto di noi.
    sono sicuro che se avesse potuto farne a meno avrebbe posto condizioni inaccettabili per noi. come ha fatto il pd in altri posti. per esempio dicendo pregiudizialmente che era inammissibile la falce e martello nella coalizione. cosa che ha provocato che nemmeno si sia discusso dell’eventualità di fare un accordo.
    poi bisogna sempre sapere cosa succede il giorno dopo che hai fatto una scelta.
    tu dici che lui ha conquistato forza per effetto della nostra scelta? ma non è così. la sua forza oggettiva è essere stato attaccato dal pd ed aver vinto le primarie e le elezioni. per questo è diventato un fenomeno massmediatico. giacché il sistema massmediatico capisce solo questi giochi. se noi gli avessimo fatto perdere le primarie e/o le elezioni forse, hai ragione tu, non avrebbe avuto tanta forza e visibilità. ma noi come ne saremmo usciti? come quelli ultrasettari che per motivi incomprensibili per la stragrandissima maggioranza degli elettori alla fine hanno, per i propri litigi con vendola, determinato il successo dell’operazione del pd contro vendola e la vittoria della destra alle elezioni. sempre se avesse perso una o l’altra nonostante il non accordo con noi. perché se poi avesse vinto senza di noi il suo successo sarebbe stato doppio. perché avrebbe conquistato contemporaneamente la forza che dici tu dimostrando che noi oltre ad essere settari eravamo anche veramente insignificanti.
    so bene che lui ha continuato ad insultare lo stesso. anzi, lo ha fatto esattamente per occultare la sua contraddizione. ma noi abbiamo sempre parlato dell’unità possibile e mai risposto agli insulti.
    ovviamente questo scontenta i militanti (non te ne sono sicuro) che pensano che recitando il copione che gli altri ti assegnano sia rafforzare la propria identità e fare chiarezza.
    la pazienza (a volte veramente encomiabile) nostra nel non rispondere agli insulti e a ribadire proposte unitarie non è un cedimento, o “inseguire” vendola. fa parte della nostra concezione della politica. i contenuti al primo posto.
    vendola oggi dice che bisogna “rovesciare” l’operato del governo monti. sa benissimo che non si può fare con il pd.
    noi, che già abbiamo detto che per rovesciare le politiche di monti bisogna aggregare fuori dal centrosinistra, diremo fino all’ultimo che crediamo che vendola, i militanti di sel e gli elettori di sel vogliono davvero rovesciare le politiche di monti e che per questo dovrebbero partecipare ad una aggregazione alternativa al pd.
    una cosa è parlarne ad una riunione. o fare una analisi, come ho tentato di fare io qui. un’altra è rispondere agli insulti sui mass media e mettere al centro della polemica le proprie divisioni con i più contigui. sono due cose completamente diverse.
    a un congresso di specialisti medici si può litigare e polemizzare. anzi si deve farlo. ma se poi il medico dice ai suoi pazienti che gli altri medici sono tutti imbroglioni usando il linguaggio scientifico proprio del congresso specialistico, i pazienti penseranno che il medico se ne frega della loro salute, che non si capisce un accidente di quello che dice e che è un megalomane. non che è il migliore dei medici. perché se altri propongono solo la cura dei sintomi e non della malattia dando l’impressione di alleviare le pene del paziente e tu parli solo delle vere cause della malattia e dici che loro sono imbroglioni e sai che la cura per le cause della malattia ancora non l’hai, o se l’hai potrebbe funzionare in tempi lunghissimi, nessuno convincerà mai un paziente a soffrire senza curare i sintomi in attesa di una cura che ancora non c’è. per cui devi dire che subito bisogna curare i sintomi e che sei d’accordo a farlo e che inoltre bisogna che tutti i medici discutano e trovino la cura delle cause della malattia. allora il paziente ti può capire.
    oggi è diventato abbastanza chiaro che la cura che propone vendola è inefficace anche per i sintomi.
    ma proprio oggi è necessario non litigare con vendola sulle sue intenzioni, bensì sui sintomi e sulle cause della malattia.
    scusa la metafora un po inappropriata. ma credo possa servire a chiarire meglio.

    ma discutiamone.

    un abbraccio

  13. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    ho letto anche la quinta parte. Aspetto la sesta per poter rivedere tutto complessivamente. Intanto, mi pare tutto molto chiaro ed estremamente utile. Quanto al “governatore” la penso precisamente come te: alla fine i nodi dovranno venire al pettine anche al netto dell’imbecillità,
    grazie, massimiliano

  14. ciao ramon, secondo me questo saggio che hai scritto, nel suo complesso, dovrebbe essere stampato come opuscolo e distribuito ai militanti…che molto spesso queste cose ignorano e sono soggetti a cadere sotto l’influenza delle mode del momento…complimenti e spero di leggere presto la sesta parte

  15. grazie massimiliano e uccio,
    per la sesta parte ci vorrà un po’.
    alla fine cercherò di fare in modo che chi lo vuole lo possa scaricare o ricevere via email. di pubblicazione non se ne parla proprio. non è scritto per essere pubblicato e non è un testo discusso nel partito. è solo un contributo personale al dibattito.
    un abbraccio.

  16. Caro Ramon,

    qualche settimana fa Marco Travaglio ha scritto che una eventuale collocazione di Idv fuori da una coalizione con il Pd potrebbe “ripulire” le sue fila “all’insaputa” di Di Pietro.
    Sappiamo infatti della composizione di quel partito, la descrivi bene tu in questa quinta parte. In particolare il ceto politico/istituzionale dell’Idv è legatissimo a logiche istituzionali e non si concepirebbe in alternativa al Pd e ai privilegi che ne derivano in molte amministrazioni locali.
    Detto ciò, almeno dal mio punto di vista territoriale (Napoli) appare evidente anche una distanza fra quel ceto, da noi rappresentato principalmente dai consiglieri regionali, e il quadro dirigente e giovanile che pure ha una sua consistenza e che a Napoli si è schierato da subito e decisamente con De Magistris, anche prima che si candidasse, contro il parere di alcuni maggiorenti.
    Insomma, la previsione/auspicio di Travaglio potrebbe essere corretta, anche considerando che, a mio parere, nella coalizione di centrosinistra Di Pietro sarebbe schiacciato da un parte dall’appeal di Vendola verso un elettorato più di sinistra, dall’altra dai soldi di Renzi e dall’organizzazione territoriale di Bersani.
    Forza contraria ad un posizionamento alternativo di Idv sarà sicuramente il movimento 5 stelle, che su molti temi parla il linguaggio dell’Idv degli esordi.
    Ho letto che tu consideri inpronosticabile l’evoluzione di Idv, ma vorrei che ti sbilanciassi un po’ di più.
    Io penso che sia un fattore per noi quasi decisivo, perché senza Idv in uno schieramento alternativo, noi saremmo molto più vulnerabili alla censura mediatica e alla morsa del voto utile. Idv è una forza “mainstream” e credo che le esperienze di Napoli e Palermo non sarebbero state possibili senza il suo peso.
    In questo senso gli attacchi ad Idv da diverse componenti Fds sono davvero incomprensibili, o meglio comprensibili se si si pensa che mirino a non fare uno schieramento alternativo.
    Ma dei problemi Fds, che sono davvero significativi in questa fase, credo e spero che parlerai nell’ultima parte.

  17. Scusa, mi sono presa un po’ di tempo per eleaborare.
    Premetto che credo che, senza cadere in un opportunismo becero, insulti, accuse e contro accuse eccetera, un minimo di interesse di bottega sia essenziale alla sopravvivenza, senza la quale non si puó nulla per nessuno.
    Come sai, seguo la situazione italiana da lontano e di conseguenza posso non avere le idee chiarissime, ma, se non ricordo male, la campagna elettorale era imperniata sul “oggi la Puglia, domani l’Italia intera”, con una forte connotazione nazionale e personalizzata al punto da scatenare molte critiche interne alla stessa Sel.
    In linea di massima, capisco e concorderei con quanto scrivi, tuttavia mi resta la sensazione di qualcosa di sfasato, anche legato alla successiva gestione.
    L’acquedotto, la sanitá con don Verzé, i rigassificatori, la situazione in cui versa Taranto. Tutte cose di cui si aveva giá sentore e che i militanti pugliesi avrebbero dovuto conoscere.
    Ricordo la frase di un compagno militante del Pd, cosí si definisce lui, sui programmi elettorali che, a suo dire, servono soltanto per vincere. Poi si fa quello che si deve fare. Ed ovviamente, quello che si deve fare l’abbiamo sotto gli occhi.
    Ormai, col decentramento alle regioni, i cosiddetti governatori e le campagne elettorali fortemente personalizzate, le politiche regionali e quelle nazionali viaggiano quasi in parallelo. Non é cosí casuale che si cominci a parlare di eliminarle, visto che spesso si sovrappongono e competono fra loro. Non sarebbe piú logico far emergere le contraddizioni che portano con sé, piuttosto che sostenere personaggi ambigui, su cui non si puó contare neppure per i piú banali contenuti di sinistra, che vengono costantemente elusi?
    Sbaglio a pensare che Vendola non abbia mantenuto neanche le promesse fatte ai pugliesi?
    Adesso il Prc ha un’impostazione chiara e che condivido. Insistere sull’ unitá a sinistra sulla base dei contenuti, specialmente oggi che li si puó individuare facilmente nell’opposizione alle politiche del governo Monti, pone Sel e pure l’Idv e le altre formazioni, davanti ad un bivio preciso.
    Due anni fa la scelta non era cosí netta e, sebbene con buona probabilitá tu abbia ragione, se avessi dovuto votarlo avrei dovuto sostenere una battaglia non indifferente con me stessa.
    Infine una chicca, su cui non vale la pena discutere, ma che fotografa per l’ ennesima volta quanto poco spazio di manovra ci sia. Dando un’occhiata sul web, tanto per rinfrescare la cronologia dei fatti, mi sono imbattuta in wikipedia e… sorpresa.. “Le elezioni regionali italiane del 2010 in Puglia si sono tenute il 28 e 29 marzo. Esse hanno visto la vittoria del presidente uscente Nichi Vendola, sostenuto dal centro-sinistra, che ha sconfitto Rocco Palese, sostenuto dal centro-destra.” Punto. E sul Prc, naturalmente, nemmeno un cenno.
    Ciao.

  18. cara patrizia, come immaginavo il nostro disaccordo è contenuto e specifico.
    io non so nulla di approfondito sull’operato concreto della giunta pugliese. e non mi fido dei sentito dire e tanto meno dei commenti sui mass media. mi fido del comitato regionale del prc pugliese (che per altro dopo quello che ha subito con la scissione non ha certo nessuna indulgenza con vendola) che al netto di critiche e distinguo ne da un giudizio sostanzialmente positivo.
    su questo apro una parentesi. sul modo concreto con cui pubblicizzare completamente e definitivamente l’acquedotto sono sorti problemi. ma sul modo e sui tempi non sulla natura dell’operazione. non sempre gli atti di governo sono semplici da realizzare. ci sono ostacoli legislativi e procedurali che a volte diventano veramente problematici. e io diffido sempre dei processi alle intenzioni. e soprattutto della concezione semplificata che si fa delle istituzioni. ovviamente bisogna tenere in debita considerazione le posizioni di comitati e associazioni. anche quando sono durissimamente critiche. ma senza fare demagogia e ridurre tutto a scontri e polemiche sterili.
    è la dura realtà dell’operare in istituzioni elette con il sistema maggioritario.
    non bisogna mai agire solo con la logica del meno peggio. ma bisogna tener conto che esiste e certo non si può andare a finire nel tanto peggio tanto meglio.
    perciò ripeto che, perché è di questo che parliamo, nel 2010 non aveva senso presentarsi con un proprio candidato presidente. confermando tutti i pregiudizi e rischiando concretamente di essere la causa della vittoria della destra.
    in realtà la chiarezza e anche l’immagine del partito o si costruisce nella pratica sociale o altrimenti dipende solo dalla collocazione nella politica maggioritaria e spettacolare. e in quest’ultimo caso qualsiasi cosa tu faccia sbagli. se vai da solo sei settario e fai vincere la destra. se stai in una coalizione ti sei venduto per la poltrona o comunque sei incoerente.
    del resto in puglia in diverse città, a cominciare da taranto, abbiamo rotto con il centrosinistra su cose chiare e comprensibili. dimostrando che non siamo succubi e sdraiati sulla formula politica della giunta regionale.
    facciamo un altro esempio.
    in quella stessa tornata elettorale io ero contrario a fare l’accordo con il centrosinistra in toscana. il regionale, non senza polemiche (e comunque infinitamente superiori a quelle che si diedero nel regionale pugliese), decise di stare nella coalizione.
    anche qui sul mio blog diversi scrissero peste e corna della scelta. ed io sebbene fossi contrario e avessi però deciso di rimettermi alle decisioni del prc locale, non ero d’accordo a fare critiche esagerate e suggestive. venne approvato, se non ricordo male, un documento in giunta o in consiglio che ribadiva che la regione non avrebbe dato il permesso di aprire cpt in toscana se non a precise condizioni. le condizioni, che io avevo letto, erano tali da non permettere assolutamente l’apertura del cpt. è un modo concreto con cui una istituzione realizza un obiettivo. si può dire che la legge ti obbliga ad aprire un cpt se il governo lo chiede. si può dire che la regione disobbedisce alla legge, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. una delle quali è quella di soccombere rispetto ai poteri, che esistono, del ministero degli interni e del governo nazionale. si può dire che si ha la competenza per applicare minuziosamente la legge e così si propongono precise condizioni. che possono anche essere tali da non permettere l’apertura concreta di un cpt. che infatti fino ad oggi non è stato aperto. poi vedremo in futuro.
    qui, in questo dettaglio, sta il diavolo.
    io sono contro i cpt. non c’è dubbio. ma in una istituzione non si va a ripetere come un pappagallo che sono contro i cpt. se attraverso una strada contorta riesco a impedire l’apertura del cpt pur dicendo che l’apertura è condizionata in modo tale da essere impossibile è un tradimento? è uno sputtanamento?
    sarebbe meglio ribadire semplicemente la contrarietà per poter dire che il pd fa schifo perché ha dato il permesso di aprire il cpt?
    ma il cpt è una cosa da impedire, per i mille motivi che sappiamo, o è il pretesto per sputtanare il pd?
    analogamente è meglio avere i problemi che abbiamo con vendola sul modo e i tempi per pubblicizzare integralmente (perché è già pubblico) l’acquedotto o magari avere la destra che magari con il voto del pd lo privatizza?

    comunque è evidente che, per fare un esempio, il gioco del dire il voto regionale ha valenza nazionale è una lama a doppio taglio. oggi siamo noi a dire che la coalizione siciliana è un modello per le prossime elezioni nazionali. e in questo caso vendola beve un calice amaro. ha perfino dovuto accettare, dopo aver tentato di impedirlo in tutti i modi, che la lista unitaria contenga i simboli di sel, il nostro e quello dei verdi. nella stessa lista!
    quanto alle elezioni riportate da wikipedia si tratta di una banale semplificazione. ma non è così scorretta. il titolo dice che ha vinto una coalizione, senza citare nemmeno la terza coalizione e senza citare le liste che la componevano (che erano 6). inoltre la fed della sinistra fece una lista unitaria con i verdi. ma appena sotto ci sono i risultati di tutte le liste.
    insomma un peccato veniale.

    un abbraccio

  19. Sull’appoggiare Vendola alle regionali concordo pienamente con Ramon. Altra questione mi pare, oggi, il nostro stare nella sua Giunta e condividerne così, di fatto, la responsabilità politica.
    Le voci di un ulteriore coinvolgimento del presidente Vendola nelle indagini sulla sanità pugliese sono piuttosto insistenti, secondo me un ragionamento sulla nostra presenza al governo forse andrebbe quanto meno avviato.

  20. giusto antonio. ma evitiamo di pensare che su voci o perfino su fatti si discuta (non credo proprio che tu lo pensi, sia chiaro) a suon di frasi scarlatte su facebook e così via. ne discuteranno i compagni e le compagne pugliesi e se necessario il nazionale.
    questo non impedisce ovviamente che tutti abbiano opinioni e le esprimano. ma, come sai, c’è una prevalente coazione a ripetere sempre la stessa discussione superficiale. chi è per non fare accordi con nessuno neanche nel comunello di 1000 abitanti ad ogni stormire di foglie tuonerà i suoi slogan. chi è d’accordo a fare sempre accordi comunque gli dirà che è settario. così all’infinito. mandando il cervello all’ammasso.
    un dialogo fra sordi. una rissa continua e inconcludente.
    alla quale io non partecipo.
    un abbraccio

  21. scusa antonio, mi era sfuggito il tuo commento più sopra.
    e rispondo.
    1) io non concordo con travaglio (di cui non ho letto l’articolo, mi fido quindi di quel che dici tu). o meglio, considero molto superficiale quelle considerazioni. per diversi motivi. a) la collocazione nel centrosinistra negli enti locali dell’idv non è messa in discussione dalle scelte per le elezioni politiche. tranne qualche caso (anche se importante) sta saldamente nel centrosinistra e ci resterà probabilmente anche perché così vorrà il pd. i sistemi elettorali locali pretendono coalizioni amplissime per poter vincere. quindi la stragrandissima maggioranza del personale politico non cambierà. o non cambierebbe. b) quando un partito non ha un collante ideologico e una cultura politica condivisa è difficile selezionare candidati per il parlamento evitando che ci siano persone, magari onestissime, che però hanno in testa la “carriera” e che una volte elette e si sentono chiamare onorevole perdono la testa. a dire il vero vale anche per il più comunista dei partiti comunisti. anche se in misura molto minore. figurati in un partito del leader che ha come unico collante un concetto esasperato di legalità e l’antiberlusconismo. c) se si voterà con le preferenze la selezione in un partito come l’idv la faranno i soldi della campagna elettorale, le conoscenze più o meno diffuse dei candidati e così via.
    son tutte cose che credo travaglio non capisca.
    2) io non ho detto che è improcastinabile l’evoluzione dell’idv. ho solo detto che date certe posizioni sostenute oggi “sarebbe necessaria” una riforma del partito dell’dv. ma ho anche detto che non è possibile fare previsioni certe di nessun tipo. non è che non mi sbilancio. è che la mia analisi ravvisa certe contraddizioni la cui soluzione non dipende da me. o da noi.
    3) più larga è l’aggregazione alternativa meglio è. e non solo per la visibilità della stessa. direi soprattutto per la massa critica che potrebbe mobilitare.
    4) ci sono quelli che sottolineano le differenze con l’idv (che ci sono) per poi dire che è meglio stare con il pd e sel. come ci sono quelli che lo fanno perché pensano che non si debba dialogare e fare accordi con nessuno (a volte neppure con se stessi).
    entrambe le posizioni sono prodotto della logica del maggioritario e, nel secondo caso, di una precisa concezione delle elezioni come semplice occasione per esibire la propria presunta purezza ideologica e comunista. come se alle elezioni il popolo italiano debba stabilire chi è veramente comunista. è per questo che ci sono ormai 6 o 7 possibili liste comuniste in litigio fra loro. ahimè.

    un abbraccio

  22. grazie per la risposta.
    In effetti avevo scritto impronosticabile, non improcrastinabile 😀
    Non credo sia infatti possibile sperare in una metamorfosi dell’Idv verso sinistra, ma magari solo che le circostanze e la convenienza portino quel partito a differenziarsi ulteriormente dal Pd.
    Travaglio ne faceva un discorso molto legalitario, come suo costume, dicendo che una eventuale collocazione alternativa al Pd porterebbe fuori dall’Idv gli Scilipoti e i De Gregorio rimasti. Qualcosa forse è possibile, ma sulle dimensioni di questo eventuale repulisti concordo con te.

  23. accidenti antonio, hai ragione. ho letto proprio male. è la vecchiaia.
    quanto all’articolo di travaglio è proprio la dimostrazione della tipica impostazione giustizialista.
    cosa può impedire a una persona che ha l’unico obiettivo di fare una “carriera” politica di entrare nel partito idv che non ha un’ideologia, una vera militanza (per molti di loro, anche se non tutti, e a volte anche per la vera sinistra, la militanza non è pratica sociale, studio, discussione costruttiva, accumulo di esperienza, impegno sul posto di lavoro di studio e nel quartiere. basta essere un personaggio locale, magari onestissimo e stimato, che pensa che berlusconi faccia fare brutta figura all’italia, che pensa che bisogna rispettare alla lettera tutte le leggi, che magari si definisce di centro o di sinistra attribuendogli il senso corrente per cui la bindi sarebbe di sinistra e fini di centro, per essere candidato. ma quando entrerà in parlamento e dovrà votare sulla guerra in libia, sulle privatizzazioni o meno, sulla introduzione in costituzione del pareggio di bilanco, e di pietro gli dicesse di votare come voterebbe rifondazione per posizionare l’idv in modo da raccogliere consensi a sinistra, lui potrebbe anche entrare in crisi e decidere di uscire dall’idv.
    tutti fanno finta di non sapere che i voltagabbana in parlamento sono sia il prodotto del maggioritario sia della trasformazione dei partiti in strutture senza ideologia e progetto, disegnati ad immagine e somiglianza del leader e composti da personaggi locali.
    era ben difficile che un democristiano passasse al pci o al psi e viceversa. o anche che un liberale passasse ai socialdemocratici. anzi, era impossibile. e le rarissime volte che un ex socialista è stato candidato dal pci era perché c’era stata fra la persona e il psi una dura rottura culturale e politica. e viceversa.
    è proprio qui la differenza fra partiti che hanno ideologia, progetto, organizzazione e pratica sociale e quelli che sono “leggeri” e sono solo comitatoni elettorali, che invece dell’ideologia (la capacità di analisi della società e del mondo secondo un punto di vista preciso) hanno luoghi comuni per lo più direttamente prodotti dalla cultura dominante, che invece di progetto e programma hanno 4 o 5 punti semplificati e generici buoni per essere agitati in tv e in campagna elettorale, che invece di un’organizzazione democratica (fatta anche di funzionari) hanno gruppi locali in franchising e persone elette nei diversi livelli istituzionali (e gli apparati li scelgono personalmente loro fra gli amici e gli affini e non sono selezionati per capacità e coerenza rispetto alla missione del proprio partito). e così via.
    ma, ripeto, questo travaglio proprio non lo può capire. perché essendo un liberale giustizialista (e non è un ossimoro) ha orrore di una politica fondata sulla rappresentanza degli interessi di classe e che considera importante il concetto di legalità soprattutto perché in italia le classi dirigenti sono sempre state parzialmente e tendenzialmente sovversive e colluse con la mafia. ma non certo per un occupante di una casa o per un cittadino che si rivolta contro la tav in val di susa.
    analogamente grillo che dice di non candidare chiunque abbia una condanna. come se uno condannato per reati connessi ad incidenti di piazza o anche per “abuso d’ufficio” o per un reato penale di opinione sia uguale a un corrotto o corruttore e ad un mafioso. ci sono ottimi amministratori nella storia che hanno ricevuto una condanna per abuso d’ufficio perché hanno forzato l’interpretazione della legge a favore dei poveracci e contro certi poteri forti.

    ciao e scusa per l’errore.

    un abbraccio

  24. La sciocchezza di wikipedia era solo una sottolineatura al fatto che internet alla fine non sostituisce l’informazione, anzi a volte contribuisce alla confusione.
    Una curiositá a proposito dei cpt. Che tu sappia, non esiste una scappatoia legale per trasformarli in veri centri di accoglienza?
    Sul resto hai ragione, é stato interessante parlarne, grazie.
    Buona domenica.

  25. buona domenica a te patrizia.
    in italia esistono anche centri di accoglienza. non hanno niente a che vedere con i cpt. hanno la funzione che dice il loro nome e sono gestiti da diverse autorità rispetto ai cpt. credo che si potrebbero riconvertire diversi cpt in centri di accoglienza, sebbene quelli costruiti ad hoc assomigliano veramente a lager. ma non è aria, almeno per il momento.
    un abbraccio

  26. Caro Ramon,
    in attesa della tua sesta parte …..lancio una bottiglia in mare:
    la fantasia! Credo,in fondo,che abbia attinenza con tutti gli argomenti che di solito vengono trattati su questo blog.Frequentandone zero,probabilmente esisterà una mollteplicità
    di offerta a me ignota,ma non è questo il punto.La fantasia è un dominio che si può controllare e addirittura orientare? Creo che si!
    Credo anche che ci sia una connessione tra questa caratteristica
    della “fantasia” e la capacità di “creare” culture alternative,o meglio, alternative modalità di dare valore alla cultura. L fantasia cioè di poter immaginare variabili possibili e legittime di dare valore a quello che si decide essere reale oltre la “maschera della realtà.Beninteso, le forme in cui già questo avviene,racconti,dipinti,musica e le varie arti fino alla creazione di strumenti e a molteplici modi di trasformare la realtà sono già ,spesso, testimonianza di quello che la fantasia può produrre.ma il dibattito sulla natura della fantasia come diritto costituente,oltre che costituito,della libertà,e dei diritti inalienabili dell’umanità credo possa essere molto costruttivo per una valutazione di cui alla tua sesta parte.
    Un abbraccio

  27. caro giovanni, ti deluderò perché la sesta parte, che arriverà non molto presto, sarà prosaica, come le precedenti. ma il tuo discorso è interessante e dovresti svilupparlo tu.

    un abbraccio

  28. Giovanni Says:

    Caro Ramon,
    sono certo che sarà interessante e puntigliosa come le parti precedenti. Comunque accetto l’invito e con un po di calma mi sforzerò di dare una struttura al tema proposto ,non certo con l’intenzione di essere esaustivo ma almeno per sviluppare e stimolare il dibattito ed il confronto perchè in ultima analisi la fantasia serve proprio a generare “sogni”comuni.

  29. ok giovanni, un abbraccio

  30. Ciao Ramon, a che punto siamo?

    Ci sono dialoghi per la costruzione della sinistra d’alternativa con soggetti politici e di movimento?

  31. ciao sergio, la proposta del prc è chiara. le interlocuzioni per il momento sono interlocuzioni. penso che solo dopo le elezioni siciliane si stringerà. ma segui i siti del partito per avere notizie.
    un abbraccio

  32. Scrivo il giorno dopo la maifestazine di Roma contro il governo Monti.
    Manifestazione a cui non sono andato per impegni personali e che ho letto su “IL manifesto” essere andata bene senza nessun problema.
    Tuttavia mentre mi rallegro della riuscita della manifestazione ( senza esagerare i toni) penso anche alucne cose che vorrei discutere con i compagni.
    La prima e’ che la manifestazione segna un primo abbozzo della sinistra anticapitalista ( o non di governo o come la vogliamo chiamare) che e’ un fatto positivo ma non capisco il perche’ della separatezza dalle altre forze dalla sinistra e dal sindacato (leggi Cgil): perche’ dobbiamo costruirci la nostra bella casa e rinunciamo a irrompere nelle altre case della sinistra, perche’ non tentare, fiuor di metafora, di indirizzare, spostare, per esempio la CGIL dalla sua irresolutezza (che prevede scioperi quando i provvedimenti sono gia’ legge, manifestazione al sabato che sembra una scampagnata, ecc ecc) a una risoluta iniziativa contro questo turbo-capitalismo che tutto annienta e distrugge.
    Mi ricordo negli anni 80 che a Milano si andava per esempio al corteo del Primo Maggio e si contestava il sindacato per i suoi cedimenti al governo e al padronato: invece e’ da quache anno che c’e’ questa May Day Parade al pomeriggio che a me sembra una carnevalata e in cui sembra ci si compiaccia del fatto di essere giovani ( io ahime’ non lo sono piu’) e precari..
    Perche’ ci si rinchiude nel proprio recinto e non si cerca di incidere nella linea politica di quel che resta delle organizzazioni politiche della sinistra? Perche’ per esempio fare una propria manifestazione e non invece andare quella della CGIL della settimana prima cercando di mettere in luce le contraddizioni in cui si dibatte il sindacato confederale?
    ciao

  33. caro pietro, mi spiace ma quel che scrivi è per me politicamente quasi incomprensibile. ma quando mai ci si rinchiude nel proprio recinto? quando? dove?
    sabato c’è stata una manifestazione contro il governo monti. è la prima da quando c’è il governo monti.
    se cgil ed altri non proclamano uno sciopero generale e nemmeno una manifestazione nazionale degna di questo nome, al contrario di quel che fanno i sindacati in tutto il resto dell’europa, non ti viene il dubbio che sono loro a chiudersi in un recinto? precisamente quello che in parlamento sostiene il governo monti?
    oltre ad aderire alla manifestazione della cgil, a raccogliere le firme sui referendum articolo 8 e 18 e pensioni, in parte insieme alla fiom ed altri, cosa dovremmo fare?
    la manifestazione may day nasce anni fa esattamente perché ne la cgil ne altri sembrano occuparsi della crescente precarietà. ed è più che logico che i precari, che per altro non sono solo giovani, tentino di auto organizzarsi, visto che il sindacato non ha mosso un dito contro la legge trenta e il pacchetto treu a suo tempo.
    è veramente curioso che siccome la cgil e il pd e sel hanno scelto di essere dentro il quadro di compatibilità imposte dal mercato e di fare solo proposte moderatamente emendative rispetto ai provvedimenti ultraliberisti del governo monti questo si possa addebitare a noi e a una presunta voglia di rinchiudersi nel proprio recinto.
    è una vita che tento di spiegare che la politica spettacolo, il maggioritario, le primarie, il bipolarismo, distruggono ogni tentativo di proporre una politica alternativa a quella dominante.
    quindi non mi ripeto.

    un abbraccio

  34. non siamo cosi’ distanti nell’analisi solo io penso che bisogna cercare di incalzare il sindacato mostrandone alla classe lavoratrice le contraddizioni
    La base della manifestazione di sabato e’ gia’ un primo passo ma per me non sufficiente: e’ chiaro che senza uno spostamento verso sinistra della CGIL ci condanniamo al minoritarismo e a ll’ininfluenza
    ciao

  35. alfonso Says:

    Pietro, nell’immediato il nodo della CGIL non si scioglie, finché il suo interlocutore politico privilegiato rimane il PD (che tiene “insieme” tutto e il contrario di tutto, da Ichino a Cofferati) con la sua funzione paralizzante. Verrebbe da augurarsi una vittoria di Renzi alle primarie, in modo da favorire la resa dei conti definitiva. Ma non avremo il bene neppure di tanta chiarezza: le primarie le vincerà Bersani ma con un Renzi fortissimo e una destra interna che potrà flettere i muscoli. O no?

  36. alfonso Says:

    Ramon, butto lì (letteralmente) un’analisi post-voto siciliano (ho partecipato – nel mio piccolo di non-Prc – alla campagna elettorale, ho votato e fatto votare per Antonio Marotta, un compagno che stimo moltissimo). Ci metto forzature e cose che potranno anche farti incazzare, ma cerco appunto una reazione chiara. Io dico questo:
    1) L’area política comunista in Italia è paralizzata dal 2004 (NON dal 2006, 2007 o 2008) cioè dall’anno in cui nasce la Grande Alleanza Democratica. Su tutto quello che è seguito ci sono le analisi più varie e più sfumate, ma senz’altro il congresso di Chianciano 2008 ha detto parole abbastanza chiare sull’esperienza del governo di centrosinistra (e le aveva dette pure DiLiberto, salvo poi modificare le sue posizioni o comunque non trarne tutte le logiche conseguenze). La scelta della GAD ha creato spaccature e contraddizioni gravissime dentro il Prc, che non si sono di fatto mai ricomposte: col risultato che oggi abbiamo 5 o 6 partiti comunisti di una certa grandezza.
    2) Tu ti sei sforzato in questi anni (anche attraverso questo blog) di superare in avanti la contrapposizione “governisti/settari”; però di fatto con un successo limitato.
    3) Alla fine, all’atto pratico, il commento ufficiale del PDCI sulle elezioni siciliane è che “non costituiscono un test nazionale” ;
    tutto ciò preceduto e condito da grottesche dichiarazioni sul “pericolo-Berlusconi-che-ritorna” (o mamma!!) che renderebbe necessaria “l’unità di tutte le forze democratiche e progressiste”: come se fosse più pericoloso un Berlusconi in disgrazia di un Monti scatenato e con pieni poteri. E come se poi dentro queste grandi alleanze unitarie i comunisti fossero in qualche modo graditi, foss’anche per calcoli utilitaristici.
    4) A questo punto però, 8 anni di paralisi sono davvero troppi. Il Prc deve decidere se continuare a fare l’ala sinistra dell’ala sinistra dell’ala sinistra di un blocco politico che sostiene Monti e ciò che a Monti seguirà; o se invece guardare all’area del “No Monti-Day” per ricostruire un’area politica comunista con chi ci sta, ovvero – anche se possono farci antipatia o peggio – i vari Cremaschi, Marco Rizzo, Ferrando e Turigliatto e cose del genere. Questo nella prospettiva di stare nelle lotte, di organizzare i non organizzati (occupati, disoccupati, precari che siano) e radicarsi il più possibile tra di loro.
    5) E pazienza per il Parlamento. Non si può tarare TUTTA la strategia di un PC sulla “riconquista” di qualche scranno. Sono d’accordo con te sul bipolarismo (peraltro messo ora un po’ in crisi da Grillo) e quanto ci sta insieme; ma il bipolarismo è l’ESITO di processi sociali quarantennali (come sai meglio di me) e NON LA CAUSA delle nostre sconfitte. D’altro canto la strategia dell’unità a tutti i costi, nelle condizioni elettorali attuali, non paga nemmeno a livello di approdo nelle istituzioni rappresentative.
    Il mio discorso è volutamente rozzo, perdonami,
    Alf

  37. caro pietro, continuo a non capire. cosa significa “incalzare il sindacato mostrandone alla classe le contraddizioni?”
    se significa, per esempio, raccogliere firme sui referendum articolo 8 18 e pensioni, partecipare a qualsiasi manifestazione sindacale con posizioni critiche, dire alla fiom che ha il nostro sostengo e che le sue proposte possono essere per noi la piattaforma di una lista alle elezioni politiche ecc siamo d’accordo. ma allora di che ti lamenti? e se pensi che tutto ciò sia insufficiente allora per favore devi dire cos’altro bisognerebbe fare e vediamo se siamo d’accordo.
    perché anch’io vorrei che tutto fosse meglio e meraviglioso.
    ma siccome non dipende solo da noi, e da me o da te, penso sia necessario guardare in faccia la realtà e non ripetere all’infinito che si potrebbe fare di più e meglio facendo finta che le difficoltà si possono superare con il puro volontarismo.
    infine, caro pietro, se il destino della sinistra comunista e di classe dipende dallo “spostamento a sinistra” della cgil stiamo freschi!
    la realtà è che le sconfitte di tutti questi decenni, che hanno una base oggettiva nella forza economica ed egemonica del nemico, dipendono anche dal fatto che gran parte del sindacato e della sinistra invece che ricostruire le basi per tornare a vincere condividendo le sorti dei lavoratori e con le lotte, hanno fischiettato voltandosi dall’altra parte per cogestire (vedi concertazione) e per governare (vedi centrosinistra) il sistema.
    magari non fosse così. ma purtroppo è così.
    solo i cretini pensano che questo sia meglio “perché così l’avanguardia può smascherare i traditori”. e solo gli stolti si nascondono la verità nella speranza che quelli che hanno da molto tempo deciso di iscrivere se stessi al governo del sistema si sveglino una mattina per “spostarsi o farsi spostare a sinistra”.
    il sistema va a destra e loro essendo la sinistra del sistema seguono il carro e si trovano oggi a dire e fare cose che avrebbero fatto sembrare saragat un pericoloso estremista in confronto a loro.
    un abbraccio

  38. caro alfonso, non mi arrabbio affatto. ma come sai non sono d’accordo.
    1) ho già detto un milione di volte la mia opinione su questo punto. magari fosse come dici tu! magari! ma non è così.
    nel 2004, mentre avevamo appena fatto le grandi manifestazioni e lotte del movimento, contro la guerra in iraq, sull’articolo 18, dovevamo dire che cgil e pds erano i nemici principali? o che eravamo indifferenti all’esito delle elezioni del 2006?
    non basta dire, con il senno del poi, che sarebbe stato meglio fare diversamente. bisogna dire cosa si doveva fare e dimostrare che sarebbe stato meglio davvero.
    ma è vero che nel bipolarismo, che non è solo un sistema elettorale bensì un diverso modo di concepire tutta la politica indiscutibilmente egemone soprattutto fra le classi subalterne, qualsiasi cosa tu faccia ha delle enormi controindicazioni. sempre e comunque.
    2) c’è solo un modo di superare la contraddizione che il sistema riproduce reiteratamente in chiunque abbia il progetto di trasformare la realtà invece che gestirla con il potere. uno solo. ed è ricostruire la propria forza nella società con un lavoro di lunghissima lena. lavoro sociale silenzioso e invisibile per i mass media. e considerare le scadenze elettorali con il massimo di agilità tattica e con la consapevolezza di agire in un terreno minato e avverso. il fatto che questo sia difficile, anche a causa dell’egemonia che il sistema ha nella testa anche dei più apparentemente scarlatti ed estremisti militanti, non significa che sia sbagliato. ma solo che è difficile.
    se invece si considera sbagliato allora si torna al dilemma: è meglio essere nelle istituzioni, con relativa visibilità, potendo tentare di fare cose almeno correttive ma che comunque contengono i danni, scontando di dover fare accordi con chi sostiene cose indigeribili oppure è meglio gridare la propria alternatività scontando di non poter avere nemmeno il minimo di visibilità e di arretrare sempre più nei consensi fino a scomparire?
    perché, caro alfonso, con la tua premessa del punto due è questo il dilemma. distruttivo, foriero di divisioni, disperante.
    che, come vedi, si riproduce sempre ogni volta che si avvicinano le elezioni, dal più piccolo comune alle elezioni nazionali.
    cercare di non dividersi esattamente per opera della logica del sistema elettorale avverso è un dovere, non un optional. poi ci si può riuscire o meno. ma quello che non si può fare è dividersi ed esultare per la chiarezza ottenuta. anche perché, come ormai è dimostrato, la divisione agisce poi in entrambi i campi prodotti dalla divisione solo alla scadenza successiva. e così all’infinito.
    3) io non mi meraviglio delle posizioni del pdci. anche se dubito che siano maggioritarie anche fra i suoi militanti. mi piacerebbe evitare di avere l’ennesima guerra nucleare in quel che resta della sinistra che comunque, al di la di tante divisioni sulle scelte elettorali, condivide quasi tutto sui contenuti concreti. e lo stesso dicasi per sel ecc.
    4) scusa ma il tuo discorso non è rozzo. è sbagliato. non è vero che il prc ha fondato la sua strategia sulla riconquista di qualche scranno. abbiamo fatto scelte difficilissime in questi anni, come in campania e in piemonte, per esempio, ben sapendo che non c’erano speranze di seggi. non è che queste scelte sono diverse da quelle dove abbiamo fatto accordi. anche perché a livello di direzione del partito sono state le stesse persone a condividerle entrambe. ed oggi nel prc non c’è nessuna divergenza significativa sulla scelta di tentare in ogni modo di aggregare una sinistra di classe, unita su contenuti fondamentali, per costruire un fronte, una lista o qualsiasi altra diavoleria in alternativa al centrosinistra del pd e alle politiche di monti.
    quindi dire che abbiamo fondato tutta la nostra strategia sugli scranni è infondato, falso e ingeneroso.
    se invece intendi che dovremmo comportarci come gran parte di quelli che citi e che godono come pazzi ogni volta che c’è una divisione, e che sognano che la loro bandierina sventoli un centimetro più in alto di quella del vicino, allora proprio non ci siamo.
    c’è una bella differenza fra il tentare di costruire il massimo di unità possibile nella società, con i movimenti di lotta, con le componenti classiste del sindacato, a cominciare dalla fiom, inchiodando alle proprie responsabilità chi condivide contenuti (come quelli dei referendum) per poi aspirare a governare insieme a chi quei contenuti li avversa con tutte le forze, o riunire tutte le sigle e siglette possibili ed immaginabili sognando che questo abbia un qualsiasi effetto sulla credibilità e popolarità dell’alternativa che propugnamo.
    è vero che il bipolarismo è il prodotto dei rapporti di forza sociali. ma ha la funzione di cristallizzarli e perpetuarli. e ci riesce benissimo. e mi spiace dirlo così, ma certe sigle e persone, non sono meno interne alla logica del bipolarismo di vendola.
    anche negli usa ci sono una decina di sigle e riviste che si fanno la guerra ideologica fra loro senza sosta da almeno 70 anni. ma poi gli operai votano, se votano, democratico o addirittura repubblicano, compresi quelli che a seattle fecero gli scontri con la polizia.

    ma ne riparleremo. perché a diversi di questi temi sarà dedicata l’ultima parte del mio articolo. che cmq apparirà non presto.

    un abbraccio e perdona anche le mie rudezze.

  39. Il problema Alfonso non è fare un accordo tra sigle, anche perchè Ferrando in Sicilia ha preso l’0,1% e Rizzo nemmeno si è presentato. Tra l’altro i numeri al No Monty Day di suddetti movimenti sono stati molto ma molto esigui (poche centinaia), mentre noi del Prc eravamo migliaia e migliaia, lo spezzone più numerosos insieme a quello dell’Usb. Il punto è costruire una soggettività che punti al cuore dei problemi e delle questioni. La strategia siciliana è stata giusta: fuori dai poli, lista della sinistra unita tra noi, SeL, Verdi, Rita Borsellino e la sua associazioni ed altri in coalizione con l’Idv ma non siamo riusciti a intercettare il voto delle classi sociali in difficoltà, anche se la nostra lista ha preso il 3,2% e la nostra candidata Marano il 6,8% non lontanissima dal Pd che prende il 12%, seppur vittorioso in coalizione con l’udc di Casini che in Sicilia rappresenta i poteri forti. Ramon, io penso che, a livello nazionale, dobbiamo dare vita ad un progetto, per le prossime elezioni che, al di la delle sigle, dia risposte chiare e serie alla gente. I referendum (articolo 18, articolo 8, reddito minimo, pensioni) sono un passo importante. E’ ovvio che sarà utile incalzare sempre di più De Magistris, il quale sembra aver fatto la scelta di creare una coalizione fuori dai poli, Alba, Idv, Sc ed altri. FORZA E CORAGGIO

  40. cara o caro dani, quel che ha scritto alfonso è chiaro. basta rileggerlo. io rispetto la sua come le altre posizioni. ma se non sono d’accordo ho il dovere di scriverlo.
    detto questo, su quel che scrivi tu sono d’accordo, o quasi.
    da molto tempo vado dicendo qui e nelle riunioni che il sistema politico italiano è degenerato. e lo è soprattutto negli enti locali e regioni. anche a causa del presidenzialismo e delle preferenze, oltre che del voto utile indotto dal sistema maggioritario. inoltre i partiti e le liste personali, che si sono moltiplicate, senza ideologia, senza progetto, adatte solo a raccogliere voti, anche di protesta, sono il luogo del malaffare, del clientelismo, della politica come tecnica elettorale fine a se stessa, delle promesse mirabolanti e così via.
    il dato saliente delle elezioni siciliani è l’astensionismo. che ovviamente non si può leggere, come tutti i fenomeni grandi e complessi, in modo univoco. ma resta il fatto che è esploso.
    le forze comuniste e di sinistra reale hanno pesantemente sottovalutato tutto questo. appaiono come uno dei tanti prodotti sugli scaffali del supermercato della politica spettacolo. ho detto appaiono, perché so bene che non è così. ma tuttavia nei comuni province e regioni, al netto di qualche rara eccezione, sono dedite alle pratiche di gestione, dal governo o dall’opposizione non fa nessunissima differenza, che agli occhi dei cittadini le fanno sembrare uguali alle altre.
    continuare a discutere di elezioni come se ci fosse il proporzionale, come se altri partiti fossero legati ad interessi di classe o popolari, come se non ci fosse una vocazione ultraelettoralistica per cui sette autoreferenziali pensano a candidare liste in contrapposizione fra loro per vedere chi è più comunista o trotskysta o demagogo, come se partecipare alle nomine negli enti e nei cda fosse un modo per esercitare il controllo democratico, come se fare campagne elettorali con la faccia dei candidati e scritte insulse, e potrei continuare, non fosse in realtà come giocare a risiko su un tavolo e in una stanza lontana mille miglia dai problemi dei lavoratori e del paese.
    se in un paese ridotto così la gente che vuol dar fastidio al potere si astiene o vota grillo, che è un tipico prodotto della logica di questo potere e le forze che hanno una analisi della crisi, un programma alternativo, e un non trascurabile radicamento nei conflitti sociali e nelle lotte locali vanno male e non raccolgono nemmeno il voto di protesta, un problema ci sarà. o no?
    io non ho ricette magiche o soluzioni miracolistiche.
    penso solo che il lavoro sociale e una critica seria della politica per come essa è oggi, unitamente ad una analisi e a un programma serio alla lunga possono dare i frutti desiderati.
    certo in italia è più difficile. negli altri paesi della UE, quasi tutti, chi è d’accordo sui contenuti alternativi al neoliberismo ha un unico partito o un’unica lista alle elezioni. e le campagne elettorali non le decidono santoro, floris e così’ via, a seconda di chi invitano ai loro talk show di merda.
    qui invece oltre all’egemonia del capitale c’è anche un sistema istituzionale corrotto e un’informazione che disinforma e imbroglia. oltre ad un maggioritario indecente.
    certo non bisogna scoraggiarsi. bisogna andare avanti e lottare con coerenza.
    ma senza farsi illusioni e senza vendere speranze senza senso.

    un abbraccio

  41. alfonso Says:

    Ramon e Dani,
    potrei essere maggiormente d’accordo con voi se il Prc fosse quello che dite voi: orientato alle lotte eccetera eccetera, consapevole che c’è un lavoro di lunga lena da fare all’interno della società, che le elezioni sono un momento tattico e basta, utile ma “da usare” nello stesso tempo eccetera. Purtroppo non è così. Lo dico con immenso dispiacere, lo dico consapevole di non avere (nemmeno io) formule salvifiche, lo dico con preoccupazione e senza ergermi a giudice (sarei semplicemente ridicolo), lo dico come uno che ha 2 dei suoi amici più cari dentro il Prc, nonché un’infinità di amici-cugini-parenti-colleghi e quant’altro dentro il Prc ai più svariati gradi della gerarchia. Ogni ferita inferta al Prc la sento pure io, insomma, pur non militandovi. Ma il Prc NON è quello che dite voi. Il partito ha respirato istituzionalismo e parlamentarismo fine a sé stesso fin dalla culla, fin dall’inizio: e non solo per “scorie” pduppine, o togliattiane o cossuttiane, perché anche DP negli ultimi anni aveva finito per tarare tutta la sua strategia sulle scadenze elettorali (in nome, come sempre, della “sopravvivenza”). Se metto tutte le mie uova in un paniere, dice il saggio, quando mi casca il paniere rimango senza uova, e questo è successo negli ultimi anni di sconfitte elettorali. Quello che mi sgomenta non sono gli insuccessi nelle varie elezioni: mi sgomenta molto di più quando si cerca di costruire un comitato di lotta contro il caro-bus e a Rifondazione dice: “ah, sì, dobbiamo fare un convegno sui trasporti”. Un comitato di lotta e un convegno non sono esattamente la stessa cosa.
    E veniamo al discorso delle “alleanze”. Io non penso affatto a un “accordo tra sigle”, Dani.Il fatto stesso che esistano tutte queste sigle è già gran parte del problema. Probabilmente bisogna invece muoversi – e lo dico da persona profondamente estranea al trotzkismo – nella direzione immaginata (assai confusamente e nebulosamente, lo so, ma…) dai compagni di Falcemartello e da quelli di SC, e riaggregare un’area (chiamiamola anticapitalista, chiamiamola comunista, chiamiamola pinuccio) di militanti e quadri d’avanguardia che non ha motivo di agire separatamente e in concorrenza. Se di fronte a un’aggregazione nuova ci sarà chi preferisce continuare a sventolare la sua bandierina del duro e del puro, problemi suoi. Chi mi contesta questo orientamento propone sempre “accordi” con ALTRE “sigle”, altro che! Però sono le sigle che dice lui, e si chiamano Idv, Sel, ora c’è pure Alba (ne sentivamo la mancanza) eccetera. Queste forze non sono certo “fuori dai poli” (!) bensì hanno scelto da tempo di essere l’ala sinistra di uno schieramento imperniato sul PD, nel quale le ragioni degli sfruttati non hanno voce.
    Per finire, del discorso di Ramon apprezzo il richiamo alla critica della politca – che dovrebbe essere pietra fondante per chi è anticapitalista – ricordando però come il Prc negli ultimi anni abbia preteso di controbattere il grillismo ripetendo ossessivamente lo slogan “No all’Antipolitica”, inadatto alla bisogna ed equivoco come pochi.
    Credo si capisca che non intendo affatto buttar via il bambino con l’acqua sporca. Tutt’altro. Penso però che dalla paralisi si esce solo con una Svolta.

  42. Molto velocemente: Falce e martello è un area interna al Prc, fanno parte del nostro partito. Alba non è un partito ma un associazione (non ha simbolo o leader) che ha fatto la scelta di stare fuori dai poli. Il Prc è stato pervaso dall’istituzionalismo e da tattiche errate ma è anche quel partito, l’unico a sinistra, che ha forza di mobilitazione, vedi il 27 a Roma nettamente lo spezzone più numeroso insieme al sindacato Usb, ed è l’unico partito che porta avanti un lavoro sociale: gap, gas, le brigate di solidarietà attiva che hanno gestito due campi per terremotati in Abruzzo, ci siamo occupati dell’alluvione in Liguria e del terremoto in Emilia, cosi come sulla questione migranti siamo sempre in primissima fila. Davanti a tutte le fabbriche in lotta: Pomigliano, Iribus di Avellino ecc.ecc. vedrai le nostre bandiere. Non siamo perfetti ma di certo siamo gente seria e pulita. D’accordo che serve una svolta chiara e seria. Un caro saluto

  43. caro Ramon,

    penso che questa quinta parte del tuo lavoro possa essere integrata nella parte riguardante il movimento 5 stelle con il surreale regolamento sulle candidature al Parlamento, che, testualmente, il blog “concede” ai suoi iscritti. A patto che riconoscano il “Capo politico” nella persona dell’unto dal signore Beppe Grillo. Un capolavoro.

    Io son d’accordo che il M5S non va criminalizzato, anzi, va sfidato sulla politica. Non possiamo certo fare campagna elettorale contro Grillo. Però è dura. Un esponente napoletano del 5 stelle, candidato ma non eletto come presidente della regione e come sindaco di Napoli, ha scritto di aver “letto” le regole e di aver capito che, non avendo incarichi elettivi, possiede i “requisiti” per candidarsi…

  44. grazie dei commenti ma mi scuso. le risposte le metterò non prima di domenica. prima non posso.

  45. riguardo al movimento 5 stelle e a Grillo, nell’ultima riunione del mio circolo c’e’ stata una discussione riguardante il fatto che ormai essendo tale movimento un soggetto politico alcuni di noi ( tra cui io) sostenevano la necessita’ o l’opportunita’ di confrontarci e inteloquire con esso tanto piu’ che se parliamo con l’IDV ( e forse ci alleiamo) a maggior ragione possiamo parlare con il M5S che su alcuni argomenti ( vedi grandi opere) e’ piu’ a sinistra del partito di Di Pietro.
    Altri invece sostenevano che il populismo e il qualunquismo di Grillo sono pericolosi equindi non ci debba essere nessun rapporto
    Cosa ne pensi?

  46. Gianfranco Sabatini Says:

    E’ un periodo in cui i compagni si fanno prendere dal panico. Invece sarebbe opportuno ragionare con calma senza passare da un vicolo cieco ad un altro. Sento parlare di IDV come nostro alleato ma siamo tutti ammattiti? Premesso che Di Pietro e Grillo si alleeranno perché questo è quello che vuole Casaleggio che da anni finanzia entrambi ma l’IDV è il partito che ha votato contro la commissione sul G8. Allearsi con questi forcaioli sarebbe offendere la memoria di Carlo Giuliani e tutta la generazione che si fece Genova. Il momento migliore di Rifondazione fu proprio quello quando era immersa nei movimenti e il PdCI non c’era. Diliberto se né andò nel 1998 per salvare Prodi, sostenere D’Alema, bombardare la Jugoslavia e strizzare l’occhio al dittatore Milosevic alla faccia del doppiogiochismo e dell’ipocrisia. Essersi rimessi assieme a lui è stato un errore micidiale ma dopo la debacle dell’Arcobaleno, la suggestione dell’unità dei comunisti prese piede anche se sarebbe stato meglio dare vita ad una costituente anticapitalista come proponeva Sinistra Critica e provare a recuperare i giovani dei centri sociali e dei mille collettivi. Io mi auguro che la FdS sia seppellita per sempre ma se si pensa di mettere assieme tutti i ferri vecchi dei comunisti alla nostra sinistra come CARC, Rizzo, PdAC, ecc. si fa solo l’ennesimo errore cosi come lo si fa se ci si allea con l’IDV, ipotesi che non credo possibile. Non sappiamo con quale legge si vota ma guardate che se resta questa basta ottenere il 4% da soli e se in questi anni invece di perdere tempo con la FdS si lavorava alla “Rifondazione” intorno al 4% ci potevamo essere. Oggi la situazione è difficile perché da una parte ci sono i nostalgici che sognano un’idea di comunismo confuso e anacronistico dall’altra ci sono gli opportunisti a caccia di poltrone. In questo scenario va presentata una lista anticapitalista con su scritto Rifondazione e candidare Cremaschi. Inutile lanciare appelli a SEL, caso mai cercare di recuperare gli Alfonso Gianni e i Bertinotti e gli altri che da SEL usciranno. Katia Bellilo si è iscritta al PRC e ha lasciato SEL. Inutile inseguire anche il PCL, Ferrando ha già detto che presenterà il suo simbolo. Su Sinistra Critica la partita è più grossa ma forse è tardi perché l’organizzazione è divisa tra Turigliatto che potrebbe anche starci ma la D’Angeli e gli altri ormai sono indignados e Occupy cose interessanti ma poco concrete. Io ripartirei da Ferrero, Alfonso Gianni, Turigliatto e Cremaschi se poi si imbarca l’Alba quella può essere il pizzico di sale in più ma non sarà mai la ciccia che conta. Rifondazione Anticapitalista con la benedizione di Bertinotti e Ingrao per non dimenticare il passato ma per non rimanerne prigionieri.

  47. caro alfonso, è privo di senso descrivere il prc come fai tu. come sarebbe privo di senso farne la descrizione che tu mi attribuisci, e che non ho mai fatto. tratterò specificatamente della traiettoria del prc nell’ultima parte dell’articolo. ma intanto va detto che alcune cose che tu dici sono verissime. come lo è il fatto che il prc è l’unica forza politica italiana ad aver scelto di puntare su una pratica sociale (vedi tutta la discussione sul partito sociale) come centro della propria attività. che poi sia stata realizzata parzialmente anche questo è vero. ma molto meno di quel che pensi tu. anche perché le mille attività che il prc ha sviluppato, ovviamente, non hanno nessuna visibilità sui mass media, e nemmeno compaiono nelle infinite discussioni fatte di scellerate superficialità ed insulti su facebook e simili da parte di una platea di pseudomilitanti di sinistra che credono che fare politica sia sparare cazzate al bar o su facebook. anche se almeno al bar ci si guada in faccia quando si discute.
    certo che costruire una lotta o fare un convegno non è lo stesso. hai ragione. ma come esiste la necessità di costruire comitati e lotte sui più svariati fronti, esiste anche la necessità di unificare le lotte su contenuti ed obiettivi radicali ma realistici, e non velleitari e propagandistici. la qual cosa necessita anche di sedi di discussione ed approfondimento serie. entrambe le cose sono necessarie. ci sono compagni che pensano che le lotte le fanno i cittadini o i sindacati o altri soggetti e che il partito (o la forza politica o la lista) abbia solo il compito di dirigerle ed orientarle politicamente. è esattamente questo che non sta più in piedi. ma non lo si fa stare in piedi facendo solamente l’una o l’altra cosa. non dovrebbe essere così difficile da capire. eppure è difficile da fare. molto difficile.
    quanto alle sigle prendo atto di quel che dici. ma tu avevi scritto:

    “per ricostruire un’area politica comunista con chi ci sta, ovvero – anche se possono farci antipatia o peggio – i vari Cremaschi, Marco Rizzo, Ferrando e Turigliatto e cose del genere. Questo nella prospettiva di stare nelle lotte, di organizzare i non organizzati (occupati, disoccupati, precari che siano) e radicarsi il più possibile tra di loro.”

    è vero che non hai citato sigle. ma è peggio identificare organizzazioni sempre e solo con i nomi dei “leader”. o no?

    il prc non propone accordi fra sigle. se leggi i suoi documenti vedrai che propone più o meno quel che dici tu. la costruzione di una lista unitaria che comprenda sigle e persone che sono d’accordo sui contenuti antiliberisti e contro monti. e un processo di aggregazione dal basso con la partecipazione democratica sulla base del principio una testa un voto invece che un accordo di vertice con relativa spartizione di posti nelle liste. va da se che non è in discussione la formazione dell’ennesimo nuovo partito con relativo scioglimento e quindi divisione di quelli esistenti. semplicemente il prc sceglie, come il pc spagnolo o quello francese ecc di stare in una lista accettandone il processo democratico interno.
    se c’è una novità nella politica italiana è questa. anche se a molti non sembra. o perché non la vogliono vedere o perché vorrebbero solo imporre la propria cultura e strategia al resto del mondo. come fanno certi partitini dediti a fare polemiche infinite con chi gli sta di fianco in tutte le lotte.

    inoltre, se è vero come è vero, che il bipolarismo tende inesorabilmente a proporre l’alternativa fra chi si condanna a non contare nulla nel centrosinistra e chi si condanna a non contare nulla fuori dal centrosinistra, dividendo quello che in altri paesi è unito perché è unito sui contenuti anticapitalisti, bisogna sempre, senza mentire sui rischi e le difficoltà, interloquire con tutti. fino all’ultimo. e senza paura.
    ma ci sono militanti che pensano che con gli elettori di sel o altri bisogna scatenare una guerra nucleare a suon di insulti.
    tipica logica totalmente subalterna al bipolarismo ed egemonizzata dalla concezione della politica spettacolo che si nutre solo di scontri e litigi infiniti fra personaggi e laeder.

    io penso che le difficoltà e i problemi prodotti dalla crisi e dal sistema politica italiano si debbano affrontare sapendo di andare controcorrente. punto.

    se invece si invocano sempre Svolte miracolistiche, come fai tu, si scappa dai problemi reali nell’illusione che la realtà non esista e che sia sufficiente un volontarismo dei gesti spettacolari.

    un abbraccio

  48. dani, d’accordo con te. ma senza trionfalismi che gli esempi che unilateralmente ha fatto alfonso non sono inventati e purtroppo esistono.

  49. caro antonio, hai ragione. il regolamento per le candidature del movimento 5 stelle non poteva che essere una iperbole leaderistica ed autoritaria.
    ma tieni conto, e so che ne tieni conto, che agli elettori non frega proprio nulla di come i partiti fanno le liste e di quale democrazia interna abbiano. nel sistema della politica spettacolo conta solo l’apparenza. e il movimento 5 stelle appare come l’unica cosa che da fastidio al sistema.

    ciao

  50. caro pietro, sui contenuti si parla con tutti. dentro e fuori da qualsiasi istituzione, locale o nazionale. se si dovesse parlare solo con chi è identico a noi non si parlerebbe con nessuno.
    è l’abc della politica classica e seria.
    invece pensare che se sei d’accordo con il partito x su una cosa non puoi lavorare insieme per realizzarla perchè dai un giudizio negativo di quel partito allora è chiaro che tu in quella cosa non credi per niente, e che la usi solo per motivi propagandistici o peggio ancora elettoralistici.

    ciao

  51. caro gianfranco, tu ragioni del concetto di alleanza come lo fanno gli scribacchini politologi e i conduttori dei talk show.
    noi dobbiamo proporre l’unità di tutti quelli che sono d’accordo con l’opposizione alla politica di monti.
    punto.

    il resto sono cazzate.

    in italia si prospettano anni duri, molto duri, per chi vive del proprio lavoro. e noi abbiamo il dovere di far vivere come si può l’unità di quelli che pensano che bisogna contestare e cancellare il fiscal compact, le manomissioni dell’articolo 18 e così via.

    è su questo che si gioca la partita. non sulle differenze che ci sono fra chi condivide il punto essenziale. perché altrimenti si diventa complici di chi vuole rendere il campo dell’alternativa un luogo di infiniti litigi e divisioni, con godimento e gioia del sistema. e dei finti oppositori del sistema come grillo.

    ciao

  52. valeria Says:

    mi sembra ciò che si prospetta nella lista dei contro Monti l’ennesima alleanza con dentro di tutto senza un idea condivisa, ma per eleggere qualcuno…un nuovo arcobaleno magari più di sinistra, mi sa che M5S sia più attrattivo

  53. bravissima valeria. essere contro il fiscal compact (ma lo sai cos’è?), contro il pareggio di bilancio in costituzione, contro le privatizzazioni, per rimettere in piedi l’articolo 18, dire che il centrosinistra è organico alle politiche di monti e che quindi non si può fare un accordo, e potrei continuare, per te è essere senza un’idea condivisa? e cosa credi che si discuterà seriamente nel prossimo parlamento? di quale cultura o pratica della sinistra sia più condivisa o moderna o bella?
    senza contare il fatto che l’elezione di qualcuno è difficilissima visto che ci sono oramai sbarramenti fatti apposta. ma forse a te piacerebbero 5 o 6 liste tutte che dicono la stessa cosa sulle cose decisive ma poi dedite a sciorinare mille differenze fra loro che mai saranno in discussione in parlamento per poter esibire ognuna il massimo di compattezza ideologica.
    mi sembra chiaro che ti appaia più attrattivo il movimento a 5 stelle (che nome chiaro, serio e indicativo di idee condivise vero?)
    si vede che ti piace la chiarezza del vaffanculo e di un solo uomo al comando con platea di tifosi che effettivamente condividono un’idea unica, quella del profeta.
    auguri.

  54. Ciao Ramon com’è andata la Direzione Nazionale?

  55. dani, secondo me è andata benissimo. ma come avrai visto io non commento più qui le riunioni del partito. visto che sono pienamente in sintonia col dibattito corrente del partito e con i suoi documenti.
    se vai sul sito del partito troverai i documenti approvati.

    ciao

  56. alfonso Says:

    Santi concetti, Ramon, però non ti arrabbiare troppo con Valeria. La politicizzazione dei giovani – come dici sempre anche tu – da 10 anni a questa parte è avvenuta a colpi di Floris, Santoro, Mentana e (quando va di lusso) Gad Lerner. E in un contesto simile il grillismo pare dirompente. Io per ora parlo con un sacco di gente, e il ‘vaffa’ tira molto anche in mezzo alla condizione operaia. Hai voglia dire l’Articolo 18, eccetera, ovviamente sono tutti d’accordo, poi scatta la domanda: per chi dobbiamo votare allora? Per Rifondazione? Ma come, e Bertinotti e Vendola eccetera e via giustamente coi punti interrogativi. Insomma come personalizzazione non ha scherzato manco il Prc (e ci casco spesso pure io, come da rilevato: a mia scusante invoco il fatto che tutte ‘set sigle mi fanno confondere). D’altro canto Luigi Vinci nell’ultimo suo fantascientifico intervento dal titolo ULTIMATUM ALLA TERRA (ah, no, scusa, al Prc) dice che Ferrero in non so quale riunione avrebbe proclamato: “Meglio Grillo che Bersani”. Perciò..portiamo pazienza e continuiamo a spiegare.

  57. caro alfonso, forse hai ragione. i miei toni non erano giusti.
    però penso che uno debba dire esattamente ciò che pensa, magari con toni più civili si, ma senza “compatire” o “giustificare” argomenti che hanno palesemente il sapore del solito post che puoi leggere ogni giorno sui tanto osannati social network.
    più precisamente io non conosco l’età di “valeria”. ne altro visto che è anonima.
    e poi è ormai insopportabile, almeno per me, giocare a usare due pesi e due misure, e dire cose contraddittorie come se nulla fosse.
    perché chi vuole fare una lista fra persone e forze diverse ma che hanno un accordo sulle cose che effettivamente si discuteranno e voteranno in parlamento deve essere accusato di non avere idee comuni e di farlo solo per le poltrone mentre il movimento 5 stelle che effettivamente raccoglie voti di persone che sulle stesse cose hanno davvero idee completamente diverse, anche perché il 90 % dei voti (e vado per eccesso) al movimento 5 stelle vengono dati con l’unico scopo, più che legittimo in politica, di protestare o dare fastidio al sistema, sarebbe più “attrattivo?”
    se la lista di sinistra a contro le politiche di monti e dell’unione europea viene giudicata negativamente per la sua presunta eterogeneità perché non si usa lo stesso metro con il movimento 5 stelle? o viceversa?
    certo in grecia a dare fastidio e a fare paura al sistema è syriza, che pure è composta da numerosissime organizzazioni comuniste e non. perchè se riuscissimo a fare lo stesso in italia dovremmo essere accusati di farlo solo per le poltrone?
    del resto questa “valeria” se ci fossero 5 o 6 liste a sinistra forse direbbe che siamo stupidamente divisi. o no?
    senza contare che l’apparente compattezza del movimento 5 stelle è garantita dalla padronanza assoluta del capo – profeta.
    o no?

  58. Certo che sì, Ramon, infatti ho iniziato il post dicendo “Santi concetti” (se non proprio parole sante, in quanto un pochino scontrose). Però appunto non bisogna curarsi a dismisura delle mode (il grillismo è innanzitutto una moda): evitando di fare tanto come A) chi esalta i grillini che B) chi li demonizza (e il prc per un lungo tratto – ora mi pare per fortuna superato – si è limitato a ripetere ossessivamente “no all’antipolitica”, come se la critica della politica rappresentativa e separata non fosse un pilastro di chi vuole cambiare la società). Discutiamo invece con quel 33% di grillini (così risulta) che erano a favore del No-Monti Day.
    Un abbraccio,
    Alf

  59. siamo d’accordo alfonso.

    un abbraccio

  60. Buonasera Onorevole. Ci siamo conosciuti un po di tempo fa in un paese della Liguria. Lei da parlamentare mi fece alcune domande sul mio lavoro e parlammo sui tagli alle forze dell’ordine. Vedendo tanta gente sicuramente non si ricorderà, ma è stata piacevole chiaccherare con lei. Sono stato sempre un elettore di centro- sinistra senza fissa dimora: nel senso che nel corso degli anni mi sono alternato tra Pci, Pds, Ulivo, Prc, Prc, nel 2008 ancora Prc ( era nella lista dell’arcobaleno), europee Prc, amministrative Fds. Difatto negli ultimi anni ho sempre votato per Rifondazione Comunista e sicuramente la rivoterò (seppur non ho mai avuto tessere in vita mia). Ho letto che il Segretario Ferrero parla con entusiasmo di una lista unitaria della Sinistra che si pone contro il Pd e la destra. Ho letto sul Fatto di un appello Cambiare si può che io trovo molto interessante e anche Ferrero leggendo sue dichiarazioni. Volevo sapere, caro onorevole, come il Prc si pone rispetto ad essa. Grazie per la risposta

  61. Questa è quanto mi scrive un mio amico che mi ha chiesto di farti pervenire questo breve scritto. Ciao Compagno

  62. caro dani, digli pure che mi scriva direttamente, anche privatamente, e che l’appello lo consideriamo molto positivamente visto che da tempo proponiamo che tutti quelli che stanno all’opposizione di monti si uniscano.

    un abbraccio

  63. Ciao Compagno, ci posti il tuo intervento nel Cpn o cmq ci fai una sintesi? Grazie

  64. ciao lino, come avrai visto da moltissimo tempo non posto i miei interventi negli organismi dirigenti del prc. per il semplice fatto che sono in sintonia con i documenti approvati. del resto all’ultimo cpn non ho detto nulla di trascendentale e diverso da quello che scrivo qui.
    considero il doc approvato in cpn molto buono ed importante.
    un abbraccio

  65. ciao ho letto della prospettiva elettorale di un quarto polo con il PRC, ALBA, Cambiare si puo’, liste arancioni ispirate da De Magistris.
    La cosa mi trova d’accordo e mi pare che lo sia anche il Prc (per lo meno perche’ non ci sono altre strade aperte).
    Cosa ne pensi della ventilata candidatura del magistrato Ingroia come premier?
    ciao

  66. caro pietro, spero davvero che alla fine si riesca a fare una sola lista unita su contenuti antiliberisti. dei nomi, dei leader, dei candidati, non mi interesso proprio.
    un abbraccio

  67. giovanni Says:

    caro Ramon,
    è passato un po di tempo dall’ultimo scambio e quanto prima inizierò a “postare”(termine francamente orribile) alcune note sul tema che ti avevo evidenziato. Ora però mi assale un tale nauseante rifiuto per gli scenari in divenire ( europa e primarie)che non posso fare a meno di sollecitare il tema della patria! Non è un tema banale e tantomeno retorica! La patria è un soggetto abbandonato e temo molto presto sarà seminato dai peggiori nemici dello stesso concetto di suolo comune. Noto che anche nella pur nobilissima avversione alla grave dinamica delle primarie pomposamente definite di ” centro sinistra” non si richiama quasi mai alla difesa della patria. Un errore,un grave errore , di visione e di prospettiva. La patria è il nostro pezzo di mondo da difendere e declinare patriottismo e internazionalismo è FONDAMENTALE!
    perdona la modalità un filo perentoria ma oggi ho la pressione alta.
    Un abbraccio sincero

  68. caro giovanni, io sono affezionato al tema del popolo, della sovranità nazionale e della democrazia vera. ho un’inveterata diffidenza verso concetti come quello di patria a causa dei quali si sono commessi molti crimini, si son messi lavoratori contro lavoratori e si sono nascoste le vere ingiustizie.
    in altre parole sono per lottare per ristabilire la sovranità italiana e del popolo italiano sull’economia, ma non per avvolgermi in un tricolore cantando l’orrendo inno di mameli.

    un abbraccio

  69. agiovanni Says:

    Ramon,
    ma mi ci vedi avvolto in un tricolore ? Giusto precisare per carità,
    ma per patria intendo esattamente la questione della sovranità popolare .Dare un significato ai confini può e deve per molti versi abbatterli ma non al punto da calpestare la dignità di chi entro quie confini rappresenta i confini di tutti i valori dell’intera umanità!
    Sono proprio quelli che si aggirano inneggiando al tricolore ed alla retorica reazionaria della patria che calpestano la dignità degli italiani offrendosi come servi alle peggio politiche di dominazione e sfruttamento. Il punto è dare valore ad un contenuto che troppo spesso viene trattato con sufficienza,senza riguardo.La questione è riscattare e risvegliare la dignità di un popolo. Tradurre in modo valido ,coerente,propositivo una appartenenza attribuendo valori ed obbiettivi di riscatto sociale e di autonomia democratica.
    Non sono mica adamo degli occhi!!!
    abbraccione

  70. ci avrei giurato! lo sapevo! ma io qui devo prendere le parole per quello che significano storicamente e concretamente. la sovranità popolare per mantenere e allargare lo stato sociale, per la difesa dei beni comuni dalle sgrinfie del mercato, per difendere i diritti costituzionali. non per rivendicare l’appartenenza ad una etnia. uno dei prodotti della globalizzazione è la proliferazione di piccole patrie.
    ne approfitto per ricordare che noi di rifondazione abbiamo sempre difeso la sovranità popolare italiana. per esempio quando proponemmo nella bicamerale di togliere dalla costituzione la proibizione di sottoporre i trattati internazionali a referendum popolare. per esempio quando ci opponemmo al cosiddetto trattato costituzionale europeo, scritto da “nominati” mai eletti da nessuno, e proponemmo, sfidando tutti, di eleggere un parlamento europeo costituente per redigere una costituzione europea, da sottoporre poi a referendum popolare. ovviamente fummo ignorati dai mass media e liquidati come antieuropei. mentre in francia sul trattato costituzionale fu fatta una discussione seria e nel merito che coinvolse il popolo che non per caso bocciò il trattato nel referendum. il partito socialista francese si spaccò su questa cosa fondamentale.
    qui invece ieri tutti i poveretti che hanno votato alle primarie pensando di partecipare a chissà che, hanno firmato una carta d’intenti che sul punto dice:

    “assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi;”

    tradotto dalla lingua della politica spettacolo imbrogliona in italiano significa che non si può mettere in discussione nessun “impegno” (leggi afghanistan) tanto meno denunciare unilateralmente nessun trattato, visto che per cambiarli per quella via bisogna avere la unanimità di tutti i governi dell’unione europea. cioè mai.

    anche un bambino capisce che non puoi fare nessuna trattativa per cambiare alcunché se la trattativa non prevede anche la rottura.

    l’abbraccio è ricambiato.

    salut i republica!

  71. caro Ramon,

    ho letto la lettera di Amato e Ferrero di saluti e congratulazioni al partito comunista cinese per il suo ultimo congresso, con l’annessa richiesta di rafforzare l’amicizia e la collaborazione con il Prc.
    Devo dire che la cosa mi ha un po’ sorpreso. Volevo chiederti quali fossero i rapporti col Pcc quando ricoprivi l’incarico di resp. esteri e in che misura ritieni utile una collaborazione, e in che termini, con il Pcc.
    Ho letto sul sito del partito dei commenti generalmente positivi sull’esito del congresso cinese e altra richiesta sarebbe un qualche consiglio su dove approfondire l’argomento, visto che onestamente non convincono non solo la stampa occidentale ma neanche i siti di sinistra e comunisti che fanno un’agiografia del sistema cinese.
    Aspettando sempre la prossima parte dell’articolo e in particolare un parere sul futuro del progetto federativo a sinistra, ti ringrazio per la disponibilità.

  72. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    totalmente daccordo! E non vedo contraddizzione con quanto da me sollevato,in relazione al merito. Capisco bene anche la precisazione sul significato storico già implicita alla tua prima risposta. Comunque ci siamo capiti,spero:).
    abbraccione

  73. ok giovanni. perfetto.

  74. caro antonio, nonostante si dicesse il contrario in certi ambienti ortodossi, io mantenni ed incrementai le relazioni con il pcc. le sue delegazioni vennero sempre ai congressi del prc, ci furono visite ed incontri sia in italia sia in cina. avere punti di vista ed opinioni profondamente diverse non significa non parlare, non confrontarsi. non significa nemmeno non prendere precise prese di posizione pubbliche, anche di condanna, se necessario. per fare politica estera, ripeto fare politica estera e non produrre solo comunicati apologetici o critici, interloquire è indispensabile. nel momento più critico nostro verso il pcc chiesi al primo consigliere dell’ambasciata di fare un dibattito pubblico. lo facemmo a napoli all’università. e liberazione ne fece un ampio resoconto.
    certo, per alcuni militanti il rapporto con la cina è acritico o stupidamente ostile. come del resto è di moda su tutti gli argomenti dello scibile umano.
    da tempo non mi occupo delle relazioni internazionali e non conosco nemmeno la lettera. ma conoscendo bene il lavoro di fabio amato non ho dubbi che sia ottimo.
    se vuoi approfondire il tema ti consiglio di attingere con pazienza e dedizione a tutte le fonti, non importa se schierate a favore o meno, scartando solo quelle che fanno solo affermazioni senza citare dati e fonti.
    mi pare che in coda all’articolo mio “perché dovremmo dividerci fra governisti e settari?” sostenni sulla cina una lunga discussione con una compagna. credo ti possa essere facile trovare i post.

    un abbraccio

  75. Giovanni Says:

    Si Ramon,
    ma lo sapevi già che il senso del mio post era all’interno di una logica condivisa. Il punto non va perso. Ne l celebre discorso del “CHE” alle nazioni unite degli anni 60 (non ricordo l’anno esatto 63
    64, 65) il discorso sull’imperialismo e il neocolonialismo termina con il motto Patria o morte. Quell’accezione di patria è l’affermazione della dignità dei popoli ,del loro riscatto,della ritrovata consapevolezza di essere il motore della storia e non sudditi del potere imperiale degli USA. Per farla breve questa è la patria che interessa la mia riflessione ,mentre questo termine è stato abbandonato all’interpretazione reazionaria e guerrafondaia della destra. Dare un senso ai concetti alle parole è parte della resistenza da opporre al liberismo.
    Patria o morte

  76. mio caro giovanni, c’è una bella differenza nel concetto di patria in una paese colonizzato e in uno colonialista. e l’italia appartiene alla seconda categoria. guerre coloniali, I e II guerra mondiale, tutti crimini commessi nel nome della patria.

    internazionale o morte!

  77. giovanni Says:

    Ramon carissimo,
    posso convenire ma questa tua ultima è fuori contesto. Il riferimento è valoriale sul merito del tema “patria”.Per essere più chiaro se io o chi per me afferma o persegue la valorizzazione del significato di patria così come inteso dalla citazione ( presa ad esempio) non esprime un contenuto di destra. Sull’analisi storica certo ma siamo stati fascisti per venti anni in questo paese e ciò non toglie nulla al sano e genuino antifascismo.Oggi non penso si possa definire una potenza coloniale o imperiale questa nostra terra.A dire il vero non è più poi tanto nostra e ogni giorno che passa aumenta la svendita progressiva ed il massacro di una dignità culturale degna di quetso nome.

    Adelante

  78. in realtà penso che diciamo più o meno la stessa cosa. ma io resto diffidente, e in parte contrario, all’utilizzo del concetto di patria.
    è inutile che ripeta perché.
    ma, invece, forse al contrario di te, penso che la storia di una nazione conti. indipendentemente dalle condizioni in cui versa attualmente. e la storia della formazione dello stato italiano, come le imprese coloniali, con corollario di genocidi e atrocità di ogni tipo, come la macelleria della prima guerra mondiale, come la retorica imperiale fascista e l’alleanza con i nazisti, la “conquista” dei balcani e la spedizione contro l’URSS, conta. eccome se conta. tutte cose fatte nel nome della patria.
    inoltre pensi che i bombardamenti italiani della serbia, dell’iraq, della libia, dell’afghanistan, con le tonnellate di retorica patriottica per i soldati italiani caduti in queste belle imprese, facciano dell’italia un paese pacifico? è tutta roba recente ed anche in corso, no?
    ripeto che non è lo stesso dire “patria o muerte!” se ci si batte per la propria liberazione o se invece si opprime e conquista.

    “nostra patria è il mondo intero / nostra legge è la libertà….”

    il canto anarchico di inizio novecento, il cui incipit è mutuato pari pari da un coro di un’opera di rossini di un secolo prima, il turco in italia, è il concetto di patria nel quale mi riconosco.

    un abbraccio

  79. giovanni Says:

    Ramon,
    io penso che la storia di una nazione conti eccome! E mi riconosco
    nello stesso concetto di patria rivendicato dal che e dalla strofa della canzone anarchica( non sapevo che provenisse dall’opera e tantomeno da rossini) non credo neanche che questo paese sia estraneo alle guerre,come potrei? Patria è una parola che non è mai stata vicina al mio sentimento ( un mio cugino anarchico francese di Marsiglia,mi diceva quando ero ancora bambino e lui già padre ,patria è la terra che ti da il cibo ed il sorriso per condividerlo.) La citazione di patria o morte non intende essere una comparazione ne uno svilimento del significato riferito a quel contesto. Riflettevo sul fatto che sia il termine che il concetto di patria hanno una valenza ,in italia,che è patrimonio esclusivo o quasi della destra armata,retorica,razzista.Credo che dare un senso diverso a questo termine ,riempirlo del significato che sono convinto condividiamo , possa far riflettere sia sulla storia sia sul futuro che un paese può avere. Solo il fatto che la tua diffidenza sul tema ti faccia dubitare dell’angolazione con cui ho affrontato l’argomento rafforza quetsa sensazione. Non è un cruccio quotidiano ne penso che sia una questione centrale era una riflessione tra le tante,ma non credo oziosa.
    Addio Lugano bella…..

  80. caro giovanni. è evidente che diciamo sostanzialmente le stesse cose. a livello filologico ed anche storico potremmo essere completamente d’accordo. ma non è un caso se in italia, come in altri paesi, il concetto di patria è intriso di contenuti avversi al tuo-nostro. e quindi, anche ammesso che riappropriarsi del significato positivo di patria sia importante, è meglio cominciare dalla sostanza, e cioè dalla sovranità. altrimenti l’ambiguità, come minimo, è inevitabile. tutto qui.
    neppure io sapevo. ma qualche anno fa ascoltando l’opera di rossini ho sentito il coro degli zingari all’inizio cantare “nostra patria è il mondo intero”. è evidente che pietro gori, che è l’autore della canzone, era un buon conoscitore dell’opera di rossini e del libretto di felice romani. che comunque fa una rappresentazione macchiettistica degli zingari.
    potremmo parlare anche del famoso “oh mia patria si bella e perduta” del nabucco. ma è un coro di ebrei schiavi ed esuli.
    appunto.

    un abbraccio

  81. giovanni Says:

    Caro Ramon
    capisco il punto che poni e,in tutta franchezza non posso neanche biasimarlo. Mi rendo anche conto che messo giù così ,piovuto dal magico mondo della posta elettronica possa apparire come lucidar gli ottoni mentre il titanic affonda. E’ che mi fa veramente tristezza vedere tramutata la partecipazione alla politica di una base indubbiamente nata e vissuta nella sinistra in un altro imbucar di schede negli scatoloni! Preferivo salcicce e polenta vin rosso e ballo liscio! Se continua di questo passo nella costituzione ci mettono hot dog e tecchino! Giusto per spiegare l’origine della nota. Poi va bene così…..o dolce terra pia…..

    te seguimos

  82. caro giovanni, come vedi siamo d’accordo sulla sostanza.
    il problema è che non si vuole prendere atto che la “politica” in italia è stata devastata dal maggioritario e dai mass media. e quella che tu chiami la “base indubbiamente nata e vissuta nella sinistra” è cresciuta e vissuta nel tempo delle sconfitte sociali, della perdita di diritti. nel tempo del pensiero unico secondo il quale il mercato è la bibbia, la competitività il vangelo, le classi sociali non esistono. nel tempo in cui tutti i partiti socialisti in europa hanno sposato il liberismo come dogma assoluto. nel tempo in cui il sindacato italiano nel solco della “concertazione” invece che difendere gli interessi dei propri rappresentati ha partecipato alla “governabilità” e cioè ha accettato di far fare i sacrifici ai propri rappresentati per permettere alle imprese di poter “meglio competere”. nel tempo in cui i partiti che hanno accettato i dogmi del sistema, naturalmente presentandoli come novità e normalità, si sono trasformati in apparati di potere capaci solo di fare manovre a trame per poter gestire e amministrare il sistema in prima persona. nel tempo in cui, in italia, è stato distrutto il sistema parlamentare per sostituirlo con un sistema bastardo di presidenzialismo e maggioritario, fondato sui leader. nel tempo in cui “partecipare” significa poter fare il tifo per un leader. che a sua volta parla, si veste, sorride e fa la faccia seria secondo quanto gli dice di fare il “consulente d’immagine”. nel tempo in cui le guerre sono “missioni di pace”. nel tempo in cui i corrotti sono perseguitati e i corruttori celebrati e consolidati nella funzione di classe dirigente. nel tempo in cui ognuno è solo con i suoi problemi in casa e davanti alla tv. e in cui le lotte, che ci sono e sono tante, vivono nell’isolamento affinché mai e poi mai possano porre un problema di cambiamento profondo dei paradigmi economici e sociali imperanti. e in cui i talk show le mostrano alternando pelose solidarietà e prediche sulle “violenze” di piazza. e in cui sempre nei talk show quelle lotte e folle urlanti e piangenti e arrabbiate vengono usate per far discutere cinici politicanti e giornalisti pennivendoli scelti con cura affinché non ce ne sia uno solo che spieghi le vere radici dei problemi e possano far finta che tutto sia colpa di berlusconi o, viceversa, di un fantomatico ed inesistente comunismo imperante (sic).
    di che ti meravigli? anche se so che non ti meravigli lo dico lo stesso. i pensieri nella testa della gente sono il prodotto della realtà nella quale la gente vive e si dibatte.
    l’individualismo imperante produce leader e seguaci dei leader. i problemi vivono come riflessi pallidi nelle speranze, che andranno sempre immancabilmente deluse, che la gente ripone nei leader di turno. fino a che si rivolge al superleader grillo per punire gli altri per la delusione procurata. in attesa che ne spunti uno ennesimo.
    ma, e c’è un ma, per quanto imbroglino e fingano di non saperlo, la crisi è solo all’inizio. questo capitalismo l’ha partorita e non ne può uscire in nessun modo. e si affanna ad accelerare e implementare la ricetta economica che l’ha generata. banalmente perché non c’è altra via possibile se si accettano i presupposti ideologici della superiorità del sistema capitalistico. e questo è destinato, perfino indipendentemente dalle forze e capacità di chi si oppone, a mettere sempre più a nudo la verità. fino a che la vera novità tornerà ad essere la critica del capitalismo e la costruzione di un’alternativa ad esso.
    c’è sempre un meno peggio che i politicanti imbroglioni sedicenti di sinistra o progressisti, falsi e cinici, usano per giustificare le loro scelte di internità al sistema. ma più il “peggio” peggiora più il “meno peggio” puzza e fa schifo. inesorabilmente.
    e allora stiamo sul punto. senza divagare.

    un abbraccio

  83. giovanni Says:

    Caro Ramon,

    non c’è un solo rigo che non condivida. Un’unica considerazione:
    a volte divagare è l’unico modo per stare sul punto 🙂 o meglio per ricavare quel minimo di spazio per quello che il buon Enrico definiva sano svago.
    un abbraccio grande

  84. anche questo è vero e giusto. caro giovanni

  85. Giorgio Says:

    Ramon, mi manchi! 🙂 Perchè non scrivi più?

    Intanto avevi promesso la sesta parte della “morte ai partiti?” che non hai ancora scritto e poi ci sono alcuni temi di attualità sui quali sarebbe molto interessante leggere una tua opinione (per me sempre illuminante e trasparente, hai il pregio di essere una delle poche persone “oneste” quando prendi una posizione): il processo di costruzione europea nella crisi, i governi arabi del dopo-rivoluzione, “ma anche” [un po’ più leggero] il prc nel bulirone delle prossime elezioni… Sei stato in Venezuela di recente? Perchè non ci racconti che cosa hai visto?

    Scrivi qualche cosa su qualsiasi cosa!

    Un abbraccio!
    Giorgio

  86. caro giorgio, ti ringrazio per le cose lusinghiere, ed esageratissime, che hai scritto.
    appena posso posterò la sesta parte. che sto riscrivendo perché dopo averla scritta l’ho cancellata per sbaglio sul computer che stavo usando. come vedi sono un pirla maldestro.
    non sono stato in venezuela. e scrivo solo quando penso di avere qualcosa di originale ed utile da dire.
    un abbraccio

  87. Ciao Ramon, come sta procedendo il processo politico di Cambiare si può? Ho letto da più parti che il Prc ha espresso valutazioni postive e che è inserito nel processo che darà vita alla lista della sinistra unita in alternativa a chi ha sostenuto Monti. Un abbraccio

  88. è così lino. e io sono d’accordo.
    un abbraccio

  89. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    è mai possibile che oltre alla fine del mondo non si riesca a trovare traccia( almeno io non l’ho vista) di relazione con il 21-12-2012 sulla scadenza di un impatto fin qui più devastante e cioè l’accordo sulla privatizzazione della federal reserve data in “concessione” per 99 anni e che scade proprio il 21 di questo mese!!Immaginiamo per un solo attimo che si riesca a bloccare il nuovo accordo.La federal tornerebbe pubblica. Questa si sarebbe una bella meteora,un bell’impatto che potrebbe dare luogo ad una nuova era.
    A furia di parlare di Maya ci si distrae o si viene distratti ad arte!?
    Un salutone

  90. hai ragione giovanni. anche se la pubblicità della federal reserve non sarebbe purtroppo garanzia di una svolta nella politica economica degli usa e del dollaro.

    un abbraccio

  91. Tanti auguri, Mantovani, a te e a tutti noi.

  92. auguri Ramon

  93. Auguri a Ramon e a tutti gli altri (Luca M. in particolare)

  94. grazie, buon anno anche a voi.

  95. pasukanis Says:

    Caro Ramon,
    chi scrive è uno di quei 3 milioni di votanti che ha impedito a rifondazione comunista di entrare in parlamento nel 2008 (e lo rifarà tra poco). Chi scrive prese la tessera del PRC nel 1999, dopo la caduta del primo prodi e la salutare fuoriuscita di Cossutta e Diliberto. Chi scrive ha avversato, in piazza e non, i sostenitori del governo guerrafondaio di D’Alema e Diliberto. Chi scrive è stato delegato al congresso di Venezia del 2005 per la mozione Alternativa di Società, sorprendendosi per l’alto numero di cossuttiani ancora presenti nel partito, destinati purtroppo a prenderne le redini data la debolezza del gruppo dirigente. Chi scrive ha iniziato a distanziarsi dal PRC quando ha percepito segni di accettazione e di riavvicinamento con il PdCI, subito dopo Venezia.
    In breve e dato il suo curriculum, chi scrive non può che sperare ardentemente che l’ansia reiterata di guadagnare qualche deputato e senatore, che ancora anima certi personaggi da operetta, rimanga nuovamente frustrata.
    Avete sacrificato sull’altare della rappresentanza il progetto più coraggioso al quale mi sia stata data la possibilità di partecipare: la rifondazione di un pensiero comunista in Italia.
    Fatevi da parte, e fatelo presto

  96. egregio pasukanis,
    ti ringrazio per il commento, riflessivo ed evidentemente ispirato da uno spirito critico molto utile a rifondare il pensiero comunista nel nuovo millennio.
    ma prima di entrare nel merito delle tue approfondite argomentazioni permettimi di muoverti un addebito metodologico.
    se hai anche minimamente frequentato questo mio blog saprai che non censuro mai gli insulti rivolti a me o genericamente al partito e al suo gruppo dirigente.
    tuttavia mi chiedo sempre come mai un militante possa rivolgere insulti ad altri militanti o anche a dirigenti di partito nascondendosi dietro l’anonimato.
    intendiamoci, non mi sfiora nemmeno l’idea di arrabbiarmi. ormai ci ho fatto il callo. ma continuo a chiedermi lo stesso quale degrado intellettuale possa spingere un militante agli insulti, ai pregiudizi più vieti, alla cultura del sospetto e del processo alle intenzioni, senza nemmeno metterci la faccia, assumendosi qual minimo di responsabilità che può legittimare perfino gli insulti.
    ma tant’è.
    magari pensi che dire che un gruppo dirigente fatto da personaggi da operetta che agisce all’unico scopo di guadagnare qualche scranno sacrificando sull’altare della rappresentanza (?) il progetto coraggioso della rifondazione comunista, non sia insultare e non sia ispirato da pregiudizi e soprattutto dalla molto in voga cultura del processo alle intenzioni. magari pensi di aver espresso una critica o addirittura un giudizio politico serio.
    certo,e questo spero lo ammetterai, non sei animato dall’intenzione di dialogare, anche aspramente, ma dialogare.
    comunque…. il ringraziamento mio è sincero perché questo tuo commento è esemplare, nel metodo e nel merito, della degenerazione ed anche della banale confusione mentale che impera.
    qual’è la tua tesi?
    per fare la rifondazione comunista bisognava scindersi dai “cossuttiani” e quanto è venuto dopo la scissione del 98 è riconducibile ad una mancata epurazione dei “cossuttiani” rimasti nel partito e ad un successivo riavvicinamento al pdci. il motivo di tutto questo sarebbe la svendita del progetto della rifondazione comunista per la conquista di qualche scranno. qual’è il tuo impegno in proposito? fare in modo che non ci siano gli scranni per rifondazione comunista. e quale la proposta? mandare a casa i dirigenti di rifondazione.
    al netto della tua evidente ossessione “anticossuttiana” veramente pensi che la storia di un partito negli ultimi 15 anni si possa scrivere a partire da questa interpretazione?
    vediamo se è possibile.
    anche le più spericolate e suggestive semplificazioni che sembrano non ammettere confutazioni devono pur avere qualche punto di contatto con la logica.
    certo se si viene accusati di svendere progetti e principi per gli scranni è difficile opporre argomenti politici e analisi, ragionamenti e tesi. essendo un processo alle intenzioni e un pregiudizio a nulla vale spiegare le proprie vere intenzioni. forse non ti rendi conto che se c’è un tratto del pensiero e della pratica comunista che bisogna rimuovere per poterli rifondare è proprio quello della cultura del sospetto e del pregiudizio. se il dissenso o le posizioni diverse si prendono sul serio cercando il nucleo di aderenza alla realtà anche in quelle più distanti ci si arricchisce e si trovano argomenti veramente efficaci per confutarle. ma se si pensa che chi la pensa diversamente lo fa perché ha obiettivi inconfessabili o perché è pagato dal nemico si finisce con il non capire nemmeno il senso delle opinioni altrui e con l’irrigidire le proprie posizioni semplificandole e rendendole così più deboli nel confronto con le altre.
    e allora vediamo se c’è logica in quel che dici. e per vederlo bisogna confrontare la tua tesi con i fatti.
    in altre parole, perché non ci siamo unificati con il pdci?
    oppure, come mai abbiamo subito la scissione di vendola e soci che l’hanno giustificata in ragione di una nostra regressione culturale ortodossa e vetero?
    perché abbiamo ostinatamente proposto una unità della sinistra sui contenuti e nel rapporto con i movimenti di lotta in netta autonomia dal centrosinistra?
    perché quando il pdci nella federazione della sinistra ha proposto di entrare nel centrosinistra abbiamo detto di no?
    tutto questo è contraddittorio ed incompatibile con una linea di condotta ispirata dalla semplice conquista di qualche scranno.
    se avessimo derubricato la rifondazione perché saremmo così stupidi da non accedere alla unificazione con il pdci?
    se avessimo in mente solo gli scranni perché avremmo seguito la strada della costruzione di una lista fuori dal centrosinistra, anche quando c’era la altissima probabilità che idv, pdci, gruppo dirigente della fiom e di diversi movimenti di lotta alla fine andassero nel centrosinistra?
    perché, se volevamo solo scranni, nella costituenda lista rivoluzione civile siamo stati gli unici a dire che per noi l’elezione del nostro segretario non era questione dirimente?
    se invece del riavvicinamento al pdci e agli scranni provi a prendere in considerazione altri obiettivi, questi si dichiarati, scritti e votati democraticamente nel partito, troverai che le cose che abbiamo fatto sono coerenti. magari avremmo potuto farle meglio, ma sono e restano coerenti con due cose:
    1) ciò che è unibile sui contenuti (piattaforma fiom, battaglie sui beni comuni, pace e diritti civili, antimontismo ecc) bisogna tentare di unirlo. perché in italia c’è bisogno dell’unità politica ed anche elettorale su questi contenuti, giacché nel popolo, nonostante tutto, su questi contenuti c’è molto consenso. unire sui contenuti significa unire storie e culture e provenienze diverse. non pretendere che tutti la pensino come noi su tutto. è logico che chi la pensa uguale sui contenuti fondamentali presenti diverse liste secondo le culture politiche, o il giudizio su questo o quell’altro fatto storico, o sulla concezione organizzativa del partito? ma alle elezioni si vota per eleggere qualcuno che faccia battaglia sui contenuti o per misurare chi è veramente rifondatore o comunista o verde o di sinistra?
    2) nel bipolarismo italiano il tema del governo e del voto utile per il meno peggio è un tema esistente. noi pensiamo che non debba essere il tema centrale sul quale fondare l’unità, che per noi resta quella sui contenuti. per noi non si può fare nessun tipo di alleanza con il centrosinistra. ma non è possibile per via dei contenuti, non a causa di altro. va da se che esistendo nella testa di milioni di persone, e spesso proprio fra le classi subalterne e perfino fra le persone che fanno lotte eroiche in molte fabbriche e territori, la questione del voto utile, noi non riusciremo ad unire tutto quello che potrebbe essere unito sui contenuti. ma se pdci, idv e verdi, alla fine, anche se perché rifiutati dal pd si collocano fuori dal centrosinistra perché non dovremmo unirci alle elezioni? se non lo facessimo avremmo 4 5 o 6 liste che pensano le stesse cose sui contenuti di lotta e sulle proposte alternative alla politica economica del pd di monti e dell’ue. gli italiani dovrebbero votare per uno o l’altro per motivi imperscrutabili, per giunta sapendo che il voto non servirebbe nemmeno a portare dove si decide nessuno che si opponga?
    per quanto mi riguarda considererei un successo clamoroso se sel uscisse dal centrosinistra, smettendola di far finta che i contenuti che proclama siano raggiungibili dentro il centrosinistra.

    caro pasukanis, è il tema di come si fanno valere e vivere i contenuti nel rapporto con il bipolarismo ad aver diviso e provocato molte scissioni in rifondazione. le culture politiche addotte come motivo principale da tutti gli scissionisti sono sempre state il paravento, non la sostanza. sia sul versante governista che su quello dell’estremismo settario.
    la coerenza e la forza di un progetto non si misura dalla distanza da un altro bensì dalla sua efficacia e aderenza alla realtà.
    la strada è difficile e irta di enormi ostacoli e difficoltà, ma io penso che unire sui contenuti andando controcorrente rispetto al bipolarismo dimostri che non siamo noi ad esserci avvicinati ad altri.
    e spero che ci siano molti scranni per la lista e per rifondazione. perché sono utili, come succede in grecia, spagna, portogallo e francia, alle lotte e a tentare di costruire una alternativa. che nella crisi più profonda e grave del capitalismo è necessaria.

    ma tu pensi che alla crisi ci si possa opporre polemizzando o marcando i confini fra la rifondazione comunista e il “cossuttismo”.

    ciao

  97. giovanni Says:

    Ben detto Ramon.
    questa risposta a pasukanis è un piccolo saggio di buon senso e saggia ponderata pazienza.Verrebbe da dire che anche la pazienza è rivoluzionaria. Comunque un saluto per questo e i prossimi 30 anni . Ritengo che lavorare a favore di rivoluzione civile sia una gran bella notizia per tutti . La strada è certamente lunga,tortuosa,e anche in salita ma aver trovato delle scarpe è già un’ottimo inizio.
    Hai già spiegato molto bene nella risposta precedente il significato di un rilancio di unità di visioni politiche e culturali non subalterne agli schieramenti dominanti. Il dato elettorale avrà certamente un suo valore ed un suo peso e credo anche che ci saranno sorprese inaspettate nell’esito finale.ma il vero passo in avanti lo sto avvertendo sulle prospettive. Se si pensa solo ad un anno fa non era neanche pensabile poter immaginare un risveglio così consapevole di rivendicazione democratica. Mi piace anche questo ritorno del suono”rivoluzione” non è un dettaglio fonetico è un principio creatore. Adelante

  98. grazie giovanni.
    salute e repubblica!

  99. Gianni Findochi Says:

    ma non eri contro il nome nei partiti? INGROIA più personale di così e poi il punto 6 tutto legato alle imprese? infine come fai a stare con Diliberia, DiPietro ti ricordi Genova e la mancata commissione d’inchiesta? e Bonelli: per me destra e sinistra pari sono” quello che scimmiottava i verdi francesi? meno che esite ancora chi non si vergogna della flce e martello Ferrando un bel segno sul suo simbolo perchè quello ci sarà alle prossime elezioni…

  100. e bravo gianni!, anche tu argomenti approfonditi, analisi serie e proposte all’altezza della crisi.
    io sono e sarò sempre contrario ai nomi di persone nei simboli di partito. c’è una lista unitaria che ha deciso di mettere il nome del candidato alla presidenza del consiglio. hanno anche spiegato di averlo fatto per l’efficacia della campagna elettorale. c’è anche questa questione tecnica da tenere in considerazione. del resto basta andare in un bar per sentire che la gente dice che vota per bersani o per berlusconi o per monti o per fini e così via. io non l’avrei messo lo stesso perché è contraddittorio. ma non ne faccio certo una questione di vita o di morte. e comunque è il simbolo elettorale di una lista composita e molto differenziata al suo interno.
    i verdi, che a genova c’erano compreso bonelli, come sono sempre stati ai social forum europei e mondiali, il pdci e l’idv hanno avuto ed hanno posizioni su molte cose ben diverse da rifondazione. ma non sull’essenziale sul quale i cittadini saranno chiamati alle urne. cioè sull’articolo 18 e articolo 8, sulla controriforma pensionistica, sull’imu, sul fiscal compact, sul pareggio di bilancio in costituzione, sui diritti civili, sulle privatizzazioni e così via. e comunque lo vedrai meglio sul programma della lista che deve unificare quello proposto da ingroia, quello di cambiare si può, quello di rifondazione ecc.
    ma invece secondo te alle elezioni il problema è la falce e martello. con buona pace dei comunisti spagnoli francesi e portoghesi che alle elezioni presentano liste unitarie senza falce e martello. si vergognano anche loro?
    e agli italiani che soffrono le conseguenze della crisi e lottano bisogna dire: sulla crisi e su tutti i vostri problemi potremmo unirci e combattere insieme, ma non lo facciamo perché il prc il pdci i verdi l’idv e tanti altri vi proponiamo di decidere su chi è il partito che l’ha più lungo. presentando 5 o 6 liste e confermando l’idea già fin troppo radicata che chi si oppone a monti e al centrosinistra è un coacervo di litiganti e feticisti del proprio simbolo.
    ma accomodati pure…. e divertiti come puoi.

    e comunque quando parli di partiti, anche se piccoli, non identificarli con il “leader”, ferrando compreso. altrimenti senza volere giustifichi chi dice che per facilitare la scelta degli elettori bisogna metterci dei nomi visto che perfino il signor gianni findochi non sa far altro che parlare di nomi.

    ciao

  101. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    non che c’è ne fosse un gran bisogno ma dopo lo spettacolo di ieri a servizio pubblico(sic!) la miseria del nostro giornalismo nazionale e dei suoi “piccoli leader da salotto” si è palesata in tutta la sua pochezza. Alla fine andarano per castigare e furono castigati! hanno offerto una possibilità al guitto sul suo terreno senza neanche toccare i punti più chiari e sensibili della “natura” politica e delle castronate ( tipo quella dei decreti legge che non è neanche stata contestata neanche con una battuta).Non che mi aspettassi chissà quale performance non apprezzo in modo particolare Santoro e ancormeno Travaglio ma una simile palese incapacità professionale è francamente indigeribile. Il frutto di anni di salotti e “informazione” spettacolo ha ieri mostrato l’incosistenza totale della sua polpa. Il disprezzo profondo per il pubblico si è mostrato in ogni sfumatura .Chissà se almeno da oggi qualcuno si renderà conto che il club dei giornalisti acclamati come paladini della verità e della giustizia altro non è che un salottino di presuntuosi e unti pennivendoli dotati di grande presunzione e di poca pochissima sostanza! Scusa lo sfogo forse sterile ma un blog,forse,ha anche questo onere.
    Abrazos (ma si scrive così?)

  102. sono abbastnza d’accordo con Pasukanis le cui tesi vanno pero’ integrate.
    Penso che l’apparizione del binomio Cossutta-Bertinotti sia stato piu’ un male che un bene nella storia di Rifondazione Comunista.
    La loro azione e’ stata come quella di un eccitante che ha fatto innalzare le percentuali elettorali senza costruire un partito ( e senza neanche riformare la forma partito), una volta svanito l’effetto (retorico) Bertinottiano ci siamo ritrovati con un partito che in alcuni settori era inesistente ( penso ai giovani per esempio).
    Il vendolismo di oggi per esempio e’ frutto della seminagione Bertinottiana in unione naturalmente con l’esperienza giovanile di Vendola nel PCI.
    Approfitto dell’occasione per chiederti un parere sull’esperienza di Cambiare si puo’ che tante polemiche ha suscitato.
    Ho molto apprezzato oggi 20 Gennaio l’articolo di Livio Pepino apparso su “Il Manifesto” odierno che ne pensi?
    ciao

  103. mi spiace pietro, ma penso che quanto ha scritto il signor “pasukanis” sia un esempio della concezione della politica tipica delle tifoserie calcistiche, della superficialità e del personalismo esasperato. sebbene io abbia risposto con dovizia di argomenti il signor “pasukanis” non si è degnato nemmeno di prendere in considerazione nulla di quanto ho scritto. comportamento tipico degli “anonimi” che affollano internet e che lasciano qua e la le loro superficiali pensate come i tifosi fanatici lasciano scritte nei cessi degli autogrill.
    ed ora tu riproponi i suoi argomenti con una integrazione anche questa ispirata dall’idea che i leader tutto possono e tutto fanno.
    forse dovresti, se vuoi dichiararti d’accordo con questo “pasukanis”, almeno considerare quanto ho scritto, magari per confutarlo e criticarlo.
    perché altrimenti discutere è del tutto inutile.
    ciao

  104. io tentavo solo una specie di rflessione storiografica senza alcun accento polemico
    d’altra parte l’interrogarsi sulle ragioni che ci hanno portato nel punto in cui siamo mi sembra necessario
    Abbiamo un partito che i sondaggi danno al 2%, per entrare in parlamento dobbiamo affidarci a 2 magistrati, scelta da rispettare, tuttavia non possiamo dire che la situazione sia ottima e tutto va bene
    Non trovi?

  105. scusa pietro ma quando mai io ho detto che la situazione è ottima?
    credo di aver scritto fino alla nausea, e prima o poi arriverà anche la ultima parte di questo articolo, intorno alle ragioni di una sconfitta enorme e senza precedenti.
    ma sono proprio contrario a leggere tutto in chiave personalistica. cossutta di qua bertinotti di la, ferrando di qui turigliatto di li, e così via.
    ci sono ragioni profonde, che abbracciano le modificazioni sociali non capite, le modificazioni del rapporto politica-popolo e istituzioni-popolo, le modificazioni del ruolo e anche della natura dei mass media. e così via.
    ovviamente le persone hanno le loro responsabilità, proporzionali ai ruoli occupati. a cominciare da me. ma sono interessato a capire e leggere le proposte politiche e le culture politiche delle persone. non a ridurre tutto a scontri personali, leaderismi, dietrologie, processi alle intenzioni e così via.

    anche dire che per “rientrare in parlamento dobbiamo affidarci a due magistrati” è veramente esemplare di una logica per me incomprensibile.

    se la preoccupazione principale fosse stata garantirsi il rientro in parlamento avremmo fatto come sel. e avremmo assecondato pdci verdi e idv nel comporre una lista interna al centrosinistra.

    noi sulla base di una analisi precisa, e non di pregiudiziali, abbiamo lavorato per una lista fuori dal centrosinistra. se non fossimo riusciti a costruire una lista unitaria sui contenuti antiliberisti ecc ci saremmo presentati da soli.
    questa aveva deciso la direzione del partito.

    giusta o sbagliata che fosse questa scelta di linea ridurre tutto a una manovra per rientrare in parlamento è proprio osceno e tipico dei giornalistuncoli da strapazzo che pensano che la politica sia fatta così.

    il fatto che la nostra analisi fosse giusta e che un accordo con il pd fosse non solo sbagliato ma anche incompatibile con le scelte precise fatte dal pd e che su questa base si sia fatta una lista unitaria è, nei tempi bui che viviamo, una cosa buona. che può svilupparsi bene o anche abortire.

    certo che presentarla come una manovretta da quattro soldi per qualche scranno è un contributo a farla abortire.

    ciao

  106. patrizia Says:

    Vedo che sul sito del partito sono stati sospesi i commenti. Da una parte mi spiace, dall’altra mi sembra la risposta inevitabile alla sequela di porcherie postate. Discutere e approfondire gli argomenti e le proprie conoscenze é sempre piú difficile sul web.

  107. ciao patrizia, come sai sono d’accordo sul tipo di discussioni che si sviluppano correntemente sul web, ma io ho appena postato un commento sul sito del partito. forse i commenti erano sospesi temporaneamente.

    un abbraccio

  108. patrizia Says:

    E’ vero, ci sono di nuovo.
    Ciao

  109. Solo per dire a Ramon che la frase sui due magistrati l’ho sentita da parecchi compagni.
    Certo diciamo i compagni piu’ incilini a un certo movimentismo sono piu’ delusi da come si e’ venuta formando al Lista Ingroia che quelli piu’ interni al partito.
    dopo di che sono pronto alla campagna elettorale anche se sono rimasto deluso dalla parabola di Cambiare si puo’ dal fatto che nelle liste elettorali non e’ stato tenuto in considerazione chi era espressione delle assemblee di tale movimento.
    A tal proposito condivido l’articolo di Livio Pepino apparso su “Il manifesto” domenica 20 Gennaio non so se l’hai letto o cosa ne pensi.
    ciao

  110. caro pietro, oltre alla frase sui due magistrati avrai anche sentito diverse altre analoghe frasi. magari opposte nel significato ma egualmente superficiali. e man mano che la campagna elettorale andrà avanti sentirai anche diverse persone, magari ultraimpegnate in lotte sindacali e sociali, dire che voteranno il centrosinistra perché se non sarà autosufficiente dovrà per forza fare un governo con monti e quindi dovendo scegliere per il governo il meno peggio è l’unica vera scelta realistica. una sola frase e una sola scelta nella quale si condensano tutte le conseguenze catastrofiche del sistema bipolare. la prima delle quali è rendere i contenuti veri di sinistra o suggestioni chiaramente irrealizzabili al governo o slogan testimoniali all’opposizione. quindi lasciamo perdere la frasi di questo tipo che si sentono in giro e stiamo alla politica.
    mi spiace ma io non condivido per nulla ciò che ha scritto livio pepino.
    cambiare si può era un’ottima occasione per costruire dal basso una lista su contenuti avanzati. c’era anche lui alla presidenza dell’assemblea che senza aver discusso ha incoronato ingroia leader. o ricordo male?
    l’unificazione di due percorsi diversi ma dai contenuti compatibili e simili era necessaria o no?
    da una parte cambiare si può con contenuti più avanzati ma con una evidente “riserva” (sulla quale tornerò) sui partiti. nella fattispecie sul prc che era l’unico ad essersi impegnato in cambiare si può. e dall’altra un’aggregazione intorno ad un candidato con forze tutte ambigue o orfane di un possibile accordo col centrosinistra.
    noi pensavamo e non ci sbagliavamo, al contrario di molti, che i contenuti e perfino la stessa figura di ingroia sarebbero stati incompatibili per fare qualsiasi accordo col centrosinistra.
    lo pensavamo sulla base di una analisi e di una previsione fondata su una analisi. non sulla base di pregiudizi sul pd o sul pdci verdi e idv.
    abbiamo lavorato per unire e tutti sapevano che:
    1) non saremmo stati in nessuna lista che avesse fatto accordi con il centrosinistra anche a costo di presentarci da soli.
    2) che eravamo pronti a sacrifici sulle candidature a partire da quella del segretario del partito per realizzare l’obiettivo della lista unitaria.
    purtroppo nel gruppo promotore di cambiare si può è prevalsa la scelta di tirarsi fuori dalla discussione per fare una lista unica.
    scelta sbagliata.
    ma perché sbagliata?
    l’assemblea ha discusso di metodi per le candidature come se non ci si dovesse confrontare anche con ingroia e l’altra aggregazione. e per giunta litigando su metodi e candidature del tutto inutilmente.
    al processo a cambiare si può hanno partecipato molti compagni e compagne di rifondazione. ma posso testimoniare che non è stato organizzato alcun cammellaggio. semplicemente avendo il prc apprezzato e indicato come positiva la iniziativa molti militanti hanno partecipato, essendo i militanti del prc quasi sempre anche impegnati in comitati di lotta, movimenti come il no tav no dal molin, in sindacati come la fiom e di base, e così via. ma diversi fra i promotori volevano stabilire una gerarchia. da una parte i “senza partito” che dovevano decidere e fare le liste e dall’altra i militanti del prc che avrebbero dovuto “sostenere”. alcuni dei promotori dicevano che c’erano troppi del prc fra gli iscritti al sito di cambiare si può. insomma da una parte tutto deve partire dal basso e nelle assemblee con metodo assembleare. ma se per caso succede che nelle assemblee ci sono troppi uomini e donne che hanno il gravissimo difetto di essere iscritti ad un partito allora non va bene. in diversi interventi sembrava che la forma partito, senza mai distinguere fra partito e partito, fosse la sentina di tutti i mali. argomento che ricorre anche nell’articolo di livio pepino.
    una simile logica invece che unire e risolvere problemi li ha semplicemente moltiplicati. e non sto neanche a polemizzare su diversi interventi particolarmente duri con i “partiti” pronunciati da persone che sono state funzionari, assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali ed anche deputati per uno o più partiti e spesso con diversi mandati. salvo poi uscire dal partito (nella fattispecie quasi sempre il prc) per proclamarsi “società civile” avente il diritto di sparare a zero sui partiti. che tristezza!
    il prc pretendeva solo di avere pari diritto. di non essere discriminato. ed era anche d’accordo a far funzionare tutto dal basso con il principio di una testa un voto. ed era disponibilissimo a rinunciare al proprio simbolo e perfino alla candidatura del proprio segretario e/o di altri dirigenti nazionali.
    che doveva fare di più? sciogliersi.
    perché c’è chi pensa che i partiti debbano sparire e vaneggia di metodi democratici mai proposti seriamente e sempre magicamente definiti “nuovi”. anche questo ricorre nell’articolo di pepino.
    io rispetto questa posizione. mi ci voglio confrontare. ma pretendo eguale rispetto. ed anche eguale volontà di confronto.
    e siccome da anni dico che bisogna costruire l’unità sui contenuti di tutti penso che ci sia un solo modo per farlo. unire tutti e funzionare come un soggetto con il principio di una testa un voto. e far decidere gli iscritti al soggetto su scelte fondamentali come entrare o meno in un governo, uscire o meno da un governo. ed organizzare una vita democratica in modo che dirigenti e candidati siano scelti democraticamente. posso dire sommessamente che le assemblee di base da sole che scelgono i candidati diventano in un battibaleno i luoghi più litigiosi e divisi del mondo? e divisi fra personalismi e cordate in modo irrimediabile? o qualcuno davvero pensa che ambizioni personalistiche, opportunismi, accordi fra cordate del tipo io ti sostengo con i miei alla regione e tu mi sostieni con i tuoi al parlamento, e perfino clientele, quando si parla di liste elettorali siano cose solo appannaggio dei partiti e non della cosiddetta società civile?
    se molti non fossero ultraprovinciali e non pensassero di essere l’ombelico del mondo forse si sarebbero accorti che in altri paesi le cose vanno meglio e funzionano. l’esempio che mi sta più a cuore, e non per le mie origini catalane bensì per l’esperienza politica in se, è izquierda unida. che funziona esattamente come ho detto sopra. nella quale stanno diversi partiti senza doversi sciogliere e comunque sempre e solo con l’adesione individuale degli iscritti dei partiti ad izquierda unida. e senza quote per i partiti a cominciare dal pce negli organismi dirigenti di izquierda unida. tutto si fa con una testa un voto.
    ma in izquierda unida non esiste che qualcuno dica io non ho la tessera del pce (magari da qualche mese) e quindi devo contare di più del militante di izquierda unida che ha anche la tessera del pce. e viceversa.
    ma in italia c’è sempre qualcuno che pensa di essersi inventato la formula magica e naturalmente “nuova” e che tutto il resto del mondo debba dire oooohhhhh! che meraviglia! adesso sciogliamo subito il partito. perché sempre e comunque tutti questi bei progetti “nuovi” hanno un presupposto: che il prc si sciolga e che non esista una formazione comunista organizzata. o in subordine che se non si scioglie possa solo sostenere ciò che altri (quasi tutti ex istituzionali o ex partiti e/o comunque professori ben collocati socialmente) pensano e fanno.
    ma come si può pensare di unire se il presupposto è che qualcuno pensa dirige e comanda cose che per funzionare prevedono che altri si debbano sciogliere, cancellare, obbedire?
    spiegalo a pepino e vediamo se lo capisce.

    quindi, purtroppo se invece di aprire una discussione assurda come questa cambiare si può avesse direttamente partecipato alla discussione con ingroia e gli altri forse tutto sarebbe stato meglio e pepino avrebbe scritto un altro articolo.

    o no?

    ciao

  111. grazie per il tuo scritto che in parte condivido
    Sulla vicenda di Cambiare si puo’ condivido quello che hai espresso ed e’ vero che le dimissioni dei reggenti (chiamiamoli cosi’) dopo la sconfessione avuta dal voto telematico sono state un gesto non molto responsabile che ha determinato la sostanziale fine di quell’esperienza.
    Penso invece che nell’articolo di Pepino ci sia una distinzione che io condivido e su cui invece tu non sarai d’accordo: la divisione cioe’ tra partito e ceto politico.
    Il partito e’ quell’ambito in cui le individualita’ vengono valorizzate e si esprimono liberamente, il ceto politico e’ quel coperchio che grava sul partito espressione di una mancanza di ricambio imputabile anche ad un’assenza di movimenti sociali che lo favoriscano.
    Anche nel nostro partito il ceto dirigente e’ sempre lo stesso: sia chiaro che non si mette in discussione l’impegno e l’abnegazione nonche’ la capacita’ di tutti ma il fatto che non ci sia mai un rinnovamento vero e’ indice, per me, della necessita’ di una riforma o autoriforma del partito che puo’ avvenire solo apresondosi ai ( pochi ma esistenti) movimenti presenti sui territori.
    ciao

  112. caro pietro, mi fa piacere che ci sia una certa coincidenza di opinioni. ma hai ragione, non sono affatto d’accordo su questa presunta divisione fra ceto politico e partito.
    dimmi un po: chi ha eletto i reggenti? come è possibile che abbiano promosso un processo collettivo e lo abbiano abbandonato alla prima divergenza? organizzare un percorso dal basso può essere compatibile con dei dirigenti reggenti coordinatori (chiamali come vuoi) che se le cose non sono esattamente come le hanno immaginate loro se ne vanno? e poi si danno allo sport di cercare il pelo nell’uovo e a pronosticare fallimenti perché non si è fatto come loro volevano? e vorrei sottolineare il fatto che loro scrivono su quotidiani ed hanno molte possibilità di far conoscere le loro opinioni mentre la “base” è destinata ad essere evocata e poi ignorata, perché se prende la parola nell’unico modo che ha a disposizione e questa parola non coincide con quella dei leader questi ultimi l’abbandonano a se stessa. e questi sarebbero i portatori del “nuovo” e più democratico modo di far politica? ma mi faccia il piacere!
    come vedi il “ceto politico” esiste. ma non è prerogativa dei soli partiti il produrlo.
    il ceto politico vive separato dalla società ed obbedisce solo alla logica del gioco per avere potere e prebende. si auto attribuisce il diritto di parlare a nome di altri ed usa i problemi reali come espediente per fare demagogia. del ceto politico fanno parte anche leader e dirigenti di movimenti e associazioni, che regolarmente si fanno candidare molto volentieri dai partiti, spessissimo come fiori all’occhiello di liste che programmaticamente sono incompatibili con i contenuti delle lotte delle loro associazioni e movimenti. del ceto politico fanno parte giornalisti e conduttori di talk show che lavorano alacremente ad invitarsi fra di loro per parlare fra di loro e ad usare i politici come comparse ed attori di una commedia il cui unico scopo è far soldi con l’audience. e che livella al ribasso il livello di qualsiasi discussione. più risse ci sono più sale l’ascolto. più si parla seriamente ed approfonditamente e più cala l’ascolto.
    un segretario di circolo di rifondazione, magari di un piccolo paese, che sa vita morte e miracoli dei direttivi degli altri partiti ma non sa quanti sfratti ci sono nel suo comune, che non sa cosa succede nella sua parrocchia, che non sa cosa e come si discute nella rsu della fabbrica che c’è sul territorio, anche se non è funzionario e non è consigliere è ceto politico. un funzionario di partito che organizza una rete di relazioni con soggetti di lotta, che promuove discussione approfondita, studio e produzione di proposte di lotta e di unificazione di lotte, non è ceto politico.
    come vedi la divisione non attraversa il partito nel senso che dici tu. la parola rinnovamento non vuol dire nulla. un quadro politico si forma in anni e decenni di esperienza. non basta sparare quattro cose messe in croce o saper parlare bene in pubblico. se non si sa distinguere l’essenziale dal contorno. se non si sa ascoltare, non si sa mediare fra posizioni diverse ma compatibili. se si fa finta di mediare fra cose incompatibili. se non si sa accettare di essere criticati anche ingiustamente e ce la si prende sul piano personale. se in un disastro si pensa solo a se stessi e non al collettivo. se se se… potrei continuare… se si è così e si va a ricoprire un incarico di direzione all’insegna del rinnovamento si creano solo danni. anche a se stessi.

    ma credo che ci siamo capiti.

    un abbraccio

  113. per il momento dico che sei stato convincente e mi hai quasi convinto
    Tornero’ pero’ sull’argomento
    ciao

  114. Gianni Radici Says:

    Ramon voglio solo ringraziarti per gli stimoli e le risposte sempre puntuali sopratutto nei momenti critici della vita del nostro partito. Condivido la linearità delle ultime decisioni anche se non nascondo il forte dibattito che le scelte elettorali hanno generato nella ns sezione. La vicenda di “cambiare si può” in cui ho creduto fin dall’inizio oggi con la tua lettura la comprendo meglio e purtroppo rivedo i limiti di alcuni “dirigenti” che non sanno mettersi al servizio di un progetto ( come per altro viene richiesto a noi “militonti” ) ma decidono di “non giocare”( indebolendo di fatto il movimento che nel frattempo si era messo in moto ) alla faccia delle migliaia di compagni che non avendo grandi organi di informazioni, ogni giorno devono dare risposte convincenti ai propri interlocutori.
    Mi piacerebbe che in uno dei tuoi “rari” ritorni contare su di te per una serata di discussione, un abbraccio Gianni Radici

  115. grazie pietro, non ambivo a tanto.
    un abbraccio

  116. ciao gianni, mi fa piacere vederti qui. intanto un saluto e un abbraccio da parte mia a tutte/i le compagne e i compagni di motta visconti e della zona.
    anche noi abbiamo creduto in cambiare si può. e ci crediamo ancora. pur sapendo che fra i promotori ci sono persone che hanno una visione della costruzione di un percorso comune viziata da un certo grado di elitarismo.
    intendiamoci, sono in gran parte ottime persone, con culture e posizioni interessanti ed utili. ma ragionano, soprattutto per inesperienza, in astratto e con scarso principio di realtà.
    in altre parole, come del resto ha scritto pepino, siccome pensano che i “partiti” siano morti e siano la causa di tutti i mali della politica contemporanea, si riuniscono fra pochi illuminati, immaginano la costruzione di un soggetto, ne definiscono linee e metodi, e poi si aspettano che la realtà si conformi al loro progetto. se la realtà gli propone l’esistenza di un partito che si dichiara pronto a discutere con loro di contenuti e di metodi accettando volentieri di rimettersi in discussione invece di apprezzare questo fatto si insospettiscono. pensano che ci sia chissà quale disegno egemonista e chissà quale volontà strumentale del partito. e quindi, per un tipico volteggio acrobatico proprio di chi non è abituato a confrontarsi, a mediare, a costruire unità tenendo in considerazione il punto di vista altrui, invece che avanzare scappano e rinunciano proprio nel momento in cui le loro idee avevano la possibilità di funzionare.
    con loro c’erano e ci sono due divergenze abbastanza serie.
    la prima è relativa a quel che già ho detto. la lista doveva farla la cosiddetta società civile e rifondazione avrebbe dovuto “sostenerla”. la seconda è che essendo nata l’altra aggregazione intorno alla candidatura di ingroia, anch’essa inneggiante alla società civile ma non ostile ai partiti, e ambigua sul rapporto con il centrosinistra pur capendo che sarebbe stato assurdo non tentare di unificare entrambi i percorsi avrebbero voluto imporre il contenuto della indipendenza dal centrosinistra e quello dei partiti come meri sostenitori del progetto.
    noi non volevamo nessuna ambiguità sul centrosinistra, ma eravamo anche convinti che l’ambiguità si sarebbe sciolta, come poi si è visto, nella realtà. per essere chiari fino in fondo noi non avremmo mai accettato di fare un’aggregazione interna al centrosinistra e al limite ci saremmo anche presentati da soli. ma porre il problema in astratto avrebbe partorito inevitabilmente due liste e forse anche tre. che avrebbero passato la campagna elettorale a litigare fra loro pur proponendo sostanzialmente gli stessi contenuti. un suicidio.
    noi, pur non volendo scioglierci ne sparire, eravamo disposti a rinunciare a diverse cose. riferimenti simbolici e candidature (come quella dello stesso segretario del partito). per il semplice motivo che per noi la cosa essenziale era che in italia i contenuti giusti fossero al centro di una aggregazione capace di portarli in parlamento. ma idv pdci e verdi no.
    alla fine si doveva pur costruire un luogo, anche dati i tempi perché altrimenti le cose sarebbero state fatte in altro modo, nel quale decidere. ed inevitabilmente in quel luogo dovevano pur esserci i rappresentanti di tutti quelli coinvolti. era impensabile che i partiti non partecipassero alla discussione e decisione sulle liste, sul programma e sul simbolo.
    ognuno può giudicare ciò che è stato fatto.
    il programma è completissimo ed equilibratissimo? no. ma è giusto e contiene tutte le cose essenziali, analoghe se non identiche a quelle di syriza, di izquierda unida, del front de gauche.
    le liste sono bellissime? no. ma sono sufficientemente collegate alle lotte reali che ci sono nel paese ed anche alle forze politiche che le sostengono e vi partecipano.
    il simbolo è bellissimo? no. è un mix fra movimento operaio, il “nuovo versante” della società civile e il leaderismo proprio del sistema elettorale vigente. ma non è nessuna delle tre cose da sola e quindi può essere utile.
    qualcuno avrebbe potuto capire se su una sola di queste cose ci fosse stata un divisione e la presentazione di più liste? forse qualche militante settario sarebbe stato contento. ma il popolo avrebbe pensato che davvero siamo solo capaci di litigare e dividerci all’infinito.
    rimangono ambiguità? certo che si. su molte cose. sia sul centrosinistra (anche se via via la distanza con esso è sempre più chiara). sia sulla funzione dei partiti, visto che noi pensiamo che oggi un partito comunista debba produrre principalmente pratiche sociali e non pensare prevalentemente alle elezioni, mentre altri proprio non concepiscono nemmeno questa cosa. l’unica veramente innovativa dal punto di vista politico, al di la di tanta demagogia sulla “base”. sia su come si sta nelle istituzioni, perché il bipolarismo ha prodotto nella testa del militanti e del popolo l’idea che nelle istituzioni non si fa politica, bensì si testimonia.
    ma su ognuna di questa cose chi avrà più capacità di analisi, proposta, e argomenti e filo da tessere giocherà la sua partita. senza egemonismi ed imposizioni ma non senza una sana battaglia delle idee.
    è evidente che la lista è più una coalizione che un soggetto. resta l’obiettivo di costruire un soggetto che partecipi alle elezioni, che funzioni sulla base di una testa e un voto e democraticamente, e al quale partecipino partiti, associazioni e persone, senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità ed organizzazione. come è il caso, per esempio, di izquierda unida in spagna. che agglutina diversi partiti ed organizzazioni anche locali, che ha un simbolo semplicissimo composto solo dalle due iniziali I U, che funziona sulla base di una testa un voto.
    insomma caro gianni, possiamo ben dire anche ai compagni più dubbiosi che tutto questo è un successo. perché altrimenti avremmo solo divisioni fatali e irreversibili. e il nostro stesso partito avrebbe subito un ennesimo durissimo colpo.
    o no?

    un abbraccio e grazie di nuovo.

    troveremo senz’altro l’occasione per incontrarci.

  117. Grazie Ramon per la bellissima risposta data al compagno Gianni.
    Il tuo scritto e la tua illustrazione di come siano andate le cose con cambiare si può. Speriamo che i compagni dubbiosi di come siano andate le cose, riflettano è l’unico modo per portare una voce comunista dentro al Parlamento.
    Ciao Icio

    P.S. sono nuovo nel tuo blog, ma ti conosco almeno da più di 20 anni.

  118. grazie a te icio. un abbraccio.

  119. Ciao Ramon, oggi ho sentito a radio popolare Basilio Rizzo che si detto favorevole anzi lui lo pratica il voto utile. quindi alla camera vota rivoluzione civile e al senato pd. Non vorrei sbagliarmi ma Di Stefano è anche lui per il voto utile al senato votando sel. Io non riesco capire più niente…già una volta con Veltroni è successo una cosa del genere e i comunisti sono rimasti fuori dal parlamento. Se andiamo avanti di questo passo che fine faremo?
    Un abbraccio, Icio

  120. cari icio, il “voto utile” è intrinsecamente interno alla logica del maggioritario e del bipolarismo. eppure è una pura illusione anche per quelli che pensano di essere intelligenti e di fare un uso mirato del voto. da una parte è un imbroglio e dall’altra è l’introiezione che non si vota per un programma e per contenuti bensì per scegliere il meno peggio nel campo avverso. che è bipolare ma sui contenuti è avverso.
    il maggioritario è stato introdotto in italia esattamente per ridurre alla testimonianza o all’ininfluenza dentro il centrosinistra qualsiasi posizione antagonista o anche solo vagamente scomoda.
    c’è chi fa l’apologia della testimonianza e c’è chi fa l’apologia del “si conta solo dentro il centrosinistra”. entrambe queste posizioni sono subalterne alla logica maggioritaria e antidemocratica.
    ma la realtà si incarica tutti i giorni di smentire entrambe le illusioni. se i comunisti e la sinistra saranno capaci di sviluppare lotte e pratiche sociali radicandosi nel popolo e affronteranno le elezioni con grande duttilità tattica senza mai tradire i contenuti nel futuro conteranno. se cercheranno scorciatoie elettoralistiche illudendosi che si possa cambiare la realtà con elezioni truccate dal maggioritario, anche se agiteranno contenuti giusti, conteranno sempre meno.
    oggi comunque ogni voto conquistato per rivoluzione civile alla camera o al senato è strappato al regime bipolare e alla logica del sistema. e vale triplo.

    un abbraccio

  121. Grazie Ramon, per le risposte sempre puntulai e con quel calore che emettono le tue parole ( riflessioni).
    Hasta Siempre.
    icio

  122. grazie icio, troppo buono.
    ma non dire più hasta siempre. meglio hasta la victoria siempre.
    hasta siempre si usa soprattutto per i morti. eh eh eh

    ciao

  123. Buon Compleanno, Compagno Ramon.
    Hasta La Vittoria Siempre.
    Cosi va bene….
    ciao
    icio

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