Siamo sotto dittatura. Festeggiamo?

Le immagini della folla vociante che festeggiava la caduta del governo Berlusconi, cantando inni religiosi e perfino Bella Ciao, stridono drammaticamente con la realtà del paese e del momento.

Non ce l’ho con le persone che hanno festeggiato come i tifosi di una squadra per la sconfitta dell’odiato avversario. Constato, con pena, che molti e molte, che pure magari si considerano progressisti o addirittura di sinistra, sono ridotti appunto ad essere passivi tifosi, più contro Berlusconi che a favore di qualsiasi cosa.

Il lavoro è svalorizzato e deprivato della sue funzioni sociali e morali, ridotto a pura merce fra le altre, e conseguentemente lavoratrici e lavoratori sono in balia di un mercato che li tratta come cose e che non tollera la loro umanità e tanto meno la stessa possibilità che i loro interessi comuni possano pesare nella società, nei confronti delle loro controparti, nelle istituzioni dove si prendono le decisioni, nel sistema dell’informazione, nel mondo della cultura.

Di converso esiste una casta, questa si davvero una casta, di capitalisti, di banchieri, di finanzieri, di “manager”, di tecnocrati e di burocrati che decidono per tutta l’umanità, i cui interessi, perfino immediati, sono assolutizzati e santificati come gli “unici possibili”, come oggettivi, come indiscutibili.

Ci voleva una crisi terrificante del sistema finanziario e capitalistico per mettere a nudo questa inconfutabile verità?!

Una verità che, anche quando non è negata, viene presentata come una dura realtà da accettare, da digerire e da descrivere “realisticamente” come immodificabile.

La situazione attuale non è figlia di nessuno, non è il risultato del semplice e automatico “sviluppo” del sistema capitalistico o dell’abilità della casta, quella vera, di impossessarsi del potere incontrollato che le permette di “dettare” agende e provvedimenti ai governi e ai parlamenti, più o meno democraticamente eletti, nei suoi esclusivi interessi.

Dopo la crisi del 29 e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, sia per la paura che incuteva alle borghesie di tutti i paesi l’Unione Sovietica, sia per la forza che il movimento operaio aveva conquistato con durissime lotte e avendo il potere reale di agire in quello che era il cuore del sistema, la produzione industriale, al sistema vennero messe briglie, regole, esattamente al fine di impedire che i suoi “istinti” intrinseci conducessero a ripetute crisi e alla creazione di problemi irrisolvibili per l’intera umanità.

A questo fine, e per effetto di ricercati compromessi, non sempre avanzati anche se comunque influenzati dagli interessi del movimento operaio, vennero adottati precisi provvedimenti. Fra i tanti vale la pena di ricordare i seguenti:

L’adozione di un sistema di cambi fra le valute con precisi e ristrettissimi vincoli alle possibili oscillazioni di mercato fra le stesse. La fissazione della convertibilità in oro della moneta di scambio nelle transazioni commerciali e finanziarie. La proibizione alla commistione di qualsiasi tipo fra banche creditizie e banche di investimenti. La regolazione del commercio internazionale sulla base di un almeno parziale riconoscimento delle diseguaglianze fra paesi ricchi e poveri. Il controllo politico delle banche centrali e delle politiche monetarie. La nazionalizzazione, in moltissimi paesi, dei settori fondamentali e strategici nel governo dell’economia a cominciare dalle banche, energia e comunicazioni. La programmazione economica statale di medio e lungo periodo come vincolo per le attività imprenditoriali private.

Tutto questo fu sostanzialmente imposto al sistema capitalistico, e produsse una centralità del mercato interno ad ogni paese e della produzione industriale. Centralità che permise alla classe operaia di contare e di trattare da una posizione di relativa forza. Solo così poté avvenire in Italia il “miracolo” della fuoriuscita dalla povertà di milioni di famiglie e la conquista di diritti sociali mai conosciuti prima.

Ma le regole e le briglie al sistema capitalistico non produssero l’armonia e le basi di una convivenza infinita fra interessi contrapposti e configgenti, come prevedavano le parti pure più avanzate dei partiti cattolici e cristiani. E nemmeno il graduale ed indolore superamento del sistema capitalistico in favore di un socialismo democratico e moderato, come prevedevano sostanzialmente i partiti del campo socialdemocratico.

Quelle regole e quelle briglie produssero profitti sempre decrescenti per i capitalisti. Essi non potevano più accettare nessun compromesso per il semplice motivo che alla lunga sarebbe venuta sostanzialmente meno la stessa ragione della loro esistenza: la ricerca del massimo profitto. Mai avrebbero accettato di sparire sottomettendosi alla volontà democratica. E fu questa la molla che li portò a chiedere ed ottenere, e a promuovere in proprio, una vera e propria controrivoluzione. Alla fine della fase Keynesiana poteva esserci solo la rivoluzione o la controrivoluzione. Ogni gradualismo ed illusione armonica coltivata dai socialdemocratici venne travolta. E i comunisti non seppero, anche perché ritennero di non potere, fare la rivoluzione. Non l’Unione Sovietica che pretendeva di competere con il capitalismo imitandone i paradigmi produttivistici e che aveva ormai passivizzato la società e santificato un potere in quasi nulla diverso da quello storico della borghesia. Non i comunisti in occidente troppo divisi ed impegnati a difendersi paese per paese dalla controffensiva capitalistica.

I socialisti e socialdemocratici, con isolatissime eccezioni, invece che prendere atto del fallimento del gradualismo rispetto all’obiettivo del superamento del capitalismo (ancora presente nei loro programmi fondamentali e perfino negli statuti dei loro partiti) lo capovolsero. Separarono i loro destini da quello degli operai e dei lavoratori, che da quel momento perderanno inesorabilmente sempre, e si candidarono a gestire la controffensiva capitalistica più gradualisticamente e moderatamente della destra. Questa è l’essenza della storia politica negli ultimi trenta anni in Europa. Ed infatti tutti i partiti affiliati al Partito Socialista Europeo sono stati protagonisti nello smantellare uno dopo l’altro tutti i vincoli, le regole e le briglie imposte al sistema capitalistico nella fase precedente ed elencate più sopra.

Da quel momento, in ogni paese e con qualsiasi sistema politico elettorale, sparì nei fatti prima ancora che nella teoria (in quanto molti socialdemocratici presentavano il gradualismo della sconfitta come una realistica ritirata momentanea e pragmatica) l’alternativa fra socialismo e capitalismo e comparì nei fatti prima ancora che nella teoria (in quanto erano ancora molto diverse le culture di provenienza e gli insediamenti elettorali) l’alternanza fra ceti politici diversi ma interni alla gestione degli interessi capitalistici.

Al contempo la cancellazione dei vincoli e delle regole imposti al sistema capitalistico dal dopoguerra in poi produsse un altro fenomeno ben osservabile per chiunque avesse occhi per vedere. La migrazione verso i mercati e gli organismi sovranazionali incontrollati da qualsiasi influenza politica democratica, di tutti i poteri politici statuali fondamentali in economia ed in qualche modo influenzabili dalla dialettica democratica comunque organizzata.

Col tempo l’alternanza nella gestione del sistema si impoverirà di poteri reali fino a divenire quasi mera esecuzione delle “decisioni” dei mercati e la “qualità” della politica reale più rilevante diventerà mano a mano quella dell’abilità nell’imporre lacrime e sangue alla popolazione presentando tutto come indispensabile sacrificio per non soccombere nella competizione internazionale. Naturalmente promettendo un secondo tempo, capace di reinstaurare un circuito virtuoso di redistribuzione della ricchezza e di diminuzione delle diseguaglianze, che non è mai venuto e che mai verrà per il semplice motivo che il primo ad ogni passo ne cancella qualsiasi possibile premessa.

Dalla capacità di progettare la società, lo sviluppo, la democrazia verso nuovi orizzonti e verso la eliminazione delle ingiustizie di ogni tipo, propria della politica delle sinistre con la prospettiva della alternativa, alla capacità di raccogliere consensi elettorali imbrogliando la propria base elettorale e sociale e legittimandosi presso i circoli e la casta dominante competendo con la destra nello spirito di servizio verso di essa, propria della ormai sedicente sinistra liberale nella prospettiva dell’alternanza.

In tutto questo i comunisti e comunque quella parte della sinistra rimasta cocciutamente anticapitalista, e per questo considerata vecchia e dogmatica dalla sinistra liberale, sono rimasti soli, isolati in Europa ed ognuno nel proprio paese, a difendere con le unghie e con i denti le conquiste dei decenni passati e con la prospettiva di dover resistere per un lungo periodo, prima di potersi proporre una svolta e un qualsiasi sbocco politico forte di rapporti di forza sociali favorevoli.

La durezza di questa crisi ha fatto venire in luce l’essenza antidemocratica del sistema dominante e svela ogni giorno di più l’inganno e la natura del “gradualismo” della “sinistra liberista”. È con questo ossimoro che bisognerebbe definirla scientificamente, senza però aprire infinite dispute nominalistiche che lasciano il tempo che trovano, visto che è difficile coniugare i termini “liberale” e “democratica” con l’accettazione della dittatura del mercato.

Tutto questo dovrebbe aver fatto piazza pulita dell’uso improprio del concetto di “alleanze” e di “governo” o “cultura di governo”.

Le alleanze si fanno per scopi precisi e definiti. E si fanno nella società fra gruppi sociali distinti ma convergenti nella difesa di obiettivi ed interessi. E solo su questa base si fanno anche fra forze politiche diverse. La funzione del governo è uno strumento, un mezzo, per la realizzazione degli obiettivi condivisi fra i contraenti l’alleanza.

Alla disgregazione sociale seguente la messa del mercato e della finanza al centro del sistema e del modello sociale, alla emarginazione della classe operaia (per due decenni il mantra è stato perfino che era sparita o in via di estinzione) e delle sue organizzazioni politiche e sindacali, alla crescita dell’individualismo sfrenato, della guerra fra poveri, del razzismo e dell’egoismo localista, è cresciuta parimenti una concezione della politica totalmente separata dalla società (tranne che per le allusioni mistificatorie agli effettivi problemi sociali per scopi spudoratamente elettoralistici). Il bipolarismo, la governabilità, la velocità delle decisioni da prendere per inseguire quelle del marcato, il potere del governo rispetto al potere del parlamento, il parlamento dai confini bipolari e maggioritari rispetto al parlamento rappresentativo e proporzionale, i partiti a-classisti rispetto ai partiti interclassisti o di classe, i leader rispetto ai collettivi democratici e così via, non sono accidenti o prodotti del (mancato) intento di semplificazione della politica. Sono la riduzione della politica alla funzione di gestione dell’esistente, con la relativa espulsione di qualsiasi progetto o perfino minima rivendicazione che fuoriesca dai confini stabiliti dagli interessi del capitale e del mercato. Per conservare una almeno apparente dialettica democratica si finge, letteralmente si finge, che i due schieramenti o partiti concorrenti per la gestione dell’esistente, siano effettivamente alternativi. E maggiore è la loro similitudine sull’essenziale, e cioè sull’accettazione della dittatura del mercato, maggiormente si gridano insulti e ci si accapiglia nella dimensione della politica spettacolare. Maggiormente si tenta di vincere le elezioni cercando di deprimere l’elettorato altrui, alimentando la non partecipazione o il voto “antipolitico”, che non è altro che il prodotto più reazionario che conferma l’ineluttabilità della dittatura del mercato. Maggiormente si alimentano speranze e illusioni, con un uso spregiudicato delle allusioni e perfino delle descrizioni suggestive dei problemi sociali reali, salvo poi produrre disillusioni fornendo il fianco alla speculare operazione, condotta dalla opposizione, dello schieramento opposto.

Trovo per un verso ridicolo e per l’altro vomitevole che ci sia chi, a sinistra, parli di alleanze e di governo come se fossimo negli anni 50 o 60. Come se la società e la politica non fossero cambiate, e in peggio. Come se i partiti con cui allearsi fossero propositori di un gradualismo verso il superamento del capitalismo. Come se il governo da conquistare qui ed oggi avesse a disposizione i poteri effettivi per contraddire gli interessi del capitale. Come se la cultura di governo non fosse, come lo è stata per i comunisti all’opposizione per decenni, la capacità di proporre soluzioni e riforme per il paese bensì accettare per un presunto pragmatismo di confinare ogni proposta dentro le compatibilità imposte dalla dittatura del mercato. In uno scivolamento senza fine per cui dire no alla TAV e destinare le risorse per risanare il territorio invece che una proposta tipica di chi ha una seria cultura di governo diventa un estremismo non pragmatico. E gli esempi si possono fare a decine se non a centinaia.

La nostra storia è piena negli ultimi due decenni, in Italia come in altri paesi europei, di partiti o di scissioni che su queste basi hanno portato acqua al mulino del bipolarismo tagliando il ramo su cui erano seduti.

E trovo altrettanto illusorio e pericoloso pensare che le istanze di cambiamento, spesso e per questo ridotte a pura declamazione di slogan, possano crescere crogiolandosi nell’isolamento e nell’impotenza. In un circolo vizioso nel quale l’isolamento sarebbe la prova della genuinità delle proprie istanze di cambiamento e non un maledetto effetto della dittatura del mercato. Ed anche qui la nostra storia è piena di esempi di partitini e di scissioni che alle elezioni misurano, quasi sempre in competizione fra loro, il grado di radicalità parolaia di cui sono capaci.

Insisto nel dire che entrambe queste tendenze lavorano oggettivamente ad una divisione insanabile di qualsiasi forza di classe, proprio perché accettano come ineluttabile la semplificazione della politica separata del bipolarismo che non conosce e non ammette nessuna terza via fra la testimonianza ininfluente nelle decisioni reali o la subordinazione e l’integrazione nel sistema.

Tutto ciò si vede molto meglio proprio oggi.  

Se il bipolarismo contenesse o anche potesse contenere politiche e proposte alternative fra loro ciò si dovrebbe vedere meglio esattamente nel momento della crisi del sistema.

In altre parole se la dittatura del mercato pretende, con metodi sbrigativi e autoritari, perfino con metodi umilianti l’esiguo simulacro di democrazia che rimane, che i governi obbediscano alla casta e ai suoi interessi, si dovrebbero accentuare le differenze fra gli schieramenti. Si dovrebbe vedere la netta differenza fra chi propone di sottomettersi ai diktat sacrificando non solo gli interessi delle classi subalterne ma anche quelli del paese, e chi proprio per difendere gli interessi delle già massacrate classi subalterne propone o almeno tenta di non sottomettersi ai diktat dimostrando che questo è nell’interesse del paese. Si dovrebbe vedere la differenza fra la cultura di governo dell’esistente, e cioè la politica come tecnica di applicazione delle esigenze del mercato alla società, e la cultura di governo come primato della società e degli interessi collettivi su quelli del capitale e del mercato. Almeno nelle minime sfumature, se non in modo conclamato, queste differenze si dovrebbero vedere.

Invece si vede esattamente il contrario. Si vedono i cantori del bipolarismo proporre l’unipolarismo. A dimostrazione che i custodi del sistema per quanto normalmente in competizione fra loro sul posto di primo custode e bidello del sistema, se il sistema vacilla e trema a causa delle proprie stesse colpe, devono obbedire, tacere ed accettare che un membro della casta si assuma la fatica di comandarli per il tempo necessario.

Che il signor Monti appartenga alla casta, quella vera, è dimostrato dal fatto che appartiene non a una ma addirittura a due organizzazioni internazionali (non segrete ma assolutamente impenetrabili alla stampa e all’opinione pubblica) finanziate dalle multinazionali. Parlo della Commissione Trilaterale e del Gruppo Bilderberg. Su entrambe queste organizzazioni c’è un’ampia letteratura che ne descrive l’importanza e l’attività. Nonché gli obiettivi che sono esplicitamente quelli di coordinare capitalisti, tecnocrati, manager e governanti amici, per imporre le politiche neoliberiste a tutto il mondo. Lo dimostra il fatto che è stato un tecnocrate della commissione europea nominato e confermato sia dai governi di centrodestra che da quelli di centrosinistra. Lo dimostra il fatto, ma questa è solo una mia opinione, che nonostante il suo curriculum universitario e le sue pubblicazioni siano modeste o comunque analoghe a quelle di altre decine di professori, è considerato una personalità di primissimo piano. Senza chiamare in causa le sue presunte capacità scientifiche (come tutti i neoliberisti non ha mai previsto nessuna delle crisi ed al contrario ha sempre pronosticato meravigliose crescite e sviluppi mai avvenuti) è evidente che la sua “importanza” è esattamente quella di appartenere ai circoli che “contano” nel mondo della finanza e del sistema. È per questo che è quasi unanimemente considerato “credibile”.

Napolitano, ma purtroppo non c’è nulla che l’obblighi a farlo, dovrebbe spiegare quali sono gli “altissimi meriti nel campo scientifico e sociale” di Monti che avrebbero “illustrato la Patria” che l’hanno indotto a nominarlo all’improvviso senatore a vita.

Basta leggere la sua biografia, le sue cariche universitarie e l’elenco modestissimo delle sue pubblicazioni, per rendersi conto che ci sono decine di altri personaggi che meriterebbero la carica di senatore a vita al posto suo.

Ma oggi mentre tutti sanno la verità, e cioè che Monti è stato nominato senatore a vita e poi Presidente del Consiglio perché diretta emanazione e organicamente componente della casta dittatoriale, tutti si genuflettono riconoscendogli misteriosi grandi meriti, dichiarandogli stima più o meno sconfinata, compresi quelli che gli annunciano la propria opposizione (come Maroni della Lega).

Permettersi di dire che Monti è un uomo della casta dittatoriale che ha creato esattamente i problemi che sarebbe chiamato a risolvere e che non meriterebbe affatto di essere nominato senatore a vita è oggi più o meno come andare a San Giovanni Rotondo e cercare di convincere gli adoratori di Padre Pio che era ne più ne meno che un imbroglione come i santoni indiani che raggirano i turisti occidentali.

A proposito di Padre Pio e di chi ne riconosce i grandi meriti spirituali la cosa più curiosa che abbiamo dovuto vedere in questo frangente di questo povero paese è la posizione espressa dal signor Nichi Vendola.

Dopo aver proposto per mesi le elezioni anticipate ed ovviamente le miracolose primarie come unica via democratica capace di mobilitare e far partecipare i cittadini, oplà, con una piroetta improvvisa si appoggia l’idea di un governo tecnico. Contemporaneamente si critica la tecnocrazia, si dice che deve durare al massimo tre mesi, per fare cose di sinistra (patrimoniale, tassazione delle rendite e tagli netti alle spese militari) e di destra ed antidemocratiche (perché così le ha definite Vendola per moltissimi anni per iscritto su Liberazione e in diversi discorsi pubblici e parlamentari) come ripristinare la legge elettorale “mattarellum” per “salvare le coalizioni”. Si dice pure che se però Monti farà cose di destra morirà all’istante il nuovo ulivo, salvo aggiungere che “non credo che accadrà perché ho visto molta determinazione in Bersani”.

Chiunque può verificare leggendo la sua ultima intervista del 13 novembre all’Unità riprodotta sul suo blog, e quindi non sospetta di essere infedele o parziale.

Questo dire e non dire, anche usando parole suggestive. Questo imbrogliare le carte e navigare a vista sperando di poter recitare ancora la parte in commedia che tanto successo di pubblico e di critica ha riscosso. Questo fingere di non sapere. Questo fingere di non vedere. Questo mettere le mani avanti. Insomma queste furbizie buone per chi pensa che la politica sia esattamente l’arte di fare così, fanno veramente pena. Sono cosa da politicanti, non da persone serie.

Quando si sbaglia l’essenziale e si vende l’illusione che la storia si fa con le primarie, esaltando il bipolarismo e il leaderismo, e si promette l’impossibile il destino è quello di doversi arrampicare sugli specchi e di partecipare alla cronaca politica italiana (che è anche peggio della cronaca nera e rosa più sensazionalista e pettegola) invece che alla storia.

Naturalmente ci si può ravvedere, anche senza rinunciare alle proprie idee, senza dirlo ma almeno riconoscendo con comportamenti un minimo coerenti che certe illusioni erano, appunto illusioni. E sono d’accordo che questo venga chiesto con insistenza. Ma dubito possa avvenire.

Comunque in questo paese nel quale c’è chi festeggia per la caduta di Berlusconi senza aver capito che Monti gli taglierà le pensioni e i salari, gli cancellerà diritti, gli toglierà prestazioni sociali, gli confermerà e continuerà le “riforme” del governo Berlusconi che egli stesso ha pubblicamente molto apprezzato in tempi non sospetti (come la meravigliosa riforma Gelmini e i tagli alla scuola pubblica) c’è anche chi ha capito cosa succede e quindi non festeggia. E per questo dice la verità dei fatti e non racconta favole.

La crisi evidenzia come mai prima la natura di classe del sistema. Si vede chiaramente dai provvedimenti che la casta impone per riprodurre esattamente i meccanismi economici che hanno prodotto la crisi e dalla volontà di rimuovere i diritti e i poteri residui che le classi subalterne avevano conquistato in un passato ormai lontano. E chiarisce come mai prima che la democrazia politica in Europa è ormai un simulacro e una mistificazione. Si vede nei diktat della casta e del marcato e nella incompatibilità conclamata del referendum in Grecia e delle elezioni anticipate in Italia con i diktat stessi. Nei paesi sotto attacco speculativo la casta non può tollerare un qualsiasi pronunciamento popolare e nemmeno la dialettica mistificata dell’alternanza. Perché nonostante tutto anche gli schieramenti dell’alternanza quando si vota devono pur collegarsi in qualche modo alle esigenze della propria base elettorale. Ed ecco i governi guidati direttamente da membri della casta internazionale e appoggiati da centrodestra e centrosinistra in Grecia e Italia.

Questa è una realtà molto dura da ammettere. Ignorarla conduce solo a disastri e a ulteriori durissime sconfitte.

Ma non basta denunciarla. Come non basta dichiararglisi contro. Anche se queste due cose sono indispensabili e necessarie, non sono sufficienti.

Se non si sviluppa un movimento operaio e popolare, unificante tutti i settori che da più parti e su più temi si oppongono alle politiche neoliberiste tese a salvare il sistema facendo pagare il costo a tutta la società, e se i provvedimenti del governo Monti saranno vissuti come naturali e indiscutibili, per quanto dolorosi, dalla maggioranza della società, chi vi si oppone politicamente, e per giunta dal di fuori delle sedi decisionali, non ha nessuna speranza di poter controvertere, anche parzialmente, la situazione. Ed è quindi destinato a testimoniare una posizione che per quanto sia realistica e concreta, giacché nulla delle politiche neoliberista è oggettivo e indiscutibile, apparirà se va bene come una utopia, come qualcosa di giusto ma irrealizzabile. Con l’effetto di alimentare speranze ancor più infondate nel dopo Monti e di restringere ancora di più la differenza fra peggio e meno peggio. Dentro il massacro sociale anche il minimalismo di un qualsiasi meno peggio apparirà come l’unico orizzonte possibile e concreto, al momento delle elezioni.

Anche questa è una realtà difficile da ammettere. Come è sbagliato coltivare illusioni circa la possibilità di controvertere questa situazione con il nuovo centrosinistra dei miracoli alle elezioni, è altrettanto sbagliato illudersi che la testimonianza solitaria possa invertire la tendenza. Le prossime elezioni rimangono e sono ancor di più in questa situazione un terreno avverso e irto di problemi e contraddizioni, qualsiasi scelta si faccia.

Perciò è imperativo lavorare all’opposizione sociale e alla unità dei movimenti di lotta, senza perdere tempo a fare ipotesi e a dividersi inutilmente sulla scelta tattica da fare alle elezioni. E conducendo una battaglia squisitamente politica fra tutti gli uomini e tutte le donne che si riconoscono in qualsiasi modo nella sinistra antagonista sull’assunzione dei contenuti di lotta come bussola indiscutibile per l’azione politica ed anche per costruire unità politica. Ogni rovesciamento di questo paradigma, che adotti la bussola della scelte politico – elettorali di schieramento, unitarie o solitarie che siano, è destinato a indebolire le lotte e a provocare divisioni ancor più gravi.

Ciò è vero perché ancora troppe sono le variabili allo stato imprevedibili che possono intervenire prima delle prossime elezioni. Bisogna vedere quale sarà l’andamento della morsa speculativa, che non è affatto detto diminuisca per la caduta di Berlusconi nella misura prevista. Bisogna vedere se il governo Monti riuscirà nonostante tutto ad ottenere il totale consenso su ognuno dei provvedimenti e se non si produrranno crescenti instabilità politiche ed istituzionali. Bisogna vedere se ed eventualmente quale riforma della legge elettorale verrà fatta. Bisogna vedere cosa succederà nel sindacato. E così’ via.

Ma non sono solo le variabili sconosciute a suggerire di non adottare la bussola degli schieramenti elettorali come base per la linea politica. C’è soprattutto la consapevolezza che le elezioni sono comunque un terreno avverso e minato. E che comunque sono da affrontare con acume tattico. Trattarle come se fossero la cartina di tornasole della strategia è un errore madornale in generale. In questa situazione sarebbe un suicidio e perfino la negazione di tutta l’analisi fin qui compiuta.

Detto questo, anche per evitare i purtroppo soliti fraintendimenti e processi alle intenzioni, che sono comunque un inquinamento di ogni discussione e il prodotto delle semplificazioni della politica spettacolo, posso dire che sulle previsioni a spanne che oggi si possono fare è evidente che la proposta di un fronte democratico per battere le destre è da considerarsi totalmente superata. Io non ho mai temuto ne scartato in linea di principio l’eventualità di doversi presentare da soli alle elezioni, in questo caso auspicabilmente mantenendo in vita la federazione e possibilmente allargandola ulteriormente, giacché sarebbe semplicemente disastroso ed irrazionale che ci fossero più liste avverse al centrosinistra. Ed è possibile se non addirittura oggi probabile che così si debba fare dopo il governo Monti. Ma non con l’illusione che questa scelta elettorale sia il viatico della riscossa. Tanto meno che sia l’unica a identificare la strategia corretta. Non è lo stesso sapere che la scelta che si compie porta con se problemi e contraddizioni, pur essendo il male minore, o illudersi che risolva tutti i problemi. Non è lo stesso conoscere le insidie e i punti forti del bipolarismo e il grado di consenso che hanno nella popolazione e nelle stesse avanguardie di lotta, o pensare che non esistano o spariscano per effetto di una malintesa chiarezza che sarebbe prodotta dalla scelta elettorale.

Ma di tutto questo avremo modo di discutere nei prossimi mesi. Spero approfonditamente e seriamente.

Buona fortuna a tutte/i noi.

Ne abbiamo bisogno.

ramon mantovani

36 Risposte to “Siamo sotto dittatura. Festeggiamo?”

  1. Caro Ramon, condivido l’analisi in pieno, e ne discuteremo sicuramente nei congressi in Irpinia. Ho da farti solo una domanda rispetto alla questione spagnola. Perchè a tuo avviso lì si è permesso il voto che a noi e in grecia è per ora negato? Ci sono condizioni economiche diverse, o è soltanto per le maggiori garanzie ce potrebbe dare un governo di centrodestra?

  2. caro costantino, la domanda è interessante. conosco la situazione spagnola, ma non così tanto da poter dare una risposta completa ed esauriente. tuttavia azzardo una risposta superficiale.
    il governo del psoe di zapatero ha già fatto molte delle cose previste e “suggerite” (anche se non con le lettere e i diktat) dai tecnocrati europei. una, e colossale, l’ha fatta in accordo con il partito popolare, e contemporaneamente ha impedito, richiamando all’ordine alcuni deputati socialisti che avevano dato la loro disponibilità, che ci fossero in parlamento le firme sufficienti per convocare un referendum proposto da izquierda unida e altri partiti nazionalisti minori. parlo della immissione nella costituzione del pareggio di bilancio come principio inviolabile. una iperbole ultraliberista.
    come vedi, anche in spagna, anche se in altro modo non si è permesso un pronunciamento popolare.
    comunque il pp ha dato garanzie precise circa la prosecuzione della politica di “riforme” e “risanamento”. anche se in campagna elettorale gioca sulla genericità e vaghezza e soprattutto sfrutta le cose realmente già fatte dal psoe in materia pensionistica, di mercato del lavoro e di soccorso alle banche senza ottenere alcuna garanzia, per rintuzzare le accuse fondate su previsioni che il psoe gli rivolge. dal canto suo il psoe sta facendo una campagna elettorale di sinistra, per esempio promettendo di imporre alla UE di ridiscutere i tempi e anche i contenuti del rientro dal deficit, e cercando di usare l’argomento del PP che cancellerà diritti e distruggerà il welfare ecc.
    inoltre, e questa è la motivazione principale del perché si vota, anche se con una precipitosa convocazione anticipata, è che ormai da mesi la spagna non è oggetto di attenzioni speculative, avendo i “mercati” apprezzato le porcate liberiste fatte dal psoe.
    in spagna non c’è la legge maggioritaria. c’è un bipartitismo di fatto alimentato dal fatto che non esiste il collegio unico nazionale. in altre parole o hai i voti concentrati in un territorio e allora eleggi nei collegi di quel territorio oppure ne puoi avere anche molti in assoluto e percentuale ma non potendo sommarli a livello nazionale avrai solo i seggi dei collegi dove hai preso il quoziente pieno. che nella stragrande maggioranza dei collegi è superiore al 15 20 %.
    come si vede il bipartitismo produce il solito pendolo: il psoe governa, delude i propri elettori, e vince il PP. izquierda unida se va bene prenderà il 7 o l’8 % ed eleggerà dagli 8 agli 11 deputati. è una bella crescita, si tratta del raddoppio dei voti e della quadruplicazione o quintuplicazione (da due e otto fino a 11) dei seggi. ma gli elettori del psoe delusi si divideranno sostanzialmente, secondo studi molto accurati fatti, soprattutto fra l’astensione, il voto al PP, il voto a IU e il voto a formazioni nazionaliste e/o locali.
    tutti i sondaggi dicono che il pp avrà il suo massimo storico (anche se non è certa la maggioranza assoluta dei seggi) e il psoe una flessione almeno del 12 o 13 %.
    e dire che almeno gli elettori del psoe che decidono di votare sulla base dei diritti civili, matrimoni gay, aborto, fecondazione assistita libera, lotta alle diseguaglianze e alle discriminazioni contro le donne, sanno che il psoe difenderà queste cose con coerenza. pensa se fosse come il pd che nemmeno questo può fare.
    ciao e buon congresso

  3. analisi lucida e corretta..il succo del discorso arriva alla fine quando riconosci che la proposta di fronte democratico con il nuovo ulivo e’ superata dai fatti ( spero che questa constatazione irrompa anche nei congressi del partito ancora da fare)…sulla federazione stendo un velo pietoso dopo l’ultimo congresso del PDCI mi sembra difficile ritenerla ancora in vita a meno di sostituire i comunisti italiani con qualcun altro ( alla nostra sinistra c’e’ un’ampia scelta)
    Riguardo al governo Monti penso che la chiave di tutto sia la CGIL: se resistera’ ai richiami all’ordine provenienti dal PD o costituira’ un argine (forse l’unico) che impedisca lo sgretolamento di ogni diritto dei lavoratori (l’articolo 18 diventa la nostra “linea del piave” poche’ ormai l’allungamento dell’eta’ pensionabile e’ acquisito)
    ciao

  4. Ciao Ramon, Pietro ha detto bene: la Federazione si è cacciata in un vicolo cieco; il cercare di spiegare come si possa essere allo stesso tempo dentro ma fuori il governo è stato, giustamente secondo me, inteso come un passo indietro rispetto alla costruzione di un polo anticapitalista contenente i partiti comunisti e di estrema sinistra (la fantomatica federazione). Rifondazione aveva l’obbligo invece, essendo la realtà comunista più grande in Italia di costruire un’alternativa al PD e alle idee Vendoliane. Il messaggio che invece sta passando dall’amministrazione Ferrero e DiLiberto è quello di un partito che pensa solo a salvare le casse, mentre invece dovrebbe imporre una riappacificazione con tutte le forze di vera sinistra, difficile più per attriti tra le persone che tra programmi conciliabili e che in passato hanno già coesistito. E’ questo il momento di unificare la lotta contro questo governo delle banche, è impensabile abbatterlo con una schiera di partitini che tra loro non hanno neanche intenzione di dialogare, l’opposizione della sola CGIL auspicata nel precedente post non basterà.

  5. Analisi interessante che fa i conti con la realtà di una fase completamente nuova.
    La mia opinione la trovi qui:
    http://www.jacopovenier.it/2011/11/il-commissario-monti/
    Come sempre molto interessato a proseguire la discussione

  6. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    è proprio come dici. Come capita sempre più ultimamente andiamo proprio d’accordo. Una piccola annotazione di natura cronologica e non di poco conto il federal act del 1913 aprì la strada alla crisi del 29 e alla conseguente rapina gestita dal gruppo di banchieri ( in pratica i nonni dei due club che hai sopra citato)che poi ha “sapientemente” alimentato e lucrato sulla seconda guerra mondiale. C’erano tempi in cui un signore ,si fa per dire, installo a villa Wanda la succursale della casa bianca e iniziò quello che adesso viene chiuso in bellezza con la nomina in pompa magna e tributi e onori.Tutto questo è il preludio di una nuova guerra (oltre ad esserla in quanto tale)armata necessaria ed indispensabile a garantire il lavoro svolto sin qui.
    Per puro amore di polemica:) nel complottismo c’è molto di vero!
    O è molto vero che il potere non può non complottare per sua stessa natura. Sulla tristezza di insieme e di dettaglio della sinistra italiana e sullo sbandamento quasi chimico che noto fra le persone ho una consapevole certezza ci sono ancora molti margini di peggioramento. Questa sinistra (ma vale per quasi tutta Europa )è un cavallo più fresco da cavalcare per la casta finanziaria che deve gestire quanto prima il nostro continente.Non escluderei che in caso di difficoltà Monti potesse diventare il candidato del Pd alle prossime elezioni.
    un salutone e bravo hai scritto un bell’articolo davvero spero esca sul quotidiano .

  7. Jacopo Venier è sicuro che Berlusconi sia finito, ed è importante capire se ha ragione. Altrimenti, QUANDO si produrranno le condizioni per uscire dal tunnel-Monti, non avremmo ancora concluso niente: ci continuerebbero a dire “ma allora rivolete-Berlusconi, ma allora rivolete-Berlusconi, ma allora…” e via all’infinito. E non ci sarebbe nulla da fare, come le manifestazioni di giubilo del “popolo bue della sinistra” (non sapete quanto mi duole e mi ferisce dover coniare questa espressione, non lo faccio a cuor leggero, ma quello che è vero è vero) di questi giorni dimostrano abbondantemente.
    Certo, come dice Venier questa è l’ora della chiarezza e del coraggio: perciò, dico io, basta inseguire Vendola. Se cambia opinione bene, e sennò pazienza. Il quadro politico è radicalmente mutato, come dice Ramon, soprattutto perché non c’è più la destra da battere che c’era prima. La Lega è all’opposizione, il PDL non si sa che farà, i neoliberisti sono al potere col sostegno entusiasta di larghissima parte del PD.

  8. Analisi inutile e isolazionanista sai che se ne fanno gli operai di gente come te mantovani, dai i voti a tutti penoso..ma dovè che avete indovinato qualcosa da qualche anno a questa parte ma non vedi come sei ridotto? scomparsi dalla scena politica e sociale a criticare Monti ci sono comunque la CGIL, parti del PD persino, ma tu non puoi far poltica solo i puri possono farlo ma se in LIguria governate con UDC e approvate una legge che consente di costruire a tre meti dalle rive dei fiumi!! ma qualche volta siate coerenti in Toscana una legge agostana che espropria gli E.L. e le popolazioni dalle decisioni prese, esempio ultimo come quella di un inceneritore a Castelfranco di proprietà di una ditta privata (con dentro dirigenti del PD!!) e il tuo assessore Allocca in Giunta non ha obbiezioni e vota a favore distruggendo un percorso partecipativo durato sei mesi che ha avuto solo l’ambizione di dire no! ma quali coerenze c’è in tutto questo spiegamelo?
    Intando dai l’esempio perchè sei anche tu casta restituisci il tuo vitalizio!!!

  9. Condivido con Pietro la considerazione sulla centralità della posizione della Cgil nei mesi a venire. Se la Camusso mantenesse la posizione di opposizione di fatto al governo Monti che sta manifestando in questi giorni, l’opposizione sociale avrebbe una forza non da poco e potrebbe contare, se non su una sponda politica, certamente sull’apertura di contraddizioni importanti anche all’interno dello stesso Pd.
    Se invece, come temo, prevarranno anche nel sindacato i richiami di Napolitano al “senso di responsabilità”, le cose saranno ben diverse. Questo Monti lo sa benissimo, e infatti sembra che ieri abbia esplicitamente rassicurato Bersani sul fatto che non toccherà l’articolo 18. Non è scemo: sa che su quel punto la Cgil non può transigere, e l’esperienza del ’92-’93 ci insegna che il governo tecnico non regge senza l’ausilio neocorporativo della concertazione sindacale.
    Insomma, la mia impressione è che ci beccheremo sicuramente una riforma delle pensioni, probabilmente una serie di tagli alla spesa sociale (anche se mirati e non più lineari come quelli di Tremonti) e una nuova campagna di liberalizzazioni e privatizzazioni. Tendo a escludere un intervento sull’articolo 18, per le ragioni di cui sopra, e anche nuovi interventi su scuola e università (non c’è più niente da tagliare).

  10. Poi Gino ci spiegherà cosa se ne fanno invece gli operai del governo Monti, o delle fortissime, roboanti critiche del PD (“persino”) al governo stesso.

  11. Analisi approfondita e acuta, mi piace !

  12. cari pietro e luca, ma è possibile che di fronte alla gravità di quanto succede e comunque a commento del mio articolo sappiate solo fare questi discorsi?
    avere una idea o una proposta in politica non è come discutere della nazionale di calcio. via l’ala destra e dalla panchina mettiamo un altro giocatore.
    abbiamo proposto, e continueremo a farlo, che tutte le forze della sinistra anticapitalista si uniscano e partecipino insieme alle elezioni, sulla base di un programma antagonista e serio e sulla base della critica al bipolarismo. smettendola di dividersi esattamente come vuole il sistema fra quelli che sognano di “contare” dentro un governo e quelli che sognano di “contare” perché contrapposti al centrosinistra.
    ormai tutti dovrebbero averlo capito, sulla base dell’esperienza e anche facendo un minimo ragionamento di verità, che entrambe queste soluzioni si sono, nel sistema bipolarista, rivelate perdenti e per giunta motivo di divisioni insanabili.
    ma nel mio articolo è scritto chiaro e tondo ciò che penso. ed è inutile ripetere.
    ciao

  13. caro giovanni, mi rallegro del tuo consenso. ma la polemica è spuntata. eh eh eh!
    nei circoli del potere politico – finanziario come la trilateral e nelle organizzazioni come il fmi, la banca mondiale, il wto, l’ocse, e così via non ci sono complotti.
    è tutto chiaro come il sole. basta avere i rudimenti della critica dell’economia politica di marx per capire perfettamente cosa succede.
    il mercato non è un complotto. nemmeno quello finanziario.
    il mercato è il mercato e se lo si priva di qualsiasi regole va dove i meccanismi intrinseci alla sua natura lo portano. punto.
    ma credo che anche su questo siamo d’accordo.
    un abbraccio

  14. caro jacopo, ho ascoltato la tua opinione. pure io la trovo interessante. mi pare altrettanto chiaro su cosa divergiamo.
    la chiarezza che invochi e che dici essere necessaria in una fase “costituente” della crisi e del governo tecnico, non è data da nessuna scelta elettorale. è un’illusione quella governista ed è un’illusione quella della testimonianza.
    descrivere una proposta come quella dell’accordo contro berlusconi senza far finta di poter fare un governo con un programma comune come una “speranza” infondata è un artifizio retorico, non una critica seria.
    non si tratta di sperare. si tratta di dire sempre in ogni momento cosa sarebbe meglio per le classi subalterne e per il paese. anche sapendo che è difficile da realizzare. senza vendere illusioni ma neppure senza ripiegare nell’isolamento nel quale tutti ci vorrebbero sempre.
    come vedi per me non è stato difficile dire che la proposta del fronte democratico è superata. ma alla prima occasione ricorderò a chi sostiene il governo monti che sarebbe stato molto meglio fare le elezioni e cacciare noi berlusconi. sia per la difesa delle prerogative democratiche, anche se mortificate dalle leggi maggioritarie, sia per avere il giorno dopo la possibilità di condurre in condizioni migliori le battaglie sui nostri contenuti.
    il mio giudizio su monti è chiaro, credo.
    ma non mi sogno nemmeno di sottovalutare il fatto che avrà una largo consenso attivo e passivo nel paese.
    la stragrande maggioranza della popolazione crede davvero che alla crisi corrisponda la necessità dei sacrifici. perfino molti operai che scioperano la pensano così.
    se non si rompe questa egemonia del pensiero unico, e non si può fare altrimenti che con il lavoro e le lotte nella società, non c’è soluzione elettorale che possa invertire questa tendenza.
    ovviamente non mi fa paura nessun isolamento alle elezioni. ma una cosa è non temere una simile circostanza ed un’altra è illudersi che, in questo contesto e soprattutto con una legge maggioritaria, possa come d’incanto farci risalire la china.
    sembra un dettaglio ma non lo è.
    ora non è il momento delle previsioni. ma anche un bambino vede che la destra si appresta a sostenere monti come la corda sostiene l’impiccato. cercherà di ricrearsi una credibilità sia dall’opposizione (lega) sia dalla maggioranza, semplicemente criticando le cose più antipopolari che il governo farà per poi votarle come “atto di responsabilità”. mentre i geni del pd non potranno permettersi nessuna critica sostanziale e tanto meno minacciare, come invece farà la destra, di far venir meno l’appoggio al governo.
    dopo monti nulla sarà come prima. ci sarà un’altra destra e un altro pd. vedremo che forme prenderà ognuno di loro.
    ma sarà un bipolarismo peggiore. più ristretto nei contenuti che dividono gli schieramenti e più impermeabile a qualsiasi questione sociale rilevante.
    perciò è stato non giusto ma giustissimo dire che sarebbe stato meglio fare le elezioni e fare un fronte comune contro la destra.
    tutto qui.
    un abbraccio e buon lavoro

  15. caro alfonso, la risposta a jacopo vale anche per te.
    aggiungo solo che non è vero che abbiamo inseguito vendola. e che il popolo non è bue. chi ha il potere lo ha anche se non soprattutto perché ha una egemonia sulla società. non vedere bene l’egemonia dell’avversario sia nel modello sociale sia nel modello politico bipolare, e pensare che si tratti di cose superficiali, conduce a pensare che il popolo sia cretino e non sappia vedere.
    ed anche a pensare che basta una mossa elettorale per fare chiarezza. magari fosse così.
    se siamo deboli è anche perché la egemonia è penetrata persino tra i militanti. non tu, ma molti credono che sia molto di sinistra spararle grosse e giocare al risiko, invece che studiare, capire, discutere seriamente e soprattutto agire intelligentemente nella società.
    ciao

  16. caro masaccio, condivido pienamente ciò che hai scritto.
    un abbraccio

    e grazie silvia.

  17. quanto al signor gino i suoi illuminanti e approfonditi ragionamenti sono così insuperabili che si commentano da soli.
    è inutile rispondergli con insulti (ho dovuto cancellare chi lo ha fatto).
    gino è libero di insultare me fin che gli pare.
    rispondergli vuol dire prenderlo sul serio e volare alla sua stessa altezza.

  18. Parole sante caro Ramon. Otelo

  19. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,

    solo due righe per dire ancora una volta che concordo con la tua analisi e per dare una notizia di servizio (forse questo tuo blog è letto anche da precari o lavoratori che hanno osato ricorrere ai tribunali del lavoro contro le “imprese”). Nessun giornale ne ha dato o ne dà notizia, ma la Corte Costituzionale ha approvato il cosidetto Collegato al lavoro. La questione riguardava la legittimità costituzionale dell’art. 32 Legge n. 183/2010, che oltre a introdurre la tagliola temporale di soli 60 giorni per impugnare i contratti di lavoro instabili (a progetto, somministrati, a termine, partite iva e chi più ne ha più ne metta) limita il risarcimento del danno, pone un tetto, così che i tempi lunghi del processo vengano posti a carico non delle imprese, ma dei soggetti deboli.

    Se occorrono tre anni per spuntarla in via giudiziale, l’impresa comunque non rischia mai più di un anno (precisamente da 2,5 a 12 mensilità, ridotte a sei in presenza dell’immancabile accordo sindacale). La sentenza, depositata lo scorso 9 novembre, sarà uno tsunami per centinaia di precari stabilizzati delle Poste, della telecomunicazione, del trasporto, della logistica. Chiunque voglia leggere la delirante motivazione della Corte costituzionale (leggi p4) può farlo andando direttamente sul sito della corte stessa.

    Hasta la victoria siempre!

  20. Ciao Ramon, ovviamente non penso affatto che gli “altri” sono cretini e invece io no: non è questo il punto. Quando conio – e, ripeto, non lo faccio alla leggera – l’espressione “popolo bue della sinistra” mi riferisco non genericamente al “popolo” (che invece ha un suo sano cinismo di base che permette la sopravvivenza di qualche anticorpo rispetto al liberismo), bensì a tanti politicizzati – gente con cui negli anni ho condiviso manifestazioni, discussioni e pure cose più impegnative, comitati e persino riviste – che in questi giorni inneggiano al governo Monti e soprattutto urlano contro le elezioni e chi le propone.
    Le idee egemoni sono quelle della classe egemone, certo Ramon: ma tu converrai che veramente in questo momento c’è una anomalia ITALIANA fortissima, spaventosa, che dobbiamo analizzare freddamente: il capitalismo neoliberista c’è in tutta l’Europa Occidentale, ma soltanto in Italia oggi c’è un deficit di sinistra anticapitalista così grande, così spaventoso. E non lo misuro in termini meschinamente elettorali: per esempio in Gran Bretagna non c’è una rappresentanza parlamentare anticapitalista, ma il movimento anti-tagli è massiccio e per certi versi radicalizzato.
    Se oggi questo commissariamento passa quasi incontrastato anche a livello di discussione pubblica, c’entrano sicuramente gli errori della sinistra radicale, e non possiamo permetterci di evitare un’analisi del bertinottismo, di ieri e di oggi. Non per autoflagellarsi, ma per capire ed agire.
    Quando Venier dice “chiarezza” e “coraggio” non penso che dica: ora facciamo opposizione, prendiamo un sacco di voti e torniamo in parlamento. Anche perché non è certo questo il problema principale: nel 2008 in parlamento c’eravamo ed egemonizzavamo un’area di oltre il 10% e… il resto è storia. Il punto – cui secondo me pensa anche Venier – è innanzitutto quello di ritrovare una VOCE. Perché in questi mesi non è che si sia riusciti – con tutte le buone intenzioni – a far sentire una voce fuori dal coro del bipolarismo, tutt’altro: siamo stati una nota a piè di pagina delle cronache parlamentari più squallide della storia.

  21. Ovviamente volevo dire 2006

  22. un comunista togliattiano Says:

    Grande Diliberto che prende le distanze dal PRC sul governo Monti ma che aspetta la FdS a scogliersi?

  23. grazie massimiliano.

    caro alfonso, mi rallegro della tua precisazione perché la condivido nella ispirazione.
    merita un serio approfondimento.
    lasciamo perdere il “popolo bue della sinistra” che se esistesse in questi termini si comporrebbe delle due fazioni contrapposte che gratta gratta alla fine fanno il tifo su scelte semplificate (ed incomplete) che sono imposte proprio dal bipolarismo, e non solo da quella che hai descritto tu.
    la sinistra radicale, di classe, anticapitalista, comunista, sia nella versione politica sia nella versione dei movimenti sociali, in tutti i paesi europei ha l’enorme problema di diventare efficace. di passare dalla denuncia dei problemi, delle ingiustizie e delle loro cause alla costruzione nella società della forza necessaria sia a resistere sia a invertire la tendenza che ha prodotto e produce una catena di sconfitte ininterrotta da più di trenta anni. questa forza non è a zero. con alti e bassi in ogni paese si manifestano lotte operaie, sociali, territoriali, locali e nazionali che poi trovano il problema di diventare efficaci politicamente. le lotte possono perfino vincere se sono tali da non richiedere mutazioni importanti nel quadro legislativo. il cambiamento delle norme che condensano e cristallizzano i rapporti sociali diseguali e a noi sfavorevoli. ma quando incontrano questa dimensione del problema e non riescono a risolverlo rifluiscono, arretrano, si indeboliscono, per poi resistere in avanguardie magari anche numerose o per poi scomparire. qui c’è un problema enorme, che non può essere semplificato. che ha diverse dimensioni e responsabilità. tentare di ridurre tutto alla forza del nemico ed alle condizioni oggettive oppure alle responsabilità soggettive è molto pericoloso. nei paesi dove la politica è organizzata in sistemi grossomodo proporzionali e parlamentari c’è una condizione più favorevole. per il banale motivo che la minoranza nella società è anche minoranza nella rappresentanza. la germania è un esempio evidente. e sebbene non si siano vinte lotte significative le lotte depositano un accumulo di forze che potendo tentare di imporre la discussione sui propri contenuti al paese e nelle istituzioni, e conseguentemente anche sui mass media, capitalizza e costruisce una propria forza egemonica. nei paesi a più forte bipartitismo, ancorché interno a sistemi elettorali non maggioritari ma nemmeno veramente proporzionali, come la spagna, la condizione è più difficile, ma non disperata. perché nonostante tutto i contenuti e le lotte, anche se chiaramente di opposizione e impossibilitata a tentare di controvertere la situazione di dominio del pensiero unico interno ai due partiti maggiori, può agire socialmente e istituzionalmente senza che fra queste due dimensioni esistano contraddizioni laceranti che finiscono col disperdere anche la forza di minoranza e di opposizione, che quindi possono resistere e lavorare a crescere. nei sistemi maggioritari e/o bipartitici e/o bipolari, c’è il massimo di impermeabilità delle istituzioni e della politica ufficiale, e conseguentemente dei mass media, non già e non solo ai semplici contenuti delle lotte ma anche a qualsiasi rappresentanza che possa mantenere un grado di coerenza e collegamento sufficiente con le lotte e i contenuti delle stesse.
    senza farla troppo lunga in italia il sistema bipolare, per giunta inquinato dalla peculiarità della destra italiana sulla quale non mi soffermo, ogni volta che i contenuti e le lotte si sono conquistati la forza sufficiente per tentare di imporsi e di modificare il quadro normativo rappresentativo dei rapporti di forza sociali (da tentare di rompere o almeno modificare significativamente) si è rivelato talmente preponderante da riuscire a impedire ogni cambiamento lasciando a noi solo due possibili scelte, egualmente negative e distruttive. o rimanere nel quadro politico integrati, perdendo coerenza con i contenuti e con la stessa base sociale, per evitare di peggiorare ancor più la situazione favorendo la destra, o rompere tutto e al fine di mantenere una coerenza, più apparente che reale, con i contenuti e le lotte scontare il rischio di peggiorare la situazione.
    questa è la durissima realtà. che ci ha lacerati e divisi all’infinito. perché tutte le divisioni che ci sono state e la pletora di partitini che ne sono scaturiti hanno origine in questo problema, e non nelle autorappresentazioni più o meno ideologiche (secondo me caricaturali) addotte per giustificare ogni divisione. si può dire che i comunisti hanno nel dna le alleanze e la cultura di governo, come si può dire che i rivoluzionari usano il parlamento come tribuna e che la chiarezza del programma e delle posizioni è preservato esattamente dall’assenza di qualsiasi alleanza di qualsiasi tipo, e colorare ideologicamente tutto ciò di rosso scarlatto, ma in realtà si tratta solo dell’egemonia del sistema che impone due speculari condotte possibili, ma entrambe impotenti e contraddittorie con i contenuti. nella prima versione rimandando sempre ad un domani sempre più lontano il cambiamento e giustificando la scelta di rimandare sulla base di un dato di fatto reale. che è che per l’eterogenesi dei fini non si deve favorire il peggio per tentare di ottenere il meglio. e questo con il corollario di gonfiare ogni propensione opportunistica e istituzionalista. che sono conseguenze più che cause. nella seconda versione trasformando i contenuti in esibizione, spesso estremizzata, degli stessi, nella retorica delle lotte, ma scontando sia l’impossibilità di realizzarli anche parzialmente, e facendo finta di ignorare il rischio di favorire il peggio. perché c’è sempre un peggio e un meno peggio. e se si sceglie di correre il rischio lo si deve fare ad occhi aperti e con la consapevolezza necessaria a fronteggiare le conseguenze. tutto questo con il corollario del settarismo e dell’autoreferenzialità. se nella prima versione si proclama di non voler perdere il contatto con le masse, che indubitabilmente non vogliono mai il peggio, ma a costo di perdere il contatto con i contenuti, nella seconda versione si perde il contatto con le masse che non vogliono il peggio e si trasforma la coerenza sui contenuti in proclami sui contenuti per soddisfare una cerchia ristretta di militanti, ignorando due cose fondamentali in politica. che le masse lottano se pensano di poter vincere e non per inverare teorie politiche, tanto meno per smascherarne altre. ed infatti anche in questo campo, prevalendo l’autoreferenzialità, esistono più o meno infinite versioni di coerenza e di teorie, ognuna delle quali ha prodotto un partito.
    tutto questo che ho descritto è secondo me difficilmente confutabile.
    non c’è dunque modo di sfuggire alla tenaglia della integrazione o della testimonianza?
    secondo me si.
    e allora, senza riprendere le molte critiche ed anche autocritiche che ho fatto sul prc guidato da bertinotti, faccio un esempio al quale sono molto affezionato.
    io penso che non si poteva non tentare la strada del governo nel 2006. far finta che se non lo avessimo fatto non saremmo stati travolti dalla critica di aver fatto vincere la destra, dopo 5 anni di lotte e movimenti di grandi dimensioni, lo considero imbrogliare se stessi ancor prima delle lotte stesse.
    provarci bisognava provarci. e senza riserve.
    ma, solo dopo aver pienamente verificato il grado di coerenza dell’azione del governo con il programma, che era fortemente influenzato dai contenuti e dalle lotte degli anni precedenti, avremmo secondo me dovuto rompere. sulla base di un bilancio di verità e non sulla base di pregiudizi o previsioni. senza illudersi di non incontrare problemi enormi. ma potendo fronteggiarli con la forza sufficiente a non farsi travolgere. per giunta avremmo potuto, e del resto avevamo deciso di farlo, convocare un referendum autogestito per l’autunno del 2007 sulla nostra permanenza o meno al governo, e condurre una discussione di tre o quattro mesi nel paese sia con le rsu, con i sindacati di base, con i comitati di lotta, con i movimenti, oltre che con il popolo intero.
    nella situazione complessa ed ostile del bipolarismo bisogna avere la coscienza che se la bussola sono i contenuti e le lotte ogni giorno devi avere una tattica, anche molto flessibile, per evitare di essere ridotto all’integrazione o alla testimonianza. e soprattutto avere coscienza che le scelte tattiche non identificano una identità (in questo caso fissa e astratta) ma devono essere valutate per quello che sono realmente. sempre una scelta tattica contiene solo un certo grado di coerenza con la strategia. se la strategia e la tattica sono la stessa cosa o non c’è una vera strategia o non c’è nessuna tattica.
    questo dovrebbe essere patrimonio dei militanti. invece il bipolarismo, che è fortissimo ed ha una logica stringente, ha ridotto i militanti spesso in tifosi. gli slogan semplificati imperano. in un senso e nell’altro. gli affidamenti al leader imperano. e molti militanti pensano che chi prospetta una analisi della situazione complessa parli politichese, mentre chi gli promette l’impossibile, sia dentro il governo sia nell’isolamento, sia chiaro e convincente. molti non leggono nemmeno documenti che ci vuole un’oretta a studiare. salvo poi discutere per ore sulla base di pregiudizi e semplificazioni.
    non meravigliarti, quindi, se vedi in giro il tifo che impera.
    se la politica è separata e il bipolarismo è soprattutto tifare contro berlusconi, ci saranno molti che festeggiano la caduta di berlusconi non rendendosi conto di quel che succede.
    è come esultare per la sconfitta della squadra avversaria e nemica in calcio. non ti cambia la vita, il salario, il mutuo da pagare, il contratto di lavoro. esulti perché ha perso l’odiato nemico, anche se tu non hai vinto nulla.

    va beh l’ho fatta molto lunga ed ho anche divagato.

    abbi pazienza.

    un abbraccio

  24. Ben detto Ramon, sono d’accordo sulla necessità si sfuggire al dilemma apocalittici/integrati.

  25. Caro comunista togliattiano, ci spieghi dove starebbe questa enorme “presa di distanze” dal Prc di DIliberto?? Che per la cronaca ha detto questo:

    Roma, 17 nov. (Adnkronos) – “L’impressione e’ quella di un governo che – anni luce distante dal berlusconismo nei modi e nei toni, nella sobrieta’ e nella serieta’ – proseguira’ nella sostanza le politiche neoliberiste che tanti guai hanno creato sino ad ora. Sgomentano i riferimenti ad una sorta di controriforma del mercato del lavoro, l’assenza di riferimenti alla tassazione delle rendite, l’esplicita rivendicazione di continuita’ con la Gelmini”. Lo dice Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci – Fds, che prosegue: “Dietro ogni titolo del programma di Monti vi puo’ essere un’insidia. La valutazione definitiva potra’ essere data analizzando i singoli provvedimenti concreti, ma – tanto per cambiare – i sacrifici ad oggi paiono a senso unico, diretti verso i soliti noti.”

  26. caro alfonso, un consiglio. se permetti.
    è inutile che tu risponda a questo sedicente comunista togliattiano.
    è evidente che lui, come molti altri purtroppo, pensa che discutere sia prendere una frase di tizio o di caio per dimostrare una tesi. che non si capisce neppure quale sia. per giunta gli piacerebbe che ogni differenza nella federazione o nel partito diventi una guerra nucleare combattuta in internet e magari anche sulla stampa.
    piuttosto che rispondergli nel merito, che non c’è, è meglio ignorarlo o al massimo spiegargli che il suo modo di discutere semplicemente imita la discussione (se così si può definire) dei talk show. pensa di essere comunista ed invece è solo una comparsa del grande fratello.
    un abbraccio

  27. giovanni Says:

    E si Ramon,
    siamo daccordo .Comunque per “complotto”intendo la capacità di addomesticare la realtà dando versioni dei fatti e della loro natura
    utili ad addormentare le coscienze.In sostanza la mistificazione sistematica e in consapevole malafede della verità e dei criteri per definire la natura delle scelte che riguardano l’umanità.
    Comunque questo è un’altro discorso.
    Un grande abbraccio e che la fortuna ci assista ne abbiamo davvero tutti bisogno.

  28. giovanni Says:

    Ah,dimenticavo

    la questione della guerra . Non è una solo un “dettaglio” della strategia ma un’aspetto di rilevanza nell’analisi delle contraddizioni in seno al sistema capitalistico ed al suo nuovo asset finanziario.
    In sintesi se america del nord (usa) Russia e Cina esprimono la necessità di prevalere l’uno sull’altro (sintetizzo in modo rozzo)
    e se il controllo delle risorse e delle materie prime è condizione per determinare il predominio degli assett finanziari è mai possibile evitare una nuova condizione di conflitto bellico? Cioè le condizioni che anticiparano la seconda guerra mondiale (crisi del 29 )sono paragonabili alla situazione di crisi che europa e usa stanno determinando e che a mio avviso peggioreranno fino alla prossima dichiarazione di guerra?!
    Io penso di si e penso che questo aspetto dell’analisi internazionale sia un punto di chiarezza necessario per definire una seria alternativa.
    Ho cercato di esesre più sintetico possibile spero di aver espresso un concetto comprensibile.
    Alla prossima hasta luego.

  29. Prendo spunto per dire che trovo assurdo parlare di togliere gli appannaggi agli ex deputati. Queste norme sono state studiate per permettere anche ai non ricchi di accedere a cariche politiche, eliminandole si cancella un altro pezzo di democrazia, non per niente sono argomenti che piacciono tanto ai Fini, ai Berlusconi e ai Bossi.
    Ci sono altri modi per ridurre i costi eccessivi della politica, almeno questo a sinistra dovrebbe essere chiaro.
    Ciao

  30. giovanni Says:

    Scusa ancora Ramon,
    sembro il tenente colombo 🙂 ma in merito alle questioni nazionali penso sia opportuno considerare una nuova stagione nei rapporti con il PD.Dico questo perchè penso che ora più che mai la legittimità della segreteria Bersani sia sotto attacco e non penso che questo sia un segnale positivo.Intendiamoci avrei non uno ma mille motivi di dissenso con la sua segreteria ma credo che se si vuole creare una alternativa di sinistra ora più di sempre in questi ultimi anni è necessaria una lettura più “ecumenica” del rapporto con il PD. Questa storia del bigliettino di letta a monti la dice lunga sul chi e perchè gioca allo stabiliscment del governo tecnico per disfare gli assetti della politica parlamentare. Con la sperana che tu riesca a capirmi al volo in caso contrario ci consumeremo i polpastrelli su queste cazzo di tastiere.
    adelante

  31. caro giovanni,
    1) la disinformazione e le veline sono una cosa. i complotti un’altra.
    e comunque insisto nel dire che attribuire l’egemonia del sistema alle veline, o peggio ancora ai complotti, è un errore.
    il funzionamento della società e di tutte le relazioni fra gli esseri umani e il lavoro, le cose, le merci, e le altre persone, sono impregnate dei rapporti sociali prodotti da un sistema economico preciso e definito.
    la “gente” per trent’anni ha vissuto immersa in un modello sociale che svalorizza il lavoro (per esempio l’identità delle persone è sempre meno relativa al lavoro che svolgono in favore di ciò che consumano) e convinta, anche perché così è sembrato realmente, che si potessero fare soldi con i soldi. quindi la “gente” pensa in un certo modo spontaneamente. non c’è bisogno di nessun complotto e di nessuna velina.
    ovviamente sto semplificando. ma illudersi che l’egemonia del sistema poggi su veline e complotti porta a illudersi che sia sufficiente smascherarli affinché tutti aprano gli occhi.
    è lo stesso discorso di quelli che pensano che berlusconi sia stato forte perché aveva le tv, e non perché ha saputo essere in profonda sintonia con valori, sentimenti e idee che la gente aveva già.

    2) anche qui non sono d’accordo. a differenza del dopo 29 i sistemi industrali e soprattutto finanziari sono globali. e il grado di integrazione fra essi è enorme. se crollano gli usa crolla anche la cina. e viceversa. la guerra è una costante permanente e bassa intensità. sostanzialmente come normale gestione degli interessi globali del capitale. la competizione fra aree geopolitiche è più interna al dominio del capitale che fra sistemi capitalistici diversi e antagonisti fra loro.
    anche qui ho semplificato. ma la sostanza per cui non penso sia plausibile la ripetizione della seconda guerra mondiale è questa.

    3) vedo anch’io le lotte intestine del pd. ma le considero totalmente irrilevanti. del resto se ciò che tu dici fosse vero bersani e l’attuale maggioranza del pd avrebbero imposto le elezioni anticipate sia per dare il colpo di grazia a berlusconi, sia per sviluppare la sua “presunta” versione più sinistrorsa del centrosinistra. se non l’hanno fatto, pur sapendo benissimo che gli sarebbe convenuto farlo, è perché la differenza fra veltroni e bersani ( come fra ichino e fassina), che c’è, è secondaria rispetto alla comune idea del governo dell’esistente e della subordinazione ai poteri forti. quindi, pur dovendola tenere sempre in conto, non bisogna illudersi che sia foriera di chissacchè.

    un abbraccio giovanni.

  32. cara patrizia, hai ragione. come hai visto ho cancellato diversi post di insulti e cazzate varie su questo tema.
    ma, e c’è un ma, sebbene sia verissimo ciò che dici circa l’origine di certe protezioni della funzione parlamentare, è anche altrettanto vero che ci sono stati eccessi e perfino un uso totalmente contraddittorio con l’ispirazione originaria.
    vale per la dimensione esagerata delle retribuzioni, dei vitalizi, e soprattutto per l’uso distorto dell’immunità.
    anche se sono percettore di un vitalizio, come prevede la legge, negare tutto questo sarebbe stolto.
    un abbraccio

  33. Concordo senz’altro con quanto scrivi, ma tra ridurre gli sprechi e correggere gli eccessi, o lasciarsi rimbambolire dalle chiacchiere di personaggi ambigui che stringono sempre di piú la corda intorno al collo della democrazia, ce ne passa un bel po’ e, almeno a sinistra, bisognerebbe fare chiarezza, se non altro per non lasciare troppo spazio ai vari brunetta, grillo e leghisti vari. Ci sono concetti di cui mi sembra perfino ridicolo parlare, tanto dovrebbero essere scontati e poi, improvvisamente, te li ritrovi rovesciati senza capire come sia successo.
    Ciao

  34. patrizia, su questo sono perfettamente d’accordo.
    salut i republica!

  35. lucaocchionero Says:

    Caro Ramon ritengo la tua un’analisi molto lucida che approda a risultati veritieri sia sui temi internazionali che su quelli nazionali. Vorrei aggiungere anche un pensiero personale, probabilmente maligno lo ammetto. Il fatto che la politica, mi riferisco ai partiti presenti in parlamento, abbia rinunciato così facilmente al governo in questa fase, auspicando con entusiamo l’arrivo di un premier “bocconiano” attorniato da ex dirigenti di banca, direttori generali-boiardi di stato, ambasciatori filo occidentali\israeliani e generali da missioni all’estero la dice lunga sui reali interessi dei rappresentanti del popolo attuali e dei loro partiti. Essi difatti sono pronti ad elargire prebende e raccomandazioni, a trasformarsi spesso in collettori di tangenti, o in riempitori di liste di dipendenti per aziende con cui scambiano favori, ma gli stessi non posseggono alcuna idea per uscire dalla crisi che non sia il dettato di tecnocrati di potere con quelle “ricette” economiche infarcite di cibi scaduti rispetto alla storia. Non voglio fare un discorso qualunquista e di antipolitica, ma personalmente ritengo che il ceto politico di questo Paese, sia mediocre e corrotto, in esso si possono vedere quelle caratteristiche che mostrarono i membri dei governi e della classe dirigente sudamericana e centroamericana prima che i popoli di quei Paesi oppressi da anni di malgoverno e di corruzione filo-usa uscissero dalla crisi con soluzioni di sinistra. In quel caso le forze popolari riuscirono a fare sintesi, a mettere da parte particolarismi e diffidenze, e ad organizzare proposte politiche in grado di entrare nei problemi delle persone. Oggi in sudamerica e centroamerica, tra mille difficoltà, vi sono governi popolari che godono anche di una discreta salute da un punto di vista del consenso democratico. Sia di lezione anche a chi, ancora oggi, auspica scissioni, divisioni, separazioni a sinistra; a chi declama una “purezza”. Che cosa è la purezza? Non pronunciate mai tale vocabolo ai ragazzini schiavi del Congo e dell’Uganda che per la purezza di diamanti e pepite(ben venduti alla classe dell’alta borghesia occidentale!) ci muoiono!

  36. ciao luca, sono d’accordo con il tuo commento.

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