La sola sinistra unibile è quella che ha scelto di stare fuori dal “recinto”

Bisogna ringraziare Liberazione per il Forum del 9 ottobre con Greco, Landini, Bertinotti e Ferrero. E per aver ospitato il dibattito che ne è scaturito. C’è bisogno di discutere seriamente invece che di “mosse”, slogan e sondaggi. Io penso che la fase attuale si caratterizzi per due aspetti preminenti. Il primo è che c’è una dittatura del mercato e del capitale finanziario, che ha costruito un “recinto” nel campo della politica tale che chi vi si oppone è reso impotente, espulso dalle istituzioni od omologato nei fatti ogni volta che si misura con la funzione di governo. Bertinotti descrive bene il “recinto”. Ma questa situazione non è affatto il prodotto oggettivo della ristrutturazione capitalistica. È il prodotto, invece, di precise scelte politiche attuate da governi, spesso guidati da forze di “sinistra”. Oltre ad esistere due sinistre, una antagonista e un’altra interna al sistema (non una divisa dal “recinto”) esse si distinguono ideologicamente in modo inequivocabile. Una è anticapitalista e l’altra è neoliberista e perfino apologetica del capitalismo. Quest’ultima, qualsiasi siano stati i suoi trascorsi, socialdemocratici o comunisti, è stata protagonista insieme e spesso più della destra delle decisioni “deregolatrici” in favore del capitale finanziario, delle banche, dell’estrema liberalizzazione dei mercati delle merci, delle privatizzazioni, della guerra come funzione permanente di governo del mondo e di una costruzione europea fondata sulla primazia del mercato e del bilancio. Se la politica (ufficiale, istituzionale) negli stati nazionali è recintata dalle compatibilità del sistema è necessaria una potenza capace di rompere il recinto. Solo con l’autonomia culturale ed organizzativa dal sistema egemone è possibile qualificare e produrre una “rivolta” capace di rompere il “recinto”. E non esiste altra sinistra unibile che non sia quella che ha scelto soggettivamente di essere fuori dal recinto. Ma esso non è presidiato solo da contenuti economico-sociali di stampo neoliberistico. Lo è anche da contenuti politici ben precisi. Se il fine della politica recintata è la “governabilità” del sistema e la sua forma è il bipartitismo o il bipolarismo (fa lo stesso) non può esistere nessuna sinistra unibile che non si proponga altri fini e altre forme per la politica. Perché è la crisi della democrazia e della stessa politica ad essere il secondo aspetto preminente della fase. Il movimento degli “indignados” in Spagna grida “no nos representan!” ma, al tempo stesso, pretende una legge elettorale proporzionale pura e la costruzione di nuove forme di democrazia diretta dal basso. Ha capito una cosa che in Italia, anche nel movimento, è totalmente sottovalutata. Le istanze sociali, e le stesse “domande” dei movimenti (di cui ha parlato Burgio) poste alle forze politiche, e capaci di intervenire nelle contraddizioni interne alle stesse e fra queste e la loro base elettorale, per quanto blandite prima delle elezioni sono destinate ad essere misurate secondo le compatibilità del sistema, e quindi derubricate, nel momento della verità. Quello del governo. È questa realtà a generare, nei movimenti sociali e perfino nelle singole persone, una tremenda estraneità nei confronti della politica ufficiale. Estraneità che si traduce in rifiuto, astensionismo o anche nell’accettazione, più o meno consapevole, della logica secondo la quale si vota il meno peggio o addirittura il leader salvifico (Obama per esempio). Così i contenuti diventano variabili dipendenti dai giochi e dagli equilibri del palazzo bipolare, la “cultura di governo” si trasforma in moderazione e pragmatismo fine a se stessi e i contenuti, alla fine, vengono bollati come utopie e/o estremismi. Come se abolire la legge trenta o ritirare le truppe dall’Afghanistan, per fare solo due esempi, non fossero possibili atti di governo, bensì proposte provocatorie destinate a destabilizzare il governo in carica. È un circolo vizioso ben congegnato che bisogna rompere. La scelta tattica di non auto isolarsi accettando di ridurre i contenuti a mere petizioni di principio testimoniali, e di partecipare ad uno schieramento contro la destra, senza entrare nel governo, mi convince pienamente. In altre parole ritengo fondamentale giocare la partita su tutti i terreni possibili, adottando tutte le tattiche necessarie, senza paura di nulla, ma senza abbandonarsi a suggestioni e senza imboccare scorciatoie che portano in vicoli ciechi. Perciò considero la mitica “rivolta” e/o il big bang della sinistra di Bertinotti come pure e pericolose suggestioni. Perciò considero gravemente contraddittorio che Landini, mentre propone giustamente una dura battaglia sulla democrazia, dimentichi che è il bipolarismo ad espellere dalla politica istituzionale e dal governo gli interessi di classe dei lavoratori.

ramon mantovani

pubblicato su Liberazione il 21 ottobre 2011

73 Risposte to “La sola sinistra unibile è quella che ha scelto di stare fuori dal “recinto””

  1. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    ti rispondo ancor prima di leggere il tuo ultimo articolo,ma solo in relazione al tuo post di risposta.
    Ho letto con attenzione e molto interesse e molti sono gli spunti per approfondimenti ( dove posso trovare il documento del comandante marcos che hai citato?). Posso dire senza alcun indugio che sono assolutamente in sintonia e in accordo su tutto quello che hai scritto!
    Già in una risposta ,che forse non hai letto a Pietro, (penso che sia tra gli ultimi post dell’articolo precedente a quello di Floris) a botta calda suggerivo di riflettere sulla debolezza politica degli scontri.
    Comunque concordo pienamente sull’analisi che vede gli scontri come scelta di proselitismo e “marketing” nei confronti del movimento.Hai scritto una lunga risposta e ti ringrazio perchè così facendo hai circoscritto l’argomento inquadrandolo in modo chiaro e appropriato. Sono d’accordo anche con l’analisi che fai della guerra e di come sia lo strumento di una articolazione politica di controllo e di dominio più di quanto non sia una espressione di accaparramento di territori e mercati come prima della guerra fredda. Il controllo delle risorse alimentari o di acqua è certamente considerato come “nuovo territorio” presidiato delle multinazionali e difeso da guerre tattiche di varia natura. Ecco perchè penso che una “conferenza”(passami l’espressione )o un forum approfondito e articolato sulla violenza nella democrazia e democrazia come nuova violenza può essere molto utile. Preciso per essere più chiaro ,io credo che lavorare e combattere per qualificare la democrazia e la articolazione della costituzione democratica del nostro stato come dell’europa come del resto del mondo sia il primo obbiettivo della lotta rivoluzionaria. Credo addirittura che in nome di questo obbiettivo potrebbe essere utile accantonare il simbolo o la dicitura comunista per rendere più trasparente e più efficace la declinazione anticapitalista di questa strategia.Io non ho alcuna antipatia per la falce e il martello e per la parola comunismo . Anzi penso che sia giusto difendere e rilanciare sia l’idea che un nuovo modello che da questa idea parte. Dico questo per dare più forza alla priorità del contenuto democratico delle costituzioni. La democrazia è un vero obbiettivo?se si come io credo come si può valorizzare il suo contenuto di libertà e giustizia senza uso della forza e della violenza?Credo anche io che non si possano fare riduzioni sociologiche del black e credo sia un fenomeno trasversale e in divenire.Credo anche si allargherà proprio perchè il tema violenza è nelle priorità della emancipazione. Per tradurla moolto semplicemente ” se tutto è violento perchè la mia violenza non è ammessa?perchè è ancora troppo poco violenta!Più sarà violenta(cioè più sarà di massa e di qualità)più la nostra violenza sarà democratica! Partiamo dall’egemonizzare le pecore passeggianti e poi allarghiamo il cerchio!” Penso che questa posssa essere una logica credibile e trasversale dei black.
    Non sono d’accordo ne sulle modalità ne sui presupposti ma è chiaro che i black sono una espressione autentica nata dalla incapacità della sinistra di presidiare un contenuto così significativo come quello della violenza. Ho sempre avuto l’impressione che questa storia della nonviolenza sia una grande trappola e un modo sostanzialmente ipocrita di porsi in modo conflittuale con il “sistema”.Non mi è mai piaciuto non è un modo autentico di interpretare la nuova umanità o l’uomo nuovo.Essere contro la pena di morte non vuol dire essere contro la violenza.Essere contro la violenza è come essere contro l’acqiua o contro il vino cioè una sciocchezza.In questo,anche se in modo non condivisibile l’espressione dei Black è vincente o per meglio dire può essere “con-vincente”per aree meno “educate” con forte connotazione di coscienza politica indifferenziata.
    Per quanto riguarda la questione guerra e lo sviluppo che èuò avere nell’immediato futuro credo che l’africa sia determinante negli assetti futuri globali e che la “partita”che si sta giocando in Africa ormai da più di un decennio sia arrivata ad un punto di svolta epocale per tutto l’assetto globale.Il mio credere non è mistico,ovviamente,ma sintesi di una analisi basata sul controllo delle risorse utili per tutti i sistemi di cui l’africa è “cambusa globale”.Credo che il dominio sull’africa traduca il dominio sul mondo.E’ molto molto sintetico ma non volevo apparire reticente,poi come sai preferisco essere capito male che accettare posizione mediane che non condivido. Credo che la verità alberghi agli estremi in mezzo all’uomo non a caso la natura ha predisposto altri sistemi di prolungamento vitale.
    Un caro abbraccio

  2. caro giovanni, rimane solo un punto sul quale evidentemente abbiamo opinioni diverse e forse divergenti. al netto di tante sulle quali l’accordo reciproco è totale.
    che questa società sia intrisa di violenza non c’è dubbio. che in questa società sia chiamato violenza ciò che non è violento (come per esempio ogni forma di violazione della legalità formale tesa a perpetuare ogni tipo di sopraffazioni e repressioni e, di converso, sia considerata legale e affatto violenta la violenza insita nei rapporti di produzione e nelle conseguenze apocalittiche che sull’umanità ha il capitalismo, non c’è dubbio.
    ma la violenza non è come l’acqua. eh no! non è neutra. esattamente come il potere.
    bisogna avere un approccio critico sia con la violenza sia con il potere. sono cose che non si possono ignorare e rifiutare in astratto, con le quali fare i conti. e quindi sono cose da usare. ma senza disperdere il punto di vista critico che ne svela il contenuto intrinsecamente antidemocratico, oligarchico, autoritario. le pratiche di lotta (ho detto pratiche e quindi non etica) non violente possono essere altamente efficaci e molto radicali. finché o dove sono possibili sono da considerarsi molto meglio di quelle violente, per il semplice motivo che non introiettano quanto nell’esercizio della violenza è contenuto del pensiero dominante. ogni violenza genera una risposta contraria e quindi prima di avviare una spirale del genere bisogna prevedere e sapere come stanno le cose dal punto di vista dei rapporti di forza. una insurrezione popolare, come ce ne sono state tante, giusta nei contenuti ma anche nei tempi e nei modi può annichilire gli apparati repressivi e neutralizzare la risposta. può, cioè essere vincente. ma può essere che la pratica violenta generi una repressione che annichilisce e annulla sia i contenuti che le organizzazioni che l’hanno messa in campo. o no? se la risposta violenta è, invece, una dura necessità dato il livello della repressione, bisogna saperla dosare e amministrare con scienza. è quello che fanno oggi in colombia o nel kurdistan. anche per sfuggire ad uno scontro frontale e definitivo che sarebbe sul terreno violento e militare assolutamente perdente.
    ma a parte questo, che è un classico, l’estetica della violenza, del gesto esemplare, tanto più nell’era dello spettacolo globale, contiene il germe della subalternità nei confronti del sistema. io stesso ho difeso e difendo il diritto a violare, anche con gesti simbolici e spettacolari, un divieto teso a comprimere diritti e spazi pubblici e democratici. ma che in qualsiasi occasione si debbano fare gesti più o meno violenti e/o spettacolari, a prescindere dagli obbiettivi che ci si propone, lo trovo vieppiù subalterno. così si recita un copione già scritto e che prevede esattamente che il contenuto di qualsiasi piazza sia il gesto spettacolare e violento. in un rapporto nel quale potere e antagonismo si legittimano reciprocamente proprio perché generano l’autoavveramento delle reciproche previsioni. ma gli spazi politici pubblici vanno difesi e non giocati a poker per vedere il presunto bluff dell’avversario. perché un atto che favorisce in qualsiasi modo il consenso della repressione è sbagliato.
    inoltre la pratica del gruppo avanguardistico che pretende di portare le masse dove vuole lui, a fare lo scontro che vuole lui, per perseguire gli obiettivi che vuole lui, non ha proprio nulla a che vedere con la democrazia. contiene un elemento iperbolico di autoritarismo ed anche, se permetti, di disprezzo per le masse, che così sono solo un pubblico potenziale o, peggio ancora, un gregge da spingere dove si vuole.
    inoltre la cosa che mi ha di più fatto incazzare di sabato è che quando c’è un movimento che manifesta in più di 80 paesi contemporaneamente sugli stessi contenuti ed obiettivi è un crimine fare qualsiasi cosa che il giorno dopo favorisca il solito, provinciale, insopportabile, battibecco italiano, oscurando il fatto saliente della manifestazione. la sua natura internazionale.
    detto questo mi pare chiaro dove stanno le nostre divergenze, credo.
    infine, non capisco proprio la vera ossessione, della quale ciò che hai detto tu è solo un riflesso, secondo la quale la parola comunismo andrebbe nascosta.
    so bene del basso livello di popolarità della parola e della stessa nozione di comunismo. mica mi sfugge che la storia del novecento la stanno riscrivendo quelli che hanno vinto. e cioè i capitalisti e tutto il carrozzone di intellettuali soccorritori del vincitore. ma è una pura illusione pensare che mettendo da parte simboli e nomi ci si scrolli di dosso la sconfitta, o ci si possa presentare come nuovi. al massimo si farà la figura dei furbetti che si travestono. certo, a meno di non buttare alle ortiche anche i contenuti dei simboli e dei nomi. insomma, se dici che sei di sinistra ma che vuoi nazionalizzare le banche diranno comunque che sei comunista. del resto danno del comunista anche a obama appena dice cose moderatissimamente di sinistra. se invece dici che le banche sono bellissime se sono private e lo dici da comunista dichiarato nessuno ti dirà che sei comunista per criticare ciò che dici.
    ovviamente si può per me tranquillamente non usare nome e simbolo alle elezioni. come succede in moltissimi paesi dove i comunisti appartengono a coalizioni. come in sudafrica, o in portogallo, o in spagna, o in uruguay e così via.
    ma questo è un altro discorso.
    un abbraccio

  3. ah scusa giovanni. il testo del sup lo trovi a questo link:

    http://chiapasbg.files.wordpress.com/2009/07/la-iv-guerra-mondiale-c3a8-cominciata.pdf

    è un lungo saggio.

    ma ti anticipo il post scriptum

    Post scriptum che racconta sogni annidati nell’amore. Riposa la Mar al mio fianco. Essa condivide da
    tempo le angosce, le incertezze e non pochi sogni, ma ora dorme con me la calda notte della Selva.
    Io guardo il suo frumento fremente nel sogno e mi meraviglio di vederlo com’è: tiepido, fresco al
    mio fianco. L’asfissia mi tira fuori dal letto e prende la mia mano, e la penna, per portare qui il
    Vecchio Antonio, come anni fa…
    Ho chiesto al Vecchio Antonio che mi accompagnasse a fare un’esplorazione al fiume, in basso.
    Abbiamo portato con noi poco da mangiare. Per ore abbiamo seguito il corso capriccioso della
    corrente e la fame e il caldo ci hanno assediato. Abbiamo passato il pomeriggio a inseguire un
    branco di cinghiali. Quasi annottava quando gli siamo stati addosso, ma un enorme “censo” [maiale
    di montagna, ndt.] si stacca dal gruppo e ci attacca. Io cerco di rispolverare tutte le mie conoscenze
    militari, tiro fuori la mia arma e mi accosto all’albero più vicino. Il Vecchio Antonio resta inerte di
    fronte all’attacco, invece di fuggire si mette dietro un cespuglio di liane. Il gigantesco cinghiale
    attacca di fronte con tutta la forza, ma resta impigliato tra le liane e le spine. E, prima che possa
    liberarsi, il Vecchio Antonio alza la sua vecchia carabina e, con un colpo alla testa, risolve il
    problema della cena. All’alba, quando ho finito di pulire il mio moderno fucile automatico [un M16
    calibro 5,56 millimetri, con selettore di fuoco e portata effettiva di 460 metri, con in più il mirino
    telescopico e un caricatore da 90 colpi] scrivo il mio diario e, omettendo tutto quel che è successo,
    annoto solo: “Incontrato cinghiali e A. ha ucciso un esemplare. Altura 350 m. slm. Non ha piovuto”.
    Mentre aspettiamo che la carne cuocia, racconto al Vecchio Antonio che la mia parte servirà per la
    feste che si preparano all’accampamento. “Feste?”, mi chiede mentre attizza il fuoco. “Sì- dico – Non
    importa il mese, c’è sempre qualcosa da festeggiare”. Dopo di che continuo con quella che
    supponevo fosse una brillante dissertazione sul calendario storico e le celebrazioni zapatiste. Il
    Vecchio Antonio ascolta in silenzio e infine, supponendo che il tema non gli interessasse, mi
    accomodo per dormire. Tra i sogni vedo il Vecchio Antonio prendere il mio quaderno e scrivere
    qualcosa. La mattina dividiamo la carne, dopo la colazione, e ciascuno prende la sua strada. Arrivo
    all’accampamento, faccio rapporto al comando e mostro il diario per far vedere quello che è
    successo. “Questa non è la tua grafia”, mi dicono mostrandomi un foglio del quaderno. Ahi, sotto
    quel che io avevo annotato, il Vecchio Antonio aveva scritto, in grandi lettere: “Se non puoi avere la
    ragione e la forza, scegli sempre la ragione e lascia che il nemico si tenga la forza. La forza può
    vincere in molti combattimenti, ma in tutta la lotta solo la ragione può prevalere. Il potente non
    potrà mai cavare la ragione dalla sua forza, noi sempre potremo ottenere la forza dalla ragione”. E
    più in basso, in lettere molto piccole: “Felici feste”.
    Nemmeno a dirlo, non avevo più fame.
    Le feste, come sempre, furono molto allegre.

  4. Enrico Scola Says:

    Bella premessa con conclusione pericolosa:è fuorviante giocare sulla distizione accordo elettorale,ma non accordo di governo!Se i tuoi numeri servono per reggere il governo che fai?Ripetiamo per la terza volta la lacerazione tra chi sceglie di sostenere il governo e chi no(scissione del 1998) o restiamo a reggere il governo come nel 2008 suicidandoci elettoralmente e senza portare a casa nessun risultato?Ma poi veramente crediamo che gli alleati siano tanto stupidi da portarti in parlamento e poi lasciarti le mani libere quando tra l’altro hai una forza contrattuale quasi nulla visto che da solo il 4% ,salvo miracoli, non lo superi.

  5. Caro Ramon,
    il tuo articolo mi arriva come un vento fresco gramsciano… Dalla “guerra” di posizione – Inch’Allah – alla “guerra” di movimento… Stimo molto la tua ” (…) autonomia culturale ed organizzativa dal sistema egemone (…) “.
    Un caro saluto,
    Birgitt

  6. grazie birgitt, un abbraccio.

  7. caro enrico scola, se la premessa va bene prova tu a declinare una proposta tattica che stia in piedi enunciando i pericoli connessi. perché qualsiasi cosa si faccia ci sono pericoli. e spiegamela. poi domani ti rispondo.

  8. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    a volte mi chiedo perchè non ci capiamo quando siamo d’accordo.
    Quanto hai scritto sulla violenza e su sabato mi trova molto d’accordo e d’altronde l’avevo scritto a Pietro già prima.Ho solo affermato che il tema della violenza è lasciato in genere alla mercè di opinioni perbeniste .Io non sono per la violenza ne penso che sia una dimensione da rivendicare.La nonviolenza però è spesso espressione di subalternità tanto quanto. Non credo che su questo ci sia una sostanziale differenza tra la tua e la mia visione !Se lo credessi lo direi senza problema alcuno ( sai bene che essere d’accordo spesso mi inquieta più che essere in disaccordo)amo la discussione.Mi sarò espresso male,come nel caso del comunismo
    e di quello che per me significa e può significare.(oltretutto è uno dei simboli al quale sono più affezzionato e credo che sia stato un bene non abbandonarlo )ho citato la questione solo per evidenziare il problema di fondo che è “per quale democrazia” siamo pronti a schierare questo simbolo?Posto che violenza o non violenza di per se non è significativo di nulla!L’esempio dell’acqua e del vino significava proprio questo( si può cambiare l’acqua in vino ma la sostanza non cambia).
    Quindi se la valorizzazione della democrazia è così vitale si può addirittura mettere in dicussione l’uso del simbolo ,ma non è una proposta è una drammatizzazione,un artificio dialettico.
    Insomma mi sa che ti devi rassegnare al fatto che su queste cose la pensiamo allo stesso modo anche se usiamo espressioni diverse.Grazie intanto per il link e per gli spunti sempre puntuali e generosi che arricchiscono le tue risposte.Leggere le tesi del prossimo congresso sul web è un massacro dell’iride,non è per caso che si possano recuperare stampate da qualche parte anche pagando che è sempre meglio che spendere una cifra in cartucce
    preferirei dare la differenza al tuo partito ,che come sai mi sta a cuore e che cerco di ostenere quando posso.Non sarò un bravo comunista ma sono pur sempre un compagno nello stile e nel cuore. Se sei in disaccordo a me va bene uguale 🙂
    un abbraccione

  9. giovanni Says:

    Ah dimenticavo questa sera leggo l’ultimo articolo poi se ho cose che mi paiono sensate da esprimere le scrivo.
    hasta luego (ma si scrive così?)

  10. ok giovanni, è questo modo di comunicare che rende le cose più difficili, anche se permette discussioni che altrimenti non si farebbero mai. mi rallegro della sintonia, superiore a quella che credevo ci fosse.
    in ogni caso tutte le parole sono consumate e potenzialmente ambigue. anche “democrazia”.
    liberazione ha pubblicato i documenti congressuali, credo il 9 ottobre. in edicola non la trovi più. ma se vai alla più vicina sede del partito, essendo in corso i congressi di circolo, ne troverai una copia stampata. e gratuita.
    un abbraccio

  11. piero di girolamo Says:

    Ringrazio il compagno Ramon per aver esplicitato cose che pensavo avendo letto il forum su Liberazione. E’ una posizione difficile ma nulla è facile in questa fase. Ma senza autonomia politica e intellettuale e di ricerca diventa tutto impossibile. Grazie.

  12. grazie piero,
    si giovanni si scrive così e significa letteralmente “a poi”.

  13. allora enrico scola…. non dici nulla?

  14. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    la frasetta finale sulle posizioni di Bertinotti è molto forte (“pure e pericolose suggestioni”). Ti chiederei per favore di esprimerti più diffusamente al riguardo. In particolare, mi pare che la vecchia teoria del big-bang di Bertinotti sia in qualche modo superata dalle sue posizioni attuali, che io accolgo molto positivamente e tu riprendi nel titolo dell’articolo (il recinto), e che quindi non capisco come mai figurano insieme. Ho sempre considerato il big-bang come il progetto di rimescolamento delle forze di sinistra e degli elettorati genericamente di sinistra per costruire una massa critica in grado di incidere nella realtà, e quindi ecco governare un grande paese capitalista della Ue e della Nato come l’Italia. Insomma l’aggressione al Pd e al suo elettorato che in qualche modo Vendola sta incarnando oggi. Mi pare che la propensione governista sia venuta meno oggi in Bertinotti, che mi sembra rimanere nel vago a proposito della rivolta, come non volesse, dalla sua posizione acquisita di teorico e non di politico attivo, sostenere alcuna linea politica per l’oggi. Tuttavia mi paiono considerazioni compatibili e probabilmente molto vicine alle nostre. Non mi risulta anche, infatti, una sua presenza così diffusa ad iniziative e discussioni proposte dal nostro partito. In parole povere, giudico positivo questo “riavvicinamento” e non capisco fino in fondo la mazzata che gli riservi sul finire dell’articolo. Ma forse appunto, c’è bisogno di spiegarla meglio.

    grazie come sempre

  15. Enrico Scola Says:

    Premesso che è dei dirigenti nazionali l’obbligo di trovare le soluzioni io penso che bisogna chiarirsi sul senso ed i tempi della lotta comunista:se si assolutizza il tema della presenza parlamentare è chiaro che la soluzione diventa quasi impossibile,salvo il giocare sulla necessità per vincere anche di una forza marginale per cercare di ottenere un impegno di contenuti immediatamente spendibile(pes il primo consiglio dei ministri deve abrogare la legge 30 e l’art 8 del decreto di agosto),ma mi pare un utopico azzardo.Diverso è se si ritiene l’impegno comunista battaglia che non si chiude esclusivamente nella rappresentanza parlamentare ,ma nella costruzione di un partito che cerca ovunque di inceppare il meccanismo capitalistico con coerenza e costanza,l’elezioni sono una tappa importante di quest’impegno,ma non lo esauriscono,certo entrare in parlamento è meglio che non entrarvi,ma se non si supera il 4% non è la fine di tutto.Io sono convinto che alla fine sui tempi lunghi si è premiati,certo non è bello per chi ritiene il partito veicolo di promozione personale,e sono molti,ma certamente accettabile per chi vive autenticamente l’impegno comunista!

  16. caro antonio, ovviamente le frasi finali (sia quella che riguarda bertinotti sia quella che riguarda landini) sono sommarie. banalmente perché gli articoli sui giornali hanno un limite di battute che bisogna rispettare. tuttavia non sono “mazzate” bensì critiche. dire a qualcuno che propone una suggestione o che sottovaluta il bipolarismo non è una “mazzata”. e difendo il diritto dovere di parlare chiaro e anche di polemizzare. sempre che il parlar chiaro e la polemica non contengano insulti e processi alle intenzioni.
    ma veniamo all’oggetto del tuo post.
    la proposta del big bang della sinistra (non una teoria bensì una proposta) nasce dalla presunta constatazione del fallimento di entrambe le sinistre, di cui per anni ha parlato bertinotti. l’una incapace di incidere realmente dal punto di vista riformistico avendo accettato le compatibilità del sistema. l’altra incapace di incidere realmente pur avendo una propensione e una consapevolezza antagonista. nella fattispecie la sinistra antagonista avrebbe dovuto investire se stessa, recidendo gran parte delle proprie radici considerate novecentesche e vecchie, in una offensiva generale capace di promuovere anche nella sinistra moderata un analogo processo, alla fine del quale ci sarebbe stata una nuova e sola sinistra.
    perché questa è una suggestione? perché per quanto affascinante possa apparire l’esito previsto e per quanto fondate appaiano le basi analitiche (la incapacità di incidere nella realtà) induce comportamenti politici precisi. ricerca di un “nuovo” miracolisticamente capace di superare le difficoltà e di partorire una potenza all’altezza della situazione. accantonamento del “vecchio” considerato superato in quanto tale. più nel concreto induce quel che poi è successo. scissioni a non finire. accusa a chi non era d’accordo con quella impostazione di conservatorismo, di nostalgia, di incapacità di comprendere le novità presenti nella realtà. la genericità e l’inconsistenza del concetto “nuovo” lo ha trasformato più nel “non sono vecchio” che in qualcosa di preciso su cui discutere (e poter decidere e scegliere) concretamente da parte dei militanti e più in generale del popolo della sinistra. una suggestione perfino nel senso psicologico. ti induco a fare qualcosa più o meno senza che tu te ne renda conto. “superi” i partiti esistenti in favore di qualcosa che non c’è e che è da dimostrare che possa esistere. la suggestione è proprio il dire che se non “superi” te stesso subito non potrà esserci la famosa nuova sinistra potente, efficace e capace di incidere. però intanto lo sforzo, e lo scontro che ne deriva, è distruttivo per quel che c’è, senza alcun vantaggio di alcun tipo.
    detto questo, bertinotti, nel forum in questione, da cosa fa derivare la “svolta” di cui parli tu?
    da un bilancio (sono ormai quasi quattro anni che è in campo la prospettiva del big bang) critico e autocritico? dalla constatazione che il tentativo di superare le forze esistenti per produrre il big bang ha semplicemente indebolito la sinistra antagonista, frammentandola, ed ha pure introiettato l’idea (per me assolutamente balzana) che effettivamente il comunismo sarebbe un cane morto inservibile nel tempo attuale?
    purtroppo no.
    adesso dirò una cosa che assomiglia veramente ad una mazzata.
    quando si è passati dal dire “siamo nani seduti sulle spalle di giganti” al comportarsi politicamente come se si fosse giganti seduti sulle spalle di un nano (il nano ovviamente è il proprio stesso partito) il disastro è stato totale.
    inoltre, da cosa fa derivare bertinotti la doppia constatazione che esiste il recinto e che, però, non esistono più le due sinistre?
    dal dibattito del ps francese (sic). se non esistono due sinistre allora esistono due destre? una delle quali è quella liberaldemocratica di origine socialista o socialdemocratica? macché!
    il recinto è dato dalla forza che il capitale ha nell’imporre le proprie compatibilità come inviolabili per chiunque voglia misurarsi con il governo (in occidente).
    continua…

  17. fin qui siamo d’accordo. ma è così da almeno 20 anni. come si fa a meravigliarsi che di riffa o di raffa alla fine nel ps francese come nel psoe spagnolo di zapatero o nel pd di obama (tutti miti suggestivi della sinistra light e nuovista) la forza del potere del capitale e delle sue compatibilità la spuntano su qualsiasi buona intenzione (ammesso e non concesso che sia effettivamente buona e cioè ispirata dalla effettiva intenzione di cambiare le cose e non, invece, dal gioco del mercato politico che impone, tanto più nel pieno della crisi del sistema, di evocare cambiamenti alle elezioni ben sapendo che dal governo è impossibile promuoverli realmente).
    come si fa, se si è visto il recinto già venti anni fa, a meravigliarsi oggi? si fa, perché ci si era illusi che la crisi avrebbe spinto la sinistra moderata fuori dal recinto. ma questo è un gravissimo errore di analisi (per altro reiterato da molti, come per esempio di siena nel suo articolo di pochi giorni fa sempre sul forum). senza dimenticare che l’aspettativa che la sinistra moderata uscisse dal recinto non solo si è rivelata infondata ma ha spinto una parte di quella che era sinistra antagonista ad entrare nel recinto. o forse le favole sul governo possibile del leader vendola e il referendum ultramaggioritario sostenuto da sel sono cadute dal cielo?
    l’unica cosa che fa bertinotti, e non mi meraviglio data l’onestà intellettuale che gli ho sempre riconosciuto, è constatare che il recinto è cogente per chiunque si collochi dentro ed è impedente per qualsiasi cambiamento. sembra un vero e proprio divorzio contingente con la creatura prodotta dalla teoria del big bang. sel.
    ma, ahimè. dalla suggestione del big bang si passa ad un’altra suggestione. invece che considerare, come è sempre stata, la idea della costruzione di una nuova sinistra magnifica grande e potente, una cosa politicista, che non poteva che produrre danni e cioè ulteriori divisioni, sostanzialmente si passa ad una rinuncia della politica. non come politicismo, ma proprio come soggettività politica organizzata che si misura su tutti i terreni dello scontro: sociale, politico istituzionale e culturale. essendo per bertinotti, la sinistra antagonista (quella che c’è) un nano, e per questo accusa ferrero di sopravalutare la soggettività, cosa si propone? la “rivolta” come potenza capace di rompere il recinto. una rivolta che avrebbe effetti taumatirgici. in favore della quale rinunciare a mettere in campo la soggettività che c’è ed esiste con un progetto che contemporaneamente preveda l’azione sociale e la tattica necessaria a portare nelle istituzioni un punto di vista antagonista senza farsi recintare dentro i confini delle compatibilità del sistema.
    un’altra suggestione. bella e buona.
    non esiste nessuna rivolta che rovesci il tavolo, rimescoli le carte a sinistra (riaprendo la strategia del big bang) e inizi una nuova negoziazione su un tavolo nuovo senza recinti. la rivolta sociale che c’è senza una politica propria che preveda resistenza e progetto e nella quale, senza egemonismi di alcun tipo, agisca una sinistra dotata di capacità di analisi e di proposta, oltre che della cultura critica capace di indagare e svelare i nessi tra quel che succede e gli interessi del capitale, è destinata a infrangersi proprio contro quel recinto che dovrebbe rompere. e ad essere scomposta e divisa, invece che unita e resa più consapevole e cosciente.
    è quel che propone di fare il prc nel suo documento congressuale.
    che merita di essere discusso almeno come l’articolo di bertinotti su cui è stato fatto il forum.

    va beh. spero di essermi spiegato.

    ciao e un abbraccio

  18. eh no, caro enrico, non te la puoi cavare così.
    i dirigenti nazionali hanno il dovere di fare analisi e di proporre una linea politica. analisi e linea devono essere discusse, criticate ed eventualmente cambiate dai lavori di un congresso che alla fine decide. poi il nuovo gruppo dirigente deve gestire ed applicare la linea, anche trovando le soluzioni ai problemi che di volta in volta si presentano. anche agendo tatticamente, ovviamente.
    ma i problemi che hai posto tu sono di linea e perfino di concezione del partito e della politica.
    è troppo facile pensare che i dirigenti abbiano il dovere di indicare una linea e che chi non la condivide non abbia anche il dovere di proporne una diversa, o anche leggermente diversa. se un partito dovesse funzionare così la base sarebbe continuamente espropriata del potere di decidere sulle cose strategiche ed essenziali. e e su queste le sarebbe riservata solo la possibilità di consentire o dissentire, ma non di cambiare e decidere sulle proposte del gruppo dirigente. certo, per partecipare attivamente ad una simile discussione bisogna proporre cose che stiano in piedi e che siano coerenti con una analisi. perché spararle grosse, proporre cose senza considerare nessuna controindicazione non è contribuire seriamente a prendere decisioni.
    comunque.
    tu dici che facendo un accordo contro la destra senza entrare al governo rischieremmo di dividerci per l’ennesima volta.
    ovviamente c’è del vero in questa affermazione. ma non esiste nessuna scelta di nessun tipo che non contenga rischi. le scelte appartengono al campo delle azioni. e qualsiasi azione, dovendo fare i conti con le azioni degli altri e con le novità che possono insorgere, magari prodotte inaspettatamente dalle proprie stesse azioni, ti espone a rischi.
    tu nel secondo post proponi di non fare accordi di nessun tipo e di tentare di avere il 4 % in proprio. se non ci si riesce pazienza. tanto non è essenziale essere o non essere nelle istituzioni.
    dico bene? mi pare di si. ma se non dico bene correggimi.
    questa proposta se applicata è esente da rischi?
    dovresti dirli tu. e magari confrontarli con quelli connessi all’altra proposta. e sulla base di una valutazione e di un sano calcolo dei rischi, decidere. scusa se insisto, ma è importante che quando si discute si possa interloquire e capirsi. e non scontrarsi inutilmente. anche perché quando si pensa che gli altri non ragionino, non vedano rischi, si finisce, come fai tu, per dire (anche se confusamente) che sono mossi da motivazioni inconfessabili. e per dire che chi la pensa come te è AUTENTICAMENTE COMUNISTA.
    ora, senza, farla troppo lunga, ma se hai voglia leggiti quanto ho scritto un anno fa esattamente sul tema “perchè dovremmo dividerci fra settari e governisti”, ti dico io i rischi connessi alla tua proposta. e che considero molto più probabili e gravi degli altri, e pari a quelli della eventuale scelta di un accordo di governo.
    il rischio di divisione che sarebbe prodotto dalla eventuale vittoria contro la destra e dalla eventuale indispensabilità dei nostri voti parlamentari per il governo, come ti ho già detto è esistente. ma è un rischio che prima di manifestarsi deve passare per due se…
    se si vince e se siamo indispensabili.
    mentre se si fa come dici tu la divisione ci sarebbe lo stesso. ma prima. o credi che chi ha la propensione governista (in buona o cattiva fede) accetterebbe di partecipare alle elezioni con una posizione indifferente alla vittoria della destra? o no?
    ti sembra che correre lo stesso rischio a priori e sulla base di una previsione sia lo stesso che correrlo sulla base di fatti? gli eventuali fatti, sulla base di una ragionevole previsione che oggi mi sento di dire quasi certa (ma vedremo in seguito sulla base di altri fatti prodotti da altri e dalla stessa dinamica della realtà) sono che una coalizione può battere la destra ma che i nostri voti difficilmente sarebbero indispensabili per il governo.
    ovviamente se, invece, i nostri voti fossero indispensabili avremmo un problema. ma è lo stesso identico problema che abbiamo ogni giorno, prima delle elezioni.
    il sistema bipolare funziona in modo specifico. l’hanno inventato per questo. se non partecipi alla coalizione contro la destra ti accusano di fare una cosa che può far vincere la destra. i contenuti in nome dei quali dici che è impossibile fare un accordo contro la destra diventano impedenti la vittoria contro la destra e siccome, però, l’oggetto del contendere alle elezioni bipolari è chi vince il governo e non la rappresentanza parlamentare dei contenuti, si da per scontato che sono contenuti impossibili a realizzarsi. se va bene. perché nel gioco elettorale, che funziona, qualsiasi coalizione contro la destra, per il profilo del leader, per suggestioni, per banale ricerca del voto nei settori sociali numerosi e incazzati, si guarderà bene dal dire che è contro i tuoi contenuti. dirà che bisogna difendere il welfare, che bisogna promuovere lo sviluppo per difendere i posti di lavoro, che bisogna lottare contro la precarietà. lo dirà in modo generico, in modo falso, ma lo dirà. e diranno a te che per questioni di principio, per identitarismo, per estremismo, invece di accontentarti di quello che si può ottenere vincendo contro la destra, presentandoti da solo rischi di far vincere proprio la destra, con più tagli al welfare, più precarietà, e cosi via.
    o credi che il centrosinistra dica in campagna elettorale e da tutte le tv che tu sei contro la precarietà e loro, invece, sono per la precarietà?
    insomma, se difendi certi contenuti non facendo accordi che fanno i conti con il sistema elettorale che c’è e ti comporti come se ce ne fosse un altro proporzionale, per l’eterogenesi dei fini, nel dilemma peggio o meno peggio (e c’è sempre un peggio e un meno peggio) tu rischi di favorire proprio il peggio. credi che questo non si paghi elettoralmente?
    inoltre c’è un altro rischio gravissimo che è prodotto da quel che tu proponi. ed è proprio quello del settarismo più estremo.
    perché se c’è il rischio del governismo c’è quello speculare del settarismo. perché nella discussione che scaturirebbe dalla scelta di presentarsi da soli finiresti per scontrarti solo con il centrosinistra dovendo alzare i toni spiegando che dicono certe cose ma ne faranno altre. e spiegando che sono uguali alla destra. e dicendo che i tuoi contenuti, che sono anche qulli condivisi da milioni di persone, non hanno nessuna speranza di essere realizzati in parlamento, ma che però ci saranno alcuni deputati puri che testimonieranno in loro favore. così, per gli elettori, compresi i milioni che sono d’accordo su moltissimi dei tuoi contenuti, il centrosinistra si batte contro la destra e forse, ma il forse è decisivo, farà anche qualcosa di buono sui contenuti, mentre tu non ti batti contro la destra e usi i contenuti non per realizzarli, neppure parzialmente, bensì per avere qualche posticino nelle istituzioni.
    è per questo, caro enrico, che io penso che quanto proponi tu sia molto ma molto più rischioso. e foriero di una involuzione settaria del partito.
    senza parlare del fatto che quanto propongo io permette di rimanere nelle lotte e nei movimenti dicendo, vogliamo battere le destre che per giunta in italia sono uno schifo insopportabile, ci battiamo per i nostri contenuti comuni e sfidiamo chiunque a confrontarsi su di essi e quando si vedrà che i contenuti nostri sono incompatibili con quelli del centrosinistra faremo un accordo senza entrare al governo.
    questa proposta permette di agire, senza rinunciare ad una virgola dei propri contenuti, nei movimenti e nelle lotte (che se ne strafottono giustamente che i comunisti o chiunque abbiano una rappresentanza e che pensano di cercare di vincere sui propri obiettivi di lotta sia difensivi che offensivi) senza separarsi da essi per effetto della dinamica imposta dal bipolarismo.
    le illusioni che possono avere le masse non si superano facendo prediche o, peggio ancora, spiegando che i contenuti in cui credono sono irrealizzabili per decenni. bensì dimostrando giorno per giorno, azione dopo azione, condividendo un percorso in salita, che sono illusioni sulla base di fatti. non appollaiandosi in cima ad un albero e gridando profezie.
    infine, che il parlamento e le istituzioni siano un aspetto secondario del lavoro politico, per me è fuori di dubbio. ma sono anche ben lieto che sia così scritto nel documento congressuale del prc. che è l’unico partito a dirlo. certo dirlo non è farlo. ed è sempre tutto complicato e rischioso.

    chissà se ci siamo capiti. in ogni caso ti invito a non pensare di essere l’unico autentico comunista. perché se insisti a dire questo, ovviamente ogni discussione finisce ancor prima di cominciare.

    ciao

  19. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    di questi tempi andiamo proprio d’accordo è così anche in questo caso. I due aspetti fondamentali :dittatura del capitale finanziario,e bipolarismo i veri nemici.Credo anche io che lo spirito santo non possa illuiminare o innescare un big bang.Chiarisco subito così ti evito righe di precisazioni,la consapevolezza del ruolo giocato dal bipartitismo non si ritrova battendosi la testa con la mano e proferendo un “AHh Già è vero!”. Credo addirittura che ci sia qualcosa di anticostituzionale nel bipolarismo.Manca la cultura del lavoro ,cioè del ruolo che il lavoro occupa in relazione alla dignità dell’uomo oltre il suo valore economico e rivendicativo!Del lavoro come criterio qualificante per la vita di una società compatibile con l’uomo. Lavorare meno è un sano e giusto obbiettivo esprime ,al di là della sua funzione organizzativa,il vero progresso il senso ultimo della tecnologia.L’uomo non nasce per lavorare ma attraverso il lavoro emancipa la sua condizione .Il rapporto uomo -natura-modello di sviluppo mai come oggi indica quale sia la stretta interdipendenza di questi aspetti.Non mi sembra un caso l’uscita del vaticano su questo tema anche se un po stupisce.Ma sono cose che sai già e non appallo. Altre considerazioni in seguito ad una tua eventuale risposta “critica”.Ma non ci credo andiamo troppo d’accordo:)
    Davvero un grande abbraccio

  20. giovanni Says:

    Ah ho usato uomo e non umanità apposta!!
    hasta luego

  21. megliosoli Says:

    L’idea che le istituzioni borghesi siano inutili e inutilizzabili e che entrare in parlamento sia solo un metodo per ottenere visibilità e avere una cassa di risonanza per il programma della classe operaia non è affatto una novità. E non è certo patrimonio dei settari: i bolscevichi la pensavano così, ma anche i socialisti italiani prima della prima guerra mondiale come quasi tutti i partiti della seconda internazionale. Pe fare esempi meno nobili ma sempre validi anche i partiti a sinistra del Labour party in Inghilterra si sono sempre presentati da soli anche se l’unico risultato era quello di facilitare una vittoria dei conservatori. Semplicemente questi partiti utilizzavano le elezioni come occasione per fare propaganda e gli eventuali parlamentari per visibilità e agibilità. Quindi mi stupisce il tuo stupore di fronte a questa posizione e il tuo bollarla semplicemente come settaria. In ogni caso nella tua risposta a Enrico almeno spieghi che ci sono dei pro e dei contro sia nell’alleanza che nell’andare da soli. Allora ammetterai che qualcuno può ritenere maggiori i pericoli dell’alleanza piuttosto che quelli di andare da soli. Senza definirlo settario. Altrimenti sarebbe facile poi definire opportunisti quelli che vogliono l’alleanza elettorale. Io credo che al di là dei calcoli sui voti e le tendenze elettorali si debba fare i conti con un’analisi che tra l’altro mi sembra tu condivida: la situazione economico finanziaria internazionale obbligherà qualsiasi futuro governo a portare avanti politiche ferocemente antipopolari. Ed è a questo tipo di situazione che dobbiamo prepararci. Quindi la domanda sulle conseguenze delle nostre scelte per me è questa: come vogliamo arrivare a questo appuntamento? In questo senso non condivido per nulla la tua idea che la nostra collocazione in alleanza con forze esplicitamente favorevoli a un attacco ai diritti non influenzerebbe la nostra capacità di intervento nei movimenti. E mi sembra che le due esperienze passate lo abbiano dimostrato. Credo sia proprio per queste difficoltà che nel 98 abbiamo fatto cadere prodi. Per non dilungarmi troppo penso che la situazione peggiore in assoluto sarebbe quella che anche tu ammetti come possibile e cioè trovarci con i nostri voti determinanti. Credo che sarebbe una situazione letale per il partito. Credo che non sarebbe affatto letale trovarci fuori dal parlamento ma dopo aver portato avanti coerentemente la nostra battaglia anche contro il centrosinistra. Battaglia la cui giustezza sarebbe confermata dagli attacchi che il centrosinistra farà. Dobbiamo insomma metterci nella situazione più credibile di fronte ai lavoratori per recuperare quella fiducia che manca ormai da anni e anni. Facendo un puro calcolo probabilistico andare da soli ci eviterebbe perlomeno di finire nella situazione peggiore in assoluto. Tu dici che alleanadosi il rischio sarebbe comunque basso ma andando da soli sarebbe nullo. Noto poi con sorpresa che secondo te il rischio sarebbe anche quello che i compagni favorevoli a un alleanza si scinderebbero se noi andassimo da soli: per prima cosa se davvero è coasì beh allora non so che farmene di questi compagni visto che io sono in minoranza da 20 anni e non mi sono mai scisso. In più non sottovaluterei anche le uscite dal partito magari silenziose e prolungate che vedrebbero protagonisti i migliori attivisti del partito se si ripetesse un’esperienza di coinvolgimento in un’alleanza. Per fortuna ho notato (anche se esula un po’ dal post) che nel corso dei cpf e delle presentazioni di mozione i compagni che condividono questa mia visione sono molti più di quelli che pensavo. Almeno non puoi dire che i compagni della mozione due criticano senza proporre alternative.

  22. caro o cara megliosoli, io ho rispetto per le posizioni di minoranza che propongono una analisi e una linea diversa. e credo sia difficile dimostrare che quanto dico non sia vero.
    la parola “settarismo” non è un insulto. è un giudizio politico. significa avere una politica autoreferenziale e comportarsi come una setta invece che come una organizzazione che si propone di produrre egemonia nella società. quindi non c’è motivo di offendersi. anche a me hanno appioppato l’aggettivo di “settario” (e molte volte). invece di offendermi ho cercato di dimostrare con pensieri e fatti che era una critica infondata. e comunque, anche ammesso (e non concesso) che la parola settario sia un insulto il suo contrario non è “opportunista”. l’opportunista sta dovunque. è colui che pensa solo a se stesso, che mette i suoi interessi personali sopra tutto, che sfrutta ogni opportunità per i propri fini. non c’entra con la linea. ti faccio un esempio: se un compagno mediocre, arrogante e stupido, non avendo nessuna speranza di guadagnare un posto in un organismo direttivo di un circolo, trova l’espediente di aderire ad un documento di minoranza, anche se non ne condivide i contenuti, e sfruttandone i voti che comunque nella base ci possono essere, ottiene per questa via il diritto al tanto sospirato posto, è un opportunista. ovviamente vale l’esempio opposto. se un bravissimo compagno sa che aderendo alla minoranza otterrà poco spazio e magari non verrà eletto segretario e quindi sceglie di stare comodamente nella maggioranza solo per questo è un opportunista. come vedi opportunismo non si può contrapporre a settarismo. se spostiamo al livello collettivo di linea il tema dell’opportunismo allora si può dire che per una organizzazione questo corrisponde a praticare una linea che privilegia gli interessi di bottega rispetto al compito di fare, per esempio, gli interessi della classe. ma questa definizione mal si attaglia ad una linea come la nostra. per il semplice motivo che se pensassimo solo agli scranni faremmo come sel. o forse saremmo in sel. quindi la parola che in questo momento si può contrapporre a settarismo è governismo. perciò le ho scelte quando l’anno scorso ho scritto il luongo saggio che ha tentato di descrivere le origini di equivoci e anche di usi sbagliati e disinvolti di concetti come governo, sinistra, alleanze e così via.
    io considero il settarismo e il governismo due facce della stessa medaglia. due effetti voluti e prodotti proprio dal sistema politica attuale. forse mi sbaglio ma la penso così. come c’è l’illusione, che tu coltivi, che soli sia meglio c’è la contrapposta illusione che alleati con chicchessia sia meglio.
    ed ora, senza farla troppo lunga perché è del tutto inutile che io ripeta sempre le stesse cose (anche avendo cercato di esporle in modo approfondito invece che sotto forma di facili slogan) rispondo al merito di ciò che dici.
    non esiste una posizione di principio astratta nella storia comunista e più in generale della sinistra di classe sul tema delle elezioni. tranne che per gli anarchici (e non tutti e non sempre). per il banale motivo che i sistemi statuali e parlamentari ed elettorali non sono uguali dappertutto e soprattutto nei corso della storia. non puoi prendere il parlamento eletto per censo e in uno stato monarchico (non monarchia assoluta ma ancora con le vestigia di un potere reale fortissimo) ed avere una tattica e applicarla ad una repubblica parlamentare (perché tale è ancora l’italia nella costituzione) eletta a suffragio universale. ci sono alcuni che citano marx lenin gramsci e chi più ne ha più ne metta per dimostrare la tesi opposta. e cioè che ci sarebbe una posizione di principio che ti obbliga ad allearti sempre e a tentare sempre di stare al governo. con il bel risultato che invece che affidarsi ad una analisi della situazione reale si promuovono due tifoserie idiote che si contrappongono senza alcun costrutto. le citazioni estratte dal loro contesto e usate in questo modo possono servire qualsiasi causa. per igiene politica bisognerebbe non usarle mai.
    detto questo è evidente che il maggioritario e il bipolarismo costituiscono un sistema impermeabile alle istanze antagoniste. hanno tentato, senza riuscirci in pieno e proprio per questo di fare una legge elettorale che prevedeva il “diritto di tribuna” per eventuali minoranze. per la nostra bottega avremmo dovuto sostenere questa tesi. ed anche per la tua impostazione. ed invece correttamente l’abbiamo impedita per poter difendere il proporzionale e la sovranità del parlamento, anche correndo il rischio di non avere nessuna tutela per continuare a stare nel parlamento per “fare propaganda”.
    oggi, mio caro anonimo megliosoli, noi siamo già soli, anzi solissimi, dal punto di vista dei contenuti che difendiamo. il problema non è essere soli nelle relazioni fra le forze politiche. il problema è essere soli nel popolo. nella società e nelle lotte. se c’è una netta separazione fra istituzioni e politica istituzionale e società questo, oltre ad essere un effetto della primazia del capitalismo finanziario globale ecc, è una condizione sfavorevole a chi si proponga di produrre cambiamenti sociali e nei rapporti di forza sociali. chiunque partecipi ad una lotta ha l’obiettivo di vincerla. non di perderla e di farla per smascherare il capitalismo. se così fosse le lotte non le farebbero le masse. per vincere la stragrande maggioranza delle lotte è necessario fissare in una legge i mutati rapporti di forza sociali. o credi che la fiom, per esempio, sbagli a dire che bisogna fare una legge sulla democrazia sindacale? o credi che per cancellare la tav in val di susa non ci voglia un provvedimento in parlamento? o credi che per avere il riconoscimento delle coppie di fatto non ci voglia una legge? o credi che per difendere le pensioni di anzianità non si debba difendere una legge esistente?
    semplificando fra la gente che fa le lotte (e non nell’intero elettorato che il discorso si farebbe troppo lungo) ci sono prevalentemente e in ordine di grandezza questi atteggiamenti:
    1) questo governo ci fa del male, speriamo che il prossimo ci ascolti e faccia anche solo qualcosina. quindi voto qualsiasi tipo di centrosinistra.
    2) sono tutti uguali, voi siete anche bravi perché siete qui con noi, ma non contate nulla e quindi a) voto comunque il centrosinistra perché almeno se ne va berlusconi ed è già qualcosa. b) non voto un bel niente perché tanto è inutile c) voto grillo che manda affanculo tutti d) voto per voi anche se so benissimo che serve solo a farvi conquistare pochi seggi in parlamento.

    è difficile dire che le cose non stiano così. nessuno può negarlo.

    perché noi dovremmo agire in modo da confermare esattamente l’andazzo che penalizza i contenuti per i quali ci battiamo e conseguentemente noi stessi? perché dovremmo fare l’apologia del sistema assecondandone la natura escludente?

    perché non sfruttare a nostro favore anche il minimo spazio che si apre fra le contraddizioni del sistema.
    mandare a casa berlusconi è un obiettivo condiviso da tutti. si o no? se non partecipi a perseguire questo obiettivo non è che ti isoli dal pd. ti isoli dalla stragrande maggioranza di quelli che scioperano e fanno le lotte. ho già spiegato ad enrico che se ti isoli così i contenuti per cui ti batti per tutta quella gente saranno avvertiti come agitati strumentalmente per fini di bottega. perché non puoi spiegare a nessuno che per difendere il contratto di lavoro nazionale o qualsiasi altra cosa è indifferente se c’è berlusconi e la destra o un nuovo governo. ed uso apposta il termine nuovo governo senza nemmeno qualificarlo.
    quindi la prima cosa da fare è dire che il voto per te serve per cacciare la destra e non, al contrario, a rischiare di farla vincere di nuovo.
    se nessuno ti può dire che tu con i tuoi principi puoi far vincere la destra (e non sottovalutare il voto contro perché chi per mille validi motivi odia berlusconi e la lega vuole vederli perdere più che veder vincere il centrosinistra) allora la discussione, l’agitazione e la stessa propaganda sui contenuti si può fare in condizioni molto migliori.
    perciò la seconda cosa da fare è dire a tutti che i nostri contenuti non sono impossibili in astratto. se tu dici nazionalizziamo le banche e per questo andiamo da soli e rischiamo di far vincere berlusconi ti diranno che la proposta è sbagliata in se e la liquideranno come una utopia o peggio come il tipico estremismo esagerato che per volere tutto finisce con il produrre il peggio. ma se dici nazionalizziamo le banche e nessuno ti può dire che vuoi far vincere la destra almeno si discuterà un po di più nel merito. e chi è d’accordo a nazionalizzare le banche e vuole battere la destra potrà votarti senza vivere il ricatto del voto utile che è molto potente.
    infine, prevedendo che nonostante i nostri contenuti immediati e strategici siano seri e possibili da realizzarsi, data la natura del sistema politico attuale, la propensione del pd e soci a governare l’esistente e a rispondere ai poteri forti il giorno dopo le elezioni, non è possibile in nessun modo fare alla fine una alleanza organica di governo, mantieni la alleanza contro la destra ma non entri nel nuovo ulivo e nel governo.
    queste cose stanno in questo ordine perché siano comprensibili a livello di massa e non solo a una stretta cerchia di militanti.

    al contrario fare cose per rassicurare e soddisfare i militanti e che però sono incomprensibili per il popolo è esattamente fare una politica settaria.

    non pretendo di convincerti, ovviamente. dato che mi sembra che tu privilegi malintese posizioni di principio rispetto a scelte complicate ed anche difficili ma che tentano di no separarsi dalla realtà.

    poi va da se che se fanno un governo tecnico o più semplicemente dichiarano una discriminazione a sinistra per allearsi con l’udc o anche per decisione propria ci presenteremo da soli. ma potendoci almeno difendere dall’accusa che siamo noi a voler far vincere la destra.

    l’ultima cosa che ripeto anche a te, dopo averla già detta mille volte, e che se anche fossimo in tre in parlamento e nelle condizioni di votare tatticamente per il meno peggio, essendo il nostro voto determinante, io penso che sia non solo giustificato bensì necessario votare per il meno peggio. ovviamente dicendo la verità e non presentandolo come il meglio.
    perché quando si fa una legge i voti non sono atti simbolici. sono i merdosi mass media ad aver trasformato anche i voti in spettacolo. inducendo perfino persone di sinistra a far finta di votare contro per guadagnare “visibilità” salvo poi votare a favore per non combinare disastri. parlo di turigliatto.

    ciao

  23. caro giovanni, non c’è una risposta critica. mi sa che dobbiamo bere due o tre negroni di fila prima di trovare un motivo di disaccordo.
    ricambio l’abbraccio

  24. Enrico Scola Says:

    Io non ho detto nessun accordo a priori ,ho solo evidenziato che nei fatti se non vi è reciproca ipocrisia l’accordo è impossibile.
    Il cercare di salvarsi l’anima riproponendo quello che si fece nel 1996 con gli esiti già visti crea solo il sommare all’impotenza il danno della divisione.
    Dico impotenza perchè siamo stati 2 anni al governo con risultato zero pur avendo 1 ministro,4 sottosegretari,41 deputati e 27 senatori e non penso certo che li riavremo facendo l’accordo.
    La cosa che preoccupa è che tu dici nei fatti che se l’accordo non lo facciamo la “scissione” l’avremmo prima ,ovvero i governisti andrebbero via o comunque non ci voterebbero.Davvero incoraggiante,ma non me ne meraviglio,anzi lo ritengo logica consequenza di come molti vivono il loro sedicente impegno comunista.
    Nella federazione di Salerno in 15 anni sono andati via 1 deputato,3 consiglieri regionali,3 consiglieri provinciali ed 1 assessore provinciale e pensi che possa meravigliarmi dell’opportunismo e del poltronismo di tanti!
    In politica , proprio perchè non è essa filosofia, contano i risultati ,posto che non li hai avuti stando al governo quando avevi una forza almeno doppia di quella attuale pensare di averli adesso, con un accordicchio, mi pare veramente risibile.Allora cerchiamo di preservare almeno un nocciolo identitario ed evitare oltre alla terza farsa di una rottura o comunque dell’emarginazione ,anche la crescente sfiducia che esse alimenteranno ,riducendoti allora veramente ad una setta,aggiungo anche avendo la soddisfazione di non ritrovarsi senatrici elette per miracolo della lista bloccata ,che ovviamente portano come “portaborse”il marito o consiglieri provinciali che passano al centrodestra!
    E poi ,ancora ,non voglio ritrovarmi con un governo che comunque ho contribuito a far nascere che poi fa politiche antitetiche alle mie aspirazioni:infatti anche se andrebbe in porto il fatto di prendere un numero di deputati ininfluenti sulla tenuta del governo e che faranno l’opposizione,il governo contro cui questi farebbero opposizione è lì grazie al mio voto visto che per far scattare il premio di maggioranza è contato anche io mio voto e non ho scritto in faccia giocondo!Qualcuno direbbe ,ma abbiamo cacciato Berlusconi,ma se le politiche sono simili nella sostanza non vedo dove è il guadagno : che forse il PD non ha detto sì alla guerra in Libia etc?Si dice che a volte la linea retta non è la più breve tra due punti perchè è lungo di essa che si incontra la morte o la sconfitta.

  25. caro enrico, tutto il tuo ragionamento è: a priori non facciamo nessun accordo.
    io non nego che ci siano rischi in qualsiasi scelta. possiamo tranquillamente avere una opinione diversa sulle scelte da fare. è anche del tutto normale. ciò che combatto, invece, è il metodo di fare proposte senza considerare le controindicazioni connesse. come hai fatto tu nel primo post e continui a fare. ignorare i problemi non significa risolverli. significa solo autorassicurarsi per poi scoprire che succede il contrario di quel che ci si aspettava.
    se si decide, come per esempio (semplificando ma non tanto) dice ora bertinotti, che essendo il sistema incompatibile con le istanze di cambiamento non ci si deve presentare alle elezioni affidandosi ad una rivolta sociale che rompa dal basso e dall’esterno il sistema, è una cosa. secondo me sbagliata. ma non mi dilungo qui a confutarla. ma se si decide che comunque bisogna presentarsi alle elezioni bisogna fare i conti con la legge elettorale per come essa è. forse ti sfuggono le conseguenze implicite ed esplicite, ma con il sistema maggioritario la coalizione che prende anche un solo voto in più dell’altra conquista il governo e il 55 % dei seggi in parlamento. da qui non si scappa. è inutile che tu dica che non vuoi che il tuo vota contribuisca a eleggere un governo di centrosinistra. perché il voto, dentro o fuori dalle coalizioni, conta alla fine comunque rispetto alla vittoria dell’una o dell’altra coalizione. in altre parole se non partecipi alla vittoria del centrosinistra possono succedere solo due cose: o il centrosinistra vince lo stesso o vince il centrodestra. non è che succede qualcos’altro. nessuno può sottrarsi alla domanda: è lo stesso se vince la destra con la lega o vince il centrosinistra?
    gli elettori votano soprattutto per questo. sono ingannati? si. sono obbligati a scegliere fra due cose simili? si. sarebbe meglio un sistema proporzionale? si. ma gli elettori questo non lo sanno e spesso non lo condividono. l’inganno consiste nella illusione di poter decidere chi governa, invece che un partito che il giorno dopo le elezioni non si sa cosa farà. la negatività di questo sistema per noi consiste nel fatto che perfino la stragrande maggioranza di quelli che scioperano, lottano, manifestano, quando vengono le elezioni si chiedono: voto per bersani o per berlusconi?
    questo è un dato oggettivo. che tu continui ad ignorare. perché queste stesse persone, se non partecipi alla sconfitta della destra giacché non vuoi che il tuo voto serva a far vincere il centrosinistra ti diranno: e se il tuo voto separato fa vincere la destra sei contento? che gli rispondi? no, ma almeno io ho salvato un nucleo identitario? suvvia! così non si salva nulla perché esattamente come prevede il sistema si verifica che tu pensi solo alla testimonianza della tua identità. e quando si pensa all’identità intesa in questo senso si scopre che ce ne sono dodici diverse. pcl, sinistra critica, pdac, sinistra popolare e diversi altri ancora.
    il sistema vuole che i nostri contenuti siano cancellati sia se partecipiamo ad un governo, perché incompatibili con le compatibilità sue o che siano cancellati se si misurano dal punto di vista autoreferenziale. per non farsi assorbire dalla logica del sistema bisogna partecipare alla sconfitta della destra e non stare nel governo. per far vivere i propri contenuti bisogna dire che sono possibili davvero, discuterli con tutti, e sulla base di questi non fare accordi di governo. gli elettori che sono d’accordo con i nostri contenuti ma che vogliono assolutamente battere la destra, o almeno una parte di essi, ascolteranno quello che abbiamo da dire. cosa che non faranno mai se diciamo loro che quei contenuti possono far vincere la destra. e la nostra identità sarà considerata non una fissazione di nostalgici settari bensì una identità feconda e comunque da rispettare.
    girala come vuoi ma ogni proposta tattica (e sottolineo tattica) degna di questo nome deve fare i conti con tutti gli aspetti della realtà e non solo con quelli che fanno comodo.
    i rischi ci sono sempre e comunque.
    i fenomeni che hai descritto e che sono generalizzati da quando c’è il sistema maggioritario sono la prova che i due poli della calamità del sistema funzionano. o dentro o fuori. e succede che molte persone in buonafede e che non hanno nessun interesse personale la pensino come il peggior opportunista: meglio dentro che almeno qualcosina faremo. o meglio fuori che almeno rimarremo puri. tutte le divisioni che abbiamo conosciuto derivano dal considerare una pura scelta tattica come una scelta strategica. e perfino identitaria. derivano da una enorme subalternità al sistema. perché si è subalterni anche se si pensa che, come vuole il sistema e come è per esempio negli USA da sempre, che chi è contro il capitalismo debba coltivare la sua identità senza farla mai contare nella realtà.
    governismo e settarismo sono davvero due facce della stessa medaglia. entrambe contengono un nucleo di verità che non si deve ignorare. descriversi una situazione nella quale il bene sta da una parte e il male sta dall’altra è una idiozia. bisogna rispondere ad entrambi i nuclei di verità se si vuole fare politica e farsi capire da larghe masse e non da ristrette cerchie di militanti.
    a problemi complessi bisogna dare risposte articolate e complesse. non farsi tentare da semplificazioni unilaterali che invece di tentare di risolvere i problemi li aggravano.

    ma, come ti ripeto, non pretendo di convincerti, giacché la divergenza che abbiamo è sulla concezione stessa della politica e del partito, non su questa o quella scelta tattica. e senza che questo sia impedente un dialogo e non produca il solito, tedioso ed inutile, scontro epico fatto a suon di sconfessioni e scomuniche.

    ciao

  26. le tue argomentazioni sono sempre meno convincenti e sempre piu’ in “politichese”.
    Secondo me ci sono 2 opzioni in campo:
    quella per semplificare portata avanti da Sel cioe’ entrare nel campo dell’elettorato di centro-sinistra e con una personalita’ popolare come Vendola ( ben visto anche da settori della borghesia) cercare tramite le primarie di impadronirsi del meccanismo e mettervisi alla guida (anche se poi sara’ il meccanismo a guidare te)
    quella uscita dal congresso di Chianciano (“in basso a sinistra” il partito sociale, ecc.e cc.) che proprio quando la crisi favorirebbe
    un suo successo viene gradualmente abbandonata per tornare a
    una concezione “classica” ( e dico io suicida) della politica.
    Pur non condividendo le mozioni congressuali 2 e 3 devo dire che esse centrano il bersaglio quando lamentano il progressivo slittamento verso destra della rotta del partito dal 2008 ad oggi…
    torniamo allo spirito di Chianciano questo il mio programma..
    Io non votero’ nessuna mozione al mio congresso di circolo perche’ la mozione 1 spinge la linea politica uscita dall’ultimo congresso troppo a destra mentre le altre due mozioni la spingono in un binario morto verso sinistra..
    ciaoi

  27. caro pietro è la terza o la quarta volta che ripeti sempre la stessa cosa. senza mai nemmeno tentare di confrontarti con ciò che scrivo. non perché sia obbligatorio, sia chiaro. ma per il semplice motivo che dire che parlo in politichese, che sono fumoso e che slitto a destra è sufficiente una volta sola. non è che se lo ripeti senza mai entrare veramente nel merito di quel che dico diventa più efficace come critica.
    comunque nel documento congressuale, che evidentemente hai letto solo in alcune parti, c’è esattamente il concetto di internità ai movimenti, come c’è la centralità del partito sociale, come c’è il giudizio negativo sull’ultimo governo prodi. ed è proprio da questo giudizio negativo che deriva l’analisi per cui non è possibile fare accordi di governo con il pd.
    nei post precedenti ho spiegato fin troppo i motivi per cui è necessario avere una tattica capace di non trasformarci in testimoni o in integrati, e cioè comunque in subalterni al sistema bipolare. è inutile che ripeta. non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    ciao

  28. claudio Says:

    in italia c’e’ un 30 per cento di elettori che non votano, un altro 5/10 per cento a cui di votare per il meno peggio degli schieramenti non frega nulla (grillini e vari micro pc)…in termini di voti assoluti il bipolarismo si regge su non piu’ del 60 per cento degli aventi diritto.
    non esiste allora un bacino potenzialmente enorme di persone niente affatto condizionate dal “cosi’ fate vincere la destra”?
    perche’ impiccarsi al senso comune del “popolo del centro sinistra” come se fosse solo quello il nostro “naturale” interlocutore?
    se non riusciremo autonomamente ad accumulare sufficiente massa critica anche per una rappresentanza istituzionale sara’ difficile intervenire nel “mercato della politica ufficiale” con un minimo di forza contrattuale per tentare di imporvi l’agenda dei movimenti.
    si tratta “solo” di recuperare un paio di punti di elettorato…..
    voglio solo dire che per tanti che possono eventualmente accusare una nostra presenza fuori dagli schieramenti come un favore alla vittoria delle destre ce ne sono altrettanti che in caso di alleanza ci accuseranno di essere “uguali agli altri”….
    tutto cio’, semplificando all’estremo, per dire che non mi convince il tuo continuo riferimento all’ineluttabilita’ della logica bipolare.
    solo l’insediamento sociale garantisce l’accumulazione della forza necessaria per l’efficacia politica anche rispetto alla tattica elettorale.
    se si e’ deboli perche’ incapaci di costruire legami sociali reali significa che si e’ sostanzialmente inutili, e destinati (giustamente) alla emarginazione.

  29. Giovanni biliotti Says:

    Diliberto: ” sosterremo il governo anche in caso di guerra, purché non si bombardi pechino…”

    ma è questa la FdS una babele di lingue che parlano per prorio conto? ma dove si vuole andare? per prendere i parlamentari siamo disponibili a venderci tutto!

  30. egregio biliotti, non inventarti false citazioni. la federazione non è una babele. è appunto una federazione fra forze diverse. e lo sarebbe anche di più se ne facessero parte molti che oggi non ci sono. a cominciare da sinistra critica ecc. le posizioni della federazione, impegnative per tutti sono quelle votate e scritte nero su bianco. le citazioni parziali, vere o false, le frasi estrapolate da ragionamenti per forzare posizioni altrui, sono spazzatura.

  31. caro claudio, il tuo post è un esempio perfetto di come proprio non si devono utilizzare dati elettorali forzandoli ed esagerandoli per giustificare e fondare scelte politiche. per il semplice motivo che i numeri sono numeri e non opinioni. e possono essere verificati facilmente.
    allora ecco i dati:
    sistema proporzionale
    1992 votanti pari al 87,29 % 2.160.000 voti nulli e bianche
    mattarellum
    1994 votanti pari al 86,14 % 2.744.000 voti nulli e bianche
    1996 votanti pari al 82,88 % 2.917.000 voti nulli e bianche
    2001 votanti pari al 81,38 % 2.962.000 voti nulli e bianche
    porcellum
    2006 votanti pari al 83,62 % 1.145.000 voti nulli e bianche
    2008 votanti pari al 80,51 % 1.417.000 voti nulli e bianche

    non è quindi vero che c’è un 30 % di non votanti. al massimo parliamo di un 20 %. circa il 7 % in meno del proporzionale del 92.
    siamo nella pura normalità considerato il fatto che l’italia è e resta il paese dove si vota di più in europa.

    ma i dati smentiscono altre tue tesi.

    come puoi facilmente vedere il dato delle nulle e bianche ha un andamento che non c’entra con l’astensionismo. non c’è cioè un aumento delle nulle e bianche quando c’è meno astensionismo.
    se guardi i dati omogenei del 2006 e 2008 vedrai che al calo di votanti del 3 % corrisponde un irrisorio 300.000 bianche e nulle.
    le bianche e nulle, invece, hanno molto a che vedere con il sistema elettorale. 94 96 e 2001 hanno quasi tre milioni costanti di voti bianche e nulle nonostante un andamento discendente della percentuale di votanti.
    è facilmente intuibile, ma ci furono precise ricerche in tal senso, che la preminenza del voto al candidato nel collegio produceva una minor partecipazione. siccome mi dicono che devo votare per le persone e che posso scegliere in tal senso se non me ne piace nessuna voto bianco o annullo la scheda.
    con il porcellum, invece, dove si votava per le liste bloccate ci sono mediamente un milione e mezzo di voti validi in più, con un andamento dei votanti analogo, se non quasi identico, a quello del mattarellum. alla faccia della enorme cazzata secondo la quale l’assenza di preferenze o della possibilità di votare per il singolo candidato nel collegio uninominale produrrebbe minor partecipazione! i referendari che vogliono reintrodurre il mattarellum dovrebbero spiegare come mai vogliono certamente una minor partecipazione dei cittadini al voto. ma è un altro discorso che non c’entra con quello che hai scritto tu.

    se guardi bene i dati vedrai, anche se è un calcolo all’ingrosso, che quando maggiore è l’incertezza su chi vincerà le elezioni ci sono più voti validi (2006).

    più che le scelte assolute come quelle che tu presumi ci siano (voto grillo o mi astengo tanto sono tutti uguali) ci sono scelte più complesse da leggere. una delle quali è certamente che il governo uscente mobilita meno i propri elettori e chi lo vuole battere mobilita di più.

    è intrinsecamente legato ai sistemi bipartitici o bipolari il “voto contro” che fa premio rispetto al “voto per”. a parità di votanti e voti validi è dimostrato che ad un astensionismo degli elettori di destra corrisponde una maggior partecipazione degli elettori del centrosinistra. e viceversa.

    questo, caro carlo, è un dato certo. di cui bisogna tenere conto. ignorarlo può portare a gravissimi errori di previsione e di valutazione. ovviamente io penso che mai una politica debba essere dettata da un calcolo puramente elettoralistico. in altre parole non penso che conoscendo bene questo meccanismo lo si debba sfruttare fino in fondo assolutizzando la scelta politica e il proprio profilo d’accordo con questo meccanismo, come fa di pietro, per esempio. dico solo che bisogna tenerne conto e soprattutto non prevedere che aumentino gli astensionisti di sinistra proprio nel momento nel quale il governo in carica dimostra una crisi e c’è la possibilità di cacciarlo.
    così proprio non bisogna ignorare che una cosa è la volontà di cacciare berlusconi, che a sinistra nessuno nega. e far finta che si possa tenere insieme la volontà crescente di cambiamento reale (che c’è) con la possibilità reale di ottenerlo con il governo, sia per le compatibilità di sistema che qualsiasi governo ha sulla testa sia per la effettiva volontà soggettiva della gran parte delle forze partecipanti ad una coalizione contro la destra. pd in testa. questo è quello che fa vendola. anche questa scelta è coerente con il sistema bipolare. crea illusioni e poi le delude. certo, nel mentre si costruiscono le illusioni si ha il vento in poppa. e più la destra fa schifo e più si sommano cose diverse ed incompatibili fra loro in un eventuale governo successivo a quello della destra e più è certo che ad essere massacrati dopo le elezioni saranno proprio i contenuti di sinistra. anche se sono totalmente di buon senso e pragmatici.
    ma la creazione delle illusioni, oltre a mettere insieme cose incompatibili fra loro, è una risposta, per quanto mistificata, alla domanda di cambiamento. che per giunta nel momento della crisi aumenta considerevolmente.
    invece che illudersi specularmente che la domanda di cambiamento si traduca nell’astensionismo o nel voto per forze o liste che non rispondono al “voto contro”, bisogna saper fare una cosa tanto difficile quanto necessaria. bisogna cioè rispondere sia alla domanda di “voto contro” sia a quella di cambiamento dicendo la verità circa la possibilità reale di ottenere il cambiamento. separare le domande e le risposte significa accettare la stessa logica del sistema bipolare e diventarne subalterni. se indichi l’obiettivo di grandi cambiamenti e in nome di questi non fai accordi contro la destra, rischiando di farla vincere, in realtà non stai indicando grandi cambiamenti perché i contenuti che indichi si dimostrano impedenti il raggiungimento di un obiettivo che per quanto non sufficiente è assolutamente necessario. insomma, è difficile dire che tutte le lotte che ci sono e che esprimono contenuti buoni si realizzeranno meglio se la destra rivince le elezioni. questo lo capisce anche un bambino. e quindi, in questo sistema in italia oggi, è indispensabile rispondere alla domanda del “voto contro”, anche ben sapendo che il voto contro la destra somma, come tutti i “voti contro”, cose diverse e contraddittorie fra loro.
    affinché sia chiaro il grado di diversità e di incompatibilità (nel governo) delle cose che si sommano bisogna fare due cose:

    la prima è discutere dei contenuti e tentare di costringere tutti a confrontarsi su di essi sia per convenire sia per dissentire. è per questo che una cosa è dire facciamo le primarie per scegliere il leader e così le illusioni aumentano, come del resto il gradi di personalizzazione della politica, per il semplice motivo che si fa finta di credere che spariscano i rapporti di forza sociali, i poteri forti, gli organismi internazionali che decidono a prescindere da qualsiasi governo ecc. un’altra è dire facciamo le primarie di programma e sfidiamo tutti sui contenuti. siamo sicuri che la stragrande maggioranza sarà d’accordo a non privatizzare e liberalizzare nulla, a ritirare le truppe dall’afghanistan, ad abolire la legge trenta, solo per fare tre esempi. questa proposta è una cosa puramente tattica o propagandistica. noi che la facciamo sappiamo bene che proprio perché è vero che i nostri contenuti stravincerebbero non si faranno mai primarie di programma. ma questo mette in evidenza sia la effettiva volontà di cambiamento del pd e soci sia, almeno in parte, la pressoché inutilità delle primarie per il leader.
    anche un bambino capisce che è meglio fare così piuttosto che dichiararsi contro le primarie dal punto di vista di principio. se il grado di illusione è alto, e lo è, non si può semplicemente dire che milioni di persone sono illuse. bisogna che i fatti e non le prediche lo dicano. una setta non si pone questo problema. una forza politica si.

    la seconda è avere chiaro che non si può fare nessun accordo di governo. in ragione di una analisi seria delle condizioni reali dei rapporti di forza sociali, delle compatibilità di sistema globali ed internazionali e della effettiva volontà dei partner nell’eventuale governo. averlo chiaro noi non significa che per questo lo diventi per tutti immediatamente. nella politica ci sono specificità ed anche tempi e compiti diversi. la direzione politica non è la proclamazione e la predica di valori e principi. c’è uno specifico. come per qualsiasi altra attività umana complessa. passami un paragone che io stesso so essere a spanne, ma che può aiutare a capire ciò che voglio dire.
    se mi propongo di far passare milioni di persone da una sponda del fiume all’altra dovrò progettare un ponte. quando entro nel merito della progettazione del ponte non è che posso ripetere come un cretino che bisogna andare sull’altra sponda, che è bello andare sull’altra sponda, che sull’altra sponda c’è il paradiso e così via. devo avere cognizioni di ingegneria, di calcoli economici, di reperibilità dei materiali, di organizzazione del lavoro per la costruzione del ponte. i costruttori del ponte quando progettano usano un linguaggio tecnico, danno molte nozioni come sottintese, fanno calcoli complessi. e queste cose si fanno in gruppi di lavoro ristretti. sarebbero dei cretini, però, se pensassero che tutti quelli che passeranno sul ponte devono avere le stesse cognizioni di ingegneria ecc. non è che il ponte si progetta in assemblea.
    il tuo compito è costruire un ponte che non crolli, e che serva alla bisogna di permettere a molti di attraversare il fiume. non un ponte “bello in se”, che può funzionare solo in astratto ma che potrebbe crollare sotto il peso di quelli che lo devono attraversare.

    ora, c’è chi pensa che in politica non esista la funzione della direzione, della progettazione, bensì solo la produzione libera di immagini, di suggestioni, di obiettivi. come c’è chi pensa che si possa discutere di progettazione dopo aver già costruito il ponte o che si possa scegliere un progetto vedendo solo l’immagine finale del lavoro, senza verificarne la fattibilità. c’è chi pensa che parlare della necessità del ponte sia sufficiente per costruire il ponte. e soprattutto ci sono quelli che avendo visto in tv due o tre documentari pensano di sapere tutto circa le nozioni necessarie a costruire un ponte.

    ecco, caro claudio, come vedi ho tentato di risponderti ed ho colto spunti per allargare il discorso anche a obiezioni e posizioni che so essere presenti nella testa di molti.

    ciao

  32. Enrico Scola Says:

    Arrovellarsi sulle tattiche cercando di eludere il nodo vero dei risultati dell’azione messa in campo non aiuta, l’armamentario delle giustificazioni tattiche per coprire l’incapacità strategica di ottenere risultati,anche modesti, l’ho usato anch’io da dirigente federale e regionale fin quando ,pur con scetticismo, ho ritenuto possibile portare a casa qualcosa!
    Dopo l’esperienza del governo Prodi ripetere le stesse argomentazioni mi pare veramente pura ostinazione, oppure devo pensare che è solo l’interesse personale di chi pensa di riuscire come persona di entrare in Parlamento.
    Trovare delle differenze sostanziali tra centrodestra e centrosinistra mi pare esercizio strumentale a voler giustificare
    una scelta dettata dall’assolutizzazione della rappresentanza parlamentare come unico motivo dell’azione politica del partito e dato che per raggiungerla si ritiene l’accordo elettorale necessità suprema ed ineludibile ,si finisce con cedimenti sui contenuti che di fatto snaturano il partito ed ancor più lo espongono al rischio di un ‘ennesimo fallimento.
    L’accordo ha due sbocchi o reggere un governo che persegue obiettivi antitetici ai tuoi o rompere e raccogliere i cocci .
    L’ipotesi di prendere l’autobus ,ovvero eleggere un numero di parlamentari non necessari a reggere il governo e poter poi avere mano libera ,non ti verrà concessa dagli alleati,oltre che essere di per sè una scommessa al limite dell’azzardo.
    In nessun caso porterai a casa risultati concreti ,ma avrai aggiunto il danno di un partito ridotto ad orso in gabbia del centrosinistra, a sovranità limitata ,che abbaia ,ma che sa di non poter mordere,lo abbiamo già visto ,è già sparito una volta dal parlamento,non ripetiamo tale scempio!
    L’altra ipotesi probabilmente non ti farà entrare in parlamento ,ma almeno non ti snatura,non ti carica di un onere che non puoi reggere, ti lascia aperta la possibilità di lavorare a poter in futuro superare lo sbarramento senza compromessi mortificanti,appunto un altro modo di concepire il partito.
    Questo è realismo ,non settarismo!

  33. Giovanni biliotti Says:

    Ma se persino persone pacate come Vito Nocera e per ultimo Bonadonna affermano sul sito FB “aggiungo che non c’è neppure dibattito tra gli iscritti che vogliono discutere solo una discussione tra correnti”…
    meglio non commentare

  34. Claudio ed Enrico Scola dicono in modo diverso quello che ho postato 3 o 4 volte qui: che piuttosto che restare impigliati nel gioco e’ meglio uscirne..
    ciao

  35. egregio biliotti, oltre ad aver postato un falso ora citi cose lette su facebook. a quando qualche piccante pettegolezzo del “grande fratello”?

  36. caro enrico, sei tu che hai posto le questioni relative alle tattiche elettorali. io le considero cose assolutamente secondarie. ma se si discute di quelle lo si fa. non per questo vuol dire che sono assolutizzate. non è vero. infatti, se leggi il documento politico del congresso vedrai che sono relegate alla fine e trattate molto più velocemente delle parti che riguardano l’analisi del capitale e il rilancio del progetto della rifondazione comunista.
    mi è capitato qui di discutere sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, o della cina, o della politica del pci negli anni 70, come di molte altre cose. ed ovviamente non è mancato il cretino che mi ha accusato di divagare e di non parlare di quel che il prc aveva fatto in questo o quel comune. ahimè!
    il tuo modo di discutere è abbastanza scorretto.
    o la si pensa come te o si è sospetti di sostenere una tesi per interessi personalistici. per quanto mi riguarda io rigetto questo modo di discutere. perché è quanto di peggio possa esserci in assoluto. inoltre cadi malissimo perché il sottoscritto non sarà mai più candidato a nulla. nemmeno in un consiglio di zona. e siccome non ho interessi personali di nessun tipo connessi alle elezioni potrei dirti che le mie opinioni hanno maggior valore. ma non lo penso nemmeno.
    sul resto delle tue argomentazioni ho già ampiamente risposto e detto quel che dovevo dire. ripetersi sarebbe stupido, oltre che noioso.
    io penso che un partito comunista serio debba avere una analisi del capitale seria, debba costruire una cultura politica condivisa e all’altezza dei tempi, debba ricostruire la propria pratica sociale diretta. senza queste cose ogni scelta tattica di qualsiasi tipo non è in grado di risolvere nessun problema.
    questo è quello che c’è scritto sul documento congressuale.
    poi ci sono militanti che sulla tattica la pensano come te e che non muovono un dito sulla pratica sociale. e viceversa ci sono compagni che pensano che si debba andare sempre al governo appena lo si può che hanno moltissime relazioni sociali, che sono capi di importanti lotte, e che hanno una condotta specchiata ed esemplare. e allora?

    ciao

  37. esatto pietro, ripetere all’infinito la stessa cosa senza mai dimostrarla e senza confutare le critiche altrui è esattamente una iperbole settaria. il “gioco” delle elezioni esiste e lo praticano circa 40 milioni di persone. far finta che non esista o che abbia regole diverse da quelle reali non significa non giocare, significa solo giocare per perdere.

  38. patrizia Says:

    Scusa, Mantovani, se ti faccio questa domanda e non sentirti in dovere di rispondere se la ritieni troppo personale, ma c’é un motivo particolare, magari politico o di equilibri interni al Prc, per cui non vuoi piú ricandidarti a niente?
    Insomma, non credi che l’esperienza e le capacitá che hai acquisito, pur facendo parte della direzione nazionale, vadano sprecate in questo modo, proprio in un momento cosí difficile?

  39. ciao patrizia, la domanda non è affatto troppo personale. del resto sono io che ho parlato del tema. e quindi le domande sono più che lecite.
    la risposta è semplice.
    non ci sono motivi politici, tanto meno legati ad equilibri interni.
    semplicemente ho fatto il deputato per 4 legislature. e l’ultima volta in deroga rispetto alla regola che prevede che non si possa essere ricandidati dopo due legislature o 10 anni. la deroga era stata decisa più o meno con le motivazioni che hai addotto tu.
    io davvero penso che non si possa e non si debba stare in certi ruoli troppo a lungo. è vero che va dispersa molta esperienza. ma è anche vero che non si fa spazio ad altri/e e che si finisce per diventare un problema invece che una risorsa. tanto più in una fase nella quale si eleggono pochissimi compagni e compagne.
    io ho fatto il militante e il dirigente di partito per tutta la mia vita. considero un privilegio aver potuto fare il deputato, ed ho cercato di farlo nel migliore dei modi. non mi sento diminuito neppure di un briciolo se non lo faccio più.
    comunque grazie per la domanda.
    un abbraccio

  40. Antonio Perillo Says:

    caro Ramon, scusa l’insistenza sul punto, io rispetto molto la decisione sulle candidature nelle istituzioni. Ritengo invece che la tua esperienza e competenza sarebbe ancora molto utile negli organismi esecutivi del partito, che necessiterebbero, a mio parere, di maggiore qualità, lungimiranza, autorevolezza. Proprio perché la cosa principale non sono le elezioni e il lavoro istituzionale, ma il lavoro politico. Ma credo che anche su questo punto non cambierai decisione 🙂

  41. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    credo di aver capito il tuo ragionamento attorno a Bertinotti e alle sue suggestioni, peraltro molto interessante. Continuo tuttavia a ritenere che le sue ultime posizioni (l’editoriale sulla sua rivista del mese scorso) costituiscano una piccola svolta nella sua analisi recente. Il significato politico profondo, il messaggio vero, è la sconfessione della deriva governista di chi era generalmente considerato, e se ne fregiava, l’erede della sua figura e della sua Rifondazione, e cioè SeL. Inoltre Bertinotti parla di “respirare il clima della rivolta”, certo immagine suggestiva, ma non si spinge a teorizzare il superamento delle forze organizzate né a sostenere una linea politica per la fase. Il “saltare un giro” alle elezioni gli è stato attribuito un po’ polemicamente da altri, negli interventi che ho seguito non ve ne è traccia, come se, come detto, Bertinotti volesse non sbilanciarsi sull’attualità, per rimanere fuori dall’agone politico del momento.
    Anzi, penso che le sue posizioni siano sostanzialmente compatibili con le nostre, che non ci proponiamo di governare e ribadiamo l’internità ai movimenti senza pretesa di imbrigliarli in scelte politiche o elettorali. Mi pare insomma questo il succo, non dimenticando certo tutto il resto, l’idea del superamento della teoria e dei simboli a cui ci richiamiamo, la mancata autocritica esaustiva sulle cose che dicevi.
    Ho idea che l’autorevolezza e il prestigio che Bertinotti conserva possa aiutare a rendere meno isolate le nostre posizioni in particolare sul governo, visto che come dici ci sono milioni di persone che han votato per esempio referendum antiliberisti ma che pensano che un’alternativa vera sia possibile attraverso un governo di centrosinistra.
    Tutto qui, ferme restando le differenze, io investirei su questa “vicinanza”, ma appunto credo che il forum che ha originato il tuo articolo sia stato molto positivo e da diffondere specie all’interno del partito.

  42. patrizia Says:

    Come puoi immaginare, la mia conoscenza dei fatti interni al partito é limitata dalla lontananza e dal web, probabilmente, se ne ricava un’immagine distorta o comunque insufficiente, ma la mia impressione sul partito si avvicina molto a quella di Antonio Perillo. Ovviamente la tua decisione é rispettabilissima, tuttavia mi domando se non vi sia un modo di ovviare allo spreco, magari organizzando dei corsi specifici per chi aspira a candidarsi e anche per i militanti. Niente di troppo serioso come poteva essere a frattocchie, una cosa snella, giovanile, un condividere l’esperienza e le competenze, che incoraggi la formazione e l’approfondimento, possibilmente con un sorriso.
    ciao

  43. patrizia Says:

    Per Antonio Perillo
    Si trova, sul web, questo forum?

  44. Antonio Perillo Says:

    Si può trovare sul sito di Liberazione al seguente indirizzo: http://www.liberazione.it/news-file/-Sinistra-non-entrare-in-quel-recinto-.htm

  45. Enrico Scola Says:

    In cauda velenum:è ovvio che il tema delle alleanze elettorali occupi uno spazio limitato:dietro l’antiberlusconismo ed i proclami dell’unità è bene che il nocciolo delle implicazioni e dei rischi delle alleanze elettorali e soprattutto i contenuti degli accordi siano occultati dai paroloni.
    Nel 2006 si disse che il programma elettorale dell’accordo con Prodi sarebbe stato discusso nei CPR prima di sottoscriverlo,io sto ancora aspettando che lo facesse il CPR della Campania!
    Il giochino di non parlare dell’Afghanistan e di scrivere “superamento” anzichè “abrogazione” della legge 30 era meglio non farlo capire troppo.
    Il partito comunista che dici è solo un auspicio : in 16 anni io ho visto solo lotte intestine per le postazioni istituzionali con CPF divisi e paralizzati per mesi da queste “battaglie”ed ora dovrei credere che tutti siano disinteressati come te,suvvia non prendiamoci in giro!
    Ad un personaggio squallido dissi che se l’accordo con Prodi portava risultati concreti sarei stato il primo a riconoscere di aver sbagliato a contestarlo ,purtroppo ho avuto ragione visti i risultati.
    Posso augurarmi di sbagliare ancora,ma penso che avrò purtroppo ancora ragione.Ciao

  46. caro antonio, e cara patrizia, permettetemi di dire una cosa senza che la prendiate come un artificio, come un esercizio di falsa modestia. mentre la non ricandidatura è per me un obbligo in ottemperanza ad una precisa scelta fatta dal partito circa i due mandati o dieci anni, e diverrebbe una scelta mia comunque se venisse proposta una deroga (ma di questo non si discute in internet bensì negli organismi competenti) la decisione di non essere eventualmente disponibile per incarichi esecutivi è legata sia ad una valutazione politica sia alla mia condizione materiale.
    la valutazione politica è che dopo quasi vent’anni di parlamento ed incarichi esecutivi è sbagliato continuare a stare in primissima fila. sempre chi ha più esperienza dovrebbe restare? vuol dire che resta a vita? io dico di no. non parlo delle compagne e dei compagni che hanno incarichi esecutivi e che non sono mai stati in parlamento o ci sono stati magari per due anni. qui il discorso è diverso. credo di aver potuto dare, anche senza essere in segreteria o a capo di un dipartimento, un contributo a tutto quello che è stato fatto dall’ultimo congresso ad oggi. liste unitarie alle europee, elaborazione dei documenti della federazione e del prc. e così via. ho fatto parte di organismi ad hoc per produrre queste cose. ho partecipato, come è mio costume, a tutte le riunioni della direzione ed anche li ho dato il mio contributo. ho fatto e continuo a fare decine di iniziative pubbliche (ed anche di corsi di formazione). insomma, non è che sono sparito. semplicemente sto in seconda fila.
    quanto alla condizione materiale ho il privilegio di avere il vitalizio da ex parlamentare. ed ho scelto di dedicarmi di più allo studio (cosa quasi impossibile da fare seriamente, almeno per me, avendo incarichi esecutivi che assorbono moltissime energie e tempo).
    tutto qui.

  47. ed ora veniamo, caro antonio, al merito del tuo post.
    come sai concordo su quasi tutto ciò che dici. non c’è dubbio che l’attuale posizione di bertinotti sia sostanzialmente una rottura con la prospettiva e le scelte fatte da sel. questo è chiaro. non c’è dubbio che l’analisi della situazione (recinto compreso) sia simile se non identica a quella nostra. anche questo è chiaro.
    ciò che non è chiaro è, al di la della “rivolta”, quali siano le scelte politiche da fare. ed ancor meno chiaro è il perché non ci sarebbero più due sinistre.
    io ho letto sia l’articolo di bertinotti sulla sua rivista, sia le interviste che ha rilasciato, sia il forum pubblicato da liberazione.
    il “saltare un giro” sembra essere riferito al governo. il non credere alla prospettiva di andare da soli alle elezioni “alzando una bandierina” dovrebbe chiarire che bisogna fare i conti con la scadenza elettorale più o meno come proponiamo noi.
    ma invece, in tutto il ragionamento di bertinotti, pare non ci siano le condizioni politiche per fare alcunché. solo la “rivolta” potrebbe…
    metto qui il passaggio da questo punto di vista interessante del forum

    “Paolo Ferrero
    Ma questo è esattamente il motivo per cui penso che non si possa andare al governo. E’ il motivo per cui sostengo la tesi delle due sinistre o, se vuoi, della necessità di costruire una sinistra autonoma dal punto di vista politico e culturale. Non puoi andare al governo con le socialdemocrazie. Ma bisogna fare attenzione a non cadere nello schema del “non è possibile”. Sostenere che non c’è nulla da fare significherebbe dare un contributo alla naturalizzazione del neoliberismo.

    Fausto Bertinotti
    Ma questa tua tesi ricade nell’errore di sopravvalutazione della soggettività politica. Un tempo si sarebbe chiamato un errore di soggettivismo, che fa ritenere possibile, nella sfera dell’autonomia della politica, un’operazione che invece ritengo si possa fare solo nella connessione con i movimenti sociali, con la rivolta appunto.

    Paolo Ferrero
    Tu attribuisci a me una posizione che io non ho mai espresso. Io penso che il punto sia proprio la connessione tra la costruzione della soggettività politica e culturale, da un lato, e la costruzione sociale, dall’altro…”

    insomma, il “che fare” per una forza politica esistente è una necessità. per un commentatore evidentemente no. un commentatore può tranquillamente dire che ci vorrebbe una rivolta e che le forze esistenti dovrebbero prendere atto della loro inutilità e dell’impossibilità a fare qualcosa di incisivo sulla realtà e lavorare alla “rivolta”.
    mi spiace ma non sta in piedi.

    la sinistra che per contenuti e per scelta soggettiva è fuori dal recinto che deve fare? unirsi o no?
    il recinto definisce il confine fra due sinistre diverse o no?
    cosa significa che non ci sono più le due sinistre?

    la genericità del ragionamento di bertinotti costringe ad evincere queste risposte dal ragionamento stesso. con il grado di approssimazione possibile.
    dove sarebbe la supervalutazione della soggettività politica di ferrero?
    dove?

    ferrero non ha affatto teorizzato o detto che la situazione si può sbloccare grazie ad operazioni tutte interne alla sfera della soggettività politica. casomai era bertinotti a pensarla esattamente così. una nuova e grande sinistra sull’altare della quale bisogna in fretta sacrificare tutte le forme organizzate esistenti, può produrre la massa critica per cambiare la situazione ed incidere nella realtà. io polemizzai duramente con lui esattamente su questo.
    dalla disillusione sulla possibilità di incidere da dentro il sistema alla illusione che arrivi una rivolta capace di incidere?
    ferrero semplicemente declina oggi sia il punto di analisi secondo me attualissimo delle due sinistre, sia la necessità della crescita dei movimenti di lotta senza che questi siano utilizzati strumentalmente da nessuno in ragione dei posizionamenti nel quadro politico (e questo in rottura aperta con il tentativo del 2006 di sussumerli dentro l’operazione di governo), sia la necessità di unire la sinistra che esiste fuori dal recinto (nella forma della federazione che è l’unica che può impedire che identità e culture politiche diventino impedenti l’unità).
    dove sia questa supervalutazione della soggettività per me rimane un mistero.

    comunque è ovviamente interessante il confronto su tutte queste cose. è più che opportuno che gli sia stato dato molto spazio su liberazione e che, comunque e sempre, ogni sintonia ed avvicinamento sia valorizzato.

    un abbraccio

  48. caro enrico, ho dovuto cancellare dal tuo post un insulto ad una persona. se vuoi insultare qualcuno apri un blog, che è facile e gratuito, e sfogati come vuoi. qui non sono ammessi insulti a nessuno che non sia io. spero di non doverlo ripetere.
    ovviamente con il processo alle intenzioni e i pregiudizi si può sostenere qualsiasi cosa.
    se nel documento congressuale il tema della tattica elettorale è trattato meno delle analisi e della cultura politica vuol dire che è per nascondere le vere intenzioni (ovviamente traditrici) del gruppo dirigente.
    se avessimo dedicato molto spazio avresti potuto dire che era la dimostrazione che pensiamo solo a quello.
    qualsiasi cosa facciamo abbiamo sempre torto.
    così non si discute, caro mio. così si fanno risse inutili e anche abbastanza stupide.
    inoltre:
    1) il programma fu discusso ampiamente in tutto il partito, anche perché le bozze erano pubbliche e giravano dovunque. del resto ne discussero anche tutte le associazioni pacifiste, sull’immigrazione, sui diritti civili, i sindacati, che infatti parteciparono ai diversi tavoli di elaborazione del programma. se uno dei 20 cpr non discusse non fu certo per occultare nulla.
    2) nel capitolo sulle missioni militari il programma si diffuse ampiamente sul ritiro delle truppe dall’iraq. l’afghanistan non venne citato esattamente per il motivo opposto a quello che dici tu. esattamente per non occultare la totale divergenza che c’era. e fu detto in tutti i modi possibili che esattamente per il fatto che c’era disaccordo non c’era scritto nulla sul programma. se avessimo voluto cavarcela con qualche frase ambigua, come volevano fare i ds, lo avremmo fatto facilmente. ma fummo proprio noi, e se permetti io in particolare, a dire che sarebbe stato un imbroglio far finta di avere una qualsiasi posizione comune sull’afghanistan. proprio per questo ottenemmo, sul programma, che ci fosse scritto che le missioni non si sarebbero più votate in un solo decreto ma separatamente. così infatti fu scritto. e noi lo volevamo esattamente per non trovarci nell’insuperabile contraddizione di dover votare insieme il ritiro dall’iraq e la permanenza in afghanistan. che il governo poi, con una violazione del suo stesso programma, abbia varato un decreto unico per tutte le missioni è e resta gravissimo. ma se vuoi ti rimetto qui una lunga e precisa ricostruzione di tutta la vicenda delle missioni militari, delle negoziazioni e dei voti dal primo all’ultimo giorno del governo.
    3) ciò che dici sulla legge trenta è semplicemente sbagliato. la parola “superamento” è in due incisi, mentre tutto il capitolo sulla precarietà inizia con: “noi siamo contrari ai contenuti della legge trenta e ai due conseguenti decreti applicativi.”

    ma per farti riflettere che è meglio discutere di testi e non di paroline sciolte come fu fatto invece nei merdosi talk show e sulla stampa disinformatrice ti rimetto qui il testo. isolando i passi dove ricorre la parola superamento, che nel contesto, non è affatto ambigua.

    eccolo:

    “L’economia è in crisi, la crescita dell’occupazione si è arrestata,
    specie nel Mezzogiorno, e sta crescendo la precarizzazione
    del lavoro. Il governo ha ridimensionato o cancellato gli
    strumenti di incentivo e di stabilizzazione dell’occupazione,
    credito d’imposta e prestito d’onore, attivati nella scorsa
    legislatura. L’abbandono di queste politiche di sostegno ha
    peggiorato le condizioni dei lavoratori e aumentato la precarietà.
    Per di più ad aggravare ulteriormente la frammentazione
    del mondo del lavoro è intervenuta la legge “Maroni” (legge n.
    30 del 2003), che ha introdotto una miriade di forme di lavoro
    precario risultate estranee alle stesse esigenze delle imprese.
    Proponiamo la reintroduzione del credito di imposta a favore
    delle imprese che assumono a tempo indeterminato.

    Noi siamo contrari ai contenuti della legge n. 30 e dei
    decreti legislativi n. 276 e 368 che moltiplicano le tipologie
    precarizzanti.

    Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo
    indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono
    potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena.
    In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non
    possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie
    contrattuali a termine debbano essere motivate sulla
    base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni
    richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione
    complessiva dell’impresa.
    Proponiamo che le tipologie di lavoro flessibile siano
    numericamente contenute e cancellate quelle più precarizzanti:
    ad esempio il job on call, lo staff leasing e il contratto
    di inserimento.
    Per quanto riguarda il lavoro a progetto, che vogliamo sottoposto
    alle regole dei diritti definite dalla contrattazione
    collettiva, puntiamo ad eliminarne l’utilizzo distorto,
    tenendo conto dei livelli contrattuali delle categorie
    di riferimento e con una graduale armonizzazione dei contributi
    sociali. In particolare, occorre garantire una
    relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che
    l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico
    di questi lavoratori. Ci impegniamo ad adottare iniziative
    di carattere legislativo per rendere certi i percorsi di
    stabilizzazione del lavoro e per monitorare la formazione
    professionale al fine di scongiurare abusi e distorsioni
    nell’attuazione degli istituti contrattuali.
    La regolamentazione del lavoro interinale dovrà esser rivista,
    anche considerando la impostazione legislativa definita
    dal precedente governo di centrosinistra.
    Inoltre, ci impegniamo a rivedere la normativa in merito
    agli appalti di opere e di servizi e alla cessione del
    ramo d’azienda, spesso utilizzata in modo fittizio per
    aggirare le tutele dei lavoratori attraverso il meccanismo
    delle esternalizzazioni: la disciplina va ricondotta
    alla sua corretta dimensione, giustificata esclusivamente
    da oggettivi requisiti funzionali e organizzativi. In
    ogni caso, va riconosciuta una piena responsabilità dell’impresa
    appaltante nei confronti dei lavoratori delle
    imprese appaltatrici. Inoltre, riteniamo che le attività
    della pubblica amministrazione che garantiscono i diritti
    tutelati costituzionalmente ed i relativi servizi debbano
    essere parte integrante dell’intervento pubblico e non siano
    esternalizzabili.
    Crediamo che l’estensione della precarietà abbia contribuito
    anche al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei
    luoghi di lavoro.
    Risulta pertanto necessaria una revisione
    della normativa che renda più cogente il rispetto delle
    norme di sicurezza, anche attraverso un rafforzamento delle
    funzioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
    e dell’apparato sanzionatorio e un potenziamento dei servizi
    ispettivi e di prevenzione.
    Ci appare indispensabile combattere a fondo, con misure
    preventive e repressive, la piaga del lavoro nero, anche con
    studi di settore e appositi indici di congruità. Il lavoro
    nero e irregolare, oltre a rappresentare una grave lesione
    dei diritti del lavoro, è anche causa di concorrenza sleale
    e di evasione fiscale e contributiva.
    In generale, sosteniamo politiche del lavoro dirette a promuovere
    la piena e buona occupazione e a ridurre il tasso di
    precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro
    discontinuo.

    Oltre al superamento della legge “Maroni”, noi puntiamo:

    – all’estensione a tutti i lavoratori delle tutele e dei
    diritti di base (maternità, paternità, malattia, infortunio,
    diritti sindacali,etc) e dell’accesso al credito;
    – all’aumento delle opportunità di crescita professionale,
    attraverso il diritto alla formazione permanente;
    – alla garanzia e al sostegno non solo del reddito attuale,
    ma anche dei trattamenti pensionistici futuri, con strumenti
    quali: la totalizzazione di tutti i contributi versati,
    anche in regimi pensionistici diversi, e la copertura
    figurativa per i periodi di non lavoro.
    Vogliamo inoltre estendere le tutele anche nel mercato del
    lavoro riformando gli ammortizzatori sociali, potenziando i
    servizi pubblici all’impiego e la formazione professionale
    sul territorio, innovando e allargando le politiche attive
    di sostegno all’occupazione e per la formazione lungo tutto
    l’arco della vita.
    In particolare, proponiamo politiche specifiche per aumentare
    le opportunità di lavoro dei gruppi oggi sottorappresentati
    sul mercato del lavoro, in primo luogo:
    – i giovani, per accrescerne istruzione e qualificazione
    professionale e stabilizzarne i rapporti di lavoro;
    – le donne, con strumenti che ne garantiscano la parità di
    diritti normativi, retributivi e pensionistici, senza
    discriminazioni. Anche a tal fine, vogliamo favorire la
    conciliazione delle responsabilità genitoriali degli
    uomini e delle donne con la vita lavorativa, con diversi
    strumenti: dall’estensione degli asili nido di territorio
    come diritto alla socializzazione primaria dei bambini e
    delle bambine, alla possibilità di part-time e di congedi
    adeguatamente retribuiti, agli incentivi per l’inserimento
    e il reinserimento al lavoro dopo periodi di assolvimento
    di responsabilità genitoriali;
    – gli anziani, con azioni che promuovano la vecchiaia attiva:
    sostegni e incentivi al reinserimento al lavoro, formazione
    professionale per adeguare le competenze; forme
    di passaggio graduale fra lavoro e non lavoro, anche con
    part time misto a pensione;
    – i lavoratori delle aree depresse, specie del Mezzogiorno,
    con incentivi mirati all’occupazione stabile e alla regolarizzazione
    del lavoro nero oltre che con il rilancio
    dello sviluppo di quelle regioni;

    – i soggetti disabili e svantaggiati, attraverso il superamento
    delle normative introdotte dalla “legge 30″ e il
    potenziamento dei centri pubblici per i servizi di inserimento
    lavorativo mirato delle persone con disabilità.

    Queste politiche di promozione della buona occupazione e di
    estensione dei diritti devono riguardare anche i lavoratori
    immigrati. A questo proposito, noi seguiamo una impostazione
    diametralmente opposta a quella repressiva ed incostituzionale
    della “legge Bossi – Fini”. Vogliamo superare
    l’approccio restrittivo al problema dell’immigrazione.
    Analogamente, per contrastare la tendenza al lavoro nero,
    riteniamo che occorra garantire il permesso di soggiorno a
    ogni immigrato che denunci la propria condizione di lavoro
    irregolare.
    In questo quadro, un ruolo rilevante per l’attuazione delle
    politiche attive del lavoro e della formazione di competenza
    delle regioni e delle autonomie locali può e deve essere
    svolto dai centri per l’impiego, nel quadro di principi e
    standard definiti a livello nazionale. Gli enti locali
    governati dal centrosinistra si sono già impegnati in questa
    direzione, con iniziative legislative e con iniziative
    concordate con i sindacati e con le forze politiche. Queste
    esperienze costituiscono un tassello importante per la
    costruzione delle politiche del lavoro del futuro governo
    di centrosinistra.
    Inoltre, riteniamo indifferibile una profonda riforma del
    sistema degli ammortizzatori sociali, che preveda:
    – l’incremento e l’estensione dell’indennità di disoccupazione
    a tutti i lavoratori (anche discontinui, economicamente
    dipendenti e non subordinati);
    – il riordino e l’armonizzazione dei trattamenti del
    settore agricolo;
    – la costituzione di una rete di sicurezza universale che
    protegga tutti i lavoratori nei casi di crisi produttive.
    Un altro obiettivo generale imprescindibile delle nostre
    politiche economiche e sociali è costituito dalla difesa
    del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni.
    Negli ultimi anni abbiamo assistito a una pericolosa erosione
    del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni,
    tuttora in atto. Oggi, a differenza del passato,
    anche avendo un lavoro stabile si può correre il rischio di
    scivolare al di sotto della soglia di povertà.
    Il Governo Berlusconi non solo ha bloccato la restituzione
    del drenaggio fiscale (il cosiddetto fiscal drag) – che
    nel solo 2003 ha comportato un aggravio delle imposte di
    circa 2,5 miliardi di euro, a carico di 25 milioni di contribuenti
    – ma ha fissato i tassi di inflazione programmata
    a livelli bassi e inaccettabili rispetto all’inflazione
    reale. In questo modo, e non rinnovando una parte dei contratti
    del pubblico impiego, il Governo di centrodestra
    si è reso responsabile di un’azione programmata di perdita
    del potere d’acquisto delle retribuzioni.
    Per questo motivo riteniamo che debba essere affrontata
    nel Paese una vera e propria “questione retributiva”.
    A tal fine, proponiamo di agire in diverse direzioni:
    – monitorare a livello centrale e territoriale l’andamento
    dei prezzi e delle tariffe e intervenire per un loro contenimento;
    con particolare riferimento alle tariffe elettriche,
    del gas, dell’acqua, delle telecomunicazioni e dell’assicurazione
    obbligatoria sull’auto;
    – superare il criterio dell’inflazione programmata nel rinnovo
    dei contratti di lavoro e definire i meccanismi più
    efficaci e più equi per garantire la copertura dall’inflazione
    reale;
    – distribuire una quota dell’incremento della produttività
    a favore delle retribuzioni perché risulta evidente che,
    da molti anni a questa parte, essa è andata esclusivamente
    a vantaggio delle imprese;
    – recuperare il drenaggio fiscale;
    – ridurre l’imposizione sulle basse retribuzioni;
    – estendere a tutti i pensionati l’integrazione al trattamento
    minimo, premiando chi ha versato più contributi;
    – ridurre la tassazione sul trattamento di fine rapporto.
    In generale, riteniamo che il problema del potere d’acquisto
    non possa essere disgiunto da una politica fiscale basata
    sul prelievo progressivo per tutti i redditi – dai salari
    alle rendite – e dall’adozione di un criterio di trasparenza
    nella definizione del paniere di prodotti che definiscono
    l’aumento dell’inflazione.
    Infine, noi pensiamo che sia necessario riprendere un confronto
    sulla rappresentatività, sulla rappresentanza e
    sulla democrazia sindacale. Le discussioni che abbiamo
    svolto su questo argomento hanno chiarito l’esigenza di
    fornire un quadro legislativo di sostegno al tema della
    rappresentatività, da concretizzare nel corso della prossima
    legislatura.
    La legge Bassanini ha già dimostrato la possibilità di arrivare
    ad una importante sinergia tra azione sociale e azione
    politica. A partire da questo risultato, i criteri della
    legge possono essere utilmente estesi per disciplinare la
    materia anche nei settori privati.
    Sul complesso di queste materie l’Unione ritiene importante
    il confronto con le posizioni espresse dalle organizzazioni
    sindacali a partire dal positivo accordo raggiunto dalle
    organizzazioni sindacali dei lavoratori metalmeccanici.
    In particolare, riteniamo un significativo passo avanti,
    che può aprire la strada all’individuazione di criteri
    generali per affrontare il problema della rappresentatività,
    l’iniziativa dei sindacati di utilizzare entrambi i
    criteri – della democrazia diretta e di mandato – che traggono
    origine dalla storia dei modelli sindacali italiani
    del sindacato generale e del sindacato associazione.
    Inoltre, riconosciamo l’esigenza di consolidare l’importante
    ruolo della contrattazione nazionale e di secondo livello
    e il giusto ruolo della legislazione a sostegno della
    contrattazione.
    Per quanto riguarda il pubblico impiego, riteniamo che la
    contrattualizzazione del rapporto di lavoro, dopo la
    destrutturazione operata dal governo di centrodestra, debba
    essere confermata e rilanciata, confermando il ruolo
    dell’Aran e del sistema della rappresentatività sindacale.
    Infine, riteniamo necessario intervenire sulla legge in
    materia di diritto di sciopero, a partire dal ruolo della
    commissione di garanzia, e provvedere finalmente a una
    riforma del processo del lavoro orientata a garantire certezza
    e celerità nella soluzione delle controversie, con
    l’obiettivo di dare effettività a un sistema di tutele oggi
    compresso da una eccessiva durata del giudizio.”

    continua

  49. sfido chiunque a dimostrare che il programma era fumoso e ambiguo, sia circa la legge trenta sia circa diversi altri punti, a cominciare dalla democrazia sindacale, contratto nazionale di lavoro, sicurezza sui posti di lavoro ecc.

    solo dei giornalistuncoli di merda possono dire che il programma era di 260 pagine perché c’era tutto e il contrario di tutto. il programma era chiarissimo. e dove c’erano mediazioni queste erano evidentissime e non occultate da ambiguità.

    la cosa più grave è che quando il governo ha tradito e fatto il contrario di quel che c’era scritto nel programma nel dibattito televisivo si è detto che il programma parlava di “superamento” della legge trenta e che aveva ragione il ministro del lavoro che diceva ai quattro venti che la legge trenta era buona ma che andava applicata anche nelle parti che berlusconi non aveva implementato, come per esempio le tutele del welfare per i precari.

    insomma.
    non è vero per niente che noi nello scrivere il programma abbiamo giocato sporco.
    è prodi che ha giocato sporco.
    dire che l’abbiamo fatto insieme è falso e per giunta non mette in evidenza chiaramente le responsabilità dei ds e di prodi.

    quanto alle lotte intestine hai ragione. ma spesso le lotte intestine sono prodotte dal combinato disposto dell’opportunismo e dei processi alle intenzioni. se esiste un opportunista io devo poter dimostrare che la scelta che propone è sbagliata in se, non che reca qualche vantaggio a lui. perché la decisione da prendere riguarda il da farsi e non lo stabilire chi è più opportunista e chi è più disinteressato.
    ma discutere in questo modo, invece che con i processi alle intenzioni, richiede una maturità ed una consapevolezza politica che invece purtroppo scarseggiano.

    ciao ciao

  50. ma tutto il can can contro la nostra assunzione di responsabilità non lo vedi Ramon? eppoi scusa ma allora non riusciamo neppure ad arrivare al 4% altrimenti ci presenteremmo da soli!! e quindi io penso che formazioni politiche che non raggiungono almeno il 4% sono assolutamente ininfluenti e quindi inutili…

  51. Enrico Scola Says:

    Pur di fare un accordo si espunse il tema cruciale di una guerra affermando che si sapeva di non essere d’accordo,i contenuti andarono in cantina ,come precedente è confortante.
    Quindi ho ragione che se è l’accordo che si vuole i contenuti diventano un optional ! Ed è probabile che tutto il lungo ragionamento sulla legge 30 era così articolato per nascondere che anche lì l’accordo non c’era ,altrimenti C.Damiani non sarebbe stato così netto ed arrogante nel suo no.
    Attenzione a non avere il pregiudizio che gli altri siano pregiudizialmente contro di noi ,come mi sembra emergere dalle tue risposte,le critiche nascono non da pregiudizi ,ma dall’esperienza di quello che è successo e che mi pare si voglia ripetere. Ciao.

  52. Giovanni da latina Says:

    Ma basta leggere tanti dirigenti del PRC anche Ferrero, pensano che non raggiungiamo la soglia e allora “bisogna” come dice Ramon usare la tattica…ma davvero si pensa che questa sia la giusta politica?

  53. a parte che se molliamo il PDCI di Diliberia (che ha detto che pur di avere qaulche deputato e’ disposto a votare sempre la fiducia qualsiasi cosa accada vedi intervista su “il fatto quotidiano” mi sembre del 28 ottobre ) e uniamo le forze alla nostra sinistra il quorum non e’ poi cosi’ un miraggio …certo e’ rischioso ..ma chi non risica non rosica..

  54. caro enrico, il tuo modo di discutere è unilaterale. fai una obiezione, ti si risponde dimostrandoti che è infondata e invece di cercare di controbattere gli argomenti usati da me o di riconoscere, almeno parzialmente, le ragioni altrui, rincari la dose facendo un’altra critica magari, come in quest’ultimo caso, totalmente infondata. prima dici:
    “Il giochino di non parlare dell’Afghanistan e di scrivere “superamento” anzichè “abrogazione” della legge 30 era meglio non farlo capire troppo.”
    io ti ho dimostrato concretamente sia che non è vero che abbiamo occultato la divergenza sull’afghanistan. il non aver scritto nulla sull’afghanistan sul programma è stato accompagnato da diversi articoli e dichiarazioni e risposte a domande in tutte le sedi che chiarivano che c’era una totale divergenza. basta riguardare un giornale dell’epoca per saperlo. sulla legge trenta hai detto una cosa falsa, penso perché che, come la stragrande maggioranza degli italiani, eri semplicemente disinformato. mica tutti possono leggere i programmi, e se la tv dice 10 volte in un mese in 10 talk show che il programma è di 260 pagine perché c’è su ogni cosa tutto e il contrario di tutto e che sulla legge trenta c’è scritto superamento e basta, è normale che si incorra nel tuo stesso errore. solo che io penso che uno dei peggiori mali di cui soffriamo sia esattamente che anche i militanti non si prendono nemmeno la briga di leggere i documenti e prendono per buone perfino le menzogne chiaramente interessate a sconfiggere noi e i nostri contenuti. salvo poi pensare, una volta che si giudicano traditori o imbroglioni i propri dirigenti, che basti gridare uno slogan semplificato come linea politica. mi dispiace ma questa è totale subalternità, che non è quasi mai una scelta bensì una condizione inconsapevole.
    quindi siccome non è vero che abbiamo occultato la divisione sull’afghanistan e non è vero che la parola “superamento” era una mediazione al ribasso, allora dici che abbiamo rinunciato alla lotta contro la guerra e abbiamo scritto un programma articolato per occultare ancora che c’era una mediazione al ribasso. addirittura dici “Ed è probabile che tutto il lungo ragionamento sulla legge 30 era così articolato per nascondere che anche lì l’accordo non c’era ,altrimenti C.Damiani non sarebbe stato così netto ed arrogante nel suo no.” probabile? ragionamento? vorrei farti notare che tutto il capitolo che ho rimesso qui è l’articolazione di provvedimenti concretissimi e precisi non un ragionamento generico. come vorrei farti notare che sulla guerra c’era il piccolo dettaglio dell’iraq. forse a te sembrerà un dettaglio. ma anche un bambino capisce che senza l’accordo di programma e la coalizione berlusconi avrebbe rivinto le elezioni (ed infatti le vincemmo per 25.000 vota alla camera e le perdemmo per 300.000 voti al senato) con il risultato che non si sarebbero ritirate le truppe dall’iraq e che si sarebbero raddoppiate in afghanistan.
    perché puoi girarla come vuoi ma: o si ritiravano le truppe dall’iraq e si faceva un compromesso sull’afghanistan oppure si lasciavano in iraq e si raddoppiavano in afghanistan (come pretendeva il governo usa).
    in politica, come nella vita, si devono fare i conti con la realtà. noi eravamo contro la missione in afghanistan, l’abbiamo sempre detto e mai nascosto, ma di fronte alle condizioni concrete, prodotte da una miriade di fattori a cominciare dal sistema bipolare, ci siamo trovati di fronte ad una scelta precisa. o mandavamo all’aria la coalizione sul tema afghanistan, facendo sicuramente vincere berlusconi o facendo cadere il governo due mesi dopo le elezioni proprio mentre si apprestava a ritirare le truppe dall’iraq, o facevamo finta di essere contro la missione inventando qualche formuletta finta. credi che fosse difficile farlo?
    ti metto qui un bell’esempio di come è possibile farlo. è quello che scrive oggi sel sull’afghanistan:

    “L’Italia dovrà annunciare fin d’ora il ritiro delle proprie truppe, con un calendario che ne preveda il rientro prima della scadenza del 2014. Crediamo che questo sia un atto necessario e dovuto per riaprire lo spazio per una proposta alternativa per l’Afghanistan, che non preveda l’abbandono di quel popolo, ma piuttosto il sostegno ad un approccio diverso al tema della sicurezza, attraverso la promozione e la tutela dei diritti umani, la giustizia transazionale, ed il soddisfacimento dei bisogni primari delle popolazioni civili. L’occasione per farlo può essere la Conferenza internazionale sull’Afghanistan che si terrà a dicembre a Bonn.”

    credi che d’alema non ci abbia prospettato di dire cose generiche tipo queste di sel? abbiamo rifiutato.

    e non abbiamo occultato nulla.
    qui sul mio blog trovi la mia intervista a liberazione del 2006 che dice la verità.

    sempre bisogna chiedersi gli effetti concreti dei propri atti. noi potevamo tranquillamente impuntarci sull’afghanistan.
    ma anche se fossimo stati all’opposizione in un sistema proporzionale e i nostri voti fossero stati indispensabili al governo in carica che però voleva ritirare le truppe dall’iraq, avremmo dovuto considerare l’effetto concreto del nostro voto. che sarebbe stato senza alcun dubbio il mantenimento delle truppe in iraq e il raddoppio delle truppe in afghanistan.
    anche se sei contro la missione in afghanistan non puoi non considerare il fatto che il tuo voto alla fine non solo non fa un baffo alla missione in afghanistan bensì la raddoppia e mantiene la missione in iraq. se votando contro si ottenesse il ritiro della missione in afghanistan non c’è alcun dubbio. se votando contro si ottenesse però il ritiro dall’iraq non c’è dubbio. si fa e punto.
    ma se ottieni esattamente il contrario di quel che vuoi allora si apre la necessità di fare compromessi e di dire la verità.
    è la differenza che passa fra la politica e la testimonianza. fra la politica e la proclamazione di slogan.
    del resto anche gli imbroglioni che annunciavano tutti i giorni che avrebbero votato contro alla fine hanno sempre votato a favore. salvo ottenere la tanto agognata visibilità massmediatica. facendo finta di essere contro e votando a favore.

    insomma, non solo non abbiamo occultato nulla ma abbiamo evitato accuratamente di imbrogliare. abbiamo fatto un compromesso dicendo la verità.
    se ovviamente si pensa che lo abbiamo fatto per la poltroncina e si fa finta, come fai tu, che votando contro non sarebbe successo nulla di negativo non so che dirti se non che questa è proprio la concezione della politica spettacolo. che quando è praticata da noi produce solo gravi danni a noi stessi e favori inaspettati agli altri.

    fui principalmente io a proporre questa linea di condotta e a gestirla. in nome di quale poltrona l’avrei fatto? avevo detto no alla richiesta di fare il sottosegretario agli esteri, e fui io nel 97 a proporre di non votare la fiducia al governo facendolo cadere, sulla base di un bilancio e soprattutto sulla base del tradimento del programma. per giunta proprio perché ero stufo dei finti dissensi e di tanti dirigenti che sui mass media promettevano l’impossibile o dicevano cose false mi dimisi e non misi più piede in commissione esteri. mi dimisi in luglio e le mie dimissioni vennero discusse in novembre. ovviamente le riconfermai.
    anche se non feci comunicati stampa e mi guardai dal dirlo ai famelici giornalisti di merda sempre alla caccia della notizia di divisioni e scontri nel prc.

    su questo tema sono tignoso. perché ne ho i coglioni pieni del fatto che compagni addebitino intenzioni che non c’erano e non ci sono mai state e del fatto che la guerra sia usata strumentalmente per scopi che non c’entrano nulla con la lotta contro la guerra.

    ma, caro enrico, ti ho risposto ancora una volta diffusamente e approfonditamente anche se so benissimo che contro i pregiudizi non c’è risposta che tenga. lo faccio perché almeno chiunque leggendoci possa capire il merito delle cose.

    ciao

  55. ciro non si capisce cosa voglia dire.
    giovanni da latina non è capace di leggere i documenti e di ragionare sulla linea, ma solo di discutere come al grande fratello.
    pietro ripete il mantra.

    buon divertimento

  56. Enrico Scola Says:

    Confermi che era il prevalere dell’accordo ad ogni costo sui contenuti la questione vera,in politica il non dire a volte equivale a dire ,il non porre un problema è ritenere che non ha soluzione ovvero una soluzione non desiderata: conoscendo gli interlocutori non bisognava farsi irretire in lunghi panegerici,ma essere dicotomici,perciò andava usata una parola netta e senza equivoci come abrogazione,chissà perchè penso che non sarebbe passata!
    Questo mi sovvenne subito quando lessi il documento , perchè non è mio costume non andare alle fonti,lo dissi in federazione e fui considerato un piantagrane!
    Memorabile poi la campagna elettorale dove Prodi e Bertinotti si impiccarono al cuneo fiscale finendo quasi per perdere quando i sondaggi fino a due mesi prima davano il centrosinistra ampiamente vincente.
    La cosa drammatica è che il sacrificio di un accordo al ribasso non ha dato alcun risultato concreto e penso che stiamo ripetendo lo stesso errore,ma non voglio ripeterrmi.Ciao

  57. sei proprio incorreggibile.
    domanda:
    il contenuto di ritirare le truppe dall’iraq era buono o cattivo? era al ribasso?
    non puoi sfuggire a questa domanda e far finta che non esista.
    io il compromesso sulle missioni militari l’avrei fatto anche dall’opposizione. fra ritirare le truppe dall’iraq e congelare quelle in afghanistan e non ritirare nulla dall’iraq e raddoppiare le truppe in afghanistan non ho alcun dubbio su come si dovesse fare. senza rinunciare ad una virgola della propria contrarietà alla guerra se le uniche due cose che in parlamento sono possibili sono quelle è da deficienti non fare compromessi e ottenere di far rimanere le truppe in iraq e raddoppiare quelle in afghanistan. gli italiani che hanno messo le bandiere alla finestra contro la guerra in iraq ci avrebbero giustamente inseguito coi forconi.

    fai finta di non saperlo, ma non credo tu sia così ignorante da non saperlo, ma se dici che sei contro un cosa e che per questo la vuoi superare non c’è nessun dubbio. non giocare con le parole come hanno fatto quelli in malafede sia dei ds che dei mass media.
    il programma era avanzato sui contenuti e lo era perché c’era una spinta delle lotte e dei movimenti che chiunque non poteva ignorare. potevamo anche scrivere “abrogare” e tecnicamente la legge sarebbe stata abrogata e sostituita con una magari anche peggiore. infatti sullo scalone delle pensioni c’era scritto “eliminare”. come è noto venne tolto lo scalone e sostituito da scalini la somma dei quali era più alta dello scalone. e questo successe perché il sindacato firmò, senza dissenso alcuno, la proposta del governo, perfino ben sapendo che non era del governo perché non era stata nemmeno discussa in consiglio dei ministri.

    altra cosa è lo scrivere un programma e poi realizzarlo.

    scoprimmo ben presto che il sindacato era alleato di fatto con il ministro del lavoro, fiom compresa. che i poteri forti il giorno dopo le elezioni ottenevano ciò che volevano dal governo.

    ed è per questo che diciamo che non torneremo al governo.

    ma una cosa è poterlo dire sulla base di fatti ed esperienze concrete e comprensibili da tutti e un’altra è dirlo sulla base di previsioni.

    se dopo 5 anni di governo berlusconi non avessimo contribuito a cacciarlo nessuno avrebbe capito. tranne appunto una setta che pensa che ripetendo all’infinito che ci vuole la rivoluzione e che tutti gli altri sono traditori e venduti serva a fare la rivoluzione.

    comunque lascia perdere. chiudiamola qui. pensa pure che i dirigenti del partito sono traditori, imbroglioni, venduti, cretini, e che tu sei l’unico autentico comunista rimasto sulla faccia del pianeta.

  58. Enrico Scola Says:

    Per anni ho contestato ai ferrandiani il loro settarismo e mi fa sorridere l’essere accusato di settarismo! Sul ritiro dall’Iraq era già nei piani e si giocava solo sui tempi, sulle pensioni non farmi ricordare il milione di bandiere rosse contro la riforma delle pensioni e 10 giorni dopo la si votò in parlamento,io non andai a Roma perchè non sono disposto a farmi prendere in giro .Come anche la pagina di Liberazione che sparava contro P:Schioppa e tre mesi dopo lo accettammo come ministro,etc.Veramente il nostro gruppo dirigente nazionale pensava che bastava scrivere qualcosa nel programma per essere sicuri che gli altri lo avrebbero attuato ?In politica l’ingenuità,concediamo che questo sia, è una colpa grave:ma il PDS lo conoscete,e Mastella e Dini etc ,come si poteva realisticamente credere che mettessero in discussione la legge 30?
    Come non capire che servivano i nostri voti,non certo le nostre idee! Ora il Pd si è spostato ancora più a destra e quale programma si vuole scrivere insieme ? Va bene chiudere la discussione per non ripetersi,dico solo di augurarmi di sbagliare,ma in passato quello che ho previsto si è sempre verificato.Ciao

  59. Antonio Says:

    E’ un post off-topic, e mi scuserete,ma mi sento maledettamente solo,e la disperazione oramai stravolge la mia vita.vi pregherei di non pubblicare il mio nome,forse per stupido pudore,forse perchè non ho più speranze.Allora incomincio a dire che finalmente sono riuscito perdere 16 chili in 40 giorni,con una drastica riduzione di colesterolo e trigliceridi,ed anche della pressione arteriosa:una condizione metabolico funzionale invidiabile ,e ci credo dopo circa 60 giorni di dieta “forzata” a patate e uova.Una storia comune a tante,fatte di solitudine e dolore.Una famiglia normale,io lavoratore,mia moglie lavoratrice,ed una figlia all’università.In più per me la possibilità di un lavoro extra,fatto di notte,con regolare contratto,che ci ha permesso ,6 anni fa ,di poter accendere un mutuo per l’acquisto della casa,e di chiedere un fido,a revoca,per poter fare lavori di somma urgenza in questa casa.E nel corso di questi anni le attività col partito,le delusioni per le scissioni,ma comunque il desiderio di tenere in vita una comunita politica.E man mano le condiizioni materiali di tanti,troppi,precari e indeterminati,andavno sempre più a rotoli.Poi succede quelle che succede ogni giorno in iTalia,perdo il lavoro accessorio e dopo qualche tempo la banca mi intima il rientro del fido,che non ho,e per me la possibilità di non poter sostenere più quella rata di mutuo.la mia compagna allora chiede una cessione per ripianare il fido,in quanto la banca ci nega il prestito perchè oramai non rispettiamo più la proporzione reddito rata.Iniziamo a chiedere allora un mutuo per consolidamento debiti più liquidità,orami da 5 mesi presso un altro istituto.Incominciano a chiederci documenti che ci analizzano fin dentro il buco del culo,alcuni rid tornano indietro e per non finire nell’elenco dei cattivi pagatori,incomincio a vendere l’auto,le fedi,per pagare gli impegni,poi finite queste ho cominciato a chiedere soldi in prestito.E il nuovo istituto che prende tempo,e i debiti da onorare,e la luce staccata,e poi anche il gas,e i condomini che si accumulano,ed il salumiere che non ti fà più crediro,e mia figlia spostata a casa di mia madre perchè manco i 5 euro aal giorno per il pulmann per raggiungere l’università possiamo darle,ed io che per portare almeno un pasto al giorno lavoro a nero di sera come cameriere in pizzeria.Coi nostri due stipendi paghiamo a stento la rata del mutuo.Non so più che cazzo fare e la rabbia si alterna a pianti in solitudine,perchè non so piàù che cazzo fare e a chi rivolgermi.Sono finito in un baratro che chiamano default,e che ci sta uccidendo piano piano.Ve ne parlo perchè orami siamo in milioni in queste condizioni,rispetto a chi è precario o perde il lavoro le nostre situazioni sono meno drammatiche,ma purtroppo è così.Dovete farvi carico anche di questo.Tra poco io e la mia compagna andremo in giro presso le strutture pubbliche che garantiscono almeno un pasto ai nullateneti,per poi il mattino dopo timbrare regolarmente il cartellino.ento che le mie forze sono arrivate allo stremo,ma devo resistere per la mia compagna e per mia figlia e per tutti quei compagni che vivono come me.La mail che vi fornirò è falsa come anche il nome,non è la pietà che voglio suscitare ma la rabbia che uno di questi gironi mi farà regolare i conti con qualche banchiere.Vi chiedo scusa e vi abbraccio

  60. caro antonio, ti ringrazio per il post. riconosco che è difficile dire qualcosa senza incorrere nella demagogia o, peggio ancora, nella strumentalizzazione a scopi propagandistici delle cose che racconti. ma hai scritto su questo blog, non so se anche su altri, e ho il dovere di parlare.
    i fatti che racconti riguardano, effettivamente, milioni di persone.
    la politica, tutta, come i mass media, tutti, ne parlano, ma solo per fingere di occuparsene. mille volte ho visto nei maledetti talk show persone raccontare storie simili, in collegamento o in un servizio, e poi gli invitati esternare la loro costernazione salvo un minuto dopo rimpallarsi la responsabilità dell’origine del problema e proporre false soluzioni, sempre demagogiche. anche per chi conosce le vere responsabilità, come noi, che sono del sistema economico e del modello sociale ad esso congeniale, in un contesto del genere non resta che pronunciare parole. come se le parole di chi conosce le vere responsabilità e le eventuali proposte radicali per affrontarle fossero utili a migliorare le condizioni di chi subisce in prima persona situazione del genere. se va bene ci si sente impotenti. e comunque chi vive quelle situazioni mette anche le nostre parole del mazzo di quelle degli altri. parole di “politici” che “parlano” ma non fanno nulla, se non chiedere il voto promettendo di fare qualcosa dopo il voto. un vero disastro. da tutti i punti di vista.
    eppure c’è una cosa più imperdonabile delle altre. nessuno dovrebbe mai sentirsi solo.
    prima ancora delle insopportabili condizioni materiali, e so che dire “prima” è dire cosa pesante, è la solitudine che pervade la società ad essere il fattore più gravemente ostacolante ogni lotta ed anche ogni piccolo obiettivo parziale concreto.
    se ognuno è da solo di fronte a problemi più grandi e a poteri enormi, e questo dura per anni o decenni, perché ci si meraviglia se la sinistra non c’è più? se non conta nulla? se per “contare” deve separare il proprio destino dalle condizioni materiali della gente che dice di voler rappresentare? se si divide all’infinito su cazzate come le tattiche elettorali o, peggio ancora, su personalismi di ogni tipo? se nella società si fanno strada l’individualismo, l’egoismo sociale, il razzismo, la guerra fra poveri?
    è questo il mio maggior cruccio.
    noi siamo stati sconfitti socialmente prima che politicamente ed elettoralmente. quando dico noi dico il movimento operaio, tutta la sinistra che si proponeva di cambiare la società. è cosa che dura da trent’anni almeno.
    c’è che si è adeguato, e ad ogni capitolo della sconfitta, il numero di quelli che si sono adeguati è cresciuto. odio, nel senso letterale del termine, quelli che parlano di “vincere” mentre la propria gente vive condizioni come le tue.
    c’è chi resiste, ma è intossicato dall’illusione che “parlando” di queste cose e “indicando” lo “sbocco politico” alle lotte ha svolto il proprio compito. non importa una cippa se con l’illusione del “governo” o dicendo votami contro il resto del mondo che io lotto per il “governo operaio”.
    quello che si fatica a capire è che non può esistere sinistra se non si dedica anima e corpo a ricostruire la resistenza sociale. le lotte.
    le lotte si possono perdere o vincere. si possono strappare piccoli o grandi risultati. ma quel che conta è che si facciano insieme. che si organizzino. che si crei abbastanza forza per vincerne qualcuna. solo l’organizzazione sociale è l’antidoto alla solitudine che produce rassegnazione, impotenza e disperazione.
    è quel che manca. non mancano obiettivi, manifestazioni, e dibattito. ma se chi va alla manifestazione della fiom o degli indignati poi torna a casa e a casa il suo gruppo, o circolo, non costruisce una cassa di resistenza, l’opposizione ad uno sfratto, un comitato per l’asilo nido, separerà il suo destino da quello del popolo, anche se ripete come un ossesso comunismo e rivoluzione. e soprattutto se pensa che il suo compito “politico” sia “parlare” delle lotte e non organizzarle, parlare delle condizioni di vita del popolo e non fare nulla di concreto oggi, subito.
    qualcuno pensa che questo sia una sorta di “assistenzialismo” di sinistra. come se il movimento operaio non fosse nato proprio con le società di mutuo soccorso. come se, per fare un esempio, la forza e i voti del PCI nel dopoguerra fossero venuti dal cielo per abilità dei suoi leader o per l’acume delle proposte politiche che il PCI faceva. come se il famoso bracciante che ha imparato a non togliersi il cappello davanti al proprietario terriero qualcuno lo avesse convinto con delle prediche o dicendogli che il proprietario terriero era uno stronzo, e non con gli scioperi, la sua alfabetizzazione nello scantinato della sezione, con la befana per i suoi figli organizzata dal partito, con la conquista di un contratto di lavoro, di una casa popolare. quelle cose il partito e le organizzazioni sociali collegate intimamente al partito, e del resto costruite paese per paese dal partito, le hanno conquistate prima. ed è stata la pratica sociale a convincere il bracciante che la sua non era un condizione “naturale”, che il padrone non gli dava il lavoro bensì lo comparava, che era possibile cambiare la sua condizione. solo allora, solo dopo, ha capito che quello era il suo partito e che il suo voto era utile a portare nelle istituzioni i suoi interessi.
    oggi la tua solitudine, come quella di molti altri compagni e compagne che conosco personalmente, è la dimostrazione che siamo ancora molto lontani dal saper svolgere il nostro compito. che è quello di fare la lotta di classe e non di “parlare” della lotta di classe.
    scusa antonio, ho colto l’occasione di questa tuo “sfogo” per svolgere delle considerazioni che comunque dimostrano largamente anche la mia impotenza. oltre a misurare l’abisso che c’è fra la mia e la tua condizione materiale.
    un abbraccio e buona fortuna.

  61. caro enrico, non so più come dirtelo. non si tratta di ingenuità o di opportunismo e poltronismo. si tratta dei rapporti di forza sociali e delle elezioni. il sistema per sua natura tenta di espellerci dai luoghi dove si decidono le cose. noi vogliamo tentare di influire sulle decisioni, sia costruendo la forza sociale necessaria, resistendo e dimostrando che bisogni sociali e sistema sono incompatibili, sia portando queste istanze nelle sedi dove si decide.
    c’è un banale intreccio fra le istanze sociali e i contenuti ed un sistema che è e resta impermeabile alle nostre istanze e contenuti. ciò produce enormi problemi ed enormi contraddizioni. qualsiasi scelta si faccia il sistema è avverso. e i rapporti di forza sociali si ripresentano nella loro nudità e realtà.
    è inutile che tu ripeta sempre unilateralmente le contraddizioni che abbiamo vissuto o prevedere che ne vivremo lasciando intendere che alle contraddizioni si possa sfuggire. lasciando intendere che esiste una magica soluzione che ci mette al riparo da errori e anche da opportunismi.
    magari fosse così. ci metterei la firma.
    ma non è così.
    stando alle tue parole noi avremmo dovuto dire che siccome le truppe dall’iraq prima o poi si sarebbero ritirate (prima secondo te ed anche secondo la destra che ovviamente conoscendo la propensione al ritiro nell’opinione pubblica lo aveva effettivamente detto in campagna elettorale) ed essendo divisi dagli altri sull’afghanistan non avremmo dovuto fare l’accordo e scrivere così il programma. tutto sarebbe stato più chiaro?
    sai bene che sarebbe successo banalmente che la destra avrebbe vinto le elezioni e che noi saremmo stati incolpati della vittoria della destra. l’accusa per quanto mistificatoria avendo un nucleo di verità ci avrebbe divisi, massacrati sul piano della credibilità perché invece che parlare dell’iraq e dell’afghanistan avremmo in ogni bar d’italia, per non parlare dei posti di lavoro ecc, difenderci dall’accusa di essere o cretini dall’ideologia astratta o in malafede e pagati dalla destra.
    in ogni caso, e sono puntiglioso, vorrei ricordarti, perché dovresti averlo letto sui giornali all’epoca dato che la cosa ebbe una certa visibilità, che il ministro della difesa e soprattutto il sottosegretario competente sulla NATO, avevano già proposto che il giorno stesso del ritiro della missione antica babilonia l’italia avrebbe mandato un “nuovo contingente” di “almeno” 800 uomini.
    cosa che impedimmo concretamente. come impedimmo, ed anche questa è una realtà, che ti piaccia o non ti piaccia, il raddoppio delle truppe in afghanistan e il cambio dei loro compiti in “conquista del territorio” fino ad allora escluso. tanto da fari infuriare l’ambasciata USA che, caso più unico che raro, comprò perfino paginate sui giornali per “esortare” il governo italiano ad impegnarsi di più.
    nonostante questo abbiamo vissuto una contraddizione? certo che si. e chi lo nega. e chi lo ha mai nascosto.
    ma non puoi dire che avessimo fatto come tu dici le contraddizioni non ci sarebbero state o sarebbero state minori. visto che certamente non si sarebbero ritirate le truppe dall’iraq e si sarebbero raddoppiate quelle in afghanistan.
    il resto sono chiacchiere.
    ma hai ragione ad esserti sentito “preso per il culo”. anch’io mi sono sentito preso per il culo. per dirla volgarmente.
    avevamo deciso che dovevamo “provare” a portare i contenuti delle lotte nel governo, dopo 5 anni di berlusconi e di grandi movimenti di massa. e questa cosa era stata fatta nell’unico modo possibile. nel programma di governo. e fu anche facile al tavolo del programma perché i ds e la margherita erano cedevoli ed accettavano le cose che proponevamo, anche perché avevamo ottenuto che movimenti associazioni e sindacati partecipassero a scriver il programma e lo avevano fatto. ma noi avevamo scritto che il governo era una possibilità. non una certezza. sapevamo benissimo che i poteri forti si sarebbero fatti sentire il giorno dopo le elezioni. e che avrebbero contato.
    non ci siamo comportati coerentemente. perché quando fu evidente che il governo tradendo il suo programma ascoltava solo i poteri forti invece che trarne le conseguenze e scontrarci col governo, come proponemmo in una quindicina di deputati, vinse l’ipotesi della costruzione di una nuova grande sinistra capace così di condizionare veramente il governo.
    chi propose questa linea non lo fece per conservare la poltrona. non ci siamo mai divisi in poltronisti e sepolcri imbiancati. lo propose sulla base di una analisi sbagliata e più ancora di una paura che pure aveva fondamenta nella realtà.
    se avessimo noi tolto la fiducia al governo sulla base di un bilancio mettendo a confronto il programma con le azioni di governo, saremmo stati accusati di favorire la destra ecc di ripetere per estremismo sempre lo stesso schema. come nel 98.
    non c’è dubbio che sarebbe stato così.
    eppure io pensavo che sarebbe stato il male minore. fra due mali il minore. e che era meglio tentare di rovesciare il tavolo coinvolgendo in un referendum vincolante il nostro elettorato, presentando un bilancio e chiedendo: dobbiamo continuare o dobbiamo rompere?
    almeno avremmo fatto capire meglio i motivi della rottura e soprattutto avremmo coinvolto tutti in una decisione che in un caso o nell’altro prevedeva forti contraddizioni.
    perché anche in quel caso dovevamo decidere una tattica valutando rischi e problemi concretamente. e nella fattispecie decidere fra due mali scegliendo il minore.
    opportunismi personali (o di corrente) c’erano sia in chi aveva tuonato che avrebbe votato contro questo o quello e poi aveva sempre votato a favore. lucrando come corrente e personalmente su una contraddizione reale senza risolverla ed usandola solo allo scopo di “apparire” come l’unico che la denunciava, salvo poi, lo ripeto, votare esattamente come gli altri. un esempio classico di opportunismo.
    non era l’opportunismo la cifra per capire e contestare la scelta sbagliata che fu fatta a maggioranza. bensì il merito della scelta. e per confutare una scelta bisogna conoscerne i punti di forza e il nucleo di verità che contiene. non presentare una scelta alternativa come se fosse la panacea di tutti i mali.
    tantomeno si può scegliere non già sulla base di una accurata analisi della realtà, conoscendo tutte le controindicazioni di ogni possibile scelta, bensì sulla base di se stessi. cosa rassicura di più il partito che ha paura di essere svenduto dai propri dirigenti?
    perché quest’ultimo modo di approcciare è autoreferenziale. e qualsiasi scelta autoreferenziale produce settarismo della peggior specie.

    tutto qui.

    ciao

  62. Antonio Says:

    Caro Ramon,ti ringrazio per la risposta,che condivido totalmente, e per quanto ci riguarda io sarò sempre fuori dal recinto.Auguri e in bocca al lupo a tutti noi
    A pugno chiuso!

  63. Non capisco come si possano prendere in giro così i compagni: come si fa a dire di essere “fuori dal recinto”, se poi si dice

    «noi vogliamo tentare di influire sulle decisioni, sia costruendo la forza sociale necessaria, resistendo e dimostrando che bisogni sociali e sistema sono incompatibili, sia portando queste istanze nelle sedi dove si decide»

    Se c’è una consapevolezza che anche il c.d. movimento degli indignados ha, è quella che concerne l’impraticabilità di quelle che tu chiami “sedi dove si decide”, perchè quelle SONO IL RECINTO. È chiaro, inoltre, che quando il movimento pensa sè stesso come “sede dove si decide” (come quando reclama una diversa legge elettorale come se fosse una richiesta radicale) entra anch’esso nel recinto, se lo costruisce da solo, e si gioca la partita come te la giochi tu, ramon, come è sempre stata giocata.

    Qual è il meccanismo che autorizza te, Vendola, Grillo e tutti gli altri a uscirvene con un discorso sulla rivolta, quando avete sempre fatto da stampella all’esistente? Quel meccanismo va delegittimato in radice. Quel meccanismo è il nemico

  64. d’accordo con l’ultimo post di jbt salvo che sono meno radicale nelle conclusioni: il meccanismo va contestato, rifiutato, ma se ci limitiamo a questo ricadiamo nella testimonianza senza incidere in alcun modo sulla realta’.
    Ecco perche’ bisogna anche cercare di inceppare il meccanismo infernale, partecipando alle elezioni con una proposta pero’ di radicale alterita’ all’esistente, se non altro per mettere in luce che la democrazia in Italia e in Europa non gode di buona salute
    Un polo autonomo dal PD che riunisse tutta la sinistra alternativa era il proponimento uscito dal congresso di Chianciano del 2008:
    ora per inseguire Vendola ( e per accontentare i vendoliani presenti nel partito?)si rincorrono accordi con il PD legandosi cosi’ le mani di fronte ai provvedimenti impopolari che il prossimo governo prendera’ obbilgato dall’antidemocratica Unione Europea e dell’ancora piu’ antidemocratico FMI …
    Questo sara’ uno dei concetti del mio intervento al congresso del mio circolo (domani)…ovviamente non potro’ votare per la mozione di maggioranza, ma non votero’ neanche quelle di opposizione, mi asterro’ perche’ la mia posizone non e’ rappresentata..

  65. Pietro,
    rispetto sia le tue opinioni che la tua volontà di interloquire con le mie (spesso violentemente osteggiate su questo blog), ma la vediamo in maniera abbastanza diversa.
    Io credo, a differenza di tutti coloro che parlano di “crisi della democrazia”, che al contrario ci sia un eccesso di legittimazione democratica per quanto riguarda le istituzioni sia nazionali che internazionali. Meglio: credo che siamo noi ad eleggere i parlamenti che nominano i governi che, a loro volta, compongono i “boards” della governance globale. Ad esempio: chi nomina i membri della BCE, del WTO e del FMI? La risposta purtroppo è semplice: i governi democraticamente eletti di tutti i paesi del mondo che prevedono quest tipo di legittimazione da parte del popolo. Chi consente a Berlusconi di dire “io sono stato eletto, perciò non mi chiedete di dimettermi”? Gli elettori, purtroppo; e questo non c’entra nulla col merito: è una questione di metodo.
    Purtroppo, è sbagliato dire che l’UE è antidemocratica, così come dire che Fitch, Standard&Poors e quell’altra che non mi ricordo sono robe aliene dalla democrazia.
    Veramente, lo dico con costernazione, ma è il metodo democratico che ha condotto il mondo nella situazione in cui è ora e, per come la vedo io, sarei disposto a disfarmene immediatamente, con tutti i suoi epigoni dietro. Come dice Tronti, non c’è una democrazia ideale dietro quella reale: la democrazia è ciò che è stata, e credo che i risultati siano sotto gli occhi di tutti.
    Una cosa che non ho mai capito, tuttavia, è questa: come può chi dice di volere abbattere il capitalismo considerare la sua stampella ideologica come necessaria? Per paura del fascismo? Ma noi siamo stati partigiani in altre epoche, sappiamo cosa fare se le destre alzano il tiro, non abbiamo dubbi su questo.
    Allora mi viene da dire che certi dirigenti che scoprono la rivolta in età avanzata dovrebbero prima smettere di farsi abbagliare dal “rispetto” per le istituzioni che gli danno il pane, così sarebbero anche più credibili come uomini

  66. uno del PD Says:

    Ramon ma invece di pontificare tanto ma lo vedi quante persone erano oggi in piazza con il PD! tai voglia a dire che siamo liberisti di destra e cazzate varie ripassa quando riempi piazza SanGiovanni ha proposito ma verrete sempre a prostrarvi per fare l’alleanza elettorale? ovviamente fedeli per cinque anni come dichiara impaurito Diliberto!

  67. Uno del PD….
    io lascerei perdere, fossi in te

  68. per jbt..non ti seguo su questa via..una via pericolosamente antidemocratica..

  69. jbt, hai ragione. qui non sei gradito. quindi gira al largo.

    pietro, ignora jbt. è un parassita che fa incursioni qui per esporre le proprie tesi e per costringere a discutere di quelle.

  70. patrizia Says:

    Peró, Mantovani, a parte le teorie antidemocratiche, un fondo di vero c’é. Sono millenni che le popolazioni permettono dittature di vario tipo, nell’ultimo secolo anche legittimandole col voto, contro il proprio interesse e malgrado non esista, almeno in occidente, neppure piú l’analfabetismo. Di analisi, ovviamente, se ne possono fare tantissime, ma alla lunga fa davvero cascare le braccia e viene da domandarsi se viviamo in un mondo di dementi, tutti compresi, non me ne tiro certo fuori.
    Ciao.

  71. cara patrizia, è vero ciò che dici. il problema è che il sistema è sempre forte finché riesce a presentare come “naturale” la propria esistenza e le conseguenze stesse della sua esistenza.
    non è questione di analfabetismo. è per questo che io credo attualissimo il concetto di comunismo. del resto i paesi del socialismo reale sono falliti per difetto di socialismo e comunismo, e non per eccesso. e quel fallimento ha prodotto una sorta di ulteriore “naturalizzazione” del sistema capitalistico. tuttavia le contraddizioni prodotte dal sistema le vivono ormai miliardi di persone. e per quanto non le capiscano nella loro essenza e non vedano alternative cominciano a scoprire che sono irrisolvibili dentro i confini del sistema.
    un abbraccio

  72. egregio jbt, è inutile che ti sforzi di dimostrare l’indimostrabile. qui non sei gradito solo perché pensi di sfruttare questo blog per esporre le tue teorie in modo scorretto. non per le tue critiche o posizioni. fra persone serie si può discutere di qualsiasi cosa. ed io oltretutto discuto anche con chi mi insulta (come ho fatto con te anche se hai cambiato più volte il nick). e non censuro mai insulti rivolti a me o critiche di qualsiasi tipo. se, invece, si pensa di usare la mia disponibilità e la non censura per imporre la discussione sulle proprie tesi, introdotte qui con espedienti facilmente individuabili, allora non accetto e cancello.
    anche sulle tue tesi ho risposto più volte. senza pretendere di convincerti. ma è inutile che tu ogni tanto compaia qui facendo finta di intervenire nella discussione per proporre dopo due o tre post sempre le tue tesi. e lanciando sfide al sottoscritto allo scopo di rifare sempre la stessa discussione.
    apriti un tuo blog o fonda una rivista e esponi le tue tesi. è gratuito e facile. ma smettila di tentare di usare la discussione sulle idee altrui per imporre quella sulle tue.

  73. poco da dire, io non capisco come chi abbia mangiato e bevuto nel piatto della Nato, dello Zio Sa, che ha sognato le loro/nostre visioni-canzoni, che ha condiviso i valori europei liberal o magari anche social democratici, possa oggi offrirsi copsì candidamente a fare la quinta colonna, a fare il delatore contro la propria famiglia a chi vuole il nostro male, forse non avete idea che il numero di abitanti sulla terra è giunto ad un numero tale e pure in pieno vertiginoso aumento, che presto a tardi ci sarà uno schianto improvviso: energetico, alimentare, strutturale: e allora chi non sarà sul chi vive, chi non si sarà premunito di avere il possesso delle risorse chiave, ebbene dovrà buttarsi nella mischia a forza di morsi come iene per spolparsi ossa delle ultime carogne, voi ragionate come se foste pakistani, o cinesi, oche cazzo ne sò, nordcoreani-siriani o laotiani: è naturale (nel senso letterale) che ci sarà una improvvisa e drastica decescita, direi quasi organico all’ecosistema terrestre! e allora voi ancora farete da portatori “sani” (mica tanto…) di ideologie sfruttate dall’impero sovietico&C. per destabilizzare il patto atlantico e alleati democratici sparsi: ovvero la vostra-nostra casa?
    sul serio, io vi parlo da uno di classe 76, senza usare la marea di strnzate “x-istiche” e”*-logiche” varie, parlo schiettamente: “l’Inverno sta arrivando”, voi da che parte starete? dalla parte della lasagna in salsa gubana o quella della nostra patria e dei nostri avi che la fondarono con sague e privazioni?
    Aloha, fratelli d’Italia!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: