La politica a spanne di Giovanni Floris

Recentemente mi è capitato di vedere una replica di una puntata de “Le invasioni barbariche” nel corso della quale Irene Bignardi ha intervistato il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris.

Ho avuto uno sbocco di bile.

Non tanto per le opinioni di Floris su diversi temi, secondo me altamente superficiali, quanto per la sua evidente ignoranza circa la legge elettorale in vigore. Ignoranza assolutamente ingiustificabile per un giornalista che conduce una trasmissione che si occupa di politica.

Ma vediamo il testo integrale dell’intervista.

Irene Bignardi: – “Se si andasse a votare, come lo vedi il centrosinistra? Ti sembra pronto per una campagna elettorale?”

Giovanni Floris: – “Nessuno è pronto, neanche il centrodestra. Se tu vedi i sondaggi che noi proiettiamo sempre, di Pagnoncelli, sembrerebbe che alla Camera c’è la possibilità di una grossa maggioranza tra PDL e Lega. Perché il sistema elettorale è fatto in modo che la lista che prende più voti si prende, fai conto, tre quarti del Parlamento. Le opposizioni si dividono il resto. Tre quarti della Camera. Le opposizioni si dividono il quarto che manca. Questo vuol dire che questa volta il centrosinistra alla Camera rischia perché probabilmente si deve dividere quel posto dell’opposizione con Fini più Casini, con Vendola. Rischia… Non è pronto lui, non è pronto il centrodestra. Per questo tirano avanti. Ma questo tirare avanti serve probabilmente solo a chiarirsi le idee. Ma intanto non si fa nulla per il paese.”

Ecco! Così rispondeva il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, alla domanda di Irene Bignardi, nel corso dell’intervista andata in onda nella puntata de “Le invasioni barbariche” del 17 ottobre 2010.

Il link del video è questo:

http://www.la7.it/invasionibarbariche/pvideo-stream?id=i348336

Il dettaglio dell’intervista in oggetto è visibile dal minuto 23,13 al minuto 24,07.

Come si vede il nostro Floris si avventura a dare giudizi e a fare previsioni (il centrosinistra questa volta rischia di dividersi un quarto dei seggi della camera con Fini Casini e Vendola) Per questo tira a campare (per schiarirsi le idee!?).

Insomma, Floris (che è un giornalista “esperto” di politica e che in TV spiega al popolo italiano come è fatta la legge elettorale) sostiene che il premio di maggioranza per la coalizione (ma lui dice lista!) sarebbe pari a tre quarti dei seggi della Camera.

Quindi, secondo Floris, alla maggioranza spetterebbero 472 seggi. E all’opposizione 158.

Ora, con la legge attualmente in vigore si è votato anche nel 2008. Il centrodestra con il 46,81 % dei voti ha ottenuto 340 seggi. Il centrosinistra con il 37,55 dei voti ha ottenuto 239 seggi. L’UDC con il 5,62 ha ottenuto 36 seggi. Tralasciamo pure i 15 seggi attribuiti agli italiani all’estero (12), alla Valle d’Aosta (1) e al Trentino Alto Adige (2), che rispondono a criteri diversi da quello semplicemente maggioritario della legge elettorale per il resto del paese.

Floris dov’era quando si è votato nel 2008? Non si è accorto che il centrodestra ha ottenuto un premio di maggioranza di 44 seggi invece che dei 176 che gli sarebbero spettati secondo la legge elettorale nella versione Floris? E non si è accorto che l’opposizione invece dei suoi previsti 158 ne ha ottenuti 275?

Come è stato possibile che il governo Berlusconi, avendo secondo Floris tre quarti della Camera, sia entrato in crisi con la scissione di Futuro e Libertà, che poteva contare si e no su una trentina di deputati? Mistero! Eppure Floris di è a lungo occupato di tutto il trambusto conseguente alla fuoriuscita di Futuro e Libertà dalla maggioranza, ivi compresa la compravendita di deputati dell’opposizione, necessari al governo per raggiungere la maggioranza assoluta di 316 seggi.

In realtà la legge, ovviamente, assegna un premio di maggioranza alla coalizione con più voti assoluti pari almeno a 340 seggi. 340 seggi sono il 54 % dei seggi alla Camera. Significa che la coalizione vincente se ottiene meno del 54 % dei seggi si vede assegnare tanti seggi quanti ne servono per arrivare al 54 % sul totale dei seggi della Camera. Esattamente 340. Ovviamente se una coalizione superasse il 54 % dei voti assoluti si vedrebbe assegnare i seggi in ragione proporzionale, non avendo bisogno del premio di maggioranza.

Quindi, o i sondaggi di Floris assegnavano al centrodestra il 75 % dei voti assoluti (ma in questo caso come mai Floris ha detto che il centrodestra non era pronto per le elezioni?) oppure Floris banalmente non conosce la legge elettorale. E non si tratta dell’ignoranza di un dettaglio (per esempio la soglia per una lista coalizzata diversa da quella per una lista non coalizzata), che pure dovrebbe essere ben padroneggiato da un giornalista che ha la responsabilità di condurre una trasmissione (pardon… talk show) di informazione politica. Si tratta di una cosa importantissima. Centrale. Decisiva.

E’ ammissibile che il servizio pubblico televisivo faccia condurre una trasmissione di approfondimento politico (sic) a un signore che non sa nemmeno come funziona la legge elettorale?

E’ ammissibile che tale signore percepisca uno stipendio (secondo le sue parole) di 400 mila euro lordi all’anno?  

Cosa succederebbe se un giornalista sportivo dicesse che tre calci d’angolo valgono un gol?

Cosa succederebbe se un giornalista che si occupa di divulgazione scientifica dicesse che la balena è un pesce?

Cosa succederebbe se un giornalista che si occupa di una trasmissione sulla salute dicesse che il cancro si cura con l’aspirina?

Cosa succederebbe se un giornalista che fa critica musicale dicesse che Verdi è un verista?

Cosa succederebbe se un giornalista che fa critica cinematografica dicesse che Bombolo ha preso l’Oscar?

Forse niente. Perché in Italia nelle tv pubbliche o private può succedere tutto.

Ma che un conduttore, strapagato, di una trasmissione che si occupa di politica non sappia come si elegge la Camera dei Deputati senza che nulla succeda è certo.

ramon mantovani

18 Risposte to “La politica a spanne di Giovanni Floris”

  1. elisabetta Says:

    ho visto la stessa trasmissione a cui si riferisce lei, ed ho trovato ugualmente imbarazzante che la conduzione non abbia notato minimanente le vaccate che propinava Floris… Ora dal momento che le domande sono ovviamente a meta’ tra il concordato e lo scontato, tutto cio’ e desolante.

  2. Bravo ramon istiga alla rivolta ecco cosa raccogli!

  3. Paololuigi Says:

    Il dibattito dentro alla sinistra è in via di brusca accelerazione. Un dato che gli è immanente è nella crisi, che in Occidente ha carattere globale e che è destinata a durare a lungo. Altro dato immanente è nella condizione sfibrata del Paese, a crescita più o meno a zero da molti anni, gestito da un’estrema destra che usa la crisi solo per menare attacchi frontali alle condizioni materiali del lavoro, ai suoi diritti, allo stato sociale, allo stato di diritto, alla Costituzione. Dentro alla discussione c’è poi il ruolo delle istituzioni esecutive al vertice dell’Unione europea e del loro comando politico de facto rappresentato dal governo di destra tedesco, l’uso anche da parte loro della crisi contro mondo del lavoro e stato sociale.
    Ma il dato scatenante l’accelerazione del dibattito è la possibilità di elezioni politiche anticipate e, assieme, la decisione di Pd, Sel e Idv di allearsi. Stanno già scrivendo il telaio del loro programma elettorale comune. Che si fa come sinistra? Stare dentro o stare fuori rispetto allo schieramento avviato da Pd, Sel e Idv? Se stare dentro, “quanto”, in quale forma? Se non stare dentro, cosa inventare? Noi pensiamo che la sinistra, in particolare quella facente capo alla Federazione della Sinistra, debba partecipare allo schieramento, quindi avanzare da subito la richiesta di prendervi parte a Pd, Sel e Idv. È in campo una posizione, spesso sottesa, a volte dichiarata (per esempio, fuori dalla Fds, da parte di Bertinotti) che dichiara che Pd e destre liberiste siano realtà omogenee e che il Pd al governo farà più o meno le medesime cose del governo della destra, sotto la frusta europea e quella della Confindustria. Questa posizione a nostro avviso è sbagliata. C’è poi una forma ridotta di questa posizione, dentro alla Fds, che dichiara l’interesse a un accordo con Pd, Sel e Idv di natura puramente democratica, perciò critica l’utilità di una discussione programmatica comune, non ravvisando la possibilità di un’intesa su obiettivi importanti di natura sociale ed economica. Anche questa posizione a nostro avviso è sbagliata. Essa inoltre rischia di fornire argomenti potenti a chi dentro al Pd, l’intesa con la Fds non la vuole né larga né ridotta.
    È politicismo il nostro? No, se guardiamo i movimenti reali di popolo in Europa e in Italia. No, se guardiamo i risultati delle elezioni amministrative di Napoli, Milano, Cagliari e il risultato del referendum per l’acqua pubblica. Emergono nella stessa Europa forze di centrosinistra che confermano la loro adesione a una serie di orientamenti fondamentali liberisti, ma al tempo stesso le combinano, le moderano, a volte un po’ le correggono attraverso recuperi riformisti. Non era vero ieri che Pd e destre fossero identici, oggi lo è meno di ieri. Inoltre la Cgil ha indetto a oggi ben sei scioperi generali contro la destra di governo e le sue politiche antisociali nella crisi, inoltre ha definito una propria piattaforma di risposta alla crisi che è di sinistra. Il rapporto, di matrice storica, della Cgil al Pd è in crisi verticale. La Cgil sarà parte di fatto della discussione programmatica di Pd, Sel, Idv ed eventuali altri soggetti. Non è difficile capire che la sua posizione sarà condizionante. Come quella, ancora, di grandi associazioni come l’Arci, di tanti movimenti, di tanta parte della società civile.
    D’altra parte occorre constatare come la totalità di queste ridislocazioni popolari verso sinistra avvenga ponendo l’unità massima dello schieramento politico che va dal Pd alla sinistra come condizione assoluta della sconfitta della destra di governo e della costituzione di un governo che difenda la democrazia, rovesci gli orientamenti di politica economica e sociale, ecc. ecc. Solo chi è politicamente cieco può non cogliere che nella condivisione di questa richiesta popolare è la condizione per cominciare a vincere.
    La seconda cosa da chiarire in fatto di realismo è altrettanto ovvia: il grado di una futura cooperazione con Pd, Sel, Idv da parte della sinistra, avendo vinto assieme le elezioni, non può che essere definito dalla qualità del programma elettorale, inoltre da quanto risulteranno condizionanti nel periodo pre-elettorale mobilitazioni sociali, orientamenti di società civile e di movimento, intenzioni di contare di grandi organizzazioni come la Cgil. Dunque massima prudenza, nessun governismo aprioristico: è alla fine di un itinerario che concretamente si vedrà.
    La terza cosa riguarda la necessità che a sinistra si recuperi da parte di tutti il senso del ridicolo. Forse si pensa che Pd, Sel e Idv intendano elaborare un programma di rapina antisociale in linea con le richieste provenienti dall’Ue e dalla Confindustria? Passiamo avanti. C’è una richiesta rivolta alla sinistra perché essa vada alle prossime elezioni separata da Pd, Sel e Idv, o perché limiti le sue intenzioni a un’alleanza puramente democratica (lasci cioè fuori dalle sue intenzioni di alleanza i temi di natura sociale ed economica)? A noi pare esattamente il contrario. Dunque è politicismo, a nostro avviso, non operare in sintonia con questa domanda.

  4. Barbieri Mario Says:

    L’unica considerazione sensata che si può fare è che trasmissioni tipo Ballarò sono molto simili a quelle tipo “Amici” di Mria De Filippi e consimili. Attribuirgli valenza culturale è fuori posto, si tratta di gossip mascherato da talk-show. Io ho smesso da tempo di perdere tempo a guardare simili penose trasmissioni, l’informazione corre su altri canali di quelli televisivi, specie italiani.

  5. ma tu Ramon condividi queste frasi del Bacciardi? Says:

    Non ti chiamano mai in Tv e ora ti chiamano strumentalmente per avallare le loro tesi idiote e tu corri partecipando al coro dei democratici non violenti.

    Hai affermato che noi dobbiamo stare dalla parte dei poliziotti perché sono dei salariati. Scusami anche se sei il mio segretario ma mi sono cadute le palle. Sarebbe come dire, dato che i nazisti erano dei salariati noi si doveva stare coi nazisti. Non sapevo che i poliziotti producevano plusvalore ma soprattutto mi meraviglia che un segretario di un partito comunista non comprenda cosa sia lo Stato e cosa siano i corpi dello Stato e la loro funzione nel sistema capitalistico e cioè quella di mantenere lo stato delle cose presenti. I comunisti fino a prova contraria dovrebbero combattere per rivoluzionare proprio questo stato e lottare contro tutti coloro che lo difendono.

    Io comprendo che le forme di ribellione non portano al socialismo ma se mi si obbliga a scegliere fra coloro che chiamate violenti e le forze dell’”ordine” io sto coi violenti. A quell’”ordine” i comunisti non si sono mai sottoposti e, infatti, con Gramsci hanno parlato di un “ordine nuovo. Che noi si simpatizzi per i livelli di massa e quindi con le centinaia di miglia che oggi hanno sfilato è legittimo ma qualche considerazione sul fatto che queste manifestazioni se non ottengono risultati rischino di diventare delle processioni di sinistra forse andrebbe fatta, e quindi avere la capacità di indicare nuove esperienze di massa e non solo codisticamente aggregarci a tutto ciò che si muove.

    Davanti alle esperienze carbonare i comunisti non si schierarono coi carabinieri a cavallo ma proposero alle masse in rivolta la comune. Noi invece ci scandalizziamo se qualcuno grida ai poliziotti servi del potere. Qualche tempo fa anche un piccolo Pioniere sapeva che non il singolo poliziotto ma l’apparato poliziesco è al servizio del potere dominante.

  6. Caro Ramon,
    ti scrivo perché sono molto preoccupato. Non ho purtroppo il tempo di mettere per iscritto organicamente la mia (attuale) analisi della manifestazione di domenica (anche perché questo è il tuo blog e non il mio!), ma ho una cosa urgente da chiederti.
    Per vari motivi (organizzativi) ho fatto su e giù per il corteo ed ho visto molte molte cose, ma una non smette di interrogarmi – ad ogni livello: ho dovuto constatare che al di là di ogni ragionevole dubbio l’area, diremo, «nero-vestita» era composta sempre dagli stessi quadri, ma con l’aggiunta di moltissimi ragazzi per lo più minorenni (alcuni anche dalla mia città d’origine – Treviso! – che sono arrivati gabbando e sfruttando i disobba!) antropologicamante assolutamente diversi da quelli della generazione Davos-Seattle-Genova in avanti: cose tipo il giovinetto universitario borioso con Lacoste col coccodrillo annerito col pennarello e mezzo scucito, jeans da 100 € strappati e giacca Helly Hansen di ordinanza erano state sostituite da ragazze delle scuole superiori taciturne e con 20 € di vestiti cinesi addosso, ragazzi e ragazze che magari in prima media vivevano abbastanza bene col papà operaio e la mamma part-time da qualche parte, ora la mamma non ha più il suo mezzo lavoro (e con l’ultimo fratellino cresciuto potrebbe anche lavorare full-time) e il papà è in cassa integrazione straordinaria da mesi. I neri ragazzi di sabato parlavano un buon italiano e secondo me andavano in scuole (pubbliche) relativamente buone, ma con molta fatica. Fatica a comprare i libri (usati), a centellinare e chiamate col Nokia preguerra, ad odiare i compagni di classe fighetti.
    Ora, la loro rabbia è gestita di merda. Veramente di merda. Ma è Sacra. E penso che sia, non so in che modo, giuro che non lo so, mio, nostro assoluto dovere darle uno sbocco. Ma, ancora prima, difenderla. Essa è lo spirito del’uomo libero. Santa, santa, santa, santa, santa, santa, santa! Direbbe Allen Ginsberg.
    Se non esiste maniera di stare dalla parte di questa rabbia temo non esista modo per i comunisti di stare al mondo.
    Io sono segretario di un circolo di Rifondazione (Padova centro), e ti giuro che non voglio polemizzare con Paolo Ferrero, vorrei solo la tua opinione.
    Dimmi che sto solo facendo un’agiografia romantica di questi ragazzi. Mi aiuterebbe molto a tornare a dormire bene la notte. Da due giorni faccio molta fatica ad addormentarmi.

    Scusa lo sfogo, di solito riesco a trattenermi.

    ComunCiao.

    Giordano B. Padovan

  7. prima risposta. a diversi post.
    ho messo questo articolo su floris un po per sfizio e soprattutto per chiarire a tante persone di sinistra che pendono dalle labbra dei vari conduttori, comici e profeti televisivi ultrastrapagati (in confronto ai loro emolumenti quelli dei parlamentari sono spiccioli) che si fanno orientare spesso da ignoranti e manipolatori osceni.
    in altri paesi l’informazione e i dibattiti televisivi sulla politica non sono affatto a questo livello. in altri paesi un conduttore strapagato che non sappia come è fatta la legge elettorale del proprio paese e che dica le castronerie che ha detto floris in un talk show (del resto i conduttori si invitano spesso fra loro e fanno numerose trasmissioni su se stessi, alla faccia dell’autoreferenzialità della politica) sarebbe immediatamente licenziato. del resto, perfino in italia, nessun giornalista pubblicista passerebbe mai l’esame per diventare giornalista professionista se non conoscesse la legge elettorale.

  8. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    la questione che tu evidenzi è,paradossalmente il meno rispetto al resto e mi spiego: la figura del giornalista ha nella rai un compito
    di blocco e di controllo dello sviluppo e delle risorse fuori da ogni logica.Il giornalista non deve fare informazione ma intrattenimento e l’intrattenimento che possa garantire la presenza dei politici deve essere gestito dai giornalisti per poter presidiare la relazione con i politici(si fa per dire)tutto questo è il fulcro del piano editoriale e dei costi relativi.Chi osa toccare un solo minuto della corporazione giornalisti paga pegno,di la non si passa,perchè gli uni(i giornalisti)garantiscono gli altri (i politici).Questo certifica che ne gli uni ne gli altri siano quello che dovrebbero essere ma sono solo quello che serve a garantirsi a vicenda.Una vera questione sul senso e sul valore del servizio pubblico neanche gli passa per la testa ne agli uni ne agli altri.Non sa la legge elettorale ,che problema c’è tanto non sa neanche cosa reciti la 357 (legge che definisce gli obblighi e le direttive del servizio pubblico radiotelevisivo ,Legge totalmente inapplicata e ignorata sia dagli uni che dagli altri.E molte altre c’è ne sono e di ben peggio e di gran lunga più dannose e in questo non mancano le responsabilità dei passati leader del tuo partito,ma si sa il politico vuole solo visibilità
    e il giornalista nella sua autonomia sacra ed inviolabile per la definizione editoriale dello spazio a lui riferito è protetto da una intera corporazione che garantisce visibilità in un rapporto simile a quello che il paguro Bernardo ha con le conchiglie di altri molluschi.
    Ne riparleremo in sedi più appropriate ramon intanto un abbraccio
    e ALE’ 🙂

  9. seconda risposta.
    non c’ero alla manifestazione di sabato. ero all’estero.
    inoltre in questo blog metto gli articoli che scrivo sulla carta stampata e ogni tanto un articolo su un tema sul quale mi sento di dire un’opinione, diciamo così, originale.
    questo non è un giornale online. e io non ho incarichi esecutivi di partito che mi obbligano a prendere posizioni pubbliche su tutto.
    io mi affido alle compagne e ai compagni dirigenti del mio partito presenti. alle loro dichiarazioni e riflessioni. se avessi qualche motivo di dissenso lo direi chiaramente ed apertamente, come ho sempre fatto. ma non l’ho.
    detto questo non ho difficoltà a dire alcune cose.
    1) il fenomeno, che per semplicità chiameremo black bloc, esiste. in forme magmatiche, ma esiste. è un fenomeno tipico delle società complesse moderne. va capito. va spiegato. capire e spiegare non significa condividere e nemmeno giustificare. significa costruire le premesse per sconfiggerlo, quando necessario, e anche per combatterlo politicamente e culturalmente. pensare che non esista e che sia costituito da “infiltrati” e pensare che sia sufficiente condannarlo è una vera a propria sciocchezza.
    2) il fenomeno, nelle sue forme organizzate più consapevoli politicamente, non persegue obiettivi politici classici (crescita della forza politica delle lotte, ricerca del consenso e nemmeno semplice espressione della radicalità politica attraverso pratiche di piazza violente). persegue l’azione come fatto spettacolare, come atto simbolico, come “sfogo” della presunta rabbia fine a se stesso. la distruzione di simboli (banche auto di lusso ecc) e gli scontri con la polizia, sono solo l’espediente per avere una rappresentazione desiderata della realtà. i mass media e le tv sono il mezzo usato. le manifestazioni di cui non si condivide la piattaforma e che vengono usate in forma parassitaria sono solo l’occasione, per altro disprezzata, per avere il palcoscenico nel quale inscenare la propria autonoma rappresentazione.
    è insensato misurare giudizi sulla coerenza di certe azioni con gli obiettivi di una manifestazione.
    perciò è sbagliato fare letture sociologiche del fenomeno. non è prodotto da precari o disoccupati disperati e perciò disponibili a compiere atti più o meno disperati. è un fenomeno politico che come spesso accade nella storia recita esattamente il copione che il sistema ha scritto per lui. riconoscendosi specularmente nella condanna che il sistema enuncia. la rivolta violenta di piazza fine a se stessa e perfino contrapposta alla volontà di centinaia di migliaia di manifestanti che si prefiggono obiettivi politici concreti è congeniale al sistema. che infatti la usa a suo piacimento. per annichilire gli obiettivi di una manifestazione.
    le vie della subalternità sono infinite. essere subalterni non significa essere complici, agenti del sistema. significa solo non conoscere nel senso compiuto il sistema e scambiare la condanna del sistema per la prova del proprio antagonismo.
    3) condannare certe azioni come se fossero incoerenti con gli obiettivi di una manifestazione, come ho già detto, è insensato. una cosa è autodifendere un corteo e difendere il diritto a manifestare quando questo viene calpestato e negato. facendo questo si possono commettere errori ed eccessi. e gli errori e gli eccessi si possono misurare rispetto agli obiettivi della manifestazione, che si presumono e sono condivisi anche da chi commette errori e produce eccessi. un’altra è usare parassitariamente una manifestazione, che se va bene si ritiene egemonizzata da moderati traditori della causa, per imporre con una sopraffazione altri obiettivi che, conquistandosi la scena in modo spettacolare, divengono il centro di tutto. l’unico rapporto con i manifestanti è quello di costringerli a schierarsi. o con noi o con la polizia! punto. il resto è cancellato.
    sia i black bloc (che ripeto sono un fenomeno molto complesso e variegato per natura) sia la gestione dell’ordine pubblico necessitano di un approccio critico. criticare significa fare un’analisi e anche condannare, ma da un punto di vista autonomo. non schierandosi acriticamente. non è equidistanza. perché se si offre il fianco alla repressione e si costruiscono volutamente i presupposti della risposta repressiva si è maggiormente responsabili della repressione delle stesse forze dell’ordine. quando ciò avviene va condannato, senza alcune riserva. e punto. fare l’apologia del sistema e delle forze dell’ordine sia nella versione complottista (sono tutti infiltrati e manovrati da un potere oscuro) sia in quella dell’incitamento alla repressione, e quindi alla delega al sistema della soluzione di un problema congeniale al sistema stesso è perlomeno illusorio.
    4) come si vede il problema è serio. molto serio. anche perché quando si presentano queste condizioni la piazza è quasi impossibile da gestire. patrizia chiede come mai non c’era un servizio d’ordine. è una domanda giustissima. ma la risposta risiede nella natura stessa di un movimento variegato, complesso ed anche istintivamente (mi si passi questo termine) refrattario ad essere “guidato”, “tutelato” e tanto meno “diretto” da organizzazioni capaci di mettere in campo la forza utile a controllare la piazza seriamente. se i black bloc fossero stati “individuati” e “allontanati” preventivamente da, mettiamo, un servizio d’ordine di partito o sindacale, cosa sarebbe successo?
    le conseguenti violenze, ed anche eccessi, sarebbero diventati il centro di tutto. la stragrande maggioranza dei manifestanti avrebbe considerato un abuso il fatto che una organizzazione si arrogasse il diritto di decidere preventivamente chi espellere da un corteo al quale al massimo aveva solo aderito. l’immagine spettacolare che ne sarebbe scaturita sarebbe stata quella nefasta di un movimento strumentalizzato e messo sotto tutela con la forza organizzata da parte di un partito o di un sindacato.
    perciò è giusto ciò che propone il prc. lo propone in generale dal punto di vista politico e questo è un altro discorso. ma nello specifico dire che i movimenti di lotta dovrebbero unirsi e darsi istituzioni democratiche permanenti è anche la premessa affinché, banalmente, ci sia il minimo di organizzazione autorevole, riconosciuta e condivisa, per gestire la piazza in proprio senza diventare oggetto di usi da parte di corpi estranei e della polizia.

    tutto al netto dell’approssimazione dovuta ad una scarsa conoscenza dei fatti e solo per non apparire reticente.

    ciao

  10. terza risposta.
    ho già detto che sul congresso del prc e, aggiungo, anche sul dibattito attuale a sinistra scriverò.
    è inutile postare qui documenti o articoli (come fa il signor paololuigi) per usare questo blog come se fosse un giornale o la sede di un forum pubblico.
    non cancello ma considero un abuso il farlo.
    ciao

  11. ciao giovanni. completamente d’accordo. anche sugli accenni critici circa il prc nel passato. fu uno dei miei motivi di dissidio, anche se non pubblico.
    un abbraccio

  12. caro giordano b. padovan, ammesso, e non concesso, che tutti i “neri” ragazzi di cui parli siano sociologicamente appartenenti alle crescenti fasce escluse della società va da se che la loro rabbia è sacra. ma se si fa della propria esclusione sociale una bandiera e se si pensa di trovare nella condanna di tutti la prova del proprio antagonismo, per quanto rabbiosi si è e si resta sudditi e subalterni al sistema. i luddisti che all’inizio dell’800 distruggevano le macchine nelle fabbriche per quanto rabbiosi non potevano nemmeno fare il solletico al sistema. al contrario dividevano gli operai. con rispetto per i luddisti, visto che fra i black bloc che sono dediti all’adorazione del gesto estetico spettacolare e sono spesso imitatori, quando non indifferentemente l’una a l’altra cosa, tifosi da curva organizzata, e i luddisti c’è un abisso.
    ciao e buon lavoro politico.

  13. Ho un po’ paura che più che luddisti questi possano essere i nostri ragazzi del ’99 e fra un po’ – se non riusciremo ad interloquire con loro – potrebbero trovare la loro piazza Santo Sepolcro.

    Grazie comunque per l’augurio.

    Ciao

  14. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    sono momenti davvero speciali e non è retorica . La morte di gheddafi se in e non rappresenta sorpresa segna l’inizio di una nuova fase,dell’Africa,del mediterraneo e più in generale del livello e della qualità dello scontro e del dominio. Non penso sia un caso se solo oggi Obama dichiari l’abbandono dell’Iraq entro la fine dell’anno.E sono proprio curioso(si fa per dire )di vedere cosa si saprà e dove finiranno le decisione di miliardi di euro controllate fino a ieri dal capitano Libico.Sembrano oggetti o considerazioni lontane dalle vicende dei black e dalle valutazioni ,ne convengo con te,approssimative e “di maniera”. Invece ho sempre più chiara la visione di una complessità che come in un percorso di fluidi si canalizza in un “orrido” per sfociare in rapide ancor più schiumose.
    Non sarà certo scrivendo in un blog ,tuo o di altri,che vorrò esprimere in modo esaustivo tutto quello che penso sul tema.Credo però che valga la pena considerare almeno una componente di rilievo che non è oziosa ne laterale,la violenza.Su questo tema praticamente tutta la sinistra e le democrazie occidentali hanno prodotto cascate di buone intenzioni e di propositi curiali.La violenza pervade e ispira tutto il modello di società “evoluta”le merci stesse sono una espressione di questa violenza totalizzante e che proprio per questa sua caratteristica appare quasi pacifica ,privata di quella eccezzionalità cui in genere si riferisce l’atto violento.
    La risposte, simbolica certamente, di affermazione violenta della piazza messa a ferro e fuoco esprimono un livello di consapevolezza della dignità della violenza ,certamente diversa da quanto non sia avvenuto fin qui in altri passaggi del conflitto sociale. Il tema serio,molto serio è la violenza.Chi non dimostra di sapere anche essere “violento” è inutile che faccia le passeggiate nelle città pensando di poter per questo influire sul corso degli eventi,sulla vita breve e maledetta che si è costretti a vivere o semplicemente anche osservare. La violenza di sabato non la leggo semplicemente come una usurpazione del diritto di manifestare in modo pacifico,ma come manifesto dell’efficacia che solo un atteggiamento violento può garantire.Su questo tema,sui contenuti e sulle modalità della “violenza democratica” vedo un grande vuoto.
    Lo sforzo di segnalare alle forze dell’ordine i “violenti” francamente
    di tristezza e di debolezza abissale oltre ad essere una conferma della democrazia violenta.
    La morte del rais le foto del corpo tumefatto e sanguinante la liturgia del mitra in festa la prima bandiera della democrazia non violenta.

  15. caro giovanni, ovviamente, come sempre ci sono diverse cose che dici che condivido. ma non tutte.
    siccome i temi che hai sollevato sono seri e molteplici dirò alcune opinioni più o meno puntuali.
    1) ho sempre pensato che la guerra, in questa fase e cioè soprattutto dalla caduta del muro di berlino ad oggi, sia profondamente cambiata sia dal punta di vista politico sia da quello strettamente militare. è un tema enorme che non esaurirò certamente in queste poche righe. me la caverò qui con pochissime considerazioni. le guerre dopo la fine della guerra fredda hanno avuto lo scopo principale di destabilizzare le aree nelle quali sono state promosse soprattutto al fine di destrutturare gli equilibri geopolitici preesistenti e di costruire le condizioni per il dominio dei paesi ricchi e della loro alleanza militare (NATO). dominio che si voleva promuovere a scapito di qualsiasi eventuale democratizzazione dell’ONU e soprattutto in previsione (loro si che se ne intendono di economia!) delle crisi alimentari, umanitarie ed anche finanziarie, che certamente sarebbero venute date le scelte ultraliberiste che si erano promosse già negli anni 80. ricordo che partecipai nel 96 ad un convegno promosso dal centro alti studi delle forze armate italiane, allora diretto dal generale jean (che oggi puoi continuamente vedere come opinionista in molte trasmissioni tv). ebbene, leggendo il corposissimo documento che era alla base della discussione verificai che si sosteneva proprio una precisa tesi. scusa la estrema semplificazione che del resto faccio sulla base della semplice memoria. ma la tesi era semplice semplice. il mondo sarà turbolento e l’occidente ha la missione storica di governarlo e quindi la nato deve cambiare funzione e bisogna molto puntare sull’efficienza militare. la guerra non è più la continuazione della politica con altri mezzi, o se preferisci l’evento circoscritto temporalmente nel quale si cambiano i rapporti di forza, bensì uno strumento permanente di governo e di fluidificazione delle relazioni internazionali. guerre umanitarie, pretesti di ogni tipo, esportazione della democrazia, disinformazione generalizzata accompagnano queste scelte ormai da vent’anni. contemporaneamente da un’altra parte il subcomandante marcos fu allora l’unico a vedere con estrema lucidità questo processo. infatti scrisse un lungo saggio parlando della quarta guerra mondiale. quella del capitalismo neoliberista contro l’umanità.
    insomma, continuare a vedere la guerra con gli occhiali della fase precedente, è perlomeno incompleto e può condurre a gravi errori di valutazione. come per esempio pensare che le guerre si facciano soprattutto o solo per motivi classicamente economici. petrolio ecc per esempio.
    continua…

  16. 2) in questo contesto ci sono conflitti armati endemici (per esempio colombia, kurdistan ecc) che sono transitati dalla fase precedente a quella attuale. sono inseriti in un contesto nel quale vengono inseriti nel quadro globale attraverso la definizione assolutamente nuova e arbitraria di “terrorismo”. le forze che praticano la lotta armata, pkk e farc per stare all’esempio, al contrario di quel che pensano pochi stupidi “solidali”, non pensano affatto sia possibile vincere militarmente. resistono e avanzano reiteratamente la proposta di negoziati e soluzione politica del conflitto. sanno che la proposta di pace è molto più eversiva proprio nella fase della guerra globale e permanente. in altre parole e semplificando estremamente, se la guerra è intrinseca al capitalismo finanziarizzato la pace è politicamente, non eticamente, un obiettivo potente. è diverso praticare la lotta armata per resistere ed esistere invece che per vincere. ancora una volta è interessante l’esperienza zapatista, che senza nulla concedere al pacifismo etico, ha fatto un salto di qualità. consistente nella critica dell’organizzazione militare e della sua stessa logica, invece che la classica apologia della guerriglia come avanguardia.
    in altre parole se vuoi costruire un’alternativa a questo modo di produzione e a questo mondo non puoi farlo assimilando la concezione dominante della guerra e della violenza. il che non significa non praticarla quando è necessario per resistere. bensì acquisire la consapevolezza della sua natura e degli effetti che produce su chi la pratica.
    3) senza nessuna concessione alla non violenza di maniera, e tanto meno al dilagante falso perbenismo e feticismo della legalità come valore assoluto (cose che sarebbe arduo appiopparmi), io dico che la violenza di cui parli tu, anche se gli aggiungi un aggettivo come “democratica”, è ingiustificata e perfino congeniale al sistema. non per i fatti in se. quanto per il loro contenuto politico preciso. è vero che una manifestazione e i suoi contenuti diventano più visibili sui mass media se ci sono incidenti. e a volte, ma non sempre, gli incidenti danno conto della gravità della situazione e dell’inconciliabilità fra i contendenti. e così contribuiscono a fare maggiore chiarezza. altre volte gli incidenti sono il puro prodotto della spettacolarizzazione del conflitto e, invece che produrre maggiore chiarezza, contribuiscono ad occultare le ragioni del conflitto. ovviamente non esiste un metro condiviso e assoluto per misurare tutto ciò. però è una questione su cui bisogna misurarsi. e io non mi sottraggo quando affermo che i black bloc (sempre generalizzando) sono un fenomeno che ha introiettato in modo culturalmente subalterno due cose precise: una è l’idea che il conflitto spettacolarizzato, simbolico e virtuale sia più efficace ed antagonista di quello reale che faticosamente si propone la conquista del consenso sui propri obiettivi generali e immediati. la seconda è quella puramente avanguardistica secondo la quale l’estetica della scontro serve ad egemonizzare il movimento e non a produrre l’egemonia del movimento sulla società. rifiuto le letture sociologiche del fenomeno. precari disperati o simili. non è così. perché si tratta di una opzione, per quanto abbastanza composita e multiforme, politica, indipendentemente dalla collocazione sociale di chi la pratica e perfino dalle intenzioni individuali. infatti troverai il ragazzo garantito e magari benestante come il sottoproletario più o meno disperato.
    Liberazione ha pubblicato una intervista anonima ad uno che spiega le ragioni di quelli (o di una parte di quelli) che hanno fatto casino sabato scorso. è assolutamente credibile. perché io conosco da anni moltissime persone che ragionano esattamente così. le azioni erano rivolte proprio al movimento, per rompere l’egemonia dei politicanti che lo strumentalizzano.
    insomma, secondo me bisogna saper distinguere e soprattutto bisogna poter scegliere consapevolmente cosa fare in generale e in piazza in particolare. una cosa è partecipare ad una manifestazione che si propone di violare il divieto della manifestazione stessa o una zona rossa e un’altra è bruciare auto e bancomat già all’inizio di una manifestazione non proibita e con l’obiettivo di essere parte di un movimento mondiale mettendo in evidenza determinati contenuti, imponendo arbitrariamente il clima dello scontro agli inconsapevoli manifestanti. non è lo stesso anche se ciò che viene fatto è simile o uguale. non lo è politicamente.

    chissà se ci capiamo meglio così

    intanto un abbraccio

  17. pubblico un nuovo articolo…. quindi la discussione eventuale si sposta in coda a quello.

  18. mario del zoppo Says:

    Non sono d’accordo,perche’ voglio essere libero di gioire per la perdita di un capo non amato,anzi non apprezzato.Inoltre ritengo che senza “lui” finalmente potremo ritornare ad appassionarci di politica e discutere di tutto e confrontarci su tutto senza insulti.
    per 17 anni e piu’ sono stato insultato insieme a milioni d’italiani.Via lui e si discuta di politica-morale-modello di sviluppo-societa’-salute-giovani-lavoro e quant’altro.

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