Genova, la vera storia.

Sono passati dieci anni. Non sono passati invano. Tuttavia troppe cose sono state dimenticate ed altrettante distorte dal vizio provinciale di guardare al mondo attraverso il buco della serratura della politica spettacolo italiana.

Dichiaro esplicitamente l’intenzione, in questo articolo, di far piazza pulita delle semplificazioni, banalizzazioni, esagerazioni, mitizzazioni, che hanno accompagnato il ricordo di Genova 2001. Non per tigna solamente, bensì per riscoprire e riproporre l’anima rivoluzionaria di quelle giornate e soprattutto del movimento mondiale che l’esprime tuttora.

PRODROMI E NASCITA DEL MOVIMENTO NO GLOBAL

La fase del capitalismo ispirato dall’ideologia neoliberista, e cioè la grande rivincita contro il movimento operaio e tutte le sue conquiste, inizia già negli anni 70. Ma è negli anni 90, dopo la caduta del muro di Berlino, che trionfa su scala planetaria. Il mondo unificato dal mercato grazie agli accordi siglati in sede GATT e poi WTO, la dimensione del capitale finanziario permessa dal superamento di tutte le misure della fase precedente volte ad impedire il ripetersi della crisi del 29, la concentrazione del capitale in enormi società multi e transnazionali, la centralità di organismi tecnocratici e totalmente dominati dagli interessi dei paesi ricchi come il FMI, la Banca Mondiale e l’OCSE, sembrano promettere il sorgere di un’epoca di sviluppo e di progresso illimitati. Dal punto di vista strettamente politico tutto cambia. Al fianco dei teorici neoliberisti e della destra politica i partiti socialdemocratici e socialisti sposano tutte le tesi neoliberiste. I governi si conquistano per gestire l’esistente, senza mettere in discussione nulla degli interessi del capitale e dei meccanismi di mercato, che invece vengono assunti come il centro di tutto. Riservando eventuali correzioni delle storture sociali più evidenti ad un secondo tempo sempre più inafferrabile e soprattutto subordinandole alle compatibilità imposte da trattati assunti come indiscutibili (per esempio Maastricht in Europa) e dai diktat del FMI e Banca Mondiale. Le forze che si oppongono al capitale sono divise e soprattutto chiuse entro confini nazionali. Dedite quasi esclusivamente a difendere le conquiste della fase precedente, che vengono messe sotto attacco una dopo l’altra, inesorabilmente. E’ in questo deserto, però, che si cominciano a vedere negli anni 90, qua e la, scintille, controtendenze, annunci, domande. Come sempre, in modo confuso e a volte perfino contraddittorio, emergono i problemi sociali e culturali prodotti dal capitale e dal suo modello globale. Si comincia a scoprire nel mondo che le promesse di pace e sviluppo sono false. Molte lotte si trovano di fronte un nemico ben più potente e lontano degli apparati repressivi nazionali e dei governi nazionali. Basta una decisione del FMI, a cui i governi dichiarano esplicitamente di non potersi sottrarre pena la bancarotta, per fare carne di porco del welfare duramente conquistato in decenni di lotta. Basta un trattato del WTO e un accordo di cartello delle multinazionali agroalimentari per distruggere la sovranità alimentare di interi paesi e mettere sul lastrico decine di milioni di contadini. Bastano le mire speculative delle borse e del capitale finanziario per mettere un paese in ginocchio. In particolare in America Latina, dove le politiche neoliberiste sono state applicate intensivamente molto prima che altrove, sorgono grandi movimenti di massa indigeni, contadini e operai, in difesa dell’acqua e delle risorse naturali. Nel 94, lo stesso giorno di entrata in vigore del trattato di libero commercio fra USA, Canada e Messico, compare un movimento guerrigliero indigeno, l’EZLN, che si caratterizza subito per indicare fuori dal proprio paese i veri artefici e responsabili del tentativo di genocidio economico sociale dei popoli indigeni del sud est del Messico e che propone esplicitamente il problema di una lotta globale contro il capitalismo globalizzato. Verso la fine degli anni 90 l’esigenza, ancora intuitiva e teorica, di produrre lotte e mobilitazioni internazionali comincia a materializzarsi. Inizia la stagione delle manifestazioni internazionali di protesta e di lotta. La più famosa e conosciuta è quella del 99 a Seattle contro il WTO. Insieme ai sindacati portuali e metalmeccanici degli USA, che non esitano a perseguire l’obiettivo di tentare di impedire fisicamente, scontrandosi con la polizia, il vertice del WTO, ci sono centinaia di associazioni e movimenti stranieri. Da quel momento nessun vertice del FMI, del WTO, della Banca Mondiale, del G7, si è potuto svolgere senza dure contestazioni di massa. Nel corso delle quali il crescente numero di movimenti globali e locali iniziano a capire che bisogna assolutamente coordinarsi e soprattutto trovare il modo di elaborare un programma di lotte ed un’alternativa. Nel vivo della stagione delle manifestazioni di protesta internazionali nasce, in Brasile, l’idea che si debba promuovere un incontro per discutere, elaborare idee e proposte. L’incontro si fa a Porto Alegre a fine gennaio del 2001, in concomitanza ed alternativa al Forum di Davos (incontro informale tra governanti e manager delle imprese multinazionali), che è uno dei motori della globalizzazione. Più di ventimila persone provenienti da più di 100 paesi partecipano alle giornate nelle quali si discute di alternative e si incomincia a progettare e programmare un lavoro ed azioni comuni. Fra le altre cose si individua la scadenza del vertice del G7 a Genova come centrale per il movimento. È arrivato il momento di mettere in discussione radicalmente il tentativo in corso di trasformare un incontro informale dei 7 paesi più industrializzati in un vero e proprio direttorio mondiale. Il G7 non è retto da alcun trattato e non si prendono decisioni. Tuttavia le discussioni e gli orientamenti che li si fanno e assumono, dato il peso dei paesi partecipanti, assumono un valore politico ben più importante di qualsiasi decisione formale in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU. È molto recente il ruolo avuto del G7 allargato alla Russia nella conclusione della guerra contro la Yugoslavia. Guerra nemmeno mai discussa in Consiglio di Sicurezza. Per chi ha occhi per vedere è indubitabile che sia in corso il tentativo di uscire dall’ordine bipolare della guerra fredda non già con una democratizzazione dell’ONU e con una implementazione della pace nelle relazioni internazionali, bensì con una dittatura dei paesi ricchi esercitata attraverso vie di fatto a scapito del ruolo della stessa ONU. È su queste basi che il movimento sceglie di puntare su una grande protesta internazionale a Genova.

LE GIORNATE DI GENOVA

Nei mesi precedenti la mobilitazione si era formato un comitato preparatore delle mobilitazioni previste per il vertice del G7. Il Genoa Social Forum. Da comitato locale si era trasformato rapidamente in comitato nazionale. Erano state battute le posizioni isolazioniste e localiste che avrebbero voluto caratterizzare solo localmente la mobilitazione e che pretendevano di escludere forze politiche organizzate e presenti in parlamento (sostanzialmente il PRC). Le adesioni piovono a centinaia e poi a migliaia dall’Italia e da tutto il mondo. Nel frattempo il G7 si trasforma in G8, con l’inclusione permanente della Russia. Non è un dettaglio, perché non è più il PIL ad essere il criterio con il quale si partecipa al vertice, bensì la “importanza” dei paesi. È evidente che non si tratta dell’importanza data dalle dimensioni demografiche o territoriali dei paesi, ma dalla loro potenza economica e militare. Il G8 si prepara ad essere veramente un direttorio del mondo. La consapevolezza di questa realtà è cresciuta enormemente. Nella stessa opinione pubblica mondiale è forte la convinzione che paesi ricchi e multinazionali governino il mondo nei loro esclusivi interessi, che le promesse di sviluppo e redistribuzione del decennio precedente erano un imbroglio, che le ingiustizie e le povertà sono aumentate ed hanno dei responsabili precisi ed individuati. Nei mesi precedenti il vertice è il governo di centrosinistra di Giuliano Amato a partecipare alla preparazione del vertice come paese ospitante. Berlusconi vincerà le elezioni quando tutto ormai sarà già deciso e preparato. Bisogna sapere che a presiedere alla sicurezza del vertice lavora un coordinamento fra servizi e polizie dei paesi partecipanti, ovviamente dominato dagli USA. Formalmente la sicurezza è appannaggio del paese ospitante, ma il coordinamento è decisivo ed è quello che prende le vere decisioni. In quel periodo succedono due precise cose, senza conoscere le quali non si può poi capire cosa sia successo a Genova dal punto di vista dell’ordine pubblico. La prima è che nel corso della preparazione si afferma fra i paesi membri la consapevolezza del momento di grave impopolarità del vertice. E quindi si stabilisce che il giorno precedente il vertice si riceveranno diversi paesi poveri per ascoltare le loro richieste e che si darà vita ad un fondo speciale per combattere l’AIDS in Africa (una delle più popolari campagne del movimento è contro le multinazionali farmaceutiche e la loro politica dei brevetti e dei prezzi). La seconda è che si decide che la città di Genova sarà militarizzata. Una zona rossa presidiata militarmente dove nemmeno i non residenti potranno entrare, una zona gialla (quasi tutta la città) dove non si potrà manifestare e nemmeno distribuire volantini, una zona verde (la periferia estrema) dove sarà relegata la manifestazione. Parte una campagna di stampa ben orchestrata dai servizi e dall’esercito di pennivendoli sempre disponibili a propalare il contenuto delle veline della CIA. La sostanza della campagna si può riassumere così: riconosciamo che molte domande dei bravi giovani che contestano hanno un fondamento, ed infatti noi parleremo coi paesi poveri e li aiuteremo come mai abbiamo fatto prima, ma nelle manifestazioni si annida il terrorismo e la violenza, e perciò bisogna prepararsi. E giù notizie sui possibili missili, sullo spargimento di sangue infetto e così via. Nel Genoa Social Forum nessuno, nemmeno le associazioni più moderate, accetta la logica della zona rossa. Si rivendica il diritto a manifestare dovunque ed anche a tentare di impedire pacificamente il vertice. Come del resto è stato fatto in occasione di tutte le mobilitazioni dei due anni precedenti. Oltre a contestare la legittimità stessa del G8, al quale per questo non si chiede nessuna interlocuzione, si contesta la costituzionalità delle zone rosse e gialle. Nel Genoa Social Forum si prepara un programma di iniziative e di manifestazioni. Ovviamente non tutti vogliono fare le stesse cose e c’è il rischio che il movimento si divida sulle pratiche. Saranno soprattutto i rappresentanti del PRC e dei Giovani Comunisti/e a proporre un metodo, questo si veramente nuovo nelle pratiche di movimento e di piazza, capace di tenere tutto insieme senza costringere nessuno a rinunciare alla propria peculiarità. Ci saranno due manifestazioni di tutti. Il giovedì una dedicata al tema delle migrazioni e una sabato, conclusiva. Il venerdì ci saranno 5 diverse manifestazioni, costruite per affinità politiche e di pratica di piazza, ma nella diversità ognuna riconoscerà le altre come legittime e arricchenti il movimento nel suo insieme. Nel frattempo Berlusconi ha vinto le elezioni e il nuovo governo accetta, al contrario del precedente, di dialogare con i promotori delle manifestazioni. Viene mantenuta la zona rossa ed eliminata la zona gialla. Si potrà manifestare in tutta Genova tranne che nella zona rossa. Anche questo non è un dettaglio giacché gli apparati di servizi e polizia italiani che con la CIA hanno preparato i “piani” per la sicurezza del G8 sono gli stessi e non sono cambiati con il nuovo governo. Sono loro ad aver dettato la linea al governo di centrosinistra (forti dell’autorevolezza che emana dall’essere parte del coordinamento internazionale) e sono loro adesso a dover gestire una situazione nuova, mantenendo la linea decisa precedentemente.

LA REPRESSIONE

I fatti sono ormai molto conosciuti. Ma l’interpretazione degli stessi è stata purtroppo fortemente deviata e distorta. Mi limiterò quindi a sostenere alcune tesi precise e a confutare quelle che via via si sono affermate nel corso del tempo.

La mobilitazione di Genova 2001 era internazionale. Lo è stata più di tutte le altre, sia perché era stata indicata dal Social Forum di Porto Alegre come scadenza centrale sia perché in Italia si era costruito un fronte unitario amplissimo e coeso. Furono decine di migliaia i partecipanti stranieri e tra questi migliaia e migliaia di militanti di partiti presenti nei parlamenti nazionali. La decisione di reprimere è stata presa molto prima dalle elezioni italiane e dell’avvento del governo Berlusconi, in sede di coordinamento dei servizi e polizie dei paesi del G8. Nella vulgata che si è affermata sembra ormai che Genova 2001 sia stato un episodio di politica interna e che tutte le responsabilità siano da attribuire al governo Berlusconi. Ovviamente il governo Berlusconi ha la grave responsabilità di aver coperto ed anche rivendicato la repressione. Ma dimenticare e sottovalutare le responsabilità internazionali e del governo precedente è totalmente fuorviante. È, in qualche modo, una pesante sottovalutazione della gravità di quanto avvenuto e una sua riduzione agli eccessi di un governo di destra. Inoltre le tecniche repressive adottate erano nuove e sconosciute in Italia. Tranne che in occasione, guarda caso, della manifestazione no-global di Napoli dell’anno precedente, quando i manifestanti vennero spinti in un vicolo cieco e duramente massacrati e quando nelle caserme i fermati vennero torturati da agenti inneggianti al fascismo. Peccato che c’era il centrosinistra e che il Ministro degli Interni Enzo Bianco coprì totalmente l’operato delle forze dell’ordine. Mai, come invece è accaduto a Genova, una manifestazione autorizzata ufficialmente era stata caricata per ore e con una tecnica atta ad allargare gli scontri invece che a contenerli. Ed è l’estensione degli scontri ad opera di reparti dei carabinieri a creare le condizioni dell’uccisione di Carlo Giuliani. Mai gruppi violenti erano stati lasciati liberi di fare qualsiasi cosa per più di 48 ore. Ridurre il fenomeno Black Bloc alle infiltrazioni è un’altra stupidaggine tutta italiana. Chiunque abbia partecipato alle manifestazioni di Seattle, Praga, Amsterdam, Nizza ecc sa bene che è un fenomeno reale. Ma a Genova, al contrario che nelle altre città testé citate, i black bloc sono stati volutamente ignorati al doppio scopo di inquinare l’immagine del movimento e di reprimere, invece, immediatamente i manifestanti pacifici. Mai in Italia una manifestazione pacifica di 300mila persone era stata attaccata senza motivo e repressa per più di 3 ore con centinaia di fermi ed arresti. Mai la polizia, con la presenza di funzionari di altissimo livello, era entrata in una sede politica (il Genoa Social Forum l’aveva ottenuta ufficialmente dal Comune) ed aveva operato un massacro. Solo nella repressione delle rivolte carcerarie è possibile trovare un bilancio di persone con fratture come alla Diaz. Più di 90 arresti dei quali più di 60 ospedalizzati. Tutte queste cose le hanno fatte Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza con la regia degli apparati dell’ordine pubblico che avevano partecipato al famoso coordinamento. Il governo le ha apprese sempre a cose fatte. Le ha coperte e rivendicate ma non progettate e indicate. La vulgata, fortemente voluta dai giornali e dai santoni televisivi del centrosinistra, vuole invece che le sane forze dell’ordine con qualche mela marcia e qualche reparto di irresponsabili siano state spinte alla repressione dal governo e segnatamente dal vicepresidente del consiglio Fini. Perché presente per due ore in una sala operativa dei carabinieri. Tesi suggestiva e molto buona per dimenticare l’importanza internazionale della mobilitazione, le responsabilità del governo precedente e soprattutto dei vertici dell’ordine pubblico, a cominciare dal Capo della Polizia. Se ce ne fosse bisogno la riprova è che se le cose fossero andate così la famosa commissione d’inchiesta prevista dal programma del governo Prodi sarebbe stata istituita per inchiodare Fini e soci alle loro responsabilità. Mentre invece IDV e soprattutto alcuni esponenti di primo piano dei DS (a suo tempo responsabili della nomina di De Gennaro a Capo della Polizia) l’hanno affossata. I processi hanno svelato molto più di quanto fosse possibile sperare. Ma, essendo processi costruiti su reati commessi da persone, non dovevano ne potevano indagare sulle responsabilità politiche. Solo in una commissione d’inchiesta parlamentare si sarebbe potuto approfondire, con precise domande alle quali nessuno avrebbe potuto sottrarsi, circa la progettazione dell’ordine pubblico in sede di governo e soprattutto di coordinamento dei servizi e polizie del G8.

IL MOVIMENTO DOPO GENOVA

La repressione non divide il movimento, per alcuni versi si rivela un boomerang, ma sarebbe sbagliato dire che è stata inefficace. I contenuti della protesta, la radicale contestazione del G8 e della sua legittimità, le proposte di alternativa sono purtroppo messi in secondo piano. Grazie ad una manipolazione scientifica dell’opinione pubblica sembra che una variopinta armata brancaleone, con buoni e cattivi, abbia contestato i potenti e che le sia caduta addosso una repressione eccessiva ad opera del governo Berlusconi. In particolare il circo massmediatico del centrosinistra occulta volutamente i contenuti del movimento e riduce tutto alla litania antiberlusconiana. Perfino dentro il movimento si affermano letture di quanto avvenuto totalmente subalterne ad una visione ultraprovinciale tipica della politica e dei mass media italiani. Come si sviluppano immediatamente i soliti tentativi di egemonizzazione del movimento. Chi lo vuole trasformare in partito, chi lo vuole dividere fra buoni e cattivi, chi lo vuole ridurre a massa di manovra del centrosinistra, chi lo vuole radicalizzare sulle pratiche di piazza. Che la manifestazione fosse internazionale e collegata al nascente social forum mondiale viene rapidamente dimenticato. E i salotti televisivi scelgono loro i “leader” del movimento più adatti, a seconda della bisogna, a dimostrare l’una o l’altra tesi. Bisognerà attendere il Social Forum Europeo di Firenze e soprattutto la mobilitazione mondiale contro la guerra in Iraq, per intravvedere ancora la natura internazionale del movimento. Comunque il coordinamento nazionale italiano si mantiene unito, sia nella promozione delle manifestazioni italiane sia in occasione degli ormai annuali incontri mondiali e continentali. Ma ormai ci sono tutti i sintomi di una divisione totalmente ispirata dalla politica interna. Mentre nei social forum mondiali e continentali crescono le posizioni più radicali, mentre in America Latina le alternative elaborate dal movimento diventano programmi di governo in diversi paesi, in Italia quello che fu un grande movimento si divide sulle pratiche di piazza e soprattutto sulla prospettiva prima e sulla politica poi del governo Prodi. Sarebbe troppo lungo elencare i tanti episodi e scadenze che dimostrano tutto questo. Valga per tutti l’esempio più significativo. Una normale visita del Presidente USA in Italia, invece che l’occasione per una manifestazione unitaria contro la politica statunitense diventa l’occasione per una manifestazione contro il governo italiano da una parte e per una pagliacciata moderata dei partiti presenti nel governo, della Fiom e dell’Arci dall’altra. Da quel momento quel che fu unito a Genova sarà sempre più diviso, irrimediabilmente. Fino al paradosso del G8 dell’Aquila. Dove solo una parte di quelli che lo contestarono a Genova manifesteranno in piazza nel più totale isolamento e boicottaggio massmediatico. Mentre un’altra parte (CGIL in testa) parteciperà alla cosiddetta “coalizione contro la povertà” il cui principale atto sarà la consegna di una lettera al governo Berlusconi con la preghiera di trasmetterlo al G8 (sic). Per fortuna in tutti questi anni, il movimento mondiale è cresciuto enormemente e i suoi contenuti (come la lotta contro la privatizzazione e per la ripubblicizzazione dei beni comuni) sono ben più popolari di dieci anni fa. Le esperienze di governo dei paesi dell’ALBA e di diversi del MERCOSUR in America Latina che si ispirano direttamente al movimento si sono rafforzate ed hanno resistito alle aggressioni USA ed europee. A queste cosa bisognerebbe far riferimento per celebrare il decennale di Genova in modo degno e serio. Ma in Italia sembra un’impresa difficilissima.

ramon mantovani

pubblicato su “SU LA TESTA” nel luglio del 2011

54 Risposte to “Genova, la vera storia.”

  1. giovanni Says:

    Caro Ramon
    questo tuo ultimo mi ha ricordato,non so perchèdopoanni,il grande
    di cuore e di fegato Giuseppe Alberganti.Il24 luglio ricorre il suo compleanno e io chiedo a te ed a RC di ricordare una persona di grande spessore e di apertrura mentale invidiabile. io ho avuto l’onore ( immeritato)diessergli al fiancoper tre mesi durante la prima campagna di DP e quello che ho imparato nei lunghi percosi in auto condivisi è ancora nel profondo del mio cuore.
    Credo che una figura ,un simbolo come quello di Alberganti meriti una nota di riguardo.
    Sul resto commenterò a seguire.
    Un’estemporaneo Giovanni ti saluta.

  2. ciao giovanni, il nostro giuseppe alberganti è già stato ricordato nel trentesimo della morte su liberazione con un bell’articolo di massimo bianchi.
    un abbraccio

  3. Spero non ti dispiaccia sapere che una piccola storia che hai visto nascere in quel di Piacenza ha avuto una felice conclusione: lo sciopero della TNT è andato alla grande ;200 adesioni di lavoratori ,azienda bloccata per 3 ore poi la capitolazione dell’azienda che ha accettato la piattaforma ( applicazione del contratto collettivo nazionale ,basta nero e lavoro a chiamata).Sono felice. Elena

  4. patrizia Says:

    Se ho capito bene, é una vittoria dei cobas anche contro la triade a cui andava tutto bene?
    Dimmi che é vero, che mi si risolleva il morale.
    Ciao

  5. E’ vero ,è proprio così !
    L’azienda voleva trattare solo con la triade ma i lavoratori compatti hanno sostenuto che la trattativa si faceva solo con Si Cobas oppure niente
    E i militanti di rifondazione erano lì dal primo minuto ,chiamati dai lavoratori marocchini ed egiziani che ci hanno riconosciuti come unici interlocutori sul territorio.
    Chiedo scusa a RAmon per avere approfittato di uno spazio suo ma traboccavo di gioia e dovevo dirlo al mondo; A Piacenza c’è un enorme insediamento di logistica ele condizionei di lavoro disumane ( lavoro a chiamata ,pagamenti in nero ,nessun diritto ) sono generalizzate .Ora ho la speranza che qualcosa cambi;la capitolazione di un colosso come TNT in 3 ore servirà a qualcosa ,spero.

  6. Antonio Perillo Says:

    Articolo importante perché 10 anni sono tanti se le capacità di coltivare memoria storica e dei fatti anche nei partiti sono andate degradando, lasciandomi sentire su Genova ed il movimento le interpretazioni più varie.
    Segnalo solo un piccolo refuso: la manifestazione di Napoli non avvenne l’anno precedente ma il 17 marzo dello stesso 2001.

  7. patrizia Says:

    Una doppia vittoria, se nemmeno i lavoratori stranieri si sono fatti intimidire.
    Ogni tanto ci vuole una buona notizia. Era ora!
    Ciao e buonissima giornata.

  8. grazie elena. ottima notizia. quando la lotta paga si provano emozioni positive.
    un abbraccio

  9. grazie antonio, hai ragione. la repressione a napoli è stata fatta dal governo amato nel marzo del 2001. e non un anno prima.
    grazie
    un abbraccio

  10. Mario Giannelli Says:

    Condivisibile al 100% Ottima soprattutto la capacità di collegamento con l’America Latina. Le istanze del movmento hanno perso da noi ma dovremmo smettere di vedere le cose in modo eurocentrico. In Sud America le cose sono andate diverse e questo va ricordato sempre. Su Firenze a novembre 2002 notai la differenza tra i 40 – 50 mila che parteciparono ai dibattiti e che si ponevano con modalità internazionaliste e la manifestazione con oltre un milione di persone ingrossata dalla CGIL e ricondotta al provincialismo antiberlusconiano di casa nostra. Era il periodo che andava di moda il cofferatismo (senza parole)
    Cerchiamo di essere in tanti a Genova per ricordare ma soprattutto per riflettere.

  11. armando Says:

    Ho letto l’articolo, ma converrai anche tu che i media avrebbero fatto di tutto per nasconderlo o annaquarlo come più volte sfacciatamente l’hanno detto. Il comportamento della polizia non ci deve sorprendere, è nella loro natura essere così. A questo proposito ti allego un piccolo documento che affronta proprio questo problema. Non so se sarai d’accordo, ma mi piacerebbe conoscere la tua opinione.
    Potere e Forza di coercizione, lo svelamento.

    La maggior parte dei teorici dello Stato affermano che è il Potere il fondamento del Diritto. Dopo aver sostenuto questo, più che appassionarci alla formazione del Diritto come insieme di norme per regolare la vita delle persone, tralasciando dal dover ripercorrere l’evoluzione storica di questo concetto; la nostra attenzione è maggiormente interessata a capire oggi che cos’è il Potere in sé. Vediamo allora in termini generali qual’è la sua natura, pur sapendo quanto sia sfuggente una esaustiva definizione. In generale possiamo semplicemente affermare che il Potere in sé è la facoltà-esercizio del Comando. Cosa significa questo. Esso per essere tale, deve avere la capacità di imporre la Volontà-Comando da parte di chi lo detiene, al fine di modificare la realtà determinando e creando fatti e effetti sociali. Perciò il Potere come Comando si impone sull’esistente, per essere applicato ed eseguito nella sua articolazione pratica. Arrivati a questo punto, è d’obbligo chiederci chi concretamente detiene questa facoltà di creare azioni. Sostanzialmente ci troviamo di fronte a due ambiti d’imposizione diversi, ma aventi lo stesso fine. Uno attiene alla sfera privata la quale è determinata dalla condizione sociale e quindi possiamo indicarlo come il portato di un Potere economico; l’altro invece, attiene alla sfera pubblica ma determinata da una legittimazione politica, e perciò essenzialmente come un Potere politico- ideologico. Ci troviamo così di fronte a due forme di Potere intrinsecamente legate fra di loro che sono: il Potere economico privato e il Potere pubblico. Pur nell’apparente identità degli effetti nella loro separazione di azione in ambiti diversi di queste due forme di autorità, una maggiore pericolosità in virtù della sua stessa natura, la possiamo riconoscere a quella privata, in quanto essa possiede la capacità di condizionare quella pubblica nel corso della sua formazione. Effettivamente tutto questo avviene in ogni ambito sociale in cui la legittimazione politica del Potere pubblico si oggettivizza attraverso il consenso dei cittadini. Essi delegano la loro Volontà-Comando privato a dei rappresentanti politici, permettendo la formazione e gestione di un Comando pubblico delegato. Individuato così l’esistenza di una divisione del Potere dal punto di vista astratto, nel concreto, i due, essendo intrinsecamente legati, viene spontaneo e logico affermare che uno non può fare a meno dell’altro. Quindi si può sostenere; se il Potere privato può essere delegato, significa che esso appartiene indistintamente a tutti gli individui. In un determinato contesto storico essi delegando concretamente il proprio Potere privato a dei rappresentanti sociali presenti in quella situazione reale, ognuno di questi viene investito da una particolare quantità di Comando, e nel caso specifico, esso si trasforma esclusivamente in Pubblico. Bisogna tener presente che anche il Potere economico privato assume una diversa gradazione a seconda della posizione in cui si trova l’individuo all’interno della scala sociale. Tralasciamo di approfondire questi aspetti teorici in quanto tutti i più grandi filosofi si sono già occupati su questo terreno integrandosi a vicenda nel corso del tempo. L’accettabilità delle loro ipotesi teoriche sulla formazione del Potere e del Diritto, sono diventate ormai patrimonio universale.
    Dopo aver definito la tesi generale sul Potere, con ulteriore passo, veniamo a conoscenza che chi lo possiede nella sua manifestazione concreta, sa di poterlo esercitare in virtù di una prodigiosa e misteriosa Forza. Ma qual’è la natura di questa “oscura” Forza. Per rispondere a questa domanda, dobbiamo accompagnarla all’aggettivo coercitivo, che completa il suo significato di limitazione della volontà di un soggetto con la sopraffazione quando viene aggredito dal comando. Comunemente significa che, chi detiene il Potere si appropria e domina per un suo obiettivo l’uso di una pura Forza di coercizione, la quale viene esercita in ogni ambito sociale. In una società evoluta come quella attuale, già Foucault aveva svelato la subdola applicazione del Potere attraverso la Forza coercitiva, la quale viene esercitata ovunque in tutte le attività sociali; come per esempio: sui corpi delle persone, sulla sessualità, all’interno della famiglia, nella scuola, sui saperi, sulle tecniche e scienze, e soprattutto sull’informazione, ecc. (Foucault in microfisica del potere).
    Tuttavia in questa ricostruzione della repressione di tutte le attività umane da parte della Forza di coercizione, rimane escluso un dettaglio fondamentale. Finora abbiamo esaminato la natura del Potere, ora è necessario capire come esso materialmente prenda forma. È chiaro allora, l’ordine trasmesso trova la sua applicazione da parte di quello che qui indichiamo come un particolare soggetto. Vediamo chi sono questi presunti soggetti particolari insigniti della Forza coercitiva per essere impiegata a far rispettare il Comando che proviene da chi detiene il Potere. Anche in questo caso il suo trasferimento apparentemente astratto avviene tramite una delega. Cioè il Potere concede alla Forza coercitiva il mandato di eseguire in suo nome l’ordine da far rispettare. Potrebbe sembrare allora paradossale, il grande Potere avendo tra le mani il destino dell’uomo, eppure si affida all’azione particolare di un singolare individuo. Questa magica trasmutazione del Potere in Forza coercitiva avviene nell’istante in cui, una umile divisa trasfigura il più debole e umile essere umano in una persona sovrumana dotandola di una potenza soprannaturale. Noi crediamo che proprio su questa potenza soprannaturale si fondi lo Stato. Lo Stato ente astratto-concreto sussume entro sé l’intera potenza soprannaturale, e diventa l’arbitro di tutte le applicazione del Comando. Come si vede, l’esecuzione del Comando è praticato da questa Forza di coercizione concreta, anche se rimane irreale la sua investitura. Questo ci fa capire quanto sia fragile in sé chi detiene il Potere. Bisogna sempre tener presente che chi lo detiene, è solo una persona in carne ed ossa e in quanto tale per la sua debole ed effimera esistenza, può essere spazzata via in qualsiasi momento. Non per niente Mao tse tung affermava che il Potere sta nella canna del fucile. Perciò il Potere non nasce dall’individuo come atto di forza personale che gli permette di impadronirsi della volontà della comunità in cui vive, come aveva supposto Hegel; bensì esso nasce dall’umile uomo il quale rinunciando alla sua dignità di persona mediante un atto di libera sottomissione, accetta di diventare un servitore, e quindi di servire e ubbidire al Potere del nuovo padrone per far rispettare il suo Comando. Questo è il passaggio fondamentale; accondiscendere alla libera sottomissione. Senza questo atto-condizione non si verificherebbe la formazione del Potere. Basta immaginare una situazione primitiva, in cui lo scontro potrebbe avvenire tra uno e uno, tra uno e due, tra uno e tre, tra uno e quattro, tra uno e cinque individui, finché il dominio dell’uno non soccombe. Una ulteriore visione si presenta alla nostra attenzione, per cui La libera sottomissione, un consenso senza coercizione, è la base fondante su cui si legittima il Potere. Questo ci porta a sostenere che l’esistenza della Forza di coercizione è possibile semplicemente chiamarla Forza di polizia, e diventa la causa del formarsi delle classi sociali, in quanto ne garantisce la loro vita e continuità sociale. Andando oltre possiamo affermare che la Forza di polizia, è la legittimazione della divisione in classi della società. Tuttavia rimane un capitolo ancora tutto da scoprire. Cioè le classi sociali non sarebbero altro che il frutto di una imposizione decisa dall’articolazione del Comando da parte di chi detiene il Potere. Ma l’aspetto più sorprendente e straordinario contrariamente a quanto affermato in altre ipotesi, il compenso al servitore per il suo servizio, potrebbe rappresentare l’unità di misura del salario sociale.
    Di qui la necessità da parte dello Stato nel formare distaccamenti speciali di uomini in armi, i soli in grado di assicurare il suo regolare funzionamento e rispetto alla amministrazione pubblica da parte di tutti i cittadini, legittimandolo e nel proteggergli la sovranità e il suo territorio.
    Ma questo porta con se una aporia che può essere superata e cioè: In una società fosse anche la più democratica, finché continuerà a esistere la Forza di coercizione, i cittadini non potranno mai affermare di essere uomini liberi. Per cui tutti indistintamente sono dei dominati e rimarranno tali in siffatta Società.
    Riprendendo il discorso sullo Stato da un’altra angolatura, sappiamo che Hobbes nella sua fondamentale opera “il Leviatano” attraverso un rigido dispositivo logico, aveva affermato che la sovranità dello Stato si fonda proprio sull’uso della forza di coercizione. La legittimazione avviene mediante una forma astratta di contratto. Ogni appartenente alla comunità dovrà volontariamente rinunciare ad una parte della sua libertà personale, ricevendo in cambio la sicurezza dei suoi beni e della sua persona. Su questa base teorica si sono cimentati i maggiori studiosi per capire che cos’è lo Stato. Hegel farà un salto mistico per giustificare la forza di coercizione affermando che lo Stato è l’ingresso di Dio nel mondo. Quindi esso viene considerato divino per giustificare la soggezione degli individui. Ma per l’esistenza e il suo funzionamento pratico indicherà la collaborazione con il potere da parte della Società civile, riservando un ruolo marginale a volte ostativo alla parte della popolazione che spregiatamente indicherà come la plebe.
    Secondo Marx invece lo Stato non sarebbe altro che una sovrastruttura utilizzata dal capitale e i borghesi per garantire e conservare i loro profitti e ricchezze. Lo Stato diventa lo strumento di controllo per governare la lotta di classe tra il proletariato, e cioè i lavoratori, e il Capitale che detiene il controllo dei mezzi di produzione. Anche Marx assocerà il sottoproletariato alla plebe hegheliana.
    Uno degli ultimi teorici in ordine di tempo, Hans Kelsen affermerà che lo Stato è semplicemente l’ordinamento giuridico nel suo carattere normativo coercitivo, cioè il monopolio della forza legittima. Ritornando allo Stato, sostanzialmente riscontriamo nella sua composizione che a grandi linee sono: l’organo di potere, il ceto militare, la società civile, il capitalista, il proletariato, la plebe e il sottoproletariato, e la religione necessaria per legittimare la sua origine divina. Noi crediamo che per comprendere meglio la realtà storica attuale sia necessario ampliare questa costruzione individuando una diversa articolazione sociale, per cui indichiamo in sei categorie fondamentali la formazione dello Stato moderno: Società servile; società civile; società imprenditoriale; società religiosa; società militare; società istituzionale politico amministrativa. Per maggior chiarezza vediamo questa ipotesi che qui sotto illustriamo:
    Che cosa intendiamo per Società servile: Essa è la rappresentazione negativa dell’autocoscienza dello spirito servile. Qui non si tratta solo di condizioni economiche in cui si trova una persona. Bensì ci troviamo di fronte ad una situazione articolata che investe due ambiti sociali diversi. Uno che si caratterizza per il suo basso livello di istruzione e bagaglio culturale sempre immerso in difficoltà economiche, la quale può essere paragonata alla cosi detta Plebe hegheliana o sotto proletariato marxiano; e per questo sempre disponibile a svolgere qualsiasi ruolo all’interno della collettività anche il più indegno. Diversamente l’altra componente portatrice di un alto contenuto culturale ed economico sostanzialmente predisposta ad accettare la loro sottomissione nei confronti del Potere la cui funzione è contrassegnata dal servilismo ideologico . Con questo si attua una vera e propria alienazione della universale libertà, propria della infinita personalità e dignità dell’individuo, che accettando la condizione di servo-servo si assoggetta al particolare del Potere. Sembrerebbe un atto al quale viene “costretto”; in realtà è soltanto la sua volontà che si piega al canto della sirena nel lasciarsi andare al piacere del servilismo. La sua visione del mondo è quella di un conservatore reazionario che normalmente pensa di vivere l’esistente senza alcuna finalità nei confronti del futuro, ma soltanto pensando di arricchirsi per partecipare alla mensa del signorotto di turno. Qui si possono trovare individui presenti nelle più disparate attività. Dai giornalisti, scrittori, poeti, docenti, artisti, pseudo filosofi, scienziati, politici, magistrati ecc. Va da se riconoscere la loro pericolosità sociale sia nei rapporti pubblici di appartenenza negli stessi ambiti di lavoro, tra loro stessi per l’egoismo e l’ambizione che gli caratterizzano; e sia per l’altra parte degli individui della comunità che non si riconoscono nelle loro scelte di vita. Possiamo semplicemente affermare che a questo settore della società appartengono tutti coloro che vengono pagati dal potere direttamente o indirettamente.
    Veniamo ora alla Società civile, ovvero, la Società dell’autocoscienza pura dello spirito libero: Si sarà subito capito come essa sia l’esatto opposto della società servile. Il dato caratterizzante è la grande fiducia nel progresso umano, l’aspirazione alla giustizia, uguaglianza, libertà e pace tra gli uomini. Immersa nel grande flusso storico del pensiero umano rivolto al bene universale, e sempre dal quale scaturisce un continuo movimento di idee di sviluppo orientato verso il futuro. Una Società civile piena di vitalità, energica, intraprendente sempre pronta a contrastare la tirannia e la dittatura in una lotta ininterrotta contro ogni forma di servitù, che si potrebbe accostare alla lotta di classe di marxiana memoria. Essa, è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. In essa vi è la Forza per battere il Potere ingiusto e corrotto.
    La Società imprenditoriale: Bisogna riconoscere che è una componente dinamica dello Stato.
    L’ elemento negativo che la caratterizza è soprattutto l’egoismo e la brama del potere personale che va contro il bene della società. Il Talento che sembrerebbe appartenere a questa categoria potrebbe essere utilizzato e rivolto verso il benessere di tutti, e questa stessa componente e l’intera comunità ne trarrebbero profitto. Purtroppo l’ambizione dei protagonisti oscura la mente e vedono l’uomo come un suo nemico e un mezzo per fare profitti. Pur di raggiungere i loro risultati sono disposti a sacrificare la vita delle persone senza preoccuparsi dal ricorrere anche alla guerra che essi stessi alimentano senza preoccuparsi se viene distrutto tutto. Questo soprattutto quando vedono minacciato il loro Potere. La mente malata, lucida al limite della follia simile a quella della criminalità, in cui si idealizza il negativo, che accoglie la Forza di coercizione come garanzia per mantenere i propri privilegi. In questo sistema essi rappresentano il lato peggiore della corruzione di ogni attività umana. E’ portatrice di divisione e conflitti nella società. “Quasi tutti, quando si trovano nella prosperità, anche se completamente incapaci, sono così gonfi di sapienza che, se ci si pone a dar loro un consiglio, ne ritengono un’offesa personale. (Machiavelli, discorsi sopra la prima deca, di Tito Livio)
    L’egoismo, la megalomania, l’odio, la rivalità e intolleranza, l’ira e la violenza, l’inganno, il tradimento, la menzogna dei truffatori e imbroglioni. Questa è la caratteristica fondamentale del loro essere imprenditore capitalista. Eppure una via semplice di speranza ci sarebbe per superare questa situazione. Se pensiamo ad una ipotetica società primitiva dove vigeva la libertà di cacciare da parte di tutti i suoi componenti per poter continuare a vivere, dove veniva distribuito il bottino nell’uguaglianza tra tutti i membri della comunità. Ora ci troviamo nella stessa condizione dove è sostituita la caccia con il lavoro salariato per la produzione di merci per poter continuare a vivere, ma senza quella libertà che rendeva uguali gli uomini. In questa società moderna basterebbe rispettare il principio di Giustizia, solidarietà e uguaglianza per ritornare ad essere nuovamente tutti liberi.
    La Società religiosa. E’ la forma più sottile e subdola di condizionamento delle mente dell’uomo per la materia trattata, la spiritualità. L’ideologia religiosa è la componente più persuasiva e pervasiva che facilita il verificarsi dell’asservimento. Questo avviene attraverso un indottrinamento spirituale di accettabilità della propria condizione di povertà. Nel Vangelo vi sono riferimenti precisi sulla salvezza del povero che verrà premiato con la promessa di un migliore futuro in un mondo spirituale. Machiavelli, (discorsi sopra la prima deca, di Tito Livio) aveva già individuato il percorso che porta all’asservimento e alla sottomissione. Infatti egli così afferma:
    “…Vuole che tu sia atto a patire che a fare cosa forte. Questo modo di vivere adunque pare abbia renduto il mondo debole, e datole in preda a uomini scellerati, i quali sicuramente lo possono maneggiare….La disuguaglianza economica è una condizione della predisposizione sociale all’asservimento…”
    La religione è sempre servita per mantenere buoni gli uomini e ubbidienti i soldati. Lo dimostra il passato con l’intermediazione che i sacerdoti stabilivano con le divinità per far si che le proprie truppe sostenute dalla forza divina, potessero sconfiggere i loro nemici. Inoltre, “… credono che Dio sia nemico dei sapienti ed abbia impresso i propri decreti non nella mente dell’uomo, ma nelle viscere delle bestie. Non fa dunque meraviglia se dell’antica religione non è rimasto che il culto esteriore (con cui il volgo più che adorare sembra adulare Dio) e se la fede si è ridotta ormai a credulità e pregiudizi”.(Spinoza, trattato teologico-politico).
    La Società religiosa di qualunque credo essa sia, è e sarà sempre contraria alla pace. Ancora oggi lo dimostra l’esistenza dei cappellani militari che benedicono i soldati per ottenere la vittoria sul suo nemico. L’accettazione della miseria come elemento di salvezza eterna. L’ideologia religiosa della povertà come condizione per salvare l’anima non è altro che la manifesta volontà di volere continuare il dominio dell’uomo sull’uomo. Il Vangelo esalta ancora l’uomo che ha accettato l’umiliazione e la subordinazione della sua persona allo Stato militare e religioso.
    Società militare; l’oggettivazione del servilismo. E’ la componente più retriva dell’uomo. Il sadismo viene mascherato dalla giustificazione del loro intervento nei confronti della criminalità, in occasioni di calamità naturali ed altri episodi riguardanti l’ambiente, i paesaggi naturali ecc. Questa componente dell’animo umano si manifesta in tutta la sua ferocia, quando scarica sugli inermi l’ordine che gli viene comandato dal Potere, di sopprimere tutti coloro che si oppongono alle ingiuste leggi. L’utilizzo della Polizia sulle questioni sociali quando esercita la sua Forza di coercizione, è un atto ingiusto dal punto di vista etico. Anche perché le Leggi non hanno un valore assoluto, in quanto possono cambiare quando si modificano le condizioni sociali, culturali e politiche di una comunità. Le controversie dovrebbero essere risolte nell’ambito di un coinvolgimento della Società civile nelle scelte politiche con l’istituzione di opportuni strumenti di partecipazione attiva democratica. La forze di Polizia dovrebbero funzionare solo come strumento di indagine rivolto a eliminare comportamenti e azioni criminali che mettono in pericolo la vita umana; e non intervenire in difesa della proprietà privata e dei privilegi personali e sociali. Di diverso avviso è il giudizio sul comportamento dei soldati che per il loro utilizzo nelle guerre può essere paragonato a quello degli infami che senza pietà uccidono. Solitamente la sua componente sociale proviene dalla parte economicamente più debole della società per essere impiegata a svolgere questo crudele compito. Ma molto spesso ne fanno parte anche quelle componenti colte della società servile, che si esaltano della loro intoccabilità e quel potere personale da esercitare sulla pelle delle persone deboli.
    Il famoso detto: se vuoi la pace, prepara la guerra, non è altro che un falso argomento per ingannare il popolo ad accettare la sua subordinazione al potere costituito. Esso può diventare la premessa per la creazione di uno Stato autoritario; e ancor peggio quello di una dittatura apparentemente democratica.
    La Storia non è solo come pensava Marx nelle tesi sul Materialismo storico in cui si affermava che lo sviluppo sociale è determinato dai rapporti economici tra gli uomini che corrisponde ad una certa fase di sviluppo delle loro forze produttive materiali, ma è anche la storia della creazione degli eserciti del loro sviluppo di offesa e di perfezionamento dei sistemi di coercizione. Queste osservazioni ci portano ad affermare che bisognerebbe rivedere la storia. Non più generali che si divertono nelle loro strategie come si trattasse di una partita a scacchi, dove immolare inservibili individui che hanno accettato di offrire la propria anima per un pugno di riso. Ora ci troviamo di fronte ad una ulteriore degenerazione della guerra. Il kamikaze. Non più sofisticate armi di distruzione, ma la vita stessa come se si trattasse di un inutile contenitore da sacrificare assieme ad altre vite sull’altare della barbarie dove trovare un dio benevolo a benedire l’inutile sacrificio. Superbia, odio, ira, inganno, traggono origine non dalla natura ma dalla volontà perversa dell’individuo. L’ imperativo categorico che dovrebbero porsi tutti coloro che fanno parte della Forza di coercizione, è quello di chiedersi, perché mai gli viene ordinato di rischiare la vita col farsi carico di proteggere l’altrui ricchezza privata, quando il compenso per eseguire questo compito è appena sufficiente per sopravvivere. Di fronte alla visione degli sperperi della ricchezza per un lusso sfrenato, spesse volte si manifesta e si giustifica un travaso di questa Forza verso la ricchezza criminale, dovuta proprio alla miserabile condizione di vita.
    Società istituzionale politico amministrativa. La rappresentanza che materializza il Potere. Definire questa componente dello Stato presenta alcune difficoltà. L’affermazione di Marx: “lo Stato non è altro che il Comitato d’affari della borghesia”, seppur vera, tuttavia ci porta a sostenere che non tutti i suoi componenti si possono identificare come gli esecutori del Comando del Potere. L’unica certezza come unità di misura la possiamo ricavare nell’individuare la provenienza sociale del rappresentante che può appartenere alla Società servile o a quella Civile. Lo Stato come strumento magico di coercizione potrà cadere solo attraverso uno scontro diretto con la forza di coercizione della Moltitudine, la sola in grado di cambiare la sua natura nel momento in cui si verificherà la sua caduta e conseguente distruzione del sistema.
    Siamo così arrivati a concludere questo percorso per affermare lo scopo finale di questa ipotesi: Dimostrare, svelando la struttura vuota dello Stato seppur sostenuto dal Potere, il Comando, la Forza di coercizione che, esso può essere abbattuto. La sua rovina è la sola condizione per aprire una nuova era, così da permettere a tutti gli uomini di essere liberi, liberando l’infinita energia creativa dell’umanità, riconoscendo altressì al Filosofo il ruolo di garante del cambiamento, perché egli ama la pace e muore per la pace. La moltitudine sapiente crede in lui e nella sua guida, la Giustizia. Quindi il superamento della Forza di coercizione porterà necessariamente alla riformulazione di un nuovo patto tra i cittadini, riconoscendo a tutti indistintamente la gestione della ricchezza prodotta e la sua distribuzione egualitaria affiancata da una progettazione collettiva per il futuro.
    Si potrebbe concludere così: Marx ha svelato l’esistenza dello sfruttamento operaio e sociale da parte del capitalismo; oggi va svelato il potere che garantisce e legittima lo sfruttamento da parte del capitalismo. Una pagina tutta da scrivere.

  12. caro armando, scusa ma il tuo incipit è incomprensibile. hai scritto:
    “Ho letto l’articolo, ma converrai anche tu che i media avrebbero fatto di tutto per nasconderlo o annacquarlo come più volte sfacciatamente l’hanno detto.”
    nascondere o annacquare cosa?
    e questo sarebbe un commento sul mio articolo? non capisco.
    inoltre pubblichi un documento (tuo?) totalmente filosofico sullo stato e il potere coercitivo. interessante ma estraneo ai temi trattati nell’articolo (mio). se non per il legame che ogni volta si pronunci la parola polizia o stato rimanda a nozioni e riflessioni filosofiche. non credo si possa confrontarsi con quanto ho scritto esibendo le proprie (o condivise) convinzioni filosofiche sul tema dello stato.
    in ogni caso, anche se ripeto per l’ennesima volta che è abbastanza scorretto usare espedienti per far discutere su questo mio blog delle proprie tesi invece che di quelle mie e non considerandomi un filosofo dico solo che ritengo le riflessioni di gramsci sullo stato, sull’egemonia e sulla società civile insuperate. credo che non per caso non compaiano nelle riflessioni che hai pubblicato.
    grazie e cordiali saluti

  13. caro mario giannelli, hai ragione. aggiungo solo che è abbastanza normale che una manifestazione in italia abbia anche come oggetto di una protesta il governo in carica. il problema fu ed è che i contenuti delle manifestazioni e gli obiettivi del movimento anti-globalizzazione sono usabili contro un governo ma sono incompatibili con un sistema politico bipolare che è, per sua natura, impermeabile alle istanze di cambiamento reale dei rapporti di forza sociali. la tecnica della trasformazione dei temi posti dal movimento in problema di ordine pubblico, inoltre, raggiunse il suo massimo splendore proprio a firenze. anche se non successe proprio nulla dal punto di vista dell’ordine pubblico nei mesi precedenti nei talk show e sui giornali non si discusse d’altro che degli incidenti che sarebbero certamente successi. con il sopraffino metodo di creare schieramenti e polemiche, e perfino prese di posizione, non già sulla realtà delle cose bensì su previsioni infondate e sulla base di pregiudizi. e con l’ovvia conseguenza che dopo la enorme manifestazione di firenze, pacifica e nonviolenta, la notizia fu che gli incidenti non erano successi e non già i contenuti della manifestazione. dei quali nessuno discusse sui mass media in modo che, incidenti o meno, il popolo non fosse nemmeno lontanamente informato seriamente sulla natura del movimento e sulle sue rivendicazioni.
    ciao e un abbraccio

  14. Sui fatti di Genova 2001 si sono dette tante cose e tante se ne dicono nel tuo articolo su alcune sono d’accordo su altre no.
    E’ verissimo che la gestione dell’ordine pubblico durante tutti i grandi eventi e’ lasciata a una regia internazionale dove dominano il sistema statunitense di gestione ( sostanzialmente violenza e intimidazione senza possibilita’ di manifestare pacificamente) ed e’ altrettanto vero che la stampa di centrosisnistra ( Repubblica in testa) e’ saltata sul carro della contestazione solo dopo che sono filtrati i fATTI PIU’ GRAVI PRONTAMENTE ADDEBITATI AL GOVERNO bERLUSCONI ( ANCHE SE E’ STORICA LA VICINANZA DEI CARABINIERI PRIMA AL MSI POI AD AN).
    Concordo anche con la constatazione dell’esistenza di un gruppo black bloc connotato anche da una pratica politica che io ritengo sbagliata ed erronea ( perche’ non e’ che se bruci i simboli del capitalismo quest’ultimo il giorno dopo non c’e’ piu’).
    Non concordo sulla ricostruzione successiva: Firenze fu ancora un successone questa volta anche privo di incidenti e problemi: questi ultimi sorsero con la svolta del PRC del congresso di Venezia 2005, il voler andare al governo con la presunzione di “rappresentare i movimenti” ha prodotto fratture e divaricazioni che si sono poi acuite quando e’ parso chiaro che la pretesa di condizionare il governo era una beata illusione ( anche se rispetto al Governo Berlusconi che e’ venuto dopo Prodi andrebbe un attimo rivalutato)
    Naturalmente bisogna anche tener conto che la spinta propulsiva del movimento si e’ affievolita anche per conto sujo, per mancanza di concretezza, per ingenuita’, e anche perche’ la repressione di Genova un risultato l’ha raggiunto:
    la sparizione di tutto quell’associazionismo cattolico che a Genova c’era…
    ciao

  15. dimenticavo…volevo chiederti naturalmente alla luce dei fatti se non era meglio a Ganova nel 2001 fare un’unico corteo il sabato senza quelli del Venerdi’ , che erano di difficile gestione e si prestavano a provocazioni ( anche per la retorica finto bellica delle tute bianche) …Cosa ne pensi?

  16. Una banale domanda a Genova c’erano Vendola, oggi in SEL, e Turigliatto, oggi in Sinistra Critica, non c’era invece Diliberto già allora nel PdCI. Oggi però Rifondazione è alleata con quest’ultimo e non con gli altri due cosa vuol dire questo?

  17. Gino quanti di quelli con cui Vendola ha costituito SEL erano a Genova?

  18. Livio il punto non è stare a fare l’elenco dei Cento, Francescato, Giordano, Migliore, Casarini, ecc perchè come vedi te gli faccio. Ho citato anche Turigliatto dall’altra parte.
    Il punto è capire quanti con cui state costruendo la federazione erano a Genova: Diliberto? Salvi? Patta?
    Comunque la mia era una domanda e non il tifo campanilistico di SEL contro la FED anche perché non sono né di SEL nè della Fed e nemmeno di Sinistra Critica ma un compagno che cerca di capire le cose.

  19. giovanni Says:

    Come promesso Ramon ,(anche se l’articolo su alberganti non sono riuscito a trovarlo)

    Credo che la tua sintesi sia precisa e chiarisca alcuni passaggi ancora oggi dimenticati. Ma ( anche se a Genova non c’ero )ricordo bene perchè oltre a un paio di fratelli c’erano amici e conoscenti e lungo fu il dibattito che precedette il G8 sui rischi e le provocazioni per non parlare poi del missile contro la nave o il ministro giapponese. Ma cerco di andare per ordine ( anche se il disordine è
    la forma migliore della chiarezza):
    nelle premesse e nello sviluppo di tutta la storia ,per arrivare infine alla questione sulla situazione italiana ,tu giustamente ricordi lo scatto di “qualità” del sistema di controllo e di dominio che definiamo neoliberismo. Io credo che con il 2001 ci sia stato un definitivo salto nel buio e credo (ne abbiamo già quasi discusso una volta ) che la mancanza di chiarezza nasca dalla sciocca convinzione che le bugie abbiano le gambe corte.Le bugie del 2001
    affondano le loro zampe nella lunga storia che dai primi del novecento in poi ha caratterizzato la conquista dei governi da parte dei gruppi di banchieri e di affaristi senza scrupoli.Dal federal act del 1913 in avanti la democrazia è stato lo strumento manipolatorio del dominio dei capitali finanziari.La crisi del 29 è stato il trionfo del dominio dei quattro banchieri USA che hanno rapinato in un sol colpo un paese intero e poi hanno avviato il finanziamento della seconda guerra mondiale ,giocando la loro partita ,come sempre,
    da tutte e due le parti del tavolo.E’ stato un grande errore e lo è ancora non fare niente per raccontare la verità sull’11settembre.
    Spiegare la verità di quella circostanza aiuta a declinare tutte le menzogne che sorreggono la storia dell’ultimo secolo. Spiegare che la cricca di banditi e criminali delle banche e delle case farmaceutiche sono capaci di ogni nefandezza è arduo e quasi inarrivabile per la grottesca brutalità della loro strategia.La gente ,l’umanità non arriva a credere che si possa essere così crudeli nonostante tutto quello che è successo a testimoniare che è invece possibile.Analogamente la storia di Genova è un nuovo piccolo tassello della capacità di gestire il sopruso con il consueto trucco di mostrare ,separato nel tempo e dalla memoria,parte di quello che è vero senza dare la possibilità di una visione di insieme.
    Ramon la gente pensa davvero che Obama sia BBUONO,che Pearl Harbur sia stato un proditorio attacco contro un paese inerme,che gli USA ci abbiano salvato dal nazismo e che il papa crede in Dio.
    La menzogna domina da tempo e ovunque e ammesso che abbia le gambe corte ha le braccia le mani e i piedi ovunque. O si inizia la storia dal principio o perchè dovrebbe essere chiaro quello che sta accadendo? Il nazismo vive nella democrazia più che nel terzo reich.In questa falsa e posticcia democrazia dei capitali che di democratico non ha nulla. Se questo non è chiaro ogni libertà sarà sempre usata per organizzare una nuova menzogna,fino al controllo
    totale.
    Un grande abbraccio
    giovanni

  20. caro pietro, la gestione dell’ordine pubblico di qualsiasi evento (internazionali o meno) spetta formalmente al ministero dell’interno e, conseguentemente, ai vertici che da esso dipendono, a cominciare dal capo della polizia, passando per prefetture e questure. carabinieri e guardia di finanza impiegati in ordine pubblico prendono ordini dalla catena di comando del ministero dell’interno e non dalla difesa e dalle finanze. è vero, ed io sono il primo a dirlo, che in occasione di eventi internazionali con capi di stato e di governo c’è un coordinamento fra servizi e polizie. in particolare questo vale per la presenza di alcuni capi di stato, a cominciare dagli usa, ma non solo. perché gli usa ottengono storicamente di partecipare con proprio personale non solo alla progettazione delle misure di sicurezza ma anche alla loro esecuzione. sebbene questo sia vergognoso sul piano della sovranità nazionale possiamo dire che rientra nella normalità della prassi reale durata per decenni. quel che sostengo io è che genova è stata un evento eccezionale. sostengo cioè che in sede di coordinamento si son prese decisioni che i governi di centrosinistra e di centrodestra hanno assunto acriticamente. e sostengo che nella fattispecie delle tecniche della repressione di piazza e del massacro della diaz il governo sia stato informato a cose fatte e non previamente, togliendogli quindi il potere di decisione e indirizzo che gli spetta. non ha alcuna importanza, al fine della tesi che sostengo, se il governo, informato, avesse poi avallato o cambiato quanto deciso nel coordinamento. che i carabineri siano vicini al msi è più o meno una leggenda metropolitana. la stessa che invocano quanti sostengono che siano stati i carabinieri ad agire per spingere le cose nella direzione che poi ha avuto la repressione. è la tesi secondo la quale fini in combutta con i carabinieri avrebbero ordito un complotto ai danni della polizia. è la tesi che sostengono molti che anche arrampicandosi sugli specchi vorrebbero deresponsabilizzare i vertici dell’ordine pubblico, a cominciare dal capo della polizia, o quantomeno dividere le responsabilità attribuendo quelle maggiori e sostanziali a fini e ai carabinieri. ma è una tesi che fa acqua da tutte le parti. sempre che si discuta di fatti e di cose serie e non di leggende e complotti. del resto basta pensare alla diaz per vedere dove stavano le vere responsabilità. una cosa è un reparto di carabinieri che “sbaglia strada e obiettivo” e carica una manifestazione autorizzata e un’altra è attaccare una sede politica con la scusa di perquisire alla ricerca di armi, portando le armi da trovare (come accertato dal processo penale), ed eseguendo un massacro di persone inermi. alla diaz c’era il gotha della polizia. e al ministro dell’interno che, pochissimi giorni dopo, relazionando alla camera dei deputati mente dicendo che il corteo del carlini era stato attaccato in quanto non autorizzato, è certamente l’apparato del viminale che gli scrive i dati tecnici della relazione ad indurlo a mentire. fu facile smentirlo. bastò esibire l’autorizzaione della questura firmata dal questore. va beh che siamo in italia, ma che un ministro relazionando su fatti che hanno prodotto la morte di un ragazzo di 25 anni sia informato in modo così distorto dal capo della polizia e dai vertici della polizia del suo ministero rimane un fatto gravissimo e indice di cosa sia effettivamente successo nelle relazioni fra polizia e governo.
    detto questo passiamo al resto.
    il black bloc non è un gruppo. è un arcipelago di micro organizzazioni e di gruppetti, ed anche di individui, che si caratterizza esattamente per le pratiche di distruzione di simboli ecc. io penso che siano assolutamente sbagliate ed anche controproducenti. penso anche che non essendo ispirate da nessun serio progetto politico siano passibili di strumentalizzazioni ed usi vari. del resto e genova la polizia li lasciò fare ciò che volevano per questo. altra cosa è prendere alcune foto di alcuni poliziotti vestiti più o meno come manifestanti estremisti e trarne la conclusione che il black bloc era composto da poliziotti e fascisti travestiti. o che quei pochi poliziotti potevano dirigere il black bloc. queste sono scemenze. sempre, da che mondo è mondo, la polizia usa personale in piazza non in divisa e travisato in modo da poter osservare ciò che succede anche nelle retrovie dei manifestanti.
    continua…

  21. quanto al tema del governo non sono d’accordo. 1) il prc non ha mai preteso di “rappresentare il movimento”. del resto all’interno del partito c’era una discussione accesa proprio sulla funzione della direzione e della rappresentanza che un partito dovrebbe esercitare nei confronti dei movimenti. ed era una minoranza a sostenere che il partito doveva dirigere e rappresentare elettoralmente. è vero invece che il prc ha fatto proprie molte delle elaborazioni del movimento mondiale e delle rivendicazioni di molti comitati e movimenti italiani. anche candidando persone che da quei movimenti venivano. fin qui eravamo nella pura normalità. 2) è l’azione del governo ed il giudizio relativo a dividere il movimento in italia. che il prc avesse ottenuto di scrivere nel programma di governo il ritiro delle truppe dall’iraq, la contrarietà assoluta alla legge trenta, allo scalone maroni, ai cpt, ecc ecc non può essere un capo d’accusa per le responsabilità della divisione del movimento. è il tradimento del programma da parte del governo che provoca la divisione. e la responsabilità del prc consiste nel non avere tratto le ovvie conseguenze ed aver virato, invece, in un ridicolo processo di unità dei quattro partiti di sinistra, sull’altare del quale si è sacrificato tutto
    accettando di continuare a stare nel governo. ma su questo tema ho già scritto moltissimo e non mi ripeto per l’ennesima volta.

    infine, non è vero che il movimento si è indebolito per la fuga delle associazioni cattoliche. queste ultime non hanno mai accettato l’idea che il g8 potesse essere un interlocutore al quale spedire richieste da questuanti. lo ha fatto la cgil, alcune associazioni interne all’arci. la lega ambiente. che per questo hanno aderito alla coalizione contro la povertà (sic) e disertato le proteste contro il g8 dell’aquila. è vero, invece, che le associazioni cattoliche, anche se non tutte, hanno temuto una spirale repressione violenza e per questo hanno disertato molte mobilitazioni di piazza.

    è tutto. forse e per il momento.

    un abbraccio

  22. ah c’è anche la seconda domanda di pietro.
    la contestazione della zona rossa fatta in modo diverso ma da tutti il venerdì era giustissima. serviva proprio anche a mettere al riparo la manifestazione del sabato dalle eventuali tensioni che fossero derivate dalla contestazione della illegittimità della zona rossa, della sospensione dei diritti costituzionali e della militarizzazione della città. se vogliamo discutere dei se e dei ma in astratto facciamolo. allora ti dico che se il genoa social forum non avesse contestato fisicamente la zona rossa lo avrebbero fatto certamente alcuni. interni ed esterni al genoa social forum. come è ovvio. e anche se non fosse successo nulla il venerdì sarebbe successo tutto il sabato. essendo stata la polizia a provocare tutti gli incidenti sia il venderdì sia il sabato.
    ciao

  23. caro gino, la domanda è mal posta. ammesso che non sia maliziosa. ed andrebbe rivolta a sinistra critica e a sel. non a noi che non abbiamo certo cambiato opinione sul movimento e su genova e che abbiamo scritto nel programma elettorale delle europee e nel manifesto e nel documento congressuale della federazione della sinistra cose inequivocabili. la politica non è fatta di personaggi e sigle e superficialità. è fatta di contenuti e di comportamenti. sfido chiunque a trovare nel prc di oggi una incoerenza sul movimento e sui genova. se la trovi tu dilla e vediamo.
    ciao

  24. caro giovanni, questa volta siamo in disaccordo. al di la di diverse cose che hai scritto e condivido. già altre volte ce lo siamo detti. ridurre tutto ad un potere complottardo sempre uguale a se stesso, per quanto sia suggestivo, non aiuta a capire ne la verità dei fatti ne ad interpretarli in modo serio e corretto. anzi, rischia di spuntare la critica puntuale dei fatti perché la ricomprende in un teorema astratto che in quanto tale va sposato o rifiutato. e che oscura le specificità che invece fanno la differenza.
    un abbraccio

  25. ah giovanni, l’articolo è stato pubblicato il 2 novembre del 2010. questo è il link.

    http://lettura-giornale.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=02/11/2010

    cliccalo e poi vai a pagina 10.
    ciao ciao

  26. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    posto che non intendo ridurre a meri complotti ,anche se posso capire che scritto come è scritto se ne possa concludere che il senso sia questo il tema è quello della menzogna istituzionalizzata a parametro di controllo del pensiero . Mi riesce difficile spiegare tutto in un post e questo è un tema che merita le gambe sotto il tavolo e un buon rhum . poi il fatto che siamo più o meno in accordo è secondario . Penso comunque di capire il senso ultimo di quanto affermi e in parte lo condivido ( nel senso che il mio impianto può apparire in parte una grillata) ma ho la sensazione che qualcosa ti sfugga. Grazie per il riferimento su Alberganti.
    un grande abbraccio e fammi sapere quando passi dalle mie parti
    una cena e una sana bevuta sono assicurate ovviamente a mie spese.( volendo ho anche un comodo posto letto )
    giovanni

  27. Non era maliziosa, anche se in una punta di malizia non ci troverei niente di male, forse malposta ma la stessa domanda potrei porla anche a Vendola quando cerca alleanza con l’UDC.
    Non ho dubbi che dentro Rifondazione sia rimasto lo spirito di Genova e di ciò me ne rallegro. Provo allora a riformulare la domanda: quanto Rifondazione con questo spirito ha “contaminato” il resto della Federazione? Non è un problema secondario è un nodo strategico.

  28. caro giovanni, mi sono atteso alla lettera di quanto avevi scritto. so bene che non vuoi dire che ci sono solo complotti. ma quando rispondo devo per forza attenermi a quanto viene scritto. conoscendoti potrei dare per scontate molte cose, ma qui non sarebbe giusto farlo.
    in ogni caso c’è una differenza evidente di approccio fra noi. e non c’è nulla di male. del resto facciamo nella vita cose molte diverse.
    ovviamente appena ci sarà l’occasione ne parleremo a voce con contorno di aperitivi e distillati vari.
    un abbraccio

  29. caro gino. io ho già risposto a questa tua domanda. leggiti il programma delle europee, il manifesto e il documento congressuale della federazione. che altro vuoi? che ci sia chi si cosparge il capo di cenere? che tutti abbiano esattamente lo stesso approccio e le stesse pratiche? se c’è una federazione è perché chi vi partecipa è diverso uno dall’altro. mica è così difficile da capire. quel che conta sono le posizioni comuni e la linea politica. punto.
    ciao

  30. giovanni Says:

    CaroRamon,
    ma certo che si ! Capisco benissimo e va bene così ,nessuno di noi per fortuna vive con la presunzione di valere più di un altro.
    Un grande abbraccio e a prestso spero.

  31. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    in merito alla discussione sui cosiddetti “complotti”, alcune considerazioni e una proposta.

    Quello di cui andiamo discutendo anche qui, in merito Genova, è la storia di un complotto, tecnicamente. Cioè è la storia di alcune organizzazioni (i governi delle nazioni più ricche, i capi delle banche centrali e private, i presidenti di grandi corporations etc) che creano luoghi di decisione non democratici, cioè non eletti, per stabilire, né più né meno, le sorti dell’intero pianeta. Il tutto con sempre meno trasparenza da Genova ad oggi, scegliendo luoghi lontani ed impervi e non pubblicando gli atti dei lavori. Il tutto mentre si dice ai cittadini che essi sono sovrani e decidono tutto con il loro voto.
    Esistono, senza possibile smentita, anche altre organizzazioni diciamo “informali”, che si riuniscono regolarmente e di cui non molto altro è dato sapere. Parlo ad esempio del gruppo Bilderberg e della commissione trilaterale.
    Si assume che questi poteri prendano decisioni vincolanti per i governi delle nazioni più importanti, che avallino o meno le guerre, il movimento dei tassi di interesse etc.
    La coscienza di ciò è condivisa da larga parte dell’opinione pubblica occidentale, che a più riprese si è anche mobilitata contro tali poteri, oltre che dal movimento no-global.
    Altro esempio, la famosa provetta di Colin Powell mostrata alle nazioni unite per giustificare la guerra in Iraq: fu subito scritto anche su giornali mainstream che si trattava di una panzana, cioè di un complotto, cosa che è stata confermata poco tempo dopo.

    Ciò che voglio dire è che in generale la categoria del “complotto” è comunemente accettata nelle analisi anche più superficiali. E che quasi sempre, se ci si tiene ad un livello più generico ( i poteri che governano non democraticamente, gli Usa che creano prove false per giustificare una guerra), ci azzeccano alla grande.
    Certo, la categoria è anche abusata e favorisce la tendenza a semplificare i processi e/o a colorarli di un’aura di suggestivo e immaginifico spesso fuorviante. Internet poi, con l’anonimato e la solitudine ad esso correlati, ha creato un vero e proprio genere fantasy, basti guardare i siti alla david icke che discettano di rettiliani, ufo e quant’altro.

    Esistono invece alcuni tabù, in cui i “complotti” passano per essere se va bene ridicoli, se va male i sintomi della follia di chi li sostiene, se va peggio motivi per persecuzioni e repressione. Mi riferisco ad eventi più circoscritti e che soprattutto abbiano avuto una forte copertura mediatica, che ha letteralmente convinto il grande pubblico della versione ufficiale dell’accaduto. Per questi casi, la categoria del complotto è descritta come completamente assurda e indice della povertà intellettuale se non morale di chi la sostiene.
    Per me che faccio studi storici, la cosa ha sempre puzzato: per le età antiche, la categoria del complotto dei potenti a danno dei propri sottoposti (sudditi, fedeli, schiavi, lavoratori etc) è largamente utilizzata per spiegare fenomeni molto molto complessi. La storia moderna è tutta un intrigo di corte, di politiche matrimoniali, di decisioni prese da pochissimi individui (re, papi, imperatori) a danno di grandi masse. Ci sono voluti 2 secoli di storiografia per introdurre elementi di storia sociale, di sociologia, di storia delle “lunghe durate” che spiegassero quegli avvenimenti con più profondità. E tuttavia la storia cosiddetta evenemenziale, degli avvenimenti, le guerre etc è ancora tutto sommato accettata, come uno dei fattori decisivi allo sviluppo storico.
    Per l’età contemporanea invece c’è una sorta di blocco culturale e scientifico, che impedisce l’utilizzo serio e non immaginifico della categoria del complotto dei potenti. Sui libri di storia sono scritte sciocchezze a iosa, fatti importanti sono accettati con la spiegazioni che di essi ha dato il potere che si affermò e in molti casi è ancora in sella. Esempi fatti anche da giovanni sono Pearl Harbour e l’omicidio Kennedy: nell’ultimo manuale di storia che è stato adottato dalla mia università al tempo dei crediti formativi, della laurea triennale e della ultra compressione della conoscenza, il caso Kennedy è riportato in 3 righe, in cui è scritto che il presidente Usa fu ucciso da un pazzo isolato.

    Se ci pensiamo invece, tanta parte della storia della sinistra nel secolo passato, sul piano culturale e politico, fu caratterizzata dalla scoperta e dalla dimostrazione di complotti. Faccio alcuni esempi: la strategia della tensione, il golpe in Cile, il legame della Dc con la mafia.

    Insomma, il potere genera menzogna e complotti per sua stessa natura. Certo il potere non si regge su grandi vecchi e solo su cospirazioni, ha delle basi oggettive, ma usa i complotti, cioè le operazioni coperte, per influenzare l’opinione pubblica, per creare nemici, per instillare climi di paura e di scontro razziale/di ci viltà/religioso. Il potere costruisce il proprio immaginario sulle menzogne del sistema mediatico ma anche su avvenimenti del tutto falsi o attribuiti ad altri.
    Nell’articolo qui sopra si sostiene, secondo me con piena ragione, che la repressione del movimento fu pianificata a tavolino anni prima e che la responsabilità fu addossata mediaticamente ai black bloc con l’idea, secondo me riuscita in definitiva in Italia, che ciò sarebbe ricaduto sulla parte più grossa e “pericolosa” (per loro) del movimento. Questo è tecnicamente un complotto e al di là degli infiltrati decisivi o meno è una operazione “false flag”, cioè compiuta da una parte in campo ed attribuita a terzi.

    La faccio finita: per questo io propongo (e lo farò pure nelle sedi competenti) che il partito si faccia promotore di un convegno pubblico in occasione del decennale dell’11 settembre 2001, che io considero il più importante politicamente di questi complotti per il mondo di oggi. Ed anche il più enorme, quello che metterebbe a rischio l’immaginario di un potere molto forte che è ancora oggi quello nord-americano.

    Ad uno sguardo anche superficiale dei fatti (tutto largamente disponibile in rete) si capisce che la versione ufficiale (i 19 arabi che dirottano da soli gli aerei aiutati da un dializzato da una caverna afgana) è palesemente falsa. Il movimento per la verità è ormai amplissimo in tutto il mondo, ed è solo rovinato da chi, oltre alla confutazione della versione ufficiale, cerca di dimostrare spesso fantasiose teorie alternative.
    Organizzare un convegno che discuta dei fatti con gli esperti che se ne sono occupati in questi 10 anni, senza indulgere in strane ipotesi, sarebbe molto potente politicamente.
    Credo che occorra superare questo tabù, che fa ritenere cose del genere controproducenti politicamente. Non è così: tante persone di sinistra, contrarie alle 2 guerre derivate dall’11 settembre, sono state convinte e lo sono tuttora, dell’esistenza di un pericolo terrorismo arabo generalizzato a livello mondiale, contro cui era giusto prendere provvedimenti di repressione (ancorché fossero sbagliate le guerre degli Usa). A noi toccherebbe credo di rovesciare questo paradigma.

  32. caro antonio, il militante nazionalista slavo che attentò alla vita dell’erede al trono austriaco a sarajevo nel 1914 era un agente austriaco? era un provocatore? era banalmente un militante nazionalista? se non ci fosse stato l’assassinio dell’arciduca non ci sarebbe stata la prima guerra mondiale? le brigate rosse erano manovrate dalla cia? dal mossad? o erano banalmente militanti che pensavano che la lotta armata era necessaria? se moro non fosse stato ucciso il pci sarebbe andato al governo? a chi giovò tutto ciò? lin piao morì davvero su un aereo mentre tentava di fuggire in unione sovietica? kennedy fu ucciso per ordine di fidel castro? potrei continuare più o meno all’infinito.
    i poteri esistono, come esistono i servizi di intelligenza, come esistono le operazioni di disinformazione, come esistono agenti sotto copertura, come esistono manovre e scontri nei circoli di potere, come esistono versioni ufficiali parzialmente censurate o addomesticate. e così via.
    ma non bisogna mai incorrere nell’errore di impostare la politica su tesi più o meno suggestive. anche perché una delle operazioni più frequenti di disinformazione è lasciar trapelare notizie parziali o false al fine di orientare la discussione pubblica su cose totalmente secondarie o fuorvianti.
    11 settembre? se l’attentato è stato fatto secondo la versione ufficiale (che tutti sanno essere per lo meno reticente e parziale) la guerra in afghanistan e in iraq era giustificata? no! e non dico qui i motivi. per contestare la guerra in afghanistan e iraq bisogna avventurarsi a contestare la paternità degli attentati? ma questo è un terreno scivoloso. anzi scivolosissimo. perché implicitamente la contestazione della guerra diventa una variabile dipendente dalla capacità di smascherare il complotto. e si discute in astratto del potere e non del potere concreto e delle motivazioni reali (interessi) che lo ispirano. le false prove sull’iraq furono immediatamente contestate dagli ispettori onu. non da qualche giornalista o politicante in cerca di pubblicità. gli usa dopo aver mentito non potevano portare loro del materiale per confermare la bugia? come mai non l’hanno fatto?
    non ho nulla in contrario che giornalisti e storici facciano investigazioni e ricerca su qualsiasi cosa. il loro lavoro si giudica da se. ma senza dimenticare che nella società contemporanea esistono fenomeni effimeri, leggende metropolitane, iperboli da tifosi, totalmente interne alla logica del mercato e di una visione superficiale della realtà.
    quindi sono contrarissimo che un partito politico promuova lavori che spettano a ricercatori e storici. o, peggio ancora, che fondi la propria politica su tesi più o meno suggestive. un partito si deve attenere all’essenziale. gli attentati dei fondamentalisti islamici sono una costante negli ultimi venti anni. tutti veri? tutti falsi? alcuni veri altri falsi? li hanno fatti anche il russia e in cina? questi sono veri? sono falsi? se sono veri sono giuste le repressioni in cecenia?
    le guerre che ci sono state hanno alla base interessi e scelte politiche. se sono state fatte usando come pretesti fatti reali o se si siano costruiti ad hoc i fatti da usare come pretesti è assolutamente secondario.
    come vedi è una pista infinita e senza sbocchi.
    io su genova ho parlato di fatti. esiste il coordinamento. è notoriamente dominato dagli usa. il personale italiano più importante ha fatto parte per anni delle strutture internazionali per la repressione della criminalità organizzata e del terrorismo. i governi passano e le strutture rimangono ed acquisiscono una notevole autonomia. il governo italiano di centrosinistra ha avallato le scelte prese nel coordinamento. e quello di centrodestra lo stesso. la difesa del capo della polizia l’hanno fatta in parlamento sia il centrodestra sia il centrosinistra.
    questi sono fatti.
    la teoria del complotto è invece dire che circa 500 black bloc erano infiltrati sulla base di alcune foto che ritraggono dei poliziotti vestiti da manifestanti. la teoria del complotto è invece vagheggiare di an che insieme ai carabinieri trascina tutti verso lo scontro e la repressione. sulla base del fatto che fini avrebbe visitato una centrale operativa. come se il vicepresidente del consiglio per decidere come si gestisce l’ordine pubblica debba andare in una centrale dove i centralinisti mandano la volante uno di qua e la volante due di la.
    spero di essermi spiegato.
    comunque grazie per il post
    un abbraccio

  33. giovanni Says:

    Caro Ramon ,
    dopo l’intervento di Antonio è bene precisare alcuni punti:

    In relazione all’undici settembre si parla solo di fatti accertati e di prove schiaccianti e certe. L’attacco alle torri è stato un deliberato
    attentato programmato dall’interno del governo o sottogoverno americano.Evitare di discutere di questo è certamente una scelta politica che io condanno perchè censoria e nei fatti subalterna alla strategia del controllo globale.IL fatto che sia un partito a doverlo affrontare è certamente una scelta di opportunità sulla quale non ho tutti gli strumenti per poter dare una valutazione pertinente mi limito ad osservare che denunciare una macchinazione di questo
    peso e di tale rilevanza ha certamente una logica se si vuole smascherare il criterio con cui viene gestita la cosiddetta informazione . Il dato certo è che non si parla di ipotesi di complotto ma di FATTI certi e documentati in modo molto circostanziato. Non è come discutere di alieni o di area nevada 51 o di come è nato il virus dell’aids o dei cerchi nel grano.
    Non è per riprendere una discussione oziosa ma per precisare o meglio circoscrivere la sostanza della discussione.
    un caro saluto.

  34. caro giovanni, ho letto diverse cose e più volte ascoltato persone che la pensano come te. io penso che le cose non stiano come dici tu. sarò subalterno ma se penso così non so che farci. già il fatto che se uno non considera certe “prove” essenziali e definitive o considera le reticenze dello stato quasi fisiologiche e non prova di complotto, viene considerato subalterno è la dimostrazione che la disinformazione ha fatto il suo lavoro e che bisogna dividersi fra fazioni che fanno dei loro teoremi il confine fra persone decenti e persone indecenti. la storia è piena di episodi oscuri e di teoremi indimostrati. come è piena di manovre ed operazioni di ogni genere da parte dei servizi. le torri sono state abbattute e su questa base gli usa hanno fatto un ulteriore passo avanti nell’utilizzo della guerra per i loro interessi. trovo interessante che si indaghi e si discuta su chi ha fatto cadere le torri. per capire se magari li hanno lasciati fare. o se hanno fatto una produzione in proprio. e il ventaglio di possibilità interne a questa ricerca è più o meno infinito. ma troverei totalmente stupido fondare su questo la contestazione della guerra. perché anche un bambino capisce che se le investigazioni non hanno un riscontro che sia possibile considerare indiscutibile, ne risulta che il giudizio sulla guerra dipende esattamente dai pretesti che l’hanno giustificata. e non dai veri motivi che l’hanno prodotta. e se chi si oppone alla guerra pensa a smascherare i pretesti e non ad analizzare gli interessi che le stanno dietro, non c’è dubbio che finisce per percorrere la pista che gli hanno preparato.
    comunque più volte ne abbiamo parlato. abbiamo opinione diverse. morta lì. non sarà certo questo blog a chiarire i misteri della storia.
    un abbraccio

  35. Antonio Perillo Says:

    Niente Ramon, credo che, come dici, su questo punto sia inutile continuare a discutere, soprattutto in questa sede, viste le posizioni molto diverse.
    Spero lo si faccia altrove, perché è proprio la conoscenza dei fatti, oltre alle ipotesi di complotto, ad essere del tutto assente, spesso fra gli stessi militanti di partito che dovrebbero avere qualche competenza in più. Con chiunque mi trovi a parlare, trovo sempre persone convinte che l’11 settembre siano caduti solo 2 grattacieli, al di là di cosa pensano su chi siano i colpevoli. Questo fatto da solo dovrebbe far riflettere al potere immenso del sistema mediatico, cui un partito come il nostro deve in ogni caso contrapporsi, credo.
    Grazie per le risposte in ogni caso.

  36. l’11 Settembre e’ un mistero solo per chi non vuole capire: e’ chiaro che un attentato del genere non si organizza senza coperture massiccie in alto loco.
    Solo il fatto che la fantomatica AL Queida ( scusate ma non so neanche come si scrive) non si sia poi neanche lontanamente avvicinata a un attentato di quelle dimensioni ( per fortuna)
    SIGNIFICA che l’11 Settembre 2001 e’ fortemente anomalo quando
    non addirittura orchestrato dalla C.I.A.
    Probabilmente si e’ trattato di un gruppo infiltrato sfuggito poi al controllo…d’altronde la storia e’ piena di casi simili vedi Il pope Gapon nella rivoluzione Russa…
    Anche se il caso piu’ simile mi sembra l’incendio del Reichstag 1933..
    Invece volevo sapere da Ramon, vendo a cose piu’ recenti, cosa ne pensa della cattura e uccisione di Bin Laden: per prima cosa se
    pensa se sia vera e poi se sia una mossa utile ai fini della politica statunitense nei paesi islamici..
    ciao

  37. caro antonio (e pietro), come vedi dal post di pietro la logica stringente secondo la quale “l’11 Settembre e’ un mistero solo per chi non vuole capire: e’ chiaro che un attentato del genere non si organizza senza coperture massicce in alto loco.” è la base per forzare giudizi su qualsiasi cosa. basta prendere una incongruenza nella versione ufficiale su qualsiasi evento (ti ho già fatto esempi in un precedente post) per trasformarla nella prova provata del complotto. del resto la teoria del complotto parte da un assunto dogmatico e poi la ricerca delle prove è al suo servizio. così le br erano manovrate dal mossad perché in un comunicato usarono la stella a sei punte invece che quella a cinque. per non parlare delle decine (decine!) di libri fondati sull’assunto che il rapimento di moro non poteva essere fatto senza “massicce coperture in alto loco”. lo stesso dicasi per l’attentato dell’ETA a Carrero Blanco. così le minacce di castro agli usa dopo aver subito un attentato alla sua vita unitamente alle “confessioni” di un rifugiato negli usa attribuiscono a cuba la paternità dell’assassinio di kennedy.
    nella storia succede che l’atto di un gruppo o anche di un individuo venga poi usato per altri fini. come è perfino logico che su fatti reali compiuti da chi ha certe intenzioni si innesti la strumentalizzazione di chi persegue disegni opposti. anche se le strumentalizzazioni magari non giustificano affatto il teorema che quei fatti siano una autoproduzione di chi tenta di strumentalizzarli con la teoria del complotto sono più che sufficienti per “spiegare” tutto.
    io ho rispetto per qualsiasi ricerca in sede giornalistica e storica sull’undici settembre. ho letto molto e parlato con molti e visto diversi materiali video. non ho dubbi che ci siano falle gigantesche nelle versioni ufficiali e semiufficiali. ma non mi sento proprio di dire che ci sia una “verità” assoluta da prendere per oro colato. una verità da usare come assunto per fissare una linea politica. perché questo è molto scivoloso. anche il potere dei mass media è relativo. le semplificazioni imperano e le “notizie suggestive” pure. c’è un circolo vizioso fra le semplificazioni (innocenti o maliziose poco importa) dei mass media e la “sete” dell’opinione pubblica che preferisce sentire quel che vuole sentirsi dire. e questo riguarda anche i militanti di sinistra. perché per tornare all’articolo mio non c’è dubbio che sia più suggestiva la tesi dei black bloc infiltrati e del complotto an-carabinieri che ciò che scrivo io.
    in spagna dopo l’attentato di atocha il pp avallò in campagna elettorale la tesi dell’eta. fu immediatamente smentito e perse le elezioni. non è mancato chi ha parlato di un complotto contro il pp. resta l’attentato perpetrato da fondamentalisti islamici. e su questo non c’è una letteratura che ne metta in questione la paternità.
    ripeto: io penso sia giusto indagare, scrivere libri, proporre tesi più o meno suggestive, produrre film e documentari. del resto queste cose trovano certo più spazio sui mass media di vere analisi sugli interessi che muovono le guerre. analisi complesse e a volte contraddittorie rispetto alle banali semplificazioni. potrei su questo scrivere decine di esempi.
    infine, io non credo che gli usa siano onnipotenti. se ci rifletti bene politicamente è molto meglio considerare i fatti storici in modo critico. senza credere alle versioni ufficiali come se fossero oro colato ma senza nemmeno credere all’onnipotenza dell’imperialismo usa. ed insito nel dire che politicamente è molto meglio contestare le guerre in afghanistan e in iraq dal punto di vista del diritto internazionale e dal punto di vista di una analisi sugli interessi che le hanno mosse. senza cadere nell’infinita discussione sulla “verità” circa gli attentati. per il banale motivo che se anche fossero esattamente come dice la versione ufficiale le guerre, il patriot act, e tutto il resto sono ingiustificabili.
    un abbraccio

  38. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,
    scrivi cose naturalmente molto sensate, ma che per me non colgono il punto centrale della questione. La “logica stringente” che tu individui nel post di Pietro non si riferisce alla discussione di merito e sulle implicazioni politiche sull’11 settembre o su altri eventi storici controversi. Si riferisce ad una deriva ben riconoscibile tra chi discute di questi argomenti senza altro interesse che la suggestione, il mistero, la solitudine e l’anonimato garantiti da internet. Seguendo questa deriva, qualsiasi evento pubblico è spiegabile con una vasta macchinazione. Esistono addirittura siti che collegano ogni episodio di cronaca nera a logge massoniche, razze rettiliane, alieni etc E sono siti molto frequentati, non sto citando dei casi limite.
    Secondo questo ragionamento, qualsiasi personaggio pubblico scelga di non occuparsi di questi argomenti o sostenga posizioni critiche ma equilibrate come la tua diventa un difensore dei reali interessi dietro le varie cospirazioni e come tale va trattato. Io sostengo che sia nato un vero e proprio genere letterario, in rete, di tipo fantasy, che si diverte a credere e propagandare che tutto quanto si dice sia anche reale.

    Tuttavia, nonostante questa deriva, le logge massoniche e i servizi segreti più o meno deviati esistono, e così le cospirazioni dei potenti. E la verità, come giustamente dici, non risiede quasi mai nella spiegazione più suggestiva, ma, e dovremmo saperlo bene, MAI E POI MAI nelle versioni ufficiali dei governi.

    Il punto è proprio questo: la versione ufficiale dell11 settembre non è la spiegazione più semplice ed evidente di un avvenimento, che necessiterebbe di ampie indagini e investigazioni per svelare che forse non è completamente veritiera. La versione ufficiale è una improbabilissima teoria del complotto a sua volta, che sostiene che 19 arabi senza esperienza, senza saper pilotare nemmeno velivoli ultraleggeri, senza mai comparire nei video ai varchi d’ingresso degli aeroporti etc etc (potrei continuare all’infinito) abbiano compiuto il più grande attentato terroristico della storia. Si tratta di qualcosa di assolutamente inconcepibile, che è diventato credibile perché a raccontarlo è stato il potere, politico e mediatico.

    I dati, le immagini ed i video che abbiamo sull’11 settembre non dimostrano in maniera inequivocabile NESSUNA teoria particolare, quella ufficiale come le altre. Sanciscono, però, in maniera inequivocabile la falsità della versione ufficiale. Per far capire gli altri che leggono, sul rapporto ufficiale sull’11 settembre, il crollo sulla sua pianta dell’edifico 7 del World trade center, avvenuto 7 ore dopo i crolli delle 2 torri più grandi, senza essere stato colpito da alcun aereo e danneggiato molto parzialmente, ebbene, di quel crollo, NON SI FA PAROLA.

    In qualche modo, quindi, quello che tu definisci un atteggiamento responsabile, che evita un terreno scivoloso, a me pare una auto-condanna ad una battaglia su una linea di difesa. Oggi parliamo dopo diversi anni dallo scoppio delle 2 guerre che seguirono l’11 settembre, il movimento pacifista ha condotto una mobilitazione (perduta, per quanto mi riguarda) contro la guerra, senza utilizzare gli argomenti del movimento per la verità sull’11 settembre. E’ stata una mobilitazione enorme, fondata su ottimi argomenti, inattaccabili. E tuttavia abbiamo perso. Io credo che tra i motivi della sconfitta vi sia il fatto che non è stato intaccato l’immaginario globale, l’impianto stesso del potere capitalistico vigente oggi. In qualche modo i milioni di attivisti hanno pensato che al governo di questa realtà vi fosse una cricca di potenti disposta ad attuare la guerra e a restringere le libertà, sfruttando un attentato terroristico, per ottenere i loro scopi. Ma hanno accettato la cornice, cioè l’idea che vi fosse un pericolo islamico cui bisognava in qualche modo far fronte, hanno accettato l’idea che vi fossero degli estremisti organizzati in una rete globale e potentissima che ordivano attentati contro lo stile di vita occidentale e le sue ricchezze. Insomma, mentre c’era un livello molto alto di mobilitazione contro le scelte politiche dei governi occidentali, vi era un elemento di fiducia verso il racconto, la narrazione dello scenario politico globale. Prova ne sono le manifestazioni di giubilo o comunque soddisfazione per l’uccisione di bin Laden, di cui non abbiamo nessun dettaglio credibile, né sulla cattura in sé né sul fatto che fosse l’organizzatore dell’11 settembre o il capo ancora al potere della rete terroristica.

    Noi abbiamo avuto buon gioco a criticare le guerre secondo il diritto internazionale, i diritti civili e politici, ma non abbiamo intaccato quel lato seducente del potere mediatico e politico.

    Sulla strage di Madrid non esiste una vasta letteratura di ipotesi alternative, ma una letteratura sui processi e sulle sentenze per i presunti responsabili, alcune anche del tribunale di Milano, che consegnano un quadro assolutamente poco chiaro sulle responsabilità. Non parliamo poi della strage di Londra, avvenuta in contemporanea con una esercitazione antiterrorismo della polizia inglese lo stesso giorno e orario dell’attentato “vero”.

    Sul caso Moro, non so come la pensi, ma anche qui credo non esistano solo 2 posizioni, e cioè o supercomplotto in cui le Br sono un fantoccio nelle mani del grande vecchio o azione delle Br in assoluta “buona fede” e autonomia. Credo che le decine di lavori storiografici, indagini giornalistiche, gli archivi consultabili anche online (l’archivio Flamigni ad esempio) dimostrino, magari solo pensando al covo di Moretti durante la prigionia e a come fu scoperto, che altri poteri furono implicati in quella storia.

    Insomma, credo che di sicuro un partito non possa “decidere” le verità storiche, ma proporre dibattiti e ragionamenti alternativi sì, eccome! Tecnica del potere da sempre è manipolare il passato per controllare il presente, dovremmo cercare di lottare sul terreno scelto da noi e non da altri.

  39. caro antonio, abbiamo una divergenza. che discutendo civilmente diventa sempre più chiara. io penso esattamente l’opposto di te su un punto. non credo affatto sia “difensivo” contestare la legittimità della guerra indipendentemente dai pretesti, veri o falsi che siano, che vengono usati per giustificarla. anzi, credo proprio che discutere dei pretesti oscuri esattamente gli interessi. lo dico anche perché quando si vuole far cambiare opinione a chi è raggiunto dalle mille manipolazioni giornalistiche è meglio mantenersi all’essenziale piuttosto che perdersi in infinite discussioni. perché sono proprio infinite. sul caso moro ho letto tutto. ma proprio tutto. chissà perché le spiegazioni più suggestive devono essere le più realistiche! anche per le br si parlò di agenti stranieri che avevano le capacità militari delle quali non potevano essere provvisti i militanti delle br. e se ne parla ancora. esattamente come il pce disse che l’attentato a carrero blanco era opera della cia giacché i militanti dell’eta non potevano avere le competenze necessarie. in entrambi i casi la storia ha chiarito che erano azioni alla portata delle organizzazioni. ho fatto apposta esempi di questo tipo per dimostrare che da tutte le parti si usano gli stessi argomenti. se penso che la lotta armata in italia negli anni 70 sia controproducente e sbagliata lo dico e magari la combatto politicamente. ma se comincio a dire che le br o l’eta sono “sedicenti” o “usati da qualcuno” ecc come fecero il pci e il pce appena il potere dimostra il contrario (o lo dicono con prove inconfutabili come fece l’eta nella famosa conferenza stampa in francia da cui fu tratto il film di pontecorvo) che cosa dico? che la lotta armata era sbagliata. o no? e allora stiamo al punto fin dall’inizio. per altro penso che l’attentato a carrero blanco sia stato buono anche politicamente. nel caso del pci l’idea di cercare prove che le br non fossero un fenomeno di sinistra fu una vera ossessione. altra cosa è sapere che quando succedono certe cose tutti ci giocano sopra la loro partita. ma come saprai le tecniche in questo campo sono raffinate ed infinite. ma se ti addentri a cercare di confutarle in sede politica finisci esattamente nella rete della disinformazione.
    comunque abbiamo una divergenza. mi pare pure circoscritta.
    un abbraccio

  40. Antonio Perillo Says:

    caro Ramon, altro che discussione civile, discutere (oddio soprattutto leggerti, perché non certo su tutto si può arguire data la differenza di esperienza e preparazione) è proprio formativo e stimolante 🙂
    Finita la sviolinata, concordo sul fatto che stiamo circoscrivendo la divergenza. Però mi permetto di insistere su un punto.

    Gli episodi controversi della storia, come dici, sono tanti, ma non sono tutti uguali. Non sono uguali anche se sono simili le modalità con cui gruppi di potere, stati, parti politiche hanno tentato di sfruttare/condizionare/sabotare le conseguenze politiche degli stessi.
    Io penso che sia necessario uscire dalla diatriba complottisti sì/complottisti no e analizzare gli elementi a disposizione, per decidere se è più o meno il caso di condurre una battaglia di conoscenza e/o una battaglia politica sull’argomento.

    Su Moro ad esempio, non ho letto tutto ma qualcosa sì: analizzando i fatti non si può assolutamente dire che le Br fossero “sedicenti”, cioè finte, una marionetta. Lo fece il Pci per interessi politici precisi, cioè per isolare qualsiasi cosa esistesse alla sua sinistra. La lotta armata era un’opzione ritenuta credibile da centinaia di migliaia di persone, praticata da molti gruppi, teorizzata etc.
    Detto ciò, il rapimento Moro presenta non pochi elementi molto poco chiari. Sull’agguato iniziale, non sono solo le capacità militari ad essere in discussione, ma il numero degli attentatori presenti (tra l’altro c’era un generale dei servizi presente in qualità di “passante”). Il covo di Moretti durante la prigionia in via Gradoli era sito in un condominio pieno di appartamenti usati dai servizi e fu fatto scoprire di proposito inscenando una perdita d’acqua. Più in generale sarebbe miope non fare una differenza fra le Br Curcio e Franceschini e quelle di Moretti (cioè le Br delle rapine e dei rapimenti e quelle degli omicidi in serie).
    Insomma per me c’è materiale per dire che altri poteri interferirono con la strategia e le azioni delle Br. Azzardando un paragone, dico interferire come pare abbiano interferito settori dello stato nelle stragi con le bombe della mafia nel 92-93 e forse per Borsellino: sostenerlo non vuol dire che la mafia non esiste.

    Detto ciò, non credo affatto che sul caso Moro/Br ci siano stati i presupposti per una battaglia volta a smascherare una cospirazione per un qualche fine politico, la gente lo sapeva bene spesso per esperienza che le Br erano vere. (Sul caso Carrero Blanco non mi esprimo, sapendone molto poco).

    Per l’11 settembre invece, anche se non soprattutto per la messe di elementi disponibili grazie alla rete (filmati, fotografie, interviste, documenti…a cercare c’è TUTTO), ci sono gli elementi per condurre una battaglia anche politica con buone possibilità di successo su vastissima scala. Esempio opposto, l’episodio del golfo del Tonchino, usato come pretesto per l’inizio della guerra in Vietnam: allora non era assolutamente possibile dimostrare su larga scala che fosse un complotto americano. E’ venuto fuori solo recentemente, la guerra in Vietnam andava contestata per tutti gli altri validi motivi.

    Con l’11 settembre c’è la pura INVENZIONE della rete al-qaeda, che di fatto non esiste. Il nome le è stato attribuito dagli americani, essendo la traduzione di “database”, un elenco di guerriglieri mussulmani, che peraltro erano stati usati, lo stesso bin Laden lo fu, dalla stessa Cia in funzione anti sovietica dagli anni ’70.
    Grazie all’11 settembre, ogni presunto attentato di matrice islamica dovunque nel mondo viene attribuito alla rete senza bisogno di rivendicazione, prova alcuna e soprattutto senza alcun dubbio sollevato dai media. Prima che venisse fuori il neonazi, i giornali di tutto il mondo erano usciti con la storia dell’attentato jihadista in Norvegia. Non sarebbe stato possibile se si fosse contestata la natura dell’11 settembre.
    La dinamica dell’attentato poi fa acqua da tutte le parti e basta vedere uno qualsiasi dei documentari per rimanerne sbigottiti (dico solo le cose più eclatanti e che si vedono perfettamente: l’edificio 7 che cade da solo 7 ore dopo le torri, l’aereo “abbattuto dai passeggeri” in Pennsylvanya che nella buca mostrata semplicemente non c’è, il buchetto nel pentagono quando la facciata doveva ancora crollare, ma si potrebbe continuare per giorni).

    Onestamente non so trovare un esempio tanto eclatante nella storia, forse solo il caso Kennedy, che col filmato Zapruder mostrava Kennedy sospinto all’indietro da un proiettile che doveva provenire dalle sue spalle…

    Significativamente, ritengo che la tua idea della cabina di comando internazionale a Genova , che condivido, sia utilissima in chiave di analisi ma poco utilizzabile politicamente, dato che i messaggi diversi sono già passati e sedimentati. Lo stesso Giuliano Giuliani, non uno qualsiasi, con cui ho avuto modo di parlare sabato a Genova, mi diceva che secondo lui l’ipotesi internazionale, chiamiamola così, è una cavolata che serve solo a minimizzare la responsabilità di governo in carica e polizia.

    Insomma penso sia mancato innanzitutto un po’ di coraggio politico, motivato anche dallo strapotere dei media. In secondo luogo anche l’aver introiettato l’idea che il complottismo è una categoria monolitica, che vede tutto uguale e si rende vulnerabile ad attacchi politici di ogni genere. Ma appunto, “complottista” è una parolina inventata dal potere, un po’ come quando ci si chiama sinistra “radicale” per intendere “estremista e poco ragionevole”.

  41. giovanni Says:

    Caro Ramon,

    rispetto la tua volontà di chiudere il tema …però devo rilevare due
    aspetti di squisita metodologia.La subalternità è una valutazione politica non personale e non definisce fazioni ma evidenzia opinioni.
    All’indomani di piazza fontana fu determinante dire subito che la strage era di stato.Prima ancora nel33 l’incendio del reichstag ebbe un significato analogo.Dico solo che l’11 è strage di stato.Non vedo perchè questo debba togliere significato alla critica profonda sui criteri che alimentano la guerra. Caso mai è vero il contrario .Sull’oggetto nello specifico mi taccio ma ricordo che la contemporaneità della notizia ha oggi un rilievo diverso che nel passato e essere tempestivi evita la gestione del “complottismo”
    in maniera strumentale. Io non sono un complottista o per lo meno se lo sono adesso lo ero anche quando il giorno dopo piazza fontana urlavo l’innocenza di Valpreda.Tra l’impatto degli aerei sulle torri e la mia valutazione di strage di stato sono passati due minuti scarsi! tutto qui.
    Un grande abbraccio

  42. caro giovanni, dovresti ricordare che al funerale di pinelli non andò nessuno dei gruppi della sinistra extraparlamentare, tanto meno il pci. c’erano solo bandiere anarchiche. io andai di mia iniziativa e ogni volta che sento la canzone quando dice “una bara e tremila compagni” mi rivedo 14enne in viale monte rosa. ci vollero diverse settimane prima che si cominciasse a dire che la strage era di stato. e poi giuseppe pinelli era conosciutissimo a milano. quanto all’incendio del parlamento tedesco nel 33 furono accusati i comunisti e i comunisti smentirono e quindi accusarono i nazisti. e fu fatto in un processo in tribunale.
    quindi questi due esempi non reggono per sostenere la tua tesi.
    stiamo parlando di qualcosa di molto diverso.
    una rete di terroristi fondamentalisti islamici esiste. non c’è palestinese o comunista mediorientale che lo neghi o che dica che sono solo agenti mascherati. molti attentati suicidi sono stati fatti nel mondo. contro regimi laici in oriente e medioriente. ed anche contro obiettivi statunitensi. anche questo nessuno lo nega. ed anzi molti esponenti progressisti (di quelli veri ed antimperialisti) li considerano loro nemici giurati. l’11 settembre lo hanno fatto loro? li hanno lasciati fare? se l’è fatto la cia? glielo hanno fatto e nascondono le falle che lo hanno permesso? le falle sono state create ad arte da una parte contro l’altra internamente agli usa?
    tutte domande legittime. interessanti. l’unica che non trovo nemmeno passabile è quella che prevede un complotto con migliaia di persone coinvolte per uccidere molti cittadini inermi. ma la fantasia è infinita. e del resto circola anche la minchiata (sentita con le mie orecchie in diverse assemblee contro la guerra in questi dieci anni) secondo la quale gli ebrei quel giorno non sarebbero andati a lavorare nelle torri. l’antisemitismo e la madre dei cretini non muoiono mai!
    come ti ho detto ho letto molto e ho l’opinione che non ci sia alcuna prova certa di nulla. certamente la discussione la ricerca e i libri, oltre alle comparsate televisive di giulietto chiesa ed altri continueranno. vedremo.
    ma si può avere questa opinione senza fare la figura dell’ingenuo? del subalterno?
    non so più come dirlo.
    se dicessi che siccome c’è stato l’undici settembre è giustificata la guerra e la politica estera usa capirei di meritare l’accusa di cretino e subalterno. ma non è così.
    a quanti credono alla versione ufficiale sia per principio sia perché influenzati dai mass media e conseguentemente credono nella giustezza della guerra in afghanistan ecc è bene che le falle della versione ufficiale e magari le ipotesi alternative siano conosciute attraverso libri internet e quant’altro. ma è anche bene ed indispensabile che ci sia in sede politica chi spiega e dice con la massima chiarezza che la guerra è ingiustificata comunque e che la politica estera usa è contro il diritto internazionale, indipendentemente dai pretesti addotti.
    possibile che sia così difficile distinguere i diversi ruoli dell’informazione e della politica. della ricerca dall’azione politica?
    tutta la sinistra liberista crede alle versioni ufficiali. e su questa base appoggia la guerra. credi davvero che le ipotesi alternative e una discussione in sede politica sulle stesse possa metterli in difficoltà? non vedi che è la guerra in se e una critica seria degli interessi che muovono la politica estera usa ad essere l’unica cosa che mette in crisi le loro posizioni?
    io di questo parlo quando dico che cercare di confutare le posizioni usa a partire dalla teoria del complotto è un autogol.
    tutto qui
    un abbraccio
    ramon

  43. giovanni Says:

    Caro Ramon,

    usciamo da un equivoco dialogico : io non sostengo ne ho mai sostenuto ne sosterrò mai che la guerra si possa giustificare in base a questo o quell’attentato. Anche se avessero raso al suolo 100 grattacieli non giustificherei la guerra . Sul fatto che opporsi alla guerra ed alle logiche che la guidano e la armano e la alimentano attraverso la discussione sull’11 settembre o similari possa ( e di fatto lo sia)essere un autogol concordo pienamente!
    Non c’è dubbio inoltre che solo una discussione seria ed una critica a tutto campo , puntuale .e politicamente salda sia la strada per mettere in difficoltà le posizioni dei guerrafondai.
    Su questi punti condivido pienamente la tua posizione e non riesco a leggere la incompatibilità tra dire questo e affermare al contempo che quell’attentato ha una natura ed una finalità che muta in modo netto una fase precisa della politica estera americana.
    Non voglio entrare nel merito delle cazzate che gli ebrei erano in spiaggia o non so dove . che l’antisemitismo sia poi uno stemma della scemenza è luminoso ( peraltro se ti ricordi io sono ebreo)
    e spesso anche gli ebrei sono antisemiti anche se non lo sanno.
    Sul fatto che i miei due esempi non reggano ho qualche dubbio per il senso ultimo con cui li ho espressi .Probabilmente nella cronologia hai ragione tu non sarà stato il giorno dopo ma il senso non cambia nella sostanza. Comunque a me sembra che pur nella differenza non ci sia questa grande dicotomia di posizioni e non lo dico perchè ci tengo ad unire le posizioni ma per la chiarezza del tema sul quale ci si scambiano le opinioni. Volevo aggiungere altre due cose ma mi si chiudono gli occhi ed ho avuto un periodo decisamente pesante per cui mi riprometto di dare seguito a questo post nei prossimi giorni per completezza e decoro. Grazie comunque per gli scambi che assicuri e non disperare capisco bene anche se a te può no apparire.
    Un abbraccio

  44. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    vorrei evitare di trascinare questa discussione in una palude. per cui faccio solo un paio di precisazioni.

    Non si mette in dubbio che esistano gruppi islamici radicali, armati, che utilizzano pratiche terroristiche. E neanche che possano esistere reti presenti in più stati arabi e magari asiatici o finanche europei.
    Ma non è quello il problema. Io parlo di “invenzione” riguardo la presunta rete “al-qaeda”. Il problema è che l’opinione pubblica occidentale e anche quella di sinistra si sono convinte che esista una rete globale, con gerarchie rigidissime, una leadership di ferro e inafferrabile, capace di colpire in qualsiasi parte del pianeta e di inglobare tutti i gruppi islamisti sotto la sua ala. Nei primi anni dopo l’11 settembre si era praticamente sicuri che ci sarebbe toccato un attentato alla metropolitana di Roma o Milano etc
    Quindi la lotta giusta e legittima contro le guerre americane si è svolta su questo terreno di gioco falsato, a mio modo di vedere, e per noi sfavorevole.

    In secondo luogo, smascherare le reali responsabilità dietro l’11 settembre non sarebbe e non servirebbe ora certamente soltanto a combattere la politica estera americana. Ma costituirebbe una enorme occasione per svelare la natura del potere nel mondo di oggi. La dico in maniera poco raffinata, ma vedo questo enorme problema. Dopo gli anni bui di Bush gli americani e l’opinione pubblica mondiale hanno visto in Obama, insomma in una presidenza degli stati uniti, una speranza di cambiamento reale. Cioè hanno riposto nuovamente una fiducia nel potere, senza che nulla di essenziale fosse mutato.
    Mi pare che la nostra divergenza consista nel considerare un’occasione un lavoro di indagine e divulgazione su una cosa come l’11 settembre. Per me l’occasione è enorme, per te è un terreno scivoloso. E capisco pure la posizione, considerando le boiate complottiste che girano su qualsiasi cosa. Però ti consiglio di approfondire: la sciocchezza degli ebrei rimasti a casa e di quelli che esultano al crollo delle torri è fuoriuscita dal dibattito vero sull11 settembre da diversi anni, nonostante qualcuno la ripeta ancora.
    Ma esistono pure interi siti che sostengono la teoria secondo cui gli aerei fossero soltanto ologrammi, per dire che c’è davvero di tutto.
    Ma tutto ciò è sempre frutto dell’equivoco iniziale, per cui oltre a contestare la versione ufficiale e pretendere una nuova inchiesta indipendente e qualificata, su internet si tende a farsi un po’ di pubblico con teorie affascinanti ma indimostrabili.

    Ultima cosa: per organizzare un autoattentato di quelle dimensioni non sono certo necessarie “migliaia” di persone che devono mantenere il segreto. Ne bastano anche meno di quelle che, nei posti giusti, erano in Italia iscritte alla P2.

  45. ho letto una intervista di del segretario Ferrero in cui si dava per scontata un’adesione del PRC a un’eventuale governo PD IDV SEL.
    Mi auguro che sia una mossa tattica per stoppare un’ipotesi di governo ancora piu’ centrista ( cioe’ quella con lUDC)
    Ritengo pero’ alquanto azzardato fare una dichiarazione del genere prima del congresso unico luogo deputato a decidere la linea politica generale
    Il panorama politico in Italia si sta sempre piu’ configurando ( in modo preoccupante) in analogia con il 1977/78 come ammucchiata per la salvezza nazionale, solidarieta’ nazionale, bene comune, e chi vuol trovare altri sinonimi e’ benvenuto.
    Un comunicato congiunto sindacati-confindustria al di la’ che ci faccia piacere la caduta di Berlusconi dimostra che ormai l’illusione che esista un sindacato portatore e rappresentante dei bisogni e dei diritti dei lavoratori e’ appunto una pia illusione e comunque comunicati di questo genere sono tipici di regimi autoritari (es Mussolini e le corporazioni o Peron in argentina)
    Se partecipassimo a un governo anche di centro-sinistra ( a parte il momento poco felice per le disavventure giudiziarie di esponenti PD area ex PCI) pregiudicheremmo e lasceremmo soli i pochi che si battono contro un’insensata idea di sviluppo: i gruppi NO TAV, nonche’ quelli chi si battono contro la tangenziale est esterna qui vicino a MIlano, i campani che si battono contro le discariche prive di garanzie ambientali, ecc ecc
    Secondo me Rifondazione e’ davanti a un bivio: o con i movimenti e la gente che ancora lotta o con la politica, i palazzi e i poteri forti ..che ne pensi?

  46. caro antonio, mi pare che ci siamo ripetuti anche troppo. secondo te sarebbe necessario concentrare ogni sforzo per accertare, divulgandola, la verità circa l’esistenza o meno, nelle forme che tu hai descritto, di al queda. a me nel corso degli anni è capitato molte volte di dire in tv (per non parlare dei dibattiti pubblici normali) che bin laden fu addestrato e finanziato dalla cia ai tempi della guerra dell’urss in afghanistan. che la guerra nel kosovo fu organizzata a tavolino anche trasformando l’uck in uno dei centri di azione dei fondamentalisti islamici esattamente nel momento in cui gli usa toglievano l’uck dalla lista delle organizzazioni terroristiche. che talebani e la stessa al queda non erano una organizzazione verticale bensì un fenomeno complesso e che quindi era del tutto ingiustificabile la guerra in afghanistan, ammesso e non concesso che l’obiettivo fosse davvero il terrorismo e non quello geopolitico ed economico dettato dagli interessi di diversi paesi ricchi e del capitalismo globale. queste cose sono state dette e scritte su liberazione ed anche sul manifesto mille volte. inoltre è accaduto che siano comparse sui maggiori quotidiani e diverse volte in tv, più volte.
    finché parliamo di questo ti rispondo che l’abbiamo detto e lo diciamo e lo diremo.
    se invece vuoi dire che dobbiamo concentrarci su questo ti rispondo per l’ennesima ed ultima volta che per criticare la guerra bisogna farlo parlando degli interessi che la muovono e delle politiche che la sostengono e giustificano. e NON dei pretesti. per i motivi che ho già detto mille volte.
    abbiamo su questo un divergenza. ok, l’abbiamo. facciamocene una ragione.
    se permetti l’autoattentato non è nemmeno lontanamente paragonabile ad una loggia segreta o ad altre attività simili. per fare quel tipo di autoattentato ci vogliono centinaia di persone e l’implicazione di strutture che ne comprendono migliaia. e non per costituire un centro di potere occulto, bensì per fare un attentato.
    del resto non si capisce perché gli usa avrebbero, per costruire un pretesto, dovuto fare una cosa così complessa e complicata. bastava una bella bomba o dieci bombe.
    ma piantiamola qui perché il punto delle divergenza l’abbiamo sviscerato ormai anche troppo.
    un abbraccio e comunque grazie perché comunque la discussione con te e giovanni è civile ed anche interessante.

  47. caro pietro, hai capito male. leggiti i documenti discussi e votati sia nel prc che nella federazione della sinistra. quella è la linea politica. che in una intervista o in un dibattito si accentui un tono o un altro, magari per evitare di farsi infilzare e portare su un terreno sfavorevole, è una cosa normale. anche a me è capitato di dire faremo la alleanza contro la destra, e sfideremo tutti sui contenuti (citandone alcuni). non è detto che siccome sai e prevedi che il pd i nostri contenuti non potrà accettarli mai tu lo debba ripetere come un pappagallo ad ogni piè sospinto. se poi ci sono militanti che pensano che i dirigenti debbano parlare per loro e per rassicurarli ogni santo giorno che passa sulla terra invece che parlare al popolo e anche a chi partecipa alle lotte e cercano nelle pieghe di una intervista o di una frase in internet la prova del tradimento non so che farci. secondo me sono subalterni alla politica spettacolo, anche se credono di essere mooooolto di sinistra.
    ciao

  48. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    mi mancavano un paio di cose ed eccomi qua.Intorno al tema sollevato volevo ricordare che da quella fatidica data mi risukta si sia impennata la spesa per le procedure di nuove imponenti apparati di sicurezza che nei fatti hanno sostituito quelli precedenti senza bisogno di metterli in discussione. Se non ricordo male un paio di giornalisti investigativi americani hanno condotto una indagine approfondita e ben documentata,ricordo si averla letta da qualche parte ( l’indagine) ed in questo momento non ricordo bene dove (forse sull’internazionale) ,comunque la sintesi era chiara a partire dalle torri il sistema di controllo era cresciuto con enormi investimenti e senza un vero apparente controllo. Io penso che questo debba fare riflettere Voglio dire che eventi di questo tipo
    sono in grado di giustificare interventi sulla sicurezza interna finalizzati a scopi ben diversi dalla security interna.
    Ecco ,penso che l’attenzione agli USA si spesso gestita da chi non vuole che emergano i fatti veri di una economia di guerra che pùò
    generare vantaggi multipli da fatti di grande rilevanza e di grande impatto emotivo.
    un grande abbraccio !

  49. ok giovanni. è una tesi interessante in sede di ricerca. ma è un teorema che non dimostra nulla. se gli attentati li avesse fatti il massaggiatore della juve per vendicarsi di una ex fidanzata questo spiegherebbe e giustificherebbe le modificazioni e le spese relative alle agenzie di sicurezza lo stesso. vorrebbe solo dire che hanno colto l’occasione per fare quello che in un regime di normalità sarebbe stato molto più difficile realizzare. anche qui invece di imbastire teoremi è meglio dire chiaramente che agenzie fuori controllo non devono esserci mai e per nessun motivo. e punto. quindi è una tesi inutilizzabile politicamente. a meno di non trasformare la politica nel regno dei teoremi di tutti i tipi.
    un abbraccio grande.

  50. Patrizia Says:

    Ho letto e riletto, ma un paio di cose non mi sono chiare.
    Secondo quanto scrivi, la repressione della piazza ed il massacro alla Diaz dovrebbero essere state organizzate e realizzate dal Ministero degli interni in cooperazione con gli Usa e i paesi del G8, peró poi dici ” al ministro dell’interno che, pochissimi giorni dopo, relazionando alla camera dei deputati mente dicendo che il corteo del carlini era stato attaccato in quanto non autorizzato, è certamente l’apparato del viminale che gli scrive i dati tecnici della relazione ad indurlo a mentire.”
    Non capisco. I vertici della polizia e i servizi possono agire senza l’avallo del Ministro?
    E cosa sarebbero i gruppetti dei black bloc? Avranno dei nomi, dei centri di organizzazione, un’impostazione politica, o improvvisano senza scopo?

    A proposito, invece, dell’attentato alle torri, vorrei porre alcune obiezioni.
    Per me, che vivo in un paese costruito sulla sabbia, non é affatto sorprendente che sia crollata anche la vicina chiesa o una terza torre: qui succede sovente che, dopo l’abbattimento di un edificio di una certa dimensione, come una vecchia chiesa o una scuola, sia necessario sgombrare e demolire anche gli edifici che lo attorniano, a causa dei danni subiti per lo smottamento del terreno. L’ultima costruzione ipermoderna nella mia cittá, un super municipio progettato da un famoso architetto americano, ha provocato problemi del tutto inaspettati ed ancora non completamente risolti, dopo piú di cinque anni.
    Manhattan é un’isoletta alla foce di un fiume.
    Qualcuno, poi, ha nominato l’indagine di alcuni giornalisti. Vorrei ricordare che gli americani di oggi non sono gli stessi degli anni 40, 50 o 60. Per quanto il sistema politico degli Usa sia deprecabile, la societá civile delle grandi cittá, borghese sinché si vuole, é molto attiva nel proteggere i propri interessi e le investigazioni delle organizzazioni dei parenti delle vittime e dei loro avvocati non sono bazzecole.
    Che ci siano dei dubbi su quanto successo mi pare normale, ma sarei tentata di vederla piú come un tentativo di nascondere le responsabilitá di servizi interni incapaci, o mal guidati o in qualche modo intrallazzati, che é comunque cosa ben diversa da un complotto di stato.
    Non scherziamo, Nixon si é dovuto dimettere per molto meno, una storia del genere farebbe saltare per aria mezzo paese ed equivarrebbe alla totale delegittimazione politica internazionale degli Usa. Il gioco non varrebbe la candela, tanto piú che di scusanti per attaccare l’Afganistan se ne sarebbero potute trovare a volontá, come si sono trovate per l’Iraq.

    E’ solo una mia opinione, non voglio scatenare polemiche.

    Ciao e buone vacanze a tutti.

  51. ciao patrizia. è esattamente così. da almeno due decenni sono sorti coordinamenti e agenzie internazionali nelle quali hanno fatto carriera e si sono formati diversi uomini che poi hanno assunto incarichi nazionali importantissimi. il “giro” produce un certo grado di appartenenza con correlate relazioni stabili e solidali. in particolare i servizi e i vertici della polizia che hanno partecipato al coordinamento che presiedeva alla sicurezza del g8 di genova, sebbene abbiano agito su “delega” dei due governi italiani di centrosinistra e centrodestra, hanno fatto certamente valere quanto “concordato” con gli altri come una decisione pressoché indiscutibile. le scelte “tecniche” sono in realtà scelte politiche se ai vertici politici si prospettano scenari previsti di un certo tipo. e, come ho scritto nell’articolo, avendo alcuni di noi, ed io in particolare, tenuto contatti con i vertici politici durante tutto il tempo di genova, posso testimoniare, come ho detto in parlamento e anche nei processi in qualità di testimone, che non erano informati preventivamente di ciò che si andava facendo. e quando lo erano a cose fatte lo erano sulla base di false o distorte informazioni. come nel caso delle cariche al corteo del carlini (al ministro venne detto e lui lo ripetè in parlamento che erano giustificate visto che il corteo non era autorizzato) o della diaz (sempre al ministro venne detto, dopo che noi lo informammo mentre ancora si svolgeva il massacro, che era in corso una perquisizione giustificata dalla ricerca di armi). il fatto che ministro e governo abbiano poi avallato e coperto ed anche rivendicato tutto può salvare la forma ma non la sostanza.
    so bene che si tratta di qualcosa di molto più grave delle cazzate secondo le quali tutte le colpe sarebbero del governo berlusconi. del resto a difendere l’operato del capo della polizia fu soprattutto il centrosinistra. ma è inutile ripetermi.
    nella “lotta contro la criminalità organizzata e contro il terrorismo” si sono formate strutture internazionali dotate di superpoteri. ed essendo strutture interstatali i governi nazionali a meno di rompere relazioni con altri stati ed essere accusati di non voler fare veramente la lotta contro criminalità e terrorismo, avallano sempre ogni cosa senza battere ciglio.
    pochi sanno che, per esempio, europol è una struttura formata da personale designato dai singoli stati ma che risponde solo al direttore di europol. il quale è l’unico a poter decidere se eventuali reati commessi dagli agenti di europol siano coperti o meno dalla totale immunità riservata ai diplomatici. non essendoci un ministero degli interni europeo né tanto meno un codice penale europeo e un potere giurisdizionale superiore ad europol non rispondono a nessuno. quando si votò il trattato istitutivo di europol e quando venne rivotato per codificare i successivi emendamenti al trattato (per immettere nuove fattispecie di reati sui quali può investigare ed agire europol) fu solo il gruppo di rifondazione ad opporsi (in particolare pisapia nella comm giustizia ed io nella comm esteri che erano le commissioni competenti) con l’aiuto di pochi altri deputati (per esempio l’allora responsabile esteri di forza italia). ovviamente sono tutte cose reperibili sui verbali della camera sia in commissione sia in aula.
    insomma, se per esempio europol avviasse una schedatura di massa in europa (cosa proibita dalla legge olandese, visto che la sede centrale di europol è in olanda, e dalla legge dei paesi che hanno indicato i funzionari) si potrebbe denunciare presso una magistratura questo fatto. ma nessuno potrebbe perseguire il reato se il direttore di europol dichiarasse che quella attività appartiene ad europol, facendo così valere la copertura della totale immunità per i funzionari di europol. non è un esempio fatto a caso.
    va beh credo di essermi spiegato.
    quanto all’11 settembre come avrai capito la penso più o meno come te. ma come vedi discutere su questo può dar luogo a infinite polemiche senza alcun costrutto, giacché è impossibile dire una parola definitiva.
    un abbraccio

  52. Patrizia Says:

    Sissí, ti sei spiegato ed é cosa da far paura. Mi domando come finirebbe oggi una rivoluzione (in occidente) e sono tentata di credere che non sia semplicemente possibile, con l’enormitá delle organizzazioni internazionali in grado di intervenire a piacere e l’armamento spaventoso che controllano. L’unica possibilitá che vedo per rovesciare il sistema, posto che non crolli su se stesso provocando un cataclisma mondiale, é un prolungato sciopero generale altrettanto internazionale. Ma come mettere insieme tante teste?
    Sono sempre piú scoraggiata.
    Ciao

  53. Antonio Perillo Says:

    ero deciso ad abbandonare la discussione 11 settembre come sembravamo convenire. Però poi alcune cose proprio fanno venire il prurito sulle dita. Perché dici “senza alcun costrutto”? Per me è inspiegabile, a meno di non postulare una scarsa conoscenza dei fatti.

    L’edificio 7 era un moderno grattacielo di metallo e cemento, con tutti i sistemi di sicurezza e anti incendio perfettamente intatti e piuttosto distante dalle 2 torri. Cade ad oltre 7 ore dal crollo delle torri senza essere stato colpito da aerei. Cade alla velocità di caduta libera (poco più di 6 secondi), perfettamente sulla propria pianta, senza lasciare traccia delle colonne portanti di metallo spesse anche più di un metro.
    Su questo crollo, il rapporto ufficiale della commissione 11 sett non ritiene di spendere una sola parola. Il rapporto del Nist (un istituto di analisi tecnologica ufficiale) uscito un paio d’anni dopo dice in 2 righe esplicitamente che il crollo è inspiegabile. Mai nella storia un grattacielo di metallo e cemento era crollato per colpa di incendi, mai nessun edificio nella storia era collassato sulla propria pianta in maniera identica ad una demolizione controllata per ragioni di cedimento strutturale.

    Questi sono fatti incontestabili, altro che “senza alcun costrutto”. E’ vero, c’è chi li contesta nelle discussioni online ma basta passare 2 minuti su youtube per cercarsi le immagini del crollo (e la sua durata), le immagini del precrollo (pochi incendi e non significativi), le immagini degli altri edifici del World trade center ( il 3-4-5-6, più bassi ma posizionati ai piedi delle 2 torr: furono sventrati dai crolli ma non collassarono affatto, lasciando intatte molte colonne e persino finestre, mentre del WTC7 scompare TUTTO in polvere, come per le 2 torri).

    Questi fatti non implicano nessuna prova di auto-attentato in sé, ma provano senza tema di smentita l’assoluta falsità della versione ufficiale ed il fatto che il governo più potente del pianeta ha palesemente mentito sul più grande attentato terroristico della storia.
    E sarebbe un argomento poco solido? Sarebbe inutilizzabile politicamente? Boh?
    (Di prove altrettanto solide ce ne sono moltissime altre, naturalmente)

    Caro Ramon, perdona il mezzo sfogo, ritengo la discussione con te sull’argomento compiuta, possiamo finirla qui senza alcun problema. Ho scritto anche e soprattutto per Patrizia.

  54. ok antonio. come volevasi dimostrare. che la versione ufficiale sia o falsa o lacunosa o parziale o qualsiasi altro aggettivo si voglia utilizzare lo sanno anche i sassi. ma ci sono mille spiegazioni possibili. e io ho detto un centinaio di volte che è meglio concentrarsi politicamente su altro. non che non si debba indagare, chiedere spiegazioni, aspettare la pubblicazione (eventuale) di documenti secretati e così via.
    se io andassi in una discussione televisiva e invece di parlare della guerra e delle sue vere motivazioni e dicessi le cose che dici tu sul grattacielo qualcuno mi chiederebbe: ma perché avrebbero dovuto fare questo? non gli bastavano le torri? a questo punto addio guerra e politica. e giù teoremi facilmente classificabili come pregiudizi anche quando non lo sono. esattamente come fanno alcuni che mischiano cose concrete con sospetti e conclusioni iperboliche indimostrate.
    è più o meno quel che ha detto patrizia.
    io do per scontato che le versioni ufficiali siano scritte ad uso e consumo degli stati. e questo vale anche per l’italia e per cuba (tanto per essere chiari). non le prendo mai per oro colato.
    ma politicamente, sempre che la politica sia azione e non discussione da bar, bisogna stare all’essenziale. e l’essenziale è la guerra e non decidere in sede impropria se (con dovizia di particolari ingegneristici) e perché è caduta la terza torre. o la quarta o la quinta.
    illudersi di confutare le versioni ufficiali in sede di comizi o di dibattiti è molto pericoloso. anche perché proprio perché sono sicuro che su ogni fatto (reale o provocato a bella posta) si muovano forze e strutture diverse e a volte in concorrenza fra loro, è facilissimo che apposta si lascino lacune ed anche false piste per nascondere cose più importanti. la cia esiste. ed è capace di passare lei informazioni incomplete ma sufficienti per portare il dibattito in vicoli ciechi. ma mentre può fare questo e confondere le acque su cose secondarie (è una tipica attività di disinformazione) non può farlo sull’essenziale. la guerra in afghanistan è illegittima qualsiasi pretesto sia stato utilizzato per giustificarla. punto.
    a me sembra chiaro come il sole.
    un abbraccio

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