Vittoria! Ma chi ha vinto? E chi ha perso?

Il risultato dei referendum è chiaro. Non c’è bisogno di descriverlo. I quesiti erano chiari ed inequivocabili. Il Governo Berlusconi ha perso nettamente sul nucleare e sul legittimo impedimento. Ma sui due quesiti riguardanti l’acqua hanno perso tutti quelli che per quasi vent’anni hanno sostenuto e proposto la privatizzazione della gestione dell’acqua. Hanno cambiato opinione? Bene! Hanno deciso di votare si solo per non entrare in contraddizione con il loro elettorato e/o per sfruttare i referendum sull’acqua per mettere in difficoltà il governo in carica? Benino! Hanno, coma già fa Bersani, votato si ma ora dicono che è stata sventato l’obbligo a privatizzare e che gli enti locali possono, se lo vogliono, privatizzare? Male! Malissimo! Nelle prossime settimane, passata l’euforia, bisogna sapere che si giocherà una battaglia forsennata, anche se i talk show non ne parleranno o ne parleranno invitando i soliti voltagabbana e presunti esperti, perché in gioco ci sono cifre da capogiro dal punto di vista delle multinazionali che hanno già messo e vogliono mettere le mani sull’acqua. Spero che la battaglia si svolga nella chiarezza. E che i contenuti dei referendum sull’acqua non vengano sacrificati sull’altare della perniciosa e vomitevole dialettica bipolare. Perché molti, troppi, sono stati favorevoli alla privatizzazione, anche se oggi cantano vittoria. Spero, ma so che è una speranza pressoché infondata, che a chi ha vinto veramente, perché da sempre contrario alla privatizzazione dell’acqua, venga riconosciuto il lavoro svolto in tutti questi anni. E spero che la litania antiberlusconiana o, peggio ancora, quella della società civile contrapposta ai partiti, non cancelli i meriti di chi in tutti questi anni ha onorato il compito di lottare dentro e fuori le istituzioni, insistendo sulla necessità di salvaguardare i beni comuni dal mercato e dal profitto, raccogliendo le firme per i referendum. Parlo del mio partito.

Essendomene occupato allora mi è tornato alla mente il dibattito che si fece in parlamento sulla famosa Legge Galli. Nel 1993. Un secolo fa. Quando eravamo soli a sostenere la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua. Quasi soli. Perché oltre a Rifondazione solo il MSI votò contro, anche se per motivi diversi. Mentre Verdi e PDS furono favorevoli. La legge Galli è stata citata mille volte in queste ultime settimane. Ma nessun santone televisivo o giornalistuncolo  si è preso la briga di rileggere quel dibattito. Anche solo per dare conto di chi fu favorevole e chi contrario alla privatizzazione. Così, giusto per amore di verità e per informare.

Lo faccio io. Rimettendo qui la mia dichiarazione di voto finale sulla legge Galli. Ed invitando chi lo volesse fare a rileggersi gli interventi di Edo Rochi a nome dei Verdi che ignorò totalmente la questione della privatizzazione. E quello di Valerio Calzolaio a nome del PDS (oggi SEL) di cui pubblico subito un piccolo passo. Eccolo: “Così, alla pubblicità delle risorse, delle priorità e dei criteri di utilizzo, può corrispondere anche la privatizzazione di questa

o quella gestione. Noi non abbiamo timori: le gestioni pubbliche possono e debbono

riconquistarsi sul campo la riconferma di un ruolo. Occorre garantire al cittadino, un

servizio efficiente e a basso prezzo, non sostenere ad ogni costo che il servizio lo

deve dare lo Stato.”

Lo stenografico delle dichiarazioni di voto finali lo si può leggere integralmente qui, dalla pagina 18588 in poi:

http://legislature.camera.it/_dati/leg11/lavori/Stenografici/Stenografico/34842.pdf#page=16&zoom=95,0,70

Questo il mio intervento a nome di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per

dichiarazione di voto l’onorevole Ramon

Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente,

colleghe, colleghi, all’originaria proposta di

legge dell’onorevole Galli, nel corso della

discussione in Commissione, sono stati apportati

molti e notevoli miglioramenti.

È stato sventato il reiterato tentativo di

mettere in discussione il comma 1 dell’articolo

1, nel quale si afferma la pubblicità di

tutte le acque; sono state accolte le nostre

proposte circa il risparmio idrico; sono state

introdotte norme che prevedono una certa

— solo una certa — unificazione della gestione

dei sistemi idrici, una maggiore tutela

dall’inquinamento, uno stimolo alla depurazione

delle acque con il vincolo dei fondi ai

quali affluiscono le tariffe per la depurazione

e un maggiore, anche se assolutamente

insufficiente, equilibrio tariffario.

Tuttavia, noi voteremo contro il provvedimento

perché, accanto ai principi generali che

noi stessi abbiamo sollecitato, difeso e

voluto e che costituiscono un importante

passo in avanti, soprattutto dal punto di

vista culturale, c’è l’operazione che porta

dritto alla tendenziale privatizzazione della

gestione del sistema idrico.

Nei fatti si sancisce che il profitto, che al

comma 2 dell’articolo 13 viene eufemisticamente

definito adeguata «remunerazione

del capitale investito», possa essere — anzi,

è — il fine perseguito dai soggetti gestori.

Si tenta comunque — e noi, in via subordinata,

abbiamo a ciò contribuito — di

imbrigliare la più che probabile logica intrinseca

dei soggetti privati, che per loro natura

non possono che considerare la difesa di una

risorsa scarsa come l’acqua, la salvaguardia

dell’ambiente, il soddisfacimento del bisogno

di acqua potabile e la tutela della salute

umana, come variabile dipendente rispetto

ai conti economici dell’azienda e al profitto.

Ma è prevedibile che, come in tante altre

occasioni, ad essere premiato sarà l’interesse

privato e non quello collettivo ed ambientale.

Basta leggere l’articolo 16 per rendersi

conto di come un comune, un’amministrazione

comunale, venga messo sullo stesso

piano di un soggetto gestore privato. Un

comune, secondo l’articolo 16, non può

realizzare un acquedotto od una fognatura

senza aver prima stipulato una convenzione

con il soggetto gestore, il che significa, pari

pari, che un’azienda privata che gestisce

può ostacolare le opere che dal punto di

vista dei suoi conti economici consideri superflue, anche

se sono utili sul piano sociale ed ambientale.

Come se non bastasse, all’articolo 13, che

noi consideriamo deleterio, si stabilisce che

con la tariffa si devono coprire tutti gli

investimenti, compresi quelli per la realizzazione

delle opere. È come dire che non si

paga più solo il servizio e che le infrastrutture

non sono più realizzate con i soldi dello

Stato, vale a dire con i fondi provenienti

dalle tasse dei cittadini, ma che a questi

ultimi spetta, oltre al pagamento delle

innumerevoli tasse, anche l’onere di pagare,

attraverso le tariffe, tutte le infrastrutture:

acquedotti, fogne, depuratori, eccetera. Andando

avanti di questo passo un altro novello

De Lorenzo stabilirà che con i ticket

bisognerà pagare le spese per la costruzione

degli ospedali o qualcun altro proporrà che,

oltre alle tasse scolastiche, gli studenti

paghino per la costruzione delle scuole.

Ci si è resi conto, anche perché lo abbiamo

ripetuto fino alla noia, che in questo

modo si sarebbero create gravissime sperequazioni

tra zona e zona del paese, con

un’insopportabile penalizzazione delle aree

più povere di acqua e di infrastrutture, come

il meridione, o più inquinate, come, ad

esempio, la Lombardia. Per questo sono

state messe alcune pezze, come la tariffa di

riferimento ed altro, ma non si è fatta la cosa

più semplice: una tariffa unica per l’acqua

in tutto il paese, una variabile interna alla

tariffa entro limiti prefissati riguardante la

gestione del servizio e, infine, gli investimenti

infrastrutturali a carico dello Stato e degli

enti locali. Ma tutto questo, me ne rendo

conto, sarebbe stato semplicemente incompatibile

con la filosofia liberista delle privatizzazioni.

Qualcuno potrebbe pensare che, per lo

meno, tutto si semplifichi e diventi efficiente.

Non è così: permane una straordinaria

frammentazione della gestione delle competenze.

Tralasciando, infatti, quelle dello Stato,

permangono quelle delle regioni, degli

enti locali, dei loro consorzi, dei soggetti

gestori — pubblici o privati che siano —,

delle autorità di bacino, eccetera. Non a

caso è stato necessario inventarsi un’ulteriore

autorità superiore con il relativo osservatorio,

e lo si è fatto in modo tale da sollevare

le ire della Commissione lavoro, ire che noi

abbiamo considerato del tutto giustificate.

E ancora: gli ambiti territoriali ottimali,

pur se rivedibili ogni triennio, presentano

una scarsa flessibilità. Investimenti, decisioni,

organizzazione di utenze delicate e complesse

come quelle idriche non potranno

essere rivoluzionati ogni tre anni; seguiranno

criteri derivati dalla situazione esistente

e finiranno, come abbiamo già detto, anche

per un motivo organizzativo, per soggiacere

rispetto ai fattori economici, finanziari, industriali

ed agricoli e non rispetto ai tanto

proclamati, quanto traditi, obiettivi di salvaguardia

dell’ambiente e delle risorse idriche.

Nella stesura di questa proposta di legge

si sono fatte sentire in forze le lobbies degli

agricoltori e degli industriali, abituati da

sempre a considerare l’acqua come una

risorsa ed una materia prima a costo zero.

Ed ecco gli articoli del provvedimento sui

canoni per gli usi agricoli ed industriali,

contro i quali hanno votato quelle forze che

sono libere da pressioni e che in qualche

modo, anche se a volte illusoriamente, hanno

a cuore l’ambiente.

Troviamo francamente incomprensibile e

sbagliato che non si sia accettata la nostra

proposta — per quanto attiene specificatamente

ai tassi di inquinamento — di introdurre

una novità importantissima: vale a

dire, la misurazione e la regolazione non

solo assoluta, ma anche nell’unità di tempo,

delle sostanze inquinanti che vengono introdotte

nell’ambiente e nell’acqua.

Per concludere, come si sarà capito dai

nostri voti sugli articoli, consideriamo questa

legge alquanto contraddittoria. Da una

parte vi è un’ottima impostazione delle questioni

di principio, a cominciare dalla pubblicità

delle acque, ma dall’altra un’incoerente,

e per alcuni versi contraria,

impostazione del sistema della gestione delle

risorse idriche. Ma giacché sappiamo molto

bene che la salvaguardia delle acque si fa

con il governo del territorio e con la gestione

delle risorse e non con le proclamazioni retoriche e di principio, non ci resta che votare

contro. E, credetemi, lo facciamo veramente

a malincuore.

(Applusi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista)

ramon mantovani

38 Risposte to “Vittoria! Ma chi ha vinto? E chi ha perso?”

  1. la certezza delle proprie idee vince sempre, vince sulla compravendita, vince contro la sotria che vorrebbe premere in altra direzione!

    hasta compagno Ramon

  2. Antonio Perillo Says:

    Come sempre, intervento prezioso da parte di Ramon. Andrebbe spedito con fax email piccioni viaggiatori a tutti i comitati che in queste ore, ossessivamente, stanno omettendo il ruolo dei partiti, della sinistra e della Federazione in particolare nella battaglia referendaria, fin DALL’INIZIO.
    A questo proposito, è insopportabile la litania anti partiti ma contemporaneamente pro Di Pietro di Marco Travaglio: andrebbe fatto un altro articolo del genere con il testo dei quesiti sull’acqua presentati da Idv contro il parere dei comitati, mentre noi lavoravamo al loro fianco spesso in maniera determinante alla raccolta delle firme e a tutto il lavoro politico e burocratico.

  3. grande Ramon, condivido il tuo post continuiamo cosìe ne vedermo delle belle. diceva Gramsci “la verità è sempre rivoluzionaria”

  4. Luigi mari Says:

    Bene l’articolo, ma ricordare il dibattito di tanti anni addietro oramai serve a poco, è scandaloso quello che propone Bersani in pratica privatizzare se si vuole!! un bello schiaffone questo si alla vittoria nei referendum
    e pure DiPietro è uno che per emergere a rischiato di far svanire l’effetto referendum acqua, e i comitati non volevano che si inserissero altri quesiti per fortuna è andata bene nonostante DiPietro e i suoi referendum sull’acaqua ricordiamoci sono stati bocciati e non ammessi alla consultazione (per fortunaa!)

    adesso parte la lotta contro il PD in tutte le Regioni, pensiamo alla Toscana, dove siamo al governo e lì esiste da tempo il privato dentro!! cosa faremo come gruppo presente in maggioranza in quella Regione?

  5. Grande Ramon, sempre lucidissimo e preciso nel dire le cose come stanno, piaccia o non piaccia!

    Per la cronaca, il Calzolaio “coordinatore forum ambiente SEL” l’abbiamo avuto qui a Bruxelles l’altra settimana a presentare un suo libro (?) e a parlare contro il nucleare. Evidentemente non aveva molto da dire sull’acqua 😉

  6. A parlare d’acqua invece è venuto RICCARDO PETRELLA… che lui sì che ne ha titolo, in tutti i sensi…. un riassunto del suo intervento è qui, con una sua bellissima frase: “SÌ ALL’ACQUA PUBBLICA BENE COMUNE, per abrogare l’immondizia culturale e politica” http://www.rifondazione.be/testi/petrella_bxl27-5-2011.pdf

  7. Acqua, la Puglia non perde tempo
    sì alla legge, l’Aqp diventa pubblico

    Il consiglio regionale ha approvato il disegno di legge che trasforma l’Acquedotto pugliese da società per azioni a ente pubblico. Vendola: “Rendere ‘Aqp di proprietà del popolo pugliese credo sia il modo migliore di rispondere alla meravigliosa domanda di cambiamento e di difesa dei beni comuni che si è espressa nei referendum”

    In Puglia continua l’onda lunga dei risultati del referendum: il Consiglio regionale ha approvato in serata a maggioranza (con 37 voti a favore, quelli del centrosinistra e di Mep, e 24 contrari, quelli del centrodestra e dell’Udc) il disegno di legge ‘Governo e gestione del Servizio idrico integrato – Costituzione dell’Azienda pubblica regionale ‘Acquedotto pugliese (Aqp)’. Prevede la trasformazione dell’Aqp da società per azioni (la maggioranza è della Regione Puglia per l’87% circa e della Basilicata per circa il 13%) a ente pubblico.

    Entusiasta il leader nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che non ha dubbi: “Rendere l’Acquedotto pugliese di proprietà del popolo pugliese – afferma – credo sia il modo migliore di rispondere alla meravigliosa domanda di cambiamento e di difesa dei beni comuni che si è espressa nei referendum”.

    Aqp è oggi una società per azioni della quale la Regione Puglia è socio di maggioranza (87% circa) e la Basilicata di minoranza (13% circa). Diventò spa nel ’98 con il governo D’Alema che voleva vendere le azioni dell’ex Ente Autonomo Acquedotto Pugliese all’Enel. Un progetto questo che venne fortemente contrastato dall’attuale ministro ai Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, che diventò governatore della Puglia nel 2000: un anno prima, nel ’99, era stato firmato il decreto di trasformazione dell’ente in spa.
    “Oggi – ha detto Vendola in aula – l’azionista unico è pubblico ma resta una società per azioni che opera con le regole del diritto privato; allora noi vogliamo sgomberare il campo da qualunque ipoteca di privatizzazione e per questo stiamo mettendo in sicurezza il futuro Acquedotto Pugliese, trasformando la sua natura giuridica, rendendolo di proprietà del popolo pugliese e ripubblicizzandolo: credo sia il modo migliore di rispondere alla meravigliosa domanda di cambiamento e di difesa dei beni comuni che si è espressa nei referendum”.

    “Siamo i primi in Italia – ha anche ricordato l’assessore regionale alle Opere Pubbliche, Fabiano Amati – che legiferano sulla gestione pubblica del servizio idrico, dopo la consultazione referendaria. Queste sono battaglie che valgono una vita politica”.

  8. A proposito di “rivoluzione” inarrestabile in corso, prosegue in Toscana la martellante campagna degli amministratori PD per fare rientrare dalla finestra la privatizzazione dell’acqua, attraverso la proposta del presidente della Regione Rossi di “azionariato popolare” e di “public company”, alla quale la Lega delle Cooperative (combinazione) ha subito aderito entusiasticamente. Vi ricordate che fine hanno fatto le “public company” di prodiana memoria (vedi Banca Commerciale, oggi Intesa, e Banca Nazionale del Lavoro)? Oggi sono saldamente in mano del popolo, vero?

  9. grazie antonio e marco.

  10. caro luigi mari, io invece penso che sia utile ricordare che c’è qualcuno che 18 anni fa si batteva contro la privatizzazione dell’acqua. quando molti credevano alle favole sul privato che avrebbe fatto meglio del pubblico lottizzato e corrotto. non per appendersi medagliette al petto, quanto per significare che avere una cultura marxista e una lettura precisa dell’economia politica non fa prendere lucciole per lanterne, come capita ai nuovisti di ogni tipo.
    sia bersani che di pietro, per quanto invitati nei soliti ignobili talk show come vincitori del referendum, e per quanto si arrampichino sugli specchi difficilmente potranno ingannare i veri vincitori. ora è tutto molto più chiaro.
    ciao

  11. caro comunisti belgio, ti segnalo l’intervista di oggi su liberazione a petrella.
    e tengo a dire che sebbene io abbia citato calzolaio per quell’intervento svolto a nome del pds, ho di lui stima. e non credo che lo rifarebbe oggi. è solo che allora chi era contro le privatizzazioni era solo ed accusato di essere ideologicamente vecchio.
    quanto alla legge pugliese per quel che ho capito è stata ampiamente rimodificata positivamente. resta il problema dei 50 litri e delle eventuali risorse finanziarie per garantirne la gratuità. la polemica sul comitato di lavoratori è una sciocchezza.
    è insensato esagerare nelle critiche. meglio concentrarsi bene sulla lotta per ripublicizzare quanto privatizzato nei due decenni scorsi. sapendo che non si fa con la bacchetta magica con una delibera. ma neppure facendo finta che sia impossibile per i costi finanziari.
    ciao

  12. siamo d’accordo buran.

  13. luca marini Says:

    Ramon che ne pensi dei contenuti della proposta del referendum sulla legge elettorale?

  14. caro luca, i contenuti sono buoni, meno il quesito sulle preferenze alle quali sono sempre stato convintamente contro. anche se so che la demagogia ha scavato a fondo è che opporsi alle preferenze è come tentare di svuotare il mare con un cucchiaino. inoltre penso che i tempi referendari siano sfavorevoli. comunque può essere un buon incentivo affinché si cambi la legge elettorale prima del voto.
    ciao

  15. giovanni Says:

    Caro Ramon
    è vero ,la memoria dei fatti è gestita a vantaggio di chi li nega.e’ vero altresi che quello che è accaduto con i referendum e con le recenti amministrative ha segnato un passaggio nuovo anche se destruttrato e non pienamente cosciente penso sia emerso o stia crescendo una nuova consapevolezza di appartenenza alla società intesa quantomeno come insieme di individui.
    Non è poco anche se può essere vanificato con poco. Ci sono molti aspetti che costituiscono una concreta novità è opportuno riflettere ed analizzare con cura e con calma un fenomeno che ha in se molti aspetti che possiamo definire epocali. Credo che la divulgazione della costituzione e dei suoi contenuti ,la difesa e la rivendicazione di quella identità nazionale sia un primo
    approccio utile perchè molto della creatività “tipica delle masse” è ancora narcotizzata e inespressa ed è in questa risorsa che si deve cercare e valorizzare una seria riflessione. Io sto elaborando un mio “modello” interpretativo proprio sulla base dei molti fatti inaspettati che sono accaduti in questi ultimi mesi. C’è qualcosa di più di un semplice disgusto nei confronti della cricca o del malcostume . un giorno qualcuno si alzerà e dirà ben scavato vecchia talpa!
    A presto pellaccia spero proprio ci sarà una imminente possibilità di uno scambio dal vivo.
    giovanni

  16. caro giovanni, il mio accordo con queste tue considerazioni è totale. basti pensare che la parola “pubblico” non è più una bestemmia come vent’anni fa. quando a “sinistra” molti dicevano che diritti e bisogni si potevano difendere e anche sviluppare nel mercato. ora la grecia (e l’islanda, la spagna e il portogallo) sono in crisi nera esattamente come noi prevedevamo. i trattati di maastricht, il progetto di costituzione europea, il ruolo della banca centrale europea, lo strapotere delle banche e delle multinazionali, hanno fatto il loro lavoro. e il risultato è sotto gli occhi di tutti. per chi vuol vedere, ovviamente. ma oggi molti più di ieri vogliono vedere. anche se in quella che i mass media continuano imperterriti a chiamare “sinistra” socialisti e socialdemocratici (figuriamoci il pd italiano) non fanno altro che ripetere che la competitività, la salvezza del sistema finanziario dando soldi esattamente a chi ha creato la bolla speculativa, e i sacrifici sul welfare e dei lavoratori, sono l’unica ricetta possibile.
    prima o poi berremo il nostro negroni.
    un abbraccio

  17. ma com’è che sono andate bene le elezioni e in tanti escono dal PRC ? vedi ultimo Reggio Calabria, ma non guariamo più come partito?

  18. Marietto ma cosa dici mai? parli di cose che non conosci…a Reggio c’è un tale che da 2 anni da consigliere regionale non versa soldi al partito….Tanti?Marietto forse soffri di allucinazioni.

  19. e’ vero si vinto alle amministrative, si e’ vinto ai referendum, ma la situazione nei luoghi di lavoro non e’ cambiata anzi si va indurendo:
    c’e’ una dicotomia fra la situazione politica ( favorevole) e situazione economica sociale che dobbiamo riuscire a cambiare.
    Anche a livello sindacale la Cgil mostra sintomi di normalizzazione ( nei settori dove non e’ gia’ stata “normalizzata”) ..
    che ne pensi?

  20. per Zirro
    veramente ho letto un appello dove escono dal partito in tanti compreso il segretario comunale e tre del CPN e in responsabile regionale dei GC non mi pare abbandono di uno!

  21. Povero marietto “il segretario comunale” magari tra poco pure il bidello della scuola…..marietto occupati di cose conformi al tuo perimetro mentale appena insufficiente.

  22. egregi mario e zirro, ma credete che scrivere queste cose sia serio? sia utile? sia interessante? sia di “sinistra”? cercate di smetterla o sarò costretto a cancellarvi. invece di perdere tempo così non sarebbe meglio che vi dedichiate a leggere qualcosa di interessante?

  23. caro pietro, è esattamente come dici tu. le lotte sociali non si devono mai fermare. anche quelle che hanno vinto sui referendum dell’acqua e del nucleare se si fermano saranno presto contraddette e sconfitte dalle multinazionali e dai tanti (anche a sinistra) governanti l’esistente.
    ciao

  24. patrizia Says:

    Che disastro! Il Pd che cerca di stravolgere il referendum sull’acqua, la Tav, le manovre richieste dall’Europa, la Cgil che firma un accordo indegno, per non parlare di quello che succede in ambito internazionale. Sembra non esserci fine al peggio. Ma possibile che la gente comune ingoi tutto?
    E’ esasperante. Fa venir voglia di mandare tutti a quel paese e badare solo piú alla propria sopravvivenza.

  25. riallacciandomi a cio’ che dice Patrizia in ambito internazionale possibile che nessuno denunci le “esecuzioni extra-giudiziali” perpetrate dagli Stati Uniti negli ultimi venti anni: Saddam Hussein, Bin Laden, Milosevic, adesso Gheddafi: certo erano e sono tutti personaggi poco raccomandabili ma gli Stati Uniti fanno quello che vogliono provocando miglialia di morti…

  26. caro pietro, le esecuzioni extragiudiziali sono sempre state denunciate. ma i mass media non danno conto delle denunce. i “garantisti” nostrani e non solo fanno finta di non sapere nulla. gli USA non hanno firmato il trattato per l’istituzione del tribunale penale internazionale e pretendono di applicare il proprio codice penale fuori dai propri confini.
    hai ragione da vendere.
    un abbraccio

  27. cara patrizia, hai ragione anche tu. del resto la “gente comune” spesso lotta e poi perde, e ne ricava la impressione che la lotta non serva. e quindi si rassegna o regredisce rinchiudendosi e individuando nella guerra fra poveri la soluzione dei propri problemi. intanto la politica spettacolo ufficiale si occupa di primarie, di manovre e manovrette, di leader, di sondaggi e così via.
    ma le contraddizioni e la realtà esistono ugualmente. ed è su quelle che si deve qualificare una sinistra degna di questo nome.
    un abbraccio

  28. egregi mario e zirro, vi avevo avvertiti che avrei cancellato i vostri reciproci insulti. ma perché non scrivete a santoro e gli chiedete di inventare un reality tutto per voi? il grande fratello dei cretini (anonimi) che credono di essere di sinistra e che discutono fra loro per vedere chi l’ha più lungo, chi la spara più grossa e chi la dice più superficiale.
    sfogatevi altrove. per favore.

  29. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    premetto che non conosco nel dettaglio la situazione del partito calabrese né la storia politica di Nino De Gaetano. Premetto anche che non è mia intenzione parlare di una questione specifica ma farne una questione generale.
    Conoscevo la figura di De Gaetano per le parole, non lusinghiere, di molti compagni di varie parti d’Italia con cui ho la possibilità di comunicare. Ho letto la lettera di Ferrero con la quale, in sostanza, si sancisce la sua cacciata dal partito.

    Mi chiedo: essendo accertato (correggetemi se sbaglio) che De Gaetano non versava le quote dovute al partito, peraltro in una situazione di patente difficoltà economica, dall’autunno 2009, come è stato possibile candidarlo alle regionali della primavera 2010? Sapendo inoltre che c’erano ben fondate possibilità che fosse eletto e che potesse da quella postazione condizionare fortemente la politica e l’organizzazione del partito in quella regione, sapendo anche che le regionali non sono elezioni di un piccolo comune, assumendo che la situazione fosse nota ai vertici nazionali del partito, com’è possibile che non sia stato fatto nulla? (o magari è stato fatto e io non ne sono a conoscenza, ma in maniera non risolutiva)

    Ripeto, mi interessa relativamente la vicenda specifica, mi piacerebbe invece capire se esistono strumenti nazionali, regolamentari, da collegio di garanzia o quant’altro, per impedire che si verifichino situazioni simili, che danneggiano non solo le finanze, ma soprattutto la credibilità del nostro partito.

    Ps: a Napoli vivemmo nel 2009 una situazione simile e in quel caso una situazione assimilabile per alcuni aspetti alla vicenda calabrese fu sventata grazie ad una dura battaglia politica condotta dal partito locale e vinta sul filo di lana. Anche in quel caso, e col senno di poi, sarebbe stato auspicabile un intervento nazionale più marcato, a mio avviso.

  30. buran Says:

    Caro Pietro, sottoscrivo quello che dici, ma anche le esecuzioni o le incriminazioni “giudiziali” andrebbero denunciate con forza. Cos’è, chiaramente a questo punto, il tribunale dell’Aja se non uno strumento di supporto alle politiche Usa, un organismo il cui principale scopo è quello di legittimare sul piano di un grossolano pseudo-“diritto” atti di banditismo internazionale, guerre ed eccidi, accusando paradossalmente di questi reati la controparte più debole? Questa gentaglia tipo Ocampo o la Del Ponte andrebbe additata e isolata, sono delle vere e proprie marionette. Ocampo ha immediatamente annunciato l’incriminazione di Gheddafi per gli “stupri di massa” e la “distribuzione del viagra” (sic!) dopo il discorso di Hillary Clinton, poi invece i risultati di segno opposto dell’inchiesta di Amnesty e di Human Rights Watch. Eppure senza vergogna, pur di mettere in piedi la grottesca “incriminazione”, ha allora tirato fuori altre pseudo-accuse. La Del Ponte è responsabile di aver lasciato morire Milosevic negandogli in prigione i farmaci vitali di cui aveva bisogno, quando l’ex presidente jugoslavo si stava difendendo da solo rivelando in aula i retroscena delle vicende che hanno portato alla guerra, mettendo in forte imbarazzo le potenze occidentali.

  31. caro antonio, da anni denuncio il fatto che a livello locale in più luoghi il partito è degenerato. la politica ufficiale istituzionale scaturita dal maggioritario esasperato, dalla personalizzazione della politica, dalle preferenze in comunali e regionali e così via lascia il segno su tutti. non c’è altra medicina che non sia il partito sociale e una linea corretta e comprensiva di una analisi sulla degenerazione del sistema politico. è giusto avere regole e farle rispettare. ma è un’illusione pensare che sia sufficiente. in concreto io proposi molto tempo fa di commissariare il regionale calabrese. ma rimasi in minoranza. e comunque non è proprio il caso di aprire qui una discussione su fatti locali e personali che sono sconosciuti ai lettori del blog. e che in ogni caso non si discutono in internet.
    un abbraccio

  32. caro buran. hai perfettamente ragione. il tribunale penale internazionale dipendente dal consiglio di sicurezza dell’ONU è totalmente dominato dagli usa e di parte. non è un caso che invece la corte penale internazionale che è indipendente sia apertamente osteggiata dagli usa.
    un abbraccio

  33. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,
    conoscevo le tue posizioni in merito e siamo d’accordo. Non ho intenzione, ripeto, di soffermarmi sulle vicende locali, ma di riflettere sulla situazione del nazionale. Tu sei rimasto in minoranza sulla proposta di commissariare il partito calabrese, e penso che la realtà dei fatti ti abbia poi dato ampiamente ragione. Nel caso di Napoli, solo una battaglia locale permise che un personaggio simile approdasse più rapidamente al partito in cui di fatto militava già da anni (cioè il Pd). Il dato è che il nazionale di fatto non ha esercitato un’azione concreta, di carattere regolamentare e/o politico. Ho idea che ciò non sia avvenuto per le consuete ragioni di equilibrio (o quieto vivere, direbbe qualcuno maliziosamente) interne alla maggioranza.
    Credo che si debba riflettere anche su queste vicende in sede di congresso nazionale. L’unità del partito è un valore in sé e va perseguita, ma sull’altro piatto della bilancia ci sono problemi come quello descritto.
    Sulla degenerazione del partito a livello locale ricordo l’ottimo documento di Carrara di qualche anno fa, sarebbe il caso che la discussione tornasse in auge anche in questo congresso. Il partito è in fase di ricostruzione: bisogna mirare in alto ma vanno create fondamenta solide.
    Grazie come sempre per le preziose risposte.

  34. Parole di fuoco di Patta e Salvi contro Massimo Rossi portavoce della FdS ( anche Ferrero usa le medesime frasi) sull’accordo con Confindustria firmato anche dalla CGIL ma la FdS che babele di linguaggi è? e il silenzio di Diliberto? possibile dare un immagine pubblica così divaricata?

  35. caro antonio, le cose non stanno esattamente così. la verità è che lo statuto del prc non assegna alla direzione nazionale molti poteri che sarebbero necessari per intervenire d’autorità presso i comitati regionali e federali. se ti rileggi lo statuto vedrai che è così. da tempo dico che capita che la degenerazione del sistema politico locale (regioni province e comuni) produca oggettivamente e di fatto personaggi e personaggini locali e la ossessione elettoralistica dei gruppi dirigenti locali. altro che più potere ai territori! quanto alla politica la direzione ha fatto tutto quello che doveva fare. ha sostenuto per mesi uno scontro, anche pubblico, con il regionale calabrese sul governo loiero e sulle scelte delle ultime regionali. come in campania, anche grazie alla disponibilità del segretario del partito a candidarsi in condizioni difficilissime, ha insistito ed ottenuto che si marcasse una linea di confine netta con il bassolinismo.
    spero che invece di insistere con tanta demagogia sulla base buona e i vertici cattivi si capisca che è necessario smetterla di confondere partecipazione e democrazia con una specie di federalismo nelle pieghe del quale correnti, gruppi e cordate, possono fare ciò che vogliono. ma insisto nel dire che se non c’è una critica della politica per come essa è concretamente dopo vent’anni di maggioritario presidenzialista e non si afferma l’idea che il partito è tale se è capace di fare pratiche sociali ricche invece che discutere all’infinito di menate elettorali, non ci sarà mai una sola regola capace di cambiare le cose.
    un abbraccio

  36. caro luca, anche in questo caso, al di la di tanta demagogia sull’unità comunista o meno, si vede che quando c’è un contenuto forte controverso emergono divisioni. ferrero e rossi hanno condannato l’accordo della cgil. patta e salvi lo difendono. diliberto e vendola tacciono. ma non stiamo parlando di piccole cose. perché l’accordo isola la fiom e cede su cose fondamentali che riguardano il mondo del lavoro, con gli applausi di confindustria e servi di confindustria. che sia visibile, anche se limitatamente, questa contesa è logico, perché è una contesa vera. ci sarà il consiglio nazionale della federazione e li vedremo come evolverà questa discussione. in ogni caso sono più che convinto che il 95 % degli iscritti al prc al pdci e alla federazione sono contro l’accordo.
    ciao

  37. Grazie Ramon, ma leggo che persino Bertinotti, Cofferati, Ferrara criticano l’accordo, non credo bisogna essere dei comunisti puri e duri per prendere una posizione contraria, non comprendo bene ma vedrò di capire. ciao

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