Lacrimogeni e lacrime di coccodrillo

Il 14 dicembre è stato una data cruciale. Un vero incrocio dove si sono incontrate diverse cose nello stesso momento. Come in un appuntamento in parte cercato e in parte casuale. Solo in circostanze simili possono avvenire certe cose.

Intanto vediamo cosa si è incontrato e scontrato per le vie di Roma.

Da un lato un movimento studentesco, con rappresentanze di operai della FIOM e dei comitati di lotta territoriali. Dall’altro il potere nel giorno del voto che avrebbe potuto vedere la defenestrazione del governo Berlusconi. Da un lato i mass media dentro il palazzo e alla manifestazione e dall’altro l’opinione pubblica curiosa di vedere come sarebbe andata a finire dentro il palazzo e disinformata sulla manifestazione.

Fin qui quasi nulla di nuovo. Se parliamo di “cosa” c’era all’appuntamento di Roma.

Ma vediamo bene “chi” c’era all’appuntamento.

Il movimento studentesco (che comprende anche una intera generazione di ricercatori precarizzati e neodisoccupati) è ben diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto. Figuriamoci da quello degli anni 70. È un movimento figlio della precarietà, che ha capito che la precarietà è un dato strutturale e fondante il modello sociale vigente e non un “sacrificio” parziale, momentaneo e necessario a rilanciare un modello includente. È un movimento che deve difendere sull’ultima trincea ciò che resta della scuola pubblica. Che sa che sull’ultima trincea si vince o si muore. Per due motivi: il primo è che già molto è stato perso nel tempo in cui i diversi governi, a cominciare dal centrosinistra con Berlinguer ministro, hanno a spizzichi e bocconi eroso non solo cose secondarie ma il cuore stesso della natura pubblica dell’istruzione e il principio dell’indipendenza della ricerca culturale dal mero mercato e dagli interessi immediati del sistema delle imprese capitalistiche. Il secondo è la consapevolezza che non sono le “necessità di bilancio” ad ispirare la “riforma” Gelmini, bensì il disegno preciso di rendere coerente il sistema formativo con il mercato del lavoro deregolamentato e con il modello Marchionne delle relazioni sindacali e dei rapporti di forza sociali.

Questa è l’ultima trincea perché dietro non ce n’è un’altra da cui condurre la stessa battaglia.

In altre parole c’è la consapevolezza che siamo ad un passaggio di civiltà. Dalla società dei diritti (esigibili e/o teorici) alla società del mercato e degli individui subordinati al comando del mercato e perciò competitivi fra loro.

Ovviamente questa consapevolezza, come in qualsiasi movimento, ha diversi gradi di approssimazione alla vera e propria coscienza. Si presenta come “intuizione”. È spesso mediata e filtrata da “categorie” analitiche diverse tra loro. E’ anche distorta, ma ci ritorneremo, da un rapporto bastardo con la “politica” e con la rappresentazione che i mass media danno del problema.

Ma c’è. Come si può vedere in un nuovo tipo di unità fra gli studenti e gli operai. Nei collegamenti solidali con tante lotte ambientali e sociali. Perché la trincea, rappresentata dal contratto nazionale e dalla difesa dei diritti costituzionali in fabbrica, su cui combatte la FIOM è anch’essa un’ultima trincea, oltre la quale tutto sarà diverso e peggiore di prima, ma soprattutto diverso. Perché il territorio abitato da comunità che difendono il diritto alla salute è anch’esso un’ultima trincea. O è a disposizione di speculazioni e operazioni “imprenditoriali” nocive, legali o illegali fa esattamente lo stesso, senza l’impaccio dei diritti dei cittadini che lo abitano, o è proprietà della comunità, che per viverlo e gestirlo deve scontrarsi con quelle stesse istituzioni, che invece di tutelarlo, come imporrebbe la costituzione, lo vogliono spogliare di qualsiasi vincolo comunitario per renderlo pienamente disponibile al mercato. Ripeto, illegale o legale fa lo stesso.

L’unità fra tutti questi soggetti in una difesa consapevole dei diritti fondamentali sotto attacco non si può spiegare in altro modo. Ed è il dato saliente che rende possibile la lotta sull’ultima trincea.

Gli stessi soggetti erano in piazza il 16 ottobre, insieme. In quella manifestazione c’era più tradizione dal punto di vista “antropologico” essendo prevalentemente composta da lavoratori e da militanti della sinistra. E il nemico non era a pochi metri dalla trincea. Era ancora lontano e sembrava diviso e, dopo tanto tempo, debole ed attaccabile. Fuor di metafora il governo traballava, la CGIL non aveva ancora compiuto certi passi concertativi e Marchionne non aveva ancora rincarato la dose a Mirafiori, la “riforma” Gelmini non era ancora certa. Il 14 dicembre la manifestazione era prevalentemente studentesca, e quindi visivamente diversa per simboli esibiti e per slogan, con una declinazione più chiara e radicale (io direi proprio più di sinistra nonostante le apparenze) degli stessi contenuti della precedente. Non solo per il soggetto studentesco generazionalmente più colpito direttamente sul proprio futuro (ed è importante proprio per la contesa di civiltà in corso), ma anche per le pessime “novità” degli ultimi due mesi.

Chi c’era dall’altra parte? Un governo arrogante, blindato nella zona rossa, dedito all’acquisto dei voti necessari a sopravvivere. Solo il governo? Secondo me no. Bisogna guardare in faccia la realtà. Anche se mette in discussione più o meno antiche certezze. Soprattutto per evitare semplificazioni tali da indurre la più tossica falsa coscienza. E qui il discorso merita di essere, anche se sommariamente, approfondito.

All’appuntamento del 14 c’è solo il solito Berlusconi cattivo che fa cose poco commendabili? Non sarà, per caso, che è l’intero parlamento e l’intero sistema politico a minacciare la trincea nella quale stanno studenti operai e cittadini in lotta? Io dico di si. E aggiungo che seppur dubbioso su molte altre cose su questa sono proprio convinto. La polizia, è stato detto da più parti, difendeva il parlamento, la “culla della democrazia”, non (o non solo) il governo. In fin dei conti, è stato detto da più parti, il governo ha vinto perché ha comprato dei voti ma adesso è debole e non ce la farà a governare, e forse, con questa cosa oscena, perderà anche consensi. (potrei continuare a elencare luoghi comuni di questo tipo, largamente diffusi). Come se fossimo non ad un passaggio di civiltà, bensì ad una qualsiasi dialettica bipolare, e come se il concetto di democrazia fosse invariabile rispetto alla natura delle decisioni che vengono prese da un parlamento. Come se non ci fosse relazione fra cosa si fa e come lo si fa. Come se non ci fosse conseguenza fra la fiducia al governo e la prossima approvazione della “riforma” Gelmini. Per chi ragiona così dovrebbero esserci molti sintomi e fatti da prendere in considerazione per provocare un serio ripensamento. Temo non ci sia l’onestà intellettuale sufficiente per farlo. Ma vediamo i sintomi e i fatti. All’accusa di aver comprato parlamentari i berlusconiani rispondono serafici: l’avete fatto anche voi, più volte, e in ogni caso dovete provarlo, altrimenti è solo il comportamento normale e costituzionale del deputato che è eletto senza vincolo di mandato. Hanno torto? Hanno ragione sia politicamente sia formalmente. Ciò cancella l’evidenza dei fatti? Certamente no, ma la riconduce alla normalità. Alla normalità del bipolarismo, aggiungo io. Il fatto che deputati eletti in un partito la cui bandiera è l’antiberlusconismo salvino Berlusconi è certamente un fatto estremo. Ma è solo la punta dell’iceberg. Perché la transumanza da uno schieramento all’altro di singoli e di partiti è diventata la normalità, guarda caso, esattamente da quando c’è il maggioritario. O no? Solo uno scemo decerebrato può dimenticare la Lega che esce dal governo per appoggiare un governo tecnico, con il corollario delle accuse a Berlusconi di essere un mafioso e la minaccia di “andare a cercare i fascisti a casa, uno per uno”. O dimenticare la mirabile traiettoria politica di Lamberto Dini. Ricordiamola perché è sintomatica. È un po lungo ripercorrerla, ma vale la pena, proprio perché è fantastica.

Da direttore della Banca d’Italia a Ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi. Propone la controriforma pensionistica, si becca lo sciopero generale, il distacco della Lega dalla coalizione, la crisi di governo. E diventa Primo Ministro del governo tecnico che fa la controriforma pensionistica, con il consenso della CGIL, sostenuto da uno schieramento che va dalla Lega al PDS. Fonda prima una lista, con socialisti e Segni, entra nell’Ulivo e fonda il suo partito: Rinnovamento Italiano. Diventa Ministro degli Esteri e rimane tale in tutti e tre i governi di centrosinistra dal 96 al 2001. Confluisce nella Margherita e diventa vicepresidente del Senato. Nel 2006 diventa Presidente della Comm. Esteri del Senato. Il suo nome viene indicato come candidato unitario alla Presidenza della Repubblica. Dalla Margherita? No, macché, dalla “Casa delle Libertà”. Che dopo averlo descritto a suo tempo come un voltagabbana e un venduto improvvisamente lo vorrebbe Presidente della Repubblica. Nel 2007 è indicato fra i 45 costituenti del PD, ma prima della fondazione del PD esce e fonda un nuovo partito: I Liberaldemocratici. Alla fine del secondo governo Prodi, insieme ad altri tre che cambiano schieramento, fa cadere il governo non votando la fiducia. I Liberaldemocratici si federano al PdL e viene rieletto al Senato e subito dopo, con un ultimo scatto, abbandona i Liberaldemocratici che rompono il patto federativo e (ri)entra nel PdL.

È stato comprato Dini? E se si quante volte?

Domanda: questo zig zag si spiega con il fatto che sarebbe stato sempre ed opportunamente sul mercato? Non è che per caso si spiega meglio con la intercambiabilità di un certo personale politico nell’ambito di politiche simili, se non identiche, da parte di schieramenti che agiscono dentro i confini delle compatibilità del sistema? E che proprio perché simili sui contenuti dispiegano il massimo di scontro sulla contesa della postazione di governo, rubandosi perfino lo stesso personale a vicenda?

Attenzione, perché chi non vuole vedere la transumanza da uno schieramento all’altro, mercanteggiata illegalmente o meno fa lo stesso, come un fenomeno strutturale del bipolarismo, finisce poi, con un salto mortale, per proporre come soluzione del problema una cosa magica: le preferenze. Ma come, dico io, la “nomina” dei parlamentari non doveva essere la garanzia di fedeltà al capo e al partito? E se c’è una forza misteriosa e superiore che provoca la transumanza il rimedio può essere che ognuno sia eletto con i propri consensi personali, indebolendo così i legami col capo e col partito? Non succederà, per caso, che per aumentare i voti del partito si “comprino” candidati che portano un valore aggiunto di preferenze, senza guardare per il sottile in quanto a moralità, principi etici e affidabilità delle persone?

Che rimedio sarebbe questo?

Insomma, come si vede il 14 gli studenti hanno giustamente, magari confusamente ma giustamente, individuato il sistema politico, il palazzo, come impermeabile alle loro istanze. All’appuntamento c’erano corpose minoranze sociali destinate all’esclusione e alla deprivazione di diritti e dall’altra un palazzo strutturalmente incapace di ascoltare. Se persino una vittoria parziale come l’archiviazione della “riforma” Gelmini, attraverso la caduta del governo Berlusconi, è affidata alla “vittoria” di Fini e del FLI che hanno votato e condividono la Gelmini, è evidente il grado di separazione ed incomunicabilità che separa il palazzo dalla società.

Se siamo ad un passaggio di civiltà, reso più rapido e violento dalla crisi, e se il bipolarismo rende il palazzo, e la sua dialettica interna, strutturalmente incapaci di fermare il processo di esclusione sociale in corso, come mai non emerge con la dovuta forza il vero problema politico? Che è, con tutta evidenza, un problema democratico. Chi lo indica come problema preminente? Forse quelli che esaltano il bipolarismo e imputano al solo Berlusconi crimini che essi stessi hanno più volte commesso, anche se con più rispetto del galateo? Forse quelli che “spiegano” con predicozzi vergognosi ai “ragazzi” che non bisogna esagerare, che non bisogna fare cose che sottraggono consenso alla propria stessa causa, perché in “democrazia” quello che conta alla fine è il consenso (elettorale) e andare contro la “pubblica opinione” sfasciando vetrine è controproducente? Eh no! Così lo negano. Così lo nascondono.

Bisognerà pur dire una verità.

In queste condizioni proprio solo gli scontri, con tutti i loro eccessi, indicano l’esistenza di un problema democratico. E, come una cartina di tornasole, svelano i “misteri delle alchimie politiche” degne del piccolo chimico e denunciano le mille ipocrisie e omertà di chi, dal mondo della politica ufficiale, attraverso prediche e pensosi aggrottamenti di sopracciglia (la nonviolenza, la non violenza, dobbiamo capire, dobbiamo capire) dimostra solo di aver separato il proprio destino politico da quello degli esclusi. E per giunta vorrebbe che gli esclusi mantenessero comportamenti ed atteggiamenti coerenti non già con la gravità della situazione, bensì con il destino di un pezzo del palazzo. Per questo si sentono dire cose come: i ragazzi sono bravi (del resto vogliamo che votino per noi) ma i teppisti vanno condannati; non esistono teppisti, sono infiltrati, mandati da chi vuole oscurare le ragioni dei bravi ragazzi; e così via.

Lo ripeto. Se all’appuntamento c’erano minoranze sociali che avvertono di essere e restare escluse nella società e un palazzo chiuso, blindato e sordo, c’è un problema democratico di prima grandezza, non la solita vicenda della politica spettacolo e la solita liturgia della manifestazione radicale ma composta.

Facciamo finta, per capirlo meglio, che non fosse volato nessun petardo e che non ci fosse stato nessuno scontro.

Di cosa si discuterebbe oggi sui mass media? Di cosa discuterebbero dentro il palazzo? Solo ed esclusivamente della vittoria (di Pirro o meno e più o meno scandalosa) di Berlusconi. Solo delle contromosse di Fini e di Casini. Solo delle probabili o meno elezioni anticipate. La manifestazione sarebbe stata, come sempre succede, relegata in trafiletti e comunque descritta come un’appendice dello scontro epico dentro il palazzo.

Se non è vero mi si dica, mi si dimostri il contrario.

Siccome invece è vero, allora bisogna riconoscere che solo attraverso il fatto eclatante degli scontri è emersa la gravità della situazione. E che se c’è qualcosa da condannare è il sistema nel suo complesso. Non chi ha fatto gli scontri.

In particolare c’è un pezzo del sistema, che si è presentato all’appuntamento, diverso dal palazzo ma egualmente contrapposto agli esclusi. I mass media.

Ho appena detto che “solo” gli scontri hanno dato conto della gravità della situazione. E cioè del problema democratico preminente. Perché non può esserci democrazia con l’esclusione sociale di una intera generazione. Ma ho messo travirgolette il “solo” perché i mass media, presi nel loro complesso, non informano, non spiegano, non descrivono i fenomeni sociali. E quando lo fanno, male, è solo per poi far dire a santoni, guru dell’economia che negli ultimi venti anni non hanno azzeccato una sola previsione, predicatori televisivi, pseudo opinionisti ed “esperti” di ogni tipo, che si, i “ragazzi” hanno ragione a lamentarsi, ma devono capire che il welfare è finito, è vecchio, è un lusso che non ci può più permettere. O, nella versione di centrosinistra, che i “ragazzi” hanno ragione a lamentarsi, ma è colpa del ministro Gelmini, che è incapace, e non dei diktat dell’Unione Europea, del sistema finanziario, delle banche, della dittatura del mercato, del Fondo Monetario Internazionale, dell’OCSE, del WTO. Secondo questa congerie di imbroglioni basterebbe regolamentare un po meglio la precarietà in modo che torni ad essere quella “flessibilità” indispensabile alle imprese per competere. Basterebbe non esagerare con i tagli al welfare, pur comprendendo la necessità di tagliare molto perché il bilancio…, la spesa pubblica…, gli sprechi…, i parametri dell’UE…, i patti di stabilità…, i patti sociali necessari…, e così via all’infinito. Tanto essendoci gli altri al governo un po di demagogia e di finte promesse si possono fare, ma sempre rassicurando i poteri forti, che non possono sentir dire che la precarietà va eliminata, che l’economia deve essere diretta secondo le esigenze della collettività, che i diritti non devono essere soppressi secondo le esigenze del mercato, che i parametri, i patti di stabilità, i bilanci, sono forche caudine che non vanno bene e che vanno rovesciate. Chi lo dice è estremista, comunista, demagogo, cattivo maestro, massimalista, visionario, velleitario. Bisogna essere realisti, concreti, avere una cultura di governo, e quindi prendere per oro colato i “pareri” delle agenzie di rating, le “indicazioni” del FMI, gli andamenti borsistici, gli articoli del Financial Times. Questa accozzaglia di ripetitori acritici di teorie economiche ridicole e falsificate dalla storia, di dilettanti che si danno le arie da statisti, di personaggi e personaggini alla perenne ricerca di un quarto d’ora di visibilità sulle agenzie di stampa o seduti in un salotto televisivo a ripetere banalità, non hanno alcuna cultura di governo, sono tutto meno che concreti e realisti. È da vent’anni che ripetono sempre la stessa litania. È da vent’anni che prevedono il secondo tempo della redistribuzione, della crescita per tutti, dell’inaugurazione di una nuova stagione per nuovi diritti. E intanto fanno finta di non vedere che il primo tempo è infinito, che la forbice fra ricchi e poveri è aumentata a dismisura, che il mercato e la sua stessa logica intrinseca erode, cancella, e distrugge diritti e coesione sociale. Se sono costretti a prenderne atto dicono che è colpa del governo in carica, mica del sistema economico, e la buttano in caciara. Ovviamente sono pronti in un batter d’occhio a condannare la violenza, e chiamare criminali, teppisti, delinquenti, infiltrati, i manifestanti che fanno gli scontri.

Fanno tutti finta di non sapere che le ragioni di una manifestazione senza scontri scompaiono dai mass media. Un trafiletto e via. Fanno finta di non sapere che anche quando si parla di una manifestazione, magari imponente, invece che i manifestanti, in tv appaiono i leader che camminano in mezzo a grappoli umani di giornalisti (sic) che si contendono uno scampolo di frase, una parola da mettere nel tritacarne dei battibecchi della politica spettacolo.

Possibile che nessuno dica la semplice verità che i mass media e i talk show sono massimamente responsabili del fatto che per “fare notizia” bisogna fare ogni volta cose sempre più eclatanti, scontri compresi? Possibile che non si veda anche qui un problema democratico enorme? E che si finga di indignarsi per le ovvie conseguenze di una simile situazione, in perenne peggioramento? Possibile che i predicatori televisivi strapagati per dire le loro “opinioni”, quasi sempre superficiali e banali, abbiano perfino la faccia tosta di fare prediche ai “ragazzi”, dicendogli di non fare “cazzate”, ben sapendo che senza quelle cazzate spariranno dai mass media? Certo che è possibile, perché solo il guru televisivo potrà così volgere il suo pensoso sguardo verso il basso e descrivere e denunciare le ingiustizie che affliggono una generazione. Una generazione che deve commuoversi ed entusiasmarsi quando sente il guru ma che non può parlare, farsi ascoltare, direttamente e per proprio conto. Una generazione, cioè, le cui sofferenze vengono usate come ingrediente dello spettacolo televisivo e mass mediatico, fanno crescere l’audience e quindi gli introiti pubblicitari e quindi i cachet dei predicatori. Che schifo!

Quando, 12 anni fa, si suicidarono Sole e Baleno, i loro compagni anarchici chiesero che ai funerali non si presentassero televisioni e giornalisti. Che si evitasse la solita sarabanda. Che ci fosse un minimo di rispetto. Dovettero cacciare i giornalisti prendendoli a pedate. Sacrosante pedate! Il diritto di cronaca…, il diritto di cronaca…, e giù condanne per chi li aveva cacciati. Eppure pochi mesi prima la famiglia Agnelli aveva chiesto ed ottenuto che nessuna televisione o giornalista andasse alla cerimonia funebre per Giovanni Alberto Agnelli, morto di tumore a 33 anni. Li c’era il rispetto per la morte e per il dolore, li non c’era il diritto di cronaca.

Basterebbe questo piccolo esempio per qualificare il sistema massmediatico italiano.

In conclusione si può dire, e ripetere, che gli scontri del 14 sono il prodotto della gravità sociale e democratica della situazione, della impermeabilità del palazzo e della enorme mancanza di informazione. A questo è dovuto il consenso evidente della stragrande maggioranza dei manifestanti. A questo è dovuta l’incisività dell’evento e il suo potere comunicativo e politico. Il resto sono chiacchiere pseudo sociologiche, da salotto, quando non veri e propri imbrogli ipocriti.

Ovviamente la lotta continua e continuerà. E dovrà trovare ogni giorno le forme consone al livello dei problemi e ai rapporti di forza. Credo che il movimento sia abbastanza maturo per sapere che gli scontri, più che giustificati il 14 per denunciare e rendere evidente la gravità della situazione, diverrebbero impedenti lo sviluppo della lotta se reiterati ad ogni occasione.

Ma questo lo vedremo presto, credo.

ramon mantovani



374 Risposte to “Lacrimogeni e lacrime di coccodrillo”

  1. alberto larghi Says:

    Ottimo,il più bello che hai scritto da tempo,non aggiungo nulla…ciao

  2. Occorre rileggere e meditare prima di rispondere, caro Ramon. Si tratta di un contributo prezioso. Per ora posso solo suggerirti di correggere al più presto la data indicata all’inizio dell’articolo.

  3. ottimo…tagliente..incisivo…di piu’ non si puo’…
    mi pongo una domanda: a quando segretario di Rifondazione? ( mi raccomando di Rifondazione non della Fed) …
    ciao e complimenti

  4. non so se ho mai posto qui il semplice quesito attorno al quale mi arrovello da un bel po’ ed al quale non so dare una risposta. Il quesito:
    Come mai “l’onda studentesca” da un po’ attiva in Italia e non solo, non si identifica ( come non si identifica la classe operaia) nell’interpretazione marxista della società?

  5. Caro Ramon,
    grandissimo post, ma non potevamo attenderci diversamente. Si tratta anche di uno sprone per continuare, da parte di noi studenti e degli altri strati sociali sotto attacco, a combattere su quest’ultima trincea. Anche perchè io non ho quest’ottimo riguardo la maturità del movimento studentesco e la sua capacità di incontrare in maniera approfondita le altre lotte.
    Tuttavia questo movimento ci dice anche della possibilità per noi comunisti ed anticapitalisti di giocarci la nostra partita all’interno della crisi: la sordità del “palazzo” ed il bisogno dell’uso dello scontro violento per farsi sentire indicano che non si ha più alcuna velleità di esprimersi attraverso le forme convenzionali della politica e, men che meno, di dare credito ad opzioni riformiste: siamo di nuovo di fronto al dualismo o socialismo o barbarie.
    Non sarà, però, così semplice “organizzare” questa rabbia e volgerla verso obiettivi precisi perchè la crisi della politica e delle sue forme incide anche nell’attitudine,appunto, a volersi organizzare e darsi degli obiettivi, pur in forme non convenzionali. Sarà ben più arduo, rispetto ad inizio secolo, riuscire a costruire social forum o cose del genere.
    Detto ciò ti saluto, al momento non ho altro da aggiungere.

  6. Antonio Perillo Says:

    Dopo la rilettura, una riflessione.
    Mi pare che la novità nell’articolo di Ramon, rispetto a sue precedenti argomentazioni, sia il ruolo dei mass media e della comunicazione nella politica. Un ruolo non solo marginale, mi par di capire, ma scatenante le dinamiche politiche. Insomma tutt’altro che secondario rispetto ai rapporti sociali più tradizionalmente intesi.

    E’ quanto io sostengo. La comunicazione, nella nostra società dello spettacolo, è ormai un pezzo come un altro del potere. Così come la pubblicità è ormai parte della produzione stessa di una merce.
    E però comunicazione e pubblicità costituiscono anche la parte seducente, accattivante del potere. E in più hanno in sé il potere di blandire le coscienze e le azioni di larghissime masse popolari.
    Non mi addentro ulteriormente in un argomento che ho cominciato a conoscere da poco, ma ho idea che a sinistra una seria riflessione sul potere dei media e sul rapporto che da sinistra occorre costruire con tali strumenti non sia mai stata fatta per bene.

    Così come il fatto che gli scontri diventino il solo indice dell’enorme problema democratico presente perché costituiscono l’unica “notizia” degna di nota nel sistema mediatico, così diventano indice della mancanza di strumenti comunicativi alternativi e credibili (e privi dei “contro” della violenza di piazza) a sinistra.
    Il problema non è lo strumento in sé. Oggi il movimento usa internet con grande efficienza. Non c’è più la sinistra di cui straparla Saviano ancorata a vecchi slogan, volantini e dazibao. Questa è stata la protesta andata in onda in diretta sulle webradio e sui blog. Il problema è il numero. Il problema è ancora la televisione di prima serata e sono i siti come Repubblica e Corriere.it

    Obiettivo della sinistra tutta (non foss’altro che per la necessità di unire le forze per l’impresa) dovrebbe essere quella di costruire contenitori comunicativi (un canale televisivo, un portale internet) in grado di raggiungere milioni di persone e di creare senso comune.
    Non è certo sufficiente Rai3, con i suoi giornalisti democrat e con il conformismo di Floris e Fazio. Non è sufficiente il talk show per eccellenza di Santoro (su di lui concordo alla grande con Ramon), non sono sufficienti gli eroi dell’indignazione Travaglio, Saviano e Gabanelli, che pur grandissimi giornalisti non trasmettono un messaggio in grado di mobilitare grandi masse e anzi fungono come valvola di sfogo (e nel caso di Saviano anche qualcosa di peggio). Non parliamo di trasmissioni di nicchia su canali come La7 o Rainews24.

    In rete l’unico ad avere un impatto critico nella comunicazione non-mainstream è Grillo (con tutti i difetti causati dal suo populismo, attrae pubblico interessato a sentire la voce del leader, come fosse una performance teatrale). Da lui avremmo tanto da imparare su questo punto.
    Invece, nel movimento universitario e nella Sinistra (intesa à la Ramon, quindi escluso Vendola che si adagia su questo sistema, mi scuserete) vige la frammentazione e l’anarchia assoluta. Non parliamo di Prc e FdS.

    A luglio ’60 chi aveva fatto scontri il giorno prima sapeva che avrebbe letto sull’Unità una rappresentazione della sua protesta in grado almeno di comprendere (al netto degli ideologismi) la sua ragione sociale e di diventare naturalmente dibattito politico e fatto politico con cui fare i conti.
    Oggi l’assenza di tutto ciò è fra i problemi FONDAMENTALI della sinistra.

  7. nicola cesaria Says:

    Condivido tutto, anche il commento di Antonio sull’incipit , troppa fretta di vedere un futuro migliore? 🙂 .
    Ciao complimenti

  8. Fabio Canizzaro Says:

    Ho seri dubbi che dopo l’approvazione del decreto Gelmini (se avverrà) continui una forma di protesta molto forte… e anche una constatazione dopo le feste di Natale ogni movimento studentesco compreso l’onda quasi scompaiono, vedremo
    saluti

  9. Nel tuo articolo non c’è un proposta politica per organizzare lo spontaneismo movimentista, nè una prospettiva politica…si è nuovamente al puro codismo.
    Dov’è la novità? Che i media inquinano il dibattito politico? ammazza che novità.

  10. grazie alberto e antonio. data corretta. chissà come mai avevo scritto gennaio invece di dicembre. mah!

  11. pietro, rifondazione ha un ottimo segretario. che ha tutto il mio sostegno. possibile che si debba sempre personalizzare tutto?

  12. caro gino, domanda seria e difficile. qui me la cavo con due frasi, assolutamente parziali.
    1) se da trenta anni è cresciuta l’egemonia del capitale sulla base delle relazioni sociali prodotte dal nuovo modello economico e se le organizzazioni politiche marxiste sono state ridotte e sconfitte è logico che le teorie marxiane non siano in auge. a dimostrazione che non basta dirsi comunisti, marxisti ecc per svolgere la propria funzione.
    2) se c’è una separazione tra politica ufficiale e società e i marxisti osservano i fenomeni sociali dal palazzo a fini elettorali è ovvio che non possono svolgere una funzione egemonica.

    perciò è ora di capire che il lavoro sociale (che non è parlare del sociale o andare nei mercati a dare volantini bensì organizzare legami, solidarietà, attività, spazi e lotte) è imprescindibile per ricostruire una funzione positiva. perciò è ora di capire che il marxismo non è due o tre slogan o un simbolo sulla scheda elettorale. e che bisogna studiare, leggere, capire, analizzare, pensare, oltre che avere una pratica.
    tutto ciò è esattamente il contrario di come viene intesa la politica oggi. anche da molti militanti che si ritengono marxisti e comunisti.
    ciao

  13. caro gio, sono d’accordo con te. ma non si tratta di “mettere le brache al mondo”. socialismo o barbarie, si. ma il socialismo è una lunga costruzione. non nasce dalla semplice contrapposizione, anche se quest’ultima è indispensabile. necessita di coscienza, analisti strategie e tattiche. non di semplificazioni. per esempio pensare che gli scontri sono di per se una forma di lotta più radicale e più cosciente è una pericolosa illusione.
    ma credo che siamo d’accordo.

  14. caro antonio perillo, non siamo d’accordo. credo.
    io non ho mai negato che i mass media, l’informazione, siano una parte del sistema di potere. e non ho mai negato che la pubblicità sia interna al processo produttivo. e sono più che convinto che sono cose che stanno nel sistema proprio perché svolgono una funzione. non sono la causa ma alimentano la causa delle contraddizioni facendo apparire come naturale ciò che non lo è affatto. ma la coscienza che deriva dal combinato disposto di pratica sociale e teoria è indispensabile. senza lotte, organizzazione sociale, organizzazione politica non è possibile controvertere i luoghi comuni e il senso comune impregnato della cultura dominante. mentre da decenni ormai si pensa che il modello economico e quello della formazione sociale conseguente possano essere contrastati attraverso un uso alternativo di mass media e informazione. il sistema dei mass media ecc non è neutro. è parte ed è perciò coerente con il sistema economico e sociale. l’informazione è trattata come una merce. è inutile illudersi che si possa fare una impresa che vende una merce alternativa sullo stesso mercato per competere in modo vincente.
    il che non vuol dire che non si debba fare informazione e controinformazione nel migliore dei modi possibile usando tutti gli spazi possibili.
    ma senza sognare grandi mezzi che non ci sono. è come sognare un grande partito di due milioni di compagne e compagni, per poi scoprire che non essendoci ci si deve frustrare.
    un abbraccio

  15. caro fabio, vedremo. certo se quel che dici tu fosse esatto io avrei sbagliato l’analisi sull’importanza di questa lotta e di questo movimento. non sarebbe vero che combatte su un punto che sta nel cuore del sistema.
    ma vedremo, appunto.
    ciao

  16. egregio mah, evidentemente non sai distinguere fra un articolo che commenta dei fatti da un documento politico o da un saggio approfondito. per te non essere codisti significa ripetere come pappagalli due o tre formulette magiche in qualsiasi circostanza ed occasione.
    io non ho nessuna pretesa di dirigere il movimento attraverso articoli sul mio blog. non sono così presuntuoso ne cretino.
    ma vorrei dirti che per dirigere un movimento il problema non è dire bensì fare. non è osservare ciò che fa e dire ciò che dovrebbe fare invece o domani. il problema è esserci e fare le cose giuste.
    è la stessa differenza fra uno studente che organizza l’occupazione della propria scuola e che acquisisce coscienza ed impara a fare una lotta e a incontrare sconfitte e vittorie, e un altro che appartenendo ad una setta si preoccupa di dare volantini che spiegano all’altro ciò che lui, poveretto, non sarebbe all’altezza di capire ed esibire, credendo così di “fare egemonia”.
    ciao

  17. ho dovuto per l’ennesima volta cancellare post che, oltre ad insulti, pongono qui problemi che non c’entrano nulla col blog. tizio ha chiesto che caio venga espulso dalla federazione tal dei tali. e giù insulti e proclami.
    che miseria!

  18. arcana mericelli Says:

    ..condivido pienamente l’analisi di ramon ed il commento di antonio…(nelle lotte studentesche del 68,sapevamo che tutto avrebbe avuto una risonanza..che,anche nella confusione delle contestazioni e della “violenza”dei movimenti, ci sarebbero state delle conseguenze,che saremmo stati giudicati,ma ascoltati..c’era la prospettiva del cambiamento…)oggi quello che mi fa più paura è la confusione a 360 gradi che avverto,la non consapevolezza(voluta spesso)della gravità del momento di forte,terribile cambiamento,che stiamo attraversando(da quanto lo si ripete?)…della svolta cui stiamo assistendo con incosciente ignavia..mi spaventa lo spudorato “non ascolto” che questo movimento ha intorno e l’impotenza dei pochi-molti che ascoltano,condividono,s’incazzano,si ribellano….la mistificazione continua,mirata a sporchi obiettivi nascosti o ad igno-ranza dilagante (le parole di forte peso sociale usate come slogan!).Sicuramente(mi dico) non basta dire “forza ragazzi..non mollate”..non basta cercare forme di condivisione “diverse”,o “ragionare” intorno a ciò cui stiamo(evviva!) assistendo,ma SERVE a non far passare in silenzio la forte voce di chi urla IO NON CI STO!

  19. Bravo Ramon e brava anche rifondazione comunista.

    Io credo che la scelta di stare dentro questa cosa, di capire anche il senso degli scontri (ma porsi anche il problema della loro riproposizione) siano importanti anche per noi e per capire “dove stiamo andando” come partito.

    A dire la verità non ho sempre l’impressione che il nostro partito riesca ad essere all’altezza della situazione, terribilmente difficile. Ma per una volta sono sicuro che abbiamo fatto la cosa giusta, anche se non era troppo facile farla e quindi penso che possiamo anche goderci 5 minuti di soddisfazione e dirci che il nostro gruppo dirigente e’ stato bravo.

    Un abbraccio,
    giorgio

  20. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,
    è evidente che hai scritto 14 gennaio perché guardi sempre un mese avanti a tutti gli altri 🙂

    Sulla comunicazione credo che fra noi ci sia più una differenza di accenti che una differenza di posizione così netta. Non nego infatti la fondamentale importanza del lavoro sociale e politico “sano” che nel nostro progetto dovrà ristabilire rapporti di forza a noi più favorevoli. E non credo certo che affidandosi millenaristicamente a qualche strumento comunicativo più grande risolveremo i nostri problemi (come molti fanno evocando un grande partito comunista, dici bene).

    Dico solo che una riflessione seria su come invertire la rotta su quel terreno a sinistra secondo me non è stata fatta. Sento troppe volte dire ai compagni “dobbiamo usare di più internet”, ma appunto il problema è il numero non lo strumento. Sento dire giustamente che dobbiamo difendere la nostra stampa, innanzitutto Liberazione, il Manifesto. Ma i numeri, appunto, sono di nicchia. Servirebbe ragionare almeno sulla costruzione di canali di movimento, di sinistra, che facciano stare dentro tutti. Non mi preoccupa l’assenza di grandi canali di informazione alternativi ma l’assenza di progetti, come se il problema venisse eluso, come se bastasse aprire un blog o una pagina facebook. Alcuni progetti nazionali esistono (pandoratv uno di questi) qui a napoli parti di movimento stanno ragionando su un canale digitale terrestre almeno regionale. Altro non vedo.
    La mia idea è che accanto ad idee feconde come il partito sociale, dovremmo lanciare una grande campagna volta a costruire un canale mediatico indipendente. Un progetto a medio-lungo termine come quello del partito sociale.

    Ps: altra cosa che non sento affatto (tu sei una eccezione) è la critica puntuale al sistema dei talk show televisivi e alla maniera di ragionare di politica ormai sempre più lontana dai contenuti.

  21. Un dettaglio,relativo a Dini:non fu ministro degli esteri nel governo D’Alema e neppure in quello di Amato,per il semplice motivo che a Rambouillet non si mostrò entusiasta della guerra che si andava preparando(d’altronde ci eravamo appena acquistati per 800 miliardi delle vecchie lire metà telecom serbia e andare subito a bombardarcela….).Ministro degli esteri mi sembra fu Fassino

  22. giovanni Says:

    Ben detto Ramon,
    non c’è una sola riga che non condivida!
    UN GRANDE ABBRACCIO
    Giovanni

  23. Antonio Perillo Says:

    L’esempio di Dini è significativo secondo me perché a differenza di personaggi ad esempio come Mastella, non ha perso credito e “rispettabilità” neanche presso l’opinione pubblica. E’ un uomo del sistema, fidato, su cui i media significativamente non hanno gettato fango neanche quando ha fatto cadere il Prodi II.

  24. cara arcana, quando si resiste si rimonta la china, si va controcorrente e spesso si sconta isolamento. ma senza resistere con la coscienza di dover resistere non solo si perde. soprattutto si scambiano lucciole per lanterne e non si capisce più nulla.
    scusa se approfitto del tuo post per dire una cosa.
    ieri su Liberazione c’era un ottimo editoriale a firma Nicola Melloni dal titolo “Obama, dalla parte dei ricchi”.

    http://lettura-giornale.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=19/12/2010

    ecco un buon motivo per comprare e leggere Liberazione.

    basta leggerlo per capire quanto fossero infondate le “speranze” e tutte le suggestioni che hanno accompagnato la sua campagna delle primarie e quella elettorale.

    quelli che inneggiavano ad Obama, che parlavano di svolta epocale, della necessità di prendere esempio, della ricerca dell’Obama italiano (dopo aver cercato lo Zapatero italiano), dove sono finiti?
    non hanno nulla da dire? come spiegano la pedissequa prosecuzione delle politiche economiche dei repubblicani?

    ma è Obama che è un abile imbroglione o è il sistema elettorale ed istituzionale statunitense che impedisce che si possa produrre una qualsiasi alternativa alle politiche economiche congeniali agli interessi del capitale finanziario e delle multinazionali? è così importante stabilire se Obama vorrebbe ma non può o se ha fatto finta di volere ma non ha mai voluto?

    un abbraccio

  25. caro antonio perillo, ecco un esempio di come discutere faccia bene.
    messa così hai ragione. anch’io non vedo progetti all’altezza. e anch’io mi sento abbastanza solo nel criticare la mercificazione e riduzione a spettacolo della politica (i talk show sono l’esempio lampante). ma non dimenticare che per comunicare, con una forza sufficiente, ci vuole la massa critica e l’unità necessaria a non costruire strumenti e luoghi che invece di essere efficaci diventino l’ennesimo terreno della competizione fra progetti politici diversi e contrapposti.
    un abbraccio

  26. ti sbagli bosco, dini fu ministro degli esteri in tutti e tre i governi di centrosinistra dal 96 al 2001. ma è interessante il motivo per cui tu dici che non può essere vero. essendo palesemente non d’accordo con la linea NATO, sulla quale invece Prodi era più che d’accordo, di produrre la guerra contro la Jugoslavia, non avrebbe dovuto essere ministro degli esteri. invece lo era. e la sua nota posizione sulla “trattativa di rombouillet” secondo la quale il governo jugoslavo era stato messo di fronte a condizioni volutamente inaccettabili, per quanto espressa sottovoce, fu l’esempio di come la situazione era più complessa delle semplificazioni idiote presenti sulla stampa italiana all’epoca.
    posso anche testimoniare personalmente che circa otto mesi prima della guerra, all’inizio degli scontri in Kosovo, io guidai una delegazione del PRC a belgrado e in kosovo, per parlare con il governo jugoslavo e con tutti i soggetti dell’opposizione kosovara, da rugova a demaci (che era il rappresentante dell’UCK). ebbi la totale collaborazione del ministero degli esteri e di tutte le strutture dello stato. verificai che c’erano tutte le condizioni per aprire una trattativa politica vera. sulla base della restituzione al kosovo dello status che aveva nella costituzione di Tito e tolto alla fine degli anni 80. ma verificai anche che, già allora, sia il governo sia i kosovari consideravano ormai chiaro ed inevitabile l’intervento della NATO. quando tornai lo spiegai a dini e lo trovai d’accordo sulla mia valutazione, ma anche impedito a produrre atti autonomi del governo italiano per scongiurare la guerra e produrre una trattativa.
    tutto questo a dimostrazione che le semplificazioni idiote che piacciono tanto ai mass media disinformano totalmente.
    sempre ci sono cose di cui tenere conto, e su cui lavorare, contraddittorie e/ parziali, se si fa veramente politica.
    e può capitare che dini esprima posizioni utili (per esempio fu molto disponibile per diverse cose su Cuba e sulla Colombia come si può evincere da ciò che ho scritto in memoria di Raul Reyes) su una vicenda e terribilmente avverse su un’altra (come quella kurda).
    infatti ho fatto l’esempio di dini nell’articolo, proprio per dire che la categoria del venduto e comprato, anche se nel caso di altri palesemente giustificata, non spiega e non da conto del vero problema. che è il bipolarismo.
    un abbraccio

  27. Siamo un paese di tifosi, Ramon.
    Dobbiamo prendere posizione sempre, pro o contro Berlusconi, dalla parte degli studenti o da quella della nonviolenza. Tifare per rifondazione o per Vendola. Per la mozione 2 o 4. Per la Fed o Rifo.
    Se uscissimo dal tifo ed entrassimo nella politica, gli scontri del 14 assumerebbero tutto un altro corpo. Capiremmo che lo spirito ribelle di una generazione ultrà e criminalizzata si è parzialmente espresso. Come allo stadio. Capiremmo che il delinquente oggi sui giornali è quello che cercava di evitare che il corteo degenerasse, mentre la vittima è uno che ha lanciato oggetti. Capiremmo che la domanda da farci sarebbe dovuta essere: cosa avrebbe dovuto fare la questura? Lasciare che gli studenti arrivassero al parlamento? O magari ci chiederemmo che relazione hanno con la politica quelli che hanno partecipato al corteo?
    A volte temop che si parta da domande sbagliate, perchè si è in curva a tifare una squadra e si perda di vista il motivo per cui si tifa quella squadra.

  28. Hai ragione,dini fu ministro degli esteri di tutti e tre i governi di centrosinistra.Ma tutto il tuo ragionamento e le informazioni che dai,e cioè che la guerra era imminente ed inevitabile,mi inducino a farti una domanda,che da sempre mi pongo,perchè abbiamo rotto con Prodi sui libri di testo gratis,e non abbiamo aspettato la guerra per rompere evitando una scissione dolorosa(mai Cossutta avrebbe potuto rompere sulla guerra)e sicuramente molto comprensibile per tutto il nostro elettorato?

  29. caro morgan, io non ragiono da tifoso. mi pongo domande e cerco di dare risposte. e faccio ragionamenti. cerco e ovviamente commetto errori e magari do risposte parziali.
    quindi credo di essere d’accordo con te.
    ma il bipolarismo e la politica spettacolo producono esattamente tifo acritico. anche in chi pensa in buona fede che “partecipare” sia fare il tifo per un leader o per un profeta televisivo.
    ciao e grazie

  30. caro bosco,
    1) la rottura la fece prodi e non noi. firmammo un accordo di un anno che comprendeva diverse cose, tra le quali la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore, e il governo le disattese tutte e presentò una finanziaria inaccettabile. non in astratto ma relativamente agli impegni presi dal governo. inoltre si rifiutò perfino di discutere, convinto com’era di avere in tasca una scissione più corposa e di passare indenne dal voto di fiducia. fino a un’ora prima del voto erano convinti di avere la maggioranza. continuo a pensare che non si poteva fare diversamente.
    se appoggi un governo dall’esterno l’agenda la detta il governo e se vuole rompere lo fa quando vuole semplicemente proponendoti cose inaccettabili. e tu non puoi subirle rimandando il problema sulla base di una previsione.
    2) vorrei farti notare che l’opposizione alla guerra nel kosovo fu molto debole. l’opinione pubblica, molto manipolata dalla questione della pulizia etnica e dalla disinformazione, era largamente favorevole. la cgil organizzò una manifestazione a bari a favore della guerra. è vero che cossutta avrebbe più difficilmente potuto fare la scissione. ma vorrei farti notare anche che se avessimo bevuto quella finanziaria saremmo stati più deboli e più divisi anche per affrontare il tema della guerra.
    inoltre che la guerra fosse probabile era un punto di analisi e non una certezza. era un previsione che si rivelò fondata. ma non si fa politica scommettendo tutto su una previsione.
    e se la guerra ci fosse stata molto tempo dopo? e se non ci fosse stata? e se milosevic avesse ceduto alle richieste della nato?
    come vedi non era possibile fare diversamente.
    un abbraccio

  31. Sandro Filippi Says:

    Ma se proprio in queste ore un dirigente dellla corrente dell’Enrnesto Mauro Gemma tacita Liberazione di filo Nato e filo occidente e la taccia di tuttoi i mali come fai a dire di comparla Ramon? perchè c’è un articolo contro Lukascenko dove vogliamo andare dove Ramon???

  32. Sandro Filippi Says:

    Questo purtroppo è l’esempio lampante di chi ci vuole dipingere come vecchi stalinisti e comunisti nostalgici

  33. egregio sandro, è difficile capire cosa vuoi dire.
    comunque anch’io mi sono incazzato quando ho letto domenica l’articolo sulle elezioni in bielorussia. una cosa è avere una visione critica del governo bielorusso e un’altra è riportare (dalla lettura mi sembra sia proprio così) un cumulo di insulti, esagerazioni e superficialità tratte da una agenzia stampa. un conto è criticare liberazione e un altro è contrapporre insulti e generalizzazioni altrettanto superficiali.
    comunque io insisto nel dire che bisogna comprare e leggere liberazione perché, al netto di errori ed anche superficialità, si possono leggere molte notizie e commenti interessanti, che non si trovano in nessun altro giornale. ed insisto nel dire che non è così che si discute seriamente.
    ciao

  34. Fabio Visentin Says:

    Ho fatto avere Lacrimogeni e lacrime di coccodrillo a Lidia Menapace che mi ha pregato di farti avere questa sua postilla

    Caro Ramon, il tuo pezzo è assolutamente da condividere. Sotto ogni profilo; ed è anche molto equilibrato per il futuro. Vorrei solo pregarti di voler tenere presente questa breve chiosa aggiuntiva: nel raccontare il movimento non si parla mai delle “ragazze”, che pure ne fanno parte, e che rappresentano qualcosa di specifico e di importante. Anzi ad esse può essere indirizzato da vari pulpiti un appello perchè siano brave e ripudino la violenza ecc. Si tratta di una trappola molto pericolosa perchè può allontanarle dal resto del movimento o spingerle ad assimilarvisi acriticamente. Le studenti in quanto di genere femminile sono relativamente nuove nel movimento della scuola, dalla scolarizzazione di massa, pochi decenni. Un modo per non narrare il movimento è di non segnalarne la presenza e non analizzarne la specificità. Può succedere, per fare barbarie invece che salto di civiltà, che si inducano le famiglie a riprendere l’abitudine di tenere a casa (a fare le mamme) le figlie per mandare a scuola i figli (mica tutti possono avere la laurea, si dice bonariamente) . Ma questo le costituisce già in futuro esercito di riserva e le colloca fuori dal contesto sociale. Già oggi quando si chiede chi sono i disoccupati che non cercano nemmeno più lavoro, si sente rispondere che sono le donne, “perchè la disoccupazione femminile è socialmente più tollerabile”,:e queste dolci parole significano che quando una resta a casa, non viene registrata come disoccupata, bensì come casalinga. Le casalinghe non sono necessariamente di “sinistra”, compongono un variegato sottoproletariato cui si posso applicare mollte delle categorie analitiche classiche. Certamente sono per lo più contro le lotte e gli scioperi, per motivi di sopravvivenza propria e dei figli. E’ dunque importantissimo, ma prima di tutto giusto , dare riconoscimento anche alle studenti i interpellandole, intervistandole, mostrandole, perchè altre donne possano rispecchiarsi in loro, generalizzae i loro comportamenti, gesti, parole, costruire coscienza e autodeterminazione.
    Ciao grazie abbracci lidia

  35. giancarlo fasciolo Says:

    sono completamente d’accordo. soprattutto finalmente un tentativo di analisi serio e ponderato. gian

  36. Caro Ramon,
    la CGIL non la capisco proprio; proprio non riesco ad intravederne nessuna logica. Si porta avanti l’idea cfhe un patto sociale con Confindustria sia possibile e si concentrano tutte le polemiche sul Governo.
    Io proprio non capisco: abbiamo assistito il 23 dicembre ad un accordo industriale storico: il sindacato cambia completamente la sua funzione, da portavoce dei diritti dei lavoratori a gestore e mediatore delle decisioni prese dai padroni. Chi non accetta questo compito si cerca di espellerlo dalla fabbrica. In questo quadro la Fiom vuol continuare a fare il sindacato, mentre fim e uilm si sono adeguate. Ora è vero che la compagnia che gestirà Mirafiori è fuori da confindustria, quindi ha potuto bypassare tout court il contratto nazionale di lavoro. Ma come si fa a non vedere che l’intera confindustria attende di mettersi su quella scia e non forza solo per non riscaldare gli animi e ricevere una serie di scioperi? Come si fa a non vedere che su questo nuovo tipo di relazioni (nuovo relativamente) Berlusconi e la Marcegaglia sono d’accordo?
    La CGIL si sta proprio infilando in un vicolo cieco senza vie d’uscita. Infatti, davanti a questi passaggi storici, o ti adegui al nuovo ruolo che vuol essere attribuito al sindacato o continui a fare il sindacato; quindi stento a capire la logica (per forza illusoria) cui risponde l’atteggiamento della Camusso. Cosa deve accadere affinchè si proclami lo sciopero generale? Mah
    Chiedo a te lumi su questo per poter almeno intravedere una logica, seppur sbagliata, in quanto sta facendo la CGIL

  37. giancarlo fasciolo Says:

    Quello che sta succedendo mi sembra spiegabile anche con il fatto che spezzoni consistenti degli apparati sindacali e politici (centrosinistra) abbiano fatto propria la logica e le ragioni che indirizzano il Regime dei padroni. Per impreparazione o più prosaicamente per banale interesse.
    Studenti , lavoratori , lavoratori precari, lavoratori stranieri supersfruttati ecc. vanno ancora all’attacco come possono e ,come possono, difendono il valore della loro forza lavoro e le conquiste di decenni di lotte. Ma ora….
    sul piano della risposta politica, CHE FARE’?

  38. Mah, a me non sembra possibile che la linea della CGIL possa essere spiegata solo o prevalentemente con l’impreparazione dei dirigenti o con la loro attitudine burocratica. Non posso credere che loro vogliano una CGIL simile alla CISL e alla UIL. Perciò stento ad intravedere la benchè minima logica nelle velleità di cercare un patto sociale con Confindustria, che vuole usare la crisi per distruggere il ruolo del sindacato stesso.

    Il piano della risposta politica, poi, è ancora più arduo data la natura e le problematiche che pone il conflitto sociale per come si sta dispiegando in questo momento. Da questo punto di vista c’è molto da ascoltare e capire…

  39. Mi spieghi Gio allora come mai i compagni Patta, e Nicolosi sostengono la maggaioranza della Camusso e la minoranza delal CGIL? è credibile la FdS appunto che per non inimicarsi Lavoro e Solidarietà sorvola, non condannando questa inerzia?

  40. grazie fabio e grazie lidia con cui sono d’accordo e che insegna sempre cose utili.

  41. caro gio, essendo d’accordo con quanto hai scritto non ho lumi da darti.

  42. caro giancarlo, bisogna vedere cosa si intende per “risposta politica”. la fiom ha detto chiaramente, anche al congresso della federazione della sinistra nell’intervento di landini, che ci sono contenuti precisi che unificano i movimenti di lotta e che questi devono essere al centro del confronto fra tutte le forze politiche. questo è importante perché mette in chiaro che è finita l’epoca della “risposta politica” separata dai contenuti. noi abbiamo sposato ufficialmente questa tesi e la posizione è chiara.

  43. caro ciro, che palle! la federazione della sinistra ha scritto e detto con chiarezza il sostegno alla piattaforma della fiom del 16 ottobre. è d’accordo con l’idea di “uniti contro la crisi” ed è in costante rapporto con la fiom. infatti lavoro e solidarietà ha assunto un atteggiamento diciamo attesista dentro la federazione e in più occasioni ha criticato liberazione e il prc proprio per la sintonia di quest’ultimo con la fiom.
    invece, secondo te, la fds per non inimicarsi patta ecc non condanna la loro inerzia.
    quindi non importano i documenti scritti e votati, le mobilitazioni unitarie, l’assunzione della piattaforma della fiom come propria e così via.
    ci vorrebbe una bella “condanna”. una bella polemica e possibilmente una bella divisione. perché solo con scomuniche e scontri epocali si produce chiarezza. il compito di una forza politica è emettere condanne e sentenze con frasi scarlatte. mica quello di organizzare le lotte e di partecipare alla costruzione di un grande movimento.
    ma va la!

  44. caro ramon,
    ma la linea del fronte democratico, alla luce del 14 dicembre e dell’accordo di mirafiori, secondo te è ancora valida come lo era prima, anche in considerazione della stagione conflittuale che potrebbe aprirsi?
    Te lo chiedo senza avere alcuna mia risposta a questa domanda…

  45. se siamo coscienti che ci troviamo di fronte a passaggi storici, dovremmo almeno fermarci a riflettere, magari sospendendo per un pò il giudizio

  46. caro gio, quella proposta è più che mai valida. casomai è l’idea che si possa fare un accordo di governo quando c’è un disaccordo totale sulla questione del lavoro ad essere invalidata. è proprio la necessità di impedire che berlusconi possa rivincere le elezioni e portare a compimento la distruzione della costituzione a giustificare un accordo democratico ma non un accordo di governo. la stagione conflittuale sarebbe colpita e compromessa con una vittoria della destra alle elezioni.
    ciao e buona fortuna per l’anno nuovo.

  47. penso che la lotta per difendere il contratto nazionale dei metalmeccanici dagli attacchi di Marchionne, Bonanni e Angeletti per essere efficace deve coinvolgere tutti: bisogna cercare di allargare il fronte coinvolgendo le altre categorie, i PRECARI, GLIU STUDENTI, SE LA FIOM rimane sola perde di sicuro, perde in modo eroico ma perde, come e’ successo nel 1984 ai minatori di Scargill nei confronti della Thatcher.
    cosa ne pensi?

  48. caro pietro, la penso esattamente come te. ma bisognerebbe chiarire bene cosa significa “non perdere”. è questo il punto che è necessario approfondire.
    un abbraccio

  49. Patrizia Says:

    A me sembra una domanda retorica ed ho l’impressione che il paese abbia giá perso quasi tutto il perdibile. Se, come dice Landini, la Fiat non ha nuovi modelli di auto da proporre e come progetto avanza quello di un anno di cassa integrazione, per cosa ci si batte in realtá? Dove sarebbe quella maggior produttivitá che invoca Marchionne e dove quel mercato dell’auto, giá saturato da imprese che investono in ricerca e innovazione? E cosa ne vuol fare del paese questa destra? Berlusconi, in fondo, é il piú semplice da capire, lui ha da difendere se stesso dalla magistratura e le sue imprese dalla concorrenza e, alla sua etá, una visione prospettica della societá piuttosto limitata, ma tutti gli altri? Si rendono conto che é impossibile spremere piú di tanto le popolazioni e che le caste rischiano le ghigliottine per strada? Senza neppure la necessitá di un partito comunista che guidi la rivoluzione….
    Il 14 dicembre, secondo me, é stato anche un piccolo assaggio di quello che potrebbe accadere continuando per questa strada.

  50. alberto larghi Says:

    Il 28 di gennaio con lo sciopero generale della Fiom si gioca buona parte del futuro della sinistra,si può proseguire quel cammino comune tra studenti,precari della ricerca e l’avanguardia del mondo del lavoro incarnata,appunto,dalla Fiom.
    Per la sinistra è l’occasione storica di rifondarsi dentro le lotte,uscire dalla logica dei gruppi che si uniscono nei congressi e si scindono sul primo governo,la costruzione della nuova forza del lavoro deve essere l’obiettivo,per fare questo occorre spazzare via quello che cè (che è poca cosa)dal punto di vista organizzativo conservando e valorizzando i tanti militanti che sul territorio con devozione presidiano le lotte diffuse.
    So che Ramon non condivide questa mia posizione,ma lo pregherei di guardare con saggezza alla realtà,in rifondazione è in atto una scissione silenziosa,centinaia di compagni non rinnovano più la tessera,il partito che avevamo sognato (io)di massa,solidamente a sinistra ma capace di essere punto di riferimento non solo per le minoranze più combattive ma per il popolo, è morto dopo l’ennesima scissione vertcistica provocata dal duo Ferero-Vendola prima uniti dal Bertinottismo e poi divisi sull’eredità del medesimo.
    C’è un tempo per ognuno,altrimenti sembriamo come quelli del Pd,(sempre gli stessi che sembra quasi una questione personale) tu sostieni che c’è una interlocuzione continua con la Fiom,sarà,ma io vedo molta vicinanza e anche sovrapposizione nei territori e nello stesso tempo freddezza a livello più alto,c’entrerà qualcosa se decine di “quadri” d’apparato del Prc nella Cgil han scelto di stare con la Camusso e sono negli organismi dirigenti del partito? Io credo che la sconfitta la si possa vedere anche da questo,schizofrenia di comportamento,prevalere delle logiche di gruppo , di scuderia e financo di vecchie appartenenze,per cui ci si fida di chi ha militato con te ai vecchi tempi,anche se assume posizioni politiche in antitesi,comunque in nome di logiche simil-democristiane ti assicurerà il voto per fare il capo di una nave che affonda.
    Questo non accade solo nel Prc,nella Sel è anche peggio,infatti non sarà la somma di quello che cè di organizzato oggi a fare quello di cui avremmo bisogno,ma eventualmente lo scioglimento di tutto come vera condizione di rinascita,tanti aspettano e dopo il 16 ottobre (forse illudendosi)hanno cominciato a rivedere un popolo unito su obiettivi chiari che aspetta solo di darsi un’organizzazione adeguata a regger lo scontro che ci impone la realtà.
    Ciao,Alberto

  51. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon, buon anno!

  52. dinoluciasml Says:

    Buon anno Ramon!

  53. e bravo alberto larghi, essere saggi significa “spazzare via quel che c’è” per giunta “conservando” i militanti. sottaceto? sottolio?
    la scissione è stata provocata dal duo ferrero vendola. ma certo! non è che c’è stato il governo prodi, la sinistra arcobaleno e tutto il resto. era una bega personale e tutti, a cominciare da me, sarebbero dei deficienti che seguono il loro leader.
    e poi ci vuole una forza nuova e grande, del lavoro. basta dire questo e come d’incanto non ci saranno più divisioni sul governo e sul resto. perché le divisioni essendo immotivate o personalistiche o di gruppi e correnti possono essere spazzate via liberandosi delle persone che le hanno incarnate.
    insomma, sciogliamo tutto e rifondiamoci nelle lotte. nascerà una forza grandissima e nuovissima.
    finalmente abbiamo la soluzione! e perché non ci avevamo pensato prima? chi non fosse d’accordo è vecchio, motivato dalla difesa del proprio cadreghino. e già si vedono le folle di trombati di tutti i tipi, di quelli che non rappresentano che se stessi, dei frequentatori dei salotti romani, che da mesi, da anni, dicono le stesse cose nella speranza di risalire sul carro che li può portare alla ribalta. agli stati generali della sinistra del 2007 io ne ho visti centinaia così.
    forse, caro alberto, non ti accorgi nemmeno che a proporre la “nuova forza del lavoro” è esattamente lavoro e solidarietà. ma questo non conta, perché ormai ognuno la mattina si può svegliare e proporre una “sua” formuletta magica.
    auguri alberto. buona fortuna.

  54. buona fortuna a tutte e a tutti. ne abbiamo bisogno.

  55. Ho visto su facebook che anche Salvatore Cannavò ha auspicato, con un articolo sul Fatto Quotidiano, che si creasse un nuovo “Partito del lavoro” che mettesse tutto apposto…

    buon 2011 a te, caro Ramon, e a tutti i frequentatori del blog

  56. alberto larghi Says:

    Lavoro e solidarietà è un cesso politicista….non è quello che auspico io,comunque avremo modo di discuterne,intanto ti auguro un sincero buon 2011 a te e tutti quelli come te che amano,anche polemizzando,discutere di politica senza ipocrisia.
    Un abbraccio con stima immutata,Alberto

  57. alberto larghi Says:

    Dimenticavo di dirti che insiaeme a varie forze di sx e Rifo, a Rho il 21 gennaio faremo una iniziativa con G.Cremaschi….

  58. ho finito l’anno non sopportando piu’ i commenti dei vari LaRussa e Gasparri sul caso Battisti: prescindendo dalla faccia di culo che hanno questi figuri nel dipingersi come immacolati non violenti mentre sappiamo il passato che hanno ci sono poi i commenti ancora peggiori degli esponenti del PD come Fassino e Veltroni che se ogni tanto tacessero sarebbe meglio.
    Non entro nel merito di un caso che non ho mai capito fino in fondo non avendo che nel 79 solo 15 anni ed essendo le ricostruzioni del caso un po’ confuse ( anzi se tu volessi chiarirmi i fatti ne sarei felice) ma possibile che la legalità valga solo in certi casi e non per esempio per le stragi impunite o per i morti sul lavoro?

  59. caro gio, di partiti del lavoro ce ne sono parecchi nel mondo. a cominciare da quello della corea del nord.
    ciao

  60. caro alberto, è ovvio che non è quello che auspichi tu. e nemmeno quello che auspica cannavò. ma illudersi che le vere divisioni spariscano perché si inventa una formuletta e un nome e un nuovo partito è criminale.
    interroga i dirigenti e i militanti della fiom e troverai che molti dicono che ci vorrebbe un partito del lavoro. ma appena si discutesse di stare nel centrosinistra o meno tornerebbero a dividersi esattamente come lo sono oggi. o no?
    mah!

  61. caro pietro, la legalità è un principio relativo. sempre. dipende dalle leggi in vigore e dalle interpretazioni delle leggi influenzate dai rapporti di forza e dal senso comune dominante. qualsiasi sommovimento sociale e politico si scontro con la legalità cristallizzata nelle leggi. illegali erano gli aborti clandestini praticati da medici disobbedienti. illegale era il nazionalismo algerino. illegale era anche l’indipendentismo statunitense rispetto alla madrepatria inglese. illegale era parlare catalano in spagna nel quarantennio franchista. tutto questo oggi è legale. ed è considerato illegale chi volesse tornare al passato.
    quando, però, si esce dalla legalità e, per esempio, si pratica la lotta armata e si perde, si resta illegali.
    la canea sul caso battisti, al di la della persona e dell’organizzazione e delle pratiche che misero in atto che credo si possano giudicare facilmente in senso negativo, è in piedi solo per tentare di cancellare la natura politica della scelta di uscire dall’illegalità. per cancellare una lunga tradizione, come hanno già fatto in gran parte in francia, di concessione dell’asilo per reati politici in molti paesi. con la categoria di terrorismo, che si applica a tutto ormai, si vuole solo criminalizzare i paesi, come il brasile, che hanno uno stato di diritto che può concedere l’asilo a persone come battisti.
    i tempi sono cupi e il senso comune dominante lo è altrettanto.
    un abbraccio

  62. riccardo Says:

    Caro Ramon ,
    sono un comunista senza partito, che vive la sua militanza nel sindacato (CGIL , mozione di minoranza ) e nei movimenti.
    Anch’io, per mia esperienza personale, concordo con quanto detto dal compagno Alberto Larghi a proposito del comportamento “schizofrenico”, nel migliore dei casi, o “opportunistico” nel peggiore, di molti militanti e dirigenti della FdS e di SEL nella CGIL.
    Mi capita di parlare o ascoltare compagni che fuori dalla CGIL si dichiarano ( con grandi lodi ) vicini alla FIOM e alla sua linea anticoncertativa che va appoggiata e sostenuta, mentre in CGIL , ( l’ultimo congresso è stato emblematico) si schierano con Epifani prima e con la Camusso oggi sostenendo nuovi patti sociali ed una nuova concertazione.
    Bocciano qualunque ordine del giorno con il quale chiediamo ( noi minoranza ) lo sciopero generale o chiediamo di abbanonare il tavolo del patto sociale o azioni a sostegno degli studenti e della FIOM.
    La questione, a mio avviso, non può però essere confinata alla schizofrenia o opportunismo del singolo compagno, ma essendo diffusissima diviene questione “politica”
    Mi chiedo, e Ti chiedo, ma un Partito Comunista, o anticapitalista o anche di sinistra radicale quale SEL, non dovrebbe esprimersi e vincolare l’azione dei propri iscritti nel sindacato verso la componenete più avanzata politicamente ( e che a mio avviso è ovviamente incarnata in CGIL nella FIOM e nell’area programmatica La cgil che vogliamo ) per poter contrastare la linea del PD nel sindacato e far avanzare il necessario conflitto sociale in questo paese?
    Vivo a Brindisi e da noi la componente di minoranza in CGIL è piccola cosa, ma la cosa che mi lascia perplesso è che non vi è un solo compagno ( credimi neanche uno ) della FdS e solo uno di SeL che hanno appoggiato nel congresso la mozione di minoranza.
    Tutti gli altri sono in maggioranza.
    Penso che i congressi dei partiti siano momenti importanti, possono e devono produrre documenti politici all’altezza dei tempi e delle sfide, ma debbono produrre anche linee politiche praticate dai militanti e la questione “sindacale” mi sembra una delle principali.
    Con affetto
    Riccardo

  63. Francesco Says:

    Caro Pietro, da rifondarolo, penso che il problema del rapporto Prc-Cgil sia differente. Nelle valutazioni di tanti compagni c’è sempre molta amarezza per le contraddizioni tra la linea politica nazionale del partito e il comportamento della base. Che dal punto di vista delle dinamiche nazionali il Prc abbia appogiato in tutto e per tutto la Fiom mi sembra chiaro e non vale più la pena ripeterlo.
    Rispetto quello che dicevi tu penso che il problema sia nell’attuale stato del partito. Questo è un partito che in molte zone è uscito con le ossa rotte dall’incontro col potere, in molti territori è un accozzaglia di militanti che si attivano per questa o quella elezione e che non leggono un documento politico mai. La realtà militante, in zone come la mia calabria, è desolante e quindi non c’è da stupirsi se sui territori trovi posizioni che non c’entrano nulla con le dinamiche nazionali. Proprio per questo motivo però penso sia rilevante notare come alcune inversioni di tendenza, rispetto alla ricomposizione di un tessuto militante attivo e degno di questo nome, sia in atto. Le pratiche del partito sociale stanno ricostruendo dal basso una utilità della politica che sembrava perduta (nella percezione comune) o relegata a interessi di parte. Inoltre la riorganizzazione dal basso di servizi e bisogni ricostruisce un noi collettivo che si riconosce nella conflittualità. questa e’ un opera che non fa notizia. ma non sempre produce politicamente ciò che è eclatante. Solo quest’opera di ricostruzione di una base militante realmente politicizzata permetterà una più chiara fisionami del Prc, la cui dimensione politica in alcuni territori (come espressione delle classi dirigenti e dei potentati locali) non c’entra nulla con la dimensione nazionale.

  64. riccardo Says:

    Caro Francesco, concordo solo su alcune delle cose che hai detto ( militanza non sufficiente nell’impegno e nello studio ad esempio ) su altre sono in disaccordo.
    Lo scorso anno all’epoca del congresso CGIL la linea di Rifondazione è stata volutamente di basso profilo senza una presa di posizione forte e chiara per la mozione due ( quella FIOM per intenderci ) questo per mantenere degli equilibri interni ( molti compagni sono funzionari della CGIL e non possono permettersi di perdere il congresso ) Certo però che l’anticapitalismo su queste basi non va molto lontano.
    Io penso invece che per un partito comunista l’intervento nel sindacato sia fondamentale e nel caso del congresso ci sarebbe voluta una chiara presa di posizone ed una indicazione politica ai militanti iscritti in cgil ( sia i semplici iscritti che i dirigenti della cgil ).
    Non voglio dire che occorre riproporre il centralismo democratico ( non è periodo storico per farlo, non vi è la necessaria preparazione dei militanti per affrontare una simile organizzazione ) ma un partito comunista senza organizzazione ed un minimo di disciplina sulle linee politiche ( ovviamente condivise ) non va molto lontano.
    Oggi si continua in maniera estemporanea massima condivisione della linea FIOM, nessuna presa di distanza dalla Camusso e dall’attuale segreteria assolutamente inadeguata alla fase attuale, nessuna organizzazione dei militanti per un sostegno esplicito ed organizzato in tutte le categorie CGIL alla richiesta di sciopero generale della FIOM

  65. caro riccardo, io concordo pienamente con francesco. ma voglio aggiungere alcune cose.
    1) cosa vuol dire “intervenire nel sindacato”? cosa? un partito si relaziona con i sindacati. non detta la linea ne si fa dettare la linea da nessun sindacato. secondo il tuo schema il partito (il gruppo dirigente) si riunisce e decide la linea che gli iscritti al partito devono seguire nel sindacato. ma le cose non sono mai state così in italia. neppure negli anni 50. così si comportano le sette che, appunto, si riuniscono e poi spiegano ai membri del sindacato cosa devono fare.
    2) rifondazione è ormai un partito con 50mila iscritti. fra gli iscritti ci sono membri della cgil e dei sindacati di base (tutti). difficile capire che le dinamiche interne alle diverse organizzazioni sindacali (nelle quali moltissimi iscritti dedicano la stragrande maggioranza del loro impegno) se non si rispetta l’autonomia delle organizzazioni sindacali diventano motivo di divisione dentro il partito? credi che chi milita nei cobas debba iscriversi alla cgil per sostenere una mozione della cgil? o viceversa?
    l’unica cosa che rifondazione non ha fatto è stata quella di fare una campagna formale per la mozione della fiom. perché quando c’è il congresso di rifondazione non sarebbe accettabile che la cgil o la fiom desse indicazione di voto per una mozione del partito. quello che tu chiami “basso profilo” è esattamente questo. perché evidentemente per te “alto profilo” significa una cosa sola. dare l’ordine di votare una mozione. ordine che oltre a non essere seguito da nessuno (o pensi che chi milita in lavoro e società lo segua? o pensi che gli iscritti al cobas abbandonino la loro organizzazione per votare quello che ha deciso la direzione del prc?) importerebbe dentro il partito una ennesima divisione, e comporterebbe una conseguenza assurda: chi non obbedisce all’ordine è fuori dal partito? viene espulso? o cosa?
    3) al netto delle “indicazioni” roboanti da setta il prc ha sostenuto in ogni modo tesi e posizioni che sono identiche e perfino, se permetti, più avanzate di quelle della fiom (come sulla democrazia sindacale), ha verificato la sintonia con le proposte della fiom ed infatti ha: a) fatto propria la piattaforma della fiom; b) proposto di costituire comitati del 16 ottobre comunque e da chiunque promossi o organizzati dovunque; indicato la necessità in tutti i modi possibili ed immaginabili dello sciopero generale.
    4) forse non te ne sarai accorto, ma Liberazione da mesi sostiene una linea di commento e di editoriali totalmente favorevole alle tesi della fiom. tanto che Patta se ne è più volte lamentato pubblicamente.

    cosa manca? un bel proclama dove si danno i voti ai dirigenti della cgil e con il quale, invece che lavorare nelle lotte delle fabbriche e per ampliare il fronte di lotta agli studenti e a tutti i comitati di lotta territoriali e dei diritti civili, si promuove una bella discussione interna al partito fra i sostenitori delle diverse mozioni della cgil e dei sidacati di base per vedere chi ce l’ha più lungo. con il corollario di nuove e infinite polemiche e divisioni. che ne abbiamo tanto bisogno!

    ciao

  66. riccardo Says:

    Caro Ramon, dalla tua risposta comprendo di essere stato poco chiaro o ancora peggio confuso nell’esposizione se affermi che il mio schema è da setta : il gruppo dirigente si riunisce e detta la linea.
    Te ne chiedo scusa e provo a chiarire meglio ( non comprendo però il tono della tua risposta che trovo un pò tra l’astioso e l’irritato )
    Un partito, in particolar modo un partito comunista, ha una elaborazione collettiva ( non certo frutto solo dei dirigenti ) che produce una linea politica anche all’interno dei sindacati ( ricordo che in cgil fino ad una ventina di anni fa vi erano le componenti dei partiti ) . Quindi nessuna setta , ma trovo normale che un comunista in questa fase tra una linea concertativa ed una anticoncertativa, tra un tavolo per il patto sociale con cisl uil e confindustria e la linea conflittuale della fiom e della mozione 2 faccia determinate scelte. Inoltre pensare che un partito non faccia scelte sulla linea della CGIL nel congresso è un pò ingenuo ( tanto per dirne una il PD si è schierato compatto sulla linea di Epifani o su quella della FIOM nel congresso? )
    Ma ripeto la cosa paradossale è che tanti compagni che nei comitati 16 ottobre ( li conosco e ne faccio parte ) chiedono lo sciopero generale, criticano la linea della camusso, in CGIL bocciano ogni iniziativa o ordine del giorno della cgil che vogliamo.
    Lo stesso Patta che ho ascoltato, in un incontro mi è parso quasi un rivoluzionario per le cose che ha detto, se poi contesta la linea e gli editoriali di Liberazione ( che conosco ed apprezzo ) è un problema suo.
    Occorrerebbe almeno un pò di conseguenza e coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fà.
    Per il resto non mi sognerei mai di dire ai compagni del sindacalismo di base di uscire dai loro sindacati e entrare coperti ed allineati nella cgil.
    Con loro condivido tante battaglie, partecipo ai loro scioperi ed iniziative ( ho avuto richiami in tal senso )
    Sull’ultima parte del tuo discorso penso che sia necessario aprire una discussione tra i militanti del partito ( non certo per chi c’è la più lungo ) ma per definire insieme una linea politica anche nel sindacato ( cgil e di base ) . Una discussione che non deve provocare nè scissioni nè divisioni ma solo avanzamenti condivisi.
    Il momento che viviamo è storico , il contratto nazionale sta per essere cancellato, penso che la linea della Camusso sia insufficiente. Se questo giudizio provoca scissioni e divisioni beh io mi preoccuperei un pò.
    Senza polemiche
    Un’abbraccio
    riccardo

  67. caro riccardo, sono io a chiedere scusa. per il tono e per aver risposto in modo sbrigativo. anche se qui su questo blog sono decine quelli che sono intervenuti per sostenere che il prc è opportunista, che non ha preso posizione sul congresso della cigil perché preda di posizioni moderate, che è frenato e condizionato dalla presenza di lavoro e società nella federazione e così via. e molti hanno fatto “previsioni” che si sono rivelate completamente infondate. tanto intervengono da anonimi e quando la discussione si fa per loro complicata semplicemente spariscono.
    in particolare da ancor prima del congresso della cgil non c’è stata una sola posizione del partito, e nemmeno le classiche “dichiarazioni” e gli scampoli di citazioni di citazioni per sentito dire, che abbiano contrastato le posizioni e i contenuti della fiom. inoltre a pomigliano, come nella preparazione del 16 ottobre, come nella manifestazione nazionale del sindacalismo di base, come nella giornata del 14 dicembre, e così’ via il gruppo dirigente del prc ha fatto molte cose concrete, dando seguito alle posizioni discusse e votate. è vero, anzi verissimo, che a livello locale alcune volte sembra che esista un altro partito. come ti ha ricordato francesco. spesso non si leggono i documenti, e nemmeno liberazione. si discute sulla base del sentito dire o dell’ultima citazione, di questo o quel dirigente, estrapolata magari da una intervista. rifaccio un’altra volta un esempio: mesi fa partecipando ad un dibattito ho incontrato un bravissimo compagno segretario di un circolo che fa molte attività. mi ha detto che secondo lui la nostra linea era confusa. gli ho chiesto se aveva letto il documento del cpn di 15 giorni prima. mi ha risposto di no. per leggere quel documento ci voleva si e no 6 o 7 minuti. e quella era la linea. ma lui non l’aveva letta. ed è già molto che dicesse che la linea era confusa e non sbagliata. perché molti contrastano una linea che non c’è. che si sono inventati loro sulla base di “intuiti” ricavati da chissà che. sulla base di pregiudizi. sulla base della nefasta idea che i “dirigenti” (che molti ed anche francesco chiamano la “classe dirigente”) sono pessimi e la base buona. e che basta dire sono operaio o precario o della fiom o del cobas per pensare di avere ragione qualsiasi cazzata si dica.
    ma questo è un altro discorso che ci porterebbe troppo lontano. anche se tu dovresti tenerne conto quando parli di partito. perché non esiste un partito astratto. ne esiste uno concreto. fatto di compagne e compagni che sono generosissimi e che tengono duro ma che a volte, al tempo stesso, manifestano notevoli incapacità a condurre una analisi, a separare i problemi, ad ascoltare e soprattutto a discutere a ragion veduta e seriamente invece che come si fa nei maledetti talk show dove chi la spara più grossa sembra più bravo.
    ma torniamo ai problemi che poni.
    il partito ha discusso, caro riccardo. nel modo che tu hai detto. collettivamente. perché per mesi negli organismi nazionali e locali si sono affrontati i temi dell’offensiva della fiat, delle sue conseguenze e anche delle posizioni prima di epifani e poi della camusso. tutto si è rispecchiato in liberazione, che su questo ha espresso in pieno la linea del partito. le posizioni del prc sono più che chiare. nei documenti come negli editoriali di liberazione come nelle scelte concrete di azione politica. questa discussione ha espresso la posizione inequivocabile del prc. leggi liberazione di oggi, domenica 9 gennaio, e troverai un articolo di ferrero e l’ennesimo editoriale di greco, che sono inequivocabili. ed è così da mesi, anzi da anni, ormai. nelle discussioni nel cpn e in direzione come in ogni provincia hanno partecipato compagni collocati nella cigil e nel sindacalismo di base in tutti i modi possibili. tutti. la linea è il prodotto di questa discussione. l’unico appunto che fai tu alla linea è il non aver dato indicazione per il voto per una mozione della cgil. è l’unica. perché tutto il resto, discussione collettiva compresa, è stato fatto. ti sfido a dire che il prc non ha criticato qualsiasi linea o ipotesi concertativa. ti sfido a dimostrare che non sostenga nei fatti, e non solo a parole, il conflitto invece che i tavoli per il patto sociale.
    questo è il modo concreto e non fantasmagorico di esercitare una funzione. discutere dei contenuti, partecipare alle lotte, costruire unità di operai e studenti, lavorare per la generalizzazione dello sciopero e così via.
    il paragone che fai col pci è, oltre che parziale e sbagliato, del tutto fuori luogo.
    ai tempi, per esempio negli anni 70, esisteva si la componente comunista della cgil, come esisteva quella socialista. nella cgil non esisteva però una dialettica correntizia su mozioni diverse. il pci aveva due milioni di iscritti e i sui iscritti erano tutti della cgil. nella cgil c’era una dialettica politica e sindacale? si c’era. ma si rifletteva anche nel partito del quale facevano parte tutti i compagni e le compagne con tutte le loro diverse posizioni. le forze della sinistra estrema, non a caso, stavano spesso nella cisl e anche nella uil, che allora avevano, per esempio in categorie come i metalmeccanici, posizioni anche più di sinistra della fiom.
    comunque la discussione del partito non ha mai avuto all’ordine del giorno le indicazioni da dare nel congresso interno della cgil. mai! perché esiste un limite invalicabile. quello dell’autonomia delle organizzazioni.
    autonomia che non consiste nel fatto che il sindacato si occupa delle lotte e il partito della politica, come è stato sempre teorizzato dalla destra comunista e da molti altri. bensì nell’idea che il confronto avviene sui contenuti senza che il partito o il sindacato, che sono e restano due cose diverse, intervengano sugli assetti organizzativi interni reciproci.
    perché se si valica quel limite si valica in entrambe le direzioni, non in una sola.
    oggi, caro riccardo, se oltre a dire i contenuti anticoncertativi, l’analisi del capitale e la critica delle cosiddette posizioni “riformiste” ecc il partito decidesse di dare indicazioni di voto per il congresso della cgil, come per quelli dei sindacati di base (perché anche li c’è una dialettica fra le diverse forze e dentro ognuna di esse) semplicemente si scatenerebbe un meccanismo distruttivo. le diverse componenti sindacali presenti in rifondazione userebbero il partito come terreno per farsi la guerra. e il partito, invece che discutere di contenuti e dell’azione politica necessaria, vivrebbe solo l’ennesima lotta intestina con l’esito, inevitabile, di nuove divisioni. succederebbe cioè, esattamente l’opposto di quel che tu auspichi. ne più ne meno. perché nessun compagno o campagna impegnata in una rsu o in un sindacato, come funzionario o meno, è disposto a cambiare la sua appartenenza sindacale sulla base di una decisione presa dal gruppo dirigente (o credi che sia possibile oggi una sintesi fra chi sta nei cobas, nella fiom e soci o in lavoro e società e soci, usb o unicobas ecc mettendoli in una stanza a chiedendogli di uscire con una posizione univoca?). e questo, caro riccardo, è un fatto. prescindendo dal quale e ragionando come se non esistesse si approda a scelte che diventano distruttive. una discussione nel partito che avesse come oggetto la decisione su come votare in un’altra organizzazione potrebbe essere presa solo a maggioranza. e chi perdesse ne ricaverebbe l’idea che quello non è più il suo partito. e questo non vale solo per la cgil attuale. può valere domani per la mozione 2 della cgil. come per un sindacato di base.
    insomma così facendo, invece che esercitare una funzione positiva, il partito sarebbe preda di divisioni importate e perderebbe la sua autonomia verso qualsiasi organizzazione sindacale.
    ed è inutile, caro riccardo, che tu faccia esempi locali. te ne potrei fare io molti che dicono esattamente l’opposto di quel che dici tu. di posti dove la fiom è diretta da persone attaccate alla sedia e che per non perderla stanno nella maggioranza della fiom. salvo poi firmare accordi vergognosi in vertenze locali. salvo essere magari totalmente subalterni al quadro politico locale.
    se discutessimo così non la finiremmo più. e alla fine nessuno avrebbe ragione, perché opportunismi e vergogne stanno dovunque, purtroppo.
    che viviamo un momento storico è fuori di dubbio. che il contratto nazionale sia sotto attacco non c’è dubbio. che la linea della camusso sia sbagliata non c’è dubbio. ma è quel che c’è scritto nei documenti del partito. è quello che il segretario dice ogni giorno a nome del partito. è quello che ispira la richiesta di sciopero generale. è quello che ispira l’idea di proporre comitati unitari contro la crisi. la costruzione del movimento e dell’unificazione delle lotte.
    perché dici che dire queste cose dovrebbe provocare scissioni.
    questo giudizio è stato dato mille volte.
    ma se dall’analisi della fase, dall’individuazione dei problemi come il contratto nazionale, dall’attività per costruire il movimento (e questo c’è, caro riccardo, ed è esattamente la linea politica e sindacale che tu auspichi e che sembri non vedere) ci si mettesse a dare voti a questo o a quello dentro il sindacato, a misurare da una cattedra il grado di coerenza di ognuno dentro la cgil e di ogni sindacato di base, emettendo sentenze, si provocherebbero solo divisioni inutili.
    un abbraccio

  68. Patrizia Says:

    Avrei due domande, se hai tempo e voglia di rispondere.

    1. Il fatto che perfino diversi militanti trovino confusa la linea del partito, non significa che c’é un gap di comunicazione da qualche parte?

    2. Come si é arrivati ad un tasso cosí alto di opportunismi sia nel partito che in fiom?

    Grazie.
    Ciao.

  69. premesso che sostengo interamente dalla parte della FIOM volevo osservare che il vero problema per quanto riguarda il sindacato in generale e quindi anche la Fiom e’ la separatezza di questo rispetto ai lavoratori.
    Mi rendo conto che dico una cosa che non piacera’, che queste cose si pensano ma non si dicono ma questa e’ la mia esperienza.
    Io lavoro in Banca equalcuno potrebbe dire che il sindacato bancario anche CGIL non e’ mai stato granche’ partecipativo e confittuale ma ho riscontri anche in amici che lavorano in fabbrica sul fatto che l’esistenza di un “mestiere” di sindacalista come del resto di un “mestiere” di politico ( che infatti sempre più spesso si scambiano i ruoli) certifica la separatezza del quadro sindacale dai suoi colleghi di lavoro ( cosa che per inciso sta bene anche all’azienda) come quella del politico dalle classi sociali di riferimento.
    Tra l’altro quello che rimprovero di più’ a Bertinotti e’ proprio l’essere arrivato alla guida di Rifondazione direttamente dal sindacato ( e direttamente da un altro partito) cio’ che mi appare come un risiko degno di una, come si diceva una volta, Nomenklatura
    Come dicevi tu, molte volte il funzionario sindacale anche della Fiom, tende a privilegiare soluzioni pasticciate, alchimie tendenti a ridurre il danno che seppur utili e necessarie non possono essere alternative a una strategia di lotta che puo’ essere vincente come per esempio nel caso isolato della I.N.N.S.E..
    Se poi penso a certi documenti sindacali comprensibili solo ad un esperto di sindacalese penso che molte cose debbano cambiare..

  70. cara patrizia, rispondo volentieri. meglio che posso.
    1) molti militanti sono assolutamente preda dell’ideologia dominante. pensano che l’autonomia di pensiero e politica comuniste consistano nel non bere nemmeno un caffè con il pd o con chiunque la pensi in modo diverso. ma non leggono, non studiano, non approfondiscono. parlano in modo superficiale di molte cose. inoltre più sono subalterni alla cultura dominante e meno se ne rendono conto. la politica spettacolo è soprattutto rissa fra leader? e allora se il segretario di rifondazione non insulta vendola o bersani allora vuol dire che è moderato, debole e poco coraggioso.
    molti si sono abituati, nel corso degli anni, ad “intuire” la linea del partito dalla TV, dalla presenza dei dirigenti nei talk show, da qualche frase citata per sentito dire, e così via. non comprano e nemmeno leggono liberazione. e spesso, quando lo fanno, cercano con la lente d’ingrandimento la cosa che non gli piace, per poter sostenere che tutto è sbagliato, che la linea è sbagliata, che c’è troppe poche volte la parola comunista, e chi più ne ha più ne metta.
    ovviamente sono una minoranza assolutamente trasversale alle mozioni e a qualsiasi cultura e posizione politica. ma, pur essendo una minoranza, spesso riescono a far degenerare le discussioni nel partito. a me è capitato mille volte di partecipare ad assemblee e di ascoltare diversi interventi critici contro una linea completamente inventata. o interventi totalmente fuori tema per cui se stai discutendo dell’america latina senti un intervento che parte da quattro frasi retoriche sull’argomento per poi passare con una giravolta alla critica dell’assessore locale. se raccogli le firme contro le leggi ad personam insieme all’italia dei valori vuol dire che ti sei “alleato” con di pietro e che stai diventando come lui. se aderisci alla manifestazione del popolo viola vuol dire che hai abbandonato la contraddizione capitale lavoro. se lavori con la fiom ma non attacchi e insulti e magari espelli quelli di lavoro e società allora vuol dire che sei subalterno a loro.
    un gruppo dirigente che si rispetti ha il dovere di comunicare le sue decisioni. di promuovere una discussione fruttuosa. di farsi capire. non c’è dubbio. ma se un tema è complesso è complesso. non si può ridurre ad uno slogan. marx ha scritto il capitale, non un volantino con tre slogan. e il pubblico (chiamiamolo così) di riferimento di marx era in grandissima parte analfabeta. e i rivoluzionari organizzavano scuole popolari per alfabetizzare gli operai. ora hanno internet ma non leggono un documento di quattro cartelle, perché pensano di sapere già tutto. la superficialità impera.
    il problema non è la comunicazione. del resto, c’è un quotidiano, i siti internet, le riviste. certo non c’è più la TV che invita il leader il quale ha la possibilità di dire quelle due o tre cose sull’attualità a milioni di persone.
    ma non c’è nessun miracolo possibile che possa far superare d’incanto la subalternità inconsapevole di molti al modello di politica dominante.
    per quel che vale come esempio basta dare una scorsa a questo blog. magari uno scrive un articolo affrontando dei nodi teorici. ma pochissimi si confrontano con quei nodi, magari per criticarli. dopo due o tre post si passa al solito rumore di fondo: i sondaggi, le alleanze, vendola si vendola no, il congresso della cgil, la mezza frase di diliberto estratta da una intervista e così via. certo internet è luogo privilegiato di perditempo e di militanti virtuali. e la lettura qui è distorta proprio da questo. perché ci sono migliaia e migliaia di militanti che leggono studiano, che quando intervengono in una assemblea dicono cose interessanti.
    il gruppo dirigente ha limiti gravi. anche perché è espressione di un corpo politico che ha limiti gravi. ma guai se abdicasse al compito di produrre analisi e proposte politiche. ed usa gli strumenti che ha a disposizione. fa fuoco con la legna che ha.
    se un segretario di un circolo, non dico nemmeno il militante senza nessun incarico, non legge nemmeno il documento che fissa la linea del partito, salvo poi dire che la linea è confusa, o che è sbagliata, quale comunicazione non ha funzionato? quale miracolo si può fare?
    continuo a pensare che bisogna curare la malattia per salvare il malato. se siamo stati sconfitti e la cultura dominante è largamente penetrata nelle classi sociali subalterne e nelle stesse fila dei militanti è inutile lamentarsene. bisogna saperlo e con ostinazione produrre analisi, linea e combattere contro gli atteggiamenti e le idee sbagliate, senza tirare la croce addosso a nessuno e senza mai salire in cattedra.
    non c’è una altra strada. non ci sono scorciatoie.
    2) vale più o meno la stessa risposta del punto 1. è fisiologico che ci siano dosi di opportunismo in qualsiasi organizzazione. lo è di più quando la politica è separata, diventa spesso una carriera. ogni norma democratica può essere usata per scopi impropri. il diritto al dissenso è sacro, ma può essere usato per fini assolutamente personalistici. il diritto a organizzarsi dentro il partito sulla base di una tendenza culturale e di essere presenti negli organismi secondo i consensi ricevuti è sacro, ma può essere usato inventandosi una posizione per ottenere il posticino nell’organismo. eliminare i diritti colpisce solo i non opportunisti perché gli opportunisti trovano sempre il modo di esercitarsi nella loro attività preferita. se nel regime democratico viene premiato il dissenso, dissentono. se viene premiato il conformismo saranno campioni di conformismo. e se c’è una cosa da non fare mai è quella di accusare qualcuno di essere un opportunista. è indimostrabile. nessuno può sindacare i “veri” motivi di un dissenso o di un accordo. se lo si fa ancora una volta saranno gli innocenti a pagare il prezzo maggiore. l’importante è che con intelligenza, accortezza e anche gentilezza si impedisca che la democrazia interna degeneri. per farlo non c’è una ricetta statutaria. c’è proprio solo l’intelligenza contrapposta alla furbizia. c’è la capacità di non cedere mai sui principi. alla lunga non fare mai processi alle intenzioni agli altri paga. si è più credibili quando si fa una critica. e si viene ascoltati con maggiore attenzione.
    spero di aver risposto.
    un abbraccio

  71. no caro pietro, non sono d’accordo. ogni organizzazione contiene e produce contraddizioni. maggiore è il gradi di divisione del lavoro dentro una organizzazione e maggiori sono le contraddizioni. ma il problema non risiede nella NOMENKLATURA, come dici tu. e nemmeno nel funzionariato. entrambe cose esistenti e problematiche. come tutte le cose reali.
    ma se c’è separatezza politica questa risiede nella linea politica frutto di una analisi magari sbagliata. ci sono funzionari che non hanno separato in nulla la loro militanza dalla base che li ha espressi e semplici iscritti al sindacato che in fabbrica si vendono a cambiano sindacato per ottenere una promozione con la velocità della luce.
    scambiare gli effetti con le cause dei problemi è un errore vecchio come il mondo.
    posso dirti per esperienza personale che gli operai di rifondazione (non funzionari sindacali) eletti in parlamento come negli enti locali hanno sempre avuto una tendenza ad andarsene dal partito per poter conservare il posto superiore a quello dei funzionari o dei professori universitari.
    per altro sul tetto nella lotta della INNSE, insieme ai lavoratori c’era un ottimo funzionario sindacale. e forse se non ci fosse stato il funzionario sindacale con la sua esperienza e capacità la lotta non sarebbe stata vincente. forse.
    anche sul sindacalese non sono d’accordo. un vuoto di proposta e di elaborazione si nasconde tanto con un linguaggio criptico come con slogan apparentemente semplici e comprensibili, ma assolutamente demagogici.
    e poi lo ripeto anche a te. se i lavoratori non leggono e non sanno leggere testi complessi non è colpa loro. è colpa delle sconfitte e dell’ideologia dominante che alberga nella loro testa. ma considerare naturale il fatto che i lavoratori non sappiano leggere un documento complesso è ancora una volta scambiare gli effetti con le cause.
    il capitale di marx è un testo ipercomplesso. ma insostituibile.
    quindi lasciamo perdere il sindacalese e stiamo ai contenuti.
    ciao

  72. Patrizia Says:

    Grazie per la risposta, chiara come sempre, anche se… c’é proprio una mia difficoltá di fondo a capire, probabilmente perché vivo lontana e perché mi riesce difficile non fare paragoni con quello che succede qui, anche all’interno del partito. Non che non esista la corruzione, peró non é in alcun modo paragonabile ai pastrocchi italiani e soprattutto nella popolazione permane ancora un senso di vergogna: se ti fai beccare a non pagare le tasse non te ne vanti affatto, anzi.. D’altronde rischi di ritrovarti con 200 o 300 ore di lavoro sociale obbligatorio, che per lo piú consiste nel pulire giardini pubblici o lavare piatti nei centri per gli anziani. Questo malgrado il liberismo colpisca duramente e le destre siano al governo. Vero é che c’é ancora il proporzionale e che la sinistra anticapitalista, sebbene indebolita, é presente e combattiva in Parlamento. Anche nel partito ci sono regole molto precise in materia, una delle quali recita testualmente che si puó essere esplusi per azioni che ledono la reputazione del partito stesso, ma effettivamente é piú un fattore sociale e culturale che di regole scritte.
    Qualcosa di simile per le aree, limitate alla discussione teorica, che pure influisce sulla democratizzazione del partito e i trotzkisti che entrano ed escono ad intervalli regolari. Tutto molto piú semplice, a volte mi sembra pure troppo, come la preparazione dei militanti di base, che avviene per lo piú tramite un giornale a cadenza mensile e opuscoli di facile lettura, inviati gratuitamente agli iscritti. Ci sono poi altri livelli di formazione, con corsi specifici, sia per i giovani che per chi desidera candidarsi o approfondire, ma, a mio parere, un po’ esclusivi. E i comizi, le interviste radiofoniche e televisive, l’informazione via internet. Peró non avevo mai sentito nessuno dire che la linea del partito non é chiara, men che meno i dirigenti locali.
    Ancora una domanda. Davvero la stella rossa é diventata una minaccia, un simbolo di terrorismo?
    A volte ho l’impressione di vivere su un altro pianeta.
    Buona serata.

  73. Faccio notare a Riccardo che non è affatto vero che il Pd abbia sostenuto compattamente la Camusso all’ultimo congresso Cgil. Anzi, la corrente veltronian-franceschiana, che fa riferimento in Cgil, tramite Cofferati e Nerozzi, a Podda e alla Funzione Pubblica, stava con la Fiom nella mozione 2.
    Le divisioni sindacali non rispettano mai automaticamente quelle politiche, perché la dialettica in Cgil non è destra-sinistra in senso stretto, ma investe materie sindacali, quali il ruolo delle federazioni, il modello di contrattazione, ecc.

  74. cara patrizia, il sistema politico italiano è ampiamente americanizzato. in olanda, come in altri paesi dove c’è ancora il proporzionale, se il ps fa una proposta, di qualsiasi tipo, nessuno dice che vuol far perdere il centrosinistra. e nessuno si sogna, nel caso il ps condivida una qualsiasi cosa con i laburisti, di dire che tradisce i suoi principi. siccome qui lo dicono tutti i giornali e tutte le tv e siccome la sport dei politologi è fare le dietrologie a tutto, banalmente molti militanti bevono queste cose come acqua fresca e soprattutto pensano effettivamente che la politica seria sia questa. tutto qui.
    anche nello statuto del prc ci sono norme chiarissime. ma, come sempre, la soluzione dei problemi può essere solo politica.
    infine. in italia, ormai da moltissimo tempo, c’è il vizio di creare allarmismo sul ritorno del terrorismo ogni volta che sale il livello dello scontro sociale.
    ricordo che una decina di anni fa dovetti partecipare ad una conferenza stampa di un collettivo politico ( se non ricordo male di pontedera).
    avevano messo uno striscione con una scritta del tipo “la resistenza continua” con una bella stella rossa ad una cavalcavia della superstrada.
    il quotidiano di centrosinistra locale, del gruppo repubblica, del quale non ricordo il nome (forse il tirreno) e diretto da una esponente del PDS titolò: ritornano le brigate rosse.
    alla conferenza stampa i ragazzi del collettivo portarono l’aranciata sanpellegrino, la birra heineken, la vodka moskovskaya, una vecchia tessera della fgci e una dei giovani comunisti, oltre a diverse altre cose e chiesero alla solerte direttrice del quotidiano di denunciare tutti per apologia di terrorismo.
    ma che ci vuoi fare. l’italia è fatta così.
    un abbraccio

  75. ciao masaccio. ben detto!

  76. giovanni Says:

    Ciao Ramon ,
    non ho letto il contenuto di tutti i post e quindi mi scuso se corro il rischio di ripetere concetti già discussi o sviscerati .Vorrei superare a piè pari il tema dei confronti interni alla sinistra per evidenziare un aspetto che mi colpisce in modo particolare: l’incredibile somiglianza di trattamento tra lavoratori metalmeccanici e extra comunitari impegnati nelle campagne del sud!
    Non mi sembra una novità da poco! Un paese,l’italia, che in nessuna delle sue espressioni istituzionali di maggioranza e di “opposizione” manifesta una contrarietà nei confronti di un comportamento che non è solo barbaro nei modi ma anche retrivo , miope,fallimentare anche nella sua declinazione industriale capitalistica! Non vengono imposti “sacrifici”ma viene anche svuotato un lungo percorso di crescita(perdona la parola infausta) delle logiche stesse dell’industria cioè il controllo e la tutela del know how e della sua capacità di rinnovarsi. Quello che mi appare evidente ,al punto da essere sfacciatamente violento e volgare,e la dichiarazione di propietà ad uso privato di un paese intero da parte di un sistema industriale non già da parte di un altro stato o paese.
    Trovo grottesco e drammatico che questo accada in parallelo con le celebrazioni dei 150 anni di unità nazionale senza che nessuno da destra o sinistra (mi riferisco al parlamento)dica qualcosa di degno giacchè al sensato ci si è persa l’abitudine. Credo insomma che questo segno di inusitata arroganza e ignoranza produttiva individui una fase nuova rispetto alla quale sia opportuno certamente reagire ma ancor più comprendere nella sua articolazione di eversione industriale.
    Sono troppi ed evidenti gli elementi di contrasto all’interno della stessa logica che ha sin qui guidato l’accumolo del profitto. Se fosse necessario convertire la produzione della FIAT in prodotti bellici per garantire il posto di lavoro si chiederebbe un nuovo referendum?Perchè anche i veicoli da guerra sono in fondo veicoli! Perchè il punto è cosa si produce e per che cosa non solo per quanto e per chi.
    Mi fermo qui ,ma non va per niente bene e il peggio,temo,sia solo all’inizio.Per quanto riguarda i “bravi” di manzoniana memoria che occupano i posti del parlamento oggi più che mai sappiamo quale sia il loro capo il loro don RODRINGO !
    Scusandomi per l’inadeguatezza della mia esposizione ti abbraccio!
    Giovanni

  77. Patrizia Says:

    Problemi con i media ce ne sono anche qui, solo che la sp non ha grandi difficoltá a smentire le favolette, sia perché é un partito di attivisti, molto radicati sul territorio, sia perché la dirigenza é compatta e quando porta avanti una tesi, quella viene sostenuta, ripetuta, ribadita e martellata da tutti i parlamentari, senza eccezioni.
    Coi laburisti non tira una buona aria, ci sono stati diversi tentativi di coalizioni, falliti ogni volta perché la sp non recede dalle proprie posizioni sulle liberalizzazioni e sul welfare. Pare che anche questo sia un partito di ottusi e vetero estremisti, per giunta con una stella rossa infilata nel simbolo.
    Ciao.

  78. caro giovanni, la vicenda marchionne dimostra una cosa semplice semplice. la globalizzazione esiste. solo così una multinazionale può decidere di aprire o chiudere una fabbrica per spostarla dove i lavoratori non hanno diritti paragonabili a quelli italiani. la fiat non ha nessun bisogno di cancellare i diritti dei lavoratori, a cominciare da quello di sciopero, o ad avere la malattia retribuita, o a poter dire la propria sui carichi di lavoro e sui turni. e così via. non è vero che queste cose incidono in modo dannoso sulla competitività dei prodotti. ma è vero, invece, che si vuole che il lavoro sia banalmente una variabile dipendente dal profitto e dal comando dell’azienda. e si vuole una società dove non esistono corpi intermedi, e dove, come negli USA, non esistono contratti nazionali di lavoro. in modo che i lavoratori non possano in nessun modo influire su nulla e in modo che ognuno di loro debba contrattare personalmente con l’azienda.
    da sempre diciamo (in questo sempre soli) che oltre al razzismo che si è consumato contro gli immigrati questi ultimi sono stati usati come un esercito di riserva sul mercato del lavoro, mentre altri negavano esistesse questa questione e manifestavano solo antirazzismo buonista.
    insomma, la modernizzazione che piace tanto ai fassino e a chiamparino, che dicono che sono stufi della sinistra fuori dalla storia, non è altro che un banale ritorno all’800. nient’altro che questo.
    e da li bisogna ricominciare.
    un abbraccio

  79. eh si patrizia, le cose stanno proprio come dici tu.
    e grazie

  80. dinoluciasml Says:

    Ramon,sui lavori della direzione il nostro giornale non potrebbe fare come faceva a suo tempo e cioè dare un’ampio spazio ai contanuti degli interventi ai compagni che l’hanno fatto?Ivi compresa relazione e conclusioni?Ti ringrazio Dino.

  81. Caro Ramon, ritorno sul tema del rapporto col sindacato.
    Non ritieni sia utile uno scatto in avanti? Rifondazione ha messo sul piatto i propri contenuti in tema di concertazione e democrazia sindacale. A questo punto non sarebbe utile “selezionare” quelle componenti sindacali con cui si hanno posizioni simili per cominciare percorsi organici, senza preoccuparsi tanto di poter essere accusati di “ingerenza”? Ciò, naturalmente, non significherebbe imporre a tutti i militanti di iscriversi a quei sindacati e componenti sindacali, ma sarebbero dei percorsi fatti limpidamente sulla base della comunanza di piattaforma politico-sindacale (è chiaro che la federazione, per com’è ora, non è adeguata nemmeno in questo ambito, poichè vi partecipa una componente sindacale che non ha le nostre stesse posizioni e non vi partecipa chi ha posizioni simili alle nostre).
    Del resto sono mesi che in rifondazione si scrive nei documenti che i partiti, i sindacati, i movimenti ed i singoli “corpi sociali intermedi” non sono più ciascuno autosufficiente nel proprio ambito. Anche su questo blog, ad esempio, è emerso che non è chiaro, nel caso della battaglia di Fiom e sindacati di base a Mirafiori, cosa significhi “vincere”. E’, infatti, del tutto evidente che non si può vincere su un piano prettamente sindacale, poichè se vince il “NO” all’accordo la FIAT le produzioni di Mirafiori se ne vanno all’estero (infatti, correttamente, la Fiom non s’impegna esplicitamente per il “NO” al referendum illegittimo). Ci vorrebbe anche una rivendicazione più prettamente politica che dica NO alla possibilità di delocalizzare o che preveda l’intervento pubblico in caso di irresponsabilità del padrone.
    Pertanto, lotta sindacale e lotta politica s’intrecciano in maniera inscindibile, tanto da non poter fare a meno l’una dell’altra e, in un passaggio storico come questo, bisogna attrezzarsi di conseguenza.

  82. caro gio, ma è un tormentone! cosa significa selezionare? cosa?
    il prc ha incontrato la fiom e ha garantito il massimo sostegno. nel caso vincesse il no direbbe immediatamente che bisogno nazionalizzare la fiat. questo domenica, se non sbaglio data, ci sarà una riunione nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici. il prc insiste ogni giorno per lo sciopero generale.
    ma per te non basta! bisogna “selezionare”. cioè dare voti a questo e a quello.
    proprio non c’è niente da fare.
    ciao

  83. caro dino, è incompatibile con la foliazione del giornale. data la crisi economica in cui versa con gli altri giornali privati del contributo pubblico.
    un abbraccio

  84. alfonso Says:

    Cito la Camusso su Mirafiori: “non si può pensare che non sia un vulnus un accordo ad exludendum…bisogna giungere ad una legge erga omnes”.
    E vai col latino! Poi dice che i sindacalisti fanno sempre discorsi terra terra..

  85. http://www.rassegna.it/articoli/2011/01/15/70393/il-nostro-ruolo-in-cgil

    Cosa dici Ramon di questo documento?
    Non conosco i firmatari, ma sembra essere la proposta della ricostituzione di una sinistra sindacale, di cui in questo momento mi sembra ci sia bisogno come non mai…

  86. Caro Ramon,
    ok, è un tormentone, non dobbiamo parlare direttamente ai sindacati.
    Ora aspertto con ansia quali saranno le “proposte qualificanti” del PRC che dovrebbero venire fuori dalle prossime riunioni della direzioni nazionale. Vedremo se saranno proposte di basso profilo, messe lì per “incalzare” gli altri partiti del centrosinistra, o saranno all’altezza della radicalità espressa dagli studenti e dai lavoratori (perchbè è radicale esprimersi per il 46% contro al referendum farsa, pur con una pistola puntata alla tempia). Di certo, m’interesserebbe sentire accanto alla piattaforma politica in senso stretto, proposte per creare coordinamenti di aziende in lotta, coordinamenti fra studenti, lavoratori e lotte sociali. Proposte avanzate direttamente ai soggetti in lotta, insomma, non alle foprze politiche. Lo spazio c’è e andrebbe sfruttato.

  87. caro masaccio, mi sembra positivo il contenuto di questo documento. tuttavia non so bene dare un giudizio perché non seguo direttamente le dialettiche interne alla cgil.
    ciao

  88. caro gio, con te è difficile discutere. chi ha mai detto che non si deve “parlare direttamente ai sindacati”. il prc lo fa da sempre. recentissimamente sono stati fatti più incontri con la fiom e con i sindacati di base. lo stesso si fa quando li si critica e/o quando si chiede la proclamazione dello sciopero generale. ma una cosa è fare queste cose ed un’altra è “selezionare” e gerarchizzare relazioni sulla base di giudizi sulle dinamiche interne alla cgil o a qualche sindacato di base.
    possibile che tu proprio non riesca a capire questa banale differenza?
    le proposte di cui parli devono essere all’altezza dei problemi che produce la crisi e devono essere in sintonia con i movimenti di lotta reali. non devono essere ispirate dall’idea di “incalzare” nessuno o da quella speculare di fare la gara a chi la spara più grossa per apparire più radicale.
    quanto alle proposte per unire le lotte attraverso coordinamenti ecc questa è esattamente la linea del prc che a livello nazionale si pratica, per esempio, in “uniti contro la crisi” e che a livello territoriale si pratica da ormai anni dove i gruppi dirigenti e i militanti invece che pensare solo alle elezioni fanno il vero lavoro politico utile.
    ma queste cose si fanno praticandole dall’interno delle lotte e non spiegando alle lotte cosa devono fare.
    ciao

  89. La tournée di Diliberto in Marocco

    Vedere la foto di Oliviero Diliberto in prima pagina sui giornali può perfino suscitare emozione, soprattutto a chi non è più giovane e sente forte la nostalgia dei bei tempi andati. Quando però si scopre che i giornali in questione non sono né il Corriere della Sera, né la Repubblica, e nemmeno il Manifesto, ma piuttosto Al Bayane, L’Opinion, Le Matin, ed altri bollettini ufficiali del regime marocchino, l’emozione del primo momento rischia di trasformarsi in qualcosa di meno gradevole, come quando in televisione compare qualche vecchia attrice che abbiamo molto amato e ci fa pena vedere il suo viso deturpato dal chirurgo, nell’assurda speranza di mantenere l’aspetto di quando era giovane.

    Così la tournée marocchina di Oliviero Diliberto assomiglia a quelle che, negli anni 70, cantanti italiani passati ormai di moda facevano in Giappone, dove c’era ancora qualcuno disposto a presentarli come vedette sulla cresta dell’onda. Infatti la MAP (nientedimeno che l’agenzia ufficiale del Regno marocchino), ha presentato il nostro addirittura con il pomposo appellativo di ‘Segretario Generale del PCI, giocando sul ricordo di quando in Italia esisteva un glorioso PCI, forte di milioni di iscritti e di votanti.

    Però la cosa non si risolve in un’innocua, per quanto grottesca, operazione nostalgia, perché il regime marocchino non fa niente per niente. Intanto va detto che Diliberto è stato invitato in Marocco dal PPS (Parti du progrès et du socialisme), considerato partito fratello in quanto ex Partito comunista, ma con una storia tutt’altro che nobile, dal momento che oggi fa parte del governo di un paese la cui struttura istituzionale è addirittura feudale, con tutto il potere nelle mani del Re, e che è complice della spietata repressione contro tutti gli oppositori politici, specialmente i comunisti della “Voie Démocratique” e gli indipendentisti saharawi.

    E se la tournée di Diliberto è stata tanto enfatizzata dalla propaganda ufficiale è solo perché serviva al regime marocchino per dimostrare che, nel mondo, vi è ampio consenso nei confronti del progetto marocchino di impossessamento del Sahara Occidentale. In mancanza di autentiche star disposte a farsi utilizzare in questo gioco, bisognava naturalmente accontentarsi di quelle un po’passate, e quindi più disponibili.

    Il titolo con cui il quotidiano Al Bayane ha riportato la notizia della visita dell’illustre ospite non consente equivoci: L’unità nazionale è la priorità delle priorità per il Marocco, come dire che il principale tema dell’incontro è stato quello della proposta di autonomia formulata dal Marocco per il Sahara Occidentale, verso la quale Diliberto ha espresso il suo sostegno (Da parte sua il segretario generale dei comunisti italiani ha reiterato il suo sostegno all’iniziativa marocchina di autonomia in Sahara e la sua opposizione all’idea di separatismo e divisione nella regione Il Coordinatore della FdS ha anche criticato lo sfruttamento delle sensibilità religiose ed etniche per la creazione di micro-stati non vitali).

    Chissà se il Coordimatore della FdS è informato del fatto che la proposta marocchina di autonomia per il Sahara Occidentale è una formula vuota attraverso la quale il Marocco intende mantenere l’occupazione illegale del territorio; che tale occupazione viola la legalità internazionale e che nessun paese del mondo la riconosce. Chissà se è informato del fatto che il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo considerato dall’ONU come l’ultima colonia d’Africa e che la stessa ONU mantiene nel territorio una missione (la MINURSO) il cui compito è quello di consentire la realizzazione di un referendum di autodeterminazione che consenta al popolo saharawi di scegliere tra indipendenza (che è cosa diversa dalla fumosa autonomia con cui il Marocco vuole imbrogliare le acque) e integrazione.

    Chissà se il Coordinatore della FdS è informato del fatto che il Marocco esercita una sanguinosa repressione sui militanti della pacifica intifada saharawi per l’indipendenza, repressione ultimamente condannata anche dal Parlamento Europeo con una mozione a larga maggioranza.

    Chissà se il capo della FdS è informato del fatto che gran parte dei militanti della Federazione della Sinistra, della quale attualmente egli riveste il ruolo di portavoce, sono impegnati nella solidarietà col popolo saharawi e la sua lotta per l’ndipendenza.

    Non sarebbe male se il Coordinatore della FdS chiarisse pubblicamente che cosa è realmente successo durante la sua tournée marocchina, se le posizioni espresse rappresentano il suo reale pensiero (in contrasto con le posizioni della Federazione che rappresenta e del principio che dovrebbe essere sacro per un comunista – del diritto dei popoli all’autodeterminazione) o se esse siano state strumentalizzate e manipolate. E, magari, facesse autocritica. Perché il Coordinatore della FdS dovrebbe sapere che farsi usare inconsapevolmente é, per un dirigente politico, forse ancora più grave che essere complice.

    Si avvicina il tempo in cui il Coordinatore della FdS potrà infine (perfino lui) riposarsi dalle fatiche della politica, dedicandosi a sane passeggiate e leggendo il giornale nei giardini pubblici, insieme agli altri pensionati. Lo immaginiamo già raccontare al vicino di panchina che un tempo è stato il SG dei Comunisti italiani, e immaginiamo il vicino rispondere, scuotendo il capo: Sì, sì e io sono Napoleone.

  90. Edoardo Says:

    Magari sulla panchina potrebbero incontrare un altro simpatico personaggio in grado di farli arrossire tutti e due presentandosi come Ciro il Grande.
    Deve davvero essere molto importante e pericoloso Diliberto se merita tutte queste energie volte a demolirne la figura.
    Questa operazione però non riesce a non apparire puerile e patetica!

  91. Egregio Edoardo quando vai in Marocco e “ABBANDONI” un popolo come il Saharawi c’è poco da ridere assai poco:

    Oliviero Diliberto in visita in Marocco

    Ecco il testo riportato dall’agenzia di stampa M.A.P. (Agenzia di stampa ufficiale del Marocco)posso solo dire vergogna! ma questo personaggio che secondo con chi parla tiene posizioni diverse, persino il popolo del Saharawi riesce a vendere, STRAVERGOGNA e questo sarebbe colui che vuole riunificare i comunisti? per far cosa? Stra-STRAVERGOGNA.

    Italian communist party voices support for Morocco’s autonomy plan for the Sahara
    Rabat – Secretary General of the Italian Communist Party, Oliviero Diliberto, voiced, on Monday in Rabat, support for Morocco’s initiative to grant autonomy to its southern provinces, the Sahara.

    “We are against an independent Sahara, but we support a substantial administrative autonomy” in the region, Diliberto told MAP, expressing his party’s support to Morocco’s autonomy plan which aims to find a lasting settlement to the regional dispute.

    “We defend the Nation-State (…) what we should fight with unwavering determination is the imperialist tendency which aims to divide States into tribes and ethnicities,” he said following talks with Communication Minister, government Spokesperson Khalid Naciri.

    Diliberto, who is also Spokesperson for Italy’s Left-wing Federation, underlined that Morocco has the right to defend its own territorial integrity and that “the idea of separation is unjust”.

    Concerning the allegations spread by some Spanish media relating to the recent events that shook the city of Laayoune, Diliberto said that these outlets work for “the Spanish right wing imbued with a Francoist colonialist spirit.”

    ECCO IL TESTO TRADOTTO

    Sostegno del Partito comunista italiano alle voci per piano di autonomia del Marocco per il Sahara Rabat – segretario generale del Partito Comunista Italiano, Oliviero Diliberto, ha espresso, Lunedi a Rabat, il supporto per l’iniziativa del Marocco di “concedere l’autonomia” alle sue province meridionali, del Sahara. “Siamo contro l’indipendenza del Sahara, ma siamo favorevoli a un sostanziale autonomia amministrativa” nella regione, ha detto Diliberto MAP, esprimendo il sostegno del suo partito al piano di autonomia del Marocco, che mira a trovare una soluzione duratura del contenzioso regionale. “Noi difendiamo la Nazione-Stato (…) ciò che dobbiamo combattere con incrollabile determinazione, è la tendenza imperialista che mira a dividere gli Stati in tribù ed etnie”, ha detto dopo i colloqui con il Ministro delle Comunicazioni, il portavoce del governo Khalid Naciri. Diliberto, che è anche portavoce per l’Italia della Federazione di sinistra, ha sottolineato che il Marocco ha il diritto di difendere la propria integrità territoriale e che “l’idea della separazione è ingiusta”. Per quanto riguarda le affermazioni diffuse da alcuni media spagnoli relative ai recenti avvenimenti che hanno scosso la città di Laayoune, Diliberto ha detto che questi punti di lavoro per “destra spagnola permeata di uno spirito colonialista franchista”.

  92. Se non conosci t’informo Edoardo:

    Chi sono i “separatisti” saharawi?

    Il Sahara Occidentale è stato, per oltre un secolo, una provincia spagnola. Il processo di decolonizzazione, avviato nel 1975 con l’abbandono del territorio da parte della potenza coloniale, è stato interrotto dall’iniziativa di Marocco e Mauritania che hanno occupato il paese, da nord e da sud, spartendoselo. Ne è seguita un’aspra guerra con il Fronte Polisario, l’organizzazione che ha diretto il movimento di liberazione nazionale. Nel 1979 la Mauritania è stata costretta alla resa e si è ritirata. Ne ha approfittato il Marocco per occupare l’intero territorio (salvo una striscia di terra rimasta territorio libero). Intanto, nel 1976, era stata proclamata la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), che veniva riconosciuta da 80 paesi e diventava, nel 1982, membro dell’Unione per l’unità africana (OUA), organizzazione della quale non fa parte più il Marocco.

    Buona parte della popolazione saharawi si era rifugiata in campi profughi nel deserto algerino (presso Tindouf), per sfuggire alla guerra e alle atrocità dell’esercito marocchino. E in questi campi vive ancora oggi, separata dai familiari da oltre trent’anni, in precarie condizioni e sostenuta dalla solidarietà internazionale.

    Nel 1991 veniva firmato, sotto l’egida dell’ONU, un trattato di cessate il fuoco tra Marocco e Fronte Polisario, con la prospettiva di realizzare un referendum di autodeterminazione, attraverso il quale il popolo saharawi avrebbe potuto decidere sulla opzione di indipendenza o di annessione al Marocco. E’ stata anche istituita una missione delle Nazioni Unite (MINURSO), per la realizzazione di questo referendum (ancora oggi operativa). E tuttavia il Marocco ha sempre impedito lo svolgimento della consultazione, nonostante le ripetute risoluzioni dell’ONU che hanno sempre ribadito il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi. (In tale senso anche il parere del 16 ottobre 1975 della Corte internazionale di giustizia dell’Aja).

    Nei territori occupati dal Marocco è da anni in corso una “intifada” radicalmente pacifica da parte dei militanti saharawi, ferocemente repressa dal governo marocchino, attraverso arresti, pestaggi e pesanti condanne.
    I “separatisti” saharawi altro non sono dunque se non i leader di questo popolo cui la comunità internazionale riconosce il diritto all’autodeterminazione. I delitti che le Autorità marocchine occupanti contestano loro non sono delitti, ma semplicemente il legittimo esercizio dei loro diritti.

    Le istituzioni, le associazioni le singole persone che sono al fianco di questo poplo esprimono la più profonda preoccupazione per l’escalation repressiva che viola gli universali principi del rispetto dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli, e guardano con angoscia alla repressione, nei confronti di persone colpevoli di avere solo esercitato un proprio diritto.

  93. cari ciro ed edoardo. io non ho contezza diretta delle dichiarazioni di diliberto. se sono vere sono totalmente in contraddizione con le posizioni che lo stesso pdci ha sempre avuto. sembrano un allineamento acritico alle posizioni della sinistra marocchina che tutta, compreso il partito comunista, è sempre stata ispirata da un forte nazionalismo. e certamente in contraddizione con il partito comunista cubano, con quello sudafricano, oltre che con quello spagnolo, solo per fare alcuni esempi.
    in ogni caso non c’è bisogno di drammatizzare nulla.
    se diliberto ha detto quelle cose valgono come una posizione assolutamente personale, ancorché totalmente inopportuna, giacché sia la federazione sia il pdci sia il prc ne hanno un’altra assolutamente solidale con il frente polisario.
    forse è una dei tanti casi di superficialità che nella sinistra italiana si spreca spessissimo quando si affrontano temi di politica estera.
    e comunque, caro ciro, come vedi pur essendo d’accordo con te trovo curioso che tu voglia sollevare questa discussione sul mio blog invece che su quelli del pdci o della federazione ecc. e trovo comunque il tono del tuo primo post sbagliato. una critica è più efficace se non è condita con ironia tale da mettere in secondo piano i veri contenuti della divergenza. non è lo stesso criticare una posizione sbagliata o utilizzarla per attaccare una persona nel suo complesso.
    e comunque, caro ciro, la spagna franchista non avviò nessun processo di decolonizzazione. semplicemente, ignorando e reprimendo il fronte polisario che già aveva iniziato la lotta armata per l’indipendenza, cedette con un decreto varato pochi giorni prima che il dittatore franco morisse il sahara occidentale al marocco e alla mauritania contro i quali il frente polisario continuò la propria lotta. tanto che il fondatore del polisario morì in un combattimento con l’esercito mauritano.
    ciao

  94. SANDRO B. Says:

    mentre Diliberto passa il tempo sognando di ricostruire il PCI (come se dipendesse da lui e come se fosse possibile con lui) VENDOLA RIEMPIE PIAZZE E TEATRI. A NAPOLI, SALERNO, BRESCIA ECC. BAGNI DI FOLLA. Mi direte, bagni di gente che non conosce la politica come la conosce un Pegolo o un Giannini, che non è coerente e comunista quanto uno come Salvi, che non sa il significato del governare tanto quanto un Ferrero, vero, questi sono mostri sacri! Però x una volta mi sento di disobbedire ai sacri mostri (ops mostri sacri) e me ne vado in quella folla con tanti limiti e che non capisce nulla. Mi direte: tanto chi se ne frega che vai via. Mi direte: mica sei un Rocchi o una Barbarossa, un Crippa o uno Sgobio. MI DIRETE: DI QUELLI COME TE NE POSSIAMO PERDERE A MILIONI!!! APPUNTO SIC.
    I miei non sono insulti, sono l’estremizzazione e la semplificazione di un sentimento di rabbia, impotenza e dissenso che nasce da una verità di fondo: la nostra/vostra inadeguatezza, la nostra/vostra arroganza, la nostra/vostra saccenteria. Ciao

  95. Antonio Says:

    Caro Sandro B. o Sandro Replay come ti fai chiamare su altri blog….lo stesso post che hai messo qui sopra e lo stesso identico che hai postato vaga su altri blog della sinistra…..
    Ma hai tanto tempo da perdere…..Che palle….Tanto nessuno ti si fila…..

  96. buon viaggio sandro b. e tanti auguri.

  97. Caro Ramon,
    patetica la presa di posizione sulle parole di diliberia. Ma come? Quando uno dice una cazzata è un’opinione personale e quando dice una cosa “giusta” è un’opinione politica? Mah…che bel ragionamento! Continuiamo pure a non sconfessare le vacche sacre…vediamo quanti voti prendiamo al prossimo giro

  98. egregio eli, io ho spesso criticato diliberto e anche bertinotti. anche quando ero da solo a farlo. ma io non “sconfesso” nessuno. mai.
    quanto a ciò che dici basterebbe che tu leggessi quanto ho scritto per verificare che hai torto marcio.
    quelle frasi e dichiarazioni di diliberto sono pari pari le posizioni della sinistra marocchina, comunisti compresi. spesso sposate da autorevoli membri dell’olp e di diverse formazioni palestinesi radicali e islamiche. come da gran parte della sinistra di quasi tutti i paesi del maghreb. mentre quasi tutti i partiti comunisti e di sinistra europei e subsahariani e latino americani hanno sempre appoggiato il frente polisario.
    ho scritto che quanto ha detto diliberto è in contraddizione con quanto ha sempre sostenuto il suo stesso partito, oltre che il prc.
    come definire queste frasi se non una cosa sbagliata ma che non rappresenta nessun altro che chi le ha dette? cosa dire di più critico se non che evidentemente questo “incidente” è frutto di superficialità e di approssimazione, ma non certo di una decisione politica che impegna la federazione o lo stesso pdci?
    comunque il pdci ha il pieno diritto di sposare completamente le posizioni del partito comunista marocchino se vuole. fino ad oggi non l’ha fatto e comunque la federazione non cambierà certo opinione per questo.
    cosa c’è che non va in quanto ho scritto, egregio eli?
    che non contiene insulti e semplificazioni?
    che non emette una scomunica? e chi deve scomunicare chi?
    ma va la!

  99. Quello che non va, egregio ramon, è che – e lo ripeto soltanto perchè mi sembra strano che risulti oscuro ad una persona intelligente come te – non si può addurre la scusa dell’opinione personale riguardo alle esternazioni di chi ricopre cariche in organizzazioni alle quali fa riferimento in termini di militanza. Non si può parlare delle parole dell’individuo Diliberto, ma soltanto delle parole di Oliviero Diliberto, segretario di questo e questo, portavoce di eccetera eccetera. Capito? L’opinione personale è qualcosa di cui si perde il diritto quando si parla per altri, ok? È come se io dicessi: «La FED appoggia le rivendicazioni del popolo saharawi; io, però, personalmente le disapprovo». Se per te questo atteggiamento ha un senso, evidentemente lo condividi

  100. E poi, scusa, se anche fosse vero che il PdCI sostiene il nazionalismo marocchino, il PRC cosa fa? Continua a starci insieme? Mi sembri un po’ svanito, ramon!

  101. alfonso Says:

    Per gli amanti dei sondaggi: Izquierda Unida è al 7,5%, dopo esser stata data per estinta per anni.
    Al di là del giudizio su IU, vuol dire che lo spazio politico c’è, oltre i “fenomeni” e le allucinazioni collettive.

  102. alfonso vallo a dire a quei comunisti che non vogliano IU come Diliberto e Gemma, ma un partito di comunisti.

  103. egregio eli, è inutile che tu dica che sono intelligente dopo aver detto che sono patetico e svanito per giunta nascondendoti dietro l’anonimato. io ho una gran pazienza ma non porgo l’altra guancia, anche se non rispondo con eguali insulti a coloro che pensano che discutere sia a) insultare; b) fare iperboli per poter dimostrare tesi proprie; c) non ascoltare gli altri bensì ribadire all’infinito come un disco rotto le stesse cose.
    non ho nulla da aggiungere a quanto scritto già tranne che su una cosa:
    secondo te se il pdci cambiasse posizione sui saharawi sposando le tesi dei comunisti marocchini il prc dovrebbe scatenare una guerra nucleare, rompere la federazione e così via?
    ma che cazzo di modo di ragionare è questo?
    in qualsiasi fronte politico elettorale i partiti aderenti hanno e mantengono proprie posizioni su molte cose. è così in uruguay, in spagna, in francia e in una marea di altri posti. solo in italia chi è contro l’unità fra forze diverse ogni giorno cerca un motivo per sostenere che è meglio dividersi e farsi la guerra.
    ma dubito che tu voglia e possa capire questa banalità.

  104. caro alfonso, lascia perdere i sondaggi. i sondaggi e i voti non danno conto del grado di ragione che si ha. infatti, come vedi, subito c’è un tale ciro che ti contesta. e a ciro qualcuno potrebbe obiettare che il kke ha grandi voti proprio perché non è una coalizione di sinistra. e così si può andare avanti all’infinito. senza alcun costrutto.

  105. Caro ramon,
    non so sei informato del meeting di “Uniti contro la crisi” che si sta tenendo a Marghera. A me la piega presa da questa “coalizione” non piace tanto. Già quando avevo visto che questo meeting lo stessero lanciando i disobbedienti del nord-est e dei soggetti come Casarini avevo cominciato ad avere dei sospetti sull’effettiva consistenza della cosa. Poi ho ascoltato alcuni interventi imbevuti di nuovismo e di tutto l’armamantario anti-comunista dei disobbedienti sui temi del lavoro e del welfare ed ho allargato le braccia. Si diceva che uniti cotro la crisi non è terreno di ricomposizione sociale, ma bisogna concorrere a formare una nuova identità ed un nuovo orizzone e cose di questo tipo.
    Di certo scontiamo un grande ritardo di proposta politica e di vocazione egemonica, anche all’interno di questi contenitori, per cui prevalgono incontrastate teorie di segno diverso e subalterno.
    Sinceramente, io fatico ad intravedere in “Uniti contro la Crisi” la vocazione all’irriducibilità della lotta al sistema politico-istituzionale attuale, mentre vedo il potenziale prevalere, nel vuoto, di spinte politiciste al suo interno. Ad esempio, la simpatia ed il legame fra i disobbedienti del nord-est e le fabbriche di nichi è risaputa ed aperta. Questo sarebbe un male per le lotte stesse che sono al suo interno, che verrebbero, in un batter d’occhio, normalizzate; compresa la Fiom che si ritroverebbe ad avere come sponda politica lo stesso Vendola. Non voglio già arrivare a dire che l’intero percorso potrebbe essere strumentale e funzionale ad obiettivi politico-istituzionali, ma la presenza e l’egemonia di certi personaggi e certe teorizzazioni che conosciamo già bene da un decennio devono indurre alla massima attenzione, affinchè non si rivedano film già visti, in cui un focalaio di lotte viene riassorbito dal politicismo.
    In questa situazione credo di ponga urgentemente il bisogno di avanzare a tutti i soggetti appartnenti a “Uniti contro la crisi” e non solo proposte chiaramente connotate che qualifichino la nostra presenza a sostegno delle lotte, per avviare un’effettiva ricomposizione sociale intorno ad un programma e ad un’analisi di classe. Su questo terreno siamo ancora molto carenti. per altro non so se in “Uniti contro la crisi” ci siamo e possiamo intervenire come partito.
    Inoltre, dato che la CGIL non convocherà di sicuro lo sciopero generale, secondo me noi siamo chiamati ad incalzare la fiom a prendersi qualche responsabilità in più, rifuggendo dalla logica del leader politico amico, pericolo molto molto concreto, dato che Nichi Vendola si pone apertamente su questo orizzonte e che la logica bipolare tende ad assorbire tutto. Perciò, visto che a febbraio ci sarà lo sciopero generale dell’USB, la Fiom dovrebbe per lo meno farsi carico di aderire a quello.

  106. Al di là di tutto, bisogna lavorare ad eliminare quest’intollerabile iconoclastia verso il comunismo, è proprio una cosa intollerabile; sembra che vadano bene anche le idee più sgangherate, purchè demarchino la loro distanza dal comunismo

  107. egregio ramon, sei tu che non rispondi alla mia domanda: come fanno personaggi che hanno visioni antitetiche su un tema (un po importante, credo) come quello dell’autodeterminazione dei popoli a stare nella stessa formazione politica? Chiaro che l’ipotesi della rottura non ti sfiora neanche la mente, visto che la crisi comincia a mordere e allora bisogna “fare cassa” in termini di voti il più possibile. È triste che persone come te non si rendano conto della natura fisiologica del proprio ruolo politico

  108. caro gio, prima dici che il prc deve “selezionare” gli interlocutori sindacali scegliendo una interlocuzione privilegiata con la fiom. poi ora dici che uniti contro la crisi è un covo di anticomunisti. forse ti sfugge che è stata la fiom a promuovere uniti contro la crisi. ed infatti è per questo che il prc partecipa anche, ma non solo, a questa iniziativa. vendola cerca di egemonizzare? mi pare ovvio. ce la farà? vedremo. in ogni caso non è un mistero per nessuno che la buona maggioranza dei dirigenti della fiom che prima erano dei ds poi sono transitati a sinistra democratica e oggi a sel. e allora?
    se facessimo come dici tu non potremmo parlare con nessuno di nessuno.
    in ogni caso i peggiori anticomunisti sono quelli che credendo che il comunismo sia un dogma e che la politica debba essere settaria confermano le caricature che gli anticomunisti dichiarati fanno dei comunisti.
    ciao

  109. egregio eli, dagli insulti al processo alle intenzioni. io che da tutta la vita sostengo il frente polisario (anche da ragazzo in spagna in clandestinità sotto il fascismo) lo tradirei per fare “cassa” alle elezioni. sono proprio una merda eh!
    la tua ignoranza circa il tema dell’autoderteminazione dei popoli è tale che usi un concetto complesso e comunque storicamente sempre controverso al solo scopo di dire che bisogna rompere la federazione della sinistra e presentarsi alle elezioni ben divisi.
    ti ho già spiegato che quasi tutti i partiti di sinistra del mahgreb sostengono il marocco nelle sue rivendicazioni territoriali. che facciamo? non ci parliamo più? rompiamo le relazioni con i palestinesi?
    dovremmo romperle anche con il partito comunista spagnolo che è contrario alle secessioni di baschi e catalani? e con quello francese sulla corsica? e con noi stessi sulla sardegna? forse dovevamo appoggiare la guerra della nato contro la repubblica federale yugoslava che aveva cancellato per il kosovo il diritto all’autoderteminazione previsto dalla costituzione di tito? posso andare avanti molto a lungo?
    e poi pensa che meraviglia: uno ti chiede: ma perché il prc e il pdci si presentano separati alle elezioni? e tu gli rispondi: perché diliberto in contraddizione con il suo partito ha una posizione diversa, ma che è la stessa dell’olp e dei comunisti marocchini, dal prc e dal partito comunista cubano sul diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.
    ma dove cazzo vivi? in che mondo fantasioso, nonché rigorosamente anonimo, vivi?
    fammi un piacere. visto che sono patetico, che sono svanito e che sono un imbroglione che tradisce il sacro principio di autodeterminazione dei popoli, vattene da un’altra parte e lasciami in pace.

  110. egregio ramon,
    c’è una bella differenza tra rendere la complessità del concetto di autodeterminazione e sostenere una posizione nazionalista. Se vuoi puoi mettere insieme le due cose per giustificare Diliberto: io non te lo impedisco di sicuro. Ti faccio solo notare che non sta in piedi.
    Ti faccio notare inoltre che sei tu a sostenere la necessità imprescindibile di un alleanza con un partito che ha prodotto una scissione in Rifondazione e ha votato la guerra di D’Alema in kosovo e i bombardamenti su Belgrado. Se vuoi ti ricordo cosa si diceva del PdCI quando si è costituito, dalle tue parti. Cos’è cambiato rispetto ad allora? Ci sono state folgorazioni improvvise che hanno mutato la natura del PdCI? (basta pensare a come si chiama il giornale di quel partito che si definisce “Sinistra Nazionale”) Ripeto: se anche tutti i PC del maghreb sono nazionalisti, il PRC non può avere una posizione diversa e alternativa? Se non può perchè il timore è di rompere con Diliberto o con chiunque, il tuo è un partito veramente patetico, come dici tu

  111. Poi, se sul “tuo” blog non vuoi che si esprimano delle critiche, dillo pure. Non mi stupirebbe

  112. dinoluciasml Says:

    Ma basta eli o come veramente ti chiami,riesci o no a parlare di politica?Quella politica che serva a farsi capire dalla gente ,gente che ne ha le tasche piene di saccenze o di proclami autoreferenziali?!Vogliamo/vuoi parlare dei problemi del paese?Vuoi parlare di come mandare a casa berlusconi?Vuoi parlare del problemi dei precari?dei disoccupati vecchi e nuovi?Vuoi parlare di tesi Marxiane,come cambiare questo modello di società? Vuoi parlare di lotte oppure di partito(non nel senso di andato!).Abbiamo dei limiti?Certo che li abbiamo(fossero solo quelli i problemi!)Accetto la critica anche la più aspra ma sù cose concrete, e con il massimo rispetto reciproco, e non su affermazioni estemporanee di questo o quell’altro dirigente e comunque, detto per inciso,sarà quel dirigente a doverne rispondere di tali affermazioni!Scusa lo sfogo,ma anche io incomincio ad averne i coglioni stracolmi dal dover sentir parlare in politichese su cose che non interessano(in questo momento )a nessuno.Tra l’altro le sedi più opportune per parlare di politica internazionale e non solo di quello ci sono,utilizziamole!Usiamo questi blog(personali tra l’altro)per fare una discussione seria su tutti i problemi che ci affliggono quotidianamente.Ah chi ti ha scritto tutto questo è un ex operaio metalmeccanico iscritto a Rifondazione Comunista,il nome e cognome è già scritto sopra.

  113. sei in malafede eli. adesso il prc avrebbe rinunciato ad avere una propria posizione diversa a quella dei partiti del mahgreb per non rompere con diliberto.
    ma il prc non ha mai cambiato posizione. del resto qualche giorno dopo le esternazioni di diliberto il responsabile esteri del prc ha scritto un articolo sui saharawi inequivocabile.
    e credo non le abbia cambiate nemmeno il pdci che da sempre ha appoggiato la causa saharawi sia in parlamento sia fuori dal parlamento.
    ma se lo facesse non ci sarebbe motivo di rompere la federazione o qualsiasi altra unità. del resto sarebbe il pdci a dover badare alla propria coerenza visto che se cambiasse opinione e la federazione dovesse decidere la stragrande maggioranza degli iscritti e anche dei dirigenti manterrebbe la posizione favorevole ai saharawi.
    ma tu non puoi capire che la federazione è l’unità fra cose diverse e che quando ci sono diversità come questa non può essere motivo di rottura di nessun genere.
    per il semplice motivo che buona parte della sinistra mondiale e dei comunisti hanno quella posizione e che se si rompesse su quello dovremmo rompere le relazioni con decine di partiti e movimenti di liberazione. la qual cosa sarebbe banalmente una idiozia.
    ma tu sai benissimo che sarebbe una idiozia. il problema è che tu vorresti rotture a prescindere dai saharawi.
    come tutti i tuoi scritti dimostrano
    quanto alle critiche:
    1) se pensi che (coperto dall’anonimato) iniziare con il dire “patetico” al tuo interlocutore sia un modo di criticare vuol dire che scambi le critiche con le sceneggiate dei talk show.
    2) io ho pazientemente risposto e spiegato. chiunque lo può verificare rileggendo tutto. ma non sono propenso a farmi prendere per il culo.
    chiaro?

  114. grazie dino. ma non ti adombrare. calma. un abbraccio

  115. martino albonetti Says:

    Se ho ben capito il tuo ultimo post, tu sostieni che gli scontri sono utili per attirare l’attenzione sui problemi, ma – è la conclusione – attenti a che non divengano una pratica prevalente. Una sorta di momento tattico (per restare nel solco di una lingua militaresca piena, appunto, di trincee e scontri) per far conoscere le questioni. Se è così, non mi convince. Il rischio è, al contrario, l’isolamento. Per me è un punto di non ritorno l’idea che i mezzi debbano coincidere coi fini. Mi sembra che le lotte degli operai Fiat, di tanti studenti che hanno occupato le loro scuole, che a Bologna hanno bloccato il traffico con scorrerie a sorpresa, siano state altrettanto efficace nell’attirare l’attenzione dei mass media. Lo scontro, mi sembra, è provocato sempre da chi si sente minacciato da pratiche alternative: la polizia spara ed uccide in Tunisia, in Egitto, in Albania, ovunque masse pacifiche reclamano più diritti, uguaglianza e libertà (c’è tutto un mondo giovanile arabo che aspira a qualcosa di un nuovo, ad una modernità da protagonisti, spinto ad agire da una crisi economica che si fa insostenibile). Io, dopo gli scontri davanti al Parlamento, ho impiegato due ore per instillare il dubbio ai miei ragazzi che quegli studenti non erano dei casseurs, e che gli incidenti erano stati, molto probabilmente, provocati ad arte da polizia e infiltrati e solo dopo che gli ho raccontato la storia di Pat Tillman e aver visto un documentario su di lui (la potenza evocatrice delle immagini è straordinaria nelle giovani generazioni) hanno cominciato a riflettere su cosa significa leggere criticamente le immagini della Tv e le foto in prima pagina dei giornali.
    Un abbraccio, martino

  116. claudio casadio Says:

    ……”Ci sono state folgorazioni improvvise che hanno mutato la natura del PdCI? (basta pensare a come si chiama il giornale di quel partito che si definisce “Sinistra Nazionale”)….”
    caro eli, va bene essere prevenuti, ma un po’ di “competenza politica” non guasterebbe…Rinascita – Quotidiano di sinistra nazionale – non ha nulla a che fare col Pdci..e’ un fogliaccio che fa riferimento a Lotta di Popolo, un gruppo neonazista (una volta si sarebbe definito “nazi-maoista”) che gioca sporco sull’assonanza con La Rinascita della sinistra…

  117. Caro Ramon, il problema non è se ci stiamo in uniti contro la crisi o se uniti contro la crisi è comunista o meno. Il problema è come ci stiamo? con quali proposte?
    significherà almeno che scontiamo un ritardo se i personaggi che hanno organizzato il meeting di marghera e ne guidavano i workshop hanno tracciato il progetto di uniti contro la crisi in maniera esattamente opposta a quella che è la nostra idea di fronte anticapitalista e di ricomposizione: lì si è negato che il progetto sia di ricomposizione sociale, perchè non ce n’è bisogno, si è negato che ognuno possa parteciparvi con la propria identità perchè sarebbe minimalista, si è negato che vi siano discriminanti politiche fra riformisti, radicali, ecc, perchè appartenenti al ‘900, mentre noi poniamo una serie di temi che tracciano una discriminante anticapitalista, ecc
    Tutte queste cose c’inducono, o no, a qualche riflessione? sono questi o no punti che rendono il terreno sfavorevole e di fronte ai quali occorre attrezzarsi? Io, in realtà, non so nemmeno se si possa partecipare come partito o come comunisti e avere agibilità a poter qualificare la propria presenza.
    Puoi tacciarmi di ideologismo e di settarismo, ma io continuo a pensare che di certo le cose non si sono messe così bene come avrebbero potuto mettersi dopo il 14 dicembre.
    In ogni caso, aspetto ancora con ansia le riunioni di direzione che dovrebbero elaborare le proposte di piattaforma politica e come si deciderà di spenderle.

  118. egregi,
    mi scuso per la confusione fatta riguardo Rinascita: non sapevo nemmeno che fossero esistiti i nazimaoisti, pensate un po quanta poca “competenza politica” possiedo… (speriamo solo che la vostra non si riduca a queste annotazioni folkloristiche).
    Il punto non cambia: se il segretario di un partito alleato del PRC si schiera contro il riconoscimento di un’autonomia, non basta un articolo sul giornale per affermare una linea alternativa. Ci vogliono ben altre prese di posizione! Invece, siccome dovete stare insieme per forza, passate sopra a qualsiasi cosa, sacrificando la vostra autonomia e le vostre affermazioni di emancipazione. Questa non è politica, egregio dinoluciasml? E che cos’è? Sicuramente non è sdraiarsi su qualsiasi cazzata come fate voi.
    ramon, a volte le rotture sono salutari. Io credo che il PRC abbia sbagliato ad allearsi così inestricabilmente con un partito con la storia del PdCI. E le dichiarazioni di Diliberto dimostrano il passo indietro compiuto con quella decisione

  119. Per inciso,
    avete mai sentito dire “sulla rete l’anonimato è un diritto”? Dovreste rifletterci

  120. dinoluciasml Says:

    Ramon permettimi solo questa risposta a Eli.Tra l’altro come tu sai non mi piace fare un ping-pong di battute nel tuo blog.Detto questo vengo subito alla questione:1) Eli La tua conoscenza politica non è stata minimamente in discussione,semmai è il metodo di come la poni.2)Io per forza non stò con nessuno(a parte mia moglie,oppure lei con me),di conseguenza mi sdraio (senza cazz…ate)con i miei limiti.3)Sul fatto dell’alleanza con in Pdci,è una tua plausibilissima opinione e penso che nessuno si permette di mettere in discussione;si tratta solo di discuterne in modo civile e senza pretese di verità precostituita.Ultima cosa,tra “compagni “l’anonimato non mi piace e non mi sembra un’assunzione di responsabilità su quello che si dice o si fà.Senza infingimenti,mi fà piacere la botta di egregio che mi hai dato,mi piacerebbe lo facessi con tutti i tuoi interlocutori.Grazie e ciao Dino.

  121. caro martino, scusa la brutalità ma quanto hai scritto è puro paternalismo. è proprio l’idea che ogni cosa debba entrare in assunti ideologici astratti e che i protagonisti di cose che succedono o sono inconsapevoli, o sono cretini o, peggio ancora, non esistono perché c’è un complotto. e quindi sono meritevoli di prediche perbeniste.
    quanto ho scritto nell’articolo è difficilmente riducibile alla sintesi che ne hai fatto tu.
    ma sul punto è fuori di qualsiasi dubbio che se il 14 non ci fossero stati quegli scontri i giornali non avrebbero nemmeno parlato ne della manifestazione ne delle rivendicazioni degli studenti. alcuni “leaders politici” avrebbero raggiunto la piazza del popolo con il solito grappolo di giornalisti e telecamere appesi ai loro coglioni e nei talk show si sarebbe parlato solo delle biografie politiche dei saltafossi passati dall’idv a berlusconi. analogamente (ripeto analogamente) se in tunisia non ci fossero stati scontri e se la gente non avesse resistito in piazza contro la polizia il regime sarebbe ancora li. senza alcun dubbio.
    da qui a dire che gli scontri sono la cosa migliore in se, o che vanno fatti sempre, è una solenne cazzata. esattamente come dire che sono sempre sbagliati e da condannare.
    per giunta dire che c’erano infiltrati e che è stata la polizia a fare tutto è semplicemente mettersi le fette di salame davanti agli occhi per il semplice motivo che un movimento di cui si parla bene fa cose, e quindi le pensa, che sono in contrasto con le convinzioni (e le indicazioni dall’alto) che questo o quel leader o partito ha.
    io c’ero e posso assicurarti che tutta la piazza tifava per gli scontri e applaudiva convintamente ad ogni tentativo di sfondare. può piacere o meno ma è così. e invece di fare prediche sarebbe meglio tentare di capire o almeno spiegare come mai. ed è quello che ho tentato di fare io con l’articolo. ben consapevole di non aver detto nulla di trascendentale e di fondamentale.
    che poi i mass media distorcano e disinformino non mi sembra una gran scoperta.
    il problema è se siccome i mass media e i guru televisivi (per esempio il signor saviano) trattano le cose così allora bisogna fare le cose che piacciono ai mass media e ai guru invece che quelle giuste.
    giusto spiegare agli studenti (che tu chiami i MIEI ragazzi) che esiste la manipolazione delle coscienze e dell’informazione da parte del potere. ma è sbagliato partecipare alla disinformazione inventando complotti per non ammettere una semplice verità, giacché questa contraddice mene ideologiche astratte come quella della non violenza in versione perbenista.
    sai che ti stimo e che anche per questo mi permetto di essere molto franco.
    un abbraccio

  122. caro gio, non so più come dirtelo. è la fiom la protagonista dell’iniziativa di uniti contro la crisi. è la fiom ad avere imposto l’idea che si partecipa solo a titolo individuale. è la fiom che si è messa d’accordo con alcuni centri sociali. dirigenti e militanti del prc hanno partecipato con le nostre idee e posizioni. perché è giusto partecipare a qualsiasi iniziativa unitaria che veda la fiom fra i promotori. senza dire nulla di diverso da quello che si pensa.
    ma tu non conosci la differenza fra discutere e litigare. fra dire la propria e/o dire che gli altri sono anticomunisti, opportunisti e così via.
    in ogni caso se in italia ci sono lotte un partito comunista ha il dovere di organizzare lotte, di partecipare dall’interno sia nei sindacati sia in qualsiasi comitato, anche costituendone dove non ci sono. se lo fa avrà l’autorevolezza per contribuire ad unificare le lotte su piattaforme avanzate. se si limita a dare i voti alle lotte e ad elaborare dall’esterno le risposte che le lotte da sole non saprebbero darsi non è un partito comunista, per quante falci e martelli metta nei simboli e per quante volte ripeta la parola comunista, bensì una setta o se va bene un partito elettoralista come gli altri.
    ciao

  123. egregio eli, è inutile che tu faccia finta di non capire. intanto parli di autonomia quando invece si tratta di indipendenza. sono i marocchini a parlare di autonomia. per uno che parla del sacro principio dell’autodeterminazione dei popoli è molto grave usare il concetto di autonomia al posto di quello di indipendenza.
    ma lasciamo perdere. a te non te ne frega un bel nulla dei saharawi. sei solo contro il pdci e la federazione. e cerchi pretesti.
    non c’è bisogno di pretesti. puoi essere tranquillamente contro quello che vuoi. basta dirlo e spiegare il perché. rispettando chi non la pensa come te.
    tu invece fai il furbo (sic) e hai trovato il vero e solenne motivo per dividere la federazione della sinistra.
    siccome ci sono decine di siti dove puoi scrivere cose così trovando interlocutori che ragionano come te o che ti rispondono contrapponendo altre furbizie e slogan vacci, sfogati, e divertiti a pensare che questo sia partecipare a una discussione o fare politica.
    insultare coperti dall’anonimato e evadere da qualsiasi responsabilità approfittando della tolleranza altrui non è esercitare un diritto. è una miserevole vigliaccheria.
    ciao

  124. rigrazie dino, ma lascialo perdere.

  125. martino Says:

    Caro Ramon, io non c’ero a Roma e quindi non posso portare una testimonianza diretta; registro la tua. Registro anche, però, che il movimento degli studenti non ha mai rivendicato quegli scontri come scelta consapevole, né li ha proposti come momento tattico della propria azione (ma forse mi è sfuggito qualcosa). Non dubito che ci fossero gruppi pronti allo scontro, a sfondare cordoni, ma da qui a sostenere che il movimento studentesco abbia incardinato la propria azione sugli scontri di piazza il passo è lungo e una scelta del genere dovrebbe passare da una discussione seria e condivisa, non da scatti estemporanei. Mi accusi di paternalismo…perché ho usato il pronome possessivo miei? Mi riferivo semplicemente agli studenti della quinta superiore a cui insegno, ragazzi che faticano ad orientarsi nel mondo in cui vivo e a cui tengo molto (come a tutti i ‘miei’ studenti); oppure perché ho affermato che i mezzi devono coincidere coi fini? Mi sembra una posizione politico-culturale, discutibile e criticabile, non per questo paternalistica. Tutti gli adulti, rispetto ai giovani, rischiano di assumere l’atteggiamento del ‘padre’, dell’adulto che pontifica, proprio per questo mi sforzo sempre di essere dialogico e di non parlare ex catedra. Termino su un ultimo punto, che è poi quello che mi ha spinto a scriverti: non comprendo la tua insistenza sull’importanza degli scontri affinché le lotte trovino rilievo nei mass media, quasi che questa fosse la strada affinché le lotte si rafforzino, cresca la loro consapevolezza, la loro capacità di agire sul reale: non mi convince per niente, perché non credo che sia efficace (anzi, può essere controproducente); perché così si rischia l’escalation attraverso l’equazione + violenza= + impatto mass mediatico; perché, alla fine, è solo una scorciatoia rispetto ad una operazione di ricostruzione dei movimenti e della sinistra. La tua sincerità mi è sempre piaciuta e non attenua il mio sentimento d’amicizia nei tuoi confronti, anzi. Un abbraccio, martino

  126. caro martino, mettiamola così: dovresti avere sufficiente esperienza per sapere che se qualcuno pensa di sfondare una zona rossa lo fa capire ma non lo comunica tramite comunicato stampa con nome e cognome. l’intenzione di arrivare fino al senato era condivisa da tutti. punto. poi quando è arrivata la notizia dei voti alla camera l’atmosfera si è fatta più cupa e oltre ai soliti gruppetti intenzionati a provocare qualche scontro c’è stata la condivisione della stragrandissima maggioranza dei manifestanti al tentativo di sfondare ancora e ancora e ancora. tutto ciò è emerso anche da diverse cronache oneste su diversi giornali. inoltre non dovrebbe esserti sfuggito che tutti gli studenti interrogati dai mass media, compresi i talk show, si sono rifiutati di condannare e prendere le distanze. questa è una semplice verità.
    la manifestazione non era un esercito e non rispondeva ad ordini di nessuno. la somma di diversi fattori, che ho elencato nell’articolo, hanno determinato una situazione concreta. nella quale la rabbia, il senso di impotenza, il palazzo sordo (tutto il palazzo) compresi i finti “amici” avvertiti come avvoltoi in cerca di consensi elettorali, la zona rossa, il silenzio dei mass media su settimane di tetti e iniziative ecc ecc, hanno prodotto un atto di rivolta.
    possibile che si faccia fatica a capire questa banalità. scusa ma per meè proprio una banalità.
    inoltre mi addebiti una cosa che non ho detto e che non penso.
    te lo dico in un altro modo più rozzo.
    sono i mass media con la loro scorrettezza e con il loro buonismo di merda a produrre atti come quelli. è il sistema politico bipolare che da venti anni produce precarietà e tagli alla pubblica istruzione che produce atti come quelli. non credo affatto che gli studenti del 14 abbiano la coscienza esatta del problema che hanno in un sistema che strutturalmente li vuole in balia del mercato. ma che l’abbiano intuito non c’è dubbio. non ho mai pensato e non penso che si debbano fare gli scontri per ottenere visibilità. ma se si produce un episodio nel quale gli scontri sono condivisi dai partecipanti alla manifestazione e se questo e solo questo da il conto della gravità della situazione ne prendo atto. non condanno. non giudico. non pretendo di far rientrare la realtà in uno schemino ideologico. cerco di capire e dico delle opinioni, certamente discutibili e parziali. ma non teorizzo una cazzata come quella che mi hai attribuito.
    certo di fronte al perbenismo schifoso delle “prese di distanza” e delle condanne a prescindere, delle prediche, dei “consigli”, della finocchiaro che dice un minuto dopo in tv che sono stati gli infiltrati, e dei cori per pretendere dai “ragazzi” altrettanta ipocrisia, ho sentito la voglia di dire una semplice verità. secondo me hanno fatto benissimo. come hanno fatto benissimo a non replicare e a non teorizzare gli scontri come frontiera avanzata della lotta.
    viviamo in un pese dove se uno della fiom tira un uovo è un terrorista. dove se uno studente tira un sasso è un terrorista.
    questa criminalizzazione è tipica dei regimi autoritari. e chiunque chieda all’operaio di non tirare uova e allo studente di non tirare un sasso fa solo il gioco del regime che li criminalizza.
    rompere questo gioco e dire la verità è ciò che dovrebbe fare la sinistra.
    dovrebbe. ma siccome è la sinistra del regime non lo fa.
    un abbraccio e lascia perdere i MIEI. era una cazzata.

  127. marco Genova Says:

    Meno male che “tu” non sei un guru altrimenti sai quanti danni faresti agli studenti Ramon…meno male che oramai sei in un partito che conta poco elettoralmente (vi sognate i voti dei partiti comunisti esteri ahahah)e socialmente al rimorchio degli altri, almeno noi non “piangiamo” come il tuo Ferrero che non viene citato come presente alle porte di Mirafiori o può dire che lui ci torna anche dopo.
    ma nel silenzio e senza piangere Marco Ferrando agisce e ha una posizione coerente che PRC si sogna a cominciare dalle alleanze (vedi Liguria e presto anche a Savono alle future elezioni) con UDC di Casini.

  128. e va bene marco genova. è evidente che hai una vera ossessione per le elezioni. e ragioni e parli come un politicante della politica spettacolo da ballarò o simili.
    che pena. che tristezza anche solo pensare che una persona possa pensare di essere di sinistra e ragionare così.

  129. ho cancellato un vergognoso post che usa il popolo saharawi per condurre stupide ed inutili polemiche. qui ci sono ormai più di diecimila post. centinaia contengono insulti a me. non li ho mai cancellati.
    ma non tollererò che si usi il buon nome del popolo saharawi e si strumentalizzi la sua causa per fare microscopiche polemiche contro di me o chiunque altro.
    spero di essere stato chiaro.

  130. Patrizia Says:

    Scusa Mantovani, non é che ti ho scambiato per un’enciclopedia, ma non trovo le spiegazioni che cerco e tu sei molto piú informato di me. Cosí… ecco, non avresti voglia di spiegarmi brevemente il motivo per il quale la sinistra magrebina e perfino i palestinesi appoggiano il Marocco contro i saharawi?
    Mi sembra un controsenso.
    Sperando di non farti scappare la pazienza..
    ciao,
    Patrizia

  131. egregio ramon,
    innanzitutto ci sono infiniti motivi per cui il PRC non avrebbe dovuto allearsi col PdCI fin dalla fondazione di quest’ultimo, quindi non ho trovato alcuna “ragione solenne”. Sei tu che difendi la Federazione ad ogni costo, anche contro l’evidenza di un’incompatibilità con prese di posizione vergognose. E ti prego, non ergerti addirittura a difensore di interi popoli…diventi veramente patetico, e rischi di gettare ombre su cause che non ti appartengono, visto che ti piace stare con i Diliberto di turno.

    Patrizia,
    non è che ramon sia più informato di te. Semplicemente è capace di costruire racconti sulla base di quello che conosce, racconti che hanno l’unico fine di legittimare il suo progetto politico. Tutto ruota attorno alla Federazione nella testa di Ramon, e Diliberto potrebbe anche pensarla come Pansa che lui ci starebbe insieme lo stesso. Nulla lo può fermare…

  132. giovani Says:

    Caro Ramon
    non penso di essere lontano dalla realtà se dico che lo scontro in atto nel nostro paese sta assumendo caratteristiche peculiari e inedite. Credo che lo sforzo di ogni sincero democratico dovrebbe orientarsi verso una immediata
    massiccia presenza di piazza per chiedere le dimissioni di Berlusconi e nuove elezioni. Mi sembra che ci sia una grave sottovalutazione dei rischi che si stanno profilando. Credo che in questo momento massimo dovrebbe essere lo sforzo per evitare una ulteriore deriva . Proclamare una manifestazione di piazza contro i giudici non mi sembra sia mai avvenuto ed ha delle implicazioni di assoluta gravità se a proporlo è un presidente del consiglio che difende il suo gruppo criminale.
    Ci sono momenti in cui la responsabilità richiede un cambio di passo e di orizzonte.Dpaltra parte la conoscenza ha una direzione essa va dal superficiale al profondo ed è proprio chi ha una visione profonda responsabile di accettare e promuovere per il bene di tutti una visione di insieme superficile ma di insieme.
    O no ? Ciao levo il mio rhum alla salute di chi ci vuol bene!

  133. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    solo per farti un saluto. spero oggi di vederti in piazza.

  134. egregio eli, continui ad insultare e a far finta di non capire. e dico far finta per non offendere la tua intelligenza.
    1) la federazione della sinistra non è la riunificazione fra prc e pdci. tanto meno è, come invece hanno detto molti giornali e giornalisti di merda, l’unità fra ferrero e diliberto, e cioè una riduzione della politica ad accordi o scontri fra persone. in ogni caso il prc ha una posizione sulla questione saharawi INEQUIVOCABILE. e non si tratta solo di documenti e prese di posizione. si tratta di attività concrete nell’associazione di solidarietà con il popolo saharawi, si tratta di gemellaggi di DECINE di comuni e province con i campi profughi, si tratta del lavoro annuale per accogliere centinaia di bambini saharawi, si tratta di delegazioni plurime annuali presso i campi profughi, si tratta di iniziative politiche e parlamentari (che finchè ci sono state, come ti dimostrerò alla fine di questo lungo post, sono state le più importanti ed efficaci di tutta europa). devo dire che tutte queste attività sono sempre state condivise e praticate anche dal pdci. sempre ed inequivocabilmente schierato con il frente polisario. ho fatto una ricerca e non ho trovato nessuna traccia delle dichiarazioni di diliberto sul sito del pdci. a dimostrazione che si tratta di dichiarazioni non ufficiali del pdci e tanto meno della federazione. come ho già detto all’inizio di questa polemica con te penso (e se dico penso è perché penso e non so con certezza) che si tratti di un incidente. devo dire che è capitato spesso che segretari di partito italiani abbiano detto cazzate superficiali sulla politica estera, banalmente perché ignoranti senza sapere di esserlo. in ogni caso non mi interessa. perché, come ho già detto, sposare le tesi dei comunisti marocchini e/o di altri partiti comunisti diverse da quelle di altri partiti comunisti su una questione qualsiasi è una cosa normale. che non può essere motivo di una rottura politica. altrimenti ne dovremmo fare una decina ogni anno. per esempio il prc fra i propri iscritti ha diversi immigrati marocchini, che io conosco anche personalmente, che sono ottimi compagni e compagne ma che, sulla questione saharawi, sono in dissenso dal prc medesimo. che facciamo? li espelliamo?
    perciò ho detto che se le dichiarazioni di diliberto fossero l’anticamera di un cambiamento di posizione del pdci, questo non sarebbe ostativo a nessun rapporto unitario. e l’ho detto per paradosso, giacché penso che sia ben difficile che il pdci cambi posizione, giacché ha SEMPRE sostenuto attivamente la causa saharawi con documenti e atti concreti. ed anche perché, conoscendo il pdci, difficilmente penso che prenda posizioni diverse dal pc sudafricano o da quello cubano e così via.
    ma ripeto, se il pdci cambiasse posizione nell’abito di una dialettica che vede partiti comunisti e di sinistra avere posizioni radicalmente diverse, sarebbe un suo diritto, perché la federazione è l’unità fra partiti e posizioni diverse.
    comunque la federazione è l’unità fra partiti e associazioni ecc e fino ad oggi il pdci ufficialmente ha questa posizione approvata al suo ultimo congresso con un apposito ordine del giorno:

    “IL CONGRESSO

    Ricordato l’impegno che il PdCI ha sempre avuto nei confronti del popolo Saharawi

    PROFONDAMENTE PREOCCUPATO dal protrarsi del più che trentennale conflitto nel Sahara Occidentale che costringe tanti sahrawi all’esilio, mentre la popolazione del Sahara Occidentale che vive nei territori occupati dal Regno del Marocco è vittima di inammissibili violazioni dei propri diritti umani.

    RICORDANDO che l’ ONU, nel corso degli anni con le risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza, ha riaffermato più volte il Diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi e ha presentato diversi piani di regolamento per la soluzione del conflitto e in particolare :

    1. Il Piano di Regolamento delle Nazioni Unite approvato dal Consiglio di Sicurezza con le sue risoluzioni 658 del 27 giugno 1990 e 690 del 29 aprile 1991.

    2. Gli Accordi di Houston, firmati nel settembre 1997 dalle due parti in conflitto.

    3. Il Piano per l’autodeterminazione del popolo sahrawi, elaborato da J. Baker III su richiesta del Consiglio di Sicurezza e approvato dal Consiglio nella sua risoluzione 1495 del 31 luglio 2003.

    RIBADENDO la convinzione che il regolamento della questione del Sahara Occidentale non può avvenire che tramite l’espressione libera della scelta del popolo Sahrawi sul proprio avvenire per mezzo di un referendum di autodeterminazione libero e giusto, principio fondamentale cui né l’occupante né la comunità internazionale possono derogare.

    AVUTA NOTIZIA che ora è in atto una ulteriore manovra dilatoria da parte del Governo marocchino che intende sottoporre al Consiglio di Sicurezza del prossimo aprile un cosiddetto “piano di autonomia”, un atto unilaterale diretto ad aggirare il diritto inalienabile del Popolo Sahrawi a esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione.

    FA APPELLO AL SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE

    A sventare tale nuova manovra marocchina

    FA APPELLO ALL’ONU E IN PARTICOLARE AL CONSIGLIO DI SICUREZZA

    1. affinché pongano in opera quanto è necessario per la realizzazione del processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale nel tempo più breve tramite l’organizzazione del referendum di autodeterminazione.

    2. Affinché nei territori ancora occupati dal Marocco, venga assicurata la protezione delle popolazioni sahrawi dalla repressione, dalle torture, dai processi arbitrari, dalla rapina delle risorse naturali..

    CHIEDE AL GOVERNO ITALIANO

    di agire, sia in seno all’Unione Europea che nel Consiglio di Sicurezza, per il raggiungimento di tali risultati.”

    questa è la posizione del pdci.
    perciò mi sono permesso di dire che le dichiarazioni di diliberto che tu hai citato sono in netta contraddizione con il suo stesso partito. (e come vedrai quando leggerai i resoconti della camera dei deputati più avanti anche con se stesso)

    2) hai scritto: “E ti prego, non ergerti addirittura a difensore di interi popoli…diventi veramente patetico, e rischi di gettare ombre su cause che non ti appartengono, visto che ti piace stare con i Diliberto di turno.”
    vedi eli, io modestamente da 38 anni condivido e lavoro per la causa saharawi. a cominciare da attività clandestine fatte in spagna quando avevo appena 18 19 e 20 anni. come i dirigenti del frente polisario sanno e potrebbero testimoniarti se glielo chiedessi. ma non ho mai, dico mai, parlato a nome di una causa per la quale ho pur lavorato e solidarizzato.
    un altro vizio della solidarietà di certe persone di sinistra è quella di pensare presuntuosamente di contribuire alla direzione dei movimenti nei confronti dei quali si solidarizza. io non l’ho mai fatto. mai. per il semplice motivo che considero eurocentrica e presuntuosa una simile linea di condotta. tanto meno ho mai USATO la causa di un popolo o di un movimento per condurre polemiche di politica interna. i popoli in lotta in italia hanno bisogno di larga solidarietà e di atti unitari e non di stronzi politicanti che usano il loro nome e la loro causa per secondi fini provinciali e di politica interna. e dire politica interna è molto generoso. perché sarebbe meglio dire polemicucce della politica spettacolo da quattro soldi.
    sei tu a voler condurre una polemica provinciale arrogandoti il diritto di usare la causa saharawi per motivi strumentali. non io.

    credo che più chiaro di così non si possa essere.

    ed ora, eli, se ne hai voglia e se ti interessa un minimo la causa saharawi leggiti i documenti linkati qui sotto.

    si tratta dei resoconti parlamentari dell’ultimo, ma anche più importante, atto di solidarietà di un parlamento di un paese dell’unione europea nei confronti del popolo saharawi.
    un atto solenne che impegna il governo italiano a riconoscere lo status diplomatico alla delegazione in italia del frente polisario. analogamente a quanto fu fatto per l’olp in altri tempi.
    per tua informazione ti racconto anche brevemente la genesi di questa iniziativa. affinché tu possa capire che gli atti politici ed istituzionali non hanno niente a che vedere con la propaganda e con l’uso strumentale del buon nome di una causa.
    da sempre nel parlamento italiano c’è stato un intergruppo composto da parlamentari di TUTTI i gruppi, indipendentemente se fossero aderenti su base di partito o individuale, di amicizia e solidarietà con il frente polisario. sempre TUTTI i parlamentari sia del prc e poi anche del pdci ne hanno fatto parte. poi c’erano altre decine di parlamentari di TUTTI gli altri gruppi. l’unico altro partito ufficialmente aderente è stato la LEGA NORD.
    nell’ultima legislatura il sottoscritto ad una riunione dell’intergruppo propose di fare un passo avanti deciso e di non limitarsi più a sostenere le risoluzioni dell’onu e le questioni umanitarie. pensavo che non fosse più sufficiente e soprattutto efficace. la prima volta che lo proposi venni messo in minoranza. banalmente molti dicevano che il governo avrebbe dato indicazione di voto negativa sulla mozione e che la maggioranza dell’ulivo e dei deputati della destra avrebbero bocciato la mozione. e che l’iniziativa sarebbe stata un boomerang. invece che riconoscere lo status diplomatico del polisario l’aula avrebbe bocciato questa proposta e quindi il polisario ne sarebbe uscito male e sconfitto.
    devo dire che questa posizione non era peregrina.
    a me non interessava farmi bocciare una mozione per dire che metà del centrosinistra e la destra erano stronzi e io ero il vero solidale con il polisario.
    parlai con il polisario e con altri deputati della destra e del centrosinistra. ne uscì la decisione di correre il rischio, giacché, pur essendo sicuri che il governo, come tutti i governi europei, non avrebbe mai accettato il vero contenuto della mozione, non era affatto detto che in aula avrebbe avuto la maggioranza.
    facemmo una nuova riunione dell’intergruppo ed io riproposi la mozione, proposi che la firmassero per primi due vicepresidenti della camera aderenti all’intergruppo (carlo leoni dei ds e giorgia meloni di an) in modo che sia nel centrosinistra che nel centrodestra fosse più agevole avere poi i voti. la proposta fu accettata anche grazie all’insistenza del pdci ed anche della meloni, che fu decisiva giacché quasisolo grazie a lei era presumibile che nel centrodestra ci fossero i voti sufficienti per battere il governo.
    e così facemmo.

    leggiti la mozione:

    “La Camera,
    premesso che:
    il protrarsi del conflitto, ormai più che trentennale, nel Sahara Occidentale obbliga all’esilio tanti Saharawi, mentre la popolazione che vive nei territori occupati dal Regno del Marocco è vittima di inammissibili violazioni dei propri diritti umani;
    l’ONU, nel corso degli anni, mediante risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza, ha riaffermato più volte il diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi e ha presentato diversi piani di regolamento per la soluzione del conflitto, come il Piano di Regolamento delle Nazioni Unite approvato dal Consiglio di Sicurezza con risoluzioni n. 658 del 27 giugno 1990 e n. 690 del 29 aprile 1991, gli accordi di Houston firmati nel settembre 1997 dalle due parti in conflitto e il Piano Baker III per l’autodeterminazione del popolo Saharawi, elaborato su richiesta del Consiglio di Sicurezza e da questo approvato con risoluzione n. 1495 del 31 luglio 2003;
    la soluzione della questione del Sahara Occidentale non può che avvenire mediante la libera espressione della scelta del popolo Saharawi sul proprio avvenire, mediante un libero referendum per l’autodeterminazione cui la comunità internazionale non può ormai più derogare;
    il rappresentante italiano nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, nella riunione del 30 aprile 2007, ha espresso voto favorevole sulla risoluzione n. 1754, che invitava le parti ad un negoziato diretto sotto l’egida dell’Onu;
    il negoziato in questione ha avuto inizio nel mese di giugno 2007 e proseguirà nel mese di agosto 2007,
    impegna il Governo:
    a mettere in pratica ogni iniziativa per giungere ad una soluzione condivisa e definitiva del conflitto nel Sahara Occidentale, nell’ambito di quanto stabilito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;
    ad adoperarsi affinché abbia termine il dramma umanitario che il popolo Saharawi vive da più di trent’anni in violazione dei propri fondamentali diritti umani;
    a riconoscere alla rappresentanza in Italia del Fronte Polisario lo status diplomatico come è stato fatto in passato per altri movimenti di liberazione riconosciuti dall’ONU come interlocutori ufficiali in processi di pace;
    ad assumere iniziative volte a conseguire la soluzione del conflitto mediante la piena accettazione delle parti del principio del diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi, senza presupporre, in nessun caso, alcun diritto di sovranità del Regno del Marocco sul Sahara Occidentale finché non si sia pronunciato, mediante referendum, liberamente e democraticamente il popolo Saharawi.
    (1-00159) «Leoni, Meloni, D’Elia, De Simone, D’Antona, Forlani, Giulietti, Mantovani, Mariani, Motta, Venier, Mellano, Scotto, Giancarlo Giorgetti, Boato, Leoluca Orlando, Burgio, Falomi, Barani». ”

    leggiti il dibattito e le dichiarazioni di voto.

    http://leg15.camera.it/resoconti/resoconto_completo.asp?idSeduta=0188&resoconto=stenografico&indice=completo&tit=0

    come vedrai fu proposto di votare la mozione per parti separate in modo che il governo che si era espresso contro la parte che riguardava lo status diplomatico l’avesse vinta lui.

    a dire il vero il governo, rappresentato dal viceministro agli esteri intini, si rimise all’aula ma esprimendo contrarietà sulla questione dello stutus diplomatico. fu inusitatamente la depuata verde tana de zulueta a proporre il voto per parti separate, spalleggiata dal capogruppo in comm esteri dei DS.

    le due votazioni furono così:

    tutta la mozione tranne la parte sullo status diplomatico:

    si 372 no 12 astenuti 99

    sullo status diplomatico:

    si 214 no 165 astenuti 107

    l’elenco dei voti palesi dei deputati lo puoi leggere qui divertendoti a vedere come hanno votato uno per uno.
    vedrai che diliberto era presente e che votò a favore.

    http://leg15.camera.it/_dati/leg15/lavori/stenografici/sed188/v001.pdf

    ecco, egregio eli. come vedi nonostante insulti e esagerazioni ti ho risposto in modo serio e documentato.
    ovviamente l’ho fatto non solo per te, giacché dubito fortemente che tu sia interessato a discutere seriamente, ma soprattutto per altri lettori e per dimostrare, per chi ha voglia di leggersi tutto, due cose:

    a) parlare delle politica estera come ne parlano i mass media, e cioè solo per fare polemiche stupide di politica interna è offensivo verso il resto del mondo e specificatamente verso le stesse cause che si dice di voler sostenere.

    b) nelle istituzioni si può testimoniare la propria adesione ad una causa cercando possibilmente di dimostrare che si è gli unici a farlo per mettersi una medaglietta sul petto oppure si può fare politica nel senso pieno del termine, anche scrivendo una mozione e proponendo che altri siano i primi firmatari e lavorando per ottenere il massimo di unità e soprattutto il risultato utile alla causa, evitando accuratamente di tirare in ballo le mille divisioni di politica interna che ci sono a sinistra, figuriamoci con la destra.

    c) ovviamente i mass media hanno ignorato questo importante atto. il regno del marocco ha vivamente protestato e minacciato ritorsioni anche commerciali. il governo, pur obbligato dal parlamento da una mozione, ha tergiversato nel tentativo di far produrre un altro atto al senato che cancellasse quello della camera e nel tempo di questo tentativo è caduto.

    ciao. e ti consiglio, visto che sei coperto dall’anonimato, di ritirarti da questa polemica come l’hai iniziata. senza nemmeno un gemito.

  135. cara patrizia, scusa ma ti risponderò più avanti. ora non ho il tempo.

  136. ramon,
    grazie per l’excursus storico importante per capire il divenire della questione oggetto della nostra polemica, ma il tuo sforzo non fa altro che dimostrare che le persone possono votare “sì” finchè vogliono, ma possono anche sempre smentire i voti di 4 anni prima con dichiarazioni che rivelano la vera natura dei loro pensieri. Ripeto: quando ci si esprime in qualità di segretari di un partito o anche di semplici rappresentanti, e si dice un’enormità, non la si può considerare un’errore e derubricarla come tale: è una posizione politica sbagliata, e non riguarda un “problema qualunque” o una “cazzata superficiale”.
    Hai scritto: «se il pdci cambiasse posizione nell’abito di una dialettica che vede partiti comunisti e di sinistra avere posizioni radicalmente diverse, sarebbe un suo diritto, perché la federazione è l’unità fra partiti e posizioni diverse». Non so se ti rendi conto il PdCI ha già cambiato posizione, se ha un segretario che dice le cose che ha detto. E non so se ti rendi conto che l’ambiguità contenuta in quello che hai scritto grava pesantemente sulla causa che pretendi di abbracciare. Oggi, non 4 o 5 anni fa

  137. Poi, scusa: ma secondo te esiste soltanto la dicotomia acquiescenza-espulsione? Non è che il “bravo compagno marocchino”, se tiene una posizione sbagliata, glielo si può anche dire, o no? Secondo me esiste anche la possibilità di prendere le distanze ufficialmente da posizioni/dichiarazioni che sono palesemente in contrasto, come tu stesso hai dimostrato, con i voti precedentemente espressi. Perchè sei così terrorizzato dall’eventualità di smettere di raccontarti che sia assolutamente necessario mantenere la Federazione? Non capisci che è l’ambiguità che sottrae consenso ad un progetto politico?

  138. iniziativa popolo Saharawi Says:

    Bravo Ramon che cancelli il mio post sull’iniziativa pubblica con il popolo Saharawi, ti spiego che in queste terre di toscana da anni ospitiamo bambini e rappresentanti di quel popolo e si è talmente radicata un amicizia che neppure tu immagini e se non sai dove trovare le notizie sulle dichiarazioni di Diliberto vai sulla stampa UFFICIALE del Marocco e leggerai in arabo, inglese , francese e poi tradotto quello che lui ha dichiarato appunto sulla questione del popolo Saharawi, oppure chiedi direttamente ai rappresentanti del fronte, cosa pensano di Diliberto perchè i loro rappresentatnti già hanno letto con orrore quella presa di posizione del Coordinatore Nazionale dellla FdS e se pensi che sia a titolo personale sei in malafede pure tu, perchè non è che un personaggio politico si “spoglia” delle proprie cariche e straparla di cosa vuole.
    Ometto di indicare l’iniziativa che si terrà il 5 Febbraio a Margine Coperta Pistoia visto che tu da bravo comunista censuri…

  139. Patrizia Says:

    Quando hai tempo, grazie. Intanto continuo a leggere, che qualcosa d’interessante su questo blog lo trovo sempre.
    Buona giornata.

  140. Iniz. popolo saharawi,
    condivido pienamente gran parte di quello che hai scritto. Che fare ora? Io non credo che si possano più sostenere persone come Diliberto e chi le difende, molto semplicemente. Questa cosa la sostenevo nel 1998 e la sostengo ancora oggi. È necessario rendersi consapevoli del fatto che certe scelte possono anche essere state degli errori…ma vallo a spiegare a ramon…auguri

  141. cara patrizia, bisognerebbe scrivere un libro sul complicatissimo problema dei rapporti con il frente polisario e soprattutto con la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) autoproclamata nel 75 dei paesi arabi e anche dei movimenti di liberazione del mahgreb sia di sinistra sia islamici. e comunque io non saprei scriverlo.
    ci sono diversi fattori che hanno influenzato questi rapporti.
    l’algeria, storicamente in conflitto con il marocco, ha sostenuto il frente polisario e riconosciuto la rasd. e così a seconda dei rapporti che i diversi soggetti avevano con l’algeria o con il marocco le rivendicazioni del polisario sono state riconosciute o meno. con una zona grigia di silenzio per non intromettersi in una questione controversa per evitare l’effetto boomerang. poi c’è il fatto che quando la rasd è entrata a far parte dell’unione africana e conseguentemente il marocco ne è uscito c’è stata una dicotomia sempre più accentuata sulla questione saharawi tra lega araba e unione africana. con la conseguente influenza che i singoli stati hanno subito a seconda dell’importanza che essi assegnano all’una o all’altra organizzazione. il fatto che il marocco ha appoggiato l’olp riconoscendola come l’unica rappresentante del popolo palestinese e l’importanza e il “peso” del marocco hanno fatto pagare le spese al polisario.
    in realtà è difficile rintracciare una vera dialettica pubblica fra olp ed altri e il polisario. e viceversa. è il silenzio che contraddistingue le relazioni. tuttavia posso testimoniare che diversi alti dirigenti dell’olp non hanno mai considerato legittima la rasd e le rivendicazioni del polisario, pur accettando formalmente e solo a parole le risoluzioni delle nazioni unite. inoltre i movimenti di matrice islamica hanno opinioni molto dure contro l’algeria e anche contro il polisario, data la loro impostazione laica e avversa al fondamentalismo.
    non si può dimenticare, infine, il fatto che la monarchia marocchina ha ottime relazioni con i paesi arabi retti da sistemi monarchici.
    insomma, è davvero un bel casino.
    ma in realtà il vero terreno di scontro sulla questione saharawi è la spagna e l’europa. per ovvi motivi.
    un abbraccio

  142. egregio eli, sei proprio in malafede. il pdci non ha cambiato posizione. i partiti non cambiano posizione solo perché il loro segretario fa delle dichiarazioni sbagliate ad un giornale marocchino. solo nelle tua testa il leader è il capo assoluto e ciò che dice vangelo.
    come ti ho già detto, ma questa è l’ultima volta, non esiste che si rompa nulla sulla base di posizioni divergenti che sono diffuse nel mondo fra i partiti di sinistra e comunisti. la federazione si presenta alle elezioni italiane non a quelle marocchine. e nella federazione è legittimo che ci siano posizioni diverse. come è legittimo nel prc. il prc e la sua direzione sostengono il polisario. ma se un miltante è in dissenso non lo si perseguita. la sua posizione di dissenso deve essere rispettata. io ho detto molte volte ai compagni marocchini iscritti al prc che secondo me sbagliano. ma l’ho detto da comunista a comunista, senza emettere scomuniche e dare giudizi di valore.
    ma a te queste cose, come le cose che ho scritto non certo e beneficio tuo, non interessano.
    stai solo conducendo una piccola campagna anonima e strumentale contro la federazione, cercando dei pretesti. e usando una causa molto dolorosa e nobile per fini vergognosi.
    chiunque abbia letto sa come lo pensi, sa che insulti, sa che sei anonimo, sa che hai l’ossessione di diliberto.
    ora falla finita perché sebbene io sia tollerante non ho l’abitudine di farmi prendere per il culo.
    addio

  143. signor iniziativa, io ho cancellato un post che conteneva insulti verso terzi. punto.
    i rappresentanti in italia del polisario sanno molto bene: a) che la federazione non ha quelle posizioni. b) che il pdci non ha quelle posizioni.
    ed è per questo che hanno evitato polemiche stupide ed inutili.
    al contrario di te.
    comunque se vuoi continuare a discutere così vai su altri siti.
    ciao

  144. caro giovanni, concordo. ma penso anche che non sia così sorprendente ciò che succede. è il frutto dell’americanizzazione della politica italiana in versione amatriciana. il problema non è berlusconi. il problema è il bipolarismo (bifascismo dico sempre io scherzando ma non troppo) di cui berlusconi è solo un effetto velenoso.

  145. egregissimo ramon,
    quindi stai dicendo che se il segretario di un partito comunista tiene una posizione aberrante rispetto ad un tema importante, il partito non può esprimersi contro quella posizione, sfiduciando il segretario? Allora dove sarebbe la tanto decantata dialettica tra posizioni divergenti? Non c’è, se ci si limita a soprassedere, come fai tu e come fa il tuo partito, nell’ottica di una convenienza che vedete solo voi. Secondo me sei tu che vivi su un altro pianeta: il punto è che una sconfessione ufficiale, una presa di distanza radicale da quelle posizioni non si produce, e non si produce proprio perchè il PdCI ha un’idea del segretario come di una persona non criticabile, e il PRC con esso, visto che c’è un’evidente silenzio sulla questione, al di là di isolate boutades.
    Scusa, ma sei tu che hai perso un sacco di tempo per scrivere che Diliberto votò sì alla mozione vattelappesca: ebbene, se oggi dice quello che dice, evidentemente ha cambiato posizione, e il partito con lui, SE STA ZITTO. Secondo te, se il PdCI sapesse che il suo segretario, nonchè portavoce della FdS, ha detto quel che ha detto, non s’incazzerebbe in qualche misura? Ecco, se ad oggi nessuno lo sa, questa è la più lampante dimostrazione del carattere monocratico del PdCI.
    Sei tu che hai l’ossessione di Diliberto, tant’è che lo accetti come portavoce di una formazione politica in cui sta anche il tuo partito. Più ossessionati di così, si muore

  146. Poi, scusa se ti parlo esplicitamente: mi sembra che sia tu a prenderti per il culo da solo. Io ti scrivo soltanto quello che penso

  147. ma scusate in Tunisia hanno fatto scpappare Ben Ali’,in Egitto stanno facendo lo stesso con Mubarak, e voi parlatedel saharawi e del marocco che e’ l’unico paese arabo dove non sta succedendo niente? A me sinceramente di quello che dite sia voi che Ramon interessa relativamente…

  148. Grazie Tali. Detto da te è un complimentone.
    Pietro, posto quest’articolo tratto da Globalproject.info

    La democrazia del tumulto

    Il potere costituente in Maghreb
    di Gmdp
    29 / 1 / 2011

    Senza soluzione di continuità il Maghreb è sconvolto dai tumulti iniziati in Tunisia, ora in enorme estensione in Egitto. I tiranni sono in fuga.

    La velocità, l’intensità, la maturità dei tumulti colpiscono e lasciano emozionati ed attoniti. A questa sensazione si associa il dolore per chi viene ucciso, ferito, arrestato perchè sta lottando con le pietre contro i tank. E l’odio per chi sta sostenendo la reazione come Vodafone che ha sospeso la copertura dei cellulari obbedendo alla richiesta di Mubarak o il governo italiano che tace, troppo occupato dalla salvezza del mubarak de noialtri.

    La straordinaria novità di ciclo è rappresentata dal fatto che la maggioranza politica dei movimenti insorgenti siano a carattere laico e materialista. Le rivolte che travolgono gli squallidi e corrotti regimi cari in passato alla governance occidentale (a quando la Libia mr.G.?) si qualificano attorno alle keywords di democrazia, redistribuzione delle ricchezza, lotta contro la povertà.

    I cortei di decine di migliaia di lavoratori e studenti hanno preso il posto della semplificazione dell’avanguardia, la denuncia della crisi di sistema e la lotta per “il pane e le rose” sostituisce la teleologia.

    Insomma, fisica contro la metafisica astratta della/e religione/i. Salario contro la liturgia del Paradiso Terrestre. Ma anche desiderio incontenibile ed insurrezionale della potenza delle generazioni giovani e “sapienti” contro il parassitismo della legalità istituzionale formale e la rendita del potere costituito. Non è la “rivolta del pane”; è, o meglio sono, movimenti costituenti.

    Centinaia di migliaia di studenti e lavoratori intellettualmente formati si stanno scontrando contro le società magrebine bloccate e l’unico futuro che viene prospettato: lavori umili, povertà, rendita contro salario.

    Le parole che si riescono a cogliere sono in sintonia con i nuovi movimenti in essere in Europa.

    Non a caso sono movimenti di lotta che naturalmente si organizzano in modo attorno ad un utilizzo nuovo e di movimento dell’infrastruttura web 2.0.

    Siamo quindi passati dalla produzione di opinione sul web all’organizzazione dell’iniziativa tramite questo.

    Leggiamo in queste ore -fonte wikileaks- che il governo statunitense alla fine del 2008 avrebbe “girato” ai movimenti egiziani alcune “buone pratiche” per favorirne gli esiti. Quali sarebbero le buone pratiche? L’utilizzo degli spray e degli stencil, l’utilizzo di casco/occhialini/ scudo/ bandana nelle manifestazioni, la pratica del simbolico cfr. (la rosa) e della comunicazione politica (l’occupazione di edifici centrali governativi).

    A me piace vederla diversamente e pensare che via una effettiva circolazione delle lotte e dei saperi di queste all’interno di un’area politica europea sempre più integrata.

    Guardiamo complici e trepidanti le breaking news dei siti.

    “Egypt in Tumult Despite Cabinet Resignation” è il titolo corrente del New York Times.

    Il potere costituente è lo spettro della governance in Maghreb. Da un lato c’è la conservazione degli assetti di comando, dall’altro un nuovo futuro continentale. Che sta imponendo a tutti un nuovo senso alla categoria di democrazia

  149. giovanni Says:

    Ramon,
    concordo pienamente il bipolarismo è la negazione stessa di qualsivoglia declinazione democratica. Però è bene non sottovalutare la particolare pericolosità del modello Berlusconi che ha messo in evidenza molti aspetti della società e della cultura del nostro paese trasformando di fatto il tessuto culturale di una fascia trasversale per ceto e per età in una ondivaga melma di consumo hic et nunc. Il lavoro da fare per riparare i danni è lungo e non semplice.
    Mi permetto A TUTTI QUELLI CHE DISSERTANO Sulle questioni dell’africa o di terre lontane: io sono ammirato e affscinato dalla passione con cui si discutono questioni così “lontane” e lo dico senza ironia!
    Con altrettanta franchezza, e non avendo la cultura necessaria per entrare nel merito con decenza,SUGGERISCO molta prudenza nel tranciare giudizi sommari o addirittura generare fazioni in nome di questo o di quello di terre e culture così distanti dalla nostra! Si fa già tanta fatica a capire che cazzo facciamo noi di noi stessi e del nostro piccolo mondo,mi impressiona la facilità con cui si gestiscono temi così complesssi.
    Il mio primo pensiero va alla sofferenza che hanno patito questi popoli in tutti questi anni per arrivare a sfidare stati di polizia feroci e sanguinari
    a mani nude ,con i bambini in braccio!
    Un Caro saluto a te Ramon e chissà sarò a milano il 13 in piazza magari ci si vede e comunque sia avanti con il cammino!
    Giovanni

  150. giovanni,
    se hai letto i post e se ritieni che le persone possano anche pensarla in modo diverso senza per questo dover per forza fare un partito insieme, capisci che ci sono dei problemi di credibilità se un segretario dice cose aberranti e tutti stanno zitti o, peggio, ne parlano glissando e soprassedendo e giustificando.
    Per quanto riguarda quello che sta succedendo nell’Africa mediterranea, a parte che non mi sembrano parti del mondo così lontane, stai tranquillo: il tuo “lungo lavoro da fare per riparare ai danni” non sarà bruscamente interrotto da sommosse tipo Cairo, coi tank che accompagnano i rivoltosi dove vogliono andare, come ho visto ieri sera su BBC World. Io penso che, nel paese dove tutto si tiene e dove non si rompe mai niente, sarà difficile un risveglio come quello della rivoluzione dei gelsomini, soprattutto se la sinistra politica continuerà a fare da collante, per poi magari provare a mettere il cappello a qualche movimento che non riesce a capire

  151. giovanni Says:

    Caro Eli,
    confesso di non aver ben capito lo spirito del tuo post! Prima di tutto io non sono entrato nel merito della disputa e ho fatto notare che su temi di questa complessità è bene cercare il confronto,da cui si impara sempre qualcosa se è fatto in buona fede, e non la divisione. Secondo: non so di che zona del paese o del mondo tu sia ma per la nostra cultura il nord africa è certamente più lontano degli stati uniti d’america purtroppo! Terzo: quello che conta valutare con attenzione è l’assetto futuro di quell’area ed il peso reale che il popolo di quei paesi avrà nel decidere i governi futuri.Quarto: “il lungo lavoro…..” che hai virgolettato come fosse
    la descrizione della vita di un collezionista di alberi bonsai o di un giardiniere di serra dedito alla selezione di nuove e variopinte specie di
    tulipani o orchidee non è un’ambizione ma una inevitabile condizione dell’umana cultura e nulla ha a che vedere con le modalità dello scontro e del confronto politico. Forse che ci si libera dei limiti delle dittature e delle tirannie solo rimuovendole? Pensi davvero che non ci sia nulla nel Berlusconismo del ventennio abbattuto dalla lotta di un popolo?
    Insomma Eli non ho ben capito cosa tu vada cercando ,la lotta armata? La sommossa violenta ? Una rivoluzione o una rivolta contro l’attuale sistema? Qualsiasi cosa sia ha bisogno della partecipazione convinta,del coinvolgimento attivo e deciso della popolazione non ci vuole un po di tempo? si può fare veloce senza tante parole e senza pallose sessioni di analisi e discussioni? Bene Eli dimmi come ,o fammi vedere dove non vedo l’ora di fare un po di casino!!
    Un saluto !

  152. Caro giovanni,
    sono assolutamente d’accordo con te: nel berlusconismo c’è molto del fascismo storico, solo che gli si risponde col togliattismo più becero, e legittimando chi invece andrebbe delegittimato prima del disfacimento. Vuoi qualche esempio? Se ne possono fare a bizzeffe, anche datati. Ti ricordi quando Ferrero venne cacciato in malo modo dal corteo dell’Onda, un po’ di tempo fa? Ecco, secondo me la propensione ad analizzare il conflitto con gli strumenti di una legalità che gli avversari sono i primi ad infrangere (vedi Marchionne) è quella che causa quelle che tu chiami “divisioni”. In altre parole, tenere in piedi strutture che servono solo a rendere legittimo un sistema che bisognerebbe invece far crollare (o abbattere, se vuoi utilizzare Marx e non ti sembra troppo repentino) provoca il fatto che, sempre per fare degli esempi, se uno che si identifica come membro di Rifondazione prova a prendere la parola in un’assemblea studentesca oggi viene sommerso di fischi.
    Il “lungo lavoro” non serve più come giustificazione per le coalizioni, federazioni o papocchi con chi, solo nel 2001, era definito “lista civetta” perchè sosteneva D’Alema (io ero a Genova nei tre giorni fatidici, e non correva buon sangue tra PRC e PdCI, te lo assicuro).
    Le divisioni che tu tanto temi sono salutari in tempi in cui alcuni, come ramon, sostengono che si debba stare insieme per forza, anche negando l’evidenza di prese di posizione aberranti

  153. Caro TALI,
    per te vale sempre quello che ti ho risposto prima.

    Caro giovanni,
    Maurizio Landini, concludendo il seminario di Micromega sulla democrazia (www.globalproject.info), si è chiesto “Che fare?” nelle fabbriche. Io credo che portare la FIAT in tribunale in questo paese serva fino ad un certo punto. Penso che le pratiche di boicottaggio della produzione non dovrebbero limitarsi ad un pur riuscito sciopero generale, ma dovrebbero diventare il quotidiano nei reparti più vessati dal contratto di Mirafiori. E se poi il padrone attua ritorsioni, allora sì che il sindacato deve intervenire a sostegno di coloro che attuano anche forme estreme e radicali di protesta. In altre parole, se la produzione viene assicurata a prescindere dalle vittorie o sconfitte ai referendum, nulla cambia

  154. lucaocchionero Says:

    Sul fronte Polisario la linea della Federazione della Sinistra è chiarissima. Chi se ne discosta per ignoranza o per qualche cosa d’altro sono problemi suoi. Non è vero che in Marocco non sta succedendo nulla: anche lì vi sono manifestazioni popolari, anche lì c’è un governo che ha molti problemi e tra questi una completa lontananza dal qualsiasi voglia forma di socialismo o di comunismo.
    Quanto a queste rivolte nel Maghreb(da alcuni definita la prossima regione da sfruttare economicamente) non penso siano dovute solo a moti popolari. Non so cosa ci sia dietro, ma è evidente che quella gran massa di manodopera giovane, specializzata e laureata(spesso in università realizzate coi soldi sovietici se non addirittura dai sovietici) a basso costo fa una gran gola alle imprese europee che non vedono l’ora di sbarcare per costruire impianti e produrre merci da smistare nel mercato europeo a costi inferiori rispetto alla Cina(sia per la distanza che anche per le tasse di esportazione); in fondo si tratta solo dell’altra sponda del Mediterraneo.

  155. lucaocchionero,
    non si tratta di ipotizzare dietrologie circa le rivolte, ma di capire che il capitalismo come rapporto sociale sta divenendo insostenibile, ecco perchè nel post precedente ho cercato di mettere sullo stesso piano le lotte dei metalmeccanici con quello che avviene in questi minuti in Egitto, Tunisia, ecc. La Cina e in misura minore l’India si stanno comprando l’Africa sub-sahariana, quindi è più che probabile che gli USA vogliano poter manovrare meglio le future “democrazie” del maghreb, anche in rapporto al medio e vicino oriente. Tuttavia, quando il malcontento – che non è soltanto mancanza di risorse materiali – diviene ragione sufficiente per giocarsi il tutto per tutto, cioè la vita, i regimi, tutti i regimi, hanno vita molto breve, compreso il berlusconismo. Ecco perchè penso che una sinistra politica, culturale, intellettuale che rifiuti di prendere coscienza della vetustà del proprio ruolo in quanto struttura a sostegno dello Stato Nazione (vedi Diliberto e le sue dichiarazioni, che sono lo specchio di un modo più generale di interpretare i rapporti politici) rischia di andarci di mezzo quando il malcontento esplode. Servono ragionamenti opposti a quelli di Diliberto, e serve il coraggio di abortire progetti che, come la FdS o SEL o il PD, non servono a capire la gravità della situazione.
    Poi, se invece tutto va sacrificato all’alleanza con Diliberto, anche il ragionamento, auguri

  156. giovanni Says:

    Caro Eli,
    l’unione per forza è un ossimero! Se tu sostieni che la federazione della sinistra altro non sia che una alleanza elettorale tranquillo non andrà lontano. Non entro nel merito perchè in realtà mi interessa assai poco lo schieramento di sigle o la deontologia del perfetto comunista o del corretto rivoluzionario. Credo solo che prima venga l’umanità delle proposte cui riferire le lotte e le rivendicazioni! Se è il movimento della” zucchina felice” a proporre e a rappresentare il diritto e la dignità e la riscossa bene diventerò una ZUCCHINA militante. Credo che sia utile in questo momento dare la prospettiva e l’opportunità di allargare il panorama a sguardi anche diversi ma con i quali poter condividere un percorso di crescita delle coscienze politiche sia per qualità che per quantità anche se in fondo una cosa dovrebbe prevedere anche l’altra.
    Io non temo affatto le divisioni sostengo che la divisione sia una caratteristica culturale del modello decadente e inadeguato proposto dal neo capitalismo di guerra. Credo che ci sia bisogno di capire quale sia il vero nemico così da poter scegliere i compagni di percorso sulla base delle priorità non della purezza o della catechesi di qualsivoglia natura.
    Se nelle assemblee studentesche vengono fischiati i rappresentanti di rifondazione vuol dire che non fanno un buon lavoro politico e che sbagliano qualcosa nel modo di proporsi.Di cose GIUSTE c’è ne sono poche di cose valide è pieno il mondo se si sa guardare con gli occhi
    acuti di chi cerca verità ,verità è la parola chiave e per dimostrarla serve tempo fatica e culo di pietra!
    Giovanni

  157. egregio singor eli, è inutile che tu ripeta come un disco rotto sempre le stesse cose, alle quali ho risposto in modo serio e documentato. per altro, essendo chiaro fin dai primissimi tuoi post che nulla ti interessa della causa saharawi, dell’autodertminazione dei popoli (che infatti confondi, come il regno del marocco, con l’autonomia), ho voluto risponderti a beneficio dei lettori che non sempre sanno bene di cosa si parli rispetto al sahara occidentale e che meritano che ogni cosa sia chiarita nel modo più serio.
    da tutto ciò che scrivi si evince una sola cosa: il pdci dovrebbe fare un congresso straordinario per sconfessare il suo segretario e il prc rompere la federazione giacché diliberto ha detto delle cose sbagliate sulla questione saharawi.
    effettivamente ci sono molte cose che si potrebbero dire su ogni scelta. federazione compresa. e io non mi sono mai tirato indietro e ne ho discusso molto. difendendo le idee che condivido, senza insultare nessuno.
    ma tu, sempre coperto dall’anonimato (che è lecito su un blog ma che è piuttosto ambiguo ed anche abbastanza vigliacco quando si insultano e si danno giudizi su persone che ci mettono la faccia), insisti.
    ora vorresti anche monopolizzare la discussione su questo blog.
    con l’ingenua partecipazione di altri che ti danno corda.
    io non censuro. tranne i post di un imbecille che ha scritto insulti verso di te. ma la mia pazienza ha un limite che hai già passato.
    ma non pensi che sarebbe meglio tu aprissi un blog, magari contro diliberto il pdci togliatti il prc e il sottoscritto mettendoci la tua faccia?
    non pensi di approfittare della mia tolleranza?
    sono domande retoriche, lo so.
    perché questo blog personale del sottoscritto è stato più volte usato da piccoli parassiti anonimi che con una scusa o l’altra cercano di diffondere slogan pregiudizi insulti e così via sui siti dove invece si cerca di discutere seriamente. perché ci sono sedicenti militanti di sinistra che pensano che la discussione debba avvenire per iperboli, slogan, frasi scarlatte, nella logica del chi la spara più grossa vince. che pensano che con due o tre etichette (trotskista, togliattiano solo per fare due esempi) si possa inquadrare tutti nel piccolo risiko di merda della politichetta virtuale da impotenti del cyberspazio.
    ti invito a smetterla. e ad emigrare verso lidi più consoni alle persone come te.

  158. caro giovanni, se prendi sul serio le ennesime elucubrazioni di un anonimo che ogni tanto compare qui con una scusa diversa secondo me ti sbagli.
    ma su una cosa che hai scritto ti devo dire che non sono d’accordo.
    non è bersluconi che ha “trasformato di fatto” il tessuto culturale del paese.
    sono le modifiche della società prodotte da una lunga fase neoliberista, cominciata all’inizio degli anni 80, ad aver permesso al modello berlusconi di emergere. e a livello politico solo il passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario ha permesso al modello sociale e culturale berlusconiano di erigersi a regime.
    è quello che ho tentato di dimostrare con l’articolo di tempo fa diviso in due parti.
    un abbraccio

  159. caro lucaocchionero, sempre quando ci sono sommovimento tutte le potenze e i poteri si muovono. ma quanto dici è sbagliato, per il semplice motivo che la grande maggioranza dei paesi del mahgreb hanno già realizzato da molti anni, anche con la stipula di precisi accordi commerciali, tutte le condizioni affinché le multinazionali possano investire e produrre li.
    un abbraccio

  160. egregio ramon,
    il tuo mestiere è quello di mettere a tacere le persone che sollevano dei dubbi sul tuo blog, e questo lo posso capire. Sai, quando si è abituati ad essere incensati qualsiasi cosa si dica, è difficile sopportare le critiche. Per inciso, io ritengo che quando si glissa su una questione come le posizioni politiche aberranti del segretario del PdCI, nonchè portavoce della FdS, lo si fa perchè lo si vuole fare, e lo si vuole fare perchè si ritiene che sia in qualche modo dannoso prendere dei provvedimenti. Ripeto: tu, ramon, ragioni come se tutto fosse sacrificabile alla sacralità della Federazione e delle alleanze con partiti che sostengono posizioni non condivisibili. Perchè preferisci sacrificare la possibilità di una critica radicale, anzichè porti qualche domanda circa l’opportunità di scelte che potrebbero anche essere state sbagliate? Sei abituato ad avere sempre ragione?

  161. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    eli a parte vorrei chiarire un’aspetto. E’ vero quello che dici sui fondamentali
    e ho letto la tua analisi che condivido ma l’una cosa non nega l’altra.Non è un ma anche alla Walter è un aspetto peculiare del nostro paese che non va sottovalutato e che nella sua specificità culturale ha prodotto danni gravi .
    Certo che Berlusconi non viene dal nulla e che via lui i problemi restano ma l’effetto prodotto dal suo strapotere sui media ha caratterizzato gli ultimi 20 anni in italia incidendo profondamente nel costume e nella cultura del paese.Credo sia il momento giusto per non dimenticarsi di questi “dettagli” . Sacrosanto riaprire un fronte per archiviare il maggioritario unendosi anche con Casini se necessario ma non va sottovalutato il riordino di un sistema sulle TLC che nel nostro paese ha aberrazioni eclatanti. L’impatto di 20 anni di tv berlusconiana ha fatto danni veri a chi è nato alla fine degli anni 80 . E’ solo uno spunto ci sarebbero pagine e pagine da scrivere nello specifico anche per articolare uno scenario diverso che è possibile,anzi necessario.
    Ma su questo abbiamo già discusso tante volte e so che tu mi dirai che la tv non è importante non è cambiando la tv che cambia una società.
    Ma la cultura di una realtà italiana può essere fortemente influenzata con la tv e questo nel bene o nel male può avere un ruolo anche nel cambiamento di un paese. Mi riferivo a questo.
    Poi va sempre bene essere in disaccordo se aiuta a capire meglio.
    Un abbraccio pellaccia!

  162. signor eli, non è aberrante pensarla come i comunisti marocchini. solo i cretini pensano che chi ha una posizione diversa dalla propria, ma totalmente interna ad una dialettica normale da decenni su una questione controversa, abbia una posizione aberrante. io non credo che chi pensa sia giusto costruire un nuovo stato su base etnica nei paesi baschi abbia una posizione aberrante, anche se non condivido questa idea. ma per te non è diliberto ad essere aberrante, che se non avesse detto quelle cose certamente sarebbe stato da te usato per qualsiasi altro motivo. colore delle scarpe compreso.
    ho capito che sei contro la federazione. ma sinceramente ci sono molti motivi più seri per avere dei dubbi sulla stessa. tanto che io ne ho sempre avuti diversi. ho capito che pensi che io sia opportunisticamente acritico, che io voglia sacrificare tutto sull’altare della sacralità (sic) della federazione, che io sia patetico, svanito e quant’altro.
    ma non puoi accusarmi di voler evitare critiche e di voler essere incensato. io alle critiche rispondo sempre. senza che nessuno possa pretendere che le condivida tutte. ma agli insulti, oltre a non censurarli, non rispondo con altrettanti insulti.
    infatti a te che hai esordito dandomi del patetico ho spiegato cosa penso.
    l’unica cosa che mi fa incazzare è che fai il furbo. e soprattutto che usi il buon nome e la causa del popolo saharawi (che sia detto per inciso ovviamente pensa di aver diritto all’indipendenza sulla base del concetto di nazione) per condurre una miserevole polemica contro di me.
    e questo, lo ammetto, mi fa incazzare. anzi, mi fa schifo. allo stesso modo di quelli che dicono che le guerre si fanno per salvare le donne in afghanistan o per difendere i diritti umani.
    ed è per questo che mi sono impuntato ed ho risposto sulla questione saharawi. ben sapendo che tu non è la prima volta che compari qui con nomi diversi e con diverse scuse per ripetere sempre la stessa litania.
    se invitarti ad andare altrove a fare questo giochetto miserevole tu lo consideri censura. censura sia.
    del resto chi censuro? un vigliacchetto che insulta coperto dall’anonimato.

  163. caro giovanni, la questione che poni è seria. e la divergenza non così grande, credo.
    domani ti rispondo come meriti.
    un abbraccio forte.

  164. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    dico subito che non sono un grande esperto della questione Saharawi, ma cercando di riportare la discussione in merito ad un tono ed un approccio più consoni a questo blog, vorrei porti una questione più generale.

    La mia formazione culturale e politica mi porta infatti a diffidare del (pur sacro) principio di autodeterminazione dei popoli quando esso è declinato in termini etnici e/o nazionalistici.

    Ricordo una discussione interna al partito di qualche anno fa, in merito alla ex-Jugoslavia. Bertinotti ragionava del modello di organizzazione politica che era la Jugoslavia titina. Uno stato plurinazionale, con elementi di autonomia regionale ma una forte coesione garantita in massima parte dalla leadership del maresciallo. Una costruzione che aveva tenuto assieme nazioni da secoli in contrapposizione fra loro, in una regione più che turbolenta.
    Il nazionalismo ed in particolare il riconoscimento da parte delle potenze europee e poi degli Usa dell’indipendenza dei vari stati post-jugoslavi (la Slovenia in primis, se non ricordo male subito riconosciuta da Germania e Vaticano) fu usato per smembrare quella costruzione per meglio sottoporla alle mire espansionistiche dei marcati europei e smantellare tutte le tutele ed i diritti acquisiti dal popolo jugoslavo.

    Al di là di ogni riflessione storica sulla natura e lo sviluppo del nazionalismo e dello stato-nazione fin dall’età moderna (e anche prima), ho idea che organizzazioni statali e politiche plurinazionali, policentriche, basati sullo ius soli, rispettose dei diritti delle minoranze in una cornice forte di diritti generali a livello centrale (o federale), siano più avanzati dello stato-nazione per come lo conosciamo ancora oggi.

    La stessa Urss nasce come federazione di repubbliche e fu in grado di armonizzare (con tutti i limiti) grandi differenze etniche e portare allo sviluppo immense fasce di popolazione dall’Europa al Pacifico all’asia centrale. Oggi queste zone vivono di conflitti nazionalistici e gli stati nati dopo il crollo del ’91 offrono spessissimo supporto militare ed economico all’imperialismo Usa in funzione anti Russia. Sono di fatto dei protettorati alla faccia della loro indipendenza

    L’esempio Kosovo, molto più recente, è secondo me emblematico. L’indipendenza dalla Serbia, pur in presenza di una forte minoranza di nazionalità serba, è stata proclamata allo scopo preciso di ottenere riconoscimento ed appoggio economico militare da parte Usa ed europea, creando un pericoloso precedente per tante aree del mondo.
    Altro esempio lo scontro fra Usa-Russia-Georgia in merito alla composizione etnica delle piccole nazioni fra Georgia e Russia, tutta in funzione della tensione imperialistica fra Usa e Russia.
    Non voglio toccare qui poi la questione dei 2 popoli 2 stati per la Palestina.

    So che la questione Saharawi ha le sue peculiarità, in particolare un popolo con una cultura profondamente diversa da quella degli stati maghrebini, ma credo che a sinistra sia l’idea di stato-nazione (e al contempo di stato federale) a dover essere oggetto di riflessione. In riferimento soprattutto all’Europa, al cui modello di federalismo tecnocratico-finanziario, non siamo riusciti a fornire un’alternativa di modello credibile.

  165. Dalla Liguria Says:

    A proposito di FdS emerge che nelle poche regioni dove c’e’ una rapresentanza istituzionale la FdS non esiste(Umbria,Veneto e Calabria) e in molte delle realta’ dove si votera’ a maggio si peggiora addirittura!Se almeno alle regionali Prc-Pdci andarono insieme alle elezioni alle prossime comunali a Reggio Calabria il Prc e Pdci andranno con 2 liste separate e molto probabilmente anche nelle provinciali di Treviso e le comunali di Rovigo.E anche per le regionali in Molise e provinciali di Campobasso ci sono problemi.
    Poi personalmente credo che qualche sorpresina la potremo avere anche a Napoli e Salerno(il segretario provinciale Pdci e’ un DeLuchiano Doc!) addirittura Ferrero ci corse contro!!
    Ma insomma Ramon si sfalda comunque la FdS anche se tu la difendi, nei territori c’è molto caos e vedrai che Diliberto come non troverà più (per i suoi obbiettivi) conveniente la FdS l’abbandonerà, poi una grande contraddizione si vuole un candidato della “Fiom” a Torino visto che buttano fuori dal CS e siamo contro la Fiat e poi a Savona alle prossime elezioni comunali e ripeto in Liguria siamo con UDC

  166. X Dalla Liguria Says:

    Guarda che i rappresentanti istituzionali Noi ce l’abbiamo in tutte le regioni (tranne 2 o 3)

  167. Giacomo Says:

    Caro Dalla Liguria tu puoi dire cio che vuoi fatto sta che la FdS ha eletto molti più consiglieri regionali che SeL e ti ricordo che la FdS sia alle europee e sia alle regionali ha preso più consensi di SeL

  168. Dalla Liguria Says:

    Quindi va tutto bene Giacomo? oppure sono io che qui in Liguria vedo un partito comatoso senza iniziativa politica e lacerato al suo interno?
    e che ancora emergono divergenze di ogni tipo se poi SEl va peggio di noi la cosa non mi risolve i miei di problemi ma soprattutto le nostre contraddizioni perchè se la FIOM è uno spartiacque come tutti compreso Ferrero dichiara possibile si governi con UDC (e addirittura ci si appresti a fare ulteriori accordi), che mi pare bene al fianco di Marchionne!!

  169. x giacomo e dalla liguriae Says:

    Cosi litigate su numeri e non su ricordi. Elezioni regionali 2010. Regioni al voto 12. Voti a SEL 678.000. Consiglieri eletti 21 in 9 regioni. Voti alla FDS 612.000 consiglieri eletti 14 in 9 regioni.il Dato dei consigleri di SEL è ingrandito dalla Puglia. E allora? cosa cambia nella discussione? mah.

  170. caro giovanni, eccoci. e scusa il ritardo.
    dunque…
    prendiamola alla lontana, anche se non troppo.
    se siamo d’accordo che ci sono aspetti strutturali dobbiamo capirci bene. io non penso affatto che individuati quelli gli aspetti sovrastrutturali siano “secondari”. in altre parole condivido appieno la necessità di intervenire su di essi essendo il “sistema” complessivo. ciò contro cui combatto è l’idea perniciosa (che so benissimo non essere tua) prevalente secondo la quale “le tv di berlusconi hanno cambiato il paese”. è veramente perniciosa perché si ammanta di uno spirito critico, a volte anche super radicale, fasullo e totalmente subalterno non solo agli aspetti strutturali ma anche proprio nei confronti del berlusconismo.
    detto questo, e scuserai lo schematismo estremo, facciamo un esempio per capirci bene.
    l’individualismo sfrenato impera e nella società italiana contemporanea. credo che su questo non ci siano dubbi. ma non è comparso dal nulla all’improvviso. e tanto meno è stato indotto per imitazione dei modelli prodotti dalla TV. c’è sempre stato. come in qualsiasi società dove impera il mercato e dove le persone sono in concorrenza fra loro. ma era contemperato da cose precise. il modello sociale fino ad un certo punto era “includente”. pieno di contraddizioni ma includente. si tendeva alla piena occupazione, le nuove generazioni avevano una chiara aspettativa di condizioni di vita migliori di quelle precedenti, le differenze fra ricchi e poveri, per quanto ingiuste ed insopportabili, erano in diminuzione. cresceva la coscienza che il miglioramento delle proprie condizioni di vita (non solo economiche) era connesso a quello degli altri, della collettività. in questo quadro lo “sviluppo” dell’economia, della società nel suo complesso e quello individuale avevano una connessione diretta e visibile. e quindi il lavoro era centrale non solo nella società ma anche nella coscienza di se degli individui. la gente pensava a se stessa e si autodefiniva secondo il lavoro che faceva (anche qui scusa le eccessive generalizzazioni) fino ad avere orgoglio di essere per esempio operaio o insegnante, anche se questi lavori non erano altamente retribuiti. e fino a considerare non commendabili quelli che si arricchivano senza lavorare, anche se erano ricchi. i modelli culturali che propinavano i mass media erano spessissimo individualisti, basti pensare alla colonizzazione culturale dei film e telefilm americani, ma non incidevano più di tanto nella coscienza di se che avevano le persone. e del resto cresceva nel paese anche la proposizione di modelli culturali coerenti con una concezione non individualista della società, al punto che penetravano anche agevolmente ed erano veicolati anch’essi dai mass media. la “gente” (passami anche questo termine) possedeva anche intuitivamente uno spirito critico sufficiente a non “bere” qualsiasi cazzata vedesse in tv. tre piccoli esempi: nel 70 al festival di sanremo celentano (che ora passa per un progressista) cantava “chi non lavora non fa l’amore”. una canzone contro gli scioperi che allora erano fortissimi. tutti gli italiani impararono a memoria la canzone visto che la radio e la tv la trasmisero senza sosta ma gli scioperanti aumentarono. ancor prima quando dario fo condusse una edizione di “canzonissima” e denunciò le morti sul lavoro nei cantieri edili chiusero la trasmissione immediatamente (altro che santoro!) ma questa “censura” non impedì la crescita della coscienza del problema e delle lotte correlate. il modello perbenista e ipocrita e oscenamente maschilista che la tv e i rotocalchi e gli uomini di potere propalavano delle donne era imperante all’inizio degli anni 70, figuriamoci prima, ma non servì ad impedire le lotte delle donne e le conquiste sui diritti civili che furono possibili perché la maggioranza della popolazione ormai la pensava così. tipico esempio di una profonda trasformazione culturale e sociale dovuta all’azione di un soggetto (le donne come movimento e come persone immerse nelle relazioni con padri mariti e fratelli ostili) contro il potere e contro la cultura dominante.
    vorrei che fosse chiaro che in particolare la TV non era più debole allora solo perché c’erano due canali. è vero il contrario. hai come me l’età per ricordare che la gente diceva “l’ha detto la TV” e tanto bastava. cosa che oggi non succede giacché la TV è da un lato molto più potente e diffusa ma anche meno assunta come la sede della verità.
    non dalla sera alla mattina, ovviamente, ma nel corso di molti anni si è passati da un modello sociale includente ad uno escludente. il lavoro è stato messo in un angolo e l’economia ha virato verso la finanza. non ripeto qui i motivi e la descrizione di un simile fenomeno di portata epocale perché l’ho già abbondantemente fatto nell’articolo diviso in due parti “perché dovremmo dividerci fra settari e governisti?” del settembre scorso. solo per questo è possibile che si affermi un modello culturale contrapposto a quello della fase precedente. vivere in una società nella quale non il lavoro ma la speculazione “sembra” essere il motore del benessere complessivo ha degli effetti potentissimi anche sulla percezione che le persone hanno di se stesse. l’operaio non è più orgoglioso di esserlo giacché sono i consumi a qualificare la vita delle persone. più puoi consumare più ti “realizzi”. lo yuppie è vincente. eppure non produce un bel nulla, è ricco e consuma moltissimo. l’operaio e l’insegnante sono perdenti e superati nonostante producano moltissimo perché non possono consumare molto. al miglioramento collettivo delle classi subalterne connesso al miglioramento della società nel suo complesso si sostituisce la “fortuna” personale a scapito degli altri. gli operai sono sempre stati una minoranza nella società ma erano centrali ed infatti aspiravano perfino a prendere il potere e a cambiare la società sulla base di un modello sociale libero dal capitalismo e dall’individualismo. gli yuppies sono una ristrettissima minoranza se paragonati agli operai e ai lavoratori dipendenti, ma ora sono loro il centro della società e tutto viene rimodellato secondo il loro modello competitivo e individualista. anche nella borghesia cominciano a sparire i capitalisti che investono i capitali nella produzione di merci e compaiono i finanzieri, gli speculatori immobiliari, i pirati. è così che nasce berlusconi.
    nella fattispecie la tv di stato conosce il suo miglior periodo perché per motivi politici (che come vedi non tratto ma che esistevano) si apre maggiormente alla società, alle istanze critiche, e produce un giornalismo che fa inchieste serie. basti pensare alla terza rete, ma non solo. non parlo solo dei tg e dell’informazione. parlo dei film che vanno in onda, della musica non solo commerciale, dell’intrattenimento di qualità e di tante altre cose. ma è ogni anno che passa sempre meno in sintonia con la cultura che ogni giorno viene prodotta dal funzionamento della società escludente e competitiva. si configura sempre più come un ambito di resistenza alla volgarità dilagante che parla ad una minoranza illuminata ma non più al popolo. il fenomeno del “chi non lavora non fa l’amore” si è rovesciato. letteralmente rovesciato. la tv commerciale trionfa perché è essa stessa un messaggio in sintonia con il modello sociale. trionfa al punto che la tv pubblica diventa anch’essa sempre più commerciale, giacché è la concorrenza ed il mercato a regolare tutto.
    ora, è fuor di dubbio che l’effetto ridondanza della tv di modelli sociali vincenti e di luoghi comuni vincenti hanno una funzione importantissima nella formazione del “senso comune” che permea la società intera.
    ma non è un complotto di berlusconi che ha scientemente avvelenato le menti degli italiani. è banalmente la logica della tv commerciale che segue il mercato. che lo asseconda e quindi lo rafforza.
    la critica dei mass media e del loro potere se separata dalla critica del mercato e del modello sociale, che sono la base su cui riposa il successo del modello di tv dominante, è totalmente inefficace. è come pretendere di curare il cancro della pelle con una crema idratante. può perfino peggiorarlo.
    ed infatti i profeti televisivi e mass mediatici come santoro o saviano o celentano o grillo, l’intrattenimento di fazio (che è stato il primo sdoganatore dei savoia presentati come brave persone vittime della storia e che perciò è stato ben più potente revisionista storico di un imbecille con la svastica tatuata sulla fronte) misurano il proprio successo con il mercato. e producono spettacolo non informazione. e passivizzano gli spettatori esattamente come gli altri programmi. ed infatti osannano il dio mercato ed accusa berlusconi di aver violato le regole del mercato.
    del resto dicono ogni due per tre che se loro guadagnano per dire cazzate milioni di euro è un loro diritto perché l’audience glielo riconosce.
    uno degli effetti della mutazione del sistema è aver ridotto a pura merce la politica e l’informazione. ed infatti impera la politica spettacolo e l’informazione spettacolo.
    un attore può pensare di essere un attore ma non lo è se non sale su un palcoscenico.
    un attore sociale e/o politico, un movimento, un sindacato, un partito vero, possono pensare di essere queste cose ma se non salgono su un palcoscenico sembrano non esserlo più. il palcoscenico è la TV.
    ma i mass media e soprattutto la Tv non è neutra. seleziona secondo una precisa logica. quella del mercato.
    se le donne avessero aspettato che la TV le invitasse invece di litigare con padri e mariti e di prendere coscienza da sole anche contro le derisioni della tv e degli uomini dei mass media non ci sarebbe mai stato il divorzio e la TV censurerebbe ancora i baci troppo lunghi nei film.
    se gli operai avessero puntato sul ritorno in tv di dario fo invece che scioperare non avrebbero conquistato un bel niente e dario fo non sarebbe mai nemmeno tornato in tv.
    per quale cazzo di motivo oggi, in condizioni ancor più difficile ci sono persone che pensano che sia di sinistra o comunque intelligente e critico dire che il vero e principale problema è l’effetto che produce la TV di berlusconi.
    certo che lo è. ma se non tagli l’erba sotto i piedi e non fai diventare instabile la base su cui riposa la forza della tv in realtà “credi” di lottare contro un sistema ingiusto e volgare e razzista ed individualista. ma in realtà lo lasci indifferente o addirittura lo rafforzi.
    solo la lotta e il lavoro sociale possono farlo. certo la critica della tv e dei mass media è indispensabile affinché la lotta sia efficace. e qui, caro giovanni, sono più che d’accordo con te. e mi rimetto a chi ha idee e proposte. che io non sono competente in materia.
    ma senza la lotta e il lavoro sociale le elucubrazioni sui mass media sono del tutto inutili e/o terribilmente illusorie.
    un saluto da un vetero vetero vetero marxista.
    e un abbraccio

  171. caro antonio perillo, io sono d’accordo su quasi tutto ciò che hai scritto.
    ma il problema delle nozioni di stato, di nazione, di popolo, di etnia non è risolvibile in astratto. i processi storici, la coscienza di se, le condizioni economiche e geopolitiche esistono.
    quindi ogni “questione” va analizzata in se. lo stesso concetto di autodeterminazione è sempre stato controverso per il semplice motivo che il concetto di popolo si forma storicamente ed è sempre contrastato.
    esiste il popolo padano? secondo me no. ma c’è chi pensa di si.
    esiste il popolo saharawi? secondo me si. ma c’è chi pensa di no.
    lo stato spagnolo è uno stato plurinazionale? secondo me si. secondo altri no. per me in spagna ci vuole il federalismo proprio per questo. per altri no.
    lo stato italiano è plurinazionale? secondo me no. e tanto mi basta per dire che il federalismo in italia è un imbroglio. ma molti a sinistra pensano che la sardegna sia una nazione. e quindi sono federalisti.
    posso andare avanti all’infinito.

    comunque, non si capisce perché i saharawi dovrebbero avere meno diritti di tutte le altre popolazioni che hanno conquistato l’indipendenza nei confini delle colonie. per altro pur rivendicando l’indipendenza si considerano arabi come gli altri (non pensano di essere diversi su questo) e pensano che ci vorrebbe una maggiore integrazione su tutti i piani delle nazioni e stati arabi. ma una cosa è essere indipendenti e magari rinverdire il vecchio sogno di un mahgreb federale o di un grande stato arabo federale ed un’altra è diventare forzosamente sudditi del re del marocco. tutto qui.
    hanno solo la sfortuna di rivendicare il proprio territorio che è ricco di giacimenti ed ha la costa più pescosa del mondo (tra l’8 e il 10 % della produzione ittica mondiale). se fosse solo sabbia avrebbero l’indipendenza da tempo. ed anche per questo meritano solidarietà.
    tutto qui.

    quanto alla yugoslavia hai scritto tutto giusto.
    ma non sottovalutare due cose:
    a) come mai quel meraviglioso equilibrio creato dalla lega dei comunisti yugoslava è venuto meno? per la cattiveria dei croati o dei serbi, dei musulmani o dei cristiani?
    io ho una tesi. basta andare a vedere come all’inizio degli anni 80 con l’applicazione delle “direttive” del FMI l’equilibrio istituzionale perfetto fu semplicemente privato dell’equilibrio della ricchezza e della redistribuzione della ricchezza fra i singoli stati. nella competizione le zone ricche diventano più ricche e vogliono liberarsi dei vincoli statali per competere meglio con le altre zone ricche del mondo.
    se una zona più ricca è abitata prevalentemente da una popolazione con lingua e religione diversa (anche se poco diversa nel caso della lingua) l’aspirazione all’indipendenza è rafforzata e diventa una forza materiale enorme.
    questo è il motore che ha destrutturato la yugoslavia.
    se in “padania” ci fosse una lingua e una religione diversa (ed infatti la lega ha tentato di inventarsele) la secessione ci sarebbe già stata.
    in secondo luogo il kosovo, pur essendo provincia, dall’inizio degli anni 70 ebbe riconosciuto il diritto a recedere dalla federazione con apposito referendum. anche questo faceva parte dell’equilibrio sapientemente costruito da Tito. alla fine degli anni 80 con un colpo di mano questo diritto venne tolto dalla costituzione da belgrado.
    l’equilibrio fu rotto in kosovo da belgrado. che per altro alle spinte secessioniste di diverse repubbliche rispose con il nazionalismo serbo invece che con la ricerca di nuovi equilibri.
    errore di cui ancora oggi i serbi pagano tristi conseguenze. purtroppo.
    un abbraccio

  172. egregi giacomo e liguria, che senso ha misurare chi l’ha più lungo con i voti? solito battibecco inconcludente.
    quando nacque rifondazione i pidiessini parlavano in modo spregiativo di noi. un piccolo partito di nostalgici, dicevano. noi prendemmo il 5,6 % e loro il 17 %. se non ricordo male. lo scioglimento del pci provocò in due anni la perdita dell’8 % (il pci nel 89 ebbe il 27 %) e di un milione (un milione!!!!!) di iscritti.
    aveva ragione il pds perché ebbe il 17 %?
    avevamo più ragione noi perché eravamo pochi ma buoni?
    mah!

  173. giovanni Says:

    vetero vetero vetero Ramon,

    per dirla in breve condivido pienamente!E’ così vero quello che dici che,come amo ricordare in ogni incontro pubblico, la televisione nasce dal supermercato come suo strumento e promotore. Potrei andare avanti con decine di altri esempi.Anche sul ruolo dei personaggi tv Santoro Fazio etc.
    condivido non esiste una “dialettica”massmediatica evoluta o innovativa
    ma lo show e tutto quello che lo alimenta. Non ho dubbi neanche sul fatto
    che Berlusconi abbia solo pianificato (riciclando danaro sporco) investimenti redditizzi acquistando a basso prezzo porcate di serie D e rivendendole al triplo e più del loro effettivo valore. Sono convinto che non abbia mai complottato un piano così raffinato,in fondo è solo un bandito vestito a festa,anche se l’ipocrisia dettata per lo più da incapacità ha fatto a dire a molti che è un grande imprenditore.
    Uso quindi l’espressione 20 anni di tv Berlusconiana per sintetizzare tv commerciale. La tv berlusconiana non è solo commerciale,però,è di fatto una tv di stato perchè nasce cresce e si sviluppa con le frequenze di stato. Così come avviene per l’acqua,per la sanità,e per ogni risorsa che consenta di fare profitti facili la tv e i media in genere sono oggetto di una nuova e ancor più agguerrita percussione. Pochi anni or sono ( te la faccio breve tranquillo) in un convegno di una certa qual importanza l’allora ministro per le TLC Gentiloni se ne uscì con una che si commenta da sola ” spezzeremo il duopolio tv italiano grazie a Murdoch”! Un vero
    imbecille non avrebbe potuto dire una idiozia così atomica! Questo per dire qual’è l’alternativa a Romani! Ovvio che con una opposizione di questo tipo nei media la situazione potrà solo peggiorare! I contenuti tv
    come capita ai prodotti esposti nei supermercati devono occupare sempre più visibilità ( cioè banda di trasporto). Lo scaffale del supermercato ospita 30 tipi diversi di dentifricio della stessa marca per il solo motivo che la grande distribuzione chiede ai produttori di occupare più scaffale possibile se vogliono avere la garanzia di stare sullo scaffale.
    Risultato,cambia colore e aroma del dentifricio che è sempre lo stesso!
    I contenuti tv seguono la stessa logica basta vedere i canali satellite che anche se a pagamento sono zeppi di pubblicità ma poi la guerra è contro il canone! Ecco, se no mi dilungo troppo e divento anche noiso,ora che il Berlusca dovrà scendere a patti sarebbe l’ora di provare a forzare un po la mano sul servizio pubblico,sulle sciagurate decisioni che si stanno prendendo nella gestione del digitale terrestre,e giocare sulle contraddizioni interne al sistema per aprire almeno un varco in cui poter presentare proposte e guadagnare un minimo di spazio di manovra.
    Io da un anno abbondante ho scritto e messo a punto un modellino interessante e sto con molta fatica proseguendo il cammino ma passo dopo passo e con interlocutori che ……meglio non dire.
    Spero di aver precisato senso e spirito del mio punto di vista anche se il mezzo sai non consente di dire di più e di essere più esplicito.
    Grazie per il tempo che mi dedichi ogni volta che sollecito la tua attenzione ,spero di aver risposto alla tua anche se ho la sensazione che manchi qualcosa ma ho poco tempo e se manca qualcosa fammi sapere non mancherò!
    Adelante caminante ,un grande sorriso e un abbraccio!
    Giovanni

  174. Intervengo brevemente solo per chiarire quanto scritto da Ramon: non è assolutamente vero che la Fiom sia la promotrice di “Uniti contro la crisi”. La Fiom come organizzazione non partecipa a quel percorso, che è invece costituito, fondamentalmente, dai centri sociali dell’area disobbediente, dalla mozione 2 della Cgil e dalle maggiori organizzazioni studentesche.
    Stiamo attenti a non confondere Rinaldini, che è il portavoce dell’area programmatica “Cgil che vogliamo”, con Landini. È solo quest’ultimo a rappresentare la Fiom, e ha sempre ripetuto che “Uniti contro la crisi” è solo uno dei tanti percorsi di ricomposizione sociale che la sua organizzazione intraprende.
    Qualcuno la vede diversamente? Casarini e Rinaldini stanno cercando di costruire il pezzo movimentista del vendolismo? Certo che è così. Altri hanno altri obiettivi. Nel frattempo, però, un processo di ricomposizione sociale è in campo. Sono un ottimo conoscitore dell’area disobbediente veneta, ne penso tutto il male possibile, eppure ero a Marghera, perché, come diceva Pietro Nenni, se la politica non si fa con i sentimenti, figuriamoci con i risentimenti.
    Quando la smetteremo di cercare sempre l’atto o il percorso salvifico definitivo e inizieremo invece a tener conto che la realtà è complessa e contraddittoria? “Uniti contro la crisi” è uno fra i tanti percorsi di riaggregazione e ricomposizione sociale e politica in atto in questo paese, e, come gli altri, è attraversato da spinte e tendenze contraddittorie. Sarebbe sbagliato pensare che ora ci dobbiamo tutti sciogliere lì dentro e aspettarci la rivoluzione, come sarebbe sbagliato criminalizzare e liquidare. Il ruolo dei comunisti, dal mio punto di vista, è partecipare a tutti i percorsi di questo tipo e lavorare per un loro sbocco unitario (dal punto di vista politico, non certo organizzativo). Altrimenti cosa ci stiamo a fare?

  175. caro giovanni, sono davvero contento di questa sintonia.
    un abbraccio

  176. caro masaccio, hai perfettamente ragione. sul piano formale. è ovvio che la fiom in quanto organizzazione non è presente in uniti contro la crisi. anche perché uniti contro la crisi è stata fondata su base individuale. tuttavia è innegabile che il gruppo dirigente della fiom abbia promosso, su base individuale, uniti contro la crisi. e che rinaldini si muova in accordo con landini.
    su tutto il resto sono d’accordo con te. tranne sul pensare tutto il male possibile dell’area dei “disobbedienti”. che comunque non mi risulta si chiamino così da parecchi anni. io ho serie divergenze con loro ma sono sempre stato interessato al massimo di interlocuzione.
    un abbraccio

  177. lucaocchionero Says:

    compagno Ramon, magari succedesse quello che dici. Per l’esperienza che ho io del capitalismo sul mio territorio gli obiettivi dei padroni sono sempre quelli: strappare ogni accordo e comandare con le uniche regole del massimo profitto e della massima produzione. Penso che anche come partito, dovremo studiare meglio l’Africa le sue tantissime vicende umane e politiche.

  178. scusa lucaocchionero, ma non capisco cosa dici.
    io ho solo precisato che non è pensabile che ci siano in atto manovre per rendere certi paesi disponibili ad essere sfruttati dalle multinazionali. per il semplice motivo che lo sono già da tempo. per altro le multinazionali preferiscono sempre regimi che mettono in discussione le libertà sindacali e politiche.
    quindi perché dici “magari succedesse quello che dici tu”?
    ciao

  179. volevo chiedere a Ramon cosa pensava del dato elettorale che danno isondaggi per La Fed (1,6/1,8) c’e’ da preoccuparsi non trovi?
    Mi viene da mandare tutto al diavolo…sopratutto quando vedo un partito inesistente come Sel 7%…
    Magari sarebbe il caso di fronte a una sindrome da PCF francese ( anche se le loro percentuali per noi sarebbero oro) di pensare se non sia il caso invece di estinguersi progressivamente di sciolgiersi nei movimenti un po’ come ha fatto Lotta Continua a suo tempo…

  180. giancarlo fasciolo Says:

    carissimi compagni
    Vi pregherei di cancellarmi dalla lista. saluti comunisti. gian

  181. caro pietro io non penso in base ai sondaggi. nel bipolarismo e nella politica spettacolo è normale che ci siano partiti personali (casini, fini, di pietro, vendola, berlusconi, rutelli) che seguono le sorti mass mediatiche dei loro capi. lotta continua non si sciolse nei movimenti. questa fu la scelta formale del gruppo dirigente di fronte a divisioni irrisolvibili. infatti molti fecero la lotta armata e molti altri poco dopo furono craxiani.
    in ogni caso sei libero di scioglierti anche nell’acido se vuoi.
    le classi subalterne e gli stessi movimenti di massa senza organizzazione politica non sono nulla.
    ciao

  182. caro giancarlo non sei su nessuna lista in questo blog.

  183. caro Ramon, non sempre intervengo e non sempre siamo d’accordo ma spesso leggo questo blog; l’ho in qualche modo eletto a veicolo di informazione; ho scelto di aggiornarmi di tanto in tanto su quanto succede attraverso prevalentemente questo prezioso blog che nel mio caso sostituiscve i classici mass-media. Volevo però far notare una cosa tecnica e forse un mio handicap. Intendo dire che faccio una fatica boia a leggere, non so se a causa della mia vista o se la pur bella miscellanea di bianco-nero-arancione non sia migliorabile, magari semplicemente ampliando il carattere di scrittura.
    probabilmente pretendo troppo o ci saranno dei motivi tecnici e razionali e per questo mi scuso.
    Rinnovo comunque la mia stima e ti abbraccio
    Gino

  184. caro gino, intanto grazie per l’attenzione.
    non sei il primo a propormi questo problema della difficile lettura del blog.
    me ne dispiaccio molto, ovviamente. ma non ci posso fare niente.
    e tengo anche a spiegare il perché.
    ai tempi volevo aprire un sito. presi il dominio http://www.ramonmantovani.it ma presto mi accorsi di non essere capace di gestirlo. siccome faccio tutto da solo e le competenze mie tecniche e il tempo materiale non sono sufficienti ho dovuto ripiegare su un blog preconfezionato. questo.
    purtroppo da un certo momento in poi non ho potuto postare i testi degli articoli (quelli dei commenti sono immodificabili) con il carattere che voglio. posso solo scegliere una dimensione del testo. e quello che uso è il più grande possibile.
    inoltre essendo il fondo nero ed avendo postato tutti gli articoli in bianco se virassi il colore dello sfondo in bianco dovrei riconvertire tutti i testi perché risulterebbero illeggibili. sarebbe un lavoro enorme.
    non escludo di farlo in futuro o di aprire il sito.
    ma per il momento non posso.
    un abbraccio

  185. Antonio Perillo Says:

    Nella maggior parte dei browsers odierni (internet explorer, firefox, chrome…) premendo contemporaneamente il tasto control (ctrl) e il tasto “+” è possibile ingrandire il testo a piacimento. Bianco su nero resta non il massimo come soluzione grafica, ma ingrandendo la lettura è più che fattibile.

  186. lucaocchionero Says:

    Vabbè… ritenevo di avere capito che tu escludessi l’azione delle multinazionali visto che avevano già sottoscritto degli accordi. Cmq al di là di questa cosa volevo sapere se il partito o la Fed della Sinistra abbiano messo in piedi un gruppo di studio sulle questioni africane perchè sarebbe il caso che in politica estera fossimo in grado analizzare gli eventi. I reportage di Liberazione non sono sufficienti.

  187. grazie Ramon e grazie Antonio, ctrl e + danno risultati ottimi. alle volte basta così poco per migliorare le cose. Da ora leggerò agevolmente; grazie ancora
    Gino

  188. http://www.rifondazionemilano.org/spip.php?article516

    Ma è davvero incredibile abbiamo fatto un congresso ribadendo che il nostro simbolo non si tocca, abbiamo accusato Bertinotti di aver cancellato la falce e il martello, abbiamo appena fatto un congresso della FdS presentando un nuovo simbolo e cosa facciamo a Milano mica in un comunello di mille abitanti?, ci nascondiamo, proviamo a confondere le persone per la PAURA di scomparire ma la dignità dov’è? hanno ragione allora coloro che ci dipingono come ricercatori di posti, ma allora sciogliamoci se non siamo più in grado di neppure di presentarsi.

  189. Aggiungo che nel simbolo aggiungiamo il nome di Pisapia, ma come siamo contro il leaderismo, siamo contro i partiti personali e poi aggiungiamo i nomi nel simbolo quante contraddizioni!
    Davvero non vedo futuro, forse solo coloro che richiamano un alleanza nuova di comunisti sono la speranza di un rilancio posssibile.

  190. Giacomo Says:

    Caro Luigi a Milano il nostro simbolo ci sarà,sarà inserito laddove c’è la parte grigia e tra l’altro stiamo riuscendo a mettere insieme la FdS con gli umanisti e altre associazioni,SeL con il suo portavoce Farina ha già detto di no,in barba all’unità.
    Prima di parlare e di sparare sentenze aggiornatevi un pò

  191. volevo chiedere a Ramon cosa ne pensa del paginone apparso oggi su “IL manifesto” ( domenica 6 Febbraio) riguardo la costituzione di un nuovo partito comunista da parte di alcuni fuorisciti di Rifondazione ( chi sono?) i quali dicono di voler parlare anche ai compagni rimasti nel partito.
    Puoi illuminarmi?…ciao

  192. LinoPRC Says:

    pietro è semplice una nuova scissione dal PRC nel tentativo di riunire tutti i comunisti per ora è promossa dall’area del PRC dell’ERNESTO, raccolta dal PdCI, da tanti intellettuali e semplici compagni oltre mille!
    In molti si sono stufati dell’inerzia del PRC nella ricostruzione di una nuova unità tra comunisti e quindi si rompono tutti questi silenzi e tatticismi.
    saluti comunisti

  193. giuseppe Says:

    scusate l’inesperienza, ma non capisco.. una scissione dal prc per andare nel pdci quando prc e pdci stanno facendo insieme la fed? Qualcuno mi può spiegare?

  194. Giacomo Says:

    L’Ernesto che conta l’1,5% del Prc (ha subito un paio di scissioni scissioni quella mozione:Pegolo e i suoi,Masella e i suoi,Veruggio e i suoi) che con il Pdci che nei territori è meno della metà del Prc (del 3% delle regionali i candidati del Pdci nella FdS hanno preso l’0,6%) non faranno proprio un cavolo.
    Grassi era stato chiaro riuniamo i due partiti con calma,dopo i congressi,invece questo sparuto gruppo ha voluto fare di testa sua.
    Prc e Pdci stanno nella stessa sede nazionale,stanno nel medesimo progetto della FdS e quindi questo sparuto gruppo ha fatto la scissione del pianerottolo

  195. Piano Giacomo, piano intanto è stato ribadito in tutte le salse da Ferrero e da tutti i protagonisti della FdS che appunto questa cosa la (FdS) non è un partito ma anzi PRC e PDCI conservano la propria autonomia di partito, rileggersi i documenti e le dichiarazioni prego, è un modo per riunire una parte importante la sinistra comunista e no chiaro? ma quello che emerge da troppo tempo è che Ferrero e diversi dirigenti del PRC (compreso Ramon) non vogliono unire e rifondare un nuovo partito comunista chiaro? questa è l’accusa più o meno esplicita di Diliberto e di coloro che se ne vanno dal PRC, poi appunto non viene escluso un alleanza ma sicuramente tutti coloro che daranno vita alla costituente dei comunisti s’impegneranno in quel progetto è chiaro? che Grassi medi perchè sa che nel PRC troppi non vogliono questa unità, sarebbe lungo da spiegare, main molti nel PRC hanno il timore di un PC vecchia maniera, nostalgico, addirittura rivendicando e sostenendo socialismo reale e altro ancora, non si fidano di Diliberto , (scusa la rozzezza e la semplificazione ma almeno si fa chiarezza)ma queste cose non si dichiarano , e non è gossip, basta leggersi le reazioni alla video intervista di Ferrero sui 20 anni del PRC, quindi coloro che vogliono in via prioritaria l’unità dei comunisti ovunque collocati sceglieranno prioritariamente questo terreno, e se non succederanno reazioni incotrollate si potrà allearsi nella FdS spero di esser chiaro.

  196. caro lucaocchionero, olte alle multinazionali ci sono centinaia (centinaia!) di piccole e medie imprese italiane che da anni hanno aperto stabilimenti ed attività varie in egitto e in tunisia. perché in applicazione degli accordi commerciali firmati in sede wto e di specifici accordi con l’unione europea quei paesi, oltre a molti altri, sono il terreno nel quale si può inseguire la manodopera al più basso costo e nei quali le imprese possono realizzare profitti pagando molte meno tasse che nei paesi europei. tutto qui.
    quanto alle attività ed alle iniziative ti puoi tranquillamente rivolgere al dipartimento esteri del partito. che ne fa molte.
    un abbraccio

  197. caro luigi, se tu pensi che il comunismo viva nei simboli elettorali non so che farci. se ci sono convergenze sui programmi, sulle lotte, io non ci vedo nulla di sbagliato a proporre a diversi soggetti di fare una lista unica. perché nel consiglio comunale di milano si voterà e deciderà sul piano regolatore, sulle abitazioni pubbliche, sui trasporti, e così via. e non su quale versione di comunismo o di concetto di sinistra sia il migliore. fare una lista unitaria in un comune, anche se grande, non è nascondersi. è esattamente l’opposto. è, cioè, rendere efficaci i contenuti delle lotte sottraendoli ad un uso strumentale per ottenere voti alle elezioni.
    quanto al nome del candidato sindaco bisogna sapere una cosa precisa.
    nelle elezioni comunali si vota per il sindaco direttamente.
    a me fa schifo ma è così perché c’è l’elezione diretta del sindaco. e sulla scheda si esprimono due voti. uno per il sindaco e uno per la lista. ma si può votare anche solo per il sindaco.
    molti studi dicono che una buona parte degli elettori temono di votare per le liste per paura di sbagliare. mettere il nome del candidato anche sulle liste è un espediente per cercare di non perdere voti inutilmente.
    è ovvio che sia così perché se nelle tv e dovunque sui giornali si parla solo di tizio contro caio gli elettori che non sono militanti e che non sono informati come si deve sono indotti all’errore.
    altra cosa sono i simboli di partito con il nome del leader.
    a me sembra semplice da capire. a meno che non si voglia cercare strumentalmente qualche argomento per denunciare tradimenti e incoerenze, e lanciare i conseguenti anatemi e scomuniche.
    tutte tempeste in un bicchiere d’acqua nelle quali prosperano, appunto, quelli che pensano che la politica sia sempre e solo elettorale e che contenuti, principi e valori siano solo quelli dei simboli elettorali.
    ciao

  198. cari pietro lino giuseppe e giacomo, io non sono appassionato al tema.
    per quanto mi riguarda penso, come ho già detto mille volte, che l’unità dei comunisti sia una giusta esigenza. che debba essere discussa e costruita seriamente e sulla base delle pratiche politiche reali che si fanno nella società, oltre che confrontando tesi teoriche e analisi. per questo penso che ci voglia tempo, calma e serietà. inoltre penso che si possa costruire dentro un processo più grande e unitario della sinistra anticapitalista.
    i compagni dell’appello pensano che si debba ricostruire un unico partito sorvolando su differenze culturali e soprattutto cancellando l’esigenza della rifondazione del pensiero e della pratica di una forza che si richiama al comunismo.
    è un loro diritto. e sono per confrontarci tutti su questi temi.
    come è un loro diritto uscire da rifondazione e aderire al pdci, se lo vogliono.
    anche se penso che sia sbagliato non lancio anatemi e scomuniche.
    vorrei solo far notare che essi nell’appello dicono che il pdci si è convinto che non si debba andare al governo con il pd.
    effettivamente questo è ciò che il pdci ha accettato nella federazione.
    ma anche i sassi sanno che in questo processo unitario è il pdci ad aver modificato la sua posizione di internità comunque al centrosinistra. e lo ha fatto solo grazie al fatto che il prc ha insistito e posto questo problema come un tema discriminante per fare l’unità nella federazione.
    c’è, cioè, un preciso nesso fra cultura politica e scelte elettorali e di governo. io continuo a pensare che spesso, anche in molti territori, dietro alla litania dell’unità comunista ci sia la propensione precisa a considerare l’obiettivo del governo fondamentale e a considerare le alleanze con altri partiti come sostitutive (e spesso contrapposte) alle alleanze sociali e soprattutto alle pratiche di lotta.
    ma non c’è bisogno di fare tempeste e litigi.
    chi ha più filo tesserà la tela migliore.
    l’esistenza della federazione permette che questa competizione non degeneri in scontri elettorali stupidi ed inutili. come se il popolo dovesse decidere nelle elezioni quale versione di comunismo è migliore.
    ciao

  199. lucaocchionero Says:

    il partito comunista sarà costruito tornando forte e pieno di lavoratrici e lavoratori quando finiremo di autoproclamarci e torneremo a lavorare sul territorio facendo i “comunisti” e non i filosofi del comunismo nostalgici del passato. Servono leghe del lavoro, Casse di resistenza e di mutua assistenza, patronati; serve lavoro collettivo, cultura alternativa, programmi, piani, servizi pubblici(cioè di tutti), tutela dell’ambiente e dei diritti universali. Solidarietà coi popoli del mondo che provano ad emanciparsi ribellandosi alla legge del capitale: questo è l’unico partito comunista che conosco

  200. Ma dentro quell’appello Ramon c’è un giudizio sul PRC DURISSIMO non capisco tutta questa unità che tu rivendichi quando si dannosimili definizioni di un partito alleato nella FdS salvo che in realtà oramai Diliberto non creda più in questa unità mi pare chiaro

  201. E come fidarsi di uno come Diliberto che ha provocato scissioni,è stato in due governi,se non era per il Prc anche adesso avrebbe voluto fare un accordo di governo con la FdS,ha avallato bombardamenti in Serbia,è stato tra i leader dell’arcobaleno ecc.ecc.
    DILIBERTO E’ SEGRETARIO DEL PDCI DA 13 ANNI,ED E’ RESPONSABILE QUANTO BERTITNOTTI DI TUTTI QUESTI NOSTRI BEI DISASTRI

  202. Diliberto non va nelle fabbriche da decenni,Ferrero è sempre in prima fila ha girato tutte le fabbriche in crisi,tutte le manifestazioni,tutti i presidi di lotta ecc.ecc.
    Diliberto è un parolaio

  203. ah…Diliberto,l’area dell’ernesto,ecc ecc..il massimo del minimo…auguri ..forse e’ meglio la separazione..
    per me gia’ la federazione con il PDCI ci ha portato all’1,6%…gurdiamoci attono c’e’ l’area di Grillo, l’area di GIustizia e Liberta’, e poi piuttosto che il Pdci forse e’ meglio Vendola..

  204. G.Liberti Says:

    Forse è il caso di ritornare in RIFO.

  205. caro Ramon,
    seppure la federazione ha fatto sì che la scissione dell’Ernesto non porti danni elettorali, beh, la federazione ha solo ed esclusivamente questa funzione e tutta questa vicenda mi pare lo specchio della sua pochezza e del fatto che nessuno investa realmente in essa, tutt’al più viene usata in maniera strumentale dal pdci per far prevalere il proprio progetto politico. E’ singolare, infatti, che,in un’alleranza federata, si giochi a guadagnare pezzettini all’altro. Oltre che singolare, è anche intrinsecamente molto comico. Pare che da noi si viva su un altro satellite: fuori c’è il conflitto sociale finalmente venuto fuori con i cambiamenti epocali che stanno avvenendo con la crisi e da noi, che dovremmo sfruttare la situazione per riaffermare e riposizionare il nostro pensiero, si gioca in questo modo.
    Ritengo che il progetto di ricomposizione federativo vada seriamente verificato e riaggiornato perchè non si può proprio proseguire con questi colpi bassi (tali sono, infatti il pdci è inconfondibilmente da mesi che progetta di sottrarci pezzi per guadagnarli) che appartengono al cielo della politica politicante e nulla hanno a che fare col contesto col quale ci misuriamo e nel quale dovremmo riposizionarci.

  206. alfonso Says:

    Se non si fa quello che dice Luca O., i discorsi stanno a zero.

  207. per me ha detto bene lucaocchionero.
    il resto sono polemiche inutili e anche controproducenti.
    la federazione è una proposta per tutta la sinistra anticapitalista. non lo è ancora? non lo è abbastanza? si è vero.
    allora con il tempo e con un serio lavoro bisogna fare che lo sia.
    al contrario fare polemiche a che serve?
    ad avere alle prossime elezioni politiche la lista del prc e quella del pdci?
    quando si dice che il pdci non piace per quanto mi riguarda si dice una ovvietà. altrimenti sarei per unificare all’istante i due partiti.
    ma quelli che si esercitano in questa bella ginnastica verbale devono rispondere alla seguente domanda:
    volete che il prc si presenti da solo alle elezioni? che lo stesso faccia il pdci?
    se si è legittimo continuare con questa litania. ma bisogna anche spiegare a 60 milioni di italiani che pur essendo d’accordo sull’essenziale di quello che bisogna fare in parlamento, a cominciare dal non entrare al governo, ci si presenta divisi portando gli splendidi argomenti polemici che qui sono stati scritti.
    se no è stupido alimentare polemiche inutili.
    ciao

  208. Ok Ramon,
    la federazione è in realtà un cartello elettorale; per il resto ci si può scagliare anche colpi bassi; basta che lo si dica e non si faccia finta come se questa scissione non cambi nulla all’interno della federazione stessa e che oggi è come tre giorni fa

  209. giancarlo fasciolo Says:

    Gradirei tantissimo non leggere più i vostri personali scambi di commenti ecc sulla mia posta elettronica. Non potreste dialogare fra di voi senza importunarmi oltre? Ci sono avvenimenti molto più interessanti intorno a noi; magari un poco più a sud del vostro ombelico, oltremare. Saluti comunisti. gian

  210. Antonio Perillo Says:

    Fasciolo, se ti arrivano le notifiche dei post sulla posta elettronica è perché TU hai selezionato quelle opzioni al momento di scrivere un tuo precedente commento. Lo scopo dei blog invece è proprio quello di suscitare commenti e risposte. Non è sempre colpa degli altri.

  211. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    a mio parere con gli articoli sul ventennale del partito e con l’appello dei compagni dell’Ernesto si è aperta ufficialmente la campagna per il prossimo congresso nazionale del partito. Condivido il tuo invito a non fare scomuniche e scontri nucleari, ci serve tutto tranne un altra stagione da congresso permanente come dopo Chianciano.

    Ma ti vorrei sollecitare su un’altra questione. Non abbiamo letto una tua riflessione complessiva sul ventennale del Prc. So che interverrai al congresso di sabato a Roma, di cui spero si riescano a recuperare le versioni integrali di tutti gli interventi.

    Ho 2 domande. La prima, concordi con l’affermazione di Ferrero secondo la quale il Prc si è sempre distinto nella sua storia come il partito dove decideva più la base rispetto al gruppo dirigente? Mi è sembrato un giudizio troppo generale ed affrettato da parte del segretario. La mia decennale esperienza nel partito mi dice che la base poteva decidere sempre fino a un certo livello, superato il quale entravano in campo i plenipotenziari bertinottiani, e mai su certi argomenti, in particolare elettorali, dove pareva sempre tutto deciso e calato dall’alto. In questo senso anche l’autonomia statutaria dei Giovani Comunisti mi pare sia esistita soltanto in teoria.
    (Chiarisco che io penso che quel partito abbia avuto tanti altri pregi, ed io sono sempre stato nella maggioranza bertinottiana, ma ero consapevole dei limiti di democrazia interna, spesso causati proprio dalla forza di quella leadership e dal conformismo che ne conseguiva).

    Secondo, ti chiederei di definire meglio il tuo pensiero quando dici di rimpiangere la Rifondazione del ’95. Non ho vissuto quella fase, ma la coesistenza di culture politiche e progetti politici troppo divergenti non mi pare troppo praticabile. Un partito deve (dovrebbe) essere riconoscibile anche a livello più di massa per alcuni contenuti ed atteggiamenti in grado di sedimentarsi e portare a fenomeni di riconoscimento e fidelizzazione (non mi piacciono questi termini pubblicitari ma credo ci intendiamo). E noi non abbiamo le correnti culturali ampie e radicate che esistevano nel Pci, per dire.
    Insomma, ci mancano forme convincenti di produzione di senso, che creino attaccamento ed entusiasmo nei militanti. Sintomatico oggi è il fatto che i compagni, anche più giovani, trovino più senso di appartenenza ad un’area (in maniera spesso inversamente proporzionale alla sua grandezza) che allo stesso partito. Sono sicuro che il tuo ragionamento si riferisse a tante altre questioni, ma oggi non saprei immaginare un partito insieme a cossutta, ferrando, cannavò, vendola, migliore e mantovani.

  212. Certo Ramon si può far finta di nulla, ma basta leggere in giro cosa si scrive: Boghetta segretario regionale del PRC ha scritto un articolo di fucoco contro l’Ernesto e il PdCI altri dirigenti altre accuse e vengono (finalmente) fuori divisioni e anedotti sconosciuti, ma come fai a dire per evitare di divedersi dal PdCI non parliamo di quello che è successo e non alimentiamo polemiche?? Leggo di accuse perchè siamo nella SE e altre ancora, quindi questioni strategiche, è proprio quando ci sono queste situazioni che si deve far chiarezza, serve una finta allenza che rimane a questo punto solo elettorale, per poi magari dividersi al momento opportuno? NO si deve discutere se poi questo ci allontana l’uno dalla’altro vedremo come procedere

  213. caro gio e caro luigi, la federazione della sinistra non è un cartello elettorale. elaborare un programma di fase condiviso sulla base delle lotte (per esempio sulla base della piattaforma della fiom ed altre elaborazioni di importanti pezzi di movimento), proporre un modo per unire la sinistra anticapitalista senza chiedere a nessuno di sciogliersi e sparire, concordare una comune proposta politica ed elettorale (si contro berlusconi no al governo) e definire i contenuti ideali e politici dei campi sui quali si converge, al di la delle legittime prospettive strategiche (come è fatto nel manifesto fondativo e nel documento politico della federazione) non è fare un cartello elettorale.
    su tutte queste cose è possibile ed anche necessario unire tutti quelli che sono anticapitalisti ed anche unire tutti i comunisti che sono d’accordo. senza che per questo le diverse culture comuniste ed anche i diversi partiti debbano travasare le divergenze che ci sono e per il momento permangono sulla federazione, che essendo immaginata per produrre un programma di fase e di lotte non deve occuparsi di quale versione di comunismo sia più corretta o migliore.
    in realtà la unità della sinistra anticapitalista dovrebbe essere molto più larga.
    come mai non lo è?
    oltre a tanti problemi e limiti ci sono due discriminanti precise che la dividono. purtroppo.
    sono queste:
    la questione del governo e quella del bipolarismo. e con esse la concezione della rappresentanza. il sistema politico bipolare mette, non solo in italia, qualsiasi forza che si proponga la fuoriuscita dal capitalismo, e dal punto di vista programmatico immediato cose come la nazionalizzazione delle banche o la ripubblicizzazione dei servizi privatizzati, come l’estensione dell’articolo 18 a tutte le imprese, come il ritiro delle truppe dall’afghanistan, come più avanzati diritti civili ecc ecc o nella condizione di rinunciare a questi contenuti per battere il peggio dando vita a governi che dati i rapporti di forza sociali mai e poi mai potranno (anche se lo volessero) realizzare queste cose o di trasformare queste cose in pura testimonianza. è su questo che si è divisa sempre più la sinistra reale italiana. “meglio evitare il peggio ed impedire che le destre governino” oppure “meglio essere dentro che fuori che solo così si può tentare di fare qualcosa di concreto” contro “meglio stare fuori per essere coerenti con i propri contenuti, anche isolandosi sempre più giacché con i voti per noi tolti al centrosinistra potrebbe rivincere berlusconi”. il bipolarismo è tale che c’è una verità intrinseca ad entrambe queste posizioni. che però sono entrambe subalterne al quadro politico.
    è questo che impedisce oggi che la federazione possa unire tutti quelli che dicono e sono d’accordo sulle cose che ho scritto prima.
    sel da una parte ha scelto di essere dentro il centrosinistra e dentro il bipolarismo, anche con l’assolutizzazione della personalizzazione della politica spettacolo. sinistra critica il pcl ed altri ancora hanno scelto di essere fuori da qualsiasi accordo per battere la destra.
    entrambe queste posizioni usano quei contenuti, sui quali tutti siamo d’accordo, in modo subordinato alle scelte dipendenti dal quadro politico. sia evocandole e facendo finta che d’incanto si possano realizzare grazie ad un nuovo leader sia evocandole in modo retorico per apparire più coerenti e per “smascherare” tutti gli altri come traditori opportunisti e chi più ne ha più ne metta.
    nessuna di queste due posizioni si propone realmente di realizzare nei fatti davvero i contenuti di cui sopra.
    la federazione ha deciso, votando, che è fuori dal centrosinistra nazionale e che affinché si possa a livello politico istituzionale connettere contenuti di lotta e rappresentanza è necessario a) unire tutti quelli che sono d’accordo sui contenuti. b) superare il bipolarismo e tornare al proporzionale.
    mi sembra che a te sfugga l’importanza di questa cosa.
    rispetto alla quale è assolutamente secondario se c’è chi sogna di rifare il pci.
    quella divisione e quella subalternità al bipolarismo non esiste solo fra le forze politiche. esiste fra i militanti (di tutti i partiti) e fra le avanguardie di movimento (a cominciare dalla fiom). vendola è sulla cresta dell’onda perché il sistema prevede esattamente che le istanze radicali siano usate e poi digerite ed archiviate in seguito nel governo eventuale a causa dei rapporti di forza sociali (i poteri forti sono più forti come marchionne dimostra). finché sono usate nella politica spettacolo ovviamente essendo pervasa la società dell’idea spettacolare della politica hanno successo quelli che le usano strumentalmente. viceversa appare più coerente semplicemente predicare la bontà di cose rivoluzionarie facendo finta di non vedere che il problema di bersluconi che vuole cambiare gli articoli fondamentali della costituzione è un problema decisivo affinché si possa sperare di passare dalla resistenza alla controffensiva.
    queste due impostazioni le trovi anche fra i militanti del pdci del prc come le trovi in qualsiasi lotta.
    ed è su questo che bisogna concentrare l’attenzione. invece che fare di differenze ideologiche il centro della discussione. e ho detto ideologiche per generosità giacché spesso si scimmiotta la politica spettacolo (tizio fa schifo caio è vecchio questo è opportunista e quell’altro è un cretino) sia nella personalizzazione della politica sia nella logica del bisticcio e del tifo come partecipazione.
    insomma, il fatto che la federazione sia un “voler essere” e che attualmente non sia ancora ciò che dice il suo documento fondativo, a me sembra abbastanza normale. si tratta di lavorare affinché lo diventi e non di cancellarla alla prima difficoltà. siamo controcorrente e bisogna sapere di esserlo.
    è legittimo che si pensi che la federazione non serva e così via.
    ma chi lo propone deve spiegare se a livello elettorale sia meglio che ci siano più partiti, separati e contrapposti, che pur essendo d’accordo sui contenuti di cui sopra presentano agli elettori le loro divisioni invece che ciò che potrebbe unirli.
    è inutile lamentarsi dei limiti, dei difetti, e far finta che basti elencarli e denunciarli per farli sparire. quei limiti e quei difetti (al netto degli insulti e delle semplificazioni caricaturali delle posizioni degli altri) si possono risolvere e superare solo se si costruisce maggiore unità e maggior forza. non se si approfondiscono ogni giorno polemizzando, insultando e così via.
    francamente a me sembra semplice da capire. ma probabilmente io ho una concezione della politica fuori moda. trionfa la logica della lite, del tifo, degli insulti, delle semplificazioni, delle suggestioni.
    io però, con il vostro permesso o senza, non mi rassegno.

  214. caro giancarlo fasciolo, ti ho già detto che non risulti iscritto (con la email che hai usato per postare questi commenti) al blog. la cosa non dipende da me. segui il suggerimento di antonio.
    ciao

  215. caro antonio perrillo, a dire il vero io non sono appassionato a discutere sulla base di celebrazioni di date decennali o ventennali che siano. lo sono, invece, di discussioni serie che facciano anche bilanci critici della propria esperienza. però riconosco che oggi ci sono molti motivi per riflettere sull’esperienza ventennale di rifondazione. e quindi ben venga anche la ricorrenza dell’anniversario.
    non so se scriverò le mie riflessioni su questo blog.
    sto leggendo e pensando sull’argomento. ma non so ancora se avrò qualcosa di originale e utile (ovviamente a mio giudizio) da dire. e poi mi interessa ascoltare e capire. non ho l’abitudine di ritenermi in dovere e all’altezza del compito di parlare sempre su tutto.
    in ogni caso non scriverò certamente prima del convegno al quale parteciperò.
    comunque ti rispondo volentieri.
    1) non so dove tu abbia letto questa affermazione di ferrero. se l’ho letta anch’io non la ricordo. comunque posso testimoniare una cosa. gli organismi dirigenti del prc si sono sempre rivelati assolutamente rappresentativi della base del partito. sempre. nel bene e nel male. al punto che ogni scissione, perfino l’ultima dell’ernesto a giudicare dalle firme che ho visto, è sempre risultata corrispondente nelle percentuali dei membri del cpn e degli iscritti e anche dei voti elettorali (come nel caso del pdci). le critiche al verticismo e al leaderismo della direzione di bertinotti sono giuste. io le feci in totale isolamento in momenti non sospetti. ma la favola dei dirigenti cattivi e della base buona e dei dirigenti di destra e la base di sinistra è proprio una bufala.
    quanto alle scelte elettorali esse sono nella mia concezione una scelta sempre tattica (le valenze politiche di queste scelte sono fissate nella linea politica che è sempre stata discussa dai congressi) e quindi appannaggio dei gruppi dirigenti competenti da statuto. l’idea che le scelte elettorali si facciano con referendum e così via è l’idea delle primarie. ed è l’idea che il partito sia soprattutto dedito alle elezioni invece che alle lotte.
    2) di fronte all’accusa formulata da vendola e soci contro di noi, e in particolare contro di me, di essere diventati giustizialisti e così via dissi, al congresso, che avevo nostalgia della rifondazione che non espulse vendola per aver votato per il governo dini. a significare che non è con i provvedimenti amministrativi che si risolvono i problemi politici. e per polemizzare con chi aveva proposto ed esaltato la espulsione di turigliatto. in ogni caso, caro perrillo, io penso che sarebbe stato molto meglio che nessuno avesse promosso scissioni. e preferirei un partito che contenga tutte le versioni di comunismo. ed è per questo che penso che l’unità dei comunisti non sia possibile se non risolvendo sul serio i motivi per cui furono fatte le scissioni.
    quanto al congresso ormai presto, parlo di mesi non di giorni o settimane, dovremo cimentarci con un congresso vero e strategico. che questa o quella corrente tentino di anticipare e così via i temi e anche gli esiti del congresso stesso lo considero abbastanza normale. non mi spaventa e comunque non mi interessa aprire contese metodologiche che oscurerebbero la discussione vera sui contenuti.
    una cosa è certa. mi sembra difficile che chiunque possa pensare di fare un congresso sulla base di divisioni irrisolvibili e di scontri. perfino il buon senso dovrebbe dire a tutti che sarebbe catastrofico.
    un abbraccio

  216. vorrei chiedere a Ramon se e’ d’accordo con me che il miglior segretario di Rifondazione sia stato il compianto Garavini e che l’avvento del duo Bertinotti-Cossutta sia stato alla lunga nefasto per il partito…che secondo me doveva rimanere movimento per la rifondazione comunista e non trasformarsi cosi’ velocemente in partito.
    Cosa ne pensi?
    ciao

  217. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    per quanto riguarda le affermazioni di Ferrero, esse si possono leggere nell’editoriale su Liberazione del 3 Febbraio (pagine 1 e 7) ed ascoltare sul video che in quei giorni il segretario ha pubblicato anche sul sito nazionale del partito. Davo per scontato che le ricordassi.
    Ecco le frasi:

    “Questo elemento della partecipazione dal basso è un elemento caratterizzante non solo la nascita, ma tutta l’esperienza di Rifondazione. Nel bene e nel male rifondazione non è stato solo un fenomeno politico ma è stata una esperienza di popolo, uno spazio pubblico, si direbbe oggi. Lo voglio ricordare perché la storia di Rifondazione rappresenta l’esemplificazione di uno degli slogan che il movimento si dette sin dall’inizio: liberamente comunisti. Credo che in nessun partito italiano gli iscritti, la cosiddetta base, abbia contato quanto ha contato in Rifondazione. In tutti i momenti di scelta e di scontro – e non sono stati pochi – alla fine ha sempre prevalso l’orientamento dei compagni e delle compagne iscritte anche sulle prese di posizione dei massimi dirigenti. Se vogliamo ricercare una conferma che il termine rifondazione è stato preso sul serio, lo possiamo trovare proprio in questo, nel non identificare il partito con i suoi gruppi dirigenti e nel mettere al centro della vita del partito la partecipazione.”

    A me sono sembrate piuttosto retoriche, seppur contenendo diversi elementi di verità. Dire che nei momenti decisivi hanno sempre prevalso le posizioni della base su quelle dei gruppi dirigenti mi pare abbastanza azzardato.

    Per il resto, concordo con te.
    Da parte mia credo che il prossimo congresso debba innanzitutto riflettere su un punto: come far sì che il partito, l’organizzazione strutturata che abbiamo difeso e sostenuto, torni ad essere uno strumento utile, di aiuto nella conduzione delle lotte, e non già un ostacolo fatto di lotte interne e di istintiva repulsione da parte delle strutture esterne (non tanto per il fatto che ci chiamiamo ancora comunisti, ma perché siamo partito e in quanto tale distante dalla realtà, dalle lotte, identificato con la casta il palazzo, le mediazioni etc etc).
    Se non si supera questo, se non si recupera un’ “ordinaria amministrazione” efficace nella vita del partito (e qui il lavoro sociale dovrà giocare un ruolo importante), tante contese di carattere più ideologico rischiano di apparire davvero autoreferenziali anche agli occhi di militanti non dell’ultimo minuto.

    Infine, nonostante la tua disponibilità nelle risposte, credo che nessuno ti veda come una sorta di jukebox 😀
    Ti chiederei soltanto, se il partito o liberazione non rendessero disponibili tutti i contributi del convegno di sabato, di riportare qui il tuo intervento.

    Grazie come sempre

  218. Antonio Perillo Says:

    Ps: sia chiaro che io deploro ugualmente quel retorico basismo che contrappone, anche su documenti ufficiali, una base pura e di sinistra, fatta di lavoratori, ad un gruppo dirigente borghese e moderato ed inoltre dedito ad accordi e manovre.
    Anzi, credo che oggi il partito debba innanzitutto recuperare la sua capacità di dirigere la base, i circoli, il gruppo dirigente di essere percepito come tale. Che spesso ognuno va un po’ per i fatti suoi, spesso ignorando la linea ufficiale del partito.
    Credo anche tuttavia che nella rielaborazione di una pratica comunista e di partito cui accennavo sopra, la democrazia interna debba avere una sua importanza. E penso che il partito bertinottiano negli anni 2000 abbia perso una grande occasione di cura e sviluppo ed innovazione del partito, proprio privilegiando la dimensione della leadership e della mediaticità.

  219. Quindi sostanzialmente Antonio nella sua descrizione Ferrero dichiara che non era Bertinotti che imponeva una sua linea ma erano gli iscritti che la determinavano e prima Cossutta e via cantando mi sembra un bell’autogol rispettoa quanto affermato nell’ultima fase prima del congresso di Chianciano esproprio, simbolo ecc
    o forse Ferrero essendo stato sempre in maggioranza anche con Bertinotti almeno fino a Chianciano deve giustifacare le sue scelte?

  220. lucaocchionero Says:

    Per quanto mi riguarda invece penso che il prossimo congresso debba affrontare il tema del radicamento territoriale, studiare un progetto politico complessivo per comprendere e spiegare che significa essere “comunisti” oggi nel 2010. Fare un’analisi sui fenomeni internazionali e nazionali partendo dal conflitto capitale – lavoro. Porre anche un problema di ringiovanimento dei quadri del partito, non per una bocciatura per chi ha più anni, nè per una sorta di giovanilismo forzoso, ma soprattutto perchè molti compagn* giovani non hanno vissuto fasi della storia del PRC che tuttora vedo essere elementi di divisioni insormontabili tra compagn* di una certa età. Vi spiego con un esempio semplice: quando parlo di federazione della sinistra mi sento ancora rispondere dai compagn* anziani che nel 1998 quando ci fu la scissione in una sezione di un paesiano i compagni del PDCI si portarono via la cassa… Cioè c’è una parte della base che vive così, e non solo nel PRC ma anche nel PDCI. Ritengo che se la Federazione della Sinistra vive dei rallentamenti gran parte delle responsabilità risiede in questi rancori personali ancora duraturi. Le manifestazioni di questi rancori, spesso plateali, ovviamente impediscono l’avvicinarsi di quei pochi esterni ai partiti che vogliono capire che cosa sia la Fed della Sinistra.

  221. caro pietro, le classifiche sono fuorvianti. io mi rifiuto di farle.
    mi spiace ma proprio non le condivido.
    un abbraccio

  222. caro antonio, più che retoriche a me le frasi di ferrero mi sembrano esagerate e un po una forzatura. tuttavia c’è una verità che solo chi, come me, per motivi d’età e di lunghissima militanza sa molto bene. mai in nessun partito e in nessuna formazione della sinistra rivoluzionaria la base ha contato come in rifondazione. questo è vero. il che non significa che i gruppi dirigenti non decidevano e non proponevano. molti addebiti fatti a bertinotti, come quello che fa luigi, sono del tutto infondati. fino agli anni 90 una direzione del partito si riuniva, il segretario faceva una proposta già discussa in segreteria, il giornale del partito ne dava conto e pubblicava il relativo documento. nelle sezioni si discuteva il documento. poi è successa un’altra cosa. che io ho visto con i miei occhi molte volte.
    la segreteria discuteva una proposta del segretario. a volte non c’era accordo e bisognava farla seguire da altre riunioni. a volte c’era accordo e si passava alla direzione. ma alla direzione c’erano i giornalisti. che al telegiornale dicevano immediatamente “bertinotti ha deciso che..”. per quanto liberazione pubblicasse documenti ed anche interventi in direzione, in italia si diceva “bertinotti ha deciso che…”. e molti compagni invece che documentarsi leggendo liberazione pensavano che nessuno avesse discusso di niente prima di vedere le immagini di bertinotti in tv e soprattutto, ahinoi, non discutevano dei documenti bensì delle frasi riportate dai giornalisti. ovviamente ci sono state eccezioni sia negli anni 80, negative e positive. come ci sono state negli anni 90.
    se qualcuno ha imposto qualcosa nel senso letterale del termine questo qualcuno è sempre stato chi ha organizzato scissioni. sia perché non ha accettato decisioni prese democraticamente, sia perché solo un piccolissimo gruppo di dirigenti avendo deciso la scissione ha poi sempre negato di volerla fare davanti ai militanti, salvo poi proclamarla all’improvviso dopo aver discusso nel partito creando artificialmente nel dibattito le contrapposizioni che alla fine la giustificavano agli occhi dei semplici militanti.
    ma mi pare che siamo d’accordo sulla sostanza.
    un abbraccio

  223. caro luca, sul congresso siamo d’accordo. ma una cosa è dire “studiare un progetto politico complessivo per comprendere e spiegare che significa essere “comunisti” oggi nel 2010” ed un’altra è saperlo fare. io penso che si debba provare a farlo. e penso anche che senza essere presuntuosi si possano fare passi avanti importanti.
    sulla questione dei giovani non sono d’accordo.
    se ci sono rancori personalistici ciò non è dovuto all’età di chi li ha, o al fatto che ha vissuto certi momenti. bensì alla qualità dei quadri e dei militanti.
    se io dovessi serbare rancore per chi mi ha ingiustamente attaccato, anche sul piano personale, deformando le mie posizioni, attribuendomi intenzioni che non ho mai avuto, emarginandomi (o tentando di farlo) dovrei litigare giornalmente con il 70 % dell’attuale gruppo dirigente di rifondazione, essere contro l’unità della sinistra, e così via.
    mentre ci sono giovani che alla prima contrapposizione se la legano al dito personalisticamente.
    insomma ci sono quadri e compagni di tutte le età che sanno mettere le cose al loro giusto posto, nella giusta dimensione, ed altri di tutte le età che fanno tempeste in un bicchier d’acqua, che scatenano guerre senza quartiere per motivi personali, che decidono se stare o meno in un partito a seconda della simpatia che gli fa il segretario in tv o addirittura se il loro segretario di federazione o di circolo non gli piace.
    magari fosse come dici tu. ma non è così.
    un abbraccio

  224. ma perche’ di fronte a una situazione bloccata, impantanata, in cui Berlusconi dispone di mezzi finanziari, mezzi di comunicazione, in grado di bloccare la normale vita democratica, perche’ in questa situazione disperata l’opposizione parlamentare o almeno la parte piu’ a sinistra non fa una scelta netta e radicale di uscita da questo verminaio, chiamiamolo nuovo aventino in cui ci si rifiuta di partecipare ai lavori parlamentari e ci si appella al presidente della repubblica per un nuovo governo senza Berlusconi che porti alle elezioni?
    dobbiamo stare nell’inerzia ancora per molto?
    cosa ne pensi…
    ciao

  225. anche io ho spesso pensato a questa cosa dell’Aventino anche se:
    1) noi nel Parlamento non ci siamo e quindi non possiamo attuarla
    2) purtroppo durante il fascismo non mi pare abbia prodotto granchè;

    ma ripeto, è una cosa che ho spesso pensato, un esempio che i politici dovrebbero dare rinunciando anche allo stipendio e creando davvero un clamore che potrebbe forse influire un po’ a svegliare la gente. ma dubito che certi politici siano disposti a rinunce del genere.
    Gino

  226. SANDRO B. Says:

    Un commento spiritoso dal blog di Grassi. A molti non piacerà, ….ma la realtà è molto lontana da questo insulto?

    MATTI DA LEGARE
    1) A Chianciano Grassi stava con Ferrero e si allea con Ernesto e schegge varie x non permettere a Vendola di sciogliere il PRC
    2) Alcune schegge (ops polveri sottili) mollano Grassi per andare nel PDCI fregandosene del destino del PRC (ma come non erano quelli che lottavano a fianco del Grassi a difesa del PRC?)
    3) Grassi al prossimo congresso si sgancia da Ferrero e dai “vendoliani” per sciogliere il PRC e fonderlo con il PDCI (ma non era grassi che stoppò vendola reo di voler sciogliere il PRC?)
    4) Pegolo, che era amico di Grassi e poi di Masella, che era contro Rocchi e critico con Ferrero si allea con questi contro Grassi perchè vuole sciogliere il PRC.

    DA IMPAZZIRE!!!
    MENO MALE CHE CI HANNO PENSATO GLI ELETTORI A SCIOGLIERVI!!!

  227. C’è poco da impazzire:nell’ultimo congresso c’era chi voleva sciogliere il comunismo,Vendola e chi voleva continuare la storia comunista,Ferrero-Grassi.
    Adesso c’è l’esigenza,dopo aver salvato l’impronta comunista,di creare le basi per una riunificazione dei due partiti comunisti della FdS,per farne uno un po più grande.
    E’ semplice,molto semplice.
    A crearci problemi sono soprattutto i media,visto che noi in tv non ci andiamo mai ed altri si.
    Finche i tempi televisivi erano uguali,durante il periodo delle europee e regionali,la FdS e i comunisti presero più voti di Vendola.
    Questi sono dati di fatto

  228. lucaocchionero Says:

    ma ovviamente la ricostruzione di “Matti da legare” è quanto più lontano possibile dalla realtà e fa una previsione congressuale che non esiste tanto da fare quasi pensare che il “matto da legare” sia proprio chi ha scritto questo pezzo. In questo Paese c’è un dittatore da fermare ed un’economia che sta impoverendo giovani, donne e lavoratori. Mi pare che avete qualcosa in più da pensare piuttosto che continuare ad attaccere il PRC!

  229. ho leggo oggi 12 Febbraio in prima pagina su “Liberazione” un articolo di tale Carla Cotti che mi h lasciato veramente sbalordito.
    L’articolo era una critica alla rubrica satirica on line de “L’Unita’” a dire dell’autrice gravemente scorretta verso Nicole Minetti (sic) l’igienista dentale ( avevo scitto mentale) del premier…
    Sotto il pretesto di faneticazioni femministe addirittura l’autrice pretenderebbe le scuse della direttrice Concita De Gregorio portando avanti due tesi che non stanno in piedi:
    1 che le donne coinvolte nell’inchiesta sul Premier siano solo vittime a cui bisogna chiedere scusa e non complici del sistema
    2 che la manifestazione di Domenica 13 ( se non ora quando) serva a denunciare il potere patriarcale “trasversale agli schieramenti” (testuale)
    e a reclamare per tutte diritti e liberta’ ( cioe’ liberta’ anche di prostituirsi in cambio di carriera politica?)
    Certo che non e’ con questi articoli che “Liberazione” risalira’ la china delle vendite…
    ciao

  230. patrizia Says:

    C’é una linea di demarcazione che dovrebbe brillare come il fosforo per chi sta a sinistra ed é quella che separa gli sfruttati dagli sfruttatori. E c’é una malattia che si chiama patriarcato che acceca peggio della cataratta.
    Colpisce gli uomini e purtroppo anche le donne.

    Non volermene, non c’é niente di personale, é col sistema che sono incazzatissima.

  231. cari petro e gino, ma perché credete che colpi di scena aventiniani o colpi di scena demagogici siano la cosa da fare? o si pensa di essere impotenti socialmente e che le lotte si facciano solo per agitare dei contenuti affinché poi i “politici” possano usarle a parole per avere voti o si pensa che la politica sia quella che si vede in tv, appunto, con i colpi di scena.
    ci vuole uno scipero generale. ci vuole una piattaforma comune a tutti i movimenti di lotta. ci vogliono alcune e precise proposte di cose che si possono fare subito. il resto fa parte del teatrino della politica spettacolo.
    mah!

  232. caro lucaocchionero, ma perché rispondi all’ennesima microscopica provocazione?

  233. caro como, le cose non stanno come dici tu. gli ideatori della sinistra arcobaleno, dopo il disastro elettorale, avrebbero voluto che rifondazione sparisse dividendosi fra nuovisti e comunisti. ma tutti addomesticati nel centrosinistra. l’aver salvato rifondazione comunista ha permesso di
    1) impedire che il centrosinistra fagocitasse tutto.
    2) impedire che il comunismo sia solo un simbolo e una bandiera buona per rassicurare alcuni militanti mentre le politiche concrete sono le stesse di vendola.
    3) impedire che la sinistra si divida su questioni falsamente ideologiche per nascondere e cancellare la vera divisione che è quella sul governo e sul bipolarismo.

    è per questo che illudersi di far un partito un po più grande è un gravissimo errore. per il semplice motivo che se non ci fosse stata e non ci fosse più rifondazione comunista si avvererebbe il progetto di vendola. una sinistra nuova e moderata e un partito comunista vecchio e moderato.

    ciao

  234. cari pietro, io ho applaudito all’articolo di carla cotti. come alle posizioni di molte femministe che hanno criticato il perbenismo, il moralismo ed anche la misoginia che pervade molte posizioni del centrosinistra sulla ormai nota vicenda delle feste di berlusconi.
    deridere ed insultare una prostituta, chiunque essa sia, di lusso o di strada, usando i peggiori stereotipi pseudocattolici ed ipocriti per attaccare gli uomini di potere è solo l’altra faccia del modello culturale e sociale della destra, del vaticano e di molti uomini di potere del centrosinistra.
    a me fa abbastanza schifo che chi ha votato contro la riduzione del tempo di divorzio da tre anni ad un anno e chi ha fatto di tutto contro la fecondazione assistita oggi, per cavalcare una giustissima indignazione contro i modelli di relazione uomo donna di berlusconi, pretenda di essere dalla parte delle donne. prendendosela con alcune donne.
    federico engels diceva che la donna nella famiglia è oppressa dal maschio come l’operaio in fabbrica è oppresso dal padrone.
    rileggiti, per esempio, le posizioni degli zapatisti sulle lavoratrici del sesso messicane, o quelle del movimento delle lucciole e gli scritti di pia covre. invece che parlare come gli ipocriti.
    ciao

  235. cara patrizia, come vedi sono d’accordissimo con te.
    un abbraccio

  236. Ma davvero pensi che RC post delle 12.44 abbia salvato le tre cose che scrivi? secondo me tu vedi un altro paese meno male che tra poco grazie a Diliberto che mi pare non avete ancora capito non gli frega molto della FdS, aprirà una fase costituente tra tutti i comunisti interessati, è ovvio che se la nuova fase costituente dovesse riuscire ciao ciao all’inconcludente moderata FdS-SE. La FdS è solo un ripiego provvisorio se la scena poltica non offre di meglio, altrimenti i comunisti hanno necessità di trovare forme di azione tra i soli comunisti e vedrai che isolamento Ramon sarai tu che dovrai accontentarti dei fasti passati e magari dedicarti al raccontare quando facevi politica…
    magari ci sarà sempre una Selva Lacandona che ti aspetta…
    puoi trasferirti lì…

  237. alfonso Says:

    Su Repubblica Nanni Moretti è riuscito a dire impunemente che il SECONDO governo Prodi l’ha fatto fuori Bertinotti. L’ha detto con la sicumera imbecille di chi sa che non sarà smentito (se non in qualche blog).
    Repubblica continua a creare indottrinamento per masse di persone colte e semicolte, molte delle quali di sinistra e parecchie anche attive in politica e nel sociale.
    Per questo ogni volta ribatto che un quotidiano di opposizione anticapitalista ci vuole, a me LIBERAZIONE sta benissimo; peccato però che anche molti di voi del Prc non ci tengono, e che comunqe qui in Sicilia non arriva.

  238. egregio luigi, è un bel modo di ragionare il tuo. io ho parlato di fatti. sia la mozione di vendola e soci sia il pdci all’indomani della sconfitta della sinistra arcobaleno proponevano una costituente. gli uni di una sinistra generica nel centrosinistra gli altri comunista nel centrosinistra. ma le cose non sono andate così. e questo è stato possibile solo grazie al fatto che chi ha vinto il congresso di rifondazione ha deciso una diversa prospettiva. così vendola e soci hanno fatto una scissione (non senza aver mentito e descritto il prc come una cozzaglia di stalinisti settari nostalgici, con il concorso dei mass media ecc) e gli altri hanno dovuto accettare l’unità possibile nella federazione, fuori dal centrosinistra e da un possibile governo col pd, pur ribadendo la loro proposta di unità comunista.
    questa è la realtà. che piaccia o non piaccia.
    solo che la politica non è fatta, al contrario di quel che pensi tu, di scontri e dichiarazioni roboanti fra leader, di divisioni e conte elettorali, di anatemi e scomuniche, di astrazioni e tempeste nei bicchieri d’acqua.
    bensì di faticosa costruzione di unità e proposte politiche serie.
    so benissimo che le semplificazioni tipo: unità comunista = partito comunista più forte o tipo: sinistra nuova e capace di guidare il centrosinistra, sono suggestive e sembrano realistiche.
    peccato che l’unità comunista senza sciogliere nodi teorici, di cultura politica e soprattutto di pratica politica e sociale produrrebbe esattamente un partito più simile alla caricatura che ne fanno gli anticomunisti, tanto dogmatico quanto moderato, e che la sinistra nuova, per quanto sostenuta da repubblica e dai profeti televisivi e per quanto apparentemente spina nel fianco del pd, non può sfuggire al problema delle contraddizioni del capitalismo contemporaneo e ai poteri delle imprese e del vaticano che continueranno a dominare il centrosinistra, perché forti dei rapporti di forza sociali a loro favorevoli.
    ovviamente andare controcorrente e proporre l’unità della sinistra anticapitalista, senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità ed organizzazione, proporre di non sottrarsi all’obiettivo di cacciare berlusconi senza andare al governo col pd, proporre l’obiettivo di uscire dal bipolarsimo, è difficile. molto difficile.
    ma è proprio ciò che permette la funzione di una politica fondata sulla lotta di classe, sui conflitti sociali e dei diritti civili. perché senza questo, comunisti o genericamente di sinistra, si diventerebbe definitivamente subalterni alla politica dominante.
    non sei d’accordo? legittimo ed anche logico, dato ciò che scrivi.
    ma dovresti confrontarti nel merito invece che dare per scontate le tue previsioni.
    quanto alle tue battute sulla mia persona non stare a preoccuparti per me. io non temo isolamenti e tanto meno di andare controcorrente. e lascia stare gli indigeni messicani. che non meritano certo di essere tirati in ballo in modo ironico da un signore anonimo per prendere per il culo il sottoscritto.

  239. hai ragione alfonso. repubblica idolatra vendola ma continua a sostenere la tesi che la sinistra che pone contenuti seri è destabilizzante per il centrosinistra, anche inventando favole come quella che hai citato. è il viatico per dire viva vendola ma niente accordi elettorali con i comunisti.
    ma non incazzarti e metti nel conto che queste cantilene aumenteranno sempre più.
    quanto a liberazione purtroppo la distribuzione in sicilia è troppo onerosa. ma puoi abbonarti all’edizione via internet a 60 euro annuali (praticamente 20 centesimi al giorno). o leggerla gratis dopo le ore 20.
    ciao

  240. lucaocchionero Says:

    perchè voglio che nemmeno un lettore creda a quelle cazzate!

  241. perché lucaocchionero? è uno splendido esempio di descrizione di cose politiche in chiave di pettegolezzo o in chiave di descrizione di percorsi personali totalmente privi di contenuti.
    ci sono anche quelli che vanno sui siti di sel a fare e dire le stesse cose.
    gli imbecilli sono dovunque.
    chi non lo capisse o pensasse che questa è la politica non verrà certo convinto da smentite o precisazioni.
    un abbraccio

  242. dino lucia Says:

    Certo Ramon che non puoi e non possiamo lamentarci,andato in”altri lidi”un anonimo e nè spunta subito un’altro,che tempestività,oserei dire quasi diabolica se il tutto non fosse una grossa perdita di tempo per non parlare di cose “di politica”che possano interessare a tutti e su cose concrete e non sul chiaccheraticcio di questo o di quello.Và bè avanti così,non mi corruccio!

  243. a mio parere la fed dovrebbe aprirsi ai movimenti piu’ che attestarsi su un’identita’ comunista importante ma che deve essere ridefinita in chiave antiglobalizzazione, indagando il nesso tra tecnologia, “turbocapitalismo”, e mercati globali altrimenti rimaniamo al ‘900 …
    ciao

  244. Ramon, purtroppo quello che idolatra Vendola è soprattutto Il Manifesto.
    A Liberazione mi ci abbono, ma certo la mancanza “fisica” di un altro foglio che si veda e si tocchi, in mezzo alla strada, non è cosa da poco (sto discorso l’abbiamo già fatto), con la gente che si fa le sue “dosi” quotidiane di Scalfari e di Nanni Moretti in versione politico (in versione cineasta è un altro discorso).
    Nel frattempo domenica dopo la manifestazione ho potuto constatare come l’Alzheimer politico regni incontrastato: compagni ancora iscritti al Prc che voteranno Vendola e non è questo il peggio, il peggio è un ricordo mitico, acritico, nostalgico, folle del governo Prodi (le stesse persone che – magari non a torto – ci vomitavano sopra quando era in sella).
    IL TEMPO SARA’ GALANTUOMO, certo: l’importante è tenere duro, nella chiarezza e nella fermezza, finché le nebbie non si dissolvono.

  245. caro dino. esatto! non corrucciarti.

  246. caro pietro, se leggi i documenti della fed troverai esattamente quelle cose. so bene che non basta scrivere cose giuste. bisogna farle.
    ma è assurdo, dopo aver scritto e votato documenti e cose giuste, non discutere di come farle e quando farle per abbandonarsi ad infinite dispute fondate su pregiudizi e anche su giudizi su questo e quello.
    le vere autocritiche sono quelle che si fanno facendo cose diverse dal passato. non il rimpallarsi accuse e controaccuse sul passato.
    un abbraccio

  247. caro alfonso, ciò che scrivi è giusto. ma non è altro che l’effetto del bipolarismo. da mesi il gruppo de benedetti da un enorme spazio a vendola. loro vogliono che berlusconi muoia politicamente e vogliono anche dirigere loro il pd. in questo momento gli conviene dare fastidio al pd pompando vendola, che in ultima analisi è la versione di sinistra di veltroni. primarie, centrosinistra, evocare i problemi del paese senza proporre una sola cosa concreta giacché facendolo si vedrebbe bene che non esiste un centrosinistra che possa fare quelle cose senza sfasciarsi all’istante. è anche per questo che si distorce la realtà fino al punto di esaltare l’esperienza disastrosa del governo prodi.
    si tratta di disinformazione bella e buona.
    un anno e mezzo fa scrissi un arrabbiato articolo per dare conto di come si disinformi. è un piccolo esempio ma molto significativo.
    ti rimetto il link
    https://ramonmantovani.wordpress.com/2009/09/01/linke-linke-delle-mie-brame-chi-e-il-piu-imbroglione-del-reame/
    praticamente ogni giorno si disinforma così su mille cose. sui giornali e anche sui talk show.
    ma non è un complotto.
    è banalmente che si pensa che la politica sia SOLO quella interna al bipolarsimo. e siccome il bipolarismo è fondato sul principio che si devono alternare due governi diversi ma simili su tutti i fondamentali, e che non mettono in discussione il sistema e i poteri forti, è logico che si dia spazio a chi gioca una partita dentro lo schema e si consideri insignificante chi sta fuori dallo schema.
    io considero disdicevole che chi sa bene queste cose, anche perché le ha teorizzate per 15 anni, faccia finta di voler uscire dal novecento quando invece semplicemente torna all’800 quando c’era una sinistra notabilare e trasformista. o faccia finta che in europa siano finite le divisioni fra le due sinistre, proprio quando tutti i partiti socialisti e socialdemocratici al governo si dimostrano ultraneoliberisti.
    ma hai ragione. bisogna tener duro e non aver paura di nulla.

  248. Caro Ramon

    Volevo dirti soltanto che il tuo blog, quando purtroppo non è ostacolato da varie specie di anonimi, è davvero un grande sostegno politico e teorico per tutti quelli che cercano di tener duro per ricostruire una presenza sociale e politica della sinistra e dei comunisti.

    Grazie

  249. Bastian contrario Says:

    Mi spieghi Ramon perchè se Vendola è così insulso da essere il Veltroni di sinistra il PRC è in giunta con lui alla regione Puglia e non mi pare che governando una regione non si scelga, poi è criticabile alcune azioni e i tempi di quel governo ma spero non vorrai dire che quella ragione nel quadro politico nazionale si collochi almeno in modo progressista, in ultimo un accordo con tutti i sindacati per un piano sull’occupazione con tante risorse economiche a disposizione, sul tentativo ostacolato dal governo di stabilizzare tanti precari delal sanità e via dicendo, quindi esiste anche un pragmatismo di Vendola e onestà intellettuale vorrebbe ammetterlo. Poi concordo che commette errori anche lui, sbagli e voorei vedere!
    come non trovo corretto la semplificazione dei partiti socialisti in Europa un attento e bravo osservatore delle cose internazionali come te non dovrebbe semplificare troppo,,, ho letto documenti interessantissimi del PSOE che se solo li assumesse il PD sarebebre considerati estremisti e parlo di documenti recentissimi, comunque ho partecipato ad un dibattito sulal storia del PCI promosso dai GC e una cosa mi convinceva di un relatore: l’errore che in troppi anche nel PRC fanno di individuare negli errori e scelte dei singoli dirigenti tutti i mali dei comunisti senza contestualizzare il grado di reale dinamica che la storia di questo ventennio ha prodotto
    saluti

  250. grazie a te sergio.

  251. caro bastian contrario. ribadisco che chi esalta le primarie e il leaderismo, chi propone un nuovo centrosinistra come se i democristiani che ne fanno parte e che hanno impedito i pacs o i diessini liberisti dovessero sparire da un giorno all’altro per convertirsi al verbo del leader, che “narra” il paese precario ma non propone una sola cosa concreta per eliminare la precarietà è una versione di sinistra del veltronismo. è un giudizio politico, mica un insulto.
    che c’entra la giunta in puglia?
    se ragionassi come te dovrei dire che è vendola a dover spiegare come mai è uscito da rifondazione dicendo che era un cimitero, che era dominata dall’estremismo, dallo stalinismo, dal giustizialismo e via contando e poi ha voluto il prc nella coalizione che l’ha eletto presidente (non esistono i governatori in italia).
    ma io non ragiono così.
    io penso che fra la federazione della sinistra e sel ci possono essere molte cose che uniscono. sui contenuti della piattaforma della fiom per esempio. e quindi qualsiasi cosa unitaria venga è buona.
    se siamo divisi è per due motivi:
    1) la nuova sinistra di vendola pretende che si cancellino le identità. perché non fare come in spagna o francia o altri paesi dove ci si unisce, ci si presenta alle elezioni, si fanno congressi sulla base del principio una testa un voto, senza che il partito comunista debba sciogliersi? perché?
    è colpa mia se sel non vuole entrare nel partito della sinistra europea dopo aver detto al congresso di rifondazione che eravamo noi a volerne uscire? è colpa mia se sel nel caso avesse eletto dei deputati europei questi si sarebbero divisi fra tre gruppi? è colpa mia se chi vuole fare il nuovo partito della sinistra per farlo ha provocato 4 scissioni?
    2) si può essere d’accordo o meno ma io penso che una sinistra degna di questo nome non può illudere la gente dicendo che bisogna rifare da capo l’esperienza del governo di centrosinistra. io sono per farla in comuni e regioni, se ci sono i contenuti minimi per giustificarlo. ma le regioni non decidono le missioni militari. la legge trenta. le leggi sui diritti civili. le privatizzazioni e liberalizzazioni. le leggi sulle pensioni. le politiche monetarie.
    dici che si può fare un governo con chi programmaticamente dice esattamente il contrario di quello che dice la sinistra su queste cose?
    e che questo si può fare vincendo le primarie?
    prego. accomodati ed accomodatevi. dimostratelo. sarò pronto a darne atto. ma io credo che si venda una illusione gigantesca che alla fine provocherà l’ennesima delusione con il corollario di nuove divisioni.
    e pretendo che questa posizione sia rispettata.
    oggi vendola propone un governo di scopo con tutto il terzo polo.
    io penso che sia necessario fare un accordo elettorale col pd e con altri sulla base di un punto preciso: difendere la costituzione e fare una legge elettorale proporzionale per uscire da questo indegno bipolarismo.
    domanda. fini vuole portare a compimento il processo bipolare con il suo peggior coronamento: il presidenzialismo. e si è più volte dichiarato favorevole a manomettere la costituzione.
    quale è la proposta di vendola sulla legge elettorale? anche il manifesto di oggi dice che non si sa.
    mah!

    ciao

  252. Bastian contrario Says:

    Ti ricordo una cosa sola che vedrai tutti tutti ci faremo i conti al momento delle elezioni il voto utile”! se come immagino il Cav non si dimetterà vedrai che ulteriori guasti produrrà alla Costituzione e ai lavoratori, e allora scatterà nella testa di tati lavoratori e semplici persone il “tutti contro il CAV” e chi si sottrarrà pagherà duro, ti sei dimenticata l’aggressione veltroniana sul voto utile?
    P.S: sui precari esiste una bella legge già in essere di Vendola in Puglia per assumere tutti i precari della sanità privata nei ruoli della sanità pubblica che guarda caso sta bloccando il governo! questi sono fatti non discorsi

  253. caro bastian, il richiamo al voto utile non funziona se c’è un accordo elettorale fra la sinistra e il centrosinistra. quanto all’assunzione di precari e stabilizzazione di lavoratori stagionali ecc nelle regioni ci sono state diverse esperienze in tutti questi anni. tutte più o meno positive. ma, ahimè ed ahinoi, quando di trattasse di riformare il mercato del lavoro eliminando la precarietà introdotta da centrosinistra e centrodestra a partire dalla metà degli anni 90, non ci sarebbe trippa per gatti. far finta di non saperlo è far finta di poter fare l’impossibile.
    ciao

  254. Carletto Says:

    Dop la candidatura della Bindi da parte di Vendola e le spaccature in FLI appare sempre più evidente una “santa alleanza” con dentro cani e porci. La Federazione che farà? E se dovesse essere scaricata cosa che non escludo non sarebbe la dimostrazione del fallimento di una linea politica. Alle Europee la Fed e Sel si equivalevano oggi non più ve lo chiedete come mai?
    Io penso, magari mi sbaglio, che molto non sta nel fatto che Vendola si sia impegnato a ricercare per forza gli accordi con il centrosinistra ma nel suo modo di muoversi, parlare rinnovarsi anche se forse solo esteticamente. Con Diliberto si resta al palo! Il fatto poi che l’Ernesto e altri facciano mosse ambigue sta a dimostrare che la Fed rischia di diventare la tomba della Rifondazione. Servirebbe una apertura ai movimenti recuperare il dialogo con le forze a sinistra del PRC trovare una figura spendibile come Giorgio Cremachi o Gino Strada e presntarsi autonomamente alle elezioni con un soggetto anticapitalista ma non identitario. E’ la mia idea e la propongo qui senza pretese alcune di avere ragione mi piacerebb sentire cosa ne pensi?

  255. Fabio Canizzaro Says:

    Ramon nel post del 19 dicembre ti facevo notare come la tua analisi (come quella di tanti)rischiava ancora una volta di sopravvalutare il movimento degli studenti ti scrivevo che dopo la riforma Gelmini e le vacanze di Natale il movimento (purtroppo) si sgonfia…tu mi rinviavi tempo adesso siamo a metà febbraio ma di quel movimento si vede poca traccia…
    vedi le analisi più serie mostrano come sono purtroppo episodici, carsici questi movimenti, la cosa mi spiace ma quando facciamo analisi cerchiamo di non sbagliarle altrimenti sommiamo errori ad errori
    saluti

  256. caro carletto, ma come si fa a ragionare (?) così?
    ma hai riletto quel che hai scritto?
    dici che ci sarebbe una santa alleanza con dentro cani e porci.
    ma non l’ha proposta vendola?
    e poi….
    “La Federazione che farà? E se dovesse essere scaricata cosa che non escludo non sarebbe la dimostrazione del fallimento di una linea politica.”
    la federazione ha detto mille volta quale è la sua proposta ed ha criticato questa.
    quindi come fai a dire: ” e se dovesse essere scaricata….??? e soprattutto come potrebbe essere un fallimento della linea politica se la federazione è contro?
    mah! sono misteri.
    e poi la parola “scaricati”. per te la politica è essere caricati o scaricati da qualcun’altro?
    mah!
    poi per te la cosa saliente è come parla e come si presenta vendola. non ciò che dice e propone. a cominciare dalla favola del nuovo centrosinistra e da quella che tu stesso chiami l’adunata di cani e porci.
    bisogna dedurne che basta essere bravi in tv e poi si può dire qualsiasi cosa sbagliata.
    complimenti.
    infine per riviltalizzare la sinistra anticapitalista bisogna andare sul calciomercato e trovare qualcuno che sia bravo in tv o che le spari grosse.

    ma forse parlavi del festival di sanremo e del grande fratello e non di politica.
    forse

  257. caro fabio, a parte il fatto che non è detto che siccome le cose non si vedano sui mass media vuol dire che non esistano.
    non bisogna confondere i movimenti con le manifestazioni di piazza.
    ed in ogni caso è verissimo che possono essere episodici e carsici (le due cose però sono una l’opposto dell’altra).
    ma non capisco in cosa io avrei sopravvalutato il movimento degli studenti. contestami qualche contenuto dell’articolo e se hai ragione te la riconoscerò volentieri.
    ciao

  258. http://www.appelloallesinistre.blogspot.com

    FARE COME IN TUNISIA E IN EGITTO: UNA MARCIA NAZIONALE SU PALAZZO CHIGI PER IMPORRE A BERLUSCONI LE DIMISSIONI!
    Mentre le classi dirigenti del Paese scatenano una guerra sociale contro il mondo del lavoro e la giovane generazione, precipita la crisi politica e istituzionale della seconda Repubblica. Senza che le opposizioni parlamentari sappiano indicare una via d’uscita positiva per le ragioni dei lavoratori, dei giovani, delle donne.

    Il governo Berlusconi cerca di sopravvivere alla propria crisi accentuando tutti i suoi aspetti più reazionari: le pose bonapartiste del Capo, il disprezzo delle formalità democratiche, la corruzione più sfrontata dei parlamentari, sullo sfondo della prostituzione di regime. Mentre Confindustria ottiene il sostegno alle peggiori misure contro i lavoratori, la scuola pubblica , i diritti sindacali. E il Vaticano incassa ulteriori regalie in cambio dell’ assoluzione del Sultano e dei suoi “peccati”.

    A loro volta le opposizioni parlamentari appaiono paralizzate dalla propria crisi e dal proprio stesso disegno: volendo rimpiazzare Berlusconi con un governo affidabile per gli industriali, i banchieri, i vescovi, non possono mobilitare contro Berlusconi le energie dei lavoratori e delle masse. Per questo si oppongono ad ogni sciopero generale, e progettano grandi alleanze trasformiste estese addirittura a partiti clericali, a settori della destra, eventualmente persino alla Lega.

    Il risultato è che Berlusconi resta in sella, col rischio di un ulteriore slittamento reazionario dell’intero quadro politico e sociale.

    E’ necessaria una svolta. Sono i lavoratori e le grandi masse popolari che possono porre fine al governo Berlusconi aprendo la via di una vera alternativa.

    In questi mesi nelle strade e nelle piazze di tutta Italia- seppur in modo discontinuo- si è manifestata un’opposizione di massa. Le mobilitazioni dei metalmeccanici e della Fiom ad Ottobre e a Gennaio. Le lotte degli studenti a Dicembre. Le manifestazioni delle donne il 13 Febbraio, hanno rivelato, in forme diverse, un potenziale enorme di ribellione. Questo potenziale non deve essere disperso, né subordinato alle manovre di palazzo. E’ giunto il momento di unificarlo in una grande azione di massa, di carattere straordinario, capace di imporre una svolta:

    UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE DI LAVORATORI, GIOVANI, DONNE, SU PALAZZO CHIGI, CON L’ASSEDIO PROLUNGATO E DI MASSA DEI PALAZZI DEL POTERE, SINO ALLA CADUTA DEL GOVERNO.

    Le sollevazioni popolari di Tunisia ed Egitto hanno dimostrato una volta di più che la forza delle grandi masse è capace di rovesciare in poche settimane regimi trentennali: sbaragliando la loro reazione, dividendo sul campo le loro forze, costringendoli infine alla resa. Il governo Berlusconi, tanto più oggi, non è certo più forte del regime di Ben Alì o di Mubarak. I lavoratori, i giovani, le donne del nostro Paese- se uniti- non sono certo più deboli dei lavoratori e dei giovani di Tunisia ed Egitto.

    E’ il momento di rompere il muro dello scetticismo o della rassegnazione. E’ il momento di uscire dalla logica delle pure manifestazioni di denuncia e di propaganda. E’ il momento di fare come in Tunisia e in Egitto. Persino costituzioni liberali riconoscono il diritto popolare alla sollevazione contro governi corrotti e reazionari. Nulla è più democratico che rovesciare un governo basato sulla menzogna e sulla corruzione.

    Non serve chiedere a Berlusconi le dimissioni. Occorre imporgliele. Per questo ci rivolgiamo a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento; a tutte le forze dell’associazionismo democratico; a tutte le strutture popolari impegnate quotidianamente nella battaglia sociale e democratica , per promuovere insieme la marcia nazionale sul governo e aprire dal basso una pagina nuova: che rimuova finalmente le classi dirigenti del Paese.

    PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

  259. Gianfranco Sabatini Says:

    Forse Carletto esone in modo rozzo una problematica che tu Ramon non puoi tuttavia liquidare cosi. Alle Europee del 2009 La federazione prese il 3,3% e SEL il 3,1 oggi stando ai sondaggi SEL è al 9% la federazione al 1,4% Questo dovrebbe essere già tema di discussione se non è una sconfitta politica della linea politica non so quali siano le sconfitte.
    Con l’ 1,4% nemmeno in coalizione si prendono dei deputati. Poi il fatto che Rifondazione abbia fatto una proposta non vuol dire che sia quello lo scenario. Se ci sarà questa alleanza della quale non farete parte poco importa se perchè non volete voi o non vi vogliono quelli del PD che fate vi presentate come Federazione o provate la mossa del cavallo forzando il quadro politico? Il PCL e gli altri si ee porteranno via voti e a questo punto non so se si presntono uniti Rizzo, Ferrando e Turigliatto cosa può succedere. Non sarebbe meglio provare a ricucire con questi compagni?

  260. concordo con Gianfranco Sabatini..e’ meglio lasciare i comunisti italiani al proprio destino ( cioe’ essere inglobati in sel o nel PD) e provare a ricucire con i compagni di Sinistra Critica e PCL in attesa di tempi migliori..
    mi sembra che qui sta precipitando tutto se non saltamo fuori cadiamo anche noi (sotto l’1%)…
    ciao

  261. Sinistra critica e il pcl non eistono,non hanno la forza di presentarsi alle elezioni e sono settari.
    E’ stata una gran conquista vedere sulla scheda elettorale una sola falce e martello quella della FdS visto che sc e pcl alle europee e regionali non si sono presentati non avendo raccolto le firme utili.
    PENSIAMO A NOI INVECE DI PENSARE A CHI NON ESISTE

  262. lascio questo appello del pcl, postato da chissà chi, solo per tolleranza.
    ma vorrei ribadire quanto segue:
    questo è un blog personale. non un forum di discussione unitario o similare.
    è scorretto, oltre che indice di scarsa intelligenza politica, “usare” questo spazio per propagandare le proprie iniziative approfittando del fatto che i commenti sono liberi.
    ci sono mille altri posti dove mettere appelli e proporre iniziative.
    non è che mi dia fastidio il contenuto di simili post.
    è che poi a volte, si scatenano discussioni quasi sempre superficiali. a suon di scomuniche e apposizione di etichette. (come è il caso del post di Como).
    io faccio già fatica a seguire le discussioni che ci sono sui miei articoli e sulle mie posizioni. non ho alcuna intenzione di farmi usare in questo modo.
    per cui si sappia che toglierò altri post simili.
    spero di essere stato chiaro.

  263. cari gianfranco, pietro e como, tutti e tre pensate che le elezioni, e perfino i sondaggi, siano tutto.
    se si pensa che una linea politica si misuri nella sua giustezza dai risultati elettorali o dai sondaggi, stiamo freschi.
    ragionare così è disastroso.
    volete un esempio?
    nei sei mesi che hanno preceduto le elezioni del 98 i sondaggi dicevano che una lista unitaria di sinistra avrebbe preso dal 10 al 15 %.
    io ho fatto infinite litigate sulla questione del giudizio del governo, sulla necessità di aprire pubblicamente, ed anche con una vera consultazione di massa, la questione della permanenza del prc e di tutta la sinistra al governo, sulla evidente delusione degli elettori dell’unione, sulle rotture consumate in seno ai movimenti di lotta.
    la risposta di tutti quelli con cui discutevo era sempre: dobbiamo fare un partito del 15 %. allora si che conteremo. i sondaggi ci danno ragione.
    cosa sia successo lo sanno tutti. 4 partiti con quasi 150 parlamentari hanno preso il 3,1 % dei voti. perdendo più di tre milioni di voti rispetto a due anni prima.
    vorrei far notare che se avessero preso anche il 10 % io non avrei cambiato opinione. perché per chiunque abbia occhi per vedere nel bipolarismo contro la sinistra reale si consuma il doppio ricatto, sempre.
    o vai da solo e ti mangiano con il voto utile. perché nel maggioritario il voto utile esiste realmente giacché si vota preferibilmente contro qualcuno, invece che per qualcosa, o entri in una coalizione di governo che poi tradirà il suo programma e le promesse e deluderà soprattutto gli elettori della sinistra, giacché questi ultimi si aspettano i pacs, il ritiro delle truppe dai teatri di guerra, la vera lotta contro la precarietà, il sostegno ai lavoratori e così via.
    ma non è un caso che abbiano preso il 3,1. perdendo sul versante del voto utile e dell’astensionismo. ed anche più di 400mila voti verso sinistra critica e pcl.
    il prc, in un congresso sanguinoso, ha:
    1) criticato seriamente l’esperienza del governo prodi. dal punto di vista strutturale e non raccontando che è caduto per complotti o per colpa di mastella. soprattutto analizzando il come mai ad un programma avanzato è corrisposta una politica moderata e perfino liberista e conservatrice.
    2) indicato la necessità di unire la sinistra anticapitalista sui CONTENUTI e non le due costituenti, quella della sinistra generica che pretendeva lo scioglimento di tutti e che invece ha prodotto solo scissioni, e quella comunista che sorvolava sui veri problemi a cominciare dall’appartenenza organica al centrosinistra.
    3) indicato nei rapporti di forza sociali il metro per verificare proposte e linee politiche. dicendo, conseguentemente, che era necessario riapartire dai conflitti sociali e dal radicamento territoriale. il tema del “partito sociale”.
    4) indicato il tema della rifondazione comunista come una questione attuale e non archiviata, anche se ferita, per il futuro e la credibilità della stessa parola comunismo.

    poi ha dato seguito a questa linea.

    per esempio proponendo che l’unità della sinistra si facesse in modo federativo, senza che nessuno dovesse abiurare la propria storia ed ideologia e senza che le organizzazioni dovessero sciogliersi.

    per esempio dicendo chiaramente che era necessario cacciare berlusconi, perché maggioritario si o meno, è un obiettivo giustissimo e condiviso da qualsiasi lotta, ma che bisognava farlo con un accordo elettorale e non di governo, per non ripetere il film del governo prodi e dell’unione, e per ottenere un ritorno al proporzionale. per il bene e l’igiene della politica e del paese. non per calcoli di bottega, giacché se dici di essere sempre e comunque nel centrosinistra una rappresentanza parlamentare l’avrai sempre.

    tutto questo è stato proposto più volte a tutti. sinistra critica, pcl, rete dei comunisti e così via.
    la federazione è costituita da quelli che sono d’accordo su queste cose. ma credo che possa allargarsi ancora molto.

    tutto questo sarebbe sbagliato perché vendola è diventato il davide che batte golia in puglia, con il nostro voto determinante e grazie solo alla divisione della destra?
    tutto questo è sbagliato perché sinistra critica, pdac e pcl, ed altri ancora, pensano che alle elezioni si debba decidere chi è più coerentemente comunista-trotskista?
    tutto questo è sbagliato perché i sondaggi dicono che vendola è sulla cesta dell’onda giacché ai mass media, di destra e di centrosinistra, sembra interessante giacché interviene sull’unica questione che loro interessa. che non sono i contenuti di governo, visto che su quelli sono d’accordo sui fondamentali tutti loro, bensì sul leader e sullo scontro e manovre fra leader?

    chi risponde di si, mi spiace doverlo dire brutalmente, non è comunista e non è di sinistra. è semplicemente subalterno al sistema, anche quando dica di volerlo abbattere con frasi scarlatte e facendo a gara a chi la spara più grossa.

    io rispondo di no. e dico che siamo in una fase difensiva e di resistenza. e che ci vorranno anni e anni per recuperare una funzione politica seria e credibile per milioni di persone. e che non bisogna cercare scorciatoie alla fine delle quali ci sono altre terribili delusioni, proporzionali alle fantasiose speranze malriposte come nel caso di vendola, o c’è banalmente l’isolamento, non dalla altre forze politiche, bensì proprio nel popolo e perfino nelle avanguardie di lotta.
    dico che bisogna tener duro. e non arrendersi. e proporre sempre e solo ciò che è giusto per il paese e per le lotte, anche se non piace ai mass media ed è concretamente incompatibile con il bipolarismo.
    ovviamente per farlo ci vuole anche capacità e volontà soggettiva. che si basa sulla coscienza e sulla consapevolezza della situazione drammatica in cui versa la situazione italiana.
    qualcuno vuole sperare che un leader gli risolva magicamente i problemi? si accomodi.
    qualcuno vuole sognare la rivoluzione litigando con chi gli sta più vicino tutti i giorni e facendo a gara a chi la spara più grossa?
    si accomodi.
    prima o poi i conti vengono presentati. perché la realtà ha la testa più dura delle pseudopoesie e delle frasi scarlatte.

    ecco.

    se volete discutere di questo seriamente io ci sto. possibilmente senza dover ripetere all’infinito se stesso cose.

    se volete discutere come avete fatto in questi tre post (con tutte le differenze che ci sono fra uno e l’altro) io dico che è una perdita di tempo.

    ciao e grazie per l’attenzione.

  264. Caro Ramon,
    ieri ho partecipato ad un’iniziativa con una compagna basca ed ho avuto modo di apprendere che lì le varie soggettività della sinistra abertzale, sia di tipo sindacale, sia di tipo partitico, sia di tipo movimentista, su impulso particolare di Harri Batasuna e dello stesso Arnaldo Otegi dal carcere, si sono unite in una sorta di federazione ed hanno dato vita ad Euskal Harritarrok, che si è già presentato assieme ad un’elezione. Lì, naturalmente, vi è il cemento rappresentato da una storia di repressione pazzesca che vede centinaia e centinaia di militanti indipendentisti arrestati e la soppressione tout court delle libertà politiche. Tuttavia, intorno all’identità nazionale si è costruito un cartello che fa anche della difesa del welfare e della progressività della democrazia i suoi punti cardini; in questo quadro, quindi, varie formazioni comuniste hanno abbandonato le loro attitudini iper-avanguardiste, da sempre rivendicate. Qual è la posizione della Sinistra Europea, di Rifondazione e partito comunista spagnolo riguardo la questione basca? Lo chiedo anche perchè ieri la compagna parlava molto molto male di IU.
    A proposito di sinistra ed identità nazionale, poi, ci avviciniamo alle celebrazioni dell’Unità d’Italia. Se si va a vedere dentro rifondazione, attualmente esistono su questo tema tutte le posizioni possibili ed immaginabili. Io considero abbastanza deleterio il fatto che non si abbia una visione su questo evento proprio perchè, come c’insegnano i compagni dell’America Latina, ma non solo, creare immaginario è importantissimo, oltretutto in un momento come questo, in cui prevalgono localismi in maniera paurosa. Pertanto, io credo che si deva sfruttare l’occasione per porre una lettura alternativa e nostra del risorgimento, che tenga conto di tutto, dal fatto che l’Italia sia effettivamente una nazione, al fatto che l’unità d’Italia, così come avvenne, fu una questione tutta interna all’intreccio d’interessi fra grandi potenze internazionali e penalizzò in maniera spietata il sud, ponendo le basi dell’attuale sottosviluppo. E magari anche del fatto che forse (ma su questo non sono istruito) esiste una questione sarda. Magari si potrebbe giungere a valorizzare dei personaggi, come Carlo Pisacane, che sono, per questioni di lettura politica della storia, completamente taciuti.
    Insomma, credo che ci troviamo di fronte ad un compito dal quale non sia possibile esimersi o recepire supinamente le letture che ne fanno gli altri. Perchè, come sappiamo, la lettura della storia non è mai una cosa neutrale.

  265. Bastian Contrario Says:

    mi spiace ma non concordo con il tuo ultimo post Ramon intanto era la prima volta nel governo Prodi che assumevavo incarichi di governo e puoi far finta di nulla ma la maggioranza al Senato non l’avevamo.
    Poi puoi far finta di nulla ma se oltre ai risultati elettorali perdi iscritti non sei più in grado di avere numersoi compagni organizzare manifestazioni essere assenti tra i lavoratori allora meglio che chiudi perchè sei finito e ci vorranno 50 anni!

  266. caro gio,
    1) in italia a sinistra c’è il mito dei paesi baschi. rifondazione ha avuto questa posizione. analoga a quella del pce e di izquierda unida (che dentro di loro e fra loro hanno sempre avuto differenze a volte anche sensibili). a) contrarietà alla costruzione di stati su base etnica e linguistica nell’attuale unione europea. b) soluzione politica del conflitto armato e quindi durissima contrarietà alla messa fuori legge di herri batasuna. c) appoggio ad ogni iniziativa (come il patto di lizarra) conseguente o precedente la soluzione politica del conflitto armato (con iniziative molto concrete e non solo con emissione di opinioni e posizioni). anche con previsione sul referendum di autodeterminazione. d) inesistenza delle condizioni che giustifichino il conflitto armato, nonostante si pensi debba comunque essere risolto politicamente e non militarmente.
    per la cronaca abbiamo sempre avuto buone relazioni con herri batasuna tranne un periodo nel quale commisero alcune gravi scorrettezze per le quali poi si scusarono. io da responsabile esteri e da deputato ho incontrato numerose volte otegui ed altri dirigenti di herri batasuna.
    ma io sono contrario all’idea che in un posto dove si può organizzare uno sciopero generale ad oltranza, dove si è potuto a lungo avere rappresentanze istituzionali esplicitamente indipendentiste e così via si debba ammazzare un salumiere di trenta anni consigliere comunale del pp o mettere bombe nei supermercati o nei posteggi degli aeroporti per lottare per l’indipendenza. come sono contrario al nazionalismo, anche se declinato da sinistra.
    spero di essere stato chiaro.
    2) per quanto riguarda il risorgimento io sono fermo agli scritti di antonio gramsci, che mi sembrano insuperati. e se in italia c’è la moda di discutere a vanvera di federalismo e di unità d’italia è solo per effetto della tendenza del mercato a distanziare sempre più zone ricche da zone povere e per effetto del secessionismo della lega. che se si vogliono combattere bisogna farlo contro il mercato e non avvolti nel tricolore.
    un abbraccio

  267. caro bastian contrario, tu credi che il governo prodi sia caduto perché aveva una maggioranza risicata al senato? credi alle cazzate della stampa?
    se un governo ha una maggioranza risicata in parlamento deve allargarla socialmente e allora la maggioranza parlamentare sarà vincolata maggiormente. se invece delude la sua base sociale per accontentare la confindustria e il governo USA è logico che la maggioranza parlamentare diventi sempre più instabile.
    non dovrebbe essere difficile capire una cosa così semplice. ma siccome i mass media pensano che la politica sia fatta di complotti e di scontri fra leader e descrivono le cose così anche militanti di sinistra si bevono queste cazzate.
    io non faccio finta di nulla ma non è che se a causa delle scissioni ci si indebolisce questo significa che devo diventare pidiessino o devo diventare settario per disperazione.
    se a te piace illuderti che una di queste due opzioni, che in fin dei conti sono quelle delle diverse scissioni, siano la soluzione dei problemi accomodati e seguili. vedremo dove andrete.
    ciao

  268. Gianfranco Sabatini Says:

    Continui a eludere le domande? E poi rovesci la frittata facendo passare per elettoralisti chi sottolinea solo degli aspetti che vanno sottolineati. Se ci si presenta alle elezioni lo si fa per prendere voti non per perderli e la comunicazione è un elemento centrale per prendere voti. Forse questo non centra niente con il marxismo, con il governo, con l’avanzata di una proposta politica ma è un fatto. Non ho mai sentito nessuno dire ma tanto le elezioni non sono importanti allora anche se le perdo. Caro Ramon sei una persona di enorme spessore culturale, forse uno dei pochi rimasti a sinistra, non arrocarti. Quando uno muove una critica cerca di analizzarla. E io te la ribadisco qui esplicitamente sotto forma di domanda vediamo se mi rispondi. Se tra SEL e la Federazione c’è un cosi netto divario in voti e alle europee era davanti la federazione non pensi che siano stati compiuti errori? Troppo facile dire Vendola è più esposto mediaticamente e quindi massimalizza il risultato. Sicuramente c’è una maggiore esposizione di SEL ma npn pensi ci sai se non il fallimento di una linea politica della Federazione almeno dei grossi errori?. Patta crea problemi con la FIOM mentre SEL ci costruisce un rapporto privilegiato tramite Landini. Salvi si porta dietro se stesso e basta. Sinistra Critica e PCL almeno alle elezioni si sono presntate. Socialismo 2000 è una scissione di Sinistra Democratica che non è quantificabile sul piano elettorale. Rispondo anche a Como il PCL alle ultime europee si è presentato non i tutti i seggi e ha preso tra lo 0,7 e lo 0,8% a livello nazionale se si considera l’astensione di Sinistra Critica forse il PRC il 4%.lo superava. Non ho la fissa delle elezioni anche se vorrei avere una rappresentanza politica magari anche con cui litigare ma averla. Lasciando il terreno elettorale e districandosi sulla costruzione della federazione appare evidente che ci siano solo due forze il PRC e il PdCI con il PdCI che sa cosa fare e il PRC no! Due parole sull’uscita dei compagni dell’Ernesto potresti spenderle o eludi anche questo? Sento tanti giovani che si impegnano nel partito sociale che si lamentano e dicono non so se rinnovo la tessera tanto il nostro impegno viene snobbato da chi sa solo parlare di assessori altro che elettoralismo. A Sinistra della fedarzione c’è del settarismo su questo sono veramente daccordo con te ma una mossa del PRC potrebbe sbaragliare anche in quel campo e recuperare compagni. Ma deve essere una mossa mirata a rifondare non a federare e te lo dice uno che oggi non ha la tessera del PRC ma che è convinto che solo il PRC può salvare le sorti della sinistra anticapitalista italiana però deve uscire dal guado e proporre una opzione politica che costringa tutti a misurarsi. I compagni della Rete dei Comunisti e quelli di Sinistra Critica so che sono pronti a rinunciare al loro simbolo se viene proposto un qualcosa di nuovo e credo che anche con il Partito comunista Sinistra Popolare di Rizzo si potrebbe riallacciare un rapporto forse più difficile con Ferrando e il PCL ma io non sto parlando di sommatorie ma di un proceeso di costituente per una linke che sia aperta anche ai disobbedienti, ai centri sociali, agli spezzoni di movimento che non ne vogliono sapere di rifare il partito comunista.

  269. caro Ramon ho capito il tuo discorso e in una certa misura a lungo termine lo condivido.
    Il problema e’ adesso nell’attesa che socialmente dal punto di vista delle lotte cambi qulacosa che fare?
    Vorrei che il compagno Lenin ci illuminasse ma non so se e’ possibile,il problema e’ salvare un partito dilaniato per prima cosa dalla scissione di Vendola e soci che solo ora si comprende quanto sia stata grave e vieppiu’ indebolito dalle rivalita’ correntizie ( vedi alla voce Grassi/Pegolo)
    I compagni (la base se c’e’ ancora) chiedono un’iniziativa che faccia chiarezza sulle mini-scissioni e sulle prospettive future del partito ed e’ chiaro che l’iniziativa debba partire dall’area centrale (Mantovani-Ferrero- che governa la situazione
    ciao

  270. caro gianfranco, prima scrivi “Alle Europee del 2009 La federazione prese il 3,3% e SEL il 3,1 oggi stando ai sondaggi SEL è al 9% la federazione al 1,4% Questo dovrebbe essere già tema di discussione se non è una sconfitta politica della linea politica non so quali siano le sconfitte.” e poi te la predi se ti rispondo sulla base di ciò che scrivi?
    comunque ho risposto nel merito. anche spiegandoti che ragionare sui sondaggi è pericoloso. e che non si cambia la linea politica sui sondaggi.
    se così fosse non avremmo dovuto fare rifondazione nel 91. chi di noi voleva stare in un partito che era dato al 2 o 3 %? infatti molti non vennero con noi proprio per questo. alla fine prendemmo il 5 %. e c’era il proporzionale!
    quindi, per quanto i voti siano importanti, se si ragiona a partire da quelli è finita in partenza.
    inoltre ti ripeto che abbiamo proposto esattamente di unire tutta la sinistra anticapitalista in un soggetto che funzioni sulla base di una testa un voto. senza che nessuno si debba cancellare. come izquierda unida in spagna. più di così non so cosa si possa proporre. a meno che, come fai tu, giochi a fare ragionamenti astratti. perché dire che bisogna fare una costituente produce solo divisioni e non unità. chi vuole il partito che sia comunista non si cancellerà e viceversa chi non vuole essere comunista non si scriverà ad un partito comunista. allora che facciamo? restiamo divisi di qui all’eternità? perché quello che si fa in altri paesi qui non si può fare? rispondere per favore.
    ma una prima risposta la do io. chi vuole proporre qualcosa che prevede che altri debbano sparire per potersi realizzare oltre che in malafede sa benissimo di farlo per essere compatibile con il bipolarismo e con le compatibilità del sistema economico e sociale vigente.
    è inutile che tu parli qui di pcl e sinistra critica. noi abbiamo loro detto mille volte che è irrazionale stare divisi. ma loro rispondono che per non essere divisi bisogna andare alle elezioni sempre e comunque senza nessun accordo contro berlusconi. nemmeno nei comuni sono d’accordo a fare accordi. nemmeno elettorali.
    ti sembra una divergenza da poco?
    a me sembra solo l’altra faccia di chi dice, invece, che bisogna stare comunque nel centrosinistra, magari per farlo diventare meraviglioso grazie alle abilità affabulatorie del leader.

    questo è il vero motivo della divisione. se non ci fosse non ci sarebbe la divisione. il resto sono chiacchiere.

    non si tratta di proporre qualcosa di “nuovo”. si tratta di proporre qualcosa di giusto.

    rispondi tu: bisogna tentare il governo di nuovo col pd?
    bisogna non fare nessun accordo ed essere accusati di far vincere berlusconi?

    se rispondi si ad una delle due ok. capisco e rispetto.

    ma se rispondi no ad entrambi la critica devi farla a loro e non a me.

    senza parlare di “nuovo” e di “comunicazione” e via cantando dietro a cui non c’è nulla di nulla.

    ciao

  271. caro pietro, l’iniziativa che auspichi ci sarà. ma deve essere unitaria di tutto il partito e deve essere di prospettiva. non all’inseguimento delle mille operazioncine politiciste che fanno ogni giorno in tanti.
    per questo c’è il congresso del partito.
    solo li si può discutere seriamente e democraticamente. o qualcuno vuole di nuovo i colpi di scena appresi dalla stampa?
    un abbraccio

  272. ho letto oggi su “IL manifesto” ( che ormai e’ diventato l’organo di Sel ma che per inerzia ogni tanto compro ancora) un’articolo di Luca Casarini che pur essendo una critica alla mossa di Vendola di aprire a una coailizione con Fini proponendo Rosy Bindi candidato premier ( tra parantesi dentro Sel si propaganda questa mossa come astutissima e tatticamente perfetta io non riesco a vedere dove stia l’astuzia) fa trasparire una vicininanza molto forte tra Casarini e cio’ che egli rappresenta in qualche modo cioe’ i movimenti del nordest centri socialie ecc con Vendola.
    Volevo sapere se cio’ costituisce un problema con cui fare i conti cioe’ il fatto che i movimenti o perlomeno la loro interfaccia politicista siano piu’ vicini a Sel che a noi…forse questo spiega anche in parte lo sfondamento di Sel a livello di sondaggi elettorali…
    ciao

  273. doppiaelle Says:

    Ciao Ramon,
    ho inserito io l’appello alle sinistre del PCL, mi spiace che sia stato preso come “spam di propaganda”, non era mia intenzione.

    Credo che invece di parlare di sommatorie politiciste o “posizioni” elettorali da assumere, sia il caso di mettere al centro quale strategia comune è il caso di adottare, per riaccendere la scintilla dell’opposizione di classe, sia per invertire la tendenza.
    Il luogo tutto sommato mi sembra adatto, anche perchè tra i dirigenti della sinistra antagonista mi sembri tra quelli più interessati a questo discorso.
    Possibile invece che siamo ancora qui a parlare di Prodi, Pd, fantomatici sondaggi mentre c’è il mondo in subbuglio?
    In ogni caso grazie per l’attenzione.

  274. caro pietro, i centri sociali del nord est non sono “i movimenti”. sono una parte ed una esperienza politica ben precisa e definita. confonderli con i “movimenti” fa parte della distorsione che spesso dilaga a sinistra. chiunque si presenti alle elezioni è un partito e chiunque faccia qualsiasi cosa sociale e non si presenti alle elezioni è “movimento”? suvvia! comunque per quanto quei centri sociali facciano parte di diversi movimenti di lotta, come ne fanno parte anche partiti come il prc o sinistra critica ecc, non si può certo pensare che possano parlare a nome dei movimenti.
    detto questo bisogna sapere che i centri sociali del nord est hanno un rapporto con la politica istituzionale da sempre ispirata, dico io, al modello statunitense. cercano sempre un riferimento da usare. gli “amici” nelle istituzioni. ma non hanno mai voluto ne avuto un progetto coerente di trasformazione che si proponesse una rappresentanza istituzionale dotata di una linea e di una capacità politica. per questo sono semplicemente passati dall’interlocuzione con i verdi a quella con sel.
    dal punto di vista strettamente elettorale i consensi che possono spostare sono molto piccoli.
    un abbraccio

  275. caro doppiaelle, i motivi della mia recriminazione li ho scritti chiari. non volermene ma una cosa è esprimere una opinione nel corso di una discussione, tenendo conto dell’opinione altrui. un’altra è pubblicare comunicati e testi come si fa in una bacheca.
    questo è un blog personale e non un forum. io non pubblico nemmeno i testi del mio partito.
    io comunque spesso vado sui siti del pcl e di sinistra critica e di altri ancora e leggo. mi pare siano quelli i siti adatti per pubblicare certe cose.
    tutto qui. mi sembra semplice.
    quanto al resto che dici ti ringrazio per il riconoscimento. ma….
    se leggi i miei scritti dell’ultimo anno troverai che quasi tutto è dedicato ad analisi e a temi che considero strategici. a cominciare dal lungo articolo diviso in due parti “perché dovremmo dividerci fra governisti e settari?…” . testo che ho pubblicato qui ma che non sono andato a postare di qua e di la pretendendo che altri discutano di ciò che scrivo io.
    in ogni caso confermo ciò che ho detto molte volte.
    se la natura di classe e la giustezza delle proposte e delle posizioni dipende dal rapporto col pd, in negativo o in positivo è lo stesso, vuol dire che c’è una terribile subalternità proprio nei confronti del pd.
    se chi condivide, per fare un solo esempio, la nazionalizzazione delle banche principali deve, nel contesto attuale e concreto, agitare questa parola d’ordine contro tutti e contro tutto, anche rischiando di far rivincere berlusconi o se per non far vincere berlusconi bisogna cancellare questa proposta in un programma di governo, non è in grado di presentarsi alle elezioni unitariamente questo è dovuto alla logica del bipolarismo. che esiste. e che fa si che alle elezioni più che per le proposte si vota contro qualcuno. e così vota la stragrande maggioranza del popolo.
    io sinceramente non capisco come si faccia a non vedere che proporre un accordo elettroale contro berlusconi e non fare un governo col pd è l’unica cosa che si può fare oggi sia perchè la situazione non peggiori e sia per far si che le nostre proposte non siano vissute come assurde visto che in nome del meglio si rischierebbe di far vincere il peggio.
    che poi ogni minima differenza giustifichi liste diverse, magari perfino alle comunali di paesi di 10mila abitanti, come se il popolo dovesse decidere quando vota per il sindaco o alle politiche quale partito è più corretto ideologicamente, io lo trovo super elettoralismo.
    ma di queste cose anche troppe volte si è discusso qui per ripeterci all’infinito.
    ciao e grazie a te.

  276. Possibile siamo davanti un nuovo 68? oggi pure in Cina sono comparsi manifestanti contro il potere.
    A proposito della crisi deelle socialdemocrazie ribadite in tutte le analisi del PRC e di Ramon ecco le prime smentire ad Amburgo vittoria enorme della SPD che si riappropiria della citta di Amburgo con la maggioranza assoluta! anche qui vi toccherà rivedere tutti i giudizi..

  277. Patrizia Says:

    A me sembrano piú simili alla classica rivoluzione francese e spero che non finiscano con dittature militari o religiose.
    Come le vedi, Mantovani?
    Ciao.

  278. Ramon complimenti per questi post “strategici” degli ultimi giorni che hanno il pregio della chiarezza e della non diplomaticità (e in parte li condivido come contenuti).
    Ovviamente se poi questi fanno davvero la Santa Alleanza con dentro il Terzo Polo e con Monti candidato premier e simili cose, l’analisi cambia: penso che su questo siamo d’accordo, no?
    Inoltre ho visto il tuo discorso sui 20 anni di Rifondazione e – essendo io stato di Rifondazione per questi 20 anni quasi sempre elettore, a lungo “fiancheggiatore” e in certi momenti pure compagno di viaggio nelle lotte – voglio chiederti questo: ma come fa un partito a fare l’analisi del capitale e della società (e non, all’inverso, ad adattare l’analisi alle scelte politiciste, cone tu denunzi) quando Rifondazione non ha MAI voluto dotarsi di un luogo COMUNE di discussione teorico-analitica?
    Facciamo un po’ di conti: soltanto dentro il Prc ci sono Essere Comunisti, L’Ernesto, Falcemartello e adesso come Fed anche la rivista di Lavoro Società, e chissà quante ne sto dimenticando. Belle e utili riviste, ma con il limite dell’omogeneità interna estrema, e dunque col rischio di ripetersi sempre le stesse verità immutabili, di predicare ai convertiti, di “scoprire” ogni giorno… se stessi.
    Invece le divergenze analitiche dovrebbero trovare un luogo in cui vengono esplicitate e messe nero su bianco. Tanto di “guerre nucleari” , come diresti tu, non ne facciamo neppure su divergenze politiche gravi, figuriamoci sull’analisi della crisi e delle tendenze del capitalismo odierno.
    Che ne pensi?

  279. grazie per i commenti.
    abbiate pazienza ma oggi e forse anche domani non ho il tempo per rispondere adeguatamente.
    ciao

  280. Ma non vi vergognate? avete sostenuto Gheddafi come perno contro l’imperialismo americano e adesso bombarda la sua gente, meno male siete inutili in questo paese, nè una parola nè uno scritto degno di questo nome per altre cazzate scrivete dieci articoli per un genocidio così quasi nulla

  281. patrizia, se metti più di un link il sistema blocca il post e lo sottopone ad approvazione. quindi, nel caso tu voglia indicare più di un link fai più post.
    grazie
    risponderò appena avrò tempo per farlo.
    ciao

  282. Patrizia Says:

    D’accordo, spero di ricordarmelo se mai dovesse risuccedere.
    Ciao

  283. Ma chi è questo Sauro? A chi si rivolge?

  284. Sauro ti consiglio vivamente di cambiare pusher…..

  285. Fabio Canizzaro Says:

    Ramon mi chiedevi di replicare sul testo dell’articolo lo faccio ma dal mio punto di vista che è anche uno sguardo nel mondo della scuola, oggi gli studenti che si sono saldati agli operai in questi mesi, (come tu citi nell’articolo) sono ritornati nelle aule (purtroppo) il movimento è FERMO esiste tutto i malcontento ma è rifluito interiormente. Pure tra i lavoratori non si avverte un grande clima di rivolta forse solo i metalmeccanici mantengono aperta la possibilità di lotta ma il resto è ancora abbastanza annichilito, sicuramente credo che nel prossimo voto amministrativo il centrodestra subirà un arretramento ma la rivolta sociale (necessaria) che sarebbe dovuta è ancora nella fase embrionale.

  286. Fabio Canizzaro Says:

    Ecco il pezzo finale del tuo aricolo:
    “Ovviamente la lotta continua e continuerà. E dovrà trovare ogni giorno le forme consone al livello dei problemi e ai rapporti di forza. Credo che il movimento sia abbastanza maturo per sapere che gli scontri, più che giustificati il 14 per denunciare e rendere evidente la gravità della situazione, diverrebbero impedenti lo sviluppo della lotta se reiterati ad ogni occasione.”

    Tolto il riferimento agli scontri nel finale dell’articolo,
    dov’è il movimento degli studenti oggi?

  287. giovanni Says:

    Caro Ramon,

    stiamo vivendo un periodo davvero importante di trasformazioni epocali e quanto accade in Nord Africa penso sia l’ulteriore trasformazione di un vecchio e indecente neocolonialismo. Quello che accadrà in un prossimo immediato futuro lo vedremo e non amo fare previsioni future di qualcosa che cerco di capire “aguzzando la vista”. Non penso ,e lo dico subito,che sia un complotto ordito da qualche segreto apparato. Il popolo esiste e spesso si rompe i coglioni e dice basta( per dirla proprio terra terra). Però è lecito e doveroso immaginare quali opportunità si aprono per i potenti dell’occidente e per i popoli del meditteraneo . L’unica preoccupazione che pare imperare è quella dell’invasione dell’italia (magari fosse) da parte di orde di africani disperati. Già si profila l’intervento umanitario armato ( abbiamo imparato da tempo il vero significato) e non mi giunge una sola eco di scuole o università in subbuglio o in piazza per dire ( parafrasando l’obelix berlusconiano) siamo tutti nord africani viva i popoli liberi del meditteraneo!! Non so se il tuo partito ha già fatto o farà qualcosa il dato importante e tristemente grave e che neanche i fatti d’oltremare scuotono più la nostra gioventù.
    Non parlo delle altre forze politiche perchè non ho tempo da perdere ma il dato sulla nostra italica gioventù è davvero sconfortante .Senza fratelli nordafricani no ay magnana.
    Comunque mi interessa una tua veloce (non voglio farti perdere troppo tempo) valutazione degli accadimenti. Io penso comunque che più che la strada al petrolio si sia aperta una grande autostrada per l’acqua ed è una occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire penseranno sia a washington che altrove .
    Un caro grande abbraccio e goditi la faticata e meritata ” vecchiaia”.
    Giovanni

  288. d’accordo che Gheddafi non e’ sicuramente democratico ( per quanto lo sia sicuramente di più che i regnanti dell’Arabia Saudita) ma la palla dei bombardamenti sulla folla o quella del cimitero sulla spiaggia sono troppo grandi per non essere denunciate…che gli americani mirino al petrolio libico? Gia’ …il portavoce di Obama non ha escluso l’intervento militare ( per carita’ a fini umanitari non sia mai)
    ciao

  289. La FdS a Torino Says:

    ma come adesso appogiamo Fassino? ma abbiamo appena scritto che non dovevamo appoggiare il candidato della Fiat e dovevamo rappresentare i voti Fiom! mi cadon le braccia!

    “PAZZESCO PRC E PDCI VOGLIONO TORNARE CON FASSINO, L’UOMO DELLA FIAT!!! Torino, 28 feb. – (Adnkronos) – ”L’apertura di Fassino al confronto con la Fds all’indomani delle primarie torinesi rappresenta una novita’ importante da cogliere”. Lo sottolineano Mao Calliano e Renato Patrito della Federazione della Sinistra di Torino, che proseguono: ”ora incontriamoci. In questo contesto e’ per noi auspicabile accogliere l’idea del candidato Piero Fassino per misurare sul piano dei contenuti reali e del fare le reciproche opinioni”. ”La nostra disponibilita’ del resto non e’ mai venuta meno – concludono – la Fds e’ stata esclusa pregiudizialmente dal tavolo della coalizione dopo aver contribuito a scrivere il regolamento delle primarie insieme al centrosinistra, prima ancora di discutere il programma”

  290. rieccomi.
    prime risposte su libia e dintorni.
    1) liberazione e il partito hanno dedicato la massima attenzione ai fatti di questi due ultimi mesi. con dovizia di analisi, cronache, opinioni. come si vede è utile. per chi legge ed è interessato/a a discuterne seriamente e non sulla base delle solite superficialità (tale sauro).
    2) le mie opinioni sono, solo per citare un caso, molto simili a quelle di alberto burgio pubblicate su liberazione di domenica. inoltre io non sono un approfondito conoscitore delle vicende di quei paesi, e quando ho avuto la responsabilità, in passato, di prendere posizioni a nome del partito e in parlamento, l’ho sempre fatto affidandomi alle opinioni ed elaborazioni di compagne e compagni più informati e ferrati in materia di me. perciò seguo con interesse la discussione e cerco di imparare. ho sempre diffidato dei tuttologi e per questo, sebbene ci siano punti di analisi generali sui quali tornerò fra breve, ho sempre evitato di far finta di esserlo per sparare opinioni generiche e superficiali travestite da analisi approfondite.
    3) sebbene si sia in presenza di un sommovimento internazionale che ha, con tutta evidenza, analogie e cause comuni, io sono per evitare generalizzazioni senza tenere conto delle differenze fra paese e paese. in altre parole è evidente che c’è una rivolta dentro la crisi e che si uniscono sommandosi due elementi fondamentali: le condizioni sociali peggiorate e rese insopportabili dalle “soluzioni” interne alla gestione capitalistica della crisi e la presenza di regimi corrotti e degenerati.
    4) tali regimi (sebbene essi somiglino molto a dittature io evito appositamente di parlare di dittature proprio perché esistono differenze fra paese e paese e soprattutto perché spesso la parola dittatura è stata usata a sproposito, come nel caso di milosevic a suo tempo, che venne chiamato dittatore proprio all’indomani di elezioni che videro il successo dell’opposizione) sono individuati giustamente dalle popolazioni come responsabili delle condizioni sociali insopportabili, anche per la gestione corrotta e perfino familiare del potere e di privilegi economici scandalosi, ma…
    c’è un ma.
    l’intreccio finanziario e di interessi di imprese “occidentali” (anche migliaia di piccole e medie imprese europee oltre le grandi multinazionali) con la gestione autoritaria dei regimi, all’ombra della “tolleranza” occidentale verso la loro natura antidemocratica (giustificata sempre con la realpolitik della loro avversità al fondamentalismo islamico e alla loro natura laica) è un enorme problema per la via che prenderanno, paese per paese, gli avvenimenti.
    senza una coscienza dell’intreccio fra globalizzazione finanziaria, trattati commerciali liberisti, interessi concreti delle multinazionali e delle imprese, e quei regimi gli esiti dei processi in corso possono prendere facilmente la strada della caduta dei regimi con la sostituzione degli stessi con regimi pluripartitisti totalmente subalterni all’occidente e senza nessuna soluzione delle cause strutturali delle condizioni di vita insopportabili socialmente o, peggio ancora, con regimi teocratici (per quanto quest’ultima possibilità si scontri con le varie, e logiche, manovre “occidentali” in corso per impedirlo con qualsiasi mezzo.
    purtroppo mi pare di poter dire che in questi paesi manchi, almeno per il momento, una forza politica significativa (intesa come un soggetto plurale e possibilmente sovranazionale) capace di coniugare la critica dei regimi con la critica della globalizzazione capitalistica e di prospettare soluzioni realistiche e concrete per le popolazioni. mi si permetta di fare un esempio per capirci, anche se è solo un esempio generico. in america latina le rivolte degli anni 2000 (ed anche quella zapatista degli anni 90) in diversi paesi (significative quelle dell’ecuador e della bolivia contro la dollarizzazione e per l’acqua e contro le violentissime repressioni) hanno avuto una forza politica cosciente delle responsabilità della globalizzazione e non solo dei governi locali e solo perciò hanno prodotto cambiamenti oggi invisi agli USA e più in generale al capitalismo globalizzato. perciò penso sia necessario attivare iniziative tese a sostenere le giuste lotte popolari ma senza sottovalutare la necessità di interloquire fortemente con le forze, che anche se prive di massa critica sufficiente, che si propongono la lotta contro il capitalismo globale. senza quindi essere troppo generici e lasciarsi iscrivere alle manovre occidentali per imporre o teleguidare sbocchi interni ai loro interessi.
    5) è necessario criticare duramente i propositi di interventi militari NATO o multilaterali e sostenere ogni intervento umanitario non militare e ONU (soprattutto per i profughi) e di aiuto alle popolazioni.

    questo è quanto, per il momento.

  291. caro alfonso, io sono d’accordo con te.
    credo che l’aver utilizzato suggestioni analitiche per giustificare “svolte” politiche sia stato un gravissimo errore. e lo dissi in tempi non sospetti.
    infatti la frammentazione in correnti chiuse e contrapposte è un prodotto di tale errore. perché non c’è nulla di male che ci siano riviste e ricerca teorica e analitica se poi c’è una discussione proficua in una sede unitaria e politica. c’è tutto di male, invece, se ad ogni cultura e ad ogni sfumatura di analisi deve per forza corrispondere una distinta proposta politica. con l’effetto perverso per cui ogni corrente ha una sua proposta sulla tattica politico elettorale.
    credo che questo debba essere uno dei temi importanti del prossimo congresso di rifondazione.
    un abbraccio

  292. caro fabio cannizzaro, può darsi che tu abbia ragione e che io mi sia sbagliato. dico sinceramente che può essere così. ma non dirimeremo questa questione sulla base della visibilità (manifestazioni od occupazioni comprese) del movimento degli studenti. quando hai detto che l’andamento dei movimenti è carsico (ed è verissimo) non credo tu abbia sottovalutato che percorrere vie sotterranee ed invisibili alla superficie non cancella un movimento, che infatti spesso ricompare più forte ed impetuoso di prima. io non abito la scuola e l’università. ma non credo che la rabbia e la coscienza della gravità della situazione siano scomparse. come credo sia buono che il movimento non sia caduto nella logica della scontro finale e definitivo (con conseguente sconfitta definitiva). così sono sempre i movimenti di resistenza.
    spero ci siamo capiti.
    un abbraccio

  293. egregio la fds a torino, se io fossi di torino andrei volentieri a discutere con chiunque di programmi. e discutere non significa “sostenere”. significa discutere. magari per evitare che chiunque possa dire che io, avendocela personalmente con fassino, rifiuto perfino di discutere. con il risultato che i miei contenuti spariscono e tutto si risolve nel tifo contro o pro fassino.
    detto questo bisogna vedere l’esito di tale discussione. e sulla base di quello giudicare eventuali accordi o rotture. sempre sui contenuti.
    ma dubito che tu possa capire una cosa così. perché non appartiene alla politica spettacolo.
    ciao

  294. e adesso anche Genova Says:

    Lo scandalo che coinvolge Istituto dei Poveri di Gevona da quello che appare sui giornali coinvolge anche dirigenti del PRC avrebbero acquistato alloggi con grandi sconti, ma non dovremmo essere diversi dagli altri??? ripassiamo un altra volta

  295. alfonso Says:

    Sono totalmente in sintonia Ramon, con la piccola differenziazione che io penso che se anche la ricerca teorica e l’analisi del capitale e della società vengono fatte in comune, in un luogo “condiviso” (come usa dire adesso) è ancora meglio! Anche per non fossilizzarsi nelle rispettive “scolastiche”.
    Che poi alle sfumature analitiche NON debbano sempre e necessariamente corrispondere diverse strategie politiche dovrebbe essere pacifico, e invece…

  296. Per chi parla a sproposito questa è la posizione sull’incontro con fassino a Torino. Certo che informarsi prima di dare il via al tifo da stadio non è proprio più di moda….

    http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=12349&catid=39&Itemid=68

  297. caro alfonso. la differenziazione non c’è. mi sono spiegato non bene. ma quando ho scritto sede unitaria e politica intendevo proprio dire che bisogna fare le sia analisi sia le scelte in una sede unitaria e politica. fermo restando che l’elaborazione e la ricerca di riviste o fondazioni o collettivi sono liberi e in questo contesto unitario potrebbero essere davvero arricchenti. invece che gabbie correntizie.
    un abbraccio

  298. grazie nicola, ma non arrabbiarti. già lo faccio abbastanza io con tutti i vari anonimi muniti di lente d’ingrandimento per trovare virgole che dimostrino i loro pregiudizi.
    un abbraccio

  299. La FdS a Torino Says:

    Ma leggtivi cosa scrivevi il 3 febbraio di “atto “COSTITUENTE” contro Fassino sai qual’è la realtà: la PAURA di non eleggere nessuno!

    Il Comitato Politico Federale di Torino,
    …..preso atto
    – dell’immotivata ed ingiustificata esclusione aprioristica della Federazione della Sinistra dai due tavoli programmatici del centrosinistra (quello per Torino e quello per gli altri Comuni della provincia). Esclusione che rende sempre più peculiare l’azione del Partito Democratico torinese rispetto al contesto nazionale (Milano, Napoli e Bologna);
    – del riproporre acritico da parte del gruppo dirigente torinese del Pd di una linea politica (con relativo blocco sociale di riferimento e rapporto privilegiato con i poteri forti della città) sorda alla drammatica condizione sociale che la crisi economica ed anche le proprie scelte amministrative in materia di destinazione delle risorse pubbliche producono su larga parte della popolazione concittadina;
    – dell’indisponibilità da parte del compagno Giorgio Airaudo di farsi carico della rappresentanza politica generale (candidandosi alle primarie del centrosinistra) di un progetto alternativo che ponesse al centro la condizione sociale dei lavo-ratori, delle lavoratrici e delle giovani generazioni. Indisponibilità maturata nel corretto rapporto con la propria organizzazione di appartenenza, la Fiom, duramente impegnata in un confronto con il padronato e il Governo italiani decisivo per le sorti del prossimo futuro delle relazioni industriali del Paese, della condizioni di lavoro degli operai e delle operaie, della dignità del lavoro, della salute e della democrazia sui luoghi di lavoro;

    rilevato che
    – le candidature per le primarie del centro sinistra, tanto quelle prodotte interna-mente al Partito Democratico (Fassino, Gariglio), tanto quelle prodotte da altre forze politiche del Centro Sinistra (Viale) che quelle prodotte in ambiti ristretti della “società civile” (Tricarico, Passoni e Curto), sono o in piena consonanza e continuità con i vent’anni di governo del centrosinistra o in una discontinuità opportunistica e velleitaria (alle cui “parole” non seguono mai “fatti” conseguenti) o, infine, prodotto di una sana e persino generosa disponibilità di una nuova generazione all’impegno politico e sociale militante ma la cui collocazione attuale è, in ultima istanza, condizionata da un legittimo posizionamento lobbistico;

    propone alla Federazione della Sinistra:
    – di non prendere parte in alcun modo alle primarie del centro sinistra e di non sostenere né direttamente né indirettamente alcun candidato a quella competizione;
    – di lavorare da subito, dando in tal senso mandato politico alla Segreteria provinciale, alla costruzione di una coalizione alternativa al centrosinistra (a partire dal nodo “costituente” del non riconoscimento del referendum sul ricatto operato dalla Fiat di Marchionne) aperta a tutte le forze politiche, associative e sociali che condividano una critica severa delle proposte del Partito Democratico in materia di politiche sul territorio (valorizzazione della rendita fondiaria, infrastrutture, Tav), di privatizzazioni dei servizi connessi alla gestione dei beni comuni e, quindi, delle società partecipate, di gestione “di classe” delle risorse pubbliche e della cultura e, infine, delle politiche securitarie nei confronti delle popolazioni migranti e dei rom;
    – di lavorare da subito, dando in tal senso mandato politico alla Segreteria provinciale, di concerto con la Segreteria nazionale, di individuare un candidato o una candidata che sappia rappresentare unitariamente per la Federazione della Sinistra e per il resto della coalizione, tale proposta;

    infine:
    – nel pieno riconoscimento dell’autonomia decisionale dei Circoli per quanto attiene le loro competenze statutarie, invita i Circoli stessi ad un’attenta valutazione della collocazione politica nella competizione elettorale delle Circoscrizioni di Torino fondata prioritariamente sulle condizioni programmatiche e politiche che di volta in volta saranno acquisite sul territorio di riferimento;
    – impegna i gruppi dirigenti ed esecutivi della Federazione a dare massima diffusione al presente o.d.g. nel Partito e sul territorio di competenza.
    Nel corso del Cpf del 31 gennaio 2011 è stato inoltre approvato all’unanimità il seguente odg:

    No al leaderismo, valorizzazione del programma
    Le candidature nelle liste della FdS e di tutte le altre forze e movimenti che in modo unitario verranno coinvolte in una coalizione alternativa al centro-sinistra e al centrodestra,
    dovranno avere la caratteristica del massimo rispetto di dignità,moralità e etica politica .Il rispetto delle regole e del regolamento per i candidati del nostro partito e di regole similari da concordare per tutta la coalizione è cosa essenziale.
    Comunicato stampa della Federazione della SInistra
    La Federazione della Sinistra nella conferenza stampa odierna sulle elezioni amministrative ha sottolineato:
    – l’immotivata ed ingiustificata esclusione aprioristica della Federazione della Sinistra dai due tavoli programmatici del centro-sinistra (Torino e altri Comuni della Provincia)
    – l’anomalia del PD torinese rispetto al contesto nazionale – Milano, Napoli, Bologna, Cagliari – che conferma un’ostilità pregiudiziale nei confronti della Federazione della Sinistra, riproponendo una linea politica sorda alla drammatica condizione sociale che la crisi economica e le scelte amministrative di destinazione delle risorse pubbliche producono su larga scala della popolazione

    Per questo motivo la Federazione della Sinistra:
    – non prenderà parte in alcun modo alle primarie del centro-sinistra e non sosterrà né direttamente né indirettamente alcun candidato, considerato anche che le candidature emerse sono o in piena consonanza e continuità con i 20 anni di governo della città, o in una discontinuità opportunistica e velleitaria
    – lavorerà per la costruzione di una coalizione di sinistra, a partire dal nodo “costituente” del riconoscimento del no al referendum sul ricatto operato dalla Fiat di Marchionne; una coalizione alternativa al centrosinistra aperta a tutte le forze politiche, associative e sociali che condividano una critica severa alle proposte del PD.

    Torino, 3 Febbraio 2011

  300. egregio “la fds torino”,
    è evidente che a te non interessa discutere seriamente. per giunta tenti di sollevare un tema locale sul quale, ovviamente, la stragrandissima maggioranza dei lettori di questo blog non sa nulla. a meno che tutto si riduca, appunto, a dire: andremo con fassino o contro fassino?
    quanto è il modo vile con il quale i mass media trattano di questioni locali. tutto personalizzato. tutto si riduce al sostegno o meno al candidato sindaco. tutto è fatto di manovre e tradimenti. tutto è semplificato al punto che perfino dire: ci chiedi di discutere? discutiamo, diventa un tradimento. tutto viene letto con il processo alle intenzioni: la verità è che avete paura di non eleggere nessuno.
    per quanto io lasci tutti i post anonimi non capisco perché per discutere di elezioni ed enti locali si debba farlo protetti dall’anonimato. anche questo non è un dettaglio. è segno dei tempi che corrono. per quanto io non cancelli post come i tuoi, anche se cancello quelli che parlano di riunioni e persone che nessuno conosce e che solo malati di mente possono pensare di diffondere in internet proponendoli come il centro del mondo, perché trattano di questioni pubbliche e dal valore generale sinceramente non capisco a che scopo vengono pubblicati. se non quello di fare casino per il casino. per lanciare accuse, per delegittimare, per scrivere frasi roboanti, per fare previsioni che se poi venissero smentite non troverebbero mai una autocritica (dato l’anonimato degli scriventi). e così via all’infinito.
    nicola ha messo un link con la dichiarazione del segretario del prc di torino. è una dichiarazione chiara come il sole. che non è affatto in contraddizione con il documento che tu hai postato.
    invece che prenderne atto tu che fai? sulla base del processo alle intenzioni tenti di descriverla come la decisione di sostenere fassino.
    in politica se si hanno contenuti da proporre non c’è nessun motivo per non proporli in qualsiasi interlocuzione. se si crede nella loro giustezza non si ha nessuna paura di nessuna interlocuzione. anche se confermano o smentiscono le previsioni che ragionevolmente si possono fare.
    sebbene io non sia di torino e non sappia una cippa di come vanno le cose li penso di poter dire che è un classico che il centrosinistra avendo paura di perdere le elezioni ma essendo totalmente schiavo dei poteri forti della città, cerchi di fare una cosa classica. proporre una interlocuzione a sinistra per fagocitare o per isolare e poter descrivere chi andasse da solo come irresponsabile che non ha nemmeno voluto parlare. solo un deficiente cadrebbe nel tranello di farsi accusare di essere pregiudizialmente contrario a qualsiasi interlocuzione.
    anche un bambino delle elementari capisce che una cosa è non fare accordi e alleanze sulla base delle incompatibilità di programmi e contenuti reciprocamente inconciliabili ed un altra è non fare accordi per essere nemici ideologici e personali del candidato sindaco. lo seconda è una iperbole del maggioritario e della estrema personalizzazione della politica. è solo l’altra faccia della stessa medaglia della subalternità conclamata attraverso accordi dai contenuti inaccettabili. perché se uno è non quel che fa e propone bensì è ciò che viene definito sulla base del rapporto con altri sono sempre gli altri il centro di tutto. con l’oscuramento dei contenuti.
    infine. mettiamo che la vicenda si concluda con la verifica di una impossibilità di fare accordi sulla base di contenuti chiari ed accettabili. come è allo stato ampiamente prevedibile.
    solo un cretino può pensare che questa sia una vittoria esaltante.
    vuol dire che i contenuti che magari hanno un grande seguito nella popolazione devono essere perseguiti resistendo e al massimo rappresentandoli in minoranza nel consiglio comunale. anche perché le elezioni nella campagna, data la logica bipolare, li occulta e li fa diventare strumentali rispetto all’obiettivo del governo. mortificandoli. e così buona parte della popolazione che magari è d’accordo con te sui contenuti poi vota quello che forse può vincere contro l’altro.
    voglio solo dire che se è giusto e necessario non fare accordi bisogna sapere che far vivere le lotte e i contenuti è difficile. perché le lotte concrete non si propongono mai di testimoniare qualcosa bensì di cambiare la realtà e di vincere.
    è tutto qui il nostro problema. e non è piccolo.
    ciao

  301. pietro Says:

    Ramon, ma Fassino e’ sostenuto da un blocco sociale che rappresenta gli interessi forti della citta’: Fiat, IntesaSanPaolo ,ecc ecc
    Vuoi forse sostenere che bisogna andare a rimorchio di questi ceti sociali e non provare a rappresentarne altri?
    IO sono diMIlano ove lasituazione e’ diversa e lo e’ sempre stata storicamente, ma Torino e’ una citta’ dove il Pd, anche perche’ piu’ forte, e’ sempre stato rappresentante di interessi forti economicaMENTE, VEDI TAV, NON VEDO PERCHE’ DOVREMMO VENDERCI L’ANIMA PER UN POSTO IN CONSIGLIO COMUNALE…

  302. Francesco D. Says:

    Ciao Ramon,
    sono un iscritto del Prc sin dal 1991 e per questioni di lavoro giro l’Italia da Nord a Sud (sono un rappresentante di medicinali).
    Sto notando che in giro per l’Italia sia come Prc e sia come FdS si stanno organizzando decine e decine di iniziative con Giorgio Cremaschi.
    Siccome penso che sia importante avere un portavoce della FdS all’altezza della situazione e non identificato con chi,nel bene e nel male,fa politica da tempo e siccome Diliberto sta per concludere il mandato di portavoce della FdS,ti volevo chiedere se c’è la possibilità di istaurare un rapporto ravvicinato con Cremaschi che è un punto di riferimento per migliaia di lavoratoti e rappresenterebbe veramente una svolta per tutti noi.
    Non servono i leaders serve qualcuno che sia riconosciuto dal nostro popolo (lavoratori,pensionati,giovani,disoccupati ecc.ecc.) e penso che Cremaschi lo sia.
    Saluti Comunisti

  303. pietro, secondo te se dico che bisogna far emergere le differenze sui contenuti di programma non rifiutando di parlare con nessuno tu puoi dire “Vuoi forse sostenere che bisogna andare a rimorchio di questi ceti sociali e non provare a rappresentarne altri?”.
    ma che modo di ragionare è questo?
    questa su torino è una discussione totalmente infondata.
    prevedo che non si farà nessun accordo con fassino.
    prevedo che dagli eventuali incontri con fassino emergerà la incompatibilità di programma e che fassino non potrà accusarci di far correre il rischio di far vincere la destra per pregiudizi ideologici nei suoi confronti.
    prevedo che almeno ad una parte dell’elettorato di sinistra sarà così più chiaro perché non c’è accordo con fassino.
    sono previsioni fondate sui documenti e sulle stesse dichiarazioni del segretario del prc di torino.
    vedremo chi si sbaglia.

    ma prevedo anche che i loquacissimi anonimi che dicono di prevedere il contrario se si dimostrerà che ho ragione io spariranno così come sono comparsi. e magari ricompariranno solo per fare altre previsioni infondate.
    uno sport bellissimo per chi ha tempo da perdere e non sa o comunque non vuole discutere di nulla seriamente.

    un esempio.

    nel novembre scorso qui è stato postato questo scritto:

    “Compagno Ramon visto che anche recentemente hai ribadito la giustezza della nostra scelta di non sostenere alle elezioni per la regione Campania DeLuca e quindi candidare allora Ferrero oggi ti vorrei chiedere se DeLuca è diventato un buon candidato per rifare l’accordo?:

    Informiamo tutte le compagne e i compagni delle province di Napoli,Benevento,Caserta e Avellino ma anche del resto d’Italia che mesi fa’ si sono fatti un mazzo cosi’ per la candidatura difficile ma generosa di Paolo Ferrero alla presidenza della Campania contro un candidato impresentabile come il sindaco di Salerno De Luca.
    Ieri si e’ svolto il congresso provinciale della Federezione della Sinistra a Salerno.Da cui e’ stato lanciato ufficialmente la disponibilita’ da parte della Federazione ad una alleanza programmatica con il sindaco alle prossime amministrative di maggio.Tutto questo per sperare in cosa?In un assessorato?
    De Luca secondo questi miserabili dara’ un assessorato a una lista che ha peso l’1,1%?
    Non riesco neanche a commentare questa cosa vomitevole.
    SENZA PAROLE!
    Spero in una candidatura di un rappresentante del movimento 5 stelle di Grillo.
    LA sinistra in una citta’ di 150.000 si e’ letteralmente sputtanata.

    VERGOGNATEVI!!!”

    ovviamente è successo il contrario e mi risulta che ci sarà una candidata sindaco alternativa a de luca sostenuta oltre che da rifondazione e la federazione della sinistra anche da una parte di sel (che si è spezzata su questo) e da altri ancora. ma non dalla lista 5 stelle.

    allora?

    cosa dice chi ha scritto “informiamo…” chi ha scritto così “la sinistra si è sputtanata?” ??? cosa dice?

    si autocritica? si chiede almeno cosa gli ha fatto sbagliare previsione? si chiede se anche avendo il dubbio forse era meglio non usare tutta quella sicumera e dare per scontate cose che non lo erano avendo, per giunta, chiesto ad altri di vergognarsi? si vergogna lui?

    macché. è probabile che abbia messo il post in decine di siti. che abbia diffuso notizie false. che magari abbia sollevato discussioni. il tutto per diversi mesi visto che il post era di novembre.

    a che scopo? con che risultato?

    tanto era anonimo e che gliene frega a lui di rendere conto di tutto ciò?

    la cosa triste è che magari pensa di essere uno molto di sinistra, un vero comunista, un militante.

    mentre è solo la caricatura di tutto ciò. una miserevole caricatura.

    ciao

  304. caro francesco d, scusa la franchezza estrema. ma io non ne posso più di chi propone sempre su internet cose di questo tipo.
    ma davvero pensi che si possa discutere di chi fa il segretario di un partito o il portavoce di una federazione di partiti in questo modo?
    davvero pensi che io possa rispondere ad una simile domanda essendo membro dell’organismo che dovrà eleggere il portavoce?
    qualsiasi risposta mia o di chiunque altro sarebbe un cattivo servizio sia alla federazione sia soprattutto alla stessa persona di cremaschi. di cui mi considero amico e che stimo molto.
    posso capire e anche condividere le tue intenzioni. perfino alcuni argomenti che hai utilizzato.
    ma vorrei farti notare che la politica non si fa come con il calciomercato.

    mi scuso ancora per la estrema durezza della risposta.

    ciao

  305. pietro Says:

    volevo chiederti della candidatura a sindaco di Napoli di De Magistris …a me pare una cosa ottima anche perche’ mette il Pd di fronte alla necessita’ di una scelta (sempre se e’ in grado di farla)…cosa ne dici?
    ciao

  306. caro pietro, io la vedo con simpatia ma ci penseranno i compagni di napoli a dire cosa ne pensano. il pd è solo vittima della sua concezione ultrabipolarista e livello locale. come se ci sono persone che si candidano e se hanno una certa popolarità tutti sono costretti a farci i conti. che siano persone oneste e di sinistra o che siano moderate e perfino discutibili sul piano morale.
    è un gioco al quale bisogna partecipare, ma se si perde la consapevolezza della necessità di superare queste americanate per promuovere la vera partecipazione e per avere partiti democratici e non succubi di un leader, si finisce per rinunciare alla lotta per la democrazia.
    ciao

  307. silvio Says:

    E’ impressionante come si cambi idea secondo le convenienze,
    leggendo i post sull’iniziativa di DeMagistris e già l’entusiasmo di Sodano e la FdS mi viene da pensare a quanto letto in questi giorni: critica al leaderismo, al bipolarismo, alla singola persona come personalizzazione, come taumaturgica, e giù articoli di Tronti, di Liberazione e critiche a Vendola. Poi improvvisamente per tornaconti di posizionamenti si esalta appunto il leader “QUELLO GIUSTO” cui delegare la nostra proposta politica, mi spiace quante contraddizioni e il bello che da TIFOSI non ci accorgiamo di questa scelta. Anzi ci buttiamo a fare il tifo, questa volta con L.D.M. magari un altra con un altro “BEL CANDIDATO”…
    con il rischio reale comunque che alla fine schiaccandoci sulla sua figura, il voto si concentrerà sull’IDV realizzando un altra sconfitta politica…

  308. silvio Says:

    A parte che non cita neppure la FdS, ma pare il nuovo messia davvero…!

    Luigi DeMagistris: “Io sono il candidato della citta’” De Magistris spiega di essere al lavoro “per costruire non solo la tradizionale allenanza di centrosinistra, con Pd, Sel, Verdi, Idv, ma anche, e questo e’ la vera novita’, per fare una grande e importante lista civica con movimenti e cittadinanza attiva”. Per questo, anticipa, “la prossima settimana sara’ importantissima per chiudere le alleanze”. Ma, assicura, “io non faro’ trattative. Le trattative non le fa il candidato, e io sono il candidato della citta’. Le trattative le fanno i partiti. Io, comunque, da domani avro’ una serie di incontri con personalita’ dei partiti, dei movimenti, della societa’ civile. Sono al lavoro”.

    AVANTI CON LA PERSONALIZZAZIONE DELLA POLITICA….

  309. Antonio Perillo Says:

    Silvio, io sono un compagno di Napoli.

    Innanzitutto, informazioni. Durante la sua kermesse di sabato mattina, De Magistris ha ringraziato la Federazione della Sinistra per il suo appoggio, è stato il primo soggetto che ha nominato. Facendo subito dopo un appello a Vendola, dicendo di non spiegarsi come mai lui e SeL erano assenti in quella sala.
    Ha inoltre avuto diversi incontri col segretario Prc locale e col portavoce Fds. Non capisco come si faccia a fare dichiarazioni così apodittiche basandosi su poche frasi e poche dichiarazioni.

    Poi, questione della personalizzazione. Credo che non sfugga a nessuno che De Magistris abbia una proiezione politica di tipo personale, il suo personaggio è nato dalla ribalta mediatica dovuta alle sue inchieste e al suo contenzioso col Csm. E’ stato eletto in Europa con centinaia di migliaia di preferenze personali, è stato più volte in contrasto col suo stesso partito.
    Il fatto di sapere di avere a che fare con un sistema bipolare, ultra maggioritario e personalistico non ci esonera dall’averci a che fare.
    La candidatura di De Magistris, se guardi bene, mette in crisi proprio lo schema bipolare a prescindere che il Pd e SeL sono impegnati a (ri)costruire anche in città.
    La sua mossa ha costretto questi soggetti a dover scegliere fra il profilo programmatico e la discontinuità rispetto alle amministrazioni passate e l’equilibrismo e la moderazione del rapporto fra partiti, con l’obiettivo dichiarato, da parte del Pd, di allargare la coalizione all’Udc.

    Infine, i contenuti. Fossi stato presente sabato mattina, avresti sentito parlare di giustizia sociale invece che di legalità, di redistribuzione delle ricchezze, di dignità operaia e lotta di classe. Avresti sentito parlare esponenti dei movimenti sociali, ex detenuti, lavoratori in lotta.

    Non ritengo De Magistris un candidato ideale e non lo ritengo estraneo alla logica bipolare, ma perdere questo treno sarebbe davvero imperdonabile per la sinistra napoletana e per il nostro stesso partito.

  310. silvio Says:

    ok Antonio per sabato 5, ma io leggo e sento anche di recente cosa propone DiPietro e dove sta in Europa, sai che in commissione UE non è passata la proposta di “Tobin Tax” che divide i gruppi politici in Europa per pochi voti compreso il voto contrario del gruppo liberale di cui fa parte IDV? vedremo in plenaria cosa faranno i nostri eroi.
    Propone IDV il libero mercato, perchè tu puoi benissimo parlare di giustizia sociale ma quando amministri poi sai bene che le scelte che fai non sono neutre. Secondo, ma se tutti i “leader” di un qualche peso si candidano come se ne esce? quale metodo per costruire programmi e alleanze? non vorrai negare che questa è un autocandidatura? poi sarà certamente un candidato ottimo anche per la FdS ma la logica è quella! rischiamo di apparire come al traino di DeMagistris e non è detto che nelle urne prenderemo voti anche se in alleanza con lui. So bene visto lo stato di quasi scomparsa, che ci aggrappiamo a tutte le ancore, ma trovo profondamente sbagliato alimentare qusto culto della personalità e del bipolarismo poi tu puoi pure accettarlo passivamente, io credo sia la nostra tomba.

  311. silvio Says:

    perchè bipolarismo? perchè se vuole DeM. e a quanto pare pure noi che si alleino con lui anche PD e SEL non è bipolarismo? o sbaglio…

  312. Antonio Perillo Says:

    Silvio, francamente non capisco bene dove vai a parare.

    Primo, cosa centra la collocazione in Europa di Idv con l’amministrazione di una città come Napoli? Abbiamo criticato alle europee aspramente le decisioni del gruppo liberale, ma non penso che al Comune di Napoli si decida del libero mercato in Europa.
    Sulle politiche per l’occupazione a Napoli, De Magistris dice cose molto di sinistra, per quanto compete al sindaco, cioè sull’allocazione delle risorse pubbliche. Salvaguardia degli operatori sociali, del welfare cittadino, trasporto pubblico etc.

    Sulla sua autocandidatura. Ti sfugge che attorno al nome di De Magistris c’è un ragionamento politico che parte dalla primavera 2010. Da allora ha partecipato a tanti incontri con la Fds, con SeL, con varie associazioni di cui anche noi come Prc facciamo parte, per preparare la sua candidatura. Che è venuta meno perché Idv ha deciso di star fuori dalle primarie.
    Dal pantano che ne è scaturito, De Magistris ha deciso di tornare in campo.

    Ripeto che la candidatura di De Magistris sta mettendo in crisi i moderati di tutti i partiti del centrosx, Pd e SeL in particolare, ma anche Idv e dico io pure parte del Prc.

    E’ una personalità, De Magistris? Certo, chi lo nega. Ho spiegato precedentemente come nasce il suo impegno politico. Ma con la personalizzazione della politica, in consultazioni ultra maggioritarie come le comunali, ci si deve fare i conti. C’è l’elezione diretta del sindaco. Il PD vuol candidare un prefetto sconosciuto ai più, si sarebbe costretti a fare un mese di campagna elettorale per spiegare alla gente chi è.

    La candidatura De Magistris a mio parere è il miglior compromesso per un passaggio, quello elettorale amministrativo, per noi da sempre arduo.
    L’alternativa quale sarebbe? Una candidatura a sinistra di De Magistris? In completo isolamento? Quella sarebbe secondo me la vera subalternità a questo sistema elettorale. “Accettarlo passivamente” un corno, se permetti.

    Su PD e SeL. La nostra posizione vorrebbe che anche Pd e SeL convergano su De Magistris. E’ difficile per tutto quello che ho detto prima, ma certo che sarebbe auspicabile, renderebbe la battaglia molto più passibile di vittoria. Al Comune e nei municipi. Dove c’è il maggioritario secco e al primo turno vince chi prende un voto in più con premio di maggioranza.
    Certo che si gioca a evidenziare le contraddizioni di SeL e Pd, ma se venissero superate a sinistra, tanto meglio.

    Concludo. La questione è sempre quella: come comportarsi in questo sistema ultra maggioritario? Secondo me bisogna giocarsela, secondo altri bisogna isolarsi e fare la battaglia testimoniale.

  313. giovanni Says:

    Cari tutti e caro Ramon,

    di tanto in tanto do uno sguardo a questo blog per imparare ascoltare capire valutare . Ogni tanto,raramente,ci scrivo anche senza mai entrare nel merito delle questioni di dinamica interna al partito o allo schieramento non essendo iscritto ad alcun partito confesso che spesso trovo le dispute di una noia atomica e di inconcludenza abissale ( giusto per dire come in parte sono).
    Non mi sono mai permesso di dare giudizi ed ora penso che sia venuta l’ora di sollecitare una seria analisi e riflessione sul perchè TUTTA l’opposizione sia parlamentare che extra, non riesca a concludere un granchè. Non dico questo con lo spirito denigrante e sufficente di chi vuol
    piscar dall’alto ma di chi stufo di una arroganza imperante a fronte di un
    problema locale (che non spiego per rispetto del vostro tempo) che riguarda però poteri forti e coinvolge cittadini di intere aree urbane ha con pochi altri in pochi mesi organizzato un comitato di lotta che ora raccoglie duemila persone e inizia seriamente a disturbare il pranzo dei
    potenti, senza aver MAI visto MAI un rappresentante dell’opposizione negli organi amministrativi locali, Ed averli coinvolti di imperio solo ora
    perchè forse utili a far qualcosa.Nota di cronaca il rappresentante FED non si è mai visto pur avendo un esperienza ultra decennale di amministrazioni locali.
    UNA SERIA ED ORGANICA AUTOANALISI SULLA INCONSISTENZA DELLE OPPOSIZIONI NON LA TROVO DA NESSUNA PARTE. Altro che alleanze con questo o con quello ,questo o quello per me pari sono. Ma a questo punto perchè non allearsi anche con FLI se serve a qualcosa.
    Con grande rispetto e profonda tristezza un saluto a tutti voi.
    Giovanni

  314. Denis Says:

    Caro Ramon,
    prima si parlava della questione Napoli e dell’operazione del Prc e della FdS al fianco di De Magistris e io penso,cosi come te,che sia una buona operazione.
    Ti volevo chiedere cosa pensi del progetto della lista a Milano e del progetto Canale a Reggio Calabria.
    A mio avviso stiamo facendo buone operazioni in tutta Italia,aspettando di dare un giudizio della FdS di Torino.
    Per tutti i tristi:se lavoriamo bene riusciremo a tornare ai consensi del 2007 (7-8%) ma dobbiamo stare uniti e lavorare compatti,ricordandoci che il tanto declamato vendola alle europee e alle regionali prese meno voti di noi
    Buona giornata

  315. Lucio Roma Says:

    Ma non è della FdS pure Nicolosi con la componente di Patta? continuamo a fare come “Tafazzi”

    Comunicato stampa

    Dichiarazione di Nicola Nicolosi,

    Segretario Confederale Cgil, Coordinatore Area ‘Lavoro Società’

    Lascia stupefatti l’odierna polemica messa in campo contro la Cgil da parte del segretario di Rifondazione comunista a proposito dello sciopero generale del 6 maggio, etichettato come ‘mezza misura’ e perciò già battezzato come ‘del tutto inefficace’; torna alla mente la definizione di ’sciopericchio’ coniata da Fausto Bertinotti prima delle grandi mobilitazioni verso il grande corteo del marzo 2003.

    Forse a Paolo Ferrero non è del tutto chiaro quale sforzo sia richiesto ai lavoratori e alle lavoratrici chiamati a rinunciare ad alcune ore di salario in tempo di perdurante crisi economica.

    E forse non è nemmeno chiara la necessità di preparare adeguatamente un appuntamento qual è uno sciopero generale, che richiede tempo e accortezza affinché riesca pienamente. Peraltro, alcune categorie – a cominciare dai metalmeccanici – si fermeranno per otto ore, e per altre sarà così di fatto. Dunque pare davvero azzardato definire la giornata di lotta organizzata dalla Cgil come una ‘mezza misura’.

    Ai leader della sinistra consiglieremmo piuttosto cautela nei giudizi e anche un minimo di senso critico, vista e considerata la pesantissima crisi di consenso che stanno vivendo taluni partiti. Non c’è spazio per le polemiche sterili, controproducenti e inutili: a meno che la sindrome di Tafazzi, che notoriamente affligge la sinistra italiana, non sia destinata a dover prevalere per l’ennesima volta.

    Aggiungiamo per informazione che FP-CGIL, FLC-CGIL, SLC-CGIL, FILCAMS-CGIL hanno già esteso lo sciopero ad otto ore, così come si apprestano a farlo i territori per garantire – oltre al blocco della produzione – una effettiva presenza alle manifestazioni.

  316. silvio Says:

    .Ti faccio degli esempi ma lo sai che su acqua pubblica per esempio :l’idv,e il magistrato hanno promosso quesiti di stampo neoliberisti (e si sono arrogati il diritto di averli promossi loro SIGH per fortuna non sono stati ammessi quei quesiti e ora IDV si fa vanto! che vergogna),votano le missioni di guerra,sono a tutto tondo per le privatizzazioni e le precarizzazioni e questo grande candidato è convinto di essere la sinistra?il 15ennio bassoliniano vede protagonisti tutti gli uomini dell’idv,a fianco di bassolino specialmente nelle spartizione nelle asl, e il magistrato in silenzio.Poi capisco anche il sodanismo preveda qualsiasi salto mortale pur di avere uno straccio di rappresentanza Poi una riflessione generale, qua e là siamo costretti a convergere ( noi, ma in fondo anche Sel ) su candidati che si autoproclamano Robin Hood e salvatori della patria. A Napoli da tempo, il Prc si è suicidato. Ma ora, con il caloroso sostegno a De Magistris( per carità persona degna ma frutto di quel radicalismo giacobino inconcludente),quel che resta di Rifondazione ha addirittura dislocato se stessa perfino oltre la sinistra.

  317. pietro Says:

    se c’e’ qualcuno nella Fds che vuole sostenere Fassino a Torino non vedo nessun problema a sostenere un cadidato come De Magistris che anche dentro l’IdV rappresenta l’ala sinistra del partito..
    Ha caratteristiche di novita’, capacita’, onesta ( fino a prova contraria) e competenza legale ( peril suo passato di magistrato) tali da farlo definire un ottimo candidato.
    Se poi si vuole spaccare il capello in quattro…poi il capello si rompe…
    ciao

  318. pietro Says:

    Volevo parlare invece della campagna elettorale per ilsindaco di Milano che e’ partita da poco: secondo me sia il canidato Pisapia sia chi gli sta attorno come staff dovrebbe metterci un po’ più di grinta, bisogna giocare in attacco non in difesa, la vittoria e’ possibile ma senon si denunciano le malefatte di questa amministrazione come e’ possibile vincere?
    Possibile che non si parli della faccenda della casa del figlio della Moratti ( la cosidetta Bat-caverna)?
    Possibile che non si dica che per i quartieri non e’ stato fatto niente, e che invece e’ stato fatto molto per gli affari dell’EXPO 2015?

  319. scusate ma non ho tempo per rispondere. appena lo avrò lo farò. come sempre.
    ciao

  320. alfonso Says:

    Comunque in una Federazione – Federazione, ripeto, non partito – si può pure polemizzare sulle modalità dello sciopero generale senza che per questo debba morire nessuno, come si dice dalle mie parti.
    A rigore si potrebbe polemizzare pure in un partito, figuriamoci in una federazione di 4 soggetti diversi.

  321. di Franco Tommasoni Says:

    Il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione sul vicinato medio-orientale ed in particolare sulla Libia nella quale si chiede, tra le altre cose, la costituzione della “no-fly zone”. Tra le forze di sinistra che compongono il GUE/NGL ( il gruppo al parlamento europeo ) il dibattito è stato acceso ed ha portato ad un posizionamento differente dei vari membri nella votazione.

    I parlamentari eletti nelle fila del KKE greco e del PCP portoghese, nonché qualche membro eletto in Germania con la “Linke” (che su una questione del genere va verso una spaccatura interna), i deputati ciprioti, il deputato spagnolo di”Izquierda unida” e quelli olandesi del partito socialista, hanno votato contro questa risoluzione. Un fatto importante che testimonia della tenuta di un fronte anti-imperialista anche in Europa, composto da partiti, in particolare quelli comunisti, che da anni porta avanti almeno in alcuni paesi una forte e decisa battaglia contro le scelte imperialiste dell’Unione Europea

    Il fatto di maggior rilievo, però, è che Bisky, figura di spicco della “Sinistra Europea” e della Linke abbia votato a favore della risoluzione. Ma ancor più grave è che il deputato tedesco non si è ritrovato da solo: in suo soccorso si sono aggiunti anche i deputati portoghesi eletti nelle fila del “Bloco de esquerda” e alcuni deputati francesi del Front de Gauche e del PCF (il PCF è attualmente presidente della “Sinistra europea”, e il “Bloco de esquerda” vicepresidente)

    Ora, sebbene i partiti comunisti del nostro paese non abbiano una rappresentanza nel parlamento europeo sono comunque forti (e in un certo senso privilegiati) i legami di una certa parte della sinistra “radicale” con la “Linke” e rilevante è il ruolo che Rifondazione Comunista ha dentro il Partito della sinistra europea, in quanto membro a pieno titolo di questa organizzazione sovranazionale.

    Per questa ragione, sulla gravità di quanto è avvenuto al Parlamento Europeo, il gruppo dirigente di Rifondazione non può sottrarsi all’obbligo di esprimere il suo giudizio, che ci auguriamo di netta condanna. Non possiamo pensare che i compagni di Rifondazione possano perseverare nella costruzione di un progetto, quello della Sinistra Europea, che assume sempre più un carattere strategico, senza che la linea di politica estera sia discussa e condivisa dalle forze che lo compongono. A meno che non concordino anche loro con le aberranti posizioni assunte da Bisky e gli altri deputati che lo hanno seguito, che non hanno certo un ruolo di secondo piano nella SE. Non vogliamo neppure pensarlo.

    Non è forse allora più coerente la posizione di quei partiti comunisti, come quello greco e quello portoghese, che stanno fuori dalla “Sinistra Europea”, che in alcuni casi la criticano aspramente, ma che portano avanti coerentemente una battaglia contro le varie forme di politica imperialista, sia essa americana o europea?

    I legami a livello europeo (e mondiale) per i comunisti devono essere costruiti sul terreno della coerenza anti-imperialista e non con chi vota sulla politica estera, e addirittura a favore di misure di guerra, allo stesso modo dei partiti socialdemocratici, popolari e liberali europei. Chi intende continuare a definirsi comunista non può farsi scavalcare a sinistra da Cofferati (che ha votato contro la risoluzione). Rifondazione deve sciogliere questo nodo. Ci aspettiamo parole chiare.

  322. Invece sostenere la Bonino sai che rivoluzionari e Burlando con UDC in regione Liguria sai che scelta controcorrente…votate i candidati del PCL unici comunisti coerenti

  323. sergio MI Says:

    Sono d’accordo con Francesco D. su Cremaschi, nonostante la risposta e la durezza di Ramon. Nessuno confonde che i segretari si facciano sui blog ma quello che Francesco voleva dire, mi pare, è – di discutere- se abbiamo un gruppo dirigente all’altezza della fase, se è dotato di una visione STORICA, di un respiro CULTURALE che sappia parlare all’intera nazione e non solo alla ristretta militanza…io di questo, lo confesso, mi sento un po’ orfano. Anch’io vedo in Cremaschi il compagno in questa fase più lucido, quello che indica oggi una lotta di massa, capace di stare nelle corde di una potenziale “maggioranza”. Non so parlare di altre qualità, non conoscendolo personalmente. Nessuna tifoseria, d’accordo Ramon, ma neppure divieti a discutere di problemi certo non risolvibili sui blog ma indicativi di una voglia di dibattito. E poi, come sai, nelle purtroppo rinsecchite “istanze” di partito il confronto è ristretto solo a gruppi dirigenti locali con sempre più deboli legami con gli iscritti. Un saluto.

  324. sulla questione di napoli concordo pienamente con antonio perrillo.
    aggiungo solo che silvio pur dicendo di essere contro il bipolarismo ne è, invece, totalmente succube. pensa, infatti, che la politica si racchiuda tutto nella scelta di “sostenere” o meno qualcuno. ma il bipolarismo prevede esattamente che ci sia chi non “sostiene” espellendolo dalle istituzioni e relegandolo in una posizione di totale inconcludenza. facendo regredire chi “non sostiene” nemmeno ad una posizione testimoniale, bensì ad una posizione impolitica. si può scegliere, ed a volte può essere perfino necessario, di testimoniare una giusta posizione, ma accettare l’idea che sia sistematicamente impotente vuol dire uscire dalla politica.
    molti che si considerano molto di sinistra non si rendono nemmeno conto di quanto sono subalterni al sistema.
    ciao e grazie

  325. carto giovanni, capisco cosa dici e, al netto del problema che non citi (e grazie per evitare di discutere qui cose che nessuno dei lettori sa e può giudicare), lo condivido.
    è questo il problema più grande.
    tuttavia posso testimoniare che in moltissimi posti i comitati di lotta sono promossi dai militanti che hanno capito che solo le pratiche sociali sono il pilastro di qualsiasi politica. e che spessissimo bravissimi consiglieri ed anche assessori fanno tutto il loro dovere. il problema è che quando succede questo poi sembra totalmente irrilevante dal punto di vista elettorale. sia perché i mass media non se ne occupano mai, sia perché il sistema politico istituzionale è ormai impermeabile da tempo a queste questioni. anche con l’effetto che tutte le vacche sembrano grige e che tutti sono uguali.
    perciò da tempo dico che bisogna mettersi in testa che ci vorranno molti e molti anni di duro e invisibile lavoro sociale per risalire la china.
    un abbraccio
    un abbraccio.

  326. caro denis, condivido l,o spirito del tuo post. ma non posso risponderti perché davvero non so quasi nulla delle cose che mi chiedi. non abbastanza comunque per dare risposte serie.
    un abbraccio

  327. caro pietro, non è questo il luogo per discutere di cose così. il tuo giudizio è chiaro. ma che ne sanno i lettori del blog se hai ragione o esageri o hai torto?
    non credo sia difficile capire che cosa è questo blog. e cosa sia utile discutere qui, magari facendo esempi conosciuti da tutti per rilevanza e notorietà. ma sempre di cose generali e senza confondere una discussione come quella che si può fare qui con le assemblee o con le riunioni di persone in carne ed ossa che si confrontano per prendere decisioni.
    un abbraccio

  328. caro alfonso, condivido la tua risposta a lucio.
    grazie

  329. caro franco tommasoni, il partito della sinistra europea è un partito plurale, fatto da ormai molti partiti. spesso anche più di uno per nazione. il prc ha una posizione chiarissima sulla eventualità di interventi militari comunque mascherati. altri no. cosa dovrebbe dire di chiaro? scomunicare? attaccare? o battersi per i contenuti anche riuscendo a far cambiare ad altri le loro posizioni? come è successo per fare solo un esempio sulla questione della costituzione europea? o dovrebbe spaccare l’unico spazio serio che c’è, sia il gruppo sia il partito europeo?
    ma è possibile che tu pensi che fare politica sia dare voti ed emettere scomuniche?
    ciao

  330. caro gigi, davvero pensi che scrivere cose così sia di qualche utilità? pensi di far cambiare opinione a qualcuno così?
    mah!

  331. caro sergio, io capisco anche le intenzioni che ti spingono a dire queste cose. ma proprio non condivido.
    siccome cremaschi, sul quale ho già detto la mia stima, ogni tanto va in tv e si spiega bene allora subito c’è qualcuno che lo propone portavoce della federazione. vedo anch’io i limiti del gruppo dirigente. a cominciare da me. ma questi limiti non si superano come al calciomercato. e discutere così, per quanto possa essere anche indice dell’esigenza di partecipare, è esattamente il contrario. è discutere di nulla. o meglio, è discutere nella falsa riga delle infinite personalizzazioni della politica.
    infine ti dico che su un blog si può discutere utilmente. per esempio si può discutere se sia vigente o meno l’analisi di marx sulla caduta tendenziale del saggio di profitto. questione decisiva per capire come funziona il sistema capitalistico oggi. solo per fare un esempio. mentre fare il totosegretario non è solo inutile. è dannoso. tutti possono al bar dire ma perché non compriamo leo messi per vincere lo scudetto? e non c’è niente di male a dirlo. ma non discutere della caduta tendenziale del saggio di profitto ed appassionarsi ad “inventare” leader è disastroso.
    ciao

  332. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    innanzi tutto grazie per la risposta che apprezzo. In tutta sincerità non credo che anni o secoli di pratiche perdenti sortiscano in risultato alcuno.Non è più tempo.Io quello che faccio lo faccio perchè non so fare diversamente e non ammetto a me stesso di poter subire senza reagire in un qualche modo.Ma non si svuota il mare con la cannuccia. La tristezza profonda che vivo e penso con me tanti altri e che so già che ,bene che vada,riuscirò forse a vedere mitigati gli effetti nefasti non a rimuverne i presupposti e tantomeno a ribaltare le logiche che guidano questa follia criminale.
    Credo insomma che l’assenza di un supporto ” istituzionale” o rappresentativo non sia la causa del fallimento di iniziative di rivendicazione e di lotta. Credo che La sostanziale inefficacia del meccanismo rappresentativo demotivi e disorienti l’azione e l’impegno di chi siede in organi di “governo” territoriale.
    Gli uomini sono sempre quelli di una volta ,non credo che poi cambino molto è il rapporto tra uomini e umanità che è cambiato e certamente non in meglio! Sembra un fiume in piena verso il grande salto di una cascata ma senza neanche quel magico senso di spettacolarità che la natura regala.Porco dio viva la vita ,però non diciamo che cambieremo niente di sensazionale con anni e anni di silenzioso lavoro,al massimo occupiamo il nostro tempo in modo più nobile o banalmente più vicino alla nostra coscenza e sensibilità,la rivoluzione o il cambiamento radicale
    è ben altra cosa.
    Un grande abbraccio
    Giovanni

  333. Michele Caruso Says:

    Non capisco questa idiosincrasia per la “personalizzazione” della politica. La politica è fatta da persone, dalla base ai cosiddetti vertici, si discute con le persone, si litiga con le persone, si fanno iniziative insieme alle persone, e tra queste, esistono anche i leader (o portavoce per chi odia il termine). Che male c’è dunque nel proporre una “persona” brillante e in grado di spiegare le proprie idee come Cremaschi come portavoce? E’ mero calciomercato? Non mi pare. Anzi, avere qualcuno in grado di rappresentare al meglio le proprie idee sarebbe già un importante passo avanti.

  334. Massimo Della Chiarezza Says:

    Te la spiego io Michele, o almeno ci provo:
    quando due anni fa si è fatta una battaglia con il coltello in bocca contro una parte di rifondazione, in assenza di altri argomenti, si è messa la questione della cosiddetta personalizzazione al centro della discussione. Per dare addosso a Vendola, l’argomento che tutti i livelli medi hanno usato era quello dell’anti-personalizzazione.
    Vediamo bene oggi la cecità di quelle posizioni, soprattutto perchè sembra ormai evidente che per battere vendola hai dovuto alzare un coperchio, ora richiuderlo è impossibile.
    Senza considerare che la Fed fa di tutto per scimmittare i contenuti che erano di Vendola, ma troppo tardi e troppo timidamente.

  335. Giuanin Says:

    Massimo della chiarezza lascia stare la politica e scegliti un occupazione adatta al tuo limitato intelletto….

  336. Ma perchè DeMagistris va bene non è un populista pure lui? e Pisapia anche lui eletto con le primarie (che la FdS non voleva Giuliano a Milano!) ad Assisi domenica eleto candidato di sinistra la FdS esulta, ora si esaltano le primarie ma la coerenza dov’è solo Vendola è un populista di sinistra? suvvia serietà

  337. Vorrei chiedere a Ramon ma le iniziative decise sul territorio nell’ultima Direzione quando partono? non vorrei che anche questo sia uno dei tanti obbiettivi evaporati…

  338. caro giovanni, sono io che ti ringrazio. c’è molto di buono nel nostro dialogo. così almeno credo io. anche se non siamo d’accordo, come in questo caso.
    per il semplice motivo che c’è rispetto e che comunque si tenta di tener conto davvero delle motivazioni, oltre che dei contenuti, delle cose che reciprocamente sosteniamo.
    ma veniamo al tuo ultimo post.
    come sempre c’è un punto di verità in quel che dici.
    è vero molti hanno la sensazione, ed è certamente non priva di fondamenti concreti, di fare un’opera di svuotamento del mare con la cannuccia. o col cucchiaio.
    effettivamente sembra così. ma se svuotare il mare col cucchiaio non può sortire certamente l’effetto di svuotarlo effettivamente, l’utopia, l’idea, il sogno, che il mare possa essere svuotato (se svuotare il mare è rovesciare un sistema ingiusto e irrazionale che sembra “naturale” e così possente da essere immodificabile) è un progetto che può dare significato, nel senso alto del termine, ad ogni tipo di impegno. sociale politico e culturale.
    ma forse la metafora del mare non è poi così esatta. ce ne possono essere altre.
    te ne ricordo una che penso sia rimasta impressa nella tua memoria.
    tratta da un discorso del presidente mao al settimo congresso del pcc nel 1945.
    dice mao:
    “Un’antica favola cinese, intitolata Come Yu Kung rimosse le montagne, racconta
    di un vecchio che viveva tanto, tanto tempo fa nella Cina settentrionale ed era
    conosciuto come il “vecchio matto delle montagne del nord”. La sua casa guardava
    a sud, ma davanti alla porta due grandi montagne, Taihang e Wangwu, sbarravano
    la strada. Yu Kung decise di spianare, con l’aiuto dei figli, le due montagne a colpi
    di zappa. Un altro vecchio, conosciuto come il “vecchio saggio”, quando li vide
    all’opera scoppiò in una risata e disse: “Che sciocchezza state facendo! Non
    potrete mai, da soli, spianare due montagne così grandi”. Yu Kung rispose: “Io morirò, ma resteranno i miei figli; moriranno i miei figli, ma resteranno i nipoti
    e così le generazioni si susseguiranno all’infinito. Le montagne sono alte, ma non
    possono diventare ancora più alte; a ogni colpo di zappa, esse diverranno più
    basse. Perché non potremmo spianarle?” Dopo aver così ribattuto l’opinione
    sbagliata del vecchio saggio, Yu Kung continuò il suo lavoro un giorno dopo
    l’altro, irremovibile nella sua convinzione. Ciò impietosì il Cielo, il quale inviò
    sulla terra due esseri immortali che portarono via le montagne sulle spallel.”

    le montagne della metafora erano l’imperialismo e il feudalesimo.

    gli esseri immortali l’evento inaspettato che risolve in un colpo il problema.

    ma non vengono eventi inaspettati senza che qualcuno si proponga l’utopia. possono anche tardare e comunque non è detto che vengano. ma la discussione non deve mai essere sulla grandezza degli ostacoli bensì sulla giustezza o meno dell’intenzione di rimuoverli.

    potremmo anche, per essere ancor più vetero, tirare in ballo il famoso “ben scavato vecchia talpa”.

    “Ma la rivoluzione va fino al fondo delle cose. Sta ancora attraversando il purgatorio. Lavora con metodo […] Essa spinge alla perfezione il potere esecutivo, lo riduce alla sua espressione più pura, lo isola, se lo pone di fronte come l’unico ostacolo, per concentrare contro di esso tutte le sue forze di distruzione. E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del suo lavoro preparatorio, l’Europa balzerà dal suo seggio e griderà: “Ben scavato, vecchia talpa!”
    K. Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”

    sarà che oggi ho un po di febbre ma mi vengono in mente queste cose.

    quando parlo di silenzioso lavoro sociale parlo della ricostruzione ed anche della costruzione non solo delle lotte e della loro tendenziale unità. lotte in tutti campi dei rapporti sociali e su tutte le contraddizioni. parlo anche della ricostruzione della coscienza dell’antagonismo nei confronti del sistema.

    ciò che bisogna discutere è se i bisogni e i problemi sociali evidenziati dalle lotte e dalle aspirazioni dei soggetti sociali sono giusti o meno. sono individuati ed anche selezionati coerentemente con i problemi prodotti dal sistema.

    mai, ovviamente, pensare che le denuncia di questi problemi sia sufficiente a far progredire le lotte e ad infondere coscienza. questa è la concezione più settaria e astratta possibile.

    sempre, ovviamente, avere obiettivi immediati e concreti coerenti con l’obiettivo del rovesciamento del sistema e di profonda modificazione dei rapporti sociali.

    ma, appunto, per scendere terra terra e per fare un solo esempio elementare…

    è giusto o non è giusto dire che i beni pubblici devono essere sottratti al mercato?

    è giusto o non è giusto dire che l’articolo 41 della costituzione va difeso esattamente perché tiene aperta una questione a livello istituzionale che allude al rovesciamento del sistema?

    è giusto o non è giusto dire che la finanziarizzazione va combattuta anche con la ripubblicizzazione delle banche che erogano credito e con una netta separazione delle banche di credito dalle banche di “investimento”?

    sono cose possibili oggi. non lo erano ieri prima che la crisi del 2007 evidenziasse l’insostenibilità del sistema sia per l’umanità sia per lo stesso pianeta.

    appaiono impossibili se si devono selezionare obiettivi, non a partire da una analisi del capitale e del sistema sociale conseguente a questa fase capitalistica, bensì se si pensa che è nel sistema politico, nelle sue dinamiche interne (alleanze si o alleanze no) che si possono costruire le basi per raggiungere questi obiettivi.

    così si scopre sempre che essendo il sistema politico bipolare congegnato esattamente per garantire la continuità del sistema economico dominante per “vincere” le elezioni bisogna rinunciare a porre all’ordine del giorno nelle istituzioni esattamente le cose che sarebbero necessarie per non dico risolvere, ma anche solo affrontare i problemi prodotti dal sistema.

    sembra un dettaglio se parliamo dentro l’agenda politica ufficiale. ma non lo è.

    non lo è in nessun senso.

    se si può vincere il referendum sull’acqua non è un caso. il 100 % del parlamento, anche se in misura e con sfumature diverse, è d’accordo con la privatizzazione dell’acqua. il referendum del signor di pietro è esattamente questo.

    come è possibile che la maggioranza del popolo è per la pubblicità dell’acqua e il parlamento tutto è per la privatizzazione?

    da venti anni c’è una talpa che ha scavato. che ha spiegato. che ha analizzato, che ha lottato. in bolivia c’è stata una guerra sull’acqua che ha poi permesso un successo elettorale. la lotta sull’acqua in bolivia è stata la base per tutto il resto. senza quella lotta il mas di evo morales sarebbe ancora al 4 %.

    il bipolarismo rovescia tutto questo. prima si dovrebbe trovare un leader e una coalizione che dal governo ponga il problema e poi il popolo sarebbe contento. peccato che dentro il bipolarismo ogni lotta che tocchi anche solo un nervetto degli interessi capitalistici globali e locali diventa “estremista” “massimalista” “esagerata” “ideologica” e così via.

    oggi ci sono più di ieri le possibilità per far valere certe rivendicazioni. ma senza farle dipendere da un gioco “politico” in un sistema truccato. trovando, anzi, le forme attraverso le quali farle diventare un tarlo del sistema. che scava e lo distrugge dall’esterno e dall’interno.

    fare questo sconta l’invisibilità. perché quando i mass media si occupano di politica, in buona e cattiva fede, parla solo dei sondaggi, dei litigi fra leader e dei giochi del palazzo, ma mai della società, che al massimo viene evocata, come da santoro, come un problema di masse vocianti che gridano il loro problema ma che poi devono ritrovarsi in una dialettica fra politici e giornalisti che parla di loro ma che esclude comunque che il loro problema possa essere risolto.
    è un po difficile dare una risposta ad operai di una fabbrica delocalizzata senza mettere in discussione la globalizzazione e chiedendo loro di accontentarsi di qualcuno che gli dice che poverini, che bisogna fare qualcosa per loro, ma che poi considera il mercato e la stessa globalizzazione come una cosa naturale ed indiscutibile.

    per questo, come ho tentato di dimostrare anche in altri scritti, il lavoro sociale è alla base di qualsiasi concezione di lavoro politico.

    so bene che la sensazione è quella che abbiamo detto. sensazione di impotenza e di irrilevanza.

    ma mai ci sarebbe stato il divorzio senza che le donne per vent’anni si fossero già ribellate ad una oppressione potentissima delle istituzioni e sopratutto dentro i rapporti sociali nelle loro famiglie.
    era “naturale” che il capofamiglia fosse il maschio. era “naturale” che la donna lo seguisse e che si sottomettesse. tutto lo diceva. lo stato, la chiesa, la scuola, le canzonette, i luoghi comuni imperanti, il senso comune di tutta la società.
    ci vorranno particolari condizioni politiche nel 1970 affinché 5 partiti laici votassero il divorzio. ma senza quella modificazione della cultura dominante prodotta da una prima molecolare e poi evidente nelle piazze lotta capillare e continuativa le condizioni politiche ed istituzionali non ci sarebbero state mai.

    certo, c’era un sistema politico molto più democratico e un parlamento rappresentativo. che proprio per questo hanno cambiato rendendolo indifferente per meccanismi intrinsechi alle richieste di modificazioni provenienti da nuovi rapporti di forza sociali.

    e questo è un gran problema.

    ma senza il lavoro sociale mai si daranno le condizioni per cambiare alcunché.

    va beh l’ho fatta lunga. ma il problema è grande.

    e comunque per dirla con mastroianni nel film “i compagni” di monicelli quando gli chiedono come mai lui professore, benestante, conduca una vita da latitante, con fame e freddo, in una torino di fine ottocento, non risponde con frasi altisonanti e con retorica, bensì con un bellissimo:

    “lo faccio perché mi piace!”

    un abbraccio giovanni

    e nel giorno del 150 anni dell’unità di italia ripeto qui ciò che dissi in parlamento quando venne votato il ritorno dei savoia.

    viva gaetano bresci!

  339. caro michele caruso, una cosa sono le persone ed un’altra è una personalizzazione della politica. una responsabilità di direzione di un collettivo ed anche di rappresentanza di un collettivo non si deve discutere a partire dalle qualità delle persone da candidare. bensì a partire dalle esigenze del collettivo. tanto meno in luoghi, come internet, dove la politica sparisce per discutere del totoleader. che, lo ripeto, è anche nocivo per le stesse persone che si indicano in questo modo.
    eleggere un segretario di partito, un portavoce di una federazione di più partiti, non si può fare con il totoleader. o con primarie e plebisciti. che anche quando avessero successo consegnano al leader un potere tale da annullare il collettivo e rendendo tutti dipendenti anche dai suoi eventuali capricci.
    in altre parole una cosa è in una cena fra amici dire: toh a me piacerebbe che il portavoce fosse tizio. non c’è unlla di male in questo.
    ma farne una discussione pubblica su internet, che non potrebbe che produrre tifosi favorevoli e contrari, magari allo scopo di influenzare chi ha la titolarità della decisione, non è la stessa cosa.
    farei una offesa alla tua intelligenza se pensassi che non lo capisci.
    mettere qui sul mio blog un nome e chiedermi di esprimermi, ben sapendo che il sottoscritto appartiene all’organismo che il portavoce lo deve votare, è proprio scorretto. anche se le intenzioni sono buone è scorretto lo stesso.
    ed è una iperbole della politica spettacolo.
    un abbraccio

  340. egregio massimo della chiarezza (sic), ricompari qui dopo molti mesi. sostenevi che eravamo settari e duropuristi ed ora sostieni che scimmiottiamo vendola.
    non era vera l’una e non è vera l’altra cosa che dici.
    fin da allora dicevamo che avremmo voluto unire tutta la sinistra (tutta quella che si riconosce in determinati contenuti seri, sel compresa) ma senza che nessuno dovesse sciogliersi e soprattutto senza diventare una variabile dipendente dal pd e dai rapporti con esso.
    lo stesso diciamo oggi.
    dove è possibile si fa l’unità. dove non è possibile non si fa.
    l’unità anche in forme spurie prodotte da primarie e altro. ma con contenuti buoni. (e questa è anche un risposta per ciro al quale sfugge che dove c’è l’elezione diretta dei sindaci certi meccanismi per quanto criticabili stanno nell’ordine delle cose e che un altra è il governo nazionale). dove non è possibile sarà ben difficile sostenere che è per colpa del settarismo nostro.
    per fare un solo esempio nel corso delle trattative sulle prossime amministrative sel ad oggi è dentro le coalizioni del centrosinistra a napoli, torino e salerno. non dovrebbe esserlo per i contenuti che dice di voler difendere, anche perché perfino pezzi del pd e l’idv ne sono usciti su contenuti precisi. ed invece lo è.
    come mai?
    ma è semplice. ha un vincolo. perché se il progetto è conquistare la direzione del centrosinistra con le primarie poi non si può uscire dal centrosinistra in città importanti. anche se i programmi inneggiano alla tav e sono scritti tenendo conto di quel che dice marchionne invece di quel che hanno detto gli operai della fiat.
    è colpa nostra, del nostro settarismo? o si tratta banalmente di una strategia, quella di sel, che non può che produrre subalternità ai contenuti di gran lunga prevalenti nel centrosinistra?
    ciao

  341. giuanin, faccio una eccezione e lascio i tuoi stupidi insulti solo perché costituiscano esempio negativo. se ti piace discutere a suon di insulti accomodati altrove. i prossimi li cancellerò. se invece hai argomenti e ragioni saranno benvenuti i tuoi post.

  342. ciro, le campagne discusse ed elaborate dalla direzione del prc, come previsto, saranno proposte ad altri soggetti e alla fine, ma entro marzo, saranno dispiegate con il massimo di impegno.

  343. Patrizia Says:

    Caro Mantovani, scusa se, tanto per cambiare, vado fuori tema, ma ‘sta faccenda dei Savoia mi é sempre sembrata illogica. Posto che Vittorio Emanuele é un criminale ed anche particolarmente antipatico e non brilla nemmeno per intelligenza, mentre il figlio invece pure, che senso ha, oggi, l’esilio? Giá la parola mi sembra anacronistica in un occidente dove i pochi re rimasti servono al massimo a vendere i rotocalchi, ma in piú che senso ha condannare qualcuno per le colpe dei nonni? La storia dei Savoia la conosco e certamente non é edificante, tuttavia cosa c’entrano ‘sti due personaggi da cabaret? Continuare a ritenerli responsabili, non significa attribuir loro un’importanza che non hanno? Abbiamo una Mussolini in Parlamento, dei fascisti al Governo, cosa ce ne puó importare di un casato morto e sepolto e dei quattro spettri che ne portano il nome?
    Altra cosa é la storia e certamente concordo su Bresci, ma i Savoia odierni non sono piú nessuno.
    Ciao.

  344. cara patrizia, le cose non stanno come dici tu. ovviamente non è colpa tua. ancora una volta c’è la disinformazione imperante che crea confusione.
    andiamo per ordine.
    la costituzione diceva:

    “I membri e i discendenti di Casa Savoia non
    sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici
    né cariche elettive.
    Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai
    loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il
    soggiorno nel territorio nazionale.
    I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex
    re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti
    maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti
    e le costituzioni di diritti reali sui beni
    stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946,
    sono nulli.”

    si tratta della XIII norma transitoria della costituzione che è stata abrogata nel 2002.

    a cominciare dagli anni 70 il MSI iniziò a proporre testi di legge costituzionale per abrogare questa norma.

    è solo nel clima di revisionismo storico nella cosiddetta seconda repubblica, e senza sottovalutare le comparsate televisive del rampollo savoia emanuele filiberto nella trasmissione “sportiva” condotta da un altro campione del centrosinistra FAZIO nelle quali appare coma un bravo ragazzo privo di colpe, che inizia il vero progetto di abrogazione della norma. siamo nel pieno della riscrittura della storia nella quale i partigiani sarebbero pari ai repubblichini nazisti e la costituzione troppo figlia della guerra e troppo scritta dai vincitori.
    non si può sottovalutare questo contesto che esiste tuttora e che influenza fortemente la stessa concezione della democrazia italiana.

    tuttavia nell’abrogazione della norma c’è un imbroglio grande come una casa.

    la norma prevede che le ex regine e i discendenti maschi siano esiliati.
    le femmine discendenti possono tornare.
    perché?
    perché così prevedeva e prevede il diritto di successione di casa savoia.
    se la discendenza fosse prevista indifferentemente per maschi e femmine anche le femmine sarebbero state esiliate.
    ma da questo di evince che non sono le persone ad essere in esilio, bensì le cariche nobiliari che danno accesso alla pretesa del trono.

    insomma, il signor emanuele filiberto (e anche quel bel personaggio di suo padre) poteva tornare in qualsiasi momento in italia. doveva però, recarsi da un notaio e compiere un atto preciso: rinunciare alla pretesa al trono e ai titoli ereditari.

    il che dimostra che non c’è in nessun modo nella norma costituzionale un intento persecutorio nei confronti delle persone sulla base del principio di far pagare ai fligli e ai nipoti le colpe dei padri. a meno che questi rivendichino l’eredità. e non c’è dubbio che l’eredità è intera e comprende anche le colpe.

    inoltre la semplice abrogazione della norma, furono bocciati emendamenti che prevedevano, per esempio, cose precise sulla rivendicazione dei beni in italia e sui beni trafugati dai savoia, aveva anche profili di dubbia costituzionalità. ma non la faccio lunga.

    anzi, metto qui il bell’intervento pronunciato a nome di rifondazione nell’ultima votazione (la quarta e la seconda della camera essendo una legge costituzionale) da giovanni russo spena. che spiega bene tutto.

    il voto fu favorevole di tutti tranne che di prc pdci e alcuni verdi e ds. le lega si astenne.

    finì 416 si, 44 astenuti, 69 no.

    ecco la dichiarazione di voto finale di giovanni.

    “GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, abbiamo la sgradevole sensazione che stiamo consumando – e oggi si effettuerà la quarta votazione, quella che potrebbe essere, purtroppo, definitiva – un rituale un po’ stanco ed un po’ scontato, senza passione. Invece, le cose a noi pare stiano diversamente. Questa proposta di legge, allo stesso tempo, è inutile, sbagliata, e dannosa. Non è, badate, un’ossessione di ostinati bolscevichi o di comunisti vendicativi e cattivi.
    Vorrei, infatti, ricordare tre argomenti che ci sono stati segnalati anche dall’associazione mazziniana italiana e da molti laici espressisi nei mesi scorsi.
    È un progetto di legge inutile perché i discendenti maschi di casa Savoia – ricordano i membri dell’associazione mazziniana – potrebbero rientrare oggi stesso in Italia senza alcun intervento sul testo costituzionale solo che rinunciassero, cosa che non hanno mai fatto, al titolo dinastico e, quindi, alla loro posizione di pretendenti al trono d’Italia sul piano del diritto internazionale. Questo atto, peraltro, ricordo fu a suo tempo richiesto ed ottenuto dall’Austria per il rientro di Otto d’Asburgo. In tal modo, essi non sarebbero più appartenenti ad un casato, ma sarebbero semplicemente cittadini come tutti gli altri, i signori Savoia. La XIII disposizione finale della Costituzione non li riguarderebbe più perché essa è diretta agli appartenenti a casa Savoia, quindi non vi è alcuna idea o pretesa di vendetta nei confronti delle persone.
    In secondo luogo, questa proposta di legge è sbagliata sul piano del diritto costituzionale e della procedura legislativa, in quanto si riferisce alla XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione, mentre è del tutto evidente e confermato dai precedenti che tali disposizioni possono essere o solo finali o solo transitorie; del resto è la logica stessa a dirlo: sono infatti transitorie quelle disposizioni che prevedono un termine prestabilito.
    In terzo luogo, tale revisione costituzionale contrasta profondamente con le ragioni storiche, etiche e politiche – su questo aspetto mi soffermerò maggiormente – della fondazione della Repubblica con referendum popolare e contrasta con lo spirito stesso della Costituzione che oggi può, e deve, rappresentare il punto di riferimento dei valori comuni a tutti i cittadini.
    Non si tratta qui di chiedere ai Savoia di scontare le colpe dei padri, ma non si può accettare – signori e colleghi della Camera dei deputati – che il loro rientro avvenga senza una discontinuità con l’eredità dinastica e senza una storicizzazione consapevolmente condivisa dalla popolazione. Su questa strada del resto anche la XII disposizione finale, anch’essa non transitoria e relativa al divieto di ricostituzione del partito nazionale fascista, potrebbe presto essere dichiarata esaurita nel suo effetto; anche perché – non dimentichiamolo – essa agisce in modo sistemico con la disposizione di cui stiamo oggi parlando, essendo entrambe ispirate dall’avvento della dittatura mussoliniana e dalla successiva tragedia della seconda guerra mondiale.
    A me, a noi, pare che vi sia un errore di sottovalutazione grave anche di gran parte del centrosinistra, che si appresta a votare definitivamente questa modifica costituzionale che porterà al rientro dei Savoia in Italia. Siamo infatti di fronte ad un paradosso; credo che Berlusconi, Bossi, Fini sappiano quello che fanno ed oggi stanno appunto realizzando un segmento importante di questo paradosso. Il paradosso del resto si sa che nasconde sempre una verità di fondo: l’estrema verità, la verità indicibile, la verità innominabile. Ebbene, voi avete approvato, soltanto qualche settimana fa – oggi è in discussione al Senato -, una legge che blinda l’Europa e le nostre frontiere; gli emigranti, i rifugiati politici, gli asilanti, devono superare con i loro corpi spesso alla deriva le nostre frontiere blindate e lo fanno soltanto nel solco di un mercato schiavistico delle braccia, perché questo è il senso da non sottovalutare della legge Bossi-Fini: un mercato schiavistico delle braccia. Mentre in questo caso, per i signori Savoia, contro la Costituzione, si sta per votare – per così dire – una sanatoria eccezionale; essi peraltro non sono neanche sottoposti all’istituto del contratto di soggiorno (come prevede invece la legge Bossi-Fini), che sostituisce il permesso di soggiorno.
    Ci viene chiesto – è accaduto in occasione del dibattito in sede di prima deliberazione – di essere umani, di essere caritatevoli (al riguardo ricordo l’intervento di un parlamentare dei Democratici di sinistra-l’Ulivo). Noi lo siamo. Per noi i Savoia possono rientrare in Italia, ma da cittadine e cittadini comuni con gli stessi modi e con le stesse regole che ora sono fissati dalle leggi in via di definitiva approvazione, quelle leggi che prevedano in maniera più stringente – e secondo noi ingiusta -, per tutte le donne e per tutti gli uomini, delle regole molto precise. Ma quelle donne e quegli uomini non sono Emanuele Filiberto o Marina di Savoia (la quale in un’intervista di ieri ha già descritto la casa in cui verrà ad abitare ai Parioli). No! Quelle leggi sono per donne e uomini che sfidano ogni giorno, alla deriva, la morte sulle carrette del mare.
    Noi quindi non siamo affatto perplessi o in difficoltà rispetto alle critiche della maggioranza, anzi direi della massima parte, del centrosinistra di voler insistere nell’ostracismo e nell’esilio. Peraltro, anche dal punto di vista giuridico, mi pare che l’ostracismo e l’esilio fossero istituti giuridici molto avanzati della democrazia ateniese, che certamente è stata fra le più avanzate nella storia dell’umanità.
    Anzi, siamo preoccupati – vorrei dire alle colleghe e ai colleghi del centrosinistra – della soave e spensierata spregiudicatezza con cui il centrosinistra dice «sì», sembra per ragioni di vago buonismo, al rientro dei Savoia.
    Vi è una sottovalutazione grave; stiamo parlando di un’operazione di revisione della Costituzione repubblicana tesa, ancora una volta, a riscrivere la storia, l’etica su cui si è ricostruita la civiltà, la comunità dopo l’abbattimento del fascismo. Non dimentichiamo che la statualità italiana è recente; non siamo in Francia o in altri paesi. Lo spirito repubblicano è, in questo stesso tornante storico, in questi mesi, estenuato dal federalismo liberista – anch’esso sbagliato -; è sfibrato dalle spinte secessioniste, dalle egoistiche chiusure localistiche ed il rientro dei Savoia inciderà sulla psicologia di massa, spezzerà la sedimentazione di uno spirito repubblicano ancora in formazione.
    Rischiamo di diventare un popolo mutilato della sua memoria storica, nella sconnessione tra la sua narrazione sociale e l’impianto costituzionale. Si era detto, anche da parte di esponenti del centrosinistra, che vi era stato un periodo risorgimentale positivo dei Savoia, ma non voglio tornare – lo abbiamo fatto già nelle altre dichiarazioni di voto su questo tema – sull’argomento delle campagne militari dei Savoia contro le rivolte sociali del 1861 e del 1864 né sulle migliaia di contadini meridionali fucilati in quell’epoca né sugli atroci cannoni di Bava Beccaris, che falcidiarono i lavoratori di Milano.
    La memoria va alle centinaia di migliaia di meridionali mandati a marcire, come carne da macello, nelle aspre e inospitali trincee alpine ma, soprattutto, al tricolore sabaudo, che si mescolò con i gagliardetti fascisti.
    Rientra in Italia – colleghi e colleghe – chi non si è nemmeno mai pentito, al di là delle gaffe del giovane rampollo dei Savoia, delle leggi razziali e ciò avviene per opera di un Governo – questo è il corto circuito e il paradosso – nel quale vi sono ministri che verso quelle stesse leggi razziali, dopo averle esaltate fino a poco tempo fa e dopo aver lievemente risciacquato i panni a Fiuggi, mostrano ancora reticenze e sottovalutazioni.
    Noi, diversamente dalla maggior parte di quest’Assemblea, crediamo che il rientro dei signori Savoia sia funzionale alla tendenza e al regime, alla tirannia della maggioranza; ne crea il clima e ne fertilizza il terreno.
    Infatti, quando la tendenza è alla democrazia autoritaria, all’irrigidimento gerarchico verso i rami alti dell’amministrazione, allora le pulsioni plebiscitarie berlusconiane e il presidenzialismo finiano vengono aiutati istituzionalmente e nella simbologia di massa anche dal rientro, apparentemente innocuo, dei Savoia.
    Del resto, il revisionismo storico è un veleno sofisticato e sottile, che mina il contratto repubblicano e l’antifascismo come religione civile ed elemento fondante del nostro Stato di diritto.
    Quindi, siamo di fronte ad un errore grave che, speriamo, nel voto di oggi venga convertito, invece, in una virtù. Noi, comunque, ad un voto favorevole non ci stiamo e, per ragioni storiche, filosofiche e di spirito repubblicano, esprimeremo un voto contrario su questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani). ”

    ecco patrizia, credo che la risposta sia sufficiente.

    e la vicenda è un bell’esempio di come i mass media abbiano fatto passare un falso nella coscienza del paese. perché la stragrande maggioranza delle italiane e degli italiani credono che la norma sia stata abrogata per permettere il rientro fisico dei savoia essendo loro incolpevoli per i crimini dei loro padri.

    un abbraccio

  345. Patrizia Says:

    Grazie, Mantovani, la risposta mi ha chiarito quelle che credevo contraddizioni. In effetti, il massimo della contrarietá al rientro dei Savoia (evviva i media), mi veniva giustificato con un giudizio morale sui personaggi, che, a mio avviso, non era sufficiente a negare i diritti civili di nessuno e nemmeno immaginavo, visti i piagnistei secolari dalla Svizzera, che i due campioni di correttezza potessero rientrare come comuni cittadini. Ma i titoli e le cariche nobiliari non sono stati abrogati dalla Repubblica? Forse é il caso che ci metta un po’ di pazienza e mi rilegga bene la Costituzione prima che sparisca.
    Ancora una domanda. Ti spiace se copio la tua risposta su un sito dove raccolgo le cose che mi interessa tenere a portata di mano?
    Buona giornata.

  346. cara patrizia, sono molte le vittime della disinformazione. anche quelle che non sono d’accordo su una cosa con motivazioni indotte da chi quella cosa la fa. come nel caso di quelli che giustificano l’esilio dei savoia con motivazioni relative alle loro qualità personali.
    come dice russo spena nell’intervento c’è perfino il precedente austriaco. il governo chiese di rinunciare al diritto di eredità e una vota fatto l’ex pretendente al trono rientrò.
    questo invece si fa chiamare principe. e tutti i cretini credono che chiamarsi principe sia come dire cavaliere o ingegnere o professore.
    i titoli nobiliari non hanno più il valore istituzionale e quindi sono titoli come gli altri. tranne che quelli previsti dalla norma XIII. esattamente perché facevano accedere alla pretesa del trono.

    ovviamente puoi utilizzare come preferisci tutti gli scritti di questo blog.
    una volta pubblicati sono utilizzabili pubblicamente.
    non c’è copyright. eh eh eh
    un abbraccio

    e grazie a te per aver sollevato questo tema sul quale pochi sanno come stanno realmente le cose, giacché la TV la verità non l’ha mai detta.

  347. Patrizia Says:

    La maggior parte delle persone non ha il tempo o la possibilitá di accedere alle notizie ed ai saperi necessari a non farsi raggirare e nemmeno un giornale come Liberazione é sufficiente, il web, forse, se fosse utilizzato al meglio, ma per ora soltanto il lavoro sul territorio puó dare dei frutti. Ci vorranno decenni, se tutto va bene.
    Ciao.

  348. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    eccome se me le ricordo,sia la canzone (che canto spesso) sia la storia della vecchia talpa! E mi ritrovo in pieno anche sulla citazione del noto film ….e anche io ti dico lo faccio e mi piace! Insomma concordo sia con lo spirito sia con i contenuti “organici” di quanto tu hai precisato e ben riassunto. Sarà forse il mio “codino da filisteo” o il progressivo approssimarsi dell’ultimo sonno ma non passa giorno che io non mi chieda se un modo di agire e proporre forme “nuove” di consapevole disobbedienza non sia già nelle cose. Quindi non so davvero se siamo o no in disaccordo (cosa di cui mi preoccupo zero e che so di te ugualmente)ma esiste un lato malinconico in ogni riflessione su quello che viene tolto alla umanità dell’uomo che non toglie nulla all’utopia ma che anzi la valorizza e la rilancia contro la follia ancor più “utopica” della logica che guida ancora i centri del potere. Mi fa molto piacere che ricordi il grande Bresci e credo che una sana e valida rivalutazione della cultura anarchica dovrebbe essere tra i fuochi della passione di una sana opposizione.Mi piacerebbe vedere oggi lo start di quella “risata” per vedere in vita una degna sepoltura di parte di questa immondizia politica e “civile”. Comunque è sempre un piacere scambiare due righe con te e godermi le tue critiche ,tempo verrà per prendere a sassate i pennacchi dei cappelli dei carabinieri mentre si discute sui dettagli!
    Con grande affetto ti abbraccio
    Giovanni

  349. bene giovanni, zappiamo le montagne e forse il cielo ci manderà qualcuno a rimuoverle.
    l’affetto, come sai, è molto ricambiato.
    ciao

  350. cara patrizia. hai ragione. perfettamente ragione. il vero problema è che quelli che non hanno il tempo per informarsi credono, invece, di essere superinformati.
    hanno visto emanuele filiberto per anni in tv da fazio lamentarsi per il suo esilio. poverino! e fazio aumentava gli ascolti e la pubblicità facendo una cosa apparentemente trasgressiva: il principino è esiliato ma tutte le settimane è in tv a fare il tifo per la juventus. (unica squadra a mettere il lutto al braccio quando è morto io re in esilio nell’83. in francia una squadra che avesse fatto così sarebbe stata sciolta immediatamente)
    mai una sola volta che qualche giornalistuncolo gli abbia chiesto? scusi ma perché non rinuncia ai titoli come ha fatto il principe austriaco per tornare in italia? mai!
    poi si è discusso decine di volte il rientro dei savoia nei talk show.
    anche a me è capitato di partecipare a qualcuno. ma su decine di interventi solo pochissimi dicevano la verità. e naturalmente tutto veniva fatto apparire come la solita posizione estremista dei comunisti no global estremisti ideologici nostalgici e via cantando. e così la verità veniva seppellita e distorta. gli esponenti della margherita, dei repubblicani, dei ds, contrari venivano semplicemente censurati. così erano solo i comunisti a dire cose isolate. e quando c’è un pregiudizio anche se dici una cosa ragionevole e vera questa appare come un grido scomposto.
    oggi c’è il fatto che, come tu osservi giustamente, molti non possono proprio accedere alle informazioni vere. ma, ripeto, il problema è che dopo aver visto tanta tv credono di sapere tutto.
    una cosa è pensare di non sapere e di dover informarsi e un’altra è credere di sapere tutto.
    un abbraccio

  351. Patrizia Says:

    In buona parte dipende dall’atteggiameto mentale delle persone, che spesso si forma nell’infanzia. Non ho conoscenze di sociologia, anzi, per fattori familiari non ho proprio avuto la possibilitá di studiare, peró ho viaggiato sin da giovanissima ed ho notato subito delle differenze enormi fra noi e gli altri paesi europei. Non che gli altri siano migliori o piú intelligenti, ma collettivamente sí, hanno meno pretese di furbizia eppure riescono lá dove noi falliamo clamorosamente. Ovvio che mi sono posta delle domande, alle quali magari non so dare grandi risposte, peró credo che, oltre all’ eccessivo individualismo sviluppato per la nostra storia secolare di paese occupato e diviso, sfruttato ed impoverito sistematicamente, una gran parte della responsabilitá sia da attribuirsi alla Chiesa, coi suoi dogmi tra il reazionario ed il permissivista, con la corruzione e l’appoggio incondizionato al potere, col tentativo continuato nei secoli di tenere il popolo nell’ignoranza e nella sottomissione. A noi sarebbe servita una rivoluzione francese, che ci desse il senso della laicitá e dell’unitá come nazione, quella che purtroppo ha proposto solo il fascismo, col suo nazionalismo sfrenato e al quale, infatti, siamo ancora legati senza neppure capirlo. Il risorgimento non é bastato, é stato troppo imposto ed i Savoia… beh..
    In tempi piú recenti incolpo il Pci, il piú grande partito comunista d’Europa, di non aver saputo formare una cultura differente. Troppi compromessi col Vaticano, troppa ottusitá dei dirigenti nei confronti dei cambiamenti epocali giovanili e l’incapacitá di affrontare l’attacco economico internazionale. Forse sbaglio ed effettivamente non c’erano le basi nel paese, per non contare il fiato sul collo degli Usa, forse hanno fatto quello che potevano, non so, ma all’avanzamento tecnologico ed economico non ha corrisposto un eguale avanzamento sociale.
    Oggi, invece, noto un grande appiattimento dappertutto, anche qui, in un paese che é sempre stato all’avanguardia, almeno per quello che concerne i diritti civili, un riflusso che sembra riportarci indietro di secoli e l’assurdo é che, nell’era della grande informazione, siamo tutti meno informati. Beh, non é poi una grande assurditá, il sistema é sempre il medesimo e sarebbe stupido illudersi che i poteri si scontrino fra loro a nostro vantaggio. Ma l’informazione (e la formazione) a sinistra sono repubblica, ballaró, anno zero, il fatto quotidiano… con un Travaglio, seguace di Montanelli… e poi Grillo.
    Quando ho provato a discutere in web, mi sono trovata coinvolta in una rissa da stadio, con guerre fra bande che ti spingono a posizioni eccessive al di lá di quello che veramente pensi e ci ho ricavato solo insulti e disgusto. Mi sono resa conto che non serve a niente, che il problema é enormemente piú grande di quello che possono affrontare le singole persone, che si puó solo resistere e cercare di informarsi, di approfondire gli argomenti, di studiare. E per fortuna c’é anche il tuo blog, dove trovo molto di quello che mi interessa.
    Ciao.

  352. giorgio Says:

    Di Giovanni Bacciardi Direzione Nazionale PdCI:
    PD: punta di diamante dell’imperialismo europeo.

    Rompere ogni rapporto politico e istituzionale col Pd. Se da parte di RC e Pdci non avviene ciò significa corresponsabilità.

    L’Italia dei valori col suo voltafaccia dimostra il suo vero volto di forza reazionaria. Una campagna contro questa organizzazione significa recuperare consensi di sinistra sottratti artatamente da questi mistificatori.

  353. Francesco D. Says:

    Care compagne e cari compagni,
    scrivo a questo quotidiano che, come altri, ha ospitato alcuni miei interventi, per comunicare la mia adesione alla Federazione della Sinistra dopo un anno di instancabile militanza in Sinistra Ecologia e Libertà. Non è da esule che vi scrivo, ma da motivato sostenitore dell’ipotesi di una sinistra unita e libertaria in Italia che possa andare oltre il limite oggettivo del personalismo, per traguardare l’obiettivo di mettere insieme pezzi di società – non di partiti! – in un contenitore nuovo, aperto, democratico, incisivo e rappresentativo. Non ho trovato più queste peculiarità in Sel, perché si è velocemente appiattita su un personalismo elettoralistico che oltrepassa il limite dell’individualizzazione, per tracimare in una forma concreta, e forse involontaria ancora, di individualismo carismatico.
    Drammaticamente, quando la cortigianeria penetra con evidente e interessata pervicacia nella sinistra, si indebolisce la tenuta delle relazioni tra individui e viene meno il basamento stesso dello stare insieme: la fiducia. La fiducia è la sostanza democratica della convivenza, senza di essa aumentano le paure e saltano i patti, gli accordi, i nervi persino, a vantaggio di un clima di sospetto e di ostilità che non dovrebbe avere diritto di cittadinanza in politica. Sapientemente mentono quelli che pensano che l’umiltà del male (per dirla con Cassano) non possa risiedere a sinistra, o che possa essere riconvertita in bene senza passare attraverso il giudizio della storia, come avviene dentro Sel quando si fanno discutibili apologie di Craxi e del craxismo; per fortuna la politica ha i suoi tempi e i suoi modi, anche in epoca post-democratica. E questi tempi, stretti ma mai stritolanti, devono adeguarsi alla velocità media della gente comune, dei lavoratori e delle lavoratrici, non dei direttori dei palinsesti televisivi.
    Pongo l’accento sulla categoria Tempo perché essa segna sempre più la differenza tra la politica che rincorre le emergenze artificiose e la politica che medita prima di intervenire su un fatto. E penso alla ponderatezza con la quale, in Giappone, si sta affrontando un problema nucleare di portata globale, senza gli inutili allarmismi occidentali dietro i quali si nasconde l’incompetenza dei nostri decisori politici. Ora, tra la Federazione della Sinistra e Sel vi è una differenza nella concezione del tempo e della sua utilità. Sui tempi brevi, Sel è più competitiva, perché attrezzata elettoralmente in questa epoca di dominio dell’immaginario sulla complessità del materiale; sui tempi medi, invece, qualunque contenitore politico appiattito sul connubio tra personalismi e televisismi, retrocede e si sgretola contro la forza non carismatica del quotidiano. Il quotidiano è la Storia, conviene non dimenticarlo mai, compagne e compagni. E’ nel quotidiano che si fanno le cose, che si costruiscono i fatti, che si sottopongono a verifica le opinioni, non nelle urne!
    Tuttavia, la mia adesione alla Federazione della Sinistra non è scevra da critiche, anzi. Per non morire sotto la scure – questa sì reale! – del potere oltrepolitico, finanziario, militare, petrolifero, bancario, è necessario costruire subito un paradigma teorico di riferimento che sia comune a tutta la sinistra, anche a Sel, e permeato di quei temi che la globalizzazione del dolore ha finalmente posto nell’agenda di tutte/i noi: 1) la lotta alle dominazioni maschili, anche nel campo dell’immaginario collettivo; 2) la conservazione del pianeta in una prospettiva di distribuzione intelligente di tutte le risorse presenti e future, e di una risorsa del passato che si chiama Storia delle popolazioni; 3) il progresso civile, che deve fare il paio con il progresso etico, umanistico e tecnico dell’umanità.
    Per fare questo, per uscire dal vuoto sociale che ci descrive sempre più spesso Touraine, dobbiamo testimoniare il bene, praticare il meglio della politica, bucare lo schermo dell’indifferenza altrui con gesti intellettuali e pratici di critica aperta del messianismo dei poteri. Mi aspetto, allora, di essere utile alla edificazione di una moralità nuova in questo pianeta, e di poter dire, tra qualche anno, di aver dato un contributo alla costruzione di una Sinistra Italiana e Civile.

    Leonardo Palmisano

  354. silvio Says:

    Meno male Verruggio in Direzione afferma che il solo obbietivo del PRc è rientare nelle istituzioni e finalmente il segretario Ferrero afferma “ci sono problemi nella FdS” si accorge solo ora dei problemi? oppure come sempre si nascondono le cose e si afferma tutto va bene tutto ok? non sarà che Diliberto pone il veto su Ferrero coordinatore FdS?
    ma dove vogliamo andare…
    l’unica strada è seguire coloro che si richiamano alla coerenza comunista anche se Ramon ripete che siamo settari e divisi invece la FdS sai che unità…

  355. per Ramon Says:

    Visto che ti fa sempre grande ribrezzo Vendola, adesso propone pure un movimento contro la guerra in Libia, leggi questa scelta di SEL e di Vendola…

    VENDOLA: SI PUO’ ESSERE CONTRO LA GUERRA E CONTRO GHEDDAFI

    Vendola si schiera con il No alle bombe. “L’Onu prevede anche la diplomazia”. Noi e l´Europa in questi anni siamo stati indifferenti, e complici delle malefatte del dittatore di Tripoli e di tutti i raìs del Mediterraneo

    ROMA – «La risoluzione dell´Onu contiene vari ingredienti e poteva essere letta in molti modi. Si è scelta la strada più rischiosa riproducendo il ciclo paradossale di impedire il massacro di civili attraverso massacri di civili». Nichi Vendola si schiera decisamente contro l´intervento armato in Libia dopo quelle che erano sembrate delle timide aperture. «Se fossi in Parlamento voterei no ai bombardamenti su Tripoli», dice il leader di Sel e governatore della Puglia. Che annuncia il risveglio del mondo pacifista. «Nelle prossime ore e nei prossimi giorni, quando l´opinioni pubbliche italiana e europea si confronteranno con la realtà, si potrà costruire una mobilitazione su due versanti: contro Gheddafi e contro la guerra».

    Sulla mozione delle Nazioni unite Giorgio Napolitano non la pensa come lei. Parla di azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza.
    «Non c´è dubbio. È stata adottata una risoluzione Onu che in qualche maniera dà una copertura legale alle decisioni assunte dai Paesi occidentali. Che poi ci sia una contraddizione tra questi impegni di carattere palesemente militare e il precetto scolpito nell´articolo 11 della Costituzione è una questione di grande rilievo. Che resta aperta».
    Dire no alle bombe non significa essere indifferenti alle sofferenze degli insorti e della popolazione civile?
    «Noi siamo stati non solo indifferenti ma complici, insieme con l´Europa intera, delle malefatte di Gheddafi e di tutti i rais del Mediterraneo in questi anni».

    Questo è il passato. Adesso qual è l´alternativa all´azione militare?
    «Tra l´indifferenza e la guerra la terza opzione è la politica del negoziato, della diplomazia che pure sono strade previste nella risoluzione dell´Onu. Si può lavorare a tenaglia sul regime libico con tutti i mezzi per arrivare a un cessate il fuoco e una forza di interposizione di pace. L´esperienza che abbiamo fatto in Libano dimostra che l´alternativa esiste. Anche perché l´Occidente non ha molta credibilità presso quei popoli. Cosa abbiamo detto delle truppe saudite che sono andare in Bahrein a reprimere la ribellione del popolo? Niente. Cosa diciamo della repressione degli oppositore in Arabia saudita? Niente. Aver usato due pesi e due misure selezionando tiranni da abbattere e altri da mettere nei consigli di amministrazione fa apparire la nostra guerra in Libia un capriccio».

    I pacifisti sono un po´ ai margini. E non li abbiamo visti neanche quando Gheddafi ha cominciato a usare le armi contro il suo popolo.
    «Il sentimento pacifista è innanzitutto un sentimento di indignazione contro Gheddafi. Per me lo slogan è “no a Gheddafi no alla guerra”. Nelle prossime ore si può costruire una mobilitazione su questi due pilastri. Spero però che a differenza di altre volte lo spirito di guerra non si traduca in spirito di intolleranza».

    Verso chi?
    «Verso il pacifismo che non è una ridotta di estremisti o di utopisti. È un punto di osservazione che ha svelato la menzogna diventata sistema delle guerre».

    Senza fermarle.
    «La seconda potenza mondiale, come il New York Times definì il pacifismo, è stata sconfitta. Ma questo risultato lo stiamo pagando tutti in maniera dolorosa. È stata sconfitta la possibilità di entrare in un´epoca che capovolgesse l´azzardo della guerra infinita nella sfida della pace infinita».

    Goffredo De Marchis

    da La Repubblica

  356. cara patrizia, su molte cose siamo d’accordo. è inutile ripeterle.
    ma, e non è la prima volta che diciamo cose diverse, sul giudizio da dare sul pci abbiamo proprio un approccio diverso.
    non ripeterò qui le cose che ho scritto nell’articolo “perché dovremmo dividerci fra governisti e settari”. ci siamo già detti le nostre divergenze a suo tempo. come ricorderai la vulgata, anche questa creduta verità assoluta per effetto di questioni di immagine più che di cose reali, voleva che fossero stati i socialisti e i liberali da soli a fare la legge. che non venne votata ma anche sottoscritta dal PCI. che il pci avesse paura di divisioni in seno alla classe operaia sulla questione cattolica è vero. che questa paura fosse sbagliata è vero. che fosse originata da una certa dose di economicismo e di sottovalutazione della maturità di domande sociali e di diritti civili è vero. tutte cose vere. ma da qui a dire che il pci fu contrario ce ne corre. e anche se tu non hai detto che fu contrario molti lo dicevano e lo dicono.
    analogamente tu dici che il pci non ha contribuito a formare una cultura differente.
    ma questo non è vero. proprio per niente.
    l’idea di una democrazia organizzata in partiti di massa e nel protagonismo delle organizzazioni sociali, a cominciare dai consigli di fabbrica, propagandata e praticata per decenni, è stato un contributo enorme alla formazione di una cultura ben diversa da quella imperante dall’unità d’italia in poi.
    l’idea di una cultura diffusa, dell’uso popolare delle grandi istituzioni culturali, della rete di partecipazione popolare alla stessa produzione artistica e culturale (fra gli anni 50 e 70 sono nati migliaia di punti di aggregazione di produzione culturale musicale, teatrale, delle arti figurative), della relazione della produzione cinematografica con la realtà sociale e politica del paese, e così via furono cose che il pci fece perché le considerava decisive proprio per costruire una diversa idea di cittadinanza.
    fu la sconfitta sociale e quindi culturale che fece venir meno tutto questo.
    dalla terza pagina del corriere della sera, oltre ovviamente all’unità e a moltissime pubblicazioni finanziate dal partito, dove scrivevano spesso i comunisti semplicemente perché erano all’avanguardia della ricerca e della critica culturale, alle figurine panini allegato dell’unità con veltroni direttore, passa proprio il periodo della sconfitta.
    dai concerti di musica classica e dal teatro più importante nel quartieri e nelle fabbriche ai megaschermi dei concerti di madonna alle feste dell’unità, corre il tempo della sconfitta.
    dalla cultura finanziata dallo stato alla pura legge del marcato e ai consigli di amministrazione degli enti lirici e dei teatri dove imperano gli “sponsor” corre il tempo della sconfitta.

    insomma, io che ho trascorso la mia adolescenza politica scontrandomi, e non solo verbalmente, col pci, posso ben dire, magari sbagliandomi, che la tua critica è in parte ingiusta ed in parte sbagliata.
    non perché non ci siano stati errori ed anche moderazioni eccessive da criticare. ma perché sottovaluta la portata della mutazioni dei rapporti di forza sociali, della vittoria del capitalismo finanziario e della conseguente formazione sociale.

    in ogni caso, nonostante la portata della questione, è un dettaglio, che magari vale la pena di approfondire in sede storica, perché politicamente è evidente che pensiamo la stessa cosa sul presente.

    un abbraccio

  357. caro francesco d, lascio, come ho fatto con molti altri, il post della lettera di palmisano. ma vorrei farti notare che questo è un blog personale e non un forum o un quotidiano online.
    credo di non dover aggiungere altro.
    ciao

  358. egregio silvio, problemi ce ne sono sempre e dappertutto. ma tu pensi che ogni problema debba essere a fondamento di nuove divisioni e forse anche alla base per fare nuovi partiti. fino alla scissione dell’atomo.
    ti diverti così? e bravo!
    ma dovresti aver capito che è del tutto inutile continuare a mettere post così.
    se non lo capisci non so che farci.

  359. egregio “per ramon”,
    1) io non ho mai dichiarato ribrezzo verso nessuno. casomai mi fanno schifo le forme personalizzate della politica e il leaderismo. che riducono le persone e gli stessi militanti a tifosi e passivi.
    2) sui contenuti dell’intervista di vendola avrei parecchie cose da dire. ma sono dettagli. a cominciare dall’onu per arrivare all’unico fascio che si fa di tutti i paesi investiti dalle rivolte, come se tutto fosse identico. ma ripeto che sono dettagli. in realtà sono d’accordo e in sintonia con ciò che dice vendola. e non dico nemmeno che potrebbe essere vendola in sintonia con rifondazione che cose analoghe, ed anche più chiare, le ha dette ben prima di lui.
    3) la divergenza fra noi e vendola non sta sulla contrarietà alla guerra. sta nell’idea che si possa fare un governo di centrosinistra con quelli che sull’onu, sulla nato, sulle spese militari, sulla besi militari straniere, sulla concezione della guerra umanitaria e così via la pensano all’opposto di noi. per non parlare del giudizio da dare su Obama. possibile che anche di fronte alla guerra non ci sia un ripensamento sulle illusioni che si sono vendute all’epoca della elezione di obama?
    4) non sarebbe meglio che la sinistra che è contro la guerra fosse unita in una federazione come izquierda unida in spagna? e che col pd si facessro gli accordi necessari per battere berlusconi e cambiare la legge elettorale ma senza vendere l’illusione che si possa fare un governo insieme?

    ciao

  360. Patrizia Says:

    Il tuo articolo l’ho letto almeno cinque o sei volte e l’ho trovato molto chiaro ed istruttivo, peró mi mancano dei pezzi, un po’ come l’anello mancante nella teoria darwiniana. Con tutta probabilitá é una mia carenza di dati ed informazione, per cui non mi voglio certamente impuntare su qualcosa di cui non sono nemmeno sicura, ma il passaggio dall’avanguardia culturale a quello che definisci il tempo della sconfitta, é stato troppo rapido e facile, al punto che ho l’impressione, magari sbagliatissima, che abbia marchiato la coscienza popolare piú il ventennio fascista che cinquant’anni di Pci. E non intendo tanto il liberismo, che mi sembra piú facilmente comprensibile, quanto la Lega al nord ed i voti della destra al sud, ma soprattutto la Lega. Com’é possibile che si sia inglobata cosí velocemente i voti del Pci? Cosa non ha funzionato nel nord? E’ questo che mi fa seguitare nella critica al Pci, perché non é possibile che la gente cambi dalla sera alla mattina e perché gli argomenti razzisti di oggi sono gli stessi che sentivo da bambina, quando a Torino c’erano i cartelli “affittasi – no cani bambini e meridionali” e a Brescia, le ragazze che uscivano con i “terun”, erano considerate delle poco di buono, anche da chi votava socialista o comunista, magari affermando che Mussolini faceva bene a dare il foglio di via a chi non aveva il lavoro. Ma non voglio insistere, é solo per chiarire perché la mutazione dei rapporti di forza sociali non mi sembra sufficiente a spiegare quello che succede adesso in Italia, né il voto popolare ad una destra cosí becera. D’altronde sono sempre molto piú critica con quello che sento vicino e forse non é giusto.
    Ciao

  361. cara patrizia, in realtà tu sollevi un punto importantissimo. sul quale, credo, siamo assolutamente d’accordo.
    ciò che dici sugli anni 50 e 60 è verissimo. parlo della torino dei cartelli “non si affitta ai meridionali” come parlo della misoginia e del maschilismo profondamente radicati nella società italiana (e qui si che il vaticano l’ha fatta da padrone!).
    ma io dico che non si può affermare che il pci non abbia tentato di promuovere una cultura alternativa. lo faceva moltissimo e lo faceva collegando gli avanzamenti sociali salariali e di potere sui luoghi di lavoro alla promozione di una diversa concezione dello stato e della democrazia, nella quale i soggetti sociali avevano una funzione protagonistica e il parlamento era rappresentativo. ma non dimenticare che il pci non ebbe mai il potere. nelle classi subalterne quando iniziarono le sconfitte sociali e i “sacrifici” tornò a galla il peggio. addirittura potevi sentir dire che il pci era troppo dedito ad un lavoro culturale. perfino i militanti spesso se la prendevano con “gli intellettuali”. la guerra fra poveri è sempre in agguato. ed è esattamente ciò che ha sfruttato la lega. ma la guerra fra poveri è esplosa fortemente più di dieci anni dopo l’inizio delle sconfitte sociali. e solo ciò che aveva sedimentato il periodo precedente a livello culturale funzionò da deterrente. la gente pensava male ma si vergognava di dirlo. l’egoismo e il razzismo erano poco di moda. ma la forza della competizione e lo sdoganamento fatto dalla lega ed anche da altri dell’egoismo sociale e del razzismo ad un certo punto hanno rotto gli argini.
    ciò che appare come improvviso spesso è il prodotto di un lungo processo invisibile ai più.
    anche la talpa reazionaria scava bene molto spesso.
    ma, senza sottovalutare le critiche che pur bisogna fare al pci, non gli si possono addebitare colpe che non ha. così credo io.
    mi ricordo la legge basaglia, l’assessore di parma che dalla sera alla mattina mandò per strada i “pazzi” e sostenne una battaglia che risultò vincente per far tacere le diffidenze, le paure, gli egoismi che pure c’erano fra gli stessi elettori del pci. ricordo le battaglie per la riforma carceraria e le amnistie, che il pci fece con convinzione spesso contro il sentire comune dei propri elettori. e così via.
    un abbraccio

  362. Patrizia Says:

    Trovo difficile risponderti, perché in fondo lo so che hai ragione, eppure non sono ancora convinta.
    Probabilmente sottovaluto la forza della Dc e l’influenza che la Chiesa ha sempre esercitato nel nordest, a Torino meno, ma ci sono ancora grandi differenze fra regioni come l’Emilia o la Toscana e la Lombardia o il Veneto, dove la Lega é nata presto ed ha trovato un terreno giá fertile. Voglio dire che il pregiudizio e il razzismo (e una buona dose di fascismo), pur in forme meno eclatanti, sono sempre stati radicati in quelle zone, anche prima delle sconfitte sociali, facendo il paio con misoginia, patriarcato e un certo disprezzo per la cultura e per lo Stato. Ripeto, forse sono io che non sono abbastanza informata e forse me la prendo col Pci perché di quello che facevano la Dc e gli altri partiti non mi importava niente, ma secondo me é mancata una campagna mirata al superamento di queste problematiche, che sono state misconosciute, come se la ricchezza che si stava sviluppando nel nord industrializzato fosse sufficiente a sopperire alle carenze culturali, che non sono solo quelle dell’istruzione o del mondo intellettuale, ma piú banalmente della vita di tutti i giorni. Insomma, si puó amare l’opera e nel contempo non capire fatti semplici come l’uguaglianza basilare di tutti gli esseri umani, uomini, donne o stranieri che siano, si puó andare a teatro e poi spingere i figli a lasciare gli studi, perché l’importante nella vita é lavorare e farsi i dine’. Contro una certa mentalitá reazionaria del sud sono state fatte battaglie importanti, per esempio con l’abrograzione della legge sul delitto d’onore, mentre nel nord si é trascurato questo aspetto, o almeno a me cosí é sembrato, tanto che sono mancate le basi per resistere al risveglio del fascismo in giacca verde.
    Ecco, tutto lí, non ho mai sentito nessuno affrontare questo tema, che pure a me sembrava lampante. La talpa reazionaria é stata lasciata tranquilla a scavare a piacere.
    Sul resto concordo, il Pci ha fatto molto, sia per il sociale che per la cultura.
    Ciao.

  363. giovanni Says:

    Ramon carissimo,
    lo so che siamo in accordo per la gran parte e mi va benisssimo aspettare anche l’aiuto del “cielo” però , insistendo sulla metafora,adesso esistono anche le ruspe e le escavatrici! Bisogna stimolare la fantasia, che è tipica delle masse, per accellerare il processo di consapevolezza. Tanto per fare un esempio che credo possa essere concreto invece di discutere(credo inutilmente e non riferito a te )sulle alleanze varie io punterei l’attenzione sulla valorizzazione delle liste civiche per le consultazioni amministrative.
    Diciamo che se non rappresenta una ruspa è almeno una motozappa!
    Sai che sono un testardo o forse solo un po cocciuto ma mi prudono le mani e ho un gran rispetto per il prurito.
    Un salutone Giovanni

  364. cara patrizia, ciò che dici è interessante e contiene molte verità. bisognerebbe fare una discussione in sede storica ed anche antropologica (e quindi non solo sociale ed economica) per indagare bene le differenze di cui tu parli, per esempio, fra lombardia e veneto da una parte e emilia e toscana dall’altra. e si troverebbero molte ragioni capaci di spiegare come mai la sinistra (il pci ma non solo) è sempre stata maggioritaria ed egemone (dopo la guerra) in emilia e toscana e minoritaria in lombardia e veneto (tranne venezia e milano solo negli anni 70). sulle due sponde del po nel delta per decenni dall’unità d’italia in poi i braccianti avevano salari diversi e mentre su una sponda erano organizzati e scioperavano sull’altra erano poveri individui soli che si toglievano il cappello di fronte al proprietario terriero e lo salutavano dicendogli “schiavo suo”. (pochi sanno che la parola ciao etimologicamente viene proprio da quel sciao che i poveri dovevano usare per salutare i potenti). eppure facevano lo stesso lavoro e avevano padroni uguali. la chiesa predicava la rassegnazione e l’accettazione della povertà e della subordinazione come una virtù.
    il pci tentò sempre di costruire una coscienza di classe che fosse capace di far superare i retaggi religiosi e l’individualismo storicamente prodotti dai processi complessi. ed io penso che fece bene, basta rileggersi gramsci sulla questione del risorgimento e sulla questione cattolica in italia, ad evitare di avere posizioni astratte ed economiciste che l’avrebbero allontanato e non fatto percepire come vicino da quelle stesse masse che erano necessarie sia per costruire la democrazia sia per ottenere conquiste civili e sociali.
    resta il fatto che esisteva una chiesa retriva, la democrazia cristiana e tutte le sue organizzazioni collaterali, esisteva una borghesia forte e potente (in lombardia senza dubbio), che facevano la loro parte.
    i veneti erano poveri e lo sono stati per decenni. le colf a milano negli anni 50 erano venete non filippine. i veneti emigravano e ne trovi in tutto il mondo. i lombardi no. pochissimo. e tranne venezia, città avanzata e aperta perfino nel medioevo, il resto del veneto era puramente democristiano. se chiedi ad un abitante di venezia chi sei? risponde un veneziano. se lo chiedi ad un trevigiano è altamente probabile che risponda un veneto. mentre in lombardia nessuno direbbe mai sono un lombardo. ognuno risponderebbe con l’appartenenza cittadina.
    ma non la faccio lunga. anche perché più scrivo più mi rendo conto che la questione è complessa e che non sono all’altezza per affrontarla seriamente.
    comunque non bisogna dimenticare che il governo locale, esercitato per decenni spesso in modo avanzatissimo dal pci e dal vero psi, in toscana ed emilia ha consolidato e reso più permanente un concetto di comunità e di bene comune ben diverso da quello del veneto e della lombardia.
    è da quando le cooperative sono gestite come multinazionali o imprese private, è da quando la rete di piccole e medie imprese è stata favorita nel processo di delocalizzazione e di finanziarizzazione, è da quando il governo locale è diventato il governo dell’esistente, che anche in quelle regioni avanza il razzismo e l’egoismo sociale. io non dico che l’economia e il modello sociale spiegano tutto. cerco solo di combattere contro l’idea balzana che siano i mass media o addirittura i partiti a creare da soli il senso comune dominante. insomma dico che per spiegare certi fenomeni bisogna pur tener conto dell’economia e del modello sociale. anche a costo di esagerare un po.
    tutto qui.
    un abbraccio e grazie.

  365. carissimo giovanni, mi sembri ossessionato dalla ricerca della motozappa. e rischi di scambiare il fine con i mezzi. per rimanere in metafora la questione è se bisogna rimuovere le montagne o meno. non la zappa o la motozappa. il sistema elettorale ed istituzionale, tanto più nei municipi, è pensato ed organizzato proprio in modo che possano partecipare e vincere solo ed esclusivamente quelli che si propongono di lasciare le montagne dove sono. le liste civiche non sono una motozappa. sono una iperbole della politica priva di ideologia, pensiero forte, progetto. o sono fondate sul localismo più sfrenato o su obiettivi apparentemente trasversali, che poi quando stanno in un consiglio si dividono su molte cose. quelle fondate sulla “legalità” poi magari si dividono sul dare i soldi agli asili nido ultracattolici o meno. solo per fare un esempio. per non parlare del fatto che al loro interno è sempre scatenata una violentissima lotta personale per le preferenze.
    la speranza è la ricostruzione della democrazia organizzata e sulla rappresentanza e consenso intorno a progetti seri e complessivi. non la scorciatoia degli espedienti elettoralistici interni al sistema che prevede il sindacò podestà.
    un abbraccio

  366. Finalmente Ferrero in direzione ammette che ci sono problemi nella FdS ( veto di Diliberto a Ferrero) e ieri Diliberto rilancia a Vendola chiedendogli di fare liste assieme!! allora liste come FdS o come sinistra? ma questo Vendola così negativo e titubante gli offriamo sempre lo supplipichiamo? ma come parla Diliberto come portavoce della FdS?

  367. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    come darti torto,quello che hai scritto è logico,serio e puntuale.è vero sono un po ossessionato direi anche più di un po. Vero è anche che il punto è la montagna e non l’utensile. Porta pazienza che vuoi fare a una certa ora dopo un paio di grappe e una giornata di merda perdo la pazienza e ….lucidità.
    Un abbraccione
    Giovanni

  368. caro giovanni, bisogna bere per ricordare meglio e non per dimenticare, e per essere un po più lucidi e meno confusi. ed anche per vivere da sani per morire ammalati invece che il contrario. cambia grappa, mio caro.
    un abbraccio fraterno.

  369. egregio ciro, nessuna ha mai negato che ci siano problemi. ci sono sempre dappertutto. solo che c’è chi li vuole affrontare per quello che sono e per risolverli e chi vorrebbe usarli come pretesto per fare guerre atomiche. con corollario di scissioni e divisioni e scomuniche e anatemi di tutti i tipi. come c’è chi vorrebbe che vendola avesse l’esclusiva, anche se apparente, della politica unitaria a sinistra.
    ma sono cose che non credo tu possa capire.
    e comunque non sei obbligato a discuterne qui in questo modo. c’è facebook dove si discute solo così. sfogati li.
    ciao

  370. c’è un nuovo articolo e quindi la discussione continua li.
    grazie

  371. Patrizia Says:

    Grazie a te per la pazienza che ci metti a rispondere e mi scuso se ogni tanto invado il blog, ma ci sono argomenti che non riesco ad affrontare praticamente con nessuno, salvo essere del tutto fraintesa. Con tutte le mie critiche, la fine del Pci per me é stata uno choc e credo che abbia lasciato un vuoto quasi impossibile da riempire.
    Ciao

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