Un buon congresso

Senza nasconderne i limiti e i problemi è opportuno sottolineare i passi avanti e i risultati positivi del Congresso della Federazione della Sinistra.

1) la Federazione è stata immaginata, proposta e discussa a lungo per reagire e rispondere a due problemi posti dalla sconfitta del 2008 e all’idea che per unire la sinistra si dovessero cancellare le identità e sciogliere le organizzazioni comuniste. I due problemi sono: la frammentazione e dispersione delle forze politiche della sinistra e la tendenziale subalternità al PD, sia nella versione governista sia in quella testimoniale, entrambe prodotte del bipolarismo. Alla fine è chiaro che la Federazione è un progetto strategico che si propone di unire la sinistra anticapitalista italiana. Non una generica sinistra senza principi e senza confini. Non l’unità comunista con la promozione di una dialettica a sinistra sulla base di discriminanti ideologiche. Per altro non chiare sul versante delle scelte politiche, a cominciare dal rapporto col PD e con la questione del governo. E’ stato molto faticoso in questi due anni superare le spontanee e/o maliziose interpretazioni e proposte di una Federazione come partito unico dei comunisti con l’aggiunta di qualche indipendente, che avrebbero prodotto nuove divisioni e una forza politica tanto capace di esibire una identità astratta e sempre meno attrattiva, quanto incerta e moderata nelle scelte politiche. Il compito della Federazione è chiaro. Costruire, nel vivo delle lotte, un programma di fase per l’uscita a sinistra dalla crisi capitalistica e su questa base partecipare alle elezioni a tutti i livelli. Sono due compiti, collegati intimamente fra loro, che necessitano dell’unità di tutte le donne e gli uomini che pensano che la critica del capitalismo, e del modello sociale conseguente, sia la base indispensabile per rapportarsi con le lotte e per costruire un programma autonomo ed indipendente dal centrosinistra, per sua natura ambiguo o addirittura apologetico nei confronti del mercato e del liberismo. L’unità si deve fare, quindi, sul punto fondamentale di cui necessita la lotta di classe ed ogni movimento di trasformazione, senza che nessuno, collettivamente o individualmente, debba rinunciare ad un grammo della propria cultura politica e soprattutto delle proprie pratiche. Senza egemonismi (che sono sempre stati il contrario dell’egemonia) e senza riduzioni ad uno o semplificazioni che, come insegna l’esperienza, hanno sempre e solo prodotto nuove divisioni. In altre parole la Federazione vuole essere il luogo politico dell’unità dei partiti, delle associazioni e comitati, delle persone che decidono di fare quelle due cose insieme in modo democratico e che continueranno ad avere le proprie differenze culturali, di pratiche politiche e di organizzazione per fare tutto il resto. Ovviamente questo è difficile da capire e digerire per chi pensa che un partito, comunista o meno, debba solo elaborare programmi e liste elettorali e partecipare al “gioco politico” nelle relazioni fra partiti nelle istituzioni. Come è difficile da capire per chi, impegnato in lotte e attività sociali, pensa che la rappresentanza delle stesse possa essere risolta al momento delle elezioni con la scelta di una lista, o peggio ancora di un leader, rifiutando o accettando il ricatto del bipolarismo e del meno peggio con l’astensione o con il voto utile. Ma su questo punto documento e statuto della Federazione sono chiarissimi. Restano nel corpo militante e fra le persone di sinistra molte perplessità ed anche una notevole dose di confusione. Dovute al fatto che i mass media le poche volte che hanno parlato del nostro progetto lo hanno fatto occultando, per ignavia o per malizia fa lo stesso, la vera portata della proposta unitaria per descriverlo, invece, come orticello comunista privo di una proposta politica. Ed anche dovute al fatto, bisogna pur dirlo, che molti militanti sono totalmente disabituati a fare ragionamenti complessi di fronte a problemi complessi. Che non leggono e non studiano nemmeno i documenti politici per poi affidarsi alle semplificazioni dei mass media e/o per discutere sulla base di suggestioni e soprattutto di contrapposizioni astratte e demagogiche. Ma, lo ripeto, essendo chiaro il progetto della Federazione c’è la possibilità, con pazienza e perseveranza, di farlo vivere e crescere. Innanzitutto con il lavoro di allargamento della Federazione, sia a livello locale con collettivi e persone impegnate nelle lotte, sia a livello nazionale ribadendo la necessità di unire davvero tutta la sinistra anticapitalista. La Federazione vuole essere l’unità di tutta la sinistra anticapitalista. Attualmente non lo è affatto, anche se non è poco aver invertito la tendenza alla divisione e unito ciò che fino a ieri sembrava impossibile unire. Sul piano delle forze organizzate permangono profonde divisioni. Sul piano delle persone di sinistra senza partito permangono diffidenze, dubbi e soprattutto contrarietà dovute alle pratiche autoreferenziali, elettoraliste e istituzionaliste dei partiti, Rifondazione compresa. Da una parte alcune formazioni, come Sinistra Critica, PCL ed altri, e dall’altra SEL hanno proposte politiche contrapposte e, lo dico brutalmente, totalmente subalterne al bipolarismo. Da una parte l’idea che la ripetizione ossessiva di slogan radicali e di anatemi ideologici (spesso scagliati contro chi è più vicino) e la fuga dal problema di contribuire o meno alla cacciata di Berlusconi con il sistema elettorale esistente, possa costituire la base per l’accumulazione di forze sufficienti per cambiare qualcosa di concreto. Dall’altra l’idea che cavalcando (con successo) proprio uno degli aspetti più deleteri (e distruttivi di tutte le culture critiche della sinistra) del bipolarismo si possa ottenere una ristrutturazione del centrosinistra che apra le porte ad una svolta di sinistra reale nel paese. Non è necessario ripetere per l’ennesima volta quanto queste idee siano illusorie e quanto siano corrispondenti esattamente al disegno sulla base del quale è fondato il bipolarismo. Ridurre alla testimonianza impolitica le istanze radicali o trasformarle in “speranze”, tanto suggestive in campagna elettorale quanto irrealizzabili in un governo, comunque dominato dai poteri economici e dal vaticano. Non sono differenze sostanziali di contenuto, come la contrarietà alla legge trenta, il ritiro dall’Afghanistan, l’opposizione alle politiche economiche dell’UE ecc a motivare una divisione che persiste. Sono scelte ideologiche e di linea politica che impediscono l’unità. Indulgere all’infinito in discussioni circa il novecento e il nuovismo o fare la gara a chi è più comunista o più radicale è insensato, oltre che inutile. La Federazione deve rispettare i progetti altrui, pretendere il rispetto per il proprio, e soprattutto deve continuare a ribadire, con ostinazione, che permanendo i progetti e le linee diverse, sui contenuti di lotta si può e si deve combattere insieme. E che anche il confronto, su progetti e linee diverse, si può e si deve fare a partire dal riconoscimento della centralità dei contenuti che uniscono. Proprio per misurare l’efficacia dei progetti e delle linee rispetto al rafforzamento delle lotte e al raggiungimento di obiettivi concreti per milioni di italiani. Alla manifestazione del 16 ottobre c’era la sinistra reale di questo paese. I contenuti della piattaforma della FIOM (ben ribaditi nell’intervento di Landini al congresso) per la Federazione possono essere sposati integralmente e possono essere la base per discutere con SEL come con Sinistra Critica e il PCL sul come farli diventare obiettivi concreti, oggi e subito. E’ il modo concreto per rispondere a quella domanda di rappresentanza politica che è salita dalla manifestazione. Mentre citarli strumentalmente per scagliarli contro altri, che pure li condividono, per farli diventare un espediente retorico e demagogico al servizio di proposte politiche che, essendo interne alle logiche bipolari, li riducono a slogan impotenti o a sogni irrealizzabili è il contrario. Per il banale motivo che alla fine, o la piazza e i suoi contenuti saranno in grado di dare una spinta all’unità a livello politico della sinistra o le diverse opzioni della sinistra mortificheranno e divideranno la piazza e il movimento di lotta. E non avrà molta importanza ciò che dicono i sondaggi o diranno gli stessi voti elettorali se la sinistra politica che dice di condividere quei contenuti sarà divisa in tre pezzi in lotta fra di loro. Perciò è giustissimo che la Federazione, ben sapendo le differenze di progetto e di linea che esistono con altri, continui a sfidarli su questo terreno della discussione.

2) sebbene non si possa dire di possedere un programma di fase, complesso e articolato, capace di unificare i fronti di lotta e di accumulare le forze per passare dalla resistenza ad una controffensiva del mondo del lavoro e dei movimenti progressisti, il congresso ha chiarito a definito alcune linee di fondo sulla base delle quali costruire un tale programma. E su queste basi ha approvato e sancito una proposta politica chiara ed inequivocabile. C’è nel documento e c’è stata nel dibattito l’idea che alla finanziarizzazione e al mercato senza regole liberista sia necessario assegnare al mondo del lavoro il ruolo di fulcro dell’unità di tutte le lotte. Come è già stato evidente nella manifestazione della FIOM del 16 ottobre. La Federazione ha chiaramente l’idea della costruzione di tale unità sulla base di una alleanza strategica dei movimenti ambientalisti e dei diritti civili con quello dei lavoratori, degli studenti, dei precari e degli immigrati. La Federazione propone cose precise per l’oggi. Sulla base di scelte di fondo che in politica economica sono totalmente controcorrente rispetto agli indirizzi dell’Unione Europea, a cominciare dalla riproposizione dell’intervento pubblico in economia e dalla subordinazione dei bilanci e delle politiche monetarie rispetto ai diritti sociali. Che in politica estera sono contrapposte a guerre e spese militari sostenute da tutti i partiti socialisti, socialdemocratici, e in Italia del PD. Che sulle politiche sociali e dei diritti sono all’opposto dei “patti sociali” di confindustria e alla subalternità al vaticano. E’ su queste basi, e non su altre, che è stata approvata la proposta di dare vita ad una alleanza democratica in difesa dei principi costituzionali, per battere Berlusconi, senza fare un impossibile accordo di governo. Al di la di sfumature, di suggestioni, di ovvie differenze culturali e perfino di propensioni ben visibili sulla stampa e in diverse dichiarazioni e discorsi, questo è quanto è stato deciso ed approvato. Con il dissenso dei compagni di Falce e Martello sul versante di sinistra e con quello del documento di una parte di Rifondazione (primo firmatario Bonadonna) sul versante di destra. Questa proposta politica è stata accettata e difesa, nei loro discorsi, da Salvi, da Patta, da Diliberto, oltre che da Ferrero. Con toni e sfumature diverse? Ovviamente si. Ma senza che sia stata proposta alcuna alternativa. Per altro, voglio dire esplicitamente che io sono d’accordo con Diliberto quando dice che se si fa un accordo senza entrare al governo questo non comporta che il confronto con il PD e con gli altri partiti di centrosinistra, a cominciare da SEL, debba escludere temi sociali e concreti che riguardano milioni di persone. Non fosse altro che è proprio sulla base di quei temi sociali, e non su anatemi astratti, che si misura la distanza e la stessa impossibilità di fare un governo insieme. Come non esclude che si facciano anche proposte e accordi minimi su temi specifici. Esattamente come bisogna sempre fare in qualsiasi istituzione con qualsiasi governo. Infine è chiara l’idea che l’obiettivo di superare il bipolarismo sia prioritario, come è chiara la contrarietà a qualsiasi uscita dalla crisi del centrodestra sulla base di governi tecnici o simili. Questi indirizzi programmatici di fondo e la proposta politica dell’alleanza democratica senza accordo di governo sono la linea politica della Federazione per navigare nella complessa situazione della crisi economica, della offensiva liberista e padronale e della crisi latente del governo Berlusconi. Questa è la linea politica sulla base della quale confrontarsi a tutto campo con chiunque, con il massimo di apertura e di duttilità tattica.

3) la vita della Federazione è stata contraddistinta, fino a qui, da una inevitabile logica pattizia fra le forze che hanno partecipato alla sua fondazione. È inutile menare scandalo per questo. Senza quella logica pattizia non ci sarebbe nessuna unità con basi solide per resistere a qualsiasi novità sulla scena politica. Non ci sarebbe la forza organizzata minima per sorreggere e sviluppare nessuna linea politica. La permanenza di divisioni (anche elettorali) avrebbe provocato la definitiva e più che giustificata delusione di altre decine di migliaia di militanti e il totale disorientamento dei potenziali elettori. Lo statuto approvato definisce con chiarezza che il futuro della Federazione sta nelle mani degli iscritti e delle iscritte. Il principio di una testa un voto è inequivocabile. Come lo è quello delle maggioranze qualificate al fine di evitare che chiunque possa sopraffare gli altri. Soprattutto al fine di impedire che coalizioni improvvisate di correnti possano snaturare la Federazione e cambiare la linea sulla base di cordate e di manovre di corridoio. Ma qui comincia la vera sfida. E bisogna avere la consapevolezza che la sfida è persa in partenza se si usa la demagogia e il basismo. A nulla vale il principio di una testa un voto se poi dobbiamo fare il prossimo congresso con una decina di documenti politici in guerra fra loro. A nulla vale il principio delle maggioranze qualificate se provoca solo mediazioni al ribasso. A nulla vale la Federazione con compiti ben precisi sui quali cercare permanentemente l’unità se poi si portano nella federazione discussioni su compiti e contenuti propri dei partiti che la compongono ed estranei a quelli della Federazione. Ma queste cose attengono alla maturità e alla qualità dei gruppi dirigenti e dei militanti. Attengono perfino all’onestà intellettuale con la quale si discute e al principio di lealtà verso chi la pensa diversamente. Non c’è norma statutaria e non c’è declamazione di principio che possano magicamente infondere qualità e buon senso in chi non legge, non studia, non ascolta, e pensa che qualsiasi mezzuccio o manovretta di corridoio sia un mezzo lecito, giustificato dal fine di imporre ciò che vuole agli altri. La democrazia funziona non solo se si vota continuamente su tutto. Funziona se quando si vota i votanti sanno cosa votano sulla base di una conoscenza approfondita e non sulla base di opzioni presentate demagogicamente, che contano proprio sulla ignoranza diffusa e sulle suggestioni da quattro soldi. Funziona se dopo aver votato qualcosa chi è in disaccordo non tenta di impedirne la realizzazione o non tenta ad ogni riunione, su qualsiasi tema sia convocata, di riprodurre sempre la stessa discussione. Funziona se dopo una decisione chi si è dichiarato d’accordo votandola non fa subito un bell’articolo che la contraddice. Magari al fine di marcare la differenza necessaria a giustificare l’esistenza della propria corrente o, peggio ancora, al fine di ritagliarsi uno spazio politico personale fittizio da usare per rivendicare un posticino negli organismi e nelle liste. E potrei continuare. Queste cose affliggono tutti a sinistra. Non esistono scorciatoie leaderistiche e basiste che possano risolvere questi problemi. Al contrario sia il leaderismo sia il basismo alimentano passività, ignoranza e superficialità all’ennesima potenza. Solo la fatica di una lotta culturale e ideologica attiva e permanente, con l’obiettivo di curare la malattia e salvare il malato, può sortire degli effetti positivi. Solo valorizzando le pratiche sociali e culturali ricche, alla lunga, si possono superare le discussioni astratte che sono il terreno privilegiato per le cordate e i personalismi di tutti i tipi.

4) sebbene sia chiaro che la Federazione non è l’unità dei comunisti, tanto che al congresso tutti gli emendamenti che insistevano sul tema sono stati giustamente dichiarati inammissibili, il tema esiste ed è bene discuterne. E’ evidente che proprio nel momento nel quale il PRC e il PDCI condividono lo stesso progetto di unità della sinistra anticapitalista e la stessa proposta politica è necessario affrontare seriamente il tema. Non lo era prima sia perché avrebbe sostituito e fagocitato il progetto dell’unità della sinistra anticapitalista e perché avrebbe subordinato la scelta della linea politica ad una immatura unificazione organizzativa dei due partiti. Oggi il tema dell’unità comunista è da affrontare seriamente. Dico oggi ma è evidente che in caso di elezioni anticipate sarebbe idiota metterlo al centro delle nostre attenzioni. Resta da vedere se si vuole affrontare sulla base di una suggestione e come se le differenze culturali, di concezione politica ed organizzativa del partito, fossero all’improvviso sparite. La demagogia dell’unità, per ricevere applausi, scagliata contro altri implicitamente accusati di non volere l’unità, non produce unità. Bensì diffidenze e nuove divisioni. Nessuna persona dotata di buon senso pensa che due, tre, quattro o cinque partiti comunisti siano meglio di uno. Non fosse altro che per il banale motivo che il numero e l’attività complessiva dei militanti si riducono proporzionalmente al proliferare di sigle e di partiti. Fermo restando tutto ciò bisogna sapere che le differenze e le divisioni esistono. E che possono perfino aumentare con la demagogia e con le semplificazioni. Se, per esempio, Rifondazione dicesse una cosa banale e apparentemente di buon senso come “chi è uscito dal partito ritorni, le nostre porte sono aperte e non chiediamo nessuna autocritica” provocherebbe solo un solco più profondo con gli altri e anche nuove divisioni al proprio stesso interno. Se di unità c’è bisogno e se di unità è opportuno parlare bisogna farlo seriamente e con i piedi piantati per terra. L’unità dei comunisti è innanzitutto un tema ideologico, politico e culturale. Non un tema organizzativo per unificare due o più gruppi dirigenti. L’unità dei comunisti non è un tema sostitutivo dell’unità della sinistra anticapitalista. Ci sono due terreni precisi sui quali fondare la discussione sull’unità dei comunisti. Il primo è quello delle pratiche sociali condivise, è lo stare nelle lotte e nel radicamento sociale insieme, senza egemonismi e stupide competizioni, è quello sul quale avviare con i soggetti sociali l’elaborazione di obiettivi di lotta. Il secondo è quello dell’analisi del capitale e della formazione sociale plasmata dal capitalismo di questa fase storica. È quello della difesa della propria storia dal revisionismo imperante e, al tempo stesso, della critica della propria storia. È quello della critica di un modello organizzativo e di una concezione del partito verticistico, intriso di predominio maschile e di istituzionalismo. Senza che questa critica dia luogo a sette o, peggio ancora, a leaderismi e basismi che di democratico non hanno nulla. Insomma, come si vede i problemi sono seri. E a nulla vale ignorarli unificando due o più partiti per poi tornare a dividersi, in modo lacerante, alla prima occasione nella quale i problemi che si credevano superati si ripresentano violentemente. Comunque non è questa la sede per approfondire questo tema. Penso che il prossimo congresso del PRC debba offrire una proposta e una discussione a tutte le comuniste e a tutti i comunisti di questo paese. Una proposta e una discussione capaci di far scoprire a molti e a molte di essere comunisti. E di far scoprire a molte e a molti che si ritengono comunisti di non esserlo sul serio.

Ma questa è un’altra storia…

ramon mantovani

104 Risposte to “Un buon congresso”

  1. Ramon, non sono d’accordo.

    La strategia dell’ “alleanza democratica per cacciare Berlusconi” senza andare al governo mi sembra con tutta evidenza una foglia di fico. Se realmente si e’ intenzionati ad avere le “mani libere” sulle politiche di un eventuale governo di centro-sinistra + centro (incluso Fini?), il PD non ci accettera’ all’interno della coalizione. Se invece si punta a un “patto di legislatura”, il suo esito saranno politiche draconiane molto peggiori dello scorso governo Prodi, dati i rapporti di forza.
    La riforma della legge elettorale infine, se verra’ alla luce, sara’ probabilmente peggiore dell’attuale, che almeno e’ quasi integralmente proporzionale: vedi sistema a doppio turno alla francese (che ti da visibilita’ al primo turno ma nessuna rappresentanza al secondo) oppure sistema uninominale (che non ti da nessuna rappresentanza). Nel caso venga prevista una “quota di testimonianza” proporzionale, lo sbarramento sembra in ogni caso essere al 4% come oggi.

    Per rompere col bipolarismo il PRC avrebbe dovuto mettersi con convinzione fin dalla nascita all’opposizione sia del centro-destra che del centro-sinistra (oggi forse e’ tardi). Come fai a sostenere che garantire l’appoggio esterno a un governo Bersani-Confindustria sia un passo verso la rottura del bipolarismo? A me sembra l’ultimo estremo risucchio della potenziale alternativa di Rifondazione come stampella del centro-sinistra e un grosso ostacolo sul potenziale politico delle lotte in corso (indipendentemente dalle preferenze elettorali dei loro partecipanti)

    Comunque grazie per l’intervento.

  2. silvio lunardi Says:

    Io ramon credo che un altra sintesi sia possibile riassuntiva della tua, che ovviamente tu non vuoi avvallare:

    La storia si ripete per collocazioni politiche. Da una parte si sta ricomponendo quella che agli inizi di rifondazione si chiamava AREA COSSUTTIANA (vedi interventi di Grassi e Diliberto), dall’altra un’AREA non definibile in una etichetta che al congresso che elesse Bertinotti si collocò a sinistra della maggioranza con il 20%. (vedi Ferrero). Anche allora c’era in discussione la questione comunista e l’alleanza col PDS. Mancando l’AREA GARAVINI-MAGRI uscita quasi tutta con Vendola i rapporti di forza oggi sono diversi (?).

    Oggi l’area cossuttina propone la riunificazione secca di RC e PDCI organizzativamente, mentre l’area di sinistra propone un processo di riunificazione attraverso un confronto di analisi della fase e di proposta programmatica che coinvolga comunisti interni alle due organizzazioni e comunisti fuori dalle due organizzazionie. Quale delle due prevarrà? La prima indicazione l’avremo sul tipo e carattere delle alleanze elettorali.
    ciao ciao

  3. silvio lunardi Says:

    e oggi anche questa:

    SIAMO ALLE COMICHE INIZIALI: appena partorito burocraticamente un nuovo soggetto politico si propone di farne nascere autoritariamente un altro.

    “SINISTRA: DILIBERTO, A SEL PROPOSTA PER SECONDA GAMBA ALLEARCI CON PD MA NON ESSERENE SUCCUBE (ANSA) – ROMA, 24 NOV – ‘A Vendola ho avanzato una proposta di buon senso: tutti insieme, noi, Sel e chi ci vorra’ stare, possiamo rappresentare la seconda gamba del centro-sinistra. Io voglio allearmi con il Pd ma non esserne succube. Su molti temi siamo piu’ in sintonia con il popolo della sinistra di quanto lo sia il Pd e sui temi del lavoro e della conoscenza abbiamo argomenti piu’ forti del Pd. E lo si e’ visto in tutte le primarie. Proviamo ad unire le nostre forze per portare finalmente un po di risultati alle persone?’. Lo ha detto Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, in un’intervista al programma ‘Ho scelto la radio’ in onda su ‘Nuova Spazio Radio’.”

    FERMATE IL SOLDATO DILIBERTO PRIMA CHE I DANNI DIVENTINO IRREPARABILI
    ciao ciao

  4. Anonimo 3 Says:

    Per silvio lunardi

    Manca un pezzo all’articolo che hai riportato.

    http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7187&mode=thread&order=0&thold=0

    Non ho una fiducia cieca in Diliberto, ma non sta bene trassare 😀

    Ciao

  5. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    In tempi come questi una nuova unità è di per se un valore! Non entro nel dettaglio perchè penso che adesso ci sia bisogno di orizzonti e panorami e non di percorsi speleologici. Allora serve una descrizione compiuta di un panorama di ALTERNATIVE AL CAPITALISMO una dieci mille MA ALMENO UNA. Come può essere una europa una italia una qualsiasi area geografica non capitalista? Se questa nuova unità sarà in grado e si porrà come obbiettivo quello di costruire una “immagine”possibile di un mondo che oggi appare impossibile allora.forse.la fantasia e le risorse, tipiche del valore che l’uomo consapevole può esprimere , irroreranno la speranza e ll sogno di poter vivere un mondo dominato dalla passione autentica per l’uomo.
    Una società è una cosa molto più complessa di un business plan ( e so di dire una banalità) e allora iniziamo a descrivere un paese come potrebbe essere perchè questo onestamente non si vede ne si legge ne si ascolta.
    Iniziamo a raccontare una favola perchè senza sogno non c’è neanche la realtà!
    Un caro saluto e mantieniti perchè la vecchiaia avanza ed è un sogno poterci arrivare !
    Giovanni

  6. luca marini Says:

    Mah da quello che scrivi sono portato a pensare che io che ho votato il documento alternativo presentato da Bellotti (e che per giunta secondo me non ha avuto adeguata rappresentanza nè nella platea dei delegati, nè negli organismi dirigenti, ma queste sono quisquiglie) che è stato l’unico che non sosteneva l’alleanza democratica, mi sarei fatto traviare da proposte demagogiche e astratte e anatemi sul centrosinistra, mentre tu e altri che avete sostenuto il documento che sostiene l’alleanza democratica, pur con quelle che tu chiami sfumature, non fate demagogia ma un’analisi ponderata e dialettica della fase politica e sociale attuale. Io invece penso che dire che si farà un accordo col centrosinistra trattando su alcuni temi, senza dire quali, sia una posizione molto più subalterna al centrosinistra e al governo, rispetto a coloro i quali come me, propongono che viste le enormi differenze (che tutti rimarcano a parole, meno nei fatti) non ci sono i margini per fare un accordo con il centrosinistra. Poi sostieneni che sui contenuti della mobilitazione della fiom a sinistra si può discutere, si certo anche qui a parole tutti “ascoltano la piazza”, ma poi nel concreto quella piazza sarà divisa. Ricordiamoci la spaccatura verticale e orizzontale che si consumò nel 2007 proprio su quei temi nel protocollo Welfare. Quella divisione mostrò inequivocabilmente la nostra impossibilità di condizionare il governo Prodi. Quelle divisioni le mobilitazioni recenti le stanno rimarcando all’ennesima potenza, non per niente la CGIL si è divisa. E allora su quali basi ora sarebbe plausibile sostenere un programma di coalizione?
    Nessuno ha ancora detto su quali punti si può dialogare e influenzare il programma del centrosinistra, molta vaghezza da questo punto di vista. Ritorno sul “basismo”. A me sembra che fino ad adesso la federazione pecca di verticismo anzichè di basismo. La base non è stata molto interpellata nelle scelte sia per la linea politica che per le questioni organizzative, anzi mi è sembrato che il confronto lo si è voluto evitare. Mi sembrava che nel tuo intervento al congresso avessi privilegiato alcuni aspetti critici, qui invece tendi a sottolineare aspetti positivi che io non colgo. Avrò letto o ascoltato male…

  7. Sono uno dei comunisti senza partito evocati da Ramon e, senza essere necessariamente pessimista come Luca M. e Claudio Bellotti, sono in effetti “perplesso e confuso” (cito sempre Ramon). Perché da un lato capisco perfettamente che Ramon “strategicamente” ha ragione, che non ha senso decidere sic et simpliciter di costruire il partito extraparlamentare dei “duri”, senza provare a spostare equilibri e creare contraddizioni in quella sinistra che è sì governista, ma che indubbiamente lotta ogni giorno al nostro fianco. Quindi la scommessa, nei termini in cui la prospetta Ramon, va fatta.
    Ma c’è un ma. La concreta situazione “tattica” sulla scacchiera della sinistra italiana (non sul tabellone del Risiko cui Ramon mi accusa sempre di essere affezionato) è sfavorevole al progetto strategico delineato da Ramon: è “solo” su questo che dissento. Ovvero in teoria è un’ottima idea fare questa unità operativa con Diliberto e “interlocutiva” con SEL, al contempo lavorando pure al polo della sinistra anticapitalista.
    In pratica però è difficilissimo, per i motivi illustrati tantissime volte dai compagni e che non ripeto.
    Per questo invocavo il “piano B” (irriso da Ramon), che non significa NON attuare il piano A, ma soltanto disporre di una exit strategy di fronte a una situazione di alleanze politiche che in questo momento è TOTALMENTE IMPREVEDIBILE. E comunque sostenere un governo con dentro Cuffaro mi pare assurdo.
    Infine: lo scenario degli “opposti estremismi” delineato da Ramon (da un lato SEL, dall’altro SC/PCL, con la Federazione nel giusto mezzo) è vero solo in parte. Per me non c’è questa perfetta simmetria tra chi, per l’appunto, vuole andare al governo con Casini, Cuffaro e magari Montezemolo e chi – pur con indubbi passaggi e anche errori veri e proprii di settarismo – vuol fare la lotta di classe, fuori o dentro il parlamento importa poco. La presenza nelle istituzioni (su questo Ramon è d’accordo con me) ha senso se fuori di esse c’è un movimento forte e deciso. Se invece per fare un percorso istituzionale (con le migliori intenzioni e le idee astrattamente migliori) si compromette la forza e l’autonomia della lotta (e questo purtroppo Rifondazione l’ha fatto un sacco di volte, segnatamente durante il governo Prodi ma non solo) allora i conti non tornano.
    Spero di essere stato chiaro. Io non sono pessimista a oltranza, ma manco ottimista a oltranza. Se il meno peggio dovesse essere l’unica strada seria, vinca il meno peggio.
    Comunque adesso mobilitiamoci e mangiamo senz’altro il budino proposto da Ramon, per vedere com’è.

  8. caro paolo, che vuoi che ti dica! se la proposta che facciamo è una foglia di fico vuol dire che abbiamo vergogne da nascondere. e che quindi mentiamo.
    tu sai già cosa succederà in futuro. e sulla base delle tue previsioni giudichi le proposte altrui e, considerandole finte o irrealizzabili, le liquidi come false.
    questo modo di ragionare rasenta l’integralismo.
    ma forse tu scambi l’integralismo per la radicalità.
    io considero un gravissimo errore l’idea di sfuggire al problema di cacciare berlusconi, non fosse altro che per evitare le riforme costituzionali presidenzialiste, la cancellazione degli articoli 41 42 43 della costituzione. tutte cose previste e proposte da berlusconi.
    se non li conosci ecco gli articoli:

    Art. 41.

    L’iniziativa economica privata è libera.

    Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

    La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

    Art. 42.

    La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

    La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

    La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

    La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

    Art. 43.

    A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

    senza parlare della riduzione del danno in molte questioni che tutti sanno benissimo solo questo vale la necessità di proporre e fare una alleanza per evitare che dal bipolarismo all’amatriciana si passi ad una repubblica presidenziale con una costituzione liberista.

    chiunque lotti per qualsiasi cosa sa che ad un certo punto molte di queste lotte incontrano un problemino: cambiare leggi e fare leggi nuove.
    è una pura idiozia non porsi il problema del contesto politico istituzionale nel quale si lotta. non in astratto ma al fine di poter ottenere risultati concreti o meno.

    quindi: proporre una alleanza democratica per non cambiare la costituzione e per tornare al proporzionale eliminando i premi di maggioranza, non imbrogliare promettendo che un eventuale governo faccia ciò che è impossibile dati i rapporti di forza sociali e per questo non entrando nel governo, evitare di essere vittime del potentissimo ricatto per cui se non fai una coalizione contro berlusconi in nome di contenuti molto avanzati rischi di far vincere berlusconi e di indietreggiare proprio su quei contenuti, è giusto!

    ma questo ragionamento semplice e chiaro non è comprensibile per chi pensa (come i mass media in generale) che la politica sia solo il bipolarismo e all’interno di ogni schieramento le lotte fra leader. non è comprensibile per chi pensa che i contenuti per cui la gente lotta non siano cose reali, bisogni e rivendicazioni relative a condizioni di vita e di studio e di lavoro, bensì slogan e pretesti per dimostrare che il pd è borghese, che sel è traditrice, e che l’unica parola d’ordine è indicare il “governo operaio” come sbocco delle lotte e il proprio partitino come l’unica vera e indistruttibile avanguardia. che a forza di parlare di rivoluzione e di “smascherare” tutti gli altri (compresi quelli più vicini ma che propongono magari il “governo popolare”) prima o poi avrà il seguito sufficiente per fare la rivoluzione.
    ciao

  9. caro silvio, la tua non è una sintesi. io parlo di problemi relativi all’implementazione di una linea. tu parli di noi come “il giornale” parla della vicenda fini berlusconi. non c’è una analisi, un progetto, una linea politica, sui quali ci si confronta e si discute e magari si registrano posizioni diverse. macché! c’è tizio che vuol fare questo e caio che vuol fare quest’altro e vedremo chi vincerà. e come e su cosa vedremo chi vincerà? sulle alleanze elettorali, ovviamente.
    così spariscono contenuti, il problema di come una linea serve alle lotte, il come si può resistere meglio nei rapporti di forza sociali sfavorevoli e così via.
    continua…

  10. ed infatti, caro silvio lunardi, nel puro stile della politica spettacolo mica si esaminano i documenti che diliberto ha votato ed anche contribuito a scrivere, mica si esamina il discorso di diliberto al congresso, mica si analizza se e cosa è cambiato nelle posizioni di diliberto e del pdci negli ultimi due anni. basta prendere una agenzia che a sua volta riprende una intervista radiofonica a “nuovo spazio radio”, eliminarne una parte, perché altrimenti i conti non tornano, ed interpretarla in modo che il proprio pregiudizio venga dimostrato. lo ripeto, esattamente come fanno repubblica, il giornale, e tutto il resto della stampa spazzatura.
    diliberto ha banalmente detto ciò che aveva già detto ferrero in diverse occasioni.
    noi a sel diciamo che se siamo davvero d’accordo sui contenuti o anche solo su alcuni contenuti sarebbe meglio prima discutere fra tutti quelli d’accordo su quei contenuti, invece che discutere di primarie di un meraviglioso e possibile centrosinistra senza parlare di contenuti.
    è perfino evidente che la proposta che facciamo ha un valore in gran parte retorico, per il semplice motivo che sel sa bene che se si vincolasse in una discussione seria su quei contenuti non potrebbe con disinvoltura poi proporre un governo col pd.
    solo che questo modo di porre le questioni fa venire in luce la differenza fra i progetti relativamente ai contenuti, mentre il dire giacché sel vuole fare il governo col pd promettendo mari e monti e per questo noi non parliamo con nessuno sposta immediatamente la discussione su:
    saranno meglio quelli che propongono di provare a fare qualcosa di concreto e di cambiare il corso delle cose nell’unico modo possibile o quelli che dicono che non c’è nulla da fare e che comunque non si può ottenere mai nulla e che chiedono voti contro tutto e contro tutto rischiando di far vincere berlusconi?
    difficile da capire quale è la risposta prevalente se si discute in un modo o nell’altro?

  11. caro luca marini, non posso che ripeterti per la trecentesima volta la domanda alla quale non hai mai risposto. cacciare berlusconi è l’obiettivo di tutte le piazze e di tutte le lotte si o no? se ci sono le elezioni questo obiettivo si deve praticare anche con una tattica elettorale si o no?
    se le lotte degli studenti che ci sono in corso proprio oggi, se dalla manifestazione del 16 si passa allo sciopero generale come vogliamo noi e vuole la fiom e se il governo berlusconi cade si può andare alle elezioni e dire votate per noi anche se magari il voto per noi farà vincere di nuovo berlusconi?
    a questa domanda bisogna rispondere, caro luca. ma tu non lo fai mai. mai.
    se non si risponde ci si separa irreparabilmente dalle lotte.
    mentre prendendo i contenuti delle lotte e tentando di farne il centro di ogni discussione politica, pur dicendo che non si può ripetere l’esperienza dell’unione, è l’unico modo per far aprire gli occhi a chi le lotte le fa circa l’illusione che battere berlusconi sia sufficiente per vincere sui contenuti delle lotte.
    perché non puoi convincere in nessun modo che battere berlusconi non basta quando fai una proposta per le elezioni che rischia di far rivincere berlusconi.
    i temi dici? forse ti è sfuggito ma Landini ha detto tre temi precisi ed ha chiesto che vengano messi al centro della discussione. e noi abbiamo risposto che per noi è così. punto.
    per inciso per questo io nel mio intervento ho ricordato a landini che quei temi erano presenti nel programma del governo prodi e che per questo non si può tornare a vendere l’illusione che un governo di centrosinistra li possa realizzare. perché i poteri forti non lo permetteranno e il pd obbedirà. ma questo appartiene esattamente ad una discussione che serve a fare politica sui contenuti della fiom mettendoli al centro della discussione. mentre quello che dici tu li cancella un minuto dopo che hai detto che sei indifferente a chi vince le elezioni.
    il resto è totalmente secondario.
    un abbraccio

  12. Forse mi sono espresso in una maniera infelice…

    Per andare al nocciolo della questione, al netto di processi alle intenzioni, credo che il problema ruoti proprio attorno al concetto di riduzione del danno.

    La lezione che ho tratto dagli avvenimenti degli ultimi decenni e’ che per la sinistra radicale appoggiare governi social-liberali (con partecipazione diretta, appoggio esterno, desistenze etc.) con speranze di influenza o con lo spauracchio delle destre (in Italia il Berlusconismo, in USA l’ “anybody but Bush”, etc.) non solo non riduce il danno a lungo termine, ma legittima le politiche liberiste e guerrafondaie, indebolisce le lotte e discredita la sinistra – rafforzando nel contempo il bipolarismo, a prescindere dalla legge elettorale.
    Credo che l’indipendenza della sinistra radicale sia uno dei presupposti fondamentali per ripartire; indipendenza organizzativa, di azione ed elettorale. Naturalmente, massima unita’ con tutti nelle lotte.
    Berlusconi promette macelli? Si, siamo tutti d’accordo, ma sono sinceramente convinto che i governi di centro e di centro-sinistra (accordi di luglio, co.co.co., agenzie interinali, guerra del kossovo, tagli di bilancio) abbiano fatto piu’ danni di quelli di destra.

    L’obiezione che si rischia la marginalita’? E’ vero, si rischia, ma continuo a preferire questo rischio ad una influenza solo apparente. E si avrebbe piu’ influenza “fuori dai poli” con le risorse del PRC che solo con le risorse dei frammentati gruppetti di estrema sinistra.

    Rispetto l’opinione contraria ma non la condivido.

  13. caro alfonso, adesso è più chiaro cosa intendi per “piano b”. ma dato che secondo te è IMPREVEDIBILE cosa possa succedere dovresti chiedere il piano b quello c quello d. fino alla zeta.
    intanto dire questa è la mia proposta e questa è la mia linea significa avere non un piano a, bensì avere un indirizzo. da mantenere in qualsiasi caso come indirizzo e adattandolo a qualsiasi cosa succeda.
    vuoi degli esempi?
    cade berlusconi, fanno un governo tecnico e cambiano la legge elettorale togliendo il premio di maggioranza. diremo che bisogna costruire un polo della sinistra anticapitalista e che questo polo non può fare un accordo di governo col pd ma può, anche prima delle elezioni, fare un puro accordo politico affinché si migliori la legge elettorale (se ce ne è bisogno), si preda l’impegno a non toccare certi articoli della costituzione, e così via.
    è un puro esempio astratto (meno inverosimile di quanto si creda) ma pur sempre astratto. ma è un modo per apllicare l’indirizzo di cui sopra.
    se ne possono fare altri dieci, cento e mille. alcuni più facili e altri più difficile da affrontare.
    ma discutere di un simile piano b prima che ci sia il governo tecnico equivale a indebolire la posizione di contrarietà a qualsiasi governo tecnico. se discuti con altri proponendo un piano e ti presenti avendo detto che per te ci sono dieci piani diversi il risultato è che diventi un supermercato dove loro possono scegliere per interloquire con te quello che più conviene a loro.
    sarebbe come se la fiom mentre difende il contratto nazionale e i diritti discutesse pubblicamente di cosa fare se si perdesse la battaglia.
    o no?

  14. caro paolo, dopo la sconfitta del biennio rosso e dopo la fondazione del pcdi ci furono quelli che dicevano, anche dentro il pcdi a cominciare da bordiga che ne era il segretario, che la lotta contro il fascismo era secondaria e che comunque non si doveva fare insieme ai partiti borghesi. il punto non è il fascismo (non mi sogni nemmeno di paragonarlo a berlusconi), che allora era diverso e ben distante da quello che diventerà stringendo una alleanza strategica con la grande borghesia che non ebbe nessun problema a scaricare e lasciar mettere in galera i suoi vecchi rappresentanti politici. il punto è che si teorizzava che solo la lotta sulle pure contraddizioni di classe era decisiva e che le forme dello stato erano totalmente indifferenti e/o fuorvianti ai fini della lotta di classe.
    tu, come altri, mentre fai una analisi corretta dell’altalena dei rapporti con il centrosinistra, dimentichi di dire se l’obiettivo di superare il bipolarismo ha un collegamento o meno con la speranza di ricollegare le rappresentanze politiche alle lotte o meno.
    accettare la logica del bipolarismo fino a credere che essere marginali è una condizione naturale o “meno peggiore” perché apparentemente priva di contraddizioni equivale a dire che chi lotta non ha speranza di ottenere nessun risultato concreto e che quindi può tranquillamente credere che ci sia un solo modo di ottenere qualcosa: sperare che chi gli promette qualcosa poi mantenga la promessa. all’infinito.
    i contenuti delle lotte devono essere coniugati sempre con proposte serie e che siano per questo articolate sul piano delle forme di lotta, dei tempi della lotta, dell’allargamento del fronte di lotta sul piano sociale, e dell’uso di qualsiasi spiraglio esista sul piano politico-istituzionale per renderle incisive. le semplificazioni del “siamo indifferenti a chi vince le elezioni” o del “datemi il voto che così la vostra lotta vince” non producono chiarezza e sono egualmente traditrici delle lotte. anche se entrambe sembrano esaltarle. proporre una cosa articolata come: cacciamo berlusconi, non entriamo al governo, usciamo dal bipolarismo, e teniamo i contenuti delle lotte come centro di qualsiasi discorso, può sembrare meno chiaro, ma solo per chi accetta che la politica possibile sia solo quella interna al bipolarismo. evitare il peggio, come ho già detto a paolo, non è in contraddizione con la lotta di classe. è un presupposto che vale sempre. nel 22 come oggi. è perfino una questione di buon senso.
    dato il presupposto che bisogna a tutti i costi evitare che berlusconi porti a compimento a livello istituzionale la cancellazione costituzionale dei diritti uscendo definitivamente dalla repubblica nata dalla resistenza, poi bisogna oggi, proprio per le cose che tu dici, avere una proposta articolata e non semplificata. sfuggire al problema di questo presupposto non è scontare la marginalità come un rischio necessario da correre. è non fare la lotta di classe con tutte le articolazioni necessarie. è, cioè, parlare della lotta di classe senza farla seriamente. indipendentemente dalla buona volontà o dalla genuinità delle intenzioni.
    un abbraccio

  15. Caro Ramon hai ragione (sul fatto che le forme dello stato siano importanti), ma poi implicitamente dici che l’unico modo per ottenere risultati concreti sia avere seggi in parlamento E dare un appoggio esterno al centro-sinistra, ovvero il contrario di quello che in realta’ sostieni da sempre (sul partito sociale etc.).
    Non e’ piu’ realistico tentare di sconfiggere i progetti di Berlusconi ed altri nel sociale (tanto piu’ che in parlamento non ci siamo gia’), ad esempio con la mobilitazione nelle fabbriche, uffici, scuole e piazze, e al contempo con una lista elettorale indipendente dai due poli (che, se eletta in parlamento, ha sempre la possibilita’ di sostenere “caso per caso” dei compromessi accettabili, ma non e’ ingabbiata da vincoli di maggioranza)?
    E ora la smetto, altrimenti diventa un dialogo a due 🙂
    Grazie per la disponibilita’

  16. caro giovanni, come spesso accade poni problemi veri e molto seri.
    si. bisogna costruire anche il racconto e la descrizione di una società alternativa al capitalismo. faccio solo un esempio. l’idea dell’acqua come bene pubblico non privatizzabile e nemmeno sfruttabile per il profitto, contiene in nuce una marea di implicazioni che già oggi sono il racconto di una società alternativa. non è una questione meramente economica. è una idea di rapporto fra esseri umani e natura. è una idea di cosa sia la proprietà e di quale proprietà sia compatibile o meno con il rapporto non distruttivo fra l’umanità e la natura. è una idea che qualifica cosa sia umano e cosa sia disumano. perché è irriducibilmente diversa e alternativa all’idea che si possa giustificare che esistano esseri umani ricchissimi ai danni dei miliardi di poveri, in nome di un meccanismo economico che per accumulare ricchezza distrugge il pianeta. perché porta con se la conseguenza che sono i popoli che possiedono le risorse su cui sono seduti e che quindi, la democrazia vera è quella che prevede che siano i popoli a gestire e controllare direttamente quelle risorse. con istituti di democrazia diretta e non con un sistema tecnico di potere (la cosiddetta democrazia occidentale) che intesta al governo il diritto di gestire l’acqua per il profitto (fosse anche astrattamente pubblico) o di venderne la gestione ai privati, sempre per il profitto.
    le lotte che sono in corso oggi. quelle degli operai per non scambiare il diritto a lavorare con la perdita di dignità umana. quella degli studenti e dei ricercatori per difendere la autonomia della cultura e della formazione dalle logiche del profitto. quella degli immigrati per il diritto ad esistere. e così via, contengono tutte in nuce una idea di alternativa di società.
    la politica buona non può non essere prendere l’irriducibilità della vita umana e non allo sfruttamento, e basare su di essa non solo le lotte per resistere ma anche un progetto e un racconto di società diversa e alternativa.
    è vero. comunisti e sinistra in italia sono in difetto. danno per scontato che dire socialismo, fosse anche del XXI o del XXII secolo, sia una allusione sufficiente ad evocare l’idea che si possa vivere diversamente da come si vive.
    ma non basta dire con dovizia di particolari come si vive male, come non basta evocare sogni e sol dell’avvenire astratti per uscire dal difetto.
    se viviamo in questa società senza essere di questa società la differenza si deve vedere oggi, subito. anche nel più piccolo passo.
    e non si può procedere che per tentativi, superando ostacoli, sbagliando strada per poi ricercare la strada.
    “caminante non hay camino, se hace camino al andar” diceva antonio machado

    ti metto qui questa poesia (tradotta) perché è altamente politica e perché dimostra che non c’è un novecento da cancellare e da dimenticare.

    Tutto passa e tutto resta,
    però il nostro è passare,
    passare facendo sentieri,
    sentieri sul mare.

    Mai cercai la gloria,
    né di lasciare alla memoria
    degli uomini il mio canto,
    io amo i mondi delicati,
    lievi e gentili,
    come bolle di sapone.

    Mi piace vederle dipingersi
    di sole e scarlatto, volare
    sotto il cielo azzurro, tremare
    improvvisamente e disintegrarsi…
    Mai cercai la gloria.

    Viandante, sono le tue orme
    il sentiero e niente più;
    viandante, non esiste il sentiero,
    il sentiero si fa camminando.

    Camminando si fa il sentiero
    e girando indietro lo sguardo
    si vede il sentiero che mai più
    si tornerà a calpestare.

    Viandante non esiste il sentiero,
    ma solamente scie nel mare…

    Un tempo in questo luogo dove
    ora i boschi si vestono di spine,
    si udì la voce di un poeta gridare
    “Viandante non esiste il sentiero,
    il sentiero si fa camminando…”

    Colpo a colpo, verso dopo verso…

    Il poeta morì lontano dal focolare.
    Lo copre la polvere di un paese vicino.
    Allontanandosi lo viderono piangere.
    “Viandante non esiste il sentiero,
    il sentiero si fa camminando…”

    Colpo a colpo verso dopo verso…

    Quando il cardellino non può cantare.
    Quando il poeta è un pellegrino,
    quando non serve a nulla pregare.
    “Viandante non esiste il sentiero,
    il sentiero si fa camminando…”

    Colpo a colpo, verso dopo verso.

    e antonio machado morì pochi giorni dopo aver varcato la frontiera per sfuggire ai fascisti di franco. avendo egli difeso convintamente la repubblica, camminando e facendo un sentiero che ancora oggi bisogna fare. con la bandiera della repubblica fu seppellito nella catalunya francese.

    insomma, il sogno non può che essere collettivo. non il sogno di qualcuno che sogna e poi racconta come un profeta il proprio sogno a quelli che ha sognato come protagonisti del sogno, riducendoli così a passivi consumatori del sogno e a comparse.

    e poi, giovanni, che ti costa di dire umanità invece che UOMO?
    è bene sognare un mondo nel quale chi UOMO non è non debba riconoscersi a forza in un luogo comune che ha cristallizzato e codificato un predominio e una oppressione.

    un abbraccio

  17. caro paolo, dialoghiamo pure. non c’è problema.
    ma non puoi dire che si può fare le lotte e fare un lista autonoma dai due poli per poi sostenere i provvedimenti accettabili.
    salti un piccolo dettaglio: non c’è il proporzionale. c’è una legge che assegna il 55 % dei seggi al polo che prende anche un solo voto in più.
    chiunque ti dica che un polo di sinistra non alleato con il pd nemmeno con un accordo elettorale e non di governo rischia di far vincere berlusconi, dice la verità. mica una balla. è proprio per questo che hanno inventato il bipolarismo.
    se ignori un problema concreto e chiarissimo e fai finta che non esista e che non ti venga scagliato contro sei tu a collaborare con la logica del bipolarismo. il tu è colloquiale e retorico ovviamente.
    ciao

  18. Ramon, sono abbastanza d’accordo, come al solito, con gran parte del tuo ragionamento.
    Non si può negare, però, che l’espressione “patto di legislatura” pronunciata da Diliberto nella sua prima intervista da portavoce non sia un buon segnale…
    Cosa significa “patto di legislatura”? A casa mia significa che si sigla un accordo di maggioranza per un’intera legislatura. Cioè ci impegnamo a sostenere per 5 anni un eventuale governo di centrosinistra. Altro che mani libere…
    Non voglio fare la politica-chiacchiericcio. Però si possono votare tutti i documenti che si vogliono, ma se chi ha l’incarico di concretizzarli pensa l’opposto, non si va molto lontano…

  19. giovanni Says:

    Si Ramon,
    hai ragione,ho capito il mio difetto,del mio modo di essere umanità nella forzatura dell’UOMO. Devo dire che spesso è solo provocatoria ma condivido il fatto che è un vizio della mia solitudine e di una certa miopia
    intellettuale. Un modo privato di essere umanità!
    Forse già questa è una valida questione sul tavolo del sogno. Poesia di bellezza e intensità sconvolgente,grazie non la conoscevo.
    Grazie Ramon sei ,come sempre,un vero amico.
    Un grande abbraccio !
    Giovanni

  20. luca marini Says:

    Ramon non so se è la trecentesima volta o anche milionesima, comunque mi imputi che io sfuggo sempre dalla domanda se sia esiziale battere Berlusconi. Bene quindi mi esprimerò a proposito, ma non posso dare una risposta “si o no”, credo sia necessario argomentare a proposito.
    Tu dici che per le lotte degli operai, degli studenti per dare sbocco alle loro rivendicazioni bisogna prima battere Berlusconi e poi in una seconda fase lavorare ad una legge elettorale che rimuova il bipolarismo. Io non penso che per dare sbocco alle rivendicazioni e alle lotte di oggi, Berlusconi costituisca l’ostacolo principale, l’ostacolo principale lo vedo in quei “poteri forti” che preparano l’alternativa al Berlusconismo.
    Berlusconi è in declino e anche una vittoria risicata alla camera e l’eventuale premio di maggioranza non garantirà la stabilità al nuovo ipotetico governo del centro destra. Penso che il bipolarismo e le sue ragioni ormai siano finite, implose per le contraddizione che questa crisi ha messo in evidenza. Penso che se si va a votare qualsiasi esito provocherà un quadro instabile di breve durata, e questa breve durata servirà comunque per imporre sacrifici, tagli, lacrime e sangue, qualunque tipo di governo che a breve si formerà. Quindi non penso che una nostra non alleanza con il centrosinistra venga considerata un tradimento delle lotte, occorrerebbe spiegare che anche un governo di centro-centro-sinistra, visti i rapporti di forza sarebbe allo stesso modo pericoloso per i lavoratori, gli studenti e gli immigrati. Partecipando a quest’avventura dopo mesi o un anno ci accuserebbero nuovamente di essere inutili e di aver appoggiato misure impopolari. E allora perchè spiegare che il male sia Berlusconi, quando l’alternativa non è migliore. Anzi un simile governo moderato spianerebbe di nuovo la strada al populismo di destra privo del berlusconismo, ma magari con una lega ancora più forte. I lavoratori della Fiom e di Pomigliano a me sembra che questo quadro l’abbiano presente, contro più che Sacconi e Berlusconi si sono trovati la confindustria e la Cisl, centrodestra e centrosinistra. Quindi penso che sia veramente necessario un polo alternativo ai due schieramenti presenti e che lo si dovrebbe costruire già da ora o anche già nei mesi scorsi con più convinzione e penso che più tempo verrà impiegato per questa strategia meno saremo utili a coloro i quali diciamo di voler rappresentare. Non mi ritengo pessimista affatto come mi descrive Alfonso in un suo post.

  21. Non mi ha per niente convinto il congresso della federazione per diversi motivi : il primo e’ quello che preferivo prima fare un congresso di Rifondazione in cui si confronTAVANO LE DIVERSE POSIZIONI ESISTENTI e poi fare quella della fed.
    Il secondo e’ che la federazione, io dico purtroppo , per logica oggettiva delle cose e’ l’anticamera dell’unione con il PDCI il quale PDCI ha un corpo dirigente che sembra il politburo sovietico lontano dalle masse e dalle lotte.
    Piuttosto pur avendolo denigrato per quel che ha fatto a Chianciano, per la sua insopportabile retorica, per il suo vaporoso protagonismo meglio Vendola con il suo dinamismo, con in suo movimentismo, con la sua ricerca di qualcosa di nuovo.
    Ecco il mio ideale e’ il Vendolismo con più radicalita’ e anticapitalismo epoi perche’ Rifondazione non può parlare con Sinistra Critica e il PCL sono forse degli appestati? Perche’ la riunificazione si deve fare con la scissione di destra e non con quelle di sinistra?
    Questo e’ indubbiamente un condizionamento da destra per il nuovo partito …
    Un’ultima cosa: si e’ troppo FIOM referenziali: le lotte ci sono anche altrove vedi Terzigno, vedi No tav, vedi Immigrati sulle torri, vedi precari..
    Chissa’ se dopo il patto di legislatura potremo ancora sostenerle queste lotte…
    ciao

  22. Antonio Says:

    Caro Ramon,

    ho partecipato al congresso della FdS come delegato. Devo dire che condivido praticamente del tutto il ragionamento del tuo articolo.
    Tuttavia condivido anche un’espressione di Roberta Fantozzi, che dal palco diceva che il documento e lo statuto che saremmo andati a votare erano forse migliori di noi.

    Nello specifico, ho alcune preoccupazioni.

    Temo innanzitutto che il modello federativo scelto sia molto difficile da far passare ai compagni, in particolare sui territori (ma non solo). L’assenza di modelli di riferimento conosciuti (purtroppo un’esigua percentuale di compagni conosce il front de gauche, per dire), la sovrapposizione di organismi dirigenti (e di segretari/portavoce), l’assenza di altri soggetti fondatori qua e là sui territori, il conflitto di competenze col partito (si fanno insieme le elezioni, ok, ma visti i nostri numeri risicati se si comincia a fare politica insieme è tutto molto poco distinguibile, e se fai 2 cose insieme al pdci o a soc200 poi sembra un segnale di rottura se non fai la 3a sulla quale magari ti vuoi caratterizzare).
    (E Ferrero infatti oggi fa un’intervista a Liberazione intitolata “Ecco cos’è la Federazione”)

    Su questo quadro a mio avviso complicato si innestano 2 problemi.
    Uno attiene ai militanti più o meno di base. In essi vive un atteggiamento, con Ferrero, da “brutto anatroccolo”, di scoramento lento a svanire, di attesa millenaristica per una svolta positiva, che il più delle volte si sostanzia non nel rilancio del partito ma nell’idea vaga di una grande ricomposizione politica e organizzativa a sinistra (si innesta appunto sulla non comprensione del modello federativo). Da ciò discende l’idea che anche la federazione sia un passetto appena verso l’unità, tardivo, non sufficiente, di passaggio. Insomma sul quale non impegnarsi troppo.

    Il secondo problema naturalmente è una certa speculazione politica su questa situazione diffusa. Ho apprezzato al proposito la posizione dei compagni di Rps capeggiati da Bonadonna (io votai 2o doc a Chianciano). Loro hanno esplicitato la loro posizione e coerentemente non votato il documento congressuale. Vorrebbero un partito unico, unificato con Vendola, la piena internità nel centrosinistra e nel governo.
    Al contrario, anche dopo aver ascoltato il dibattito e parlato con i compagni nei corridoi e soprattutto ascoltato, mi rendo sempre di più conto che questa idea è ben più diffusa. Soprattutto fra i compagni del Pdci e fra quelli dell’area Essere Comunisti. C’è una sostanziale sfiducia nella Federazione, l’idea che il congresso sia stato tardivo e inefficace perché non ha costituito un nuovo partito, la sicurezza che senza una ricomposizione organizzativa della sinistra (SeL compresa) non vi sia via di scampo.

    Insomma, ho idea che viga un po’ di tatticismo in alcune posizioni. Anche in quelle che tu ritieni mutate nel Pdci e nelle dichiarazioni di Diliberto. Ho il timore che l’accordo “pattizio” regga perché c’è l’idea che le elezioni siano vicine e che sia necessario innanzitutto fare l’accordo e rientrare in parlamento, per poi passare ai veri motivi di divisione. Dalla stessa necessità discende la difficoltà che abbiamo nel comunicare e soprattutto nel praticare il fatto che la nostra priorità è il conflitto e la costruzione del movimento di lotta. Perché parliamo troppo e troppo spesso di alleanze, cosa comprensibile ai militanti anche loro spaventati di “uscire definitivamente dai “giochi”. (Di partito sociale manco a parlarne, la maggioranza non ha idea di cosa sia, il resto ne ha un’idea confusa e pensa sia una sciocchezza, le ottime eccezioni fanno fatica a creare senso comune nel partito).
    La strumentalizzazione, poi, sta nel proporre quasi ossessivamente, al congresso, la litania dell’unità dei comunisti inverata nella fusione Prc-Pdci, con una vera e propria retorica dell’unità (e qui cito te). A me sembra un ulteriore solleticare la “pancia” dei militanti con un argomento facilmente ideologico (chi non vorrebbe l’unità e l’unità dei comunisti, enunciate così in astratto?), sfruttando l’incomprensione sulla Fed e preparando una lunga campagna per costruire una base di consenso nel partito.

    Ora, mi rendo conto che la mia analisi si concluda con un bel po’ di processo alle intenzioni, e sorvoli sul documento votato (e mi scuso se ho esagerato). Non credo che i compagni di cui parlo siano tali pifferai magici. Volevo soltanto, però con chiarezza, individuare una tendenza, una situazione di fatto, sul campo, che potrebbe essere utilizzata nella direzione che traccio se ce ne fossero le condizioni.
    In particolare se venisse meno il collante delle elezioni a breve termine.

    Ps: sorvolo qui sulle questioni relative alla cultura politica, che mi innervosiscono anche di più.

  23. un contributo comunista Says:

    Federazione della Sinistra : dalla marcia sul posto alla marcia indietro
    La segreteria nazionale della Rete dei Comunisti

    Il Congresso della Federazione della Sinistra che si è concluso a Roma domenica scorsa, indica un serio scostamento dalla prospettiva di ricostruzione in Italia di un polo anticapitalista e di classe dentro il quale i comunisti possano svolgere un ruolo attivo e costituente.

    1. Per molti aspetti, il congresso della FdS affossa e ribalta il risultato del congresso del PRC di Chianciano – che sembrava aver imboccato una importante controtendenza – e riporta le lancette della sinistra e dei comunisti all’indietro.
    La salutare rottura di due anni fa con un impianto politico e teorico che tante devastazioni aveva introdotto nell’azione dei comunisti e della sinistra alternativa, è stata così ricomposta dentro un progetto che ripropone tutte le caratteristiche che ne hanno allontanato in questi anni tantissimi compagni ed energie umane.

    2. L’asse politico della FdS intorno alle “tre unità” (quella contro Berlusconi, quella con Vendola/SEL e quella interna alla FdS) vorrebbe mettere la parola fine alla frammentazione della sinistra e dei comunisti deflagrata in questi anni, in realtà ricostruisce un tessuto surrettiziamente unitario su quelle stesse posizioni del passato che hanno determinato proprio le divisioni e la crisi di questi anni.

    3. La FdS che emerge dal congresso di Roma è un progetto politico non indipendente ma subalterno al centro-sinistra come orizzonte e alla restaurazione “bertinottiana” rappresentata oggi da Vendola e dalla SEL.
    Il posizionamento politico scelto della FdS rafforza infatti gli effetti della tagliola Veltroni-Vendola, i quali hanno rivelato fino ad oggi un comune interesse: indebolire Bersani nel PD e liquidare di ogni ipotesi e presenza comunista nel nostro paese. E’ infatti innegabile come questa seconda operazione sia stata perseguita sistematicamente su ogni terreno negli ultimi quindici anni, tant’è che il congresso di Chianciano sembrava averne compreso chiaramente le conseguenze dando un segnale di controtendenza.

    4. Come Rete dei Comunisti in questi ultimi diciotto mesi abbiamo insistito in un confronto con la FdS che fosse coerente con l’avvio di un percorso diverso per la sinistra alternativa e i comunisti, un percorso fondato sulla piena indipendenza politica ed elettorale dal centro-sinistra, sull’organizzazione del blocco sociale antagonista che rompesse ogni subalternità alla concertazione sociale tra sindacati, Confindustria e governi, sulla ricostruzione dell’identità politica dei comunisti in dialettica con le trasformazioni avvenute nel paese e nel mondo, su una rivoluzione culturale contro l’elettoralismo ritenuto come l’unica certificazione dell’esistenza in vita della sinistra.
    I fatti ci dicono che quote crescenti di compagne e compagni condividono la nostra stessa esigenza, mentre la FdS ha scelto di ripercorrere solo le strade che già aveva percorso e di mettersi in marcia per tornare al passato, nella speranza che il futuro somigli ad esso piuttosto che ad una nuova fase del conflitto di classe determinata dalla crisi economica, politica e morale del sistema.

    5. La Rete dei Comunisti ha dispiegato in questo periodo una campagna di incontri pubblici, aperti ed unitari proprio per discutere sulle possibilità offerte dalla crisi del blocco poltiico/sociale dominante ad un ruolo coerente della sinistra e dei comunisti e sta aprendo la discussione sulla convocazione della sua terza Assemblea Nazionale.
    Si delinea dunque una assunzione di responsabilità e di proposta politica che intendiamo mettere a confronto con tutti i compagni e le compagne che non intendono “morire bertinottiani” – subordinandosi all’egemonia di Vendola sulla sinistra – e che intendono mantenere aperta l’opzione comunista e di classe nel nostro paese.

  24. In pratica – al netto di tutte le dietrologie, e qui sono d’accordo con Ramon, altrimenti non si campa più, a dover sempre sospettare che dietro una data cosa ce n’è invece un’altra eccetera – tra Luca M. e Ramon il “punto” dirimente è capire se in questo momento il pericolo principale è A) un irriducibile Berlusconi oppure B) il post-berlusconismo che avanza. Ora, secondo me, noi in questo momento certezze in merito non ne possiamo avere. Non è chiaro. Non lo sappiamo. Per questo dicevo piano A e piano B, e non trecentomila piani all’infinito, come mi accusa di fare Ramon.
    E dicevo “ottimista” e “pessimista” in senso politico, Luca, non mi permetterei mai di buttarla in psicologia, nememno con persone che conosco di persona e non solo attraverso il blog. Ramon è “ottimista” nello specifico, nel senso che pensa che la Fed. Sin. possa funzionare come polo alternativo all’esistente. Luca M., Claudio Bellotti e altri compagni dentro e fuori Rifondazione sono “pessimisti” nello specifico, cioè dubitano fortemente che la Fed. Sin. possa funzionare nel senso detto sopra. Chi ha ragione? Lo scopriremo solo vivendo (e lottando).

  25. un contributo comunista Says:

    Sarà stato anche un buon congresso, mi è parso in preda al panico sul terreno della proposta politica! ma perchè Grassi posta questa cosa sul suo sito che bene non fa al partito, appunto un intervista si dirà ma con tutte le congetture del giornalista era il caso di metterlo sul suo sito quasi a confermare il divario con Ferrero?
    e poi nel merito ma dobbiamo essere così sdraiati oramai siamo alla resa…

    ntervista a Claudio Grassi

    di Manuele Bonaccorsi su Left (26 novembre 2010)

    «Il progetto di Nichi Vendola non è quello di entrare nel Pd. Mi pare evidente. Per questo dobbiamo sostenerlo nelle primarie e comunque vadano a finire dobbiamo costruire con lui un’unità di azione». Parola di Claudio Grassi, numero due – in ascesa, a quanto si dice nei corridoi di viale del Policlinico – di Rifondazione comunista. Che con la nascita della Federazione della sinistra, sancita il 21 novembre col congresso fondativo dell’Ergife di Roma (nello stesso luogo dove nel 1998 si consumò il divorzio tra Bertinotti e Cossuta) ha assunto il ruolo del pontiere: tra Diliberto e il Prc, con la proposta di unificazione dei due partiti comunisti, vista con astio dal segretario del Prc Paolo Ferrero. E tra la Fed e Sinistra e libertà, con cui Grassi è molto chiaro: «Sarebbe una follia chiudere i ponti».
    Così accade che il fenomeno Vendola rimescoli le carte anche nel campo degli ex compagni di partito. Dove alle freddezze di Ferrero – che sul nostro giornale, alcune settimane fa, non si sbilanciava sul sostegno al governatore della Puglia – si è contrapposta l’apertura di Grassi. Che pure rivendica una cultura politica distante anni luce da quella del presidente pugliese. «Il quadro non è chiaro, non è sicuro che ci sia la crisi, né che si svolgano le primarie, come pure prevede lo statuto del Pd. Ma se ci saranno, appoggeremo il candidato più di sinistra. Allo stato attuale, senz’altro è Nichi».

    Il quadro, per sommi capi, è questo. Se Vendola vince le primarie «le conseguenze nel Pd sarebbero profondissime. È lo scenario migliore», dice Grassi. Il rischio è un tracollo della formazione politica nata dall’incontro tra Ds e centristi, che aprirebbe praterie a sinistra. Se Vendola perdesse, difficilmente entrerebbe nei democratici per riservarsi uno spazio di minoranza, «e si riaprirebbe l’ipotesi di costruire una sinistra d’alternativa», spiega Grassi.
    «È questa la più grande differenza di analisi tra noi e Vendola. Noi crediamo che esistano ancora due sinistre, quella che si batte per l’alternanza di governo, e quella che crede in una trasformazione più profonda, un’alternativa di società. La manifestazione della Fiom del 16 ottobre dimostra proprio che di una “sponda politica”, come ha detto il segretario Landini, c’è assoluto bisogno. Nichi pensa che questa distinzione tra moderati e radicali sia ormai superata. Ma il suo progetto non porta fin dentro il Pd: Nichi vuole rimescolare le carte, produrre un bing bang nella sinistra italiana, un’idea lanciata a suo tempo anche da Fausto Bertinotti. Anche Sel, secondo Vendola, è solo lo strumento per costruire una sinistra più grande» ragiona Grassi.
    Ci riuscirà? «Vendola ha con sé molte persone di sinistra che individuano in lui una speranza. Io ho dei dubbi che il progetto riesca, i rapporti di forza non sono a suo vantaggio, e vediamo intorno a noi una sinistra dai grandi ideali ma che dinanzi ai rapporti di forza è costretta a passi indietro: pensiamo a Obama e Zapatero, ad esempio. Inoltre credo sia sbagliata la sua posizione contro i partiti, che rappresenti una debole scorciatoia per risolvere un problema reale. Con tutti i loro problemi, i partiti sono l’unico spazio dove la dialettica democratica può esprimesi. In ogni caso, che Vendola riesca o no nel suo ambizioso piano, la Fed deve costruire con lui e con Sel una unità di azione», spiega Grassi. «Anche perché la Federazione della sinistra (nata dall’incontro tra Prc, Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e Lavoro e solidarietà di Giampaolo Patta, ndr) è un soggetto a oggi non sufficiente, la cui ambizione dev’essere un allargamento. E nel concreto, alla manifestazione della Fiom, nella raccolta delle firme per l’acqua pubblica, nel sostenere il no di Pomigliano, è difficile notare differenze tra Sel e noi. Serve una sinistra capace di incidere. Per questo, da noi e da Vendola deve venire uno sforzo per far emergere, nel concreto, l’unità».
    Quanto a Bersani, Grassi ha le idee molto chiare: «Primo, battere Berlusconi, con la massima unità possibile. Su questo il segretario del Pd, a differenza di Veltroni, ha un approccio vincente, di apertura dell’alleanza tra diversi soggetti, che noi apprezziamo. Ma non possiamo che prendere atto dell’assenza di condizioni minime per un nostro ingresso al governo. Non possiamo dimenticare la ferita del 2008, col governo Prodi. Quell’errore noi lo stiamo pagando ancora oggi».

  26. mi dispiace, ma ora non ho il tempo per rispondere ai diversi post.
    lo farò appena possibile.
    ciao

  27. Si converrà che Grassi dice testualmente: “non possiamo che prendere atto dell’assenza di condizioni minime per un nostro ingresso al governo. Non possiamo dimenticare la ferita del 2008, col governo Prodi. Quell’errore noi lo stiamo pagando ancora oggi”.
    Quindi bando alle dietrologie. Restano ovviamente dubbi e difficoltà già evidenziate.

  28. militant Says:

    Ramon dice che non è sufficiente: Indicare il “governo operaio” come sbocco delle lotte e il proprio partitino come l’unica vera e indistruttibile avanguardia. che a forza di parlare di rivoluzione e di “smascherare” tutti gli altri (compresi quelli più vicini ma che propongono magari il “governo popolare”) prima o poi avrà il seguito sufficiente per fare la rivoluzione.

    Va detto che questa è la strada tracciata da Lenin.
    Non significa che sia per forza di cosa corretta… tuttavia è l’unica che si è avvicinata alla vittoria sul capitalismo.
    saluti leninisti

  29. militant Says:

    Dimenticavo, leggetevi questa intervista a Diliberto:
    http://www.comunisti-italiani.it/upload/dl/Dipartimento_Informazione/intervista_italiaoggi.pdf

    Non c’è limite al peggio…

  30. Gianfranco Sabatini Says:

    Sono stato iscritto a Rifondazione Comunista dal 1991 e ne ho condiviso molte scelte (internità ai movimenti) ne ho criticate altre (lista arcobaleno) ma mai avrei pensato di arrivare a questo punto. Tra qualche mese forse anno il PRC non ci sarà più perchè la cultura togliettiana di ritorno avrà preso il sopravvento la chiamerete “real politik” o “il meno peggio” o qcome volete la sostanza non cambia. Riguardando questi anni interni al PRC ho come la sensazione di essere stato su di un tapirulan dove pur camminando rimani fermo al solito punto. Ti guardi indietro e cosa vedi i soliti dibattiti e solo tanta stanchezza in più. La svolta aveva bisogno di audacia ma ha vinto la paura e in parte lo capisco viviamo in una società impregnata di paura. Solo che noi avremmo dovuto provare a cambiarla questa società. Stamane con molta sofferenza ho deciso di riconsegnare la tessera del PRC al mio circolo l’ho fatto perché io il comunismo voglio rifondarlo e non scimmiotarlo. Non ho nostalgie della mummia di Lenin, del compromesso storico, delle desistenze, del compromesso dinamico e di questi tatticismi da quattro soldi. L’ho fatto con sofferenza senza aderire a nessuna di quelle decine di gruppuscoli che si collocano a sinistra del PRC e che sono infinitamente settari. Compagni del Partito comunista Sinistra Popolare e altri di Sinistra Critica mi hanno detto vieni con noi ma io ho risposto se non siete in grado di mettervi assiema tra voi io rimarrò fuori. Non ho bissogno di tessera per sentirmi comunista e per fare politica. Se i Turigliatto, i Ferrando, i Rizzo, i Ricci, e altri sapranno mettersi assieme io sarò della partita se no farò a meno anche di loro.
    Certo non voterò per lo stesso schieramento di Marchionne, Colannino, Tronchetti Provera, Montezemolo, Benetton, De Benedetti, Della Valle. Sono estremista? Non credo proprio cerco il dialogo con tutti anche con chi non è comunista pur che sia fuori dagli interessi del capitale. Mi spiace Ramon ma l’idea della Rifondazione era ancora salvabile bastava discuterne con laicità e naturalezza. La parola Rifondazione è stata per me e credo per tanti altri importante quasi se non di più di quella comunista perchè era il tentativo di uscire da sinistra dalla crisi del 900 invece adesso si va incontro a cosa? Ad un progetto stanco che non avrà ampio respiro.

  31. complimenti a Gianfranco Sabatini mi riconosco in molte delle cose che dice…sopratutto nello scoraggiamento…saluti

  32. L’entità della mia “simpatia” nei confronti di Diliberto è nota ai frequentatori di questo blog per cui non ci torno; però chiedo a Militant: che cosa c’è di così scandaloso nell’intervista concessa dall’Oliviero nazionale che tu hai linkato?
    Tanto per cominciare sono d’accordo nel non chiamare nessuno “nemico” (ma soltanto “avversario”), perlomeno fino a… dichiarazione di guerra contraria, perché la nonviolenza – in questo caso verbale – mi sforzo di praticarla seriamente e fino in fondo, memore degli errori che abiamo fatto in passato.
    E ancora: del capitalista non ho dipinto un ritratto a tinte rosee. Ma s’avverta che qui le persone c’entrano solamente come personificazione di categorie economiche, e puntelli di particolari interessi e determinati rapporti di classi. Il nostro punto di vista può MENO di qualsiasi altro rendere l’individuo responsabile dei rapporti dai quali egli socialmente deriva.
    Chi l’ha detto questo? San Francesco? San Filippo Neri? Gandhi? Vendola? Bertinotti? no, l’ha detto Marx, prefazione alla prima edizione del Capitale, 25 luglio 1867. Io non penso che Marx avesse sempre ragione, ma stavolta sì. E anche se non credo nel suo dio, mi è piaciuto Filippo Neri come l’ha fatto Gigi Proietti, con la gente che l’insultava violentemente e lui che di rimando ridacchiava affettuoso.
    E infine: Diliberto dice giustamente che Marchionne è PERICOLOSO, il più pericoloso di tutti, embé? Che deve dire più di questo? Marchionne si presenta bene e verosimilmente è convinto delle sue proposte, crede proprio che non esista alternativa. Noi crediamo tutt’altro – e infatti il capo dei sindacati-auto USA ha preferito non stringergli la mano alla fine del negoziato Crysler, per dire che aveva ingoiato un rospo e quello non era il momento dei tarallucci e vino. Per lui Marchionne era un avversario, ed evidentemente pericoloso , visto che quella partita l’ha vinta lui. E tanto basta, le violenze verbali nel migliore dei casi non servono a niente e nel peggiore intorbidiscono le acque.

  33. P.S.: Militant, ma tu sei la stessa persona di Animals?
    E Bukharin che fine ha fatto?

  34. x alfonso Says:

    In alcuni passaggi il coordinatore della FDS scrive di Marchionne:

    “È una persona per bene”

    “Marchionne non è un nemico, me ne guarderei bene.”

    Non si può dire di un criminale di guerra che è perbene perché la domenica va a messa. Così non si può dire che un massacratore di diritti e di operai che è una persona perbene perché non va a puttane.

    La seconda frase è ancora più grave. L’ affermazione cancella tutta la storia del movimento operaio e comunista. In sostanza dice che non esistono più i nemici di classe.

  35. Vabbé allora si vede che parlo con il muro. Io penso che come comunisti abbiamo fatto un percorso di nonviolenza che investe SENZ’ALTRO anche l’aspetto verbale, ivi compreso l’abuso di termini guerreschi. Questo percorso lo rivendico: non è stata una boutade di Bertinotti. Marchionne è tragicamente “perbene”, pensa davvero che togliere i diritti sia la risposta alla crisi, non vede alternative e PROPRIO PER QUESTO è molto pericoloso, come dice e ripete Diliberto, ed è QUESTO il succo dell’intervista di Diliberto: Marchionne è culturalmente e politicamente pericoloso perché comunque proietta un’immagine di sobrietà, di ragionevolezza, indica una strada che è rovinosa ma che vuole avere l’apparenza del buonsenso.
    Faccio appello ai già citati Marx e a Gigi Proietti/ Filippo Neri; non dico di essere un santo e di non aver mai personalizzato la lotta politica (magari..); ma addirittura pigliarsela con Diliberto perché evita di ridurre la lotta politica a quattro paroloni o parolacce non è giusto. Pigliamocela con Diliberto per ben altre cose..

  36. Il “nemico” c’è in guerra. Nella lotta c’è l'”avversario”. Per Diliberto Marchionne è un avversario pericoloso. Punto.

  37. caro masaccio, io penso che “patto di legislatura” sia una espressione fuorviante. tuttavia siccome è stato detto su cosa e come farlo bisogna stare ai contenuti. nemmeno mani libere è un’espressione adatta. perché se fai un accordo, per esempio, sulla difesa della costituzione e sulla legge elettorale, è evidente che non è un puro e semplice accordo di convenienza elettorale.
    ma credo che sia proprio sbagliato continuare a discutere sulle formule e sulle interpretazioni delle formule. come lo è discutere su un ventaglio di scenari astratti. c’è una linea che non è una linea buona solo per uno scenario. perché è un indirizzo politico da tenere fermo anche in caso di mutamento di scenario. come il governo tecnico e una nuova legge elettorale.
    alla vigilia del congresso c’era chi, citando frasi di questa o quella intervista di più persone, diceva che ormai eravamo in procinto di entrare nel centrosinistra e nel suo governo.
    non è stato così. non è così. che poi uno usi una espressione diversa da un altro a me pare normale e scontato. visto che abbiamo esplicitamente fatto una federazione fra diversi e non un partito.
    un abbraccio

  38. grazie giovanni. anche tu sei un vero amico.
    un abbraccio

  39. caro luca marini, so bene che la tua risposta è no. ma alle domande che ti ho fatto o non rispondi o rispondi facendo previsioni completamente infondate. ma di queste si può discutere.
    agli studenti che manifestano contro la gelmini e che hanno visto bersani salire su un tetto noi dovremmo dire che siccome bersani è un imbroglione non possiamo accordarci con lui e che siccome il bipolarismo è morto anche se si vota con il maggioritario votino pure per un polo di sinistra con il risultato possibile che vinca di nuovo la gelmini?
    ma ti sembra un ragionamento che si può fare seriamente ad una assemblea?
    non è vero che il bipolarismo è morto. magari lo fosse. per gli italiani alle elezioni ormai si vota per eleggere il sindaco, e per eleggere il governo.
    ci sono tre alternative in campo. e lo sono tutte e tre.
    la prima è che dal bipolarismo all’amatriciana si passa al presindenzialismo e che si cambia la costituzione. questo è il progetto di berlusconi.
    la seconda è che non si cambia la costituzione, non si fa il presidenzialismo, e si cambia la legge elettorale mantenendo però il bipolarismo temperandolo un po. questo è il progetto del PD, o di una parte del PD giacché sono divisi su questo.
    la terza è che si evita il peggio del presidenzialismo e che si cambia la legge elettorale in senso proporzionale. e questo lo vogliamo noi.
    che dalla crisi del bipolarismo non si esca con il presidenzialismo ecc è un obiettivo fondamentale. si o no?
    ed è fondamentale tornare al proporzionale proprio perché si possa ricostruire in italia un polo della sinistra di classe autonomo a livello politico. perché altrimenti quelli che stanno sui tetti quando si tratta di rappresentanza continueranno a dividersi fra gli speranzosi e i testimoni. e alla lunga pur continuando a dividersi saranno tutti disillusi. per poter discutere della legge elettorale combattendo i maggioritari del centrosinistra bisogna impedire che berlusconi rivinca le elezioni.
    a me non sembra difficile da capire.
    sempre che si parli di politica e che non si accetti la logica del bipolarismo introiettandola.
    un abbraccio

  40. caro pietro, mi sembra che il tuo post sia molto confuso.
    il vendolismo, come lo chiami tu, è molto radicale nel descrivere i problemi del mondo e molto moderato nel proporre soluzioni. per il banale motivo che se si vuole conquistare il comando del centrosinistra bisogna fare i conti con le compatibilità del centrosinistra. che gli sono imposte dalla confindustria e dal vaticano, dal fmi e dalla banca centrale europea.
    se non fosse così non esisterebbe il fenomeno del vendolismo.
    inoltre devi sapere che più volte abbiamo chiesto a sinistra critica e al pcl, come ad altri, di discutere del progetto della federazione della sinistra. prima ancora che fosse stato reso pubblico. come li abbiamo invitati, ed erano presenti, al congresso della federazione.
    quindi che dici?
    infine non c’è nessun nuovo partito. di quale nuovo partito parli?
    mah!

  41. caro antonio, i processi alle intenzioni vanno banditi da ogni discussione politica. oltre ad essere forieri di divisioni tendono sempre a suggerire comportamenti che alla fine tentano di inverare proprio le più fosche previsioni.
    nel mio articolo io stesso ho detto quali sono i limiti che esistono in tutta la sinistra. ignoranza, incomprensione, ignavia, speranze infondate, albergano nella testa di molti. molti non si rendono nemmeno conto che “fanno politica” esattamente recitando un copione già scritto anche nelle virgole dal bipolarismo.
    ma bisogna curare la malattia e salvare il malato. non uccidere il malato infettandosi con la sua stessa malattia.
    quando la mozione due rimasta in rifondazione è entrata in segreteria qui su questo blog molti si sono esercitati a fare previsioni, sulla base di processi alle intenzioni, secondo le quali avremmo cambiato linea e chi più ne ha più ne metta. oggi una parte della mozione due dice che non si deve in nessun caso entrare al governo e che non bisogna sciogliere rifondazione e un altro pezzo dice il contrario.
    come previsto, senza fare processi alle intenzioni, chi vuole un nuovo partito di sinistra ed entrare nel governo è andato in minoranza.
    i processi alle intenzioni non solo spostano la discussione dal merito dei problemi ad altro, ma fanno anche perdere tempo. nel senso letterale del termine.
    infine. il congresso ha chiarito in modo chiaro la questione dell’unità dei comunisti.
    il segretario di rifondazione ha posto il problema nel modo più corretto: non è una questione organizzativa bensì politica e culturale. e il congresso di rifondazione l’affronterà così. punto.
    il resto sono e restano suggestioni, propensioni, demagogie e retoriche.
    che sono ineliminabili. e che si battono prendendo il toro per le corna e non scappando o correndogli dietro.
    un abbraccio

  42. caro alfonso, per battere il post berlusconismo bisogna almeno prima battere berlusconi. o no? o pensi che si possa battere il post berlusconismo senza battere berlusconi?
    questa è una certezza.
    veramente non capisco quale dovrebbe essere il piano b.
    vediamo. esponilo tu un piano b e così vediamo se ci capiamo.
    ciao

  43. un contributo comunista, e dagli con il vizio di pubblicare qui articoli e prese di posizione di altri senza almeno prendere in considerazione il mio.
    grassi sbaglia a parlare di primarie così. l’ho già detto diverse volte in direzione del partito e in ogni dove.
    dobbiamo ripetercelo all’infinito?
    a suo tempo ho polemizzato (in modo civile e senza che per questo si sia scatenata una guerra nucleare) con grassi sul famoso appello che avrebbe dovuto partorire una enorme assemblea nazionale e così condizionare tutti su una linea unitaria tanto declamata quanto vuota di contenuti. polemizzando avevo sostenuto che sarebbe finito tutto in una bolla di sapone. c’è stata l’enorme assemblea? no.
    la federazione ha deciso di sposare l’idea di grassi dell’appoggio delle primarie di vendola? no. e allora?
    come si fa a discutere di primarie quando 1) non si sa se ci saranno. 2) non si sa se saranno precedute o meno da un programma di governo condiviso dai candidati. 3) non è chiara la coalizione che dovrebbe esprimere il premier.
    mah!

  44. ok militant, avanti così. ci sono almeno tre partiti che dicono la stessa cosa. salvo accusarsi l’un l’altro di non essere i “veri” rivoluzionari.
    povero lenin! ridotto ad una icona strapazzata così.

  45. va bene gianfranco, siamo tutti etichettati. chi togliattiano ecc e chi settario. ma la verità è che, tanto per cambiare, tutto è dovuto alle scelte elettorali. la rifondazione c’è o non c’è a seconda delle scelte elettorali.
    mah!

  46. no alfonso, non sono d’accordo. il concetto di nemico di classe è correttissimo e le forme di lotta, violente o meno, dipendono da un milione di condizioni reali, a cominciare dalla repressione che viene messa in campo contro chi lotta. il che non significa in nessun modo evitare di fare l’apologia della violenza considerandola indice di radicalità. il che non non può evitare di criticare la violenza e le conseguenze che produce anche in chi è costretto a praticarla. a me basta l’esempio degli zapatisti che non fanno la retorica della violenza e la criticano pur avendo il mitra in spalla.
    comunque prendersela con diliberto perché con tutta evidenza ha scansato la solita trappolina giornalistica e fare su una parolina decontestualizzata una tempesta ideologica è proprio roba da matti.
    mah!

  47. >agli studenti che manifestano contro la gelmini e che hanno visto bersani >salire su un tetto noi dovremmo dire che siccome bersani è un imbroglione >non possiamo accordarci con lui e che siccome il bipolarismo è morto >anche se si vota con il maggioritario votino pure per un polo di sinistra con >il risultato possibile che vinca di nuovo la gelmini?
    >ma ti sembra un ragionamento che si può fare seriamente ad una >assemblea?

    secondo me si.

    altrimenti cosa diciamo loro nell’ipotesi che si vincano le elezioni e che il futuro ministro delle finanze confermi i tagli all’istruzione e ai precari della scuola?
    1. che non facciano troppo casino, altrimenti torna la Gelmini?
    2. che protestino pure, ma noi dobbiamo votare a favore della finanziaria perche’ se no cade il governo e torna Berlusconi (in alternativa, che prima dobbiamo aspettare di approvare la legge elettorale propozionale)?
    3. avete ragione, facciamo cadere il governo! risposta: ma come, vi siete presentati in coalizione 6 mesi fa!
    Tutte le risposte precedenti e altre varianti mi sembrano insostenibili. E’ piu’ o meno quello di cui si e’ discusso durante i governi Prodi I e Prodi II. Appena due anni fa! Perche’ insistere una terza volta, e non imboccare la strada dell’autonomia?

    A margine, e lo dico da sostenitore accanito del proporzionale puro, non e’ che il nocciolo del bipolarismo cambi con una legge elettorale diversa… Se i voti e i seggi di Rifondazione risultassero indispensabili per una maggioranza parlamentare di centro-sinistra, lo stesso dilemma si riproporrebbe identico. Quindi separerei la questione della legge elettorale da quella del bipolarismo.

    Onestamente, non ho ancora capito quali sono le implicazioni della linea politica della federazione in caso di sconfitta elettorale della destra. Speriamo forse di vincere ma di non essere determinanti? Perche’ se siamo determinanti, la scelta tra votare o no la fiducia su provvedimenti antipopolari si riproporra’ nel giro di poche settimane….

  48. Gianfranco Sabatini Says:

    Le etichette sono sempre forzature ma servono per semplificare e rendere l’idea. Se vuoi etichetto anche me? Come confuso. Certamente certe sterzate e controsterzate hanno contribuito a confondermi ulteriormente.
    Anche se una cosa l’ho ben chiara il prgetto della federazione non mi piace perchè mio sembra la riproposizione del partito comunista in miniatura.

  49. aggiungo al post di Gianfranco che questo partito comunista in miniatura avrebbe i difetti del vecchio PCI ( tipo la lentezza nel capire il sorgere dei nuovi movimenti) senza averne i pregi (radicamento sociale che non c’e’ più…)
    Molto meglio una costituente anticapitalista e ambientalista.
    A tale proposito pur se il Trotskismo (chiedo scusa se non l’ho scritto correttamente) non mi esalta,e’ interessante l’esperimento Francese del Nouveau Parti Anticapitaliste, come e’ interessante la figura del suo leader ….
    ciao

  50. Antonio Says:

    Caro Ramon,

    la tua risposta al mio post è al solito chiara e piuttosto inattaccabile. Ho idea che spostare la discussione su un piano diverso da quello che possiamo definire “processo alle intenzioni” sia parte della soluzione ai problemi politici generati da questo stesso modo di discutere.

    Allora provo a spiegare il mio disagio facendone una questione più generale di approccio e concezione del partito e della vita del partito.

    In sostanza, ritengo che dopo Chianciano e dopo la dipartita di quasi tutto il gruppo dirigente più vicino a Bertinotti con la scissione di Vendola, sia venuto a mancare nel partito un principio di autorevolezza (e di autorità) prima presente e largamente percepito e condiviso.
    Non intendo in questa sede esprimere giudizi di valore su quel gruppo dirigente e sulla sua conduzione del partito. Tuttavia mi pare chiaro che la leadership del segretario e i poteri e il riconoscimento dei dirigenti regionali e provinciali a lui più vicini fossero molto forti e riconosciuti nel partito.
    Anche la vita delle aree di minoranza gravitava attorno all’area di maggioranza intesa come “il partito”, le prese di posizione erano sempre relative a quelle della maggioranza.
    Nel partito, poi, a livello delle federazioni, si aveva un’idea precisa, pur nelle mille differenziazioni e particolarismi, di chi comandava, detto brutalmente. Cioè di chi aveva la delega nazionale ad incarnare ed applicare una linea e a compiere le scelte che venivano considerate fondamentali.

    Ora, questo doppio principio, autorità e autorevolezza, mi pare quasi del tutto sparito nel partito odierno. Il problema della balcanizzazione del partito in aree deriva, a mio parere, proprio da questo: venuto meno il prestigio della maggioranza, il militante ma anche il quadro sentono più profonda ed efficace l’appartenenza ad un’area prima che al partito stesso. Con tutto ciò che di negativo sappiamo che ciò comporti.

    L’assenza del partito da giornali e soprattutto televisione (e il declino di Liberazione) ha creato poi un distacco del singolo militante dal suo stesso partito. Troppo spesso si parla del partito e si ragiona a partire dalle posizioni di media che sicuramente non sono nostri amici oppure dal parzialissimo punto di vista di un dirigente locale o di un capo di area, gli unici con cui magari il militante riesce ad essere a contatto e ad avere un rapporto di fiducia.
    Le discussioni interne sono tutto uno scontro di posizionamenti fra aree e non un confronto fra posizioni politiche in grado id arricchire tutti.

    Fatta questa (lunga) premessa, la mia preoccupazione è che le posizioni assunte a livello ufficiale, quelle scritte nei documenti, quelle votate nei cpn o nei cpr, abbiano un valore molto meno pregnante che in passato.
    Nel partito “vecchio” magari non si leggeva il documento del cpn ma l’intervista di Bertinotti costituiva una posizione largamente conosciuta dal corpo vasto del partito (anche qui, al netto di ogni giudizio di valore su quel tipo di funzionamento del partito). Ogni ragionamento prendeva le mosse dalla “posizione del Partito”.

    Oggi si sente dire, anche da quadri locali, tutto e il contrario di tutto. Sembra di stare al bar sport dove ognuno ha la formazione migliore e l’allenatore della nazionale è un cretino. Si va davvero da un estremo all’altro delle posizioni con la massima disinvoltura, spesso in corrispondenza di notizie di stampa, sondaggi, dichiarazioni. L’unica constante che noto è che il risultato elettorale e le aspettative per le future elezioni costituiscono il metro principale di ogni ragionamento e giudizio.

    In questa giungla, occorre districarsi individuando delle “linee di tendenza” rispetto all’azione e alle prese di posizioni dei vari gruppi che costituiscono il nostro partito. La linea ufficiale essendo qualcosa in cui non si crede troppo, un mausoleo costruito sulle sabbie mobili delle prossime elezioni, ceh terremoteranno qualsiasi cosa.

    In questo senso ho trovato molto gravi le insistenze, al congresso, su temi non attinenti (l’unità dei comunisti ad un congresso federativo con forze anche non comuniste, ad esempio) e utilizzando una certa ambiguità (patto di legislatura??).(Ma non voglio tornare

    Mi pare che questo partito abbia una enorme bisogno di essere diretto. Di ritrovare un orizzonte condiviso, una rinnovata produzione di senso, che allo stato manca.
    Naturalmente qualcosa che non sia il leaderismo personalista di Vendola (o Grillo, o Di Pietro etc etc) oppure la bandierina sempre meno attraente di un’identità comunista più pura di un tempo.

    Il nostro partito continua ad avere una diffusione sul territorio, un numero di militanti attivi e generosi che altre realtà a sinistra non hanno. Una forza che che però appunto è poggiata sull’argilla e che avrebbe bisogno di tanta cura.
    Invece ho paura che si continui a ragionare come se fossimo un partito che siede in parlamento, che può spiegare la sua posizione anche nella tana del lupo di Vespa, che possiede assessori e consiglieri in ogni comune d’Italia.

    Questo mi pare il problema, il partito. Più che il tema dell’attualità di una proposta comunista o dell’unità (presunta) dei comunisti in questo Paese.
    Anche perché essere un partito oggi ci mette in grande difficoltà verso l’esterno, annullando i vantaggi di essere una struttura organizzata (“siete un partito politico, qui intervengono solo associazioni e movimenti”, chi non l’ha sentito dire?).

    In questo senso, e l’ho fatta lunga, ambiguità e tatticismi sfrenati mi paiono ancora più gravi ed insensati di quanto già non siano.

  51. Redemption Says:

    Caro Ramon,

    Alcuni giorni fa, con molta pazienza rispondesti in modo molto articolato alle mie osservazioni, ponendomi alltrettante questioni interessanti. Per correttezza prima di tutto mi piacerebbe risponderti…nn l’ho fatto prima perchè non ho avuto il tempo materiale…quindi lo farò a breve.

    Essendo il post nell’altra discussione spero che tu possa ricordarti la questione sulla quale mi avevi risposto in modo così articolato.

    ps: ovviamente integrerò la risposta con osservazioni sul congresso appena svolto e quindi sul tema di questo specifico post.

  52. Redemption Says:

    Riprendendo il succo della questione, ti ripeto la mia convinzione che in caso di vittoria alle primarie di Vendola, alcune questioni di sinistra potrebbero per la prima volta diventare maggioritarie.

    Tu giunstamente mi ha elencato parti del programma delGoverno Prodi, sicuramente di sinistra, per dimostrarmi che già idee di sinistra sono state parte di programmi di Governo…soltanto che poi a causa dei poteri forti rimangono inapplicabili.

    In effetti è vero, quel programma aveva forti toni progressisti ed è per questo che a differenza tua ritengo ancora, che la scelta di far parte di quel Governo fosse giusta. Ancora a differenza di ciò che sostieni tu ritengo che con numeri diversi le cose sarebbero andate in un’altra direzione…purtroppo è inutile negarlo, quella coalizione le elezioni non le ha vinte. E comunque era un’accozzaglia di troppe forze per mettere in atto davvero il programma sottoscritto…anche se, ripeto, con numeri diversi si sarebbero potuti portare a casa risultati interessanti…
    Cmq chiudo qui l’aspetto del governo prodi altrimenti la la discussione diventa interminabile.

    Specifico solo che nel 2006 non dare sfogo a quella enorme domanda di cambiamento che proveniva in primo luogo dalla società civile sarebbe stato suicida, almeno al pari di come lo è stato partecipare al governo…dire adesso che quella scelta fu sbagliata è troppo facile e non tiene conto degli umori del momento, specialmente tra la gente di sinitra…io dunque rivendico quella scelta.

    Tornando alla discussione, ti ripeto che secondo me, avere un candidato che ha scommesso tutto, ripeto tutto, sul fatto che attraverso una sua vittoria alle primarie alcune questioni possano diventare maggioranza implica una responsabilità diversa da quella di prodi classico “primus inter pares” della coalizione. Con tutta onesta, e fidandomi di te quando mi dici che sulle cose scritte Prodi era veramente convinto credo che il paragone non regga.

    Non regge prima di tutto perchè Vendola ha già alle spalle un’esperienza di governo, che ripeto, può non piacere ed essere considerata anche troppo moderata, però è innegabile che ciò che è stato promesso in campagna elettorale è stato mantenuto (certo non tutto…ma ancora manca tempo).

    Sull’acquedotto, che molti banalizzano, le pressioni per non ripubblicizzarlo sono state enormi…gli interessi che gravitano intorno all’acquedotto più grande d’europa sono immensi…Eppure Vendola, come promesso in campagna elettorale lo ha ripubblicizzato (meglio dire lo ha avviato).

    Sulle emissione dell’Ilva lo stesso… (sai meglio di me le pressioni che ci sono dietro)…Ecco come ti avevo anche scritto precedentemente…queste cose non sono il socialismo, sono compromessi…ed infatti chi li reputa insufficienti si allontana da una coalizione di questo tipo…e riversa su una sinistra antagonista del “no”. Che io cmq rispetto.

    Io invece reputo queste questioni fondamentali e per la realizzazione delle quali valga stare in una coalizione. Cero la scommessa è enorme, e non ha esiti certi…ma la politica è fatta anche di questo. La mia opinione è semplicemente che valga la pena provarci, perchè ti ripeto vedo nella tua risposta una certa tendenza rinunciataria….sintetizzabile così: i rapporti di forza nella società attualmente non permettono la possibilità di fare qualsiasi riforma progressista quindi meglio cambiarli e andare al governo quando questi rapporti saranno invertiti.

    Io ti domando quando Ramon? E’ da quando i comunisti hanno abbandonato l’opzione riviluzionaria che si sentono dire questa storia…

    Te lo dico con rispetto: se è illusione la via vendoliana di condizionare la coalizione attraverso un sostegno popolare ampio…la via da te paventata è un’illusione attendista forse maggiore. E tra le due illusioni almeno quella Vendoliana ha il pregio,(per ora) di essere stata sperimentata soltanta in una regione, dove, a mio modo di vedere ha funzionato.

    Aspettare la maturazione di rapporti di forza diversi…significa ripetere ciò che ha sostenuto il Pci per 50 anni…con l’unica differenza che il Pci con 30% dei voti poteva davvero incidere sull’azione di governo…cosa che una forza anche del 7% potrà difficilmente fare…

    (continua)

  53. lucaocchionero Says:

    compagno redemption credo di conoscerti.
    Qualche anno fa, su questo sito, feci una lunga descrizione del primo governo Vendola evidenziando le cose positive fatte( a mio avviso maggioranza) e le poche cose, ma pesanti, lasciate inalterate(prima fra tutte la sanità tuttora piena di bubboni radioattivi)
    Non entriamo nel merito delle questioni anche perchè, a parte noi pugliesi, la maggioranza dei compagn* che si affacciano su questo blog non avrebbero le capacità di ben comprendere il discorso.
    Concentriamoci un pò sulla storia recente del centrosinistra. Due governi Prodi, entrambi insoddisfacenti da un punto di vista delle soluzioni messe in pratica, litigiosissimi, e talmente deludenti che la gente non vedeva l’ora di rimettersi nelle mani di Berlusconi. Giunte regionali, provinciali e comunali di centrosinistra(proprio oggi a Taranto Cito aggredisce gli studenti ed il Comune si dichiara neutrale!), spesso deludenti, molto più litigiose del governo, a volte liberiste e confessionali a morire(il comune di Bologna di W. Vitali fu il primo a privatizzare le farmacie comunali, la Regione Emilia di La Forgia fu la prima a finanziare le scuole private cattoliche!).
    Certo l’amministrazione Vendola sia pure con tinte scure rimane un’eccezione positiva tanto che noi della Fed della Sinistra in Puglia lo sostenemmo convintamente alle primarie, ma a mio avviso è l’impianto politico che è sbagliato. La politica del continuo compromesso coi settori moderati(che comunque è già un deciso passo indietro rispetto all’idea della “rivoluzione gentile” del 2005) dà solamente l’apparenza di compiere passi avanti verso il progresso. Realmente la base del “potere ai soliti noti” rimane pressochè intatta e non appena vi sarà non la destra, ma un centrista del PD, le timide riforme di sinistra verranno spazzate una per una ed anche con una certa celerità. A mio avviso la sinistra ha il dovere di rischiare sempre la rottura anche dura, poichè ciò che contano non sono leggi scritte benissimo ma incidere pesantemente su un potere che asfissia il popolo, e su una cultura che in Puglia, nonostante Vendola continua ad essere una cultura di destra: cattolica, regressiva, rozza e di sfruttamento(la vergogna dei raccoglitori di pomodoro è restata intatta) e questo non è un caso, ma anche un risultato di un continuo accordo con settori moderati che sì ti fa fare leggi buone, che sì manifesta una certa abilità politica, ma che praticamente lascerà col tempo ai cittadini pugliesi(e chissà agli italiani) ben poco di “sinistra” nel loro modo quotidiano di vivere.

  54. Redemption Says:

    …purtroppo per problemi con internet, continuo oggi quanto scrittto ieri…

    Prima di passare alle osservazioni sul congresso, vorrei semplicemente precsare questo aspetto: tu Ramon mi scrivi che invece che battersi all’interno del bipolarismo è meglio battersi per superarlo… Spontaneamente mi viene da chiederti: e intanto cosa facciamo?…cioè mentre ci si batte per superare il bipolarismo che si fa? si sta a guardare?

    Tu ovviamente mi risponderai che la linea per te migliore è quella scelta dalla Federazione all’ultimo congresso…

    E proprio su questo aspetto, se posso vorrei porti alcune questioni, secondo me critiche. E che comunque pongo con rispetto nella reciproca diversità di opinioni.

    Dall’intervento di Grassi al congresso (ma anche dal tuo e dal tuo articolo) si è potuto capire piuttosto bene la linea uscita da questa assise. In sostanza come detto dallo stesso Grassi si cerca di praticare l’unità con una triplice declinazione: contro berlusconi (all. democratica); delle forze a sin. del Pd e della Fed. stessa.

    Sul primo punto mi pare che si sia deciso di intraprendere una strada piuttosto ambigua che non prevede la partecipazione al governo ma che allo stesso tempo non rompe definitivamente col Pd. Perchè questo?
    A mio modo di vedere l’esigenza di battere Berlusconi è soltanto un velo dietro al quale vi sono questioni maggiori e prettamente partitiche. La paura secondo me è semplicemente quella di rischiare di non tornare in parlamento già che per le forze politiche non coalizzate le soglie sono dell’8% al senato e del 4% alla Camera. Due sbarramenti che la Federazione non è in grado di superare specialmente se vi sarà come sempre il richiamo al voto utile.

    Dunque la federazione secondo me ha intrapreso questa scelta, perchè sa bene che oggi dimostrarsi indifferenti alla cacciata di berlusconi è impopolare…e quindi non si ha il coragio di rompere definitivamente. E’ qui che trovo la contraddizione tra coloro che criticano la scelta del 2006 di andare al governo…Certo oggi si propone di non entrare nell’esecutivo, ma questa scelta è facilitata estremamente dalla debolezza elettorale della Fed di oggi rispetto a quella delle forze della sinistra del 2006.

    Un’ultima questione sempre sull’aspetto dell’alleanza democratica: CREDI DAVVERO RAMON CHE IL CSX ACCETTI UN PATTO CHE PREVEDE DI PRIVARSI ALLA NASCITA DI UNA IMPORTANTE PATTUGLIA DI DEPUTATI? Nel caso che la legge elettorale non cambi credo proprio che la proposta della Fed non venga accolta dal Pd. Detto obiettivamente: come si fa a far eleggere dei deputati in alleanza che dal giorno dopo iniziano a darti contro?

    Dal mio punto di vista il pd potrebbe ragionare argomentando che forse è meglio perdere un 2-3% che correre il rischio di cadere dopo alcuni anni per mancanza di deputati: come sai il premio è ampio ma l’esperienza di governo attuale sta proprio a dimostrare che nel nostro contesto politico privarsi di deputati può rivelarsi determinante nel proseguio della legislazione.

    Sinceramente anche l’unità delle forze a sinistra del Pd mi pare irealistica. Vendola molto probabilmente farà cadere l’appelo di Ferrero nel vuoto (tranne che per alcune amministrative). Ormai Sel è lanciata, e ogni sondaggio dà un travaso di voti dal Pd a Vendola. La sua strategia (ovviamente criticabile) ormai è chiara ed è un’altra: puntare alla leadirship ed attraverso il consenso di questa provare a spostare il baricentro della coaliz. Ripeto la strategia è criticabile, ma è questa.

    Dunqe Vendola quale convenienza potrebbe avere a fare delle liste comuni con la Federazione proprio adesso che è nel momento di maggior popolarità?

    Ed anche qui non ripeto la stessa storia degli sbarramenti….ma vale quanto detto sopra.
    Anche le forze a sin. della Fed. si sono dimostrate molto fredde…

    Infine l’unità dei partiti comunisti anche da te citata nel post suona di vecchio. La stessa Flavia D’angeli ha esplicitamente detto che non è interessata “ad un progetto in larga parte fondato sull’identità veterocomunista”.

    Infine Ramon un’ultima osservazione vorrei farla sulla questione dei media costantemente citata da Ferrero. Lui dice che la Fed. è discriminata, ma io capovolgo la domanda: perchè gli esponenti della Fed dovrebbero essere invitati nelle trasmissioni?

    Per il passato che ha avuto il Prc? Perchè in poassato sono state in parlamento? Perchè?

    Io in passato (da simpatizzante Prc) mi sono imbestialito per anni quando mettevano il microfono sotto la bocca di Rotondi etc… che non rappresentavano nulla!!!.. Insomma la logica della presenza televisiva è chiara: o sei in Parlamento o nn ti fila nessuno…ed in parte credo che sia anche giusto perchè la rappresentatività va guadagnata. Anche per questo aspetto sono da sempre favorevole a sbarramenti come quello tedesco del 5%: quando una persona parla non può farlo a nome di sé stesso!! Il Prc è sempre stato a favore di tale soglia nel passato! Adesso invece per comodità si tende a dire che c’è la censura…questo aspetto sinceramente (indipendentemente dalle posizioni politiche) non mi convince.

    Vendola semplicemente è più rappresentato perchè ricopre un ruolo come quello di Presidente della Regione, che non è un ruolo da poco. Tutto qui, altrimenti anche lui non avrebbe l’esposizione che ha essendo fuori dal parlamento. Ed è proprio per questo che Grassi forse ha sempre pensato che sarebbe stato buono tenerlo nel partito, magari affidandigli anche la leadership…ma questo è un altro discorso, anche un pò vecchio 😉

    Mi scuso per la lunghezza e ti ringrazio se vorrai leggere tali osservazioni.

  55. Redemption Says:

    Caro Luca,

    Se vogliamo discutere su un impianto generale, ti posso rispondere che non la penso come te, ovvero sono d’accordo soltanto in parte. Il dissenso sta nel valore che talvolta anche le leggi possono avere. Certo modificare i rapporti di forza è un aspetto fondamentale, ma non può passare l’idea che approvare delle leggi importanti sia inutile perchè dopo la destra le modificherà. Ciò che tu dici ha un fonadamento di verità, ma è dimostrato nella storia che una volta varate alcune leggi è difficile tornare indietro anche con cambi di maggioranza.

    Le unioni civili, per esempio, alle quali la maggioranza delle destre europee erano in principio (ripeto in principio) contrarie non sono mai state rimosse dai governi di destra. Una volta acquisita una conquista non è poi così facile tornare indietro. Vedrai che nella stessa spagna cattolica, una volta che i popolari riprenderanno il governo non avranno vta facile a togliere tutti i provvedimenti approvati da Zapatero in materia di diritti civili.

    Insomma l’idea che fare leggi importanti possa essere soltanto qualcosa a cui non dare peso non mi convince…
    Poi certo il tuo discorso, ti ripeto, ha un fondamento di verità ma in base a quanto tu dici potrei rinnovare a te quanto scritto a Ramon: ovvero in attesa del cambio dei rapporti di forza (per il quale ci battiamo, ma che converrai con me è stato troppe volte utilizzato per giustificare anche immobiloismo e rendite di posizione) cosa facciamo?

    Io credo che sensibilizzare più gente possibile (e questo vendola può farlo) su tematiche generalmente appartenenti a settori minoritari sia importante. Sono conscio anche io che santificare Vendola personalizzando la partita politica, può portare a dei consensi ampi ma effimeri che con la scomparsa del leader scompaiono anch’essi…con la conseguenza che come dicevi tu i rapporti di forza rimangono invariati. Di questo sono consapevole ed infatti una eccessiva personalizzazione non mi piace.

    Tuttavia non posso vedere con grande soddisfazione che alcune tematiche, come la vicinanza alla Fiom, attraverso la sua figura possano adesso godere di un più ampio consenso rispetto a quello che generalmente tali settori avevano…e vedere che proprio su alcuni di questi aspetti si possa giocare la contesa politica del futuro centrosinistra lo ritengo un fatto importantissimo.

    La vecchia logica imponeva che le forze radicali in una logica coalizionale mendicavano con i moderati sgoccioli di programma da far pesare in base al peso elettorale. Adesso, invece, mi pare che vi siano più possibilità di far uscire alcuni temi dall’angolo della minorità (acqua pubblica, vicinanza alla Fiom etc…). Tutto qui.

    Un Saluto

  56. lucaocchionero Says:

    non ho detto che le leggi importanti sono inutili perchè la destra le modificherà. Ho detto che realizzare leggi dopo avere trovato un accordo con settori moderati è come versare acqua su un terreno indurito, con il risultato che quest’acqua non penetrerà mai dentro il terreno ma scivolerà via completamente con il tempo che ci vorrà per farla scivolare. Stabilire leggi giuste non affrontando battaglie dirette contro i poteri forti ti assicura di certo la governabilità, ma sicuramente rimane inalterato il blocco sociale della conservazione. E la conservazione non va sottovalutata: alla regione Puglia si è utilizzata(parzialmente) la strada giusta della internalizzazione dei lavoratori della sanità per togliere i precari dalla schiavitù delle false società cooperative(bianche e rosse) bene la Corte Costituzionale ha parzialmente azzoppato la legge. In Puglia si è giustamente fatta la legge contro la installazione di centrali nucleari e la C. Costituzionale l’ha considerata illegittima. In puglia giustamente si era fatta una legge per assicurare che nei consultori non vi fossero solo medici obiettori, il TAR ha dichiarato illegittima questa legge… e via dicendo. A questo mi riferisco: fare leggi giuste senza porsi il problema della distruzione di un impianto conservatore signfica fare leggi che purtroppo lasciano il tempo che trovano.
    Parli di personalismo e leaderismo, non credo sia solo questo il problema e qui ti rispondo anche sul motivo perchè dovremo andare in tv.
    La Sel, e le Fabbriche di Niki sono solo Niki. Non leggo di iniziative politiche sui territori , non leggo di attività di gruppo, non vi è traccia di militanza. Al contrario la Federazione della Sinistra si sforza, in ristrettezze economiche e con grandi sacrifici di molti suoi iscritti a porre in essere una presenza progressista sui territori dentro mille battaglie. Siamo pochi per ora ma abbiamo un senso della militanza(non tanto partitica quanto politica) che io non vedo nelle altre forze di sinistra, non vedo in SEL. Se la Repubblica Italiana è realmente democratica non può ignorare il lavoro faticoso di gruppo e sovraesporre un leader solo perchè presidente di regione. Nè si può essere proporzionalisti accettando la logica che uno può accedere alla comunicazione di massa solo perchè nei sondaggi avrebbe più voti di altri(questo è il motivo per cui Berlusconi ha sempre chiesto l’abolizione della par condicio). A parte che è da vedere se la Fed non raggiungerà il 4%. Ti ricordo che alle scorse elezioni politiche la SinistraArcobaleno era accreditata nei sondaggi intorno al 15%, ha preso il 3,1%. Non vorrei che il giorno dopo le elezioni alcuni che pensano di stare sulla sella giusta si trovano scioccati, sarebbe un film che gente come Franco Giordano, ad esempio, ha già visto.
    Ultima cosa: se l’esperienza Prodi ci ha insegnato qualcosa è che non si possono firmare deleghe in bianco a nessuno, che non si può dire di sì solo per fiducia o perchè ci si esprime bene. Sinceramente sono preoccupato: se Niki per governare la Puglia deve accettare mediazioni indigeribili come il San Raffaele a Taranto, che mediazioni sarà disposto ad accettare in caso di sua elezione a Presidente del Consiglio? Spero che riusciate a fugare queste mie preoccupazioni…

  57. lucaocchionero Says:

    ultima cosa: non credo sia la vicinanza di Niki a mettere in risalto le posizioni della Fiom, anche perchè Landini, ma soprattutto le migliaia di delegati sparse nelle varie fabbriche sono in grado da soli di concentrare l’attenzione sulal loro federazione. Piuttosto, giusto per rimanere su un tema di cui si parla molto: il precariato; è pronto Niki, presidente del consiglio, ad abolire la legge Biagi? Non mi pare che si sia pronunciato su un punto così importante di battaglia politica.

  58. Perchè sono contrario a un Comitato di tesoreria

    di Sandro Valentini*

    Ho votato in Cpn solo la proposta del Tesoriere, come previsto dall’OdG. Ho chiesto invece che la proposta di costituzione di un Comitato di tesoreria fosse ritirata per ragioni politiche e statutarie
    Per ragioni politiche. Si è avanzata al Cpn una proposta di “triunvirato”, uno per ogni maggiore componente, che è l’ultimo atto, in ordine di tempo, di una pratica odiosa e non più accettabile di lottizzazione e di parcellizzazione del partito. Per cui ora anche la tesoreria, dopo aver ridotto gli organismi dirigenti al semplice ruolo di ratifica, viene oggi “ripartita” tra le tre principali aree! E tutto avviene sulla base di percentuali fittizie che non corrispondono più al dibattito e alla dialettica in atto nel partito. Per fortuna che proprio in questa sede recentemente si è votata una risoluzione per il superamento delle aree e delle componenti! Risultato: la lotta tra le aeree e le componenti è divenuta più aspra.
    Il partito è sempre più asfittico e paralizzato da una lotta interna che ha come obiettivo la conquista di modesti spazi e di nicchiette, mentre la drammatica situazione politica e sociale del Paese richiederebbe un rilancio forte e incisivo delle nostra iniziativa politica, con un gruppo dirigente adeguato e autorevole, riconosciuto tale dell’insieme del corpo militante.
    Per ragioni statutarie. Lo Statuto prevede, sulla base delle leggi vigenti, solo un Tesoriere, in qualità di rappresentante legale. Un Tesoriere che risponde del suo operato alla Segreteria e agli organismi dirigenti. Con il Comitato di tesoreria si mette in discussione questo principio. Infatti solo così si comprende la scelta del voto segreto, che configura una palese violazione dello Statuto.
    Se l’intenzione non è questa, se il Comitato di tesoreria è una sorta di “nuovo dipartimento”, si dovrebbe allora spiegare l’utilità di una votazione a scrutino segreto. Rammento che nessun incarico di lavoro è stato sottoposto mai a voto segreto. Gli incarichi di lavoro sono stati decisi dalla Segreteria e semplicemente comunicati alla Direzione e al Cpn. Coerentemente allora si dovrebbero mettere in votazione nel Cpn, con voto segreto, tutti gli incarichi assegnati dalla stessa Segreteria.
    Mi è stato spiegato che il Comitato di tesoreria non avrà poteri, in quanto tale ipotesi è in contrasto con lo Statuto. E’ “un organismo politico di garanzia interna”. Ma se tale spiegazione è corretta, mi pare sia una ragione in più per non proporlo e votarlo, addirittura con la solennità del voto segreto, metodo di votazione previsto, in termini statutari, solo per l’assegnazione di incarichi negli organismi dirigenti, di garanzie e per le candidature nelle assemblee elettive.
    Si può discutere sulla legittimità politica di tale comitato. Ma la sua eventuale costituzione sarebbe dovuta avvenire nell’ambito di decisioni operative della Segreteria, che avrebbe dovuto informare la Direzione e il Cpn, come è avvenuto per tutti gli altri incarichi assegnati.
    Infine, se il Comitato di tesoreria è un “organismo” saremmo in presenza di una ulteriore irregolarità: il mancato rispetto della questione di genere e su questo aspetto vorrei sapere cosa pensano le compagne.
    La scelta dunque di eleggere nel Cpn a voto segreto il Comitato di tesoreria è pertanto incomprensibile, sia politicamente sia statutariamente. La ragione la si può comprende solo se la si legge come una irregolarità, una innaturale forzatura e l’ennesimo atto di arroganza correntizia.

    *direzione nazionale

  59. Redemption Says:

    Con tutto il rispetto luca ma sinceramente non mi interessa un confronto tra Sel e Fed in quanto a esposizione mediatica. So di mio che nella Fed vi sono militanti che fanno politica etc… ma ti ripeto dal mio personale punto di vista questo, anche se è un valore, non basta e non è sufficiente a darti voce nei media. Non da oggi, ma da molto tempo, la regola è che se hai rappresentanza negli organi rappresentativi parli altrimenti no. E ti dico questo indipendentemente dal fatto che io sia o meno simpatizzante di Sel. Questa è una mia opinione che avevo quando il Prc aveva il 7% e continuo ad avere adesso che le forze di sinistra sono ben sotto quella soglia.

    Né sono uno che si è lamentato quando Veltroni ha scelto per esempio di correre da solo, è stata una sua scelta…siamo che noi che non siamo stati capaci a superare la soglia, tutto qui. Io la vedo e l’ho smpre vista così. E nonostante le sfortune (della sinistra) degli ultimi anni, rimango ancora favorevole ad una soglia del 4-5% e questo sempre, perchè siccome è una mia idea di come intendo la politica, non la posso cambiare in base alle percentuali che la mia forza politica ottiene.

    Sul precariato Niki non fa che ripetere in continuo che è un punto imprescindibile per ricostruire il nuovo csx…poi certo come ho detto più volte anche questa scommessa (del governo) non è detto che vada a finire bene, quindi rimane una scommessa e come tale può essere disattesa. Chi oggi ha voglia di provarci vota Sel, chi invece lo ritiene tempo perso “perchè tanto poi non si riuscirà a far niente visti i poteri forti” vota la Fed. Credo che siano 2 posizioni diverse ognuna delle due, credo, degna di essere rispettata.

    Per ciò che concerne la Sin. arc. e i sondaggi c’è da dire che gli ultimi tempi la davano tra il 6 ed il 7 e mai sopra il 10…ma ti ripeto con sincerità non mi interessa mettermi qui a fare il solito giochino del “noi prendiamo più di voi”. Io

  60. massimo prc milano Says:

    Caro compagno Ramon mi piacerebbe sapere la tua opignone.
    Da un pò di tempo frequento i blog che parlano del PRC e della FdS in particolare il blog di Grassi.
    Se frequenti quel blog vedi solo insulti e atteggiamenti contro di noi da parte di militanti o tali di SeL, che esortanoormai alla sparizione aoounto di fifo e della federazione imminente dandoci ormai elettoralmente ad prefisso telefonico e sbeffeggiando il nostro partito il segretario e quant’altro.
    Ormai i media pompano il guru Vendola che credo porterà la sinistra ad un tracollo se non subito ma subito dopo la sinistra intera, perchè pensare di poter rovesciare il centrosinistra confindustriale con le sue idee siamo fritti.
    Cmq non volevo parlare di vendola perchè credo che nel prossimo futuro se il centrosinistra andrà al governo vedremo che farà coswe peggiori del governo prodi e con l’aiuto di Vendola e delle teorie di Bertinotti, ma questione è come mai noi militanti e tutti i dirigenti non ci si ribella a questo stato di cose, mi sembra a volte che si rimanga li in silenzio a subire di tutto, ormai i comunisti vengono trattati non solo dalla destra ma anche da quella cossidetta sinistra larga come il peggio del peggio gli appestati dalla lebbra.
    E? vero quello che ha detto il grande Monicelli teniamo duro non abbattiamoci che riusciremo ad aveere ragione delle nostre idee, ma devo dire francamente che la vedo dura per noi.
    E’ possibile che si dovrà aspettare la catastrofe economica come la Grecia e l’ Irlanda per vedere rinascere i comunisti in questo paese perchè saranno solo loro capaci di lottare contro il capitalismo.
    Un abbraccio comunista.

  61. lucaocchionero Says:

    figurati Redemption: a me non è mai interessato il conteggio fra chi prende più punti a sinistra, non stiamo giocando una partita di calcio e cmq non è quello il problema. Il II grave fallimento della sinistra radicale dietro a Prodi mi ha fatto riflettere su un punto: noi ragioniamo di radicalità, di culture alternative, di utopie ma non abbiamo mai fatto un’analisi seria su quello che è il “potere capitalista” dentro i territori: i mille rivoli di denari dei cittadini che volano nelle tasche di evasori e di speculatori senza utilità nei servizi; i contatti serrati e secretati dentro cricche economiche; relazioni economiche finanziarie tra imprenditoria dalla faccia pulita e crminalità sull’orlo dell’omicidio; forti credenze religiose ma mano libera nel fare soldi senza colore Non mi ricordo, e qui chiedo conferme o smentite a Ramon, un seminario della Rifondazione Comunista al massimo delle sue forze sul potere capitalista, sulle sue svariate facce, su come si dispiega sui territori e sulla sua forza di persuasione e corruzione. Sinceramente sono convinto che questo problema non è stato superato e dopo la sconfitta del 2007, una cesura della storia per i comunisti e gli antagonisti tutti, ripercorriamo i soliti errori dividendoci sulla fiducia verso un futuro governo o l’opposizione senza porci il problema del cambiamento radicale della società.
    Quanto alle leggi elettorali ed agli sbarramenti: non ho capito se la posizione da te espressa sia una raffigurazione della realtà oppure un tuo auspicio. Se è un tuo auspicio io la penso contrariamente e la pensavo contrariamente anche quando Franco Giordano trattava segretamente con Veltroni per uno sbarramento al 5%. Così come ritengo che non si possa fare una riforma universitaria o scolastica sbarrando le manifestazioni con cordoni di polizia ugualmente non credo che si possa bloccare la politica con uno sbarramento utile solo ad un bipolarismo oramai morente.

  62. purtroppo ora non ho tempo di rispondere a diverse sollecitazioni.
    lo farò appena possibile, come sempre.
    grazie

  63. vorrei chiedere a Ramon un parere su alcune cose che sono successe.
    La prima e’ lo sciopero dei controllori di volo in Spagna ove il governo presunto socialista di Zapatero ha mandato l’esercito per far riprendere il lavoro agli scioperanti.
    Tutto questo per chiedere il tuo giudizio su gli anni del governo Zapatero: non ho mai condiviso le beatificazioni del premier spagnolo avendo sempre pensato che la sua linea politica era un blairismo adattato alla realta spagnola ( vedi linea laica sui diritti civili) ma che non si distaccava
    dal liberismo.
    Infatti appena e’ arrivata la crisi ed e’ scoppiata la bolla immobiliare ( che in spagna ha contato piu’ che in Itallia) e’ apparsa chiara in tutta la sua gravita’ la situazione: migliaia di lavoratori precari senza piu’ lavoro, assenza di paracaduti sociali (tra l’altro recentemente il governo ha tagliato l’indennita’ di disoccupazione) inerzia del governo che ha operato se possibile peggio del governo Berlusconi ( il che e’ tutto dire)
    Al di la’ di questo mi preoccupa pero’ il succedersi delle crisi nei vari paesi euro ( Grecia, Irlanda, Spagna) sviluppatesi tute nello stesso modo: per ottenre il sostegno degli altri paesi europei e della BCE questi stati hanno dovuto tagliare pesantemente il welfare state nonostante le manifestazioni di protesta e gli scioperi.
    Possibile che la vecchia Europa dei diritti scoiali dei lavoratori, dello stato sociale debba sparire senza combattere, possibile che non si possa unificare le lotte a livello europeo, possibile che chi si oppone venga additato ( anche a sinistra) come privilegiato dimenticando che la prima e fondamentale vittoria di Reagan in America fu nei primi anni 80 la sconfitta dei controllori di volo e il loro integrale licenziamento?

  64. caro paolo, ho risposto, da almeno un anno e mezzo e cioè da quando il prc ha avanzato la proposta di accordo democratico senza andare al governo, più volte alle obiezioni che hai sollevato. non credo sia utile ripetersi all’infinito. comunque rispondo.
    il bipolarismo produce un’altalena nella quale quando la destra è al governo chi si oppone l’incolpa di tutti i mali possibili e chi lotta in difesa di diritti e di condizioni materiali di vita l’incontra come nemico concreto e immediato. non per caso ho fatto l’esempio degli studenti che sono in piazza contro la gelmini. questo è un fatto indiscutibile. se lo vuoi discutere non so cosa farci. ma se lo vuoi discutere dovresti coerentemente dire che gli studenti sono arretrati e che per non esserlo dovrebbero lottare contro il capitalismo e non contro la gelmini. questo è il tipico atteggiamento di un setta predicatoria che pensa di possedere la verità che le masse, per il momento, non capiscono. ne consegue che basta ripetere la verità perché le masse, prima o poi, la capiscano. ma le masse, caro paolo, lottano per obiettivi concreti e per cose che considerano possibili e utili, non per dimostrare assunti teorici. la gelmini fa una “riforma” che peggiora la già pessima situazione. si o no? studenti e ricercatori lottano contro questa riforma. la lotta è tanto più grande ed efficace nella misura in cui unisce diversi livelli di coscienza e di consapevolezza. tanto chi pensa che il problema sia molto più serio e profondo della riforma gelmini, come chi pensa che la situazione attuale sia in fondo buona. chi possiede la coscienza e la conoscenza che il problema è il sistema e non il governo di turno deve, ripeto deve, evitare come il fuoco la divisione di chi lotta fra arretrati e avanguardie. perché se la produce il movimento sarà più arretrato e chi è avanzato rimarrà isolato e sarà inefficace. sempre che far politica sia tentare di cambiare concretamente le cose e non riunirsi in un cenacolo per descrivere come sia pessimo il mondo e per ripetersi “abbiamo ragione noi” ma le masse sono dirette dai traditori e venduti e moderati. inoltre, come ho già detto più volte, le elezioni hanno una specificità. non sono il luogo dove si stabilisce chi ha il progetto rivoluzionario migliore o chi è più “autonomo” dai poteri forti. nel sistema bipolare le elezioni servono a decidere chi governa l’esistente. per evitare il peggio, perché la riforma gelmini, il presidenzialismo, la cancellazione degli articoli 41 42 43 della costituzione sono il peggio, bisogna sempre trovare le forme per allearsi con chi semplicemente vuole evitare il peggio, esattamente per poter tenere in vita la prospettiva del meglio. non esiste che per fare il meglio, e cioè per far vivere rivendicazioni e programmi che sono concretamente contro il sistema e non solo contro berlusconi, ci si separi e contrapponga a chi semplicemente vuole evitare il peggio. per quanto rosso e radicale sembri un simile atteggiamento contiene un grado di subalternità molto alto nei confronti del sistema. il sistema mette nel conto che esista chi vuole il meglio. ma ha tutto l’interesse ad isolarlo e a farlo apparire come estremismo sterile. al sistema non fa nessuna paura che ci sia qualcuno che grida comunismo e rivoluzione continuamente da solo e separandosi dalle masse. in altre parole l’autonomia di cui parli tu non si misura nella distanza che tu metti fra chi vuole il meglio e chi vuole solo il meno peggio. l’autonomia è una analisi una strategia e una tattica capaci di produrre una politica che cambia le cose. se dici che bisogna evitare il peggio come viatico per lottare per il meglio devi essere coerente e non contraddire alla prima occasione l’assunto che hai pronunciato. quindi dire contro berlusconi ma poi noi non entriamo al governo perché non siamo per il governo dell’esistente e lotteremo per il meglio non è contraddittorio perché se non lo fai anche chi è d’accordo con te sulla necessità di lottare per il meglio finirà per scegliere il meno peggio rispetto ad un meglio declamato astrattamente e in nome del quale il tuo comportamento concreto può produrre il peggio.
    se agli studenti in piazza contro la gelmini dici che poi alle elezioni dividi chi si oppone alla gelmini con il rischio che la gelmini vinca di nuovo fai contemporaneamente il gioco della gelmini e di quelli che vogliono fare le stesse cose della gelmini, solo con più grazia.
    se la lotta contro la gelmini produce un risultato sia immediato sia alle elezioni poi si aprono altre contraddizioni. che bisognerà affrontare per quelle che sono. tutte nessuna esclusa. sempre con l’obiettivo di far crescere coscienza e consapevolezza. sempre con l’obiettivo di cambiare cose concrete nella direzione giusta.
    spaventarsi delle contraddizioni che la vittoria di una lotta contro la gelmini e mettendo la destra di berlusconi all’opposizione producono non è da rivoluzionari. è proprio tipico di chi sfugge alla realtà e considera le proprie ragioni e programmi così deboli da soccombere e da sparire in una alleanza con chi ha altre idee e programmi.
    inoltre, contro l’oggettivo ricatto che ti propone sempre il sistema politico bipolare, oggi c’è l’occasione di superare il sistema bipolare. è difficile ma è possibile. quindi bisogna provarci in tutti i modi. per questo è giusto proporre un accordo fra tutti quelli che vogliono il proporzionale.
    accordo senza andare al governo e riforma elettorale come obiettivo concreto sono la linea giusta sia per non farsi isolare e ricattare, sia per mantenere in vita e far crescere una politica più avanzata.
    ma tu dici: ma se poi una volta vinte le elezioni si prospettano scelte difficili e contradditorie, date le esperienze concrete, si finisce male. è come dire che, scusa il paragone iperbolico, non bisogna fare la rivoluzione perché l’esperienza storica dice che poi fallisce.
    insomma, so bene che non posso convincerti. del resto tu dici di non capire quali sono le implicazioni conseguenti ad una sconfitta della destra. a me sembra chiaro che la sconfitta della destra non risolve certo i rapporti di forza sociali e il dominio dei poteri forti. che comunque non si risolvono mai alle elezioni, bensì con le lotte e con l’unificazione delle lotte, nonché con una battaglia per l’egemonia nella società. quindi sempre, nelle istituzioni, ci sono contraddizioni che giornalmente vanno affrontate. sempre. illudersi che si controvertano i rapporti di forza sociali nelle istituzioni è un grave errore. ma anche illudersi che se non ci si allea tatticamente con chi sostiene il meno peggio facendo vincere il peggio si rafforzano le lotte nei rapporti di forza sociali è un grave errore.
    ciao

  65. caro antonio, in realtà sono abbastanza d’accordo con te.
    molte delle cose che descrivi sono vere.
    è semplicemente la prova che un partito, al di la del suo nome e dei principi che proclama, è un corpo vivo. che può subire una egemonia della cultura dominante. e i cui militanti e dirigenti, anche senza accorgersene, possono illudersi che l’autonomia ideologica e culturale, senza la quale non c’è nulla, siano una conquista garantita dall’identità proclamata, una volta per sempre.
    a me pare chiaro che il bipolarismo e la politica spettacolo abbiano modificato il prc come, del resto, tutta la sinistra degna di questo nome.
    perché anche associazioni e centri sociali e movimenti di lotta sono stati modificati in peggio.
    ma, come ho già detto tante volte, bisogna curare la malattia con l’obiettivo di salvare il malato. non uccidere il malato per far sparire la malattia.
    e questo vuol banalmente dire costruire una politica giusta e adatta alla situazione. vuol dire avere coscienza del problema e dedicare tempo e pazienza ad una lotta ideologica contro la politica di merda che produce il sistema. porsi il problema dell’unità della sinistra anticapitalista e anche quello dell’unità dei comunisti (che sono due cose diverse sovrapponendo le quali non si fa ne l’una ne l’altra) è giusto. è necessario. non si può non fare perché bisogna aspettare che ci sia la saldezza ideologica e culturale sufficiente per farlo nel modo giusto. solo facendolo si può meglio combattere anche una battaglia culturale contro estremismi, semplificazioni ridicole, divisioni assurde e così via.
    farlo dipende da noi.
    le lotte si possono perdere anche per limiti soggettivi. si può non farcela. ma se si fotografano i limiti e si deduce che non si possono avere per questo obiettivi giusti, si finisce per non fare nessuna lotta.
    ma credo che ci capiamo.
    un abbraccio

  66. caro redemption, quando si discute c’è sempre un grado di semplificazione applicato alle posizioni altrui. ma non bisogna esagerare. e tanto meno partire da assunti, comodi per sostenere le proprie tesi, ma non condivisi dall’interlocutore.
    tu hai scritto:
    “In effetti è vero, quel programma aveva forti toni progressisti ed è per questo che a differenza tua ritengo ancora, che la scelta di far parte di quel Governo fosse giusta. Ancora a differenza di ciò che sostieni tu ritengo che con numeri diversi le cose sarebbero andate in un’altra direzione…purtroppo è inutile negarlo, quella coalizione le elezioni non le ha vinte. E comunque era un’accozzaglia di troppe forze per mettere in atto davvero il programma sottoscritto…anche se, ripeto, con numeri diversi si sarebbero potuti portare a casa risultati interessanti…”

    a differenza mia? io penso esattamente come te che non ci fosse alternativa alla scelta di partecipare all’unione e alla stesura di quel programma. non ho cambiato opinione. se l’avessi cambiata l’avrei detto.
    quindi non puoi fondare la critica alle mie posizioni su un assunto che non ho mai detto ne condiviso.

    se c’è una divergenza è ben visibile in ciò che dici dopo.

    se avessimo avuto numeri differenti le cose sarebbero andate in un altro modo. dici tu.

    se, se, se, e se. io uso spesso la storia controfattuale. e quindi raccolgo la sfida.

    poniamo pure che ci fossero stati numeri diversi. e cioè che l’unione avesse stravinto le elezioni invece che pareggiarle.

    nel centrosinistra sarebbero spariti i fedeli del vaticano che hanno impedito i pacs?
    sarebbero spariti i fedeli dei diktat dell’unione europea sul bilancio?
    sarebbero spariti i fedeli della confindustria che hanno impedito la diminuzione dei contratti precari e l’eliminazione dello scalone maroni?
    sarebbero spariti i fedeli degli usa sull’afghanistan e sull’aumento delle spese militari?

    non credo tu possa rispondere positivamente. se dici che le cose sarebbero andate diversamente hai l’onere di argomentare per provarlo. almeno teoricamente. altrimenti si può sostenere qualsiasi cosa.

    il governo aveva un consenso scarso. cosa deve fare un governo che ha un consenso scarso? aumentare il proprio consenso. o no?
    nel programma c’era scritto: lotta all’evasione e spesa sociale e risanamento del bilancio dello stato insieme. niente più politica dei due tempi. era un compromesso, con tutta evidenza. e si poteva veramente, senza uscire dai parametri di maastricht, aumentare la spesa sociale, aumentando così anche il consenso del governo. era possibile? si che lo era. perché c’era una risorsa alla quale attingere: l’evasione fiscale che è circa 4 o 5 volte quella della media europea.
    cosa ha fatto il governo? ha attinto all’evasione, ha creato il famoso e cospicuo tesoretto, e l’ha messo tutto nel risanamento del bilancio perfino più di quanto richiedesse il rispetto degli accordi di maastricht. non ha aumentato, ed anzi in diversi casi ha diminuito la spesa sociale. risultato: non ha allargato il consenso ed ha deluso le aspettative dei propri stessi elettori. questo è stato il comportamento concreto del governo.
    ma perché un governo debole, invece che rafforzarsi conquistando consensi fra gli strati deboli della popolazione che in gran parte avevano votato per la destra, ha fatto esattamente l’opposto? perché?
    non si risponde a questa domanda con l’esibizione della debolezza dei voti. tanto meno si risponde a questa domanda sostenendo che in caso di “numeri diversi” il governo avrebbe fatto meglio. è vero il contrario. forte del consenso popolare il governo avrebbe dovuto garantirsi la non inimicizia dei poteri forti e quindi fare concessioni in quella direzione.
    per discutere seriamente bisogna rispondere a questa domanda:
    come mai il governo ha accontentato i poteri forti e deluso i propri elettori e non cercato di espandere il proprio consenso nel popolo?
    la divergenza fra te e me sta tutta qui. caro redemption.
    tu credi che la politica si esaurisca nei voti elettorali. io credo che viva nei rapporti di forza sociali. c’è sempre, per quanto mediato sia, un rapporto fra rapporti di forza sociali e voti elettorali. sempre. ma, come vedi, c’è una preminenza dei rapporti di forza sociali. i voti della confindustria sono pochi se paragonati a quelli del popolo salariato. ma “contano” di più.
    eh si sono un marxista. anche vetero se vuoi.
    e sono un marxista anche quando dico che la forma dello stato e anche del sistema elettorale non è neutra. se devi decidere fra due poli che vogliono solo governare l’esistente e che considerano come la bibbia decisioni e direttive emanate da centri di potere economico ben identificati, va da se che contro la destra in campagna elettorale si tuonerà contro la precarietà (e prodi l’ha fatto per tutta la campagna) e poi si implementerà la legge trenta invece che abrogarla come era scritto nel programma. se uno dei due poli, per uno scherzo della storia si radicalizza, perde i pezzi verso il centro e alla fine non vince. per il semplice motivo che i poteri forti, che sono egemoni e forti, non permetteranno che si intacchino i propri interessi. non importa se i pezzi andranno al centro prima o dopo le elezioni. perché il potere del capitale, delle banche, del mercato, degli usa, dell’industria bellica, del vaticano, non li ho inventati io. esistono.
    per tutto ciò penso che bisognava provarci con l’unione. ma anche che di fronte al comparire degli interessi dei poteri forti nelle decisioni del governo e in contraddizione col programma bisognava dire la verità, invece che parlare d’altro come l’unità della sinistra nel governo. 150 parlamentari uniti faranno cambiare politica al governo! dicevano agli stati generali della sinistra.
    sul fatto che esibisci l’esperienza pugliese per dimostrare una tesi valida per il governo nazionale non c’è neppure bisogna che ti risponda. mi sembri intelligente e non credo che possa sfuggirti la differenza che c’è fra una regione e il governo nazionale. oltre a quanto ti ha già detto lucaocchionero, aggiungo che a) il pd in puglia era stato colpito da gravi scandali. b) che il consenso del centrosinistra guidato da vendola è diminuito e non aumentato dalle precedenti elezioni. c) che le elezioni sono state vinte, al contrario delle precedenti, con un numero inferiore di voti rispetto alle destre e solo perché erano divise. d) che i votanti sono diminiti esattamente come in tutte le altre regioni.
    è una vittoria? si. ma il governo pugliese ha già i problemi che riportano dentro la politica istituzionale gli interessi sconfitti. a cominciare dai casini che ci sono addirittura in sel e nelle liste di appoggio a vendola, piene zeppe di socialisti. che anche loro non sono cambiati dall’oggi al domani come d’incanto.
    comunque, dopo l’ultima esperienza del governo prodi, riproporre lo stesso ignorando i poteri forti e il loro reale peso, è vendere illusioni.
    che vendere illusioni possa apparire nella politica spettacolo una cosa concreta mentre dire la verità sembra vaneggiare è una realtà concreta. che non ignoro per nulla. ma nella politica spettacolo, però. e se la politica spettacolo è separata dai rapporti di forza sociali si può illudersi all’infinito. ma l’unica cosa che non si può fare è cambiare i rapporti di forza sociali.
    insomma, si possono vincere le elezioni mentre la tua gente peggiora le condizioni di vita. separando definitivamente i destini del ceto politico di sinistra dalla propria base sociale. ma non troppo a lungo perché quando succede poi avanza la destra che al disagio sociale risponde con l’implementazione della guerra fra poveri, con ogni tipo di egoismo sociale e con una ideologia reazionaria.
    il resto dei ragionamenti che fai, al netto del solito processo alle intenzioni per cui il difendere la costituzione e cambiare la legge elettorale non sarebbe proposto per affrontare il problema democratico più importante del paese bensì per questioni di bottega, sono giochi sulle percentuali, sui sondaggi, sulla popolarità di vendola e così via.
    in ciò che dici, ragionando di strategie e così via, non c’è un grammo di analisi della società, del senso comune che alberga nella testa di milioni di persone, dell’isolamento delle lotte (anche loro non vanno in tv a meno di non salire sui tetti). ma è inutile confrontarsi così.
    è come parlare due lingue diverse usando accezioni opposte per le stesse parole. se si introietta l’idea che l’unica strada sia esaltare il bipolarismo ignorando, o facendo finta di ignorare, i rapporti di forza sociali, alla fine della strada c’è il trasformismo tipico della politica italiana. per quanto il contenitore appaia nuovo è la cosa più vecchia che esista.
    ciao

  67. caro sandro, lascio il comunicato come faccio con tutti. ma non posso non dirti che mi sembra abbastanza scorretto ed anche miserevole che tu venga qui a pubblicare una cosa già pubblicata su liberazione e sul blog di valentini. usando il mio blog personale ed approfittando della mia correttezza. io, infatti, non posto mai miei articoli o comunicati sui siti personali di nessuno. per il semplice motivo che rispetto tutti e che se voglio scrivere su un blog di altri penso di avere il dovere di confrontarmi con ciò che scrive.
    quanto al merito non esito a definire il comunicato come la dimostrazione della miseria politica a cui si è giunti.
    può essere la divergenza sulla costituzione di un comitato o meno oggetto di articoli sui quotidiani e di propaganda su internet?
    può essere la battaglia delle idee e la difesa di posizioni di minoranza portata avanti con ricorsi statutari?
    mah!

  68. caro massimo prc, ribellarsi è giusto sempre. ma in sintonia con le lotte e con il popolo. chiunque ci insulta vorrebbe che invece che parlare delle lotte facessimo una bella rissa con lui per dimostrare la fondatezza degli insulti.
    quindi bisogna avere pazienza e non cadere nella trappolina di chi ti insulta.
    i mass media ci oscurano, ma ci darebbero spazio se rispondessimo agli insulti di vendola con altrettanti insulti. ma questa visibilità sarebbe molto perggiore della invisibilità, perché nessuno capirebbe perché ci si insulta. e soprattutto perché vendola gode della simpatia dei giornalisti della politica spettacolo e alla fine noi faremmo esattamente la figura che vorrebbe vendola. trogloditi identitari capaci solo di dividere la sinistra.
    tutto qui

  69. caro pietro, semplicemente condivido ciò che hai scritto. ed ho sempre pensato, e detto, che zapatero era un ultraliberista. pur riconoscendogli due cose importanti. i diritti civili e la riapertura della questione dei crimini franchisti, anche dal punto di vista giudiziario. e ciò lo differenzia dal pds e dal pd italiano. arretrato sui diritti civili fino alla obbedienza nei confronti del vaticano e tendente ad appoggiare qualsiasi cazzata revisionistica sulla resistenza ecc.
    ciao

  70. massimo prc milano Says:

    garzie della risposta come sempre ti stimo molto spero di sentirti presto in qualche dibattito in federazione.
    saluti comuisti

  71. >caro paolo, ho risposto, da almeno un anno e mezzo e cioè da quando il >prc ha avanzato la proposta di accordo democratico senza andare al >governo, più volte alle obiezioni che hai sollevato. non credo sia utile >ripetersi all’infinito. comunque rispondo.

    Ciao ramon, la differenza di vedute e’ chiara e la pianto su questo argomento.
    Vorrei solo sottolineare due “salti logici” nell’argomentazione:
    1. un conto e’ l’unita’ ampia nelle lotte su obiettivi comuni concreti, per quanto minimi; un altro e’ cercare un cambio di governo a prescindere da qualsiasi contenuto programmatico, illudendo ed illudendosi che un governo del PD sia automaticamente e miracolosamente meno peggio di un governo Berlusconi.
    2. l’alleanza elettorale col PD ipoteca la capacita’ DEL PARTITO di opporsi al peggio, nel breve e nel lungo periodo? secondo me si, come dimostrato da Prodi I e II.
    3. quindi, che fare? mi convinceva la linea di Rifondazione del 1998-2000 – lottare contro le politiche antipopolari a prescindere dal colore del governo, costruire un terzo polo a sinistra, mantenere l’autonomia dal centro sinistra (peccato che nel 2001 non ci si presento’ alla Camera, in una cripto-desistenza). questa linea porta a casa dei risultati concreti? no. “meno peggio” di allearsi col PD? forse

  72. caro paolo,
    1) dire che tutto è uguale non è da marxisti. è lo stesso chi si passi ad una repubblica presidenziale con una costituzione che eleva il neoliberismo al principio ispiratore di tutto? basta questo per dire che non è uguale. a meno che tu non sostenga che la forma della stato è indifferente per le lotte e per la possibilità che siano efficaci.
    2) questo è il vero punto di divergenza. non è l’alleanza con chicchessia il problema. a parte il concetto di alleanza che ormai viene usato impropriamente, come ho tentato di dimostrare nell’articolo diviso in due parti “perché dovremmo dividerci fra settari e governisti?”, qui c’è proprio la concezione secondo la quale non contano le analisi di classe della società, l’analisi dell’egemonia del capitale e del senso comune dominante, le proposte di lotta e di leggi e di provvedimenti giusti per il paese. contano le “alleanze” elettorali per definire l’identità e la natura di una formazione politica. esattamente come nella politica spettacolo. il prc si allea con di pietro, hanno scritto i giornaluncoli del regime, quando abbiamo detto che raccoglievamo delle firme insieme, con l’eco di vendola che ne faceva conseguire una deriva giustizialista del prc. per fare solo un esempio. le elezioni non sono il luogo della lotta di classe. le istituzioni non sono il luogo della democrazia che vogliamo. se hai una analisi della società, se pensi che per il paese si debba non privatizzare e/o abrogare la legge trenta, se pensi che vada nazionalizzata una banca e/o chiusa una base militare straniera, se pensi che questa cose possano essere condivise non da una cerchia ristretta di militanti ma dal popolo, se cioè hai obiettivi concreti di lotta, devi porti il problema di come questi contenuti possano vivere non come slogan ma come motivi di unità della sinistra anticapitalista e di come a) impedire che siano espulsi da qualsiasi dialettica nelle istituzioni (come avverrebbe con l’abrogazione annunciata da berlusconi degli articoli 41 42 43 della costituzione). b) diventino i contenuti sui quali si discute con tutti nell’ambito della politica ufficiale. in modo da tentare sempre di realizzarli. perché se non c’è nessuna possibilità di realizzarli le lotte scemeranno. perché il popolo non lotta per dimostrare che il pd è di destra. lotta per gli obiettivi concreti. c) avere una tattica alle elezioni che sia coerente con questa impostazione. viceversa pensare che non i contenuti ma le relazioni politiche nel sistema bipolare sia il centro di tutto porta dritto a pensare, come te, che se fai una “alleanza” tattica sarai sopraffatto e diventerai incapace di continuare a lottare. con l’ultima esperienza del governo prodi non è stata l’unione e la partecipazione al governo, e la conseguente “alleanza” col pd a produrre gli errori che sono stati commessi. bensì una analisi sbagliata dei rapporti di forza sociali. che io individuo già nell’analisi di bertinotti del 2003 secondo la quale i movimenti erano inefficaci. la proposta sbagliata secondo la quale invece che fare un bilancio dell’attività del governo, mettendolo in confronto con il programma di governo, si è perseguita l’illusione per cui l’unità della sinistra avrebbe fatto contare di più nel governo e per questa via si sarebbe potuto finalmente spostare il governo a sinistra. sia nel 96 sia nel 2006 il non porsi l’obiettivo di cacciare berlusconi non avrebbe prodotto maggiore autonomia e maggiore efficacia nella lotta, bensì semplicemente la nostra riduzione ad una forza estranea nelle lotte e dedita solo alla testimonianza. insomma, se è giusto impedire che si cambi la costituzione, tentare di cambiare la legge elettorale, proprio per far si che le lotte possano continuare a vivere come obiettivi veri e praticabili dal popolo, è necessario sfruttare ogni possibilità per questo obiettivo. contemporaneamente dire che non ci sono le condizioni per governare col pd, in ragione dei contenuti che si ritengono necessari per il paese e non di anatemi ideologici, è contraddittorio solo per chi pensa davvero che la politica consista nell’alternanza di governo fra simili e che i partiti l’unica cosa che devono fare è allearsi o combattersi alle elezioni. con tutto il corollario della personalizzazione della politica, delle manovrette, delle dietrologie, degli scontri epici fra leaders, e così via. è proprio l’alleanza sui temi della costituzione e non di governo a mettere in discussione il bipolarismo e soprattutto l’idea che la proposta di governo per il paese debba scaturire nell’ambito delle compatibilità dell’alternanza. ogni scelta contiene conseguenze negative e conseguenze positive. tutte le scelte. discutere delle conseguenze contraddittorie, che io non nego affatto, di una scelta facendo finta che l’altra scelta non ne contenga è un modo manicheo di discutere e anche di ragionare. è una illusione gravissima dire che si può fare un governo nuovo di centrosinistra che finalmente farà cose buone, ma lo è anche accettare la parte in commedia secondo la quale mentre lotti contro la riforma della gelmini proponi una tattica elettorale per cui la gelmini potrebbe, proprio per la tua scelta, rivincere le elezioni. è una idiozia pensare che il pd possa convertirsi ad una proposta che metta in discussione la subordinazione della cultura e della ricerca al mercato, ma lo è anche pensare che puoi essere indifferente al fatto che la destra se rivince le elezioni porterà a compimento anche costituzionalmente il processo di totale subordinazione al mercato di tutto. questa è una realtà, caro paolo. ma non è la semplice volontà delle forze politiche ad essere determinante. sono i rapporti di forza sociali ad esserlo. zelaya, il presidente dell’honduras defenestrato dal colpo di stato recente, era e si dichiara ancora liberale. ma le lotte, le rivolte, la crescita dei movimenti sociali hanno determinato una condizione per cui un liberale ad un certo punto, magari solo per conservare il consenso elettorale, ha deciso di opporsi al FMI e di aderire all’ALBA. vai a vederti la biografia di zelaya e vedrai se non è vero ciò che dico. il pd come zelaya? no. ma non per quello che c’è scritto nello statuto del pd o per quello che il pd ha fatto in passato. bensì perché i rapporti di forza sociali sono sfavorevoli in europa e in italia. per dimostrare al popolo che il pd è liberista non serve a nulla ripeterlo all’infinito. bisogna dire meno male che il pd si oppone alla riforma gelmini, stiamo insieme in piazza, impediamo che la gelmini coroni costituzionalmente la subordinazione dell’università al mercato cacciano il governo berlusconi, ma non facciamo finta che siamo d’accordo su cosa bisogna fare per l’università in italia oggi. dire questa verità, per quanto sia incomprensibile per i mass media e per la logica della politica spettacolo, è indispensabile. ma questa verità perde totalmente di valore se dici stiamo in piazza insieme ma il pd è liberista e quindi alle elezioni non ci proponiamo di cacciare berlusconi, con il rischio concreto che la gelmini veda definitivamente istituzionalizzata la sua riforma. la verità viene totalmente cancellata. e tu reciti la parte in commedia che il sistema ha scritto per te. i contenuti come i nostri non possono influire al governo e, se va bene, possono diventare solo testimonianza.
    3) a ben vedere la desistenza del 98 è analoga a quanto proponiamo oggi con l’attuale legge elettorale. senza quella desistenza il resto non ci sarebbe stato. nel 2001 non c’era berlusconi al governo. lo hai dimenticato? ci presentammo da soli al senato e nella parte proporzionale. ma non aveva senso presentarsi nei collegi della camera dove non avremmo eletto un solo deputato e guadagnato l’accusa di voler far vincere berlusconi. con evidenti ripercussioni anche nel voto nella parte proporzionale.
    pensare che sono le tattiche elettorali a definire il profilo e il contenuto di classe o meno, l’autonomia di una forza comunista, è elettoralismo puro.
    ciao paolo.

  73. se mi consenti una breve divagazione vorrei sapere che ne pensi dello sciopero dei calciatori (ormai quasi revocato) e gia’ che siamo in argomento della derelitta Inter di quest’anno maldestramente guidata da Benitez…
    comunque Forza Inter…

  74. dello sciopero non penso nulla. non seguo e sinceramente non me ne frega niente.
    quanto all’inter soffro. ma non faccio il totonuovoallenatore.
    internazionale o morte!

  75. spartacom Says:

    la mia domanda è: perchè continuare a rifare gli stessi errori? tra il 1996 e il 1998 e il 2006-2008 abbiamo imparato che con questo centrosinistra non si fa nè patto di desistenza nè accordo programmatico.Perchè mai, quindi, la fed ha deciso un’alleanza democratica con il centrosinistra? Anche se dovessimo prendere qualche deputato saremmo obbligati, sempre che il centrosinistra vinca, a stare sicuramente in un ‘altra maggioranza in cui a decidere saranno altri. Di nuovo per responsabilità nazionale faremmo un altro errore madornale, che questa volta ci porterà all’estinzione.

  76. spartacom Says:

    un’entità politica che non si avvede di ripetere gli errori del passato non ha nulla da dire, nè alla sua gente, nè a nessun altro.

  77. lucaocchionero Says:

    ahahahah!! Povero Ramon! Come ti immoli facilmente!

  78. egregio spartacom, invece che postare qui i tuoi slogan che sono solo speculari ad altri che dicono “siete fuori dal centrosinistra e quindi vi estinguerete” per continuare a discutere come a porta a porta o a ballarò con semplificazioni e scontri epici fra urla e schiamazzi, potresti, visto che vieni qui darti la cura di leggere ciò che scrivo sull’argomento. ascoltare e ragionare, capire le ragioni altrui, e magari criticarle aspramente senza liquidarle come fesserie.
    la politica non è come discutere della squadra del cuore al bar dove tutti le sparano come gli pare e tutti si ritengono esperti e competenti come allenatori.
    quindi se vuoi discutere discutiamo, se invece vuoi postare cose così puoi andare in mille altri siti dove potrai sfogarti come vuoi.
    ciao

  79. spartacom Says:

    ma veramente credi che i nostri deputati, se il centrosinistra dovesse farcela, saranno in grado di opporsi ad un’altra riforma delle pensioni?
    che riusciranno a far tornare i soldati dall’afganistan?
    che riusciranno ad impedire altri tagli allo stato sociale, decisi dalla commissione europea, a cui i governi non sono in grado di opporsi?
    Basterà proporre delle semplici questioni di fiducia, come è successo per un numero indeterminato di volte nel biennio 2006-2008, et voilà il gioco sarà fatto.
    Altro che slogan! A me invece sembra che sia la classe dirigente della fed ad andare per slogan ed argomenti contorti per far digerire ciò che non si può digerire.

  80. spartacom Says:

    dopo il biennio di padoaschioppa non crede piu’ nessuno, nemmeno chi ha deciso questa linea, alla possibilità di contrastare le politiche neoliberiste stando in maggioranza. I fatti sono testardi da smentire.
    Perchè è chiaro che con la cosiddetta alleanza democratica la fed, se il centrosinistra vincesse le elezioni, sarebbe costretta a stare in maggioranza, contrariamente se votasse no a tutte o quasi le proposte del governo, si andrebbe ad elezioni anticipate.

  81. spartacom Says:

    la verità è che rifondazione è sotto schiaffo da parte del pdci, che da sempre si considera la sinistra dell’ulivo.
    Per non perdere questi compagni governativi, sempre e comunque, dobbiamo abbozzare. Ma così facendo rifondazione diventerà una succursale del pdci. Quando la classe dirigente di questo partito se ne sarà resa conto, non ci sarà piu’ nessuno.

  82. va bene spartacuscom, tu possiedi la verità. la “classe dirigente” (definizione tipica di questi tempi per cui la direzione di un partito o anche di una associazione è definita dai mass media “classe dirigente”) è o venduta o stupida o entrambe le cose. mentre basta fare previsioni infondate e fantasiose e su quelle fondare “proposte” senza nemmeno tenere in conto i problemi che qualsiasi proposta produce.
    se tu conoscessi la legge elettorale dovresti sapere che con tre poli anche se il centrosinistra vincesse le elezioni a) i parlamentari della fed non sarebbero determinanti. b) se lo fossero, su una questione come quella dell’afghanistan o su altre è prevedibile che poi il pd cerchi una alleanza con il terzo polo.
    ma non è questo il punto. il punto è quello che ho scritto mille volte. e che non ripeto per l’ennesima volta. anche perché ho l’abitudine di cercare di argomentare e non di dire slogan per parlare di problemi complessi.
    quindi, se hai voglia di discutere seriamente discutiamo. se hai voglia di sparare slogan e sentenze e insulti, sebbene io non censuri mai nessuno, potresti accomodarti altrove.
    ciao

  83. spartacom Says:

    ramon io uso le stesse tue parole di alcuni anni fa? te ne ricordi?

  84. spartacom Says:

    i miei insulti dove sono? nei post che ho scritto ti sfido a trovarne uno di insulto.

  85. Astaniatte Says:

    Povero spartachetto oramai è in confusione totale…non ha un c. da fare è spara fregnacce sui blog….spartachetto conosce la legge elettorale? credo non conosca nemmeno l’indirizzo di casa sua……Spartachetto ti consiglio vivamente di occuparti di cose più consone alla tua mente confusa.

  86. spartacom Says:

    quindi la grande idea della alleanza democratica è venuta fuori dalla profonda conoscenza della legge elettorale! Minchia! Mi scuso, pertanto, vivamente se non conosco tutti questi marchingegni e fumerie astruse. Astianatte da come parla sembra uno molto in alto. Linguaggio forbito e puntuale, proprio da persona a modo e soprattutto un tipico esempio……. di rozzo stalinismo.

  87. spartacom Says:

    rozzo stalinismo è considerato un insulto? Se si, me ne scuso con quel lubrico individuo che si fa chiamare astianatte.

  88. spezzo una lancia per spartacom: quelli che vengono attaccati troppo mi suscitano simpatia e poi quello che ha scritto e’ quasi tutto vero…

  89. Astaniatte Says:

    Continuano i deliri di spartachetto…..ripeto occupati di altro….

  90. astaniatte, se continui cancellerò i tuoi insulti. che lascio solo 1) perché rivolti da anonimo ad anonimo 2) come esempio della degenerazione culturale indotta dalla politica spettacolo.
    questo è il mio blog personale e rivendico il diritto, sebbene non faccia mai censure, di dichiarare sgradito questo modo di litigare inutilmente.
    ma cosa credi di fare ed ottenere dopo che hai insultato qualcuno? cosa?
    di sentirti più di sinistra di lui? di avergliene dette quattro protetto dall’anonimato?
    che pena!

  91. egregio spartacom, forse pensi che “insulto” sia solo una parolaccia.
    forse non ti rendi nemmeno conto che dire che la “classe dirigente” usa slogan e argomenti contorti per far digerire ciò che non si può digerire” equivale a dire che la “classe dirigente” è imbrogliona. in mala fede.
    se in un impeto di incazzatura al bar mi dici vaffanculo io non mi offendo. se dici che imbroglio mi offendo. chiaro?
    di quali parole parli? quali parole useresti oggi tu analoghe a quelle che usavo io in passato?
    “classe dirigente” è una nozione politica. soprattutto gramsci l’ha usata e sviluppata. la classe dirigente è la borghesia e. è la classe proprietaria. è la classe egemone. è il complesso di apparati e di personale politico ed intellettuale al servizio degli interessi della borghesia. il sovversivismo della classe dirigente, di cui parlava gramsci, è la tendenza a stravolgere e tradire gli stessi principi liberali proclamati dalla borghesia se i suoi interessi vengono minacciati dal proletariato.
    è da una ventina d’anni che i mass media parlano di “classe dirigente” per identificare i dirigenti dei partiti politici. come per i mass media non esistono più segretari di partito bensì solo leader. perfino il segretario di una sezione di un piccolo paese sulla stampa viene definito “leader del prc di vidigulfo” o “leader del pd di rocca cannuccia”.
    apparentemente sembra una banale semplificazione. ma contiene una concezione precisa di cosa debba essere un partito. totalmente in sintonia con un sistema politico nel quale i partiti non sono organizzazioni collettive democratiche, fondate sul volontariato e la partecipazione, bensì luoghi di passività, di tifo, nei quali contano solo i dirigenti per il fatto che hanno accesso ai mass media e che seguono le logiche della politica separata dai contenuti sociali.
    come può essere che un militante di sinistra parli di “classe dirigente” quando parla del gruppo dirigente del suo partito? come può essere che una critica, invece che essere fondata su ragionamenti, diventi una invettiva fondata sul presupposto che la “classe dirigente” sia inetta al punto portare alla sparizione del proprio partito? come si può discutere se si pensa che una scelta politica non sia fondata su una analisi della realtà, bensì su “intenzioni” più o meno opportunistiche?
    ripropongo ancora una volta un esempio già fatto tante volte.
    pochi giorni prima della caduta del governo prodi nel 98 incontrai per strada una compagna. mi aggredì verbalmente dicendomi che io mi ero espresso in una riunione pochi giorni prima contro l’idea di fare una manifestazione nazionale sulla palestina perché “tanto tutti sanno che all’ultimo voterete a favore del governo” e che la mia opposizione all’idea della manifestazione l’avevo motivata con “scuse” solo perché in realtà non volevo una manifestazione che desse fastidio al governo.
    mandai a quel paese la compagna. semplicemente perché su queste basi non si può discutere. è impossibile. io sapevo benissimo che avremmo votato contro il governo, perché così avevamo già deciso. sapevo benissimo che la repubblica e il resto dei merdosi mass media o dicevano che tiravamo la corda per ottenere dei ministri (perfino il totoministri si faceva sui giornali) o dicevano che volevamo rompere perché volevamo fare un favore alla destra, o per cercare visibilità sui mass media, e/o per mille altri motivi, tranne che per quelli veri. che non ripeto qui.
    mandai a quel paese la compagna, mi rimase una gran rabbia dentro, ma non contro di lei, bensì per il fatto che se una militante ragionava così voleva dire che eravamo stati sconfitti. perché fare il processo alle intenzioni, insultare, fare previsioni infondate e su queste fondare poi giudizi ed emettere sentenze non è altro che ragionare esattamente come vogliono i mass media e la politica spettacolo.
    comunque, caro spartacom, io posso anche sbagliare, ovviamente, ma qui ho spiegato perché io penso che sia necessario fare un accordo col pd contro berlusconi. l’ho spiegato con analisi e ragionamenti articolati. senza negare i limiti e le contraddizioni di questa scelta. ma senza nemmeno nascondere i limiti e le contraddizioni che ci sarebbero con una scelta diversa.
    ho anche scritto una cinquantina di pagine per spiegare perché secondo me è profondamente sbagliato dividersi fra “governisti” e “settari”. ho spiegato perché, secondo me, questa divisione è mortale ed è il prodotto della ristrutturazione del sistema politico italiano secondo gli interessi del capitalismo del tempo della finanziarizzazione e della globalizzazione.
    non so se hai letto. non credo.
    ma se vuoi dimostrare che sbaglio credi di poter dire soltanto: porterete all’estinzione rifondazione?
    possibile che tu sia così ottuso da non vedere che lo stesso argomento si può usare pari pari verso ciò che tu proponi?
    non lo vedi che c’è chi dice che non proporsi un accordo col pd porta alla testimonianza e all’estinzione? e che quindi è meglio, come fa vendola, provare ad ottenere il massimo da un simile accordo?
    possibile che tu sia così sempliciotto da non capire che c’è una verità interna ad entrambe queste posizioni?
    se fai un accordo corri certi rischi. se non lo fai ne corri altri.
    se per giustificare un accordo dici che chi non lo vuol fare produce impotenza e ignori che anche tu corri il rischio di diventare impotente e viceversa non aiuta a fare scelte giuste. valutando bene le conseguenze delle scelte. porta dritto all’inveramento della semplificazione della politica nell’ambito delle compatibilità previste dal sistema. o apocalittico o integrato. ma mai autonomo e capace di incidere sulla realtà.
    infine. ti sei offeso perché ho parlato di come è la legge elettorale?
    ma l’ho fatto perché sei tu che hai fatto una previsione della quale sei certo.
    ma è una previsione infondata. proprio per come è fatta la legge elettorale. sei tu che dici che i parlamentari saranno obbligati a fare certe cose. ma se io ti dimostro, sempre nel campo delle previsioni, che la tua è infondata, che fai? ti offendi?
    impedire che si faccia il presidenzialismo organico, che si cancellino gli articoli 41 42 43 della costituzione, è già motivo sufficiente per fare un accordo elettorale per impedire che berlusconi rivinca le elezioni. perché nulla è uguale a nulla. ci sono sempre differenze e non tenerne conto è comportarsi da cretini, non da rivoluzionari. e la differenza fra le destre e la liberaldemocrazia del pd c’è. e va sfruttata, non ignorata. non fare un accordo di governo col pd significa aprire e tenere aperta la prospettiva del superamento del bipolarismo maggioritario. è una lotta concreta. di cui non frega quasi nulla alla popolazione. ubriacata com’è dalla egemonia della destra e della politica spettacolo. e che tuttavia è fondamentale per tenere aperti gli spazi politici per una forza anticapitalista. confrontarsi con tutti non già sugli anatemi reciproci bensì sui contenuti economici, sociali e politici, tenendo insieme l’evitare il peggio con il ridurre il danno e con il mantenere aperta la strada per lotte più avanzate, è quel che bisogna fare. andando controcorrente rispetto al sistema che vorrebbe obbligarti a sposare il meno peggio per evitare il peggio o a favorire il peggio per lottare per il meglio. andando controcorrente rispetto alle due posizioni contrapposte di chi dice “entrare al governo è sempre meglio che non entrarci” o di chi dice “nessun accordo con il pd anche se questo fa rivincere berlusconi”. perché queste due posizioni sono egualmente subalterne alla destra ed accettano la logica della politica spettacolo. in nessuno dei due casi si esaltano i contenuti sociali e politici alternativi. o al massimo diventano, perché in questo caso è vero che lo sono, solo cose strumentalizzate rispetto ad una scelta che è figlia dell’idea che siano le relazioni politiche nelle istituzioni la cosa principale, in un senso o nell’altro fa lo stesso.
    quindi, caro spartacom, se a te piace pensare che basti dire io prevedo questo e quindi la “classe dirigente” è inetta ed opportunista perché fa finta di non vedere le conseguenze delle scelte che fa, per discutere, continua pure così all’infinito. troverai qui o altrove sempre uno specchio in chi ragiona esattamente come te, salvo avere una posizione opposta. per poterci litigare all’infinito. giacché il litigio non serve a criticare l’altrui posizione bensì solo a rendere apparentemente più forte la propria. apparentemente perché liquidare quella altrui con suggestioni e anatemi è solo indice di una enorme debolezza della propria.
    ciao

  92. Caro Ramon l’analisi sull’accordo con il PD sarebbe giusta se il PD non fosse un ectoplasma sul punto di spezzarsi in mille rivoli: se cio’ accadesse e, per esempio, i centristi ed ex popolari se ne andassero ( la maggior parte di loro intendo) avendo noi a che fare con gli eredi del PCI (presubilmente attorno al 2o% che considerando tutto quello che e’ successo non e’ poco) si potrebbe fare un’accordo elettorale ( sottolineo elettorale) ma prima di allora rischiamo di fare un accordo scritto sulla sabbia…
    Lenin poi direbbe manca il “che fare”….

  93. caro pietro ciò che scrivi è incomprensibile. almeno per me.
    l’accordo per impedire a berlusconi di fare il presidenzialismo, cambiare la costituzione ecc lo si deve fare con chiunque abbia gli stessi obiettivi. sulla legge elettorale proporzionale con chiunque abbia gli stessi obiettivi. sulla reintroduzione di maggiore progressività (per fare solo un esempio) nelle imposizioni fiscali con chiunque abbia gli stessi obiettivi.
    cosa c’entra la vita interna del pd. i ds erano ugualmente (a volte anche più) liberisti di molti della margherita. cosa significa se uscissero i centristi? cosa vuol dire centristi? cattolici obbedienti al vaticano? liberisti? cosa?
    l’udc è per il proporzionale. molti ex popolari nel pd sono maggioritari. chi è meglio su questo?
    insomma. lascia perdere certe formulette che non vogliono dire nulla.
    e pensa ai contenuti. che sono giusti o sbagliati. ma che non possono dipendere da cosa succede negli altri partiti.
    ciao

  94. ma è vero che presto toglierà il parlamento i vitalizi agli ex parlamentari, meno male iniziamo da lì a reperire risorse per i disoccupati.

  95. patrizia Says:

    Intanto, non c’entra niente, ma mi riprendo il mio nome, che di anonimi ce ne sono troppi, uno piú scorretto dell’altro.

    Eppoi… posibile credere che la soluzione ai problemi di un paese sia quella di boicottare la politica? I vitalizi, se troppo alti, si possono abbassare, ma eliminarli che senso ha? Chi fa politica dev’essere castigato e spedito a chiedere l’elemosina?
    Le risorse vanno reperite altrove, nelle tasche degli evasori, per esempio, o reintroducendo la tassazione sull’ereditá dei grandi patrimoni, o aumentando le tasse di chi gode di reddito alto, ecc. ecc. ecc.

    ciao,
    patrizia
    ex anonimo 3

  96. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    solo per dirti che anche se ho deciso di non intervenire più sul blog, continuo sempre a leggere con attenzione e interesse ciò che scrivi e di cui continuo a ringraziarti. Colgo l’occasione per riportare la citazione di un anonimo riportata come di consueto in alto a sinistra dal nostro giornale oggi:
    “Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”. Non voglio dire che sia valida per te, ma per quanto mi riguarda, la seconda parte mi centra in pieno, purtroppo.

    Ciao, un saluto a pugno chiuso

  97. Caro Ramon,
    volevo leggere la tua opinione sul movimento studentesco che sta infiammando le piazze. Io lo vivo dall’interno e credo che non abbia nulla a che vedere con quello di due anni fa: c’è una consapevolezza diversa, si è capito che questo sistema, specie nella crisi in cui è piombato (crisi che ci terra in stagnazione per anni ancora), non ci garantisce nulla, ma proprio nulla, per il futuro: non sappiamo se avremo un lavoro, se avremo una pensione, se potremo mettere su famiglia, se potremo stare sotto un tetto. Nulla. Di sicuro, con ogni probabilità, staremo peggio dei nostri genitori. Sono scomparse le parole d’ordine che vedono come unico problema il fatto che la classe politica ruba, è disonesta, è formata da gente sotto processo, ecc., si vede l’elemento della crisi del capitalismo in maniera abbastanza nitida.
    Tuttavia, non riusciamo a scrollarci da uno spontaneismo di fondo, non riusciamo bene a saldare le nostre lotte con quelle dei lavoratori, difficilmente si riesce a trovare una condivisione di pratiche con altri soggetti in lotta.
    Colgo l’occasione per dire che le posizioni assunte dal partito in merito alla giornata del 14 , che ho letto oggi su liberazione, sono in grandissima parte corrette e dimostrano il fatto che non si è subalterni ai media e alle semplificazioni (che, in questo caso, sono anche autoconsolatorie) che fanno.
    Volevo, come detto, leggere una tua opinione in merito e le nuove prospettive e compiti che ora si aprono per il partito.
    Saluti comunisti

  98. benvenuta sia patrizia.

  99. massimiliano, i tuoi commenti sono sempre i benvenuti. mi spiacerebbe se rinunciassi a farli per via degli idioti che circolano anche qui. in ogni caso grazie.

  100. grazie gio, domani o al massimo dopodomani posterò un articolo ad hoc.

  101. che tristezza vedere i commenti di tutte le forze politiche agli scontri del 14…mi viene in mente la canzone del maggio di De Andre’ ( lottavano cosi’ come si gioca…)..siamo davvero al pensiero unico di destra e sinistra…

  102. c’è un imbecille che continua a postare il solito comunicato contenente insulti e accuse rivolte a persone.
    lo diffido dal continuare a farlo.

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