Afghanistan: una proposta contro l’imbroglio demagogico

Noi proponiamo il ritiro unilaterale delle truppe italiane, la fine della guerra della NATO, un cessate il fuoco e un negoziato politico interno e internazionale (con il concorso del Pakistan e dell’Iran) garantiti dal presidio del territorio da parte di una forza di Caschi Blu (con l’esclusione dei paesi attualmente belligeranti). Altre “soluzioni” sono semplicemente la prosecuzione della guerra o, peggio ancora, l’ennesimo imbroglio demagogico, cinicamente giocato sulla pelle degli afghani e degli stessi soldati italiani. Il governo italiano, se avesse una propria politica estera, dovrebbe proporre in sede NATO il ritiro e l’apertura di una nuova fase gestita dall’ONU, dai paesi dell’area e dai belligeranti afghani. Ma una simile proposta, per quanto sia l’unica pragmatica e realistica, si scontrerebbe con la vera natura della guerra e con i suoi veri obiettivi (che non sono cambiati solo perché dall’unilaterale “Enduring Freedom” siamo passati al “multilateralismo occidentale” della NATO), e contro gli interessi dell’industria bellica USA. Quindi il governo italiano dovrebbe ritirare unilateralmente le proprie truppe, seguendo l’esempio olandese, proprio per esercitare l’unica pressione seria e possibile in sede NATO e verso gli USA, al fine di mettere fine ad una guerra che mai potrà essere vinta sul piano militare. L’opposizione (parlamentare), se avesse una propria politica estera diversa da quella degli USA e quindi diversa da quella del governo Berlusconi, presenterebbe immediatamente una mozione in parlamento per il ritiro unilaterale, sia per mettersi in sintonia con l’opinione pubblica sia per sfruttare le evidenti contraddizioni fra Lega e PDL. Ma non lo farà. Continuerà a vagheggiare “ridiscussioni della missione”, non meglio precisate “exit strategy” senza proporre nulla di concreto e così via. Finirà inevitabilmente con il discutere, anche dividendosi, delle false piste proposte dal governo (come quella di La Russa sulle bombe), utili solo a rappresentare, nella politica spettacolo, come unica dialettica possibile quella interna ai favorevoli alla guerra, e a far apparire come estremistica, irrealistica e velleitaria qualsiasi idea o proposta che sia contraria alla guerra come soluzione del problema afghano. Noi abbiamo mille ragioni per essere contro questa guerra. Sono politiche ed anche etiche. La principale delle quali è quella per cui siamo contro la costruzione di un nuovo ordine mondiale, conseguente alla globalizzazione capitalistica, nel quale i paesi “occidentali” dominano e “governano” il mondo sconvolto dalla crisi, attraverso la “guerra permanente” e la riduzione dell’ONU ad “ente inutile”. Perciò siamo contro la NATO e contro il governo USA. Perciò pensiamo che su questo punto corra un confine fra ciò che è di sinistra e ciò che è di destra.

Il resto sono chiacchiere e pagliacciate buone solo per i talk show.

ramon mantovani

Pubblicato su Liberazione il 12 ottobre 2010

253 Risposte to “Afghanistan: una proposta contro l’imbroglio demagogico”

  1. Caro Ramon,
    a proposito dell’ Afghanistan, sentiamo sempre versioni distorte della sua storia. Vorrei conoscere le tue opinioni riguardo il regime filosovietico del PDPA (anche rispetto a quello che è avvenuto dopo in questo martoriato paese) e riguardo l’ intervento successivo dell’ URSS in appoggio del PDPA stesso.
    Saluti

  2. caro gio, sulla storia dell’afghanistan nel periodo del partito democratico popolare bisognerebbe scrivere un saggio lunghissimo. e io non ho le competenze storiche sufficienti per farlo. certo è che si susseguirono colpi di stato e la stessa urss invase l’afghanistan per defenestrare l’allora capo del governo e per sostituirlo con Karmal. certo è che l’imposizione dall’alto di un modello alieno alle tradizioni del paese coagulò una forte opposizione islamica che a sua volta fu sostenuta dagli usa. non c’è dubbio che Karmal fosse mille volte meglio di ciò che venne dopo. tuttavia il combinato disposto di un esercito invasore, un modello illuminato ma estraneo alla stragrande maggioranza della popolazione e l’intervento indiretto degli usa produssero il fallimento di quell’esperienza.
    un abbraccio

  3. All’inizio degli anni 90, sui primi numeri di Liberazione, ci fu un’interessante articolo mi pare diviso in due puntate sulla storia moderna e contemporanea dell’ Afghanistan. Certo il PDPA era un partito con la sua tradizione e il suo consenso, e non proprio un corpo “alieno”, nel bene e nel male: le contrapposizioni interne (ad es. in un certo periodo fra le due correnti “popolo” e “bandiera” che si combattevano tra di loro) riflettevano anche le divisioni in clan etc. e le pulsioni di alcuni personaggi verso la gestione personale del potere. Nell’articolo si sosteneva, argomentando, che l’Urss dovette intervenire direttamente quasi “malvolentieri” e tirata per la giacchetta per evitare che la situazione esplodesse a causa delle faide interne. In ogni caso, anche dopo il ritiro dell’Urss, i vari Massoud, Hekmatyar e soci non ebbero la strada spianata: memorabile fu la grande sconfitta che subirono a Jalalabad da parte delle truppe governative. Solo dopo qualche tempo e a fronte di altri massicci aiuti dall’esterno riuscirono a prendere il potere, per essere sostituiti, qualche anno dopo, dai talebani. Sta di fatto che, a mio modestissimo parere, Najibullah è stato quanto di meglio abbia espresso politicamente questo paese: i suoi tentativi di grande riforma agraria furono forse velleitari ma coraggiosi e non a caso la contrapposizione armata reazionaria prese vigore, usando il collante della religione e del tribalismo per unire notabili, feudatari e contadini, proprio in quel periodo. Se vogliamo possiamo fare qualche paragone, anche se per forza approssimativo, con alcuni episodi della storia europea: pensiamo alla Vandea oppure ai generosi tentativi di personaggi del nostro risorgimento come Pisacane o altri, che furono sconfitti anch’essi proprio dalla “santa alleanza” di signori, preti e contadini. Insomma, per tornare a Najibullah (impiccato dai talebani quando giunsero a Kabul), si tratta di un personaggio che secondo me, nonostante tutto, è da ricordare e onorare.

  4. si buran, hai ragione. ciò che dici è certamente più corretto di quel che ho scritto io. rimane il fatto che al di la delle faide interne al partito ogni riforma venne fatta dall’alto. anche se non credo proprio ci fossero alternative questo rimane il problema che causò la crescita dell’opposizione e la sua egemonia fra la popolazione. come la guerra fredda fu il contesto che mise in secondo piano l’afghanistan e i suoi problemi rispetto allo scontro fra urss e usa.
    un abbraccio

  5. Non cercavo di scrivere qualcosa di “più corretto”, ma solo di proseguire il filo della discussione. A proposito di riforme o di politiche “dall’alto”, va detto che di sicuro il PDPA era figlio dell’Afghanistan e non un partito fantoccio, ma anche che era radicato più nelle città e in alcune zone del paese e molto meno in altre e il suo gruppo dirigente, influenzato non solo dall’Urss ma anche molto dalla cultura europea, non sempre ha avuto lo spirito pratico e l’astuzia politica adeguate alla situazione. Certe lezioni le hanno imparate, purtroppo, quando era troppo tardi.

  6. allora aveva ragione Turigliatto…
    naturalmente scherzo…ma solo un po’..
    ciao

  7. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    solo per dirti che sono contento che hai tolto il mio ultimo post e quello che lo precedeva. Sull’afghanistan sono pienamente in linea con quanto scrivi.

  8. buran, indipendentemente dalla tua intenzione ciò che hai scritto è senz’altro più serio e corretto di ciò che avevo scritto io. lo dico perché lo penso.
    un abbraccio

  9. caro pietro, turigliatto ha votato per la proroga della missione in afghanistan e ha usato il tema in modo strumentale per la “visibilità” sua personale e del suo gruppo. quindi non aveva affatto ragione. e non scherzo.
    un abbraccio

  10. caro massimiliano, grazie per la tua comprensione. i tentativi anonimi di promuovere qui discussioni incentrate su posizioni personali di chiunque io li respingerò sempre.
    un abbraccio

  11. E bravo Ramon attacca Turigliatto è proprio quello che ci vuole mentre Diliberto si sta impossesando del partito. Tra un poco lo vedrete che resta del PRC. Complimentoni invece di ricercare unità a sinistra. Addosso a Vendola, addosso a Turigliatto unità si con Diliberto ora ma qualche anno fa era lui il nemico il traditore o mi sbaglio? Ci vuole la mummia di Lenin e il grande PCI. Mamma mia che tristezza. In Grecia, Francia, Spagna anche dove ci sono governi di centrosinistra esplode la conflittualità e gli anticapitalisti la guidano qui si discute solo di come rientrare in parlamento e guarda che sono convinto che rientrare in parlamento sia importante se ci vanno compagni che hanno a cuore la rappresentanza. Se ci devono andare Diliberto, Patta e Salvi per me tanto vale non averci nessuno.

  12. Red, ma ogni giudizio di chiunque dev’ essere guidato da tatticismo? non bisogna criticare l’ atteggiamento di turigliatto nel 2007 altrimenti s’ incrinano le relazioni diplomatiche con sinistra critica? mah

  13. egregio red. turigliatto non l’ho tirato in ballo io. semplicemente ho ricordato che votò a favore della proroga della missione in afghanistan anche se sui mass media sembrava il contrario. comunque su questo tema ho già scritto molte volte. e tu non discuti ne critichi nulla. dici solo cose vagamente insultanti e fai previsioni inventate. evidentemente perciò ti piace pensare che chi la spara più grossa sui mass media sia più di sinistra e ti piace dare voti a destra e a manca sulla base di questo criterio.
    il tuo modo di concepire la politica è solo quello che va di moda sui talk show e su facebook.
    ciao

  14. Caro Ramon se ti ho offeso mi scuso non era certamente questa la mia intenzione però non puoi cavrtela cosi con due parole. La mia era una osservazione forse superficiale ma che centrano i talk show che nemmeno sanno chi è Turigliatto, Patta o Grassi! Turigliatto votò pure 21 volte la fiducia al governo Prodi e c’è chi lo ricorda sempre. Non credo di essere più di sinistra di nessuno perchè è un gioco che non mi piace. Solo che noto un partito senza bussola e la Federazione prigioniera di vecchie logiche. Questo è il mio parere felicissimo di sbagliarmi e ancor più felice di rivedere te, Vendola e Turigliatto nello stesso partio. E’ una posizione estremista o da talk show? Poi sai quando uno vota vuole sentirsi rappresentato e alcuni parlamentari del PRC mi hanno rappresentato bene altri meno. E’ dare voti? Credo che anche tu sia contrario alla legge elettorale che nomina i parlamentari. Eppure il PRC alle ultime elezioni li scelse bene c’erano le minoranze, gli indipendenti, espressioni diverse del movimento purtroppo è finita male e di questo non incolpo nessuno anzi non amo chi da del traditore a tizio o a caio. Però credo di avere più cose in comune con Vendola e Turigliatto che non sono identitari che con Diliberto, Patta ma ti ci metto anche Ferrando.
    Se mi rispondi nel merito mi farà piacere. Grazie.

  15. massimiliano piacentini Says:

    “felice di rivedere te, Vendola e Turigliatto nello stesso partio”. Così l’ultimo post, l’autore o autrice del quale si domanda se la sua posizione sia “estremista o da talk show”. Poi chiede a Mantovani di rispondere “nel merito”.
    Nel merito di che? Quale sarebbe il merito? La fantapolitica? Mantovani, Vendola e Turigliatto nello stesso partito? Non sarebbe ipotizzabile neppure all’interno di un partito del tutto e del suo contrario come il Pd. Ma che programma è? Si intitola per caso, idiozie in libertà? E quali sarebbero le questioni politiche? Quali i nodi?
    Domani a Roma al fianco dei metalmeccanici! Altro che vendola, turigliatto, biancaneve e i sette nani, l’orco cattivo e idiozie in libertà.

    Comunisti, Siempre!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  16. Si massimiliano comunisti assieme a Diliberto che bombardava la Serbia e Frosini che tirava i cazzotti al senatore Rossi sul rifinanziamento della missione in Afganistan perchè così facendo cadeva Prodi! memoria corta? questi sono i nostri alleati nella FdS

  17. caro red, rileggiti il tuo primo post e vedrai che non si può discutere così. infatti già ci sono due risposte a te che seguono lo stesso criterio.
    davvero credi che lanciarsi battute, frasi iperboliche, previsioni catastrofiche sia discutere di politica fra compagni? non vedi che assomiglia di più ad una discussione da bar del tipo: senza cassano l’italia perderà, se io fossi il ct….? ma no, cassano fa solo casino nello spogliatoio, se io fossi il ct….
    oppure assomiglia di più al “dibattito” di un talk show dove i contendenti si scagliano accuse e usano ed evocano i problemi del paese in modo strumentale?
    possibile che non si capisca che è tempo perso discutere così? che nessuno convince nessuno? che nessuno impara nulla da nessuno?
    mi dispiace ma io non mi adeguo.
    comunque….
    io non me la cavo con due frasi.
    ho scritto fiumi di parole sull’afhanistan.
    devo ripeterle ogni volta che qui c’è un post che mette la parola afghanistan o turigliatto? alla fine di questo post te ne rimetto alcune ma la verità è che non esiste il problema afghanistan.
    l’afghanistan è solo un tema usato strumentalmente per parlare di politica interna. per difendere la tesi secondo la quale alle elezioni bisogna andare da soli. tesi rispettabile fino a che non si usa l’afghanistan in modo demagogico e strumentale.
    quando abbiamo votato il primo decreto sulle missioni militari c’era il ritiro della missione in iraq e la proroga di quella in afghanistan.
    credi che due mesi dopo il voto avremmo dovuto far cadere il governo votando contro ottenendo che non si ritirasse la missione in iraq e che poi berlusconi o un governo tecnico, fa lo stesso, raddoppiassero (come poi ha fatto) i militari in afghanistan? credi davvero che saremmo stati capiti? credi davvero che questo è far politica e difendere principi e contenuti?
    va beh, ti rimetto due o tre post e così vediamo poi se ti interessa discutere o meno.
    e chiedo scusa ai lettori che già li hanno visti.

    “sull’afghanistan, caro marcoz, io sono contro senza se e senza ma. per giunta sono contro per una marea di motivi politici e non solo per motivi etici (che pur ci sono). ma se in parlamento si vota (con un solo voto) un decreto che contemporaneamente ritira le truppe dall’iraq e proroga la missione isaf in afghanistan non è affatto essere contro la guerra votare contro ed ottenere immediatamente una crisi di governo ed elezioni anticipate che chiunque vincerà farà seguire dalla proroga delle due missioni (centrodestra) o dalla sostituzione della missione antica babilonia con un’altra di 800 soldati in iraq e con l’aumento degli effettivi e il cambio dei loro compiti in afghanistan (centrosinistra). votare per ritirare la missione in iraq e negoziare che in afghanistan si congela la missione contiene una contraddizione? si certamente si. ma la contiene anche far cadere il governo ed ottenere l’opposto di quel che si vorrebbe. se il voto potesse mettere effettivamente fine alla missione io non avrei dubbio su come votare. ma i voti non sono atti simbolici. sono atti concreti. è la spettacolarizzazione della politica che li riduce ad atti simbolici. se appena si può sono favorevole ad evitare ogni tipo di contraddizione. per esempio avevamo scritto nel programma di governo, dopo lunghissima ed estenuante trattativa alla quale ho partecipato io in prima persona, che i decreti di proroga delle missioni sarebbero stati votati separatamente missione per missione. in quel caso sarebbe stato difficile ma non impossibile, visto che sull’afghanistan sul programma non c’era scritta una virgola proprio perché ds, margherita, idv, socialisti ed altri minori avevano votato sempre a favore durante il governo berlusconi, votare contro lasciando che la destra votasse a favore con prodi. perché la destra alla fine l’avrebbe fatto non fosse altro che perché l’ambasciata usa le avrebbe ordinato di farlo ottenendo facilmente in cambio che sarebbero aumentati gli effettivi e che i compiti sarebbero cambiati in conquista del territorio. ma prodi ha presentato un unico decreto proprio per evitare che succedesse questo. e per quanto ci siamo incazzati nessuna, ma proprio nessuno, avrebbe capito la mossa di far cadere il governo con il risultato di non ritirare la missione in iraq e di rendere più grossa quella in afghanistan.
    insomma. ridurre tutto a un fatto simbolico, senza considerare i veri effetti dei voti, finisce con il farti fare il gioco che vogliono esattamente i tuoi nemici e sleali alleati.
    è vero che però, lucrando sulla contraddizione che si vede e tacendo su quelle che non si vedono si guadagna molta visibilità sui merdosi mass media.
    e così tutti, a dar retta ai mass media, sono convinti che turigliatto sia stato espulso perché ha votato contro la missione in afghanistan.
    peccato che non è vero. peccato che turigliatto ha votato a favore esattamente come me. peccato che non ha partecipato ad un voto su un odg che diceva “ascoltate le dichiarazioni del ministro degli esteri il senato le approva” che è stato bocciato con il voto determinante di tre senatori dell’ulivo. che per il danno (queste le motivazioni dell’allontanamento dal partito per due anni) creato all’immagine del partito visto che tutti i giornali hanno riversato a noi la colpa della crisi di governo, è stato oggetto del provvedimento disciplinare da parte della direzione del partito. peccato che turigliatto, dopo questa bella impresa, quando il governo prodi si è ripresentato al senato abbia votato a favore della fiducia dicendo: voto la fiducia ma non è il mio governo. ma come? non sapeva turigliatto che il governo prodi avrebbe continuato la missione in afghanistan? perché si vota una fiducia ad un governo se non lo si considera proprio? e se si fa non è meglio farlo subito magari ottenendo delle cose in cambio invece che dopo aver provocato un casino spettacolare, aver fatto proclami rivoluzionari ed aver ottenuto una sola cosa: apparire come coerente senza esserlo per niente?
    questa è la verità, caro marcoz, e puoi verificarla sui verbali del senato che sono disponibili online.
    io non mi interesso delle autocritiche degli altri.
    faccio la mia. è stato un grave errore espellere turigliatto (allontanare per due anni dal partito perché nello statuto erano già stati abrogati gli istituti della radiazione e della espulsione, ma fa lo stesso politicamente anche se non giuridicamente). è stato un grave errore per tre motivi: a) è incoerente con i precedenti per cui altri parlamentari che votarono la fiducia contro il parere del partito non furono mai espulsi (è per esempio il caso di vendola che votò per il governo dini). sottolineo che è incoerente con i precedenti che quando si tratta di provvedimenti fondati sul diritto, per quanto statutario e non di legge, hanno un peso importante per non comminare sanzioni diverse allo stesso comportamento. ma io considero un vero crimine politico farsi eleggere in parlamento e votare diversamente da come ha deciso il partito. b) ha fornito il destro affinché l’intera corrente di sinistra critica facesse la scissione. e io penso che mai nessun atto amministrativo, anche a costo di sopportare vessazioni gravi, debba essere compiuto se fornisce argomenti a chi vuole produrre una scissione. c) ha fatto di turigliatto un eroe massmediatico.
    io al congrssso, durante il mio intervento, questo ho detto. che preferivo il prc che non aveva espulso vendola e che sentivo nostalgia sia di ferrando sia dei compagni di sinistra critica. e sono stato, come cerco sempre di essere, sincero nel dire questo.
    e questa è la mia autocritica.

    puoi pensare che io abbia sbagliato in tutto. ma non che abbia cambiato opinione sui voti sulle missioni militari. se l’avessi cambiata l’avrei detto come ho fatto per tante cose nella mia vita.

    spero di essere stato chiaro. e spero che tu voglia apprezzare che io mi sforzi di rispondere argomentando, magari troppo lungamente, anche su cose che qui sono state discusse già diverse volte.

    ciao

    2

    cara anonimo 3, è meglio specificare, anche se sommariamente. l’afghanistan fu oggetto di una aggressione militare nemmeno discussa (come quella del kosovo) nel consiglio di sicurezza dell’ONU. i motivi addotti dall’amministrazione bush sono noti. è da li che era partito l’attacco alle torri gemelle. al tempo l’afghanistan dei talebani non era riconosciuto da nessun paese (tranne il pakistan se non erro) e non faceva parte dell’ONU. solo l’ammistrazione USA e l’agenzia dell’ONU per la lotta al narcotraffico mantenevano relazioni semiformali coi talebani. gli usa perché li avevano armati e addestrati contro il governo filosovietico e l’agenzia diretta da arlacchi perché solo con un regime totalitario come quello dei talebani poteva ben sviluppare la propria politica ultraproibizionista (ma questo è un altro discorso). la guerra in afghanistan fu intrapresa solo ed esclusivamente per costruire un nuovo ordine mondiale, per implementare lo scontro di civilità e rendere le tensioni e l’instabilità permanenti in modo da giustificare l’intrapresa militare usa-occidentale, per sancire che gli usa partivano e gli altri dovevano seguire (significativo il fatto che la NATO che pur aveva approvato una interpretazione assurda dell’articolo che prevede l’automaticità dell’intervento militare in caso di aggressione contro un paese membro come se un attentato terroristico potesse essere assimilato ad una invasione, fu estromessa all’inizio (entrerà solo con la missione isaf decisa dal consiglio di sicurezza dell’onu al carro della guerra) e che si costruì una alleanza a geometria variabile ad hoc, secondo la dottrina unilaterale).
    anche un bambino avrebbe capito che l’aggressione contro l’afghanistan non avrebbe risolto nessun problema interno del paese, che si sarebbe prodotta una guerra sanguinosa, impossibile da vincere sul terreno militare, e dagli esiti imprevedibili. i diritti umani in afghanistan, in particolare quelli delle donne, erano e sono tuttora solo una scusa. e chiunque non sia un mentitore sa benissimo che qualche passo avanti è stato fatto solo a kabul, mentre nel resto del paese, sia nelle zone dei talebani sia in quelle dei signori della guerra alleati della nato, per alcuni versi è perfino peggiorata.
    per questo fu ed è più che giusto e corretto essere contro. ed altrettanto giusto e corretto (magari ci fosse la forza per farlo!) che un paese membro della nato ritiri unilateralmente la proprie truppe.
    il ritiro delle truppe accompagnato da una dissociazione dalla guerra non può in nessun modo essere slegato da una proposta alternativa alla guerra per affrontare e tentare di risolvere i problemi afghani.
    è esattamente la proposta di un processo di pace fatto con i contendenti, o una parte di essi perché sono molti e rispondono anche a logiche contrapposte fra loro anche nel campo talebano, e i paesi dell’area, pakistan e iran in primo luogo. il processo di pace potrebbe essere garantito da una forza militare sotto il comando dell’ONU (come l’unifil in libano) che garantisca la tregua.
    la nostra posizione contraria alla missione isaf e favorevole al ritiro unilaterale delle truppe italiane fu infatti accompagnata dalla proposta che il governo italiano per lo meno a) non aumentasse le truppe b) separasse inequivocabilmente i compiti militari da quelli della ricostruzione da affidarsi totalmente alla cooperazione internazionale. c) non cambiasse i compiti del contingente italiano da protezione del territorio a conquista del territorio. se il governo propose la prospettiva della conferenza internazionale di pace lo si deve esclusivamente a noi. se nel secondo decreto fu simbolicamente stanziata una posta di bilancio per finanziare in qualsiasi momento la celebrazione della conferenza di pace lo si deve solo ed esclusivamente a noi. tutti sanno che il governo USA andò in bestia sia perché il contingente italiano non sarebbe aumentato e non avrebbe avuto compiti di conquista del territorio (al contrario della spagna che ritirò le truppe dall’iraq e aumentò considerevolmente quelle in afghanistan). al punto che ci furono numerose dichiarazioni critiche verso il governo italiano e perfino un gesto inusitato e inedito. l’ambasciata usa pubblicò una pagina a pagamento sui quotidiani italiani che chiedeva all’italia di impegnarsi di più in afghanistan.
    devo riconoscere (perché è del tutto privo di senso anche per me che proposi di far cadere il governo sulla partita del welfare omettere certe cose) che il governo fece i passi diplomatici conseguenti con l’iran, il pakistan, la russia ed altri paesi per proporre la prospettiva della conferenza di pace. del resto noi (noi il prc) facemmo i nostri passi prima durante e dopo quelli del governo italiano e verificammo che le cose stavano così. i risultati furono nulli, sia per le pressioni degli usa su tutti, sia perché ci volevano atti politici ben più consistenti (come il ritiro unilaterale delle truppe di un paese importante) nel campo del paesi isaf per dare l’abbrivio ad una simile operazione. facemmo anche, in commissione esteri, un’altra cosa di minore importanza ma che aveva risvolti importanti per produrre un processo di pace. votammo, col parere favorevole del governo, un emendamento al decreto che introduceva una spesa per implementare la riconversione della produzione dell’oppio per scopi medicinali. bisogna sapere che l’oppio è fonte importante sia per i talebani sia per i signori della guerra e che l’implementazione della produzione legale per forza avrebbe dovuto essere accompagnata da negoziati e trattative giacché tutti sarebbero stati interessati a legalizzare le loro produzioni. oltre al colpo alle multinazionali chimiche che tengono altissimi i prezzi della morfina e di altri prodotti da usare nella terapia del dolore che infatti non c’è nei paesi poveri. ma questa cosa, votata all’unanimità con il parere favorevole del governo in commissione esteri, fu abrogata in commissione difesa all’unanimità e con la complicità della direzione del gruppo del prc alla camera perché d’alema ottenne che venisse cancellata in quanto incompatibile con la politica dell’agenzia onu diretta da un italiano.
    riassumendo: era giustissima la posizione che è sempre stata del prc del ritiro unilaterale delle truppe. è stato giusto negoziare con il governo sulla materia (ho già detto che io l’avrei fatto anche col governo berlusconi se fosse stato possibile) perché negoziare non significa cambiare opinione e posizione bensì fare politica.
    un partito serio fa analisi, costruisce proposte, intesse relazioni diplomatiche in proprio anche con governi e stati, e spiega al proprio popolo il senso della azione politica messa in campo. azione non produzione di dichiarazioni sulle agenzie. azione e non solo commento a ciò che avviene. azione e non solo parole. non si abbandona alle semplificazioni che vuole la stampa pettegola e provinciale che ha parlato di afghanistan solo perché sul tema c’erano opinioni diverse e scontri nella maggioranza di governo italiana. non fa demagogia. non promette ciò che non può mantenere. dice la verità.
    invece abbiamo avuto deputati e senatori che hanno annunciato il voto contrario alle missioni oscurando totalmente la politica del partito. alcuni deputati hanno effettivamente votato contro per il semplice motivo che il voto non era determinante alla camera. si sono fatti belli sulle spalle e contro la politica del partito perché con quel gesto è come se avessero detto che loro erano veramente pacifisti mentre noi eravamo venduti e traditori. i senatori hanno poi votato a favore dopo essere stati intervistati da tutti gli organi di informazione possibili ed immaginabili e dopo aver perfino condotto una trattativa privata con il governo.
    per canto suo il gruppo dirigente del partito, parlo di diversi esponenti della segreteria, i capigruppo migliore e russo spena, e diversi altri per ignavia, ignoranza, e soprattutto per vocazione demagogica e per inseguire l’andazzo della stampa, invece che difendere la linea, che pure avevano discusso (io pretesi ed ottenni sempre riunioni di partito e dei gruppi parlamentari che fissarono la politica descritta più sopra), cominciarono a parlare di exit strategy, urlarono davanti a platee plaudenti cose come: noi all’invio dei tre elicotteri in afghanistan diremo NO! (ben sapendo che il parlamento non avrebbe mai votato la cosa), e soprattutto ad ogni voto lasciarono intendere che sarebbe stato l’ultimo.
    continuo a pensare che se fossimo stati compatti, se la stampa non avesse potuto sfruttare le grida dei “dissidenti” trasformando l’afghanistan in una bega da quattro soldi italiana, se il gruppo dirigente avesse semplicemente fatto il proprio dovere, si sarebbe capita bene la nostra posizione, le nostre mediazioni, ed avremmo accumulato anche maggior forza per fare al momento opportuno (per esempio immettendo la questione afghanistan nello scontro col governo sul welfare, precarietà e pensioni) anche la rottura col governo.
    che le cose non siano andate così lo si deve, lo dico perché lo penso, anche a ciò che fecero i cosiddetti dissidenti.
    nessuno mi convincerà mai che non si poteva dopo un anno e mezzo di governo dire: il programma è inapplicato sui diritti civili, sulla precarietà, sul welfare, sulle pensioni. sulle missioni militari abbiamo mediato ma le spese militari sono aumentate invece che diminuite e in afghanistan proprio per produrre la svolta che porti al processo di pace è indispensabile un atto di rottura con il ritiro unilaterale delle truppe. e quindi dire: noi togliamo la fiducia al governo. punto!

    come si capisce bene sarebbe stato durissimo e difficilissimo. ma dopo questo percorso fatto anche di mediazioni sarebbe stato giusto. mentre far tremare (come si è visto per finta e per la visibilità di persone o correnti) il governo ogni due settimane oscurando la politica e trasformando tutto in uno spettacolino simbolico e fasullo, in realtà ha solo contribuito ad inibire il partito a rompere col governo esattamente quando sarebbe stato opportuno.

    queste sono le mie opinioni, che non ho cambiato non per tigna ma semplicemente perché nessuno mi ha ancora convinto del contrario.
    lo erano anche al tempo come testimonia il fatto, non pubblico perché ho scelto appositamente di non fare comunicati stampa e di farmi usare dai mass media di merda, che mi dimisi nel luglio del 97 da capogruppo in commissione esteri e che non misi più piede in commissione proprio perché non accettavo che nelle riunioni si definisse una linea e che questa venisse regolarmente cancellata nei fatti.

    si può avere una opinione completamente diversa su tutto ciò che ho detto. ma mi ribello alla cagata secondo la quale noi e io avremmo accettato di appoggiare la guerra per non dare fastidio al governo.

    e scusa anonimo se ho approfittato della risposta a te per rispondere anche ad altri.

    3

    “cara anonimo 3, all’epoca liberazione diede conto, anche con la giusta visibilità, della linea e delle vere posizioni del partito.
    se ne vuoi un esempio c’è una mia intervista (nella quale ho rappresentato la posizione emersa in diverse e lunghissime discussioni negli organismi del partito) che è pubblicata qui sul blog.
    ti metto il link:

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2006/06/15/intervista-sulle-missioni-militari/

    ma poco dopo cominciò la commedia dei cosiddetti dissidenti e i giornali e i mass media se ne fregarono dei contenuti e della vera discussione. il leit motiv era ovviamente: cadrà il governo? e giù dichiarazioni e controdichiarazioni, in una orgia di slogan e semplificazioni. del resto la stragrande maggioranza dei mass media erano assolutamente interessati a presentare la situazione in questo modo: se rifondazione (o alcuni di rifondazione) fanno cadere in governo per l’afghanistan mentre il governo ritira le truppe dall’iraq come zapatero è chiaro che è un partito estremista e incapace di misurarsi con i veri problemi. se non fa cadere il governo vuol dire che non è più pacifista (visto che per i mass media il pacifismo è solo testimonianza eticae non una politica).
    come ho detto, un partito serio non recita la parte in commedia che vogliono gli altri, ma segue la propria strategia e applica le decisioni tattiche. ma se, oltre alla discussione anche pubblica che giustamente ci deve sempre essere e che aiuta anche a capire meglio le cose, si comincia ad avvalorare la tesi dei mass media (e di prodi come della destra) annunciando voti in dissenso o lasciando intendere che poi verrà l’exit strategy, sia la discussione sia la linea scelta vengono totalmente oscurate. i contenuti diventano agli occhi di tutti espedienti opportunistici, arrampicature sugli specchi, e tutto cede il passo alla demagogia. e siccome purtroppo la maggioranza dei dirigenti e dei militanti credono di avere opinioni solide sulla politica estera senza averle davvero, il cadere nella trappolina delle semplificazioni è facilissimo.
    io, ovviamente non me la prendo con certi militanti che pure fanno semplificazioni e dicono solo slogan, per il semplice motivo che lo fanno in perfetta buona fede. mi sforzo solo ostinatamente di spiegare di chiarire di contribuire a riflettere e a ragionare in un modo serio. ma sono ferocemente critico verso dirigenti (di tutti i tipi e di tutte le correnti) che presumono di avere opinioni serie e che invece sono superficialissimi.
    se un dirigente non capisce e non sa la differenza fra una missione autorizzata dall’onu e una decisa e comandata dall’onu. se crede che la nato decida e che poi il governo italiano debba a sua volta decidere se adeguarsi o meno (quando invece essendo la nato una alleanza politico militare retta da un trattato internazionale e da uno statuto ben preciso non può che prendere decisioni all’unanimità). se confonde rifinanziamento delle missioni con proroga delle missioni. se non sa distinguere fra una politica di stato e una di partito. se usa la semplificazione per cui per forza la motivazione principale di una guerra deve sempre essere un obiettivo leqato principalmente e direttamente a motivi economici (come se la guerra del kosovo fosse stata fatta per impossessarsi del pil kosovaro o per far passare un oleodotto). se se se e potrei continuare a lungo, crede di avere opinioni solide e in realtà è un fuscello che si piega al vento di qualsiasi suggestione e semplificazione.
    quando si scatena una bolgia sui mass media quelli che credono di avere opinioni solide finiscono per alimentare la bolgia invece che fare chiarezza, pronunciano frasi che gli si rivolgeranno contro inevitabilmente, e comunque faranno sempre la figura che si vuole che noi facciamo.
    mi è capitato tantissime volte di stupire giornalisti che mi chiedevano dichiarazioni o mi invitavano a trasmissioni perché dicevo loro non sono abbastanza competente sulla materia, rivolgiti a tizio o a caio.
    mi è capitato mille volte di vedere dichiarazioni di compagni e di vederli in tv a dire cazzate ultrasuperficiali sulla politica estera. ovviamente, per fortuna, moltissimi dirigenti ed anche militanti non sono così. studiano, leggono, si informano, non sono così presuntuosi da non sapere che c’è chi magari ne sa qualcosa più di loro. posso testimoniare, per esempio, che ferrero da ministro non ha mai sparato cazzate di nessun genere sulla politica estera, che conosceva la linea del partito e che quando aveva un dubbio chiedeva, si informava.
    peggio ancora sono quelli che sono competenti, che sanno le cose, ma che non resistono alla tentazione di usare la demagogia per compiacere platee plaudenti. secondo me non c’è disprezzo maggiore verso i compagni che usare la demagogia nella convinzione che siano come bambini un po stupidi e che bisogna dire loro quello che vogliono sentirsi dire.
    va beh. l’ho fatta lunga su questo.
    ma veniamo alla questione del ritiro.
    guarda, cara anonimo 3, che chiedere il ritiro delle truppe in afghanistan non è in nulla e per nulla non prendersi responsibilità. come non lo fu criticare l’invasione sovietica dell’afghanistan anche se nel tempo del governo di babrak karmal le donne avevano gli stessi diritti dei paesi europei. era sbagliata e non avrebbe risolto i problemi afghani aggravandoli. come si è poi ben visto. la guerra in afghanistan non è “sbagliata ma almeno ha risolto dei problemi”. come denunciano molte organizzazioni delle donne afghane la guerra aggrava i problemi della società civile. non c’è dubbio, per me, su questo punto. e comunque hai ragione a dire che chi propone il ritiro delle truppe non può non porsi il problema di cosa succede un minuto dopo. ma questo vale anche per chi dice, e non sei ovviamente tu, che la guerra si fa per risolvere problemi che invece aggrava proprio perché non ha affatto l’obiettivo di risolvere quei problemi. e come ci sono demagoghi che dicono no alla guerra in modo impolitico ci sono quelli che usano i problemi delle donne e della società civile altrettanto demagogicamente e strumentalmente. e fra i due io non ho dubbi su quale sia il male minore. e non ho dubbi che posso convincere chi è contro la guerra a cambiare opinione e a porsi in modo non demagogico mentre sono sicuro che chi usa strumentalmente i diritti umani per giustificare la guerra è un nemico e punto.
    ma credo che siamo d’accordo.

  18. Ramon se pensi che io non condivida la tua posizione sull’Afghanistan ti sbagli di grosso altro se la condivido. E i post gli avevo pure già letti e apprezzati. Non volevo neppure fare cadere subito il governo Prodi e del resto neppure il senatore Franco Turigliatto mi risulta che lo abbia fatto cadere. Ho solo detto che dovrebbe finire questo atteggiamento di divisione e diffidenza fatto di rancori e grida dal tradimento forse queste per Masimo Piacentini sono idiozie in libertà e pensa di cavarsela con “domani a Roma altro che Vendola e Turigliatto, biancaneve e i sette nani”. Domani a Roma ci sarò pure io e allora? Ci saranno anche i compagni di sinistra ecologia e libertà e quelli di sinistra critica. Forse non ci saranno Biancaneve e i sette nani ma tanti militanti del PD sicuramente. E’ fantapolitica lavorare perché il PRC SEL e SC tornino assieme? forse nel 99 era fantapolitica pensare di rivedere Ferrero e Diliberto nello stesso patito e stando a quello che dice Lucia pure oggi. E guarda lo dico senza rancore e strumentalizzazione perché Diliberto non bombardava la Serbia cara Lucia e i compagni del PdCI soffrivano le scelte del governo D’Alema. Ho il massimo rispetto per tutti ma non credo che la strada della Federazione sia quella giusta. Rivoglio la mia Rifondazione Comunista in cui ho speso tante energie e che non era solo impegno politico ma impegno di vita. Io continuo e continuerò a chiamare compagni Vendola e Turigliatto cosi come Diliberto, da cui mi divide un mondo, e continuerò a considerare compagno anche chi afferma con supponenza e snobbismo che dico idiozie in libertà. Bon per voi che avete certezze.
    PS: Non ho la televisione in casa e non guardo Talk show
    PS2: certo che frequento i bar e parlo con la gente comune e non intendevo fare tatticismi nella mia analisi ma solo considerazioni. Forse chi vede tatticismi è abituato a farne? Se qualcuno si è sentito offeso mi scuso nuovamente e non interverrrò più per non rubare spazio ad altri.
    Auguro a tutti buona manifestazione!

  19. Michele Romeo Says:

    Caro Onorevole,sono un compagno che è fuoriuscito dai Ds con Mussi e Fava e che dopo aver dato vita a sinistra democratica ha pensato di creare una sinistra unita che ha preso il nome di Sinistra e libertà.
    La faccia breve:io non voglio fare il fan di nessuno,non voglio far parte di una combriccola di circoli che sembrano fan club di vendola.
    Sono interessato alla Fed.
    Il leader,dopo il congresso,sarà ancora a rotazione tra i partiti che vi fanno parte o al congresso si deciderà un unico leader al di fuori dei segretari dei partiti che vi fanno,appunto, parte??
    In questa seconda ipotesi,ci sarà comunque rotazione,per non rimanere fossilizzate per decenni con un unico leader??

    http://www.socialismo2000.org/blog/?p=1816#more-1816.
    Non so se avete letto questa lettera dell’ex senatore Mele ma io,seppur non lo conosco,mi ci sono ritrovato appieno e come me tanti amici e compagni che conosco.
    Grazie per la risposta Onorevole Mantovani

  20. caro red, è inutile che tu te la prenda con Massimo. se tu usi frasi e concetti apodittici è logico che ci sia chi ti risponde con la stessa logica.
    tu hai scritto: “E bravo Ramon attacca Turigliatto è proprio quello che ci vuole mentre Diliberto si sta impossesando del partito. Tra un poco lo vedrete che resta del PRC. Complimentoni invece di ricercare unità a sinistra. Addosso a Vendola, addosso a Turigliatto unità si con Diliberto ora ma qualche anno fa era lui il nemico il traditore o mi sbaglio? Ci vuole la mummia di Lenin e il grande PCI. Mamma mia che tristezza.”
    secondo te cosa si può discutere su queste basi?
    io mi sforzo di rispondere con argomenti, con ragioni e anche tenendo in conto la verità interna delle idee di chi magari mi critica aspramente. come ho fatto con te.
    e insisto nel dire che “discutere” a suon di frasi come queste tue o con controrisposte come quelle che hai suscitato è lo stesso modo di parlare di politica che si usa nei talk show.
    non importa se tu li guardi o meno. il problema è che ci sono troppi militanti di sinistra che credono che parlare di politica sia ripetere slogan, lanciare accuse, spararle grosse e così via.
    come vedi puoi scrivere qui ciò che vuoi e sarai sempre il benvenuto.
    io ho solo cercato di insistere sul fatto che è meglio discutere con argomenti e che è una perdita di tempo lanciarsi accuse reciproche.
    quindi non fare la vittima, che sei tu ad aver cominciato.
    ma veniamo alle cose che hai scritto e che per me meritano risposte.
    1) io non ce l’ho personalmente con turigliatto e le cose che ho detto e scritto ora le dissi a lui e ad altri nelle riunioni dei gruppi parlamentari e in direzione del partito. ancora una volta dici una cosa non vera.
    turigliatto disse che bisognava votare contro il decreto sulle missioni militari. altri invocarono il diritto di votare contro sulla base di un problema di coscienza. ma nessuno diceva di voler far cadere il governo.
    cioè, alcuni dovevano passare come coerenti pacifisti (e così li hanno descritti i mass media) e gli altri come pronti a sacrificare qualsiasi principio per stare al governo. i cosiddetti “dissidenti” erano tutti i giorni intervistati da tv e giornali perché “poteva” succedere che al senato votando contro cadesse il governo.
    posso dire sommessamente che era tutta una finta? infatti mai hanno votato contro e mai lo hanno fatto cadere.
    il problema non è che turigliatto ha fatto cadere il governo (ed infatti lui sapeva così bene che era sbagliato che mai lo ha fatto). il problema è che si è usata una contraddizione che c’era (e io sostengo che c’era) per fare un gran casino massmediatico e ottenere visibilità ma si nascondeva volutamente la contraddizione che ci sarebbe stata se si fosse fatto cadere il governo, se in iraq la missione antica babilonia fosse stata sostituita da un’altra di 800 soldati (come fu proposto dai ds) e se quella in afghanistan si fosse duplicata.
    non si è rivoluzionari se si partecipa alla commedia e alla politica spettacolo che non vedeva l’ora di descrivere rifondazione o come pacifista coerente o come pronta a svendere il pacifismo.
    come ho spiegato credo in modo inconfutabile i voti in parlamento non sono atti di fede o atti simbolici, tanto meno testimonianze predicatorie e demagogiche. nel parlamento bipolare ogni volta che si vota su una cosa importante c’è di mezzo la vita del governo e il conseguente ricatto. è per questo che cambiare la legge elettorale è una assoluta priorità. sempre che si pensi che nelle istituzioni si va per FARE delle cose e non per emettere ogni giorno dieci comunicati stampa facendo finta di fare mentre non si fa un bel niente.
    credo di essermi spiegato.
    2) io chiamo compagni volentieri sia vendola sia tutti gli altri che citi. ma, al contrario di te, rispetto le loro posizioni e progetti politici. sia il pdci sia sinistra critica sia vendola hanno fatto scissioni del prc.
    per quanto mi riguarda considero ogni scissione un errore gravissimo.
    si può tornare insieme? ovviamente si. secondo me si, anche perché se si considerano sbagliate le scissioni o si pensa che chi le ha fatte sia un criminale con il quale ci si può solo scontrare o si pensa che al di la dei progetti politici che ci sono (e per me anche se non li condivido sono legittimi) ci possono essere molti altri motivi per lottare insieme e molti modi diversi per stare insieme.
    tu dici: vorrei la mia vecchia rifondazione.
    ma che vuol dire? che vendola diliberto, cannavò e ferrando devono spargersi il capo di cenere e tornare all’ovile?
    sinistra critica propone di ricominciare da zero sciogliendo tutto per formare il nuovo partito anticapitalista. pensa che alle prossime elezioni non si debba porsi il, problema concreto di cacciare berlusconi.
    vendola pensa che bisogna stare nel centrosinistra e che bisogna che tutto si sciolga per fondare un nuovo partito di sinistra. il pdci pensa che basti fare l’unità dei comunisti.
    per quanto io pensi che sia perfino ridicolo che le cose stiano così mica posso obbligare gli altri a pensare come me.
    per questo il prc ha proposto di unire la sinistra in una federazione nella quale nessuno si scioglie e rinuncia alle proprie idee.
    ovviamente c’è un discrimine senza il quale l’unità è falsa e per giunta inutile. è l’anticapitalismo. ho scritto un lungo articolo diviso in due parti per spiegarlo al meglio delle mie possibilità. e ovviamente c’è una proposta politica che tiene insieme il “battere berlusconi” senza dover entrare in un governo che oggi, dati i rapporti di forza nella società e dato il pd per come esso è realmente, purtroppo non può fare le cose giuste che andrebbero fatte.
    oggi si unisce tutto ciò che è disponibile ad unirsi su queste basi.
    ma per me è una proposta strategica perché al di la delle suggestioni e anche dei successi di vendola sul mass media ecc. la realtà ha la testa più dura delle fantasie.
    per questo noi proponiamo dei contenuti per discutere con sel e con sinistra critica e con tutti. contenuti come la legge trenta, le missioni militari, le spese militari, la pubblicità dei beni comuni, la politica dell’unione europea e così via.
    se bastasse dire che ci vuole un governo di sinistra che faccia gli interessi delle masse popolari per ottenerlo io lo direi per primo.
    ma non è così. e dirlo significa illudersi, illudere e anche imbrogliare.
    con il tempo tutto si chiarirà. se vendola diventasse il capo del governo e cambiasse radicalmente la politica economica del paese, ritirasse le truppe dall’afghanistan, abrogasse la legge trenta, nazionalizasse le banche più importanti, si scontrasse con la banca centrale europea, cancellasse il trattato di lisbona (che è e resta il più grave attentato alla costituzione italiana proprio sui punti su cui attacca berlusconi) vorrebbe dire che ha ragione lui. e punto.
    ma se queste cose non succedono perché la sinistra dovrebbe essere divisa? perché chi la pensa uguale su tante cose deve essere diviso dall’appartenenza o meno al centrosinistra? perché alle elezioni quelli che considerano (come me) più attuale che mai il comunismo e quelli che pensano che si debba inventare una nuova ideologia (ancora aspetto di capire quale) devono essere divisi, come se alle elezioni il popolo debba scegliere su queste cose e non su un programma concreto di lotte e di proposte di legge per il paese. perché?
    per questo la federazione della sinistra può essere il modo concreto per cui chi è comunista e chi non lo è o non vuole più esserlo, chi ha un partito e chi non lo ha, ma condivide una critica dura del capitalismo contemporaneo, può stare insieme, rispettandosi reciprocamente invece che insultandosi reciprocamente.
    anche su questo spero di essermi spiegato.
    ciao

  21. A tutti quelli che ci vogliono vedere morti, a tutti i gruppetti settari che non contano un cazzo e che passano il tempo a parlare male di noi, ai padroni che oltre al parlamento ci volevano fuori dalle piazze, a Maroni che sperava in una nuova Genova, a tutti loro dico “andatevela a pija n der culo!” In piazza un mar…e di bandiere, quella della Fiom e la falce martello del Prc della FDS!
    ABBIAMO DATO PROVA DI UNA GRANDE ORGOGLIO E SAPPIAMO MOBILITARCI IN MASSA

  22. caro michele romeo, intanto, per favore eliminiamo il termine “onorevole”. purtroppo in italia c’è la mania dei titoli. on. prof. rag. ing. dott. cav. comm. e chi più ne ha più ne metta. per giunta il termine onorevole non esiste in nessuna legge e nemmeno nel regolamento della camera dei deputati. è solo una consuetudine. che secondo me sarebbe meglio cancellare. ramon mantovani è un compagno. punto. né onorevole né ex niente.
    intendiamoci, mica mi sono offeso o adombrato. è solo una piccola mania di chi pensa che anche su queste piccole cose dovremmo distinguerci.
    fai una domanda alla quale non posso rispondere. ne sta discutendo la commissione che deve elaborare lo statuto e ne discuterà il congresso.
    ma posso dirti la mia opinione.
    penso che ci voglia un coordinatore. penso che rotazione sia più congeniale ad una confederazione che a una federazione.
    in ogni caso penso che il coordinatore non sia ne debba essere un leader.
    purtroppo oggi i mass media chiamano leader anche i segretari dei circoli di partito nei comuni di 5000 abitanti. la fiom ha avuto tre segretari e i mass media li hanno sempre chiamati “il leader della fiom”. ma per fortuna la fiom ha avuto segretari e non leader per cui fare il tifo a dalle labbra dei quali pendere.
    poi certamente bisognerebbe mettere dei limiti precisi ai mandati del coordinatore. uno o due mandati e non a vita.
    un abbraccio e grazie per aver testimoniato la tua scelta di aderire alla federazione.

  23. Ramon serve un coordinatore che riecsce a parlare ad una piazza come quella di Sabato.
    Faccio un nome Rinaldini ex segretario Fiom,tanto per restare in tema

  24. Anonimo 3 Says:

    Caro Mantovani ti farei un monumento solo per quello che hai scritto a proposito della parola “onorevole”.
    Credevo di essere rimasta sola a ritenerla degradante ed a rifiutarmi nel modo piú assoluto di pronunciarla. Fa piacere, una volta tanto, non sentirsi cosí strampalati.

    Detto questo, posso domandarti cosa intendi per coordinatore?

  25. nella tua risposta precedente appunto era condivisibile l’analisi sulle divisioni nella sinistra e quindi impensabile all’oggi una riunificazione ma Grassi leggendo l’intervento al CCP nazionale non la pensa come te addirittura adesso sostiene che noi il PRC dobbiamo ESSERE PARTE DELLA COALIZIONE che bel cambiamento da Chianciano da mai con il PD ad entrare nel governo tu cosa pensi Ramon? ma su questo si voterà spero al congresso?

    ecco la parte di Grassi
    “La nostra deve essere una proposta “per”. Per battere Berlusconi, per evitare che diventi il Presidente della Repubblica, per misure di difesa della democrazia, per cambiare la legge elettorale, per fare la legge sul conflitto d’interessi; e anche per misure di giustizia sociale sui temi del lavoro, della scuola, del fisco. Da questo punto di vista noi dobbiamo essere parte della coalizione che realizza questi obiettivi. Questa intesa raggiunta con il Pd va consolidata.”

  26. cara rita, cominciamo con il toto-leader?
    ma è possibile che si senta sempre l’esigenza di un leader?
    comunque è piuttosto difficile che possa assumere incarichi qualcuno che non ha aderito ne è d’accordo sulla federazione.
    mah!

  27. grazie anonimo 3, io l’ho sempre pensata così, senza farne un dramma. del resto bertinotti da presidente della camera non pronunciò mai la parola onorevole. ma non sembra che questa scelta, giustissima, sia stata notata o in grado di oscurare diversi gravi errori che commettemmo all’epoca.
    quanto al “coordinatore” è presto detto.
    ho sbagliato. ma è la forza dell’abitudine perché avendo appena scritto un articolo per la rivista del partito “su la testa” sull’esperienza di izquierda unida spagnola ho usato la parola coordinatore invece che portavoce.
    portavoce o coordinatore è nelle funzioni la stessa cosa. è un ruolo tipico di una coalizione o, appunto di una federazione.
    tutto qui.
    un abbraccio

  28. ma no lucia, le cose non stanno come dici tu. noi abbiamo proposto una coalizione democratica per difendere la costituzione e cambiare la legge elettorale. una coalizione con due cerchi, uno di governo e uno di semplice accordo elettorale e democratico. ma non significa mica che dobbiamo parlare solo di democrazia e legge elettorale lasciando al nuovo ulivo, o a qualsiasi altra diavoleria inventi il pd per definire il suo governo con vendola e l’idv, i temi sociali, economici e così via. anche noi, anzi soprattutto noi parleremo di questi temi e proporremo a sel di discutere seriamente della legge trenta, delle missioni militari, della scuola, delle politiche della banca centrale europea ecc. è solo così che si vedrà nella pratica e non solo nelle previsioni se in italia oggi è possibile o meno che ci sia un governo di centrosinistra capace di cambiare la rotta neoliberista.
    secondo me il compagno claudio grassi sottovaluta la portata simbolica e strategica dell’analisi che ci spinge a dire che i rapporti di forza oggi non consentono di fare un programma di governo col PD. sottovaluta il fatto che se non facessimo nessun accordo la federazione salterebbe per aria e che se rifacessimo l’unione la federazione salterebbe per aria. ma non ha mai proposto ne credo proprio abbia in animo di proporre di entrare al governo col pd. credo sia solo preoccupato che non si finisca con il considerare risolto il problema lanciando anatemi ideologici contro il pd senza misurarsi con proposte serie per il paese e anche per le lotte in corso. e senza fare di sel il nemico lasciando a loro il ruolo di unitari contrapposti a stupidi settari e identitari. e naturalmente anche in questa posizione c’è una verità interna che in nessun caso si deve ignorare o catalogare come fai tu.
    infine sei ti rileggi i documenti di chianciano non troverai affatto frasi come quella che citi tu. quella fu una semplificazione giornalistica (l’ennesima). e sarebbe meglio discutere sulla base delle NOSTRE analisi e IDEE e PROPOSTE piuttosto che delle semplificazioni maliziose che ne fanno i “politologi” da strapazzo dei mass media italiani.
    ciao

  29. Gentilini Says:

    E quindi se Turigliatto votava per guerra come voi perchè lo avete cacciato?

  30. l’ho già scritto gentilini. lo trovi più sopra in risposta a red.

  31. Anonimo 3 Says:

    Grazie per la risposta, Mantovani, anche se continuo a non capire bene l’impostazione burocratica della futura fds e aspetto il congresso per inquadrarla meglio.
    Ciao.

  32. massimiliano piacentini Says:

    molto bene, è tutto corretto: ho solo voluto mostrare come si possa prendere un modo di procedere (che io non chiamo logica) e rivoltarlo contro chi lo usa. Solo non mi chiamo massimo. A Lucia, che invece scrive correttamente il mio nome, vorrei solo dire che non intendo rispondere alle sue brevi pseudo considerazioni. Non mi sento affatto responsabile delle scelte fatte da altri. Invece, per quanto riguarda la mia piccola storia personale di comunista, mi limito a dire che lo sono stato anche e soprattutto fuori dal Pci e da altre formazioni che hanno costellato la galassia parlamentare. Sono iscritto al Prc da circa 7 anni e se questa esperienza dovesse per qualunque motivo e malauguratamente concludersi, continuerò a essere e ad operare da comunista come ho sempre fatto, nella mia vita quotidiana e nei movimenti.

    Comunisti Siempre!!! è anche un modo per ricordare Ludovico Geymonat, uno che di logica se ne intendeva e parecchio.

  33. ok anonimo 3, infatti sarà il congresso e definire il progetto organizzativo della federazione.
    un abbraccio

  34. massimiliano, consolati a me capita di essere chiamato raul, roman, omar, raimondo. anche sui giornali.
    avendo letto tutti i tuoi post precedenti mi era chiaro quale fosse la tua intenzione. tuttavia nei battibecchi io vedo poca logica.
    un abbraccio

  35. gentilini Says:

    Quindi Turigliatto non ha mai espresso un voto difforme dal vostro gruppo, quindi cacciarlo per le interviste ai mass media mi sembra un po eccessivo. Comunque contenti voi…

  36. gentilini, a parte il fatto che non partecipare al voto è un comportamento difforme mi sembra che quanto ho scritto e hai letto sia esaustivo. se tu vuoi banalizzare tutto fai un po come credi. del resto sembra tu abbia scoperto qui che turigliatto votò per le missioni militari giacché grazie ai mass media moltissimi credevano il contrario. o no?

  37. Ramon vediamo di essere veloci con l’organizzazione della FdS e cerchiamo di aggregare più gruppi e compagni possibili altrimenti il treno passa.
    Tra l’altro in Primavera ci saranno delle elezioni dove voteranno 10 milioni di persone e se da la usciamo male rischiamo di essere seriamente in difficoltà

  38. gentilini Says:

    ah ecco, allora è stato espulso per non aver partecipato al voto, ci voleva tanto a dirlo

  39. massimiliano piacentini Says:

    Certo Ramon, nei battibecchi non c’è molta logica.

  40. gentilini era scritto chiaro e tondo ai tempi nel dispositivo votato dalla direzione e c’è scritto nei miei post qui sopra. ci voleva tanto a leggerlo? come c’è scritta la mia autocritica in proposito. ma (e diciamolo per la 500esima volta) non è la non partecipazione al voto la motivazione principale. bensì l’aver permesso a prodi e ai mass media di incolpare noi di una crisi che invece era colpa di dini e altri due senatori.

  41. alfonso Says:

    Guarda Ramon che i mass media non incolparono affatto il Prc della crisi: incolparono – comprensibilmente – Mastella e in subordine Dini e i due senatori che dici tu.
    Che poi il cammino dei turiglittiani possa essere stato tortuoso è un’altro discorso: ma come si fa a ricostruire l’unità a sinistra se diamo sempre motivazioni più o meno ignobili ai comportamenti altrui? Io non penso certo che chi voleva fare vivere il governo Prodi a tutti i costi fosse un malato incurabile di governismo o peggio un traditore del proletariato: avete fatto una determinata scelta politica, punto e basta.
    Non sarebbe ora di sgomberare macerie e unire le forze per la lotta?

  42. Gino Franceschi Says:

    Niki Vendola non molto tempo fa ha definito l’espulsione di Turigliatto un errore tu che cose ne pensi?
    E dell’espulsione di Marco Rizzo dal PdCI che cosa mi dici?

  43. massimiliano piacentini Says:

    a Gino Franceschi,
    caro gino, te lo dico io cosa ne pensa: è scritto poco sopra.

    Ramon Mantovani:
    “è stato un grave errore espellere turigliatto (allontanare per due anni dal partito perché nello statuto erano già stati abrogati gli istituti della radiazione e della espulsione, ma fa lo stesso politicamente anche se non giuridicamente). è stato un grave errore per tre motivi: a) è incoerente con i precedenti per cui altri parlamentari che votarono la fiducia contro il parere del partito non furono mai espulsi (è per esempio il caso di vendola che votò per il governo dini). sottolineo che è incoerente con i precedenti che quando si tratta di provvedimenti fondati sul diritto, per quanto statutario e non di legge, hanno un peso importante per non comminare sanzioni diverse allo stesso comportamento. ma io considero un vero crimine politico farsi eleggere in parlamento e votare diversamente da come ha deciso il partito. b) ha fornito il destro affinché l’intera corrente di sinistra critica facesse la scissione. e io penso che mai nessun atto amministrativo, anche a costo di sopportare vessazioni gravi, debba essere compiuto se fornisce argomenti a chi vuole produrre una scissione. c) ha fatto di turigliatto un eroe massmediatico.
    io al congrssso, durante il mio intervento, questo ho detto. che preferivo il prc che non aveva espulso vendola e che sentivo nostalgia sia di ferrando sia dei compagni di sinistra critica”.
    Scusami, Ramon

  44. massimiliano piacentini Says:

    E scusami per la G minuscola: è stata una svista.

  45. voglio tornare ancora sulla questione guerra/turigliatto per esporre quello che sostenni allora nel mio circolo (cassano d’adda) e che sostengo tuttora e cioe’ che di fronte alla guerra ci deve essere uno spazio per tutti inclusi i parlamentari per esprimere la propria coscienza che non può essere assolutamente sottomessa a discipline di alcun genere men che meno a quelle di partito: su questioni che riguardano la vita delle persone e’ la coscienza individuale che deve contare.
    So che tu vista la tua formazione politica non sarai d’accordo..pero’ e’ quello che penso..ciao

  46. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,

    ora mi aspetto un tuo intevento di alta metafisica. Altro che comunisti, altro che materialisti: “in principio erat Verbum et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum”. E il verbo, mi permetto di aggiungere, era la coscienza. E quindi, “la coscienza individuale” “non può essere assolutamente sottomessa a discipline di alcun genere” “su questioni che riguardano la vita delle persone”. La cosa peggiore che può accadere è che quanto scritto sopra popssaessere scambiato anche solo per un tentativo di ragionamento. Ma cos’è la guerra, cos’è la vita delle persone, cos’è la coscienza? Voglio sperare che Marx illumini almeno quelli che si dicono comunisti: “Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo generale di vita sociale, politica ed intellettuale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. (…) Così come non si può giudicare un individuo da ciò che egli pensa di sé stesso, questa coscienza dev’essere spiegata partendo dalle contraddizioni della vita materiale, dal conflitto esistente tra le forze sociali di produzione e le relazioni di produzione.”
    (Per la critica dell’economia politica).

  47. per rispondere a Massimiliano: Marx l’ho letto anch’io ma ho sempre che pensato che sia un filosofo poco attuale molto ottocentesco…Nietzsche per esempio ha capito molto meglio il portato della modernita’ tecnologica (la desertificazione dei valori, l’avvento del nichilismo in quanto egemonia della produzione su scala planetaria oltre ogni cosa che e’ poi l’essenza della globalizzazione)
    E’ la tecnologia disumanizzante degli ultimi 30 anni che applicata dall’imperialismo americano vuole spazzare via ogni alternativa di societa’ fosse anche quella regressiva e mediavalizzante dei Talebani o quella da socialismo reale della Serbia di Milosevic..
    Sul concetto di coscienza ( e sua alienazione) bisognerebbe scrivere un libro intero cosa che in questa sede non e’possibile: per esempio
    il successo di Berlusconi non puo’ spiegarsi altro che con la formazione di una coscienza collettiva pubblica generata dai mass media di ogni tipo che ha estirpato quella che una volta si chiamava coscienza di classe…
    Comunque a Marx preferisco il Lenin de “L’imperialismo fase suprema del capitalismo”..
    saluti

  48. Davidovic Says:

    …l’ennesimo imbroglio demagogico, cinicamente giocato sulla pelle degli afghani e degli stessi soldati italiani…

    Sante parole: se non fosse che chi le pronuncia fa parte di un partito che ha votato i finanziamenti alle missioni di guerra.
    Meglio settario che cialtrone.

    saluti

  49. Anonimo 3 Says:

    Se posso intromettermi e se non ricordo male, il prc ha votato con Prodi in quella occasione, ma ottenendo alcune sciocchezzuole tipo il non aumento delle truppe in Afganistan, la non partecipazione ad azioni di combattimento se non difensive ed il tentativo di avviare una conferenza internazionale, finalizzata alla pacificazione e quindi alla fine del conflitto. Cosa si potesse ottenere di piú, dati i rapporti di forza in Parlamento, mi resta misterioso. Di conseguenza non capisco nemmeno i problemi di coscienza di un pacifista che, di fronte a due scelte quasi elementari, salvare il salvabile spingendo la politica a livello internazionale verso accordi di pace, o far cadere il governo spalancando le porte ad una destra guerrafondaia, di cui si conoscevano benissimo le intenzioni verso l’Afganistan, propagandava di scegliere la seconda, boicottando gli sforzi del partito. A volte, forse spesso, ho l’impressione che non sarebbe necessario scomodare Marx, Lenin o chissá chi, basterebbe usare il buon senso. Si poteva salvare anche un solo afgano opponendosi al rifinanziamento in quel contesto? No. Si poteva, invece, tentare di frenare l’allargargamento del conflitto e tentare di porre le basi per la sua fine? Sí.
    Ecco risolto, a mio vedere, il problema di coscienza.
    Quando a testate contro il muro ci si procurano solo bernoccoli e commozioni cerebrali, perché accidenti non aggirarlo ‘sto muro? Boh.

    E poi mi piacerebbe anche capire perché molti siano convinti che delle persone adulte possano essere cosí mentalmente deboli (sempre gli altri, mai noi) da essere facilmente manipolabili dalle televisioni o da un Berlusconi qualunque. A me é spesso sembrato che una buona parte degli italiani fossero fascisti dentro e che la comparsa di Berlusconi abbia loro offerto soltanto l’occasione di uscire allo scoperto e sentirsene orgogliosi, mentre chi non lo era, non lo é diventato. Stessa cosa per la lega, che esisteva ben prima dell’arrivo di Bossi, Miglio ecc.
    Certamente l’egemonia culturale ha un’enorme importanza, ma, secondo me, non si riesce ad imporla dove non ce ne sono le basi.
    E questo é un altro degli errori che imputo al Pci, che nel nord e specialmente nel nordest, non ha contrastato con la forza necessaria l’opportunismo razzista giá evidente negli anni ’60/’70.

    Infine l’imperialismo, americano, naturalmente. Mi verrebbe da dire “che noia”. All’inizio del ‘900 sí e giá allora non esclusivamente americano, ma oggi? Oggi esiste la globalizzazione, l’America, malgrado le guerre con cui si aggrappa disperatamente alla sopravvivenza, sta perdendo l’egemonia, sia economica che politica. Quanto al socialismo reale della Serbia di Milosevic………. d’accordissimo nel condannarne il bombardamento, ma…. socialismo o nazionalsocialismo?

    Buona giornata.

    P.S. Marx é stato un grande economista, talmente arcaico da essere citato e rivalutato dai maggiori economisti mondiali, pure quelli ultraliberisti. E’ soprattutto la politica che cerca di disfarsene, all’incirca da un secolo e mezzo.

  50. Davidovic Says:

    Chi ha rifinanziato le missioni di guerra e poi pontifica di pace non è credibile.
    Per utilizzare una citazione storica: o con Karl Liebknecht, o con chi ha votatoi cerediti di guerra.
    Anonimo3 non è questione di coscienza, o morale, ma di politica.
    La morale appartiene alla sfera privata, la politica a quella pubblica.

    Una rottura ancora più profonda occorre oggi, contro chi ha collaborato con partiti e i governi borghesi. Sarebbe oggi un errore fatale, ad esempio, non escludere fin dall’inizio quei dirigenti e parlamentari che per salvare, non la “patria in pericolo”, ma il loro seggio ministeriale o parlamentare, hanno votato per le sedicenti “spedizioni di pace”.

    Meglio settario che cialtrone.

    saluti

  51. Anonimo 3 Says:

    Non sono stata io a tirare in ballo la coscienza e forse, se leggessi con piú attenzione, potresti ribattere, anche contestando quello che ho scritto, invece di ripetere la stessa frase a mantra.
    Ciao

  52. massimiliano piacentini Says:

    Bene anonimo 3, sono pienamente d’accordo con te.

    Voglio solo aggiungere un pò di sale: chi per spiegare il reale ricorre a categorie metafisiche o a giudizi approssimativi su questo o quello o risponde a critiche precise con scappatoie tipo “meglio questo di quello” etc., probabilmente non sa che pesci prendere, oppure vuole imbrogliare, magari cominciando da sé. “La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché gli uomini portino la catena spoglia e sconfortante, ma affinché gettino via la catena e colgano i fiori vivi”. K.M. ciao, saluti comunisti

  53. massimiliano piacentini Says:

    Dovete scusarmi compagni, ma da qualche giorno si sentono in giro un sacco di dichiarazioni di venditori di pentole, imbonitori e bugiardi di ogni sorta. Voglio sperare di non dover scrivere molto prossimamente un post dal titolo, I pesciolini di Vendola….
    Sono talmente incazzato che voglio citare polemicamente Nietzsche: “Oh Voltaire, oh umanità, oh stupidità!”

  54. leandro Says:

    Quanta filosofia massimiliano ma lo vedi com’è ridotta la sinistra comunista? ma dove vuoi andare con tanta puzza sotto il naso?
    25 partitini comunisti che non contano un fico secco nello spostare la materialità della dura vita dei lavoratori!
    allo specchio ecco cosa serve tutta questo schizzinoseria buoni per riflettersi nello specchio…”quanto siamo bravi, quanto siamo intelligenti…”

  55. alfonso Says:

    Non capisco il ragioonamento di Davidovic: chi ha commesso un errore politico ma poi ha corretto la linea secondo te non è credibile “a vita”? Ma allora possiamo ritirarci tutti a vita privata!!

  56. Davidovic Says:

    Alfonso, sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico.
    Mi pare che la Federazione riproponga l’accordo con i liberali del PD e questo mi basta per diffidare da questi opportunisti.

    Per quanto riguarda chi ha votato per le missioni di guerra in parlamento credo che l’espulsione sarebbe stato un buon mezzo per recuperare credibilità, ma senza essere così “estremi” si poteva anche optare per trasformare i dirigenti (delle sconfitte e dei tradimenti) in semplici militanti, invece son tutti li a dirigere il partito…
    Vedi, il problema è che la gente come Diliberto, Ferrero, ecc (i forchettoni rossi per intenderci) dovrebbe andare ad attaccare i manifesti e a volantinare davanti ai supermercati e alle fabbriche, invece continuano a pontificare nel tentativo di rientrare in parlamento.

    Se Diliberto e quelli come lui si ritirassero a vita privata ci farebbero un favore, puoi starne certo.

  57. Anonimo 3 Says:

    Non mi risulta che ci sia stato un golpe nel prc, Ferrero ha vinto un congresso sulla base di un progetto/programma condiviso e con una votazione. Pensi di avere piú diritto di tanti compagni di decidere chi e come deve dirigere il partito?
    A me continuate a sembrare strani.
    Ciao.

  58. massimiliano piacentini Says:

    Filosofia e puzza sotto il naso. Strano che con tanti praticoni in circolazione ancora non si sia riusciti a unire i partitini comunisti per, udite, udite: “spostare la materialità della dura vita dei lavoratori”! Quanto sono bravo, quanto sono bello, quanto sono intelligente! Eh già, mica ci avevo mai pensato! Bisogna “spostare la materialità”. I pesciolini cominciano ad agitarsi. Ci faranno vedere loro, nel giro di pochissimo tempo, come si sposta la…. Hanno già cominciato dicendo a Marchionne: sii più patriottico! Loro sono pratici, sanno dialogare con tutti e hanno una parola per tutti, mica come noi, che abbiamo la puzza sotto al naso!

    Mi rincuora molto, però, l’operazione di Liberazione di oggi che riporta il brano di uno che pensava e dunque aveva molta puzza sotto al naso. Si credeva talmente sto cazzo e snobbava talmente il prossimo che leggeva assai bene il remoto, illuminando addirittura situazioni presenti:
    “Il “demagogo” deteriore pone se stesso come insostituibile, crea il deserto intorno a sé, sistematicamente (…) schiaccia ed elimina i possibili concorrenti, vuole entrare in rapporto con le masse direttamente (plebiscito, grande oratoria, colpi di escena, apparato coreografico fantasmagorico).
    E ancora:
    “Demagogia vuol dire parecchie cose: nel senso deteriore, significa servirsi delle masse popolari, delle loro passioni sapientemente eccitate e nutrite, per i propri fini particolari, per le proprie piccole ambizioni (il parlamentarismo e l’elezionismo offrono un terreno propizio per questa forma particolare di demagogia, che culmina nel cesarismo e nel bonapartismo con i suoi regimi plebiscitari)”.
    Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere (oggi su Liberazione).

    Pare che questo ometto con la puzza sotto al naso abbia visto le televisioni e letto i giornali di questi ultimi giorni, o no? Ometto le parti pur interessanti in cui Gramsci spiega le possibili coniugazioni positive dell’ambizione e della demagogia: attendo pesciolini credenti più espliciti.

  59. il problema nostro di questi tempi secondo me è abbastanza irresolubile, a meno che non si trovino soluzioni finora non adottate, (diciamo rivoluzionarie senza essere più espliciti);
    come siamo percepiti nella società attuale?
    uno sparuto manipolo di estremisti, la sinistra radicale relegata ai margini, una variopinta e perfino interessante e colta seppur sparuta schiera di persone anacroniste da citare a margine dei discorsi;
    sono molto deluso, anche se Marx stesso aveva previsto la massima espansione del capitalismo, la globalizzazione, come ultimo passo prima del suo crollo. Ma noi non avremo la fortuna di vedere tutto questo; ci vorranno parecchie generazioni; a mio avviso Marx però non aveva potuto immaginare la potenza distruttrice del condizionamento mass-mediatico e l’esasperzione del consumismo; questi due elementi secondo me rappresentano un ostacolo duro da superare;
    scusate se ho buttato là una sorta di riflessione fuori tema , alimentata da un momento di scoramento e da uno spunto letto nei post precedenti, dalla metafora del pesciolino in mezzo ad un mare pieno di squali, direi…

  60. massimiliano piacentini Says:

    Sono d’accordo con quanto scrivi, Gino. Io nei media ci lavoro da quasi 20 anni. Però, Marx non era mica un profeta o un indovino: ci ha lasciato un’analisi del capitalismo e soprattutto un metodo. Non ci sarebbe peggiore operazione che fare di un ateo e soprattutto di uno spirito critico un santo o di quello che ha scritto una fede indiscutibile. Personalmente penso che la strada da percorrere sia semplicemente obbligata, a maggior ragione tenendo presente l’oscuramento mediatico e l’assenza istituzionale. Io penso che il reale sia sempre più ricco di qualsiasi immaginazione, per quanto portentosa, e di qualunque rappresentazione se ne possa fare. La nostra strada è semplice e dura: stare e creare opposizioni reali. Solo così possiamo tornare a tessere relazioni, affetti, speranze, credibilità, solidarietà, coscienza di classe e contropotere. E’ difficile, lo so. Ma l’alternativa di coloro che propongono la scorciatoia del governo col Pd, l’Idv e l’Udc è semplicemente risibile, per non dire di peggio. A Marchionne non si può rispondere scendendo sul suo piano o chiedendogli di essere patriottico.
    saluti comunisti

  61. dinoluciasml Says:

    Caro massimiliano,dire di essere d’accordo con te può sembrare un esercizio quasi scontato,così non è perchè nelle cose che scrivi ho trovato un aspetto veramente importante.Il passo è questo:la nostra strada è semplice e dura,stare e creare opposizioni(aggiungerei”posizioni”)reali.Solo così possiamo tornare a tessere relazioni,affetti,speranze,credibilità,solidarie tà,coscienza di classe e contropotere.Qui secondo me stà(in queste due semplici righe)la chiave di lettura,di quello che doremmo/vorremmo essere. un abbraccio

  62. leandro Says:

    Concretezza e demagogia. Usare un liguaggio diverso dal “gentese” di Bossi e Berlusconi all’intellettualese so che scombina i piani…prendere le distanze dalla semplificazione e far tornare la politica un luogo colto mi pare fosse obbiettivo anche di Gramsci. Credo ma so di esser possibile di fallo che quel parlare crei un senso di “appartenenza” in chi (ne capisca il linguaggio ovviamenete) veda una possibilità nuova per questo paese.
    Comunque la compagna Maria Campese ha proposito di concretezza e quindi di comunisti DOC, sta assai bene in quella Giunta di Puglia che cerca e da risposte alle tande domande dei cittadini pugliesi e se pure questa è demagogia, ti consiglio di farti un giro in Puglia e vedrai che qualcuno prova nel concreto a dar risposte hai bisogni reali delle masse si sarebbe detto un tempo…
    pure da me saluti comunisti

  63. massimiliano piacentini Says:

    Come volevasi dimostrare.

    Caro Leandro, in primis attento a quel ai con la mutolina! Cosa posso dirti? Io non me ne vado in giro per la rete a dare giudizi personali e sommari su tizio e caio basandomi sulle tre righe che hanno scritto. Altra cosa, invece, è parlare di personaggi pubblici, dei quali chi ha voglia può conoscere abbondantemente il pensiero e la prassi. Come puoi constatare facilmente rileggendo i post, ho risposto fin troppo abbondantemente a quanto hai (con la mutolina) scritto sulla mia persona, non dicendo neppure una parola su te. Io non ho scritto che hai la puzza sotto il naso e neppure che sei un rozzo o qualsiasi altra cosa, mi sono limitato a prendere in esame solo le tue considerazioni che ho ritenuto potesserro essere di interesse generaale e collettivo. Il rispetto, soprattutto fra compagni, dovrebbe essere la norma anche negli scontri e nelle contraddizioni più dure. Come vedi, continuo a non rispondere ad alcuna delle critiche che hai fatto al sottoscritto non sul merito di quanto ha affermato scrivendo ma sulla sua persona, senza in realtà sapere un bel niente di me e facendo un processo sommario alle mie intenzioni. Preferisco entrare nel merito delle questioni:

    1) Mi pare, ma forse sbaglio, che tu riproponga una specie di tormentone andato abbondantemente in circolazione sui giornali borghesi e sulle tv quando riporti che “Usare un liguaggio diverso dal “gentese” di Bossi e Berlusconi all’intellettualese (…) scombina i piani”. Domando: è’ forse un modo diverso per riproporre appunto il bell’adagio vendoliano secondo cui ciò di cui abbiamo più bisogno è trovare una nuova narrazione da contrapporre a quella di Berlusconi? Io penso che i metodi, le tecniche e i mezzi -come insegnava McLuhan- non sono affatto neutri e condizionano i contenuti e le pratiche.

    2) Visto che continui a (parlare) di concretezza e porti chiaramente l’esempio pugliese, ti domando: ritieni che sia una proposta minimamente praticabile e che dunque abbia concretezza quella di un governo Sel, Idv, Pd e Udc che realizzi anche solo una piccola parte di quanto affermato come auspicabile e desiderabile da Vendola al Congresso? Anche se non amo la malignità e non la pratico, poiché la ritengo di ostacolo alla comprensione, non sono neppure credulone e non mi aggiungo al carro dei tifosi e dei credenti.

    3) Infine, se questo preteso “liguaggio diverso” scombina tutti i piani come mai ha avuto e ha una così vasta eco massmediatica? Forse perché in Italia la stampa è libera e i giornalisti esercitano un grande spirito critico?

    saluti comunisti, ciao Leandro!

  64. leandro Says:

    ahah meno male mi correggi scusa Massi ma spesso io scrivo senza rileggere non mi ricordo quale esperto di lingua e scrittore e pure qualche poeta scriveva che l’importante è far comprendere cosa si vuol dire non tanto la forma… ma pure su questo spesso non riesco e quindi abbi pazienza…
    ricordo di aver assai frequetanto in un tempo lontano GianMario Cazzaniga e di aver imparato molto dal suo essere sempre “comprensibile”…oppure quanto era educativo partecipare alle riunioni del Centro Cavallotti di Milano con Geymonat Vaia e tanti altri senza notare mai un appunto allo strafalcionare qualche volta la lingua italiana, forse è anche in questa differenza, il senso di un così ridicolo stato dei comunisti in Italia.
    Leggevo in questi giorni una riflessione interessante in cui si affermava “oggi pare difficile proporre il superamento del capitalismo come obbiettivo immediato, ma almeno un miglioramento delle classi subalterne come obbiettivo più praticabile” ecco io non leggerei in Vendola nulla di più che questo e forse potremme anche allearsi senza tante puzze sotto il naso. Oppure vuoi che usi la retorica di chi Diliberto per primo, richiama che Togliatti si alleò con i monarchici per battere Mussolini e se non sbaglio Ferrero e resto della FdS dipinge il Cavaliere come un pericolo fascista per la nostra Repubblica. Anzi ti avverto che Vendola proprio su questo pone una riflessione che non esiste solo Berlusconi ma il berlusconismo cioè, che ben radicato in tanti è il liberismo selvaggio ed è di questo che dovremmo liberarci.
    saluti comunisti
    P.S. se ti sei offeso perchè ho scritto “la puzza sotto il naso” mi par davvero poco, comunque se sei così alterabile ritiro la puzza…

  65. caro alfonso, evidentemente tu ti riferisci alla crisi che fece cadere il governo prodi. ma non è così. sinistra critica era già fuori dal partito da mesi. io parlo della crisi provocata da un voto negativo del senato sulle comunicazioni del ministro degli esteri e che si risolse con le dimissioni di prodi e poi con un voto di fiducia. voto di fiducia che anche turigliatto al senato diede sebbene fosse già stato fatto oggetto dall’allontanamento dal partito.
    inoltre, non sono io che ho tirato in ballo turigliatto. ho solo risposto a chi mi ha detto in commento al mio articolo che aveva ragione turigliatto.
    ma se non penso che avesse ragione perché dovrei dire il contrario? per demagogia? per accontentare chi vuole essere preso in giro? ciò che dico oggi è lo stesso che dissi allora ai compagni di sinistra critica e agli altri che facevano i dissidenti salvo poi non voler far cadere il governo. starei volentieri nello stesso partito come lo stavo allora. ma senza piegarmi ad una concezione della politica demagogica.
    infine, io che proposi di far cadere il governo sulla partita del welfare, precarietà e pensioni dicendo anche che sulle missioni militari e sui diritti civili il bilancio era negativo, sono difficilmente assimilabile a chi “voleva far vivere il governo a tutti i costi”.
    per la centesima volta ripeto che far cadere il governo sulla missione in afghanistan (che si votava insieme al ritiro dall’iraq) sarebbe stato incomprensibile per il popolo italiano. e ripeto che far tremare il governo (sui mass media) una settimana si e una no per iniziativa di poche persone che poi votavano tutto al momento della verità, in realtà ha fatto il gioco di chi voleva cancellare i contenuti e descrivere rifondazione come una cozzaglia di pazzi che per motivi imperscrutabili destabilizzavano il governo.
    si può essere in disaccordo con me, ovviamente. ma non si può dire che io volevo tenere in vita il governo a tutti i costi. come lo si può essere sulla stessa concezione della politica. ma io continuo a pensare che ogni voto nelle istituzioni ha una valenza concreta e che mai può essere trasformato in un atto testimoniale e simbolico.
    se votare contro la missione in afghanistan avesse messo fine alla missione non avrei avuto dubbi su come doveva votare il prc. ma continuo a pensare che votare contro un unico decreto che prorogava la missione in afghanistan e ritirava quella in iraq per ottenere di non ritirare le truppe dall’iraq e raddoppiare quelle in afghanistan sarebbe stato un gravissimo errore.
    difficile da capire?

  66. caro pietro, mi sembri un poco confuso.
    1) la libertà di coscienza in un voto sulla guerra è una cosa fuori dal mondo. e non c’è bisogno di filosofeggiare per capire che la guerra e qualsiasi decisione sul militare sono cose preminentemente politiche. qui non si parla di una legge che riguarda una questione dagli evidenti risvolti etici, come l’eutanasia, per fare solo un esempio. dando retta a te qualsiasi argomento ha risvolti etici e quindi non può essere oggetto di una decisione collettiva. vale per qualsiasi decisione che riguardi le forze armate, la polizia e così via. nemmeno gandhi ha mai pensato o detto una cosa simile.
    2) è il modo di produzione capitalistico e non la tecnologia a mercificare ogni cosa.
    3) gli italiani hanno pensato male perché hanno vissuto a lungo in una società organizzata secondo la dittatura del mercato, secondo i principi della competizione assoluta. i mass media hanno implementato e rafforzato la tendenza all’individualismo, non l’hanno creata.
    ciao

  67. egregio davidovic, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    io sono sempre stato contro la guerra in afghanistan. sempre. non ho cambiato opinione. e soprattutto non ho sostenuto che la guerra era giusta e che andava fatta (come i socialdemocratici tedeschi contro i quali polemizzavano rosa luxemburg e karl liebknecht). non starei in un partito che dice che la guerra in afghanistan è giusta.
    se non capisci che differenza c’è fra essere contro e trovarsi a votare il ritiro dall’iraq insieme (nello stesso voto) con la proroga della missione in afghanistan e scegliere di ottenere il ritiro dall’iraq e il congelamento della missione in afghanistan o votare contro ottenendo di continuare la missione in iraq e raddoppiare la missione in afghaninistan veramente non so che farci.
    io non so chi sei ma tu nella tua vita ti sarai trovato mille volte di fronte a scelte concrete e mille volte avrai dovuto scegliere il male minore. e sono sicuro che pur scegliendo il male minore non ti sei detto che era meraviglioso. il voto in parlamento o anche in un consiglio comunale non è un voto astratto. non è la testimonianza di una idea o di una posizione. è un voto concreto. che va dato o non dato valutando gli effetti concreti.
    se coincide totalmente con una posizione meglio. se non coincide basta dire la verità. sono contro la missione in afghanistan ma quando si vota la proroga se devo scegliere fra congelarla o raddoppiarla non scelgo di raddoppiarla giacché sono contro la missione. voto la proroga dicendo che sono contro e che nella votazione specifica scelgo il male minore.
    se poi la stampa e i mass media e i profeti dei talk show occultano questa semplice verità perché sono interessati solo a vedere se vive o cade un governo e non gliene frega un cazzo della guerra in afghanistan io non mi adeguo alla commedia della politica spettacolo. che invece piace tanto a te.
    ciao

  68. sul resto dei post, al netto delle mie totali convergenze su diverse cose scritte da anonimo 3 e massimiliano, non ho nulla da aggiungere a quanto ho sostenuto nell’articolo precedente e diviso in due parti.
    ciao

  69. massimiliano piacentini Says:

    Ancora a Leandro

    no, caro compagno, non mi offendo affatto. Credo non vi sia nulla di peggio che perdere il senso dell’ironia e anche dell’autoironia. Solo mi spiace che le discussioni passino dalle questioni reali alle qualità delle persone che discutono. Ma cosa dovrei dirti? Che non ho la puzza sotto al naso? Smettiamola con queste schermaglie ridicole e senza oggetto fra di noi. Parli di allearsi con Vendola, vogliamo discutere di questo? Magari non saremo d’accordo, ma potrebbe essere interessante per noi due e forse anche per qualcun altro.
    ciao

  70. Davidovic Says:

    Ed ecco rispuntare nel dibattito la teoria de: “il male minore”!
    Ammazza che novità.

    Vedi Ramon, chi dice oggi quella via dritta non è possibile, bisogna prendere un’altra strada, poi un giorno ci torneremo, in realtà dimostra di non volere quel fine ma, indicando un’alta via, dimostra di essere su un altro terreno.
    Personalmente alla “politica spettacolo” dei “talk show” sono lontano anni luce… preferisco di gran lunga leggere i classici del marxismo.

    Probabilmente sarò noioso, ma ripetere e aver pazienza è una virtù rivoluzionaria.
    Concordiamo sul fatto che non siamo d’accordo: tu pensi che le cariatidi opportuniste siano utili, mentre io sostengo il contrario.

  71. traggo lo spunto dalla prposta di discutere se allearsi o no con Vendola per dire che a mio avviso, con la nostra consistenza numerica, allearsi con Vendola ed entrare quindi nella coalizione insieme al Pd e il resto significherebbe riproporre situazioni già vissute e fallite; significherebbe stare marginalmente al governo (se si vincesse) in una posizione di puro sostegno in termini matematici, senza poter influire minimamente su alcuna decisione; significherebbe votare nuove iniziative liberiste del Pd (alternativa, far cadere il governo, come già successo nel 98)
    del resto da quando Veltroni, consegnando il paese a Berlusconi, ha dichiarato “andiamo da soli” e ci ha sbattuto fuori non ho notato da parte di nessuno di loro una qualche tentazione di ricucitura dello strappo. Allearsi con Vendola per assumere la posizione di sua ruota del carro ( e lui a sua volta ruota dell’altro carro) mi parrebbe piuttosto poco, una posizione di assoluta subalternità, per di più da molti interpretata come opportunismo o desiderio di conquistare qualche briciola della torta, qualche sedia; mi pare che sarebbe un errore imperdonabile; sono d’accordo con Massimiliano, la nostra strada è forse utopica, noi non ne vedremo i frutti e nemmeno i nostri figli e nipoti ma questo non significa che non si debba perseguirla; per farlo non si può lanciare segnali e messaggi contradditori; non ci si può alleare con forze che non condividono nulla con noi; è una strada impercorribile; di Vendola penso che sia un bravo affabulatore con i pregi e difetti di ogni uomo ma che in questo periodo storico stia sacrificando il suo pur presente anticapitalismo al narcisismo, alimentato dal successo mediatico che consciamente sta cavalcando; anche lui ci ha scaricato; perchè dovremmo umiliarci a pietire la sua compagnia?

  72. Ramon,
    al congresso della FdS sarà eletto un coordinatore esterno ai due partiti o ancora ci sarà la rotazione??
    Spero che sarà eletto un coordinatore esterno ai partiti fondatori della FdS e che sia un compagno/a che sappia parlare al mondo del lavoro e ad una piazza come quella del 16 ottobre.
    Saluti comunisti

  73. leandro Says:

    Ancora per Massimiliano, certo che la smetto però non mi dire che scrivere di “dichiarazioni di venditori di pentole, imbonitori e bugiardi di ogni sorta”
    scrivere un post sui “pesciolini di Vendola” e aggiungere in un post successivo si “cominciano ad agitare i pesciolini” è ironia identica se pur diversa alla mia della puzza e di Voltaire, almeno così mi appare.

    Comunque visto che ciò non porta da nessuna parte convengo con te, come avrai capito non sono un compagno giovane tu citavi Geymonat non so neppure se lo conoscevi oppure solo letto. io invece ho avuto entrambe le fortune, e credimi delle storie del PRC credo di saper molto. Sai cosa più mi da nausea nel PRC, queste guerre continue, questo primeggiare per la conquista del partito che non saprei se appartiene a Lenin come spesso sento citare o quale altro dirigente storico del movimento comunista. E la presunzione della ragione, del tradimento continuo, per poi a seconda dei posizionamenti dimenticarsi tutto (vedi scissione del PdCI) ecco vedo in tutto questo una presunzione non suffragata dalla realtà. Illuminante fu un confronto con una delegazione cinese, eravamo bravi a far notare loro le difficoltà gli errori e quanto sbandavano. Ma folgorante fu la loro risposta “ma se siete tanto bravi perchè prendete così pochi voti in Italia e siete così ininfluenti nelle vicende sociali”
    A volte il dibattito dei compagni mi pare questo completamente slegato dalle nostre difficoltà.
    Vendola può essere definito come si vuole per carità ma se riesce nel suo intento di porsi al centro della vita politica attuale noi in ragione del suo non esser comunista?! ci tiriamo fuori? non proviamo a stringerci alleanze, sapendo che potrà anche lui e la sua nave infrangersi sugli scogli? se non vogliamo solo divenire custodi delle “tavole sacre” ( ma quanti sono i custodi? tanti mi pare) che comunque è cosa meritevole, vogliamo provare a reagire alle sconfitte che paiono non finire dei lavoratori? perchè se non sbaglio sono la classe di riferimento? poi possiamo tranquillamente continuare ad essere comunisti, ed operare per il superamento del capitalismo ma nel frattempo io starei nelle temperie della politica attuale.

  74. alfonso Says:

    Ok Ramon, accetto quello che dici.
    E in effetti il governo bisognava farlo cadere sulle pensioni.

  75. caro davidovic, io penso che la politica della riduzione del danno o del male minore che dir si voglia sia sempre utile. sempre che non diventi una strategia o peggio ancora l’unico orizzonte dell’azione politica.
    non c’è, nella storia, nessun movimento rivoluzionario e comunista che non abbia avuto davanti scelte tali da dover far propendere per il male minore. fa parte della vita come della politica.
    non ho mai pensato che la funzione della presenza istituzionale dei comunisti debba essere il male minore. ma in qualsiasi istituzione capita di dover scegliere concretamente il male minore.
    per essere più concreto, ma su questo sfuggi al confronto, io sostenevo che fosse necessario fare un compromesso sulle missioni militari ed ho lungamente spiegato perché. allo stesso tempo pensavo, e penso tutt’ora, che fosse necessario ad un certo punto fare un bilancio e dire che toglievamo la fiducia al governo. sarebbe stato meglio non doverlo fare avendo ottenuto l’applicazione del programma circa l’abrogazione della legge trenta, lo scalone maroni, il welfare, le privatizzazioni, i pacs, la riduzione delle spese militari e una svolta nella politica estera, missioni militari comprese. ma ad un certo punto era necessario prendere atto di una sconfitta e prendersi la responsabilità di dire chiaro e tondo che il governo faceva nei fatti una politica incompatibile non solo con noi ma anche con il suo programma e soprattutto con le domande sociali e politiche che erano cresciute nel paese.
    se credi che sia lo stesso fare questo percorso o far cadere il governo due mesi dopo il voto su un decreto che conteneva il ritiro delle truppe italiane dall’iraq vuol dire o che vivi sulla luna oppure che quando dici certe cose eviti accuratamente di considerare le conseguenze concrete degli atti politici e dei voti istituzionali.
    la politica non è mai testimonianza. la testimonianza è propria delle sette religiose e anche dei cattolici. la politica non è mai il tanto peggio tanto meglio. questa logica non è dei rivoluzionari. è propria dei nichilisti. e visto che leggi lenin dovresti saperlo.
    ogni atto ha un effetto. non si può prescindere dalla realtà immaginando che gli atti si fanno per se stessi senza considerare gli effetti concreti degli stessi. è perfino una questione di buon senso.
    il voto di cui tanto parli non serviva a chiarire che eravamo contro la guerra in afghanistan. questo lo sapevano anche i sassi.
    il voto aveva come oggetto concreto o il ritiro delle truppe dall’iraq e il congelamento (negoziato) della missione in afghanistan oppure la permanenza di truppe italiane in iraq (il centrosinistra era già pronto a sostituire la missione antica babilonia con un’altra di 800 soldati) e il raddoppio di quella in afghanistan. nel voto concreto c’erano solo questi due effetti. non un terzo.
    dire votiamo contro, far parlare di se la stampa per settimane, rilasciare interviste e condurre trattative private con prodi (perché i “dissidenti” fecero trattative in proprio direttamente con prodi) per poi votare a favore è politica spettacolo. non c’entra nulla con una scelta seria e discussa collettivamente.
    capisco perfino che possa esserci una posizione nichilista. ma non c’era per il semplice motivo che alla fine tutti i dissidenti votavano sempre tutto.
    certo, a dar retta alla stampa e ai mass media c’erano i coerenti contro la guerra e gli incoerenti che per salvare il governo sacrificavano i propri principi. ma è un copione scritto proprio per togliere a noi la forza delle nostre critiche alla guerra riducendole a gesti spettacolari e addirittura controproducenti.
    quando mi convincerai che è meglio votare la guerra con l’unico scopo di salvare il governo (perché è questo che alla fine hanno fatto i “dissidenti” visto che sapevano benissimo che l’eventuale voto contrario non avrebbe messo fine alla missione) invece che dire siamo contro la guerra ma preferiamo fare un compromesso (i cui contenuti ho scritto più volte e che non ripeto qui) per evitare un peggioramento della situazione delle missioni militari e per, quindi, continuare la battaglia contro la guerra in migliori condizioni, allora ti darò ragione. ma prima devi dimostrarlo e non insultare me dicendo che sono una cariatide opportunista.
    perché è inutile che tu dica retoricamente a me che considero utili le cariatidi opportuniste. dato il tuo ragionamento non c’è nessuno più cariatide opportunista più di me che negoziai col governo la partita delle missioni militari.
    se invece di usare la vicenda afghanistan per sostenere la tesi che c’erano cariatidi opportuniste, forzando la mano alla realtà in modo retorico e demagogico, vuoi discutere del tema del perché non ci fu rottura col governo quando sarebbe stato necessario sono pronto a farlo. e vedrai che magari siamo d’accordo su diverse cose. forse.
    basta che tu legga, se ti interessa, tutto quello che scrissi al tempo sulla mancata rottura col governo e vedrai che troverai diversi punti d’accordo. forse.
    ma temo che tu sia poco incline a discutere seriamente.
    ti basta emettere scomuniche e far finta che le cose stiano diversamente.
    ciao

  76. ripeto che sugli altri post, come quelli di leandro e gino per esempio, la mia posizione è contenuta nell’articolo “perché dovremmo dividerci fra settari e governisti…” pubblicato qui in due parti. nel quale ho cercato di dimostrare che senza una analisi seria del capitale e della società e delle modificazioni di significato di certe parole ( come sinistra e alleanze) non si può discutere seriamente.
    ciao

  77. cara rita, io non credo che appartenere o non appartenere ad un partito sia un valore aggiunto. e non sono mai interessato a fare il toto leader. mi interessa la politica.
    ciao

  78. Francesco Carenzi Says:

    L’altro giorno leggevo repubblica, così senza neanche troppa attenzione.
    Nell’ordine ho trovato queste notizie:
    – Vendola :”fuori l’Italia dall’Afganistan”
    – Landini: “io sono delegato di Sel”
    – Boccadutri, tesoriere del PRC lascia il partito e aderisce a Sel
    – Epifani: “abbiamo bisogno di un interlocutore serio a sinistra, sel è l’unica speranza”
    – Cofferati: “il mio candidato è Vendola”
    – Ferrero: “Se vendola vuol parlare con l’UDC si accomodi pure” (nota stonata)
    Senza considerare il sondaggio Ipr allegato.

    Ora, non voglio mettere zizzania, ma che qualcosa stia succedendo a sinistra è evidente. Buono o cattivo, un leader come questo la sinistra non ce l’ha mai avuto da Berlinguer. Mette insieme, rilancia, sfida la contingenza.

    Ferrero si arrocca. rifondazione si fonde con Diliberto e fa una sinistra federativa e già morente prima di nascere con opportunisti storici come Salvi e Patta (Salvi uscì dai Ds perchè non venne eletto coordinatore nazionale).

    A me sembra che il PRC stia guardando strabicamente il dito e non voglia nemmeno provare a guardare la luna.
    L’intervento di molti purtroppo, dimostrano acredine quasi personale, poco condita da giustificazioni politiche. Ma soprattutto dimostrano che il tatticismo batte la politica. La domanda da porsi più seria non è:
    “Cosa mi conviene per far crescere o salvare il mio partito?”
    Invece la domanda giusta è: “Cosa devo fare per il mio paese e per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e della mia classe di riferimento?”.

    Se la domanda giusta è quella che intendo io, la federazione della sinistra dovrebbe nascere per sciogliersi nel soggetto politico di Vendola. Solo così quella potenza di militanza e di idee, di quadri intermedi e di esperienza può essere messa a disposizione di un progetto serio: quello di cambiare l’Italia e l’Europa, quello di dare speranza, respiro e una vittoria ad un popolo sofferente e perennemente sconfitto.

  79. Io sono molto d’accordo con Francesco.
    Lo fece DP con rifondazione, possiamo farlo noi con Sel.
    Mi sembra la cosa più saggia.

  80. Anonimo 3 Says:

    A me, invece, sembra che la domanda giusta sia: “quale sinistra?”

    Di cosa sarei colpevole, rispondendo che quella di Vendola non coincide con la mia?

    Acredine personale, magari?
    ___

    Quanto all’ultimo paragrafo, un consiglio. Messa cosí sembrate proprio disperati, con un congresso appena finito siete talmente carenti di: “quella potenza di militanza e di idee, di quadri intermedi e di esperienza può essere messa a disposizione di un progetto serio: quello di cambiare l’Italia e l’Europa, quello di dare speranza, respiro e una vittoria ad un popolo sofferente e perennemente sconfitto.”, da venire ad implorare l’aiuto del Prc.

    Fatevi consigliare da un buon propagandista, perché cosí non funziona granché.

  81. alfonso Says:

    A Carenzi e Morgan dico: Bene che Vendola riscuota consensi nel centrosinistra, se ciò contribuisce a spostare verso sinistra l’asse del dibattito politico in Italia: sarebbe già un bel risultato.
    Ma dal punto di vista, diciamo, del dopo-governo Prodi e del dopo-Chianciano, è naturale, “spontaneo come il sorriso di un bambino” chiedere a Vendola: ma tu avrai posizioni intransigenti? Che oggi vuol dire fondamentalmente: truppe a casa-no licenziamenti-no tagli a pensioni e servizi. E la risposta di Vendola non può essere positiva.

  82. Io invece ho letto che,ACHILLE OCCHETTO è stato delegato di SeL al Congresso facendo anche un intervento
    Ecco la foto di facebook:http://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=1553122602312&set=a.1553121002272.75071.1662570241

    Non penso che Landini era delegato il suo ruolo gli impone di non esserlo e Boccadutri ufficialmente non è con SeL

  83. …Landini è delegato di Sel. Questo è certo…però questo aspetto non deve contare per me è della Fiom. stop. Come epifani è della Cgil non del Pd.

  84. Sabato 23 ottobre ho letto su “IL fatto” una recensione/stroncatura dell’ultimo libro di Bertinotti sulla costituzione e sui pericoli di un suo stravolgimento.
    La stroncatura consisteva nel mettere Bertinotti insieme ad altri personaggi accomunati dal fatto secondo l’articolista (R. Chiaberge) di sfondare porte aperte o in altre parole di dire solo banalità e, nel caso di Bertinotti, la critica verteva anche sul fatto di essersi fatto editare da Mondadori la cui proprietà sappiamo tutti di chi e’.
    Partendo da questo volevo sapere che giudizio dai ( storicamente ) della decennale segreteria Bertinotti
    ciao

  85. riecco le discussioni da risiko.
    bisogna sostenere il leader che tutto fa tranne spiegare quali cose bisogna fare per il bene delle classi subalterne e per il paese e COME si possono fare. basta dire frasi generiche e predicare che è possibile vincere per incantare chi vuole farsi incantare e chi è talmente disperato che per l’ennesima volta vuole sentirsi dire balle colossali per illudersi.
    ma il fmi, la nato, le banche, la confindustria, la commissione europea, la borsa sono o non sono nemici della sinistra? si o no?
    e che sinistra è quella che predica che si può cambiare l’italia senza porsi il piccolo problema dei rapporti di forza sociali?
    ah già, dimenticavo, i rapporti di forza sociali, il consenso di marchionne nel centrosinistra, i diktat dell’unione europea invocati da bersani per criticare tremonti, gli attacchi alla costituzione (già ampiamente compromessa dal trattato di lisbona votato entusiasticamente dal centrosinistra), il potere del vaticano sul centrosinistra, la cgil che svende tutto basta che ci sia il centrosinistra al governo, sono tutte cose da novecento, vecchie mene ideologiche da comunisti sorpassati dalla storia.
    per essere modernamente di sinistra bisogna avere un leader che dice frasi ad effetto, che parla un linguaggio immaginifico, che infonde speranza. ecco il berlusconi di sinistra!
    per battere il berlusconismo bisogna diventare berlusconiani e smetterla di cercare di capire cosa abbia provocato la crisi mondiale con gli strumenti della critica dell’economia politica di marxiana memoria.
    si viene qui sul blog di un povero comunista che si sforza, riuscendoci male, di portare nella discussione analisi, ragione, pensieri, idee, per postare due o tre frasette copiate pari pari dalle previsioni interessate dei politologi da strapazzo nemici giurati di ogni conflitto sociale che vorrebbero che il popolo mandasse il cervello all’ammasso e si riducesse ad essere tifoso di questo o quel personaggino-figurina esaltato oggi e presto dimenticato domani alla bisogna.
    e chi si comporta così crede di discutere e di far valere ragioni.
    dovessi rimanere l’ultimo al mondo io non mi piegherò a questo andazzo. mai.

  86. caro pietro, ho già detto in proposito. se ti interessa basta che fai muna ricerca sul blog e troverai numerosi scritti.
    ciao

  87. ah scusa francesco carenzi, prova a rileggerti il mio articolo su come repubblica parla di politica. è solo un esempio. e se ne possono fare mille. ma fingere di non sapere che repubblica è un giornale-partito che pretende di indirizzare il centrosinistra negli interessi del capitalismo finanziario ultraliberista italiano è da scemi oppure da imbroglioni.
    questo il link

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2009/09/01/linke-linke-delle-mie-brame-chi-e-il-piu-imbroglione-del-reame/

  88. alfonso Says:

    Sul (non nominato) Vendola ok, Ramon: ma allora perché dobbiamo andare alle primarie a votralo?

  89. alfonso Says:

    Ancora su SEL. In rete c’è un’analisi del Manifesto di SEL (quello che inizia con l’utile e tempestiva informazione che “Il Novecento è finito”) svolta da un certo Lorenzo Battisti. Ora, per parafrasare il Battisti più noto, io questo Lorenzo Battisti non lo conosco, però “ha detto una cosa vera”, e cioé che al di là della analisi assai povera presente in questo Manifesto (discorsi secondo me non geniali sul “consumismo” e l'”avidità”, eccetera), la cosa più interessante che emerge è la base sociale che SEL aspira a rappresentare, e cioé fondalmente i ceti medi che non stanno malissimo MA hanno i figli precari e dunque si preoccupano non poco per il futuro. (Capisco che come base sociale non è enorme, però a livello di sintesi-battuta Battisti ci ha preso; d’altro canto io ho un amico che lavora in una libreria e giura che la sua clientela è composta ESCLUSIVAMENTE di “vedove di ex-presidenti della Regione Siciliana”).
    Ora, con tutta l’antipatia (politica e solo tale, beninteso) che quelli di SEL possono farci, con tutta l’ambiguità/povertà della loro proposta politica, io dico che non è un male che questi ceti medi “a rischio” trovino un loro interlocutore/rappresentante politico, nella fattispecie Vendola. Fanno parte del popolo di sinistra in senso lato e sono rimasti a lungo senza voce (che non fosse “giro-giro-tondo”).
    Il problema – come sempre – è un altro: ma noi che c’entriamo? Perché siamo lì con Grassi che dice che dobbiamo andare in massa a votare Vendola alle primarie “per spostare a sinistra” eccetera? Per spostare a sinistra cosa?
    La nostra area dovrebbe costruire altro: in questo momento NON CERTO un soggetto politico di massa (è impossibile) ma un punto di riferimento decente e credibile per i ceti più deboli e sfruttati. Altrimenti, se ci si fa di fatto “annettere” o comuqnue egemonizzare da Vendola, anche larga parte del “popolo della FIOM” – chiamiamolo così – potrebbe giungere alla conclusione che vabbé, allora significa che non esiste altro, e dovendo scegliere tra A) Vendola e B) Grassi che vota Vendola, tanto vale votare per l’originale.

  90. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,

    se ce ne fosse bisogno sappi che non sei e non sarai il solo a non piegarti a “questo andazzo”. Ho già scritto altre volte quanto io disprezzi qualunque operazione che richieda il sacrificio dell’intelletto e viva proprio di questo. Su Vendola non saprei davvero cosa dire. A differenza del nostro segretario, di cui nutro stima e rispetto, io non solo penso che il progetto vendoliano di governo assieme a udc, pd, idv sia ridicolo. Non solo penso che con questi soggetti non sia affatto possibile mettere al centro il lavoro, i beni comuni etc. Ritengo anche che il famoso discorso sia sostanzialmete aria fritta. Su ciò non sono d’accordo con Ferrero. Chi oggi si comprerà l’Espresso troverà in copertina la faccia del capopopolo con l’orecchino bene in vista. Titolo: “Un leader con l’orecchino”. Occhiello: “Toglilo, gli dicono…ma ormai lui ne ha fatto un simbolo. E qui spega perché”. Francamente, non sono affatto interessato a conoscere il perché. Preferisco studiarmi il Collegato lavoro che, approvato lo scorso 19 ottobre, cancella con un colpo solo e senza neppure toccarli il contratto nazionale, lo statuto dei lavoratori e il diritto del lavoro. Una roba passata sotto il silenzio generale: tutti muti: Pd, Idv e l’Udc l’ha proprio votato (a proposito di mettere al centro il lavoro). Del resto, cosa significa “rimettere al centro il lavoro”? Non è forse anche questo del governo Berlusconi e di queste opposizioni un modo di rmettere al centro il lavoro? Francamente, ancora, non sono interessato alla fede religiosa di tizio o caio. Ma, domando di passaggio, la fede religiosa, la fede cattolica è un’identità o no? Devo citare il pontefice per dimostrare che è una fede a carattere fortemente identitario, omofobico, assolutistico?

    Caro Alfonso: il novecento è finito. Che vuol dire? Certo che il novecento è finito ma noi non siamo ‘finiti’ in una tabula rasa; non siamo in uno spazio vuoto. Mica questo cattivo presente che per comodità chiamiamo inizio del terzo millennio viene dal nulla. Quali sono oggi le opposizioni reali? E siamo così sicuri che la cassetta degli attrezzi della politica non sia anche in quel novecento appena passato? Io penso proprio di si e penso che le grandi figure e tensioni e speranze e lotte del passato ci toccano ancora oggi e ci toccheranno anche in futuro. Penso che abbiano molto da insegnarci. Penso che l’idea del comunismo non sia una nostalgica utopia passatista, penso che sia piena di futuro. Quali sono i cambiamenti intervenuti tra ‘900 e 2000? Qualunque discussione seria deve partire da queste domande, altrimenti decretare la fine di un secolo o di un millennio non significa nulla. E’ come quando uno afferma una certa cosa e l’interlocutore invece di rispondere a quella cosa spiegando le ragioni dell’accordo o del disaccordo si mette a fare la disamina di chi quella cosa ha pronunciato e dice ad es: ma tizio è del novecento o dell’ottocento o dell’età classica etc.

    Io penso che noi possiamo rimettere al centro il lavoro soltanto con la lotta dei lavoratori. I comunisti sono esattamente il contrario di coloro che amano le identità: il comunismo è la più radicale critica delle identità fondate sulla società di classe; i comunisti si sono sempre fondati sulla critica di ideologie fuorvianti come quella del patriottismo, siamo per l’internazionale, per la fratellanza e il riscatto dei lavoratori e degli oppressi. Siamo per l’eguaglianza non repressiva, che vive e fa delle diversità la sua più grande forza e ricchezza, come nell’orchestra marxiana. Dire che si tratta di un’idea partorita dall’800, secondo il mio modo di vedere non ne inficia la validità.

  91. alfonso Says:

    Massimiliano, nella sostanza hai ragione. Fermo restando – e mi ripeto – che se Vendola sposta un pochino a sinistra il “discorso” corrente nel centrosinistra, anche dicendo aria fritta, tanto male non può fare.
    Laddove invece – mi ripeto ancora – la nostra area (in senso lato, perché non sono del Pcr) deve fare ALTRO – con lo spirito che dici tu, analizzando il presente – e non certo andare a votare Vendola alle primarie.
    Sono 2 cose distinte e separate, “due sinistre” oserei dire se la prima volta questo slogan non avesse portato sfiga.

  92. massimiliano piacentini Says:

    Caro Alfonso,

    dirò cosa penso fino in fondo. Ritengo che le suggestioni vadano sempre combattute, ma non penso che l’operazione degli ex dirigenti del Prc, ora SeL e di Vendola vadano sottovalutate o, peggio, guardate con simpatia. Il motivo della mia posizione è semplice: sono convinto da prima del disastro Arcobaleno che il loro progetto avesse e abbia come condizione necessaria la distruzione del Prc e, possibilmente, di tutte le forze che si dicono comuniste. Qualche giorno fa ho usato l’immagine dei pesciolini.
    Infatti: dove pensi che voglia pescare Vendola? E quando parla di sinistra quali significati incarna davvero questa parola? Al massimo la sinistra del Pd, cioè del partito delle privatizzazioni, delle riforme peggiorative del mercato del lavoro (come lo chiamano loro), della privatizzazione dell’acqua, dei bombardamenti e della guerra in Afghanistan, il partito della Nato. Tu dici: “sposta un pochino a sinistra il “discorso” corrente nel centrosinistra, anche dicendo aria fritta, tanto male non può fare”. Ti faccio notare che un avanzamento sul piano del puro discorso in una situazione in cui un sacco di gente è diventata qualunquista e pensa che siamo tutti uguali può rivelarsi deleterio e peggiorare ulteriormente la situazione. Credo che dobbiamo combattere invece in modo netto le suggestioni e i tentativi di intorbidire le acque e fare confusione. Chi pensa che quanto scrivo sia prodotto da acredine o odio evidentemente non pesa il valore di questi sentimenti: a me Vendola, la sua persona, è del tutto indifferente. Solo guarda come è difficile in questa situazione far comprendere ai compagni che, mentre possiamo lavorare con SeL per raccogliere le firme per l’acqua e per ogni altra iniziativa giusta, comprese alleanze amministrative, il nostro progetto politico è distante anni luce dal suo e non è minimamente sottoponibile o savrapponibile al suo. Ecco, se uno dice queste semplici ovvietà viene accusato di odio nei confronti di. Allora noi abbiamo il dovere e l’onere di continuare a fare chiarezza.
    ciao

  93. alfonso Says:

    Perfetto Massimiliano, infatti per me in questa fase le “2 sinistre” (se dobbiamo continuare a chiamarle così) non sono né sovrapponibili né sottomettibili come dici giustamente tu.
    Sono 2 cose distinte e separate, e per questo mi scandalizza che nessuno risponda all’intervista di Grassi al Manifesto secondo cui “in caso” bisogna andare alle primarie a votare Vendola.

  94. un comunista del PRC Says:

    Meno male che il tanto bistrattato (almeno da alfonso) Grassi ha cambiato parere e adesso sotiene l’unità in un unico partito comunista tra PRC e PdCI è quello che resta oramai della FdS l’unica cosa seria il resto è aria fritta, voglio proprio vedere come i “non comunisti” del PRC riusciranno a fermare questo evento. Comunque la politica delle alleanze è cosa diversa e su questo dobbiamo stare attenti a non farsi rilegare in un angolo perchè appariamo come solo duri e puri!

  95. un comunista non del PRC Says:

    E neanche troppo puri, in realtà.

  96. l’appoggio di Grassi a Vendola mi appare come il frutto del peggior togliattismo…la tattica al di sopra di tutto …il saltare sul carro vincente…
    Dopo di che con Vendola si devono evitare 2 attegiamenti speculari e contrapposti: l’adesione acritica e la rimozione sottovalutante.
    E’ chiaro che il qualunque fenomeno abbia rilevanza a sinistra ( anche Grillo per esempio) va analizzato e ci sideve rapportare con esso anche solo per rimarcarne le differenze.
    Se il Vendolismo e’ retorica, leaderismo. debolezza sovrastrutturale non di meno non e’ solo questo: e’ anche innovazione, capacita’ di governo, abilita’ tattica…
    Soprattutto a sinistra non siamo capaci di indicare un’alternativa, siamo poco presenti nelle lotte che ci sono (Terzigno, pastori sardi) e quando lo siamo (No Tav) scontiamo gli alchimismi politici che abbiamo ingurgitato durante il governo Prodi e gli indecorosi compromessi fatti per entrare nel consiglio regionaled del Piemonte alle ultime elezioni regionali…
    E’ chiaro che quando non hai da mangiare anche un tozzo di pane divernta oro…Vendola rischia di diventgare questo tozzo di pane…

  97. lucaocchionero Says:

    intanto saluto Ramon, ma anche il compagno Massimo Piacentini che ho avuto modo di conoscere in una bellissima festa a Scandicci dove peccato non ci fossero molti di questi critici da blog poichè avrebbero compreso che il PRC non è un fans club ma un partito di donne e di uomini che credono in quello che fanno e che fanno cose splendide. Se difatti questa comunità è ancora in piedi nonostante 9 scissioni e l’oscuramento mediatico lo si deve appunto al valore umano che ancora ci contraddistingue e solo per questo bisogna avere rispetto quando si fanno commenti denigratori e superificiali. Concordo con la posizione in Afganistan. E’ stata(e purtroppo ancora lo è) una guerra al di fuori di ogni diritto internazionale. Un’aggressione insensata e criminale contro un popolo messo tra due fuochi e massacrato da due fuochi. Le rivelazioni che stanno venendo fuori contengono elementi di aberrazione che tuttavia ci aspettavamo. Spiegare le ultime guerre ai nostri figli è davvero difficile. E’ difficile perchè i civili sono morti in Serbia, Iraq, Afganistan e nessuno sarà mai condannato. Perchè i morti di Milosevic sono stati considerati giustamente vittime di genocidi e perchè le vittime di Bush, di Clinton, di Blair solo effetti collaterali come se non fossero stati uccisi essere umani, ma diuretici?
    Ramon non concorderà, ma io ritengo che ci saremmo dovuti opporre alla guerra in Afganistan(votando contro) già nel 2006. Purtroppo(o perfortuna) il nostro partito ha dei principi che non si possono negoziare costi quel che costi. Dopo avere fatto una battaglia contro queste guerre sin dal 2001 abbiano, in maniera insensata ed autolesionista, votato a favore di un finanziamento cui ci siamo sempre opposti. Abbiamo spiazzato e sconcertato elettori e compagni di base. Impariamo da questi errori se dovesse ricapitarci, con maggiore coraggio, proponiamo le nostre idee anche se ciò può comportare la caduta di un governo.
    Quanto a Vendola ed il congresso di SeL. Ho ascoltato il suo discorso, mi è piaciuto e lo trovo molto di “sinistra”. Ma Sel ha una contraddizione enorme che questo congresso non ha risolto: non si può essere di “sinistra” a livello nazionale coi discorsi del leader, e poi essere di “destra” nelle giunte comunali e provinciali stabilendo accordi perfino temerari quando la palla passa dal leader ai praticoni di età avanzata che fosse per loro le fabbriche le porrebbero al rogo. Questa cosa di certo sarà sottaciuta fino alle primarie, ma io sono convinto che dopo le primarie, qualunque sia l’esito, comincerà il vero(duro e spietato) congresso in Sel.

  98. Redemption Says:

    Caro Lucaocchionero,

    Sono un militante di Sel (giovane), vorrei risponderti su quanto hai osservato su Vendola, già che essendo anche al congresso ho avuto modo di farmi anche un’idea dell’intero svolgimento dei lavori. Il discorso di Vendola credo che innegabilmente sia stato un discorso di “sinistra” e pieno di spunti interessanti che potrebbero anche essere approfonditi…in particolar modo c’è una cosa che purtroppo spesso si tende a derubricare a fatto secondario e che sencondo me rappresenta un aspetto decisivo dell’idea che Vendola sta cercando di proporre: ovvero cercare di far sì che alcune idee, appartenenti generalmente alla sinistra radicale, possano diventare patrimonio condiviso di gran parte della sinistra. E per arrivare a questo fine, certo, Vendola sfrutta anche la sua popolarità personale. Non credo però, per esempio, che sia un male sfruttare la propria popolarità per portare più gente possibile sulle posizioni della Fiom.

    Per esempio, per me, già il fatto che un Presidente di Regione, appoggi in ogni intervento pubblico le decisioni della Fiom non è un fatto che può essere derubricato a qualcosa di secondario…forse è qualcosa che non si era mai visto prima (gli unici a sostenere la Fiom spesso eravamo solo noi intesi come Prc), e che una persona di sinistra non può che ritenersi soddisfatta…

    Certo l’idea di Vendola è molto ambiziosa, e da molti definita velleitaria…trattasi cioè di cercare di coniugare idee di “sinistra” e “vocazione maggioritaria”, e senza nasconderlo si prova a fare questo anche cercando di sfruttare la sua personalità…ma sinceramente non credo che questo sia necessariamente un male…per fare un ipotesi basti pensare al fatto che nel caso Vendola vincesse le primarie, si potrebbe parlare di personalizzazione all’infinito…tuttavia avere un candidato del centrosinistra schierato nettamente su posizioni della Fiom nn è poi così secondario no? Forse sarebbe la prima volta in assoluto!! E credo che Grassi implicitamente abbia capito l’importanza di questa sfida…

    Poi certo alcuni compromessi andranno fatti…e rimago cmq rispettoso di coloro, come alcuni compagni della Fed. che non sono disponibili a farne alcuni…ma per me questa è un’occasione che vale la pena giocare fino in fondo…

    Sui dirigenti locali che come dici tu si comportano in modo un pò anolmalo è un problema (che in parte sia chiaro riguarda anche il prc) che è venuto fuori al congresso e che è stato ricordato in più interventi…anceh la Sgrena ha messo in guardia dagli opportunisti…ma credo che essendo un partito nuovo pian piano la situazione si normalizzerà via via che la linne apolitica verrà definendosi meglio…

    Un saluto

  99. Redemption Says:

    Senza alcun intento polemico…consiglio a tutti di fare un giro sul blog di Claudio Grassi per vedere quanta incertezza vi sia attualmente nei militanti (vedi commenti).

  100. Redemption Says:

    Posto qui una lettera di Eugenio Baronti assessore del PRC nella scorsa Giunta regione Toscana.
    Lettera aperta
    Capannori 27 ottobre 2010

    Cari compagni e compagne, ho deciso di iscrivermi a Sinistra Ecologia e Libertà, e lo faccio intenzionalmente dopo il recente congresso di fondazione di Firenze perché non ho in questo momento nessuna intenzione di ritagliarmi qualche ruolo nel gruppo dirigente di SEL.
    Parteciperò a questo percorso come semplice iscritto di una realtà periferica.

    Ho letto con grande attenzione e, condivido, il manifesto dei valori e ho anche ascoltato la relazione di Vendola respirando finalmente un buon clima in una sala congressuale del tutto insufficiente a contenere quella partecipazione e quel ritrovato entusiasmo.
    Ho passato questi ultimi mesi dallo scorso aprile, quando ho terminato il mio mandato di assessore regionale, in una posizione di attesa, cercando di riflettere sugli accadimenti e sulle vicende politiche di questo nostro paese, per cercare di capire meglio questa difficile e complessa società moderna che sta attraversando un drammatico passaggio epocale.
    Ho tentato di riflettere per cercare di capire le ragioni, quelle profonde, delle tante sconfitte iscritte nella storia della sinistra in questi ultimi decenni e di questa rovinosa diaspora che ci ha cancellato dalla scena politica istituzionale.
    Sono stato più volte assalito dall’angoscia che nasce dalla consapevolezza che il disastro sociale e ambientale è ormai dietro all’angolo, che una profonda crisi di civiltà non è più una probabilità del domani ma inizia già ad essere una realtà dell’oggi.
    Sono arrivato alla conclusione che non posso più rimanere in disparte a fare l’osservatore mentre il mio paese viene rovinosamente inghiottito dentro un buco nero, travolto da scandali, da un’immoralità diffusa e da una politica, fatta in nome di una modernità, che ci riporta indietro all’ottocento, al lavoro servile senza diritti e dignità.

    In questo contesto non può essere sufficiente l’impegno civile a livello locale, non possono bastare le buone pratiche virtuose realizzate in un territorio se queste non sono inserite dentro un percorso e dentro un processo di trasformazione culturale e politica generale nazionale, europea e mondiale.

    Di fronte a questo dramma politico che si sta consumando sotto i nostri occhi, in assenza di una sinistra capace di reagire non solo per contrastare queste politiche ma anche per offrire una alternativa, io mi sento in dovere di fare qualcosa, di dare il mio piccolo modesto contributo.
    Continuerò nel mio impegno a livello locale nella positiva e preziosa esperienza amministrativa unitaria di Sinistra per Capannori e con l’esperienza nazionale di rete@sinistra che si sta spendendo in quel tentativo meritorio e coraggioso di mettere in relazione diretta le tante buone esperienze sparse a livello territoriale di un’altra Italia che ci racconta storie diverse con il linguaggio dei diritti, della solidarietà, della dignità, dell’accoglienza, della pace, del rispetto della natura e dell’ambiente.
    Ma i tempi necessariamente lunghi di questo positivo ed utile percorso che nasce e si sviluppa dal basso, non coincidono con i tempi brevi della possibile disgregazione e dissoluzione di questo nostro paese.

    Io sento il bisogno anche di un soggetto politico nazionale sicuramente transitorio, il più unitario, aperto e plurale possibile.
    Sento il bisogno di ricostruire un argine per contenere il dilagare del berlusconismo che sta producendo una devastazione sociale e culturale senza precedenti.
    Sento il bisogno di iniziare a porre le basi per ricostruire una prospettiva politica, una alternativa di società, non per salvare una sinistra, ma per salvare il paese intero.

    Non c’è nessun bisogno oggi di ricostruire un nuovo partito che aspira a ritagliarsi una nicchia anche dignitosa del 5% per ritornare in parlamento, per sopravvivere a se stesso e garantire una tranquilla esistenza a un ceto politico.
    Il paese ha bisogno di molto di più, ha sicuramente bisogno di una sinistra curiosa, creativa e disponibile a sperimentare forme, pratiche e linguaggi nuovi, capace di riportare nella politica, qualità e speranza con la forza di un sogno e di un progetto politico sociale e culturale ambizioso che vuole cambiare il paese intero, trasformarlo da cima a fondo.

    Più che di un nuovo partito abbiamo bisogno di ripartire per un percorso in grado di riaprire grandi processi culturali e sociali, c’è bisogno di un’ottica nuova, di abbandonare il minoritarismo che ci imprigiona e ci costringe in un angolo, deve prevalere in noi una vocazione maggioritaria di chi vuole salvare e cambiare l’Italia ed è capace di rimettere in moto una grande forza popolare unitaria e plurale.
    Queste ultime sono le parole dette da Nichi Vendola nella sua relazione di apertura al primo congresso di fondazione di SEL. Parole da me profondamente condivise e chi mi conosce sa che questa mia posizione viene da lontano, da una condivisione di una cultura politica che mi portò già nel 2008 a schierarmi con il documento Vendola nel congresso del PRC e che è stata la ragione del mio allontanamento dal PRC ed è alla base della mia decisione di oggi.

    Mi è piaciuta nella sua relazione la metafora del seme che muore proprio per poter donare la vita alla pianta, a nuovi germogli e mi è piaciuto il suo appello rivolto alla folla di delegati e invitati a non innamorarsi di SEL, a non trasformarla in un feticcio, ma di considerarla uno strumento transitorio di cui è necessario valutare sempre la sua reale utilità sociale e politica per raggiungere l’obiettivo ambizioso di cambiare l’Italia.
    Se è utile bisogna tenerne amorevolmente di conto, ma se non serve più allo scopo, allora, bisogna sapersene liberare in qualsiasi momento, essere capaci di farsi seme.
    Queste parole sono state musica per le mie orecchie.

    Sono del tutto consapevole degli attuali limiti di SEL, dello scarto profondo che esiste tra ciò che sta scritto nel manifesto dei valori fondativi e quella che è la sua pratica quotidiana in tanti territori.
    Ma sono anche convinto che non esistono percorsi facili e processi lineari, l’estrema complessità di questo mondo moderno ci impone di attrezzarci per attraversare contraddizioni, difficoltà e conflitti.

    Da oggi, mi metto a disposizione per cercare, insieme a tutti coloro che lo ritengono necessario e utile, di costruire questo processo nella mia realtà territoriale.
    Per questi motivi ho deciso di iscrivermi a Sinistra Ecologia e Libertà considerando questo nuovo soggetto politico il primo passo di un percorso che continuamente dovrà ridefinirsi strada facendo, senza alcuna presunzione di autosufficienza, inclusivo ed aperto per riconquistare la fiducia e la speranza di quel popolo disilluso di una sinistra dispersa e sconfitta ma anche come strumento di cambiamento, di liberazione e di salvezza per un popolo intero.

    Vi ringrazio della vostra attenzione
    Eugenio Baronti

  101. massimiliano piacentini Says:

    Allora, quando comincerete a inviare in massa l’elenco dei ‘pescati’ in modo da convincerci meglio a farci pescare anche noi? Del resto, non avendo argomenti di sorta, le uniche operazioni che riuscite a fare sono quelle di scrivere dichiarazioni apodittiche e riportare dichiarazioni di avvenute conversioni di questo o quello.

    Insisto: “E come nella vita privata si fa distinzione tra ciò che un uomo pensa e dice di sé e ciò che dice e fa in realtà, tanto più nelle lotte della storia si deve far distinzione fra le frasi e le pretese dei partiti e il loro organismo reale e i loro reali interessi, tra ciò che essi si immaginano di essere e ciò che in realtà sono”. K. Marx

  102. Lo faccio anche io:lettera di Giorgio Mele che passa da SeL alla FdS:

    Caro Cesare,

    ho deciso di aderire a Socialismo 2000 e di conseguenza alla Federazione della Sinistra. E’ stato l’esito di una lunga riflessione, perché non nascondo che in questi mesi sono stato toccato dalla tentazione di lasciar perdere, di partecipare alle vicende dalla sinistra da lontano, come fanno milioni di donne e uomini presi dallo sconforto di fronte alla incapacità di mettere in campo un progetto unificante che sappia rispondere alle sfide drammatiche e ai pericoli che corre tutti i giorni la democrazia italiana. Un progetto che sappia andare oltre la cura del proprio recinto. E per questo sappia far lievitare una alternativa al centrodestra.

    Tira sull’Europa un pesante vento di destra che chiede alle forze di sinistra e democratiche un di più: un progetto che sia il contrario di quello perseguito nel recente e nel recentissimo passato che ha portato alla esplosione della sinistra italiana ritenuta inutile dagli elettori che infatti l’hanno buttata fuori dal parlamento.

    Mai come in questo momento la sinistra deve saper coniugare autonomia e grande capacità unitaria. Poiché l’autonomia, specie per una forza che non ha più i consensi che la sinistra aveva negli anni 70, rischia di diventare sterile autoaffermazione di se stessa se non si connette con un grande processo unitario che investa tutto il paese. Questo vale in primo luogo per la classe operaia impegnata in una dura battaglia di civiltà e di potere a partire dalla grande e decisiva manifestazione della Fiom il 16 ottobre. Questo vale anche per il confronto per il governo del paese e mi convince ciò che è scritto nel documento preparatorio del vostro congresso in cui si propone l’esigenza di costruire un coordinamento unitario di tutte le opposizioni e per le elezioni politiche la proposta di una coalizione democratica “per sconfiggere Berlusconi e Bossi sulla base di un ripristino e di un rinnovamento della nostra democrazia”.

    La mia adesione alla federazione della sinistra, infine, significa anche la ricerca difficilissima ma necessaria, di una modalità della partecipazione democratica che non riduca il cittadino della sinistra a fare il supporter del Leader di turno nella corsa alle primarie. La partecipazione è qualche cosa di più del tifo da stadio.

    Giorgio Mele

    E ADESSO REDEPTION??

  103. Redemption Says:

    Vabbè nn c’è mica niente di male Rita. Io ho postato la lettera di Baronti per renderla nota, che problema c’è?

    Se ne parlava anche sul Blog di Grassi…

  104. un comunista del PRC Says:

    Infatti Massimiliano nel PRC PdCI e nei tanti partiti che si richiamano al comunismo è pieno di parole vuote, perchè spesso disattese alla prova dei fatti, per poi come sostiene Diliberto ( e come il Papa) si chiede venia si chiede scusa per gli errori ( mica noccioline, scissione e bombardare la Serbia) e via di nuovo comunisti duri e puri ma chi si vuole fregare!
    ciao

  105. Anonimo 3 Says:

    Non dovrei intervenire, che non sarebbero fatti miei, ma trovo tutto questo di uno squallore tale, che ho proprio il bisogno di esternarlo.
    Alla faccia del pacifismo! Ma la sento solo io la violenza di certe azioni?
    Buona giornata.

  106. Un comunista del Prc vedi Rizzo che per anni ha fatto scissioni,è stato più volte deputato italiano,europeo ha sostenuto guerre e bombardamenti in Serbia,vedi il 98, e adesso fa il duro e puro

  107. lucaocchionero Says:

    redemption, io apprezzo il tuo entusiasmo e mi sembra anche giusto che tu viva la tua speranza fino in fondo nel percorso politico che hai scelto. Personalmente ho dei pensieri diversi rispetto ai tuoi e per quanto ho visto della politica sinora penso che le personalizzazioni esagerate hanno sempre in sè una contraddizione: se tutto va bene tutti ti sono amici, se cominciano ad affiorare difficoltà cominciano le accuse, le divisioni interne, i distinguo e si moltiplicano le personalizzazioni. Hai partecipato al congresso e dunque sai a cosa mi riferisco. Non mi pare tuttavia che Vendola abbia strutturato un partito, anzi: ha chiaramente detto che la SeL è un fatto transitorio ed in più sono stati realizzati organi esecutivi con molti componenti e questo è utile sia per non scontentare nessuno(almeno fino alle primarie) ma anche perchè paradossalmente più persone ci sono dento un organo esecutivo peggio funziona, e se non funziona decide il capo con un ordine indiscutibile. Queste sono solo osservazioni, ma io ho smesso di polemizzare con SeL già dopo le elezioni europee. Sia perchè personalmente preferisco operare sui territori piuttosto che perdere tempo facendo polemiche, sia perchè lo stesso popolo della sinistra ha sancito l’esistenza di SeL e della Federazione della Sinistra attribuendo loro la stessa percentuale di voti nelle uniche due volte che si è votato(europee e regionali). Inoltre non vedo incompatibilità tra il progetto SeL e quello della Federazione della Sinistra. Quest’ultima infatti non è e non sarà un contenitore in cui fondere due partiti(PDCI e PRC), ma un luogo di discussione, di incontro e di dialogo. Uno strumento per riunire tutta la sinistra dentro appunto una federazione che non chiede a nessuno di sciogliersi ma che invece pone regole per fermare il disastro delle scissioni che dal 1991 ha contraddistinto la storia di quel grande tentativo politico che è stato rappresentanto dal Partito della Rifondazione Comunista. Nella Federazione tutti ragionano con la loro forza politica ma per un progetto e per un programma comune. Dov’è la incompatibilità con quanto detto da Vendola a Firenze?

  108. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    vedo che non intervieni più. Ti chiedo di cancellare i post nei quali Redemption e Rita pubblicano rispettivamente lettere di Baronti e Mele.
    Mi pare strano che tu non lo abbia ancora fatto, ma sicuramente non sei neppure in Italia o sei impossibilitato a farlo per altre ragioni.

    saluti comunisti a tutti

  109. alfonso Says:

    Luca O., vedi che anche se per forza di cose SEL dovesse rivelarsi NON transitoria (la vita è imprevedibile) e dunque di fatto cristallizzarsi in una sorta di partito, sarebbe soltanto l’enesima “corrente esterna” al Partitone (PD), gli ennesimi “incalzatori”, l’ennesimo Pdup (prima credo ci fosse il Psiup, ma io ero troppo piccolo) : ne abbiamo viste tante di ste cose che ormai il sorrisino di riconoscimento ci viene stanco e spento.
    Ovviamente tutto cambia (perché tutto possa restare uguale!!) per cui oggi questo avviene nel segno del leaderismo e del personalismo assoluto, esiste “Vendola” e basta, ma la “metafisica influente” è sempre quella del REALISMO POLITICO che ci ha dato tanti bei governi Prodi o peggio.
    Ora secondo me a questo urge dare una risposta CHIARA e SUBITO. Così non si può andare avanti. Sono lieto che Pietro la pensi come me su Grassi che vuole andare alle primarie a votare Vendola o altro, ma vorrei che si pronunciassero anche gli altri. La proposta di Gtrassi significa capitolare alla sinistra “compatibile”, che oggi come oggi significa sinistra subalterna di fatto a Confindustria. Significa dire “non siamo visibili, rendiamoci visibili andando a spostare qualche equilibruccio dentro il centrosinistra”. Mi dispiace usare termini pesanti, ma questo è il suicidio. Chianciano e anche la stessa Federazione non possono partorire questo topolino…avvelenato (perdonatemi le metafore malamente mescolate).
    Non possiamo regalare l’intransigenza ai trotzkisti (lo dico con grandissimo rispetto per una tradizione alla quale sono però in sostanza estraneo) e ai centri sociali. Oggi essere intransigenti significa dire ALMENO: truppe a casa-no licenziamenti-no a tagli a servizi e pensioni- PACS subito. Io NON CREDO che Vendola queste cose possa dirle seriamente, che vuol dire ROMPERE con chi non vuole farle e non dirle in un comizio per strappare l’applauso e basta, perché poi bisogna allerasi col PD. Per questo motivo non si può e no si deve votare Vendola o chicchessia alle primarie, bensì guaradare alla propria sinistra, sgomberare il campo dalle macerie del governo Prodi (che non mi pare siano anciora state rimosse) e costruire un polo intransigente, anticapitalista, di classe. Il compito degli splendidi compagni del PRC (ce ne sono tantissimi, su questo ha ragioen Luca O.) non può essere MENO di questo. Meno vorrebbe dire il peggio.

  110. Caro Ramon,
    noto che spesso la presenza del PRC è di mera solidarietà. Non si riesce a politicizzare nulla. Dobbiamo solo sperare che la FIOM riesca ad inserire elementi politici più spiccati nelle sue mobilitazioni già politiche. Ma non basta, dovremmo metterci più del nostro. Come dovremmo sforzarci di più nella costruzione di forme di mutualismo e resistenza materiale. Spesso vedo che i conflitti si fermano ad elementi pre-politici come la rabbia verso i padroni che rubano, che non vanno in galera, ecc., mentre si fatica a vedere l’elemento scatenante della crisi economica del capitalismo. Il fatto che le altre forze della Fds siano impelagate in discussioni sulle primarie e sulle alleanze così come lo stesso PRC influenza non poco il fatto che il profilo della federazione stessa sia inadeguato. Eppure abbiamo molti quadri molto bravi immersi nel conflitto che non si riescono a valorizzare: questo è il mio rammarico più grande.
    Se prendiamo ad esempio la Francia, lì vi è un contesto di semi-presidenzialismo e maggioritario più stringente, se possibile, del nostro. Tuttavia, il livello di conflitto lì non è paragonabile al nostro, si sciopera molto di più, si scende più in piazza tutti uniti e si trovano persino nuove forme di lotta più incisive, senza alcun timore; questo perchè, a mio parere, è tutto più politicizzato, lo dimostra il fatto che per la riforma delle pensioni protestano soprattutto gli studenti. Qui in Italia conflitti e vertenze non mancano, ma restano puntiformi, isolate e, come detto, poco politicizzate. Per quale motivo secondo te?

  111. nei giorni scorsi non ho potuto rispondere. lo faccio ora. abbiate pazienza.

  112. caro alfonso, al netto di molte cose che ha detto massimiliano e su cui sono d’accordo vorrei dirti alcune cose.
    1) l’autonomia politico intellettuale di una forza non consiste mai nel votare o meno per un candidato alle primarie del centrosinistra o nel fare o meno una lista unitaria in un comune o in una regione. l’autonomia consiste nell’avere una analisi, un programma politico, un insediamento sociale e delle proposte concrete su ogni cosa si presenti nell’agenda politica del paese. è solo in base a questo che poi si possono fare scelte su questioni tattiche. altrimenti non si è autonomi. si è solo settari o subalterni qualsiasi scelta si faccia sulle primarie ecc. il partire nelle discussioni dalla coda dei problemi invece che dalla testa porta inevitabilmente a evitare di considerare i problemi per quelli che essi sono e a “trovare” motivi e giustificazioni per spiegare una scelta pregiudiziale arrivando anche a contraddire ciò che è fondamentale nella propria impostazione teorica.
    2) ora parliamo delle primarie. e sarò ultrasintetico. le primarie sono una richiesta di vendola alla quale bersani ha detto si ma… . ma bisogna fare un nuovo ulivo. ma bisogna fare un unico gruppo parlamentare. ma bisogna fare prima un programma comune di governo per poi solo dopo scegliere il premier. allo stato non c’è nessuna decisione circa queste cose. le primarie non sono convocate. in realtà non si sa nemmeno se si faranno. perché, per esempio, se ci fosse una crisi e un governo “tecnico” le primarie semplicemente non ci sarebbero. inoltre ne il prc ne la federazione hanno deciso nulla circa le primarie.
    quindi di cosa si discute? di una cosa che non si sa cosa sia e di affermazioni di questo o quel dirigente. affermazioni personali, idee, suggestioni, che secondo me hanno il grave difetto di pronunciarsi su cose prima che si sia discusso all’unico scopo di “stare” sull’attualità e di evidenziare una propensione unitaria e non settaria. esattamente mettendo al centro della discussione cose astratte per poi ingabbiarsi da soli in scelte che possono essere contraddittorie anche con i propri intendimenti. sarò più concreto ancora: se bersani obbligherà vendola a firmare un programma previamente alle primarie bisognerà leggere il programma, verificare che sia compatibile con le nostre proposte (anche solo su alcuni punti). se si eleggerà un candidato a premier della coalizione prima della scrittura del programma bisognerà attenersi alle dichiarazioni dei candidati. se vuoi sapere la mia opinione io penso che sia quasi impossibile che ci siano le condizioni affinché noi partecipiamo alle primarie in qualsiasi modo. ma lo decideremo a suo tempo e soprattutto lo decideremo discutendo e magari votando.
    discuterne previamente è una scemenza enorme. perché sia per i favorevoli sia per i contrari è discutere in modo subalterno alle scelte altrui. perché la differenza fra noi e sel sta in ben altre cose che le primarie. e discutere di primarie si primarie no impedisce che si discuta di contenuti e del progetto politico. non è lo stesso dire bisogna abrogare la legge trenta e vogliamo discutere di questo con tutti o dire non partecipiamo alle primarie perché siamo per l’abrogazione della legge trenta.
    si lo so. la stampa da spazio a vendola per via delle primarie e lui (ci tornerò) indica come obiettivo quello di coagulare la sinistra intorno alla sua persona sulle primarie invece che su contenuti precisi. ma noi…
    3) ma noi abbiamo una analisi e un progetto che dicono che è impossibile trovare un accordo di governo col centrosinistra. non lo ripeto qui. l’ho scritto più volte il perché. ed è qui la prima e più importante differenza fra noi e sel. non è questione di simboli, di identità comunista o meno, di leader, di novecento o nuovo millennio. è questione di analisi e contenuti.
    fra i compagni di sel e fra i loro elettori ci sono moltissimi che la pensano su cose concrete come la legge trenta, le banche ecc ecc esattamente come noi. ma sel e vendola, nonostante il nuovismo ripetuto fino all’ossessione, vendono una illusione. secondo la quale con le primarie si può fare un governo che imbocchi la strada della fuoriuscita dal neoliberismo, dalla subordinazione ai poteri forti e al vaticano. è una illusione, appunto, ma è anche l’accettazione del bipolarismo come l’unico orizzonte concreto nel quale far valere certi principi e valori e contenuti.
    noi pensiamo che i rapporti di forza sociali siano tali che ci si debba difendere e resistere. e che sia possibile impedire che berlusconi cambi la costituzione, cancelli i diritti per legge. pensiamo che sia possibile cambiare la legge elettorale per ritrovare un collegamento fra contenuti delle lotte e dei conflitti e rappresentanza politica e natura delle istituzioni.
    quando ci saranno, se ci saranno, le primarie si vedrà se si svolgono nell’abito di chi condivide un programma preciso e si discuterà del programma confrontandolo con il nostro. intanto bisogna produrre un nostro programma e costruire sullo stesso una discussione con vocazione egemonica. non egemonista, egemonica. bisogna cioè dire concretamente se la nazionalizzazione delle banche, la pubblicità integrale dei servizi, dei settori strategici dell’economia e della gestione dell’acqua, il contrasto ai diktat neoliberisti della commissione europea, le missioni militari e la nato ecc ecc sono cose giuste e necessarie per il paese e sfidare tutti a discuterne e costruire le condizioni per realizzarle o sono solo slogan vuoti o addirittura espedienti settari per non votare vendola alle primarie.
    4) bisogna sapere che siamo controcorrente. che discutere così nel contesto del bipolarismo ti condanna alla non visibilità e soprattutto di espone all’accusa che proponi cose impossibili e velleitarie. con il rovesciamento della realtà per cui chi nei comizi dice che cambierà l’italia senza dire come e quando appare come l’unico che lo possa tentare davvero mentre chi dice come e quando e con chi appare come irrealistico, identitario e testimoniale.
    è una difficoltà reale. di cui bisogna avere coscienza e che non si può superare urlando insulti o gridando forte slogan.
    dobbiamo scavare come la vecchia talpa di marxiana memoria. e far valere le nostre ragioni per i contenuti e non sempre sulle cose secondarie come le tattiche elettorali interne al bipolarismo.
    5) concludendo. invece che discutere di vendola alle primarie è meglio discutere di contenuti. e criticare vendola per il fatto che mentre quando parla di precarietà è generico ed anche demagogico quando si rivolge agli imprenditori (come sulla sua intervista al sole 24 ore che hanno messo sul sito di sel) è molto concreto. peccato che è più a destra del programma del governo prodi. è meglio, senza l’affanno di “smascherare” nessuno, dire che a noi spetta il compito di dimostrare nei fatti (nei fatti e sui contenuti concreti) che le lotte che ci sono nel paese hanno domande e rivendicazioni incompatibili con gli interessi della confindustria, della commissione europea, della nato e così via e che a vendola spetta il compito di dimostrare che sia possibile cambiare il paese e fare un governo di sinistra. vedremo chi ha ragione alla fine.
    ma per vedere chi ha ragione è stupido polemizzare con vendola su cose che non riguardano i contenuti concreti, su pregiudizi, sulle scomuniche che lui dispensa agli identitari e ai vecchi. perché fare così oscura i contenuti e fa il gioco suo che è quello di suscitare speranze infondate.

    e spero di essermi spiegato.

    ciao

  113. caro comunista del prc, io ho detto e scritto bel prima di grassi che non è razionale che ci siano 4 5 o 6 partiti comunisti. ma continuare a dire che bisogna unirli senza affrontare i problemi che hanno prodotto le divisioni e senza discutere seriamente è solo demagogia allo stato puro.
    fare una federazione sulla base di un discriminante anticapitalista e sulla base di un programma condiviso è mettere le cose con i piedi per terra. illudersi che basti dire comunismo per risolvere i problemi è un errore enorme. per il semplice motivo che su ciò chi bisogna fare oggi in italia i comunisti di cui parli tu sono divisi. del resto sono usciti da rifondazione per questo e hanno dato vita a partiti che si presentano alle elezioni per questo.
    quindi, senza fare scomuniche e senza fare prediche a nessuno, bisogna battere e sconfiggere le concezioni secondo le quali “i comunisti devono far parte di qualsiasi centrosinistra” visto che hanno la cultura delle alleanze e del governo e quelle secondo le quali devono testimoniare la propria alterità esibendo l’identità e illudendosi che la politica viva attraverso la trasformazione di scelte tattiche (come le elezioni) in scelte strategiche.
    ciao

  114. caro lucaocchionero, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    evidentemente non ti curi nemmeno di leggere le mie argomentazioni sull’afghanistan. gradirei di essere confutato nel concreto. e che tu mi spiegassi che era maglio votare contro il decreto di proroga delle missioni per ottenere 1) la sostituzione della missione in iraq con un’altra di 800 soldati 2) il raddoppio di quella in afghanistan 3) far cadere il governo prima che questo venisse messo in discussione sulla base dell’applicazione del programma.
    quando gradirai rispondere nel concreto invece che ripetere che sei contro la guerra in afghanistan (come del resto lo sono io) potremo discutere seriamente.
    un abbraccio
    e non ti adombrare perché non puoi non convenire sul fatto che alla fine ripeti la discussione dall’inizio ignorando le posizioni altrui.

  115. egregio redemption, sei liberissimo di essere un tifoso che ripone speranze nella personalità del leader e nella possibilità di coniugare contenuti di lotta con il maggioritario. su quanto afferma sel e vendola nei contenuti che dovrebbero favorire l’egemonia della fiom dovresti leggerti il documento congressuale di sel e l’intervista di vendola al sole 24 ore (io mi atterrei volentieri solo a documenti discussi e votati ma sono pochi e talmente vaghi che si possono leggere almeno in dieci modi diversi e se indico l’intervista è solo perché essendo stata pubblicata sul sito di sel immagino sia considerata un testo condiviso). non c’è nulla di quel che tu dici di sperare. ma proprio nuilla.
    ciao

  116. massimiliano, effettivamente non ho potuto leggere i post per diversi giorni. tuttavia non cancello nulla anche se ribadisco l’invito a smetterla di postare qui comunicati e prese di posizioni che non c’entrano con il mio blog e con i miei articoli.

  117. bella domanda gio. a parte il fatto che in francia e in spagna i sindacati scioperano qualsiasi governo ci sia incarica mentre in italia cgil e anche fiom con i governi di centrosinistra hanno sempre chinato la testa (cosa di non poco conto per identificare i problemi di cui parli) il paragone che fai sui sistemi elettorali non è pertinente. le lezioni presidenziali sono nominative. e poi c’è un secondo turno. le elezioni legislative non si fanno con coalizioni obbligate prima del voto. inoltre sono fatte solo con collegi uninomimali con primo e secondo turno. e siccome funziona così da decenni la tradizione è che al primo turno ognuno voti il partito che più lo rappresenta.
    è un altro mondo rispetto al maggioritario di coalizione coatta italiano.
    un abbraccio

  118. sì, ramon, hai ragione, è una domanda da un milione di dollari. Però vorrei vedere più interviste sui giornali e discussioni su questo piuttosto che su alleanze ed elezioni che non si sa quando si faranno e come ci si arriverà; invece ci dobbiamo sorbire sempre le solite dichiarazioni sulle elezioni, delle quali oramai so qual è l’ opinione di qualsiasi dirigente prima ancora di leggerne le dichiarazioni. Ho perennemente l’impressione di rivedere film già visti.
    Bisognerebbe variare un pò.
    Ad esempio, che fine hanno fatto i comitati per il 16 aprile che tutti dicevano di voler fare?
    Ciao

  119. Ecco, un altro esempio di domanda difficile sulla cui risposta dobbiamo spenderci, con o senza gli altri partiti della fds, che pensano a fare e disfare partiti comunisti o partiti “di sinistra”: se la CGIL, come quasi sicuro, non proclama lo sciopero generale ma si avvia verso il nuovo patto sociale, dopo Natale si va di nuovo tutti a casa con le mobilitazioni, come accade ogni anno, o proviamo noi in qualche modo a tener vivo qualcosa? e come?
    Sarebbe veramente deprimente buttare tutto quello che si creato quest’autunno, sperando che qualche festino faccia cadere Berlusconi e poi di sopravvivere mediante le elezioni.

  120. caro gio, devi fare la tara a ciò che leggi. i mass media, i giornali, i talk show sono interessati solo ad alcune cose. solo alla politica spettacolo. se parlano di una manifestazione come quella della fiom lo fanno sempre per inventare il leader della piazza che possa essere usato per fare il toto leader del centrosinistra. se parlano dei partiti lo fanno solo per scrutare le possibili ed impossibili “alleanze” con questo o quello contro questo o quello. c’è aria di crisi di governo e quindi è normale che i giornalisti parlino sempre delle stesse cose: ci sarà un governo tecnico? e se si chi sarà il premier? se ci saranno elezioni anticipiate chi si alleerà con chi?
    in questa baraonda è normale che i dirigenti del prc e degli altri siano più volentieri intervistati su questi temi. e fra le tante prese di posizione è normale che la stampa scelga solo quelle che riguardano gli stessi temi.
    è impossibile evitarlo.
    ma i militanti dovrebbe imparare a non discutere sulla base di tutto ciò, bensì sulla base dei documenti del partito e della federazione. sulla base delle discussioni pubbliche degli organismi dirigenti. sulla base degli editoriali di liberazione.
    e invece no. della federazione, basta verificarlo su tanti post qui sul mio blog, non si discute esaminando i documenti politici votati e proposti alla discussione, bensì sulla base di una frase di questo o quel dirigente estrapolata quasi sempre dal contesto in cui è stata pronunciata. così sembra che anche la minima diversità (del tutto fisiologica) sia una guerra nucleare virtuale con decine di post su facebook e simili.
    il tuo secondo post è, scusa la franchezza, sbagliato. oggi è all’ordine del giorno la richiesta di sciopero generale. punto. c’è una forza materiale nelle lotte e ci sono soggetti sindacali come la fiom e i sindacati di base che si battono per questo obiettivo. bisogna fare la battaglia e non discutere in astratto dei se. perché si finisce per dare l’impressione che la battaglia sia persa e che lo sciopero sia una scusa per polemizzare con questo o con quello.
    non è un dettaglio. è una cosa importante in politica essere sul punto, lavorare sul punto e non perdersi in polemiche inutili.
    più si lavorerà per lo sciopero generale più la cgil sarà costretta a proclamarlo. più si polemizzerà pregiudizialmente con la cgil più questa potrà scantonare il problema più importante.
    quanto ai comitati 16 ottobre il gruppo dirigente del prc, oltre ad averli proposti, ha messo in campo tutti gli strumenti per costruirli, a cominciare da un incontro nazionale con la segreteria della fiom. si tratta di realizzarli nei territori. punto. senza avere la infondata speranza che repubblica o il corriere della sera o santoro ne parlino.
    un abbraccio

  121. Ramon, approposito di documenti condivisi:
    Ho letto l’intervista di ieri su liberazione a ferrero, ed essendo su liberazione immagino sia condivisa.
    Di tutto quello che parli tu non c’è nulla, delle tue speranze e riflessioni. Nulla di nulla.
    Lo dico per farti almeno accorgere in che bolla stiamo navigando.

  122. Io mi meraviglio davvero di ramon, ma come non si accorge che tutti i commentatori “falsamente interessati” visto che ha difeso senza se e senza ma la FIOM Vendola e la sua legittima lotta è tutto un chiedere “ma lei cosa pensa per le imprese ect”? è ovvio che volendo fare il premier e mi pare ad occhio non possibile in tempi brevi il socialismo lui risponda con sensatezza, ma come leggo Liberazione Ferrero e tutti i dirigenti osannare la vittoria in Brasile del partito di Lula e non mipare che lì non esista il capitalismo! suvvia un poco di serietà ma PRc che Governa con UDC in Liguria non procede a leggi che aiutano le imprese? e in tanti comuni e regioni PRc non vara aiuti alle imprese o vuoi che ti sia fornito l’elenco ramon? ma che modo di ragionare è il tuo chi ha visto il congresso di SEL sa bene da che parte sta Vendola e SEL almeno in questo avrei apprezzato un pò di serietà e non spicciola propaganda ramon… certo il PRc propone altro ma allora tutto il tuo disquisire sull’Afganistan e le accuse che ti muovevano qui sul blog siccome avete votato il rifinanziamento delal missione era un tradimento? ti contraddici Ramon e non poco… e non tieni conto della scarsa capacità della sinistra comunista e non d’incidere…
    salutoniii

  123. dinoluciasml Says:

    Permettimi Marina,ho fatto fatica a leggere il tuo post per mancanza di sintassi,le virgole i punti,comunque la sostanza non la condivido:1)Come si fà a non difendere la Fiom ma anche tutte le categorie di lavoratori?Come non si può essere solidali con i precari i pensionati i migranti ecc. ecc?2)Su vendola,solo una cosa:lui vuole/vorrebbe attuare una politica di centro-sinistra,noi no.Su leader/premier ognuno la pensa come vuole,siamo in democrazia perciò…3)Ma come si può non essere contenti della vittoria in Brasile del Pt,anche con le contraddizioni esistenti?4)L’aiuto di cui tu parli in Liguria,si riferisce(come ben saprai)alle piccole e medie imprese;certo possiamo e dobbiamo fare di più sulle problematiche liguri,a prescindere della presenza dell’Udc.Sul resto non ti rispondo,lo farà Ramon,perchè non voglio rubare tempo e spazio agli altri. Ah,a proposito non sono un professore di italiano ma un ex metalmeccanico in pensione,scusami comunque dell’appunto che ti ho rivolto.Dino Lucia, S.Margherita Ligure.

  124. Morgan ti consiglio di lasciar perdere la politica e trovare un occupazione confacente al tuo perimetro mentale…….

  125. egregio rino, il tuo post lo lascio ad esempio della cretineria immarcescibile che c’è in giro.
    cosa credi di aver detto ed ottenuto insultando così?
    forse l’unica cosa che puoi ottenere è che morgan ti risponda per le rime affinché tu possa controreplicare. e così via all’infinito. portando i cervelli all’ammasso.

  126. caro morgan, mi è difficile replicare al tuo post. sia perché mi sembra la solita frase ad effetto infondata sia perché ieri e anche l’altro ieri su liberazione non c’era nessuna intervista a ferrero.
    mah!

  127. cara marina, mi spiace ma sbagli proprio bersaglio. evidentemente ti sfugge la differenza fra gli aiuti alle imprese che può mettere in campo una regione, e se ne può discutere nel merito uno per uno, e una proposta di linea di politica economica per il governo nazionale.
    penso che nelle regioni si debba aiutare le piccole e medie imprese a certe condizioni e non sono così cretino da pensare che si possa fare diversamente.
    ma altra cosa è dire:

    “La scarsa competitivita’ di cui parla Marchionne e’ un dato, come si affronta?

    L’Italia e’ in affanno perchè ci sono dei furbi a Pomigliano? O perchè, per esempio, la Fiat ha investito pochissimo ed e’ stata indotta pochissimo a investire in innovazione. I problemi di cui parla Marchionne sono in molti casi oggettivi ma la causa va cercata altrove. Nella fuga dei pubblici poteri dalle responsabilita’ che non sono, pero’, quelli di ficcare il naso nel recinto delle imprese.

    Ma la sinistra non teorizzava la presenza dello Stato in economia?

    Lo Stato non deve diventare imprenditore ma e’ il punto di vista dell’interesse globale e su questo indirizzare i finanziamenti alle attivita’ produttive. Non possiamo avere il 90% di microaziende che come lillipuziani faticano a competere con il Gulliver della globalizazione.”

    cara marina. io prendo sul serio le cose che si scrivono. se l’intervista non fosse stata pubblicata sul sito di sel non l’avrei citata.
    capita che i giornalisti non capiscano un cazzo di quel che gli si dice e scrivano castronerie.
    ma qui ci sono due concetti precisi che, come ho detto, sono leggermente più a destra di prodi. 1) lo stato non deve ficcare il naso nel recinto delle imprese 2) lo stato non deve diventare imprenditore.
    se lo stato non deve ficcare il naso nel recinto delle imprese significa che deve solo aiutarle e competere nel mercato. ma il mercato liberalizzato, mia cara, è il capitalismo selvaggio dei nostri giorni e non ci può essere alcuna politica di sinistra che non metta in discussione questo esattamente proponendo che lo stato metta il naso nel recinto delle imprese. perché altrimenti si fa finta di non sapere che la precarietà, i diritti negati, il mancato rispetto delle regole ambientali, sono cose considerate dalle imprese come cosa indispensabili per rimuovere gli ostacoli alla propria competitività. e non c’è politica moderatamente di sinistra che non pensi sia stato sbagliato privatizzare le aziende di stato strategiche dal punto di vista economico. come quelle energetiche, dei trasporti, per non parlare delle banche.

    se ti leggi i commenti all’intervista di vendola troverai che ci sono compagni di sel che dicono cose analoghe alle mie.

    comunque sappi che a me non interessa fare polemiche come le fai tu.
    qualsiasi cosa dica vendola e su cui sono posso essere d’accordo mi farà felice.
    ma devi riconoscere che è un po difficile essere in disaccordo su una cosa importante e rallegrarsi per una convergenza su una cosa poco importante o talmente generica che possono essere d’accordo proprio tutti.

    tutto qui.

    ciao

  128. grazie dino, siamo d’accordo.

  129. lucaocchionero Says:

    no Ramon non mi adombro: ma sul tema non puoi continuare a rispondermi con argomenti di tipo “parlamentare” che è difficilissimo speigare alla gente. Posso capire che in quel momento storico e nell’imbuto politico in cui ci eravamo messi forse una tattica da “meno peggio” era l’unica soluzione, ma onestamente mi pare essere una cosa ben diversa rispetto a ciò che abbiamo detto durante gli anni delle manifestazioni pacifiste e forse addirittura rispetto a quello che avevamo annunciato nella campagna elettorale. Poi basta guardare i fatti di oggi: le missioni persistono in Afghanistan ed in Iraq, e se non fossimo al verde come bilancio nazionale, di certo avrebbero raddoppiato le truppe e dotato gli elicotteri di bombe. Conosco benissimo le tue argomentazioni in proposito e ne abbiamo pure discusso di persona rimanendo ognuno sulle medesime posizioni ed ho anche premesso che non saresti stato d’accordo. Personalmente credo, senza attriburti responsabilità personali poichè il gruppo parlamentare ed il partito decidono, che quei due anni e passa di presenza parlamentare e di governo vadano sottoposti completamente a critica pur contestualizzandoli. La critica, dura e ragionata, insegna a non ripetere gli stessi errori.

  130. Quindi Vendola sodale di Marchionne? ma via Ramon non credo che Landini se pensasse quello che interpreti tu su quell’intervista rimarrebbe iscritto a SEL un attimo di più, oppure anche Landini non ha capito Vendola?
    che in pratica è per il modello Pomigliano…
    basta con la propaganda… le Regioni e sai bene possiedono potere legislativo! troppo facile dire che in Liguria sostiene il PRc solo le piccole imprese, anche la scuola cattolica se non lo sai e tante altre cosette di cui allungare l’elenco

  131. Per essere più precisa ramon, spesso tu scrivi che contano gli atti ufficiali, quelli votati dalla FdS e non interviste interpretazioni e varie, poi invece tu nel caso di Vendola fai il contrario:
    Dal documento congressuale
    pag. 9
    “…da dove viene la liquidità praticamente illimitata a disposizione dei soggetti dominanti il mercato mondiale?
    viene dall’illimitato sfruttamento del lavoro umano, materia ed energia…”

    pag. 10
    “…bisogna mutare l’indirizzo generale dell’economia,…ridefinendo tutele universali di cittadinanza…”

    potrei continuare con ordini del giorno e quanto di ufficiale oggi SEL ha stabilito al congresso. Non su questa e quella intervista che spesso non riportano un articolazione compiuta ma sono spesso solo abbozzi di contesti e ragionamenti.
    saluti

    queste sono le tesi ufficiali votate dal congresso con emendamenti che non riporto, quindi atteniamoci a questo ramon credo sia più corretto

  132. se poi vuoi dire che oggi Vendola è un soggetto della sinistra “lui dice anche comunista” e non collima con le tesi della FdS posso condividere ma dal dire che non possiamo allearci con Vendola perchè è per il libero mercato io sarei molto cauta…

  133. alfonso Says:

    Ramon. sei convincente come (quasi) sempre, con una sola (sostanziale) obiezione: come tu sai meglio di me, nei momenti in cui la strategia non è chiara o non sembra chiara o viene fatta sembrare non chiara, vi subentra la tattica (è tipico del togliattismo, ma non solo, è un male diffusissimo). Speriamo solo che questo non sia uno di quei momenti, e agiamo affinché non lo sia.

  134. dinoluciasml Says:

    Cara Marina,dato che mi hai risposto facendo finta di rispondere a Ramon,almeno così mi è parso,permettimi di chiederti di identificarti e se vuoi scambiare alcune considerazioni sulla Regione Liguria e sul ruolo che ha il Prc in maggioranza,io per quello che sò,sono disposto a discuterne senza utilizzare altri blog.Una costruttiva( possibilmente)discussione da compagno a compagno,se no questa, si che è propaganda.Ringraziandoti dell’attenzione ti saluto,Dino Lucia.

  135. intervista di Frida Nacinovich

    Paolo Ferrero, che impressione ti ha fatto l’intervento di Vendola? Ti è piaciuto?
    Ho molto condiviso la descrizione della crisi italiana letta come crisi organica, di civiltà oltre che economica e sociale. Così come ho condiviso gli obiettivi di trasformazione che Vendola ha proposto. In particolare ho apprezzato la sua sottolineatura sul valore del lavoro, sulla necessità di rimettere al centro la dignità del lavoro. Sugli obiettivi di fondo siamo d’accordo.”

    qualcosa c’era ma sull’homepage di Liberazione…

  136. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    mi vedo costretto, visti i post precedenti, a non accogliere il tuo invito, che condivido in pieno, a non postare qui interventi di terzi.
    Visto che si parla del nostro segretario Ferrero e delle opinioni da lui espresse circa il discorso di Vendola al Congresso SeL ho deciso di mettere qui l’intervista uscita su Liberazione. Ho già scritto precedentemente che personalmnente concordo con Ferrero, che in ogni modo stimo e rispetto, solo in parte e dunque non mi ripeterò.

    FERRERO

    Vendola? bene i contenuti. Ma a sinistra ci vuole unità
    da liberazione di sabato 23 ottobre 2010

    “Vendola? bene i contenuti. Ma a sinistra ci vuole unità”

    Frida Nacinovich intervista Paolo Ferrero

    Paolo Ferrero, che impressione ti ha fatto l’intervento di Vendola? Ti è piaciuto?
    L’immagine evocata da Vendola, quella della trasformazione necessaria, è del tutto condivisibile. Però poi non spiega come quegli obiettivi possano essere realizzati.

    Ma se Vendola vincesse le primarie….
    Ascoltandolo sembra che una sua vittoria alle primarie significherebbe l’improvviso superamento dei partiti e la scomparsa dei poteri forti.

    Ma i partiti ci sono: dal Pd all’Idv, all’Udc. E c’è anche Confindustria.
    Come si fa a dare gambe, a realizzare quanto evocato da Vendola insieme al Pd e all’Idv? Come si fa a convincere l’Udc a governare su queste basi? C’è un salto logico fra gli obiettivi enunciati – tutti condivisibili – e le pratiche per realizzarli. Faccio un esempio: il Pd non ha aderito alla manifestazione della Fiom anche se qualche dirigente c’era, l’Udc ne ha detto peste e corna. Dunque bravo Vendola quando parla con accenti positivi di lavoro, di diritti, poi però deve convincere tutti gli altri a seguirlo su questa strada.

    Vendola definisce Sinistra e libertà un seme, come tale destinato a diventare qualcos’altro. Cosa?
    Vendola dice che non si vince spostandosi sempre più al centro, sono d’accordo. Così come condivido le sue parole quando richiama la necessità della sinistra nel paese. Poi però non si preoccupa di rispondere alla nostra richiesta di unità a sinistra.

    L’impressione è che Vendola non sia interessato ad unire quanto c’è alla sinistra del Pd. Dice che bisogna «confrontarci con tutti i soggetti del centrosinistra, anche con l’Idv, che dobbiamo parlare ai compagni della Federazione della sinistra, dobbiamo parlare a Grillo e ai grillini». Insomma, tutti insieme in un unico contenitore.
    Neppure io ho sentito nella relazione di Vendola il tema dell’unità a sinistra. Sel si rivolge direttamente al centrosinistra, in particolar modo al Pd. Credo al contrario che la sinistra vada unita così che le cose indicate anche da Vendola, oltre a dirle, si riescano a fare. Pensiamo che per questo sia necessaria una battaglia politica piuttosto forte: unire la sinistra a partire dai contenuti quali la manifestazione dei metalmeccanici della Fiom del 16, l’acqua pubblica, il no alla guerra in Afghanistan.

    E con il Pd come la mettiamo?
    Occorre unire tutta la sinistra e poi discutere con il Pd a partire da quei contenuti, perchè per cambiare bisogna mettere quello al centro.

    Vendola vuole vincere le primarie del centrosinistra, Ferrero vuole unire la sinistra. Sono progetti politici molto diversi. Inconciliabili?
    Non ho sentito una parola contro il bipolarismo, quasi lo schema bipolare non avesse prodotto il disastro che ha prodotto nei rapporto tra la società e la politica, come se il bipolarismo non fosse stato usato da Confindustria per imporre le sue regole a chiunque andasse al governo. Il bipolarismo invece viene accettato da Vendola come abitat naturale in cui far sviluppare la proposta delle primarie.

    Nel suo intervento Vendola ha guardato anche giustamente alle esperienze positive che arrivano dall’America latina. Di Europa si è parlato poco.
    Non c’è stata nemmeno una parola sulle sinistre e sul profilo delle socialdemocrazie nel continente. In Europa la battaglia non è solo contro le destre, ma anche contro un pensiero unico che unisce spesso e volentieri centrodestra e centrosinistra al momento di decidere sulle politiche concrete.

    Liberazione, sabato 23 ottobre 2010

    Vi ricordo, compagni, che il nostro giornale ha bisogno del nostro sostegno per continuare a vivere. Vi ricordo, ancora, che ciò si rende necessario grazie al dissesto finanziario in cui lo ha lasciato la gestione Sansonetti, Bertinotti and Company.
    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

  137. Non potete fare i rivoluzionari perchè avete assessori e poi Ferrando e gli altri son più bravi. Non potete fare i riformisti perché il PD non vi vuole e poi Vendola è più bravo. Potete solo ricordare i bei tempi. Oliviero Diliberto presto imporrà la sua linea e ci sarà nuovamente un PCI in miniatura. Ramon svegliatevi perché cosi la Rifondazione finisce male ed è un peccato.

  138. massimiliano piacentini Says:

    Cari compagni,

    non siete commossi? Vedete in quanti si preoccupano di noi, del nostro futuro, della nostra salvezza? Non lo avrei mai detto, ma davvero tutto ciò è commovente. Anche i testimoni di geova accorrono in nostro aiuto: SVEGLIATEVI!
    Ma noi che vogliamo fare per ‘salvarci’? Ricominciamo dal vangelo (QUALE?) o dall’amor di patria? Hic rosa hic salta!, secondo qualcuno che dice di aver ‘letto’ ‘qualcosa’.
    Poco sopra ho postato l’intervista del compagno Ferrero sul capopopolo. Ce n’è abbastanza per leggere -per chia sia capace di farlo, ovviamente- come siano presenti esplitcitamente e implicitamente le ragioni, gli argomenti e le scelte abbondantemente e chiaramente espresse da Ramon Mantovani. Mi sarebbe facile e agevole elencarle, ma non lo farò: non ho intenzione di perder tempo con gli ultras di questo o quello.
    Solo, compagni, cerchiamo di non commuoverci troppo, non vorrei che nel frattempo perdessimo la capacità di indignarci.

    Un saluto a pugno chiuso

  139. Estratto di Simone Oggionni alla Direzione del PRC del 2 Novembre
    leggi leggi bene Massimiliano Piacentini cosa scrive un eminente esponente il COORDINATORE dei GC.

    “In terzo luogo c’è un disorientamento rispetto ai passi indietro compiuti con queste modalità congressuali, all’assenza di democrazia nelle scelte dei delegati, ad un congresso che si è definito pattizio ma che, fuori dalla retorica, rende impossibile quella discussione politica vera e profonda che anche in questa sede è stata rivendicata. La rende impossibile perché il soggetto politico che la discute e la decide coinciderà con i gruppi dirigenti delle correnti dei diversi partiti e non con il popolo largo dei nostri iscritti.”

    caspita che democrazia nel PRC la democrazia delle correnti
    saluti comunisti..ma quali?

  140. massimiliano piacentini Says:

    Nel prc ci sono le correnti? Mica lo sapevo: io pensavo che ci fosse il leader carismatico! Per fortuna che ce chi ci racconta la realtà del nostro partito e ci impartisce lezioni di democrazia. Ma forse che nemmeno il congresso di Chianciano è stato democratico? Eh già, mi sa tanto che ci sono stati i brogli delle correnti. Ma che quella di Bertinotti e Vendola era una corrente? Che per caso hanno fatto la scissione perché hanno perso la maggioranza a causa dei brogli e perciò sono stati costretti a lasciare il partito per fondarne uno nuovo, veramente democratico, possibilmente a corrente unica e capace di salvare il Paese?

    Il Paese, il tuo nuovo sceneggiato televisivo in onda tutte le sere alle 8.30 su rete Italia nostra, la tua azienda, la nostra azienda. Subito dopo il tradizionale “Libro cuore”. Viva l’Italia e tutti i suoi tifosi.

  141. massimiliano piacentini Says:

    volevo scrivere c’è, i’m sorry

  142. Bertold Brecht Says:

    Leggendovi, da totalemente esterno, completamente simpatizzante, mi viene in mente un geniale passaggio di Brecht:
    “Ero morto e non me ne ero accorto!”
    E’ la storia di un uomo che parla con sua moglie del futuro per quasi un ora, di quello che faranno insieme, di come risolvere i loro problemi economici dopo la guerra, eccetera. Poi si accorge di essere morto in un letto e di aver parlato a nessuno. Perchè era morto.

  143. ultimissime:
    continua il fuggi fuggi verso SEL. In liguria (vedi tirreno bianchi), sicilia, lombardia e campania è in atto una vera e propria smobilitazione. Tutti compagni che sbagliano? Possibile che i ns. dirigenti siano così supponeti da non fermarsi un attimo a capire che forse a Chianciano alcuni errori stanno anche dalla ns. parte e che rivedere certe posizioni e convincimenti è per un comunista un pregio e non un limite? Ma davvero più del destino di un partito e della sua rappresentatività conta di più essere un dirigente nazionale di un microbo? E che cavolo infallibili e presuntuosi della malora. A volte penso che siate affetti da minoritarismo acuto proprio di coloro che solo nel minoritarismo hanno occasione di distinguersi. Ma questa è depressione culturale e psichica… la politica è altro, tante altre cose tra cui certamente consenso e partecipazione…senza le quali si ha TORTO A PRESCINDERE

  144. massimiliano piacentini Says:

    Vedete? I pescliolini si agitano nella piccola rete e ora ci danno anche le ultimissime. E non si dica che non lo avevo detto o che non li attendevo:
    a loro ci vuole un pò di tempo per cominciare ad agitarsi! In questo straccio di paese ci sono un sacco di mitomani. alcuni si credono allenatori
    della nazionale di calcio o di qualunque altra squadra. Poi ci sono quelli
    che giocano a fare i giornalisti o direttori editoriali di giornali borghesi, cioè pennivendoli. E pensate, compagni, nessuno li paga! Sono come il pubblico di una qualsiasi delle tante trasmissioni televisive in voga oggi. A PRESCINDERE SEMPRE ASINI (senza offesa per il quadrupede, che è invece degno di ogni rispetto).

  145. massimiliano piacentini Says:

    Poi ci sono quelli che citano il compagno Brecht, ma proprio a sproposito, o forse a proposito di sé stesso medesimo

  146. massimiliano piacentini Says:

    Pesciolini, nella rete dell’inganno. Si agitano!

  147. massimiliano piacentini Says:

    Buona notte compagni, la storia non è finita. E neppure il ‘900!!!!

  148. Ma questo sito mica cambierà nome in massimiliano piacentini?
    aha aha aha

  149. MASSIMILIANO PIACENTINI Says:

    Non penso che il vigliaccone o la vigliaccona senza nome e cognome qui sopra riderebbe se non fosse nascosta dietro il Pc. In ogni caso, siccome stamane mi sento buono voglio consigliare tutti i fedeli di Vendola: state attenti al ridere! Visto che dovete ripartire dal Vangelo, occhio: “Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete”. Fateci sapere quale adotterete e cominciate a studiarvelo per bene. Uno che i vangeli e le religioni le conosce bene, perché Ateo e Comunista.

    PREGHIERA DEL MATTINO:
    “Elevate i vostri cuori, buoni ballerini, in alto, più in alto!
    E non dimenticatemi la buona risata.
    Questa corona di colui che Ride!
    Questa corona intrecciata di Rose!
    A voi, fratelli, getto questa Corona”.

  150. caro lucaocchionero, siccome fra noi non manca il rispetto e nemmeno l’amicizia si può discutere con costrutto. più o meno l’opposto dei battibecchi che si possono vedere qui sopra e che soddisfano solo gli autori dei post. battibecchi che non possono far cambiare opinione a nessuno. e che denunciano una concezione della politica per cui non si parla e discute ascoltandosi e con la disposizione mentale a cambiare opinione, a riconoscere le ragioni degli altri, a riflettere, a ripromettersi di fare una lettura per approfondire.
    ma veniamo a noi.
    le mie, caro luca, non sono argomentazioni di tipo “parlamentare”. le tue si. la mia è una semplice descrizione della realtà. senza imbrogli e senza infingimenti. insisto nel dire che tutta questa discussione, anche con te, è nata dalla percezione che moltissimi hanno avuto che turigliatto ed altri abbiano condotto una vera opposizione contro la guerra in afghanistan e che siano stati emarginati e cacciati dal prc per questo. ho dimostrato inconfutabilmente che non è vero. ma non ce l’ho con turigliatto personalmente. ce l’ho con una concezione spettacolare della politica. ce l’ho con gli imbrogli. con le false battaglie massmediatiche. ce l’ho con l’idea che il popolo non capisca null’altro che frasi ad effetto e semplificazioni buone per i bambini delle elementari.
    lo so che ragionare così è andare controcorrente. che molti preferiscono non porsi i problemi per quello che sono realmente. che tanti ormai non sono capaci di ragionare sulla fattibilità o meno di una cosa e preferiscono “sperare” in un leader che magicamente possa regalargliela. è l’americanizzazione della politica. ma lo è sia quando si sta in un governo facendo finta che è il migliore o che quando si scopre che è il peggiore si fa finta che non ci sia alternativa al condividerne le scelte antipopolari, sia quando si finge di opporsi sapendo di non spostare di una virgola ciò che fa il governo o si fanno proclami per poi contraddirli con gli atti reali.
    tu dici che sono stati commessi errori. come sai lo penso anch’io. ma forse vale la pena di dire con chiarezza quali errori. perché non basta dire che sono stati commessi errori. bisogna dire quali cose era giusto fare e quali no. e se si pensa che certe cose non andavano fatte si ha l’onere del fornire la prova che non facendole si sarebbe fatto bene.
    io sono d’accordo sul fatto che ci fu un grave errore nell’analizzare i rapporti di forza sociali quando si decise di fare il programma comune dell’unione. del resto il sottoscritto nel 2003,in totale solitudine, polemizzò con bertinotti esattamente sull’analisi secondo la quale i movimenti erano inefficaci e ci voleva un surplus di “proposta politica”. questo surplus fu l’unione e l’idea che ci fosse la possibilità concreta di uscire dalle politiche neoliberiste ottenendo in questo modo la disarticolazione del centrosinistra e poi, ma ci tornerò fra breve, ci fu l’unità della sinistra in un nuovo partito sciogliendo quelli esistenti. se ci pensi bene è esattamente la stessa cosa che propone vendola. la stessa identica cosa.
    sulla base dell’esperienza concreta del governo dell’unione dovrebbe essere chiaro che fu un errore. banalmente le domande dei movimenti sociali e dei diritti civili che pure erano scritte nel programma di governo furono tradite e quando fu chiaro che la confindustria, la banca centrale europea e il resto delle istituzioni finanziarie e il vaticano erano quelli che conducevano le danze e dettavano l’agenda al governo, invece che prenderne atto, dire la verità, promuovere una discussione con tutte le rsu e con ognuno dei movimenti, da quello pacifista a quello degli omosessuali, da quello degli studenti a quello dei beni comuni ecc sfidando tutti a rimettere la decisione se rimanere al governo o meno ad una consultazione di popolo (altro che primarie!) si disse che la formazione del pd avrebbe aperto un vuoto a sinistra che un nuovo partito poteva riempire. e che con un nuovo partito forte almeno del 15 % dei voti alla fine si sarebbe contato nel governo di più per cambiarne realmente l’indirizzo. si disse che bisognava lasciarsi alle spalle simboli e nomi (comunisti) perché quel vuoto era nuovo e con i simboli e nomi vecchi non si sarebbe potuto riempirlo.
    fu questo l’errore degli errori. e si poteva fare diversamente.
    credo che fino a qui siamo d’accordo. credo.
    quando tu dici che furono commessi errori devi dire cosa concretamente bisognava fare per non commetterli o almeno per correggerli.
    domanda: credo che per non commettere quegli errori si dovesse dire che non stavamo nell’unione? che dovessimo presentarci contro tutto e tutti? la domanda è seria. non è retorica. ma se avessimo fatto così cosa sarebbe successo? la storia controfattuale è una cosa seria. se uno dice non dovevamo fare questo deve dire cosa bisognava fare e valutarne le conseguenze. non può cavarsela solo dicendo non dovevamo fare questo.
    dopo 5 anni di governo berlusconi, con grandi movimenti vivi e in lotta, e con prodi e soci che dicevano essere disponibili a uscire dal neoliberismo e a firmare un programma che prevedeva la cancellazione della legge trenta, la chiusura dei cpt, i pacs, l’abolizione dello scalone maroni sulle pensioni, la pubblicità dell’acqua, il ritiro delle truppe dall’iraq ecc ecc era possibile, come proponeva (unico) il mio amico ferrando dire: siccome i ds sono un partito borghese noi ci presentiamo soli e ce freghiamo se vince ancora berlusconi?
    dimmelo luca. si poteva fare così? se dici di si devi anche dire cosa sarebbe successo concretamente. e sai benissimo che cosa sarebbe successo. prodi e soci avrebbero detto che volevamo far vincere berlusconi proprio quando era possibile svoltare a sinistra come chiedevano tutti i movimenti di lotta. non avrebbero mica detto si è vero noi vogliamo far finta di ritirare le truppe dall’iraq, vogliamo implementare la legge trenta invece che abrogarla, vogliamo cambiare lo scalone maroni peggiorandolo, vogliamo privatizzare l’acqua, non vogliamo assolutamente fare nemmeno i pacs. anzi, proprio per sfidarci avrebbero detto cose anche più di sinistra. o no? ed è inutile ricordarti cosa avrebbero detto, pensato e fatto ognuna delle persone impegnate nelle lotte.
    se dici di no allora devi porti il problema di cosa bisognava fare per realizzare il programma e per eventualmente rompere con il governo quando fosse stato chiaro che il bilancio dell’attività del governo era chiaramente un tradimento del programma e soprattutto il contrario di ciò che lavoratori e movimenti si aspettavano.
    se si pensava che fosse possibile (sottolineo la parola possibile) che con il governo dell’unione si svoltasse a sinistra era necessario a un certo punto prendere atto dell’impossibilità. ma ad un certo punto. quando a tutti fosse stato chiaro che gli atti concreti del governo erano l’opposto del suo programma. o no? per favore dimmi se è giusto dire questo o no.
    se si si poteva far cadere il governo due mesi dopo elezioni vinte per 25mila voti su un decreto che ritirava le truppe dall’iraq e contemporaneamente prorogava quella in afghanistan?
    questa non è una argomentazione di “tipo parlamentare”, caro luca. è una domanda alla quale bisogna rispondere. perché è maledettamente concreta. lo è talmente che quelli che lo proposero e che si stracciarono le vesti gridando slogan pacifisti poi votarono anche loro il decreto. perché sapevano benissimo che precari, lavoratori, omosessuali, comitati per l’acqua, insegnati e studenti e anche pacifisti integralisti gli avrebbero detto che per una posizione di principio avevano vanificato la possibilità di cambiare il paese e che nel concreto non si sarebbero ritirate le truppe dall’iraq e sarebbero state raddoppiate quelle in afghanistan. o no?
    altrimenti perché avrebbero anche loro votato il decreto dopo tutte le sceneggiate fatte in tv e sui mass media? per disciplina di partito? per “responsabilità”? per cosa?
    suvvia!
    ma se sapevano che le cose stavano così perché fingere di opporsi per poi votare a favore? facciamo pure che non fingevano e pensavano di opporsi e votare contro il decreto e che lo dissero senza valutare bene cosa sarebbe successo e che poi rendendosene conto votarono a favore. è anche peggio. ma io ho troppo rispetto e considerazione per turigliatto e soci per dire che erano stupidi, che le sparavano grosse senza valutare cosa sarebbe successo. se dico che fingevano è perfino per rispetto.
    banalmente sfruttavano una contraddizione per ottenere visibilità per la loro corrente in previsione (previsione che si rivelerà giusta) che il governo avrebbe fatto male e che il partito ne sarebbe stato travolto.
    peccato che facendo così confondevano le acque e finivano col mettere in difficoltà il proprio partito separando i destini della propria corrente da quelli del partito. non credo sia un mistero ne un segreto dire che chi invocava la libertà di voto in realtà rispettava una disciplina di voto della corrente invece che del partito. o qualcuno crede che turigliatto quando ha votato i decreti di proroga delle missioni e poi votato la fiducia a prodi alla prima crisi lo abbia fatto contro la volontà di sinistra critica?
    non c’era nessuno che non sapesse che non si poteva far cadere il governo così. e i voti lo dimostrano inequivocabilmente. anche se oscurati dagli infingimenti e dai mass media e dalla politica spettacolo quei voti ci furono. e furono dati per non far cadere il governo e non perché turigliatto e soci improvvisamente erano diventati guerrafondai, svenditori di principi, poltronisti e chi più ne ha più ne metta.
    chissà perché io che dicevo di essere contro la guerra in afghanistan e che dicevo che era meglio fare quel compromesso piuttosto che mantenere le truppe in iraq, raddoppiare quelle in afghanistan, avedo fatto cadere il governo sarei un traditore per aver votato il decreto mentre quelli che hanno votato come me sarebbero degli eroi del pacifismo! o siamo tutti traditori o semplicemente abbiamo valutato che non era possibile fare diversamente perché il fare diversamente sarebbe stato peggio. delle due l’una. se c’è qualcuno che mi fa incazzare sono i deputati che hanno votato contro solo perché sapevano che i voti non erano decisivi. troppo facile far finta di opporsi così. se era giusto votare contro bisognava proporre che tutto il gruppo votasse contro. perché è così che si comporta un parlamentare comunista secondo me. lasciare che il gruppo decida di votare a favore salvando il governo per poi votare contro individualmente solo perché si sapeva che così il governo non sarebbe caduto è secondo me moralmente indegno. non è una questione di disciplina burocratica. è una questione di democrazia e di collettivo. tutti eravamo contro la guerra in afghanistan. tutti sapevamo che non potevamo far cadere il governo due mesi dopo le elezioni. perché dovevamo dividerci fra quelli che si caricavano la responsabilità di non far cadere il governo e quelli che facevano finta di evitarla apparendo come coerenti? questa per me è una infamia.
    io, caro luca, rivendico la mia coerenza. e mi assumo tutte le responsabilità fino in fondo. soprattutto quelle che non mi attribuisci tu. fui io a condurre la trattativa nella maggioranza di governo. fui io a scrivere la mozione sulle missioni militari. ero io il responsabile della partita essendo il capogruppo in commissione esteri. mica decisi da me. ci furono molte riunioni. ma fui io a proporre la linea. sarei una merda se mi nascondessi dietro decisioni collettive allargando le braccia e dicendo che ero dubbioso e perplesso e che alla fine avevo rispettato la disciplina di partito.
    infatti, e scusa le mie rivendicazioni personali, fui sempre io a dire a bertinotti in prima pagina di liberazione che il problema non era fare un nuovo partito di sinistra, fui io a dimettermi da tutti i ruoli parlamentari proprio perché imperava la demagogia sulle missioni militari sia di quelli che facevano finta di essere contro e poi votavano a favore sia di quelli che votavano a favore dicendo che poi sarebbe venuta l’exit strategy e così via. fui io a proporre al cpn che si facesse la consultazione di massa sul rimanere al governo o meno. decisione votata a stragrande maggioranza ma che poi la segreteria disattese allegramente per puntare tutto su quella buffonata vergognosa degli “stati generali della sinistra”. fui io quando dopo il tradimento dei pacs, dopo lo scalone maroni sostituito da scalini che alla fine erano più alti dello scalone, dopo la partita del welfare e della precarietà, a proporre di votare contro la fiducia al governo. perché era arrivato il momento della verità. quella reale, quella vera. c’era un bilancio dell’attività del governo ed era sufficientemente chiaro che la “possibilità” di fare cose buone era mutata in “impossibilità”. quando lo proposi non lo feci a cuor leggero. lo feci valutando cosa sarebbe successo. e penso tuttora che saremmo andati incontro a enormi difficoltà. ma penso anche che dicendo la verità, che mettendo a confronto il programma con le cose fatte che lo contraddicevano totalmente, avrebbe permesso di non recidere i rapporti con quello che restava dei movimenti di lotta (e non era poco) e ci avrebbe permesso di sopravvivere. perché una parte del paese ci avrebbe capiti. la stessa che mai ci avrebbe capiti se avessimo fatto come diceva ferrando. e sono sicuro che la novità di un partito che chiamava mezzo milione di persone per decidere se stare al governo o farlo cadere dichiarando di obbedire a loro sarebbe stata la vera novità e la vera risposta alla domanda di partecipazione. altro che nuovi partiti e primarie e americanate varie.
    e allora sarebbe stato il momento anche per dire: sull’afghanistan tutti voi del centrosinistra dovete prendere atto che non essendoci la possibilità concreta della conferenza internazionale di pace ecc c’è una sola cosa da fare. il ritiro unilaterale delle truppe. punto. abbiamo mediato e fatto compromessi. ma non è più il momento dei compromessi. oltre ai pacs, alla precarietà, alle pensioni ecc ecc c’è anche l’afghanistan. e perciò vi togliamo la fiducia.
    ora, caro luca, questo è il mio modo di pensare. e resta tale finché qualcuno non mi convincerà del contrario.
    se mi convinci veramente del contrario ti offrirò cento negroni.
    potrei anch’io cavarmela dicendo abbiamo commesso errori e buona notte. senza dire quali e quando li abbiamo commessi.
    ma mi sta troppo a cuore la onestà intellettuale, la coerenza (non quella degli idioti che non cambiano mai opinione bensì quella fra i pensieri e i fatti) e una concezione della politica seria e rigorosa invece che la politica spettacolo.

    un abbraccio

  151. Anonimo 3 Says:

    Beh, ma c’é da sottolineare il nuovo ed interessante concetto molto di sinistra: “se hai consenso hai ragione, altrimenti torto a prescindere”.
    Da cui:
    Berlusconi e & hanno ragione, i poveracci sulle gru o sui tetti torto. A prescindere.
    La lega ha ragione, i migranti torto. A prescindere.
    Mussolini aveva ragione, i dissidenti torto. A prescindere.
    Hitler aveva ragione, comunisti, ebrei, zingari, ecc. torto. A prescindere.
    Ma per quale motivo discettare di politica, se il piú acclamato ha ragione, a prescindere?
    Diamoci alle previsioni del tempo.
    Buon pomeriggio.

  152. Anonimo 3 Says:

    Esistono concetti talmente basilari che…

  153. dinoluciasml Says:

    Cavolo Ramon, offrire tutti quei negroni a Luca mi sembra eccessivo,offrine qualcuno anche a noi,neh!A parte gli scherzi,quanta pazienza ci vuole ma è una virtù anche quella. Un abbraccio

  154. cara marina, io penso che sia sempre necessario attenersi ai documenti per parlare di una forza politica. ed infatti ho letto con molto interesse ed attenzione il documento del congresso di sel.
    tu hai letto quello delle federazione della sinistra?
    sono pronto a fare con te come con altri una discussione seria sui contenuti dei documenti.
    intento ti dico alcune cose.
    1) non penso affatto che vendola e sel siano per il libero mercato. come non ho dubbi sul fatto che critichino il “moderno capitalismo”. ma… sarò un rottame novecentesco (anzi, ottocentesco) ma secondo me concetti come anticapitalismo e lotta di classe identificano la sinistra. in altre parole quando si fa, nel documento di sel, una denuncia generica del neoliberismo (che non è un sistema economico bensì l’ideologia che sorregge il capitalismo contemporaneo) e non ci si dichiara anticapitalisti si può tranquillamente dire che lo stato non deve “ficcare il naso nel recinto delle imprese” o addirittura che “lo stato non si deve fare impreditore”. se parliamo di documenti e di proposte concrete nel documento di sel ci sono cose molto generiche, per altro condivisibili, ma non c’è scritto “Politiche di intervento pubblico nell’economia, sulla base di un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale, e che preveda la produzione pubblica di beni collettivi, dalla ricerca, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio da sottrarre alla speculazione, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone” come è invece scritto nel documento della federazione. del resto il mio amico alfonso gianni ha scritto un commento all’intervista di vendola che dice esattamente la stessa cosa.
    non tentare di cavartela parlando dei sostegni alle imprese nelle regioni. come ti ho già detto non sono contrario. e non sono contrario nemmeno a quelle che può elargire lo stato. su queste si deve casomai esaminarle nel concreto. finanziamenti a fondo perduto? o finanziamenti mirati e condizionati. per esempio dicendo alle imprese che nel caso delocalizzino o facciano lo spezzatino delle diverse attività produttive per avere meno di 15 dipendenti o chiudano licenziando i lavoratori dovrebbero restituire tutti i finanziamenti fino all’ultimo euro. caso mai bisogna vedere se la commissione europea permette che si finanziano imprese, giacché è una violazione delle norme della concorrenza, visto che il neoliberismo implementato in europa da socialisti e popolari e conservatori esiste e sovrasta le legislazioni nazionali e nel caso del trattato di lisbona anche le costituzioni nazionali. ma non stiamo parlando di questo.
    stiamo parlando dell’alternativa al modello del moderno capitalistico. dire che lo stato non deve farsi imprenditore è un concetto preciso. non c’è un solo partito di sinistra nel mondo, comunista o meno che sia, che lo sostiene. del resto se gli stati del venezuela, della bolivia, dell’ecuador non si fossero fatti imprenditori nazionalizzando buona parte delle imprese strategiche e genstendole direttamente non sarebbe stato possibile fare i programmi di lotta alla miseria e all’analfabetismo. come, è inutile girarci intorno, non si può in italia e in europa mettere (rimettere) regole ai mercati finanziari se non si sottopongono le banche centrali al controllo politico e se non si ristabilisce la proprietà pubblica di una parte delle banche. così come solo una impresa pubblica può fottersene per lunghissimi periodi della ricerca del massimo profitto a scapito del lavoro e dei diritti dei lavoratori e fare investimenti sulla ricerca di prodotti durevoli e che soddisfano i bisogni dei “cittadini”. perché non c’è verso di far fare queste cose alle imprese private, che per loro natura cercano il massimo profitto a brevissima scadenza e tendono a produrre merci non durevoli per i “consumatori”.
    tutto qui, cara marina. è inutile che ti adombri se rilevo una contraddizione. non basta dire voglio un altro mondo. bisogna dire come si fa e quale mondo si vuole.
    se poi vuoi dire che sul sole 24 ore si può sostenere una cosa e in una assemblea operaia un’altra va bene. a patto che si dica sul sole 24 ore che si è anticapitalisti e perché lo si è e che si spieghi all’assemblea operaia che ci stiamo difendendo, che siamo stati sconfitti, che bisogna resistere oggi per tornare a vincere domani. che bisogna essere molto realisti. fare il contrario, blandire i lettori del sole 24 ore rassicurandoli che non siamo più quegli sporchi comunisti di un tempo e “far sognare” gli operai miracolose vittorie da ottenersi insieme a quelli che esaltano marchionne secondo me è un imbroglio.
    ma questo ci porta dritti al secondo punto.
    2) se leggi attentamente i documenti di cui sopra vedrai che non sono affatto incompatibili per fare l’unità fra sel e noi. il che non significa che siano uguali. cosa osta a questa unità? vediamo un po….
    io penso che la federazione della sinistra, per come è scritto lo statuto e il documento, possa tranquillamente essere composta da sel e dal prc e dagli altri. in spagna izquierda unida funziona così. perché le forze che la compongono si rispettano reciprocamente, non prevedono che nessuno si cancelli per fare qualcosa di nuovo e inedito. ora che c’è il nome federazione della sinistra non si può chiedere a sel di aderirvi. sono d’accordo. se sel vuole ci si può unire cambiando questo nome. magari chiamandola sinistra unita, per fare un esempio concreto. ma tu sai che allo stato è impossibile. per il semplice motivo che sel è stata fondata proprio per fare un nuovo partito con una nuova ideologia per partecipare al quale bisogna rinunciare al comunismo. del resto sel nasce proprio facendo scissioni sia in rifondazione, nel pd, nei verdi, nel pdci e anche nel psi. o no?
    ovviamente non condivido queste scelte. ma le rispetto, nonostante il fatto che per giustificarle, noi siamo stati insultati violentemente da parte di vendola e soci. saremmo vecchi, un cimitero, stupidi identitari, totalitari, omofobi (sic), illiberali e chi più ne ha più ne metta.
    pazienza. io sono abituato a tutto questo. quando fondammo rifondazione occhetto e anche fabio mussi dicevano esattamente le stesse cose di noi. e di vendola in particolare dicevano peste e corna. mussi disse perfino che per noi il comunismo era come la coperta di linus e che piagevamo perchè ce lo portavano via. ahimè. vai in una biblioteca che ce l’abbia e leggiti cosa scriveva vendola allora su liberazione settimanale e poi quotidiano. lodi del comunismo a gogo. attacchi al pds e al suo revisionismo sul comunismo. mica si potrà dire che il novecento sia finito all’improvviso in occasione dell’esperienza di governo dell’unione. se era attuale il pensiero comunista nel 92 perché non lo sarebbe più oggi? mah!
    ovviamente si può cambiare idea. eccome se si può. ma è un po triste cambiarla pretendendo di infamare quelli che non l’hanno cambiata per lavarsi la coscienza. è un po triste dire che si è gli autentici eredi del meglio di rifondazione mentre chi ci rimane sarebbe un mostro omofobo, identitario e così via. in sel ci sono compagni che mi accusavano di non essere un vero comunista, di essere un libertario anarchico, di teorizzare la subalternità del partito ai movimenti. come ci sono in rifondazione compagni che mi dicevano le stesse cose. viceversa ci sono in rifondazione come in sel compagni che hanno combattuto insieme ai tempi per innovare la cultura politica, per criticare lo stalinismo e così via. non è vero che la divisione è fra vecchio e nuovo, fra innovatori e conservatori. del resto basta che tu legga i documenti del prc e delle federazione e vedrai che non troverai traccia ne di omofobia, ne di sottovalutazione del conflitto fra i generi, ne di sottovalutazione delle questioni ambientali e così via. al contrario su tutte queste cose i documenti sono quasi identici. perché allora dire che è questo che ci divide? perché? dimmelo tu, marina, il motivo.
    gli omofobi e quelli che non accettano la differenza di genere, più o meno mascherati, ci sono tanto in sel come in rifondazione. a me prudono le mani (e adesso dimostro di essere violento e militarista come mi ha detto vendola scrivendolo su un articolo) quando devo leggere sul corriere l’accusa al prc di essere diventato omofobo da parte di un personaggio che in privato diceva “se mio figlio fosse ricchione lo strozzerei”. come è difficile digerire che fra applausi al congresso si accusasse noi di aver prodotto una deriva giustizialista da parte di personaggi che ora sono nell’italia dei valori. o di essere vigliacchi al punto di voler licenziare i redattori di liberazione non in riga (non ne è stato licenziato uno solo) da parte di un personaggio che appena diventa direttore di un giornale licenzia un redattore che scrive contro la n’drangheta (io questo l’ho scoperto guardando la trasmissione di santoro). e potrei continuare a lungo.
    non è uno sfogo, marina. è solo per dire che non è vero che siamo divisi da chissà quali differenze culturali. e che non è giustificabile nessun scissione per questi motivi.
    ma questo ci porta al terzo punto.
    3) quali sono allora i veri motivi della divisione?
    oltre al fatto che c’è chi pensa che unirsi in una sinistra unita senza sciogliere i partiti che la compongono non è possibile perché solo se sparisce il prc si può fare qualcosa di veramente nuovo, e non è poco, c’è una divisione ancor più profonda.
    si tratta del governo.
    io e noi pensiamo che il problema democratico in italia, oltre ai tentativi impresentabili di berlusconi di cambiare la costituzione ecc, sia il bipolarismo. se hai pazienza e hai voglia di leggere per poter discutere a ragion veduta ti rimando alla lettura del mio articolo “perché dovremmo dividerci fra governisti e settari”. li ci sono ampie e dimostrate spiegazioni del perché sostengo questo.
    vorrei farti notare che il bipolarismo è intrinsecamente escludente ogni rivendicazione di cambiamento reale. la competizione per il governo avviene fra simili che non pongono in questione nessuna delle architravi del sistema. sono i poteri forti a dettare l’agenda al governo e qualsiasi cosa che non c’entri con gli interessi della confindustria, del sistema finanziario e del vaticano sono considerate e trasformate in cose impolitiche, in utopie estremistiche, in pazzie. il bipolarismo è la forma perfetta per il governo nel tempo del capitalismo neoliberista. le forze antogoniste, che pensano che il conflitto sia democratico e non un intralcio al sistema, che pensano che sia meritevole di rappresentanza nelle istituzioni, sono schiacciate dal sistema bipolare. o si adeguano e stanno in alleanza con quelli che pensano in modo contrario al loro sulla precarietà, sulla guerra, sui diritti civili o non ci stanno e allora vengono accusati di fare intelligenza col nemico, di essere responsabili di far vincere la destra. se stanno in alleanza e si permettono di chiedere i pacs, o l’abolizione della legge trenta, o il ritiro unilaterale di una missione militare vengono accusati di essere estremisti, spaccatutto, massimalisti e così via e se insistono li si accusa di voler far cadere il governo e di voler far vincere la destra.
    è così o non è così? ti sfido a dimostrare che non è così.
    è il sistema che è così.
    credi che se invece di prodi ci fosse vendola a guidare il governo la banca centrale europea, la confindustria, il vaticano, gli USA, accetterebbero quello che lui vorrebbe fare?
    quando parlo di rapporti di forza sociali intendo questo.
    posso dire che col ritorno al proporzionale la sinistra politica potrebbe in parlamento essere il veicolo dei conflitti e delle rivendicazioni sociali e dei diritti civili e che potrebbe anche ottenere risultati concreti facendo leggi concrete?
    è un po difficile spiegarmi che con un nuovo leader i democristiani del pd quelli dell’udc non farebbero causa comune per impedire che si faccia la legge sui pacs. è un po difficile spiegarmi che con un nuovo leader sparirebbero magicamente gli interessi forti della confindustria, che sono apertamente condivisi da bersani quando dice che ci vuole più mercato e concorrenza e che l’unione europea ha ragione con maastricht e quando dice (ma del resto moltissimi in sel hanno votato a favore anche loro) che il trattato di lisbona è buono anche se dice esplicitamente che le politiche sociali e l’esigibilità dei diritti devono essere subordinate al bilancio!
    capisco perfino se si provasse per la prima volta a condizionare il centrosinistra. ma sarebbe la terza volta. e le altre due hanno dimostrato incofutabilmente che non si può.
    ora, cara marina, insistere per le primarie, dire che il leader può vincere, mettere il suo onorato nome sul simbolo, rifiutare perfino di discutere con i “cimiteriali”, blandire i cattolici conservatori esibendo (abbastanza oscenamente secondo me) le proprie convinzioni religiose e arrivando ad apprezzare e condividere le pensose parole di questo papa sulla pedofilia dilagante nelle istituzioni religiose, rassicurare le imprese dicendo per carità mica vogliamo mettere il naso nel vostro recinto e così via è serio? è buono?
    non sarebbe meglio dire uniamoci a sinistra, diciamo al pd che ci alleiamo con lui per cacciare berlusconi cambiare la legge elettorale e per ripristinare un minimo di democrazia parlamentare?

    magari mi sbaglio. spero perfino di sbagliarmi. anche a me piacerebbe che ci fosse un governo capace di abrogare la legge trenta, di ritirare la missione afghana, di mandare a fanculo l’unione europea dei tecnocrati liberisti, di chiudere i cpt e così via.
    ma stranamente un visionario utopistico sognatore di comunismo come me è abbastanza realista da guardare in faccia la realtà mentre chi dice che si può vincere e cambiare tutto come d’incanto passa per essere l’unico che realisticamente si propone di fare qualcosa di concreto.
    è anche questo un effetto del bipolarismo, della personalizzazione totale della politica, della politica spettacolo dei talk show. ed è tutto fatto all’insegna della passivizzazione del popolo. ogni tanto c’è un profeta in cui riporre speranze. poi quando le speranze vengono deluse se ne aspetta un altro. come negli usa.
    i tea party accusano obama di essere un comunista anche se non lo è mai stato. quelli che avevano tante speranze che sono andate deluse non vanno a votare e intanto obama fa quello che vuole il mercato, appoggia i colpi di stato in honduras, schiera la IV flotta al largo del venezuela, continua le guerre in iraq e afghanistan.
    o no?

    beh scusa per lo sproloquio, ma come vedi ti ho presa sul serio ed ho evitato di fare ancora solo poche battute sbrigative.
    ciao

  155. caro morgan, adesso ho capito di che intervista parlavi. io condivido ciò che ha detto ferrero. e anche lo stile non inutilmente polemico. sottolineare le divergenze in modo chiaro senza insultare è la cosa giusta secondo me. come è giusto sottolineare le convergenze. ma sul centrosinistra, sul pd, sul giudizio sul partito socialista europeo, e soprattutto sul bipolarismo dall’intervista si capisce benissimo che le dìvergenze sono profondissime.
    quindi proprio non capisco perché dici che io dico delle cose e ferrero delle altre.
    per altro, come è successo tante volte nella mia vita, non avrei nessun imbarazzo a riconoscerlo se fosse vero che ho opinioni diverse dal segretario.

  156. grazie anonimo 3 e grazie dino. negroni per tutti.

  157. Anonimo 3 Says:

    Mi piacerebbe sentire la tua opinione, Mantovani, se ne hai voglia, é ovvio, su un qualcosa che temo di non saper spiegare bene e che quindi puó essere frainteso. Ci provo, ma chiarendo subito che sono assolutamente contraria a qualsiasi privatizzazione.

    Vendola parla a suggestioni, a immagini, a flash, per cui spesso, secondo me, i suoi discorsi risultano ambigui ed interpretabili a piacere e, premesso che trovo molto sensato quello che hai scritto a Marina, l’affermazione che lo Stato non puó farsi imprenditore puó essere intesa anche in modo diverso, ovvero, dopo le esperienze del ‘900, il timore che lo Stato imprenditore si trasformi in Stato sfruttatore o capitalismo di stato.
    Per semplificare, per un lavoratore, essere sfruttato dallo Stato puó essere anche peggio che esserlo da un privato, il quale puó quanto meno essere citato in giudizio, mentre il primo ha la forza del diritto assoluto.
    D’altronde e proprio per questi motivi, il superamento dello Stato, almeno per come lo conosciamo, dovrebbe essere l’obiettivo.
    Vendola, sempre secondo me, gioca su questi temi come un prestigiatore con le tre carte, ma i suoi giochi sono mirati e mandano messaggi ondivaghi e precisi nello stesso tempo, a seconda dalla cultura da cui si proviene ed esattamente in quanto ad interpretazione libera.
    In Italia, oltretutto, c’é stata l’esperienza delle cooperative rosse, che si sa come sono finite, malgrado abbiano contribuito non poco allo sviluppo delle aree interessate.
    Indubbiamente e lo dice anche Vendola, sebbene poi non lo realizzi neppure in Puglia, acqua, sanitá, scuola, trasporti, energia e qualcosa che di sicuro dimentico, dovrebbero essere completamente pubblici ed al servizio della comunitá, ma pubblico deve necessariamente significare statale? Ed anche e soprattutto per l’industria, non si potrebbero ricercare forme, anche abbozzi, di oganizzazione autogestita? E non sarebbe interessante e stimolante impiegare una piccola parte del partito in esplorazioni ed analisi serie e approfondite su un ventaglio di prospettive alternative?

    Ciao

  158. Tirreno Says:

    Innanzitutto era del Pdci e Tirreno Bianchi non aderirà a SeL

  159. lucaocchionero Says:

    apprezzo ovviamente i negroni, un pò meno questi post lunghissimi ma cmq esaurienti. Premetto due cose: la prima è che sono molto contento di non essere stato in Parlamento in quegli anni, la seconda è che purtroppo manco di troppi particolari per un’analisi completa. Cosa bisognava fare? Quali sono gli errori? Avere votato due pessime finziarie, avere assecondato la falsa politica dei due tempi(prima risanamento e poi redistribuzione), avere appoggiato politiche sul lavoro più moderate del centrosinistra di Treu, avere negato il fiscal drag ed il cuneo fiscale agli operai, avere fallito sui diritti civili, avere assecondato una politica estera a noi mai appartenuta. Ma l’errore più grande, caro Ramon, è stato quello di non rendersi conto che più si ingoiavano tali rospi più si stringeva quel nodo scorsoio intorno alla nostra gola. Il nodo era il ricatto che se mostravi la tua diversità il governo sarebbe caduto. Dentro quel nodo siamo rimasti impiccati. Nel 1998 invece non andò così: eravamo in appoggio esterno dopo un accordo elettorale a “mani libere”(più o meno) e mantenemmo la lucidità fino all’ultimo giorno. Davanti ad un governo che svoltava a destra decidemmo di uscire: rifiutammo l’impiccagione e lasciammo Prodi e D’alema ai loro giochetti di potere. Certo abbiamo subito qualche mese di linciaggio mediatico, l’ennesima scissione, ma non mi pare che i movimenti ci abbiano abbandonato; e dopo quell’esperienza siamo ritornati a fare buona politica esattamente come prima di appoggiare il primo Prodi. E non è che nel 1998 si era in un momento propizio per mostrare la propria diversità rispetto al 2007! Lì vigeva la retorica giornalistica secondo la quale avevamo tirato giù il primo governo della sinistra in Italia, che ci dimentichiamo?
    Conosco le tue posizioni durante il secondo Prodi e per questo non dò alcuna responsabilità ai singoli per le decisioni prese. Decidono gli organi collettivi indipendentemente dalle posizioni espresse dai singoli e mi sembra perfino giusto che in un gruppo parlamentare o in un organo di direzione politica si decida a maggioranza.
    Una cosa però non l’ho mai capita: com’è possibile che l’allora gruppo dirigente entrò nell’Unione e nella maggioranza senza precostituirsi una exit strategy, o una via di fuga? Nel mio lavoro, sarà deformazione professionale, la prima cosa che ti insegnano è precostituirsi un paracadute che almeno ti copra il culo se le cose si mettono male. Possibile che in politica questo principio salvavita non si applichi? Mi sembra strano. Per quanto riguarda Turigliatto e Rossi, rispetto le tue opinioni, ma i fatti dell’epoca erano così complicati che probabilmente anche le loro decisioni non vanno liquidate e giudicate con una semplicità che la sinistra alternativa in quel periodo probabilmente non poteva permettersi. Un’altra cosa: non c’era bisogno nè degli stati generali della sinistra, nè di una consultazione dei circoli. Bastava girare per le strade: ho dovuto subire, e non solo io, un sacco di parole di delusione da simpatizzanti, cittadini e lavoratori. La gente si aspettava da noi diversità di vedute e di governo che non abbiamo dato. Ancora ricordo che dopo quella finanziaria in cui piazzammo € 10 di aumento sulle prestazioni sanitarie(provvedimento che poi mi pare fu sospeso) alcuni compagni rischiarono il linciaggio in fila davanti al CUP per pagare il ticket. Speriamo di avere capito che non si può trattare all’infinito e che non è uno scandalo abbandonare i tavoli se è evidente che non c’è nessun margine per un accordo.

  160. Carissimo Ramon,apprezzo molto il tono,ed i contenuti in special modo,che usi nelle argomentazioni rivolte a Marina, proprio perchè ne condivido l’approdo.E proprio per questo mi va di raccontarti,senza tediarti oltremodo,uno spaccato della mia vita.Coppia storica di quasi 50enni,quindi potrai immaginare sere e sere coi compagni ai circoli o davanti a qualcosa di buono da mangiare,discussioni lunghe e appassionate,una vita militante,figurati che nostra figlia più o meno a 17 anni ci ha detto:Sono comunista ma basta che mi facciate dormire.Ora il fatto è questo la mia compagna è rimasta col prc io no,sto con sel.Questo non ha provocato nessuna scissione familiare nè tantomeno abiure dell’uno o dell’altro, e principalmente dei compagni di una vita.E’ cambiata forse il mio livello d’ansia,sai quell’ansia del fare,che ha preso il posto di quella stanchezza e quello stordimento che negli ultimi anni facevano apparire anche un attacchinaggio o un assemblea di circolo qualcosa di dolorosamente faticoso.Come se all’improvviso quello che ho fatto per una vita diventa inutile e perfino dannoso.Non entro nella disputa tu hai detto che sono uno stronzo e io ti rispondo tu lo sei due volte:spesso ognuno degli attori ha fatto pipì fuori dal pitale,e il dolore intimo è forse scaturito dall’enorme affetto che ci legava.Ma questo è un aspetto sociologico a noi ci piace la politica.Sbaglierei se sostenessi la tesi che oggi non ci sia più bisogno di comunismo,anzi la sua domanda diventa ancora più impellente,come sbaglierei due volte se non capirei la drammatica richiesta di risposte ,allo stato materiale delle persone,e non alla loro coscienza,in tempi compressi e certi,come dire sporchi maledetti e subito.E lo devo fare non dimenticando che i movimenti di alternativa e comunisti ,nella storia repubblicana,trovano slancio e rappresentanza,numeri e peso,in un quadro istituzionale certo e con mediatori sociali(si proprio i sindacati)convinti di almeno di alcune linee di sviluppo.Quindi la ricostruzione di un campo,e mi pare che su questo siamo d’accordo.Come sono assolutamente d’accordo con te ,al netto degli slogan,del bisogno vitale di una riforma elettorale univocamente in senso proporzionale che possa anche definitivamente eliminare questo maggioritario malato che ammorba la democrazia.Ma con grande onestà dobbiamo anche dire che proprio ora,quali e quante forze ,sarebbero disposte a sottoscrivere qualsiasi forma di accordo intra o extra parlamentare che impegni le rappresentanze su questo scopo.Piuttosto,e non è che mi importi molto,val la pena ricordare che probabilmente tra poco si va a votare,col sistema a bocce ferme,e che per approssimazione val la pena provarci.quello di Vendola è un tentativo,in cui sicuramente ci sono elementi poco chiari e discutibili,ma che sicuramente mettono in discussione,alle sue fondamenta non solo l’ideologia del capitalismo,una delle ideologie del capitalismo,ma stroncano come irricevibili le ipotesi di marchionne,la precarizzazione della vita e delle coscienze,le guerre camuffate da missioni di pace,la devastazione dei territori e delle ricchezze naturali,l’assunzione della questione meridionale e della lotta senza cedimenti a tutte le mafie.è di questo che ha provato ha ragionare il congresso,nè di visibilità mediale,nè di campagne di marketing politico,nè di poesia decontestualizzata dalla realtà vera.E questo mi pare che sia un altro motivo di contiguità tra me e te,che di quello che sostengono altri e autorevolissimi esponenti di questo affascinante mondo sinistra indipendetemnte se da prc o da sel,poi non deve causare la nostra impiccagione,o no?Mi batto con convinzione per una riunificazione della sinistra,temporanea o di lunga durata,bicicletta o triciclo,elettorale o sociale,se fosse possibile politica,altrimenti significa che ci proverò ancora.E su questo aspetto sono in totale sintonia con la mia compagna,ma già da anni.Ora su questo aspetto ,secondo me,si può arrivare in diversi modi:in maniera traumatica e dolorosa come lo è stata la nostra scissione,fondando un nuovo partito,TEMPORANEO,tout court,oppure anche con soluzioni un pò più organizzativiste.Dunque la costruzione della FDS in questo ragionamento diventa un punto di svolta di centrale importanza,significa,dal mio punto di vista(poi se vogliamo davvero la formula di unità la troviamo) un tentativo vero e generoso nella direzione che ci auspischiamo:una riunificazione a sinistra,dove storie e identità siano la leva dell’inizio di un cambiamento.E’ ragionevole discutere in questa direzione?Secondo me si,avendo il coraggio di rompere schemi inopportuni,di cui sicuramente io e tu siamo portatori,sani questo non lo so.Al fondo c’è una constatazione elementare,non sono io singolo militante ad aver bisogno di sinistra e comunismo,ma lo sono ,e con una urgenza da codice rosso,le donne e gli uomini di questo paese.Io e te,io e i compagni,possiamo anche scazzarci violentemente,mandarci affanculo,essere in disaccordo su tutto,ma ti garantisco che se un compagno si trovasse minacciato,in difficoltà,troverebbe la mia mano e la mia mente sicuramente a sua difesa,e non solo la mia ma quella di tutti noi.
    Con stima

  161. cara anonimo 3, invece credo che ti spieghi benissimo.
    per quanto mi riguarda io sono un feroce critico dello statalismo, come lo sono delle esperienze dell’est proprio perché imitavano spesso acriticamente l’organizzazione del lavoro capitalistica e fordista del tempo. la proprietà dei mezzi di produzione non è sufficiente per costruire una alternativa. tuttavia nel tempo della globalizzazione cosa è successo? banalmente che la competizione assoluta e i meccanismi monetari e finanziari (che ho tentato di descrivere nel lungo articolo e che non ripeto qui) ha trasformato in europa lo stato nazionale da programmatore economico, regolatore del mercato, e proprietario dei settori strategici e delle imprese relative in autorità deregolatrice (spesso in modo autoritario) al fine di attrarre investimenti finanziari, in accompagnatore delle scelte delle multinazionali, in “controllore” della regolarità della concorrenza. per fare questo lo stato ha rinunciato ad indirizzare l’economia anche gestendo direttamente imprese, magari in economia e con investimenti senza redditività a breve e magari anche a lungo termine. perciò ha privatizzato pressoché tutto. per venti anni si è sentito gridare che il pubblico era inefficiente, lento, inadatto a stare sul mercato, burocratico, e così via. per venti anni il privato è stato descritto come bello, efficiente, innovativo, veloce. il risultato è banalmente che gli interessi delle imprese si sono assolutizzati e quelli dei lavoratori sono diventati una variabile dipendente dai primi. fino al punto di precarizzare, licenziare liberamente, sottopagare il lavoro, tagliare il salario indiretto del welfare. l’ideologia liberista, sposata da tutti i partiti socialisti in europa, diceva e dice che il mercato, la competitività, la concorrenza, l’assenza di lacci e lacciuoli per le imprese avrebbero prodotto sviluppo e anche i presupposti per una redistribuzione della ricchezza (il famoso secondo tempo che non è mai venuto per il semplice motivo che il primo sopprime i presupposti del secondo). è in questo contesto che parliamo della proprietà pubblica o meno delle imprese e anche dello stato che si fa imprenditore. non in astratto. è vero che da questo punto di vista non siamo più nel novecento (diciamo il secolo breve) ma in realtà dal punto di vista dei rapporti fra le classi sociali siamo nell’ottocento e non in un futuro meraviglioso e ricco di opportunità.
    in tutto questo periodo si è affermato il pensiero unico. non solo quello della fine della storia. diciamo quello che assume dogmi assunti come indiscutibili. paradigmi semplificati in frasi cariche di fortissimo significati. come per esempio “lo stato non deve farsi imprenditore”.
    mentre gli apologeti del liberismo da venti anni gridano che lo stato non deve farsi imprenditore è una pura illusione pensare che si possa contrastare il significato profondo di questa frase dandole un significato libertario, antistatalista. a me è chiarissimo che la proprietà delle imprese non è sufficiente e che c’è il problema del controllo sociale e che questo non si esercita attraverso il controllo della politica a sua volta organizzato attraverso la lottizzazione dei partiti dei posti nei consigli di amministrazione. penso perfino che anche in presenza di proprietà privata si debba esercitare il controllo sociale. e penso che bisogna fare tesoro delle esperienze negative del socialismo reale come delle esperienze concrete di imprese pubbliche italiane gestite con i piedi.
    ma quel “lo stato non deve farsi imprenditore” per venti anni è stato utilizzato per privatizzare centinaia (ripeto, centinaia) di imprese pubbliche di proprietà integrale dello stato o dei comuni e così via che funzionavano benissimo, che avevano profitti e mercato, e che se avevano problemi di redditività e magari anche bilanci in rosso era perché producevano merci e servizi per soddisfare i bisogni sociali dei cittadini invece che cercare il massimo profitto e basta. aziende energetiche locali, centrali del latte, farmacie, eni, telecomunicazioni, ferrovie, poste, acciaierie, raffinerie, industrie farmaceutiche, e anche fabbriche di qualsiasi cosa rilevate dallo stato perché i padroni delle stesse le avevano fatte fallire e invece avevano possibilità di continuare a produrre o di riconvertire la produzione.
    i liberisti privatizzano, dicono che la concorrenza seleziona al meglio e che bastano le authority per vigilare sulla concorrenza stessa. il risultato in italia è che anche le aziende di proprietà pubblica parziale o integrale hanno dovuto ristrutturarsi per la ricerca del massimo profitto e per competere. erano inefficienti perché erano efficaci. efficaci per produrre servizi per i cittadini anche col bilancio in pareggio o con perdite. efficienti perché inefficaci nel produrre merci e servizi per i cittadini. è per questo che in italia nessuno investe nelle linee ferroviarie dei pendolari, che gli uffici postali hanno chiuso centinaia di sportelli considerati rami secchi ma che fornivano un servizio (spesso l’unico in molti piccoli paesini) per i cittadini, che le centrali del latte che producevano merci a prezzi calmierati e che avevano altissimi investimenti in ricerca e qualità del prodotto non praticano più i prezzi calmierati e livellano al ribasso la qualità dei prodotti disinvestendo in ricerca. è per questo che in italia la banda larga c’è solo dove è redditizia per le aziende private che la installano. e potrei continuare a lungo.
    quindi, per parlare di controllo sociale delle imprese e dei servizi, oggi bisogna dire che lo stato deve farsi imprenditore, che il mercato non deve essere vigilato affinché sia concorrenziale bensì regolamentato in modo da correggerne le storture che produce spontaneamente. questo ci rimanda anche a una critica dello stato e di cosa dovrebbe essere. ma lo stato che “non mette il naso nel recinto delle imprese” è uno stato al servizio degli interessi delle imprese. è il contrario di ciò che c’è scritto nella costituzione nelle parti ancora sopravvissute all’orgia liberista e che non a caso berlusconi si ripromette di cambiare e che non a caso sono già gravissimamente minacciate dal trattato di lisbona.
    è, permettimi la divagazione, lo stesso che dire che si può costruire l’alternativa facendo l’apologia dell’alternanza. è scambiare per partecipazione del popolo la scelta del leader invece che la organizzazione degli interessi e la loro rappresentanza attraverso partiti democratici. è una illusione quando c’è la buona fede e anche l’ingenuità di sognare che confermando le cose che svuotano la democrazia sia la strada per ricostruirla. è un imbroglio quando si sa benissimo che si promettono cose impossibili da ottenere ma intanto si ottiene un successo per se stessi a scapito dei tifosi e sostenitori passivi.
    hai avuto ragione a mettere quel post ironico sulla concezione del consenso che gira per ogni dove.
    lavoro lavoro lavoro, viva i lavoratori in lotta, viva la fiom e la sua manifestazione ma “lo stato non deve farsi imprenditore” crea consenso (massmediatico ed elettorale) sia presso i lavoratori sia presso il gruppo di repubblica che sui suoi giornali scrive ogni giorno le iperboli liberiste. ma è un consenso, che per quanto reale sia dal punto di vista elettorale, non può essere usato per cambiare le cose bensì solo per far finta di farlo.
    un abbraccio

  162. caro luca, i 100 negroni li dovevi guadagnare. al massimo te ne meriti uno per la risposta. ma la risposta tua evita accuratamente le mie domande. ripeti cose sulle quali sono d’accordo anch’io e per giunta fai esempi che contraddicono quello che dici. ma eviti di dire cosa sarebbe successo se per non commettere l’errore generale che dici avessimo scelto di non partecipare alla coalizione dell’unione o avessimo fatto cadere il governo prima che fosse provato che il governo faceva male e tradiva il proprio programma.
    e ora più brevemente ti dico il perché.
    1) sul nodo scorsoio sono d’accordo. e sui documenti che ci portarono all’esperienza di governo c’erano tutti i paracadute di cui parli. si parlava di possibilità. si teorizzava una simbiosi con i movimenti di lotta affinché la nostra presenza al governo fosse coerente. e alla fine si votò perfino ciò che proposi io, come ti ho già detto, relativamente ad un decisione di rottura o meno col governo non gestita dagli organismi dirigenti bensì ceduta alla sovranità popolare dal basso. sinceramente non so cos’altro potevamo fare di più.
    2) infatti, caro luca, dovevamo fare come nel 98. ma nel 98 sebbene fossimo fuori dal governo e decisivi per i voti parlamentari non rompemmo a priori e/o su cose secondarie. trattammo all’infinito anche facendo compromessi discutibili. come quello della legge treu. e quello della turco napolitano. banalmente erano compromessi simili a quello dell’afghanistan. ma, per esempio, rifarei quello sulla turco napolitano perché ci trovammo di fronte al banale problema di votarla in cambio della regolarizzazione di circa 400mila immigrati (che passò con un nostro emendamento firmato da me). l’alternativa era votare contro. e nella fattispecie il governo avrebbe traballato ma non sarebbe caduto perché la destra aveva già negoziato il suo voto in cambio dell’introduzione del reato penale di ingresso clandestino. e di fronte all’alternativa di avere una legge ancor peggiore senza la regolarizzazione di 400 mila immigrati io non ho dubbi su come bisognava votare. non rifarei, invece, la legge trenta. anche se bisogna ricordare che non c’era nessun movimento a sostenerci e che anche la fiom ci criticava ogni volta che alzavamo la voce col governo.
    trattammo e trattammo. e surrogammo l’assenza di lotte e movimenti con un surplus di scontro col governo. era un po come se la lotta si facesse soprattutto in parlamento invece che nelle piazze. arrivammo a una prima crisi. ci trovammo contro tutto e tutti. a cominciare dalla fiom. e trattammo di nuovo e ci fu un accordo per un anno che comprendeva la riduzione dell’orario come in francia ecc. nella finanziaria seguente dicemmo che il bilancio era negativo, chiedemmo al governo se intendeva o meno rispettare gli accordi con noi. ci disse di no e quindi decidemmo di votare contro.
    posso dirti che non avremmo retto se avessimo fatto cadere il governo subito dopo le elezioni? posso dirti che non ci può essere rottura senza che prima sia chiaro fino in fondo che non c’è alternativa alla rottura?
    beh è la stessa cosa che bisognava fare con il secondo governo prodi. la stessa. rispondendoti ho già detto perché secondo me non è stato fatto. ed è quello l’errore madornale.
    inoltre vorrei ricordarti che dopo il primo governo prodi perdemmo in due anni un milione novecentomila voti. da tre milioni e due a uno virgola tre. ma li perdemmo perché avevamo rotto con prodi e perché, per giunta, il consenso per la guerra in serbia era altissimo nel paese. non perché avevamo fatto troppi compromessi.
    3) infine, caro luca, io posso dire di essere stato contento di stare in parlamento in quel periodo. se nella società sei minoranza, se le tue idee devono scontrarsi con i luoghi comuni imperanti, se il capitalismo trionfa, sempre in parlamento troverai diretta o indirettamente queste cose. ma posso dirti alcune cose, a mo di esempio, che ho fatto e che sono state utili. spesso fatte contro il governo con i voti della maggioranza parlamentare e addirittura con maggioranze trasversali di noi e la destra contro i ds. a) cancellata la possibilità di commerciare armi con qualsiasi paese, introdotto dal governo berlusconi, in deroga alla legge 185 (governo contrario ma votata ugualmente dalla maggioranza parlamentare). b) impegno al governo a riconoscere al fronte polisario lo status di rappresentanza diplomatica, unico parlamento in europa ad averlo fatto (governo contrarissimo, voti a favore del prc, pdci, udc, an, idv, e una decina fra dissidenti verdi pds e margherita, voto di astensione di forza italia, voto contro di pds, margherita e verdi (sic). c) missione in libano secondo tutti i crismi previsti dalla mozione parlamentare sulle missioni militari e cioè atta ad impedire qualsiasi scontro, composta da decine di paesi molti dei quali non riconoscevano nemmeno lo stato di israele, comandata dal consiglio di sicurezza dell’ONU (baschi blu), e bene accolta da hezbollah e dal partito comunista libanese (che ha anche lui una consistente milizia armata) e con i quali noi concordammo quasi passo per passo la nostra posizione, contrastata da israele e dagli usa. vorrei farti notare che se fosse stato per il governo senza di noi avremmo avuto una missione autorizzata ma non comandata dall’onu a guida NATO o a geometria variabile e quindi composta con l’esclusione dei paesi contrari ad israele. (votata da tutti ma con forti critiche della destra a di una parte del centrosinistra) e ti garantisco che noi fummo decisivi per il profilo di quella missione tanto che la prima cosa fatta dal governo berlusconi fu quella di dire che era una missione secondaria dalla quale sfilarsi. ed infatti è stato dimezzato il contingente italiano in libano e raddoppiato in afghanistan. d) impegno al governo a subordinare la propria posizione circa l’ingresso della turchia nell’UE al pieno riconoscimento dei diritti dei kurdi e alla soluzione politica del conflitto (votata dal centrosinistra e da una parte trasversale della destra dopo una lunghissima trattativa nella quale noi e una parte della destra (an) abbiamo obbligato il pds ad accettare i concetti di diritti dei kurdi e di soluzione politica del conflitto. e) governo obbligato a presentare (ci furono scontri durissimi con d’alema e con la farnesina che non voleva saperne assolutamente) la mozione all’onu sulla moratoria della esecuzioni della pena di morte. battaglia condotta da noi e dai radicali praticamente contro tutti. la vittoria all’onu della mozione sarà rivendicata come successo da d’alema ma gli USA si incazzarono mortalmente. f) obbligo al governo italiano di non sostenere il candidato filo USA per l’america latina per l’entrata nel consiglio di sicurezza dell’onu. unico governo in europa a farlo sostenendo di fatto il paese sostenuto da cuba e venezuela con un voto di astensione che però neutralizzò altri voti nel mondo a favore del candidato degli usa determinando in modo decisivo la vittoria del candidato di venezuela e cuba. g) rottura del gruppo occidentale nell’assemblea dell’unione interparlamentare mondiale e schieramento della delegazione italiana con i paesi del terzo mondo in diverse occasioni e votazioni. e potrei continuare.
    nessun di queste cose giustificava la prosecuzione dell’esperienza di governo se messe in confronto con il welfare ecc.
    ma come vedi c’è sempre un motivo per stare in parlamento.
    sempre che si faccia politica, che si facciano mediazioni e compromessi e che non ci si dedichi a fare cose false per andare sulle agenzie di stampa per apparire molto rossi senza esserlo. perché su ognuno di queste cose avremmo tranquillamente potuto lasciare che le cose andassero per il loro verso e poi dire che faceva schifo tutto. qualche migliaio di militanti avrebbe detto che eravamo coerenti. ma sarebbe stato falso. esattamente come lo è nella politica spettacolo.
    ciao luca. un abbraccio

  163. caro G.L., grazie per gli apprezzamenti. che spero siano condivisi anche da marina, perlomeno nei toni.
    siccome voglio risponderti per bene devi avere un po di pazienza. ora non posso e domani nemmeno. lo farò appena possibile.
    grazie e un abbraccio

  164. sono e rimango convinto che la grande occasione per influenzare il governo, la fase economica e cambiare in una certa misura il futuro ci sia stata durante il primo governo Prodi, mentre per quanto riguarda il secondo governo Prodi era gia’ scritto fin dall’iinizio comesarebbe andata a finire tant’e’ che nel mio congresso di circolo prima di Venezia ho votato la mozione di Sinistra Critica ( che comunque se non ricordo male prevedeva una sorta di appoggio esterno).
    Per quanto riguarda gli anni dal 96 al 98 invece sono gli anni di formazione del turbo-capitalismo dei primi anni 2000 forse un’energica opposizione sulla legge Treu che introduceva il lavoro interinale avrebbecambiato lastoria degli anni futuri mentre non fui d’accordo con larottura nell’ottobre 98: guarda caso da li’ comincio’ ad espandersi liberamente il lavoro interinale che fino ad allora era stato limitato alle qualifiche operaie: avremmo dovuto rompere le palle fino a farci cacciare piuttosto che fargli il favoredi andarcene …
    ciao

  165. Anonimo 3 Says:

    Grazie della risposta, chiarissima. Questo contesto é insopportabile, ti schiaccia, ti toglie tutto lo spazio, anche quello di immaginare un futuro diverso.
    Ciao.

  166. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,

    ho letto i tuoi ultimi post e soprattutto quello del 4 novembre, 2010 alle 19:48, nel quale rispondi chiaramente e puntualmente a Marina. Credo ormai sia altrettanto chiaro che sulla questione della scissione dei bertinottiani, sia sui modi in cui e avvenuta e sia, infine, sull’analisi de quadro politico attuale e delle prospettive e strategie mi trovo perfettamente d’accordo con tutto quanto hai scritto. Ho solo una domanda: per quale motivo bisognerebbe rispettare chi non ha rispetto? Potrebbe sembrare una pura petizione di principio, ma non è così. E’ su questo punto che non mi trovo d’accordo con te e neppure con Ferrero. Davvero non capisco: si tratta di tattica e se si, quali sarebbero gli obbiettivi? Ci tengo a precisare che in questa richiesta di chiarimento non c’è alcun intento sterilmente polemico o maligno e neppure l’intento di seminare odio. E’ solo che a me il “porgere l’altra guancia” non mi ha mai convinto. Ma certo, se mi si mostra che così facendo si vince una battaglia, allora….

    ciao e scusate tutti i miei ultimi post: il fatto è che anche a me, certe volte, “prudono le mani”.

  167. Ramon torno da poco a casa dopo alcuni giorni fuori e sono stanchissima per risponderti. comunque grazie dei toni ho notato bene, presto una risposta più articolata.
    saluti sinceri

  168. cara marina, per ragionare e discutere seriamente non c’è mai fretta. farlo richiede tempo, pazienza, argomenti e intelligenza, anche se si polemizza aspramente. per convenire da tifosi o dissentire da nemici con frasi scarlatte e slogan basta un minuto.
    quindi non preoccuparti. davvero non c’è fretta.
    un abbraccio

  169. caro G.L., grazie per il commento. anch’io apprezzo i tuoi toni.
    tu stesso parli di molte cose che ci uniscono e non ci dividono affatto. tu stesso auspichi unità. bene. ok. allora domanda: come mai stiamo in due partiti diversi? come mai tu e la tua compagna state in due partiti diversi?
    ci sarà un motivo no? mica sarà il caso. oppure un illogico istinto all’autodistruzione. o la gelosia fra leader e capi e capetti.
    non ripeterò qui per la trecentesima volta che io sono abbastanza stufo di sentirmi fare lezioni di unità da chi ha fatto scissioni. non foss’altro che perché io di scissioni non ne ho mai fatte. neppure una. perché, per esempio, io e vendola combattemmo insieme nei due congressi che portarono allo scioglimento del PCI dicendo che noi non facevamo nessuna scissione. (io e vendola usavamo proprio questa parola “scioglimento” accusando occhetto di voler liquidare il PCI e di voler fare un partito nuovo si ma totalmente diverso dal PCI anche se Occhetto diceva, e scriveva nei sui documenti che la sua proposta era mettere a valore il meglio del PCI in una più ampia costituente della sinistra diffusa e mi sono ritrovato venti anni dopo a discutere con vendola esattamente negli stessi modi e con gli stessi identici argomenti perché vendola parlava di costituente della sinistra diffusa, di investire il meglio di rifondazione in un nuovo partito e accusava me di essere identitario, settario, fuori dalla storia, con la testa rivolta al passato, esattamente come faceva occhetto con lui.). comunque lasciamo perdere e andiamo al punto. che è e rimane: come mai siamo divisi?
    sintetizziamo in poche righe il vero motivo.
    c’è chi dice: il governo prodi dell’unione è stato una pessima esperienza perché ha deluso il popolo del centrosinistra e soprattutto quello della sinistra. rifondazione ha sbagliato le previsioni, ha sbagliato a non rompere quando ormai era più che chiaro che il governo faceva il contrario di quel che c’era scritto sul suo programma. siamo in una sconfitta storica ma se in due anni la sinistra passa dall’11 % al 3 e perde più di tre milioni di voti è difficile non esaminare bene cosa è successo in quei due anni. bisogna si unire la sinistra ma per resistere, ricostruire le radici sociali che ha perso. e per unirla tutto si può e si deve fare tranne che dire che bisogna azzerare tutto, cancellare il comunismo e l’esistenza di un partito politico comunista perché è pacifico che quelli che non vogliono questo lo manterranno in vita e quelli che vogliono fare un nuovo partito considereranno quelli che vogliono mantenerlo in vita come ostacoli da eliminare per realizzare il loro progetto, scatenando una guerra. e quindi la sinistra deve si unirsi, ma essere totalmente indipendente dal pd e dal centrosinistra, fare l’unità fra diversi senza che nessuno debba autosopprimersi per fare l’unità, fare un accordo col pd senza imbrogliare e quindi dicendo che si può fare una coalizione contro la destra ma non un governo insieme e che bisogna uscire dal bipolarismo.
    e ci sono altri che dicono: la sconfitta è ventennale, il governo prodi è stato così così, è stato il pd di veltroni a liquidarlo e la sinistra ha perso tre milioni di voti in due anni perché era solo un cartello elettorale. bisogna capire che la sinistra deve rompere col passato, fare una cosa nuova, stare organicamente nel centrosinistra e tentare di prenderne il comando con le primarie. chi non la pensa come noi non è che ha una analisi diversa, e non è che propone un asse politico e una formula organizzativa diversa ma rispettabile e con la quale confrontarsi. chi non la pensa come noi è identitario, è regredito al comunismo staliniano, è un cimitero, e con loro noi non facciamo nemmeno una lista comune anche quando in un comune abbiamo esattamente gli stessi identici propositi dentro o fuori dal centrosinistra.
    questo è il vero motivo della divisione.
    posso dire sommessamente che in italia mi sembra più nuovo e più pragmatico e quindi più realizzabile dire che bisogna unirsi sui contenuti, e prendo per buoni quelli che hai elencato tu. e che la sinistra che si riconosce in quei contenuti, comunista o socialista di sinistra che sia, ambientalista o femminista che sia, può fare insieme un programma di lotte per il paese e su queste fondare un programma elettorale e presentarsi insieme alle elezioni? che si può fare questo dicendo che i partiti restano ma che rinunciano a fare queste cose in prima persona e che tutte le persone, iscritte o meno a un partito, decidono ed elaborano direttamente queste cose con il principio di una testa un voto. che insieme si dica la verità al pd e che gli si proponga di fare le poche cose che si possono fare insieme ma che non si ripeta per la terza volta l’imbroglio di dire che le cose di sinistra, come quelle che elenchi tu, si possono fare per poi deludere per la terza volta tutti?
    a me questo sembra pragmatico. o è più pragmatico e realistico dire che bisogna fare un nuovo partito più grande più bello più moderno e per farlo si provocano scissioni in tutti i partiti esistenti e si produce l’immagine della divisione incomprensibile per poi competere per vedere chi è più unitario?
    nel tempo del bipolarismo sembra che ci sia una sola possibilità. unire tutti contro la destra. ma la competizione nel bipolarismo è per conquistare il governo. chiunque si candidi al governo deve accettare le compatibilità del sistema. il ruolo della banca centrale europea. la NATO. il mercato come ordinatore di tutto. il g8, il g20, il wto, la banca mondiale, il fmi. la costituzione europea che istituzionalizza la tecnocrazia liberista e distrugge ciò che rimane nelle costituzioni nazionali legato al welfare e ai diritti. nel bipolarismo per battere la destra bisogna dire cose di sinistra, altrimenti non si intravvede nulla di utile per battere la destra dal punto di vista sociale e perché l’elettorato di sinistra è indispensabile per vincere. ma nel bipolarismo non si da l’alternativa. si da solo l’alternanza. i poteri forti, che esistono, se un governo di centrosinistra accenna a fare qualcosa di sinistra lo fanno cadere immediatamente. o lo obbligano a fare come dicono loro e a cacciare dal governo o anche dalla maggioranza parlamentare chi propone di fare cose di sinistra (come successe nel 98 con noi e con lafontaine nel governo tedesco).
    o ti cacciano o ti obbligano, per non fare un favore alla destra, ad accettare le guerre, la precarietà, i cpt, la costituzione europea, i diktat del fmi, le liberalizzazioni del wto, la NATO, le basi militari zeppe di missili atomici, la legislazione per la famiglia sul modello reazionario e cattolico, i finanziamenti alle scuole private, la privatizzazione di tutto.
    in una spirale per cui alla fine o ti eliminano dalla politica ufficiale, nelle istituzioni e sui mass media, o di trasformano nella sinistra del sistema che sogna mondi diversi mentre implementa quello reale di merda, fatto di guerre e ingiustizie sociali di tutti i tipi. in entrambi i casi ti uccidono.
    tutto ciò è disarmante. rende, per esempio, come tu dici, difficile militare, discutere ore e ore nelle riunioni, attaccare i manifesti e distribuire i volantini. perché la sensazione è che non serve a cambiare nulla. e che al massimo di tanto lavoro se ne appropriano solo alcuni che su questa sconfitta galleggiano salvando il proprio posticino nelle istituzioni.
    caro G.L., può darsi che io mi sbagli. nel caso dimmi dove sbaglio. per favore.
    vendola è sulla cresta dell’onda. è il davide che ha sconfitto golia in puglia. non importa se il suo avversario nelle primarie era un pd coinvolto negli scandali peggiori. non importa se in puglia al voto mancava la stessa percentuale di votanti che si sono astenuti come in tutte le altre regioni. non importa se ha vinto perché la destra si è presentata divisa (al contrario del lazio per esempio). i giornali hanno detto che era l’obama italiano. lui ha detto sono l’obama italiano e mi presento alle primarie. e da quel momento tutte le tv, tutti i giornali e così via ne hanno parlato come del possibile nuovo leader della sinistra.
    vuoi che non lo sappia? credi che non lo sappia?
    ma quell’onda sulla cresta della quale lui è dove va?
    operaio con gli operai. cattolico con i cattolici. imprenditore con gli imprenditori. di centrosinistra col pd. di sinistra con gli elettori della sinistra.
    vuoi che non sappia che per vincere le primarie si debba fare così?
    vuoi che non sappia che alla gente non frega nulla delle distinzioni fra i concetti di centrosinistra e sinistra?
    vuoi che non sappia che il bipolarismo ti obbliga a fare così se tu pensi che non esista altro modo per tentare di vincere qualcosa?
    ma vincere che? le primarie? il governo?
    ma per fare cosa?
    e quando si scopre che perfino con vendola premier non si può mettere fine alla guerra in afhanistan. non si può abrogare la legge trenta. non si può non applicare senza sgarrare i diktat dei trattati di maastricht, della banca centrale europea, della confindustria, non si possono chiudere i cpt che succede?
    mettiamo pure, ma come vedi siamo nella fantapolitica, che vendola premier tenti di fare queste cose, la sua maggioranza parlamentare glielo permetterà? le centinaia di deputati e senatori del pd. del partito dello sbirro di pietro, e perfino diversi di sel che sono a favore della NATO, della missione in afghanistan, che pensano e dicono che bisogna privatizzare l’acqua, che non si possono fare i pacs, e così via glielo permettaranno?
    la massimo gli succederà la stessa cosa che è successa ad obama. invece che fare l’assistenza sanitaria pubblica potrà trovare qualche soldo per fare accedere una parte di quelli privi di assistenza sanitaria a quella privata. “governare” una ripresa del pil a scapito dell’occupazione che diminuisce. e così via. riaprendo la strada alla destra.
    quindi non è meglio unire la sinistra sui contenuti, dire la verità sui rapporti di forza sociali e organizzare le lotte invece che illudere? non è meglio, oggi che il bipolarismo fibrilla, puntare sul ritorno al proporzionale affinché chi pensa come pensa la sinistra possa votare la sinistra e che quest’ultima in parlamento possa battersi per i propri contenuti invece che per quelli della confindustria?
    ma no non è meglio. è meglio far finta che basti un nuovo leader per cambiare tutto.
    ahimè.
    nella storia capita di perdere. c’è sempre una scorciatoia per sfuggire alla sconfitta. ma la scorciatoia è per i furbi e gli svelti.
    oggi sono trenta anni che la classe operaia, i lavoratori, le donne, gli studenti, le persone civili e democratiche di questo paese perdono.
    non c’è nessuna scorciatoia per loro. primarie o non primarie, leader o non leader, centrosinistra o centodestra, berlusconi o no, per loro non c’è alla vista un aumento dei salari, una diminuzione della precarietà, un miglioramento dei servizi, una casa ad affitto equo, un cibo migliore ad un prezzo equo, il riconoscimento dei diritti dei single e delle famiglie di fatto. proprio non c’è. mentre per la confindustria la scorciatoia di appoggiare il centrosinistra per ottenere dalla cgil le stesse cose che la cisl e la uil hanno dato al centrodestra c’è. eccome se c’è.
    mentre la scorciatoia per i “politici” di sinistra che possono cavalcare le onde e tornare in parlamento per poi allargare le braccia e dire che vorrei ma non posso ma intanto faccio solo la politica del meno peggio e della riduzione del danno c’è. eccome se c’è.
    ma così si separano i destini della sinistra da quelli del popolo che soffre.
    comunque da quello che si vede in questi due giorni è facilissimo fare una previsione.
    è una previsione superficiale, intendiamoci. ma la faccio lo stesso.
    siccome ho le orecchie allenate ed ho ascoltato il discorso di fini ieri dico:
    i contenuti che fini ha indicato sono coerentissimi con quelli della confindustria e dei tecnocrati della UE. se ha detto che se berlusconi non si dimette ritira ministri e fiducia al governo si va alla crisi giacché non credo che berlusconi accetti di aprire un crisi al buio. se c’è la crisi su quei contenuti faranno un governo dal pd a fini. e quel governo farà le cose che la banca centrale europea vuole, che vuole la confindustria. e quel governo avrà la possibilità di fare un nuovo “patto sociale”. sulla base sostanzialmente di ciò che vuole marchionne. e la cgil dirà di si.
    addio primarie. addio illusione che con questo pd si possa fare un governo. o si potrà dire che si può mentre il pd sarà al governo direttamente o indirettamente non importa, per fare quelle cose?
    se le cose si metteranno così cosa deve fare la sinistra?
    proporre le primarie per uno due o tre anni?
    proporre un nuovo partito scontando le divisioni esistenti?
    o unirsi su contenuti alternativi a quelli del pd, su un programma di lotta, nel rispetto di tutte le differenze?
    certo dipende anche da quale legge elettorale farà questo governo.
    ma sel dirà che bisogna tornare la proporzionale ed eliminare qualsiasi indicazione del premier dalle elezioni? o dirà che ci vuole più proporzionale ma che bisogna mantenere le coalizioni previe al voto e l’indicazione del premier?
    tu cosa diresti G.L.?
    un abbraccio

  170. caro pietro, sarò lapidario. anche perché su questo blog si è parlato mille volte delle cose che dici tu.
    a) dare l’appoggio esterno ad un governo invece che farne organicamente parte, dal punto di vista dei voti in parlamento non cambia assolutamente nulla. inoltre dal nostro congresso alle elezioni fu cambiata la legge elettorale e la strada maestra della desistenza, per appoggiare un governo dall’esterno, era venuta meno anche dal punto di vista strettamente tecnico.
    b) non so che ricordi hai tu del primo governo prodi. ma io mi ricordo molto bene tutto. noi rompemmo i coglioni come dici tu. per due anni. e alla fine fummo cacciati. certo fummo cacciati in modo furbo. prodi si rifiutò per un anno di trattare e discutere qualsiasi cosa con noi. cancellò anche le cose che si era impegnato a fare (come la riduzione dell’orario di lavoro) e ci costrinse a votare contro. perché riteneva che avremmo subito una scissione che pensava gli sarebbe stata sufficiente per continuare. si sbagliò per un voto.
    quanto al lavoro interinale il 98 non c’entra nulla. perché fu introdotto dalla legge treu. tutto il centrosinistra e la cgil erano d’accordo prima e furono d’accordo poi con la precarizzazione del lavoro. in modo moderato con treu o in modo selvaggio con la legge trenta. sebbene nel progrmma del secondo prodi ci fosse scritto “noi siamo contro la legge trenta e i suoi due decreti attuativi” il governo disse che il “superamento della legge trenta” consisteva nella implementazione delle parti dei paracadute sociali già previsti nella legge trenta ma mai applicati dal governo berlusconi.” e anche questo fu accettato dalla cgil.
    un abbraccio

  171. caro massimiliano, chi ha deboli ragioni o ha intenzione di mascherare le vere intenzioni ha tutto l’interesse a “buttarla in caciara”. è una tecnica vecchia come il mondo. perché nel casino le ragioni deboli valgono come quelle forti e anche di più e le vere intenzioni spariscono del tutto.
    chi “propone” meravigliosi nuovi partiti ben sapendo che il farlo invece che unità produce solo più divisioni per forza deve descrivere quelli che non sono d’accordo come pazzi, estremisti, identitari e così via. non comportarsi nello stesso modo magari non serve a nulla perché comunque l’impressione che ne ha uno spettatore è che si stia litigando immotivatamente. ma almeno non si fa il gioco di chi la butta in caciara e non si diventa inconsapevoli complici suoi.
    poi c’è una questione, diciamo così, di stile.
    ne insultare ne fare le vittime per gli insulti ricevuti aumenta la credibilità e l’efficacia degli argomenti sui contenuti.
    meglio ignorare le offese e insistere sulle proprie ragioni. sempre.
    il che non vuol dire che a volte non si debba essere polemici e anche ironici e sarcastici. io personalmente lo sono anche troppo. e non lo sarei così tanto se fossi segretario del partito.
    un abbraccio

  172. Milano, Italia.
    Da mesi la Fed sta facendo con i suoi massimi dirigenti (MASSIMI) una corte spietata ed un offensiva unitaria verso Sel, nel tentativo di costruire una lista unica della sinistra per le comunali di Milano. (Non Seveso, nè, neanche Robecco con Arluno, ma MILANO).
    E’ evidente che Sel non lo farà, com noi non lo abbiamo fatto alle provinciali quando loro fecero la stessa cosa. Noi eravamo al 4 e loro al 2 secondo i sondaggi, quindi non potevamo rischiare… va beh, è chiaro.
    Oggi la nostra offensiva parte dal presupposto che eleggere un consigliere necessita voti che non abbiamo. Ma si nasconde dietro ad un progetto di unità della sinistra che tu e Ferrero (mi pare di capire) non vedete, perchè non c’è convergenza su mezzi e fini e su temi centrali quanto anticapitalismo e dintorni.
    Allora capiamoci: o commissariamo la federazione di Milano ( e dopo anni di disastrosa gestione sarebbe anche ora), oppure c’è un ambiguità nella Fds che va chiarita: no con Vendola sul progetto, ma si con Vendola per un posto in comune?
    A parte il fatto che faremo la corte ad un soggetto che ci dirà di no e noi ne usciremo una volta ancora minoritari e sconfitti ancor prima delle elezioni, c’è un altro tema che attraversa la discussione che è la coerenza agli occhi degli elettori.
    Ma si può il lunedì sputare su Sel e il martedì chiedere le liste unitarie? Ma si può essere identitari il mercoledì e il giovedì non aver problemi a nascondere la falce e il martello? (con Rizzo che sogghigna).
    Si può nei blog parlare di massimi sistemi e perdersi per strada una linea?
    Qual’è la linea della Fed? Aldilà dei posizionamenti dei mille colonnellini senza esercito che da correnti, correntine e personali posizioni dicono tutto e il contrario di tutto?
    Qual’è la linea? Liste unitarie? Soggetto unico? Percorso identitario e competitivo e in alleanza con Sel?

  173. caro morgan, ovviamanete puoi pensare ciò che vuoi. ma io non vedo alcuna contraddizione nella scelta di proporre liste comuni a sel come ai verdi come ad altri se ci sono i presupposti programmatici e di schieramento. alle provinciali noi eravamo fuori e loro dentro la coalizione. lista unitaria impossibile. al comune si può ed è giusto proporlo. sempre se ci sono i presupposti programmatici. ma questo lo giudicano gli organismi dirigenti competenti e non è questo il luogo per discuterne. le differenze di progetto politico e di linea sul governo nazionale sono chiare. e sono anche ben spiegate nell’intervista di ferrero che tu hai criticato.
    ma forse tu pensi che avere una linea politica sia polemizzare con sel dalla sera alla mattina e viceversa. perché o litighiamo e ci insultiamo e così alcuni militanti sono rassicurati che non siamo traditori e trasformisti oppure se siamo capaci di distinguere fra elezioni locali e nazionali ed avere proposte diverse e se siamo capaci di dire che sui contenuti ci possono essere accordi e quindi anche liste comuni nel comune di milano allora significa che non abbiamo nessuna linea e che siamo confusi.
    mi dispiace dovertelo dire così, ma tu proprio non ti accorgi che se facessimo come vuoi tu faremmo un regalo enorme proprio a sel e a tutti quelli che, per non parlare di contenuti, vogliono dipingerci come identitari e settari.
    ciao

  174. ramon, non fraintendere, non credo che sia sbagliata l’ipotesi di liste unitarie. Credo invece che l’anticapitalismo, così come tu lo disegni, non possa essere in nessun modo il discrimine tra noi e gli altri. L’anticapitalismo necessita un capitalismo. Le linee politico economiche europee oggi non sono capitaliste, ma mercantiliste. E l’anticapitalismo combatte un nemico che non c’è. Ma non voglio entrare in questa diatriba che sta diventando noiosa.
    Il mio problema è più pragmatico: Sel mi paice, è giovane, grintosa, su posizioni radicali e con un futuro possibile davanti.
    La Fds è più vicina a me nelle posizioni legate alla territorialità, alle forme dell’organizzazione e all’idea di alternativa al pd.
    Ma il nodo strategico che mi fa domandare cosa stiamo combinando è quello che ho esposto prima, con un punto di vista privilegiato su Milano:
    Come fai a chiarire al tuo potenziale elettorale la dualità tra liste comuni e alternative programmatiche? Con lunghi volantini ai mercati su anticapitalismo e… ?
    Oppure: come fai a mettere al centro del dibattito la tua alleanza con Sel quando poi l’unico tuo obiettivo è quello di recuperare posizionamento su Sel?
    Come fai a elaborare strategia quando la tua tattica è una lista elettorale unica, un sostegno di visibilità, ecc ecc… ?
    a sto punto il bivio è evidente come mai:
    o 1) continui nella costruzione di un soggetto politico comunista unitario alternativo ai poli e lavori per il futuro in questa direzione
    o 2) Ti lanci nella costruzione di un soggetto unico non con Sel, ma IN SEL.
    Non mi sconvolge nessuna delle ipotesi, ma una scelta va fatta, se no ha ragione chi cita Berthold Brecht.

  175. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    sulle ultime righe che hai scritto al mio indirizzzo abbiamo già convenuto sempre su questo blog più volte. So molto bene, inoltre, quanto poco valore abbia quella vecchietta claudicante che chiamiamo verità. Sintetizzi: “meglio ignorare le offese e insistere sulle proprie ragioni. sempre”. Certo, è ovvio, ma ci vuole allenamento e tanta, tanta pazienza. Vorrei comunque tornare sulla questione del rispetto, lasciando stare la tattica. Abbiamo scritto un miliardo di volte, chi in un modo chi in un altro, che l’operazione dei bertinottiani se non era un imbroglio era risibile. Aut aut. Se le cose stanno così, perché dovrei dire di considerarla rispettabile? E non parlo delle persone e neppure delle tattiche spesso infamanti, di cui abbiamo più volte scritto, con cui hanno portato avanti l’operazione che è ancora in corso e ha come condizione sine qua non la distruzione del Prc. Quest’ultimo per me è un punto cruciale ed è per questo che sono particolarmente sensbile e portato a perdere la pazienza e a incazzarmi. Qui non si tratta di difendere qualche principio astratto o di coltivare desideri di vendetta, ma di respingere con forza e onestà il tentativo palese di svuotare le forze comuniste attraverso accuse tanto infondate quanto infamanti; attraverso la promozione massmediatica di pseudoanalisi del presente e la rimozione ben cosciente del passato remoto e prossimo per meglio buttarla in caciara. Penso che di fronte a questa operazione bisogna dire con chiarezza quale è la posta in gioco. Quale è questa posta in gioco? Per me certamente l’annientamento di qualunque forza ‘altra’, che si fondi sulla critica radicale al sistema e voglia incarnare e rappresentare anche solo la possibilità di un contromodello di società. L’annientamento di qualunque forza centrifuga che non concepisca la politica esclusivamente come amministrazione. Per me la posta in gioco è altissima. E’ per questo che ho scritto di non guardare con simpatia l’operazione SeL. Del resto, fuor di polemica, leggendo i post dei simpatizzanti o aderenti a Sel ciò che dico mi pare chiarissimo. Finora non ho ancora letto nessun post in cui oltre a chiederci come mai non ci suicidiamo, o non smettiamo di farci le pippe mentali etc. abbia risposto alla semplice domanda: si può davvero rimettere al centro il lavoro (in favore dei lavoratori) facendo un governo con Pd, Idv e addirittura l’Udc che il 19-10-2010 ha votato il collegato il lavoro? (Collegato che mette certamente al centro il lavoro, che infatti è il pensiero fisso del governo, del Pd, di Marchionne, della confindustria etc.).
    Prendo as esempio Morgan, il quale non vuole parlare di “massimi sistemi” (come facciamo noi onanisti, aggiungo io) e ci spiega però in due battute che siamo proprio fuori dal mondo, visto che non c’è il capitalismo, ma il mercantilismo! Infatti: “Le linee politico economiche europee oggi non sono capitaliste, ma mercantiliste. E l’anticapitalismo combatte un nemico che non c’è”. Don Chisciotte di tutto il mondo uniamoci, sarà infatti lo slogan principe della prossima campagna elettorale deciso dalla Fed. MERCANTILISMO. E però non si dice un bel niente sulla questione del rapporto fra stato ed economia, un bel niente sulla legge elettorale. Un bel niente sull’analisi del reale, sulle forze in campo e sui loro rapporti. Ma soprattutto non si parla di lotta. Questa parola è espunta dall’universo del discorso. Questa parola fa paura perché mette al centro della politica i soggetti reali e non i fantocci creati dai mass media. Questa parola fa paura perché può rappresentare ancora e sempre quello spettro che si aggira per l’Europa e che parla di un’altra faccia della politica: quella costituente. Ma certo, tutto questo agli amministratori può interessare solo in negativo. Soprattutto se sono intentio a costruire un quadro unitario di una realtà che è invece frammentata e conflittuale. I conflitti, le classi, gli interessi vengono fatti scomparire all’interno di pseudo concetti come il Paese, il Popolo, l’Azienda Italia etc. Ma io conosco la mia parte. LA MIA PARTE! Da giorni la mia parte sta sopra e sotto una gru a Brescia.

  176. Carlo operaio Fiom Says:

    Ho un quesito per Ramon, rileggendo anche alcuni post, come mai la minoranza della Fiom è composta anche dai compagni di Lavoro e Società di Nicolosi (PRC) che si rifà a Patta socio fondatore della FdS e come mai i suoi rappresentanti in Fiom sono contro la linea politica di quella categoria? il colmo ieri, Nicolosi alleato con la Camusso nel mettere il bavaglio alla Fiom al comitato centrale CGIL… chiedo ancora è quella la linea poltica della FdS quella di Patta? e allora cosa scriviamo che siamo per i comitati 16 ottobre che siamo con la Fiom e via cantando è solo propaganda? credo questa cosa vada risolta rapidamente..altrimenti saremo tacciati di essere più moderati dello stessa componente moderata del PD all’interno della FIOM!!

  177. caro morgan, tu dici che le politiche economiche europee sarebbero mercantiliste e non capitaliste. quindi pensi che l’UE stia erigendo barriere doganali protezioniste, sottoponga i capitalisti (spero tu non ne voglia negare l’esistenza) alla direzione economica dello stato (degli stati nazionali o del superstato europeo?) che prevederebbe di puntare solo ed esclusivamente sulle esportazioni al fine di accumulare la ricchezza nazionale. lo so che circola questa discussione, usata soprattutto contro il movimento no global per contestare la critica del neoliberismo. rispetto anche questa discussione, anche se sostenere che che essere anticapitalisti equivale a combattere contro un nemico inesistente è una affermazione abbastanza azzardata perché nessun critico del mercantilismo nega l’esistenza del capitalismo. tranne te.
    in ogni caso io penso che il capitalismo esista e che la politica e l’ideologia che lo implementa in questa lunga fase sia il neoliberismo. l’UE (intesa come commissione e tecnocrazia) si batte come un leone per abbattere le barriere doganali. le esportazioni, che dalla fine di bretton woods sono l’obiettivo strategico e che sono fatte anche a costo della contrizione del mercato interno sono concepite come del tutto asservite alle multinazionali e alle imprese, e non allo stato. tanto che l’UE ha creato e crea tuttora le condizioni affinché le delocalizzazioni possano essere fatte al fine di permettere alle imprese di inseguire la manodopera al più basso costo, tanto dentro i confini della ue come all’esterno.
    comunque ancora una volta cito il mio articolo in due parti precedenti questo sull’afghanistan dove ho cercato di dimostrare diverse delle cose appena dette con dovizia di particolari.
    ma, scusa, che c’entra? e in ogni caso cosa significherebbe essere antimercantilisti e non anticapitalisti? mah!
    su sel io non capisco come si faccia a dire ciò che sostieni.
    nessuno “corteggia” nessuno. cosa significa “alleanza” con sel e cosa “riposizionamento” nei confronti di sel?
    ma che vuol dire?
    a parte che sono espressioni tipiche dei politologi da strapazzo buoni per le dietrologie che ogni giorno si possono leggere sul corriere e su repubblica, la realtà è un altra. ed è molto più semplice.
    non è alle elezioni che si vota su chi è anticapitalista. come alle elezioni non si vota per decidere chi ha una proposta migliore per l’unità della sinistra. o chi è veramente e più radicale o comunista.
    alle elezioni comunali si vota per eleggere un sindaco e il consiglio e alle politiche per eleggere il parlamento.
    se sel dicesse che non vuole stare nel centrosinistra per il governo nazionale e che vuole costruire l’unità della sinistra con un proprio programma autonomo io direi che bisogna fare unità con sel nella federazione, o anche in altri modi, o anche in una lista unica. se siamo d’accordo sulla NATO, sulle politiche europee, sulla precarietà, e così via perché dovremmo essere divisi per eleggere una rappresentanza che si batta per quegli obiettivi in parlamento? poi rifondazione continuerà ad esistere perché pensa che il comunismo sia attuale come critica del capitalismo e sel continuerà a pensare che sia sorpassato e che bisognerebbe fare una nuova ideologia.
    ma la divisione che c’è riguarda la questione del governo nazionale.
    se siamo d’accordo a costruire una alleanza larga a milano dopo 17 anni di governo della destra su un minimo di contenuti decenti (e vorrei farti notare che si vota sulle competenze del comune e non su quelle del parlamento nazionale) e se fra noi e sel c’è più convergenza su contenuti concreti di quanta ce ne sia fra sel e pd perché non fare una lista unica? con i due simboli e quindi senza che nessuno rinunci a nulla?
    questo non è “fare la corte”. è semplicemente riconoscere che le differenze che pur ci sono non giustificano una competizione sanguinosa nel comune di milano. e che se siamo d’accordo sulla politica da fare, per esempio, sull’azienda energetica milanese mentre siamo in disaccordo sul novecento o sul comunismo siccome in comune a milano non si vota sul novecento ma sulla azienda energetica possiamo essere uniti al comune. come possiamo essere divisi se sel continua a coltivare l’idea che magicamente si possa fare un governo nazionale che svolti a sinistra.
    a me sembra semplicissimo.
    ciao

  178. caro massimiliano, sai che siamo d’accordo. ma è perfino banale ripetere che sel non ha mai detto “voglio uccidere i comunisti” per realizzare i miei obiettivi. ha detto che per essere all’altezza dei tempi bisogna cancellare le identità del novecento. implicitamente lavora per ucciderci, perché altrimenti è impossibile dimostrare che le ideologie del novecento sono morte e costruire un UNICO partito della sinistra. per quanta consapevolezza sia necessario avere di questo è sbagliato attaccare pubblicamente sui giornali o in tv sel lamentandosi per il fatto che ci vuole uccidere. perché questo riguarda una cerchia ristretta di militanti. e perché si darebbe esattamente l’impressione che mentre sel ha una proposta nuova per risolvere i problemi della sinistra noi siamo dediti solo alla nostra sopravvivenza.
    è meglio avere una proposta che dimostri che noi abbiamo una idea realizzabile e vincente per unire la sinistra su basi chiare, che non c’è unità ed efficacia nell’alleanza di governo col pd. e per far vivere la nostra idea e proposta bisogna evitare come il fuoco ogni inutile polemica. anche avendo la pazienza di ignorare i tentativi di trascinarci in una spirale di insulti e accuse che, per altro, sarebbero sempre vinta da chi gode dell’appoggio incondizionato del gruppo repubblica e di tutti i santoni dei talk show.
    ciao

  179. caro carlo, le posizioni del federazione e del prc sono quelle scritte e votate. la federazione è plurale e c’è lavoro e solidarietà. ma come tutti sanno che la stragrandissima maggioranza degli iscritti al prc e anche del pdci, e quindi la stragrandissima maggioranza degli iscritti alla federazione hanno votato il documento della fiom al congresso della cgil. come ce ne sono tanti altri, certamente più di lavoro e solidarietà, che sono iscritti ai sindacati di base.
    quindi perché devi ragionare così. perfino patta si è lamentato dell’eccesso di appoggio che è stato dato alla fiom. ma per quanto si sia lamentato neanche una virgola delle posizioni è stata cambiata.
    quindi quale è il problema?
    ciao

  180. G.L(giorgio liberti) Says:

    Caro Ramon ti ringrazio per la risposta,che apre altri cento motivi di approfondimento,ma avremo sicuramente altri luoghi e altri tempi per affrontarle.Non c’è nessun punto sbagliato nel tuo ragionamento,di grandissima onesta e passione,interi pezzi li condivido appieno,altri no.Mi sembra superfluo sottolinearti che non rientra assolutamente nelle mie speranze dare lezioni di unitàcome altrettanto ci tengo a ripetere che non mi sogno di dire a un compagno cimitero,stalinista,e non per forma ma perchè non lo penso.D’altronde ci ho tenuto a precisare la natura di scissione del mio gesto,e mi pare che questa affermazione si commenti da sola.E veniamo al punto ma prima un veloce preambolo:mentre tu coglievi il senso del ragionamento di Fini io ero attento alle dichiarazioni della Camusso,che con franchezza devo dire mi hanno lasciato di stucco.Il mediatore sociale di questo inizio millennio si appresta a rendere percorribile a confindustria l’intenzione di ricorrere all’alternanza,che mi scuserai la schiettezza,io considero ora e qui l’unica variabile politicista e istituzionale percorribile.Veniamo dunque al motivo di dissenso :io provo a tenere il mio ragionamento dentro due direttrici,il tempo e la forza.Non sono assolutamente convinto che “non ci sia più tempo” e non mi convince nemmeno un “lavoro dai tempi lunghi”.Il tempo c’è ma non è dilatato.Quello che tu chiami scorciatoia diventa maledettamente necessaria e serve ad usare la porzione di tempo necessaria.Necessaria a che?A raggiungere il miglior risultato possibile che può anche significare rappresentanze parlamentari ma principalmente il risultato serve a redistribuire ,di tutto,dai servizi ai salari,dai diritti alla partecipazione.E so benissimo che tutto questo si realizza dentro il quadro delle compatibilità.Per questo devo farti una domanda,tu pensi che si ottenga sostanza sociale con una sinistra di alternativa oppure con una sinistra diciamo generica ma che in un tempo certo ragionevole e misurabile ottenga risultati nei confronti di chi intende rappresentare?E qui arriva la seconda direttrice,la ricostruzione del campo,e quindi della forza e quindi della rappresentanza e quindi delle masse e potere e quindi del peso necessario per le politiche di alternativa lo si costruisce dai risultati.A te parlo col cuore in mano,e nonostante siamo in due partiti diversi(me lo chiedo il perchè stai sicuro)sappiamo l’uno dei ragionamenti dell’altro,quindi tu mi dici del pd ed io ti rispondo che va dismesso,contribuendo,ognuno secondo le proprie possibilità.Non è possibile che il metro di paragone di ogni discussione politica a sinistra sia cosa fa o cosa dice il pd.Se è davvero il tappo perchè non si prova a renderlo impraticabile?Noi ci stiamo provando,e seriamente anche.C’è lo siamo detto,io come te sostengo il proporzionale,senza accomodamenti,e se sel dovesse sostenere un proporzionale che mantenga le indicazioni del premier e le intenzioni di coalizioni precedenti al voto io con serenità andrei via.Ma mi corre l’obbligo di una sottolineatura:è o no la fds un passo deciso verso la semplificazione del quadro politico tutta iscritta dentro il regime maggioritario?e se così fosse in realtà quanta forza è disponibile ora nel paese per mettere su una vertenza e un moviemento,trasversale e ampio,che chieda il proporzionale?Su un punto mi lasci nel dubbio :possiamo ,in buona sostanza sostieni,permetterci il lusso ,e per la terza volta ,di andare contro e deludere le apettative del popolo che rappresentiamo?Non riesco a ragionare quando il sentimento prevalente è la paura,e mi conforta l’antico detto:il cafone una sola volta si fa imbrogliare.Ora ti saluto scusandomi per lo spazio che ho occupato e per la bizzaria delle mie tesi,che confermo nascono solo dall’ansia del fare.Ti abbraccio

  181. caro giorgio, sono io che ringrazio, sia per l’interlocuzione sia per contenuti e toni. che meritano di essere approfonditi e che, nello stile e nel metodo, dimostrano che discutere non è inutile, pur rimanendo fermi sulle proprie posizioni, solo se ci si rispetta e non si imita il battibecco dei vergognosi talk show. ma veniamo ai punti che hai sollevato.
    1) se ho parlato delle lezioni di unità o anche degli insulti ricevuti non è per polemizzare con te. bensì per dimostrare una tesi politica. possiamo avere divergenze sull’attualità del comunismo o meno e soprattutto sulla necessità o meno di sciogliere il prc per fare un nuovo partito unico della sinistra. sul giudizio del governo prodi. sulla necessità o meno di stare organicamente nel centrosinistra. sull’esistenza o meno di due sinistre (o se vuoi di due destre) e conseguentemente sulla necessità o meno di puntare al big bang. perché al congresso di rifondazione non si è discusso di questo? perché durante il congresso e in seguito ancora di più di sono dette cose come stalinisti, omofobi, passatisti, cimiteri e via cantando?
    tu dici che certe cose non le dici perché non le pensi. ci credo e del resto basta vedere le cose che scrivi e i motivi delle nostre divergenze che indichi per capire che è vero. posso dire sommessamente che non posso credere che quando alti dirigenti di sel (anche vendola) hanno detto quelle cose sapevano benissimo che non erano vere? le hanno dette anche se non le pensavano. perché? semplicemente per tentare di vincere il congresso simulando uno scontro epico contro mostri retrogradi, ortodossi, giustizialisti, stalinisti, contrari alla differenza di genere. e poi per giustificare sulla stampa e sui mass media la scissione. avendo noi chiesto di cambiare un direttore del giornale (senza licenziarlo) che aveva accumulato un deficit insopportabile e che ogni santo giorno scriveva peste e corna del partito, siamo stati accusati a) di voler vendere il giornale ad un editore omofobo (che è editore della rivista di bertinotti e che mi risulta stia in sel). b) di voler chiudere il giornale e licenziare tutti i giornalisti. c) di voler cambiare la linea editoriale per trasformare il giornale in una litania ortodossa che non avrebbe più parlato contro l’omofobia, dei diritti civili, dell’ambiente, del femminismo. e quando abbiamo votato la sostituzione del direttore sansonetti con dino greco si è detto che era chiara la deriva irreversibile del prc verso un approdo stalinista, autoritario e chi più ne ha più ne metta. e si è fatta la scissione. che su queste motivazioni è stata spiegata in tutte le tv e sulla stampa. delle vere divergenze neanche l’ombra. ma per milioni di italiani la narrazione di questa divisione è stata conosciuta come l’hanno descritta vendola e gli altri. praticamente li abbiamo perseguitati e cacciati in nome del settarismo e dell’idolatria dei feticci comunisti. posso dire sommessamente che capisco tutto con l’uso della razionalità politica. che quando si pensa (ed è qui lo stalinismo vero perché lo stalinismo vero non è quello dell’anziano compagno che tiene il ritratto di stalin sul letto, e ti assicuro che di compagni “stalinisti” così ce ne sono anche in sel e anche fra i suoi dirigenti) che il fine giustifica i mezzi e che quindi per realizzare il proprio progetto si può e si deve distruggere quello altrui banalmente infamandolo e utilizzando scientemente i tanti livori anticomunisti che albergano per tanti motivi sui mass media. posso dire che in venti anni di rifondazione sono abituato a queste cose che si sono riprodotte sempre nel tentativo di farci sparire? anche il pdci lo ha fatto per anni. non dimenticherò mai il povero bertinotti aggredito su tutti i telegiornali per aver detto che alcuni passi di un documento delle br erano condivisibili e per questo più pericolosi. bastò omettere e offuscare il “più pericolosi” e decine (decine!) di esponenti dei ds, dei verdi, del pdci, per non parlare della destra a dire ” è gravissimo! bertinotti smentisca!” “bertinotti appoggia il terrorismo” “mai la sinistra italiana è stata contigua al terrorismo!”. davamo fastidio e il fine giustifica i mezzi. ripeti una bugia mille volte e si trasformerà in verità.
    io aborro questo modo di far politica. penso che sia alla fine distruttivo anche per chi sul momento ottiene qualche vantaggio. perché cancella contenuti e scava fossati quasi impossibili da colmare. perché è una politica concepita come la concepisce berlusconi. perché è il segno che l’egemonia della destra è grande.
    la mia ricostruzione è di parte? può darsi. anzi sicuramente lo è.
    ma come vedi io non penso che siccome sel ha fatto così allora non bisogna più parlarci o immaginare qualsiasi collaborazione o qualsiasi unità. semplicemente prendo atto che la politica spettacolo impera anche a sinistra. e sebbene nessuno possa dire che i vertici del prc hanno risposto per le rime e con accuse speculari non mi sfugge il fatto che fra i militanti l’idea dell’infamia contro chi non la pensa come te è diffusa dovunque, e quindi anche nelle fila del prc.
    insomma, avrò il diritto di spiegare perché i toni e gli scontri hanno raggiunto questi livelli? perché non mi sogno nemmeno di dover spiegare che non sono stalinista o omofobo o chissà che altro.
    solo per questo ho detto queste cose.
    2) eh si, caro giorgio, la cgil si appresta a partecipare a quel patto sociale di cui lo stesso fini ha parlato e che sarebbe (sarà?) l’architrave di un eventuale governo “tecnico”. del resto l’UE con i nuovi diktat, la confindustria, la banca centrale, marchionne, vogliono implementare scelte neoliberiste fondate sul presupposto che bisogna competere di più e che per competere e rilanciare produttività e pil bisogna che lo stato tagli socialmente e che i lavoratori producano di più guadagnando lo stesso o anche meno e che rinuncino ai diritti acquisiti e costituzionali. l’offensiva è grande. è potente. credo che se dici che il governo della confindustria politicisticamente è l’unica strada percorribile intendi dire che è la più probabile e realistica analizzando la situazione. non credo che tu possa vedere alcunché di positivo in questa strada. no?
    ma perché dici questo? evidentemente perché pensi che il pd stia lavorando a questa strada. o no?
    se il pd dicesse elezioni questa strada non sarebbe possibile. questo lo sanno tutti.
    posso dirti che non ho dubbi sul fatto che il centrosinistra vuole fortemente un governo oggi tecnico e domani politico per “governare” la crisi sulla base del progetto europeo e confindustriale liberista?
    è un pregiudizio? vedremo. io mi attengo ad una analisi concreta della proposte e posizioni del pd, non a pregiudizi ideologici.
    ma chi vuol governare un paese europeo oggi e non nel mondo delle favole sa che deve fare i conti con i poteri forti, che deve promettere molto socialmente sapendo che poi riproporrà sempre la stessa musica: oggi i sacrifici e domani la redistribuzione.
    anche un bambino capisce che se fanno un governo tecnico, di scopo o come diavolo lo vogliono chiamare, per quanto parlino e dicano sulla legge elettorale faranno quelle cose impopolari che per loro sono assolutamente necessarie. e che perfino gli conviene fare mascherati da governo tecnico visto che così non devono metterle nella campagna elettorale. per altro i governi non fanno leggi elettorali. nemmeno le propongono. le leggi elettorali sono leggi parlamentari, non decreti che il parlamento ratifica. e il parlamento quando comincia a discutere una legge elettorale può poi metterci molto tempo. perché per quanti accordi previ si facciano poi il parlamento è sovrano e ogni gruppo, deputato e senatore è libero di fare come vuole.
    come mai il campione delle primarie e del voto subito con il nuovo centrosinistra ha rapidamente cambiato opinione e dice governo di scopo per fare la legge elettorale? come mai non dice mai legge elettorale proporzionale?
    sono domande reali. non retoriche.
    certamente è stata cambiata la posizione. ma perché?
    non ci credo nemmeno se lo vedo che vendola creda che se si fa un governo tecnico da fini al pd non si fa il patto sociale semplicemente coinvolgendo la cgil nella trattativa per implementare sostanzialmente ciò che cisl e uil hanno già concordato con il governo in carica.
    perciò l’altro ieri il comitato centrale della fiom ha duramente attaccato le scelte della cgil che ti hanno lasciato di stucco.
    in qualsiasi altro paese europeo i sindacati fanno scioperi generali contro simili politiche. è così o non è così?
    non è questo che chiede la fiom? è così o non è così?
    perché quindi non dire via berlusconi, con lo sciopero generale e con la sfiducia in parlamento per poi batterlo alle elezioni definitivamente?
    perché il pd non vuole. perché così sarebbe impossibile fare qualsiasi alleanza con l’udc. siccome si sa che l’udc non entrerà nel centrosinistra forse perfino al pd conviene che non ci siano tre poli e per questo potrebbe davvero lavorare ad una legge proporzionale senza premio di maggioranza ma (per accontentare veltroni e i bipolaristi di tutte le specie) con indicazione di coalizione e premier (per sfruttare gli ormai radicati istinti al voto utile dell’elettorato anche se senza premio di maggioranza è solo un imbroglio). perché potrebbe fare il pieno a sinistra e poi scaricare i contenuti di sinistra e accordarsi con il polo di centro per fare il governo dopo le elezioni.
    quella domanda non te l’ho fatta per caso. vedremo.
    noi comunque diciamo elezioni subito. accordo democratico per battere berlusconi, governo del pd senza di noi perché a meno di imbrogliare non possono stare insieme i contenuti della fiom e quelli di marchionne e legge elettorale alla tedesca. e quindi polo della sinistra anticapitalista e alternativa.
    se faranno il governo e quindi non faranno le primarie e il governo farà il patto sociale diremo a vendola di discutere dell’unità della sinistra, senza sciogliere nessuno ma dando la parola agli uomini e alle donne. come fa izquierda unida in spagna.
    3) mi spiace, ma quando ho parlato di scorciatoie non l’ho fatto alludendo alla strada più corta, anche se non asfaltata, per raggiungere la stessa meta della strada maestra. se bisogna andare in salita non si imboccano scorciatoie in discesa facendo finta che portino in alto. portano altrove.
    al contrario delle mie abitudini ho disegnato scenari e la conseguente strada che abbiamo da percorrere. è quasi un puro esercizio di scuola. ovviamente al primo dato che non corrispondesse alle previsioni cade tutto il mio ragionamento. ovviamente!
    tuttavia illudersi che si possa fare un centrosinistra che realizzi le cose parziali che tu dici è un grave errore. le compatibilità non permettono i risultati che dici. non posso ripeterlo per l’ennesima volta il perché. l’ho scritto sulla base di una analisi. dire che bisogna realizzare dei risultati immediati dentro le compatibilità anche per andare avanti domani è teoricamente giusto. è perfino di buon senso. peccato che le compatibilità attuali non lo permettono. immagino tu sia in disaccordo. ma al di la delle previsioni sul futuro c’è l’esperienza concreta. rileggiti il programma del governo prodi. e rifletti sul fatto che prodi, secondo me, non ha tradito totalmente il suo programma per cattiveria o chissà perché. semplicemente come una carta assorbente ha registrato i rapporti di forza sociali. il peso dei poteri forti e ha fatto le cose dettate dalle compatibilità. che sono risultate essere il contrario del suo programma. figuriamoci oggi che le compatibilità sono più stringenti con la crisi e con i nuovi diktat dell’UE!
    riproporre il nuovo centrosinistra, ottenere anche voti sapendo che non ci sono le condizioni per ottenere nessun risultato parziale (a meno di non vendere come risultato parziale dei falsi) è una scorciatoia alla fine della quale c’è un baratro. per questo ho parlato di scorciatoie.
    4) e ultimo. no. la federazione della sinistra non c’entra col maggioritario. io per esempio (lo dico solo perché nessuno pensi che sono troppo disinvolto) quando si discusse dell’unità della sinistra (partito o federazione) prima della caduta del governo prodi (invece dico io) dissi in direzione e nel cpn che solo un pazzo può essere contro l’unità della sinistra se la sinistra ha contenuti unitari veri e se, nella contingenza, i 4 partiti avessero anche solo contemplato la possibilità di uscire dal governo. dissi che izquierda unida in spagna era un buon modello perché con il sistema di una testa un voto ma con una sovranità precisa e limitata al programma di fase e alle elezioni e senza sciogliere nessuno dei partiti aveva saputo unire senza provocare scissioni infinite.
    infatti in spagna c’è il proporzionale, mica il maggioritario. e izquerda unida c’è dagli anni 80. negli anni 90 è stata sempre sopra il 10 % dei voti. è andata in crisi elettorale quando ha ammorbidito le critiche a zapatero ed ha anche votato le finanziarie di zapatero. è in ripresa oggi che attacca zapatero insieme ai sindacati. il pce non si è mai sciolto ed è vivo e vegeto.
    io non ho mai pensato che il comunismo viva nella scheda elettorale. maggioritario o proporzionale che sia il sistema elettorale.
    tutto qui

    l’ho fatta lunga. e un po me ne scuso.

    ciao e grazie ancora per l’attenzione

  182. Redemption Says:

    Ferrero dice:

    “Credo al contrario che la sinistra vada unita così che le cose indicate anche da Vendola, oltre a dirle, si riescano a fare”.

    Mi viene spontaneo da dire che se la strada di Vendola può essere criticabile, quella di ferrero è proprio irrealizzabile!

    Alla frase citata di ferrero mi viene spontaneo aggiungerci un “COME” grosso come una casa.

    Tu ramon puoi spiegarmi COME? Cioè con l’unità della sinistra si riesce a fare ciò che ha detto Vendola? Se qualcuno può spiegarmi come perchè io non l’ho capito.

    Certo stando a sinistra e non pensando al tema del governo è più facile fare affermazioni di principio e di sinistra, ma un conto è dirle ed un conto è realizzarle.

    Guarda per come la penso io in Puglia per esempio, la vittoria di Vendola non è stato il Socialismo ma ha portato a far sì che alcune questioni potessero diventare maggioritarie. Vedi per esempio le emissioni a taranto e la ripubblicizzazione dell’acquedotto. Due obiettivi che la sinistra non avrebbe mai, dico mai, portato a casa in una semplice logica coalizionale.

    Insomma la questione è semplice: Se Vendola vince le primarie del centrosinistra vi saranno alcune importanti questioni che inevitabilmente riuscira ad imporre alla maggioranza della coalizione ed altre per le quali occorrerà fare dei compromessi.
    Lo dico senza problemi, chi oggi crede che tali compromessi possano essere accettabili sta in Sel, chi invece crede che non sia opportuno arrivare ad alcun compromesso sta nella Federazione. I progetti è in questo che sono diversi.

    Io per esempio, sono disposto ad accettare alcuni compromessi in cambio di alcune idee di sinistra che per la prima volta (ripeto per la prima volta) possono diventare maggioritarie all’interno dell’intero centrosinistra.

  183. caro redemption, grazie per il post. non ho difficoltà a risponderti. anche se si gira sempre sullo stesso punto. ma vale la pena parlarne, possibilmente approfondendo i ragionamenti. perché se continuiamo a dire: nel centrosinistra è possibile ottenere alcune cose contrapposto a nel centrosinistra è impossibile ottenerle senza spiegare come mai o, peggio ancora, con vendola si può contrapposto a il pd è borghese e quindi non si può non si discute di niente. ci si contrappone e basta. noi abbiamo argomentato e spiegato a lungo il perché siamo arrivati alla conclusione che non si può. non puoi prendere una frase di ferrero come se fosse sospesa nel nulla. dovresti confrontarti con l’analisi che la sorregge. analisi che quando fai una intervista a un giornalista o parli in una tv non è possibile spiegare, argomentando. esattamente perché la politica spettacolo non ammette analisi e argomenti, bensì solo frasi ad effetto. solo slogan e suggestioni. solo vendola dice che si può e ferrero che non si può. punto. e non è nemmeno che il si può e il non si può sia sullo stesso piano. perché il sistema bipolare ha una logica stringente. nulla che sia esterno al centrosinistra sembra possibile. tutto ciò che si proclama interno sembra possibile. perché, come c’è chiarissimamente scritto nel programma di rinascita democratica di licio gelli, la politica non deve essere organizzata secondo la rappresentanza di interessi che poi si confrontano nella sede del potere parlamentare bensì secondo progetti di governabilità del sistema, in una alternanza fra schieramenti il cui unico scopo è governare l’esistente, e da qui maggioritario, presidenzialismo e parlamento “controllore” e ratificatore del governo. e quindi l’unico modo di sperare di ottenere un risultato è quello di essere dentro il governo. nel sistema bipolare se stai solo in parlamento in isolamento i tuoi contenuti sono condannati a poter essere enunciati ma non hanno possibilità di essere concretizzati attraverso una legge. quindi sembra che tu abbia perfettamente ragione. e del resto giornali e tv parlano di politica secondo questo schema. all’infinito. ma, caro redemption, è altrettanto provato che certi contenuti veramente di sinistra anche quando stanno nel programma di governo, come figli di compromessi molto pragmatici e realistici, vengono sempre espulsi e descritti come massimalismi, estremismi e pazzie. per il semplice motivo che qualsiasi contenuto in contraddizione con gli interessi che comandano nella società e col mercato non è compatibile con il governo dell’esistente. sembra complicato ma non lo è. è semplicissimo. tu dici che per la prima volta si possono far diventare maggioritarie nel centrosinistra alcune idee di sinistra. domanda: hai mai letto il programma dell’ultimo governo prodi? non solo per te, ma per tutti, posto qui diverse citazioni. sono molte, ma sono solo una parte di quanto scritto nel programma dopo lunghissime mediazioni e sono tutte fatte sulla base di compromessi. prima che tu le legga, se le vuoi leggere, faccio una premessa. il programma fu subito attaccato dai mass media: 278 pagine, ridicolo. è troppo lungo. non è chiaro. è il frutto di troppi compromessi e hanno dovuto scrivere molto e discutere anche delle virgole. noi ottenemmo che al tavolo che lo scriveva ci fossero soggetti sociali esterni. io che partecipai alla stesura di tutte le parti di esteri e difesa ottenni, non senza dover insistere, che partecipassero tutte le organizzazioni pacifiste, le commissioni esteri dei sindacati, le ong e così via. del resto volevamo che il programma non fosse solo la mediazione fra partiti e avevamo tutto l’interesse a sostenere cose che avevano l’appoggio di sindacati e organizzazioni sociali. ma la stampa faceva solo il totoministri e parlava solo di questa o quella frasetta di prodi. per altro spesso buone e in linea con il programma, come sulla precarietà o l’iraq o le unioni di fatto, che in campagna elettorale ebbero larga discussione. lo so. è una lettura lunghissima. puoi anche non farla, ovviamente. ma non puoi dire che per la prima volta contenuti di sinistra diventano maggioritarie nel centrosinistra. perché tutti firmarono e promisero solennemente l’attuazione del programma. in ogni caso se leggi non morirai mica no? è un bell’esempio di come si deve discutere, secondo me. perché se tu dici che contenuti di sinistra possono diventare propri del centrosinistra per la prima volta e io dico che non è vero senza dimostrarlo cosa discutiamo a fare? per ripetercelo all’infinito? altre considerazioni mie alla fine delle citazioni. 1) carceri Le nostre priorità sono: – prevedere la detenzione in carcere come misura ultima; – garantire a tutti i detenuti i diritti fondamentali (alla salute, al lavoro, allo studio ed alla formazione professionale) e rafforzare i servizi sociali; – dare compiuta attuazione ad un regolamento penitenziario incentrato sul principio di rieducazione e risocializzazione del condannato; – qualificare e razionalizzare le funzioni e l’organico della polizia penitenziaria; – favorire la cura delle tossicodipendenze al di fuori delle strutture detentive; – abolire le sanzioni amministrative per chi detiene sostanze stupefacenti per uso personale; – rendere effettiva la differenziazione delle condizioni di detenzione tra detenuti in attesa di giudizio e condannati in stato di esecuzione della pena; – eliminare ogni forma di limitazione della libertà in forza di mero provvedimento amministrativo o a seguito di violazioni di carattere amministrativo.” vorrei farti notare che l’ultimo paragrafo unitamente a quanto si dirà sui cpt è chiarissimo. 2) diritti degli stranieri “I diritti dei cittadini stranieri e dei nuovi italiani devono svilupparsi secondo tre piani d’azione: – libertà religiosa e intese: la normativa generale sulla libertà religiosa (Disegno di legge governativo del 3 luglio 1997) è la premessa essenziale per il riconoscimento di facoltà e diritti, a partire da quello di culto, e per il rispetto di stili di vita e riti, forme di relazione e consuetudini di altra origine e cultura, quando non contrastino con l’ordinamento italiano; I nuovi diritti – riforma della cittadinanza e diritti politici: l’acquisizione della cittadinanza è il più efficace strumento giuridico di integrazione di cui le democrazie liberali dispongano. Per questo dobbiamo ridurre il periodo di attesa e consentire, in presenza di precisi requisiti previsti, l’acquisizione della cittadinanza su richiesta. Proponiamo anche di prevedere, dopo alcuni anni di residenza regolare, il diritto di elettorato amministrativo, attivo e passivo. Avrebbe grande valore anche l’estensione della cittadinanza europea, con i suoi attributi ( in particolare, il diritto di voto a livello locale e di Parlamento europeo) agli stranieri dotati di un regolare titolo di soggiorno di lunga durata; – approvazione di una legge organica sul diritto d’asilo. 3) unioni civili L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà 4) politica estera (parziale) “Scegliamo l’Europa e il processo di integrazione europea, come ambito essenziale della politica dell’Italia. Scegliamo di mettere la vocazione di pace del popolo italiano e l’articolo 11 della Costituzione italiana al centro delle scelte che il nostro Paese compie in materia di sicurezza. Scegliamo il multilateralismo, inteso come condivisione delle decisioni e costruzione di regole comuni (la costruzione, il rafforzamento e la democratizzazione delle istituzioni e organizzazioni regionali ed internazionali, di cui l’Italia fa parte o con cui coopera, chiamate a garantire governance globale e sicurezza collettiva). Scegliamo il multipolarismo (la costruzione, soprattutto attraverso le aggregazioni regionali, tra cui l’Europa, di soggetti capaci di influire sullo scenario internazionale attraverso la costruzione di elementi di sovranità sopranazionale condivisa e non competitiva). Scegliamo una politica preventiva di pace che persegua attivamente l’obiettivo di equità e giustizia sul piano internazionale, favorendo la prevenzione dei conflitti e il prosciugamento dei “bacini dell’odio”. Scegliamo la legalità internazionale, come chiave per affrontare i conflitti e per la costruzione di un ordine internazionale fondato sul diritto e sui diritti. Scegliamo di rilanciare sulla scena europea ed internazionale il ruolo dell’Italia, come attore attivo e consapevole, per favorire la pace, la stabilità, la giustizia, la democrazia, i diritti umani, il commercio equo, la cooperazione, l’economia ambientale sostenibile, la tutela delle risorse storiche, culturali, ambientali. Scegliamo di porre su nuove basi un impegno dell’Italia per la cooperazione allo sviluppo, sia per perseguire gli “obiettivi del millennio”, sia per dare un ruolo agli attori (organismi non governativi, associazioni, regioni, enti locali, università, istituzioni, ecc.) che devono giocare un ruolo crescente nello sviluppo del partenariato internazionale. Scegliamo di mettere al centro dell’azione dell’Italia la promozione della democrazia, dei diritti umani, politici, sociali ed economici, a cominciare dai diritti delle donne.” 5) politica estera (onu) “Sono trascorsi sessanta anni da quando lo Statuto delle Nazioni Unite è stato adottato, il 26 giugno 1945, alla Conferenza di San Francisco, convocata per dar vita ad un’organizzazione in grado di garantire la pace nel dopoguerra, salvare le future generazioni dal flagello della guerra, promuovere l’eguaglianza tra gli Stati, la giustizia ed il rispetto del diritto internazionale, il mantenimento della pace e della sicurezza mondiali, l’autodeterminazione dei popoli, la cooperazione economico sociale e la protezione dei diritti fondamentali. Il rafforzamento dell’ONU come contributo ad un mondo multipolare, e più in generale il rafforzamento delle organizzazioni internazionali cui l’Italia appartiene, insieme ad un progetto di unità europea, è il primo interesse nazionale: è una convinzione che segnato la politica estera repubblicana. Tale convinzione è sancita da un preciso dettato costituzionale che prevede sacrifici di sovranità nazionale, purché su base di reciprocità, ad organismi democraticamente rappresentativi. Per la maggioranza del popolo italiano tale orientamento non è indebolito da atteggiamenti nostalgici o da anacronismi nazionalisti o neocoloniali, proprio perché parte integrante della nostra identità nazionale, del tutto rispondente alle sfide globali del mondo di oggi, che richiede un alto livello di cooperazione intergovernativa, talora sacrifici di sovranità a salvaguardia di valori condivisi e un continuo impegno per lo sviluppo di regole e di strumenti di giustizia internazionale. L’Italia repubblicana ha una forte vocazione di pace, una risorsa che offriremo ad amici e alleati, soprattutto alle organizzazioni internazionali e alle alleanze di cui è partecipe. Essa si fonda sulla sua storia e anche, in misura significativa, su alcuni limiti e alcune pagine anche umilianti che essa contiene. L’articolo 11 della Costituzione non nasce quindi dal nulla e nemmeno può essere esclusivamente attribuito ai fondatori e agli orientamenti delle forze politiche che essi rappresentavano. Il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e le scelte alternative della sicurezza collettiva sono frutto di una storia. Di quella storia. Queste considerazioni ci dovranno indurre a un’applicazione rigorosa dell’articolo 11 della Costituzione che, oltre all’ovvio principio di autodifesa, prevede e consente l’uso della forza soltanto in quanto misura di sicurezza collettiva, come previsto dal capitolo VII della Carta della Nazioni Unite, secondo criteri che distinguono la funzione di polizia internazionale dalla guerra: il mandato dell’Onu, una forza delle Nazioni Unite, di natura tale da garantire la terzietà rispetto al Paese e agli interessi in campo; la congruità dei mezzi rispetto ai fini perseguiti. Crediamo che il Parlamento debba autorizzare le spese relative ad un’eventuale partecipazione dell’Italia con votazione separata per ogni singola missione . In questo quadro, proponiamo la piena attuazione dell’art. 30 della Carta delle Nazioni Unite che prevede l’istituzione di un Comitato degli Stati Maggiori militari e la predisposizione di un contingente militare, adeguatamente formato, di pronto intervento (ready alert). La convenzione del 1948 pone il genocidio alla stregua di un attacco a un altro Paese, tale, cioè, da imporre il dovere dell’autodifesa, essendo l’umanità comune a tutti. A questo e ad altri fini siamo favorevoli ad un sviluppo dei poteri dell’Assemblea Generale, secondo le condizioni previste dalla risoluzione ONU Uniting for peace del 1950 e rafforzando il ruolo del Tribunale Penale Internazionale. Dovremo richiedere la ripresa di atti concreti di disarmo da parte delle potenze nucleari così da esercitare una più efficace pressione su quegli Stati che hanno appena realizzato o aspirano a realizzare le loro ambizioni nucleari. Ci proponiamo inoltre di ridefinire ed allargare le competenze dell’ Agenzia atomica internazionale (AIEA) allo scopo di garantire pienamente il rispetto del Trattato di non proliferazione. Crediamo che sia interesse nazionale dell’Italia lavorare per rafforzare il sistema delle Nazioni Unite. In questo quadro lavoreremo per ricollocare l’Italia tra i paesi guida dell’Europa, riaffermare e riequilibrare i rapporti transatlantici per contribuire alla sicurezza internazionale e ad assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. L’Italia appartiene storicamente a un ristretto numero di Paesi che ritiene proprio interesse permanente il rafforzamento dell’autonomia delle Nazioni Unite. Poiché l’Onu non può che essere ed esprimere la volontà degli Stati nell’ambito di strutture e procedure che essi costruiscono e interpretano, alle sue inadeguatezze si può porre rimedio con una riforma dell’organizzazione. L’Italia, per la sua storia, per i valori di cui è portatrice e perché ciò corrisponde ai suoi interessi, deve naturalmente aspirare a un ruolo attivo nel rafforzamento dell’Onu, in un momento particolarmente delicato in cui è sottoposta a un’iniziativa di riforma non sempre coinci- dente con l’obiettivo del suo rafforzamento. I governi di diverso orientamento, a partire dal primo governo Amato, hanno trovato un appoggio pressoché unanime in Parlamento nel contrastare una riforma del Consiglio di Sicurezza che ne rafforzasse la natura oligarchica, aggiungendo altri membri permanenti, sia pure sprovvisti di potere di veto, a quelli attualmente previsti da una Carta segnata dall’esito ormai lontano della seconda guerra mondiale. Crediamo che si debbano rafforzare le aggregazioni regionali in una logica multipolare e, di conseguenza, la loro rappresentatività nel Consiglio di Sicurezza. In primo luogo ciò deve valere per l’Europa, i cui membri, negli ultimi anni, con l’eccezione della guerra irachena, hanno mostrato una crescente tendenza a convergere nei diversi organismi dell’Onu; questa tendenza sarà sempre più forte nel momento in cui si affermerà una politica estera e di sicurezza comune. Pertanto l’Italia dovrà porre questa prospettiva al Consiglio Europeo. Proponiamo quindi l’istituzione di un seggio comune europeo nel Consiglio di Sicurezza, anticipandolo nell’immediato con un coordinamento stringente dell’azione dei Paesi UE nel Consiglio di Sicurezza. Non appena l’Italia, nel 2007, tornerà a sedere come membro a rotazione nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, saremo impegnati a integrare la delegazione italiana con il rappresentante del Consiglio europeo e con il rappresentante della Politica estera e di sicurezza comune, in tal modo anticipando e prefigurando l’istituzione di un seggio comune europeo che sarà tecnicamente possibile dopo la riforma del Consiglio di sicurezza . In questo quadro si pone anche l’impegno dell’ “Unione” per limitare e attenuare il potere di veto, nella prospettiva della sua eliminazione. Possiamo rispondere alle esigenze di un numero vasto di membri estendendo la nostra posizione riformatrice oltre i confini del Consiglio di Sicurezza, continuando a favorire la coesione tra piccole e medie potenze, obiettivo di tutti coloro che vogliono contrastare quei membri permanenti che preferiscono un’organizzazione soggetta alla loro volontà e, in ultima analisi, più debole. Ma ciò non basta. Crediamo che altri temi, meno direttamente legati alla questione del Consiglio di Sicurezza, debbano trovare impegnato il nostro Paese nell’iniziativa di riforma dell’Onu: – in particolare le richieste degli Stati del sud del mondo, tendenti a rafforzare il ruolo economico-sociale del sistema delle Nazioni Unite, devono trovare interlocutori certi e determinati tra i Paesi maggiormente industrializzati. Per questo proponiamo la costituzione di un Consiglio di Sicurezza economico-sociale che fornisca i necessari indirizzi a tutte le organizzazioni internazionali con finalità economico-sociali, comprese quelle di Bretton Woods, portandole, insieme con il WTO, all’interno del sistema delle Nazioni Unite. Questo organismo deve diventare la sede di governance economica e sociale globale con la piena partecipazione dei Paesi del nord e del sud del mondo. E’ importante a questo fine che i paesi europei agiscano di concerto, uniformando la propria quota del FMI e della Banca Mondiale, con tutte le conseguenze che ne derivano; – il tema della tutela dei diritti umani è ineludibile. Proponiamo dunque la costituzione di un Consiglio per i diritti umani, la cui composizione garantisca un potere di tutela efficace ed il rispetto delle Convenzioni ONU vigenti in materia; – occorre prevedere organismi consultivi interparlamentari e della società civile, sul modello di altre organizzazioni internazionali (OSCE, Consiglio d’Europa, NATO). Si tratta di tematiche essenziali per la riforma dell’istituzione, che una potenza con le caratteristiche e le dimensioni dell’Italia può contribuire a porre all’ordine del giorno.” 6) politica estera (iraq) “Consideriamo la guerra in Iraq e l’occupazione un grave errore. Essa non ha risolto, anzi ha complicato il problema della sicurezza. Il terrorismo ha trovato in Iraq una nuova base e nuovi pretesti per azioni terroristiche interne ed esterne ai confini iracheni. La guerra, avviata in violazione della legalità internazionale, ha avuto l’effetto di indebolire l’Onu e minare il principio di una governance multilaterale del mondo. Dobbiamo dare un forte segnale di discontinuità sia al popolo iracheno sia alla comunità internazionale, anche per affermare il valore del multilateralismo come metodo per la soluzione concordata dei conflitti e per rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite, restituendo loro autorevolezza. In coerenza con il principio del multilateralismo, riteniamo necessaria la internazionalizzazione della gestione della crisi irachena, con una netta ed evidente inversione di rotta da realizzarsi con la presenza di una autorità internazionale (ONU) che superi l’attuale presenza militare e che affianchi il governo iracheno nella gestione della sicurezza, del processo di transizione democratica e della ricostruzione. Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari, definendone, anche in consultazione con le autorità irachene, al governo dopo le elezioni legislative del dicembre 2005, le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite. Il rientro andrà accompagnato da una forte iniziativa politica in modo da sostenere nel migliore dei modi la transizione democratica dell’Iraq, per contribuire ad indicare una via d’uscita che consenta all’Iraq di approdare ad una piena stabilità democratica, e a consegnare agli iracheni la piena sovranità sul loro Paese. In questo quadro, l’impegno italiano in Iraq deve prendere forme radicalmente diverse, prevedendo azioniconcrete per sostenere la transizione democratica e la ricostruzione economica.” 7) politica estera (cooperazione) “La cooperazione allo sviluppo nel nostro Paese ha una lunga tradizione d’impegno delle Istituzioni e della società civile, ed è radicata nella nostra cultura della solidarietà. Con il suo impegno per l’aiuto pubblico allo sviluppo l’Italia ha svolto un ruolo importante nel processo di riequilibrio della disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo, che le ha conferito maggiore visibilità e peso nelle scelte presso le diverse sedi internazionali. È questo il patrimonio che oggi rischia di venire meno. Dalla seconda metà degli anni ottanta ai giorni nostri il contesto è infatti cambiato in maniera profonda a seguito della caduta del muro di Berlino e la fine delle divisioni in blocchi contrapposti, della nuova dimensione della globalizzazione, che ha allargato il divario con i Paesi più arretrati, dell’attentato terroristico dell’11 settembre del 2001 ed il successivo accentuarsi delle crisi ed il proliferare dei conflitti. La cooperazione allo sviluppo e l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) devono inoltre misurarsi con una nuova realtà: l’emergenza umanitaria, il mancato rispetto dei diritti umani, le migrazioni, i disastri ambientali. Di fronte a questo quadro, le ristrettezze di bilancio dei Paesi sviluppati, ed in particolare lo spostamento significativo di risorse sulla sicurezza e l’emergenza, tolgono all’APS quote enormi di risorse Anche l’UE ha modificato gli strumenti dell’APS e sono cambiati i flussi di risorse verso i Paesi poveri. Si afferma anche in Europa una tendenza a dislocare maggiori risorse su sicurezza ed emergenza e a collocare l’APS – salvo rare eccezioni – in un rapporto a volte totalmente subalterno alla politica estera dei singoli Paesi. Allargamento e politiche di prossimità mantengono l’APS nell’ambito dei Paesi ACP (accordi di Cotonou, riferiti ai Paesi africani, caraibici e del Pacifico).In questo contesto, gli obiettivi del” Millennium Round”, sottoscritti da 189 Capi di Stato e di Governo, rischiano di essere disattesi. Ma il problema non è solo la quantità delle risorse: assistiamo ad una progressiva frammentazione delle politiche di APS, si confondono le finalità, la cooperazione diviene allora strumento ambiguo, talora funzionale soltanto al conseguimento di obiettivi di tipo neocoloniale, alla promozione del commercio o a obiettivi di difesa. In particolare, l’impiego delle forze armate non può essere mai identificato con l’intervento umanitario o di cooperazione, che deve essere condotto con forze civili, anche per non riproporre vecchie politiche di potenza e di intervento unilaterale, che non aiutano la causa della pace né quella dello sviluppo. La crisi del multilaterale e le nuove forme di alleanza a geometria variabile rendono questa ambiguità ancora più evidente e più complessi gli scenari futuri. Il governo di centro-destra non è stato in grado di operare in questo nuovo quadro. Con l’ultima legge finanziaria si sono tagliate ancora le risorse collocando il contributo italiano all’APS allo 0,1% in rapporto al PIL. Ma la riduzione delle risorse si è accompagnata alla rinuncia ad una seria politica di cooperazione. L’assenza di una specifica delega in materia ad un sottosegretario e il progressivo smantellamento della struttura tecnica della Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo hanno reso ancora più inadeguati gli strumenti della nostra cooperazione. Dobbiamo trasformare i fattori di crisi in buone politiche di cooperazione. Dobbiamo coniugare il rafforzamento delle azioni di cooperazione con la definizione di un nuovo assetto multilaterale all’interno di un quadro di riferimento internazionale più equo e solidale, collocando saldamente la cooperazione allo sviluppo italiana in un ambito multilaterale e rendendola uno strumento efficace di lotta alla povertà e di sostegno ai processi di democratizzazione nei Paesi in via di sviluppo. Dobbiamo infatti opporci alle scelte unilaterali, alla privatizzazione ed all’uso non sostenibile delle risorse e di beni comuni (dall’acqua alle fonti energetiche), così come alla cancellazione di diritti fondamentali (salute, istruzione, lavoro…) essenziali per l’umanità, alla tragica realtà dei conflitti, alle nuove forme di povertà. Non si esce dalla crisi della cooperazione senza interagire le nuove forze che possono aiutare ad invertire e sconfiggere le politiche unilaterali e dissipative delle risorse del pianeta, con i nuovi interlocutori nella società: l’associazionismo, il volontariato, gli enti locali (cooperazione decentrata), le tante forme di impegno che hanno fatto emergere da Seattle a Mumbay, fino a Porto Allegre e a Firenze, grandi movimenti di solidarietà e di critica alle politiche neo-liberiste. Dobbiamo ripensare la cooperazione come un impegno collet tivo, come un patto fra cittadini e lo Stato, che non separi le attività ma le renda complementari e coordinate, una politica nuova, con il coraggio di uscire da un confronto sterile di piccolo cabotaggio ed offrire una prospettiva di radicale cambiamento. Sarà dovere del Governo garantire le “buone pratiche”, fissare obiettivi e campagne, ricercare le migliori risorse e competenze, anche in campo internazionale, da mettere al servizio della nuova Cooperazione allo Sviluppo italiana. In questo quadro è essenziale il ruolo dell’Europa e la cooperazione italiana dovrà perseguire sinergie ed integrazioni con quella europea. Il contributo europeo all’APS mondiale è di oltre la metà del totale: un ruolo importante ma non ancora sufficiente. L’Europa ha bisogno di un’APS più comunitario e meno legato ai processi di “rinazionalizzazione”, che colga e valorizzi le novità più significative e i maggiori impegni sulla cooperazione di alcuni Paesi europei. Questo tipo di cooperazione non può che collocarsi in una dimensione globale, una “partnership globale per lo sviluppo”, ed indicare con chiarezza nuove modalità e nuovi strumenti per un’efficace lotta alla povertà ed alle disuguaglianze e per il sostegno a politiche commerciali finalizzate alla promozione della giustizia economica. L’APS non deve produrre nuove forme di dipendenza: ogni intervento deve quindi in primo luogo promuovere le capacità e le risorse umane locali, garantire che le popolazioni soggetto degli interventi siano messe in condizione di partecipare consapevolmente, non di subirli dall’alto (responsabilizzazione), di poterli proseguire con le proprie forze (sostenibilità), far sì che l’uso delle risorse sia monitorabile (trasparenza). In questa dimensione la cooperazione allo sviluppo può interagire con la politica estera, con l’insieme delle politiche di cooperazione internazionale e proporre con trasparenza un nuovo patto fra cittadini e Governo. In questo senso la cooperazione diviene elemento di cerniera tra la politica interna e la politica estera. Dovremo innanzitutto delineare un nuovo sistema della cooperazione con: – una delega forte – un’autorità politica chiaramente definita e con piena responsabilità su tutti gli aspetti della cooperazione (attualmente divisa tra Esteri, Economia ed Ambiente) – che definisca gli indirizzi e li sottoponga all’approvazione del Parlamento; – un nuovo impegno, un rilancio virtuoso della cooperazione attraverso la definizione di un nuovo quadro legislativo che superi quello stabilito dalla legge 49/87 e la costituzione di un ente distinto, con una funzione di gestione delle risorse. L’Italia non è stata in grado di rispettare gli impegni presi (Barcellona, conferenza dei Ministri della UE, e Monterrey marzo 2002, conferenza delle Nazioni Unite). – In primo luogo dobbiamo dunque armonizzare le nostre risorse con un incremento, chiaro anche se modulato, che ci avvicini agli altri Paesi europei, per raggiungere progressivamente l’obiettivo dello 0,7% del PIL; – dobbiamo considerare la possibilità di ricondurre ad una gestione unitaria tutti i fondi a disposizione della cooperazione, in particolare quelli impiegati attraverso le istituzioni di Bretton Woods, introducendo strumenti di controllo e di verifica parlamentare al fine di assicurare la coerenza delle politiche di cooperazione; – sulla base della legge 209/2000, ci impegniamo a promuovere e sostenere processi equi e trasparenti per la riduzione e/o cancellazione del debito estero dei Paesi in via di sviluppo.” 8) difesa (basi militari) “Due sono le questioni fondamentali di cui dovremo tenere conto: la nuova rilevanza geo-strategica del sud del Mediterraneo e la necessità di una significativa ridislocazione di enti e reparti nel meridione italiano, nelle regioni dove si registra la quasi totalità del reclutamento dei volontari. In questo quadro reputiamo necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sui nostri territori, con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, coinvolgendo l’Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali.” 9) difesa (spese militari) “L’Unione si impegna, nell’ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti.” 10) politica economica (due tempi) “Non possiamo permetterci nessuna politica dei due tempi: prima il risanamento e poi gli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito. I due criteri devono procedere insieme. Così pure la ripresa di competitività del paese non può ottenersi senza profonde innovazioni nel sistema produttivo e senza un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini, in particolare dei gruppi e delle realtà sociali che più hanno sofferto negli ultimi anni.” 11) lavoro (e soprattutto legge 30) “L’economia è in crisi, la crescita dell’occupazione si è arrestata, specie nel Mezzogiorno, e sta crescendo la precarizzazione del lavoro. Il governo ha ridimensionato o cancellato gli strumenti di incentivo e di stabilizzazione dell’occupazione, credito d’imposta e prestito d’onore, attivati nella scorsa legislatura. L’abbandono di queste politiche di sostegno ha peggiorato le condizioni dei lavoratori e aumentato la precarietà. Per di più ad aggravare ulteriormente la frammentazione del mondo del lavoro è interventuta la legge “Maroni” (legge n. 30 del 2003), che ha introdotto una miriade di forme di lavoro Lavoro, diritti e crescita camminano insieme precario risultate estranee alle stesse esigenze delle imprese. Proponiamo la reintroduzione del credito di imposta a favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato. Noi siamo contrari ai contenuti della legge n. 30 e dei decreti legislativi n. 276 e 368 che moltiplicano le tipologie precarizzanti. Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena. In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa. Proponiamo che le tipologie di lavoro flessibile siano numericamente contenute e cancellate quelle più precarizzanti: ad esempio il job on call, lo staff leasing e il contratto di inserimento. Per quanto riguarda il lavoro a progetto, che vogliamo sottoposto alle regole dei diritti definite dalla contrattazione collettiva, puntiamo ad eliminarne l’utilizzo distorto, tenendo conto dei livelli contrattuali delle categorie di riferimento e con una graduale armonizzazione dei contributi sociali. In particolare, occorre garantire una relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico di questi lavoratori. Ci impegniamo ad adottare iniziative di carattere legislativo per rendere certi i percorsi di stabilizzazione del lavoro e per monitorare la formazione professionale al fine di scongiurare abusi e distorsioni nell’attuazione degli istituti contrattuali. La regolamentazione del lavoro interinale dovrà esser rivista, anche considerando la impostazione legislativa definita dal precedente governo di centrosinistra. Inoltre, ci impegniamo a rivedere la normativa in merito agli appalti di opere e di servizi e alla cessione del ramo d’azienda, spesso utilizzata in modo fittizio per aggirare le tutele dei lavoratori attraverso il meccanismo delle esternalizzazioni: la disciplina va ricondotta alla sua corretta dimensione, giustificata esclusivamente da oggettivi requisiti funzionali e organizzativi. In ogni caso, va riconosciuta una piena responsabilità dell’impresa appaltante nei confronti dei lavoratori delle imprese appaltatrici. Inoltre, riteniamo che le attività della pubblica amministrazione che garantiscono i diritti tutelati costituzionalmente ed i relativi servizi debbano essere parte integrante dell’intervento pubblico e non siano esternalizzabili. Lavoro, diritti e crescita camminano insieme Crediamo che l’estensione della precarietà abbia contribuito anche al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Risulta pertanto necessaria una revisione della normativa che renda più cogente il rispetto delle norme di sicurezza, anche attraverso un rafforzamento delle funzioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dell’apparato sanzionatorio e un potenziamento dei servizi ispettivi e di prevenzione. Ci appare indispensabile combattere a fondo, con misure preventive e repressive, la piaga del lavoro nero, anche con studi di settore e appositi indici di congruità. Il lavoro nero e irregolare, oltre a rappresentare una grave lesione dei diritti del lavoro, è anche causa di concorrenza sleale e di evasione fiscale e contributiva. In generale, sosteniamo politiche del lavoro dirette a promuovere la piena e buona occupazione e a ridurre il tasso di precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro discontinuo. Oltre al superamento della legge “Maroni”, noi puntiamo: – all’estensione a tutti i lavoratori delle tutele e dei diritti di base (maternità, paternità, malattia, infortunio, diritti sindacali,etc) e dell’accesso al credito; – all’aumento delle opportunità di crescita professionale, attraverso il diritto alla formazione permanente; – alla garanzia e al sostegno non solo del reddito attuale, ma anche dei trattamenti pensionistici futuri, con strumenti quali: la totalizzazione di tutti i contributi versati, anche in regimi pensionistici diversi, e la copertura figurativa per i periodi di non lavoro. Vogliamo inoltre estendere le tutele anche nel mercato del lavoro riformando gli ammortizzatori sociali, potenziando i servizi pubblici all’impiego e la formazione professionale sul territorio, innovando e allargando le politiche attive di sostegno all’occupazione e per la formazione lungo tutto l’arco della vita. In particolare, proponiamo politiche specifiche per aumentare le opportunità di lavoro dei gruppi oggi sottorappresentati sul mercato del lavoro, in primo luogo: – i giovani, per accrescerne istruzione e qualificazione professionale e stabilizzarne i rapporti di lavoro; – le donne, con strumenti che ne garantiscano la parità di diritti normativi, retributivi e pensionistici, senza discriminazioni. Anche a tal fine, vogliamo favorire la conciliazione delle responsabilità genitoriali degli uomini e delle donne con la vita lavorativa, con diversi strumenti: dall’estensione degli asili nido di territorio come diritto alla socializzazione primaria dei bambini e delle bambine, alla possibilità di part-time e di congedi adeguatamente retribuiti, agli incentivi per l’inserimento e il reinserimento al lavoro dopo periodi di assolvimento di responsabilità genitoriali; Lavoro, diritti e crescita camminano insieme – gli anziani, con azioni che promuovano la vecchiaia attiva: sostegni e incentivi al reinserimento al lavoro, formazione professionale per adeguare le competenze; forme di passaggio graduale fra lavoro e non lavoro, anche con part time misto a pensione; – i lavoratori delle aree depresse, specie del Mezzogiorno, con incentivi mirati all’occupazione stabile e alla regolarizzazione del lavoro nero oltre che con il rilancio dello sviluppo di quelle regioni; – i soggetti disabili e svantaggiati, attraverso il superamento delle normative introdotte dalla “legge 30” e il potenziamento dei centri pubblici per i servizi di inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità. Queste politiche di promozione della buona occupazione e di estensione dei diritti devono riguardare anche i lavoratori immigrati. A questo proposito, noi seguiamo una impostazione diametralmente opposta a quella repressiva ed incostituzionale della “legge Bossi – Fini”. Vogliamo superare l’approccio restrittivo al problema dell’immigrazione. Analogamente, per contrastare la tendenza al lavoro nero, riteniamo che occorra garantire il permesso di soggiorno a ogni immigrato che denunci la propria condizione di lavoro irregolare. In questo quadro, un ruolo rilevante per l’attuazione delle politiche attive del lavoro e della formazione di competenza delle regioni e delle autonomie locali può e deve essere svolto dai centri per l’impiego, nel quadro di principi e standard definiti a livello nazionale. Gli enti locali governati dal centrosinistra si sono già impegnati in questa direzione, con iniziative legislative e con iniziative concordate con i sindacati e con le forze politiche. Queste esperienze costituiscono un tassello importante per la costruzione delle politiche del lavoro del futuro governo di centrosinistra. Inoltre, riteniamo indifferibile una profonda riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, che preveda: – l’incremento e l’estensione dell’indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori (anche discontinui, economicamente dipendenti e non subordinati); – il riordino e l’armonizzazione dei trattamenti del settore agricolo; – la costituzione di una rete di sicurezza universale che protegga tutti i lavoratori nei casi di crisi produttive. Un altro obiettivo generale imprescindibile delle nostre politiche economiche e sociali è costituito dalla difesa del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una pericolosa erosione del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, tuttora in atto. Oggi, a differenza del passato, anche avendo un lavoro stabile si può correre il rischio di scivolare al di sotto della soglia di povertà. Lavoro, diritti e crescita camminano insieme Il Governo Berlusconi non solo ha bloccato la restituzione del drenaggio fiscale (il cosiddetto fiscal drag) – che nel solo 2003 ha comportato un aggravio delle imposte di circa 2,5 miliardi di euro, a carico di 25 milioni di contribuenti – ma ha fissato i tassi di inflazione programmata a livelli bassi e inaccettabili rispetto all’inflazione reale. In questo modo, e non rinnovando una parte dei contratti del pubblico impiego, il Governo di centrodestra si è reso responsabile di un’azione programmata di perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni. Per questo motivo riteniamo che debba essere affrontata nel Paese una vera e propria “questione retributiva”. A tal fine, proponiamo di agire in diverse direzioni: – monitorare a livello centrale e territoriale l’andamento dei prezzi e delle tariffe e intervenire per un loro contenimento; con particolare riferimento alle tariffe elettriche, del gas, dell’acqua, delle telecomunicazioni e dell’assicurazione obbligatoria sull’auto; – superare il criterio dell’inflazione programmata nel rinnovo dei contratti di lavoro e definire i meccanismi più efficaci e più equi per garantire la copertura dall’inflazione reale; – distribuire una quota dell’incremento della produttività a favore delle retribuzioni perché risulta evidente che, da molti anni a questa parte, essa è andata esclusivamente a vantaggio delle imprese; – recuperare il drenaggio fiscale; – ridurre l’imposizione sulle basse retribuzioni; – estendere a tutti i pensionati l’integrazione al trattamento minimo, premiando chi ha versato più contributi; – ridurre la tassazione sul trattamento di fine rapporto. In generale, riteniamo che il problema del potere d’acquisto non possa essere disgiunto da una politica fiscale basata sul prelievo progressivo per tutti i redditi – dai salari alle rendite – e dall’adozione di un criterio di trasparenza nella definizione del paniere di prodotti che definiscono l’aumento dell’inflazione. Infine, noi pensiamo che sia necessario riprendere un confronto sulla rappresentatività, sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale. Le discussioni che abbiamo svolto su questo argomento hanno chiarito l’esigenza di fornire un quadro legislativo di sostegno al tema della rappresentatività, da concretizzare nel corso della prossima legislatura. La legge Bassanini ha già dimostrato la possibilità di arrivare ad una importante sinergia tra azione sociale e azione politica. A partire da questo risultato, i criteri della legge possono essere utilmente estesi per disciplinare la materia anche nei settori privati. Sul complesso di queste materie l’Unione ritiene importante il confronto con le posizioni espresse dalle organizzazioni Lavoro, diritti e crescita camminano insieme sindacali a partire dal positivo accordo raggiunto dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori metalmeccanici. In particolare, riteniamo un significativo passo avanti, che può aprire la strada all’individuazione di criteri generali per affrontare il problema della rappresentatività, l’iniziativa dei sindacati di utilizzare entrambi i criteri – della democrazia diretta e di mandato – che traggono origine dalla storia dei modelli sindacali italiani del sindacato generale e del sindacato associazione. Inoltre, riconosciamo l’esigenza di consolidare l’importante ruolo della contrattazione nazionale e di secondo livello e il giusto ruolo della legislazione a sostegno della contrattazione. Per quanto riguarda il pubblico impiego, riteniamo che la contrattualizzazione del rapporto di lavoro, dopo la destrutturazione operata dal governo di centrodestra, debba essere confermata e rilanciata, confermando il ruolo dell’Aran e del sistema della rappresentatività sindacale. Infine, riteniamo necessario intervenire sulla legge in materia di diritto di sciopero, a partire dal ruolo della commissione di garanzia, e provvedere finalmente a una riforma del processo del lavoro orientata a garantire certezza e celerità nella soluzione delle controversie, con l’obiettivo di dare effettività a un sistema di tutele oggi compresso da una eccessiva durata del giudizio.” 12) pensioni (parziale sul gradone maroni) “- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;” 13) casa “Alle politiche abitative va assegnata una priorità nazionale: i trend in atto e i presumibili sviluppi futuri stanno progressivamente facendo emergere nuovi fabbisogni e aree di disagio abitativo, concentrate in segmenti sociali ben definiti: i lavoratori atipici e le famiglie monoreddito, gli anziani, i lavoratori in mobilità e gli studenti, gli immigrati. In particolare i problemi che emergono sono i seguenti: – impossibilità di accesso alla proprietà della casa da parte delle famiglie a basso reddito e rigidità del mercato degli affitti, con conseguente espulsione nell’hinterland di giovani coppie; – aggravamento dei problemi della mobilità e riduzione della flessibilità della vita urbana; – difficoltà a rispondere adeguatamente alla domanda residenziale esercitata dai cittadini immigrati; – decadimento della qualità della vita nelle aree urbane in corrispondenza dell’incremento dell’emarginazione sociale generata dai fenomeni di degrado degli insediamenti residenziali periferici e dalle difficoltà di integrazione nel tessuto economico e relazionale dei residenti. Rispetto a questa situazione, la via di intervento rappresentata dai sostegni finanziari alla domanda, nei termini per così dire “classici” dei contributi per l’affitto o dei dibattuti fondi di garanzia pubblici sui mutui ipotecari, è utile ma non è sufficiente. Il rischio è quello di rincor rere il mercato e assecondare la crescita dei prezzi, mentre per dare una risposta ai nuovi bisogni, occorre sviluppare politiche abitative sul versante dell’offerta. Crediamo perciò che occorra recuperare un ruolo pubblico di indirizzo, intervento e regolazione del mercato, finalizzato all’aumento dell’offerta di alloggi a canoni accessibili attraverso: – programmi di edilizia sociale impostati sul recupero della città esistente (recupero, sostituzione, completamento); – interventi di edilizia residenziale pubblica finalizzati ad una locazione agevolata e selettiva, realizzabili anche mediante partnership pubblico-private e strumenti di project financing. L’obiettivo è portare tendenzialmente l’offerta complessiva di edilizia sociale – composta, come chiarito, non solo da nuove costruzioni di edilizia residenziale pubblica – in linea con la media europea. In generale, crediamo nella necessità di uno sforzo convergente del governo centrale, delle regioni, degli enti locali, attivando risorse pubbliche e private. L’operatore privato, grazie alla partecipazione pubblica che abbatte i costi d’investimento, potrà impegnarsi a concedere l’utilizzo integrale o parziale dell’immobile a canoni agevolati, percependo comunque una remunerazione congrua sui capitali investiti. I Comuni saranno dal canto loro incentivati a realizzare soluzioni di “canone solidale” rivolte alle fasce basse. D’altra parte, vogliamo anche rendere più mirati ed efficaci i sostegni finanziari alla domanda: – ristabilendo una fonte di finanziamento certa, stabile e adeguata al fondo di sostegno per le famiglie in affitto con difficoltà; – predisponendo una serie di misure per favorire la concessione di mutui adeguati per la prima casa e l’accesso alla proprietà per le giovani coppie e altri soggetti, anche attraverso l’attivazione di un fondo di garanzia, in grado di favorire l’adempimento dell’obbligazione della restituzione del capitale mutuato. Con riferimento alla questione degli sfratti, proponiamo interventi volti a garantire il passaggio da casa a casa per i soggetti deboli. A questo scopo, vanno promosse e sostenute le iniziative regionali per l’istituzione di “fondi di rotazione” per alloggi in locazione, anche utilizzando i proventi derivanti dal contrasto alla elusione e all’evasione fiscale nel settore della casa. Infine, crediamo che il mercato degli affitti privati possa essere moderato anche attraverso lo strumento dell’incentivazione fiscale. Si può pensare, nell’ambito di una rivisitazione della legge n. 431 del 1998, a una rivisitazione complessiva del sistema delle detrazioni fiscali, rivedendo le agevolazioni fiscali a favore del libero mercato e, contemporaneamente, incrementando la detassazione degli affitti a canone concordato, a un intervento sulla fiscalità della casa che penalizzo lo sfitto, anche ai fini di un vero contrasto al canone nero e di una diversa modulazione dell’ICI. Per riequilibrare a favore dei cittadini meno abbienti la contribuzione fiscale sulla casa, riteniamo opportune anche la revisione delle zone censuarie e degli estimi catastali. 14) tobin tax, commercio equo e solidale, codice etico nei rapporti commerciali “Proponiamo che il governo si attivi in tutte le sedi – comunitarie e internazionali – al fine di creare le condizioni per l’introduzione su vasta scala geografica di sistemi di tassazione delle transazioni finanziarie internazionali – secondo lo spirito della cosiddetta “Tobin Tax” – idonei a scoraggiare le speculazioni finanziarie e a reperire risorse da destinare al sostegno ai Paesi in via di sviluppo e al finanziamento di programmi per la lotta all’Aids, la lotta alla fame nel mondo, ecc. Infine, l’Unione favorirà il Commercio Equo e Solidale con campagne di informazione sul valore sociale e ambientale di detti prodotti anche attraverso politiche di defiscalizzazione che consentano di essere accessibili a tutti i consumatori sul mercato. Saranno altresì favoriti e valorizzati i progetti di microcredito nei luoghi di produzione dei prodotti equo e solidali. L’Unione riconosce l’utilità e l’importanza di realizzare l’introduzione di un Codice Etico nella sottoscrizione degli accordi commerciali dell’Italia, nonché delle imprese italiane con paesi terzi. Il Codice Etico è uno strumento che vuole garantire nella sottoscrizione di accordi commerciali il rispetto dei diritti umani, sindacali, la tutela dei minori, la conservazione delle risorse naturali, l’assenza di pirateria di materiale biologico e la lotta alla corruzione, quale percorso fondamentale in materia di Responsabilità Sociale delle Imprese e di dimensione sociale della globalizzazione.” 15) immigrazione e diritto d’asilo “Favorire l’inserimento dei cittadini stranieri nella comunità italiana è interesse di tutti. La coesione sociale, il senso di comune appartenenza e lealtà alle leggi di tutti i membri della comunità, è valore essenziale. Perché tale coesione sia effettiva serve una forte azione dello Stato e degli organismi sociali che garantisca la parità nell’accesso ai diritti previsti dalla legge, e alle opportunità offerte dal lavoro, dalle capacità individuali, dalla partecipazione alla vita democratica. La legge Bossi-Fini ha reso più difficile il processo di integrazione dei cittadini stranieri, assorbendo la materia dell’immigrazione in quella dell’ordine pubblico. Dalla Corte dei Conti apprendiamo che ogni 5 euro dei fondi pubblici destinati agli immigrati, solo 1 viene speso per l’integrazione e 4 vengono destinati al contrasto – inefficace – dei flussi irregolari. Inizialmente le due voci erano alla pari. Se si considerano realisticamente i flussi migratori, tale impostazione appare decisamente miope. Gli immigrati giocano un ruolo attivo e importante nel mercato del lavoro: nel 2002 le loro retribuzioni hanno raggiunto i 10 miliardi di euro, con grande beneficio per l’INPS; hanno investito in immobili 10 miliardi di euro, hanno contratto mutui per 5 miliardi. Non possiamo chiuderci, dobbiamo al contrario stabilizzare e includere. Vogliamo “includere sul lavoro”: – attuando la Convenzione OIL n.143 del 1975, che prescrive parità di trattamento e piena parità di diritti per i lavoratori extracomunitari regolari; – introducendo meccanismi affinché ai cittadini migranti vengano riconosciuti titoli di studio e qualifiche professionali acquisiti nei paesi di provenienza e/o di transito; – prevedendo meccanismi di regolarizzazione per emersione da lavoro nero; – introducendo robuste politiche antidiscriminatorie sul mercato del lavoro; – disciplinando e sostenendo il lavoro autonomo. Includere nella sfera personale: – semplificando i ricongiungimenti familiari; – adottando una legge sulla libertà religiosa e di culto; – sostenendo l’intermediazione culturale; – sviluppando iniziative per l’apprendimento della lingua e della italiana e dell’educazione civica da parte degli adulti; – introducendo forme di assistenza e difesa civica; – rafforzando la cooperazione con le associazioni degli stranieri. L’attuale disciplina delle pratiche di soggiorno perpetua il senso di precarietà: stranieri che risiedono in Italia da decenni continuano ad essere trattati dall’amministrazione italiana come persone appena arrivate. I frequenti rinnovi dei permessi di soggiorno di breve durata producono conseguenze sulle strategie d’inserimento degli immigrati, e paralizzano i nostri uffici sottraendoli alle funzioni investigative e all’attività di controllo del territorio. Dobbiamo semplificare la materia: – eliminando il “contratto di soggiorno”; – introducendo permessi di soggiorno di durata più ragionevole e crescente ad ogni rinnovo; – garantendo tempi certi per le pratiche; – trasferendo la competenza per le pratiche di rinnovo dei permessi agli enti locali; – potenziando gli sportelli di orientamento e consulenza legale già istituiti da numerose amministrazioni locali; – semplificando e velocizzando l’acquisizione della carta di soggiorno, da rilasciare – senza vincoli riferiti a requisiti di reddito e abitativi – dopo un periodo di tempo, inferiore all’attuale, durante il quale la persona immigrata è posta in condizione di accedere all’apprendimento della lingua italiana attraverso adeguate opportunità concesse dalla scuola pubblica. Dobbiamo inoltre riconoscere valore alla risorsa costituita dagli stranieri e dai loro figli, molti dei quali nati nel nostro Paese, che considerano l’Italia la loro terra. Quasi un decimo delle nascite totali in Italia riguarda figli di immigrati, quasi mezzo milione sono i minori immigrati con i genitori, nelle scuole gli studenti stranieri costituiscono il 4 per cento della popolazione studentesca. Dobbiamo investire sull’integrazione scolastica dei bambini stranieri, impedendo che si creino segregazioni all’interno della scuola. Dobbiamo anche promuovere il diritto allo studio a livello universitario per le seconde generazioni. Né possiamo ritardare l’attribuzione di nuovi diritti sul piano della cittadinanza: dobbiamo introdurre il diritto di voto alle elezioni amministrative dopo un congruo numero di anni di residenza, riformare la legge sulla cittadinanza, legandola per i nuovi nati allo «ius soli», riducendo il tempo necessario per l’acquisizione e rendendo espliciti e ben definiti i requisiti per la naturalizzazione. Riteniamo che le politiche per gli immigrati debbano essere rese coerenti con l’intero quadro del welfare state: le politiche abitative e di contrasto al mercato nero degli affitti, di assistenza socio-sanitaria, di incentivo all’occupazione, previdenziali, non devono discriminare né creare “ghetti”. Il governo di centrodestra ha demolito le basi delle politiche d’integrazione gettate nel 1998; dobbiamo tornare a investire nell’integrazione, ripristinando il Fondo per le politiche migratorie e rilanciando l’attività della Commissione per le politiche d’integrazione. Diritto di asilo La Costituzione italiana e gli accordi internazionali, liberamente sottoscritti dal nostro Paese, garantiscono protezione ai rifugiati e ai richiedenti asilo. Queste norme sono però ancora largamente inapplicate, quando non apertamente violate. Ogni nazione democratica e civile ha il dovere di accogliere chi fugge da guerre, pulizie etniche, persecuzioni per motivi religiosi, politici, di genere o di orientamento sessuale. In Italia il diritto di asilo è indebolito dall’assenza di un quadro legislativo adeguato, e lascia spazio per il ricorso a pratiche illegali (come i respingimenti collettivi attuati dall’attuale governo) che hanno attirato su di noi fondate critiche e discredito da parte dell’Europa. Approveremo senza ulteriori ritardi una legge organica di attuazione dell’articolo 10 della Costituzione che permetta di dare reale protezione ai rifugiati e di rispettare interamente i diritti dei richiedenti asilo. Tale legge deve strutturarsi intorno ad alcuni punti fondamentali: – l’introduzione di meccanismi che consentano una reale capacità di identificare il richiedente e di distinguere tra richiedenti asilo e migranti per motivi economici; – la fissazione di norme procedurali rigorose e di meccanismi di controllo che assicurino l’effettivo accesso alla procedura d’asilo, l’assistenza necessaria fin dal momento dell’ingresso in Italia e il rispetto del principio internazionale di non respingimento; – la previsione di un’unica ed equa procedura di esame delle domande di asilo, con criteri certi e approfonditi di valutazione delle domande, escludendo ogni discrezionalità amministrativa per dare la massima garanzia di imparzialità. Le commissioni che vagliano il diritto d’asilo devono essere indipendenti dall’esecutivo. L’esame delle domande deve essere più rapido: – la garanzia di effettività del diritto al ricorso contro la decisione amministrativa di rigetto della domanda di asilo. Ciò comporta l’accesso al patrocinio gratuito e il divieto di allontanamento del ricorrente fino ad esito del giudizio; – la definizione, in linea con la normativa comunitaria, dello status giuridico del titolare di protezione umanitaria, introducendo regole certe e prevedendo esplicitamente la possibilità di conversione del titolo di soggiorno in lavoro o studio in presenza dei requisiti di legge; – la pianificazione di programmi adeguati volti all’accoglienza e all’inserimento sociale degli stranieri ai quali è stato riconosciuto il diritto all’asilo, con il coinvolgimento del volontariato; – introduzione di forme di rimpatrio assistito praticabili e rispettose dei diritti umani, in condizioni di dignità e sicurezza, al momento della cessazione della protezione.” 16) espulsioni e superamento dei cpt “- graduare le misure di espulsione, modulandole sul grado di integrazione e situazione personale; – prevedere sanzioni limitate e un meccanismo premiale per l’immigrato irregolare che collabora all’identificazione e al rimpatrio; – consentire alle autorità di pubblica sicurezza di utilizzare misure di sorveglianza di pubblica sicurezza dove il trattenimento non sia necessario. L’adozione di queste norme comporta il superamento dei Centri di Permanenza Temporanea. Dobbiamo comunque approntare strumenti efficaci per assicurare l’identificazione degli immigrati e il rimpatrio di quanti vengono legittimamente espulsi.” 17) genova 2001 “La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l’inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.” ecco, caro redemption, mi sembra difficile sostenere che tante di queste cose non siano di sinistra. sono il socialismo? no. sono compromessi? si. ma basta leggerle per vedere che sono cose che se applicate avrebbero invertito la tendenza affermatasi negli anni 80 e 90 alla sconfitta delle masse popolari, alla cancellazione di diritti acquisiti. ovviamente le mie affermazioni possono essere confutate. ma ora hai l’onere di fornire tu la prova che quanto contenuto nel programma dell’unione non è come dico io. in ogni caso il problema è: come mai su ognuna di queste cose scritte il governo non solo non le ha applicate ma in molti casi ha fatto il contrario? dico il contrario a ragione veduta. e se me lo contesti sono pronto a dimostrarlo punto per punto. come mai? è una questione di consensi insufficienti e di pochi voti di scarto al senato? è solo una questione di persone? bastava che ci fosse un altro premier al posto di prodi? sono due questioni serie. mica bazzecole. sulla prima chiedo: se un governo ha un consenso risicato lo deve ampliare o no? e come lo deve ampliare? banalmente procedendo immediatamente a fare le cose che nel paese sono attese e che riguardano la qualità della vita di milioni di persone e le richieste di grandi movimenti di massa. scusa la banalizzazione del problema ma se fai le unioni di fatto e attacchi la precarietà molte delle persone che hanno votato a destra o non hanno votato cambieranno opinione e allargheranno il consenso del governo o per lo meno diventeranno neutrali. ma se non fai le unioni di fatto e dici che la legge trenta è ottima e che la precarietà non si riduce per niente è ovvio che il governo perde consensi e si indebolisce. o no? tu credi che prodi e i ds fosse così cretini da non capire questa banalità? banalmente due poteri forti, il vaticano e la confidustria, hanno detto che il governo non doveva fare i pacs e l’abolizione della legge trenta. i poteri forti esistono. o credi che i comunisti novecentenschi li abbiano inventati di sana pianta? e che siano spariti magicamente oggi? mettiamo che prodi fosse convinto ad andare avanti comunque. e ti assicuro che sui pacs e sulla legge trenta lui era proprio convinto. del resto tutto il centrosinistra aveva votato contro la legge trenta e tutto il centrosinistra era d’accordo che fosse anacronistico non riconoscere i diritti alle coppie di fatto. e su entrambi i punti ci fu un compromesso. se hai letto vedrai che non c’è l’eliminazione totale della precarietà ma un sostanziale ridimensionamento e non c’è il matrimonio gay ma più o meno la stessa cosa che c’era in francia. quando parlo di governo dell’esistente in italia dico che “esistente” è il potere del vaticano e quello della confindustria. se tenti di sgarrare, loro, in parlamento, sui mass media e in mille altri modi ti mettono sotto. se hai pochi voti ne trovano uno in più contro di te. se ne hai molti trovano un partito intero. se le cose che vorresti fare sono popolari sui mass media fanno un casino tale che alla fine non si capisce più nulla perché è solo mastella che litiga con prodi. prodi con veltroni. la sinistra radicale contro tutti. invece le cose che fai controtendenza rispetto alla maggioranza della popolazione come sull’immigrazione o l’indulto diventano l’argomento dei mass media per spiegare quello che fai. tanto la gente è contraria. non importa se l’indulto ha ridotto del 50 % la recidività dei crimini commessi da quelli che l’anno avuto. non importa, cioè, se condoni tre anni di carcere ottenendo che il 50 % degli indultati non commettono più crimini e che quelli recidivi scontano i tre anni che gli erano stati condonati. con vantaggio della società. i mass media pubblicano continuamente la notizia dei recidivi, non dicono che sconteranno la pena che gli era stata condonata e danno l’impressione che tu per un principio astratto fai patire ai cittadini le rapine e così via. per reggere una simile cosa puoi contare solo sul consenso sociale. almeno su quello sindacale. ma, ahimè, perché la cgil ha firmato un accordo col governo che prevede l’implementazione della legge trenta, la trasformazione dello scalone maroni in tanti scalini alla fine in diversi casi più alti dello scalone? perché ha detto che era giusto fare di nuovo la politica dei due tempi nella prima finanziaria del governo quando era esplicitamente escluso dal programma? e potrei andare avanti. sul documento di sel c’è scritto che bisogna scegliere fra marchionne e la fiom. giusto. giustissimo. e vendola lo dice. non ti sei accorto che la cgil vuole rientrare (continua)
  184. nell’accordo con cisl e uil per gestire la contrattazione imposta da marchionne? che non vuole nemmeno fare lo sciopera contro berlusconi?
    la cgil è cattiva? perfida? o non sarà che è subalterna al pd e dal punto di vista delle politiche economiche subalterna alle compatibilità del sistema?
    se dico che il pd è liberista è per pregiudizio da veterocomunista o è a ragion veduta?
    davvero pensi che bastino le primarie per risolvere questo problemino?
    capisco che è bello sperare, sognare, immaginare.
    capisco che le primarie e un nuovo leader possano far sperare sognare. del resto il sistema bipolare è abbastanza perfetto da questo punto di vista. obama può suscitare speranze immense ma poi quando deve riformare il sistema sanitario lo deve fare rispettando la integrale e totale natura privata del sistema facendo pagare allo stato i premi delle assicurazioni private per una parte (non per tutti come aveva promesso) di quelli sprovvisti di qualsiasi assistenza e senza intaccare la dittatura normativa per cui le assicurazioni in ultima analisi possono rifiutarsi di pagare l’assistenza sanitaria in mille modi. lo sanno tutti che è così.
    vendola è molto più di sinistra di obama. ma è credibile che possa fare quelle cose con gli attuali rapporti di forza?
    oggi è sulla cresta dell’onda. i poteri forti prospettano e si apprestano ad imporre alla UE e ai singoli governi massacri sociali. indifferentemente se sono governi di centrodestra o centrosinistra. in grecia come in spagna, in francia come in germania. o no?
    o i socialisti spagnoli e greci sono più a destra del pd? perfino l’unico partito socialista, quello francese, guidato da una esponente di sinistra sociale come martine aubry, è dilaniato perché molti dicono che il candidato alle presidenziali deve essere il socialista francese strauss-kahn, attuale direttore del FMI e ultraliberista in confronto al quale sarkozy sembra un bolscevico. almeno tutti questi partiti socialisti sono laici e non hanno dubbi sui diritti civili. il pd lo è? o la cei non comanda anche nel pd con tutti i democristiani che ci sono?

    insomma. vendere illusioni nel sistema bipolare è facilissimo.
    ma il sistema bipolare rigetta ogni contenuto che minacci l’esistente come il corpo umano rigetta un corpo estraneo che non sia compatibile.

    il massacri elettorale della sinistra e le divisioni della sinistra, comunista o meno, deriva da questo. il resto è effetto di questo problema. non causa.

    e allora che fare?

    beh, intanto dire la verità invece che favole è già un presupposto per non finire nel baratro.
    le lotte ci sono. in tutti i campi.
    battere berlusconi, evitando il peggio sul presidenzialismo, sulle modifiche costituzionali, sul conflitto di interessi e su un sistema giudiziario incredibile e così via è giusto e possibile.
    bisogna farlo. e si può fare.
    visto che per diverse contingenze il bipolarismo all’amatriciana barcolla si può superare e tornare al proporzionale.
    le lotte sociali nella crisi possono crescere. possono minacciare nel consenso popolare chiunque voglia continuare le politiche neoliberiste.
    possono vincere battaglie difensive oggi e mettere le basi per controffensive domani. ricostruendo rapporti di forza sociali migliori e trasformandoli in consenso elettorale crescente. e facendoli contare in un sistema parlamentare.
    andare oggi al governo col pd, anche avendo il premier, inibisce le poche cose concrete che si possono fare e che ho appena detto.
    per il semplice motivo che il governo non farà nulla di sinistra giacché i poteri forti, finché i avranno rapporti di forza favorevoli, non lo permetteranno mai.
    per il semplice motivo che nel bipolarismo succede che chi è contro la precarietà o contro la missione in afghanistan finisce col votare un governo che è a favore a queste cose. e che i contenuti non sono il vero motivo del voto perché sono sostituiti dal voto contro qualcuno o a favore di qualcuno nella speranza che faccia cose impossibili da fare visto che lui stesso è alleato con chi non le vuole fare. e a lungo andare molti non votano più (chissà perché la discussione sulla abnorme crescita delle astensioni, anche in puglia, nelle ultime elezioni è durata un minuto???!!!) o semplicemente scindono i bisogni, gli interessi materiali e anche i sogni, dalla scelta elettorale. nella politica spettacolo bipolare funziona così.
    capisco se fossimo all’inizio del bipolarismo. ma ormai sono quasi venti anni che ci siamo. e ho dimostrato inequivocabilmente che la esperienza concreta dell’ultimo governo prodi dice che è impossibile oggi in italia fare cose di sinistra con un governo di centrosinistra.
    ciò che appare concreto è illusorio. e ciò che appare testimoniale, estremista, e cioè non disponibile a compromessi come dici tu, è invece molto concreto e realistico.
    in un sistema proporzionale in parlamento si fanno mille compromessi. anche dall’opposizione. e io vorrei farli e posso dimostrare (scusa l’autocitazione) di essere uno che in parlamento ne ha fatto moltissimi, sia col centroisnistra sia col centrodestra. molti di più di tanti che oggi mi vorrebbero dare lezioni sulla necessità di fare compromessi.
    ma capire che oggi non è possibile fare certe cose dal governo è la base indispensabile per capire quali compromessi sono reali e quali falsi. quali fanno crescere la sinistra e quali la riducono a qualcosa di inutile. quali essendo realizzati danno fiducia ai soggetti sociali e agli stessi elettori e quali essendo enunciati e poi traditi finiscono con il far dire: eccoli li. politicanti. prima dicono certe cose e poi in realtà pensano solo alle poltrone.

    caro redemption, bisogna stare attenti a cavalcare le onde che vanno a infrangersi sugli scogli dei rapporti di forza sociali sfavorevoli. bisogna stare attenti ai salvagenti bucati che la confindustria e il vaticano ti offrono per stare sulla cresta dell’onda visto che anche loro sono interessati a cambiare berlusconi che ormai gli crea più problemi che vantaggi. ma che vogliono sostituire con un governo che obbedisca loro, con le buone o con le cattive.

    è meglio non implementare il bipolarismo vendendo l’illusione che dall’interno si possano cambiare le cose.

    è meglio battersi per il superamento del bipolarismo.

    come non vedere che i partiti a sinistra in europa, siano essi comunisti magari anche stalinisti come il kke o “nuovi” come la linke, possono crescere e quindi contare in parlamento quando ci sono sistemi proporzionali e quando non devono allearsi con i partiti socialisti neoliberisti?
    come si fa a non vederlo e a non capirlo?

    ciao e grazie per l’occasione che mi hai dato per tentare di confutare la balzana idea che saremmo divisi fra chi fa compromessi che ottengono risultati concreti e chi compromessi non ne vuol fare.

  185. caro Ramon vorrei sapere cosa ne pensi delle primarie in via generale ( a prescindere da Vendola) poiche’ vedo che si stanno moltiplicando i posti dove si stanno organizzando (Milano, Cassano d’Adda, e anche a Inzago ci staimo pensando)…Sono contrario anch’io alla personalizzazione della politica ma molte volte sono l’unico modo per rompere i giochi già scritti e creare un po’ di casino cercando di far emergere le divisioni presenti nel PD…
    ciao

  186. massimiliano piacentini Says:

    Bene Ramon,
    hai fatto bene a riportare sinteticamente alcune parti del programma tradito: la memoria, infatti, è una facoltà che dimentica! E la dimenticanza, come l’ignoranza, si coltiva bene fra le braccia del silenzio e anche del casino, della confusione. Soprattutto quando queste sono create ad arte.
    Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma è necessario fare luce, rompere il silenzio o interrompere il casino. Grazie per questi due ultimi post.

    Oggi, ancora, con i compagni di Brescia!

  187. I sondaggi a Milano parlano di Pisapia in vantaggio su Boeri, quindi la sinistra e il suo candidato stanno battendo il pd.

    Forse i ragionamenti sottili e sofisticati con cui affrontiamo in questo blog e in tutte le altre sedi l’agone politico cadono come foglie d’autunno.

    A me sembra che Mantovani per onestà, e con lui tutta rifondazione, debba scrivere un lungo elogio a Sel e a Vendola perchè stanno spostando il baricentro del dibatito politico a sinistra, stanno davvero rimettendo in discussione una logica che sembrava strutturale.

    Se non ci sia accorge di questo, se si rimane legati al disquisire “proporzionale-maggioritario-elettorale” o alla dotta ed eterna diatriba del “trova la differenza” tra noi e Sel, riusciremo a far marcire l’unico frutto decente che è cresciuto in questi anni.

    Fuori da questa discussione c’è un mondo che ragiona diversamente. Se ci piace stare nella piazza democratica, quindi quella della costituzione, dobbiamo farci i conti con quel mondo. E in quel mondo tira finalmente un aria che va in una direzione opposta per la prima volta da lungo tempo.
    Berlusconi scaricato da un pezzo del suo corpo sociale, una sinistra che fa la sinistra che parla di sinistra e che si chiama sinistra e che convince, coinvolge e cresce (ieri al 7% per i sondaggi, con una crescita di mezzo punto al mese negli ultimi sei mesi). E noi non possiamo chiuderci in un bozzolo e rimanere al 2 e qualcosa per cento coltivando il nostro consenso e la nostra purezza. E noi non possiamo perdere il treno della storia.
    Federazione della sinistra… si va bene ma la sinistra che tira c’è già e sono più bravi di noi.

    e la stessa cosa sulle primarie. Ma come si fa a pensare ancora a tatticismi? Le primarie sono uno strumento democratico (va beh, non prendetemi alla lettera) che mette in discussione baricentri e logiche di potere. Sono uno strumento di decisione collettiva e unitaria indispensabile, non possono essere solo la tattica per mettere in difficoltà un competitor con cui tra l’altro ci vogliamo alleare. Dai. Con la tattica non si va da nessuna parte. Con la strategia si.

    E allora forza vendola, forza sel, forza migranti sulle torri in Imbonati e a Brescia, forza Fiom. Forza FDS, Forza Pisapia.

  188. Anonimo 3 Says:

    Nel merito non ti rispondo, ma permettimi di dubitare di quel noi. Noi, che? Di sicuro sbaglio, ma a me sembra che tu sia qui per fare l’apologia di Vendola e di Sel e quindi perché ti camuffi? Cosí vesti solo i panni del lupo cattivo: che bocca grande che hai nonnina!
    Difficile prenderti sul serio in questo modo, suona un proprio ridicolo dopo i sei anni.

  189. Giusto per concludere un pezzo del ragionamento,e scusandomi sempre della similinvasione:com’era prevedibile,ed è giusto che sia così,la “dialettica” dentro sel.a proposito di legge elettorale e governi tecnici,vede l’esplodere della discussione a tutti i livelli.Me ne compiaccio,ed aveva ragione Ramon:quantomeno si fa chiarezza su un aspetto secondo me non secondario di un partito che dice di collocarsi a sinistra.Come non mi sfugge l’aria che sta cambiando:c’è voglia di sinistra,di sinistra totalmente distaccata dal pd.Pisapia non è un caso isolato.

  190. massimiliano piacentini Says:

    Come vedi, Ramon, non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare. Non leggono neppure le risposte alle domande che credono di porre, sparlano. Che schifo! Questi non li considero neppure compagni che sbagliano. Questi non sono i miei compagni e se in questo paese la situazione dovesse ulteriormente “indurirsi”, sono certo che i sinistri non saranno della “partita”. Ne sono certo.

    ciao a tutti i compagni

  191. militant Says:

    Se saranno i “sinistri” o gli opportunisti a non essere della partita questo si vedrà in futuro, la cosa certa è che la sinistra non sarà ricostruita da chi l’ha distrutta con alchimie politiciste e tradimenti.
    saluti

  192. giusto, giusto, massi e militant, “che schifo” che schizzineria accidenti! ognuno per se, solo i puri e duri possono cambiare il mondo.. che bel modo di argomentare caspita
    saluti

  193. massimiliano piacentini Says:

    Caro giorgio, se ti dessi pena di leggere i post vedresti che qui, a cominciare dal compagno Mantovani, le argomentazioni non mancano proprio. Le argomentazioni mancano a quelli come te, che cercano di fare proseliti -come i preti missionari- e l’unica cosa che fanno è portare povere tesi indimostrate, frasi ad effetto (effetti pessimi, visto che non sapete neppure scrivere correttamente), verità -per essere gentili- apodittiche e giudizi sulle persone che nemmeno conoscete. Il fatto è che siete a corto di argomenti e ragioni, così quando vi si risponde (guardati i post) sparite, per ricomparire magari qualche giorno dopo sotto altro “nome”. Ovviamente, è possibile che io sbagli. Certamente non mi sbaglio se ti dico che quel “per se” che hai scritto si scrive per sé. Quanto al modo di argomentare mi piacerebbe molto se mi mostrassi come si fa: te ne sarei davvero grato. Se tu volessi insegnarmi il “bel modo di argomentare”, anche gli altri compagni potrebbero trane insegnamento e scommetto che sarebbero a loro volta grati.

  194. massimiliano piacentini Says:

    Ciao militant, certo che lo vedremo se si verificheranno le condizioni, ma io sono pronto a scommettere sin da subito. E non scherzo.
    saluti comunisti

  195. Tanto te sparisci e questo è già importante più del mio italiano caro massi io sono per la distruzione totale dei falsi comunisti come te e credo che persone come Ferrando proprio non sono avvicinabili da voi quindi io spero che ciò che rimane di codesti pseudo comunisti passi armi e bagagli con chi il comunismo l’onora ma dimme tu cosa ciai come qualcuno che conosco che pontifica il vitalizio? facile fare il comunista con il vitalizio ti centra anche di imparare bene l’italiano vai! io vivo assai male del mio stipendio di operaio vediamo che compagno operaio sei te vai dimme?

  196. a puzzone di massi senti come puzzo? olio di macchine il mio il tuo un saprei

  197. Io sono operaio metalmeccanico caro giorgino e tu più che di olio di macchine puzzi tanto di arroganza …..ma chi sei? Arrivi offendi e credi di tappare la bocca a tutti dicendo io so operaio(se pure è vero)….Sei operaio e io pure…Embè? Questo ci da il diritto di offendere?
    Ed in ogni caso storicamente gli operai non hanno mai fatto dell’ignoranza una virtù….oppure per te la lotta di classe si fa al grande fratello o coi tronisti di maria de filippi?

  198. Massimiliano hai ragione perchè molti giorgino ricompaiono con vari nomi nei vari blog della sinistra sono 5-6 e dicono sempre le stesse cose…..magari li pagano perchè trovi loro commenti ad ogni ora del giorno…..ma come cazzo campano costoro?hanno un vitalizio?Ma forse il compagno operaio giorgino saprà dare una risposta………

  199. massimiliano piacentini Says:

    Caro giorgio, non penso di aver bisogno di patenti di legittimità e non ne cerco. Per questo non dirò cosa faccio per vivere, quali sono le mie RADICI e quali sono stati i miei percorsi. Non credo che interessi a nessuno. Ti dirò che la tua reazione mi stupisce e ancora di più mi stupisce questo menar colpi alla cieca, dimenticando chi è il nemico e non vedendo che oggi sono i lavoratori a indicarci chiaramente la strada da percorrere, da nord a sud. Azzannarci fra noi fa bene solo alla Confindustria e al Vaticano; fa bene a questo quadro politico indegno e fa certamente dormire sonni sereni a chi sta facendo carne da macello del lavoro e dei lavoratori. Fa bene alla Cisl e alla Uil e pure alla Cgil che noi si resti lontani anni luce dalla ricomposizione di classe.
    Io, caro giorgio, non mi leggo solo i contributi che il compagno Mantovani ci regala. Mi leggo anche tutti i post che compaiono. Ora a un certo punto sei comparso dandomi dello schizzinoso perché avevo scritto che mi faceva schifo l’atteggiamento di lanciare insulti e accuse, di fare domande e poi sparire dopo le risposte. Mi riferivo al post di tale Morgan del 12 novembre, 2010 a 14:17. Non intendevo dire che Morgan mi faceva schifo, ma che trovavo inaccettabile quel modo di procedere. Ora, dovrei supporre che sei Morgan sotto il nome di giorgio? Mah! Su questo blog si pongono questioni e poi si discute. Se provi a leggerti i post precedenti a quello di Morgan vedrai che c’è un intervento di Redemption a cui segue una lunga risposta (divisa in due) di Mantovani e, ancora prima post di G.L. e relativa risposta e post dello stesso Morgan e risposta. Confermo il mio giudizio: “Non leggono neppure le risposte alle domande che credono di porre, sparlano. Che schifo!”. Ma che modo di discutere è questo? Che modo di argomentare è? Perché se uno parla di legge elettorale o propone un’analisi della realtà traendone le sue conseguenze politiche deve sentirsi rispondere cose che non c’entrano nulla? Se diciamo che la legge elettorale è gravida di conseguenze e che finché non verrà cambiata in senso proporzionale le forze di sinistra resteranno stritolate fra l’inutilità testimoniale e quella della partecipazione a una partita truccata e che quindi bisogna prendere la strada della lotta e della ricomposizione di classe, io mi aspetto che qualcuno proponga un’analisi alternativa che dimostri che la legge elettorale non è affatto centrale come pensiamo noi, che la sinistra non si trova accerchiata e che dunque la strada da percorrere è un’altra. Ma se qualcuno alle riosposte e argomentazioni che gli vengono riferite risponde con i sondaggi sulle primarie, allora mi cadono le braccia per terra. E non perché costui non la pensa come me, ma perché così si cancella ogni possibilità di comprensione e confronto vero: non posso giocare a briscola con qualcuno che invece sta giocando a poker o che cambia continuamente le carte in tavola o, peggio, che sposta la discussione dagli argomenti alle persone per buttarla in cagnara. Non posso dire che ciò mi fa schifo? E perché, di grazia? E perché ti sei tanto piccato personalmente, visto che non mi riferivo a te? Boh?
    ciao

  200. calma, calma. non c’è bisogno di accapigliarsi.
    caro massimiliano, certi post basta ignorarli. questo è pur sempre un blog dove chiunque può postare ciò che vuole. non è un convegno. è palese che in giro per internet ci sono quelli che pensano di “partecipare” o di influire sulle opinioni altrui a suon di slogan, insulti, e frasi roboanti. come ci sono quelli che mettono delle cose esattamente come se mettessero degli adesivi inneggianti alla propria squadra in una cabina telefonica e nel cesso dell’autogrill.
    ma è meglio ignorarli piuttosto che concedergli l’onore di prendere in considerazione le loro intemperanze. se non altro per non sviare la discussione dalle cose serie e per non finire a bisticciare.
    la sinistra è piena di poveretti che pensano di avere più ragione se si autoproclamano veri interpreti del pensiero del popolo, degli operai e così via. è piena di gente che ha perso, o non ha mai avuto, la capacità di discutere seriamente. non sanno nemmeno che usano categorie e metodi del più bieco qualunquismo. “io sono un operaio e quindi la mia opinione vale di più di quella di mantovani che avendo fatto il parlamentare ha il vitalizio”. come se non ci fossero operai che la pensano come mantovani! “rifondazione propone le trentacinque ore a parità di salario”. centinaia di fax alla sede di rifondazione con scritto sono un operaio e siete pazzi a voler far cadere il governo e a fare un favore a berlusconi.
    e così via all’infinito.
    pazienza. bisogna avere pazienza e non alimentare questo modo di sragionare.
    ciao

  201. caro pietro, hai ragione. essendo le primarie interne al sistema bipolarista (nella versione più americanizzante) a volte capita che diventino l’unico modo per rompere certi giochetti. io penso che bisogna sempre usare qualsiasi spazio. avendo coscienza di cosa si sta facendo realmente. altrimenti si finisce come morgan. esemplare il suo post. dal quale si evince che non è la sinistra ad usare anche le primarie avendo consapevolezza che per loro natura sono un terreno più ostico. difficile e da superare, bensì il contrario. il sistema elettorale plasma le forze politiche secondo la sua logica. con il proporzionale e la “partitocrazia” della prima repubblica il pci in consiglio comunale portava operai. colti, preparati, avanguardie di lotta nella loro fabbrica, ed eleggeva operai come sindaci e assessori. erano selezionati attraverso anni e anni di lotte, di studio, di umilissimo lavoro politico in fabbrica e in quartiere o nel paese. l’opinione pubblica non li conosceva. mica appartenevano ai salotti televisivi o allo establishment cittadino. era la politica buona ad indicare alla città un sindaco. non un personaggio a candidarsi chiedendo alla politica di seguirlo. anche un bambino può facilmente capire che questo modo di far politica condanna la sinistra che vuole cambiare le cose ad affidarsi al personaggio di turno. che si può scegliere solo fra quelli “famosi” o dotati di proprio potere economico. se c’è bene e se non c’è non si può fare nulla. se c’è poi bisogna sperare che si comporti bene ma bisogna lasciarlo fare. se per caso lo si critica poi lui dice io rispondo ai miei elettori. IO sono l’eletto dal popolo e quindi sono sopra tutti.
    toh! ma non è quello che dice berlusconi tutti i giorni?
    il suffragio universale da solo non fa democrazia. una cosa è un sistema politico pensato per far si che i cittadini possano partecipare organizzandosi. i lavoratori, individualmente, senza organizzazione non contano nulla. i membri dell’establishment contano nella società indipendentemente dai loro elettori. se gli elettori possono scegliere solo fra i membri dell’establishment il 99 % delle volte i lavoratori saranno ridotti a non veder rappresentati i loro interessi. l’1 % non fa testo. è una eccezione. il dramma è che c’è chi pensa che le primarie, l’elezione diretta del sindaco e così via sia il “nuovo” e costituisca una grande opportunità per la sinistra. invece che dire questo sistema fa schifo e dobbiamo purtroppo usarlo senza dismettere l’idea di distruggerlo si teorizza che bisogna organizzarsi secondo gli schemi del sistema, che bisogna mettere il nome del leader o del candidato sindaco sul simbolo del partito.
    non si accorgono nemmeno che gli elettori attivi diminuiscono a vista d’occhio. parlano di partecipazione ed esaltano un sistema che dovunque nel mondo venga applicato provoca astensioni del 40 e anche del 50 e oltre %. parlano di popolo e non si accorgono che persone semplici e lavoratori normali non possono candidarsi a sindaco. per essere candidati vincenti devi essere avvocato di successo, imprenditore, persona del mondo dello spettacolo, magistrato da prima pagina e così via.
    il pci doveva organizzare le preferenze per far eleggere gruppi consiliari che comprendessero persone del mondo del lavoro, dirigenti di partito, persone competenti nei diversi comparti di attività del consiglio comunale. era proibito farsi campagna elettorale individuale. non mancava di mettere in lista e far eleggere intellettuali e professionisti schierati con i lavoratori e competenti. se non fosse stata la direzione del partito a decidere gli eletti nel breve volgere di pochi anni in un consiglio comunale avresti avuto tre farmacisti, due medici condotti, il presidente della squadra di calcio locale, tutti incompetenti ma necessari per raccogliere voti attraverso le preferenze. tutti convinti di dover rispondere al proprio elettorato personale. tutti pronti a lasciare il partito se la dc o il psi magari gli offrivano un assessorato. tutti pronti nella legislatura seguente a candidarsi in qualsiasi altro partito se non confermati dal proprio.
    va beh mi pare di aver detto abbastanza.

  202. Leggo di “vittoria” per Pisapia da parte di Ferrero ma non è la FdS contro le primarie? se vince il candidato di sinistra invece vanno bene?
    comunque Pisapia è nel Comitato scientifico di SEL, anche se per storia personale Giuliano è un uomo di tutta la sinistra!
    saluti

  203. Oltretutto a Milano il numero dei votanti è molto, molto basso, molto al di sotto dei 100000, proprio in pieno stile americano. Altro che vittoria….

  204. per Nicola Says:

    Ecco le parole di Nicola Atalmi dirigente nazionale della FdS io voglio solo dir questo ramon si leggono continuamente scritti e prese di posizione ad iniziare da Ferrero e da te contrarie alle primarie poi ci spetichiamo negli elogi? suvvia ma che comunisti siamo anche se quel PCI che tu richiamavi non esiste più rischia di essere più credibile SC o altre formazioni comuniste.

    Milano chiama Italia

    La splendida vittoria di Giuliano Pisapia alle primarie di Milano dice qualcosa a tutta Italia, al Pd, ma anche alla sinistra.
    Intanto ancora una volta è sfatato il mito per il quale la sinistra può fare solo da figurante nella politica che conta.
    La sinistra ha valide persone ed idee intelligenti da spendere.
    E che evidentemente piacciono anche a tanti elettori del Pd.
    Certo ora usciranno senz’altro le anime belle della presunta sinistra riformista che ci spiegheranno che però poi così si perde perché mancheranno i voti dei moderati alle elezioni vere.
    Le solite chiacchiere tutte da dimostrare: in Puglia non è andata così e non è che invece Boeri avrebbe garantito la vittoria.
    Ora il rischio è che il Pd faccia carte false per evitare le primarie nazionali, visti i precedenti.
    Sbaglierebbe.
    Perché le primarie continuano a dimostrare di funzionare per riattivare militanza e passione, che servono come l’ossigeno ad un centrosinistra asfittico che assiste inerme all’agonia del Caimano.
    Ma queste primarie parlano anche alla sinistra.
    Perché è evidente che la bella vittoria di Pisapia, uomo di sinistra ma fuori dai partiti, ci riporta alla necessità di unire le forze e le idee per costruire quella sinistra plurale della quale hanno parlato in questi giorni sulle colonne de il manifesto sia Valentino Parlato che Alfonso Gianni.
    Ma per farlo serve anche il coraggio della verità.
    La Federazione della Sinistra nasce con una proposta politica inadeguata più attenta a costruire trincee identitarie che delineare un processo unitario forte di idee e proposte.
    La vicenda di Pisapia insegna che se la sinistra vuole tornare ad essere protagonista deve smetterla di soffrire di delirio di impotenza ed accettare la sfida unitaria nel centrosinistra.
    Certo mi si risponderà coma al solito: un conto è amministrare un Comune un conto è il Governo del Paese.
    Ma questa obiezione che viene usata di volta in volta anche per le Regioni che invece legiferano su pezzi importanti (e crescenti) di welfare, diritti e lavoro pare interessare, giustamente poco agli elettori della sinistra e del Pd che badano alla sostanza: votano chi propone buone idee e chi ritengono credibile per battere le destre e per poi governare al posto delle destre.
    Ci sono idee, proposte e valori della sinistra e dei comunisti che non sono patrimonio di tutto il centrosinistra, ma senza i quali non è possibile nemmeno tentare di battere le destre.
    Come viceversa quelle idee, quei valori e quelle proposte della sinistra non valgono nulla se producono solo una testimonianza da non sporcare con la difficilissima sfida per cambiare il Paese e (come diceva quel filosofo tedesco) lo stato delle cose presenti.
    Per questo io penso che ora sia il tempo delle decisioni.
    E’ il tempo di costruire quella sinistra unita e plurale che a partire dalla piazza della manifestazione della Fimo Cgil del 18, dalla Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, dai Verdi e dal movimento per l’acqua pubblica e quello studentesco, passando per le reti sociali, dell’Arci, di Legambiente, dell’arcipelago pacifista, siano in grado di offrire a questa Italia sgomenta, spaventata e sfiduciata una proposta di idee e programmi a sostegno di Nichi Vendola per le primarie del centrosinistra.
    Da convocare semplicemente immediatamente.

  205. prcarmerina Says:

    Le primarie sono una schifezza, se da una schifezza ne vien fuori qualcosa di buono se ne prende atto.

  206. caro giorgio, ma perché vuoi polemizzare con me e non ti curi nemmeno di leggere ciò che scrivo? che modo è questo di discutere?
    poco più sopra ho appena scritto: “caro pietro, hai ragione. essendo le primarie interne al sistema bipolarista (nella versione più americanizzante) a volte capita che diventino l’unico modo per rompere certi giochetti. io penso che bisogna sempre usare qualsiasi spazio. avendo coscienza di cosa si sta facendo realmente.”
    l’ho scritto prima delle primarie vinte da pisapia.
    ma leggendo il tuo post sembrerebbe che prima si dice che siamo contro le primarie e poi siccome ha vinto pisapia che vanno bene. cioè che siamo dei voltagabbana, opportunisti, imbroglioni.
    dire che bisogna usare ogni spazio sapendo cosa si fa significa che il sistema bipolare ultramaggioritario e bipolarista e presidenzialista esiste nei comuni province e regioni. noi siamo contro il sistema bipolare. ma non siamo così imbecilli da non partecipare alle elezioni per questo.
    le primarie in italia sono una anomalia. a volte sono state solo interne al pd. altre ad una coalizione di centrosinistra dotata di un programma predefinito dalle forze partecipanti. altre, come nel caso di queste di milano, fra candidati portatori di programma fra loro diversi, ma interne ad uno schieramento di centrosinistra. una cosa sono le primarie per decidere il candidato premier (ma ci tornerò) e un’altra quelle per decidere un candidato sindaco. negli enti locali non si fanno leggi sui diritti civili (ma si possono fare atti che raccolgono spinte in quella direzione come gli elenchi e le registrazioni delle coppie di fatto, solo per fare un esempio). si possono privatizzare o meno le aziende pubbliche. e succede che ci siano coalizioni di centrosinistra che decidono programmaticamente di non privatizzare. si fanno piani regolatori. e si può incentivare o disincentivare la speculazione edilizia ed immobiliare. si può fare un asilo nido in più o chiuderne uno. e così via.
    milano è stata governata da 17 anni dalla destra. il pds e poi i ds e poi il pd hanno sempre candidato a sindaco persone incapaci di prospettare qualsiasi vera alternativa.
    noi abbiamo partecipato alle primarie sia sostenendo dario fo sia sostenendo pisapia. e penso si sia fatto bene. come sostenemmo vendola in puglia. e facemmo bene. al contempo abbiamo sempre avuto coscienza che pur usando qualsiasi spazio non ci si può illudere che questo sia sufficiente. gli elettori e i cittadini milanesi votano per eleggere il sindaco, non per altro. e votano per eleggere il consiglio, non per altro. c’è una unità reale fra sel e la federazione circa il cosa fare a milano. sulle cose essenziali e che sono possibili siamo d’accordo.
    sarebbe da cretini ed imbecilli litigare sulle cose che ci dividono circa la possibilità di fare un governo nazionale col pd facendole ricadere su milano. come se gli elettori milanesi dovessero votare su chi ha la ricetta strategica migliore per far contare la sinistra e battersi per certi contenuti. come se gli elettori dovessero votare per decidere chi è più di sinistra o chi è più nuovo o più legato alla tradizione comunista e del movimento operaio. perciò credo che la federazione della sinistra proporrà a milano che si faccia una lista comune sulla base dei contenuti programmatici che uniscono realmente.
    siccome, però, noi pensiamo che pur dovendo usare tutti gli spazi possibili in qualsiasi comune, provincia o regione, ma non pensiamo che siamo nel centrosinistra a prescindere e soprattutto non pensiamo che il bipolarismo e le primarie siano la via maestra capita che mentre a milano partecipiamo alle primarie a bologna non lo facciamo. banalmente perché non ci sono condizioni programmatiche analoghe. perché il centrosinistra ha dato cattivissima prova di se, anche con noi dentro. sel, invece, sembra pensare (ma su questo c’è un serrato dibattito al suo interno a quel che è dato capire) che le primarie e il centrosinistra siano la strada maestra, soprattutto per il governo nazionale. e questa è una divisione reale. seria.
    i mass media ovviamente non ragionano così. e nemmeno i talk show. loro esaltano vendola e pisapia. sfrugugliano sulle sconfitte del pd, che in realtà è vittima delle proprie stesse macchinazioni. perché è il pd ad aver introdotto in italia le primarie per se stesso e per le coalizioni. e può capitare che sebbene sia di gran lunga il partito padrone del centrosinistra attraverso un canale spurio e indiretto le sue intenzioni politiche possano incontrare sconfitte, sia per la qualità dei suoi candidati, sia per divisioni interne (come successe in puglia), sia soprattutto perché in un periodo di crisi e dopo innumerevoli sconfitte la voglia di cambiamento invece che di governo dell’esistente, se appena ce ne sono le condizioni, emergono.
    a milano hanno votato credo 67mila persone. non sono molte. anche senza conoscere i dati disaggregati per quartieri popolari e ricchi e senza raffronti con le primarie precedenti, è evidente che il candidato del pd ha perso soprattutto perché non è riuscito a mobilitare i propri elettori e iscritti. e che una parte di questi hanno votato per pisapia.
    è giusto per questo dire che una coalizione che si sposta a sinistra è maggiormente in grado di battere la destra. e questo varrebbe anche a livello nazionale se non entrassero in gioco ben altri interessi rappresentati proprio dal pd. confindustria, vaticano, commissione europea, governo USA, fiat, multinazionali varie, banche e assicurazioni, comandano nel pd nazionale.
    si può coltivare l’illusione secondo la quale questi interessi possono essere messi in un angolo da un nuovo leader. e per quanto l’illusione sia suggestiva e sostenuta da una grande parte dei mass media (alcuni con il chiaro intento di fare un cattivo servizio al pd) resta una illusione.
    lo prova l’esperienza del governo prodi, lo prova la dichiarata volontà di fare un governo tecnico confidustriale, lo prova la subordinazione della cgil che si prepara a rientrare in gioco sulla base dei contenuti della cisl e di marchionne.
    ma, caro giorgio, le illusioni e le suggestioni non si battono dicendo che sono illusioni e suggestioni e basta. o addirittura attaccando le primarie che per molti sono l’unico modo di poter influire sulla politica nazionale. le illusioni e le suggestioni si battono mettendo al centro i contenuti che provano inequivocabilmente che è impossibile fare un governo con chi vuole obbedire alle direttive UE, con chi vuole assumere il modello delle relazioni sindacali di marchionne, con chi vuole sempre accontentare il vaticano, e così via.
    sarebbe un gravissimo errore pensare di combattere, contro certe illusioni, illudendosi che basti dire che le primarie sono un’americanata o che il pd è borghese. questo modo di ragionare è proprio delle sette.
    lo so. è tutto molto complicato. ma è la realtà ad essere complicata.
    tentare di semplificarla dicendo che con le primarie si può cambiare il mondo o dicendo il contrario in astratto è esattamente fare il gioco del sistema che vuole che i contenuti alternativi al sistema stesso siano destinati ad essere poi messi da parte dopo le primarie e magari la vittoria nelle elezioni o siano una pura testimonianza priva di qualsiasi capacità di cambiare alcunché.
    del resto il tuo brevissimo post, oltre ad attribuire a noi delle posizioni che non abbiamo mai avuto, è la dimostrazione che se si ragionasse così si finirebbe in un vicolo cieco, prigionieri di cose astratte ed impolitiche.
    ciao

  207. caro nicola, ciò che ho scritto a giorgio vale anche per te.
    con atalmi evidentemente c’è una divergenza circa la suggestione che a livello nazionale possa succedere la stessa cosa di milano. e cioè che si possa fare un centrosinistra spostato a sinistra veramente.
    il vizio di cercare dichiarazioni o prese di posizioni diverse nella federazione della sinistra per dimostrare che ci sono diversità è proprio un modo curioso di discutere. la federazione è costitutivamente l’unità fra diversi. che le diverse posizioni esistano non è una notizia. bisogna vedere se producono divisioni o se convivono sulla base di una linea. bisogna vedere se la federazione fra pochi giorni dirà che bisogna fare un nuovo centrosinistra a livello nazionale o meno. se ribadirà quanto è scritto nei suoi documenti, come credo, o se cambierà prospettiva. non credo nemmeno che chi la pensa come atalmi, secondo questo scritto, proporrà al voto questa posizione, ben sapendo che sarebbe sconfitta.
    certo sarebbe meglio non creare certe confusioni e sarebbe meglio dire che si dice una cosa in dissenso e non dando l’impressione che sia la linea della federazione. io, per esempio, in diverse occasioni ho detto e proposto cose dicendo, al contempo, che ero in dissenso dalla direzione del mio partito.
    ma quel che conta, caro nicola, sono le decisioni e i fatti. i documenti votati e non le libere opinioni dei singoli. i fatti e non le proposte dissenzienti.
    mica è così difficile da capire. sempre che si ragioni di politica e non come in un talk show.
    ciao

  208. che pena…quando rimarrete in due o tre l’unità vi riuscirà meglio.
    Davvero penoso vedere Ramon e altri parlare in nome dei comunisti, del popolo, di unità….A quando l’umiltà di mettersi da parte? Mica ve lo ha ordinato il dottore di continuare a sostenere che tutti sbagliano e voi NO.
    La politica è rappresentanza e rappresentatività…il vostro è un legittimo hobby, un raffinato, autoreferenziale e supponente esercizio di una visone e di una strategia che NESSUNO VI RICONOSCE PIU’. Nessuno vuole impedire nessuno ad esprimere opinioni e analisi. Dico solo che la sinistra e il comunismo merriterebbero migliori rappresentanti e migliori militanti. Senza rancore (è solo la rabbia di chi vede passare i decenni e la sinistra continua a replicare riti e analisi superate. Non mettersi in discussione, non dubitare mai, non “aggiustare” il tiro…è da sprovveduti, è da irresponsabili…tutto qui.)

  209. ANTO sei arrivato pure quà…beh dagli altri blog ti hanno cacciato…fai copia incolla dappertutto delle stesse fesserie….ma ti pagano per perdere l’intera giornata a postare in tutti i blog….ANTO io non so tu chi sia ne chi o cosa tenti di rappresentare….forse rappresenti solo le tue frustrazioni

  210. Anonimo 3 Says:

    Io ci provo, Mantovani, a non ragionare come nei talk show, però ci sono cose per niente chiare e questa di Atalmi casca a proposito. Se dai un’occhiata al suo blog (non ad un qualche media), trovi un continuo elogio a Vendola e a Sel e l’incoraggiamento a sciogliere tutta la sinistra, compresi Prc e Fed, nel progetto vendoliano, fino, se ho capito bene, alla formazione di una corrente “comunisti per Nichi”, che già dal titolo é tutto un programma. Mah. E va bene la libertà di pensiero ed espressione, però stare in una formazione politica per sparlarne (usa gli stessi argomenti di Vendola) e sostenerne un’altra, o non ho capito niente io o non mi pare tanto normale.
    Ciao.

  211. massimiliano piacentini Says:

    Per la chiarezza, su primarie, Pisapia e Ferrero.

    Cosa ha detto Ferrero? E’ molto semplice, anzi semplicissimo e per niente contraddittorio con la linea del nostro PARTITO.
    Ferrero, Liberazione 16-11-2010:

    1) “Una vittoria netta che parla di un popolo della sinistra che si è stancato delle mediazioni centriste. Una vittoria resa possibile dall’unità della sinistra. Pisapia infatti era sostenuto oltre che da numerose forze della società civile, dalla Federazione della Sinistra e da SEL. Larga parte dei mass media fa finta di non vedere questo dato ma la realtà è inequivocabile. La vittoria di Pisapia su Boeri è stata possibile unicamente grazie alla mobilitazione di tutte le forze della sinistra e la Federazione della Sinistra, che è la forza con il maggior radicamento territoriale, è stata determinante per questo risultato”.

    Infatti, non siamo contro o di ostacolo all’unità della sinistra, ma è chiaro che per noi la sinistra non è ciò che è andato a raccontare Bersani da Fazio.

    2) Quindi, “proponiamo a SEL di presentare una lista unitaria alle comunali di Milano. Abbiamo sostenuto lo stesso candidato e abbiamo vinto; per quale ragione non fare una lista unitaria che si ponga l’obiettivo di dare una risposta a quella voglia di sinistra che è emersa nelle
    primarie?”.

    Ovviamente, a mio modesto avviso, non se ne farà nulla: SeL è interessata ad altro e gioca la sua partita tutta sul piano mass-mediatico, dove gode di appoggi evidenti. Basti vedere, sulla questione delle primarie milanesi, la pagina di Repubblica. Ma le differenze le abbiamo scritte più volte. Riguardano l’analisi del presente e conseguentemente la strategia.

    3) Su quale presupposti il Prc propone di costruire almeno un’alleanza? Anche questo è assa semplice: “programma di sinistra a partire dalla piattaforma della Fiom che tutti condividiamo. La lotta alla precarietà, per la difesa dei contratti collettivi di lavoro, per la redistribuzione del reddito, per la riconversione ambientale dell’economia, per l’acqua pubblica, contro la guerra in Afganistan rappresentano punti condivisi da cui partire”.

    Anche qui, proprio nulla di strano. Sono posizioni espresse da tempo e da tempo ignorate proprio da SeL. E stiamo parlando solo di alleanze, non di unità.

    4) Infine, per la chiarezza, l’unità è quindi questione imprescindibile, ma “sarebbe ridicolo per noi pensare di recuperare questo distacco tra i ceti popolari e la politica unicamente attraverso la pur necessaria azione unitaria”. E, ancora, “Occorre costruire lotte, comitati, mobilitazione per lo sciopero generale. Occorre costruire il partito sociale su tutto il territorio. Solo se non lasceremo nessuno solo nella crisi, potremo porre le basi per ricostruire una fiducia nella nostra azione politica e nella possibilità di cambiare lo stato di cose presente. La crisi della politica non si risolve con la delega ai leader carismatici ma con la ripresa di una soggettività di massa a cui deve essere tesa la nostra azione politica”.

    Prima di mettere in azione lòa favella bisognerebbe assicurarsi di avere il cervello acceso. Poi bisognerebbe leggere o informarsi in qualche modo. Ma questa è solo la lontana speranza di un ingenuo. Come vedi, Ramon, non leggono niente e parlano di tutto perché non sanno niente di niente.

    Un saluto a tutti i comunisti.

  212. Anch’io non amo i sondaggi, però è significativa la faccia di Veltroni in questi giorni, guardacaso dopo che per la seconda settimana di seguito Pagnoncelli ha fatto vedere che Pd-Idv-Vendola con l’appoggio esterno Fed. Sin. potrebbero benissimo vincere le elezioni.
    Sarò io che penso male, ma VW mi sembrava più “siddìato” (come si dice da noi) del solito. Però tranquilli, adesso ci pensa lui a fare una bella scissione a destra, o a rompere a sinistra: il grande Walter non permetterà simili avventurismi minoritari.
    Ferme restando beninteso tutte le cose che ha scritto Ramon su di un eventuale governo di centrosinistra (o sinistracentro).

  213. Ovviamente l’accento giusto è: siddiàto

  214. per Massimiliano Says:

    Siccome leggiamo ecco cosa scrive Bruno Casati da Milano meditate gente… lui che eminente dirigente del PRC afferma
    “MIRAGGIO DI CANDIDATURE INTERNE, MA NEMMENO INTERNE AL PARTITO DI OGGI MA DI 20-30 ANNI FA, MA ERANO PRONTI A SENTENZIARE -IO L’AVEVO DETTO-”

    e ancora
    “abbiamo vinto anche noi, MA DOMANDIAMOCI QUAL’è STATO IL NOSTRO VALORE AGGIUNTO, QUANTO E’ STIMABILE IN NOSTRO APPORTO DEL PRC E DELLA FEDERAZIONE IN QUEL 45%? COMPLICATO RISPONDERE MA VISTO LO SCARSO ENTUSIASMO REGISTRATO NEL CONGRESSI DEI CIRCOLI CITTADINI, TEMO NON SI TRATTI DI UN GRANDE APPORTO”
    vedi che leggiamo massimiliano…

    Riflessioni di Bruno Casati sulla vittoria di Pisapia

    Miracolo a Milano? Più o meno è proprio così, perché alle primarie per designare il candidato del centro-sinistra che, in primavera, sfiderà la Moratti per la guida del comune di Milano, il candidato della sinistra senza centro, Giuliano Pisapia, ha sbaragliato il campo.
    Infatti, contro ogni previsione, Giuliano, sostenuto da Prc (nella Federazione) e da SeL, ha raccolto il 45,3% dei voti dei 67.500 votanti; Stefano Boeri, l’archistar candidato del Pd, ha raccolto il 40,7% (una batosta); il costituzionalista, bella persona, Valerio Onida, il 13,4%; l’ambientalista Michele Sacerdoti l’1%.
    Grande soddisfazione perciò nella sinistra senza centro che ha vinto le primarie e che, per vincere le elezioni, dovrà ora aprirsi al centro.
    Soddisfazione anche nelle stanze di rifondazione comunista dove però, lo devo proprio dire, dovrebbero riflettere quanti non avevano colto, quest’estate, la potenzialità racchiusa nella auto-candidatura di Pisapia, inseguendo (costoro) il miraggio di candidature interne, ma nemmeno interne al partito di oggi, ma a formazioni politiche di 20-30 anni fa. Ora, ancora costoro, sorridono festanti sul carro del vincitore, ma erano pronti a sentenziare, qualora avessero prevalso altri, “ecco io l’avevo detto”.
    Bisogna, dopo la gioia, cominciare a ragionare: la partita comincia adesso, dopo questa bella e inaspettata affermazione. Ed è partita non solo milanese in due, forse tre direzioni.
    Si apre, prima direzione, la partita con le destre che saranno pure divise a Roma ma, sugli affari dell’Expo 2015 di Milano si possono ricompattare in questa che è la capitale di Berlusconi, di Bossi e di Formigoni che, in vent’anni, hanno lobotomizzato il popolo. Soprattutto nelle periferie (lo si è visto anche in questo voto).
    Si apre, seconda direzione, la partita con un Pd che, a Milano, non ne imbrocca una da quasi due decenni. Queste primarie, che solo parte dell’elettorato di questo partito ne ha seguito le indicazioni di voto, altra parte ha votato Pisapia, altra parte ancora non si è sentita di votare il chiacchieratissimo architetto Boeri ma, non arrivando al voto alternativo su Pisapia, non è nemmeno andata ai seggi. Oggi nel Pd si è alla resa dei conti e sul banco degli imputati è seduto il giovane gruppo dirigente, quello che aveva scalzato solo da qualche mese i vecchi funzionari responsabili delle sconfitte elettorali degli ultimi due anni e che oggi si atteggiano, Filippo Penati in testa, a pubblico ministero. Ma in questo partito allo sbando, che pure gode di credito inerziale si fanno ora avanti sentimenti di rivalsa, che potrebbero condurre parte del gruppo dirigente (e ancora il versatile Penati) non a sostenere Pisapia ma ad inventarsi un terzo polo che, con la benedizione di Salvati, Cacciari, Rutelli, guarderebbe all’ex sindaco di Milano, il confindustriale Albertini. Milano laboratorio del famoso terzo polo variante di destra in alternativa a Berlusconi?
    Staremo a vedere. Temo di sì. Infine si potrebbe aprire una partita anche dentro il Prc e la Federazione. È vero, con Pisapia abbiamo vinto anche noi. Ma domandiamoci quale è stato il nostro valore aggiunto, quanto è stimabile l’apporto del Prc e della Federazione in quel 45,3% dei voti raccolti nelle primarie del 14 novembre? Complicato rispondere ma, visto lo scarso entusiasmo registrato nei congressi dei circoli cittadini, temono non si tratti di un grande apporto.
    Eppure con Giuliano il rapporto è stato splendido, eppure nel suo programma la parte lavoro per dirne uno l’abbiamo scritto noi. Ma oggi decolla la partita decisiva per il PRC e la Federazione: il laboratorio Milano si apre anche per noi. Al voto di primavera a sostegno di Pisapia sindaco bisogna prendere voti o in una lista unica Fds-SeL o, non fosse possibile, come Fds. L’unità delle sinistre, ferma restando la distanza strategica tra loro può essere provata qui. Alle primarie abbiamo fatto l’1 a 0. Ora la palla è al centro: comincia la partita.

    Bruno Casati

  215. egregio/a ANTO,
    dunque noi e io provocheremmo tanta rabbia in te perché ripetiamo riti e analisi superate, non sappiamo metterci in discussione e non abbiamo dubbi. la politica sarebbe rappresentanza e rappresentatività. ma noi saremmo dediti ad un hobby autoreferenziale. e quindi la soluzione consisterebbe nel metterci da parte.
    va bene anto. credi davvero che così dicendo contribuisci a costruire o anche semplicemente a fare qualcosa che non sia una rissa verbale?
    io so molto bene che ci sono molte persone di sinistra che non ne possono più di perdere e di mille divisioni. vale anche per me. o credi che i miei sentimenti circa le sconfitte e le divisioni siano positive?
    all’inizio degli anni 90 molti che avevano scelto il pds dicevano: il comunismo è superato, è un rito del passato, quelli che fanno rifondazione sono solo identitari e nostalgici. per vincere bisogna essere nuovi, moderni, all’altezza dei tempi. noi gli dicevamo: guardate che il capitalismo che sta stravincendo in italia e nel mondo provocherà guerre e dure sconfitte sociali. era un previsione fondata su analisi e riti vecchi e quindi per loro non valeva nulla. hanno raccolto le firme per il referendum di segni (per introdurre il maggioritario piduista) perché il proporzionale era incompatibile con la “governabilità”. il primo risultato è stato che mentre alcuni corrotti andavano sotto processo i corruttori sono stati graziati (chissà come mai nessun magistrato, a cominciare da di pietro, sebbene ci fossero imprese e cartelli di imprese che corrompevano contemporaneamente in decine di comuni, non hanno mai applicato l’articolo del codice penale che prevede l’associazione per delinquere!) e il principale corruttore è diventato presidente del consiglio. quando il ministro del tesoro di berlusconi lamberto dini ha proposto la “riforma” del sistema pensionistico è successo il finimondo. sciopero generale e la lega se ne è andata dal governo. cosa hanno fatto i nuovi, i moderni, quelli che si erano lasciati alle spalle il passato di vecchi riti comunisti? un bel governo tecnico nel quale il ministro del tesoro di berlusconi è diventato presidente del consiglio. la prima cosa che ha fatto il governo è stata la stessa riforma pensionistica di berlusconi. e noi che eravamo contrari e che volevamo elezioni anticipate fummo oggetto di una campagna violentissima che ci accusava di fare il gioco di berlusconi.
    dimmi, ANTO, era così superata l’analisi secondo la quale il neoliberismo che allora prometteva meraviglie, salvo i sacrifici momentanei e che dovevano fare i lavoratori, non avrebbe prodotto la famosa seconda fase fatta di redistribuzione della ricchezza? la stiamo ancora aspettando. si o no? rispondere per favore. perché per dire che la mia analisi è superata, e dirlo è più che legittimo, bisogna proporne un’altra, diversa, moderna, attuale, che la confuti. o no? o basta dire che è superata e punto?
    in tutta europa, sia con governi di destra sia con governi di centrosinistra, si stanno facendo le stesse identiche cose. zapatero in spagna sta facendo le stesse cose che sta facendo berlusconi in italia sul mercato del lavoro. lo dice perfino il sindacato socialista che infatti ha proclamato insieme agli altri lo sciopero generale. è perché il psoe e il pasok greco sono cattivi, perfidi, partiti di destra mascherati da uomini di sinistra? o è perché pensano che il loro compito sia governare l’esistente?
    non sarà mai che il vecchio marx e il vecchissimo gramsci avevano ragione a non concepire la politica come qualcosa di separato dall’economia, dalla realtà degli interessi concreti del capitale e dai rapporti di forza sociali? non sarà mai che i ceti politici di sinistra fanno fatica ad accettare che finché gli scioperi, le lotte, la capacità di costruire un blocco sociale alternativo e su interessi concreti contrapposti a quelli del capitale non cominceranno a mettere in discussione i rapporti di forza sociali è una pura illusione pensare di andare al governo per fare cose di sinistra? fanno fatica ad accettarlo perché pensano anche loro che i lavoratori trasformati in consumatori o in “risparmiatori” con i soldini investiti in bond, che i movimenti sociali trasformati in “opinione pubblica” non possono pretendere altro che un cambio di governo che li conferma nel ruolo passivo di consumatori e opinione pubblica in balia del mercato e delle manipolazioni dei mass media. fanno fatica ad accettare che la sinistra vera dovrebbe non separare il proprio destino da quello dei lavoratori, degli immigrati, delle donne. perché è piuttosto difficile che la sinistra sia sinistra se quando va al governo, come è successo ormai più volte, fa guerre, cancella diritti, privatizza, sottomette i sindacati, distrugge la scuola pubblica, e così via.
    lo so, anto, sono vecchio, superato, dedito a riti del passato. veramente nello stesso pci nella seconda metà degli anni 80 mi dicevano le stesse cose. e me le dicevano anche quelli che prendevano le tangenti da berlusconi e che oggi stanno nel pdl. per non parlare delle cosette che dicevano i craxiani. loro erano moderni, libertari e non stalinisti, loro erano capaci di portare la sinistra al governo mentre noi ci leccavamo le ferite dei quattro punti di scala mobile e della rivincita della fiat.
    però devo riconoscere una cosa: l’unica cosa nuova, veramente nuova, i sinistra che ho visto in tutti questi anni è che la sinistra può vincere (le elezioni e il governo) mentre la sua gente peggiora le sue condizioni di vita, mentre si cancellano diritti e mentre le multinazionali applaudono.
    questo è nuovo. ma alla fine chi ha lasciato alle spalle “riti e analisi superate dalla storia” ha cambiato una sola cosa: se stesso. e il “nuovo” del nuovo millennio si è rivelato simile all’800. la “democrazia” italiana si è rivelata sempre più simile a quella degli USA.
    comunque non preoccuparti, ora in italia come negli USA mica bisogna dimostrare che le analisi sono sbagliate. basta dire che sono comuniste o marxiste per metterle da parte. e basta dire yes we can per raccogliere speranze e malcontenti di ogni tipo. salvo poi aumentare le spese militari, consolidare il sistema privato della sanità, schierare la IV flotta proprio dove succede l’unica cosa di sinistra del mondo, confermare la pena di morte e fare una politica immigratoria in confronto alla quale quella della lega è acqua di rose.
    ciao

  216. marco, Anto è la trecentesima persona che mi/ci accusa di essere vecchi/o, che mi/ci dice di farmi da parte, che pensa che la politica sia fatta di sondaggi ed elezioni, che crede che i poteri economici o quelli come il vaticano esistano solo nelle fantasie malate dei comunisti.
    come vedi ho risposto per la trecentesima volta.
    non mi importa della buona o cattiva fede di chi scrive certe cose. ne conosco molte di persone che pensano così e sono in perfetta buona fede.
    ormai so per esperienza che raccogliere la sfida e argomentare, anche polemicamente, li fa sparire come per incanto. mentre rispondere con la stessa logica li invoglia ad insistere e ad ottenere il risultato di produrre le solite risse senza costrutto.
    ciao

  217. cara anonimo 3, hai perfettamente ragione.
    il problema è che che ci sono compagni di base, ed anche dirigenti del prc e del pdci, che hanno una saldezza tale per cui appena vedono un sondaggio cambiano opinione, o trovano la forza per dire ciò che a lungo hanno taciuto. come ce ne sono altri che pensano, come dimostra il post che riprende ciò che scrive casati di milano, di fare la battaglia interna al partito attraverso attacchi pubblici al gruppo dirigente del partito di milano. lo stesso gruppo dirigente che decise di rompere, diciamo con forti resistenze dell’assessore casati, con quel penati che ora casati indica come manovratore e costruttore di un centro contro pisapia.
    il vento tira da una parte ed è normale che ci siano bandierine che sventolano nella stessa direzione.
    tutto ciò la dice lunga sullo stato della sinistra politica. e vale, anche se ora non si vede, per sel. e sui costumi di personaggi e personaggini pronti a dire qualsiasi cosa pur di stare sulla cresta dell’onda.
    bisogna avere pazienza. molta pazienza. e tirare dritto.
    non farsi condizionare dai fuochi di paglia che sono destinati a spegnersi presto e lasciare solo cenere e cattivi odori.
    un abbraccio

  218. grazie massimiliano.

  219. caro alfonso, hai ragione.
    tuttavia veltroni può dire: ma come? eravamo tutti d’accordo a fare un partito unico per passare dal bipolarismo al bipartitismo. altrimenti perché mettere insieme democristiani con ex comunisti in un partito non più di sinistra e nemmeno affiliato al partito socialista europeo? può dire che il pd, pur perdendo, prese il 33 % dei voti. mente questo per vincere deve perdere voti verso il nuovo centro e verso sinistra e ridursi al 23 24 o al massimo 25 %. messo così il problema è insolubile.
    queste cose capitano esattamente a chi pensa che la politica sia come il lego con cui giocava da piccolo. o il piccolo chimico. o il risiko.
    ciao

  220. comunisti forse Says:

    Su rifondazione.it c’e’ una videolettera di Ferrero che rivolge a Vendola.
    Dove propone 3 cose.
    1)La lista unica alle comunali a Milano
    2)Partecipazione alle primarie di Napoli e Torinp con candidature unite.
    3)Un programma comune tra Sel e FdS da proporre al Pd
    4)… e io aggiungo perche’ e’ una elementare conseguenza.Programma con il quale si andrebbe alle primarie dove il Prc appogierebbe ovviamente Vendola.

    Praticamente diamo ragione a Vendola e Sel praticamente su tutto.
    Sulle amministrative,sullo strumento delle primarie,sul bipolarismo e la sua figura personale.

    Boh?Vediamo come va’ il congresso del
    Prc-Federazione della Sinistra Ecologia e Liberta ops scusate mi sono confuso
    Serve sempre più chiarezza..serve chiarezza nella linea politica che rifondazione proponete…la federazione della sinistra…quale sarà la sua linea politica?partecipazione al governo di centro sinistra o fronte democratico senza partecipazione diretta al governo?lista elettorale con SEL…bene…con quali prospettive?polo autonomo della sinistra o polo all’interno del centro sinistra?e poi SEL ci vuole?
    queste sono solo alcune
    sul documento politico della FDS c’è scritto che:
    – non sussistono le condizioni per la partecipazione diretta al governo
    – creazione di un fronte democratico
    – creazione di un polo autonomo della sinistra, cercando maggiore unità possibile..
    Andate a casa tutti falsi comunisti

  221. massimiliano piacentini Says:

    Il nostro segretario Paolo Ferrero dice nel videomessaggio quanto già espresso nell’intervista apparsa su Liberazione (che -per inciso- continua ad avere bisogno del sostegno di tutte e tutti noi) e da me riportato, anche se non integralmente, nel post precedente. Penso che quanto detto da Ferrero non rappresenti affatto una retromarcia rispetto al progetto e alla linea del Prc e della Fed. Ferrero fa bene, per quanto i nostri mezzi siano limitati, ad incalzare SeL: se si vuole davvero unire la sinistra come dicono, allora bisogna partire da ciò che esiste e non da ciò che vorremmo esistesse. Fa bene il segretario a chiedere a SeL come mai, date le possibili convergenze sulle questioni concrete e non su idee astratte, non si vogliono superare le differenze che pur ci sono. Non solo, Ferrero fa anche bene a far finta di non conoscere le risposte ai suoi perché. Ci additano come quelli che non vogliono unire la sinistra, ma i fatti mostrano chiaramente il contrario; ci accusano di essere identitari, ma i fatti dimostrano che la nostra concezione dell’identità è dinamica (dialettica) e che non siamo contrari ad alleanze per principio e anzi le auspichiamo e ce ne facciamo promotori se questo va nella direzione della lotta alla precarietà, della riconquista dei beni comuni che in questi anni sono stati consegnati a padroni e padroncini e sopratutto ai loro cani; della difesa del contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori; della redistribuzione della ricchezza etc. etrc. etc. Tutte cose molto pratiche, semplici, chiare, che le persone possono comprendere immediatamente. Bene ha fatto Ferrero. Affinché sia chiaro chi sceglie davvero la strada della concretezza e dell’unità e chi gioca invece un’altra partita, dice una cosa ma poi ne fa un’altra. Ferrero non ha detto: facciamo tutti insieme un governo con Pd, Idv, Udc! Ha detto a Sel, visto che su temi importanti abbiamo la stessa posizione e visto che quando si lavora assieme si può vincere, perché non formiamo un quadro unitario nel quale le persone possano riconoscersi? Perché non formiamo una forza capace di dare “spallate” più forti al partito americano? Dov’è lo scandalo? Dov’è il cambiamento di rotta? Noi siamo sempre comunisti e non per nostalgia o perché ci rassicura il vecchio e ci impaurisce il nuovo. Noi siamo sempre comunisti perché pensiamo che il mostro che estrae e accumula ricchezza per pochi e assicura fame, guerre, morte, violenze e sfruttamento ai più sia sempre lo stesso comparso con la rivoluzione industriale e col mondo moderno. Noi siamo sempre comunisti perché pensiamo che il comunismo sia la sola vera possibile risposta ai capitalismi. Noi siamo sempre comunisti perché abbiamo una analisi del presente. Discutibile? Certo. Vogliamo discuterne?

    un saluto ai comunisti

  222. Il problema è che nel video ferrero da l’impressione di legittimare vendola come leader della sinistra di classe senza nemmeno primarie; solo sulla base dei sondaggi. Va bene incalzarlo sul tema dell’unità, ma assecondare la bolgia mediatica che vuole vendola l’unica speranza della sinistra ci porta fuori strada. Lui non lo è, non può esserlo. Per altro lo si insegue sul suo terreno, quello delle primarie, quando si è visto che alle primarie votano in pochi e si dice già a priori che si parteciperà alle primarie (quindi organicamente alle coalizioni). Le videolettere è meglio indirizzarle ai sindacati più combattivi per incalzarli sul bisogno che s’interessino anche di una rappresentanza politica autonoma delle loro istanze sociali

  223. Gio ha ragione: una cosa è “andare a vedere il bluff” Vendola – come dice in sotanza Massimiliano Piacentini – però per andare a vedere sto bluff non bisogna sputtanarsi tutti i soldi.
    E’ chiaro che la politica non la si fa da soli, nel vuoto pneumatico, però è ragionevolissimo immaginare che Vendola con tutta la buona volontà e le migliori intenzioni NON POTRA’ dire le 3 cose probabilmente oggi fondamentali: NO licenziamenti – NO tagli – Truppe a casa subito – permesso di soggiorno per tutti.
    Cose che invece Ferrero ha detto e può dire.
    E che sono essenziali, altrimenti non si fa politica nemmeno in questo caso, ci si evira (e questo è il minore dei mali) e soprattutto non si danno parole d’ordine e prospettive CHIARE a chi lotta, dalla FIOM ai comitati per l’acqua pubblica, dai migranti ai pacifisti.
    L’alternativa qui non è quella straclassica tra settari e opportunisti, ma tra A) indipendenza politica del proletariato e B) scomparsa per “indistinzione”.
    Fare concretamente questo polo alternativo passa pure dall’unità d’azione su vari temi con Vendola e anche dal “vedere il bluff” ma non si può orientare tutto a questo, ci vuole il “piano B” che poi, date le compatibilità politico-mediatiche in cui si trova Vendola, è in efffetti il piano A.

  224. comunisti forse Says:

    Compagno Ramon visto che anche recentemente hai ribadito la giustezza della nostra scelta di non sostenere alle elezioni per la regione Campania DeLuca e quindi candidare allora Ferrero oggi ti vorrei chiedere se DeLuca è diventato un buon candidato per rifare l’accordo?:

    Informiamo tutte le compagne e i compagni delle province di Napoli,Benevento,Caserta e Avellino ma anche del resto d’Italia che mesi fa’ si sono fatti un mazzo cosi’ per la candidatura difficile ma generosa di Paolo Ferrero alla presidenza della Campania contro un candidato impresentabile come il sindaco di Salerno De Luca.
    Ieri si e’ svolto il congresso provinciale della Federezione della Sinistra a Salerno.Da cui e’ stato lanciato ufficialmente la disponibilita’ da parte della Federazione ad una alleanza programmatica con il sindaco alle prossime amministrative di maggio.Tutto questo per sperare in cosa?In un assessorato?
    De Luca secondo questi miserabili dara’ un assessorato a una lista che ha peso l’1,1%?
    Non riesco neanche a commentare questa cosa vomitevole.
    SENZA PAROLE!
    Spero in una candidatura di un rappresentante del movimento 5 stelle di Grillo.
    LA sinistra in una citta’ di 150.000 si e’ letteralmente sputtanata.

    VERGOGNATEVI!!!

  225. massimiliano piacentini Says:

    Per la chiarezza su primarie, Pisapia, Ferrero 2

    Ciao, compagni. Allora riporto qui la parte dell’intervento di Ferrero sulle primarie milanesi che nel primo non avevo messo integralmente:

    “Le primarie di Milano ci segnalano però anche un altro elemento. La partecipazione è stata inferiore non solo rispetto alle attese ma anche rispetto alle primarie fatte per scegliere il segretario del PD. Un quarto di voti in meno concentrati nelle periferie, nei quartieri popolari. Questo dato ci parla della crisi della politica, del fatto che il teatrino a cui è ridotta la politica viene visto dalla nostra gente sempre meno come il terreno attraverso cui modificare in meglio la propria condizione sociale. In questo contesto sarebbe ridicolo per noi pensare di recuperare questo distacco tra i ceti popolari e la politica unicamente attraverso la pur necessaria azione unitaria. Occorre mettere al centro – a Milano come in tutta Italia – il lavoro di mobilitazione ed organizzazione sociale. Occorre costruire lotte, comitati, mobilitazione per lo sciopero generale. Occorre costruire il partito sociale su tutto il territorio. Solo se non lasceremo nessuno solo nella crisi, potremo porre le basi per ricostruire una fiducia nella nostra azione politica e nella possibilità di cambiare lo stato di cose presente. La crisi della politica non si risolve con la delega ai leader carismatici ma con la ripresa di una soggettività di massa a cui deve essere tesa la nostra azione politica”.

    La situazione è difficile e non dobbiamo nascondercelo. Ci sono contraddizioni e c’è parecchia confusione. Oggi, su Liberazione, c’è un’intervista a Salvi che però ancora non ho letto. Lo farò quanto prima. Intanto, come scrive Mantovani, “bisogna avere pazienza. molta pazienza. e tirare dritto.non farsi condizionare dai fuochi di paglia che sono destinati a spegnersi presto e lasciare solo cenere e cattivi odori”.

    Ciao

  226. comunisti forse Says:

    Continuiamo a leggere di questa roba ma che comunisti sono questi qui!
    la FdS è già morta mi pare…

    DILIBERTO SCRIVE A BERSANI

    “ho ascoltato con attenzione ed una certa emozione i valori della sinistra da te enunciati alla trasmissione di Fazio. E’ difficile per ogni uomo e ogni donna di sinistra non riconoscersi in essi.” “Ti chiedo – l’ho già fatto più di una volta – di mettere quella manifestazione a disposizione di tutte le forze del centrosinistra facendone un evento di straordinaria grandezza ed unità.”

  227. massimiliano piacentini Says:

    Che vuoi che ti dica? Se Diliberto pensa quello che tu riporti, io non sono d’accordo con lui. Per niente. Del resto lo avevo già scritto qualche post fa: per me “la sinistra non è ciò che è andato a raccontare Bersani da Fazio”.
    ciao

  228. comunisti forse Says:

    “Caro Bersani, è il tempo di chiamare a raccolta il nostro popolo – oggi confuso, disorientato, a volte persino avverso – per riprendere in mano le bandiere della giustizia e dell’eguaglianza.

    Un affettuoso saluto ”

    e oggi insiste con una intervista a Affari italiani si può leggere tutto sul sito del PdCI, dove scrive di andare al voto assieme al PD insomma uno dei fondatori della FdS apre apertamente al PD non solo nelle manifestazioni, ma pure nei valori della sinistra (sig!) e aggiunge oggi di voler andare con loro al voto. Delle due una o ci prendete in giro con la FdS e appunto Diliberto la vede solo come un fatto di passaggio perchè appena potrà si sgancia da quello che è scritto nei documenti ufficiali, oppure qualcuno ma apertamente deve dire a Diliberto che lui si pone fuori!!
    oppure anche il gruppo dirigente del PRC è daccordo con lui ma non lo può dichiarare?

    come scrive qualcuno una bella morte onorevole come Honeker ci proponete, se Sansone vuole morire lasci fuori i filistei!!!

  229. grazie massimiliano, ciò che dici e citi è utile a chiarire le cose.
    ma, come vedi, per alcuni è del tutto inutile chiarire alcunché. non sono interessati a discutere, a ragionare. hanno una tesi (chiamiamola tesi) ispirata da una concezione della politica secondo la quale basta proclamare cosa astratte facendo una guerra polemica il cui nemico principale è sempre chi ti sta più vicino. inverando esattamente ciò che vendola e mass media tentano in tutti i modi di dimostrare: i comunisti sono identitari e sono loro i colpevoli delle divisioni della sinistra. oltre alla classica inconsistenza e debolezza ideologica e politica per cui se tatticamente dici o fai una cosa il cui scopo è dimostrare nei fatti chi ha a cuore una unità sui contenuti e chi parla di unità in modo strumentale vuol dire che che hai “ceduto”, che “sei alla carro”, che “sparisci” e via cantando. se pensi che le tue idee le puoi ripetere solo fra quelli che le condividono e che spariscono se per caso ti accompagni, anche per un breve tratto di strada, con chi ne ha altre ed è diverso da te, vuol dire che pensi che le tue idee sono deboli, che non hanno nessuna possibilità egemonica. il settarismo è questo. non è polemizzare con altri. non è nemmeno insultare. è l’idea che una linea politica si autoalimenta ripetendola in astratto senza confrontarsi con altre e/o scontrandosi frontalmente con altre. il post di “alfonso” è un esempio cristallino.
    in questo post c’è solo il risiko di “andare a vedere bluff” senza puntare tutti i soldi. c’è il piano a e il piano b che poi non è altro che il piano a (?). c’è l’indipendenza politica del proletariato o la scomparsa per “indistinzione”. c’è insomma l’idea che tu dirigi la fiom e tutti gli altri movimenti citati attraverso slogan e “prospettive chiare”. e che questi slogan e prospettive, che lo stesso alfonso individua nel no ai tagli, no ai licenziamenti, truppe a casa subito e permesso di soggiorno per tutti, spariscono se si sfida vendola a discutere su come metterli al centro dell’unità.
    alfonso finge di ignorare, o ignora (il che è ancora più grave), che il bipolarismo all’italiana riduce la politica (anche nella testa di chi lotta per obiettivi e contenuti sacrosanti) nella pura dialettica fra centrodestra e centrosinistra. se non stai nel centrosinistra non hai nessuna possibilità di far valere quei contenuti ed anzi rischi di far vincere la destra e di allontanarti ancor più da essi. se stai nel centrosinistra puoi solo sperare che quei contenuti finalmente diventino egemoni e che si realizzino almeno in parte. meglio un uovo oggi che la gallina domani.
    con berlusconi al governo (e traballa) e il pd con la difficoltà di, data la sua natura, dover fare cose contrarie a quei contenuti sapendo di dover deludere per l’ennesima volta molti suoi elettori, si rafforza l’illusione che si possa batterlo, influenzarlo, costringerlo (fa lo stesso) a svoltare a sinistra. per quanto questa sia una illusione nel quadro della politica spettacolo bipolare appare come l’unica strada realistica. appunto perché è il bipolarismo a costringere qualsiasi contenuto di cambiamento reale nello schema delle compatibilità di sistema, che esistono, e prevedono esattamente che quei contenuti siano testimoniali e irrealizzabili o siano, in un secondo momento (perché al PD fa molto comodo che molti elettori votino centrosinistra nella speranza di cambiare le cose) derubricati a cose irrealizzabili. se vendola gioca, anche in modo sporco perché sa benissimo come stanno le cose, una partita tutta interna allo schema bipolare ha il vantaggio (grande) di mettersi in sintonia con le illusioni diffuse. illusioni che esistono soprattutto fra quelli che lottano perché nessuno lotta per dimostrare la cattiveria del capitalismo sapendo di perdere. chi lotta lotta per vincere la lotta e se quando si deve vincere sul piano politico istituzionale le elezioni offrono al massimo una speranza illusoria o la testimonianza la maggioranza di quelli che lottano sceglierà l’illusione e una minoranza la testimonianza. in una coazione a ripetere la stessa cosa elezione dopo elezione. i ceti politici che su quei contenuti di lotta saranno, come sono stati, indotti a cambiare sempre più adattandosi alla forbice dell’integrazione ed accettazione di compatibilità del sistema o alla predica autoreferenziale e testimoniale. è per questo che per tentare di vincere la battaglia per l’egemonia nel centrosinistra bisogna cancellare le identità del novecento, diventare “nuovi” addebitando alle identità del passato e non ai rapporti di forza sociali la colpa delle sconfitte, e separare i propri destini dalla stessa base sociale che si dice di rappresentare (io ti dico che si può vincere e che per questo devi votarmi. poi tu peggiorerai le tue condizioni di vita e io avrò molti seggi in parlamento e conterò sempre più nel circo barnum della politica spettacolo). ed è sempre per questo che quando si introietta l’idea che basti predicare la rivoluzione, o la formazione di governi operai, o ripetere a mo di slogan i contenuti di lotta per fare politica il risultato è che si parli solo a se stessi e che, ahimè, nell’astrattezza qualsiasi formula è possibile, visto che non deve misurarsi con la realtà. così, tanto per essere chiari, sinistra critica, il pcl, il pdac, e non so quanti altri hanno ognuno una formula astratta e danno vita ad una competizione sanguinosa fra di loro.
    ora, noi abbiamo raggiunto un grado di consapevolezza sufficiente sulla necessità e sulla possibilità di uscire dal bipolarismo. perché il bipolarismo per sua natura espunge dalla politica ufficiale, che è avvertita dal popolo come “la politica” e punto, ogni contenuto di cambiamento e tende a ridurre le forze politiche del cambiamento o di sinistra in menopeggisti e/o minimalisti o in massimalisti fuori dal gioco.
    abbiamo una proposta coerente con questo obiettivo che di per se evita di farsi maciullare dal ricatto del bipolarismo. accordo per battere berlusconi e no al governo e legge elettorale proporzionale.
    è possibile realizzarla per diversi fattori contingenti ed interni al bipolarismo all’amatriciana che ho già detto mille volte e non ripeto.
    per realizzarla, però, bisogna essere molto duttili tatticamente. in qualsiasi tattica ogni mossa, ogni proposta e ogni parola, prese di per se e isolate dal contesto e dal collegamento con l’obiettivo strategico, possono essere descritte come “cedimento” o perfino come “tradimento”.
    in fondo tutti i post critici (anche se quelli che dicono falsi comunisti andate a casa ecc non sono critici bensì solo e banalmente insultanti) partono da due presupposti. l’obiettivo di puntare all’uscita dal bipolarismo è velleitario, secondario, ininfluente e i gruppi dirigenti sono pronti a tutto pur di salvare qualche posticino in parlamento. e quindi qualsiasi proposta tattica, qualsiasi parolina o parolona si possa trovare in giro, dimostrano i due assunti. è un gioco facilissimo. tipico proprio della politica spettacolo. è la tanto osannata semplificazione della politica a slogan e a curve di tifosi.
    si sfida vendola a parlare di contenuti e della loro realizzabilità in alleanza col pd, si sfida vendola a confrontarsi sul tema dell’unità di chi condivide quei contenuti, che è il modo concreto per dimostrare che è sbagliata l’illusione di poter avere un centrosinistra migliore e che l’unità è seria ed anche possibile se è fondata sui contenuti (per esempio quelli della fiom) mentre se è fondata su preclusioni ideologiche nuoviste e sulla previa collocazione dentro o fuori il centrosinistra è semplicemente falsa e foriera di divisioni. questo mette in imbarazzo vendola. che infatti sfugge come può a gambe levate da un simile confronto.
    vendola andrebbe, e ci va ogni volta che può anche inventandosi le occasioni, a nozze con le accuse di traditore del comunismo, di opportunista, di diessino fuori tempo massimo. gli permetterebbero di consolidare l’illusione che vende. esattamente perché continuerebbe ad evocare contenuti buoni senza spiegare perché non sono al centro dell’unità e soprattutto senza spiegare come è possibile realizzarli con chi propugna il contrario.
    le domande di ferrero a vendola sono domande reali e contengono una risposta implicita che vendola non è in grado di condividere e che, però, possiede una forza e una verità interna inconfutabile.
    scambiarle come “leggitimazione” di vendola o come “cedimenti” è proprio indice di una subalternità a vendola senza pari.
    ciao

  230. e ora buon congresso. buona fortuna a tutte/i noi.
    il congresso si può seguire in diretta dal sito della federazione della sinistra.

  231. Anonimo 3 Says:

    Buon congresso. Vi seguirò dal sito.

  232. delegato Says:

    ma te ramon chi ti ha delegato? quale congresso di federazione?

  233. massimiliano piacentini Says:

    Cari compagni,
    se oggi volete raggiungere il sito della Fed attraverso google, scoprirete che la prima opzione è la seguente, con il particolare, però che a sinistra appare in bella vista il simbolo di Sel:

    Notizie relative a federazione della sinistra
    Il tacco d’Italia La Federazione della Sinistra e l’unità della sinistra ad Arezzo. – 1 giorno fa
    La Federazione della Sinistra è impegnata da mesi per cercare di unire la sinistra ad Arezzo. assemblea di presentazione del progetto, organizzata il 7 …InformArezzo – 15 articoli correlati »
    SINISTRA: A CONGRESSO LA FEDERAZIONE DI FERRERO, DILIBERTO E SALVI – Agenzia di Stampa Asca – 5 articoli correlati »
    «Scongiurare il distacco dalle istituzioni» – Corriere della Sera – 59 articoli correlati »

    Solo la seconda opzione conduce al sito:

    I Congresso Federazione della Sinistra
    Vai al sito, Informazioni, Congresso. FdS. Hotel Ergife via Aurelia, 619 – 00165
    Roma · http://www.ergifepalacehotel.com. Telefono 335 6118446 …

    http://www.federazionedellasinistra.com/ – Copia cache – Simili
    Congresso
    Statuto
    Manifesto
    Appuntamenti Volantini
    Genova
    Dicono di noi
    Federazione della Sinistra a …
    Altri risultati in federazionedellasinistra.com »

    Guardate che non è un caso. Così come non è un caso che il manifesto, alla p. 5 dove si occupa appunto del Congresso schiaffa una bella foto del capopopolo, con la scusa delle dichiarazioni di Parisi. Ormai siamo alla pubblicità occulta.
    Niente di niente sugli altri giornali, compreso l’unità. Due righe sulla Repubblica, ma proprio due righe per poter mettere sul titoletto il nome del carismatico.

    A me tutto ciò non stupisce affatto e anzi mi rincuora: vuol dire che siamo sulla strada giusta.

  234. la fine di Chianciano Says:

    Ho ascoltato ieri Diliberto al tg3 e letto sull’unità cosa propone, ma stamani di piùùùù a radio radicale in aggiunta addirittura che la FdS è daccordo a far parte del NUOVO ULIVO proposto da Bersani!!! ma capite gente qui oramai la FdS è più moderata di SEL e Vendola..congresso subitooo altro che novembre 2011 SUBITOOOO
    meno male che Masella e tanti s’indignano speriamo di ribaltare questo gruppo dirigente oramai senza dignità

  235. sono d’accordo con l’ultimo post…qui oramai qualsiasi dirigente si fa linea politica a lui più consona..trovo suicida la scelta della federazione con il PDCI ( giacche’ le posizioni del gruppo dirigente dei comunisti italiani erano arcinote) sopratutto perche’ non e’ bilanciata da un’estensione dell’alleanza verso sinistra ( sinistra critica e Ferrando)…conclusione la Federazione e’ un guscio vuoto sul punto di affondare…

  236. Ramon apprezzo il tuo ragionamento, però sai meglio di me che è una tattica piuttosto sul filo del “fuorigioco”. Per questo dicevo che bisogna avere un piano B.
    E’ vero, scardinare il meccanismo bipolare richiede duttilità, però c’è un problema molto grave di visibilità delle posizioni che io chiamo “intransigenti” rispetto al vendolismo imperante. E fatti positivi come Pisapia a Milano di per sé non risolvono questo problema. E non aiuta neanche dire come fa Ferrero nell’intervista al Manifesto che siamo al 90% d’accordo con Vendola e al 10% in disaccordo, perché il nodo del governo (tutte le cose che hai scritto tu sul governo Prodi, su un futuro governo di centrosinistra, i poteri forti eccetera) mi pare un pochino più pesante del 10%.
    Proprio quest’intervista (sì, lo so Ramon, la linea politica non è fatta di interviste, ok: infatti io sto parlando di visibilità) fa vedere il tipo di rischio cui ci si espone per i prossimi mesi: mezza intervista sul tema cretino e insopportabile del “perché vi chiamate ancora comunisti” eccetera, il piagnisteo sulla censura maccartista, eccetera. C’è il rischio di mettere il carro “identitario” davanti ai buoi delle parole d’ordine.

  237. Caro Ramon,

    una domanda/richiesta…
    ma perche’ negli ultimi mesi la maggior parte di quello che viene deciso nei congressi e negli organi dirigenti del partito e’ avvolto dal piu’ fitto mistero?

    A dispetto di ore di ricerche su internet, sul congresso della FED non c’e’ uno straccio di notizia! Gli interventi su radioradicale si, un paio di commenti da liberazione e ilmanifesto… Ma e’ dato sapere cosa e’ stato votato e deciso democraticamente dall’assemblea?! Lo statuto, il documento programmatico, il simbolo, gli organi dirigenti… Niente. E nella fase dei congressi territoriali, nessuna informazione su iscritti, affluenza, emendamenti, voti, odg, delegati… Prima ancora, le riunioni del CPN e della direzione nazionale vengono messe on line (in un angolino inaccessibile del sito) con settimane di ritardo, nel caso della DN sono ferme a giugno 2009! Per sapere qualcosa bisogna leggere il sito di esserecomunisti.it, che ovviamente pubblica solo gli interventi della loro corrente e un sunto/interpretazione dei documenti approvati.

    Capisco che il partito sia in crisi economica, ma ci vuol tanto a distaccare un giornalista da liberazione oppure incaricare qualche militante romano per comunicare al corpo del partito, simpatizzanti ed elettori tramite il sito ufficiale di rifondazione quello che succede?
    Concordo parzialmente sul tuo disprezzo per le discussioni basate sulle dichiarazioni/interviste di questo o quel dirigente, ma le dichiarazioni sono l’unica cosa che viene resa pubblica!!!

    Aiuto!

  238. comunisti forse Says:

    Caro Ramon abbiamo ascoltato Diliberto, tu e tanti altri mi pare ancora poca chiarezza dopo il congresso FdS?
    Diliberto nel suo intervento propone un patto di legislatura per 5 anni !!!
    (senza governare,… vedremo)con il PD dichiara: “non possiamo chiedere al PD di non finanziare la scuola privata cattolica” COSA??? (riascoltate il suo intervento in rete!!)rinunciamo anche a questo? ma continua il nostro baldo compagno “innalziamo l’obbligo scolastico a 18 anni!” caspita che rivoluzionario!!! ma guardate che anche qualche esperto e sincero uomo del centro studi di confindustria dirà che è una proposta senzata.
    Ma visto che Obama ha dichiarato che in Afganistan la Nato resta fino al 2014 che faranno i deputati (pochi)Visto che abbiamo imparato la lezione (ancora parole di Diliberto) ci asteniamo oppure potrebbe esser peggio non votarlo??? suvvia serietà gente. ci vediamo al congresso PRC
    Meno male che s’inizia qualcuno a ribellare Masella, Bacciardi, Bellotti, spero anche tu Ramon lo spero proprio…

  239. comunisti forse Says:

    Dimenticavo Jacopo Venier permettimi qualche sua ironia:

    Dopo la melina delle aperture a Vendola cadute nel vuoto il Congresso della FdS si accende nei ’90 minuti finali. Assist di Grassi sulla riunificazione, finta di Patta che riscopre il marxismo e gol di Diliberto che insacca la riunificazione ed il ruolo di Coordinatore. Ferrero risponde con un contropiede “da sinistra”. Siamo già al secondo tempo: il congresso del PRC. Per gli appassionati una partita apert

  240. comunisti forse Says:

    congresso della FdS una babele burocratica vuota di significato politico
    di Giovanni Bacciardi

    Questa è la prima imprerssione dopo aver ascoltato gli interventi. Una sola cosa è chiara: chiediamo di riunirci a Vendola e di allearci al PD.

    Una richiesta disperata per non morire. Chissà se la supplica sarà ascoltata.

  241. militant Says:

    Le conclusioni del Congresso della Federazione della sinistra sono inequivocabili: un sì all’Alleanza politica ed elettorale col PD e la UDC ,proposta da Bersani, con l’impegno ad “un patto di legislatura” col nuovo governo. Si ripropone una contraddizione abnorme: da un lato si rivendicano le ragioni del lavoro, dall’altro si annuncia l’alleanza con partiti sostenitori di Marchionne; da un lato si rivendica la manifestazione operaia del 16 Ottobre, dall’altro si annuncia l’alleanza con partiti estranei e avversari di quella manifestazione, perché collocati dall’altra parte della barricata. Gli stessi gruppi dirigenti delle sinistre, già uniti nel votare le guerre e i sacrifici varati da Prodi, rilanciano la propria unità attorno all’ennesimo sostegno al centrosinistra e al suo eventuale governo. E’ la riprova di un codice genetico governista, insensibile ad ogni lezione dell’esperienza e ad ogni criterio di classe. Chiediamo a tutti i compagni critici e onesti del PRC e del PDCI di rompere definitivamente con i loro gruppi dirigenti e di raccogliersi attorno al Partito Comunista dei Lavoratori: ai fini della lotta per un polo autonomo anticapitalista alternativo a centrodestra e centrosinistra.

    Le conclusioni del Congresso della federazione spazzano via ogni equivoco sul carattere dell’alleanza col PD. La rassicurazione formale di Paolo Ferrero sul fatto che la federazione non entrerà nel governo ha un significato esattamente opposto a quello che finge di attribuirgli. Il non ingresso nel governo è infatti la precisa condizione che il PD ha posto alla Fed per realizzare l’alleanza. Pur di realizzare l’alleanza di governo con un partito confindustriale, i dirigenti della federazione gli hanno assicurato che non pretendono di entrare nell’esecutivo: si accontenteranno di sostenere dall’esterno la sua politica e il suo programma. Come già il PRC fece nel 96-98: quando, pur non entrando nel primo governo Prodi, ne sostenne per ben due anni le peggiori misure antioperaie ( dall’introduzione del lavoro interinale ai campi di detenzione contro i migranti ). Che di questo si tratti si ricava inequivocabilmente dai cosiddetti punti programmatici che Diliberto ha indicato come possibile cemento dell’alleanza di legislatura: “meno precariato, più scuola pubblica”. In primo luogo- per mettersi al sicuro- si indicano esattamente quei contenuti su cui dietro le quinte già si ipotizzano alcune minime convergenze letterarie. Ma soprattutto si offre preventivamente carta bianca su tutto il resto, ossia sull’architrave della politica di classe di PD e UDC: continuità della guerra, sostegno alla concertazione antioperaia tra Confindustria e burocrazie sindacali sul programma di Marchionne, rilancio delle privatizzazioni, nuovi tagli annunciati alla spesa sociale sotto la pressione delle “compatibilità di bilancio”, continuità delle politiche antimigranti, continuità del sostegno al Vaticano…. Su tutto questo, come nei governi Prodi, Ferrero e Diliberto si salveranno l’anima con platonici distinguo formali, mentre materialmente voteranno le scelte di Bersani ( e Casini).
    Non si tratta dunque di un accordo elettorale per battere Berlusconi( con eventuali soluzioni tecniche tipo desistenza o simili). Si tratta di un accordo politico di governo con partiti legati a doppio filo agli interessi confindustriali e bancari. E nel momento stesso in cui tali partiti cercano di rimpiazzare Berlusconi con una soluzione politica di garanzia per la continuità degli interessi dominanti: tanto più di fronte alla crisi del debito pubblico e ai nuovi pesanti sacrifici sociali che la borghesia chiederà alle masse. Invece di inserirsi nella crisi del berlusconismo per aprire la via di un’alternativa di classe indipendente ,i gruppi dirigenti della sinistra aiutano la borghesia italiana a trovare una propria carta di ricambio. E tutto questo per cosa? Perché l’alleanza col PD, in base all’attuale legge elettorale, abbasserebbe al 2% la soglia necessaria per avere una rappresentanza parlamentare. Il fatto che i propri deputati e senatori sarebbero vincolati ad appoggiare un governo antioperaio appare evidentemente un dettaglio secondario: l’essenziale è ritornare ad ogni costo nel gioco politico istituzionale.
    Una volta di più si conferma la necessità per tutti comunisti onesti di trarre un bilancio di verità. La Fed e i partiti che la compongono non hanno nulla a che spartire con un progetto anticapitalista, e neppure con la coerenza di una politica di classe. La testimonianza critica al loro interno è senza speranza e prospettiva. Solo l’aperta rottura con quei partiti e la confluenza nel Partito Comunista dei Lavoratori possono ricollocare attorno ad un coerente progetto comunista le migliori energie di tanti compagni e compagne.

  242. Grande intervento di ferrero al congresso; inaspettatamente anche patta e salvi hanno dimostrato di stare sul punto; solo grassi e diliberto, inopportunamente, hanno messo in campo un altro progetto che con la federazione centra poco.
    Comunque ora bisognerà ripartire dalle cose dette da ferrero senza titubare; chi la pensa come lui non dovrà perdersi in mediazioni e rivoli. Solo così la Fds potrà essere realmente aggregativa. Se prevalgono logiche organizzativistiche e di apparato invece, in breve tempo vedremo altre rotture.

  243. Non ho potuto ascoltare l’intervento di Ferrero di cui si favoleggia (ho ascoltato quello di Ramon di cui condivido il realismo e la prudenza) ma penso che ci sia poco da favoleggiare nel momento in cui in sostanza Ferrero afferma che Fini è parte del problema (vero) e l’UDC invece no (falso). A parte il confindustrialismo di Casini, per me che sono siciliano UDC significa soprattuto Cuffaro e il cuffarismo, perciò…lascio a voi le conclusioni.
    Non condivido il catastrofismo del Pcl che grida inopportunamente ai “venduti”, ma attenzione perché i passaggi tattici della strategia prospettata su questo blog da Ramon (che come strategia condivido: cercare di spezzare la gabbia bipolarista stando lì dove le cose “succedono”) sono difficilissimi, perché lo spazio di manovra è ristretto. Una cosa è non condividere, per dire, Turigliatto, ma se poi il mio riferimento – sia pur polemico – diventano Casini e Renzi, stiamo freschi.
    Ramon come vedi pure io so giocare a scacchi, non soltanto a risiko come dici tu ah ah

  244. lucaocchionero Says:

    Sono triste compagni per i vostri interventi incentrati sulle dichiarazioni dei leaders, tra l’altro pesantemente mal comprese e mal riportate, e tutti letti in un’ottica di alleanza più o meno “governista”. Guardate che al congresso si è parlato di altro: si è parlato diffusamente di Pomigliano, si è parlato diffusamente dell’ILVA di Taranto e dei lavoratori somministrati ILVA in sciopero dalla fame, si è parlato della critica condizione della scuole, della schiavitù del precariato, di legalità e di antimafia. Si è parlato insomma di temi che la gente affronta ogni giorno, ogni ora.
    Per quanto mi riguarda la Federazione della Sinistra come forza politica e culturale autonoma nel quadro partitico nasce ufficialmente sabato e domenica, ma è già nata nelle lotte di ogni giorno: nasce dui tetti delle fabbriche e delle scuole occupate, nasce sui ponti bloccati, nasce sui nuovi circoli di giovani che sorgono(la platea dei delegati e degli inviati era molto più giovane che nei precedenti congressi!), ed ha il lavoro o il mancato lavoro come suo centro. In più c’è un problema che tutti dovremo porci sul tema del socialismo del XXI secolo: capire come si sostanzia un’idea del “comunismo” oggi con questi sistemi economici, con questi sistemi educativi. E’ la sfida alta che ha lanciato Ferrero a tutto il congresso, ma anche a tutti coloro che in Italia si definiscono comunisti e chiedono a gran voce la costituzione di un partito unico: capire cosa si è davvero per incidere meglio dentro la società: fare capire che il “comunismo” non è l’opportunismo delle poltrone come molti pensano(non dobbiamo nascondercelo!) ma non è neppure un trattato di mera filosofia cui aderire con fiducia incondizionata come pensano alcuni che fanno l’appello per aderire alle loro sezioni(dove sono?!). Il socialismo del XXI secolo non possono costruirlo presunte sette di intellettuali o gruppi dirigenti, ma va fatto col popolo e coi bisogni quotidiani del popolo: dire oggi se la Federazione della Sinistra avrà o no successo sulla base di supposizioni è un esercizio inutile. La Fed avrà successo se riuscirà a scendere tra i lavoratori ed a rappresentare i bisogni delle loro famiglie.

  245. grazie luca, al netto di quel “delle loro famiglie” faccio mie tutte le tue considerazioni.
    domani finirò e pubblicherò qui un articolo sul congresso.
    varrà anche come risposta implicita a certe cose che ho letto sui post qui sopra. implicita perché proprio non prendo nemmeno in considerazione i soliti slogan, le solite iperboli e le solite previsioni senza fondamento.
    ciao

  246. G.L(giorgio liberti) Says:

    Caro Ramon, cari Compagni,
    mi ero ripromesso di seguire per bene i lavori congressuali, e devo dire che è stato un congresso che è stato sui punti.Un congresso che,al di la di leggittime posizioni individuali(che non esprimono mai la reale volontà di quel movimento)ha provato,anche con vigore,ha parlare di politica.La domanda di fondo che si poneva Paolo Ferrero esplicita tutta la ricerca che ognuno di noi comunque collocato, si fà da anni.Il socialismo nel 3 millennio,il comunismo,la sinistra.A volte tutti siamo tentati a condannare lì’esiguità della sinistra per scarso senso del fare,un pragmatismo acritico,quando andrebbe rimesso a posto tutto l’impalcato teorico dal quale dovremmo agire.Detto questo il congresso costitutivo esce con una linea chiara,mi scuseranno gli altri blogger che mi hanno preceduto ma con molta umiltà dico che di pateracchi non ne ho sentiti e nemmeno immaginati.Ho apprezzato l’intervento di Ramon.che per quanto meditato,rimane pur sempre un intervento fatto da “sinistra”.Non perdere assolutamente la fiducia.è questo l’augurio che faccio ai compagni della FDS,ed un augurio sincero di buon lavoro ai compagni del PRC per il prossimo congresso.
    Con stima

  247. lucaocchionero Says:

    dobbiamo avere l’ambizione di rappresentare anche le famiglie dei lavoratori : mi riferisco a riforme popolari che abbisognano per il sistema scolastico complessivo, per l’università, per l’accesso al mondo del lavoro. La famiglia dell’operaio ha diritto ad un riscatto sociale e la federazione della sinistra deve incentrare su questo problema la propria azione politica

  248. Una domanda mi sorge spontanea dopo il congresso. Abbiamo ribadito certamente il nostro essere anticapitalisti, per il socialisno del XXI° secolo, e qualche discrepanza se unire subito i due partiti comunisti, oppure cosa sia la FdS cioè una federazione di comunisti e no, sperando che che sia apprezzat da tanti.
    Ma è la proposta politica che mi lascia perplesso, appunto la fase.
    Puntiamo ad un alleanza con SEL e un patto senza governare con il CS. il problema se per varie ragioni dovesse non essere accolta tale proposta è che saremmo smarriti…ci dovremmo di nuovo inventare qualcosa, speriamo bene

  249. Bravo Ramon, mi piace il tuo modo di scrivere semplice ed efficace. Complimenti.

  250. grazie G.L.

    caro luca, accidenti come sei serioso! la mia era una battuta!
    ma visto che hai risposto non posso non dirti:
    le donne non sono le “mogli degli operai”. gli studenti non sono i “figli degli operai”. ovviamente mi è chiaro ciò che volevi dire. ovviamente sono d’accordo. ma vorrei farti notare che il concetto di famiglia non è neutro. e che andrebbe usato con maggior cautela. la società è divisa in classi ma le classi non hanno come nucleo fondamentale la famiglia (come vorrebbero i cattolici integralisti e non) bensì le persone. la famiglia nella concezione corrente è luogo di solidarietà intergenerazionale, che rimedia alla distruzione del welfare. ma è anche luogo di dominio maschile. di negazione dei diritti dei bambini. di violenze psicologiche e fisiche. di egoismi sociali e privati.
    le donne, gli anziani e le anziane, i bambini e le bambine hanno diritti propri, che non possono essere soddisfatti attraverso la mediazione della famiglia. chi ha detto che persone che vivono da sole per scelta o per necessità, e che sono milioni (e la cui maggioranza è costituita da pensionati che fanno fatica a vivere) quando si parla di famiglia, e di legislazione sulla famiglia, devono sempre vedersi esclusi? devono diventare invisibili? chi ha detto che bisogna incentivare la riproduzione in un mondo con 6 miliardi e mezzo di esseri umani attraverso il sostegno della “famiglia”?
    insomma, era una battuta ma come vedi la questione non è così inesistente.
    un abbraccio

  251. caro siro, su questo blog si è discusso molto a lungo sul problema che poni.
    ora mi basta dire una cosa semplice.
    noi facciamo una proposta giusta per l’italia e per la sinistra.
    se è giusta è giusta. se è sbagliata è sbagliata.
    non è giusta se viene accettata da altri o sbagliata se non viene accettata.
    e le proposte non si “inventano”. si elaborano sulla base di analisi.
    detto questo è evidente che è di difficile realizzazione e che è controcorrente rispetto alla politica dominante.
    finché è possibile continueremo ad insistere. se non fosse possibile (e i motivi possono essere molti) l’adatteremo alla realtà nuova che si presenterà.
    un abbraccio

  252. caro ettore, grazie per i complimento immeritato. credo tu ti riferisca all’articolo sull’afghanistan. che essendo stato scritto come editoriale di 1800 battute su liberazione non poteva che essere scarno e possibilmente chiaro.
    mentre quando scrivo per il blog, sia gli articoli sia i post, mi rendo conto di essere prolisso e debordante. e colgo l’occasione per scusarmi con tutti i lettori. ma mentre un articolo che si pubblica sulla carta stampata richiede un certo lavoro di sintesi le cose che si scrivono sul blog no. a meno di non avere un tempo infinito da dedicare a questo lavoro.
    comunque grazie

  253. ora pubblico il nuovo articolo sul congresso.
    e quindi la discussione si sposta li.
    grazie

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