La rifondazione di Izquierda Unida

Si è svolta a Madrid sabato 26 giugno l’Assemblea per delegati di Izquierda Unida (I.U.) detta “della rifondazione della sinistra”.

Dopo il Congresso Nazionale di un anno e mezzo fa, che ha messo fine alle divisioni interne e alla fase di subalternità al Psoe di Zapatero, che ha eletto un gruppo dirigente totalmente rinnovato e un nuovo Coordinatore nella persona di Cayo Lara, Izquierda Unida ha lanciato una lunga fase di rifondazione della sinistra.

Lo ha fatto prima organizzando centinaia di forum, sia territoriali sia tematici, aperti a ogni persona si riconoscesse nella prospettiva anticapitalista e poi con l’Assemblea di sabato scorso, che ha visto la partecipazione di 450 delegati eletti fra gli iscritti di I.U., 300 in rappresentanza di più di 50 organizzazioni locali e tematiche non appartenenti a I.U. e 150 invitati.

La Rifondazione della Sinistra che I.U. propone continua sulla base di un Appello alla Sinistra che l’Assemblea ha approvato con una decina di voti contrari e astensioni e si concluderà nel 2012, quando si svolgerà un congresso con il compito di dare vita ad una nuova formazione politica e di inverare l’originario progetto di far diventare I.U. non un partito bensì un “movimento politico-sociale”.

Ovviamente questo processo unitario è facilitato dalla chiarezza determinata dalle scelte economiche del governo di Zapatero, che non hanno nulla da invidiare a quelle del governo Berlusconi, e che per questo hanno messo fine, in I.U. e anche nel Partito Comunista Spagnolo, ad ogni illusione di possibile collaborazione di governo (I.U. aveva anche, negli anni scorsi, scelto l’astensione sulle finanziarie del governo). Ed è sostenuto da una sorta di disincanto di molti elettori del Psoe che i sondaggi prevedono in trasmigrazione verso I.U. e dalla crescita delle lotte. In particolare è molto interessante la dinamica che si è accesa nel sindacato visto che l’ultimo congresso delle Comisiones Obreras (CC.OO.) è stato vinto dalla sinistra interna (molti dirigenti della quale sono interni a I.U.) e che il sindacato tradizionalmente vicino al Psoe (UGT) non esita ad attaccare duramente il governo. Tutte le organizzazioni sindacali spagnole hanno convocato uno sciopero generale per il 29 settembre. E bisogna sapere che, nonostante il basso tasso di sindacalizzazione, gli scioperi generali in Spagna paralizzano totalmente il paese in tutti i settori, anche perché allo scoccare della mezzanotte migliaia di ronde e picchetti per 24 ore impediscono l’apertura di negozi, fabbriche e servizi.

Il clima dell’Assemblea era di grande entusiasmo e di fiducia. Una vera inversione di tendenza rispetto a più di dieci anni di scontri e divisioni che avevano prostrato l’organizzazione ripiegandola su se stessa. Anche perché gli “sconfitti”, dialoganti col Psoe, che la stampa prevedeva in procinto di fare una scissione, in questi ultimi due anni si sono integrati pienamente nel processo di rifondazione e, nei loro interventi, hanno criticato apertamente e duramente il governo Zapatero.

Si può ben dire che gran parte del merito di questo successo si deve anche all’ultimo congresso del Partito Comunista Spagnolo (PCE) che ha contribuito molto a disegnare e promuovere la “rifondazione”, anche ribadendo la propria scelta (che nessuno ha mai messo in discussione apertamente ma che avrebbe potuto esserlo nel caso I.U. avesse continuato con la subalternità al Psoe) di continuare ad essere parte di I.U. pur cedendole la sovranità relativa alle elezioni.

Domenica 27, dopo 12 anni che non lo faceva, Izquierda Unida ha organizzato una manifestazione nazionale. Per le vie del centro di Madrid decine di migliaia di militanti hanno portato cartelli e gridato slogan contro il governo. La storica Plaza Mayor si è riempita di migliaia di bandiere di I.U., di quelle tricolori della Repubblica (quelle della guerra civile) e soprattutto della bandiere rosse con falce e martello del PCE.

Ramon Mantovani

Pubblicato su Liberazione il 3 luglio 2010

216 Risposte to “La rifondazione di Izquierda Unida”

  1. […] Il seguito di questo articolo: La rifondazione di Izquierda Unida « Ramon Mantovani […]

  2. Renato Favaretto Says:

    ai tantiCiao, ho perso dimestichezza nell’affrontare le tematiche politiche e le problematiche interne “alle Sinistre” che sono oggi il blocco per la ricostruzione della Nuova Sinistra Italiana. La Spagna è diversa dall’Italia, altra storia, altro carattere del popolo …. noi siamo diventati dei fans dei vari Leaders ….. non c’è più una ideologia da seguire ma bensì dei modi di fare di dire, qualche progetto, il carisma personale, ecc.. Vedo e sento ancora troppi discorsi, oserei dire “ampollosi” anche se credo sinceri, ma che la gente, il popolo non assimila, non comprende. Non si può più andare avanti così ….. parlando sempre di Cuba, della Spagna o della Grecia senza prima aver PARLATO AGLI ITALIANI e di come risolvere la profonda crisi della Sinistra Italiana. Se non si cambia direzione da subito è finito il sogno, e non mi interessa sentir dire “ci vorrà del tempo ma ce la faremo” ….. da morti, forse.

  3. Ero in Spagna tra il 2004 e il 2005, nei mesi della crisi più profonda di IU, devastata dalle divisioni interne e svuotata di consensi dalla grandiosa macchina comunicativa di ZP.
    L’attenzione di quest’ultimo alle battaglie simboliche della sinistra (diritti civili, laicità, autonomie locali, pacifismo, memoria della repubblica) sembrava aver definitivamente distrutto la possibilità di un discorso di classe, che sapesse mettere al centro del dibattito pubblico le questioni sociali ed economiche.
    IU era spaccata a metà, con un coordinatore generale eletto da una maggioranza risicatissima e senza una linea politica chiara: da una parte l’ala “ecosocialista” dall’altra il PCE.
    Sembrava che quello dovesse essere il destino della sinistra radicale in tutta Europa: essere distrutta dal rapporto con gli alleati di centrosinistra, che ne saccheggiavano l’elettorato tra battaglie simboliche e voto utile, e trasferire anche al proprio interno le conseguenti spaccature.
    La crisi ha interrotto questo processo: la contraddizione di classe è di nuovo evidente, in piena luce, e fa da linea di confine tra noi e il resto dello schieramento politico, unito in difesa del sistema neoliberista.
    In Spagna se ne sono resi conto, in Germania anche, in Italia saremmo in condizioni simili se una sciagurata scissione non avesse complicato le cose…

  4. caro renato favoretto, il leaderismo non è un prodotto della cultura italiana. è stato totalmente assente per decenni in italia. e i leader che c’erano, come berlinguer (che non ha mai concesso un virgola al leadersimo) sarebbero inorriditi a sentirsi domandare dei propri sentimenti privati o anche a sentirsi chiamare leader. è stato il passaggio al maggioritario a produrre una estrema personalizzazione della politica. e i ceti politici hanno cavalcato gli istinti più bassi del popolo (che ci sono sempre stati ma che in passato i ceti politici contrastavano) e i leader alla berlusconi e bossi hanno cominciato a dire ciò che la gente voleva sentirsi dire. i giornali in spagna rarissimamente usano la parola leader. qui quando scrivono una dichiarazione di un dirigente politico di un paesino di 5000 abitanti dicono “caio sempronio, leader del prc di vidigulfo ha detto…”
    è per questo che un obiettivo primario è distruggere il maggioritario e il bipolarismo. mai e poi mai una vera sinistra potrà risollevarsi elettoralmente con il ricatto del voto utile (accettando che l’unica politica di governo “possibile” sia quella della confidustria) o autocondannandosi all’isolamento e alla testimonianza.
    quanto a parlare del mondo o meno con “discorsi ampollosi” ti sbagli proprio.
    a parte il fatto che si parla fin troppo della crisi della sinistra italiana e che ci sono decine di ricette diverse e contraddittorie fra loro. a parte il fatto che uno dei motivi della crisi della sinistra italiana è esattamente il provincialismo sfrenato e l’uso strumentale delle esperienze che ci sono altrove per avvalorare tesi italiane (come si fa regolarmente con la linke e come si è fatto con zapatero). a parte questi fatti o la sinistra è capace di pensare al mondo e a capire il mondo (nel tempo della globalizzazzione) o è solo una variante ridicola dell’oligarchia italiota.
    ciao

  5. caro masaccio, sono d’accordo totalmente. aggiungo solo che la sciagurata scissione non è un accidente casuale. è esattamente figlio delle infinite e illusorie suggestioni che guardavano a zapatero (ci fosse uno dei dirigenti e giornalisti che lo hanno osannato per anni su liberazione e il manifesto capaci di riconoscere l’errore!), che ancora guardano ad obama con la speranza infondata che liberandosi dell’antagonismo e dell’identità comunista si sarebbe potuto costruire una “nuova” sinistra. oggi, perpetuando l’errore si vende la barzelletta secondo la quale essendo il pd in crisi si può guadagnare la direzione del centrosinistra. e si imita berlusconi costruendo il profilo di un leader che a sua volta pensa di avere un “suo” popolo.
    un abbraccio

  6. Franco Says:

    ramon però ricordati che negli anni ottanta già Craxi anche con il sistema proporzionale aveva cominciato con il leaderismo…Anzi foese ne è stato l’antesignano…..infatti voleva addirittura la repubblica presidenziale se ricordi….

  7. hai ragione franco. tutta la ragione del mondo. craxi fu effettivamente l’antesignano del leaderismo. dentro il suo partito divenne il re. sebbene ci fossero dissidenti che lo combattevano duramente. ma nel sistema politico era una minoranza che raramente superò il 10 %. e questo lo costrinse ad elaborare una politica che diventò quella del CAF. il pentapartito unito sulle politiche neoliberiste ed espressione degli interessi del capitale finanziario e speculativo, a cominciare da berlusconi.. e non è difficile vedere l’ombra della P2 dietro quella politica. ma se ci fosse stato il maggioritario avremmo già avuto negli anni 80 il presidenzialismo, la precarizzazione del lavoro, la “riforma” della giustizia ecc. ci volle lo scioglimento del pci, tangentopoli, e il referendum di segni (le firme le raccolsero quei geni del pds nella illusione che il maggioritario avrebbe prodotto l’alternativa di governo), per far vincere berlusconi e ristrutturare il sistema politico secondo il disegno di gelli e degli USA.
    un abbraccio

  8. Mahh diffido di quelli come te Ramon che vedi negli altri partiti solo errori e lederismo ma se siamo a questo livello possibile che il PRc e tu che sei da sempre!! dirigente non aver sbagliato nulla? mai e poi mai lasci la seggiola di dirigente…

  9. egregio carlo, non è vero che vedo solo errori negli altri. ma se ho opinioni diverse ed anche critiche le faccio. sui miei errori e nostri errori ho scritto fiumi di parole. ovviamente non sei obbligato a conoscerle, ma nemmeno puoi dire ciò che hai scritto. infine, io non ho voluto nessun incarico esecutivo e non sarò mai più candidato a nulla. sono solo membro di organismi dirigenti che si riuniscono si e no una volta al mese. quindi di che seggiola parli?

  10. peppe de angelis Says:

    ma che sta succedendo, ramon?
    leggo di un appello a firma grassi, burgio, ma anche vinci e agnoletto e alcuni del pdci con vari dirigenti di sel e altri nomi storici (e stagionati) della sinistra che ancora una volta, senza nessuna riflessione critica sull’esperienza dell’arcobaleno, ripropongono il tema dell’unità, fino a dichiarare che “quanto ci unisce deve prevalere su quanto ci separa” (formula dietro la quale, sperro converrai, si sono nascosti alcuni dei più grandi errori di questi anni). Ora, ramon, siccome è evidente che sel si ritiene parte fino il fondo del centrosinistra, fino a voler candidare vendola alle primarie per assumerne (si illudono, ma questo è affar loro) la leadership, non è che qui si sta immaginando un accordo sulla testa dei militanti e magari una lista comune alle prossime politiche che ci porterebbe diritti diritti in un’alleanza di governo che in questi mesi abbiamo sempre escluso? Non è che, pur di rientrare in parlamento, le cose che abbiamo detto in questi due anni ce le dimentichiamo? Ho paura, ramon, che qualunque scelta si faccia alle prossime politiche comunque si produrrà l’ennesima scissione: se stiamo fuori dall’accordo di governo, come io mi auguro, c’è il rischio che se ne vadano i grassiani e qualche vendoliano. Se stiamo dentro non c’è il rischio, ma la certezza di perdere chi aveva condiviso veramente l’impianto di chianciano.
    Per favore, non mi rispondere dicendo che esagero o che non c’è niente di male a firmare un appello sull’unità della sinistra, perchè se così fosse ti chiedo: perchè tu e, sopratutto, il segretario nazionale del prc l’appello non lo avete firmato?

  11. Peppe, nel 2011 ci sarà il congresso e in quella sede si discuterà di tutto…spero

  12. caro peppe, io ho criticato l’appello con un articolo firmato insieme a giovanni russo spena e in una risposta a luigi vinci. è tutto pubblicato su questo blog.
    a me nessuno ha chiesto di firmarlo. ma non l’avrei firmato anche perché è semplicemente stravagante che buona parte dei dirigenti delle forze della sinistra rivolgano un appello alle forze della sinistra.
    ma non drammatizzare. non succederà nulla di catastrofico.
    che ci sia chi vuole essere ed apparire come maggiormente unitario è normale. perfino scontato.
    la realtà ha la testa più dura di qualsiasi suggestione.
    in autunno si farà il congresso della federazione e la stragrande maggioranza degli aderenti non accetterebbe neanche per scherzo di rimettersi nel centrosinistra.
    un abbraccio

  13. Antonio Says:

    Dati i tuoi articoli precedenti, più interessante, caro Ramon, sarebbe adesso conoscere il tuo parere sull’assemblea annunciata per settembre dai sottoscrittori dell’appello. Vista la nullità della proposta politica in esso contenuta (“quanto ci unisce debba prevalere su quanto ci ha sin qui diviso” e “i affermi una volontà unitaria” non significano un bel niente concretamente), non si capisce a che titolo si terrà quell’assemblea. Quell’appello sembrerebbe quasi un appello alla costituzione di un’area politica, interpartitica. Mi preoccupa più questo aspetto che la ventilata ipotesi di tornare nel centrosinistra. Su questo penso che dovrà anche pronunciarsi, prima o poi, anche il segretario nazionale. Che un responsabile organizzazione nazionale firmi un appello alla sua forza politica oltre ad essere stravagante è anche un fatto serio.
    Credo invece che al prossimo Cpn si arrivi all’ennesima mediazione, per salvaguardare l’unità della maggioranza che è in ogni caso un valore, ma senza affrontare i nodi. Che dovranno venire al pettine.

  14. Michele Says:

    Forse ancora non avete capito che a noi umili lavoratori sfruttati delle vostre beghe interne non ce ne fotte un emerito cazzo.
    Noi vorremmo un soggetto politico,che si chiami comunista,di sinistra,dei berberi o degli ostrogoti che ci rappresenti appieno.
    Il Prc fino ad un piano di anni fa era un rappresentate degno dei lavoratori,adesso lo è di meno,arrivato ad avere milioni di consensi (spero che ricordate il 2006 e il 7-8%).
    Adesso serve una riconciliazione generale e un soggetto che rappresenti tutti noi.
    Se parlate sempre al vostro interno e mai all’esterno nessun capirà una mazza.
    Bene la Federazione della Sinistra,ma serve allargarla e se quell’appello porta ad un allargamento ben venga

  15. A quello che scrive Antonio aggiungerei che il coordinatore nazionale dei Giovani Comunisti ha messo l’organizzazione giovanile al servizio di quel progetto, pubblicando l’appello sul sito e chiedendo adesioni a rappresentanti di altre organizzazioni, sfruttando la sua posizione (che dovrebbe essere sopra le parti) per manovre di corrente e creando confusione e divisione tra i compagni dentro e fuori il partito.
    Personalmente trovo tutto ciò molto grave, è l’ennesimo segnale della situazione di vera e propria emergenza in cui versano i Gc, e il momento in cui il partito se ne accorgerà sarà sempre troppo tardi. Non c’è un dibattito che non sia strumentale e di corrente, non c’è un’attività che non abbia come scopo mettere in cattiva luce il rivale, si gioca con le interlocuzioni con pezzi diversi di movimento studentesco solo per posizionarsi, creando una situazione paradossale, in cui nessuno ha ben capito dove stanno i Gc, a livello nazionale, oggi, mentre i territori sono lasciati alla deriva.
    Se mi avessero detto che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei rimpianto i berty boys, qualche anno fa, sarei scoppiato a ridere.

  16. eh no caro antonio! a me interessa che la federazione e il partito imbocchino la strada giusta scegliendo una linea politica chiara. per me possono fare mille assemblee alla settimana. ma se le fanno senza affrontare i problemi che la sinistra ha davanti a se per dirsi reciprocamente che sono unitari secondo me perdono solo tempo. e io non ho voglia di perdere tempo. lo stesso vale per le questioni interne al prc o a chiunque altro. non cerco nemici da combattere. non faccio processi alle intenzioni. non partecipo all’ormai consueta contesa fra fazioni contrapposte.
    qualcuno proporrà di fare un partito unico della sinistra come vuole sel? non credo. ma se qualcuno lo proponesse ne discuteremo e si voterà. qualcuno proporrà di partecipare al centrosinistra? non credo. ma se qualcuno lo farà ne discuteremo e voteremo.
    io intanto penso che si debba costruire la federazione come polo alternativo al centrosinistra e che la proposta di fare un accordo democratico senza entrare al governo e superando il bipolarismo sia giusta. su questo si è discusso e anche votato.
    il resto sono dietrologie degne dei dietrologi del corriere della sera.
    ciao

  17. egregio michele, se dai due milioni e mezzo di voti che prese rifondazione nel 2006 (4 milioni sommando verdi e pdci) due anni dopo la sinistra e l’arcobaleno ha preso 1 milioni di voti qualche problema ci sarà.
    se si discute è perché ci sono tesi diverse ed anche soluzioni diverse.
    o no?
    se tu, che pretendi di parlare a nome degli “umili lavoratori” e che invece parli, come tutti, solo per te stesso, hai delle cose intelligenti e sagge e interessanti da dire dille.
    certo, dire “riconciliamoci” e “non parlate solo al vostro interno” e “allarghiamo la federazione” sembra saggio. ma è solo demagogia da quattro soldi.
    se riconciliamoci vuol dire che bisogna stare nel centrosinistra tu sei d’accordo? io no. se “non parlate solo al vostro interno” significa che i capi si mettono d’accordo fra loro e alla base raccontano balle e bugie sei d’accordo? io no. se allarghiamo la federazione significa che si fa finta di essere uniti per poi dividersi di nuovo quando bisognerà decidere cosa fare alle prossime elezioni tu sei d’accordo? io no.
    lo dico e lo dirò senza offendere nessuno, senza imbrogliare, senza fingere ed anche rispettando le idee e le posizioni di chi non la pensa come me. potrei dire che chi parla di unità lo fa pensando solo alle proprie poltrone. che parlano di sinistra e comunismo ma pensano solo ad essere certi di un posto nelle istituzioni e che per questo sono disposti a passare sopra qualsiasi contenuto e principio. potrei dire che hanno paura della lotta e di andare controcorrente. e così via.
    ma non lo faccio. non perché mi trattengo, bensì perché non lo penso. perché so che è vera la richiesta di unità, come è vero che bisognerebbe smetterla di litigare su cazzate.
    ma se dopo tre governi di centrosinistra c’è chi vuole rifare lo stesso film per rafforzare ancor di più la destra io non taccio.
    e se tu pensi che non tacere su questo turbi i tuoi sonni di “umile lavoratore” vuol dire che a te piacciono i dirigenti che ti prendono per il culo.
    ciao

  18. caro masaccio, non sono d’accordo a trattare certe questioni così. se si può dare un contributo a far avanzare la discussione su binari seri, se si può aiutare a far crescere i giovani comunisti, se si può elevare il tono e soprattutto il livello della discussione, bene!
    ma ciò che dici è solo aumentare la rissa. la quale evidenzia solo il basso livello di chi vi partecipa.
    io non partecipo.
    un abbraccio

  19. pierluigi Says:

    masaccio, scusa la mia ignoranza ma sono iscritto da poco ai gc (prima avevo solo la tessera del partito e facevo sopratutto attività di circolo) e faccio politica sopratutto all’università, ma chi sono questi berty boys di cui parli?

  20. Antonio Says:

    Caro Ramon, pur nella tua abituale furia, mi hai dato la risposta che chiedevo, cioè un giudizio sull’assemblea di settembre (“perdono solo tempo”). 🙂

    Detto ciò, la dietrologia non piace neanche a me. Tentavo, magari non riuscendoci, di discutere degli scenari che abbiamo davanti. Perché intravedo differenti orizzonti strategici a confronto, seppur finora uniti nella formulazione della federazione della sinistra.
    E parlo di fatti concreti, di interventi pubblici. Diversi esponenti dell’area Essere Comunisti hanno affermato più volte che vedono nella Federazione una anticamera per la nascita di un nuovo partito. E queste dichiarazioni facilmente si uniscono con la linea del Pdci e potrebbero trovare sponda con chi, in SeL e fuori, mal sopporta il protagonismo di Vendola e guarda alla formazione di un partito.
    Addirittura Salvi, all’assemblea di lancio della federazione della sinistra regionale campana, a Salerno (lo cito perché ero presente), ha detto esplicitamente nelle conclusioni che avrebbe preferito un’accelerata verso un nuovo partito ma che insieme si è deciso di attestarsi sulla formula della federazione.

    Insomma, vedo diverse ipotesi in campo e auspico che queste vengano chiarite quanto prima. Soprattutto perché è molto difficile spiegare ai compagni meno addentro al dibattito interno (una delle principali pecche che vedo nel partito oggi, la scarsa partecipazione al dibattito e la conseguente disinformazione) cos’è la Federazione, a cosa mira, a chi guarda, qual è la sua formula e quant’altro. La percezione che con la Fed il partito vada a sciogliersi c’è.
    Certo, ne discuteremo al congresso, mi si potrebbe rispondere. Ma vorrei che ci si arrivasse con maggiore chiarezza. Anche perché questa ambiguità dà il la a posizioni contrarie aprioristicamente alla Federazione che rischiano di far breccia fra i compagni.

    (sperando di non essere intervenuto a la Galli della Loggia :-D)

  21. Pierluigi la risposta alla tua domanda è: in Italia si stava sempre meglio quando si stava peggio…..

  22. Ramon, capisco che questo non è il luogo adatto, e mi fermo qui. Ma non sono io a creare la rissa, non faccio parte dei Gc, non supporto nessuna delle loro fazioni interne.
    Questa rissa c’è, però, e mi preoccupa. Hai visto cos’è successo dopo il tuo sensato e articolato intervento nel loro dibattito su Facebook? La gara a dire “sono d’accordo con Mantovani”, senza però che nessuno si lasciasse veramente interrogare dalla profondità dei tuoi argomenti. Perché non c’è spazio per la riflessione e per il dibattito nel merito, ma solo per il posizionamento di corrente. E, ripeto, ciò mi preoccupa perché sta avendo ripercussioni all’esterno. Le fazioni interne giocano a costruirsi interlocuzioni privilegiate con pezzi diversi del movimento studentesco, creando ulteriori frizioni, equivoci, incidenti.
    La mia unica soluzione, ora, per non creare nuovi incidenti e nuove divisioni, è non parlare con nessuno, nei Gc, ignorarli, in modo da non finire triturati nella guerra tra correnti. Ma ti pare normale? Mentre Sel dall’altra parte scalpita cercando di costruire rapporti con chiunque?
    La chiudo qui, non tirerò più fuori l’argomento, perché un dibattito pubblico qui non può portare niente di positivo. Ma quando il Prc si renderà conto della gravità della situazione e deciderà di intervenire sarà sempre troppo tardi.

  23. Roberto Martone Says:

    Buongiorno signor Mantovani.
    Sono un elettore di sinistra che da qualche mese si è avvicinato alla Federazione di Sinistra e al Partito della Rifondazione Comunista,questo avvicinamento è avvenuto durante il periodo della raccolta firme contro la privatizzazione dell’acqua,in quanto,mentre gli altri a sinistra dormivano,gli amici comunisti erano gli unici a darsi da fare.
    Sono un deluso della sinistra,la prima volta ho votato alle europee del 2004,appena diciottenne,per la lista dell’Ulivo,alle politiche del 2006 ho votato alla camera Ulivo e al senato Ds,alle politiche del 2008 Pd ma dopo che ho capito che questa parte della sinistra non mi interessava e non concepivo alcune scelte e non sentendomi rappresentatoda nessuno alle europee del 2009 non mi sono recato alle urne,cosi come lo stesso avrei voluto fare alle regionali 2010 ma dopo aver saputo della candidatura della Hack con la lista della Federazione di Sinistra con falce e martello ho votato per lei.
    Sono uno dei tanti che non mi sento rappresentato da questa sinistra:ne dal Pd che non dice cose di sinistra da tempo,ne da di pietro che oltre ad urlare fa ben poco,ne da vendola,persona molto carismatica,ma i partiti personalistici non mi piacciono.
    Dicevo del mio avvicinamento alla vostra parte politica che è iniziato con il voto alle regionali e si è concretizzato con la raccolta firme sull’acqua,mi sono documentato molto sulle vostre campagne nazionali,sui vostri programmi e progetti e mi sono subito piaciuti,riscontrando però un grave problema di comunicazione.
    Parto dalle campagne nazionali:ottimo l’impegno sull’acqua,contro il nucleare,i gap,il cosiddetto partito sociale,l’impegno ad unificare la sinistra nell’ambito della Federazione senza che nessuno perda la sua identità,il sostegno dato ai lavoratori di Pomigliano ma tutte questi aspetti e questi progetti importanti e realmente di sinistra,sono si ignorati dai mass-media,ma a mio avviso un partito che sconta questo oscurantismo deve trovare un metodo per cercare di far arrivare questi progetti a più persone possibili.
    Ma lo sa signor Mantovani quanti giovani come me ci sono che vorrebbero fare politica tra la gente con un progetto serio???
    Tantissimi.
    E Le assicuro che se vi fosse una comunicazione migliore,affidandola magari ad uno esperto in materia,si avvicinerebbero tanti giovani e meno giovani.
    Adesso vorrei porle alcune domande (ne approfitto perchè i “nuovi” amici del Circolo del Partito della Rifondazione Comunista della mia zona mi hanno rassicurato sulla Sua disponibilità a qualsiasi quesito):
    io non sono comunista,non lo sono mai stato,non so come si comporta un comunista,questo puo infastidire il partito e i suoi componenti???
    I Componenti del Circolo mi hanno spiegato che posso fare o la tessera del Partito,che automaticamente mi rende iscritto alla Federazione di Sinistra,o direttamente alla Federazione di Sinistra:Le volevo chiedere se,nei due casi,i diritti e i doveri cambino???
    Cosa si intende fare sulla comunicazione deficitaria???
    Quando si possono leggere i documenti congressuali??
    Quali saranno le prossime campagne nazionali???
    La ringrazio per le risposte,mi scuso per la lunghezza,per l’articolazione del discorso,e per gli eventuali errori grammaticali.
    Un forte abbraccio
    Roberto Martone

  24. caro pierluigi, ti rispondo io. anni fa il gruppo dirigente dei giovani comunisti venne chiamato da alcuni giornalisti “i berty boys”. secondo il costume della stampa italiana non esistono partiti, segretari di partiti, gruppi dirigenti, militanti, bensì leader, partiti dei leader e seguaci del leader (meglio se si trovano definizioni esterofile). è solo una dimostrazione della cretineria, ignavia, superficialità e provincialismo della stampa italiana.
    ciao

  25. caro antonio, tu parli di scenari sui quali discutere a partire da “fatti”.
    lasciamo stare se si tratta di dietrologia o di altro.
    i fatti sono questi: c’è la proposta della federazione. c’è un manifesto e uno statuto provvisorio. ci sarà un documento congressuale e una proposta di statuto. e li vedremo se ci sarà la chiarezza che tu vorresti. e nel dibattito congressuale e con i voti degli iscritti vedremo se ci sarà maggior chiarezza ancora.
    che esistano opinioni, proposte, idee, concezioni diverse fra loro su questi documenti e sul futuro e su tutto lo scibile umano è una cosa normale. anzi, normalissima e anche positiva. che questo o quell’esponente del prc, del pdci, indipendente, di socialismo 2000 e così via dica che vorrebbe… che gli piacerebbe… che preferirebbe… è normale.
    ma mettersi a prevedere cose che non sono successe, fondando le previsioni su parole e suggestioni, per poi farne derivare una linea di condotta, diciamo così, preventiva, è un errore madornale.
    vedremo i problemi se, quando e come si presenteranno.
    se c’è che ha paura che si voglia sciogliere il partito, chi ha paura di rimanere isolati, chi ha paura di scivolare nel centrosinistra, chi ha paura di regredire culturalmente, chi ha paura di qualsiasi analisi o idea “troppo nuova” e così via è solo il frutto della sconfitta, della confusione e della perniciosa abitudine a discutere su cose superficiali invece che su fatti e documenti. non ci si può far guidare dalla paura. tanto meno da paure contrapposte e spesso infondate nella maniera più assoluta.
    quanto all’assemblea ribadisco che semplicemente penso sia una perdita di tempo fare operazioni “unitarie” senza basi solide. negli ultimi 15 anni periodicamente ce ne sono state sempre, trasversali, non trasversali, lanciate da giornali, sindacalisti e chi più ne ha più ne metta.
    nell’appello non ci sono basi solide. non c’è chiarezza sul centrosinistra e non c’è chiarezza sulla natura dell’unità.
    vedremo. spero di sbagliarmi. sarei contento di poter dire di essermi sbagliato. se l’assemblea farà chiarezza in positivo su questi due temi e farà avanzare la costruzione di un polo della sinistra anticapitalista e si proporrà di combattere realmente contro il bipolarismo io dirò pubblicamente di essermi sbagliato.
    allo stato non credo.
    ma ripeto: vedremo.
    tutto qui.

  26. caro masaccio, ti ripeto quanto già detto. veramente non saprei cos’altro aggiungere.

  27. buongiorno roberto martone, intanto diamoci del tu, come è costume ormai secolare fra comunisti e fra militanti di sinistra.
    hai ragione a porre il problema della comunicazione. ma le soluzioni sono più facili a dirsi che a farsi. o meglio, è più facile dire che ci vuole una soluzione che a dire concretamente quale, tenendo conto dei mezzi e dei soldi di cui disponiamo. e tenendo conto del maltrattamento che i mass media fanno su di noi. e tenendo conto della degenerazione della politica sui mass media che ormai non c’entra più nulla con contenuti, proposte, programmi ed idee, e che è descritta solo attraverso manovre, personalismi, complotto e scontri tanto urlati quanto vacui.
    comunque faremo il possibile.
    quanto alle domande i compagni del tuo circolo sono esagerati. io non sono un tuttologo. davvero non saprei rispondere seriamente su tutto. e piuttosto che dire cose generiche preferisco tacere.
    comunque:
    1) se ti leggi il preambolo dello statuto del partito della rifondazione comunista vedrai che non esiste una definizione restrittiva né del comunismo né di cosa deve essere un comunista. più che il “sentirsi” o meno comunisti, nel partito può dare fastidio che si contraddicano i principi e i valori fondamentali. non temere nulla, pensa e parla liberamente, dai il tuo contributo alle e per le lotte e per le campagne politiche che più ti convincono. stare in un partito che si propone di cambiare il mondo è utile anche ad ognuno di noi. si imparano molte cose e si stabiliscono relazioni solidali con altre persone. non aspettarti la perfezione. i militanti del partito, tutti, sono figli della società in cui vivono, ed hanno i difetti di tutti gli altri. ma lottare per cambiare la società aiuta anche a cambiare se stessi.
    2) la federazione è l’unità di partiti ed organizzazioni diverse, ma anche di persone che non fanno parte di nessuna organizzazione. la federazione ha un programma politico unitario fra tutti quelli che si considerano di sinistra e che, magari, la pensano diversamente sul comunismo e su tante altre cose. anche le pratiche possono essere diverse. per esempio un gruppo ambientalista che non si considera comunista ma che condivide con altri l’idea che per salvare il pianeta si debba uscire dal sistema capitalista, e che come pratica si occupa esclusivamente di ecologia e di lotte ambientali non è obbligato a occuparsi magari del problema della casa o delle lotte operaie. parteciperà con tutti gli altri alla definizione del programma della federazione, alle scelte politiche ed elettorali, e continuerà a fare la sua attività come gruppo ambientalista. attività che sarà riconosciuta e rispettata da tutti gli altri, ma che potrà essere sviluppata come gruppo.
    insomma, i partiti, i gruppi e le associazioni hanno una vita comune nella federazione perché decidono che molte cose è meglio farle insieme ma ne hanno anche una propria. se hai la tessera del prc ovviamente partecipi anche ai lavori della federazione sulle cose che si fanno insieme a tutti gli altri, e poi partecipi anche alle attività che il prc fa in proprio, congresso compreso. se hai solo la tessera della federazione partecipi solo alle cose che fa la federazione e solo al congresso della federazione.
    i diritti e i doveri sono sempre uguali.
    ma non spaventarti, in realtà è più semplice di quanto possa sembrare. in italia questa è una cosa nuova e ci sarà un periodo di rodaggio e di sperimentazioni. poi le cose si assesteranno e sarà tutto più chiaro.
    3) sulla comunicazione so che c’è un gruppo di lavoro che se ne occupa e che sta discutendo. io non ne faccio parte, anche perché non me ne intendo molto. sui siti del prc e della federazione vedrai che ogni idea e novità sarà pubblicizzata a dovere. intanto ti suggerisco di leggere liberazione tutti i giorni e la rivista “su la testa” tutti i mesi. ci troverai informazioni e notizie che non puoi reperire da nessuna altra parte.
    4) il documento congressuale e lo statuto saranno presto pronti. sicuramente prima di agosto e saranno subito pubblicati sui siti web e su liberazione. appena saranno stati scritti e poi votati dal consiglio nazionale della federazione. gli iscritti avranno il diritto di proporre gli emendamenti e i cambiamenti che preferiscono e di farli votare.
    5) certamente in autunno ci sarà una campagna contro i provvedimenti economici del governo. e c’è la proposta nostra per fare una manifestazione nazionale di tutta la sinistra. se poi segui i siti web troverai le tempestive comunicazioni su ogni campagna.

    grazie a te.

    ricambio l’abbraccio

  28. […] Ci serve un progetto sufficientemente convincente da tenere assieme tutti, assicurando che il termine “autonomia” sia sostanza e non fuffa. E per fare questo occorre spirito di mediazione e volontà autentica di impegnarsi in un lavoro di ricerca su contenuti e pratiche come sulle forme dell’organizzazione poltica, che in Europa ormai riconosce più livelli che salvano le autonomie delle molte correnti ideologiche pur esaudendo al bisogno di “frontismo” di fronte ai problemi. Due esempi, che vanno presi come tali e nulla di più, il Front de Gauche francese o l’esperimento in corso di Izquerda Unida lanciato all’ultimo congresso,  su cui ha relazionato Mantovani nel suo blog. […]

  29. Ramon, vorrei capire un attimo come si procede con il percorso congressuale: nei documenti si è sempre ribadito che si sarebbe votato “una testa un voto”, a prescindere dall’appartenenza alla sola Federazione o a uno dei partiti che la compongono. Eppure a poche settimane dal congresso non si ha notizia di un tesseramento sui territori, quindi non si capisce come farà chi non è iscritto a Prc o Pdci a partecipare.
    Per questo si ritorna a sentire autorevoli dirigenti nazionali che parlano di quote prestabilite (49% al Prc, ecc.). So che ti dà fastidio che si parli di voci, ma quando le notizie ufficiali mancano, è naturale che le voci circolino. Puoi dirmi qualcosa di più fondato in merito?

  30. mi da fastidio si. anche perché come vedrai come al solito parlare sulla base del sentito dire porta fuori strada. per quel che ne so il tesseramento ci sarà in tutto il periodo del congresso. il 49 % era una norma di garanzia prevista credo nel regolamento provvisorio tesa a far si che negli organismi esecutivi nessun partito potesse avere da solo il 50 % dei voti. non credo ci sia nemmeno bisogno di spiegare il perché. credo stiano discutendo nella commissione sulle statuto sul come aggiornare la norma per il congresso. secondo me va bene per gli esecutivi nazionali, ma non per i territori dove si potrebbe anche presentare il paradosso che in un comune o anche in una provincia questo, per magari la debolezza di uno o più soggetti partecipanti impedirebbe la elezione di un organismo.
    le notizie ufficiali ci sono dopo che sono state prese le decisioni. siccome ancora si sta discutendo non ci sono notizie ufficiali.
    appena la proposta di statuto sarà stata votata sarà pubblicata.
    come per il documento.
    e tutto sarà emendabile.
    un abbraccio e porta pazienza per le mie intemperanze.

  31. alberto larghi Says:

    Non so se la maggioranza dei militanti e iscritti alla Fds è sulle posizioni che tu sostieni,so che si possono dichiarare delle cose e farne poi delle altre,il tema dell’autonomia dal Pd è sicuramente centrale per il futuro della sinistra,ma lo si può intendere almeno in due modi.
    Il primo è quello più semplice del tipo “sono autonomo perchè alle elezioni vado da solo….” poi magari prendo il mio 2% e accontento i militanti più intransigenti ma,non conto una mazza (tipo Dp quando c’era il Pci) e in più mi riduco a contrattare (elemosinare) alcuni spazi nelle associazioni collaterali allo stesso Pd.
    Il secondo, è quello di praticare l’autonomia politica e sociale tutti i giorni ,essendo promotori di lotte, sapendo parlare alle masse ,praticando la democrazia e mettendo insieme ciò che i gruppi dirigenti della sinistra tengono (artificiosamente?) diviso.
    Da questo punto di vista non ci siamo,non basta per es. proclamare la vicinanza (scusami se ritorno su sto tema) alle lotte dei metalmeccanici, (questo lo dice anche Di Pietro) contro le rappresaglie della Fiat,essere a favore di una legge per la rappresentanza e poi avere (lo sai?) la stragrande maggioranza dei burocrati del sindacato che stanno con la linea di Epifani contro la Fiom,compagni/e questi, che sono sdraiati sulle posizioni di Ferrero e co. nella Fds.
    Non è la Fds il luogo dell’autonomia con il resto che invece aspetta un segnale dal Pd per imbarcarsi in un nuovo cs,tra l’altro ricordo una imbarazzante intervista a Patta ( quello di Milano) che pregava Penati di ripensare alla corsa solitaria in regione,esiste una popolazione di sinistra coerente che vorrebbe una forza politica che conti e in ragione del suo peso possa, non solo enunciare, ma praticare l’autonomia in tutte le sedi.
    In questo senso l’appello di Grassi e altri è una boccata di ossigeno,tutti sappiamo che non basta dire “venite nella Fds a fare la sinistra con noi”,io da questo congresso non mi aspetto granche e temo che non se lo aspettino tanti compagni/e (i dati del tesseramento sono li da vedere)mi aspetto invece che dalle lotte dell’autunno (ri)nasca una sinistra utile al movimento operaio.
    ciao,alberto.

  32. caro alberto, scusa ma non capisco bene che dici.
    l’autonomia o l’indipendenza dal dal pd, ma io dico dal centrosinistra, non risiede nelle scelte elettorali. le scelte elettorali sono la conseguenza della analisi delle contraddizioni, dei problemi e delle dinamiche della realtà economica, sociale, culturale e politica e delle proposte e soluzioni che si ritengono necessarie. perché è necessaria l’autonomia? banalmente perché il pd e l’idv hanno un punto di vista formalmente interclassista (sono loro che lo dicono mica io) e in realtà sottoposto a diversi poteri forti, non ultimo quello della confindustria. non c’è motivo di essere divisi fra comunisti, socialisti di sinistra, ambientalisti e così via se si condivide un punto di vista e una critica complessiva al capitalismo contemporaneo e ai problemi che la crisi produce. senza che nessuno rinunci alle proprie culture, identità e pratiche organizzate si può benissimo unirsi in una federazione, elaborare le proposte per il paese e presentarsi uniti alle elezioni. questa è l’idea della federazione. è una unità fra diversi e non un contenitore nel quale tutti devono diventare uguali. il prc ha, ovviamente, detto e fatto cose inequivocabili su pomigliano. compresa l’approvazione di un odg in cpn totalmente a favore della fiom e critico con pd e con la cgil. ha promosso e sottoscritto una presa di posizione unitaria anche con sel su pomigliano. ha fatto una iniziativa a pomigliano mettendo insieme rinaldini e anche i sindacati di base. in nulla e per nulla la presenza di lavoro e solidarietà nella federazione ha condizionato il prc. e non lo condizionerà mai giacché il progetto della federazione, appunto, non prevede nella maniera più assoluta che il prc, o il pdci o chiunque altro rinunci alle sue pratiche. è chi ha proposto di superare tutto e costruire un unico nuovo partito che ha solo promosso e provocato ben tre scissioni nel prc , nei verdi e nel pdci. e che tenta di superare tutto con una operazione totalmente regressiva, sebbene in sintonia con l’andazzo dei tempi. e cioè con un capo carismatico che plasma il “suo” popolo a sua immagine e somiglianza.
    se permetti l’ennesimo appello per l’unità della sinistra per dar luogo all’ennesimo forum della sinistra non è affatto una boccata di ossigeno. sarà la 15esima volta che succede in 15 anni. ma la realtà ha la testa dura e si incarica sempre di spaccare come una mela ciò che si è unito prescindendo dalla realtà. quindi è molto meglio dire che siamo tutti uniti a sostenere la fiom e l’attacco all’art 41 della costituzione. uniti nel fare senza preclusioni verso nessuno una manifestazione nazionale e mille mobilitazioni locali contro i provvedimenti del governo ma anche contro i diktat dell’unione europea e della confindustria e delle banche. la sinistra che continua a parlare di se stessa e della sua unità non serve a un bel niente. serve che si mobiliti e che parli al paese, ai lavoratori. o no?
    infine, la vera unità della sinistra si può fare se i suoi contenuti non sono ridotti a pura testimonianza o sono sacrificati sull’altare dell’antiberlusconismo. non si può, caro alberto, fare un programma di governo con chi ha scelto di appoggiare ciò che ha fatto marchionne (purchè non sia un modello). se il pd ha fatto questo, al netto di qualche timidissima vocina tremebonda, lo ha fatto non perché è cretino o cattivo. bensì perché pensa che la globalizzazzione, i vincoli del mercato, le politiche neoliberiste sono cose che non si possono e non si devono cambiare. ma si può fare un accordo elettorale per cacciare berlusconi. ed anche per ottenere che si superi il bipolarismo. perché è il bipolarismo che ha cacciato dalla rappresentanza i contenuti di classe e di sinistra. o non ti sei accorto che il bipolarismo ti costringe a scegliere fra due cose analoghe su moltissimi problemi? e che entrambi gli schieramenti competono per meglio soddisfare gli interessi della confindustria?
    un abbraccio

  33. alberto larghi Says:

    Non ho mai pensato che si possa fare un governo col Pd,oggi c’è una pessima legge elettorale che ti costringe volente o dolente ha fare un accordo senza programma di governo per cacciare quei personaggi che sono pericolosissimi,su questo siamo tutti d’accordo.
    Ho detto ( forse non mi sono spiegato) che , l’autonomia senza consistenza numerica non conta nulla ( ti ho fatto degli esempi),la Fds è escludente per una ragione oggettiva come lo è Sel o le fabbriche di nichi (sic!) perchè tutti questi progetti si fondano sulla volontà di dimostrare all’altro che il suo è il progetto giusto; non sono in cerca di un leader,non ho subìto il fascino di Bertinotti, che mi è sempre sembrato un piccolo despota anticomunista,non corro il pericolo di finire a fare l’operaio nelle fabbriche di nichi (l’ho fatto per 25 anni in quelle vere di fabbriche),temo però che ci sia tanta acrimonia tra i dirigenti di quella che fu Rif.Com.,non capisco perchè si possa fare l’unità della sinistra con Patta e il suo gruppo ,che stan tutti con Epifani contro la Fiom,con Salvi e non con gli altri che ,a meno di non pigliarci per i fondelli,non verranno nella Fds.
    Ti ho anche detto che non basta fare una iniziativa con la Fiom su pomigliano,(queste le ha fatte anche Idv)per poi come ha fatto Ferrero al congresso della Cgil non sposare la linea di Rinaldini/Cremaschi nascondendosi ipocritamente dietro l’autonomia tra partito e sindacato (se vuoi quando ci vediamo ti faccio la lista dei dirigenti del prc dentro la cgil che stanno contro la Fiom).
    Hai citato il congresso delle com.obreras,dove ha vinto una componente di sinistra sindacale,questo in Italia non è successo anche perchè in alcune importanti categorie vostri dirigenti hanno contrattato in cambio della fedeltà posti (vedi congresso della Fp Cgil).
    Siamo a dei casi di schizofrenia che in politica coicidono con l’opportunismo, è la ragione per cui dentro la Fiom, che conosco benissimo, tanti diffidano di Rif.com e fanno politica in altri ambiti o esauriscono tutto all’interno del sindacato dei meccanici che ha costruito un senso di appartenenza che altri si sognano.
    Detto questo, ritengo anche opportuno farti notare che ciò che nel passato è sempre fallito (le assemblee autoconvocate della sinistra),lo è stato per una ragione semplice rriconducibile al fatto che esisteva una forza politica come il Prc che aveva un suo peso,sia elettorale,che militante (100mila iscritti),oggi queste condizioni non ci sono più e numeri esattamente come la realtà hanno la testa dura.
    Naturalmente non viè nulla di personale,ti conosco abbastanza per non dubitare del fatto che sei convinto,semplicemente penso che sbagli.
    p.s. vieni alla festa di Cornaredo? ciao

  34. Anonimo 3 Says:

    Spero di non infastidirti con le mie domande, ma seguendo le cose da lontano fatico non poco ad inquadrarle. Ho letto di una festa di essere comunisti e di un’altra dell’ernesto, nonché dei problemi economici di liberazione e del partito stesso. Poi ci sono gli appelli a destra e a manca e l’impressione che ciascuno se ne vada per conto suo, sia nella dirigenza, sia fra i militanti. Il Prc mi sembra sempre di piú uno strano pasticcio, una specie di torta sbriciolona che si sfalda da tutte le parti. Sbaglio?
    Bertinotti sará anche stato troppo accentratore, ma almeno teneva tutti uniti, anche se le correnti, da quanto ho capito, si sono formate proprio sotto la sua dirigenza. Peró cosí é un disastro, sembra la spartizione alla morte di Alessandro Magno. A me i leader forti non piacciono, ma possibile che nessuno riesca a prendere in mano la situazione quel tanto che basta a tener dritta la barra? C’é un segretario, é stato eletto democraticamente, non spetta a lui coordinare la linea del partito fino alla fine del mandato?

  35. caro alberto, mi dovresti spiegare come si fa a fare l’unità della sinistra che sia autonoma dal pd e dal centrosinistra con chi, come due terzi dei firmatari dell’appello che a te fa respirare ossigeno, dice ogni giorno in documenti, assemblee, articoli e prese di posizione varie, che bisogna assolutamente fare un nuovo centrosinistra. per me si possono fare dibattiti, assemblee, manifestazioni, raccolte di firme, e qualsiasi altra cosa su temi concreti, veri, interessanti, importanti, capiti dagli operai, dai cittadini e da tutti, ma non dire che bisogna unire la sinistra “per contare di più” e per fare il 15esimo forum della sinistra. per il semplice motivo che su questo non c’è nessuna unità reale. mica è colpa mia se molti firmatari dell’appello hanno loro promosso scissioni una dietro l’altra. io non ne ha mai fatte di scissioni e non per questo pretendo di dare lezioni a nessuno. ma se permetti non ne prendo. io rispetto le loro posizioni e il loro progetto. vogliono fare un unico nuovo partito della sinistra? vogliono conquistare la leadership del centrosinistra? facciano. gli auguro ogni bene ed ogni fortuna. se rispondessi loro con lo stesso tono e con gli stessi argomenti direi rientrate nel prc e autocriticatevi. ma non lo faccio e non lo penso. e per questo dialogherò sempre con loro e con il pd e con chiunque su qualsiasi cosa. ma non possono pretendere che per realizzare il loro progetto debbano sparire gli altri. debbano suicidarsi. debbano convertirsi. non c’entrano nulla i rancori personali o altre amenità di questo tipo. come non c’entrano nulla i numeri elettorali. mica dico: siccome abbiamo preso più voti allora suoniamo noi la musica e voi danzate alla musica che abbiamo scelto noi. sarebbe un calcolo misero, stupido, idiota. ma, se permetti, non ballo alla musica di chi ha spaccato e tentato di distruggere in tutti i modi il prc. e, al contrario, di te non penso che berinotti e altri siano nemici anticomunisti da combattere.
    quello che è in gioco è: ci sarà in futuro in italia una sinistra anticapitalista che elabora le proprie idee, le fa valere e le rappresenta nelle istituzioni? io lotto per questo. non per vedere chi prende più voti con sel o con sinistra critica alle elezioni. siccome penso che sel farà, se va bene, la sinistra del centrosinistra e cioè la sinistra del neoliberismo, e sinistra critica la testimonianza parolaia e inconcludente, mantengo in vita un progetto unitario che aggreghi chi si pone il problema di mandare via berlusconi e di cambiare il sistema politico in modo che i contenuti del conflitto tornino a a contare e non spariscano. perché non c’è nessunissimo dubbio che, per fare solo un esempio, sulla precarietà con il pd non si può fare una cippa di niente e che se, per questo motivo non fai un accordo per battere berlusconi il risultato finale sarà che oltre alla precarietà avrai anche le degenerazioni razziste e antidemocratiche. da questa tagliola ricattatoria bisogna uscire. è una cosa di vitale importanza per la democrazia e per avere una politica istituzionale che possa essere permeabile al conflitto sociale e alle rivendicazioni dei movimenti.
    secondo me non è difficile da capire. e da dimostrare.
    quanto alla cgil ho detto un milione di volte che la fiom ha ragione quasi su tutto. ma a me pare che la fiom stia nella cgil. o mi sbaglio? conduce una battaglia interna? fa bene. come sai il 95 % degli iscritti di rifondazione alla cgil ha votato la mozione della fiom. e come sai patta ha criticato liberazione e il prc per aver sostenuto troppo la fiom.
    mica è colpa mia se alla federazione, che dice nei documenti e ufficialmente che non farà nessun accordo di governo con pd, ha aderito lavoro e solidarietà e non rinaldini e altri. a tutti è stato chiesto di promuovere insieme la federazione. quelli che hanno detto si l’hanno promossa. altri hanno scelto di stare fuori da tutto o di appoggiare in diversi modi sel.
    se facessimo come dici tu dovremmo spaccare per l’ennesima volta ciò che faticosamente abbiamo unito. e importare in rifondazione e nella federazione lo scontro che c’è nella cgil, rancori personali compresi.
    ciò che conta è cosa si fa e cosa si dice. a pomigliano ciò che è stato fatto non basta? hai ragione. infatti abbiamo proposto che proprio a partire da pomigliano tutti quelli che si sono dichiarati sulla linea della fiom facciano una manifestazione nazionale e mille iniziative locali in autunno. non abbiamo fissato una data e chiesto di aderire. abbiamo solo detto che sarebbe buono fare insieme la manifestazione ed organizzare in tutto il paese una campagna sui temi di pomigliano. senza steccati di nessun tipo. per me va bene anche chi nel pd, ce ne sono anche se sono pochissimi, ha preso buone posizioni. ma è sel e sono loro a glissare. e a parlare sempre di unità massima senza fare nemmeno quella minima. ma non è settarismo di sel. è che un contenuto come quello di pomigliano è incompatibile con il progetto del centrosinistra.
    ciao

  36. anonimo3, non lasciarti influenzare da notizie che avulse dal contesto possono e sicuramente danno una visione distorta della realtà.
    le correnti, e i giornali di corrente e le feste di corrente ci sono sempre state. almeno da 13 o 14 anni è così. comunque essendoci un eccesso di correntismo il cpn di ieri ha licenziato nel documento finale, che potrai leggere domani o dopodomani su liberazione, anche la decisione di avviare un percorso che porti al superamento delle correnti e che provi a fare, per il prossimo congresso del partito, un unico documento unitario.
    quanto alla linea è stata ribadita e anche chiarita meglio nel cpn.
    tutto qui.
    un abbraccio

  37. Luca Belli Says:

    Ramon, ora che sei in tempo, parti con la causa migliore che può esserci ora, lanciamo una sana volata per la riconquista del paese con gli strumenti che abbiamo, che non sono rifondazione o la federazione della sinistra, tanto meno gli appelli o il odello IU, ma la reale possibilità che passa attraverso Vendola candidato premier e le fabriche che sembrano rappresentare la miglior forma dei forum sociali che si è sviluppata in italia.
    Dai Ramon, fai il grane vecchio, metti da parte i soggettivismi e dai il tuo contributo a questa emersione che merita di essere sostnuta ed aiutata, magari autando a creare quadri per il futuro.
    Non sprechiamo tempo ed energie, come tu stesso dici.
    Io ci spero, mi piacerebbe vederti utile al paese.
    Luca (abbiategrasso)

  38. Anonimo 3 Says:

    Ho letto il documento finale (anche quelli respinti e pure l’OdG sulla riconferma della segreteria, gli altri li leggeró con calma) e mi pare discretamente esaustivo, anche se avrei preferito un intervento maggiore sulle correnti. Unico appunto, ma cosí, a gusto mio, sulla parola “narrazione”, che mi ricorda le favolette per i bambini.

    Ciao e grazie per la pazienza.

  39. Roberto Martone Says:

    Ho letto sia il documento del Comitato del Prc e sia il documento per il congresso della Fed.
    Sono ottimi,realistici,senza parolono incomprensibili e con tanto senso di responsabilità.
    Sta agli iscritti e militanti portare avanti i deliberati degli organismi.

    Ps:Ho deciso:farò la tessera del Prc e non la sola della Fed,voglio partecipare sia alle decisioni del partito che della Federazione unitaria

  40. caro luca belli, ovviamente respingo il tuo appello. io credo che sia una pura illusione pensare che con un laederino invece che con un altro si possa cambiare la natura del pd e gli interessi concreti che rappresenta il centrosinistra. inoltre evidentemente non hai nemmeno la più vaga idea di cosa furono i social forum. nei social forum c’erano il prc, l’arci, la fiom, la rete lilliput, diverse tendenze di centri sociali ed altri e, sulla base di obiettivi comuni molto chiari e ben definiti, c’era per ogni forza e collettivo la contemporanea libertà di esercitare la propria pratica per raggiungerli e il riconoscimento delle pratiche degli altri nel pieno rispetto delle differenze. fu questa la forza dei social forum. esattamente l’opposto di qualcosa che si aggrega sulla base di idee vaghe nell’idolatria di un leader-profeta che disquisisce di tenebre e luce.
    ciao

  41. cara anonimo 3, dove hai letto queste cose? perché non mi pare proprio che nell’ultimo cpn sia stato votato un odg sulla riconferma della segreteria. forse hai letto i documenti di un precedente cpn.
    sul termine “narrazione” convengo con te. anche a me non piace per niente, soprattutto per l’accezione che ha assunto negli ultimi anni.
    un abbraccio

  42. caro roberto martone, mi compiaccio che la pensi così. non so dove hai letto il documento per il congresso della federazione. comunque è ancora una bozza passibile di modifiche nel consiglio nazionale che lo varerà.
    in ogni caso basta tu faccia la tessera del prc. essa vale anche automaticamente come tessera della federazione.
    un abbraccio

  43. Roberto Martone Says:

    Il documento per il Congresso della Fed si puo leggere sul sito del Compagno Grassi

  44. Paolo C. Says:

    Caro Ramon,

    una domanda: ma perche’ il sito di rifondazione non tiene piu’ l’archivio con tutti gli interventi dei CPN e radio radicale questa volta ci ha snobbato?
    Le uniche notizie che trovo sul CPN del 18-19 luglio sono un’intervista a ferrero su Liberazione e il testo di alcuni interventi nei siti delle correnti…

    Grazie,
    Paolo

  45. Anonimo 3 Says:

    E’ vero, l’odg é dello scorso anno, ma ho trovato un archivio del cpn e sto leggendo un po’ di tutto.
    http://new.rifondazione.it/archivio/cpn/index.html

    A proposito di questo archivio, che é quasi introvabile, insisto a chiedere un rinnovamento del sito del partito, é davvero obsoleto, fa passare la voglia di navigarci, inoltre non capisco perché non ci si raggruppino le varie pagine (tipo risponde Ferrero o quella dei sondaggi), per seguire le quali é necessaria tutta una serie di link. Non ha molto senso, é dispersivo e scoraggiante.
    Vale pure per i siti di falce e martello, l’ernesto, essere comunisti ecc., che dovrebbero quantomeno essere collegati, se sono aree culturali interne é giusto che siano presenti e riunite, in modo tale che le stesse divergenze siano davvero un arricchimento del dibattito e non un sintomo di frammentazione. Idem per i blog dei dirigenti.
    Anche queste bazzecole, secondo me, possono contribuire ad una maggior compattezza del partito.

    Buona giornata.

  46. Anonimo 3 Says:

    P.S.
    Il prc non potrebbe costruire anche una rete? L’sp l’ha fatto giá diversi anni fa’, quando ancora era all’1%, perció credo che i costi non siano alti.
    Questa cosa contribuirebbe a riunire i siti ed a permettere agli iscritti una maggiore interazione e partecipazione alle iniziative.
    A me piacerebbe avere un account tipo: pincopallo@prcnet.it
    Inoltre, i sti del partito non dovrebbero sottostare alle regolamentazioni ed alle limitazioni dei vari servizi di hosting e si potrebbero coinvolgere nel progetto dei giovani, con tutto il loro entusiasmo e la loro voglia di fare.

    ciao

  47. io ti apprezzo ramon, apprezzo la tua coerenza e le battaglie che dentro e fuori il prc hai fatto negli ultimi anni, ma penso che questa volta stai prendendo un abbaglio clamoroso. hai sostenuto che la federazione della sinistra è un progetto molto migliore della sinistra arcobaleno, e che non sarà collocata nel campo della sinistra… ma come fai a essere così convinto? Ti faccio notare che:
    1) il pdci, come sta cominciando a dire sempre più chiaramente oliviero diliberto, starà sempre nel centrosinistra: è nato per questo, ha sempre fatto questo, e, vedrai, comincerà sempre di più a dire che l’emergenza democratica che c’è in italia necessità dell’unità delle forze democratiche, a costo di aprire all’udc.
    2) la componente di grassi per quale motivo dovrebbe firmare appelli ed essere interessata ad un rapporto con vendola se non per tornare nel centrosinistra? Non c’è nessuna ragione logica che può giustificare un obiettivo diverso.
    3) quando vendola si candiderà alle primarie, invece di dire che non si può certo votare un tizio che come tu giustamente dici parla di luce e di tenebre, il prc sarà terrorizzato dall’idea che parte del suo elettorato lo possa votare lo stesso e inevitabilmente darà indicazione di voto per vendola, esattamente come ha fatto in puglia.
    4) non mi venire a dire che un compromesso nella federazione potrebbe portare ad un accordo solamente tecnico col centrosinistra, perchè non sta scritto da nessuna parte che il centrosinistra lo accetterebbe, e, comunque, apparirebbe lo stesso incomprensibile a molti nostri elettori. Non dimenticare che abbiamo vinto un congresso sostenendo il contrario.
    PS differentemente da te, sono milanista, ma preferirei un’atra champions all’inter piuttosto che questo scenario che ho appena descritto, che porterà alla scomparsa definitiva della fds e del nostro partito…

  48. Naturalmente intendevo “nel campo del centrosinistra”

  49. caro mirko, come fai a pensare che tutto resti uguale a se stesso e fare previsioni come queste? se fosse così il centrosinistra si ricomporrebbe e fuori rimarrebbero solo le spoglie di quella che è stata rifondazione.
    ma, caro mirko, la federazione deciderà al congresso, con il sistema di una testa un voto, la linea politica. e sarà chiara. se qualcuno deciderà di proporre di entrare nel centrosinistra, cosa di cui dubito, sarà in minoranza. il resto sono elucubrazioni e speculazioni inutili.
    quanto all’accordo col centrosinistra contro berlusconi e per cambiare la legge elettorale ti sbagli proprio. se prima era difficile ora lo è di meno. sia perché nel pd c’è ormai un dibattito aperto su questo e sia perché loro, il pd, hanno bisogno di tutti i voti possibili per andare al governo. se inoltre il pd, vendola o non vendola, tenterà di fare un accordo coll’udc anche quella proporrà il ritorno al proporzionale.
    in ogni caso la proposta è giusta e bisogna battersi per realizzarla. altrimenti perché dire che vanno nazionalizzate le banche o abolita la precarietà? siccome è difficilissimo realizzarlo si smette di proporlo?
    dici che una parte del nostro elettorato non capirebbe? è la stessa cosa che potrebbero dire quelli che vogliono un ingresso di nuovo al governo col pd. o credi che sia indifferente a milioni di persone se vince di nuovo la destra le elezioni?
    suvvia!

  50. caro paolo e caro anonimo 3, trovo più che condivisibili le vostre osservazioni. vi prego quindi di scrivere al sito del partito ed alla responsabile della comunicazione rosa rinaldi.

  51. Caro Ramon,
    pongo quì una questione riguardante sempre il patto elettorale eventuale col centrosinistra. Negli organismi dirigenti del PdCI è maturata un’ altra proposta: non è possibile un’ alleanza di Governo, tuttavia non va posto al centrosinistra il problema della legge elettorale e del bipolarismo, ma bisogna cercare una convergenza programmatica su 3 punti: lotta, almeno parziale, al precariato, politica fiscale e istruzione. Sulla base dell’ effettiva realizzazione di politiche positive su questi punti (posta un’ eventuale vittoria del centrosinistra, nel 2013 o alle elezioni anticipate) si valuterebbe strada facendo se sostenere il Governo.
    Io personalmente ritengo questa proposta altamente contraddittoria con la presa d’ atto dell’ impossibilità di patti di Governo perchè è evidente che il centrosinistra non ha mai fatto nulla di buono su questi temi (eccetto, in parte, sulla lotta all’ evasione fiscale) e nulla lascia presagire che lo farà; tuttavia pongo la questione poichè, viste le posizioni di lavoro e solidarietà e di socialismo 2000 nei rapporti da tenere col PD e visto che non si riesce ad allargare la federazione, potremmo romperci o essere costretti a mediare su questo punto.
    Saluti comunisti

  52. Per altro, se si ascoltano la relazione e le conclusioni di Diliberto dell’ ultima direzione nazionale del PdCI ci si accorge che lui molte volte polemizza con noi derubricando a mancanza di buon senso da parte nostra tutte le differenze che ci sono. E’ davvero sgradevole sentire come assolutizzi la sua cultura politica alludendo continuamente al fatto che tutti gli altri siano meno comunisti di loro. Senza contare che ad un certo punto afferma che parlare di femminismo e terzomondismo è ozioso ed estremistico. Questo va a beneficio di chi vuol fare un unico partito

  53. lucaocchionero Says:

    bene, la vicenda spagnola. La prendiamo come un buon augurio per l’Italia. Nonostante io pensi che il rinnovamento della sinistra internazionale non partirà dall’Europa sono assolutamente convinto che una sinistra anticapitalista in Europa abbia ancora molto da dire e non condivido affatto le posizioni distruttive e disfattiste dell’ex segretario Bertinotti. La Federazione della Sinistra in Italia è l’unica formazione in grado di garantire a sinistra del PD un luogo in cui praticare l’alternativa di società. Nelle formazioni più vicine a Vendola (Sel e Fabbriche) vedo molti litigi, molta confusione, e tante ambizioni. Facciamo in modo di non sprecare questa possibilità con gli errori che sinora a sinistra abbiamo posto in essere e non parlo solo di scissioni ma anche di incapacità di ascoltare i territori, o di volontà di asservire il partito a piccole cricche locali di cui non si sente affatto l’esigenza. Ramon, ritengo sia anche importante promuovere, oltre al processo innovatore della Fed, anche un rinnovo del ceto dirigente: servono più giovani e più gente che proviene dal mondo dell’associazionismo. Soprattutto sorvegliare i territori perchè gente che ha voglia di fare non venga schiacciata o imbrigliata da vecchi poteri che non vogliono mollare la presa sul partito. Sia il PRC che il PDCI purtroppo sono ancora pieni di vecchi tromboni che schiacciano e che imbrigliano.

  54. caro gio, che ci siano differenze è noto, risaputo e perfino ovvio. è per questo che può funzionare la proposta di unirsi in una federazione. perché se si provasse a fare un partito unico, comunista o meno fa più o meno lo stesso, le divergenze diverrebbero divisioni insuperabili. la federazione deciderà al congresso e la bozza di documento che verrà varata definitivamente la prossima settimana dice inequivocabilmente che bisogna proporre un accordo democratico senza entrare al governo ed ottenendo il superamento del bipolarismo. questa è la posizione anche del prc che l’ha ribadita e votata all’ultimo cpn con pochi dissensi raccolti su due documenti alternativi che hanno raccolto una decina di voti. ora la parola passa agli iscritti che decideranno nel congresso in modo democratico. è legittimo che chiunque voglia proporre altre cose lo faccia. ma non si tratta di fare gli osservatori, i dietrologi e i commentatori. si tratta di battersi, di convincere, di lavorare affinché la federazione raccolga il maggior numero possibile di compagne e compagni, di collettivi, che, sulla base di principi condivisi (anticapitalismo ecc) si impegnino a costruire un programma di lotte e di proposte condiviso e che su queste basi si presentino uniti alle elezioni sotto le insegne della federazione.
    capisco che se si discute inseguendo (non mi pare tu lo faccia ma molti altri si) le dichiarazioni di questo o quello invece che le decisioni prese e i documenti votati non si capisce più nulla. come ci sono quelli che dicono che bisogna essere realisti e fare un accordo di governo col pd ci sono altri che dicono che bisogna fare nessun accordo. e in queste due posizioni poi mille sfumature. ma sono entrambe minoritarie. perché altrimenti sui documenti c’è scritta un’altra cosa? e sono comunque totalmente subalterne e destinate a produrre solo danni. non ci vuole molto a capire che essere indifferenti a chi vince le prossime elezioni è mettersi fuori sintonia con milioni di persone e con decine e centinaia di collettivi che le lotte le fanno e che non sono indifferenti. così come non ci vuole molto a capire che dire mediamo col pd che è cambiato è molto suggestivo ma è proprio non realistico. non si tratta di anatemi ideologici. si tratta di interessi concreti, di posizioni ufficiali, di idee precise circa la globalizzazione e circa l’economia che sono incompatibili con le nostre.
    voglio fare un esempio.
    mi è capitato, in una discussione, di sentir dire: “ma il pd ha avviato una riflessione autocritica sulle sue proposte economiche. per esempio recentemente bersani ha proposto che sia il FMI ad intervenire direttamente con fondi propri per rilanciare piani produttivi nei paesi europei in crisi, ricavando almeno in parte le risorse da una tassazione delle transazioni finanziarie. se non è una svolta poco ci manca. è una base su cui discutere e sulla quale si può andare avanti giacché è la prima volta che la tobin tax viene sposata apertamente in questo modo dal pd.”
    ecco. ecco un vero caso tipico nel quale le suggestioni possono portare a fare cazzate di enormi proporzioni.
    perché? è presto detto.
    1) proporre che sia il FMI ad intervenire direttamente significa trasferire altri poteri ad una istituzione responsabile del disastro mondiale.
    2) il FMI non è una istituzione dell’ONU. non è democratica. è, appunto, un fondo (non ne faccio qui la storia ma chiunque può attingere ad una ampia letteratura in proposito) nel quale i paesi hanno un voto pari ai capitali versati e nel quale le decisioni importanti hanno maggioranze qualificate tali per cui gli USA da soli possono impedire qualsiasi decisione non gli aggradi anche se appoggiata da tutti gli altri paesi del mondo.
    3) il FMI non può produrre tassazioni su nulla. può proporle ma solo in sede di trattati internazionali si potrebbero prendere decisioni in tal senso. ed è evidente che non ci saranno mai finché un numero significativo di paesi ricchi (per esempio l’UE) non la applicheranno. il risultato è che se si affidassero al FMI quei compiti i fondi sarebbero quelli dei cittadini degli stati. così una organizzazione non democratica e non controllabile avrebbe il potere che oggi hanno gli stati nazionali. una vera iperbole liberista. esattamente il contrario di quanto sindacati e movimenti no global dicono da anni.

    ecco. bastano due suggestioni per far “sembrare” che il pd sta evolvendo mentre invece reitera ancor più estremisticamente la sua natura neoliberista.

    allora, invece che mettersi a disegnare scenari come fa la stampa di merda e pensare sempre alle manovra di questo o quello, è meglio chiarire qual’è la proposta giusta, difenderla e convincere della sua giustezza tutte le donne e gli uomini di sinistra in italia.
    ma per farlo non si può fare polemiche sulle diverse posizioni senza approfondire la discussione sui contenuti e sulle idee e proposte.
    non è lo stesso spiegare la giustezza di una proposta con dovizia di argomenti invece che accusare a destra e a manca di essere governisti o estremisti sulla base di posizioni del passato, di dichiarazioni da agenzia stampa ed anche di pregiudizi e processi alle intenzioni.
    credo che ci siamo capiti. almeno spero.

  55. caro lucaocchionero, sono d’accordo su tutto.

  56. Compagno Says:

    Da giovane precario di 29 anni che vive sulla propria pelle e non solo mediante astratti furori la melma storica che si chiama egemonia della destra, spero con tutto il cuore che la smettiate con queste pippe da teorici dell’immobilismo (che vi pensiate marxisti, leninisti o trockisti non cambia la vostra effettiva realtà di pipparoli immobilisti) e che una vera unità di tutta la sinistra, dal Pdci a SEL + la sinistra del PD, passando naturalmente per Rifondazione, ricostruisca una forza del 10% in grado di spostare l’asse programmatico del futuro governo italiano.
    Non ne possiamo più, Ramon, di duri e puri funzionali al mantenimento del capitalismo più feroce!
    BASTA!!!

  57. Antonio Says:

    Si difatti compagni nel governo Prodi nel 2006 con un Prc che al Senato prese il 7,4% e una sinistra radicale sopra 11% ho visto come siamo riusciti a spostare a sinistra quel governo.
    Ci siamo tanto logorati che abbiamo perso più di mezzi voti.
    In Italia,forse tu non lo sai,esistono i poteri forti e un Mastella con il suo 1% era più forte della sinistra radicale che avceva l’11%.
    Chiediti perchè??
    La politica non si fa questo più questo uguale a questo,se era cosi facile……………

  58. egregio “compagno”, intanto voglio complimentarmi per l’arguzia delle argomentazioni, per la profondità del pensiero e per la infinita lealtà. insultare chi non la pensa come te è diffondere e praticare l’egemonia della destra, che trasforma la politica in una rissa fra tifosi. se, per giunta, lo si fa coperti dall’anonimato i conti tornano del tutto. inoltre, ci sono precari che la pensano come me e dirigenti ultragarantiti che pensano come te. come la mettiamo? chi rappresenta chi? altro bell’esempio dell’egemonia della destra. invece che usare argomenti e confutare le tesi altrui ci si arroga il diritto di parlare a nome di tutti e si demonizza l’avversario. berlusconi docet! così se per berlusconi tutti i suoi oppositori sono diavoli comunisti per te chi non la pensa come te è un pipparolo. ma perché è un pipparolo? perché magari si riferisce a marx o a lenin o a trotski. la differenza è veramente labile.
    in ogni caso, oltre a ciò che ti ha detto antonio e che condivido pienamente, ti chiedo: essere contro la precarietà, proporre di abolire i più di 40 tipi di contratti a tempo determinato introdotti con il pacchetto treu e poi con la legge biagi è essere duri e puri? è essere pipparoli? e promettere la lotta alla precarietà, in campagna elettorale, per poi aumentarla è “spostare a sinistra l’asse del governo”?
    proporre di smetterla con una sistema elettorale che costringe gli elettori che sono contro la precarietà a scegliere fra due opzioni entrambe favorevoli alla precarietà è essere pipparoli? o duri e puri?

    è cominciata la campagna di “anonimi” sostenitori del centrosinistra. che insultano, propongono l’unità e invece preparano solo divisioni perché vorrebbero solo eliminare chi ancora crede che far politica sia battersi per diritti e contenuti e che solo su questi si possa unirsi, senza steccati di nessun genere.

  59. Compagno Says:

    No Ramon, essere pipparoli non vuol dire citare Marx, Lenin o Trotski; si può esserlo citandoli o non citandoli, io amo chi li cita cercando di non essere un parolaio testimoniale, e su questa definizione che tu dai di Sinistra critica mi chiedo quale sarebbe la differenza con Rifondazione (tranne che per, certamente, il rapporto con la Cgil-Fiom, di cui vi ringrazio; come movimento interno al sindacato ma non come partito parlamentare!). Intendo per pipparoli funzionali alla conservazione del capitalismo più feroce tutti coloro che fanno della propria minoritarietà uno strumento formidabile per la conservazione del nemico peggiore. Qualcuno negli annali del PCI c’aveva addirittura insegnato a non candidarsi alle elezioni, se questo poteva essere utile ad un piccolo miglioramento delle condizioni del popolo.
    Qualcuno.

  60. egregio “compagno” anonimo, a parte la confusione di ciò che hai scritto, e la ovvia propensione a non parlare di contenuti e cose concrete, insisti nel ritenerti in possesso del metro per giudicare ed insultare altri. hai forse la laurea in onanismo applicato?
    lascia perdere che è meglio.

  61. massimiliano piacentini Says:

    Caro compagno Mantovani,
    non visitavo il tuo blog da un pò di tempo e vedo che sei sempre alle prese con i prodotti peggiori di questo sistema economico, politico e mass-mediatico. Colgo l’occasione per ringraziarti di nuovo per la tenacia, l’equilibrio e la voglia che traspare forte da ciò che scrivi: io non sarei capace di ciò. Di fronte alla volgarità -e per essa non intendo certo l’uso di parolacce o, diciamo, di espressioni “forti”- tendo a perdere la pazienza. Forse è un problema di indole o di allenamento. Ad esempio, prima di Chianciano ci incontrammo e io ti manifestai forse un pò bruscamente il mio modo di vedere la situazione che si era venuta a creare. Ti dissi che secondo il mio parere le discussioni interne al Partito rendevano chiaro che una parte non aveva alcuna intensione di confrontarsi davvero sui contenuti e svolgeva in realtà la propria battaglia attraverso la denigrazione sistematica di chi la pensava altrimenti, aggettivando l’interlocutore -in quel caso “noi”- ora come identitario, ora come zombi, ora come qualcuno a cui puzzavano i piedi, ora come omofobo e così via. E’ un modo facile, sbrigativo di affrontare nodi importanti: questioni su cui vale la pena di unirsi o anche di dividersi. E’ un modo assai utilizzato sia nei rapporti fra diverse forze politiche, sia per affrontare questioni interne alle stesse forze, sia all’interno dei luoghi di lavoro. Per quel che riguarda la politica italiana è sufficiente considerare gli ultimi botta e risposta fra Vendola e D’Alema circa la candidatura del primo alle presunte primarie del “loro” centrosinistra. Penso che in questo nostro Paese la corruzione sia stata talmente generalizzata che ha incancrenito pure il linguaggio. Basti vedere la qualità di ciò che viene pubblicato sui giornali o sui blog e non parlo solo dei contenuti o del metodo di lettura del reale. Parlo della lingua., cioè della corruzione di cui si era accorto già tanto tempo fa Pasolini. Come possiamo combattere contro tutto ciò, considerato il livello della scuola pubblica e sopratutto il fatto che essa è destinata a peggiorare ulteriormente nel breve e medio termine? Parlo della lingua perché essa è importantissima: pensare razionalmente e parlare e scrivere correttamente sono fenomeni talmente correlati da essere inscindibili. Come facciamo a combattere un simile degrado? Forse dobbiamo rilanciare la formazione stessa all’interno del Partito? Gramsci diceva che ogni uomo è filosofo e credo di comprendere bene dove volesse andare a parare, ma mi domando se una persona che scrive una frase del genere è in grado di pensare: “tranne che per, certamente, il rapporto con la Cgil-Fiom, di cui vi ringrazio; come movimento interno al sindacato ma non come partito parlamentare!”. (?)Dubito che costui conosca la storia di Onan. Dubito che sia capace di comprendere un pensiero scritto correttamente, magari costruito anche con una secondaria. Dubito che possa leggere Marx e gli altri di cui parla. Penso invece che possa comprendere molto bene (e cioè malissimo per sé e per tutti noi) Berlusconi o Vendola, cioè chi non usa argomenti ma suggestioni, effetti speciali, vaghe formule salvifiche e populiste. E tuttavia questa è la classe di riferimento e così sono molti nostri compagni. Certe volte penso che la confusione non sia un risultato casuale, ma che sia stata creata scientemente e rappresenta anche e soprattutto un’arma politica. Spesso mi trovo a discutere con compagni sui cosidetti extracomunitari o stranieri o clandestini: che fatica! Cazzo, come siamo caduti in basso: dobbiamo rialzarci e presto per elevare il livello dello scontro. Ormai siamo di fronte a un’emergenza democratica, sociale, economica, politica. A quelli che lamentano la mancanza di unità bisogno rispondere che l’unità va bene solo se costruisce e pone basi di crescita e non di esplosione o peggio implosione. Che l’unità è un valore se viene costruita su contenuti forti e viene messa su un sentiero chiaro. Che il governo per il governo non conduce che a nuove catastrofi; che dobbiamo riconquistare e rimettere in campo la faccia costituente della politica, soprattutto ora che la faccia rappresentante -a cui non vogliamo però rinunciare- è in crisi. Che, infine, le alleanze si fanno per e non contro! Grazie ancora per questo lavoro certosino che svolgi.
    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!!!

  62. scusa mantovani, ma tutte queste certezze che hai dove le prendi? Hai sostenuto, prima delle europee, che il prc/pdci avrebbero passato tranquillamente lo sbarramento, e si è visto com’è andata… Hai sostenuto la giustezza, in campania, di non fare l’accordo con il centrosinistra, e si è visto che bella figura ha fatto il nostro segretario… Hai vinto il congresso di chianciano, e oggi lo sconfitto di quel congresso è, a detta di chiunque, l’unica speranza della sinistra italiana… Ma non credi che sarebbe il caso di passare la mano e ammettere di non averci capito nulla?

  63. massimiliano piacentini Says:

    Mi scuso per questo nuovo furto di spazio, ma ho appena inserito il mio e vedo che giià arrivato un altro esempio dei tempi in cui viviamo. Afro accusa Mantovani di presunte sbagliate previsioni. Poi lo accusa di aver vinto il Congresso contro Vendola, cioè contro chi, “a detta di chiunque”, sarebbe “l’unica speranza della sinistra italiana”. Dal grande ragionamento si giunge quindi alla grande conclusione: “non credi che sarebbe il caso di passare la mano e ammettere di non averci capito nulla?”. Che vuol dire passare la mano? E ancora, a detta di “chiunque” chi? Dal giornale di De Benedetti? Speranza della sinistra? In base a quali argomenti lo sarebbe? In base a quali argomenti può candidarsi alla testa di una coalizione chiaramente liberista e portare al governo un programma non liberista? Vendola, secondo il mio modesto parere, può essere solo la speranza di una sinistra del Pd, ovvero della sinistra di una forza liberista. E dico liberista, da non confondersi con liberale. E’ la confusione di cui parlavo nel mio precedente. E, visto che ci sono e che scrivevo intorno alla corruzione della lingua, colgo l’occasione per correggere un errore: inavvertitamente ho scritto la parola intenzione con la s al posto della z. Perché afro non chiede a Vendola & Co, che ci hanno portato alla catastrofe elettorale, di “passare la mano”? Ma soprattutto, perché non ammetti che il Prc non è il partito di un sedicente capopolo o di un leader e che ha organi sovrani, eletti democraticamente e perciò anche legittimati a sbagliare? Sbagliare, afro, è una delle cose più produttive della vita se dall’errore si apprende. La persona che tu ritirni assieme al carro dei buoi la speranza della sinistra è invece il suo liquidatore: uno che dopo la catastrofe non ha ammesso nessuno sbaglio, tanto che ormai ciò che vedo è solo aberrazione o truffa. Aut-aut. saluti.

  64. caro massimiliano piacentini, meno male che ci sono quelli con le tue granitiche certezze… vedi, a me, qualche giorno fa, è successo di incontrare vecchi amici che non vedevo da un po’ di anni… gente di sinistra, che ha occupato con me l’università negli anni novanta, che ci ha anche votato in diverse occasioni, e che oggi segue il dibattito politico ma senza troppa attenzione, e però alle varie elezioni continua a votare i partiti di sinistra o comunque contro berlusconi (alcuni, altri non votano più): ebbene, quando gli ho detto che sono sempre iscritto a rifondazione comunista, due o tre di loro mi hanno detto “ma perchè, esiste ancora?”… ora, se tu, e, perdonami, più di te il gruppo dirigente della fds non vi accorgete di tutto questo, che dirti, allora il paragone con gli orchestrali del titanic non è così sbagliato…
    PS Ho votato il documento di vendola all’ultimo congresso, sono rimasto nel partito perchè detesto le scissioni, continuo a parlare con tanti elettori di sinistra perchè sono consigliere circoscrizionale, e, ti assicuro, se vado in giro a dire che vendola è un liberista mi ridono in faccia.

  65. Antonio Says:

    Non ti sei domandato caro Afro che la scissione fatta da vendola e compagni ha prodotto il non superamento dello sbarramaneto alle europee??
    Alle europee abbiamo preso il 3,5% e SeL il 3,1% se vendola e i suoi sarebbero rimasti nel Prc avremmo superato lo sbarramento e preso intorno al 5% e li la storia poteva cambiare realmente.
    Invece vendola è andato dietro a ex ds e a craxiani.
    Cosi come alle regionali,al di la della Puglia,la FdS nel totale ha preso più voti di SeL.
    Stiamo attenti a fare le valutazioni,vendola è molto pompato dai mass-media e chi fa scissioni ha sempre torto

  66. Antonio Says:

    Nella sola Puglia, la regione di Vendola, SEL raccoglie 192.000 voti su un totale complessivo di 679.000 voti.
    Per questo dicevo che il dato nazionale risulta fortemente condizionato dal risultato pugliese che nasconde un arretramento generalizzato. Nazionalmente la Federazione della Sinistra raccoglie 620.000 voti contro i 679.000 di SEL, ma se si sottrae il voto pugliese confrontando le altre 12 regioni che hanno votato, la Federazione raccoglie 556.000 voti, mentre il movimento di Vendola ne raccoglie 487.000.
    Nel confronto diretto tra Federazione e SEL, la Federazione è davanti in Emilia-Romagna, in Liguria, in Lombardia, in Piemonte, in Veneto, nelle Marche, in Toscana, in Umbria, in Calabria. SEL è davanti in Lazio, Basilicata, Campania, Puglia

  67. Mantovani, grazie ai tuoi mirabolanti consigli e previsioni che hanno distrutto Rifonazione comunista, perduto Vendola e tutti i voti che avevamo, la classe operaia non è mai stata più di oggi sotto le scarpe del padrone.
    Un po’ di dignità per ammettere il più totale fallimento politico, no eh?
    Spero solo in Grassi, che possa ricongiungersi a SEL e fare qualcosa di buono che tu e tutto il tragicomico plotone che viene da Chianciano non siete riusciti a fare.

  68. spero che l’area di Grassi e Steri vi abbandonI e che passi con Sel. A me è giunta voce che è questione di mesi….SPERIAMO

  69. antonio. ho già detto mille volte che qui non si insulta nessuno. tanto meno quelli che insultano me. perciò sono stato costretto a cancellare un tuo post contenente solo insulti. l’ho già detto che è cominciata la campagna pro-centrosinistra e pro-vendola. mica mi fa paura, mica mi impressiona. del resto è solo la ripetizione ossessiva di slogan e di suggestioni, come ha ben osservato massimiliano piacentini i cui post condivido totalmente.
    ai post anonimi di personaggi improbabili che inneggiano a vendola, insultano il prc, si esercitano in previsioni catastrofiche, non si risponde con insulti. è quello che vogliono. sanno solo scimmiottare i talk show dove vince chi la spara più grossa e chi urla di più. dove non si discute mai nemmeno per sbaglio di contenuti e di cose concrete.
    all’iniziatore di questo turno di post che mi accusava di essere un pipparolo ho fatto delle domande precise circa cose concrete e contenuti. che risponda se è capace. punto. se vuole ripetere all’infinito i suoi slogan lo faccia pure. chiunque dotato di sale in zucca può vedere come argomenta e come non parla di una sola cosa concreta. se, invece, lo si insulta si finisce solo con il rendere logici i suoi insulti.
    mica è difficile da capire. no?

  70. egregio mantovani, se pensi che i miei sono insulti, sei fuori strada. ti ho posto tre questioni, magari scomode, ma politiche. solo ed esclusivamente politiche.
    1) Hai sostenuto che la lista prc/pdci avrebbe tranquillamente passato lo sbarramento alle europee, nonostante la scissione di vendola, che hai, avete, completamente sottovalutato.
    2) Hai sostenuto la giustezza di una candidatura alternativa alle regionali in Campania. Il segretario nazionale ha preso gli stessi voti di un ragazzino grillino, cioè poco più dell’uno per cento, esponendo sè stesso e il partito a una figura da quattro soldi. Non dico che bisognava sostenere de luca, ma c’è modo e modo anche per andare alle elezioni da soli.
    3) Hai vinto il congresso di chianciano, ma pagando un prezzo durissimo, cioè la fuoriuscita dal partito dell’unico esponente della sinistra italiana di cui si parla, e, per inciso, spesso se ne parla bene (sui giornali, nelle università, nelle fabbriche, nei bar, insomma tra le persone in carne ed ossa). Certo, ce la si può anche cavare dicendo che vendola è un liberista, un fascista, ma si rischia essere presi per pazzi…
    Questi, mantovani, sono errori politici. Anzi, errori politici clamorosi, pari a quelli di bertinotti al governo e di giordano quando fece l’arcobaleno. Però quelli si sono dimessi, o li avete dimessi. Voi che aspettate?
    Capisco che giudicare queste considerazioni come se fossero degli insulti è un facile modo per non misurarsi nel merito, ma come lo capisco io lo capiscono tutti. E non ci fai una bella figura.

  71. massimiliano piacentini Says:

    Afro: “caro massimiliano piacentini, meno male che ci sono quelli con le tue granitiche certezze…”. Ci conosciamo? Se si, presentati. Se invece non ci conosciamo, mi dici dove ricavi l’idea che io sia portatore di “granitiche certezze”? Certo non dai miei post. E sia chiaro che non scrivo per difendere il compagno Mantovani, il quale ha l’esperienza, le capacità e la conoscenza per farlo da solo, nel caso lo ritenga necessario. La tendenza a spostare i discorsi dagli argomenti alle persone, alle loro qualità o ai loro difetti è ormai così diffusa da essere divenuta un cancro che impedisce la comunicazione semplice, razionale e rispettosa delle diversità e dei differenti punti di vista. Ovviamente, non ho alcuna intenzione di parlare di me, visto che non lo ritengo né utile, né interessante. Parliamo di ciò che hai scritto nell’ultimo post. Il primo punto lo lascio a chi può essere interessato ai processi sommari. Sul secondo punto, invece, vorrei dire che secondo me Ferrero (anzi il Partito!) ha ben fatto a scegliere la via solitaria. Quanto al risultato, non credo che abbia sorpreso nessuno e non credo che nessuno, compreso Ferrero, pensasse di ribaltare la situazione. Penso invece che si sia voluto dare un segno forte, tangibile del fatto che il Prc ha -per usare un’espressione che qualche tempo fa andava di moda nel mondo giornalistico, diciamo di sinistra- la schiena dritta: non si può dire una cosa alle persone e poi far intendere chiaramente di farne un’altra esattamente contraria. Chiudi lo stesso punto scrivendo: “Non dico che bisognava sostenere de luca, ma c’è modo e modo anche per andare alle elezioni da soli”. Bene. Forse dovresti rivolgerti a chi ha sostenuto De Luca e chi si prodiga nella devastazione dei territori (leggi Tav). Ti sarei infine molto grado se ci illuminassi sul modo migliore di andare “alle elezioni da soli”.
    Il tuo punto 3, infine, merita di essere contestato sin dalla prima battuta: “Hai vinto il congresso di Chianciano”. Chi? Mantovani? Mica solo lui! Mica da solo! In tanti compagni abbiamo lavorato con grande passione: che cazzo dici? E poi, saremmo perciò responsabili della “fuoriuscita dal partito dell’unico esponente della sinistra italiana di cui si parla, e, per inciso, spesso se ne parla bene (sui giornali, nelle università, nelle fabbriche, nei bar, insomma tra le persone in carne ed ossa)”. Noi, Afro, siamo responsabili di aver impedito la cancellazione d’ufficio del Prc e non delle scelte di chi non ha invece accettato -per motivi su cui si è scritto molto- la sconfitta democratica. Uno si assume la responsabilità delle proprie azioni e non può farsi carico delle azioni altrui. Quanto al fatto che di Vendola si parli, che stia spesso sui giornali borghesi, la cosa dovrebbe far riflettere. Ti faccio notare, inoltre, che nessuno -e certo non io- ha scritto che il capopopolo pugliese è “un liberista, un fascista”. Ho scritto soltanto che non vedo come ci si possa candidare alla testa di una coalizione liberista (per me il Pd e l’Idv sono liberisti, e questa non la ritengo una certezza granitica ma una cosa che capiscono pure quelli che non capiscono) portando al governo un programma antitetico al liberismo. Di qui la semplice constatazione che il tuo leader non si candida affatto a ricostruire la sinistra tout court, bensì la sinistra del Pd. Quindi: aut aut e tanti auguri. Se le scelte degli altri sono legittime, lo stesso valore deve essere riconosciuto alle nostre. Poi parli di Bertinotti e Giordano, come se non fossero legati a Vendola e questi a loro e alle loro scelte scellerate, antidemocratiche e scrivi: “Però quelli si sono dimessi, o li avete dimessi”. Mica è la stessa cosa! Questi signori non si sono mai dimessi, anzi. Dopo la catastrofe dell’arcobaleno, dalla quale estrometti non so bene per quale ragione il salvatore della sinistra (del Pd!!!!), volevano chiudere Prc senza nemmeno passare per il Congresso e presentarono un documento politico a dir poco inconsistente e -per quanto mi riguarda- assolutamente inaccettabile sia nella forma che nel contenuto: bisogna accelerare verso la creazione del soggetto unitario e plurale! Basta con gli identitari! Gli omofobi! Te la ricordi la campagna di denigrazione che lanciarono grazie all’appoggio di testate come Repubblica e Corriere della Sera? Te le ricordi o no? E il documento che tu hai votato, quello che è risultato minoritario al Congresso e che dici di aver votato te lo ricordi? Lo hai letto? Io si. Se vuoi possiamo parlarne, a patto che non si scenda sulle rispettive qualità o difetti personali. A me non interessa. Non mi interessa darti dello stalinista o del relativista o del cattolico etc. A me interessano gli argomenti e, per quanto possa risultarti strano, le persone che non la pensano come me; che sono aperte e pronte a mettersi in gioco e a far valere le proprie posizioni senza ricorrere ai mezzucci. Questo è l’esperimento del mondo (visto che qualche giorno fa il capopopolo pugliese citava E. Bloch) e anche il senso vero dell’essere critici -pensanti- e comunisti.
    saluti.

  72. Antonio Says:

    Si parla bene di vendola che però prende meno voti di noi,come ti ho fatto ben vedere con dati precisi.
    vendola puo dire cio che vuole e fare cio che vuole,un altro dato certo è che ha provocato ben 5 scissioni:nel prc,nel pdci,nei verdi,nei socialisti e nei ds.
    Bel modo di unire,spaccando tutto e tutti

  73. Antonio Says:

    Non ti sei domandato caro Afro che la scissione fatta da vendola e compagni ha prodotto il non superamento dello sbarramaneto alle europee??
    Alle europee abbiamo preso il 3,5% e SeL il 3,1% se vendola e i suoi sarebbero rimasti nel Prc avremmo superato lo sbarramento e preso intorno al 5% e li la storia poteva cambiare realmente.
    Invece vendola è andato dietro a ex ds e a craxiani.
    Cosi come alle regionali,al di la della Puglia,la FdS nel totale ha preso più voti di SeL.
    Stiamo attenti a fare le valutazioni,vendola è molto pompato dai mass-media e chi fa scissioni ha sempre torto.
    Tra l’altro Mantovani non si deve dimettere di nulla visto che non ha un ruolo definito nel partito

  74. Sul punto due della tua risposta ad afro caro Piacentini ti rivolgo una domanda.: ho ascoltato sul sito di Grassi l’intervento di Diliberto in Direzione PdCI e sul punto preciso è stato molto duro “mai più una scelta come quella di Ferrero in Campania” anche nel tono era molto duro l’ha bollata come una totale cavolata (aggiungo io) è molto critico.
    Insomma con Vendola no, con Diliberto sai benissimo che lui vuole l’alleanza con il centrosinistra, ma allora a cosa serve questa FdS???

  75. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Carlo,
    non conosco l’intervento di Diliberto e prendo per buona la tua interpretazione: ora proprio non ho il tempo di andarmelo ad ascoltare. La Fds, come sai benissimo, è composta da forze eterogenee e penso sia assolutamenter normale e anche necessario che si sviluppi una dialettica seria, capace cioè di mettere al centro proprio i diversi punti di vista affinché essi diventino punti di forza e unità e non viceversa. Ritengo che non vi sia una strada alternativa. Penso, inoltre, che Diliberto -come chiunque altro- abbia il diritto e il dovere di far valere le sue posizioni e di sottoporle al processo democratico , una testa un voto, che dovrebbe garantire il funzionamento della Federazione. In linea generale non sono d’accordo con Diliberto, ma sarebbe necessario conoscere gli argomenti che porta in sostegno della sua posizione.
    Mi chiedi a cosa serve la Federazione. Allora ti dirò che condivido le posizioni che su ciò ha espresso in vari scritti Mantovani. Penso che la Federazione è un processo unitario appena avviato e che non possa certo esaurirsi e anzi non rappresenti affatto la fusione con il Pdci. La Federazione deve aprirsi e divenire una casa capace di includere e valorizzare le esperienze politiche, sociale e di movimento deverse. E’ necessario però che i nodi e i problemi che in questi anni hanno generato divisioni vengano affrontati seriamente. Come scrive Mantovani, bisogna evitare le scorciatoie: il lavoro da compiere, su ogni versante, è lento e faticoso. Ad esempio, bisogna combattere la suggestione per cui “l’unità contro Berlusconi si possa magicamente trasformare in una compiuta proposta alternativa di governo del paese”, poché “oltre ad essere infondata, provoca divisioni”. Insomma, pensare a una riedizione del centrosinistra, dell’Ulivo sarebbe come fabbricare materiale esplosivo: il risultato sarebbe scontato: nuove divisioni. La Federazione è il progetto di unire tutta la sinistra, politica e sociale, anticapitalista. Per far ciò, come scrive sempre Mantovani, “non bastano intenti, suggestioni e invenzioni. Bisogna non rimuovere e tentare di superare i problemi che le hanno originate (le divisioni). Il nuovismo come dogma assoluto e la disinvoltura sui programmi (per cui alle elezioni del parlamento europeo si può presentare una lista con veri e propri “tifosi” del trattato di Lisbona, della NATO e perfino delle più liberiste scelte economiche), permettono che si possa parlare con SEL di unità della sinistra in modo serio?”
    Io, Carlo, penso che noi, come partito e come sinistra antagonista, abbiamo accumulato un deficit di credibilità e che per risalire la china dobbiamo fare un lavoro politico vero; penso che dobbiamo rientrare in contatto fiduciario con i lavoratori, con gli studenti, con chi è marginalizzato, con chi non può esprimersi: non ci sono scorciatoie; non basta il carisma di Tizio o Caio e non ci sono bacchette magiche tipo il modo e il linguaggio adeguato di raccontare la realtà da contrapporre per esempio al racconto berlusconiano. Noi dobbiamo seminare, dobbiamo costituire oppure saremo condannati alla marginalità o alla scomparsa. Mentre oggi più che mai c’è bisogno dei comunisti e di un partito comunista PESANTE. Questo è ciò che a grandi linee penso. Sono convinto che il discorso di Vendola, la sua iniziativa politica sia destinata al fallimento poiché prima illuderà e poi deluderà: è gioco-forza. E guarda che questa mia posizione non deriva affatto dal giudizio intorno alla persona del governatore pugliese, per niente. Deriva dal ragionamento breve che svolgevo nel mio post precedente: non puoi gformare una coalizione di governo con Pd e Idv e spacciarla per antiliberista. Potrai convincere nell’immediato molte persone, ma poi già nel breve termine le cose sarebbero chiare ai più.
    saluti

  76. Giovanni Says:

    Caro Ramon,
    posso capire la logica della scelta di partire a tutta chiedendo nuove elezioni? Proprio ora mi pare che in Parlamento aumentino le chances che il Governo fra qualche mese cada (anche se non è affatto detto) e che la maggior parte dei gruppi parlamentari (tutti tranne il PdL, con anche l’ IdV che potrebbe prendere atto della fine del bipolarismo) a quel punto si trovino a convergere su un cambiamento della legge elettorale in senso proporzionale. Non è meglio, a questo punto, spingere affinchè vada in porto una cosa del genere, sperando in un Governo provvisorio che ci manderebbe al voto non subito?
    Quella della formazione di un Governo temporaneo per il cambiamento della legge elettorale, ricordo, fino a 12 mesi fa era la nostra linea. Auspicavamo di farne parte anche noi in caso di nuove elezioni vinte dalle opposizioni unite contro Berlusconi

  77. Giovanni Says:

    Il mio non vuole essere un ragionamento pro domo nostra o di stretta convenienza. Ma il nostro obiettivo istituzionale strategico è sempre quello di superare il bipolarismo, quindi dovremmo, secondo me, adattare anche la tattica in funzione del raggiungimento di tale obiettivo.

  78. egregio afro, hai ragione, i tuoi non erano insulti. tuttavia le cosiddette questioni che poni sono abbastanza pretestuose e servono solo a dire che io non capisco niente e che devo lasciare la mano.
    ovviamente con queste premesse e con questo modo di ragionare è difficile intavolare discussioni serie. se non capisco niente che discuti a fare con me?
    comunque rispondo alle tue “questioni”.
    1) io all’indomani delle elezioni europee ho scritto un lungo articolo. non ho aspettato che tu ponessi la domanda fatidica. puoi non essere d’accordo ma non puoi dire che io scappo dal problema. se ti interessa leggilo e leggiti anche i più di 600 post che l’hanno seguito.
    https://ramonmantovani.wordpress.com/2009/06/
    2) ometti di dire, ma forse non lo sai, che il prc ha fatto di tutto per avere un modo diverso, come dici tu, di non fare l’accordo con de luca. il prc ha proposto che si facesse una lista o anche una coalizione con sel e anche con l’idv. per più di due mesi sono intercorsi contatti e rapporti a questo fine. ma al momento della verità sel e l’idv, dopo aver detto che de luca era più o meno il diavolo, hanno fatto l’accordo con lui. dentro il prc, e nella federazione, si è aperta una discussione e si è deciso che comunque con de luca non si poteva fare nessun accordo. a quel punto, a dimostrazione della grandissima volontà unitaria che nutriva, l’assessore uscente corrado gabriele ed altri, hanno fatto l’ennesima scissione per candidarsi direttamente col PD. i compagni campani hanno loro chiesto che si candidasse il segretario affinché fosse chiaro che nel momento della massima difficoltà il partito nazionale non lasciva solo il partito campano, ferito e dimezzato dalla scissione. ferrero ha correttamente detto che forse non era opportuno che lui si candidasse ma che fra il rischio, per altro certo secondo tutti i sondaggi, di prendere pochi voti e la scelta di non sostenere il partito in campania non c’era dubbio su cosa fare. che ti piaccia o meno, caro afro, io ho sostenuto la scelta del segretario perché non mi sono mai piaciuti i dirigenti che si candidano solo quando sono sicuri di avere successi ed ho sempre apprezzato quelli che mettono l’interesse del partito davanti alla propria immagine e prestigio personale.
    3) sul congresso di chianciano qui su questo blog ho scritto fiumi di parole. spero tu non voglia che le ripeta. ma la domanda è curiosa.
    vendola giurò, ma bisognerebbe dire, spergiurò che mai avrebbe fatto nessuna scissione. cosa significa “hai vinto il congresso al prezzo della scissione”. che modo di ragionare è? nel congresso si è votato su documenti politici. solo vendola ha voluto candidarsi mesi prima come segretario del partito legando il documento alla sua persona. ma i congressi si possono vincere o perdere. se lui e tu pensate sia logico che perdere significa andarsene e poi attaccare per mesi il prc cercando di distruggerlo io cosa dovrei fare? che concezione della democrazia hai? o vinco o me ne vado? e poi dopo aver fatto una scissione ed averne provocate bel altre due nel PDCI, nei verdi, mi metto a dare lezioni su come si fa l’unità?
    chi ha mai detto che vendola è un liberista o un fascista? chi? dove? quando? come?

    le tue “questioni altamente politiche” sono solo piccole provocazioni, caro afro.

    infine. lasciamo perdere se io faccio belle o brutte figure. lasciamo perdere se tu pretendi di criticarmi ignorando ciò che scrivo e dico o riducendolo a una cazzata come “hai sostenuto la candidatura di ferrero”. io ho opinioni e le dico. la mia opinione vale per uno, come la tua. per esempio io ho saputo della candidatura di ferrero a cose fatte e non ho imbarazzi a difendere quella scelta, perché la condivido, anche se non ho partecipato a prenderla.

    perché, ineffabile afro, io dopo la sconfitta elettorale e prima del congresso ho detto che non avrei più accettato nessun incarico esecutivo nel partito. perché penso che, anche se mi ero opposto al modo sbagliato di stare al governo e alla unità della sinistra come è stata fatta nell’arcobaleno, era il momento di, come dici tu, lasciare la mano. attualmente sono membro della direzione del partito, che si riunisce si e no una volta al mese. dico le mie opinioni per quello che valgono. non sarò mai più ricandidato a un bel niente.
    quindi cosa vuoi da me? mica sei obbligato e leggere ciò che penso.

  79. grazie massimiliano, siamo d’accordo.
    ma a carlo vorrei far notare che la federazione è ciò che c’è scritto nei suoi documenti. il resto appartiene al dibattito libero. ma sostituire la discussione sui documenti, sulle analisi, sulle proposte elaborate discusse e votate unitariamente con frasi di questo o quell’esponente per fondare su di esse improprie previsioni e dietrologie lasciamolo fare a bruno vespa e a santoro. e a tutta la progenie di giornalisti italiani che non sanno mai un contenuto o una idea e che si limitano a cercare solo la notizia inventata che dimostra la loro traballante tesi precostituita.

  80. Ramon, non so se la questione che ti sto per porre sia stata affrontata nei post precedenti, in tal caso scusami.
    Ma ad oggi 31 Luglio, alla luce della scissione avvenuta dentro il pdl e della possibile crisi di governo che potrebbe aprirsi nei prossimi mesi, sarebbe più opportuno auspicare subito le elezioni, come dicono tra l’altro i segretari Diliberto e Ferrero, o spingere affinchè un governo tecnico cambi la legge elettorale. A quanto mi sembra di aver capito PD e UDC sono per cambiare la legge elettorale in senso “tedesco” con sbarramento al 5%.
    Non sarebbe forse meglio questa seconda opzione che è vero che ci obbligherebbe a fare accordi elettorali con altri al di fuori della FDS per superare il 5, ma almeno ci eviterebbe di fare accordi, seppur tecnici, col centro-sinistra in generale?
    Potrebbero scardinare il bipolarismo,ne vale la pena no?

  81. secondo me, uccio, sarebbe molto meglio non contare troppo sulle elezioni anticipate. se poi ci fossero meglio. ma senza perdersi dietro a mille ipotesi di scenari.
    comunque se ci sarà o meno un governo tecnico non dipende in nulla da noi. e nulla potremmo fare concretamente per garantirci una legge elettorale proporzionale, fosse anche con lo sbarramento al 5 %. senza parlare della vergogna dell’ennesimo governo tecnico che riuscirebbe a far riprendere fiato alla destra e a deludere molti degli elettori di centrosinistra.
    quindi io sono assolutamente d’accordo con chi dice elezioni subito.

  82. Tu chiedi rispetto per te e per il tuo pensiero (e nessuno te lo nega, questo d’altronde è un blog pubblico e tu stesso aprendo l’area commenti accetti implicitamente il confronto) ma non rispetti affatto la base che si può anche pronunciare in maniera non ideologicamente strutturata o senza avere un programma di governo sotto mano.
    Io ho 25 anni, sono una studentessa lavoratrice come cameriera, contratto in nero e sottopagata come tutte le centinaia di ragazzi che si trovano a lavorare nell’albergazione in una grande città come Roma, e ti dico che secondo me avere ridotto un partito come Rifondazione a livello di movimento sessantottesco in pieno delirio di autosufficienza (ma state fori? autosufficienti di che?) spinge molti come me, e potrei citarti altri mille esempi non di intellettuali di sinistra ma di semplici madri e padri di famiglia, ad abbandonarvi come si abbandona una nave di pazzi alla deriva.
    Rifondazione per me era l’unica speranza di spingere un futuro governo verso leggi di dignità e diritto, ho anche creduto molto nell’Arcobaleno che è andata male ma non per colpa di nessuno nè del ministro Ferrero nel governo Prodi, ma solo per colpa di Veltroni perchè i voti non si sono persi a sinistra ma si sono dati al Pd, e anche qui spero tu voglia ascoltare un po’ di umori della base o della exbase, cmq della realtà.
    Fidati, 8 elettori su 10 di Rifondazione hanno votato nel 2008 o l’IDV o il PD, non è che si sono astenuti.
    Si saranno astenuti solo 4 o 5 convinti trockisti, ma a livelli statistici non sono nulla, i voti persi a sinistra a livelli statistici non esistono.
    Ecco, io chiedo rispetto e credo di parlare a nome non solo mio ma anche, ad esempio, del mio compagno, dei miei genitori, di molti amici; sarà nulla per te ma è il mio piccolo mondo che intendo esprimere.
    Una Rifondazione che fa movimentismo e propugna l’antialleanzismo non ci serve, davvero, è per noi un voto sprecato.
    Voglio che il mio voto serva a qualcosa, per questo voterò sempre il partito più a sinistra che c’è in una coalizione di centrosinistra ma nessun partito volontariamente al di fuori della coalizione.
    Ti sembrerà forse un discorso moderato o forse culturalmente basso, e invece è solo un discorso molto pratico di chi vuole qualcuno che lo difenda nelle istituzioni e non solo nelle manifestazioni.

  83. Antonio Says:

    Non capisco perchè non dovresti essere candidato a niente,caro Ramon,sinceramente non capisco.
    Si è vero hai fatto due legislature ma questo non vuol dire che tu non possa dare il tuo contributo da candidato in un elezione europee,regionale ecc.ecc.

  84. cara giulia, che vuoi che ti dica. ci sono persone come te, della tua età, che proprio perché sono precarie o lavorano in nero dicono l’esatto opposto. sono stufe che gli si chieda il voto per battere berlusconi per poi essere trattate allo stesso modo dal centrosinistra. quindi lasciamo perdere questi argomenti. vorrei farti notare che roma è stata governata a lungo dal centrosinistra (rifondazione compresa). abbiamo avuto il festival del cinema contrapposto a quello di venezia. abbiamo avuto la più alta concentrazione di centri commerciali di tutte le capitali europee. e una enorme speculazione edilizia nell’hinterland. per giunta senza infrastrutture adeguate. sicché, come dovresti sapere, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto, a causa dei prezzi delle case e degli affitti esorbitanti, andare a vivere fuori città. i treni pendolari fanno schifo e le bretelle stradali sono tutti i giorni dell’anno intasate.
    è per questo che ha vinto la destra guidata da alemanno.
    e siccome il governo prodi ha fatto altrettanto schifo, facendo esattamente l’opposto di quel che c’era scritto sul programma, è per questo che ha vinto per la terza volta berlusconi. ed ovviamente gli elettori della sinistra sono stati i più delusi. e molti di loro hanno pensato che noi ci fossimo accomodati al governo dimentichi di tutte le lotte e battaglie per conservare a tutti i costi il posticino.
    ovviamente puoi non essere d’accordo con me. ma smettila di dire che siamo in delirio di autosufficienza ecc.
    potrei risponderti che sei tu che sogni una realtà che non esiste.
    essere realisti non vuol dire imitare la destra nei fatti e sacrificare qualsiasi principio e contenuto sull’altare del governo. quello è un’altra cosa.
    essere realisti è dire facciamo un accordo, una coalizione per battere berlusconi, ma ripristiniamo la dialettica fra i contenuti della confindustria e quelli in difesa dei lavoratori, e cioè cambiamo la legge elettorale.
    ma perché una persona che lavora in nero o è precaria e che, immagino e spero, tenga ad avere riconosciuti i propri diritti, deve votare per chi al momento della verità fa esattamente quello che vuole la confindustria?
    perché?
    ciao

  85. caro antonio, io ho cominciato a fare politica a 14 anni. da quando ne ho 20 sono funzionario di partito. ho avuto il privilegio di essere dirigente esecutivo di rifondazione e deputato per 15 anni. io penso che potrei dare moltissimi contributi. l’esperienza accumulata e la conoscenza di certe cose non si improvvisano. e se fossimo in condizioni di eleggere cento parlamentari penso che varrebbe la pena dare questo contributo. ma le cose non stanno così. e poi ci sono regole che già sono state derogate una volta per me. come per altri. nel 2006 fu applicata una deroga (io avevo già fatto tre legislature anche se una era durata due anni) anche perché eravamo stati in 11 per una intera legislatura. e io penso che bisogna sapere due cose. la prima è quando smettere. se non lo fai alla fine diventi un problema per il partito. togli spazi ad altri compagne e compagni che hanno le qualità e il diritto di misurarsi con le istituzioni. diventi un soprammobile inutile. la seconda è che mai bisogna dare nemmeno l’impressione che la elezione in una istituzione sia il “fine” e il coronamento della attività politica. uno può stare tranquillamente in prima fila per anni e poi tornare in seconda fila. stare in una istituzione e poi tornare fuori. l’idea che quando si entra si diventa inamovibili è corruttiva.
    tutto qui.
    un abbraccio

  86. Antonio Perillo Says:

    @Giulia: ti invito a riflettere sul fatto che il sistema politico/elettorale che di fatto “costringe” chi la pensa, legittimamente, come te a votare per il “partito più a sinistra” ma all’interno di un’alleanza di centrosinistra non l’ha certo voluto Rifondazione comunista. E’ di fatto un sistema fatto a puntino per impedire che le ragioni del conflitto, che i contenuti per come sono vengano rappresentati proporzionalmente al loro peso nella società all’interno delle istituzioni. Per questo chiediamo il cambiamento della legge elettorale.

    Quindi ti invito a non scandalizzarti contro “l’anti alleanzismo”, che pure è ideologicamente presente in una parte del partito, non maggioritaria. Il più delle volte, vedi elezioni regionali, correre da soli si è reso necessario per riaffermare l’autonomia del nostro progetto politico davanti a coalizioni e candidati assolutamente impresentabili (eppure in Calabria si è andati con Loriero…).

    Nel 2008 fu Veltroni, addirittura prima che il governo Prodi cadesse, a sostenere la necessità per il Pd di correre da solo scaricando tutta la sinistra. E lo stesso Pd non fece nulla, oltre qualche dichiarazione, contro la legge porcata di Calderoli che con quel premio di maggioranza scandaloso obbliga di fatto a costituire due mega coalizioni condannando all’isolamento chiunque si ponga al di fuori.

    Purtroppo 16 anni di bipolarismo e di maggioritario ci hanno colonizzato l’immaginario politico: la politica è scontro fra schieramenti, fra 2 leader, la politica si riduce alla corsa per le istituzioni, le manifestazioni sono momenti coinvolgenti ma inefficaci sul piano politico, le cose si cambiano dal governo. Queste sono vicende su cui la destra ha vinto, semplicemente.
    (Anche quando, vedi quanto scrive Mantonvani, l’esperienza di governo ripetuta di centrosinistra si è dimostrata del tutto inefficace).

    Ti prego di non prendere queste considerazioni come un attacco personale perché non lo è di certo, ma il punto è che tanti precari come te, tanti studenti, tanti lavoratori che hanno subito sulla propria pelle l’effetto della crisi, delle politiche liberiste di tutti i governi degli ultimi 16 anni, delle privatizzazioni dei servizi, dei trasporti etc…non partecipano alla vicenda politica del Paese e percepiscono il proprio contributo solo in termini di voto e di efficacia del proprio voto. Mestiere della sinistra è organizzare la partecipazione collettiva alla decisioni politiche, allargare la base della democrazia. Su questo la sinistra ha fallito ma è da lì che si deve ricominciare, non ci sono scorciatoie. E di certo non si può star tranquilli aspettando di poter votare al prossimo giro un candidato un po’ più credibile come potrebbe essere Vendola.

    @Ramon: d’accordo sulla necessità di non candidarsi dopo 3 legislature, tra l’altro il mancato rispetto del documento di Carrara è uno dei massimi problemi in questo partito secondo me. Vedrei invece molto molto meglio un tuo contributo politico negli organi esecutivi del partito. Abbiamo oggi bisogno più di chiarezza e lungimiranza (che oggi difettano, a mio avviso) che di esperienza istituzionale (in istituzioni dove non ci siamo fra l’altro).
    Poi naturalmente penso che tutti dobbiamo rispettare la tua decisione.

  87. Massimo Della Chiarezza Says:

    La morte di rifondazione è ormai consumata.
    La federazione della sinistra in totale è un superamento di rifondazione, data oggi, nel suo complesso all’1 percento dell’elettorato, mentre Sel è data intorno al 4 .
    Certo, numeri non da capogiro, ma se si legge anche che oggi Vendola batterebbe qualsiasi candidato premier nel campo del centrosinistra, allora forse Mantovani e gruppi dirigenti dovrebbero interrogarsi.
    Vendola è liberista? Ma su, dai, per favore!!!
    Vendola è un traditore del popolo? Categoria dura a morire e legata allo stalinismo, non ad una democrazia in movimento.
    Vendola ce la può fare e ha bisogno del sostegno di tutti.
    Non credo sarà lo stesso avere come premier Fini, Berlusconi, Bersani o Vendola. Non lo credo proprio.
    Scusate se non dibatto con tanta competneza quanto voi sulle sorti della sinisra europea, ma mi sembra evidente che tanti colte digressioni abbiano solo portato disgrazie al campo sociale di riferimento.
    Quindi, ragioniamo facili: Ce la possiamo fare da soli a spostare qualcosa? NO
    Possiamo sostenere Vendola e vedere il paese prendere una boccata d’ossigeno? SI
    E allora, tutte le pippe citate da afro, lasciamole insieme al partito sociale, le mozioni interne, le campagne di aranciametalmeccanica, al loro posto: nel divertente mondo della politica. Ma l’efficacia è una responsabilità di tutti, specialmente se nomiati o autonominati dirigenti.
    Saluti

  88. Antonio Says:

    UN CONTO E’ SINISTRA E LIBERTA’ E UN CONTO E’ VENDOLA,RIVOLGIAMOCI COME FEDERAZIONE DELLA SINISTRA A SINISTRA E LIBERTA’ E NON A VENDOLA.
    VENDOLA E’ PIU’ INTERESSATO A FARE IL LEADER DEL CENTRO-SINISTRA CHE COSTRUIRE UNA SINISTRA DEGNA DI QUESTO NOME,ANCHE PERCHE’ NON SI CAPISCE IL NESSO TRA LE FABBRICHE DI NICHI E SINISTRA E LIBERTA’.
    LE PRIMARIE SONO SOLO UNA SCORCIATOIA PER ACCRESCERE IL PROPRIO POTERE PERSONALE.
    CERTO CHE E’ MEGLIO VENDOLA CHE BERSANI MA IO ED ALTRI VOGLIAMO CERCARE DI COSTRUIRE UNA SINISTRA DEGNA DI QUESTO NOME E NON DI CERTO FARE DA STAMPELLA AL PD ED ALTRI.
    IL PARTITO SOCIALE E LA CAMPAGNA ARANCIAMETALMECCANICA SONO TRA LE COSE PIU’ BELLE E SIGNIFICATIVE CHE IO E TANTI ABBIAMO FATTO IL 20 ANNI DI PRC,ALTRO CHE ELEZIONI,DISCUSSIONI INUTILI ECC.ECC.
    LA POLITICA E’ SOCIALE E IL SOCIALE E’ LA POLITICA

  89. Antonio Says:

    Scusate se ho scritto con il carattere grande,ho sbagliato

  90. Domenico Mallamace Says:

    Quello che vuole fare Vendola è,appunto, diventare leader del centrosinistra, e pensare che da quella posizione di comando può cambiare l’Italia ma è una cazzata il centrosinistra lo comandano i poteri forti e senza una forza politica autonoma, di classe in grado di creare conflitto le cose non cambiano anzi… peggiorano…

  91. Michele Caruso Says:

    E invece tu come la cambi l’Italia? Sono curioso, davvero, spiegami come hai intenzione di farlo. Con la “politica autonoma di classe”? Ma ti rendi conto che è uno slogan, una formuletta religiosa? Stessa cosa per il “sociale”, il “territorio”, la “base”, parole svuotate di ogni significato, esercizi di stile, randelli da sbattere in faccia all’avversario, che in questo caso si chiama Nichi Vendola.” Definito addirittura “caudillo borghese” in un intervento dell’ultimo cpn. Ma credete davvero che questa linea aiuti il prc, o meglio, i suoi agonizzanti residui, a tornare a dire la sua nel panorama politico di questo paese. Questo non è neanche più velleitarismo, è psicosi autodistruttiva.

  92. lucaocchionero Says:

    Vorrei sapere perchè, non appena di avvicinano le elezioni il nostro nemico diventa quello più vicino a sinistra. Coloro che insultano Vendola senza motivazioni politiche, oppure gli altri che per pura tifoseria sottovalutano la Federazione della Sinistra sono proprio i figli del disastro che nel 2007 abbiamo toccato con mano come inizio di una crisi che tuttora non è passata, nè per noi, nè per Vendola, nè per ciò che pare essere sinistra antagonista. Dovremo invece aspirare a portare concetti alternativi a quelli troppo facili e semplicistici del bipolarismo oppure di una dinamica opposizione\governo. Per dare forza a concetti diversi è inevitabile lavorare sul territorio. Io ho il sospetto, e lo dico senza accusare nessuno in particolare, che esagerare con queste rappresentazioni negative di persone o di progetti politici sia una bellissima scusa per non lavorare politicamente nel territorio di appartenenza. Evidentemente ci sono molte persone che di definiscono di sinistra che preferiscono scrivere lunghi trattati di politica(non richiesti) sui blog piuttosto che andare a fare mezz’oretta di volantinaggio contro le politiche economiche del governo, contro la legge bavaglio, oppure per l’acqua pubblica.

  93. massimiliano piacentini Says:

    Salvare Liberazione, il nostro giornale

  94. caro antonio perillo, siamo d’accordo e mi fa piacere.

  95. e bravo massimo della chiarezza! complimenti! sempre pensieri profondi e interessanti. il mondo, la politica, le differenze di reddito, la pubblicità o la privatizzazione delle leve fondamentali dell’economia, le guerre, l’istruzione, il problema della casa, la precarietà, l’età pensionabile, i diritti civili e tutto il resto non contano nulla. conta chi è il premier. come negli USA, dove non ce ne è stato nemmeno uno che abbia potuto (non voluto perché per volere diversi avrebbero voluto) eliminare la pena di morte. e poi che è questa mania di studiare, ragionare, confrontare analisi, approfondire i discorsi, dialogare rispettando le diverse posizioni. scemenze. nocive al “campo sociale di riferimento” io ho qualche migliaio di libri. sarà meglio che li butti via. solo così sarò veramente moderno e all’altezza dei tempi. basterà leggere qualche dietrologo sulla repubblica e sul corriere, guardare qualche talk show facendo il tifo per uno contro l’altro, e sperare che sorga improvvisamente un leader telegenico e abbastanza astuto per dire cose talmente generiche e suggestive che piacciano a tutti. ci penserò. nel frattempo continuerò a pensare sciocchezze come fare analisi, leggere il capitale di marx e le sue polemiche con altri del movimento operaio (anche lui era troppo dotto e troppo filosofo e mal si potrebbe adattare al berlusconismo di sinistra). per non parlare del fatto che i ceti subalterni nella società mica si devono organizzare e mica devono lottare, scioperare e protestare. mica esistono le classi, i ceti sociali. esistono solo telespettatori, consumatori e clienti. e quindi basta porsi la seguente domandina: perché un precario o un operaio dovrebbe votare centrosinistra se il riferimento del pd è la confindustria? perché un pacifista dovrebbe votare centrosinistra se sono tutti d’accordo sulla guerra in afghanistan? al momento del voto ciò che conta è la pettinatura del leader, come gli cade il vestito firmato che indossa e la sua capacità di essere arguto contro l’altro candidato e abbastanza furbo per non proporre una cosa concreta che sia una dando, però, l’impressione di parlare di tutto.
    comunque anche se morisse rifondazione comunista non morirebbe certo la lotta di classe. è solo che la confindustria godrebbe appena appena un po di più.
    caro massimo della chiarezza, saremo come nella notte dei morti viventi il tuo incubo.

  96. ben detto antonio.

  97. egregio michele caruso, per il tradizionale rovesciamento della realtà operata dal pensiero unico idee, concetti, analisi e proposte strutturate e basate su di un pensiero forte diventano “ideologie” superate, vecchie e arbitrarie. mentre le suggestioni, gli slogan imitanti la pubblicità e la banalità generiche e buone per qualsiasi scopo diventano concretezza e capacità di cambiare le cose.
    però hai ragione. per dire qualcosa e farsi ascoltare dai mass media nel “panorama politico del paese” mica si deve pensare al paese e a ragionare su cosa si deve fare di concreto per cambiarlo. bisogna partecipare al teatrino ed omologarsi al panorama stesso. ma sarebbe meglio dire che bisogna diventare una merce da pubblicizzare e da vendere su uno scaffale del supermercato della politica.
    ciao ciao

  98. ciao lucaocchionero. sono d’accordo. il berlusconismo abita dovunque. del resto è egemone proprio perché anche chi pensa di essergli alternativo lo imita e ragiona nello stesso modo. la politichetta pettegola e provinciale è egemone. la trovi negli insulti a vendola (che per altro non fa nessun dirigente del partito) e negli insulti che vendola propina ogni giorno a noi come “la federazione è un cimitero”.
    ciao

  99. Michele Caruso Says:

    Egregio ramon mantovani, non ve l’ha mica ordinato il medico di costituirvi in partito politico, di raccogliere per anni decine di miliardi di lire di finanziamento pubblico, di porre l’orizzonte delle elezioni, della rappresentanza, come l’unico vero obiettivo plausibile per un gruppo di dirigenti che agiscono sul “territorio” come le famose particelle di sodio. Basta vedere i banchetti dei referendum per l’acqua pubblica: quelli di rifondazione completamente vuoti, quelli del comitato promotore assiepati di gente. Non lo dico io che siamo all’agonizzante viale del tramonto lo dicono le urne e le piazze vuote. E per ragionare sul futuro del paese, dei diritti, del lavoro, dell’ambiente ecc..non c’è bisogno di essere un partito.
    Crede che la sfida di Vendola sia solo narcisismo, leaderismo e teatrino della politica? Faccia pure, milioni di italiani di sinistra credono l’esatto contrario; per inciso gli stessi che vi hanno già licenziato da tempo; nelle urne e nelle piazze. E non lo dico con compiacenza perché in una fase politica come questa ci sarebbe bisogno del contributo di tutti. Invece si preferisce il solito avvilente settarismo. Buona fortuna.

  100. Domenico Mallamace Says:

    Ma che cavolo dici Caruso,nel mio paese solo noi del Prc e della FdS abbiamo raccolto 2800 firme con una popolazione di 10500.
    Dai per favore,capisco tutto ma sparare cazzate quanto per sparare è veramente ridicolo.
    Urne vuote??
    Si,purtroppo siamo al 3% ma Vendola ne ha ancora meno di noi voti vedi le europee e le regionali,al di la della Puglia Vendola è nullo.
    Nazionalmente la Federazione della Sinistra alle rewgionali nelle 13 regioni raccoglie 620.000 voti contro i 679.000 di SEL, ma se si sottrae il voto pugliese confrontando le altre 12 regioni che hanno votato, la Federazione raccoglie 556.000 voti, mentre il movimento di Vendola ne raccoglie 487.000.
    “Cosi come alle europee noi abbiamo preso il 3,4% mentre SeL il 3%.
    Egregio ramon mantovani, non ve l’ha mica ordinato il medico di costituirvi in partito politico, di raccogliere per anni decine di miliardi di lire di finanziamento pubblico, di porre l’orizzonte delle elezioni, della rappresentanza, come l’unico vero obiettivo plausibile per un gruppo di dirigenti che agiscono sul “territorio” come le famose particelle di sodio”
    Questa è una delle frasi,consentimi,più cretine che abbia mai sentito anche perchè di tutto questo ne ha usufruito soprattutto Vendola e i suoi seguaci adesso tutti in SeL

  101. Casella Says:

    “Crede che la sfida di Vendola sia solo narcisismo, leaderismo e teatrino della politica? Faccia pure, milioni di italiani di sinistra credono l’esatto contrario; per inciso gli stessi che vi hanno già licenziato da tempo”
    MA SE VENDOLA PRENDE MENO VOTI DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA.
    BAH…………….QUI SI VUOL CAMBIARE LA REALTA’.
    RAMON ARRIVANO I FANS DEL CENTRO-SINISTRA E DI TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

  102. Michele Caruso Says:

    Se vuoi continuare a dare ragione a te stesso invece che alla realtà, fai pure (gli ultimi sondaggi spiegano che oggi come oggi il presidente della regione puglia vincerebbe le primare del csx). Io non sono un fan di Sel, né un fanatico idolatra di Nichi Vendola, mi dispiace. Capisco che nel vostro schema binario se uno critica x allora appartiene a y, ma io non appartengo a nessun partito, trovo soltanto ridicolo questo complesso di inferiorità verso un vostro ex compagno e trovo suicida e demenziale la linea politica dell’attuale gruppo dirigente di rc (che poi tanto alla fine sarà costretta ad accattare poltrone, non fosse che per la mera sopravvivenza).
    Che Vendola sia all’interno del gioco politico è un ovvietà, ma non mi sembra che abbia sproloquiato contro la democrazia borghese, la deriva elettoralistica, la rivoluzione dal basso o altre cazzate da 16enni in tempesta ormonale
    A differenza dei poveri ex parlamentari di rifondazione, i quali danno buoni consigli perché non possdono più dare cattivo esempio.

  103. Anonimo 3 Says:

    Una domandina semplice semplice a Michele Caruso.

    Se ci tieni a specificare di non appartenere a partiti, trovi demenziale e suicida la politica del Prc, ritieni sproloqui e cazzate da sedicenni in tempesta ormonale gli obiettivi che si pone il partito … cosa cerchi esattamente qui?

    P.S, Specificazione per specificazione… i complessi di inferioritá magari li avrai tu, per gli altri non posso parlare, ma io di certo non ne ho.
    Giusto per chiarire e senza offesa, a me che Sel abbia dei voti in piú o in meno risulta del tutto indifferente e se la qualitá di un progetto politico si misura dai sondaggi, perché non sostenere il pdl?

  104. massimiliano piacentini Says:

    Caro compagno Mantovani,
    penso che tutti questi pseudocritici e denigratori vari che scrivono su questo blog, così come qualche tempo fa su quello quello del compagno Ferrero, vadano ringraziati. Intanto, per la preoccupazione che mostrano per il nostro futuro, la qual cosa trovo davvero commovente, così come trovo commoventi i loro consigli per tirarci fuori dalle difficoltà. Solo un anno fa non avrei mai supposto che in Italia ci fossero tanti ‘sinistri’ così preoccupati del destino politico dei comunisti. Ma sopratutto vanno ringraziati poiché rappresentano la prova del fatto che siamo sulla buona strada e che, ancora oggi, la loro preoccupazione più urgente è quella di salvarci facendoci annegare nel mare ‘sinistro indifferenziato’; quel mare senza aggettivi tanto decantato da Bertinotti & Co e pronto a dir poco ad attaccarsi a tutto, anche alle ceneri di un vulcano in attività anticapitalista per ottenere suffragi. Ma i comunisti avevano compreso benissimo già molto prima che si iniziasse a parlare nelle varie discipline di Post (industriale, moderno etc) che la natura stessa era un soggetto di rivolta rispetto al comando del capitale per il semplice motivo che questo devasta l’ambiente e -come scriveva Adorno- reifica le anime. Ciò che oggi viene spacciato per nuovo è in verità acquisizione antica, compresa la pseudocritica alla forma partito: io ero un ragazzino quando se ne parlava e tentava anche la prassi. In ogni caso, per tagliare la testa al toro, forse possiamo riproporre una regola metodologica chiara e precisa che Marx indicò a tutti nel suo 18 Brumaio: “E come nella vita privata si fa distinzione tra ciò che un uomo pensa e dice di sé e ciò che dice e fa in realtà, tanto più nelle lotte della storia si deve far distinzione fra le frasi e le pretese dei partiti e il loro organismo reale e i loro reali interessi, tra ciò che essi si immaginano di essere e ciò che in realtà sono”.

  105. lucaocchionero Says:

    Per la raccolta delle firme per l’acqua pubblica la Fed. della Sinistra è stato il motore organizzativo e se non sbaglio, tra i partiti, quello che di firme ne ha raccolte di più, perlomeno nel territorio dove opero. Purtroppo si conferma il mio sospetto: ci si eccita coi sondaggi irrilevanti, con le dichiarazioni false e senza costrutto di fans accaniti cui si crede in preda alla disperazione, ma non si fa nulla sotto casa propria: non un volantino, non un comitato, non un dibattito, non una conferenza. Ancora emerge il brutto vizio della sinistra antagonista peggiore: quello di ben pontificare con la speranza che altri facciano il faticoso lavoro sul campo. Ma il faticoso lavoro sul campo lo fanno davvero in pochi. Caruso, puoi scaricare sul PRC, sulla Fed. della Sinistra tutto il livore che vuoi ma alla fine la soluzione è semplice: senza lavoro sul territorio dei suoi militanti la FED e il PRC non riusciranno a risollevarsi, ma è anche vero che senza lavoro sul campo dei militanti neppure Vendola riuscirà nei propri obiettivi. Nessuno si illuda che basteranno un paio di passaggi televisivi o qualche dichiarazione ad effetto. Ultima cosa prima di insultare PRC e FED io guarderei agli scontri pesantissimi esistenti in SEL, ed alle varie linee politiche che si esprimono nelle tante Fabbriche di Nichi. Questo te lo dico non per animo cattivo ma per farti capire che se Sparta piange Atene non ride e che sarebbe opportuno, invece di scaricare tanto livore, cercare per una volta di vedere i pregi a sinistra e di riunirli. Invece col tuo atteggiamento condanni tutta la sinistra alternativa alla sconfitta, ma forse, alla fine è proprio il tuo obiettivo.

  106. Antonio Perillo Says:

    Sulla scorta di quanto scrive lucaocchionero aggiungo che la componente di pericolosità nella proposta di Vendola (che come detto da molti più volte non è un nemico, ma uno che ha legittimamente una proposta strategica diversa dalla nostra) consiste nell’assecondare, di fatto, la concezione della politica attuale. Il messaggio di Vendola, cioè, a precari, disoccupati, lavoratori in lotta, a quanti insomma da sinistra vorremmo rappresentare è questo: state tranquilli, al prossimo giro avrete un leader a rappresentarvi, seguitemi su giornali e tv e tenetevi pronti a votarmi alle primarie e alle politiche.

    Insomma, un messaggio rassicurante per i tanti che hanno abbandonato o non hanno mai fatto lavoro sul territorio, lavoro politico di aggregazione, di lotta. Insomma un messaggio che non chiama alla mobilitazione, che non mira a spostare gli equilibri sociali di questo Paese, ma che rassicura l’elettorato, curando di sottoporre ad esso un prodotto di marketing politico certamente più appetibile dei Rutelli, dei Prodi, dei Veltroni.
    Un messaggio che sorvola sulla sconfitta principale subita dalla sinistra, e cioè aver perso la concezione alta della politica a favore di un’altra che vede nel voto ogni tot anni e nella visione dei talk show l’unica esperienza politica immaginabile (con annessa retorica anti partito, anti casta e quant’altro).

    La cosa preoccupante è che quanto scrivono alcuni qui, livorosi contro il Prc, sulla percezione di presunti “milioni” di persone in merito alla sinistra è purtroppo vero (fatte salve le dimensioni, forse). Vendola è un prodotto politico visibile, ha un messaggio chiaro, ha palesato la candidatura, ha costruito una trama che lo lega agli spettatori/elettori (il candidato di sinistra che sfida le oligarchie del Pd che lo attaccano e si rivolge al suo elettorato per spostarlo a sinistra). Fa nulla se la prospettiva di governo col Pd sui contenuti sia qualcosa di difficile se non irrealizzabile (da sinistra). La proposta di Vendola viene percepita, anche da alcuni nostri compagni, anche come la più efficace per mandare a casa Berlusconi, mentre noi siamo gli “anti-alleanzisti”.
    Insomma saranno tempi duri, soprattutto mediaticamente. Dobbiamo investire come non mai sul progetto della Federazione e mi preoccupano quanti ne parlano come di un progetto necessario ma già non sufficiente. Dobbiamo credere nelle cose che diciamo.

  107. In diverse regioni SEL e le fabbriche manco si parlano…..e parlo del SUD non del NORD dove sono residuali sia SEL che le fabbriche….ma poi dopo che saranno finite le primarie, se mai si terranno, che ne sarà Di SEL e fabbriche varie?

  108. egregio michele caruso, ciò che credono milioni di persone è molto importante. ma dubito che tu possa parlare a nome di milioni di persone. tranne che su una cosa. essendo l’egemonia della destra molto forte è evidente che decine di milioni di persone pensano che la “politica” sia fatta di sondaggi, di leader, di litigi fra leader, di manovre e manovrette sulle quali sui giornali e nei talk show si sprecano fiumi di parole. tu fai parte di questo circo. anche se magari pensi di essere molto di sinistra e alternativo riproduci solamente la concezione della politica che si è imposta da quando esiste il pensiero unico e che è stata implementata dal bipolarismo.
    ti piace leggere in sondaggi e sognare scenari dove si conferma che il prc è morto e che vendola dirigerà il centrosinistra e poi il governo nazionale facendo grandi riforme rivoluzionarie? fallo pure quanto vuoi. divertiti. godi. vendola non è un narcisista. e chi lo ha mai detto? ma un leaderista si. e usa toni più da profeta (io salverò la puglia, io salverò l’italia) che da dirigente politico. io leggo con attenzione tutto. e sono abbastanza esperto per poter dire che nei discorsi di vendola ci sono frasi ad effetto che possono far dire ad un militante della sinistra radicale “ecco, finalmente uno che difende i miei stessi valori” e ad un democristiano del pd “ecco, finalmente uno di sinistra che non è estremista e che dialoga con i cattolici”. peccato che non c’è niente di concreto. neinte che sia una proposta organica per risolvere i problemi del paese. è come “l’ottimismo” di berlusconi. è esattamente la stessa concezione della comunicazione. far leva sui sentimenti (buono o cattivi sempre sentimenti sono), rassicurare, far credere di potere tutto. ovviamente questo fa piacere ai mass media che se ne fottono dei contenuti, delle proposte, delle coerenze, delle idee, e che amano le cose stupefacenti. in tutti i sensi. la destra si divide e il centrosinistra è diviso già fra diverse candidature. quindi mica bisogna vedere quali cose servono al paese, ai precari, agli studenti, ai pensionati, agli operai e così via. basta dire che forse il candidato tizio è appoggiato sotteraneamente da veltroni (lo dicono di vendola) e che l’altro deve neutralizzare questo appoggio ecc ecc.
    e così i “seguaci” devono fare il tifo. e dovranno andare nei mercati a distribuire la faccia del candidato e a rispondere ai cittadini elencando le qualità del candidato. esattamente come negli usa. dive, gira e rigira, mai e poi mai si può cambiare anche una sola delle cose importanti.
    ma questa è la morte della sinistra. a meno che sinistra non sia un termine talmente relativo che in realtà vuol dire solo sinistra di qualcos’altro. sinistra liberale. sinistra del centrosinistra. sinistra confindustriale.
    ma non confido che tu possa condividere e capire che differenza c’è nell’analizzare la società da un punto di vista di classe, o marxista se preferisci, o dal punto di vista del pensiero liberale, per quanto di “sinistra”. tanto più se poi, in italia, si devono fare i conti anche con il fatto che il centrosinistra non è solo affannosamente alla rincorsa della confindustria. infatti insegue continuamente anche il vaticano.
    auguri, egregio. e ricorda che le suggestioni e le illusioni (per quanto voti possano raccogliere) sono sempre seguite dalle delusioni.

  109. con tutti gli altri sono più che d’accordo.

  110. Michele Caruso Says:

    Certo che chi ha fatto il deputato per 15 anni (e lo ha fatto svolgendo un ottimo lavoro tanto per fugare gli equivoci), viene a dire a me, che faccio l’anonimo impiegato per un dignitosissimo stipendio di 1400 euri che appartengo al “circo” della peggior politica è un delizioso paradosso.
    E’ vero Vendola utilizza la comunicazione politica in modo “moderno”, o “berlusconiano”, o “americano”, come dici tu. E noi (milioni di persone per tua stessa ammissione) tutti qui rincretiniti ad ascoltare l’incantatore di serpenti, illusi prima e delusi poi. Non ti sembra di disprezzare un po’ troppo le persone? Che ne sai tu delle motivazioni che spingono il “popolo di snistra” a riporre fiducia in Vendola? E non ti sembra che proprio questo disprezzo settario sia all’origine dei titoli di coda che mestamente scorrono sul prc?

  111. lucaocchionero Says:

    Caro Lucio la tua domanda è una delle tante che ci poniamo su quel movimento. Ma, io ripeto, il nostro problema non è Vendola, le fabbriche e la Sel, il nostro problema è l’imbarbarimento di questa società, l’accerchiamento antioperaio, il disprezzo del lavoro e dei lavoratori che la calsse padronale ormai non si cura nemmeno di nascondere dietro formule mediaticamente digeribili. Le operazioni disgustose che Marchionne desidera mettere in atto(faccio appena notare che per un lavoro simile:costringere i lavoratori a firmare un contratto diverso dall’assunzione pena il licenziamento, un grande padrone è stato già penalmente condannato per estorsione e violenza privata, questo padrone è Emilio Riva dell’Ilva di taranto) sono il simbolo di questo nuova strategia che mira a far pagare ai lavoratori ed a milioni di giovani i costi di questa crisi interamente prodotta dai ricchi operatori del capitalismo, siano essi padroni di mezzi di produzione, siano essi manager, siano essi speculatori finanziari e di borsa. Il paradosso della politica italiana è poi il maggior raggruppamento politico che i giornali definiscono di “sinistra” che si spacca come una mela su queste strategie industriali antioperaie. Abbiamo a sinistra un compito immane. Risalire la china per provare ad inserire nella cultura corrente messaggi e principi contrari rispetto a quelli ampiamente diffusi da tutti i mass media. Serve lavorare sui territori, sviluppare sedi della federazione della sinistra per discutere con liberi cittadini ed associazioni gli strumenti migliori per incidere, costruire reti che organizzino dibattiti, iniziative, manifestazioni in grado di evidenziare problemi. Lavoriamo soprattutto fuori dal partito essendo vigili perchè quest’ultimo durante il nostro lavoro esterno non diventi preda della conservazione. Pensiamo che la politica d’alternativa non deve distruggere e favorire scontri, soprattutto tra simili, ma deve costruire alleanze che mirino a raggiungere almeno gli obiettivi minimi che ci siamo prefissati. Ragioniamo su questo perchè adesso non è tempo di guerre a sinistra.

  112. massimiliano piacentini Says:

    Visto che non lo fa nessuno, vorrei ringraziare il Sig. Caruso per i suoi illuminanti interventi: abbiamo bisogno, nel momento difficile in cui è in gioco la nostra stessa sopravvivenza, di saggezza e capacità critica e costruttiva. Grazie. Proporrei a tutti di passare gli interventi del Sig. Caruso direttamente alla direzione del Partito, dove potrebbero essere ulteriormente approfonditi, sviluppati e -dopo una sua (di Caruso) preventiva approvazione- votati. Si tratta di salvezza! Grazie Caruso!
    Un saluto a pugno chiuso a tutti i compagni

  113. massimiliano piacentini Says:

    Cari compagni dovete scusarmi, ma vorrei fare un omaggio agli amanti dei sondaggi, sopratutto a quelli che fanno gli anonimi impiegati “per un dignitosissimo stipendio di 1400 euri” (1400 Euri!!!!!: dignitosissimi!!!):
    Se si vota in autunno il Pdl
    e la Lega avranno ancora la maggioranza sia alla Camera sia
    al Senato. Lo rivela al quotidiano online Affaritaliani.it
    Nicola Piepoli sulla base di un sondaggio effettuato il 2
    agosto. “Fini ha sottratto voti soprattutto a sinistra,
    almeno un punto percentuale al Pd”, spiega il ricercatore.
    Secondo i dati da lui offerti, il Popolo della liberta’ si
    attesta in questo momento al 33,5 per cento e il Carroccio al
    10,5. “E’ una conferma per il centrodestra e se ci saranno le
    elezioni anticipate in ottobre-novembre la sinistra prendera’
    l’ennesima stangata”. Il Partito democratico e’ sceso al 26
    per cento e l’Italia dei Valori e’ rimasta stabile al 7.
    Leggera flessione per l’Udc al 5,5. E il partito di Fini?
    Futuro e Liberta’ per l’Italia vale il 5 per cento. Infine
    Sel di Vendola, che si e’ consolidato al 3 per cento. Ma il
    governatore della Puglia, alla domanda diretta su chi
    vorreste come nuovo premier, arriva secondo dietro Berlusconi
    (staccato di 10-15 punti).
    Allora? Che vogliamo fare? Lasciamo perdere subito?
    saluti comunisti

  114. Luca Ermin Says:

    Fiducia a Vendola??
    Se prende meno voti del Prc e della Federazione della Sinistra.
    Mi da l’impressione che Vendola venga solo pompato dai suoi fan e dai mass-media

  115. Lucio Says:

    Caruso io prendo 700 euro al mese e sono precario che ne sai tu impiegato e garantito forse nullafacente dei precari come me? Che ne sa vendola che prende da 20 anni migliaia di euro al mese?
    Vedi caro Caruso il tuo discorso è perfettamente ribaltabile ma così dove si va a finire?
    Il “popolo di sinistra”? Cos’è? Che ne sai tu che pone fiducia in Vendola?
    La formazione di Vendola è arrivata al 35%?
    D’accordo con lucaocchionero però ripeto la mia domanda una volta tenute le primarie(se mai si terranno) che fine faranno SEL e le fabbriche?
    A prescindere dal ruolo che svolgerà vendola.
    Caruso allora altro che titoli di coda……mi chiedo a quel punto tu da chi correrai……

  116. Michele Caruso Says:

    Grazie del nullafacente garantito caro lucio (parli come un corsivista di Libero, o un funzionarietto di Confindustria ma quello è un tuo problema), sentivo la mancanza dell’empatia tipica del forumista rifondarolo.
    Diciamo che il “popolo della sinistra” ripone fiducia in Vendola per mancanza oggettiva di competitor (da Bersani a Ferrero). Probabilmente è un atto di fede, una sopita disperazione generata da 15 di berlusconismo. Sarà una speranza superficiale, mediatica, leaderistica, ok. Ma è un dato di fatto. Non mi pare altresì che il “capillare lavoro sul territorio” del Prc produca sommovimenti nelle masse.
    Non preoccuparti, se si perderà anche stavolta non correrò da nessuno, sono un semplice elettore e non un semi-professionista della politica.
    Ti comunico però che pezzi grossi del tuo partito sono mesi che cercano e’ l’alleanza con Sel. Proprio nella persona del primo firmatario della mozione 1 C.G.. E’ bene che lo sappiate, perché quando arriverà il tempo della questua rimarrete assai delusi.
    ciao ciao

  117. vedi michele caruso, i tuoi post suscitano solo polemiche. ma sono polemiche sterili, perché condite da insulti e suggestioni. anche “i titoli di coda” e via cantando sono solo suggestioni. come i sondaggi e i voti elettorali. usati per darti ragione o per darti torto, fa lo stesso.
    inoltre affiora anche la critica della casta. la cui versione maggioritaria per venti anni è stata scientemente usata per distruggere il parlamento e il sistema dei partiti affinché potesse essere più comodamente sostituito con il governismo-presidenzialismo e con i partiti personalizzati con tanto di nome del capo sul simbolo.
    uno dei modi per non ragionare e non discutere è quello che hai usato tu.
    siccome io ho fatto il parlamentare e tu sei un impiegato allora tu hai più ragioni e migliori idee di me?
    a parte il fatto che dici che ho fatto un ottimo lavoro (grazie, bontà tua!) che cosa dovrebbe frenarmi dal dire una opinione e sostenere una tesi? cosa?
    io non disprezzo nessuno. tanto meno le persone umili che sono egemonizzate dalla cultura dominante.
    gramsci, in carcere, non si lasciò tentare dalla teoria secondo la quale il fascismo era puro comando e repressione. seppe vedere l’egemonia e il consenso che c’era nel popolo. il pcdi ebbe i suoi transfughi che saltarono sul carro dei vincitori. anche fra i massimi dirigenti (bombaci per esempio). e non credo si possa accusare gramsci, anche lui fu deputato, di aver disprezzato il popolo italiano perché era egemonizzato dal fascismo.
    tu parli di politica. ma la politica non è una materia inerte, sempre uguale a se stessa. negli usa la politica è fatta di comitati elettorali, sovvenzionati dalle imprese e dalle lobby, e si riduce a persone che si candidano a governare l’esistente. per il popolo americano la politica è questo. ed è lo scontro personale fra personaggi. ed è politica la possibilità che un presidente si debba dimettere per aver negato di aver avuto una relazione sessuale con una stagista. ed è politica l’abito della first lady e il nome del cane del presidente. ciò cancella totalmente contenuti e idee diverse? NO, CERTAMENTE NO. ma ogni cosa, essendo collocata in un preciso contesto, deve essere compatibile con il contesto. altrimenti è percepita come estremismo o come stravaganza.
    che il programma di licio gelli prevedesse una americanizzazione del sistema italiano è noto. che il nascente pds indicasse come modello del bipolarismo gli stati uniti d’america è noto. che il primo risultato sia stato far vincere il corruttore e piduista berlusconi nel 94 è noto. che da allora la politica è andata sempre più assomigliando a quella statunitense e che la stampa segua e acceleri e aggravi questo andazzo è evidente.
    quello che ci divide, mio caro michele caruso, è l’idea che tu hai di poter cambiare qualcosa secondo le regole e secondo i dettami di questo sistema. se la politica corrente è avere un leader telegenico che dice cose generiche e che esibisce i propri sentimenti non sei tu a cambiare le cose. è la realtà e l’egemonia della destra che cambia te. il sistema comunicativo e di potere vigente non tollera che si parli di contenuti, di problemi e fatti concreti. al massimo si può citarli e usarli strumentalmente per la vera contesa. che è quella di vedere quale schieramento oligarchico gestisce l’esistente.
    se il sistema e anche gli errori soggettivi rischiano di far sparire dalla politica “importante” e percepita come tale dal popolo il punto di vista, l’organizzazione e la rappresentanza della sinistra comunista, antagonista e anticapitalista, si può anche fregarsi le mani e gioire, si può abbandonare il novecento e l’identità comunista. ma si porta solo acqua al mulino del sistema ed è del tutto inutile “sognare” grandi cambiamenti mentre si consolida l’esistente.
    non esiste il populismo dell’antipopulismo. o si è antipopulisti e anche per questo si è contro berlusconi o si è populisti e allora si può mandare via berlusconi senza cambiare nulla.
    va da se che siccome berlusconi è in sintonia con i cambiamenti sociali e culturali prodotti dal modello sociale conseguente alla globalizzazione, alla dittatura del mercato, alla assolutizzazione della competizione, all’egoismo e alle mille fobie prodotte dalla solitudine mentre il populista-antipopulista vendola può suscitare speranze che in questo sistema non possono che diventare delusioni la partita è persa in partenza. non parlo dei voti e della popolarità. parlo dell’abolizione della precarietà, dello scalone maroni e delle controriforme pensionistiche del centrosinistra. parlo della “autonomia” dell’università di berlinguer che ha aperto la strada alla privatizzazione del sapere e agli scempi della gelmini senza mai toccare, però, i baroni universitari con “la repubblica” sotto il braccio. parlo dell’informazione che in tv è stata sostituita dallo spettacolo. parlo dei morti sul lavoro. parlo degli sfratti esecutivi per morosità quadruplicati negli ultimi due o tre anni. parlo della solitudine delle lotte operaie.
    queste cose si possono elencare e magari denunciare ma bisogna saper dire come e quando possono cambiare. dirle per avere il consenso di chi le patisce e non fare i conti con la dura realtà dell’estrema difficoltà a cambiarle può suscitare speranze e affidamenti. ma ogni volta che si suscitano speranze e poi si deludono il risultato è che le persone in carne ed ossa rompono definitivamente con la sinistra.
    non c’è sinistra al mondo che non si proponga di cambiare la realtà. e non c’è sinistra che non punti sul lavoro sociale e sulla organizzazione e protagonismo dei lavoratori, delle donne, degli studenti e così via.
    tu disprezzi il “partito sociale”. semplicemente disprezzi l’idea che solo attraverso la presa di coscienza della propria condizione e l’attivazione della vera partecipazione diretta al cambiamento della realtà in cui si vive la sinistra potrà ricostruire la proprie radici e attingere da quelle la linfa che tiene in vita la pianta. una sinistra senza radici sociali al primo venticello se ne vola via, normalmente nella direzione in cui spira il vento. ma le radici sono consapevolezza, coscienza, coerenza, fiducia, autorganizzazione, autonomia di pensiero, nelle lotte. le suggestioni, gli slogan, i leader predicatori non mettono radici e non crescono. non preparano alternative. producono solo persone che per “vincere” separano i propri destini personali da quelli che dicono di rappresentare.
    la “sinistra che vince” mentre la propria gente perde in salario, diritti, potere reale non è un ossimoro. è un imbroglio.
    come vedi, caro michele caruso, io faccio valere le mie ragioni.
    fai valere le tue. e abbandona la demagogia dei mille 400 euro. come vedi hai subito trovato uno che ti dice io sto peggio di te e quindi ho più ragione di te.
    quanto a me vorrei solo ricordarti, sommessamente, che da parlamentare ogni anno ho versato fra i 90 e i 100mila euro al partito e che certamente, pur essendo stato un privilegiato, non mi sono arricchito. il che non fa valere un grammo di più o di meno le mie opinioni.
    ciao

  118. Andiamo Caruso sei così accecato da non vedere che ho usato la parola nullafacente in senso ironico? Pure massimo piacentini ha ironizzato.
    Il problema è che i luoghi comuni li vuoi usare solo tu…..ci costruisci sopra delle tesi e poi ti incazzi se li usano altri.
    Vedi Caruso tu che dici di parlare per il popolo della sinistra dovresti sapere che se vai in qualsiasi ufficio postale a pagare la bolletta e davanti a qualsiasi fabbrica e dici di essere un impiegato a 1400 euro al mese…il minimo che ti capita è che ti dicano che non fai un cazzo.Non è vero?Certo che non è vero….ma ci si crede.Tutta l’antipolitica e costruità così…..tentare di cavalcarla “da sinistra” è un vecchio film che ha generato solo mostri in Italia.Per il resto Ramon ti ha già risposto.
    Però tu alle mie domande non hai risposto.Vuoi vivere con le tue certezze bene.Ma ci sono altri che hanno altrettanto diritto di pensarla diversamente.A proposito tu che non sei un professionista politicante(manco io) ma un semplice elettore cosa fai praticamente nel tuo quartiere per portare le idee della sinistra?Oltre ad andare a votare ovviamente…..

  119. Michele Caruso Says:

    Io non disprezzo affatto “il partito sociale”, come non disprezzo nessuna forma classica di organizzazione orizzontale-mutualistica di lavoratori, cittadini, società civile, ci mancherebbe. Capisco che caricaturare le parole dell’interlocutore aiuti nella schermaglia dialettica, ma è un gioco triste.
    Dico che sono anni che sento queste parole, gonfie buona fede e speranze quanto irrimediabilmente virtuali e soprattutto inefficaci (l’unico criterio che vale e dà sostanza agli slogan è l’efficacia dell’azione politica, altrimenti rimangono vuote petizioni di principio). Credo che un partito che navighi intorno al 2% dovrebbe riflettere sulla discrepanza tra il suo pensarsi come organizzazione di massa e la realtà (e questo vale anche per sel). Rc, pdci, sel, sono piccole formazioni di opinione, senza alcun legame, o con un legame flebile con il territorio. e soprattutto dovrebbe abbandonare la presunzione ideologica di pensarsi come una congerie di anime pure, circondata da traditori e opportunisti. Quando parli di “presa di coscienza” vuoi dire che milioni di persone di sinistra sono “incoscienti”? Non hai mai pensato che sono perfettamente coscienti di sé e della propria condizione e che rifiutano di essere rappresentati dai soliti vecchi catenacci della politica? Rifondazione negli anni ha sostenuto governi dall’esterno, ne ha fatto anche parte con ministri e sottosegretari, con gli esiti che conosciamo.

  120. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    non ho niente di più intelligente da dire al momento se non augurarti un periodo di riposo o di vacanza che se si può fare fa sempre bene,io al momento non posso proprio ai de mi.non si sa mai se passi dalle mie parti
    io ci sono. Semplicemente un abbraccio con amicizia e stima immutata.
    Giovanni

  121. caro michele caruso, e ridagli! prima scrivi:
    “Sono curioso, davvero, spiegami come hai intenzione di farlo. Con la “politica autonoma di classe”? Ma ti rendi conto che è uno slogan, una formuletta religiosa? Stessa cosa per il “sociale”, il “territorio”, la “base”, parole svuotate di ogni significato, esercizi di stile, randelli da sbattere in faccia all’avversario, che in questo caso si chiama Nichi Vendola.”

    poi aggiungi:
    “Diciamo che il “popolo della sinistra” ripone fiducia in Vendola per mancanza oggettiva di competitor (da Bersani a Ferrero). Probabilmente è un atto di fede, una sopita disperazione generata da 15 di berlusconismo. Sarà una speranza superficiale, mediatica, leaderistica, ok. Ma è un dato di fatto. Non mi pare altresì che il “capillare lavoro sul territorio” del Prc produca sommovimenti nelle masse.”

    e fra altri insulti hai detto: “Che Vendola sia all’interno del gioco politico è un ovvietà, ma non mi sembra che abbia sproloquiato contro la democrazia borghese, la deriva elettoralistica, la rivoluzione dal basso o altre cazzate da 16enni in tempesta ormonale”

    ora, michele, dici di rispettare il partito sociale ecc, ma aggiungi che siamo al 2 %, che ci pensiamo indebitamente come partito di massa e che, infine, “soprattutto dovrebbe abbandonare la presunzione ideologica di pensarsi come una congerie di anime pure, circondata da traditori e opportunisti”.

    orbene. c’è una cosa che condivido del tuo ultimo post.
    è questa:

    “l’unico criterio che vale e dà sostanza agli slogan è l’efficacia dell’azione politica, altrimenti rimangono vuote petizioni di principio.”

    atteso che sei d’accordo che esistono e, immagino, debbano essere implementate le lotte, le forme di mutualismo di lavoratori, cittadini ecc. secondo te bisogna fare questo o prendere atto che è impossibile e affidarsi al miracolo di un leader che “spariglia” il centrosinistra e ottiene una svolta nel paese capace di battere berlusconi e di cambiare la realtà sociale e culturale?

    vorrei sommessamente farti notare che le due cose non stanno insieme. non si possono fare insieme.

    e, come tu invochi un principio di realtà dicendo che le formazioni di sinistra sono piccole organizzazioni dotate di scarso consenso e per giunta d’opinione, ne invoco uno io.

    perché, invece che dedicarsi a dividere, spaccare, scindere, non si prende atto della realtà e si dice: siamo diversi per culture e progetti strategici, ma siamo d’accordo su molte cose importantissime e quindi, se non nello stesso partito, stiamo insieme in una federazione, o in qualsiasi altro modo rispettoso di ognuno, per batterci per realizzarle?
    perché?

    è colpa mia se il progetto di sel e di vendola, e cioè quello di dichiarare morto il novecento e il comunismo per fare un nuovo e unico partito di sinistra, per realizzarsi necessità la morte degli altri?

    è colpa mia se, come tu stesso hai detto, non si prende atto della catastrofe della partecipazione al governo prodi e si vuole ripercorrere esattamente la stessa strada? prima le primarie (già fatto con bertinotti), poi un programma (che io stesso considero buono), e poi il muso contro il muro costituito dalle relazioni del pd e soci con i veri poteri forti. confindustria, banca centrale europea e sistema finanziario, vaticano e governo USA.

    è colpa mia se si dice che il bipolarismo (lo dice anche vendola, o lo diceva) è incompatibile con una concezione della democrazia figlia della costituzione e fondata sulla rappresentanza delle classi e dei conflitti e poi, invece che armare una vera battaglia per la democrazia, anche alleandosi con l’udc e con chiunque abbia lo stesso obiettivo, senza impiccarsi ad impossibili programmi di governo dalla sinistra fino al centro (che sarebbe meglio definire destra democratica) si fa l’apologia delle primarie di coalizione, si dice di essere parte di un centrosinistra prima (e non dopo) aver discusso di contenuti e di programmi?

    è settario dire: la sinistra è in crisi perché manca di insediamento sociale e perché è stata parte di un sistema politico che per sua natura l’ha allontanata dal proprio popolo. e quindi deve ripartire da li. deve unirsi sulla base di un proprio autonomo programma, allearsi con altri per battere berlusconi ed ottenere un obiettivo democratico fondamentale?

    è logico e unitario dire “IO salverò l’Italia”. “IO, terapia d’urto!” “IO sono un populista antipopulista!” “la Federazione della Sinistra è un cimitero!” e potrei continuare a lungo… (e sono citazioni testuali di vendola).

    dov’è il mio o il nostro settarismo?

    ti sfido a riportare qui una sola citazione simile di un esponente pubblico della federazione. e non venirmi a dire che ci sono militanti che scrivono insulti sui blog o su facebook. è vero. sono cretini e sono solo il prodotto di una politica da tifosi da curva. ma di quelli ne trovi anche sui siti di sel e del pd. per non parlare dell’idv ecc ecc.

    il settarismo non è non allearsi con altri. non unirsi. il settarismo è ragionare da setta e comportarsi da setta.

    ti faccio un esempio: ai tempi delle ultime elezioni presidenziali messicane il prc prese una posizione (votando un odg al cpn) di sostegno alla posizione zapatista, che era quella di non considerare possibile nessun rapporto con il PRD e con il suo candidato alla presidenza. una componente minoritaria del prc, da sempre contraria a qualsiasi accordo con i ds, anche nei piccoli comuni, votò contro dicendo che bisognava sostenere il centrosinistra messicano. come mai? semplicemente perché il loro corrispettivo messicano aveva deciso così.

    ecco, questo è settarismo. pensare che qualsiasi scelta politica sia possibile purché garantita da una, diciamo così, purezza ideologica.

    è settaria, ripeto la domanda, la proposta di unire la sinistra senza che qualcuno pretenda di avere la verità rivelata in tasca e decreti l’inutilità e la vecchiaia degli altri?

    o è settario dire “o si fa come dico io o non c’è futuro per nessuno!” e, sebbene si sia d’accordo sull’economia, sulla guerra, sul lavoro, scavare un fossato per dividere chi è “nuovo” e “moderno” da chi sarebbe “vecchio” e “morto”?

    capisco bene che i giornali, le tv, e i mass media in generale abbiano descritto il prc e la federazione come l’adunata dei nostalgici, dei vecchi comunisti trinariciuti, dei settari, degli omofobi, e dei mangiatori di bambini.

    vuoi che non lo sappia?

    del resto l’ho già vissuto, insieme a vendola, altre volte. all’inizio degli anni 90. e poi sul governo dini. e poi nel 98. e chi più ne ha più ne metta.

    certo se qualche anno fa mi avessero detto che vendola, che per anni ha rintuzzato queste accuse tessendo le lodi del comunismo, descrivendo minuziosamente l’attualità del comunismo, e cantando la bellezza morale e culturale e politica dell’antagonismo, non avrei creduto possibile facesse oggi il contrario. esattamente il contrario. e non si vergogna nemmeno un grammo quando accusa altri con le stesse identiche parole con cui era accusato lui fino a poco tempo fa. “duro e puro” “settario” “vecchio” “morto” “superato dalla storia” “identitario” e così via.

    infine, caro michele, dici che le pratiche sociali sono solo slogan.

    qui ti sbagli. totalmente.

    non sono certo sufficienti. ma ci sono. e dove ci sono cambiano molte cose.

    ma forse tu pensi che ciò che non appare sulla stampa e non viene invitato nei talk show non esiste.

    da anni ormai dico che bisogna sapere che la ricostruzione dei legami sociali è un lavoro di lunga lena che richiede molto tempo e molta pazienza. e che bisogna sapere anche che non avrà mai nessuna “visibilità” e nessun tornaconto elettorale immediato.

    so anch’io che se i GAP diventassero oggetto di un litigio fra bersani e veltroni, fra fini e berlusconi, o anche fra il centrodestra e il centrosinistra, si vedrebbe che negli ultimi due anni sono quasi triplicati in italia. e chi ha cose da dire sui GAP avrebbe visibilità in tv.
    due o tre mesi fa su CARTA ho letto in un articolo una cosa curiosa. abbinata alla solita critica della forma partito c’era, a dimostrazione della stessa, la rivendicazione (in capo alla società civile autorganizzata) della grande crescita dei GAP che improvvisamente erano aumentati e più che raddoppiati in poco tempo.
    toh! -mi sono detto- il prc decide di vendere pane a un euro e da l’indicazione di costituire GAP con tutte le persone contattate e CARTA, invece che rallegrarsi di questa cosa (perché è questo e solo questo che in due anni ha raddoppiato i GAP costruiti nei precedenti dieci anni, molti dei quali già costruiti dal prc) che fa? la prende come esempio dell’insofferenza della società civile contro i partiti?
    mah!

    lo stesso hai fatto tu sul referendum dell’acqua. esattamente lo stesso.

    la realtà va guardata bene e non serve, se non si è d’accordo con la forma partito o con il prc, descriverli come merda vecchia anche quando non è vero. così facendo le critiche che invece sono fondate e sono utili diventano anch’esse pretestuose ed inutili. perché nessuno è disposto ad ascoltare critiche insultanti e deformanti la realtà.

    ciao ciao

  122. ricambio govanni, forse in settembre sarò da quelle parti. te lo faccio sapere. e vale per te se vieni a roma o a milano quando ci sono anch’io.
    un abbraccio

  123. La fiat ha fatto nascere il terzo polo rompendo il bipolarismo questo è positivo per un verso ma negativo per un altro.
    E’ positico che lo schema bipolare si sia rotto i finiani staccando UDC e Rutelli dal resto dell’opposizione liberale, hanno fatto male al PD quanto al PDL. Adesso ci restano due alternative o andiamo a fare la corrente esterna del PD presentandosi con la federazione o si da vita ad una vera alleanza di sinistra Questo quarto polo dovrebbe tenere assieme riformisti e rivoluzionari. Presentarsi con una candidatura autorevole bene Vendola, ma potrebbe essere anche un Gino Strada o un Padre Zanotelli. E dovrebbe presentarsi con almeno 4 liste. Una di classe che tenga dentro federazione della sinistra, Sinistra Critica, PCl, Rete comunisti e altri gruppi comunisti. Una ambientalista che contenga Verdi, legaambiente, rifiutizero e comitati ambientalisti. Una forza socialista con il nome socialista che tenga dentro SEL, socialisti di sinistra e radicali. Una forza civico-umanista che contenga popolo viola, grillini, per il bene comune, partito umanista e se ci sta anche l’area dell’IDV di De Magistris. Questo polo ben ridisegnato può tranquillamente puntare ad ottenere un 15 – 20% e se i poli fossero 4 non escludo la nascita di un quinto sull’estrema destra la partita sarebbe interessante.

  124. Michele Caruso Says:

    Ti ringrazio dell’esaustiva risposta di cui condivido ampi passaggi. Abbandono la polemica nella speranza che la “sinistra” riesca a riallacciare i fili (e non solo quelli delle alleanze elttorali).
    Diciamo senza prendere per il culo il misticismo di Vendola e senza denigrare il mutualismo della federazione. Se ci riusciamo sarebbe un passo avanti.
    Saluti

  125. massimiliano piacentini Says:

    Caro compagno Mantovani,

    mi sollecita questo intervento un servizio realizzato da Rainews24 e riproposto sul sito di Liberazione circa lo sfruttamento del lavoro dei cosiddetti extracomunitari in Italia. Il servizio di cui parlo, dal titolo “lavoratori schiavi alle porte di Roma”, non è stato dunque realizzato nel solito sud Italia.

    Visto che parliamo spesso di suggestioni, di confusioni e dei cortocircuiti che ingenerano, vorrei scriverne brevemente, sperando di non tediare nessuno con un argomento che potrebbe apparire oggi a molti irrilevante. Ovviamente non è affatto irrilevante per me.

    Penso che il titolo di quel lavoro, per il resto di pregio, debba essere contestato, così come devono essere contestati tutti e dico purtroppo tutti quelli che lo hanno preceduto sui fratelli messi al lavoro, per esempio, nella raccolta di pomodori in Puglia. Tutti e su tutti i giornali -purtroppo anche su Liberazione- insistono nel considerare schiavistico quel modo di produzione. Comprendo bene la suggestione tesa a creare l’effetto, ma vorrei far notare come poi si ingeneri una confusione pericolosa, soprattutto se questa attecchisce, diciamo, dalle nostre parti. Vorrei fare una prima semplice affermazione: storicamente, lo schiavo appartiene in toto al padrone, è una sua totale proprietà e come tale fa parte dei suoi beni. Seconda semplice affermazione: La schiavitù, sempre storicamente, è un istituto giuridico-sociale-economico.

    Bisogna domandarsi come mai i giornali borghesi si sono affrettati a condannare con grandi paroloni ipocriti il fenomeno del lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari. La mia risposta è semplice: se parliamo di schiavitù, e dunque di un fenomeno illegale, sia la politica
    sia il capitalismo nostrano sono automaticamente assolti. Invece, questi lavoratori non sono per niente schiavi e sono liberi nei due sensi che indicava Marx proprio per definire l’operaio: il capitale non sa che farsene degli schiavi (ricordare guerra secessione) perché questi costano troppo! Anzi, il capitalismo ha bisogno di liberarli per farne un operaio “libero” appunto in due sensi: libero da qualsiasi costrizione o limitazione nella vendita della forza-lavoro e libero perché privo di terra e di mezzi di produzione in generale.

    Se continuiamo a parlare di schiavi e a non vedere invece che questi fratelli vengono trattati così come venivano trattati i primi operai nell’800, a cosa possiamo dire che serva la legge Bossi-Fini? I clandestini servono perché non costano nulla, non hanno diritti e se muoiono nessuno avrà perso il capitale, come succederebbe a un padrone nel caso della morte di uno schiavo! I clandestini servono all’ipocrita borghesia italiana perché se muoiono nei campi o nelle fabbriche non ci sarà nessuno neppure a richiederne le spoglie. Questi non vogliono più nemmeno lavoratori dipendenti, figuriamoci gli schiavi.

    Ultima considerazione, è da un pò di tempo che inizio a pensare che il capitalismo stia in realtà -nella fase odierna- ritornando su sé stesso, come se tornasse all’estrazione di plus valore direttamente dal furto del tempo di lavoro (sussunzione formale). Penso che su questa idea bisognerebbe studiarci un bel pò. In che direzione va la globalizzazione capitalistica? Qual’è il senso delle cosiddette delocalizzazioni e delle politiche di contrasto alla libera circolazione degli uomini?

    Ti sarei grato davvero, caro compagno, se mi facessi conoscere il tuo punto di vista almeno sulla questione degli schiavi.

    saluti comunisti.

  126. O si fa una alleanza per quarto polo o siamo fritti e allora governisti, opportunisti, estremisti, settari possono andare a troncarselo nel ….
    L’alleanza deve unire la sinistra socialista attorno a SEL quella liberalumanista attorno a Grillo e a altri quella comunista attorno a noi e quella ambientalista ma 4 soggetti autonomi che si battono per un proporzionale puro.

  127. caro beppe ti sconsiglio di ragionare come se la politica fosse il risiko e su una scacchiera si potessero schierare le pedine come si vuole in astratto. non puoi pensare che altri si riconoscano nelle definizioni che tu dai di loro e sposini le tue priorità. inoltre essendo il sistema bipolare per avere una maggioranza che possa cambiare la legge elettorale bisogna fare una coalizione che batta berlusconi e non 4 che consegnerebbero a berlusconi la maggioranza assoluta dei voti sia alla camera sia al senato.
    la proposta di rifondazione e anche della federazione (è scritta a chiare lettere nel documento congressuale) è chiara e non ha alternative.
    ciao

  128. ok michele caruso. mi compiaccio della tua risposta. il mio sforzo di risponderti con argomenti invece che con battutine sembra essere utile.
    ciao

  129. caro massimiliano, sulla questione dell’abuso del termine schiavismo o schiavitù sono d’accordo con te. tuttavia la questione è un po più complessa di così. in altre parti del mondo c’è un recrudescenza della schiavismo vero e proprio. anche in settori della produzione industriali legati a merci molto moderne. ci sono centinaia di migliaia di bambini che vengono venduti o rapiti e poi usati in produzioni di manufatti in laboratori industriali. magari incatenati alla macchina. ce ne sono molti altri che diventano di proprietà del padrone terriero e che devono lavorare gratis per pagare i “debiti” accumulati dal padre e magari anche dal nonno. e anche nei paesi ricchi ci sono forme di riduzione in schiavitù di persone (quasi sempre donne). è per questo che non è inutile la legislazione internazionale ed anche italiana sull’argomento. ma su quanto hai scritto, ripeto, sono d’accordo con te. mai le esagerazioni aiutano a denunciare e a combattere fenomeni concreti. meglio, sempre, chiamare le cose col loro nome.
    quanto all’altra questione che poni il discorso si farebbe molto lungo. ma, e perdonerai la sommarietà del ragionamento, se discutiamo seriamente si possono dire almeno tre cose sull’argomento.
    1) non esiste un capitalismo. esistono molti capitalismi e molti capitalisti. è vero che c’è un sistema complesso. ma non esiste, dentro il sistema, una uniformità dei modelli e delle relazioni industriali ed economiche.
    nei settori produttivi (industria e agricoltura) nel mondo esistono tuttora tutti i modi di produzione. perfino quelli precapitalistici. e convivono, per esempio in cina, anche in un solo, per quanto grande, paese. ciò di cui tu parli va inquadrato in questo contesto complesso. altrimenti si può scambiare un dettaglio per il generale e viceversa, senza afferrare la tendenza principale.
    2) tutta questa fase capitalistica (correttamente denominata neoliberista) presenta sia aspetti di novità assoluta sia “regressioni”. del resto si chiama NEOliberista perché, per dirla in due parole, è il ritorno all’idea del mercato e del capitale libero da ogni vincolo e condizionamento prodotto dagli stati e dalla politica. compresa la forma “democratica” della politica nell’accezione della democrazia post seconda guerra mondiale e contraddistinta dal suffragio universale, dall’idea di impresa privata connessa e “al servizio” della società (questo si è consolidato chiaramente nella costituzione italiana) e dalla necessità dei capitalisti di cedere su molti terreni per non vedere allargarsi il sistema dei paesi ad economia statale pianificata. fallita l’esperienza del socialismo reale (e non ne parliamo qui) la fase neoliberista ha avuto una enorme accelerazione (anche se era un processo in atto da molto tempo, grossomodo dal superamento degli accordi di bretton woods) producendo (e si vedono bene oggi) tre fenomeni precisi: a) caduta dei dazi doganali e del controllo dei flussi finanziari e conseguente internazionalizzazione dei mercati; b) concentrazione dei capitali in mastodonti sovranazionali; c) finanziarizzazione dell’economia. e cioè sempre più accentuata separazione dei capitali speculativi dai capitali impiegati nella produzione di merci.
    tutto questo (e c’è molto di più) ha a sua volta prodotto delle conseguenze che hanno cambiato fortemente la realtà sociale e travolto i modelli sociali e i rapporti fra le classi.
    in tutta la fase fordista, che nei paesi ricchi nel dopoguerra per i motivi sopraddetti si è sposata con il welfare, l’intervento dello stato in economia ecc, l’estrazione del plusvalore e la realizzazione del massimo profitto nei settori produttivi è andata decrescendo. non solo per le condizioni politiche ma anche perché il lavoro vivo si è fatto sempre più piccolo nei confronti del lavoro morto. in altre parole nelle macchine si è accumulata una tale quantità di lavoro morto che la retribuzione della mano d’opera per farle funzionare, per quanto aumentassero i salari e il numero degli addetti, diminuiva sempre più in percentuale rispetto agli investimenti su materie prime e capitale fisso. se a ciò si aggiunge il fatto che per vendere le merci era necessario incrementare il mercato interno anche con aumenti salariali si spiega come si sia sempre più fatto meno conveniente per i capitalisti investire sulla produzione. il capitale speculativo e la rendita moderna, già vincenti negli anni 80 con la sparizione dei paesi non capitalisti, e con il venir meno (per scelta precisa e si tratta di una scelta tutta politica) dell’idea keinesiana della stato sociale, del mercato regolato e non libero e dell’intervento dello stato nei settori strategici, hanno dilagato. il combinato disposto dell’internazionalizzazione del mercato, della deregulation, della finanziarizzazione hanno prodotto la dittatura dell’economia sulla società. hanno prodotto il rovesciamento del paradigma secondo cui le imprese erano utili ma dentro un confine e un modello per cui al loro successo era collegabile un miglioramento generalizzato (per quanto diseguale e a diverse velocità) della società tutta. un miglioramento per il quale lo stato garantiva il sostegno alle imprese nazionali sul mercato internazionale con politiche monetarie e con la protezione delle produzioni e in cambio otteneva una capacità di controllo e indirizzo sulle politiche industriali delle imprese private sia direttamente sia attraverso la presenza in proprio con le imprese pubbliche. il capitale si è a un certo punto liberato dei vincoli che lo legavano al territori. non nel senso che ha dismesso il rapporto col territorio, bensì nel senso che ha potuto rovesciare il rapporto. invece che subire i condizionamenti del territorio ha imposto i propri al territorio. i condizionamenti, dal suo punto di vista, necessari per competere internazionalmente. come le tasse, il costo del lavoro e i vincoli contrattuali ecc ecc. è così che gli stati (e proprio soprattutto quelli dei paesi ricchi e a capitalismo maturo) da condizionatori e interventori in economia diventano liberalizzatori e deregolamentatori. inoltre l’assolutizzazione del mercato senza regole e della competizione hanno prodotto una cosa per il capitalismo del tutto naturale ed intriseca alla propria logica: l’assoluta indifferenza alle conseguenze sociali delle proprie scelte. ciò che fa marchionne in questi giorni non è altro che quanto più sopra descritto. ed è sicuro che lui pensa che non si possa fare altrimenti per competere nel mondo. esattamente come i delocalizzatori sono totalmente indifferenti alla perdita dei posti di lavoro e alle altre conseguenze sociali che si producono sui territori. mentre gli stati assecondano questo processo e cercano di attirare, invece, capitali speculativi e di fomentare la rendita fondiaria urbana moderna per non veder crollare la coesione sociale e impazzire il sistema sul proprio territorio. come cercano di “difendere” il territorio dall’invasione dei flussi migratori. anche se questa è una mistificazione totale. è solo la plastica dimostrazione che l’economia comanda giacché le merci e i capitali possono circolare liberamente mentre gli esseri umani no.
    e questo ha funzionato per tempo. con un problemino che si è ben visto nella recente e attuale crisi in USA. e in europa meglio che altrove in spagna. “far vivere” decine di milioni di persone al di sopra delle proprie possibilità con il sistema dell’indebitamento pubblico e privato e con la speculazione, confondere scientemente l’economia reale con quella monetaria e virtuale, favorire la speculazione, crea tanta euforia (anche per anni) quanto grande e drammatico sarà il tonfo prodotto dalla inevitabile crisi di un simile sistema. la caduta del mercato interno conseguente all’esplosione di una bolla speculativa produce spontaneamente la messa in evidenza della sovraproduzione di merci, la disoccupazione e una caduta precipitosa sia dei profitti sia delle rendite. è il crollo del sistema o qualcosa che gli assomiglia molto. ed infatti assomiglia moltissimo al 29. ed è per questo che la risposta che gli stati danno è quella di dare soldi agli speculatori (salvando le banche e creando condizioni ulteriormente liberiste per i capitali speculativi). in un circolo vizioso senza fine e dalle conseguenze sociali sempre più gravi.
    o si rimette il lavoro al centro dell’economia, regolamentandola e vincolandola, fino al superamente del sistema capitalistico o l’economia politica capitalista distruggerà il pianeta.
    mamma mia. mi sono lasciato prendere la mano. non rileggo altrimenti troverei tanti difetti e svarioni a ciò che ho scritto che cancellerei tutto.
    prendilo come uno sproloquio da bar all’ora dell’aperitivo.
    ciao e scusa

  130. lucaocchionero Says:

    Sono d’accordo con il compagno Piacentini. La situazione del nuovo operaio è ben peggio della schiavitù. la classe dirigente occidentale fa del cinismo e della crudeltà dell’uomo verso l’uomo il suo vero elemento di ricchezza. Sottolineo che è cinismo anche fare lezioni agli altri Paesi su diritti umani che gli occidentali per primi non rispettano

  131. lucaocchionero, non dire cose infondate. la schiavitù sarebbe meglio della condizione della clandestinità e dello sfruttamento del lavoro salariato?
    non credo proprio che piacentini abbia detto questo. lui ha parlato del vizio di descrivere la realtà attraverso mistificazioni e parole improprie. anche per nascondere le reali contraddizioni. ma dire che “la situazione del nuovo operaio è peggiore della schiavitù”…. suvvia.
    ciao

  132. massimiliano piacetini Says:

    Grazie di cuore Ramon per la tua risposta,
    non so che bar frequenti, ma non mi pare proprio uno sproloquio da bar.
    Non potevo certo aspettarmi o pretendere un saggio di risposta su un blog. Sono convinto da sempre che luogo e funzione siano strettamente interconnessi, quindi trovo le tue considerazioni chiare ed esaustive nei limiti concessi da questo mezzo-luogo.

    Hai ragione. Certo che la questione è più complessa e trovo giusto e sobrio quanto hai scritto. Mi pare semplicemente ineccepibile. Per ora non ho tempo di tornarci sopra, ma se mi viene in mente qualche idea rileggendo il tuo post te la comunicherò. Quanto al tuo ultimo post non posso che confermare la tua interpretazione per il semplice fatto che il meglio e il peggio, come la ricchezza e la povertà, non sono termini astratti ma concetti relativi sia geograficamente sia storicamente e quindi spesso i confronti grossolani risultano anche del tutto arbitrari e fuorvianti. E poi qui si aprirebbe la questione del prgresso umano e della storia. E sarebbe un altro grande tema.

    Grazie ancora per quanto hai scritto.
    ciao

  133. Ho ascoltato Diliberto alla festa di Essere Comunisti a Castel D’Arquato e propone unità dei comunisti ma soprattutto unità con il “compagno” Vendola e unirsi con tutto il centrosinistra, la tua ritrosia Ramon e di Ferrero finalmente inizia ad essere messa in discussione…

  134. grazie massimiliano, ma insisto nel dire che si tratta di chiacchiere da bar rispetto alla necessità di approfondire e discutere seriamente. però sappi che io sono un cultore del bar e delle chiacchiere da bar. soprattutto all’ora dell’aperitivo. perché anche quando si chiacchiera si può parlare di cose interessanti invece che di pettegolezzi e cazzate varie. cercando di non diventare seriosi.
    un abbraccio

  135. caro luca, se diliberto o chiunque altro volesse mettere in discussione la proposta di fare una alleanza contro berlusconi, di non fare un programma di governo col pd e di ottenere la legge proporzionale, lo può fare quando vuole emendando il documento congressuale della federazione. che diliberto ha approvato. ho già detto mille volte che la federazione cerca di unire cose diverse. se non fossero diverse non sarebbero divise. ma non è detto che quelle diversità debbano condannarci ad una divisione eterna.
    se diliberto o chiunque altro vorrà mettere ai voti una proposta come quella che caldeggi tu si voterà e si deciderà democraticamente.
    ma non credo che succederà. anche se non lo posso escludere. per il semplice motivo che potrebbe produrre una nuova e catastrofica divisione e che, comunque, chi lo proponesse finirebbe in minoranza di molto.
    tutto qui.
    le discussioni serie si fanno così. non facendo il tifo in internet. prescindendo dai documenti, dai voti e dalle discussioni serie.
    ciao

  136. gino michelesio Says:

    la proposta di beppe mi pare molto sensata. Anche se non si riuscisse a tornare al proporzionale, una alleanza del genere porterebbe senz’altro ad una percentuale che permetterebbe perlomeno di entrare in Parlamento ed avere una visibilità mediatica. (dato che le elezioni sono ormai imminenti) Io credo, purtroppo, che la visibilità mediatica (che mi fa schifo, d’altra parte) in questo momento storico sia indispensabile. un caro saluto a Ramon , dopo un periodo di mio silenzio
    Gino

  137. caro gino michelesio, ciò che ho detto per beppe vale anche per te. 4 poli possono funzionare solo nel proporzionale. con l’attuale legge elettorale due cose impediscono nella maniera più assoluta la realizzazione di una simile ipotesi.
    1) se ci fossero quattro poli, con il maggioritario attuale, la coalizione con il maggior numero di voti prenderebbe il 55 % dei seggi alla camera. non c’è alcun dubbio che sarebbe quella del pdl e della lega. in altre parole il “voto utile” sarebbe più che mai l’oggetto della campagna elettorale, con il conseguente risucchio di voti soprattutto di sinistra da parte del pd e dell’italia dei valori.
    2) il polo, chiamiamolo così, di sinistra, per eleggere dovrebbe superare lo sbarramento del 10 % alla camera. allo stato, anche a ragionare in astratto sommando cose difficilmente sommabili e secondo gli attuali sondaggi questo polo non eleggerebbe un bel niente. eleggerebbe solo le liste che superassero in proprio il 4 %. cioè nessuna.
    le condizioni sono anche più difficili al senato.

    è evidente che queste due cose reali sono ostacoli insuperabili dal punto di vista oggettivo.

    basta leggersi l’attuale legge elettorale per capirlo.

    ma tutto quanto detto fin’ora è del tutto inutile e superfluo.

    perché non c’è una sola delle forze che cita beppe che sia disponibile a fare quella scelta. non sel che dichiara apertamente di essere dentro il centrosinistra in modo organico. non l’area viola e grillina che oscilla fra il legalitarismo (più idv che sinistra) e l’antipartitismo di principio con forti venature reazionarie (grillo). non l’area ambientalista perché i verdi sono ormai a cavallo fra il centro e il pd.

    quindi è meglio smettere di giocare a risiko e a fare ipotesi astratte.

    un abbraccio

  138. massimiliano piacentini Says:

    Ciao Ramon,
    dopo il tuo ultimo, insisto nel dire che evidentemente ci sono bar e bar e, ovviamente, persone e persone. Fuor di polemiche sterili, resto della mia opinione circa il legame fra luoghi e funzioni. Ma non volevo certo affermare l’impossibilità di parlare di cose interessanti in ogni dove e magari con leggerezza o che al bar si possono fare solo pettegolezzi o sparare cazzate varie. Se vedo bene, cazzate varie e pettegolezzi si possono portare anche nei salotti televisivi, dove anzi sono di casa per la necessità che le classi dominanti hanno di travolgere il cosiddetto pubblico con stereotipi, menzogne e tabù. Se vedo bene, pettegolezzi e cazzate varie si possono portare anche sui blog, dove magari vengono pure prese per proposte: “la proposta di beppe mi pare molto sensata”, scrive gino michelesio. E quale sarebbe la “proposta”? Semplice: “O si fa una alleanza per quarto polo o siamo fritti e allora governisti, opportunisti, estremisti, settari possono andare a troncarselo nel ….
    L’alleanza deve unire la sinistra socialista attorno a SEL quella liberalumanista attorno a Grillo e a altri quella comunista attorno a noi e quella ambientalista ma 4 soggetti autonomi che si battono per un proporzionale puro”, amen. La realtà non conta nulla e tantomeno le parole e il loro significato: imperativo o condizionale sono sfumature per “pipparoli” identitari e settari. Stomaci deboli prevalgono e i pennivendoli fanno scuola: la realtà viene dipinta come meglio aggrada. Poi gino michelesio ci spiega anche il perché la “proposta” sarebbe “sensata”: “una alleanza del genere porterebbe senz’altro ad una percentuale che permetterebbe perlomeno di entrare in Parlamento ed avere una visibilità mediatica. (dato che le elezioni sono ormai imminenti) Io credo, purtroppo, che la visibilità mediatica (che mi fa schifo, d’altra parte) in questo momento storico sia indispensabile”. Alleanza. Parlamento. Purtroppo. Visibilità mediatica. Indispensabile. (Riamen). Forse gino michelesio non sa che nel 2008, all’epoca del disastro del soggetto unitario e plurale (padre della futuristica sinistra senza aggettivi) l’allora presidente della Camera fu l’uomo politico che ebbe la maggiore (in termini quantitativi) esposizione “mediatica” e che la Lega fu il partito che ebbe la minore esposizione. Forse non si è ancora accorto che, in politica, quando si uniscono differenti forze il risultato può anche rivelarsi inferiore alla somma delle parti.
    Poi, Mantovani, scopro che la tua “ritrosia” e quella di Ferrero comincia “finalmente ad essere messa in discussione…” dalla proposta di Diliberto, ascoltato “alla festa di Essere Comunisti a Castel D’Arquato” da luca. Stanotte non potrò dormire, ma proprio stamane leggo Liberazione e vedo in prima un intervento lucido del nostro segretario, che propone
    1di smetterla di “tergiversare” onde evitare “un ulteriore imputridimento della crisi politica” o “Weimar al rallentatore”;
    2)di superare l’ipotesi di un governo di garanzia;
    3)che “si dia vita ad uno schieramento democratico con cui presentarsi alle elezioni. In questa situazione nessuno ha la bacchetta magica, ma si può costruire un’alleanza democratica basata su pochi punti chiari: la difesa della costituzione e il ristabilimento pieno delle regole democratiche, la modifica della legge elettorale in senso proporzionale, una politica sociale redistributiva”.
    Ecco, questa una proposta. La proposta del segretario del Prc, pubblicata sul giornale del Partito e rivolta “ai segretari dei partiti dell’opposizione”, . Si può trovarla sbagliata, o giusta ma questa è una proposta e per quanto mi riguarda la proposta del Partito.
    A nessuno viene in mente che oltre al problema dell’assenza dal Parlamento di deputati della sinistra nel nostro Paese manchi l’organizzazione delle lotte e che vista la guerra dichiarata ai lavoratori bisogna lavorare per la lotta di classe? Ovviamente, questa non è una proposta: è solo un’idea!
    Saluti.

  139. dinoluciasml Says:

    Caro Massimiliano Piacentini,mi hai fatto venire voglia di ri-inserirmi nella discussione da te affrontata.Faccio questa premessa perchè vedo nel contenuto dei tuoi scritti cose sensate e costruttive.In questo momento tra l’altro non ho molta voglia di cazzeggiare,anzi,c’è davvero l’estrema necessità di essere concreti e coerenti.L’appello del nostro segretario è condivisibile e sensato,mi preoccupa però l’atteggiamento in primis del Pd che (guarda caso)chiama a raccolta tutto il popolo dell’opposizione per fare fronte unico in caso di elezioni anticipate.Dato per scontato che un passo del genere lo si possa fare(senza inplicazioni dirette di Governo),come e quando affrontare una questione dirimente come quella della riforma elettorale?Parlo di tempistica non di tatticismi vari,visto e considerato che se si và a votare lo si debba fare subito?Certo penso che il mandare a casa berlusconi e il suo governo,sia la cosa più importante da farsi adesso però la perplessità di essere fagocitati da altri rimane alta, il voto utile è lì dietro l’angolo o mi sbaglio?Non mi appassiona più di tanto chi possa essere l’eventuale Leader a guidare il gruppo delle opposizioni;quello che mi interessa è che si porti all’ordine del giorno quei punti (4/5 non più)che diano un segno di reale cambiamento sulle strategie in-esistenti dell’attuale opposizione.Parlandoci molto chiaramente,si dovrà fare l’ennesima stampella al Pd ed altri?D’altra parte anche “compagni” a noi relativamente vicini (Vendola/SeL)non ci vedono con simpatia,anzi sono dichiaratamente schierati per il superamento del Comunismo,ritenendolo fuori dal tempo?

  140. dinoluciasml Says:

    ah! macchina infernale,mi ero scordato di salutare e lo faccio volentieri adesso,ciao Dino.

  141. massimiliano piacentini Says:

    Ciao dinoluciasml,
    penso che puoi trovare risposte alla tua domanda nei post di Mantovani, che nel suo ultimo, per esempio, ci invita a “smettere di giocare a risiko e a fare ipotesi astratte”. Scrivi di essere preoccupato prima di tutto dal Pd e credo che questa tua preoccupazione sia di tutti noi. Personalmente, per quello che può valere la mia opinione, ritengo che noi come forza politica e come lavoratori non abbiamo niente di buona da aspettarci da quel coacervo all’americana. Basta domandarsi se potrebbero oggettivamente vincolarsi al quarto punto programmatico per un’alleanza democratica espresso da Ferrero, cioè una “politica sociale redistributiva”. Temo che la risposta sia negativa. Ieri, la Banca centrale europea ha diramato l’ennesimo bollettino mensile, nel quale per l’ennesima volta invita gli stati della zona euro a politiche di rigore:
    “A causa dell’eccezionale deterioramento dei conti pubblici registrato negli
    ultimi due anni, vi è urgente necessità di attuare strategie credibili di rie-
    quilibrio nel medio termine, tese a ristabilire la sostenibilità delle finan-
    ze pubbliche”. Il significato di questi messaggi è chiarissimo: dopo aver deteriorato i conti pubblici per salvare banche e ricchi immettendo sui mercati euro e euro pubblici e aver con ciò derogato anche al cosiddetto Patto di stabilità, ora si deve ristabilire la “sostenibilità delle finanze” sulle spalle del lavoro vivo. Ma anche l’ipotesi di un ritorno al sistema proporzionale vede all’interno di quella forza (il Pd) posizioni a dir poco antipodiche: Veltroni, per esempio, preferirebbe morire piuttosto che cedere sul suo incubo maggioritario. Per il resto, ripeto, chi siano Idv, grillini, l’autoproclamatosi capopopolo pugliese etc. lo ha ben esplicitato Mantovani. Io non nutro illusioni, ma sono pieno di curiosità, davvero!
    Penso che il nostro futuro non dipenda solo e principalmente dal momento -pur importante- elettorale. Penso che questo momento sia una variabile dipendente del nostro insediamento tra i lavoratori e più in generale nella società reale e non credo che ciò possa essere sostituito da un leader e dalla sua presenza sui media. Su questo la Lega docet. Noi dobbiamo recuperare credibilità e intercettare le lotte. Le vertenze in questo straccio di Paese sono tantissime, ma polverizzate, divise, non comunicanti, condannate alla marginalità, alla solitudine. Solidarietà è la parola chiave per aprire lo scrigno. E’ qui che dobbiamo avere la capacità e la forza di intervenire e, secondo me, è qui che noi giochiamo la nostra partita cruciale. I voti verranno dopo, zoppicando come la verità.
    Ciao compagno, coraggio: la lotta di classe è in ogni dove!

  142. Dai su Ferrero come scrivi: “rompiamo gli indugi” su che ci ripigliano nel centrosinistra…
    quasi corretta del tutto la linea del congresso era l’ora!

  143. ciao massimiliano e ciao dino, non ho nulla da aggiungere a ciò che vi siete detti fra voi.

  144. e bravo luca. pensieri profondi. più o meno come il membro di una curva quando parla dell’allenatore o del presidente della sua squadra.
    adelante!

  145. Bravi siamo del gatto!
    Credo che sia demoralizzante e frustrante vedere che l’autonomia politica dei comunisti sia stata rilegata all’esigenza di quattro deputati.
    A questo punto cari amici non ci capisco più niente e la voglia di fare politica mi passa meglio davvero giocare a risiko.
    La mia era una provocazione, una forzatura ma quella tendenza andrebbe quantomeno sostenuta invece…..
    Siamo del gatto. Il compagno Ferrero non è all’altezza ormai succubbe di Grassi e Diliberto che a parte il folklore ci ridurranno ad essere una corrente esterna del PD. Allora meglio Vendola almeno le contraddizioni le apre davvero ed ha un’immagine spendibile o Ferrando che per lo meno difende i suoi principi. Noi non siamo nè carne nè pesce ma una zuppa. Non penso di rinnovare la tessera e sicuramente non voterò mai chi si allea con il PD.

  146. Giovanni Says:

    Vedi Beppe se ti rileggi il tuo post noterai di essere riuscito ad infilare in circa 15 righe una moltitudine di cose contraddittorie ed in contrasto tra loro……..forse dovresti fare chiarezza nella tua testa prima di pretenderla da altri.

  147. caro beppe, che vuoi che ti dica. io ho risposto con argomenti e tu insisti a ripetere le tue previsioni infondate. tutto ciò che dici si può facilmente rovesciare nel suo contrario. vuoi un esempio?
    eccolo:
    caro beppe tu vuoi che i comunisti si isolino da tutti. vuoi che diventino una setta autoreferenziale che se la canta e se la suona per la propria autosoddisfazione rituale. tu sei alleato sia di berlusconi sia del pd che farebbero carte false affinché i comunisti assomigliano alla caricatura che loro ne fanno. tu vuoi che i comunisti si limitino a ripetere principi astratti senza cambiare una sola virgola della realtà. e questo è il più grande tradimento del pensiero di marx e di lenin. e potrei continuare a lungo.

    se non capisci che la POLITICA è 1) analisi della realtà. 2) organizzazione e autonomia di pensiero e di proposte realizzabili e concrete. 3) programma politico (che non è una lista della spesa ma una proposta organica di obiettivi e tappe verificabili e comprensibili dal popolo) 4) lavoro sociale come base di ogni altro discorso. 5) partecipazione ad elezioni come TATTICA e non come fine del lavoro politico.

    e se conseguentemente non capisci che farsi dividere fra gli illusi che gridando al vento principi e slogan mentre la maggioranza della gente poi alle elezioni sceglierà il voto utile e gli illusi che pensano che è meglio entrare in qualsiasi governo perché si conta di più mentre un’altra parte si asterrà è esattamente l’accettazione supina della logica del sistema politico elettorale prodotto dalla vittoria sociale e culturale del capitalismo finanziarizzato.

    se non capisci tutto questo non so che farci.

    se ti piace pensare che la politica sia sparare la prima cosa che viene in mente senza nemmeno porsi il problema della sua realizzabilità e senza porsi il problema se è capace di aumentare forza e consenso o è destinata a dividere e ad indebolire davvero non so che farci.

    ciao

  148. E bravo onorevole Ramon Mantovani io non capisco niente, sono uno stupido ma una cosa la capisco bene che rispondi stizzito e non solo a me. Ormai il nervosismo vi ha preso perchè non sapete più cosa fare. Io non sono nè un settario, nè un disaffattista e quando non siamo rientrati in parlamento ho pianto forse un poco più di rispetto caro onorevole a chi di lavoro fa l’operaio lo dovrebbe portare.
    Voglio farti una domanda era realizzabile l’operazione Ocalan? Quale analisi della realtà hai fatto sul governo D’Alema?
    Oggi mi ha dato lezioni di realizzabilità la prossima volta ascolterò volentieri quello sul programma politico. Mi immagino che parlerete di 35 ore, pacs, dico, commisione sul G8 tutte cose che erano nel vostro programma passato realizzato.
    Grazie e scusa il disturbo.

  149. eh no caro beppe, non mi farai passare per un “onorevole” stizzito ed intollerante. tu hai scritto con frasi sbrigative la tua “proposta” e io ti ho risposto con argomenti. che tu ignori ribadendo solo giudizi e previsioni condite con velati insulti. se uno dice: questa è la mia idea e se non si fa così c’è il diluvio universale, la disfatta finale e ogni tipo di cataclisma è difficile discutere. e comunque se tu avessi letto ciò che ho scritto senza pregiudizi avresti capito che ho detto che 4 poli possono funzionare solo con una legge proporzionale. per motivi oggettivi, data la legge elettorale in vigore. così come avresti capito che io non sono affatto contrario ad aggregare tutte le forze che tu dici. solo che sono loro che non vogliono e lo hanno detto in tutte le salse possibili ed immaginabili. ed è per questo che mi sono permesso di dire che non si può giocare a risiko. perché le pedine nella realtà pensano e si muovono per conto loro e non secondo la volontà del giocatore.
    sulla vicenda dell’ultimo governo prodi, sull’arcobaleno ecc ho scritto fiumi di parole. se ti interessa la mia opinione puoi leggere a profusione in questo blog. ovviamente puoi criticare, dissentire, ed anche insultare (io non ho tolto un solo insulto contro di me e ce ne sono decine se non centinaia), ma sarebbe corretto che almeno criticassi le mie idee e posizioni per quello che sono e non sulla base di pregiudizi.
    io non do lezioni. rispondo con argomenti e di fronte alla reiterazione di posizioni e “proposte” che non tengono minimamente conto delle mie risposte (almeno per confutarle) rispondo a tono. con lo stesso tono.
    ma veniamo al punto politico. mi ripeterò ma vorrei che ci si confrontasse sulla realtà e non sulla base di posizioni inconciliabili.
    per parlare del programma userò solo un punto. esemplificativo.
    la crisi attuale del capitalismo è il prodotto della finanziarizzazione, della subordinazione del capitale investito in attività produttive alle logiche speculative del capitale finanziario, delle scelte indotte dalla globalizzazione che hanno prodotto la privatizzazione dell’intero sistema bancario e la “autonomia” delle banche centrali (autonomia dai governi, dalla politica e da ogni controllo democratico ma non dal FMI e dalla Banca Mondiale che sono motori della globalizzazione neoliberista).
    ora. le ricette di tremonti e del PD per fronteggiare questa crisi non differiscono in nulla di sostanziale. perciò chi propone (e questi sono punti programmatici fondamentali per qualsiasi forza di sinistra. o dovrebbero esserlo) la nazionalizzazione delle banche più importanti, la separazione fra banche di credito e banche di investimenti finanziari, il ritorno al controllo politico totale sulle banche centrali, la tassazione dei capitali speculativi e il controllo e regolamentazione rigida delle transazioni finanziarie internazionali, non può contemplare in nessun modo di fare un programma di governo comune con il PD. perché senza queste cose non si può in nessun modo difendere i posti di lavoro e la centralità del lavoro nella società. e perché il PD (tutto) ed anche l’IDV, i Verdi ed una parte di SEL o non propongono nessuna alternativa o non credono che sia possibile (che fa lo stesso).
    ma, c’è un ma (eccome se c’è), alle elezioni con questo sistema si vota pro o contro berlusconi (o non te ne sei accorto) e se si finge di non saperlo tutte le idee programmatiche giuste spariscono di fronte alla stragrandissima maggioranza degli elettori e invece che spiegarle e difenderle finiscono con l’essere cancellate dalla domandina semplice semplice, che per quanto mistificatoria funziona benissimo: ma voi volete far vincere berlusconi?
    viceversa dire che si fa un programma di governo con il pd per battere berlusconi produce la rinuncia alle idee programmatiche giuste e incentiva e giustifica l’idea che la sinistra (o i comunisti fa lo stesso) non hanno idee proprie e stanno nel governo per sete di posti di potere.
    per questo è giusto proporre una alleanza elettorale per battere berlusconi, senza entrare al governo, ottenendo che si torni alla legge elettorale proporzionale. perché solo con la legge proporzionale (come in germania e altri paesi) è possibile sia che chi è per nazionalizzare le banche possa farlo votando per la lista che lo propone senza aver paura di far vincere la destra, sia unire tutte le forze che pensano che nazionalizzare le banche sia giusto.
    alle prossime elezioni deve essere chiaro che votare per noi significa aiutare voto per voto a battere berslusconi, che votare per noi lo si può fare per le nostre idee programmatiche che saranno autonome dal governo, che votare per noi significa votare per cancellare il bipolarismo che è la morte di ogni rappresentanza fondata su idee e soprattutto conflitti sociali.

    puoi essere d’accordo o in disaccordo. ma non puoi ignorare il ragionamento e proporre cose fantapolitiche in contrapposizione. né puoi sciorinare previsioni infondate.
    ciò che tu hai proposto non tiene conto ne del problema berlusconi (spero che non ci sia bisogno di spiegarlo) ne della volontà proclamata di sel, dei verdi e di altri.

    quanto alla “operazione ocalan” sarò lieto di risponderti ulteriormente (del resto anche su questo ho scritto e detto moltissimo) se tu chiarisci il senso della domanda. per il momento dico che non è mai esistita nessuna “operazione ocalan”. nessuno ha “portato” ocalan in italia. semplicemente ocalan e il PKK hanno chiesto aiuto a rifondazione per venire in Italia, data la situazione drammatica nella quale si trovava in russia. e io, che ero il responsabile esteri del prc, ho fatto tutto quello che era in nostro potere affinché ocalan realizzasse il SUO progetto e la SUA decisione. se ocalan è entrato in italia, non ha messo piede in carcere e una settimana dopo il suo arrivo era persona a piede libero, ha potuto chiedere l’asilo politico, lo si deve soprattutto al nostro lavoro (che per altro secondo la nostra volontà doveva rimanere riservato e non pubblico). il resto riguarda il governo d’alema che si è comportato secondo lo stato di diritto (questo è un giudizio di ocalan anche recentemente ribadito) ma che di fronte alle pressioni turche e soprattutto USA ha, secondo ocalan mancato di coraggio, e secondo me e noi abdicato al preciso dovere di concedere l’asilo politico.
    come ho già detto milioni di volte alludere ad un fatto inesistente, e cioè parlare di una “operazione ocalan” pensata e fatta dal prc e/o dal sottoscritto (magari per mettere in difficoltà il governo d’alema come hanno scritto decine di imbecilli e velinari della cia su tutti i giornali italiani), oltre ad essere la solita cazzata ultraprovinciale secondo la quale ogni cosa che succede nel mondo si può interpretare a partire dalle beghe italiane, è anche fortemente offensiva verso i kurdi e lo stesso ocalan. che risulterebbe così cretino da farsi “portare” in qualche posto per fare dispetto ad un governo.

    vediamo se chiarisci il senso della tua domanda. e vediamo se vuoi confrontarti o se preferisci, invece, ripetere ossessivamente le tue “proposte” prive di qualsiasi riferimento con la realtà.

    ciao

    e non dire che non rispondo.

  150. massimiliano piacentini Says:

    Cari compagni, non pensate che sia giunto il momento di smetterla di darci addosso fra noi come cani rabbiosi? Una volta un filosofo non comunista scrisse: “Non basta essere bravi spadaccini, bisogna anche sapere a chi vanno le stoccate”! Quando la smetteremo di portare attacchi personali e arbitrari e di scambiare nodi problematici oggettivi con le persone e di pensare che i problemi reali sono causati dalla personalità di tizio o caio? Qui ci stanno massacrando e noi litighiamo e ci azzanniamo a vicenda. Qual’è il problema del Prc? La personalità del suo segretario o del gruppo dirigente? Non credo. La sua linea politica? Ma questa, come i primi, non è mica calata dall’alto: si è imposta democraticamente, è stata votata ed è perfettamente legittima. Possibile che qui non si accettano neppure le condizioni minime per poter parlare, comprendersi e confrontarsi?
    A Beppe vorrei dire che la sua affermazione di non rinnovare la tessera mi fa veramente tristezza, così come mi fa tristezza che qualcuno possa ritenere verosimili ipotesi sul terzo o quarto polo, sul capopopolo pugliese etc. etc. etc.
    Ma ci siamo bevuti il cervello? Ora pensiamo che i risultati elettorali del Prc siano da imputare alla personalità del segretario o all’incapacità del gruppo dirigente di capire quello che semplicemente “spiega” Beppe? E non provarci neppure a scrivere che ti sto mancando di rispetto. Cosa pretendi? Che il partito faccia ciò che dici tu solo perché lo dici tu? Le tue ipotesi su Vendola sono semplicemente fantascienza: informati. Vatti a leggere ciò che dice. Dici di temere che Prc diventi corrente esterna del Pd e poi auspichi la formazione di un fantomatico quarto polo capitanato dal capopopolo che però dice di essere interno al centrosinistra. Ma dove vivi?
    Personalmente sono contrario sia a un accordo di governo con questo centrosinistra, Vendola o non Vendola, sia a diventare una corrente del partito americano. Io penso che noi dobbiamo lavorare sulla lotta di classe. Le soluzioni politiciste -realiste o fantapolitiche che siano- sono già state abbondantemente praticate e ci hanno condotti al punto in cui siamo. Se vogliamo crescere dobbiamo guardare ai luoghi in cui si fronteggiano capitale e lavoro. Non ci sono scorciatoie e non ci sono domandine e nemmeno rispostine.

  151. caro massimiliano, ancora una volta siamo d’accordo.

  152. Ramon,
    consentimi di parlarti della mia,nostra esperienza che abbiamo avuto come circolo.
    Vedi in questi mesi se ne sentono di tutti i colori,c’è chi vuole fare un accordo di governo col pd(pochi per essere onesti),c’è chi vuole fare un nuovo polo,c’è chi (proposta ufficiale della FdS) fare un accordo tecnico col centro-sinistra.
    Vi racconto la nostra storia:alle elezioni dello scorso anno,nella mia cittadina,si votò per le comunali,provinciali ed europee.
    Abbiamo fatto una lista unitaria del Prc con il pdci,socialismo 2000 e varie associazioni del posto,tra cui l’arci
    Abbiamo deciso in un assemblea unitaria in marzo (si votava in Giugno) di presentarci da soli alle comunali non essendoci i margini per andare col pd.
    In questa assemblea potevano votare tutti i partecipanti,importante avessero la tessera dei partiti della Federazione (allora era lista comunista) e le associazioni in appoggio,arci e altre 3 associazioni.
    Votammo in 122 su 126 partecipanti,4 hanno deciso di non votare dicendo di essere d’accordo a qualsiasi decisioni.
    Dei 122 votanti 111 votammo per andare da soli,solo 11 per fare un accordo tecnico e nessuno per fare un alleanza di governo.
    Ho voluto spiegare tutto per far vedere la massima partecipazione e trasparenza nelle scelte,cosa fatta anche per scegliere il nostro candidato a sindaco e i candidati in lista.
    Alle elezioni cosa avviene:alle comunali da soli prendiamo il 3,4 e non eleggiamo nessuno,alle provinciali in accordo col centro-sinistra 8,2%,alle europee l’8,4%.
    La scelta di andare da soli è stata spaventosamente sbagliata,in questo modo,mentre gli altri più meno hanno tenuto gli stessi voti tra le tre elezioni,alle comunali la nostra scelta non ha fatto altro che rafforzare idv e SeL i quali equamente si sono divisi i nostri voti rispetto alle provinciali ed europee.
    Il bello che la campagna elettorale noi l’avevamo fatta in parallelo tra le tre competizioni ma il voto utile ci ha stritolati e non abbiamo fatto altro che rafforzare,alle comunali,SeL e Idv.
    Il paradosso è che se avessimo preso l’8,2 o l’8,4% avremmo eletto ben 3 consiglieri comunali e invece,con la nostra sscelta del cavolo,pur essendo alle provinciali ed europee,il terzo partito della mia cittadina dietro pd e pdl,superando udc,idv,SeL ecc.ecc.,alle comunali ci siamo trovati con un pugno di mosche e con un potenziale di oltre l’8% ai margini della vita politica cittadina.
    Compagni,prima di prendere delle scelte affrettte pensiamo le conseguenze e pensiamo che senza soldi e senza parlametari non si fa strada per questo appoggio la proposta del nazionale di appoggio tecnico o coalizione tecnica.
    Un saluto comunista

  153. caro paolo, grazie per i post. è un esempio interessante. ricco di spunti. come si vede si può parlare bene di cose locali e specifiche quando queste hanno un valore generale. senza fare inutili polemiche, personalizzare le critiche (lo dico perché ogni tanto arriva qualcuno che “denuncia” problemi locali e critica persone sconosciute a me e ai lettori del blog).
    tuttavia mi preme fare un ragionamento.
    dal tuo post si evince che “andare da soli” è stato un errore grave perché il risultato è stato scarso.
    al contrario di quel che pensano molti il sistema maggioritario, bipolare e soprattutto il personalismo prodotto dall’elezione diretta del sindaco, producono una sempre maggiore esclusione di chi vuole portare nelle istituzioni il conflitto e proposte antagoniste. l’esempio che hai fatto è chiarissimo. ma ci sono altri fattori che penalizzano le nostre liste locali.
    nei comuni ormai ci sono centinaia e centinaia di candidati per poche decine di posti. le liste si moltiplicano giacché per quanti pochi voti possano prendere le liste minori portano acqua e voti al mulino di uno dei due candidati. il voto di preferenza è uno dei più grossi imbrogli in assoluto. avrai l’elettore che vota per noi alle europee e alle provinciali (dove c’è l’uninominale) ma che alle comunali vota suo cugino, o il suo medico, o il suo amico in qualsiasi lista si trovino. e quando ci sono 3 4 o anche 500 candidati per 30 o 40 seggi il gioco è fatto. la campagna elettorale verte quasi esclusivamente sul sindaco e sui candidati. decine di facce con slogan simili e intercambiabili. una faccia con lo slogan “uno di noi” sotto può avere qualsiasi simbolo. nessuno legge i programmi, anche perché ciò che conta è il sindaco. sarà lui, infatti, a comandare. perché così dice la legge. il consiglio è privo di poteri reali.
    in questo sistema è chiaro che chi decide collettivamente programmi e candidati, chi ha idee diverse da quelle del candidato sindaco che ha speranza di essere eletto, è sempre ed inesorabilmente svantaggiato.
    ovviamente ci possono essere eccezioni. ma sono, appunto, eccezioni.
    certo. al fine di eleggere consiglieri è meglio far parte della coalizione che ha speranza di vincere. il voto utile c’è e funziona.
    ma spesso per centrare l’obiettivo di eleggere si sta in una coalizione dominata da un sindaco padrone e spesso si sacrificano i contenuti che sarebbero veramente utili per la collettività. tanto più in un regime nel quale i comuni non hanno risorse, devono rispettare “patti di stabilità” draconiani e così via.
    spesso si fa parte di una coalizione che si regge su collegamenti ad interessi privati (a cominciare dagli speculatori immobiliari) e su una rete clientelare ben oliata ed organizzata. che alle elezioni mobilita voti. tutti i vantaggi per chi concepisce la politica così mentre per noi solo gli svantaggi della delusione dei nostri elettori e anche dei nostri militanti.
    a nulla serve strappare ed ottenere anche cose buone. noi, ma solo noi, sappiamo di averle praticamente imposte ma il sindaco si prenderà il merito di fronte alla collettività. mentre le cose deludenti, anche se fatte a nostra insaputa e con la nostra contrarietà, ci verranno rinfacciate da elettori e compagni.

    tutto questo per dire che non è detto che sia così sbagliato andare da soli quando non c’è proprio la possibilità di fare un accordo decente. e per dire che bisogna sapere che le elezioni e il sistema politico sono diventati un terreno nemico per noi e per chiunque si proponga di cambiare le cose fondamentali.

    un abbraccio

  154. Luca Marini Says:

    Ramon alcune riflessioni: nel documento politico del congresso della federazione è scritto:
    “Per questo proponiamo di dar vita, costruendola da oggi, a una coalizione democratica per sconfiggere Berlusconi e Bossi, sulla base di una piattaforma di ripristino e di rinnovamento della nostra democrazia: la più rigorosa difesa dei diritti democratici e sociali previsti dalla Costituzione, una legge elettorale di impianto proporzionale, la legge sul conflitto di interessi, regole rigorose su questione morale, etica pubblica e principio di legalità.”

    Questi sono i punti in base ai quali si avallerebbe un accordo elettorale, io penso che tutti devono essere rispettati e se anche uno di questi non viene rispettato l’accordo non si fa.

    Il punto discriminante è pero una legge elettorale di “impianto proporzionale”. Io però non ho ancora capito e qui vengo alla domanda se per “impianto proporzionale” si intende anche una legge elettorale alla “tedesca”. Insomma non ho capito nello specifico che tipo di legge proporzionale andiamo a proporre.

    Un’altra cosa sulla questione delle preferenze, la federazione com’è orientata, siamo per le preferenze o per le liste bloccate? A me sembra che anche qui non ci sia sufficiente chiarezza, mi sbaglierò.

    Comunque per me è essenziale che se le altre forze politiche a cui rivolgiamo la proposta di cui sopra, non accettano il ritorno alla legge proporzionale, l’accordo elettorale non si fa. Altrimenti ci ributteremo in una nuovo centrosinistra.

  155. caro luca, di leggi proporzionali ce ne sono decine di modelli. a noi importa che si torni al proporzionale. poi sul modello si può discutere. anche prima del maggioritario c’era una legge proporzionale per la camera e una diversa per il senato. una per i comuni e una per le province. erano tutte egualmente proporzionali. ciò che importa è che si cancelli il maggioritario. quanto agli sbarramenti ovviamente noi siamo per non metterne. ma la pletora dei partiti e liste esistenti (tutti prodotti dal maggioritario) sarà un argomento molto forte in mano ai mass media e ai partiti maggiori. vedremo. tuttavia io firmerei immediatamente un accordo che ricalchi la legge tedesca, anche con lo sbarramento.
    sulle preferenze sai bene cosa io pensi. ma io so bene di essere in minoranza sia nel partito sia nell’opinione pubblica. l’argomento secondo il quale pochissime persone “nominano” gli eletti è popolarissimo e quasi imbattibile. anche se contiene una mistificazione contiene un punto di verità. una cosa sono partiti di massa reali, con una vita democratica e una selezione rigorosa dei quadri, e un’altra sono partiti d’opinione dominati da oligarchie. chiunque può capire che i partiti dove c’è il capo indiscusso che fa il bello e il cattivo tempo nelle posizioni degli eligendi ci mettono i più fedeli esecutori. in spagna o in germania nessuno si sogna di dire che senza preferenze non c’è democrazia. in italia si. io sono per combattere contro le preferenze ma non facendo finta che il sistema dei partiti in italia sia lo stesso che in germania o in spagna.
    infine, le leggi elettorali non si fanno per decreto del governo. sono sempre leggi di iniziativa parlamentare. sarà il nuovo parlamento a farle. ovviamente si può e si deve dire nel programma della coalizione che si deve cambiare la legge attuale per passare al proporzionale. e secondo me bisogna porre questa condizione per l’accordo. senza, però, fornire ad altri gli argomenti per dire: ecco. invece che battere berlusconi la federazione rompe perché non c’è la legge elettorale che fa comodo alla sua bottega. perché così non solo non si otterrebbe la legge elettorale ma si verrebbe spazzati via. l’obiettivo di cacciare berlusconi è un obiettivo giusto. riguarda noi come gli altri. sarebbe un errore tragico lasciare che altri appaiano come interessati a battere berlusconi mentre noi pensiamo ai nostri seggi e basta.
    tutto questo contiene ambiguità e problemi. eh si! ma è inevitabile.
    non esiste una scelta tattica che risolva i problemi di fondo una vota per tutte. altrimenti si passa dalla politica alla testimonianza. da proposte concrete e realizzabili a prediche astratte.
    un abbraccio

  156. Il problema, Ramon, è che oggi come oggi in Italia non esistono partiti di massa. Anche i partiti con una certa democrazia interna, come il Prc, non hanno un numero di iscritti minimamente rappresentativo non solo della popolazione ma neanche del proprio elettorato. È proprio questo dato a far saltare il meccanismo che, nel vecchio Pci, portava a non badare alle preferenze. Oggi la vita democratica all’interno dei partiti non è più sufficiente a rappresentare la volontà dell’elettorato.
    Bisogna quindi trovare il modo di ridare la parola a quell’elettorato, e gli strumenti sono due: la preferenza o le primarie. O si dà la possibilità di esprimere una preferenza o, nel caso di liste bloccate, si obbliga i partiti a consultazioni democratiche sulla composizione di quelle liste.
    Entrambi gli strumenti non mi piacciono per niente, ma purtroppo oggi i partiti non possono rivendicare quel ruolo di rappresentatività generale che un tempo avevano e che potrebbe legittimare le liste bloccate.

  157. Poi so benissimo che le preferenze creano problemi: per esempio, l’ascesa nelle istituzioni di persone dotate di un consenso popolare, diverse da quelle che dirigono il partito, dotate di un consenso interno al partito, con i conseguenti scazzi. È così che in molti casi i partiti si trovano ad avere due vertici, uno scelto dagli iscritti e l’altro dagli elettori, in competizione tra loro.
    Potresti dire: quegli elettori si iscrivano al partito, e avranno la possibilità di promuovere le persone di loro fiducia anche ai vertici del partito, riducendo questa distanza tra base militante ed elettorato. Ma purtroppo non funziona più così, la quota di militanti di sinistra che si sentono tali, e agiscono di conseguenza, anche senza essere iscritti a un partito, cresce sempre di più. E dobbiamo trovare il modo di dar voce anche a loro.

  158. Ramon avevo una curiosità:Mercedes Frias e Bernardino Tuccillo sono con noi??
    Grazie per la risposta Ramon

  159. caro paolo questa è una domanda da rivolgere a loro. non a me.

  160. caro masaccio, il discorso sulle preferenze e comunque sulla scelta delle liste è molto complicato.
    con le preferenze il pci, avendo una base militante vastissima, riusciva ad eleggere delegazioni nelle istituzioni come deciso dagli organismi dirigenti. e sempre un altissimo numero di indipendenti, anche loro scelti dal gruppo dirigente. era un modo di aggirare le controindicazioni della personalizzazione (era proibito farsi campagna per conto proprio).
    in partiti non di massa le preferenze, oggi, producono due effetti ultranegativi: 1) si mettono in lista le persone che hanno più speranza di portare voti alla lista (quasi mai coincidono con competenze ed esperienza politica) 2) la lista è composta da persone più dedite a cercare preferenze gli uni a scapito degli altri che a cercare voti per la lista.
    per quanto mi riguarda considero le preferenze un vero imbroglio, in tutti i sensi.
    quanto ad altri metodi per selezionare candidati io sono proprio contrario all’idea che la partecipazione stia nel scegliere le persone. così un partito diventa solo un comitato elettorale. e qualsiasi attività è poi finalizzata ad una sola ed unica cosa.
    sarò vetero ma penso che un gruppo dirigente abbia il diritto dovere di decidere le liste e, possibilmente, di scegliere gli eletti.
    un abbraccio

  161. federico Says:

    mi inserisco…
    Credo anch’io che il gruppo dirigenete possa aver il diritto e dovere di “indicare” delle persone, così come credo le preferenze alle elezioni siano forse peggio delle liste bloccate.
    Però innanzitutto il Gruppo dirigente dovrebbe essere un elemento dinamico e in continua evoluzione. Eletto sulla base di principi di democrazia diretta e partecipativa più avanzati degli attuali (sostanzialmente di democrazia rappresentativa). Dovrebbe essere in continuo ricambio. Tutti questi aspetti sono oggi fantascienza per QUESTO gruppo dirigente (come per quelli degli altri partiti, del resto) o al massimo l’ultimo dei problemi.
    Quali sono stati i meccanismi di selezione e coopatazione al nazionale negli ultimi anni? io penso a compagni che nelle federazioni quando intervenivano la gente si alzava per non morire dalla noia o evitare di ridere e che poi sono finiti a roma. Non ho mai capito come sia successo…quindi c’è evidentemente qualcosa che non ha funzionato.

    Dopo di che dovrebbe essere DOVERE di un gruppo dirigente serio “indicare” dei possibili candidati sulla base delle capacità, radicamento, rappresentatività del mondo sociale e del lavoro. Però dovrebbe anche cercare di allargare la platea dei “decisori” e magari essere disponibile a rivedere alcune scelte. Non un comitato elettorale ma motore e sperimentatore di nuove forme di partecipazione. Evitando invece di scegliere le persone solo sulla base dell’obbedienza incondizionata, atteggiamento che io ho notato almeno dal post referendum sull’art.18 in poi….

    Altrimenti il rischio è che si muioa per autoconsumo. Esattamente quello che mi sembra stia succedendo…

  162. caro federico, la partecipazione ci deve essere nel prendere decisioni importanti. come la linea politica, le piattaforme sulle quali fare le lotte ed anche, a mio avviso, le scelte fondamentali nelle istituzioni (stare o uscire da un governo locale o nazionale che sia). quando si parla di persone si parla di qualità, competenze, capacità politiche ed anche garanzia di fedeltà al collettivo. ma su ognuna di queste cose c’è sempre un giudizio arbitrario, discutibile, non univoco. a meno di pensare che ci sia qualcuno con il diritto di giudizio divino. perciò io sono sicuro che, per quanti difetti abbiano, sono solo i gruppi dirigenti che possono assumersi la responsabilità di scegliere. non c’è alternativa. a meno di non scatenare competizioni e sottoporre le persone al giudizio dei voti della “base”. ma le competizioni, le cordate personali, e le conseguenti divisioni sono distruttive per un collettivo. qualsiasi esso sia. inoltre ho detto “fedeltà al collettivo” perché come si fa a mantenere nelle disponibilità del partito e di una eventuale consultazione vincolante della base una decisione come quella di uscire o entrare in una maggioranza di governo se gli istituzionali pensano di essere al di sopra del partito e credono di rispondere ai “loro elettori” invece che al partito?
    ho sempre trovato curioso ed anche ridicolo che correnti che si dichiarano leniniste si siano battute per avere rappresentanti nelle istituzioni perfino quando non erano d’accordo con la linea da portare avanti nelle istituzioni. come se il dibattito politico fra posizioni diverse nel partito dovesse essere trasferito in parlamento o in un consiglio comunale o regionale.
    quanto hai scritto sul dopo “articolo 18” non è vero. è vero il contrario. mai in parlamento (scissioni a parte) abbiamo avuto gruppi parlamentari così “incasinati”. nel bene e nel male. nel male perché c’era chi fingeva di dissentire, conquistando le prime pagine dei giornali e facendo sparire la linea del partito, pero poi votare tutto o per votare (alla camera) in dissenso giacché il voto non era decisivo. nel bene perché quando proponemmo di togliere la fiducia al governo nel gruppo della camera furono 15 quelli che votarono la proposta.
    io ho sempre pensato di dover obbedire ai deliberati della direzione del partito, del cpn e di dovermi adeguare anche alle maggioranze nei gruppi parlamentari di cui facevo parte. ovviamente ho sempre preteso che si discutesse previamente e non ho mai accettato ordini immotivati. partecipare è discutere prima che si decida e poter influire sulla decisione. la mia fedeltà è sempre stata verso il partito e verso il collettivo al quale appartenevo. se avessi pensato di dover essere fedele solo a me stesso o ad una corrente non avrei potuto considerarmi comunista e nemmeno di sinistra.
    un abbraccio

  163. federico Says:

    Mi interessa relativamente una discussione limitata a come garantire il massimo della democrazia e della partecipazione per la scelta di chi dovrebbe rappresentarci nelle istituzioni.
    Mi limito però a far notare che per dei comunisti/proporzionalisti/democratici ecc. ecc. è DOVERE di coerenza avere dei gruppi parlamentari proporzionalmente rappresentativi del Partito. Questo non è avvenuto negli ultimi anni. Quindi come si fa poi a reclamare il proporzionale per le istituzioni per “salvare” il paese da derive autoritarie se neanche questa elementare regola si utilizza al proprio interno? E’ difficle? è rischiosa? certamente. A me faceva accapponare la pelle pensare ci potesse essere ferrando in senato in quella situazione. Ma la democrazia è difficile ma non si può essere comunisti e poi più realisti del re.

    Chiuso l’aspetto istituzionale, che è appunto solo un apsetto o uno specchio, quali sono i progressi fatti dal partito negli ultimi anni in termini di allargamento della democrazia interna, anche solo su quelli aspetti importanti che dici? io non ho in mente una scelta significativa o un passo concreto in questo senso. Ricordo gente al nazionale riempirsi la bocca di “democrazia partecipata”, tanti viaggi “studio” a porto alegre, osanna a Rossi ad Ascoli e poi concretamente al nostro interno?
    Tu che ne hai viste, oggi Rifondazione ha raggiunto un gradino di democrazia interna più ampio di quando nacque? Almeno all’inzio c’era entusiasmo, tanta gente di provenienza diversa che si contaminava….Oggi, ridotti al lumicino, dopo aver perso per strada centinaia di migliaia di compagni (basterebbe vedere quanta gente si è tesserata in 20 anni solo qualche volta..) non servirebbe un atto di umiltà per cercare di allargare la platea? come si può esercitare una piena democrazia in 4 gatti?

    Nei cpf sempre tutto uguale: l’introduzione del segretario, seguono un 98 % (oggi siamo a consensi bulgari visto che chi aveva idee diverse si è nel tempo accomodato..) di interventi che partono con “sono pienamente d’accordo con il segretario…”. 5 minuti a testa per riprendere i passi salienti del segretario. Conclusioni già scritte a casa (tanto, cosa conta quello che dicono gli altri..) e via si riparte. Ci si vede al prossimo. Argomento? Naturalmente le ELEZIONI imminenti.
    In qualche circolo forse è diverso. Nel mio, quando ancora esisteva, non ricordo una (UNA) decisione presa a maggioranza. Abbiamo sempre discusso di tutto per ore, cercando la giusta proposta che tenesse conto di tutti o che permettesse a ognuno di non sentirsi messo in un angolo. Noi così, un po’ alla buona e da ignoranti, mi rendo conto che facevamo partecipazione. E sempre decidendo insieme siamo riusciti, per limitarci al sempre annoso problema delle istituzioni, a stare all’opposizione, in maggioranza e ancora all’opposizione. Tutti concordi. Militanti, consiglieri, assessori.
    E questo non ci ha certo reso, con il senno di pi, immuni dal far cazzate. solo che forse le abbiamo limitate o comuqne ci siamo sentiti tutti parte in causa senza accusati e accusatori.
    E tutto questo in un circolo che ai congressi, sui documenti, esprimeva la più ampia varietà di voto.
    Forse nel piccolo è più facile? può essere. Ma se non c’è la mentalità e soprattutto la volontà di perseguire strade condivise e l’umiltà di pensare che le proprie idee possono non essere giuste e magari quelle degli altri (anche di quelli che ci stanno sulle palle) si, non si va da nessuna parte.

    Ripeto: esattamente come sta succedendo oggi a tutti (TUTTI) i soggetti in campo

  164. caro federico, prima metti un post sulla scelta delle persone e poi dici che ti “interessa relativamente” il tema? si può anche allargare il discorso o cambiarlo. ma non parlare di un tema e poi ignorare la risposta.
    comunque…
    la rappresentanza di un partito comunista o di sinistra (per me fa lo stesso) nelle istituzioni per me non è mai stata la continuazione e il trasferimento della dialettica interna al partito nei gruppi istituzionali. una cosa sono le tendenze culturali (che secondo me non si dovrebbero pesare e misurare con i voti proporzionali o meno) e una cosa sono correnti ognuna delle quali ha una sua linea e una sua proposta politica, magari contrapposte. se c’è una corrente del 30% che vuole entrare nella maggioranza di governo del centrosinistra quando il 70 % non vuole cosa si fa? si elegge un terzo della rappresentanza in parlamento che poi magari entrerà in maggioranza? e tu credi che se le correnti devono loro decidere chi è eletto dentro le correnti non verranno scelti i più fedeli ed obbedienti?
    abbiamo la regola del proporzionale nella elezione del cpn e della direzione sulla base di mozioni congressuali. non è logico che le mozioni si cristallizzino. così non c’è più un partito bensì 4 o 5 o 6.
    la finalità di un partito comunista è lottare, organizzare le masse, produrre idee, analisi e azione politica e sociale. se tutto si riduce alle elezioni e per giunta si trasferiscono le diverse posizioni nei gruppi istituzionali gli organismi dirigenti del partito saranno sempre espropriati delle decisioni più importanti o al massimo le ratificheranno.
    certo ci vuole intelligenza, bisogna che ci siano diverse culture politiche nei gruppi istituzionali, ma la scelta deve essere fatta sulla base delle competenze e delle capacità specifiche. perché al contrario di quello che pensano molti in parlamento si lavora, si fanno cose specifiche, si cerca di applicare la linea sociale e politica del partito, decisa democraticamente, e non ci si limita a fare interrogazioni e dichiarazioni alle agenzie stampa ogni dieci minuti.
    ma, come ho detto, sarò vetero ma io penso che l’autonomia politica di una forza antagonista stia anche nel considerare le istituzioni come una delle cose da fare e non come LA cosa da fare. e nel saper distinguere fra cose tattiche e cose strategiche.
    insisto nel dire che bisogna allargare la platea decisionale alle cose importanti. del resto lo proposi per decidere se stare in maggioranza o meno dopo un anno e mezzo di governo prodi. e sono tutt’ora convinto che se per tre o quattro mesi si fossero consultate tutte le rsu, le associazioni di tutti i tipi e anche iscritti ed elettori e se alla fine si fosse fatto un referendum questo sarebbe diventato l’evento più importante della politica italiana. e si sarebbe discusso veramente di cosa aveva fatto il governo e di quale fosse la coerenza con il suo programma.
    altro che primarie per decidere il segretario del pd!
    come vedi abbiamo molti punti di convergenza. credo. del resto l’esempio che fai tu del circolo dimostra che si può lavorare bene. e che questo dipende dalla qualità dei quadri e dalla loro capacità di ascolto reciproco. e non da regole astratte che possono sempre essere trasformate nel loro contrario da persone incapaci, superficiali e dedite solo ad autopromuoversi per questa o quella carica pubblica.
    ciao e un abbraccio

  165. Anonimo 3 Says:

    Solo una domanda. Se a Chianciano Vendola avesse ottenuto il 51%, cosa sarebbe successo? Il 49% dei militanti, pur non d’accordo, avrebbe dovuto permettere lo scioglimento di rifondazione per seguire le direttive del partito?
    Non é una provocazione, che sarebbe pure stupida, é solo curiositá.
    Ciao.

  166. dinoluciasml Says:

    Caro Anonimo3,la politica come tutte le cose della vita fatta con i se e i ma,non ha mai portato a cose concrete e sensate(ma su questo ti risponderà meglio Ramon),volevo solo dirti che Vendola stà auspicando di arrivare alla leadership del centro-sinistra,utilizzando,questo si,partiti o aggregazioni politiche(SeL)per questo scopo.Comunque se Vendola avesse vinto il congresso di Chianciano,avrebbe fatto ne più ne meno come Occhetto quando sciolse il PCI,con le dovute proporzioni ovviamente.E noi?Sapessi come è bello far politica e le lotte con e insieme alla gente?! Ciao

  167. Anonimo 3 Says:

    Caro dinoluciasml, non intendevo fare politica coi se e i ma, sono solo una persona curiosa che guarda le situazioni da diverse angolazioni e si pone delle domande e, dopo i disastri (generali, non solo del cosiddetto socialismo reale) del novecento, credo che i sistemi “democratici” vadano rivisti alla luce di quanto successo. Mi pare troppo semplice incolpare, per esempio, Mussolini o Hitler o Stalin o Berlusconi o Occhetto o lo stesso Vendola (con le debite proporzioni) di quello che in qualche modo hanno provocato o stanno provocando, perché nessun personaggio, nemmeno Giulio Cesare, puó, o avrebbe potuto, agire sulla storia del suo tempo senza determinate premesse, che possono essere culturali, storiche, sociali, economiche o anche tutte insieme. E allora per quale motivo non tentare di agire sulle premesse invece di limitarsi a discutere degli errori col senno di poi? Analizzare gli errori va benissimo, ne sono convinta, peró non é sufficiente a non ripeterli se non si trovano altre vie. Io risposte non ne ho, non ho neppure le competenze, ma domande sí, di quelle non sono mai a corto e in questo caso mi domando se non sarebbe meglio riorganizzare il partito, nelle regole, nella dirigenza, sia nazionale che regionale e comunale, in modo tale da plasmarlo, giá da ora, in vista di quel partito di massa che tutti, credo, vorremmo vederlo diventare. Regole democratiche comprese ed eventuali paletti che impediscano ad un leader o ad una dirigenza i voltafaccia che si sono verificati, per esempio, prima nel Pci di Occhetto, poi nei Ds e nel Pd sempre piú liberista contro la volontá della sua stessa base.
    Dicevo in un altro post che ho faticato a seguire da lontano (ma mi pare che molti non ci abbiano capito niente neanche da vicino) l’avventura dell’ultimo congresso: una montagna di parole e niente di veramente chiaro che specificasse le intenzioni di Vendola e della sua corrente. Non una parola sulla volontá di sciogliere Prc ed é ovvio, perché se detto chiaramente voti ne avrebbe presi ancora meno, ma questa possibilitá di giocare sull’equivoco per arrivare alla segreteria ed imporre una simile decisione é dovuta, secondo me, a regole sbagliate. Un partito di sinistra non si crea né si disfa alla Berlusconi-Fini, un partito di sinistra dovrebbe appartenere a tutti, dirigenza, militanti, iscritti e solo insieme si puó decidere se sia superato, non puó bastare il 51% dei delegati.

    Far politica insieme alla gente é senz’altro positivo ed interessante, ma un contenitore con una forma precisa é necessario per ritrovarsi, organizzarsi e non disperdere le forze, altrimenti finisci col far la fine di alcuni di Sel, che non sanno nemmeno piú cosa sono ed il cui unico punto di riferimento é un Vendola che li usa e poi li snobba con le sue fabbriche intestate.

    Ciao.

  168. massimiliano piacentini Says:

    Ciao, Anonima e dinoluciasml,
    vorrei solo dire due cose e segnalarne una terza. La prima è che Bertinotti & Co non nascondevano affatto l’intenzione di chiudere il sipario sul Prc. Parlavano chiaramente di superamento utilizzando argomentazioni a mio avviso del tutto speciose e promuovendo analisi sulla realtà e sulla storia inconsistenti. E’ facile cadere nell’inconsistenza quando si pretende di fondare analisi sulle congiunture o peggio sulla cronaca. Su ciò si veda ad esempio l’ultimo intervento di Bertinotti, qualche giorno fa, sul Manifesto. Io penso che se la mozione di Vendola avesse ottenuto la maggioranaza loro avrebbero distrutto Rifondazione. Non solo. Penso che quell’intento non è stato di fatto abbandonato ed è di fatto appoggiato da larga parte dello schieramento politico, Pd in testa. L’operazione di Vendola, Giordano, etc., per riuscire compiutamente, richiede la morte delle formazioni comuniste, liquidate o relegate nella marginalità e poste fuori dal gioco politico.
    Ma sul l’autoproclamatosi capopopolo e “incaricato” dal trascendente voglio invece segnalarvi un ediforiale molto ben fatto sdi Eleonora Forenza, oggi su Liberazione. Leggetelo: è istruttivo. Lei compie una lettura assai lucida dell’eletto partendo da due recenti interviste apparse su Repubblica e sul Manifesto: sta tutti i giorni sui giornali, chissà com’è. Io vi segnalo anche quella di tre o quattro giorni or sono rilasciata al giornale di Confindustria, Il sole 24 ore, dello stesso identico tenore. Buona lettura, compagni.
    Saluti.
    Comunisti.

  169. Caro Ramon, a me pare che negli ultimi tempi il PRC, forse inseguendo i sondaggi, sia occupato quasi esclusivamente ad inseguire un rapporto con gli altri partiti (e personaggi più sulla cresta dell’ onda) del centrosinistra. Lo si intuisce dagli articoli che appaiono quotidianamente su Liberazione, dalle lettere inviate ai segretari degli altri partiti di opposizione per costruire già la coalizione elettorale in caso di voto anticipato, della poca attenzione rivolta alla definizione del proprio progetto a beneficio di una politica unitaria. Si sta tenendo da parte l’ obiettivo di costruire attorno a sè un polo politico autonomo dal centrosinistra che si allea elettoralmente con quest’ ultimo soprattutto tenendo presente la necessità di superare io bipolarismo. La federazione sta nascendo esclusivamente in virtù della necessità di una politica unitaria per tornare a “contare” nelle istituzioni; nasce, insomma, per elaborare una serie di sconfitte elettorali. Così si parte già sconfitti; io penso sia un atteggiamento largamente insufficiente. E non basta dire che non si fanno alleanze di Governo perchè si costituisca uno spazio politico indipendente dal centrosinistra liberista. Nei mesi di settembre e ottobre, che saranno, tra l’ altro, segnati dagli appuntamenti del 29 settembre e del 16 ottobre, penso che deva risaltare agli occhi delle soggettività in lotta di questo paese non il fatto che noi manifestiamo “unitariamente” con gli altri partiti del centrosinistra e che costruiamo l’ opposizione insieme, ma devono risaltare le differenze fra noi, che ci poniamo come soggetto di classe che tenta di organizzare i lavoratori rappresentandone gli interessi materiali ed un baluardo politico a loro protezione (così come la fiom ed i sindacati di base lo sono dal punto di vista sindacale) e gli altri, compreso vendola (di cui non dobbiamo avere timore di formulare critiche e demistificarne l’ inganno politico), che agiscono in tutt’ altra ottica. Questo, a mio parere, è l’ unico atteggiamento “progressivo” e vincente; il resto è quasi solo perdente autoconservazione. Il tutto con la consapevolezza che non si lavora per riottenere consenso elettorale domani mattina ma su medio- lunghe prospettive politiche, dato che la sconfitta cui siamo andati incontro è sociale non elettorale.
    Saluti comunisti

  170. cara anonimo 3, e caro dino, se la mozione capitanata da vendola avesse vinto il congresso avrebbe potuto, con la maggioranza nel cpn e in direzione far confluire il prc in un’altra organizzazione, cambiarne il nome e lo statuto. non è un mistero per nessuno, tanto meno per i giornalisti che l’hanno scritto diverse volte, che la “costituente” citata dalla mozione 2 una volta convocata avrebbe provocato l’adesione del prc alla formazione del nuovo partito. scelta che sarebbe solo in seguito stata ratificata da un congresso straordinario, che si sarebbe svolto senza tutti quelli che avrebbero invece aderito alla costituente comunista e sulla base dei fatti compiuti. insomma, ci sarebbe stato un nuovo partito e una costituente comunista intorno al pdci. un partito coccolato dal centrosinistra e un partitino comunista emarginato ed accusato di essere vecchio, piccolo, ortodosso, chiuso, settario, stalinista, e chi più ne ha più ne metta.
    ancora oggi sel e vendola perseguono questo stesso obiettivo. è solo per questo che cercano in tutti i modi possibili ed immaginabili di evitare di prendere posizioni comuni con noi e di indire manifestazioni e qualsiasi iniziativa con noi. sperano che la federazione si riduca ad essere, appunto, l’unità dei comunisti solo su base identitaria e senza un vero progetto politico. massimiliano ha perfettamente ragione. ovviamente non mancano quanti per ingenuità o per ottusità vorrebbero esattamente inverare il progetto di sel illudendosi che basti dire che i comunisti sono uniti per vincere la battaglia. così centinaia di migliaia di persone che sono e si considerano di sinistra, come migliaia di comitati, collettivi, associazioni, giornali locali e così via che sono radicalmente anticapitalisti e che sentono il problema dell’unità e di un progetto serio ed efficace avrebbero solo sel o le fabbriche di nichi (sic!) come speranza.
    quanto alle premesse di cui parla anonimo 3 io sono d’accordo con lei.
    credo che tornerò presto sul tema diffusamente con un articolo.
    intanto dico solo che finché le classi subalterne saranno sconfitte socialmente ed egemonizzate dal pensiero unico e ci sarà un sistema politico bipolare ci sarà sempre chi dirà: io mi accomodo al governo e tenterò di fare il possibile dall’interno del governo per i poveri operai precari e così via. e ci sarà sempre chi dirà che essere comunisti è un limite per fare parte del sistema politico vigente e sperare di “contare”.
    si vendono speranze con i saldi di fine stagione ma non si fa una sola cosa per cambiare la realtà sociale, politica e culturale. che è all’origine di tutti i problemi della sinistra e che riproduce se stessa macinando e digerendo qualsiasi ceto politico che, in buona o cattiva fede, si proponga di far parte del mercatino della politica spettacolo chiamando la gente a fare il tifo per un leader salvifico.
    a tutto questo non c’è regola statutaria che possa impedire a nessuno di cambiare idea, di convertirsi all’andazzo, di mettere le proprie esigenze ed opportunità davanti alle esigenze della lotta.
    a dire il vero abbiamo noi introdotto norme statutarie che impediscono di cambiare nome al partito e di disporre del patrimonio del partito con maggioranze semplici.
    ma, come sempre, è la politica e il progetto l’unico antidoto vero contro la degenerazione del partito e dei suoi dirigenti.
    un abbraccio a tutti e tre. anonimo, dino e massimiliano.

  171. caro gio, sei proprio fuori strada.
    1) il prc è impegnato innanzitutto a implementare il lavoro sociale e a costruire la federazione e il suo progetto. che questo non compaia sui giornali io lo do per scontato. è inutile illudersi.
    2) che barcolli il governo berlusconi lo vedono tutti. ed è logico che ci sia in campo una proposta utile a combattere berlusconi e a superare il bipolarismo. tutti si interrogano su come cacciare berlusconi. ci mancherebbe che non facessimo proposte e non ci confrontassimo con altri.
    3) le differenze fra noi e sel come fra noi ed altri si devono vedere confrontando le diverse idee, proposte, pratiche sociali e politiche. non alimentando polemiche con l’intento di demistificare o denunciare o accusare. proporre che si manifesti contro berlusconi unitariamente non è rinunciare a un bel niente. e non è confondersi. è proporre la cosa giusta per il paese. se non si sa parlare al paese e si ha paura di essere confusi con altri vuol dire che non si hanno idee, pratiche e organizzazione. e questo problema non si supera certo autoisolandosi e facendo prediche e mettendo etichette a tutto il resto del mondo. questo è l’atteggiamento di una setta non di un partito politico.
    un abbraccio

  172. Antonio Perillo Says:

    Caro Ramon,

    ammiro e mi convince molto la descrizione e la pratica della tua idea di come si sta dentro a un partito (soprattutto comunista come il nostro). Rispetto delle decisioni degli organismi e dei gruppi dirigenti, fedeltà al partito e non alla corrente, rifiuto di proroghe e ulteriori candidature, sottolineatura dell’impegno istituzionale come una delle cose da fare per un militante comunista e non la principale. E altro ancora che ora dimentico.

    Ora, è evidente credo che la situazione diffusa nel nostro partito non corrisponde a questa “etica” di partito. Correntismo, carrierismi vari, difesa delle (residue) rendite di posizione, istituzionalismo, elettoralismo, aggiramento o totale assenza delle decisioni democratiche degli organismi.

    E’ chiaro, a mio parere, che l’enunciazione e la pratica corretta non è sufficiente a modificare questa situazione. Sarebbe compito del gruppo dirigente intervenire, dove è necessario, per correggere le degenerazioni che a volte sono molto evidenti. (Non voglio fare esempi locali diretti, naturalmente, ma sono di Napoli e credo che questo ti basti a capire di quali realtà ho avuto modo di fare esperienza).

    Mi risponderai che la cura è il lavoro sociale, di lunga lena, destinato a modificare la selezione dei quadri e il gruppo dirigente. Sono d’accordo, ma credo che qualche sterzata più vigorosa possa essere data anche nel frattempo, se questi problemi sono condivisi dalla maggioranza del gruppo dirigente (segreteria, direzione).

    Ho avuto modo di riscontrare, infatti, attendismo ed equilibrismi nello sciogliere questioni che per esempio a Napoli hanno lasciato il partito nell’incertezza per troppo tempo nelle vicinanze di impegni e appuntamenti importanti per il partito (che, ricordiamolo, è ancora in una fase delicata di ricostruzione e consolidamento).

    Ho apprezzato la posizione del segretario sul superamento delle correnti, sulla formazione di un’area di maggioranza per evitare cristallizzazioni. Devo dire che ammiro la sua onestà intellettuale, per esempio quando afferma che nella pratica la nostra organizzazione funziona come una federazione di partiti.
    Ora però non vorrei che questa mossa porti ad un clima migliore, di accordo sulla linea, ma basato ancora sull’immobilismo su temi importanti come quelli organizzativi di cui parlavo. Accordo e buon viso mentre si continua a costruire le correnti e a preparare i nuovi rapporti di forza per i congressi venturi.

    Insomma, credo sarebbe positivo se i militanti e i quadri avvertissero un gruppo dirigente più coraggioso.
    Vorrei conoscere, se ritieni, la tua opinione in merito.

  173. Antonio Perillo Says:

    Ps: so che il nostro partito prevede la sovranità dei livelli locali su tante questioni, ma credo che la fase necessiti di più coraggio e magari di qualche piccola forzatura in più.

  174. Ramon nel rispondere a gio scrivi che il “PRC è impegnato a implementare il lavoro sociale e la federazione e il suo progetto” tralascio il lavoro sociale che mi pare non così impegnato nel partito a livello locale. ma sul punto della federazione leggendo oggi l’intervista a Burgio dice proprio l’esatto contario, quindi non è vero che i giornali non ne parlano secondo l’autorevole esponente della corrente di Essere Comunisti nonchè intellettuale di prestigio. Ecco le sue frasi riportate su Liberazione:

    D. Vuol dire che quel “collante” non è bastato?

    Burgio:Che l’incidenza dei ceti politici è stata negativa, che non ha funzionato la dirigenza e che il vizio culturale del settarismo ha prevalso. Stiamo facendo passare del tempo prezioso, abbiamo perso appuntamenti importanti, buttato via due anni. C’è una responsabilità politica gravissima di chi avrebbe dovuto lavorare alla realizzazione concreta di questa esperienza unitaria.

    D. Beh, non c’è solo Rifondazione…

    Burgio: Certamente no. La responsabilità è collettiva. Ma chi è parte maggioritaria, ne ha di più.

    E’ evidente un attacco esplicito al nostro segretario Ferrero anche se ti indigni perchè non si fa politica con il gossip oramani è sulla bocca di molti militanti questo astio nei confronti di Ferrero da parte di tante componenti interne del PRC a cominciare da Essere Comunisti, accusato di perpetuare un autosufficienza assolutamente ineffica e inutile.
    saluti

  175. Caro Ramon,
    ho capito, ma a me pare che il PD vuol far rispettare la Costituzione quando Berlusconi la attacca, ma non se ne fotte quando la attacca Marchionne. Anzi, dice che le relazioni industriali devono cambiare per reggere la sfida della globalizzazione. E questo tutti. Fassino e Veltroni addirittura sostengono apertamente Marchionne. Questo mi fa dire che il PD non centra nulla con le mobilitazioni della Fiom, anzi, ne è un avversario. E questa è un’ etichetta che si meritano, non è che la appiccico io per puro spirito polemico!
    Alla stessa maniera, noi diciamo sempre che lottiamo contro la privatizzazione della sanità in atto progressivamente da anni. Tuttavia facciamo fatica ad evidenziare che Vendola ha forse un’ idea diversa della sanità, visto come si sta comportando nell’ amministrazione di quella pugliese.
    Io vedo che gli altri non pongono le loro idee e progetti a confronti con le nostre, ma non esitano a formulare critiche al nostro progetto politico, fino a giungere all’ insulto e ad affossarci cambiando le leggi elettorali.
    Il centrosinistra è un’ opposizione liberale e riformista (Vendola compreso) quindi l’ unità di azione può limitarsi solo all’ esigenza di sollevare Berlusconi dal Governo del Paese e cambiare lo schema bipolare, mentre ci vorrebbe maggiore autonomia nell’ organizzazione dell’ opposizione alle politiche padronali. Altrimenti saremo fagocitati da loro.
    Io, ad esempio, noto che Cremaschi (pur avendo perso nettamente il Congresso della CGIL e facendo parte di una piccola corrente) non ha nessunissima esitazione ad affermare che Cisl e Uil sono servi dei padroni (sic!), per cui la CGIL dovrebbe non perseguire l’ unità, ma cercare la rottura con loro. Ecco, io non capisco perchè noi dobbiamo spenderci, per quel poco che possiamo, per accreditare i tentativi altrui di mettere il cappello sulle battaglie sociali, accreditando anche la loro “alternativa di Governo”

  176. Antonio Perillo Says:

    Mah, Gio, a me pare che il partito ultimamente stia parlando chiaro anche su Vendola (vedi articolo della Forenza di ieri). Certo evitando di scadere nell’insulto, secondo me infatti va anche recuperato un certo stile in politica, fa parte della credibilità che abbiamo perso come sinistra.
    E mi pare che le dichiarazioni ufficiali di Ferrero e Salvi stiano accreditando l’alleanza larga per battere Berlusconi non l’alternativa di governo, a cui ripetono che non siamo interessati.

    In ogni caso post come il tuo mi confermano nell’idea che molti militanti avrebbero bisogno di percepire un partito più coraggioso e combattivo.
    Ma ciò è anche causato dal fatto che molte cose che facciamo ai militanti non arrivano e che questi sono generalmente molto poco informati del dibattito interno e finanche delle posizioni ufficiali.

  177. caro antonio perillo, ti sei già risposto da solo.
    “Mi risponderai che la cura è il lavoro sociale, di lunga lena, destinato a modificare la selezione dei quadri e il gruppo dirigente. Sono d’accordo, ma credo che…”
    non si può fare tutto in un colpo solo. se si pensa che il lavoro sociale debba essere la leva per ricostruire il partito e che ci vorrà tempo bisogna essere coerenti con questa impostazione. del resto se c’è bisogno di ricostruire il partito è perché ha subito colpi durissimi. che, come saprai, non sono stati evitati dall’individuazione dei problemi organizzativi a chianciano.
    anch’io auspico maggior decisione e qualche forzatura in più. ma bisogna anche sapere che il combinato disposto della vittoria del capitalismo nella società e l’egemonia della politica spettacolo separata ha agito a fondo anche sulla cultura politica dei militanti e degli stessi quadri politici.
    o si fanno maturare le condizioni per fare salti qualitativi o si tenta di fare salti che alla prova dei fatti producono solo ulteriori divisioni e scontri a non finire. questa è una regola fondamentale per dirigere una organizzazione. illudersi che con due o tre regolette e con un po di decisionismo si possa cambiare la qualità dell’organizzazione sarebbe catastrofico. tra l’essere e il voler essere ci deve essere una forbice che si accorcia. proclamare astrattamente un voler essere sempre più alto e avanzato è un esercizio facilissimo. ma produce la sensazione che sia impossibile realizzarlo e conseguentemente il rafforzamento dell’idea che nella pratica quotidiana le cose non possono cambiare.
    insomma, ci vuole pazienza.
    anche la pazienza è una dote rivoluzionaria.
    un abbraccio

  178. Anonimo 3 Says:

    Non sará stato un mistero per voi, Mantovani, ma io non l’avevo capito e, cosa peggiore, non l’avevano capito le persone che conosco e che pure abitano in Italia. Certamente ho sentito parlare di “cosa rossa”, peró immaginavo un qualcosa tipo la fed ed in effetti la stessa sinistra arcobaleno era strutturata in modo da salvaguardare l’identitá di ognuno. Dopo gli scarsi o nulli risultati ottenuti nel governo Prodi, mi sembrava necessario modificare i rapporti di forza aggregando la maggior parte della sinistra anticapilista, per farla diventare un polo autonomo ed a quello pensavo stesse lavorando Bertinotti. E’stato solo scorrendo i testi delle varie mozioni che ho cominciato a sospettare che ci fosse ben altro, ma pur avendo seguito tutto il congresso su nessuno tv, ci ho capito proprio poco, che, a parte le accuse reciproche di voler distruggere il partito, nessuno ha parlato chiaramente di un nuovo partito, con basi e scopi differenti, oppure me lo sono proporio perso. Anzi, Bertinotti nel suo discorso ha richiamato all’unitá e Vendola ha sostenuto per mesi di non volere una scissione, che perfino alcuni sostenitori della sua mozione hanno rifiutato. Se non é ambiguo tutto questo… Al punto che dopo due anni di quella scissione viene ancora accusato Ferrero.
    Comunque aspetto il tuo prossimo articolo.
    Ciao e buona giornata a tutti.

  179. caro carlo, non ho capito a quale intervista di burgio fai riferimento. stamane ho letto liberazione e non l’ho vista. ma non importa.
    fin dal congresso essere comunisti ha palesato una posizione diversa. auspicava una soluzione unitaria con la mozione 2. ed ha sempre insistito sulla necessità di non isolarsi e di partecipare alla ricostruzione dell’unità possibile a sinistra. questa posizione non è incompatibile con i documenti votati e con la linea del partito. esattamente come non lo è la mia posizione. che, diciamo così, tira più a sinistra.
    ciò che conta è quanto si è deciso di fare. non le mille sfumature che sono tante quante sono le teste che le pensano.
    essere comunisti ha il diritto di dire la propria opinione. e quando l’ha detta c’è anche chi ha risposto. come ho fatto io sul tema del “settarismo” proposto da grassi. e come ho fatto sul famoso appello insieme a giovanni russo spena.
    tutto normale.
    perché, se si discute, bisogna dire che c’è “l’attacco esplicito” al segretario?
    anche io ho fatto critiche a ferrero. ho perfino scritto mesi fa una lettera aperta alla maggioranza di chianciano.
    anche allora c’è stato chi ha previsto che avrei fondato una corrente e che volevo far fuori il segretario. banalmente non è vero.
    in ogni caso se un compagno o una corrente pensa che la gestione della linea del segretario sia sbilanciata in un senso o nell’altro ha il diritto di dirlo. senza fare drammi e senza che questo debba per forza produrre una guerra nucleare (l’ennesima) che metterebbe semplicemente fine al partito e ad ogni sua componente.
    ripeto. ciò che conta è cosa si decide.
    basta leggersi i deliberati della cpn e della direzione.
    la linea di confine che divide una discussione franca e magari anche aspra da uno scontro distruttivo è sempre sottile. non bisogna superarla mai.
    se ad ogni critica si deve applicare la “previsione” di esiti catastrofici si finisce, con l’eterogenesi dei fini, con il produrre quegli stessi esiti che si paventano.
    io non sono d’accordo con grassi e burgio. non per questo penso che ciò che dicono sia totalmente sbagliato. credo di vedere la verità interna al loro discorso sulla quale, a mio avviso, fondano anche posizione che considero in parte eccessive e in parte sbagliate.
    inoltre penso proprio che sia oggettivo che il sistema politico vigente spinga una forza come noi a dividersi fra settari e subalterni. fra cultori dell’autonomia del sociale e cultori dell’autonomia del politico.
    per questo penso che la linea del partito sia giusta. perché contiene antidoti verso queste due derive distruttive.
    il rischio dell’integrazione nel centrosinistra non si batte con il settarismo e viceversa.
    quindi, caro carlo, calma e sangue freddo. proprio non abbiamo bisogno di scontri e guerre fatte a suon di accuse. tanto meno accuse di lesa maestà del segretario del partito. che ha anche l’onere di ascoltare critiche magari ingenerose e sbagliate. che sono meglio confutate dimostrando nei fatti la fecondità della linea politica.
    un abbraccio

  180. caro gio, è evidente che fra noi c’è un divergenza proprio sulla stessa concezione di cosa sia la politica.
    intendiamoci, non è un dramma e non è nemmeno strano. da qualche decennio è normale.
    tutte le cose che dici del PD sono verissime. io ne potrei aggiungere altre decine. ma rimane il fatto che il governo berlusconi vuole cambiare il testo della costituzione e non solo appoggiare ciò che fa marchionne. mentre il pd dice che il testo della costituzione non si deve cambiare pur appoggiando anch’egli marchionne.
    il pd è in contraddizione. si, è evidente. e io non penso, al contrario di vendola, che sia possibile rimuovere la sua ragione sociale che fin dalla fondazione del pds è formalmente interclassista mentre in realtà è collegata agli interessi del capitalismo finanziarizzato e competitivo.
    ma proprio per questo, se si può, si deve sfruttare la contraddizione fino in fondo.
    da ciò che scrivi tu si deduce che basta denunciare le “vere” intenzioni del pd per vincere la battaglia.
    ma non è così. perché al momento delle elezioni gli elettori diranno: il pd non vuole cambiare la costituzione, berlusconi si, e i comunisti accusano il pd e se non si alleano col pd alla fine faranno vincere berlusconi.
    ormai dovresti aver capito che il gioco è questo. e stare a questo gioco è proprio realizzare ciò che vuole il pd. che ha sempre sognato, fin dalla fondazione del pds, di avere alla sua sinistra solo predicatori settari.
    è per questo che ti ho già detto che le enormi differenze fra noi e il pd e anche quella fra noi e vendola si devono vedere nei fatti, nelle pratiche sociali, nelle lotte, ma mai e poi mai devono diventare il centro del discorso ed apparire come ostacoli per poter battere berlusconi.
    ma a te sembrerebbe normale che nel pieno della crisi e con un governo terribile come quello in carica noi, invece che proporre le nostre soluzioni economiche e sociali e proporre una alleanza per cacciare berlusconi ci mettessimo a fare polemiche sul grado di differenze che ci sono fra noi e tutti gli altri? ma credi che milioni di persone se ne possano fregare minimamente di simili polemiche?
    mah!
    ciao e un abbraccio

  181. cara anonimo 3, tu hai pienamente ragione. il grado di ambiguità è stato enorme. ed è logico che molti siano stati indotti a ad equivocare e ad interpretare le cose anche in modo opposto.
    ma penso che sia del tutto logico e normale.
    per il semplice motivo che chiunque si proponga di superare o sciogliere un partito usa un linguaggio per l’interno e uno per l’esterno. per ottenere il minimo di resistenza all’interno e il massimo di aspettative e consenso all’esterno.
    lo fece anche occhetto. la mozione di occhetto diceva che si avviava una fase costituente per unire la sinistra diffusa, non che si scioglieva il pci. mentre all’esterno diceva che c’era bisogno di un partito della sinistra di governo sul modello dei partiti socialdemocratici europei. anche occhetto predicava cose molto di sinistra e incassava l’appoggio del giornale “repubblica” i cui editorialisti, a cominciare da scalfari, auspicavano l’abbandono da parte del pci della lotta di classe e l’integrazione nel sistema della sinistra. io non ho perso la memoria e ricordo cosa diceva vendola di tutto questo e non ho dimenticato i suoi articoli sull’attualità del comunismo e le durissime accuse a occhetto.
    comunque.
    i propositi di bertinotti erano chiarissimi.
    lui fece un discorso chiarissimo alla prima assemblea nazionale della sinistra europea.
    fui l’unico nella maggioranza del partito a criticarlo apertamente. l’articolo è pubblicato qui.
    https://ramonmantovani.wordpress.com/2007/06/
    se lo leggi vedrai che gli attribuisco l’intenzione, visto che lo aveva detto esplicitamente, di fare un nuovo partito. e devo dire che mentre altri mi accusarono di di fare attacchi inconsulti al leader lui mi telefonò per dirmi che considerava le mie critiche legittime e che mi ringraziava per i toni corretti.
    il resto è venuto da se.
    sempre bertinotti ed altri hanno detto o alluso esplicitamente alla fondazione di un nuovo partito e nei documenti hanno scritto frasi ambigue.
    ma ne riparleremo.
    un abbraccio

  182. Caro Ramon,
    io nel periodo a cavallo fra i due millenni ero adolescente, ma ricordo che Rifondazione era veramente una spina nel fianco della politica italiana ed era un partito percepito veramente come diverso dagli altri (il consenso era intorno al 5%, quindi non proprio eccelso). Ad esempio, alle elezioni del 2001 venne adottata, addirittura unilateralmente, una tattica elettorale che non ostacolava i candidati dell’ Ulivo nella competizione con quelli della Casa delle Libertà nella quota maggioritaria. Tuttavia Rifondazione era reduce da una stagione in cui si era fatta portavoce senza se, senza ma, con coerenza e senza lesinare critiche al Governo D’ Alema (di cui era opposizione), della contestazione alla guerra NATO in Serbia e della causa del PKK in maniera materialmente attiva. Pertanto, nonostante la desistenza unilaterale, era un soggetto apertamente contrapposto sui temi di fondo ad entrambi i Poli. Così, almeno, traspariva. Successivamente, nel mezzo di una stagione segnata da grandi mobilitazioni sociali (con la Fiom che apriva alle aree antagoniste) e “di opinione” (altermondisti, pacifisti, ecc), con i social forum e quant’ altro, vi furono, nel 2002, gli scioperi contro l’ abolizione dell’ art. 18 dello statuto dei lavoratori se non erro, con la CGIL in testa a condurre un’ opposizione sociale aggressiva. Con il PdS, che nella legislazione precedente aveva iniziato a precarizzare il lavoro, a tentare, naturalmente, di cavalcare il tutto accreditando la sua “alternativa di Governo”. Mi ricordo che vi fu un periodo in cui Cofferati era di gran lunga più acclamato di come lo è Nichi Vendola ora come possibile leader del csx. Di fatti si aprirono anche le case del nuovo Ulivo mi sembra, che avevano lo scopo di superare i partiti, aprire alla “società civile”, aprire alla nuova politica e tutte amenità simili cui stiamo assistendo ora con le fabbriche di Nichi. Cosa fece il PRC di fronte a tutto questo? Nella convinzione che la Sinistra di alternativa e quella moderata fossero incompatibili, criticava apertamente Cofferati, che voleva confonderle, e non esitava, appunto, a marcare i confini fra le due sinistre, a costo di apparire settario, autoreferenziale ed anti-unitario. E stiamo parlando di un periodo in cui il PdS assumeva posizione molto più di sinistra rispetto al PD di ora e Cofferati criticava apertamnte il riformismo. addirittura non si esitava fare cortei differenziati pur sugli stessi argomenti (mi ricordo una cosa del genere in occasione della guerra in Iraq del 2003 e di scene in cui Fassino veniva cacciato dai cortei). Di lì poi si partì col formare una coalizione in cui Rifondazione era l’ unico partito, insieme a molti movimenti (c’ era anche la Fiom?) che raccolse le firme per istituire un referendum che estendesse l’ articolo 18. Cofferati si schierò contro!
    Da dopo il referendum in poi, inspigabilmente, si svoltò.
    Erano altri tempi? Assolutamente sì. Però non vorrei che oggi si è più accomodanti nel voler fare opposizione assieme alla sinistra moderata solo perchè si antepone all’ obiettivo di ricostruire la sinistra di alternativa quello di rientrare in parlamento. Io non penso nulla di diverso, riguardo alla necessità di differenziarsi dal centrosinistra, di quello che praticava Rifondazione prima del 2004. Almeno nella mia ricostruzione. Poi la tattica elettorale può essere flessibile come vogliamo.
    Se ho sbagliato tutto nella ricostruzione di quegli anni ditemelo

  183. Adelmo Salsicci Says:

    Condivido i ragionamenti di Gio.
    Con un’aggiunta: il tuo timore è giustificato, caro Gio. Si prepara il fronte di salvezza nazionale da Ramon a Pierferdi. È tempo di disertare, di disobbedire, di sottrarre alle oligarchie la linfa che traggono dal nostro essere presenti, anche solo nei loro blog. La tattica non può essere anteposta alla strategia, altrimenti si diventa dei fantocci come Mantovani.
    Auspico un’astensione massiva alle prossime elezioni, così che il Silvio vostro amico venga eletto grazie a 10milioni di coglioni che vanno al seggio e votano tutti per lui…ma ci vanno solo loro. Com’è? Bel governo che ne verrebbe fuori…Così magari i funzionari di partito si danno alla clandestinità, che sarebbe ora

  184. non badate a questo adelmo. di tanto in tanto, sempre anonimamente, si diletta ad insultare. ignoratelo.
    non cancello mai insulti a me.

  185. caro gio, beato te che eri adolescente a cavallo dei due millenni. anche se vivi la tua gioventù in un periodo sventurato. eh eh eh.
    comunque la tua ricostruzione, a parte qualche dettaglio, è giusta.
    i dettagli sono questi: 1) la desistenza unilaterale si fece solo alla camera. al senato era impossibile per via dell’assenza della quota proporzionale. ma ciò dimostra che per quanto fossimo duri con i governi d’alema (che furono due) e col governo amato e per quanto venissimo dall’opposizione al centrosinistra non eravamo per niente indifferenti all’esito delle elezioni relativamente a berlusconi. del resto avevamo noi proposto la desistenza nel 96 per battere berlusconi anche se venivamo da una dura opposizione al governo dini sostenuto dal pds. 2) cofferati da segretario della cgil si oppose all’abolizione dell’articolo 18. questo fu sufficiente per farlo apparire come un fulmine di sinistra. e su tutti i giornali si parlava di cofferati come leader di un nuovo partito di sinistra (non come leader del centrosinistra). che ovviamente avrebbe dovuto assorbire rifondazione verdi pdci ecc. non fu solo una suggestione perché numerosi ed insospettabili esponenti dell’associazionismo ultraradicale (come emergency) fecero anche incontri e riunioni riservate per lavorare a quel progetto. noi non ci curammo di una simile stronzata per il semplice motivo che la consideravamo impossibile e infondata. ma non facemmo mai polemiche contro cofferati e sostenemmo fortemente la battaglia della cgil contro l’abolizione dell’articolo 18. e non proponemmo il referendum (fiom contraria) per “chiarire” le nostre differenze con cofferati, bensì perché pensavamo fosse giusto, dato il numero immenso di imprese sotto i 15 dipendenti, coinvolgere in quella battaglia anche i lavoratori che non erano e non sono protetti dall’articolo 18.
    3) non ci furono mai cortei differenziati in quel periodo. c’era sempre un solo corteo del movimento. a volte aderivano i ds, magari in contraddizione con ciò che dicevano in parlamento (come sull’afghanistan), e quindi qualcuno li contestava (mai cacciati da nessun corteo) facendogli, per altro, un favore perché per i mass media spariva il contenuto del corteo e c’erano solo le polemiche coi ds. a volte non aderivano.
    4) la coalizione di cui parli c’era già da prima di genova nel 2001. anche se a genova si consacrò. e noi facemmo poi la proposta di costruire insieme la sinistra europea in italia, senza sciogliere nessuno e sulla base di parità fra tutti i soggetti partecipanti. ma fra il partito virtuale di cofferati e l’iniziativa di asor rosa (sempre succede che una decina di persone in un salotto decidono cosa devono fare decine e centinaia di migliaia di militanti della sinistra) crearono una tale confusione che la sezione italiana della sinistra europea nacque con pochissimi interlocutori e di poco peso. il gruppo dirigente della fiom, dell’arci, e tanti altri evitarono di prendersi responsabilità e preferirono stare alla finestra.

    insomma, caro gio, mai abbiamo pensato che il tema di chi vince le elezioni potesse essere trattato con indifferenza. non fosse altro che per evitare di farci accusare di essere amici di berlusconi. mai abbiamo ignorato l’esigenza di unire la sinistra anticapitalista. mai abbiamo pensato che i contenuti delle lotte si devono piegare alla necessità di “smascherare” qualcuno.

    quanto alla svolta io penso che non ci sia nulla di inspiegabile.
    semplicemente dopo il referendum e con la guerra in iraq bertinotti teorizzò la inefficacia del movimento. conseguentemente pensò che la forza del movimento (che c’era) avrebbe potuto vincere dentro il centrosinistra e sostanzialmente cancellare la differenza fra le due sinistre. e con la fondazione del pd dalla sinistra europea si passò all’idea insana dell’unità dei 4 partiti di sinistra in un unico nuovo partito.
    tutto sbagliato. non è vero che il movimento era inefficace (come dimostrano i mancati accordi in sede wto e tutta l’esperienza latino americana). non è vero che si potevano superare le due sinistre. e l’esperienza del governo da possibilità da praticare divenne indiscutibile. non è vero che la nascita del pd apriva grandi spazi politici ed elettorali a sinistra e che per questo bisognava chiudere l’orticello e lanciarsi nella grande avventura.
    in realtà gira e rigira vendola oggi persegue, in forme ancora più avventuriste, gli stessi obiettivi.

    a noi tocca ricostruire socialmente solidarietà e legami che il capitalismo (non la tv che fa opera di implementazione e assolutizzazione di qualcosa che ha radici nel sistema e nel modello sociale) distrugge. a noi tocca ricostruire la credibilità del comunismo e della sinistra anticapitalista, evitando come il fuoco la logica dell’autoisolamento e quella speculare dell’integrazione con rinuncia di autonomia.
    battere berlusconi e superare il bipolarismo sono obiettivi tattici fondamentali.
    che per nessuna ragione al mondo devono essere compromessi da altre cose.
    insisto nel dirti che contro berlusconi bisogna unire tutto il possibile e che se non si fa deve essere chiaro chi non vuole questa unità. insisto nel dirti che fare una alleanza elettorale e non entrare al governo è giusto perché persegue i due obiettivi fondamentali che sono utili al paese, non solo a noi. insisto nel dirti che quando si fa politica si deve pensare al paese, alle classi subalterne, al popolo. e non si deve confondere una ristretta cerchia di militanti con il popolo. non serve a nulla rassicurare i militanti mettendo l’etichetta a tutto il resto del mondo e polemizzando sempre di più con chi è più vicino che con i nemici. per il semplice motivo che tutto questo dimostra la tesi per cui a sinistra si sa solo litigare fra dirigenti dei diversi partiti e che non esiste una sola proposta per il paese.
    un abbraccio

  186. In verità avrei preferito vivere appieno quel periodo, quindi avere qualche annetto in più…. scherzi a parte, non dovremmo essere scoraggiati dalle miserie attuali, anche se è dura.
    Ok, ci tccherà sperare che nel PD prevalga la linea dell’ alleanza elettorale con tutti dentro e che non si facciano primarie che portino ad eleggere candidati premier personaggi che, a dispetto dei nostri appelli all’ unità, ci escluderebbero e sarebbero legittimati a farlo dal voto delle primarie. Spero che questo non renda più accomodante nei confronti degli altri partiti del centrosinistra la nostra opposizione sociale in autunno e che non si privilegi il rapporto con loro a quello con i soggetti in lotta. Lo spazio ci sarebbe, dato che i lavoratori FIAT hanno fatto tornare la questione sociale al centro del dibattito pubblico.
    Infine Burgio può proporre quello che vuole. Può anche affermare che l’ atto di Napolitano di dire alla FIAT di attenersi alla sentenza dei giudici sui 3 operai licenziati sia un atto rivoluzionario (????!!!!); tuttavia non può dire, come dice nell’ intervista uscita oggi sul sito di Liberazione, che egli è l’ interprete delle tensioni unitarie della “base”, che sarebbe molto più avanti, dal punto di vista, appunto, dell’ “unitarietà”, della dirigenza che avrebbe una cultura settaria. Di questo modo di farsi propaganda spicciola all’ interno del partito ne ho le scatole piene e va contro le intenzioni espresse a parole di applicare tutti insieme la linea, invece di fare a gara ad interpretarla come meglio si crede ed auto-attribuirsi di esserne gli unici depositari.

  187. massimiliano piacentini Says:

    Ciao, Ramon
    un’intervento di Burgio appare sulla prima di Liberazione di oggi. Non penso si tratti dell’intervista di cui parlava Carlo ieri e, in effetti, questa non è un’intervista. Si tratta di una critica aperta e piuttosto dura alla posizione espressa dalla compagna Eleonora Forenza su Vendola, sempre su Liberazione (26-8). L’intervento del compagno Burgio, che io non condivido, merita di essere letto ed è un buon motivo per acquistare il NOSTRO giornale anche oggi!
    ciao e buona lettura a tutti

  188. L’altro ieri un editoriale di Forenza che attacca Vendola. Oggi un editoriale di Burgio che attacca Forenza che atatcca Vendola. Nichi è uscito dal partito più di un anno fa, ma il suo spettro crea più divisioni e crisi esistenziali di prima. Non è che la maggioranza di Chianciano è naufragata da mesi e nessuno lo dice chiaramente?
    Personalmente credo che la linea settaria (ma non per questo non confusa e arruffona) intrapresa dal segretario Ferrero sia un suicidio politico, a volte mi viene il sospetto che la politica non c’entri nulla e che il segretario si scagli contro Vendola per antipatia personale.
    Ci vuole un congresso strordinario che faccia un po’ di chiarezza.

  189. Sì, vabbè, Lucia, spariamo a caso, senza argomentare. Vorrei capire di cosa parli quando dici che Ferrero ha una linea settaria. Non passa giorno in cui dichiara che è necessaria una coalizione contro Berlusconi che includa tutti coloro che sono disposti ad entrarvi. Sta diventando un pò ripetitivo per me. Forse intendi che non vuol chiedere a vendola (che rifiuterebbe in maniera sprezzante di sicuro) di fare un unico partito della sinistra, sorvolando sui contenuti e sulle differenze strategiche e di fondo che ci sono? Se intendi questo hai ragione, ferrero è chiuso di fronte a questa possibilità, come è chiuso di fronte alla creazione di alleanze organiche di centrosinistra. Tuttavia questo è il mandato secondo il quale è segretario. Se facesse il contrario eluderebbe il partito. Poi, quando mai ferrero si scaglia contro Vendola per antipatia personale? Rimarcare esclusivamente nei luoghi di dibattito interno (e non fuori!) che il progetto vendoliano ha come cardine il ruolo centrale della sua figura e passa per una personalizzazione della politica, mentre il nostro progetto passa per la fatica dell’ elaborazione politica collettiva è secondo te un attacco dovuto all’ antipatia personale? Se secondo te è così, hai ragione. Perciò chiarisci.
    Tuttavia che ne pensi dei ripetuti insulti che Vendola rivolge alla FdS (“cimitero”,vecchiume, ecc)? Non sono anche quelli settari? quando mai Ferrero ha risposto a quelli?

  190. Ma l’hai letto l’editoriale di Forenza? (lei sì aeda, ma di Ferrero, al limite Nichi lo è di se stesso). Ti sembra un articolo unitario? E’ una sequela puerile di luoghi comuni da giornaletto di gossip antagonista.Poi il giorno dopo Ferrero scrive un editoriale (in stentatissimo italiano) in cui chiama la sinistra all’unità per cacciare berlusconi, però poi afferma che lui con il centrosinistra ha poco a che spartire e che non vuole aleanze. Dunque? Con chi ti vuoi alleare? Vuoi fare un patto di destistenza con il 1,5 %? Vuoi fare un cartello elettorale senza sosetenere l’eventuale governo? Non si capisce davvero nulla. Una direzione in stato confusionale grave che ci sta condannando all’oblio. E’ chiaro che il progetto di Vendola è pieno di incognite, che il suo movimento è personalistico, che spesso Nichi ha usato parole sgarbate verso il prc, ma l’alternativa ferreriana è irrilevante, risibile, quasi patetica nella sua assenza di forme e contenuti.
    Intanto, con Grassi e Burgio sono inviperiti con il segretario e non resta che registare che la maggioranza di Chianciano non c’è più.
    Salute

  191. Mamma mia, a volte il clima in questo partito è irrespirabile…… ora dobbiamo fare il processo alle intenzioni di ferrero e della Forenza e partire dal presupposto che la Forenza è una passacarte ed un burattino di Ferrero. E magari chi invece legge l’ articolo della Forenza e se ne fa un’ idea in maniera scevra da appartenenze correntizie e da discorsi di questo genere è magari considerato ingenuo, mentre chi fa queste dietrologie è uno che la sa lunga….
    Ma basta! ne ho le palle piene!

    Cara Lucìa, cercando d’ intravedere qualche argomentazione nella pletora di accuse non comprovate che fai, tu vorresti che Ferrero ci facesse fare un’ alleanza organica col centrosinistra per impegnarci ad entrare nel Governo. ebbene, se per te questo significa essere settari, hai ragione, Ferrero e la linea del PRC (quindi anche Burgio e Grassi), sono chiusi a questa eventualità. Naturalmente, Burgio e Grassi, nelle sedi opportune votano cose che non pensano secondo il tuo modo di vedere.
    Sul merito dell’articolo della Forenza non so che risponderti, visto che lo insulti tanto senza formulare neppure una critica di merito. Evidentemente non lo hai affatto letto con attenzione.
    Naturalmente dall’ intero tuo post sembra che la linea di un partito ed i congressi straordinari si decidano a colpi di processi alle intenzioni (per cui i burattinai mandano i burattini a formulare critiche), articoli di giornale ed accuse da dedurre leggendo tra le righe degli articoli di giornale. Ciò che avviene nelle sedi opportune del partito non ha alcun valore. Così la decide il PdL la linea, spero che il PRC non arrivi mai a questo punto.

  192. Ne avrai anche le palle piene, mi spiace, però è venuto il momento di dirsi la verità invece di raccontare favolette consolatorie: lo sanno anche i sassi che le cose scritte da Forenza rispecchiano il pensiero di Ferrero. Come sanno che Grassi, Burgio e altri sono totalmente in disaccordo con la linea che ha assunto il segretario, la quale non è quella di Chianciano.
    Perché non mi piace l’articolo? Ti rispondo: perché fa una caricatura delle posizioni di Vendola, dipinto come un liberista, bipolarista, filo confidustriale, un ambizioso in cerca di poltrone: tutto ciò è ridicolo. E’ un articolo anche ben scritto, ma compiaciuto nella sua fatua aggressività, scritto da una ragazzina che in quelle righe dimostra tutta la sua giovane età.

  193. dinoluciasml Says:

    Cara Lucia,penso che la compagna Forenza ti ringrazierà avendola definita ragazzina(purtoppo, per lei non è così,ma è pur sempre giovane),essere informati per chi fà politica è una cosa essenziale se nò si rischiano delle brutte figure o no?Per il resto che hai scritto nei tuoi post permettimi di non commentare, lo hanno già fatto e lo faranno altri compagni.

  194. Mah, a mio parere Vendola si caratterizza più che per essere filo-confindustriale,per non dire mai nulla quando parla. Quando è davati ad una platea non militante dice che lui “è il compromesso fra i ceti deboli ed i ceti produttivi più avanzati”, espressione che significa tutto e niente, ma tranquillizza tutti; davanti ad una platea militante ridiventa rivoluzionario ed espressione della classe operaia e dice che la sinistra deve azzerare il Novecento ritornando agli albori del movimento operaio per ricostruire una nuova casa comune. Nel mentre dice che il nostro partito sociale è ridicolo. Ma naturalmente il suo obiettivo non è la coerenza delle argomentazioni, ma tranquillizzarci. Se gli chiedono “aboliresti la legge Biagi”, lui risponde che è contro la precarietà della vita e una serie di bla bla bla tranquillizzanti che non danno risposte precise alla domanda, ma, appunto, tranquillizano tutti, moderati e radicali. E così via.
    Poi, si vede a occhio nudo -e quì dice bene la Forenza- che nel centrosinistra Vendola e Veltroni si fanno asse sulla base di una comune apertura verso forme liquide di fare politica (il partito leggero senza tessere di Veltroni e le fabbriche di Nichi), che sono, sostanzialmente, un’ apertura alla personalizzazione spinta della politica, ove i partiti sono scavalcati dal rapporto leader-popolo; Loro, in ultima analisi, si fanno asse sulla base del fatto che entrambi sostengono che le primarie sono l’ innovazione fondamentale della politica (ma in America ci sono da sempre) e sono quindi obbligatorie. Questa loro concezione si contrappone alla visione più tradizionale di Bersani e D’ Alema, che cercano alleanze fra partiti, ritengono che i partiti siano ancora validi e non devano essere liquidi, non vogliono le primarie se con esse si rischiasse di restringere la coalizione (l’ UDC non entrerebbe con Vendola leader), ecc. Non a caso, Veltroni ha chiesto a Vendola di entrare nel PD mentre Bersani dice che Vendola non sarebbe un buon leader del csx perchè plecluderebbe l’ allargamento della coalizione (di fatti tentò di farlo fuori, per lo stesso motivo, anche in Puglia, mentre l’ ala veltroniana lo appoggiò sin dall’ inizio). Ciò mi fa dire che sì, Vendola è bipolarista convinto perchè, se a parole si dice proporzionalista (evidentemente per tranquillizzarci), nei fatti si candida ad essere il leader di una delle due gambe del bipolarismo attraverso le primarie e dice addirittura no alle alleanze che siano ammucchiate. Inoltre Vendola ha apertamente il progetto di ricomporre all’ interno di una politica compatibilista di centrosinistra tutte le istanze del conflitto sociale; non concepisce, cioè, l’ alternativa e l’ autonomia di classe, altra ragione che lo fa definire bipolarista ed anche riformista. Gl’ insulti a noi sono per tranquillizzare gli ipernuovisti delle fabbriche di Nichi (contro i quali non ho nulla), ma vorrei sentirglieli ripetere di fronte ad una platea militante, vorrei vedere se ne ha il coraggio o ha paura di perdere qualche voto…..
    Come vedi, gli argomenti a sostegno dell’ articolo della Forenza (che non è poi così giovane, altrimenti io sarei da considerare un bambino) ci sono eccome. Solo una lettura tendenziosa porta a squalificarlo come espressione di un’ ingenua rabbia settaria puerile.
    Poi non è vero che la Forenza è la passacarte di Ferrero. Forse non sai che, ad esempio, ha presentato si è votata diversi emendamenti alle modalità del processo di costruzione della federazione della Sinistra contro cui Ferrero ha dato indicazione di voto contrario. ma a che serve portarti alla realtà di ciò che succede nelle sedi deputate al dibattito? Tu parli sempre per sentito dire….
    Così come burgio e Grassi votano gli stessi documenti che presenta la segreteria tutta ai cpn. Se hanno qualcosa da emendare, lo possono fare lì. Se qualcuno vuole il congresso straordinario può chiederlo solo lì

  195. Michele Caruso Says:

    Molte delle cose che dici sono vere, anche se alcune critiche a Vendola appaiono davvero caricaturali. Può Nichi essere più a destra di Prodi e D’Alema? Ossia di governi che abbiamo sostenuto e in cui siamo anche entrati a far parte?
    Questa storia dell’asse con Veltroni, poi, è puro gossip politicista, uno spauracchio. Come mi sembra un equilibrismo sostenere che sia un infido bipolarista che finge di sostenere il proporzionale solo perché ha deciso di presentarsi alle primarie. Non mi pare il segno dell’apocalisse o di una deriva liberista; altrimenti, se tutto questo è sufficiente per essere sospettati di collusione con il nemico allora ha ragione Ferrando: inutile partecipare al gioco della politica rappresentativa, posizione che rispetto e che il buon Ferrando vive con la giusta spensieratezza e un buon umore d’acciaio. Qui mi sembra che l’umore sia quanto meno malmostoso.
    Eviterei, e questo vale per sel come per il prc, di impntanarsi in una disputa tra chi è più nuovo, vetero, nuovista ecc…uma querelle des anciens et des modernes di cui davvero non se ne sente il bisogno.

  196. Caro Michele Caruso, a me pare chiaro che Veltroni vorrebbe Vendola nel PD. E mi pare altrettanto chiaro che se uno si candida alle primarie del centrosinistra sostiene uno schema secondo il quale la coalizione ed il Governo si decidono prima del voto e vince ci ha più voti. Voi forse avete dimenticato che in un sistema politico realmente rappresentativo, in cui i partiti rappresentano le istanze delle classi sociali e non sono solo agglomerati d’ interessi ciascun partito si presenta col proprio programma senza candidato premier. Poi, una volta definiti i numeri in Parlamento, che rispecchiano i rapporti di forza fra le classi, si fanno schieramenti e Governi.
    Vendola non ha uno straccio di programma, non si propone di rappresentare una classe e, per lui, i programmi sono variabili dipedenti; la sola variabile indipendente è l’ alleanza con lo schieramento del centrosinistra, nel auale, nella sua concezione, bisogna stare dentro, indipendentemente dal programma e dagl’ interessi che rappresenta. Chi sta fuori, sta fuori dalla politica. Questo è Vendola. Più bipolarista di così si muore
    Ripeto: vendola è pericolosissimo per le nostre istanze perchè sostiene che esse non possano essere portate autonomamente, ma vadano ricompopste in un antro compatibilista col capitalismo altrimenti non hanno motivo di esistere. Noi dobbiamo contrastare quest’ idea, altrimenti è meglio che entriamo nel PD…

  197. massimiliano piacentini Says:

    Buon giorno,
    “Ci poniamo il problema di unire la sinistra anticapitalista fuori dall’Ulivo. Un soggetto come la Linke in Germania. Però è necessaria una nuova legge elettorale” ( PROPORZIONALE) “un’alleanza per chiudere con Berlusconi. La Federeazione della sinistra, però, non è interessata ad entrare nell’Ulivo”.. Paolo Ferrero in brevissima intervista su Repubblica di oggi, p. 9.

    Quialcuno ci avverte che “è venuto il momento di dirsi la verità”. La verità. Forse sarebbe il caso di cominciare a leggere e ad informarsi un pò di più prima di sentenziare. Le poche righe sopra riportate forse non piaceranno, ma rappresentano una linea politica, la nostra. Perché, appunto, al di là delle chiacchiere il Prc ha una linea politica chiara e autonoma e, secondo il mio modo di vedere, ‘ricostituente’ come è necessario. Ora, il problema è che questa linea ‘ricostituente’ confligge con altri progetti e, in primis, con quelli di Vendola. Verso il quale -e sfido chiunque a provare il contrario- nessuno del gruppo dirigente e neppure la compagna Forenza ha mai usato toni o aggettivazioni aggressivi o violenti. Questo, invece, è ciò che ha fatto l’incaricato dal (suo) trascendente nei confronti dell’attuale gruppo dirigente Prc e di tutti quelli che -come me- la pensano altrimenti da lui, da Bertinotti, da Giordano etc. E posso dimostrarlo facilmente. Basta riprendere le dichiarazioni e le interviste che hanno rilasciato dal momento del disastro Arcobaleno a oggi.
    Si, è ora di dirsi la verità, ma per quanto mi riguarda l’ora è venuta da un bel pezzo, solo che non v’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare e vedere. Alle chiacchiere e al tifo non sono interessato, perciò non entrerò nella querelle. Solo, mi chiedo se gli scritti di Forenza e Burgio siano stati davvero letti e digeriti. Visto quanto scritto nei post precedenti mi viene qualche dubbio. In ogni caso, considerato che si tira in ballo la verità, faccio notare che Burgio inizia il suo intervento con una premessa di metodo che condivido: in politica i fatti non parlano da soli (In realtà, non solo in politica i fatti non parlano da soli). Da ciò consegue logicamente che la verità è costruzione, critica, confronto e che tutto ciò a sua volta può fondarsi solo su competenza, rispetto e buona fede. Ora, se qualche “compagno” rispondesse a queste mie considerazioni dicendo che sono gay o eterosessuale o che mi puzza il culo o che sono identitario o qualunque altra cosa, sarei indotto a pensare che costui non è in buona fede e che insieme a lui non posso intraprendere un processo dialettico e neppure semplicemente dialogico.

    Chi ha buone orecchie, intenda: noi siamo comunisti! Pensiamo che il nemico che abbiamo di fronte sia sempre il capitale; che siano perciò centrali i luoghi in cui si confrontano e si scontrano (conflitto) capitale e lavoro; che ci sia bisogno oggi più che mai di una forza (partito) comunista -e non vagamente di sinistra- all’altezza dei tempi e cioè dei conflitti. Un partito con una sua autonoma e democratica linea politica derivante da una visione del mondo, che non brancola nel buio delle contingenze; capace di tracciare linee tattiche e strategiche senza farle configgere, perché possiede visioni, chiavi e metodi di interpretazione del reale. Ieri, segnalavo l’intervista di Burgio su Liberazione, ma non avevo letto ancora un’intervista -molto ben fatta- di Cazzullo a Cesare Romiti-colui che davvero ci ha sconfitti- su Repubbblica. Romiti superprofessore di lotta di classe per conto dei padroni mette le orecchie d’asino al Pd, a Cgil, Cisl e Uil e allo scolaretto Marchionne. E’ un’intervista istruttiva, in cui riemerge potente il concetto di interesse, di interesse di classe: ovvia la bocciatura per tutti i sopracitati soggetti.

    Ciao compagni, viva il Partito della Rifondazione Comunista.

  198. Comunista Says:

    Perchè nessuno sottolinea due cose le incomprensioni se non veri attriti tra SEL e le Fabbriche di Niki? E la proposta del PdCI di candidare De Magistris come premier?
    La prima ci parla del fallimento di SEL di aprire contreddizioni nel PD che ha invece infiltrato le fabbriche di Niki paralizzandole e gettando nello scompiglio il gruppo dirigente di SEL. La seconda è ancora più grave perché un partito della federazione prende decisioni senza consultarsi con la federazione. Insomma siamo alle solite! Ramon un tuo parere? Grazie

  199. Francesco Says:

    Aspetta, aspetta, aspetta, aspetta!

    “non fu solo una suggestione perché numerosi ed insospettabili esponenti dell’associazionismo ultraradicale (come emergency) fecero anche incontri e riunioni riservate per lavorare a quel progetto.”

    Scusa Ramon se torno su un particolare, ma faccio parte di Emergency dal 2004 e ricordo bene il periodo di cui parlavate con Giò (pur essendo anch’io adolescente in quel periodo, quindi magari mi sfugge qualcosa), e sapere che la mia associazione, cui io ho aderito sostanzialmente perché faceva parte del movimento no global, ha tentato di realizzare la “gamba sinistra” del centrosinistra (mi pare che all’epoca fosse utilizzata questa metafora) a guida cofferati mi sconvolge non poco. Anche perché come organizzazione ci definiamo da sempre apolitici (o meglio apartitici), e le critiche all’esperienza del governo Prodi sono state implacabili, coinvolgendo anche, a mio parere a torto, Rifondazione, attraverso la discutibile teoria per cui ci sono valori (il pacifismo) non negoziabili politicamente. Inoltre nel periodo successivo Gino Strada aveva partecipato ad incontri pubblici con sinistra critica e disobbedienti, da posizioni, come tu dici, ultraradicali.
    Ti volevo quindi chiedere se potevi tornare su questo punto per chiarirmi un po’ la faccenda: c’è qualcos’altro che dovrei sapere?…

    Grazie, tenete duro.
    Francesco

  200. caro francesco, hai ragione. devo chiarire. e credo di essermi spiegato male.
    all’epoca ci fu la suggestione di un nuovo partito di sinistra guidato dal nuovo leader cofferati. i mass media ne parlarono ripetutamente. io stesso ricordo che per mesi i giornalisti in transatlantico tormentavano tutti noi: rifondazione si scioglierà nel nuovo partito di cofferati? siete contrari perché bertinotti è geloso della popolarità di cofferati? è vero che c’è stato un incontro segreto fra bertinotti e cofferati? ha visto che certi centri sociali si sono già schierati con cofferati nuovo leader della sinistra?
    la suggestione, ultra amplificata dai mass media, era dovuta a cose reali: cofferati aveva criticato duramente la leadership del centrosinistra. aveva preso posizione contro la guerra. aveva ribadito la centralità del lavoro. aveva simpatizzato con i girotondi.
    insomma, tanto bastò per far nascere una discussione nella sinistra sull’opportunità o meno di fare un “partito del lavoro” con leader cofferati.
    ti metto qui un esempio.
    uno è tratto dalla rivista del manifesto del febbraio 2003 ed è a firma di lucio magri. compagno per niente incline alle suggestioni, serissimo e che io considero un mio maestro.
    “E Cofferati rispose. A lungo era rimasto aperto l’interrogativo sui suoi progetti (forse anche dentro di lui). Guidare una battaglia per cambiare la linea e il gruppo dirigente dei Ds? Costruire un Partito del lavoro? Restare in attesa, riserva per una chiamata o una crisi, alla Pirelli come De Gaulle a Colombay les Deux Églises? Ora invece sembra aver deciso, è sceso in campo con una presenza politica poliedrica e instancabile e con un obiettivo chiaro e un itinerario già evidente.
    Egli nega, credo sinceramente, ogni intenzione scissionista, tanto più di voler conquistare o fare un partito; ma orienta e stimola un’area vasta di militanti e di opinione, di fatto una soggettività politica informale ma organizzata in rete, autonoma dai partiti, ma che li attraversa. Obiettivo: una `sinistra dell’Ulivo’, che ne modifichi programmi e modi di funzionamento quanto basta per collegarsi ai movimenti e trovarvi consenso, e per raggiungere una credibile intesa elettorale con Rifondazione comunista. Per arrivare insomma ad una `nuova coalizione’, da contrapporre a Berlusconi con possibiltà di batterlo.
    È un’operazione politica anomala e difficile ma non velleitaria né irrilevante. Già oggi Cofferati, nella politica italiana, pesa molto di più di ogni capocorrente e dei molti `segretari’ di piccoli partiti che siedono al tavolo dell’Ulivo, e non molto di meno dei suoi maggiori leader. Può piacere o dispiacere, ma è un fatto, avrà più o meno successo ma nel prossimo futuro occorrerà farci i conti.”

    si parlò molto anche di un “idillio” (così lo descrivevano molti giornali) fra gino strada e cofferati. tanto che gino, intervistato da vauro, charì:

    “Nella conferenza stampa al Campidoglio che annunciava questa campagna insieme a te ed ad altri esponenti del mondo umanitario, del volontariato e della cultura, da padre Zanotelli a don Ciotti, a Terzani, c’era anche Sergio Cofferati che scelse proprio quella sede per la sua prima apparizione pubblica dopo avere lasciato la segreteria della Cgil. Molti hanno voluto vedere, nella presenza di chi viene considerato come un prossimo possibile leader della sinistra, una conferma del delinearsi di una nuova organizzazione politica. Che rapporto c’è tra Cofferati ed Emergency?

    La carta stampata, di questi tempi, non mi sembra lo specchio della verità. Hanno scritto che io avrei proposto a Cofferati la vicepresidenza di Emergency – un modo di procedere tipico di una certa politica che non ci appartiene per nulla . Poi hanno dato lo «scoop» del rifiuto da parte di Cofferati, precisando però che siamo rimasti amici. C’ è a chi piace lavorare di fantasia, a meno che non abbia altre finalità. Pazienza. Emergency non é un partito, né una setta: Sergio condivide questa battaglia per la pace e la porta avanti insieme con noi e con tanti altri. Mi fa molto piacere, perché gli sono amico e lo stimo molto, per la sua attenzione all’etica e ai diritti.”

    insomma, io so di incontri informali, non di cofferati o di strada personalmente, ma di esponenti di emergency, del pdci, e vicini a cofferati (tutti a titolo personale e non come rappresentanti ufficiali), per discutere dell’eventualità della formazione di un nuovo partito. lo so perché qualcuno di loro me lo disse personalmente.

    quindi ho sbagliato a dire “per lavorare” a quel progetto. e chiedo scusa.

    semplicemente era una suggestione destinata ad infrangersi per l’intransigenza di strada e di emergency, come strada chiarisce nell’intervista, nonostante il giudizio sull’attenzione all’etica e ai diritti di cofferati (sic), e per le vere intenzioni di cofferati, che come si vedrà poi erano altre.

    resta il fatto che all’epoca, come oggi, la discussione sul leader capace di
    risolvere magicamente ogni problema della sinistra è prevalente su qualsiasi contenuto o analisi seria della realtà. ed è il frutto della politica spettacolo e della sua separazione dalla realtà.

    spero di aver chiarito.

    e mi scuso ancora per aver scritto una cosa così imprecisa e superficiale.

    un abbraccio

  201. in risposta ai diversi post che parlano intorno agli articoli di eleonora forenza e di burgio io dico solo che sono totalmente d’accordo con il testo di eleonora e quindi in disaccordo con burgio.
    soprattutto perché l’articolo di alberto rinverdisce e ripete una una polemica che ci porterebbe dritti allo scontro infinito fra presunti settari e presunti moderati. fra predicatori astratti e realisti. e così via.
    io a questo gioco non ci sto.
    ma invece che prendere parte ad uno scontro che considererei distruttivo ed inutile cercherò di scrivere qualcosa di serio sulle origini e sull’erroneità di una simile contrapposizione. per evitarla e sconfiggerla. vedremo se riuscirò a dire qualcosa di sensato.
    certamente scontenterò tutti quelli che adorano le polemiche, gli insulti, gli scontri epici fatti nei bicchieri d’acqua. questo è certo.
    appena lo avrò finito lo postero.
    un abbraccio

  202. Ma guarda ramon cade nel gossip, nel sentito dire da qualcuno che mi ha riferito d’incontri segreti …
    ma come Ramon tiri sempre a tutti palate di accuse su questo modo di far politica e poi lo fai tu, prova a far qualche volta l’esame di coscienza e porta pazienza per noi che a volte diciamo cose per sentito dire o letto!

    comunque ha ragione Burgio e spero presto qualcuno prenda in mano il partito perchè con gli osanna a Bersani si va poco lontano

    saluti comunisti

  203. Mamma mia. Già il fatto di usare l’espressione “prendere in mano il partito” già comunica una concezione verticistica e berlusconiana di un partito, in cui un leader possa salvare tutti.
    E’ proprio vero, la cosa più difficile da fare al momento è eliminare gli avamposti che il nemico ha nella nostra testa.

  204. caro carlog, ho già riconosciuto di essermi sbagliato. ed ho chiesto perfino scusa al mio interlocutore. però mi spiace per te, perché l’accusa di fare politica con il gossip non me la puoi rivolgere. ho solo fatto un esempio, riferitomi personalmente, relativo a incontri e riunioni di cui numerosi giornali hanno scritto all’epoca, anche facendo nomi e cognomi dei partecipanti. e solo per dire questa verità: molti a sinistra si agitavano e prevedevano e sognavano un nuovo partito (c’era anche il nome Partito del Lavoro) fondato a diretto da Cofferati. questo, se permetti, è un fatto e non un pettegolezzo. la differenza fra descrivere una cosa e fare previsioni fondate su dicerie o processi alle intenzioni si vede che a te sfugge. a me no. del resto all’epoca non mancavano nemmeno quelli che dicevano che il destro cofferati faceva la battaglia sull’articolo 18 perché pensava già a diventare il leader della sinistra. ma io non ho mai ragionato così.
    se poi dire che è buona la posizione finalmente resa chiara, e speriamo che rimanga tale, da bersani è osannarlo vedi tu. noi da ormai più di un anno proponiamo (burgio compreso) che per battere berlusconi si faccia un accordo che non preveda la necessità di un impossibile programma di governo comune fra noi e il pd. ora che lo dice bersani dovremmo dire che non è una proposta giusta? o dovremmo dire che è giusta ma bersani è brutto (così non lo osanniamo)?
    mah!

  205. esatto Gio, hai ragione. per carlog i partiti li prende in mano qualcuno, come le squadre di calcio. ai tifosi il compito di fare il tifo.

  206. Caro Ramon, oggi ha Salvi ha dichiarato che la Federazione della Sinistra si allea in vista di un appoggio esterno al centrosinistra. Siccome la cosa non è stata discussa negli organismi dirigenti, spero in una rapida smentita.

  207. smentita di che? cita le frasi esatte. è una dichiarazione tre virgolette o è una sintesi giornalistica? dove è stata pubblicata? sul sito della federazione non c’è. campeggia invece il titolo dell’intervista di ferrero su repubblica “alleati del pd senza entrare al governo”. quindi di che parliamo?

  208. ApCom) La Federazione della Sinistra è pronta a prendere parte all’alleanza ‘costituzionale’ proposta dal leader del Pd Pier Luigi Bersani “per mandare a casa Bossi e Berlusconi”. Lo conferma Cesare Salvi, portavoce del cartello che mette insieme Rifondazione, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà, nel corso della conferenza stampa per la presentazione della Festa nazionale della Federazione, in programma dal 2 al 26 settembre a Roma. Ma cosa succederebbe se l’alleanza costituzionale vincesse le elezioni, visto che i partiti della Federazione, tanto nella proposta di Bersani che nelle loro stesse dichiarazioni, non avrebbero “responsabilità di governo”? “Noi – risponde Salvi – pensiamo di dare un appoggio esterno all’eventuale governo. L’esperienza della partecipazione diretta all’esecutivo non è stata soddisfacente. E’ meglio pensare a una presenza parlamentare che sia di stimolo a fare meglio”. Ma a quel punto non si rischierebbe di ripetere l’esperienza di Romano Prodi, con un Governo privo di una maggioranza stabile? “E’ evidente – commenta il portavoce della Federazione – che se facciamo un’alleanza per mandare a casa Berlusconi e Bossi non creeremo le condizioni perché tornino. Un po’ la lezione l’abbiamo imparata”.

    Identica a questa c’ è sulla pagina facebook di cesare salvi, quindi il virgolettato giornalistico non dovrebbe discostarsi molto dalle dichiarazioni reali

  209. beh ma allora è la linea decisa e discussa mille volte nel prc e nella federazione. o credi che dire che si fa un accordo per battere berlusconi e che si ottiene una nuova legge elettorale contempli l’idea che il giorno dopo aver vinto le elezioni si faccia di tutto per far cadere il governo?
    il non entrare al governo e non vendere l’illusione che si possa fare un programma comune come con prodi implica ovviamente delle precise responsabilità. come comporta molta più libertà. che possono essere affrontate in mille modi, con voti tecnici, con astensioni, con voti contrari ma non decisivi per il numero dei parlamentari che li esprimono.
    non hai evidentemente idea di quante variabili possano intervenire nella realizzazione concreta della coalizione doppia elettorale e di governo. anche con un buon incremento di voti rispetto alle Europee è probabile che i parlamentari della federazione non siano poi determinanti nella vita del governo. se lo fossero è evidente che i voti a sostegno del governo pur non essendo d’accordo su questa o quella proposta dello stesso avrebbero come corrispettivo la accelerazione del varo di una nuova legge elettorale e conseguentemente la fine della legislatura.
    ma siamo sempre al solito punto. nelle istituzioni non si fa politica, non si fanno compromessi, non si fanno cose concrete in cambio di altre. nelle istituzioni si testimoniano valori e principi astratti. e se per farlo si fa vincere la peggior destra che si propone di cambiare la costituzione, di uccidere quel poco di sociale che rimane nella legislazione, di perseguitare gli immigrati e così via cosa importa? l’importante è che una cerchia ristretta di militanti sia soddisfatta.
    ammesso che si possa essere soddisfatti quando ci si separa dal paese reale, che si gettino al vento le possibilità di modificare il sistema politico per far tornare a contare il conflitto nelle istituzioni.
    mi spiace per te, ma noi non siamo il partito comunista dei lavoratori o il partito dell’alternativa comunista che si accusano fra loro e che hanno due proposte politiche ben chiare e nette per il paese. o il governo dei lavoratori o il governo del popolo.
    ciao

  210. Sì, ma nel Parlamento ci potremmo ritrovare a votare le missioni all’ estero, le prossime finanziarie già scritte dall’ UE , i tagli ai servizi pubblici, ecc.
    Anche il Pacchetto Treu fu votato stando all’ appoggio esterno, se non erro.
    Allora, ci vorrebbe la garanzia che queste cose non passino più col nostro voto favorevole in Parlamento; affinchè si porti nelle istituzioni un punto di vista diverso.
    Va bene, quella dichiarazione di Salvi è la linea discussa, però spero che non ci ritroviamo più a manifestare contro la missione in Afghanistan o contro una finanziaria con la soma di aver operato in maniera contraddittoria in parlamento-
    Saluti

  211. caro gio, io capisco bene le tue obiezioni.
    credi che a me non piacerebbe poter dire: facciamo una cosa che è priva di problemi e contraddizioni?
    ma quando si fanno obiezioni bisogna (ovviamente sembra non essere più un obbligo, tanto meno di questi tempi), oltre alle obiezioni, proporre una cosa alternativa e considerare con precisione le conseguenze. cioè bisogna dire cosa fare e prevedere cosa succede in conseguenza delle proprie azioni. vale nella vita e in ogni scelta. perché non deve valere in politica?
    ora. mettiamo pure le cose come le hai dette tu.
    facciamo una coalizione contro la destra. la coalizione è composta, mettiamo, dal nuovo ulivo che esprime premier e programma di governo, e da noi e l’udc che, invece, abbiamo solo un accordo elettorale e l’impegno comune a non cambiare la costituzione e a varare una legge proporzionale.
    il fatto che non abbiamo un accordo di governo con l’ulivo non significa che noi non parliamo e proponiamo le nostre idee circa la crisi e circa mille cose che riguardano il paese. proprio a dimostrazione di questi contenuti e di quelli dell’ulivo sarà chiaro il perché non ci può essere un accordo di governo. mica parleremo solo della legge elettorale. anzi.
    ma parleremo, ovviamente, anche del perché, proprio per i nostri contenuti, è bene cacciare la destra e superare il bipolarismo che ne esalta la egemonia e che impedisce che il popolo possa votare secondo le proprie idee.
    tu dici afghanistan. io ho scritto molto su questo tema. è il più spinoso.
    ma raccolgo la tua sfida.
    oggi, quando si vota con questo sistema, la stragrande maggioranza delle persone contrarie alla presenza militare italiana in afghanistan, e sono moltissime (secondo i sondaggi mirati sono la maggioranza), si trovano davanti questo dilemma: se voto per una forza che può non far vincere la coalizione antidestra alla fine il risultato è che può vincere la destra. in ogni caso la presenza delle truppe italiane in afghanistan non cambia. inoltre non credere che fra gli elettori non esista un “realismo”. ho messo la parola realismo tra virgolette perché è falso e contiene molte mistificazioni. tuttavia ciò che pensa la gente è una forza materiale, anche quando pensa cose infondate. basta pensare all’immigrazione per rendersene conto. ovviamente capita sempre più che le aspettative (il centrosinistra è pur sempre meglio di berlusconi) vengano disilluse. ma queste persone che si disilludono, dopo aver pensato che noi siamo solo dediti a parlare di comunismo e che le cose che proponiamo sono irrealizzabili perché estremiste o irrealistiche, finiscono con l’astenersi, non con il votare per noi. guardati intorno e troverai molti che hanno fatto questo percorso. sono tanti. io conosco moltissimi che ci hanno detto “mica vorrete far vincere la destra?” e che poi ci dicevano ogni giorno che il governo faceva schifo e che non ci avrebbero votato più. le stesse persone! che poi in maggioranza hanno dato il voto utile al pd o si sono astenute.
    ora torniamo alla previsione astratta.
    vinciamo le elezioni. i nostri voti non sono determinanti. votiamo contro a tutto ciò che non ci piace. lo si capisce dato che abbiamo programmi diversi ed incompatibili. ovviamente votare contro non significa non tentare di cambiare le cose che si votano. io, per esempio, rifarei l’accordo sulle missioni militari che facemmo con il centrosinistra anche dall’opposizione. ma siccome su questo ho già scritto molto ti rimetto, alla fine, le mie risposte date ad altri su questo punto tempo fa.
    aggiungo solo che, al contrario di quanto si crede, nel sistema maggioritario si ha maggior forza contrattuale se i tuoi voti non sono determinanti per la vita del governo. per il semplice motivo che se non sono determinanti e proponi una cosa nessuno ti può dire che la proponi per far cadere il governo. e che il governo non ti può ricattare dicendoti o fai come dico io oppure ti assumi la responsabilità di provocare elezioni e far vincere la destra. anche un bambino capisce che un governo che ti dice questo è anche capace di elencare sui mass media le cose buone che vorrebbe fare e che non potrà fare per colpa tua e le cose cattive che farà la destra che vnicerà per colpa tua. in parte vere e in parte inventate. ma sono argomenti che funzionano.
    i nostri voti sono determinanti. siamo contro la missione in afghanistan e quindi votiamo contro e il governo cade. dopo due mesi dalle elezioni.
    se facciamo questo che succede? che siccome il decreto non è passato (ma è più probabile che passi con i voti della destra ma che venendo meno la maggioranza sulla politica estera il governo cada lo stesso o cento altre cose, perché le vie parlamentari sono praticamente infinite), le truppe italiane vengono ritirate? macché. in un modo o in un altro le truppe rimangono.
    il bilancio finale, che la gente capirebbe così senza dubbio, è che noi abbiamo agito per un principio giusto ma che alla fine abbiamo solo peggiorato la situazione.
    a tutto questo proprio non c’è rimedio.
    l’attuale sistema è pensato proprio perché una posizione antagonista venga cancellata come politica reale. come possibilità concreta. cioè come politica.
    qualsiasi cosa fai sbagli. qualsiasi scelta fai non raggiungi il risultato che ti prefiggi.
    se la politica non si può proporre cose concrete non è politica.
    se non è politica rimane la predica astratta e testimoniale che non cambia una virgola della realtà. quindi può soddisfare una cerchia sempre più ristretta e litigiosa (come succede al pcl, al pac e a sinistra critica) di militanti. non non certo milioni di persone che si aspettano cose concrete e la soluzione di problemi. perché quando ci si separa dalla realtà e si fa solo predica e testimonianza ogni sfumatura, ogni virgola, essendo astratte acquisiscono una importanza enorme.
    cosa fare, dunque?
    qui ci sono due filoni di possibilità.
    inventarsi qualche virgola nel decreto che proroga le missioni per dire una cosa falsa. che cioè il governo è stato costretto ad imboccare una strada alternativa. insomma, far finta e giustificare così la scelta di votare.
    oppure dire la verità. e dire. siamo contro la presenza militare in afghanistan. ma diamo un voto tecnico per non far cadere il governo. aggiungendo che bisogna fare al più presto la legge elettorale nuova perché in parlamento si possa votare sui contenuti e non sulla vita del governo ogni settimana.
    ho fatto un esempio estremo perché, come ho detto, sono possibili anche altre soluzioni. ho preso solo la peggiore.
    contiene una contraddizione? si, certo.
    ma è spiegabile. e comunque il gioco vale la candela perché tenta di costruire una nuova situazione nella quale gli elettori che sono contro la guerra in afghanistan (e che considerano questa la principale cosa sulla quale decidere il voto perché mica tutti quelli contrari pensano che sia la cosa più importante. e questo vale per qualsiasi contenuto) potranno votare per chi è contro e non per chi è a favore per non far vincere la destra. e in simili elezioni si potrà dire, come fa la linke in germania, che nessun accordo di governo sarà possibile dopo il voto con chi non si proponga di ritirare le truppe. oltretutto questa cosa permette anche che nel paese si discuta seriamente del problema afghanistan. e se sai che la maggioranza degli elettori la pensa “contro”, le contraddizioni cominceranno a mordere gli altri e non te che sei contro. sarà un problema degli altri dire continuiamo la presenza militare avendo una parte importante dei propri elettori contrari.
    ora, cambia il tema, e invece che dell’afghanistan mettici una cosa in positivo. nel senso di una cosa da fare e non da disfare.
    per esempio la legge sui matrimoni gay.
    rifatti il percorso logico che ho fatto sull’afghanistan e vedrai che è ancora più chiaro.
    lo puoi fare su tutto. per esempio sulla precarietà. con la differenza che mentre l’afghanistan non cambia in un caso o nell’altro (più o meno se leggi ciò che posto qui alla fine) è chiarissimo che fra l’attuale situazione che perpetuerebbe il centrosinistra e la modifica della costituzione che vuole berlusconi sui diritti sociali e sull’articolo 18 sarebbe la precarizzazione totale di tutto il mondo del lavoro.
    va beh. come vedi prendo sul serio le tue obiezioni e ti ho risposto diffusamente. perché hanno una verità interna indiscutibile.
    spero di essermi spiegato.

    e qui posto le mie tre risposte sull’afghanistan che ho detto prima.
    sono lunghe. ma capirai che è inutile che io riscriva da capo tutto per rispondere a te. e capirai che un tema simile non si può liquidare in due slogan.

    ciao

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    “sull’afghanistan, caro marcoz, io sono contro senza se e senza ma. per giunta sono contro per una marea di motivi politici e non solo per motivi etici (che pur ci sono). ma se in parlamento si vota (con un solo voto) un decreto che contemporaneamente ritira le truppe dall’iraq e proroga la missione isaf in afghanistan non è affatto essere contro la guerra votare contro ed ottenere immediatamente una crisi di governo ed elezioni anticipate che chiunque vincerà farà seguire dalla proroga delle due missioni (centrodestra) o dalla sostituzione della missione antica babilonia con un’altra di 800 soldati in iraq e con l’aumento degli effettivi e il cambio dei loro compiti in afghanistan (centrosinistra). votare per ritirare la missione in iraq e negoziare che in afghanistan si congela la missione contiene una contraddizione? si certamente si. ma la contiene anche far cadere il governo ed ottenere l’opposto di quel che si vorrebbe. se il voto potesse mettere effettivamente fine alla missione io non avrei dubbio su come votare. ma i voti non sono atti simbolici. sono atti concreti. è la spettacolarizzazione della politica che li riduce ad atti simbolici. se appena si può sono favorevole ad evitare ogni tipo di contraddizione. per esempio avevamo scritto nel programma di governo, dopo lunghissima ed estenuante trattativa alla quale ho partecipato io in prima persona, che i decreti di proroga delle missioni sarebbero stati votati separatamente missione per missione. in quel caso sarebbe stato difficile ma non impossibile, visto che sull’afghanistan sul programma non c’era scritta una virgola proprio perché ds, margherita, idv, socialisti ed altri minori avevano votato sempre a favore durante il governo berlusconi, votare contro lasciando che la destra votasse a favore con prodi. perché la destra alla fine l’avrebbe fatto non fosse altro che perché l’ambasciata usa le avrebbe ordinato di farlo ottenendo facilmente in cambio che sarebbero aumentati gli effettivi e che i compiti sarebbero cambiati in conquista del territorio. ma prodi ha presentato un unico decreto proprio per evitare che succedesse questo. e per quanto ci siamo incazzati nessuna, ma proprio nessuno, avrebbe capito la mossa di far cadere il governo con il risultato di non ritirare la missione in iraq e di rendere più grossa quella in afghanistan.
    insomma. ridurre tutto a un fatto simbolico, senza considerare i veri effetti dei voti, finisce con il farti fare il gioco che vogliono esattamente i tuoi nemici e sleali alleati.
    è vero che però, lucrando sulla contraddizione che si vede e tacendo su quelle che non si vedono si guadagna molta visibilità sui merdosi mass media.
    e così tutti, a dar retta ai mass media, sono convinti che turigliatto sia stato espulso perché ha votato contro la missione in afghanistan.
    peccato che non è vero. peccato che turigliatto ha votato a favore esattamente come me. peccato che non ha partecipato ad un voto su un odg che diceva “ascoltate le dichiarazioni del ministro degli esteri il senato le approva” che è stato bocciato con il voto determinante di tre senatori dell’ulivo. che per il danno (queste le motivazioni dell’allontanamento dal partito per due anni) creato all’immagine del partito visto che tutti i giornali hanno riversato a noi la colpa della crisi di governo, è stato oggetto del provvedimento disciplinare da parte della direzione del partito. peccato che turigliatto, dopo questa bella impresa, quando il governo prodi si è ripresentato al senato abbia votato a favore della fiducia dicendo: voto la fiducia ma non è il mio governo. ma come? non sapeva turigliatto che il governo prodi avrebbe continuato la missione in afghanistan? perché si vota una fiducia ad un governo se non lo si considera proprio? e se si fa non è meglio farlo subito magari ottenendo delle cose in cambio invece che dopo aver provocato un casino spettacolare, aver fatto proclami rivoluzionari ed aver ottenuto una sola cosa: apparire come coerente senza esserlo per niente?
    questa è la verità, caro marcoz, e puoi verificarla sui verbali del senato che sono disponibili online.
    io non mi interesso delle autocritiche degli altri.
    faccio la mia. è stato un grave errore espellere turigliatto (allontanare per due anni dal partito perché nello statuto erano già stati abrogati gli istituti della radiazione e della espulsione, ma fa lo stesso politicamente anche se non giuridicamente). è stato un grave errore per tre motivi: a) è incoerente con i precedenti per cui altri parlamentari che votarono la fiducia contro il parere del partito non furono mai espulsi (è per esempio il caso di vendola che votò per il governo dini). sottolineo che è incoerente con i precedenti che quando si tratta di provvedimenti fondati sul diritto, per quanto statutario e non di legge, hanno un peso importante per non comminare sanzioni diverse allo stesso comportamento. ma io considero un vero crimine politico farsi eleggere in parlamento e votare diversamente da come ha deciso il partito. b) ha fornito il destro affinché l’intera corrente di sinistra critica facesse la scissione. e io penso che mai nessun atto amministrativo, anche a costo di sopportare vessazioni gravi, debba essere compiuto se fornisce argomenti a chi vuole produrre una scissione. c) ha fatto di turigliatto un eroe massmediatico.
    io al congrssso, durante il mio intervento, questo ho detto. che preferivo il prc che non aveva espulso vendola e che sentivo nostalgia sia di ferrando sia dei compagni di sinistra critica. e sono stato, come cerco sempre di essere, sincero nel dire questo.
    e questa è la mia autocritica.

    puoi pensare che io abbia sbagliato in tutto. ma non che abbia cambiato opinione sui voti sulle missioni militari. se l’avessi cambiata l’avrei detto come ho fatto per tante cose nella mia vita.

    spero di essere stato chiaro. e spero che tu voglia apprezzare che io mi sforzi di rispondere argomentando, magari troppo lungamente, anche su cose che qui sono state discusse già diverse volte.

    ciao

    2

    cara anonimo 3, è meglio specificare, anche se sommariamente. l’afghanistan fu oggetto di una aggressione militare nemmeno discussa (come quella del kosovo) nel consiglio di sicurezza dell’ONU. i motivi addotti dall’amministrazione bush sono noti. è da li che era partito l’attacco alle torri gemelle. al tempo l’afghanistan dei talebani non era riconosciuto da nessun paese (tranne il pakistan se non erro) e non faceva parte dell’ONU. solo l’ammistrazione USA e l’agenzia dell’ONU per la lotta al narcotraffico mantenevano relazioni semiformali coi talebani. gli usa perché li avevano armati e addestrati contro il governo filosovietico e l’agenzia diretta da arlacchi perché solo con un regime totalitario come quello dei talebani poteva ben sviluppare la propria politica ultraproibizionista (ma questo è un altro discorso). la guerra in afghanistan fu intrapresa solo ed esclusivamente per costruire un nuovo ordine mondiale, per implementare lo scontro di civilità e rendere le tensioni e l’instabilità permanenti in modo da giustificare l’intrapresa militare usa-occidentale, per sancire che gli usa partivano e gli altri dovevano seguire (significativo il fatto che la NATO che pur aveva approvato una interpretazione assurda dell’articolo che prevede l’automaticità dell’intervento militare in caso di aggressione contro un paese membro come se un attentato terroristico potesse essere assimilato ad una invasione, fu estromessa all’inizio (entrerà solo con la missione isaf decisa dal consiglio di sicurezza dell’onu al carro della guerra) e che si costruì una alleanza a geometria variabile ad hoc, secondo la dottrina unilaterale).
    anche un bambino avrebbe capito che l’aggressione contro l’afghanistan non avrebbe risolto nessun problema interno del paese, che si sarebbe prodotta una guerra sanguinosa, impossibile da vincere sul terreno militare, e dagli esiti imprevedibili. i diritti umani in afghanistan, in particolare quelli delle donne, erano e sono tuttora solo una scusa. e chiunque non sia un mentitore sa benissimo che qualche passo avanti è stato fatto solo a kabul, mentre nel resto del paese, sia nelle zone dei talebani sia in quelle dei signori della guerra alleati della nato, per alcuni versi è perfino peggiorata.
    per questo fu ed è più che giusto e corretto essere contro. ed altrettanto giusto e corretto (magari ci fosse la forza per farlo!) che un paese membro della nato ritiri unilateralmente la proprie truppe.
    il ritiro delle truppe accompagnato da una dissociazione dalla guerra non può in nessun modo essere slegato da una proposta alternativa alla guerra per affrontare e tentare di risolvere i problemi afghani.
    è esattamente la proposta di un processo di pace fatto con i contendenti, o una parte di essi perché sono molti e rispondono anche a logiche contrapposte fra loro anche nel campo talebano, e i paesi dell’area, pakistan e iran in primo luogo. il processo di pace potrebbe essere garantito da una forza militare sotto il comando dell’ONU (come l’unifil in libano) che garantisca la tregua.
    la nostra posizione contraria alla missione isaf e favorevole al ritiro unilaterale delle truppe italiane fu infatti accompagnata dalla proposta che il governo italiano per lo meno a) non aumentasse le truppe b) separasse inequivocabilmente i compiti militari da quelli della ricostruzione da affidarsi totalmente alla cooperazione internazionale. c) non cambiasse i compiti del contingente italiano da protezione del territorio a conquista del territorio. se il governo propose la prospettiva della conferenza internazionale di pace lo si deve esclusivamente a noi. se nel secondo decreto fu simbolicamente stanziata una posta di bilancio per finanziare in qualsiasi momento la celebrazione della conferenza di pace lo si deve solo ed esclusivamente a noi. tutti sanno che il governo USA andò in bestia sia perché il contingente italiano non sarebbe aumentato e non avrebbe avuto compiti di conquista del territorio (al contrario della spagna che ritirò le truppe dall’iraq e aumentò considerevolmente quelle in afghanistan). al punto che ci furono numerose dichiarazioni critiche verso il governo italiano e perfino un gesto inusitato e inedito. l’ambasciata usa pubblicò una pagina a pagamento sui quotidiani italiani che chiedeva all’italia di impegnarsi di più in afghanistan.
    devo riconoscere (perché è del tutto privo di senso anche per me che proposi di far cadere il governo sulla partita del welfare omettere certe cose) che il governo fece i passi diplomatici conseguenti con l’iran, il pakistan, la russia ed altri paesi per proporre la prospettiva della conferenza di pace. del resto noi (noi il prc) facemmo i nostri passi prima durante e dopo quelli del governo italiano e verificammo che le cose stavano così. i risultati furono nulli, sia per le pressioni degli usa su tutti, sia perché ci volevano atti politici ben più consistenti (come il ritiro unilaterale delle truppe di un paese importante) nel campo del paesi isaf per dare l’abbrivio ad una simile operazione. facemmo anche, in commissione esteri, un’altra cosa di minore importanza ma che aveva risvolti importanti per produrre un processo di pace. votammo, col parere favorevole del governo, un emendamento al decreto che introduceva una spesa per implementare la riconversione della produzione dell’oppio per scopi medicinali. bisogna sapere che l’oppio è fonte importante sia per i talebani sia per i signori della guerra e che l’implementazione della produzione legale per forza avrebbe dovuto essere accompagnata da negoziati e trattative giacché tutti sarebbero stati interessati a legalizzare le loro produzioni. oltre al colpo alle multinazionali chimiche che tengono altissimi i prezzi della morfina e di altri prodotti da usare nella terapia del dolore che infatti non c’è nei paesi poveri. ma questa cosa, votata all’unanimità con il parere favorevole del governo in commissione esteri, fu abrogata in commissione difesa all’unanimità e con la complicità della direzione del gruppo del prc alla camera perché d’alema ottenne che venisse cancellata in quanto incompatibile con la politica dell’agenzia onu diretta da un italiano.
    riassumendo: era giustissima la posizione che è sempre stata del prc del ritiro unilaterale delle truppe. è stato giusto negoziare con il governo sulla materia (ho già detto che io l’avrei fatto anche col governo berlusconi se fosse stato possibile) perché negoziare non significa cambiare opinione e posizione bensì fare politica.
    un partito serio fa analisi, costruisce proposte, intesse relazioni diplomatiche in proprio anche con governi e stati, e spiega al proprio popolo il senso della azione politica messa in campo. azione non produzione di dichiarazioni sulle agenzie. azione e non solo commento a ciò che avviene. azione e non solo parole. non si abbandona alle semplificazioni che vuole la stampa pettegola e provinciale che ha parlato di afghanistan solo perché sul tema c’erano opinioni diverse e scontri nella maggioranza di governo italiana. non fa demagogia. non promette ciò che non può mantenere. dice la verità.
    invece abbiamo avuto deputati e senatori che hanno annunciato il voto contrario alle missioni oscurando totalmente la politica del partito. alcuni deputati hanno effettivamente votato contro per il semplice motivo che il voto non era determinante alla camera. si sono fatti belli sulle spalle e contro la politica del partito perché con quel gesto è come se avessero detto che loro erano veramente pacifisti mentre noi eravamo venduti e traditori. i senatori hanno poi votato a favore dopo essere stati intervistati da tutti gli organi di informazione possibili ed immaginabili e dopo aver perfino condotto una trattativa privata con il governo.
    per canto suo il gruppo dirigente del partito, parlo di diversi esponenti della segreteria, i capigruppo migliore e russo spena, e diversi altri per ignavia, ignoranza, e soprattutto per vocazione demagogica e per inseguire l’andazzo della stampa, invece che difendere la linea, che pure avevano discusso (io pretesi ed ottenni sempre riunioni di partito e dei gruppi parlamentari che fissarono la politica descritta più sopra), cominciarono a parlare di exit strategy, urlarono davanti a platee plaudenti cose come: noi all’invio dei tre elicotteri in afghanistan diremo NO! (ben sapendo che il parlamento non avrebbe mai votato la cosa), e soprattutto ad ogni voto lasciarono intendere che sarebbe stato l’ultimo.
    continuo a pensare che se fossimo stati compatti, se la stampa non avesse potuto sfruttare le grida dei “dissidenti” trasformando l’afghanistan in una bega da quattro soldi italiana, se il gruppo dirigente avesse semplicemente fatto il proprio dovere, si sarebbe capita bene la nostra posizione, le nostre mediazioni, ed avremmo accumulato anche maggior forza per fare al momento opportuno (per esempio immettendo la questione afghanistan nello scontro col governo sul welfare, precarietà e pensioni) anche la rottura col governo.
    che le cose non siano andate così lo si deve, lo dico perché lo penso, anche a ciò che fecero i cosiddetti dissidenti.
    nessuno mi convincerà mai che non si poteva dopo un anno e mezzo di governo dire: il programma è inapplicato sui diritti civili, sulla precarietà, sul welfare, sulle pensioni. sulle missioni militari abbiamo mediato ma le spese militari sono aumentate invece che diminuite e in afghanistan proprio per produrre la svolta che porti al processo di pace è indispensabile un atto di rottura con il ritiro unilaterale delle truppe. e quindi dire: noi togliamo la fiducia al governo. punto!

    come si capisce bene sarebbe stato durissimo e difficilissimo. ma dopo questo percorso fatto anche di mediazioni sarebbe stato giusto. mentre far tremare (come si è visto per finta e per la visibilità di persone o correnti) il governo ogni due settimane oscurando la politica e trasformando tutto in uno spettacolino simbolico e fasullo, in realtà ha solo contribuito ad inibire il partito a rompere col governo esattamente quando sarebbe stato opportuno.

    queste sono le mie opinioni, che non ho cambiato non per tigna ma semplicemente perché nessuno mi ha ancora convinto del contrario.
    lo erano anche al tempo come testimonia il fatto, non pubblico perché ho scelto appositamente di non fare comunicati stampa e di farmi usare dai mass media di merda, che mi dimisi nel luglio del 97 da capogruppo in commissione esteri e che non misi più piede in commissione proprio perché non accettavo che nelle riunioni si definisse una linea e che questa venisse regolarmente cancellata nei fatti.

    si può avere una opinione completamente diversa su tutto ciò che ho detto. ma mi ribello alla cagata secondo la quale noi e io avremmo accettato di appoggiare la guerra per non dare fastidio al governo.

    e scusa anonimo se ho approfittato della risposta a te per rispondere anche ad altri.

    3

    “cara anonimo 3, all’epoca liberazione diede conto, anche con la giusta visibilità, della linea e delle vere posizioni del partito.
    se ne vuoi un esempio c’è una mia intervista (nella quale ho rappresentato la posizione emersa in diverse e lunghissime discussioni negli organismi del partito) che è pubblicata qui sul blog.
    ti metto il link:

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2006/06/15/intervista-sulle-missioni-militari/

    ma poco dopo cominciò la commedia dei cosiddetti dissidenti e i giornali e i mass media se ne fregarono dei contenuti e della vera discussione. il leit motiv era ovviamente: cadrà il governo? e giù dichiarazioni e controdichiarazioni, in una orgia di slogan e semplificazioni. del resto la stragrande maggioranza dei mass media erano assolutamente interessati a presentare la situazione in questo modo: se rifondazione (o alcuni di rifondazione) fanno cadere in governo per l’afghanistan mentre il governo ritira le truppe dall’iraq come zapatero è chiaro che è un partito estremista e incapace di misurarsi con i veri problemi. se non fa cadere il governo vuol dire che non è più pacifista (visto che per i mass media il pacifismo è solo testimonianza eticae non una politica).
    come ho detto, un partito serio non recita la parte in commedia che vogliono gli altri, ma segue la propria strategia e applica le decisioni tattiche. ma se, oltre alla discussione anche pubblica che giustamente ci deve sempre essere e che aiuta anche a capire meglio le cose, si comincia ad avvalorare la tesi dei mass media (e di prodi come della destra) annunciando voti in dissenso o lasciando intendere che poi verrà l’exit strategy, sia la discussione sia la linea scelta vengono totalmente oscurate. i contenuti diventano agli occhi di tutti espedienti opportunistici, arrampicature sugli specchi, e tutto cede il passo alla demagogia. e siccome purtroppo la maggioranza dei dirigenti e dei militanti credono di avere opinioni solide sulla politica estera senza averle davvero, il cadere nella trappolina delle semplificazioni è facilissimo.
    io, ovviamente non me la prendo con certi militanti che pure fanno semplificazioni e dicono solo slogan, per il semplice motivo che lo fanno in perfetta buona fede. mi sforzo solo ostinatamente di spiegare di chiarire di contribuire a riflettere e a ragionare in un modo serio. ma sono ferocemente critico verso dirigenti (di tutti i tipi e di tutte le correnti) che presumono di avere opinioni serie e che invece sono superficialissimi.
    se un dirigente non capisce e non sa la differenza fra una missione autorizzata dall’onu e una decisa e comandata dall’onu. se crede che la nato decida e che poi il governo italiano debba a sua volta decidere se adeguarsi o meno (quando invece essendo la nato una alleanza politico militare retta da un trattato internazionale e da uno statuto ben preciso non può che prendere decisioni all’unanimità). se confonde rifinanziamento delle missioni con proroga delle missioni. se non sa distinguere fra una politica di stato e una di partito. se usa la semplificazione per cui per forza la motivazione principale di una guerra deve sempre essere un obiettivo leqato principalmente e direttamente a motivi economici (come se la guerra del kosovo fosse stata fatta per impossessarsi del pil kosovaro o per far passare un oleodotto). se se se e potrei continuare a lungo, crede di avere opinioni solide e in realtà è un fuscello che si piega al vento di qualsiasi suggestione e semplificazione.
    quando si scatena una bolgia sui mass media quelli che credono di avere opinioni solide finiscono per alimentare la bolgia invece che fare chiarezza, pronunciano frasi che gli si rivolgeranno contro inevitabilmente, e comunque faranno sempre la figura che si vuole che noi facciamo.
    mi è capitato tantissime volte di stupire giornalisti che mi chiedevano dichiarazioni o mi invitavano a trasmissioni perché dicevo loro non sono abbastanza competente sulla materia, rivolgiti a tizio o a caio.
    mi è capitato mille volte di vedere dichiarazioni di compagni e di vederli in tv a dire cazzate ultrasuperficiali sulla politica estera. ovviamente, per fortuna, moltissimi dirigenti ed anche militanti non sono così. studiano, leggono, si informano, non sono così presuntuosi da non sapere che c’è chi magari ne sa qualcosa più di loro. posso testimoniare, per esempio, che ferrero da ministro non ha mai sparato cazzate di nessun genere sulla politica estera, che conosceva la linea del partito e che quando aveva un dubbio chiedeva, si informava.
    peggio ancora sono quelli che sono competenti, che sanno le cose, ma che non resistono alla tentazione di usare la demagogia per compiacere platee plaudenti. secondo me non c’è disprezzo maggiore verso i compagni che usare la demagogia nella convinzione che siano come bambini un po stupidi e che bisogna dire loro quello che vogliono sentirsi dire.
    va beh. l’ho fatta lunga su questo.
    ma veniamo alla questione del ritiro.
    guarda, cara anonimo 3, che chiedere il ritiro delle truppe in afghanistan non è in nulla e per nulla non prendersi responsibilità. come non lo fu criticare l’invasione sovietica dell’afghanistan anche se nel tempo del governo di babrak karmal le donne avevano gli stessi diritti dei paesi europei. era sbagliata e non avrebbe risolto i problemi afghani aggravandoli. come si è poi ben visto. la guerra in afghanistan non è “sbagliata ma almeno ha risolto dei problemi”. come denunciano molte organizzazioni delle donne afghane la guerra aggrava i problemi della società civile. non c’è dubbio, per me, su questo punto. e comunque hai ragione a dire che chi propone il ritiro delle truppe non può non porsi il problema di cosa succede un minuto dopo. ma questo vale anche per chi dice, e non sei ovviamente tu, che la guerra si fa per risolvere problemi che invece aggrava proprio perché non ha affatto l’obiettivo di risolvere quei problemi. e come ci sono demagoghi che dicono no alla guerra in modo impolitico ci sono quelli che usano i problemi delle donne e della società civile altrettanto demagogicamente e strumentalmente. e fra i due io non ho dubbi su quale sia il male minore. e non ho dubbi che posso convincere chi è contro la guerra a cambiare opinione e a porsi in modo non demagogico mentre sono sicuro che chi usa strumentalmente i diritti umani per giustificare la guerra è un nemico e punto.
    ma credo che siamo d’accordo.
    un abbraccio

  212. avanti così che arriviamo presto 1%

  213. Diccelo tu come si arriva al 30%, CarloG, ti leggerei volentieri (a meno che tu non dica che bisogna acquistare Ibrahimovic e Robinho)

  214. ben detto gio. ma lascia perdere. c’è chi pensa, è la trilionesima volta che lo dico, che parlare di politica significhi fare battute stupide, insultare, urlare frasi scarlatte, fare previsioni campate per aria e soprattutto non fare analisi, non approfondire, non ragionare, non rispondere dopo aver ascoltato e capito le ragioni degli altri.
    quello che si chiama berlusconismo come concezione della politica è profondamente penetrato dovunque.
    non sa il signor carloG, che negli USA chi vorrebbe l’abolizione della pena di morte, per esempio, è almeno il 30 % della popolazione. ma che in parlamento non c’è nessuno che lo propone. che chi è contro la guerra in afghanistan e in iraq è circa il 15 25 % della popolazione, ma che in parlamento non c’è nessun contrario.
    se qualcuno presentasse un candidato alla presidenza, ma è successo qualche volta, Nader per esempio, con posizioni un po più chiare e anche solo vagamente di sinistra, al massimo può prendere un 2 o un 3 %, senza aver in nessun caso la speranza di eleggere nessuno in parlamento. e beccandosi ovviamente l’accusa di aver fatto perdere al gore. anche se al gore aveva avuto mezzo milione di voti in più di bush e la maggioranza degli elettori di nader normalmente non votano ne democratico ne repubblicano, visto che non vedono nessuna differenza fra i due. sic!
    quindi per il signor carloG, negli USA le ragioni e le proposte si misurano con i voti. e quindi chi prende pochi voti è cretino e non sa, come il signor carloG, come si fa a fare politica.

  215. avendo pubblicato la prima parte del nuovo articolo la discussione si sposta di la.

    grazie

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