Solo adesso si può invertire la tendenza alla sconfitta.

Le elezioni regionali sono ormai passate.

Hanno chiarito diverse cose anche se, come al solito, sulla stampa e in tv già c’è un tourbillon di interpretazioni, di dichiarazioni, di previsioni sul futuro del centrodestra e del centrosinistra e di personaggi vari, che rende la politica (la politica-spettacolo ufficiale) una cosa realmente estranea agli interessi, ai bisogni ed anche alle immediate necessità della società. Tengo a ribadire, come i lettori del blog ormai sanno bene, che indugiare e lasciarsi trascinare da questo modo di discutere alimenta ed aumenta uno dei principali problemi del paese: la separatezza della politica (e del circo massmediatico ad essa connesso) dalla società e l’impermeabilità delle istituzioni (per questo sempre meno democratiche e/o ormai ademocratiche) a qualsiasi contenuto che metta in questione gli interessi del capitale finanziario e delle grandi imprese.

Qui ci sono le mie modeste riflessioni sui risultati elettorali. Non esaustive, non complete, ma che cercano comunque di affrontare quelle che a me sembrano le cose essenziali senza cedere alla tentazione della faziosità, della superficialità e della sostituzione della realtà con suggestioni.

Lo dico apertamente e chiaramente: chi volesse discutere a suon di slogan, di insulti, di urla, di descrizione unilaterale dei problemi e così via può tranquillamente rivolgersi ad altre decine di siti e divertirsi a litigare, a “sfogarsi” e soprattutto ad illudersi che questo modo di ragionare e discutere sia una forma di partecipazione e non, invece, un contributo alla distruzione della intelligenza critica e della buona politica.

Premetto che non dispongo di studi sui flussi elettorali e che non incentrerò i miei ragionamenti sugli zero virgola in più o in meno di questa o quella lista. Cercherò, sperando di riuscirci, di stare sui punti che a me paiono salienti e che emergono chiaramente da questo risultato elettorale.

Cominciamo.

Primo punto: l’astensione crescente.

Qui sarebbe proprio utile uno studio sui flussi elettorali che chiarisca chi sono i nuovi astensionisti, dove abitano e, anche all’ingrosso, qual è la loro condizione sociale. Avere questi dati sarebbe molto più importante che il sapere quali liste i nuovi astenuti avevano votato in passato. Dico questo per un motivo preciso perché, come vedremo più avanti, il gioco politico bipolare e presidenzialista prevede sempre più, esattamente, che si riesca a vincere non tanto e non solo conquistando consensi facendo cambiare opinioni alle persone in cane ed ossa, agli strati sociali sulla base dei loro interessi e producendo cambiamenti nell’opinione pubblica e nel senso comune. Come si è visto, bene e meglio che in passato, in questa tornata elettorale si contava più sul fatto che l’astensionismo colpisse l’avversario riuscendo a mobilitare il proprio elettorato non su idee e programmi bensì contro il nemico presentato come la sentina di tutti i mali. Credo nessuno possa negare che i mesi che hanno preceduto la campagna elettorale con gli innumerevoli scontri sulle vicende giudiziarie e l’aggiunta della ridicola (e al tempo stesso drammatica dal punto di vista democratico) vicenda delle liste del pdl abbiano consistentemente oscurato quelli che avrebbero dovuto essere i contenuti concreti della contesa elettorale. Tutto questo è in parte un prodotto oggettivo del sistema presidenzialista e bipolare (ricordo che in tutte le regioni vige un sistema contemporaneamente maggioritario e presidenzialista). Questo tipo di sistema elettorale convive strutturalmente con un forte astensionismo. Può capitare, e capita, che nonostante la natura escludente del sistema un leader dotato di forte carisma e capace di suscitare una speranza di cambiamento vinca elezioni proprio mobilitando quella parte della società normalmente silente e disinteressata alla contesa percepita come interna al ceto politico. E’ il caso di diversi paesi latino americani ed è perfino il caso degli USA e della campagna elettorale di Obama. Non approfondisco il tema dell’analisi di queste eccezioni per brevità. Anche se va detto che comunque la crescita dei votanti in condizioni eccezionali in questi sistemi non arriva neanche lontanamente a pareggiare il grado di partecipazione garantito dai sistemi proporzionalisti e parlamentari. Ma, senza alcun dubbio, non è il caso dell’Italia, come vedremo meglio più avanti quando parleremo dell’esito dello scontro fra centrodestra e centrosinistra.

Si può dire, in conclusione su questo primo punto, che l’astensionismo crescente non è un accidente bensì un effetto strutturale del sistema e che la campagna elettorale nazionale dei due schieramenti l’ha incrementato e desiderato fortemente nella speranza che colpisse l’avversario. Ogni discussione (e si vede già come per questo tenda a scomparire) che pretenda di parlare dell’astensionismo senza mettere in questione il sistema presidenzialista-maggioritario è semplicemente un vero e proprio imbroglio.

Secondo punto: chi ha vinto?

La risposta per me è semplicissima. Ha vinto la destra. Il centrosinistra governava in 11 regioni su 13. Normalmente il governo tende a perdere consensi a metà legislatura e non si può certo dire che Berlusconi non abbia dato mille motivi per vedere incrinato il suo rapporto con diversi strati sociali. Eppure, inusitatamente, si è discusso del risultato come se la partita fosse stata giocata su un altro pianeta. Il centrosinistra (ma come vedremo sarebbe meglio dire i centrosinistra) ha perso Piemonte, Lazio, Campania e Calabria. E non va dimenticato che aveva già perso Abruzzo e Sardegna. Gli apologeti del maggioritario presidenzialista dopo aver sempre sostenuto che il bello del sistema è proprio che i cittadini decidono inequivocabilmente chi vince non hanno esitato a sfoderare argomenti astrusi per dire che si è pareggiato, che la Lega ha vinto e che questo creerà problemi a Berlusconi, che il PD ha perso solo lo zero virgola. Tutte sciocchezze! La verità è che la destra può effettivamente cantare vittoria. Anche perfino perché i soloni del PD e del centrosinistra avevano detto, sondaggi alla mano, che avrebbero perso al massimo due regioni. Come si vede a livello nazionale la partita è stata giocata proprio affinché desse un responso sullo scontro tra centrodestra e centrosinistra allusivo delle elezioni politiche. E così è stato, inequivocabilmente. Con il conseguente oscuramento dei problemi delle regioni e dei contenuti reali che, infatti e proprio per questo, sono stati trattati come vassalli della vera contesa e in diversi casi in modo assolutamente simile fra centrodestra e centrosinistra. Parlo, per fare un solo esempio, del cosiddetto federalismo fiscale. Inoltre esiste un altro aspetto dello scontro che costituisce un punto gravissimo di degenerazione del sistema presidenzialista. La crescente personalizzazione della politica, l’enorme numero di liste molte delle quali espressione diretta dei candidati presidenti, la competizione sulle preferenze (le facce dei candidati con slogan ridicoli e identici fra loro al punto che togliendo il simbolo della lista non era possibile identificarne l’appartenenza politica o uno straccio di proposta programmatica. Il più gettonato, credo, l’ormai immancabile “UNO DI NOI”), la campagna elettorale sempre più costosa e corredata di cene offerte, dell’aperto sostegno dei pescecani della speculazione fondiaria e del settore del privato nella sanità e soprattutto dal crescente clientelismo. Tutto ciò c’entra con la domanda: chi ha vinto? Si! C’entra moltissimo. Perché vince e dilaga una concezione della politica che con la rappresentanza di programmi, di interessi e bisogni sociali non c’entra nulla. Questo processo di mutazione genetica della politica, delle istituzioni, è una sconfitta netta della democrazia e della rappresentanza in favore del tifo acritico, del potere personale di personaggi locali mostruosi, della riduzione dei cittadini a clienti. In questo vincono sia il centrodestra sia il centrosinistra, vince il bipolarismo, e perdono la democrazia, la partecipazione e qualsiasi opzione e proposta di cambiamento reale. Vince quella che gli italiani conoscono ormai come “casta”. Come corpo separato dalla società e che in nome del governo dell’esistente trasforma la politica in una mera tecnica di potere che riduce o al massimo assimila i contenuti in “immagine” e “visibilità”, e cioè nella politica-spettacolo. Non importa quasi nulla se una proposta di cambiamento reale, capace di colpire veramente gli interessi di chi ha prodotto la crisi, la devastazione del territorio e di chi specula sulla disperazione sociale crescente, tenta la strada della convivenza nel e col sistema bipolare o se tenta la strada impervia della solitudine. Il risultato è che il cambiamento appare come impossibile attraverso le elezioni e che perfino buoni risultati come quelli delle liste di Grillo (ma ne riparleremo più avanti) sono letti più per gli effetti indiretti prodotti sulla vera contesa (per esempio: “hanno fatto perdere la Bresso”) che non per la capacità di trasformare contenuti in leggi e azione di governo. Vi è infine, sempre per rispondere alla domanda iniziale, l’indubitabile vittoria della Lega. Non tanto e non solo per i voti raccolti, quanto per l’avanzata politica. La Lega ha scelto scientemente di investire sulla guerra fra poveri e sul “federalismo”. Su questa politica ha egemonizzato l’intero centrodestra. Ma questa non è demagogia e basta. E’ una idea coerente della società e delle istituzioni. Quando Umberto Bossi dice “la sinistra è sparita perché si occupa del proletariato esterno mentre noi vinciamo perché ci occupiamo del proletariato interno” cavalca una doppia terribile verità. La prima è che non c’è più chi difende il proletariato in quanto tale. Ovviamente non parlo di enunciazioni teoriche e di simboli. Parlo della coerenza fra idee, pratica sociale, programmi e proposte istituzionali. Se il centrosinistra è e soprattutto appare d’accordo con la precarietà, con le imprese, e il sindacato è ed appare come complice o al massimo come inefficace nella difesa degli interessi dei lavoratori e, contemporaneamente, il centrosinistra appare come difensore dei diritti degli immigrati dal punto di vista liberale, il gioco è fatto. Nessuno difende il proletariato, ne promuove le lotte nella sfera della politica ufficiale, lo unifica e costruisce la coscienza della propria funzione nella società ed anche nella cultura. Quando succede questo e c’è chi propone gli interessi degli “italiani” contro gli stranieri fregandosene dei principi liberali di cittadinanza, della cultura dell’accoglienza e del razzismo, chi difende i diritti degli immigrati è avvertito come nemico o, se va bene, come stupido “buonista”. Per fare un esempio calzante bisogna guardare al problema della casa. Se il centrosinistra ha privatizzato le case popolari, se dove governa non ne costruisce di nuove, se se la fa con i costruttori edili e con gli speculatori come fa a vincere contro chi fa le stesse cose ma propone che le poche case popolari devono andare agli italiani e non agli stranieri? Predicando che per la legge chi è residente e paga le tasse entra in graduatoria senza distinzione di nazionalità? Il principio liberale è giusto ma quando si separa dalla soluzione dei problemi sociali e c’è chi intraprende sui sentimenti egoistici, sulla disperazione e sulla solitudine sociale è sicuramente destinato ad essere sconfitto e travolto. Se poi, il centrosinistra, invece che smetterla di accettare come leggi naturali le speculazioni edilizie e i bilanci pubblici ridotti, comincia a produrre sindaci sceriffi, personaggi come Penati e De Luca e ad imitare la Lega il risultato è la distruzione definitiva della convivenza sociale e dello stesso stato di diritto liberale. Ammesso che questo modo di concepire la politica funzioni elettoralmente (ma come si vede funziona solo parzialmente) e che alla fine, fra qualche anno, si possa battere la Lega e la destra sul suo terreno, avremmo una moderna società dell’apartheid. E qui viene la seconda terribile verità che la Lega cavalca. Se la tendenza imperante a distruggere i legami sociali, la convivenza, l’unità del proletariato (per dirla con Bossi che come si vede non si vergogna di usare termini “vetero”), è un prodotto diretto del funzionamento del mercato e del sistema capitalistico ci vuole un altro sistema politico-istituzionale sia per “governare” più efficacemente gli effetti spontanei del mercato sia per mettere definitivamente al riparo istituzioni e politica dai contraccolpi che potrebbero nascere nella società. Ed ecco il binomio che avanzerà prepotentemente molto presto: federalismo e presidenzialismo. Federalismo come egoismo sociale connesso all’egoismo fiscale e presidenzialismo come autoritarismo e comando. Non credo di aver esagerato, quindi, nel parlare di inequivocabile vittoria della destra e della Lega e di rafforzamento del bipolarismo che, infatti, forte di questo risultato elettorale si appresta a partorire federalismo e presidenzialismo.

Terzo punto: il centrosinistra.

Secondo il mio modesto parere il centrosinistra è morto con le elezioni regionali sarde l’anno scorso. Figuriamoci con queste! Ma deve essere ben chiaro che io non parlo dei meri voti e soprattutto che parlo del centrosinistra dal punto di vista dei suoi ideatori e protagonisti. Ormai è evidente, per chi vuole guardare in faccia la realtà, che dopo la formula centrosinistra più rifondazione comunista del 96, quella dell’Ulivo del 2001, quella dell’Unione nel 2006, quella del PD più l’IDV del 2008, non c’è più un’unica formula. Nelle 13 regioni abbiamo avuto una miriade di formule diverse e contraddittorie. PD, IDV, Sel, Verdi e Fed. Sinistra (Emilia, Toscana, Veneto, Umbria, Puglia); PD, IDV, Sel e Verdi (Lombardia, Campania); Pd, IDV, Sel, Verdi, UDC e Fed. Sinistra (Liguria); PD, IDV, Sel, Verdi, UDC e accordo elettorale con Fed. Sinistra (Piemonte); PD, IDV, Sel, Verdi e accordo elettorale con Fed. Sinistra (Lazio, Basilicata); PD, IDV, Verdi e UDC (Marche); PD, Sel e Fed. Sinistra (Calabria). 13 regioni e ben 7 formule diverse di centrosinistra. Ed ho omesso i socialisti perché sarebbe stato ancor più complicato. Qui non si tratta, come in passato, di una formula o di una coalizione che poi, per esempio, in alcune regioni o elezioni nazionali si allea col PRC o meno. Si tratta, invece, di formule completamente diverse fra loro. Potrei spingermi a dire che il PD non esiste più. Non perché non raccolga voti bensì perché, dal suo stesso punto di vista e alla luce di questo risultato, non ha una idea, nemmeno prevalente, di cosa debba raccogliere intorno a se per vincere le prossime elezioni, che non sia “mettiamo tutto insieme, dall’UDC alla Federazione della Sinistra”. E’ evidente (e sottolineo che parlo del punto di vista del PD) che al di la delle dichiarazioni formali (abbiamo pareggiato) la sensazione è di totale sconfitta. E’ sconfitta da tempo l’idea dell’autosufficienza, ma è parimenti sconfitta l’idea che si possa fare un accordo solido di governo con l’UDC facendo a meno della Federazione della Sinistra o, tanto meno, viceversa. L’esistenza della lista di Grillo fuori da questi confini, i successi dell’IDV e di Sel in Puglia che non potranno non pesare nel profilo della coalizione a scapito del PD, l’ambiguità dell’UDC rispetto alla possibilità di unire tutto il possibile e (mi sia consentito di dire chiaramente) la non disponibilità della Federazione della Sinistra ad accedere ad un accordo di governo, sono tutte cose che depongono a favore della mia tesi: il centrosinistra come formula di governo per vincere contro la destra è morto. Inoltre il PD, ma anche l’IDV e Sel come si vedrà abbastanza presto, non hanno una idea di società, un programma di governo in testa e una leadership unita. Ne fra di loro ne ognuno di loro al proprio interno. I piccoli e grossi potentati locali fatti di personaggi con i loro intrecci di potere pronti a remare contro quando gli conviene e ad appoggiare indifferentemente questo o quel personaggio nazionale solo sulla base di interessi propri (spesso inconfessabili) dilaniano il PD molto più di quanto non appaia. Il PD è un partito che in quanto tale non ha identità politico-culturale, non ha una idea di società (basti pensare che non è un partito laico) e si tiene insieme sulla base dell’unico obiettivo di vincere e di occupare le posizioni di governo, per governare l’esistente e gestire in prima persona i rapporti con i poteri forti. Tutto ciò non depone a favore della sua capacità di funzionare davvero come centro gravitazionale di una ampia coalizione capace di vincere contro la destra italiana. Se la crisi non è evidente come dovrebbe è solo grazie a Berlusconi che funziona paradossalmente da collante per il sistema di alleanze del PD. Ma si comincia a vedere, al punto che riaffiorano manovre, anche avventurose, per conquistare l’egemonia dentro lo schieramento opposto a Berlusconi, che passano inevitabilmente anche all’interno del PD. Ognuno lo può vedere ogni giorno sui giornali e nei talk show. A me, dopo questa, chiamiamola così, concessione ad una analisi fatta dal punto di vista di chi concepisce in questo modo la politica, non interessa approfondire ulteriormente. Se non sul prossimo punto.

Quarto punto: Vendola.

Su questo punto mi sforzerò, e spero di riuscirci, di lasciar da parte i risentimenti, anche personali, e il mio giudizio su Sel e su Vendola per tutto ciò che nei due anni scorsi hanno fatto per distruggere rifondazione comunista. In politica ci sono durezze, e come ci sono sentimenti ci sono risentimenti. Ma non possono e non debbono mai condizionare l’analisi e guidare l’azione. Sempre che si abbia una concezione seria della politica. La prima, e ultima, cosa che dico sul passato è che Vendola ha costruito scientemente una parte importante della propria immagine nazionale, con l’attiva collaborazione dei mass media, sulla base di un cinico imbroglio. Avrebbe promosso, insieme ad altri, l’ennesima scissione di rifondazione comunista perché quest’ultima si sarebbe trasformata in un mostruoso aggregato di stalinisti, illiberali, nostalgici e perfino omofobi, nel quale il nostro non poteva più riconoscersi. Per fare cosa? Per invocare l’unità della sinistra (sic!). Una sinistra tanto generica quanto priva di contenuti. Una sinistra, si badi bene, che essendo priva di contenuti si definisce principalmente attraverso il “cosa non è”. E così dalla sinistra che “non è liberista e moderata” e che “non è di questa società” si è passati, direi banalmente, ad una sinistra che “non è comunista”. Si potrà dire che l’identità comunista è vetero, sorpassata dalla storia, inattuale. Se così fosse allora dovrebbe essere chiaro che, una volta abbandonata la identità comunista, si mantengono fermi certi contenuti e posizioni. A dimostrazione che si può essere molto fermi su certi principi e perfino più radicali nei contenuti senza essere comunisti o addirittura proprio grazie a questo. Ma le cose non stanno così. Perché, per esempio, alle elezioni europee chi si è sempre battuto contro la Costituzione europea giudicata liberista e antidemocratica, contro Maastricht e tutta la politica economica delle tecnocrazie, contro la NATO e le politiche militari e di guerra ancorché “multilaterali”, contro Europol e il Mandato di cattura europeo, (e potrei continuare a lungo) ha preferito unirsi con chi è sempre stato favorevole ad ognuna di queste cose scrivendo un programma allegramente sorvolante su tutto ciò, invece che con chi ha mantenuto la contrarietà? Non ho citato principi astratti o contenuti identitari e simbolici. Ho citato cose sulle quali, se eletti, i candidati di Sel, collocati in ben tre gruppi parlamentari diversi, avrebbero dovuto votare. La sinistra unita, moderna, nuova, non nostalgica, non violenta, non comunista, è in realtà solo la sinistra che ha eretto un muro settario alla propria sinistra e lo ha abbattuto alla propria destra. E’ la sinistra che considera i contenuti variabili dipendenti dalle liste e dalle alleanze e non viceversa (come l’alleanza con il razzista De Luca dimostra). E’ la sinistra che appare ma non è nei fatti. E’ la sinistra delle doppie e triple verità. Che eredita dal passato il peggio e lo presenta come nuovo. Il “sol dell’avvenire” nel nome del quale si poteva fare ogni nefandezza nel presente diventa il “nuovo”, la demagogia e la retorica degli ideali (la poesia, mi dispiace, ma è cosa ben più seria!) e il “realismo” dei mille piccoli poteri da occupare. L’antirazzismo delle parole e l’accordo per governare insieme a chi dice “cacceremo i clandestini a calci nei denti”. Appunto. Ma so bene che nella politica-spettacolo di questi tempi è conveniente, per galleggiare e sperare di tornare in gioco, oscurare contenuti con il fumo della demagogia e apparire. Promuovere scissioni e gridare all’unità. Proclamare principi e disattenderli alla prima occasione. La stampa e i mass media godono per tutto ciò. E sorge, in mezzo a tanto imbroglio, l’immagine salvifica del leader. Se la sinistra è sconfitta nella società perché gli operai, gli studenti e gli insegnanti, i pensionati, i precari, gli omosessuali e i laici sono sconfitti e costretti a difendersi tutti i giorni da mille attacchi, per tornare a vincere basta che separi i propri destini da tutti costoro, che trovi un leader capace di bucare il video e che evochi speranze dall’interno del sistema, che ti liberi del passato di sconfitte per sognare di vincere. Da alternativa di società e di sistema a opzione suggestiva in uno degli scaffali del supermercato della politica spettacolo. All’uscita del quale c’è sempre una cassa dove pagare il conto. Mi dispiace, vorrei che non fosse così, ma questo è quello che penso di Vendola e di Sel.

So bene che la formula del centrosinistra di Vendola in Puglia è apparsa come vincente. E’ l’unica regione data in bilico dove il centrosinistra vince. So bene che la vicenda delle primarie è apparsa come la sconfitta della linea di chiusura a sinistra e apertura a destra di Bersani e D’Alema. So bene che tutto ciò appare come una suggestiva opzione per un futuro centrosinistra capace di battere la destra. So bene che i mass media (soprattutto quelli legati al mondo delle imprese, a cominciare dal Gruppo De Benedetti) descrivono Vendola come il nuovo leader ascendente e che avremo il bene di vederlo in tv ogni giorno. So bene tutte queste cose. Ma ci sono fatti inconfutabili. La crescita dell’astensionismo in Puglia è identica a quella nazionale e la Puglia rimane, con il suo 63,2 %, una delle regioni dove meno si è votato. Dalle elezioni regionali del 2000 a quelle del 2005 ci fu un incremento dello 0,3 % dei votanti. Da quelle del 2005 a queste ultime una perdita secca del 7,3 %. Dov’è la grande mobilitazione del popolo? Si può dire che l’astensionismo abbia colpito soprattutto la destra. Perché, allora, il centrodestra del 2005 prese il 49,55 % ed oggi, seppur diviso in due coalizioni, prende il 50,96 % contro il 49,69 % e il 48,69 del centrosinistra? In queste elezioni regionali, in realtà, il centrosinistra ha vinto solo ed esclusivamente perché l’UDC, che nel 2005 stava con Fitto con il 7,79 %, ha preso il 6,50% in una coalizione con l’ex missina Poli Bortone per un complessivo 8,71 %. La vera novità in queste elezioni regionali pugliesi è il grande successo della lista di Sel (che prende il 9,74) e della lista “la puglia per vendola” assimilabile al presidente (che prende il 5,53).

Intendiamoci, la vittoria elettorale del centrosinistra in Puglia c’è comunque stata. Così come è indiscutibile la vittoria personale di Vendola. Del resto, per quel che vale, è anche merito della lista della Federazione della Sinistra che, a dimostrazione del proprio settarismo, ha partecipato alla coalizione nonostante Vendola abbia fatto ogni cosa, nei due anni passati, per giustificare una nostra presentazione autonoma e nonostante il fatto che non si sia ottenuto dal Presidente uscente (mentre il PD era disponibile) una modifica della legge elettorale antidemocratica per cui una lista con il 5 % prende 5 consiglieri e una con il 3 e mezzo nessuno. Ma si può dire che questa esperienza sia significativa per costruire un modello di centrosinistra capace, anche solo elettoralmente, di vincere contro la destra? Per farlo bisogna per forza dire che il centrosinistra deve andare dalla federazione della Sinistra fino all’UDC e al MPA (che infatti stava con la Poli Bortone). Potrebbe essere guidata una simile coalizione da Vendola? Con quale programma? Con quale progetto di stato laico? Dico queste cose perché la suggestione secondo la quale Vendola avrebbe lanciato un’OPA (ma guarda che metafore usa la stampa!) sul centrosinistra e sullo stesso PD è discussione corrente sui giornali e lo sarà di più nei talk show televisivi. E Vendola, giusto per chiarire, ha già detto che Sel non serve e che bisogna costruire in tutta Italia le “fabbriche di Nichi” (sic!).

Insomma, la realtà e la politica spettacolo si separano sempre più. Il centrosinistra è in crisi ma può vincere se l’OPA di Vendola riesce. La destra ha vinto le elezioni regionali ma può perdere se l’UDC si schiera con un centrosinistra il cui programma scaturisce dalle “fabbriche di Nichi”.

Siamo messi male. Molto male! Non solo noi, irriducibili comunisti. E’ l’Italia che è messa davvero male!

Quinto punto: le liste di Grillo.

Prima di vedere gli effetti della presentazione delle liste di Grillo (si chiamano 5 stelle ma come recita il “non statuto” pubblicato sul blog di Grillo “Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso.”) voglio spendere alcune parole sul “fenomeno Grillo”. Io continuo a pensare che sia un fenomeno reazionario. Il fatto che nel suo programma ci sia un buon 70 80 % di cose condivisibili e che i suoi strali riguardino nei fatti cose intrinseche (anche se così non viene detto perché sono sempre presentate come storture rimediabili) al sistema capitalistico, non toglie che si tratti della retorica di un predicatore. Le iperboli polemiche, gli insulti, i vaffanculo, le generalizzazioni facili, le suggestioni, che sono il vero contenuto del movimento, e che i mass media, e a ruota la politica-spettacolo, hanno battezzato come “antipolitica” qualificano, secondo me, il fenomeno come reazionario. Una cosa è un comico che usa paradossi, iperboli e anche il nonsense per parlare del mondo, della politica e del potere. Un’altra è un movimento politico fondato sul verbo del comico (ma è meglio dire del capo, del leader o del profeta). Non un movimento che crea un leader ma, viceversa, un leader che crea un movimento a sua immagine e somiglianza. Non un movimento dotato di contenuti e di una strategia per realizzarli bensì le intuizioni e le idee del capo a fondamento dei contenuti. Non la fatica della democrazia, della partecipazione, ma un capo che raduna folle di plaudenti seguaci che per “non statuto” non possono organizzarsi se non come, quando e perché vuole il capo. Tutto questo assomiglia ad una setta religiosa costruita attraverso la predicazione. E’ un prodotto spurio del sistema politico che essendosi separato dalla realtà sociale e dai contenuti fa apparire il fenomeno come antistemico. Ma il capo, l’uomo della provvidenza, il genio, il predicatore, il profeta, e i suoi seguaci, per quanto sembrino moderni e, per alcuni contenuti, progressisti, sono un modello reazionario di politica. Invito tutti a leggere il programma del movimento 5 stelle. Li si capisce bene che accanto a cose giuste e fattibilissime ce ne sono altre molto suggestive ma velleitarie ed impraticabili, ne mancano alcune come la laicità dello stato o i diritti dei migranti (e non a caso secondo me!), ma soprattutto non c’è una virgola su come realizzarle. O meglio, il problema non si pone. Pena il dover affrontare un giudizio diversificato sul resto del mondo a seconda di obiettivi comuni o meno. Il dover analizzare le cause dei problemi che si dice di voler affrontare. Il dover proporre una organizzazione democratica che si proponga di agire con una intelligenza collettiva. Ma queste cose sono incompatibili con il rapporto predicatore-seguaci. In particolare c’è un punto chiaramente reazionario. Un mafioso non può essere candidato al pari di un operaio condannato per un picchetto o per aver interrotto un pubblico servizio con il blocco, per esempio, di una autostrada. Un corrotto non può essere candidato al pari di un militante condannato per un reato di opinione. E a dettare queste regole è un pregiudicato per omicidio colposo per aver ucciso tre persone con la propria auto. Questo tipo di pregiudicato non si candida però può essere il capo del movimento e dettare le regole agli altri. Suvvia!

Detto questo, è evidente il successo delle liste di Grillo. Che, in ragione dei contenuti ambientalisti e simili o direttamente mutuati dal movimento no-global e della critica del sistema politico, raccolgono molti voti di protesta. Questo successo dimostra la pochezza del bipolarismo e della politica-spettacolo più che la credibilità delle liste di Grillo. Dimostra che esiste ancora un voto che si può esercitare “contro il sistema”. Ci vorrà tempo perché sia chiaro che il sistema tollera benissimo questo tipo di opposizione e che alla prova dei fatti si dovrà giudicare l’operato degli eletti delle liste di Grillo sulla base dei risultati ottenuti e dei loro comportamenti sui punti ignorati dal loro programma. Molto tempo. Troppo tempo. Perché, come vedremo meglio analizzando i voti della Federazione della Sinistra, che il voto di protesta si incanali e cristallizzi in una simile opzione è un bene per il sistema che può così ignorarli o usarli alla bisogna per regolare i conti al proprio interno.

Sesto punto: Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra.

Dico subito che considero negativo il risultato elettorale ottenuto dalla Federazione della Sinistra. Ma aggiungo anche subito che da almeno un anno (e ne sono testimonianza diversi miei scritti pubblicati qui sul blog) ho sostenuto che queste elezioni sarebbero state interne al ciclo delle sconfitte elettorali cominciate con le elezioni politiche del 2008. L’obiettivo non poteva essere che quello di contenere i danni. Se si fa politica seriamente bisogna saper vedere e prevedere anche le sconfitte, sia per non imboccare strade sbagliate ed illusorie sia, soprattutto per non dover ricominciare sempre tutto da capo, dopo ogni elezione. Più avanti parlerò, appunto, della linea politica scelta e delle prospettive. Intanto poche cose sul voto in se. E solo per confutare tesi secondo me sbagliate e letture superficiali. 1) Si perde di meno dove si sta in coalizione e, di conseguenza, si perde di più dove si va da soli. Questa tesi, apparentemente inconfutabile, è invece secondo me discutibile. Seppure sia sempre stata vera a causa dei ben noti effetti del voto utile, al netto di pochissime ed irripetibili eccezioni, oggi lo è di meno. Per due motivi: il primo è che pur stando in coalizione non si intercetta più il voto di protesta. Se è vero, come è vero, che l’esperienza di governo nazionale è stata distruttiva della nostra credibilità come forza alternativa, altrettanto si può dire per i governi regionali. So di fare una forse indebita generalizzazione, perché non sono mancate esperienze positive o parzialmente positive. Ma non si può non vedere, guardando all’astensione, come il sistema politico istituzionale e la personalizzazione prodotta dal presidenzialismo determini una devitalizzazione della nostra funzione. Una cosa è votare il PRC che su certi temi da battaglia, che ha il profilo di un partito capace, anche dentro il governo, di riprodurre il conflitto sociale esistente e perfino di supplire alla debolezza e dispersione del conflitto con un surplus di scontro destabilizzante dentro il governo. Un’altra cosa è votare il PRC (e la Federazione in questo senso è lo stesso) che si presume incapace di portare il conflitto dentro il governo, indebolito da una scissione e ritenuto, non importa se a torto, responsabile delle divisioni a sinistra, dedito a coltivare l’orticello ideologico e ad aggrapparsi agli ultimi scranni istituzionali per sopravvivere. Non è lo stesso! Quando abbiamo parlato della perdita di credibilità e della necessità di molto tempo per recuperarla abbiamo detto una cosa vera e giusta. Chi pensava e pensa che bastasse il recupero della falce e martello sul simbolo o l’abbozzo di un processo unitario comunista per invertire la tendenza si sbagliava e si sbaglia di grosso. Queste cose non bastano per recuperare voto di protesta e astensionismo. Non servono, e se gestite male possono addirittura essere un ostacolo, a recuperare voto di opinione. Il secondo punto è il tema a me caro della degenerazione del sistema politico, al quale siamo ed appariamo interni, che a livello locale, checché se ne dica, è peggiore che a livello nazionale. Non parlo solo del presidenzialismo e del bipolarismo. Parlo della rete di consulenze, incarichi e nomine, del clientelismo diffuso, dei privilegi e della costituzione di cordate e di piccoli potentati locali. Ma non mi dilungo su questo punto che ho trattato molto nei mesi scorsi e che, secondo me, spiega l’astensione in quasi tutte le sue sfaccettature. Se tutto ciò è vero la soluzione non sta e non consiste nel gesto estetico e testimoniale del “presentiamoci da soli”. Anche qui, non è lo stesso presentarsi da soli, scontando una perdita di voti, ma disponendo della credibilità e della massa critica sufficiente per portare nelle istituzioni il conflitto oppure presentarsi da soli senza avere quella credibilità, ridotti a dimensioni quasi insignificanti e con l’immagine di testimoni di un passato che non ternerà. C’è una sola esperienza veramente positiva. E non a caso. Quella delle Marche. Dove si tiene, pur scontando un arretramento elettorale importante, dal punto di vista politico. Per il semplice motivo che c’è ancora la massa critica sufficiente, che la coalizione di sinistra fra noi e Sel non ci qualifica come testimoni ideologici e che le elezioni hanno determinato un elemento di chiarezza politica, date le scelte del PD. Ma non bisogna consolarsi troppo facilmente. Le Marche sono state un’eccezione e comunque il risultato è favorito anche dall’assenza delle liste di Grillo. Ed è l’assenza di queste liste in Liguria, Toscana ed Umbria ad aver permesso una relativa tenuta in queste regioni. Come dimostrano inequivocabilmente i nostri risultati dove c’erano le liste di Grillo. Cosa io pensi del fenomeno Grillo l’ho già detto. Ma sarebbe molto miope non vedere e non sapere che molti nostri potenziali elettori hanno nei fatti oscillato fra l’astensionismo, il voto per le liste di Grillo e il voto per noi. Basta guardare al risultato di Bologna e dell’Emilia per rendersene conto. 2,79 % per noi e 6,00 % per Grillo in Emilia-Romagna. 2,27 % per noi e 7,54 % per Grillo in Provincia di Bologna. 2,05 per noi e 8,10 per Grillo a Bologna città.

Un ultimo dato mi interessa sottolineare. Quello della Calabria. Ma non quello del voto alla lista, della perdita consistente di consensi dalle europee o degli effetti, evidentemente nefasti, della scelta di stare e perpetuare una alleanza totalmente subalterna con Agazio Loiero. Parlo del voto di preferenza. In Calabria il rapporto fra voto di preferenza e voto di lista e dell’81,65 %. Contro il 55,31 % della Puglia, per fare l’esempio più vicino e di una regione a forte tradizione di voto di preferenza. Con punte come quella di Reggio Calabria dell’87 % (16.709 preferenze su 19.220 voti). Credo che questo dato debba suonare come un potente campanello d’allarme. Non c’è bisogno nemmeno che dica il perché.

Dette queste impietose cose sui punti che a me paiono salienti nell’analisi del voto e in attesa di studi più approfonditi dei flussi e di altri dettagli importantissimi come, per esempio, il rapporto fra attività sociali consolidate e voto sul territorio, passiamo alle conclusioni e alle prospettive politiche. Perché, secondo me, le prospettive ci sono e possono invertire la tendenza alla sconfitta elettorale.

Se sono sostanzialmente vere le cose dette finora sull’astensionismo, sul centrosinistra, su Vendola e Sel, sulle liste di Grillo e sul nostro voto bisogna avere le idee molto chiare sul da farsi negli anni che ci separano dalle elezioni politiche. Per quel che vale la mia opinione, che per altro è abbastanza in sintonia con quella esposta dal segretario del partito in direzione, dobbiamo fare tre cose fondamentali. Oltre, ovviamente, alla costruzione di un movimento di opposizione sociale e democratica sia dentro la crisi capitalistica sia contro il governo Berlusconi e oltre alle campagne referendarie su acqua, lavoro e ambiente.

1) dobbiamo implementare il lavoro sociale. Il partito sociale non può e non deve essere il lavoro di una parte del partito. Ri/mettere radici, costruire lotte ed organizzazione dal basso nella società, ristabilire legami sociali contrastando la solitudine e l’egoismo sociale, aprire spazi pubblici aggreganti e fare lotta culturale attiva devono essere il centro del lavoro del partito tutto. Ma non basta dirlo, scriverlo ed approvarlo nei documenti. Bisogna fare di questo il centro di una conferenza nazionale che discuta di una diversa concezione dell’organizzazione del partito a questo scopo. Bisogna su questo promuovere la formazione e valorizzazione di quadri più esperti nella costruzione delle lotte che abili nelle manovre politiche interne ed esterne al partito. Bisogna essere consapevoli della invisibilità nel sistema massmediatico di questo lavoro e costruire un circuito alternativo di informazione che abbia contenuti di lotta e sociali come cardine fondamentale. In altre parole l’avversione al politicismo e la propensione al lavoro sociale devono diventare un tratto identitario del nostro comunismo. Che deve essere difeso e di cui è bene ricostruire una memoria condivisa, senza nulla concedere alla furia iconoclasta o alla introiezione di una sconfitta senza appelli. Ma che deve, proprio per questo, essere riconnesso con le ragioni fondanti, liberandosi della moderazione, della politica dei due tempi (prima il potere, anche nella versione dei banali voti, e poi il cambiamento dall’alto), della asfissiante dimensione nazionale.

2) dobbiamo implementare la costruzione della Federazione. Senza la Federazione della Sinistra il PRC e il PdCI sarebbero letteralmente spariti. E probabilmente avrebbero subito ulteriori divisioni e scissioni. Fino ad oggi, tranne qualche lodevole e isolata esperienza locale, la Federazione è stata solo l’unità del PRC e del PdCI. Le elezioni regionali ultime hanno determinato un blocco del processo, che doveva innescare la Federazione, intorno a liste fatte e discusse praticamente dai due partiti. E’ stato il frutto di una necessità oggettiva ed obbligata. Ma la Federazione deve avere l’ambizione, la consapevolezza e deve, conseguentemente, decidere chiaramente di costruirsi come unità della sinistra anticapitalista. Come polo alternativo al centrosinistra. Si tratta, per dirlo in termini classici, di lanciare una offensiva unitaria per coinvolgere le forze politiche come Sinistra Critica, Pcl e Rete dei Comunisti nel progetto. E’ chiaro a tutti che questo è possibile solo se il profilo di alternatività strategica al centrosinistra è inequivocabile. Con questi soggetti politici bisogna fare un discorso chiaro. Non è più tempo di ambiguità ed incertezze. Non è politicamente sostenibile ed è anche irrazionale che le differenze di cultura e progetto politico debbano confrontarsi in modo concorrenziale elettoralmente, dando l’immagine di una frammentazione totalmente incomprensibile al di fuori di una ristrettissima cerchi di militanti e rendendo sterili e muti tutti i progetti. So bene che esiste il problema delle cosiddette alleanze e il tema del governo. Ma credo, come vedremo più avanti, che la proposta di non fare alleanze di governo con il centrosinistra a livello nazionale e di proporre, invece, un accordo elettorale per superare il bipolarismo possa essere un terreno di discussione serio anche per chi, secondo me sbagliando, considera il tema delle alleanze e quello del governo come cose strategiche ed identitarie. Abbiamo le stesse posizioni sul 90 % delle cose che si dovrebbero fare in una legislatura, partecipiamo alle stesse lotte e movimenti, abbiamo pratiche simili e in diversi casi identiche, siamo tutti d’accordo che il maggioritario va distrutto. Per quale motivo dobbiamo essere divisi alle elezioni? Per quale motivo non dobbiamo creare uno spazio politico comune nel quel il confronto fra culture diverse diventi un confronto costruttivo invece che una guerra fratricida? Chi volesse evitare il confronto dovrebbe esibire risposte chiare a queste domande. Poi ci sono mille comitati di lotta, associazioni, gruppi culturali che sono la spina dorsale dell’opposizione nel paese. E’ tempo che si finisca la divisione fra “politica” e “sociale”. Chi si batte contro un inceneritore, contro il razzismo, per la casa, contro la precarietà, per i diritti degli omosessuali e così via è interessato a costruire unità fra tutte queste esperienze? E’ interessato a scardinare un sistema politico che estromette sempre di più questi contenuti dalle istituzioni? E’ interessato ad evitare di dover scegliere il meno peggio alle elezioni e a non dover diventare il terreno di conquista elettorale di liste che finiscono sempre con l’usare strumentalmente i contenuti delle lotte e dei movimenti? E ci sono decine di migliaia di compagne e compagni che sui contenuti la pensano come noi, che sono e si sentono anticapitalisti, comunisti, di sinistra. Ma che sono isolati, divisi, confusi e soprattutto delusi. Perché dobbiamo rassegnarci a questo stato di cose? Per quanto difficile ed impervia sia la strada da percorrere senza una Federazione capace di unire tutto ciò siamo destinati ad essere inutili e ad essere tutti riassorbiti chi nel centrosinistra e chi in una logica settaria ed astratta (i diversi ceti politici) o in pratiche sociali resistenziali incapaci di modificare la realtà.

So bene che la Federazione della Sinistra non si può costruire dilatando i tempi in attesa che avvenga un miracolo e che si riesca ad unire tutto. Bisogna stringere e iniziare un vero processo democratico. Ma deve essere chiaro che si tratta di un inizio. E l’inizio, per essere incoraggiante, deve essere chiaro sulle finalità e veramente democratico. Se il primo passo fosse incerto e fatto nella direzione sbagliata le cose si complicherebbero ed invece che unire si finirebbe con il dividere perfino ciò che oggi è unito. Proprio per questo penso sia profondamente sbagliato fare “offensive unitarie” verso Sel ed altri sorvolando sulla questione del centrosinistra e sulla natura anticapitalista dell’unità. Verso chi pensa che il proprio futuro stia nel centrosinistra e contemporaneamente propone contenuti radicali non bisogna avere nessun settarismo. Anzi. Massima unità sui contenuti ma, proprio a partire dai contenuti, massima chiarezza politica. Dire che essere uniti è meglio che essere divisi è una ovvietà. Non si tratta di tornare sulle divisioni del passato per perpetuarle. Ma senza la chiarezza politica sulla prospettiva si finisce col creare illusioni e poi delusioni e soprattutto si usa l’unità in modo strumentale e si finisce col creare nuove e più profonde divisioni.

3) dobbiamo fare capire a tutti la proposta politica per le prossime elezioni nazionali. L’idea di potersi alleare con il centrosinistra senza fare un accordo di governo e ottenendo il ritorno al proporzionale è giusta. Non lo è solo per noi. Lo è innanzitutto per il paese che ha bisogno di liberarsi dall’ipoteca berlusconiana, che ha bisogno di avere istituzioni che siano rappresentative. Lo è anche per il PD e per il centrosinistra (qualsiasi sia la formula vincente al suo interno). Lo è per l’UDC e per altri soggetti centristi che sognano, a torto o a ragione, la ricostruzione della DC. A questa proposta non esistono alternative che non siano distruttive per noi e per il paese. Senza questa proposta, per essere ancora una volta chiari, noi (la Federazione e lo stesso PRC) siamo destinati ad essere nuovamente divisi dall’iniziativa altrui. Anche un bambino capisce che, con l’attuale legge elettorale, non unire l’opposizione a Berlusconi senza per questo impiccarsi tutti ad un impossibile programma di governo porterebbe ad una sicura sconfitta. Se la nostra proposta non si fa strada nella coscienza dell’opposizione e del paese noi e ancor di più i nostri potenziali elettori, alla fine, saremo dilaniati ancora una volta tra il voto utile e la testimonianza, tra il far finta che si possa governare insieme al PD e magari insieme all’UDC e il far finta che basti alzare una bandierina alle elezioni per essere efficaci nella lotta di classe. La nostra proposta non è buona per l’ultimo minuto. Per i mesi che precederanno le elezioni politiche nazionali. Deve vivere oggi. Deve essere chiara a tutti fin da subito. E non deve avere subordinate. Se non si accetta si deve sapere che noi andremo da soli, costi quel che costi. Questa proposta va sostenuta con una lotta politica attiva. In ogni lotta si deve capire la convenienza di cercare di battere la destra e contemporaneamente di rendere di nuovo il sistema istituzionale permeabile al conflitto.

Queste tre cose, oltre alla costruzione del movimento sociale e politico di opposizione alla crisi e al governo, non possono essere scollegate. Devono essere fatte tutte e tre insieme e nello stesso tempo. Partito sociale, federazione e proposta per le prossime elezioni, separatamente o anche senza una delle tre non servirebbero a nulla.

Io penso che se si farà così si potrà invertire la tendenza ad essere irrimediabilmente sconfitti.

ramon mantovani

191 Risposte to “Solo adesso si può invertire la tendenza alla sconfitta.”

  1. Danilo Says:

    Caro Mantovani domanda ai lavoratori,soprattutto Lsu-Lpu,della Provincia di Reggio Calabria di cosa pensano del Prc,della Federazione della Sinistra e di De Gaetano e poi ne parliamo.
    La Provincia di Reggio è la seconda provincia(dopo Terni) in Italia in termini di voti (quasi l’8%) e probabilmente la prima per il voto dei lavoratori.
    Tra l’altro,sempre in provincia di Reggio,abbiamo eletto sindaci e sfiorati altri e sempre in provincia di Reggio,i compagni sono continuamente soggetti ad attentati e rischiano continuamente.
    Spiegateci i pessimi numeri di Campania,con la candiudatura del segretario e portavoce della Federazione Ferrero e Lombardia,con la candidatura di Agnoletto e altre figure di primissimo piano come Fo,Rame,Ovadia ecc.ecc.
    Cordialmente

  2. Caro Ramon, sono assolutamente anche con la tua approfondita analisi non ho proprio nulla da aggiungere riguardo i temi che hai trattato.

    Aggiungo ,però, che un capitolo a parte andrebbe dedicato ai Giovani Comunisti, che oggi sono nella smobilitazione più totale e nella più totale deriva slogamistica nella lotta fra correnti. Tra l’ altro, risultiamo utili solo nel definire l’ organigramma interno e non siamo assolutamente in grado nè di dare un contributo al rinnovamento delle piattaforme politiche sul fronte del precariato e delle nuove forme che assume il lavoro, nè di connetterci (salvo rare eccezioni) con i movimenti di lotta universitari, nelle scuole o col popolo viola o altre espressioni di dissenso prevalentemente giovanili. Non possiamo permetterci a lungo un’ organizzazione giovanile inutile, completamente subalterna agli adulti e perennemente volta completamente alla lotta intestina.
    saluti comunisti

  3. alberto larghi Says:

    L’autonomia è importante,è la condizione necessaria di una forza politica e sociale,ma se uno è autonomo e non conta un cazzo la sua autonomia diventa irrilevante testimonianza,gli anarchici sono i più autonomi che ci siano,anche Dp (a cui assomigliamo sempre più) era autonoma ma non incideva per nulla ,noi temo,che veniamo percepiti come poco utili e forse come capita a tanti partitini comunisti sparsi per il mondo ci vedono come grilli parlanti.
    Non penso che la federazione sia la soluzione,forse occorre più coraggio e aprire una vera e propria fase costituente sul modello della Linke tedesca,certo noi scontiamo un sitema elettorale escludente,ma è pur vero che in altri periodi siamo resistiti alle sirene del voto utile.
    Diciamo che l’ultima scissione ci ha tagliato veramente le gambe dal punto di vista della credibilità e forse a Chinciano dovevamo trovare una soluzione diversa che permettesse a tutti di stare dentro.

  4. Emilio Ballarè Says:

    Meno male che hai scritto che nel tuo giudizio su Vendola e Sel non ti saresti fatto influenzare dai risentimenti “anche personali”. Sennò avresti probabilmente proposto la fucilazione (metaforica)? Però come sempre hai il pregio di esprimere le tue opinioni con chiarezza e contribuire alla discussione. Se le tue posizioni sono o saranno maggioritarie nel PRC/FDS diventa del tutto chiaro che ogni ipotesi di “offensiva unitaria” o unità di azione ecc. sarebbe solo un tatticismo per permettere di volta in volta di avere una rappresentanza istituzionale e/o salvare pezzi di apparati. Poi, francamente, la proposta di arrivare alle prossime elezioni con un accordo tattico con il PD in cambio del sistema proporzionale sarà anche “giusta” (dubito) ma è totalmente fuori dal novero delle cose possibili. La questione che, invece, pone Alberto- seppur difficile oggi- è decisamente più foriera di possibili processi di ricostruzione di una ricostruzione della sinistra in questo paese. Buon lavoro e grazie per il contributo di chiarificazione.

  5. Ciao Ramon,
    mi piace molto questo tuo ultimo articolo poichè fotografa bene la situazione.
    La posizione sulle prossime politiche la dobbiamo prendere ora e tenere la barra dritta fino ad allora, di modo che se si deve andare da soli, la responsabilità dovrà prendersela il PD, non noi

  6. Emilio, ma tu sulle prossime elezioni cosa proponi? Un’alleanza di governo con Pd e Udc?

    Sottoscrivo quanto ha scritto Gio sulla situazione dei GC, la cui conferenza nazionale è stata una tragicommedia. Non c’è stata una sola riunione, in quella sede, che non fosse strettamente di corrente, all’insegna dell’incomunicabilità più totale. Se almeno ci fosse stato il coraggio di portare la linea del correntismo fino in fondo, almeno ci sarebbero una maggioranza e una minoranza precise. Invece neanche quello: maggioranza e minoranza sono interne alla stessa mozione ed esprimono un coordinatore nazionale a testa. Abbiamo quindi due coordinatori nazionali che rispondono a linee e basi diverse e che passano il loro tempo, come si è visto negli ultimi 2 giorni, a litigare (IN PUBBLICO!) su Facebook… Ma stiamo scherzando?!
    È mai possibile, Ramon, te lo chiedo, che il sottoscritto, che rappresenta un’organizzazione sociale, non possa sapere qual è la posizione dei GC su una determinata questione perché la coordinatrice mi dice una cosa e il coordinatore, nello stesso momento, ne fa un’altra? In che modo mi posso rapportare con un’organizzazione di questo tipo, qual è la credibilità?
    Con che faccia si può chiedere oggi a un giovane di fare la tessera, sapendo già che se non apparterrà a una corrente la sua voce non sarà mai rappresentata? Alla conferenza nazionale i compagni di Padova hanno chiarito che non intendevano partecipare a riunioni di corrente. Bene: non hanno partecipato quindi ad alcuna riunione. Vorrei proprio capire come si può credere di avvicinare dei giovani al partito in questo modo…

  7. caro danilo, io continuo a pensare che aver fatto parte della giunta loiero sia stato gravissimo. che quando in un congresso la maggioranza degli iscritti passa dalla posizione dell’ernesto alla mozione di vendola senza battere ciglio ci sia qualcosa che non va (e io sono testimone oculare di congressi con decine o centinaia di persone che votano una sola mozione senza alcun dibattito). continuo a pensare che in campania quando decidi di non fare accordi con il centrosinistra e il tuo assessore esce e si candida col PD portandosi iscritti e voti c’è qualcosa che non va. che quando vedo un esponente del prc calabrese in tv ammettere di essere stato assunto in modo clientelare e lo rivedo eletto in consiglio regionale c’è qualcosa che non va. che quando alle provinciali si candida nelle liste del prc un vicesindaco di una giunta verso la quale si sta all’opposizione in consiglio comunale c’è qualcosa che non va. che quando in un organismo dirigente che deve decidere se fare accordi o meno col pd la maggioranza dei membri è direttamente o indirettamente dipendente degli istituzionali c’è qualcosa che non va.
    io non ce l’ho personalmente con nessuno. non credo nel modo più assoluto che ci sia la n’drangheta dentro il prc o altre fesserie del genere. io dico solo che la calabria è un esempio lampante dell’integrazione del prc in un sistema politico che funziona così. e se permetti questo è un problema politico. e la ragione non la si ha a seconda dei voti e delle preferenze e della popolarità di questo o quel personaggio. del resto anche in campania avevamo uno dei partiti più forti in voti e preferenze. è bastato che il nazionale imponesse di non fare accordi con De Luca perché la popolarità, i voti e le preferenze di certi personaggi andassero direttamente nel PD. non è il prc che ha perso l’assessore in campania. è semplicemente che non l’aveva mai avuto. io penso che il prc possa fare accordi o non farli ma non mi riconosco in un partito succursale di istituzionali e personaggi locali, per quanto questi siano brave persone e popolari. da tempo ho segnalato questo problema politico. non ho proposto nessun provvedimento disciplinare, ne credo che cose così si risolvano in schermaglie procedurali o in commissione di garanzia. le cose che ho scritto più sopra le ho viste con i miei occhi perché durante l’ultimo congresso sono stato molto presente in calabria, perchè sono venuto io a chiudere il congresso regionale e perché, ribadisco, penso che sia stato un errore gravissimo, per altro compiuto in netto dissenso dal partito nazionale, stare nella giunta loiero.
    domanda. un partito che si propone di costruire una alternativa di società, che critica il sistema politico vigente, può sorvolare su cose così e ridurre tutto a voti e preferenze?
    a me interessa discutere della degenerazione del sistema politico e credo che non si possa essere così interni al sistema politico per poter combattere per cambiarlo. tutto qui.
    ciao

  8. caro gio, io veramente non so nulla di cosa accade nei giovani comunisti. o meglio, ho l’abitudine di parlare di cose di cui sono sicuro e che mi sembrano centrali e utili in una discussione. come ha fatto dicendo nell’articolo e nel post qui sopra cose sulla calabria che riguardano il sistema politico istituzionale, la sua degenerazione e il profilo nazionale del partito. se nei gc c’è una lotta correntizia o meno e non c’è efficacia dell’iniziativa politica per responsabilità di tizio o di caio non so cosa dire e francamente non mi sembra il centro dei problemi. come sempre non censuro (a meno che non ci siano accuse e insulti senza costrutto) ma mi piacerebbe che quando si affronta un problema, come per esempio quello dei risultati elettorali delle regionali, si approfondisse la discussione su quello invece che introdurre altri temi che inevitabilmente vengono trattati superficialmente.
    un abbraccio

  9. caro alberto, se hai letto il mio articolo sai anche che sono totalmente in disaccordo con te. la politica non è un risiko. di quale linke parli? pensare che bisogna fare un partito di sinistra, esplicitamente non comunista ed interno al centrosinistra è impossibile in italia. provoca divisioni, esattamente come le ha provocate chi l’ha proposto ed ha tentato di imporlo. ma anche se funzionasse una simile unità sarebbe inutile socialmente e politicamente. perché è vero che essere autonomi non basta. ma è altrettanto vero che si possono avere molti voti senza poi cambiare una virgola della realtà sociale. e poi, caro alberto, a parte il vizio italiano di cercare sempre modellini fuori dalla propria realtà, quando si parla di modelli bisogna farlo seriamente. leggiti le condizioni poste dalla linke per fare un eventuale accordo con la spd e dimmi chi in italia è d’accordo. e dimmi se non è esattamente ciò che c’è scritto nel documento della federazione della sinistra ed esattamente il contrario di ciò che propone Sel.
    ciao

  10. caro emilio, io non mi faccio guidare dai risentimenti nella elaborazione e nell’azione politica. il che non esclude che ci siano e che possano trasparire. ne ho i coglioni pieni di chi in nome dell’unità fa scissioni. di chi parla di “nuovo” mettendo l’aggettivo due volte in ogni frase e poi produce una variante del leaderismo, che è e resta una delle cose più vecchie che esistano in politica. di chi usa linguaggi aulici e poi è talmente cinico da accusa il prc di omofobia. non al bar bevendo un caffè ma in tutte le TV per mesi. mentendo sapendo di mentire. di chi, in una contesa politica, non esita a tentare la strada della demolizione dell’avversario sul piano morale per oscurarne le ragioni politiche. questo modo di fare politica mi da il voltastomaco. e sfido chiunque a dimostrare che io l’abbia mai usato.
    del resto tu ti guardi bene di entrare nel merito delle modeste tesi ed opinioni politiche che ho scritto. dimmi se non è vero ciò che ho scritto sulle posizioni di sel nelle elezioni europee. dimmi se l’analisi del voto nelle regionali pugliesi che ho fatto è sbagliata e perché. dimmi se in italia esiste o meno il bipolarismo e il presidenzialismo e dimmi se questo non è il principale problema democratico. o sono le escort di berlusconi o degli esponenti della passata giunta vendola il problema? dimmi se può esistere una sinistra che vince mentre la sua gente perde. dimmi se l’omofobia si può combattere in italia perpetuando il bipolarismo che produce sempre e comunque maggioranze schiave del vaticano. dimmi se ciò che dice lafontaine della linke assomiglia anche vagamente a ciò che dice vendola in questi giorni.
    dimmi queste cose invece che ringraziarmi per la chiarezza in modo ironico.
    ciao

  11. alberto larghi Says:

    La linke,per semplificare, è l’unione in un partito tra le anime della sinistra anticapitalista e critica al capitalismo non esplicitamente “anti”,non è mia intenzione assecondare processi che stiano dentro il c-sx,ho solo detto che la condizione per esrcitare l’autonomia è data dalla forza sociale e politica.
    Naturalmente non si tratta di scimmiottare altri,giustamente tu dici che ognuno deve partire dalla propria specificità,è il senso dell’operazione che han fatto in Germania che va colto…..nessuna nostalgia di ulivi o simili.
    ciao

  12. messa così, caro alberto, è la federazione della sinistra che in italia si propone di unire la sinistra anticapitalista. se non sei nostalgico dell’ulivo allora dimmi, per favore, se si può parlare di unità con chi propone il nuovo centrosinistra. se poi ti riferisci alla forma partito della linke e alla forma federale della federazione della sinistra parliamone. qui siamo in italia non in germania. ogni volta che si è detto di superare l’identità comunista è stato fatto per andare a destra. la pds, al contrario di quel che disse bertinotti quando propose di fare come la linke, non è mai stato un partito comunista. e l’unità con la wasg è stata fatta su contenuti precisi. sfido chiunque a leggere quei contenuti e a dire che sono compatibili con quelli di Sel. parlo della politica economica, di quella estera, non di dettagli tedeschi. in ogni caso quando ci saranno le elezioni politiche in germania affioreranno dei bei problemi anche nella linke sull’opportunità o meno di fare un eventuale governo con la spd. nonostante il fatto che il problema si possa discutere dopo le elezioni e non prima come obbliga a fare il sistema bifascista italiano.
    quindi è privo di senso dire che in italia si può fare una linke.
    ciao

  13. Artemiz Says:

    Sia tu Ramon che Ferrero date per scontato che il c.d. centrosinistra sia disponibile a fare un accordo con noi per cambiare la legge elettorale…ma ciò nn è scontato anche se auspicabile. Nel caso tale prospettiva non andasse in porto e tra tre anni ci trovassimo davanti ad un centrosinistra che si proponesse di governare e non semplicemente di cambiare la legge elettorale…cosa farebbe la federazione? Stando a ciò che dici tu e Ferrero si andrebbe da soli alle elezioni o sbaglio?

  14. caro artemiz, io non do affatto per scontato che il centrosinistra accetti la nostra proposta. anzi. ma ci sono quattro fattori che possono indurlo a farlo. 1) se vogliono vincere hanno bisogno anche dei nostri pochi voti. 2) è tramontata la prospettiva del bipartitismo e, sebbene, totalmente interessati solo a governare l’esistente, sanno bene che è difficile per loro trasformare in alleanza di governo efficace una alleanza che va da vendola a casini. 3) solo col proporzionale possono sperare di incrinare la compattezza della destra, infinitamente più forte di qualsiasi compattezza che possono produrre loro. 4) anche l’udc vuole il proporzionale.
    inoltre già si è aperta la discussione sul presidenzialismo e sulle riforme istituzionali. vedremo cosa farà il pd, l’idv, l’udc su questa partita. vedremo.
    intanto però la nostra proposta è chiara e semplice. no al presidenzialismo no al bipolarismo. si al sistema tedesco.
    quanto alla tua domanda nel mio articolo è scritto chiaro e tondo cosa penso.
    sarebbe del tutto inutile proporre una cosa simile e poi prevedere subordinate. sarebbe come dire la proposta non è seria.

  15. Caro Ramon,

    personalmente condivido ed apprezzo tutta la tua lunga ricostruzione analitica del voto, tranne che su di un punto, sul quale voglio soffermarmi per un confronto (che tu stesso auspichi franco). Mi riferisco all’appello che fai alle forze politiche alla sinistra della federazione. Secondo te basterebbe il mancato accordo di governo a convincerle che non ci sia subalternità al centrosinistra e che il problema delle alleanze sia secondario ecc. (cose che dici con grande chiarezza e onestà intellettuale). Secondo me invece, proprio per il ragionamento che tu stesso hai fatto sul bipolarismo, sul maggioritario, sul sistema politico, il discorso di essere indipendenti anche elettoralmente non è affatto un accessorio identitario e settario. Anzi, è proprio il presupposto per non consegnare le forze politiche che costruiamo nelle lotte ai politicanti di turno in cerca di assessorati e prebende. Penso che l’appello che fai vada rifutato, occorre invece una federazione di forze che sia autonoma e contrapposta al centrosinistra in modo coerente, senza dare l’idea di non praticare quanto viene detto a parole. Non possiamo pensare di “sconfiggere il bipolarismo” rafforzandolo! Un minimo di coerenza tra la pratica e l’obbiettivo, che senso ha contrastare il maggioritario unendosi nelle elezioni a chi lo propugna? E’ chiaro che Prc e Pdci rimarranno interni a questo discorso, per cui vale la pena costruire per i prossimi anni una presenza politica alternativa a quella del centrosinistra e dunque anche a loro. Evidentemente su questo non la pensiamo alla stessa maniera…Comunque ti saluto affetuosamente ringraziandoti per lo spazio di discussione che interessa tutti.

  16. Emilio Ballarè Says:

    Ramon, non ero ironico. Preferisco la chiarezza alle menate. Hai esposto una tesi politica ed un strategia, almeno di medio periodo.Io la penso diversamente. Dovrei fare un post torrenziale per per confutare punto punto. E non mi va di invadere i blog altrui. Solo verifico che la Puglia era (ed è) una delle regioni più destrorse d’Italia e il centrosinistra vince 2 elezioni regionali di fila. Constato che a parità di dati di partenza con la lombardia nel 2000 in Puglia il centrosinistra ha il 15% in più che in Lombardia. Non so dire cosa sarebbe successo se l’udc si fosse alleata con il PDL. Le somme in politica non funzionano mai. Vedo che in Puglia la lista di SEl + la lista Vendola sono sopra al 16% (non so se sommare il voto del PRC ai cadreghinari di SEL, fai tu)e non mi pare accada in molte altre parti del Paese. Vedo che in Puglia si sono fatte molte cose che vorrei vedere da altre parti nell’interesse della nostra gente. Sarà un colpo mediatico del diabolico Vendola ma in Puglia si da la prima RU486 e da noi cercano di vietarla. Ecc.( x carità senza santificare nulla e nessuno) Io, nel mio piccolo, continuo a pensare che in Italia serva UN soggetto politico plurale della sinistra sapendo bene che una sinistra testimoniale esisterà sempre e penso che la Linke non sia riproducibile automaticamente in Italia perchè le condizioni storiche e politiche sono diverse.Penso che il 900 sia finito e che i filoni di quel secolo possano costruire altro.Ah, dimenticavo concordo il centrosinistra attualmente è morto. C’è la possibilità (piuttosto remota ora)di riprovare a costruirne un’altro per costruire l’alternativa a Mr. B. Io ci lavoro. Per come sono capace e per quello che penso. Buon lavoro anche a te(voi).

  17. caro carl, non so se te rendi conto ma sei in aperta contraddizione. tu scrivi: “Un minimo di coerenza tra la pratica e l’obbiettivo, che senso ha contrastare il maggioritario unendosi nelle elezioni a chi lo propugna?”

    fare un accordo che contiene la fine del maggioritario è la pratica dell’obiettivo! ed è coerentissimo. se il pd accetta il proporzionale vuol dire che ha finito di propugnare il maggioritario. chi se ne frega se il pd è stato ultramaggioritario! se accettasse, anche per i motivi che ho detto ad artemiz, noi, senza andare al governo, potremmo ottenere un importante cambiamento del sistema politico italiano. un cambiamento che permetterebbe alle forze politiche del cambiamento di presentarsi agli elettori con le proprie idee e non con quelle mediate con altri lontani mille miglia o con la prospettiva che presentandole si finirebbe con il peggiorare la situazione.
    ma credo che la nostra divergenza sia più profonda di quanto appare.
    la politica non è fatta dei comportamenti simbolici che piacciono tanto ai mass media. questa concezione è esattamente congeniale al sistema che prevede che i comunisti e gli anticapitalisti debbano diventare una setta capace solo di predicare grandi principi, di dire che il resto del mondo fa schifo ed è tutto uguale, e incapace di conquistare un solo obiettivo anche parzialissimo. chiunque faccia le lotte sa che è necessario che sia possibile vincerle (ho detto possibile) affinché abbiano una dimensione di massa e resistano nel tempo e anche alle sconfitte. pensare che la politica sia, tanto più alle elezioni, testimoniare la propria presunta coerenza fa parte della politica spettacolo e non del tentativo di cambiare la realtà. e come ci sono politicanti che usano le lotte per i propri scopi ci sono politicanti che le usano altrettanto strumentalmente per dare lustro al loro orticello e alla loro “immagine”, e che non disdegnano certo di occupare scranni istituzionali se gli capita.
    comunque dire che chi ha una linea diversa dalla tua è assimilabile tout court alla categoria dei politicanti attaccati alle poltrone, oltre che profondamente ingiusto, come dimostra l’esperienza di migliaia di compagne e compagni, che hanno occupato posti nei consigli comunali provinciali regionali e in parlamento con onore e senza vendersi, è anche sbagliato in se.
    ciao

  18. Non credo che un accordo del genere sul proporzionale sia risolutivo della situazione, cioè, è più probabile (storicamente) che il proporzionale te lo conceda la destra : allora cosa fai, ti alleai con Berlusconi? Mi sembra chiaramente un motivo per sviare la questione, questa dell’accordo pro-legge elettorale. Io poi non dico che chi si allea con il centrosinistra sia attaccato alle poltrone, magari anche nel Pd stesso c’è chi fa politica con disinteresse e con dedizione, il punto è che segnare un discrimine nelle alleanze e nella prospettiva, nella condizione attuale e date le circostanze storiche, mi sembra il minimo, il presupposto per evitare delle derive che ben conosciamo. Inoltre, il fatto che una prospettiva indipendente sia “testimoniale”, degna dell’orticello ecc. ecc. sono solo delle considerazioni distruttive, che del resto tante volte sono state fatte anche alla stessa rifondazione nel passato. Il problema secondo me è tracciare una linea definitiva nell’organizzazione dei partiti di sinistra e comunisti che rompa con queste pratiche compromissorie, poi sappiamo bene che le elezioni non sono la finalità per nessuno, o perlomeno non dovrebbero esserlo, visto il modo evidente con il quale tanta parte del ceto politico cerca di salvarsi e di sistemarsi ad ogni scadenza elettorale a prescindere dagli obiettivi generali del movimento.

  19. e va beh, caro emilio, prendo atto che dici che non eri ironico. ma prendo atto che discuti sempre senza affrontare il nodo centrale del problema. mi dici che in puglia si sono fatte cose buone? lo so. ed è questo il motivo per cui noi, nonostante tutto, ci siamo schierati. mi dici che le liste di sel e vendola hanno avuto successo? l’ho scritto io nell’articolo. o ti è sfuggito? ma eviti di parlare dell’astensionismo. come mai nella passata vittoria c’era stato un pure lievissimo incremento dei votanti e questa volta una perdita del 6,7 %? dire che la vittoria è dovuta anche alla divisione della destra è una esagerazione? nessuno ha la sfera di cristallo retroattiva. ma domanda… il MPA, IO sud della poli bortone e la stessa udc cosa sono? può anche darsi che se fossero stati con il pdl non avrebbero sommato tutti i loro voti e avrebbero perso. e allora? io di queste cose ho parlato solo per dire che ciò che è successo in puglia non è ripetibile a livello nazionale. se lo è, di grazia, mi si dica come.
    del resto tu proponi di costruire “un altro” centrosinistra.
    facciamo così. lo propongo anch’io. facciamo un altro centrosinistra. facciamolo dall’MPA a rifondazione. facciamolo con un programma che elimini la legge trenta (come era scritto nel programma di prodi), che ritiri immediatamente le truppe dall’afghanistan (come dice lafontaine), che faccia i matrimoni gay (come ha fatto zapatero), che faccia le 35 ore (come ha fatto la leaderschip dell’attuale ps francese). si può fare? rispondi per favore. come vedi ho messo riferimenti a contenuti precisi propri dei partiti della linke e perfino dei partiti socialisti francese e spagnolo. perché in italia non si può? di quale “altro” centrosinistra parli, caro emilio? dillo. metti in fila quattro proposte programmatiche per te discriminanti dal punto di vista della sinistra del 21° del 22° del 23° o del 24° secolo e vediamo di cosa parli. ma dire “un altro centrosinistra” senza nemmeno parlare delle esperienze concrete non di due secoli fa ma di due anni fa equivale a dire niente. o meglio, equivale a dire che prima viene la formula, il centrosinistra, e poi i contenuti compatibili con quella formula. ma questo modo di ragionare non ha nulla di nuovo. ma proprio nulla. e per chi dice di essere di sinistra, del 20° o del 21° secolo non fa nessunissima differenza, dovrebbero contare i contenuti e solo sui contenuti e sul loro raggiungimento fondare strategie e tattiche politiche. o no? o la “nuova sinistra” deve diventare come la sinistra storica trasformista che gramsci chiamava “della malavita”?
    il 900 è finito? ma sei sicuro? comunque te lo concedo. ammettiamo che il 900 sia finito. domanda. il capitalismo è finito? la NATO si è sciolta perché il 900 è finito? qualsiasi partito tu voglia fondare e che sia nuovo, anzi nuovissimo, le fabbriche di nichi, la linke italiana, o quel che diavolo vuoi tu, che relazione decide di avere con due piccoli dettagli come il capitalismo e la NATO? bisogna dirlo. o no? o la fine del 900 significa che non si è più contro il capitalismo e contro la NATO? o che l’unione europea deve avere una costituzione che dice che i diritti devono essere compatibili con le politiche monetarie e di bilancio. esattamente l’opposto della costituzione italiana. pardon, costituzione italiana: tipico prodotto del 900 da buttare nella spazzatura anch’essa.
    se mi dici che questi contenuti sono giusti e che non può esserci nuovo “soggetto unitario e plurale” e non testimoniale che non li mantenga mi spieghi perché il frente amplio uruguayano o izquierda unida sarebbero sorpassati solo perché coniugano il “plurale” in modo federativo invece che chiedendo a tutti di rinunciare alla propria identità? ma perché dovrebbe essere impossibile che comunisti socialisti di sinistra e nuovisti seguaci del nuovo leader stiano insieme in una federazione? io non chiedo a nessuno di rinunciare a niente di se stesso. perché tu pur condividendo con me cose importantissime ti separi da me su base ideologica e ti unisci con chi quelle stesse cose non le condivide?
    rispondere, per favore.
    sai bene che ti rispetto. del resto lo testimonia il fatto che mi appassiona discutere con te.
    ciao

  20. esatto caro carl, su una legge elettorale o sui due referendum che incrementavano il maggioritario noi ci siamo schierati, per esempio, con la Lega. e avevamo insieme ad Urbani di forza italia, riproposto il proporzionale in parlamento. era incoerente? direi proprio di no. dì un po, tu pensi che dire che berlusconi debba andarsene sia giusto o sbagliato? e perché non si può dire facciamo un accordo per battere berlusconi e noi non chiediamo poltrone di governo bensì il proporzionale? perché? e perché dovrebbe essere meglio andare da soli, far rivincere berlusconi, e non far vincere una sola lotta nel paese?
    meglio per chi? per i coerenti sono nell’immagine? la concezione testimoniale della politica esiste. eccome se esiste. mica l’ho inventata io. anzi, è sempre esistita. e dire che non si fanno compromessi ed accordi perché altrimenti ci si contamina è una iperbole testimoniale. per essere veramente coerenti, allora, non si può scendere a compromessi col sistema presentandosi alle elezioni. o no?
    ciao

  21. federico Says:

    Condivido quasi tutta l’analisi, a parte la ragioneria dei voti secondo cui vendola avrebbe perso se ci fosse stata l’alleanza PDL-UDC. Sappiamo entrambi che la politica, soprattutto in materia elettorale, tradisce le regole della matematica.
    Continuo però a non condividere la proposta per uscire da questo baratro dove, gran parte per colpe proprie e non esterne, ci si è cacciati. Continuo a pensare che si debba prendere atto che è finita un’epoca, una stagione, una classe dirigente. Quindi anche Rifondazione e derivati. Rendersi disponibili a un processo democratico dal basso per aggregare qualsiasi pensiero anti-capitalista, oltre-capitalista, gradualista, quindi anche non comunista.
    Lo si promuova e ci si tiri indietro partecipandoci come singoli militanti, che al massimo condividono una elaborazione comune (si fa per dire visti i GC descritti da Masaccio…).
    Dentro questo nuovo soggetto vivano le varie anime in un rapporto di reciproca fiducia, basato su una democrazia interna veramente partecipata.
    Rispetto a ipotesi di governo si smetta con la proposta incomprensibile praticamente al 99,9999% degli elettori dell’accordo tecnico per cambiare la legge elttorale. Che io comprendo ma non frega una minchia praticamente a tutti. Specie al PD. Scusa , ma se fossi il PD ti suicideresti a fare una alleanza “tecnica” per fare la legge elettorale? Con relative accuse di inaffidabilità e perdita di consenso che comporterebbe per loro e tutto il Centro-sinistra?
    La nuova aggregazione dovrà avere come obiettivo di fondo quello di cambiare radicalmente la società ma rendendosi disponibile ad alleanze VERE con coalizioni che abbiano almeno un programma chiaro. Che attualmente non può che essere, se va bene, vagamente socialdemocratico. Si incalzi l’alleanza per essere almeno laica e almeno con un minimo di interventismo dello stato in economia. Quello che è ragionevole pensare di raggiungere, anche in base ai rapporti di forza.
    Poi, se mai vincerà, si vada dentro a pieno titolo (con ministri no inutili presidenti della camera!!!!). si facciano tutte le guerre del caso, facendo anche mancare i numeri qualche volta se serve. Insomma, nè più nè meno di quello che a destra fanno quei trogloditi della lega.
    Ci sarà chi dirà che si sono traditi i lavoratori ma sono infime minoranze. Certamente militanti e politicizzate, ma minoranze.
    Perché se il rapporto con il centro-sinistra e con gli elettori è chiaro fin dall’inizio: “noi vogliamo una società diversa ma finché saremo così pochi cerchiamo di ottenere il massimo alleandoci con gli altri” allora non ci sarà nessuno (a parte un ferrando qualsiasi) che dirà che siete dei traditori.
    Diranno: “cazzo, stanno facendo il massimo, forse la prossima volta bisogna sostenerli”
    Qual’è il rischio a questo punto? Che il potere di coccoli e alla fine ti porti a dimenticare che il nostro obiettivo ultimo è una società alternativa. Ecco, ragioniamo sugli anticorpi interni che bisogna sarsi per evitare di essere risucchiati dal potere. E su questo credo di aver già detto troppo in termini di limitazione del professionismo…
    Ciaoo

  22. E’ solo la mia opinione in materia, sapevo che non la pensiamo allo stesso modo :-). Se poi vuoi sapere che cosa penso del “se no facciamo vincere Berlusconi” te lo dico rozzamente, non da esperto di politica quanto da disoccupato merdidionale incazzato : a me la vita me l’hanno rovinata i vari treu, ciampi, amato, d’alema ecc. per cui il fatto che il centrosinistra perda ancora le elezioni mi provoca un senso di profonda indifferenza.

  23. dinoluciasml Says:

    lungo ma esaustivo ed efficace il tuo “articocolo”. le stesse cose le ho dette al c.p.f. di ieri sera. sono terrorizzato dal “mezzo elettronico”,spero di prenderci la mano e di chattare in modo più adeguato e circostanziato alle questioni poste in discussione. asta siempre! Dino.

  24. difatti io non ho detto per colpa di tizio o caio…. anche perchè non è colpa di tizio o caio…. è colpa anche dell’ uso che se ne fa da parte delle correnti….. per cui mi pare un punto essenziale modificare questo stato di cose se davvero si vuole ridislocare il partito in senso sociale e si vogliono promuovere i quadri più bravi nell’ organizzare vertenze piuttosto che quelli più bravi in manovre politiche interne o esterne; anche perchè se non si parte dai giovan,i questa impresa non ha futuro

  25. caro federico, dubito molto che tu possa condividere quasi tutta l’analisi scritta nel mio articolo.
    ripeto anche a te, come ho fatto con emilio, che non ho fatto il ragioniere dei numeri. ho solo detto che quando aumentano potentemente gli astenuti e gli avversari formali e spero sostanziali (udc e MPA e poli bortone oltre che il pdl) prendono più voti di te devi tenerne conto nell’analisi. e non far finta che quello che è successo in puglia possa ripetersi altrove o a livello nazionale. tutto qui.
    quanto all’azzeriamo tutto e con una magia allora si che avremo risolto i problemi ti dico solo che questa è una fuga dai problemi e che così i problemi si aggravano e basta. se fosse così facile direi anch’io azzeriamo tutto e la base che è rivoluzionaria produrrà un soggetto rivoluzionario e bellissimo. ma non è così e gli attuali vertici sono esattamente come la base.
    se non l’hai capito te lo ripeto: la federazione si deve proporre esattamente di unire dal basso e democraticamente comunisti socialisti di sinistra gradualisti e rivoluzionari e chi più ne ha più ne metta sulla base del principio una testa un voto. esattamente come dici tu. rileggiti, per favore, ciò che ho scritto sulla federazione e dimmi cosa non va. se invece la premessa è che tutto si deve sciogliere oltre che sbagliata questa cosa è impossibile per il semplice motivo che chi non è d’accordo a farlo non lo farà e questo invece che unire provocherà nuove divisioni.
    dire che la gente non capisce e non gliene frega nulla del sistema elettorale è parzialmente vero. ma anche se fosse totalmente vero è come dire che il popolo vuole solo pane e che se ne frega della libertà e della democrazia. per questo bisogna spiegare a tutti che non per i partiti o i giochi dei partiti è importante tornare al proporzionale, ma innanzitutto per i cambiamenti possibili o impossibili. senza proporzionale non ci sarà mai più una maggioranza laica che faccia anche la più pallida riforma dei diritti civili. la società è più che matura per avere il divorzio in un anno, per avere i matrimoni gay o almeno l’equiparazione delle coppie di fatto con le coppie sposate in chiesa o in municipio. come lo era quando PCI, PSI, PRI, PSDI, e PLI votarono la legge sul divorzio nel 1970. peccato che da quando c’è il maggioritario non c’è più una maggioranza laica in parlamento e che non si è riusciti nemmeno con il centrosinistra al governo a portare ad un anno il tempo del divorzio che infatti è rimasto di tre anni. se la gente non lo sa devi dirglielo tu e spiegarglielo. e siccome è inconfutabile che sia così e la gente non è scema lo capirà. ma se tu, siccome la gente è disinformata e non capisce cosa concretamente vuol dire avere un sistema o l’altro, ti riduci ad imbrogliarla promettendo cose impossibili allora sarà ancor più disinformata e ti cosidererà un venditore di fumo.
    quanto al governo non so in che pianeta vivi. le cose che dici le abbiamo già fatte. compreso il far mancare i voti quando era necessario e senza far cadere il governo, esattamente come ha sempre fatto la lega. ma siccome i nostri contenuti rompono i coglioni ai veri padroni del pd che sono la confindustria e il vaticano la stessa tattica non funziona.
    non esiste un partito socialdemocratico in italia. magari esistesse. ma non esiste. e far finta che il pd sia socialdemocratico è una pura scemenza. non è nemmeno un partito laico. il pd attacca da destra tremonti perché quest’ultimo propone un tiepido interventismo dello stato in economia. o non te ne sei accorto?
    se non lo vedi e non lo sai non so che farci.
    ciao

  26. caro carl, e allora? cosa credi di aver dimostrato così? pensi che io sia in preda al panico perché il centrosinistra merititatamente perde? o che me ne freghi qualcosa se livia turco piange quando perde le elezioni?
    ma da rivoluzionario e comunista mi arrovello su come si può fare ad impedire che la deriva della politica ufficiale sia l’altalena della merda della destra e la diarrea del centrosinistra. e se le cose vanno peggio per gli operai e per le classi subalterne non sono contento perché così posso dire che è colpa di bersani e di berlusconi.
    difficile da capire?

  27. caro gio, adesso siamo d’accordo. il tizio o caio era riferito alle correnti. e le correnti non si eliminano per decreto o per magia solo se si dice quanto male fanno al collettivo. sul resto sono d’accordo.

  28. ciao dino. grazie. ma quante volte ti devo dire che “hasta siempre” si usa per i morti?
    un abbraccio forte

  29. dinoluciasml Says:

    ovviamente è ” Articolo ” e anche Hasta Siempre.

  30. dinoluciasml Says:

    Ricevuto! alla prossima e ti abbraccio anchio, ciao.

  31. federico Says:

    a perte le conclusioni ogni tanto un po’ supponenti, tipo “se non lo vedi e non lo sai non so che farci”, io continuo a non vedere così distanti le posizioni. Però la federazione di sinistra ma comunista non può essere il contenitore giusto epr ricominciare.
    Impostare tutto o molto sul sistema elettorale perché porta democrazia e progresso la vedo dura da far passare alla gente. Mi sembrava chiaro che per me il pd non è social democratico, mi riferivo al profilo massimo che si può pensare abbia una alleanza di governo
    ciao

  32. federico Says:

    anche “non so in che pianeta vivi” non è proprio elegante…anche perché con questa accusa potrei riferirla tranquillamente a tutto il gruppo dirigente del prc. di esempi ce ne sarebbero a migliaia…ciao

  33. Federico, il punto non è che la Federazione debba essere comunista per forza. La Federazione è della sinistra e unisce sulla base dei contenuti. Sul resto si tratta, ma senza subalternità culturali: devo ancora trovare qualcuno che mi spieghi perché l’Arcobaleno, nonostante fosse costituito per l’80% da comunisti, non potesse avere come simbolo la falce e martello. Insomma, io non mi impicco ai simboli, ma non considero la mia cultura di comunista inferiore a quella di un verde o di un socialista, e pretendo che anche sui simboli si decida “una testa un voto”.

    Sulla Linke, capiamoci: non riesco a capire come si faccia a parlare del fatto che la Linke non si definisce comunista senza considerare il contesto della Germania, cioè di un paese che non conosce un partito comunista dagli anni ’50. Ricordo a tutti che all’Ovest il partito comunista era illegale e all’est si chiamava socialista. Se voi davvero credete che una storia del genere, dove tra l’altro metà del paese esce dalla Ddr, che non era certo rose e fiori, sia paragonabile a quella italiana, dove i comunisti 4 anni fa prendevano quasi il 9%, veramente non ci capiamo…

    Sui GC: Ramon, non penso sia colpa di tizio o caio, anzi, la penetrazione del correntismo ormai è assoluta, da una parte e dall’altra. Capisco che si tratti di una cosa lunga e complicata, ma ci si deve porre il problema: oggi un giovane che vuole partecipare alla vita dei GC semplicemente non può, se non si lega a una corrente. Questo è un dato di fatto inoppugnabile, e a mio parere gravissimo, perché mina il principio di base della partecipazione politica.

  34. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    hai probabilmente “snobbato” il commento da me lasciato sul precedente articolo perchè hai pensato fosse risolto da questo tuo ultimo che dovev
    ancora uscire. Non so fino a che punto questo sia vero ma può anche darsi.
    Ho letto quanto hai scritto e contrariamente a quanto da alcuni commentato non la ritengo una analisi approfondita,puntuale forse,ma non approfondita.
    Vado al sodo: la perdita quasi totale dell’aderenza alle realtà più disagiate della sinistra non trova una risposta nella tua analisi,o meglio trova la stessa risposta.Ma se non ha funzionato fin qui non penso si possa insistere dicendo “perchè non è stato fatto come si deve” che,mi pare sia nella coda del tuo scritto.
    Tu dici la destra ha vinto,posso capire che rispetto ai contorsionismi di
    Bersani sia un salto di qualità ma è un dato così sfacciato che non mi pare si possa definire qualificante. Anche se penso che non ha vinto la destra vera e propria ma la Lega. Un’analisi della lega seria ed onesta
    è un viaggio dentro gli obbiettivi sbagliati di anni e anni della sinistra.
    Questa cosa manca!! Manca nel tuo scritto e manca in genere a sinistra.
    Ritengo sia in genere vero,ma sommario e superficiale liquidare la lega come sin qui si è fatto. Se ci si presenta alle elezioni o si contano i numeri o si riesce a dare loro un peso ed un significato diverso.La Lega
    è riuscita a fare entrambe le cose! Ci sarà un perchè!
    Se si lavora nel nord( ma tra poco mi sa anche al centro o nelle isole) è
    impossibile pensare di non confrontarsi con i militanti o con gli elettori della lega.Certo lo si farà sui contenuti ma con quale tattica,o strategia?
    Ma sei davvero così certo che la base della lega non abbia una forte componente anti berlusac? Io che vivo al nord posso testimoniare che
    molti,anche tra i nuovi amministratori non sopportano berlusoni e hanno con il pdl dei rapporti di forte conflittualità. Il quadro ,insomma,è molto più articolato e non mi curo dei grillini il cui risultato avevo anticipato in tempi non sospetti come non sospetto e condivisibile è il giudizio che ne dai.Ma anche su questo fronte si è arrivati tardi e male molti giovani hanno dato credito a Grillo perchè privi di un controluce che allargasse
    il senso del voto di rappresentanza. Credo insomma che l’analisi del voto debba partire da una revisione seria della prospettiva che si è concretamente in grado di costruire e rappresenntare sulla base della situazione per come questa si è venuta a definire e non per come avrebbe dovuto essere. Credo ci sia un serio deficit culturale,non nella tua analisi,ma nella dialettica che in tutti questi ultimi venti anni di storia
    della sinistra.Accolgo con piacere la notizia che mi sembra tu abbia indicato nella necessità di una comunicazione “rivista” per essere presenti in modo autentico e non subalterno.Da quanto si discute di questo e quanti ritardi accumulati per una visione culturalmente non in linea con i tempi.Bada non dico questo perchè mi senta più lucido o sopra te o qualcun altro,anzi! Spesso sono confuso e non capisco più cosa cazzo stia succedendo poi cerco di interpretare le cose per quello che sono senza pre definizioni o pre modelli,e soprattutto cerco di capire
    cosa si possa fare di utile per contribuire in un qualche modo e nel frattempo cercare anche di vivere.Qua mi fermo non ho detto tutto e quel poco in modo anche disorganico e di getto mi auguro che sia colta almeno l’intenzione.
    un nuovo abbraccione!

  35. i tre punti indicati da ramon mi semrano buoni punti di partenza. non dobbiamo lasciarci prendere da facili ma effimeri entusiasmi (vendola & co.) nè farci scoraggiare dalla pur difficile situazione.
    cominciò con spartaco e non finirà mai… il progresso costa sempre fatica e dolore… più fatica (l’impegno quotidiano nella militanza e nel lavoro sociale) serve a ridurre il dolore (fosse anche un morto in meno in guerra, a lavoro o in mare), ma la storia non si ferma.

  36. Mario Giannelli Says:

    La confusione è alta sotto il cielo ma questo non è affatto buono. Credo che l’analisi della sconfitta, il che fare e l’eventuale rilancio non possa essere affrontato solo dal PRC anche perché il PRC si è presentato come Federazione della sinistra con tutto quello che questo comporta nel bene e nel male. Non ci sono partiti vittoriosi la stessa Lega Nord che vince nel gioco delle percentuali perde ben 60 mila voti nel solo Piemonte di Cota. A perdere sono tutti i partiti perché l’astensione investe tutti e la sinistra in particolar modo. Non vince la destra minoranza nel paese reale ( se si sommano gli astenuti le nulle e le bianche e i voti a liste non di destra il consenso di Berlusconi non supera il 25%) ma perde la sinistra nelle sue mille facce da qualla liberal borghese dei radicali e del PD la sconfitta del Lazio è anche una sconfitta personale del liberismo di Pannella e Bonino; perdono i giustizialisti dell’IdV a favore dei grillini, spariscono verdi e socialisti, perdono SEL e la Federazione e perdono PCL e Sinistra Critica (incapaci di presentare liste). Nel momento in cui i dati ci parlano di un ‘Italia meno Berlusconiana Berlusconi si rafforza per la mancanza di una alternativa credibile. Ramon la tua analisi è interessante ma secondo me il problema è l’incancrenirsi dell’anomalia italiana. Berlusconi è solo la punta di un iceberg di questa anomalia. In Italia quasi tutti i partiti mettono il none del leader sul simbolo favorendo una personalizzazione dell politica impensabile in Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Berlusconi, Bossi, Casini, Di Pietro e perfino Vendola. A questa anomalia se ne aggiunge un’altra in Italia le famiglie politiche si sono imbastardite ci si vergogna di essere di destra, liberali, democristiani, socialisti o comunisti. Dopo l’esperienza della botanica siamo passati alla nascita di nuovi partiti PDL e PD. Anche quest’ultimo è un anomalia perché non ha eguali in Europa. In questo quadro la sinistra di classe paga erroti tattici e strategici. Tattici come quelli di comunicazione e strategici come quella di non essersi scelta un ruolo. Nel corso degli anni i cambiamenti di linea repentini dal cuore dell’opposizione a partito di lotta e di governo, dalla sinistra plurale, al movimento no global, della Sinistra Europea all’arcobaleno, alla federazione hanno disorientato la base e l’elettorato. Conosco iscritti al PRC con incarichi di dirigente intermedio che non hanno votato. Se un partito non porta nemmeno i suoi dirigenti a votare la situazione è drammatica. Io vivo in Toscana e ho annullato la scheda scelta sofferta ma non me la sentivo di votare per un candidato che sostiene i CIE, gli inceneritori e i rigassifiatori come Enrico Rossi. Sapevo che la destra non aveva chances e quindi mi sono potuto permettere di non votare ci fosse stata una coalizione esterna al centrosinistra come qualcuno aveva anche provato a costruire avrei votato. La federazione elegge comunque 3 consiglieri mentre SEL resta fuori per poco. Il rapporto con SEL però ha turbato e investito non poco i militanti del PRC una parte che sente il richiamo delle sirene suggestive di una nuova unità e di chi invece continua a urlare al tradimento. Io penso che entrambi gli atteggiamenti siano sbagliati perchè sono sintomo di subalternità e settarismo identitario. Io Credo che il PRC dovrebbe vedere a SEL non come una minaccia ma nemmeno come il partner accattivante a cui non rinunciare. Io credo che assieme le due liste avrebbero preso meno voti e che quindi la differenziazione dell’offerta politica tra SEL e il PRC potrebbe essere anche positiva la dove SEL andasse ad occupare il ruolo di una forza socialista che vada a strappare consensi al PD aprendo contradddizioni in quel partito e il PRC costruisse un partito anticapitalista moderno che cerchi convergenze tattiche con quello che resta del centrosinistra ma mantenga la sua autonomia. Io pesno che il lavoro sul sociale e la riapertura a sinistra in particolar modo con Sinistra Critica, i Cobas e centri sociali, l’area di Marco Rizzo potrebbe portare alla nascita di un soggetto politico giovane e frizzante. Io credo che questo partito dovrebbe essere impregnato delle esperienze altermondialiste, ecologiste, femministe, marxiste e porsi startegicamente il superamento del capitalismo. Questo non significherebbe chiudersi a riccio a guardarsi l’ombellico e a sognare l’assalto al palazzo d’inverno come fanno grisolia e Ferrando ma nemmeno parlare della mummia di Lenin come fa Diliberto o rimpiangere il PCI come fanno altri dirigenti. Questa nuova forza dovrebbe cercare di costruirsi in autonomia dal centrosinistra ma sostenere con una desistenza o un altra forma tecnica Nicki Vendola a premier. L’errore del PRC per me è stato quello di coprire il buco lasciato dai DS quando si sono trasformati in PD. Il buco era troppo grosso e il PRC c’è cascato dentro portandoci le altre forze del’arcobaleno. Servono due forze politiche una socialista e una anticapitalista (si può anche chiamare comunista se è un comunismo realmente rifondato e non quella patacca del 900) Se non siamo in grado di rifondarlo forse la parola capitalista potrebbe essere più adatta e permetterebbe di dialogare in modo non ideologico con aree diverse cattoliche, ambientaliste, grillini, centri sociali, ecc. Insomma io credo che SEL e il PRC devono distinguersi per collaborare come avrebbero dovuto collaborare socialisti e comunisti prima di questo tsunami che ha investito l’intera sinistra. Credo che il PRC dovrà sciogliere nodi e avere coraggio. L’idea del partito sociale e investire sulle nuove generazioni sono importante come importante è riaprire subito un dialogo con Turigliatto e impedire che icerti processi che io rozzamente definisco neotogliattiani leghino definitivamente quello che resta del PRC.

  37. Emilio Ballarè Says:

    Eh caro Ramon, se fossimo alla Rive Gauche e tu, con un giro di parole, facessi passare il concetto che anche io voglia buttare la costituzione nel cestino perchè è un ferrovecchio del 900 ti darei una bottigliata in testa (affettuosa e dopo aver svuotato la bottiglia). Ma siamo qui. Provo a dire per punti:
    1) Ho smesso di cantare (da tempo) e noi faremo come la Russia e vorrei evitare di dover iniziare a cantare “e noi faremo come la Puglia (le Marche, L’Uruguay o la Germania). Detto questo devo tenere presente che
    2) In Puglia abbiamo vinto nonostante un vento di destra che ha attraversato tutte le regioni italiane e che si è manifestato perfino nelle zone “rosse” dove Lega, Grillini e dx classica hanno risultati importanti (vedi l’Emilia) e pesantissimi.
    3) La Puglia non è su marte e non può essere esente dai fenomeni che squassano e devastano il corpo sociale del paese. Anche in Puglia c’è il capitalismo (ho controllato), il precariato, il lavoro nero, la devastazione culturale ecc.ecc. E infatti l’astensionismo è in linea con le altre regioni del Paese. Per altro visto che in queste elezioni non si è parlato per nulla delle regioni è già un miracolo che si vinca prendendo pocomeno del 50% (come nel 2005) anche per questa ragione
    4) Io penso che ci siano le condizioni per provare a costruire nei prossimi 3 anni un centrosinistra che abbia un programma di governo decente. No non sarà il “mio” programma e nemmeno prevederà l’uscita dal capitalismo e la rivoluzione sociale del proletariato però penso possa e debba prevedere, ad esempio, il superamento della legge 30 ( e similia) la difesa dei beni comuni e un avanzamento sui temi dei diritti civili e perchè no una legge sull’urbanistica che dia un quadro nazionale su questo tema meno selvaggio. Magari non i matrimoni gay ma, ad esempio, i pacs o robe simili. E’ possibile? Non ne sono sicuro ma credo sia doveroso provarci cercando anche di scompaginare il quadro dato in cui, come sappiamo, siamo perdenti. Lo so non è un grande obbiettivo ma siamo in un paese in cui al momento la sinistra comunque declinata non conta un cazzo e, penso, che la politica debba porsi come obbiettivo il cambiamento delle condizioni di vita delle persone qui ed ora. Per altro avremo un piano di verifica adesso che partirà una forte iniziativa della dx contro la costituzione formale e materiale.Infine, che la sto già facendo lunga, quale soggetto politico:
    Parto da una provocazione: avere o no la falce e martello nel simbolo conta un cazzo. Ad esempio io ho sentito definire il writer Bros un imbrattatore da 3 persone – in sede politica: Decorato (fascio) e da due alti dirigenti della sinistra (uno di Sel ed uno del PRC). Oppure facciamo un giro d’orizzone ed andiamo assieme nelle sezioni del PRC,del PDCI,di SEl a parlare di zingari? O di difesa del territorio? Vediamo che succede..
    Ho lasciato il PRC perchè penso che quel progetto sia finito e perchè credo che il comunismo possa vivere come area o tendenza culturale all’interno di un soggetto più ampio in cui ci siano altre tendenze culturali e politiche che assieme definiscano un programma condiviso. Io penso che ci sia la possibilità di farlo. Che non sarà un processo breve, ne facile ne indolore ne esente da errori e derive. Però penso sia l’unico possibile. Una simile formazione non sarà anticapitalista. Una simile formazione non proporrà l’uscita dalla Nato. Io continuerò a farlo e, probabilmente, sarò in minoranza. Infine penso che questa formazione debba lavorare invece su una critica al capitalismo su basi nuove perchè ad oggi la nostra critica è inefficacie e non ha basi di massa (qui in Italia dico). Poi se a sinistra si riprendesse a studiare non sarebbe male! So bene Ramon che tu (ed il PRC) la pensate diversamente e ho massimo rispetto. Quindi io -provoco- ho lasciato il PRC perchè sono comunista (poi discutiamo di cosa vuol dire) , voglio cambiare la società e mi cimento nel luogo dove credo che il mio lavoro sia produttivo di cambiamenti. SEL -secondo me- è transitoria. Se affogasse in una deriva moderata mi ritirerò a riflettere. Io penso che non accadrà e che SEL potrà essere uno dei semini della sinistra che ricostruiremo. Ci risentiremo tra un pò perchè non amo i blog come sito di discussione. Buona vita e Forza Barca.

  38. dinoluciasml Says:

    caro Emilio Ballarè mi permetto di inserirmi nella discussione sul tuo ultimo scritto,e di invadere il campo di Ramon ( ti risponderà in modo più capace ed appropriato),alcune cose però permettimi di dirle: 1) sono un “vecchio” iscritto P.C.I. e poi P.R.C. ed avendo avuto possibilità di fare le scuole di partito ( è giustissima e fondamentale la formazione) mi ha insegnato che è importante la forza del pensiero ma lo è ancor di più quello del fare. Come tu ben saprai la prerogativa principale di un Partito Comunista ( anche solo definito di sinistra ) è quello di porsi l’obiettivo del cambimento della società capitalista.Fatta questa piccola premessa non retorica, ma essenziale, ti dico quello che non condivido del tuo dire.2) La Rifondazione Comunista è nata proprio per sconfiggere democraticamente questo stato di cose,abiurando gli orrori ed errori fatti

  39. federico federico, come sei suscettibile! ma se ti sei offeso mi scuso. sinceramente. ci sono mille federico che su facebook e in mille altri siti hanno ognuno la propria ricetta. facciamo un partito del lavoro. no, facciamo un partito comunista unico. no, facciamo un non partito ma comunista. no, facciamo una rete progressista. no, facciamo un partito no global. la federazione è la forma dell’unità possibile. non un contenitore. qualsiasi altra proposta funziona solo sulla carta, in astratto, per il semplice motivo che invece che unire divide. si fa fuoco con la legna che si ha. non si butta ciò che si ha aspettando al freddo il miracolo del fuoco. vale nella vita e vale in politica.
    e chi ha detto di impostare tutto sulla democrazia. io ho detto che la prima cosa da fare è il lavoro sociale. senza quello il resto non serve a un bel niente. ne la federazione ne la proposta su come fare alle prossime elezioni. se fai la raccolta delle firme per il nucleare, o per l’acqua pubblica, o contro la legge trenta, se fai lotte sul territorio o partecipi, per esempio, al movimento antirazzista e a quello per i diritti civili o a quello delle donne puoi anche dire a tutti che è un obiettivo di tutti che esista un parlamento dove chi si batte per quelle cose possa avere rappresentanti fedeli a quegli obiettivi. perché un antinuclearista o un omosessuale o un precario devono votare contro la destra ma a favore di una coalizione che mai e poi mai sposerà quegli obiettivi? la democrazia è democrazia se il popolo può far valere le proprie opinioni e scegliersi rappresentanti sulla base di contenuti precisi ed è invece una vera merda se deve votare sulla base della telegenicità del candidato di turno e per coalizioni che hanno dentro l’opus dei e i radicali insieme, il sindacalista e colannino, quello che al bar ti dice io sono sempre comunista (ne ho incontrato uno l’altro giorno di deputato del pd che mi ha detto così) e il democristiano.
    chissà perché pensi che la gente sia così idiota da non capire questa cosa. soprattutto sulla base dell’esperienza quindicennale che c’è già stata. oggi si può provarci e forse riuscirci. è un dovere. se non ci riusciremo pazienza. ma si deve sapere che le lotte saranno sempre più difficili da farsi e che saranno sempre e solo difensive. e che le coalizioni contro la destra saranno sempre più simili alla destra. altro che programma minimo socialdemocratico. altro che non professionismo della politica.
    ciao

  40. caro masaccio. sono d’accordo al 100 % con te su tutto ciò che hai scritto. aggiungo solo una piccola cosa sulla germania. ciò che hai detto è esatto. ma un piccolo partito comunista c’è sempre stato. sia la pds prima sia la linke oggi nelle proprie liste mettono anche candidati del dkp. con il suo quasi uno per cento ad ovest il dkp è stato per ben due volte decisivo affinché la pds superasse lo sbarramento del 5 %.
    solo per la precisione.
    un abbraccio

  41. G.Messina Says:

    Risulta a tutti noi che anche questa tornata elettorale è a pieno titolo inserita nelle sconfitte che partono dal 2008, e che di programmi “amministrativi” riguardanti i territori regionali,nessuno ne ha parlato,è stato più o meno un referendum sul gradimento di questo governo.Ritorna quindi ancora più stringente l’elaborazione di una idea di società che possa essere programma a medio e a lungo termine. uscite progressive dal capitalismo,abolizione della legge 30 e politiche di sostegno al reddito,ripubblicizzazione dei beni pubblici.cancellazione della nato per esaurita funzione storica,formazione totale e perenne,assisi e forum permanenti contro gli attacchi alla costituzione e alle conquiste di genere.Mi trovo in perfetta sintonia con quello che sostiene Ramon,eppure io mi trovo in sel,come mai?
    per una ragione ovvia:non redo che i partiti,così concepiti e organizzati ,possano ridare voti a sinistra,egemonia culturale,e la possibilità a chi non ha votato di poter esercitare il suo dissenso col voto.
    C’è un impedimento grave, che impedisce la pratica e l’esercizio della democrazia rappresentativa, che genera mostri nelle rappresentanze,ed è quest’aborto di maggioritario.Rompere gli schemi dei partiti,e creare luoghi “facilitatori” della creazione della rappresentatività sociale.Può sembrare una provocazione,ma vi giuro non lo è,oltre l’impegno di ricreare una soggettività di sinistra,il mio impegno è anche teso alla disarticolazione della fed e del pd.Sono gli chassis oramai inadatti a alloggiare questi motori,siamo storicamente,e quindi culturalmente,costretti a ripensare metodi forme e contenitori.Forse è questo supplettivo sforzo di analisi che spaventa?io so che tutti noi facciamo politica per passione e per creare una nuova società,possiamo e dobbiamo riuscirci.

  42. caro giovanni, non ho snobbato nulla. ciò che ho detto della lega è per me esaustivo. chi intraprende sulla disperazione sociale, sull’egoismo, sulla guerra fra poveri, chi rassicura la gente promettendo di difendere con la spada le tradizioni cattoliche contro i musulmani e contro i gay ha molto successo? si, lo so. la lega ha una pratica sociale che per altro assomiglia a quello dal pci degli anni 50? si, lo so. anche i nazisti ebbero sconvolgenti successi elettorali lucrando sulla crisi, inventandosi di sana pianta il complotto giudaico massonico ed indicandolo come il nemico, e costruendo consenso sulla missione della patria. e allora?
    noi siamo altro, piccoli o grandi che siamo elettoralmente. siamo in crisi perché la nostra gente ha perso socialmente e fra la nostra gente, conseguentemente, ha vinto il senso comune della competizione di tutti contro tutti, del nord contro il sud, degli italiani contro gli immigrati, dei puttanieri che una volta ogni tanto vanno a messa contro i gay. della lega va copiata una sola cosa. la chiarezza e il non parlare come nei salotti. ma non si può illudersi che imitandola si possa, con i nostri contenuti, ottenere un qualche successo. per altro la lega prima era dichiaratamente liberista e poi protezionista, prima maggioritaria e poi proporzionalista, prima secessionista e poi federalista, prima giustizialista e poi ultragarantista. noi non possiamo fare così. come non possiamo essere un partito con un capo che espelle chi pensa con la propria testa.
    è inutile arrovellarsi sempre su quale magia fare per avere successi elettorali. si deve soprattutto fare il contrario di ciò che fa la lega socialmente. fare la lotta per la casa e contro gli sfratti e non andare in giro a proporre false soluzioni demagogiche e incivili come le graduatorie per i soli italiani. anzi per i soli lombardi, no, anzi, per i soli milanesi. anzi, no, per i soli milanesi di padre e madre milanese. certo, se non fai la lotta per la casa e difendi i principi liberali di convivenza con i comunicati stampa e ti illudi che con l’anatema “razzista” hai finito il tuo lavoro sei fritto. è qui il problema. solo qui. il resto sono chiacchiere. e se blocchi diecimila sfratti in tutta italia vedrai che la notizia bucherà il video. il resto sono chiacchiere.
    l’abbraccione è ricambiato di cuore.

  43. grazie mrteppone, soprattutto per la citazione del film “i compagni” di monicelli.

  44. dinoluciasml Says:

    Emilio scusa per la poca dimestistichezza che hò del “mezzo”avendo cliccato un tasto sbagliato , non finendo compiutamente il mio discorso. Se permetti lo continuo dicendoti che il fatto di definirsi Comunisti non è solo un un fatto di immagine o di simboli ma un senso di appartenenza. Questo è stato stralciato sia dal lessico che dall’operato dal Pd e non solo da esso. Da qui si è aperta la voragine,con la coseguente perdita di credibilità e di consensi.Che fare? Io penso non sarebbe sbagliato nel porsi con forza l’obiettivo di unire – riunire le varie forze della sinistra sugli obiettivi condivisibili, quali quello sopracitato ( nel primo “pezzo”) ma anche quelle tematiche , tipo lotte nei territori , l’acqua come bene comune, no al nucleare e quantaltro.3) Preparandoci per tempo e lavorando sul territorio come si deve coinvolgendo tutti gli interlocutori attenti a questo progetto di ri-partenza ,penso che alcuni risultati dovremmo ottenerli , pena la denigrazione e la perdita di credibilità.4) Ultima cosa (per il momento) se il Pd, Idv e altri soggetti politici volessero per davvero cambiare questa legge elettorale con programma elettorale condiviso , bene io sarei d’accordo nell’impostare da subito un’opzione di questo tipo, ponendo le basi non per pormi il problema di governare il paese ma perchè questa destra xenofoba ed altro non abbia a governare ancora. Spero di essere stato d’aiuto alla discussione e,prendendo in futuro più confidenza del “mezzo”, essere più chiaro ed efficace.ciao

  45. ramon vai censore Says:

    che fai censuri perchè critico Oggionni che dichiara che i giovani seguono in massa i GC, ma via brutto stalinista che non sei altro anche se fai finta di essere un bravo comunista, la prossima volta al congresso ( già ma cosa aspettiamo a convocarlo?) vi mandiamo via a calci guarda dove hai portato il PRC!!

  46. se avessi criticato me e insultato me non ci sarebbero stati problemi. ed infatti lascio questo bel post. qui non sono ammessi battibecchi e critiche a terze persone. non è un sito del partito. è il mio blog personale. se hai critiche da fare ad oggioni o a chicchessia falle a loro. questo non è il muro di un cesso dove si lasciano insulti anonimi verso nessuno. tranne che verso me.

  47. caro mario giannelli, che vuoi che ti dica. l’analisi mi pare sia simile alla mia. l’anomalia è il prodotto del maggioritario. ed è per questo che bisogna distruggere il maggioritario.
    solo una puntualizzazione sul pds. il pds non ha lasciato nessun vuoto. il pds non è mai stato un partito di sinistra. per il semplice motivo che non ha mai fatto una sola cosa di sinistra dalla sua nascita. si è solo unito con la margherita per continuare a fare le stesse cose. era una idiozia dire, come dicevano in molti, adesso c’è un grande vuoto a sinistra basta riempirlo. l’unico vuoto pneumatico era nella testa di chi pensava di prendere milioni di voti dei ds solo perché il pd non ha scritto nel nome sinistra.
    quanto a sinistra critica il dialogo, come ho proposto nell’articolo, è auspicabile. sempre che dismettano la pregiudiziale per cui o si scioglie il prc e si fa il nuovo partito anticapitalista come in francia o non si discute.
    sarebbe ora che la si smettesse per fare unità di dire sempre cosa devono fare gli altri e fare sempre e solo l’autocritica degli altri.
    nella federazione nessuno deve sciogliersi e rinunciare alla propria identità, alla propria cultura.
    un abbraccio

  48. caro emilio, facciamo pure a bottigliate. dopo averle svuotate e sperando di conservare la mira.
    ti ripeto per l’ennesima volta che lo so che il centrosinistra guidato da vendola ha vinto in puglia. ma mi dici sul capitalismo, sulla precarietà, sulla laicità su che basi si trasferisce l’esperienza pugliese a livello nazionale? ne con i numeri ne con i contenuti si può.
    del resto tu pensi che si debba fare un centrosinistra esattamente come nel 2006. non ricordi il programma del governo prodi? era ottimo. ed anche più avanzato di ciò che dici tu. più che scrivere un programma giusto cosa bisogna fare? e tu credi che ridire le stesse cose e far finta che poi il pd non risponda ai suoi padroni che si chiamano confindustria, banche, assicurazioni, USA, e anche vaticano e realizzi quelle cose è semplicemente autolesionista. se ti piace il tafazzismo accomodati.
    fra gli iscritti della sinistra c’è xenofobia ed anche razzismo? lo so benissimo. ma almeno li puoi dire che sono incompatibili con il comunismo e i suoi principi. prova a dirlo nel pd a de luca o a penati. non mi risulta che rifondazione o sel abbia tra i suoi dirigenti personcine così. e non è un caso. ma non è nemmeno un caso che c’è chi si allea tranquillamente con chi dice: “i clandestini li rimandiamo a casa a calci nei denti”. sarà il nuovo che avanza….
    noi ci siamo conosciuti bene facendo la battaglia congressuale contro lo scioglimento del pci. hai cambiato idea con venti anni di ritardo. dicevamo insieme a chi rimaneva nel pds guardate che non è questione di corrente culturale comunista. è questione che tu puoi fare la minoranza in un partito che ha obiettivi più moderati e gradualisti dei tuoi ma non fare la minoranza in un partito che ha obiettivi opposti ai tuoi. non puoi essere contro la NATO e stare in minoranza in un partito che la NATO la vuole rafforzare. non puoi voler difendere la costituzione italiana e stare in un partito che propone una costituzione europea che fa carta straccia della costituzione italiana in quanto la sovra ordina. non puoi essere anticapitalista e stare in un partito che pensa che il capitalismo sia insuperabile. questi contenuti sono fondanti una forza politica. non sono accessori. sono le cose che dicevamo insieme a quelli della componente comunista del pds. o no?
    comunque auguri. buon centrosinistra e buona minoranza.
    e aspetto sempre di leggere da qualche parte quali sono le basi “nuove” con cui leggere il capitalismo. quando qualcuno mi dirà invece che la parola “nuove” una teoria, una idea, magari mi convincerò. o magari replicherò.
    ciao

  49. caro g.messina. l’unica cosa mostruosa è che chi è d’accordo sui contenuti si divida sui contenitori. padronissimo di illuderti che i contenitori che abbandonano quei contenuti possano partorire qualcosa di buono.
    auguri anche a te.

  50. L’autore di “ramon vai censore” è un individuo repellente e schifoso fascista……

  51. federico Says:

    ramon, di passaggio: le persone, in questo blog, si riconoscono al di là del nome dalla faccina che gli viene associata. di federico con quella faccina ce n’è uno. ciao

  52. Falce e Martello Says:

    …Faccio notare le critiche del compagno Bellotti.

    http://www.marxismo.net/content/view/3717/104/

  53. federico Says:

    Ecco, adesso riesco a rispondere:
    Credo, per carattere personale, frse perche’ ho piu’ domande che risposte, di non considerare la gente idiota da non capire l’importanza del proporzionale in termini di democrazia e avanzamento sociale. Ero al liceo all’epoca del referendum e credo di aver ottenuto in classe una maggioranza di proporzionalisti contro un 85% che a livello nazionale votarono per il maggioritario. Quindi lo capisco. Ma, dal mio magari piccolo mondo quotidiano, vedo che se a tavola, in compagnia si intavola una discussione sulle riforme istituzionali tipo legge elettorale la gente si rompe i coglioni in 2 minuti, se si parla di problemi che toccano la gente si va avanti per ore.
    Siccome la linea mi sembra sia, e correggimi se secondo te non capisco una mina perche’ sono fuori dal mondo, proponete un accordo tecnico a tutte le opposizioni per vincere le elezioni e cambiare la legge elettorale. (ripeto correggimi ma io al tuo punto 3) non leggo altro).
    Io credo sia fuori dal mondo (non tu ma la proposta) perche’ anche se e’ giusta, anche se la spieghi alla gente che e’ utile, anche se….oggi la federazione della sinistra riesce a raggiungere e parlarci veramente sie no qualche decina di migliaia di persone, perche’ queste sono le forze militanti in campo. mentre le altre persone, dai media, riceverebbero il messaggio che proponi un accordo che e’ destinato a far cadere il governo in 2 mesi. Che alla fine l’unica cosa che ti interessa e’ fare una cazzo di riforma elettorale per ricavarti qualche posto in parlamento. Questo capirebbe la gran parte della gente e saresti eletto Partito della Casta. E in questo contesto anche quelle persone che hai raggiunto e convinto potrebbero nel giro di 2 giorni cambiare idea. Ma magari le mie campagne elettorali per le case sono fuori dal mondo, mentre tu e altri che siete abiatuati ad andare nelle case di normali elettori (non di militanti) quotidianamente e a centinaia magari avrai una percezione diversa, sicuramente piu esatta della mia.
    “perché un antinuclearista o un omosessuale o un precario devono votare contro la destra ma a favore di una coalizione che mai e poi mai sposerà quegli obiettivi?”
    Gia’ questo me lo chiedo anch’io relativamente alla coalizione prc-udc per il cambio della legge elettorale….
    Anche se, detto per inciso, l’antinuclearista, l’omosessuale e il precario gia’ oggi non votano prc.

    Torno sul fatto che avreste fatto, nelle precedenti esperienze di governo, piu’ o meno come la lega oggi: a me, ma tu c’eri, sembra che i voti il prc li abbia fatti mancare su voti di fiducia non facendo i piccoli sgambetti della lega di oggi. Non che non fosse giusto, come ho gia’ detto, ma era diverso secondo me.

    Oggi che non conti un cazzo invece trovo meglio parlar chiaro alla gente. Si fa una alleaza vera e propria e lotteremo fino a dove si puo’ e magari di piu’ ma non romperemo se non nel caso non facciano quelle 2 (DUE) cose su cui ci siamo accordati. Per il resto sappiate che non ingoieremo rospi ma praticamente tutto i tipi di esseri viventi. Perche’ siamo piccoli e non contiamo un cazzo. Non vi va bene? non sappiamo che farci. Se la prossima volta con le elezioni ma soprattutto lottando saremo piu’ forti otterremo di piu’. punto

    Del resto lo dici: “ma si deve sapere che le lotte saranno sempre più difficili da farsi e che saranno sempre e solo difensive. e che le coalizioni contro la destra saranno sempre più simili alla destra. altro che programma minimo socialdemocratico”.

    Si effettivamente ero ottimista a dire che si puo’ pensare a un profilo socialdemocratico della coalizione. Ma la mentalita’ che si debba sempre giocare in difesa e’ una delle cause principali per cui siamo a questo punto. Ogni tanto, una (UNA) battaglia di avanzamento la devi individuare, altrimenti andrai sempre sempre peggio. Come del resto e’ avvenuto
    Ciao

  54. federico Says:

    P.S. Non mi sono offeso. sinceramente. mi offendo solo in rari casi nella mia vita. Facevo solo notare che quel modo di esprimersi, a cui poi diventa facile adattarsi come ho fatto io imbarbarendo inevitabilemente il tutto, non troverebbe, proprio per questo, spazio in nessun GAS, associazione di volontariato, banche del tempo, gruppo di co-housing, ecc. Cioe’ realta’ che dovrebbero essere per sensibilita’ vicine a un partito “comunista” il quale invece parla tanto di proporzionale e democrazia ma la democrazia partecipata al proprio interno proprio non sa neanche cosa sia, tranne i pellegrinaggi a porto alegre pagati dal partito.
    Ecco, sono diventato acido. mi blocco. ciao

  55. ramon censore Says:

    adesso si passa hai licenziamenti dei nostri dipendenti? dai forza su poi chiudiamo Liberazione e sarei io fascita? grazie a chi mi definisce così nel commento precedente. Ma quando si trae un bilancio di una linea politica? dopo due anni elezioni perse quorum non raggiunti e una discesa inarrestabile, si continua a perpetuare la linea della federalità e dell’unità tra diversi. a casa CONGRESSO

  56. il vigliacchetto ramon censore fa il killer prezzolato sfogando le sue frustazioni di personcina mediocre…..è un individuo che vaga sotto vari nomi su tutti i blog dicendo le stesse cazzate…..

  57. giovanni Says:

    Carissimo Ramon,
    prima di tutto un chiarimento ,so benissimo che non sei tipo da snobbare
    dichiarazioni per sbagliate o ingenue che possano essere,era come una pacca sulla spalla:)!
    Ci sono molte cose vere,anzi verissime e che condivido appieno …ma:
    Non puoi paragonare la lega al nazismo!
    Non puoi pensare che i voti dati alla lega siano solo frutto di disperazione
    Non puoi non tenere conto che proprio la dinamica ondivaga di alcune posizioni,se non quasi tutte,espresse dalla lega nel corso del tempo esprima un punto o chiave di lettura della sua oggettiva esplosione.
    Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire . Dopo il fallimento pressochè totale delle esperienze che si richiamano al “pensiero” comunista il più grande partito comunista dell’occidente cambia nome,pelle,e simbolo e nasce rifondazione. Da allora non ho più contato le divisioni e le scissioni fino a quella di Vendola ma detta con una battuta acida ,una barzelletta continua.
    Siamo in un periodo di cambiamenti epocali e ancora in gran parte incompresi ,così come confusi sono gli esiti cui daranno luogo nei prossimi anni. In un quadro del genere è naturale ,fisiologico,antropologico,neurologico…..che l’attenzione ai problemi più
    immediati,condominiali,circoscritti abbia una valenza ed un peso diverso
    ed esprima in modo non organico un insieme di contraddizioni e contrasti. Non credo proprio che la lega prenda tanti voti perchè ogni tanto spara,attraverso alcuni suoi volti noti,cazzate gravi e pericolose
    che molti (sbagliando)prendono solo come tali . Se si pensa che tutto
    l’elettorato di sinistra ora elettore della lega voti per i motivi che tu hai citatoi casi sono due 1) o non sono mai stati di sinistra ed erano ingannati allora2) o sono impazziti di botto .
    Ne l’una ne l’altra cosa è vera! La semplice questione è che la sinistra
    sia pci si rifondazione non ha capito il peso politico culturale della proposta federalista,che peraltro non è stata certo invenzione della lega
    ma di un certo Marc ebreo e francese mi pare alexandre di nome o forse era belga non ricordo bene.
    La cuestione Morale è una questione culturale e la questione culturale
    è alla base di una serie di rivendicazioni a volte scomposte e disorganiche di natura economica e civile.
    Non ho ne l’autorevolezza ne l’autorità per indicare scimmiottamenti
    o di questo o di quel modo di agire. Sulle questioni serie,tipo il referendum sull’acqua che ha un valore oggettivo nel suo insieme economico e culturale di prima grandezza sono certo che la lega nella sua base non possa non condividere l’iniziativa così come sarà anche per la sua dirigenza.
    E penso che molte altre tematiche tarate e mirate su questioni chiare e circoscritte possano trovare un terreno di confronto con la lega.
    Teste di cazzo e arrivisti ambiziosi ed egocentrici non mancano a nessun schieramento in campo e quindi non ve ideologia che possa risolvere
    questo problema e non parliamo di coerenza che ha addirittura assunto una connotazione quasi negativa.
    Insomma la questione è culturale in primis e su questo non vedo risposte convincenti,nuove o vecchie che siano.
    Con stima e affetto
    giovanni

  58. mi scuso, ma non ho il tempo materiale di rispondere. lo farò appena possibile.
    per favore, gli insulti a me ignorateli. è proprio fare lo stesso gioco rispondere a insulti con insulti.

  59. Alfredo G Says:

    Condivido buona parte dell’analisi sulle elezioni, ma la proposta mi pare debole e irrealizzabile.

    Estendere la Federazione della Sinistra a PCL e Sinistra Critica? Compagno Ramon, tu porti costantemente avanti questo discorso fin dalle scorse elezioni europee (persino la creazione della Lista Comunista Anticapitalista, e l’avvio della campagna elettorale europea, furono ritardati per questo). E da allora, costantemente, PCL e SC spendono gran parte del loro tempo ad attaccarci e diffamarci (perché evidentemente l’Italia non ha problemi più gravi…). Perché perseverare? Non ho capito se la tua sia una provocazione tatticista che punta a spaccare questi movimenti (cosa che in effetti sta avvenendo in SC, perché molti militanti si sono stancati della linea settaria della dirigenza e stanno uscendo o si stanno organizzando in aree).

    Mi colpisce poi come il tuo discorso passi da richiami generici (conflitto sociale, movimenti, solidarietà, mutualismo, comunismo)… alla proposta di proporre il sistema proporzionale! Classica storia della montagna che partorisce il topolino. Come faccio a spiegare durante i volantinaggi in fabbrica o al mercato che è giusto appoggiare il sistema proporzionale, senza essere ignorato o accusato di fare discorsi politicisti? E poi, sarà che sono un po’ novecentesco, però mi è stato insegnato che tra le rivendicazioni di massima (comunismo) e quelle spicciole (sistema elettorale proporzionale) c’è la politica: dov’è la politica?

    Questo, per l’appunto, mi pare il tema centrale del nostro grave arretramento complessivo, che però mi pare totalmente assente nel tuo articolo: la mancanza di proposta politica. Dici che i militanti devono stare “nei conflitti” e fare “attività sociale”, ma per dire cosa? Per proporre cosa? Per agire in modo vertenziale e localistico? Ma per quello ci sono già comitati e sindacati, e ora aggiungiamo pure i grillini e in parte IDV – che non a caso fanno incetta di quei voti di opinione e di protesta, su cui noi abbiamo vivacchiato per tanti, troppi anni.

    Solo in un caso il PRC e la Federazione della Sinistra resistono a questa erosione del voto di protesta e di opinione: quando si dotano di una politica locale convincente (per quanto discutibile) e riescono a esprimere amministratori locali capaci e conosciuti. Questo è il caso, per esempio, dell’Umbria, e io dico anche della tanto bistrattata Calabria. Ovviamente l'”effetto collaterale” di questa situazione è l’aumento del voto di preferenza, ma concentrare l’attenzione su quest’ultimo senza percepire il macroscopico contesto è un po’ come esaminare un albero senza accorgersi della foresta che lo circonda.

    Lo statuto della Federazione della Sinistra parla di Socialismo del XXI secolo. Ebbene, in cosa consiste? Qual’è il programma di breve e medio termine per arrivarci? Se non abbiamo un orizzonte, e una strada per arrivarci, come possiamo chiedere di essere seguiti? Come possiamo ottenere consenso e fiducia?

  60. SEI UN FRUSTRATO CARO RAMON. degno della tua cultura ti scagli infangandolo e dici pure che il tuo giudizio non è condizionato dai risentimenti…figuriamoci allora se lofosse. La tua bile è al trapasso, la tua inutilità ti fa star male..e non ti accorgi che rifondazione non la voleva distruggere Nichi..ma l’hai distrutta tu e quelli che come te “vivono” solo nel “minoritarismo” furbescamente alimentato. Ora i (come li chiamavi tu 3/4 anni fa) “cessi” del pdci sono meglio di Vendola, i Pegolo e i Masella sono i tuoi guru….e con grassi ti diletti a stuzzicarti in infinite e noiose scaramuccie e analisi…di chi non ha nulla da fare e proporre…contento tu, contenti tutti..se questo ti fa stare bene..e ti da una ragione di vita

  61. Caro compagno Ramon,
    completamente d’accordo sulle tue osservazioni e commenti, specialmente per quanto riguarda Vendola e dintorni, e verso dove andrebbero fatte certe “offensive”, e su quanto è successo in Calabria e Campania. L’unico punto dove sono in disaccordo è quella sul “governo di programma” per, tra le altre cose, recuperare il sistema proporzionale: penso che un obiettivo del genere è completamente velleitario e illusorio, perché il Pd, che ha fatto di tutto “por lo civil y por lo criminal” per distruggerci, non farà mai un “pentimento” per “regalarci” di nuovo la possibilità di rientrare in Parlamento. Loro sono artefici attivi e coscienti del bipolarismo e puntano ad annullarci, anche attraverso infiltrazioni e campagne acquisti tipo SeL e non solo (come successo in Campania appunto). Se vogliamo davvero rientrare in Parlamento, dovremo farlo con le nostre forze, sapendo che abbiamo e avremo tutti contro, sia i veri nemici che i falsi amici (questi ultimi ben peggiori). E per questo abbiamo bisogno e urgenza di riunire al massimo le forze in un Partito Comunista degno di questo nome in tutto e per tutto, non certo come un toccasana miracoloso, ma come un qualcosa necessario anche se non sufficiente, su contenuti veramente alternativi e anticapitalisti, nei fatti, non nelle parole che poi vengono continuamente smentite dalla realtà.
    Ho appena commentato il resoconto del CPN con molta rabbia e amarezza – vedi http://home.rifondazione.it/xisttest/content/view/7465/314 – ma leggere questo tuo intervento mi ha ridato un po’ di speranza. C’è ancora spazio per la lotta per un qualcosa che ne valga la pena…
    Saluti comunisti

  62. Antonio Says:

    MarioGc ma hai notato che D’Alema ancora ieri ha proposto il sistema tedesco dicendo che il problema in Italia è che il Parlamento ha perso potere?
    Il Pd e SeL hanno cercato e cercheranno di distruggerci, nessun dubbio su questo. Ma potrebbero anche appoggiare quel sistema proporzionale pensando di distruggerci ugualmente. D’Alema non è esattamente nuovo ad errori catastrofici mi pare…

  63. Caro Ramon la cosa strana in questo Partito in ormai quasi estinto che tu metti sotto accusa chi porta i voti……invece di criticare e mettere da parte quei tanti dirigenti centrali e periferic che fanno tante chiacchere,pontificano….e non portano un voto…perchè non hanno rapporti con nessuno.Con questi dovremmo fare il Partito di massa?

  64. Alfredo G Says:

    Compagno MarioGC, ti segnalo che Ramon Mantovani (come lui stesso potrà confermare) è fermamente contrario all’unità dei comunisti, e in particolare al riavvicinamento tra PRC e PDCI.

  65. AlessandroPA Says:

    Caro Ramon condivido buona parte del tuo post,ma vorrei aggiungere degli elementi e qualche dubbio su alcune questioni.
    D’accordissimo sull’analisi del bipolarismo e sul fatto che la Federazione è oggi l’unica strada percorribile (in direzione dell’unità delle forze anticapitaliste) in questa fase, mi soffermo sulle questioni da te affrontate che meno mi hanno convinto.
    1)Grillo: Essere stati superati dalle liste di un comico in regioni in cui storicamente abbiamo registrato risultati dignitosi è a dir poco imbarazzante. E’ vero, ci sono dei tratti reazionari (che tu hai ben evidenziato) ma non c’è solo quello,anzi. Tempo fa, questo signore venne a palermo per uno spettacolo in una piazza (spettacolo,non comizio) in occasione delle ultime elezioni europee,e sai cosa ho visto? ho visto tanti comunisti(ex?) e militanti della sinistra palermitana, ho visto compagne/i più grandi di me,che fino a qualche tempo fa spiegavano a noi g.c. l’importanza del Partito,dell’Organizzazione ecc ecc. Questo fatto deve farci riflettere,perchè se Grillo assume le vesti del Santone o del capo di una setta, ho più di qualche dubbio sul fatto che chi gli va dietro sia un gregge di pecore folgorate dal carisma del leader.
    Aggiungerei,come elemento d’analisi, che Grillo ha di sicuro intuito le potenzialità della rete prima e meglio di noi; tu dicevi “canali alternativi” di comunicazione, lui lo ha fatto! E preciso che non ho alcuna simpatia nei confronti del personaggio.
    2) Bipolarismo: Se questa tornata elettorale sta all’interno di un ciclo negativo (su questo siamo d’accordo) e l’esigenza era quella di contenere i danni,penso che abbiamo caricato queste regionali di eccessivo valore politico, possiamo discutere sul come mai Penati non andava bene e Loiero si, ma perchè la candidatura di Ferrero in Campania? Posto che non ci si poteva alleare con De Luca, perchè non un compagno della Campania?perchè non un compagno qualsiasi?perchè proprio Paolo Ferrero? Candidare un Segretario nazionale è un gesto politico forte! Racimolare quel misero risultato è un risultato imbarazzante,non per i compagni della campania, ma per tutto il partito.
    3) SeL: Pur essendo d’accordo con te sull’internita di SeL nel centrosinistra delle compatibilità,rilevo che i compagni e le compagne, anche alla luce di risultati come quello delle marche,chiedono unità. So bene che è una richiesta che non fa i conti con la prospettiva anticapitalista (che per noi è essenziale) ne con la necessità di uscire dal bipolarismo, ma è una esigenza genuina, me ne parlano i compagni giovani ma anche quelli che hanno storie ed esperienze di lotta straordinarie e che mai e poi mai tradirebbero il Partito. Me ne parlano compagni che si sono sentiti traditi da Vendola e compagnia. Perchè qui a mio avviso noi abbiamo una difficoltà in più,quella di presentare un progetto politico articolato,a differenza del messaggio “semplice” di unità e basta che altri propinano. Non sono pessimista per natura,ma credo che oggi noi non siamo nelle condizioni di far passare il nostro messaggio, e ciò per meri rapporti di forza a noi sfavorevoli anche all’interno della sinistra radicale.
    4)la Federazione è il progetto che noi dobbiamo realizzare e caratterizzare per il lavoro sociale e per una proposta politica alternativa. Auspico come te,Ramon, un riavvicinamento con Sinistra Critica e le altre formazioni della sinistra,ma anche qui,non prendiamoci in giro,eccezion fatta per Sinistra Critica (forse) Ferrando e molti altri non hanno nessuna voglia di fare un percorso politico con noi,nemmeno a breve termine e nemmeno di fronte all’esigenza di scardinare il sistema maggioritario.Sono molto più impegnati a denigrarci e accusarci per tutte le ragioni che tu stesso facevi (alleanze ecc). C’è il campo dell’associazionismo e dei movimenti, verso cui nutro più speranza rispetto ad altri partiti, con il Partito Sociale noi dobbiamo ricostruire un legame con questi soggetti.A Palermo,per esempio, Rifondazione fa un Gap ogni settimana all’interno del centro sociale zetalab che è stato sgomberato e rioccupato anche col nostro apporto, e non è un caso che durante la nostra esperienza di governo non c’era più alcun legame con questi. Tuttavia, oggi non siamo del 2001. La strada è quella giusta,bisogna continuare così,ok, ne sono convinto,ma basterà per risollevare il partito?Ho i miei dubbi,li coltivo e cerco di non farmi prendere dalla sconforto…perchè puoi essere un dirigente navigato o un militante alle prime armi,ma la politica l’ho sempre fatta oltre che con la mente,anche con la passione e i sentimenti, e in questa fase, vivo come tanti il peso della nostra incapacità di incidere sui processi reali.

  66. Ramon, una domanda sulla costruzione della Federazione. Il Cpn non si è espresso sulle modalità concrete, dando mandato alla direzione, ma sento dire in giro da diversi compagni, sia del Prc sia del Pdci, che è già stato deciso che il congresso della Federazione non sarà “una testa un voto” ma per quote: tot al Prc, tot al Pdci, tot a Socialismo 2000, tot agli esterni…
    Faccio un appello a te e agli altri membri della direzione: per favore no. Per favore, non rendiamoci ridicoli. Proporre la Federazione come modello di “democrazia partecipata”, come si legge nel documento del Cpn, in grado di tenere al proprio interno soggetti sociali diversi dai partiti fondatori, invitare gli esterni ad aderire e poi stabilire che, in ogni caso, peseranno secondo una quota prefissata, sarebbe davvero un grosso autogol.
    Capisco che un partito che esiste ed è radicato come il Prc debba tutelarsi, ma in questo senso basterebbe un meccanismo che equipara automaticamente le tessere di Prc e Pdci a quelle della Fed: in questo modo gli iscritti al Prc avrebbe tranquillamente il modo di pesare e impedire manovre poco chiare da parte di altri.
    Ma, davvero, credete che potremmo davvero andare in giro, nei prossimi mesi, a fare una campagna di tesseramento alla Fed fuori dal recinto dei partiti senza che quelle tessere abbiano un valore reale paragonabile a quelle di Prc e Pdci? Per favore, pensateci, rischiamo di renderci ridicoli una volta di più.

  67. caro federico, quando si ha una divergenza si possono fare due cose. assolutizzarla, farla diventare la madre di tutte le battaglie, trascendere nella discussione, evitare di prendere in considerazione gli argomenti altrui in modo da renderli quasi ridicoli. oppure circoscriverla, darle la giusta dimensione e soprattutto tenere in conto gli argomenti altrui.
    vuoi che non sappia che non frega nulla a nessuno della legge elettorale? lo so benissimo. vuoi che non sappia che interessa molto di più un problema come la disoccupazione o la precarietà o la casa o la scuola? lo so benissimo. e allora? se parli dei problemi devi avere anche una proposta per risolverli. oltre la lotta, che è indispensabile e senza la quale non c’è nulla di nulla, ci vuole un’idea su come la lotta, quando è necessario dal punto di vista legislativo, può ottenere risultati concreti.
    il problema è qui.
    parliamo di una cosa concreta. il pacchetto treu era originalmente quasi identico alla legge 30. noi, che eravamo in parlamento, lo contenemmo, lo riducemmo, mettemmo cioè diversi ostacoli e limitazioni alla sua realizzazione, chiedemmo ed ottenemmo la stabilizzazione di decine di migliaia di lsu ecc. e alla fine lo votammo.
    era difficile votare contro. non c’era giornale che non ci attaccasse. il leit motiv era semplice. tu minacci di non votare ed hai mille argomenti per spiegarlo. i giornali e le tv (comprese le trasmissioni dei guru come santoro ecc) dicono: rifondazione vuole far cadere il governo. la mattina dopo vai al bar e tutti ti dicono: ma perché vuoi far cadere il governo? e tu gli spieghi il motivo. e tutti ti dicono si si hai ragione ma dovete trovare un accordo e non far cadere il governo. e poi ti dicono che la disoccupazione è alta e che per far entrare nel mercato del lavoro i giovani si può anche accettare che per due anni o tre siano precari. e tu gli dici che è una balla, che se si precarizza a macchia d’olio la precarietà di estenderà. e tutti ti dicono meglio un uovo oggi che una gallina domani. e tutti pensano che tu in realtà ti sei messo in testa per un disegno “politico” a loro incomprensibile che vuoi far cadere il governo e che usi la precarietà come una scusa.
    poi arriva berlusconi. e fa la legge 30. e anche il centrosinistra all’opposizione vota contro. allora fai un accordo di governo e scrivi nel programma (testuale): “noi siamo contro la legge 30 e i suoi due decreti attuativi”. e poi il ministro del lavoro ( ex sindacalista della fiom) damiano e dice (testuale): la legge 30 è una buona legge e va solo attuata nelle parti che il governo berlusconi non ha implementato. i paracadute sociali come la cassa integrazione ecc anche per i precari.
    questo film, caro federico, non si può più ripetere. sia per non prendere per il culo gli ormai tanti milioni di precari, sia per l’esistenza o meno in parlamento di un gruppo che viene eletto con il mandato di lottare contro la precarietà finendo poi con il favorirla.
    per altri la politica è esattamente questo: usare demagogicamente la precarietà come un argomento per avere i voti contro berlusconi e poi aumentare la precarietà. per noi non può essere così. non per i voti che comunque se ti riveli inutile per ottenere anche la minima cosa nessuno ti darà più, ma per non contribuire a trasformare la politica in un gioco di potere dove le uniche cose certe sono: voglio vincere a qualsiasi costo per poi fare la stessa politica della destra, che non è altro che quello che vuole la confindustria.
    se alle elezioni si vota contro berlusconi e viceversa, il tema della precarietà sarà oscurato o al massimo usato demagogicamente. il risultato è che un precario magari voterà contro berlusconi, o a favore di berlusconi perché gli si promette che con il federalismo fiscale lui se la potrà cavare a scapito degli altri, o non voterà perché tanto chiunque vinca per lui non cambia niente. perché dovrebbe votare per chi è contro la precarietà ma non può fare niente di concreto?
    se stai un una lotta contro la precarietà hai il dovere di dire che l’attuale sistema politico così com’è è impedente per risolvere il problema.
    quando tu proponi il programma minimamente socialdemocratico la gente pensa che li stai prendendo per il culo e che fai finta e che ti interessa solo avere lo scranno in parlamento. ed è certo che se tu gli dici: sono contro la precarietà, per questo non vedo al governo con chi la vuole aumentare, ma posso allearmi contro chi la vuole aumentare ancora di più in cambio del ritorno ad una politica che non costringe a votare solo avendo solo l’alternativa fra il peggio o il meno peggio e soprattutto per questo o quel personaggio, ci sarà chi pensa la stessa cosa: a me che mi frega della legge elettorale? questo vuole solo lo scranno.
    ma c’è un differenza: la prima è falsa e la seconda è vera.
    perciò vale la pena di dire che il problema democratico in italia non è solo berlusconi e i suoi processi ecc ma che è soprattutto il bipolarismo..
    e siccome c’è una contingenza per cui abbiamo un pessimo governo, è giusto allearsi contro, i nostri eventuali alleati vogliono a tutti i costi andare al governo ed avranno bisogno dei nostri voti, ottenere la legge elettorale proporzionale.
    è difficile? si. ma è giusto.
    noi siamo condannati ad avere davanti prospettive difficili. non perché siamo piccoli. bensì perché siamo all’opposizione della precarietà come di berlusconi. e non possiamo essere contro berlusconi e a favore della precarietà come l’IDV o il PD.
    questo è ancora più chiaro se parliamo dei diritti civili. in spagna chi vota per il psoe o per izquierda unida o per altri partiti minori regionali ma laici è sicuro che quelli in parlamento voteranno a favore dei matrimoni gay. chi voterà per il PP o per il PNV basco sa bene che voteranno contro.
    in italia chi vota PD o PDL o IDV non sa come voteranno i propri eletti. o meglio, sa che si divideranno, ma non sa in che proporzione. e sa, invece che UDC e lega voteranno contro come un sol uomo.
    davvero credi sia così difficile spiegare al mezzo milione di gay che vanno al gay pride che dal loro punto di vista è meglio tornare al proporzionale pena il fatto che la legge altrimenti non l’avranno mai? che si può anche allearsi contro gli omofobi della lega e del pdl con l’UDC se si torna ad una forma di parlamento nel quale PCI PSI PRI PSDI e PLI votarono la legge sul divorzio perché il parlamento sul punto era rappresentativo della maggioranza del popolo indipendentemente dal governo in carica?
    non credo che la gente sia stupida. se la rivendicazione del proporzionale diventa anche la rivendicazione dei movimenti non saremo diecimila a spiegarlo a tutti ma centinaia di migliaia e forse milioni.
    essere piccoli e pensare in grande avendo proposte giuste può aiutare a crescere. essere piccoli e privarsi di proposte giuste e limitarsi a denunciare i problemi senza indicare nemmeno come risolversi aiuta a sparire.
    spero di essermi spiegato.
    e spero che la divergenza se c’è sia circoscritta a quello che è. e non diventi l’ennesimo motivo di divisione.
    infine, per la precisione. noi abbiamo fatto diverse volte ciò che ha fatto la lega. non sul voto di fiducia. quella è un’altra storia. sul documento di programmazione economica e finanziaria del primo governo prodi votammo contro in tutte le commissioni e fu bocciato in diverse. nell’ultimo governo abbiamo fatto molto filibustering e chi sta nel movimento per l’acqua pubblica sa benissimo che solo grazie al nostro ostruzionismo alla fine si è applicata la moratoria. solo che noi siamo stati costretti a fare questo in un governo che nel programma aveva scritto che non si privatizzava l’acqua mentre poi la voleva privatizzare. perfino oggi sul referendum l’IDV presenta un proprio referendum che NON E’ CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE.
    comunque un abbraccio

  68. caro giovanni, io ho fatto numerose battaglie con la lega in parlamento. veramente numerose. te ne elenco due importantissime. contro gli accordi che l’italia si apprestava a firmare nel WTO (anche se da un certo momento in poi perché sugli accordi che cancellarono numerosi dazi la lega era favorevole per il semplice motivo che le piccole e medie imprese del nord volevano delocalizzare e questo era il vento che soffiava agli inizi degli anni 90). contro il progetto di costituzione europea che abbiamo contrastato duramente solo noi e la lega perché non è democratico. ci sono oggi molti sindaci della lega che si oppongono alla privatizzazione dell’acqua. saranno nostri alleati nel referendum. bene. e allora?
    a te mi pare sfugga una cosa importante. è il capitalismo finanziario e dedito alla speculazione fondiaria, è la competitività assolutizzata sui mercati internazionali, il motore di un cambiamento sociale enorme che ha prodotto un senso comune diverso dal passato. la gente vive diversamente e pensa diversamente. solitudine, individualismo, paura del futuro, paura degli altri e odio per i diversi, ritorno a certezze irrazionali ma non per questo non avvertite come vere (come la famiglia contro il resto del mondo), non sono il prodotto degli slogan della lega. sono le parole d’ordine della lega che seguono il senso comune dominante. e che si salda una identificazione. noi dobbiamo contrastare l’origine dei problemi. la lega deve assecondarli. e qui non c’è dialogo possibile se non scontro.
    a nulla vale a dire che elettori di sinistra ora votano lega. erano e votavano sinistra perché il sindacato e lo stesso partito con la loro azione e chiamandoli alla lotta era stato capace di cambiargli in meglio la vita. ora le stesse persone, dopo quasi tre decenni di arretramenti, di sconfitte e di peggioramento delle condizioni di vita credono che se la possono cavare nella competizione di tutti contro tutti a scapito di chi sta peggio di loro. e su questo si innesta l’intrapresa razzista che fomenta in tutti i modi possibili ed immaginabili la trasformazione della insicurezza sociale ed individuale in guerra fra poveri. l’esempio che ti ho fatto sulla casa è inconfutabile. e questo, mi dispiace ma è così, assomiglia moltissimo all’ascesa del fascismo e del nazismo. assomiglia come fenomeno reazionario e regressivo e assomiglia nelle mistificazioni che si fanno. mica sono così scemo da pensare che la lega sia nazista nel senso pieno del termine.
    il federalismo, scusa ma lo devo dire con franchezza, è il più grande imbroglio del mondo.
    nell’epoca della liberalizzazione dei mercati che le regioni più ricche debbano voler competere con le loro pari separandosi da quelle più povere è ovvio. ma non c’entra un bel niente con la democrazia e con la partecipazione. c’entra solo col mercato. lo stato è già privato abbastanza di poteri reali sul terreno economico. ci manca solo che ci siano venti staterelli in competizione fra di loro. l’universalità dei diritti e lo loro esigibilità indipendentemente dalla collocazione geografica è una conquista democratica. rendere i diritti subordinati alle dinamiche dei mercati che agiscono su piccole patrie non è il federalismo di spinelli. è il contrario. ed oggi la parola federalismo ha solo ed esclusivamente questo significato. del resto già la riforma del titolo V della costituzione ha prodotto delle cose mostruose. come il fatto che ogni regione ha uno statuto e una legge elettorale diversa. ha prodotto che la sanità è stata privatizzata sempre più proprio per il principio di sussidarietà. che le scuole private cattoliche dove le suore insegnano ai bambini e alle bambine che toccarsi farà bruciare nell’inferno hanno 4 o 5 volte i finanziamenti che avevano pochi anni fa. e posso continuare a lungo.
    ma di che federalismo parli?
    il federalismo come forma di stato serve ad unire stati e popoli diversi, con culture diverse e con lingue diverse. non a dividere un solo popolo che parla una sola lingua e che ha una sola cultura (con tutte le differenze interne che vanno valorizzate ma non contrapposte l’una contro l’altra).
    un abbraccio

  69. caro alfredo g, io dico che bisogna fare di tutto perché nella federazione ci siano tutte le forze anticapitaliste. non mi rassegna all’idea che si debba essere divisi. e tanto meno all’idea che alle prossime elezioni politiche ci siano tre liste con la falce e martello. quindi insisto. conosco bene le difficoltà. ma almeno vorrei che non si desse per scontato nulla. e che chi rifiuta qualsiasi terreno di unità chiarisca la propria natura settaria e non possa farlo intorbidendo le acque con la demagogia.

    io non ho detto che devi andare a dare volantini al mercato sul sistema proporzionale. io dico che bisogna convincere i comitati di lotta e i militanti dei movimenti che se non si abbatte il bipolarismo le loro lotte saranno destinate ad essere prive di rappresentanza e che è una grande questione democratica avere un parlamento permeabile ai conflitti o un parlamento diviso in curve da stadio e senza poteri.

    penso che un programma di fase debba essere elaborato e discusso democraticamente nelle federazione e perciò penso che la federazione sarebbe inutile senza le mille associazioni e comitati di lotta.

    in ogni caso parlare di una europa dei popoli che ristabilisca un controllo pubblico sull’economia, parlare di una politica attiva di pace e per l’ONU contro la NATO e la riduzione dell’ONU a notaio degli USA, parlare delle ripubblicizzazione dei beni comuni e dei servizi essenziali, parlare dell’abolizione della precarietà, parlare dei diritti civili largamente voluti dal popolo e impediti dal bipolarismo, parlare dell’ambiente come risorsa esauribile e quasi esaurita, ecc ecc è avere idee chiare per un programma di fase.

    ma tu non puoi ignorare che un programma necessita anche di certe condizioni democratiche per realizzarsi. vale in parte anche per te ciò che ho scritto per federico sulla lotta contro il bipolarismo.

    il sistema politico degli enti locali è peggio di quello nazionale.
    se capita che dici non possiamo fare un accordo con un candidato presidente che dice “rimandiamo gli immigrati a casa loro con i calci nei denti”, “un amministratore che non è inquisito non vale nulla” (ed infatti lui è pluri inquisito), e così via capita anche che un tuo assessore esce dal partito, entra nel pd e si porta 17000 preferenze con lui. il che vuol dire che quei 17000 voti tu non li hai mai avuti. era lui a possedere il partito.
    quindi non farti trarre in inganno da certi voti. io dico solo che noi dobbiamo essere alternativi a questo modo di concepire la politica e la raccolta dei voti. se noi diventiamo clientelari siamo finiti proprio a causa della carriera di personaggi così.
    ciao

  70. caro mariogc, ormai conosciamo bene le nostre divergenze. è inutile ripetersele all’infinito. se mi riproponi di nuovo l’unità comunista e non sei d’accordo sulla proposta per le prossime elezioni politiche siamo fermi al punto di partenza.
    un abbraccio

  71. caro alessandro pa, mi pare che siamo d’accordo sull’essenziale. anch’io non posso dire sono sicuro che ce la faremo. ma so che bisogna provarci e riprovarci e che arrendersi non è contemplato.
    solo una cosa sulla candidatura di ferrero.
    non è stata una scelta della segreteria ne della direzione.
    è stata una richiesta dei compagni della campania alla quale lui ha detto di si. richiesta motivata da due fatti: 1) la scelta di non stare nel centrosinistra è stata molto contrastata ed ha provocato l’ennesima e ben nota scissione. 2) dopo che i compagni hanno seguito la indicazione della segreteria di non fare l’accordo hanno chiesto giustamente che il nazionale ci mettesse la faccia e che il segretario si candidasse nel posto più difficile.
    lui l’ha fatto.
    secondo me ha fatto bene. per me è un buon segno che un segretario vada a combattere una battaglia difficile per dire “il partito è qui dove è difficile”.
    tutto qui

  72. caro masaccio, il meccanismo una testa un voto è scritto nello statuto provvisorio e non si può fare diversamente neanche volendo. infatti sempre nello statuto provvisorio è prevista una quota del 25 % riservata ad una rappresentanza delle forze politiche aderenti (non solo promotrici) al livello territoriale o nazionale. il congresso potrà modificare questa norma. ma la discussione vera è se abolirla o mantenerla.
    non mi risulta che qualcuno abbia chiesto di modificare tutto questo.
    e credo sia proprio sbagliato fare discussioni su voci e cattive informazioni.
    ciao

  73. Perfetto, Ramon, infatti non volevo fare discussioni sulle voci, bensì semplicemente capire se fossero fondate. Mi hai chiarito che non lo sono, benissimo.

  74. Anonimo 3 Says:

    Credo anch’io che la gente non sia stupida, Mantovani, peró ha la testa imbottita di paure e sente sempre la stessa campana. E con i se non si avanza molto, come sapere se i movimenti appoggeranno la rivendicazione sul proporzionale? Forse le associazioni gay, ma gli altri? D’altronde essere gay non significa sentirsi automaticamente di sinistra ed anche nel Pdl ci sono gruppi che spingono per i diritti civili dei gay e delle donne, perfino una specie di movimento femminista, che da voce ed appoggio anche alle mussulmane maltrattate, approfittandone per sottolineare l’incapacitá (e secondo loro la non volontá) della sinistra ad aiutarle, ad opporsi ai regimi che le opprimono.
    A me pare che ci sia una confusione pazzesca, senza confini chiari neppure sulla laicitá, in cui chi non ha un minimo di preparazione si perde e, per bene che vada, o si astiene o vota liste come quelle di Grillo. Sembra che nei partiti della Fed ci sia un’ incapacitá intrinseca di comunicare che va al di lá dell’ostracismo dei media. Perfino il nuovo sito della federazione, per quanto tecnicamente migliorato rispetto a quello del partito, non puó assolvere ad una decente funzione di informazione senza un impegno maggiore, a che serve, infatti, permettere alle persone di esprimersi se non si danno mai risposte? Per un po’ si potrá usare come sfogatoio, addirittura, a volte, come spazio di propaganda anticomunista o per altri partiti, ma alla fine verrá a noia e resteranno due o tre commenti di aficionados, niente di piú. In fondo di siti é pieno il web, o diventa un mezzo di comunicazione vero oppure é tempo sprecato.
    Non so, non posso sapere come funzioni nei circoli e tra i militanti, ma é possibile che solo sul tuo blog ci sia dialogo? Intorno vedo solo proclami, articoli di tipo giornalistico e silenzio e questa impressione l’ho avuta giá durante il congresso di Chianciano, che ho seguito in tv minuto per minuto: tanti saliti su quel palco a leggere cose ben poco chiare, da cui si percepiva una guerra interna, senza che se ne capisse il motivo. A dirla fuori dai denti l’unico veramente chiaro é stato Ferrando quando é stato intervistato…
    Magari sará un’impressione mia, ma continuo a vedere un muro tra la dirigenza ed il resto del partito, una specie di dialogo fra sordi, di cose dette e non dette. Figurarsi con gli elettori.
    Ciao.

  75. Ecco, questo modo di fare politica “non-testimoniale”, della “riduzione del danno”, dal Pacchetto Treu all’Afghanistan, non mi sembra che abbiano poi condotto a questi grandi risultati. Anzi. Quindi sarebbe forse preferibile meno spocchia, però mi rendo conto che è difficile.

  76. cara anonimo 3, se c’è confusione bisogna fare chiarezza. per fare chiarezza bisogna avere le idee chiare. il problema della democrazia è connesso all’efficacia di qualsiasi lotta. che la gente o anche militanti non vedano il nesso non significa che non esista. ed è ineludibile. sempre che ci si proponga di fare politica e non di fondare una setta che se la canta e se la suona per autoconsolarsi senza cambiare una virgola di niente. può darsi che che non ci si riesca. anzi, è facile che sia così per i tempi in cui viviamo. ma rinunciarci (non lo proponi tu lo so) a priori sarebbe un errore fatale.
    quanto ai mezzi e all’infinito tema della comunicazione bisogna fare fuoco con la legna che si ha. è inutile sognare di avere ciò che non si ha. è giusto, invece, fare critiche costruttive e lavorarci. spero tu lo abbia fatto con il sito della federazione direttamente perché ciò che dici mi sembra fondato.
    se sul mio blog si discute è anche perché io ho tempo per rispondere e soprattutto perché combatto contro chi ha tentato moltissime volte di far degenerare la discussione. lo vedi anche tu che lascio solo i post contro di me ma che impedisco che si apra una spirale di insulti e controinsulti. che siano a parole ipercomunisti o nuovisti (come il post di ANTO) non conta nulla. sono solo un prodotto del berlusconismo e della politica ridotta allo spettacolo. sono solo teste vuote che credono di essere piene.
    e ti assicuro che è abbastanza faticoso e che molte volte ho avuto la tentazione di chiudere questo blog.
    un abbraccio

  77. giovanni Says:

    Ramon carissimo,prima di tutto scusa se questa mia non farà onore alla tua ultima che in modo puntuale ha dialogato con quella mia ancora precedente.
    Sarei privo di onestà intellettuale se negassi i fondamenti di analisi che hai ben richiamato. So ,e comunque penso e ho sempre pensato che il capitalismo sia una grande sciagura. Ma so anche che il comunismo non è la soluzione e lo so adesso dopo aver visto quello che ha prodotto e che sta producendo. Su questo punto ci si può scervellare per anni ma nel frattempo la vita passa e le cose cambiano.Credessi in dio potrei anche aspettare per vedere dall’alto,o dal basso:) quello che poi capita..ma non è così per me.Sono convintissimo che il federalismo non sia una pietra filosofale della democrazia diretta e credo che quanto tu hai evidenziato sia puro buon senso.Ciònondimeno credo che in questo paese chino e supino togliere la centralità romana delle pubbliche cose
    sia comunque utile e posiitivo.Roma è troppo una fogna e non credo che alcun cambiamento sarà possibile se prima non si cambia da questo stato di cose. Credevo inoltre che l’idioma federazione della sinistra avesse in un qualche modo fatto suo un principio organizzitavo dei “territori”.
    E comq dove vivo io ,credimi,votare lega spesso è votare il meglio che offre il convento.Mi scuso per il poco tempo che ho che non mi permette
    di approfondire un paio di altri aspetti.Resta il punto di una visione complessiva teorico pratica che possa essere davvero arricchita dei bisogni e delle esperienze di ampi strati della popolazione.Poi sulla lega torneremo anche se non è la lega in se che mi interessa più di tanto quanto il significato che può o no essere declinato nel futuro e di questo
    la lega non è assolutamente il solo artefice.
    un abbraccio

  78. caro giovanni, quando la lega esponeva cappi in parlamento e infuriava tangentopoli molti credettero che imputare alla legge elettorale proporzionale le colpe della degenerazione dei partiti, che berlinguer aveva denunciato a già dall’81, fosse la cosa giusta. e tutti (83 %) si convinsero che il maggioritario avrebbe: tolto potere ai partiti degenerati, avvicinato i candidati al popolo con l’uninominale, dato ai cittadini la facoltà di scegliere direttamente i governi evitando quella cosa oscena (che in spagna e germania si fa normalmente) che è votare per il partito che più ti rappresenta invece che per la coalizione preconfezionata. il risultato è stato che 1) il principale corruttore sostenuto dalla lega è diventato subito presidente del consiglio 2) che la politica si ultrapersonalizzata e che i suoi costi sono enormemente lievitati 3) che i cittadini sono stati privati del diritto di votare per le idee che credono giuste e sono stati costretti a votare per qualcuno solo perché è contro qualcun altro. e così chi voleva il divorzio di un anno invece che di tre nell’uninominale doveva scegliere fra due democristiani nella maggioranza dei collegi.
    lo stesso sta succedendo con il federalismo.
    grandi aspettative e prodotti che sono esattamente il contrario.
    a parte il fatto che l’italia ha una delle autonomie territoriali più vaste già nella costituzione, (in confronto quella francese è nulla) e che non esistono presupposti linguistici culturali e nemmeno storici per unire stati e popoli diversi con il sistema federale il federalismo di cui si parla è solo quello che ho descritto io nel post precedente.
    il resto sono chiacchiere.
    il comunismo non è mai esistito. e i comunisti che sono stati al potere hanno fatto cose buone e molte cose pessime. ma quelle pessime in violazione di principi e programmi comunisti. non per la applicazione degli stessi. o se preferisci, sono stati poco comunisti e hanno imitato la borghesia sia nell’organizzazione della produzione e nel modello di sviluppo sia nella concezione dello stato.
    a proposito di federalismo il capolavoro della lega dei comunisti in yuguslavia è stato distrutto proprio dall’applicazione delle indicazioni del fmi all’inizio degli anni 80. dopo 10 anni di competizione e di distruzione della redistribuzione della ricchezza fra zone povere e zone ricche il risultato è che le zone ricche, croazia e slovenia, hanno fatto un bella pulizia etnica (la prima che ha dato la stura a tutte le altre) e hanno proclamato l’indipendenza con l’immediato avallo del vaticano.
    se nel nord italia ci fosse una religione diversa e una lingua diversa avremmo già avuto la secessione e una guerra civile.
    a dimostrazione che il federalismo, come ogni altra forma di stato, è secondario rispetto alla tenuta della comunità di fronte alla globalizzazione e che dove c’è può essere anche un fattore di creazione di piccole patrie razziste e reazionarie.
    se fossimo come negli usa nelle regioni della lega proibirebbero il divorzio esattamente come in certi stati USA è proibito per legge il coito orale anche fra coniugi.
    ciao e un bacio

  79. Anonimo 3 Says:

    No, non ho fatto critiche sul sito della Fed, perché non so nemmeno da dove cominciare e a chi rivolgermi, ma intendo provarci, malgrado conosca i miei limiti nella capacitá di esporre quello che ritengo un problema.

    Lo immagino benissimo che per te sia faticoso mantenere questo blog, meno male che persisti… almeno a me é utilissimo per capirci qualcosa e questo al di lá dell’essere o meno d’accordo con tutto quello che scrivi tu o chi partecipa. Ovvio che non si possa pretendere che tutta la dirigenza passi il tempo a rispondere sul web, ma magari qualcuno potrebbe incaricarsi di questa incombenza, anche saltuariamente o a turno, l’importante é non lasciare sola la base, militante o no, a cercare di leggere nella palla di vetro quali siano le reali intenzioni e scelte del partito.
    Quello che mi ha colpita maggiormente é proprio questo fatto, leggendo i commenti salta agli occhi la non comprensione della linea, in questo caso per le scelte per le regionali, ma anche per la federazione, per gli accordi elettorali per scalzare il bipolarismo… insomma un po’ per tutto e senza che qualcuno si prenda il mal di pancia di rispondere almeno ad alcune delle domande.

    Quanto al rinunciare alle lotte ed ai tentativi di coinvolgere le associazioni per i diritti civili, assolutamente no, senza aspettarsi troppo peró, che un grande entusiasmo di queste organizzazioni a partecipare non lo vedo, mi sembrano piuttosto e purtroppo ognuna per casi suoi ed ognuna ben orientata al “né a destra, né a sinistra”, che va tanto di moda.
    Ma come diavolo si é arrivati ad un disastro del genere in Italia? Credo che non abbia uguali in Europa.
    Ciao.

  80. Luca Marini Says:

    Intervengo dopo un po’ perchè gli spunti di riflessione e anche i dubbi si intrecciano.
    Beh sull’analisi del voto concordo sul quadro generale e sul fatto che il “centrosinistra” è morto, anche se già in questa affermazione vedo una chiarezza da parte tua che forse all’interno del partito e della federazione fino ad adesso non ho riscontrato.
    Anche l’analisi sul movimento, o come si chiama, di sinistra ecolgia e libertà e sul ruolo di Vendola concordo pienamente e anche qui vedo una chiarezza che non riscontro in altri settori del partito e anche nella federazione, per quanto riguarda la cosiddetta “offensiva unitaria verso Sel” ,che ancora non ho capito bene con quali tempi e modalità si realizzerebbe.
    Ma la questione su cui volevo interrogarti rigarda appunto la proposta dell’accordo elettorale per cambiare la legge in senso proporzionalista.
    Non sono un esperto in materia di iter parlamentari, ma penso che su un accordo del genere la riforma del sistema elettorale dovrebbe essere la prima cosa da farsi.
    Altrimenti può accadere che magari siamo determinanti con i nostri voti, la legge non viene cambiata e nel frattempo c’è da votare un rifinanziamento o una finanziaria lacrime e sangue. Che facciamo in questo caso? Facciamo cadere il governo senza aver cambiato la legge elettorale?
    Altro caso, la legge elettorale viene cambiata, a quel punto ottenuto lo scopo principale, di fronte a finanziarie lacrime e sangue e altre porcherie, si fa cadere il governo? Ci sarebbero comunque questi rischi o rischi come nel passato di scissioni.
    Davvero sono sono alcuni interrogativi magari posti anche male politicamente ma vorrei se possibile alcune risposte.
    Su altre questioni da te sollevate riguardanti la federazione e il prc rimando ad altri post.

  81. Bucharin77 Says:

    Non c’è che dire, Grassi è sempre in ritardo: “offensiva unitaria” verso Sel, ma Sel sarà fagocitata dalle Fabbriche di Niki. Quindi bisognerebbe dire: offensiva unitaria verso le Fabbriche di Niki! Una bella bicicletta Federazione-Fabbriche di Niki e siamo tutti contenti! Questa dovrebbe essere la proposta di Essere comunisti.
    Il resto del partito dovrebbe capire invece che abbiamo bisogno di una discussione vera, di prospettiva, e non di galleggiamenti fino alla prossima. Le spaccature verificatesi nell’ultimo CPN lo dimostrano.
    CONGRESSO SUBITO

  82. Anonimo 3 Says:

    Per curiositá, Bucharin, a cosa servirebbe un congresso subito?

  83. Falce e Martello Says:

    http://www.marxismo.net/content/view/3717/104/

    Caro Ramon sarà dura tenere uniti tutti. Da leggere l’articolo di bellotti.

  84. Alfredo G Says:

    Caro Bucharin77, per “discutere” bisognerebbe innanzi tutto ascoltare e capire le posizioni degli altri compagni.

    Claudio Grassi ha detto che bisogna lanciare un’offensiva unitaria a Sel PROPRIO perché Nichi Vendola ha intenzione di fagocitarli nelle sue “fabbriche”, e molti compagni che hanno aderito a quel movimento non sono disponibili: perché credono che sia necessario un soggetto politico a sinistra che sia realmente democratico e strutturato, e non una setta che segue plebiscitariamente il leader.

  85. Alfredo G Says:

    Caro Ramon, la tua risposta conferma il fatto che il Prc, e la Federazione della Sinistra, sono privi di programma politico di fase.

    Tu dici: «parlare di una europa dei popoli che ristabilisca un controllo pubblico sull’economia, parlare di una politica attiva di pace e per l’ONU contro la NATO e la riduzione dell’ONU a notaio degli USA, parlare delle ripubblicizzazione dei beni comuni e dei servizi essenziali, parlare dell’abolizione della precarietà, parlare dei diritti civili largamente voluti dal popolo e impediti dal bipolarismo, parlare dell’ambiente come risorsa esauribile e quasi esaurita, ecc ecc è avere idee chiare per un programma di fase.»

    Ma questo è solo un elenco dei nostri desideri (tutti condivisibili, per carità). Non facciamo altro che ripeterli e declamarli, coi risultati che vediamo. Il problema è: come realizziamo questi desideri? Con chi dobbiamo tessere alleanze che mutino il quadro politico nazionale? Su quali temi prioritari, con quali proposte concrete e con quali campagne possiamo veicolare queste alleanze? Quale progetto proponiamo per unificare le vertenze territoriali in un piano organico per il progresso del paese?

  86. Bucharin77 Says:

    Una risposta ad Anonimo 3.
    Io credo che noi abbiamo bisogno di un congresso per ragioni che non si esauriscono in quelle che presenta la contingenza politica attuale. Mi spiego: noi a Chianciano abbiamo effettuato una battaglia giusta e doverosa, ma del tutto insufficiente, perché ci siamo sostanzialmente scontrati sulla questione dell’esistenza del partito. E su null’altro: a Chianciano noi non abbiamo fatto nessuna discussione di contenuto, non abbiamo avanzato nessuna ipotesi analitica sull’evoluzione sociale e politica del paese nel contesto del capitalismo contemporaneo, non abbiamo fatto nessuna discussione sul programma da avanzare in questa fase, non abbiamo fatto nessuna discussione sulla tattica e sulla strategia più opportune etc. E aggiungo: non abbiamo fatto nessuna discussione sulla cultura politica del partito. Le ipotesi che sono state avanzate, alcune delle quali interessanti come quella del partito sociale, non hanno ricevuto quell’attenzione critica che forse avrebbero meritato.
    Questo sul piano più generale. Poi c’è un altro piano che non è stato affrontato a Chianciano: noi siamo un partito che si pensa e agisce a livello organizzativo come se avesse ancora il 5-6% e disponesse di canali d’accesso pubblici, di finanziamento etc., adeguati. Non è così, e bisogna cominciare a riconoscerlo, perché se no diventeremo politicamente nevrotici. Siamo un partito piccolo, di estrema sinistra, deliberatamente esclusi dal circo politico-mediatico, con grandi difficoltà organizzative etc. L’errore, che coltiva in particolare l’area grassiana, è pensare che da questa situazione si possa uscire con scorciatoie politicistiche. Non è così: da questa situazione si esce rifondando cultura e pratica politica del partito. Facendolo diventare quello che non è mai stato, un partito comunista all’altezza delle sfide che ci pone il capitalismo e perciò capace di divenire un punto di riferimento reale per i lavoratori.
    Si tratta di avviare un processo lungo e partecipato che non può non avere in un congresso finalmente libero da assilli politicistici immediati il suo momento più qualificante. Galleggiare fino alla prossima elezione non mi sembra, oltre che giusto, dignitoso.

  87. Bucharin77 Says:

    caro Alfredo G e questa rincorsa ai compagni di Sel che non vogliono essere fagocitati da Vendola mi spieghi che significato ha a livello politico ed elettorale, visto che è ultra-evidente che i consensi li porta Vendola? Grassi dice: separati non incidiamo, insieme arriviamo al 5-6% e possiamo incidere. Ma questo 3% di Sel chi lo porta? Gli ex vendoliani di Rifondazione? Andiamo, facciamo i seri: o l’accordo si fa con Vendola oppure non ha proprio nessun senso. Fatevene una ragione: Vendola pensa, giustamente dal canto suo, ad altro, alla leadership del centrosinistra, ma cosa gliene può importare di imbarcare nella sua scialuppa una manciata di ex-cossuttiani!

  88. Luca Marini Says:

    Intanto consiglio ai compagni che bazzicano il blog di ascoltarsi i vari interventi all’ultimo cpn che si possono ascoltare sul sito di radioradicale. Beh per l’opinone che mi son fatto, le analisi fatte e le prospettive indicate divergono assai. Ma un ulteriore punto che mi preoccupa sono le posizioni divergenti che i vari membri della segreteria manifestano. Sia sull’interpretazione del dato elettorale, sia sull’idea e l’efficacia della federazione, sia sulla visione riguardante il centrosinistra.

  89. Ciao Ramon,
    visto che facciamo la proposta di sbarazzarci del bipolarismo e tornare al proporzionale potremmo anche articolarla (ed eventualmente “blindarla” contro eventuali proclami di instabilità) a questo proposito volevo porti un paio di domande tecniche:
    1)quando si parla di legge proporzionale esattamente cosa si intende? Mi spiego: la legge elettorale vigente è proporzionale MA con dei correttivi e sbarramenti.
    Sarebbe sufficiente togliere questi per avere una legge di nostro gradimento e tagliare fuori il bipolarismo o bisognerebbe riscriverne una da zero?qual’ è la proposta di rifondazione?eventualmente da confrontare poi con Udc e altri, ma da dove partiamo noi?
    2)quando si dice si al modello tedesco, si pensa anche ad un ramo del parlamento che sia simile al Bundesrat, ovvero l’organo rappresentante dei Lander, che in Italia potrebbe tradursi come rappresentante delle regioni ma non solo. So già che i senatori sono eletti a base regionale ma alla fine senatori e deputati svolgono lo stesso lavoro all’interno del parlamento, non a caso il nostro è detto bicameralismo perfetto. Forse per questo però bisognerebbe modificare la costituzione.
    Proposte per far si che i 2rami del parlamento non siano cloni e svolgano lo stesso lavoro ma in qualche modo si differenzino come sarebbe vista?
    Mantenendo il bicameralismo invece, la proposta di sfalsare l’elezione di una delle 2 camere, in modo da avere conferme di metà mandato?

  90. Alfredo G Says:

    Caro Bucharin77, è curioso che i compagni che si proclamano più a sinistra e più comunisti di tutti finiscano spesso per ragionare in termini puramente elettoralistici.

    Il peso elettorale di SEL è dovuto in buona parte alla fiducia, all’impegno e alla militanza di cittadini e compagni in buona fede, che sperano davvero che qualcosa cambi a sinistra. E se, com’è molto probabile, SEL verrà sacrificata sull’altare delle ambizioni personali di Vendola, è necessario che ci sia qualcun altro a tenere alta la bandiera dell’unità a sinistra, o tutti questi cittadini e compagni se ne torneranno a casa.

    Bisogna avere chiara la situazione e il progetto strategico, che non consiste nel tirare la giacchetta a Vendola. E’ poi ovvio che l’interlocuzione DEVE passare anche tramite Vendola, visto che è riconosciuto da gran parte della sinistra come il proprio rappresentante legittimo. So che sarebbe bello scegliere gli interlocutori politici in base ai propri desideri, ma spesso questo non è possibile, e l’atteggiamento rancoroso e settario di Ramon Mantovani e di altri compagni non aiuta in alcun modo. La politica è anche questo.

  91. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    come sempre è stato nei nostri scambi hai risposto con contenuti e argomentazioni sensate . Su quanto hai scritto devo dire che non c’è
    un solo passaggio che io non condivida e mi rendo conto che questo
    strumento non facilita la focalizzazione (da parte mia) del “vulnus”.
    E’ difficile sintetizzare ed affidare al web il travaglio interiore generato
    da una condizione di “reclusione” intellettuale, civile,e di prospettiva.
    Forse ti do l’impressione di uno che per sciacquare la propria coscienza
    inventa percorsi di revisionismo storico.Se è così è solo colpa mia ma,
    credimi non è nelle mie intenzioni ne tantomeno nei miei propositi.
    Non posso essere più chiaro ne più esplicito perchè non credo alla libera
    espressione del e nel web. La triste drammatica prospettiva che appare,
    di un prossimo probabile futuro genera spesso delle sintesi che non solo
    non aiutano il confronto ma spesso violentano le intenzioni.
    Per quanto criptico confido nella tua intuizione.
    Un grande abbraccio

  92. cara anonimo, non farti ingannare da chi scrive post in internet. normalmente lo fa chi è in disaccordo. ma non è rappresentativo dei militanti di rifondazione. inoltre c’è la tendenza a sostituire il dibattito, l’ascolto, lo studio, il pensare, con un chiacchiericcio sui blog e sui siti internet. un gruppo di compagne e compagni che lavora sul territorio o in un luogo di lavoro, che condivide esperienze, che ragiona insieme, fa riunioni di lavoro e di approfondimento, assume orientamenti condivisi e soprattutto discute di cose concrete. tutto ciò è insostituibile e non può essere surrogato da discussioni anonime su internet. il che non toglie che possa forse essere utile leggere e scrivere sui blog cercando di approfondire temi generali e culturali. quelli che pensano che la militanza consista nello svegliarsi la mattina e nel postare una decina di commenti sui diversi siti per fare propaganda alla propria opinione non sono militanti.
    le organizzazioni sociali sono tanto disinteressate alle scelte politiche quanto la politica ufficiale lo è per i contenuti delle loro rivendicazioni.
    è proprio questo l’effetto nefasto di una politica separata dalla società. la separatezza è specularmente fatta propria anche da chi fa un ottimo lavoro sociale.
    ed è proprio questo che bisogna superare. con ostinazione e determinazione. senza scoraggiarsi e sapendo che ci vorranno anni.
    un abbraccio

  93. caro luca marini, a questi tuoi quesiti ho già risposto al tempo in cui fu avanzata la proposta. comunque sinteticamente:
    1) la proposta è giusta. se viene accettata sarà corredata da precisi accordi anche su ciò che consegue. le variabili sono infinite ed è inutile interrogarsi a vanvera su ognuna delle variabili.
    2) per esempio, tutte le previsioni che fai tu dipendono dalla indispensabilità o meno dei nostri voti per la vita del governo. se non c’è i problemi non si pongono nemmeno. se c’è si può, per esempio, dire che su certe cose i voti non ci sono e punto. e altre su cui si può dare un voto tecnico. ed altre su cui astenersi. ecc ecc. l’indispensabilità dei voti depone a favore del fare una legge elettorale al più presto e tornare al voto con il nuovo sistema.
    ma come vedi non è possibile che parlare su cose concrete e che si pongono realmente. porle in astratto significa perdere di vista l’obiettivo vero e reale che è partecipare ad una coalizione contro berlusconi, non entrare al governo e ottenere il proporzionale.
    un abbraccio

  94. bucharin bucharin, solo ora che abbiamo il tempo e la possibilità di realizzare certe cose decise a chianciano come il partito sociale, l’unità della sinistra anticapitalista, noi cosa dobbiamo fare secondo te? chiuderci per sei mesi a discutere fra mozioni diverse. ma è possibile che si possa dire una cosa del genere?
    mah!
    e poi il congresso del prc è previsto statutariamente per il 2011.
    quanto alle tue reiterate critiche a grassi ha ragione alfredo g. per fare critiche, che comunque sarebbe meglio rivolgere direttamente a chi si critica, bisogna smetterla di fare caricature delle posizioni altrui.
    ma forse a te piacerebbe che facessimo un bel congresso per dividerci sulla cultura politica e su ogni scelta, e dove si discuta come fai tu.
    ciao

  95. caro alfredo g, io ho infatti scritto che quelle sono idee per un programma non il programma. ma dopo le catastrofi degli anni scorsi, dopo l’idea nefasta di sinistra nuova (su nulla) e unita (su nulla), nella crisi e nella degenerazione della politica avere quelle idee è indispensabile. e comunque non sono desideri. sono questioni sulle quali ci sono lotte, conflitti, contrasti, e che influiscono sulla realtà. unire chi è d’accordo su queste cose, parlare e confrontarsi con pazienza e capacità di ascolto con chi è d’accordo su quelle cose ma non vuole unirsi, fare delle campagne di massa (come i referendum) serve proprio a costruire con pazienza un programma. a meno di pensare che il programma scaturisca da una riunione pensatoio di un po di dirigenti.
    ma credo che ci capiamo. forse. al netto del “rancoroso e settario”.
    un abbraccio

  96. caro leo, tornare al proporzionale significa che per noi andrebbe più che bene la vecchia legge elettorale proporzionale. è presumibile che altri propongano sbarramenti. il pci è sempre stato contrario a sbarramenti anche se aveva il 30 % dei voti. in quel caso bisogna trattare. già lo facemmo con forza italia in altra legislatura e contro lo sbarramento al 5 % noi proponemmo uno sbarramento di un milione di voti.
    ma ci sono mille modelli diversi di proporzionale. quello spagnolo, per esempio, senza resti nazionali produce il fatto che un partito regionale con un milione di voti prende 4 o 5 volte più deputati di un partito che prende un milione di voti spalmati su tutto il territorio dello stato.
    comunque per non farla lunga che queste sono cose molto tecniche, bisogna eliminare il maggioritario ed impedire che si costituiscano coalizioni prima del voto su programmi arlecchino con il solo scopo di battere l’avversario. l’attuale legge non è proporzionale per niente. è una legge maggioritaria e prevede per forza che si facciano coalizioni.
    il resto di cui hai scritto sono riforma costituzionali. per me potrebbe anche esserci una sola camera con trecento parlamentari e una legge senza sbarramenti. ma sono sogni.
    noi siamo sempre stati contrari a fare riforme costituzionali non fosse altro che perché toccare la costituzione con questi rapporti di forza non può che produrre cose mostruose. come le regioni che adesso si fanno statuti e leggi elettorali diverse e su misura.
    ciao

  97. caro giovanni, ti conosco credo abbastanza bene da capire benissimo le tue intenzioni. al punto di intuire anche ciò che non scrivi. ma devo pur rispondere a ciò che scrivi prendendolo alla lettera.
    un abbraccio

  98. prodottidellaterra Says:

    A proposito di doppie e triple verità.
    Ho appena visto, su Blob, Bianca Berlinguer ricordare a Ferrero il voto sulle missioni di guerra in Afghanistan. Ha risposto: “Un errore si fa una volta sola”. Un errore?
    A dire il vero ricordo bene la mistificazione della realtà operata nel 2006-2007. “La conferenza di pace”.
    Doppie e triple verità accomunano Sel e Prc: evviva l’unità delle “sinistre” (con l’Udc?).

  99. Bucharin77 Says:

    ammazza che bella concezione che hai dei Congressi caro Ramon, sei stato educato bene! Poi va bene, abbiamo elaborato tutto quello che ci serve, stiamo a posto. Ma molti non la pensano così. Basta vedere il condivisibilissimo articolo di Bruno Steri oggi su Liberazione (come vedi non sono un antigrassiano per partito preso). Secondo Steri avremmo un problema di “contenuti”! Finalmente, molti anche su questo blog lo dicono da più di un anno. Cavarsela con il partito sociale (che come idea, da associare alle altre, è assolutamente interessante) fa ridere. Il non voler affrontare i problemi ci porterà alla definitiva dissoluzione.

  100. caro bucharin, sei tu ad avere una curiosa concezione del congresso. siccome tu non sei d’accordo allora bisogna subito fare un congresso.
    chi non la pensa come te fa ridere e vuole dissolvere tutto.
    e come pensi di discutere in un congresso con chi fa ridere e vuole dissolvere tutto?
    ma mi faccia il piacere!

  101. Luca Marini Says:

    Mah Ramon a te sembrerà illusoria e peregrina l’ipotesi dei compagni che sentono l’esigenza di un congresso del PRC. Ma la richiesta c’è anche se minoritaria ma c’è. Se l’obbiezione è il rinchiudersi per litigare, beh l’obiezione è debole perchè altrettanto litigioso si prospetta il congresso della federazione. o no?

  102. giovanni Says:

    Obrigado Ramon,
    e si è giusto anzi doveroso rispondere alla lettera ,in special modo negli spazi cyber di un blog. Il fatto è che l’analisi di questo specifico nazionale
    è molto più avanti di quanto non sia la percezione e la discussione che ne
    consegue. Credo insomma che ci siano tutti i presupposti perchè si verifichi una sconfitta epocale non già della sinistra ma di tutto il paese e degli sforzi che fin qui si son fatti per aumentare la consapevolezza dell’essere della politica ancor più di quanto non sia già successo fin qui. Non credo di peccare di pessimismo se dico che tra poco la forchetta entro cui muovere le possibili scelte si ridurrà ancor più e spesso ho la sensazione che si discuta (anche in questo blog) del colore e della qualità di un sugo dimenticando che manca sia piatto che pietanza.
    E come avviene nel rinoceronte di ionesco la trasformazione nel cornuto pachiderma diventa l’unico sistema di chi non voglia farsi travolgere dalla
    massa ruvida e compatta del suo incedere minaccioso. Chi storce il naso ora per questa o quella alleanza dovrebbe pensare in primis alla necessità
    che si mantenga la possibilità reale di poterle ancora creare e modellare.
    UN pedone dell’aria ti abbraccia e ti ringrazia di cuore.

  103. caro luca, lo so che c’è quella richiesta. come c’è quella dell’unità comunista. quella dell’unità della sinistra come l’arcobaleno. quella del puro rilancio di rifondazione. quella di accelerare il congresso della federazione. quella del fare il congresso della federazione solo dopo quello del prc. e posso andare avanti a lungo.
    se si vuole distruggere quel poco che c’è basta che ognuno irrigidisca la propria richiesta ed opzione e che si faccia un congresso per vedere chi vince sulle macerie di tutti.
    se hai letto il documento del cpn vedrai che ci sono cose precise ed altre aperte a diverse possibilità.
    ma il problema è che se non si fa il partito sociale, non si riforma il partito affinché faccia davvero lavoro sociale, non si consolida ed allarga la federazione, la discussione congressuale sarebbe una discussione astratta fra opzioni astratte.
    a me pare semplice.
    ciao

  104. anch’io ti ringrazio di cuore giovanni.
    un abbraccio

  105. dinoluciasml Says:

    Caro Ramon, ho letto attentamente ( sul nostro giornale ) l’intervista fatta al compagno Maestri di Sinistra Critica e ne ho dedotto che le cose che ci accomunano sono più di quelle che ci dividono. Considerare che sia più importante discutere di ” perimetro che di contenitore ” lascia secondo me inalterata la volontà di ri- sperimentare un percorso comune, che è quello che ci stiamo prefiggendo come Partito . Va da sè che la costruzione del partito sociale dela messa in campo dei Referendum e delle molteplici lotte già avviate, non si possa fare a meno dell’asociativismo come del sindacalismo di base e della FIOM compresi tutti quei soggetti politici che si propongono il superamento del modello capitalista di questa società.Queste istanze, non slogan , si devono applicare sul territorio visti i problemi in cui versa LA SINISTRA tutta! Ramon scusami se mi sono permesso di invadere il tuo ” campo ” ma alle volte ; quando c’è vò c’è vò. Ultima cosa . il tuo intervento al Cpn non è stato pubblicato,assieme ad altri sej o sette, ? Un abbraccio.

  106. caro dino, non invadi nessun campo e puoi scrivere ciò che vuoi. sempre.
    ho letto con ritardo l’intervista a maestri (sono all’estero). condivido ciò che dici. ma piero insiste nel dire che la federazione è identitaria. il che è vero solo in parte anche a causa del fatto che sinistra critica non c’è.
    pazienza.
    mi sono dimenticato di mandare il sunto del mio intervento al cpn. ma comunque non c’era nulla di diverso dall’articolo qui sopra pubblicato.
    un abbraccio

  107. Daniele Says:

    Caro Ramon,

    Credo che in questo articolo di Davide Varì vi sia un fondo di verità. Mi piacerebbe sapere la tua opinione già che sei molto attento ( e anche esperto) alle questioni internazionali.

    http://www.glialtrionline.it/home/2010/04/21/lorologio-fermo-del-compagno-grassi/comment-page-1/#comment-343

    Saluti

  108. caro daniele, solo per non essere accusato di reticenza ti rispondo. ma sappi che trovo piuttosto discutibile che tu chieda a me di commentare sull’ennesimo articolo di insulti contro rifondazione. l’intento strumentale appare evidente.
    comunque. che a cuba ci siano violazioni dei diritti umani lo sanno anche i sassi. che il codice penale cubano sia tale da far accumulare condanne enormi per reati (discutibili in diversi casi e inaccettabili in altri) che in italia ogni democratico si batte affinché non siano previsti o siano tolti dal codice penale è evidente. che tutto ciò sia spiegabile ma non giustificabile è per me un fatto inconfutabile. spiegabile perché c’è una guerra contro cuba e non giustificabile perché per quanto si contestualizzi alcuni principi garantisti non possono essere subordinati ad alcuno stato di necessità e ragion di stato.
    per battersi per i diritti umani bisogna prima di tutto osservare un principio senza il quale si finisce senza dubbio con il giustificare, anche senza volerlo, quelle stesse violazioni dei diritti umani che si dice di voler combattere. il principio è quello di non usare due pesi e due misure.
    sembra banale ma non lo è affatto.
    orbene.
    se a cuba muore un detenuto in sciopero della fame si scatena una campagna mondiale, se ne occupa il parlamento europeo, si propongono sanzioni, i giornali italiani dedicano paginate e, dulcis in fundo, se ne fa una polemicuccia provinciale da quattro soldi come quella dell’articolo in questione, che non si fa nessun problema ad usare la morte del detenuto cubano per cogliere l’occasione di insultare, con una maldestra e volgare pseudoironia, rifondazione. come mai nulla di simile succede per i detenuti saharawi, kurdi, per i detenuti statunitensi che sono l’1% della popolazione. o per le vittime di governi considerati democratici come quello colombiano. come è possibile che in italia si faccia una campagna (non molti anni fa) con decine di enti locali mobilitati contro le violazioni della guerriglia delle farc e la strage di san josè de apartado e nessuno dei partecipanti alla campagna senta il bisogno di dire alcunché quando un generale dell’esercito colombiano confessa che la strage fu fatta dai militari allo scopo di attribuirla alla guerriglia? e posso continuare a lungo.
    ma io non faccio un macabro bilancio: a cuba uno e altrove migliaia. come sono sempre stato contrario a sanzioni economiche contro i paesi che violano i diritti umani. non fosse altro che perché colpiscono la popolazione civile, rinsaldano i rapporti tra governo e popolazione e finiscono per usare strumentalmente i diritti umani come un’arma in una guerra che ha ben altri fini.
    si, a cuba ci sono violazioni dei diritti umani. nasconderlo o tentare di negarlo è semplicemente un effetto collaterale voluto esattamente da chi conduce una vera e propria guerra contro cuba. è secondo me stupido. cuba non è un paradiso, e il gruppo dirigente cubano ha molti difetti. compreso quello di avere una concezione dello stato autoritaria. ma ha anche molti pregi. questa è una discussione vecchissima. ma ignorare che i problemi sui diritti umani a cuba siano usati strumentalmente e fare i sepolcri imbiancati tentando di dimostrare che cuba non è il paradiso e conseguentemente non ha nessun pregio è altrettanto stupido. o, per meglio dire, è conveniente. perché è conveniente sommarsi alle campagne contro cuba dimostrando di non essere quei comunisti trogloditi che pensano e dicono che cuba è aggredita.
    tu dici che sono esperto di politica estera. grazie per il complimento. allora ascolta il consiglio di un esperto. non usare mai un episodio o un problema di politica estera per fare polemiche di politica interna. oltre che provinciale è idiota. ricordati che basta essere contro una guerra perché decine di giornalisti idioti ti accusino di essere terrorista, alleato dei terroristi, seguace ammiratore ed alleato di saddam hussein piuttosto che di milosevic. basta che tu dica che cuba è aqgredita e che forse per avere le carte in regola per criticarla bisognerebbe almeno non aggredirla che ti accusano di essere fermo alla cortina di ferro e ti accusano di condividere qualsiasi cosa succede a cuba.
    ma come vedi quando un problema serio come la violazione di diritti umani o la stessa concezione dello stato diventa un espediente per fare polemiche e risse di bassa lega nel proprio cortile ciò che rimane è solo il rumore della rissa. mai rimane una sola idea su cosa fare veramente per battersi in difesa dei diritti umani dovunque.
    ciao

  109. Daniele Says:

    Caro Ramon,

    Il mio intento non era strumentale, ma piuttosto chiarificatore. Sono un elettore di SeL (non ci crederai ma non ho chissà quale astio per te e per il Prc), ma nonostante ciò non mi piace prendere per oro colato neanche ciò che arriva da organi stampa vicini alla mia parte. Quindi non essendo troppo esperto in materia, mi piaceva sapere il tuo punto di vista ( e se questo fosse diverso da quello di Grassi), su questioni delle quali so che ti occupi da tempo. Tutto qui. Ti ringrazio dunque per la tua risposta e disponibilità.

    Saluti.

  110. dinoluciasml Says:

    ah! come sono d’accordo con te, sai che non è piaggeria caro Ramon, sulle valutazioni che hai fatto a proposito dell’articolo scritto da Davide Vari. Non volendo fare nessuna polemica ( non lo merita ) dico solo che alcune persone che si ritengono più democratiche e più di sinistra di altri, farebbero bene a non ragionare solo con la protervia dell’ex . Che tradotto semplicisticamente equivarrebbe a dire , o la pensi come me o sei fuori dalla storia contemporanea, indi per cui i Comunisti non hanno più ragione politica di esistere! sic. Un abbraccio forte.

  111. caro daniele, prendo atto del tuo intento intellettualmente onesto. ma ti ripeto che la tua domanda sorge perché in italia c’è proprio il vizio provinciale di sollevare questioni internazionali con il solo intento di fare polemiche interne. io non ho peli sulla lingua e se hai la pazienza di leggere l’articolo precedente questo (sui kurdi) vedrai che non risparmio critiche a nessuno. nemmeno a liberazione.
    un abbraccio

  112. ciao dino, e grazie.

  113. Proprio perchè su Cuba non vale aasolutamente fingere, vale la pena soffermarsi un attimo. Il blocco, voluto e pianificato dall’amministrazione statunitense è nella pratica una risoluzione di tipo militare nei confronti della sovarnità cubana.Cuba va difesa non tanto per la mitologia che essa rappresenta, ma và difesa perchè è la pietra di fondamento delle odierne realtà latino-americane, di tutta la domanda di emancipazione che arriva da quel continente.In altri tempi Cuba ha dimostrato,e dimostra, come sia possibile raggiungere uguaglianza sociale ,progresso scientifico,cure alle persone ,accesso alla cultura per tutti,assenza di discriminazioni, fuori dal capitalismo.Sui diritti civili,sui quali la stampa locale e internazionale monta campagne scandalose:ma Bolzaneto cosa è stata?E Aldovrandi e Cucchi non sono forse esecuzioni capitali?Qual’è dunque il punto di discrimine tra uno stato di diritto e uno stato autoritario?
    Anch’io sono militante e votante di SeL, ma su Cuba proprio non transigo.

  114. a onor del vero, caro f p, uno stato di diritto non può prevedere che una opinione divenga un reato, anche se espressa pubblicamente e coincidente con quella del nemico. e non serve a nulla citare altre violazioni dello stato di diritto in italia. questo non fa cambiare la natura autoritaria della stessa concezione dello stato cubano. anche se essendo cuba aggredita economicamente e militarmente (gli usa sono stati più volte condannati in sede onu perché il blocco economico per giunta applicato a paesi terzi con rappresaglie commerciali di ogni tipo è considerato un atto aggressivo analogo ad una azione militare) si spiega (ma secondo me non si giustifica) la permanenza di certe leggi repressive.
    ma già che ci siamo voglio fare un esempio di cui sono testimone.
    fino al 99 e dopo l’apertura al turismo di massa nelle zone frequentate dai turisti si riversarono migliaia di ragazze da tutta l’isola per esercitare la prostituzione. a cuba non esiste la prostituzione per necessità. erano tutte laureate o diplomate ed avevano tutte un lavoro regolare. potendo spostarsi liberamente per l’isola lo facevano e si prostituivano.
    cuba fu accusata di sfruttare la prostituzione e ci fu una campagna internazionale.
    io incontrai in quel periodo numerosi dirigenti cubani e uno mi disse che si apprestavano a prendere provvedimenti. mi disse: “queste ragazze possono andare dove vogliono e lo stato non può impedire che loro vadano in una discoteca o in un bar e poi vadano a letto con un turista. dovremo impedire loro di viaggiare liberamente. e allora ci sarà un’altra campagna contro di noi per aver violato il diritto umano a spostarsi liberamente. qualsiasi cosa facciamo siamo sempre accusati di violare i diritti umani.” lo hanno fatto e la prostituzione si è ridotta notevolmente. non del tutto perché permane quella locale delle zone frequentate da turisti. ma è arrivata puntualmente la campagna del ” a cuba la gente non può spostarsi da una provincia all’altra liberamente “.
    se non ci fosse stata una campagna internazionale per descrivere cuba come una meta del turismo sessuale e lo stato cubano come un macrò io sarei stato contrario alla decisione drastica di dare il foglio di via a chi è presente in zone turistiche senza abitarci o averci un lavoro legale. certamente dal punto di vista del diritto non ho dubbi. ma credo che la aggressione massmediatica ed istituzionale del cosiddetto occidente di merda spieghi e in questo caso giustifichi una decisione autoritaria di questo tipo.
    sfido i sepolcri imbiancati sempre pronti a criticare cuba a dire la propria opinione in merito.
    comunque grazie per il commento
    ciao

  115. lucaocchionero Says:

    Compagno Ramon, non so se sia il caso di parlare di “alleanze” sin d’ora. Bisogna rinforzare le strutture del partito sociale, bisogna muoversi in varie direzioni ed in varie battaglie. Nelle lotte bisogna sì cercarsi degli alleati: non politici vecchi, furbi e spesso democristiani, ma giovani che si ribellano allo stato di cose esistenti anche se non vogliono iscriversi al partito. E’ necessario avere dialogo ed umiltà e cercare di fare sentire tutti a casa nel processo della federazione. Ammetto di avere commesso un errore: di avere sottolineato il valore negativo(oggettivamente) che porta il “berlusconismo” ma ancora di più, consentimelo, il nero cuore “politico” della lega nord. Santoro una settimana fa ha svelato una grande verità: il berlusconismo è sostanzialmente morto, vive solo nella eversione dei ceti dirigenti di questo Paese convinti di ammazzare di fame i lavoratori, di rubare futuro ai loro figli purchè riescano a vivere nel lusso garantito dalla evasione fiscale e dai legami con la criminalità organizzata. Ma il cuore nero di questa destra risiede nel Veneto, nell’entroterra della Lombrardia: è quella cultura dell’esclusione e della sopraffazione contro chi sta peggio che forse ormai ha superato perfino il razzismo. Capisco lo sconcerto del giornalista Sandro Ruotolo. E’ stato il mio stesso sconcerto nel vedere delle donne scagliarsi come belve verso le donne immigrate. Ho visto bagliori di eversione, di un degrado che non può non condurre verso un baratro della civiltà che chissà quanto abbiamo vicino. Se la sinistra non dialoga, non discute per sconfiggere quella cultura “nera” non toglieremo il baratro sotto i nostri piedi. Davanti a tutto ciò, considerata la fase eccezionale storica che stiamo vivendo, è chiaro che diventa difficile fare gli schizzinosi. Ma si stia attenti che le mosse sbagliate non possono che rinforzare quelle belve; per questo prima di parlare di alleanze tra partiti e di sfiorare così il “politicismo” sarebbe il caso che si parlasse di “politica”, riscoprendo i territori, cercando di stare dentro tutte le vertenze di lavoro che si stanno moltiplicando nelle nostre realtà industriali e dei servizi. Apriamo, senza paura, il dialogo con le “sinistre” che tali si definiscono(mi pare che il PD vada verso una strada diversa). E’ importante individuare un percorso di discussione ed un programma comune che prospetti un progetto di società alternativo a quello delle madri “belve” che votano la Lega. Credo che sia questa la sfida più importante.

  116. un comunista del PRC Says:

    Intanto anche PdCI-TV chiude dopo LaRinascita adesso chiude un altro strumento di comunicazione che pure noi del PRc abbiamo apprezzato e di cui abbiamo usufruito, mi spiace ramon che tu non veda non ti accorga che lentamente e direi inesorabilmente si chiuduno gli spazi per noi, ridoti oramai al lumicino nelle varie tornate elettorali, con organizzazioni talmente deboli da non essere in grado di organizzare una nuova spinta ne comunista ne di sinistra faceva orrore ieri il corteo dei fascisti in ricordo dei “CAMERATI” morti oramai dilaga il fascismo e il nazismo e noi proponiamo come risposta alle nostre difficoltà la Federazione, come somma di storie… ci vuole ben altro e mi spiace vedo oramai solo il buio. Nonostante che avremo in futuro un restringimento degli spazi di democrazia di welfare e salari che la U.E. si accinge a varare il capitalismo europeo stringerà ancora di più sul patto di stabilità chiederà ancor di più tagli al sociale. Forse solo allora quando le nostre condizioni materiali assomiglierano a quelle di tanti paesi concorrenti che una volta vremmo definito del terzo mondo forse solo allora avremo una reazione degna…oppure si riapriranno i campi di concentramente io vedo forse più questo di scenario e non ha caso qualcuno scriveva del ripetrsi della storia ma io penso solo come tragedia si ripeta.

  117. caro lucaocchionero. sono d’accordo con te. ma la situazione è più complessa. pensa solo al fatto che cota ha bloccato la costruzione di diversi centri commerciali autorizzati dal centrosinistra dicendo che avrebbero distrutto il tessuto sociale di diversi paesi costringendo i piccoli negozi a chiudere. è ciò che abbiamo detto noi per molti anni. in ogni caso il lavoro sociale, il territorio ed ogni lotta necessitano anche di una proposta politica per ridare al voto la possibilità di esprimere rappresentanze coerenti con i nostri valori e contenuti.
    un abbraccio

  118. caro comunista del prc, i comunisti non dovrebbero temere le difficoltà e tanto meno lamentarsi che la realtà non è quella che si vorrebbe. senza lavoro sociale, senza partecipazione attiva alle lotte, senza dismettere l’istituzionalismo, senza costruire sempre l’unità possibile, non c’è nulla da fare. l’immagine e la credibilità dei comunisti è negativa e molto bassa. non si tratta di rinunciare opportunisticamente a una identità nella speranza (vana) che questo risolva i problemi. ma non si tratta nemmeno di esibirla nella speranza (altrettanto vana) che magicamente si possa riconquistare quella credibilità che non c’è. bisogna ostinatamente tornare a riempire di contenuti e di buone pratiche sociali l’identità comunista. e questo richiede tempo, pazienza, volontà e determinazione.
    ciao

  119. Bucharin77 Says:

    La Grecia è sola, la classe lavoratrice greca è sola.
    Non so se il Manifesto – che spesso in passato lo ha utilizzato per farsene penna da pavone – ha richiamato quel suo titolo fortunato per descrivere quello che sta accadendo ai greci. Allora Praga, i lavoratori cechi, furono lasciati soli dal movimento comunista internazionale. I carri armati di uno stalinismo morente spezzarono in culla l’elaborazione di un’altra linea politica.
    Oggi il grande capitale internazionale ha pianificato la morte civile ed economica di un intero paese. E ciò accade in un desolante silenzio politico di tutte le organizzazioni sindacali e partitiche del fu movimento operaio continentale. Non vedo manifestazioni né cenni di concreta solidarietà – a parte qualche squallido comunicato stampa – verso chi sta subendo oggi quello che domani toccherà ai portoghesi e dopodomani agli irlandesi.
    Il capitale vive una profonda crisi di redditività, da più di trent’anni, e utilizza tutti i metodi possibili per uscirne. Compresa la rapina alla luce del sole dei redditi reali dei lavoratori dei paesi più “deboli”.
    Basta leggere la prima trimestrale 2010 delle grandi banche di investimento per capirlo, per capire che il capitale oggi fa pagare alla Grecia l’impossibilità di valorizzare la enorme massa monetaria circolante con i mezzi fino a poco tempo fa disponibili. Questi mezzi si sono esauriti, perché la loro bolla è scoppiata. Occorre trovarne altri. Del resto, è una costante: dalla crisi messicana del debito del 1982, periodicamente vengono organizzate ricche uscite di caccia.
    Se ci fosse un gruppo dirigente con un grano di intelligenza e dignità avrebbe capito subito che questa è una battaglia cruciale. Se passano in Grecia, sarà più facile passare domani in Italia. Ma questo gruppo dirigente, come sappiamo, è interessato ad altro, a parlare di alleanze e fare “offensive unitarie”. Non capisce come agisce il capitale oggi, non lo studia e non cerca di prevederne le mosse.
    Qualcuno sorride quando si cita la proposta della quinta internazionale. Qualcun altro, come te Ramon, dice che l’internazionale c’è già ed è rappresentata dal Forum sociale mondiale. Purtroppo non è così: se non c’è una iniziativa internazionale coordinata di sostegno ai lavoratori greci è anche perché non c’è l’internazionale. Sono gli interessi del proletariato mondiale ad essere colpiti indirettamente in Grecia. E questi interessi oggi sono del tutto indifesi.

  120. caro bucharin, come al solito tu sai tutto e gli altri sono o stupidi o opportunisti. io condivido gran parte delle cose che dici. ma siccome faccio parte del gruppo dirigente dedito solo a cretinate questa condivisione non vale nulla. perché se condivido che esiste un isolamento dei lavoratori greci e della grecia devo condividere anche il resto. e se dico, come chavez o morales o correa, che il movimento nato a seattle e porto alegre è stato la cosa più anticapitalista che si sia vista sul pianeta negli ultimi 20 anni, vuol dire che sono contro la quinta internazionale. che invece mi auguro nasca e cresca. e sulla quale totalmente d’accordo con ciò che ha scritto fabio amato sulla rivista del partito. l’ultima direzione del partito è stata dedicata ad una discussione sull’azione da mettere in campo contro la crisi. ma siccome non ci sono elezioni non è nel mirino di mille polemiche. si è parlato di grecia, della centralità del referendum sull’acqua, della necessità di unificare le lotte, che pur ci sono. ma siccome queste cose non entusiasmano e non accendono le polemiche sulle liste o sulle alleanze non c’è il solito tourbillon di anatemi, di scomuniche, di proclami rivoluzionari. insomma, non c’è la solita rissa virtuale su facebook o sui blog.
    ciao

  121. Anonimo 3 Says:

    Ciao Mantovani,
    concordo praticamente in toto con quanto hai scritto su Cuba e sulle strumetalizzazioni dei media, solo vorrei domandarti cosa intendi con “a cuba non esiste la prostituzione per necessità”. Premetto (mi scoccia un po’ dover sempre premettere, ma mi rendo conto che é facile essere fraintesi), che non conoscendo di persona, né per conoscenze personali, la situazione cubana, non ho alternative se non quelle che mi offrono le tv, i giornali o il web, ma credo che la prostituzione non sia quasi mai un giochetto piacevole e quindi non capisco. Mi spiego meglio. Se é cosí diffusa, un motivo deve pur esserci ed ho visto interviste non a ragazze giovani e un po’ incoscienti che magari desiderano un vestitino all’ultima moda, ma a donne anche di cultura (insegnanti, se ricordo bene e ricercatrici universitarie) che parlavano della difficoltá di tirare avanti mantenendo i figli.

    Secondo quesito che non c’entra niente, ma che mi gira in testa da un po’, forse proprio vedendo il disastro della Grecia.

    Noi, giustamente ed appoggio in pieno, ci battiamo per l’acqua pubblica, la scuola, la sanitá, il welfare ecc., ma ho l’impressione che stiamo lottando contro i mulini a vento, perché affrontiamo questi problemi dal lato sbagliato, in quanto non sono semplici politiche nazionali, ma dipendono da direttive europee, che temo siano pressocché ineludibili. Cioé, se anche vincessimo i vari referendum a livello nazionale, in che posizione ci troveremmo rispetto all’unione europea? I nostri governi hanno firmato vari trattati, compreso quello di Lisbona ed hanno approvato direttive tipo la Bolkestein, come potremmo uscirne da soli?

    Per Bucharin
    Secondo me e magari dico una stupidaggine, la fai troppo facile. Come credi che potrebbe un gruppo dirigente intelligente organizzare dall’oggi al domani, nella situazione disastrata in cui é quasi tutta la sinistra europea, un’iniziativa internazionale, senza prima rafforzarsi al suo interno?
    Se non riesci a coinvolgere la gente, ti ritrovi con delle iniziative fallite fra le mani e che te ne fai?

  122. un comunista del PRC Says:

    Caro Ramon non mi lamento e non mi lascio andare ma vedo che anche un intellettuale come Noam Chomsky in pratica afferma le medesime cose, ci avviamo rapidamente verso tempi bui per la storia, che l’umanità a già conosciuto questo volevo segnalare e appunto le risposte che noi forniamo sono deludenti non all’altezza. Magari con un analisi sui mali prodotti dal capitalismo corretta ma poi l’azione politica non è adeguata non è all’altezza è direi persino sbagliata questo semplicemente volevo descrivere.

  123. ciao anonimo 3, rispondo volentieri.
    1) non so tu ma io sono d’accordo sia con il movimento delle prostitute italiano ed europeo che hanno sempre fatto la distinzione fra prostituzione di necessità e prostituzione di scelta, sia con l’esperienza descritta più volte nell’ambito della otra campana (manca la tilde su questa tastiera) zapatista del movimento delle lavoratrici e lavoratori sessuali. per necessità si intende per tutti i motivi che non configurino una libera scelta oltre, ovviamente, alla costrizione e sfruttamento. manco da cuba da molti anni, ma ai tempi di cui ho parlato era assodato che la prostituzione fosse una scelta consapevole da parte della stragrandissima maggioranza di chi la praticava. che a cuba ci siano difficoltà a tirare avanti è vero. ma non esiste denutrizione, mancanza di sanità ed istruzione. il doppio mercato, le zone del turismo di massa, la disponibilità di prodotti non accessibili alla popolazione ai possessori di dollari, crea la condizione perché, per scelta, ci sia chi decide di procurarsi i dollari prostituendosi. io sono contrario a reprimere le prostitute e i prostituti e sono favorevole alla repressione durissima contro gli sfruttatori della prostituzione e contro la pedofilia. ciò che ho detto nel commento che ha originato questa tua domanda è che, appunto, le campagne orchestrate dagli USA e dai loro innumerevole servi, avevano l’obiettivo di dimostrare che il governo cubano favoriva la prostituzione per trarne il beneficio della circolazione dei dollari e un incremento del turismo sessuale.
    spero di essermi spiegato.
    2) le direttive europee non sono ineludibili. si possono e si devono mettere in discussione. quello che manca è la forza per farlo sia a livello nazionale sia a livello europeo. e uno dei motivi fondamentali è che manca la consapevolezza dell’origine dei problemi. e il disinteresse della stampa e della politica ufficiale per l’origine dei problemi (che vengono ignorati di proposito) è causa fondamentale della mancanza di disinteresse. se ormai in italia è permesso dirsi di sinistra e contemporaneamente essere a favore della bolkenstain, a favore del trattato di lisbona, a favore della liberalizzazione del commercio in sede wto, a favore della totale autonomia della banca centrale europea e di quelle nazionali dal potere politico, a favore delle scelte del fondo monetario internazionale, a favore dell’OCSE, a favore del G8, è il segno che la devastazione culturale e l’egemonia del capitale sono enormi. per questo è necessario che tutti coloro che sono consapevoli (comunisti, socialisti di sinistra, ambientalisti ecc) della necessità di essere anticapitalisti devono unirsi in italia e in europa. ogni unità che non preveda questo è egemonizzata dall’ideologia dominante (per quanto mascherata da nuovo sia). non è impossibile riuscirci. e bisogna provarci.
    un abbraccio

  124. caro comunista del prc, che in europa non si sia all’altezza a me sembra evidente. resta da vedere se le scelte che si fanno siano una strada per costruire la forza e il programma politico all’altezza o siano parte del problema. su questo abbiamo una divergenza di fondo. ed è inutile riproporla continuamente condita con salse diverse.
    ciao

  125. Anonimo 3 Says:

    Ho lasciato l’Italia perché non riuscivo piú a sopportare le ipocrisie culturali di cui ci ammantiamo. Non ho prevenzioni contro chi si prostituisce, per lo piú penso che siano scelte personali che non mi riguardano e che, semmai, siano piú chiare ed oneste che vendersi per un posto da ministro, da cui tuonare contro le persone che lo fanno per strada. Peró non sono cosí sicura che sia una scelta libera, non per la maggioranza almeno, come non credo lo sia quella di fare il minatore o altri lavori usuranti. Lo sai che qui esiste un servizio sociale per i disabili? Con il giusto rimborso statale e comprensivo del tempo per bere qualcosa in compagnia, chiacchierare un po’, creare un’atmosfera amicale. A volte mi pare un altro mondo, anche se é ancora anni luce da quello che vorrei ed é davvero grave che si stia tornando indietro grazie all’avanzata delle destre, europee o razziste che siano e piú ancora per quella sinistra (?) che non so con quale coraggio si definisca tale.

    Le direttive europee sono senz’altro da mettere in discussione, quello su cui ho dubbi é che si possa farlo da soli, intendo a livello nazionale, senza subire ritorsioni e/o ricatti economici che ci porterebbero a disastri tipo quello greco. Quasi tutti gli stati europei hanno un forte debito pubblico ed interagiscono con un sistema lobbistico e la politica ne é praticamente asservita, sará un caso che si parli – oltre che di Grecia – di Spagna e Portogallo e non, che ne so, di Romania, Lettonia, Polonia, che hanno un pil da terzo mondo? In altre parole, che alleanze si stanno costruendo in Europa per scalzare queste direttive ultraliberiste?
    E’ questo che mi domando.

    Buona giornata.

  126. dinoluciasml Says:

    Cara Anonimo 3, hai ragione da vendere sul discorso inerente alla prostituzione. Non penso solo in Italia esiste un modello di prostituzione per diventare” qualcuno che conta “, mi vengono, a caso, in mente paesi dell’est europeo , come tanti paesi occidentali . L’ Italia ha però una dipendenza mediatica che avvalora la scelta di tante donne a prestarsi come ” oggetto “, veline letterine e quantaltro. Le conseguenze sono quelle da te dette, per fortuna non tutte si danno alla politica, il quadro rimane tuttavia angosciante! Sul decadimento culturale ( generale ), la cosa non c’entrerà gran che ma dopo 30 anni ho dovuto chiudere il mio negozio di dischi il” mitico Disco Club “( scusa la vanità ), questo perchè la musica non è considerata ” cultura ” con la C maiuscola e con costi troppo elevati. Scusa la digressione ma avendo letto che sei andata via dall,Italia per le ipocrisie culturali ( ovviamente di altra natura ), me ne dispiaccio , io comunque rimango in Italia a far politica e a lottare quotidianamente. A proposito ( per mia curiosità ) in che paese sei andata? Un abbraccio

  127. Bucharin77 Says:

    Caro Ramon, mi sbaglierò, ma io penso che non sfruttiamo tutte le occasioni che ci capitano (e poi ci lamentiamo dicendo che non abbiamo spazio politico). Ma ti pare normale che di fronte a quello che sta accadendo in Grecia il PRC non sia in grado di organizzare una manifestazione pubblica di solidarietà? Per come conosco questo partito penso che sarebbe una iniziativa assolutamente ben accolta dal corpo militante. E poiché una iniziativa del genere da sola nessuna piccola organizzazione di estrema sinistra riesce a organizzarla, sono sicuro che se la mettessimo in piedi verrebbe molta altra gente non direttamente legata al partito. Mi spieghi chi se non noi può lavorare su questo tema avendo un minimo di riscontro di massa? Se molti comunisti assumono un atteggiamento irritato verso il partito è perché vorremmo che fosse all’altezza, non perché si trova gusto a criticare.
    E visto che non critico a prescindere, ti dico che trovo assolutamente corrette le posizioni che sono state assunte ultimamente, nella persona di di Fabio Amato, su quinta internazionale etc. Poi certo si tratta di capire che iniziativa si mette in piedi per dare corpo a queste posizioni.

  128. Anonimo 3 Says:

    Per dinoluciasml

    La politica e la lotta quotidiana si fanno anche qui (Olanda), dove almeno non mi sveglio giá imbufalita. E’una questione caratteriale e forse anche di fortuna, se te la prendi troppo ti ritrovi costantemente coinvolta e ad un certo punto non ce la fai piú. Potrei raccontare episodi che a me fanno rizzare i capelli in testa e che per gli altri erano poco piú che banalitá, della serie “se capitano ad un palmo da me… “. Beh, io non so che farci, non sono capace a farmi i casi miei in quel senso, ma ad un certo punto bisogna pensare anche alla salute, no? Qui va decisamente meglio ed anche la lingua aiuta, essendo pressoché impossibile impararla bene da adulti, ti eviti di sentire una marea di cavolate.
    Ciao.

  129. federico Says:

    scusa ramon, ma io continuo sul solito tema di “costume politico interno”.
    Ho cominciato a leggere con qualche felicità l’articolo che riguarda ferrero che torna a lavorare in regione piemonte e pubblicato in testa al sito di rifondazione:
    http://home.rifondazione.it/xisttest/content/view/7520/314/

    Mi dicevo: finalmente un segnale di cambiamento dopo l’epoca salottiera dei bertinotti (non lo dico per offendere ma perché è un dato di fatto ed è anche uno dei motivi principali, ti sembrerà strano ma è così, della scomparsa elettorale di rifonda).
    Poi però alla fine si legge: “Ma quando sarà costituito il gruppo della Federazione della Sinistra in consiglio regionale, chiederà di esservi distaccato. Il lavoro però, ammette, gli serve «per evitare di perdere il posto».”
    Ecco, legittimo essere distaccato al gruppo e anche tornare al lavoro per non perderlo.
    Però allora, si eviti di dare enfasi a un comportamento che non ha niente di particolramente “nobile” visto che serve sostanzialmente a non perdere il posto. Un buon posto, dato che si tratta di Regione.
    Queste sono esattamente le cose con cui qualcuno pensa evidentemente di dimostrarsi diverso e migliore degli altri e viene invece percepito come ne più ne meno che parte della casta.
    Continuo a credere che ai piani alti questi concetti sfuggano completamente….

  130. Lucia Says:

    Ho letto l’articolo di Oliviero Diliberto di ieri, caro Ramon, ma come possiamo pensare di andare avanti così, lui ripropone il centrosinistra certamente pieno di contenuti ma insomma non mi pare molto diverso da quello che propone Vendola e che in sostanza era l’accordo del 2006 insomma il rischio di ripetere i medesimi errori è evidente come se non imparassimo nulla dalle storie passate è questa la FDS ognuno dice la sua? mi pare ancora complicata la strada dell’unità anche tra comunisti.
    saluti cari

  131. antonio insalato Says:

    L’enfasi con cui in ogni dove,facebook compreso,e’stata presentata la scelta del portavoce della federazione ,nonche’ segretario del prc, Paolo Ferrero di tornare a lavorare,e’ perlomeno discutibile.
    Tornato alla regione Piemonte e in attesa di essere distaccato al gruppo regionale della Federazione della Sinistra.
    Una scelta utile a Ferrero per potere mantenere il posto di lavoro.
    Mi ricorda un po’ la scelta di Cofferati ,quando finito l’incarico di segretario generale della cgil,dichiaro’ in pompa magna,il suo ritorno alla Pirelli ,al vecchio lavoro di tempista.
    Forse c’e’ rimasto qualche ora.
    Ma che sia stato Cofferatia compiere una scelta del genere ,con grande sottolineatura dei media,ci sta’ma che Ferrero e tanti compagni e compagne facciano la stessa operazione di immagine e basta,peraltro subito scoperta dalla Stampa ,giornale, di Torino,la dice lunga sulle difficolta’ sempre piu’ crescenti della Federazione e di un segretario,che alla elezioni tregionali scorse in Campania, ha ottenuto un risultato ridicolo,dal quale avrebbe dovuto trarre conclusioni diverse
    un abbraccio
    antonio

  132. Bucharin77 Says:

    riproporre il centrosinistra anche dopo quello che sta accadendo in Grecia, per favore ponete fine a questa farsa!!!!!
    ma insomma i togliattiani non imparano neanche dai loro partiti fratelli? Ma stanno capendo quello che sta facendo il KKE?

  133. cara anonimo 3 (e caro dino), sono d’accordo con te. nessun lavoro usurante e poco gratificante in una società di mercato è una scelta libera. le prestazioni sessuali non fanno differenza. ma, come fanno il movimento delle prostitute in italia e quello delle lavoratrici sessuali e dei lavoratori sessuali in messico, bisogna combattere anche contro l’ipocrisia dei benpensanti (e non ci sono solo quelli ispirati da principi religiosi) che dicono e pensano che fare la badante (compresi i compiti di pulizia relativi all’igiene personale dei non autosufficienti) sia un lavoro meritorio e onorevole (e lo è benché sottopagato) mentre fornire prestazioni sessuali sarebbe un lavoro sporco, disonorevole e degradante. sulla libertà o meno della scelta di farlo vale semplicemente l’opinione di chi lo fa. a cuba come in qualsiasi altro luogo. considerare la sfera sessuale come una cosa diversa dalle altre e tendenzialmente “sporca” è tipico di chi in fin dei conti crede (anche inconsapevolmente) che tutto ciò che esorbita dal sesso come mera attività riproduttiva nell’ambito della famiglia sia disdicevole. salvo, ovviamente, applicare la ipocrita regola del “si fa ma non si dice”. la concezione del corpo delle donne come merce da usare in operazioni di potere e la reiterazione dei più biechi luoghi comuni e dell’immaginario di stampo maschilista da conto della miseria culturale e del maschilismo di chi compara e/o usa prestazioni sessuali comunque mascherate ma non incide sulla rispettabilità di chi le vende. questa è la mia opinione.
    sull’europa, cara anonimo 3, sono d’accordo con te. del resto sono i temi che si sono discussi in direzione del prc e che fabio amato ha oggi ben chiarito in un ottimo editoriale su liberazione (lo potrai leggere a partire dalle ore 20 sulla versione del quotidiano in edicola).
    è da anni che noi, soprattutto noi, sosteniamo che le forze comuniste e di sinistra devono trovare il modo, oltre che di discutere fra loro e rappresentare le proprie posizioni nel parlamento europeo, di organizzare campagne e mobilitazioni di livello europeo.
    un abbraccio

  134. Bucharin77 Says:

    qualcosa finalmente si muove in termini di solidarietà con la Grecia, sindacati di base etc. Si esce lentamente dal letargo. Ma mi rivolgo direttamente a te Ramon: il 5 giugno è troppo tardi, questa è una cosa che va organizzata e indetta subito, non si può più attendere. Le strutture del partito e della Federazione vanno mobilitate subito. E se a Roma non si può fare, facciamo questa manifestazione ovunque, a Napoli, Firenze, Rosarno o Bari

  135. caro bucharin, chissà perché se siamo d’accordo devono sempre esserci distinguo. le posizioni di fabio amato sono quelle del partito. e sono tali per cui tutto si deve fare per realizzarle. tutto il possibile. nell’ultima direzione è stato detto che sono una delle più importanti priorità. perché ci devono essere dubbi su cosa si mette in campo per realizzarle?
    quanto alla grecia, ancora una volta siamo d’accordo. l’editoriale di oggi di amato rivendica le azioni simboliche del kke e le ha riprodotte in diverse città italiane e chiede uno sciopero in italia in solidarietà con i lavoratori greci e sulle stesse loro posizioni.
    ciao

  136. caro federico, sappiamo entrambi la divergenza che abbiamo. perché abbiamo scritto a lungo sul tema. sia tu che io. se tu pensi che si possa essere segretario di un partito nazionale e non potersi muovere dal proprio posto di lavoro pensi una cosa irrealizzabile. il perché, secondo me, lo capisce chiunque. ogni idea deve essere sottoposta al vaglio della realizzabilità. altrimenti sulla carta o su internet tutto è possibile. e si discute solo in astratto.
    ciao

  137. cara lucia, evidentemente ti riferisci all’intervista fatta a diliberto sull’unità. una intervista di poche frasi e il cui titolo “bersani ha ragione ripartiamo dai contenuti così rinasce il centrosinistra” (virgolettato nel titolo) è una, chiamiamola così, sintesi che non rispecchia il contenuto delle affermazioni di diliberto. il quale dice di apprezzare (e sono d’accordo anch’io) la scelta di bersani di porre la questione dell’unità dell’opposizione al governo berlusconi. e poi dice che in un “centrosinistra allargato” è sbagliato includere fini, anche allo scopo di non fare danni alla sua battaglia nel centrodestra (altra cosa che condivido). e poi parla di unità a cerchi concentrici il primo dei quali è quello sulla base dei valori costituzionali (è la nostra proposta sull’accordo democratico per cambiare la legge elettorale).
    non c’è, nell’intervista, traccia della frase riportata nel titolo fra virgolette.
    se ci fosse stata avrei detto che non sono d’accordo per niente. che è l’opposto di quello che c’è scritto nel manifesto della federazione della sinistra. ma non è così.
    perché, dunque, fare tempeste in bicchieri d’acqua e discutere di cose che non esistono?
    perché si prende un’intervista di poche righe sull’unità con un titolo (i titoli li fa la redazione ed anche a me è capitato di rilasciare interviste il cui titolo era poi completamente inventato) come se fosse un documento politico o almeno un impegnato editoriale?
    il pdci ha votato nel suo ultimo congresso tesi che dicevano esplicitamente che andava rifatto il centrosinistra. è certo che sul tema ci sono differenze politiche e culturali (che sarebbe meglio non ci fossero ma che ci sono) fra il prc e il pdci. ma è anche certo che la federazione ha un documento fondativo nel quale c’è scritto “indipendenza dal centrosinistra”.
    se il pdci proponesse di rifare il centrosinistra penso, ma è una mia opinione, che qualsiasi unità verrebbe compromessa immediatamente.
    ed infatti non lo fa.
    quando qualcuno proporrà seriamente di fare di nuovo il centrosinistra io sarò il primo a dire di no. ma discuterne sulla base di suggestioni e di pregiudizi è politicamente privo di senso.
    mesi fa ho scritto un articolo (linke linke delle mie brame…) dove ho dimostrato come si può con un titolo “usare” una notizia a favore di una tesi propria senza avere nessun rapporto con la realtà.
    ma quando certi militanti di sinistra impareranno a discutere seriamente sulla base di fatti e documenti e non sull’ultima agenzia stampa o sull’ultimo titolo di giornale?
    ciao

  138. egregio antonio insalato, ciò che dici, oltre che inutilmente polemico e pieno di pregiudizi, è anche infondato. ogni paragone con cofferati è improprio e falso. ferrero riprende servizio sul posto di lavoro che aveva quando ha preso l’aspettativa per diventare funzionario di partito solo ed esclusivamente per il tempo necessario al fine di non perdere il posto. lo ha comunicato dicendo la pura verità (che federico ha ben capito) anche al fine di evitare chissà quali interpretazioni (tipo.. il segretario di rifondazione torna a lavorare perché il partito è finito). di quale operazione di immagine parli? coferrati fece decine di interviste e comparsate televisive nelle tanto osannate trasmissioni per dichiarare che finito il suo mandato di segretario tornava al lavoro alla pirelli.
    ma anche questo mi conferma che ci sono militanti di sinistra che non solo discutono ma anche ragionano esattamente come vogliono i giornalisti e come vuole il sistema leaderistico, miserevole e berlusconiano in cui è precipitata la politica italiana.

  139. e va bene bucharin, in mancanza di meglio dividiamoci e litighiamo sui tempi della mobilitazione. io non appartengo agli organismi esecutivi e non so quali valutazioni siano state fatte. mi fido. non ho l’abitudine di scambiare le mie opinioni per la verità rivelata, tanto meno su questioni di tempi e modi. e non ho l’abitudine di svegliarmi la mattina e di sparare quello che ho sognato di notte su internet pretendendo che tutti ne debbano discutere.
    ciao

  140. Anonimo 3 Says:

    Sono d’accordo con te sulla prostituzione, infatti il servizio sociale per i disabili del quale parlavo non ha niente a che fare con le badanti, é di tipo sessuale ed é considerato una prestazione come un’altra, essenziale per una vita il piú normale possibile, anche per chi ha delle problematiche fisiche. Poi é chiaro che sono decisioni personali, anche se, appunto, in un’economia di mercato é difficile parlare di scelte veramente libere, specialmente per mestieri che se non sono degradanti sono peró difficili, faticosi, o pongono la persona in uno stato di emarginazione sociale.

    Riguardo a Cuba, o meglio ai cubani, ci sarebbero altre cose che mi piacerebbe capire meglio, ma probabilmente dovrei andare proprio di persona, tanto per vedere quali differenze ci sono tra noi e chi nasce e cresce in un sistema sociale diverso.

    Perfetto, stasera mi leggo l’editoriale di Amato.
    Ciao.

  141. dinoluciasml Says:

    Evidentemente,caro Ramon, non ho capito a cosa serve un blog. Io lo intendevo e lo intendo come uno scambio di idee politiche ed altro su più temi proposti dal “titolare del blog stesso”. Noto invece che, questi viene utilizzato come ” palestra ” e non come un’ INTERscambio di idee che servano all’ accrescimento politico di ogni interlocutore che vi aderisce. Faccio questa considerazione, perchè leggendo alcuni scritti, non vedo ci siano dei contenuti strategico-politici che siano rispettosi dell’opinione altrui. Il pensarla in maniera differente dovrebbe essere/è un capitale dialettico troppo importante per disperderlo con affermazioni autoreferenziali o demagogiche. Due o tre cose non mi sono piaciute: 1) il segretario che ritorna a lavorare non dovrebbe contraddistinguerci nei confronti di tanti altri politici? Certo lo fà per mantenersi il posto di lavoro (l’aspettativa, per altri incarichi serve a questo,per tutti i lavoratori!) ma vogliamo dargliene atto del “normale” gesto politico e morale? Non c’è il riciclo, come uso e costume in tanti altri partiti.2)Si farebbe buon uso della critica se questa fosse incanalata in una discussione costruttiva e franca assumendosene,giustamente,le proprie responsabilità di quello che si dice o si fà nelle apposite sedi di partito/associazioni e non solo nei blog.3) A scanso di equivoci ( dettati da pseuda saccenza che mi avrebbe pervaso imrpovvisamente),non voglio dare lezioni a nessuno,mi preme però affermare con forza che se ognuno di noi facesse di più per il bene nostro e della sinistra tutta,forse ne avremmo giovamento o no?Da parte mia ci metto volentieri l’ essere sia soldatino che dirigente (di base )a tempo pieno, non trascurando famiglia nè hobby.

  142. federico Says:

    caro ramon, io credo ferreamente in un segretario a tempo parziale ma avevo solo notato che nel sito nazionale e in altri spazi si era data una certa pubblicità alla vicenda che, a mio parere, di antonio insalato (certo sbaglia il confronto con cofferati ma il concetto era questo) e anche tuo, mi pare non la meritasse affatto pubblicità. Perché non voleva essere una scelta simbolica ma solo di, passami il termine, “interesse”. Normale, legittimo, comprensibile.
    Quindi perché pubblicarla sul sito, tra l’altro ricopiando l’articolo della stampa che spiegava che serviva solo a non perdere il lavoro?
    Lo dico solo perché queste “leggerezze” a mio parere dimostrano a volte poca comprensione e attenzione nei confronti del normale lettore non militante. Rischia solo di ingenerare confusione e far passare l’idea che alla fine è solo un “gioco” della casta.

    Ultimo appunto: ripeto che per me il segretario non è necessario lavori ma non può essere un dogma nemmeno questa tua frase: “Se tu pensi che si possa essere segretario di un partito nazionale e non potersi muovere dal proprio posto di lavoro pensi una cosa irrealizzabile. il perché, secondo me, lo capisce chiunque”.
    Ecco, tra i chiunque mi pare di dover escludere Besancenot in Francia. Anche lui, fino a qualche tempo fa noto per essere il “candidato postino”, non mi sembra l’abbia capito.
    Evidentemente neanche per fare il segretario della LCR (NPA) o il candidato presidente francese l’impegno a tempo pieno è una scelta così universale e scontata come per te.
    Diciamo che è un punto di vista.
    ciaociao

  143. cara anonimo 3, siamo d’accordo al 100 %. e ne sono lieto.
    un abbraccio

  144. caro dino sono d’accordo con te. ma non adombrarti sul blog. questo blog non è moderato (nel senso che non c’è un filtro preventivo ai post) e quindi è banalmente ovvio che possa succedere che un post qualsiasi accenda una discussione che non ha quasi nulla a che vedere con l’articolo in capo ai commenti. a volte si tratta di questioni interessanti che producono riflessioni utili, più spesso si tratta di slogan, di insulti (che vengono censurati a meno che non siano rivolti al sottoscritto), e di reiterazione di posizioni già espresse. fa parte della natura del mezzo. in questo non è differente da una assemblea pubblica dove magari si discute di america latina e dove non manca mai quello che prende la parola per parlare del suo dissenso con l’assessore locale. anonimato a parte.
    un abbraccio

  145. caro federico, capisco ciò che dici. ma credo di poter dire che il sito nazionale del prc pubblica normalmente le notizie (scarse) che passano sui mass media. nella fattispecie la notizia non è nemmeno di liberazione o dell’ufficio stampa del prc bensì de “la stampa” che come sai è il principale quotidiano del piemonte. a dimostrazione che non è stato il prc ad aver dato la rilevanza “demagogica” alla notizia che malevolmente (come fa insalato) si vuol denunciare. conosco ferrero fin dalla fondazione del prc e posso dargli atto che ha una concezione del funzionariato che assomiglia più alla tua che alla mia. ha detto semplicemente un segretario di partito che è stato distaccato dal lavoro deve mantenersi aperta sempre, potendo, la possibilità di tornare al posto di lavoro. ed è quello che ha fatto. i paragoni con cofferati o le accuse di demagogia sono proprio fuori luogo. aggiungo che essendo ampiamente prevedibile, dato il sistema massmediatico italiano, che i giornali e le tv avrebbero parlato di questa cosa ha fatto benissimo ferrero a spiegarla onestamente ai mass media che glielo hanno chiesto e il sito del prc a darne notizia. al fine di evitare di dover smentire a posteriori interpretazioni improprie e malevole. tutto qui. niente di più o di meno.
    quanto a besancenot è vero ciò che dici. ma vorrei farti notare che sia la lcr sia il npa prevedono funzionari a tempo pieno (a rotazione il npa) e che lo statuto provvisiorio dell’npa non prevede segretario o portavoce. posso dire sommessamente, senza cioè fare critiche al npa, che io preferisco che ci sia un segretario eletto democraticamente in un organismo che un leader che pur non essendo segretario e non essendo eletto ha la visibilità e il peso che ha in quanto candidato alle elezioni? posso dire che, pur avendo molta simpatia per besancenot, non mi piace che un partito abbia un leader soprattutto perché è diventato popolare come candidato giovane e postino alle elezioni presidenziali? posso dire che basta confrontare i risultati elettorali del npa o della lcr quando c’è o non c’è lui candidato per rendersi conto della differenza? siamo sicuri che il miglior candidato (per telegenicità, per capacità dialettica, per simpatia) sia anche il miglior leader di un partito rivoluzionario?
    io guardo con interesse all’esperienza del npa, e continuerò a farlo, ma posso dire che il leaderismo non è nuovo, non è democratico e lega troppo i destini di un collettivo alle qualità personali e alle scelte personali del leader, funzionario o meno che sia?
    un abbraccio

  146. Caro Ramon,
    ma è sodisfacente la marcia di avvicinamento alla Federazione della Sinistra? Io non credo proprio….. sta venendo fuori un processo che non vive da nessuna parte, se non tra i gruppi dirigenti che stanno dando vita ai coordinamenti provvisori: un processo tutt’ altro che aperto e democratico, come è stato delineato nei documenti. Inoltre, non vi è più alcun rapporto con le formazioni alla sinistra del PRC, se non per quel che riguarda qualche incontro a qualche convegno. per non parlare delle difficoltà nell’ interloquire con i vari movimenti e comitati presenti nella società (anche se questo, francamente, è un problema ben più grave che non si può risolvere nel breve periodo). Tu dici, in soldoni, “non si può sbagliare il primo passo, altrimenti si rischia di creare ulteriori divisioni”. Ebbene, io credo che qualcosa si stia sbagliando, non foss’ altro che non si sta vivendo in nessun modo (se non, qualche volta, come veto e restrizione) questa nascita della federazione.
    Oltretutto, se è vero che nè Diliberto, nè Patta, nè altri fanno esplicito cenno alla possibilità di alleanza politica organica col PD, di contro, non fanno neppure cenno all’ indipendenza assoluta dal centrosinistra ed all’ indisponibilità assoluta di fare alleanze organiche a livello nazionale con esso. Insomma, non parlano ad alta voce per non scatenare putiferi ma la mia impressione è che, al momento opportuno, sfruttando pure qualche sponda all’ interno del PRC, porteranno la loro offensiva alleanzista ( quel che è peggio, non è l’ alleanzismo in sè, ma l’ immenso politicismo di questa linea politica del pdci che non tiene minimamente conto dei rapporti di forza in campo, ma può portare solo ciambelle di salvataggio istituzionali, senza alcun avanzamento politico), tradendo lo spirito ed il manifesto fondativi della federazione. Insomma, si rischia di fallire l’ ennesima occasione.
    Io credo che non fosse impossibile far sì che le cose andassero diversamente: certo, nessuno ha la bacchetta magica, ma sarebbe bastato non dar retta alle pulsioni più istituzionaliste e politiciste pur presenti all’ interno, stabilendo davvero percorsi di confronto con le altre forze disponibili e partendo dalle battaglie comuni, senza alcuna forzatura di tipo organizzativo che sta strozzando il processo. Pertanto è bene concentrarsi nel rilancio sia organizzativo che teorico di rifondazione comunista, sviluppando pratiche tali da far nascere in “basso a sinistra” l’ alternativa di società anzichè in altro, nella fusione fredda fra quadri dirigenti.

  147. caro gio, grazie per il commento.
    in realtà, e basta leggere il mio articolo per rendersene conto, io sono d’accordo con te.
    hai descritto bene la situazione. ma quel “ma sarebbe bastato non dar retta alle pulsioni più istituzionaliste e politiciste pur presenti all’ interno, stabilendo davvero percorsi di confronto con le altre forze disponibili e partendo dalle battaglie comuni, senza alcuna forzatura di tipo organizzativo che sta strozzando il processo” non è convincente.
    so bene che è un ragionamento sommario. tuttavia, insisto, non è convincente perché dire in sostanza: sarebbe stato meglio se le cose fossero andate in un altro modo; presumendo che ci siano stati solo errori soggettivi o magari anche solo scarsa convinzione è purtroppo non vero. se così fosse sarebbe relativamente facile risolvere il problema.
    ma bisogna tener conto di altri fattori.
    innanzitutto quelle che tu chiami le “formazioni alla sinistra del prc” sono loro ad aver rifiutato ogni rapporto, che pure è stato cercato in tutti i modi possibili ed immaginabili. (poi verrò ai movimenti e comitati).
    perché è così difficile capire che le forze che condividono una ispirazione comunista, anticapitalista, con culture e tradizioni diverse (venate di ortodossie varie ma anche di forti elementi innovativi) dovrebbero trovare il modo di mettersi insieme (non solo nelle manifestazioni come accade normalmente) ma anche in una relazione organizzata su un programma di fase partecipando unitariamente alle elezioni? perché?
    il motivo è semplice, anche se catastrofico. ed è che anche loro sono vittime del massimo politicismo ed elettoralismo.
    il politicismo, l’istituzionalismo, l’elettoralismo, ci sono anche se si fanno proclami rivoluzionari ma alla fine si pensa che ciò che qualifica la politica non siano i contenuti e il programma (sto parlando di un programma di fase e cioè di un programma fatto di lotte, di evidenziazione dei nessi fra tutte le lotte, di proposte reali e praticabili e comprensibili a livello di massa, di battaglia culturale contro l’egemonia del capitale) bensì le relazioni nella sfera della politica ufficiale. dire che ciò che ti qualifica è la relazione col pd e con la sfera di governo declinando tale relazione in senso “alleantista” o in senso “indipendentista” riducendo lotte e programma ad essere vassalli di una delle due versioni della relazione è puro politicismo. tu puoi dire che siccome berlusconi fa schifo (e lo fa, senza dubbio) bisogna essere realisti, non isolarsi (nella sfera delle forze politiche) ed ottenere, accontentandosi, quel che si può sui contenuti, scontando i rapporti di forza esistenti. oppure puoi dire che i contenuti sono incompatibili con qualsiasi alleanza e che non devono esistere operazioni nella sfera delle relazioni politiche. e lo puoi fare o non ponendoti il problema, rimuovendolo proprio, della riduzione del danno o della contesa reale delle elezioni, facendo finta che alle elezioni si vota su questo o quel progetto culturale, su questa o quella versione di comunismo, o usando i contenuti per dimostrare che pd e pdl sono uguali accettando che i contenuti di lotta siano inerti, e quindi espulsi, dalla politica ufficiale. così, alla fine, i contenuti sono propaganda (una volta si sarebbe detto pura agitazione) e la politica è lasciata ad altri. puoi fare una campagna elettorale parlando solo di contenuti e dicendo che tanto pd o pdl è lo stesso e che si tratta di eleggere dei puri e duri testimoni nelle istituzioni (e andando contro l’opinione della stragrande maggioranza delle stesse persone che partecipano alle lotte che non credono affatto che pd e pdl siano uguali e che quando lo credono semplicemente non votano) o proporre, come soluzione politica il “governo dei lavoratori” come fa il partito comunista dei lavoratori.
    ma anche questo è puro politicismo. ed è una curiosa versione di elettoralismo perché alla fine nemmeno chi è d’accordo a non fare nessuna alleanza invece che mettersi d’accordo almeno su questo finisce con il diventare concorrenziale con chi gli sta più vicino. così pcl, sinistra critica e pdac sottopongono agli elettori le loro differenze e si accusano reciprocamente di cose incomprensibili perfino per me.
    la galassia dei movimenti, dei comitati, dei centri sociali, dei giornali e riviste, delle associazioni culturali, che politicamente e culturalmente si collocano nell’ambito anticapitalista e/o che hanno contenuti radicalissimi conducono la loro attività, quale che essa sia, ma accettano nei fatti di essere irrilevanti elettoralmente e politicamente. e finiscono inevitabilmente con il dividersi fra loro e dentro di ognuno di loro, al momento delle elezioni, sulla base di ciò che offre il mercato elettorale o rifiutando lo stesso astenendosi. se i contenuti diventano pura propaganda o vengono sacrificati sull’altare frontista alla fine sono irrilevanti nelle scelte elettorali (ho recentemente fatto una discussione con un compagno a cui voglio molto bene, radicalissimo se si parla di contenuti e che mi ha sempre accusato di essere di destra rispetto a lui, ma che vota ds pd da sempre). chiunque frequenti i militanti del movimento contro la precarietà, o una fabbrica in lotta, sa che alle elezioni questi fanno le scelte più diverse e contraddittorie con la loro stessa lotta. figuriamoci il popolo simpatizzante di quelle lotte o l’opinione pubblica larga che pure sul contenuto della lotta è d’accordo.
    inoltre, come se non bastasse, l’americanizzazione del sistema politico produce il lobbismo cosiddetto democratico. i movimenti di lotta si cercano l’interlocutore amico nell’ambito del sistema dato. e così c’è il parlamentare “amico” che “fa quello che può”, che presenta l’interrogazione, che viene all’assemblea, che magari sottoscrive pure, e che alla fine giustifica il voto per il partito che lo presenta. di jessie jackson in italia ce ne sono diversi. peccato che portino voti ai propri partiti senza incidere di una virgola nella produzione di leggi e di cambiamenti reali. è talmente reale questa tendenza che a roma l’area di diversi centri sociali ha sostenuto, alle ultime elezioni, tale beppe mariani nella lista civica della bonino, o che nel nord est, da anni, sostengono regolarmente un proprio candidato o un amico nella lista dei verdi.
    tutto ciò è sconfortante.
    c’è una soluzione? io credi di si. e ci credo veramente.
    quando una matassa è molto ingarbugliata a nulla vale prendere dieci bandoli e tirare contemporaneamente. si ingarbuglia sempre più e i nodi diventano più stretti.
    io ribadisco che ci sono due cose da fare. non ventisette.
    il partito sociale è la prima e fondamentale. non propaganda sui temi sociali, non prediche sui o descrizioni dei mali che produce il sistema capitalistico. bensì lavoro sociale diretto. azione di lotta, costruzione di legami sociali, auto organizzazione dal basso, mutualità, costruzione di spazi pubblici, solidarietà attiva e lotta culturale attiva (non convegni), per accumulare rapporti di forza sociali indipendentemente dal quadro politico istituzionale. la seconda è avere una proposta politica contro il bipolarismo, che è il vero problema democratico, non per motivi di bottega bensì perché espelle i contenuti sociali e civili dalla sfera della rappresentanza.
    queste due cose, insieme, possono far si che il resto vada al suo posto.
    se il lavoro sociale acquisisce una rilevanza politica e le elezioni con tutti gli annessi e connessi sono effettivamente considerate nella sfera tattica, è possibile costruire l’unità delle forze politiche e sociali anticapitaliste ed avere una proposta che eviti di ricadere, come succederà inevitabilmente se non si farà così, nel dilemma alleanza di governo si alleanza di governo no. dilemma che verrà risolto dividendo un campo di forze e di uomini e donne che invece dovrebbero essere uniti perché sui contenuti sono d’accordo e perché hanno una visione dei problemi che trascende il quadro politico dato.
    credo che da qui non si scappi.
    sia nella base sia nei vertici del prc e delle altre forze, interne od esterne alla federazione attuale non fa niente, c’è sufficiente consapevolezza? ci sono le forze soggettive per fare queste cose che bisogna assolutamente fare? io dico di no. attualmente non c’è sufficiente consapevolezza.
    tuttavia questa consapevolezza è contenuta nei documenti fondativi della federazione, oltre che nei documenti del prc.
    è poco? si, certamente è poco, e non è sufficiente per mettersi al riparo dal ricadere in ulteriori divisioni.
    ma anche un bambino capisce che un’altra divisione sarebbe mortale. che un’altra rissa a sinistra (parlo della sinistra anticapitalista e non della “sinistra che vince” quando la sua gente perde in tutti i sensi) sarebbe l’ultima e lascerebbe solo macerie.
    per questo non credo ci sia spazio per ciò che tu paventi. una offensiva politicista ed alleantista per rientrare nel centrosinistra come se nulla fosse successo. che se ci fosse non avrebbe mai la maggioranza fra gli attuali iscritti ne in rifondazione e nemmeno nel pdci.
    non fosse altro che per questo io credo sia possibile farcela. difficilissimo ma possibile.
    un abbraccio e grazie ancora per il commento stimolante.

  148. Caro Ramon,
    ti ringrazio a mia volta per avermi fornito, come al solito, una prospettiva ampia, che è merce rarissima in un partito tutto concentrato sulla tattica elettorale dell’ indomani e sugli elequibri fra correnti del prossimo organismo da formare; ti ringrazio, inoltre, per aver chiarito ulteriormente, rispetto all’ articolo, quello che è il tuo pensiero contingente sulla federazione in formazione e su quello che va fatto in questo momento. A quanto pare siamo d’ accordo. Il difetto di fondo della sinistra di classe che bisogna battere è il politicismo, in tutte le sue angolazioni; esso porta a definire in astratto le proprie posizioni essenzialmente in funzione delle istituzioni, oppure del rapporto fra partiti (o sindacati o movimenti) e/o del posizionamento puro rispetto ad altri soggetti, trascurando quella che può essere una lettura più ampia della società.
    Per sconfiggerlo, bisogna agire dentro e fuori il partito e la federazione con tutti i mezzi a disposizione per riaggregare legami di massa intorno alle idee-forze del comunismo e dell’ anticapitalismo. A tale scopo, occorre, parallelamente, praticare tali idee, dando vita a forme di mutualismo diffuso, solidarietà attiva e produzione culturale per ricreare le connessioni sociali che la ristrutturazione capitalistica ha spezzato. Bisogna fare tutto ciò nella consapevolezza da parte nostra che nel partito e nella sinistra di classe in generale non vi sono nè “la consapevolezza”, nè “le forze soggettive” per poterlo fare in maniera adeguata, anche se sarebbe necessario.
    Il tutto deve portare a creare uno spazio politico che, com’ era nell’ ispirazione originaria di rifondazione comunista, si sottragga alla tensione all’ omologazione politica e di pensiero (tensione omologatriche che fa sì che, come tu dici, i soggetti in lotta spesso compiano scelte politiche in contraddizione alla loro lotta) e si ponga il problema di come porre rimedio all’ ormai trentennale rotta del movimento operaio che ha determinato la nostra sostanziale sconfitta nella società.
    Come si diceva un tempo: la lotta è dura, ma non ci fa paura!
    Infine, giusto per non fermarmi alla critica, vorrei tornare sul problema contingente della formazione della federazione: ma sarebbe stato così difficile, sulla scorta dell’ assemblea affollatissima del luglio scorso a roma (cui, a vario titolo hanno partecipato molti soggetti, anche chi non si diceva interessato al processo politico), prendere 4 o 5 temi d’ interesse (ad es. antifascismo, lavoro, istruzione, ambiente, beni comuni), organizzare su tali temi delle assemblee aperte a tutti prima provinciali, poi nazionali e costruire in tal modo, partendo da battaglie comuni, un programma di fase sulla base del quale dar vita alla federazione, piuttosto che procedere a tappe organizzativistiche forzate così come si sta facendo? Mah… E pensare che il PRC, da solo, ha organizzato una bellissima conferenza dei lavoratori e delle lavoratrici, poi rimasta a lettera morta…. Certo, non sarebbe successo nulla di miracoloso, ma sono certo che qualcosa in più si sarebbe aggregato, sarebbero scaturite altre proposte di unità di azione interessanti e chi, nella sinistra anticapitalista partitica, sindacale e di movimento non avesse voluto discutere, avrebbe dovuto palesare il suo politicismo sfrenato davanti a tutti.
    Detto questo ti ringrazio di nuovo. Farai sicuramente valere le posizioni quì espresse nelle sedi opportune.

  149. caro gio, effettivamente siamo d’accordo. e io sono d’accordo anche sulla tua osservazione e sulla proposta inerente le assemblee tematiche territoriali e poi nazionali. tuttavia, secondo me, non era possibile farle. per il banale motivo che incombendo le elezioni i soggetti invitati a partecipare, e soprattutto quelli più interessanti, si sarebbero rifiutati temendo una strumentalizzazione elettorale da parte nostra. purtroppo pesano molto queste cose e, del resto, i timori sono in parte giustificati. è molto dura rompere il circolo vizioso per cui i “partiti” vengono giudicati per la loro pratica istituzionale e sono proprio per questi indotti a tenerla al centro delle proprie attività e discussioni e i movimenti, i comitati e i centri sociali ribadiscono la loro distanza dalla politica istituzionale fino ad accettare una separazione che nuoce, non solo a chi nelle istituzioni si propone di portare istanze antagoniste, ma anche e soprattutto alle lotte e ai movimenti che vengono ridotti all’inefficacia e a cercare rapporti strumentali con gli “amici che possono fare qualcosa che è meglio che niente” o ad ingrossare le fila dell’astensionismo.
    con il maggioritario, negli anni, si è proprio incrostata nella testa di migliaia di militanti l’idea perversa che la politica o è “alleanze nelle quali mai c’è al centro un solo contenuto di vero cambiamento” o è “coerenza testimoniale che riduce i contenuti a slogan sterili”.
    secondo me questo problema è gravissimo, sia perché è indice di subalternità culturale (la bontà del tuo progetto non è intrinseca ma deriva dai rapporti che instauri con gli altri nella sfera delle relazioni politico-istituzionali) sia perché riduce tutto ad atti simbolici privi di pregnanza politica. i mass media di merda (e il italia sono i più merdosi in assoluto) vanno a nozze con questa concezione ridicola della politica. dietrologie, processi alle intenzioni, parole estrapolate da qualsiasi contesto e usate come clave, risse, annunci di atti clamorosi e così via hanno instillato nella testa di molti l’idea che se non partecipi a questo gioco nella politica non conti. e così molti militanti credono che nelle istituzioni sia più di sinistra chi la spara più grossa ottenendo visibilità sui mass media e non chi apre contraddizioni negli altri e conquista risultati parziali ma concreti. e questo bisogna sempre farlo anche quando sei all’opposizione del peggior governo.
    siccome ho un po di tempo ti faccio un esempio.
    nel novembre del 97 elaborai in accordo con la rappresentanza in italia dei kurdi e con l’associazionismo solidale una proposta di risoluzione in commissione esteri sulla vicenda kurda. c’era allora un forte flusso di profughi provenienti dal kurdistan turco e ai quali l’italia non riconosceva lo status di rifugiati. la depositai e avviai informalmente contatti con tutti gli altri gruppi in commissione. quando dico tutti dico tutti a cominciare da quelli di destra perché mi era chiaro che il governo non avrebbe mai accettato di dare parere favorevole alla risoluzione e che proprio per evitare che il governo richiamasse i ds alla disciplina di maggioranza era bene cercare convergenze, ove possibile, con l’opposizione, in modo da rimescolare le carte e far valere il principio della primazia del parlamento sul governo. mentre io intessevo le mie trame (chiamiamole così) esponenti dell’associazionismo cominciarono a chiedermi di far votare la risoluzione al più presto. io risposi loro che forse si poteva farla passare e che per questo c’era bisogno di tempo. non credendo fosse possibile che ds e destra potessero accettare i contenuti della risoluzione si convinsero che io prendevo tempo solo per non mettere in imbarazzo il governo, giacché allora eravamo in maggioranza. così presero contatti con il verde che era vicepresidente della commissione ed ottennero da lui che la risoluzione venisse messa all’ordine del giorno. tutto a mia insaputa. mi trovai in una seduta dove si votava una mia risoluzione senza che io avessi concluso il mio lavoro per assicurare alla risoluzione un consenso sufficiente per passare. tremaglia giustamente protestò e io dovetti, facendo una figura da cretino, proporre di posporre l’esame della mia risoluzione. bisogna sapere che tremaglia pur essendo molto critico con le premesse che lui chiamava “antiturche” della mia risoluzione era invece concorde con il dispostitivo (cioè la parte della risoluzione che impegna il governo) ed era perfino convinto si dovesse scrivere qualcosa circa il diritto dei kurdi all’indipendenza. così quando si discusse della mia risoluzione venne abbinata anche una nuova risoluzione di tremaglia. si discusse ampiamente ma alla fine venne accettata la mia proposta di tenere le premesse separate e di unificare in entrambe le risoluzioni i dispositivi. il mio più una frase tolta dalla risoluzione tremeglia che parlava della prospettiva della costituzione di uno stato kurdo indipendente. il governo diede parere negativo sugli identici dispositivi ma la stragrande maggioranza della commissione li votò mandando sotto il governo.
    il giorno dopo la turchia richiamò l’ambasciatore per consultazioni (che come sai è una forma estrema di protesta nelle relazioni fra governi). il ministero degli interni diede disposizioni, che vennero applicate per anni, affinché venisse riconosciuto il diritto d’asilo ai kurdi con passaporto turco. e l’italia divenne l’unico paese europeo ad aver detto qualcosa di ufficiale circa il conflitto armato turco-kurdo, a richiedere il ritiro delle truppe turche che sconfinavano nel kurdistan iracheno e a dire esplicitamente della necessità di avviare un negoziato politico per risolvere il conflitto. e tutto questo fu poi premessa di altre cose ben note che sono successe l’anno seguente.
    ovviamente avrei potuto far votare la mia risoluzione allo scopo di dimostrare che governo, ds, e destra erano filoturchi in quanto filo-nato, fascisti e propensi a svendere i diritti dei kurdi. avrei preso i voti del prc, dei verdi e basta.
    in altre occasioni ho fatto esattamente così, semplicemente perché non c’erano le condizioni per fare altro.
    ma, al contrario di alcuni di quei militanti filo-kurdi, non ho mai avuto la concezione per cui gli atti parlamentari si fanno per dimostrare di essere “gli unici veri difensori dei diritti del popolo kurdo” e per dimostrare che ds e destra non sono veri democratici.
    ovviamente l’approvazione della risoluzione mise fine alle illazioni che mi accusavano di non voler far discutere la risoluzione per non creare problemi al governo.
    ma poche settimane dopo dovetti di nuovo litigare. si voleva che presentassi una interrogazione sulla vicenda dell’ennesimo sconfinamento dell’esercito turco per inseguire i guerriglieri del pkk. spiegai che essendo stato il governo battuto in commissione avrebbe colto l’occasione per ufficializzare la sua posizione (la risposta del governo ad una interrogazione configura una posizione ufficiale del governo a tutti gli effetti) e avrebbe certamente fatto passi indietro rispetto a quanto era impegnato a fare dalla risoluzione. niente da fare! per loro se ogni due o tre settimane non si faceva un atto qualsiasi, senza valutare le conseguenze o proprio per “chiarire” che il governo era cattivo, era come se non si facesse nulla. ovviamente non presentai nessuna interrogazione e convinsi anche i verdi a non farlo. e mi beccai di nuovo l’accusa di opportunista.

    l’idea che in parlamento si facciano atti e si diano voti simbolici per testimoniare le proprie coerenze è la morte della politica. l’idea che una questione come quella di un popolo oppresso debba essere usata allo scopo di “smascherare” i ds e di fare polemiche di politica interna è secondo me ributtante proprio dal punto di vista della solidarietà. ed è totalmente in linea con ciò che vogliono i mass media da forze antagoniste nelle istituzioni.

    se ti guardi attorno e senti molti militanti ti accorgerai che dietro tante frasi scarlatte si annida esattamente una concezione provinciale e il “cretinismo parlamentare”, nonché la ricerca ossessiva della “visibilità”.

    anche questa è una frontiera culturale su cui impegnarsi a sconfiggere l’idea della politica tipica dei sistemi bipolari e maggioritari che anche se ottenessimo d’incanto il ritorno al proporzionale sopravviverebbe per anni e anni giacché le idee radicate sopravvivono a lungo anche quando ciò che le ha prodotte è morto.

    va beh l’ho fatta molto lunga.

    un abbraccio

  150. Massimo Della Chiarezza Says:

    L’idea di potersi alleare con il centrosinistra senza fare un accordo di governo e ottenendo il ritorno al proporzionale è sbagliata.
    E’ sbagliata perchè non ci sono le condizioni minime per quell’accordo, perchè il patrimonio ideale e di conflitto della federazione è esaurito e atti volontaristici di qualche migliai di militanti non lo faranno certo rivivere.
    La proposta politica, l’orizzonte culturale del comunismo è tramontato, in questo aveva ragione, purtroppo, Vendola. E non vedo capacità e opportunità intorno a noi di un nuovo orizzonte capace di tracciare scenari alternativi al bipolarismo capitalista.
    L’anticapitalismo non sta in piedi senza la proposta alternativa.
    L’antifascismo è testimoniale senza il codice di rinnovamento alternativo.
    L’antiberlusconismo, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, uguale.
    Ramon, credo che l’unica scelta plausibile che possiamo fare è quello della sussistenza, alleandoci strutturalmente con il centrosinistra, tornando nell’agorà della politica vera. Rinunciando ad alcuni dogmi, noi per primi, rilanciando su alcuni temi, noi e nessun altro.
    Sinistra e libertà è un soggetto a tempo, lo sappiamo tutti. Il suo orologio suonerà l’allarme quando il percorso delle fabbriche di nichi, della grande lista civica nazionale sotto vendola, della messa in discussioni delle organizzazioni politiche come corpo intermedio sarà esaudita.
    E noi? saremo ancora col cerino in mano, a chiederci perchè tanto impegno non viene pagato dal consenso, oppure saremo in grado di stare dentro a quell’epocale tentativo di fare a sinistra (marxianamente) e mollare gli ormeggi del partito tradizionale (non leninisticamente)?
    Io penso che quella sia la direzione. La puglia ne è un esempio. La Francia e la Germania anche. A modo loro, Cohen Bendit e Lafontaine sono quello. Vendola è quello. Noi siamo Lcr, che sopravvive. Fino al prossimo patibolo.

  151. caro massimo della confusione (scusa ma non ho resistito!), bisogna sempre sapere qual’è la cosa giusta da fare e poi confrontarsi con le possibilità reali di farla. e ragionare sui tempi per poterla fare realmente. ma se strada facendo si scorda quale sia la cosa giusta si finisce con il fare altro da quello che sarebbe giusto fare.
    il sistema bipolare uccide conflitti, movimenti e divide la sinistra. provare a metterlo in discussione è la cosa giusta.
    fare accordi di governo liberisti che peggiorano le condizioni della propria gente non è solo sbagliato, è criminale e finisce per cancellare ogni credibilità della sinistra.
    gli esempi che fai sono sbagliati. totalmente sbagliati.
    leggiti i documenti della linke e gli scritti di lafontaine (anche con espliciti riferimenti all’italia come sul 3° numero della rivista del prc su la testa) e vedrai a chi e cosa si possono paragonare.
    nemmeno l’ultimo giornalistuncolo falso e disiformatore potrebbe sostenere che lafontaine assomiglia in qualcosa a vendola.
    e comunque sopravvivere come anticapitalisti e comunisti piuttosto che trasformarsi in libero-nuovisti è giusto.
    ciao

  152. Caro Ramon, ti ringrazio per l’ esempio. Tempo fa , se non erro, mi facesti l’ esempio del voto parlamentare sulle missioni militari relativo alla scorsa legislatura, nell’ occasione della prima crisi di Governo, per dimostrare più o meno la stessa cosa, vale a dire che un voto nelle istituzioni è relativo, non strategico a dimostrare la bontà di un progetto politico.
    Per quel che riguarda la proposta delle assemblee tematiche, si sarebbero potute tenere dopo le elezioni (scontando quì però anche il discredito che è derivato da certe scelte elettorali…), che fretta c’ è di forzare il processo avendo tra le mani solo il manifesto e due cartelli elettorali in occasione delle ultime due elezioni, senza aver definito compiutamente un programma di fase? Possibile che con 3 anni avanti a noi senza elezioni a carattere nazionale non ci sia la possibilità di distendere una discussione e si agisce come se incalzassero gli eventi anche quando, per una volta tanto, non incalzano? Si scrive e si dice ampiamente che il PRC, nel corso della sua storia, proprio perchè impegnato continuamente in elezioni che ogni volta ponevano a tema il suo salvataggio dal bipolarismo, sia stato sempre interamente assorbito dal cercare la mossa tattica contingente giusta per conservare la sua agibilità nel quadro politico, senza mai poter, appunto, costruire una strategia di lungo periodo; ora che la riduzione ai minimi termine e l’ assenza prolungata di elezioni di rilievo lo consentirebbero, si sceglie di forzare di propria spontanea volontà i processi…. ma non solo il PRC, anche gli altri…. davvero non me lo spiego…. specie poi da taluni dirigenti di lungo corso….

  153. Ramon, una domanda di servizio. Ma il congresso della Federazione si deve tenere nell’autunno di quest’anno o nel 2011?…e se nel 2011, prima o dopo il congresso del partito?

  154. caro uccio, non sono in grado di rispondere. lo deve decidere il consiglio nazionale della federazione. credo presto. segui il sito della federazione e vedrai che troverai le notizie che ti interessano non appena saràò stato deciso.
    ciao

  155. caro gio, si avevo fatto l’esempio che citi, credo proprio rispondendo a te. ma questo che ho fatto ora cerca di dimostrare proprio una concezione testimoniale della politica, per quanto venata di sinistrismo e di ricerca di “visibilità” sia. non si tratta di una cosa di poco conto. se io avessi fatto come loro volevano avrei fatto “una bella figura” per loro, sarei apparso come “coerente” e mi sarei risparmiato le critiche di “opportunismo”. ma i kurdi avrebbero visto aumentare il loro isolamento, i profughi non avrebbero avuto l’asilo politico (parliamo di diverse migliaia), e sia il parlamento sia il governo avrebbero rinsaldato l’amicizia con il governo turco. spacciare per posizioni di sinistra e per “coerenza” la testimonianza e la ricerca di visibilità usando strumentalmente le sofferenze altrui, come si vede, non è di sinistra, non è efficace, è un imbroglio, è una commedia tipica della politica spettacolo ed è anche controproducente.
    quanto al resto non sono d’accordo. o così almeno credo. rifondazione aveva una strategia precisa. essere fuori dal centrosinistra (e scegliere tatticamente se fare desistenze o meno), partecipare alla costruzione del movimento mondiale contro la globalizzazione, cambiare il baricentro dell’attività del partito in senso sociale ecc. è stato con la teorizzazione dell’inefficacia dei movimenti, con l’unione, con la subalternità dentro il governo e con l’idea dell’unità della sinistra dentro il centrosinistra che si è cambiata nei fatti strategia, si sono prodotti i danni e le divisioni.
    per quanto riguarda la federazione insisto nel dire che ci sono due cose fondamentali che devono essere al centro della discussione. l’indipendenza dal centrosinistra e l’applicazione del principio una testa un voto. la costruzione di un programma di fase per essere, almeno in teoria, prodotta da un processo coinvolgente, necessita che si passi dai coordinamenti fra le forze promotrici alla partecipazione delle persone e delle forze che fino ad ora non hanno avuto voce in capitolo. fermo restando questo per me va bene qualsiasi scelta si faccia.
    un abbraccio

  156. Massimo Della Chiarezza Says:

    “massimo della confusione” battuta nuova che nessuno mi ha mai fatto!

    “e comunque sopravvivere come anticapitalisti e comunisti piuttosto che trasformarsi in libero-nuovisti è giusto.” aggiungerei inutile, ma va bene

    “fare accordi di governo liberisti che peggiorano le condizioni della propria gente non è solo sbagliato, è criminale e finisce per cancellare ogni credibilità della sinistra.”
    la categoria del linberismo applicato ad un accordo di governo non l’avevo mai sentito. Un accordo di governo liberista cos’è? Un accordo in vendita sul libero mercato? o un accordo di opa?
    Mi sembra comunque un’assioma non dimostrabile. Ma di certo, restare fuori da tutto non mi sembra che migliori le condizioni della tua gente (soprattutto perchè ancora bisogna capire chi è la tua gente, mi sa).

    La cosa giusta cos’è? giusta per chi? giusta oggettivamente? è giusto fare i puri e non rappresentare nessuno? E’giusto fare un accordo di governo? E’ giusto questo o quello? Io credo che il giusto o lo sbagliato lo lascerei alla chiesa e al dogma, io tornerei a parlare di interessi soggettivi delle classi e non di cosa è giusto o sbagliato

  157. parlare di interessi delle classi è giusto. che c’entra la chiesa?
    è interesse delle classi lavoratrici che le rendite finanziarie facciano ciò che vogliono? che ogni bene pubblico e settore strategico dell’economia sia privatizzato? che il lavoro sia sempre più precario? che si aumentino le spese militari? che ci sia una costituzione europea che sovraordina quella italiana che prevede che i diritti siano esigibili solo se compatibili con il bilancio? che le banche centrali italiana ed europea non rispondano a nessun organismo democratico?
    un governo liberista è un governo che fa queste cose. come le ha fatte, ahimè, il centrosinistra.
    solo per questo non ci si può mettere d’accordo. difficile da capire?

  158. Due domande:
    la prima riguarda Margherita Hack ho letto che ha firmato una petizione a favore del nucleare credo sia necessario prendere le distanze (eletta per la FDS nel Lazio)senza impedirle ovviamente di avere posizioni filonucleariste ma insomma penso ? spero! che la FDS su questo punto almeno sia contro il nucleare (salvo Diliberto) visto i suoi trascorsi da vecchio PCI
    La seconda mi pare assai negativa la pagina di Liberazione di ieri dove si attacca la CGIL per violazioni contrattuali verso propri dipendenti assomandosi al coro di chi vuol ditruggere la CGIL, certo non possiamo sottacere pratiche negative ma insomma dare così risalto mi pare che ci alieni parecchie alleanze vedi risposta durissima di Nicolosi rivolta a Liberazione, per l’area Lavoro e Società.

  159. cara lucia, la federazione ha già preso posizione contro il nucleare. io non so nulla di petizioni firmate da margherita hack. se così fosse non c’è da prendere le distanze perché la posizione della federazione è chiara, tanto che ha valutato perfino di convocare, con altri, un referendum contro il nucleare.
    “attacca” la cgil? “assomandosi” al coro?
    quando la cgil viola il contratto dei lavoratori, ripropone la concertazione, non accetta la democrazia sindacale, e così via è lei stessa che si autodistrugge. le critiche oneste e chiare non sono “intelligenza” col nemico. è nascondere i problemi, le critiche, è il conformismo il più grande aiuto al nemico del sindacato di classe in italia e in europa. se invece di sognare il ritorno all’unità con cisl e uil la cgil convocasse uno sciopero generale in solidarietà con i lavoratori greci anche per lottare preventivamente contro gli attacchi ai lavoratori italiani che arriveranno puntuali allora si che darebbe veramente fastidio al nemico.
    ciao

  160. Continuo a ritenere un errore paragonare la CGIL come i “PADRONI DELLE FERRIERE” che appariva alla lettura dell’articolo comunque allego la lettera di Nicolosi

    Lettera a Liberazione

    Ora basta. La misura è colma. Si è superato il limite della decenza e si è arrivati alla calunnia. Spiace che a farlo sia quello che dovrebbe essere anche il nostro giornale.
    L’opinione di tutta la CGIL sulle vicende che hanno coinvolto in pochi isolati casi lavoratori e lavoratrici che hanno avuto un rapporto di lavoro con strutture CGIL sta nell’Odg approvato al Congresso, una delle poche cose corrette riportate in quel farneticante pezzo che Dino Greco ha fatto pubblicare su Liberazione del 13 maggio, a firma di Simona Miceli. Lo ricordo: “occorre risolvere con tempestività le situazioni che risultassero in violazione dei diritti del lavoro o delle regole della CGIL attraverso la loro rimozione garantendo condizioni e stabilità occupazionale per i lavoratori coinvolti. Si debbono inoltre attivare gli organismi statutari preposti per accertare le responsabilità individuali e irrogare eventuali sanzioni disciplinari.”. Sono passati 5 giorni, ma per voi “La CGIL prende e perde tempo”!
    Avete deciso che questo è il problema della lotta di classe in Italia e che meritasse un titolo a quattro colonne e 2 pagine di un foglio di 8? Pace!
    Ma la calunnia verso le migliaia di uomini e donne della CGIL: questo è inaccettabile! Come vi permettete di scrivere che i rappresentanti della CGIL “vivono nel lusso più sfrenato”, che la CGIL avrebbe “bilanci che nessuno ha mai visto in controluce, trasparenza ridotta ai minimi termini, un patrimonio immobiliare (e che male ci sarebbe a non aver investito il patrimonio in fondi speculativi?, visto che sono soldi dei lavoratori…) immenso e che nessuno hai mai conosciuto veramente” (la CGIL come la mafia con prestanome?).
    E poi gli strumenti per spostarsi da un capo all’altro d’Italia per lavoro (gli aerei, i treni, i taxi) descritti come spese voluttuarie e gli alberghi a tre stelle trasformati in “alberghi di lusso”. Mancano solo le escort e i gigolò per trasformarci in compagni di merende di chi sappiamo.
    Gli uomini e donne della CGIL, e maggiori sono le responsabilità e maggiore è l’impegno giornaliero, non hanno orari, i loro telefoni sono a disposizione di tutti 24 su 24, potranno essere più o meno bravi, potranno avere torto o ragione, ma sono persone per bene con la schiena dritta! E le loro retribuzioni sono quelle medie dei lavoratori: Le più alte – quelle dei dirigenti di massimo livello – corrispondono a quelle dei quadri del settore privato. Sono cose che Dino Greco dovrebbe conoscere benissimo, perché anche a Brescia funziona così.
    Perché ha voluto raggiungere i direttori di Libero e del il Giornale nella schiera dei detrattori della CGIL?
    E l’editore di Liberazione, il Partito della Rifondazione comunista che aspetta a prendere le distanze dal suo giornale e da questa campagna antisindacale che ha come obiettivo il cuore dell’opposizione sociale di massa al neoliberismo?
    Onestamente, non è che attendo risposta!

    Nicola Nicolosi
    Coordinatore nazionale Lavoro Società Cgil

  161. Giuseppe Says:

    Ciao Ramon,
    sono un compagno di 26 anni,iscritto da due anni al Prc.
    Sin da qunado avevo 18 anni ho sempre votato Prc,ovunque fosse collocato.
    Ho deciso di fare la tessera,perchè i veri compagni si vedono adesso nel momento del bisogno e non certo nel momento di splendore del nostro partito e della sinistra radicale in generale.
    Sarebbe stato facile salire sul carro dei vincitori per esempio nel 2006 quando il Prc veleggiava sul 7% e la sinistra radicale sull’11%
    Detto cio,volevo porti alcuni quesiti:
    1)quando partirà la stretta unitaria nei confronti di sc,sel.Per come la intendo io la stretta unitaria deve essere un documento programmatico pluriennale che ci consenta di portare la nostra politica sul che fare.
    2)come sono i rapporti con la rete 28 aprile e con Cremaschi??
    Penso che a sinistra sia l’unico che puo avere un certo appeal tra la classe lavoratrice.
    3)quando partirà un piano di autofinanziamento del partito??
    4)A Dicembre ci sarà il congresso della Federazione con simbolo la falce e martello:non pensi sia più utile aprire una sorta di stati generali della sinistra anticapitalista e comunista invece di fare un semplice congresso??
    Per ultimo io penso che il partito è composto dai militanti e non solo dai dirigenti;
    dobbiamo smetterla di incolpare gli altri quando la colpa è principalmente nostra(mi ci metto in mezzo anche io seppur milito da soli due anni),,il fatto è che non si milita come si dovrebbe fare e ci sono tanti rivoluzionari di tastiera o a parole.Tutte le decisioni vengono decise dalle assemblee dei circoli,ai cpf,cpr,cpn,direzione nazionale e congressi,ed è in quei luoghi che ognuno di noi puo esprimere le proprie idee e il proprio voto.
    Ho notato in questi due anni che si piange molto e si produce poco,sempre a dire non va bene questo,non va bene quello,lavoriamo invece di fare i piagnoni.
    Avanti con il Prc,avanti con la Federazione unitaria

  162. Bucharin77 Says:

    La CGIL “cuore dell’opposizione sociale di massa al neoliberismo”! AHHHHHHHHAHHHHHHHHHHHHHHH.

  163. egregia lucia, immaginavo che avresti pubblicato l’ennesimo comunicato. lo lascio a dimostrazione di come non si discute. che la cgil abbia tanti difetti, e fra questi anche quello di far lavorare in nero (anche se in pochi e isolati casi), lo sanno anche i sassi. il prc e liberazione sono sempre stati critici con la linea della cgil. e non certo per prevenzioni, bensì per enormi errori compiuti nel corso degli anni. concertazione, manifestazione a favore della guerra nel kosovo, assenza di democrazia sindacale, accordi col governo prodi su basi totalmente estranee e contraddittorie allo stesso programma di governo. e potrei continuare a lungo. nascondere tutto ciò non fa un buon servizio ne alla cgil ne alle lavoratrici e ai lavoratori. accusare chi fa critiche di fare il gioco del nemico è talmente stalinista da rasentare, nel 2010, il ridicolo.
    punto.

  164. caro giuseppe. hai ragione. solo nel momento delle sconfitte e delle difficoltà si vede chi è militante disinteressato e convinto e chi è una banderuola. nella mia vita politica quarantennale di militante e di dirigente ne ho viste di tutti i colori. sono stato tantissime volte in dissenso e in minoranza. ma non ho mai pensato di essere al di sopra delle organizzazioni nelle quali militavo. non ho mai promosso e partecipato a nessuna scissione (compresa la fondazione del prc che non fu una scissione). soprattutto, al contrario di molti oggi, non ho mai avuto la tentazione di uscire dal partito per aver subito un torto, per una scelta tattica che non condividevo, per ritrovarmi solo con quelli che la pensavano esattamente come me (fino alla scissione seguente). quindi capisco e condivido moltissimo lo spirito del tuo commento.
    e rispondo volentieri alle tue domande.
    1) la stretta unitaria, come la chiami tu, continuerà sempre nelle forme e modi opportuni. senza imbrogliare e senza demagogia. e sui contenuti discriminanti che ho già detto molte volte. a cominciare dalla natura anticapitalista e antibipolarista dell’unità. proprio per questo oggi, per il momento, bisogna prendere atto della volontà di sinistra critica di non partecipare a nessun rapporto unitario che non preveda l’accettazione del loro progetto. come bisogna prendere atto che sel è dentro il centrosinistra, che ha abbandonato i contenuti anticapitalisti. poi vedremo, perché una cosa è dire “azzeriamo tutto e facciamo come diciamo noi in francia” come fa sinistra critica e un’altra è prendere atto della realtà e confrontarsi seriamente con tutti gli altri progetti. non si può andare avanti in eterno a ripetere cose suggestive che non si possono realizzare. lo stesso dicasi per sel. possono continuare ancora per un bel po a dire “nuovo” ma prima o poi dovranno dire di cosa si tratta. tutti vorrebbero il nuovo meglio del vecchio. ma se poi il “nuovo” è mettersi nelle mani del leaderino di turno, sognare il nuovo centrosinistra per scoprire che è più liberista di prima, glissare sui contenuti per dire frasi suggestive ma senza nulla di concreto, prima o poi i nodi verranno al pettine. perciò, intanto, bisogna fare il fuoco con la legna che c’è in cascina. e non inventarsi documenti e programmi facendo finta che siano cose serie.
    2) il prc si batte per riunificare tutte le correnti sindacali di classe. dentro e fuori della cgil. scegliere, sulla base di una gerarchia, questa o quella corrente sarebbe un aiuto alla divisione e non all’unità. comunque per quel che ne so io che non seguo da vicino il lavoro sindacale, i rapporti sono molto buoni.
    3) dovrebbe esserci già. ma anch’io penso che sia veramente grave che non ci sia.
    4) secondo la mia concezione della federazione il congresso dovrebbe essere esattamente quello che dici tu. e spero che sia così. e mi batterò perché sia così. gli stati generali li fanno sempre e solo i gruppi dirigenti. penso, invece, che ci sia bisogno di mobilitarsi tutti e di reimparare a discutere in un congresso di cose importanti invece che di cazzate. ma capisco bene ciò che dici e anche qui sono più che d’accordo con lo spirito.

    la tua ultima considerazione la condivido al 100 %.

    un abbraccio

  165. dinoluciasml Says:

    Caro Ramon non mi adombro (questa volta)anzi,sono contento di vedere compagni così giovani attaccati al senso di appartenenza sensa retorica ma anzi con la dovuta lucidità.Per noi “vecchietti”è un bel segnale,speriamo di non farli spazientire ed allontanarli dalla politica attiva(siamo maestri in questo,purtroppo).Abbiamo o no coscienza del fatto che sono” loro “,il nostro futuro!? Il coinvolgerli nei progetti o iniziative o quantaltro( ognuno con i propri pregi o limiti) è e deve essere il nostro primario obiettivo, molto più importante di tanti”esercizi politici”che non portano a nulla!Per parte mia non mi sento e non sono più comunista di altri,cerco di esserlo e basta e chi è più bravo e preparato di me ( tanti, davvero tanti )devono dirigere,in questo caso, il partito. Se non fossi d’accordo su varie questioni ho gli organismi dirigenti per poterne discutere compiutamente,anche aspramente se necessario,seghe mentali no! Sulla CGIL ,avendone fatto parte per svariati anni come delegato di base( FIOM-CGIL),ritengo sia,non solo giusto criticarla quando sbaglia ( quante volte ) ma anzi deve essere uno sprone a fare al meglio gli interressi dei lavoratori tutti!Purtroppo non è più il” sindacato dei consigli”,questo non toglie che la CGIL deve essere, si unitario ma, sopratutto alternativo.

  166. A.Morelli Says:

    Sono un lavoratore del settore privato,delegato sindacale di fabbrica e militante comunista.Trovo francamente esagerato lo “sprone” e proverò a spiegare il perchè.Che vi siano tanti problemi in CGIL chi lo nega, forse è il risvolto della medaglia per le organizzazioni realmente di massa,quelle che producono risultati misurabili,anche se non condivisibili da tutti.Quello che risulta bizzarro è il ciclico attacco delle sinistre politiche(avvenne anche durante il 17imo congresso del pci)alla mancanza di democrazia in CGIL.Convocare migliaia di assemblee di base e luoghi di lavoro,centinaia di congressi,eleggere delegati con regole certe,misurarsi su documenti attraverso il voto,tenere in piedi uffici legali efficienti,sostenere vertenze in ogni angolo,sostenere(anche con quei bilanci tacciati di essere poco chiari)battaglie sacrosante mettendo a disposizione anche pullman per i manifestanti,accollandosi la mancanza di contributi da parte dei partiti,sembra essere quanto di più chiaro possibile.Cos’è allora che da fastidio?Le scelte politiche del sindacato.Ma perchè le scelte di prc non vengono fuori nello stesso modo,ed anche attarverso l’esercizio della mediazione tra componenti?Ci sono stati atteggiamenti e pratiche che hanno violato lo statuto?Benissimo!Saranno quegli organismi,nella loro piena e totale autonomia ad avviare procedure.Si sono verificati comportamenti lesivi nei confronti dei lavoratori dell’organizzazione?Sicuramente,ma sicuramente non in maniera superiore a quanto avvenuto per i lavoratori dell’organizzazione prc come viene fuori dai ricorsi all’arbitrato dell’upmlo da parte di lavoratori prc.Deve valere per questi ultimi un altro diritto.E quello che io sostengo è uno sprone o un assist ai nemici della sinistra?La democrazia,nella sua totale applicazione,attraversa sempre coni d’ombra,altrimenti sarebbe un sistema non emendabile,ci troveremmo a convivere con il totalitarismo.In definitiva il sindacato oggi,e tutte le sigle, si trovano a dover trovare rimedi ai danni della politica,quella politica che ha definitivamente deregolato il mondo del lavoro,anche quando ha visto i comunisti attori principali nei governi nazionali.Io mi auguro che sia finita l’oscillazione correntizia del prc nei confronti della questione sindacale, in quanto mi adopro per la presenza numericamente sempre più consistente,di comunisti dentro la CGIL.

  167. dinoluciasml Says:

    Caro A.Morelli,sono contento di aver stuzzicato il tuo intervento(tra l’altro con toni critici ma garbati)sulla questione CGIL.Certamente la mia posizione non è la verità, anzi,però una cosa la devo dire:come mai succede che ogni qualvolta che proponiamo un nostro compagno a “staccarsi”per lavorare nel sindacato, questi non lo si vede più o molto poco nelle riunioni di partito? E non è una questione da addebitarsi alla famigerata”cinghia di trasmissione”, ma di un allontanamento quasi automatico della vita di partito,come se questo rappresentasse un vincolo troppo stridente con la politica sindacacale. Fuori da ogni ipocrisia,è più che giusto che aumenti il numero dei Comunisti nel sindacato, sia confederale che di base,senza scordarsi da dove si proviene.Per me è una questione di principio e di correttezza che andrebbe rispettata .Il fare in modo differente porta ed ha portato tanti lavoratoti a fare altre scelte politiche . E’ colpa loro? Io dico che è anche nostra, ma non certamente dei Comunisti che erano al Governo(1),Loro hanno avuto altre responsabilità e certamente tu le conoscerai.Concludo ringraziando Ramon per avermi concesso questa, seppur breve, risposta:ciao.

  168. caro a morelli, è bene chiarire alcune cose.
    1) qui non si discute di un mio articolo sulla cgil o un qualche documento del prc sulla cgil. si è semplicemente accesa una piccola polemica perché tale lucia ha sostenuto, citando un articolo sull’inserto di liberazione, la solita tesi secondo la quale chi critica la cgil fa il gioco del nemico. tutto qui.
    2) l’articolo pubblicato da liberazione, che aveva certamente qualche tono eccessivo, scaturiva comunque da un dibattito pubblico nel congresso cgil sul quale è stato approvato anche un odg apposito. l’articolo è stato seguito da altri che esplicitamente non hanno condiviso i toni sbagliati (a cominciare da dino greco). ma è stato seguito anche da attacchi inconsulti secondo la nefasta teoria per cui chi critica o è un agente del nemico o fa il gioco del nemico. e io questa cultura (ma sarebbe meglio dire sottocultura) la combatterò sempre. questo modo di discutere lo combatto che si tratti di sindacato o di partito indifferentemente. basta dare una scorsa alle tante polemiche che ho fatto qui sul blog per rendersene conto.
    3) la questione della democrazia sindacale è questione annosa. è totalmente infondato sostenere, come fai tu, che c’è una sinistra politica che attacca il sindacato sulla democrazia. da sempre su questo c’è una poleica durissima fra sindacati di base e cgil e più recentemente fra fiom e maggioranza cgil. a parte le questioni congressuali interne alla cgil sulle quali il prc non ha mai preteso di ingerirsi (fino a sopportare le critiche per non aver dato formalmente una indicazione di voto nell’ultimo congresso) ci sono questioni molto più serie. che riguardano il fatto che i lavoratori non possono votare in modo vincolante ne il mandato a trattare ne gli accordi. le “consultazioni” sappiamo tutti molto bene che valore hanno. qui non si tratta di una linea politica o anche di una linea sindacale di una organizzazione. si tratta di contenuti sui quali trattare e di accordi precisi che riguardano salario, diritti, salute, pensioni, tfr, organizzazione del lavoro e così via. come dovresti sapere non è lo stesso. ed è questione che investe la democrazia di un paese.
    3) mi dispiace. ma l’accusa alla politica di aver deregolamentato il mercato del lavoro formulata così è sbagliata. quando ci trovammo a discutere del pacchetto treu noi fummo soli nel dire che non andava “flessibilizzato” il lavoro. finimmo con il fare un compromesso obtorto collo cercando di contenere il danno. ma la cgil, che si è sempre contraddistinta per aver applicato due pesi e due misure sugli stessi contenuti a secondo del governo in carica, non mosse in dito. certamente se avesse minacciato uno sciopero contro il pacchetto treu avremmo avuto la forza per impedirlo del tutto. del resto lo stesso aveva già fatto indicendo uno sciopero generale contro il primo governo berlusconi sulla controriforma delle pensioni per poi accettare la stessa identica controriforma fatta dallo stesso autore, diventato però primo ministro di un governo appoggiato da ds e lega. o no? o vuoi che parliamo dei fondi pensionistici che sono stati una delle origini della finanziarizzazione del capitalismo che cgil cisl e uil hanno accettato anche godendo della possibilità, con chiaro conflitto di interessi, di gestirne una parte?
    tu ricordi che la cgil paga i pulmann per le manifestazioni. e allora? ma ha pagato anche quelli per sostenere la guerra nel kosovo quando fece una manifestazione nazionale a bari. o no?
    infine. a te sembra normale che un governo che nel programma ha promesso di abolire lo scalone maroni e che si dichiara sulla legge 30 così: “noi siamo contro la legge trenta e i suoi due decreti attuativi” tratti con il sindacato nelle persone del ministro del lavoro (passato dalla fiom cgil direttamente al governo) e del tesoro senza avere cercato nemmeno una mediazione nel consiglio dei ministri e sulla base di una piattaforma che era l’opposto del programma? ti sembra nomale che in un primo momento la cgil dica che tratterà solo se e quando ci sarà una posizione unitaria di tutto il governo e poi si accomodi al tavolo e firmi un accordo senza che ci sia mai stata la posizione ufficiale di tutto il governo? ti sembra normale che quando noi abbiamo detto che il parlamento doveva emendare quell’accordo sulla base dei contenuti del programma di governo la cgil ci abbia accusato di ingerirci in accordi fra le parti? ti sembra normale che quell’accordo venga sottoposto ad un referendum al quale partecipano milioni di pensionati che non sono interessati in nulla dagli effetti dell’accordo? ti sembra normale che nelle fabbriche più importanti e in tutte in quelle in lotta vinca il no all’accordo e che non se ne tragga nessuna conseguenza?
    qui non c’è una contraddizione tra sinistra politica e sindacato. qui c’è una chiara subalternità della cgil alla linea dei ds e poi del pd. e quando nel centrosinistra si è aperto un conflitto non su posti o poltrone ma su bazzecole come l’orario di lavoro (come fa un sindacato che ha nei propri documenti congressuali le 35 ore a sostenere che la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore non si deve fare per legge bensì solo attraverso la contrattazione e che attacchi chi l’ha ottenuto da prodi accusandolo di invadere il campo della contrattazione delle parti?), come la precarizzazione del mercato del lavoro, sulle pensioni la cgil ha sempre, e lo dico amareggiato, sostenuto la linea liberista dei ds contro gli interessi dei lavoratori. sfido chiunque a dimostrare il contrario.
    4) fino ad oggi sono le componenti sindacali ad aver usato le correnti del prc. sia il sindacato di base sia le correnti della cgil hanno sempre importato, attraverso i propri militanti, lo scontro dentro il prc per fare del prc il proprio strumento politico.
    comunque grazie per il commento che ha un tono non fazioso, al netto di qualche dettaglio, sul quale si può, forse, discutere senza accapigliarsi.
    un abbraccio

  169. caro dino, siamo d’accordo su tutto a quanto pare.
    un abbraccio

  170. Massimo Della Chiarezza Says:

    difficile da capire?
    no facilissimo da capire.
    Quasi banale. Talmente banale che siamo scomparsi dal panorama politico italiano, siamo inutili, non credibili, blateriamo di radicamento sociale ma siamo sradicati dalla mente delle persone reali, quelle in carne ed ossa.
    Talmente facile da capire che le classi lavoratrici (plurale?) non ci votano, non ci considerano, non ci ritengono neanche un’opzione.
    Talmente scontato da capire che ci stiamo sciogliendo naturalmente, come neve al sole, talmente tanto che ci apprestiamo all’ennesimo congresso vuoto e chiuso in se stesso..

  171. Anonimo 3 Says:

    Scusa se mi intrometto, Massimo della chiarezza, ma, nella mia tontaggine, sono due anni che mi sforzo di capire per quale strampalato motivo chi non si sente piú anticapitalista e tanto meno comunista senta l’impellente necessitá di chiudere Prc o di trasformarlo in qualcosa d’altro. Di partiti che collaborano col bipolarismo capitalista mi pare che ce ne siano a sufficienza, basta scegliersene uno a piacere e votarlo felici e contenti, cos’é questa smania di suonare le campane a morto per rifondazione? Non sto prendendoti in giro, mi piacerebbe davvero avere una risposta.

  172. Mare Nostrum Says:

    E’ facile da capire,invece,che le classi lavoratrici,di cui tanti parlano,non fanno altro che rafforzare lega e idv (i flussi elettorali dicono questo).
    Dico io,cosa hanno fatto questi due partiti per i lavoratori??
    Penso niente.
    Allora perchè non darci una nuova possibilità??
    Il fatto grave è che,chi votava la sinistra radicale e il Prc in particolare,adesso non vota chi sta alla nostra sinistra ma chi sta alla nostra destra.
    Questo è grave e presuppone una degenerazione della classe lavoratrice e dei nostri ex elettori.

    Detto cio a Massimo Della Chiarezza dedico l’appunto di Giuseppe del 15 maggio, 2010 a 14:32,che a mio avviso gli calza a pennello:Ciao Ramon,
    sono un compagno di 26 anni,iscritto da due anni al Prc.
    Sin da qunado avevo 18 anni ho sempre votato Prc,ovunque fosse collocato.
    Ho deciso di fare la tessera,perchè i veri compagni si vedono adesso nel momento del bisogno e non certo nel momento di splendore del nostro partito e della sinistra radicale in generale.
    Sarebbe stato facile salire sul carro dei vincitori per esempio nel 2006 quando il Prc veleggiava sul 7% e la sinistra radicale sull’11%
    Detto cio,volevo porti alcuni quesiti:
    1)quando partirà la stretta unitaria nei confronti di sc,sel.Per come la intendo io la stretta unitaria deve essere un documento programmatico pluriennale che ci consenta di portare la nostra politica sul che fare.
    2)come sono i rapporti con la rete 28 aprile e con Cremaschi??
    Penso che a sinistra sia l’unico che puo avere un certo appeal tra la classe lavoratrice.
    3)quando partirà un piano di autofinanziamento del partito??
    4)A Dicembre ci sarà il congresso della Federazione con simbolo la falce e martello:non pensi sia più utile aprire una sorta di stati generali della sinistra anticapitalista e comunista invece di fare un semplice congresso??
    Per ultimo io penso che il partito è composto dai militanti e non solo dai dirigenti;
    dobbiamo smetterla di incolpare gli altri quando la colpa è principalmente nostra(mi ci metto in mezzo anche io seppur milito da soli due anni),,il fatto è che non si milita come si dovrebbe fare e ci sono tanti rivoluzionari di tastiera o a parole.Tutte le decisioni vengono decise dalle assemblee dei circoli,ai cpf,cpr,cpn,direzione nazionale e congressi,ed è in quei luoghi che ognuno di noi puo esprimere le proprie idee e il proprio voto.
    Ho notato in questi due anni che si piange molto e si produce poco,sempre a dire non va bene questo,non va bene quello,lavoriamo invece di fare i piagnoni.
    Avanti con il Prc,avanti con la Federazione unitaria

  173. DI PIETRO APPOGGIA IL FEDERALISMO DEMANIALE, UNO DEI PIU’ GRANDI ATTI DI SACCHEGGIO DEL NOSTRO TERRITORIO CHE DI FATTO VERRA’ REGALATO ALLA SPECULAZIONI EDILIZIA. I PALAZZINARI RINGRAZIANO L’ITALIA DEI LAVORI
    CON CHE FACCIA I LAVORATORI VOTANO IDV??

  174. io vedo però grande confusione sulla federazione non è un caso che tanti dirigenti come Sorini e Gemma contestino la “deriva” Linke che s’intende dare alla FDS in pratica aveva ragione Bertinotti? questo ci dice Grassi, meglio assai recuperare un unità con chi condivide i nostri orizzonti penso a coloro che non si vergognano di chiamarsi comunisti

  175. ok massimo della chiarezza, diventiamo sinistra liberale, troviamoci un leader telegenico e amato dalla borghesia italiana avversa a berlusconi come de benedetti, spogliamoci dell’identità comunista e antagonista che è cosa “sporca” e “vecchia”, e allora si che saremo visibili e invitati in tutti i talk show, e quindi considerati una opzione totalmente compatibile con il sistema. parliamo delle sofferenze sociali, basta che appaiano in collegamento come piazza vociante da santoro e che si possano usare demagogicamente in studio per litigare con la destra, per tornare a promettere che con il voto al centrosinistra saranno risolte.
    nessuno ti proibisce di farlo. ma lascia in pace chi non vuole farlo.
    ciao

  176. cara anonimo 3, è tutto molto semplice. se chi è stato comunista una vita vede peggiorare le condizioni di vita dei lavoratori ha davanti due scelte. separare, anche simbolicamente, il proprio destino dai lavoratori ed entrare finalmente al governo facendo finta che essere sinistra liberale sia cosa nuova o affrontare la dura realtà condividendo la sorte dei lavoratori. vale per occhetto come per vendola. solo che se c’è qualcuno che non si adegua bisogna distruggerlo perché la sua stessa esistenza svela l’inganno della sinistra che vince mentre i lavoratori perdono.
    ciao ciao

  177. lucaocchionero Says:

    dobbiamo avere uno sguardo “laico” nei confronti di tutti i sindacati e la critica la si fa per permettere miglioramenti non per stroncare organizzazioni di massa e con esse diritti, soprattutto di questi tempi dove c’è un governo che esplicitamente si pone l’obiettivo di disarticolare le organizzazioni dei lavoratori dopo avere già individualizzato, parcellizzato, resi schiavi i lavoratori stessi. Ma ci sono punti su cui una discussione è inevitabile: PRIMA COSA: la tanto decantata autonomia del sindacato dalla politica. Perchè questo concetto è valido solo quando di temi sindacali si occupano le forze a sinistra del PD e non quando Pietro Ichino ed altri deputati del PD fanno leggi che somigliano a quelle destrutturanti il processo del lavoro fatte da Sacconi? Non ho ancora letto, sarà mia ignoranza, comunicati stampa di Epifani contro il disegno di legge di Pietro Ichino e di Nerozzi(mi pare sia lui l’altro firmatario). Ed ancora: perchè intere federazioni provinciali della CGIL sono in mano al PD, il PD decide le nomine e chi fa carriera mentre invece se le forze a sinistra di tale partito intendono essere rappresentate nelle federazioni e negli uffici legali ci si trincera sempre nell’autonomia del sindacato dalla politica?
    Vorrei risposte a queste domande che non mi sembrano di secondaria importanza. Quanto alle accuse che piovono sulla CGIL e sui suoi enti collaterali(tipo gli SMILE in tutta Italia). Sarebbe il caso, credo, che la CGIL ed i suoi enti rinunciassero all’applicazione dei contratti della legge Biagi-Maroni(ora Sacconi2), e che estendessero la tutela dell’art. 18 della legge 20\5\70, Statuto dei lavoratori(a proposito tanti auguri!) anche ai propri dipendenti. Tutte quelle voci terminerebbero in un momento, quelle brutture, saranno poche ma sono pur sempre brutture, come la vicenda di bari non accadrebbero più.

  178. Massimo Della Chiarezza Says:

    Non capisco perchè criticare la linea duropurista o considerare che stiamo sparendo, significhi necessariamente non essere più comunsta, o anticapitalista, o essere salottiero o essere, peggio ancora, liberale. Se non liberista.
    Non lo capisco se non immetto nel discorso le categorie del tradimento e dell’accerchiato.
    Ramon, non sempre funziona la strategia di Mourinho: una squadra sola contro tutti deve avere delle doti immense come l’Inter perhè la strategia funzioni come per l’inter.
    Per Rifondazione stiamo facendo un altra partita, soli contro tutti, ma anche senza le doti tecniche e fisiche per giocare una partita.
    Fuor di metafora, la definizione di anticapitalista onestamente, come dicevo, non vuol dire un emerito nulla se all’anti non contrapponi un per.
    La proposta comunista non la vedo. La proposta alternativa mi sforzo di coglierla anche dalle parole del segretario e non la sento, il dibattito più frequente è quello sulla federazione che mi sembra un pochino debole.
    Io non credo che iniziare a ragionare su un fronte molto più ampio sia liquidare me stesso. Penso sarebbe sano e utile alle classi lavoratrici (sempre plurale).
    Il partito sociale, paradigma che ho sostenuto allo scorso congresso e che ritenevo essenziale e utile, è fallito. La generosità dei militanti non supportata da un soggetto politico è insufficiente. La mappa dei voti dimostra un omogeneità disarmante.
    Credo sia in atto un percorso interessante a sinistra. Starne fuori è dannoso per l’Italia intera credo. Quando avrò due minuti in più mi piacerebbe sottoporvi una lettura del sommovimento a sinistra, almeno mi sentirò dire che sono tutte baggianate perchè l’importante è …

  179. Stamani uno scritto di Gianpaolo Patta sul Manifesto è molto duro sulla FDS come se le forze politiche che ne fanno parte non ci credessero in questa nuova oraganizzazione se ciò corrisponde al vero la vedo dura in futuro, spero si sbagli
    saluti

  180. ben detto lucaocchionero. sono d’accordo su tutto ciò che hai scritto.

  181. senti massimo della chiarezza, io ti ho risposto sulla base di ciò che hai scritto e proposto. hai detto che siccome siamo deboli, stiamo sparendo, ecc ecc la cosa da fare è “Ramon, credo che l’unica scelta plausibile che possiamo fare è quello della sussistenza, alleandoci strutturalmente con il centrosinistra, tornando nell’agorà della politica vera. Rinunciando ad alcuni dogmi, noi per primi, rilanciando su alcuni temi, noi e nessun altro”.
    mi hai chiesto, non senza un tono da presa in giro che comunque io accetto volentieri, cosa sia un accordo di governo liberista. e io ti ho risposto.
    se ritieni, come hai scritto, che il comunismo sia tramontato e che si debba stare nel centrosinistra, insieme al diritto di pensarlo di proporlo e di cercare di farlo non puoi pretendere che chi la pensa diversamente non possa dirlo con chiarezza.
    sei tu che ti sottrai al merito della discussione. non io.
    i casi sono due. o si può fare un accordo di governo con chi propone la linea della banca centrale europea, che è dieci volte più liberista della banca federale degli USA, per far si che un manipolo di dirigenti abbia un seggio in parlamento oppure pensi che si possa modificare la linea del pd e di tutto il centrosinistra sul nucleo duro della politica economica.
    mi spiace, ma non è parlare di tradimento dire che negli ultimi venti anni molti esponenti della sinistra di classe sono diventati sinistra liberale. del resto molti del pd così si definiscono. del resto è così per tony blair e per la spd, per zapatero. solo nel ps francese dopo un duro scontro c’è stata una moderata svolta a sinistra. chissà perché in italia siamo solo noi poveri e pazzi a parlare di riduzione dell’orario di lavoro e in francia la attuale segretaria del ps è stata la ministra che le ha introdotte per legge. noi estremisti, duripuri, cretini identitari e lei brava esponente della sinistra solo perché non è comunista?
    che il pd sia liberista è una realtà. anch’io preferirei un pd che metta in discussione la globalizzazione, il capitale finanziario, la precarietà del lavoro, la privatizzazione di tutto, acqua compresa. ma non è così.
    tu dici che noi dobbiamo “Rinunciando ad alcuni dogmi, noi per primi, rilanciando su alcuni temi, noi e nessun altro”.
    ti spiace dire per favore a quali dogmi dovremmo rinunciare e quali temi dovremmo rilanciare.
    magari siamo d’accordo. magari no.
    ma devi riconoscere che è un po difficile discutere sulla base del nulla. e cioè sulla base di frasi prive di contenuti reali.
    siamo deboli? si è vero. siamo isolati? si è vero. e allora? dovremmo trarne l’idea che per non essere deboli dobbiamo diventare come chi è forte?
    da tempo sostengo che è perfino logico che se le classi subalterne hanno subito durissime sconfitte chi fa riferimento a loro ne condivida le difficoltà e ne subisca le conseguenze. è troppo facile separarsi dalla propria gente, e parlo proprio di teoria politica non di voti elettorali o di sondaggi, e diventare compatibili con il sistema. e non si spacci questo per nuovo. che è la cosa più vecchia che esista.
    e guarda che questo è il viatico verso il massimo di trasformismo. male tipico della sinistra italiana.
    ciao

  182. Caro Ramon,
    quando ho visto che il consiglio nazionale della Federazione ha aperto la fase congressuale “una testa un voto” e, di conseguenza, il tesseramento, ho deciso che mi sarei iscritto alla Federazione della Sinistra, per portare il mio modesto contribuito di militante studentesco alla costruzione di un progetto comune di opposizione sociale.
    Poi ho visto questo: http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/05/sosteniamo-lappello-uniti-a-sinistra/
    Il contenuto è pienamente condivisibile, capiamoci. Una sinistra anticapitalista, contro Maastricht, che non cancella le identità ma costruisce l’unità nella lotta, ecc.
    Ma sappiamo tutti che in queste operazioni non sono i contenuti a passare. Sappiamo tutti che il punto di quell’appello è che ora si ricomincerà a parlare di unità a sinistra, a dimenticarci dei contenuti e a concentrarsi sui contenitori, a creare nuove ambiguità in cui i soliti noti si muovano a piacimento. I segnali ci sono già, in giro per l’Italia: fior di dirigenti di Prc e Pdci prendono gradualmente le distanze dalla federazione e preparano altri soggettu “unitari” locali, in attesa di federarli al nuovo soggetto nazionale Vendola-De Magistris quando sarà ora.
    Insomma, ricomincia la giostra. E autorevoli dirigenti del Prc si prestano a questo gioco.
    Hanno tutto il diritto di farlo, figuriamoci.
    Ma non pretendiamo che la gente si iscriva alla federazione, allora. Non lanciamo tesseramenti unitari promettendo alla gente un coinvolgimento, se stiamo già lavorando per un’unità più ampia, che butterà nel cestino questa. Personalmente, ora, a iscrivermi alla Federazione, farmi il culo sul territorio per metterla in piedi e poi, tra un anno, trovarmi tutto azzerato perché ci sarà il sinistrodemocratico di turno a dettare legge, non ci sto. Per quel che vale, lo scrivo qui. Dell’ennesimo soggetto politico provvisorio e transeunte non c’è alcun bisogno.

  183. Bucharin77 Says:

    mentre il partito è in letargo, dorme sonni belli e tranquilli, sbaglia pure a scrivere i volantini nazionali (la BCE ha cominciato, nel mercato secondario, a comprarli i titoli di stato!), i grassiani tessono la loro tela: unità a tutti i costi, senza programma e prospettiva, con chiunque stia alla sinistra del PD. Gettata la maschera, molti cominciano a capire dove Grassi ci sta portando a sbattere. Forse è tardi, forse no: no, se si va a congresso e si fa una bella e seria discussione politica, e di prospettiva; sì, se si vuole continuare a campicchiare.

  184. Luca Marini Says:

    e oggi dopo il fantastico appello unitario a firma: grassi,burgio, valentini, migliore, gianni, una bellissima intervista a Bertinotti che ci invita a autosuperarci per fare una bella sinistra cooperativa. Si può andare avanti così?
    Quando degli iscritti fanno girare un appello per criticare un accordo in regione vengono rimproverati dal segretario perchè tendono a minare la loro organizzazione. QUANDO INVECE IL RESPONSABILE DELL’ORGANIZZAZIONE INVITA GLI ISCRITTI A FIRMARE UN APPELLO CON CHI CI VUOLE DISTRUGGERE DA ANNI, TUTTO TACE!

  185. caro masaccio, sbagli. il partito ha una linea. ed è stata votata. la federazione ha un documento fondativo. e, al contrario di ciò che paventavi sulla base di “voci”, il primo congresso sarà fatto sulla base del principio una testa un voto. che ci siano appelli, articoli e altre cose che spingono di qua o di la è cosa normale. se leggi oggi liberazione vedrai che in prima pagina c’è un articolo a firma mia e di russo spena che dice cose chiare (lo posterò presto anche qui). anche rispetto all’appello che citi tu. al di la del solito tourbillon di interpretazioni (e delle solite scomuniche alla bucharin e riproposizione di polemiche locali) secondo me il 90 % degli iscritti al prc e anche alla federazione sono contrari a fare un accordo di governo col centrosinistra. e sono convinto che certe suggestioni unitarie sono destinate a finire per ciò che sono. il resto sono chiacchiere o, come al solito, manovre e manovrette personali e correntizie.
    ciao

  186. Luca Marini Says:

    ok Ramon ho letto il tuo articolo, ma già il fatto che due compagni debbono scrivere un articolo per contestare i contenuti dell’appello, la dice lunga dell’inopportunità dell’appello. Mi auguro tu abbia ragione sul 90% degli iscritti.

  187. Luca Marini Says:

    Inoltre aggiungo se il passaggio sulla “riproposizione delle polemiche locali” era una critica a me, beh vedremo a cosa porterà l’accordo in regione toscana. L’ho citato per fare un raffronto su come a volte si considerano certe prese di posizione. Ed è vero che ultimamente si sono tese a tacciare certe posizioni come dannose, settarie e minoritarie, mentre su altre a mio avviso molto più gravi dal punto di vista politico (parlo delle varie offensive unitarie) si è abbastanza sorvolato.

  188. caro luca. il riferimento alle questioni locali era per un post che ho cancellato. l’ennesimo che vuole parlare qui di persone e non di politica.
    chiunque può fare e firmare appelli. sull’inopportunità o meno si possono avere mille opinioni diverse. ma io non “contesto” nessuno. dico la mia. del resto è la stessa cosa che ho detto in direzione più volte e che ho scritto già su liberazione ed anche qui. non voglio risse e discussioni astratte. prendo solo atto che ci sono ambiguità che trovo sbagliate. e senza fare drammi se e quando qualcuno proporrà di unirsi a sel per stare nel centrosinistra sono arcisicuro che la stragrande maggioranza delle compagne e dei compagni dirà di no. e allora è bene, visto che c’è una linea sia sulla federazione sia sul centrosinistra, implementare ciò che è stato deciso invece che paralizzarsi per interpretare questo o quell’articolo e questo o quell’appello.
    tutto qui.

  189. Ramon, non sbaglio, e il tuo articolo con Russo Spena, che condivido al 100%, mi dà ragione. Come tu giustamente denunci nell’articolo, ci sono dirigenti che agiscono nella più totale ambiguità portando avanti apertamente una linea diversa da quella votata dal partito, senza d’altra parte esercitare un dissenso. Se Grassi dicesse “non sono d’accordo con la linea” mi andrebbe benissimo, si discute. Ma continuare a fingere che esista una maggioranza compatta a guidare il partito, quando ormai molti autorevoli dirigenti (e non parlo solo di Grassi, ora anche Barbarossa, Pegolo e De Cesaris hanno lanciato il loro appello, che elenca tanti temi condivisibili ma nessuna proposta precisa, configurandosi semplicemente come una critica ai grassiani, niente di più e niente di meno) giocano la propria partita approfittando degli inevitabili margini che una linea unitaria e non settaria offre alle ambiguità, è ridicolo. Siamo vicini alla situazione dei GC, dove esiste un documentone di finta maggioranza che in realtà è formato da due correnti che tra loro neanche si parlano.
    E questo ha ricadute nei territori che di fatto disattivano il percorso della Federazione. In Veneto la dirigenza del Pdci la pensa sostanzialmente come l’appello di Grassi (Federazione da fare ma insufficiente, facciamo l’unità con Vendola nel nuovo centrosinistra) e quella del Prc, per contrasto, chiude settariamente ogni iniziativa legata al percorso della Federazione.
    Non sto parlando di voci, di chiacchiere o di beghe locali, non mi interessa attaccare il tale o il talaltro dirigente. Sto dicendo che la nuova frammentazione correntizia del Prc sta creando dinamiche perverse nei territori, che bloccano completamente il percorso della Federazione.
    Chi me lo fa fare di faticare per mettere in piedi la Federazione, Ramon, se il numero 2 del Prc e buona parte del Pdci la considerano una struttura provvisoria, che tra un anno sarà messa da parte per costruire un altro soggetto?
    Io ho grande considerazione per quello che scrivi tu, ma non posso fare a meno di notare che gran parte del partito dice e scrive cose ben diverse, spesso opposte. Non vedo, oggi, un investimento da parte del Prc sulla Federazione come soggetto reale: di fatto mi sembra che ci si trovi stretti tra una “destra” che vorrebbe saltare a pié pari la Federazione per fare l’accordo direttamente con Vendola, Bersani e Casini, e una “sinistra” che è contraria ad ogni unità e continua a riempirsi la bocca con il “rilancio del Prc”, come se per rilanciare un partito non servissero relazioni al suo esterno, come se fosse possibile rilanciare un partito solo dicendo nei documenti che dobbiamo rilanciarlo… E restano in pochi, al “centro”, a credere e investire nel progetto della Federazione, che così com’è rischia di nascere già morto. Scusa il pessimismo, ma credo che il correntismo e la mimesi rispetto al modello politico dominante abbiamo ormai inciso in maniera irreversibile nel corpo del Prc…

  190. caro masaccio. insisto nel dire che sbagli. perché assolutizzi cose che invece sono relative. perché fai previsioni sulla base delle assolutizzazioni e ne trai conseguenze perfino prima che le tue previsioni si realizzino.
    credi che non abbia ben presente la situazione correntizia che c’è nel partito? e che c’è anche nei soggetti sociali culturali e politici che potrebbero essere interlocutori della federazione.
    le sconfitte lasciano conseguenze profonde. tutti sembrano curare l’orticello della propria differenza, e per farlo si dedicano alla più vieta pratica della politica di questi tempi: visibilità, manovre, appelli, proclami, gare a chi la spara più grossa, gare ad apparire come i più unitari.
    ma, caro masaccio, come ho già detto c’è anche un corpo militante che ne ha le palle piene di tutto questo. e che mai e poi mai si lascerebbe guidare verso il centrosinistra, come tu paventi.
    ad ogni cosa bisogna dare la sua importanza. il fatto che nessuno dica apertamente che vuole tornare nel centrosinistra è un segno di debolezza, non di forza. e poi c’è anche l’idea che, pur sapendo che mai si tornerà nel centrosinistra, la richiesta di unità sia tale da giustificare le “proposte unitarie” sorvolando su discriminanti importanti. e poi c’è paura dell’isolamento ed anche voglia di dimostrare che non si è settari. e così via. per fare chiarezza su queste cose ci vuole intelligenza politica e anche un po di saggezza. non c’è bisogno di fare guerre intestine. che queste si sarebbero distruttive, anche se accontenterebbero coloro che solo guerre intestine sanno fare.
    ma i veri punti politici importanti hanno la testa dura. e darli per superati o persi è proprio sbagliato.
    un abbraccio

  191. ora metto il nuovo articolo e la discussione continua in coda a quello.

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