O siamo tutti terroristi come i kurdi o siamo tutti stronzi!

La repressione che, in Europa e specialmente in Italia, si è abbattuta e si sta abbattendo sui kurdi è di una gravità inaudita. Tanto più grande in quanto accompagnata dal vergognoso silenzio e/o dalla disinformazione dei mass media, compresi quelli di sinistra e compresa Liberazione.

Ciò che sta accadendo meriterebbe le prime pagine di giornali e telegiornali.

Il decreto salva liste del governo Berlusconi è una puttanata, dal punto di vista della democrazia, in confronto agli arresti, alle espulsioni e alle persecuzioni dei kurdi sul territorio italiano e dell’Unione Europea.

E non esagero affatto.

Ma veniamo ai fatti e vediamo cosa sta succedendo.

Sono stati spiccati numerosi mandati di cattura e disposte perquisizioni contro kurdi, in Italia e Francia, con l’accusa di appartenenza al PKK e di aver organizzato il proselitismo fra la popolazione kurda esiliata in Italia ed Europa.

Al di la dell’inconsistenza o meno delle accuse che verranno discusse in sede giudiziaria rimane il fatto politico.

Come è possibile che avvenga una cosa simile nove anni dopo l’immissione (tornerò su questo) del PKK sulla lista delle organizzazioni terroristiche da parte dell’Unione Europea?

Come è possibile che questo accada proprio all’indomani dell’ennesima (la quinta o la sesta… ho perso il conto) messa fuorilegge del DTP (Partito per una Società Democratica) e della incriminazione dei suoi 21 deputate e deputati, dell’arresto di più di mille fra sindaci, politici, attivisti sociali e sindacali, con l’accusa di finanziare e favorire il PKK?

Come è possibile che questo accada dopo che, negli ultimi 5 anni per ben due volte il Presidente Erdogan aveva aperto degli spiragli che lasciavano intravvedere la possibilità di una trattativa che mettesse fine, con un negoziato politico, al conflitto armato in Kurdistan?

Come è possibile che questo segua il tentativo di colpo di stato sventato (?) poche settimane fa dal governo turco?

Per me la risposta è abbastanza semplice.

Eccola.

Dopo il sequestro di Abdullah Ocalan l’allora governo turco aveva accarezzato l’idea di aver così sgominato la guerriglia del PKK che, con i reiterati cessate il fuoco unilaterali e con la proposta di negoziato per dare al Kurdistan lo stesso status del Trentino Alto Adige, della Catalunya o della Scozia, aveva cominciato a mordere sul punto politico preminente data la candidatura della Turchia all’ingresso nell’Unione Europea. Ma la speranza di un dissolvimento del PKK è andata a farsi fottere per tre motivi: 1) la resistenza della guerriglia è cresciuta e nonostante qualche insignificante defezione la compattezza politica è rimasta intatta. 2) la popolarità di Ocalan fra la popolazione kurda è enormemente aumentata, come qualsiasi giornalista non venduto che abbia voglia di prendere un aereo e farsi un giretto nel Kurdistan potrà inequivocabilmente testimoniare. 3) il diritto di un popolo a parlare la propria lingua (e ad impararla a scuola) e ad autogovernarsi (anche nei limiti dello status di regione autonoma) è irriducibile.

Il nuovo governo turco scaturito dalla vittoria del partito di Erdogan nel 2003 ha formalmente mantenuto la politica di guerra e di scontro con il PKK e di repressione della popolazione kurda ma, avendo preso atto della inefficacia della stessa, ha sotterraneamente aperto spiragli ad un negoziato politico. Per due volte.

La prima quando il Presidente dell’Iraq e quello del Kurdistan iracheno chiesero a più riprese al PKK di riprendere il cessate il fuoco unilaterale e al governo turco di disporsi ad affrontare una soluzione politica del conflitto. Il PKK immediatamente accettò l’invito e, in attesa della contro risposta turca, diverse autorità europee, sia del Consiglio d’Europa sia dell’Unione Europea, ripresero favorevolmente la posizione del PKK (che già figurava da due anni nella lista dei terroristi dell’UE) ed auspicarono l’avvio della soluzione politica.

Valga l’esempio della risposta che Javier Solana nella veste di Mister PESC diede al sottoscritto alla camera dei Deputati il 6 ottobre 2006 e che riporto testualmente:

“Onorevole Mantovani… Sul secondo quesito, che riguarda la Turchia e il PKK, ho dichiarato con grande chiarezza di aver apprezzato la dichiarazione del PKK qualche giorno fa, nella speranza che questo produca conseguenze positive non soltanto per il PKK stesso, ma anche per i curdi in Turchia e altrove.
Spero che il Governo turco prenda atto di questa dichiarazione. Abbiamo visto altre situazioni in cui dichiarazioni di questo tipo, in paesi anche europei, hanno avuto conseguenze molto positive, anche se non immediate. Certo, la Turchia deve ottemperare ai diritti sanciti nella Carta del Consiglio d’Europa, e, finché questo non avviene, non è garantita neppure l’ottemperanza ai criteri di Copenhagen. Ora che i curdi hanno deciso di abbandonare la violenza come arma e di dedicarsi alla lotta politica attraverso gli strumenti democratici, andranno riconosciuti i diritti del popolo e della gente del Kurdistan. Ritengo che questo debba valere non soltanto per la Turchia, ma per tutti i paesi in cui esistono popolazioni di origine curda.”

(Ci fosse stato un solo giornalista, dico uno, capace di notare che il ministro degli esteri dell’Unione Europea normalmente non parla così di una organizzazione che la stessa UE ha dichiarato terrorista! Ma lasciamo perdere!)

Difficile immaginare che il Presidente iracheno, quello del Kurdistan iracheno, il Presidente del Consiglio d’Europa e lo stesso Solana si siano avventurati in dichiarazioni favorevoli ad una trattativa di pace senza alcuna complicità del governo turco. In realtà negli ambienti bene informati tutti sapevano che il governo turco aveva intenzione di intraprendere quella strada e che le pressioni servivano proprio ad aiutare questa volontà contro le più che evidenti resistenze dei militari turchi, totalmente contrari.

Lo spiraglio si richiuse, dopo qualche timidissima (inintelleggibile ai più ma chiarissima per i militari) dichiarazione dello stesso Erdogan, con la violentissima ripresa delle operazioni militari turche, con gli sconfinamenti in Kurdistan iracheno, con strani attentati contro civili attribuiti arbitrariamente al PKK che li sconfessò apertamente, e con una ulteriore stretta repressiva contro la popolazione kurda.

La seconda volta è più recente. E’ dello scorso autunno. L’ennesima offensiva politica del PKK per ottenere il processo di pace, al contrario di altre volte, non è stata duramente contrastata e due delegazioni del PKK hanno potuto entrare in Turchia e svolgere numerose attività pubbliche. Anche manifestazioni con centinaia di migliaia di persone. Anche questa volta tutti (quelli che sanno vedere) hanno visto nella non ostilità del governo turco l’apertura di uno spiraglio per la trattativa. E anche questa volta i militari e una parte dello stato turco hanno chiuso in dicembre lo spiraglio con la messa fuorilegge del DTP e con la solita stretta repressiva.

Verrebbe da dire: come si fa a sostenere, come fanno abitualmente in Turchia seguiti a ruota da molti imbecilli italiani, che il PKK è un gruppo terrorista, estremista ed inviso alla popolazione e contemporaneamente che il partito maggioritario nel Kurdistan turco è il suo braccio politico?

Mah!

Che in Turchia lo scontro fra governo e militari sull’adempimento delle procedure per l’ingresso nell’UE della Turchia (a questo punto sullo stesso ingresso) e sul superamento della supremazia delle forze armate turche negli assetti istituzionali sia arrivato sulla soglia del colpo di stato è ormai cronaca conosciuta.

E’ possibile che non si veda che il conflitto armato contro i kurdi è tenuto in vita perché fa parte di questa partita?

E’ possibile che in Europa si faccia finta di non sapere che la richiesta turca, fatta propria dall’amministrazione Bush (per ammorbidire i militari turchi ostili alla guerra in Iraq giacché ostili alla formazione istituzionale del Kurdistan iracheno) e girata all’UE, di immettere il PKK nella lista delle organizzazioni terroristiche per evitare qualsiasi processo di pace, fa parte di questa partita?

E’ possibile che l’UCK kosovara sia stata tolta all’improvviso dalla lista delle organizzazioni terroristiche degli USA e che per mesi abbia reclutato, addestrato e raccolto fondi per comprare armi facendo tutto alla luce del sole in terra europea (con l’attivismo aperto di militanti di organizzazioni fondamentaliste effettivamente terroristiche) e che oggi si criminalizzino i kurdi esiliati in Europa?

Si! E’ possibile! E lo è per il semplice motivo che così vuole il governo Obama. Che preferisce cento volte una Turchia (nella NATO) dominata dai militari e non esposta a quelle eventuali svolte politiche tipiche dei processi democratici. E’ possibile perché anche in molti paesi UE ormai l’ingresso della Turchia è considerato una grana ingovernabile sia per la crescente impopolarità di un paese musulmano nella UE sia per gli effetti su molti comparti economici, nel pieno di una crisi che si preannuncia molto lunga.

Con il risultato che si avvia una operazione che serve a rafforzare i militari in Turchia e che a pagare tutto il prezzo di tanta politica di merda, come al solito, sono i kurdi.

Ora, questa repressione contro i kurdi in Italia e in Europa è o non è una questione di primaria grandezza?

La persecuzione di esuli politici che giustamente si impegnano e lottano per i diritti del loro popolo riguarda solo loro e i loro amici solidali o riguarda la natura dello stato italiano, la politica estera dell’Italia e il futuro dell’Unione Europea?

Chiedo ai lettori di questo modesto blog se nel corso di questi anni si sono sentiti informati debitamente su tutta questa vicenda.

Chiedo alle compagne e ai compagni del mio partito e di qualsiasi formazione di sinistra se pensano di potersela cavare con la solita “solidarietà” verso i “poveri kurdi” non cogliendo una cosa fondamentale. Il PKK sia con le armi (che hanno tutto il diritto di usare per resistere all’oppressione) sia con le loro proposte di negoziato combattono una battaglia che riguarda il futuro del Medio Oriente e anche dell’Europa. Oltre ad essere meritevoli di tutta la solidarietà del mondo sono interlocutori indispensabili per un battaglia comune per un’altra Europa e per mettere fine alla devastazione del medio oriente prodotta dalla politica statunitense.

Intanto fornisco io due risposte alle mie stesse domande.

Tutta la stampa di sinistra (Liberazione e il Manifesto compresi) hanno trattato tutta questa vicenda con i piedi. Non capendo l’importanza delle cose e non assolvendo alla funzione che pur su altre questioni, a volte, svolgono bene. Quella di andare a fondo delle notizie anche dando il giusto rilievo, di spiegare i fatti, di pubblicare notizie che nessun altro pubblica invece di copiare acriticamente le agenzie piene di veline dei servizi, di combattere una battaglia politica. E’ il retaggio di una concezione della politica estera tipica della stampa italiana. Ispirata dal provincialismo e dalla superficialità.

E’ vergognoso, per esempio, che la parola “terrorismo” sia spesso usata impropriamente o che non se ne contrasti l’uso improprio, alimentando e favorendo le campagne e le operazioni dei veri terroristi. E’ vergognoso, per esempio, che il PKK sia spesso definito “separatista” quando ormai da 13 anni non propone nessuna separazione territoriale del Kurdistan dalla Turchia.

E sto parlando dei nostri giornali.

Figuriamoci i telegiornali e i grandi giornali. Che scrivono fiumi di parole sulle presunte e anche reali violazioni dei diritti umani a Cuba o da parte delle FARC e tacciono o relegano in un trafiletto invisibile la messa fuorilegge di un partito che ha stravinto le elezioni amministrative nel Kurdistan, l’arresto di sindaci e il massacro della popolazione kurda.

Sfido chiunque a dimostrare che le decine di detenuti politici turchi e kurdi morti in seguito allo sciopero della fame nelle carceri turche hanno avuto almeno un decimo dello spazio che ha avuto l’ultimo e unico caso cubano. Anche su Liberazione e il Manifesto.

La direzione del PRC ha approvato un ottimo documento, proposto da Fabio Amato, su questa vicenda della repressione contro i kurdi in Italia ed Europa. Impegna le organizzazioni territoriali del partito a sviluppare l’iniziativa.

Voglio vedere se avrà un decimo della attenzione prestata a tutte le menate elettoralistiche.

ramon mantovani

125 Risposte to “O siamo tutti terroristi come i kurdi o siamo tutti stronzi!”

  1. Hai perfettamente ragione Ramon, hai scritto con rabbia ciò che sentiamo tutti noi. La cosa che mi stanca più di tutti è il superficialismo e la solidarietà meschina che la sinistra italiana ed i movimenti stanno offrendo, quando lo fanno, ai kurdi. Provincialismo e pressapochismo…

  2. […] Il sottoscritto, inoltre, non ne può più di questo genere di allarmi democratici a getto continuo, con cui il popolo italiano, a forza di editoriali sferzanti di Ezio Mauro, viene assuefatto allo stato d’eccezione ed anestizzato a qualsiasi reale contenuto, distraendosi con la telenovela del golpe quotidiano da ciò che sta realmente accadendo in Italia e nel mondo. […]

  3. Lucia Mielli Says:

    sto per partire con Fabio T. per il Kurdistan come osservatore internazionale per il Nevroz. A dire il vero io non c’avevo capito niente di quello che sta succedendo, se non la grande agitazione di Fabio e dei compagni kurdi. Ho bisogno di capire (avrei bisogno di parlarne, ora c’ho messo solo il naso). Intanto grazie Ramon, un bacio…

  4. Anonimo 3 Says:

    Dove lo trovo questo documento di Fabio Amato?

  5. lucaocchionero Says:

    Molto d’accordo. Quanto all’inchiesta italiana mi sono sempre chiesto cosa c’entri la repressione nazionale su un fatto attinente a questioni internazionali. Mi chiedo ad esempio, cosa importi agli investigatori ed ai magistrati italiani, di una guerra che si combatte altrove per motivazioni che essi non conoscono. Mi sono anche chiesto quali fossero questi articoli del codice penale che li hanno spinti ad agire con tali operazioni clamorose. Nell’indagine tra l’altro viene inserita una “masseria” in provincia di Taranto. Bene, io sono testimone diretto del fatto che non c’è mai stato nessun intento “militare” o guerrigliero” in quella sede. Ho assistito ad almeno tre riunioni: una in cui i compagni del PKK ci mostrarono delle foto sulle torture che subiscono nelle carceri(guarda caso molto simili alle torture che arrivavano dai carceri iracheni), nelle altre due ci sono state delle feste molto allegre nelle quali mi ricordo che mangiai poco poichè le piatenze erano ricche di cipolla( a me la cipolla va pesante). Poi, dopo le giornate di ieri e di oggi, ritengo che nessun italiano possa dare del dittatore o del terrorista a qualche persona o a qualche gruppo di un altro Paese, si faccia cadere questo velo falso di civiltà. In Italia non c’è nessuna democrazia, quindi perchè si accusano gli altri di essere terroristi?

  6. Luca Marini Says:

    Ramon purtroppo il tuo grido mi sembra che nel partito cada nel vuoto. Ai piani alti( segretario e segreteria) sono ben altre le occupazioni. Ma di una cosa mi stupisco e cioè l’appiattimento sulla VISIBILITA’. Si producono atti individuali, vedi scioperi della fame e incatenamenti e denunce al capo dello stato tanto per richiamare i riflettori e gli pseudoelettori. Ma mi chiedo una cosa, conosciamo solo ora NAPOLITANO, la sua storia e il sistema politico-istituzionale-italiano? Come al solito arriviamo dopo o se arriviamo in tempo è comunque una perdita di tempo rispetto a tutte le cose che nel dibattito all’intero di Rifondazione Comunista più volte abbiamo colto. In questo senso Ramon vedo un regresso enorme. Sì perchè non dovrebbe essere un compagno in solitario a sollevare la questione, dovrebbe essere una discussione collettiva.
    Colgo l’occasione anche per sottilineare un altro aspetto. Spesso il dibattito si incentra sulla mancanza di visibilità, come se questa fosse imputabile a delle forze invincibili e soprannaturali. Ramon ma non vedi che nei vari annunci le posizioni di RIFONDAZIONE COMUNISTA sono violentemente annacquate e disperse in nome di una conmpatibilità elettorale? io questo aspetto lo vedo chiaro e penso che la superficialità con cui anche il nostro quotidiano ha trattato la questione che tu sollevi la dica lunga.

  7. anonimo, il documento lo trovi sul sito del partito
    http://home.rifondazione.it/xisttest/
    poi sul post della direzione del 4 marzo clicchi l’odg sul kurdistan

  8. caro lucaocchionero, in italia c’è una buona quantità di apparati dello stato collegati alle centrali internazionali visibili (i vari organismi internazionali di lotta alla mafia, narcotraffico, e terrorismo) ed invisibili (servizi usa e di altri paesi nato compresa la turchia) che rispondono alle scelte che in quelle sedi si fanno. per esempio resto convinto che la repressione di genova 2001 fu decisa a livello internazionale senza nemmeno informare il governo italiano. i motivi per cui penso che oggi sia stata scelta questa operazione di criminalizzazione dei kurdi l’ho scritto nell’articolo.
    un abbraccio

  9. trotskista Says:

    Ramon, chiedi a Diliberto, il tuo “compagno” di federazione che fine ha fatto Ocalan… Solo gli stronzi si dimenticano del recente passato.

  10. caro luca marini, mi dispiace ma penso che tu abbia torto.
    siccome hai una tesi cerchi con la lente d’ingrandimento ogni dettaglio che la confermi.
    in politica, come nella vita, ci vuole più equilibrio.
    bisogna saper vedere le cose per quello che sono. senza esagerare. anche perché esagerare spunta la critica, non la rafforza.
    questa ossessione sulla visibilità non c’è.
    io trovo giusto che si utilizzino tutti i mezzi per dare conto di una linea politica e per farla capire.
    che mentre tutti (i partiti) parlano solamente delle liste elettorali il segretario di rifondazione faccia lo sciopero della fame sulla sostanziale abolizione dell’art 18 è cosa buona e giusta. ed è esattamente il contrario di ciò che dici tu.
    quanto dici di napolitano, poi, è proprio la dimostrazione che ti sfugge totalmente la differenza fra avere una analisi e una opinione e il farla vivere in politica.
    siccome noi sappiamo che il capitalismo sfrutta e provoca crisi ed impoverimenti allora dovremmo limitarci a dire questo e non a denunciare ogni cosa che lo dimostra tutti i giorni?
    infine, sei tu ad avere una sopravvalutazione del problema della visibilità.
    è normale che si facciano comunicati stampa, che si facciano atti simbolici, che si facciano dichiarazioni. è normale che questo lo faccia il segretario e la segreteria. ma questo è una parte della attività. non è tutto.
    sei tu che giudichi solo su questo solo perché è parzialmente visibile.
    dici perfino che bisogna fare una discussione collettiva per sollevare una questione. ma ti pare che sull’articolo 18 noi abbiamo bisogno di fare una discussione? o forse tu pensi che la discussione si debba fare sui comunicati stampa o sulla scelta di fare uno sciopero della fame? ma credi davvero che le discussioni collettive debbano vertere su queste cose? ma dai!
    siamo contro l’abolizione dell’articolo 18. e qualsiasi cosa si faccia contro va bene. punto. scioperi spontanei non ce ne sono stati, come l’altra volta. manifestazioni vedremo. cosa c’è di sbagliato nel porre un problema che tende a passare sotto silenzio? mah!
    la discussione collettiva c’è stata, invece, sull’odg che la direzione ha approvato all’unanimità.
    ti interessa, caro luca, cosa dice il documento?
    leggilo e dimmi dove c’è la regressione che dici tu.
    o vuoi discutere solo delle cose che, per fortuna, finiscono sui giornali?
    infine. è vero io critico liberazione perché ha trattato male la questione della repressione dei kurdi. come vedi non ho peli sulla lingua.
    ma come mai tu, invece che interessarti a questa questione, magari criticando o arricchendo quanto ho scritto, parli di visibilità per dire, per giunta, che si discute troppo di visibilità?
    scusa la franchezza. ma è così che si discute fra compagni.
    un abbraccio

  11. caro trotskista, io sono una persona seria. o cerco di esserlo. non ho cambiato di una virgola l’opinione sulle cose che dissi quando il governo italiano si rifiutò di concedere l’asilo politico ad ocalan, subendo le pressioni internazionali per non farlo. usare il nome di ocalan, però, per fare le polemicucce che intendi fare tu è la dimostrazione chiara di quanto ti stia a cuore la sua sorte politica e personale. per te, come per altri, tutta va messo nel frullatore delle polemiche italiane che sono l’unica cosa che interessa. fossero polemiche intelligenti o interessanti. solo slogan e accuse e insulti.
    in ogni caso leggiti lo scritto di ocalan pubblicato sul manifesto del 13 febbraio e, per lo meno, visto che lo citi, rispetta le sue opinioni.

  12. anzi, lo posto io qui quello scritto:

    * di Abdullah Ocalan
    DAL CARCERE TURCO DI IMRALI
    Contro di me scelte di guerra
    Nella sua storia l’umanità è stata spesso testimone di intrighi usati dalle potenze dominanti come strumento per la conservazione del potere. Si potrebbero citare numerosi esempi, dai Sumeri all’impero romano. Sono premesse storiche lontane, ma spiegano bene le congiure delle quali il popolo kurdo spesso è stato vittima. Credo che la congiura internazionale che il 15 febbraio 1999 terminò col mio rapimento e deportazione in Turchia, sia uno degli eventi più importanti nella tradizione di intrighi delle potenze dominanti. La mia odissea attraverso l’Europa iniziò il 9 ottobre 1998 con la partenza dalla Siria. Mi condusse ad Atene, in Russia ed in Italia. Da lì fui costretto a tornare in Russia e poi nuovamente in Grecia. Il tutto terminò col mio rapimento dal Kenya. Parlo di una congiura internazionale, poiché l’intero processo al quale prese parte una coalizione di potenze di quattro continenti, oltre ad intrighi politici ed interessi economici, conteneva anche un complesso mix di tradimento, violenza e inganno.
    Nonostante siano passati 11 anni, credo che questa congiura internazionale rivolta, attraverso la mia persona, contro il popolo kurdo possa suscitare interesse ancora oggi. Comprenderne le cause e le conseguenze può contribuire a far luce sulla situazione politica attuale. Non ci sono dubbi sull’obiettivo primario degli attori principali, gli Usa, vale a dire l’eliminazione del nostro movimento di liberazione. Gli Stati Uniti, con il loro progetto di Grande Medio Oriente, volevano accendere la fiamma del nazionalismo e creare nuovi piccoli stati nazionali per mantenere il controllo del Medio Oriente nei decenni a venire. Un tale progetto non lascia naturalmente alcuno spazio ai movimenti di liberazione. Esiste quindi un collegamento diretto tra il loro progetto di un Grande Medio Oriente e la mia estradizione in Turchia. Gli avvenimenti che si sono succeduti dal 2003 confermano la mia affermazione. Il fatto che noi rappresentiamo una terza, vera alternativa, rispetto ad un equilibrio fondato esclusivamente sulla scelta tra potenze dominanti internazionali e forze reazionarie regionali, ci ha resi bersaglio di attacchi ideologici e politici.
    Oltre a questo fine principale, la congiura internazionale perseguiva altri due obiettivi. Da un lato, con la mia morte o la mia reazione all’estradizione, ci si aspettava un’etnicizzazione del conflitto, vale a dire una guerra tra turchi e kurdi. Quello a cui oggi assistiamo in Iraq era stato allora pianificato per la Turchia. L’indebolimento della Turchia a tutti i livelli – sia politico che economico – l’avrebbe completamente legata agli Usa. Il mio comportamento accorto ed il mio intervento per una soluzione pacifica sventarono invece questo piano. Si evitò «l’irachizzazione» della Turchia. Ho lottato con tutte le mie forze per una soluzione pacifica. L’ho fatto di mia spontanea volontà e nella convinzione che fosse nell’interesse dei popoli. Ho inoltre sempre mantenuto un comportamento indipendente e pacifico. È proprio per questo motivo che siamo stati la loro spina nel fianco. Il movimento di liberazione kurdo aveva sempre inteso la propria battaglia, in corso ormai da vent’anni, come difesa del sentimento di fratellanza tra Turchi, Kurdi e tutti i popoli del Medio Oriente. Ha sempre avuto come fine un’unione democratica. Abbiamo sempre fatto affidamento sulle nostre forze e sulla nostra libera volontà. Abbiamo sempre fatto tutto il possibile per preservare la nostra sovranità. Per questo motivo, nonostante la situazione estremamente critica, continuai con la nostra politica perseguita a partire dal 1993 e volta ad una soluzione democratica e pacifica. Ciò in accordo con la nostra linea e come risposta alla congiura. Se la congiura quindi non ha conseguito a pieno il suo scopo, lo si deve in buona parte alla nostra strategia per la pace e per una soluzione democratica.
    Dall’altro lato questa congiura politica ebbe anche una dimensione economica. Fin dall’inizio ho sempre sottolineato l’importanza del progetto del gasdotto chiamato Blue Stream, sul quale bisognerebbe fare chiarezza e che fa parte di questa rete di intrecci economici. Blue Stream è un grande gasdotto che trasporta il gas russo in Turchia passando sotto il Mar Nero. Di recente attraverso i miei avvocati sono venuto a conoscenza di un articolo apparso su un giornale turco, nel quale uno dei funzionari allora in servizio afferma che questo progetto, inizialmente bloccato a causa delle condizioni svantaggiose per la Turchia, dopo la mia espulsione dalla Russia il 12 novembre 1998 venne improvvisamente ripristinato su richiesta del governo turco. Ciò avrebbe cambiato il destino del progetto. Il funzionario continua dicendo che dopo la mia partenza dall’Italia il gruppo italiano Eni entrò a far parte del progetto. Questo esempio da solo basta a mostrare come, in collegamento con la mia persona, si stringono accordi economici alle spalle del popolo kurdo. Queste losche relazioni vanno ben più in profondità di quanto ad oggi non si sia potuto scoprire. Gli stati europei affermano ripetutamente di rappresentare la democrazia ed i diritti umani. Tuttavia mi chiusero tutte le porte e non fecero alcun vero tentativo di giocare un ruolo costruttivo nella soluzione della questione kurda. Al contrario si inchinarono ancor di più al volere degli USA e della Nato e, accettando di divenire il palcoscenico della congiura, si assunsero una parte infelice e drammatica. Ecco il vero volto del sistema europeo.
    In questo contesto il governo greco giocò un ruolo particolare. Il fatto che andai in Grecia a seguito di un invito da parte di alcuni amici e che fui rapito e portato in Kenya, in violazione del diritto nazionale ed internazionale, mostra come a questo paese venne affidato il ruolo più sporco. Qui si rivelarono nel modo più palese le menzogne, il tradimento e l’ipocrisia che sono alla base del concetto di congiura. L’Italia invece, se paragonata agli altri paesi, si comportò in maniera leggermente migliore. Tuttavia anche lì venni isolato e fecero di tutto per liberarsi di me. Credo che durante il mio soggiorno a Roma abbia avuto un ruolo decisivo un’unità della Gladio, contro la quale il governo italiano era impotente. Il governo italiano non ebbe la fiducia in se stesso e le forze necessarie per prendere una decisione autonoma. Devo comunque ricordare che, a differenza del governo greco, tutto ciò che accadde dopo il mio arrivo fu trattato nell’ambito del diritto.
    Ancora una volta vorrei ribadire che farò di tutto per opporre a questi intrighi la pace ed una soluzione democratica. Il fatto che la Turchia come in passato non abbia alcuna reazione ai nostri tentativi di pace, ma persegua una strategia volta all’eliminazione del movimento di liberazione, può essere interpretato come la continuazione della congiura internazionale. A tale riguardo la strategia della pace e della democrazia rappresenta un’opzione importante non solo per i kurdi, ma per tutti i popoli del Medio Oriente.
    I cospiratori di allora, le forze reazionarie nazionali ed internazionali, reggono ancora le fila come in passato. Tuttavia anche le forze che combattono per la democrazia e la libertà continueranno la loro lotta, al pari del popolo kurdo e avanzeranno sulla loro strada decise e risolute. Le dimensioni di questa congiura hanno mostrato quanto sia importante che gli oppressi ed i popoli del mondo contrappongano all’ «offensiva globale» del capitalismo una loro «democrazia globale», e rafforzino ulteriormente questa posizione. Io la penso così, oggi come allora.
    Traduzione: Simona Lavo

  13. […] Link articolo originale: O siamo tutti terroristi come i kurdi o siamo tutti stronzi … […]

  14. trotskista Says:

    Ho letto con interesse l’articolo che hai postato, tuttavia le responsabilità di Diliberto restano evidenti. O sbaglio? La “polemica che ho sollevato” mi sembra tutt’altro che sterile, vedi, io ritengo che con una direzione politica che vanta l’onta del tradimento (a tutti i livelli) non si va da nessuna parte.

  15. Anonimo 3 Says:

    Trovato, grazie.

    Certo che le scuse addotte sono ridicole, anni di inchieste in tutta Europa e non hanno trovato nemmeno una bombetta? Su cosa si basano le accuse? Sulla frase di una ragazzetta che scrive alla madre di voler veder scorrere sangue? Sai quante volte viene da dirlo a guardarsi intorno… Dovremmo essere tutti all’ergastolo.

    Resto dell’opinione che se non riusciamo a fare informazione, a sfondare il muro del silenzio, perdiamo tutte le battaglie.

  16. Luca Marini Says:

    Ramon ok avrò esagerato sulla “VISIBILITA'” e mi leggerò il documento approvato dalla direzione nazionale. Però a me sembra che anche tu tenda a sottolineare certe carenze e superficialità per quanto riguarda il rilievo dato alla questione nel dibattito tra i compagni. E non so se ti riferisci al dibattito che c’è nel gruppo dirigente, nella stampa di sinistra o in qualsiasi circolo di rifondazione. Mi riferisco a due tue frasi in particolare:

    “Tanto più grande in quanto accompagnata dal vergognoso silenzio e/o dalla disinformazione dei mass media, compresi quelli di sinistra e compresa Liberazione.”

    “Voglio vedere se avrà un decimo della attenzione prestata a tutte le menate elettoralistiche.”

    “A me sembra che anche tu denunci eccome un certo vuoto e Il decreto salva liste del governo Berlusconi è una puttanata, dal punto di vista della democrazia, in confronto agli arresti, alle espulsioni e alle persecuzioni dei kurdi sul territorio italiano e dell’Unione Europea.”

    Ecco a me sembra che tu voglia affermare, tutti si occupano di menate elettorali e del decreto salva liste e si tralasciano questioni importanti.

    Ma a questo punto non capisco a chi e a che cosa rivolgi le tue critiche. E non mi dire che non muovi delle critiche.

    Io comunque non le trovo esagerate anzi.

  17. caro luca, mi scuso anch’io per il tono di prima. ma vedo che non manca il rispetto reciproco.
    comunque
    le critiche ai mass media compresi quelli di sinistra e compresa liberazione sono chiare. non alludono ad altri.
    il “voglio vedere se avrà un decimo … e rivolta innanzitutto alle realtà territoriali che sono chiamate nel capoverso precedente ad impegnarsi nella mobilitazione. la direzione ha preso posizione, ed è chiarissima. ha aderito alla manifestazione che ci sarà a venezia indetta dai kurdi.
    che poi ci sia la tendenza a discutere superficialmente della politica estera solo quando questa allude a scontri italiani questo è un dato generale, che riguarda tutte le correnti possibili ed immaginabili e grandissima parte dei militanti.
    è un limite, penso io, della politica italiana da sempre.
    tirarlo in ballo per avvalorare l’ultima tesi sulla natura del partito o sulla bontà sella sua linea è solo confermare che si usa la politica estera strumentalmente per fare polemiche italiane.
    guarda il post di trotskista e ne avrai un fulgido esempio.
    spero di aver chiarito

  18. egregio trotskista, avevo premesso che non ho cambiato opinione circa la linea del governo italiano su ocalan. dissi e ripeto, e sono contento che ocalan dica lo stesso, che il governo italiano non seppe e non volle fare atti per favorire il negoziato politico che ocalan proponeva, anche concedendo l’asilo politico. il governo chiese ad ocalan di andarsene. non lo espulse. gli disse che nel caso fosse rimasto avrebbe potuto essere arrestato perché un minuto dopo il rifiuto di estradizione opposto dal governo italiano qualsiasi magistrato italiano avrebbe potuto spiccare mandato di cattura sulla base delle accuse turche. perché questo prevede un trattato tra italia e turchia di due decenni prima. ed è vero. fu ocalan, dopo una lunga discussione nel pkk, che decise di andare via dall’italia. io ero dell’opinione che rimanesse perché se arrestato avrebbe affrontato un processo con lo stato di diritto italiano. ma lui valutò diversamente, anche sulla base di considerazioni ed alternative che io non conoscevo.
    ed è per questo che ocalan dice che l’italia è stata debole ma in sostanza corretta.
    nulla toglie la resposabilità del governo d’alema di non aver intrapreso una vera azione politica per proporre o almeno favorire un negoziato di pace fra pkk e turchia.
    ma, come vedi, il ruolo di diliberto in tutto questo fu totalmente comprimario.
    da qui a dire, come si è detto e si dice, che il governo d’alema ha consegnato ocalan alla turchia, che i ministri italiani hanno preparato la trappola del suo sequestro e un sacco di altre amenità, apparentemente molto di sinistra, ce ne corre.
    è proprio che si usa la vicenda e la stessa persona di ocalan per fare polemiche di ogni tipo in italia.
    in ogni caso la comunità curda, oltre che con rifondazione, ha anche sempre cercato collaborazione con il pdci e anche con i verdi e con chiunque fosse utile.
    tu credi che io dovrei, come fai tu, accusare tutti tranne rifondazione di essere traditori per aiutare l’isolamento dei kurdi?
    ma va la!

  19. cara anonimo, è proprio vero. speriamo di non finire tutti all’ergastolo.
    sull’informazione hai ragione.
    un bacio

  20. Bucharin77 Says:

    lo slogan di Rifondazione-Federazione nella campagna elettorale è: “c’è bisogno di sinistra”. E perché scusatemi? Perché un lavoratore dovrebbe sentire il “bisogno” di questa sinistra? Mi spiegate a chi parla uno slogan del genere?
    Invece di inventare slogan senza senso e fare scioperi della fame il gruppo dirigente di questo partito dovrebbe meditare su quello che sta facendo il KKE in Grecia….detto da un antistalinista

  21. Misura Colma Says:

    Bucharin tu fais chier……..

  22. caro Ramon,

    questo intervento è impressionante. Da un senso a molte cose.

    Anche per ragione personali sono molto incuriosito dalla situazione turca. Non è che potresti consigliarmi qualche fonte da cui capire un po’ di piu’? (In questo periodo mi trovo in Turchia: le notizie arrivano un po’ distorte qui, ti dico solo che ho chiesto del tentato golpe ad alcuni amici e mi hanno risposto che si trattava di “cose di dieci anni fa”).

    un abbraccio
    giorgio

  23. caro giorgio, fra i link consigliati sul mio blog c’è quelle dell’ufficio di informazione dei kurdi in italia. li e attraverso i link presenti li puoi trovare molte notizie che nessun giornale o telegiornale pubblica.
    grazie per il commento.
    un abbraccio

  24. caro bucharin. non ti va mai bene nulla di nulla. adesso fai anche l’apologia del kke. io rispetto il kke ed ho diversi amici personali fra i suoi dirigenti. ma se dovessimo imitare il kke dovremmo prima di tutto cacciare dal partito tutti quelli che dissentono su qualsiasi cosa. a cominciare da te che dissenti su tutto.

  25. Bucharin77 Says:

    vedo che non volete capire: il discorso non è sul KKE in generale, ma su come sta esso reagendo politicamente alla crisi economica in Grecia. Come deve fare un partito comunista. Non con gli scioperi pannelliani della fame. ciao

  26. sei tu che non vuoi capire bucharin, se il prc facesse solo scioperi della fame avresti ragione tu. ma non è così. e tu lo sai benissimo. non c’è fabbrica in lotta senza prc dentro o al fianco di tutte le forme di lotta adottate. non c’è sciopero e manifestazione del sindacalismo di base o della cgil senza il prc. e ci sono proposte concrete di lotta e di mobilitazione del prc a cominciare dalla proposta di referendum contro la precarietà e adesso contro l’abrogazione di fatto dell’articolo 18. sono esattamente le cose che fa il kke e che fanno tutti i partiti comunisti e di sinistra in tutti i pesi europei. a leggere te sembra che il prc si limiti a fare uno sciopero della fame del segretario. e i casi sono due: o tu discuti non del prc reale bensì solo di quello che compare ogni tanto sulla stampa o discuti sulla base delle tue prevenzioni e dissensi per cui qualsiasi cosa dimostra la tua tesi.
    inoltre tu credi che nel kke che obbedisce alle direttive del burò politico come un sol uomo e dove chi si permette di esternare come te un qualsiasi dissenso viene immediatamente espulso e che anche per questo è certamente percepito come un partito forte e compatto qualsiasi sia la sua posizione, compresa quella di accusare ogni movimento che non controlla direttamente e che adotta forme di lotta radicali di essere colluso con i servizi segreti, sia scindibile la proposta politica dalla concezione dell’organizzazione?
    ho fatto anch’io lo sciopero della fame. due volte. sono pannelliano? o sei pannelliano tu che credi che certe forme di lotta appartengano solo a pannella?
    ciao

  27. un comunista del PRC Says:

    Alè risiamo al 2006… oggi Ferrero dalla piazza lancia la terza proposta “alle prossime elezioni tutti assieme per battere Berlusconi” ma come cosa abbiamo fatto a fare Chianciano! dicevamo alternativi al PD, mai più senza rapporti di forza a noi favorevoli assieme al centrosinistra, e via di seguito cambiamo i suonatori Bertinotti e Vendola e siamo alle solite mahh sono davvero perplesso con queste parole d’ordine che ci risolleviamo, poi capisco Ramon il voto utile, il fascimo ecc ma se siamo comunisti o di sinistra un tantinello di analisi su dove andiamo e con quali interessi dovremmo farla, ma già poi scatta il voto utile… non mi convince
    saluti

  28. caro comunista del prc, lo sai benissimo che la proposta per le elezioni politiche del prc è coalizione contro berlusconi, accordo sulla nuova legge elettorale, ma non accordo programmatico di governo. ma fai finta di non saperlo. o meglio, sei così subalterno al pd che credi che il nostro profilo politico e la nostra stessa identità sia data dal tipo di rapporto che abbiamo col pd. ergo. non c’è analisi della realtà, non c’è progetto politico, non c’è proposta. c’è solo il rapporto col pd. a te il bipolarismo va benissimo perché propone e ripropone sempre la stessa musica: se fai l’accordo col pd tradisci se non lo fai fai vincere berlusconi ma mantieni intatta la tua alterità, condannandola però alla pura testimonianza. ed è esattamente ciò che il pd vuole da noi. o che ci pieghiamo al bipolarismo o che spariamo dalla faccia della terra. per te, dire che siamo d’accordo a battere berlsuconi a patto che si cancelli il bipolarismo, senza andare al governo, è incomprensibile. ma lo è perché per te è incomprensibile qualsiasi cosa che non sia la ripetizione ossessiva ed astratta dell’identità comunista, ridotta in questo modo a una caricatura. ed inoltre hai un modo di concepire la discussione per cui fai finta che ferrero ieri abbia d’improvviso detto una cosa calata dal cielo, per gridare allo scandalo.
    così, mio caro, non si discute e non si può discutere di niente in modo approfondito e costruttivo.

  29. marcoz Says:

    Beh ramon, ammetterai che questa proposta è da pifferaio magico, da incantatore di serpenti…e sinceramente mi fa sorridere: “coalizione contro berlusconi, accordo sulla nuova legge elettorale, ma non accordo programmatico di governo”. Come se entrando in una coalizione non saremo obbligati a votare leggi finanziarie (e magari perchè no? ancora rifinanziamenti a missioni di guerra). Una coalizione che necessariamente sarà allargata anche all’UDC con tutto ciò che comporta a livello di “programmi”e di “alternativa”.
    Lo si fa x arrivare ad una nuova legge elettorale? Se cambieranno la legge elettorale ne faranno una che vada bene alla loro governabilità, non illudiamoci in una legge proporzionale che dia a un partitino come il PRC o alla FED la possibilità di avere le mani sciolte. Non è riuscito il PRC del 2006 con il suo 5,8 alla camera e il suo 7,4 al senato e anni di “rappresentanza politica” dei movimenti a influenzare il governo Prodi (e anche nonostante la bicicletta Prodi-Bertinotti con cui si legittimavano a vicenda nei confronti degli alleati); non penso ce la farà una FED per la quale sarebbe già un successo politico superare il 3% (o continuare ad esistere) e dopo un periodo di anni di disillusione di movimenti, militanti, lavoratori.
    Cordialmente,

    Marcoz

  30. da pifferaio magico ci sono solo certi commenti. la proposta di alleanza elettorale per battere le destre è in campo da mesi, è stata discussa negli organismi dirigenti nazionali e locali. nella mia federazione è stata discussa al CPF. non c’è nulla di estemporaneo, tanto è vero che nei precedenti post su questo stesso blog Ramon ha risposto più volte sull’argomento. evidentemente non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. cerchiemo di far fare un passo avanti alla discussione.
    è vero che la proposta è irta di difficoltà, ma, finora, non è stata avanzata una proposta alternativa se non la semplice accusa di subalternità e tradimento di Chianciano.
    dal mio punto di vista, noi abbiamo di fronte il problema politico di intercettare il malcontento di gran parte del nostro popolo contro Berlusconi. dobbiamo o no intervenire sul tema con proposte concrete? oppure ci mettiamo a disquisire sul moderatismo del PD e del centrosinistra, sulla gravità della crisi economica e sul conseguente bisogno di una alternativa vera (rivoluzione)?
    certo la proposta che noi avanziamo non è facile, forse non riuscirà nemmeno a realizzarsi. ma è una proposta che mette in crisi il PD e il centrosinistra, è una proposta con la quale noi affrontiamo un problema reale.
    con ciò non risolviamo certo tutti i nostri problemi di radicamento politico e di scollamento con gran parte dei settori sociali. per fare questo abbiamo detto che serve un lungo lavoro politico di massa di cui il “partito sociale” è solo un esempio da estendere e consolidare.
    ma non vedo contraddizione tra i due modi di operare. o almeno io nella pratica quotidiana, nel rapporto con il nostro elettorato non vedo contraddizione fra i due aspetti.

  31. un comunista del PRC Says:

    Ma dai Ramon ma abbiamo fatto un accordo di programma alla regione Liguria con UDC figurati se poi “per battere Berlusconi” ci faremo degli scrupoli, il passo è breve lo sai bene a dire che consentiremo il governo del centrosinistra, ma era esattamente così anche nel 2006 mi speighi tutto quel dire che come un mantra Ferrero e Grassi hanno ripetuto in questi anni come la maggior causa del nostro declino, o vuoi che ti ritrascriva tutte le volte che lo hanno scritto e detto: la nostra sconfitta è stata dovuta dall’accordo con il centrosinistra”!! e adesso ammesso che non governeremo; come scrivono altri della federazione, non avremo i medesimi problemi di garantire se necessario i voti al governo? le fiducie? e via discorrendo? mi sa che sei tu che con gli anni perdi in lucidità politica, o fai finta di perderla, meglio molto meglio l’unità dei comunisti credimi anche se io non mi limito a quello troppo poco ovviamente sarebbe come proposta.

  32. Dallacqua Says:

    Caro Ramon, Cari tutti,

    Scrivo, se mi è permesso, per fare un pò di polemica. In questi giorni di inizio campagna elettorale vi sono state alcune circostanze che mi hanno fatto pensare in merito al comportamento che la federazione sta tenendo nei confronti di “sinistra e libertà”. Elenco qui di seguito i miei appunti polemici.

    – PRIMO ELEMENTO POLEMICO:
    Martedì scorso sono andato ad assistere al comizio di Vendola a Firenze in P.zza Strozzi. Si trattava dell’apertura della campagna elettorale di S&L in Toscana. Ciò che mi ha colpito è che durante tutto il comizio vi erano alcuni rappresentanti della “Federazione” che hanno pensato bene di portare le loro bandiere e di lasciarle spiegate per tutto il tempo del comizio, con il chiaro scopo di provocare e di creare confusione nella testa della gente che, magari, non seguendo la politica attentamente potrebbe cadere nell’equivoco di pensare che Vendola sia ancora nel Prc.

    Ai miei occhi è ovvio che si è trattato di una misera provocazione…tuttavia la gente li ha lasciati fare facendo finta di niente. Vi immaginate voi cosa sarebbe accaduto se fosse accaduto il contrario? Se cioè durante un comizio di Ferrero ufficiale di apertura campagna elettorale iniziassero a spuntare bandiere di S&L??

    – SECONDO ELEMENTO POLEMICO:
    Vendola è stato spesso vituperato da molti esponenti della federazione anche durante le primarie pugliesi. Tuttavia non si riesce a capire perchè il simbolo pugliese della Federazione in Puglia presenta in alto una grande scritta CON “VENDOLA PRESIDENTE”. Faccio presente che l’unico partito ad avere il nome di Nichi sul simbolo (x ovvie ragioni) è quello di S&L (oltre la lista civica di sostegno)…tutti gli altri si sono giustamente rifiutati di fare una scelta così opportunistica.

    Qualcuno può spiegarmi un valido motivo del perchè è stato inserito il nome di Vendola sul simbolo che racchiude quello della faderazione?? Io credo che sia stato fatto soltanto per raggranellare qualche voto il più…e ciò nn mi sembra poi sinonimo di quella serietà che Ferrero va sbandierando a destra e a manca.

    -TERZO ELEMENTO POLEMICO:
    Qualcuno mi sa spiegare perchè inserendo su GOOGLE le parole “SINISTRA E LIBERTA'” il primo risultato che si ottiene è il sito della Federazione (tra l’altro sponsorizzato da google) che presenta come titolo proprio le parole Sinistra e Libertà. Provare per credere.

    …mi piacerebbe sapere il parere di ramon (che cmq saluto) specialmente sul secondo aspetto.

    Saluti

  33. massimo Says:

    E si caro Dallacqua…. proprio la polemica per il gusto della polemica!
    Sul terzo punto cosa hai visto? Ho provato a digitare su google sinistra e libertà e per primo esce il portale in manutenzione (cioè il vecchio portale di sinistra e libertà) e per secondo il sito ufficilale di sinistra ecologia e libertà. In quanto al sito della federazione dove lo vedi il titolo sinistra e libertà?!?
    Sulle altre due eccezioni non sono in grado di controbbattere non conoscendo le realtà che esponi ma visto i presupposti del punto tre……
    Certo che anche a sinistra ci stiamo sempre più berlusconizzando nell’esposizione dei fatti!!!!! Sigh!

  34. Dallacqua Says:

    Caro massimo,

    …prova a cancellare i cookie del computer e poi ne riparliamo…una volta su tre digitando le parole sinistra e libertà su google viene fuori come sito sponsorizzato quello della federazione.

    Per ciò che riguarda gli altri punti…i fatti citati sono incontrovertibili. Guardati il simbolo della federazione in puglia…e poi ne riparliamo :
    http://www.comunistipuglia.it/joomla/news-federazione-della-sinistra/2.html

    saluti

  35. marcoz Says:

    Caro pec,
    chi ha mai detto che non se ne era già parlato? Lo so che se ne parla da molto, e da molto questa proposta mi lascia perplesso, per le ragioni che ho detto.
    Per quanto riguarda il post di dallacqua anche a me se digito sinistra e libertà su google mi appare come primo sito sponsorizzato quello della FED.
    Ma mi sembra molto più opportunista mettere il nome di Vendola nel simbolo della lista pugliese.
    Marco

  36. mau68- Says:

    il voto in Francia:
    il Front de La Gauche (Pcf, socialisti di sinistra e trotzkisti “dissidenti” del Npa) ha superato il 6% (calcolo effettuato su 22 regioni, nonostante il FdG si è presentato solo in 17); inoltre in quattro ha superato il 10%: Limousin (13,13 %, in alleanza con Npa)), Nord (10,78 %), Corsica (10,02 %) e Auvergne, con il 14,24 %.

  37. egregio marcoz, grazie per il pifferaio magico. se hai altri gustosi insulti da rivolgere accomodati pure. io non li cancello, anche affinché dimostrino il livello e la sottocultura da talk show di chi li usa contro me e contro chi la pensa diversamente da certi anonimi e coraggiosi fustigatori.
    sul resto ha già detto pec in modo impeccabile.

  38. caro pec, grazie per il commento. certi sedicenti militanti (?) di sinistra non si pongono affatto i problemi che tu giustamente hai formulato con delle domande. tanto meno si pongono il problema di cambiare le cose. a loro piace immensamente la politichetta virtuale fatta di insulti, di incapacità di capire le ragioni degli altri, di frasi altisonanti quanto vuote, di suggestioni astratte, di prediche da cattedre dogmatiche, di processi alle intenzioni e così via.
    io ho risposto a lungo e con argomenti a tante critiche e dubbi. ma per alcuni non serve a nulla. non che mi illuda di convincere. si può anche pensare che sbaglio sbagliamo in tutto e per tutto. ma dopo gli argomenti che comunque prendono in considerazione le critiche (ed anche le accuse) ce ne fosse uno che si confronti con quegli argomenti. macché. si riprende la danza dall’inizio come se nulla fosse. esattamente come funziona nei talk show.
    qualsiasi siano le ragioni di chi fa così, ammesso che siano ragioni, pensieri, analisi, idee e non slogan, vengono sotterrate dalla ottusità con le quali le si vuol far valere, e ridotte a un rumoruccio di fondo che accompagna qualsiasi problema si affronti.

  39. comunista del prc, il post qui sopra vale anche per te. sono mesi che dici e ripeti le stesse litanie, evitando accuratamente di prendere in considerazione le risposte e gli argomenti miei e di altri. io per stile dialogo volentieri anche con chi mi critica e perfino con chi mi insulta. ma il dialogo prevede, non dico rispetto che già difetta per via dell’anonimato, che la discussione si sviluppi e non che si ripetano sempre le stesse cose facendo finta che siano una novità.
    siccome non penso, leggendoti, che sei scemo e che sai bene cosa fai prendi almeno atto che non puoi trattare me da scemo.
    ciao

  40. caro dallacqua, non capisco cosa vuoi dimostrare. che c’è un complotto per utilizzare il nome di vendola impropriamente? mah!
    comunque. io penso che è una cazzata andare a comizi di altri con le proprie bandiere, a meno che non siano comizi unitari. e penso che mettere il nome del candidato alla presidenza nel proprio simbolo sia una concessione al presidenzialismo sbagliata.
    su google proprio non capisco. vedo che arrivano anche sul mio sito da google dopo aver cercato vendola. credo perché ci sono articoli che contengono il suo nome. e allora?
    ma non si può discutere di cose più serie?

  41. comunque, come sempre, qui non c’è censura e chiunque può postare ciò che vuole. resta il fatto che ho postato un articolo su una questione che considero fortemente sottovalutata. proprio in relazione alle menate ultraelettoralistiche. non posso non verificare che ci sono alcuni che sanno parlare solo ed esclusivamente di elezioni.
    ciao

  42. Anonimo 3 Says:

    La Turchia é lontana, il Kurdistan anche di piú, dell’Europa non puó importargliene di meno a nessuno e la politica estera si limita a “Palestina libera” e “via dall’Afganistan senza se e senza ma”.
    Gli orizzonti sono un po’ limitati, ma é quello che passa il convento, basta guardare i tg.

  43. cara anonimo, purtroppo è peggio di così. anche la palestina e l’afghanistan sono spesso usati solo per fare polemiche italiane. branditi come strumenti per accusare qualcuno. ma non farti fuorviare dall’impressione che ricavi da internet. in italia ci sono migliaia e migliaia di compagne e compagni, sia nel prc sia nelle associazioni sia non organizzati che non hanno mandato il cervello all’ammasso e che non pensano affatto che essere comunisti o di sinistra sia spararle grosse.
    un abbraccio

  44. le immagini del corteo di pisa del 27/2.. incredibile quanta gente!

  45. marcoz Says:

    Caro Ramon,
    ti chiedo scusa se ti sei sentito offeso. Non era mia intenzione offenderti. La mia affermazione voleva esprimere, in maniera ironica, non offensiva, un dissenso, che non intacca certo però la legittimità di chi la pensa diversamente da me. Lungi da me pensare di avere in tasca la verità, anzi, è proprio questo modo di pensare che a portato, parlando di comunismo, ai tanti massacri nei paesi di socialismo reale. Quindi se ti sei sentito offeso, non ho nessun problema a ritrattare.
    Resta la mia diffidenza verso questo indirizzo politico, certo.

    Per quanto riguarda l’articolo sulla questione curda, ho perfettamente capito il senso della sua pubblicazione. Il voler mettere i riflettori su un grave problema e spostare così le discussioni da quelle che tu chiami menate ultrelettoralistiche. Tentativo apprezzabile, ma destinato a fallire.
    Siamo alle soglie di elezioni regionali, importanti, era normale che l’attenzione si concentrasse solo di queste. Anche perchè stiamo scivolando sempre di piu verso un regime antidemocratico (vedi censura ai programmi di informazione, cosa che richiama espressamente il fascismo). E’ normale che la gente si senta preoccupata, abbia paura e voglia parlarne. Perchè si sente attaccata direttamente e in maniera violenta da berlusconi ed è convinta che se non riesce a liberare il suo occhio dalla trave, non potrà nemmeno aiutare gli altri coi loro problemi.
    In ogni caso, cordialmente,

    Marco

  46. Anonimo 3 Says:

    Bello quel video e quante donne!

  47. Dallacqua Says:

    Caro Ramon,

    …mettere il nome del presidente nel simbolo più che cessione al presidenzialismo mi pare opportunismo…visto che gli unici a farlo sono gli organismi della Federazione. Nessun altra forza politica tranne S&L (legittimamente) lo ha messo. Solo una coincidenza? A me non pare, piuttosto mi sembra una furberia visto anche che Vendola è per alcuni disinteressati ancora un esponente del Prc.

    Cmq un Saluto.

  48. caro marcoz, la lotta di classe è cancellata dall’informazione dei mass media. se chi pensa che il mondo non penda dalle cazzate italiane parla solo di quel che vuole la cosiddetta informazione è già una sconfitta. ed è anche un sconfitta dissentire, come dici di fare tu, senza considerare le posizioni altrui. che da luglio scorso sono chiare. anzi, chiarissime.
    ma non preoccuparti. io non mi offendo mai sul piano personale. come testimonia il fatto che non censuro mai gli insulti contro di me.
    ciao

  49. caro dallacqua, chiamalo anche se vuoi opportunismo. per me una concessione al presidenzialismo è un errore molto più grave che un espediente elettoralista. non è colpa mia se sinistra e libertà dipende esclusivamente dalle fortune del leader tanto televisivamente avvincente quanto vacuo sul piano teorico e politico. è una concezione della politica che mi fa schifo. letteralmente mi fa schifo.
    ciao

  50. Bucharin77 Says:

    gli splendidi intelletti togliattiani del nostro partito dopo aver pronosticato la crisi del progetto di Sinistra e libertà, registrano che invece a essere in crisi sono il PRC e la Fed. Per evitare la rotta, la soluzione è, manco a dirlo, unità con Sinistra e libertà. Dunque un nuovo arcobaleno. Anche questo sta dentro il tracciato di Chianciano?
    Congresso subito!!!!!

  51. Dallacqua Says:

    Caro Ramon,

    Il destino di S&L dipenderà anche dalle fortune del suo leader…ma se a te ciò fa schifo, di sicuro non lo fa altrettanto ai tuoi compagni di partito che come ti ripeto, pur di raggranellare voti sono gli unici a mettere ben in vista il nome di vendola sul simbolo. Quindi delle due l’una: o fa schifo, o non fa schifo. E se fa schifo perchè mettere il nome?

    Ramon capisco bene il tuo disaccordo nei confronti di tale scelta fatta dalla federazione pugliese, ma più che prendertela con S&L sarebbe più ragionevole dire esplicitamente che hanno fatto una ca.zzata.

    Capisco che queste non sono questioni attinenti al post di politica internazionale che tu stesso hai scritto pochi giorni fa…dunque con questo intervento chiudo qui la piccola polemica aperta precedentemente.

    Non prima però di aver fatto un’ulteriore precisazione sul fatto che digitando “Sinistra e Libertà” su Google compaia come primo risultato “sponsorizzato” quello della federazione.

    Faccio questa precisazione per spiegare magari anche a te Ramon come funzionano (non sei tenuto a saperlo) i risultati “sponsorizzati” di Google.

    Avere un risultato “sponsorizzato” su Google equivale a comprare uno spazio pubblicitario, cioè si paga Google (tutto regolare sia chiaro) per far sì che il proprio sito compaia come primo risultato dopo determinate ricerche. Il proprietario del sito in questione (in questo caso la FED sinistra) comunica quindi a Google le parole che, se ricercate, diano come primo risultato quello per il quale si è chiesta la pubblicità.

    Quindi se dopo aver scritto su google “sinistra e libertà” vi trovate come primo sito quello della federazione è perchè tra i termini indicati a google dalla Federazione stessa vi sono anche le parole “Sinitra e Libertà”.

    Dunque Ramon anche questa non è una questione fondamentale di politica Internazionale…su questo hai ragione. E’ però una furbata che hanno fatto i responsabili comunicazione della Federazione e mi piaceva che tu ne fossi al corrente. Tutto qui.

    Cmq Saluti e Forza Inter

  52. hai ragione Ramon, è sicuramente una concessione alla personalizzazione, e non mi piace assolutamente.
    forse ha ragione dellacqua: è una scelta opportunistica/elettoralistica.
    però, …però è anche vero che la FED è stata l’unica forza politica, insieme a SEL, a sostenere Vendola alle primarie; tutte le altre forze erano per Boccia, o sbaglio?
    quindi, avendo contribuito a farlo candidare, non mi sembra poi così scandalosa la scelta fatta dai compagni pugliesi.
    poi si parla di opportunismo,,, ma le scelte di SEL in Campania e in Lombardia, per esempio, come le classifichiamo?
    concordo con l’allarme lanciato da Bucharin77: evitiamo di fare pasticci. non si può cambiare una linea politica solo in base ai risultati elettorali (anzi, fino ad ora, solo ai sondaggi). io non amo l’ortodossia, ma dopo 30 anni di militanza pretendo un pò di serietà, uno straccio di analisi e di progettualità per sostenere una linea politica. non mi basta la semplice aritmetica elettorale, anche perchè l’esperienza ha dimosytrato che non sempre 2 più 2 fa quattro

  53. Anonimo 3 Says:

    x Dallaqua.

    Se digiti destra e libertá, il primo sito che compare sulla destra come link sponsorizzato é quello di sinistra e libertá.
    Immagino che non sia una furbata per rubare voti ad An o ai fascisti, piuttosto che il sistema dei tag dia anche questi risultati strampalati e non puoi certo pretendere di monopolizzare delle parole cosí generiche e che appartengono a tutta la sinistra.
    Tra l’altro, i link sponsorizzati appaiono in un’apposita casella sulla destra e non é il caso della Fed.
    Dopodiché puoi vedere malafede dove ti pare, ma ricordo una campagna di diffamazione contro Prc prima delle europee e non mi sembra che molti militanti di Sel si siano scandalizzati. Che fine hanno fatto le rivendicazioni di quella ditta (di cui in questo momento non ricordo il nome) che si era occupata dei cartelli elettorali della sinistra arcobaleno?

    A me tutta la faccenda della Puglia non piace, cosí incentrata su un leader carismatico e quasi mistico, ma se la Fed lo appoggia non mi pare cosa sconvolgente che ne scriva il nome sul simbolo elettorale, solo in linea con tutto il meccanismo e molto molto stupida.

    Ciao

  54. egregio bucharin, il tuo post è l’ennesimo esempio di come non si deve discutere. evidentemente pensi, così, di sostenere tesi politiche in contrasto con altre. ma in realtà fai solo rumore. un fastidioso rumore di fondo fatto di urletti isterici, di insulti, di accuse e controaccuse. apri un tuo blog, mettici la faccia, scrivi articoli, fai proposte, produci analisi e vedrai che arriverà qualche stronzo ad insultarti, a dire che sei pagato da berlusconi per far vincere la destra, a dire “splendido intelletto massimalista” in modo ironico, a prendere una parolina dei tuoi scritti per dimostrare che fin dall’età di tre anni hai scelto l’opportunismo, a dirti che hai aperto un blog perché evidentemente speri di essere candidato da qualche parte, e posso continuare all’infinito. chissà se avresti la pazienza di rispondere facendo valere le tue ragioni anche se ti insultano o usano espressioni ironiche. chissà se dopo aver risposto decine di volte avresti ancora voglia di rispondere a chi impassibile aspetta il momento propizio per tornare al punto di partenza. chissà cosa penseresti di chi dicendo di avere a cuore una causa comune con te si dedica solo a sputare sentenze e a vomitare accuse contro la casa comune.
    non c’è niente da fare. il tuo modo di discutere è identico, anche nei dettagli, a quello che si vede fin troppo in televisione. non si approfondisce nulla di nessun problema, ci si insulta e si lanciano accuse, e vince chi la spara più grossa e chi urla di più.

  55. caro dall’acqua, io mi sforzo di parlare di politica. e su questo blog cerco di parlare di politica in termini generali evitando accuratamente di esprimere giudizi e opinioni su cose che non conosco o conosco troppo superficialmente. ho scritto mille volte della deriva leaderistica e personalistica della politica italiana. deriva che per quanto mi faccia schifo vedo e cerco di analizzare nella sua realtà. la considero incompatibile con qualsiasi progetto di trasformazione della società. ma molto compatibile per ritagliare uno spazio nel sistema per chi parla e allude a grandi trasformazioni e pratica, quando va bene, la riduzione del danno, e quando va male il danno spacciandolo per danno minore. nell’attuale sistema italiano tutto ciò ha successo, esattamente perché mass media e attori politici del sistema riconoscono solo chi si muove dentro il sistema e insultano o cancellano (lascio a te la scelta su cosa è peggio) chi tenta di mettere in discussione il sistema.
    se vuoi e se ti interessa parliamo di queste cose.
    delle scelte di questo o quel comitato regionale del prc e delle tattiche elettorali locali di cui non conosco la genesi e la discussione che le ha originate non discuto, sia per rispetto degli organismi che le hanno assunte sia perché sarei solo un cretino presuntuoso e superficiale. sia, infine, perché per ogni cosa c’è la sede adatta per discutere. ma so che passo per vecchio quando dico questo perché l’illusione di poter discutere di qualsiasi cosa nei blog o su facebook, di poter far valere ragioni con accuse e controaccuse di ogni tipo, di poter discutere senza ascoltare le ragioni altrui sempre in modo superficiale, sono ormai profondamente penetrate anche fra la militanza di sinistra. io sarò vecchio, vetero, ma tutti questi nuovisti che hanno importato nella politica la cultura delle curve di tifosi, che vedono sempre e comunque complotti e che ragionano sempre con le dietrologie (che in quanto tali sono infinite proprio perché fondate sul nulla) non si rendono conto di essere solo dei poveri epigoni ed apologeti della cultura dominante. inoltre, degli espedienti e delle tecniche elettorali, grafica dei simboli, manifesti, slogan e così via a me non interessa discutere. per me sono, per l’appunto, dettagli. sarebbe fin troppo facile su ogni dettaglio contrapporre tesi diverse. ma è un esercizio inutile. è una perdita di tempo. da sempre nelle campagne elettorali si usano espedienti di ogni tipo. a cominciare dai simboli. nella fattispecie c’è chi ha fatto una scissione sostenendo che il prc non esisteva più, che era ridotto ad una accozzaglia di stalinisti, settari, omofobi, nostalgici e via cantando. che si fa? ci si lamenta che il prc dimostri nei fatti di non essere settario, di non essere dedito ad uno scontro personalistico contro vendola, di saper distinguere fra una competizione elettorale regionale e un congresso di partito? suvvia! che discussione è questa? a cosa serve? a riprodurre scontri in un contesto alieno dalle ragioni che pure ci sono per divergere e scontrarsi in una battaglia delle idee fra progetti diversi? è nell’urna elettorale che si fanno queste discussioni?
    in facebook, in questi giorni, ci sono diversi esponenti di sinistra e libertà che io conosco benissimo da decine di anni e che essendo candidati mi chiedono l’amicizia, dopo averne dette di tutti i colori contro di me, al solo scopo di poter poi postare le loro cose elettorali presso le migliaia di miei contatti. ma a me non viene nemmeno per sbaglio in mente che si tratti chissà di cosa. sorrido. e porto pazienza. e me ne frego.
    quanto a google sinceramente mi sembri affetto da una vera e propria ossessione. davvero credi a ciò che scrivi? davvero pensi che si possa conquistare un solo voto in quel modo? davvero pensi che chiunque cerchi in internet sinistra e libertà sia così imbecille da farsi trarre in inganno così? devi avere una pessima opinione delle persone per pensare questo.
    ciao

  56. caro pecs, non c’è nessun allarme di nessun tipo. al netto di appelli all’unità che è sempre giusto fare c’è e rimane la linea politica che, oltre al lavoro sociale che tutti sempre dimenticano, prevede che non si faccia nessun accordo di governo col pd e che invece si faccia un accordo elettorale per battere la destra e cambiare la legge elettorale. nel prc solo chi vuole che non si faccia nemmeno l’accordo elettorale contesta questa linea. non c’è nessuno che proponga di entrare organicamente nel centrosinistra per costruire insieme un programma di governo come fa ad ogni piè sospinto sinistra e libertà. se qualcuno lo farà ne discuteremo. ma discuterne a priori sulla base di forzature e letture unilaterali di questa o quella dichiarazione o proposta unitaria non è lanciare l’allarme su non so cosa. è solo una scemenza.
    un abbraccio

  57. anonimo 3, grazie per il commento sul quale sono d’accordissimo.

  58. Bucharin77 Says:

    va bene Ramon appartengo alla cultura da talk-show. Però mi devi spiegare che politica è, se non appunto da talk-show, quella di chi dice che poiché il bacino elettorale della sinistra fuori dal Pd è del 7%, bisogna mettersi d’accordo fra le forze che compongono questo bacino. Qui dove stanno le analisi, dove sta la strategia di fase, dove stanno i referenti sociali? Questo è il trionfo della mescolanza fra opportunismo e politica spettacolo del maggioritario, la quale si struttura attorno a questo semplice sillogismo: o sei visibile o non esisti; per essere visibile devi avere il 7%; quindi avanti con le fusioni..Faccio notare che nessun fenomeno storico di grande portata sarebbe avvenuto se le forze politiche avessero ispirato il loro comportamento a questa opzione.

  59. SANDRO Says:

    io vedo che i nostri dirigenti di segreteria prima dichiarano il fallimento di SEL poi propongono di allearsi con loro, delle due l’una è fallita SEL quindi perchè perdere tempo? oppure siamo noi che siamo in grave pericolo? io credo in questo e allora ecco il punto un gruppo dirigente assolutamente inadeguato, ogni tre giorni lancia parole d’ordine e proposte continuamente diverse…sui curdi concordo con lo scritto ma in effetti sono troppo ravvicinate l’elezioni regionali e quindi il tema è più urgente, anche sulla Francia i commenti sulle elezioni, ognuno tira l’acqua dove vuole…
    ciao

  60. marcoz Says:

    Caro ramon, non è vero che non considero le opinioni altrui. E cosa vuol dire che queste scelte sono state fatte a luglio scorso? Non le ho condivise neanche allora. Per entrare nel merito sono consapevole che bisogna trovare una tattica per aiutare a cacciare berlusconi mantenendo un autonomia politica. Quello di cui ho paura è che ciò si trasformi – non per volontà del gruppo dirigente, ma per forze maggiori – in un sostegno acritico e subalterno, come è avvenuto col governo Prodi, dove seppure i rapporti di classe non erano a nostro favore, erano sicuramente notevolmente migliori rispetto ad adesso e maggiore era anche il nostro peso politico. Perchè la paura di far cadere un eventuale governo di centro-centro-sinistra favorendo il ritorno delle destre ci paralizzerebbe. E non sono neanche tanto sicuro che UDC e PD vogliano veramente risolvere il conflitto di interessi e superare l’impianto bipolaristo.

    All’interno di questa situazione: come aiutare il popolo curdo? Saremo in grado di aiutarlo, o al contrario, lo abbandoneremo sacrificandolo alla ragion di stato? Perche al popolo afghano e irakeno è stato fatto proprio questo quando si è votato i crediti.
    La lotta di classe è vero che è cancellata dall’informazione. E anche per questo della questione curda non si sente parlare. Già i nostri operai fanno fatica ad apparire nonostante tutti gli sforzi estremi che fanno. E soprattutto in periodo elettorale ognuno cerca risposte sui temi che gli stanno cari. Per questo nessuno parla dei curdi. Perchè per quelli che, per esempio, insegnano nella scuola, sembra già difficile riuscire ad avere soldi per far fotocopie; ottenere miglioramenti nella scuola, anche se piccoli, sembra più abbordabile. Un tema come quello della questione curda appare così distante, sembra così impossibile produrre un benchè minimo cambiamento, che, vista la difficoltà di organizzare qualsiasi azione di resistenza in questi tempi di frammentazione e atomizzazione, la gente preferisce concentrarsi su temi sui quali appare più facile produrre un cambiamento positivo, benchè piccolo.

    Marcoz

  61. federico Says:

    Scusa se intervengo qui sulle elezioni.
    Come ho già detto, negli ultimi anni ho smetto di far politica nei partiti. Semplicemente c’è stata una delusione, ci sono stati brutti comportamenti, ho visto gran poca umiltà e voglia di autocritica. A questo punto, silenziosamente, me ne sono andato.
    Per me, per tornare a militare dentro un partito, è diventato quindi prioritaritaria la questione del metodo dello stare insieme, dello sostanziare la partecipazione, di rompere le ritualità.
    So che per te il metodo viene dopo il merito, ne abbiamo discusso. E rimaniamo sulle differenti opinioni. E’ un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina.
    Ad ogni modo, per parlare di metodo. Non solo, come sempre, anche queste elezioni sono nate al chiuso delle federazioni, con i bilancini tra i contraenti, le odiose deroghe ecc ma, e questo mi ha sbalordito, ho visto un proliferare di manifesti con fotografie di candidati, di inviti a dare la prefenza a tizio o a caio, insomma l’apoteosi della “guerra per i posti”. Ovvero esattamente il contrario di quello che per me era uno dei punti cardine per dire: “qualcosa è cambiato”.
    A questo punto vien da dire che sia cambiato ulteriormente in peggio.
    La cosa assurda è che questi candidati dovrebbero saperlo che non hanno, matematica alla mano, la minima speranza di essere eletti.
    E siccome stiamo parlando di segretari di federazione, mi chiedo: ma se questi non riescono neanche a capire che a mettere la loro foto in giro per la città o nei volantini o internet non conterà una minchia, come fanno a guidare una federazione?
    L’altra cosa che vedo è che, almeno in internet, questa cosa ha contagiato anche i più giovani: ognuno cura le proprie pagine, si fa i propri volantini, ecc. IO SONO, IO FACCIO, IO IO IO….
    Sarò vetero ma ricordo che una volta il candidato era uno, non serviva neanche fargli pubblicità perché i voti li prendeva lo stesso, e tutta la campagna dei militanti e degli altri candidati era solo finalizzata al maggior consenso possibile alla lista.
    Altri tempi che oggi sembrano fantascienza
    Si stava meglio quando si stava peggio
    Il centralismo democratico come forma MOLTO più avanzata di democrazia.
    Da non credere. Non posso crederci. E non ci credo.
    Ciao

  62. Caro ramon, un fronte che il PRC pare tenere in poca considerazione è quello dell’ EZLN. Per altro giungono pochissime notizie. Io sono rimasto alla otra campagna ad esempio; recentemente ho letto un libro-intervista col Subcomandante Insurgente Marcos risalente proprio al 2007. Giungono frammentate voci che indicano come di nuovo in aumento le violenze dei paramilitari nei municipi autonomi, infatti vi sono stati anche dei presidi davanti ai consolati messicani.
    So che l’ EZLN ha staccato ogni rapporto con i partiti che sono nelle istituzioni e con gl’ intellettuali in Messico. Non so se questo valga anche per quel che riguarda le loro relazioni all’ estero, che un tempo erano larghissime. Vi sono ancora rapporti fra il PRC e l’ EZLN?

  63. bucharin, non c’è nulla da fare. proprio non vuoi, perché credo tu ne sia ben capace, considerare ogni cosa nella sua giusta dimensione ed importanza. per te anche la pettinatura di qualche dirigente è la prova del tradimento, della volontà di andare a destra, di fare l’arcobaleno.
    così, mentre il partito dice senza ombra di dubbio alcuno che 1) non si farà nessun accordo di governo col pd e sfida il pd e chiunque altro a dire no ad un accordo elettorale per battere berlusconi e cambiare la legge elettorale. 2) la federazione della sinistra è indipendente ed alternativa al pd e al centrosinistra. 3) bisogna rimontare la sconfitta con un lungo lavoro sociale
    tu prendi dichiarazioni articoli dedicati al problema della divisione a sinistra che è e rimane una cosa largamente incompresa per milioni di persone e che hanno palesemente l’obiettivo a) di dimostrare che non siamo settari b) di passare la palla a sel affinché si assuma la responsabilità di buttarla fuori campo c) di dire agli elettori che se divisione c’è non è colpa nostra e sostieni che si tratta di una svolta opportunistica (ma tu ne vedi una ogni due o tre giorni di svolta).
    la linea del partito, votata e scritta in documenti, è chiarissima. ed è difesa e sostenuta in ogni occasione dal segretario del partito in tutte le occasioni pubbliche e mass mediatiche possibili. fino ad ora nessuno l’ha contestata o ne ha proposta un’altra da destra. punto.
    è inutile, siccome non sei d’accordo con la linea, che tu ogni due giorni voglia vederne un’altra all’opera per poterla contestare.
    dopo le elezioni regionali si riprenderà la discussione, il cammino della costruzione della federazione e si tireranno le somme dei risultati elettorali.
    io non ho la palla di vetro ma non faccio processi alle intenzioni. tanto meno distribuendo etichette ideologiche, togliattiani, trotskisti, estremisti, vendoliani, e che altro so io.
    ma prevedo che nessuno proporrà di entrare nel centrosinistra per dar vita ad una coalizione di governo e che, conseguentemente, ogni ipotesi unitaria con chicchessia, a cominciare da sel, senza questo prerequisito è totalmente priva di prospettiva. se sel dicesse che non vuole essere nel centrosinistra e che va bene un accordo elettorale e che l’unità si fa nel rispetto delle identità senza nuovismo sarebbe tutto un altro discorso. ma non è così. e aggiungo purtroppo.
    se qualcuno proporrà di entrare nel centrosinistra e di unirsi con sel per dare vita ad una nuova formazione come paventi tu io penso che prenderebbe si e no il 3 % dei voti in un congresso del partito.
    in ogni caso è idiota discutere di cose che non sono avvenute.
    vuoi fare la previsione? falla. l’abbiamo capita tutti da mesi. dobbiamo ripeterla ogni volta che qualcuno alza un sopracciglio e tu dici che trattandosi del sopracciglio destro questo dimostra la svolta che avevi previsto?
    che palle!

  64. caro sandro, la risposta per bucharin vale anche per te. è falso che cambiamo proposta ogni due o tre giorni. è falso!
    a meno di non fare, appunto, come nei talk show, dove se uno dice ad un avversario in modo retorico dovremmo metterci d’accordo per il bene del paese il giorno dopo fiumi di inchiostro a parlare della svolta. e il giorno seguente quando lo stesso personaggio insulta quello a cui aveva detto mettiamoci d’accordo altri fiumi di parole per dimostrare la controsvolta e a fare dietrologia. ha dovuto dire diversamente perché tizio in una cena al ristorante la bella napoli l’ha stoppato.
    ma perché si deve imitare questo modo di sragionare? perché?

  65. caro marcoz, dunque tu pensi che ci sarebbe una cosa giusta da fare ma che è meglio non farla per paura? ma guarda che in politica questo modo di fare e pensare è catastrofico. è il massimo della subalternità rispetto agli altri. se per paura non bisogna fare la cosa giusta allora bisogna disporsi a fare quella sbagliata. ma non hai paura che facendo la cosa sbagliata ci siano conseguenze? o credi che dire al popolo italiano a noi se vince berlusconi non interessa non abbia conseguenze?
    ma dai!

    ritirare le truppe dall’iraq e negoziare il non aumento e il non cambio dei compiti della missione in afghanistan non è come dici tu abbandonare i popoli al loro destino. è un classico compromesso in una sede decisionale che io avrei fatto anche dall’opposizione con il governo berlusconi. non ritirare le truppe dall’iraq e aumentare le truppe in afghanistan dando alla missione compiti e regole d’ingaggio per la conquista del territorio ma facendosi belli allo specchio, invece sarebbe fare la lotta pacifista?
    in parlamento i voti devono essere considerati per i loro effetti concreti non per le suggestioni massmediatiche. e soprattutto trovo vergognoso che si urli e si urli e poi si voti facendo finta di non aver votato. questa è una pagliacciata. anche se i mass media ti esaltano.
    una cosa è cambiare opinione e dire che la guerra in afghanistan è giusta e un altra è non cambiare opinione e negoziare anche creando contraddizioni nel campo favorevole alla guerra.
    ma capisco che invece che la politica reale, che gli effetti reali dei voti, che i contenuti per molti non contano nulla. conta solo lo spettacolo. e conta l’uso strumentale di cose importantissime per dimostrare solo ed unicamente chi è più di sinistra.

  66. caro federico, abbiamo discusso a lungo ed è vero che abbiamo opinioni diverse. ma è vero che, come sai, io non ho mai avuto difficoltà a riconoscere la fondatezza di molte delle tue critiche ed affermazioni. anch’io sono nostalgico del costume di non farsi la campagna personalizzata. ma questo costume non c’entra nulla col centralismo democratico. c’entra, invece, con le preferenze multiple che permettevano al pci di distribuire centinaia di migliaia di santini e di incastrarli per ottenere il risultato voluto. c’entra con il fatto che la decisione del comitato federale del pci (a volte contrastatissima) su chi puntare per farlo eleggere era poi rispettata. c’entra con la dimensione del partito che aveva una forza gravitazionale politica per cui anche chi non era d’accordo sulla linea non pensava di picconare il partito per costruirne un altro. c’entra con l’aumento spropositato delle preferenze espresse che per tutti i partiti di sinistra sono passate da 20 30 % dei voti espressi al 50 e anche oltre nelle regioni meridionali. c’entra con le correnti organizzate che sono pronte a dimostrare la loro consistenza con il voto del loro candidato anche se questo può produrre che non si elegga nessuno. c’entra con liste composite da diverse forze e con un mucchio di non iscritti. e posso andare avanti all’infinito.
    ci sono eccessi personalistici? si ci sono. c’è anche una certa dose di malcostume? si c’è.
    ma non si sconfiggeranno mai queste cose con il moralismo. invocando comportamenti senza che esista più la base affinché quei comportamenti siano la regola. casomai bisogna ricostruire la base e non continuare a lamentarsi degli effetti di una degenerazione della politica che ha le sue radici nel modello sociale ed istituzionale che si è affermato.
    in ogni caso questi comportamenti, al netto di cose insignificanti come il candidato che pubblicizza la sua candidatura anche per raccogliere tutti i voti che può per la lista ben sapendo che non sarà eletto, non cancellano il fatto che il 99 % dei candidati si sbattono per portare voti alla propria lista sapendo bene che non saranno eletti.
    non farne un dramma. le elezioni passano e il lavoro politico continua.

  67. caro gio, il prc all’epoca votò, al contrario di tutti gli altri partiti comunisti e di sinistra europei, in cpn un sostegno totale alla scelta dell’ezln di rompere ogni rapporto con il prd e di non sostenere la campagna elettorale di andres manuel lopez obrador. con il solo voto contrario di falce e martello che invece pensava, legittimamente, che bisognasse sostenere il centrosinistra messicano. da allora compagne e compagni del prc si sono recati a tutti gli appuntamenti che l’ezln ha convocato. ma è vero che sono stati pochi e che l’ezln ha scelto di non fare più incontri ufficiali con noi come con altri. ma posso assicurarti che nulla è cambiato dal punto di vista della solidarietà e della importanza che il prc attribuisce all’esperienza dell’ezln.
    ciao

  68. marcoz Says:

    No, caro ramon.
    Non penso che le cose non bisogna farle per paura. Non l’ho mai detto.
    La Federazione della Sinistra è disposta a fare un accordo con il PD, con l’UDC e a quanto è stato detto anche con il diavolo (quindi anche con Berlusconi? sto scherzando) per battere Berlusconi, cambiare la legge elettorale per superare il bipolarismo e risolvere il conflitto di interessi.
    Sono certamente tre cose buone, tre provvedimenti che si possono condividere. Ma solo i provvedimenti. Il processo per raggiungerli non lo condivido: perchè l’UDC è un partito pieno di mafiosi (e si sa quanto la mafia abbia bisogno di Berlusconi), che viene detto d’opposizione solo perchè non siede al governo, ma d’opposizione non c’ha niente, anzi Casini tende sempre la mano al PDL.
    Il PD anche è detto d’opposizione, ma la fa, e molto blandamente, solo quando è veramente costretto a farlo per non venir distrutto dall’abbandono dei suoi elettori. Sia D’Alema sia Veltroni (ovvero le due “aree” contrapposte del PD) hanno sempre inciuciato col Berlusca (“il principale leader dello schieramanto avverso” di Veltroni e l'”Abbiamo una banca!!!” di Fassino, li abbiamo dimenticati?).
    Si vuole veramente abbattere il Berlusconismo assieme a questi soggetti? Facendoci egemonizzare da questi soggetti? Perchè alla fine di questo si tratta. La sinistra non ha più peso elettorale; tantomeno sociale; la Cgil di conflittualità non ne vuole sapere; la crisi ha ulteriormente atomizzato i movimenti operai e sociali. In pratica per superare il berlusconismo ci affidiamo, incrociando le dita, alla onestà in tal senso di Casini(???), l’immancabile e su cui proprio possiamo mettere una mano sul fuoco, Rutelli (???), al D’Alema della Bicamerale(???), ad un Bersani che di opposizione non dice nulla (ma dico, come commento alla chiusura di TUTTI i talk show in periodo elettorale, che non so voi, ma a me sembra una cosa di una gravità inaudita! da anni 20!! si puo’ dire con un sorriso “Al premier consiglio che se non gli piacciono certi programmi, usi il telecomando” ……?????)

    Deduco quindi che secondo te per me contano solo le pagliacciate, lo spettacolo. Perchè dico che bisognava votare no ai crediti di guerra in afghanistan? Questa poi!
    Dici: “ritirare le truppe dall’iraq e negoziare il non aumento e il non cambio dei compiti della missione in afghanistan non è come dici tu abbandonare i popoli al loro destino. è un classico compromesso in una sede decisionale che io avrei fatto anche dall’opposizione con il governo berlusconi.” Allora quando il gruppo dirigente prima di entrare al governo dicieva dappertutto, in parlamento, nei giornali, nelle tv nelle piazze “No alla guerra senza se e senza ma” stava dicendo delle cavolate? Non ci credeva nessuno in quel senza se e senza ma? O forse ci credeva veramente, poi però una volta al governo ha pensato che finche fossero rimasti in maggioranza non valeva più e però…dopo chianciano si è ritornati mi sembra (a parte tu ovviamente, lo scopro adesso) al senza se e senza ma a giudicare dalle dichiarazioni sulla guerra di Ferrero e alle autocritiche di Russo Spena e Gagliardi sull’espulsione di Turigliatto.

  69. caro marcoz, tu hai scritto:
    “Per entrare nel merito sono consapevole che bisogna trovare una tattica per aiutare a cacciare berlusconi mantenendo un autonomia politica. Quello di cui ho paura è che ciò si trasformi – non per volontà del gruppo dirigente, ma per forze maggiori – in un sostegno acritico e subalterno, come è avvenuto col governo Prodi, dove seppure i rapporti di classe non erano a nostro favore, erano sicuramente notevolmente migliori rispetto ad adesso e maggiore era anche il nostro peso politico.”
    io leggo ciò che scrivi e siccome scrivi pure chiaro ho risposto altrettanto chiaramente.
    se non sei d’accordo con ciò che scrivi ok, basta dirlo.
    ma visto che sei “consapevole che bisogna trovare una tattica per aiutare a cacciare berlusconi mantenendo l’autonomia politica” allora dilla tu la tattica giusta.
    ma non può essere che tu contesti quella che propone il prc sulla base di argomenti che oscillano tra la descrizione del pd, dell’udc e degli altri (descrizione che condivido) come se fossero, però, onnipotenti e il processo alle intenzioni a noi (finiremmo per ripetere l’esperienza del governo prodi) senza proporre un bel niente.
    a) il pd e i suoi satelliti hanno un obiettivo chiaro e netto. battere berlsuconi per governare loro. per farlo vogliono allearsi organicamente con l’udc. è così si o no?
    b) noi vogliamo “aiutare” (come dici tu) a battere berlusconi ma non vogliamo governare col pd proprio perché non vogliamo ripetere l’esperienza del governo prodi. si o no?
    c) senza la nostra proposta, con l’attuale sistema elettorale, il pd e i suoi soci potranno ovviamente dire che noi per questioni astratte e di principio sul governo, che saranno difficili da capire perché man mano che si avvicineranno le elezioni prometteranno mari e monti (o credi che diranno siamo uguali a berlusconi?), presentandoci contro di loro faremo vincere berlusconi.
    d) senza la nostra proposta non si discuterà mai del bipolarismo e degli effetti nefasti che lo stesso ha prodotto sulla democrazia italiana. mai! e tutto si risolverà con il voto utile o con il voto per noi ridotto a pura testimonianza (e quindi comprensibile per una infima minoranza). perché non convincerai mai e poi mai che il governo che cancella l’articolo 18 con un decretino. che vuole fare ponti sullo stretto, costruire centrali nucleari in ogni dove, fare altre leggi antidemocratico, cancellare trasmissioni tv (ma su questo dirò un’altra cosa), criminalizzare immigrati e lotte, far crescere il razzismo, attaccare aborto e ogni diritto civile è la stessa cosa del pd e dei suoi soci e sodali. questo lo capisce anche un bambino.
    e) quindi. atteso che il pd freme per governare e che ha bisogno dell’alleanza più larga possibile, che l’udc potrebbe (potrebbe!) fare una alleanza col pd e che al contempo è assolutamente favorevole alla legge proporzionale e contro il bipolarismo perché il suo progetto strategico, giusto o sbagliato che sia, realistico o meno che sia, è ricostruire la dc, c’è la possibilità di fare una proposta difficile da realizzarsi ma possibile e non velleitaria. noi vi aiutiamo a cacciare berlusconi e voi vi impegnate a fare una legge elettorale proporzionale.
    f) avanzare questa proposta fin da subito significa aprire una discussione nel paese non solo contro berlusconi ma contro il bipolarismo, sia perché è elettoralmente all’origine delle fortune della destra sia perché costringendo gli elettori a votare per il meno peggio e contro l’avversario oscura i nostri contenuti e li rende sterili. in ogni caso, se poi il pd e soci rifiutassero questa proposta costringendoci a presentarci da soli lo farebbero assumendosi loro una precisa responsabilità. perfino facile da spiegare per contrastare le sirene del voto utile. o certamente più facile che essere costretti a dire le cose che dici tu e che a molti sembreranno solamente la prova che i comunisti per motivi ideologici sono perfino capaci di considerare il pd nemico principale al punto di rischiare di far vincere berlusconi.
    g) ovviamente tutto ciò appartiene solo alla sfera della proposta politico elettorale. senza le lotte e il lavoro sociale sarebbe zoppa. non insisto sul lavoro sociale perché l’ho fatto all’infinito. ma vorrei far notare che in tutte le lotte, sociali e per i diritti civili, si può ben spiegare che bisogna battersi, oltre che per gli obiettivi delle lotte stesse e per cacciare berlusconi, anche per avere un parlamento proporzionale che permetta a quegli obiettivi di vivere sul serio e non siano ridotti all’impotenza. basta chiedere a uno che è contro la privatizzazione dell’acqua, contro la legge trenta o per i matrimoni gay se è meglio in futuro che lui possa votare per il partito che condivide quegli obiettivi e che li difenderà in parlamento senza che questo, per l’eterogenesi dei fini, finisca per far vincere proprio chi è estremisticamente contro quegli stessi obiettivi.
    ecco, caro marcoz, questo sono argomenti. gli stessi che mi fanno dire che questa proposta è giusta. e che una proposta giusta va difesa e avanzata senza nessuna paura. e che una proposta giusta può mettere in difficoltà il pd molto più di qualsiasi anatema.
    ne hai un’altra che risponda contemporaneamente all’aiutare a battere berlusconi e a mantenere la nostra autonomia? ne hai un’altra che finalmente, approfittando della contingenza per cui il battere berlusconi può anche voler dire tentare di battere il bipolarismo? (che noi, ma solo noi, consideriamo molto più grave dal punto di vista democratico di berlusconi?).
    se ce l’hai avanzala.

    continua…

  70. tu stesso dimentichi che la cosa più grave che ha fatto il governo berlusconi è la cancellazione dell’articolo 18 e citi i talk show per dire che siamo negli anni 20. è grave cancellare delle trasmissioni perché invise al governo? ovviamente è gravissimo. e non è accettabile da nessun punto di vista. ma vorrei farti notare che i talk show (come dice il nome stesso) sono una cosa ben diversa dall’informazione. molto diversa. sono programmi televisivi che tendono a fare della politica spettacolo. che riducono operai o studenti ed insegnanti, o anche popolo antimafia, a una finestra in collegamento da una piazza vociante. a una schermaglia fra “leader e personaggi” che nella faziosità totale danno vita a risse che riducono i contenuti e perfino le idee a cose assolutamente secondarie rispetto alla telegenicità, alla battuta facile, alle iperboli, agli insulti, alle minacce di querela, in una assoluta consonanza con il bipolarismo che riduce la politica al tifo per un leader contro l’altro, con una devastante e miserabile passivizzazione dei telespettatori. a contenitori dove il centro non è l’informazione bensì il conduttore che parla e si comporta come un profeta, un predicatore televisivo, e che manipola nello studio i suoi “ospiti” facendoli parlare non sono di quello che vuole lui ma addirittura con i toni che vuole lui. in un luogo dove “succedono in diretta le cose”. dove si annunciano dimissioni, alleanze, crisi di governo, rottura di alleanze. e dove, quindi, i conduttori, spingono e vogliono che nel loro programma (che comunque ha l’obiettivo della audience per la raccolta pubblicitaria e a questo sacrifica qualsiasi altra cosa, esattamente come tutti gli altri spettacoli televisivi) succedano cose e conducono, appunto. la trasmissione con questo obiettivo. in un ridicolo circolo vizioso per cui in tv gli ospiti fissi a creare fatti ci sono i giornalisti della carta stampata che il giorno dopo commenteranno sui loro giornali ciò che essi stessi hanno creato. i giornalisti invece che dare e commentare le notizie le creano e poi ne parlano fra loro. questo secondo me è un abuso di potere.
    va beh, non la faccio lunga. è semplicemente l’americanizzazione della politica che si riflette nell’americanizzazione dell’informazione politica (che in questo caso è pure peggio che negli usa perché infinitamente più provinciale, dilettantesca e faziosa.
    viva “report” (l’unica trasmissione di approfondimento che approfondisca qualcosa e dove gli uomini di potere sono intervistati con la giusta spietatezza a arguzia e dove non si intervistano giornalisti che commentano giornalisti) e viva le vecchissime tribune elettorali dove i segretari (non i leader leaderini e aspiranti tali) dei partiti erano interrogati da giornalisti che facevano domande e non prediche, e dove si poteva capire cosa dicevano.

    continua…

  71. sull’afghanistan, caro marcoz, io sono contro senza se e senza ma. per giunta sono contro per una marea di motivi politici e non solo per motivi etici (che pur ci sono). ma se in parlamento si vota (con un solo voto) un decreto che contemporaneamente ritira le truppe dall’iraq e proroga la missione isaf in afghanistan non è affatto essere contro la guerra votare contro ed ottenere immediatamente una crisi di governo ed elezioni anticipate che chiunque vincerà farà seguire dalla proroga delle due missioni (centrodestra) o dalla sostituzione della missione antica babilonia con un’altra di 800 soldati in iraq e con l’aumento degli effettivi e il cambio dei loro compiti in afghanistan. votare per ritirare la missione in iraq e negoziare che in afghanistan si congela la missione contiene una contraddizione? si certamente si. ma la contiene anche far cadere il governo ed ottenere l’opposto di quel che si vorrebbe. se il voto potesse mettere effettivamente fine alla missione io non avrei dubbio su come votare. ma i voti non sono atti simbolici. sono atti concreti. è la spettacolarizzazione della politica che li riduce ad atti simbolici. se appena si può sono favorevole ad evitare ogni tipo di contraddizione. per esempio avevamo scritto nel programma di governo, dopo lunghissima ed estenuante trattativa alla quale ho partecipato io in prima persona, che i decreti di proroga delle missioni sarebbero stati votati separatamente missione per missione. in quel caso sarebbe stato difficile ma non impossibile, visto che sull’afghanistan sul programma non c’era scritta una virgola proprio perché ds, margherita, idv, socialisti ed altri minori avevano votato sempre a favore durante il governo berlusconi, votare contro lasciando che la destra votasse a favore con prodi. perché la destra alla fine l’avrebbe fatto non fosse altro che perché l’ambasciata usa le avrebbe ordinato di farlo ottenendo facilmente in cambio che sarebbero aumentati gli effettivi e che i compiti sarebbero cambiati in conquista del territorio. ma prodi ha presentato un unico decreto proprio per evitare che succedesse questo. e per quanto ci siamo incazzati nessuna, ma proprio nessuno, avrebbe capito la mossa di far cadere il governo con il risultato di non ritirare la missione in iraq e di rendere più grossa quella in afghanistan.
    insomma. ridurre tutto a un fatto simbolico, senza considerare i veri effetti dei voti, finisce con il farti fare il gioco che vogliono esattamente i tuoi nemici e sleali alleati.
    è vero che però, lucrando sulla contraddizione che si vede e tacendo su quelle che non si vedono si guadagna molta visibilità sui merdosi mass media.
    e così tutti, a dar retta ai mass media, sono convinti che turigliatto sia stato espulso perché ha votato contro la missione in afghanistan.
    peccato che non è vero. peccato che turigliatto ha votato a favore esattamente come me. peccato che non ha partecipato ad un voto su un odg che diceva “ascoltate le dichiarazioni del ministro degli esteri il senato le approva” che è stato bocciato con il voto determinante di tre senatori dell’ulivo. che per il danno (queste le motivazioni dell’allontanamento dal partito per due anni) creato all’immagine del partito visto che tutti i giornali hanno riversato a noi la colpa della crisi di governo, è stato oggetto del provvedimento disciplinare da parte della direzione del partito. peccato che turigliatto, dopo questa bella impresa, quando il governo prodi si è ripresentato al senato abbia votato a favore della fiducia dicendo: voto la fiducia ma non è il mio governo. ma come? non sapeva turigliatto che il governo prodi avrebbe continuato la missione in afghanistan? perché si vota una fiducia ad un governo se non lo si considera proprio? e se si fa non è meglio farlo subito magari ottenendo delle cose in cambio invece che dopo aver provocato un casino spettacolare, aver fatto proclami rivoluzionari ed aver ottenuto una sola cosa: apparire come coerente senza esserlo per niente?
    questa è la verità, caro marcoz, e puoi verificarla sui verbali del senato che sono disponibili online.
    io non mi interesso delle autocritiche degli altri.
    faccio la mia. è stato un grave errore espellere turigliatto (allontanare per due anni dal partito perché nello statuto erano già stati abrogati gli istituti della radiazione e della espulsione, ma fa lo stesso politicamente anche se non giuridicamente). è stato un grave errore per tre motivi: a) è incoerente con i precedenti per cui altri parlamentari che votarono la fiducia contro il parere del partito non furono mai espulsi (è per esempio il caso di vendola che votò per il governo dini). sottolineo che è incoerente con i precedenti che quando si tratta di provvedimenti fondati sul diritto, per quanto statutario e non di legge, hanno un peso importante per non comminare sanzioni diverse allo stesso comportamento. ma io considero un vero crimine politico farsi eleggere in parlamento e votare diversamente da come ha deciso il partito. b) ha fornito il destro affinché l’intera corrente di sinistra critica facesse la scissione. e io penso che mai nessun atto amministrativo, anche a costo di sopportare vessazioni gravi, debba essere compiuto se fornisce argomenti a chi vuole produrre una scissione. c) ha fatto di turigliatto un eroe massmediatico.
    io al congrssso, durante il mio intervento, questo ho detto. che preferivo il prc che non aveva espulso vendola e che sentivo nostalgia sia di ferrando sia dei compagni di sinistra critica. e sono stato, come cerco sempre di essere, sincero nel dire questo.
    e questa è la mia autocritica.

    puoi pensare che io abbia sbagliato in tutto. ma non che abbia cambiato opinione sui voti sulle missioni militari. se l’avessi cambiata l’avrei detto come ho fatto per tante cose nella mia vita.

    spero di essere stato chiaro. e spero che tu voglia apprezzare che io mi sforzi di rispondere argomentando, magari troppo lungamente, anche su cose che qui sono state discusse già diverse volte.

    ciao

  72. Anonimo 3 Says:

    Io no, non sono d’accordo per niente. Che ci piaccia o meno siamo responsabili per quello che succede in Afganistan, ci siamo andati, abbiamo ammazzato un bel po’ di gente e ora ce ne vogliamo tornare a casa come se nulla fosse, abbandonando la popolazione civile in mano a degli altri assassini? E chi glielo dice a quei milioni di donne che anche quel pochissimo di libertá che hanno ottenuto domani lo perderanno di nuovo e che continueranno all’infinito ad essere frustate, incarcerate, lapidate?
    Tutta questa storia mi sembra incredibile ed inaccettabile, come puó un partito comunista lavarsene semplicemente le mani? Quella guerra deve finire al piú presto, su questo concordo, ma non in questo modo. Almeno il Governo Prodi aveva proposto una conferenza internazionale, che sarebbe la base minima per ricercare una soluzione per proteggere i civili dalle ritorsioni e dalle violenze dei fondamentalisti.
    Io non riesco a capire, davvero.

  73. Francesco Says:

    Visto che si parla di contenuti e non di elezioni, mi ha lasciato un po’ perplesso l’articolo di ieri di Liberazione che da un giudizio abbastanza negativo sul nuovo programma (che mi sembra ottimo) della Linke tedesca. Volevo chiedere a Ramon e agli altri frequentatori del sito cosa ne pensate.
    p.s. condivido la “tirata” sull’afghanistan e su Turigliatto. E’ incredibile come la politica spettacolo e la sua personalizzazione siano entrati così in profondità anche nelle persone di sinistra, anche a me infatti è capitato di discutere sulla questione turigliatto con persone che lo considerano un eroe della pace, quando si è reso colpevole di un insopportabile “crimine politico” (giusta definizione) come quello di votare contro una decisione del partito. Questo implica tutta una serie di riflessioni sulla crisi dei partiti e della percezione della politica che sarebbe lungo fare. Aggiungo solo che, oltre a questo, la questione a mio parere ribadisce che etica e politica sono e devono restare due cose diverse: in altre parole il voto su ritiro dall’iraq e permanenza in afghanistan è eticamente deplorevole ma politicamente (nelle condizioni date) più che corretto. Se sei un prete voti contro, se sei un parlamentare e un politico di sinistra vero voti a favore.

  74. cara anonimo 3, è meglio specificare, anche se sommariamente. l’afghanistan fu oggetto di una aggressione militare nemmeno discussa (come quella del kosovo) nel consiglio di sicurezza dell’ONU. i motivi addotti dall’amministrazione bush sono noti. è da li che era partito l’attacco alle torri gemelle. al tempo l’afghanistan dei talebani non era riconosciuto da nessun paese (tranne il pakistan se non erro) e non faceva parte dell’ONU. solo l’ammistrazione USA e l’agenzia dell’ONU per la lotta al narcotraffico mantenevano relazioni semiformali coi talebani. gli usa perché li avevano armati e addestrati contro il governo filosovietico e l’agenzia diretta da arlacchi perché solo con un regime totalitario come quello dei talebani poteva ben sviluppare la propria politica ultraproibizionista (ma questo è un altro discorso). la guerra in afghanistan fu intrapresa solo ed esclusivamente per costruire un nuovo ordine mondiale, per implementare lo scontro di civilità e rendere le tensioni e l’instabilità permanenti in modo da giustificare l’intrapresa militare usa-occidentale, per sancire che gli usa partivano e gli altri dovevano seguire (significativo il fatto che la NATO che pur aveva approvato una interpretazione assurda dell’articolo che prevede l’automaticità dell’intervento militare in caso di aggressione contro un paese membro come se un attentato terroristico potesse essere assimilato ad una invasione, fu estromessa all’inizio (entrerà solo con la missione isaf decisa dal consiglio di sicurezza dell’onu al carro della guerra) e che si costruì una alleanza a geometria variabile ad hoc, secondo la dottrina unilaterale).
    anche un bambino avrebbe capito che l’aggressione contro l’afghanistan non avrebbe risolto nessun problema interno del paese, che si sarebbe prodotta una guerra sanguinosa, impossibile da vincere sul terreno militare, e dagli esiti imprevedibili. i diritti umani in afghanistan, in particolare quelli delle donne, erano e sono tuttora solo una scusa. e chiunque non sia un mentitore sa benissimo che qualche passo avanti è stato fatto solo a kabul, mentre nel resto del paese, sia nelle zone dei talebani sia in quelle dei signori della guerra alleati della nato, per alcuni versi è perfino peggiorata.
    per questo fu ed è più che giusto e corretto essere contro. ed altrettanto giusto e corretto (magari ci fosse la forza per farlo!) che un paese membro della nato ritiri unilateralmente la proprie truppe.
    il ritiro delle truppe accompagnato da una dissociazione dalla guerra non può in nessun modo essere slegato da una proposta alternativa alla guerra per affrontare e tentare di risolvere i problemi afghani.
    è esattamente la proposta di un processo di pace fatto con i contendenti, o una parte di essi perché sono molti e rispondono anche a logiche contrapposte fra loro anche nel campo talebano, e i paesi dell’area, pakistan e iran in primo luogo. il processo di pace potrebbe essere garantito da una forza militare sotto il comando dell’ONU (come l’unifil in libano) che garantisca la tregua.
    la nostra posizione contraria alla missione isaf e favorevole al ritiro unilaterale delle truppe italiane fu infatti accompagnata dalla proposta che il governo italiano per lo meno a) non aumentasse le truppe b) separasse inequivocabilmente i compiti militari da quelli della ricostruzione da affidarsi totalmente alla cooperazione internazionale. c) non cambiasse i compiti del contingente italiano da protezione del territorio a conquista del territorio. se il governo propose la prospettiva della conferenza internazionale di pace lo si deve esclusivamente a noi. se nel secondo decreto fu simbolicamente stanziata una posta di bilancio per finanziare in qualsiasi momento la celebrazione della conferenza di pace lo si deve solo ed esclusivamente a noi. tutti sanno che il governo USA andò in bestia sia perché il contingente italiano non sarebbe aumentato e non avrebbe avuto compiti di conquista del territorio (al contrario della spagna che ritirò le truppe dall’iraq e aumentò considerevolmente quelle in afghanistan). al punto che ci furono numerose dichiarazioni critiche verso il governo italiano e perfino un gesto inusitato e inedito. l’ambasciata usa pubblicò una pagina a pagamento sui quotidiani italiani che chiedeva all’italia di impegnarsi di più in afghanistan.
    devo riconoscere (perché è del tutto privo di senso anche per me che proposi di far cadere il governo sulla partita del welfare omettere certe cose) che il governo fece i passi diplomatici conseguenti con l’iran, il pakistan, la russia ed altri paesi per proporre la prospettiva della conferenza di pace. del resto noi (noi il prc) facemmo i nostri passi prima durante e dopo quelli del governo italiano e verificammo che le cose stavano così. i risultati furono nulli, sia per le pressioni degli usa su tutti, sia perché ci volevano atti politici ben più consistenti (come il ritiro unilaterale delle truppe di un paese importante) nel campo del paesi isaf per dare l’abbrivio ad una simile operazione. facemmo anche, in commissione esteri, un’altra cosa di minore importanza ma che aveva risvolti importanti per produrre un processo di pace. votammo, col parere favorevole del governo, un emendamento al decreto che introduceva una spesa per implementare la riconversione della produzione dell’oppio per scopi medicinali. bisogna sapere che l’oppio è fonte importante sia per i talebani sia per i signori della guerra e che l’implementazione della produzione legale per forza avrebbe dovuto essere accompagnata da negoziati e trattative giacché tutti sarebbero stati interessati a legalizzare le loro produzioni. oltre al colpo alle multinazionali chimiche che tengono altissimi i prezzi della morfina e di altri prodotti da usare nella terapia del dolore che infatti non c’è nei paesi poveri. ma questa cosa, votata all’unanimità con il parere favorevole del governo in commissione esteri, fu abrogata in commissione difesa all’unanimità e con la complicità della direzione del gruppo del prc alla camera perché d’alema ottenne che venisse cancellata in quanto incompatibile con la politica dell’agenzia onu diretta da un italiano.
    riassumendo: era giustissima la posizione che è sempre stata del prc del ritiro unilaterale delle truppe. è stato giusto negoziare con il governo sulla materia (ho già detto che io l’avrei fatto anche col governo berlusconi se fosse stato possibile) perché negoziare non significa cambiare opinione e posizione bensì fare politica.
    un partito serio fa analisi, costruisce proposte, intesse relazioni diplomatiche in proprio anche con governi e stati, e spiega al proprio popolo il senso della azione politica messa in campo. azione non produzione di dichiarazioni sulle agenzie. azione e non solo commento a ciò che avviene. azione e non solo parole. non si abbandona alle semplificazioni che vuole la stampa pettegola e provinciale che ha parlato di afghanistan solo perché sul tema c’erano opinioni diverse e scontri nella maggioranza di governo italiana. non fa demagogia. non promette ciò che non può mantenere. dice la verità.
    invece abbiamo avuto deputati e senatori che hanno annunciato il voto contrario alle missioni oscurando totalmente la politica del partito. alcuni deputati hanno effettivamente votato contro per il semplice motivo che il voto non era determinante alla camera. si sono fatti belli sulle spalle e contro la politica del partito perché con quel gesto è come se avessero detto che loro erano veramente pacifisti mentre noi eravamo venduti e traditori. i senatori hanno poi votato a favore dopo essere stati intervistati da tutti gli organi di informazione possibili ed immaginabili e dopo aver perfino condotto una trattativa privata con il governo.
    per canto suo il gruppo dirigente del partito, parlo di diversi esponenti della segreteria, i capigruppo migliore e russo spena, e diversi altri per ignavia, ignoranza, e soprattutto per vocazione demagogica e per inseguire l’andazzo della stampa, invece che difendere la linea, che pure avevano discusso (io pretesi ed ottenni sempre riunioni di partito e dei gruppi parlamentari che fissarono la politica descritta più sopra), cominciarono a parlare di exit strategy, urlarono davanti a platee plaudenti cose come: noi all’invio dei tre elicotteri in afghanistan diremo NO! (ben sapendo che il parlamento non avrebbe mai votato la cosa), e soprattutto ad ogni voto lasciarono intendere che sarebbe stato l’ultimo.
    continuo a pensare che se fossimo stati compatti, se la stampa non avesse potuto sfruttare le grida dei “dissidenti” trasformando l’afghanistan in una bega da quattro soldi italiana, se il gruppo dirigente avesse semplicemente fatto il proprio dovere, si sarebbe capita bene la nostra posizione, le nostre mediazioni, ed avremmo accumulato anche maggior forza per fare al momento opportuno (per esempio immettendo la questione afghanistan nello scontro col governo sul welfare, precarietà e pensioni) anche la rottura col governo.
    che le cose non siano andate così lo si deve, lo dico perché lo penso, anche a ciò che fecero i cosiddetti dissidenti.
    nessuno mi convincerà mai che non si poteva dopo un anno e mezzo di governo dire: il programma è inapplicato sui diritti civili, sulla precarietà, sul welfare, sulle pensioni. sulle missioni militari abbiamo mediato ma le spese militari sono aumentate invece che diminuite e in afghanistan proprio per produrre la svolta che porti al processo di pace è indispensabile un atto di rottura con il ritiro unilaterale delle truppe. e quindi dire: noi togliamo la fiducia al governo. punto!

    come si capisce bene sarebbe stato durissimo e difficilissimo. ma dopo questo percorso fatto anche di mediazioni sarebbe stato giusto. mentre far tremare (come si è visto per finta e per la visibilità di persone o correnti) il governo ogni due settimane oscurando la politica e trasformando tutto in uno spettacolino simbolico e fasullo, in realtà ha solo contribuito ad inibire il partito a rompere col governo esattamente quando sarebbe stato opportuno.

    queste sono le mie opinioni, che non ho cambiato non per tigna ma semplicemente perché nessuno mi ha ancora convinto del contrario.
    lo erano anche al tempo come testimonia il fatto, non pubblico perché ho scelto appositamente di non fare comunicati stampa e di farmi usare dai mass media di merda, che mi dimisi nel luglio del 97 da capogruppo in commissione esteri e che non misi più piede in commissione proprio perché non accettavo che nelle riunioni si definisse una linea e che questa venisse regolarmente cancellata nei fatti.

    si può avere una opinione completamente diversa su tutto ciò che ho detto. ma mi ribello alla cagata secondo la quale noi e io avremmo accettato di appoggiare la guerra per non dare fastidio al governo.

    e scusa anonimo se ho approfittato della risposta a te per rispondere anche ad altri.

  75. caro francesco, ho letto l’articolo. non condivido che dia un giudizio negativo sul programma della linke. semplicemente da conto di una cosa vera. su quel programma e segnatamente sulle condizioni per fare alleanze di governo con la spd nella linke sono molto divisi. è cosa pubblica. soprattutto la parte della ex pds è più propensa ad avviare una prospettiva di alleanza con la spd e i verdi. mentre gli ex socialdemocratici della wasg, a cominiciare da lafontaine, lo sono molto meno. è chiaro, se capisco bene e non mi sbaglio, che il programma è fortemente influenzato dalle posizioni più radicali di lafontaine e che questo crea tensioni nel partito.
    forse liberazione avrebbe dovuto meglio, non dico pubblicare integralmente ma forse si, spiegare il programma e spiegare meglio il dibattito interno alla linke.
    sull’afghanistan vale il mio post più sopra.
    un abbraccio

  76. Francesco Says:

    Non nego che le divisioni ci siano e che debbano essere riportate (curioso tra l’altro che i fuoriusciti SPD siano così radicali, mentre i nostri fuoriusciti DS siano ipermoderati alla Claudio Fava…) ma mi pare che l’articolo critichi velatamente l’idea della elaborazione non solo di un programma generale, ma anche di un programma “minimo” (scritto e reso pubblico non sotto la pressione di una scadenza elettorale) cui subordinare l’entrata in una eventuale alleanza organica con la SPD. Mi sembra che questo sia un modo per dare un po’ di corpo alla classica affermazione, sentita più volte anche alle nostre latitudini, “le alleanze si fanno sui contenuti”, che spesso risulta essere piuttosto priva di paletti solidi che espongono il partito di turno a cocenti delusioni una volta al governo. Il punto che ti/vi volevo sottoporre era in particolare questo. Resta poi la questione del rispetto del programma……facciamogli una telefonata…(scherzo!).

  77. esatto francesco. sono d’accordo. completamente.
    sulle posizioni di lafontaine confrontate con quelle di sinistra democratica basti dire che lafontaine che era stato presidente della spd e poi vicepremier e ministro dell’economia si dimise perché non gli fu permesso di fare anche solo moderate politiche antiliberiste. praticamente le stesse che noi proponemmo al primo governo prodi e il cui rifiuto produsse la famosa rottura. i signori di sinistra democratica furono contrari ad ognuna delle cose che chiedemmo al governo prodi, furono favorevoli alla guerra in yugoslavia, e ad ogni politica neoliberista del governo di centrosinistra. furono, al contrario di lafontaine, favorevolissimi al progetto di costituzione europea elaborato da una congerie di tecnocrati di merda. e potrei continuare.
    loro hanno fatto la scissione dai DS dicendosi interni al partito socialista europeo e criticavano il pd per motivi sostanzialmente identitari. lafontaine a partire dai contenuti scelse di uscire dalla spd e dal partito socialista europeo.
    in italia, non a te ovviamente che sei bene informato, può sembrare incomprensibile per il semplice motivo che sulla stampa e in tv non si discute mai di contenuti o che quando se ne discute lo si fa palesemente per motivi strumentali.
    così la litania è stata: facciamo come la linke. guardate che bravi! i socialdemocratici di lafontaine e i comunisti della pds sono stati capaci di fare un unico partito. perché in italia non si può?
    se fava o mussi e soci avessero rotto coi ds sui contenuti della politica neoliberista, se non avessero esitato ad uscire dal governo, se si fossero solo resi conto che il pse è peggio del partito popolare sulla guerra e sulle politiche economiche, se avessero scelto di pensare ad una europa democratica e non tecnocratica, io mi sarei battuto per fare la massima unità con loro. infatti mi sono battuto a suo tempo contro l’unità della sinistra senza contenuti.
    un altro abbraccio

  78. Anonimo 3 Says:

    A me se la discussione si allarga va sempre bene, permettimi, peró, di incazzarmi per il modo in cui sono state presentate le cose durante il Governo Prodi, quando il Prc non era oscurato come oggi ed avrebbe potuto approfittarne per diffondere notizie piú accurate. Anzi, anche adesso trovo parecchie carenze ed é in un certo senso assurdo che se ne possa discutere sul tuo blog, mentre sul sito del partito compaiono articoli che sono poco piú che slogan, come se le persone fossero considerate troppo stupide per capire. Il risultato, alla fine, é che il messaggio che passa non é tanto diverso da quello della lega: “lasciamo che i selvaggi si ammazzino tra loro e mettiamo i nostri in salvo”, anche se poi ci si aggiunge perché siamo contro la guerra. Mancano gli approfondimenti, tutto é ridotto al “senza se e senza ma”, mentre di se e di ma ce ne sono a valanghe e parlarne non é affatto superfluo, né per i militanti che a volte sembrano fissati su un punto e ripetono dei no a pappagallo senza metterli in discussione e, secondo me, senza nemmeno vedere le situazioni internazionali nel loro insieme, né per la gente comune che quanto meno ci prende per degli stupidi, pronti ad abbassare la testa di fronte a qualsiasi ingiustizia, in nome di un pacifismo fasullo che chiude gli occhi davanti ai massacri, oppure di un antiamericanismo ancora piú insensato.

    Tornando all’argomento, do per scontato che il governo Usa non abbia attaccato l’Afganistan per liberare le donne (e tutta la popolazione) dal giogo dei talebani, tuttavia qualcosa si poteva e si puó ancora fare e, seppure in modo estremamente limitato, é stato anche fatto (due o tre donne in Parlamento, apertura delle scuole e degli ospedali a Kabul, perfino una piccola manifestazione di donne, impensabile fino a pochi anni fa) mentre temo che il ritiro delle truppe in queste condizioni, cioé senza l’intervento di forze di pace, si trasformi in un vero e proprio bagno di sangue, ben piú esteso di quello dei bombardamenti attuali.
    Della proposta del Prc durante il governo Prodi so quel poco che é passato nei media, ma il fatto che comunque il governo l’avesse accettata e l’avesse portata avanti in sedi internazionali, lo trovavo positivo, ma oggi cosa ne é rimasto? Solo il ritiro delle truppe, senza proposte alternative, senza la richiesta di sostituzione con contingenti di pace, un semplice andarsene, ignorando totalmente le conseguenze sui civili. Questo lo trovo inaccettabile.

    Sulle altre cose che hai scritto sono completamente d’accordo.

    Ciao.

  79. cara anonimo 3, all’epoca liberazione diede conto, anche con la giusta visibilità, della linea e delle vere posizioni del partito.
    se ne vuoi un esempio c’è una mia intervista (nella quale ho rappresentato la posizione emersa in diverse e lunghissime discussioni negli organismi del partito) che è pubblicata qui sul blog.
    ti metto il link:

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2006/06/15/intervista-sulle-missioni-militari/

    ma poco dopo cominciò la commedia dei cosiddetti dissidenti e i giornali e i mass media se ne fregarono dei contenuti e della vera discussione. il leit motiv era ovviamente: cadrà il governo? e giù dichiarazioni e controdichiarazioni, in una orgia di slogan e semplificazioni. del resto la stragrande maggioranza dei mass media erano assolutamente interessati a presentare la situazione in questo modo: se rifondazione (o alcuni di rifondazione) fanno cadere in governo per l’afghanistan mentre il governo ritira le truppe dall’iraq come zapatero è chiaro che è un partito estremista e incapace di misurarsi con i veri problemi. se non fa cadere il governo vuol dire che non è più pacifista (visto che per i mass media il pacifismo è solo testimonianza eticae non una politica).
    come ho detto, un partito serio non recita la parte in commedia che vogliono gli altri, ma segue la propria strategia e applica le decisioni tattiche. ma se, oltre alla discussione anche pubblica che giustamente ci deve sempre essere e che aiuta anche a capire meglio le cose, si comincia ad avvalorare la tesi dei mass media (e di prodi come della destra) annunciando voti in dissenso o lasciando intendere che poi verrà l’exit strategy, sia la discussione sia la linea scelta vengono totalmente oscurate. i contenuti diventano agli occhi di tutti espedienti opportunistici, arrampicature sugli specchi, e tutto cede il passo alla demagogia. e siccome purtroppo la maggioranza dei dirigenti e dei militanti credono di avere opinioni solide sulla politica estera senza averle davvero, il cadere nella trappolina delle semplificazioni è facilissimo.
    io, ovviamente non me la prendo con certi militanti che pure fanno semplificazioni e dicono solo slogan, per il semplice motivo che lo fanno in perfetta buona fede. mi sforzo solo ostinatamente di spiegare di chiarire di contribuire a riflettere e a ragionare in un modo serio. ma sono ferocemente critico verso dirigenti (di tutti i tipi e di tutte le correnti) che presumono di avere opinioni serie e che invece sono superficialissimi.
    se un dirigente non capisce e non sa la differenza fra una missione autorizzata dall’onu e una decisa e comandata dall’onu. se crede che la nato decida e che poi il governo italiano debba a sua volta decidere se adeguarsi o meno (quando invece essendo la nato una alleanza politico militare retta da un trattato internazionale e da uno statuto ben preciso non può che prendere decisioni all’unanimità). se confonde rifinanziamento delle missioni con proroga delle missioni. se non sa distinguere fra una politica di stato e una di partito. se usa la semplificazione per cui per forza la motivazione principale di una guerra deve sempre essere un obiettivo leqato principalmente e direttamente a motivi economici (come se la guerra del kosovo fosse stata fatta per impossessarsi del pil kosovaro o per far passare un oleodotto). se se se e potrei continuare a lungo, crede di avere opinioni solide e in realtà è un fuscello che si piega al vento di qualsiasi suggestione e semplificazione.
    quando si scatena una bolgia sui mass media quelli che credono di avere opinioni solide finiscono per alimentare la bolgia invece che fare chiarezza, pronunciano frasi che gli si rivolgeranno contro inevitabilmente, e comunque faranno sempre la figura che si vuole che noi facciamo.
    mi è capitato tantissime volte di stupire giornalisti che mi chiedevano dichiarazioni o mi invitavano a trasmissioni perché dicevo loro non sono abbastanza competente sulla materia, rivolgiti a tizio o a caio.
    mi è capitato mille volte di vedere dichiarazioni di compagni e di vederli in tv a dire cazzate ultrasuperficiali sulla politica estera. ovviamente, per fortuna, moltissimi dirigenti ed anche militanti non sono così. studiano, leggono, si informano, non sono così presuntuosi da non sapere che c’è chi magari ne sa qualcosa più di loro. posso testimoniare, per esempio, che ferrero da ministro non ha mai sparato cazzate di nessun genere sulla politica estera, che conosceva la linea del partito e che quando aveva un dubbio chiedeva, si informava.
    peggio ancora sono quelli che sono competenti, che sanno le cose, ma che non resistono alla tentazione di usare la demagogia per compiacere platee plaudenti. secondo me non c’è disprezzo maggiore verso i compagni che usare la demagogia nella convinzione che siano come bambini un po stupidi e che bisogna dire loro quello che vogliono sentirsi dire.
    va beh. l’ho fatta lunga su questo.
    ma veniamo alla questione del ritiro.
    guarda, cara anonimo 3, che chiedere il ritiro delle truppe in afghanistan non è in nulla e per nulla non prendersi responsibilità. come non lo fu criticare l’invasione sovietica dell’afghanistan anche se nel tempo del governo di babrak karmal le donne avevano gli stessi diritti dei paesi europei. era sbagliata e non avrebbe risolto i problemi afghani aggravandoli. come si è poi ben visto. la guerra in afghanistan non è “sbagliata ma almeno ha risolto dei problemi”. come denunciano molte organizzazioni delle donne afghane la guerra aggrava i problemi della società civile. non c’è dubbio, per me, su questo punto. e comunque hai ragione a dire che chi propone il ritiro delle truppe non può non porsi il problema di cosa succede un minuto dopo. ma questo vale anche per chi dice, e non sei ovviamente tu, che la guerra si fa per risolvere problemi che invece aggrava proprio perché non ha affatto l’obiettivo di risolvere quei problemi. e come ci sono demagoghi che dicono no alla guerra in modo impolitico ci sono quelli che usano i problemi delle donne e della società civile altrettanto demagogicamente e strumentalmente. e fra i due io non ho dubbi su quale sia il male minore. e non ho dubbi che posso convincere chi è contro la guerra a cambiare opinione e a porsi in modo non demagogico mentre sono sicuro che chi usa strumentalmente i diritti umani per giustificare la guerra è un nemico e punto.
    ma credo che siamo d’accordo.
    un abbraccio

  80. Anonimo 3 Says:

    Seguo da tempo il sito di Rawa, per cui un pochino sono informata sulle frottole per motivare la guerra e su quello che invece subisce la popolazione, eppure sono convinta che qualcosa sia possibile fare, magari anche partendo da quel niente e credo che sarebbe giusto offrire loro un supporto per farne sentire la voce e le proposte. La guerra ha aggravato i problemi del paese, ma li ha anche posti in evidenza, quello che penso é che non si possa nemmeno giustificare l’indifferenza con la scusa che c’é chi usa i diritti umani per continuare con la guerra. Oltretutto non é una carenza solo italiana, ormai di Afganistan si sente parlare solo per il rifinanziamento delle missioni o se muore un militare europeo, per il resto sembra che il burqa l’abbiano infilato a noi, non vediamo piú niente.

  81. come vedi siamo d’accordo. per altro la separazione del militare dalla ricostruzione e dalla cooperazione sarebbe dovuto servire proprio a questo. ed era la richiesta unanime di tutte le organizzazioni della società civile afghana, soprattutto di quelle delle donne.
    l’indifferenza non è mai giustificabile. ma l’indifferenza verso certi problemi per ignoranza e semplificazione non la stessa cosa dell’indifferenza consapevole e del cinismo. per quanto ingiustificabile non va condannata e combattuta come l’altra. va criticata spiegando a chi non ritiene di essere indifferente che lo è nei fatti.
    un abbraccio

  82. Anonimo 3 Says:

    Hai ragione, forse me la prendo troppo, ma qui é pieno di esuli, specialmente nella cittá dove vivo e per poco che ti avvicini alle persone non senti parlare che di fatti terrificanti. In uno dei paesi piú ricchi e liberi del mondo, fa una certa impressione, tanto piú quando ti scopri del tutto impotente.
    Ciao.

  83. capisco e condivido.
    un abbraccio

  84. un comunista del PRC Says:

    e ora? mi pare la tua alterigia nei confronti dell’unità de comunisti dovresti rivederla…
    saluti comunisti

  85. Ulianov Says:

    Cosa dici Ramon del risultato in Val di Susa portata da te come esempio di alleanza costruttiva col PD?

  86. Bucharin77 Says:

    Il risultato del partito è complessivamente negativo. Arretriamo sensibilmente rispetto alle europee, malgrado non ci fossero liste concorrenti alla nostra sinistra. L’obiezione tipica secondo cui queste sarebbero state elezioni locali etc. non regge: sono state elezioni a alta valenza politica.
    Per di più:
    1) cresce l’astensionismo, anche di sinistra, e la nostra offerta politica è da questo punto di vista del tutto inefficace;
    2) paghiamo l’incapacità di dare prospettiva a quelle domande sociali che si addensano intorno al voto ai “grillini”. Questo perché, fra l’altro, a differenza di Di Pietro e dello stesso Grillo non riusciamo a fare una cosa che al vecchio movimento operaio riusciva benissimo: il “disfattismo”, la denuncia dell’assurdità e della corruzione del meccanismo istituzionale borghese.
    La candidatura Ferrero in Campania si è rivelata, come molti di noi avevano detto su questo blog, una sciocchezza. Abbiamo esposto il segretario a una solenne figura di merda. Qualcuno almeno di questo dovrebbe rendere conto.
    L’unica luce è quella marchigiana, dove peraltro si dimostra che quando riusciamo a costruire un polo di sinistra alternativo al PD, e non stiamo semplicemente al suo carro, i voti li prendiamo, eccome.

  87. federico Says:

    Concordo nella sostanza con bucharin.
    Io ne traggo la conferma di quello che già dico da 2-3 anni: Rifondazione è morta, non esiste più. Esistono però tante/i bravi compagne/i da cui ripartire.
    Come? Discutendone tutti insieme, con umiltà e senza presunzione di aver ragione. A questo punto mi sembra evidente che nessuno può pensare di averla.ciao

  88. SANDRO Says:

    Concordo pienamente con Bucarin siamo al palo, in alcune regioni ci salviamo bene ma la gran parte ci consegna la nostra inesistenza soprattutto al nord, siamo nel guado e non sappiamo dove remare questa l’amara realtà.

  89. sandra Says:

    dati Viminale: FED 612.321 2,74 %
    SEL 678.309 3,03 %

    si commentano da soli vero? anche SEL ci scavalca!!

  90. con il vostro permesso io prima parlerò (e ascolterò) nella riunione della direzione del partito giovedì e poi affiderò ad un articolo le mie opinioni su queste elezioni. sempre che si voglia fare una analisi accurata e che si voglia concentrarsi sulle questioni centrali che queste elezioni hanno evidenziato. se invece si vuole, come fanno alcuni commenti, dare vita alla solita discussione stile porta a porta dove si può dire tutto e il contrario di tutto e dove si ripetono slogan e giudizi superficiali consiglio vivamente di recarsi altrove a farlo. i comunisti e la sinistra (quella vera) se non sono capaci nemmeno di analizzare un risultato elettorale senza accapigliarsi fra tifosi di uno slogan e di un altro, se non sono capaci di ascoltare prima di parlare, se non sanno discutere senza l’ossessione di voler dimostrare tesi precostituite facendo finta di vedere solo un aspetto della realtà e mai gli aspetti che non convengono al fine di dimostrare la tesi precostituita, semplicemente sono una caricatura dei comunisti e della sinistra. una caricatura perfetta per il pensiero dominante cui tanta superficialità e faziosità non da alcun fastidio. anzi!
    come si vedrà (lo dico solo a bucharin che ha abbozzato delle opinioni che anche se sommarie hanno una logica) c’è materia per discutere delle divergenze seriamente ed anche per convenire su diverse cose.
    ed è quello che tenterò di fare. nei tempi e nei modi che ho detto.
    ciao

  91. gino da martignacco Says:

    onestamente non posso nascondere l’ennesima delusione. ma questa è più pesante di tutte. mi pare evidente che, ammesso che si voglia attribuire ai Partiti ai quali i media attribuiscono questa accezione, la cosiddetta sinistra si dimostra incapace di reggere al confronto elettorale con una destra al potere che perfino i bambini hanno recepito come corrotta e al limite della legalità. Eppure, a meno che non si dimostri che ci sono brogli, il “popolo” ha sancito che si deve andare avanti così.
    Che dire poi di Vendola che da solo riesce a battere la nostra leadership politica? la dirigenza che noi percepiamo più onesta e coerente è rimasta in RC e quindi in Federazione della Sinistra, pochi hanno seguito Vendola(mi sbaglio?) eppure adesso la federazione dovrà umiliarsi a tornare insieme a lui se vorrà sopravvivere, dato che mi pare evidente che non si accetterà di rimanere sotto la fatidica soglia del 4 %. Personalmente non vedo sbocchi. Ho sempre pensato che la federazione fosse un errore. Ora lo penso a maggior ragione e penso che la rivoluzione non si fa in questo modo. Un partito che rinnega il marxismo distrugge ogni capacità di lotta. Pazientemente collaborerò con un ipotetico (se ci sarà ancora) partito comunista che sorgerà dalle ceneri ma che dovrà chiamarsi solo in quel modo: semplicenmente Partito Comunista Italiano.
    So di essere fuori da ogni schema e di non contare assolutamente nulla ma la coerenza e l’onestà intellettuale, a costo di finire in un partito dello 0,1 % non mi permette altra scelta.
    Sul modo di fare la rivoluzione, perchè di questo si tratta, bisognerebbe aprire un dibattito. Oppure pensate che non rientri più nei nostri obiettivi? (la rivoluzione)

  92. gino da martignacco Says:

    aggiungo:
    la sensazione del militante che partecipa alle varie riunioni di Circoli e Federali, ha, per lo meno nel mio caso la netta percezione di una distanza tra la classe dirigente di questo Partito e la base. Dalle voci che ho personalmente ascoltato e da quelle che leggo nei blog deduco che la stragrande maggioranza degli iscritti e dei militanti e anche dei semplici simpatizzanti è contraria alla Federazione. Ho anche sentito dele richieste di convocazione di un congresso straordinario per sancire l’adesione o meno alla Federazione. (richiesta che ovviamente condivido) Eppure non mi pare che la dirigenza abbia la minima intenzione di sentire la base. E’ stato deciso e si va avanti.
    Spero che dalla riunione che Ramon ha preannunciato emerga una sorta di ripensamento, una autocritica, una necessità di un dibattito più ampio.

  93. limones Says:

    a me pare che ci sia uno scollamento tra la base del partito e la realtà. ma stiamo ancora parlando di federazione? al di là della battuta, mi spiegate come il bloccare il processo federativo possa incidere sulla nostra efficacia?

  94. Bucharin77 Says:

    Non mi piace l’ultimo andazzo di Liberazione, ma l’editoriale di Greco oggi è esemplare: fa implicitamente piazza pulita di tutte le recenti sciocchezze grassiane, perché nomina i veri problemi che abbiamo di fronte (conflitto sociale nella crisi e sinistra politica, CGIL afasica, bipolarismo come gabbia, debolezza strutturale del centrosinistra come alternativa etc.), e non quelli presunti (settarismo, riunificazione con Sel etc.). Spero che sarà questa la base della discussione del gruppo dirigente del partito nei prossimi giorni (magari aggiungendovi anche una analisi dei flussi elettorali, che in questo partito non si fa mai).
    Rispetto al risultato di Sel: io non sono convinto che sia così buono, ancorché superiore al nostro. Si tratta di una forza politica che non beneficia se non in minima misura del crescente consenso che il suo leader possiede presso l’elettorato del partito democratico. E che non sembra beneficiare della maggiore copertura mediatica che ha rispetto a noi. Senza il risultato pugliese peraltro non credo che Sel avrebbe avuto più voti della Federazione.
    Sulla Federazione: se ne deve discutere per il semplice motivo che non è un successo. Questo è chiaro a tutti, anche ai promotori. Quali sono le altre forze sociali e politiche della sinistra di classe, oltre al suo cuore Prc e Pdci, che sono state coinvolte?

  95. Luca Marini Says:

    Vabbene Ramon aspetterò il tuo articolo, nel frattempo cerco di fare una mia analisi personale sul voto. Ci sono risultati abbastanza difficili da interpretare.

  96. limones Says:

    bucharin condivido in pieno quanto dici su sel. E che la federazione non abbia vinto non c’è dubbio, chiaro, anche se vorrei tanto capire cosa ci si potesse aspettare visto il rapporto perverso che c’è tra elezioni e media. il valore del progetto non mi pare giudicabile sulla base di una tornata elettorale. Comunque discutere dell’efficacia della formula federativa è sacrosanto, ci mancherebbe, ma mi auguro che non lo si faccia per riesumare la tesi dell’autosufficienza. questo era il senso della battuta. pongo l’attenzione sull’immane rischio dell’autoreferenzialità.

  97. Io non riesco proprio a capire cosa ci aspettassimo.
    Rifondazione è al minimo delle proprie forze, ostracizzata dai media, senza soldi, senza un minimo di visibilità, tuttora screditata dall’eredità del governo Prodi.
    Cosa vi aspettavate, voi che arrivate qui a criticare, che avremmo preso milioni di voti per opera dello Spirito Santo?
    È ovvio che non è così, è ovvio che la situazione è difficile. Ma va analizzata seriamente. Come si fa a dire che l’unico risultato buono è quello delle Marche perché lì si è riusciti a creare un polo di sinistra autonomo dal Pd e allo stesso tempo sfottere le scelte fatte in Campania e Lombardia? Anche in quelle due regioni si voleva creare un polo di sinistra autonomo dal Pd, ma Sel non c’è stata, e il voto utile ha fatto il resto. Anche secondo me il modello Marche è il migliore, ma non prendiamoci in giro: in una regione dove Sel è abbastanza a sinistra, dove esiste uno storico movimento di partecipazione popolare in grado di esprimere una candidatura forte e riconosciuta come quella di Rossi, dove non c’è il voto utile perché la vittoria del centrosinistra è scontata, è chiaro che ci sono tutte le condizioni perché il nostro progetto funzioni.
    Dove queste condizioni non ci sono, ce le inventiamo?
    Avremmo dovuto presentarci da soli ovunque, magari anche in Puglia, esponendoci a una figura di merda epocale, mandando a puttane l’unica esperienza amministrativa di sinistra in Italia e regalando la Regione alla destra?
    Su, compagni, siamo seri. La situazione è critica, ma o si cerca di proporre delle soluzioni, o è meglio stare zitti, sinceramente. Non ho nulla contro l’unità con Sel, ma bisogna tener conto che ci sono prospettive strategiche diverse: Vendola vuole guidare un governo di centrosinistra, noi non vogliamo andare al governo con il Pd. Allora, io sono disponibili a tutte le soluzioni unitarie che volete, ma unirci adesso per poi, fra un anno, fare un’altra bella scissione fra quelli che vogliono andare al governo e quelli che non ci stanno mi sembrerebbe suicida.
    Quindi vediamo di ragionare un po’ sulle cose. Avevamo detto che la strada sarebbe stata lunga, che ci sarebbero voluti 15 anni di lavoro sociale per ricostruirci una credibilità. E come che dopo un anno e mezzo, a lavoro sociale appena abbozzato, già si chiede il conto?
    Chiunque abbia guardato i dati del proprio territorio sa qual è la situazione: nei centri in cui la Federazione c’è, in cui produciamo politica, lavoro sociale, iniziative, un consenso, magari piccolo, limitato, sulla media nazionale, c’è. Appena usciamo dai centri e arriviamo nei paesini dove la politica non esiste, non abbiamo un gruppo di compagni e l’unico contatto con la politica è la tv, lì immediatamente spariamo, finendo a livelli da prefisso telefonico.
    Questo cosa vuol dire? Vuol dire che non esiste scorciatoia che ci riporterà ad avere un consenso elevato sul piano nazionale, perché la gente dai media non sa neanche chi siamo. L’unica possibilità è il lavoro quotidiano sociale, parlare direttamente con più persone possibili, costruire rapporti che possano durare nel tempo.
    So benissimo che neanche questa è la panacea di tutti i mali, servono più persone e più soldi di quelli che abbiamo. Ma qual è l’alternativa? Ditemi voi una prospettiva che oggi ci può far recuperare un consenso, immediatamente. Non c’è. Servono più persone e quindi servono processi unitari e alleanze, chi lo nega. Ma fatte con un minimo di criterio, altrimenti, come dicevo, tra un anno ci spacchiamo di nuovo.
    Poi, per carità, non dico che non siano stati fatti errori. Impostare tutta la campagna elettorale con il nome “Federazione della Sinistra” senza che quel nome comparisse sul simbolo è stato tendenzialmente suicida. Ma il dato importante mi sembra quello politico: c’è un’ondata di destra che ha spazzato via qualsiasi cosa: il Pd è crollato, i Verdi non esistono più, Sel ha un dato nazionale sopra il nostro solo per il 10% pugliese, ma al nord non riesce a raggiungere il 2%… Crediamo veramente di avere la bacchetta magica e invertire questa tendenza in un attimo?

  98. Bucharin77 Says:

    io infatti non mettevo in discussione la formula Federazione, verso la quale, presa di per sé, non ho mai avuto preclusioni, anzi. Quello che metto in discussione è il profilo politico che la Federazione sta assumendo:
    1) si è venuta costruendo guardando a destra, a Sel, e non alle molteplici esperienze di sinistra radicale che sono ancora presenti in Italia. E non mi riferisco qui soltanto a Sinistra critica (lascio perdere Ferrando, il quale è indisponibile a qualsiasi dialogo serio fra comunisti), ma a tutta la rete di realtà sociali e politiche che fanno ancora della contraddizione capitale/lavoro, capitale/ecosistema etc. il proprio asse di riferimento. Insomma, qualcosa vorrà dire il fatto che l’unica esperienza politica della sinistra di classe fuori dal recinto PRC/PDCI che ha partecipato ai lavori preparatori del progetto si è chiamata subito fuori, e mi riferisco alla rete dei comunisti.
    2) se si riduce a PRC/PDCI, allora la Federazione si traduce nell’unità dei comunisti senza, tuttavia, suo processo costituente. Mi spiego: se altre esperienze della sinistra di classe non arrivano, allora, di fatto, e sottolineo di fatto, la Federazione è la riunificazione dei comunisti. Solo che è una riunificazione dei comunisti senza che ciò venga politicamente tematizzato. A questo punto, hanno buon gioco i sostenitori dell’unità dei comunisti (fra i quali io non mi annovero) a dire: se avessimo fatto l’unità dei comunisti almeno avremmo sprigionato energie e forze maggiori.
    Detto questo io mi auguro ancora, anche se non sono molto fiducioso, che la Fed possa invertire la sua china discendente.
    Per MASACCIO: sei fuori strada completamente. Io non ho criticato la presentazione autonoma della FED in Campania. Ho solo detto che è stata una stronzata esporre il segretario in questa impresa disperata. Perché è evidente che le condizioni di partenza della Campania rispetto alle Marche erano diverse, anche per le ragioni che tu hai descritto. Dopo di ché non so con chi te la pigli: per me sforzarsi di costruire un polo della sinistra alternativa non significa affatto né riunificarsi con Sel né fare solo alleanze con Sel. Significa presentare un programma di classe intorno a cui aggregare il più ampio numero di organizzazioni sociali e politiche.
    Peri il resto sono abbastanza d’accordo, ma ho l’impressione che tu sopravvaluti la capacità del partito di stare dentro questa crisi con una linea credibile ed efficace su tutti i piani (da quello sindacale a quello internazionale)

  99. alberto Says:

    …aggiungerei alla riflessione soltanto il fatto che il 2,9% raggiunto non è il risultato del Prc ma quello di Prc+Pdci+ soc2000 etc… Il prc da solo oggi sarebbe intorno all’1,8%.

  100. federico Says:

    Masaccio, lasciando perdere il piano politico, su cui dovremmo tutti discutere ampiamente, in questo momento mi soffermo solo su quello elettorale.
    E credo ci siano mooolti motivi per dire che rifondazione questa ennesima batosta ha fatto di tutto per prenderla.
    Perché è vero che i media la oscurano ma è anche vero, come dici tu, che presentarsi nei pochi spazi concessi come “Federazione della sinistra” con un simbolo che non ha quel nome e già di per sè repelle per il numero di scritte, è una operazione che dimostra il fatto che chi ha fatto queste scelte “elettorali” non ha mai provato ad andare in qualche casa a convincere le persone a votare.
    Relagare il “portavoce” o “segretario” che sia nella competizione campana, tra l’altro sceso direttamente dalle valli piemontesi, è una operazione che non serve neanche commentare. Il cui risultato è stato, come ha detto bucharin credo, sottoporlo a una immane figura di merda e quindi colpire, attraverso lui, ancora di più il futuro di FdS.

    Certo, conta prima di tutto costruire e fare lavoro sociale. Ma se poi decidi di presentarti alle elezioni cerca di farlo al meglio, altrimenti fai a meno. Perché il risultato è che se poi fai la figura che hai fatto chi è che ha voglia di costruire qualcosa con te?

  101. L’arretramento rispetto alle stesse europee è stato forte soprattutto in Campania-Calabria. E’ quello che fa abbassare di molto la media nazionale. Non che altrove, a parte le poche eccezioni, sia andata bene, eh, ma al sud è andata particolarmente male.

  102. limones Says:

    ha ragione buran, se consideriamo che le regionali tendenzialmente ci penalizzano rispetto alle europee per ovvie ragioni, noi nei fatti perdiamo tutto al sud. ma dubito fortemente che c’entrino nome e simbolo.
    A bucharin: sono stato assente a lungo dal blog quindi mi sono perso qualcosa e magari ti sei dovuto ripetere. convengo con te che l’incapacità dell fed di coinvolgere altre realtà alla sua sinistra sia un problema serio e che vada affrontato, mi auguro solo che al partito e alla sua base sia risparmiata l’agonia di altri mesi di lacerazioni postcongressuali, congressuali o paracongressuali, rese dei conti e sacrifici umani. la sensazione è che esse assorbano fisiologicamente la stragrande maggioranza delle energie dei dirigenti e della base. E tutto ciò avviene mentre comunque in alcune realtà la fed funziona, cosa che gradirei fosse messa in luce.

  103. Bucharin, se magari evitiamo gli slogan generici e proviamo a parlare di cose precise ci capiamo.
    Quali sarebbero queste millemila realtà della sinistra di classe pronta ad aderire alla Federazione se essa non guardasse solo a destra?
    Io non le vedo, sinceramente. A livello partitico c’è solo Sc, che ha chiarito apertamente che non vuole partecipare ad alcun processo unitario che non passi per la cancellazione di Rifondazione Comunista. A livello sociale chi vuoi che si imbarchi in un’avventura partitica, oggi come oggi? Io sono responsabile nazionale di una rete studentesca, siamo probabilmente una delle realtà della sinistra sociale più rilevanti in Italia, ma col cazzo che oggi aderiremmo a un progetto partitico: facciamo altro. I partiti facciano i partiti e cerchino piuttosto di costruire un dialogo costante con noi, di confrontarsi sulle idee, sulle proposte. Ma chiedere ai soggetti sociali di fare da supplenti ai partiti per garantire uno 0,1% in più è assurdo.
    Ripeto: mi va bene che l’unità non sia solo a destra. Ma chi cazzo c’è a sinistra?

  104. gino da martignacco Says:

    un altro modo di leggere il mio intervento di ieri è questo:
    non capisco perchè ci si debba vergognare di chiamarsi formlmente comunisti. mi volete spiegare qual’è il motivo per cui non si chiama federazione dei comunisti? la cosa è di una semplicità disarmante. Non prendiamoci in giro. Qualcuno mi vuole convincere che non è importante chiamare le cose con il proprio nome? abbiamo parlato già da tempo, fino alla noia di trasformismo o no. Ognuno è rimasto nelle sue posizioni. perchè noi dobbiamo assecondare gli altri cercando alchimie, cambiamenti? Se uno crede inuna idea deve portarla avanti con dignità. Se poi ci si rende conto di viver in un’epoca dove l’idea è considerata superata si deve prenderne atto e riflettere a lungo, facendo una autocritica ed una autoanalisi, volte a capire se si è dei nostalgici e conservatori utopisti o se sono gli altri ad avere il prosciutto davanti agli occhi. In ogni caso vorrei che qualcuno mi dicesse, anche con veemenza come qualche volta accade se è tanto antiquato e fuori luogo chiamarsi comunisti. a me pare di no, anzi è la partenza per qualunque attività, senza la quale chiara denominazione formale, non riesco a concepire alcunchè.
    evidentemente sono considerato un innocuo nostalgico eppure ogni volta, ripeto, che vado nelle riunioni, sono pressochè tutti d’accordo con me. Allora c’è della schizofrenia in noi stessi, dentro il nostro partito.
    non so proprio come fare per rendere l’idea di quello che penso. e non capisco come mai si finge che non sia un problema. per me è molto diverso e fondamentale denominare il nostro partito in un modo o nell’altro. Altrimenti siccome è di moda ed è reditizio e conveniente, confluiamo tutti nel Pd, tanto i nomi non hanno importanza. scusate se sono scivolato nel paradosso ma sono veramente sconcertato da tanta superficialità…

  105. Bucharin77 Says:

    mah Masaccio che dire, se non ti rendi conto che c’è tutta una area del sindacalismo di base, RDB etc, che non vede l’ora di trovare una interlocuzione politica seria, se non ti rendi conto che c’è tutto un mondo di realtà sociali, dai centri sociali (non esistono solo quelli veneti) ai comitati di lotta su x e y, che una volta guardavano a Rif. e oggi non la considerano neanche, non posso farci niente….

  106. gino da martignacco Says:

    volevo chiarire che ho concluso poco fa con il termine superficialità che era però riferito, a evitare fraintesi, non ai compagni ma alla gente in generale. a tanta gente che quando va a votare ( e quando pensa alla politica) non sa purtroppo discernere tra la realtà e la virtualità della televisione. Anche se utopistico anch’esso, qualche volta mi viene un pensiero ed è se non si debba tentare di fare come negli anni settanta (con quali mezzi, mi direte) e cioè creare delle piccole emittenti televisive che entrino nelle case di coloro che non usano Internet. ma resta il problema che anche coloro che lo usano, non recepiscono quello che a noi parrebbe evidente, anzi….(vedi i giovani)
    formazione (anche e sopratutto per noi militanti) e informazione, ecco due capisaldi da cui ripartire per far fronte appunto alla superficialità delle masse.

  107. lucaocchionero Says:

    Ciao Compagne e compagni, chiedo scusa per l’assenza ma vi confesso che quasi tutto il mio tempo libero è stato assorbito da una campagna elettorale durissima e intensa. L’obiettivo era quello di difendere un’idea di antagonismo sociale e politico ed un certo modo di fare politica dal basso, difendere l’utopia non solo dal riformismo di sinistra, ma anche da un certo pragmatismo di governo(sia pure in buona fede) che qui in Puglia spesso viene esibito con sospiri e deliri assolutamente innaturali per la politica e più confacenti ad un concerto rock. Vendola ha vinto come era prevedibile(ma non scontato) e la federazione della sinistra, smentendo faciloni, catrastofisti, depressi, disfattisti, chiacchieroni dell’alternativa non solo ha contribuito alla vittoria di Vendola ma ha mantenuto perfettamente insieme le sue povere(ma dignitose ed orgogliose) strutture ottenendo infine un onorevole 3,4% in una regione dove il rischio di essere schiacciati era ovviamente in campo. Particolarmente non solo ci siamo confrontati con un PD che ha aumentato i suoi voti trascinato da candidati che hanno stracciato ogni record quanto alla raccolta di preferenze, ma con ben due liste benedette dal Presidente, non solo la Sinistra Ecologica e Libertà che in Puglia raggiunge il 12%, ma anche con la lista La Puglia per Vendola che ha preso un altro 7%. Immaginate che battaglia immane abbiamo dovuto sostenere in questo luogo per noi di frontiera. Nessuno di noi in Puglia dimenticherà questa campagna: fatta con poche forze, con pochi soldi, con i compagni e le compagne che come al soltio accade si accendono all’improvviso in un turbine di lavoro instancabile ed infinito. Splendida campagna elettorale perchè abbiamo ricevuto l’aiuto di tante persone, giovani studenti e lavoratori, che non iscritti hanno dato la loro disponibilità alle cose più elementari della militanza: l’attacchinaggio notturno dei manifesti, il “cassettaggio” nei quartieri più popolari e residenziali, la visita a casa delle persone e spiegare e rispiegare il motivo per cui è necessario votare antagonista, l’utilità, la demolizione dei pregiudizi e dei luoghi comuni. La disponibilità a rappresentare la lista nei singoli seggi(li abbiamo coperti tutti!) e la grinta nella lotta voto per voto.
    E poi la soddisfazione che questo piccolo esercito di volontari comunisti ed antagonisti, la cui età media a Taranto e in Puglia si è violentemente abbassata che c’è stata nell’ avere sfiorato il 5% in certe circoscrizioni del comune capoluogo nonostante lo sporco bombardamento sul “voto utile” fatto da quei sedicenti compagni di altri partiti fintamente amorevoli e comprensivi in condizioni normali, ma che si trasformano in licantropi affamati di voti nelle campagne elettorali. Questa gente, con la bava che colava tra i denti, era oramai convinta di fare un sol boccone di noi. Di distruggerci dentro uno tsunami di voti, di sradicarci ora e per sempre. Per cui dopo averci tolto con “alte persuasioni” tutti i candidati di rilievo(che potevano portarci dei voti e risparmiarci un pò di fatica) erano pronti a tornare amorevoli e comprensivi dopo averci celebrato il funerale. La conclusione è stata che il dato complessivo regionale è migliore delle elezioni europee(miglioriamo di un 0,1%). Certo a Taranto dove il “bombardamento” è stato assordante ci hanno tolto qualche 0,5% ma è come se avessimo attraversato un uragano con la seicento e ce ne siamo usciti solo con un finestrino rotto.
    Con ciò non dico che tutti i problemi sono superati: bisogna andare avanti con il radicamento territoriale, aprire i circoli nei più grossi centri della provincia, stare dentro tutte le lotte operaie ed ecologiche, assistere gli anziani soli negli appartamenti che non possono muoversi, trovare forme moderne di autofinanziamento per sostenere le lotte ed i circoli.
    Ma un’altra cosa la voglio dire ringraziando uno per uno i compagni e le compagne della Federazione della Sinistra Pugliese e i due consiglieri regionali uscenti, Piero e Pietro, che si sono battuti pur sapendo che la loro riconferma era difficilissima: la fase più acuta è passata. Quando saremo pronti per passare al contrattacco, e quando saremo pronti a fare il botto e tornare protagonisti ci ricorderemo di quelli che ci hanno dato una mano, ma soprattutto di quelli che hanno provato a distruggerci.
    Davanti a tutto questo concentrato di lavoro e di passione il mancato superamento del quorum(4%, il più alto credo imposto dalle leggi regionali) è solo un dettaglio insignificante che lascio a quella “sinistra del pianto” che , evidenziando una dose nociva di infezione indotta dal capitalismo di governo e maggioritario, da questo fa dipendere la riuscita o il fallimento di un lavoro politico.

  108. Bucharin, appunto: interlocuzioni, relazioni. O il partito lo devono fare i sindacati e i centri sociali?
    Perché non so tu, ma gli attivisti sociali che conosco io non hanno la minima idea di buttarsi dentro un progetto partitico. Vorrebbero essere ascoltati e presi in considerazione, certo. Ma l’idea che tutti quelli che fanno politica a sinistra debbano rientrare nel Grande Partito Comunista mi sembra defunta da qualche decennio. Pensiamo noi ad essere credibili nei loro confronti, magari, prima che aspettarci che siano loro a fare il partito al posto nostro…

  109. (non affronto la questione del numero degli iscritti rdb per senso del ridicolo)

  110. limones Says:

    mah, masaccio, comunque mi sfugge chi dovrebbe fare il partito: gli studenti no perchè fanno la lotta studentesca, i lavoratori no perchè fanno il sindacato, i disoccupati manco a dirlo perchè cercano lavoro, il mondo lgbt figuriamoci, perchè hanno le associazioni, la gente nemmeno perchè è impegnata coi forum dell’acqua. ci restano i padroni ed alcuni mammiferi della foresta pluviale. scusa la battuta, ma la diffidenza rispetto al soggetto politico bisognerà anche superarla prima o poi.

  111. Bucharin77 Says:

    io non so quanti siano gli iscritti di Rdb, né mi interessa. So solo per esperienza che in alcuni comparti dello Stato sono molto forti, e questo mi basta per non avere un atteggiamento superbo nei loro confronti. Peraltro io prendevo RDB solo ad esempio di una parte del sindacato di base che sa che senza partito comunista il mondo del lavoro è spacciato.

  112. Sono d’ accordo con Bucharin77 un pò su tutto. Mi limito a dire che nelle analisi e nelle priorità tracciate da tutti del partito sociale si è persa ogni traccia…. così come ognuno parla di rafforzare il processo della federazione, investirci ed andare avanti, oppure di laciare offensive unitarie a sel oppure di creare un “polo alternativo al PD” ma nessuno traccia con chiarezza sulla base di che cosa si farebbe questo. Anche il processo della federazione, come dice Bucharin sta andando avanti in maniera tale da non provocare nessun avanzamento reale s nessun terreno che non sia quello di meno simboli sulla scheda elettorale. Su tutto questo sono sicuro che Ramon sarà esauriente

  113. Bucharin, quindi secondo te la Federazione devono farla i sindacati?

  114. Bucharin77 Says:

    Caro Masaccio di solito mi sembri più ben informato: sono questi sindacati che si sono già dati un organo di rappresentanza culturale e politica, appunto la Rete dei comunisti. Che aveva partecipato ai primi lavori della Fed. Se vai sul loro sito c’è il documento in cui spiegano perché se ne sono allontanati.

  115. E ci siamo. Quello è UN soggetto, però. Rispettabilissimo, dal mio punto di vista, per quanto assolutamente risibile dal punto di vista del radicamento e della rappresentatività, ma UNO. Tutto qua? Le miriadi di soggetti che sarebbero pronte a gettarsi a capofitto nella Federazione se solo quei cattivoni dei dirigenti Prc e Pdci non avessero la testa rivolta a destra, dove sono?
    Compagni, parliamoci chiaro: qui il punto non è rimettere insieme questo o quel pezzo di sinistra minoritaria e ininfluente, qui il punto è rimettere insieme le persone di sinistra che, in questo momento, non vedono nella Federazione un soggetto di rappresentanza credibile. Questo è IL problema. E non c’è club o comitatino che ci risolverà questo problema. Dobbiamo risolverlo noi, aumentando la presenza e il lavoro e provando a fare un salto di qualità nel processo unitario della Federazione. Il resto è illusione…

  116. Caro Masaccio, se la Federazione della Sinistra privilegia le ragioni della politicante (coalizione col PD per battere le destre, ecc) a quelle delle lotte neklla società la federazione la possiamo gettare nel cestino, facciamo un partito unico e non se ne parla più. Il caso emblematico è in piemonte, dove sono state privilegiate le ragioni “partitiste” del dover/poter fare coalizione (anche se solo accordo elettorale) con la Bresso, a quelle del Movimento N0-Tav che della Bresso è arci-nemico e che, perciò, ha votato per il Movimento a 5 Stelle nelle stesse percentuali che toccavano a noi qualche anno fa, scivolando (ed è questa la cosa più grave, ancora di più che il voto in sè) nell’ impoliticità. Se l’ ordine di priorità è questo la federazione, nel suo progetto originario, è già morta, non troveremo mai nessuna interlocuzione, nè movimenti, nè rete dei comunisti, nè niente: verrà fuori una cosa che parte dagli apparati e lì finisce, con gli organismi dirigenti scelti un pò fra un partito, un pò fra un altro, sempre fra le solite persone. A questo punto diventa più razionale fare un partito unico ed orientare quello dall’ interno.

  117. Luca Marini Says:

    Nell’attendere l’articolo di Ramon provò a fare anch’io alcune valutazioni.
    Premetto che rispetto ad altre tornate elettorali personalmente trovo difficile dare dei giudizi univoci.
    Lo trovo difficile perchè il voto, riguardo la federazione nello specifico, ci presenta un quadro variegato, sia regione per regione, si passa dall’1,65% al 6,8% (forse mai prima di questa tornata un dato così disomogioneo), sia perchè ci siamo presentati o in coalizione e con modalità diverse, o fuori, e anche in questo ultimo caso o da soli (Lombardia e Campania) o in lista con sel, caso unico Marche.
    Due dati appoiono però chiari:
    1) Perdiamo voti in assoluto e diversi (circa un 30% rispetto alle europee)
    2) Manteniamo una risicata presenza istituzionale e questo laddove siamo nel centro-sinista (sempre eccenzion fatta le Marche
    Su questi due punti si incentra il dibattito e se uno tiene in principale considerazione il primo arriva ad una tesi negativa e cioè che porta a dire che molti non ci hanno rivotato perchè ci ritengono inutili e uguali agli altri.
    Se uno invece tiene in considerazione il secondo esalta un aspetto positivo che porta alla tesi che comunque veniamo premiati quando siamo nel centro-sinistra.
    I due aspetti contrastano ma è fuor di dubbio che sono questi due aspetti che prevolgono sulle analisi.
    Non si può però fermarsi a uno solo di questi o solo a questi due come da più parti ho visto per trarre un bilancio sbrigativo per avvalorare una delle due tesi.
    Secondo il mio modesto parere occorre riflettere e forse in modo approfondito se il processo di aggregazione a sinistra così come è stato fino ad esso realizzato e praticato, parlo della federazione, abbia portato valore aggiunto oppure no.
    Io stesso avevo molti dubbi sul valutare la bontà del processo federativo in base ad un risultato elettorale, ma una valutazione dopo i risultati va pur fatta.
    Da i dati generali emerge che nel complesso la federazione della sinistra perde in termini percentuali e ancor di più in senso di voti assoluti.
    Questo dato è piuttosto netto.
    Di fatto il pur minimo conflitto che c’è stato in questi mesi, non ha messo in crisi il sistema bipolare e la federazione non è stata vista come una forza politica adatta per portare le ragioni del conflitto all’interno del sistema o per lo meno per metterlo in crisi.
    E’ questo il dato più negativo.
    Il conflitto sociale rimane espunto e noi non capitalizziamo le ragioni del conflitto.
    Mia modesta opinione è che comunque la Federazione dovrà perseguire l’alternatività ai due poli anche se non siamo premiati al momento su questa linea.
    Però urge una discussione a tutto campo e un primo bilancio su come per adesso abbiamo pratico il partito sociale e sulla nostra organizzazione.
    Un’altro aspetto, il ruolo del PRC, il PRC subisce un indebolimento in conseguenza al voto, e io ci vedo anche una perdita di autonomia all’interno della federazione. Non vedo bene se la perdità di autonomia del prc sia una causa o una conseguenza della debolezza della federazione.
    Il dilemma è questo, come riuscire a rafforzare la federazione e se l’autonomia nella pratica del PRC è un valore aggiunto oppure no.
    Io cntinuo a pensare che lo sia. Certo dovremo rivedere diverse cose.
    La cosa più negativa è che ancora una volta ci si faccia prendere in frettolose ricerche su come allargare l’unità, quali intrlocutori privilegiare e discorsi su allargamento del perimetro del contenitore. Questo ci porta da poche parti.

  118. Sono in gran parte d’accordo con Luca Marini, a parte sul punto dell’autonomia del Prc: il Prc è ampiamente egemone all’interno della Federazione, e il conto degli eletti in questo senso parla chiaro. A parte poche eccezione nel Centro Italia, è sempre il candidato del Prc a prevalere.
    Quindi il problema non è tanto l’autonomia del Prc, quanto il modo con cui il Prc riesce a guidare la Federazione nelle politiche.
    Mi spiego: dato che la Federazione è guidata, di fatto, dal Prc, sta a quest’ultimo forzare sul piano dei contenuti e delle pratiche, estendendo il più possibile le proprie alla Federazione. Non credo, per fare un esempio, che il rilancio del lavoro sociale passi attraverso l’autonomia del Prc, perché oggi il Prc ha la volontà politica di farlo ma non le braccia. Solo conquistando a questa volontà politica tutta la Federazione avremo un numero di compagni sufficiente a rendere effettivo il lavoro sociale. Se aspettiamo che il partito sociale lo faccia il Prc da solo stiamo freschi, riusciremo al massimo a vendere qualche pagnotta e qualche arancia qua e là, senza la capillarità di cui abbiamo bisogno.
    Sull’autonomia dal Pd: per me è sacrosanta, ma bisogna capire quali sono le condizioni migliori per realizzarla. Abbiamo visto (ma credo lo sapessimo già) che se riusciamo a essere autonomi del Pd in un luogo dove siamo radicati, dove c’è un’esperienza di partecipazione popolare in grado di esprimere leadership autonome e dove abbiamo la possibilità di collaborare con Sel (vedi Marche), l’esperimento ha successo, perché rappresenta un avanzamento complessivo dal punto di vista politico. Dove invece l’autonomia dal Pd significa isolamento politico e sociale, com’è successo in Lombardia e Campania, non produce avanzamenti ma solo pura testimonianza. Non ho niente contro la testimonianza, sia chiaro, abbiamo fatto benissimo a farla, però non è certo con la testimonianza che cresciamo. O facciamo un salto di qualità sul piano delle relazioni sociali e politiche, riuscendo a coinvolgere in un polo autonomo dal Pd anche Sel ed esperienze locali di movimento, o i margini di crescita restano pochi. Poi mica è detto che dobbiamo per forza crescere: in queste condizioni storiche è normale che in certi luoghi finiamo per esercitare un ruolo di pura resistenza. Ma dove è possibile i nostri sforzi devono essere tesi all’avanzamento politico.

  119. alberto larghi Says:

    E’ importante questo tuo articolo,per il contenuto che condivido al 100%,ma anche perchè ci “sprona” a “riposizionare gli occhi sul mondo”,mi capita spesso mangiando un kebap di parlare coi propietari curdi, di Ocalan,la sua detenzione e persecuzione, è paragonabile a quella di Nelson Mandela e le sue intuizioni politiche sono altrettanto forti,sicuramente vinceranno.
    L’articolo sul Manifesto non mi era sfuggito,mi suscita sempre grande emozione leggere della questione curda , la saggezza e lucidità di Zio Apo mi fanno comprendere il perchè del grande amore che ha per lui il suo popolo.
    Nel 1991,andai a fare le vacanze in Turchia,conobbi un ragazzo di nome Weidat,curdo, che lavorava al campeggio facendo le pulizie,non sapevo nulla del movimento di liberazione,mi raccontò delle cose,ma sopratutto vidi una cosa che mi sconvolse,una sera venne con noi per bere una birra nel centro del paese e gli impedirono l’ingresso in qualsiasi locale,una vera e propria apartheid è quella che vivono i Curdi in Turchia, dove vengono chiamati Turchi delle montagne per negarne le origini.
    Nessun capo,può disporre di un seguito di massa come quello che vedemmo nel 1998 a Roma dove in due giorni da tutta Europa arrivarano migliaia di persone che lasciarono anche il lavoro per stare vicine allo Zio Apo.
    Grazie Ramon per questo tuo articolo,ciao Alberto.

  120. Bucharin77 Says:

    Traggo oggi dal Manifesto: “Dalla Federazione della sinistra alla fusione di Prc, Pdci e associazioni varie in un «unico soggetto politico»? «Non oggi – chiosa il portavoce Paolo Ferrero – ma tra cinque anni chi lo sa»”.
    Ora, è ragionamento da talk-show dire che questa affermazione rappresenta un cambiamento di linea netto? Spero che venga smentita al più presto. Se non sarà così, è l’ennesima dimostrazione che la situazione del partito sta precipitando. Bisogna fare un congresso straordinario subito, i grassiani non possono permettersi di fare il bello e il cattivo tempo fregandosene di Chianciano

  121. lucaocchionero Says:

    Leggo solo ora le dicerie di Dall’acqua che evidentemente non si smentisce…
    1) Non so cosa sia successo a Firenze, ma nei comizi in Puglia(e mi pare che la Puglia faccia più testo visto che il “leader” si trova nella sua regione) c’erano le bandiere di tutti: della Fed della Sinistra, del PD, dei Verdi, di Di Pietro e di tutti gli alleati dela coalizione. Per cui è una polemica che lascia il tempo che trova;
    2) La dicitura “Vendola Presidente” non era affatto un’esclusiva di Sinistra ec e Libertà. Era contenuta nel simbolo dell’altra lista civica di vendola (La Puglia per Vendola), sul simbolo di Dipietro e del PD, ed anche sul nostro simbolo. Tra l’altro non capisco il motivo per cui se non si è lamentato vendola stesso, nè i suoi dirigenti pugliesi(che poi sono contemporaneamente anche dirigenti nazionali di SEL) si lamenta Dall’acqua. Forse il suo è un caso di leaderismo subito sfociato in una forma di gelosia, ma di certo di tutto ciò non è responsabile Ferrero e neppure la Federaz della Sinistra Pugliese;
    2) Nessuno odia nessuno. In Puglia fu fatta una battaglia congressuale tenendo fuori la figura del Vendola amministratore e concentrandoci sulla linea politica che proponeva, tra l’altro assolutamente diversa da quella praticata dalla Sinistra Ecologica e Libertà com’è evidente(almeno in Puglia). Posso concedere che alcune compagne e compagni hanno vissuto il congresso lanciandosi accuse personali e quindi lanciandole anche a Vendola amministratore, ma è stata una minoranza assoluta che tuttora mantiene ostilità verso Vendola così come tu dimostri di serbare ancora rancore ed ostilità verso il PRC e la Fed. Ritengo, l’ho già detto più volte, che il congresso sia terminato, che faccia parte della nostra storia e che non si può ancora ragionare ancorati a vecchie situazioni liddove le situazioni sociale, economica e politica, mutano molto velocemente. Per cui la tua posizione di odio, dall’Acqua, come quelle posizioni di contrapposizione non motivata politicamente che tuttora anima alcuni compagne e compagni della Fed siano da superare ed anche velocemente.
    **La nostra scelta di mettere la dicitura “Vendola Presidente” sul simbolo non è stata nè una scelta di opportunismo politico, nè una scelta ipocrita e nemmeno una scelta per favorire il presidenzialismo. Semplicemente volevamo ricordare ai potenziali elettori del PD, ma anche agli elettori di SEL, che durante le primarie in cui Vendola è stato contrapposto all’accordo PD-UDC(forse dell’Acqua non ricorda) la FED coerentemente con la volontà unitaria già espressa durante il congresso di Chianciano(ti ricordi la proposta di segreteria unitaria rifiutata dall’allora MPS?) si è schierata al fianco di Vendola contribuendo alla sua vittoria.
    Ultima cosa: ricordiamoci tutti che la Federazione della Sinistra nasce con il principio di aggregare quell’area politica che negli ultimi 12 anni è stata solo in grado di scindersi e di frazionarsi. L’obiettivo è creare un polo di sinistra autonomo dal PD poichè riteniamo che di questo i lavoratori ne hanno bisogno. Credo che sia un processo non breve, nè agevole e proprio nei territori vi sono difficoltà di dialogo(per quanto mi riguarda più generazionali che politiche). Queste difficoltà vanno comunque affrontate e risolte. Mettiamo sotto terra le asce di guerra e riabituiamoci ad ascoltarci e ad alscoltare la gente. Riserviamo le critiche solo al potere.

  122. giovanni Says:

    Caro Ramon……e passa il tempo,

    in attesa di una tua riflessione sulle elezioni mi permetto di dire due cose,scusandomi per non parlare di curdi almeno direttamente.(peraltro
    è utile dire che concordo pienamente su quanto hai scritto ma questo purtroppo non cambia nulla).

    Queste elezioni hanno chiarito la prospettiva di disarmo della nostra democrazia parlamentare!
    Di queste elezioni appare quasi più importante la modalità con cui si
    è arrivati al voto del voto in quanto tale.
    Queste elezioni hanno definito il ruolo marginale della sinistra storica italiana e hanno definitivamente investito la Lega di un ruolo che forse
    neanche lei( come soggetto politico) pensava di doversi occupare.
    Il voto vale quello che vale ,ma per quello che vale ha parlato una sola
    lingua: non essendoci proposte credibili e alternative sul tavolo votiamo
    almeno per qualche cosa che potrebbe essere una piattaforma di rilancio.
    E’ un voto messianico,più che di protesta,ma che attribuisce alla lega un ruolo di opposizione senza tenere conto che è al governo.
    Molte e molte cose ancora si possono e si dovrebbero dire ma almeno una deve essere detta con molta chiarezza: la sinistra storica riformista e non è TOTALMENTE al palo sia di prospettive che di proposte organiche
    comprensibili e deglutibili dagli elettori.
    Se si parte da questo umile quanto concreto punto di vista forse qualcosa di buono può ancora germogliare dall’humus velleitario delle
    proposte sul campo.
    Non che il federalismo di per se sia meno velleitario di altre proposte e prospettive ma è assai meno velleitaria la formula con la quale si presenta accogliendo il contributo delle istanze più polverizzate e inespresse.
    Per essere molto chiaro ed in estrema sintesi riassumere una strategia
    politica di proposta e di governo ,penso che ricercare un’accordo politico con la lega sia utile ed indispensabile.
    Molte cose non ho detto anche perchè lo strumento non aiuta e dopo poco appalla. Pochi spunti ma penso chiari al punto da essere provocatori!eh,eh
    un abbraccione

  123. grazie per i commenti. come tutti potranno vedere nell’articolo che ho appena messo sono contenute implicitamente anche molte risposte.
    e scusate il ritardo.
    grazie

  124. giannino Says:

    no, le parolacce no!

  125. […] di Ramon Mantovani sulla situazione dei kurdi O siamo tutti terroristi come i kurdi o siamo tutti stronzi! […]

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