Settarismo? C’è di peggio!

L’editoriale di Grassi (Liberazione del 3 febbraio 2010) ha il merito si sollevare un problema esistente ma, a mio avviso, sbagliando in parte analisi e bersaglio della polemica. Il settarismo, da sempre, è l’idea che il proprio progetto si alimenti e cresca attraverso la separazione e smascheramento di altri progetti politici. E’ per sua natura debole giacché apparentemente, attraverso proclami e “frasi scarlatte”, predica grandi prospettive e in realtà, invece, teme che qualsiasi rapporto unitario possa far degenerare il proprio progetto e perfino la propria identità. In soldoni, oggi, se si fa un accordo col PD, perfino solo elettorale, c’è chi grida al tradimento e allo snaturamento di Rifondazione. Fin qui, diciamo così, siamo nel classico. Ma questo è solo un aspetto, e non principale, del problema. Il vero centro della questione risiede nella debolezza del progetto e in una concezione della politica totalmente subalterna a quella dominante. Se non si discute seriamente di questo si finisce col dividersi in due partiti contrapposti, che si accusano reciprocamente di settarismo e di opportunismo e che, ed è questa la cosa più grave, sono incapaci di riconoscere le verità interne reciproche. La risposta di Bellotti (Liberazione del 5 febbraio 2010) a Grassi è sintomatica. Entrambe le posizioni assumono le elezioni regionali e gli “accordi e alleanze” come centrali e criticano unilateralmente la posizione avversa assolutizzando la propria. Non è vero, e qui ha ragione Grassi, che il non fare accordi porta più consensi e fa crescere le lotte e il nostro progetto politico. Si tratta di una pura illusione. Ma non è vero, e qui ha ragione Bellotti, che facendo gli accordi ci si rafforza e non si corre il rischio di essere in balìa del progetto del PD. Anche il pensare che le “alleanze” siano in quanto tali più “politiche”, e quindi più efficaci, è una pura illusione. Noi, spero tutti, diciamo che la ricostruzione dei legami sociali, delle lotte, della coscienza di classe, della solidarietà, sono il centro del nostro progetto politico. Il “partito sociale” è l’anima sia del progetto della rifondazione comunista sia dell’unità possibile della sinistra anticapitalista. Non è, o non dovrebbe essere, un accessorio magari propagandistico al servizio della collocazione nel quadro politico e usato strumentalmente per difendere o criticare scelte meramente tattico-elettorali. La forza e la natura del nostro progetto risiede proprio qui e non può derivare dal tipo di rapporto instaurato con altre forze nelle elezioni. Ma ci vorranno anni e anni di duro e silenzioso lavoro sociale per dare corpo e forza alla nostra strategia. E’ qui l’attuale debolezza del nostro progetto. Debolezza di insediamento, di capacità di unificare le lotte e di contrasto culturale dell’egemonia capitalistica sulla società. Ogni illusione “alleantista” o “isolazionista” è una scorciatoia praticata la quale ci fa tornare al punto di partenza, sempre più indeboliti proprio per le divisioni e contrapposizioni che entrambe le illusioni producono. Ma le elezioni, intanto, ci sono e non attendono l’implementazione del nostro progetto. Io dico che vanno vissute con la coscienza che sono un terreno avverso. Sia perché la logica del maggioritario e della personalizzazione della politica ha lavorato a fondo nella concezione che le masse hanno  delle istituzioni. Sia perché qualsiasi scelta si faccia, accordi si accordi no, il livello delle controindicazioni e perfino delle contraddizioni è altissimo. Non si può ignorare, come secondo me fa Grassi, il rischio di essere percepiti “uguali agli altri”. Rischio, secondo me, esistente anche se non si fanno accordi e si è privi di solidi legami sociali. Come non si può ignorare, come secondo me fa Bellotti, l’esistenza del problema della riduzione del danno e della utilità del voto. Non si può, cioè, ragionare come se le istituzioni e la politica corrente fossero fuori dal tempo e dalla storia. Bisogna vivere il problema fino in fondo. Ma un cosa è viverlo come un passaggio tattico necessariamente contradditorio ed un’altra è viverlo facendolo diventare un fatto strategico e addirittura identitario. C’è, infine, una questione che Grassi solleva giustamente, almeno così penso io, ma confondendola con il classico settarismo. Si tratta, ed è molto peggio del settarismo, della subalternità diffusa alla politica dominante che investe anche aree non piccole di militanza. Spesso non si discute correttamente e seriamente, sulla base di accurate analisi dei pro e dei contro, con la consapevolezza delle difficoltà, e si ragiona, invece, in termini di suggestioni superficiali, dividendosi in tifoserie. Come nel caso dei candidati a “governatore”. Ancor più spesso si discute sulla base di illazioni, dietrologie e pettegolezzi dei mass media. Ogni divergenza, magari tattica, diventa un dramma e da luogo a scomuniche e accuse terribili, spesso pubbliche. Ci vuole un gruppo dirigente che non lisci il pelo a questo modo di concepire e praticare la militanza politica e che dia l’esempio.

Ramon Mantovani

Pubblicato su Liberazione il 6 febbraio 2010

204 Risposte to “Settarismo? C’è di peggio!”

  1. Articolo condivisibile vedo una sorta di “paura” nel gruppo dirigente come uno smarimento un non saper più cosa fare quindi si ondeggia. Scusami se chiedo una cosa sulle elezioni regionali mi ha colpito vedere un intervento video di Orfeo Goracci e del segretario regionale del PRC che vuole le primarie di coalizione in Umbria e non solo del PD, ma un tempo abbiamo scritto e detto in tutte le salze che eravamo contrari alle primarie adesso è cambiata la linea siamo anche noi per questo strumento?

  2. lucaocchionero Says:

    Sono d’accordo con te tranne che su una cosa. Per me le elezioni regionali non possono essere considerate solo nell’ottica del tatticismo. Quando fai un’alleanza è il vestito che ti metti addosso e tutti gli altri(compagni, militanti, simpatizzanti, semplici elettori) comunque te lo guardano. E’ necessario, a mio avviso, anche nella estrema difficoltà, effettuare alleanze(liddove è il caso di farle) che non paiono contraddire la natura del proprio progetto politico, le posizioni negli anni assunte e sulle quali si è anche riusciti in passato a raggiungere un discreto consenso politico. Sulla questione del dibattito tra I compagni Grassi e Belotti sono d’accordo con la tua posizione ed inoltre sottolineo che questo rischio di estremizzare le proprie posizioni(come tante altre anche precedenti) sono direttamente derivanti da un processo di scollamento, di mutamento del suo DNA che la “sinistra” nel suo complesso vive tra i militanti, i dirigenti di partito, le persone. Un cambio, una trasformazione che tutto confonde e dalla quale molti escono esasperando il personalismo nelle candidature. Proprio oggi leggevo la lettera ai cittadini del nostro ex segretario provinciale, giovane sotto i 40 anni, che si presenta ai suoi cittadini nelle file del partito di Vendola(ma come indipendente) dicendo che non contano più destra e sinistra, ma solo la buona amministrazione ed il “riferimento” per i cittadini del paese. Molti altri invece reagiscono a questo processo rinforzando le proprie posizioni e rifiutando il minimo di compromesso nel tentativo, probabilmente illuisorio, di mantenere intatta la propria purezza. Da questo processo, forse storico, se ne può uscire solo con tanta umiltà: non solo ognuno di noi trovi la via per occuparsi dei problemi della gente in forma più o meno organizzata; ma tutti(proprio tutti) dobbiamo avere il coraggio di metterci in discussione. Ritengo che vadano aperti in tutti i comuni(anche i piccolissimi) una sorta di stati generali di chiunque si consideri di “sinistra”. Stati generali senza dirigenti di partito che aprono o fanno le conclusioni, senza interventi predeterminati, senza una conclusione predeterminata. Chiunque possa prendere la parola per esporre i propri problemi e le proprie proposte. Ciò di cui abbiamo bisogno è soprattutto un processo culturale che ci aggiorni in merito ai bisogni delle classi che intendiamo rappresentare, alle loro richieste, esigenze, reti di assistenza che possono cambiare loro la vita. Abbiamo a mio avviso bisogno anche di guardare a queste elezioni con meno drammaticità. Sarò impopolare e so che adesso mi beccherò un sacco di polemiche, e spero inoltre di non offendere nessuno, ma non credo che i partiti abbiano come fine principale quello di distribuire posti di lavoro nelle istituzioni e nell sua stessa organizzazione. Nelle elezioni dovremo portare idee nuove e diverse rispetto agli altri e persone diverse come candidature, invece dobbiamo mettere gente che porta voti perchè altrimenti non si superano i quorum, non si finanzia il partito ed i conseguenti posti di lavoro. Ritengo che sia necessario anche uscire da questa logica Ramon

  3. caro sandro, non so nulla di quanto scrivi. e, quindi, davvero non posso fare commenti di nessun tipo. comunque, come ha già detto innumerevoli volte, mi affido agli organismi locali che sono preposti a prendere le decisioni del caso. è vero che abbiamo sempre espresso un giudizio negativo sulle primarie. come sul maggioritario e altro. per me non è però un problema usare qualsiasi spazio, anche quello spurio e ambiguo delle primarie, purché siano chiari i contenuti.
    ciao

  4. caro lucaocchionero, abbiamo una divergenza su un punto importante. ma non è una novità. invece sul resto sono d’accordo su tutto, o quasi.
    non è vero che le alleanze e qualsiasi comportamento elettorale sono il “vestito” che dici tu. è vero che i mass media ti cuciono addosso il loro vestito ed è vero che la gente, essendo ormai abituata ad una politica spettacolo, ti giudica secondo il metro della politica spettacolo.
    in altre parole se fai un accordo molti penseranno che lo hai fatto per opportunismo (ma opportunismo è un termine improprio perché, semplicemente, essendo tutto personalizzato se litighi con vendola sul futuro della sinistra e sei d’accordo sull’acqua pubblica e se i giornali per mesi ed anni presentano il tuo scontro con vendola come una vicenda fatta di personalismi e di competizioni incomprensibili, se fai un accordo con vendola con alla base l’acqua pubblica visto che si vota per una istituzione che si occupa di acqua pubblica o privata e non del futuro del comunismo o della sinistra, molti diranno che non capiscono, che ci sarà sotto qualcosa, che hai atto “la pace” in cambio delle poltrone, che hai ceduto, che ha vinto vendola e così via all’infinito.) ma lo stesso vale se non fai l’accordo. perché se non lo fai pur essendo d’accordo sull’acqua pubblica la polemica sul futuro della sinistra riversato sulle elezioni regionali è solo una pazzia. il tipico esempio che noi siamo capaci solo di dividerci su cose incomprensibili per il popolo.
    insomma, ti cuciono sempre addosso un vestito diverso da quello che vorresti. e meno sei radicato e presente davvero nel conflitto. meno hai rapporti di massa reali e più la persone ti giudicheranno per la tua “immagine” pubblica. che non è altro che il vestito che ti cuciono addosso.
    come sempre il problema risiede nel tuo radicamento e cercare scorciatoie è una illusione. e siccome qualsiasi scelta tu faccia la politica ufficiale ti cuce addosso il suo vestito non puoi far altro che fare la scelta tattica più conveniente e mettere nel conto le conseguenze non volute.
    se sei un partito antagonista, con militanti coscienti e determinati che sanno vedere e mettere nel conto le difficoltà, qualsiasi passaggio tattico è e rimane tattico. ma se, invece, nella realtà predichi il lavoro sociale e l’unica attività fondamentale che fai è interna al gioco delle relazioni politiche con altri partiti e se i militanti cercano nelle scelte tattiche la loro identità e le motivazioni per essere militanti, confermando così che le elezioni sono tutto e il resto un accessorio delle stesse, allora precipiti in divisioni, contrapposizioni, scontri senza alcun costrutto.
    purtroppo è così. ed è peggio che essere opportunisti o settari. è essere subalterni in entrambi i casi.
    il “quasi” che ho detto prima è relativo alla illusione che nutri che una assemblea senza conduzione produca un confronto serio, libero e produttivo. ammettiamo pure che basti fare un appello come il tuo e che vengano tutti quelli che dici tu. credi che non arrivino anche personalismi, particolarismi, competizioni, e soprattutto ansia di apparire attraverso la ormai diffusa pratica di spararle grosse? che non ci sia l’illusione nuovista? quanti dicono: “ci vogliono facce nuove” e non sanno distinguere fra una lotta e un’altra? si svegliano una mattina e decidono su facebook quale immagine, simbolo, parola d’ordine fondamentale e così via deve diventare quella che magicamente risolverà tutto.
    no, caro luca, l’unità delle forze e delle persone anticapitaliste o si fa su un progetto chiaro e costruito seriamente o non ci sarà mai. ma proprio mai.
    quanto alla degenerazione del sistema istituzionale con me sfondi una porta aperta. è da una vita ormai che insisto nel dire che far finta di non vedere che le decine di liste, che le campagne elettorali personalizzate, che i “personaggi” e “personaggini” locali che “portano voti” (ed effettivamente li portano), che le clientele che si rafforzano proporzionalmente all’indebolimento della natura parlamentare delle istituzioni, sono tutte cose che finiscono con il far degenerare anche noi. ma come sai, anche per certi esempi che tu stesso fai, tutte queste cose si annidano in tutte le posizioni politiche dentro il partito. prevalentemente in quelle che governano il partito per motivi puramente oggettivi.
    un abbraccio

  5. settario? Says:

    Scusa Ramon ma sembri uno che pronuncia questo mantra: tu pensi che la politica consista solo nelle scelte elettorali. e nelle prediche astratte.
    Lo dici a tutti quelli che criticano gli accordi. E sinceramente è proprio un mettere in bocca agli altri cose che non hanno detto. Te ne sei accorto? Spero di sì e che sia una cosa volontaria se no inizierei a preoccuparmi.
    Comunque evidentemente per te aiutare la vittoria di personaggi non solo politicamente borghesi ma apertamente antioperai e poi votare con loro nelle assembleee legislative e magari sedersi nella stessa giunta con loro. O anche solo contribuire alla loro vittoria. E’solo una questione pratica. E addirittura secondo te la gente da tanta importanza a queste questioni solo perchè influenzata dalla tv e dai talk show. e non perchè stare nelle istituzioni insieme a certa gente possa avere una qualkche importanza effettiva nel modo in cui la gente ci giudica. Vabbè abbiamo visioni molto diverse e magari io sarò un settario. Ce ne faremo una ragione.
    Addio

  6. addio? bel modo di discutere!
    io sono il primo a fare critiche a certi accordi. ma dire che se fai un accordo tradisci e se non lo fai sei un vero rivoluzionario e viceversa se lo fai parli con la “gente” e se non lo fai sei un settario, è una immane cazzata. ci sono pro e contro controversi. è inutile che tu dica “Comunque evidentemente per te aiutare la vittoria di personaggi non solo politicamente borghesi ma apertamente antioperai …” facendo finta che le elezioni maggioritarie siano un referendum su un solo candidato. entrano in ballo il voto utile, la riduzione del danno (o secondo te è tutto uguale?), le immagini e l’immaginario degli elettori, e così via. e una regione non è il comune ne il parlamento nazionale. tu pensi che basti dire che tizio è antioperaio? e quello dirà che lui è pragmatico, che però aumentarà la cig, che non perseguiterà gli immigrati. e che tu sei “ideologico” e che in nome del comunismo duro e puro fai vincere l’altro che vuole perseguitare gli immigrati e fare speculazioni e aprire centrali nucleari.
    ma possibile che tu pensi che basti dire una parolina come “antioperaio” perché magicamente tutto diventi chiaro e limpido?
    se fosse per me si sarebbero fatti molto meno accordi. perché penso che nel bilancio dei pro e dei contro sarebbe stato meglio così. ma non penso che chi fa un bilancio diverso dal mio sia un traditore, un opportunista. e viceversa se penso che un accordo vada fatto non penso che chi vede qualche controindicazione più di me sia un settario.
    ma penso che chi dice di avere tutta la ragione e che pensa che l’identità comunista derivi dalla capacità di fare accordi o dalla capacità di non farli sia ossessionato dalle elezioni.
    ciao e spero arrivederci

  7. giorgio Says:

    solo per dire che mi è piaciuto molto l’intevento (un po’ un classico del pensiero di Ramon Mantovani, ma sempre molto molto condivisibile!)
    a presto
    giorgio

  8. daniele dellai Says:

    caro ramon
    proviamo a fare un esempio pratico, mettiamoci nei panni di un militante di in Lombardia, fino alla settimana scorsa vedeva un partito che cercava a tutti i costi di fare l’accordo con il centrosinistra; poi dopo essere scaricati da Penati leggo su Liberazione del 5 febbraio che il candidato Agnoletto sostiene “Penati e’ l’uomo del PD che sa parlare ai poteri forti. Vuole la TAV (come la Bresso in Piemonte) l’expo e la caccia ai rom. Perche’ mai un elettore di sinistra la dovrebbe votare?”,
    E perche’ mai si chiede il militante volevamo allearcisi a tutti i costi invece che cercare di costruire nell’ultimo anno una proposta politica alternativa adeguata?

  9. grazie giorgio, classico per me è un complimento. di questi tempi con il nuovismo che impera è proprio un complimento.

  10. caro daniele, hai ragione. io non avrei esagerato così tanto nell’insistere con penati prima, anche se è bene che sia chiaro che è il pd che non vuole nemmeno discutere, e non esagererei dopo nell’attaccarlo con certi giudizi, che, anche se veri sono purtroppo generici ed incomprensibili.
    ma insisterei su contenuti precisi anche chiarendo che è su quelli e non solo sull’anticomunismo (che pure è grave) che penati non è veramente alternativo alle destre.
    comunque mi sono fidato di ciò che hai scritto e che anch’io ho letto. non è detto che altre cose siano state dette e fatte e rimaste sconosciute.
    ciao

  11. un comunista del PRC Says:

    Caro Ramon mi pare i fatti i fatti reali ci costringono a “ritornare” ad un idea di unità dei comunisti. Leggo oggi che Ferrero dopo il congresso IDV dichiara fallito il POLO DELLA SINISTRA dopo aver speso mesi e mesi a rincorrere DiPietro oggi siamo a ricordarci che è nel gruppo europeo liberale. la Federazione è nel caos che sappiamo le alleanze lasciano un sacco di malumori in tanti dei nostri la cosa più semplice è aprire un processo aggregativo di coloro che si richiamano a quella storia e oggi sono frammentati altrimenti la diaspora ulteriore e l’inefficacia totale prevarrà.
    Questo non significa per semplificare che non esistano tanti “comunismi” ecco la difficoltà sarà riscrivere un terreno teorico comune che unifichi.

  12. Ramon, vai a casa. La classe dirignte del PRC di oggi vada a casa. I comunisti prendano il partito, per un progetto di costruzione di una nuova fase della lotta comunista, di cui il PRC deve essere strumento utile, in un paziente progetto a lungo termine di dimensione internazionale. Non commento neanche le considerazioni di Mantovani, Grassi, & Co, Come se questo non fosse un film gia; visto. Come se dalle alleanze con il PD, di ogni ordine e grado, non sapessimo (e qui o e’ malafede o ingenuita’, entrambe comunque imperdonabili), che tutto cio’ che possiamo aspettarci e’ risultare complici delle loro politiche liberiste o, alternativamente, rei di far vincere le “alttre” destre. Non se ne puo’ piu’ di discorsi mistificatori come il tuo, come quello di Grassi. Non se ne puo’ piu’ di una classe dirigente ormai dimostratasi palesemnete incapace. Andate via, per favore, smettete di fare politica, lasciate il PRC ad una nuova fase. Il vero problema interno , attuale, nel PRC, e’ che siamo nello strascico penoso del post-Bertinottismo. Basta, per favore, basta. Sappiate che nel lazio, mantenendo questa direzione, si rischia la sparizione, non dalle istituzioni, ma dalle mani dei compagni, che non andranno a votare la Bonino.

  13. caro comunista del prc. le fissazioni sono fissazioni. è come parlare con un muro. è stato sbagliato proporre un polo alternativo al pdl e al pd in campania? tu lo chiami correre dietro. correre dietro vuol dire cambiare posizione per ottenere un accordo con altri. ma proporre un polo alternativo al pd non è correre dietro. ma non lo puoi capire visto che qualsiasi proposta facciamo che non sia quella che vuoi tu è correre dietro, tradire, sbagliare e chi più ne ha più ne metta.
    anch’io potrei accusarti di correre dietro a tutti quei comunisti per i quali le istituzioni sono tutto. i movimenti sono cazzate folkloristiche e impolitiche.
    ma non lo faccio. perché penso, invece, che ciò che tu proponi abbia delle ragioni per essere proposto. senza l’illusione che si possa fare come dici tu. per esempio in campania, calabria ed anche puglia le divisioni sono tutte fra comunisti. ci sono quelli che dicono che bisogna fare accordi perché è questo che caratterizza i comunisti e quelli che non bisogna fare accordi perché è questo che caratterizza i comunisti. con accuse reciproche di tutti i tipi.
    ma poi certamente arrivi tu e d’incanto i comunisti smettono di dividersi, si uniscono e fanno la rivoluzione.
    adelante!

  14. egregio lu, ti consiglio di istituire un tribunale del popolo e di condannare ai lavori forzati me e tutti gli altri che non la pensano come te. i dirigenti (ma tu parli di “classe dirigente” esattamente come i giornalistuncoli dei giornali di merda) di un partito mica vanno eletti democraticamente. devono essere destituiti o nominati a furor di popolo da anonimi e virtuali personaggi e dai loro proclami in facebook e sui blog.
    che pena!

  15. cari compagni…sono un militante di sel. Chiedo a ramon: perchè tanta omnnipotenza a sinistra? Blog personali, supponenza…insomma politcanti x professione. Leggo di blog di grassi, mantovani etc etc.. Leggo risposte piccate di chi teme di essere condannato ai lavoriu forzati etc.. Si criticano primarie e “populismi” e si gode a tenere aperto un blog a dire rispettabilissime minchiate legittimate da un falso rappresentare lavoratori, ultimi, popolo….aho ramon, te lo ha scritto il medico di stare in politica? Stai male se x una volta ti accorgi di essere un inutile politico quando non hai il consenso (sai, ..non sempre è vero che gli elettori sbagliano). ed infine la politica non è solo elezioni, vero! però è anche ricerca, dubbio, curiosità, aggiornamento, buone maniere e umiltà…OPS HO SBAGLIATO BLOG

  16. egregio toto, eh si credo proprio che tu abbia sbagliato indirizzo. io sono inutile, sono un falso rappresentante dei lavoratori, sono un politicante, temo i lavori forzati, dico minchiate. tu che invece sei dedito alla ricerca, al dubbio, alla curiosità, all’aggiornamento, alle buone maniere e all’umiltà, come si può ben vedere da queste tue poche righe anonime, non perdere tempo con me.

  17. “Siamo tutti cladestini”. La Sardegna antirazzista con i lavoratori del Senegal per dire basta agli sgomberi. http://www.ilminuto.info

  18. un comunista del PRC Says:

    Ramon ma cosa c’entra la Campania? Ferrero scrive così dopo il congresso del IDV!! ha fallito completamente la strategia questo gruppo dirigente e tu poi sei davvero intollerante solo con chi in qualche modo la pensa come te è un ottimo dirigente spero al prossimo congresso che dopo le regionali è da convocare immediatamente, e credo che tanti del PRC vi mettano in minoranza e appunto sposino le nostre “fissazioni”…
    vamos

  19. Emanuele PO-PT Says:

    Caro Ramon,
    leggo blog vari, articoli, opinioni, liti e fraintendimenti. Primo: ma come mai c’è questa confusione? Posso dirti la mia? C’è confusione, appunto, nel progetto a medio-lungo termine che il prc ha iniziato. Ma cosa si vuole fare? Cosa si vuol costruire? La sinistra? L’unità dei comunisti? Ecco, penso che finchè non sarà chiaro il percorso che si vorrà iniziare il caos regnerà sovrano. Personalmente credo che con la federazione della sinistra (fu anticapitalista) sia un pastrocchio fatto nell’intenzione di voler fare entrambe le cose, unità dei comunisti e unità a sinistra. Ma spesso chi vuol fare troppe cose insieme alla fine fa un guazzabuglio inutile.
    Secondo: nel merito del dibattito, sarò settario ma anche probabilmente pragmatico. Ti parlo delle realtà che conosco più direttamente. In Toscana il pd rappresenta assolutamente (e in maniera innegabile) i poteri forti. Inchieste, intercettazioni, CIE, inceneritori, cementificazioni a prescindere, privatizzazione dei beni comuni. Il prc in tutto ciò (parlo del prc, perchè non mi interessa l’opinione del pdci che va a braccetto col pd da secoli oramai) che fa? Non ascolta gli attivi degli iscritti che chiedono lo stop delle trattative col pd, rimanda a data da destinarsi (via SMS!!!) il cpr che deve decidere sull’accordo. Aggiungo la mancanza di un’analisi, promessa al congresso, sui risultati dell’ingresso a metà mandato del partito in giunta. Includo anche un pizzico di reintegri “certosini” di personaggi dall’accordo facile nel cpr e la frittatta è fatta. Ti potrei parlare del piemonte (vaglielo a dire ai no-tav che noi siamo contrari ma siamo costretti ad andare con la Bresso), dell’Emilia Romagna, di Bologna, della Calabria, della Campania. Mi scuso se dimentico qualche altro pezzo che onora il pd, ma quel partito è ciò. Ora… sono settario io che sento puzza di borghese ovunque o davvero il pd è ciò? Settario o pragmatico?
    Terzo: e ritono sulla federazione. Il caso del congresso CGIL ci deve mettere in guardia. Non si può lasciare i compagni in balia del destino. Far finta di niente per non fare sfavori all’amico Patta sia da scellerati. Personaggio che nonostante tutto dichiara di voler prendersi una pausa per decidere sulla Federazione.
    Ecco… quando il partito avrà preso una posizione.. una e dico una, comunicatecelo in modo da poterne prendere atto.
    Saluti comunisti
    Emanuele

  20. Bucharin77 Says:

    caro Ramon la tua sordità è preoccupante: se dico che la maggior parte degli iscritti a Roma era contrario all’accordo con Bonino, non crederai mica che me lo sono inventato? Ci sono stati attivi di Federazione e molti attivi di circolo in cui questa posizione è venuta fuori nitidamente, anche con precisi ordini del giorno. Se vuoi ti spedisco quello del mio circolo, votato a maggioranza, contrario all’accordo con la Bonino.
    Io penso che dopo le regionali bisognerà andare al congresso, il gruppo dirigente è allo sbando e le indicazioni di Chianciano sono largamente disattese.

  21. Non ho capito cosa suggerisce, praticamente, questo articolo cerchiobottista. E’ normale o no sostenere personaggi invotabili o inquisiti, o addirittura, come accade in Toscana, essere ancora impegnati, a poco più di un mese dal voto, a mendicare un accordo a tutti i costi sapendo che almeno metà del partito (o di quello che ne rimane) non ne vuole sapere? Purtroppo credo che il problema sia l’assoluta inadeguatezza culturale e politica (e anche morale, diciamolo) del gruppo dirigente di questo partito, nazionale ma anche locale, rispetto all’asserita intenzione di operare la svolta a sinistra proclamata a Chianciano.

  22. Caos Campania totale abbandoni e fughe magari potremo fare un accordo di “desistenza” con DeLuca suvvia ci limitiamo ad un posto nel listino ehehe, in toscana si passa in poche ore da essere in giunta con il pD e cercare un alleanza in tutta la sinistra a passare all’opposizione ed allearsi con DeZordo e fantaomatici gruppetti all’opposizione ma cosa siamo??? ma via mai visto tanta debanaggine in un gruppo dirigente adesso capisco perchè Grassi e Ferrero non avevano mai diretto un partito.

  23. caro emanuele, personalmente fui contrario all’ingresso in giunta a metà della scorsa legislatura in toscana. e sono rimasto della stessa opinione. ma di come funziona il cpr toscano, se le riunioni sono convocate o sconvocate per telegramma o per sms e così via non mi occupo. e se hai un minimo di onestà intellettuale dovresti convenire che è privo di senso discutere qui di simili cose e che è anche peggio trasportare le diatribe metodologiche interne ad un gruppo dirigente in luoghi pubblici. sarà che sono vecchio ma penso sempre che per ogni cosa ci sia il luogo e il modo adatto per discutere costruttivamente. e sono sempre più nemico di questo casino per cui ogni cosa diventa una guerra di religione con scontri titanici condotti sui mass media, per cui una divergenza normale diventa un dramma, per cui si sprecano le accuse più terribili ad ogni piè sospinto. io, per esempio, ho divergenze sulla linea che si è seguita sulle regionali. l’ho detto in direzione e l’ho scritto nell’articolo che ha preceduto questo. sempre in direzione ho anche votato un ordine del giorno che prevedeva la consultazione vincolante di tutti gli iscritti. ma, lo ripeto, sarei un imbecille se trasformassi questa divergenza in uno scontro distruttivo, se accusassi chi non la pensa come me di tradire, di volere poltrone, di essere venduto, di non essere democratico.
    ma è così difficile capire che su una cosa controversa come fare accordi alle regionali è fisiologico che ci siano opinioni diverse? io su questa cosa sono in minoranza. punto. cosa devo fare? organizzare una nuova scissione? dire ad anonimi e sedicenti militanti che magari come me pensano che sia sbagliato fare un accordo ma che accusano tutto il resto del mondo di tradire non so cosa che hanno ragione? oltre alla opinione sull’accordo ci deve essere sempre la capacità di vedere anche le controindicazioni della propria posizione. se ogni volta che c’è una banale scelta tattica e controversa da fare ci si deve dividere fra veri rivoluzionari e traditori non rimarrà in piedi nulla.
    e la stessa cosa posso dirti della federazione. il progetto è chiarissimo, se permetti. e il progetto è quello scritto nei documenti votati al cpn e in direzione. secondo me c’è, come ho detto nel cpn e scritto nell’articolo precedente a questo, un punto da chiarire meglio e che riguarda la sovranità che deve cedere il partito e conseguentemente quella che deve avere la federazione. ma la federazione è il tentativo di unire la sinistra anticapitalista (della quale anno parte i comunisti. o no?). è stata proposta, oltre a quelli della lista delle europee, a tutti. al pcl, a sinistra critica e così via. e si vuole, come ha detto la direzione, che in ogni territorio entrino nel processo costitutivo della federazione (entrino cioè non aderendo a qualcosa di predeterminato ma partecipando in pieno a decidere su tutto) tutte le persone e tutti i collettivi (associazioni comitati e così via) sulla base di due discriminanti precise: anticapitalismo e antibipolarismo (vale a dire FUORI DAL CENTROSINISTRA). mi è chiaro che il pcl e sinistra critica dicono che non bisogna fare nessun accordo col pd neanche elettorale e neanche in nessun ente locale. mi è chiaro che il pdci avrebbe voluto la semplice fusione del pdci e rifondazione. mi è chiaro che la stampa presenta la federazione come vuole ma mai per ciò che è realmente. ma non so che farci se anche alcuni militanti invece che discutere, magari per dissentire, del progetto politico reale parlano di cose che non esistono. non so che farci se il pcl ha deciso che si presenterà da solo alle elezioni sempre e comunque (perfino in un comunello di diecimila abitanti dove rifondazione ha rotto col pd il pcl ha rifiutato di fare una lista insieme ed ha presentato la propria lista e il proprio candidato a sindaco). non so che farci se sinistra critica pensa che bisogna fare il “nuovo partito anticapitalista” come in francia e che per realizzare il suo progetto il prc dovrebbe sciogliersi. non so che farci se i comunisti e la sinistra sono ridotti così.
    ma non si dica che il prc non ha una proposta e che questa non è chiara. si può dire che è sbagliata ma bisognerebbe dimostrare che dicendo che col pd non si fa nessun accordo questo può unire davvero la sinistra anticapitalista e viceversa che se si vuole ricostruire il centrosinistra questo può unire la sinistra anticapitalista. bisognerebbe dimostrare che non è subalterno far derivare il proprio progetto dal rapporto che si ha col pd. avanti, lo si dimostri e io converrò! o si dica che i comunisti e la sinistra devono dividersi in mille partiti contrapposti fra loro.
    ma la si smetta di discutere a suon di suggestioni e astrattezze di tutti i tipi.
    infine sul congresso della cgil tu scrivi. “Non si può lasciare i compagni in balia del destino.” io ho scritto qui qualche tempo fa rispondendo credo a bucharin: “nella fattispecie il prc ha duramente criticato, ma non è una novità, la cgil su contenuti precisi. ha aderito sempre anche agli scioperi del sindacalismo di base che criticavano la cgil e anche la fiom. ha detto che è positivo che ci sia un confronto su due mozioni (al contrario di lavoro e società che dice il contrario). promuove un referendum sulla precarietà sul quale epifani e la maggioranze (vedremo la fiom) della cgil non sono d’accordo. sostiene la proposta della fiom sulla democrazia sindacale (ma come il sindacalismo di base non lo sbarramento del 5 %). e potrei continuare.
    queste cose sono inconfutabili.”
    questo secondo te è lasciare i compagni in balia del destino?
    secondo te i compagni iscritti alla cgil non sanno da se cosa votare? e davvero pensi che se il prc dice di votare una mozione chi ha deciso di votare l’altra si adegua?
    qui per mesi diversi compagni hanno detto, e del resto lo dicevano i giornali a cominciare dal manifesto, che essendo lavoro e società nella federazione il prc avrebbe avuto una posizione opportunista sul congresso della cgil. quando si dimostra che il prc non l’ha avuta al punto che patta si è “autosospeso” dalla federazione proprio per le posizioni del prc che non ha risparmiato critiche ad epifani ed anche alla conduzione non trasparente del congresso da parte della maggioranza, se ne prende atto? ma no! ovviamente no! si arriva a dire che nonostante tutto l’opportunismo del prc patta è rimasto scontento lo stesso.
    ma come si fa a discutere su queste basi? è impossibile interloquire.
    la politica trattata come il tifo calcistico per cui l’arbitro è sempre cornuto e l’avversario ha sempre torto a prescindere non è giustificabile, non è divertente. è solo penosa ed inutile.
    ciao

  24. caro bucharin, sei tu che sei sordo. prendi il documento di chianciano e dimmi di preciso in cosa è stato disatteso. ma attieniti alla lettera del documento per favore e non ad interpretazioni fantasiose. ti sfido a farlo.
    io non milito nella federazione di roma ne nel lazio. a decidere se fare accordi o meno è il cpr. io avrei preferito che le decisioni dei cpr fossero sottoposte ad un referendum vincolante fra gli iscritti. ma solo 4 abbiamo votato questa cosa in direzione. devo dire che il resto della direzione è composta da traditori? devo dire che i cpr vanno bene solo se decidono cosa vorrei io? ma come cazzo si fa a ragionare così? come si fa?
    domani ci può essere un post firmato zinoviev che dice che la maggioranza degli iscritti del lazio la pensa come lui e che i romani non hanno più diritti dei ciociari per decidere. cosa facciamo? risolviamo qui sul mio blog personale la questione di chi ha ragione? a suon di pubblicazione di ordini del giorno di circoli?
    ma è così difficile capire queste banalità?

  25. egregi sergio e buran. di fronte a pensieri così profondi e meditati mi arrendo. avete ragione voi.

  26. un comunista del PRC Says:

    Mi pare nell’ultimo scritto di Grassi affiori nel finale una decisa opzione per l’unità dei comunisti come scelta rispetto alla Federazione. che finalmente si decida a divergere in segreteria su questa strategia? vedremo, mi auguro che non sia una “fissazione” solo di pochi come noi.
    vamos

  27. comunista del prc sei meravigliosamente stupefacente.
    grassi scrive : “Io penso che, nonostante le indubbie difficoltà, sia necessario andare avanti sui due binari sui quali stiamo lavorando. Da un lato, la Federazione della Sinistra, cioè un progetto di unità che dia una risposta in controtendenza rispetto alle rotture di tutti questi anni. Penso che dopo le regionali questa proposta vada allargata senza nessuna preclusione a tutti i soggetti a sinistra del Pd e dell’Idv, a maggior ragione se l’asse tra questi due partiti si dovesse consolidare. Dall’altro lato, il rafforzamento di Rifondazione Comunista che dovrà porsi l’obiettivo, nell’ambito dell’iniziativa concreta della Federazione (e quindi senza nessuna precipitazione organizzativistica), della ricomposizione delle forze comuniste.”

    e tu scrivi che ti pare che ci sia una decisa opzione per l’unità dei comunisti come scelta rispetto alla federazione.

    o ti riferisci ad un altro articolo?

    mah.

  28. posto qui sotto l’ultimo articolo del blog di claudio grassi e il mio intervento in merito sul suo blog.

  29. dal blog di claudio grassi

    SCENARI A SINISTRA
    Considero positivo il dibattito che si è aperto sul precedente post “settarismo”. Ringrazio tutti quelli che hanno portato il loro contributo, sia esso favorevole o contrario. Chiedo solo, come ho già scritto in diverse risposte, che il confronto anche aspro non si trasformi mai in insulto e che si critichino le posizioni per come sono realmente espresse senza processi alle intenzioni.
    Ringrazio anche i compagni Bellotti e Mantovani che hanno replicato alle mie argomentazioni dalle pagine di Liberazione. Per chi non avesse letto i loro articoli alla fine di questo post allego i link per poterli consultare. Il dibattito su questo tema, ovviamente, proseguirà. Mi preme però chiarire due cose.
    Io non ho mai detto, scritto o pensato che bisogna fare sempre (qualcuno direbbe: «a prescindere») le alleanze con il centrosinistra! Penso che con i sistemi elettorali maggioritari con cui siamo costretti a misurarci, che tendono a polarizzare la competizione su due schieramenti, sia un errore sottrarsi al confronto, chiamarsi fuori. Questo è un approccio – presente nel nostro partito – che considero, appunto, settario e dannoso, poiché penso non sia compreso né, tanto meno, apprezzato dalle persone che potrebbero votarci.
    Penso altresì che sia un errore grave dare l’impressione che, per noi, i due schieramenti (centrodestra e centrosinistra), sostanzialmente, si equivalgano. Anche questa posizione è presente nel partito e a me pare che, oltre ad essere sbagliata e settaria, non giovi alla nostra credibilità. Penso quindi che al confronto occorra andare con alcune nostre proposte: poche, ma chiare.
    Proposte sulle quali il Partito ha costruito nel tempo lotte e vertenze caratterizzandosi su di esse. Se ne venisse accolta qualcuna, credo che sarebbe giusto fare l’alleanza. Altrimenti niente impegno di governo: o si fa solo l’accordo elettorale o si va da soli. Se faremo questo percorso sarà più facile spiegare le ragioni dell’ accordo o della rottura. Questa la mia posizione, quindi, ripeto, nessun accordo “a prescindere”!

    La seconda cosa che mi preme chiarire riguarda un punto che non abbiamo sufficientemente approfondito. Considero la partecipazione ai governi locali molto diversa dalla partecipazione al governo nazionale e ritengo, quindi, che l’una e l’altra vadano valutate diversamente. Non credo sia un caso se le scissioni (governi Dini e Prodi) e i crolli elettorali (1998, 2008) siano avvenuti sempre in connessione con il sostegno a governi nazionali. Viceversa la partecipazione o meno ai governi locali non ha mai provocato scossoni organizzativi o elettorali significativi! Anzi, fino ad oggi, mediamente, dove si è partecipato a coalizioni locali, il consenso elettorale è stato più elevato.
    Non è difficile capire perché. I governi nazionali votano le missioni di guerra e le grandi scelte di politica internazionale, decidono la politica economica e istituzionale, tutte cose che non riguardano i governi locali. Per questo mi sento di dire che sarei totalmente contrario (se oggi si votasse per le politiche) a un coinvolgimento di Rifondazione e della Federazione della Sinistra nel governo nazionale. Altrettanto mi sento di dire che, se nelle regioni nelle quali si vota, si raggiungessero accordi dignitosi, non ci vedrei nulla di male nell’appoggiarli, anzi!
    Un’ultima considerazione. In queste settimane il quadro a sinistra del Pd si è significativamente modificato. L’offensiva di D’Alema contro la candidatura di Nichi Vendola in Puglia si è risolta nel suo contrario. Non solo è stata sconfitta la sua proposta (quella di un candidato “moderato” che imbarcasse anche l’Udc), ma il successo di Vendola nelle primarie ha ridato fiato anche al progetto di cui Vendola stesso è portavoce nazionale e cioè Sinistra Ecologia e Libertà.
    Questo è avvenuto per due motivi. In primo luogo Vendola ha gestito bene lo scontro con il Pd e ha dimostrato sul campo che i cinque anni di governo della regione non hanno scalfito la sua popolarità in Puglia nel popolo della sinistra, popolarità che, anzi, come si è visto dal risultato delle primarie, è aumentata. In secondo luogo perché, per come è fatta la politica oggi, la presenza nei media è decisiva per acquisire consenso. L’esposizione del leader di SeL, nelle ultime settimane, è stata notevole e ciò ha determinato, stando ai sondaggi, una crescita del suo movimento. La stessa accoglienza riservatagli al congresso dell’Italia dei Valori è sintomatica di questa nuova situazione.
    L’altra novità è proprio quella che si è prodotta con il congresso dell’IdV. Occorrerà aspettare un po’ di tempo per vederne gli effetti concreti. Intanto mi sento di fare questa parziale valutazione: ne esce vincente Di Pietro, con la sua linea di avvicinamento al Pd, mentre ne escono sconfitti De Magistris e il suo ipotetico progetto di aggregazione a sinistra (si parla da un po’ di tempo di un asse tra l’ex pm di Catanzaro e Vendola). Tra l’altro, il modo con cui è stato ottenuto il sostegno alla candidatura di De Luca alla regione Campania (il punto su cui maggiore era stato il dissenso di De Magistris) e cioè attraverso un coinvolgimento diretto della platea dei congressisti, dimostra come Di Pietro abbia in mano il suo Partito.
    Che fare dunque? Io penso che, nonostante le indubbie difficoltà, sia necessario andare avanti sui due binari sui quali stiamo lavorando. Da un lato, la Federazione della Sinistra, cioè un progetto di unità che dia una risposta in controtendenza rispetto alle rotture di tutti questi anni. Penso che dopo le regionali questa proposta vada allargata senza nessuna preclusione a tutti i soggetti a sinistra del Pd e dell’Idv, a maggior ragione se l’asse tra questi due partiti si dovesse consolidare. Dall’altro lato, il rafforzamento di Rifondazione Comunista che dovrà porsi l’obiettivo, nell’ambito dell’iniziativa concreta della Federazione (e quindi senza nessuna precipitazione organizzativistica), della ricomposizione delle forze comuniste.

  30. caro claudio, le 5000 battute del mio articolo in risposta al tuo e a quello di bellotti erano poche per chiarire bene alcune cose. mi interessa discutere seriamente ed interloquire con te e quindi posto qui e sul mio blog alcune considerazioni per continuare, se anche tu lo vuoi, il confronto.
    non ho mai creduto che tu pensi che sia meglio fare accordi “a prescindere”. non penso che centrodestra e centrosinistra si equivalgano. c’è la riduzione del danno e il voto utile e bisogna tenerne conto. non penso che non si possa ottenere in un accordo qualcosa di utile anche se bisogna tener conto bene se si tratta di cose sostanziali e vere capaci di cambiare, anche parzialmente, la realtà politico sociale o se si tratta di cose ininfluenti e/o non veramente esigibili. non ho preclusioni per nessun tipo di accordo elettorale (non di programma). e sono d’accordo con diverse tue affermazioni. chiarito questo, secondo me, ci sono almeno due cose che tu sottovaluti o non valuti affatto.
    1) è vero che i governi locali non sono il governo nazionale. vale anche per le regioni anche se sono istituzioni legislative. è vero che le scelte amministrative non hanno mai provocato grandi scossoni. come è vero, aggiungo io, che in generale abbiamo sempre preso meno voti che nelle competizioni politiche nazionali. ma c’è un problema grande come una casa. queste istituzioni sono degenerate profondamente. oltre la evidente personalizzazione della politica esaltata proprio in comuni province e regioni dalla natura presidenzialista e dallo strapotere di sindaci e presidenti, c’è stata un’enorme trasformazione del sistema politico. le assemblee non contano nulla giacché sono maggioritarie e i poteri dei sindaci e presidenti sono abnormi. e questo favorisce il loro rapporto personale con i poteri economici ed anche con i partiti che li sostengono. non è un caso che proliferano liste personali dei candidati sindaci e presidenti e che, una volta passate le elezioni, essi fanno sostanzialmente ciò che vogliono. perfino cose strappate con le unghie e con i denti da noi appaiono alla fine come un loro merito mentre a pagare il prezzo delle loro violazioni degli accordi e del programma alla fine siamo solo noi per la delusione e sconcerto che provocano nel nostro elettorato. inoltre, ma è cosa gravissima anche dal punto di vista morale, le retribuzioni dei consiglieri sono lievitate enormemente (con moltissime regioni che hanno stipendi ed anche vitalizi, oltre che prebende di ogni tipo, per i loro consiglieri superiori a quelle del parlamento nazionale). proliferano le consulenze scandalose che spesso vengono lottizzate fra i partiti della coalizione vincente come le migliaia di nomine in enti e consigli di amministrazione. tutto questo, ed altro ancora, costituisce un sistema politico preciso. per noi esserne parte è altamente caro dal punto di vista del consenso per il semplice motivo che i nostri contenuti sono avvertiti, e non sempre a torto, come parole vuote e strumentali. e in un circolo vizioso si finisce anche noi con il produrre “personaggi” locali che usano il partito come conviene a loro. che non esitano a cambiare partito se gli conviene per mantenere le loro posizioni nelle istituzioni. che non si fanno scrupolo di costruire proprie clientele e di inquinare lo stesso partito e i suoi organismi dirigenti. ho ancora negli occhi quelle platee di centinaia di persone che votavano come il loro assessore al congresso del partito senza dibattito e non posso mandare giù il fatto che ci siano organismi dirigenti la cui maggioranza dei membri dipende (attraverso assunzioni, consulenze e nomine) direttamente dagli istituzionali.
    questa realtà esiste. ignorarla o sottovalutarla è un errore.
    ci sono migliaia e migliaia di compagne e compagni che si sono allontanati dal partito per queste cose. perché c’è una sensazione, spesso fondata, che le lotte, i contenuti, le posizioni del partito, non siano il vero centro della politica del partito.
    e poi, come c’è il voto utile, c’è l’astensionismo motivato dal voltastomaco per queste cose che è tipico dei nostri elettori che al partito certe cose non le possono perdonare.
    queste considerazioni non cambiano di una virgola la necessità di provare a fare accordi ed anche di combattere attivamente le semplificazioni settarie classiche o nuove (ma su questo torno) che siano.
    ma discutere di accordi facendo finta che il sistema politico sia quello di venti anni fa e che non sia degenerato fa, invece, una bella differenza. come risulta essere totalmente inefficace per contrastare anche il settarismo. che si alimenta proprio della degenerazione delle istituzioni per rifluire nell’illusione che la soluzione sia separarsi da tutto e da tutti.
    per questo mi sono permesso di dire che bisogna sapere che le elezioni, quelle locali molto di più di quelle nazionali, sono per noi un terreno avverso. che non bisogna coltivare illusioni. che bisogna considerarle un passaggio meramente tattico. che senza un solido, continuativo e strutturato lavoro sociale non c’è alcuna speranza di riprenderci. per questo penso che non basti parlare di unità della sinistra e praticare, con enorme fatica, l’unità alle elezioni. se l’unità non comprende e non alimenta il lavoro sociale è inutile e viene vissuta come inutile anche dai militanti più generosi e disinteressati.
    2) tu insisti molto sul settarismo. ma in realtà abbiamo il problema che anche in aree di militanti, non parlo nemmeno degli iscritti, c’è la stessa cultura politica dei talk show televisivi. chi la spara più grossa è più di sinistra. non si ascolta e non si tiene conto della verità che c’è nell’altra posizione. ad ogni scelta tattica si grida al tradimento. il basismo ultrademagoico impera. il processo alle intenzioni e le dietrologie di tutti i tipi sono considerate non solo utili, ma perfino le più intelligenti, per capire e criticare le posizioni degli altri. se c’è un nemico principale ed assolutamente trasversale è proprio la subalternità alla cultura (sottocultura è meglio) politica dominante. e, come sai, se ci sono i settari classici che alzano la voce perché si fanno accordi, ci sono anche quelli che liquidano critiche fondate con l’accusa di settarismo. il cui effetto sul partito non è certo meno grave del settarismo.
    ecco, caro claudio, le mie considerazioni aggiuntive.
    se ne hai anche tu postale qui e sul mio blog.
    un abbraccio
    ramon

  31. un comunista del PRC Says:

    Eppure mi pare chiaro lo scritto di Grassi nel finale Ramon! scrive di due binari uno quello della Federazione, l’altro quello del PRC che appunto descrive come OBBIETTIVO del partito dentro la Federazione della ricomposizione dei comunisti.
    Cosa significa? che PRC e PdCI e chi altro si riunifichino ovvio mi pare! e contestualmente i comunisti uniti sono nella Federazione di una sinistra più larga! ma intanto si lavora sulla riunificazione di comunisti.
    mi pare se pur fai finta di non notare la differenze concentrarsi su questo obbiettivo che mi appariva in passato assai più sfumato, almeno nelle dichiarazioni ufficiali di Grassi

  32. Luca Marini Says:

    Ramon su quasi tutto concordo nella tua risposta al secondo articolo di grassi, ma non ti sembra di esagerare nel dire che l’ultrabasismo impera? Io in questa fase fase vedo dominare il verticismo anzichè il basimo o ultrabasismo. Mi sbaglierò ma nello specifico degli accordi non mi dire che si può parlare di basimo imperante, c’è basismo ma io lo vedo un elemento marginale al confronto del verticismo.

  33. caro comunista del prc, anch’io ho detto cento volte, perfino rispondendo a te in passato, che non ha senso che ci siano 5 o 6 partiti comunisti. e che bisogna parlare di unità comunista fondandola sulla pratica sociale e dentro il processo unitario della sinistra anticapitalista. io non sono dentro la testa di claudio grassi. mi attengo alla lettera di ciò che scrive. e scrive quasi il contrario di ciò che hai scritto tu mote volte. o vuoi negare di aver detto che bisogna fare l’unità comunista invece che la federazione? cosa significa, secondo te, rafforzare rifondazione comunista, non avere precipitazioni organizzativistiche e proporsi in questo modo la ricomposizione delle forze comuniste?

  34. Eh si, Luca, il basismo (anzi, l’ultrabasismo) impera, ci vorrebbe un altro po’ di verticismo per bilanciare. Lasciateli lavorare, insomma, mica vorrete mettere bocca: che pretesa assurda.

  35. caro luca marini, è meglio chiarire cosa è il basismo. quando ci sono compagni, anche dirigenti, che dicono di parlare a nome della base, perché loro si che sanno cosa vuole la base, è basismo. quando un iscritto esprime una opinione e pretende di aver più ragione perché lui è di base e non per la qualità della sua opinione è basismo. quando si invoca l’intervento del vertice del partito per dirimere controversie locali (la base contro il vertice locale invoca il segretario o la direzione) è basismo. quando si coltiva l’illusione che cambiando tutti i dirigenti si risolvano i problemi è basismo. quando si criticano i vertici facendo finta che alla base non ci sono gli stessi identici difetti e/o non si vuol vedere come spesso i militanti e gli iscritti siano subalterni alla politica dominante è basismo.
    caro luca, personalismi, incapacità di discutere serenamente dei pro e dei contro di ogni scelta, superficialità e disinformazione, settarismi ed opportunismi di ogni tipo, albergano sia nel vertice che nella base. spesso più nella base per il semplice motivo che i gruppi dirigenti sono obbligati a discutere di documenti e di mediazioni mentre in una assemblea di base spesso invece che discussione ci sono “sfoghi” e sparate.
    intendiamoci, se ci sono questi problemi la responsabilità è in primo luogo dei gruppi dirigenti. che per diversi motivi, spesso per niente nobili, assecondano qualsiasi cazzata per assicurarsi il consenso alla propria corrente o semplicemente per quieto vivere. più si usano argomenti basisti e più si rafforza il verticismo. il basismo è proondamente intrecciato col verticismo. si alimentano a vicenda. e spesso producono il leaderismo.
    spero ci siamo capiti.

  36. egregio buran, la risposta a luca vale anche per te. evidentemente non sai che il basismo è congeniale proprio al verticismo più sfrenato. criticare una posizione o decisione esagerando nelle argomentazioni senza mettere nel conto i pro e i contro seriamente non fa nemmeno il solletico al verticismo. anzi lo rafforza. è verticismo estremo anche usare strumentalmente la base per fare scontri dentro il vertice. ma dubito che chi scrive commenti come i tuoi, senza nemmeno prendere in considerazione le idee altrui, possa essere d’accordo.

  37. Luca Marini Says:

    Ramon direi di sì

  38. Chi ti ha detto che non prendo in considerazione le idee altrui? Solo che, in una situazione come questa che stiamo vivendo come partito, lamentarsi del “basismo” equivale alle lamentele di Grassi contro il “settarismo”. Io le giudico anacronistiche. Faccio un esempio: in una regione x si fanno degli attivi di federazione e di zona, fra l’altro con una discreta partecipazione, per discutere del nostro atteggiamento rispetto alle elezioni. Solo che, in maniera non prevista, queste hanno tutte un esito opposto rispetto a quanto auspicato dalla maggioranza del gruppo dirigente. Allora che si fa? Si inventa la “consultazione telefonica”, cioè si asserisce che è stato chiesto il parere via telefono a un tot di compagni, e quindi l’esito degli attivi sarebbe ribaltato. Questo è solo uno dei tanti fatti realmente successi. Io lo chiamo verticismo e mancanza di democrazia, ed è questo, a mio parere, uno dei problemi all’ordine del giorno. Poi il basismo, se c’è, è magari una reazione a questo, ma è un fatto per me secondario. E’ come se di fronte a un’ondata di freddo a gennaio con 10 gradi sotto zero, il telegiornale desse consigli su come non scottarsi e mettesse in guardia contro i colpi di sole: in linea generale è giusto, ma nella situazione concreta è fuori luogo. Il tutto a mio modesto parere, ovviamente.

  39. Perchè non vengono annullati i voti e i congressi dei GC di Sicilia e Calabria come venne fatto al recente congresso di PRC?
    il maggior numero di iscritti dei Giovani Comunisti è in Sicilia! ben 966 peccato che poi prendiamo percentuali di voti alle elezioni da prefisso telefonico zero virgola, non vi viene nessun dubbio qui e in Calabria (846 iscritti!) di tesseramenti gonfiati e guarda caso vince la mozione uno a man basse consentendo di vincere così il Congresso nazionale dei GC!!
    continuate così pur di vincere ma poi vedrete che ripercussioni nelle elezioni vere!!!

  40. vittorio Says:

    Caro Ramon,che tu stia cercando di fare da”cerniera” tra lo stalinismo di Claudio Grassi(dice bene Bellotti che il suo articolo poteva intitolarsi”chi critica gli accordi è un settario”) e l’assolutismo di Bellotti,è chiaro agli occhi di tutti i militanti di Rifondazione,e questo è lodevole da parte tua per cercare di rendere meno lacerante il conflitto che mai come ora,è deflagrante nel partito.Non mi convincono però le tue motivazioni, tu risolvi il tutto con la tesi che gli acordi o i non accordi sono passaggi pieni di “controindicazioni e contraddizzioni” e che vanno vissuti tatticamente a mio modo di vedere in una logica di realpolitik assolutamente fuori luogo per le condizioni reali vissute dal partito ora. La realpolitik può essere applicata quando la tua forza d’urto e i rapporti di forza ti permettono di farlo, oggi non è così, la nostra presenza nei governi locali o anche gli accordi elettorali,ci vedono assolutamente subalterni agli indirizzi centristi del PD,che credo siano oggi presenti in modo omogeneo in tutta Italia.Come puoi dire che un candidato ed un programma sono accetabili o meno? ognuno di noi può trovare miile motivazioni per fare un accordo o non farlo, ma la dirigenza nazionale non ha dato indicazioni chiare sui discrimini,quindi ogni territorio valuta in autonomia spesso in base a logiche che poco hanno a che fare con programmi,candidati ecc. ecc.Grassi è stato molto esplicito dobbiamo eleggere per fare soppravvivere economicamente il partito e per avere un minimo di visibilità. Quindi io credo che alla fine saranno molte le regioni dove gli accordi si faranno e molto poche quelle dove non si faranno.ad oggi andiamo da soli solo in Lombardia dove nonostante le nostre suppliche lo “sceriffo” Penati non ci ha voluto,e forse in Campania per l’assoluta impresentabilità del candidato,ma stiamo facendo accordi elettorali con la Bresso(tav e mi pare nucleare) con la Bonino(abolizione art. 18 ecc. ecc.)Marche con l’UDC nella coalizione ecc.ecc. Ritengo che la soprevvivenza del partito passi tramite anche delle scelte chiare sull’alternatività o la subalternità verso il centrismo del PD,stiamo sbraitando contro Dipietro e Sel accusandoli di fare accordi organici con Il PD….ma non non stiamo facendo praticamente lo stesso????

  41. caro buran, se ti ho detto che non prendi in considerazione le idee altrui è sulla base dei tuoi due post precedenti a questo. mica faccio lo psicologo e non ho poteri telepatici. se vuoi mettere dei commenti dove condanni chi non la pensa come te dando a me del cerchiobottista e sentenziando che il gruppo dirigente è immorale e senza nemmeno argomentare uno cosa dovrebbe rispondere? che sei un provocatore della cia? che sei scemo? che sei uno del pd che semina zizzania fra di noi? che non capisci un cazzo di politica? che sei uno che è incazzato perché non è stato candidato? e posso continuare all’infinito. ma io non dico così perché non penso così.
    non basta avere opinioni. bisogna anche saper discutere, caro buran. e non si discute facendo a gara a chi la spara più grossa e a chi grida di più.
    è così difficile capire questa banalità?
    del resto, anche se è cambiato leggermente il tuo tono ti ostini a non prendere in considerazione le idee altrui.
    io ho scritto diverse cose sulla degenerazione del sistema politico ed anche cose come: “e in un circolo vizioso si finisce anche noi con il produrre “personaggi” locali che usano il partito come conviene a loro. che non esitano a cambiare partito se gli conviene per mantenere le loro posizioni nelle istituzioni. che non si fanno scrupolo di costruire proprie clientele e di inquinare lo stesso partito e i suoi organismi dirigenti. ho ancora negli occhi quelle platee di centinaia di persone che votavano come il loro assessore al congresso del partito senza dibattito e non posso mandare giù il fatto che ci siano organismi dirigenti la cui maggioranza dei membri dipende (attraverso assunzioni, consulenze e nomine) direttamente dagli istituzionali.” ed ho tirato in ballo il “basismo demagogico” (che io concepisco come ha scritto rispondendo a luca marini) per confutare la tesi secondo la quale è il settarismo classico il problema del partito.
    ti sembra che il tuo post interloquisca con me tenendo conto delle mie opinioni?
    comunque, come vedi, io mi ostino ad interloquire. a spiegare le mie opinioni senza accusare nessuno di essere in malafede, immorale, cretino.
    non solo per rispetto e buona educazione, che io penso sia indispensabile fra compagni, ma anche perché mi interessa che le mie opinioni siano considerate e non scartate. perché è logico che se io dico che sei in malafede ed immorale, anche se poi dico delle cose fondate, tu non le prederai mai in consideraione. perché le cose fondate ti appariranno come argomenti strumentali per dimostrare che sei traditore, in malafede e che sei immorale.
    e questo, se permetti, non è cerchiobottismo, ma è ciò che distingue una critica da un insulto. una analisi da uno slogan demagogico. un argomento da un urlo.
    io non vedo come pericolo il settarismo classico. sono stato anch’io mille volte accusato di essere settario ma non importa perché ritengo di essere in grado di dimostrare che non lo sono. ma cerco di stare al merito della discussione perché se rispondo a chi mi accusa di essere settario accusandolo di essere un traditore del proletariato, un agente del pd, un immorale, non solo oscurerò le mie ragioni ma fornirò ulteriori argomenti a chi mi accusa di essere settario.
    ma vedo come pericolo la riduzione della discussione in scontro fra tesi precostituite e contrapposte che invece che confrontarsi con una seria analisi della realtà citano aspetti della realtà, ignorando gli altri, alimentando non la soluzione dei problemi bensì divisioni sempre più insanabili.
    ti spiace prendere in considerazione il seguente ragionamento:
    se fai un accordo col pd nell’attuale sistema politico (come l’ho descritto più sopra nella risposta a grassi) devi mettere nel conto il rischio di finire in una posizione subalterna indipendentemente dalle tue intenzioni, e devi mettere nel conto che c’è anche il rischio che esista un partito che nel corso del tempo finisce con l’essere il docile strumento in mano agli istituzionali. e se non fai un accordo col pd, dato il sistema elettorale e politico attuale, corri il rischio di apparire, e di essere oggettivamente, un aiuto alla vittoria della destra. corri il rischio che perfino le avanguardie che lottano ti dicano che con la scusa di volere tutto in realtà non riduci nemmeno il danno ed ottieni il peggio. corri il rischio di assecondare esattamente ciò che vuole il pd. e cioè che il conflitto sia totalmente espulso dalle istituzioni.
    se dico che la questione della scelta da fare nelle elezioni regionali è controversa è per questo. è perché vedo la contraddittorietà di qualsiasi scelta. e considero logico che ci sia chi la vede più spostata da una parte e chi la vede più spostata dall’altra.
    mi piacerebbe che se ne discutesse seriamente, senza scomuniche (tu sei settario e tu sei opportunista), senza processi alle intenzioni, senza insulti.
    mi piacerebbe che si sappia distinguere un accordo di governo da un accordo elettorale. mi piacerebbe che si sappia discutere mettendo nel conto i fatti e non le previsioni che sono e restano previsioni.
    se dopo le elezioni, dove si è fatto un accordo elettorale, il consigliere eletto voterà tutte le cose della giunta si prenderà atto di questo e il partito avrà il dovere anche di constatare che l’accordo elettorale era sbagliato. ma se dopo le elezioni il consigliere farà giuste battaglie e voterà coerentemente anche contro certi provvedimenti della giunta si dimostrerà che la scelta dell’accordo elettorale era giusto.
    ma è totalmente privo di senso dividersi sulle previsioni con condimento di insulti e accuse di tutti i tipi. anche perché alla prova dei fatti le divisioni saranno tali che invece di poter prendere atto della realtà dei atti si proseguirà uno scontro infinito. distruggendo il partito.
    diffido da chi proclama continuamente il comunismo, la rivoluzione ecc e poi si comporta come se le scelte elettorali tattiche siano quelle che dimostrano lo natura del partito e inverano o smentiscono la sua strategia. sia nella versione di chi esalta gli accordi sia nella versione di chi li demonizza.
    il basismo esiste, caro buran. e più verticismo c’è più basismo c’è. e più basismo c’è più verticismo c’è. non si combatte il verticismo con argomenti basisti. così lo si rafforza.
    ciao.

  42. egregio ninorc. cosa credi di dimostrare dicendo cose così? cosa credi di ottenere? credi che su un blog personale si possa dirimere quanto hai denunciato? l’unica cosa che puoi ottenere è di confondere le acque e di gettare fango sui giovani comunisti e sul prc. uno sport da tifosi di calcio. che non ha nulla a che vedere col comunismo e con alcun contenuto.
    invece che scriverle qui approfittando l’assenza di censura e coperto dall’anonimato sarebbe meglio che le scrivessi nei cessi degli autogrill come anno i veri tifosi di calcio.
    ho lasciato il tuo post solo perché sia evidente un esempio di come non si debba e non si possa discutere.
    ma non illuderti di poter continuare.

  43. Bucharin77 Says:

    scusate se insisto su cose che mi qualificano come un tifoso di calcio (del resto sempre meglio che burocrate) ma oggi sul Sole 24 ore, in un suo articolo, Emma Bonino non ha escluso la privatizzazione di Acea, l’azienda che gestisce il servizio idrico della città e non solo. Da vera radicale qual’è (cioè una liberista coerente) l’ha condizionata a un vero processo di liberalizzazioni del mercato. Dunque prima liberalizzazioni e poi privatizzazioni. Emma Bonino fa, bene, il suo mestiere, altri si coprono solo di ridicolo.

  44. caro vittorio, tu confondi la realpolitik con una analisi seria della realtà. se sei debole devi ignorare la realtà e le sue contraddizioni. devi ignorare le conseguenze di ciò che scegli di fare? strana concezione quella secondo la quale se sei forte, invece, puoi permetterti la realpolitik.
    infatti, caro vittorio, mi spieghi perché se dici che sei contro la tav e il nucleare e se dici che in consiglio voterai contro non puoi fare un accordo elettorale con la bresso. forse che la destra è contro la tav e il nucleare?
    è vero che sarebbe meglio che chi è contro la tav e il nucleare potesse votare per le liste che sono contro la tav e il nucleare. ma le elezioni non funzionano più così da venti anni. non fare i conti con questa verità, giacché gli elettori votano soprattutto, se non esclusivamente, per uno schieramento contro l’altro, non è utile a raccogliere consensi contro la tav. io saluterei positivamente il fatto che si sia preso atto che non ci può essere un accordo di governo e che con un accordo tecnico elettorale si possano chiedere voti contro la tav senza subire l’esodo dei “voti utili”. so bene che c’è la controindicazione che molti penseranno che appoggi la bresso per le poltrone. ma come vedi ogni scelta ha la sua controindicazione. ma anche quella di rompere a prescindere ha la sua. o credi che se ti presenti senza accordi non ci sarà chi dice che lo fai per la visibilità? sulla base di posizioni estremiste? e per far vincere la destra?
    del resto lo stesso vale per la bonino. lei ha detto che è contro il nucleare. perchè mentre raccogli le firme per il referendum contro la legge trenta non puoi fare un accordo con lei che garantisce, in caso di vittoria, che la regione lazio sarà contro le centrali nucleari e che tu, proprio per la differenza che hai con lei su tante cose non entri nel governo e ti tieni la libertà di votare coerentemente in consiglio. perché?
    veramente non lo capisco.
    infine, tu dici di prevedere dove e come si faranno gli accordi.
    voglio farti notare che si voterà in 13 regioni. e che in 10 (piemonte, liguria, toscana, emilia, marche, umbria, lazio, puglia, calabria, campania) eravamo al governo. in una, la basilicata, all’opposizione del centrosinistra e nelle altre due rimanenti, veneto e lombardia, all’opposizione del centrodestra.
    io credo che, ammesso e non concesso, se gli schieramenti dei quali facciamo parte con un rinnovato accordo di governo vincano le elezioni di nuovo, saremo al governo al massimo in tre o quattro regioni.
    non mi sembra che possa essere ignorato questo dato.
    se avessimo voluto rifare tutti gli accordi di governo avremmo fatto un incontro con bersani garantendo il nostro appoggio a prescindere e lui lo avrebbe imposto anche a penati.
    quindi, caro vittorio, al di là delle reciproche previsioni che verificheremo a cose fatte, dire oggi che noi siamo come di pietro o come sel è banalmente non vero.
    infine che bisogno c’è di mettere sempre etichette alle posizioni altrui?
    grassi rifiuta l’etichetta di stalinista e certamente bellotti quella di assolutista. discutere senza etichette aiuta a stare nel merito della discussione. mettere etichette arbitrariamente oscura il merito e rischia di far degenerare la discussione.
    ciao

  45. caro bucharin, io rispondo ai tuoi post. tu non ti degni nemmeno di rispondere ai miei.
    ti rinnovo la sfida. visto che hai detto che le indicazioni di chianciano sono state disattese, per favore, documento alla mano, cita cosa di quel documento è stato disatteso. o il congresso di chianciano si misura sui documenti votati o si misura su cosa ne hanno detto i mass media.
    quanto al tuo ultimo post risponderti è semplicissimo.
    la bonino sa benissimo che voteremo contro la privatizzazione di qualsiasi cosa. come sa che si è impegnata a dire no alle centrali nucleari nel lazio.
    secondo te è più difficile spiegare che abbiamo fatto un accordo con la bonino ma che voteremo contro qualsiasi privatizzazione e che per questo rinunciamo a prescindere ad entrare al governo e che se vince la coalizione il lazio si opporrà al nucleare, o è più difficile spiegare che noi non facciamo accordi con la bonino rischiando sia di non entrare in consiglio (con il risultato che chi è contro le privatizzazioni non avrà nemmeno un consigliere) e che se vince la polverini oltre alle privatizzazioni avremo certamente anche il nucleare?
    credo tu sia di roma. dovresti sapere che nel lazio ci sono moltissime lotte ambientaliste. davvero pensi che alla fine tutti quelli che sono contro il nucleare e che ci hanno votato in passato ci voterebbero di ronte a questa alternativa reale?

  46. A me pare che si ragioni come se fossimo “vergini”. Non è che siamo per la prima volta nelle istituzioni regionali, e non è che siamo estranei anche a esperienze di governo, mi pare. Da come la metti tu sembra quasi così. Ma perchè non partire da un bilancio di quello che è stato, prima di tutto? E collegarlo poi a quello che è il quadro politico nazionale? Era quello di cui ci si lamentava, a proposito del bertinottismo (la mancanza di bilanci politici sulle nostre esperienze), al congresso di Chianciano, proponendoci di cambiare registro. Invece nisba. Se si fosse affrontata per tempo la questione, tirando le conseguenze del caso, non saremmo ridotti, a 40-50 giorni dal voto a domandarci che fare, se farci intortare per l’ennesima volta in programmi vaghi con qualche contentino ( di facciata) o se andare da soli all’ultimo minuto, magari perchè rifiutati e senza un lavoro di “cucitura” alle spalle coi movimenti e i soggetti che ci dovrebbero essere più vicini, mettendo a repentaglio la nostra credibilità anche a sinistra. E a proposito di questione morale, io non metto in dubbio la tua, di moralità, vorrei soltanto che fosse verificato se la ragione sociale del partito è sempre la solita e se tutti i compagni hanno intenzione di aderirvi davvero. Parlo, tanto per dirne una fra le tante, del sostegno fuori luogo a giunte o personaggi di cui, dopo, ci dobbiamo vergognare.

  47. Luca Marini Says:

    Ramon tu sostieni che non segui da vicino i dibattiti e le modalità con cui si stanno affrontando gli accordi elettorali nei vari cpr e nelle varie segreterie regionali. Io penso che ciò che è avvenuto ieri nel cpr toscano sia piuttosto grave e ne meriti di attenzione, perchè c’è un limite a tutto.

  48. Bucharin77 Says:

    Caro Ramon, mi sfidi a indicare dove il documento di Chianciano è stato disatteso. Bene. Cominciamo da:
    “Anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone in questa fase.” Non mi pare francamente che gli accordi di governo locali che stiamo stipulando siano rispettosi degli obiettivi generali del nostro partito.
    Ma continuiamo:
    “Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.” La federazione, come tutti possono constatare, non è riuscita in questo scopo, poiché ormai è solo un aggregato PDCI-PRC più Salvi.
    Poi: “la ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.
    E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.”. Non abbiamo avviato nessuna campagna organica a promozione di quanto è contenuto in questo brano del documento. L’idea di un referendum sulla legge 30, dovresti saperlo meglio di me, è solo un antipastino, o una fuga in avanti, se si preferisce.
    Di seguito viene: “Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.”. Beh, a proposito di questo il dissenso fra me e te è ampio, e non vi ritornerei. Sta di fatto che c’è una parte del partito in CGIL che appoggia il campione della concertazione, Guglielmo Epifani.
    Infine: “Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.
    E’ parimenti necessario rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del conflitto.”. Su questo zero assoluto.
    Di nuovo: “E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.”. Bisogna ai vari cacicchi locali se questo punto si è realizzato oppure no.
    Infine: “La democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.”. I compagni l’hanno constatata in questi giorni la democrazia del partito.

  49. caro buran, se tu ti degnassi di leggere e/o di tenere in considerazione ciò che ho scritto nei miei articoli (non perché penso che sia importante ciò che scrivo ma perché avendo espresso un netto dissenso sulla linea scelta dalla direzione sulle regionali non mi si può accusare di pensare che siamo vergini e non posso ripetere tutto su ogni post) dovresti sapere che sono molto critico con le esperienze di governo locale.
    solo che cerco di non esagerare, di non lasciarmi prendere la mano dai miei stessi argomenti fino a non vedere che le cose sono sensibilmente cambiate.
    eravamo al governo in almeno dieci regioni. lo saremo in due o tre o quattro. al massimo. è lo stesso? no!
    come ha già detto a vittorio se avessimo voluto fare come in passato avremmo fatto un bell’incontro con bersani e avremmo detto di entrare in tutte le coalizioni di governo. e lo avremmo certamente ottenuto.
    invece abbiamo scelto, anche sulla base di critiche alle esperienze di governo passate, di decidere caso per caso localmente, e dando l’indicazione (cosa mai fatta in passato) di contemplare anche l’eventualità, come poi si fa in diverse situazioni, gli accordi elettorali che ci lasciano liberi in consiglio.
    è lo stesso? no!
    basta? no!
    io penso che si sottovaluti la natura degenerata delle regioni e che non ci sia e non si percepisca la nostra diversità (ma questo vale anche per dove non si fanno accordi).
    ma non analizzare e vedere i cambiamenti che ci sono e dire che è tutto come prima è totalmente sbagliato.
    quanto alla moralità prima lanci il sasso e poi nascondi la mano.
    ma tu hai scritto: “Purtroppo credo che il problema sia l’assoluta inadeguatezza culturale e politica (e anche morale, diciamolo) del gruppo dirigente di questo partito, nazionale ma anche locale”.
    o questa affermazione va presa sul serio e allora, caro buran, tu ti erigi a giudice supremo non solo della qualità del gruppo dirigente ma anche della sua moralità o non va presa sul serio e bisogna annoverarla come una delle tante sparate demagogiche che si fanno, come nei talk show.
    scegli tu.
    ma davvero non ti sembra di esagerare dicendo che tutti i gruppi dirigenti sono inadeguati culturalmente, politicamente e moralmente?
    no, dico, credi che sparandole così tu ti possa dare più ragioni?
    oppure posso dirti che se tu ritieni di avere il metro per giudicare così tutti gli altri sei una iperbole dello stalinismo più deteriore.
    quanto alla mia moralità ti ringrazio, ma non ho bisogno che sia tu, anonimo frequentatore del blog, a decidere della stessa.
    ciao

  50. caro bucharin, non ho più tempo. domani ti risponderò, punto su punto.

  51. Io non mi erigo a giudice supremo, però giudico, come si fa normalmente per tutte le cose. Gli accordicchi, il sostegno a persone che si rivelano indegne etc. sono tutte cose fatte all’oscuro del gruppo dirigente nazionale? Oppure spesso quest’ultimo è intervenuto e interviene a incoraggiare e a condizionare, sia direttamente, che attraverso le correnti, certe scelte locali? E poi, qual è la linea di confine che non si può superare? TAV, inceneritori, gassificatori, grandi opere speculative, privatizzazioni etc. sono sempre contenuti irrinunciabili oppure si possono aggirare con opportune manovre “tattiche”? Mi aspetto qualche parola di conforto perchè non sono più tanto convinto che sia così per tutti.

  52. Bucharin77 Says:

    oplà è caduto pure l’unico argomento di Ramon a favore della Bonino: anche Polverini si è schierata contro il nucleare nel Lazio. Che facciamo adesso? Come difendiamo ancora l’indifendibile?

  53. Ma come fai Ramon ad affermare: bastava chiedere un incontro a Bersani e avremmo fatto l’accordo in ogni regione” ma dove! quindi UDC non conta se il PD fa accordi organici con il PD noi come potevamo sostenere di governare assieme all’UDC!! quindi il tuo dire cade soronamente infatti dove è presente UDC con PD noi saremo fuori, pertanto è solo per questa motivazione che siamo non all’interno di un possibile governo. poi vuoi mettere la confusione che regna ovunque basta leggere le prese di posizione di tanti compagni che mettono in risalto la scarsa capacità di direzione del gruppo dirigente nazionale. Comunque su un punto sono perfettamente d’accordo oggi Gabiele assessore in Campania ha lasciato ufficialmente il PRC.
    comunque seguendo il tuo ragionamento sul partito sociale io avrei privilegiato la corsa solitaria e basta con l’importanza di avere consigliei perchè la storia dei comunisti e di tanti che si ribellano nel mondo non èlegata alle prebende del potere altrimenti meglio chiudere bottega.

  54. x Luca Marini Says:

    tu scrivi del CPR toscano ma cosa è successo non lo dici. vuoi spiegare?

  55. Luca Marini Says:

    Claudio sarò molto conciso senza dilungarmi nei particolari. Mercoledì si sono incontrati la segreteria del prc toscano e quella del pd per arrivare a far approvare alcuni emendamenti al programma del candidato presidente del PD ( uno tra tutti riguardava i CIE). Dopo l’incontro i nostri dirigenti se ne escono soddisfatti perchè i CIE sapriscono dal programma (anche se non del tutto perchè anzichè CIE ci si accorda su centri di riconoscimento e reintegrazione). L’accordo è fatto, tutti i giornali ne parlano, nazionali e locali. Si riunisce il CPR per votare l’accordo. Dopo un’ora però giunge un e-mail dal PD con il programma non emendato anzi peggiorato, insomma un autentico schiaffo. Il cpr si spacca, la segreteria si spacca, si ricompone all’ultimo su una proposta di prendere 24 ore di tempo per chiedere al PD se l’e-mail mandata è un errore o no.
    Tralascio altri particolari mi sembra di aver già detto molto. In questo momento non so cosa succederà, perchè nonostante tutto l’ipotesi dell’accordo rimane in campo.

  56. Io penso che rifondazione abbia proprio sbagliato strada.
    Secondo me dopo la disfatta del governo prodi doveva ritornare a una ricerca di vera ALTERNATIVA riallacciando i rapporti per un’azione comune con le forze uscite da rifondazione da sx e con altre forze affini.
    Giudico la linea uscita da chianciano come un tentativo maldestro di portare avanti piu progetti: da un lato far ritornare queste forze all’ovile, ma far ritornare all’ovile anche le forze uscite da dx per opposte e inconciliabili ragioni: tra le ragioni di ferrando o cannavò e quelle di diliberto o vendola sono senz’altro più in sintonia con le prime. Il gruppo dirigente ha invece, volutamente, privilegiato le seconde. E non diciamo che l’invito era rivolto a tutti; si era rivolto a tutti, ma decisamente piu al pdci e a salvi, che non a SC e PCL.
    Per quanto riguarda l’invito di andare a rileggersi i documenti di chianciano: dentro quei documenti ci si può ritrovare di tutto! Sono così ambigui e senza senso che tutti ci si possono ritrovare! “Autonomia politica e culturale dal PD”: chi puo essere in disaccordo? SC e PCL sono autonomi, rifondazione è autonoma, perfino il PDCI al governo dopo il 98 restavano al loro posto per non far scomparire l’anomalia della tradizione comunista, ovviamente sempre culturalmente e politicamente autonomi.
    Alla fine le pratiche politiche non sono cambiate. Rifondazione mi sembra un partito affannatto a convincere, forse supplicare, il PD di tenerci con loro, lasciando perdere programmi, questione morale e decenza politica a mio parere. Non c’è bisogno di una forza di questo genere, esiste già SEL per questo, si sta forse formando un asse vendola-de magistris per questo. Se rifondazione non vuole puntare ad una sinistra veramente autonoma dal pd(mi rendo conto che anche questo veramente autonoma non spiega molto, ma non ho molto spazio) spostandosi decisamente a sx(più a sx di SEL se può essere d’aiuto) allora che sciolga ogni tipo di ostilità verso vendola, sposi il progetto vendola e contribuisca, magari con apporti demagistriani, micromeghiani ad una sinistra alleata competitiva del PD ma piu forte politicamente ed elettoralmente(un po’ come è stata IDV). Non prenderla come un offesa ramon, ti prego, è un progetto che ha una grande dignità, che è utile al paese, ma non è il mio progetto.
    Una precisazione: non credo che tu sia un settario, ne un opportunista, ne uno a caccia di poltrone. Lo dico perche, in sincerita, mi sembra che in questo ultimo post hai risposto a molti commenti accusandoli di offenderti. Quindi ti dico subito che la mia intenzione non è polemica, ma volevo solo esplicitare una mia divergenza.
    arco

  57. Ramon sei patetico ma vai a dare una mano alle FARC oggi i colombiano hanno distrutto il loro ospedale con molti dirigenti dentro vedi i rivoluzionari che fino fanno?

  58. caro bucharin, eccoci. hai raccolto la sfida, grazie. ma mettiamoci d’accordo su una cosa. cosa significa disattendere? significa non seguire una decisione, una norma o una previsione scritta, o significa deludere le tue aspettative? è evidente che se parliamo di un documento politico significa seguire o meno ciò che c’è scritto nel documento e non le tue opinioni.
    comunque:
    1) “Anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone in questa fase.” Non mi pare francamente che gli accordi di governo locali che stiamo stipulando siano rispettosi degli obiettivi generali del nostro partito.

    non ti pare? è giusto che tu abbia una opinione. ma sai benissimo che chiunque abbia una opinione diversa dalla tua può dire: a) la verifica è stata fatta, tanto è vero che in diverse situazioni noi abbiamo deciso di non far più parte del governo. b) l’autonomia dei diversi livelli è stata rispettata. c) fra gli obiettivi generali c’è la nostra presenza istituzionale.
    non è il documento ad essere stato disatteso. è la linea che proponi tu ad essere stata disattesa. la linea del “con il pd non si deve fare nessun accordo”. se l’accordo è possibile e devono decidere i cpr è anche logico che si dica che l’accordo stipulato va bene o meno, ma questo è ben diverso dal dire che a chianciano si era decisa una linea diversa da quella scritta.

    2) “Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.” La federazione, come tutti possono constatare, non è riuscita in questo scopo, poiché ormai è solo un aggregato PDCI-PRC più Salvi.

    non c’è documento della direzione o del cpn che non dica esattamente queste cose scritte nel documento di chianciano. e tutti gli atti sono andati in questa direzione. esattamente per realizzare quanto previsto nel documento. c’è chi ha voluto vederci il nuovo arcobaleno. chi ha voluto vederci il tradimento dell’unità comunista. chi ha voluto vederci il nuoco partito e chi più ne ha più ne metta. ma la realtà è che il prc ha provato ad applicare alla lettera ciò che c’è scritto nel documento di chianciano. ci si è riusciti pienamente? no. ma, checché ne dica tu non siamo alla ine del tentativo, ma solo all’inizio. e certamente dopo le elezioni il prc riprenderà la battaglia per realizzare il progetto. che per altro in alcune realtà è veramente un aggregato di di soggetti collettivi e individuali anticapitalisti e non la pura somma del prc e del pdci. certamente è difficile realizzare il progetto visto che il pdci pensava, legittimamente dal suo punto di vista, che bisognasse semplicemente unificare i due partiti, e che sinistra critica e il pcl pensano rispettivamente che si deve sciogliere tutto per are il nuovo partito anticapitalista e il pcl che sono tutti di destra (compresa sinistra critica) e che non si impegna in nessun rapporto unitario. resta da vedere se la proposta è giusta o meno. e resta il tempo per verificarlo. ma basta leggere il documento per capire che la nostra proposta di federazione è esattamente la traduzione del documento stesso.

    3) “la ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.
    E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.”. Non abbiamo avviato nessuna campagna organica a promozione di quanto è contenuto in questo brano del documento. L’idea di un referendum sulla legge 30, dovresti saperlo meglio di me, è solo un antipastino, o una fuga in avanti, se si preferisce.”

    questa proprio non la capisco. vuoi negare che il prc abbia detto ripetuto e tentato di are queste cose? non c’è lotta di fabbrica che non sia stata al centro dell’iniziativa del prc. non c’è lotta per la casa che non ci veda presenti. non c’è politica economica proposta da noi che non parta da queste cose. non c’è sciopero o manifestazione a cui non abbiamo aderito e partecipato. certo i mass media non ne parlano e non ti invitano in tv a porta a porta a discutere di queste cose. cos’è una campagna organica?
    è una campagna organica proporre i gap e aprire vertenze locali contro il carovita? è una campagna organica dire “saliamo tutti su tutti i tetti” e fare migliaia di manifesti nazionali e locali su questo punto centrale della lotta? è una campagna organica insistere con tutte le organizzazioni locali affinché mettano in piedi, anche supplendo alle carenze sindacali fiom compresa, coordinamenti di fabbriche in lotta? è una campagna organica dire che bisogna costruire comitati antisfratto dovunque? fare un referendum contro la precarietà è una fuga in avanti o un antipastino?
    veramente non capisco.

    4) “Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.”. Beh, a proposito di questo il dissenso fra me e te è ampio, e non vi ritornerei. Sta di fatto che c’è una parte del partito in CGIL che appoggia il campione della concertazione, Guglielmo Epifani.”

    questo passo del documento è esattamente ciò che ha ispirato la linea del partito. letteralmente. sai cosa vuol dire: “autonomia del sindacato” ? lo sai benissimo ma fai finta di non saperlo. significa che hai tutto il diritto di criticare i contenuti delle politiche sindacali della cgil ma non quello di dare indicazione di voto dentro la cgil. poi sai bene che non è vero che lavoro e società ha appoggiato la linea concertativa. come sai che anche dentro il documento alternativo ci sono fior fior di dirigenti di categoria che hanno sempre appoggiato a spada tratta la politica concertativa. ma questa è un’altra storia. comunque tutti, perfino patta, hanno capito che i contenuti proposti dal prc sono oggettivamente vicini alla mozione alternativa e che quindi la favoriscono. e tu sostieni il contrario. mah!

    5) “Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.
    E’ parimenti necessario rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del conflitto.”. Su questo zero assoluto.”

    convengo con te che non è stato fatto quasi niente. tranne il mettere in cantiere una rivista che si prefigge questo obiettivo e che sta per uscire. con enorme ritardo è vero, ma che sta per uscire. oltre a diversi convegni, anch’essi ignorati dai mass media, sulla caduta del muro di berlino, sulla crisi e la sua natura (il prossimo è domani), su gramsci, sull’anniversario della bolognina, sull’unione europea con esponenti di altri partiti europei, sul partito sociale (anche con esponenti del ps olandese). sul (contro) la riabilitazione di craxi. e ne dimentico diversi.
    è vero che sembra che queste iniziative di riflessione teorica e di approfondimento non interessino quasi nessuno. mentre appassiona la discussione sulle elezioni. ma questo rimanda al solito problema. e cioè quello per cui, al di là di frasi roboanti, per troppi la discussione teorica è ridotta a citazioni estemporanee al servizio della propria posizione sull’accordo elettorale o meno.

    6) “E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.”. Bisogna ai vari cacicchi locali se questo punto si è realizzato oppure no.

    quanto al leaderismo mi pare che l’obiettivo sia stato centrato. anche se una parte della base cosiddetta avrebbe banalmente gradito la sostituzione di un leader con un altro. ci sono, invece, cacicchi. ma sono contrario all’idea che il problema si risolva con espulsioni, scissioni, scontri e scomuniche. è un problema che attiene, come dico da tempo, alla nostra internità al sistema politico come esso è realmente. e che non c’entra nulla con accordi o non accordi.

    7) “La democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.”. I compagni l’hanno constatata in questi giorni la democrazia del partito.”

    caro bucharin, la democrazia è organizzata e prevede sedi decisionali e competenze e responsabilità. non si può tirare come si vuole da tutte le parti. se un segretario regionale a una dichiarazione e dice io auspico un accordo col pd subito c’è uno che dice è una violazione della democrazia. ma se lo stesso segretario dice io penso che non si possa fare nessun accordo col pd quello stesso applaudirà e dirà che il segretario ha interpretato la volontà democratica degli iscritti e del popolo e ce ne sarà un altro, che nel primo caso aveva applaudito, che dirà che è antidemocratico. questo modo di fare è una cazzata di proporzioni gigantesche. e rivela solo una concezione superficiale e strumentale della democrazia. secondo lo statuto ed anche il documento di chianciano a decidere di accordi locali sono gli organismi locali. con un voto. punto. io penso che sia necessario introdurre la consultazione vincolante degli iscritti sugli accordi elettorali. e mi batterò per questo ancora. anche mettendo nel conto le controindicazioni che pure esistono. ma non mi sogno nemmeno di dire che se un cpr decide con un voto diverso da quello che vorrei io allora è antidemocratico. e non mi sogno nemmeno di immaginare una organizzazione nella quale non vige il principio della responsabilità e delle competenze nelle decisioni e che unzioni, invece, a suon di scontri e dichiarazioni e post sui blog in internet.

    già che ci siamo rispondo anche al tuo ultimo post.

    io ho fatto l’esempio del nucleare. ammesso che la polverini sul nucleare sia credibile come la bonino era ed è solo un esempio. ne vuoi un altro? è lo stesso avere la bonino sui diritti civili o la polverini che ha in lista con lei quelli che si dedicano ad accoltellare i gay e che dicono che bisogna cancellare aborto e divorzio?
    ma il problema non è l’esempio che si fa. è la tua idea che non si possano fare accordi elettorali perché, come certa stampa, riduci tutto a: appoggiare o meno il candidato. come se le elezioni fossero un referendum fra chi ama la bonino e che la odia.

    ciao

  59. caro buran, proprio non ascolti e non vuoi capire. se il prc avesse detto: cambiamo posizione sulla tav e voteremo a favore della tav avresti ragione tu. fai finta di non sapere che non è così. perché fare un accordo elettorale per cui tu fai vincere la bresso e la sua coalizione di governo e loro, in cambio, accettano che tu non appoggerai il governo e voterai contro la tav è, per l’appunto, un accordo che non c’entra nulla con quello che dici tu.
    gli obiettivi irrinunciabili vivono se si perseguono veramente, non se si predicano in astratto. essere contro la tav e in nome di questo ottenere il risultato che in consiglio non ci sarà nemmeno un consigliere che porrà il problema e voterà contro, non è un buon servizio alla lotta contro la tav. è solo introiettare l’idea che i contenuti sociali, il conflitto, sono incompatibili con la politica e le istituzioni. ma questo è esattamente ciò che vogliono sia il pd che il pdl. per non parlare del fatto che c’è chi è contro un inceneritore e chi è a favore della tav e viceversa. chi è per i diritti civili e liberista e chi è antiliberista e contro i diritti civili. e così via. allora che si fa? quando si discute di tav non si accetta di accordarsi con uno, sia esso un partito o una persona, perché quello è a favore di un’altra cosa contro la quale non ci battiamo?
    mah!

  60. caro claudio, ribadisco che se il prc avesse avuto la posizione di rifare tutte le esperienze di governo lo avrebbe ottenuto. va da se che stiamo parlando di un esempio astratto. ma devi convenire che se avesse quella posizione avrebbe sorvolato anche sull’udc. credi non sia così? beh, sinistra e libertà ha fatto esattamente così ed è in tutte le coalizioni di governo. ma il prc ha scelto un’altra linea. secondo me non sufficientemente alternativa come ho scritto mille volte. ma è un’altra linea ed infatti ha prodotto pochi accordi di governo, diversi accordi elettorali ma non di governo ed anche la scelta di andare da soli. a un certo punto si è insistito per rompere col pd e per fare coalizioni alternative al pd. se si farà in poche realtà o in una sola è perché altri, verdi sel ed anche idv, alla fine si sono sfilati. ma questa è la dimostrazione che la linea del prc non è quella che dici tu.
    capisco che tu non sia d’accordo ma non puoi ignorare la realtà e descrivere la posizione altrui come ti pare per far risaltare la tua come l’unica giusta.
    ciao

  61. Guarda che la TAV (che è uno dei problemi, ma non certo il solo) non c’è solo in Piemonte, ma in diverse altre regioni. E che non sono solo in discussione accordi elettorali, ma anche accordi di coalizione veri e propri.

  62. caro luca marini, se faccio un accordo e quello viene disatteso da una email chiedo un chiarimento. se si è violato l’accordo discuto il da farsi di fronte alla novità. se non si è violato e si tratta di un errore materiale o di una furbizia ma si rispetta l’accordo ne prendo atto. o pensi che si debbano fare accordi o non fare sulla base di una email che fa circolare un documento non emendato? mah!
    rovescia la vicenda. il prc ha chiesto un cosa fondamentale per fare l’accordo. al tavolo non viene accettata. mentre il cpr si appresta a decidere di rompere arriva una email che dice accettiamo la proposta del prc. che si fa? si rompe lo stesso perché la nostra proposta è stata accettata in ritardo? si vota subito l’accordo prendendo per buona una email? o si chiede un chiarimento e poi si vede?
    guarda che so benissimo che non puoi che convenire su una simile banalità. il problema è che il clima in cui si discute non è normale ed ogni cosa diventa un dramma. ed ogni espediente valido nella contesa. ed ogni esagerazione legittima. in un senso e nell’altro.
    l’accordo può essere giusto o sbagliato. e tutte le opinioni sono legittime.
    ma non si discute così. e non me ne frega nulla, e tanto meno si può stabilire qui sul blog, chi ha un grammo, un etto, un chilo o una tonnellata di colpa in più nell’aver ridotto la discussione a questa miseria.
    ciao

  63. caro buran, devo dedurne che quindi in piemonte pensi sia giusto fare l’accordo? o che bisogna farlo in calabria con tutti quelli che sono contro il ponte? o che bisogna parlare di tav anche dove è stata già realizzata?
    ma dai.

  64. caro marcoz, c’è chi mi offende. ma non mi adombro. considero solo una degenerazione della politica l’idea che si possano fare processi alle intenzioni e lanciare accuse coperti dall’anonimato ed abusando dalla non censura rivendicando, per giunta, di essere veri comunisti e militanti di sinistra.
    quanto alle cose che scrivi, mi spiace, ma non stanno così.
    la proposta dell’unità della sinistra anticapitalista era ed è rivolta a tutti.
    il pdci voleva la fusione dei due partiti comunisti e sinistra critica la costituzione di un nuovo partito anticapitalista. il pcl ci ha detto che si presenterà solo alle elezioni di qui all’eternità.
    noi abbiamo insistito sull’idea che si debba are l’unità sulla base di discriminanti chiare ed abbiamo ottenuto 1) che si dica che con il pd non c’è nessuna possibilità di fare un accordo di governo pieno a livello nazionale. 2) che la federazione si costituisca alla fine del 2010. e dopo le elezioni torneremo alla carica affinché tutti possano entrare nel processo costitutivo avendo la facoltà di decidere su tutto. tranne che su tre cose. la simbologia non può essere diversa dalla falce e martello. indipendenza (non autonomia) dal pd. e nessuno scioglie identità ed organizzazione.
    3) affrontare la prova delle elezioni con pragmatismo, evitando di farne l’occasione per scivolare nell’internità al centrosinistra come nell’isolamento testimoniale.
    questo non c’entra nulla con sel. ma proprio nulla.
    può darsi che il progetto sia impossibile da realizzare. può darsi.
    ma se permetti ciò che proponi tu è l’abdicazione più totale. dovremmo scegliere fra sel e sinistra critica? io dico di no. e dico che per quanto entrambe queste posizioni appaiano più chiare e più facili da realizzarsi, anche grazie ai mass media che amano semplificazioni di questo tipo, sono entrambe totalmente subalterne al pd. per il semplice motivo che definiscono se stesse a partire dal rapporto che hanno o vogliono avere col pd. e sono destinate, entrambe, a rafforzare il pd.
    finché nella sinistra albergherà l’idea che le elezioni sono tutto, che i contenuti vivono negli accordi o disaccordi elettorali, che il lavoro sociale è un accessorio per ottenere voti, che le relazioni politiche definiscono la identità, non ci sarà speranza perché questa logica non può che produrre divisioni all’infinito e perfino totale impotenza nell’ambito che si considera a torto centrale. e cioè quello elettorale.
    un abbraccio.

  65. Luca Marini Says:

    Eddai Ramon non incentrare tutto sull’e-mail, quello è solo un aghetto in un pagliaio. Perchè siamo arrivati a questo punto? Perchè di fatto non si è mai presa in considerazione l’idea di rompere. E non sono io che ho reagito all’e-mail accusando il PD di essere traditore etc etc, ma coloro i quali solo due giorni prima esultavano per aver ottenuto una vittoria.
    Ma stiamo sul merito: Sono mesi che nei vari attivi di circolo convocati, nei federali si sollevano critiche per come si sta procedendo, ci sono stati interi circoli che hanno votato contro il mandato a proseguire per le trattive con il Pd anche quando era evidente che il PD e non solo volevano letteralmente scaricarci. Senza una seria analisi dell’esperienza passata in giunta, senza prepararsi ad un eventuale rottura o alla costruzione di una lista alternativa. Ecco perchè poi si arriva a questi punti e cioè alla totale subalternità. Non è stato elaborato nessun programma alternativo ma si è deciso di provare ad emendare all’ultimo momento un testo veramente pessimo da molti punti di vista tutto incentrato sullo sviluppismo, le privatizzazioni, gli inceneritori e da ultimo i CIE. La verità è che secondo me quel testo era inemendabile, ma non avendo elaborato uno nostro ci siamo seduti al tavolo con la speranza di piccoli ritocchi che non scalfivano l’impianto programmatico. E ripeto non sono io che in base ad un e-mail decido se farlo o meno l’accorodo. Io non sono nemmeno nel cpr ho raccolto gli elementi da chi ha riportato l’andamento del cpr (e ritengo fonte molto attendibile). In base a quell’e-mail la segreteria si è spaccata e ci sono state anche annunci di dimissioni. Ecco magari le domande rivolgile anche a coloro che ieri hanno agito così e che sono passati dal trionfalismo alle invettive di rottura nel giro di 24 ore.

  66. Sul Piemonte, da compagno che risiede in un’altra regione, penso solo che sia anacronistico, comunque, trovarsi nella lista dei sostenitori della Bresso. Anche perchè non credo sia facile far passare il messaggio che si tratta solo “solo” di un accordo elettorale. In ogni caso la TAV (che, ripeto, è solo una delle tante questioni aperte) non è stata “già realizzata”, ci sono degli snodi fondamentali sui quali è in corso uno scontro politico. E poi, per riprendere il discorso che fa Luca, l’episodio dell’e-mail è solo l’ultimo risvolto tragicomico di una vicenda che va avanti da molto tempo. Tu, forse, minimizzi i problemi, e credo che sia un modo per nascondere la testa sotto la sabbia. D’altronde anch’io, ancora a cinquant’anni suonati, quando un film mi spaventa troppo distolgo lo sguardo.

  67. Claudio Says:

    non c’è lotta di fabbrica che non sia stata al centro dell’iniziativa del prc. non c’è lotta per la casa che non ci veda presenti. non c’è politica economica proposta da noi che non parta da queste cose. non c’è sciopero o manifestazione a cui non abbiamo aderito e partecipato. certo i mass media non ne parlano e non ti invitano in tv a porta a porta a discutere di queste cose. cos’è una campagna organica?
    è una campagna organica proporre i gap e aprire vertenze locali contro il carovita? è una campagna organica dire “saliamo tutti su tutti i tetti” e fare migliaia di manifesti nazionali e locali su questo punto centrale della lotta? è una campagna organica insistere con tutte le organizzazioni locali affinché mettano in piedi, anche supplendo alle carenze sindacali fiom compresa, coordinamenti di fabbriche in lotta? è una campagna organica dire che bisogna costruire comitati antisfratto dovunque? fare un referendum contro la precarietà è una fuga in avanti o un antipastino?
    veramente non capisco.
    MA DOVE VEDI QUESTE COSE COSAESALRI RAMON DAVVERO MI LASCI SENZA FIATO DA TANTA SCIOCCA PROPAGANDA MA DOVE VEDI FARE QUESTE COSE NEL PARTITO SE NON IN MISURA RIDOTTISSIMA!! MA DAI SMETTI DI ESAGERARE

  68. Claudio Says:

    carenze sindacali FIOM_ ma te sei davvero offuscato senza il sindacato e con il PRC come scrivi sopra gli operari sarebbero completamente abbandonati !!ma smetti davvero

  69. PARTITO SOCIALE Says:

    IL PARTITO E’ PRESENTE IN TUTTE LE LOTTE CHI DICE IL CONTRARIO E’ UN BUGIARDO SFIDO TUTTI A VEDERE I FILMATI O LE FOTO SU YOU TUBE O SU FACEBOOK.
    VOI CHE FATE TANTI I SAPIENTONI CHE FATE??

    VI DICO SOLO CHE PER LE BRIGATE DELLA SOLIDARIEYTA’ IN ABRUZZO SI SONO ALTERNATI CIRCA 900 COMPAGNI VENUTI DA TUTTA ITALIA.

    PRIMA FARE E POI PARLARE…………

  70. lucaocchionero Says:

    Per prima cosa faccio gli auguri al mio amico Ramon perchè oggi è il suo compleanno!!
    Secondo: non è bello che i compagni cerchino di difendere le proprie posizioni dicendo delle bugie, perchè sulle Marche, da quello che mi risulta è stata detta una grossa bugia sostenendo che si va in accordo con l’UDC. E’ noto invece l’esatto contrario: PRC, PDCI, Sinistra e Libertà e federazione della sinistra andranno invece da soli appoggiando il compagno Rossi al quale faccio i migliori auguri per una solida vittoria nelle elezioni della sua regione sconfiggendo il candidato del PD e della destra.
    Terzo: Il compagno Grassi è persona molto misurata ed intelligente. Sa benissimo che dire che il centrosinistra è “sempre” meglio del centrodestra è una grave imprecisione. Perchè se così non fosse non si capirebbe la differenza tra il centrosinistra pugliese che (anche per l’influenza del PRC) si batte contro il nucleare, le trivellazioni dell’Eni nel mare di Taranto, che ha internalizzato 8.000 precari della sanità; ed il centrosinistra della Bresso che invece ha come obiettivo principale quello di realizzare la TAV. Anzi io porrei la domanda, traendo spunto da ciò, per chiedere semmai qual’è la linea nazionale del PRC: internalizzare i lavoratori togliendoli dalla precarietà come si è fatto in Puglia, oppure appoggiare(in forma tecnica o meno) quei governi che al contrario fanno scempio del proprio territorio in nome di un mal compreso “modernismo” capitalista gettando al vento miliardi di euro pubblici che potrebbero essere destinati altrove? Spero non venga scambiato per settarismo anche tale domanda di chiarezza che a me pare legittima.
    Quarto: Chi ha scritto quella cosa sulla Colombia è un terrorista e spero di avere al più presto i suoi riferimenti per segnalarlo ai compagni ed alle compagne antifascisti militanti. Grazie!

  71. Prc Marche Says:

    Vi assicuro che abbiamo avutro pressioni da ogni dove per sostenere spacca qui nelle marche,ma noi abbiamo detto di no e l’intera Federazione con SeL candiderà Rossi,l’ex presidente della provincia di ascoli.
    Anche in campania siamo riusciti a tenere duro e seppur abbiamo avuto pressioni da parte di gabriele,che è passato armi e bagagli nel pd,si andrà da soli.
    C’entra ben poco ferrero o grassi,nelle elezioni ammnistrative c’entrano moltissimo i dirigenti locali.
    Auguri anche ad Agnoletto e alla nostra battaglia in Lombardia

  72. PARTITO SOCIALE Says:

    ARANCIA METALMECCANICA IN TUTTA ITALIA. DOMANI ALLE 10.00 A TORINO A PIAZZA CASTELLO IL PORTAVOCE DELLA FEDERAZIONE PAOLO FERRERO A VENDERE LE ARANCE IL CUI RICAVATO SOSTIENE LE LOTTE DELLE/I LAVORATRICI/ORI

    Arancia Metalmeccanica continua a svilupparsi in tutta Italia. Da oggi, e per tutta la settimana, si venderanno in molte parti d’Italia 10 mila kg di arance il cui ricavato servirà a sostenere le casse di resistenza dei lavoratori in lotta.
    Arancia Metalmeccanica ha fino ad oggi venduto circa 50 mila kg di arance in tutta Italia per sostenere le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici, per portarle con i banchetti dai presidi delle fabbriche in lotta al centro delle città.
    La Federazione della Sinistra ha scelto di essere utile nella crisi e di rimettere al centro la solidarietà tra le/i lavoratrici/ori e tra queste/i ed il territorio, motivo per cui l’iniziativa riscuote successo.
    La scorsa settimana a Bergamo e provincia sono stati fatti 12 banchetti vendendo 3000 kg di arance con i lavoratori della Pigna e della Frattini.
    Questa settimana i banchetti di Arancia Metalmeccanica saranno in Sicilia per sostenere la lotta dei lavoratori di Termini imerese, in Umbria per sostenere la lotta dei lavoratori della Merloni, nel Lazio a Civitavecchia, a Milano per i lavoratori di MAFLOW (Trezzano sul Naviglio), METALLI PREZIOSI (Paderno Dugnano), LARES (Paterno Dugnano), MARCEGAGLIA (Milano) e OMNIA SERVICE (Milano). in Toscana per i lavoratori di Agile ex Eutelia.
    A Brescia per alimentare le casse di resistenza dei lavoratori in lotta.

    DOmani mattina, a Torino, in p.zza Castello, dalle 10.00 in poi sarà presente il portavoce della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero.
    Le/i lavoratrici/ori di Agile ex Eutelia e la Federazione della Sinistra oltre ad organizzare l’iniziativa per la vertenza in attto, vogliono ricordare a tutti che non si può morire di lavoro o di non lavoro.
    Per questo hanno deciso di dedicare l’iniziativa ad Emanuele, il ragazzo suicidatosi ieri a Torino dopo aver saputo del suo licenziamento.

    PRIMA FARE E POI PARLARE………!!!

  73. trotskista Says:

    Fare cosa? Vendere le Arance e sostituirsi alla Croce Rossa in Abruzzo?
    Prima elaborare un programma e poi parlare.

    “Con gelido cinismo e senza il minimo rimorso ad ogni esemplare superattivista più o meno autoconvinto di serissime funzioni, e ad ogni sinedrio di novatori e pilotatori del domani ripetiamo: “jateve a cuccà!”. Siete impotenti anche a caricare la sveglia”. (Amadeo Bordiga)

  74. x Luca Marini Says:

    Caro Luca sbagliavi di grosso in Toscana, ieri accordo fatto con il candidato del PD Enrico Rossi, spaccatura profonda nel partito, ma si sa come scrive ironicamente Rizzo in un manifesto propagandistico contro la Federazione “TENGO FAMIGLIA”.
    Perchè hai voglia a dire che i CIE sono stati tolti salvo poi dire nel programma di Rossi che se il governo li propone in Toscana dobbiamo renderli “umani” poi si accettano con tranquillità gli inceneritori buttando a mare tutti i convegni sul tema e inimicandosi tutti i comitati toscani. accordo elettorale con i Verdi solo per superare lo sbarramento, vorrei ricordare che i Verdi toscani hanno sparato a zero sulla falce e martello comunque potenza dello sbarramento al 4% si unisce di tutto.
    sempre più caotica la situazione nelle regioni, ovunque scelte le più disparate, mi pare un gruppo dirigente nazionale che non riesce proprio ad orientare nulla nelle periferie.

  75. Luca Marini Says:

    X claudio
    Non mi sembra di aver sbagliato, dicevo infatti che nonostante tutto l’ipotesi dell’accordo rimaneva in campo.

  76. caro luca marini, come vedi è privo di senso discutere qui dell’andamento di una riunione locale sulla quale il sottoscritto e un lettore del blog che non abbia partecipato a quella riunione non sa nulla. io mi sono riferito a quanto avevi scritto tu ed ho risposto in generale, sul metodo. ma forse ho sbagliato. quanto alla toscana ho già detto la mia opinione diverse volte. ma penso che un dirigente, ma vale anche per qualsiasi iscritto e militante, debba rispettare le decisioni locali e degli organismi preposti a prenderle. e non contrastarle sui giornali e in qualsiasi sito pubblico. tanto meno con esagerazioni e accuse di tutti i tipi.
    mi sono trovato tante volte in minoranza e in dissenso radicalissimo nella mia vita politica. ma non ho mai picconato l’organizzazione alla quale appartenevo. non serva a nulla farlo.
    ciao

  77. caro buran, ecco perché non possiamo trovarci d’accordo. per te alle elezioni si è sostenitori o detrattori del candidato alla presidenza. mica si vota per eleggere un consiglio e mica si propongono contenuti. siccome i mass media presentano le elezioni con un estremismo personalista scandaloso noi ci dobbiamo adeguare. ma è proprio questo che è il massimo dell’elettoralismo e della subalternità al pd e ad altri.
    ciao

  78. caro claudio, purtroppo nelle discussione, anche nel direttivo di circolo più sperduto, il centro è quasi sempre la politica ufficiale, o dominante che dir si voglia. ma ti assicuro che non c’è lotta di fabbrica o ambientale o sui diritti civili che non veda la partecipazione, spesso protagonista, dei militanti del prc. faccio decine di iniziative pubbliche ogni anno e posso dire, sulla base della mia osservazione diretta che le cose stanno così. inoltre mi informo sia leggendo liberazione sia con i siti dei dipartimenti del partito e sui siti promossi dal partito sulle lotte sociali e sulla osservazione della repressione.
    tu dove ti informi per esprimere quel giudizio? sui mass media? e quali?
    vorrei farti notare che succede che un circolo partecipi alla lotta di una fabbrica, che organizzi un gap, che faccia dieci iniziative pubbliche ogni anno sui temi più diversi e così via. puoi stare sicuro che la stampa locale parlerà solo delle beghe fra il pd e il prc e che se per caso su queste ultime ci sono divergenze dentro il prc delle divisioni del prc. e non mancano i compagni che appena hanno una divergenza emettono un bel comunicato stampa.
    purtroppo così stanno le cose. c’è una politica reale del partito e una politica virtuale e tutta interna al sistema politico-massmediatico vigente. finché si penserà che quella che conta veramente è la seconda si perderà.
    ciao

  79. caro luca occhionero, grazie per gli auguri. ma non postare più insulti a persone e commenti su cose sconosciute ai lettori del blog, per favore. e lascia perdere minacce a sconosciuti che insultano me tirando in ballo la colombia. è molto meglio ignorare.
    quanto a ciò che scrivi sulla tav e sugli accordi non posso fare altro che ribadire quanto ho già detto rispondendo ad altri.
    un abbraccio

  80. egregio trotskista, a parte il fatto che sputare sulle collette per sostenere le lotte e sulla solidarietà attiva e militante alle popolazioni colpite dal terremoto è veramente rivelatore di come tu concepisca la politica, non credi che la bella citazione di bordiga si possa applicare proprio a te?

  81. trotskista Says:

    Non credo proprio.

  82. Luca Marini Says:

    Ramon che dire, è vero che questo spazio non è il più consono per affrontare certi aspetti, si rischiano semplificazioni, invettive e di sputare sentenze che magari il giorno dopo vengono smentite. Penso di non essere solito ad affrontare il dibattito in modo superficiale, tendo ad informarmi con i mezzi che ho e a verificarli prima di fare sentenze.
    Ormai le decisioni sono prese, non so se sono in minoranza tra gli iscritti, non penso, le rispetto, ma non ho condiviso niente di come abbiamo affrontato la questione elettorale in Toscana e gli esiti dell’accordo. Accordo con il centrosinistra, lista unitaria con i verdi e richiamo all’unità con sel, per giunta in una regione dove la minor importanza del richiamo al voto utile e i consensi ricevuti dalla federazione non solo alle europee ma anche alle provinciali potevano portarci a tutt’altre scelte.
    E non dico niente sulle liste, per adesso solo indisrezioni.
    Ecco intrverrò e farò le mie valutazioni al cpf di Prato, valutazioni critiche senza picconare un bel niente.
    Farò come sempre la campagna elettorale e per un po’ taccio sull’argomento.

  83. Si, vabbè, rigiriamo la frittata che è cotta..

  84. Mario Giannelli Says:

    Il problema del settarismo è un male endemico della sinistra, e non solo, certo il modo in cui lo descrive il compagno Claudio Grassi è funzionale per far passare la linea degli accordi. Ho scelto di militare in Sinistra Critica ma guardo con attenzione e rispetto a quello che avviene nel mio ex partito. Non vi auguro altre scissioni o sconfitte perché sarebbero un dramma per tutti. Tuttavia non posso non sottolineare come la strada intrapresa sia quella della sopravvivenza di un ceto politico (assessori, consiglieri, ecc) che cercano nell’alleanza con il PD di ritagliarsi uno spazio. Non sto accusando nessuno di tradimento ci mancherebbe altro. Per tradire bisognerebbe avere almeno alimentato qualche illusione e purtroppo non mi sembra sia stao cosi. A mio modesto parere servirebbe una alleanza di sinistra anticapitalista che rinunci alla visione identitaria che i Diliberto e i Grassi dentro la federazione e i Ferrando e i Rizzo fuori dalla federazione ci propugnano. Servirebbe un cantiere aperto dove sperimentare una nuova politica di ricomposizione. Invece il PRC si chiude su stesso e rischia veramente di perdere l’ultimo treno. In Tosacana dove io vivo non riuscirò a votare perché io sono alternativo al blocco di potere che da 50 anni governa la mia regione, perché sono contrario agli inceneritori e soprattutto ai CIE. Sfido chiunque a darmi del sttario perché non ce la farò a votarvi? Sarà la prima volta che non voto ma a tutto c’è un limite. L’inadeguatezza dell’organizzazione in cui milito (SC) è sotto gli occhi di tutti e non lo nascondo abbiamo provato senza riuscirci a costruire una lista “Per un altra Toscana” con dissidenti Verdi, Per il Bene Comune, umanisti, grillini, ecc. Perché l’unità va sempre cercata ma in autonomia dal PD! I comunisti duri e puri del PCL e dei CARC hanno preferito la strada in solitaria senza riuscire a presentare un bel nulla. Il PRC a cui abbiamo chiesto di porsi alla guida di questo polo alternativo ha preferito sottomettersi al PD. E’ un errore strategico. Tutti i mal di pancia che ci sono nel vostro partito rischiano di dar vita ad un emoragia molto pericolosa non solo per il PRC ma per la sinistra di classe in generale. Ricordo infatti che la scissione più grande che ha subito Rifondazione si chiama Turn Over. Se altre/i compagne/i si passivizzeranno andando a casa sarà veramente triste ma queste scelte lasciano aperto questo rischio.
    Dal di fuori vedo almeno tre, forse quattro, PRC e non gli identifico in base a posizioni politiche ma a modi distinti di intendere la politica: 1)Il PRC del gruppo dirigente che prova con Ferrero a ricostruire tra le macerie (l’analisi che fa sul congresso dell’IdV è ampiamente condivisibile peccato sia tardiva) 2)Il PRC dei quadri intermedi e della burocrazia, degli assessori e di chi non riesce ad intendere la politica se non dentro un quadro istituzionale 3)Il PRC partito sociale fatto di tanti giovani e non, che si impegnano nei GAP, nelle librerie, nei collettivi, con tanta generosità magari purtroppo alle volte rinunciando alla discussione teorica. C’ è forse un quarto partito che è in realtà lo scontro tra le posizioni in atto non ancora definite. (lo vedremo al prossimo congresso.)
    Non vorrrei essere brusco e crudo ma ho paura che l’era di Paolo Ferrero come segretario stia per giungere al termine. Grassi e Diliberto hanno di fatto lanciato un OPA sulla federazione e al prossimo congresso presenteranno il conto.
    Caro Ramon io so come mi risponderai ma questo augurio è l’augurio sincero che faccio al PRC che il prossimo segretario possa essere tu.
    Non ti perdono, tuttavia, di aver fatto passare quasi quattro mesi prima di aggiornare il tuo blog questo silenzo più di ogni altra parola esprime il malessere che anche tu e tanti compagni state vivendo. Perché Paolo Ferrero è cosi timido? Perchè tu, Cremaschi o altri non prendete in mano l’iniziativa? Non potete lasciare che il PRC divednti un PCI bonsai perchè allora sarebbe davvero finito tutto!
    Grazie

  85. trotskista Says:

    Guarda Giannelli che il PCL in Toscana, come dappertutto, ci sta provando fino alla fine a presentarsi alle regionali.
    Detto questo si è messo in conto anche la mancata presentazione, ci mancherebbe, il numero di firme è spropositato!
    Ma con questo?
    Che significa?
    Ti chiedo, un partito esiste solo se è presente su una lista elettorale?
    Io penso di no, e che un partito comunista ha chiaro che il terreno elettorale è un intervento secondario al solo fine della visibilità.
    Eppoi, in tutta onestà, presentarsi da soli fuori da logiche elettoralisti, non si tratta di essere dogmatici o “duri e puri”, ma semplicemente coerenti.
    Anche con questo tuo intervento c’è la semplicità dei fatti.
    Mentre il PCL lavora per costruire il partito rivoluzionario, Sinistra Critica punta ad un indefinita sinistra “anticapitalista” (e che si fa con il Bene Comune, umanisti e grillini???)… mentre la Federazione si allea anche con il diavolo pur di mantenere (economicamente) il proprio ceto burocratico. I fatti hanno la testa dura!

  86. Abbiamo fatto errori ma anche cose positive vedi la corsa solitaria in Campania e Marche,dove siamo stati corteggiati sino all’ultimo,Lombardia e probabilmente Umbria……………vediamo alla fine

  87. Mario Giannelli Says:

    Le alleanza caro “troskista” esistono di tipo tattico e di tipo strategico. Il PCL rinuncia ad ogni dialogo con ogni altra forza politica e questo si chiama, ops settarismo ops, non lo volevo dire. Umanisti, Grillini non sono certo dei rivoluzionari ma un sano riformismo anticapitalista e autonomo oggi a me basterebbe. Del resto anche nella prima internazionale riformisti e rivoluzionari convivevano assieme. Marx discuteva assieme a Bakunin e Mazzini chi sono io per non discutere con um militante ambientalista?
    Le rivoluzioni, poi tanto per citare Lenin, non sono qualcosa di chimicamente puro. Io guardo in faccia alla realtà credo ancora nel cambiamento e nella rivoluzione certo non penso alla presa del palazzo d’inverno ma ad un processo assai più complesso. Poi se il PCL ci vuole satre portando il suo contributo o preferisca dare dei centristi e dei traditori agli altri faccia pure. Del resto c’è chi, e a torto, lo dà a voi PdAC, Spartaco e altri gruppetti.
    Si il mio progetto è una forza anticapitalista plurale dove le differernze siano ricchezze unico paletto, e non mi sembra poco, è la non compromissione alle politiche padronali sostenendo governi capitalisti.

  88. Ma ho appena letto che ci alleiamo in Calabria con Loiero parole di Grassi aggiunge anche Liguria ma non c’è lì un accordo con UDC??? facciamo un alleanza organica?? mi cadono le braccia poi Ramon scrive è solo un passaggio ma lascerà tanti di quei laceramenti che speriamo bene

  89. caro luca marini, credo di condividere diverse cose che dici, anche se non tutte. questo spazio non è quello giusto non solo perché si rischiano semplificazioni, invettive ecc. (rischi che valgono purtroppo per qualsiasi luogo) ma proprio perché certe cose o si discutono nelle sedi appropriate o in realtà, invece che la discussione, c’è il casino nel quale chi la spara più grossa e chi urla ed insulta di più crede di aver più ragione. con il risultato che le sedi proprie vengono di fatto espropriate e rese solo sedi formali dove si vota. ovviamente (sia chiaro che parlo in generale e non di situazioni specifiche) la maggior responsabilità ce l’ha chi ha gli incarichi esecutivi e di direzione. perché si è buoni dirigenti non solo se si rispettano le forme ma anche se si da spazio ad una discussione approfondita impostandola come discussione realmente partecipata. ma non è meno grave la responsabilità di chi trovandosi in dissenso e in minoranza, invece che rispettare la maggioranza e circoscrivere la divergenza sottolineando i punti di convergenza, cerca di impedire che si realizzi il deliberato della maggioranza, esalta e moltiplica artificiosamente i punti di divergenza ed accusa gli altri di ogni nefandezza. ciò provoca, e in parte giustifica, un atteggiamento della maggioranza teso a realizzare il proprio deliberato anche usando metodi poco corretti formalmente e rispondendo agli insulti con insulti. la qual cosa alimenta, in un circolo vizioso, contro risposte della/e minoranze. alla fine, spesso, le questioni politiche finiscono col mischiarsi con questioni personali e di gruppi contrapposti a prescindere. gli organismi, invece che luoghi di discussione e approfondimento e decisione, sono la palestra degli scontri a prescindere. i contenuti diventano strumentali rispetto allo scontro. invece che la discussione per affrontare e risolvere un problema ha luogo una discussione in cui anche se è ampiamente possibile trovare un accordo sulla soluzione del problema questa non si trova mai perché il vero oggetto della discussione è vedere chi vince al fine di avere il potere di liquidare l’altro.
    come si può arrivare a questo punto così basso?
    è semplice. questo modo di concepire la politica è quello dominante. è quello che c’è in tutti gli altri partiti a cominciare dal pd. è quello di cui parlano i mass media. è quello dell’epoca delle semplificazioni, della superficialità, dell’individualismo. è quello per cui la politica ufficiale evoca contenuti e problemi sociali non per affrontarli e misurare le divergenze bensì per usarli come strumenti retorici per dare la colpa all’altro.
    un organismo di partito non può funzionare come un parlamento borghese dove la minoranza si comporta come opposizione e la maggioranza come governo. dove si usa l’ostruzionismo e il filibustering. e non ha nessuna importanza chi ha cominciato per primo. perché dovrebbe essere sempre e comunque responsabilità di tutti non far degenerare la situazione e la vita dell’organismo.
    ma siccome siamo in tempi nei quali il parlamento è ridotto a curve contrapposte ecco che chi concepisce, magari senza nemmeno saperlo, l’organismo dirigente come un parlamento (o no ci si è accorti che i mass media chiamano gli organismi dirigenti “parlamentini”) pensa che la politica consista nel denigrare l’avversario e nell’impedirgli di trasformare un deliberato in azione e in risultati. fino all’aberrazione di considerare un proprio successo il fallimento della azione del partito.
    ecco perché dico che discutere fuori dai luoghi appropriati, usando qualsiasi demagogia ed espediente retorico, e con lo spirito di dimostrare che la ragione sta tutta da una parte mentre dall’altra c’è solo il peggio e la malafede, per quanto condita con frasi rosse e roboanti è solo l’esplicitazione di una miseria culturale ed è una terribile subalternità alla politica dominante.
    scusa, caro luca, se ho approfittato del tuo post per ribadire queste cose. non sei tu il bersaglio della mia polemica. del resto il tuo ultimo post lo dimostra.
    un abbraccio e buon lavoro.

  90. Ho Chi Minh Says:

    Scusate se approfitto del vostro blog ma vorrei dire una cosa ai compagni del prc con il massimo rispetto, visto che si sta discutendo di alleanze alle regionali ecc. Dopo che Ferrero ha definito il candidato alla regione campania del Pd, Vincenzo De luca, giustamente “più a destra di Alemanno”, e dopo aver deciso di andare da soli, nelle ultime ore si parla di un incredibile dietrofront. Non so se sono voci credibili, ma qualora la federazione facesse marcia in dietro ed appoggiasse lo Sceriffo di Salerno, sarebbe veramente una cosa gravissima. Parlare di unirsi contro “la camorra” e votare De luca è una vera sciocchezza, perchè chiunque ha occhi per vedere sa che la camorra in campania è un fenomeno trasversale ai partiti e non è che lo sceriffo abbia mai brillato per trasparenza e legalità. Uno che insegue i migranti per la via, uno che dice ai senzatetto bestie, uno che dice che quando sgombera un centro sociale ha un’erezione…mi dite come si fa a sostenere da sinistra??? Scusate ma sono veramente preoccupato e vi dico che consegnare la campania nella mane di un fascista come De Luca è molto peggio che vedere vincere Caldoro, Aiuto,

  91. caro trotskista, hai tutto il diritto di pensare che le elezioni servono solo per avere visibilità (finalmente un concetto chiaro). e io tutto il diritto di dire che questo è elettoralismo puro. del resto è il motivo per cui se tu hai un progetto politico e una cultura politica lievemente differente da un altro, per esempio il pcl dal pdac, sinistra critica da entrambi e così via, il risultato quale è? liste a profusione che essendo talmente simili devono dimostrare che l’avversario è un traditore. ed ecco che sinistra critica diventa falsa avendo turigliatto votato per la proroga della missione in afghanistan. il pcl falso perché ferrando aveva accettato la candidatura nel prc. e così via all’infinito. trasformare le organizzazioni in sette (questo si che è settarismo) e, nella modernità, cercare la “visibilità” sui mass media e nella scheda elettorale, e contemporaneamente ritenere di essere rivoluzionari è proprio il segno dei tempi.

  92. caro mario giannelli, come puoi ben capire abbiamo delle divergenze molto importanti. io non penso che sia dirimente, al fine di apprezzare un progetto politico, il rapporto col pd, o se preferisci il rapporto col governo. ne in un senso ne nell’altro. tanto per essere chiaro io rifarei l’esperienza del governo prodi del 2006. nessuno fino ad ora mi ha convinto che non tentare l’accordo, frustrare a priori le speranze che tanti movimenti di lotta avevano manifestato, e non spostare la contesa sulla realizzazione di un programma di legislatura invece che sul giudizio astratto dei ds e di prodi, sarebbe stata la scelta giusta. del resto tutti dimenticano, o fanno finta di dimenticare, che nel congresso di venezia solo ferrando propose di non fare accordi di nessun tipo. se avessimo fatto come proponeva sinistra critica, ammesso e non concesso che l’accordo elettorale avrebbe prodotto la sconfitta di berlusconi, tutti i problemi e le contraddizioni (quelle vere) si sarebbero presentate ugualmente. o credi che dopo due mesi dalle elezioni vinte per un soffio sarebbe stato così semplice e produttivo far cadere il governo su qualsiasi argomento? rifarei quella scelta. ma avrei fatto la scelta, dopo un anno e mezzo di governo, di rompere scegliendo io, e non i mass media, il terreno e i motivi su cui rompere. e cioè le grandi questioni sociali, su cui il programma era avanzato e la pratica dell’esecutivo pessima, su cui c’era una mobilitazione. e avrei rotto anche chiamando ad una consultazione di massa vincolante sulla permanenza o meno al governo e aprendo una discussione e un confronto con tutte le rsu, comitati e movimenti di lotta. ovviamente non sono così cretino da non interrogarmi sul perché il prc non l’abbia fatto pur avendo deciso nel giugno del 2007 di contemplare la possibilità della rottura e di convocare in autunno la consultazione di massa vincolante sulla permanenza al governo. continuo a pensare che ci fosse una analisi sbagliata dello stato del movimento e dei rapporti di forza. bertinotti, scusa la semplificazione ma è per capirci, pensava da tempo che il movimento fosse inefficace e che ci volesse un surplus di politicismo (il partito unico della sinistra) e che quindi la rottura con prodi andava scartata perché avrebbe impedito l’unità della sinistra, ci avrebbe isolati e, in ultima analisi, avrebbe depresso il movimento. come dissi a lui e come scrissi in tempi non sospetti su liberazione, non condividevo niente di tutto ciò. pensavo, e penso, che l’efficacia del movimento fosse intatta (non ho qui il tempo per dilungarmi su questo) e che, semplicemente, essendo la scelta di partecipare al governo o meno una questione tattica, si poteva, dopo un anno e mezzo e avendo accumulato crediti nei confronti della non applicazione del programma, rompere con prodi. sapendo di pagare un prezzo alto (giacché la logica bipolare e i mass media avrebbero impedito una comprensione limpida della nostra scelta) ma non fino al punto di disperdere totalmente la nostra credibilità.
    come vedi la divergenza fra noi è grande. penso e continuo a pensare che la questione elezioni e governo siano questioni tattiche. come vedi non uso l’argomento del “ceto politico” per spiegare le scelte di linea. anche perché credo che il ceto politico che si autonomizza dalla realtà sociale non stia solo dalla parte di chi vuole accordi di governo ma stia anche dalla parte di chi è ossessionato dalla “visibilità”. intendiamoci, è un problema serio, anzi serissimo, ma non è il centro della questione.
    infatti, e te lo dico sommessamente, il ruolo dei compagni di sinistra critica che annunciavano il voto contro già un mese dopo le elezioni è stato nei fatti congeniale a chi proprio di rompere col governo non voleva saperne. sia perché è sconfinato nel trasferimento della dialettica interna al partito nel voto in parlamento. nessuno mi convincerà mai che un gruppo parlamentare può fare una cosa diversa da quelle che decide il cpn e tanto meno che i singoli parlamentari possono fare ciò che preferiscono. magari accendendo i riflettori dei mass media interessati solo alla suspance di come voteranno turigliatto e gli altri due dissidenti per poi votare a favore, salvo annunciare il prossimo voto contrario. mi spiace ma questo è un comportamento politicista e da ceto politico anch’esso. la somma, anche se non penso che il peso della responsabilità sia uguale, di due linee mai votate e decise ma praticate, e che si sono alimentate a vicenda, ha prodotto la cancellazione di fatto della possibilità di fare la scelta giusta.
    come rivedi credo che la divergenza fra noi sia consistente.
    finché si penserà che elezioni e governo sono questioni strategiche è inevitabile che ci si divida all’infinito. finché si continuerà a pensare che il “ceto politico” stia sempre e solo nella parte avversa e non anche nella propria la battaglia contro di esso sarà inesistente.
    la federazione può essere il terreno per tentare di unire, senza pretendere che per realizzare il proprio progetto altri debbano rinunciare alla loro identità e alla loro cultura politica, sulla base di discriminanti chiare. anticapitalismo e antibipolarismo.
    è chiaro che penso che sinistra critica abbia sbagliato a non far parte del processo della federazione fino ad ora. mettere il carro davanti ai buoi non è un atteggiamento unitario e produce l’eterogenesi dei fini.
    dire, cioè, io sono disposto a confrontarmi con altri solo se 1) mi danno ragione sul passato 2) rinunciano alla propria identità e si autoazzerano 3) si accetta che l’unica strada possibile è quella che dico io: il nuovo partito anticapitalista per poi lamentare che la federazione non è quello che si vorrebbe è secondo me senza senso.
    quanto ai tuoi apprezzamenti su di me ti ringrazio di cuore. su mantovani segretario sorrido. sui tuoi giudizi su ferrero ed altri, invece, no. anche perché ci vedo, scusa la franchezza, un certo grado di personalizzazione della politica.
    comunque grazie per il tuo commento. che spero di aver onorato rispondendo anche troppo lungamente.
    un abbraccio

  93. ho chi minh, se parli sulla base di voci che tu stesso non sai credibili perché formuli congetture e giudizi? che modo di ragionare è questo?
    come si fa a discutere su simili basi?
    mah!

  94. Claudio Says:

    Confermi Ramon che davvero si va con Loiero!! mi giungono notizie di intere federazioni che vogliono boicottare le elezioni anche in Toscana in Umbria subiamo il ricatto del PdCI un gruppo dirigente allo sbando ecco cosa è oggi il partito poi tu hai voglia a scrivere d’altro

  95. Ho Chi Minh Says:

    vabbè non ragionare, dimmi solo che non è vero e stiamo pace

  96. Anonimo 3 Says:

    http://www.paoloferrero.it/?p=2019

    FERRERO (FEDERAZ SINISTRA): CAMPANIA, DE LUCA S’ISPIRA A DESTRA EUROPEA, NOI PRESENTIAMO CANDIDATO DI SINISTRA. FACCIAMO ANCORA APPELLO A SEL E IDV PER COSTRUIRE UN POLO ALTERNATIVO.

  97. Mario Giannelli Says:

    Il punto non sono le differenze. Rifondazione è sempre stata, fin dalla nascita, un soggetto composito e la fedrazione non è da meno. Andare al governo non mi spaventa ma per farci cosa questo è il punto. Quando parlo di ceto politico mi riferisco proprio agli eletti che poi non fanno quello che gli organi di partito gli hanno indicato. Non c’è stato solo Garaviini, Crucianelli o Diliberto e Cossutta me nelle amministrazioni locali se ne conta a bizzeffe di esempi. Io credo che la presenza del PRC in molte giunte locali possa essere d’aiuto alle associazioni, ai movimenti, ai centri sociali che dia nei fatti un agibilità politica ma mi dici come si fa a sostenere chi vuole costruire un cie come in Toscana?
    Su Ferrero non esprimo un giudizio negativo perchè secondo me intuisce cose giuste ma lo trovo prigioniero e troppo debole e secondo me sarà sostituito. Personalizzaione della politica? Può anche darsi che la mia analisi ne sia vittima ma è il contesto generale del paese anche SEL adesso aggiunge il nome di Vendola al simbolo e per certi versi come dargli torto! Lo so la politica dovrebbe essere altro ma è questo. Il governo Prodi non è caduto né per il PRC né per Sinistra Critica ma per volontà del neonato partito democratico e questo dovrebbe essere un elemento da non sottovalutare. Io non sto dicendo come certi estremisti da una parte i rivoluzionari dall’altra i riformisti. Sto solo dicendo da una parte chi vuole difendere ambiente, lavoro, salute, diritti e dall’altra chi vuole governare. La nostra sconfitta come sinistra sta nel fatto di non sapere fare immaginare un’alternativa di società non quella di governo. Io mi auguro che le strade dei compagni si rincontrano discutendo di politica perchè è questo di cui abbiamo tutti bisogno.

  98. Caro Ramon, rispondo al post nel quale parlavi del mio articolo.
    ciao!
    Claudio

    La settimana che inizia sarà quella decisiva in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. Di esse si è molto discusso nei post precedenti con riflessioni anche molto approfondite. In particolare il compagno Ramon Mantovani ha fornito ulteriori spunti di discussione con i quali voglio confrontarmi. Tralascio, ovviamente, i punti sui quali concordiamo. Mi soffermo su quelli sui quali ho un’opinione diversa.
    Ramon dice che io non colgo il cambiamento che è avvenuto, in conseguenza della modifica delle leggi elettorali, nelle istituzioni locali: il potere fortissimo assegnato ai sindaci e ai presidenti di provincia o regione, con il conseguente svuotamento di potere delle assemblee elettive. Oltre a questo, una sfrenata personalizzazione della politica che non solo rende difficilissima la campagna elettorale per le forze alternative, ma penetra anche nelle nostre file, determinando comportamenti che non ci dovrebbero appartenere. Ciò produce, in alcune situazioni, modalità perverse di selezione del personale politico, e il rischio di una distribuzione patologica delle risorse umane ed economiche che inquina la dialettica interna al partito, in particolare nei congressi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che le retribuzioni e i privilegi degli eletti nelle regioni sono diventati abnormi. Tutto questo, sostiene Ramon, alimenta un disagio diffuso nel nostro elettorato, che porta all’astensione. Occorre quindi una nostra netta presa di distanza e una discontinuità!

    Cerco di replicare a questo ragionamento i cui difetti di fondo, a mio parere, sono la semplificazione e la generalizzazione.
    Intanto valorizziamo quanto di buono abbiamo fatto: Rifondazione Comunista è sempre stata contraria e ha sempre contrastato – tanto a livello nazionale, quanto a livello locale – la trasformazione del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario, che è la causa principale delle degenerazioni che Mantovani richiama. Sarebbe il caso di ricordarlo più spesso e di rimarcare, nella nostra propaganda, quanto il passaggio al maggioritario sia stato negativo, anche per gli stessi obiettivi che venivano proclamati. Occorrerebbe altresì rammentare che Rifondazione Comunista non solo ha sempre votato contro aumenti di emolumenti e indennità, ma, in diverse regioni, ha presentato proposte di legge per ridurre i compensi. Infine perché non ricordare che gli eletti del nostro partito versano gran parte del loro compenso e che, dopo il congresso di Chianciano, è stato approvato un regolamento che aumenta ancora di più la quota che va al partito?
    La stragrande maggioranza degli eletti del nostro Partito ha svolto e svolge con grande serietà e onestà il proprio lavoro senza arricchirsi o godere di chissà quali privilegi. Su questo so benissimo che anche Mantovani è d’accordo. Ritengo però che occorra dirlo, perché capita spesso di assistere a discussioni ai vari livelli del nostro partito nelle quali il fatto stesso di stare in una giunta viene connotato negativamente. Anche questo volevo dire quando parlavo di lotta al settarismo. Detto ciò, resta la questione: come agire politicamente in un contesto dove domina il maggioritario e la personalizzazione? come intervenire nel caso anche nelle nostre file si verifichi un abuso del proprio ruolo istituzionale?
    Vado con ordine. Purtroppo il sistema maggioritario e il ragionamento che tende a ridurre a due gli schieramenti si sono molto consolidati. Sono diventati senso comune anche per molti dei nostri elettori. Il meccanismo del «voto utile» esiste, non è una invenzione di qualcuno che a sinistra ha una propensione moderata. Come fare dunque per non farsi schiacciare nella tenaglia tra omologazione (accettazione del bipolarismo e internità al centrosinistra: è questa la strada imboccata da Sinistra Ecologia e Libertà) e marginalità (incapacità di incidere nei processi reali, quindi inutilità del voto, come avviene per il Partito comunista dei lavoratori e per Sinistra critica)?
    Non è facile dare una risposta a questa domanda. Sono anche convinto che non vi sia una scelta completamente giusta o completamente sbagliata. Vi può essere un prevalente e noi, anche per questo, dovremmo imparare a non esasperare la scelta e la discussione che la precede! Teniamo anche presente che la nostra debolezza non rende agevole nessuna decisione perché, ovviamente, il nostro potere di contrattazione non è granché rilevante.
    Detto ciò, in questo contesto, io vedo una sola strada percorribile: quella che abbiamo cercato di percorrere. E cioè: andare al confronto con le altre forze del centrosinistra sulla base delle nostre proposte di merito, e condizionare la partecipazione alle alleanze alla loro accettazione. È sicuramente difficile (dati i rapporti di forza e la situazione generale nella quale ci muoviamo), ma non vedo altra strada che non ci porti all’isolamento o alla subalternità.
    Su una cosa potevamo fare meglio e penso che dobbiamo tenerlo presente in vista della campagna elettorale. Pur essendovi programmi specifici per ciascuna regione, avremmo dovuto individuare non più di tre punti di forte impatto da spendere in tutta Italia e da far valere come condizioni generali per la nostra presenza in coalizione. Per esempio: blocco dei licenziamenti, acqua pubblica, no al nucleare. Ogni forza che è fuori dagli schieramenti e/o vuole mantenere la propria autonomia cerca di connotarsi con poche proposte forti: l’Udc battendosi contro il bipolarismo, la Lega per il federalismo e contro gli immigrati, l’Idv per la legalità. Anche noi dovremmo sforzarci di d diventare riconoscibili in base a un obiettivo forte, largamente sentito e condiviso. Pensiamoci.
    Due parole, infine, sul cattivo uso del ruolo istituzionale che qualche compagno/a avrebbe fatto anche tra le nostre file per condizionare il nostro partito. E’ un problema reale (anche se molto circoscritto) e dobbiamo combatterlo tutti insieme. Diciamo che non si è mai andati sino in fondo nel contrastare simili comportamenti perché, soprattutto nei passaggi congressuali, si guarda soprattutto ai voti che le singole mozioni possono procurarsi proprio in virtù di tali situazioni negative.
    Come ben sappiamo, vi è una regione che, finché ha sostenuto «Essere Comunisti», è stata considerata la patria di tutti i mali, al punto da venire ripetutamente commissariata, e poi, quando si è allineata su posizioni diverse, è diventata un apprezzato serbatoio di consensi! Io penso che se vogliamo sradicare tali situazioni, occorra davvero muovere verso il superamento delle correnti organizzate. Ma questo – al di là dei proclami – implica un vero processo unitario, basato sulla fiducia reciproca dei membri del gruppo dirigente. Non vedo altra strada. Questo è un argomento da approfondire, su cui mi impegno a scrivere qualcosa di specifico.
    Come dicevo all’inizio, con questa settimana si conclude la fase della costruzione delle alleanze nelle regioni in cui si vota. Ovviamente si può sempre fare meglio, e tutto è, per principio, discutibile, ma credo che tutto si possa rimproverare alla Federazione della Sinistra (e quindi anche al Prc) tranne che sia andata al confronto con il cappello in mano, con un atteggiamento subalterno. Le regioni in cui, se la coalizione vincerà, la Federazione avrà impegni di governo sono una minoranza: Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Puglia e Calabria. In Piemonte, Lazio e Basilicata l’accordo è solo elettorale. In Lombardia, Marche e Campania si va da soli. In Umbria la situazione è ancora incerta.

  99. Mario Giannelli Says:

    Ho letto con attenzione l’intervento del compagno Claudio Grassi e mi permetto di far notare che il punto non è solo internità al centrosinistra o marginalità! Su tante cose io che appartengo a Sinistra Critica ho più cose in comune con Sinistra Ecologia e Libertà che con chi ci ripropone in maniera identitaria un progetto preconfezionato. Penso a tanti compagni che in passato nel PRC hanno votato documenti comuni (SC è stata anche in maggioranza), o che hanno preso parte a stesse esperienze di movimento. Il problema quindi è anche identità pluralità dove io scelgo la seconda quella che nel PRC veniva giustamente chiamata “contaminazione” l’esatto contrario del settarismo.
    Oggi mi si deve spiegare perché se la Federazione e SEL sono entrambi dentro il centrosinistra io dovrei votare dove c’è qualche stalinista di troppo? L’operazione politica che state percorrendo è quasi impossibile e incomprensibile all’elettoratto, spero di sbagliarmi ma ne riparleremo.

  100. caro claudio, grazie per la risposta. la discussione, per me, si fa interessante. e credo sia bene continuarla nella dialettica del partito, ma anche qui, dimostrando che si possono avere divergenze senza per questo scivolare nelle contrapposizioni e nelle scomuniche.
    realmente condivido molte cose che hai scritto.
    alcune, però, sono da approfondire.

    c’è qualcosa di più profondo del malcostume che entrambi vediamo esserci negli enti locali. e che, a ben vedere, non è nemmeno il prodotto diretto del maggioritario giacché esisteva prima, anche se in forme più attenuate e/o diverse. certo il livello raggiunto è impressionante! ma credo che su questo siamo d’accordo. ed è vero che il prc, sebbene spesso percepito come uguale agli altri, non lo è affatto. tranne che in poche situazioni dove il livello di guardia è stato ampiamente superato. ma c’è di più, molto di più. quando io dico che il sistema politico-istituzionale è degenerato parlo della natura del sistema.
    mi spiego meglio.
    la ristrutturazione capitalistica e soprattutto l’emergere del capitale finanziario e speculativo, della rendita fondiaria come centro del sistema economico, oltre ad altre cose che non è il caso di descrivere dettagliatamente, ma che non sono da meno, come la borsa, la competitività esasperata prodotta dalla globalizzazione e lo spostamento dei centri decisionali economici fuori da qualsiasi controllo democratico, sono il motore, la causa, la base oggettiva sulla quale è stato ristrutturato il sistema politico. all’ingrosso questo modello economico, e conseguentemente sociale, sono intrinsecamente a-democratici e/o antidemocratici. tutti ricordano le litanie antipartitiche, antiparlamentari. alle lentezze della democrazia parlamentare e ai governi “instabili” (instabili non solo ma anche perché perfino uno sciopero generale poteva provocare modificazioni nella dialettica dei partiti al governo e farlo cadere) bisognava sostituire il decisionismo capace di governare con i tempi della borsa, delle indicazioni imperative del fmi e dell’ocse, espellendo il conflitto, la rappresentanza sociale e qualsiasi istanza di cambiamento profondo della società dalla dialettica interna alle istituzioni.
    ed è stato fatto. eccome se è stato fatto!
    ovviamente c’è voluto tempo. non bastava cambiare il sistema elettorale. bisognava cambiare i partiti, il senso comune, l’idea stessa di politica.
    così, nel nuovo sistema, le istanze del conflitto e della rappresentanza sociale sono diventate sempre più attore di instabilità politica, la vera contesa è diventata quella del chi governa l’esistente, i contrasti di rappresentanza sono diventati quelli interni alle fazioni del capitalismo finanziario e delle imprese che si riflettevano e si riflettono nei due poli maggioritari. ogni volta che noi abbiamo posto problemi ed istanze sociali nella sfera di governo questi si sono immediatamente dimostrati incompatibili col governo e fattori di instabilità. i contenuti delle nostre istanze sono stati cancellati e la questione è sempre diventata: o stai nel centrosinistra senza proporre l’impossibile (perfino la richiesta di libri di testo gratuiti nella scuola dell’obbligo venne bollata come massimalista ed estremista) o stai da solo facendo vincere la destra peggiorando la situazione. eravamo, e siamo stati, destinati a pagare prezzi altissimi qualsiasi fosse la nostra scelta.
    credo che fino a qui siamo d’accordo. ma mi interessa che tu mi dica, nel caso, se e perché non lo siamo. o cosa sottovaluto o esaspero in questa breve e sommaria descrizione.
    ma veniamo finalmente al punto sul quale forse divergiamo.
    io penso, a quanto pare in assoluta minoranza, che nei comuni, province e regioni, la degenerazione sia molto più avanzata. e che il sistema politico sia molto più coerente con il modello sociale prodotto dal capitalismo vigente.
    i sindaci e i presidenti hanno un potere spropositato. le assemblee, nel mentre sono state private di molti poteri (sottraendo questi poteri alla dialettica democratica parlamentare sono stati resi impermeabili alle istanze del conflitto) sono state “premiate” con prebende di ogni tipo. i partiti trasformati in vassalli del sindaco presidente (le eccezioni, sempre più scarse, confermano solo la regola perché dipendono solo dalla buona volontà del sindaco o del presidente) e sono “risarciti” della perdita di potere da, per fare un solo esempio, numerosissime (migliaia) nomine e lottizzazioni di consulenti, membri di enti e consigli di amministrazione. nei partiti, basta guardare il pd ma non solo, sono comparse cordate in lotta fra loro per conquistare la candidatura e collegate, quando non rappresentate direttamente in prima persona, da imprenditori direttamente interessati alla gestione della cosa pubblica nei loro interessi privati. gli scandali recenti in più regioni, al netto di comportamenti banalmente collegati all’idea di onnipotenza ed impunità di singole persone, lo dimostrano inequivocabilmente.
    ci siamo opposti a tutto questo? si! certo che si!
    ci siamo battuti contro il maggioritario? si!
    abbiamo cercato in ogni modo di reintrodurre le istanze del conflitto sociale dentro la dialettica dei governi e/o in quella dei consigli? si!
    ci siamo opposti alle prebende e alle clientele? si! ma non dappertutto.
    e bisogna sapere che se tu ti opponi in dieci regioni e nell’undicesima, invece, dai i tuoi nomi nelle liste clientelari delle assunzioni, voti o proponi addirittura nuove prebende e così via, e questo arriva in televisione, come è successo, il danno è incommesurabile.
    insomma, siamo stati sconfitti. e le istituzioni hanno cambiato natura.
    l’americanizzazione della politica, che tanto abbiamo denunciato, è in gran parte compiuta. nelle regioni alle prossime elezioni si confrontano i candidati e i partiti sono ridotti, nella percezione di massa, a loro sostenitori. se stai dentro una coalizione, se va bene, riesci a contenere il danno. ma anche quando ci riesci poi il merito è del sindaco o del presidente. mentre quando non ci riesci il problema è solo tuo. se stai fuori sei condannato alla impotenza e alla irrilevanza dei tuoi contenuti. aggiungo che stando fuori sei portato, quasi per riflesso condizionato, a enunciare principi più che a fare proposte reali e capaci almeno di creare contraddizioni nei due poli maggioritari. per giunta, esattamente come negli USA, è più facile che un comitato di lotta si scelga un interlocutore nel pd (non manca mai il consigliere o l’assessore amico di una lotta) piuttosto che noi.
    il combinato disposto di tutte queste cose crea due condizioni per noi esiziali. a) le elezioni locali, più di quelle nazionali, sono diventate un terreno avverso. b) la percezione del nostro elettorato di cosa siamo realmente e la stessa discussione fra i militanti è regredita a semplificazioni e personalismi intollerabili.
    io vorrei solo che di tutto questo ci fosse maggior consapevolezza.
    soprattutto mi interessa che si discuta di come tentare di controvertere questa situazione tendenzialmente assassina per noi.
    io sono indifferente alle scelte tattiche che si fanno. nel senso che non sono pregiudizialmente favorevole o contrario a nessun tipo di accordo nelle elezioni locali. a patto che non siano discusse o anche percepite come scelte strategiche. perché, caro claudio, un problema l’abbiamo. ed è grande! penso che la scelta del partito sociale, del radicamento, del lavoro politico concepito come costruzione di lotte e luoghi pubblici, come produzione culturale, sia ancora del tutto insufficiente. e sia perfino pensato come accessorio della “vera politica” consistente nelle relazioni con altre forze politiche. relazioni tutte interne e finalizzate alle scadenze elettorali. e qui proprio non c’è differenza fra i partigiani degli accordi e quelli contrari. in altre parole ciò che dovrebbe essere tattico diventa, nei fatti strategico e ciò che dovrebbe essere strategico diventa, nei fatti, un accessorio tattico (se c’è un qualche insediamento) o addirittura un espediente retorico (se non c’è una pratica sociale significativa).
    un altro problema è quello della lotta al bipolarismo.
    entrambi siamo d’accordo sulla proposta di fare un accordo elettorale con il pd con al centro la riforma elettorale proporzionale. per tentare sia di battere le destre sia di mettere fine al disastro del maggioritario.
    domanda. come mai non abbiamo posto analogo problema in ognuna delle regioni? per carità, senza farne questione di vita o di morte. ma perché non ci si è nemmeno provato?
    già questo basterebbe per constatare che le elezioni locali sono un terreno molto più avverso di quello nazionale.
    io, per quel che vale la mia opinione, fin dalle elezioni sarde sostengo che il centrosinistra (inteso come progetto organico di un polo moderato e sedicente riformista opposto alla destra) è morto. basta guardarsi in giro per vedere che in ogni regione ne abbiamo una versione diversa e che in tutte prevale la conservazione del governo a tutti i costi e con qualsiasi mezzo. mica è lo stesso far parte del centrosinistra (quale?), accordarsi fra diversi col centrosinistra anche per governare una regione, fare un accordo elettorale, fare un polo alternativo o presentarsi in solitudine.
    in alcune realtà c’è troppa confusione su questo punto. io sono proprio contrario alla nostra appartenenza organica ad un centrosinistra che per giunta non c’è più ne come progetto ne come formula politica di alleanze.
    ma confido che la realtà si incaricherà di dimostrare la fine definitiva della stessa idea di centrosinistra. e che più si vedrà l’inconsistenza del cosiddetto centrosinistra più avremo spazi per proporre la fine del bipolarismo. cominciando dalle elezioni del parlamento nazionale.
    ecco, claudio, le mie lunghe ulteriori considerazioni sul punto in discussione.
    un’ultima cosa. considero importantissime le tue recenti e ribadite qui considerazioni sul problema delle correnti. come sai sono d’accordo con te e come sai mi sono battuto sia per fare una mozione unica al congresso con essere comunisti sia per mantenere il massimo di unità.
    e penso che una corrente possa trasformarsi in area (smettendo cioè di essere una cordata) solo se e quando lo decide autonomamente. e penso che nessun decreto o regola astratta valga contro la volontà di un collettivo e che ogni tentativo di imporre una scelta diversa da quella del collettivo si risolva o con una divisione o con l’acutizzarsi dello scontro correntizio.
    detto questo, visto che tu stesso hai fatto l’esempio della calabria, mettiamoci d’accordo su una cosa.
    se da un congresso all’altro una consistente maggioranza di una regione con un altissimo numero di tesserati passa, senza battere ciglio, da essere comunisti alla mozione vendola un problema ci sarà.
    se un gruppo controlla il partito a partire dalle posizioni istituzionali e sceglie la mozione o la corrente che più gli conviene per mantenere il controlla del partito locale al fine di rimanere al governo loiero anche contro il parere della segreteria nazionale, io penso che non siamo di fronte ad una dialettica politica normale. non parlo di illegalità o di altre sciocchezze. e non faccio processi alle intenzioni. dico solo che nessuna corrente deve prestarsi a questo gioco e che il compito della direzione del partito è ristabilire, con i mezzi opportuni, la normale dialettica politica. se non si fa avremo una generalizzazione del problema invece che la sua soluzione.
    un abbraccio e buon lavoro.

    ramon

  101. caro mario giannelli, ti devo una risposta ma ora non ho tempo. a domani.

  102. Mi spieghi anonimo Ramon e Grassi che differenza c’è tra Loiero che sostterremo in Calabria e DeLuca? basta rileggere cosa scriveva Ferrero e tanti altri sino a poche settimane prima! ci arrampichiamo sugli specchi. Ma avete visto il simbolo che presentiamo in Toscana roba da “CARNEVALE” proprio… dentro il nostro simbolo c’è infilato il sole che ride e una scritta verde con scritto verdi roba da urlo non ci votano nè i verdi nè qualcuno che non li può vedere bel capolavoro.

  103. Si al congresso Says:

    NO ALL’ACCORDO CON IL PD IN TOSCANA
    Esprimiamo netto dissenso e motivata contrarietà all’accordo con il PD siglato dal nostro partito, il PRC, insieme a PdCI, Socialismo 2000 e Verdi per le prossime elezioni regionali.

    Da tempo sosteniamo che non ci sono le condizioni per un accordo con il PD, in grado di segnare una svolta nella nostra Regione: non lo diciamo per principio ma per una valutazione di merito sulla esperienza di questi anni e sulle scelte di questo partito, confermate dal programma del candidato Enrico Rossi.

    Accanto agli impegni dichiarati per tutelare il lavoro e sostenere i redditi, permane la centralità del mercato e dell’impresa rispetto ai temi del salario, della precarietà e delle delocalizzazioni, gli strumenti di protezione sociale per contrastare le nuove ingiustizie e povertà, presenti anche in Toscana, sono del tutto inadeguati. Manca in questa crisi un progetto di cambiamento del modello toscano e del concetto stesso di “sviluppo: nessun impegno reale per fermare la costruzione dei nuovi inceneritori, conferma delle grandi opere (Alta Velocità, corridoio tirrenico) e dei rigassificatori, nessuna svolta nella gestione dei servizi pubblici, mentre sulla ripubblicizzazione dell’acqua viene riproposta una formula molto generica. Inaccettabile la mancanza di un chiaro No! alla costruzione dei CIE in Toscana, lasciando aperta la possibilità di una trattativa con il Governo per farli “piccoli e umanizzati!”(ma pur sempre CIE!)

    Di fronte ad un PD indisponibile a modificare le proprie scelte di fondo e investito da una profonda questione morale, il gruppo dirigente, anziché rompere, ha accettato una trattativa umiliante trascinata fino agli ultimi giorni utili, prigioniero di una logica tutta interna al bipolarismo, che cancella la svolta a sinistra decisa dal Congresso di Chianciano e soprattutto ignora il mandato di molti circoli e zone del partito.

    A Firenze la consultazione per attivi di zona ha visto in netta maggioranza la contrarietà all’accordo, a livello regionale ci sono intere province e zone dove ha prevalso il dissenso (Arezzo, Siena, Lucca, Garfagnana, Follonica, Alta Val di Cecina, circoli della zona del cuoio) o dove l’eventuale alleanza è stata vincolata a precise scelte di programma (Pisa, Versilia, Piombino, Grosseto, alcuni circoli di Livorno).

    Considerata la gestione verticistica della trattativa e la mancanza di un reale percorso democratico senza alcuna verifica sui contenuti dell’accordo stesso, riteniamo doveroso far conoscere pubblicamente il nostro dissenso.

    Questa intesa con il centro-sinistra delude e lascia senza rappresentanza la domanda di alternativa presente nella società toscana, che rischia di disperdersi nell’astensionismo, e toglie motivazione ed entusiasmo a tanti compagni/e in una competizione elettorale difficile, visto lo sbarramento del 4%, imposto da PD e PdL.

    Non ci riconosciamo in questo accordo perchè contraddice il nostro impegno nei conflitti sociali, che ovviamente proseguiremo con tenacia e dove spesso ci scontriamo con un blocco di interessi che accomuna sempre più PD e PdL (sostegno alle imprese, privatizzazioni, grandi opere, gestione del territorio, inceneritori, legge elettorale..).

    Ribadiamo la necessità che il PRC e tutte le realtà della sinistra anticapitalista, insieme a tutti i movimenti che si battono contro le politiche liberiste, riprendano l’iniziativa per costruire un percorso di reale alternativa, l’unico in grado di dare un futuro al nostro partito e costruire l’unità a sinistra di cui c’è bisogno.

    Alidina Marchettini (CPP, segr.circ. Rifredi), Enrica Fani, Maria Laura Massai, Giovanna Nicolini, Beatrice Campigli, Corrado Ferraro (circ.Rifredi), Selene Pecchioli (CPP, circ.FI Sud) Mario Noferini (CPP, circ.FI Sud) Marco Chiari (segr.circ.FI Sud), Gianni Monti (segr. Circ.Coverciano) Paola Serasini, Lena Mazzi, Teresita Cardona, Duccio Minozzi (circ.Coverciano) Baldi Anna (CPP, circ.Coverciano)) Arrigo Bortolotti (CPP, segr.circ.Campo Marte) Pippo Marchese (CPR, circ. Campo Marte) Manuela Giugni (CPP, circ.Q4) Marco Fantechi, Riccardo Torregiani (circ.Q4), Renata Fabiani (CPP, segr. circ.centro storico) Vincenzo Simoni (CPP e CPN, circ.centro storico) Carla Cianferotti, Giacomo Cappugi, Paolo Casotti, Oscar Cappello (circ.Centro Storico) Pino Ianniello (CPP), Marco Checchi (CPP), Mariella Marzuoli (CPP) Piera Degl’innocenti (CPP) Wanda Vannucci (CPP, cons.Comun.Rufina) Alessandro Mussi (CPP, segr.circ.Rufina) Elena Comparini (circ.Pontassieve), Tozzi Carlo (cons.comun.Pontassieve) Luigi Chezzi (CPP, circ.Pontassieve) Giampaolo Salvatori (segr.circ.Rignano) Laura Lenzi, Ivana Faellini (circ.Rignano) Andrea Calò (CPP, cons. prov.Firenze) Loretta Mugnaini (CPP, cons.comun.Scandicci) Francesco Cortelloni (CPP, circ.Scandicci) Antonio Andreotti (CPP, segr.circ.Campi B.) Lorenzo Ballerini, Lorenzo Ciampi, Franca Frati (circ.Campi B.) Sandro Targetti (CPP e CPN, cons.comun.Campi B.) Sergio Canzi (segr. Circ.Sesto F.) Sabrina Cecchini (CPP, circ.Sesto F.) Massimo Doni (cons.comun.Sesto F.) Paolo Castelli (segr. Circ.S.Piero a Sieve) Alessandra Alleva (cons.comun.S.Piero a Sieve) Marzia De Luca, Andrea Brocchi, Mauro Maniscalchi (S.Piero a Sieve) Alessandro Bellucci (CPR, segr. Circ.ferrovieri) Raniero Casini (CPR, circ.ferrovieri) Massimo Manetti (CPP, circ.ferrovieri) Ignazio Catalano, Gianfranco Faedda (circ.ferrovieri) David Del Rosso (CPP, circ.Telecom) Alberto Lombardo (circ.Telecom)

    della federazione fiorentina del Partito della Rifondazione Comunista

    per informazioni tel. 335.1246551

  104. Luca Marini Says:

    sottoscrivo in pieno la dichiarazione

  105. ho dovuto cancellare un post, l’ennesimo, che conteneva accuse a persone e racconti di riunioni locali.
    capisco che essendo il blog frequentato qualcuno pensi che sia un buon sito per pubblicare qualsiasi cosa.
    ma, come ho detto un milione di volte, questo non è un sito del partito, non è un giornale online, non è un forum, non è un social network.
    e soprattutto non è il muro del cesso di un autogrill.
    è solo il mio blog personale dove pubblico scritti e dove si discute degli stessi e di argomenti correlati. dovrebbe bastare il buon senso per capire questa banalità.
    ogni volta che cancello un post lo faccio con dispiacere e, del resto, non ho mai cancellato post che contenevano insulti e accuse di tutti i tipi contro di me.
    ma continuerò a farlo sia per tutelare terze persone, che spesso non conosco nemmeno, sia per combattere questo imbarbarimento per cui c’è chi pensa che la politica sia un talk show, per giunta di pessima qualità.
    chiaro?

  106. federico Says:

    Incollo questo articolo, che sarà pure di una stampa anti-comunista però fa anche delle considerazioni condivisibili

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/falce-martello-e-si-sono-bevuti-il-cervello/

    E poi non dite che sono basista se chiedo alle menti che hanno pensato e approvato sto manifesto (e quello col tipo palestrato e depilato e le mutande con falce e martello) di andare IMMEDIATAMENTE a casa. Sempre che prima qualcuno non pensi di far loro un TSO.

    Certo, sarà un aspetto secondario rispetto alla capacità di lettura e analisi della società, di risposte politiche alla crisi e tutte le belle parole che si vuole.
    Ma per favore, questa è manifesta incapacità di intendere e volere. A meno che non valga il motto: non è importatnte come ma è importante che se ne parli.
    Mi sembra si sia alla frutta, ma di quella che oramai è in putrefazione…

    Diciamo un nuovo modo di citare Majakovskij: “Non ti chiudere nelle tue stanze, partito, rimani vicino aLLE ragazzE di strada”

    P.S. come temevo deroghe al limite dei 2 mandati alle Regionali. Vien un complessivo senso di sconforto a pensare di aver buttato via anni per arrivare a questio risultati.
    Scusate lo sfogo, domani passa

  107. Ciao Ramon!
    Elezioni amministrative e regionali. E se provassimo, tutt’insieme (io sono iscritto a SeL), ad analizzare ‘scientificamente’ il quadro e i problemi che abbiamo davanti? Propongo un indice: 1. ruolo e funzioni degli ee.ll. nell’epoca della globalizzazione e della crisi dello stato nazionale; 2. unità e questione meridionale: forti tendenze autonomiste (al nord come al sud: caso sicilia), con evidenti pericoli di ‘balcanizzazione’ e definitiva rottura statuale (anche consensuale!); 3. istituzioni locali e questione democratica: quale ruolo hanno le ist. loc. (se ce l’hanno) nella difesa materiale della democrazia e dell’ordinamento costituzionale?; 4. istituzioni locali e crisi economica: quali gli interventi, reali e concreti, che esse possono mettere in campo? E con quali risorse? (abbiamo una proposta per un federalismo fiscale democratico? per esempio, sulla falsa riga del recupero dell’evasione ICI si potrebbe delegare ai comuni la lotta all’evasione fiscale locale, in cambio di una percentuale del ricavo totale); 5. rappresentanza politica e rappresentanza sociale: quale sintesi? (quanto, e come è cambiata la relazione tra il cittadino e i suoi rappresentanti! Si studi quanto è cresciuto l’uso della preferenza personale alle regionali (sole24ore di domenica scorsa), oppure la moltiplicazione di liste e candidati (a Faenza, la mia città, si presenteranno 14 liste e 420 candidati al consiglio comunale, uno ogni 100 elettori)); 6. gestione del territorio e partecipazione reale della cittadinanza alle decisioni: come garantire, al di là e oltre la scadenza elettorale, la partecipazione dei cittadini alle decisioni che cambiano paesaggi, ridisegnano distretti economici, riprofilano i cieli urbani?…
    A presto, m.

  108. caro mario, abbi pazienza ma anche oggi non ce la faccio.

  109. Federico, a vedere quel manifesto c’è da vergognarsi per quanto è idiota e inverecondo. Penso che l’avranno commissionato a qualche agenzia, come si usa fare da qualche anno a questa parte anche dalle nostre parti, con risultati squallidi. Ma non c’è nessuno che ha qualche minima capacità e può fare di meglio, magari dando anche l’impressione di voler trasmettere qualche contenuto invece che il nulla assoluto?

  110. carlo circolo bianchini Says:

    Caro Mantovani, il post cancellato probabilmente era mio , non ho scambiato, il tuo blog, per il muro di un cesso, e tantomeno l’ho postato, in anonimato, mi sono firmato, e sono rintracciabilissimo. ho solo utilizzato. qualunque, spazio possibile non per parlare male di qualcuno,(non ho fatto nomi) ma per denunciare un malcostume diffuso, nel nostro , partito, largomento, era molto in sintonia, con quanto vai dicendo, sia nel tuo blog, sia in quello di grassi, che frequento normalmente perchè non si sognerebbe mai di censurare un articolo come ai fatto tu, sopratutto se non ci sono nomi ma fatti gravi, si vede che la corporazione/casta/ceto politico auto referenziale, non accetta critiche, non sapevo che tu facevi parti, di questa categoria.
    grazie per l’aiuto e buon lavoro, Carlo del circolo Bianchini di Genova, tesserato, e nel direttivo del circolo, per quanto ancora non lo so.

  111. carlo circolo bianchini Says:

    Rettifico quanto detto nel post precedente, e chiedo scusa ,effettivamente un nome c’èra, ma è sulla bocca di tutti in liguria, ed è un segreto di pulcinella, c’era un nome solo, avresti potuto censurare il nome anziche censurare tutto l’articolo. perchè quello che ho detto , è stato molto discusso pubblicamente, nel direttivo di circolo, e riguarda un argomento di altissimo valore morale in un momento che invece nella realtà stiamo vivento un momento di decadimento totale dove la gente , percepisce, che voi classe dirigente siete allo sbando, e si respiria l’aria di chi pensa(candidandosi) di guadagnare ancoro 4/5 anni prima che tutto finsce, ma si vede che in “basso a sinistra”ed “esci partito dalle tue stanze” erano solo slogan, non vorrei che quel nome era della tua corrente, non intendevo attaccare nessuno, non faccio parte di nessuna corrente organizzata, perchè non credo nelle correnti,(caste che si diendono a prescindere) volevo solo contribuire a dare e confermare a questo partito, dignita, e valore nonostante una classe dirigente allo sbando,come diceva TROTSKIJ (e sono piuttosto stalinista)la crisi del partito spesso coincide con la crisi della sua classe dirigente

  112. Bucharin77 Says:

    Congresso subito e con un documento della sinistra interna – ferreriani critici, parti della ex terza mozione, FM e tanti compagni di base che vogliono altro rispetto a tutto ciò cui stiamo assistendo. Non vedo altre strade…

  113. Mario Giannelli Says:

    Non preoccuparti aspetto con pazienza grazie.

  114. lucaocchionero Says:

    Compagno Ramon hai sbagliato a cancellare il mio post sugli uomini di Marco Rizzo in Puglia. Non conteneva insulti, nè cose incomprensibili da parte degli altri elettori. Coprire l’ipocrisia altrui non ci è utile e non è neppure corretto, stia attento il partito a non scivolare su troppe bucce di banana. Quanto alla candidatura di Ferrero conducendo il PRC da solo contro i due poli del malaffare campano si rafforzano le posizioni di quei compagni e di quelle compagne(stragrande maggioranza nel partito) che vogliono un polo di sinistra alternativo al PD ed al PDL. Va da sè che rimangono isolate le posizioni delle federazioni della Liguria, del Piemonte, e di Venezia. Vogliamo da queste federazioni chiarezza quando queste elezioni saranno terminate.

  115. Luca Marini Says:

    Penso che Bucharin anche se troppo schematicamente non stia fantasticando, anzi! Lucaocchionero mettici pure la Toscana tra le regioni da cui avere chiarezza, ci siamo infilati in un pantano da cui sarà veramente difficile uscire. Altro che la sinistra si deve unire sennò scompare! Quando vai a raccogliere le firme ottieni rifiuti come mai mi era successo prima.

  116. massimo Says:

    Per lucaocchionero
    Che chiarezza vuoi dalle federazioni del Piemonte? Anche tanti piemontesi vorrebero chiarezza…ci sono tanti, troppi mal di pancia verso l’accordo tecnico con la Bresso; in tanti non abbiamo capito e apprezzato l’operato della segreteria regionale. Per adesso non capiamo e “ci adeguiamo” nel senso che faremo campagna elettorale ma una chiarificazione ci dovrà essere e qualcuno dovrà rendere conto del percorso che si è seguito malgrado le tante voci discordi

  117. carlo circolo bianchini Says:

    Visto che oltre a Carlo, circolo Bianchini, anche Lucaocchionero si è lamentato, di aver visto un suo post, cancellato , potrebbe Mantovani , tracciare una trama, dare un parametro, per non essere censurati?
    il post qui cancellato è stato tranquillamente, pubblicatp nei blog di Ferrero, e di Grassi, che siano più democratici? o si vuole insinuare che sono più scorretti?.
    con comportamenti cosi censori, Mantovani sperpera un patrimonio importante, se si fà la proporzione dai più di mille interventi per “lettera aperta ai compagni della maggioranza di Chianciano” al centinaio di questo post.considerando circa la metà interventi dello stesso Mantovani.
    la rete è uno strumento fantastico , ma guai a tradirla si vendica.

  118. Ma perchè non te ne vai a fare in culo, Ramon? Compagno? Eh…Vabbè…mi piacerebbe vederlo mentre muore in povertà come hanno fatto certuni

  119. Ma perchè questi interventi non li lasciamo ai blog reazionari o qualunquisti egregio Stirner? Qui che senso hanno? Scanniamoci, discutiamo ma restiamo nei termini del rispetto tra compagni!!

  120. lucaocchionero Says:

    la chiarezza che chiederete voi meglio di me, questo chiedo compagno Massimo. Un saluto

  121. Caro Ramon,
    Grande Ferrero ad accettare di metterci la faccia in prima persona per la Campania, anche di fronte ai rifiuti degli altri segretari della federazione; la sua diretta discesa in campo come candidato presidente indubbiamente ci scalda il cuore, tuttavia bisogna riflettere sul fatto che, scartato Sodano, candidato lo scorso anno, non si è trovato nessun altro candidato per la campania.
    Saluti a tutti

  122. Pietro,
    i censori devono essere incorrotti e incorruttibili, e pensandoci mi viene in mente in tal senso solo un certo Robespierre. Chi fa il radical-chic con 8000 euro al mese di pensione, come l’egregio Ramon, si astenga almeno dal censurare, visto che di vergognarsi non ci pensa nemmeno. A fare in culo

  123. 8000 euro? Says:

    ma davvero Ramon 8000 euro al mese? non mi frega molto immagino sia la rendita da parlamentare…

  124. OndaAnomala Says:

    Con onestà la candidatura di Ferrero in Campania mette in piedi alcune difficoltà.La prima,tutta politica,significa l’azzeramento di un intero gruppo dirigente.La seconda,tutta elettorale,significa che c’è lo votiamo da soli.Per ora mettiamoci al lavoro

  125. Aggiungo che osservando gli autentici mostri politici come De Luca, che impostano la loro politica sul controllo personale militare del territorio che amministrano, accentrando tutto su di sè, disprezzando i partiti, le idee politiche (definite “pippe”), mettendo in atto politiche securitarie, ultra- populiste, basando tutto sulla propria istrionicità e capacità di parlare alla TV si giustifica benissimo quanto dice ramon su ciò che di bestiale ha prodotto nella politica l’ attuale sistema elettorale, riflesso della ristrutturazione capitalistica, con i partiti ridotti ad un colabrodo e ad un vespaio inestricabile e frammentato il cui solo scopo è catturare consensi

  126. Bucharin77 Says:

    ho qualche dubbio sull’entusiasmo dei compagni per la candidatura di Ferrero in Campania: intanto mi pare che riveli una difficoltà del partito a trovare candidature credibili, di lotta, legate ai territori. Poi mi pare che sottenda una certa curvatura personalistica del nostro agire: di fronte al personalismo di De Luca caliamo l’asso del personaggio conosciuto anche a livello nazionale. Infine, nel caso, non improbabile, di un risultato non soddisfacente gettiamo una ombra su Ferrero stesso come segretario nazionale del partito. Insomma, sarebbe stato meglio fare altro, anche se riconosco che è una soluzione migliore rispetto a quella sperimentata in altre regioni. A conti fatti mi sembra che l’unica operazione interessante è quella marchigiana. In tutti gli altri contesti siamo stati disastrosi.

  127. caro mario giannelli, ecco la mia risposta e scusa il ritardo.
    1) è vero come tu dici che tanti, certamente troppi, una volta eletti hanno deciso di fare come volevano fino ad abbandonare il partito. la quantità di questi casi è tale che non si può ridurre ad episodi. c’è un problema di fondo. ma quello che tu dici è solo un aspetto. importante e preponderante ma solo un aspetto. se permetti te ne dico io altri. a) io penso che qualsiasi gruppo istituzionale debba applicare la linea del partito e votare su cose decisive come dice il partito. punto. ma ci devono essere precisi presupposti affinché il principio funzioni. innanzitutto è necessario che chi deve obbedire (passami il termine) possa pienamente partecipare al processo decisionale. in secondo luogo non ci possono essere due pesi e due misure. non dovrebbe esistere che uno venga eletto e neanche un mese dopo le elezioni invece che applicare la linea decisa democraticamente ne pratichi un’altra, magari avente come presupposto che quella del partito fallisca. i dissensi li abbiamo avuti di tutti i tipi. ti ho già fatto l’esempio dell’ultima legislatura e non la ripeto. in terzo luogo bisogna che l’organismo del partito competente abbia. oltre che l’autorità, anche l’autorevolezza necessaria. le regole non bastano mai. ci vogliono ragioni forti e capacità di capire le ragioni di chi dissente. se il direttivo di un circolo non ha alcuna pratica sociale, se discute solo di ciò che succede nel comune, e se, per giunta, parliamo di poche persone con il rischio (purtroppo frequentissimo) che le cose politiche si mischino con quelle personali, si crea una situazione che porta dritto a spaccature. fornendo scuse a chi per mantenere il posto di assessore non esita a lasciare il partito.
    insomma, si tratta di istituzionalismo. anche quando si usa la postazione istituzionale per controvertere da sinistra la linea del partito non con i voti nel partito e per cercare la famosa “visibilità” sui mass media. anche quando un direttivo di un circolo invece che organizzare lotte e dibattiti culturali e spazi pubblici ecc si dedica a mettere il fiato sul collo all’istituzionale che è spesso dotato in proprio di relazioni con associazioni e rsu ecc.
    spero che tu voglia riconoscere che le cose stanno così. che il problema è complesso e che come in tutti i problemi complessi l’aspetto principale, che senza dubbio è quello che indichi tu, per essere affrontato utilmente non può essere considerato unilateralmente.
    2) sulla personalizzazione proprio non siamo d’accordo per niente. per me è proprio il contesto di cui parli tu il motivo per rifuggire come il fuoco qualsiasi concessione alla personalizzazione della politica. il contesto non è innocente. non è casuale. la politica dominante è veramente la politica dei “personaggi” in conflitto e competizione senza esclusione di colpi fra loro. è importante che un dirigente politico sia popolare. ma capita spesso che i più popolari (vendola tanto per are un nome) siano politicamente inconsistenti. che idee deboli ma suggestive (il nuovo, c’è bisogno di una nuova politica, di un nuovo modo di far politica, di un nuovo linguaggio e via cantando) prendano il sopravvento provocando disastri. e non dimenticare che la “visibilità” dei leader è, salvo casi eccezionali, una scelta dei mass media che ovviamente usano il loro criterio.
    3) condivido parola per parola l’ultima parte del tuo post. ma. anche qui, ho qualcosa da aggiungere.
    le parole “alternativa di società” sono molto impegnative. ovviamente si deve avere un progetto di società alternativo al capitalismo. bisogna costruirla. non c’è dubbio che il difetto principale nostro e di tutta la sinistra sia proprio non averlo. ma attenzione: oltre all’elaborazione teorica, alla ricerca e all’interlocuzione attiva con tutti quelli che nel mondo si propongono e praticano tentativi di fuoriuscita dal capitalismo, è necessario avere una prassi che accumuli conoscenze e che, soprattutto, sia capace di cambiare realmente le cose nella direzione giusta.
    ti faccio un esempio, per capirci meglio. è un esempio reale, non inventato. e mi scuso con chi me l’ha già sentito fare.
    tre anni a sono andato ad inaugurare il circolo del prc di un piccolo comune di montagna in provincia di genova. con una forte presenza di immigrati dediti all’agricoltura a terrazze e pendolari da genova perché con lo spopolamento c’erano molte case libere da affittare.
    all’iniziativa sono venute tutte le autorità del comune. compreso il comandante della stazione dei carabinieri. il quale mi ha raccontato che la sua stazione che serviva tre comuni per 5000 abitanti nell’anno precedente aveva trattato 5 furti in casa, risolvendone 4 e recuperando la furtiva. alla mia domanda: beh, allora visto che siamo in uno dei posti più sicuri del pianeta la gente sarà tranquilla no? la risposta è stata: no. sono tutti terrorizzati dagli immigrati.
    di fronte a questa situazione è chiaro che la destra, la lega in particolare in quella zona, ha una autostrada davanti. basta dire alla gente ciò che la gente pensa. il pd cosa fa in questi casi? o imita la destra o fa finta che il problema non esista. con scarsi risultati elettorali.
    e noi? noi facciamo una cosa giustissima che però non serva a nulla se non accompagnata da altre cose. devi condannare il razzismo, l’irrazionalità della paura degli immigrati e devi dire che gli immigrati sono lavoratori e fratelli e che meritano solidarietà. ma se fai solo questo in realtà fai solo prediche. se pensi di contrapporti alla destra nel nome di principi astratti, facendo prediche, sei fritto. e vieni battuto anche dal pd perché, contro ogni logica lo so, la sua politica ambigua o apertamente di destra appare come più pragmatica. cosa sono queste altre cose che bisogna fare? sono semplicissime a dirsi e difficilissime a farsi.
    sono lotte per l’asilo nido. per i trasporti che a una certa ora finiscono e che obbligano ad usare l’auto privata. sono la lotta contro la chiusura dell’ufficio postale. sono la lotta per uno spazio pubblico dove ci possa essere socialità.
    la paura, per quanto irrazionale, degli immigrati non è solo pregiudizio consapevole. è il prodotto del modello sociale fatto di solitudine, di isolamento. se la gente, soprattutto quella anziana, vive chiusa in casa davanti alla tv e percepisce che nessuno se ne frega dei suoi problemi reali è facile, anzi facilissimo, che l’istintiva paura dei diversi da se diventi xenofobia e razzismo. quella paura è un problema reale per quelle persone. non serve, al fine di cambiare il senso comune, fare prediche e addirittura dire che la paura è un falso problema.
    ma se fai quelle lotta di cui sopra puoi rimescolare le carte. il noi italiani e voi stranieri può diventare il noi che vogliamo l’asilo che non c’è. l’autobus per il pendolare e per la signora che può andare a cena dalla figlia a genova senza dovere farsi riaccompagnare. e così via. e se ai una volta al mese un festa preparando cibi italiani e stranieri, se raccogli centinaia di firme, promuovi assemblee, fai delle riunioni, apri un vertenza, e lo fai per anni, oltre all’utilità delle lotte in se cambi il modo di pensare e di vedere le cose delle persone in carne ed ossa. e se in una assemblea uno stronzo dice una cosa razzista hai l’autorevolezza per tacitarlo.
    insomma, ci sono compagni (non tu lo so) che pensano che l’alternativa di società sia fare prediche antirazziste, fare comunicati stampa e interventi in consiglio comunale contro il razzismo della destra e sia dire che il capitalismo a schifo e che ci vuole il socialismo.
    mettere insieme un comitato per l’asilo nido, composto da persone che si guardano con diffidenza, che non sanno parlare ed ascoltare in una riunione, che temono di essere strumentalizzate per motivi “politici” ed elettorali, è molto difficile. molto. certamente infinitamente più difficile che fare un comunicato stampa o una interrogazione in consiglio.
    ma se ci riesci il problema del governo si risolve da se. se puoi andarci meglio. potrai fare diverse cose per rafforzare le lotte ed anche per vincere le vertenze. se non puoi è su questa base che decidi che non puoi e molti ti capiranno.
    ma se non fai lotte la questione non è “l’alternativa di società” da una parte e il governo dall’altra. se non fai lotte il governo ti apparirà come l’unica opportunità per fare delle cose buone, per quanto limitate, o viceversa che lo stare fuori dal governo ti aiuti a chiarire com’è buona la tua alternativa di società.
    ciao

  128. fra domani e dopodomani risponderò a tutti. abbiate pazienza.

  129. Anonimo 3 Says:

    L’argomento dell’immigrazione e della paura che provoca mi interessa molto, ma é un tabú, discuterne tranquillamente é praticamente impossibile. Peccato.
    Peccato anche perché sono troppi gli argomenti che non si possono toccare.
    Tu dici che é il web, Mantovani ed in effetti l’anonimato copre gli eccessi, ma a me sembra che anche nel reale sia difficile discutere sganciandosi dai luoghi comuni e dalla partigianeria non ragionata. A volte coi militanti é piú difficile che con la gente comune.

  130. caro federico, non mi appassiona la discussione sui manifesti. in 40 anni di milizia politica ne ho viste di tutti i colori. e non ricordo un solo manifesto che non abbia suscitato opinioni contrapposte. dal banale si vede o non si vede fino al voler leggere nelle scelte grafiche chissà quali retroscena culturali e politici. ci sono manifesti che mi sono piaciuti molto e altri per niente. e allora?
    trovo stravagante, però, che siccome se ne occupa il corriere della sera (per i suoi ben noti motivi) allora noi tutti dovremmo occuparcene allo stesso modo.
    mah.
    sulle deroghe, sebbene io pensi che sarebbe stato meglio non darne, anche in considerazione che gli eletti purtroppo in ogni regione non saranno molti, non sono così categorico. anche qui ci sono sempre pro e contro. per esempio le liste saranno unitarie dappertutto ed essendoci le preferenze è bene candidare compagne e compagni che possano raccoglierne a sufficienza per essere eletti.
    ma il problema esiste e penso che la federazione dovrà darsi regole più perentorie.
    ciao

  131. caro martino, il tuo post è interessante. ed ecco la mia risposta punto per punto. e perdona le semplificazioni ma credo che possiamo capirci al volo.
    1) le istituzioni locali, relativamente parlando, hanno più poteri del governo nazionale nell’epoca della globalizzazione. per esempio un municipio ha il potere del piano regolatore mentre il governo nazionale sui fondamentali dell’economia fra banca centrale italiana ed europea, fmi, banca mondiale, wto, ocse, e la selva di agenzie di rating, no. per questo penso che bisognerebbe perdere l’illusione del buon governo amministrativo e mettere in discussione i veri poteri che, per altro, come ben si vede sono al centro dell’intrinseco malaffare del sistema.
    2) con la liberalizzazione dei mercati le zone ricche competono con le zone ricche e quelle povere con quelle povere ed è questa la base materiale ed oggettiva delle tendenze autonomiste. ma diciamo pure secessioniste. senza criticare la liberalizzazione dei mercati e la forma concreta del capitalismo contemporaneo e senza una pratica sociale che ricostruisca ciò che il capitale distrugge, a partire dai legami sociali, non c’è speranza di combinare un bel niente. chi combatte la lega avvolto nel tricolore è un imbecille. che fa la retorica dell’unità e poi straparla di federalismo in un paese dove non c’è nessun presupposto per una forma federale dello stato è un imbecille. parlo dei ds. che in parte sono stati così imbecilli dal soffiare sul fuoco di una tendenza reazionaria e in parte solo furbetti del quartierino perché hanno sposato la tesi del federalismo per poter meglio rappresentare a livello territoriale i loro veri padroni. finanzieri, costruttori, speculatori, imprenditori improvvisati e così via.
    3 e 5) gli enti locali hanno un ruolo fondamentale sulla democrazia e la costituzione. un ruolo distruttivo ed apertamente reazionario. la natura presidenzialista di comuni province e regioni, la estrema personalizzazione della politica, lo svuotamento dei poteri delle assemblee compensato da prebende inverosimili che oggi si vogliono ridurre con la diminuzione della rappresentanza, il sistema politico fatto di spartizioni di consulenze, nomine negli enti e nei cda ecc, sono cose inconfutabili. la proliferazione delle liste e dei nomi dei vari “personaggi” da strapazzo nei simboli, è solo la conseguenza del sistema elettorale bipolare e le preferenze non sono altro che l’inganno più grande mai escogitato per dare l’illusione della scelta ai cittadini ridotti a tifosi del leader candidato alla presidenza (pardon governatore. fa più americano e da meglio l’impressione dello strapotere di cui gode il personaggio) o a clienti in attesa di favori in cambio della preferenza.
    quindi, caro martino, penso che gli enti locali siano il terreno più sfavorevole a chiunque si proponga anche la più pallida riforma e non voglia mettere le mani nella merda (ma per molti è una marmellata meravigliosa) del clientelismo.
    4) federalismo fiscale democratico è un ossimoro. dove non ci sono popoli diversi nello stesso stato per me non c’è nessun federalismo di cui parlare. in italia federalismo vuol dire separare le sorti delle zone ricche da quelle povere e “democratico” vuol dire che la maggioranza delle popolazioni delle zone ricche può sentirsi, o illudersi di sentirsi, solidale al proprio interno contro gli altri. io ero e sono contrario all’ici. e comunque competenze sui controlli fiscali si possono dare agli enti locali indipendentemente dal federalismo. magari con incentivi sulla revisione degli scellerati patti di stabilità e sui trasferimenti e sulle piante organiche a quegli enti che contribuiscono di più alla lotta all’evasione.
    6) come fanno i no tav. tutto il resto sono chiacchiere.
    un abbraccio

  132. caro carlo del circolo bianchini, il motivo per cui ho cancellato il tuo post e non altri li ho già detti mille volte.
    questo è il mio blog personale. non è un sito del partito, non è un forum, non è un giornale online. io qui metto articoli e discuto volentieri delle critiche agli stessi o di altri argomenti correlati. sei tu stesso a dire che ai riferimento a quanto dico io nel blog.
    difficile capire che con questi presupposti si può discutere di tutto ma non di come è andata una riunione a genova o a canicattì secondo la versione del primo che scrive? difficile capire che se si cita tizio o caio, che la stragrande maggioranza dei lettori del blog nemmeno conoscono, per attaccarlo non ne può venir fuori altro che una rissa? difficile capire che ci sono cose che si devono discutere nelle riunioni guardandosi in faccia e non in luoghi pubblici dove accede chiunque, a cominciare dai nemici e dai giornalisti perennemente alla caccia dei pettegolezzi per dimostrare che i comunisti sono solo capaci di litigare fra loro?
    se lo capisci bene se non lo capisci, scusa la franchezza, non so che farci.
    se per questo mi vuoi dare del censore, dell’appartenente ad una casta o qualsiasi altra cosa ai pure.
    l’unica cosa che non cancello da questo blog sono gli insulti rivolti a me.
    ciao
    ps. ne trotsky, ne stalin ne nessun altro dirigente avrebbero mai usato il concetto di classe dirigente per identificare il gruppo dirigente di un partito comunista.

  133. ed ecco bucharin che vorrebbe che ci chiudessimo un altro anno a discutere fra noi per vedere chi vince e quale altra divisione insanabile siamo capaci di partorire. e che per giunta ha già perfino la formazione delle squadre e la tavola del risiko per giocare la partita.
    adelante!

  134. caro lucaocchionero, trasecolo! possibile che tu non veda la differenza fra dare un giudizio politico su una formazione e citare esponenti locali per nome e cognome (sconosciuti credo anche in puglia) e le loro condotte personali al fine di combattere ipocrisie? ma di che ipocrisie parli?
    veramente non capisco.
    quanto al resto del post hai tutta la libertà di dare le letture che vuoi di ciò che vuoi. ma dovresti sapere che tutte le scelte che hai citato sono state avallate dal segretario e dalla segreteria. di che isolamento parli?
    la chiarezza c’è già. e consiste nelle scelte fatte. anch’io non sono d’accordo con altre che tu non citi nemmeno, ma non mi faccio un film diverso dalla realtà.
    ciao

  135. caro massimo, non ti adombrare. internet è pieno di megalomani, di grafomani, di esaltati, di tifosi, di provocatori, di perditempo.
    che ne capiti qualcuno qui, approfittando della non moderazione del dibattito e dell’anonimato, è del tutto normale. basta ignorarli e non soddisfare la loro voglia di provocare.
    comunque grazie

  136. ah, dimenticavo. il mio vitalizio è di 5mila euro per 12. io ho sempre versato quanto dovuto al partito fino all’ultimo centesimo. non ha mai cambiato stile di vita (sfido chiunque a dimostrare che sono un radical chic). possiedo una casa di 50 metri quadri e una fiat croma. non ho nulla di cui vergognarmi ne di cui pentirmi.
    non che mi impressionino certi insulti. del resto il mio reddito e stato patrimoniale sono pubblici per legge.

  137. e ridagli bucharin. se ferrero non si candida alle europee allora… se ferrero si candida in campania allora…..
    mah!

  138. anonimo 3, perchè l’argomento immigrazione dovrebbe essere tabù. come vedi per me non lo è. se vuoi possiamo parlarne finché vuoi.
    un abbraccio

  139. Anonimo 3 Says:

    Mi scuso, Mantovani, per il post criptico di stanotte, ma qui é caduto il Governo sulla missione in Afganistan e siamo ad un passo dal ritrovarci con un Primo Ministro nazista.
    Che c’entra? Sono proprio le prese di posizione su talebani, terrorismo e immigrazione che non funzionano e non capisco perché la sinistra europea non riesca ad affrontarli in un altro modo.

  140. maria rubini Says:

    ramon io una soluzione ce l’avrei: un bel negroni!
    rassoda il seno, fa bene alla calvizie (poi ora col tacco a spillo meglio ancora!)
    ti prego di non trasecolare davanti a questa mia soluzione, perchè è la risposta che mi hai dato tu tempo fa.
    non trovo suluzioni migliori per questo scempio.
    vatte a fà un negroni ramon!
    ciao!

    maria rubini

  141. Anonimo 3 Says:

    Ci siamo incrociati.
    In questo momento non sono al meglio, ma appena mi riprendo scrivo quello che ne penso, cosí, se ne hai voglia, mi dici il tuo parere.

  142. maria rubini Says:

    per chiarezza: questa tua soluzione è su questo blog e i visitatori assidui se la ricordano bene. (anche se l’hai cancellata, magari)
    CIAO!

  143. carlo circolo bianchini Says:

    Caro Mantovani, per prima cosa ti ringrazio di avere tentato di dare una giustificazione(alla censura da te operata perchè di censura si tratta) che per me non è convincente per motivi che di seguito dirò, comunque, apprezzo che hai ritenuto, di rispondere.
    un’altra cosa, mi piace puntualizzare circa il metodo, del confronto/scontro, che non deve trascendere, negli insulti personali , spero che non ti piacciono perchè non posso accontentarti, tranquillo, il mio sarà un tentativo di incalzarti e contraddirti nel merito, delle questioni, non altro.
    per prima cosa contesto che il tuo è un blog personale,e non un luogo del partito, in quanto, come privato cittadino (scusa l’espressione) non ti cagherebbe nessuno, cio che conferisce privatezza ad un luogo o spazio reale o virtoale, non è la premessa o la volontà dell’soggetto che lo possiede, ma il contenuto , l’oggetto del discorso che si vuole affrontare, non puoi aprire il post con” LETTERA APERTA AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE DI FIF. ECC.” e dire che dobbiamo dire quello che vuoi tu perchè questo è il tuo blog, perchè è come invitare delle persone in casa tua, a parlare di politica, e dopo (dal momento che sono in casa tua )devi essere tu a stabilire quello che si può dire e quello che non si può dire, ed un blog, è meno privato di una casa.
    sai bennissimo che i frequentatori del tuo blog, non cercano l’amico Ramon, ma il politico Mantovani , ed in quella veste devi rendere conto,
    ti dico queste cose per esperienza personale, in quanto quando ho letto il post “lettera aperta ai compagni/e della maggioranza di Chianciano, e quando ti ho sentito alla Bianchini ed anche quando sei andato ad inagurare le sezione Terracini di Torriglia.(io ero tra quei pochi) ho rinscontrato che le percezioni e i bisogni che circolavano alla base del partito erano quello che tu davi voce, in quella occosione ho riconosciuto in quella lettera lo spossore di un programma politico molto sentito nel partito, e ti ho invitato a venire a Genova ed illustrarlo. quindi non ti puoi noscondere nel privato dopo aver gettato il sasso nello stagno, e con questo mi avvio a concludere, anche i tuoi interventi, sia su liberazione che sul blog di Grassi, incitavano , facevano sperare che , non tutti al vertice(non sò come avrebbero detto stalin o troskij)del partito erano insensibili a quello che sta succedendo nel partito da Trieste a Sisacusa, sulla questione delle amministrative e del loro vero valore, ma anzi, c’èra una stella alfa del partito (non da solo spero) che vedeva dove porta la deriva, di sottovalutare, i governi locali, ed in quella veste ti ho scritto, non come una comare (come tu hai cercato di liquidare)locale, anzi il problema da me esposto proveniva si da una situazione locale ma rivestiva problematiche di carattere generale,tu non sei un illustre sconosciuto, sei tra i primi soci fondatori di questa azienda,e non puoi liquidare come bega di bottega cio che sta succedendo in liguria ed in tutta italia, le alleanze con l’UDC senza neanche la scusa di un buon programma,l’autonomia dal PD ed il nuovo corso abolito manu militare, sai che in liguria negli ultimi due anni non si è riunito il CPR, per reciproco impedimento, dopo due anni spinti da noi e dopo aver trovato la quadra si riuniscono, con modalità, che noi abbiamo percepito come il risultato di un accordo sotto banco,”DO UT DES ” le candidature con due deroghe dallo statuo anziche fugare il dubbio lo hanno invece confermato,mettici che per me almeno,(ed ho tanti anni) è la prima volta che vedo che i candidati si autofinanziano la campagna elettorale con propri soldi, sperano di rientrare? è un investimento sul proprio futuro?, capisci che il tentativo di andare da gente come te , per essere assicurato,era leggittimo, non era il tentativo di scrivere le paralacce nei bagni della stazione mi sono assunto anche la responsabilità di firmarmi,non mi resta che prendere atto che , che si tollera Fracesco ma non si tollerano i francescani. come diceva giustamente Eco “nel nome della rosa” questi argomenti non sono beghe di paese ma sono il cuore della politica e dei politici.
    grazie ancora e buon lavoro.
    Carlo circolo Bianchini Genova.

  144. Caro Ramon, eccoti la mia sintetica replica.
    1. Scrivi che, relativamente parlando, i comuni hanno più potere dei governi nazionali, ma che proprio per questo non serve parlare di buon governo amministrativo se non si mettono in discussione i poteri forti. Mi sembra una contraddizione e anche un non senso. Perché una lotta sindacale ben fatta, oppure l’opposizione ad un’opera inutile servono a ricostruire una critica materiale del presente e invece l’allestimento di servizi sociali efficienti, redigere buoni prg oppure riorganizzare la mobilità pubblica di una città, no?
    2. Mi sembra che siamo d’accordo che l’unità del Paese si possa spezzare; siamo d’accordo che questo processo è interno al capitalismo globalizzato. Quale soluzione allora? Non certo la retorica nazionalista o patriottica, ma nemmeno il lasciar fare. Qui, come sinistra, stiamo arrancando.
    3 e 5. Non sono d’accordo. Le elezioni, il personalismo e la corruzione non esauriscono il discorso sugli enti locali. Altrimenti anche il Parlamento sarebbe da considerare solo un ferro vecchio, e così tante altre istituzioni repubblicane. Perché anche noi dobbiamo portare la acqua a quel discorso pubblico sempre più ingrossato che vuole fare tabula rasa di tutto ciò che è stato rimesso in piedi dopo il 1945? Cosa significa ricostruire partecipazione, democrazia, restituire la parola ai cittadini, se poi con giudizio tranchant diciamo che gli enti locali hanno solo un ruolo reazionario e distruttivo? Veramente non ci sono alternative? Ho l’impressione che a volte si confonda il tema del governo locale con quello della difesa delle poche casematte della nostra democrazia. La lotta al clientelismo e alla corruzione passa dalla svuotamento delle istituzioni locali? Oppure: clientelismo e corruzione arretrerebbero di fronte all’abbandono delle istituzioni? Ridare senso e dignità alla politica locale non è un problema di poco conto. Aggiungo, a scanso d’equivoci, che avere senso dell’importanza democratica delle istituzioni locali, non significa necessariamente partecipare al loro governo, significa difenderle dagli assalti predatori e liquidatori.
    4. Federalismo fiscale democratico un ossimoro perché non stiamo parlando di popoli, ma di regioni e comuni? Ci penserò. Però a sinistra non possiamo eludere il problema del finanziamento degli enti locali (sempre che questi ci stiano a cuore). Come facciamo a dare ai cittadini gli attuali servizi in capo agli enti locali con l’attuale sistema di ridistribuzione delle risorse? Molti comuni, da ormai troppo tempo, utilizzano impropriamente gli oneri d’urbanizzazione, devastando i già provati loro territori; altri, semplicemente e drasticamente, privatizzano i servizi. Secondo me dare ai comuni competenze specifiche sull’evasione fiscale in cambio di una percentuale del riscosso, è una strada da studiare (non è il nome che mi interessa, ma la soluzione), se ce ne sono altre e di migliori…avanti!
    6. Mi sembri un po’ liquidatorio. Forse anche i no-tav preferirebbero non trovarsi sempre in emergenza, sul chi va là e allertati. Mobilitazione permanente o muerte? Mi auguro che uno dei risultati delle loro lotte possa essere anche un ripensamento complessivo delle modalità d’azione degli enti locali. Infine, avere al proprio fianco amministratori locali, sindaci, istituzioni è stato utile o superfluo per la loro lotta e resistenza?
    Un abbraccio, m.

    PS. Ai frequentatori del Blog.
    Lasciate perdere le allusioni personali su Ramon, un vero compagno. Piuttosto, picchiate duro sulla politica…è anche più divertente.

  145. Caruso Massimo Says:

    Stupendo, Ramon.
    In Lombardia è successo esattamente l’opposto di quello che sostieni il buon agire nelle elezioni locali.
    Rifondazione ha supplicato letteralmente Penati di prenderla con se. Addirittura con una proposta di desistenza.
    E’ stato Penati, in questo caso giustamente, a mandarla via. Memore di una rottura di giunta ad un mese dalle scorse elezioni. Memore del non voto di molti al ballottaggio.
    Ecco. Chi è causa del suo mal, pianga pure. Ma almeno dia le dimissioni. E invece no. Patta e compagnia continuano a dirigere un partito allo sbando, e nessuno di pone domande. Nessuno agisce. e il silenzio lombardo è assordante.
    Saluti

  146. cara maria mi fa piacere rivederti. quella è una battuta che dico molti anni e confesso che l’ho copiata da una bettola di barcellona dove era esposto un cartello che diceva: bevete il nostro latte di pantera, rassoda il seno e impedisce la caduta dei capelli.
    ma non capisco il tono che usi.
    ciao

  147. caro carlo, evidentemente ti sfugge che un blog personale è personale perché non è collettivo, non impegna nessuno tranne me, ed è gestito da me. aprine uno anche tu e lo capirai meglio. del resto tu stesso hai fatto l’esempio giusto. se vieni a casa mia a cenare mica pretenderai di decidere tu cosa mangiare e cosa no. che musica ascoltare. e se ti metti a parlar male di qualcuno può anche darsi che io ti dica che non gradisco che si parli di assenti. se, invece, ci troviamo al direttivo del circolo o della federazione, avremo un ordine del giorno di cui parlare, e se avrai critiche da fare al segretario o al consigliere sarai libero di farle perchè è quello il luogo adatto per parlarne. perché tutti i presenti sapranno giudicare se dici cose fondate o farnetichi, se fai critiche politiche o attacchi personali. per il semplice motivo che tutti conoscono te e chi critichi. i lettori di questo blog no.
    mi meraviglio che tu non sappia distinguere fra una sede di partito, un blog personale, un sito internet del partito nazionale, uno del partito locale, un forum e così via. certo che scrivendo io di politica ed essendo un dirigente del prc è giusto che anche sul mio blog io sia criticato e magari anche insultato. ma non è giusto che qui si parli di cose, che riguardano organizzazioni locali del partito, che io non conosco e sulle quali, comunque, penso ci siano sedi più appropriate per discutere.
    una cosa è discutere dei problemi politici in generale e del partito. della sua linea, delle sue degenerazioni, delle cose giuste e sbagliate che succedono in ambiti conosciuti da tutti, come le campagne nazionali, l’adesione o meno ad una manifestazione nazionale, la posizione del partito sulla cgil, le elezioni europee regionali e così via. un’altra è dire le cose che hai scritto tu sulla liguria. se domani esce un post che ti da del bugiardo, che non sono vere le cose che hai scritto, che facciamo? trasformiamo il mio blog nella palestra per vedere chi ha ragione in liguria? mi rifiuto di credere che non capisci che non è il mio blog, o la stampa locale, o facebook o qualsiasi altra diavoleria il luogo dove discutere delle cose che tu dici. se leggi sul mio blog in un post che nella federazione tale il segretario non convoca il federale e che trama per fare l’assessore tu credi immediatamente a ciò che leggi? che ne sai tu di quella federazione? credi che leggendo due o tre post di accuse e controaccuse ti puoi fare un’idea seria? torno a ripeterti che non riesco a credere che non capisci una simile banalità.
    il problema è, caro carlo, che ormai molti pensano di avere più ragione se urlano di più, se espongono sulla stampa o su tutti i blog ciò che essi ritengono essere la verità.
    che ti piaccia o no io combatto questo modo di concepire la politica. perché é distruttivo e non serve a nulla nemmeno quando magari si ha ragione. perché facendo così si passa inevitabilmente dalla parte del torto.
    ciao

  148. caro martino, avevo scritto “perdona le semplificazioni ma credo che possiamo capirci al volo”. evidentemente mi sono sbagliato. è necessario ribadire cose che sinceramente davo per scontate.
    io non predico l’esodo dalle istituzioni e sono per usare ogni residuo barlume dello spirito costituzionale che sopravvive in esse. come credo di aver fatto fino in fondo da parlamentare.
    anche il più pallido riformista, non solo i rivoluzionari, si pone il problema della natura dello stato e delle istituzioni, della costituzione formale e di quella materiale, degli spazi agibili e di quelli preclusi.
    ora, all’ingrosso perché mica possiamo fare un convegno o scrivere tre tomi qui e adesso, io trasecolo quando si parla degli enti locali come se fossero gli stessi di trenta anni fa. o quando si allude a maggiori spazi democratici nei comuni province e regioni come se non ci fosse già da 4 legislature il sistema presidenzialista operante in forme iperboliche. o pensi che sia un caso che berlusconi vuole fortemente compiere la traversata introducendo il presidenzialismo? o che lo faccia per ambizioni personali e basta? ovviamente sono domande retoriche.
    se dico che gli enti locali hanno un ruolo distruttivo rispetto alla costituzione è proprio per questo. perché il senso comune prevalente e coerente con il modello sociale prodotto dal capitalismo contemporaneo è quello del decisionismo, della “governabilità” (o governance perché anche questo fa il paio con il governatore). ricorderai che ero contrario, più di dieci anni fa, alla firma di un accordo fra il prc e i ds nella tua regione che conteneva una iperbole del maggioritario. non ho cambiato opinione.
    andare indietro dal punto di vista democratico in cambio di cose anche discrete (ma quasi sempre compatibili con il modello sociale e con le scelte di fondo liberiste dei ds) alla fine produce un misero bilancio. e produce le stesse domande che tu hai posto. ma come si fa a ricostruire la democrazia? per esempio hai letto lo statuto predisposto e fatto votare al consiglio sardo dalla giunta soru e di cui oggi gode giustamente la destra? lo sai che prevede che nemmeno un voto negativo del consiglio regionale sul bilancio provoca la caduta della giunta? e dire che soru a molti, non a me ed a pochi compagni in sardegna, pareva un campione, un modello di buon governo e perfino un bastione contro la destra. si è visto!
    io penso, proprio dopo le elezioni sarde, che il centrosinistra sia finito. morto! basta vedere le 13 versioni diverse nelle 13 elezioni regionali per capirlo.
    il problema democratico vero delle istituzioni e del paese è il bipolarismo. oltre la ristrutturazione del sistema economico e sociale c’è uno specifico delle istituzioni e della politica che sta in un rapporto dialettico con il sistema e che chiude il cerchio del sistema trasformando in una nuova concezione dello stato e della politica la vittoria sociale ottenuta.
    il maggioritario e il bipolarismo sono stati e sono lo strumento per rendere le istituzioni impermeabili al conflitto, alla rappresentanza di progetti alternativi di società. e non c’è alcun dubbio che comuni province e regioni siano stati molto più efficaci per chiudere questo cerchio del parlamento nazionale. per il semplice motivo che l’italia è ancora formalmente una repubblica parlamentare.
    detto questo si facciano buoni prg. si faccia una buona gestione dei servizi pubblici efficaci (non efficienti, e non ho bisogno di spiegarti la differenza). non sul fisco però. non puoi contemporaneamente dire di lottare contro le rotture territoriali dello stato unitario e proporre che ci siano cittadini con lo stesso reddito e patrimonio che pagano tasse diverse a seconda del territorio in cui vivono. che usufruiscono di servizi e qualità degli stessi differenziati a seconda del territorio in cui vivono. dammi retta! meglio prevedere una partecipazione attiva nella lotta all’evasione perché questa non intacca i principi di universalità e progressività delle imposte ed anzi la implementa.
    ma questo è un dettaglio.
    dicevo, si facciano pure tutte le cose che dici tu. sono d’accordo con la riduzione del danno, con il meno peggio, con cose discrete e con qualsiasi cosa. purché si sappia cosa si fa. e si abbia coscienza della realtà. e non si scambi la riduzione del danno con le conquiste. e che non si dimentichi che lo stato e tutte le sue articolazioni non sono fisse ed immutabili.
    infine, e scusa se ho tralasciato diverse cose ma mi sembrava questo il cuore della nostra discussione, se ho detto no tav l’ho detto non a caso.
    è ovvio che è meglio che abbiano al loro fianco sindaci ecc. e chi ha mai detto il contrario! però per cambiare le cose non basta andare a votare una volta ogni 5 anni. eh si! chi vuole cambiare le cose deve lottare e solo la lotta è capace di avere al fianco qualche istituzionale.
    se c’è qualcosa da introdurre negli enti locali è il controllo sociale sui servizi ed anche sulle municipalizzate. non basta nemmeno la proprietà pubblica, che in regime bipolare è sgovernata e poi svenduta al privato.
    la tav in val di susa non è un’opera inutile. è utilissima all’impregilo e ad un modello di mercato e di circolazione delle merci e delle persone devastante. la lotta no tav è un problema nazionale esattamente come il ponte sullo stretto. il fatto che in piemonte i due candidati “governatori” dei miei stivali siano due varianti della stessa idea di società, di modello economico, di autoritarismo che criminalizza il conflitto sociale, dimostra meglio di qualsiasi mio discorso quanto ho detto finora.
    chissà se ora ci capiamo.
    ciao

  149. Anonimo 3 Says:

    Credo che la Tav sia piú di un problema nazionale, a differenza del ponte sullo stretto. La Tav é legata all’Europa ed al suo nuovo modello di mercato, quello che ci stanno imponendo senza trovare una vera resistenza delle varie popolazioni, che ancora non si riconoscono nel parlamento di Bruxelles.

  150. carlo circolo bianchini Says:

    Caro, Mantovani , capisco che vuoi avere l’ultima parola , ed è un tuo diritto, come è mio diritto, dire che nonostante lo sforzo, apprezzato, non sei stato convicente, gli esempi ritorti, non erano omogenei, dire che se mi inviti a casa tua a cena, il menu lo dicidi tu è lapilassiano, non è la stessa cosa, se nell’ambito dell’alternaza io invito a casa mia amici , o io stesso vado a casa di amic a parlare di politica non a mangiare, devo attenermi al menu del proprietaro di turno , ognuno dice quello che vuole e se ne assume la responsabilità.
    tu non sei tenuto a sperimentare sempre verità, e rispondi per quello che tu dici, anche se domani un altro(vorrei) post mi smentisse, e nella natura delle cose,in tutti i luoghi, c’è chi dice e chi smentisce.
    Non mi convince neanche la teoria del luogo deputato,( gia usato anche nella prima risposta). il posto giusto , e via dicendo, la teoria che il nemico ti ascolta, che ci sono luoghi dove parlare di certe cose dove non ci sono i giornalisti spioni che poi parlano sui giornali dei comunisti che litigano spesso, questa concezione dicevo è patetica e figlia di un passato tanto inglorioso ed anche nefasto specie quando una stella di prima grandezza nel panorama politico, lo dice al militante al militante di base ,
    i giornalisti, che i comunisti litigano lo vedono, quando si fà una federazione della sinistra, si elegge, un portavoce, e poi vedono(igiornalisti) che in puglia, Ferrero è per vendola, Diliberto per Boccia, a Roma quando il portavoce (Ferrero), non si era ancora espresso, sull’alleanza con la Bonino, Cesare salvi aveva gia dato la sua benedizione per conto suo, abbiamo visto anche Patta, perndere la porta quando, si parlava di Epifani in modo non a lui gradito.
    contesto che il problema da me esposto, non contenesse ragioni universali, che meritavano rispota anche accorata, come , è lecito, farsi campagna elettorare a proprie spese, squarciando il velo della diversità con altri partiti ? non hai preso posizione , questo io vedo, non luoghi deputati al riparo dei gioranalisti, forse non hai ancora deciso il tuo attegiamento a riguardo.
    Bastava solo dirlo,un altra cosa banale. ma meritevole di menzione è che a forza di scissioni, e sconfitte, nel partito sono rimasti i militanti più motivati, siamo diventarti quasi un partito di quadri. raccontare balle non è facile per nessuno, così io mi spiego,il terremoto, che attraversa il partito, se dovessimo perdere, ne vedremo delle belle.

  151. federico Says:

    saro’ strano ma penso che giustificare le deroghe per prendere piu’ preferenze dei candidati dei comunisti italiani sia quanto di peggio si possa dire. Vogliamo costruire qualcosa di unitario pero’ poi siamo pronti a derogare a regole condivise pur di battere questi pericolosi figuri. Bella prova unitaria!
    Poi non ho controllato granche’ in giro ma sulle 3 regioni in cui ho verificato si sono verificate deroghe. Anche questo mi sembra strano. 3 su 3.
    Io credo sia un segno dei tempi. esattamente il problema che pongo da tanto: la strisciante professionalizzazione della politica contro l’idea di una politica al servizio. Produce caste, anche contro la buona volonta’ (che a volte c’e’) dei compagni coinvolti.
    E il risultato e’ sempre lo stesso: nuovi rancori e nuovi compagni che abbandonano, alcuni (ed e’ meglio cosi’) perche’ pensavano di essere loro i sostituti ma altri semplicemente perche’ si sono stufati di portare acqua a gente oramai abbarbicata al proprio scranno.
    Ciao

  152. caro carlo, è faticoso discutere con te. eppure mi sembra di aver parlato chiarissimo. macché! adesso sono diventato un epigono del centralismo democratico e voglio nascondere la verità dei litigi fra comunisti. e poi se dialogo e rispondo voglio avere l’ultima parola. immagino che se non rispondo mi becco l’accusa di ignorare gli argomenti del compagno di base. se cancello un post spiegando perché sono un censore. se non lo cancello devo accettare che questo blog discuta della cose che vuoi tu.
    invece che prendere in considerazione le mie posizioni e decisioni appena non sei d’accordo insulti: casta, corporazione, ceto politico autoreferenziale, classe dirigente.
    ma io sono ostinato ed insisto.
    1) il fatto che la rete e decine di blog pullulino di post il cui unico oggetto : è tizio è un opportunista, caio un traditore, il partito è finito perché è in mano ai settari, il partito è finito perché è in mano ai liquidatori del comunismo, la tal riunione non è stata convocata regolarmente, la tal altra è da considerarsi nulla perché si è votato un odg che non era stato presentato per tempo, caio non ha votato ed è andato via prima perché non si assume le sue responsabilità, e potrei continuare all’infinito..
    non dimostra che c’è un dibattito, che c’è vitalità, che c’è voglia di partecipare e discutere.
    dimostra solo che ci sono decine o forse centinaia (non so quanti) di compagni che pensano che di politica si discuta come dalla de filippi o come al grande fratello.
    dire, come dico io, che non è così che si discute e che ogni cosa, anche la più spinosa, deve essere affrontata con serietà, correttezza e in una sede nella quale i problemi possano essere risolti, non è nascondere un bel niente. è solo usare il buon senso.
    una cosa è discutere, come ho fatto io, in un sito frequentato da persone di tutta italia di problemi gravi ma che tutti possono capire a su cui tutti possono esprimersi. come la degenerazione del sistema politico ed anche la penetrazione del clientelismo nelle pratiche della sinistra ed anche del prc. un’altra, per dio!, è discutere di tizio e caio sulla base delle cose che scrive il primo che passa in un luogo dove il 99 % dei lettori non sanno nemmeno chi sia tizio o caio e nemmeno quello che li attacca. una cosa è discutere di come rendere vera ed efficace la democrazia nel partito. un’altra è scrivere che il tal organismo non è stato convocato per due mesi o per due anni in un luogo dove nessuno può sapere o dire se è vero o meno e casomai perché.
    qui su questo blog ci sono più di diecimila post. ne avrò cancellati un centinaio perché contenevano attacchi a persone (numerosi erano chiaramente provocazioni fatte magari con l’intento di farmi prendere una querela) e perché pretendevano che si parlasse delle beghe interne a questa o quella organizzazione territoriale del partito.
    sono un censore per questo?
    va beh. sono un censore. ma vorrei farti notare che un censore è uno che impedisce a qualcuno di esprimere le sue opinioni.
    ma chi te lo impedisce? chi? vai pure sui blog pieni di questo modo di discutere. apriti un blog.
    infine, caro carlo. io sono stato candidato 5 volte ed eletto quattro volte al parlamento. non ho mai speso nemmeno una lira di tasca mia nemmeno per un volantino.
    e penso che quando un organismo di partito fa una lista elettorale dovrebbe anche indicare chi deve essere sostenuto con i materiali di propaganda del partito e con le preferenze degli iscritti. così faceva il pci. che eleggeva sempre quelli che aveva deciso il direttivo. ed applicava deroghe per i massimi dirigenti locali o nazionali del partito visto che eleggeva gruppi numerosi.
    le cose stanno così oggi nel prc?
    purtroppo no. no perché il prc non ha un milione e mezzo di iscritti o decine di migliaia in una provincia a cui dare l’indicazione della preferenza contando così si realizzare una decisione del direttivo corrispondente alla lista. no perché ogni corrente sostiene solo il proprio unico candidato. no perché ormai perfino gli iscritti tendono a votare solo quelli che le sparano grosse. no perché il prc elegge uno o al massimo due istituzionali e capita spesso, anzi spessissimo, che vengano eletti compagni che non hanno esperienza politica sufficiente e che non sanno applicare la linea del partito. e potrei continuare.
    io penso che sia sbagliato che chiunque si finanzi la propria campagna elettorale. ma penso anche che sia sbagliato il resto che ho scritto io. ed è difficile separare le cose.
    come vedi non sono reticente e se vuoi discutere di questo discutiamo.
    ma ti avverto che se continui a parlare di persone e situazioni specifiche ti cancellerò inesorabilmente.
    ciao

  153. caro federico, oltre alle cose che ho scritto in coda alla risposta a carlo vorrei precisare che io non ho giustificato un bel niente. ho solo spiegato una delle ragioni o magari scuse che si possono addurre. te ne posso fornire molte altre. per esempio, visto che parli di professionalizzazione della politica, può capitare che in una città importante hai un funzionario e che oggi non hai più i soldi per pagare il suo basso stipendio. è scandaloso che lo si elegga in consiglio comunale? per alcuni si. la casta la casta! ma gli stessi, però, se poi il segretario provinciale non è funzionario e non è consigliere e dedica il suo tempo fuori dal suo orario di lavoro, si lamentano se non c’è il comunicato stampa, la presa di posizione, la presenza ad un presidio davanti ad una fabbrica, la presenza alla riunione nazionale e chi più ne ha più ne metta.
    io non nego che esista il problema che dici. anzi, lo considero un problema grave. ma per affrontarlo ci vuole serietà, equilibrio, saggezza. e ci vuole anche solidarietà, lavoro comune e condiviso. oltre che chiarezza e determinazione.
    la demagogia, invece, oltre ad essere inefficace e ad intorbidire le acque mischiando problemi diversi è solo l’altra faccia della stessa medaglia.
    posso testimoniarti che sia a livello nazionale come a livello locale non sono quasi mai i funzionari eletti nelle istituzioni ad abbandonare il partito appena eletti o alla prima divergenza. mentre capita spesso, purtroppo, che operai o compagni rappresentativi di lotte anche importanti si montino rapidamente la testa. mentre il segretario o il funzionario sa normalmente misurarsi col partito e non far diventare una divergenza la fine del mondo altri, appena gli gira la prima cosa che dicono è: io rispondo ai miei elettori mica al partito.
    con questo voglio dire che bisogna candidare solo funzionari e dirigenti del partito? neanche per idea. anzi! io sono sempre stato per aprire le liste agli operai e a chi le lotte le fa direttamente.
    il segno dei tempi si vede eccome purtroppo. ma non solo nella tendenza dei dirigenti ad andare nelle istituzioni. si vede anche in altre cose.
    ci sono funzionari che non sono casta e ci sono operai che appena li chiamano onorevole perdono la testa. e viceversa.
    vedere solo un lato del problema è sbagliato e non aiuta a risolvere il problema.
    ciao

  154. federico Says:

    Caro Ramon, capisco le tue obiezioni, non ho la mitologia dell’operaio infallibile e incorruttibile tra le mie corde.
    Detto questo concordiamo ci sia il problema e questo mi sembra molto.
    Continuano a mancare da parte tua e del gruppo dirigente le proposte.
    Io le mie proposte le ho scritte un sacco di volte e non mi ripeto più.
    Ribadisco solo che per me anche il funzionario pagato (poco o tanto conta fino a un certo punto) è professionalizzazione della politica. Va quindi eliminato.
    E’ chiaro che solo per la sua esistenza sarà lui a finire (giustamente, a questo punto) nelle istituzioni ed è chiaro che sarà lui poi che non sarà in grado di ricollocarsi in un mercato del lavoro diverso da quello della politica e quindi bisogherà in qualche modo ricollocarlo o lui sarà costretto a cercare un altro posto al sole.
    Questo è un meccanismo perverso.
    Che inoltre crea una elite di compagni depositari del sapere (se ci lavori tutto il giorno sei inevitabilmente più preparato) e una gran parte che non possono che ritenere vero e gisuto ciò che dice il compagno più preparato.
    Si crea così anche uno scollamento tra chi “detta” la linea (il funzionario/istituzionale) e la gente comune, che vive un mondo (del lavoro, per esempio) che è completamente diverso da quello che vive il funzionario/istituzionale.
    Dovrebbe esserci un bilanciamento da parte dei militanti e membri cpf, cpr, cpn? Credo che tu abbia molta più esperienza di me per sapere che difficilemente la linea del “capo” va in minoranza. Molto difficilemente.

    Aggiungo che io non faccio parte della categoria che si offenderebbe (e mai mi sono offeso) se la fine del professionismo determinasse qualche comunicato stampa in meno. Preferisco una ampia distribuzione di ruoli e compiti: allargare la partecipazione e la responsabilizzazione.
    Anche il sindacalismo di base mi sembrava che qualche anno fa fosse contro la creazione di un apparato burocratico. Un motivo ci sarà.
    Ciao

  155. carlo circolo bianchini Says:

    Caro, Mantovani, mi ritengo soddisfatto, delle risposte, quello che mi premeva sentire dire l’ho sentito.
    quando vieni a genova ti vengo a sentire , e magari per farmi perdonare ti offrirò da bere . ciao Carlo

  156. caro federico, conosco bene questo tipo di posizione e, sebbene sia d’accordo che il problema esista come ho detto, non sono d’accordo.
    intanto è vero che la concezione del partito e la sua organizzazione devono essere profondamente riformati. ma non così, e dirò il perché più avanti.
    io penso che sia la pratica sociale ricca e centrale nell’iniziativa del partito a fare la differenza. questa manca troppo. se ci fosse ci sarebbe un’altra selezione dei quadri e anche dei funzionari, e ci sarebbe anche un altro clima nell’organizzazione. quando, invece, la pratica è solamente o principalmente politicista ed elettorale la selezione è un’altra e il collegamento con le istituzioni preponderante. poi si possono limitare certe cose e favorirne altre con decisioni e regole. ma non ho mai creduto e non credo che la soluzione sia organizzativa principalmente.
    tanto meno con le cose che dici tu.
    ma entro nel merito:
    1) ci sono associazioni e centri sociali, come sindacati di base, che non hanno funzionari. ci sono esattamente gli stessi problemi che nel partito. il leader di una associazione o di un centro sociale di solito ha molto più potere del segretario di una federazione del partito funzionario. e dove c’è un eccessivo potere c’è spesso anche il conformismo e l’acriticità verso chi decide. essere o non essere funzionari non c’entra che relativamente. la qualità del collettivo e della sua elaborazione e discussione fanno la differenza. per altro i funzionari dirigenti del partito sono comunque il prodotto di una selezione ben più complessa e difficile da superare che quella del leader di un centro sociale o del presidente di una associazione.
    2) nel prc non esiste la situazione che tu dici. c’è, al contrario, lo sport a dissentire sempre e comunque. la capacità di avere consenso di un dirigente funzionario non deriva affatto dalla carica, bensì dalla sua autorevolezza. se c’è c’è se non c’è non c’è. e quando ci sono dirigenti che non sanno ascoltare, che appena ricevono una critica se la legano al dito, che sono approssimativi e superficiali, sono quasi sempre l’espressione di una base che ha gli stessi difetti. identici e in una versione peggiore. per esempio tu dici: depositari del sapere. magari avessimo dei gruppi dirigenti depositari del sapere. cioè gruppi dirigenti colti e dediti all’analisi e ad accumulare conoscenza ed idee che il partito nel suo agire produce. troppo spesso la cosiddetta base (scusa la semplificazione ma è per intenderci) non apprezza affatto il sapere dei dirigenti. vuole ascoltare semplificazioni. vuole che gli si dia ragione e basta. non è interessata ad imparare alcunché. te lo posso dire io con cognizione di causa. magari faccio un discorso e subito applausi. se in risposta ad una cazzata mi permetto di dire una opinione diversa improvvisamente divento il burocrate oligarca che disprezza la base.
    uno dei segni del tempo che viviamo è che non c’è più l’operaio della fiat che era curioso di sapere com’era il giappone dal suo partito (caso citato da gramsci per identificare la coscienza di se degli operai e la loro voglia di imparare). oggi tutti sanno tutto. o ritengono di saperlo perché hanno sentito dire e perché ragionano a spanne. mica è colpa loro. è la tv ed anche internet che creano l’illusione di sapere e di dire opinioni valide senza studiare, senza ascoltare, senza imparare seriamente. i rapporti sociali e l’individualismo si riflettono anche nella concezione della politica.
    3) se non ci sono funzionari, caro federico, dirigerà nei fatti chi sta nelle istituzioni, chiunque esso sia. e nonostante le mille controindicazioni preferisco un segretario funzionario nelle istituzioni che non quello più capace di prendere più preferenze. perché basta essere noti per un qualsiasi motivo per essere eletti anche senza capacità politiche serie. e se non ci sono funzionari chi dirigerà il partito in una grande città o in una federazione con decine o 100 circoli? quello che ha più tempo? il pensionato? lo studente?
    non si tratta solo di comunicati stampa. si tratta di essere presenti a mille cose, di girare come trottole, di mille incontri a tutte le ore del giorno e anche della notte. si tratta di studiare delibere complicatissime che contengono mille inganni e di utilizzare le conoscenze interne ed esterne al partito. si tratta di scrivere continuamente mille cose. io voglio che si scelga chi fa queste cose e voglio che si scelga chi le sa fare bene. io voglio che il partito sia una organizzazione capace di produrre cose buone. discutiamo pure di come limitare, di come meglio selezionare, di come controllare, di come creare contrappesi e di altro ancora.
    ma non si faccia finta che senza nessun funzionario il partito sarebbe più vicino alle lotte, più capace di fare proposte, più vicino alla realtà sociale del paese. è una illusione.
    un abbraccio

  157. caro carlo, io accetto sempre da bere, soprattutto superalcolici.

  158. Anonimo 3 Says:

    Torno sull’immigrazione. Penso che la sinistra europea dovrebbe opporsi alla migrazione di massa (non ai migranti), per tutta una serie di motivi, il primo dei quali é che non é e non puó essere volontaria, bensí spinta dagli interessi del sistema ed infatti aumenta lo sfruttamento ed il ricatto sui lavoratori. Specialmente in una societá come quella italiana, incapace di controllare il lavoro nero. Ma anche a livello europeo, dove alcune leggi, tipo la direttiva Bolkestein, che prevede di poter retribuire un lavoratore straniero sulla base degli stipendi del suo paese, nascono appunto da questi flussi migratori, provocati dalla povertá che il sistema stesso crea. Cosí l’impoverimento generale e la guerra fra i poveri diventano inevitabili.
    Anche sull’integrazione mi sembra ci siano delle sottovalutazioni, quasi una paura di essere considerati razzisti a parlarne apertamente, eppure il problema esiste: far convivere quasi di colpo etnie con culture molto diverse porta all’odio, al disprezzo ed all’incomprensione. Vale per gli europei, che vedono in certi comportamenti vecchi modelli superati da tempo e li considerano da selvaggi, quanto vale per gli immigrati, che ritengono lo stile di vita occidentale immorale e inaccettabile. In generale, non tutti, é ovvio, ma i pregiudizi ci sono da entrambe le parti e diventano incontrollabili perfino nelle nazioni piú ricche e preparate.
    Aggiungo che l’Europa ha un tasso giá troppo elevato di popolazione, con le note conseguenze ambientali, mentre grandi parti dell’Africa, giá penalizzate da malattie quali l’aids, la tubercolosi, la malaria, si stanno svuotando.
    L’errore peggiore, poi, mi sembra sia il lasciare queste tematiche alle destre, agevolando in questo modo la lega o le formazioni neonaziste del nord europa, che partendo da fatti incontestabili, li stravolgono, ne approfittano per far man bassa di voti e per far passare nuovamente concetti nazionalisti e razzisti.

    Chiaramente questo discorso non puó includere gli esuli politici.

  159. federico Says:

    caro ramon, che serva a questa sinistra spostare il baricentro soprattutto sulla pratica sociale e che questo migliorerebbe la selezione dei quadri siamo d’accordo.
    Che sia più semplice, anzi quasi l’unica per te, soluzione alle tendenze degenerative direi che non sono per nulla d’accordo.
    Perché quello che dici tu lo si dice da anni e non ho visto cambiamenti, almeno alle mie latitudini. Io forse conosco un segmento limitato del prc me ntre tu avrai uno spettro più ampio ma ti posso assicurare che quello che conosco lo conosco molto meglio di te. e non mi piace.
    Nel merito

    1) Questa la trovo incomprensibile: “che cia siano associazioni e centri sociali, come sindacati di base, che non hanno funzionari e ci siano esattamente gli stessi problemi che nel partito”. Quindi, lo accettiamo anche nel partito? Naturalmente la risposta è che anche quelle organizzazioni lo devono evitare. Io parlo per le cose che frequento o frequentavo. Se ancdrò in quelle realtà porrò lo stesso problema.
    Perché, come dici tu, “la qualità del collettivo e della sua elaborazione e discussione fanno la differenza”.
    Che poi “i funzionari dirigenti del partito sono comunque il prodotto di una selezione ben più complessa e difficile da superare che quella del leader di un centro sociale o del presidente di una associazione”, scusami ma qui usi un assolutismo che non condivido. E ripeto, non lo condivido vedendo i fatti della mia realtà. Spesso le selezioni (nel partito ma anche nelle altre realtà) avvengono per obbedienza.

    2) “nel prc non esiste la situazione che tu dici. c’è, al contrario, lo sport a dissentire sempre e comunque.la capacità di avere consenso di un dirigente funzionario non deriva affatto dalla carica, bensì dalla sua autorevolezza.”
    Vero che c’è lo sport che dici ma che non ci sia la situazione che dico io è solo una opinione tua, che varrà per la gran parte d’Italia, ma non vale in altre.
    Però certo la base ha le sue colpe e i dirigenti spesso ne sono lo specchio. Solo che se quella base in molte (tutte?) le raltà in pochi anni si è dimezzata un qualche dubbio dovrebbe venire…

    3) “se non ci sono funzionari, caro federico, dirigerà nei fatti chi sta nelle istituzioni”. Eh no, caro Ramon, se metti la regola che possono durare al massimo 10 anni (e la rispetti!!!) o anche meno si limitano i fenomeni che siano loro a guidare il partito.
    “Se non ci sono funzionari chi dirigerà il partito in una grande città o in una federazione con decine o 100 circoli? quello che ha più tempo? il pensionato? lo studente?” Ti ho già detto: credo in una ampia distribuzione di compiti, ruoli e responsabilità. Ci sarà forse più casino ma vuoi mettere la differenza!!!
    Per me quelli che “vogliono essere presenti a mille cose, girare come trottole, fare mille incontri a tutte le ore del giorno e anche della notte” fanno paura. Perché pensano così di avere più dirirtti degli altri e meno doveri. Perché non voglio un partito di eroi ma un aprtito di tante persone NORMALI che si impegnino.
    Uno studia le delibere complicatissime.
    Uno scriverà continuamente mille cose.
    “io voglio che si scelga chi fa queste cose e voglio che si scelga chi le sa fare bene. io voglio che il partito sia una organizzazione capace di produrre cose buone”
    E qui siamo in perfetta sintonia ee mi sembra una chiuiusura perfetta.
    un abbraccio

  160. Scusa, Anonimo 3, ma forse sull’emigrazione-immigrazione andrebbe aperto un discorso a parte, non perchè il tema sia di per sè “a parte”, tutt’altro, invece è centrale, ma quanto perchè si vengono a mischiare piani diversi di discussione anche se sono concatenati. Ovvio, almeno per me, che se intendi dire che dovremmo essere contro l’emigrazione intesa come necessità forzata, come unico orizzonte possibile per molti, non si può essere che d’accordo. Questo presupporrebbe anche una analisi forse più accurata e precisa sul capitalismo nella sua fase attuale, sulla divisione del lavoro, e anche su molti aspetti politici quali ad esempio la crisi dei movimenti di liberazione, del cosiddetto socialismo panarabo, dei paesi dell’est etc.

  161. Anonimo 3 Says:

    Per me non é un problema, se ne puó parlare anche fra un anno, basta che se ne parli.

  162. cara anonimo 3, poni questioni serissime e che secondo me meritano di essere discusse ed approfondite. ovviamente evitando le semplificazioni che lamenti e che sono solo il frutto della solita superficialità e della idea malsana per cui chiunque ponga i problemi che poni tu è sospetto di razzismo. e spesso non si tratta di superficialità bensì proprio della concezione predicatoria e testimoniale della politica. come quella delle sette religiose. una setta non si pone il problema della realizzazione concreta di un progetto, di un programma, di una semplice proposta. basta enunciare principi, proporre soluzioni mirabolanti e scomunicare chi non la pensa così. del resto, sebbene questo modo di ragionare sia spessissimo inconsapevole e a sua volta frutto del senso comune dominante, la setta non si propone realmente di cambiare il senso comune anche confrontandosi con le verità oggettive delle quali il senso comune si alimenta. la setta vuole solo dimostrare la bontà dei propri principi e su questi fare proselitismo. ed avendo una posizione debole ha paura delle parole e dei problemi reali e li esorcizza bollandoli come eresie.
    detto questo parliamo dei problemi che tu poni.
    ti dico subito che secondo me nel tuo ragionamento mancano due o tre cose che secondo me sono fondamentali. non so se perché le dai per scontate, per brevità o per una effettiva sottovalutazione.
    tu dici opporsi alla migrazione di massa. e dici che sono gli interessi del sistema a spingere alla migrazione. qui c’è un problema. ed è un problema di fondo. l’aumento delle migrazioni di massa su scala globale ed in ogni paese come l’impoverimento non sono obiettivi del sistema. sono effetti intrinseci del modello economico liberista. opporsi (le parole hanno la loro importanza) agli effetti del sistema è un concetto pericoloso. perché è illusorio e soprattutto perché è un aggravamento del problema invece che la sua soluzione. altra cosa è dire e spiegare bene l’ingiustizia intrinseca della costrizione alla migrazione per milioni di persone. altra cosa è denunciare l’irrazionalità del fenomeno e il cinismo del sistema che con una mano produce e alimenta un fenomeno e con l’altra lo condanna per gli effetti che a sua volta produce nelle società dei paesi ricchi.
    ma andiamo con ordine.
    dicevo che la migrazione è un fenomeno globale. come al solito in italia si discute come se fosse unicamente ciò che si vede nella propria microrealtà e in tv. ma non è così.
    la liberalizzazione del del commercio, la concentrazione dei capitali e dei sistemi produttivi nelle multinazionali ecc (in una parola il capitalismo reale esistente oggi) hanno prodotto un incremento enorme della migrazione interna ed internazionale. non c’è paese latinoamericano, asiatico dove non ci sia stato, negli ultimi venti anni, un esodo dalle campagne verso le metropoli. in africa hai ragione tu, ma vale per solo per l’africa subsahariana, perché sia il mahagreb sia il sud africa conoscono flussi migratori regionali e interni ai singoli paesi enormi. per molti paesi dell’africa subsahariana si tratta più di profughi che di migranti. questo fenomeno a sua volta produce due effetti nefasti: a) distruzione delle economie (e conseguentemente delle culture) autoctone dei territori dove insistono spesso popolazioni che hanno nel rapporto con la terra il tratto fondante della propria identità (come gli indigeni in gran parte dell’america latina). in messico le produzioni locali di mais, per fare un solo esempio, non reggono la concorrenza con il mais transgenetico statunitense e i nuovi criteri di sfruttamento del territorio (per esempio la biodiversità brevettabile e il turismo di massa nei paradisi naturali), oltre a quelli classici (estrazione di uranio, petrolio e così via) determinano semplicemente l’espulsione delle popolazioni dal territorio e la fine delle loro culture. b) la creazione delle baraccopoli nelle città dove i migranti sono trasformati in sottoproletari privi di cultura e in balia della criminalità organizzata. veri e propri paria. prima vivevano in povertà ma avevano una economia di sussistenza ma possedendo un sapere, un rapporto con la terra, e conseguentemente avevano più dignità. ora vivono con un maggiore reddito rispetto a prima (perché la cosiddetta economia informale legale ed illegale lo garantisce) ma non avendo più l’autoproduzione degli alimenti e l’abitazione vivono più poveramente di prima. la loro cultura essendo sradicata, per quanto conservata in alcuni usi e per via orale, si rivela inutile per relazionarsi con la società. e la loro povertà nella metropoli dove l’abisso fra ricchi e poveri è visibile continuamente provoca disperazione e perdita di ogni dignità. la depressione economica, la morte cioè di milioni di piccole imprese, provocata dagli accordi di liberalizzazione produce anche un flusso enorme verso gli usa. con conseguenti conflitti interetnici, con la caduta dei salari e così via.
    insomma, ho parlato di questo per significare che non c’è solo il banale e tradizionale esodo dai paesi poveri verso i paesi ricchi (che c’è sempre stato) e il banale e tradizionale uso del capitale dei migranti come esercito di riserva allo scopo di abbassare i salari, magari solo più grande quantitativamente. si tratta di un fenomeno molto più strutturato e profondo. destinato per sua natura a produrre disastri di proporzioni bibliche perché mette in questione la civiltà nel suo complesso.
    chi dice anche l’italia è stato un paese di emigranti e chi paragona l’emigrato italiano dell’inizio del novecento o degli anni 50 e 60 ai migranti odierni per contrastare il razzismo dilagante in italia dice solo una piccola parte della verità. e per questo l’argomento risulta inefficace. ma è altrettanto inefficace “opporsi” all’effetto di un problema sistemico ed enormemente più complesso. “opporsi” è materialmente impossibile. nessun ostacolo impedirà al migrante di raggiungere gli stati uniti o l’europa. certo il tuo opporsi non è quello della lega. ovvio. tuttavia, come ho già detto, la parola opporsi può trarre in inganno.
    se siamo d’accordo che il fenomeno è strutturale allora dobbiamo avere due consapevolezze. 1) accettare il fenomeno come “naturale” facendone quasi l’apologia (come all’ingrosso fa la chiesa cattolica che predica sempre la solidarietà fra poveri ma mai la messa in discussione della causa della povertà) è una cazzata di proporzioni gigantesche sia perché non è in grado di contrastare gli effetti sul mercato del lavoro dell’esercito di riserva sia perché, dentro una crisi di civiltà, sottovaluta la natura anch’essa strutturale dell’acutizzarsi dello scontro fra religioni, culture, etnie. 2) viceversa illudersi di poter arrestare o contenere il fenomeno senza mettere in discussione la causa del fenomeno è ancor più grave. le prediche di cui sopra non aggravano i problemi. ma questa seconda illusione si. chiudere le frontiere non fa diminuire i flussi. semplicemente li criminalizza con la clandestinità che a sua volta aumenta la funzione di esercito di riserva dei migranti, aumentando la guerra fra poveri e facendo, infine, selezionare una parte dei migranti alle organizzazioni criminali che così sono facilitate ad importare manovalanza per le attività illegali. dal punto di vista culturale la chiusura a riccio della popolazione autoctona, per esempio temendo la messa in discussione delle proprie tradizioni religiose, provoca una speculare chiusura a riccio. i fondamentalismi si alimentano a vicenda e così oltre alla guerra fra poveri cresce la guerra fra civiltà.
    contesto, però, questa tua frase: “quanto vale per gli immigrati, che ritengono lo stile di vita occidentale immorale e inaccettabile”. semplicemente non è vero. è solo una minoranza visibile e soprattutto resa visibile dai mass media che la amplificano volutamente e cinicamente, degli immigrati che ha quella opinione dello stile di vita occidentale. perfino fra i musulmani.
    se quanto ho detto finora ha un fondamento allora non ci sono che alcune cose da fare e dire, con la consapevolezza che si va controcorrente. perché se non si ha questa consapevolezza si finisce per ricadere nell’illusione predicatoria o/e in quella pseudopragmatica.
    1) combattere attivamente la funzione di esercito di riserva dell’immigrazione. come abbiamo visto più si tenta di impedire l’immigrazione più, in realtà, se ne alimenta la funzione da esercito di riserva e conseguentemente la guerra fra poveri. allora, al netto di considerazioni umanitarie e solidaristiche sulle quali tornerò, è mille volte più conveniente regolarizzare e dotare di diritti gli immigrati sia per combattere il lavoro nero sia per favorire che dentro il mercato del lavoro si costruisca e si saldi l’unità dei lavoratori nella lotta invece che la guerra fra poveri. perché dagli albori del movimento operaio è solo la coscienza di classe che è in grado di sconfiggere l’uso del capitale dell’esercito di riserva. e, italiani o immigrati, i lavoratori hanno molto di più in comune fra di loro che con il capitale. è inutile ricordare che la coscienza di classe fa la differenza fra il servo che crede naturale la sua condizione e che vede nel suo simile un concorrente e il lavoratore che vede nella solidarietà fra simili lo strumento indispensabile per difendere i propri interessi, la propria dignità e per eliminare sfruttamento e ingiustizie di cui è vittima.
    2) mentre il sistema, o se preferisci la borghesia, è pronto a negare i propri principi liberali, o a renderli esclusivi solo di una parte della cittadinanza, appena gli conviene, noi dobbiamo proprio difendere quei principi. la laicità dello stato non accetta una gerarchizzazione delle religioni. il principio del diritto di voto per chi paga le tasse non è discutibile. queste due banali cose disincentivano sia la guerra di religione sia l’uso del consenso elettorale nel modo unilaterale che alimenta, in un circolo vizioso, paure irrazionali e discriminazioni. è proprio un vizio della borghesia, ma sarebbe meglio dire una legge del sistema, quello di proclamare principi universali quando deve combattere per affermarsi come classe (vedi la rivoluzione francese) e di negarli e contraddirli quando la effettiva universalità di quei principi e diritti mette in discussione la sua posizione egemone e privilegiata. per il profitto e per difendere i suoi interessi il sistema non esita a distruggere la propria civiltà. se per combattere il “nemico fondamentalista” lo stato difende una religione contro un’altra, nega l’universalità dei diritti e produce discriminazioni per legge in realtà ciò che sta facendo è distruttivo della propria civiltà. mai, nella storia, l’alternativa socialismo o barbarie è stata tanto attuale.
    3) socialmente bisogna fare come ho scritto in quell’esempio nel post che ha suscitato questo tuo interesse. in altra parole destrutturare il noi italiani e voi stranieri e costruire noi operai, noi lavoratori, noi abitanti del quartiere, noi fruitori di servizi.
    4) culturalmente bisogna promuovere il dialogo sulla base del rispetto delle diversità. faccio un esempio che mi piace fare perché mi ci sono divertito. in un incontro ufficiale della commissione esteri della camera con la corrispettiva commissione esteri della camera dei deputati della turchia , mentre i giornali italiani avevano parlato a lungo di non ricordo quale fatto di cronaca in turchia e di leggi arretrate sui diritti delle donne, una deputata dei ds (di cui non faccio il nome perché nemmeno me lo ricordo giacché non era della comm. esteri) fece una filippica terribile. in sostanza disse che non era accettabile dal punto di vista della civiltà che un paese candidato all’ingresso dell’unione europea avesse una simile legislazione e che si meravigliava che un paese che si pretende laico avesse ancora nella legislazione le discriminazioni della donna tipiche della religione musulmana. quando presi la parola io, e tutti si aspettavano chissà quali strali avrei urlato contro i turchi a cominciare dai turchi che sapevano benissimo chi sono, dissi invece cose per tutti inaspettate. mi scusai per le sciocchezze dette dalla collega. ricordai che da pochi anni l’italia, che pure era stata prima fondatrice dell’unione europea, aveva abrogato il reato di adulterio e classificato il reato di stupro come reato contro la persona invece che contro la pubblica morale. ricordai come questo fosse stato il risultato non della “civiltà cristiana” europea che invece era stata causa di quella infame legislazione. ricordai che lo stato turco è più laico dell’italia fin dalla sua fondazione e che quella legislazione non era il riflesso della religione maggioritaria bensì del patriarcato. e che ogni conquista delle donne era dovuta alla loro lotta che si era scontrata con la concezione patriarcale del mondo di tutte le religioni monoteiste e con la natura patriarcale degli stati moderni scaturiti dalla rivoluzione francese. dissi, infine, che se c’era un problema sull’ingresso della turchia nella unione europea questo era relativo alla natura autoritaria dell’assetto istituzionale turco.
    ecco, scusa l’autocitazione, ma è proprio qui il problema. dire che i maltrattamenti delle donne sono maggiori a causa della religione musulmana dimenticando che le violenze contro le donne sono ancora oggi, perfino più di ieri, la normalità nella famiglia tradizionale italiana e dimenticando che solo le lotte delle donne e una democrazia parlamentare permeabile al conflitto hanno conquistato diritti e fatto arretrare il vaticano dalle posizioni più oltranziste e fondamentalista, è terribilmente sbagliato.
    insomma, dialogo e rispetto non escludono il conflitto. ma un cosa è il conflitto inter religioso, con l’uso strumentale delle donne o di qualsiasi altra cosa per dimostrare la superiorità di una civiltà sull’altra facendole regredire entrambe, e un’altra è il conflitto di classe o antipatriarcale che produce conquiste e trasforma tutte le civiltà in senso progressista.

    va beh. ho scritto un romanzo. mi scuso. ma ormai da tempo sul blog sembra che esistano solo le elezioni che non sono stato nella pelle.

    grazie anonimo.

    un abbraccio

  163. caro federico, il dialogo e la discussione sul tema che hai proposto è interessante. almeno per me.
    innanzitutto, come avevo detto nel mio post, io non penso che la pratica sociale sua l’unica soluzione. per me è un presupposto. un partito clandestino ha funzionari diversi da un partito elettoralista o da un partito sociale o da un partito d’opinione. il presupposto, però, è indispensabile per non illudersi che regole sempre più moralistiche e draconiane organizzativamente risolvano il problema. poi, come ho detto già, si discuta di regole finché si vuole.
    ed ora seguo i tuoi punti.

    1) tu avevi detto di eliminare i funzionari. e con i funzionari il problema della concentrazione del sapere e il conseguente conformismo. io ho solo fatto l’esempio di organizzazioni senza funzionari che hanno gli stessi problemi democratici e di conformismo. a dimostrazione che il problema non è il funzionariato. poi ribadisco che il conformismo premia spesso in qualsiasi organizzazione. nel partito, però, esiste un regime democratico che almeno garantisce chi dissente. è vero che ci sono quelli che non dissentono per paura di perdere il lavoro o che non dissentono perché opportunisticamente pensano che così conviene. ma la viltà (esaerando nella definizione), per giunta ingiustificata, o l’opportunismo, per quanto conveniente, non albergano solo fra i funzionari e sono ineliminabili in qualsiasi organizzazione umana. inoltre capita ai funzionari, come ai militanti, di essere d’accordo senza alcun conformismo. comunque sospettare di conformismo un funzionario in quanto tale è scorretto da tutti i punti di vista.
    2) il problema è la regressione dovuta all’individualismo, alla assenza di legami sociali (ancora), all’elettoralismo e così via. io non nego affatto che esista una realtà come quella che tu descrivi. ne conosco anch’io. ma c’è un circolo vizioso. se invece di criticare si urlano insulti o si fanno processi alle intenzioni l’oligarca potrà facilmente sfuggire ad un rapporto corretto con la base e se ne rallegrerà. è solo l’altra faccia della medaglia del conformismo. e vivrà con crescente insofferenza il confronto accentuando così la natura oligarchica del suo operato. non esiste oligarca che resista ad una critica seria e ad una base consapevole. e il partito politico nella nostra imperfetta versione è già dotato di regole formali sufficienti per impedire oligarchie più di qualsiasi altra forma politica organizzata.
    3) macché eroi. e dai! è semplicemente oggettivo che ci voglia qualcuno che lavori a tempo pieno per fare certe cose. dove non c’è quelle cose si fanno peggio o non si fanno. le responsabilità bisogna dividerle. eccome. ma affinché non restino sulla carta bisogna avere anche l’operatività necessaria. puoi avere un ottimo responsabile lavoro ma se una rsu sale su un tetto e lui è al lavoro chi va al presidio? a dire cosa? il primo che passa dalla sede? e posso farti mille esempi così. mille. poi, non conosci militanti che non sono funzionari e che per l’attività che fanno si ritengono sempre in credito con il partito? io si. soprattutto quando si tratta di fare liste elettorali spuntano come funghi. che facciamo? mettiamo limiti alla militanza per evitare questo uso distorto?
    forse mi sarò spiegato male visto che ti dichiari d’accordo sulla necessità di scegliere chi fa certe cose. lo dico perché è il contrario che scegliere fra chi ha il tempo materiale per farle. ed insisto: la prima cosa che succede dove non c’è nemmeno un funzionario è che molte cose, se non tutte quelle importanti, le fa chi sta nelle istituzioni. e allora preferisco che nella istituzione ci vada il segretario piuttosto che il farmacista che prende più voti solo perché è più conosciuto. è tutto diventa un cane che si morde la coda e ciò che hai cacciato dalla porta rientra dalla finestra.

    insomma, dico solo, riconoscendo i molti problemi che hai sollevato che l’eliminazione del funzionariato non risolve quei problemi e in alcuni casi finisce con aggravarli.

    un abbraccio

  164. federico Says:

    Mi sa che siamo a un punto morto anche se ho trovato utile il confronto.
    Per me si deve provare a cambiare alla radice. Il partito deve essere già di per sè un embrione di nuova società, dato che dovrebbe essere costituito dalle sue avanguardie.
    Per questo ha il dovere di organizzare nuovi modi di stare insieme, nuovi metodi di decisione, ecc. E di essere continuamente rivoluzionario in questo. Credo sia anche uno dei motivi del progressivo fallimento di questi anni: una volta i comunisti rappresentavano una idea di futuro mifliore oggi rappresentano per i più il passato. Certamente la colpa è dei media ma qualcosina del nostro credo lo si sia messo….
    Critica al potere e partecipazione, sono innovazioni piccole piccole, se non praticate realmente.
    Ci sono gli strumenti:
    Oggi abbiamo scoperto che “partecipazione” non è solo una bella parolina ma è nche una pratica reale: nelle istituzioni (porto alegre) ma anche in pratiche rivoluzionarie (zapatisti). Non funzionano? Correggiamola e magari addattiamole ma, un minimo, pratichiamola.
    Oggi disponiamo di strumenti di comunicazione e scambio di informazione (cellulari, internet) che hanno rivoluzionato la velocità di far girare le informazioni. Per stare al tuo esempio: prima avremmo saputo dell’operaio sul tetto quando era già sceso o magari assiderato oggi abbiamo il tempo di saperlo, decidere una linea e magari anche decidere se si deve andare e chi può andare. Basta avere e saper usare gli strumenti adeguati….che a volte sono utili e “fanno un dirigente” tanto quanto aver letto l’ultimo scritto di chomsky…
    Insomma, per me se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo cambiare prima di tutto noi come individui e poi noi come collettivo. Continuamente, spietatamente. Altrimenti continueremo a riproporre internamente ed eternamente ciò che in realtà vogliamo combattere.

  165. Francesco Says:

    Ciao a tutti. Volevo aggiungere alcune considerazioni a quelle di Ramon Mantovani sulla questione dell’immigrazione, in realtà tutte ricavate dal suo intervento che condivido totalmente (in particolare la spettacolosa analisi della globalizzazione).
    1) Credo che tutti i punti elencati da Mantovani siano riassumibili nel primo, cioè nella esigenza di andare ad una unificazione di classe delle diversità etniche, religiose, culturali (più facile a dirsi che a farsi). Questa è l’unica soluzione per rovesciare l’impianto leghista e della destra, che alimenta il problema in maniera cosciente in vista di speculazioni elettorali sulla paura dei cittadini: creando vertenze comuni, partecipando in massa allo sciopero del 1 marzo, il quale può essere depurato delle sue ambiguità corporative solo con una partecipazione di massa degli italiani, riattivando un sano conflitto di classe, è possibile avere in mano una soluzione veramente “di sinistra” alla questione immigrazione che non siano le prediche della chiesa o l’antirazzismo buonista alla Gad Lerner.
    2) Anonimo 3 invitava a non accettare tutti gli immigrati. Su questo non sono d’accordo perchè si tratta di una proposta reattiva e subalterna (lo dico senza nessuna polemica) a un fenomeno che personalmente considero non solo strutturale ma addirittura positivo (al netto dell’ingiustizia e della violenza che gli sono connaturati come è stato giustamente detto) poichè credo che l’unico effetto positivo della globalizzazione neoliberista sia proprio la tendenziale edificazione di una società multietnica, che a lungo andare supererà ogni forma di localismo o razzismo. Il punto culturale su questo è fare in modo che non si vada verso un conformismo di massa (“gli stranieri devono rispettare la nostra cultura”) ma piuttosto verso una conservazione delle differenze.
    3) Mi sembra di aver capito che Anonimo3 vive in Olanda. Ma in quel paese non esiste un partito di sinistra (la Sp) che su questi temi ha iniziato a lavorarci e che è comunque anni luce avanti a noi su questo problema? Te lo chiedo perchè ho letto qualcosa ma non sono molto informato.
    4) Ricordo infine che questi grandi flussi migratori sono inediti per proporzioni, ma non lo sono per effetti. Basta leggere, per esempio, Furore di Steinbeck per rendersi conto che il razzismo non è che l’effetto di contraddizioni oggettive, cioè economiche, che possono essere rovesciate. E che si sono date molto spesso: in quel libro in particolare le migrazioni dal midwest alla california, in seguito allo sviluppo industriale della produzione agricola e alla grande depressione. Il razzismo non è il risultato del diverso colore della pelle (nel mio esempio i californiani sono razzisti rispetto a persone dello stesso colore, con le medesime origini e tradizioni, ma con una condizione disagiata che crea il classico “ma guarda come vivono, sono bestie” tipico dell’italia di oggi verso i rom) ma di mutamenti del modo di produzione. Per questo la sinistra e i comunisti, che in questo momento sembrano smarriti su tali problemi, hanno l’unica soluzione possibile, mentre non ce l’ha la destra razzista, non ce l’ha il pd, non ce l’ha la chiesa. In prospettiva io credo che Rifondazione debba e possa diventare un partito con molti migranti tra gli iscritti, poichè l’unico che può unificare davverso italiani e stranieri (e andare oltre queste definizioni artificiali), e quindi penso che la battaglia per la regolarizzazione di massa e il voto alle politiche possa diventare un obiettivo caratterizzante.
    Scusate la lunghezza.

  166. Anonimo 3 Says:

    L’invidia non é il mio genere, ma se c’é una cosa che potrei invidiare a persone come te é la possibilitá che avete di discutere ed approfondire seriamente. Io per lo piú certi discorsi li affronto con me stessa e, sia che mi dia ragione sia che mi dia torto, mi ritrovo ristretta in un dialogo a senso unico. Come conseguenza alcune cose le do per scontate e inoltre ho preso l’abitudine ad essere sintetica nel proporre argomenti che normalmente non interessano a nessuno, o sui quali l’interlocutore ha un’idea precisa, a volte precucinata, che non intende mettere in discussione. Se sono superficiale non lo so, so che cerco di semplificare e se ne viene qualcosa in piú é tutto grasso che cola.
    Questo per capirci. Adesso provo a rispondere.

    Concordo solo parzialmente che la migrazione di massa e l’impoverimento generale non siano l’obiettivo ma solo effetti intrinseci del modello liberista, perché il sistema ha bisogno sia economicamente che politicamente di un bacino di miseria a cui attingere. Grandi flussi migratori, che in Italia si sono visti tardi rispetto ai piú ricchi paesi del centro nord europa, intorno agli anni ottanta, sono stati provocati appositamente per opporre un freno alle richieste sindacali, spaccare l’unitá dei lavoratori, abbassare i salari ed intaccare il welfare. E’successo in Inghilterra, in Germania, in Francia, in Olanda. Sono state cosí attirate, con miraggi di forte miglioramento economico, migliaia e migliaia di persone, qualche milione in totale, per lo piú provenienti dai paesi arabi e dalla turchia. Persone che non avevano un effettivo bisogno di emigrare e che sono state abbandonate a se stesse esattamente dal momento del loro arrivo. I risultati si possono immaginare: lavoro nero, concorrenza salariale proprio nei lavori piú usuranti, illegalitá tollerata per comodo (del patronato) e le basi dei rancori reciproci.
    Per spiegarmi. Interi quartieri, i piú degradati, sono diventati i dormitori di uomini, spesso soli, spesso senza permesso di lavoro, spesso provenienti da villaggi in cui non avevano mai visto il viso scoperto di una donna per strada, in balia non tanto della malavita locale, quanto di piccoli imprenditori, o proprietari di case, che hanno fatto fortuna. In nazioni assai piú organizzate dell’Italia, non é stato un caso, é stato voluto. Ed ha provocato enormi problemi sociali, che si trascinano ancora oggi e che i partiti, compresi i laburisti, hanno finto di non vedere per puro interesse. Almeno finché é convenuto.
    Ormai, con la globalizzazione, la faccenda non é piú controllabile, ma non credo che, sempre per fare un esempio, dispiaccia molto ai proprietari agricoli che pagano una miseria per la raccolta della frutta o agli introvabili proprietari di cantieri che non cacciano fuori nemmeno i soldi per un casco. Certo che se di sera questi schiavi si potessero rinchiudere a chiave in qualche capannone, sarebbe meglio, cosí la loro presenza non infastidirebbe mogli e figlie. Voglio dire che l’indignazione di leghisti e nazionalisti vari, non é solo ipocrita, ma proprio del tutto falsa, sia perché sono i primi a sfruttare l’occasione, sia perché su questo hanno potuto costruire il consenso per ottenere potere politico.
    Cigliegina sulla torta, riconoscendo il diritto di voto (dovuto, sono assolutamente d’accordo) a migranti che subiscono una situazione di emarginazione sociale, si ottiene facilmente un successo delle destre. Fini é tutt’altro che stupido. Sarebbero voti che gli permetterebbero di imporsi all’interno del Pdl, anche contro la lega.

    Ecco perché ho usato la parola “opporsi”, che magari non é la migliore, ma non so quale altra adoperare. Perché, oltretutto, la sinistra europea in generale fa, o da l’impressione di fare, esattamente quello che scrivi tu per la Chiesa: l’apologia della povertá e degli inutili predicozzi buonisti, rivolti a ceti sociali che dall’immigrazione ricevono, o ritengono di ricevere, soltanto dei danni. Col risultato che, manco a dirlo, si sentono protetti solo dalla lega o dai partiti nazionalisti.

    Ovviamente sono del tutto d’accordo su quello che scrivi, sia come analisi, sia come proposta sociale e concordo che sia indispensabile lavorare sulla coscienza di classe, ma…
    quella frase “quanto vale per gli immigrati, che ritengono lo stile di vita occidentale immorale e inaccettabile”, é superficiale e forse parzialmente fuorviante, ma non falsa.
    Chiaramente mi baso sulle esperienze personali e come emigrante ho avuto la disgrazia di lavorare qualche anno (fortunatamente pochi) in un gruppo di fabbriche dove venivano impiegati prevalentemente stranieri e soprattutto donne. Puntualmente all’ora di pranzo i gruppi si dividevano, gli autoctoni, i sudamericani e i pochi uomini in genere nella cantinetta, ciascun gruppo ad un tavolo separato, le mussulmane in un angolo della fabbrica stessa, le nere africane in un altro e quelle provenienti dai paesi dell’est in un altro ancora. All’inizio nemmeno capivo cosa stava succedendo e non sapevo dove infilarmi per non far torto a nessuno. Gli autoctoni mi consideravano europea e non digerivano che stessi con gli altri, le mussulmane erano convinte che come italiana fossi simile a loro, russe polacche e similari volevano parlare del “sole mio”. A farla breve ho cercato di abbattere la barriera ed alla fine, dopo mesi e lunghe discussioni, ci sono parzialmente riuscita, ma le obiezioni erano esattamente quelle che ho scritto, piú altre anche peggiori che ho tralasciato. Per fare un altro esempio, una donna nigeriana con cui si era formato un rapporto piú amicale, é stata emarginata ed insultata pesantemente (si é presa pure un ceffone in pubblico) perché “parlava con le bianche”.
    Questo per dire che i pregiudizi ci sono da tutte le parti e che non sono facili da sconfiggere.
    Un altro ma. Sempre nella stessa fabbrica, quando ho deciso di licenziarmi, poco mancava che il capo si mettesse a ballare la polca e mi ha pure comunicato che in futuro avrebbe evitato di assumere altri europei, perché causano solo guai. Io non accettavo di lavorare otto ore normalmente, piú quattro e a volte sei in nero e avevo tentato di discuterne con le altre. Ma come puoi convincere persone che devono mantenere un intero villaggio o che non capiscono a cosa serva il tempo libero, o che credono che i due soldi in piú che prendono in nero siano un guadagno?
    Certo, con anni ed anni di lavoro sociale e sindacale ci si puó arrivare, ma dove diavolo erano i sindacati? Ho provato a cercarli…
    E nel frattempo le situazioni incancreniscono e ingigantiscono.
    In definitiva, quello che cerco di dire é che la sinistra europea dovrebbe fare di piú non solo per costruire il “noi lavoratori, noi abitanti del quartiere” ecc., giá difficile col ristretto numero di militanti che ha a disposizione e con la cultura fascistoide che impera, ma anche a livello di comunicazione.
    Puó darsi che sia una mia fissa, ma sarebbero cosí negativi messaggi tipo: “Coi migranti, Contro questo tipo di immigrazione”. Non servirebbero almeno ad attirare l’attenzione e provocare dibattito?
    Infine, concordo anche con quello che scrivi sul patriarcato, peró una differenza c’é con le violenze sulle donne europee. Innanzitutto le europee sanno che é violenza e non normalitá e secondariamente, anche se non completamente, sono protette da leggi, mentre capita sovente che le donne mussulmane ed anche le indú non lo sappiano affatto, o abbiano paura di rivolgersi alla polizia, o non parlino nemmeno la lingua.

    Scusate, ne ho scritti due di romanzi e mi sembra che ci sarebbero ancora una marea di cose da dire.
    Ciao.

  167. Anonimo 3 Says:

    Per Francesco

    No, non era un invito a non accettare tutti gli immigrati, ma effettivamente penso che un minimo andrebbero regolati gli ingressi, dando precedenza a chi é in situazioni piú difficili ed eventualmente aiutando con sostanziosi contributi quelli che vorrebbero tornare con un minimo di soldi per costruire qualcosa nel paese di provenienza. Non sono pochi quelli che vengono in Europa con questo progetto che ben difficilmente possono realizzare con quei due soldi che ricevono in cambio di sfruttamento, miseria, emarginazione. Magari é un’idea stupida e irrealizzabile, ma credo che costi piú mantenerli nei centri di raccolta, processarli, incarcerarli, che aiutarli e con loro aiutare quei piccoli nuclei sociali che dipendono dalle loro rimesse. Parlo soprattutto dell’Africa subsahariana, dove si stanno distruggendo intere comunitá e penso a proposte da opporre a quelle indecenti della lega.

    Guarda, io sono per l’internazionalismo e fosse per me si abbatterebbero tutte le frontiere, peró il multiculturalismo imposto ed in tempi cosí brevi, piú che al superamento del razzismo, mi pare stia portando a vere e proprie guerre etniche. Ogni cosa dovrebbe avere il tempo per maturare, questo tempo non c’é e quindi si affrontano le situazione per quello che sono, ma non credo che ci sia da esserne cosí felici, perché qualcuno finisce sempre per pagarne il conto ed in genere sono i piú deboli.

    Sono iscritta al Sp e ci milito per quello che mi é possibile e sí, qui siamo anni luce avanti rispetto all’Italia, sia su questo problema che su altri. Eppure non basta e la destra nazista di Geert Wilders rischia di vincere le purtroppo prossime politiche. Un incubo.
    Ciao

  168. il punto secondo me è sempre li’.. riuscire a fare emergere gli interessi di classe.. per me, e per tutti qua, è evidente che il piccolo imprenditore leghista, razzista fino all’osso, è il primo ad avere bisogno dell’immigrato. ma allo stesso modo, se non ci fosse l’immigrato avrebbe a disposizione il “semplice” disoccupato con cui ricattare i suoi lavoratori.. l’odio di questi ultimi non sarebbe rivolto verso il senegalese ma comunque verso qualcuno.. non lo chiameremmo razzismo ma il succo sarebbe quello.. il centro della questione quindi non è l’immigrato ma l’esercito di riserva (autoctono o straniero) che il capitalismo ha sempre prodotto. ovviamente gli immigrati sono doppiamente ricattabili perchè oltre al lavoro rischiano l’epulsione.. una classe dominante fomenta le divisioni.. quella su basi etniche è probabilmente la piu’ potente a loro disposizione ma non è l’unica.. il problema pero’, ripeto, è che finchè c’è chi sta peggio, chiunque esso sia, ad esempio il precario con contratto a termine rispetto a quello a tempo indeterminato, il padrone potra’ avere il coltello dalla parte del manico.. e avrà gioco facile nel creare guerra fra poveri.. allora la questione è quella di produrre un avenzamento materiale, nei diritti, nei salari ecc a TUTTI.. capito questo il razzismo crolla come un castello di carte.. ovviamente è molto piu’ facile a dirsi che a farsi.. ma appunto per questo secondo me, è importante capire che la nostra battaglia non puo’ essere culturale (non solo perlomeno) ma deve emergere nelle lotte.. mi spiego.. ha poco senso secondo me spiegare che gli immigrati sono persone come noi, che meritano rispetto che il razzismo è sbagliato ecc ecc. dificilmente per questa strada riusciremo a convincere qualcuno che vede minacciate le sue condizione oggettive di vita (perche’ licenziato, cassintegrato ecc) ma se noi riusciamo a sviluppare una lotta, nella quale materialmente l’autoctono vede che i suoi interessi e quelli dell’immigrato sono gli stessi, allora si’ che il razzismo inizia ad incrinarsi.. se un’amministrazione comunale chiude un asilo e si sviluppa una vertenza contro la chiusura è molto probabile che la mamma italiana e quella marocchina si trovino a lottare fianco a fianco.. emergeranno gli interessi comuni, perchè no anche un nemico (di classe) comune.. a questo punto è molto piu’ difficile che il pregiudizio razzista si sedimenti.. l’antirazzismo non puo’ essere buonismo da salotto.. dev’essere lotta di classe..
    forse l’ho fatta troppo semplice ma spero di essermi spiegato..

  169. Anonimo 3 Says:

    Dopo le obiezioni di Francesco (invitava a non accettare tutti gli immigrati) e quelle di Mantovani sulla parola opporsi, mi sono riletta il primo post ed effettivamente… la frase “dovrebbe opporsi alla migrazione di massa (non ai migranti)” suona ambigua. No no, intendevo “opporsi al concetto di migrazione di massa”, concetto appunto inteso come ciclica calamitá naturale.
    E’ l’abitudine a parlare con me stessa, io mi capisco benissimo 😀

  170. caro federico, io credo, che in realtà siamo d’accordo. lo siamo sulla necessità che la pratica del partito sia dedita al conflitto sociale e che questo se si fa, e man mano che si fa, aiuta a cambiare il partito dal punto di vista organizzativo e a selezionare quadri e dirigenti su una base diversa da quella attuale. lo siamo sulla necessità di criticare il potere, la sua logica, in generale e dentro il partito. lo siamo sul concetto di partecipazione (credo).
    il punto sul quale divergiamo è il burocratismo e l’organizzazione che prevede il funzionariato.
    il burocratismo è, secondo me, un effetto. in un rapporto dialettico gli effetti alimentano le cause e le perpetuano. non c’è dubbio. ma è e rimane un effetto. del resto il burocratismo esiste anche dove non c’è ombra di funzionari ed esistono situazioni dove i funzionari promuovono partecipazione e non si appropriano delle prerogative del collettivo.
    in realtà scambiare il burocratismo con la causa dei problemi porta a gravi errori. per esempio c’è chi ha parlato di una degenerazione burocratica come causa dell’involuzione che ha alla fine determinato il fallimento dell’urss e del campo socialista. io, invece, penso, che ci fosse un difetto di socialismo, una concezione del potere borghese, una organizzazione del lavoro identica se non peggiore di quella capitalistica-fordista (basti pensare al cottimo) e una concezione della trasformazione sociale fondata sull’idea perversa che le mutazioni si producono per decreto e dall’alto ecc ecc. il burocratismo, la casta di burocrati, la separatezza delle istituzioni dalla società che non disponeva nemmeno degli elementari strumenti per esercitare non dico la direzione effettiva ma nemmeno un tenue controllo, sono tutte figlie di concezioni precise e di una idea di stato e di società, di una idea avanguardista del partito, della totale identificazione del partito con il potere.
    l’esempio degli zapatisti è interessante e giusto. loro hanno detto di non essere una avanguardia, hanno criticato la loro stessa organizzazione militare e la sua logica, hanno prodotto l’autogoverno delle comunità con la rotazione degli incarichi al fine di evitare la professionalizzazione degli amministratori e per promuovere l’effettiva partecipazione di tutti e così via. ma, al tempo stesso, i miliziani dell’ezln lo sono a tempo pieno. quando uno entra nell’organizzazione militare dell’ezln lascia la comunità e il lavoro produttivo. perché? semplicemente perché c’è bisogno che esista l’organizzazione militare (non spiego nemmeno perché).
    ovviamente il paragone con l’italia e con noi non regge. ma ho fatto questo esempio perché vale il principio. siccome loro stessi in altri tempi ed altre organizzazioni guerrigliere hanno commesso errori, si sono sovrapposti alle comunità e al popolo, hanno teso a separare il loro destino da quello della società ecc ecc scambiando l’effetto con la causa avrebbero dovuto rinunciare alla organizzazione militare per non perpetuare certi errori o per evitarne la produzione.
    io penso che l’organizzazione abbia bisogno anche, dico anche, di funzionari. è inutile che tu dica che ci sono gli strumenti di comunicazione. questi possono facilitare e semplificare il lavoro. ma se non c’è il principio di responsabilità e se bisogna ogni giorno improvvisare perché di certe cose non c’è nessuno che si occupa a tempo pieno, per quanto suggestiva sembri questa tesi, il risultato sarà l’inefficacia e soprattutto l’appropriazione della gestione reale della politica del partito da parte del consigliere di turno.
    stiamo parlando di poche decine di persone in tutta italia. se sparissero, mi spiace ma è così, non funzionerebbe più nulla.
    un abbraccio

  171. Adesso capisco ramon perchè entriamo persino nei listini dei presidenti garantendoci comunque un eletto anche in caso d’insuccesso nei numero alla lista mi pare poca roba comunque giustificare così la nostra scelta in regioni che altrimenti ben poco si giustificano ha prevalso “Eleggiamo qualcuno” io credo questo lo pagheremo saremo percepiti come coloro che assieme ad altri vogliono solo entrare nelle istituzioni. Ma una domanda devi ripondermi cosa c’entra aver fatto l’accordo organico in Liguria dove è presente anche UDC??? leggo che siamo alternativi su tutto all’UDC e poi in Liguria stipuliamo l’accordo organico? capisco la proposta su rivedere la legge elettorale, mandare a casa Berlusconi ecc. ma in Liguria cosa c’entra questo con fare un accordo di maggioranza con UDC?? saluti

  172. cara anonimo 3 e francesco e benny, a quanto pare siamo d’accordo su molte cose. soprattutto, come si vede, si può discutere con costrutto di problemi complessi senza dar vita al talk show defilippiano che si accende non appena si pronuncia la parola elezioni.
    1) è la ricerca del massimo profitto, la necessità di abbassare il costo del lavoro connessa alla competizione esasperata prodotta dalla liberalizzazione del mercato a provocare la conseguente necessità di disporre di un esercito di riserva. insisto. l’obiettivo non è abbassare i salari e aumentare la povertà. questa è una contraddizione del sistema non voluta. perché a sua volta produce problemi al sistema. per esempio la depressione del mercato interno a causa della diminuzione dei salari. per non parlare della esplosività sociale che inevitabilmente la abissale differenza fra ricchi e poveri determina.
    in altre parole, ma credo che siamo d’accordo, il sistema non può reggere senza produrre enormi problemi. gli stessi enormi problemi che lo possono a un certo punto mettere in discussione come sistema. è il principale limite del sistema, non la sua forza. ho detto possono mettere in discussione e non metteranno in discussione. questo dipende dalla capacità di chi si oppone al sistema. ma non è detto che la crisi del sistema non trascini tutti nella barbarie degli scontri di civiltà, della guerra e così via. in altre parole ancora, per esempio, la chiesa cattolica e le sue organizzazioni sociali (la teologia della liberazione è un’altra storia) predicano l’etica alle imprese. e qui c’è una mistificazione enorme. non si vede scientificamente che è proprio l’impresa capitalistica e il sistema capitalistico a produrre inevitabilmente le migrazioni di massa, la mercificazione della forza lavoro e la conseguente disumanizzazione delle relazioni sociali e fra le persone. ma la chiesa cattolica e le sue organizzazioni come la caritas praticano effettivamente la solidarietà. e la pratica della solidarietà, anche se non sorretta da una analisi e da una prospettiva anticapitalista, è infinitamente più anticapitalista oggettivamente di qualsiasi enunciazione ultracomunista non accompagnata dall’azione diretta solidale. ci mancherebbe altro che si aprisse una polemica astratta con chi la solidarietà la pratica da parte di chi non la pratica. ci sono troppi a sinistra che pensano: noi proponiamo che lo stato dia il permesso di soggiorno, che si diano i diritti ai migranti, che lo stato provveda alla accoglienza a alla integrazione. lo scriviamo nei programmi elettorali e lo diciamo nelle istituzioni. è come se alla ine dell’ottocento il psi avesse detto: ci vuole che tutti sappiano leggere e scrivere e non avesse organizzato centinaia di scuole autogestite nelle quali si insegnava gratuitamente a leggere e scrivere agli operai e ai contadini. era politica o assistenza impegnare direttamente i militanti del partito ad insegnare a leggere e a scrivere? organizzare la solidarietà attiva non è buonismo. è una pratica ricca che cambia le cose, qualsiasi sia la motivazione che spinge chi si impegna a farlo.
    2) non c’è solo la contraddizione capitale lavoro a spiegare il razzismo. io penso che la lotta sociale sia un viatico importante per distruggere pregiudizi razziali, xenofobia e anche la semplice paura delle culture e costumi diversi dai propri. ho fatto un esempio su quel piccolo comune di genova e lo ribadisco. ma ridurre tutto alla contraddizione capitale lavoro è un errore gravissimo. gli esseri umani non sono solo determinati nella loro coscienza dalle contraddizioni economiche. c’è la cultura, il senso di appartenenza ad una comunità, c’è il genere al quale si appartiene, ci sono le identità sessuali, le credenze religiose. tutto si intreccia ovviamente. ma l’operaio comunista che lotta e che poi tratta la moglie e i figli come una proprietà esiste. come esiste il razzismo differenzialista che impera oggi. nessuno, o quasi, sostiene la superiorità di una razza sulle altre e quasi tutti, ormai, hanno accettato l’idea che esista una unica razza. quella umana. ma c’è chi sostiene la incomunicabilità delle culture, la superiorità della propria sulle altre, chi ha perso la memoria e non ricordando la propria nonna eternamente vestita a lutto se aveva perso il marito o un figlio, non vedendo le donne che si velano quando vanno in chiesa, non vedendo le suore velate sempre che insegnano negli asili cattolici così via deride o condanna le donne musulmane velate e magari propone di proibire il velo a scuola o nei luoghi pubblici. magari pensa che gli indigeni che fanno la danza della pioggia sono selvaggi e poi corre ad accendere un cero a san gennaro per passare un concorso pubblico.
    tutto questo esiste e non serva a nulla l’anticapitalismo enunciato o anche praticato. ci vuole una lotta culturale attiva contro il razzismo e contro il patriarcato. contro i pregiudizi. e ci vuole una proposta di dialogo culturale, di rispetto delle differenze e contro l’omologazione. ha ragione anonimo. il multiculturalismo è un processo storico del quale, per altro, siamo ampiamente il prodotto. non un modello che si impone per decreto. ciò che importa, però, è la lotta contro l’idea della incomunicabilità delle culture. chissà perché a cordoba e a granada cristiani, ebrei e musulmani vivevano benissimo insieme fino a quando i re cattolici e la chiesa hanno fatto la riconquista e sterminato gli ebrei e cacciato i musulmani? chissà perché dovremmo essere condannati a non poter convivere oggi nel terzo millennio!
    l’idea del dialogo, del rispetto delle differenze e di ogni diversità, della non superiorità di nessuna cultura può essere solo una predica. ma questo vale anche per la lotta di classe. ed ognuna delle due è inefficace se non è accompagnata ed intrecciata con l’altra.

    ho fatto solo delle precisazioni che mi è sembrato di dover fare per completare un ragionamento che essendo partito da alcuni punti ne aveva sottovalutati altri. anche se credo che siamo proprio in sintonia su tutte le cose essenziali. e su quasi tutte le vostre precisazioni. soprattutto su quelle di anonimo.

    vi segnalo solo a mo di esempio l’attività del circolo che guevara di roma. che dimostra che è possibile fare le cose che si dicono.

    un abbraccio

  173. caro claudio, abbiamo spaccato il capello in quattordici sulle elezioni regionali. ancora? e per ripetere sempre le stesse cose?
    ho già chiarito che i listini sono gli eletti con il premio di maggioranza se la coalizione vince. non i listini dei candidati a presidente. se la coalizione perde nisba. ma ormai quello che scrivono le teste di cazzo di giornalisti con malizia o per ignavia è preso per oro colato anche da chi si ritiene un militante informato.
    sugli accordi di governo con o senza udc, su quelli elettorali, sulle coalizioni alternative ai due poli e sulle nostre presentazioni in solitudine ho scritto fiumi di parole. bastaaaaaaa! non ce la faccio più.

  174. Avrai pure scritto fiumi di parole ma solo ieri leggendo il sito del partitto abbiamo chiuso in Umbria quindi i dati delle alleanze sono da oggi tutti disponibili! comunque io non ho letto molto sulla Liguria e vedo che pure tu glissi sul fatto grave dell’accordo con UDC come fanno Grassi e Ferrero bravi ben fatto
    saluti

  175. federico Says:

    bene, concordiamo quasi su tutto, tranne il funzionariato.
    Allora faccio una proposta: se provassimo a fare in un percorso partecipativo sul problema specifico? Io se venisse fuori che i funzionari sono necessari, come dici tu, accetterei l’esito. Allo stesso modo credo anche tu se non fosse cosi’.
    Altrimenti potrebbe uscire una terza via, che poi e’ lo sbocco positivo di un processo di partecipazione, condivisa e magari migliore delle altre 2. Tipo: vanno bene i funzionari ma anche quelli sono a tempo. Nel senso che anche loro sottostanno alla regola che il massimo di attivita’ politica retribuita (nel senso di uno stipendio pieno, non di poche centinaia di euro come alcuni consiglieri o assessori di centri medio-piccoli) sia, diciamo, di 10 anni. Dopo di che colui che e’ stato nelle istituzioni o che ha fatto il funzionario o magari ha fatto 5 anni da una parte e 5 da un’altra, torna nel proprio posto di lavoro, fabbrica o ufficio che sia. E da li, con spirito di servizio, si mette a disposizione.
    Potrebbe essere uno sbocco condiviso?
    Abbiamo persone impegnate a tempo pieno ma allo stesso modo ci garantiamo da personalismi, leaderismi e una miriade di altri -ismi. Una semplice regoletta, da affiancare certamente a un percorso di crescita culturale politica e sociale collettiva, ma che aiuterebbe un’ampia fetta di compagni a guardare con meno diffidenze in questa direzione.
    Anzi, toglierebbe loro questo tipo di argomentazione, una volta per tutte e permetterebbe di concentrare le forze sul da fare.
    Che non e’, almeno non prioritariamente, e so che siamo d’accordo, la continua e stancante discussione sulla gestione di quella piccola, piccolissima fetta di potere che ancora rimane.

  176. caro federico, sono tutte cose che si possono proporre quando nell’iter congressuale si modifica lo statuto del partito. tranne, e non è poco, quella del ritorno al proprio posto di lavoro. perché mentre è pacifico che con l’aspettativa non retribuita prevista per legge per le cariche pubbliche gli eletti tornino al loro posto di lavoro (cosa che avviene normalmente) per un funzionario è impossibile.
    comunque è nell’ordine delle cose possibili rivedere ampiamente la questione del funzionariato del partito. sia per necessità economica sia perché è ormai indispensabile ripensare la stessa orma partito.
    ciao

  177. Caro ramon, voglio sottoporti per sommi capi le situazioni che hanno portato i casi giudiziari che riguardano De Luca perchè, a mio parere, sono paradigmatici di come, con l’ avvento della speculazione fondiaria e della finanziarizzazione del capitalismo, gl’ interessi di classe sia talvolta complicato scorgerli. Praticamente a Salerno, a fine anni 90′ e nel 2002, due aziende volevano chiudere dalla sera alla mattina perchè non conveniva loro, per motivi diversi, continuare a stare lì. Ebbene, in entrambi i casi, De Luca e la giunta salernitana hanno provato a salvare i posti di lavoro e a far scattare l’ erogazione della cassa integrazione, (legata ad una soluzione d’ investimento sostitutivo) mettendo in piedi, dopo aver cercato imprenditori disposti a collaborare, due operazioni che hanno necessitato l’ approvazione di due pesantissime varianti urbanistiche (in un caso un terreno a destinazione agricola è stato trasformato in un terreno a destinazione industriale) atte a favorire, appunto, questi benedetti investimenti sostitutivi che salvassero i posti di lavoro (si parlava di un grande acquario, parcheggi, strade, ecc). Naturalmente i proprietari dei suoli si sono arricchiti, così come pure gli amici costruttori ed alla fine dei progetti d’ investimento sostitutivi non si è fatto più nulla. Ora sono indagati per imputazioni varie (tra l’ altro c’ è anche quella di truffa, poichè sarebbe stata erogata la cassa integrazione senza alcun motivo valido, essendo le ipotesi d’ investimento sostitutivo tutte fittizie, secondo la procura) tutti assieme: esponenti della giunta comunale, operai, dirigenti sindacali locali, industriali, proprietari dei suoli, funzionari del Ministero del Lavoro.
    Ora, al di là del fatto che in questi casi non si è fatto più nulla di quanto promesso per mantenere i posti di lavoro, di fronte a situazioni come queste come si coniuga la difesa dei posti lavoro con la denuncia delle operazioni palesemente speculative, anti-ambientali e quant’ altro? Praticamente le esigenze dei lavoratori e degli speculatori coincidono….

  178. caro gio, conosco diversi altri casi analoghi. ma non è vero che gli interessi dei lavoratori e quelli degli speculatori coincidono. cosa hanno ottenuto i lavoratori? hanno perso il posto di lavoro e hanno avuto la cassa integrazione. gli speculatori hanno speculato. e per giunta lo hanno fatto illegalmente. e l’amministrazione, al netto di eventuali tornaconti che verificherà la magistratura, ha incassato senz’altro il consenso degli uni e degli altri. l’interesse dei lavoratori non era certo quello di finire in cassa integrazione senza alcuna prospettiva occupazionale futura. e non si possono certo rimproverare per aver voluto ed ottenuto la cassa integrazione. che chi paga il prezzo più alto venga ricattato ed accetti il ricatto per ignavia, rassegnazione e/o disperazione dimostra solo che il sistema politico è tanto più impermeabile al conflitto e agli interessi dei lavoratori quanto permeabile agli interessi del capitale speculativo, della rendita ed anche dei pirati della finanza, mafiosi e non mafiosi.
    la situazione sarebbe grave anche se le speculazioni fossero state fatte legalmente e fossero nate le imprese nuove capaci di assorbire i cassa integrati. il modello di sfruttamento del territorio e di economia sarebbero comunque segnati dagli interessi speculativi e non dalle esigenze delle popolazioni e dei lavoratori.
    c’era una alternativa? si! certo. e più d’una. dalla erogazione della cassa integrazione in vista di altre operazioni non speculative e magari connesse ad un altro e ben diverso modello di sviluppo. dalla scelta di mettere una moratoria lunga alle varianti di utilizzo sui terreni di fabbriche che chiudono, come si fa per le aree boschive incendiate.
    tutte cose possibili, e che infatti in altri luoghi si sono fatte. anche se tutte cose parziali e palliative perché la libertà di cui godono le imprese di aprire e chiudere indipendentemente dai costi sociali è garantito dalle attuali normative in gran parte frutto della deregulation degli ultimi venti anni. ma questo è un altro discorso.
    ciao

  179. Condivido al cento per cento quest’ultimo commento di Ramon. Infatti credo sia importante anche rispondere in maniera documentata alla grande fesseria del Deluca indagato “per difendere i lavoratori” e farlo con questi ragionamenti non semplicemente legali. Io in quei giorni del tentativo di speculazione ero impegnato politicamente a Salerno e ricordo come venivano minacciate le persone e infiltrati i partiti, per far passare quelle varianti. Ci sono tante cose da dire e da ricordare, non solo che il candidato del Pd è stato indagato. Non so se qui è il caso di farlo, ci sarebbe veramente da dire molto.

  180. grazie walter per il commento. ma non è il caso di parlare nello specifico di un caso concreto qui. si può parlare di un problema in generale ma non di responsabilità personali. per farlo bisognerebbe moderare il dibattito, eliminare l’anonimato e trasformare il blog in un giornale online.
    un abbraccio

  181. Certamente, diciamo comunque che non è accettabile una pratica politica che usa il lavoro come elargizione e strumento di ricatto e di controllo sul territorio. Facciamo l’esempio di un sindaco o di un esponente di centrosinistra che “crea lavoro” gestendo poi gli assunti a lui riconoscenti come arma verso i conflitti sociali che esplodono in città. Come dobbiamo considerare un sistema clientelare che si riduce alla gestione delle agenzie interinali e delle società miste quando chi rimane fuori da questi meccanismi è il povero disgraziato di turno che non può/non vuole accettare di accodarsi a simile gestione? Voglio solamente dire che è facile parlare di politici che “creano lavoro” quando fuori rimangono migliaia di disoccupati e si usano i pochi strumenti rimasti della politica per controllare meglio la propria gestione di potere o addirittura per intimidire chi dissente. E’ questo che è marcio, non il fatto che nel caso specifico vi sia una palese illegalità (peraltro dove la magistratura è stata fortemente ostacolata nella sua azione di controllo).

  182. caro walter, sono d’accordo al 100 % su questa tua considerazione. ed essendolo proseguo nel ragionamento.
    lasciamo perdere il malaffare illegale. troppo facile e a volte fuorviante far finta che il problema sia l’illegalità. questa situazione da te descritta è tipica ed ha due aspetti che bisogna analizzare bene.
    1) per chi si propone di gestire l’esistente e concepisce la politica come governabilità fare così è del tutto naturale. la disoccupazione, la precarietà, l’insicurezza sociale e così via per costoro sono dati di fatto prodotti dal mercato, dalla competitività e così via. la politica che non si propone di mettere in discussione questi dati di fatto non può che scivolare nella gestione acritica delle conseguenze. l’inganno del “almeno io faccio qualcosa di concreto”, dello sfruttamento della disperazione per ottenere consenso elettorale con il classico clientelismo, del recepire e trasformare i bisogni sociali in variabili dipendenti dal bilancio e dalla “sensibilità” dell’amministratore, è molto potente. lo è perché a tutti la realtà appare come immodificabile, come “naturale”, e la tendenza ad adeguarsi è direttamente proporzionale a questo dato. per quanto ci sia indignazione ed anche rabbia questa non prende la via politica della critica e della idea del cambiamento, bensì quella della rassegnazione e della subalternità al sistema, sia accettando il rapporto clientelare sia accettando l’etica come unica dimensione del problema. e qui veniamo al secondo punto…
    2) se non c’è una politica che lega strettamente l’etica pubblica (che è cosa ben più seria e profonda della legalità) all’idea di modificabilità della realtà si finisce, qualsiasi siano le intenzioni, o nella dimensione “legale” del problema o nella testimonianza etica che può essere praticata da pochi “eroi” ma non certo dalle masse.
    in altre parole o sei in grado di fare una lotta e di dimostrare che la lotta paga e conseguentemente cambia la realtà e costringe la politica ad accettare il cambiamento e ad implementarlo sia attraverso la rappresentanza sia con leggi (perché anche il legalitarismo non mette in discussione l’esistente) e provvedimenti, o sei destinato solo a “denunciare” il clientelismo senza proporre alcuna alternativa che non sia il sacrifico. il problema è che il sistema è egemone e che l’idea che siano le lotte il motore di qualsiasi trasformazione non è patrimonio nemmeno del corpo militante della sinistra. che, infatti, nella migliore delle ipotesi è vittima dell’illusione che la testimonianza e la politica come enunciazione di principi possano creare o favorire movimenti di lotta e creare di per se coscienza attraverso la predicazione, e nella peggiore è vittima dell’illusione che dal governo si possa più facilmente modificare la realtà.

    secondo me proprio non ci sono scorciatoie.

    ovviamente rimane l’enorme difficoltà di costruire, consolidare, unificare e ampliare le lotte. quelle vere, non quelle simulate o di ristrette avanguardie. perché il popolo non fa lotte per obiettivi che percepisce o ritiene impossibili da raggiungere. ci possono essere proteste, fiammate e perfino moti rivoltosi, ma non sono lotte. le lotte crescono con il raggiungimento di obiettivi parziali e con un programma di lunga lena, imparando strada facendo dalle sconfitte e dai propri errori.
    ma, ancora una volta, questa è un’altra storia.
    un abbraccio

  183. un comunista del PRC Says:

    Qualcuno che non le manda a dir dietro!!!
    Indecente che a far campagna elettorale per la Bonino ci siano due di destra pluriomicidi!!
    Fiancheggiamento di Giusva Fioravanti e Francesca Mabro ex terroristi neri
    “E’ indecente che pluriomicidi condannati con sentenza passata in giudicato, collaborino, seppur in terza fila, alla campagna elettorale della candidata nel Lazio Emma Bonino.

    E noi zitti ovviamente
    saluti comunisti

  184. un comunista del PRC Says:

    Parole del post precedente di OLIVIERO DILIBERTO

  185. e dagli! ecco l’ennesimo esempio della politichetta spettacolo. scandalo! i terroristi di destra stanno con la bonino. olè!
    una delle battaglie fatta insieme da molti anni dai radicali e dal prc è stata quella di lavorare per una soluzione politica della stagione degli anni 70 con una amnistia e/o con la diminuzione delle pene riducendole di quanto aumentate dalla legislazione di emergenza, nonché del pieno rispetto dei diritti dei detenuti carcerati e/o ammessi a pene alternative, al trattamento dei servizi sociali e al lavoro in strutture sociali.
    assessori, gruppi consiliari e parlamentari del prc, liberazione, il manifesto, arci, sindacato e numerose associazioni hanno previsto collaborazioni di ex detenuti o di detenuti in semilibertà in numerose attività. abbastanza famosa la polemica della collaborazione di susanna ronconi con il ministero retto da ferrero.
    io non so in cosa consista questa collaborazione di mambro e fioravanti con la bonino ma se si parla di terza fila è presumibile che ricada nelle fattispecie di cui sopra. e non so se sia vero o casa abbia spinto diliberto a parlare così.
    una cosa è certa. fa parte della politichetta spettacolo per cui la lega accusa noi di avvalerci della collaborazione di decine di ex membri delle brigate rosse, di prima linea ecc come se noi avessimo sposato le loro passate tesi e il loro percorso politico. e altri accusano la destra e adesso la bonino di riabilitare i terroristi fascisti per casi come questi. e così il vero tappo all’informazione che si mette è quello della partecipazione attiva alla campagna elettorale, con liste e persone, di formazioni apertamente fasciste.
    la stampa sguazza in questa concezione merdosa della “notizia”.
    a quanto pare, caro comunista del prc, è proprio questa politichetta che piace a te.
    io la combatto e non accetto di portare il cervello all’ammasso.
    ciao

  186. un comunista del PRC Says:

    ma di cosa scrivi Ramon? io non ho nessun problema sul fatto che si possa superare gli anni 70′ ecc… ma questo cosa c’entra con scegliere determinate persone come collaboratori in politica? cosa c’entra? che so anche Licio Gelli va bene allora? anche lui avrà diritto di ravvedersi? allora lo scegliamo per collaborarci insieme?
    oramai non esistono più problemi etici, di opportunità, tutto si giustifica tutto è legittimo! sei tu che possiedi una visione molto allegra della politica mi spiace io non ci sto, continuo ad avere delle discriminanti.

  187. un comunista del PRC Says:

    Per quanto riguarda il vero di Diliberto, vai sul sito del PdCI e ci trovi la notizia, ma insomma anche DeLuca dice di aver lavorato per il bene dei lavoratori , discriminiamo solo cosa ci fa comodo.

  188. un comunista del PRC Says:

    INTERVISTA su IL MANIFESTO Di quel milione e duecentomila euro con cui Gennaro Mokbel l’avrebbe tirata fuori dal carcere Francesca Mambro non parla. Ne parla invece suo marito Valerio Fioravanti, il fondatore dei Nar.Tra le mille e seicento pagine d’ordinanza su Mokbel due nomi «eccellenti»: Mambro e Fioravanti.Veniamo usati sì e no per far colore perché nella vicenda non abbiamo nessun ruolo se non un’amicizia – anche se amicizia è forse un termine un po’ eccessivo – risalente ai tempi dell’adolescenza tra Francesca e il suo vicino di casa, Gennaro Mokbel, che all’epoca era un ragazzino coi capelli lunghi sempre in mezzo ai guai.Da allora non l’avete più rivisto?L’abbiamo rincontrato per caso oltre trenta anni dopo, ormai ricco e sposato. Al telefono sostiene di aver pagato un milione e duecentomila euro per far scarcerare Francesca.Noi di soldi non sappiamo niente. A tirarci fuori sono stati la nostra storia, magistrati sereni e i nostri avvocati che – purtroppo per loro – hanno lavorato gratis. Inoltre, se le carte sono vere, io e Francesca siamo «usciti» almeno quattro o cinque anni prima dell’improvviso arricchimento di Mokbel.Ma perché Mokbel l’avrebbe detto?Non lo so. Era una conversazione privata con un amico suo, non a fini politici. Bisognerà leggere meglio le carte e poi ce lo dirà lui. E comunque non ci vedo nessun complotto. Di certo non ai nostri danni.Forse un accreditamento a destra?Noi siamo le ultime persone al mondo utili per un qualsiasi suo accreditamento. Questo è un problema di politica alta e che riguarda politici importanti. Non certo me e Francesca che siamo semplici impiegati del partito radicale che fanno un lavoro di terza fila NELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA BONINO. E che SIAMO CONTENTI di stare in terza fila. E DI STARE CON LA BONINO.

  189. appunto. è esattamente come dicevo io.

  190. benny Says:

    per continuare la discussione sul razzismo..
    ad un certo punto dici: “ma la chiesa cattolica e le sue organizzazioni come la caritas praticano effettivamente la solidarietà. e la pratica della solidarietà, anche se non sorretta da una analisi e da una prospettiva anticapitalista, è infinitamente più anticapitalista oggettivamente di qualsiasi enunciazione ultracomunista non accompagnata dall’azione diretta solidale”
    dato l’assunto che ogni enunciazione ultracomunista non accompagnata da una pratica coerente non ha nessuna valenza anticapitalista, se non altro perchè rafforza la sensazione, oggi molto diffusa, che noi alle parole non facciamo mai seguire i fatti (non solo nell’azione diretta solidale ma anche, e soprattutto, nell'”azione diretta istituzionale”)e se uno è convinto che noi siamo dei parolai è molto difficile che noi si possa avvicinarlo e convincerlo della necessità di un progetto anticapitalista.. detto questo pero’ a me sembra evidente che la caritas ecc non svolgano un’azione anticapitalista.. anzi.. sono istituzioni che hanno senso di esistere solo se rimangono le contraddizioni di questo sistema e le sofferenze che queste producono.. sono l’altra faccia della medaglia.. da un lato ti riduco a fare lavori con stipendi da fame dall’altra ti do un piatto di pasta.. il concetto che ci sta sotto è quello per cui questo sistema è l’unico possibile e che è vero, produce delle storture, ma queste sono risolvibili con la carità..
    la nostra azione dovrebbe andare in senso opposto..
    quando facciamo un gap e vendiamo pane a 1 euro non lo facciamo per sostituirci al mercato che impone prezzi assurdi.. lo facciamo per dimostrare nella pratica (e non a parole) che dietro un chilo di pane c’è un’enorme speculazione, spieghiamo che bisogna lottare contro chi specula sui nostri bisogni, che questo è un tratto insito in questo sistema in cui tutto è mercificato e ogni singola necessità vitale è sottoposta alla fame di profitto di qualcuno..
    allo stesso modo quando interveniamo come ad esempio in abruzzo dobbiamo affiancare il nostro lavoro di aiuto pratico a una discussione con quelle popolazioni su chi gestisce il territorio, in che modo, nell’interesse di chi ecc ecc. portare alla luce insomma, attraverso l’attività pratica, la necessità di cambiare questo sistema..
    e lo stesso vale quando facciamo arancia metalmeccanica, uno sportello legale, il doposcuola popolare ecc..
    un’ultima cosa..
    forse è sbagliato ridurre tutto alla contraddizione capitale lavoro(probabilmente lo è) ma einstein diceva che è piu’ facile rompere un atomo che un pregiudizio.. questa rottura non puo’ avvenire in seguito ad una “lezione di civiltà” che noi facciamo alle persone da una cattedra.. deve passare dall’esperienza viva vissuta da quelle persone.. in quel senso dicevo che una lotta contro la chiusura di un asilo è mille volte piu’ incisiva contro il razzismo che contiunui appelli alla solidarietà e alla fratellanza..
    la manifestazione di oggi l’abbiamo preparata cosi’.. cercando di sottolineare che gli immigrati sono un pezzo di classe operaia.. e che la nostra solidarietà è necessaria perchè piu’ sono ricattabili loro piu’ siamo deboli tutti..

  191. caro benny, siamo d’accordo. io ho usato un esempio iperbolico per dire una cosa che tu ritieni scontata ma che non lo è affatto. ci sono una infinità di persone di sinistra e comuniste che pensano: io dico che gli immigrati hanno diritti, parlo contro il razzismo, solidarizzo con i perseguitati e partecipo alle manifestazioni, metto contenuti inequivocabili nei programmi elettorali e prendo sempre posizione nel senso giusto. soprattutto chiedo che lo stato, il comune, la provincia, la regione riconosca welfare, sanità e una politica abitativa per gli immigrati. che la scuola sia multiculturale e che produca integrazione. punto. finito! in attesa che si vincano le elezioni e che lo stato e istituzioni operino come dovrebbero io mica debbo organizzare scuole di italiano per gli immigrati. mica devo occupare insieme a loro spazi abitativi. mica devo organizzare l’assistenza legale. mica devo organizzare l’assistenza medica volontaria e gratuita per quelli che hanno paura di essere rispediti a casa se si rivolgono alle asl. ecc ecc.
    queste cose sono assistenza. se le fai è come se aiutassi lo stato a non provvedere e copri le sue manchevolezze.
    guardati in giro. vedrai quanti la pensano così.
    è come se a fine ottocento gli il movimento operaio non avesse organizzato le casse di resistenza, le scuole di alfabetizzazione, le comuni e le cooperative edilizie, le cooperative di lavoro.
    per questo ho detto che l’organizzazione materiale della solidarietà attiva, anche se ispirata da motivazioni religiose, è infinitamente ed oggettivamente più anticapitalista dei predicatori di valori e principi.
    ma credo che ci siamo capiti.
    un abbraccio

  192. ah scusa benny, dimenticavo. tu dici che la caritas ha motivo di esistere solo se rimangono le contraddizioni di questo sistema. guarda che non è così. è il contrario. mentre le pratiche solidaristiche ispirate da principi religiosi sono considerate da chi le realizza un dovere di fratellanza che valorizza l’essenza umana delle persone e sono quindi concepite come immutabili nel tempo sono le organizzazioni politiche e sindacali, oltre quelle statuali, ad essere destinate a scomparire con le contraddizioni del sistema. questo è quanto teorizzavano marx e lenin. la sparizione dello stato e del partito con la sparizione del capitalismo e delle sue contraddizioni.
    chi era più anticapitalista a genova nel 2001? i cattolici che marciavano nella manifestazione contro la globalizzazione o i comunisti che non c’erano dopo aver dichiarato: “noi comunisti non partecipiamo a quelle manifestazioni folkloristiche”?
    sono sicuro che entrambi diamo la stessa risposta.
    ciao

  193. Anonimo 3 Says:

    Io faccio distinzione tra la solidarietá che ridistribuisce un diritto (al cibo, alla scuola, alla casa, ecc.) e quella caritatevole che fa cadere le briciole dell’assistenza dall’alto verso il basso. Probabilmente sono prevenuta, ma le opere di bene religiose esistevano giá a fine ottocento e non hanno mai teso a cambiare l’esistente, semmai ad evitare il conflitto. Trovo che siano due mondi addirittura contrapposti, mentre uno fa cultura sociale e rivendica il maltolto, l’altro spinge all’accettazione ed alla rassegnazione, delegando ad una forza superiore il riscatto dall’ ingiustizia sociale.

    A proposito di rompere i pregiudizi, ecco appunto: non é detto che siano vero razzismo, spesso sono solo piccole incomprensioni, ignoranza dell’altro, paure, anche reali, ma del tutto superabili e non c’é bisogno di lezioni di civiltá, peró senza un po’ di aiuto il primo passo non lo fa nessuno. Insomma, puoi fare anche una lotta contro la chiusura di un asilo e poi scoprire che tra genitori italiani e stranieri il muro non é crollato affatto o non abbastanza. Ci vuole qualcosa in piú, che non mi sembra paragonabile alla manifestazione di oggi, a cui ha partecipato chi giá non ha problemi di pregiudizi.

    Ciao

  194. cara anonimo 3, era così alla fine dell’ottocento. ma anche le organizzazioni religiose (non tutte ovviamente) sono cambiate. ce ne sono diverse che non sono affatto caritatevoli bensì solidaristiche. nel senso che organizzano la solidarietà, che rivendicano diritti e che si schierano apertamente per idee e proposte di cambiamento. così è anche per la chiesa in quanto tale in diverse realtà. e non solo sull’emarginazione e sull’immigrazione. perfino sul lavoro. lo posso testimoniare direttamente visto che soprattutto all’inizio degli anni 90 a milano ho girato decine di fabbriche che lottavano contro la chiusura, la vendita a finanziarie chiaramente speculative ecc. non mancava mai la pastorale del lavoro che prendeva, al contrario dei ds e soci, posizioni nette. alle quali seguivano atti concreti di solidarietà con la lotta.
    condivido totalmente, invece, le tue considerazioni seguenti. le 60 manifestazioni sono servite a far sentire una voce e a protestare contro la logica della persecuzione e criminalizzazione dei migranti. basta sapere che non è sufficiente manifestare.
    un abbraccio

  195. Anonimo 3 Says:

    Manco da un po’, sono rimasta a Don Milani che non era esattamente ben visto dal Vaticano e ai preti di strada, i migliori dei quali hanno un rapporto quantomeno controverso con la Chiesa, mentre gli altri mi pare abbiano trovato un ottimo (per loro) business nei ragazzi con problemi di droga. In particolare su Milano sento parlare parecchio di CL e anche lí, saranno reminescenze di vecchia data. Devo dire che mi ha stupita la San Vincenzo piemontese, ma non so se sia solo un caso. Tu, comunque, nei sai di sicuro piú di me.
    Ciao.

  196. AlessandroPA Says:

    Sono sostanzialmente d’accordo con Ramon, le elezioni sono per noi un “terreno avverso” che sta facendo emergere tutte le difficoltà di un partito che deve coinciliare da un lato, la necessità di costruire uno spazio poltico anticapitalista e autonomo rispetto ai due poli, dall’altro, la necessità di non scomparire del tutto dalle istituzioni o di impedire la vittoria della destra più reazionaria.
    E’ una difficoltà evidente, risolverla con accuse di settarismo o di subalternità al Pd, è solo un modo banale di affrontare la questione. Io penso che al netto di scelte discutibili in questa o quella regione, la Federazione della Sinistra si sia presentata a questo appuntamento elettorale tenendo assieme queste due esigenze,e visto che non siamo nella fase della transizione al socialismo, non sarà un accordo tecnico a mettere in discussione il percorso politico dell Federazione, lo sarà piuttosto, la costanza e la qualità con cui il partito saprà portare avanti,durante e dopo la campagna elettorale, quelle attività di mutualismo e solidarietà volte al radicamento sociale del nostro partito.
    Ed anche la dove l’accordo concluso dalla Federazione sia “oggettivamente” difficile da digerire, noi ne usciamo solo se facciamo nostra l’idea che il nostro compito è quello di costruire il conflitto sociale indipendentemente dal quadro istituzionale di riferimento. Conflitto e mutualismo devono essere la nostra pratica politica quotidiana! Il vero tradimento non consiste nell’aver chiuso (in una situazione di grande difficoltà) un accordo peggiore di quello che avremmo voluto (se fossimo stati al 7%) ma si realizzerebbe di certo se noi, in virtù di quell’accordo smettessimo di praticare conflitto e mutualismo.
    L’unica cosa che non condivido del post di Ramon riguarda i numeri, perchè se è vero che il radicamento sociale è un processo lento e di prospettiva, è pure vero che i risultati elettorali (che distinguo dal radicamento) sono per noi più favorevoli quando siamo in coalizione. Piaccia o no, sarebbe certamente utile una riflessione su questo dato, che non dipende solo dal sistema elettorale.

  197. Anonimo 3 Says:

    Tutti i salmi finiscono in gloria. Discuti con chiunque, strada per strada, quasi casa per casa, metti in piedi un partito di attivisti instancabili, organizzi gli aiuti sociali, la solidarietá, porti avanti le battaglie di tutti i giorni con i lavoratori, dentro e fuori il Parlamento, ti spacchi in quattro e poi… la gente vota il primo razzista che passa.
    Perché non c’é mica da farsi illusioni, non ci sono analisi che tengano, questo voto olandese, come quello per la lega, é solo contro gli immigrati.
    La sinistra europea sta annegando sotto il peso di un problema di cui non ha responsabilitá, ma di cui non sa dare una chiara visione e soprattutto da cui non sa e non puó difendere le popolazioni locali.
    Vincono l’egoismo e la menzogna, aumentano le tensioni, il razzismo e il voltar la testa per non vedere i soprusi su “gli altri”.
    Ho paura che non ci sia molto da fare, andiamo verso il disastro.

    Scusate la depressione.
    Ciao.

  198. caro alessandropa, io sono d’accordo al 100 % con ciò che hai scritto. anche con l’ultima cosa. che anch’io ho detto più volte. solo che il fatto che fino ad oggi (vedremo questa volta perché c’è un lontano precedente del 95 quando in lombardia e piemonte pur da soli prendemmo più voti) essere in coalizione sia favorevole per i voti (non si perdono i voti utili) non può essere la giustificazione per fare accordi vergognosi. tutto qui.
    un abbraccio

  199. cara anonimo 3, non deprimerti. nel 72 dopo 3 anni e mezzo di grandi sconvolgimenti sociali e anche di grandi conquiste la dc stravinse le elezioni. la vecchia talpa scava a lungo e non si vede presto il risultato. per quanto la situazione sia deprimente bisogna continuare a scavare.
    un abbraccio

  200. un comunista del PRC Says:

    Ramon com’è andata la riunione in Direzione PRC? che non trovo scritto nulla in giro se non resoconti stiracchiati da altri compagni?

  201. niente di speciale caro comunista del prc. la direzione ha esaminato gli esiti delle decisioni dei regionali e tutti hanno confermato le loro posizioni antecedenti. qualche differenze di opinione sulla candidatura del segretario in campania. ma niente di che. e due ordini del giorno che trovi sul sito del partito.

  202. essendo stato pubblicato un nuovo articolo si passa di la.

  203. massimiliano piacentini Says:

    Vorrei semplicemente ringraziarti della tua analisi politica e puntuale delle ultime amministrative. Voglio ringraziarti di cuore non tanto perché l’abbia trovata condivisibile, ma perché offre un esempio di esercizio razionale, critico e dunque fallibile assai raro di questi tempi. Da qualche parte, fra le tue risposte, hai scritto che vi sono i luoghi deputati per ‘certe cose’: niente di più esatto e questo blog lo dimostra incontrovertibilemnte. Ho provato a leggere gli interventi degli altri compagni e le tue risposte: che fatica! A un certo punto ho smesso perché mi stava venendo il mal di testa. Avrei molte cose da dire, sia su questo tuo ultimo intervento, sia su quelli che lo hanno preceduto, ma non ritengo proprio che questo medium sia adeguato e quindi mi asterrò dal farlo. Noi ci siamo incontrati di persona tre volte: l’ultima è stata nel mese di settembre vicino L’Aquila. La prossima volta mi piacerebbe discutere con te dei concetti di strategia e tattica, così come li hai esposti e distinti precedentemente.
    Voglio solo dirti che, al di là delle questioni del partito e delle elezioni, a me pare che ci troviamo davvero di fronte a una caduta di civiltà che mette in crisi la stessa possibilità di espressione del pensiero razionale. MI viene in mente Adorno, quando, sull’inversione dell’illuminismo scriveva: “La ragione si è rifugiata completamente ed ermeticamente nelle idiosincrasia personali, accusate di arbitrio dall’arbitrio dei potenti per paura dell’oggettività che è conservata solo presso di essi”. E il problema non è solo la politica spettacolo. La questione della spettacolarizzazione non è infatti una novità: ho avuto tanti anni fa all’università anche professori che ne cantavano le lodi. Dobbiamo reagire, con tenacia, con pazienza, continuando ad esercitare il pensiero critico. La situazione è davvero deprimente ed è per questo che ti ringrazio per i tuoi esercizi di razionalità, competenza ed equilibrio. Penso che ciò sia importantissimo in tempi come questi, in cui tutti parlano di tutto perché nessuno sa niente di niente. Mentre scrivo mi cade l’occhio sulla tua quart’ultima risposta. Mi ha fatto tornare alla memoria un manifesto che avevamo a Tivoli nella sede dall’Autonomia: “La talpa proletaria scava ancora”, diceva. Hai ragione: “per quanto la situazione sia deprimente bisogna continuare a scavare”.
    grazie ancora, m.

  204. massimiliano piacentini Says:

    Scusami, ma sulla citazione di Adorno avevo dimenticato due parole: “La ragione si è rifugiata completamente ed ermeticamente nelle idiosincrasie personali, accusate di arbitrio dall’arbitrio dei potenti, che vogliono l’impotenza dei soggetti per paura dell’oggettività che è conservata solo presso di essi”.

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