Lettera aperta alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista sul nostro futuro.

Care compagne e cari compagni,

sono tempi duri, bui e difficili.

Questa mia lettera aperta vuole solo essere una riflessione, e se possibile un contributo, sul recente passato e soprattutto sul futuro.

Non ho la pretesa di dire cose definitive né di risolvere tutti i problemi. In particolare quelli che, allo stato, sembrano insolubili.

Mi piacerebbe solo, e non sarebbe poco, fare in modo che il dibattito, che appassiona tante e tanti, sia costruttivo. Penso, infatti, che non ci sia nulla di peggio di una discussione superficiale. La cultura della politica spettacolo, della faziosità al posto della ragione, degli insulti al posto delle critiche, della demagogia al posto degli argomenti, dei leader al posto dei collettivi, degli scontri al posto del dialogo, è profondamente penetrata nelle fila della sinistra e dei comunisti. Per me è e rimane un effetto delle sconfitte sociali e degli errori politici compiuti in questi anni. So bene, perciò, che a nulla servono appelli moralistici o, peggio ancora, richiami ad una correttezza formale e sostanziale, che pure fra compagne e compagni dovrebbe sempre esserci. Tuttavia bisognerebbe avere maggiore coscienza di una così conclamata subalternità alla concezione dominante della politica corrente. I principi, i valori, la cultura di chi vorrebbe cambiare il mondo non si possono coniugare con la dietrologia, con la cultura del sospetto, con il tifo per un leader. Ne escono ridotti a frasi vuote, caricaturali, che finiscono con lo sminuire la loro carica eversiva e feconda.

Ed ora, dopo questa per me imprescindibile premessa, passiamo ai tre temi di cui vorrei parlare.

Cos’è Rifondazione Comunista oggi?

Si, questa domanda è ineludibile. Non si può, infatti, parlare di un partito, di un collettivo, senza tentare di chiarire a cosa ci si riferisce quando lo si nomina.

In questi ultimi anni la Rifondazione che fu capace di rompere con il governo Prodi nel 98, di essere l’anima del movimento no global a Genova e a Firenze, di stare nelle istituzioni portando la carica trasformatrice dei conflitti e di attualizzare e rinnovare il pensiero comunista, è stata travolta, ferita e cambiata.

A cambiarla in peggio, sono state, tra le tante, fondamentalmente due cose:

1) Una linea politica sbagliata. Fondata sul presupposto che il movimento era inefficace e che ha investito tutto sulla possibilità che “lo sbocco politico” di tanto fermento e conflitto fosse capace di piegare il centrosinistra ad una inversione di tendenza rispetto agli anni 90. Non un tradimento in nome delle poltrone (come vuole una vulgata tanto cara a molti), bensì, appunto, un’analisi dei rapporti di forza sbagliata che ha prodotto un’illusione ed ha trasformato la possibilità del governo in una prigione e in uno spartiacque che ha deluso, diviso e depotenziato ogni conflitto e movimento. Potrei, su questo, fare mille esempi. Ma sarebbe inutile perché ognuno può tranquillamente farne più di me. Mi interessa, invece, soffermarmi su un aspetto del problema poco indagato. Io penso che la teorizzazione dell’inefficacia del movimento correlata alla necessità di una “risposta politica”, tanto più se coniugata con il tema del governo, sia stata una rottura e non una continuità con la Rifondazione del quinquennio 98-2003. L’aver teorizzato che la politica ufficiale e istituzionale fossero un aspetto secondario dell’agire politico, che il baricentro del partito dovesse stare nella società e nelle sue contraddizioni, che il ruolo politico di un partito comunista dovesse essere concepito come interno ai movimenti, che il tema del potere dovesse essere indagato criticamente alla luce dell’esperienza storica e che, per questo, ci fosse bisogno di una profonda innovazione nella cultura politica dei comunisti, sono tutte cose, per me, incompatibili con quanto è avvenuto in seguito. In realtà l’idea dello “sbocco politico” sovra ordinatore di tutto il resto è la negazione della esperienza del 98 e della teoria dell’appartenenza ai movimenti. Non la sua continuazione o coronamento. Così come le innovazioni culturali, per essere coniugate con la prospettiva del centrosinistra organico, sono state ridotte a litanie da talk show buone per far dire che Rifondazione “ha messo la testa a posto e non è più quel coacervo di massimalisti ed estremisti del passato”. Chiunque può giudicare se teorizzare la pratica della disobbedienza civile contro leggi ingiuste e contro le tante “zone rosse” sia la stessa cosa che evocare la nonviolenza come spartiacque astratto per dividere il movimento e per giudicare la vicinanza o meno ai conflitti in Italia e nel mondo. Chiunque può vedere come l’antistalinismo si sia trasformato da critica del potere e della concezione borghese del potere, nell’anticamera della proclamazione dell’irriformabilità del comunismo proprio mentre ci si apprestava ad occupare posti di potere nelle istituzioni a tutti i livelli. Chiunque può constatare come il “fare società” e la estraneità al sistema politico-istituzionale, la presenza nel quale era considerata mera tattica, abbiano ceduto il passo alla centralità delle relazioni politiche fino all’ossimoro iperbolico della teorizzazione secondo la quale “la via per l’alternativa passa oggi per l’alternanza”. Qui devo aprire una parentesi. Lo devo fare per onestà intellettuale. Io mi sono opposto a tutto questo, e penso di averlo fatto come ho potuto, anche perché, per dirla tutta, in un modo o nell’altro, e non a caso, mi furono tolti gli incarichi esecutivi (segreteria nazionale e responsabilità del dipartimento esteri). Ma non posso dire di non essermi sbagliato. Sebbene io pensassi allora, come penso oggi, che era profondamente sbagliato opporsi sulla base della conservazione della tradizione, resistendo alle innovazioni, posso dire di aver gravemente sottovalutato la deriva di destra che guidava la politica concreta del partito. Ed ammetto di aver sopravvalutato gli effetti del quinquennio 98-2003 sulla cultura politica e sulla “natura” antagonista del partito. In altre parole ho creduto che i segnali crescenti del politicismo fossero accentuazioni irrilevanti dovute alla contingenza e che il corpo del partito, e soprattutto i giovani, li avrebbero corretti strada facendo. Errore gravissimo. Non giustificabile e che mi ha portato a commetterne altri, come l’aver appoggiato la gestione di maggioranza degli organi esecutivi del partito nel congresso di Venezia. Ovviamente non sono così presuntuoso da pensare che se non li avessi commessi il corso delle cose sarebbe stato un altro. Ma credo che quando un compagno è chiamato a ruoli di direzione politica non possa e non debba sfuggire all’autocritica. Parentesi chiusa. E’ stato così che sono state “bruciate” le più importanti conquiste teoriche e pratiche. Coniugare, infatti, le innovazioni ad una deriva politicista e di destra le ha rese invise a migliaia e migliaia di militanti. In un circolo vizioso e paradossale la diffidenza conservatrice di molti è stata alimentata proprio dall’uso strumentale della cultura politica innovativa messo in atto per rendere “nobile” e “alta” la svolta a destra in atto. Tutto questo ha fatto regredire la discussione fra i militanti ed ha depotenziato la carica rivoluzionaria di un quinquennio fino a confonderlo in un indistinto giudizio sommario sui 15 anni di “bertinottismo”. Non a caso Vendola e soci al congresso hanno fatto carte false affinché la discussione vertesse sull’identità e sulle innovazioni culturali e si tralasciasse il giudizio sul governo Prodi e sulla nefasta idea dell’unità della sinistra senza aggettivi. Oggi Rifondazione Comunista è più povera per il semplice motivo che stenta a riconoscersi in un passato condiviso e a far leva sugli accenti anticapitalisti e antagonisti della propria pratica politica. In parte, ma solo in parte, il disegno della mozione due del congresso ha sortito i suoi effetti. Troppi militanti ed anche dirigenti indulgono nelle semplificazioni secondo le quali tutte le colpe o tutti i meriti sono attribuibili al leader. Ne esce una babele confusa di diverse concezioni dell’identità comunista che fanno premio su qualsiasi scelta politica. Soprattutto ne esce depotenziata l’idea della pratica sociale come punto irrinunciabile della stessa identità comunista in favore di astrattezze di ogni tipo e di torsioni identitarie o anti identitarie indifferenti entrambe al vero punto strategico: l’istituzionalismo. Si scopre così che si può essere ipercomunisti ed istituzionalisti sfrenati o grandi difensori delle innovazioni culturali ed istituzionalisti sfrenati. Penso che non ci sia una bacchetta magica per risolvere questo problema. E’ necessario che alla base come al vertice tutti si cimentino in una discussione seria (combattendo attivamente contro la degenerazione delle discussioni gridate da contendenti che le sparano grosse). Mettendosi in testa che il contrasto contro il capitalismo si fa nella società, fabbrica per fabbrica, scuola per scuola, quartiere per quartiere, e non illudendosi che il comunismo viva e si realizzi nel voto e sulla scheda elettorale.

2) Una immagine sbagliata. Proprio io, che sostengo la non centralità del tema della comunicazione, voglio cimentarmi sull’immagine che il PRC ha, nei fatti, per milioni di italiane ed italiani e per decine di migliaia di attivisti e attiviste dei tanti movimenti di lotta. Non ho cambiato idea circa la importanza della comunicazione, ma penso sarebbe oltremodo sbagliato non sapere e non vedere che l’immagine di Rifondazione è fortemente compromessa. La linea politica sbagliata di cui ho parlato più sopra non giustifica in nessun modo che il PRC possa essere definito “un partito uguale agli altri”. Ma questo è quel che pensano tantissimi fra gli elettori e molti fra gli attivisti. Chi ha vissuto le discussioni dentro il partito, chi non ha mai smesso di lottare, chi si dissangua in termini di tempo, di lavoro ed anche finanziariamente per il partito sa che non è così. E sente come profondamente ingiusto un giudizio largamente presente nel popolo. Tuttavia quel giudizio esiste e, anche se largamente infondato, è difficilissimo da cambiare nella testa delle persone in carne ed ossa. Questo è un frutto amarissimo, e forse il peggiore, degli errori di linea politica. Non basta annunciare e praticare una diversa linea politica per riconquistare la credibilità perduta. Tanto meno ribadire ossessivamente la propria identità comunista. I mass media ci hanno messo e ci mettono del loro, ovviamente. Facciamo degli esempi. Indipendentemente dalla collocazione di governo tu puoi essere un partito dedito soprattutto alle lotte sociali: fabbriche, scuole, casa, ambiente, sono sempre state la parte preponderante del lavoro del partito. Ma se in TV ti invitano soprattutto per discutere di immigrazione, di diritti degli omosessuali, di sicurezza, finisce che poi ti senti dire: si ma voi vi occupate solo di diritti dei gay e non più degli operai, degli immigrati e non più degli italiani che non hanno casa, di carcerati e non più di pensionati. Il combinato disposto della cultura dominante, largamente egemone proprio nelle fasce proletarie della popolazione, e la malizia dei mass media distorcono la tua immagine fino a farla diventare una caricatura. Poi c’è un’altra immagine negativa. Faccio subito un esempio. Sabato 17 mattina mentre chiacchieravo amabilmente con un compagno di Sinistra Critica che distribuiva un volantino presso il mercato di San Lorenzo a Roma, una signora anziana con la borsa della spesa, appena visto il volantino ha esclamato: – siete solo capaci di dividervi! Ma quando la finirete! – e se ne è andata incazzata. Pochissimi minuti dopo è passata una mia amica milanese, che non vedevo da anni, in compagnia di un’altra compagna che non conosco, venute a Roma per la manifestazione. Non avevo nemmeno finito di salutare che è spuntato l’immancabile: – siete solo capaci a litigare! Ora, chiunque può riferire mille episodi identici, e chiunque può testimoniare che a nulla serve dire cose del tipo: – ma noi non abbiamo fatto le scissioni, casomai le abbiamo subite – oppure tentare di argomentare l’inevitabilità di certe divisioni parlando di contenuti o magari del rapporto col PD. Le persone semplici, e spessissimo gli attivisti e le avanguardie delle lotte, constatano che ci sono divisioni, liste contrapposte alle elezioni, e soprattutto vedono che i mass media parlano incessantemente delle nostre divisioni, dei litigi, sia a livello nazionale sia a livello locale. Ne risulta che noi non solo siamo “uguali agli altri” ma siamo pure, per giunta e come se non bastasse, capaci solo a litigare e dividerci. Certo che per chi ha subito una marea di scissioni è difficile da mandar giù. Ma la verità inconfutabile è che la nostra immagine è irrimediabilmente compromessa da questa doppia falsa immagine. Non ho la soluzione per questo problema. O meglio, so che non possiamo modificare la logica dei mass media che per malizia, o semplicemente perché pensano che questo sia l’unico contenuto della politica, continueranno a sottolineare la nostra alterità rispetto ai luoghi comuni di destra più radicati nel popolo e a descrivere dettagliatamente ogni nostra divisione e litigio. Io non riesco a capacitarmi del fatto che ci siano militanti, e anche dirigenti, che pensano sia necessario alimentare le polemiche sui mass media fra noi e Sinistra e Libertà, che ogni volta che hanno una divergenza, magari in un federale, emettono un comunicato stampa per rendere il mondo edotto della loro stoica battaglia dentro il partito, che invocano i litigi sui mass media perché altrimenti a loro pare che non ci sia chiarezza politica. Non sto dicendo che bisogna mettere una sordina alla discussione. Dico che chi pensa che le divergenze a sinistra, o dentro il partito, si regolano sui mass media a suon di litigi e frasi altisonanti è totalmente subalterno alla stessa concezione della politica di Bruno Vespa. Altro che comunismo e chiarezza politica! E dico che è giunto il momento di rivedere radicalmente il nostro rapporto con l’informazione. Non so bene come ma bisogna farlo. So bene, invece, che la pratica sociale è l’unico strumento in grado di smentire la falsa immagine che ci è stata, e ci siamo, cuciti addosso. E che ci vorranno, come ho detto più volte, anni e anni di duro e silenzioso lavoro sociale per ricostruire la nostra credibilità e la nostra immagine.

Come ho tentato di dimostrare Rifondazione non è più la stessa. Non tenerne conto sarebbe un errore tossico. Non si può, infatti, parlare del futuro senza sapere come siamo messi davvero. Non parlo dei risultati elettorali e della quantità di voti, che per me sono una pura conseguenza della scarsità di lavoro sociale, degli errori del passato e della nostra immagine negativa. Parlo dell’azione politica e della sua efficacia. Siamo tutte e tutti chiamati a fare tre cose: ricostruire la nostra “ragione sociale” a cominciare dal lavoro, ricostruire una discussione dentro il partito e fuori dal partito che sia capace di unire e di governare le differenze e divergenze affinché non producano altre divisioni letali, difendere l’identità comunista rilanciando fortissimamente il progetto della rifondazione del pensiero e della pratica comunista. E’ alla luce di queste considerazioni che affronto due temi di grande attualità: la federazione e le elezioni regionali.

La Federazione.

Per affrontare seriamente il tema della Federazione, e cioè di un potenziale processo unitario di tutte le forze comuniste, anticapitaliste, socialiste di sinistra, antagoniste e libertarie, bisogna rimuovere dalla discussione le tante, troppe, interpretazioni negative ed infondate che circolano. Bisogna cioè dire ciò che la Federazione non è. Per chiarezza ed a scanso di equivoci.

Secondo la mia modesta opinione, la Federazione non è la costituente di un partito unico. Né comunista né di sinistra. Tanto meno è un cartello elettorale. La Federazione non è la sinistra del centrosinistra. Non è nemmeno il luogo e l’aggregazione di una sinistra generica nuovista e senza radici. Non è, infine, il tradimento o lo stravolgimento del Congresso di Chianciano del PRC.

Su ognuna di queste “negazioni” ci possono essere e ci sono opinioni diverse. Non è un dramma e nemmeno una cosa negativa. Se c’è stata una lunga fase di divisioni e frammentazioni è logico che, nell’ambito di un processo unitario, ci siano propensioni, vocazioni, idee e proposte diverse. La utilità di ognuna di queste idee, però, non si può misurare in se, magari riproponendo una concorrenza foriera di divisioni. E’ indispensabile confrontarle tutte con l’esigenza di unire e non dividere, sulla base della massima chiarezza politica (sulla base cioè di chiare discriminanti), e soprattutto sulla base del rispetto di tutte le identità politico culturali esistenti. L’accettazione di questo terreno di confronto unitario è indispensabile per produrre un processo che non naufraghi alla prima difficoltà e che abbia un respiro strategico.

Con tutte evidenza, infatti, l’idea di dar vita ad un unico partito, comunista o di sinistra (con o senza aggettivi), produrrebbe spaccature e nuove divisioni. Ignorare che esistono progetti politici distinti e diversi fondati o intrecciati a precise identità ideologiche e tentare di ridurre tutto a uno sarebbe un errore fatale. Per quanto mi riguarda, per esempio, considero vigente e necessario il rilancio della rifondazione comunista e non mi riconoscerei in un partito che mettesse in soffitta o tra parentesi questo obiettivo strategico, anche se si dichiarasse comunista. Figuriamoci se fosse un generico partito di sinistra. Non penso di essere il solo, ed infatti il PRC ha deciso il rilancio della rifondazione comunista come punto fondamentale. Ciò che vale per me, o per noi, vale analogamente per altri. Né i comunisti, di qualsiasi tipo, si scioglierebbero in un partito di sinistra, né altre componenti della sinistra di classe accetterebbero di stare in un partito comunista, che si proponga la rifondazione del pensiero e della pratica comunista o meno.

Lo stesso dicasi per le discriminanti politiche. Parlo sempre per me, anche perché è scorretto parlare solo di altri. Personalmente, ma anche qui non penso di essere il solo, senza le discriminanti dell’anticapitalismo e dell’antibipolarismo, non accetterei mai un processo unitario. Non per settarismo ma perché penso che in politica per unire bisogna aver chiaro cosa si vuole unire e perché. Abbiamo sotto gli occhi l’esperienza dei fuoriusciti da rifondazione, ma vale anche per la scissione del Pdci e per quella alle porte dei Verdi, cha ha prodotto solo divisioni e che pretende di unire sulla base della negazione delle identità politico culturali e della messa in secondo piano dei contenuti. Fino al punto, veramente paradossale per chiunque si consideri di sinistra, di occultare o sorvolare su temi come la guerra, la precarietà, il liberismo, l’appartenenza al GUE o al PSE e ai Verdi. Come si vede i processi unitari senza discriminanti producono mostri inutili e soprattutto moltiplicano le divisioni. Mentre l’unità di soggetti e persone con diverse identità e sulla base di precise discriminanti politiche può funzionare ed essere utile al paese e perfino alle singole forze che vi partecipano.

Sarei però un vero ipocrita se non nominassi i problemi che allo stato sono irrisolti, e che avranno, secondo me, un peso enorme sulle fortune o meno della Federazione. Io ne vedo due, e grossi.

1) La reale composizione della Federazione. Si può proclamare fin che si vuole il carattere “aperto” della Federazione. Si può chiamare all’unità e produrre mille appelli per l’unità. Ma se non si mettono a disposizione per davvero i processi decisionali, e per un periodo di tempo sufficiente affinché l’apertura e la pluralità si dimostrino con i fatti e non solo con le parole, sarà ben difficile che centinaia di collettivi e migliaia e migliaia di persone, oltre che Sinistra Critica, il PCL ed altri, partecipino alla costruzione della Federazione. Al di là delle nostre migliori intenzioni sono moltissime le diffidenze, le cautele, i dubbi e le riserve che esistono. Ignorarle, oltre che sbagliato in se, produrrebbe solo un processo unitario minimo e non all’altezza di giocare un ruolo sia nei movimenti di lotta sia nella politica del paese. Un processo così debole, senza una forza sufficiente, sarebbe esposto al fallimento. Un fallimento che, anche se io penso che nella lotta di classe non esista l’ultima spiaggia, lascerebbe i suoi segni per una fase lunghissima. Perciò io penso non solo che il processo costitutivo della Federazione debba durare almeno un anno, ma soprattutto che le decisioni circa il programma politico e l’organizzazione della Federazione debbano essere appannaggio di tutte e tutti quelli che vi parteciperanno, essendo messi sullo stesso piano e potendo entrare nel processo in qualsiasi momento del suo corso. In altre parole a fine novembre quando ci sarà il manifesto e un regolamento provvisorio, si dovrà, sulla base delle discriminanti contenute nel manifesto, iniziare la costituzione della Federazione e non chiuderla invitando poi altri ad aderire.

2) Il governo e il PD. Lo dico brutalmente: se noi elevassimo il tema del governo e del rapporto col PD a discriminante non solo non faremmo nessuna Federazione ma probabilmente spaccheremmo ognuno dei soggetti che vi partecipano. In fin dei conti il 90% delle divisioni e delle scissioni che sono avvenute negli ultimi 15 anni si sono prodotte sul tema del governo. Ovviamente io non propongo ne penso di mettere da parte questo problema. Fare in questo modo non ci metterebbe al riparo da ulteriori divisioni nel momento in cui l’agenda politica ce lo ripresentasse. E prima o poi ce lo ripresenterà. Io non so declinare questo tema se non nel modo più classico. Le relazioni con altre forze politiche (pd compreso), le elezioni, e la partecipazione o meno a governi non sono ne possono essere obiettivi strategici di una forza politica. Se si considera obiettivo strategico la partecipazione ad un governo si costruirà una organizzazione coerente con questa finalità. Viceversa se si considera strategica e fondante la scelta di non allearsi col PD e si considera discriminante la stessa possibilità di partecipare ad un governo con forze borghesi si costruirà una forza organizzata coerente con questa scelta strategica. Tornerò sulla natura strategica o tattica di questo dilemma. Ma prima, perché non si può non farlo, osserviamo la realtà. La cruda realtà. In Italia c’è una pletora di partiti comunisti. Ognuno dei quali si presenta alle elezioni. Alcuni predicano il principio che col PD non ci si allea e che l’unica opzione di governo è quella di un governo operaio. Il Partito di Alternativa Comunista e il PCL pensano così. Come mai sono due? Ovviamente perché Ferrando si era candidato nelle liste di Rifondazione e questo dimostrerebbe che in realtà non è poi così fermo sui principi. Anche Sinistra Critica pensa che non ci si possa alleare col PD in nessun caso. Ma il PCL, a sua volta, l’accusa di aver fatto parte della maggioranza del governo Prodi anche votando per le missioni militari. Ecco, contro ogni possibile confutazione, secondo me porre la questione del governo in astratto e come questione identitaria produce questo bel risultato. Divisioni incomprensibili, competizioni nelle quali il bersaglio della polemica è sempre chi è più simile a te. Ovviamente ci sono altre differenze fra queste formazioni, identitarie e politiche, ma sfido chiunque a dimostrare che il motivo che li ha fatti uscire da rifondazione e che li tiene divisi fra loro non sia il governo. Poi c’è il Pdci, il cui atto di nascita è la scissione per dar vita ad un partito comunista vero (rifondazione non lo era dal momento che sottovalutava il pericolo di Berlusconi) che considerava l’appartenenza al centrosinistra e l’obiettivo del governo come tratti fondanti la propria strategia. Non lo dico io. E’ scritto nei documenti del Pdci. Perfino nell’ultimo documento congressuale il centrosinistra è fra gli obiettivi fondamentali del Pdci. Infine c’è il PRC. Che ha subito tutte queste scissioni per aver scelto di essere all’opposizione del centrosinistra o al governo con il centrosinistra. E al cui interno non è affatto, benché ridotta, sparita la diatriba “di principio” sul rapporto col PD e sulla partecipazione al governo. Sia nella forma di correnti organizzate sia fra i militanti trasversalmente alle mozioni.

Domanda: è possibile andare avanti così? Io penso che non sia possibile. E non c’è cittadina o cittadino, non c’è nessuna avanguardia di lotta che non appartenga ad una delle fazioni sopradescritte (ed ho preso in esame solo quelle che si sono presentate alle elezioni) che non pensi che tutto ciò è disarmante. Non se ne può più!

Solo concependo le relazioni politiche, le elezioni e le alleanze di governo come mera tattica all’interno di un progetto strategico si può ricostruire un processo unitario e stare in un partito o nella Federazione (fa lo stesso) trovandosi in maggioranza o in minoranza su questa o quella scelta tattica. Tanto sarà forte il progetto strategico tanto sarà secondaria la scelta tattica. Tanto sarà debole il progetto strategico tanto sarà dirompente ogni scelta tattica.

Ma non basta. So che non basta. Perché al di la di queste questioni di principio c’è la realtà del sistema politico-elettorale nel quale si agisce. Perché per quanto si proclami secondaria sia la scelta di allearsi con il PD sia quella di partecipare ad un governo c’è la realtà degli ultimi anni e ci sono i risultati concreti delle esperienze di alleanze e di governo su cui non si può sorvolare. C’è un PD concreto e c’è la prigione del bipolarismo, oltre che la crisi democratica di cui è responsabile non solo la destra. Perché il bipolarismo costringe alla logica del meno peggio il cui risultato finale è sempre la distruzione di ogni istanza di trasformazione, laica e progressista.

Ecco perché penso che l’indipendenza della federazione e l’alterità rispetto al bipolarismo siano fondamentali per discutere del rapporto col PD e del tema del governo non in astratto ma in concreto. In altre parole vuol dire che non si può essere l’ala sinistra del centrosinistra e che non si può fare nessun accordo nazionale che non preveda il superamento del bipolarismo.

Infine, sempre per quel che vale la mia opinione, io penso che alla Federazione si debba cedere la sovranità circa le scelte elettorali. Conseguentemente penso che chi partecipa alla Federazione conservi la sovranità e la propria autonomia organizzativa su tutto il resto, a cominciare dalla pratica sociale, dalla ricerca teorica, dalle relazioni internazionali e così via.

Mi spiego meglio. Io penso proprio che la Federazione, che dopo essersi costituita presenterà le proprie liste alle elezioni, debba su questa cosa funzionare come una forza politica. E cioè avere una vita democratica propria fondata sul principio di “una testa un voto”. Fermo restando una piccola quota percentuale di presenza negli organismi di delegati direttamente dalle forze nazionali o locali e fermo restando il simbolo contenente la falce e martello. Penso che i singoli iscritti alla federazione, siano membri o meno dei partiti e collettivi, debbano partecipare alla costruzione di un programma politico di fase, costruire le liste, discutere delle eventuali alleanze e scegliere i candidati. E debbano avere l’ultima parola, con referendum vincolanti, sulle scelte politiche fondamentali.

Non ci si presenta alle elezioni di qualsiasi livello per dare agli elettori l’opportunità di scegliere fra le 5 o 6 versioni di comunismo. Se si crede veramente che le elezioni siano un aspetto dell’attività politica e non la finalità della stessa bisogna avere il coraggio di dire che tutte le forze e persone che condividono un programma politico perché l’hanno elaborato insieme sulla base di precise discriminanti, decidono loro direttamente se e come presentarsi alle elezioni.

Forse è meglio fare degli esempi.

In un comune il circolo di Rifondazione esiste. Si riunisce per discutere di come organizzare e partecipare alle lotte, di come promuovere iniziative di discussione politica e culturale, di come partecipare alla discussione nazionale del partito. Ma non delle elezioni e del consiglio comunale. Nello stesso comune ci saranno altri partiti, magari un collettivo ambientalista, un centro sociale e una associazione culturale. Anche loro faranno la propria attività. Ovviamente ogni attività si può fare con tutti gli aderenti alla Federazione ma non obbligatoriamente perché non è detto che il collettivo ambientalista debba fare le stesse cose di rifondazione e viceversa. L’importante è che ogni diversa pratica sociale e culturale sia riconosciuta da tutti come un patrimonio condiviso. La Federazione, e cioè tutti gli aderenti, in quel comune, si riunirà periodicamente, funzionando con il principio di una testa un voto, ed eleggerà un coordinamento, discuterà del programma politico sulla base del quale presentarsi alle elezioni, sceglierà i candidati, promuoverà campagne politiche condivise e praticate da tutti gli aderenti (e qui si sentirà il contributo della discussione che ognuno avrà fatto nel proprio ambito di partito o di collettivo) e seguirà la vita del consiglio comunale. Ovviamente questo significa che il partito, che fino ad ora ha discusso soprattutto di elezioni, di candidati e delle relazioni politiche in consiglio comunale, sia capace davvero di occuparsi delle lotte, della ricostruzione dei legami sociali, della discussione teorica e politico-culturale. In teoria avrebbe dovuto essere sempre così. Ma in realtà le lotte erano oggetto soprattutto di comunicati stampa di solidarietà o di interrogazioni in consiglio comunale mentre tutto ruotava intorno alle elezioni, al consiglio e alla giunta. Per me è quindi un bene che al partito sia sottratta la sovranità sulle elezioni. Dico al partito in quanto tale perché tutti gli iscritti al partito parteciperanno anche alla vita della Federazione. Oltre che logico, perché è logico che collettivi che hanno identità diverse e persone impegnate in molteplici attività che conservano le proprie differenze identitarie, culturali e anche di pratica sociale, ma che condividono battaglie e un programma comune producano una proposta e una lista per l’istituzione corrispondente, è anche benefico per il partito che, mi si passi l’espressione, sarà così costretto, se vuole esistere, a concentrarsi su quella che dovrebbe essere la propria funzione fondamentale.

Ovviamente queste sono idee mie. Quali sovranità avrà la Federazione lo deciderà il processo costitutivo della stessa. Ma ho voluto esporle, avendolo già fatto nella direzione del partito, anche se sommariamente, perché è ormai tempo di discuterne liberamente e di entrare nel merito.

So bene che chi pensa che il comunismo viva soprattutto nei voti alle elezioni e che un partito abbia il principale compito di essere nelle istituzioni e di partecipare al gioco della politica ufficiale si troverà in profondissimo disaccordo con me. Ma sono pronto, essendo particolarmente convinto, a confrontarmi fino in fondo.

Le elezioni regionali.

Sarebbe meglio non ci fossero. Ma ci sono. E bisogna farci i conti. Dico che sarebbe meglio non ci fossero perché queste elezioni regionali, con l’attuale governo Berlusconi e la destra che suscita la solita enorme spinta a mettersi insieme contro di lui, e con la nostra ancora scarsa credibilità, saranno un cimento difficilissimo. Una specie di ultimo atto, e qui sono proprio d’accordo con Ferrero, della lunga fase di sconfitte e divisioni. Abbiamo tutti coscienza, spero, del fatto che per risalire la china, anche elettoralmente, ci vorranno anni. Ci vorrà una totale riconversione del partito al lavoro sociale e una vera, e visibile, inversione di tendenza circa le divisioni infinite di cui siamo stati capaci. Queste elezioni regionali ci prendono in mezzo al guado. Se penso che le elezioni siano secondarie in generale a maggior ragione lo penso per questo turno amministrativo. Ma, come ho scritto più sopra, con una strategia debole ogni scelta elettorale contingente rischia di essere dirompente. E la nostra strategia, il nostro programma politico, la nostra capacità di unire un fronte anticapitalista, sono in costruzione. Guai, dico io, a pensare che siccome c’è la scadenza elettorale bisogna improvvisare una strategia, un programma e mettere insieme ciò che passa il convento. E’ un problema grande, perché mentre è impossibile che le elezioni segnino un punto a nostro favore è invece possibilissimo che facciano molto male sia alla nostra credibilità sia alla nostra prospettiva. Anche su questo problema non esistono scorciatoie, colpi di genio improvvisi o mosse tattiche taumaturgiche. La direzione del PRC ne ha discusso e io non sono in disaccordo con il pragmatismo che ha contraddistinto l’impostazione del problema e della discussione. Sostanzialmente relativo al prendere atto di una realtà disarticolata, di esperienze di governo molto negative, come la Calabria e la Campania, e di altre su cui ci sono giudizi molto diversi dentro e fuori Rifondazione. Di realtà nelle quali l’alleanza col PD si circoscrive, di fatto, ad unire l’opposizione al PDL e alla crescente Lega, senza che questa abbia alcuna possibilità di controvertere i risultati previsti, e di realtà in bilico dove non mancano motivi serissimi per rompere col PD. Essendo in dissenso su diverse cose (ed ovviamente ci tornerò) ed anche, spero, poco incline alla demagogia, non voglio sottrarmi alla constatazione della realtà in favore di ragionamenti astratti. Se ho detto che siamo in mezzo al guado l’ho detto perché penso, in generale, che se noi avessimo una forte unificazione dei movimenti di lotta, programmi forti e intimamente legati ai movimenti, e l’unità della sinistra anticapitalista, la discussione con il PD si risolverebbe da se. Perché una rottura col PD, per quanto costosa soprattutto dove potrebbe vincere la destra, sarebbe compresa e condivisa per lo meno da una parte attiva della società. Ma le cose, ahimè, non stanno così. Le lotte, che pur ci sono, sono isolate e non c’è un programma serio che le unifichi e che proponga su questa base un’idea compiutamente alternativa di società sulla base della quale confrontarsi sia con l’egemonia della destra sia con la vocazione liberista del PD. Credo che su questo tutti possano convenire. A meno di non scambiare un programma politico di fase con qualche slogan propagandistico o, peggio ancora, con la pura esibizione dell’identità comunista e antagonista. La dialettica attuale ripropone inesorabilmente quella che secondo me è una falsa discussione, foriera solo di polemiche inutili e divisioni. Da una parte c’è una propensione a ragionare sulla base della riduzione del danno e a considerare ineluttabile la produzione di accordi pieni di “luci ed ombre” col PD, confidando che sulla base delle “luci” si possa essere compresi ed appoggiati da una parte sufficiente dell’elettorato. Dall’altra la propensione a pensare che se non si rompe col PD, perfino preventivamente a qualsiasi confronto programmatico, nei fatti ci si aliena la possibilità di esercitare a livello sociale quella funzione di unificatori del movimento di lotta e di costruttori di un progetto alternativo di società. Io credo che entrambe queste due posizioni, così diffuse, contengano verità interne inconfutabili. La riduzione del danno è sempre utile. Sempre. Non esiste lavoratore, cittadino o lottatore sociale che sia indifferente a cose concrete che incidono sulla sua vita. Ma anche il non accettare compromessi che prevedano la derubricazione di mutamenti sostanziali, anche se parziali, dell’indirizzo di governo è, o sarebbe, assolutamente necessario al fine di non essere riassorbiti definitivamente nella logica della governabilità e del sistema. Temo che i poli contrapposti di questo problema domineranno la discussione di fatto nei prossimi mesi. Inoltre, come se non bastasse, non esistendo la Federazione che certamente non può e non deve essere, prima di essere nata, sacrificata sull’altare di un turno elettorale, bisognerà cercare di riproporre almeno l’unità raggiunta alle europee. E questo, in alcune realtà, come si sa, sarà arduo e forse anche impossibile. A dimostrazione che c’è uno iato tra certe semplificatorie, e secondo me demagogiche, proposte di unità comunista o della sinistra e la dura realtà delle divisioni profondissime che invece esistono sui territori. Sempre (non mi stanco di ripeterlo) secondo la mia modesta opinione, ed è questo il mio principale dissenso rispetto al dibattito in direzione del PRC, c’è un punto assolutamente sottovaluto. Si tratta della natura del sistema politico-elettorale e della sua degenerazione. Non parlo, anche se nel resoconto di Liberazione mi è stato attribuito, della questione morale. O meglio, parlo della strutturale degenerazione del sistema politico e della natura intrinseca a questa degenerazione della questione morale. Noi non siamo più nel tempo nel quale nelle istituzioni c’era la rappresentanza, per quanto indiretta, di interessi sociali, culture e progetti politici. Nelle istituzioni presidenzialiste (e le regioni lo sono più di tutte le altre), bipolari e maggioritarie oramai da più di 15 anni, la rappresentanza, soprattutto quella degli interessi antagonisti al capitale (ma non solo visto che perfino la laicità dello stato non è più ammessa come motivo di rappresentanza), è stata abolita. La gente vota per questo o quel presidente e/o contro il polo avverso e nella melassa della personalizzazione e dello scontro bipolare non si da più la possibilità che il conflitto venga rappresentato politicamente. Perché anche gli elettori eroici che votassero per chi sta fuori dagli schieramenti sanno bene che il loro voto produce solo testimonianza senza possibilità di incidere realmente nelle scelte. La riduzione del danno, che in un regime proporzionale e parlamentare, è perfino possibile meglio dall’opposizione invece che dal governo, nel regime maggioritario confluisce ineluttabilmente nel “voto utile”. Riducendo, appunto, il conflitto ed ogni istanza trasformatrice, alla pura testimonianza. E con la testimonianza, per quante denunce, interrogazioni e comunicati stampa si facciano, non si rendono i conflitti capaci di rompere quegli equilibri politici senza la rottura dei quali è impossibile, per esempio, impedire le privatizzazioni dei beni pubblici, della sanità e così via. Inoltre, quando per anni e anni le istituzioni funzionano così, quando la governabilità è l’unico obiettivo, quando tutto è giocato in uno scontro senza quartiere per battere l’avversario sul suo terreno, quando l’accordo con e l’appoggio dei i poteri forti (compresi quelli illegali che non hanno certo cessato di esistere) è indispensabile, quando le clientele diventano la base del sistema del consenso elettorale, quando i partiti sono grandi comitati elettorali dominati da piccole oligarchie, si può ben dire che la questione morale non è una eccezione ma è la regola. E’ il prodotto naturale del sistema politico-elettorale. Nella nostra discussione nessuno, o quasi, nega questa descrizione della realtà. Ma inspiegabilmente, almeno per me, si sottovaluta pesantissimamente una conseguenza per noi gravissima. Se sei dentro questo sistema, anche nella veste di testimone isolato, senza cercare di distruggerlo, sarai avvertito inesorabilmente come una variante del sistema e cioè come “uguale agli altri”. Io non credo che l’apparire sia la sostanza della politica, anzi. Ma credo che il tuo essere contro questo sistema deve anche apparire. Faccio un esempio per farmi capire. L’Italia dei Valori appare come l’opposizione più efficace a Berlusconi, se non come l’unica, e appare come la forza più critica verso la degenerazione del sistema. Non è ne l’una ne l’altra. Spero che su questo non ci siano dubbi. Il fatto che appaia come tale, però, è la conseguenza paradossale proprio della sua internità al sistema. L’Italia dei Valori non mette in discussione nessuno dei capisaldi di politica economica, militare, sociale e istituzionale del sistema. Esalta l’idea giustizialista frutto dello scontro senza quartiere fra i due poli. Lancia grida contro la corruzione ma si guarda bene di metterne in discussione gli aspetti strutturali. E’, per molti versi, la valvola di sfogo del sistema, giacché gli elettori in questo sistema possono essere tifosi, clienti, o entrambi, ma non protagonisti di un sovvertimento del sistema. Dove, quando e come si vede la nostra alterità al sistema? Secondo me non si vede per niente. Se l’Italia dei Valori “appare” come forza antisistema anche se non lo è noi che siamo, o dovremmo essere, antisistema, appariamo come interni al sistema. E’ un vero disastro. E c’è un modo empirico per verificarlo. E’ la nostra conclamata incapacità di raccogliere voti di protesta e di recuperarne dall’astensione. E non si dica cha “basta la parola”. Non si dica, cioè, che basta dirsi comunisti, rivoluzionari, antagonisti o che so io, per evocare nella testa di milioni di elettori la nostra natura antisistemica. Per questo, al netto del necessario realismo di cui ho parlato più sopra e che condivido, penso che nella discussione sugli eventuali accordi alle regionali, la direzione del partito avrebbe dovuto dare un indirizzo più chiaro e vincolante per tutti i territori. Perché puoi perfino ottenere, per fare un esempio, che non privatizzi, ma se poi la gestione del pubblico è clientelare, non solo si rafforzerà la destra e la parte del centrosinistra che propone la privatizzazione, ma tu finirai nelle maglie del clientelismo. Con buona pace della tua presunta identità comunista.

Ecco, care compagne e compagni che avete avuto la pazienza di leggere queste lunghissime note e che mi onorate della vostra attenzione, come vedete nel mio ragionare pongo più problemi di quanti non ne sappia risolvere, anche se ci provo. Dichiaro, da me stesso, la parzialità delle mie opinioni e spero, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli che sono sul nostro cammino, che sapremo insieme far passare questa nottata e riconquistare più fiducia in noi stessi e nel futuro.

Un abbraccio e grazie.

ramon mantovani

863 Risposte to “Lettera aperta alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista sul nostro futuro.”

  1. federico Says:

    articolo o documento congressuale? 😉
    ok, la mole è tale da essere stampato, letto e sottolineato. con calma.
    ciao

  2. Ramon che dire……………….hai detto tutto tu e bene,molto bene con molta lucidità…………..
    Mi piace tantissimo il modo con cui interpreti la federazione…………

  3. Copia/incolla e lettura (più riposante e attenta) nero su bianco su un doc.
    Grazie Ramon per questo contributo e per la spinta a resistere…

  4. vittorio Says:

    caro ramon, ti posso dire solo grazie per la tua onesta intellettuale .credo che il tuo scritto sul futuro possa essere abbastanza condivisibile ma non basta. inoltre la tua pur lucida e consepevole autocritica è un atto di stima per il futuro cosi come quella fatta da altri compagni in primis no sto qui a dire che noi avevamo ragione ma no per logiche conservatrici ma perche sapevamo che quel percorso sarebbe tramontato in un binario morto. ma adesso e l’ora di rimboccarsi le maniche e lavorare tutti insieme in una ritrovata unita .

  5. lucaocchionero Says:

    L’autocritica è un tema solo sfiorato a Chianciano e che invece avrebbe dovuto impegnarci di più dopo il congresso. La tua autocritica personale è spietata ed è sintomo di una profonda onestà personale prima che intellettuale e politica che credo tutti ti riconoscano. Credo che l’immagine che tu hai descritto del partito corrisponda a verità sia per quanto riguarda la penetrazione di elementi di “destra” nel corpo del partito(dirigenti ed eletti nelle istituzioni, ma anche militanti di base), sia per quanto riguarda lo stato di confusione che regna liddove si cerca di individuare una strada univoca sul futuro del mondo, del Paese, del partito. Mi fa piacere leggere che finalmente hai dato una certa importanza anche alla idea di partito(ma ti sei più precisamente occupato di idea di sinistra) che hanno coloro che votano e che militanti non sono: purtroppo l’immagine e la comunicazione hanno un valore che noi non possiamo sottovalutare nell’agire politico e nell’agire sociale. Non mi esprimo sulle regole con cui dovrebbe regolarsi la federazione, e non lo faccio poichè vedo in questa articolazione una grave mancanza degli organi nazionali deputati a stabilire una linea politica. Per essere più preciso ti dico che la tua ipotesi regolamentatoria è la prima ipotesi di una certa serietà(e fattibilità) che vedo provenire da un dirigente nazionale poichè sinora ho solo ascoltato e letto superficialità, fumosità, ed ipotesi altamente in contraddizione. La tua è la prima proposta di una certa organicità sulla quale non mi esprimo(poichè non ho studiato la questione), pur riconoscendoti un tentativo di porre la discussione su una questione concreta e che guarda al futuro.
    La mia preoccupazione rimane tuttavia immutata perchè ho sentore del ritorno di certe logiche molto vecchie, le quali(forse per furbizia o forse per superficialità) sono state troppo facilmente ed unicamente scaricate sulla dirigenza che è andata via scindendosi. Vedo riemergere antiche rivalità(stalinisti presunti ed antistalinisti pretesi) che non hanno alcun ancoraggio nella società odierna o tra quei pochi giovani militanti che frequentano le nostre sezioni. Vedo riemergere un’istituzionalismo sfrenato(unico modo per dimostrare la propria esistenza) che presto potrebbe portarci ad un ulteriore mutamento genetico del nostro DNA già pesantemente provato(chiedo scusa se insisto ma tale secondo me è una qualsiasi alleanza con l’UDC a livello regionale). Vedo anche un’arma che possibilmente può essere brandita: la giustificazione dell’istituzionalismo poichè servono contributi per finanziare il partito che altrimenti muore. Arma efficace quanto bugiarda. IL PRC, come ritengo la federazione, oggi hanno bisogno di due cose: concordia e chiarezza. Concordia: dobbiamo ridurre al minimo la nostra propensione al litigio e non alimentare dissidi, antipatie e quant’altro. Chiarezza: non è possibile vivere ancora una volta una fase ambigua e confusa come quella post congresso di Venezia. Sarebbe il caso di ammettere la realtà dei fatti: cioè che è’ fallito il centrosinistra, è fallita la “sinistra di lotta e di governo”. O si sceglie la lotta o si sceglie il governo. O si sceglie il bipolarimo e quindi l’alleanza col PD o si comincia sin da subito ad opporsi quale forza “terza” anche rischiando tutte le statistiche che so benissimo ci danno lo 0,3% o 0,4% in più quando ci presentiamo come ala sinistra del centro. Rischiare per modificare radicalmente principi culturali nella testa dei militanti ma anche dei cittadini coi quali ci rapportiamo. Ecco perchè a mio avviso le elezioni regionali avranno un’importanza molto più marcata rispetto a quella che dai tu.
    Personalmente ero pronto a fara la mia battaglia di opposizione nel caso a Chianciano avesse vinto Vendola, son pronto a farlo adesso nel caso in cui dopo le elezioni regionali si dovesse sviluppare un dibattimo che miri alla terza “riedizione” dell’alleanza per il governo del Paese di un redivivo “centrosinistra” stavolta allargato a talebani cattolici ed a pezzi di destra raccolti qua e là in qualche regione.
    Mi dispiace ma reputo scarsamente probabile, anche quanto alla risoluzione di problemi concreti, che il PRC o la federazione della sinistra possano “salvare l’Italia” in alleanza con omofobi amanti dei cannoli e con opportunisti di ogni risma e sorta che fanno politica orfani di qualsiasi ideale o idea della società. Mi dispiace ma dopo Chianciano personalmente vedo la politica in maniera diversa: per me il PRC ha un senso non se elegge un consigliere ma se riesce a risolvere, sia pure in parte, qualche problema della classe di riferimento e la doppia esperienza al governo nazionale ci ha insegnato, a mio avviso indiscutibilmente, che quella via è pericolosa, fallimentare, culturalmente devastante.

  6. caro luca, siamo in sintonia perfetta, credo. e mi fa immensamente piacere. più di quanto tu non creda. ma il cammino è lungo. e come sai bene vivendo a taranto, non bastano proclami di adesione ad uno schieramento, quando poi le sirene del governo e del potere, comunque giustificato, hanno la prevalenza. ciò succede perché il governo, nonostante tutto, ha un potere di attrazione fatale, che è giustificabile sempre, con l’idea della riduzione del danno e del “facciamo qualcosa di concreto”. come sai questo non c’entra nulla con l’identità comunista ne con altre scelte identitarie. io confido, ovviamente pronto a recedere da questa convinzione, che sottraendo al partito la sovranità sulle elezioni e dandola ad una Federazione veramente composta di sinistra sociale e reale, si abbia il doppio effetto di mettere nelle mani di chi è indifferente alle istituzioni la rappresentanza istituzionale e di costringere il partito ad occuparsi di lotte invece che di assessori.
    un abbraccio forte e fraterno.

  7. grazie federico mario tommy e vittorio. la discussione continua e la lotta pure.
    ciao

  8. Gianfranco Says:

    Mi pare di cogliere, nella lettera aperta, un forte freno al percorso unitario della Federazione. Tanto da sostenere che dovrebbe funzionare solo in ambito elettorale.

    Ma non credo che questo possa andare incontro alla forte richiesta di unità a sinistra (giustamente evidenziata), né possa differenziare la Federazione da qualsiasi altro cartello elettorale (a parte la presenza di qualche soggetto “radicale”).

    Io penso che la Federazione debba essere uno strumento fondamentale per il rilancio dell’iniziativa e delle vertenze sociali e politiche, e per aumentare il radicamento laddove (territori, aziende, fabbriche) il Prc da solo non ha le forze per creare un proprio circolo. Il fatto che nessuna delle forze fondatrici si sciolga in essa garantisce l’autonomia politica e organizzativa. Ridurre la Federazione a strumento elettorale mi pare molto sbagliato, oltre che incomprensibile per molti militanti e simpatizzanti.

  9. Hai capito male caro Gianfranco………….

  10. caro gianfranco, capisco la tua obiezione. davvero la capisco.
    ma…
    1) le federazione sicuramente presenterà liste. se lo farà dopo aver elaborato democraticamente un programma politico di fase non sarà un cartello elettorale bensì una vera e propria forza politica.
    2) forse non ho insistito abbastanza su questo ma la pratica sociale secondo me può ma non necessariamente deve essere della federazione. per esempio. il circolo di rifondazione discute e pensa si debba occupare uno spazio pubblico dismesso e fare un centro sociale. lo propone a tutti gli altri. se tutti gli altri lo condividono si fa insieme. se non lo condividono o magari condividendolo non se la sentono di impegnarsi a farlo, lo fa il circolo di rifondazione da solo. analogamente l’associazione culturale pensa si debba fare un ciclo di conferenze sulla caduta tendenziale del saggio di profitto. per altri non è una priorità. lo fa l’associazione. più cose si fanno insieme meglio è. ma sarebbe un assurdo che la federazione si comportasse come un partito omogeneo ed unico. questo finirebbe con il limitare le azioni e le iniziative e non con il dispiegarle. l’importante è che ognuna delle forze e persone che partecipano alla federazione impari a riconoscere le pratiche degli altri come condivise e proprie, anche se non le fa direttamente. come successe a genova nel social forum dove chi voleva violare la zona rossa riconosceva anche il digiuno di protesta di un gruppo di suore e viceversa. senza che i militanti dei gc e dei centro sociali dovessero digiunare o che le suore dovessero mettersi un casco e tentare di sfondare la zona rossa.
    altrimenti, caro gianfranco, sarebbe come dire che la federazione deve essere lo strumento per fare ciò che rifondazione da sola non è in grado di fare. invece, deve essere qualcosa di molto più grande ed ambizioso.
    sono convinto, come è ovvio secondo me, che alla fine molti impareranno a conoscersi e a fare molte cose insieme consolidando davvero l’unità.
    un abbraccio

  11. stefanog Says:

    Caro Ramon, mi fa piacere ritrovarti a produrre un discorso articolato, problematico e complesso con la volontà di rimettere in discussione lo status. quo. Era da tempo che non avveniva e se ne sentiva la mancanza.
    In fondo le questioni che poni possono essere sintetizzate in una unica eterna domanda. Quel “che fare” non tattico ma strategico, capace di ridare significato al nostro stesso esistere. Butto lì alcune considerazioni forse scontate ma che a mio modesto avviso rientrano nel quadro onestamente da te descritto.
    1) Gianfranco a mio avviso travisa ciò che dici. Questo avviene perché la rifondazione di oggi va verso la federazione pur rimanendo al proprio interno e nonostante le scissioni una federazione di culture, approcci esperienze che non sono mai divenute patrimonio profondamente condiviso e collettivizzato. Una ricchezza e un atto di eresia che ci contraddistingue nonostante le scissioni, patrimonio ancestrale forse di una cultura che da una parte cerca di mettere le braghe al mondo dall’altra non accetta le differenze e le divergenze esterne. Culto feticista della sintesi in un contesto in cui la probelmaticità è l’unica chiave di volta per comprendere il presente. E proprio in base al fatto che condivido in pieno la tua analisi storica di rfondazione penso che questo patrimonio di ricchezze non sia affatto sparito ma possa rappresentare, nel futuro, la nostra comune prospettiva. Terminate, spero per sempre tanto la deriva elettoralistica quanto quella leaderistica, abbiamo ampi margini per ricostruire senza aver nulla da perdere, ma dobbiamo accettare alcune condizioni. In primis quella di essere come uno dei tanti gruppi degli anni 70, in una fase di transizione, debolissimi dal punto di vista dell’

  12. ramon a me appare un quadro fantascientifico questo della federazione, perdonami.
    al di là del fatto che è da vedere in che modo si riuscirà a mettersi intorno ad un tavolo e decidere in tal senso con tutti gli altri soggetti politici e movimenti, a me pare che non se ne esca comunque dal problema della rappresentanza. in ogni caso ci saranno lotte per aggiudicarsi il proprio candidato. quindi la logica attuale permarrebbe anche in una struttura pensata in questo modo.
    altra cosa è che seguendo questo tuo ragionamento, non si capisce più che senso ha mantenere in piedi un partito come il nostro (e anche uno come il pdci e altri). non riesco ad intravedere dove sarà la famosa autonomia e crescita dei singoli soggetti. mi sfugge davvero il senso, ma sicuramente sarà un mio limite.
    poi anche in riguardo alle regionali non ho ben capito (visto che sono molto più vicine della futura federazione)

  13. stefanog Says:

    Caro Ramon, mi fa piacere ritrovarti a produrre un discorso articolato, problematico e complesso con la volontà di rimettere in discussione lo status. quo. Era da tempo che non avveniva e se ne sentiva la mancanza.
    In fondo le questioni che poni possono essere sintetizzate in una unica eterna domanda. Quel “che fare” non tattico ma strategico, capace di ridare significato al nostro stesso esistere. Butto lì alcune considerazioni forse scontate ma che a mio modesto avviso rientrano nel quadro onestamente da te descritto.
    1) Gianfranco a mio avviso travisa ciò che dici. Questo avviene perché la rifondazione di oggi va verso la federazione pur rimanendo al proprio interno e nonostante le scissioni una federazione di culture, approcci esperienze che non sono mai divenute patrimonio profondamente condiviso e collettivizzato. Una ricchezza e un atto di eresia che ci contraddistingue nonostante le scissioni, patrimonio ancestrale forse di una cultura che da una parte cerca di mettere le braghe al mondo dall’altra basa la sua esistenza sulle differenze e le divergenze interne ed esterne. Culto feticista della sintesi in un contesto in cui la probelmaticità è l’unica chiave di volta per comprendere il presente. E proprio in base al fatto che condivido in pieno la tua analisi storica di rfondazione penso che questo patrimonio di ricchezze non sia affatto sparito ma possa rappresentare, nel futuro, la nostra comune prospettiva. Terminate, spero per sempre tanto la deriva elettoralistica quanto quella leaderistica, abbiamo ampi margini per ricostruire senza aver nulla da perdere, ma dobbiamo accettare alcune condizioni. In primis quella di essere come uno dei tanti gruppi degli anni 70, in una fase di transizione, debolissimi dal punto di vista dell’ efficacia, con strutture che dovranno trovare modo di sopravvivere senza le provvigioni istituzionali, per cui sarà necessario riscoprire il valore della militanza. Federazione et similia avranno senso a partire anche dal fatto che si reinvigoriscano i due termini del progetto “rifondazione ” e “comunista”. Non lasciando calare felici o infelici intuizioni dall’alto ma riscoprendo gli elementi conflittuali della realtà.
    Nelle cose di cui mi occupo sto riscoprendo una consapevolezza forte dei movimenti composti da lavoratori e lavoratrici migranti, tale da modificare la composizione non solo quantitativa ma politica del mondo del lavoro. Mi insegnano, ci insegnano a superare il “miserabilismo” o la ossessione del legame fra “solidarietà e sicurezza” costringendoci a parlare di alleanza di classe. Non è poco e in quei contesti ancora abbiamo un residuo di credibilità, vedi la manifestazione del 17.
    2) Esistiamo in quanto litighiamo e ci dividiamo? Non sono d’accordo! Questo è un alibi che ci può rassicurare ma la realtà è più dura. Molto, troppo spesso delle nostre liti importa solo a noi stessi e ai nostri conoscenti, fuori quasi non esistiamo. Accade per la volontà di vederci sparire da parte dei grandi circuiti mediatici, dei partiti e dei gruppi imprenditoriali di cui questi sono portatori, ma non solo. Accade perché non sappiamo più fare ciò che è nostro compito, stare laddove le contraddizioni emergono o meglio ancora lavorare per farle emergere. Girando per l’Italia vedo a macchia di leopardo e indipndentemente dal ruolo giocato (base /vertice) elementi di pigrizia e di rassegnazione accanto ad esperienze attive ed entusiasmanti, che non chiedono visibilità ma di essere sussunte per quello che sono. Accade perché circoli e federazioni intere sono chiuse da mesi, con compagni e compagne che alternano disillusione ad autocoscienza, autoreferenzialità e scontri personali per spartirsi flebili tracce di micropotere che nulla rappresenta se non se stessi e i propri familiari. E accade infine perché un nostro riflusso identitario ( nel senso deteriore del termine) si è realizzato producendo pratiche di chiusura verso tutto ciò che non si può egemonizzare. E pensare che proprio adesso invece, liberi da condizionamenti di politica politicante, potremmo fungere da sponda unificante sul terreno tematico di ricomposizione dei fronti di lotta, divenendo non sommatoria di sigle ma esperienza pratica di confronto sul merito e sul metodo. In tal senso la federazione non va ne fermata ne accelerata ma resa porcesso efficace a offrire prospettiva politica ai mille conflitti, non ai ceti politici che pretendono di rappresentarli.
    3) Su una cosa invece sono molto tranchant. Una questione morale esiste ed è dirimente per poter esprimere reale alterità al sistema. Un terreno scomodo di riflessione politica ma anche culturale su cui dobbiamo e possiamo lanciare messaggi forti, rischiano forse anche il populismo senza cadere nel dipietrismo. Ma anche qui, più che una sommatoria di concetti e di comunicati stampa dovremmo avere una modalità chiara da applicare in ogni ambito territoriale e nazionale a partire da noi stessi. Non saranno mai i media a raccontarci come diversi, dobbiamo essere noi ad accentuare nella quotidianeità la nostra diversità, farla percepire nei luoghi in cui si lotta, standoci anche un minuto in più, esponendo se stessi, come accadeva quando ci si sdraiava sui binari.
    4) Da ultimo le regionali. Mi intriga la tua proposta di lasciare alla federazione la scelta sul da farsi ma mi domando se sia possibile e se siamo in tempo a pensare a forme di democrazia diretta in cui ricoinvolgere gli uomini e le donne che andranno a votare. Arrivare al punto insomma per cui le responsabilità che si assumeranno i gruppi dirigenti vengano prima sottoposte alle scelte che faranno le nostre e i nostri pontenziali elettori. Anche questo è un modo per far tornare le scadenze elettorali ad essere momento tattico e non principale del nostro agire politico e contemporaneamente per ricostruire spazi di partecipazione in alternativa al vero grande moloch contro cui bisogna combattere. Quella logica bipolarista che espunge dalla politica ogni conflitto sociale e che, su questo condivido parola per parola ciò che dici, è elemento discriminante per costruire una federazione che non sia sommatoria di debolezze ma progetto politico da costruire.
    Per il resto, c’è solo da non smettere neanche un minuto di continuare ad impegnarsi nei luoghi in cui si è e nelle vertenze in cui ci si vuole spendere.
    Un abbraccio
    Stefano

  14. Gianfranco Says:

    Caro Ramon, mi trovo sostanzialmente d’accordo con il punto 2 della tua risposta. Sottolineo però che investire nella Federazione significa anche dare un’effettiva propulsione alla sua attività: ovvero lavorare il più possibile per mettere in campo iniziative e campagne unitarie, condivisibili dagli altri membri della Federazione e non legate alle scadenze elettorali, in modo che le vertenze aperte nei territori siano quanto più possibile coordinate e riconducibili alla Federazione stessa (oltre che alle sue singole anime). Nei territori dove la Federazione funziona si lavora proprio così, e questo diventa (come giustamente scrivi) un vero collante per l’unità. Manca però un coordinamento superiore (ovvero la Federazione strutturata a livello nazionale) che metta insieme e valorizzi queste esperienze locali.

    Il rischio che però vedo, leggendo la tua lettera aperta, è che i circoli siano invece spinti a portare avanti un’attività politica “in proprio” (cioè come fatto fino a prima delle elezioni europee), per poi ritrovarsi vincolati ad una Federazione che si manifesta solo in tempo di voto. Questa sarebbe una grossa forzatura, difficile da capire sia all’interno (per i militanti) che all’esterno (per sostenitori ed elettori).

    Per quanto riguarda il punto 1 della tua risposta, mi trovo anche qui d’accordo – però aggiungo che la necessità di un programma elaborato “democraticamente” mi sembra un ottimo motivo per mettere subito in campo la Federazione e farla lavorare su programma e iniziative, attraverso gli organismi preposti (nazionali e territoriali). Questo rispetterebbe il messaggio unitario lanciato durante la campagna per le scorse elezioni europee, darebbe un maggiore respiro politico al progetto, e allontanerebbe l’idea che la Federazione sia solo l’ennesimo cartello elettorale.

    Per questo non condivido i tuoi inviti a rallentare il processo, nella speranza che altre forze (che hanno finora rifiutato di partecipare) decidano di aggregarsi. Gli allargamenti successivi della Federazione e i rapporti con movimenti e associazioni esterne saranno sempre possibili. Ma credo che sia prioritario partire al più presto con le realtà politiche che hanno già dimostrato di credere e investire strategicamente nella Federazione stessa, anziché attendere adesioni dell’ultimora – magari mosse da mere esigenze di collocazione in vista di qualche scadenza elettorale.

  15. Luca Marini Says:

    Quanta carne al fuoco…bene su autocritica e su un punto da pochi discusso e cioè il ruolo avuto dai GC in una determinata fase e qui si potrebbe aprire una grossa parentesi sullo stato attuale dei GC dove tutti i problemi citati da Ramon si riversano all’ennesima potenza. Dovrebbe essere il contrario e cioè i Gc con le loro pratiche e lotte (che pur ci sono) dovrebbero portare nuovo entusiasmo politco nel partito e invece subiscono e riproducono tutti i vari “scontri tra correnti”.
    Comunque questo non è il punto centrale dell’articolessa che in realtà ne contiene diversi. Sulla federazione non ho ancora elementi per articolare un discorso. Riconosco che almeno Ramon prova a delineare un percorso. Ritengo importante l’elemento del vincolo “referendario” delle scelte ma attendo di vedere i primi atti e documenti concreti.
    Colgo inoltre l’occasione per complimentarmi con Stefano per il suo commento che condivido in pieno.

  16. carissima maria, io non credo sia fantascientifico. ambizioso si però. e sono d’accordo con te che non risolve il problema della scelta dai candidati. ma…
    1) perché in un comune, in una provincia, in una regione ed anche a livello nazionale ci devono essere moltissimi collettivi, associazioni, persone, oltre che diversi partiti, che sulla base di precise discriminanti (anticapitalismo e antibipolarismo), potendo agevolmente costruire insieme e condividere un programma politico di fase per una legislatura nel livello corrispondente e che normalmente partecipano alle stesse campagne e manifestazioni, e che hanno l’interesse a dialogare fra di loro dal punto di vista culturale, non devono mettersi insieme in modo organizzato e permanente? perché le elezioni dovrebbero essere il terreno sul quale decide solo il partito lasciando agli altri la scelta unica di votare non votare ciò che ha deciso il partito? con il risultato che il partito diventa sempre più simile ad una appendice istituzionale mentre le associazioni e le persone che non ne fanno parte si distanziano sempre più dalle scelte del partito? perché chi pensa che il partito comunista debba essere ortodosso e chi vuole la rifondazione devono sottoporre agli elettori questo problema che non c’entra nulla con l’oggetto del contendere elettorale? cosa c’entra questa o quella versione di comunismo con un programma di lotta che prevede l’opposizione ad un gasificatore o contro la privatizzazione di una parte della sanità?
    insomma, so bene che la federazione considerata solo come la somma del prc e del pdci non può svolgere questa funzione. ovviamente. e so bene quanto sia difficile non solo fare ma anche immaginare di fare una aggregazione come quella che ho in testa e che ho descritto nell’articolo. ma io penso che si debba provarci. del resto continuare a dividersi e a fare somme elettorali abbiamo visto cosa succede. no? non mi nascondo le difficoltà e i punti irrisolti. e li ho detti nell’articolo. ma penso che bisogna provarci.
    2) quando dico che la federazione ha la sovranità sulla rappresentanza non dico che si deve riunire solo per le elezioni. dico che si deve occupare delle elezioni, degli eletti e delle loro attività, del giudizio da dare sulla partecipazione ad un governo locale nel corso dell’esperienza (magari facendo anche un referendum per decidere se restarci o meno quando è il caso), del costruire ed arricchire continuamente il programma politico e di svolgere tutte le attività collegate a campagne politiche condivise da tutti gli appartenenti alla federazione. se il partito cede questa sovranità non solo non perderà la propria autonomia ma, al contrario, si troverà a farla vivere davvero. certo se il partito esiste solo per discutere delle istituzioni e per scannarsi su chi farà l’assessore non avrà più motivo di esistere. ma se un partito come il prc dice che deve produrre legami sociali, discussione teorica sul tema della rifondazione e così via è meglio che lo faccia nella propria autonomia. perché una associazione culturale dovrebbe fare anche lei la vendita del pane a un euro? perché una persona che non si considera comunista deve partecipare alla discussione sulla rifondazione del comunismo? perché un gruppo di cittadini che hanno messo in piedi un comitato contro un’antenna e che si considerano di sinistra dovrebbero condividere tutto della linea strategica del partito per partecipare alla costruzione del programma nel loro comune quando noi il pdci e gli altri siamo tutti d’accordo sulla lotta contro l’antenna? perché a santa margherita ligure dove ci sono 10.000 abitanti il prc e il pcl si presentano divisi alle elezioni anche se sono alternativi entrambi al pd e condividono nella sostanza le questioni comunali? potrei andare avanti.
    per quanto difficile e forse fantascientifico io penso che bisogna dire che sarebbe giusto fare così e provarci.
    sulle regionali i sembra di essere stato chiaro. se mi dici in cosa non mi sono spiegato ci tornerò volentieri.
    un bacio

  17. caro stefanog, grazie per il post che condivido integralmente.

  18. ramon abbiamo un idea molto diversa della federazione, probabilmente sarà questo che non ci consente di capirci. io non riesco a capire dove e quando il ruolo del prc come partito, può tornare ad essere efficace.

    quello che tu descrivi lo trovo fantascientifico perchè è inattuabile così come proposto. mettere insieme tante “teste” in modo organizzato e permanente è solo fantasia. non si riesce a mettere d’accordo in modo permanente e organizzato le varie correnti interne al partito, come si può pensare di farlo in rapporto con altri? sono d’accordissimo con te che il partito non deve vivere solo per le istituzioni, ma forse il rilancio della rifondazione aveva proprio questo per obiettivo, o no? io penso che ci si debba impegnare in tal senso all’interno, e non cercare di trovare soluzioni all’esterno su una questione ancora irrisolta nel partito.
    i legami sociali, anche questi e soprattuto questi, vanno costruiti nel tempo. da tempo si parla di coordinamenti. come si intende strutturarli? come ci si intende muoversi? francamente questa soluzione io la trovo caotica, oltre che irrealizzabile. ovviamente è un mio pensiero, forse perchè vedevo un’opportunità nel rilancio di rifondazione ancora prima che della federazione.
    riguardo alle regionali, non mi è chiaro come si intende procedere nei territori in cui il partito è definito “ingestibile”, ad esempio. io penso che il referendum tra gli iscritti non sia risolutivo del problema. tutto qui.
    mi piacerebbe che ci fosse più chiarezza da parte di tutti su come affrontare i grandi prblemi interni, e non riversare la soluzionje di questi nella nascente federazione. senza per questo nulla togliere al grande lavoro che lo stesso partito (segretario in primis) ha fatto in quest’ultimo anno, sia chiaro.

  19. caro ginafranco, come vedi ci capiamo meglio. e allora continuiamo a confrontarci. la prima parte del tuo post la condivido in pieno. ed infatti presto ci sarà anche un coordinamento provvisorio nazionale. provvisorio però. perché deve produrre il processo ed aggregare e non chiudere e chiedere a chi non c’è di scegliere se aderire o no e basta. non mancano idee per campagne politiche condivise e la voglia di condurle insieme. e lo si farà. come si avanzeranno proposte politiche.
    non è vero che un circolo di rifondazione sarebbe spinto a fare le cose in proprio. scusa ma è il contrario. ho già fatto diversi esempi anche rispondendo a maria. ma continuo a confrontarmi anche perchè penso che questa sia una questione importantissima. il circolo è il luogo dove si organizzano coloro che appartengono al prc, che sono comunisti, che pensano che il comunismo debba essere rifondato e non trasformato in una mummia inerte. esprimono un punto di vista, un’analisi della realtà ed hanno un’idea strategica che va bel al di la di un programma poitico di fase. se il circolo pensa che si debba fare una cosa che per altri non corrisponde alle proprie necessità o alle proprie priorità cosa fa? gliela impone magari perché ha la maggioranza nella federazione? se il circolo ha un’idea e la propone agli altri e diventa una priorità per tutti lo si fa insieme. e questo vale per tutti gli altri. l’autonomia vive nella capacità di produrre idee in proprio che poi possono anche essere condivise da altri. e vive ugualmente se il circolo fa in proprio, con il rispetto e non con la competizione di tutti gli altri, una qualsiasi cosa. ma lo stesso vale per il nazionale. se rifondazione e il pdci pensano si debba fare una campagna su cuba perché si dovrebbero obbligare altri che non hanno lo stesso approccio a farla? se rifondazione pensa, per fare un esempio, che sia utile fare cento assemblee di approfondimento sul tema della rifondazione comunista e del rapporto con il tema del potere, perché si dovrebbe obbligare il pdci a farle? se socialismo 2000 vuole fare un convegno impostato secondo le sue elaborazioni culturali perché dovrebbe discutere di come farlo con chi ha altre impostazioni culturali? se il pdci e il prc e sisnistra critica scoprissero che non ci sono tali differenze da restare divisi e volessero riunificarsi perché la rete dei comunisti socialismo 2000 ed altri dovrebbero partecipare a questa discussione e percorso?
    credo di essermi spiegato.
    quanto alla critica sul freno che io azionerei:
    tu scrivi: “mettere subito in campo la Federazione e farla lavorare su programma e iniziative, attraverso gli organismi preposti (nazionali e territoriali).” mettere in campo? e chi lo fa? quelli che ci sono adesso? ho già detto che ovviamente ci sarà un coordinamento provvisorio e che ci saranno campagne condivise. ma la costruzione del programma a livello nazionale e a livello locale bisogna farla con altri. che per diffidenza, per pregiudizi, perché non ne hanno discusso al proprio interno e per mille altri motivi. guai a dire beh noi abbiamo già deciso tutto e adesso venite che le porte sono aperte. così non verrebbe nessuno. ma proprio nessuno. la democraticità consiste nel dire che tutte e tutti possono partecipare alle decisioni che saranno prese. e per mettere in campo un simile processo bisogna avere il tempo perché si possa realizzare. in politica il tempo è fondamentale. non si fonda una federazione, non si costruisce l’unità, se non si ha il tempo per farlo seriamente. “mettere in campo” come dici tu improvvisando e non coinvolgendo tutti i potenziali e non i già convinti interlocutori darebbe davvero l’impressione di un cartello o di un assemblaggio di ceti politici. non parlo di una attesa infinita. ne parlo del vuoto fino a che ci sarà la fondazione della federazione. infatti c’è l’esperienza della lista europea e ci sarà fra poco un manifesto politico e un regolamento provvisorio che hanno elaborato quelli che fino ad ora ci sono nel processo.
    e tieni conto che nel processo bisogna tentare di coinvolgere migliaia e migliaia di singole persone rifluite negli anni scorsi perché deluse per mille motivi e non solo altre forze.
    le accelerazioni dei processi unitari producono fallimenti non successi.
    un abbraccio

  20. scusa maria, ma proprio non capisco. se pensi che il rilancio di rifondazione sia scollegato dall’obiettivo di saper invertire la tendenza alla divisione e alla frammentazione, che per il popolo è veramente incomprensibile, allora proprio ti sbagli. e non ha senso dire che prima si mettono le cose a posto dentro il partito e poi ci si dedica a costruire l’unità. inoltre a me sembra di aver detto chiaramente che mentre esistono culture strategie e propensioni diverse sia fra i comunisti sia nella sinistra anticapitalista che continueranno ad esistere, nella costruzione di un programma di fase è possibile avere l’unità in una federazione. il dibattito interno a rifondazione fra le diverse culture e idee continuerà, ovviamente. ma sarà facilitato perché non sarà più finalizzato alle scadenze e scelte elettorali. ovviamente rifondazione discuterà anche di questo ma non essendo più il luogo della decisione finale il dibattito sarà più libero e non potrà che elevarsi. quanto ai coordinamenti provvisori saranno costituiti sulla base del regolamento provvisorio che sarà pronto per l’assemblea di fine novembre.
    sulle regionali, infine, sono più che consapevole che il referendum fra gli iscritti non risolve i problemi che tu dici. ci mancherebbe. anche se non è chiaro cosa tu intenda per ingestibile io penso che in certe regioni ci dovrebbe essere un’imposizione del nazionale per impedire scelte sciagurate. come la coalizione guidata da loiero in calabria. per fare un esempio.
    chissà se mi sono spiegato! eh eh eh
    lo sai che ti voglio molto bene.
    ciao

  21. ah maria, volevo dirti che la tua lettera aperta a brunetta è fantastica.

  22. grazie ramon, iniziamo a ragionare. 🙂

    bene, d’accordo sull’imposizione del nazionale per impedire certe scelte. con la speranza che si possa realizzare a breve un’azione del genere ove necessario.
    il punto che non condivido e che mi infonde più di qualche dubbio, è pensare che seguendo questo processo il dibattito interno al partito si “elevi”. su questo ho molte riserve, ecco perchè penso che la questione vada presa di petto e affrontata a tempo.
    cmnque iniziamo a capirci, và.

  23. beh si forse ho esagerato dicendo che il dibattito si sarebbe elevato. però, maria, io non invento nulla. izquierda unida in spagna funziona più o meno così. analogamente il frente amplio in uruguay.
    un bacio

  24. ah sì certo siamo d’accordo.
    ma qui siamo in italia e stiamo parlando di un partito come il nostro che ha una storia di scissioni e correnti non semplice da metabolizzare. tutto qui.

  25. beh non era molto diversa la situazione del pce dopo la gestione di carrillo. e poi il modo migliore per metabolizzare le scissioni è fare un’unità che resista alle spinte centrifughe proprio perché non lega qualsiasi scelta elettorale alla cultura politica e ai diversi progetti strategici.
    no?

  26. Fausto Tenti Says:

    Caro Ramon, hai riflettuto sulla mail relativa alla situazione Toscana? Che ne pensi? Mi – anzi ci – preme moltissimo il tuo parere!

  27. caro fausto, ti prego di non pensare che io su questo blog possa mettermi a dire la mia opinione su questioni specifiche. l’ho fatto su bologna e sulla calabria a suo tempo perché ritenevo, e ritengo, tutt’ora, fossero questioni emblematiche. sulla toscana io fui contrario all’entrata in giunta durante la scorsa legislatura e lo dissi incidentalmente in qualche riunione della direzione del prc. ma mi piacerebbe che questa discussione, sempre per quel che vale, si incentrasse sui problemi generali. perciò nel mio articolo ho tentato di porre dei problemi generali. come puoi ben capire la discussione in ogni regione avrà sul tavolo argomenti, documenti, provvedimenti della giunta, che non possono essere discussi in un luogo nel quale i lettori, ed io stesso, non li padroneggiano come si deve. si finirebbe comunque per discutere di tesi generali. ma attraverso la citazione di fatti e documenti non verificabili qui. con il risultato di perdere di vista i problemi generali e litigare sui fatti locali. senza costrutto.
    un abbraccio

  28. lucaocchionero Says:

    Innanzitutto Ramon ricambio l’abbraccio. In secundis rispondo a chi diceva che il ragionamento di Ramon costituisse un freno per la federazione. Ritengo che non si ravveda alcun freno quanto piuttosto una proposta coraggiosa(sulla fattibilità pratica dobbiamo studiare, capire e ragionare) per fare della “federazione della sinistra” un luogo(sociale e politico) in grado di allargare la base sociale del consenso per una forza anticapitalista ed antagonista così come già fatto con successo nei Paesi centro e sudamericani, ed in alcuni Paesi Europei. Coinvolgere il più possibile associazioni che lavorano sul territorio, singole persone con una storia di sinistra che si sono allontanate nel tempo per svariate ragioni, spingere sul partito sociale, non significa altro che attivare quei processi che servono per riallacciare quei ponti di dialogo(e se possibile di rappresentanza) che siamo stati capaci di recidere per via delle nostre introspezioni narcisiste, e per il nostro comportamento dentro le istituzioni: così attenti all’eleganza personale, così superficiali sui problemi dei lavoratori e del governo del territorio. Riannodare questo dialogo con i lavoratori, con quell’Italia di sinistra delusa, con quell’Italia onesta e lavoratrice che fa volontariato a difesa dell’ambiente, della questione morale, dentro le associazioni ritengo sia un nostro dovere storico come comunisti e come appartenenti al Partito della Rifondazione Comunista. Ritorno sul tema dell’autocritica necessaria: abbiamo attribuito ai dirigenti che hanno fatto la scissione tutti i mali possibili di questi anni salvo poi scoprire, dopo il congresso, che molti mali non se ne sono andati con Vendola ma sono rimasti intatti nel PRC. Serve un’autocritica a tutti i livelli perchè da lì dobbiamo uscircene con grande chiarezza.
    Ritengo prioritarie due cose in questo momento storico: 1)schierarsi dalla parte della questione morale, non per farne un programma un pò ipocrita come la IDV, ma per riproporre la nostra diversità rispetto al quadro politico attuale; 2) Realizzare in tempi brevi la base socio\politico per lanciare in futuro una forza di sinistra che si contrapponga al PDL ed al PD.
    Ritengo siano prioritari questi due punti rispetto alla necessità di eleggere qualche consigliere regionale mettendosi al traino di candidati presidente discussi, indagati o rinviati a giudizio(se non in certi casi condannati!)

    Anche io auspico che ci sia un’intervento della segreteria nazionale per impedire certe alleanze che ci fanno più male che bene, e spero che avvenga nel più breve tempo possibile. In ogni caso ritengo che, non l’esito delle elezioni regionali, ma il comportamento che le “varie dirigenze” terranno nel definire le candidature e le alleanze saranno assolutamente decisive per il futuro del nostro partito e della intera federazione. Chiedo dunque ai segretari nazionali ed a quelli regionali di non utilizzare “scorciatoie” pericolose, ma di utilizzare queste elezioni come momento di crescita dei quadri più giovani e per ricostruire un senso della “sinistra” tra i lavoratori ed all’interno della società civile con una preferibile contrapposizione ai due poli di certo molto più potenti ma intrisi sino al midollo da un degrado morale e politico senza precedenti. Si utilizzino queste elezioni per costruire, in piena autonomia, la sinistra d’alternativa.

  29. ho linkato la relazioe di Rizzo solo perché non ne ho trovato tracccia sulla stampa, ma non faccio parte di sinistra popolare.
    Io penso che il prc non potrà mai recuperare alcun tipo di credibilità continuando a proporre improbabili alleanze con l’udc e simili.
    Dico di più: una sinistra anticapitalista non può pensare di governare il capitalismo di un paese come l’Italia, anche per pochi mesi.
    Perché quei pochi mesi (ma non state sottovalutando lo spirito di autoconservazione del parlamentare medio?) avranno una politica estera, una politica sociale, una politica economica e così via.
    Perché ripetere sempre gli stessi errori?

  30. AlessandroPa Says:

    Caro Ramon nel tuo post hai affrontato così tante questioni da spingermi ad una riflessione molto profonda su Rifondazione,sulla sua storia e sulle prospettive future.
    Rifondazione è cambiata,è vero, un certo modo di fare politica ha pervaso la nostra comunità,ma non da ora, questo avveniva nel periodo più fortunato per Rifondazione Comunista, quando il consenso elettorale ha fatto credere a molti, di potere sganciarsi dalle nostre ragioni fondative, di poter fare a meno delle discussioni,del conflitto, persino del confronto interno. Non sarebbero stai i giovani a spazzare questa deriva perchè gli stessi giovani, i giovani comunisti, si fecero infatuare, all’ultima conferenza nazionale, da un evidente arrivismo politico, che si tradusse anche li,nella conta e nel rifiuto del confronto.
    Quello che era accaduto a venezia si era ripetuto con i gc, e da li in poi è stato un continuo perdere pezzi,fino ad arrivare alla situazione odierna.
    La Federazione è lo strumento utile e necessario in questa fase, la richiestà di unità non può essere elusa e l’unità che si chiede alla sinistra alternativa è politica,non solo elettorale.
    Per costruire questa unità ci vuole un processo lungo e includente, bruciare le tappe in vista delle regionali sarà anche pragmatico ma certamente rischia di porre numerosi soggetti politici potenzialmenti interessati alla federazione nella condizione di aderire,e non invece,di costruire insieme questo nuovo soggetto politico.
    In ogni caso, non in tutte le regioni si vota, e nella mia,la sicilia, ugualmente stiamo accelerando un percorso che richiederebbe tempi meno stringenti.
    Le coordinate di fondo devono essere l’anticapitalismo e la lotta contro l’imbroglio del bipolarismo, mentre negli enti locali dobbiamo lottare contro il governismo. Il governismo, non l’istituzionalismo in quanto tale, nelle istituzioni ci si sta o per governare bene o per fare opposizione dura,la Federazione ha il compito di far capire che non ci sono terze vie. Per questo, situazioni come quella campana o calabrese non possono essere derubricate con la scusa dell’autonomia delle decisioni in ambito locale.
    Certo, io non ho certezze circa l’esito di questo nostro investimento politico,ne colgo il senso, ma so bene quanto la delusione per il governo e per tante altre cose a livello locale, abbiano distorto l’immagine di un partito,che si sta rimettendo in piedi con la forza della militanza e la generosità di tutti quelli che nonostante tutto, non sono approdati ad altri lidi.
    Sulla comunicazione due parole, sarà anche non centrale, ma se non la facciamo noi,la fanno gli altri,i nostri avversari politici e di classe, oggi siamo settari,poi estremisti,poi minoritari ecc ecc ecc. Noi,continuo a pensare non usiamo internet come dovremmo: i movimenti antagonisti di tutto il mondo ha saputo organizzare tramite questo strumento lotte e conflitti di una certa entità,oltre che confronto, avvicinamento di lotte solo apparentemente lontane.
    Finisco questo mio post alquanto confuso e disordinato ricordando a tutti che l’evoluzione di questa crisi e tutt’altro che scontata, il conflitto sociale crescerà e noi non potremo assolutamente limitarci alla solidarietà.
    Saranno mesi intensi i prossimi,le lotte diventranno più dure,tenderanno a scavalcare tutte le rappresentanze,ne abbiamo già qualche esempio,e poi c’è il congresso della cgil, la lotta della fiom, tutte variabili importanti cui potremo influire se sapremo essere bravi, ma che certamente non potremo mai controllare. Saluti a tutte/i compagne e compagni,alla lotta e al lavoro!

  31. Caro fab,Rizzo non lo sopporto anche perchè vuole fare il verginello dopo aver concluso ben due scissioni 98 dal Prc e 2009 dal Pdci.
    Tra l’altro Rizzo è il più poltronista di tutti a sinistra ben 3 mandati da parlamentare italiano e altri 3 mandati da parlamentare europeo.
    Io sarei per andare da soli dappertutto ma bisogna essere pragmatici. Il pd a me fa schifo. Ma c’è una legge elettorale, c’è berlusconi, c’è la frammentazione, c’è la fine di ogni risorsa economica, c’è il comune sentire che se si rimane divisi berlusconi non se ne va… le alleanze col pd dove è possibile siamo costretti a farle. Senza soldi (ma tanti tanti, nessun partito nazionale, ronessuna ipotesi di comunismo).
    (Per ultimo:è provato alla luce delle ammnistrative di Giugno che perdiamo consensi,dice bene Lucaocchionero,intorno allo 0,3-0,4 e forse di più e ricordo che a giugno siamo andati soli nel 69% dei casi,per cui non è vero che facciamo alleanze dappertutto).
    Ramon,la tua relazione è esaustiva e analizza la storia del nostro partito al meglio.
    La Federazione mi sembra la scelta migliore per arrivare all’unità e per far crescere una buona massa critica…………

  32. caro lucaocchionero, mi pare che siamo sostanzialmente d’accordo. tranne che sull’enfasi che tu metti sulle regionali. magari fossimo nelle condizioni di fare i calcoli che tu proponi. ma non è così. e far finta che sia così non solo non risolve il problema. lo accentua. se pensi che alle regionali possa esserci l’inversione di tendenza, politica intendo, definitiva e risolutiva purtroppo ti illudi. senza la ricostruzione di rapporti di forza sociali favorevoli, e non ci sono, chiunque si presenti alle elezioni gioca una partita falsata dalle regole del gioco altrui. la qual cosa esalta l’istituzionalismo e il politicismo. a nulla serve dire che bisognerebbe avere rapporti di forza diversi o, secondo me peggio ancora, che la ricostruzione dei rapporti di forza dipende dalla rottura col pd. non è così. come ho tentato di dire e scrivere mille volte.
    abbracci

  33. caro fab, che vuoi che ti dica. evidentemente appartieni alla categoria di quelli che pensano che è più di sinistra chi la spara più grossa. così dici che il prc “continuando a proporre improbabili alleanze con l’udc e simili.”. e che se sei anticapitalista non puoi governare il capitalismo italiano.
    se ragionassi come te e parlassi come te ti risponderei, come altri hanno fatto, con speculari accuse, magari personalizzate su marco rizzo.
    ma così si discute di inter e di juventus. non di politica. sempre che la politica sia una cosa seria e non una farsa.
    ciao

  34. caro alessandroPA, proprio non sono d’accordo su ciò che dici sulla storia di rifondazione. sia perché le cose non stanno come dici tu sia perché, secondo me scambi gli effetti per le cause. il massimo di consenso di rifondazione fu nel 96. l’8,3 % corrispondente a tre milioni e duecentomila voti. la qual cosa non impedì alla maggioranza del partito di decidere di rompere con prodi. non si capisce perché lo stesso gruppo dirigente pochi anni dopo avrebbe deciso di recidere le radici e di sfuggire alla discussione. o meglio, io penso che ci sia stata un’analisi e una linea sbagliate a spiegare come sono andate le cose. perché spiegare tutto con l’arrivismo di questo o di quello scambia, appunto, gli effetti con le cause. questo non è un dettaglio. è una cosa fondamentale. poi è verissimo che una linea di un certo tipo porta ad accentuare istituzionalismo, carrierismo e opportunismo. ma se non si capisce bene l’errore di linea e soprattutto le analisi che l’hanno prodotto e non si incentra la discussione su questo, invece che sui vizi che comunque albergano dovunque, non si è efficaci neppure per combattere quei vizi.
    inoltre vorrei farti notare che la versione delle regionali del bipolarismo è perfino peggiore di quella nazionale. sia per il presidenzialismo imperante (basti pensare al caso marrazzo) sia per il rapporto diretto della politica con il territorio attraverso clientele di tutti i tipi.
    sul resto credo che siamo d’accordo.
    un abbraccio

  35. caro mario, solo per dirti che il pragmatismo cosiddetto può essere cattivissimo consigliere. il perché l’ho scritto nell’articolo. e per dirti che puoi avercela fin che vuoi con rizzo. ma non c’è bisogno di attribuirgli tutte quelle legislature per criticarlo con più efficacia. se non ricordo male ha fatto il parlamentare per due legislature e mezza in italia e per una in europa. 3 e mezza non sono sei. tanto meno se una di quelle è durata due anni.
    un abbraccio

  36. AlessandroPa Says:

    Solo una puntualizzazione, quella linea che tu dici essere stata sbagliata e che portò alla caduta del governo prodi la sostenni anche io,così come sostenni,sbagliando, la necessità dell’alleanza di governo con il secondo governo prodi. si tratta di scelte figlie di un’analisi politica sbagliata,ne sono perfettamente cosciente.
    Quanto all’arrivismo mi riferivo ai Gc, alla stessa mozione che io allora sostenevo,che rifiutò di votare un’emendamento sull’antifascismo assolutamente condivisibile.Poteva essere un argomento su cui trovare tutti la quadra,ma fu affossato proprio per questo. Non c’è n’era motivo,se non quello di intendere la gestione di una organizzazione in modo quasi quasi proprietario.
    Ciao

  37. Anonimo 3 Says:

    Concordo con Alessandro Pa, non sfruttiamo internet a sufficienza, ma questo potrebbe essere legato a diversi fattori, compresa l’incapacitá di comunicare. Ci sono troppa solitudine e individualismo e di conseguenza aggressivitá, un muro culturale di cemento armato.
    Anche in questo caso il partito sociale puó essere un cuneo e la federazione, come prospettata da Mantovani, una bella finestra spalancata.
    Probabilmente di difficile realizzazione, ma cambiare il mondo lo é molto di piú, eppure…

    Peró almeno i feed sul sito di rifondazione. E’ cosí complicato inserirli?

  38. gino da martignacco Says:

    d’accordo con AlessandroPa e Anonimo 3 sul discorso Internet. L’aspetto comunicativo ritengo sia assolutamente importante. La gente è evidentemente indottrinata dai mass-media. E’ sin troppo facile dedurre che noi non ne disponiamo in maniera sufficiente a contrastare lo strapotere di Berlusconi in questo campo e perfino la buona disponibilità di cui dispone in qualche modo il Pd. Basti pensare all’enorme propaganda che da mesi si fa intorno al discorso delle primarie. Ebbene, io penso che il nostro Partito debba seriamente pensare a come trovare il modo di usare questo potentissimo strumento che è Internet, sopratutto per sensibilizzare i giovani, principali fruitori dello stesso e grandi assenti nelle nostre fila. Qui faccio l’inciso già fatto altre volte e cioè ribadisco l’assoluta necessità di coinvolgere i giovani nelle nostre discussioni. Potrei dire che a mio avviso, comunicazione e giovani sono le priorità assolute in questo momento. A partire dai Circoli, bisognerebbe, ciascuno nel suo piccolo, porsi l’obiettivo di far iscrivere al Partito almeno un giovane. Se ciascuno di noi riuscisse in questo compito, in fondo non così impossibile, avremmo fatto un passo enorme.
    I giovani sono espertissimi informatici e saprebbero inventare, inoltre, qualche stregoneria per compensare la nostra scarsità di mezzi comunicativi, ovviamente nella rete, sopratutto in ambiti locali.
    Anche se potrebbero sembrare scontate, banali, ovvie o utopistiche, queste due priorità mi paiono doverose e io nel mio ambito mi sto impegnando a percorrerle con il massimo impegno.

  39. Sono d’accordo con Ramon quasi su tutto, e lo ringrazio per il suo contributo, sempre utile e generoso, a un dibattito così importante.
    Una sola cosa non mi convince: l’esempio di Izquierda Unida.
    Quell’esperienza, come credo Ramon sappia bene, vive da tempo una crisi nerissima. Gradualmente tutte le realtà che l’avevano animata, tranne il Pce, sono uscite, e si è creata una situazione paradossale, in cui Izquierda Unida era una specie di Pce allargato, governato da un gruppo di iscritti al Pce che erano minoranza nel partito ma maggioranza (di pochissimo) nella federazione, e che hanno condotto la federazione al minimo storico, passando attraverso mille battaglie interne e spaccature (in Catalogna, per dire, ci sono ben due coalizione di sinistra unita, Iniciativa por Catalunya e Equerra Unida i Alternativa, a loro volte alleate tra loro).
    Ora la situazione si è stabilizzata solo grazie a un’operazione di normalizzazione da parte del Pce che è riuscito finalmente a omogeneizzare la maggioranza della federazione con la propria. Però questa soluzione, seppure assolutamente necessaria e auspicabile, segna il fallimento dell’esperienza della federazione, che non è riuscita a evitare le spaccature ma anzi le ha alimentate e generate continuamente.
    Io sostengo il progetto della federazione così come l’ha presentato Ramon, ma come crediamo di evitare il rischio di finire come in Spagna, con la formazione di maggioranze e minoranze trasversali alla federazione e ai partiti che la compongono, producendo spaccature a non finire? Come crediamo di riuscire a evitare il conflitto tra un’eventuale maggioranza di partito e una di federazione? E soprattutto, domanda da un milione di dollari, come crediamo di riuscire a rendere l’operazione interessante per i movimenti che, oggi come oggi, non pensano neanche lontanamente alla possibilità di aderire a un percorso del genere?

  40. alessandro, io non considero affatto sbagliata la linea che portò alla caduta del governo prodi. proprio per niente. anzi. è dalla e sulla teorizzazione dell’inefficacia del movimento che si è dispiegata una linea sbagliata.
    ma credo sia d’accordo anche tu.

  41. anonimo e alessandropa, anch’io concordo che non si usa internet abbastanza e soprattutto bene. bisogna assolutamente farlo. ma combattendo attivamente contro l’idea che internet possa sostituire l’organizzazione e che in nessun caso è una forma di partecipazione. basta dare uno sguardo a facebook e vede come chiunque la mattina si sveglia, fonda partiti, disegna simboli, lancia appelli, e “discute” in modo totalmente scollegato dalla realtà. questa è un’illusione di partecipazione. non democrazia.

  42. caro masaccio, siccome siamo d’accordo possiamo anche discutere di cosa sia izquierda unida più facilmente. 1) in izquierda unida non ci sono solo il pce, i repubblicani e a livello nazionale (non statale ma basco catalano gallego andaluso e così via) diverse formazioni locali. ci sono anche correnti organizzate per affinità culturale e ideologica. in realtà, poi, la situazione in catalunya è ancora più complicata perché in esquerra unida i alternativa ci sono due partiti comunisti. uno referente del pce con il quale è federato e uno no. 2) le divisioni non sono originate dalla forma bensì dalla politica. la divisione sul rapporto con il psoe non c’entra nulla con la forma o con la trasversalità o meno della stessa. e si risolve con la politica. 3) non è il PCE che ha, come dici tu, omogeneizzato izquierda unida. izquierda unida ha deciso una nuova linea e un nuovo coordinatore. adesso il PCE celebrerà il proprio congresso. e nel documento del PCE si parla esplicitamente di rifondazione di izquierda unida e della necessità che sia non un partito bensì un movimento politico sociale. in sintonia con quanto deciso da izquierda unida.
    comunque i miei riferimenti ad IU erano relativi al discorso del funzionamento della federazione e della autonomia delle forze che partecipano alla federazione.
    un abbraccio

  43. internet non può assolutamente sostituire l’organizzazione. però fino a questo momento è stato il solo mezzo per comunicare con la base, visto anche l’oscuramento mediatico. il che significa che bisognerebbe usarlo meglio. decisamente sì.
    riguardo all’illusione di partecipazione è vero, però è anche vero che si assaporano gli umori di chi discute su una questione più o meno importante. se questi poi sono militanti o simpatizzanti di partito, meglio ancora, no? del resto su facebook ci siete anche voi dirigenti compreso segretario.
    non tenere conto degli uomori fondati, di chi si esprime attraverso anche in forme e modi non consoni alcune volte, non è una cosa molto bella. non si possono certo prendere decisioni che spettano agli organi competenti di partito, ma simulare una finta partecipazione non è costruttivo.
    questo ovviamente vale anche per i blog, si intende.
    io ad esempio oggi mi sono alzata con l’idea di discutere della federazione e anche del nome della federazione. che a mio avviso non è scollegato dall’obiettivo che questa stessa si vuole proporre, in alternativa a chio usa gli stessi termini e le stesse denominazioni altrove.

  44. maria, siamo completamente d’accordo

  45. Mario 2 Says:

    siamo autonomi dal PD e alternativi strategicamente. Il centro del nostro lavoro politico è la costruzione del lavoro sociale, il rilancio della rifondazioen comunista e la costruzioen della federazioen di alternativa. non vi è alcuna possibilità di fare accordi di governo con il PD e proponiamo un accordo per superare il bipolarismo tornando alla legge elettorale proporzionale.
    Paolo Ferrero
    Dichiarazioni di oggi…………

  46. Luca Marini Says:

    Ramon rileggendo un passaggio in particolare sottolinerei

    “Ecco perché penso che l’indipendenza della federazione e l’alterità rispetto al bipolarismo siano fondamentali per discutere del rapporto col PD e del tema del governo non in astratto ma in concreto. In altre parole vuol dire che non si può essere l’ala sinistra del centrosinistra e che non si può fare nessun accordo nazionale che non preveda il superamento del bipolarismo.”

    Alcune considerazioni e anche domande.
    tu dici precedentemente che mettere la discriminante del rapporto con il governo e del pd porterebbe subito a divisioni.
    Io ricordo che una discriminante per l’unità della sinistra nel congresso di chianciano era appunto il governo e il PD.
    Non so è stata la scissione prodotta e la considerazione che il centrosinistra è morto che ti fanno individuare la discriminante del rapporto con il governo e il PD come non utile al processo unitario?
    Poi sostieni che il bipolarismo è la vera discriminante, io penso che anche questa però possa portare a divisioni, o no?
    Poi tu dici che non si può far nessun accordo a livello nazionale che non preveda il superamento del bipolarismo, questo vale anche per le regioni?
    E poi potresti farmi un esempio per capire meglio cosa tu indenti per “astratto” e concreto”
    Non so forse le risposte sono nell’articolo stesso e non le ho colte.

  47. Anonimo 3 Says:

    Non intendevo facebook, Mantovani, che trovo dispersivo e caotico, tutt’altro. E’ il sito di Prc che secondo me andrebbe rinfrescato completamente e reso dinamico, per trasformarlo nel fulcro (attivo) da cui far partire la partecipazione. Innanzitutto sul territorio e solo in seconda battuta alla discussione sul web.
    Dovrebbe servire, in pratica, a raccogliere la storia del partito ed a lanciare le eventuali campagne, ma anche ad aggregare, con un canale youtube di filmati relativi alle azioni od alle interviste che passano poco sui media, link diretti ai blog o siti dei rappresentanti nazionali, a quelli delle federazioni regionali ed a qualche argomento di discussione proposto a rotazione, magari su rifondazione in movimento, che attualmente sembra un cimitero.
    Insomma, bisognerebbe infondergli un po’ di vita, renderlo appetibile, inserire i feed e incoraggiare gli iscritti ed i simpatizzanti ad aggiungerli ai blog per aumentarne la visibilitá.
    Tanto per iniziare.

  48. Ramon, appunto, la federazione è una forma, che tu giustamente indichi come più adatta della coalizione o del partito unico ad evitare nuove frammentazioni.
    L’esempio spagnolo ci dice, però, che anche la forma federale ha dei difetti. Sul caso catalano semplificavo, so bene la differenza tra PSUC, PSUC viu, PCC, ecc. E sulla soluzione alla crisi, hai detto da un altro punto di vista la cosa che dicevo io: dopo anni di scontri, la federazione ha votato per la prima volta nel senso indicato dal PCE. Ma è un’eccezione, non la norma.
    Non lo scrivo perché non credo nella federazione, ma semplicemente perché non ci si illuda che lo strumento federale sia perfetto e ci preservi dalle involuzioni politiche, IU funzionava molto in fasi di grande mobilitazione, meno in fasi più stabili, grazie anche, va detto, alla furbissma politica del PSOE, con cui non sono per nulla d’accordo, ovviamente, ma che si è dimostrato il partito europeo di centrosinistra più scaltro nel saper interpretare la propria realtà sociale.
    Insomma: sì alla federazione, ma senza il lavoro sociale e politico non servirà a nulla. Al lavoro e alla lotta.

  49. niente a che vedere con Marco Rizzo (su facebook ho pubblicato la sua relazione solo perché il suo movimento è stato censurato da tutto il sistema massmediatico).
    Purtroppo la proposta di alleanza con l’udc in una sorta di parodia di cln non l’ho fatta io: non potevo credere ai miei occhi quando l’ho letta.
    Come non vedere che è stata proprio l’esperienze di Governo a frantumare rifondazione (alla quale sono stato iscritto dal 1997 al 2007, riconoscendomi nelle posizioni della maggioranza sino al 2003).
    Il nodo centrale è quello del governo. C’è poco da fare.
    E questo è discutere di politica. Eccome.

  50. “Non ci sono più margini per il riformismo”

  51. Sergio fuorigrotta Says:

    Carissimo Ramon,
    ho sempre sentito parlare di te e della tua tenacia, tenacia dimostrata nella lettera aperta che io stesso ho condiviso e pubblicato su fb.
    Sono il responsabile organizzazione del circolo U.Terracini di fuorigrotta Napoli (a rischio di chiusura per mancanza di fondi) – e nonostante l’impegno quotidiano non riusciamo a sconfiggere il sentimento di sfiducia che vive tra i nostri compagni.
    Ti parlo di compagni che come te hanno 40 di militanza attiva tra movimenti, PCI e PRC.
    Ebbene caro compagno noi dei circoli non sentiamo più il Partito, continuamente da noi sollecitato per risolvere l’angosciosa situazione della federazione napoletana che sta provocando l’allontanamento di compagni di spessore e storici.
    Quello che mi rattrista è la mancanza del sentimento di “appartenenza”, sostituito dalla corsa al mantenimento di presidi istituzionali lontani dalla gente, lontani da quella vecchietta che al mercato ti ha detto “pensate soltanto a litigare”.
    Caro Ramon, non riusciamo più ad incontrarci a discutere di linea politica ma si fanno soltanto riunioni di area o di mozioni. Viviamo tutti i giorni la l’equilibrismo di dirigenti romani sempre più lontani da noi.
    Mi sento sempre di più “SCORRERE IL PARTITO FRA LE MANI”.
    Avrei ancora tante cose da scriverti ma non ti voglio annoiare, ti ho scritto queste righe perché ho le tue stesse origini politiche (anni 70 ecc.) e non vorrei “morire” con una iniezione lenta e letale ma combattendo sulla barricata ma quando mi giro non trovo nessuno!!!!
    Con grande stima ti abbraccio.

  52. Mi pare complicato davvero il tuo ragionamento Ramon concordo con Maria la Federazione alla lunga sarà molto rissosa, vedrai.

  53. COMUNISTA Says:

    Ma cosa c’entra questa manifestazione con la Federazione l’idea del rilancio di una seria opposizione io credo si rischi di portare acqua al mulino DiPietro!! e poi quando si cita DiPietro per l’aver affosato la commissione per i fatti di Genova e la sua inclinazione liberista, il suo stare nel gruppo europeo dei liberali ecc. avrei capito una manifestazione unitaria ma su temi precisi della crisi non per chiedere solo per PROPAGANDA le dimissioni di Berlusconi siamo alla frutta caro Ramon!

    ecco il post della conferenza stampa di Ferrero e DiPietro:

    Appello dei leader dell’Idv e del Prc. Con una richiesta a Bersani:
    “Vieni anche tu. Svegliamoci e ripartiamo con una fase nuova”
    Di Pietro e Ferrero: “Il 5 dicembre
    tutti in piazza contro Berlusconi”

    Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro
    ROMA – In piazza, tutti insieme, il 5 dicembre prossimo contro la politica del governo e per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio. E’ l’appello di Antonio Di Pietro e Paolo Ferrero, che chiedono a tutte le forze dell’opposizione di partecipare.

    Un’iniziativa annunciata all’indomani delle primarie che hanno portato alla guida del Pd Pierluigi Bersani al quale, sottolinea il leader dell’Italia dei Valori, in una conferenza stampa, “rivolgiamo una domanda a cuore aperto: partecipa anche tu”.

    “Non chiediamo a nessuno di accodarsi e non abbiamo aspettato le primarie – precisa Ferrero – crediamo che questa sia un’opportunità per le opposizioni di ritrovarsi insieme, il nostro quindi è un invito al Pd a cogliere questa occasione. Non credo che i tre milioni di elettori abbiano votato alle primarie solo per scegliere il segretario, c’è voglia di partecipazione, perciò proviamo insieme a costruire un’opposizione. Svegliamoci e ripartiamo con una fase nuova”.

    Di Pietro attacca duramente il premier: “E’ al governo solo grazie a una truffa mediatica” e il suo governo sta attuando azioni “tipiche di un regime, il solo modo democratico per fermarlo è informare i cittadini. Condivido il compagno Ferrero: serve più opposizione”. Questa manifestazione, spiega ancora il leader dell’Idv, “non è nè di destra nè di sinistra, è un’iniziativa di persone per bene che hanno a cuore le sorti del paese”.

    “Chiediamo le dimissioni di Berlusconi – conclude l’appello sottoscritto dai due leader – anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di presidente del Consiglio”.

  54. COMUNISTA Says:

    e poi “questa manifestazione non è nè di destra nè di sinistra” ma come adesso siamo anche non più di sinistra secondo DiPietro?
    ovviamente nessuno smentirà…

  55. Mario 2 Says:

    Ma Di Pietro puo dire cio che vuole………..
    E’ giustissimo e sacrosanto aderire all’ antiberlusconi day………..
    Ma stiamo scherzando??
    Se non avremmo aderito cosa avremmo detto??

  56. Mario 2 Says:

    E’ un iniziativa dal basso nata subito dopo la bocciatura del lodo alfano.
    E’ da 15 giorni che sui blog si sta discutendo della data del 5 dicembre e della manifestazione per le dimissioni di berlusconi.
    Noi ci saremo con le nostre bandiere…………….
    Ferrero ha parlato a nome della’intera Federazione della sinistra anticapitalista………..
    Le immagini sono visibili su pdci tv

  57. Michele B. Says:

    Sono d’accordo ci dobbiamo essere e ci saremo in massa………….

  58. Meno male che ancora abbiamo la forza di mobilitare tanta gente e tanti compagni.
    Scusa Comunista ma è il contrario di quanto dici tu,ossia se non partecipavamo,ed era una follia non esserci,lasciavamo a di pietro tuitta l’opposizione e la visibilità.
    Anche perchè il pd non scenderà in piazza e quindi ci saremo noi comunisti e l’idv punto

  59. osservatore Says:

    Ma non dovevamo ripartire da un’iniziativa unitaria delle sinistre, delle varie opposizioni? La manifestazione del 5 dicembre è convocata congiuntamente da Idv e Prc (e la Federazione?). Ma cos’è questa oscillazione continua, questa fibrillazione estenuante, non credi sia il segnale di una crisi profonda e forse irreversibile? Su cosa è indetta la manifestazione? E non si vede che è indetta al carro di Di Pietro? Certo, ora si andrà fieri di aver risposto alle primarie del Pd con una “mossa” efficace. Ma mentre Diliberto già dichiara la sua propensione a una larga coalizione con Bersani, anche questa iniziativa è fatta per “farsi notare” dal Pd. Sono sbalordito da tanta approssimazione.

  60. Luca Marini Says:

    Danilo ma che vuol dire. Si scende in piazza così per non lasciare la piazza solo a Dipietro? D’accordo con osservatore, molta approssimazione e confusione! Tralascio poi ogni commento sulle parole usate da DiPietro nella conferenza stampa, per quello che vale la conferenza stessa.

  61. Sergio fuorigrotta Says:

    MA STATE DANDO I NUMERI!!!!
    MA COSA SIGNIFICA “DI PIETRO PUO’ DIRE QUEL CHE VUOLE” FERRERO C’ERA ANCHE LUI ALLA CONFERENZA STAMPA E DI PIETRO HA DETTO “IL COMPAGNO FERRERO” MI CHIEDO SE FERREO HA COME COMPAGNO DI PIETRO QUALI SONO I MIEI COMPAGNI? SONO FORSE I SEGRETARI EQULIBRISTI TRA LE MOZIONI E CHE SI ACCODANO A CHIUNQUE? O SONO I MIEI COMPAGNI DEI CIRCOLI MILITANTI DI BASE CHE SUI TERRITORI SI FANNO UN CULO TANTO SENZA LE FEDERAZIONI ALLE SPALLE (PERCHE’ DA CIRCA UN ANNO NON CI SONO GLI ORGANISMI DIRIGENTI – NAPOLI) E CHE TENGONO I CIRCOLI APERTI AUTOTASSANDOSI? O SONO QUEI COMPAGNI CHE PASSANO SERATE NEI CIRCOLI CONFRONTANDOSI E E CERCANDO DI ORGANIZZARE INIZIATIVE PER GLI “ULTIMI?
    CARI COMPAGNI ‘A PAZZIELLA SE’ ROTTA!!!

  62. massimo Says:

    Il PdCI e tutta la Federazione della Sinistra, insieme all’IdV, hanno promosso la manifestazione del prossimo 5 dicembre perché oggi più cha mai c’è bisogno di un’opposizione che fermi lo scivolamento dell’Italia lungo il piano inclinato dell’autoritarismo e per chiedere le dimissioni di un governo inadeguato a dare risposte ai problemi sociali e del lavoro scatenate dalla crisi economica”. E’ quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI – Federazione della Sinistra.

    Questo solo per rafforzare il fatto che non siamo solo noi di Rifondazione ad aver promosso la manifestazione del 5 dicembra.
    Non possiamo ne dobbiamo lasciare la bandiera del’antiberlusconismo nelle mani del solo di Pietro. Poi, naturalmente non dobbiamo limitarci al solo antiberlusconismo che resterebbe fine a se stesso se non supportato alla pratica sociale.
    D’altra parte, premetto che non sono riuscito ancora a leggere con la dovuta attenzione il documento di Ramon, concordo con chi si lamenta che siamo troppo spesso rinchiuse nelle nostre sedi a discutere di organismi dirigenti da formare con il bilancino delle mozioni (sigh! a più di un anno dal congresso) dimenticando il lavoro nel sociale e l’opera di radicamento del partito.
    Per concludere posto la frase che apriva la mozione Acerbo: Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada.
    Vladimir Majakovskij
    non tanto perchè appartiene alla mozione per cui ho votato ma perchè mi sembra rappresentativa di cosa dobbiamo fare in questo momento

  63. massimo Says:

    Volevo solo aggiungere una considerazione al fatto che troppo spesso gli organismi dirigenti vengono fatti con il bilancino delle mozioni: si va a premiare compagni con capacità inferiori ad altri rispetto a chi magari ha competenza ma appartiene ad altre mozioni. Ho espresso il concetto in modo un po’ confuso ma spero sia comprensibile il senso di quello che voglio dire

  64. rieccoci, basta una banalità, e cioè una conferenza stampa per dire che bisognerebbe fare una manifestazione di tutta l’opposizione contro berlusconi, nella quale ovviamente ognuno ci mette i suoi contenuti, che ci sono dei compagni che si preoccupano pensando che si tratti di non so cosa. secondo questi compagni fare una manifestazione contro berlusconi può essere compromettente. esattamente il contrario della storia e della tradizione dei comunisti. che se hanno idee e programmi propri non hanno mai paura di scendere in piazza contro un governo anche con altri. ma che se invece pensano che l’opposizione a berlusconi non sia affare loro o se pensano che le manifestazioni si fanno solo fra comunisti dimostrano che gli sta benissimo addosso il vestitino di settari. evidentemente nemmeno si conosce la differenza fra una manifestazione unitaria di chi in un modo o nell’altro è contro un governo, con una manifestazione di protesta per un obiettivo preciso, da una manifestazione per far sentire la voce di un partito, da una manifestazione di solidarietà con un popolo oppresso, da una manifestazione sindacale. per certi compagni è tutto uguale. quindi era sbagliato fare certe manifestazioni contro la guerra nel viet nam alle quali partecipava la sinistra dc, che era al governo. era sbagliato fare manifestazioni che chiedevano la caduta di un governo dc con i socialisti che magari volevano andare loro al governo con la dc al posto del pli e del pri. e potrei continuare all’infinito.
    quando ci fu il congresso vendola e sansonetti ci attaccarono dicendo che era sbagliato andare in piazza navona con di pietro per il referendum. che questo dimostrava che eravamo diventati giustizialisti. rispondemmo che si erano bevuti il cervello. oggi alcuni “ipercomunisti” ci dicono la stessa cosa.
    poi c’è anche qualcuno che chiede? ma la federazione dov’è? in coda ad un articolo che spiega che la federazione non c’è, che non ci sarà alle elezioni regionali, e che ci sarà fra un anno.
    trasecolo! e proprio come a ballarò o a porta a porta. uno grida l’altro pure e non si discute di cose reali bensì dell’interpretazione dell’ultimo lancio d’agenzia.
    non importa se abbiamo appena detto a commento dell’elezione di bersani che non ci sono le condizioni per fare una proposta di governo insieme. che ribadiamo che per battere il berlusconismo bisogna cambiare il sistema e abbattere il bipolarismo. macché! questo non conta nulla.
    se invece di considerare la politica come il tifo per una squadra di calcio si usasse il buon senso e la testa non ci sarebbe nessun bisogno di dire queste ovvietà e banalità.
    ad alcuni proprio non entra in testa che la politica è una cosa seria. per loro è solo l’occasione per spararle grosse e compiacersi di averle sparate grosse.
    punto

  65. massimo Says:

    Come sempre ottima la tua risposta. Voglio solo ribadire che dobbiamo smetterla di misurarci con il bilancino per creare Segreteria regionali e via dicendo, di farci le pulci tra di noi per gridare a chi è più di sinistra e più comunista e tornare tra la gente comune, magari proprio tra il nostro ex elettorato abbagliato dal berlusconismo e dal leghismo forcaiolo per farli ricredere e fargli capire che siamo il loro partito di riferimento, siamo gli unici che vogliamo realmente cambiare questa società

  66. Diliberto “e ora alleanze” rivolto a Bersani.
    Ma non dovevamo essere alternativi al PD? ecco le dichiarazioni come si vede ognuno interpreta a piacimento ma quale federazione unita…
    “I miei complimenti e i miei auguri a Pierluigi Bersani nuovo segretario del Pd. Bersani ha promesso agli italiani e alla sinistra italiana di tornare a un sistema di alleanze. E senza alleanze Berlusconi governa per i prossimi 50 anni, perché un centro sinistra non può avere una maggioranza se non con un’alleanza larga. Spero adesso che dalle promesse della campagna elettorale si passi ai fatti, perché questo Paese ha bisogno di un’opposizione seria e di una prospettiva”. E’ quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI.

  67. Luca Marini Says:

    Io non so se la risposta precedente Ramon è rivolta anche a me.
    Nel precedente commento però alcuni interrogativi te li avevo posti. E cioè ripeto, non credi che anche la pregiudiziale sul bipolarismo di per sè non è sufficiente ad evitare divisioni?
    Quando si parla di bipolarismo, si include anche il livello regionale? (lo so che non ci sarà la federazione alle regionali) ma penso che questa discriminante valga sempre anche adesso o no?
    Sulla discriminante del governo tu dici che produrrebbe solo divisioni. Beh anche qui, tra qualche anno la federazione parteciperà alle elezioni nazionali e si riproporrebbe il tema del governo, con magari divisioni nuovamente.
    Sulla conferenza stampa con Dipietro, che dire una conferenza stampa non significa nulla politicamente. Ma anche dire che la ragione è quella di protestare contro il governo Berlusconi senza specificare bene il perchè a me pare superficiale e non dico che facciamo male ad esserci perchè c’è DiPietro.

  68. caro luca marini, in risposta al tuo primo commento (quello di ieri sera) perché a quello di oggi ho risposto appena adesso.
    la frase mia che citi mi sembra più che chiara. ma evidentemente necessità di ulteriori spiegazioni. eccole. bisogna essere contro berlusconi? direi di si, spero di si. bisogna dire che il problema non è solo berlusconi? direi di si. e qual’è il problema democratico del paese? io dico il bipolarismo e il sistema elettorale maggioritario. e non credo di dover spiegare il perchè. quindi, visto che non si può pensare neanche lontanamente di riproporre lo schema del centrosinistra dell’unione, si dice che bisogna battere berlusconi, che su questo si può fare un accordo col pd e anche col diavolo per mettere fine al bipolarismo senza andare al governo con loro. è difficile? si. è giusto? si. quale alternativa c’è? nessuna. a meno di di dire a tutti i lavoratori e a tutte le lotte in italia che ci dispiace tanto, ma che siccome il pd fa schifo noi lasciamo che berlusconi vinca all’infinito me non proviamo nemmeno a rimuoverlo dalla scena politica italiana. o a meno di dire che per cacciare berlusconi rifacciamo il governo con tutti quelli che sono contro berlusconi.
    la differenza fra astratto e concreto è semplice, caro luca, ed è questa. tu ai lavoratori puoi dire fin che vuoi che il pd è confindustriale, maggioritario, americano e diabolico. ma se non sei capace di fare una proposta alternativa a quella del pd per battere berlusconi alla fine i lavoratori ti diranno: sono d’accordo con le cose che proponi e anche sulle critiche che fai al pd, ma se devo scegliere fra pd e berlusconi scelgo pd. mentre se hai fatto una proposta alternativa e il pd l’avrà rifiutata almeno potrai dire che è il pd che vuole far vincere berlusconi.
    tu mi dirai: ma le lotte? i contenuti? e io ti rispondo: bisogna fare le lotte e parlare soprattutto dei contenuti. più sono forti le lotte e più i contenuti chiari e connessi con le lotte più sarà chiaro che con il pd non si può fare un governo. in concreto e non in astratto, appunto. ma senza una proposta che rimuova il bipolarismo e che indichi un sistema nel quale le lotte e i contenuti possono avere una rappresentanza che li esprima e che li faccia contare in parlamento e se tu stesso accetti il bipolarismo pensando che non si possa rimuovere condanni le lotte all’isolamento e alla inefficacia. a me non sembra così difficile da capire.
    certo se si pensa che basti dirsi comunisti e dirsi a favore di tutte le lotte, e denunciare la natura impura e confindustriale del pd, di di pietro e sinistra e libertà, per aver assolto al proprio compito allora proprio non ci siamo.
    quanto alle discriminanti: io ho sempre detto, non so più come ripeterlo, che il governo e le stesse elezioni sono una questione tattica. mai una cosa identitaria e strategica. le cose tattiche non possono mai essere una discriminante. mai! perché non si può dire che sono una cosa tattica e poi comportarsi come se fossero una questione strategica. il bipolarismo, invece, è una questione strategica. per due motivi. 1) per avere un polo, un fronte di classe e anticapitalista che possa riproporsi il tema della rappresentanza nelle istituzioni la rimozione del bipolarismo è strategica perché rompe l’idea che devi sempre scegliere fra il meno peggio e la testimonianza. il bipolarismo e l’americanizzazione della politica italiana sono in uno stadio molto avanzato. è vero. e se non riusciremo a rimuovere il bipolarismo ci omologheremo agli usa dove ci sono partiti comunistissimi e movimenti sociali radicali che o non votano o votano per disperazione il candidato democratico. che hanno uno o due parlamentari (come jesse jackson) amici delle loro cause. punto. e che hanno introiettato definitivamente che le loro lotte e le loro idee sono una cosa giusta ma che non può in nessun modo essere rappresentata nei luoghi nei quali si votano le leggi. avere o non avere un parlamento che può votare una legge come quella sull’equo canone richiesta dagli scioperi operai indipendentemente dal governo in carica fa la differenza. perché se hai rapporti sociali forti e PUOI ottenere che la tua rivendicazione si trasformi in legge è una cosa. mentre se hai rapporti sociali forti e NON PUOI nemmeno sperare che si traducano in un qualsiasi cambiamento è un’altra. incide sulle lotte perchè se le lotte hanno speranza di vincere diventano più forti mentre se non hanno questa speranza diventano più deboli. perché se una forza politica può produrre un programma minimo o massimo che sia sapendo che con quei contenuti e con quel programma tutti si dovranno confrontare è una cosa mentre se è condannata a predicare le proprie idee sapendo che queste sono solo idee impossibili da realizzare è un’altra. 2) non esiste lotta antisistemica che sia indifferente alle forme dello stato e delle istituzioni. non si può difendere la costituzione contro il piano gelli, contro le tentazioni autoritarie, contro le conseguenze che queste cose hanno sulla efficacia delle lotte e poi non proporsi di far vivere la natura parlamentare delle istituzioni che ispirava ed ispira tutta la costituzione. il fascismo, il bipartitismo presidenzialista, il bipartitismo parlamentare maggioritario ma non presidenzialista, la repubblica parlamentare non sono la stessa cosa per gli effetti che hanno sulle lotte. se pensi che le lotte siano il motore della trasformazione della società hai il problema strategico di proporre e possibilmente ottenere che le forme dello stato siano quelle che facilitano le lotte. è un problema strategico di prima grandezza. comunque questa discriminante non porta divisioni perché non c’è nessuno nel prc e nel pdci e in socialismo 2000 e fra i potenziali futuri aderenti alla federazione che è contrario.
    infine, paragonare le regioni al parlamento nazionale è sbagliato. ed astratto. primo, perché le regioni non hanno le competenze, come la politica estera per esempio, sulle quali col pd non si può fare un accordo di governo. e in ogni regione il pericolo della destra, il grado di riduzione del danno o di resistenza alla privatizzazione, e di possibilità di far entrare contenuti importanti è diversa. perché la realtà, lo stato delle lotte e il nostro radicamento è diverso da caso a caso. io di mio penso che bisognerebbe in tutte le regioni, visto che oggi possono, proporre il superamento del bipolarismo e del presidenzialismo. ma non mi faccio illusioni. pensare che l’istituzionalismo che ha imperato così a lungo si rimuova con un colpo di bacchetta magica è una pura illusione e pretendere che sia così produce solo l’effetto contrario.
    come vedi su questi contenuti ti prendo sul serio e ti rispondo volentieri, mentre quando dici che c’è confusione ti rispondo polemicamente. perché mi sa che sei tu che confondi una manifestazione con altre cose.
    un abbraccio

  69. anonimo 3, sono totalmente d’accordo con te su internet.

  70. caro masaccio, siamo più che d’accordo. io non ho mai detto che una federazione invece di un partito abbia l’immunità da scelte politiche sbagliate o da divisioni. sostengo solo che può unire politicamente su un programma politico senza che questo cancelli le identità e le strategie. e questo in italia sarebbe già molto.

  71. caro fab, nessuno ha proposto il cln. leggiti, se ne hai voglia, la mia risposta a luca qui sopra e l’articolo in testa a questa discussione e vedrai che dire che proponiamo il cln è una sciocchezza.

  72. caro sergio fuorigrotta, sono solidale con te. per quel che può valere sono più che disponibile, se il tuo circolo mi invita, a venire a parlare con voi della linea del partito, della proposta della federazione, e anche della manifestazioine del 5 dicembre. non entro, ovviamente, nelle vostre vicende della federazione. non è questo il luogo per parlarne.
    un abbraccio

  73. animals Says:

    A parte la delusione totale per il tuo articolo sul quale non ho tempo ora di ribattere su tutti i punti ma d’altra parte sulla federazione e le alleanze mi sembra che potrei ripetere le cose già scritte in decine di post. Ma a perte questo ho una curiosità: visto che ci piace fare prospettive anche improbabili sul futuro assetto politico, e in effetti piace anche a me, allora se noi facciamo questa proposta antibipolare al pd e il Pd rifiuta poi concretamente andiamo da soli o no? Perché su questo mi sembra che la segreteria non abbia risposto e nemmeno tu. Se, dopo tutti gli appelli e tutte le precauzioni antisettarie del mondo, si va al voto con l’attuale legge elettorale cosa facciamo?
    Andare da soli significa dire che ce ne freghiamo di far vincere di nuovo Berlusconi, allearci in una nuova unione abbiamo detto che non lo vogliamo fare, e allora?

  74. caro rimini, che diliberto e il pdci abbiano questa propensione non è un mistero. del resto è un loro deliberato congressuale. ma ciò che citi non è incompatibile per nulla con l’idea che col pd al governo non ci si va e ci si allea, invece, contro berlusconi e per tornare al proporzionale.
    se hai ragione tu ti posso dire fin d’ora che lo riconoscerò ma se ho ragione io spero tu vorrai riconoscerlo.
    ciao

  75. Luca Marini Says:

    Ringrazio per la risposta e le domande avevano proprio lo scopo di sviscerare meglio alcuni punti dell’articolo. Sulla manifestazione del 5 Ottobre è vero è solo una manifestazione e non la confondo con inciuci.

  76. caro animals, mi spiace averti così tanto deluso. se il pd rifiutasse di fare un accordo con noi sul superamento del bipolarismo e se non accettasse contemporaneamente l’idea che è impossibile fare un accordo di governo con noi, io penso che dovremo presentarci da soli. senza dubbio alcuno. ma sinceramente, al contrario di te, non penso che sia impossibile fare questo accordo. e comunque è sempre sbagliato, invece che discutere della giustezza o meno di una proposta, dire che è sbagliata perché è impossibile realizzarla. perché questa logica in politica conduce dritto al minimalismo sia nella versione dell’uniamoci tutti contro berlusconi sia nella versione soli contro tutti.
    ciao

  77. Bucharin77 Says:

    Leggo un po’ di disapprovazione nei post sulla iniziativa del 5 dicembre e francamente non capisco bene perché. In generale la linea del partito in questa fase mi sembra più incerta e confusionaria di prima delle europee, ma l’idea di aderire e anzi di farsi promotori di una manifestazione contro Berlusconi insieme a Di Pietro mi sembra invece ottima. Provo a spiegare il motivo:
    1) bisogna distinguere fra antiberlusconismo “sociale” e antiberlusconismo elettoralistico. Il primo è nefasto, il secondo è politicamente produttivo. Perché in esso si concretizzano il sentimento e la volontà di battersi contro le storture generate dall’attuale assetto di potere del capitalismo. Berlusconi è infatti questo, un’espressione abbastanza matura a livello politico degli interessi della borghesia monopolistica. Nel consenso dato a Di Pietro vi è moltissimo di tutto ciò, indipendentemente dall’uso, pessimo, che di Pietro stesso ne fa. Ma allontanarsi da Di Pietro solo perché è rozzo e populistico significa non vedere che cosa oggi il suo movimento esprime. Noi comunisti dobbiamo intercettare le correnti di opinione popolare che si addensano intorno a Di Pietro. Anzi, dico di più: è su questo terreno, più che su Sinistra e libertà come pensano i grassiani, che dovremmo lavorare. Basta fare un’analisi dei dati elettorali delle Europee (che il partito come al solito non ha fatto). Di Pietro non sfonda nei quartieri del ceto medio, ma in quelli popolari dove noi eravamo tradizionalmente forti. Sinistra e libertà prende voti solo dai ceti medi radical-chic. Sfido chiunque a negarlo.
    2) Così mettiamo sulla difensiva il PD. Il quale Berlusconi lo vuol far cadere o con le elezioni o con le manovre di palazzo. E che vede con grande sospetto ogni prospettiva che punti a far cadere Berlusconi con un movimento di massa. Io credo che noi dobbiamo lavorare su quest’ultima opzione, perché è l’unica che può far guadagnare al movimento operaio posizioni avanzate. Su una base sociale e politica di questo tipo anche la battaglia per il proporzionale se ne gioverebbe.

  78. Bucharin77 Says:

    scusate: volevo dire che l’antiberlusconismo elettoralistico è nefasto e quello ‘sociale’ politicamente produttivo

  79. siamo autonomi dal PD e alternativi strategicamente. Il centro del nostro lavoro politico è la costruzione del lavoro sociale, il rilancio della rifondazioen comunista e la costruzioen della federazioen di alternativa. non vi è alcuna possibilità di fare accordi di governo con il PD e proponiamo un accordo per superare il bipolarismo tornando alla legge elettorale proporzionale.
    Paolo Ferrero
    Quanto per essere chiari………..

  80. Ha aderito anche Ferrando e il suo pcl

  81. Dalla rete Says:

    CERCHIAMO DI ESSERE CHIARI E CORRETTI : LA MANIFESTAZIONE E’ NATA DALLA RETE E SU FACEBOOK E’ PRESENTE IL GRUPPO CHE LA STA ORGANIZZANDO FORTE DI OLTRE 130.000 ISCRITTI!
    FERRERO HA CORRETTAMENTE FATTO RIFERIMENTO NELLA SUA DICHIARAZIONE AL GRUPPO,AL QUALE HA ADERITO SUBITO.
    IN SOSTANZA NON ORGANIZZANO IDV E FEDERAZIONE DELLA SINISTRA COMUNISTA MA ESSI ADERISCONO

  82. Cari compagni,

    approfitto del blog di Mantovani per pubblicizzare una nuova rubrica domanda/risposta avviata dal forum ufficiale dei Giovani Comunisti di Enna, questo spazio si chiama “L’incontro”, il primo tema sarà “L’acqua, i beni comuni, la scuola… e la Sicilia di Lombardo”, nostro ospite sarà il compagno Luca Cangemi, già deputato e Segretario siciliano di Rifondazione Comunista, che risponderà alle vostre domande il 3 novembre dalle 23,00 alla mezzanotte.

    POTETE GIA’ PORRE LA VOSTRA DOMANDA SUL FORUM.

    PARTECIPATE NUMEROSI

    di seguito l’indirizzo:

    http://gcenna.forumfree.net/?f=8057223

  83. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    ho letto con interesse e le cose da dire sarebbero molte troppe per un blog
    sia per la complessità degli aspetti evidenziati sia per la riservatezza che altri richiedono.Mi limito a cogliere due dei tanti temi. Il primo riguarda
    l’amarezza che trafigge la tua coscienza, come quella di molti, sull’esito non rassicurante che possiamo osservare nel mondo intorno a noi. In questo temo che ciascuno sia comunque solo con se stesso quale che sia la sua compagnia. La solitudine è una dimensione della propria capacità di comprendere e spesso per evitarla ci si accontenta di capire meno.Quasi sempre genera o sopra o sottovalutazione di una cosa o di un’altra e questo per chi fa della comprensione un valore di umanità e non di intelligenza genera errori ,sofferenza,autocritica e crescita.
    E’ un fatto intimo ma proprio per questo universale ed in questo sta il suo grande valore politico. Ho letto questo nel tuo scritto e di questo mi compiaccio perchè dall’umanità nasce la comprensione più profonda della realtà.Non posso non sottolineare la maturazione sul tema della comunicazione che sappiamo ha spesso contrassegnato i nostri scambi. Apprezzo molto il salto di qualità nell’approccio al tema ed è un tema che può fare la differenza . Non entro nel merito specifico perchè non ritengo questa la sede mi basta ricordare che l’aspetto comunicazione al di là di dinamiche di controllo massmediale è innanzitutto una questione culturale e antroplogica e che per essere centrata deve trovare in questo ambito la dimensione per divenire effettivo strumento di un progetto . Non c’è Vespa che tenga o controllo dei mezzi di produzione che possa fermare una corretta e adeguata strategia di comunicazione.Basta pensare all’antico detto =una parola una immagine un’immagine mille parole=Credo che quello che tu evidenzi nel complesso richieda una spessa revisione culturale di lettura di nuovi processi in una nuova realtà e che i vizi che tu hai evidenziato hanno impedito di cogliere aspetti che nel frattempo sono maturati nel divenire delle complessità.
    Chissà quando potremo discuterne!?
    Un abbraccio e Viva l’umanità!

  84. Sergio fuorigrotta Says:

    Grazie Ramon ti scriverò al più presto per incontrarci.
    un saluto a pugno chiuso

  85. SEcondo me il punto centrale dell’articolo di ramon è questo:
    “Se sei dentro questo sistema, anche nella veste di testimone isolato, senza cercare di distruggerlo, sarai avvertito inesorabilmente come una variante del sistema e cioè come “uguale agli altri”..

    è questo il punto secondo me.. qua non si tratta di mettere sul bilancino le 1000 delibere che una giunta regionale fa in cinque anni, contare quante sono accettabili per noi, quante no e di conseguenza fare o meno un accordo.. come non tratta di andare ad un tavolo, porre 10 punti per noi irrinunciabili e se ne otteniamo almeno sei allora si fa l’alleanza..
    mi si dirà che non basta dire che noi siamo “cosa altra” rispetto al pd e cioè rispetto alla diretta emanazione del potere in molte regioni.. sono d’accordo.. è evidente che questa affermazione DEVE essere supportata da un lungo lavoro sociale e politico che la dimostri.. ed è altratanto vero che in molte zone d’italia questo lavoro deve ancora cominciare.. ma faccio l’esempio della mia regione e penso che possa essere esteso altrove.. nell’ultimo anno abbiamo fatto un buon lavoro.. niente di miracoloso ma comunque un buon lavoro.. tutte le battaglie piu’ importanti le abbiamo fatte contro il pd (tagli agli asili nido, “contratti di disponibilità” per i precari della scuola, attacchi al trasporto pubblico locale, grandi opere ecc).. in queste lotte abbiamo avvicinato una serie di militanti e attivisti.. non si tratta di masse enormi, ma qualcuno ha ripreso ad ascoltarci e a interessarsi a noi.. ora.. ci sono(PURTROPPO) le regionali.. la destra rischia di vincere e noi non possiamo permetterlo.. il partito rischia la bancarotta e noi non possiamo permetterlo.. la soluzione? cercare un accordo col pd in varie forme.. ci viene detto che perderemmo voti se non considerassimo il voto utile.. se non facessimo vedere all’elettortato che votando noi si favorisce una sconfitta della destra.. puo’ essere.. anzi sicuramente è cosi’.. cioe’ sicuramente esiste una fascia di elettorato che non ci voterebbe se non faccessimo l’accordo. ma esistono anche le persone di cui parlavo prima.. quelle persone (e non sono poche) che vedono il loro lavoro messo a repetaglio da questa giunta.. che vedono il loro territorio devastato da scelte di pianificazione urbana dettate dagli immobiliaristi.. che soprattutto non vedono un’alternativa perche’ noi non lo siamo ancora.. perche’ in troppi posti siamo percepiti come interni al sistema.. e allora pensa, come dice ramon, “sono tutti uguali”. quindi forse è vero che non alleandoci perdiamo dieci “voti utili” ma forse guadagnamo tre compagni, tre militanti e forse su questi possiamo pensare di iniziare a (ri)costruire un partito che sia all’altezza..

    io capisco che non è la stessa cosa agire in un sistema maggioritario o in uno proporzionale.. quello che non capisco è come pensiamo sia possibile superare questo problema mettendoci assieme a chi di questo sistema è uno dei guardiani.. e poi.. un po’ di fantapolitica.. domani berlusconi cade.. si fa l’accordo per un governo di salvaguardia costituzionale.. si deve ovviamente sperare che durante questo governo non si debba fare una finanziaria o che non scada il termine dei finanziamenti per le missioni all’estero, o perlomeno sperare che il governo stesso non metta la fiducia..o sperare che la destra voti con pd , udc e idv (ad esempio sulle missioni).. insomma.. dobbiamo sperare in un sacco di cose se no o il governo cade oppure dobiamo avvallare cose per noi impossibili.. ammettiamo pero’ che si arriva a fare una legge elettorale proporzionale e si fa la legge sul conflitto di interessi.. bisogna sperare che il governo si dimetta.. il governo si dimette e si va a nuove elezioni.. se diciamo che il processo deve durare poco dobbiamo anche dire che piu’ o meno i rapporti di forza rimangono invariati.. lasciando stare i numeri (mi ci sono cimentato ma vi risparmio) mettiamo che si da’ l’incarico al candidato premier del pd di formare il governo noi che facciamo? se siamo decisivi non votarlo non si puo’, si favorirebbe il ritorno della destra.. dobbiamo sperare di non essere decisivi per poter votare contro.. ma comunque si crea una situazione per cui voti con la destra contro un governo pd.. non si puo’ fare.. quindi lo votiamo in ogni modo.. e siamo da capo.. cioe’ visti come interni al sistema anche a livello nazionale.. ma mettiamo che non se ne accorge nessuno.. alla prima legge che non ci piace cosa faciamo? se votando contro mettiamo a rischio l’esistenza del governo non possiamo mica votare conto.. e siamo da capo di nuovo.. oppure dobbiamo sperare che il governo abbia margini per poter non contare sul nostro voto.. ma allora siamo ininfluenti.. e questo significa che un governo del genere fara’ (come gia’ è stato e come ancora di piu’ lo sarebbe in tempi di crisi) una marea di schifezze.. il che prefigurerebbe un forte rischio di ritorno della destra alle elezioni successive, come dopo l’ultimo governo prodi.. e anche la’ siamo da capo.. la destra rischia di vincere e noi non possiamo permetterlo..
    insomma.. da questo versante non se ne esce.. ho tenuto da parte, volutamente, la cosa fondamentale, la questione vera di cui discutere, e cioe’ la nostra pratica sociale in tutto questo periodo di tempo.. dico solo che piu’ sara’ efficace e piu’ incideremo.. piu’ avremo le mani libere da vincoli elettorali e piu’ sara’ efficace..

  86. COMUNISTA Says:

    Provo a rispondere a Ramon ed altre poche osservazioni. Nella tua risposta a Luca Marini spieghi come il partito sia autonomo dal Pd (scusa la brevità e le semplificazioni che farò) in pratica una nuova desistenza per battere Berlusconi senza allearsi al centrosinistra, questa la realtà della proposta però se rimane l’attuale legge elettorale e i nostri voti divenissero necessari alla maggioranza di centro sinistra cosa faremmo? film già visto : ci lacereremmo come nel passato e non cambi la legge elettorale tanto facilmente caro ramon credo sia abbastanza complicato ecco di nuovo proporsi tutte le difficoltà del passato. inoltre DiPietro lavora per risucchiarci elettorato e consensi e credimi sono tanti i lavoratori che già lo votano e dare l’immagine (con la conferenza stampa ) di questa sintonia è profondamente sbagliato io non mi scordo la commissione su Genova o come in campagna elettorale europea abbiamo posto la pregiudiziale sul liberismo (di cui è pieno il programma di DiPietro) ma trova ampi consensi davvero abbiamo così paura timore di rompere con questi tatticismi che non ci portano nulla? su Diliberto è una nuova conferma che la federezione si potrà sciogliere come neve al sole alla prima vera contraddizione. trovo più utile scavare rapporti con i comunisti i movimenti le associazioni ovunque collocate e senza per questo aver timore di eventuali isolamente mediatici se affiancheremo il tutto ad un serio vero lavoro sociale.

  87. congresso cgil Says:

    Allego mi pare giusto scusandomi con Mantovani il testo di bozza del probabile documento di un bel gruppo di sindacalisti segretari di importanti categorie come FIOM , F.P. Bancari rete 28 aprile di Cremaschi, che prefigurano un alternativa alla linea della Cgil di Epifani e direi a questo punto di Lavoro e Società di Nicolosi e Patta.
    Particolare non secondario sono “soci” significativi della federazione Patta e compagnia bella, spero che tanti lavoratori e pensionati del PRC e non solo appoggeranno nel congresso CGIL questa linea alternativa e rifuggeranno i tatticismi ( forse qualche posto di segreteria anche?) di Lavoro e Società di Nicolosi.
    ecco la bozza:

    La CGIL che vogliamo rinnova ogni giorno il suo impegno per la difesa e l’estensione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, degli e delle aspiranti ad un lavoro, dei pensionati e delle pensionate.

    La CGIL che vogliamo si batte per la democrazia e per la pace, nel pieno rispetto dell’art. 11della Costituzione. E’ così che la storia, il presente, la realtà economica, sociale e produttiva non impone le sue regole ma viene attraversata dalle nostre priorità, viene letta dalla nostra ottica, viene conosciuta e modificata dalle nostre battaglie.

    La CGIL che affronta oggi il congresso si è molto allontanata da questo obiettivo: ad una società disgregata dal pensiero dominante della destra, ad un mondo produttivo incapace di fare cultura d’impresa, ad un mercato del lavoro impoverito e precarizzato, diviso nei diritti e nelle tutele, non ha saputo proporre e imporre la propria coerenza, il proprio impianto culturale e strategico fatto di solidarietà, contrattazione, partecipazione, uguaglianza, democrazia, diritti,tutte grandi condizioni che hanno segnato la nostra storia di emancipazione e libertà del lavoro.

    Gli anni che ci separano dal Congresso precedente ci hanno visto pericolosamente oscillanti lungo un asse segnato da continui aggiustamenti tattici che progressivamente hanno oscuratola coerenza e la linearità dei comportamenti, mettendo in forse l’esistenza di una linea strategica a guida delle azioni quotidiane. Il rischio più forte dell’assenza di una strategia, rischio puntualmente verificatosi, è il non riuscire mai a provare a dettare l’agenda delle priorità al governo, alle controparti, agli altri interlocutori sindacali, con l’esito di non contrastare il disegno che governo, controparti,interlocutori sindacali hanno ritagliato per noi, disegno di progressivo isolamento, disegno reso possibile dalla pericolosa intercettazione di quelle scelte con la nostra fragilità. Quale affidabilità diamo ai lavoratori e alle lavoratrici non avendo contrastato in tutti i modi un accordo confederale sulle regole della contrattazione che palesemente li danneggia?

    Quale fiducia comunichiamo ai lavoratori e alle lavoratrici non riuscendo a definire una strategia confederale di gestione di un accordo separato? Quale sicurezza diamo ai nostri rappresentati e alle nostre rappresentate che con generosità e passione hanno partecipato alla manifestazione nazionale del 4 aprile, indetta su una piattaforma troppo generica e chiusa con la richiesta di un tavolo di confronto col Governo,richiesta non solo inevasa ma perfino sbeffeggiata?

    Nonostante queste gravi lacune nella nostra azione e dunque nel rapporto con le persone che intendiamo rappresentare, esse guardano comunque a noi come un punto di riferimento forte, a maggior ragione in un contesto politico, economico e sociale così difficile. Siamo loro debitori di una riflessione profonda sui nostri limiti, della trasformazione di questa analisi in un rinnovato progetto strategico segnato da radicale discontinuità, da forte cambiamento nei processi di formazione delle decisioni, da ampia e aperta innovazione nell’individuazione di proposte e obiettivi. Per questo il Congresso deve essere un momento di confronto democratico sul futuro della nostra Organizzazione, e non la riproposizione, come è avvenuto nel passato, di una impostazione autoassolutoria, a sommatoria, confusa, indistinta, priva di scelte e priorità forti e chiare, dalla quale risulta per giunta completamente assente il tema vero di questa fase:l’esigenza di una forte discontinuità. Discontinuità nella consapevolezza, non sufficientemente acquisita, della necessità di ridefinire il ruolo del sindacato confederale alla luce dei profondi cambiamenti intervenuti sul piano politico, economico e sociale a livello nazionale e globale. Discontinuità nella gestione stessa dell’organizzazione per evitare di incorrere nei limiti già registrati.

    La realtà ci presenta oggi quattro priorità decisive per il nostro futuro:
    * una lotta decisa alla crescente disuguaglianza delle condizioni e delle opportunità,attraverso nuove politiche pubbliche, la redistribuzione della ricchezza in termini di politiche fiscali, accesso al Welfare, difesa dei beni comuni, contrattazione
    * una lotta alla precarizzazione e alla riduzione dei diritti del lavoro, attraverso l’unificazione del mercato del lavoro nel segno della qualità e della stabilità, condizione prima perché le nuove generazioni possano concepire e realizzare il proprio progetto di vita
    * una lotta per sconfiggere il modello contrattuale nato dall’accordo del 22 gennaio 2009 e per conquistare un nuovo sistema contrattuale. Lotta che affermi nella pratica rivendicativa un’autonomia negoziale della contrattazione confederale e categoriale a tutti i livelli, nel privato e nel pubblico, fondata sulle nostre scelte strategiche
    * una lotta per conquistare una compiuta democrazia sindacale dove sia possibile misurare la reale rappresentanza e consentire la libera espressione di voto dei lavoratori e delle lavoratrici sulle scelte che li/le riguardano. Tale conquista è precondizione per la ricostruzione dell’unità sindacale, strumento indispensabile per rafforzare la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici, che è stato messo in crisi dai comportamenti e dalle scelte di CISL e UIL.

    Discontinuità, cambiamento e innovazione sono indispensabili anche nella vita interna della organizzazione. Troppo spesso alla percezione di fragilità esterna si è risposto con tentazioni autocelebrative, conformismo e asfissia della discussione tra noi, contribuendo così a consolidare un’immagine e un vissuto di organizzazione chiusa e burocratizzata, governata da una sorta di patto di non belligeranza tra leadership in carica e aspiranti alle medesime.

    Non c’è futuro per un’organizzazione di massa che non viva la democrazia come una risorsa positiva e non come un ostacolo. Abbiamo bisogno di tutt’altro. Alla CGIL serve oggi libertà di discussione, confronto, una continua circolazione di idee, serve un massiccio ricambio di genere e di generazioni che sconvolga gli incrostati assetti di potere,servono porte e finestre aperte grazie alle quali la domanda delle persone che vogliamo rappresentare si trasformi in proposte e battaglie per nuovi e vecchi diritti. La crisi finanziaria, economica e produttiva, la progressiva svalorizzazione del lavoro, la continua messa in discussione dei diritti di cittadinanza, la netta riduzione dei gradi di democrazia e libertà mostrano l’urgenza della ridefinizione di un sindacato confederale forte,autorevole, rappresentativo. Occorre dunque invertire la percezione collettiva: il mondo del lavoro, la società, le nuove generazioni devono poter guardare a noi non come a un problema, ma come alla più efficace delle soluzioni.

    Wilma Casavecchia
    Giorgio Cremaschi
    Domenico Moccia
    Franca Peroni
    Carlo Podda
    Gianni Rinaldini
    Nicoletta Rocchi

  88. lascio questo post sulla cgil, come ne ho lasciati altri con link ed annunci vari, ma ricordo che, piaccia o non piaccia, questo è un blog personale. io scrivo degli articoli e chi li vuole commentare, criticare lo può fare liberamente. ma non è corretto, contando sulla mancanza di censura e sulla mia disponibilità, imporre nei fatti la discussione sul tema che si vuole. nessuno impedisce a chi volesse condurre un dibattito su un qualsiasi tema di creare un proprio blog (è gratis). io mica metto le mie riflessioni sui siti altrui cercando di sfruttarne la frequentazione per imporre la discussione che voglio io. se intervengo su qualche altro sito o blog, ed ogni tanto lo faccio, è per dire una opinione sul tema proposto e rispettando l’impostazione del blog. vorrei si facesse lo stesso da parte dei frequentatori, che comunque ringrazio, di questo blog.
    grazie

  89. caro bucharin, al netto di cose che non condivido come la confusione di cui saremmo preda, l’affermazione secondo la quale essere comunisti penserebbe quelle cose di sinistra e libertà perché la prima è una opinione e la seconda è semplicemente non vera, sul tuo ragionamento sono d’accordo. e ne sono compiaciuto.
    ciao

  90. caro giovanni, ti ringrazio. anche se sai bene che io non ho lo stesso approccio a certi temi, come la solitudine, che hai tu. quanto alla comunicazione, sebbene io abbia imparato diverse cose discutendo con te, continuo a pensare che sia un aspetto importante ma assolutamente secondario.
    un abbraccio forte.

  91. caro benny, il tuo modo di ragionare è veramente impolitico. porta alla paralisi e ad avere perfino paura delle proprie idee e proposte. avendo paura che le cose possano andare esattamente come dici tu allora bisognerebbe dire che è meglio che le cose restino come sono e che noi possiamo solo commentare ciò che altri fanno. un partito politico ha l’obbligo di avanzare proposte, di confrontarsi con quelle degli altri, e soprattutto di cercare di modificare la realtà ed anche le posizioni altrui. se si limita a dire che una cosa giusta non si può fare perché qualcun altro la potrebbe stravolgere vuol dire che è totalmente subalterno agli altri, non che è autonomo e alternativo. sarebbe come dire che è sbagliato parlare di nazionalizzazione delle banche perché poi il governo potrebbe nominare manager in modo clientelare. sarebbe come dire che, ed infatti un pazzo (aggettivo affettuoso) l’ha scritto qui tempo fa, la battaglia dell’innse non è stata veramente vinta perché adesso ci sono nuovi padroni. e così via. questo modo di pensare, scusa la franchezza estrema, assomiglia a quello delle sette religiose. che proliferano proprio perché in società dove impera l’individualismo molte persone cercano sicurezza in sistemi di pensiero integralistici e in aggregazioni che pretendendo di possedere la verità non possono che denunciare l’errore degli altri e immaginare di crescere su se stesse.
    ma, al netto di queste considerazioni, il tuo ragionamento non funziona perché ai tuoi se io potrei contrapporne altri. come in tutti i ragionamenti astratti. vuoi un esempio?
    se tu proponi il superamento del bipolarismo e una legge proporzionale e questo viene accettato il pd non sarebbe più quello di prima, visto che è nato proprio per esaltare il bipolarismo puntando addirittura al bipartitismo. non è mica un dettaglio. se tu dici che la legislatura dovrebbe durare esattamente il tempo necessario per fare la legge elettorale e loro ti dicono che deve durare 5 anni, proprio in ragione di questo puoi dirgli che non voterai le missioni militari alle quali sei contrario. se l’impegno a fare la legge elettorale subito non venisse rispettato proprio per questo potresti minacciare di mettere in atto ritorsioni parlamentari. sempre che i tuoi voti siano necessari al governo. ma una coalizione a due velocità, di governo allargata a chi si coalizza solo per un accordo elettorale, con tutta probabilità non avrebbe bisogno dei tuoi voti sui provvedimenti di governo. e comunque ci sono mille modi per affrontare questo problema, dalle astensioni, alla assenza dai voti, ai voti tecnici.
    ma quello che vale di più non è la proposta in se quanto la controprova di cosa succederebbe se questa proposta non ci fosse.
    se noi non l’avessimo fatta cosa succederebbe? beh succederebbe semplicemente che il pd direbbe voglio fare una coalizione per battere berlusconi e che tu risponderesti che no non ci sono le condizioni. e il pd, che non è scemo come nessuno è scemo, risponderebbe: ma come io voglio diminuire sensibilmente la precarietà e siccome voi la volete abolire del tutto alla fine fate vincere la destra che la vuole aumentare. per quanto mistificatoria e falsa questa cosa è potentissima. e ti condanna a discutere non di precarietà fra le masse bensì a tentare di dimostrare che il pd è bugiardo. e non è difficile sapere che questa discussione oltre a non rispondere concretamente al tema della precarietà sarebbe giustamente vissuta dalla gente come il solito ed incomprensibile litigio fra partiti.
    invece, con questa proposta tu puoi dire che ti allei alle elezioni con chi dice che vuole ridurre anche se di pochissimo la precarietà perché l’accordo permetterà domani che ci sia un partito che propone di abrogare la legge trenta senza che nessuno possa dirgli che questo, a causa del sistema elettorale, fa vincere la opzione esattamente opposta che la vuole aumentare. e siccome questa cosa è giusta e vera è anche efficace.
    siamo in un momento pessimo. ma anche nei momenti pessimi bisogna trovare gli spiragli e le mosse tattiche giuste per invertire la tendenza. per quanto piccoli siano gli spiragli ed audaci le mosse tattiche. autocondannarsi all’impotenza e condannare le lotte all’isolamento non è più di sinistra per il solo fatto che si dice comunismo ogni tre parole, si denunciano le malefatte del capitalismo e si dice che il pd è borghese.
    un abbraccio

  92. caro COMUNISTA, la risposta che ho messo per benny vale anche per te. inoltre trovo semplicemente sorprendente che tu sostenga che di pietro abbia molto seguito anche fra i lavoratori e che proprio per questo non bisogna mischiarsi con lui. come sempre sono i fatti e i contenuti ad essere dirimenti, e non altro. c’è nel paese una spinta a fare una manifestazione per chiedere che berlusconi di dimetta? si o no? io dico di si. la spinta è confusa e somma i problemi tipo il conflitto di interessi, il lodo alfano e la questione morale con temi sociali come la precarietà, la scuola ed altri? si. ovviamente si. ed infatti in questi mesi ci sono state diverse mobilitazioni separatamente su ognuno di questi temi. il pd vuole puntare sulla piazza e sulle lotte per andare contro berlusconi? no. l’italia dei valori ha iniziato a parlare di temi sociali? si. con la stessa nostra concezione? no. con strumentalità? si.
    e tu davvero pensi che alla manifestazione, che comunque ci sarebbe, noi non dovremmo andare perché c’è di pietro? questo è il testo firmato da noi e idv: “APPELLO PER MANIFESTAZIONE UNITARIA CONTRO POLITICHE DEL GOVERNO BERLUSCONI
    martedì 27 ottobre 2009
    La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore. L’aumento della precarietà, la perdita di posti di lavoro, salari e pensioni con cui si fatica ad arrivare a fine mese sono il panorama comune a tutto il Paese. Il Governo invece di intervenire per risolvere questa situazione la aggrava con tagli alla spesa sociale e all’istruzione, con la compressione di salari e pensioni di cui l’attacco al contratto nazionale di lavoro è solo l’ultimo atto. Inoltre, questo Esecutivo si adopera a fomentare la guerra tra i poveri con provvedimenti razzisti e xenofobi sull’immigrazione.

    Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.

    Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.

    Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.

    E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.

    domanda. questo testo è buono o non è buono? secondo te siamo stati egemonizzati da di pietro? se di pietro firma questo documento (che è un appello per una manifestazione contro berlusconi e non un programma di governo o l’unificazione dei partiti o che so io) noi dovremmo dire che siccome era contrario alla commissione d’inchiesta su genova allora noi non dovremmo stare in una manifestazione insieme e tanto meno fare un appello insieme per farla? seguendo la stessa logica non dovremmo mai fare liste con il pdci che ha rotto rifondazione per entrare al governo che ne ha fatte di tutti i colori. non dovremmo fare liste no tav col pd in val di susa perché il pd a livello regionale e nazionale è a favore della tav. non dovremmo fare un accordo con l’udc per la legge elettorale. insomma non dovremmo fare niente con nessuno che non la pensi come noi.
    ma dai!
    è maturo il tempo che ci sia una manifestazione generale contro berlusconi? si o no? la manifestazione sarebbe più o meno efficace se fosse indetta separatamente? o è più efficace se è indetta unitariamente sui contenuti di quell’appello? chi vi partecipa cambia natura, identità? no
    e allora? dov’è il problema? dov’è?
    mah!

  93. si certo ramon è maturo il tempo (diciamo sarebbe maturo che gli italiani rispondessero in massa al di là della collocazione partitica).
    ma un’appello che “minaccia” bersani francamente non può essere condivisibile così com’è stato posto.
    sarà che la comunicazione è un problema secondario………..sarà, che te devo dì.

  94. minaccia? in che senso scusa?

  95. vuoi chiamarlo “invito”? chiamiamolo invito, ma la sostanza a mio parere non cambia. visto che quest’esigenza è nata dal “basso” e per basso intendo rete e non basso come militanti di un partito specifico, io, politicamente parlando, avrei pressato su quest’aspetto e non avrei nemmeno aspettato l’elezione del segretario del pd per poi fare una cosa del genere. non mi metto a discutere sulla questione di di pietro, perchè appunto questa protesta dovrebbe riguardare tutti coloro a cui sta a cuore la democrazia in questo paese, ma fatta così questa conferenza stampa e quest’appello ha proprio “aria” di strumentalizzazione.
    le proteste dal basso vanno considerate e semmai partecipate dai partiti che ne appoggiano la motivazione (come può esser stata l’onda a suo tempo), ma far di questo teatrino politico è controproducente per tutti.
    è un mio pensiero, ovviamente. ma ritengo che ora giocare sulla stampa sul fatto che bersani rifiuta di partecipare o magari deciderà di partecipare, nuocerà ai più deboli. e non certo a di pietro.

  96. Cara Maria, di che minaccia stai parlando? Forse per il fatto che non abbiamo concordato la cosa direttamente con lui ma invitiamo lui e il suo partito (come gli altri) a partecipare? Trattasi di “lesa maestà”?. Beh, se è questo che intendi forse è proprio questo il “nostro” più grosso problema (in quanto presente in tanti compagni nel nostro partito): parlare molto di autonomia dal PD ma poi pendere dalle labbra dei suoi “leaders” (come amano definirsi) di turno. Autonomia è dettare l’agenda politica e trovare convergenze sulle singole iniziative con chi ci sta di volta in volta come ha spiegato bene ramon, non seguire a ruota le iniziative di altri, accodandosi o dissentendo.

  97. COMUNISTA Says:

    Provo a risponderti se riesco, se si vuole una amnifestazione unitaria delle opposizioni, (quindi provo a seguire il tuo ragionamento e non una solo dei comunisti) si prepara davvero con tutta la cura possibile io non convoco qualcuno, perchè a volte funziona a volte no è già successo vedi quella di qualche tempo addietro promossa sulla libertà di stampa ma a volte non funziona se promossa da solo forze politiche. Non è la prima volta che DiPietro scende da solo in piazza in questi mesi non mi pare che ciò sia stata una così grave mancanza per il PRC. Ti ripeto è la solita politica del PENDOLO che ben conosciamo praticata in anni passati, abbiamo letto e riletto (quando ci fa comodo polemizzare sulle posizioni di DiPietro! ) le accuse che muoviamo a Dietro vedi anche la sua presunta linea liberale adesso è un ottimo compagno di strada ma via riusciamo così solo a disorientare, assomiglia anche questo ad un film già visto tutti gli anni si faceva una manifestazione contro la finanziaria (cosa giusta) ma aveva più il sapore del “è bene manifestare” come tu proponi che di una vera strategia ti domando ma pensi davvero sia così decisiva una manifestazione così promossa per incidere nei confronti di questo governo e dello spostamento dei rapporti di forza? permettimi di mantenere tutti i miei dubbi ( se vedrò risultati diversi pronto a fare ammenda). si confermo che DiPietro per la sua disinvoltura (ultime dichiarazioni : voterò la proposta dell’abbitimento dell’IRAP se insieme la detassazione delle tredicesime) è politico spregiudicato usa secondo me bene la televesione riesce a far buon marketing ed ultimamente si muove da”VELTRONIANO” cioè arruola ex sindacalisti, Filosofi che si richiamano al comunismo vedi Vattimo, vittime di mafia, e poi anche padroncini, personaggi ambigui e riesce a perforare la mente di tanti lavoratori lo confermo di nuovo e mi pare evidente che lui cercherà di accattivarsi i nostri voti che possono sembrare inefficaci se dati alla nostra federezione. Io continuo ad aver chiara questa sua strategia mi pare davvero poco lungimirante che tanti dirigenti come te non lo percepiscono, pur di uscire dall’isolamento non dobbiamo regalarci a qualche dissimulatore in realtà di destra.

  98. no non sono d’accordo.
    non ho detto che politicamente non si debba discutere con tutte le forze politiche dell’opposizione, non ho proprio detto questo. ho parlato della modalità e dei tempi e dei modi.
    mi spiace esser fraintesa, comunque pazienza.

  99. adesso ho capito maria. e in realtà hai delle buone ragioni, che secondo me nicola non ha ben compreso. io non le condivido perché penso che sbaglino bersaglio, non in quanto tali. ci sono stati in questi mesi appelli e richieste da più parti per unificare in piazza la protesta contro berlusconi. c’è stato anche un appello per una manifestazione nazionale su facebook che ha raccolto credo circa 150mila firme. che pubblico: “A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali -come ribadito in questi giorni dalla stampa estera ce definisce la nostra “una dittatura”- e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell’Utri.

    Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.”

    credo tu ti riferisca a questo quando parli della promozione “dal basso”.
    ma, come vedi, questo appello ha contenuti precisi. limitati e indifferenti ai problemi sociali.
    l’onda è un movimento studentesco e di insegnanti che si è espresso anche indicendo e facendo manifestazioni. una manifestazione contro un governo e per la sua caduta non è un movimento. casomai è l’unità di diversi movimenti di opinione e di forze politiche, oltre che di espressioni di lotte locali e nazionali. il paragone è improprio.
    l’appello del prc e dell’italia dei valori contribuisce ad allargare la partecipazione sia perché sono forze notoriamente diverse fra loro sia perché introducono elementi di contenuto più larghi e qualificanti.
    è anche una sfida al pd. si. lo è. ma non è provocatoria. è un invito ad indire insieme una manifestazione. provocatorio fu il pd quando indisse una manifestazione di partito con oratori di partito e disse che anche altri potevano andarci.
    sottolinea una verità conosciuta e nemmeno negata dal pd e dallo stesso bersani. noi abbiamo chiesto le dimissioni di berlusconi e loro no.
    non si può richiamarli a manifestare per chiedere le dimissioni di berlusconi? io credo di si. ma questo non è un teatrino. scusa. è normale dialettica politica.
    un bacio

  100. ramon io oggi a montecitorio (in radio) ho ascoltato le dichiarazioni di di pietro. che oscillano politicamente non si capisce bene come (ma è anche ovvio, è un problema di opposizione palramentare che riguarda il rapporto suo specifico col pd). non voglio soffermarmi assolutamente su questo. però una cosa vorrei dirla. il mio appunto non si riferiva al fatto che non si debba richiamare il pd, ma ripeto, al fatto dei tempi e dei modi che non condivido. e il teatrino si rifersce proprio a questo, non alla dialettica politica in quanto tale.
    poi un’altra cosa. hai riportato un appello di fb. bene. sarebbe stato “bello” costruire in qualche modo una rete di contatti con la base (partitica e non) che contrubuisse ad alimentare non solo la motivazione della partecipazione, ma anche il contenuto politico della manifestazione. questo prima di ogni altra uscita pubblica. forse quello che dico verrà preso come una sorta di sfumatura o di sottigliezzaa poco attinente. ma non è così.
    “costruire” un apparato di protesta non è facile. questo per noi sarebbe stato costruttivo ancor prima di uscire con l’appello insieme ad altri lider.
    ma chiudo qui, perchè davvero non vorrei esser più fraintesa.
    un bacio.

  101. lucaocchionero Says:

    Si facciano tutte le manifestazioni che si vogliono ma Berlusconi non lo si sconfigge con l’aggregazione “indistinta” di tutte le opposizioni. Bisogna ammettere che Berlusconi e la PDL sono gli unici ad avere una visione della società. Naturalmente la loro visione: classista, proprietaria, egoista, privatistica; così estrema da considerare gli organi dello stato “comunisti” solo perchè contrappongono elementarissime norme di convivenza gran parte delle quali volute dalla DC che ha governato questo Paese per decenni. Questa aggregazione indistinta ha una visione alternativa della società? No. Ha una visione alternativa dell’economia? No. Ha una visione alternativa di come superare(non si supererà) la crisi senza che paghino i lavoratori? No. Ha una visione alternativa rispetto alla concertazione ed alla unità sindacale? No. Lo ha detto Ferrero ieri: non possiamo prendere per il culo la gente! Perchè invece di parlare di alleanze impossibili che non stanno nè in cielo e nè in terra non ci concentriamo su un programma alternativo sull’economia ed il lavoro? Salario Sociale, estensione della tutela ex art.18 dello Statuto dei Lavoratori alle piccole imprese, Riforma delle leggi fallimentari(i lavoratori sono al momento sempre truffati), legge nazionale per la sicurezza sul lavoro riformando radicalmente l’ufficio dell’ispettorato del lavoro; abolizione della legge Biagi e ritorno ai contratti formazione e lavoro. Perchè la federazione non discute su questi punti invece che discutere su alleanze allucinanti e culturalmente devastanti?? Altro che minoritarismo…

  102. lucaocchionero Says:

    SPERIAMO CHE SI CHIUDA COSì QUESTA VICENDA

    Al governo insieme? Sarebbe un inganno»
    Autore: Andrea Fabozzi

    Testata/Fonte: Manifesto del 27 ottobre 2009

    Anche Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, ha fatto gli auguri a Bersani «ci mancherebbe, abbiamo un ottimo rapporto personale» ma più in là non va. Da questa parte della sinistra «extraparlamentare» non ci si aspettano grandi novità nel rapporto con il Pd. Opposizione comune al governo sì – ma proprio oggi Ferrero presenta una manifestazione di Prc e Comunisti italiani con Di Pietro – alleanza per il governo no.

    Segretario Ferrero, cosa cambia per voi con l’elezione di Bersani?
    La cosa principale è l’uscita dal veltronismo, inteso come autosufficienza del partito democratico. Un’idea che si teneva insieme con il tentativo di cancellare della sinistra attraverso le soglie di sbarramento e il voto utile. In secondo luogo da parte di Bersani mi pare che ci sia un’attenzione maggiore al quadro sociale.

    Lo dice per il riferimento che ha fatto all’«alternativa»?
    Al momento è solo uno slogan diverso, vedremo cosa c’è dentro e se qualcosa cambierà sul serio. Io me lo auguro, ma il fatto che Bersani non eluda la questione sociale non vuol necessariamente dire che saprà proporre risposte di sinistra. Perché si tratta non solo di andare contro le politiche di Berlusconi ma anche quelle di Confindustria. Su questioni come la redistribuzione del reddito e l’intervento dello stato nell’economia. Ci confronteremo ma resto prudente. La vera novità è quella sul sistema politico, la fine della «vocazione maggioritaria».

    Che però faceva il paio con la vostra scelta, da sinistra, di rompere con il Pd. È tempo di rivedere anche questa posizione?
    No, io penso che il problema più urgente sia superare il bipolarismo così com’è. Altrimenti l’alternativa che ci viene posta è sempre quella tra il voto utile e l’andare al governo con Mastella. Bersani mi sembra disponibile ad andare oltre questo bipolarismo chiuso che è poi il terreno di crescita del berlusconismo e insieme l’arma di distruzione della sinistra. Col bipolarismo non si sposta niente, le lotte sociali non incidono. La Cgil ha fatto i suoi scioperi ma nulla si è mosso.

    Al momento Bersani si limita a riaprire le porte a un’alleanza a sinistra, nel quadro dell’alternanza centrosinistra-centrodestra.
    E noi confermiamo che non ci sono le condizioni per fare un accordo di governo con questo centrosinistra. E che siamo ovviamente interessati a costruire un’alleanza per battere Berlusconi, ma non per riprodurre lo schema bipolare.

    Non teme l’isolamento nel momento in cui Sinistra e Libertà è più disponibile a cercare un accordo?
    Non si possono fare pasticci. Non si può firmare un accordo di governo e poi scoprire che sulle liberalizzazioni la pensiamo in modo opposto, che sulla guerra in Afghanistan non siamo d’accordo per niente. Vedo lo spazio di un discorso comune per battere Berlusconi, ma in questo contesto gli elementi di unità sono tutti da cercare.

    Va a finire che proprio l’elezione di Bersani scaverà un solco tra voi e Sinistra e Libertà. Vi eravate mandati messaggi concilianti negli ultimi tempi, il rapporto col Pd può far crollare tutto?
    Chi oggi vede lo spazio per alleanze di governo non si capisce perché non si sia alleato con il Pd già nel 2008. È sbagliato immaginare adesso tranquillamente un accordo con il Pd senza valutare cosa è successo col governo Prodi. Chi lo fa ha un’altra linea politica: si pone come una corrente esterna del Pd. È legittimo ma è un’altra cosa. Il discorso è però prematuro, questo è il momento di mandare a casa Berlusconi con un’opposizione comune.

    Anche con l’Udc?
    Più larga meglio è, ma sempre sui contenuti. Bisogna passare da una discussione tutta sulla moralità del premier alle questioni economiche e sociali.

    Non vi sarà indifferente la possibilità che dal Pd si scindano teodem e rutelliani.
    Il fatto che se ne vada qualcuno non sposta automaticamente a sinistra quelli che restano. Io nei due anni di governo Prodi non ho litigato solo con Mastella ma con tutto il resto del governo sulle politiche economiche, sulla guerra e le grandi opere. Per questo considero poco serio fare finta di non vedere quei nodi politici che abbiamo già incontrato soltanto perché Bersani viene da una storia più di sinistra di Franceschini. Altrimenti riproduciamo lo stesso schema: ogni dieci anni facciamo un governo che alla prova dei fatti non reggiamo.

    Manifesto del 27 ottobre 2009

  103. Giacomo Says:

    E’ stato molto chiaro Ferrero l’altro ieri:”siamo autonomi dal PD e alternativi strategicamente. Il centro del nostro lavoro politico è la costruzione del lavoro sociale, il rilancio della rifondazioen comunista e la costruzioen della federazioen di alternativa. non vi è alcuna possibilità di fare accordi di governo con il PD e proponiamo un accordo per superare il bipolarismo tornando alla legge elettorale proporzionale.”
    Paolo Ferrero

  104. stefanog Says:

    Solo due battute in merito a tanti interventi e scusate il tono volutamente, stavolta, provocatorio.
    Ma come cavolo è possibile che dei compagni e delle compagne continuino a parlare di politica con lo stesso linguaggio, gli stessi argomenti, la stessa grammatica mentale con cui se ne parla in tv o nei giornali ad alta tiratura? Sembra quasi che ci abbiamo addosso – mi ci metto anche io ovviamente – una sorta di schizofrenia: da una parte si ragiona e si racconta di lotte, di comunismo di programmi di lavoro, di ritorno fra le persone, dall’altra si ripetono le formule personalistiche e politiciste della politica politicante (alleanze si o no, con chi o contro chi) alchimie insomma di cui a coloro che vorremmo intecettare interessa assai poco temo. Vogliamo capirlo o no che se vogliamo realmente considerare le istituzioni uno strumento e non l’obiettivo principale del nostro agire dobbiamo fare a meno degli schemi che dichiariamo di voler superare?
    Questo significa non ragionare di alleanze o di scelte elettorali? Affatto significa solo basarle su contenuti e non su formule, su prerogative e non su criteri astratti. Difficile ma necessario.
    Ce lo vogliamo poi mettere in testa che siamo un piccolo partito in una per ora piccola e futiribile federazione?
    Non lo dico per fasciarmi la testa ma perché se crediamo di essere ancora il Prc del 2006 stiamo parlando d’aria fritta, sia in termini di peso nella società che di capacità di intervento reale.
    Sulla manifestazione poi: Come tante e tanti ho poco o nulla da spartire con IdV però:
    Come non notare che media e grandi giornali anche di centro sinistra censurano già la notizia di una manifestazione fatta in alleanza?
    Come non notare che questa scelta pone il PD – scusate ma non parlo di persone ma di partiti- in seria difficoltà? Il suo gruppo dirigente per ora prende cortesemente le distanze ma c’è una base irrequieta che si è stufata dell’opposizione di velluto. E noi ci tiriamo indietro?
    Starà poi a noi portarci non solo bandiere ma contenuti, spinte su temi sociali, politici economici, aggregare in piazza chi paga la crisi e di questo governo non ne vuole più sapere punto.
    E poi, se la inventa chi vuole la manifestazione una emergenza democratica? Secondo me no, per alcuni trattasi solo dei problemi del presidente del consiglio per me di una condizione più diffusa che ha portato ad istituzioni locali monocratiche, alla perdita di ruolo dei parlamenti locali e nazionale, all’impossibilità di trovare una sponda politica nel conflitto. Di questo il sistema maggioritario è profondamente responsabile. E allora, ci si prepari ad andare in piazza, il 5 anche con Di Pietro come in tante altre occasioni da soli.

  105. Ramon scusa per lo spamming, hai ragione.

  106. giovanni Says:

    Ramon,
    consentimi di dire che la tua risposta ,perquanto garbata e gradita,sia fuori
    fuoco.Pur pensando che sia secondaria ( cosa che è vera di tutte le cose
    tranne la vita e la morte)la comunicazione nei termini che sottolineavo è
    sempre più una questione di rivoluzione culturale.Permettimi di dire che affermare che la comunicazione è assolutamente secondaria è in se un
    ossimoro sopratutto se scritto su un blog. Non credo che sia stato secondaria la radio ai tempi del ventennio o del terzo reich,e non credo che sia stato secondario il foglio chiamato iskra nella russia di lenin . Non credo che sia secondaria la tv del nord america ne nell’iyalia di oggi e temo anche in quella di domani. La questione della solitudine forse può esserlo perchè attiene ad un’aspetto involontario della nostra antroplogia.
    Ma la comunicazione è per definizione la radice stessa della comunità!!
    Ci sono aspetti che attengono le caratteristiche specifiche di ciascuno,altri
    che individuano e rappresentano gli interessi ed i bisogni ma senza la capacità e la volontà di strutturare una comunicazione all’altezza del momento storico in cui si manifesta una DATA priorità ciò che è secondario (come anche tu hai ammesso nella lettera ricordando i passaggi televisivi da Vespa,sopravvalutandoli) assume i contorni della priorità.Infatti mi sono riferito alla comunicazione come espressione di una crescita culturale,di un modo e di una qualità di interazione e dialogo
    anteponendola alla tecnologia o alla distribuzione.In realtà ramon parlavo proprio della comunicazione senza la quale neanche la guerra e tantomeno la pace è possibile.Ti ringrazio comunque per ciò che hai detto anche io imparo sempre qualcosa di più o meno secondario in ogni nostro scambio.
    Un abbraccio forte anche a te.

  107. ramon, non so se sono eccessivamente perverso ma vedo la prospettiva di un vicolo cieco se un governo di questo tipo dovesse nascere.. secondo me la proposta è sbagliata non perchè irrealizzabile.. è sbagliata in se’..
    dopo anni di berlusconi avremo la forza di dire, secondo te, :”ok, abbiamo una legislatura con la destra all’opposizione ma è finita qua, abbiamo la legge elettorale, bisogna tornare a votare”? una posizione di questo tipo che effetto avrebbe su quel elettorato che abbiamo tanto a cuore il quale vede, giustamente, una vittoria di questa destra come una catastrofe? ci capirebbero? boh
    e il mettere in atto “ritorsioni parlamentari” non sarebbe visto come un litigio tra partiti?
    io non mi sono mai sognato di dire che l’importante è la purezza comunista.. il mio circolo partecipa ad un comitato antirazzista “egemonizzato” da sel.. facciamo un lavoro importante tra i precari della scuola anche se il portvoce del comitato precari è un socialista.. non ci siamo mai sognati di dire che visto che questi comitati non sono comunistissimi noi ce ne laviamo le mani.. partecipero’ alla manfestazione contro il governo anche se c’è la firma di di pietro sul manifesto.. detto questo ho un progetto e una visione del mondo che è opposta a tutti questi personaggi e il pensare che il supeamento del berlusconismo e di questo sistema politico -elettorale ( che non è un capriccio di veltroni ma una necessità della borghesia italiana) passi attraverso accordi con loro (organici, “finalizzati a”, di desistenza ecc ecc),secondo me ci riporta agli errori fatti negli ultimi anni..
    e second me ti contraddici quandi dici che : “tu puoi dire che ti allei alle elezioni con chi dice che vuole ridurre anche se di pochissimo la precarietà” perchè se non esiste possibilità di accordo politico, null’altro se non la legge elettorale deve rientrare tra le motivazioni di un’alleanza.. o no?
    torno a dire che penso sia centrale quello che dicevi nell’articolo.. ossia l’importanza di essere percepiti come non “uguali agli altri” come un collettivo di persone che si pongono chiaramente come alternativa complessiva e che non lo dicono e basta ma lo praticano, in tutti campi (dai gap alle occupazioni delle fabbriche)e a tutti i livelli, dal parlamentare al militante di base. non possiamo piu’ permetterci “astensioni, assenza dai voti, voti tecnici”. non è piu’ tempo..
    non mi ha mai paralizzato il rishio che le battaglie che faccio possano andare male.. molte volte mi ha paralizzato la sensazione che il lavoro fatto veniva buttato a mare perche’ se veniva portato alle estreme conseguenze c’era il rischio che: “ritorna la destra”..

    ricambio l’abbraccio

  108. Bucharin77 Says:

    Gli altri del 29 ottobre 2009, Gennaro Migliore. Lascio giudicare a voi:
    “Su un altro versante, quello della ricostruzione della sinistra, è altrettanto importante misurarsi con i temi della democrazia, quanto con quelli della proposta politica per l’alternativa. Da Rifondazione comunista sono arrivate più voci che hanno segnalato il punto, pur essendo tra di loro tutt’affatto diverse. È arrivata la voce del segretario che, a margine di una conferenza stampa con Di Pietro, ha re illustrato la tesi secondo cui Sel sia una corrente esterna del Pd, che si dipinge quasi come un nemico. Una considerazione buona per maturare qualche consenso in un congresso (per altro proprio Ferrero dovrebbe sapere che si è chiuso più di un anno fa…), non certo per parlare seriamente della sinistra di cui il paese ha urgente bisogno. Per altro, se gli uomini e donne di Sel decidessero di partecipare al dibattito del Pd direttamente, ci sarebbe una strada più consona e più efficace, entrare in quel partito. Ma siccome abbiamo dichiarato che non ne abbiamo l’intenzione e che stiamo proprio per questo rafforzando e accelerando la costruzione di Sel, è bene che il segretario di Rifondazione se ne faccia una ragione.
    Due interventi, uno di Grassi e Steri sul Manifesto e quello di Rocchi su gli Altri, avanzano un terreno di discussione che entra più nel merito e, per entrambi, che propone come premessa il rispetto delle scelte passate. I due articoli, però, sono a mio avviso molto diversi sul nodo cruciale dell’impresa politica che intende costruire Sel. Se Rocchi non va oltre un generico appello alla sinistra unita e plurale, riproponendo la bontà della formula della federazione, a partire dalla discriminante anticapitalista, Grassi e Steri elaborano più articolatamente un progetto di unità d’azione, nelle lotte e nelle urne. Per essere ancora più espliciti, non si può neppure iniziare a discutere se non è chiaro che Sel non ha la discriminante anticapitalista (sebbene contenga al suo interno parti che rivendicano quella cultura politica, tra le quali certo la mia). Sel ha l’ambizione di proporre un terreno di incontro per culture politiche della sinistra “realmente” diverse e diverse anche su questo punto. Oggi, c’è bisogno di ricostruire una massa critica che parli al paese e alla sua mortificazione quotidiana. Che pensi a coltivare la costruzione di una sinistra, per evitare che dalle due sinistre si passi a nessuna. Che pensi ad una proposta per il governo e non di governo, a partire da un rinnovato rapporto con il Pd di Bersani. Perciò va riconosciuto a Grassi e Steri di porre il terreno della discussione su un terreno praticabile, a partire dalla costruzione dell’opposizione e delle proposte per le prossime tornate elettorali. Eppure, anche questo terreno è fortemente segnato dal tema della legittimazione e della partecipazione democratica. La democrazia non è una variante “organizzativistica” del nostro far politica, non è il secondo tempo del film in cui il primo è quello dell’illustrazione pedagogica dei “grandi temi” del dibattito pubblico. Questo sentirsi impegnati a scegliere, questo “ci sono anche io”, è il luogo in cui si combatte il populismo. È in questo “anche io” che si può pensare a ricostruire un “noi”. Un “noi” di sinistra.”
    Peraltro Grassi e Burgio oggi sul sito di Essere comunisti rilanciano la proposta di Vendola di una manifestazione unitaria con il PD sui temi della ‘precarietà” e del ‘lavoro’. Sulla manifestazione del 5 dicembre neanche una parola. In quel giorno constateremo quali saranno le federazioni mobilitate e poi vedremo chi è che lavora per l’unità del partito e chi invece ne ha fatto solo un feticcio propagandistico.

  109. Bucharin tu vedi complotti dovunque…adesso pure un asse Grassi-Migliore? Contro chi? Migliore si arrampica sugli specchi,sono alla frutta e tenta di aggrapparsi a qualsiasi cosa per rimanere a galla(lui si intende…mica SEL di cui a lui non frega nulla)…..

  110. a volte mi viene voglia di arrendermi al fatto che ormai è impossibile discutere di contenuti e proposte ed idee in modo serio, senza scivolare immediatamente nella teoria del complotto, nella citazione della frase del leader, nella proclamazione di congetture che non solo non vengono dimostrate ma addirittura pretendono di essere dogmi indiscutibili.
    ma poi, essendo cocciuto, non dispero ed insisto.
    quindi insisto. e rispondo.

  111. cara maria, mi dispiace ma, a quanto pare, siamo proprio in disaccordo. per fare una manifestazione ci vuole la volontà di farla. gli appelli, per giunta postati su facebook e con contenuti parzialissimi al punto di non richiamare nessuna ragione sociale per chiedere che berlusconi se ne vada, non bastano. se noi il pdci socialismo 2000 una volta tanto insieme a di pietro diciamo che siamo pronti a farla e che proponiamo a tutti di INDIRLA insieme e proponiamo una data, e lo facciamo su un testo corretto e giusto, non capisco dov’è il problema. veramente non capisco. ci vorrà qualcuno che prenoti treni e pulmann, qualcuno che pensi alla piazza, al palco, agli accordi con la questura, e a far si che tutti quelli che vogliano partecipare lo possano fare nel miglior modo possibile. o no? e qualcuno pensa che queste cose si risolvono in internet magari accendendo una discussione infinita nella quale magari la data e l’ora diventano lo spartiacque fra chi è più di sinistra e chi è più di destra? il contenuto della manifestazione è la richiesta delle dimissioni di berlusconi. punto. ognuno ci mette le sue motivazioni, le sue idee, i suoi cartelli, i suoi striscioni, i suoi volantini. è successo un milione di volte. sembra che per fare una manifestazione si debba condividere la critica del programma di gotha. o che si debba costruire dal basso il programma rivoluzionario strategico fondamentale.
    quello che tu chiami l’apparato di protesta c’è. è in tutte le lotte e in tutti i movimenti e in tutte le manifestazioni che fino ad ora ci sono state. l’onda, la manifestazione contro il pacchetto sicurezza, contro l’attacco alla libertà di stampa, negli scioperi della fiom e del sindacalismo di base, nelle manifestazioni contro l’omofobia. e ne dimentico certamente alcune. sono tutte state unitarie in un modo o nell’altro.
    che ce ne sia una che chiede le dimissioni di berlusconi, perché ci sono tutti i motivi per chiederle, non è altro che una cosa giusta da proporre.
    veramente non capisco questa critica che avanzi. ma forse, come dici tu, fraintendo.
    un abbraccio

  112. caro lucaocchionero, con te sono ancora più in dissenso. chi ha mai detto che un progetto di società si costruisce con l’opposizione indistinta. chi? dove? come? quando?
    se tu scambi una manifestazione per chiedere le dimissioni di berlusconi con una alleanza strategica veramente trasecolo. se tu dici che qui si vuole indicare una alleanza allucinante e culturalmente devastante secondo me così manifesti solo la tua paura di essere sempre egemonizzato da altri. e quando c’è questa paura vuol dire che si pensa di avere una proposta debole e che per questo bisogna isolarsi dalla realtà.
    come puoi pensare che una manifestazione contro berlusconi debba essere fatta solo da chi condivide un progetto di società, un programma, le priorità del programma e chi più ne ha più ne metta?
    come se le lotte dovessero fermarsi o adeguarsi per il fatto che c’è una manifestazione contro berlusconi!
    inoltre aggiungi l’intervista di ferrero al manifesto e scrivi “speriamo che si chiuda così questa vicenda.”
    a parte la solita mania di cercare nelle parole del leader la conferma e la prova del tradimento o della giustezza della linea, cosa significa “speriamo”? cosa?
    mah!

  113. grazie stefanog, concordo su tutto, virgole comprese.

  114. prcarmerina, niente scuse. puoi tranquillamente continuare a postare ciò che vuoi. non ricordo che tu abbia mai tentato di imporre nessuna discussione su questo blog. link e annunci non fanno male a nessuno.
    un abbraccio

  115. hai ragione giovanni. dico davvero. in questa definizione di comunicazione mi riconosco totalmente. io ne davo una accezione più legata ai media e al sistema informativo. messa così è inoppugnabile.
    un abbraccio

  116. caro benny, il gioco polemico, ma civilissimo, che fai può continuare all’infinito. messa così qualsiasi cosa noi diciamo o facciamo può essere criticata con l’argomento che nessuno ci capisce. ed infatti siamo in minoranza, sconfitti, e deboli. o pensi che quando diciamo che vogliamo abolire la proprietà privata siamo capiti? suvvia.
    nello specifico se tu dici che il istema elettorale ha prodotti mostri, un parlamento non rappresentativo perché il conflitto sociale non può essere rappresentato, i movimenti per i diritti civili non hanno un solo gruppo parlamentare laico, e il premier può usare una maggioranza parlamentare per fare ciò che vuole su cose nemmeno citate nel suo programma elettorale, e che per questo bisogna cambiare la legge elettorale e votare il più presto, usi argomenti solidi. controcorrente ma giusti e solidi. dici che siccome il sistema è voluto e congeniale alla borghesia, ed è vero, allora è intoccabile e che tentare di cambiarlo è illusorio. dunque la borghesia è onnipotente. dunque non esistono contraddizioni. dunque noi possiamo solo denunciare la malvagità della borghesia. la storia, caro benny, è piena di esempi che dimostrano il contrario. e da che mono e mondo i rivoluzionari non sono mai stati indifferenti alla forma dello stato. ed hanno sempre fatto il diavolo a quattro per tentare di assicurarsi condizioni di maggiore agibilità politica per far valere le loro posizioni.
    e ribadisco che puoi fare un accordo contro berlusconi sulla base della legge elettorale e non sul governo. è possibile. ed è privo di senso indicare che quelli con cui lo fai hanno sulla precarietà posizioni ben diverse dalle tue. perché se non dici che vuoi battere berlusconi proprio loro ti diranno che la loro posizione minimalista sulla precarietà è pur sempre meglio della tua che nei fatti fa vincere berlusconi ed aumenta la precarietà. e se fai questo e dici che non vuoi ministri, che in ogni caso ci sono cose che non voterai mai, e se invece che accapigliarti in questo modo sulle alleanze snaturanti farai il tuo lavoro sociale, vedrai che si comincerà a vedere la tua diversità.
    a me sembra chiaro come il sole.
    un abbraccio

  117. caro bucharin, devi avere una vera ossessione per la componente di essere comunisti. se addirittura ti rifai a migliore e ai suoi maldestri tentativi di vedere ciò che in rifondazione non c’è per giustificare le sue tesi vuol dire che proprio sei fuori dalla realtà. cerca di attenerti ai documenti votati, alle decisioni prese, e non fare processi alle intenzioni. secondo migliore grassi avrebbe fatto l’accordo con vendola al congresso. smentito. come sarà smentito sulle cose che dice in questo articolo. o davvero pensi che essere comunisti non abbia a cuore l’anticapitalismo come discriminante per fare l’unità a sinistra? o davvero pensi che essere comunisti voglia boicottare la manifestazione del 5 dicembre?
    ma fammi il pacere!
    il problema è che forse a te piacerebbe che in rifondazione iniziasse una bella e nuova guerra interna. foriera di altre divisioni, in modo che tu possa sfogarti per bene a parlar male di essere comunisti. mi dispiace ma rimarrai deluso.
    ciao

  118. Bucharin77 Says:

    Caro Ramon, purtroppo non ho spiriti così pugnaci. Né un particolare astio verso Essere comunisti, cui riconosco non pochi meriti nella storia di Rifondazione. Diciamo che è solo che ritengo che si dovrebbe ragionare con schemi politici un po’ diversi dopo quello che è successo negli ultimi vent’anni. Non si può pensare che il vecchio schema togliattiano sia valido perinde ac cadaver (frontismo, istituzionalismo etc.) con un partito al 2%, con il partito democratico al posto della socialdemocrazia e senza sindacato di classe. C’è bisogno di un altro tipo di partito e di strategia di partito. E ho l’impressione che non tutti se ne siano accorti.

  119. caro bucharin, per sostenere questa tesi non c’è bisogno di accusare grassi di farsela con migliore. questo si è un modo di discutere che riecheggia gli schemi togliattiani e stalinisti per cui chi non la pensava come lui o era un pidocchio o se la faceva col nemico.

  120. Caro Ramon i tuoi interventi sulla questione del governo non mi convincono, restiamo all’interno delle capriole concettuali che per decenni Rifondazione è stata costretta a fare tra rifiuto a parole del male minore ed elaborazione di complessi schemi di alleanza (desistenza, appoggio esterno…).

    So bene che queste oscillazioni hanno una componente oggettiva (una analisi approfondita dell’elettorato della sinistra radicale mostra la compresenza di rifiuto delle politiche neoliberali del centro-sinistra e pulsione al voto utile per sconfiggere la destra). E tuttavia, il fatto che la questione del governo ci ha portato alla quasi scomparsa dovrebbe sconsigliare di insistere su questa strada totalmente fallimentare dal punto di vista dei risultati contenutistici.

    Giustamente dici che porre la questione del governo come dirimente spaccherebbe tutti i soggetti della federazione: a me sembra un segnale importante che tradisce il carattere pasticciato e destinato allo sfascio della stessa… La svolta a sinistra per me vuol dire da un lato svolta verso il sociale e i movimenti (e qui siamo d’accordo), ma dall’altro rifiuto costitutivo di ogni alleanza col PD e riavvicinamento con tutte le forze alla sinistra del PRC (Sinistra Critica, Pcl, Pdac, Rete dei Comunisti + Sindacati di base e Rete 28 Aprile). Mi spiace vedere che il tuo giudizio generale su FalceEMartello e sulle ex sinistre interne le caratterizzi come forze con prospettive ipercomuniste e marginali… Può darsi che l’isolamento spinga ad un eccesso di estremismo verbale, ma le previsioni pre-2006 erano accurate e le posizioni attuale più che condivisibili…
    Perchè, invece di fare una Sinistra&Libertà numero 2 destinata, nel caso estremamente fortunato di successo, a una coazione a ripetere di “rospi da baciare” e di scissioni di destra, non fare un partito di lotta coerentemente anticapitalista?

  121. Giacomo Says:

    Caro Paolo la rete dei comunisti fa parte della Federazione cosi come il sindacalismo di base e con la rete 28 Aprile i rapporti sono ottimi.
    Per sinistra critica:ci sarà a giorni un congresso in cui uno dei due documenti presentati parla apertamente di far parte sin da subito della Federazione.
    Tra l’altro a Novembre(Ramon sapevo a Bologna,confermi??) ci sarà la seconda assemblea che sarà preludio di un congresso fondativo della Federazione stessa in cui saranno nominati gli organi dirigente e un coordinatore nazionale.
    Altro che arcobaleno quello lo stanno facendo quel che resta di sinistra e libertà

  122. sì ramon, è come dici tu. hai frainteso.
    un bacio

  123. Marco Fars Says:

    Ciao Ramon, mi stupisce avendo letto un pò di commenti che nessuno faccia riferimento alla Lega.
    Se dici Lega pensi a federalismo. In questo concetto Bossi è riuscito a racchiudere tutto il condesato di paure ed egoismi fondanti il carattere, l’identità e la proposta politica del suo partito.
    Effetti:
    1 semplicità ed immediato impatto comunicativo con o senza copertura mediatica;
    2 governo come tattica e non strategia, ovvero tutto ruota intorno all’ottenimento di questo unico punto focale nelle scelte di collocazione elettorale;
    3 pezzi diversissimi di soggettività si ritrovano insieme ovvero una sorta di federazione dell’alternativa alla costituzione della repubblica italiana;
    4 se ottiene quel modello istituzionale rafforza e afferma la sua idea di società.
    Dunque in maniera diametralmente opposta ma similare per noi deve essere la fuoriuscita dal bipolarismo.
    Un abbraccio.
    Ps: quando una direzione del partito sarà chiamata a discutere di pratiche sociali come ad esempio le Brigate di Solidarietà Attiva?

  124. La mossa del cavallo continua ad essere ben presente in questo nostro partito io credo che nei circoli non sempre si comprende le decisioni assunte con disinvoltura compresa caro Ramon una manifestazione, non puoi per anni dipingere DiPietro come uomo di destra destra dico basta rileggersi tante relazioni e interventi nel CPN e Direzione e poi manifestarci assieme con grande disinvoltura. Non puoi dire tutto il male del PD liberista affossatore della sinistrae poi tranquillamente governare assieme in tante regioni e comuni sottoponi a continui sbandamenti le persone iscritte o no al partito e domani alla federazione, io penso che se vogliamo possiamo modificare nell’immediato il modo di costruire una manifestazione che non sia ovviamente di un ristretto nucleo di persone comuniste e di sinistra ma con forme completamente diverse.

  125. Giacomo Says:

    Carlo guarda che noi non organizziamo un bel niente.
    Noi aderiamo ad una manifestazione nata dalla rete,se Di Pietro vuole venire pure ben venga.
    Ricordo che agli scioperi fiom,cgil,giornalisti ecc,oltre a noi aderisce pure Di Pietro e altri.

    CERCHIAMO DI ESSERE CHIARI E CORRETTI : LA MANIFESTAZIONE E’ NATA DALLA RETE E SU FACEBOOK E’ PRESENTE IL GRUPPO CHE LA STA ORGANIZZANDO FORTE DI OLTRE 130.000 ISCRITTI!
    FERRERO HA CORRETTAMENTE FATTO RIFERIMENTO NELLA SUA DICHIARAZIONE AL GRUPPO,AL QUALE HA ADERITO SUBITO.
    IN SOSTANZA NON ORGANIZZANO IDV E FEDERAZIONE DELLA SINISTRA COMUNISTA MA ESSI ADERISCONO

    Vuoi lasciare la piazza dell’opposizione solo all’idv?
    Io no anzi noi no………

  126. Giacomo Says:

    Ha aderito anche Ferrando col suo Pcl

  127. Sulla manifestazione poi: Come tante e tanti ho poco o nulla da spartire con IdV però:
    Come non notare che media e grandi giornali anche di centro sinistra censurano già la notizia di una manifestazione fatta in alleanza?
    Come non notare che questa scelta pone il PD – scusate ma non parlo di persone ma di partiti- in seria difficoltà? Il suo gruppo dirigente per ora prende cortesemente le distanze ma c’è una base irrequieta che si è stufata dell’opposizione di velluto. E noi ci tiriamo indietro?
    Starà poi a noi portarci non solo bandiere ma contenuti, spinte su temi sociali, politici economici, aggregare in piazza chi paga la crisi e di questo governo non ne vuole più sapere punto.
    E poi, se la inventa chi vuole la manifestazione una emergenza democratica? Secondo me no, per alcuni trattasi solo dei problemi del presidente del consiglio per me di una condizione più diffusa che ha portato ad istituzioni locali monocratiche, alla perdita di ruolo dei parlamenti locali e nazionale, all’impossibilità di trovare una sponda politica nel conflitto. Di questo il sistema maggioritario è profondamente responsabile. E allora, ci si prepari ad andare in piazza, il 5 anche con Di Pietro come in tante altre occasioni da soli.

  128. X Giacomo e Pace come non oragazziamo noi? allora come mai abbiamo invitato il PD ad aderire e abbiamo tenuto una conferenza stampa? che ci siamo appropriati di una manifestazione promossa da qualcuno? suvvia siamo seri.
    Pace ma dove vedi la base del PD in subbuglio per la non adesione alla manifestazione? io proprio non ci riesco a vederle tutte queste situazioni di difficoltà di quel partito.
    Trovo molto discutibile il modo e credo pur io che DiPietro è pronto a spolparci con il voto utile! ovviamente non penso agli iscritti a coloro più militanti e attenti ma al voto d’opinione che pure riguarda le formazioni della federazione.

  129. PER GIACOMO leggiti il comunicato del PCL: “promossa da IDV e PRC”
    e le parole nei nostri confronti non sono per nulla tenere.

    Il Partito Comunista dei lavoratori parteciperà alla manifestazione nazionale contro Berlusconi promossa da IDV e PRC. Ma con una caratterizzazione politica indipendente.
    Parteciperemo, com’è naturale, ad una manifestazione che vedrà la presenza di tanta parte del popolo della sinistra, contro il governo più reazionario che l’Italia abbia conosciuto dal 1960: tanto più nel momento in cui Berlusconi tenta un affondo bonapartista e plebiscitario per reagire alle proprie crescenti difficoltà.
    Ma vi parteciperemo con l’autonomia della nostra proposta politica, fuori da ogni logica di ricomposizione del centrosinistra. Mentre Bersani e Vendola annunciano il proprio sospirato reincontro, Il PRC fa leva su Di Pietro per rientrare nel gioco, e Di Pietro a sua volta prova ad usare il PRC per massimizzare la pressione contrattuale su Bersani . Noi non partecipiamo a questa partita . La lotta contro Berlusconi non può essere usata ancora una volta per ricomporre un’alleanza di governo col PD, sotto l’inevitabile egemonia di Confindustria.
    Per questo porteremo in piazza la parola d’ordine “ Via Berlusconi, no ad un nuovo centrosinistra, governino i lavoratori”. E facciamo appello a tutte le sinistre politiche e sindacali per una lotta unitaria e radicale, a favore di un’alternativa vera.

    MARCO FERRANDO- PER L’ESECUTIVO NAZIONALE DEL PARTITO COMUNISTA

  130. caro prc san pietro in casale, ho cancellato il tuo post perché in questo blog non sono ammesse denunce su fatti sconosciuti a me a tutti i lettori. pensi che questo sia il luogo adatto per discutere di e se qualcuno ha cambiato la password di un computer del partito? ma dai!
    ma quando si imparerà a discutere seriamente di politica? quando?

  131. cari paolo e carlo, io non so più che dire. eppure mi sembra di essere stato chiaro. tentare di cambiare il sistema politico elettorale non è un calcoletto per trarsi di impaccio sulla questione del voto utile. è cambiare una realtà che impedisce che le lotte abbiano rappresentanza e che le leggi possano essere cambiate attraverso una dialettica parlamentare permeabile alle rivendicazioni della società. inoltre è anche un deterrente contro la logica del voto utile. non capire questo vuol dire non capire che non c’è lotta che non chieda che le sue rivendicazioni siano vincenti. ed è un dovere fare una proposta che affronti questo problema.
    il governo non può essere una discriminante strategica. o è, insieme alle elezioni, una cosa tattica o è una cosa strategica. non si può dire che è tattica e poi considerarlo strategico. se pensate entrambi che il governo sia una questione strategica non so che farci. analogamente il rapporto con il pd come con qualsiasi altro soggetto politico che non appartenga al campo dell’anticapitalismo si misura sui contenuti. se il pd della val di susa è contro la TAV si fanno liste insieme. se è favorevole si fanno liste contro. ma dire che siccome il pd regionale nazionale e cosmico è favorevole alla tav mentre quello della val di susa è contrario bisogna fare liste separate per smascherare il pd è pensare che ciò che conta non è la lotta contro la tav bensì il litigio fra noi e il pd. e questo principio che deve ordinare le relazioni con chiunque deve valere sempre e su tutto. io posso dire che il pd nazionale ha posizioni che impediscono che si faccia il governo insieme. ma è sui contenuti che ci dividono che si fonda la constatazione che è impossibile farci un governo e non sul fatto che il pd fa schifo, è borghese, è liberista, è cattivo, è americano, è brutto. infatti pur non potendo fare un governo insieme, con l’udc e magari anche con la lega se lo volesse, si può insieme accordarsi per cambiare la legge elettorale. come con l’idv e con chiunque altro voglia le dimissioni di berlusconi si può andare in piazza insieme.
    ma quali mosse del cavallo! questo è l’abc della politica di un partito che ha a cuore l’obiettivo di cambiare la realtà e non di guardarsi allo specchio per dire tutti gli altri sono merda e solo io possiedo la verità.
    io mi batterò sempre contro le concezioni che vogliono trasformare il partito in una setta capace solo di predicare e di esibire l’identità ridotta ad un simulacro e a riti inutili.
    se ho usato il termine ipercomunisti l’ho fatto riferendomi a quelli che pensano che basti dirsi comunisti per aver svolto la propria funzione. ci sono molti nel pdci e in rifondazione che possono stare in giunta con loiero in calabria e allo stesso tempo proporre la costituzione di un grande enorme magnifico partito comunista. non gli va molto di fare una federazione con quelli che in calabria, pur non essendo comunisti, lottano su molte cose e sono all’opposizione di loiero.
    quindi falce martello non c’entra nulla con l’ipercomunismo di cui ho parlato io.
    chiaro?

  132. caro marco fars, ottimo esempio e ragionamento. lo condivido totalmente.

  133. e bravo il compagno marco ferrando! lui vede in una manifestazione che chiede la caduta di berlusconi il nuovo centrosinistra. ma allo stesso tempo dice che ci saranno le masse del popolo della sinistra (ma l’idv e i suoi elettori sono di sinistra?) e che quindi andrà con la sua piattaforma. che non è nientepopodimeno che il governo dei lavoratori. sicuramente ci sarà qualcuno che dirà che ferrando è un opportunista perché non si deve in nessun caso andare in piazza con quelli del centrosinistra. e poi forse il governo dei lavoratori è un obiettivo moderato. meglio l’insurrezione e i soviet.

  134. Ma davvero si pensa Ramon che Bersani voglia ripristinare il proporzionale o simile? ammesso che in questa legislatura cada Berlusconi la vedo dura questa ipotesi magari con qualcuno dell’attuale maggioranza. Quindi la prossima campagna elettorale pensi sai davvero caratterizzata da Bersani con questa ipotesi? dalle prime dichiarazioni mi pare che lui voglia legare i candidati al territorio forse alle preferenze non mi pare di scorgere un ritorno ad ipotesi proporzinaliste. Lo scorso anno una proposta simile (il modelo tedesco) fu avanzata dall’allora segretario Franco Giordano lo subissammod’invettive mi ricordo Grassi in particolare si scriveva che tramite il modello tedesco si voleva far scomparire il partito! oggi invce lo propone Ferrero e non mi dire che non ricordo bene, quidi cambiano i personaggi e secondo chi lo propone va bene?
    Io sarei favorevole alle manifestazioni ma con un ampia adesione altrimenti se rimane solo IDV mantengo tutte le perplessità espresse nei precedenti post.

  135. ma come si fa a ragionare così? come si fa?
    proprio non sai nemmeno di cosa stai parlando. scusa la brutalità ma è così.
    1) rifondazione comunista fin dal referendum che introdusse il maggioritario si è dichiarata contro il maggioritario e il bipolarismo. sempre.
    nel corso degli anni ogni volta che si è potuto si è riproposta la questione.
    noi siamo proporzionalisti puri. ma contro il maggioritario siamo sempre stati disponibili a parlare di proporzionale alla tedesca. abbiamo presentato proposte di legge a questo scopo in diverse legislature. e abbiamo sempre trovato interlocutori. perfino in forza italia, oltre che nell’udc, nella lega, ed anche nel pds e poi nel pd. infatti ogni volta che hanno tentato di fare un referendum abrogativo della quota proporzionale presente nella legge “mattarellum” ci siamo alleati nel comitato per il no con tutti quelli contrari. fossero anche i più destri. quindi giordano non c’entra nulla. casomai ha ribadito una proposta di rifondazione sempre condivisa da tutti. e non mi risulta che grassi abbia mai osteggiato questa proposta. è il pdci che quando era organicamente nell’ulivo che aveva dismesso la battaglia per il proporzionale. ma ora ha un’altra idea e condivide la nostra proposta.
    2) ebbene si, bersani ha detto che è disponibile a discutere del cambiamento della legge elettorale. lo ha detto lui. e non è un mistero che anche d’alema ha maturato da tempo questa posizione. anche per questo dico che è possibile raggiungere l’obiettivo di superare il bipolarismo. difficilissimo ma possibile.
    3) la manifestazione sarà enorme. per il semplice motivo che è sentita e che l’obiettivo politico e cioè le dimissioni di berlusconi è una cosa giusta.
    ciao

  136. Caro Ramon,

    sulla legge elettorale, certo che è giusto allearsi con chiunque (in parlamento o in referendum) per fare una legge più proporzionale, ma:
    1) cosa c’entra il “governo di scopo”? la legge si cambia in parlamento, legarla alla questione del governo è il modo perfetto per fare le controriforme e magari andare a elezioni anticipate a legge inalterata…
    2) nessuna legge elettorale può evitare il problema del voto utile e dell’alleanza col centrosinistra… con un proporzionale puro resteremmo comunque determinanti per la sopravvivenza di un eventuale governo di centro-sinistra.

    Sulla questione del governo, non credo che neanche il leninista più estremo sostenga una pregiudiziale “astratta” contro alleanze di governo… Giustamente la discriminante sono i contenuti. Purtroppo è proprio sui contenuti “minimi” e socialdemocratici (pace, precarietà, diritti civili, salari, servizi pubblici) che non abbiamo alleati possibili all’interno del Parlamento… Meglio accettare realtà, smetterla di inseguire fantasmi e cercarseli fuori dal Parlamento gli alleati, no?

    Ma mi spiegate, nel caso miracoloso di una vittoria elettorale dell’Ulivo2 di Bersani e di una Federazione al 5% determinante per la formazione del governo, cosa succederebbe? Un nuovo 1998 con megascissione di destra? Un nuovo 2006 di ministri e agonia?
    A cosa serve aggregarsi su basi così fragili? (che tengono finchè si resta a chiacchiere ma esplodono non appena ci si trova di fronte ad una scelta seria)

    Apprezzo le tue posizioni concrete degli ultimi anni ma il corso attuale di Rifondazione mi sembra viziato da tutte le tare di governismo e impressionismo dell’ultimo decennio – un serio bilancio del passato, in particolare del 2006-2008 e del 1996-1998, è ancora pervicacemente assente e si cerca di saltarlo a piè pari con nuove alchimie organizzative…

  137. lucaocchionero Says:

    Caro Ramon hai totalmente travisato le mie parole, completamente. Sinceramente della manifestazione con la IDV mi interessa relativamente visto che la considero solo una tappa dentro un percorso di opposizione. Nè di Di Pietro mi scandalizza il suo presunto giustizialismo quanto semmai la votazione contraria alla commissione di inchiesta sui fatti di Genova(per quello sì lo prenderei a calci nel culo!). Mi sento per fortuna immune da queste condizioni politico-psicologiche-esistenziali che mi attribuisci che sono così lontane da me che nemmeno capisco cosa tu voglia dire. Ma del resto è notoria la mia ignoranza dinanzi a situazioni astratte dalla realtà. Di certo quando parlavo di alleanze culturalmente devastanti non mi riferivo alla manifestazione con Di Pietro ma a quello che dicono in Liguria, in Campania, in Calabria certi compagni che con la scusa dei programmi vogliono “contaminarsi”(questa volta è proprio il caso di dirlo!) in alleanze allucinanti e culturalmente devastanti che mutano il nostro DNA. Piuttosto, caro Ramon, ritengo che sia inutile la pur mirabile operazione di tenere unito ciò che unito probabilmente non può rimanere. Vado al cuore del problema: dopo le regionali federazione e PRC devono scegliere da che parte stare e cosa fare da grandi. Io penso che le strade anticapitaliste ed alternative tracciate in Europa vadano seguite, e sono pronto, e lo ribadisco, a vedere altre persone lasciare il partito poichè invece non riescono ad essere indipendenti rispetto alla sinistra moderata. Trovo strano e curioso che il mio tentativo di portare il dibattito su temi importanti quale il conflitto capitale\lavoro non abbia suscitato interesse, ma semmai critica e mi pare di capire anche sdegnato fastidio. A quei compagni ingenui che ritengono che una cosa sono le alleanze ed un’ altra sono i temi ed i programmi rispondo che il signor Pietro Ichino(Partito Democratico e non Partito delle Libertà) ha presentato una proposta di legge tuttora in discussione in parlamento con la quale si chiede LA ELIMINAZIONE DEL GIUSTIFICATO MOTIVO PER I LICENZIAMENTI INDIVIDUALI. Evidentemente Stefano non è un lavoratore dipendente privato e sicuramente non avrebbe problemi ad allearsi con chi vuole dare la libertà al suo datore di lavoro di licenziarlo senza giustificazione, ma forse questi sono considerati problemi secondari da una parte del partito. Non ho io paura di essere egemonizzato, sono altri che ragionano con la paura di “sparire”, di non riuscire “a finanziarsi” ,di “rimanere isolati”, oppure di “non contare” ed a me hanno insegnato che chi ha paura non dovrebbe occuparsi della direzione di un partito(non dovrebbe in realta neppure guidare l’automobile!), nè possono farlo coloro che hanno perso un posto nei vari parlamenti e parlamentini ed adesso tirano la giacchetta del segretario verso qualsiasi alleanza per tornare ad avere uno stipendio, perchè caro Ramon abbiamo anche questo e non solo nel nostro partito: è bene dirlo e non nasconderlo.
    Quanto alla citazione di Paolo lì ti dò ragione, soprattutto perchè due giorni dopo ha fatto una dichiarazione in gran parte contraria a quella che ho pubblicato sul tuo sito per cui purtroppo la storia delle alleanze non si è chiusa lì come speravo.

    Con immutato affetto

  138. http://www.pdcitv.it/video/2345/La-Federazione-incontra-Bersani
    Guardatelo tutto e attentamente………

    nell’incontro con bersani, come potete evincere dalle agenzie si è detto:
    1) bene che il PD invece di voler continuare ad assassinare i comunisti cerchi il dialogo.
    2) Sulle regionali non si fa nessun accordo preventivo a livello nazioanle come invece fa sinistra e libertà. abbiamo detto che verificheremo situazione per situazione a partire dalla questione morale e dalle misure concrete contro la crisi, in favore delle calssi popolari e dello sviluppo del settore pubblico.
    3) sul nazionale abbiamo escluso qualsiasi accordo di governo viste le divergenze politiche e abbiamo invece convenuto sulla necessità di fare il massimo di battaglia comune possibile contro il governo su questione democratica e scoiale.
    se qualcuno mi spiega dove sia l’inciucio mi faccio frate.
    saluti comunisti
    pasolo ferrero

    Scritto sul suo blog personale……..

  139. caro luca, avrò travisato le tue parole e me ne scuso. ma tu hai scritto: Questa aggregazione indistinta ha una visione alternativa della società? riferendoti alla manifestazione. e dopo aver elencato molte cose del tutto condivisibili hai chiuso con le alleanze allucinanti e culturalmente devastanti. delle regioni nel tuo post non c’è traccia. rileggilo. sulle regionali conosci fin troppo bene le mie posizioni. ma per quanto io sia in minoranza in direzione per i contenuti che ho esposto nell’articolo, non ho mai condiviso e non condividerò mai la scorciatoia di far finire tutto in un dibattito di “principio” e astratto.
    quanto alla manifestazione ho già detto e ridetto. e tu insisti a parlare di aggregazione. ma fare una manifestazione non è fare una aggregazione. ed è evidente che nell’anno in cui si costituirà la federazione, e un anno serve affinchè la si faccia dal basso, si discuterà esattamente delle cose che dici tu oltre che di altre.
    quanto alle tue citazioni di ferrero ribadisco che cercare la linea politica in questa o quella frase del leader per convenire o per dissentire è un metodo da pazzi. come vedi qui sopra può durare all’infinito.
    la proposta dell’accordo per il proporzionale è stata lungamente discussa e votata anche dal cpn. leggi il documento del cpn. quella è la decisione politica. se devi dissentire dissenti su quello e non sulla paura che qualsiasi cosa si dica o si faccia sia il prodotto di oscure manovre governiste.
    sai che ti stimo. ed è anche per questo che fra amici si può anche litigare senza perdere il rispetto.
    un abbraccio

  140. se mi posso permettere, ramon, una breve riflessione non polemica(spero che non me la consideri “da pazzi”). mi riferisco al post di Pace.
    non vi è inghippo a livello politico. il problema è che una volta deciso a livello territoriale che accordi sui programmi col pd non se ne possono fare (ove non vi sia compatibilità) è difficile uscirne senza esser considerati sporchi brutti e cattivi. da parte del pd sappiamo avere la massima disponibilità. quindi dopo il colloquio e il confronto è difficile COMUNICARE all’opinione pubblica e all’elettorato le ragioni fondate di un eventuale non accordo governativo locale.
    io condivido in toto i post di giovanni (che saluto) sulla comunicazione. trovo che abbiamo molti problemi su questo. ovviamente è un mio parere, eh………….

  141. lucaocchionero Says:

    Il rispetto e quant’altro non sono in discussione. Conosco bene il documento del CPN e ne reputo rischioso il contenuto. Ritengo che si sia ragionato come se avessimo i parlamentari e non si è tenuto conto delle ricadute nelle zone periferiche. Personalmente mi sarei astenuto. Ma tant’è avremo modo di discuterne. Quanto alla manifestazione con Di Pietro sarò più esplicito: non ho nulla in contrario contro quella manifestazione, pur mantenendo più di una critica verso il partito(personale come Berlusconi) di Di Dipietro, per le scelte fatte in ambito europeo e per certe votazioni, alcune delle quali le ho accennate nel post precedente. Ritengo però che la nostra partecipazione debba qualificarsi con una piattaforma alternativa, sui temi del lavoro e precisamente del conflitto col capitale. Che la crisi sia passata è una fesseria: adesso stanno cominciando le ristrutturazioni aziendali che porteranno alle delocalizzazioni ed al licenziamento di tantissimi giovani che saranno espulsi dal mondo del lavoro. Stanno cominciando le mobilità e i licenziamenti collettivi. Il capitale approfitta di questa crisi per trasferirsi il prima possibile in luoghi dal costo di lavoro più basso lasciando dietro di sè mutui non onorati, sfratti, disoccupazione, giovani con figli piccoli costretti a campare con le pensioni(basse) dei loro genitori. La ricchezza si sta trasferendo in un drammatico esodo che le multinazionali impongono per tutelare il profitto contro i diritti del lavoro ed i diritti umani. VOrrei che si partecipasse a questa manifestazione con una piattaforma del genere che evidenzia il contributo culturale e politico differente che noi possiamo dare alla opposizione politica e sociale in Italia, piuttosto che partecipare per una pura declamazione anti berlusconiana fatta di storielle e di gossip che lascia il tempo che trova.

  142. sono d’accordo in toto con luca.
    e anche io non ho (non avevo) nulla in contrario alla maniefstazione unitaria contro berlusconi. ecimancherebbe pure!
    fatto è che nella’arco di pochi giorni dall’opposizione è stato lanciato un richiamo a bersani a questo riguardo appena eletto segretario), che lui ha elegantemente snobbato mentre il SUO richiamo al confronto e alla consulta per pianificare le azioni prossime della scadenza elettorale, è stato immediatamente accolto.
    non se questo vi par poco….. a me no!

  143. Io forse sono poco avvezzo alla politica ragiono non su documenti ufficiali, ma vedo tanti timori in questa ultima fase del partito anzi posso continuare con un dubbio non è che compattato il PRC a Chianciano “per metterlo in salvo” si riapre ad una politica in continuità con il passato? in fondo Bersani e Ferrero erano ministri del medesimo governo, penso sia velleitario che con le nostre esigue forze si condizioni il PD, temo che essere troppo tattici ci conduca in un imbuto. Insomam desistenza senza Bertinotti , ma sapendo che il PRc non si scioglie mi par proprio poco.
    scusa Ramon la rozzeza che ammetto e la poca politica , ma spesso in questi anni ho visto che le sensazioni sono state più lungimiranti di raffinate analisi politiche.

  144. Caro Ramon, ti scrivo con un pizzico di angoscia: a quanto pare, nella mia disgraziata regione, la Campania, non c’ è modo che il PRC si presenti solo alle prossime elezioni, ma nella migliore delle ipotesi,ci sarà un accordo ambiguissimo, definito “puramente elettorale”, di “desistenza”, con il PD, che presumo implichi l’ appoggio esterno in caso di vittoria. Tuttavia, il partito sembra orientatissimo alla peggiore delle ipotesi: l’ accordo organico, con presentazione del candidato alle primarie annessa: Ora, io non vorrei porre termine alla mia militanza nel PRC, ma sono molto deluso. I partiti quì, nella migliore delle ipotesi sono dei gusci vuoti, l’ unico rapporto che c’ è tra di essi ed il territorio è il do ut des. Spessissimo però, accade che i politici siano connessi con la criminalità organizzata (perchè altrimenti non si fanno i voti) ed ogni tanto ci scappa anche il morto ( mi riferisco ad un recente episodio a Castellamare di Stabia, in cui assassino e vittima erano entrambi del PD). Questa è una situazione bipartisan, per cui le istituzioni sono ridotte piuttosto male, come si può ben capire. Tutto ciò ha avuto come epifenomeno l’ emergenza rifiuti, che è servita per anni a far arricchire grandi imprese settentrionali, camorristi e clientele politiche, e continua a farlo. Contemporaneamente i cittadini campani si ammalano, sono rassegnati, considerano la politica solo come opportunità di farsi raccomandare per sfuggire alla disoccupazione. La stragrande maggioranza di persone che non ha il privilegio di unirsi a qualche clientela, considera i politici come persone che vogliono sistemarsi e fare carriera. Questo purtroppo riguarda tutti, neanche noi siamo esenti.
    Ora, com’ è possibile che neppure in questa situazione, nota a tutti, il PRC voglia marcare le proprie distanze e costituirsi come alternativa, in primo luogo nelle pratiche politiche? siamo o non siamo esterni a certi meccanismi?
    Poi mi domando su quali basi programmatiche fare l’ accordo, organico o di desistenza che sia: il PD si renderà per magìa disponibile a chiudere l’ inceneritore di Acerra ed avviare un serio ciclo di smaltimento rifiuti, dopo che ha appoggiato in tutto e per tutto la militarizzazione del nostro territorio per evitare le proteste anti-discariche e anti-inceneritore? Comincerà a dar vita a qualche politica sociale di sostegno ai disoccupati, mettendo fine ai drammatici sperperi di danaro clientelari? Solo un visionario può crederci.
    Dunque, se non riusciamo ad essere alternativi in questa situazione, ma dove mai lo saremo?
    Dato che la Direzione Nazionale ha posto due discriminanti ben precise nel fare alleanze, una di ordine morale e una di ordine programmatica (politiche sociali, no inceneritori, ecc), e dato che in Campania il centrosinistra è lontanissimo dal rispettarle,mi aspetterei dai compagni della Direzione stessa un’ intervento ad imporre una collocazione decente per le prossime elezioni.
    Vedi, caro Ramon, non ho inteso parlare nè di federazioni abbandonate, nè di qualsiasi altra questione interna agli apparati regionali e delle varie federazioni sulle quali tu non rispondi su questo blog. Ho parlato solo di politica. Dato che in passato varie volte non hai esitato a prendere posizioni solitarie (anche su questioni locali come quella bolognese e campana), sono certo che non esiterai neppure questa volta.

  145. Pare che Gabriele in Campania abbia la possibilità di essre il leader del centro-sinistra.
    Dai sondaggi pare che sia tra i più amati assesspri campani e tra i più ben visti.
    Gabriele è del Prc.
    Uso il condizionale perchè ho notizie solo da alcuni giornali e quotidiani.

  146. vorrei precisare che mi dissocio da ciò che dice carlo: “in fondo Bersani e Ferrero erano ministri del medesimo governo, penso sia velleitario che con le nostre esigue forze si condizioni il PD, temo che essere troppo tattici ci conduca in un imbuto.” riguardo al mio commento precedente. il mio appunto non si riferiva a questo (per quanto mi riguarda non condivido questo tipo di dietrologia) ma solo al fatto compiuto. cioè la chiamata all’unità per manifestare contro berlusconi (rifiutata da bersani) e “poche ore dopo” la chiamata di bersani al confronto, accolta immediatamente. ne faccio un problema di “comunicazione” e di “immagine” del partito. e basta.
    volevo chiarirlo, ecco.

  147. Togli il forse, Nicola, vuole candidarsi alle primarie. Io non ho fatto il suo nome, ma le sue pratiche politiche ed il suo bassolinismo sono un problema gravissimo per il PRC campano, il più grande problema

  148. lucaocchionero Says:

    Anche io esprimo preoccupazione per i progetti della federazione campana rispetto alle elezioni regionali. Personalmente credo che il discorso in quella regione è complicato: non solo la criminalità organizzata commette omicidi ed ha in mano, quasi interamente, la “cassa” economica del mercato privato(e chissà quanti appalti pubblici), ma anche la criminalità “spicciola” quella banditesca è ugualmente diffusa ed agisce con inusitata violenza. E’ chiaro che la società campana vive un disastro morale che in un certo qual modo si riflette sui politici di professione che governano(o che fanno finta di fare opposizione). Mi pare che se si vuole essere realmente alternativi bisognerebbe avere il coraggio di guardare meno alle burocrazie di partiteo e di pensare di più alla società civile: ad esempio ritengo che la candidatura del simbolo attuale contro la camorra e la criminalità mi sembrerebbe una candidatura che rompe gli schemi e che offre una ipotesi anche politica diversa alla gente di Campania. Penso a Roberto Saviano, che mi pare in passato sia stato vicino alle nostre posizioni. Non so quanto sia praticabile questa idea, ma se è praticabile bisognerebbe lavorarci subito.

  149. Caro Lucaocchionero in verità, in questo senso, si era parlato di una coalizione formata da noi e l’ IdV, con candidatoDe Magistris o qualche altro magistrato anti-mafia. Questa sarebbe una buona soluzione. Non so chi l’ abbia tirata fuori (forse De Magistris stesso) Tuttavia sia il PRC locale che anche l’ IdV locale (che è tutt’ altro che il re della moralità in Campania) sembrano diversamente orientati.

  150. lucaocchionero Says:

    Personalmente ritengo, ma è un mio giudizio che vale poco, che le elezioni regionali in Campania siano troppo importanti per l’immagine del partito nel complesso per lasciare la scelta solo alla federazione regionale campana o napoletana. Ma questa è solo una mia opinione che risponde alle ipotesi che sento arrivare su questo ed altri siti, ma anche da amici che conosco in Campania. Credo che il nazionale, facendo un’eccezione alla regola, debba proporre qualcosa di alternativo ai progetti fatti localmente da chi, anche legittimamente, aspira ad avere ruoli di primo piano.

  151. Siamo d’ accordissimo, caro lucaocchionero. Si tratterebbe solo di dare una collocazione confacente alle indicazioni della Direzione Nazionale. Ed anche, e soprattutto, di dare un profilo confacente ad un partito comunista per dopo le elezioni

  152. In Campania ci sono compagni come Sodano da sempre impegnati in tematiche “pericolose” e difatti ha subito numerosi attentati.
    Tra l’altro Sodano ha fatto una gran battaglia alle provinciali di giugno presentandosi come candidato presidente sostenuto da Prc-Pdci e una lista civica.
    Bisogna partire da lui………..

  153. AlessandroPa Says:

    Tutte queste polemiche sull’incontro con Bersani e sulla manifestazione con Di Pietro davvero non le condivido.
    Come ha ricordato Ramon Rifondazione è da sempre per un sistema elettorale di tipo proporzionale;tale sistema oltre a garantire le forze “non allineate” è l’unico che permette di avere uno spaccato dei rapporti di forza presenti nella società. Per quanto mi riguarda non ho nessun imbarazzo a dire che su questo tema si possa discutere anche con l’Udc,oltre che col Pd di Bersani. E’ ovvio che mentre noi lo facciamo per rompre il bipolarismo e per costruire un’alternativa di sinistra, Casini lo fa per costruirsi il suo centro filoclericale,mentre Bersani lo fa per rifare il centrosinistra.Sono chiaramente obbiettivi politici tra loro alternativi,ma perchè rifiutare la convergenza su un tema come la legge elettorale?forse per autolesionismo?
    La manifestazione con Di Pietro è giusta, ne sentono il bisogno i democratici (non quelli del pd,ma i cittadini che hanno a cuore la democrazia) e non si capisce perchè Rifondazione Comunista,partito autenticamente democratico non avrebbe dovuto aderire.
    Si contesta che Di Pietro è quello che ha voluto l’affossamento della commissione d’inchiesta sui fatti di genova, io potrei aggiungere che è stato anche colui che ha piazzato De Gregorio (De gregorio…chi era costui?) in commissione difesa per far fuori, con i voti della destra,la compagna Menapace. Ma sono queste motivazioni valide per non scendere in piazza contro il governo di Berlusconi? Secondo me no! Se c’è una manifestazione per la democrazia e contro la destra di governo noi dobbiamo starci!
    Non stiamo facendo un’alleanza politica ma solo una manifestazione insieme,per altro,su una questione specifica e ben precisa.
    Se mai, sta a noi,cari compagni e compagne, riempire di contenuti anche quell’appuntamento, e sottolineare che,cacciato Berlusconi (magari ci si riuscisse…), non ci troveremo automaticamente in un paese democratico,civile e progressista (nemmeno se a capo del prossimo governo dovesse esserci Bersani).
    Il punto vero,centrale per battere Berlusconi e andare oltre il berlusconismo (anche di sinistra), è sempre il lavoro,quello libero e dignitoso di cui parla la Costituzione, l’unico lavoro che può permettere ad un giovane siciliano di votare per chi meglio lo rappresenta,senza doversi umiliare innanzi al politico di turno, senza dover vendere il proprio voto per poche decine di euro. E’ così che si riempie di contenuti una manifestazione per la democrazia che, per ovvie ragioni si limita a dire,semplicemente, no a Berlusconi.
    C’è un tema però,che ha molto a che vedere con la democrazia,ma di cui si discute poco:le preferenze. E’ ora di denunciare l’imbroglio di chi “vuole restituire ai cittadini il potere di scegliersi i propri rappresentanti”; per esperienza personale vi posso garantire che il voto di preferenza è stata una manna dal cielo per la mafia,che così ha potuto controllare,sezione per sezione, il voto dei giovani di cui parlavo prima. La lotta per la democrazia passa anche per l’abolizione delle preferenze, a cominciare dagli enti locali.
    Ha tutto questo a che fare con la discussione cominciata l’altro giorno con Bersani?tutto questo ha a che fare con la manifestazione di Prc e Idv contro Berlusconi? Si,ed è per questo che in questa fase,sono davvero soddisfatto da come si sta muovendo il nostro Partito. Alla lotta e al lavoro compagne/i.C’è la faremo!

  154. lucaocchionero Says:

    Compagno AlessandroPA sono d’accordo con te sia per quanto riguarda la manifestazione con Di Pietro, sia per quanto riguarda l’abolizione delle preferenze. Per quanto riguarda la “discussione” realtivamente alla legge elettorale estesa all’UDC ti dico questo: se avessimo avuto parlamentari cercare un dialogo per modificare la legge elettorale alla camera o al senato con l’UDC, ma anche aggiungo con la Lega, FI ed AN non solo era possibile ma perfino doveroso. Essendo fuori dal parlamento come si manifesta questo dialogo? NOn lo abbiamo capito.

  155. se mi posso permettere luca, aggiungerei che questo dialogo, perchè non venga frainteso e non ci si ritorca contro, non lo abbiamo capito nemmeno col pd.

  156. AlessandroPa Says:

    Caro Luca, Fi e An,oggi Pdl sono stati da sempre i principali fautori e beneficiari del sistema maggioritario a tutti i livelli, buona parte di questi invoca da tempi una svolta in chiave presidenzialismo, per cui penso che se anche avessimo 300 deputati, con queste forze non si potrebbe discutere di un bel niente.
    Non a caso Berlusconi ripete la litania secondo cui lui è stato eletto dal popolo…che è evidentemente una stronzata perchè lui, in vero, è stato eletto dal parlamento. Il nocciolo della questione è che lui ha beneficiato del cd. premio di maggioranza, che è un imbroglio per giustificare un’attribuzione dei seggi più che proporzionale rispetto ai voti ottenuti.
    Mi chiedi come si può da una condizione extraparlamentare intavolare una discussione su questo tema, ma io non ho la ricetta magica, so solo che una convergenza analoga si è già materializzata in occasione del referendum voluto da Segni, senza che nessuno si sia strappato i capelli; come dire, a volte è l’esperienza stessa a fornirci gli strumenti per analizzare il presente.
    Quanto al Pd, compagna Maria, secondo me la questione è chiara: posto che non ci sono le condizioni per un’alleanza organica di governo con questo partito, è per noi indifferente che il segretario oggi sia Bersani? Secondo me no, non è indifferente perchè Bersani sta cercando dichiaratamente di costruire un’alleanza che va dall’Udc a Sinistra e Libertà, per fare cio ha bisogno di garantire a quelle forze politiche una legge elettorale di tipo proporzionale( poi sul tipo di sistema proporzionale si può anche discutere),tutto questo discorso ha dei punti di contatto con la nostra rivendicazione storica di un sistema elettorale proporzionale? secondo me si, ed è esattamente così che io ho inteso l’incontro tra Ferrero e Bersani. Non sarà la rivoluzione,ma certamente un fatto politico da tenere presente.

  157. Fernando Says:

    Vedo rischi serissimi in questi ultimi tempi, il PRC prima dichiara a Chianciano la sua totale indisponibilità al PD poi la legge elettorale diviene il suo mantra, ma se non siamo neppure capaci di prendere il 4% cosa serve il proporzionale? semplicemente non esisti, mi par chiaro. Salvo qualche strapuntino che non modifica i rapporti di forza Allora tutte le nostre energie e forze nel sociale e dura lotta al PD; rischiamo di essere travolti ancora una volta da questo tatticismo.

  158. A mio avviso non è un problema di esistere o no.
    Non mi pare che quando nel 2006 avevamo il 7-8% si riusciva ad incidere profondamente.
    E’ da anni che facciamo la batttaglia sul proporzionale e penso che la possiamo vincere,sarà dura ma penso si possa fare.
    In un sistema come quello italiano la Linke tedesca non avrebbe preso mai il 12%.
    A Chianciano si è deciso che c’èra indisponibilità al governo nazionale,ribadita anche in questi giorni da tutta la Federazione della Sinistra Anticapitalista ma si poteva discutere caso per caso alle ammnistrative.
    Cosi si è deciso e cosi si è fatto:Alle amministrative di Giugno siamo andati da soli nel 69% dei casi mentre nel 31% siamo andati in alleanza.
    Ricordo a mente siamo andati da soli alle provinciali di Arezzo,Milano,Napoli,Avellino,Grosseto,,Prato,Crotone,Como,Torino e altri che non ricordo,alle comunali di Prato,Firenze(centro-sinistra alternativo senza il pd di Renzi),Avellino più una miriade di paesini

  159. certo AlessandroPa anch’io l’ho letto in questo modo l’incontro con bersani e sono d’accordo che non c’è differenza che oggi il segretario sia bersani, in sostanza dico, perchè in riguardo alla “forma” il suo non rinnagare dichiaratamente il socialismo dà qualche problema di fraintendimento ai più che non seguono la politica da vicno con i relativi contenuti programmatici. vedo il pericolo di fraintendimento nel porsi come antagonisti-collaboranti, ecco.
    ps
    grazie per avermi chiamato “compagna maria” proprio oggi, visto quel che è accaduto alla blefari. che dire: evviva la 41 BIS sempre e comuque!

  160. cara maria, ora comincio a capire meglio le tue obiezioni. e spero di non fraintenderle ancora. i fatti sono questi: 1) c’è una nostra proposta per un accordo elettorale che coniuga il battere berlusconi, la non possibilità di fare un accordo di governo col pd, la possibilità di cambiare il sistema elettorale. è una proposta nostra, discussa e votata, e non è un annuncio in tv. 2) è cresciuta nel paese l’opposizione a berlusconi. sia quella fondata solo sui temi delle sue proposte autoritarie e distruttive della costituzione sia quella sociale. noi abbiamo proposto che si faccia una manifestazione per chiedere le dimissioni di berlusconi. e abbiamo cercato di unificare le motivazioni proprio facendo una banale conferenza stampa con l’IDV. l’unificazione delle motivazioni di chi è contro berlusconi per via delle leggi ad personam con quella di chi lotta sulla casa o sulla questione del contratto di lavoro nazionale è un nostro obiettivo. che siano separate è un elemento di debolezza. al pd è stato fatto un appello affinché, scegliendo anche la piazza, incominci a fare davvero l’opposizione a berlusconi. è una sfida al pd? si. ma fa parte della normalissima dialettica politica. 3) bersani ha scelto di fare un giro di colloqui con tutti. noi lo abbiamo incontrato su sua richiesta. è normale. ed è normale che, appurato che non ci sono le condizioni per fare un’alleanza di governo, si sia detto che bisogna discutere di un accordo contro berlusconi e per cambiare la legge elettorale.

    ecco, questi sono i fatti.

    ora tu dici, se capisco bene, che l’immagine di ognuno di questi fatti può essere contraddittoria. in particolare quelle che tu chiami le due “chiamate”, e cioè quella nostra a venire alla manifestazione e quella di bersani a fare un incontro, potrebbero dare una immagine di subalternità o almeno di confusione.
    che i giornalisti, non tutti a dire il vero, dicano che ci siamo sposati con di pietro, che dicano che ci siamo riavvicinati a bersani per allearci con lui, o altre amenità a me sembra scontato. e che sia efficace questa disinformazione lo dimostra il fatto che perfino molti militanti credono parola per parola a quello che dice la tv e soprattutto ragionano esattamente nello stesso modo di quei giornalisti.
    ma a questo non c’è rimedio. proprio non c’è. non c’è cioè un modo per costringere la stampa a parlare correttamente di queste cose. e tanto meno si può non dire e fare le cose che si ritengono giuste per paura che vengano lette in quel modo. non fosse altro che perché qualsiasi nostra azione o posizione viene regolarmente stravolta.
    se, per esempio, noi non avessimo fatto una iniziativa come quella di fare un appello a manifestare insieme a di pietro il combinato disposto dell’appello che girava su facebook (senza un solo accenno a qualsiasi problema sociale) e la normale predisposizione dell’idv a parlare solo dei temi della giustizia ecc avrebbero partorito una bella manifestazione contro berlusconi egemonizzata da quella impostazione e a noi sarebbe toccata solo la scelta se aderire (con la nostra piattaforma rivoluzionaria ma separata e contrapposta a quella degli altri) o non aderire magari convocando un’altra manifestazione su una piattaforma contrapposta. in entrambi questi casi la stampa avrebbe dato le sue letture dietrologiche. se avessimo rifiutato di incontrare bersani, perché se uno chiede di incontrare tutti devi rispondere si o no, avrebbero fatto altre dietrologie.
    è da mesi e mesi che sostengo che non bisogna coltivare illusioni circa la nostra capacità di veicolare contenuti e proposte attraverso quella che si chiama visibilità. rifiuto l’idea che si debba decidere cosa fare sulla base della paura di essere travisati.
    infatti l’esempio che fai sulle regionali è per me chiarissimo.
    parliamone.
    se in una regione c’è un movimento di lotta forte su una qualsiasi questione sociale o morale e noi poniamo il contenuto come discriminante per l’accordo col pd e alla fine decidiamo di non fare l’accordo i giornalisti di merda diranno lo stesso che è una lite fra persone, che è una manovra di non so quale tipo. anche perché il pd non essendo composto da cretini, occulterà il contenuto e dirà che siamo settari e che vogliamo far vincere la destra. ma se la lotta è forte e popolare saremo capiti almeno da una parte della gente. se invece noi non siamo nelle lotte, e le lotte sono testimoniali e non sono popolari, il contenuto sarà agevolmente dalla stampa e dal pd descritto come una scusa, come una rivendicazione fatta allo scopo di rompere e basta. è per questo che bisogna mettersi in testa che non c’è alternativa a costruire lotte, legami sociali e così via. e che bisogna sapere che senza questo qualsiasi scelta politica facciamo giusta o sbagliata che sia verrà macinata dalla versione corrente della politica. il che non toglie che si debba fare la cosa che si ritiene giusta.
    ovviamente il dibattito che si farà regione per regione nei prossimi mesi è fortemente condizionato da questa realtà e temo che ci saranno scelte dettate dalla paura che tu stessa denunci. ma, come si vedrà, non risolveranno nessun problema.
    questa si che è una situazione contraddittoria. ed è grosso modo il motivo del mio dissenso in direzione sulle regionali. ribadito nell’articolo.
    quindi, cara maria, il nostro dissenso mi sembra dovuto al fatto che le cose non si giudicano per ciò che “sembrano” bensì per ciò che sono. e che quando “sembrano” cose diverse dalla realtà bisogna cercare di mettere le cose con i piedi per terra e non lasciarsi guidare dalle letture sbagliate o addirittura maliziosamente false della realtà.
    so che questo mi farà guadagnare di nuovo l’accusa che io sottovaluto la comunicazione.
    ma io continuo a pensare che se devi andare a pescare e disponi solo di una lenza è sbagliato dire, invece che tentare di prendere un pesce alla volta, mettiamoci a discutere di come sarebbe bello avere una grande rete e di un peschereccio. così facendo non avremo un peschereccio e nemmeno i pochi pesci che potremmo prendere.
    spero di essermi spiegato. davvero lo spero.
    un bacio.

  161. caro lucaocchionero, io posso rispettare le tue opinioni sulla proposta votata in cpn circa l’accordo elettorale, e come sai io le rispetto. ma tu dovresti smetterla di cambiare continuamente le carte in tavola. la proposta non è fatta per il parlamento attuale. ovviamente non lo è. è una proposta per un accordo elettorale e non di governo il cui contenuto principale è il cambiamento della legge elettorale. non è un appello affinché l’attuale parlamento ci faccia il favore di cambiare la legge elettorale. propio non capisco il perché tu non apprezzi questa proposta che, oltre che giusta sul piano della lotta contro il bipolarismo per i mille motivi che ho detto una infinità di volte, è anche (anche) utile per evitare che all’improvviso (ma ne dubito) o a fine legislatura noi, prc federazione fa lo stesso, ci ritroviamo di fronte al solito dilemma. bersani che appare e dice che vuole un accordo largo con contenuti sociali non alternativi alla confindustria ma migliori di quelli della destra (perché è così) e noi condannati a dire si (perché se sei in coalizione lo sbarramento è del 2 %) scontando il voto di astensione o a liste tipo pcl di molti o a dire no (e lo sbarramento per una lista non coalizzata è del 4 %) scontando il voto utile di altrettanti.
    la proposta di un accordo che batta berlusconi e non ci impegni in un governo-prigione delle nostre ragioni, e che provi a rimuovere un macigno per l’efficacia delle lotte e per ogni battaglia democratica è una proposta giusta. difficilissima da realizzarsi ma giusta.
    inoltre, è proprio per ciò che dici sulla piattaforma della manifestazione e dei suoi contenuti sociali che è stato molto utile tentare di unificare i contenuti democratici con quelli sociali. fermo restando che poi ognuno in quella manifestazione manterrà il proprio profilo e le proprie proposte sociali. perché il comunicato fatto da noi e da di pietro non è un accordo di governo o di alleanza. dice solo che in italia c’è una emergenza democratica e sociale. elenca i problemi, e dice che per questo bisogna manifestare per cacciare berlusconi. dire che c’è la questione morale, e c’è, non significa che noi sposiamo il giustizialismo di di pietro e viceversa dire che la precarietà è un enorme problema non significa che l’idv è diventata anticapitalista. ma è sufficiente per dire che si partecipa insieme a una manifestazione.
    ma perché è così difficile capire questa cosa cosìsemplice?
    veramente non capisco il perché.
    come fai a dire questo: “piuttosto che partecipare per una pura declamazione anti berlusconiana fatta di storielle e di gossip che lascia il tempo che trova.”
    dove come e quando abbiamo detto così?
    un abbraccio

  162. caro carlo, il tuo non è un ragionamento rozzo. proprio per niente. è semplicemente lo stesso ragionamento per cui la politica come contenuti, come strategia e tattica, come analisi della realtà non esiste. esiste solo la suggestione del tipo: “desistenza senza bertinotti”. non importa se non è una proposta di desistenza, non importa se pone un problema di cambiamento della legge elettorale che è un problema strategico fondamentale per i conflitti e per la democrazia di questo paese, non importa se è utile per tentare di battere berlusconi e di non cadere nella logica per cui per batterlo devi prostituirti o se non ti prostituisci ti accuseranno di far vincere berlusconi. no, tutto questo non importa. perché la politica è essere contro berlusconi e contro bersani in nome del comunismo e della lotta di classe. esattamente come vogliono quelli che pensano che la politica sia essere contro l’uno o contro l’altro o contro entrambi ma senza avere una propria proposta. esattamente come vuole il pd che ha sempre sognato che noi facciamo prediche di principio lasciando a loro la politica.
    ma ripeto, non è rozzo il tuo ragionamento. è semplicemente subalterno alla concezione della politica imperante di questi tempi.
    tutto qui
    un abbraccio

  163. caro gio, io penso che in campania non si deve fare nessun accordo col pd. l’ho detto mille volte e l’ho detto anche negli organismi di partito. se sarò chiamato a ridirlo e magari a votare sarò coerente con questa mia posizione.
    ma non è questo il luogo (il blog intendo) per fare una discussione approfondita sulla campania.
    un abbraccio

  164. e cari altri propositori di nomi e detrattori di nomi campani, inventori di formule e coalizioni e così via. ma credete davvero che abbia un qualche senso discutere così su un blog?
    mah!

  165. ramon mi spiace contraddirti. io insisto sul problema della comunicazione. capisco che i media e i giornalsti faranno di tutto per farci passare da brutti sporchi e cattivi. e a nulla vale discutere tra di noi di sostanza e non di forma, se questo messaggio non si riesce a farlo passare almeno in minima parte al di fuori del nostro cerchio ristretto. del resto ti pare che bersani veramente sia un socialista? eppure questo è quello che viene indicato come sua linea “generale”.
    allora, forse, per costruire un partito come dici tu (parlando di pescherecci) sarebbe opportuno aspettare prima le mosse del pd per poi agire di conseguenza e alternativamente alla loro azione. solo in questo modo anche a livello comunicativo non possono bluffare.
    guarda che sui contenuti sia della manifestazione unitaria, sia del colloquio col pd siamo d’accordo. io non sono d’accordo sui tempi e sui modi in cui tutto questo è avvenuto.
    e trovo che sia FONDAMENTALE stare accorti a questo.
    un bacio a te.

  166. cara maria, scusa ma è esattamente per farci capire al di fuori della cerchia ristretta che non si possono attendere le mosse altrui. se ci limitassimo a commentare le “mosse” altrui rassicureremmo la cerchia ristretta ma saremmo, e non solo a livello di immagine, totalmente subalterni al pd e a chiunque altro. del resto noi abbiamo avanzato la proposta dell’accordo elettorale ben prima delle primarie del pd. ed abbiamo chiesto le dimissioni di berlusconi (con un presidio davanti al parlamento fatto con l’idv). essere alternativi al pd è avere le proposte proprie e non averle solo dopo aver esaminato quelle del pd. proprio per non farci dire dalla solita stampa che pendiamo dalle labbra di bersani per tentare di allearci con lui o che ci arrampichiamo sugli specchi per giustificare la nostra opposizione alle sue proposte.
    a me sembra così.
    ribacio

  167. lucaocchionero Says:

    perchè lo hai detto tu che è una via difficilissima: perchè è difficile prevedere oggi, coi tempi veloci di questa economia e di questa politica, cosa potrà succedere tra 3anni e mezzo. Perchè abbiamo già avuto due esperienze simili e sappiamo cosa è successo e quanto(per nulla) abbiamo inciso. Credo che bisognava partire facendo un passo alla volta: prima fondare la federazione ed a seguito di ciò decidere che rapporto stabilire con il PD e per quali obiettivi nell’ottica di elezioni lontanissime per il momento. Deciderlo insieme con coloro che condivideranno con noi il percorso della federazione in un grande dibattito democratico, dal basso.
    Un passo alla volta è la velocità giusta per risanare una situazione di crisi come la nostra e per coinvolgere nella federazione il maggior numero di persone possibili.
    Per tutto il resto compagno Ramon non posso che notare, ma lo avranno notato anche gli altri, che stai manifestando,con le ultime tue risposte,uno stato di nervosismo e di agitazione che non ti sono abituali.
    Saluti

  168. caro luca, è vero che mi viene il nervoso. è verissimo. ma anche se rivendico il diritto ad avere tutto il nervoso del mondo non credo si debba discutere di stati d’animo. comunque sono nervoso perché, come si vede, uno propone dei temi di discussione seri e invece la discussione avviene in grandissima parte sulla base di suggestioni, di quello che dice l’ultima agenzia di stampa. si devono ripetere mille volte le stesse cose perché qui arrivano post come quello di fernando.
    ed anche con te la discussione si ripete. come in un circolo vizioso.
    se tu fai una critica ed uno cerca di rispondere alla critica tu cambi argomento. così dici che la proposta è sbagliata perché non siamo in parlamento. se uno ti dice che non è vero e lo dimostra allora dici che è difficile prevedere cosa succederà fra tre anni e mezzo. e se uno, come mi accingo a fare, ti dice che non avere una proposta che dica 1) non vogliamo fare governi col pd 2) vogliamo cambiare la legge elettorale 3) vogliamo cacciare berlusconi significa anche fare una federazione senza una discriminante chiara. ma allora tu potresti dire che è anticipare le decisioni che dovranno prendere quelli che verranno nella federazione. e io posso dirti che il processo costitutivo dovendo discutere del programma di fase necessariamente affronterà questo tema con la piena sovranità ma che è meglio fin dall’inizio dire che non vogliamo fare l’0accordo di governo.
    peccato che non basta analizzare la realtà, bisogna avere l’ambizione di cambiarla. lotte sociali si ma affinché abbiano rappresentanza o non vengano risucchiate dal voto utile o dall’astensionismo bisogna avere una proposta per cacciare berlusconi e cambiare la legge elettorale. e bisogna dirlo subito proprio perché il pd fa finta di avere una svolta e perché non c’è lotta oggi che non veda berluscoi come il fumo negli occhi.
    e senza questa proposta, che per quanto difficile da realizzare è giusta (o forse se diciamo che bisogna eliminare la precarietà qualcuno pensa che sia facile?), facendo come dici tu si finisce dritti dritti nella trappola del bipolarismo.
    ma come vedi ci si ripete. io tento, magari maldestramente di rispondere alle obiezioni, mentre a volte mi incazzo perché i miei argomenti, invece che essere considerati o anche duramente confutati, semplicemente vengono ignorati per passare ad altre obiezioni.
    il solito abbraccio. perché non cambio nessun sentimento nei confronti tuoi anche se discutendo mi fai innervosire.

  169. giorgio Says:

    caro Ramon,

    trovo l’idea di dividere le attribuzioni fra partito e federazione molto interessante.
    A me pare che, come regola generale, noi tendiamo, di gran lunga (intendo _di gran lunga!_) a sottovalutare l’impatto che le buone regole possono avere: le possibili modifiche allo statuto, i possibili cambiamenti di attribuzioni a questo o a quell’organismo, i possibili meccanismi di elezione, di nomina… ecc…

    Faccio un esempio che non riguarda il partito ma che mostra limpidamente come una regola, piccola ma ben studiata (da la parte di coloro che l’hanno voluta) ha rivoluzionato in pochi anni la politica e il costume politico italiano: mi riferisco al sistema elettorale maggioritario. Ovviamente non basta questa nuova regola a spiegare tutto ma ognuno di noi puo’ capire quanto questo meccanismo da solo abbia contribuito a tanti processi (e per altro alla nostra scomparsa dal parlamento).

    Rifondazione, anche nel momento in cui piu’ avrebbe dovuto farlo (nel dopo-genova per intenderci) ha rimosso l’argomento e si e’ rifugiata nella continuita (e nell’adorazione del capo carismatico). Ora ripartire deve anche voler dire smettere di rimuovere il tema.

    Chiediamoci:

    1) esistono regole che possono aiutare ad eliminare dalla militanza il carattere di interesse personale per un posto in qualche consiglio?

    2) esistono regole che possono aiutare a rimuovere segretarie ventennali, gruppi dirigenti chiusi? Esistono regole che possoo aiutare significativamente a garantire il contatto con le realta’ esterne a rifondazione come modalita’ normale dell’agire del nostro partito?

    3) esistono regole che possono rimuovere la nostra incredibile arretratezza tecnologica?

    4) esistono regole che possono prevenire una nuova personalizzazione della politica del partito?

    5) Esistono regole che possono evitare la compravendita di tessere prima dei congressi?

    Io credo di si’, esistono regole che posssono aiutarci a migliorare ogni aspetto della nostra vita politica. Semplicemente non ci occupiamo di lavorare in questa direzione. Il perche’ della mancanza di questa ricerca e’ secondo me duplice:
    a) perche’ alcune persone traggono vantaggio personale dal presente assetto di regole
    b) perche’ si sottovaluta l’importanza che regole piu’ serie potrebbero avere.

    Mentre contro a) c’e’ poco che possiamo fare, io credo che qualceh cosa si possa fare contro b).

    a presto

    giorgio

  170. lucaocchionero Says:

    sai che penso?? Che non c’è malafede da parte di nessuno dei due. Probabilmente il discorso è così complesso che forse andrebbe sviscerato di persona invece che sul blog. Penso sia questo il problema. Poi di obiezioni sull’argomento te ne potrei fare altre 100 nuove, ma evito poichè mi preoccupo per la tua salute visto che non sei più un ragazzino! Ma chi è Fernando?? Non riesco a trovare questo post

  171. l’esempio dell’andare a pesca fatto da ramon è azzeccatissimo.. noi siamo nella condizione di dover/poter pescare un pesce alla volta, ossia raccogliere intorno a noi quei (anche singoli) militanti e quegli attivisti che, nonostante l’isolamento, nonostante le difficoltà, nonostante l’assenza di alternativa politica comunque si mobilitano e non si rassegnano a piegare la testa.. per farlo deve essere chiaro che il loro avversario è il nostro avversario.. e se si parla delle lotte che ci sono in campo (precari scuola, grandi opere, servizi pubblici, per parlare della mia realtà) penso sia chiaro a tutti quelli, anche fuori dal prc, che si mobilitano, che il pd è grossa parte del loro problema. la nostra priorità è questa.. essere uno strumento politico per queste persone..per farlo la nostra collocazione deve essere netta.. peschiamone uno alla volta.. puo’ essere che perderemo altri pesci (quelli che non ci considereranno perchè conviniti che per colpa nostra vince la destra, e sono tanti) ma non abbiamo un peschereccio e forse per adesso non riusciremmo a pescarli comunque.. bisogna capire poi che il peschereccio non deve essere misurato solo in termini quantitativi, quanti voti o quanti eletti.. abbiamo gia’ visto che una nave del genere puo’ rimanere insabbiata.. va valutato in primis in termini qualitativi.. quindi secondo me è necessario guardare la realtà in faccia, prenere atto della situazione in cui troviamo (che è difficilissima) e fare un passo alla volta usando quella lenza che per fortuna, con chianciano, siamo riusciti a conservare..

  172. caro ramon continuiamo a non capirci.
    quello che è capitato (e con questo vorrei chiudere definitivamente la questione e poi mettere una pietra sopra) è esattamente l’opposto di quel che tu dici. invitare bersani alla manifestifestazione unitaria e poi andarci a colloquio subito dopo il suo rifiuto, è una contraddizione.
    quando parlo di aspettare “le mosse” altrui non intendo certo quello che intendi tu. intendo dire che, visto che non sappiamo prevederele a quanto pare (le loro), per evitare alcune magre figure sarebbe bene non anticipare nulla. chessò, magari sarebbe stato opportuno invitarlo proprio al colloquio a partecipare alla manifestazione. che dici? non sarebbe stato più efficace anche mediaticamente parlando, visto il suo rifiuto? e chissà, forse avrebbero potuto non apparire così tanto disponibili al dialogo.
    pietra sopra e ricambio il bacio.

  173. Anonimo 3 Says:

    Visto che si parla di comunicazione.

    Sul blog di Ferrero c’è stata una piccola contestazione a proposito della trasmissione omnibus a cui ha partecipato, tra chi diceva che non era stato incisivo e chi lo difendeva. Ho riguardato i video diverse volte ed effettivamente trovo che un problema ci sia. Non a causa del segretario, che si spiega più che chiaramente ed è ben preparato, ma per l’impostazione della discussione e le modalità degli altri partecipanti.
    L’avevo già notato mesi addietro su porta a porta: lo (ci) trattano con arroganza e sufficienza, lo (ci) mettono in ridicolo, oscurando il merito del discorso con battutacce e cicaleccio e la conduzione delle trasmissioni è tale, da non poter essere dialetticamente più aggressivi, senza passare per maleducati e rozzi.
    (io, probabilmente, una rispostaccia alla Bonino me la sarei lasciata scappare, ma, altrettanto probabilmente, sarebbe stato un errore)
    Comunque sia, non va e non sottovaluterei questo aspetto, che rischia di trasformare quel poco di visibilità che viene concessa a prc (o al pdci), in qualcosa di controproducente. E’ assurdo che in tv vengano trattati col massimo rispetto personaggi che più beceri non si può e che al contrario si cerchi di sminuire in questo modo l’area della sinistra, ma, visto che così funziona, credo che il problema andrebbe analizzato bene per non cadere nel trappolone e in certi casi, forse, sarebbe meglio rinunciare.

  174. io sono più che convinta che il problema principale sia solo ed esclusivamente la comunicazione per il nostro partito. non certo i contenuti, che quelli ci sono e sono più che seri.
    personalmente rimango allibita a sentir compagni che son convinti che bersani sia meglio di quello o di quell’altro………. questo significa che il problema della comunicazione esiste anche all’interno del partito e i media colpiscono nel segno anche da noi. ad esempio, per quanto mi riguarda credo prorpio poco e se devo dirla sinceramente NIENTE, alla discussione interna al pd tra bersani-franceschini. è tutto un modo tecnico-mediatico di spostare in modo fittizio l’attenzione e l’asse a sinistra e cercare di raccogliere più possibile dalla nostra parte. è solo “forma” solo “comunicazione”. di sostanza non c’è nulla. sono più che compatti nel pd. altrochè!

  175. Luca Marini Says:

    basterebbe applicarlo lo statuto

  176. Caro Ramon,

    dopo tanti post sull’argomento comunicazione credo di aver capito la tua posizione. Che condivido e tuttavia considero limitata. Mi spiego.
    Sono perfettamente d’accordo sul fatto che non si debba fare politica cercando in primo luogo visibilità o preoccupandosi dell’immagine di noi che daranno i giornali più letti o le tv più viste. Errore peraltro più volte compiuto dalla “passata gestione” del partito che ha generato in noi anche un impeto di insofferenza. Le priorità sono politiche, la ricostruzione di legami sociali innanzitutto. Perfetto.

    C’è un però. Però la comunicazione resta problema strategico, nient’affatto secondario. Perché viviamo nella società dell’immagine, dello spettacolo, dell’informazione. Quando pure avremo ricostruito legami sociali di una certa forza, tv e giornali (e la mentalità semplificante e mistificatoria che descrivi) saranno sempre lì. E non come mezzi passivi, come fattori dati della società dei nostri tempi. Ma come arma diretta, attiva, della conservazione da usare contro di noi, anche più forti che fossimo diventati. La tv, ma sta succedendo anche coi social network su internet, seda le persone e le isola: è parte integrante del disegno reazionario degli ultimi 25 anni. Ma non devo certo dirtelo io.

    Il punto. Il punto è che dai tuoi discorsi manca un piano strategico, per quanto di lungo periodo, che punti al capovolgimento dei rapporti di forza anche sul piano mediatico. Mi sembra che il tuo ragionamento sottenda un disimpegno, cioè che, una volta ristabiliti legami sociali e forza del partito, la comunicazione non sarà di colpo più un problema di cui preoccuparsi.
    Ecco, io penso che non sia così. Penso che si debba lavorare da subito non certo a immaginare pratiche, forme, linee politiche più confacenti alla benevolenza dei media attuali, bensì a costruire strumenti di comunicazione indipendenti che riescano a raggiungere, col tempo, una massa critica di persone. Perché i media attuali peraltro sviliscono automaticamente, per come sono costruiti, il discorso politico serio e quindi i nostri messaggi (al contrario di quelli della Lega ad esempio, che comunica in maniera semplice, “bassa” e semplificante, cioè come vuole la tv attuale).

    Non credo che sia un compito solo del partito o della federazione, probabilmente non ne avrebbero le forze, al momento. Ma penso che noi dovremmo avere un ruolo attivo. Penso ad esperienze indipendenti come PandoraTv, il progetto di Giulietto Chiesa e altri di una vera Tv su scala nazionale con cui si dovrebbe collaborare. Penso all’apertura di un portale internet della federazione in cui investire denari ed energie, a fronte di un sito nazionale anche tecnologicamente molto antiquato. Penso alla ridefinizione del progetto di Liberazione, che per quanto molto migliorato così com’è non ci è molto utile.

    Credo inoltre che la proposta di legislatura mirata alla modifica della legge elettorale debba passare anche per una legge per eliminare il conflitto di interessi (e se non sbaglio è già così) e per sottrarre la tv pubblica all’influenza dei partiti e del mercato, recuperando la funzione di servizio pubblico. Forse sono obiettivi più difficili da concordare con Pd o Udc ma mi paiono, allo stesso modo che il proporzionale, precondizioni per una dialettica politica più sana.

  177. in linea di massima mi trovo d’accordo con antonio, anche se in questo momento non mi sembra il caso che le forze del partito si canalizzino sulla questione sito del partito, liberazione e via discorrendo. le elezioni sono alle porte, applicarci su questo significa guardare sempre al nostro ombelico e non riuscire ad uscire fuori per proporre in modo chiaro e inequivocabile la nostra linea e le nostre ragioni.
    io credo che questi mesi debbano esser spesi “bene”. mi spiego. lo scenario che abbiamo davanti secondo me è inequivocabile: il nostro problema non è berlusconi ma è il pd. con la polemica fittizia del ritorno al socialismo si cerca di recuperare i nostalgici ex-pci (che sono tanti, molti più di quanto si pensi) e lasciando i franceschinani alla camera e la bindi come presidente si cercherà di mantenersi buoni i moderati e i cattolici. a mio avviso ne esce una squadra molto forte.
    ora il problema è solo ed esclusivamente nostro. ed è un grande problema che va affrontato con delicatezza, perchè se d’alema non è riuscito a distruggere rifondazione al congesso di chianciano (non dimentichiamo la sua strategia e le sue lusinghe a vendola), potrebbe riuscirci ora.
    in più si dovrebbe considerare il fatto che noi siamo un piccolo partito, ai margini. questo significa che a livello di comunicazione si deve stare molto attenti nel lanciare messaggi al “popolo”. la determinazione va bene, ma alcune volte, se mi posso permettere, traspare una certa arroganza che non può che nuocere. semplicemente perchè non abbiamo la forza di altri che pur facendolo, non vengono toccati da ripercussioni negative (penso a di pietro ad esempio). quindi si dovrebbe avere molta cautela e molta umiltà. è l’unico modo per farsi “ascoltare” in questa situazione.
    e poi posso dirlo? ebbasta parlare di berlusconi! si proceda, si faccia quel che è giusto fare ma spostiamo l’interesse su altro.
    in questo paese vi sono molti problemi, abbracciamo le cause che sono in sintonia col nostro pensiero e portiamo avanti con pazienza e tenacia le battaglie. ad esempio, va bene la mobilitazione del 5, ma ancora prima il 27 novembre si stanno mobilitado i penalisti. conosciamo bene la situazione nelle carceri che è a dir pco drammatica. e si badio bene, questo sciopero era stato programmato ancor prima del caso cucchi e blefari.
    riporto il sunto del comunicato. cerchiamo di toccare e dar fastidio agli “intoccabili” (psichiatri e psicologi delle carceri, compresi). che forse ne avremmo benefici anche in termini di consenso.

    SCIOPERO PENALISTI IL 27, SITUAZIONE E’ INTOLLERABILE

    La situazione delle carceri è “intollerabile”. Per questo l’Unione delle Camere penali ha proclamato uno sciopero per il 27 novembre prossimo. La decisione è stata presa dalla giunta alla fine di ottobre, prima cioé della morte di Stefano Cucchi e della brigatista Diana Blefari, ma la notizia è stata appresa oggi. Il giorno dopo l’astensione dalle udienze, si terrà a Napoli una manifestazione pubblica “per la legalità della pena”.

    Nella delibera che proclama la protesta e che è stata inviata al capo dello Stato, al premier, al Guardasigilli e ai presidenti di Camera e Senato, i penalisti denunciano “l’inumanità delle condizioni di vita in cui versano attualmente i detenuti” e le “palesi violazioni” dei loro “diritti primari”, per effetto di “scelte di politica criminale, che mosse da mere esigenze di propaganda, hanno inasprito il regime sanzionatorio e detentivo”. Un’ “emergenza”, quella delle carceri, resa “evidente” “dai continui episodi di protesta e persino di condotte di autolesionismo” da parte dei detenuti. Gli avvocati puntano l’indice contro “la completa assenza di un’adeguata proposta politica a parte del governo così come da parte delle forze politiche di opposizione”: “se infatti il piano per l’edilizia carceraria, al di là dei lunghissimi tempi previsti per la sua attuazione, non vale comunque di per sé a garantire la finalità ultima della pena rappresentata dalla piena rieducazione del condannato, non si intravede peraltro alcuna volontà di mettere mano alle necessarie modifiche normative per far fronte adeguatamente alla situazione di emergenza”, la più “critica dal dopoguerra”. Nel mirino dell’Unione delle Camere penali c’é anche l’inasprimento del 41 bis, lo speciale regime detentivo a cui sono sottoposti mafiosi e terroristi: sono stati introdotti dal Parlamento “ulteriori profili di illegittimità costituzionale in un trattamento che già viola profondamente i diritti fondamentali della persona”, con nuove norme che “violano palesemente il diritto di difesa , limitando nel numero e nella durata i collogui con il difensore e che ‘criminalizzano’ l’avvocato”.

  178. Ieri Ferrero e Palermi al Fatto del Giorno su Raidue sono andati bene e si sono fatti rispettare

  179. Fernando Says:

    Forse come dice Ramon son io che non riesco a discostarmi dal cicalio dei media o come scrive Maria siamo anche noi (chiedo venia) vittime dell’egemonia della stampa e tv che detta l’agenda politica. Però trovo errata la comunicazione di Ferrero su Berlusconi scusami se commento ancora un agenzia di Stampa Ramon! ma dire Berlusconi prepara un golpe, è il fascismo, solo per far venire gente alla manifestazione del 5 è un errore , rischiamo appunto di trasmettere una sola emergenza appunto rimuovere Berlusconi come se fosse solo lui il problema di questo paese (e certamente lui è un populista ademocratico che va cacciato) ma appunto rischi di “creare favorire” un frontismo una necessità di allearsi riproponi appunti un film già visto in passato per PRC desistenza e cose simili che sono alla lunga divenute controproducenti per noi. Forse sbaglio ma davvero vorrei toni più pacati da te Ramon anche se scrivo fesserie.
    Nel merito della tua lettera sono temi che condivido assai come scrivevavo fior di pensatori non si separano le idee dai fatti reali e oramai in tante regionie Comuni siamo visti come uguali agli altri amministriamo un sacco di Enti senza distinzione alcune e questa certo non esalta la diversità di “un altro mondo possibile” ci rende inutili.

  180. no i problemi sono tanti, berlusconi è solo un problema (ovviamente parlo per rifondazione, eh!). la fissa della manifestazione del 5 secondo me è deleteria, con rispetto parlando. che si organizzi, che si faccia e basta. punto. che poi, francamente, vorrei capire dove sta tutta questa difficiltà ad organizzare una manifestazione. se da qui fino al 5 si deve sempre e solo esclusivamente parlare di berlusconi stiamo davvero freschi! noi ci cimentiamo e gli altri raccoglieranno i frutti.
    altro problema è la federazione, che come ho già detto, dal mio punto di vista così come è pensata non può portare ad una ripresa della sinistra extraparlamentare. io mi soffermerei alla rifondazione, e che ognuno dei soggetti della federazione lavori come ha lavorato per le europee, fino alle regionali. stesso simbolo va bene (altrimenti sarebbe controproducente modificare tutto), ma non più di tanto.
    poi dopo si dovrà fare chiarezza e pianificare bene il lavoro comune.
    so che questo non lo condividerà nè ramon nè molti altri, ma questo è il mio pensiero e me ne assumo la responsabilità.

  181. caro giorgio, l’illusione che esistano delle regole magiche che evitano problemi politici è deleteria. moltissime di quelle regole che tu evochi esistono già. ed infatti luca ha detto: basterebbe applicarlo lo statuto. ma un partito, un corpo politico vivo e collettivo, agisce. nel bene e nel male è sempre chiamato a prendere decisioni e di fronte a divergenze e lotte intestine (e quante ce ne sono proprio in quella tanto celebrata base!) le regole di garanzia per le minoranze possono essere usate per trasformare il dissenso in opposizione tentando di impedire che si realizzi ciò che una maggioranza ha deciso di fare. viceversa una maggioranza può, nel pieno rispetto delle regole scritte, violarle nei fatti semplicemente non ascoltando le ragioni che la minoranza può avere e trasformando la discussione in una banale prova di forza solo con i voti.
    per giunta spesso succede che le regole diventino il centro della discussione e allora i contenuti passano in secondo piano. per esempio succede, ed è successo, che in un federale la segreteria venga messa in minoranza su una scelta importante, per esempio sul tentare o meno un accordo col pd. se si sta al merito la discussione è normale. ma se degenera in una discussione nella quale si comincia a dire che il federale non è stato convocato per lettera come prevede lo statuto, se una parte del federale cerca di far mancare il numero legale abbandonando o non andando alle riunioni, se si comincia a contestare il metodo con il quale si è presa questa o quella posizione, tutta la discussione diventa inutile politicamente, per il semplice motivo che è una guerra intestina. e le guerre intestine rovinano i rapporti personali, possono essere vinte o perse indipendentemente dai contenuti (può succedere cioè che per un cavillo regolamentare vince chi ha torto politicamente) e così via.
    io capisco, caro giorgio, le tue ottime intenzioni. davvero le capisco. ma non esiste nessuna regola capace di risolvere un problema politico.
    sono, anzi, le regole non scritte le più utili a governare una organizzazione. e quelle sono proprie della responsabilità e della maturità politica e culturale delle persone.
    ti faccio due esempi. nel nostro statuto non c’è scritto che è proibito candidare una persona alle segreteria del partito legando il suo nome ad un documento congressuale. semplicemente perché la regola prevede che il segretario debba essere eletto dal cpn a congresso finito. quando vendola fece la conferenza stampa dicendo che si candidava alla segreteria del partito mesi prima del congresso non violò nessuna regola statutaria. ma introdusse un elemento nella discussione congressuale stravolgente il dibattito. la debolezza e ambiguità della proposta politica veniva sovrastata dal voto per la persona. e così furono in molti a dire che volevano che il prc non si sciogliesse, che il governo aveva fatto schifo, che la sinistra arcobaleno era stato un errore, ma poi votarono vendola perché pensavano che il suo carisma come leader avrebbe aiutato il prc a sopravvivere. se ci fosse stata nello statuto la regola negativa: “è proibito candidare chiunque alla segreteria del partito prima della fine del congresso” forse vendola non avrebbe fatto la conferenza stampa e, nel pieno rispetto della regola, avrebbe fatto dire sui giornali a molti interni ed esterni al partito che loro auspicavano l’elezione di vendola alla segretaria. e, nel pieno rispetto dello statuto e della regola in questione, l’effetto sarebbe stato lo stesso. e addirittura quelli che vi avessero visto una violazione della regola statutaria e avessero usato questo argomento avrebbero fatto alla fine il gioco di vendola perché la discussione sulla legittimità della sua candidatura di fatto avrebbe finito per apparire come una vessazione nei suoi confronti. come vedi di fronte alla volontà di spostare la discussione dai contenuti alle persone non c’è regola che tenga. il problema risiede nella volontà politica e nel contenuto politico e non nelle regole.
    altro esempio. mi è capitato una volta di concludere una riunione di un federale nel corso del quale successe una brutta cosa. un compagno, che faceva parte di una delegazione trattante con altri partiti, fece ripetute allusioni a non meglio precisate novità che di li a pochi giorni sarebbero intervenute. di fronte a domande precise disse che era vincolato dalla riservatezza e che se avesse reso pubblico quello che sarebbe successo avrebbe finito per comprometterne la realizzazione. ovviamente scoppiò un casino. e cominciò la solita discussione sul metodo. è legittimo che uno che tratta mantenga la riservatezza su qualcosa? ma se non mantiene la riservatezza su una cosa che un altro partito gli ha detto riservatamente, e che avrebbe favorito il prc, in cosa consiste la sua responsibilità come delegato per partecipare ad una trattativa?
    quale regola può risolvere questo problema? nessuna.
    perché attiene alla maturità e all’intelligenza politica e al rispetto sostanziale del collettivo. banalmente è sbagliato fare allusioni a cose che non si possono dire, per il semplice motivo che è come se stessi dicendo: io esibisco il mio potere e tutti voi contate meno di me. stai al merito di ciò che si discute, non vantarti, non metterti su un gradino più alto degli altri, non inserire nella discussione cose che gli altri non sanno. ma quale è la regola che può sanzionare la mancanza di intelligenza politica? ho detto politica perché ci sono persone coltissime ed intelligentissime assolutamente incapaci di dirigere anche una bocciofila. quale regola può impedire che quando uno ascolta una critica, per quanto la ritenga strumentale o infondata, invece che accettarla come una cosa normale se la lega al dito meditando vendetta? nessuna regola.
    quale regola può stabilire cosa succede nella testa di una persona che viene candidata ad una carica pubblica? come si fa a stabilire per regola che non bisogna essere presuntosi o eccessivamente ambiziosi? nessuna regola. anzi, se si fanno processi alle intenzioni oltre a far degenerare immediatamente la discussione e i rapporti fra le persone, si finisce per rovinare totalmente il collettivo.
    quando si fa una lotta normalmente si creano rapporti solidali e i difetti di ognuno passano in secondo piano. e non c’è regola che possa far crescere l’intelligenza e la maturità e l’esperienza delle persone.
    un abbraccio

  182. caro benny, ciò che dici è vero. ma non devi dimenticare che ci sono moltissime persone che fanno le lotte, che sono profondissimamente convinte che il pd sia parte del problema e non sia la soluzione, ma che se alla fine devono scegliere fra il peggio e il meno peggio scelgono il meno peggio. non è lo stesso per la vita delle persone in carne ed ossa se si introduce o meno il reato penale connesso alla clandestinità. non è lo stesso avere più o meno precarietà. non è lo stesso se si combatte anche di poco l’evasione fiscale o se la si incrementa in modo spudorato.
    tu fai una semplificazione che può essere fatale in politica. sottovalutare l’egemonia del sistema fa il paio con l’illusione che basti dire una cosa giusta per conquistare l’egemonia. è profondamente radicata l’idea che alle elezioni non si vota per i contenuti e nemmeno per i programmi bensì per le persone. e in questo contesto chi ha a cuore i contenuti sente impotenza per il semplice motivo che i contenuti, se sono percepiti come irrealizzabili, sono solo parole e non fatti in grado di mobilitare e di cambiare le cose. e quando succede questo vuol dire che la politica si separa dalla realtà e diventa assolutamente congeniale al sistema. alla logica del meno peggio non si può contrapporre mai la logica del tanto peggio tanto meglio. sono solo due varianti di una sconfitta certa. e mentre per un militante cosciente e armato ideologicamente ci può stare l’isolamento ed anche la testimonianza, questo non può mai essere per la classe e per le masse diseredate. pescare un pesce alla volta vuol dire avere una lenza con un amo e con un’esca. se non hai il peschereccio devi prenderne atto e non farti illusioni, ma almeno devi avere la lenza. fuori di metafora o sei capace almeno di tentare di sconfiggere la destra elettoralmente (perché per sconfiggerla socialmente e culturalmente ci vorranno molti anni di duro lavoro sociale) e contemporaneamente di proporre una uscita dalla logica del meno peggio non peschi un bel niente. ho detto tentare perché non è detto per niente che la proposta che fai in quanto giusta si realizzi. ma hai il dovere di provarci.
    un abbraccio

  183. cara maria, mettiamo pure una pietra sopra questa nostra conversazione. ma io penso che ci capiamo benissimo. tu pensi che sia stato inopportuno “invitare” il pd a venire in piazza e poi fare un incontro con bersani. perché questo “sembra” una contraddizione. io penso esattamente l’opposto. ma mi pare che siamo sulla divergenza di metodo e di opportunità. non c’è nulla di strano o di male in questo. come tu sostieni la tua tesi in proposito io sostengo la mia. se il pd avesse manifestato una qualsiasi propensione a chiedere le dimissioni di berlusconi ovviamente sarebbe stato giustissimo indire la manifestazione insieme. siccome è successo il contrario perché già alle primarie tutti e tre i candidati avevano detto che non volevano chiedere le dimissioni di berlusconi è del tutto normale che chi, invece, lo aveva già fatto prima lo ribadisse e invitasse il pd a cambiare posizione. tutto qui. se poi bersani chiede un incontro con tutti e succede che, per esempio, sinistra e libertà dice di essere d’accordo con bersani nel fare una coalizione in tutte le regioni e noi, invece, che discuteremo caso per caso. se sinistra e libertà dice che farà certamente la coalizione di governo col pd e noi diciamo che è impossibile ma che proponiamo un accordo per battere berlusconi e cambiare la legge elettorale, e così via io non vedo nessuna contraddizione. anzi, vedo maggior chiarezza.
    certo tu hai ragione su una cosa. c’è chi ha voluto vedere la contraddizione. ma come? prima lo criticano perché non va in piazza e poi ci vanno a parlare? ma guarda che confusione e che oscillazioni nelle posizioni di quelli li.
    so benissimo che c’è questa lettura anche fra le nostre fila. basta leggere certi post.
    ma questo modo distorto di leggere le proposte e posizioni politiche non è originato da questa o quella proposta. esiste in se. perché sia i giornalisti malevoli sia i compagni prevenuti applicheranno, come applicano, questo modo di vedere le cose sempre a qualsiasi proposta che non confermi le loro semplificazioni.
    quindi, per me, bisogna evitare di farsi condizionare dalle possibili letture sbagliate di ciò che si propone. pena il non fare la cosa giusta al momento giusto, alimentando così proprio ciò che si teme.
    ma, come vedi, semplicemente io penso che sia stato opportuno fare così e tu no. ripeto che è del tutto normale. sempre che non si trasformi una divergenza di questo tipo in una guerra di religione. e noi due certamente siamo capaci di non farlo.
    un bacio

  184. caro anonimo 3, il fatto che sui blog si discuta se uno è stato o meno efficace in una trasmissione televisiva è solo il segno dei tempi. il segno, cioè, che davvero c’è chi pensa che la televisione sia il luogo privilegiato della politica. e che l’efficacia di una proposta politica stia nella bravura del leader in tv.
    comunque tu dici delle cose esatte.
    io penso, però, che ci sono problemi insolubili. e questo è uno di quelli.
    lo so per esperienza diretta, perché nel corso di anni sono stato a decine e decine di trasmissioni televisive. e posso dire che non c’è nulla da fare. se rifiuti una o due volte non ti invitano più. non puoi chiedere: chi altro c’è? e se non ti piace qualcuno rifiutare. non puoi dire io di questo argomento non voglio parlare e mando un altro del mio partito che ne sa più di me. o vai tu o sono loro a scegliersi un altro. a me è capitato perfino, proprio ad omnibus di dire no io non vengo a discutere delle grandi opere, c’è tizio che è un deputato come me e ne sa molto di più di me, e scoprire che quello non era stato nemmeno contattato e che alla trasmissione poi c’era andato un deputato del prc che di grandi opere ne sapeva anche meno di me.
    poi c’è una questione di stile. ognuno ha il suo. e il più grave errore è tentare di adottare uno stile diverso da quello che uno ha. risulti falso e non credibile indipendentemente da ciò che dici. certo se vai in tv e parli come in un convegno sei inefficace. se parli come in un comizio sei inefficace. se quando parli pensi ai tuoi militanti e basta sei inefficace. se parli solo a quelli che non la pensano come te sei egualmente inefficace. se dici sempre io e mai noi trasmetti una immagine sbagliata. lo stesso se dici sempre noi e mai io.
    ci sono persone che per diversi motivi sono proprio inadatte alla tv. ma se pensano di essere adattissime e soprattutto se pensano che per loro è importantissima la visibilità, non ci puoi fare niente. come fai a dire a chicchessia: guarda tu in tv fai schifo non andarci? è impossibile e sarebbe sbagliatissimo.
    comunque, prima di essere equivocato, io penso che ferrero se la cavi benissimo in tv. se non lo pensassi non lo direi.
    insomma. se ti invitano devi andarci. a volte sei più efficace e a volte meno. dipende dal conduttore e dalla piega che prende la discussione.
    mettersi a discutere, però, di come è andato il leader in tv, è sciocco e sbagliato.
    un abbraccio

  185. sì ramon ci capiamo benissimo. la nostra è stata ed è una divergenza di metodo e non di opportunità, ma di tempi (come ho sostenuto). e la mia divergenza non nasce nè da superficialità nè da semplificazione.
    questo vorrei fosse chiaro.
    ma ci siamo capiti.
    nessuna guerra di religione, ci mancherebbe.

  186. caro antonio, credo che siamo d’accordo su quasi tutto. però… (anch’io ho il mio però) quando dico che l’informazione e la comunicazione sui media è un problema secondario non intendo affatto sminuirne l’importanza.
    ti faccio un esempio.
    negli anni 60 c’era un solo canale tv. ad un certo punto due. erano potentissimi. la gente diceva: l’ha detto la tv! e la tv allora era inequivocabilmente di regime. io ricordo benissimo, per esempio, anche se ero un bambino che la canzonissima di dario fo fu cancellata di colpo perché dario fo parlò degli incidenti mortali nei cantieri edili. e tutti gli italiani guardavano il festival di san remo e mike buongiorno e i film dove venivano censurati i seni femminili e gli sceneggiati scandalosamente perbenisti.
    qualche rara inchiesta giornalistica (come tv7) ogni tanto parlava di qualche problema reale del paese a notte fonda. punto.
    ma niente ha potuto impedire che le donne si ribellassero, che gli operai scioperassero, che gli studenti si ribellassero. la comunicazione dei mass media per quanto potente era totalmente incapace di impedire queste cose che sono cresciute fortemente senza avere nessun passaggio televisivo e in un paese nel quale i giornali erano letti molto meno che oggi.
    la forza dell’egemonia del pensiero critico e delle lotte ad un certo punto ha anche cambiato la tv pubblica. attraverso una spartizione al pci è toccata una rete. una rete che ha fatto egemonia perché rai tre ha anche costretto le altre due reti ad inseguirla nel dare voce a certe cose reali del paese prima totalmente oscurate.
    e non è stata la tv privata a cambiare il modo di pensare della gente. è la società che è cambiata, le relazioni sociali, il valore del lavoro, e il senso comune. certo la sintonia della tv privata e commerciale con il senso comune effimero e individualista che è lentamente cresciuto ha consolidato quel senso comune, lo ha alimentato e rafforzato. ma non l’ha generato. un paese più colto, più critico, meno bigotto, più informato, non ha prodotto solo per questo una sinistra più forte ed egemone. negli anni 80 le città vengono stravolte dalla rendita. centinaia di migliaia di persone si spostano dal centro alle periferie. cresce l’effimero, l’immagine, la pubblicità. la “milano da bere” è immagine coerente con il funzionamento dell’economia e delle relazioni di forza sociali. senza le assicurazioni, le imprese dell’edilizia, la borsa e le sconfitte operaie la “milano da bere” non sarebbe mai esistita. i media la riflettono e la esaltano. ma non l’hanno generata.
    io sono d’accordo con te che la comunicazione (parliamo di informazione e mass media perché qualsiasi gesto o azione è anche intrinsecamente comunicativo) è un problema strategico. ma è un aspetto secondario del problema strategico. l’illusione, che tu non coltivi certo visto quel che dici ma che è largamente diffusa, che “inventando” la nostra potenza e autonomia comunicativa possiamo conquistare egemonia nella società è, appunto, una illusione pericolosissima. il sistema capitalista non si sogna nemmeno di affidare la propria egemonia ai mass media. li usa per consolidare l’egemonia del sistema stesso sulla società. oggi si parla di più di operai in tv che negli anni 60. ma un operaio della pirelli o della fiat negli anni 60 anche se la tv parlava male delle lotte, o non ne parlava affatto, pensava a se stesso in modo diverso da oggi. e se celentano cantava chi non lavora non fa l’amore quello scioperava lo stesso e più di prima. è vero che oggi si tende ad oscurare il conflitto in tv. tuttavia senza ombra di dubbio se ne parla di più che negli anni 60 e 70. la solitudine, l’individualismo, l’egoismo sociale, l’assenza di solidarietà, non sono stati indotti dalla tv. sono il prodotto di relazioni sociali, di condizioni materiali, dell’organizzazione e della divisione del lavoro oltre che della sua riduzione a merce pura. i mass media consolidano la falsa coscienza che gli individui maturano esattamente per come vivono.
    dopo aver detto questo e, spero, aver chiarito perché io uso il termine secondario, mi dichiaro d’accordo sul lavorare per tentare di sfruttare meglio ogni forma di comunicazione sui mass media. internet, tv, radio, stampa. nell’ordine.
    un abbraccio

  187. cara maria, scusa ma dove si parla solo di berlusconi e della manifestazione? qui sul mio blog è vero. solo perché qualcuno ha fatto critiche e si è sviluppato un dibattito. ma il partito mica discute solo o soprattutto di questo. per niente. basta tu dia una scorsa alla rubrica di liberazione, per altro molto incompleta, sulle attività del partito centrali e locali e non troverai una sola iniziativa sulla manifestazione. magari le iniziative sono poche e limitate ma non sono affatto improntate alla presunta centralità di berlusconi o della manifestazione.
    casomai sono molti compagni che vedono nella manifestazione qualcosa di cui discutere per, in realtà, discutere di altro. non è certamente il tuo caso. ma altri ci vedono il frontismo che ci porterà al governo col pd di nuovo. altri un cedimento nei confronti di di pietro. altri un abbandono della lotta di classe in favore di operazioni di immagine. altri una minaccia alla nostra identità comunista perché non si può fare una manifestazione contro berlusconi con chi non è comunista. e via discorrendo.
    boia se ci fosse qualcuno che ci vede solo quello che c’è. una manifestazione contro il governo di berlusconi e basta.
    quanto alla tua ultima frase potrei dirti, visto che pronostichi il mio disaccordo, che mi hai frainteso. e già! per il semplice motivo che io invece sono totalmente d’accordo. alle regionali bisogna fare esattamente come dici tu. esattamente. proprio per questo la federazione si costituirà fra un anno. senza impiccarla alla prossima scadenza elettorale.
    un altro abbraccio e tanti baci.

  188. wow! 😀

    no è vero, sul fatto della manifestazione e il cedimento a di pietro hai ragione. infatti io non ho mai criticato questo nei miei commenti.
    comunuq pietra sopra e si vada avanti con la lotta!
    ovviamnte ricambio abbraccio e tanti baci!

  189. Anonimo 3 Says:

    Sono d’accordo che è un errore criticare lo stile personale ed anche che Ferrero se la cava benissimo, in effetti non era di questo che intendevo discutere, ma del fatto che in alcune trasmissioni sembra che invitino solo per poterti schiacciare. Non sarebbe meglio boicottarle e pazienza se non ti chiamano più? O almeno pretendere il rispetto di alcune regole. Se ti sovrastano e non ti lasciano parlare, ha un senso parteciparvi?

  190. anonimo 3, se non ci vai diranno che poi non puoi lamentarti della invisibilità. se ci vai devi accettare la conduzione. e inoltre non vale la pena di mettersi a discutere di come le trasmissioni sono condotte facendo la vittima. si ritorce contro di te. se tentano di sovrastarti ti devi difendere e tentare di dire cose importanti in poche parole. in ogni caso io che sono stato molte volte proprio ad omnibus posso dire che rarissimamente mi è capitato di essere sovrastato o impedito a parlare. non puoi rifiutare un invito in tv dicendo che non ci vai perché prevedi di essere sovrastato.
    insomma, come vedi è un problema insolubile.
    meglio andare sempre e cercare di fare il meglio possibile.
    ogni altra cosa è solo peggio.
    purtroppo.

  191. giorgio Says:

    caro Ramon,

    intanto grazie mille della risposta.

    Rileggendo quello che avevo scritto (anche viste le tue osservazioni) trovo che fosse probabilmente eccessivo. Pero’ anche la tua posizione mi pare un po’ “tagliata con l’accetta” (meglio un toscanismo che un francesismo…), e in un certo senso mi conferma nella mia sensazione che il problema sia sottovalutato.

    Non voglio sostenere che in una comunità che non ha alcuna capacità di disciplinarsi è sufficiente imporre un sistema di regole efficaci per risolvere tutti i problemi.
    E’ chiaro che in un ambiente-limite (limite ma magari frequente) in cui imperino mala fede, ambizione e magari clientelarismo c’e’ ben poco che qualche modifica statutaria possa fare.

    L’esempio di Vendola è infatti un caso limite: la mozione 2 (che per inciso avevo anche votato) durante la fase congressuale ha forzato (quando non apertamente violato) una lunga serie di regole, scritte e non scritte, che vigevano nel nostro partito: per dirne solo due (all’inizio e alla fine del percorso congressuale): il massiccio ricorso a brogli e al tesseramento “falso” (del tutto evidenti dalla lettura dei risultati nei territori) e la decisione di fuoriuscire dal partito [“chi perde esce”: strana concezione della democrazia]

    A me tuttavia pare pero’ che buone regole possano aiutare (e io credo che lo possano per davvero):

    (1) nei casi in cui la democrazia interna del partito funziona abbastanza
    esempi (facili):
    a) In una federazione in cui vi sia una piccola tendenza al “cammellaggio” magari una regola disegnata bene puo’ aiutare a diminuire il fenomeno [e’ chiaro che in una federazione che triplica gli iscritti al congresso ogni regola di questo tipo sara’ vana, una scorciatoia verra’ sempre trovata]
    b) In una situazione in cui per decidere una candidatura un vecchio burocrate interno sia in gioco con un esterno magari espressione di qualche movimento sociale nel caso in cui la situazione sia in bilico una regola puo’ aiutare [e’ chiaro che nella zona con infiltrazioni camorriste e pacchi di tessere false non basta la regola]

    (2) Una buona regola puo’ contrinuire a non deviare da una situazione in cui la democrazia interna funzioni abbastanza bene (o perfino bene). Regole che contribuiscono al ricambio, alla promozione di persone esterne al partito (anche a cariche interne) possono aiutare a far si che una situazione “funzionante” non degeneri in una situazione “non-funzionante”

    Inoltre le regole sono un segnale, e io non sottovaluterei questo fatto. Sono un segnale per chi sta dentro al partito e anche per chi sta “nei paraggi”. Un partito che si interroga (per davvero, non solo a parole) sul come fare ad evitare alcune “cattive abitudini” che inficiano la democrazia interna dà forza a quei compagni che vorrebbero una discussione piu’ civile al nostro interno.
    Mettere in discussione le regole e cercare delle modifiche che aiutino a combattere l’inciviltà non è un fatto neutro. E’, da solo, un pezzo della battaglia all’incivilta’ del nostro dibattito interno.

    Aggiungo due cose per concludere:
    (i) lo statuto e’ per noi un sistema di regola entro cui si esercita la nostra democrazia interna. E’ un po’ la nostra “Costituzione”. E’ chiaro che non esiste una Costituzione che possa reggere da sola ogni scossa [non e’ bastata una bella costituzione a salvare l’europa da hitler]. E’ chiaro che non basta l’argine della Costituzione Repubblicana per salvarci da berlusconi. Pero’ possiamo chiederci come sarebbe oggi la situazione italiana se non fossero esistiti i contropoteri costituzionali. La situazione e’ brutta, ma con una diversa costituzione la situazione avrebbe potuto essere molto piu’ brutta.
    Non basta l’articolo 11 per prevenire le guerre, ma io preferisco tenerlo che abrogarlo. Perchè nei casi dubbi potrebbe essere uno strumento importante. Perche’ e’ stato leggendo anche quell’articolo (quest’affermazione va intesa in senso lato…), ascoltando chi l’aveva scritto, che si e’ formata la concezione che ognuno di noi ha della Repubblica (chissa’ se l’opposizione alla guerra nel nostro paese sarebbe stata altrettando forte altrimenti). Perchè sancire l’articolo 11 ha dato forza alle posizioni pacifiste nel nostro paese.

    (ii) Infine non capisco (non e’ malizia, non lo capisco per davvero) la frase “l’illusione che esistano delle regole magiche che evitano problemi politici è deleteria”: io non penso che un diverso assetto statutario servirebbe ad evitare problemi politici: un partito in cui non ci siano dispute politiche sarebbe un partito molto strano. Regolare efficacemente significa cercare di fare si che le divergenze politiche non oltrepassino gli argini della civiltà.

    un abbraccio
    giorgio

  192. caro giorgio, io credo che siamo d’accordo. molto d’accordo. infatti ho ben detto che il nostro statuto prevede moltissime cose che tu proponi. e secondo me è fin troppo particolareggiato. ho molti dubbi, invece, che sia attraverso l’aiutino della regola che si apre o chiude il partito. quella è cosa che attiene alla linea politica e alla concezione del partito. a come lo si fa vivere normalmente. interni ed esterni? beh per una carica interna non esistono persone esterne. non si possono mai dividere doveri e diritti. se parli di candidature puoi scegliere di candidare esterni o interni e nella quantità che vuoi secondo precise scelte politiche. guai a impiccarti a regole fisse che possono farti fare scelte sbagliatissime. perché dovresti candidare una persona che non merita di essere candidata più di altri solo perché è esterna? perché? e viceversa. certo puoi dire che vuoi avere il 50 % di candidati che non siano iscritti e che rappresentino lotte e movimenti. ma è una scelta politica non una regola. infatti lo abbiamo fatto nelle ultime elezioni. la regola non ti salva dai carrieristi. se metti quella regola certe persone semplicemente non si iscriveranno al partito per essere nella quota giusta la volta successiva.
    quanto alle tessere io non penso che ci siano tessere false. quelle è facile eliminarle. casomai ci sono stati cammellaggi. ed è difficilissimo se non impossibile dimostrare che una o cento persone si è iscritta diciamo così una tantum per votare la mozione del personaggio locale o nazionale.
    quelle che chiami cattive abitudini sono tutte previste dallo statuto.
    infine, le dispute non sono un problema politico. la calamita del potere e del prestigio nelle istituzioni si. ma non si può illudersi di risolverla con ulteriori precisazioni delle regole che già esistono.
    un abbraccio

  193. lucaocchionero Says:

    Ecco per esempio, farò solo un esempio e poi giuro che farò silenzio. Il Comitato Politico Federale di Napoli ha votato un documento in base al quale per le elezioni regionali vanno privilegiate le alleanze con il centrosinistra e comunque tutte quelle alleanze che possano impedire alle destre di tornare al governo della regione perchè sono xenofobe, criminali, fasciste, ecc, ecc, tutto il male possibile… La federazione di Napoli dunque non esclude alleanze con l’UDC. Bisognerebbe sapere che noi a Taranto abbiamo vissuto una ulteriore mini scissione qualche tempo fa mettendo in netta minoranza l’ex segretario provinciale poichè sosteneva grosso modo le stesse tesi del cpf di Napoli. Siccome non credo che ci possa essere un partito politico che ha due strategie in merito alle alleanze io vorrei sapere, e lo chiedo umilmente e senza polemica, quale linea è ufficiale? Quella del Cpf di Napoli che si prepara a fare un governo regionale con l’UDC(semmai dovesse vincere questo ridicolo carrozzone politico che vogliono costruire) o quella del Cpf di Taranto che ha votato contro un governo provinciale con l’UDC defenestrando l’ex segretario? Ecco Ramon un esempio concreto di problemi che non possiamo nascondere sotto il tappeto

  194. A Lucaocchionero: penso si tratti del comitato politico regionale della Campania.

    Riagganciandomi a quanto pone in evidenza lo stessi lucaocchionero, voglio rilevare come, dato che siamo fuori dal Parlamento nazionale e da quello europeo, se si fa strada l’ idea di fare “di necessità virtù”, privileggiando le alleanze con l’ intento di far soppravivere il partito attraverso l’ elezione di qualche consigliere in più, le dirigenze locali e gl’ istituzionali stessi potrebbero assumere un peso rilevantissimo, un pò esagerato; ciò avrebbe, a mio parere, un potenziale disgregativo pesante per il partito poichè si crerebbero 20 PRC con 20 profili programmatici diversi. Ragion per cui sarebbe bene che i compagni della Direzione Nazionale facessero rispettare in maniera rigorosa le loro indicazioni sulle alleanze, sia per quel che riguarda la questione morale, sia per quel che riguarda il profilo programmatico, non facendo prevalere su quest’ ultimo nessun altro ordine di ragioni.

  195. LuciaFollonica Says:

    Mi aggangio pur io a Lucaocchionero, in Toscana è la medesima situazione addirittura ieri sui giornali dopo un incontro con il sgretario regionale del PD si dava l’accordo con il PD da parte delle forze di PRC cI e altri già fatto, con il via libera alle primarie e alla nuova alleanza di governo regionale, ma dove sono gli iscritti n tutto questo? quando e se potranno decidere votare, intanto si sussuegono tante prese di posizioni di circilo, federali, e singoli contro l riproporre l’alleanza con il PD Toscano che espande incerenitori in ogno dove, cementifica il territorio , basta vedere cosa scrive Asor Rosa e tanti comitati territoriali, si appresta a privatizzare l’acqua e tanti servizi, dov’è la nostra diversità in tutto questo? e l’assessore regionale nostro intanto propone in un documento pubblico di allearsi anche con il PSI avete capito il PSI! ma gli iscritti la democrazia interna dov’è?
    saluti cari Lucia

  196. LuciaFollonica Says:

    allearsi intendo in una medesima lista per la precisione….

  197. Anonimo 4 Says:

    L’assessore regionale toscano Baronti non fa parte,da circa due msi,del Prc,parla a titolo personale

  198. LuciaFollonica Says:

    Ma si firma oggi sul quotidiano “LA NAZIONE” Asssore della Regione Toscana di Rifondazione Comunista.
    Smentitelo

  199. Anonimo 4 Says:

    Adesso vedo se trovo la lettera di dimissioni dal Prc………..

  200. Anonimo 4 Says:

    Regione Toscana. Eugenio Baronti esce dal PRC ma non dalla giunta Martini!

    E solo ora, in pieno agosto, non prima delle elezioni, Baronti annuncia il suo disimpegno partitico. ”

    Sono alcuni articoli di rassegna stampa di Agosto

  201. Stirner Says:

    L’argomento sollevato da Lucaocchionero merita una riflessione.
    A prescindere dal considerare questo una buona o una cattiva scelta, il documento finale approvato a Chianciano (che mi sembra valga qualcosa) presta il fianco al concetto che dove ci siano le condizioni per alleanze, si fanno; dove non ci siano, non si fanno (tant’è che si dice no ad un’alleanza ORGANICA col PD o chi per esso: “organica” significa a 360 gradi, ovvero: se una giunta di centrosinistra pende più a sinistra che al centro, allora si può pensare di fare un’alleanza).

    Insomma, vale il principio “Se ci sono le condizioni”. Una volta stabilito questo, ed è stato stabilito, è chiaro che individuare una contraddizione perchè, ad esempio, alle scorse elezioni amministrative, a Bologna il PRC ha sostenuto il candidato sindaco del PD e a Modena no, è voler inserire un elemento inesistente: Chianciano NON ha deciso l’AUTOSUFFICIENZA del PRC, così come non ha deciso l’impossibilità di accordi/desistenze per modificare singole leggi, incluse quelle elettorali.

    Non esiste una risposta univoca al quesito posto da Lucaocchionero, semplicemente perchè possono coesistere sia l’atteggiamento che porta il PRC a distinguersi dal centrosinistra, sia quello che lo porta a fare accordi o alleanze con esso.

    Per creare una soluzione di continuità, bisognerebbe che un CPN smentisse il documento finale di Chianciano dicendo “il PRC (o la federazione) si presenta da solo/a in tutte le regioni”…cosa che mi sembra un po difficilina al momento

  202. Anonimo 4 Says:

    Stirner dici bene:difatti alle ammnistrative di giugno siamo andati da soli nel 70% dei casi e nel 30% in coalizione.
    (è chiaro che anche a Bologna bisognava andare soli)

  203. Stirner Says:

    d’accordo anonimo4,
    ma il punto è che il principio di non-autosufficienza, una volta sancito, può essere derubricato soltanto da un organismo collegiale e rappresentativo che lo smentisca, con le code polemiche che ne seguirebbero (vedi la richiesta di indire un congresso straordinario). Se il principio in questione non viene messo in discussione, è chiaro che alle prossime regionali potremmo vedere la Federazione (se nascerà in tempo utile), o il PRC in coalizione o all’opposizione a seconda dei casi. La stessa idea di Federazione indica la volontà di compartecipare con altri soggetti, senza escludere il PD o l’IDV, ad uno sbilanciamento del panorama politico italiano, il che è legittimo.

    Basta non fare i “duri e puri” che si scandalizzano perchè il PRC tenta una strada con IDV. È chiaro che candidati comuni PRC-IDV si potranno vedere alle regionali, ma questo non deve sorprendere nessuno, data la linea di Chianciano

  204. Il problema non è l’idv che è appieno inserito nel centro-sinistra.
    Non penso vedremo il Pec-Idv in coalizione contro il Pd.
    A mio avviso,la direzione nazionale,deve valutare caso per caso,cercando di aprire a soluzioni chiare e il più condivise possibili.
    Il metodo di giugno a me è piaciuto siamo andati soli nel 70% e probabilmente si poteva intervenire meglio in casi come Bologna.
    A giugno abbiamo fatto belle battaglie vedi le provinciali di Napoli o Milano dove siamo andati da soli accompagnate anche da liste civiche

  205. Stirner Says:

    Certo Chiara,
    dicevo soltanto che il progetto strategico della Federazione, così come uscito da Chianciano, è “naturalmente” votato alla ricerca di alleanze, sia interne che esterne. Il PRC ha come obiettivo principale quello di riconsegnare alla sinistra anticapitalista una rappresentanza, ed è legittimo che questo venga tentato. Poi, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…

  206. caro lucaocchionero, intanto non devi affatto tacere. a me fa piacere discutere con te. questa risposta vale anche per gli altri interventi sullo stesso argomento di luca.
    io ho scritto un bel po, nell’articolo in testa a questa discussione, della scadenza di elezioni regionali. ho anche detto che secondo me in calabria e campania non si dovrebbe fare nessun accordo col pd. è proprio la sottovalutazione della degenerazione del sistema politico e della nostra internità allo stesso a far discutere di certe situazioni come se fossero normali o come se la discussione si svolgesse trenta anni fa. o anche venti anni fa. è questo è il motivo fondamentale del dissenso che ho espresso in direzione.
    allo stesso tempo non sono meravigliato che le cose vadano così. nemmeno di un grammo.
    continuo a pensare che ci vorranno anni affinché si riesca a ricostruire nella società la forza per discutere di queste cose senza farne una discussione astratta e di principio. se ci sono forti movimenti di lotta su contenuti precisi e riescono ad imporre una vera discussione fra le forze politiche su quei contenuti l’esito della discussione è scontato: o si vede un cambiamento e su questo si fa anche un accordo o non si vede e l’accordo non si fa per motivi che possono capire tutti. se, invece, la discussione prende le mosse da posizioni astratte tipo: mai col pd perché è borghese o sempre col pd perché è il meno peggio allora è solo la prova della subalternità al pd e al bipolarismo. in un caso e nell’altro.
    mi dispiace, ma come si vede il problema non è affatto l’UDC.
    io sono contrario a fare alleanze in calabria e campania indipendentemente dall’allargamento o meno dell’alleanza all’UDC.
    messa come la mette luca la questione udc è solo una metafora della natura del centrosinistra. ma non ci si salva la coscienza con l’UDC.
    come vedi, caro luca, io non nascondo proprio nulla sotto il tappeto. del resto le cronache locali sia della campania sia della puglia sono state e sono piene delle nostre polemiche interne su queste scelte.
    semplicemente mi pare che vadano affrontate senza illusioni e senza fissarsi su cose assolutamente secondarie.
    poi c’è il tema della titolarità delle decisioni.
    non fosse altro che per coerenza, visto che fui contrario per esempio ad entrare nel governo toscano applicando territorialmente la decisione nazionale circa l’Unione, non penso che si possa imporre qualcosa a nessun territorio. casomai sarebbe opportuno, e in tal senso ho votato l’odg che lo proponeva, vincolare a una consultazione degli iscritti eventuali accordi.
    rimane la funzione, che la direzione deve svolgere, di indirizzo politico.
    e, come ho scritto nell’articolo, considero la funzione svolta finora inadeguata. ma non perché non si danno ordini, bensì perché, lo ripeto, ci sono aspetti della questione che sono fortemente sottovalutati.
    ovviamente io sarei per dire che si deve impedire di fare certi accordi perché sono palesemente interni a sistemi fortemente clientelari, anche arrivando a sciogliere gli organismi delle regioni e ad inviare commissari che facciano ciò che la direzione ha deciso.
    se e quando se ne discuterà di nuovo in direzione, e credo lo si farà, difenderò questa posizione.
    qui su questo blog, però, non ha senso citare comportamenti di questo o quel compagno. cerchiamo di stare al tema generale che è già abbastanza complesso e importante per essere svilito così.
    un abbraccio

  207. Stirner Says:

    Ramon,
    Il proposito di far votare agli iscritti le decisioni circa le alleanze a seconda dei casi è ovviamente condivisibile, solo che fino a quando gli organismi dirigenti del partito non decidono in tal senso la cosa rimane soltanto un desiderata. Come fai a sostenere l’idea di referendum e poi dire che in direzione appoggerai richieste di commissariamento, se ne verranno? Mi sembra una presa in giro

  208. masaccio Says:

    17 novembre SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

    Il futuro del nostro paese e del mondo è in mano alla nostra generazione. L’Italia di oggi è fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, e l’unica risposta che il governo riesce a elaborare è l’attacco alle basi del nostro futuro, alla conoscenza, al lavoro, ai beni comuni, ai diritti, alla democrazia.
    Le uniche risorse di cui disponiamo, oggi, e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro, sono la ricerca, la formazione, il sapere libero. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

    Abolire la scuola e l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

    Edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella nella gestione delle scuole: sono queste le priorità per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e i tagli del governo vanno in tutt’altra direzione, mirando a distruggere la scuola pubblica.
    Chiediamo un serio investimento nell’edilizia scolastica, affinchè le scuole siano messe in sicurezza e perchè possano essere strutture all’avanguardia, con palestre, laboratori, attrezzature per permettere agli studenti di poter veramente studiare andando a scuola.
    Chiediamo una legge nazionale per il diritto allo studio: diritto allo studio significa tutto ciò che ci permette di studiare (borse di studio, trasporti, libri di testo, mense e fruizioni culturali di ogni genere come cinema, teatro, libri, musica, ecc). Oggi questa materia è di competenza delle regioni, con la conseguenza che lo studente, a seconda di dove studia, ha differenti garanzie. E’ necessaria uns legge nazionale che definisca le garanzie minime che ogni regione deve fornire in tale materia, così come chiediamo in ogni regione un serio investimento per il diritto allo studio.
    Chiediamo una scuola dove gli studenti possano contare nelle scelte dell’istituto, dove ci sia piena democraticità negli organi collegiali e sia valorizzata la rappresentanza studentesca. Rifiutiamo l’idea del progetto di legge Aprea che prevede l’ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole.
    Chiediamo una didattica diversa, innovativa nei metodi e nei contenuti, che metta in grado noi studenti di affrontare il presente avendone gli adeguati strumenti culturali. Anche per questo il 17 novembre sarà un’occasione per proporre nelle scuole giornate di didattica alternativa, per sperimentare nuovi modi di fare lezione più vicini agli studenti.

    Il ddl di riforma dell’università proposto dal governo obbliga le università a privatizzarsi, di fatto, nel giro di pochi mesi. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo.
    40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d’onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca: alla fine di quel conto alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia.
    La combinazione tra l’aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d’onore e la delega al governo sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti, debiti e ancora debiti. La combinazione tra l’affidamento della didattica ai dipartimenti, l’obbligo per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco totale della ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto.
    Se facciamo partire quel conto alla rovescia, il prossimo autunno non avremo più un’università da difendere. Dobbiamo farlo ora, dobbiamo farlo subito, dobbiamo farlo bene. La controriforma non deve passare.

    A questo attacco, il più grave mai subito dall’università e dalla scuola italiana nella sua storia plurisecolare, intendiamo rispondere a tutto campo. Non abbiamo più solo la rabbia di chi non vuole pagare la crisi, crediamo che il movimento studentesco debba avere la presunzione di dire “voi siete la crisi, noi la soluzione”, partendo dalla centralità del sapere nella società contemporanea.

    Tutto ciò avviene mentre è in corso una gravissima crisi democratica, che muta la costituzione materiale del nostro paese in senso autoritario. Crediamo che il sapere sia l’elemento fondante da cui partire per rinsaldare le fondamenta e ricostruire la nostra democrazia.

    Per questo il 17 novembre, giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, bloccheremo tutte le scuole, le università, i conservatori, le accademie, i centri di ricerca di questo paese. Sarà il nostro primo sciopero generale, lo sciopero generale studentesco, il giorno in cui facciamo pesare il nostro ruolo e quello del mondo della conoscenza all’interno della società contemporanea.

    Il 17 novembre saremo in piazza, per la prima volta organicamente su tutto il territorio nazionale, con una piattaforma unitaria di studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle accademie, perché il processo di mercificazione del sapere e di parcellizzazione della sua produzione si estende a tutti gli ambiti della conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. La nostra condizione di soggetti in formazione ci pone uguali problemi e uguali opportunità, che vanno colte superando gli steccati categoriali.
    Il classico obiettivo del diritto allo studio per tutti va riempito da rivendicazioni allo stesso tempo puntuali e inclusive: diritto alla casa, alla mobilità, alle mense pubbliche, alla prevenzione e alla salute, a una formazione di qualità, all’accesso ai contenuti culturali nel senso più ampio, a un sapere libero da vincoli proprietari e pubblicamente accessibile, alla formazione continua, alla ricerca e all’arte libere, come dice la Costituzione, da ogni vincolo ideologico, confessionale o economico, alle pari opportunità, alla partecipazione democratica e a forme di cogestione nel governo delle istituzioni formative e delle città.
    Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza un orizzonte comune condiviso da tutti i soggetti in formazione, in grado di portare un contributo forte, autonomo e centrale alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

    Invitiamo tutte le studentesse e gli studenti a far sentire la propria voce il 17 novembre per riprenderci assieme il nostro futuro!

    Link – Coordinamento Universitario
    Unione degli Studenti

  209. Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori, conferenza dei Gc, costruzione della Federazione della sinistra d’alternativa. E’ un calendario fitto di impegni quello che si profila per il Prc nei prossimi mesi. La Direzione di giovedì 5 novembre ha infatti formalizzato percorso e documenti della Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori (23-24 gennaio in una città del Nord) ed il regolamento della Conferenza nazionale dei Giovani comunisti/e (si terrà dal 19 al 21 febbraio (le conferenze di zona o di federazione dal 7 gennaio al 16 febbraio.)
    Il segretario nazionale in apertura dei lavori ha messo in fila le prossime tappe di lavoro: una direzione nazionale la prossima settimana sui documenti della Federazione, un Cpn il 28-29 novembre preceduto da Comitati politici di federazione, il 5 dicembre la… partecipazione al No Berlusconi day e il 6, probabilmente, l’assemblea nazionale di apertura della fase costituente della Federazione della sinistra d’alternativa.

  210. ottimo appello masaccio

  211. Grazie Maria. Devo dire che non sei l’unica a pensarla così, e nel mondo studentesco l’appello che abbiamo scritto sta riscuotendo un certo consenso. Segno che la strada scelta è quella giusta, e questo, vista la fatica che sta costando, non può che far piacere.

    È al di fuori dal mondo dell’attivismo studentesco, nei media e nella politica “ufficiale”, che noto un’incredibile (e, mi spiace dirlo, colpevole) sottovalutazione di quello che sta succedendo. Il ddl Gelmini sull’università è 100 volte più grave della 133 che tanto scalpore aveva destato l’anno scorso. Stiamo parlando di una PRIVATIZZAZIONE AUTOMATICA di tutte le università italiane. Della cancellazione sostanziale della ricerca dagli atenei. Dell’umiliazione di ogni parvenza di rappresentanza democratica degli studenti. Di una delega in bianco al governo per riformare il diritto allo studio su criteri contabili.
    Eppure, mentre l’anno scorso tutti si stracciavano le vesti, quest’anno silenzio totale. Mi tocca, una volta di più, dare ragione a Ramon: anche gran parte della politica, ormai, è schiava dei media. L’anno scorso Repubblica, alla disperata ricerca di un’opposizione a Berlusconi, scelse l’Onda, e allora tutti a tuffarcisi. Nel 2009 non serviamo di più, ci sono già le troie…
    Nel 2010, cari miei, non ci sarà più niente per cui lottare. Rendiamocene conto.
    Per questo il 17 novembre, giornata internazionale degli studenti istituita dal Forum Sociale Mondiale, dev’essere la data di mobilitazione di tutto il movimento, senza distinzioni di sigle e steccati. Serve una scossa, dobbiamo essere in tanti e ovunque, dev’essere impossibile non vederci.
    Facciamo così. Rendiamo loro impossibile continuare a ignorarci,

    17 NOVEMBRE – SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO

  212. Stirner Says:

    (ANSA) – ATENE, 9 NOV – ‘Lotta per una scuola pubblica e libera per tutti’. Gli studenti greci annunciano la mobilitazione generale, estendendo le occupazioni. Il Movimento studentesco invita insegnanti e operai e a mobilitarsi per manifestazioni e iniziative in occasione dell’anniversario del 17 novembre, giorno della rivolta del Politecnico contro il regime dei colonnelli; e soprattutto per il 6 dicembre, primo anniversario dell’uccisione da parte della polizia del quindicenne Alexis Grigoropoulos.

    Giovedì scorso, il tribunale di Salonicco ha emesso una sentenza che, se recepita dal legislatore, vieterà l’occupazione di spazi in tutte le sedi deputate all’istruzione. Parallelamente, l’offensiva contro la scuola pubblica, condotta attraverso politiche della parificazione con quella privata, procede a grandi passi, con la sinistra politica silente e sempre pronta ad accodarsi ai movimenti per carpire un po di visibilità. Ma il vento sta cambiando…

  213. stirner, ma perché devi dire che la mia volontà è “prendere in giro”? perché?
    cosa c’entra la scelta di sottoporre a referendum vincolante la scelta di un accordo di governo o, aggiungo io, la scelta di decidere se uscire o rimanere in un governo con il commissariamento di una federazione?
    mah.

  214. William Says:

    Chi crede che Bersani accetterà un confronto con noi s’illude caro Ramon, basta leggere meglio cosa annuncia il segretario PD, eletti con preferenze in Parlamento, non uscita dal bipolarismo (chiaro!) riduzione del numero dei parlamentari, oltre Senato delle Regioni. Sai Ramon puoi tornare pure ad un idea di proporzionale ma se proponi una robusta riduzione di eletti in Parlamento ( e anche negli E.L.) non cambia la sostanza basta far due conti e ti rendi conto che rimane senza scriverlo un quorum elevato per entrare nelle istituzioni. Addirittura propone sulla riforma dei contratti la proposta della parlamentare Madia che di fatto è contratto d’ingresso temporaneo (chiaro pure questo?) dove sia tutto questo terreno di incontro con il PD proprio non riesco a capirlo rischiamo di fare ulteriori errori

  215. FRANCESCO Says:

    Le dichiarazioni di sabato 7 al Manifesto di Nicolosi sono offensive per la storia della FIOM io che appartengo a quella categoria prestigiosa unica direi in questi anni a rappresntare un baluardo contro le politiche padronali e moderate della Cgil. Non capisco il partito un tempo si esaltava la Fiom oggi vedo nel dibattito all’ultima direzione una forte titubanza è vero che ci sono tante posizioni nel partito ma insomam scegliere Epifani invece che la FIOM non mi pare roba da poco se poi tornasse in sella al governo il PD il collateralismo sarebbe di nuovo in campo come in passato. Possibile il partito sia così bloccato mi cadono le braccia….

  216. caro william, so bene cosa dice bersani. ma il punto non è questo. il punto è ciò che diciamo noi. oppure noi non dobbiamo avere proposte, idee e limitarci a dire si o no a quello che dice il pd? e una forza politica seria deve avere proposte e non illudersi (questa si è una terribile illusione) che dicendo che quelle del pd fanno schifo allora le masse si uniranno a noi.
    se non capisci che dobbiamo fare una proposta che nel contempo permetta di battere berlusconi e non ci obblighi a entrare in un governo nel quale non possiamo riconoscerci e che se dividi queste due cose sarai semplicemente distrutto dal voto utile e dall’astensione veramente non so cosa tu intenda per politica.
    un abbraccio

  217. senti francesco, io l’articolo non l’ho letto perché ero in spagna. ma alla direzione c’ero. e ciò che dici è falso. è stato approvato un documento. a me non sembra per niente che dica di appoggiare epifani e così via.
    ma capisco che discutere dei documenti e dei fatti non va più di moda. meglio discutere come al processo del lunedì di biscardi.
    ciao

  218. FRANCESCO Says:

    Se dico il falso mi scuso per ignoranza! il giornale non pubblica più i resoconti dettagliati dei lavori della Direzione e del CPN sul sito del partito siamo fermi a giugno dimmi una persona non dentro gli organismi dirigenti come deve fare a leggere gli atti ufficiali?
    grazie se li pubblichi tu

  219. caro francesco, liberazione ha pubblicato sempre i documenti approvati. i resoconti dettagliati, e cioè le sintesi di tutti gli interventi sono incompatibili con la foliazione del giornale attuale.
    comunque, sono andato a vedere l’intervista di nicolosi e il resoconto di liberazione sulla direzione pubblicato sabato.
    per quanto mi riguarda non condivido nemmeno una parola di nicolosi.
    il resoconto di liberazione, invece, è l’esatto opposto di quel che dici tu.
    tu hai scritto: “oggi vedo nel dibattito all’ultima direzione una forte titubanza è vero che ci sono tante posizioni nel partito ma insomam scegliere Epifani invece che la FIOM non mi pare roba da poco”.
    da dove hai tratto le informazioni per scrivere questo?
    liberazione ha scritto: “Diversi interventi, nel corso del dibattito, chiedono
    di ‘stare’ con chi, dentro la Cgil, contesta a viso
    aperto la gestione Epifani e la sua linea. Per
    Leonardo Masella «il Prc è sempre stato autonomo,
    dal sindacato, e tale deve restare, favorendo
    tutti i processi di riaggregazione del sindacato di
    classe». Anche per Zuccherini «non si può non
    stare dalla parte di chi prepara un documento alternativo,
    in Cgil». «Con la Fiom senza se e senza
    ma», incalza Rosa Rinaldi, mentre Bellotti propone
    di rilanciare un tema cruciale, quello della
    democrazia sindacale. Ferrero nelle coclusioni accoglie
    molti dei suggerimenti scaturiti nel dibattito,
    precisa che «non è compito di Rifondazione
    dare giudizi sui documenti congressuali che scaturiranno
    in seno alla Cgil» ma dice anche che «il
    nostro appoggio alla Fiom e alle sue battaglie per
    la democrazia sindacale e in difesa del contratto
    nazionale è pieno. Il Prc sta con chi fa le lotte, e
    dunque con la Fiom, il tema del congresso della
    Cgil è diverso».

    dove c’è la scelta di epifani contro la fiom? dove?

    c’è la scelta di non entrare nel dibattito della cgil facendo la scelta di un documento contro gli altri. come c’è stata la scelta di partecipare aderendo incondizionatamente agli scioperi del sindacalismo di base anche se sono durissimi contro la cgil.
    noi di rifondazione da sempre accettiamo che i nostri militanti stiano nel sindacato che desiderano. diversamente alimenteremmo le divisioni sindacali invece che contribuire a superarle.

    come vedi dal resoconto le richieste di appoggiare il documento della fiom contro lavoro e società c’è stata (ed aggiungo che è stata soprattutto dei compagni della mozione 2). e ferrero non ha fatto altro che ribadire la linea che rifondazione ha sempre avuto.

    chissà se possiamo capirci discutendo seriamente invece che per suggestioni e semplificazioni.
    un abbraccio

  220. FRANCESCO Says:

    Cercherò di leggere meglio i documenti comunque non avrò letto bene il resoconto di Liberazione ma davvero non si capiva bene quale era l’esito finale della discussione, limiti miei credo, però ripeto spero di trovare i documenti ufficiali

  221. FRANCESCO Says:

    Caro Ramon comunque tu riporti esattamente le parole di Ferrero (io ripeto non conosco il documento finale) ma appunto Ferrero dichiara si di aderire alle lotte della FIOM e vorrei ben vedere ma subito aggiunge un distinguo ” IL TEMA DEL CONGRESSO DELLA CGIL E’ DIVERSO” quindi mi pareva di aver notato distinguo; l’appoggio ad Epifani è dovuto ad un pregiudizio forse Patta è uno dei soci della Federazione e come saprai noto dirigente di Lavoro e Società in CGIL

  222. caro francesco, mi fa piacere che si possa discutere più approfonditamente. evitando le semplificazioni. il fatto è che da molto tempo rifondazione evita accuratamente di dare indicazioni circa il dibatito interno alla cgil e ai sindacati di base. ed è anche vero che spesso i militanti di rifondazione iscritti a questo o a quel sindacato o a questa o quella corrente della cgil, hanno tentato di importare nel partito la discussione fra e dentro le sigle sindacali. se rifondazione dovesse “scegliere” e, per esempio, dire che bisogna iscriversi o votare a questo o quel sindacato o questo o quel documento congressuale, oltre a non influire di una virgola finirebbe con il dividersi lei. per il semplice motivo che nessuno dei militanti sindacali obbedirebbero al partito.
    ciò che rifondazione può fare e che deve tentare di fare è discutere dei problemi sindacali sulla base dei contenuti senza rinunciare mai all’obiettivo della ricostruzione del sindacalismo di classe e dell’unità di tutti i settori sindacali su contenuti radicalmente anticapitalisti.
    quanto al documento che convoca la conferenza nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori credo verrà pubblicato presto. e non so dirti perché non sia già stato fatto.
    un abbraccio

  223. ah ecco francesco, mentre scrivevo postavi tu. usi la parola giusta: pregiudizio. io considero positivo che l’associazione lavoro e solidarietà (referente di lavoro e società) sia parte del processo della federazione. sarei anche più contento se autorevoli dirigenti della fiom la finissero di lavorare per sinistra e libertà e aderissero anche loro. come sono contento che la rete dei comunisti (referente delle rdb) partecipi anche lei al processo della federazione, anche se, per il momento, non pienamente.
    ma dire: -siccome lavoro e società stanno nel processo della federazione allora rifondazione appoggia epifani- è proprio parlare di una cosa seria ed importante come si fa al processo del lunedì di biscardi. pregiudizi, semplificazioni, processi alle intenzioni, dietrologie, decisioni dei leader, bisticci fra leader e così via non sono politica. sono solo subalternità alla politica corrente che viene interpretata così in tv e sui giornali tutti i giorni.
    ciao

  224. FRANCESCO Says:

    ok ho capito un saluto caro

  225. Caro Ramon,

    ho partecipato all’assemblea nazionale del partito a Caserta. Nelle conclusioni, Ferrero ha avuto modo di illustrare ampiamente la proposta di legislatura di salvaguardia. C’è un punto che non mi è perfettamente chiaro.

    Ferrero ha detto che il nostro partito e la federazione potrebbero trovar posto all’interno di una coalizione che contiene in sé un’alleanza di governo, della quale però il partito non farebbe parte per la mancanza dei presupposti politici. L’accordo comune riguarderebbe il mandare a casa Berlusconi e la legge elettorale.

    Ora, il programma di questo governo di coalizione si dovrebbe limitare all’esecuzione di questi pochi punti e poi sciogliersi? oppure questi pochi punti costituirebbero le condizioni necessarie e sufficienti a farci appoggiare esternamente un governo che potrebbe poi fare anche altro nella durata di un’intera legislatura?

    Questa la domanda, perché credo che con questa legge elettorale potremmo trovarci nuovamente nella condizione di essere determinanti per la tenuta del governo come lo siamo stati per Prodi.

  226. lucaocchionero Says:

    Dico a Francesco che Paolo Ferrero a Caserta è stato abbastanza chiaro riguardo il congresso della CGIL riproponendo la mediazione che è stata trovata in direzione, se non mi sbaglio, il giorno prima. Certo al polemica di Nicolosi è successiva alla decisione della direzione del PRC ma non vi è motivo di cambiare linea poichè, a ben vedere, la polemica di Nicolosi non è nè politica e nè sindacale. Trattasi di un attacco esclusivamente personale, su argomenti antipatici e personali cui nulla frega ai lavoratori indipendentemente dal documento che essi hanno intenzione di votare. Non è il caso di fare un intervento di tipo politico su una polemica che non ha contenuti politici. Quanto poi al discorso del sindacato, più che partecipare attivamente o passivamente ad un congresso, penso che bisogna avere un’altra idea: ma non è possibile realizzarla con velocità ignorando peraltro i processi già in corso. Mi spiego meglio; ritengo che sia necessaria la costituzione di un sindacato di classe ma va fatto coordinando i soggetti sindacali che già sono in campo e che già fanno sindacato. Penso che il PRC debba avere questo compito.

  227. Ok Ramon,
    forse “presa in giro” non è stato il massimo della sintesi, ma di “contraddizione” si può parlare, o no, o è vietato? Io mi sono limitato, anche se in modo poco ortodosso, a far notare l’illogicità di un richiamo alla democrazia integrale o diretta (pronuncia degli iscritti sulle alleanze, o su altri temi, a tutti i livelli) e il mantenimento della possibilità di intervenire centralisticamente per far agire una realtà locale in un modo o in un altro. Poi, se specifichi e fai riferimento all’utilizzo di direttive nei soli casi di malversazioni provate, è un conto, ma sappiamo entrambi che quella cosa che si chiama “centralismo democratico” rischia di andare ben oltre la necessità di “purificare” le dirigenze locali, investendo i nodi politici.

    Credo, insomma, che anche in vista del progetto della federazione, il partito debba ragionare a fondo sugli strumenti della dialettica interna, per evitare di trasporre le modalità di discussione tipiche del partito stricto sensu anche in contesti differenti, sempre che questi possano essere pensati e praticati nell’alveo della democrazia rappresentativa. Il 15 novembre a Bologna c’è un incontro in cui, forse, qualcosa in merito verrà detto

  228. Io credo come Antonio che rischiamo grosso, poi Ramon può dire che dobbiamo noi avanzare una proposta altrimenti il PD ci mette in un angolo, ma la sostanza non cambia ci preseteremo in appoggio al PD “per salvare la democrazia” sotto attacco da Berlusconi, ma non vedo novità rispetto al passato alla DESISTENZA cioè ritorniamo al non andare al Governo ma al massimo alla sconfitta del campo della destra con tutti i rischi di dover poi sostenere un eventuale governo moderato. Io continuo a pensare che non ci schiaccerebbe il voto utile, se la nostra è proposta seria non ci schiaccia questo timore , e poi non vedo questa voglia di Bersani di tornare al proporzionale solo aggiustamente proponi rischiamo di perder etanti compagni per strada con questa impostazione.

  229. Forse ti potrebbe interessare passare a dare una occhiata su un blog dedicato ai lavoratori e alla crisi. Visto che giustamente il tuo blog è affollato e ben frequentato potresti far conoscere con una tua segnalazione ai tuoi lettori il blog:

    http://crisitv.wordpress.com

    grazie

  230. Mario Giannelli Says:

    Leggo sempre con rispetto e attenzione le tue analisi e se non riesci a risolvere problemi non è certo tua responsabilità ma del fatto che certe problematiche sono figlie di situazioni che si sono incancrenite. Chi è fuori dalla politica e in particolar modo dal vasta galassia della sinistra ha indubbiamente difficoltà a capire le differenze di posizioni che esistono ma è altrettanto vero che non si possono annullare per decreto. Rispetto alla tua riflessione voglio intervenire su due punti: 1) L’analisi sul’IdV non è solo corretta ma sarebbe necessario diventasse analisi condivisa di tutta la sinistra. Nessuno dimentica che l’IdV ha votato contro la commissione sul G8 di Genova o che era contro l’indulto necessità umanitaria. 2) L’analisi che fai sulle scissioni mi trova molto meno daccordo perchè il governo è solo un aspetto delle differenze tra la varie formazioni politiche. Prendiamo l’esempio di PdAC, PCL e SC i primi due sono formazioni molto identitarie che sognano ancora l’assalto al palazzo di inverno la seconda cerca la contaminazione con altre correnti anticapitaliste come l’ecologismo e il femminismo. Paradossalmente Pd’AC e PCL hanno più cose in comune con L’Ernesto e il PdCI mentre SC con Sinistra e Libertà anche se la matrici ideologiche sono diverse. Non bisogna infatti dimenticare che mentre i gruppi dirigenti di Pd’AC e PCL dento il PRC sono stati sempre all’opposizione SC è stata in maggioranza e anche con i vendoliani nelle stagioni dei movimenti del 2001- 2003 mentrae alcuni dirigenti dell’attuale maggioranza del PRC erano poco entusiasti. Insomma la questione non è solo governo si governo no ma è anche identità nostalgica qualunque sia (PCI, DP, Troskista, ecc) o la costruzione di una moderna sinistra anticapitalista come sta avvenendo nel resto d’Europa.

  231. caro antonio, la nostra proposta è chiara. il governo dovrebbe durare il tempo necessario per realizzare i pochi punti democratici e poi, sulla base della nuova legge elettorale, tornare alle urne. questo ha una logica, anche perché è difficile che il parlamento sopravviva a se stesso dopo aver fatto una nuova legge elettorale proporzionale. tuttavia la tua domanda, o dubbio, è più che legittima. può succedere, ed è anzi ampiamente probabile, che il pd ed altri non accettino pienamente la nostra proposta e pretendano di far durare 5 anni la legislatura. in questo caso sono infinite le varianti che si possono aprire. intanto non è detto che i nostri voti siano determinanti. se non lo sono è abbastanza semplice. se lo sono si può dire che ci sono cose che noi non voteremo in nessun caso. cose che troveranno la nostra astensione o la nostra non presenza al voto. cose che avranno il nostro voto tecnico e così via.
    ciò che è importante è che sia tutto chiaro.
    io credo che mentre in passato il centrosinistra voleva a tutti i costi cooptarci nel governo oggi il pd sarebbe anch’egli interessato alla massima chiarezza.
    sarebbe una situazione complessa? ma certo!
    pur sempre meglio, infinitamente meglio, che dover affrontare una campagna elettorale difendendoci dall’accusa di voler far vincere berlusconi o dall’accusa di far parte di un governo che non c’entra nulla con i nostri programmi e principi.
    la sconfitta del bipolarismo è un punto strategico non tanto per la nostra rappresentanza parlamentare quanto per la possibilità che le lotte possano in futuro incidere nella legislazione.
    questa è cosa fondamentale per chi si proponga di legare la politica ai contenuti sociali. e quindi il gioco vale la candela.
    un abbraccio

  232. caro lucaocchionero, siamo d’accordo. aggiungo solo che la federazione può, in quanto tale, dare un grande contributo all’obiettivo strategico della ricostruzione di un sindacalismo e di un sindacato di classe e democratico.
    ciao

  233. caro stirner, parliamoci chiaro: accusarmi di voler prendere in giro non c’entra nulla con la sinteticità di una posizione. è semplicemente un processo alle intenzioni. una cosa è dire che uno si sbaglia, che è cretino perché dice cose contraddittorie e non se ne accorge. e un’altra è attribuire la malafede e la voglia, appunto, di prendere in giro. quando si attribuisce a qualcuno la malafede la discussione è chiusa prima di cominciare.
    comunque…. tu dici che la mia posizione è contraddittoria perché non si può allo stesso tempo proporre di sottoporre a referendum alcune importanti decisioni e proporre che la direzione intervenga autoritativamente su scelte locali. io non vedo alcuna contraddizione. e però non mi scandalizzo che la veda tu. forse la questione merita semplicemente di essere approfondita per verificare che magari abbiamo concezioni diverse di concetti come referendum o indirizzi politici della direzione. o per verificare che approfondendo la discussione possiamo alla fine essere d’accordo. dipende.
    e allora discutiamo.
    cerco di chiarire perché io non vedo alcuna contraddizione.
    1) noi non siamo un partito federato dal punto di vista territoriale. il prc è un partito unitario. è un collettivo. la sovranità circa la linea politica è univocamente residente nel congresso nazionale e, fra un congresso e l’altro, nel cpn e nella direzione nazionale. il centralismo democratico non c’entra nulla. il centralismo democratico non impedisce affatto che nelle sedi decisionali ci siano opinioni diverse e voti contrari. impedisce che questi vengano resi pubblici ed impegna tutti i membri di un organismo a difendere pubblicamente le scelte fatte a maggioranza. il nostro regime interno prevede, invece, che si possa dissentire pubblicamente. ma entrambi questi metodi di funzionamento (non è questo il momento di approfondire il tema della bontà dell’uno e dell’altro) non c’entrano nulla con la sovranità della decisione sulla linea politica. se il congresso e la direzione avessero deciso che non ci si può alleare in nessun caso col PD in nessuna regione lo avrebbero fatto con piena titolarità e tutte le organizzazioni territoriali dovrebbero attenersi a questa decisione. far rispettare una decisione di linea politica sui territori non è “centralismo democratico”. lo stesso se si fosse deciso di fare alleanza dovunque. noi abbiamo deciso, invece (e io lo condivido), che si debba decidere caso per caso sulla base, però, di un indirizzo politico nazionale su alcuni contenuti qualificanti e sulla base di discriminanti precise. ovviamente questa linea si presta a infinite interpretazioni. ma la direzione del partito ha il diritto di precisare l’interpretazione autentica della linea.
    sembra complesso, ma in realtà è abbastanza semplice.
    facciamo un esempio astratto. se in una regione i compagni dicono che il programma che si sta trattando con il centrosinistra è ottimo e la direzione, invece, pensa che in quella regione ci sia un problema di clientelismo (e ricorda che il clientelismo può essere totalmente legale) può ben dire che pensa che il prc non possa in nessun caso far parte del governo regionale e della coalizione. e può imporre questa decisione per il semplice motivo che riguarda il profilo politico nazionale del partito. la direzione non può, invece, decidere lei i candidati o anche la bontà o meno di un accordo locale che non sia incompatibile, pur essendo discutibile, con la linea nazionale.

    2) lo statuto prevede già il referendum. l’articolo 11 dice: “1. Su questioni di particolare rilievo politico gli organismi dirigenti possono promuovere forme di consultazione, anche referendaria, di tutte/i le/gli iscritte/i secondo norme e modalità stabilite di volta in volta.
    2. Tali consultazioni sono effettuate se richiesto dalla maggioranza assoluta del CPF o del CPN o da un quinto degli iscritti della federazione o da un decimo del partito a livello nazionale, in almeno tre Regioni.”

    come vedi, caro stirner, è ben possibile dire che, per esempio, in quelle regioni dove l’accordo sia discutibile, pur non essendo incompatibile con la linea nazionale, si può prevedere che si svolga un referendum e che si decida che sia vincolante. perché si possono anche fare consultazioni non vincolanti.
    nella fattispecie io penso che attualmente sarebbe altamente opportuno in molte regioni fare il referendum. posso sbagliarmi, ovviamente, sull’opportunità o meno di fare i referendum. ma farli non è affatto in contraddizione con il fatto che c’è un indirizzo nazionale e che la direzione possa intervenire dove l’indirizzo, questo si, fosse palesemente contraddetto.
    per quanto riguarda la federazione io penso che, proprio per la natura della federazione, sia molto opportuno prevedere il referendum come regola consuetudinaria. e lo proporrò.
    spero di essermi spiegato.
    ciao

  234. cosa significa ramon: referendum come regola consuetudinaria, riguardo alla federazione?

  235. caro claudio, la desistenza non c’entra nulla. tecnicamente il sistema elettorale vigente non permette desistenze. obbliga alla coalizione o alla semplice testimonianza. politicamente, invece, una analogia esiste. battere berlusconi è un obiettivo giusto. o pensi che si possa dire che siamo indifferenti? ma, al contrario di tutte le esperienze passate, noi diciamo che bisogna battere il bipolarismo. se dopo questo accordo non si votasse più con il ricatto del “fai vincere la destra” a guadagnarci, oltre che noi, sarebbe la democrazia italiana perché i conflitti potrebbero veicolare le loro posizioni e rivendicazioni. come fa a sfuggirti questa differenza fra l’antiberlusconismo e l’antibipolarismo?
    la prima domanda è: è giusta questa proposta?
    la seconda domanda è: è possibile realizzarla?
    la mia prima risposta è SI.
    la mia seconda risposta è SI.
    ovviamente è difficile realizzarla. ma dire che è impossibile è per lo meno prematuro. se sarà possibile o meno lo diranno i fatti. ma noi abbiamo il dovere di provarci.
    provandoci vedremo se bersani sosterrà che può fare a meno dell’accordo con noi per battere berlusconi. e devi tenere conto che anche l’udc proporrà il ritorno al proporzionale. e se dirà di no per lo meno avremo un argomento per accusare lui di non fare il possibile per battere berlusconi.
    se invece ci atteniamo alla “voglia” di bersani per decidere delle nostre proposte, come proponi tu, il risultato sarà inevitabile: saremo di nuovo ricattati e siccome berlusconi è ogni giorno peggio il ricatto sarà più forte.
    un abbraccio

  236. caro mario. ti ringrazio per il commento. mi soffermo solo sul punto che metti in discussione.
    ovviamente le identità e, aggiungo io, i progetti politici contano molto.
    tuttavia, e lo si evince anche dalla tua descrizione, il governo è stato il problema scatenante le scissioni e le attuali divisioni.
    quelle identità c’erano anche prima. e nulla ha impedito loro di convivere nel prc.
    insisto brevemente nel dire, perché nell’articolo l’ho scritto ampiamente, che il considerare la questione governo si governo no come una questione strategica invece che tattica diventa fondante la scelta di dare vita a partiti autonomi e contrapposti. e non c’è dubbio che all’origine delle divisioni reali ci sia stata questa questione più che il filone di pensiero di provenienza.
    infine, andrei cauto con la semplificazione per cui in italia ci sarebbero i nostalgici e in europa la costruzione della mitica sinistra modernamente anticapitalistica. non è così. non è la nostalgia o la modernità a fare la differenza. infatti in europa ci sono partiti nostalgici con ottimi risultati elettorali e con grande forza sociale e partiti “moderni” piccoli e irrilevanti socialmente. e viceversa.
    un abbraccio

  237. ciao maria. e grazie per la domanda. in effetti la mia espressione era molto superficiale ed approssimativa.
    significa che io penso che la federazione debba decidere come regola fissa che ogni accordo di governo debba essere sottoposto a referendum vincolante. e che si possa durante una esperienza di governo convocare un referendum per decidere se rimanere in un governo o meno.
    non è che sono stato preso da improvviso amore per il referendum. è che penso che i gruppi dirigenti siano troppo vicini ed interessati alle istituzioni e che i militanti e anche i simpatizzanti possano essere maggiormente responsabilizzati circa una decisione importante come questa. se a decidere di un accordo di governo sono 5000 persone invece che 50 qualsiasi sia la decisione finale sarà più autorevole e più facilmente accettata da tutti. inoltre il gruppo dirigente che decidesse un accordo non potrebbe cavarsela facilmente, come oggi, con accordi nei fatti mediocri e superficiali e sarebbe obbligato a fare accordi capaci di passare il vaglio dell’opinione di migliaia di persone.
    un bacio

  238. ramon. tu sai bene come la penso sull’accellerazione della federazione.
    a dicembre partirà la costituente, e questo mi pare che tu avevi detto precedentemente non si sarebbe fatto.

    quello che tu dici, ti faccio presente che è avvenuto anche a giugno, senza struttura organizzativa dietro. cioè: i militanti nei territori hanno lavorato con i militanti degli altri soggetti politici, ove è stato possibile. e la cosa ha funzionato, e anche bene, mi pare.
    continuo a nutrire molte riserve su come il partito sta procedendo. e anche sulle tue supposizioni in risposta a claudio.
    un bacio anche a te.

  239. cara maria, scusa ma non capisco proprio. accelerazione della federazione? io avrei detto che a dicembre non sarebbe partito il processo costituente?
    scusa ma sono sicuro di non essermi spiegato male.
    io ho scritto, e per altro lo avevo detto più volte anche in altre occasioni:
    “Perciò io penso non solo che il processo costitutivo della Federazione debba durare almeno un anno, ma soprattutto che le decisioni circa il programma politico e l’organizzazione della Federazione debbano essere appannaggio di tutte e tutti quelli che vi parteciperanno, essendo messi sullo stesso piano e potendo entrare nel processo in qualsiasi momento del suo corso. In altre parole a fine novembre quando ci sarà il manifesto e un regolamento provvisorio, si dovrà, sulla base delle discriminanti contenute nel manifesto, iniziare la costituzione della Federazione e non chiuderla invitando poi altri ad aderire.”
    scusa l’autocitazione ma è esattamente ciò che si farà.
    non mi pare che dire che ci vorrà un anno nel fare la federazione sia una accelerazione. e che a dicembre si apra il processo è esattamente ciò che ho scritto. magari è sbagliato, ma allora sarebbe maglio dire perché è sbagliato.
    il resto che scrivi è per me incomprensibile. cosa è stato fatto a giugno? il referendum? il lavoro comune nei territori? ma quale lavoro comune scusa? elezioni, lotte o cosa? se precisi magari convengo o magari no.
    dici di nutrire riserve ma non dici quali. come si fa ad interloquire su queste basi? ma forse avevi solo fretta.
    un bacio

  240. lucaocchionero Says:

    Dopo aver ascoltato con grande attenzione Paolo Ferrero a Caserta dal vivo credo di potere rendere più chiara quella proposta per battere Berlusconi e superare il bipolarismo. Innanzitutto Paolo non propone nè l’unione del 2006, nè la desistenza del 1996, nè l’indipendenza (e lasciatemelo dire: la libertà) del 2001 per il PRC. Lui(ovviamente autorizzato da un mandato di un organo collettivo) fa una proposta che non va giudicata come definitiva ma che va contestualizzata all’interno della situazione storica attuale. Mi spiego meglio: stando così le cose( oggi) il PRC propone un’alleanza tra tutte le opposizioni per superare il berlusconismo(e la seconda repubblica come ha detto a Caserta) per ricostruire un quadro diverso entro il quale fare politica. Ma lo propone oggi. E’ chiaro che tale proposta non è immutabile: troppe varianti ci sono in ballo e troppi anni mancano ancora alle prossime elezioni nazionali. Ad esempio, oggi non c’è nessun tipo di accordo tra le opposizioni: sappiamo benissimo che ci sono rapporti tesi tra il PD e la IDV, e per quanto riguarda l’UDC incomunicabilità assoluta verso la IDV e primi abboccamenti con il PD(peraltro legati a trattative di potere neanche tanto eleganti). Nel quadro della sinistra antagonista non stiamo messi meglio: la federazione è ancora da costruire, mentre Sinistra e Libertà non si sa cosa è e cosa farà, nè se debba essere ancora qualificata quale sinistra alternativa(personalmente credo di no). Se a ridosso delle prossime elezioni nazionali(ripeto lontane) si verificherà un accordo del genere, il PRC unitamente alla federazione verificherà se vi sono i presupposti per ottenere ciò che oggi richiediamo. Se vi saranno i presupposti(o se non ci saranno e lo stesso) si aprirà una fase due con una proposta nuova e unitaria tutta da scrivere che superi quella attuale a secondo delle situazioni di fatto. Esempio: se questo accordo tra le opposizioni prevede la riproposizione del maggioritario è chiaro che il PRC non ha motivo di aderire.
    Intanto il PRC oggi lancia questa proposta e questa idea di superare il bipolarismo, cambiare la legge elettorale, progettare una politica ed una società più democratica.
    QUesto è quello che ho capito, correggetemi se sbaglio.

  241. caro luca, è più o meno così. ma non c’era bisogno di “ascoltare ferrero dal vivo” per saperlo. era già scritto chiarissimamente nell’ordine del giorno votato dal cpn mesi fa.
    che poi la realtà cambi ogni giorno e che ogni giorno abbia la sua pena e che questo costringa ad adeguare ogni proposta è lapalissiano.
    ciao

  242. lucaocchionero Says:

    sarà Ramon, ma se non abbiamo capito in tanti nella base(e ti assicuro che moltissimi non hanno capito), non può essere che il testo non era poi così chiarissimo?? Certo, noi di nostro un pò di stupidità ce l’abbiamo messa, però forse la prossima volta una chiarezza diciamo “elementare” fa capire le cose meglio e non presta nessun fianco ad interpretazioni malevole della stampa borghese, o ai timori ed ai fantasmi dei militanti che ci sono e non possono essere nascosti. Io penso che il gruppo dirigente nazionale debba fare passi in avanti sul tema della comunicazione, e che tu sei il primo che si deve impegnare sull’argomento…

  243. concordo: impossibile interloquire con e su queste basi.

    sarà, come dice luca, un problema di comunicazione.
    non so cosa altro dirti.
    qui su questo blog ho espresso bene la mia opinione, mi pare totalmente inutile continuare.
    aspettiamo il regolamento provvisorio.

  244. Ramon,

    vedo che ora convieni con me su alcuni temi che avevo proposto, contro le dicerie di alcuni … : comunicazione, partecipazione, apertura, innovazione e tecnologia (su quest’ ultimo punto certo non hai espresso molto ma ti anticipo che e’ alla base e supporta tutti gli altri temi.

    Sempre pronto ad aprire un larga discussione su questi temi controversi e che a parer mio dovrebbero essere analizzati profondamente.

    Io mi sono ritrasferito in Italia, continuo il mio progetto di “disintossicazione capitalista e tecnologica” basato sul self-sufficiency e per il momento riesco a produrre solo olio a basse quantita’ (non sofisticato eh!). Il prossimo passo sara’ quello di trasferirci in campagna per avviare una piccola azienda agricola che produca bio-eticamente (con tanto di codice bio-etico). Qui in Puglia si combatte contro la sofisticazione dei prodotti (olio – vino), contro la massa dei coltivatori-diretti fasulli (che erano il serbatoio dei voti della Democrazia Cristiana), contro l’abusivismo edilizio in campagna (che sicuramente – al 100% – non avvantaggia le classi subalterne e non utimo si continua con gli studi critici sull’universita’. (Fabio De-Nardis se sei in ascolto batti un colpo!!!)

    Saluti a tutti (Maria hai cambiato look!)

    Sal.

    (io vado sempre al rilento – considerata la mia condizione psico-fisica e la mia partner fa molto lavoro per me)

  245. ciao salvatore!

    servirebbe chiarezza. che non c’è. basta rileggere tutti i commenti (anche non tutti, veramente).

    il 14 sciopero generale studentesco.

  246. Ramon,
    io ribadisco che la tua posizione è contraddittoria, e ti spiego perché, basandomi sulle interessanti osservazioni che hai postato e cercando anche di motivare il mio disaccordo verso quello che ritengo un atteggiamento compromissorio nel metodo e nel merito. Innanzitutto, tu opponi le definizioni di “partito federato territorialmente” e “partito unitario” per spiegare che la c.d. “linea” non viene elaborata da realtà distanti e autonome, ma da un “collettivo” che trova nel Congresso nazionale la sua sintesi, ma sappiamo benissimo entrambi che sia nel primo caso che nel secondo le istanze superiori possono intervenire col loro peso per “indirizzare” l’esito della decisione, altrimenti non si parlerebbe di “partito”. Statutariamente (e penso che questo sia un nodo importante della discussione sulla Federazione), come si può far coesistere l’istanza unitaria e centralistica (nel senso che è un’unica istanza a decidere la linea) che si esprime nel Congresso nazionale con l’esigenza di rapportarsi con soggetti che, magari, non adottano la stessa prassi?

    L’ambiguità dell’art. 11, su cui tornerò più nel dettaglio, impedisce una compenetrabilità tra democrazia centralista da un lato e principio federativo dall’altro. Un’autonomia decisionale alle realtà locali sulla c.d. linea, poi, forse esiste già, visto che il PRC in certe zone ha fatto e farà alleanze col PD e in altre no (a meno che le alleanze siano problematiche che si situano “fuori” dalla c.d. linea). Inoltre, c’è il tema della plausibilità della consultazione, che ha ben scarso valore se si dà il caso che possa venire impedita, sovvertita, pilotata, boicottata dagli emissari del “centro” calati in periferia (ovviamente senza alcuna malafede in questo, è una questione di metodo e di scelte politiche). Ecco, questo rapporto un po’ sadomasochistico tra istanze inferiori e superiori secondo me c’entra eccome col c.d. “centralismo democratico”, che non può dirsi superato per il semplice fatto che lo si dichiara tale anche per iscritto: bisogna che venga superato nelle pratiche e io sono abbastanza fiducioso che il percorso della Federazione forzerà in tal senso (bisogna ovviamente che le teste pensanti del progetto non siano dei centralisti, altrimenti la frittata è fatta ancor prima di rompere le uova). Solo per chiarezza, riporto le caratteristiche principali del c.d. centralismo democratico, così forse ci accorgiamo tutti che tale prassi è ben viva:

    – Carattere elettivo e revocabile di tutti gli organi di partito dalla base al vertice
    – Tutte le strutture devono rendere conto regolarmente del loro operato a chi le ha elette e agli organi superiori
    – Una rigida e responsabile disciplina nel partito, subordinazione della minoranza alla maggioranza
    – Libertà di critica e autocritica all’interno (e all’esterno, NdRamon) del partito
    – Le decisioni degli organi superiori sono vincolanti per gli organi inferiori
    – Cooperazione collettiva di tutti gli organi al lavoro e alla direzione, e contemporaneamente responsabilità individuale di ogni membro del partito sul proprio operato

    Se è vero che, da un lato, quelle che chiami “discriminanti precise” sancite dal centro possono essere sottoposte ad “infinite interpretazioni” e, dall’altro, la “questione morale” o l’“interpretazione autentica” a salvaguardia del “profilo politico nazionale del partito” possono sempre intervenire a smentire il carattere vincolante di quelle interpretazioni periferiche, allora c’è una contraddizione, e questa contraddizione si situa appunto nel senso che si vuole dare (o non si vuole dare) al carattere vincolante dell’art.11 dello statuto. Perché, nel testo dell’articolo, così tanta rilevanza è data all’iniziativa consultiva da parte degli organismi dirigenti? Perché si prevedono anche consultazioni non vincolanti (ridondanti rispetto alle prassi decisionali dei CPF)? Perché, quando si tratta di semplici iscritti, la consultazione è sottoposta a “quorum” di ammissibilità quantomeno restrittivi?

    Se la tua risposta è “siamo un partito centralista, che però consente alla periferia di decidere i candidati e di fare accordi o di non farli in base alla compatibilità con la linea nazionale”, beh è un po desolante la superficialità con cui affronti il tema dell’autonomia delle istanze inferiori che, guarda caso, subiscono regolarmente processi alle intenzioni o cooptazioni, o ingerenze di tutti i tipi. Vuoi che sia ancora più chiaro? Io l’art.11 lo riformulerei così:

    1. Su questioni che riguardino la linea politica territoriale e nazionale, gli iscritti, individualmente o collettivamente, possono promuovere consultazioni referendarie ogni qual volta se ne presenti la necessità.

    2. L’inserimento della richiesta di consultazione nell’OdG dell’assemblea deliberativa interessata è un atto dovuto.

    3. La richiesta di consultazione non è sottoposta ad alcun vaglio di ammissibilità, una volta redatta secondo le norme dell’assemblea deliberativa interessata

    4. La consultazione può avere carattere propositivo, consultivo, confermativo e abrogativo, e si svolge secondo le norme decise dall’assemblea deliberativa interessata.

    E questo per rimanere nell’ambito del PRC. Quando si parlerà di statuto della Federazione si dovrà ragionare sull’opportunità di mantenere la dizione “iscritti”. Te la senti di fare una proposta del genere in direzione nazionale? Se ti sembra troppo “radicale”, dillo pure

  247. E’ vero che non contano molto i sondaggi ma qui ho letto interventi che spesso quando eano positiv , erano segnalati, scrivo di quelli in vista delle europee l ( non parlo di Ramon che ha più volte criticato queste cose), se leggiamo gli ultimi di vari istituti continuiamo la discesa… e non è che si avvantaggia SeL anzi, la sinistra frana che sia anticapitalista o moderata e questo è un bel problema.

  248. caro luca, le cose non stanno come dici tu. mi spiace ma è così.
    rileggiti il brano dell’odg del cpn di settembre, confrontalo con quello che hai scritto tu e vedrai che era chiaro.
    “I due obiettivi principali dell’autunno sono la costruzione di un efficace conflitto sociale e l’avvio del processo di costruzione della federazione della sinistra di alternativa. In sinergia con questi obiettivi, occorre aprire una campagna di massa, che duri nel tempo, contro il sistema bipolare e contro questa legge elettorale che consegna nelle mani di pochi oligarchi la definizione di tutti i parlamentari. Il bipolarismo è il contesto in cui il populismo berlusconiano è nato e ha potuto esercitare il suo potere. In un sistema proporzionale Berlusconi – che è minoranza nel paese – non avrebbe la maggioranza dei parlamentari, non avrebbe il potere che ha ora e non sarebbe in grado di tenere unita la destra sotto la sua guida.
    Il superamento del bipolarismo, la conquista di un sistema proporzionale “alla tedesca”, l’uscita dalla seconda repubblica, costituiscono un passaggio fondamentale per sconfiggere il berlusconismo e per superare questo “bipolarismo tra simili” che è alla base della crisi della politica e della sinistra.
    E’ del tutto evidente che il bipolarismo, producendo una alternanza che ha visto i poteri forti stabilmente al centro del sistema, ha contribuito non poco alla distruzione della credibilità della politica. Nel sistema italiano l’alternanza non si è in alcun modo declinata come l’anticamera dell’alternativa ma anzi ha compromesso le ragioni e la forza dell’alternativa.
    In secondo luogo, il bipolarismo, in presenza di una destra fascistoide come quella di Berlusconi, ha continuamente messo la sinistra di alternativa di fronte ad un bivio suicida: o fare l’accordo con le forze della sinistra moderata per battere le destre, trovandosi poi a gestire il paese su posizioni e con un personale politico impresentabile, oppure non fare l’accordo ed essere immediatamente additata come responsabile della vittoria di Berlusconi o in ogni caso considerata come voto “inutile”.
    Dobbiamo lavorare a rompere questo meccanismo perverso, per la democrazia del paese e per la possibilità di costruire una sinistra in grado di costruire l’alternativa nel paese.
    Nella piena consapevolezza che non esistono i presupposti per costruire una coalizione politica per governare il paese con le forze dell’attuale opposizione parlamentare, proponiamo quindi di costruire un accordo elettorale tra tutte le forze di opposizione disponibili a dar vita ad una brevissima legislatura di salvaguardia costituzionale. Un accordo che permetta di mettere in minoranza Berlusconi al fine di approvare una nuova legge elettorale proporzionale e una legge sul conflitto di interessi, per poi tornare a votare con le nuove regole.
    Sconfiggere Berlusconi e superare la gabbia del bipolarismo costituiscono i nostri obiettivi di fase sul piano istituzionale.”

    ovviamente questo brano era parte di un odg più ampio che parlava anche di altre cose: analisi della crisi, priorità delle lotte operaie e sociali, federazione, rilancio della rifondazione comunista.

    ovviamente in un documento non si può scrivere che cosa NON E’ una proposta. magari si può dire spiegando la proposta in una assemblea di fronte a obiezioni più o meno fondate.

    non è colpa mia se invece di discutere di questo documento, magari per criticarlo, si discute di: vogliamo andare di nuovo al governo? sarebbe una proposta giusta ma è velleitaria! si abbandona la priorità delle lotte e ci si rifugia nel politicismo e nelle tattiche! è una riedizione fuori tempo massimo della desistenza! si torna alla subalternità al PD!
    e ne dimentico certamente qualcuna.
    anche sul blog queste curiose interpretazioni della proposta sono comparse e ricomparse. dico curiose perché sono tutte fondate su paure, su pregiudizi, invece che sul testo e sulla volontà espressa nel testo.
    so bene che questo modo di discutere impera in quella che tu chiami base. ma invece che promuovere una discussione seria molti quadri che della base non fanno parte, perché sono membri di organismi dirigenti regionali e di federazione, contribuiscono a creare confusione e ad avvallare ogni sorta di interpretazione arbitraria parlando di svolte a destra o a sinistra addirittura “imposte” senza discussione.
    ma questo, caro luca, è uno dei più grandi problemi che abbiamo.
    la logica per cui se ferrero compare in tv insieme a di pietro per dire che bisogna fare una manifestazione contro berlusconi si discute di “una alleanza” fra il prc e l’IDV, della subalternità a di pietro e così via è impedente non solo la discussione ma anche l’agire politicamente.
    se ogni atto tattico, e bisogna farne uno al giorno, viene letto come svolta strategica e produce una discussione che investe identità, strategia, natura del partito è ovvio che il partito si rinchiude in se stesso a parlare di se stesso e per se stesso.
    naturalmente non ce l’ho con te. ma che tu dica che è a causa della mancanza di chiarezza del testo che si sviluppano discussioni sbagliate non lo condivido.
    un abbraccio

  249. cara maria, mi spiace che tu dica così. ma ne prendo atto.
    e per questo un abbraccio e un bacio.

  250. un abbraccio e un bacio anche a te ramon.

    da parte mia, aspetto il regolamento provvisorio per intervenire nel dibattito, a me no che, come ben dici tu,
    “la realtà cambi ogni giorno e che ogni giorno abbia la sua pena e che questo costringa ad adeguare ogni proposta è lapalissiano”.

  251. caro stirner, ti ostini a parlare di principi federativi che non esistono. il prc è un collettivo unitario. punto. organizzato verticalmente. punto. non è una federazione fra partiti regionali. l’autonomia delle organizzazioni territoriali è confinata negli ambiti della linea politica e anche dei principi organizzativi unitari del partito. non esiste che in una regione si applichi una linea e in un’altra una diversa linea. non esiste che in una regione il partito sia organizzato come partito di quadri e in un’altra come partito di massa. puoi non essere d’accordo o puoi pensare che sia sbagliato. ma non puoi attribuire a me delle contraddizioni fra unitarietà della linea e principi federativi. per il semplice motivo che non esistono principi federativi. e ti ho ampiamente spiegato che essendo la linea sulle regionali quella di decidere caso per caso se in una regione si fa un accordo col pd e i un’altra no questo non è il prodotto dei principi federativi, bensì una decisione di linea che prevede questa possibilità.
    quanto all’influenza che gli organismi dirigenti possono avare sulla discussione e sulle decisione delle organizzazioni territoriali questo trascende totalmente la natura federalista o meno del partito. ci può essere un gruppo dirigente abbastanza autorevole in un partito federato da influire nella discussione di ogni partito regionale. si tratta di autorevolezza. e viceversa.
    l’esempio che ho fatto per dire che è possibile e non contraddittorio imporre il rispetto di precise indicazioni ed indirizzi politici nazionali è calzante.
    la descrizione (ma è una descrizione?) del centralismo democratico che fai è fantasiosa. non è mai stato così. mai!
    hai il diritto, se sei iscritto al partito, di fare tu ogni emendamento che vuoi allo statuto al congresso. e lo stesso varrà per la federazione.
    certo proponi cose inapplicabili.
    forse non hai nemmeno la più vaga idea di cosa voglia dire che un solo iscritto possa obbligare tutto il partito a volgere una consultazione.
    ma per carità, puoi proporlo.
    ciao

  252. maria sei diventata ermetica. a me sembra che tu abbia obiezioni politiche circa la federazione. se pensi che sia “fantascientifico” realizzarla è difficile, credo, che un regolamento provvisorio pensato per organizzare la partecipazione possa fugare obiezioni politiche.
    la tattica quotidiana non c’entra nulla con il regolamento e nemmeno con la federazione. c’entra con la realizzazione di obiettivi strategici come per esempi l’abolizione del bipolarismo.
    un bacio

  253. caro claudio, hai ragione. i sondaggi sono pessimi. e secondo me lo saranno ancor a lungo. ma se ci si fa prendere la mano da sondaggi buoni o cattivi si finisce per diventare privi di un progetto strategico.
    ciao

  254. no ramon non sono ermetica. per la precisione lo sono solo in questi ultimi commenti. in quelli precedenti ho ben spiegato il mio pensiero e le mie obiezioni.
    e riguardo alla tattica quotidiana, io non mi riferisco a quel che dici tu, ma sempre alla federazione. ogni giorno ci sono dichiarazioni, smentite, fraintendimenti da parte dei lider (e non mi riferisco solo al nostro partito, sia ben chiaro). e questo è un problema stradegico in questo momento più importante del bipolarismo. e visto i sondaggi che tutti conosciamo, preferisco essere ermetica per questo.
    spero di essermi spiegata meglio.
    un bacio

  255. maria, io ho riletto tutti i tuoi post. ed anche le mie risposte. vedo bene scetticismi ed obiezioni. cui ho risposto con le mie opinioni.
    che ogni giorno ci siano dichiarazioni e versioni diverse fa parte del fatto che è un processo costitutivo. e comunque noi non abbiamo scelto di “imporre” nulla solo perché nella miseria siamo i più grandi. ma non ci sono tatticismi di nessun tipo.
    un bacio

  256. un comunista del PRC Says:

    Come mai Liberazione continua a boicottare gli articoli di “alcuni” e altri invece trovano ampio spazio?
    questo è un esempio una costante censura nei confronti di Andrea Catone. Cosa c’è da festeggiare nelle controrivoluzioni dell’89, niente da festeggiare, ma niente.

    Per l’ennesima volta la direzione di Liberazione ha rifiutato di pubblicare un intervento di uno degli intellettuali ed esponenti più rappresentativi de l’Ernesto, nonché nuovo direttore della rivista. Questa volta il pretesto addotto è che il giornale, dopo l’intervento del segretario Ferrero, non intende aprire un dibattito sul ventennale della caduta del Muro di Berlino: il che ci è stato comunicato proprio il giorno in cui Liberazione dedica una pagina intera ad un intervento di Luciana Castellina sull’argomento… Non c’è bisogno di commento, le cose si commentano da sole. Ma c’è bisogno di una riflessione approfondita per capire in quale direzione stiamo andando di nuovo, nel merito e nelle modalità di gestione della democrazia interna. E’ un film che abbiamo già visto e non abbiamo alcuna intenzione di rivederlo.

  257. Che si discuta della privatizzazione dell’acqua,dei lavoratori,della crisi,della federazione,basta con le teorie………….
    A chi serve un dibattito simile?
    Non di certo al nostro popolo che vorrebbe altre risposte.

    Vuoi sapere la mia sul muro?
    Raiprendo le parole di Jacopo Venier:Nessuna nostalgia per l’oscuro socialismo burocratico ed autoritario caduto come un castello di carte. Nessun cedimento all’ideologia del mercato che dietro alle sue luci nasconde brutale sfruttamento, alienazione, miseria materiale e morale. I muri non sostengono il comunismo. Sono le idee che lo fanno vivere, è la lotta che lo conquista e lo difende, è la piena libertà che lo invera.
    Venier Jacopo.
    Io sottoscrivo le parole del responsabile comunicazione del pdci-fds

  258. mi scuso ma devo spiegare perché ho cancellato un post.
    cara lucia, non so più in che lingua dirlo. è privo di senso mettere qui post che parlano di questioni interne ad una federazione di cui io e tanto meno i lettori non sanno nulla. ma è così difficile capire che questo è un blog personale e che, per chi è interessato, si può ben discutere di politica, di analisi, di teoria, ma solo in generale in modo che la discussione sia interessante ed utile?
    credi che se a ciò che hai postato rispondono altri dicendo che è falso o che so io a suon di accuse e controaccuse sia utile a chiarire le questioni?
    mah!

  259. caro “un comunista del prc”, io non so nulla di ciò che scrivi. ma so che un giornale ha il diritto sacrosanto di rifiutare la pubblicazione di un articolo per i motivi che tu stesso hai riportato. che tu parli di censura è ridicolo. liberazione nell’ultimo anno ha pubblicato articoli di compagni dell’ernesto su diversi temi. a cominciare da diversi sull’unità dei comunisti in dissenso con la linea del partito. l’ernesto ha una rivista, un sito web, fa convegni e iniziative in proprio, diffonde materiali nel partito. dove sarebbe la censura? si vuol dire che liberazione deve diventare il giornale dove una corrente ha il diritto di pubblicare ciò che vuole e quando vuole? beh, a parte la trasformazione di liberazione in una cosa illeggibile, si dovrebbe applicare la proporzionalità delle posizioni. l’ernesto è una delle 4 (e dico 4!) sottocorrenti della mozione 3 al congresso. in questo anno ha avuto ben più spazio di quello che gli spetterebbe. proprio perché il giornale non usa il manuale cencelli. e io difendo la scelta di dare spazio ad una posizione politica ben al di là dei 7 o 8 voti che conta in cpn.
    ma se appena non viene pubblicato un articolo si parla di censura allora non ci siamo.
    chiaro?

  260. un comunista del PRC Says:

    Vedi Carlo ier sera ho visto la trasmissione di Fazio su Rai 3 dedicata a Saviano, presentava la sua personale lista di libri e un pezzo tratto dallo spettacolo teatrale. Nulla da dire sulla storia personale, la bella lotta contro la camorra, di Saviano ma aver citato così brutalmente Cuba e Castro il comunismo, la storia dell’URSS e di fatto averlo appaiato al fascismo ti pare poca cosa per noi che rivendichiamo il nostro richiamo al comunismo? l’abbiamo persino scritto nel simbolo e in questo anno aver respinto la liquidazione da parte di Bertinotti – Vendola non solo del nome ma anche del simbolo e di quella storia, ci riguarda? ier sera non saprei quanti milioni di persone hanno visto il programma ma immagino molti,pensi sia proprio ininfluente quel suo dire? ti ripeto che a me è apparso assolutamente liquidatorio anche della nostra storia attuale.

  261. caro carlo, sottoscrivo anch’io la citazione di venier, e francamente non sono appassionato ad una discussione sul muro di berlino superficiale e allusiva di altre discussioni. però non sono d’accordo, anche se capisco il senso, quando dici che bisogna solo discutere di privatizzazione dell’acqua ecc. ci sono luoghi e tempi per discutere anche di teoria. o forse marx e lenin facevano male a scrivere di filosofia?
    un abbraccio

  262. un po’ di filosofia.

    rossana rossanda.
    baci

    * Il mio dissenso
    Non è un incidente se il manifesto, che si definisce ancora «quotidiano comunista», ha elegantemente glissato sul ventesimo anniversario del 1989; non per distrazione, ci strillano da vent’anni che la distruzione del muro di Berlino segnava la fine del comunismo, «utopia criminale». Noi su quella «utopia» ambiziosa eravamo nati, ed eravamo stati i primi a denunciare nella sinistra che con essa avevano chiuso da un pezzo i «socialismi reali». Li denunciavamo nell’avversione del partito comunista e nella scarsa attenzione delle cancellerie e della stampa democratiche. Il movimento del ’68 ne aveva avuto un’intuizione, ma non il tempo né la preparazione per andare oltre.
    Avevamo aggiunto che almeno dalla crisi del 1974 l’egemonia dell’occidente non mirava più alla messa a morte del comunismo, ma a quella del compromesso socialdemocratico nella sua veste keynesiana. Questo ammetteva che il conflitto tra capitale e lavoro era intrinseco al sistema e per evitare involuzioni fasciste occorreva garantire il lavoro dipendente e una parte consistente di beni pubblici. Se no anche la società europea sarebbe andata, nell’ipotesi migliore, a quella che non Lenin ma Hannah Arendt aveva definito un’americanizzazione fondata sulla libertà politica e la schiavitù sociale. Non è fin risibile, tutt’al più dipietresco, battersi contro le derive autoritarie e presidenzialiste di Berlusconi, e non solo, quando dalla metà degli anni settanta sono tornate a risuonare come novità le trombe di Von Hajek, la correzione rooseveltiana è stata definita, anche dalla nuova sinistra, statalista dunque fascistizzante, e sul «meno stato più mercato» nonché «la crisi fiscale dello stato sociale» si divagava anche sulle nostre pagine, mentre l’Unione europea si avviava con una liberalizzazione dopo l’altra?
    E come si poteva non chiedersi, alla luce di questo esito, perché il gigantesco tentativo del 1917 era finito così? L’errore era cominciato quando, perché, dove? Stava in Stalin, in Lenin, in Marx? Cioè nella ipotesi stessa che fosse possibile una società libera non sovradeterminata dalla proprietà e dal mercato? Eppure, dopo la prima rivista del manifesto, i primi anni del giornale e i convegni del 1978 e del 1981, non ce lo chiedemmo più. Possiamo darci tutte le giustificazioni, per prima la difficoltà a sopravvivere come testata, ma era una resa non confessata all’egemonia della destra, del neoliberismo, dunque dei neocon negli Usa, e della Commissione in Europa. Malamente nascosta dall’esorcismo: sono problemi del novecento, oggi sono superati dalle nuove realtà e dalle soggettività delle nuove generazioni. Come se le une e le altre ne avessero risolta almeno una. Come se oggi il presidente degli Usa, Barack Obama, non vedesse dimezzata dalle lobbies e dai poteri sistemici che pesano sul suo stesso partito, la sua riforma sanitaria, non fosse inchiodato in Medioriente e riuscisse a eliminare una sola delle pratiche che hanno dato origine alla crisi finanziaria del 2008.
    La sinistra è a pezzi e noi non stiamo meglio. Né come finanze, né come peso nell’opinione, né fra di noi. «Isoletta socialista», senza padroni, non ci troviamo di fronte a qualcosa che avevamo già intravisto nei socialismi reali: produttività scarsa, demotivazione, fine di un progetto comune, ciascuno per sé, insofferenza verso gli altri? Quando ho lasciato la redazione nel 1993, battuta dall’assemblea la proposta di applicare una piccola dose di Marx anche a noi stessi, ho sperato che le cose ci avrebbero fatto crescere, che occorreva calma e pazienza. Il 10 novembre mi sono finite tutte e due. Datevi una mossa.

  263. gino da martignacco Says:

    potrà sembrare un ragionamento semplicistico e banale ma provo a dire:
    La Federazione che tanto pazientemente e faticosamente si costituirà, dovrà riunire i vari Partiti Comunisti, ma non solo….. e qui sta il punto e il problema, secondo me; direi il discrimine tra una necessaria riunione dei comunisti e l’ambizione di coinvolgere anche altri che comunisti non sono. Un soggetto del quale onestamente non riesco a percepire la differenza sostanziale con il fallito tentativo dell’Arcobaleno. Se la Federazione non diventerà partito allora sarà un qualcosa di simile ad un cartello elettorale. Se diventerà partito cancellerà l’identità comunista. Rifacendomi anche alle interessanti considerazioni della Rossanda, nauseato dalla ossessiva propaganda dei media (nemmeno tanto perchè li ignoro ma so quanto il popolo invece si imbeva dei giornali radio spot, ogni mezz’ora ce n’è uno) mi collego per fare un semplice parallelo con quel periodo per dire che è un po’ come se fossimo solo un po’ tonti e riconoscessimo che in fondo, aveva ragone Ochetto, lui lo capì vent’anni fa, colse al volo la caduta del muro e distrusse il Partito Comunista. Quella parola non dovette più essere pronunciata da quel tempo. E piano piano, anche vecchi compagni in maniera insospettata, seguirono questa strada. E’ un processo lento ed inesorabile che ci sta annientando. Ramon, tu affermi che io ragiono solo in termini di scheda elettorale ma non penso sia così. Se noi accettiamo di chiamare Federazione della Sinistra anzichè dei Comunisti, faremo una operazione simile a quella della Bolognina. Io non capisco come non si possa interpretare in altro modo questa operazione. Secondo me bisogna essere chiari e questo significa affrontare alcuni punti che io reputo fermi. Il punto fondamentale è che si faccia come si vuole ma si deve capire con chiarezza che nel nome che si darà a questa federazione la parola comunista o marxista dovrà essere inequivocabilmente espressa e si dovrà capire che altre forze in quell’aggregato non ci sono. E inevitabile chiamarla semplicemente Federazione dei Comunisti italiani. non mi pare che così sarà.

  264. Giuseppe Says:

    Gino non sono d’accordo:difatti una delle discriminanti della Federazione col simbolo unico è l’anticapitalismo e non mi sembra che,al di la dei fondatori che ben conosciamo,la rete dei comunisti,il sindacalismo di base,centri sociali,movimnti,associazioni e comitati di lotta siano per cosi dire “moderati”.
    Non ci sono e non ci saranno nella federazione craxiani,i verdi,moderati alla vendola.
    Nessuna cancella e cancellerà il Prc che non si scioglie come deciso un anno fa a congresso.
    Non affossiamo l’unica vero progetto di unità dei comunisti e della sinistra.

    Tra l’altro Ramon,a Caserta parlai con Ferrero,che apprezzo molto per la sua pulizia morale e democrazia,mi ha detto che il nome della Federazione col simbolo unico non era deciso.Il simbolo ovviamente si ma il nome no.Siccome Paolo mi ha riferito che tu sei impegnato nel lavoro del documento politico e delle regole della Federazione stessa volevo suggerire il termine di Anticapitalista ossia Federazione della Sinistra Anticapitalista,visto che l’anticapitalismo è una delle discriminanti per farne parte.
    Parlando con alcuni compagni e vedendo alcuni immaggini le assemblee regionali e provinciali della Federazione stanno andando bene visto la gran folla che vi partecipa.
    Grazie per la risposta Compagno Ramon.
    Buon Sabato

  265. mentre scrivo non so valutare se il mio post risponda ai quei criteri di “generalità” che Ramon giustamente indica come caratteristica della discussione di un blog. Forse in quanto donna trovo nel mio quotidiano le domande ( partire dal sè) .E il mio quotidiano e’ un circolo in cui il prendere piede della pratica del partito sociale sta generando tensioni e divisioni che non si limitano alla contrapposizione tra chi ci crede e chi invece no.Mi pare che si stiano destabilizzando alcuni compagni .Quello che intendo dire è che ho l’impressione che il mutare le pratiche politiche cambi anche l’equilibrio interno di una comunità. Per es. il partito sociale implica la necessità di gruppi “operativi” e rende desuete le modalità di convocazione utilizzate nel partito per le iniziative “politiche in senso stretto”. Il gruppo operativo si riunisce a cadenza fissa settimanale e non puo’ ,per sua natura ,inviare ogni volta lettere di convocazione o SMS se non in caso di modificazioni dell’ultima ora. Questo però secondo alcuni contravviene a regole statutarie e nuoce alla trasparenza e al proceso partecipativo del lavoro politico. ( nel senso che viene meno l’invito personale, l’o.d.g. della riunione e così via) Non solo:si accusa il partito sociale di abbassare il livello della discussione politica,di svilire il contenuto politico della militanza .Si rischia quasi di andare verso la formazione di due livelli diversi di partito ( anzi tre se si considera che il livello istituzionale tende ad essere avulso dal partito sociale-ovviamente per quanto mi è noto relativamente alla mia realtà).Da una parte i militanti impegnati nel partito sociale ,sempr piu’ insofferenti rispetto alla strutturazione gerarchica,alle modalità della politica da dibattito ,dall’altra i compagni che si irrigidiscono sulle regole ,le cariche interne ecc ecc .
    Non so se questo e’ solo un problema locale ,se solo nel mio circolo c’è una sfortunata miscela che determina queste tensioni . il mio dubbio è che possa essere un problema più esteso e ,in questo caso ,da non sottovalutare perchè non possiamo piu’ permetterci contarpposizioni che si incancreniscano.

  266. Bucharin77 Says:

    a proposito di censura e articoli non pubblicati: posso pure capire che non si pubblichi un articolo di Andrea Catone sul muro etc. Ma se poi leggo Guglielmo Epifani in prima pagina, il più destro e insipiente segretario nella storia della CGIL, beh……

  267. federico Says:

    Folena torna nel PD…
    Spero sia ancora una volta di lezione a chi (come bertinotti) ritiene (riteneva) che un partito si costruisca più come sommatoria di questi arrivisti (senza truppe per altro..) piuttosto che sulla condivione di idee e lotte con i militanti….
    ciao
    F

  268. caro gino, se non vedi e non capisci la differenza fra arcobaleno e federazione vuol dire che per te qualsiasi politica va bene basta che sia fatta sotto il nome “comunista”. se pensi che in italia non ci siano lotte, persone, collettivi che si considerano anticapitalisti e che per rendere efficace la politica dei comunisti è bene unire, vuol dire che pensi che i comunisti sono una setta religiosa che con la lotto di classe non c’entra nulla.
    ma è del tutto inutile ripetersi.
    ciao

  269. caro giuseppe, anche io penso che il nome della federazione debba essere sinistra anticapitalista. anche se non mi impicco a nessun nome.
    un abbraccio

  270. cara sibilla, il tema che tu poni sarebbe fuori luogo se contenesse nomi cognomi e accuse personalizzate. messo così, invece, mi sembra proprio la dimostrazione di quanta strada ci sia da fare per far capire a certi compagni che un partito comunista deve funzionare come un collettivo teso a produrre spazi sociali, lotte e a ragionare della e sulla società e le sue contraddizioni, e non come un ministero burocratizzato della corea del nord.
    quando io parlo di istituzionalismo parlo di questo e non solo e non soprattutto degli istituzionali rinchiusi negli uffici dell’ente locale.
    ma è una lotta di lunga lena e bisogna avere coscienza che ci vorranno anni e anni. anche perché molti di quei compagni proprio non conoscono altro modo di far politica che non sia quello di funzionare come una articolazione del potere statale.
    un abbraccio

  271. bucharin, se liberazione riporta la frase “adesso sciopero” di epifani secondo te fa male? trasecolo. evidentemente al settarismo non c’è limite.

  272. caro federico, dividere il mondo in arrivisti e militanti che lottano è una scemenza. nel corso degli anni abbiamo avuto molti eletti non iscritti al partito che non ci hanno mai abbandonato e abbiamo avuto molti militanti integerrimi (e diversi operai) che appena eletti hanno cambiato modo di vedere le cose e che alla prima occasione sono usciti dal partito. diversi sono anche loro nel pd.
    ciao

  273. Anonimo 3 Says:

    E’ una guerra totale, tutti contro tutti. Che brutto modo, non solo di far politica, ma anche di vivere.

  274. un comunista del PRC Says:

    si vede che non leggi Liberazione Ramon: non era riportata una frase sul giornale ma un intera intervista in prima pagina ad Epifani.

  275. federico Says:

    caro ramon, quello che dici è vero ma non cambia nulla sulla sostanza delle cose. Troppa gente è stata imbarcata sapendo che in loro prevaleva l’interesse personale rispetto a quello collettivo. E’ un fatto a cui tu hai aggiunto altri purtroppo tristi elementi.
    Dopo di che cambiare è umano, non credo uno possa pensare sempre allo stesso modo. Io per primo.
    Però se lo fai SOLO dopo che sei stato messo all’angolo dal tuo partito (PDS) e lo fai solo dopo che hvedi che oramai da queste parti di posti non ce ne sono più, allora sei un po’ peggio di un arrivista.
    E negare che esista il problema degli eletti (ex militanti, ex PDS, ex quelchevuoi), questa si, è una scemenza.
    un abbraccio
    F

  276. Lucia Follonica Says:

    tanto cancelli vero come se fosse solo un fatto locale! paura del confronto con le nostre contraddizioni Ramon?

    Gianluigi Pegolo *

    Con questo intervento vorrei esprimere la mia solidarietà al compagno Vincenzo Simoni, al compagno Sandro Targetti e a tutti i compagni di Sinistra Comunista di Firenze. Lo faccio con emozione, perché mi lega a loro una esperienza comune che si è dispiegata in questi due ultimi anni e che ci ha visti –insieme- condurre una battaglia difficilissima, spesso solitaria, per salvare il nostro partito, Rifondazione Comunista, dai rischi di un suo superamento e per mantenere aperta una prospettiva comunista ed anticapitalista.

    Ciò che è avvenuto al comitato federale di Firenze non è un semplice incidente di percorso, né l’errore di qualche sprovveduto, ma il proposito esplicito di una parte del partito di Firenze, quello che per intenderci fa capo alle ex mozioni uno e due, di estromettere dalla direzione del partito i compagni che nel congresso di Chianciano hanno fatto riferimento alla mozione tre. E lo hanno fatto in una maniera inqualificabile, impedendo nel segreto dell’urna con il proprio voto contrario che il compagno designato dalla mozione tre, e cioè il compagno Simoni, fosse eletto.

    Non vi sono precedenti per simili comportamenti. Sempre nella designazione dei propri rappresentanti le mozioni congressuali hanno espresso le indicazioni che tutti hanno accettato. In questo caso no, non è andata così. L’assurdo è che il compagno Simoni non è uno sconosciuto, ma il presidente nazionale di un importante sindacato: il Sunia. Ed è sempre a Vincenzo Simoni che la segreteria nazionale del PRC ha chiesto in occasione delle scorse elezioni europee di candidarsi nelle liste a cui ha dato vita assieme ad altre forze. Ci vuole un bel coraggio, ora a negare l’autorevolezza del compagno in questione.

    Ed, infatti, si è proceduto con sotterfugi, con un comportamento ipocrita, fatto di reticenze e , infine, di nascosto, l’affondo.

    Cosa vi è all’origine di un simile comportamento? Certamente il tentativo di rivalsa nei confronti di compagni che hanno sempre espresso con chiarezza i loro dissensi. Certamente, anche, il tentativo di monopolizzare la gestione del partito senza avere intorno presenze scomode. Probabilmente il desiderio di avere mano libera nelle scelte che si intendono prendere in vista delle elezioni regionali. Qualunque sia la motivazione, si è trattato di una scelta miope, priva di alcuna credibilità.

    Se qualcuno pensa a Firenze che problemi politici seri possano essere risolti con queste pratiche si sbaglia di grosso. Dopo i risultati delle comunali non certo incoraggianti e le evidenti difficoltà di gestione, un gruppo dirigente serio dovrebbe cercare di ricostruire rapporti unitari. Lo si sta facendo in tutta Italia ed in realtà non meno difficili. Ai nostri compagni di Firenze, voglio solo riconfermare la mia vicinanza e invitarli ad impegnarsi più di prima per sostenere il partito. La nostra scommessa sta, in primo luogo, nel radicare il partito nel sociale, nello strutturarlo, nel riconquistare un rapporto di fiducia con quelle fasce che si sono allontanate in questi anni. Senza questo impegno, tutto il resto perde di senso.

    * Segreteria Nazionale Prc/se

  277. federico Says:

    in ogni caso la divisione tra militanti buoni e arrivisti cattivi l’hai fatta solo tu. Per me esiste il problema per un partito con un minimo di serietà di crearsi degli anticorpi contro l’arrivismo da qualunque parte provenga e che significa essenzialmente smettere di interpretare la politica come professione…non mi sembra né difficile da fare (ah, se non ci fossero le deroghe al numero di elezioni! e magari stipendi molto ma molto poco allettanti…) né una scemenza.
    Io criticavo l’idea che, a torto, ho definito Bertinottiana di un partito costruito come sommatoria di presunti leader, presunti intellettuali, nel frattempo perdendosi indietro qualche migliaio di militanti (e possibili futuri eletti e quindi possibili arrivisti a loro volta, nessuno lo nega…sarebbe idiota..).
    Dico a torto perché non ricordo aspri dibattiti in proposito. Per cui mi viene da pensare che questa linea fosse sostanzialmente condivisa da tutto il gruppo dirigente di maggioranza…

    Il top l’abbiamo raggiunto con il famoso appello agli intellettuali e alle arti a candidarsi per RC con una unica risposta: TOGNI. E qui stendo un velo pietoso su questa grandiosa operazione dell’allora gruppo dirigente….

    ciao

  278. Di tutto si puo dire ma non che Ramon eviti il confronto,questa è una cattiveria gratuita.
    Questo è il blog personale di un compagno e se tutti noi scrivessimo le nostre notizie dai territori ci sarebbe un enorme confusione.
    Tra l’altro le contraddizioni ce ne saranno sempre non esistono partiti o movimenti perfetti.

    Ramon un quesito:vorrei sapere con certezza,se è gia stato deciso,se l’assemblea nazionale ci sarà il 6 dicembre.
    Te lo chiedo per un fatto logistico visto che verreri il 5,con tutti i compagni del mio circolo,per la manifestazione e vorremmo rimanere per il 6.
    Molti compagni devono prendere un giorno in più di ferie per cui urge una risposta.
    Ciao Ramon e grazie

  279. lucaocchionero Says:

    Compagno Pegolo, il compagno Simoni Vincenzo non è stato presidente del SUNIA, bensì della Unione Inquilini(adesso c’è Walter De Cesaris). Sottolineo la differenza poichè l’U.I è molto vicino al PRC a differenza del Sunia che invece essendo integrato nella CGIL è invece vicino al PD. Ho avuto modo di conoscere personalmente Vincenzo Simoni, la sua competenza, la sua correttezza. Ci ha aiutati moltissimo per la costituzione della Unione Inquilini anche a Taranto difendendone la sua “indipendenza”. Qualsiasi cosa sia successa a Firenze il compagno Simoni ha la mia solidarietà e quella degli iscritti della Unione Inquilini di Taranto. Quello che è successo a Firenze, purtroppo succede altrove. Abbiamo comincianto a Bologna, ed ora anche a Caserta si sta verificando una cosa del genere. Sarebbe davvero un peccato se a Roma si lavorasse in un senso, mentre in alcune federazioni si cerca di restaurare una situazione pre-Chianciano rigettando alla opposizione aree culturali alle quali và dato il giusto e dovuto rispetto se si vuole davvero realizzare l’obiettivo di un partito “senza correnti”(sul quale obiettivo sono d’accordissimo). La cosa più ignobile è che spesso queste operazioni vengono fatte esercitando un(neanche troppo implicito) ricatto legato alle elezioni che ogni anno ci vedono protagonisti. Il ricatto è: ” se non si fa questa alleanza noi usciamo dal partito e ci facciamo la lista civica”. Spero che dopo le elezioni di marzo riusciremo a liberarci dei ricatti ed a fare politica coerentemente ed alla luce del sole.

  280. Bucharin77 Says:

    A proposito del 5 dicembre e dei maldipancia che ci sono stati in alcuni settori del partito: mi pare che la manifestazione stia montando e mettendo in seria difficoltà il PD. Spero che tutte le federazioni si stiano impegnando per garantire la massima partecipazione del partito. Mi piacerebbe sapere per esempio se si stanno organizzando pullman etc.

  281. anonimo 3, è vero che c’è la tendenza a fare litigi a suon di scomuniche ed insulti, rispettando il copione e la sceneggiatura del modo di discutere tanto caro a bruno vespa e a santoro, ma devi tenere conto che si tratta di guerre virtuali, tanto virulente quanto false, alle quali partecipano persone che credono fermamente che la politica consista esattamente in questo. fugaci e demagogiche frasi sulla società e sulle lotte e scontri senza quartiere di una setta contro l’altra.
    internet e tanto più un blog senza censure non sono lo specchio di nulla.
    la realtà, per fortuna, è cosa ben diversa.
    un abbraccio

  282. caro “un comunista del prc”, hai ragione. il giorno della manifestazione della cgil c’era un articolo di epifani in prima pagina. e allora? ti sembra fuori luogo che il segretario della cgil scriva su liberazione lo stesso giorno che la cgil scende in piazza? davvero pensi che questo vuol dire essere d’accordo con lui su tutto? e allora i numerosi articoli di cremaschi, di diversi esponenti della fiom, gli articoli e i servizi sugli scioperi dei sindacati di base e così via dimostrano cosa? che siamo contro epifani?
    capisco che forse per te se non si dice esattamente quello che pensa la tua corrente questo dimostra che ci sono censure, tradimenti, cedimenti, e così via. e capisco che forse pensi che solo tu sia depositario della verità e della corretta versione del comunismo.
    per quanto mi riguarda difenderò sempre il tuo diritto a far valere le tue posizioni e ragioni, ma con altrettanta determinazione combatterò sempre contro una concezione del partito settaria e declamatoria.
    ciao

  283. caro federico, il problema c’è. eccome se c’è. ma risiede nella linea politica e ancor più nella concezione istituzionalista del partito. non nell’esame del sangue da fare preventivamente. perché non c’è il virus dell’arrivismo nel sangue. l’arrivismo c’è sempre e in ogni dove. quel che importa è che non sia alla guida della logica e delle scelte politiche che vengono fatte. inoltre mai è stato teorizzato che bisognasse fare una sommatoria come quella che dici tu. casomai dopo la stagione delle lotte si decise di aprire le nostre liste ad esponenti usciti dai ds e che erano già venuti con noi, ad esponenti dei movimenti di lotta e a personalità rappresentative. alcune hanno poi scelto sinistra e libertà, altre sono entrate nel prc per opporsi alla mozione vendola, altre sono “tornate a casa”. esattamente come per i dirigenti e i militanti del prc.
    anche sul caso togni dici cose sbagliate.
    forse dimentichi che ci presentavamo da soli alle elezioni. che avevamo deciso di fare la desistenza unilaterale nei collegi della camera dove, però, c’era la lista proporzionale. e che al senato fummo obbligati a presentarci in tutti i 315 collegi sapendo che forse non avremmo eletto che 1 0 2 senatori. e che facemmo un appello a chiunque volesse candidarsi per pura solidarietà verso di noi. togni rispose all’appello e fu messo in un collegio che neppure la più rosee previsioni prevedevano potesse risultare vincente. fu invece eletto sia perché riuscì a portare voti che altrimenti il prc non avrebbe mai avuto e soprattutto perché i due collegi possibili eligendi in emilia romagna ebbero molti meno voti del previsto.
    ciò che tu scrivi è semplicemente fazioso. quel gruppo dirigente ruppe con il governo prodi, rinunciando a 4 ministri e 8 sottosegretari (perché questa fu l’ultima offerta che noi rifiutammo) in cambio dei quali avremmo dovuto rinunciare ad ogni contenuto, subì una scissione e venne perseguitato dai mass media come estremista e favorevole a berlusconi, e decise che bisognava stare con le lotte e con i movimenti.
    ma tu ricordi solo l’appello agli intellettuali (veramente l’appello era rivolto soprattutto ad esponenti di fabbrica e di lotte oltre che a “personalità”) come prova della concezione sommatoria e carrierista di quel gruppo dirigente.
    io capisco benissimo che tu possa avere divergenze e anche l’idea, che io considero sbagliata, per cui le persone che decidono di venire con noi lo fanno solo per carrierismo. ma non c’è bisogno di distorcere la realtà e soprattutto di semplificarla al punto da renderla una caricatura.
    ciao

  284. un comunista del PRC Says:

    Era solo una risposta ad un tuo post in risposta a bucarin dove affermavi di una singola frase e accusavi di settarismo per essere preciso, sai poi la citazione finale di difender etutte le idee non è molto nuova, comunque io ho sempre difeso tutte le idee credimi anzi mi sono fatto un mazzo così sin dal 1982 con INTERSTAMPA che mi dispiace un pochino essere un comunista in minoranza in un partito che ancora si chiama “RIFONDAZIONE COMUNISTA”, salvo ovviamente cambiar nome che è sempre legittimo. tipo Federazione della sinistra.

  285. cara lucia, si ho paura delle nostre contraddizioni. anzi, sono terrorizzato dai tuoi post. anzi sono un censore e voglio nascondere la merda sotto il tappeto. anzi, forse ho qualche oscuro motivo personale di posti e di carriera per non parlare delle beghe del federale di firenze.
    lascio il tuo post.
    anche per dimostrare come, secondo me, non si debba affrontare una simile questione.
    io ho opinioni precise sull’ingresso nella giunta toscana a metà legislatura. ed ho opinioni precise su diversi compagni che tu citi. le ho da molto prima di pegolo, con il quale, per altro, ho un ottimo rapporto anche se sono stato e sono in divergenza con la linea che lui ha proposto e gestito sugli enti locali. tema che ho trattato in diversi articoli dicendo la mia opinione ma senza dover, per questo, attaccare pegolo insultandolo o accusandolo di subalternità al centrosinistra e così via.
    se non capisci che in un blog personale si può parlare in generale di linea politica e di concezione del partito, come di altri temi, ma non certo di fatti e persone e litigi in questa o quella struttura del partito non so che farci. se non sai cosa sia una discussione utile e cosa sia una discussione dannosa ed inconcludente non so che farci.
    inoltre penso che il comunicato di pegolo (ma è un comunicato?) abbia il difetto, che lo rende poco efficace, di essere a tutela di compagni della corrente di pegolo stesso. non ho visto la stessa sollecitudine in altri casi. il vizio di intervenire sulla base dell’appartenenza ad una corrente secondo me inquina la discussione e svaluta le ragioni che magari sono di per se stesse fortissime.
    ciao

  286. dani, grazie per le tue parole. l’assemblea sarà il 6 a roma.
    un abbraccio

  287. caro comunista del prc, siccome io mi faccio il mazzo dal 69, sono stato quattro volte in galera, ed ho certamente distribuito più volantini e attaccato più manifesti di te posso pensare di aver più ragione di te per questo?
    se dici che il partito cambia nome perché ha deciso di costruire la federazione lo dici solo perché sei privo di argomenti seri. se dici che sei in minoranza lo sono stato anch’io. e più volte nella mia vita. e posso tornarci in qualsiasi momento. la differenza fra te e me è che io non pretendo di avere la verità in tasca e che non accuso gli altri di essere “meno comunisti” o non comunisti solo perché la pensano diversamente da me.
    ciao

  288. federico Says:

    caro ramon, nessun esame del sangue, bastano regole chiare e non derogabili e questo risolverebbe il problema per il futuro.
    E siccome sono propositivo faccio 2 proposte: non più di 10 anni di politica “professionista” a non più diciamo di 1.500 € puliti puliti in tasca….siamo d’accordo? E spero non risponderai che non si può fare perché manca il materiale umano….perché è esattamente uno dei motivi per cui manca (oltre a essere anche presuntuoso e offensivo nei confronti di molti).
    quindi, ti chiedo: siamo d’accordo?

    Tutto vero quello che dici di Togni, anche se non sono convinto l’appello fosse rivolto a tutti (operai compresi). Nel dubbio faccio mea culpa.
    Vero anche che ci furono ampie offerte per continuare ad appoggiare prodi. E quindi è forse vero che sono fazioso
    Ma io quella Rifondazione la sostenevo e invece poi ho visto segnali che andavano inspiegabilmente in direzione opposta.
    Secondo te erano tutte e solo scelte politiche?
    Nel giro di pochi anni si passa da far cadere prodi a sostenere prodi al governo senza che non ci sia qualcosa di marcio che si è insinuato?
    Si, lo so. C’era stata genova, i movimenti, ecc.
    Ma dubiro che si credesse veramente che questo avrebbe cambiato la nostra partecipazione e compromissione con il governo.
    Voglio dubitarlo! altrimenti sarebbe triste..
    Quindi, non perché siete tutti un ammasso di arrivisti ma quel che voglio dire che se lasci spazio, se non metti regole chiare, se apri le porte a chi fino all’altro giorno ti sparava merda /folena) e lo candidi pure invece di madarlo ad attaccare manifesti….distruggi un partito.
    Dalle fondamenta. Perché deludi compagni che queste cose le vedono o semplicemente le “annusano”. Perché prevale la logica che gli ultimi arrivati sono sempre i migliori. La mitologia per cui è sempre fuori il meglio, dentro ci sono solo i trinaricuiti e i retrogradi.
    E guarda che io penso che rifondazione sia fin troppo settaria, per dire quanto poco mi interessa il dogmatismo e una linea politica definita una volta per tutte.
    Ma non esserlo non significa candidare i Folena, significa liberare la mente e lo spirito da incrostazioni e paraocchi che oramai datano almeno quanto i vent’anni della caduta del muro.
    Perché è un dato che chi ha guidato la sinistra alternativa (PRC, PDCI, SEL o altrro) è ancora figlio di quella rottura: Vendola, Bertinotti, Cossutta, Diliberto ma anche i Ferrero e forse anche tu.
    Tutti assurti al ruolo di dirigenti fin dall’epoca. Vent’anni sono tanti, troppi.
    Aprite le finestre, date aria.
    Altrimenti, l’ultimo che esce spenga almeno la luce.
    Scusa il tono, la stima non muta.
    ciao

  289. caro federico, quelle regole ci sono già. e dopo il congresso è stato approvato anche un regolamento in tal senso.
    comunque ti sbagli se pensi che i soldi siano così importanti. o meglio, lo possono essere per chi ha un reddito da operaio, da funzionario di partito o simili, non certo per docenti universitari, avvocati o simili. mai nessun partito nella storia della repubblica aveva applicato quote così consistenti ai propri parlamentari. quasi il 60 % di tutto ciò che si incassava. tanto che il fisco ha svolto indagini perché non riteneva credibile che un parlamentare versasse di più dell’intera indennità.
    nell’ultima legislatura nessuno si è sottratto ai versamenti al partito. nessuno!
    nelle precedenti, soprattutto nelle prime degli anni 90, si. ed erano quasi tutti compagni della “BASE”. operai e militanti catapultati in parlamento. mai nessun funzionario di partito si è sottratto ai versamenti.
    voglio farti un esempio personale. quando decisi, unico funzionario della federazione milanese del PCI, di licenziarmi e di passare a rifondazione ci rimisi 600mila lire al mese. da due milioni di lire a un milione e quattro. senza contare le promesse che mi vennero fatte affinché io prendessi la tessera del PDS. ricordo come se fosse adesso un compagno che alla prima divergenza mi accusò, di fronte a più di cento persone, di aver fatto la scelta di rifondazione per avere il posto di funzionario.
    come vedi certi argomenti si possono usare ma in realtà dicono solo dell’infinita miseria umana e culturale di chi crede di avere il metro per giudicare gli altri dal punto di vista delle intenzioni e della morale.
    non sono i soldi il problema principale. e non c’è regola o regoletta che può impedire che un compagno che viene eletto in un piccolo consiglio comunale si senta “importante” perché ogni tanto fa una dichiarazione sulla stampa locale o perché alle riunioni può vantare conoscenze che altri non hanno.
    nel quinquennio 98 2003 non c’è stata alcuna degenerazione nel prc. è stata una precisa analisi e una precisa linea a puntare tutto sul governo e a rimettere al centro della politica le relazioni dentro il sistema politico ufficiale. questo ha indubbiamente favorito anche comportamenti personali ultraistituzionalisti. spiegare gli errori politici con “qualcosa di marcio che si è insinuato” è scambiare le cause con gli effetti.
    e questo in politica può essere un errore fatale per il semplice motivo che ci si illude, magari scrivendo regole sempre più draconiane, di affrontare e risolvere il problema per poi trovarselo più grande di prima.
    un partito che vuole crescere deve essere capace nel momento giusto di accogliere fuoriusciti da altri partiti e/o collettivi. perfino il pci clandestino agiva così. figuriamoci se non deve essere capace di farlo il prc. i compagni “annusano”? nei primi anni di rifondazione ho, come ho fatto anche in seguito, girato moltissimo in tutta italia. in diversi posti era più che evidente che i “fondatori” del prc (spesso ex consiglieri, ex sindaci e così via) non volevano che certi compagni entrassero nel partito per il banale motivo che erano più bravi, più radicati e più giovani di loro. le scuse erano sempre le stesse. non erano “veri comunisti”. erano stati magari un mese nel pds. e, paradossalmente, proprio quelli che con tutta evidenza avevano “fondato” il prc nella speranza di tornare in consiglio comunale accusavano quelli che si avvicinavano al partito di voler entrare solo per farsi candidare. chi annusa cosa e chi annusa chi?
    lascia perdere l’olfatto che a volte ci prende e a volte funziona esattamente nel senso opposto a quello che auspichi tu. attieniti alla politica e ai suoi contenuti. solo un partito capace di mettere al centro il lavoro sociale è capace di contenere (perché eliminarle è impossibile) le spinte personalistiche.
    infine. ognuno risponde per se.
    io penso che non si debba stare sempre il prima fila negli organismi esecutivi del partito e nelle istituzioni.
    ho, per mia scelta, deciso di non far parte di nessun organismo esecutivo e di non avere nessun incarico di responsabilità di dipartimento. non sarò mai più candidato a nessuna carica istituzionale.
    il fatto che sia membro della direzione e che dia il mio contributo al dibattito e all’iniziativa del partito non credo sia incoerente con un bel niente. è solo una fatica che faccio perché sento e penso di essere in debito con il partito che mi ha concesso l’onore di rappresentarlo così a lungo in parlamento e che mi ha permesso di avere incarichi che mi hanno fatto crescere moltissimo. ma è una scelta personale, permessa, del resto, anche dal privilegio di avere il vitalizio da ex parlamentare. ritengo corretto che altre compagne e compagni pensino di dover ancora avere incarichi esecutivi. non li critico e non li invidio.
    un abbraccio

  290. Anonimo 3 Says:

    Io, invece, credo che il web rispecchi almeno in parte la realtá e infatti quante mozioni/correnti ecc. si combattono furiosamente dentro il partito? E’ vero che difficilmente dal vivo spari dei “venduto”, “arrivista” ed altre piacevolezze, soprattutto perché rischi un pugno sul naso, se appena l’intelocutore é leggermente suscettibile, ma la sostanza, magari non esplicitata, é la medesima. Cosí come credo che chi partecipa a cammellaggi prima di un congresso o di una votazione, manchi di etica e sia inadatto, quindi, a rappresentarmi, perché chi non ha etica rappresenta solo se stesso e i propri interessi e di certo non lo migliora l’aver acchiappato un seggio da qualche parte.
    Puó essere che io abbia una visione troppo idealista e rigida su quello che dovrebbe essere la pratica politica all’interno di un partito comunista o perfino socialista, eppure é da qui, da questi atteggiamenti intendo, che, secondo me, parte la degenerazione sociale che porta al successo del berlusconismo, del populismo piú becero, all’attecchire delle derive fascistoidi che sfociano nella violenza quotidiana e di conseguenza é da qui, sempre a mio parere, che si dovrebbe cominciare a combatterli.
    La polemica e la critica sono utilissime, gli insulti e le urla ci riportano agli strepiti da bertucce. Ma siamo scesi dagli alberi o stiamo ancora lí a tirarci le banane?
    Mi scuso se mi sono espressa in modo troppo colorito.

    Poi vorrei obiettare alle proposte di Federico, almeno per la parte che mi sembra piú banale.
    1. Con 1500 euro al mese non ti dedichi alla politica, perché passi una gran parte del tuo tempo a cercare di sopravvivere, specialmente se hai famiglia e sei privo di altre entrate, quindi il limite diverrebbe tale esattamente per i militanti non abbienti.
    2. Non é che dopo dieci anni di politica “professionista” si passi automaticamente all’alzaimer, mentre l’esperienza acquisita puó essere una ricchezza da condividere. Dall’altra parte, gioventú e nuovismo non mi sembrano garanzie di correttezza e capacitá. Credo che bisognerebbe trovare altre formule per il rinnovamento degli organismi del partito.

    Ciao.

  291. federico Says:

    ok ramon e anche anonimo3 chiaro che qui si semplifica.
    Certo ramon dimenticavo il fascino del potere oltre allo stipendio, certo.
    1500, anonimo, mi sembra sopra la media degli stipendi italiani. Quindi…non posso che dire beato te!
    Dopo dieci anni non sei da ricovero ma e’ ora di passare in seconda e terza fila per far crescere altre persone. E dare comunque tutto il proprio disinteressato contributo.
    La sappiamo tutti la solita storiella che ci sono giovani vecchi e vecchi giovani. E’ vecchia di secoli.
    Pero’ questo partito (e questo piu’ di altri, dato che vuole essere rivoluzionario) ha bisogno di rinnovarsi continuamente. E a costo di passare per giovanilista non vedo altra strada che di riempire i propri organismi dirigenti, esecutivi, le segreterie di giovani. E per giovani non intendo i trentenni ma quelli sotto i 25.
    Basterebbe imparare dai partiti cugini del nord europa, che si cita continuamente ma solo per parlare delle loro percentuali elettorali.
    E anche se non conosco tante federazioni come ramon, quello che ho visto mi basta per confermare quanto scritto e per affermare con una certa sicurezza che di giovani, cosi’ giovani, in gamba ce ne sono.
    Adesso datemi del demagogo basista e giovanilista. Ma visto che un discorso simile l’aveva fatto pure bertinotti, ricevendo ossequiosi applausi, posso permettermelo anch’io…
    ciaociao

  292. Anonimo 3 Says:

    Scusa Federico, ma ho l’impressione che semplifichi un po’ troppo e trai conclusioni da dati insufficienti. Chi te lo dice, per esempio, che io guadagni piú di 1500 euro al mese? E che importanza avrebbe in ogni caso? Basta far due conticini per capire che tra affitto, luce, gas, riscaldamento, telefono, acqua, se ne va una buona parte di quei soldi e se devi crescere un figlio, con le spese per la scuola, l’abbigliamento e le mille piccole necessitá quotidiane, le famiglie con quel reddito sono al limite della povertá.
    Vero che i ventenni di cui parli non hanno questi problemi, ma non esistono partiti, nordici o meno, che affidano la direzione a ragazzi privi di esperienza. Mi piacerebbe anche capire cosa intendi per “partito rivoluzionario”, ché la rivoluzione, nei paesi occidentali, non mi sembra all’ordine del giorno

  293. federico Says:

    E io che ne so quanto guadagni? so solo che 1500 è sopra la media e non credo quelli sotto sopprimano i figli…o no? In ogni caso 2000 non cambia niente. E ha ragione ramon a dire che non sono i soldi il primo motore di atteggiamenti arrivisti ma forse la voglia di prestigio, di apparire, di “guidare” e di piccoli o grandi fette di potere.
    Un conto è fare il segretario nazionale un conto essere nella segreteria nazionale, nella direzione, ecc. Solo che per loro non c’è mai posto perché c’è sempre qualcuno che ha più esperienza, più prestigio, più cose da dire. Loro no, sono giovani e inesperti. E la mancanza di quella freschezza si vede tutta.
    Sia all’esterno: siti internet del partito che fanno ridere, manifesti con slogan datati post guerra, un simbolo che spaventerebbe l’elettore più avezzo alla lettura per la quantità di parole inserite, ecc. (e per fortuna che c’erano 80 parlamentari e non so quanti funzionari e agenzie pubblicitarie pagate).
    Sia all’interno: avvitamenti su questioni di forma, dibattiti a carattere nazionale sul valore odierno di benjamin, nessuna capacità di dettare una agenda alla politica. Perché?
    Secondo me perché c’è un mantra che ho sentito ripetere per vent’anni quasi prima di rompermi i coglioni: che i rapporti di forza sono sfavorevoli e quindi possiamo solo difenderci. Non capendo che a forza di giocare in difesa i gol arrivano. E non capendo che abbiamo gli argomenti e soprattutto la ragione dalla nostra parte. Ma bisogna saperlo fare: con nuovi metodi di partecipazione, nuovi linguaggi, una nuova grammmatica. E questo è il contributo principale dei giovani. Che portano addosso anche le maggiori contraddizioni di questo sistema di merda! Ma noi pensiamo di saperne di più, di conoscere le loro ansie e i loro bisogni più di loro.
    Ricambio! ve lo chiedo con un appello accorato!

    Chi paga per trent’anni di sconfitte? Nessuno!
    Si dividono tra loro, si scazzano tra loro ma da trent’anni ai vertici (parlo di tutta la sinistra e presunta tale come PD) comandano loro!
    Com’è questa storia?
    Boh, sbagliarò ma non mi sembra che questa reiterazione a delinquere sia uguale in tutta europa…

    Non ci sono giovani ai vertici dici?
    Ma mi limito a un esempio: Besancenont in Francia con LCR. Ne è diventato leader meno che trentenne e qualche risultato si è visto rispetto all’imbolsito krivine che ne era diventato leadr a sua volta meno che trentenne. Solo che lui era consapevole che il suo ciclo era finito e si è fatto da parte.
    Ma faccio presente che la PDS ha avuto deputati diciottenni e così quasi sempre anche i partiti nordici. E qualche fortuna in più rispetto al disasrto “italian-comunista” mi sembra l’abbiano avuta.

    Lo so, questa non è la bacchetta magica e non risolverà i problemi di fondo.
    Ma è un inizio perché un mondo migliore, rivoluzionato nelle sue basi (i cui presupposti vanno costruiti e non attesi, caro anonimo3), cominci ad aver gambe.

    Basta, mi faccio fastidio da solo.
    Mi sento vecchio e incattivito.
    Vale la pena mi faccia da parte anch’io
    un abbraccio

  294. un comunista del PRC Says:

    Vorrei ben vedere Ramon , non fosse altro perchè TU hai avuto incarichi nazionali sei stato dirigente, parlamentare e qualche responsabilità l’avrai avuta se siamo a questa situazione no? Vorrai mica fare tante parti in commedia gestire e criticare? Sai è da sempre che mi dicono di aver torto quindi spalanchi una porta può essere però che qualche volta potrei aver visto meglio oppure non è concesso? e se dico che il dopo Chianciano non mi convince come non mi convince l’elaborazione (?) politica spero sia mio diritto, senza che tu tutte le volte ti senta offeso.
    Anzi conoscendo bene la situazione di Eutelia anche per parenti che ci lavorano continuare a praticare iniziative politiche con DiPietro, oppure come assai bene ci riesce oggi DeMagistris su Liberazione, vedrai alla lunga gli gioverà, gli farà avere ulteriori consensi tra i lavoratori oggi per esempio discutevo con diversi di loro è l’unico nome politico che sussurravano era quello di DiPietro possibile non cogliere questi aspetti?
    Comunque ricorda di non giudicare semplicisticamente le persone da uno scritto io ho grande rispetto per le opinioni altrue e da compagno anche di te.
    saluti ciao

  295. Anonimo 3 Says:

    Messa cosí va meglio e concordo che ci vogliano piú giovani, magari con un po’ di formazione alle spalle, ma non pensionare tutti i trentenni….

    Sul simbolo probabilmente si dovevano accontentare tutti, per cui non ci vedo molto da dire, sui siti invece… che sono del giurassico l’abbiamo detto in diversi.
    E penso anch’io che prc dovrebbe tentare di dettare l’agenda alla politica.

    Toh… questo é stato lo slogan olandese della sinistra anticapitalista per le europee:

  296. Anonimo 3 Says:

    Ops…. mi scuso, ho messo il link di youtube e non immaginavo che che sarebbe comparso il video.
    Mantovani, per favore, lo cancelli?
    Ciao

  297. Bucharin77 Says:

    consiglio a tutti i compagni di leggere l’intervista a Luca Casarini oggi sul Giornale. Si vedrà ancor meglio a che cosa portano la cosiddetta disobbedienza e il negrismo. Del resto dopo Genova, l’Onda etc. lo si era capito già molto bene. Forse non benissimo ancora dentro il partito….

  298. Vi consiglio di leggere un articolo di Giorgio Cremaschi in prima pagina su Liberazione.
    Ramon guarda che il compagno Grassi ti fa concorrenza con il suo nuovo blog 🙂

  299. anonimo 3, sono completamente d’accordo sul tuo post delle 22,45 di ieri. alla lettera.

    caro federico, io diffido mortalmente di concetti come nuovo, fresco e via cantando. se c’è un mantra nefasto è proprio il vendere come soluzione del problema l’aggettivo nuovo. io faccio politica da quando avevo 14 anni. ne ho ormai 55. ho sempre sentito: nuovo modo di far politica, nuovo modo di partecipare, nuovo linguaggio ecc. è una litania per me insopportabile.
    non ho nulla contro il nuovo. proprio nulla. ma per chi dice nuovo c’è l’onere di dover dire cosa è nuovo e cosa è vecchio e da rimuovere. cosa è possibile e cosa non è possibile.
    a volte, poi, delle cose vecchissime e giustissime, come il fatto che un partito comunista costruisca in prima persona legami sociali e organizzi lotte, possono perfino apparire nuove a chi ha conosciuto solo la politica istituzionalista e il leaderismo.
    quanto ai giovani per me il discorso è perfino banale. prima viene la politica, e la politica non è uno slogan. la politica è capacità di analisi, cultura e curiosità intellettuale, capacità di ascoltare e di proporre, capacità di dirigere un collettivo. queste qualità sono indispensabili tutte insieme e si acquisiscono con l’esperienza. puoi essere un ottimo leader studentesco e di lotta ma non essere capace di fare una modesta analisi della realtà sociale che ti circonda. puoi essere molto bravo a fare una lotta e anche a fare una analisi ma se poi appena uno ti critica te la leghi al dito e inizi una guerra personalistica non vali nulla come dirigente.
    io sono sempre per il rinnovamento dei gruppi dirigenti ma sono contrario a dire che chi è giovane è meglio di chi è vecchio. è meglio un giovane che sia stato capace di criticare ciò che è vecchio ed anche chi è vecchio su basi solide e con la pratica. e potrei andare avanti all’infinito dicendo queste cose che a me sembrano banalità.
    quanto al presunto mantra della difesa ti sbagli proprio di grosso.
    io non credo che ci siamo solo difesi. bisogna difendersi e resistere sempre. e senza farlo non esiste nemmeno la possibilità di controvertere la tendenza. ma, solo per fare un esempio, almeno dalla fine degli anni 90, e cioè da più di dieci anni, noi abbiamo detto che per passare alla controffensiva bisognava avere una dimensione dell’agire politico europeo e globale. abbiamo detto da diversi anni che il movimento contro la globalizzazione ha ottenuto vittorie fondamentali. abbiamo detto che per la prima volta dal crollo del socialismo reale si ripropone il tema del superamento del capitalismo dal punto di vista politico e non solo culturale.
    ciao

  300. caro “un comunista”, io non mi offendo affatto. ma vorrei sapere che responsabilità ho per ricevere le tue critiche. aver teorizzato la partecipazione diretta del partito al movimento contro la globalizzazione? aver proposto di non fare l’unità della sinistra light e proposto di votare contro la fiducia del governo prodi? aver teorizzato e praticato l’azione politica sulle vicende internazionali invece che la pelosa solidarietà?
    dimmi dimmi pure.
    ognuno è affezionato alle proprie idee. e so bene che si è fin troppo indulgenti verso se stessi.
    ma per essere efficaci le critiche devono colpire nel segno e non essere insulti ed allusioni a sospetti.
    ciao

  301. Casarini nell’intervista a il Giornale e la Stampa è patetico ora è diventato un paladino dei piccoli imprenditori e chiama tutti all’evasione IRAP dato che lui ora ha un impresa…..secondo me balordo era prima e balordo è adesso……Bucharin77 hai ragione su casarini…però alcuni dei recenti fuoriusciti non è che fossero meno balordi e opportunisti di lui….almeno lui non si è mai dichiarato comunista…

  302. Francesco Says:

    Caro Ramon leggendo in questi giorni alcuni articoli sui giornali avrei qualche domanda da porti se non sbaglio SC nel suo congresso esclude una sua partecipazione alla futura Federazione della Sinistra? mi pareva che tu intravedessi invece una possibilità di loro di farne parte.
    Un bell’articolo di Josep Halevi sul Manifesto sul duo Cina e USA ecco mi pare anche qui che permangono in molti di noi visioni della Cina che la definiamo come comunista e appartenente al nostro campo non è che questi compagni sono in ritardo nell’analisi sul quel paese come lo furono sull’ Unione Sovietica?
    grazie

  303. caro francesco, scusa ma vado molto di fretta. appena potrò risponderò senz’altro. ma non so quando. abbi pazienza.
    grazie

  304. federico Says:

    caro ramon, nell’ordine:
    Che parlare di nuovo sia una litania lo riconosco ma lo è altrettanto dire che parlare di nuovo è una litania. Sono due litanie: però la prima ha il pregio di avere un apporccio positivo, la seconda elusivo.

    Sui giovani è fin troppo banale risponderti parafrasando le tue parole: chi giudica chi? chi può giudicare se hanno o meno capacità di analisi e direzione? Dovrebbero emergere perché sanno prendere in mano un microfono o urlare o perché qualcuno delle menti pensanti e dirigenti odierni vanno a leggersi delle tesi di laurea? Un partito o un movimento deve essere predisposto ad accoglierli, anzi a cercarli, a formarli, a spingerli davanti in prima fila. E solo quelli che se la sentono, considerando che ci sono anche quelli bravi che però non se la sentono di stare davanti ma hanno idee che vanno valorizzate lo stesso (tra l’altro questi hanno anche una bassa predisposizione al leaderismo e quindi andrebbero valorizzati ancora di più). Serve indicare un modo di agire, magari riservare delle quote (le ho sempre odiate ma magari hai qualche idea migliore). Insomma non si può sperare che arrivino o che si manifestano da soli, così. semplicemente perché dovrebbero essere illuminati sul viale del policlinico…

    Sulla questione dei movimenti fine anni novanta (importantissimi da un punto di vista politico e culturale. c’ero, non mi giravo dall’altra parte…) la domanda che però ti faccio è: quali vittorie vere, concrete, tangibili abbiamo ottenuto? Parlo di salari, diritti,…Certo non abbiamo perso l’articolo 18, ma quella è difesa…
    In quegli stessi anni le guerre sono state fatte tutte, la precarietà ha trasbordato, l’annicchilimento di una società intera è stato totale, e lo vediamo a distanza di poco più di 5 anni…

    Ogni cosa, ogni cosa ramon la puoi girare come vuoi. Le banalità, le scemenze sono sempre in agguato dappertutto.
    Dici che discutendo così non ne usciamo?
    Allora proviamo ad essere scientifici, prediamo degli indicatori. Dei fatti.
    I numeri non mentono:
    numero di lotte vinte, ore di sciopero, aumenti dei salari, diminuzione della flessibilità, più case, meno guerre….su questo terreno sono trent’anni che si perde continuamente.
    O per stare nello stretto recinto del buon stato del partito o della sinistra antagonista: numero di militanti, numero di tesserati, voti…anche su questo non vedo grandi successi. Anzi.
    Quindi, mi viene banalmente da dedurre, che ci sia una intera classe dirigente degli ultimi trent’anni che non si è dimostrata all’altezza. O sbaglio? O adesso mi rispondi che banalmente il problema non era dei dirigenti ma della base retrograda, gelosa reciprocamente, attenta a piccole rendite di posizione, ecc.ecc.?
    Certo, in parte anche di quella. E io da qualche anno ho anche pensato giusto farmi da parte, un po’ deluso dal partito ma anche dalla mia incapacità di aver contribuito a far crescere e cementare un gruppo, dei giovani. C’era un partito non attraente ma c’ero anch’io a non esserlo e in più ho anche permesso a quel partito di essere quel che era (è?), senza battermi abbastanza o magari addirittura con complicità.
    Quindi per un po’ mi sembra giusto dedicarmi ad altro.

    Ecco, continuando a dire che quello che dice l’altro è banale o una scemenza o che i giovani devono dimostrare (a chi?) di avere capacità di analisi per poter avere spazio, ecc. ecc. nel frattempo si continua a perdere su tutti i fronti…
    E le sconfitte continueranno inesorabili una dopo l’altra.

    Serve una autoriforma permanente per aprirsi la mente!
    E con questa rima del c. ti risaluto. ciao 😉

  305. gino da martignacco Says:

    la domanda banale che pongo, fin puerile, è:
    come mai rispetto alle posizioni conquistate in passato dalla classe operaia (stato sociale, ad esempio, ) e consolidate in tanti stati europei , l’evolversi del cosiddetto progresso ( avevo già posto questo quesito e lo rifaccio ora) quindi l’accumulo di conoscenze, cultura,ecc. ha lentamente eroso questo patrimonio che il popolo aveva così faticosamente conquistato? La scienza con le sue potenzialità, il progresso in altri termini, pare abbia contribuito a rendere i deboli ancor più deboli (nel mondo occidentale) i come se anzichè prevalere la cultura fosse prevalsa la natura, quasi come se paradossalmente anzichè andare avanti l’uomo fosse andato indietro. E’ un ritorno al passato, al homo homini lupus. Si sa che la storia dell’umanità ha dei cicli, va avanti e indietro, ma sostanzialmente pare si possa dire che va avanti . Ma andare avanti, allora, significa che il marxismo è una teoria superata? Io non lo credo ma siamo rimasti in pochi a pensarla così. Ramon mi ha già detto tempo fa che la propaganda mass-mediatica prevale sul potenziale progresso intellettuale dell’uomo medio, più imbevuto che informato. Io sono d’accordo con lui ma allora che mezzi abbiamo noi? Mi piacerebbe che qualcuno me lo dicesse. Scusate lo scoramento.

  306. Bucharin77 Says:

    caro Gino, la questione che poni è interessante, ma io non credo che sia stato il progresso scientifico a rendere i deboli ancora più deboli. è piuttosto l’uso che ne fa il capitalismo a peggiorare la condizione dei deboli. Ma attenzione: tutto ciò provvede a accentuare ancor di più la contraddizione entro il capitalismo fra sviluppo della scienza e sviluppo del dominio. La crescita della conoscenza fa risaltare ancor di più la ristrettezza della base su cui il capitalismo si riproduce. Per il resto non ti preoccupare: il marxismo è vivo e vegeto ed è piuttosto avvalorato da ciò che si sta svolgendo sotto i nostri occhi!

  307. caro ramon,
    il regolamento provvisorio della federazione della sinistra (non più alternativa?) è deludente, molto deludente. Non si fa altro che doppiare le strutture dei partiti, con il rischio di raddoppiare dirigenti e burocrazie e di svuotare gradualmente di senso quelle degli aderenti: così è solo un preludio per il loro superamento in un nuovo partito. Possibile che non si riesca a trovare nessuna forma nuova della politica, che non i soliti circoli, federazioni e quant’ altro? Scusami Ramon, ma che fine hanno fatto i principi dell’ unanimità, l’ intenzione di aprire i processi decisionali alla base e tutte le buone intenzioni che tu stesso elenchi in questo post? Non ce n’ è traccia nel regolamento provvisorio. E’ tutto naufragato? Le innovazioni sono rinviate a data da destinarsi?
    Così facendo, ritengo che il processo sia blindatissimo perchè tutto lo spazio verrà occupato dai partiti e nessun altro troverà le condizioni per aderirvi: non credo si riuscirà ad intercettare il conflitto, che avviene per lo più al di fuori dei partiti, nè i movimenti che hanno altre forme, diverse da circoli, federazioni, ecc. Insomma, non c’ è nessuna novità, tutto è classificabile nel già visto ….
    Mi sa che ultimamente si è presa davvero una pessima china…..

  308. Bucharin77 Says:

    Pessima, pessima china è vero: ieri alla presentazione della mozione alternativa in CGIL c’era solo Claudio Bellotti. Il segretario che in questi mesi è meritoriamente dovunque ieri non si sa dove fosse né dove fossero Fantozzi etc. Ormai siamo al collateralismo alla rovescia…..

  309. Carletto Says:

    ma Bucharin77 non hai ancora capito? Lavoro e Solidarietà cioè Patta e Nicolosi con la loro Lavoro e Società della Cgil è uno dei quattro partener della costituenda Federazione della sinistra, Patta era Con Ferrero in Pd si conoscono da una vita vuoi che Ferrero e il nucleo del gruppo dirigente del PRc si schieri contro uno dei quattro fondatori della Federazione? a costo di stare con i moderati di Epifani….

  310. Carletto Says:

    ops DP non pd ehehe

  311. Eh si carletto hai una certa confusione in testa….tizio sta con un caio venti anni prima nello stesso movimento politico,ed appunto venti anni dopo tizio non attacca sempronio per far piacere a caio….
    Carletto ma a proposito di chi sta dietro a chi secondo te Berlusconi è terrestre o arriva da un pianeta della galassia di Andromeda?

  312. Vedi ramon non ero solo io qualche giorno indietro quando lo scrivevo nei posti precedenti ad avere la preoccupazione nei confronti di DiPietro adesso anche il responsabile organizzazione del partito Grassi dichiara la preoccupazione che IDv “fagociti” voti alla sinistra compresi noi!!

    e poi ancora hai visto cosa propone il PD nella proposta per le istituzioni? riduzione del numero dei parlamentari che come ben sai è come introdurre uno sbarramento elettorale, magari sarà facendo due conti superiore al 4%. io continuo a pensare che stiamo sbagliando tattica.
    Comunque condivido con te una preoccupazione o siamo attrezzati come partito sociale e radicati nel lavoro altrimenti elettoralmente saremo sempre più fuori dalle istituzioni vedi proposta fatta propria dal Consiglio dei Ministri del nuovo Codie delle Autonomie anche qui con la scusa di ridurre gli sprechi si tagliamo i consiglieri comunali e provinciali ho provato a fare due conti nella mia provincia dimezzando i consiglieri provinciali da 24 a 12 si passa ad uno sbarramento senza dichiararlo al 8% è chiaro che sarà sempre meno spazio per noi? sia nel Parlamento Italiano che negli Enti Locali alla faccia dei tanti che persino nel PRC pensano di salvarsi in quelle istituzioni.
    saluti tanti

  313. caro pino, io ne ho proprio le palle piene di cose come quelle che scrivi tu. ora casarini sarebbe un difensore della piccola impresa giacché sarebbe un piccolo imprenditore. e questo, ovviamente, dimostrerebbe che ha avuto sempre torto, fin da quando andava alle elementari.
    io non ho mai condiviso le posizioni teoriche di casarini. tanto meno condivido l’idea che la società oggi si sia trasformata in modo che le partite iva individuali, i precari, gli operai che temono di perdere il posto da un momento all’altro possano essere unificati in un movimento di lotta al cui centro c’è una proposta di politica fiscale.
    ma sono stato d’accordo, e molto, con casarini (ma sarebbe meglio dire con numerosi centri sociali senza personalizzare sempre come piace alla stampa borghese), sulla necessità di agire (e non solo di commentare per propaganda elettorale) sulle ingiustizie grandi e piccole prodotte dalla ristrutturazione capitalistica. non sono stato d’accordo, e l’ho detto pubblicamente, nel tirare fuori la teoria della non violenza per motivi strumentali e cioè per dividere il movimento fra buoni (disponibili a rendere compatibili la pratica politica e l’azione con le compatibilità imposte dall’idea rivelatasi infondata del centrosinistra come luogo dell’alternativa) e cattivi. vorrei far notare che la rottura prodotta nei movimenti fra buoni e cattivi era fortemente condivisa da tanti ortodossi che magari pur non essendo d’accordo sul centrosinistra erano certamente, e sono certamente, prigionieri dell’idea che un partito ha come obiettivo principale quello di accumulare voti per contare di più nelle istituzioni.
    c’è una verità nelle posizioni di casarini. è vero che ci sono centinaia di migliaia di ex operai ed ex piccoli imprenditori che la ristrutturazione ha trasformato in proletari totalmente dipendenti dalla logica ( e a volte dai capricci) delle imprese per le quali lavorano autosfruttandosi violentemente. ed è vero che la ricerca di identità collettiva si risolve nella mistificazione dell’appartenenza territoriale.
    per alcuni versi questo è un tema classico. da sempre la destra del pci e non solo ha pensato che fosse indispensabile fare egemonia su quelli che allora venivano chiamati ceti medi. e da sempre, di crisi in crisi, e di ristrutturazione in ristrutturazione, la previsione (di tutti) di una progressiva proletarizzazione dei ceti medi è stata confermata.
    io considero illusorio, sbagliato e fuorviante pensare che la parola d’ordine fiscale sia risolutiva di questo problema.
    e comunque questo problema, che esiste, deve essere affrontato. e penso che con casarini valga la pena di confrontarsi (perfino se lui rifiuta il confronto) senza insulti e senza boria.
    ma temo che tu. per ciò che hai scritto, questo modo di lavorare politicamente non lo possa nemmeno capire.
    a te basta scomunicare, insultare, fare processi alle intenzioni e crogiolarti nell’illusione che tu sei nel vero e privo di difetti.
    dovresti andare al grande fratello e non pretendere di parlare di politica.
    ciao

  314. caro francesco, scusa il ritardo della risposta, ma non mi è stato possibile fare altrimenti.
    sinistra critica ha detto che non vuol far parte della federazione ma che è interessata a discutere dei punti di unità d’azione e di lavoro comune possibili. questo è quanto.
    io continuo a pensare, come ho scritto nell’articolo, che se si fa della questione del rapporto col PD e con il governo una questione identitaria e strategica, si finisce con l’essere totalmente subalterni al quadro politico dato (istituzionale e non solo) e con il pensare che le elezioni non debbano essere usate come una delle possibilità per unire su un programma anticapitalista e di fase bensì per vedere quale degli innumerevoli progetti strategici ed identitari abbia più voti. in una competizione fratricida ed avvertita in primis dalle avanguardie di lotta come incomprensibile.
    ma non dispero che nel futuro le cose, anche sulla base di unità d’azione avanzata, possano chiarirsi e che la federazione si allarghi anche a sinistra critica.
    sulla cina io penso, banalmente, che chi pensa sia comunista non abbia nemmeno la più vaga idea di cosa sia il comunismo. gli adoratori del potere che pensano che il potere sia neutro e non connesso ad un modo di produzione ovviamente possono anche pensare che basta che un partito comunista sia al potere per definire socialista o comunista una società. ma sono solo degli epigoni della concezione borghese del potere.
    tuttavia sono anche contrario, anche verso la cina e il pcc, a liquidare con tre slogan e a semplificare. ma non è questa la sede per fare lunghe analisi.
    un abbraccio

  315. caro federico, ribadisco che dire che ci vuole il nuovo e che bisogna far largo ai giovani è una litania. anzi, è di più di una litania, è un gravissimo errore. ma, al contrario di quello che probabilmente pensi, non lo dico per difendere il vecchio o me stesso. non c’è rivoluzione nella storia dell’umanità che non abbia visto il protagonismo dei giovani. non esiste una sovversione dell’ordine esistente che non sia collegato alla rivolta di una generazione. ma non esiste nemmeno nessun rinnovamento fondato sul falso presupposto che l’età è il discrimine per giudicare ciò che è buono e ciò che non lo è. e ci sono stati, e ahimè ci sono, anche movimenti generazionali che introiettano come orizzonte le compatibilità del sistema. nei periodi storici regressivi, e siamo senza ombra di dubbio in un tale periodo in occidente, capita spesso (fu così anche durante l’ascesa del fascismo e del nazismo) che intere generazioni si schierino dalla parte della reazione. e che le novità culturali e tecnologiche di stampo reazionario appaiano come il nuovo e il giovane.
    nel piccolo, in un partito come il nostro, il problema, secondo il mio modesto punto di vista, non è giovani-vecchi, vecchio-nuovo. bensì sinistra-destra. laddove destra non è semplicemente la moderazione delle parole d’ordine. e sinistra non è chi la spara più grossa. continuo a pensare che ci sia un grave difetto di analisi della realtà e una incompiutezza del progetto politico e anche del programma. esiste un collettivo giovane capace di dare il proprio contributo alla soluzione di questo problema? se c’è si paleserà anche con un conflitto (e io lo sosterrò incondizionatamente considerando assolutamente secondari gli eventuali errori). ma sono totalmente contrario a sostenere i giovani in quanto tali.
    il confine tra chi si presenta come giovane ma privo di un progetto complessivo e tendenzialmente subalterno ai rapporti di forza sociali e all’ideologia dominante e chi si presenta come giovane (dico proprio anagraficamente) e per questo capace di capire meglio le contraddizioni e di produrre un progetto innovativo egemone perché convincente è molto labile. ma non si può risolvere con quote o con altre soluzioni che prescindono dalla politica.
    infine, nel tuo post c’è la concezione più vecchia possibile del movimento. se scrivi che si è perso ignorando la natura globale e complessiva del movimento, ignorando che il movimento no global o altermondista ha rimesso all’ordine del giorno l’anticapitalismo dal punto di vista politico, ignorando che la questione dei beni comuni sulla quale c’è una lotta attiva in tutto il mondo per il semplice motivo che il capitalismo ha bisogno, per il proprio processo di accumulazione, di privatizzarli, se ignori che in america latina ci sono diversi governi che esplicitamente vogliono superare il capitalismo e che si richiamano dichiaratamente alle elaborazioni del movimento, se ignori che la dimensione internazionale è indispensabile per sperare di vincere qualsiasi battaglia, non so che farci.
    anche il movimento operaio nell’800 per decenni ha conosciuto sconfitte cocenti, flussi e riflussi, divisioni durissime. ma ciò non gli ha impedito di mettere all’ordine del giorno la rivoluzione. la lotta di classe è una lotta generale e non c’è lotta che non sia vera che non sia esposta ai rischi cocenti della sconfitta. dopo la comune di parigi e prima della rivoluzione d’ottobre, per fortuna, nessuno pensò che il problema era l’età di marx e di engels e che si dovessero far da parte in favore dei “giovani” visto che in diversi decenni avevano solo perso.
    lo dico per la logica e senza, ovviamente, paragonare nessuno a marx ed engels.
    un abbraccio

  316. caro gino (e bucharin), l’idea che la storia sia un naturale progresso, che la scienza sia neutra e la tecnologia pure, che la quantità di informazioni disponibili siano meccanicamente favorevoli ad una comprensione corretta della realtà, sono in totale contraddizione con la natura rivoluzionaria del pensiero di marx. sono le letture economiciste e deterministe di un certo marxismo ad aver commesso l’errore di considerare ineluttabile il trionfo del socialismo e della sua razionalità.
    non esiste l’uomo medio, caro gino. quella è una invenzione di una lettura borghese della società. esistono le classi sociali, i ceti sociali, i popoli, gli individui, le masse e le plebi. e si può essere coscienti di appartenere ad una classe anche se si è analfabeti come si può non avere questa coscienza ed avere tre televisioni in casa. e viceversa, ovviamente.
    la prospettiva storica ridotta allo slogan “socialismo o barbarie” è corretta ed è di marx. a nulla serve lamentarsi della crescente barbarie e a nulla denunciarne la cattiveria se non si dispone di un progetto politico capace di sconfiggerla.
    un abbraccio

  317. caro gio, perché invece di invocare il nuovo non lo proponi tu? il regolamento provvisorio della federazione serve proprio a dire in quali luoghi deve avvenire la discussione. nell’articolo che ho pubblicato qui io dico la mia opinione. è vecchia? ci sono idee innovative che rispondano meglio all’esigenza di unire la sinistra su discriminanti anticapitaliste e antibipolariste? forza, si propongano! appena sarà avviato il processo costitutivo ogni singolo ed ogni collettivo avranno il diritto di fare tutte le proposte del mondo sullo statuto, sull’organizzazione, sul programma politico e su ogni cosa.
    quale altra cosa proponi per garantire il massimo di partecipazione?
    basta dirlo.
    ma continuare a dire che ci vuole il nuovo e che ci vuole più partecipazione è non solo inutile. è sbagliato.
    ciao

  318. grazie genny, la tua risposta a carletto la condivido. ma rassegnati, ci sono molti compagni che pensano che la politica sia veramente come la descrive bruno vespa.
    ci vuole pazienza. molta pazienza.

  319. caro carlo, che l’IDV si proponga di conquistare i voti della sinistra radicale unendo il populismo antiberlusconiano ad una certa dose di demagogia sociale è più che evidente. che il PD abbia una concezione bipolarista e tendenzialmente presidenzialista è altrettanto evidente.
    la domanda è: bisogna per questo non fare una manifestazione contro berlusconi con l’IDV? e bisogna non fare una proposta politica al PD per tornare al proporzionale?
    credi davvero che basti denunciare la natura dell’IDV e del PD e dare per morte le nostre idee prima ancora di tentare di farci sopra un battaglia per evitare che l’IDV conquisti voti di operai incazzati e che il PD conquisti voti di chi è incazzato con il sistema politico?
    ho sempre detto che la battaglia è difficile da fare e da vincere.
    ma non farla e pensare che le proposte degli altri siano immodificabili ed invincibili è l’anticamera dello scioglimento di qualsiasi partito comunista o antagonista.
    ciao

  320. GC - Federazione di Enna Says:

    Approfitto del blog di Mantovani per pubblicizzare il:

    Secondo appuntamento della rubrica domanda/risposta avviata dal forum ufficiale dei Giovani Comunisti di Enna. Questo spazio si chiama “L’incontro”, il secondo tema sarà “I comunisti nella rete”, nostro ospite sarà il compagno Jacopo Venier, Segreteria nazionale PdCI e direttore di Pdcitv, che risponderà alle domande arrivate il 30 novembre dalle 21,00 alle 22,00. Per inviare le domande: http://gcenna.forumfree.net.

    Potete già inviare le vostre domande.

  321. Anonimo 3 Says:

    Vorrei intervenire ancora una volta sul discorso dei giovani, meno giovani ecc., perché qualcosa di giusto nel discorso di Federico ce lo vedo, malgrado concordi con le risposte di Mantovani sulle linee generali.
    A me sembra, ma posso essere male informata, che manchi, o scarseggi, un lavoro di incoraggiamento e di formazione dei ragazzi che si avvicinano al partito. L’idea che i giovani possano apportare freschezza, non la trovo sbagliata in sé e soprattutto penso che andrebbero coinvolti il piú possibile, esattamente per dar loro la possibilitá di maturare l’esperienza necessaria, senza la quale il rinnovamento non é realizzabile. E’ un’impressione mia che, al contrario, ci sia la tendenza ad una chiusura un po’ da casta da parte di chi detiene un piccolo potere di dirigenza?

  322. caro anonimo 3, le cose non stanno così. ci sono due grandi problemi irrisolti che sono un ostacolo al rinnovamento. il primo è la qualità dei gruppi dirigenti a tutti i livelli. non esito a dire che i gruppi dirigenti al rispettivo livello non sono, in generale, all’altezza del compito. dal circolo alla segreteria nazionale. me compreso, ovviamente. non mancano eccezioni sia collettive sia personali (anche se un ottimo dirigente in un gruppo dirigente scarso fa molta fatica ad esprimere le proprie qualità). se un gruppo dirigente è limitato, diviso e rissoso, se non è capace di fare analisi della realtà, se si è selezionato nel tempo sulla base dell’appartenenza alle correnti, se è dedito soprattutto alle manovre politiche interne, i giovani che si avvicinano alla militanza maturano si l’esperienza come dici tu, ma quella sbagliata. e quelli che si accorgono che le cose non corrispondono alle loro aspettative semplicemente se ne vanno. in altre parole per formare, far maturare l’esperienza e così via ci vorrebbe un gruppo dirigente che abbia qualcosa da trasmettere di diverso dalle semplificazioni propagandistiche, dalle guerre intestine, dai personalismi e soprattutto dall’appartenenza ad una corrente come elemento sovraordinatore di tutto.
    il secondo problema è che la politica corrente, quella dominante, si autoriproduce proprio con i giovani. i quali se non l’accettano sono indotti, in mancanza di un progetto dinamico e propulsivo, aperto e libero nella sperimentazione di pratiche, capace di suscitare curiosità intellettuale, a rinculare nelle semplificazioni dell’ortodossia. a cercare presunte sicurezze teoriche in schemi riduttivi. faccio una media di due iniziative pubbliche alla settimana. diciamo un centinaio all’anno in tutta italia. dal circolo più piccolo ad assemblee cittadine e provinciali. avendo l’abitudine di ascoltare sempre con attenzione tutti gli interventi posso dire di avere una percezione precisa. spesso sono proprio i più giovani ad avere una concezione “da tifosi” della politica. gli interventi e le domande tradiscono non una scarsa conoscenza, alla quale è abbastanza facile porre rimedio, ma uno scarso interesse ad un approccio problematico e analitico dei problemi. si chiedono semplificazioni estreme. la colpa delle cose che vanno male è sempre di qualcuno rimosso il quale il problema è risolto. le scelte si tagliano con l’accetta, e qualsiasi tentativo di descrivere la realtà come problematica, con il necessario riconoscimento delle controindicazioni presenti in qualsiasi scelta e sulla base delle quali valutare a ragion veduta la decisione finale, viene vista come un tradimento o almeno come il tentativo di intorbidire le acque per fare scelte inconfessabili. e così via.
    intendiamoci. io non mi scandalizzo affatto per le estremizzazioni, per le iperboli, per le semplificazioni. sono cose connesse indissolubilmente con l’età, con la mancanza di esperienza. ma se sono fisiologiche dentro un contesto più problematico e ricco sono perfino positive. se invece sono incoraggiate e strumentalizzate dentro le guerre intestine e vengono cristallizzate producono un’involuzione invece che una crescita.
    io penso, ma è una mera opinione personale che temo essere piuttosto minoritaria, che la partecipazione a lotte e movimenti sia fondamentale per la formazione di un militante. ma la partecipazione ad un movimento e ad una lotta non è andarci a distribuire un volantino con il quale si fa propaganda al proprio partito con la malcelata volontà di “egemonizzare” quel movimento e quella lotta. quando si fa così si riproduce inevitabilmente e spesso inconsapevolmente la divisione e la separatezza del politico dal sociale. e si finirà con il voler imporre alla lotta o al movimento non tanto la linea del partito quanto le compatibilità prodotte dalla relazioni politiche del partito nella sfera delle istituzioni. e contemporaneamente il partito invece che imparare dalle lotte maturando e crescendo, ed imparare non significa andare a scuola bensì anche vedere ed analizzare la forza e i limiti di una lotta dall’interno, finirà con l’essere avvertito come esterno alla lotta. ciò vale per tutti i militanti ma a maggior ragione per i giovani. l’appartenenza ad un partito e la condivisione di una linea politica non sono un piedistallo o una cattedra dai quali pontificare o attraverso i quali dirigere una lotta o un movimento. dovrebbero essere una capacità, uno strumento, un valore aggiunto, per arricchire la capacità e l’efficacia di una lotta o di un movimento. l’egemonia non è dare indicazioni o direttive, anche se mascherate. l’egemonia è irrealizzabile senza un rapporto dialettico che non prevede gerarchie. un rapporto nel quale si insegna e si impara. un rapporto nel quale contano i nessi fra cose contraddittorie o apparentemente contraddittorie piuttosto che la scelta del momento. perché anche se si pensa che una lotta si sia indirizzata verso una prova di forza per la quale è immatura e che per questo stia andando verso una sconfitta, o viceversa si pensa che si proponga un obiettivo al di sotto delle proprie possibilità con il rischio di essere deludente, bisogna saper accettare di stare comunque nella lotta condividendone fino in fondo le sorti. in altre parole per dirigere una lotta bisogna dimostrarlo sul campo convincendo e contribuendo con serietà e disinteresse alla lotta. non salendo sul piedistallo e pretendendo che tutti riconoscano una gerarchia che viene dall’esterno.
    quando c’è un movimento studentesco o l’occupazione di un centro sociale e nel partito si discute di quante bandiere del partito c’erano alla manifestazione e di quale rapporto quel centro sociale è disposto ad avere con il partito, e capita spessissimo di sentire questo modo di discutere, io inorridisco. per il semplice motivo che tutto farà il partito tranne che capire la natura, le possibilità, la forza e la debolezza, la generalità o la particolarità, di quelle esperienze. i militanti giovani che appartengono al movimento studentesco o al centro sociale saranno richiesti di “portare” le proposte e spesso le decisioni del partito “dentro” il movimento. e li metteranno nella condizione, di fronte alla prima difficoltà ed incomprensione, di dover scegliere fra l’appartenenza al movimento studentesco o al centro sociale e quella al partito. e qualsiasi scelta siano indotti a fare saranno militanti dimezzati. diventeranno portavoce di una realtà esterna alla lotta avvertita come estranea, magari guardata con simpatia ma sempre estranea, o ex militanti del partito rancorosi e delusi e spesso ingenerosi verso il partito.
    queste cose che dico non sono astratte. posso fare decine di esempi che le dimostrano.
    ne dico una sola, altrimenti la faccio troppo lunga.
    sono stato, anni fa, in un comune di circa trentamila abitanti a fare un congresso. c’era un folto gruppo di giovani molto ben accolto e valorizzato nel partito. immessi sia nel direttivo sia nel consiglio comunale. erano un collettivo, avevano una propria attività fatta di dibattiti, concerti, feste, e soprattutto partecipazione a comitati e lotte ambientali e locali. direi una situazione ottima. sono tornato dopo un anno e mezzo al circolo per un dibattito. ho trovato che i giovani avevano, insieme ad altri, occupato uno spazio di proprietà comunale per fare un centro sociale. ovviamente il centro sociale, essendo stato attaccato dalla giunta della quale il prc faceva parte, ha sviluppato un atteggiamento che non esito a definire estremista. i giovani del partito nel conflitto fra centro sociale e giunta hanno scelto di stare con il centro sociale per il semplice motivo che era anche una creatura loro e che svolgeva innumerevoli attività utilissime socialmente. così si è sviluppata e squadernata l’inevitabile separazione. il direttivo del circolo ha chiesto ai giovani, e soprattutto ai due o tre che erano membri del direttivo, di dirigere il centro sociale e di obbligarlo a dismettere gli attacchi alla giunta e a venire a più miti consigli disoccupando lo spazio e mettendosi in attesa di una delibera e di uno spazio concesso dalla giunta in futuro. i giovani, in gran parte ma non quello che siedeva in consiglio comunale, hanno scelto il centro sociale e con il centro sociale sono stati sgomberati e spazzati via. ovviamente sono usciti dal partito e sono diventati fra i più duri nemici del partito.
    il problema sta solo nell’istituzionalismo del partito? no, perché l’occupazione aveva dei difetti e provocava effettivamente problemi con la popolazione residente nella zona. no, perché l’atteggiamento estremista e impolitico di scontro frontale con la giunta, anche se provocato dalla giunta, non era una linea giusta.
    il problema sta in qualcosa di più profondo e di più importante. sta nella stessa concezione del partito e della sua funzione.
    se il partito avesse criticato duramente la giunta per la sua scarsa lungimiranza e sensibilità e avesse ascoltato fino in fondo le ragioni del centro sociale, comprendendone anche le estremizzazioni. se avesse intavolato una discussione seria con i giovani del partito e avesse premesso che comunque avrebbe rispettato le loro decisioni prese nell’ambito del centro sociale, difendendo però al tempo stesso la necessità di evitare lo scontro frontale e di provare e riprovare mille mediazioni (perché bisognava saper vedere anche i difetti e la debolezza del centro sociale) che instaurassero una dinamica entro la quale conquistare al centro sociale la popolarità presso gli abitanti del quartiere. se non avesse tentato di imporre le proprie decisioni al centro sociale tentando di trasformare i giovani del prc in agenti esterni di una entità superiore al centro sociale, le cose sarebbero finite senza dubbio diversamente. indipendentemente dalla fortuna e dagli esiti della lotta per l’apertura di spazi pubblici in un comune totalmente privo di vita sociale per i giovani. i giovani avrebbero imparato meglio come si fa una lotta e soprattutto il partito avrebbe imparato meglio la realtà giovanile del proprio comune e conseguentemente sarebbe stato anche più forte in giunta o fuori dalla giunta.
    ecco, caro anonimo 3, questo modo di ragionare e di concepire il partito riguarda, oggi, tanto i giovani quanto i “vecchi” quadri.
    e io credo che la battaglia si debba fare su questi contenuti e non sulla base di una divisione generazionale. perché oggi non c’è un collettivo di giovani portatore di esperienze e di pratiche capaci di far imparare il partito (parlo del livello nazionale perché qua e là ci sono).
    un abbraccio

  323. federico Says:

    ramon, condivido quasi alla lettera la tua ultima risposta ad anonimo 3, in particolare nei rapporti che il partito (e i singoli compagni di partito) devono avere con i movimenti. che poi è la traduzione del fatto che il partito è un mezzo e non un fine. Solo che quando il mezzo non va avanti allora bisogna trovare altre strade per il fine.
    Ma condivido anche i concetti base che esprimi su come dovrebbero “emergere” i giovani. Pensa che io, ma forse l’ho già detto, al congresso costitutivo di rifondazione ero addirittura contro la costituzione dei Giovani Comunisti, al max mi andava bene un “luogo” di confronto e discussione a tema. Non il partitino nel partito. Perché le priorità non possono essere decise sulla base di bisogni “generazionali” ma il giovane deve saper lottare per le pensioni dell0’anziano e l’anziano per la scuola dei giovani.
    Il punto è che questa cosa nella pratica non si è realizzata.
    Tu dici perché siamo in presenza di un gruppo dirigente non all’altezza a tutti i livelli. Bene, se questo è il problema,come si può spezzare questo circolo vizioso per cui un gruppo dirigente abituato a certe cattive pratiche produce o giovani anche peggiori o li fa scappare?
    Bisogna interrompere il meccanismo!
    Le quote erano una provocazione, con i limiti di cui sono consapevole e che ho descritto. Però qualche altra ipotesi di lavoro “di rottura” immagino sia uscita nei vari Chianciano e convegni vari.
    Il mio appello era per un modo di porre un ploblema e costringerci tutti a un ragionamento collettivo.
    Secondo me serve una terapia schok, ma non riesco a individuare esattamente quale potrebbe essere.
    Un vertice, al quale tu appartieni, particolarmente”illuminato”?
    Un abbandono totale della base verso un’altra ipotesi?
    La perdita di ogni carica istituzionale?
    Certo, le risposte non sono semplici.
    Ma qualcuna, magari piccola ma che dia una scossa, ci sarà oltre a quella del paziente lavoro di tessitura ecc.ecc…..
    ciao

  324. Giovanni Says:

    Condivido appieno l’ultimo scritto di ramon un ultimo esempio: ieri era in corso una manifestazione studentesca di protesta molto partecipata contro la riforma Gelmini, senza bandiere e nulla che la connotasse un gruppo di ragazzi di sinistra compreso un piccolo gruppetto nostro con relativa bandiera ha cercato di “inserirsi” dentro, sono sati quasi respinti! messi hai margini con lo slogan: “nè rossi nè neri, ma solo nostri pensieri”
    sulla stampa locale affermavano i rappresentati studenteschi che non volevano politicizzazione nei loro cortei. Tralascio il commento che Ramon potrà aggiungere sulle difficoltà attuali e lla loro scarsa capacità di comprendere, però la dice lunga su come approcciarsi a tali eventi.

  325. Lo slogan “né rossi né neri solo liberi pensieri” è frutto dei tentativi di infiltrazione fascista che il movimento ha subito lo scorso anno, e si è poi propagato anche dopo il fallimento di quei tentativi grazie alla complicità di certe parti del movimento (quelle che vorrebbero “farla finita con l’idea di sinistra”, per citare un libro appena uscito). Certe idee hanno successo per un complesso di ragioni: convergenze di interessa tra destra e disobbedienti, una crisi generale della politicizzazione giovanili, lo sputtanamento della sinistra a seguito del governo Prodi, il qualunquismo dilagante, ecc.
    Posso dire che il sottoscritto, che fa parte da anni di un gruppo studentesco che fa dell’assoluta indipendenza da ogni partito un tratto fondante del proprio agire, non si sognerebbe mai di dire una puttanata del genere. Per il movimento studentesco e per i suoi obiettivi “rossi e neri” non sono affatto indifferenti, e i nostri “liberi pensieri” non possono ignorare un’analisi generale, per quanto non legata a schemi partitici, del mondo che ci sta intorno.
    La questione delle bandiere alle manifestazioni è annosa. Personalmente non ho mai avuto niente contro le bandiere e sono da sempre contrario al falso unanimismo di chi vuole firmare tutti i documenti come “onda” e fare finta che non esistano diversi soggetti all’interno del movimento. Troverei più chiaro e più democratico che ognuno si presentasse col proprio nome e anche, se ce le ha, con le proprie bandiere.
    È che in ogni caso, bandiere o non bandiere, il diritto di stare in piazza col movimento ce lo si deve conquistare. Se si aspetta che gli studenti organizzino da sé una manifestazione, non ci si fa mai vedere in assemblea, si preferisce passare i pomeriggi nella sede del partito, e poi si pretende di presentarsi in piazza con le bandiere e fare dichiarazioni ai giornali, rubando la scena a chi si fa il culo da settimane, non si va da nessuna parte.
    Per esperienza so che quando un partito, o alcuni suoi membri, sa mettersi con intelligenza a servizio del movimento, lavorando alla pari con gli altri e senza imporre compatibilità partorite altrove, conquistandosi dal basso la fiducia degli studenti, gli scazzi si possono evitare. A quel punto, se si è tutti parte dello stesso movimento, un accordo sulle bandiere si troverà: se il partito vuole fare per forza uno spezzone autonomo e visibile, per sue legittime esigenze, magari lo farà in coda al corteo, in modo che non gli siano attribuiti numeri non suoi. O si troverà un’altra soluzione, ma un accordo, se si è costruita nel tempo la fiducia e si ha in mente il raggiungimento degli obiettivi del movimento e non la visibilità sul giornale del giorno dopo, si trova.
    Poi anche il movimento non è perfetto, si sa bene che alcune componenti al suo interno hanno la distruzione della sinistra come preciso obiettivo. Si sa bene che da qualche parte ogni presenza di militante di partito viene vista come una possibile minaccia all’intoccabile egemonia dei soliti noti (e lo dico da veneto). Ma che comunista è quello che di fronte a una difficoltà oggettiva si lamenta? Il comunista la difficoltà oggettiva dovrebbe osservarla, studiarla, metterla in conto e trovare la maniera di superarla. Altrimenti saremmo capaci tutti di fare la rivoluzione, non vi pare?

  326. un comunista del PRC Says:

    Dopo la pubblicazione dei documenti sulla Federazione della Sinistra ad una prima valutazione mi pare di esprimere preoccupazione e negatività.
    E’ urgente e necessario ricostruire nel nostro paese una sinistra anticapitalista che sia alternativa alle destre ma anche al PD, con un percorso che rompa lo schema bipolare e riaggreghi su precisi contenuti forze sociali e politiche, oggi indebolite dai processi disgregativi indotti dalla crisi economica e dalle continue divisioni conferma per questo il ruolo essenziale di un partito comunista rifondato per rilanciare l’opposizione ed una sinistra di alternativa che sia credibile in termini di programmi, radicamento sociale e coerenza delle scelte politico-istituzionali, una sinistra nella quale agiscano con pari dignità anche forze non comuniste, movimenti di lotta ed esperienze sociali, pertanto è profondamente sbagliata nei confronti la bozza di manifesto politico e di statuto provvisorio per la Federazione della Sinistra proposti dalla Direzione Nazionale PRC del 18 novembre 09 perché:

    il “manifesto” si caratterizza con un profilo politico inadeguato, generico e moderato su questioni centrali: ad esempio la necessità di una sinistra alternativa e non solo autonoma dal PD-centrosinistra, e la indicazione, la ricerca sulla prospettiva del socialismo, come sviluppo conseguente della critica puntuale all’organizzazione capitalistica della società
    questa svolta moderata, che sembra voler riproporre un contenitore generico della sinistra, non molto diverso dall’Arcobaleno, è ben rappresentata dal nome proposto per la “Federazione della Sinistra” che perde non a caso i termini di “alternativa” e di “comunista”
    lo statuto provvisorio propone di fatto il superamento del PRC con l’accorpamento a tutti i livelli delle strutture, dai circoli al nazionale, con PdCI, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà ed altri possibili interlocutori, in effetti una proposta organizzativa per un nuovo partito, che cancella di fatto, dopo una fase transitoria, l’autonomia politica ed organizzativa di Rifondazione Comunista
    queste scelte rappresentano un preoccupante arretramento rispetto alla svolta a sinistra, al rilancio della Rifondazione Comunista e di una sinistra di alternativa, decisa al Congresso di Chianciano, riproponendo logiche politiciste che già hanno pesantemente danneggiato il partito
    il metodo di formazione di questi documenti, lo strappo operato nel merito delle scelte proposte e l’accellerazione impressa alle decisioni da assumere rappresentano una operazione spericolata sul piano della democrazia interna e del protagonismo dei circoli.
    Occorre rendere effettiva una consultazione tra tutti gli iscritti e che sia vincolante.
    saluti a tutti

  327. http://claudiograssi.com/2009/11/25/ancora-sulla-federazione/#comment-150
    In attesa di leggere le risposte di Ramon,leggete questo significativo contributo di Claudio Grassi.
    Avanti con la Federazione…………

  328. Napoli: arrestato per camorra consigliere comunale del pdci

    Ramon mi commenti questa notizia? Oppure come al solito su questo tema ci mettiamo i tappi nelle orecchie….

  329. caro federico, come vedi discutendo senza pregiudizi ci si capisce e, anche quando si ha un’opinione diversa, si può circoscrivere la divergenza o superarla con relativa facilità.
    il punto di disaccordo fra me e te è che per il sottoscritto non esistono soluzioni organizzativistiche o “scosse” capaci di risolvere il problema.
    il partito politico (così è stato per decenni per il pci) dotato di grandi organismi di massa collaterali e che aveva sostanzialmente delegato al sindacato la lotta economica e operaia, e che si dedicava soprattutto a elaborare programmi e a condurre iniziative politiche nell’ambito delle istituzioni, e che organizzava milioni di persone, è finito. non c’è più. e illudersi che si possa rifare è un errore gravissimo che conduce ad avere un piccolo partito con tutti i difetti del partito di massa (e c’erano) e tutti i difetti del piccolo partito. da anni, perché non è una novità dell’ultimo momento, si è detto, scritto e proclamato ai quattro venti che il baricentro del lavoro politico del partito doveva stare nella società. che si dicesse “fare società” o “partito sociale” fa pochissima differenza. da anni si è detto che nella società ristrutturata dal capitalismo contemporaneo, con il sistema politico tendenzialmente separato dalla società e ridotto a due curve analoghe, ogni lotta e movimento sociale SONO di per se la controtendenza e il cuore della costruzione di una alternativa di società. la devastazione dell’esperienza di governo (e di molte esperienze di governo locale) non sta nella partecipazione al governo, sta nello spostamento del baricentro dell’attività del partito esattamente sulle istituzioni, sulle relazioni fra forze politiche, e sulle compatibilità di governo. e poco importa che queste cose si siano realizzate nei fatti piuttosto che essere teorizzate. fra l’altro, vorrei far notare che anche chi si opponeva alla scelta del governo (tranne sinistra critica ma non del tutto) altrettanto convintamente si opponeva all’idea della partecipazione del partito ai movimenti senza la pretesa di guidarli e di fornire loro lo “sbocco politico”. perché dire che lo “sbocco politico” è il governo dei lavoratori (ferrando) o dire che lo sbocco è il nuovo centrosinistra (sinistra e libertà, verdi e così via) è considerare i movimenti incapaci di capire quali siano le prospettive concrete delle loro stesse lotte.
    tutti si riempiono la bocca delle esperienze latino americane. ieri sera ho fatto un interessantissimo dibattito con l’ambasciatore della bolivia. ha voluto sottolineare come il MAS non avrebbe mai potuto conquistare il governo senza una alleanza con i movimenti sociali nella quale il MAS si è messo alla pari con i soggetti che avevano condotto lotte e campagne senza la volontà di guidarli.
    il punto, caro federico, è questo.
    ma questo punto richiede una lunga battaglia politica e culturale e non può essere risolto con qualche accorgimento organizzativo. magari fosse così facile!
    io, per esempio, come ho scritto nell’articolo, penso che separare nettamente la sovranità circa le liste elettorali, i programmi elettorali e le scelte nelle istituzioni, dal partito attribuendole alla federazione possa molto aiutare. ma so anche che in mancanza di una vera condivisione dell’idea di missione che deve avere il partito non si risolverà nulla.
    se un circolo, una volta che ci sarà la federazione che elaborerà una programma e che discuterà delle elezioni e della rappresentanza nelle stesse, si limiterà a riunirsi per “orientare” la discussione in sede di federazione morirà con la velocità della luce. sarà, se va bene, un doppione inutile e, se va male, una corrente divisa in correnti nella federazione. se, invece, capirà che la sua funzione è promuovere e partecipare a lotte, a costruzione di spazi pubblici, a discutere di teoria politica e di analisi della società, a promuovere dibattiti culturalmente utili ed interessanti, allora scoprirà che le elezioni sono una delle tante cose che bisogna fare e non il motivo di esistenza del partito.
    e se le cose andranno così i giovani saranno più interessati a fare le cose che fa il partito e a contribuire con un punto di vista proprio (che esiste non per motivi anagrafici ma solo se esistono movimenti giovanili e se c’è la coscienza di una condizione sociale peculiare come la precarietà, solo per fare un esempio).
    se, invece, il partito sarà solo l’anticamera della federazione al massimo ci saranno dei giovani abilissimi a districarsi nelle lotte correntizie, a fare trame e manovre, e a pretendere di “far carriera” in nome del rinnovamento.
    un abbraccio

  330. E che ti deve dire Ramon??
    Non capisco,non è che si puo controllare chiunque

  331. caro masaccio, mi pare che siamo d’accordo. la retorica della società civile bella e pura e dei movimenti che non si fanno strumentalizzare dai partiti è vecchia come il mondo. la domanda, però, è questa: come mai rifondazione comunista sconfisse i tentativi (che pure ci furono) di escludere i partiti dal movimento no global, da genove e così via? come mai rifondazione fu l’unico partito politico al mondo ad avere lo status di delegato ai primi social forum mondiali?
    banalmente (banalmente è un eufemismo) perché sulla base dell’analisi della globalizzazione capitalistica rifondazione puntò e scommise sulla nascita di un movimento mondiale. perché teorizzò e praticò l’appartenenza al movimento. perché capì l’importanza e la nuova qualità di lotte locali che avevano un’ispirazione ed anche obiettivi generali. perché non pretese di svolgere la classica funzione di avanguardia.
    voglio raccontare un episodio che ho vissuto in prima persona credo sconosciuto.
    al secondo porto alegre noi proponemmo alla delegazione italiana di impedire il tranquillo svolgimento del forum dei parlamentari (forum formalmente separato dal social forum mondiale) contestando la presenza di parlamentari del partito socialista europeo (sia per gli accordi neoliberisti dell’Unione che avevano promosso ed appoggiato con il messico e con altri paesi sia per le politiche di guerra e per la nato). con qualche resistenza nella delegazione italiana passò la proposta e si cercarono alleanze con altri per passare all’azione. così il forum dei parlamentari non poté iniziare la sua seduta perché la sala venne invasa da centinaia e centinaia di attivisti. era una azione importante perché era tesa a difendere i contenuti del movimento dai tentativi di annacquarlo e di trasformarlo nel movimento NEW global invece che nel movimento NO global. rifondazione fu essenziale, decisiva, per questa cosa che ebbe, come è ovvio, un grande risalto. seguirono numerosi tentativi di ricomporre la questione. ordini del giorno da approvare nel forum dei parlamentari e così via. a condurre le danze erano il PT brasiliano (che iniziava la campagna elettorale e non voleva casini) e diversi altri partiti (la cui unica presenza ufficiale nel forum era nella riunione dei parlamentari), comunisti compresi. noi tenemmo duro. ma la cosa si concluse con un compromesso al ribasso e con lo svolgimento del forum dei parlamentari presenti i membri del PSE perché nella riunione decisiva della delegazione italiana trovammo che le manovre della corrente trotskysta del PT su una corrente di rifondazione, del PT sulla fiom e sull’arci, e perfino del partito comunista cubano su altri avevano avuto il loro successo. ci ritrovammo in minoranza noi e i disobbedienti.
    ho raccontato questo per dimostrare che la concezione dell’avanguardia che dirige i movimenti (nella versione della corrente di rifondazione) o della “politica” che dirige le lotte sociali, non è foriera di saldezza e di coerenza con i contenuti avanzati dal social forum mondiale. bensì può essere la testa di ponte per subordinare il movimento al quadro politico e alle compatibilità imposte dagli obiettivi spesso moderati dei partiti.
    oggi, in italia, è fuori dubbio che i partiti e rifondazione fra loro, dopo l’esperienza del governo, hanno perso credibilità. e che per questo hanno spazio posizioni demagogiche e teorie classiche che riecheggiano la vecchia autonomia del sociale contrapposta all’autonomia del politico. e così via.
    per questo sono d’accordo con ciò che dici tu masaccio.
    un abbraccio

  332. caro comunista del prc, indipendenza politico culturale dal centrosinistra non va bene? basta leggersi le posizioni ufficiali delle forze che compongono la federazione per capire che per rifondazione si poteva essere anche più chiari. ma forse per te basta dire che la federazione è comunista e che la prospettiva è il nuovo centrosinistra, o forse che si fa un unico partito comunista con la prospettiva di rifare il centrosinistra, e ti andrebbe bene.
    se il punto per te è l’alternatività al centrosinistra capisco che tu possa essere insoddisfatto. ciò che non capisco è come faccia tu a non vedere che la sola idea di escludere a priori qualsiasi accordo col PD è incompatibile totalmente con la costruzione di una federazione e ancor di più con l’unità comunista.
    è per questo che io, invece, penso che sia più che soddisfacente ed impegnativo scrivere indipendenza politico culturale dal centrosinistra (ma anche senza centrosinistra non cambia di una virgola) perché è giusto. io penso che gli accordi anche di governo siano sempre tattici e quindi sono d’accordo con questa formula. se tu, invece, pensi che siano condizionanti la natura del partito allora dovresti prendere atto che l’unità dei comunisti non si può fare. e smetterla di fare demagogia dicendo che la federazione è come l’arcobaleno e che siccome sarà la federazione a presentarsi alle elezioni questo vuol dire che si scioglie il prc. il manifesto della federazione è molto più a sinistra sia dell’arcobaleno sia dei contenuti reali che scaturirebbero dall’unità tra il prc e il pdci.
    ciao

  333. danni, l’unico qui che si mette i tappi nelle orecchie sei tu. io non posso commentare cose che non conosco. e questo non è un sito ufficiale del prc e tanto meno del pdci. e non è un organo di informazione. è banalmente un blog dove pubblico articoli che si possono commentare senza censura.
    sulla degenerazione, ma non so se è il caso che dici tu, della politica istituzionalista e sulla degenerazione dei partiti che sono praticamente di proprietà di personaggi locali ho scritto moltissimo. e, al contrario di te, non ho bisogna di fatti di cronaca per accorgermi che le cose stanno così.
    le tue stupide ed anonime accuse secondo le quali io mi metterei i tappi nelle orecchie rivolgile a te stesso o ad altri. non a me.

  334. Commento io che sono pure di Napoli:

    Achille De Simone non è del Pdci. È vero, alle ultime elezioni comunali, è stato eletto nelle liste del Pdci Come indipendente. Cinque giorni dopo il voto il gruppo consiliare lo ha espulso. Vorrà pur dir qualcosa questo fatto». Lo scrive una nota dell’ufficio stampa del Pdci.

    aggiungo che tempo fa è stato De Simone pure assessore della giunta di centro-destra di Cercola(NA).

    danni o come ti chiami forse vuoi sentirci dire che dobbiamo scegliere meglio chi mettiamo in lista sia pure da indipendente?
    D’accordo è cosi.
    Ma per il resto non fare polemiche su cose che non conosci e manco ti preoccupi di conoscere.
    Sei il tipico pollo che abbocca ai primi lanci di agenzia…..sei il telespettatore tipo del TG5.

  335. grazie genny, basta che ora non inizi l’ennesima discussione su cose che non si conoscono e che comunque con questo blog non c’entrano nulla.

  336. Anonimo 3 Says:

    Adesso mi é piú chiaro. Mi restano da capire i motivi delle differenze con altri partiti europei, ma prima o poi ci arrivo.
    Ciao

  337. infatti ha abboccato anche il manifesto ” quotidiano comunista” altro che tg 5

  338. Sapete compagni leggo il manifesto dal 1990 ma credo che ultimamente su di noi stia facendo un gioco assai sporco……ci cancella da tutte le manifestazioni possibili peggio di repubblica e l’articolo di Francesca Pilla sul caso De Simone era scandaloso(tuut’altro che ingenuo,è l’unico giornale che dichiara De simone ancora nel PDCI)…tifano per la dissolvente SEL in modo così osceno da risultare comici…Bah meglio parlare di cose più serie .

  339. danni, non si tratta di abboccare o meno, si tratta di confondere il dibattito politico con i colpi di scena, con gli scontri fratricidi, con i pettegolezzi, con i pregiudizi. io quando ho letto la notizia mi sono dispiaciuto, ed ho pensato e sperato che non fosse vera, e comunque mi sono riproposto di chiedere a qualcuno che ne poteva sapere più di me. tu, invece, in poche righe la hai data per certa, hai formulato implicitamente un giudizio e hai perfino accusato me di tapparmi le orecchie. la differenza sta tutta qui. che il manifesto (o qualcuno dei redattori del manifesto) ragioni come te per me è scontato da tempo immemorabile e comunque non ti giustifica ne nobilita ciò che hai scritto.

  340. esatto genny, il manifesto non è, al contrario di quello che molti credono, il paradiso dei comunisti eterodossi liberi pensatori e critici intelligenti. è un giornale dove si consumano ogni sorta di manovrette e dove c’è uno scontro intestino esattamente identico a quello che attanaglia i tanto vituperati partiti. solo che i partiti fanno congressi con decine di migliaia di persone e al manifesto se la vedono in 40 o 50 che per giunta oltre a fare i giornalisti (bene o mele ognuno lo può giudicare e io dico spesso bene) pretendono di decidere loro cosa debbano fare (e pensare) tutti gli altri.

  341. Anonimo 3 Says:

    E’ che é tutto talmente esasperato. Un giornalista che da una notizia fa il suo mestiere, che lasci trapelare la sua opinione é accettabile, ma oggi é un continuo pressare, incitare all’odio per l’altro, stimolare i sentimenti piú violenti.
    Qualcosa finirá col saltare in questo paese.

  342. caro Ramon,
    sono conscio che spesso le novità politiche e organizzative, in passato, sono state usate essenzialmente per fini tattici e che poi, alla fine, non si sono affatto concretizzate, tant’ è che oggi, i principali promotori di quelle novità, si arrabbattano tra partiti, partitini moderati, costituenti ecc completamente interni a logiche che, per molto meno, in passato avrebbero definito vecchiume.
    Tuttavia credo che non si deva cessare di pensare di come rinnovare le forme organizzative e, soprattutto, le pratiche politiche interne, in modo da rendere possibile anche a categorie come disoccupati, precari, donne adulte che lavorano, ecc che attualmente non trovano nelle nostre organizzazioni terreno di agibilità per la militanza perchè disorientati dal verticismo che spesso permea le nostre dinamiche interne o anche semplicemente perchè non hanno tempo di fare 5 0 6 riunioni a settimana per capirci qualcosa di quello che sta accadendo e/o si sta decidendo nella federazione territoriale. Io sono convinto che ci sia molta gente che fa le lotte in fabbriche, che è attiva nei comitati, ecc che non ci sceglie proprio per i motivi di cui sopra. Pertanto, di innovazioni da portare ce ne sarebbero, a mio parere, specie nell’ apertura dei processi decisionali alla “base”. Per carità, non bisogna inventarsi nulla, anche valorizzare un pò di più la militanza tematica, ad esempio, potrebbe essere un’ idea, specie per la federazione; così come far sì che le unità di base della federazione della sinistra siano non solo i circoli, ma anche sedi di associazioni, centri sociali, centri di aggregazione sociale e culturale. E senza, soprattutto, come già da te sostenuto, che le strutture della federazione comincino pian piano a sovrapporsi a quelle del partito: il rischio è, infatti, con l’ attuale impianto, che le medesimo discussioni si trasferiscano, pari pari, dai circoli e dalle federazioni territoriali del partito, a quelli della della federazioni, suotando i primi. In tal senso, spero che una precisa delimitazione dei compiti venga messa operata prima o poi. certo, ripeto, l’ attuale sdoppiamento delle medesimo strutture crea confusione e concretizza questo rischio.

  343. pietro ancona Says:

    La Federazione della Sinistra nasce per la spinta di due fattori: il fallimento della politica mediatrice del PD che ha finito con l’essere di mero sostegno della Confindustria e della sua azione di disarticolazione del diritto del lavoro e di impoverimento dei lavoratori e della esperienza di governo
    della sinistra una catastrofe politica alla quale abbiamo assistito nella situazione allucinante di
    una capitolazione alle pretese di Prodi di punti essenziali del programma concordato mentre tutta la batteria massmediatica assordava con accuse di radicalismo e pretese inesistenti.
    Durante il Governo Prodi fu stipulata una intesa con i Sindacati Confederali di grave nocumento per i lavoratori in materia di precariato e pensioni. Con l’accordo del 13 luglio 2007 in particolare fu sostituito il cosidetto “scalone” con scalini nella logica “se non è zuppa è pan bagnato” che per molti pensionandi si è rivelato addirittura peggiorativo della legge Maroni. Con questo accordo non ci saranno mai più pensioni decenti.
    La manifestazione del 20 ottobre 2007 promossa dal “Manifesto” e da “Liberazione” fu un grande momento di partecipazione e di speranza. Fu, dapprima devirilizzata dalle assicurazioni ripetute in pellegrinaggi dei suoi promotori al Governo che non sarebbe stata “contro” e poi ignorata e subito cancellata mentre Bertinotti dall’alto dello scranno di Montecitorio annunziava la teoria della “riduzione del danno”, cioè dello stare al governo per non fare niente di nuovo e di favorevole per i lavoratori ma soltanto di evitare peggioramenti del loro status.
    In Italia è in corso da un pezzo uno smottamento a destra delle forze politiche. Anche quelle forze
    che ritennero di staccarsi dal PD e costituirono con il gruppo bertinottiano ” socialismo e libertà ” hanno “moderato” notevolmente le loro posizioni. Penso che in parte saranno risucchiate dal PD.
    La Federazione della Sinistra sarebbe oggi assai più forte e convincente, potrebbe fare massa critica
    capace di attivare il processo contrario di smottamento a sinistra, se rifondazione comunista non avesse subito, sempre a causa della sua relazione con il centro-sinistra, due scissioni: la prima che ha dato vita al gruppo del PDCI e la seconda capeggiata da Vendola e Bertinotti. Entrambe non sono state originate da una valutazione obiettiva degli interessi di “classe” da difendere ma da una rovinosa lite interna per la leadership prima da Cossutta e Bertinotti e poi tra lo stesso Bertinotti sostenitore di Vendola e Ferrero. Il malanimo, i rancori, le diffidenze, la disistima tra i gruppi dirigenti che fanno capo ai due partiti impregnano ancora e deprimono l’atmosfera della Costituente della Federazione ma sono bilanciati da un sincero sforzo di buona volontà e dalla necessità di fare qualcosa per un soccombere ed essere cancellati dalla storia.
    il manifesto del movimento parte dalla dichiarazione di anticapitalismo ed antipatriarcato che dovrà essere sviluppata e specificata in punti concreti riguardanti il salario,la precarietà,le privatizzazioni, le riforme
    politiche, la pace.
    La Federazione eredita dal vecchio PCI una scarsa valutazione dei problemi relativi ai diritti civili. Il tema delle carceri, dei diritti dei malato, la tutela dei sottoposti al TSO spesso con metodi feroci,
    della tutela legale dei poveri è sempre stato relegato in secondo piano rispetto all’economicismo ed
    al parlamentarismo.Oggi i diritti sociali e civili sono diventati frontiere avanzate nella lotta per la difesa
    dell’umanità dalla crudeltà del liberismo.

    Se è vera l’analisi della crisi a causa dei bassi salari bisogna avere il coraggio di proporre una linea di immediato recupero generalizzato anche in conflitto con il collaborazionismo subalterno delle Confederazioni Sindacali.
    La Federazione della Sinistra è l’unico luogo “politico” di sinistra rimasto in Italia a parte i gruppuscoli che purtroppo disperdono una parte bella e significativa della militanza comunista e socialista. Potrebbe diventare qualcosa di importante e decisivo come la Linke tedesca.
    Il ciclo della colonizzazione liberista della sinistra si è chiuso dal momento che una parte stessa del capitalismo si rende conto del disastro sociale culturale umano delle ricette della Thatcher e di Reagan e capisce che, restando fermi i salari e le pensioni, non ci sarà più sviluppo ma una mefitica stagnazione della società e quasi certamente la regressione del sistema ed il suo imbarbarimento.
    Andare avanti succhiando il sangue a cinque milioni di precari sottopagati e cinque milioni di immigrati porta all’inferno. La democrazia non può reggere a lungo con dieci milioni di persone in sofferenza fino alla denutrizione ed altri dieci milioni con salari al limite della sopravvivenza.
    Il conflitto sociale che si sta sviluppando per l’occupazione deve essere esteso alla questione del precariato e del salario. I salari debbono essere aumentati assai di più degli spiccioli richiesti dai sindacati confederali. la critica nei confronti della CGIL deve essere assai più dura dal momento che si accinge a fare un Congresso dentro i limiti tracciati dagli uomini del PD, i limiti imposti dalla Confindustria. Un Congresso nel quale precariato, bassi salari, pensioni miserime, privatizzazioni, non vengono messi in discussione in nome di una prospettiva di sviluppo del Paese inesistente.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

  344. Luca Marini Says:

    Ramon ero e sono d’accordo con te che sarebbe un serio rischio sacrificare la federazione sull’altare della federazione, riporto un passaggio del tuo articolo a riguardo:

    “Inoltre, come se non bastasse, non esistendo la Federazione che certamente non può e non deve essere, prima di essere nata, sacrificata sull’altare di un turno elettorale, bisognerà cercare di riproporre almeno l’unità raggiunta alle europee.”

    Bene oggi leggo una nota dell’ufficio stampa del prc che qui riporto:

    “Dichiarazione di Gianluigi Pegolo (Prc-Se), Pino Sgobio (Pdci), Giovanni Vigilante (Socialismo 2000), Fulvio Perini (Lavoro-Solidarietà)

    La Federazione della sinistra, promossa dal Partito della Rifondazione comunista, dal Partito dei Comunisti Italiani, da Socialismo 2000 e da Lavoro e solidarietà, presenterà liste proprie in tutte le regioni chiamate al voto, con il proprio simbolo. La Federazione intende avviare un percorso di confronto con le altre forze del centro-sinistra, nell’auspicio di raggiungere intese organiche o circoscritte, al fine di dare alle regioni governi progressisti in grado di rispondere alle esigenze sociali, battere le destre e rafforzare la tenuta democratica. Se non ve ne saranno le condizioni sceglierà una collocazione autonoma, costituendo poli alternativi. Il confronto e le eventuali alleanze saranno fondati su due discriminanti: 1) Il profilo etico, con la scelta, in primo luogo, di un personale politico non compromesso con pratiche illecite, che si faccia garante di un processo di risanamento della vita pubblica; 2)I contenuti programmatici, ad iniziare da un massiccio intervento contro gli effetti della crisi, a difesa dell’occupazione, per il superamento del precariato e a sostegno del reddito dei licenziati e dei non occupati. Ulteriori elementi caratterizzanti dovranno essere la difesa del welfare, a partire dalla sanità pubblica, la valorizzazione del diritto allo studio e il contrasto alle privatizzazioni dei servizi pubblici locali, rivendicando il carattere di bene comune dell’acqua e la necessità di perseguirne la ripubblicizzazione. La tutela e la valorizzazione dell’ambiente dovrà esplicarsi attraverso un netto rifiuto alle centrali nucleari, incentivando la raccolta differenziata anziché l’incenerimento dei rifiuti, promuovendo il riuso e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. La Federazione della sinistra aprirà un confronto con le forze di movimento impegnate sui temi democratici, sociali ed ambientali e darà massima apertura alle proprie liste al fine di consentire una rappresentanza forte, ricca e plurale alle istanze sociali e politiche che convergano sui contenuti richiamati. L’eventuale partecipazione di esponenti della Federazione alle primarie è subordinata alla stipula di accordi politico/programmatici con le altre forze della coalizione, in assenza dei quali è esclusa la partecipazione.

    — Ufficio stampa Prc-SE”

    Non so se è una decisione già presa e ufficiale, non so, ma la trovo sbagliata.

    C’è uno statuto provvisorio, un manifesto politico provvisorio, ma già si dice che la federazione della sinistra si presenterà alle prossime elezioni regionali con liste autonome.

    Credo che sia un problema grosso anche per altri soggetti che magari manifestano un interesse al progetto.

    Inoltre ci sarà il congresso costitutivo a Dicembre. Prima si sperimenta la bontà del progetto alle elezioni? e poi si fa un congresso costitutivo?
    Alquanto bizzarro.

    Ci troveremo in un congresso costitutivo e ci impantaneremo nuovamente a dare giudizi sull’esito elettorale.

  345. Francesco Says:

    Caro Luca è indispensabile dare un segno di unità in più regioni possibile per questo credo sia giusta presentare liste unitarie(non ci possiamo presentare con simboli diversi,in sostanza).
    Lo ha già detto Ramon e lo ripeto anche io:era meglio non ci fossero le regionali ma ci sono e dobbiamo far i conti con essi.
    A me il processo federativo piace,il metodo mi piace,il manifesto politico mi piace,un po meno le regole.
    Tra l’altro mi piace anche il simbolo…………….
    Dobbiamo essere abili a portare avanti la rifondazione comunista e il suo rafforzamento con il rafforzamento della Federazione stessa.
    Oggi lo ha ribadito Ferrero su una completa intervista sul nostro giornale,Liberazione,che invito a leggere

  346. Luca Marini Says:

    ah e preciso nel post precedente volevo dire “sacrificare la federazione sull’altare dell’elezioni”

  347. Gianmarco Says:

    ma alla fine sta federazione cos’è!!!!!??????

  348. un comunista del PRC Says:

    Aggiungo Ramon al posti di Luca Marini la perla finale:
    “L’eventuale partecipazione di esponenti della Federazione alle primarie è subordinata alla stipula di accordi politico/programmatici con le altre forze della coalizione, in assenza dei quali è esclusa la partecipazione.”
    MA NON ERAVAMO CONTRARI ALLE primarie??? adesso pure quelle divengono strumento possibile ho letto qui e nel partito nella mia federazione in ogni dove , ho letto critiche (Giuste!!) a Bertinotti che volle farle a Vendola e adesso sono previste dalla nascente Federazione suvvia….

  349. lucaocchionero Says:

    Ho avuto modo di leggere il manifesto politico della Federazione della Sinistra e lo condivido, mi ci ritrovo. Ritengo che contenga molti elementi politici presenti a Chianciano e che possa essere considerato una buona pagina di mediazione. Certo adesso si aprono due problemi. Il primo è capire alla prima verifica, quella elettorale(prossime amministrative) quanto questi principi riescono a reggere rispetto a situazioni di fatto che potrebbero richiedere modifiche peggiorative nei territori; e di certo non si può negare che il manifesto politico della federazione della sinistra affronterà già una prova difficile in un contesto difficile per la sinistra radicale in questo Paese. Dobbiamo però dire che i principi, i valori, le enunciazioni non corrono da soli. L’esame va esteso a tutti i compagni e le compagne che operano nei territori e che, una volta impegnatisi dentro la federazione, devono con un forte sforzo di coerenza portare a termine il progetto secondo il documento politico votato ed approvato.
    E qui si apre un secondo problema: siamo davvero tutti convinti che il nostro futuro possa snodarsi all’interno della federazione della sinistra? Penso che ci sia nel corpo del partito(forse anche nel PDCI, ma io parlo per noi) chi invece all’interno dei territori opera, ed opererà, perchè la federazione non abbia successo. Le motivazioni sono tante, ma la più importante è la paura che delegando una quota di potere alla federazione si perda il potere sul partito, o su una frazione di esso. E noi sappiamo che questo problema c’è. Un’altra motivazione è data da coloro che schiavi di una ideologia orami irreale pongono una differenziazione tra se ed altri(magari il PDCI) nell’ordine della guerra tra stalinisti e troskisty(lo so, sono pittoreschi, ma succede e sono pericolosi), e quindi non hanno alcuna volontà di fare parte dello stesso progetto politico ma anzi lavorano perchè tra i soci fondatori ci sia uno squilibrio dannoso per gli altri o per uno di questi. E poi c’è un’altra motivazione: quella dei compagni che temono di essere di nuovo delusi, di essere ancora traditi, che non cambierà nulla, si procederà come prima e magari con un nuovo Arcobaleno.
    Ricordo come fosse ieri il prospetto programmatico della SinistraArcobaleno: era un guazzabuglio tra improbabili lodi a qualche provvedimento del governo Prodi e critiche scientificamente edulcorate sulle (clamorose) cose non fatte. Bene non v’è chi non veda che questo manifesto è anni luce distante, e per sostenere che ci troviamo di fronte ad un nuovo Arcobaleno o non ci ricordiamo quel documento, o diciamo bugie grossolane, oppure ci facciamo prendere dalla depressione.
    Questo è invece il momento della verità, della discussione franca, è un momento in cui tutti gli stati d’animo ed i pensieri devono essere espressi poichè è necessario confrontarsi sul serio sul futuro, poichè è necessario operare o contestare onestamente senza lavorare vigliaccamente alle spalle mettendo in difficoltà i compagn* che ci credono davvero. Ben vengano le critiche esplicite sempre meglio dei mugugni che si sviluppano non appena giri le spalle però si stia attenti a non alzare il tono della polemica, del disfattismo e della diffidenza poichè la posta che ci giochiamo è fondamentale.
    Soprattutto bisogna capire che per il popolo verso cui abbiamo l’ambizione di rivolgerci la capacità di invertire la tendenza e quindi di trasformare in discussione, dialogo, unità le controversie per le quali prima si facevano le scissioni è la prova di maturità che qualifica e giustifica la nostra presenza nello scenario politico

  350. Luca Marini Says:

    mah sai lucaocchionero anch’io ho letto il manifesto politico della federazione, condivisibile nei principi certo, come lo era il documento di Chianciano. Ma mi sorge una domanda, abbiamo risolto tutti i problemi che ci eravamo posti di risolvere a Chianciano? a me sembra proprio di no! Abbiamo fatto i conti con l’istuzionalismo dilagante? A me sembra di no. E se non si risolvono alcuni di questi problemi non c’è manifesto politico che tenga, perchè certi aspetti sono ancora troppo evidenti e qualsiasi processo in atto di riunificazione ne subisce le influenze. Non si tratta di voler o meno far fallire il progetto della federazione, si tratta invece di capire che cos’è oggi la Rifondazione comunista e la sinistra che si vuol aggregare nel progetto della federazione.
    Bene parlo per me, della contingenza del mio territorio e penso che ci vuole molto più tempo per discutere cos’è e cosa sarà la federazione.
    Si sono d’accordo ci vuole almeno un anno e tra un anno si dovrà fare un congresso costitutivo.
    Allora mi chiedo perchè decidere da subito che la federazione parteciperà all’elezioni regionali? Perchè? Un progetto in fase di costituzione che già si presenta con un proprio programma elettorale.
    Mi si dirà ma l’elezioni sono solo un passaggio tattico, non ne va del progetto strategico…tutto chiaro, la realtà a mio modo di vedere è un’altra e cioe che si vuole sottoporre da subito il progetto in divenire al giudizio degli elettori. Siamo alle solite.
    Io fino ad oggi non ho mai discusso e votato alcun documento sulla federazione, non ho mai discusso e votato alcun programma elettorale, ma so già che sono un iscritto della federazione e che alle decisioni su cosa e come la federazione discuterà alle prossime elezioni regionali non potrò decidere un bel niente. Con franchezza penso che questo non è il progetto unitario che io ho in mente.

  351. Francesco Says:

    Non so di dove sei caro compagno Luca ma nella mia federazione abbiamo fatto due cpf sulla Federazione e nella mia regione un cpr.
    Abbiamo discusso e abbiamo dato mandato al nostro rappresentante in direzione nazionale e ai nostri rappresentanti del cpn di portare avanti la voce dei cpf e di tutto il cpr.
    Noi ci sentiamo pienamente inseriti nel processo unitario che la base pretente e gli elettori pretendono.
    Le elezioni ci sono,noi ne avremmo fatto volentieri a meno,ma ci sono,di certo non ci possiamo presentare divisi.

  352. caro gio, sono d’accordo che bisogna introdurre novità organizzative, ma senza illudersi che queste risolvano problemi politici. e in ogni caso il processo costitutivo della federazione, che durerà almeno un anno, è totalmente aperto a qualsiasi proposta fatta da collettivi o anche da singole persone. io, per esempio, penso che la federazione, quando sarà costituita, debba prevedere la consultazione obbligatoria e vincolante degli iscritti sulle scelte politiche alle elezioni, nazionali o locali che siano.
    sulla sovrapposizione e sdoppiamenti io ho già detto la mia opinione. se si capirà che il circolo di rifondazione avendo ceduto la propria sovranità ad un luogo unitario sulla materia del programma di fase e delle elezioni e che in quel luogo unitario il prc c’è allora si capirà che è abbastanza inutile riunirsi sulle stesse cose come circolo. se, invece, un circolo è capace solo di discutere di elezioni e di assessori e di trattare le lotte ecc a suon di slogan e comunicati stampa, allora è evidente che ci sarà un problema. ma il problema ci sarebbe lo stesso anche senza federazione.
    un abbraccio

  353. caro pietro ancona, sebbene io sia abbastanza d’accordo con diverse cose che hai scritto non posso dire di condividerle tutte. per esempio la descrizione che fai delle scissioni dicendo che sono “state originate” da scontri personalistici per la leadership è totalmente sbagliata. al massimo scambi gli effetti per le cause. così come è totalmente falsa l’affermazione che si eredita dal pci una scarsa valutazione relativa ai problemi civili. a parte il fatto che la federazione ancora non c’è. e che nel documento-manifesto (che forse non conosci) i diritti civili sono assolutamente centrali, il prc fin dalla sua nascita ha sempre partecipato convintamente ad ogni lotta sui diritti civili, ha sempre in parlamento avuto un profilo totalmente garantista, ha sempre candidato rappresentanti dei movimenti legati ai diritti civili (anche alle ultime elezioni europee nella lista unitaria). ciò che dici è solo frutto di un pregiudizio e forse di una certa pigrizia intellettuale perché basta leggere i documenti e analizzare i comportamenti per vedere che le cose non stanno come dici tu. abbiamo ed abbiamo molti difetti ma non quello di sottovalutare i diritti civili.
    ciao

  354. caro luca marini, è abbastanza noto che io non sono d’accordo sulla linea a proposito delle regionali. l’ho detto e scritto. ma vorrei farti notare che il problema non è della federazione bensì, casomai, soprattutto del prc. del resto il prc è largamente maggioritario nella federazione e comunque anche senza che ci fosse la federazione le scelte non cambierebbero. senza fare drammi perché sono convinto che ci vorranno anni e anni prima di sconfiggere l’istituzionalismo vorrei anche farti notare che non essendo costituita ufficialmente la federazione (con relativa cessione di sovranità da parte dei soggetti aderenti) il prc e i suoi organismi sono ancora totalmente sovrani. e non credo, ma se così fosse mi opporrei, che si possa usare un simbolo che non sia semplicemente quello delle europee.
    ciao

  355. un comunista del PRC Says:

    Caro ramon vorrei un tuo parere sulla proposta che nel comunicato unitario che Luca marini riporta in un post precedente sul partecipare alle PRIMARIE!! adesso dopo aver scritto in ogni dove e condannato altri dirigenti (Bertinotti e Vendola) che le hanno fatte siamo favorevoli? pure questa è una novità già decisa?
    saluti

  356. caro lucaocchionero, siamo d’accordo. e caro luca marini, te lo ripeto per l’ennesima volta. non si può, per paura di non riuscire o per paura di non indirizzare nel verso giusto, non fare ciò che è giusto fare. lo so anch’io che non basta scrivere certe cose nei documenti. ma questo vale sempre e per chiunque. vale per il prc come per la federazione come per una bocciofila.
    la realizzazione di ciò che si scrive è sempre una questione di capacità, di lavoro, di egemonia, di pratica, di lotta culturale e politica.
    chi diceva, e dice, che siccome la federazione si propone di unire la sinistra è uguale all’arcobaleno, o che per l’unità rifondazione rinuncerebbe a contenuti e pratiche avanzate, deve fare i conti con ciò che c’è scritto nel documento. basta leggerlo per capire che non è così. che le discriminanti sono chiare. e che ci sono anche contenuti che sono perfino più avanzati di qualsiasi documento del prc. ecco un esempio:
    “In Italia questo processo è avvenuto attraverso l’introduzione di leggi maggioritarie e la riduzione della dialettica politica alla contrapposizione tra due poli, uniti dall’idea di amministrare l’esistente condividendo la sostanza delle politiche del lavoro, economiche e militari. Le istituzioni rappresentative sono state espropriate dei loro poteri in favore degli esecutivi, il suffragio universale e la sovranità popolare sono stati svuotati della loro forza costituzionale, la partecipazione organizzata è stata sostituita dal rapporto plebiscitario fra popolo e leader, i conflitti sociali e i movimenti civili sono impediti della possibilità di incidere istituzionalmente, la politica è degenerata e si è separata dalla società, i partiti sono ridotti a strumenti nelle mani di poche persone e la militanza si è trasformata spesso in carrierismo. Con il bipolarismo la questione morale si è aggravata. Corruzione, autoritarismo e impunità dei potenti e dei loro conflitti di interesse, rapporto mafie-politica e clientelismo hanno assunto una dimensione e un carattere endemico, pervasivo e centrale nel funzionamento del sistema politico. E’ in questo contesto di bipolarismo tra simili, di fallimento strategico della sinistra moderata, che in Italia è nato il Berlusconismo, il quale esprime in forma estremizzata queste tendenze generali.”
    domanda? queste cose scritte come fondanti la federazione sono un ostacolo o un aiuto alla battaglia politica dentro e fuori dal prc? sono più avanzate o più arretrate della consapevolezza che nella cosiddetta base c’è su questi argomenti? sono meglio o peggio della pratica di molti territori nei quali prc e pdci sono totalmente interni ad un sistema politico come quella descritto? sono utili per far entrare nel processo costitutivo della federazione chi è d’accordo con queste cose e per anni ha criticato anche il prc per le sue pratiche istituzionaliste?
    basta scriverlo? no. ma scriverlo in lettere chiare è un passo avanti. mentre lamentarsi che le cose che si scrivono non si fanno o non si fanno velocemente e su questa base dire che nulla si deve fare fino a che non saranno realizzate è impolitico. è predicatorio. è astratto. ed è, in ultima analisi, totalmente controproducente.
    ciao

  357. caro comunista del prc, io sono contrario a qualsiasi partecipazione a primarie del centrosinistra. ed infatti quando verruggio ha presentato un odg sul referendum vincolante fra gli iscritti del prc su qualsiasi accordo io l’ho votato. l’abbiamo votato in quattro: verruggio, bellotti, giardiello ed io. tutti gli altri hanno votato contro e nicotra si è astenuto.
    ciao

  358. un comunista del PRC Says:

    Caro Ramon (vedi uso toni spero da te apprezzati) trovo una certa coerenza nel tuo scrivere ma davvero sono abbastanza disilluso, sullo scivolamento che stiamo prendendo hai ragione possiamo scrivere le cose migliori ma poi le pratiche se non sono conseguenti non servono. Però io vedo come dire una possibilità che alla fine delle regionali tutto sia possibile dal ricongiungimento con Vendola e altri, alla diaspora totale.
    e allora alla fine forse mettere assieme quel poco di comunisti che rimangono in questo paese potrebbe essere almeno buonsenso. poi sappiamo benissimo che ci sono cose da chiarire storie ecc ma abbiamo davanti a noi il baratro.
    cari saluti

  359. caro comunista del prc, per me i toni contano relativamente. anche se, come chiunque, apprezzo quelli cordiali o fraterni piuttosto che quelli sprezzanti e scostanti.
    dunque, mio caro. le uniche e vere diaspore ci sono state fra comunisti. è rifondazione che ha subito 7 scissioni. dire che è di buon senso rimettere insieme i comunisti è tanto illusorio quanto astratto e, quindi, sbagliato.
    se bisogna, come bisogna, unire partiti, associazioni, collettivi e persone sulla base di precise discriminanti e su contenuti inequivocabili bisogna avere la coscienza che se è difficile a laborioso farlo su un programma di fase e sulle elezioni è praticamente impossibile farlo se si tenta di unire concezioni del comunismo, del partito e della cultura politica completamente incompatibili fra loro.
    tu ti ostini a non voler vedere una banalità: le differenze sul centrosinistra e sulla concezione di come si sta nelle istituzioni sono più forti fra i partiti comunisti e perfino dentro ognuno di loro che non con qualsiasi altro interlocutore.
    salute.

  360. Luca Marini Says:

    Ramon forse mi attribuisci cose che io non penso, non penso infatti che non bisogna provare a portare avanti un percorso fino a che questo non sarà portato a realizzazione e nemmeno mi lamento perchè il percorso avviato stia procedendo con lentezza, anzi casomai il contrario ritengo che ci vuole più tempo e più coinvolgimento vista anche la portata del progetto e viste anche le difficoltà oggettive del partito nella mia federazione.
    Una cosa non condivido e mi preoccupa e cioè come ho scritto che la federazione che ancora è in fase di costruzione, per ovvi motivi, sia subito impegnata in un appuntamento elettorale. Ma qui penso ci troviamo d’accordo.

  361. scusa luca, forse ti ho male interpretato. queste tue frasi mi avevano fatto rispondere in quel modo: “Ma mi sorge una domanda, abbiamo risolto tutti i problemi che ci eravamo posti di risolvere a Chianciano? a me sembra proprio di no! Abbiamo fatto i conti con l’istuzionalismo dilagante? A me sembra di no. E se non si risolvono alcuni di questi problemi non c’è manifesto politico che tenga, perchè certi aspetti sono ancora troppo evidenti e qualsiasi processo in atto di riunificazione ne subisce le influenze. Non si tratta di voler o meno far fallire il progetto della federazione, si tratta invece di capire che cos’è oggi la Rifondazione comunista e la sinistra che si vuol aggregare nel progetto della federazione.”
    ok prendo atto del tuo ultimo post.
    ma ribadisco che non si tratta affatto di capire cosa sia rifondazione e cosa sia la sinistra da unire nella federazione.
    rifondazione è un partito che ha deciso di vivere, di riconvertirsi alle pratiche sociali, di rilanciare il progetto politico cultura della rifondazione comunista e di aggregare nella federazione la sinistra anticapitalista. quale sinistra? quella che si riconosce nel manifesto e che ha voglia di fare battaglie unitarie e di costruire insieme un programma. facendolo in un anno di lavoro dal basso.
    ci sono contraddizioni? resistenze? pigrizie? paure? timori che con scelte più radicali e chiare si rimanga fuori dai consigli regionali? strumentalizzazioni? si. tutte queste cose ci sono.
    ma guai a farsi paralizzare o illudersi che ci sia un momento magico e un documento magico che d’incanto risolvano tutti i problemi.
    in politica non è mai così. mai. ci vuole coraggio, pazienza, intelligenza e determinazione. se ci sono paure non vanno condannate, bisogna dimostrare che sono infondate con le parole e con i fatti. ci sono dissensi? vanno accettati e va aperta una discussione seria anche chiedendo che si discuta senza scomuniche e senza esagerazioni. ci sono strumentalizzazioni? bisogna essere chiari e dimostrare che sono inutili.
    sia nel dibattito di rifondazione sia in quello della federazione c’è spazio per tutti. non ci sono decisioni prese. c’è solo l’avvio di un processo che è aperto a molte soluzioni diverse.
    e insisto a dire che siccome rifondazione non ha ceduto ancora alcuna sovranità qualsiasi comitato regionale è totalmente sovrano per decidere ciò che vuole.
    è da mesi che si discute della federazione ed è normale che chiunque possa pensare che sia la federazione a presentarsi alle regionali. è un problema? si. lo è. ma che ci possiamo fare? niente altro che cercare, nei limiti del possibile, e cioè degli accordi possibili fra le forze che hanno fatto la lista alle europee ed eventualmente altre sulla base di programmi condivisi regione per regione, di fare cose più unitarie possibile.
    ma è diverso che dire che la federazione esiste e decide sovrastando le decisioni dei singoli partiti.
    tutto qui.
    un abbraccio

  362. Certo Pegolo si accorge solo ora dell’amputazione dei consiglieri negli Enti Locali che introduce di fatto uno sbarramento elettorale. Non sappiamo se riuscirà a passare in finanziaria ma che già nel Codice delle Autonomie riscritto da Calderoli era previsto, bisognava attivarsi subito ora mi pare tutto tardivo, ho letto un O.d.G. da presentare nei Consigli Comunali e non saprei quale effetto avrà! Sveglia compagno Pegolo anche se forse ci farà bene star fuori dalle istituzioni locali in tante zone d’Italia

  363. osservatore Says:

    Circola questo documento della Rete dei comunisti

    “Una verifica dovuta sul progetto della Federazione della Sinistra”

    Nei passaggi del processo di costituzione della Federazione della Sinistra, ci sembra che stiano prevalendo preoccupazioni e priorità diverse da quelle che come compagni della Rete dei Comunisti – abbiamo segnalato in questi mesi di confronto che abbiamo aperto su un progetto possibile di tenuta e ricostruzione di una sinistra anticapitalista nel nostro paese.
    I punti di divergenza tra La Rete dei Comunisti e le altre forze politiche che animano il progetto della Federazione della Sinistra (PRC, PdCI, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà) sono ormai noti:

    1. Riteniamo che lo spazio politico per la sinistra nel nostro paese sia indipendente e alternativo al Partito Democratico, non solo sul piano delle scelte strategiche e di prospettiva ma anche sul piano delle alleanze elettorali,
    2. Riteniamo che nuove ipotesi organizzate sulla questione sindacale e su quella sociale siano decisive ai fini di un recupero di radicamento e credibilità tra i lavoratori e i settori popolari,

    Dovrebbero essere altrettanti noti i punti sui quali la Rete dei Comunisti ritiene che già da oggi tutte le forze possano far convergere la loro azione unitaria:

    1. una offensiva culturale a tutto campo che metta insieme le associazioni, le riviste e i centri studi per avviare una controtendenza profonda soprattutto in ambito universitario e nella scuola ma che cerchi di penetrare in profondità anche nel territorio e tra i settori popolari

    2. terreni di sperimentazione comuni dentro il conflitto sociale a partire dalle aree metropolitane dove le condizioni dei settori popolari sono sempre più degradate e condizionate dalle ideologie reazionarie e razziste

    3. la questione democratica sulle forme della rappresentanza (il sistema proporzionale come unico modello della rappresentanza democratica), la difesa e l’estensione delle libertà e la fine delle discriminazioni antisindacali, l’opposizione allo stato di polizia e la messa al bando della famigerata legislazione d’emergenza che ci trasciniamo come “normalità” dagli anni Settanta;

    4. La lotta alla guerra e al ruolo imperialista dell’Italia (Afghanistan, Libano, l’alleanza strategica con la NATO e con Israele) fatta salva una severa riflessione, non formale, sulle scelte operate durante la negativa esperienza nel governo Prodi

    5. La resistenza attiva all’oscurantismo del Vaticano e dell’egemonia reazionaria sulla politica, la società e la scienza;

    6. La dimensione sociale e strutturalmente anticapitalista della questione ambientale (a cominciare dall’opposizione frontale al nucleare, alle grandi infrastrutture e al complesso delle speculazioni devastanti per il territorio)

    Al momento ci sembra però che la questione elettorale e il deficit di indipendenza dal Partito Democratico (a differenza per esempio dalla Linke tedesca o dai partiti comunisti europei più forti), stia prevalendo su tutte le altre preoccupazioni e riproduca attraverso gli ipotizzati accordi con il PD per le elezioni regionali quella coazione a ripetere che già nei mesi scorsi avevamo indicato come errore strategico nella ricostruzione di una sinistra nel nostro paese.

    A ben guardare non possiamo nasconderci che è il PD a decidere se e quando allearsi con la Federazione della Sinistra e non viceversa. Assumersi la responsabilità di sostenere questa alleanza elettorale anche in regioni come la Campania, il Lazio, la Calabria (solo per fare degli esempi in cui il PD si è dimostrato particolarmente compromesso con le peggiori scelte antisociali) rischia di produrre frutti amari che nella migliore delle ipotesi porteranno ad un rifiuto del PD pro UDC, e nella peggiore nel coinvolgimento di una prevedibile sconfitta elettorale vista la crisi di rappresentanza dello stesso PD.

    Ne è da sottovalutare, in questo rischioso contesto di appiattimento, la funzione spregiudicata che sta assumendo Di Pietro, anche grazie alla mobilitazione del 5 Dicembre prossimo, come nuovo riferimento per ampi settori di elettori della sinistra.

    Se questa è la situazione, impegnandoci a mantenere aperto e leale un confronto – e lì ovunque sarà possibile – una azione comune con le forze che animano la Federazione della Sinistra, riteniamo che una discussione sul progetto seria e liberata dalle contingenze non potrà che riprendere mettendo in conto anche la prossima verifica elettorale delle Regionali.

    Riteniamo che su questo terreno il progetto la Federazione della Sinistra stia commettendo un errore strategico e di cultura politica con possibili esiti ulteriormente disgreganti per il tessuto militante. Se i fatti smentiranno questa nostra valutazione non potremo che tenerne conto e discutere in profondità. Ma se confermeranno l’analisi e le esperienze concrete che abbiamo portato come contributo in questi anni, le compagne e i compagni che stanno avviando in questo modo la Federazione della Sinistra dovranno prendere, onestamente, atto che nulla è più come prima ed arrivare a conclusioni, che non potranno che essere più approfondite e dirimenti di quelle che li hanno portati a ripercorrere esattamente una strada già fatta ma che ha portato alla perdita di credibilità e di rappresentanza tra i settori popolari.

    1 dicembre

    La Rete dei Comunisti

  364. Bucharin77 Says:

    che dire? Hanno ragione perfettamente i compagni della Rete…….

  365. Caro Ramon,
    solo per avvertirti che ti ho mandato una email all’indirizzo specificato in “scrivimi email”.
    Scusa il disturbo e a presto.

  366. no bucharin, non hanno ragione. hanno molte ragioni, alcune condivisibili ed altre meno, ma non ragione su tutto.
    1) considerare in linea di principio da escludersi qualsiasi accordo col pd anche negli enti locali e farne una questione strategica è secondo me sbagliato. nel manifesto c’è scritto che la federazione si costruisce “sulla base della chiarezza programmatica e della piena indipendenza politica e culturale dal centro sinistra”. nel manifesto c’è scritto un durissimo giudizio sul sistema politico italiano, sul bipolarismo e si propone il proporzionale. per quanto riguarda le prossime regionali ho già detto e ripetuto la mia opinione. ma non si tratta di una scelta della federazione. c’è quindi tutto lo spazio per partecipare alla costruzione della federazione anche dissentendo fortemente sulle regionali e dando l’indicazione di voto preferita.
    2) sulla guerra nel manifesto c’è scritto: “La lotta per la pace. Per noi l’opposizione alla guerra, il superamento della Nato e delle basi statunitensi in tutti i continenti, la promozione di processi di pace e di disarmo nucleare e convenzionale, il dettato costituzionale dell’articolo 11, sono contenuti irrinunciabili e non negoziabili.” più chiari di così si muore. se, invece si vuole che si sposi il giudizio della rete sul comportamento del prc durante il governo prodi sui documenti fondanti della federazione questo è per me un altro errore. per esempio io non sono d’accordo per nulla nel dire che la missione in libano sia negativa. la voterei mille volta anche dall’opposizione.
    ma dato che i compagni della rete dei comunisti mantengono aperto il dialogo confido che si vada avanti. credo che soprattutto dopo le regionali si possa avanzare più facilmente.
    ciao

  367. caro Ramon, però se riuscissimo ad evitare le alleanze più improponibili e mettessimo davvero davanti a tutto la chiarezza programmatica e l’ univocità (vera, non di facciata) del profilo politico in tutte le regioni d’ Italia, meridione compreso, forse faremmo una scelta azzeccata che non ci danneggerebbe di certo.

  368. sono d’accordo, caro gio, e continuo (scusa l’autocitazione) a condividere quanto ho scritto sulle regionali nell’articolo in testa a questa discussione.
    un abbraccio

  369. lucaocchionero Says:

    La questione delle alleanze per le elezioni regionali rimane una ferita aperta e sanguinante nelle regioni indicate dal documento della Rete, ma anche in altre. Le responsabilità sono ben note, come sono noti i documenti politici nazionali sia dell’ultimo congresso PDCI( se non mi sbaglio propone un’internità di fatto col centrosinistra), sia del PRC(che non esclude a livello territoriali accordi). Nelle regioni citate la responsabilità di questi accordi è totalmente ascrivibile ai gruppi dirigenti locali(e della federazione e, per quanto ci riguarda, del PRC). Se, com’è prevedibile, a causa di questi accordi vi saranno pessimi risultati spero che avranno la decenza politica di trarre le conseguenze…

  370. caro lucaocchionero, per un verso sono più critico di te e per un altro no.
    come ho scritto nell’articolo io penso che ci sia una precisa responsabilità della direzione nazionale del partito. continuare a ripetere che si possono fare alleanze sulla base di accordi programmatici senza prendere atto della degenerazione del sistema politico e senza immettere nella discussione programmatica una riforma dello stesso è un errore, a mio modesto avviso, grosso. quindi non è giusto dire che le responsabilità sono solo locali.
    al contrario di te, invece, non penso che gli eventuali pessimi risultati dipendano da queste scelte. in realtà se si facesse come dici tu o come dico io, i voti non ci sarebbero per niente. non basta la collocazione politica o l’agitazione di contenuti per avere la credibilità necessaria anche ad avere dei voti su una politica controcorrente. la delusione di tanti e tante per gli ultimi anni (soprattutto per il governo prodi) e per le divisioni infinite non si supera né con l’apparente utilità del voto se sei collocato in una coalizione (che comunque da quasi sempre un risultato migliore rispetto all’isolamento) né con la testimonianza della collocazione dell’andare da soli.
    quindi, qualsiasi siano i risultati elettorali alle prossime regionali, non bisogna fare l’errore di suscitare l’ennesimo scontro con regolamento di conti connesso. bisogna, invece, discutere a fondo dei problemi e promuovere le soluzioni ai problemi. cosa ben diversa dal cercare capri espiatori.
    ciao

  371. si, ma, consentimi lo sfogo impulsivo , la situazione è davvero miserrima: per colpa di accordi di comodo fra esponenti di correnti o di fronde interne o istituzionali che recano pacchetti di voti sospetti, il partito dev’ essere tenuto in ostaggio e costretto ad alleanze indecenti ed i militanti frustrati. Io, sinceramnete, la campagna elettorale per il Presidente di regione del PD campano non ho la faccia tosta di farla…..

  372. gio, ti capisco perfettamente.

  373. lucaocchionero Says:

    Ramon hai ragione: ma dal momento che non abbiamo detto parole chiare sui punti che anche tu hai evidenziato io ho serie difficoltà a discutere di politica con alcuni compagni e compagne con cui avevo iniziato un dialogo subito dopo il congresso. L’andare soli o in cattiva compagnia non è una scelta fine a se stessa, ma la conseguenza di un processo politico che io ho il timore non venga spinto fino in fondo. Se per me è un timore per molti che iscritti non sono è una sicurezza.
    Per fortuna la storia va avanti e nuovi giovani(mai visti prima), sia pure timidamente e lentamente, si affacciano nelle nostre sezioni chiedendo la tessera, ma non possiamo andare avanti grazie all’inerzia della storia…

  374. Claudio Says:

    Concordo con Gio anzi aggiungo un amico mi ha inviato uno scritto che circola all’interno di area politica del PRC ( ma quando supereremo le correnti?) dove in pratica si valuta come sia consolidata una certa maggioranza interna nel partito ma soprattutto come Ferrero oramai si regga proprio sulla “forza” di questa area (che ometto di citare per buon gusto) altrimenti il partito sarebbe ingovernabile.
    Non essendo dentro organismi dirigenti vorrei sapere un dettaglio che non conosco dell’ultimo CPN il documento sulla CGIL respinto , credo con una quarantina di voti, sulla base di quale valutazione? per opportunità di non dividersi? per non creare problemi a Lavoro e Solidarietà? per altri motivi che non conosco? grazie e saluti

  375. Compagni http://www.pdcitv.it in diretta dal Teatro Brancaccio……

  376. Bucharin77 Says:

    una marea rossa oggi a Roma, altro che viola….chi c’era l’ha visto. E su Repubblica questo è accuratamente messo da parte. Sul sito non vi è neanche una foto che ritragga le migliaia di comunisti per il corteo. Questa è la stampa “democratica”……Schiacciare tutto ciò che c’è a sinistra del Pd, con ogni mezzo

  377. Anonimo 3 Says:

    E’ solo paura. Lo sanno che esiste un popolo abbastanza rosso da rovinare i loro piani, perció cercano di fare prevenzione.

  378. E’ stata una bellissima giornata ieri.
    Grande assemblea al Brancaccio con una sala strapiena e grande manifestazione il pomeriggio in cui noi eravamo tantissimi,c’era uno spezzone numeroso e con moltissimi compagni giovani.
    Abbiamo la forza di mobilitarci,siamo in tanti,dobbiamo solo coordinarci meglio e lavorare nei territori.
    Dopo ieri sono fiducioso!!

  379. caro lucaocchionero, ci vuole tempo e pazienza. è sbagliato “avere serie difficoltà a discutere di politica con alcuni compagni e compagne con cui avevo iniziato un dialogo subito dopo il congresso.”. anche con chi proprio non vuol capire non serve a nulla chiudere il dialogo. bisogna avere coscienza che per molti la politica è esattamente solo ed esclusivamente fatta di elezioni, di rapporti fra partiti, di slogan e comunicati stampa. e l’efficacia della stessa è misurata da quanto si “conta” nelle istituzioni. è inutile tirargli una croce addosso. bisogna saper far valere l’esperienza del partito sociale con la consapevolezza che ci vorranno anni e anni. e soprattutto non bisogna drammatizzare le scelte che non si condividono facendole diventare nuovi motivi di divisione ed abbandono. senza rinunciare alla battaglia politico culturale neanche di un millimetro.
    un abbraccio

  380. caro claudio, liberazione ha pubblicato tutti i documenti. io ti dico solo che condivido quello approvato che nella chiarezza dei contenuti non da una precisa indicazione di voto nel congresso della cgil. ogni militante e dirigente ha il diritto di dichiarare il voto ma il partito in quanto tale, tanto meno attraverso un voto nella direzione o nel cpn, non deve schierarsi con questa o quella mozione, con questo o quel sindacato di base. se lo si fa si finisce solo con l’accentuare le divisioni e con l’importare nel partito le divisioni che ci sono a livello sindacale. basta leggere quanto c’è scritto sul documento per vedere le affinità ed anche ricavarne un orientamento. da molti anni rifondazione ha deciso di sostenere sia le lotte dei sindacati di base sia quelle condivise dalla cgil o dalla fiom o da questa o quella componente della cgil.
    lo ripeto per l’ennesima volta: smettiamola di fare i processi alle intenzioni e di leggere ogni cosa come si fa da parte del giornalismo di merda italiano. se rifondazione aderisce allo sciopero dei sindacati di base che criticano durissimamente la cgil allora lo fa per mettere le dita negli occhi a lavoro e società? se appoggia incondizionatamente la lotta della fiom sulla democrazia sindacale allora lo fa per rompere con lavoro e società?
    ciao

  381. caro bucharin, e dagli! ti meravigli che la stampa italiana legga in quel modo la manifestazione? ma guarda che non è per cancellare i comunisti. è peggio. è per descrivere la manifestazione quasi come un fatto folkloristico e privo di prospettiva. il non mettere in evidenza la partecipazione nostra è un puro effetto. perché ciò che da fastidio è che ci sia una manifestazione unitaria così numerosa che sostanzialmente mette insieme la questione democratica con quella sociale.
    tutto qui.
    un abbraccio

  382. Bucharin77 Says:

    Caro Ramon, condivido il tuo discorso sui media, ma io penso che, in aggiunta, vi sia la precisa intenzione di non farci “vedere”, di non far vedere al resto della popolazione che oltre al PD a sinistra c’è vita. Anzi, dico di più: questo tentativo è tanto più forte quanto più forte è l’incapacità del PD: se il PD fosse un partito più maturo e strutturato e incisivo avrebbero meno paura. La Repubblica di questi giorni è esemplare sotto questo punto di vista. Hanno capito la gravità dell’errore del PD a non aderire e lo coprono il più possibile.
    Una nota poi sulla questione sindacale: io penso che la parte del gruppo dirigente che sostiene, legittimamente, questa posizione stia compiendo un errore molto serio: in nome di un argomento puramente formale (tenere uniti a e b e c), si tradisce l’impostazione di contenuto che il partito dovrebbe, e dice di avere in merito: alimentare la strategia del conflitto. Quali sono, infatti, oggi le sigle sindacali e le categorie che si pongono, concretamente, sul terreno della lotta di classe? Non poche certo, ma non credo di sbagliare se sostengo che la FIOM è la loro punta di lancia. E dove sta la Fiom oggi in CGIL? Nella mozione alternativa a quella di Epifani. Dire che si sta con la FIOM a parole, ma non sostenerla in una sfida decisiva contro la peggiore segreteria che la CGIL abbia avuto nella sua storia, significa fare una operazione pilatesca. Che cosa può pensare della nostra posizione un lavoratore metalmeccanico che, da solo e senza nessun sostegno da parte della CGIL, contrasta concretamente l’accordo del 22 gennaio sul CCNL e l’accordo separato CISL-UIL-Confindustria sul suo contratto?

  383. caro bucharin, sui giornali siamo d’accordo. soprattutto su repubblica. come l’hai scritta adesso la condivido. una cosa è dire che vogliono rappresentare una situazione nella quale c’è solo il pd e l’italia dei valori perché effettivamente pensano che così stiano le cose ed oscurare tutto ciò che contraddice questa loro visione ed un’altra è pensare che ci sia il tentativo di oscurare i comunisti in quanto tali.
    sul sindacato ti sbagli. davvero credi che se la direzione del partito dicesse di votare il documento alternativo questo cambierebbe il voto di qualcuno? credi che gli iscritti al cobas o alle rdb ecc del prc si iscriverebbero alla cgil per ottemperare alle indicazioni della direzione? o che gli iscritti a lavoro e società del prc abbandonerebbero la loro componente?
    i contenuti del documento del cpn sono chiarissimi. e tutti sanno che la stragrande maggioranza degli iscritti alla cgil del prc voteranno e faranno votare il documento alternativo. e faranno la campagna e diranno pubblicamente di votare il documento alternativo.
    quello che ti chiami “un argomento puramente formale” è invece un contenuto importante. mai nella storia dei comunisti in italia si è teorizzato che il sindacato è una cinghia di trasmissione del partito. nemmeno quando il partito aveva 2 milioni di iscritti. oltre ad essere abbastanza caricaturale che un partito piccolo come il nostro si metta a dare indicazioni di voto nei congressi della cgil questo modo di concepire il rapporto con il sindacato è tipico di chi si autonomina avanguardia e pensa di essere “superiore” al sindacato.
    nella campagna congressuale della cgil migliaia di compagne e compagni del prc e conosciuti come tali faranno la battaglia per il documento alternativo. sarebbe vero quello che dici tu se la direzione avesse evitato di dire i propri contenuti e avesse tentato di vincolare gli iscritti al prc della cgil al silenzio. ma le cose non stanno così. anche perché, per fortuna, la direzione del partito non è così scema da pensare che alle compagne e i compagni delle rsu, che fanno le lotte ogni giorno, si debbano dare ordini circa il voto che devono esprimere.
    un abbraccio

  384. Anonimo 3 Says:

    Perché, Mantovani, pensi che non ci sia un tentativo di oscurare i comunisti in quanto tali? A me pare che in questa tendenza all’americanizzazione della politica in Europa ed ancor piú in Italia, spiri a volte un vento da maccartismo, con la condanna implicita per tutto quello che riguarda il socialismo, descritto come obsoleto, fanatico, apportatore di miseria e di morte ecc. Sono anni che i media (e molti politici) trasmettono questo tipo di messaggi, quando va bene con un sorrisino di compatimento per quei poveri stupidi ingenui che ancora ci credono.

  385. Caro Ramon, sono d’ accordo, sono d’ accordo solo in parte con la risposta a lucaocchionero del 6 dicembre. La situazione è molto grave e, la dico grossolanamente, rischia di creare degli scollamenti totali fra chi fa l’ istituzionale in un certo modo, chi si occupa del partito sociale e chi è dirigente nei circoli e nei cpn. Spesso e volentieri si sta proprio su lunghezze d’ onda differenti, ciascuno pensa a tutt’ altre cose rispetti agli altri. Non vi è nessuno automatismo secondo cui se si fa valere l’ esperienza del partito sociale lentamente le cose si aggiustano; anzi, come detto, si rischia di creare dei varchi fra chi se ne occupa e chi non se ne occupa. Pertanto, secondo me, parallelamente, serve una svolta politica netta, che non lasci spazi agli esponenti che sono lì solo per accedere alle istituzioni e che faccia ripartire dei cammini politici nella base, che è in grandissima difficoltà. Per cammini politici intendo che si ricominci a parlare di servizi pubblici, antifascismo, patriarcato, guerre, ecc nei circoli e nei cpf, in modo tale che questi temi non rimangano solo appannaggio di alcuni, mentre altri si limitano solo a raccogliere le firme per i referendum quando il partito centrale invia i fogli o si limitano a dare un’ adesione formale ad eventuali manifestazioni, mentre i pensieri principali rimangono le istituzioni, i rapporti col PD, con l’ IdV e quant’ altro

  386. Insomma, ho maturato anch’ io che il partito sociale non è sufficiente e che i temi importanti non possono vivere solo sui documenti del partito centrale o sul manifesto politico della federazione della sinistra

  387. Bucharin77 Says:

    Caro Ramon, siamo in disaccordo, e va bene. Ma non credo sia giusto dire che la mia posizione configuri una relazione fra partito e sindacato come se quest’ultimo dovesse essere solo la cinghia di trasmissione del primo. Il sindacato allacciato al partito tramite cinghia di trasmissione è un sindacato che si fa dettare dal partito le linee generali della sua azione ex ante. Qui siamo in una situazione completamente diversa. Alcune aree del sindacato hanno deciso autonomamente, senza che “qualcuno” glielo suggerisse, di presentare una mozione alternativa alla maggioranza epifaniana. E io credo che in piena autonomia il partito dovrebbe dire su quale piattaforma fra quelle presentate è più d’accordo. Tutto qui. Se questo non lo facciamo, allora siamo noi a essere subalterni a strategie di questo o quell’altro settore del sindacato. è il partito che diventa la cinghia di trasmissione del sindacato. Un abbraccio

  388. caro anonimo 3, oscurare e parlar male facendo disinformazione non sono la stessa cosa. se, per esempio, in una manifestazione in gran parte composta da comunisti qualcuno brucia una bandiera statunitense o israeliana stai tranquillo che ne parleranno a lungo, che ci faranno anche trasmissioni in tv, e che ci inviteranno pure per fare le solite domande: prendete le distanze? condannate? oscurare invece, nel caso in oggetto, non è ispirato dall’anticomunismo, bensì dalla precisa idea che governo ed opposizione si esauriscono nelle attuali forze parlamentari. ed è una concezione precisa della politica. quella del bipolarismo. l’americanizzazione della politica è soprattutto l’idea che qualsiasi movimento sociale e politico radicale possa si manifestare in piazza ma non aspirare a poter cambiare le cose, a potersi auto rappresentare nelle istituzioni dovendo cercarsi qualche “politico ufficiale” amico. l’atteggiamento del pd nei confronti della manifestazione è da maestri. è identico a quello del partito democratico americano. non aderisce ma qualche suo esponente solidarizza con i manifestanti.
    così si prendono due piccioni con una fava. si rassicurano i poteri forti, i cosiddetti elettori moderati e al tempo stesso si cercano i voti di chi vorrebbe una vera opposizione e un vero cambiamento.
    il problema dell’atteggiamento dei mass media sta qui. dire che, invece, si tratta di anticomunismo in quanto tale e protestare per questo è miope, limitato e sbagliato. non perché non ci siano tonnellate di anticomunismo in giro. bensì perché l’operazione di descrizione della manifestazione come priva di qualsiasi prospettiva politica che non sia cercare qualche amico nell’attuale parlamento è ben più grave e insidiosa dell’anticomunismo di maniera.
    un abbraccio

  389. caro gio, anch’io penso, come ho scritto nell’articolo, che sul rapporto con le istituzioni si debba avere una posizione più netta. eccome se lo penso. ma non per questo mi illudo che basti proclamarla per aver risolto il problema. purtroppo la discussione fra noi e non solo fra noi è molto regredita negli ultimi anni. imperano semplificazioni di ogni tipo. c’è chi pensa che tutto si risolva dichiarando che non si fa nessun accordo con nessuno da nessuna parte. c’è chi pensa che bisogna fare gli accordi possibili, laddove possibili significa che il pd sceglie lui dove li vuol fare e perché. c’è chi pensa che si possa discutere seriamente con accuse reciproche del tipo: vuoi gli accordi perché vuoi la poltrona oppure non vuoi gli accordi perché hai una concezione da gruppuscolo settario e te ne fotti delle poche cose che si potrebbero ottenere in un accordo e che comunque sono meglio che niente.
    la ricostruzione di legami sociali, di coscienza, di spazi pubblici e collettivi, di radicamento, richiede anni e anni. l’importante è la direzione di marcia. ci sono compagni che si fanno in quattro nelle lotte e nella costruzione del partito sociale e che poi proprio non se la sentono di rompere col pd. come ci sono compagni che non sanno nemmeno cosa sia il partito sociale e la cui unica attività consiste nell’andare alle riunioni e spararle grosse e dando dei traditori a tutti.
    non è vero che chi fa le lotte solo per questo è dotato di una analisi seria di cosa siano le istituzioni oggi e di cosa sia diventato il sistema politico.
    in realtà ognuno possiede una parte di verità. una consapevolezza, magari confusa, di una parte dei problemi.
    un collettivo dovrebbe essere capace di vedere tutte le verità intrinseche a tutte le posizioni. ed essere capace di smetterla di trasformare le divergenze su una questione tattica in una divisione insanabile.
    invece ad ogni tornata amministrativa sembra che si discuta dell’anno zero ed ogni divergenza diventa una questione di identità, di cultura politica e in definitiva di vita o di morte.
    io concordo con molte delle cose che lucaocchionero ha scritto e detto. basta non trasformarle in motivo di scontro e di ulteriore divisione ed avere la consapevolezza che la battaglia per affermare posizioni più avanzate è lunga.
    un abbraccio

  390. caro bucharin, ovviamente se dico che dare indicazione di voto rispetto ai documenti della cgil rappresenta una riedizione dell’idea della cinghia di trasmissione faccio una tipica forzatura polemica. ma fino ad un certo punto. del resto tu puoi scrivere che la direzione del partito è ponzio pilato.
    cerchiamo di stare al punto.
    nel documento approvato dal cpn c’è scritto:

    “La radicalità della crisi e dell’attacco
    del governo domandano, per quel
    che riguarda il prossimo congresso
    della Cgil, l’assunzione di una scelta
    netta di discontinuità rispetto ad una
    stagione concertativa ormai finita, la
    costruzione di piattaforme contrattuali
    coerenti al rifiuto di firmare la controriforma
    sulla contrattazione definite
    nella piena autonomia e senza accettare
    le compatibilità imposte da
    Governo e Confindustria, la costruzione
    dei livelli di conflitto necessari
    a perseguire l’obiettivo di far saltare
    l’accordo separato. E’ necessario un
    salto di qualità rispetto all’iniziativa,
    ad oggi insufficiente, messa in campo
    dalla Cgil. E’ necessaria una scelta netta
    per la ricostruzione di un sindacato
    che abbia un autonomo progetto di
    trasformazione della società alternativo
    al neoliberismo, un sindacato che
    faccia della ricomposizione di classe,
    del conflitto e della democrazia la base
    della sua identità. In questo quadro
    la presenza di una discussione plurale,
    di diversi documenti, va intesa come
    una risorsa per il dispiegamento di
    un dibattito approfondito sul futuro
    e sulle strategie della Cgil.
    Il Comitato politico nazionale di Rifondazione
    Comunista decide di sostenere
    con la campagna promossa
    dalla Fiom per la democrazia sindacale.
    L’elezione delle Rsu in ogni luogo
    di lavoro e senza quote di riserva, il referendum
    obbligatorio sugli accordi
    sottoscritti sono obiettivi decisivi da
    conquistare e punti qualificanti della
    proposta avanzata, pur nella non condivisione
    da parte nostra, dello sbarramento
    nazionale al 5% come soglia
    per la rappresentatività dei sindacati.
    Sosterremo la campagna della Fiom
    con determinazione, nella consapevolezza
    che si tratta di una questione
    decisiva dei livelli di democrazia complessivi
    del nostro paese.
    Il Comitato politico nazionale di Rifondazione
    Comunista aderisce allo
    sciopero promosso dalla Funzione
    Pubblica e dalla Flc Cgil per l’11 dicembre.
    Il Comitato politico nazionale a
    fronte della drammaticità della situazione
    e delle politiche del governo
    ritiene urgente l’indizione dello sciopero
    generale.”

    vorrei farti notare due o tre cose:

    1) la critica della cgil, della politica concertativa e della insufficiente iniziativa, è chiarissima.
    2) dire che è positivo che ci siano più documenti è dire il contrario di epifani ed anche di lavoro e società.
    3) sostenere la battaglia della fiom sulla democrazia sindacale (anche recependo la critica dei sindacati di base sullo sbarramento del 5 %) è chiarissimo.

    bisogna dire se queste cose sono pilatesche o sono contenuti concreti.

    cosa manca? l’indicazione di voto.

    cosa sarebbe nel concreto l’indicazione di voto? il tentativo di orientare il voto degli iscritti del prc nella cgil. risultato: gli iscritti del prc a lavoro e società e gli iscritti del prc ai sindacati di base dovrebbero accettare di essere fuori linea? o dovrebbero spiegare pubblicamente perché disubbidiscono al partito?

    te l’ho già detto e te lo ripeto. davvero credi che una simile indicazione di voto sposti un solo voto? davvero credi che il partito invece che occuparsi di contenuti e di lavorare per ricostruire l’unità sindacale di classe su quei contenuti deve impiccarsi ad una dichiarazione di voto? davvero pensi che la dialettica fra lavoro sindacale e di partito sia rispettata dando una indicazione di voto nella cgil? davvero pensi così?

    io ti invito a riflettere sul fatto che quando si parla di autonomia reciproca ci deve essere anche un confine preciso, senza il quale, in realtà, date le dimensioni delle organizzazioni e l’importanza delle scelte l’idea che il partito scelga la componente da appoggiare con l’indicazione del voto distrugge l’autonomia del partito e non quella del sindacato. per il semplice motivo che dentro il partito, e non dentro la cgil, si produrrebbe maggiore divisione e maggiore confusione.
    per altro, il prc quella strada che tu proponi l’ha provata. io ero in segreteria quando bertinotti propose di costituire la corrente comunista nella cgil. ricordo bene cosa successe. nonostante il prc fosse infinitamente più forte di oggi si scatenò uno scontro infinito dentro il partito e la corrente comunista nella cgil raccolse un’infima minoranza degli stessi iscritti del prc alla cgil.

    infine, l’idea che il partito oltre che i contenuti politici debba dare indicazioni di voto riecheggia esattamente l’idea della cinghia di trasmissione.
    so bene che una cosa è avere un partito che organizza un proprio sindacato che rappresenta anche organizzativamente la linea sindacale del partito ed un’altra è dare indicazioni ai propri iscritti su come votare dentro un sindacato.
    ma la logica è la stessa.
    a meno che si pensi che un voto dell’organismo dirigente del partito per decidere quale indicazione di voto dare in un’altra organizzazione non sia una cosa importante.
    ci sono stati altissimi dirigenti della fiom che personalmente hanno dato indicazione di voto per la mozione vendola al congresso del prc e per sinistra e libertà alle elezioni. perfino alcuni non iscritti al prc lo hanno fatto. e questo fa parte della dialettica politica normale. ma sarebbe stato inaccettabile che la segreteria della fiom avesse deciso di dare una indicazione di voto. oltre a dividere la fiom sarebbe stata una ingerenza e una prepotenza enorme. questa, secondo te, è una pura formalità?
    lo stesso vale per noi. o pensi che il partito essendo partito politico abbia il diritto in quanto tale di tentare di decidere i voti dentro un’altra organizzazione?
    possibile che tu non capisca che, una volta fatto questo, in ogni organizzazione sindacale, di categoria o di base, in presenza di posizioni diverse il partito potrebbe sempre decidere quale è la posizione più corretta e più vicina alla propria? e che questo, oltre a praticare nei fatti l’idea della superiorità del partito, oltre ad essere del tutto inefficace, provocherebbe solo una controffensiva dentro il partito di chi si sentisse tradito dalla scelta dell’indicazione di voto e/o banalmente provocherebbe l’uscita dal partito ogni volta di un pezzo di militanti sindacali?

    stiamo ai contenuti, per favore. e i contenuti sono secondo me chiari.

    detto questo io personalmente dico che spero che il documento alternativo vinca il congresso della cgil. e lo dico in base ai contenuti presenti nel documento approvato nel cpn.
    è un mio diritto dirlo e lo dico.

    un abbraccio

  391. un comunista del PRC Says:

    Ma possibile si deve apprendere dalla stampa ( intervista di oggi all’Unità di Ferrero) che in Puglia Vendola è il candidato NOSTRO per governare quella regione? non mi risulta che in Puglia il partito abbia già discusso e scelto, ma vedi Ramon continuano vecchi vizi!
    Poi ci saranno in varie regioni alleanze bicicletta e via di questo passo.
    saluti comunisti

  392. caro comunista del prc, a me, ma posso sbagliare perché non seguo direttamente le vicende delle regionali, risulta che il comitato regionale del prc pugliese ha l’orientamento, anche viste le spaccature dentro il centrosinistra contro la candidatura di vendola, di formare una coalizione alternativa al pd. se ne è discusso anche se non si è votato nell’ultima riunione della direzione con i segretari regionali. del resto la notizia c’è anche su liberazione.
    ma leggendo il tuo post sembrerebbe che l’intervista di ferrero sia stata fatta per dare quell’annuncio. ma non è così.
    e chiunque può vederlo leggendo l’articolo sull’unità on line a pagine 17.
    nell’intervista c’è l’illustrazione di cosa sia la federazione e della proposta di accordo per battere berslusconi e cambiare la legge elettorale.
    io sono convinto che tu capisci benissimo che all’unità sarebbe piaciuto di più se ferrero avesse attaccato vendola, perpetuando l’idea che siamo solo capaci di litigare. invece sei alla ricerca della frasetta, della parolina, ovviamente non nei documenti bensì qua e la in qualche giornale, per dimostrare l’indimostrabile.
    ma così, caro comunista del prc, non si discute seriamente di nulla.
    si fanno solo schermaglie e si semina confusione.
    io continuo a pensare che sarebbe stato meglio decidere che in ogni caso ogni accordo o non accordo avrebbe dovuto essere sottoposto ad un referendum vincolante da parte degli iscritti. e ti ho anche detto chi ha votato a favore (4 compagni). in ogni caso anche in caso di referendum sulla proposta di accordo è evidente che sono la segreteria regionale e il comitato regionale a parlare con le altre forze politiche e a condurre trattative. e il segretario nazionale del partito può ben utilizzare l’orientamento del regionale anche per sostenerlo attivamente. come può, ed ha fatto per esempio nel caso della calabria, criticarlo.
    il vecchio vizio l’hai tu. ed è quello di condurre una battaglia in modo strumentale. quello di usare due pesi e due misure.
    per esempio non mi pare che tu ti scandalizzi per il fatto che ci sono dirigenti del prc, locali e nazionali, che in assemblee pubbliche e in articoli e in interviste dichiarano che l’unità dei comunisti è l’obiettivo di rifondazione. se dicessero, e quando fanno così per me non c’è problema, che sono in dissenso con il partito non ci sarebbe problema. ma se lasciano intendere che quella è la proposta del prc allora tu dovresti inalberarti e criticarli perché anche i sassi sanno che quella non è la proposta del prc e che spacciarla come tale crea solo confusione ed incomprensioni di tutti i tipi.
    ciao ciao

  393. senti ramon, senza polemica, ma se ferrero ha detto che il nostro candidato è vendola giusto per non fare il gioco de l’unità ha sbagliato in pieno…avrebbe potuto semplicemente che sarà una decisione che verrà presto presa dal comitato regionale, e ne sarebbe uscito pulito…

  394. lancio la provocazione-proposta di iacopo venier sulla federazione, credo che potrebbe giovare al dibattito:

    <>

  395. “il semplice difficile a farsi”

    Vogliamo il partito unico?
    Allora iscriviamoci tutti solo alla Federazione!

    di Iacopo Venier

    Il comunismo, diceva Brecht “è il semplice difficile a farsi”. Le cose semplici infatti impongono scelte nette ed il coraggio del nuovo.
    Se non riusciamo ancora a fare il comunismo facciamo almeno un partito all’altezza dei compiti.
    Vogliamo che la Federazione diventi subito un partito dove tutte le comuniste ed i comunisti, tutti gli uomini e le donne della sinistra, possano militare fianco a fianco? Vogliamo superare in avanti quelle divisioni personali e di gruppo che tanti danni hanno fatto ai comunisti ed alla sinistra?
    Allora la scelta “semplice” è contenuta nell’art.1 dello statuto della Federazione. La lungimiranza o l’incoscienza di chi ha scritto lo statuto ci consegna infatti una straordinaria possibilità.
    L’articolo 1 dice che tutti hanno il diritto di iscriversi alla Federazione.
    Tutti significa che, non solo i nuovi militanti, ma anche coloro che nel 2009 sono stati iscritti a Rifondazione, ai Comunisti Italiani agli altri “soggetti promotori” possono decidere di iscriversi anche solo alla Federazione. Sarebbe un atto semplice, immediato, dirompente.
    Se tutti, o almeno un grande numero, di iscritti, di militanti ma anche di dirigenti delle forze politiche che hanno dato vita alla Federazione decidessero di iscriversi direttamente al soggetto unitario si determinerebbe immediatamente un salto in avanti verso il partito unico. Sarebbe l’unico, vero, modo per far valere nella Federazione il proclamato principio “una testa un voto”.
    Ogni cambiamento impone sempre di rompere gli schemi, di andare all’essenziale, di non indugiare mai su quelle che possono sembrare giuste prudenze ma in realtà sono spesso opportunismi che nascono dalla paura di perdere piccoli o grandi privilegi o rendite di posizione.

    Potrei fermarmi qui ma voglio affrontare subito alcune possibili obiezioni a questo ragionamento.

    1) La prima che mi viene in mente è l’obiezione di chi dirà .” non serve, tanto gli iscritti ai partiti sono automaticamente iscritti alla federazione ”. Vero. Se tutti continueremo ad iscriverci ai nostri rispettivi partiti faremo il nostro dovere e ciò che ci si aspetta da noi. Ma così facendo rischiamo di sprecare una opportunità storica. Un forte ed immediato movimento interno alla Federazione che (questa volta davvero dal basso) avrebbe un deciso significato politico e potrebbe imporre nei fatti di dare subito alla Federazione luoghi veri di discussione, di decisione, di rappresentanza. Lo statuto, a parte questa straordinaria possibilità, disegna infatti una struttura barocca dove sopravvivono sovranità e livelli di discussione diversi e sovrapposti. Rischiamo nel migliore dei casi una enorme perdita di tempo in doppie o triple riunioni e nel peggiore una pratica verticistica e la trasformazione degli iscritti in truppe cammellate.

    2) La seconda obiezione potrebbe essere “ ma noi vogliamo un partito comunista. La Federazione non lo è a partire dal nome ”. Io penso che se tutti i comunisti e le comuniste si iscrivessero subito alla Federazione potrebbero affrontare, liberi dalle diplomazie delle proprie burocrazie, anche la questione del nome stesso della Federazione. Il Partito Comunista Italiano è stato la casa delle comuniste e dei comunisti ma anche di tante persone di sinistra che ne condividevano il programma. In realtà proprio la presenza dentro la Federazione di due partiti comunisti può essere ed è utilizzato come alibi da chi non vuole che si dica chiaramente che questa è la Federazione dei comunisti e della sinistra di alternativa. Quindi proprio per non incorrere in opportunismi sulla nostra identità è il caso che questa sia determinata in un processo costituente realmente partecipato dove ognuno, a partire dalle comuniste ed i comunisti che costituiscono in teoria oltre il 90% degli iscritti, possa contare davvero.

    3) La terza obiezione che mi sono fatto è :” si tratta di un salto nel buio. Si indeboliscono i partiti mentre serve il massimo di organizzazione. E’ avventurismo:” Questo aspetto mi preoccupa parecchio. Le nostre strutture sono fondamentali a reggere lo sforzo tanto più in un momento di lotte politiche e sociali al calor bianco. Mai ho ammiccato all’idea delle costituenti o delle palingenesi. Penso però che tutti abbiamo ben consapevolezza dello stato di drammatica sofferenza, di fragilità ed a volte addirittura di inconsistenza in cui versano le nostre organizzazioni. A volte poi sono le organizzazioni stesse, per dinamiche personalistiche, verticistiche o di autoconservazione a fare da tappo all’azione politica ed a frenare i processi unitari. La sussistenza per lungo tempo di queste organizzazioni così come sono oggi mi sembra quindi più un pericolo che una opportunità. Se i partiti non si supereranno in tempi rapidissimi, dentro la Federazione si rischia una infinita guerriglia sui territori (a partire dalla competizione numerica proprio sugli iscritti) ed una paralisi diplomatico-burocratica al centro. C’è persino la “lontana” possibilità che logiche di autoconservazione possano portare a nuove rotture potendo contare su strutture, finanziamenti, di partito, di gruppo o di corrente. Insomma, un processo spinto e travolgente di confluenza immediata dei compagni e delle compagne nella Federazione potrebbe comportare problemi di ristrutturazione delle forme di insediamento, ma allo stesso tempo darebbe l’opportunità di sperimentare subito ciò che comunque dovremo fare se vogliamo costruire un soggetto politico all’altezza delle sfide.

    4) La quarta possibile obiezione che vorrei affrontare è “ ma se gli attuali dirigenti hanno stabilito questo compromesso la tua è sfiducia nei loro confronti”. No. Io penso che tutti coloro che hanno gestito fino a qui la nascita della Federazione lo abbiano fatto con grande lucidità e buon senso. Sono stati tutti generosi al punto giusto per ottenere il risultato possibile. Ora però si tratta di vedere se è necessario che qualcuno aiuti questi nostri dirigenti ad avere ancora più coraggio completando il passaggio del guado. Certo in termini generali si porrà un giorno un problema di rinnovamento di un gruppo dirigente che, complessivamente, è in sella da 20 anni. Ma non è certo cosa da affrontare oggi. La Federazione, una volta divenuta davvero luogo sovrano e sovra-ordinato della militanza e della politica di tutti noi, dovrà darsi anche un nuovo gruppo dirigente nato nelle lotte e nelle dinamiche sociali come dicono i suoi documenti fondativi.

    5) La quinta obiezione riguarda in qualche modo la mia legittimazione, sul piano personale, a prendere una iniziativa in questo senso. Il PdCI come Rifondazione hanno infatti deciso, diversamente dal ragionamento qui avanzato, di intensificare il proprio tesseramento ed insediamento di organizzazione. Essendo io un dirigente nazionale del PdCI si potrebbe erroneamente supporre un contrasto con la linea del mio partito. Assolutamente non è così. Il mio partito, il PdCI, sin dalla sua fondazione si è proposto come “la sinistra che unisce”. Dal 2001 in poi ha perseguito tenacemente proprio la linea della “Federazione della Sinistra” che oggi si va realizzando. Inoltre l’atto fondamentale verso l’unità è stato compiuto all’ultimo congresso quando il PdCI ha deciso di rendersi disponibile alla immediata fusione con Rifondazione Comunista. L’intervento di Diliberto alla assemblea del 5 dicembre ci ha chiesto di rompere gli indugi, di avere il coraggio del nuovo, di accettare i rischi della sfida e dell’unità, di “avere il coraggio di mettersi in gioco senza paura”. Bisogna essere coerenti con queste parole e smascherare, se ci sono, resistenze, riserve mentali e doppi giochi. Ora si apre la possibilità di realizzare il mandato del congresso. Se trasformeremo la Federazione nel partito unico delle comuniste e dei comunisti riusciremo per la prima volta nella storia a superare davvero in avanti una scissione. I partiti decidendo di federarsi hanno riconosciuto la loro non-autosufficienza e nel contempo, aprendo le iscrizioni anche a persone non da loro organizzate, hanno stabilito un piano di sovranità che non appartiene più esclusivamente a loro. Io penso che il mio partito, PdCI (come del resto anche gli altri “soggetti promotori”), non debba affatto sciogliersi ma trasformarsi. Dopo la nascita della Federazione i partiti non possono e non devono procedere come se nulla fosse accaduto. La nostra storia, una storia a cui ho dedicato energie e passioni sin dal momento della sua nascita, ed il nostro coerente impegno per l’unità ci consente di andare avanti trasformando quello che oggi è un partito, il PdCI, in un luogo di elaborazione politica, di ricerca teorica ed anche di difesa di una storia, quella del PCI, che non deve mai essere archiviata. In particolare credo che la cultura politica dei comunisti italiani sia fondamentale perché la Federazione non cada nell’estremismo e nel minoritarismo. La mia è quindi una “obiezione” sulla tattica, sugli strumenti migliori per raggiungere l’obiettivo, e non sulla linea che, appunto, questo obiettivo definisce. Si tratta di una proposta diversa che posso solo oggi avanzare dopo che, appunto, è stato approvato, se pur in un modo non molto partecipato, il nuovo statuto della Federazione. C’è chi dice che per ottenere il partito unico bisogna aumentare gli iscritti al PdCI; io penso che invece sia più opportuno accelerare la predisposizione di strumenti per la battaglia culturale e di egemonia, come la Fondazione proposta da Diliberto, ed allo stesso tempo spingere immediatamente verso la fusione organizzativa con Rifondazione dentro la Federazione. Credo che su questo terreno troveremmo molte più simpatie e disponibilità da parte dei compagni e delle compagne del PRC che molto difficilmente seguiranno la tortuosa via che oggi gli viene proposta: lasciare il loro partito per iscriversi al PdCI per poi poter ottenere il partito unico con gli stessi compagni che hanno lasciato. Se invece nessuno lasciasse nulla ma tutti ci iscrivessimo alla Federazione ciò avverrebbe senza conflitti, senza vinti e senza vincitori. Non dobbiamo mai dimenticarci che i partiti ed i movimenti politici hanno un senso per il loro progetto, gli specifici programmi, gli strumenti di analisi e non per l’autoconservazione dei propri gruppi dirigenti come la presenza di tante riserve di sovranità e di privilegi ai soggetti promotori presente nello statuto provvisorio della Federazione potrebbe far supporre.
    E’ una sfida al PdCI ma anche a Rifondazione. Nel PRC si è aperto un dibattito anche sugli esiti del congresso di Chianciano quando, per respingere l’ipotesi “arcobalenista” vendoliana si è spinto molto sull’insuperabilità del PRC pur rimanendo quel partito una sorta di confederazione di correnti, gruppi e tendenze cristallizzate secondo il modello bertinottiano. La Federazione vissuta come partito unico non diluisce affatto le identità ma consente a queste di uscire dai propri recinti. Dobbiamo vivere questo processo come una sfida in avanti che inevitabilmente provocherà scomposizioni e riaggregazioni. Il problema è capire se questi processi debbano essere lenti, graduali, progressivi o se sia necessario uno strappo che consenta immediatamente di liberare energie e passioni per l’impresa comune.

    6) La sesta obiezione è una sfida: “ bene, bella idea, allora fallo subito tu.”. Io personalmente sono pronto a questo passo. Per caso e non per scelta non ho ancora la tessera 2010 del mio partito ( che in teoria ho il tempo di rinnovare sino alla chiusura del tesseramento in autunno). I gesti dei singoli sono importanti ma ciò che conta davvero sono i processi collettivi. Anche negli ultimi anni c’è stato chi ha usato l’artificio retorico del “dare l’esempio partendo da me”. Non mi sembra che, a parte qualche discutibile vantaggio in termini di propaganda, questo abbia fatto fare un solo passo in avanti alla dimensione collettiva. Prima di una determinazione personale sento quindi l’esigenza di verificare in una discussione libera con compagni e compagne questa proposta, suggestione o illusione. Mi piacerebbe anche in questo modo contribuire ad innescare un dibattito pubblico e trasparente sulle forme, i tempi e le regole che ci porteranno a vivere una militanza comune nella Federazione. Alla fine ovviamente ognuno decide ma in una dimensione collegiale e collettiva. Se la Federazione, nel suo percorso costituente, discuterà anche di questo non credo che sarà un elemento di indebolimento ma al contrario, per tutti, uno stimolo a fare meglio verso il massimo di unità possibile.

    In realtà l’unico ostacolo forse determinante è di natura tecnica e non politica. Lo slittamento dei tempi della Assemblea nazionale, da ottobre a dicembre, ci mette nelle condizioni di discutere di questa opportunità forse troppo tardi. Molti potrebbero infatti obiettare : “lo farei ma io mi sono già iscritto al mio partito. Quindi non posso più fare come proponi. “ Per fortuna infatti già oggi migliaia e migliaia di militanti hanno rinnovato per il 2010 la tessera ai soggetti promotori della Federazione. Fino ad ora però a questi iscritti era aperta una sola possibilità per partecipare al processo. Dopo l’approvazione dello statuto tutto cambia. Teoricamente sarebbe possibile immaginare per questi iscritti un diritto di “opzione” è cioè, dopo l’introduzione della nuova opportunità statutaria, di poter considerare la propria iscrizione al partito solo per il fatto che questa “dà automaticamente diritto” ad essere iscritti alla Federazione. Insomma si potrebbe chiedere di veder “convertita” la propria attuale tessera di partito nella tessera della Federazione e basta.

    Se non sarà possibile, per ragioni tecniche o per le resistenze di chi vuole difendere strutture oggi ormai in gran parte autoreferenziali, seguire la strada “semplice” dell’iscrizione alla Federazione dovremo impegnarci perché quello del 2010 sia l’ultimo tesseramento ai “soggetto promotori”. Per decidere assieme una tale eventualità, sarà forse necessario convocare, immediatamente dopo le prossime elezioni regionali, un Congresso straordinario del PdCI.

    Altre obiezioni sono certamente possibili e, se me ne sarà data l’occasione, le affronterò in una discussione in cui metto in conto persino di poter cambiare idea….

    Ultima considerazione. Ovviamente avanzare pubblicamente questa proposta comporta un rapporto leale prima di tutto con il mio partito ed i suoi organi dirigenti. Io credo sinceramente che tutto ciò che ho scritto e penso sia compatibile con il mandato che il Congresso ci ha dato, ma, ovviamente, dal punto di vista politico e statutario non spetta a me trarre questo tipo di conclusioni.
    Informerò quindi immediatamente il Presidente ed il Segretario e la Commissione di Garazia di queste mie riflessioni che ovviamente, essendo riflessioni di carattere politico, non possono rimanere riservate. Mi impegno sin da ora a rispettare fino in fondo le decisioni che questi vorranno determinare. Dato l’emergere però di un mio dissenso sulla conduzione tattica della prossima fase, in segno di profondo rispetto, mi autosospendo dall’organismo esecutivo del mio partito e cioè dall’Ufficio di Segreteria del PdCI.

    Iacopo Venier

  396. La revoca da parte della questura di Roma dell’autorizzazione al corteo nazionale di studenti, precari e lavoratori della conoscenza dell’11 dicembre è una decisione grave e immotivata.
    La manifestazione, con partenza in piazza Aldo Moro, incontro con il corteo della Cgil in piazza della Repubblica e arrivo al ministero dell’istruzione, è stata proclamata dall’assemblea nazionale della ricerca e dell’università del 20 novembre scorso, organizzata dal Coordinamento precari della Sapienza e dall’Flc-Cgil con l’adesione di tutte le anime del movimento, unite dalla lotta contro il ddl Gelmini di abolizione dell’università pubblica.
    Revocare, dopo averla concessa, l’autorizzazione a un corteo assolutamente pacifico, a meno di 48 ore dalla partenza, è un’irresponsabile provocazione, di carattere apertamente politico. Si vogliono limitare gli spazi di legittimità giuridica del movimento studentesco, con l’obiettivo evidente di creare tensioni, di impedire la manifestazione democratica del dissenso, di alzare il livello dello scontro.
    Link-coordinamento universitario chiede alle autorità competenti di intervenire per permettere il regolare svolgimento del corteo, secondo il percorso già autorizzato. Noi, studentesse e studenti universitari di Link, non ci facciamo intimidire, e non accettiamo provocazioni repressive. Venerdì 11 dicembre, in occasione dello sciopero dei lavoratori della conoscenza, saremo in piazza contro il ddl Gelmini, per riprenderci il nostro futuro, la nostra libertà d’espressione, il nostro diritto a manifestare.

    LINK – coordinamento nazionale universitario
    http://www.linkassembleastudentesca.it

  397. Marco Imprintine Says:

    Ma scusate, ma la cosiddetta provocazione di Venier cosa ha di diverso da quello che sosteneva la mozione 2 al congresso di Chianciano? A me sembra la stessa identica proposta. Perchè l’avversammo se ora è la nostra?

  398. per esempio perchè non vuole costruire una sinistra senza aggettivi, ma un partito comunista…

  399. senti uccio, io lascio il tuo post che riporta quello di venier. solo per non farmi accusare di censura. ma lasciati dire che trovo altamente scorretto che tu agisca così.
    quanto al contenuto lo trovo molto sbagliato ed anche molto pericoloso.
    se facessi il demagogo mi basterebbe dire che venier poteva fare a meno di fare la scissione (per unire la sinistra- sic) e che se vuole un solo partito comunista può rientrare quando vuole nel prc.
    ma io non sono un demagogo.
    ne cerco di imporre le scelte del mio partito ad altri.
    ciò che dice venier è sbagliato perché, guarda caso, non c’è un solo contenuto. si da per scontato che sarebbe meglio un solo partito comunista. questo lo penso anch’io. ma se non c’è ci sarà un motivo. no? ed è sbagliato sottovalutare le divergenze gravissime che hanno prodotto divisioni e scissioni. il prc ha scelto di rilanciare il progetto strategico della rifondazione comunista. il pdci ha scelto di rifarsi alla tradizione del pci. far finta di non vedere questo è sbagliatissimo. bisogna rispettare questa differenza e non farla diventare motivo di divisione.
    è pericoloso perché se qualcuno, con questo o con altri espedienti, cerca di affermare il proprio progetto cancellando quello di altri, in altre parole se qualcuno facendo appello all’unità dei comunisti cerca di far finire il progetto strategico della rifondazione comunista nel dimenticatoio per fare un piccolo pci tanto istituzionalista e ortodosso quanto moderato e subalterno al centrosinistra, allora provocherà delle reazioni ed ulteriori divisioni. perché il prc ha deciso di non sciogliersi e, per esempio, per me e non solo per me, è più importante la rifondazione comunista di qualsiasi federazione o unità dei comunisti. perché la federazione è l’unità possibile e giusta giacché non cancella i rispettivi progetti strategici e perché fa appello a tutti gli anticapitalisti, che non sono comunisti e che hanno il diritto di essere rispettati, ad unirsi. è la proposta giusta perché produce una pratica comune ed è sulla pratica comune che anche i comunisti possono confrontarsi nel tempo per superare, possibilmente, le proprie divisioni. con serietà, rigore e discutendo approfonditamente. non con la demagogia.
    chiaro?

  400. un comunista del PRC Says:

    Ramon vado di fretta ma un conto sono gli iscritti e i dirigenti del partito che mi pare ovvio, come tu descrivi il tuo di pensiero vedi ultimo post, mantengo strategie e visioni strategiche e quindi ne parlano tengono convegni ecc, altro il segretario generale che dovrebbe (visto anche come è composita e coriandolica la maggioranza nel PRC) essere un summa. Ma il metodo conta molto e non estraggo a piacere dal testo è come risponde a quella domanda che mi ha colpito. Per quanto attiene a Venier altro che pericoloso ha dato un buon suggerimento ci dovrò pensare…
    saluti comunisti

  401. Bucharin77 Says:

    eccolo che s’avanza il pasticcio, fatta la legge trovato l’inganno e perciò la federazione corre subito un pericolo…
    Per il resto grazie Ramon della tua lunga e argomentata risposta. Rispetto a quanto dici: è vero, nell’ultimo CPN la posizione ufficiale del partito ha fatto alcuni passi avanti nella direzione che io e tanti altri auspichiamo: ha reso più acuta la critica alla strategia epifaniana, ha salutato positivamente l’esistenza di più documenti, ha appoggiato la Fiom nella sua battaglia per la democrazia sindacale. Dopodiché non sono convinto dai tuoi argomenti:
    1) tu dici, anzitutto, che una indicazione di voto non sposterebbe un voto. Forse no, ma darebbe al partito una coerenza programmatica e sindacale molto più robusta di quella attuale. Sarebbe, per così dire, una scelta di prospettiva: di fronte a un bivio decisivo, il PRC non arretrerebbe. Ciò darebbe un segnale forte soprattutto ai tutti i lavoratori che non si vogliono piegare alla concertazione. Il mio suggerimento è quindi di ragionare avendo presente il destino sociale e politico della classe nel suo complesso e non solo quello dei singoli iscritti al PRC che potrebbero non essere d’accordo con un tale pronunciamento.
    2) sì, credo che il partito sia ‘superiore’ al sindacato perché si pone un problema che il sindacato non può costituzionalmente porsi, quello del potere e dello Stato. Il partito organizza le forze sociali, collocandone le aspirazioni e i bisogni sul livello organizzativo e funzionale più alto della società capitalistica. Un Rinaldini che dà l’indicazione di voto per Vendola al congresso del PrC sarebbe ridicolo, un partito che privilegia una certa linea all’interno del sindacato no.
    3) e pure se a qualche militante dà fastidio che il partito appoggi una certa linea nel sindacato, qual’è il problema? Farebbe una offensiva per far cambiare posizione al partito? Bene, arricchiamo il dibattito e lo rendiamo più vivace e interessante! Esce? E pazienza, sai quanti militanti sono usciti dal PRC in questi anni, e, consentimelo, per ragioni più importanti di queste. E poi: ma è meglio congelare questa condizione per cui esistono dieci posizioni sindacali nel partito rendendo di fatto ad esso impossibile una più precisa definizione della sua prospettiva in merito oppure è meglio un chiaro, leale e trasparente conflitto su tutta la piattaforma sindacale? Abbiamo guadagnato politicamente qualcosa da Chianciano, sì o no? Io penso di sì. Io penso che se in quella sede non avessimo fatto chiarezza il PRC sarebbe morto. La vicenda Sinistra e libertà insegna, credo. Certo tutto ciò è costato una scissione. Ma senza quella scissione il partito sarebbe rimasto politicamente indeterminato. Chi, come i togliattiani, sta versando in questi mesi lacrime per la scissione non dovrebbe dimenticarlo.

  402. lucaocchionero Says:

    Caro “comunistadel PRC”(ed aggiungo io, di cos’altro potresti essere se non del PRC?), evitiamo di incorrere in fraintendimenti. Non è stato Ferrero ad imporre al comitato regionale pugliese del PRC la candidatura di Vendola, bensì è una scelta tutta pugliese, della quale Paolo Ferrero ha preso semplicemente atto. Le elezioni regionali pugliesi, prima ancora di cominciare si stanno rivelando un rompicapo. Come avevo ripetutamente annunciato anche sul blog di Ramon, in tempi non sospetti, la figura di Vendola è stata utilizzata dal PD, dal potere e da tutto il cucuzzaro, per imporre determinate scelte capitalistiche, per colpire al cuore qualsiasi sinistra di alternativa. Tale utilizzazione è avvenuta a livello nazionale, ma anche a livello pugliese. Come pure avevamo previsto, non ritenendo più utile Vendola per il raggiungimento di questi scopi il “potere” lo ha lanciato per terra manco fosse un fazzolettino di carta.
    Ma Vendola pare non sia un fazzolettino di carta: in questo momento è un presidente della Regione detronizzato per il futuro dal PD che tenta di rimuoverlo per portare avanti un trucido progetto politico con l’UDC, la Poli Bortone e pure con gli uomini che non hanno volto(tanto il grigiore) della lista civica di Lombardo Presidente(con ribaltone alle porte) della Regione Sicilia. Vendola resistendo a tutto questo pare(mi mostro titubante perchè ancora i miei occhi e le mie orecchie non credono a questo colpo di reni di Nichi) voglia candidarsi a tutti i costi, anche contro questo “potere” che lo ha sedotto ed abbandonato. Ritieni che il PRC debba essere indifferente a tutto questo? Che il PRC non debba valutare la realtà dei fatti ma rinchiudersi in una posizione meramente ideologica facendo una seconda lista di sinistra contro Vendola e contro il PD? Credo di no. Il PRC in Puglia fa politica e il primo compito di chi fa politica è valutare attentamente i fatti che si snocciolano sotto gli occhi ed ascoltare anche il proprio popolo di elettori, ex elettori, possibili elettori. Verso il governo Vendola manteniamo tutte le nostre critiche(molte le ho fatte su questo blog e le riconfermo), ugualmente le manteniamo verso il suo agire politico ed i tentativi che lo stesso ha fatto, insieme ai suoi spocchiosissimi collaboratori, di affossare il partito che tanta notorietà ed agiatezza gli ha dato; ma non possiamo farci prendere dalle questioni personali liddove discuti di un governo pubblico(pubblico nel senso che è nell’interesse di tutti). E dunque bisogna dire che il PRC ha visto governi peggiori rispetto a quelli di Vendola(mi riferisco non solo agli immorali governi di Fitto, ma anche a quelli del primo centrosinistra), ha appoggiato coalizioni sostanzialmente moderate che candidavano presidente Giannicola Sinisi che, per chi non lo sapesse, qualche anno dopo divenne viceministro dell’INterno della Margherita aprendo i CPT(Centri di permanenza temporanea per gli immigrati, inaugurati da un governo del centrosinistra verso il quale il PRC aveva la desistenza).
    Oggi la situazione è diversa: con la Sinistra e Libertà(che ormai esiste, in parte, solo in Puglia) ci sediamo intorno ad un tavolo senza pregiudizi di sorta(delle nostre beghe alla gente non frega proprio nulla!), esponiamo le nostre forti critiche e lavoriamo ad un programma di sinistra d’alternativa che preveda il mantenimento pubblico dell’acqua(acquedotto pugliese) e delle reti idriche, l’investimento sulle fonti di energia alternativa e no alle centrali nucleari; serie riforme sanitarie(liddove Vendola è mancato nel suo primo mandato appoggiando addirittura un progetto folle come la privatizzazione totale della sanità a Taranto che nel programma faremo togliere) e candidiamo Vendola come presidente della Regione. Il PRC pugliese dimostra di essere un partito piccolo sì, ma dignitoso e maturo, che nell’interesse dei cittadini è pronto a mettere da parte situazioni di avversioni personali dovute ad un congresso durissimo e ad una scissione subita la cui inutilità è sotto gli occhi di tutti, e propone ai pugliesi un programma ” di sinistra” in contrapposizione non solo al centrodestra, ma anche al PD. Questo è il nostro progetto, questo è ciò che Vendola promette a noi, a tutti i Pugliesi, a tutte le tv ed i giornali che lo intervistano. Ora a meno che Nichi faccia retromarce clamorose questo sarà. Ma l’ipotesi di una retromarcia clamorosa non mi pare possa pervenire, sarebbe la perdita definitiva ed in solo colpo di ogni credibilità politica e personale indipendentemente dalle motivazioni addotte. Oltre la poesia serve la pratica risolutiva dei problemi del popolo che soffre, ecco perchè servono il PRC e la federazione della sinistra nel contesto pugliese.

  403. ecco caro bucharin, si dispiega la nostra divergenza sulla stessa concezione del partito.
    1) la direzione, ma è in realtà stato il cpn, non ha fatto passi avanti. non ha modificato le proprie posizioni. le ha solo ribadite in un documento messo al voto. ti sfido a dimostrare che rifondazione non abbia detto, perfino prima del congresso, le cose scritte nel documento e che tu dici essere dei passi avanti. solo chi ha creduto alla fesseria che rifondazione tacesse per non disturbare lavoro e società in quanto aderente alla federazione può vedere in quei contenuti delle novità. ma questo è appunto il modo vergognoso con il quale si discute in italia, anche fra compagni, di cose serie.
    2) che cosa darebbe, secondo te, “una coerenza programmatica e sindacale molto più robusta di quella attuale” al partito? non l’analisi della realtà, non i contenuti, non le proposte di lotta. queste cose sono insufficienti, sono secondarie. quello che conta è dire che bisogna votare per la mozione x. ci vuole la dichiarazione di voto affinché i lavoratori sappiano che il prc considera la concertazione come un disastro? dove e come si esplica la funzione di un partito politico comunista? nel lavorare nelle lotte, sui contenuti, con un paziente e difficile lavoro di costruzione dell’unità di classe e anche della ricomposizione del sindacato di classe? indicando temi e obiettivi che possono unire, anche i sindacati di base, e che favoriscono la ricomposizione di classe, come la democrazia sindacale? macché! il partito, essendo superiore in quanto tale, da le sue indicazioni di voto e i sindacalisti e i lavoratori obbediscono. e così, siccome sia i sindacati di base, sia la fiom sia lavoro e società sono contro la concertazione, la discussione si deve fare non già su come unirsi, prima durante e dopo il congresso della cgil, contro ogni riproposizione della concertazione, bensì sulle diverse tattiche e coerenze e divisioni fra sindacati di base (al loro interno e contro la cgil), e fra la fiom e lavoro e società. ammesso che il partito possa e sappia svolgere una funzione positiva per la ricomposizione di classe e per un sindacato di classe (perché mica basta essere partito per essere capaci di svolgere quella funzione e del resto di partiti comunisti ce ne sono diversi e ognuno potrebbe avere ragione contro gli altri in una divisione infinita) davvero pensi che quella funzione si svolge con maggior successo partecipando direttamente alle contese sui voti nelle organizzazioni sindacali piuttosto che sui contenuti e sulle lotte? come fa a sfuggirti il fatto che se scegli una componente sindacale, qualsiasi essa sia, fino ad arrivare a fare la campagna per il voto, il giorno dopo sarai tu come partito ad essere schiacciato sulla stessa ed egemonizzato dalla stessa, giacché tutte le altre componenti, interne od esterne alla cgil, riproporranno anche con il partito il rapporto che hanno con quella componente?
    vorrei anche farti notare che il prc fin dalla sua nascita nel 91 è per una riforma, anche fatta per legge, sulla democrazia sindacale. all’epoca anche la fiom era contraria, ed era perfino favorevole alla concertazione. se il prc avesse detto che per questo i suoi iscritti dovevano uscire dalla cgil e che dovevano tutti stare in uno dei tre o quattro sindacati di base ( e magari scegliendo uno solo di questi), giacché erano gli unici ad essere per una riforma della democrazia sindacale e contro la concertazione, sarebbe stato più forte ed egemone nella battaglia contro la concertazione e per la democrazia sindacale? chiunque sia dotato di cervello sa che la risposta è no! e che certamente, ammesso che gli iscritti del prc avessero obbedito (ma in realtà semplicemente se ne sarebbero andati dal prc), sarebbe stato ben più difficile che oggi la fiom, anche se con ambiguità sullo sbarramento del 5 %, cambiasse opinione.
    3) la concezione della superiorità del partito che hai non è mai, dico mai, stata propria dei comunisti in italia. quella è una formuletta schematica ed astratta propria delle formazioni che si autonominano avanguardia. ed è alla base di mille divisioni. per un altro verso è stata all’origine dell’idea nefasta che non la rivoluzione sociale (il mutamento dei rapporti di produzione e la conformazione di una società alternativa a quella modellata dal sistema capitalistico) bensì la conquista del potere fosse il compito del partito. con la conseguente identificazione del partito nel potere e nello stato, fino alla contrapposizione del partito e dello stato rispetto agli interessi materiali della classe e della società. fino alla aberrazione che la società deve passivamente adeguarsi al progetto di trasformazione deciso dallo stato e dall’alto. e fino alla vergogna della proprietà statale dei mezzi di produzione ma con l’imitazione acritica del modello capitalistico di organizzazione del lavoro (a cominciare per esempio dal cottimo). come se il modello di società, l’alienazione, la stratificazione in classi della società dipendessero solo dalla proprietà dei mezzi di produzione e non dal modo di produzione e dall’organizzazione del lavoro. e fino all’orrore del ministro della cultura che decide che i cittadini non possono ascoltare il jazz perché il partito così ha deciso.
    4) per tornare ad un tema meno importante ti dico che se uno è iscritto al prc ed è per la concertazione la lotta deve essere dura e può anche concludersi con il fatto che lui esce dal partito. ma se ci sono dieci compagna diversi collocati in dieci sindacati diversi e tutti contro la concertazione io voglio che rimangano nel partito e che insieme a me e a te, trovino la strada per agire insieme e anche per unirsi domani in un solo sindacato di classe. sei tu che scegliendo di volta in volta questo voto o quell’altro congeli le divergenze e le spingi a competere fra loro dentro il partito.
    ciao

  404. caro lucaocchionero, ti sbagli. si può essere comunisti anche se non si è del prc. e del resto credo che ci sia una sottile allusione alla natura non comunista o non veramente comunista del prc che spinge il “comunista del prc” a definirsi così.
    il resto che hai scritto sulla puglia lo condivido parola per parola. comprese le virgole.
    un abbraccio

  405. Caro Ramon,che non sia sufficiente conquistare il potere(il controllo dello stato)per modificare i rapporti di produzione mi sembra un’evidenza storica, almeno per quel che riguarda l’URSS,ma che lo si possa fare senza,lasciando cioè il potere coercitivo nelle disponibilità dell’avversario,mi sembra qualcosa di peggio che un’illusione,un incubo alla cilena.

  406. Io credo che PRC in Puglia debba entrare nelle contraddizioni che si sono venute a creare, debba dire le cose che lucaocchionero sottolineava sull’utilizzo che hanno fatto di Vendola i poteri forti, debba cercare un dialogo con la base di sel. Ma quello che reputo sbagliato è che si sia dato un appoggio acritico, senza cioè affrontare le questioni importanti come il licenziamento di Petrella, i finanziamenti dati ai vari Divella, Natuzzi ecc.., la costruzione di 5 inceneritori, il finanziamento di 1 ml di euro al G8 di Lecce, i soldi elargiti agli oratori e certamente la questione sanità sulla quale tanto Vendola aveva puntato in campagna elettorale promettendone il risanamento e l’abolizione dei ticket, cose non solo mai realizzate ma lasciate nelle mani dei poteri forti di questa regione. Infine andava ricordato anche che è stato per primo Vendola ad aprire all’Udc ed ai fascisti della PoliBortone e che ci avrebbe tenuto certamente fuori se questi avessero sostenuto la sua candidatura.
    Se poi il PD avesse deciso di appoggiarlo avremmo fatto(o faremo?) l’accordo anche con loro?
    Forse per essere credibili avremmo potuto anche sostenere la candidatura di Vendola ma a condizione che rompesse col PD, i Divella ed i poteri forti.

  407. eh no, caro lucaocchionero, si può essere comunisti senza essere del PRC… hai voglia…..

  408. Luca Marini Says:

    Mah io non conosco bene la raltà politica pugliese e non conosco bene cosa pensano i simpatizzanti e gli elettori del prc pugliese. So però ad esempio che il PRC è uscito poco tempo fa dalla giunta di centrosinistra, la giunta del presidente Vendola. Quella non mi sembra sia stata una scelta ideologica o dettata da beghe personali. Siamo proprio sicuri che la gente e gli elettori comprendino ora un sostegno ad un candidato, presidente di una giunta da cui siamo usciti?????
    Vendola nelle sue dichiarazioni incarna un populismo e un plebiscitarismo sfrenato, tali aspetti non li ritengo secondari tutt’altro.
    Poi non condivido la tesi che se il prc si presenta con una sua lista e un suo candidato diverso da Vendola sia da considerare un partito ideologico e settario, mentre se sostiene Vendola e si siede ad un tavolo con sinistra e libertà sia da considerare un partito serio e responsabile.
    Allora alle scorse elezioni amministrative, noi qui a Prato se non abbiamo partecipato alle primarie con sel (che ora non esiste) e se siamo andati da soli in provincia e al comune di Prato non appoggiando il carrozzone del centrosinistra, siamo da ritenere degli sciocchi ideologici???
    mah

  409. Bucharin77 Says:

    Caro Ramon, andiamo per ordine, anche se la questione è diventata più ampia di quella da cui siamo partiti e forse non è affrontabile con uno scambio rapido di battute.
    Su 1) se facciamo un confronto fra l’ultimo documento e quelli precedenti noto la sottolineatura di alcuni aspetti che nei primi erano più in ombra. Non si tratta di una diversa posizione politica, chiaramente, ma del rilievo maggiore dato a quei punti di cui dicevo negli interventi precedenti. Poiché nel partito è ampia e trasversale l’insoddisfazione per come ci stiamo relazionando con il congresso CGIL ho l’impressione che questo documento abbia voluto in qualche modo soddisfare anche chi nella nuova maggioranza del partito non è del tutto d’accordo con la posizione di Ferrero, di Fantozzi e tua.
    2) un partito comunista non fa solo analisi (cosa, peraltro, che magari Rifondazione avesse fatto negli anni precedenti, al posto delle fantasmagorie bertinottiane), deve prendere delle posizioni politiche. Cioè deve indirizzare i suoi militanti nel lavoro sociale, in tutte le forme dell’agire associativo, sindacale etc. E lo deve fare perché ha un obiettivo preciso, che, nel suo caso, è la trasformazione del modo di produzione capitalistico. Questo obiettivo per il marxismo, per tutto il marxismo, appartiene solo al partito, non ad altri organismi associativi. Chi pensa che siano i movimenti o i sindacati a potersi assumere l’obiettivo della trasformazione del modo di produzione capitalistico, assume, consapevole o no, posizioni anarco-sindacaliste. Né della tua argomentazione mi convince l’idea che al partito si debba conferire lo scopo di lavorare per la riunificazione della classe. Questo scopo solo per un verso, quello economico, lo svolge e anzi deve svolgerlo il sindacato. Il partito unifica la classe sul terreno politico, perché a questo livello l’unità della classe è coestensiva alla totalità sociale del capitale.
    Poste queste premesse, che hanno a che fare con la superiorità del partito rispetto al sindacato, non capisco perché tu pensi che la mia posizione farebbe finire il partito in una condizione di subalternità verso questa o quella corrente sindacale. Se il partito si pone l’obiettivo di cui sopra, e appronta le strategie adeguate per perseguirlo, allora non potrà mai finire preda di questa o quella corrente sindacale. Il suo agire sopravanzerà sempre quello di una, seppur rilevante, componente sindacale.

  410. Bucharin77 Says:

    mentre scrivevo me lo ha inviato scusa, continuo:
    su 3) argomento troppo ampio, servirebbero 2 anni di discussione (quando le faremo, a proposito, queste discussioni di prospettiva?). Su alcune cose che dici sono d’accordo, su altre no. In ogni caso, se fossi in te starei più attento a dire che la proprietà statale dei mezzi di produzione è una “vergogna”. Si tratta di una misura di transizione, adeguata in certi paesi e in certe congiunture, anche se non sufficiente e alla lunga distorsiva. Ma appunto c’andrei più cauto. Se no oggi Chavez, Morales etc., perché li sosteniamo?
    Su 4) sono d’accordo, ma sei sicuro che dentro Rifondazione quelli che sostengono il primo documento in CGIL abbiano la reale volontà di abbandonare la concertazione? Io qualche dubbio ce l’ho.

  411. Dico solo una parola: VERGOGNA!

    Riflettiamo tutti assieme su come sia possibile raggiungere tali punti di degenerazione:

    (ANSA) – CATANZARO, 13 DIC -”Dare vita ad una nuova alleanza di governo con l’Udc”. E’ la proposta emersa al termine di una riunione delle formazioni politiche dello schieramento del centrosinistra calabrese, svoltasi a Lamezia Terme. All’incontro, aperto da una relazione del segretario regionale del Pd, Carlo Guccione, hanno partecipato il
    capogruppo del Pd alla Regione, Nicola Adamo; il capogruppo e segretario regionale di Rifondazione comunista Nino De Gaetano; il segretario regionale del Pdci e assessore regionale Michelangelo Tripodi; l’assessore regionale Luigi Incarnato, Ercole Nucera e il consigliere regionale Giuseppe Guerriero del Partito socialista; il segretario regionale dei Verdi Felicita Cinnante e il dirigente nazionale Diego Tommasi, il deputato Aurelio Misiti di Procalabria, Tonino Perrelli segretario del Patto per il Sud e per le Riforme e Eugenio Barca del Pli.
    L’iniziativa e’ stata indetta, riporta la nota, ”per affrontare la fase preparatoria delle prossime elezioni regionali”. ”La proposta avanzata unanimemente e dopo un ampio e
    approfondito dibattito – e’ detto in un comunicato – e’ rivolta alla ricerca di avanzate convergenze politico – programmatiche, alla luce della esperienza che e’ stata condotta negli ultimi cinque anni al governo della Regione e ad unire tutte le forze che nel Palamento Nazionale e nel Paese sono impegnate in una azione di opposizione al Governo di centrodestra”.
    ”In particolare, considerate le continue scelte di abbandono e di penalizzazione del Governo nazionale nei confronti della Calabria e dell’intero Mezzogiorno – conclude il comunicato – si ritiene strategica, per l’apertura di una nuova fase che dia speranza e prospettiva allo sviluppo ed alla crescita dei nostri territori, una intesa con l’Unione di Centro (Udc)”.

  412. Attenzione anche alla Liguria,al Piemonte e alle Marche.
    Nel mio Piemonte è sicuro che andranno pd e udc e pare che noi stiamo trattando

  413. vendola è stato vittima dei suoi stessi magheggi….dopo aver scisso il partito per darsi un’aria più moderata e distaccarsi dai “comunisti settari e col torcicollo”, e dopo aver fatto il rimpasto aprendo di fatto a UDC e IO SUD, che non se lo sono filato proprio, ora si ritrova messo in un angolo proprio perchè troppo radicale. Stanno facendo con lui, quello che lui ha fatto con noi.
    e purtroppo in puglia il PRC continua a vedere in Nichi il sole dell’avvenire, non rendendosi conto che questo potrebbe distruggerci.
    A mio avviso il miglior candidato è il nostro candidato!

  414. un comunista del PRC Says:

    Però dopo Vendola ci alleiamo con Buttiglione…DeMita…e anche l’uomo dei cannoli …CUFFARO… mamma mia!!!

  415. caro bosco, se uno dice che il compito del partito non è quello di identificarsi con lo stato ecco che subito tu dici che questo produrrebbe nemmeno indifferenza nei confronti del tema del potere ma addirittura l’accettazione cretina di “lasciare il potere coercitivo” (ma sarebbe meglio dire repressivo dico io) nelle mani dell’avversario.
    l’egemonia, il blocco sociale e il blocco storico di gramsciana memoria, l’idea che gli interessi di classe e il conflitto debbano produrre una diversa concezione dello stato dove stanno nel tuo ragionamento?
    non è che per caso sia necessario rompere l’involucro borghese dello stato proprio per necessità, e cioè per realizzare il coronamento e la consolidazione delle trasformazioni sociali? c’è una bella differenza fra il concepire la presa del potere da parte di una avanguardia che poi lo gestisce secondo lo stesso modello borghese rivolgendo gli apparati repressivi contro il proprio popolo e il modello del potere popolare che lottando e crescendo travolge il diritto borghese e attribuisce un senso diverso alla stessa parola democrazia.
    tu stesso parli dell’urss. ma vorrei farti notare che per gestire il potere in quel modo fu teorizzata la supremazia del partito sullo stato (che si risolse nell’identificazione totale del partito nello stato). con buona pace di marx e di lenin che avevano teorizzato l’estinzione dello stato.
    in altre parole l’esperienza storica dimostra che o una rivoluzione sociale produce una diversa concezione dello stato e promuove il potere dal basso oppure finisce con l’appropriarsi dell’apparato dello stato per gestirlo come la borghesia e anche peggio. anche perché non basta cambiare la proprietà dei mezzi di produzione per cambiare il modo di produzione, l’organizzazione del lavoro e le sue divisioni capitalistiche (lavoro manuale lavoro intellettuale) e il conseguente modello di società. bisogna sapere che, sempre che il marxismo sia qualcosa di serio, in assenza della rivoluzione sociale si crea una nuova classe privilegiata che si comporta, attraverso lo stato, come proprietaria dei mezzi di produzione. la burocrazia e il partito identificato con lo stato. una nuova borghesia che pretende di imporre dall’alto alla società le modificazioni che ritiene nel momento in cui lo ritiene. con la conseguente passivizzazione delle masse, il conformismo, il nepotismo (chi avrebbe mai detto che in nome del marxismo in corea avrebbero teorizzato che alla nascita di kim il sung ci fu una fioritura straordinaria che annunciava una nuova era), il servilismo e il clientelismo sfrenato.
    gli apparati repressivi dello stato, il monopolio della forza dello stato, sono cose da distruggere e non da gestire illudendosi che siano neutri e che risponderanno docilmente ad un nuovo padrone.
    chiaro?
    un abbraccio

  416. caro luca marini, ogni scelta tattica, sempre, presenta aspetti negativi ed aspetti positivi. se non fai certi accordi devi sapere che sarai accusato di essere settario e di non proporti la sconfitta della destra. e viceversa se li fai devi sapere che sarai accusato di essere governista e traditore di contenuti. fare l’apologia di una scelta ignorando le controindicazioni che comunque contiene trasforma la discussione sulla scelta da fare in uno scontro, in un dialogo fra sordi e nel prodromo di una nuova divisione. io, per quel che ne so della puglia, sono d’accordo con lucaocchionero. il quale propone un ragionamento, contenuti sui quali svilupparlo e valutazioni serie sulle conseguenze di altre scelte.
    la politichetta che arriva al popolo è che ogni scontro politico sia il frutto di competizioni personalistiche e fra leader. discutere di contenuti e dimostrare che noi non siamo preda di vendette e giudizi da mettere al di sopra della politica è secondo me una scelta giusta.
    a me sembra semplicissimo.

  417. caro bucharin, discutiamo e discutiamo. male non fa.
    1) è sicuro che il documento del cpn è stato scritto tenendo conto del dibattito corrente. ma ribadendo cose che il prc ha sempre detto e non dicendone di nuove. questa è la realtà. ti sfido a dire che il prc non sia stato sempre durissimo contro la concertazione, a favore della democrazia sindacale (ogni legislatura sono state presentate proposte di legge in tal senso, sempre più avanzate di quella attuale della fiom che pure va sostenuta), e a favore di ogni dialettica interna ed esterna alla cgil che producesse discussione ed iniziativa a favore del conflitto e della ricomposizione di un sindacato di classe. ribadire queste cose, compreso l’appoggio dato sempre agli scioperi dei sindacati di base, non è superfluo perché, purtroppo, nella discussione stile porta a porta c’è chi dice che rifondazione ha cambiato linea per non disturbare l’alleata associazione “lavoro e solidarietà”. se in italia e anche all’interno del partito, del sindacato e della sinistra, ci fosse un dibattito serio ribadire delle ovvietà potrebbe essere ridondante e superfluo. ma non è così. la discussione è quasi sempre inquinata dai processi alle intenzioni, dalle semplificazioni e dai personalismi.
    2) a quanto pare la diversa concezione del partito è ispirata addirittura da una diversa concezione della stessa nozione di politica. il partito si occupa di politica e il sindacato di lotte economiche. essendo la politica superiore al sociale ne deriva che il partito è superiore al sindacato. ecco fatto. il mondo si fa entrare in uno schemino e tutto va a posto. fuori dallo schemino non c’è nulla e qualsiasi altra ipotesi è chiaramente un tradimento, una rinuncia alle proprie responsabilità, un cedimento.
    a cambiare il mondo, a trasformare il modo di produzione, a fare la rivoluzione sociale e politica non è la classe, non sono le masse, non sono i popoli, è una avanguardia che si guarda allo specchio e si autonomina tale. e che quindi deve dare le sue indicazioni su tutto. i consigli di fabbrica, il sindacato come soggetto di trasformazione, le forme di autorganizzazione e di democrazia diretta, gli stessi concetti di blocco sociale e storico, non esistono. marx non faceva parte del movimento operaio. ne stava fuori e mandava nello stesso un emissario a dare la linea. è sempre stata presente un solo modello di partito e di sindacato.
    proprio ti sfugge che nell’epoca della restaurazione-rivoluzione capitalistica (restaurazione perché risospinge i rapporti di forza sociali e la stessa concezione corrente della politica ad un secolo fa e rivoluzione perché il modello sociale e il meccanismo di accumulazione del capitale presentano forti novità, che per quanto siano state ampiamente previste non cessano di essere novità) c’è una attualità del comunismo che per essere praticata come tale deve fare i conti con le contraddizioni del sistema di questa epoca. proprio ti sfugge che il rapporto struttura sovrastruttura turna a proporre la centralità della struttura che tende a sussumere al suo interno la politica intesa in senso tradizionale. o non ti sei accorto della centralità dell’impresa, dello strapotere delle multinazionali e dei loro organismi che dettano le regole (o la deregulation) ai governi e alla politica degli stati.
    possibile che tu pensi che il movimento no tav non faccia politica molto più di chiunque voglia trattare il modello di sviluppo, le contraddizioni ambientali e tutto il resto attraverso “documenti” e magari “programmi elettorali”, nonché attraverso indicazioni da dare ai propri militanti che poi le faranno diventare egemoni nel movimento. quando gramsci parlava delle casematte da conquistare progressivamente per fare la rivoluzione in occidente parlava del protagonismo delle masse e di una funzione di intellettuale collettivo del partito. non di una illuminata cerchia di rivoluzionari possessori della verità da trasferire alle masse per loro natura incapaci di capire di agire senza le indicazioni dell’avanguardia.
    ed infine. atteso che ci sono il prc, il pdci, sinistra critica, il pcl, il pdac, la rete dei comunisti, e diversi altri che essendo comunisti dovrebbero esercitare ognuno la funzione politica superiore che tu dici, ed essendo che la qualità di una avanguardia non si misura con il numero dei suoi componenti e tanto meno con i voti elettorali, ed essendo che ognuna di queste organizzazioni di solito emette indicazioni sensibilmente diverse circa cose importanti, non resta che competere alla morte per affermare la vera politica corretta.
    anche per questo, caro bucharin, dare le indicazioni a chi dovrebbe riconoscersi inferiore a chi le da, non produce affatto l’effetto da te desiderato bensì il contrario. e cioè che le divisioni sindacali si accomodano a scegliere ognuna il suo referente e si trasferiscono direttamente nei partiti.
    so bene che non ti posso convincere. ma dovresti sapere, non foss’altro che per il nick che hai scelto, che non basta proporre schemini che non hanno mai funzionato e che non resistono a nessuna verifica concreta, per avere ragione.
    un abbraccio

  418. gio, danilo, uccio e comunista del prc. ci risiamo!
    non si può discutere così. anche perché non è discutere. è solo far casino inutilmente.
    vergogna, controvergogna, tradimenti ecc ecc.
    che palle!

    per esempio dal congresso c’è una durissima divergenza fra la direzione nazionale e il gruppo dirigente calabrese del prc.
    ciò che è stato fatto ed è scritto nel comunicato che gio ha postato è più o meno il contrario dell’opinione del partito nazionale.
    se si facesse l’unità comunista in calabria il 90 % sarebbe sulla linea di quel comunicato atteso che il pdci calabrese e quello nazionale sono completamente d’accordo nel sostenere loiero, caro comunista del prc.
    la divergenza fra il prc nazionale e quello calabrese e fra il prc e il pdci provocherà gravi problemi.
    è perfino in contraddizione con quanto votato dal regionale.
    ma come si vede i dettagli non si possono discutere su un blog come questo se non incorrendo nelle semplificazioni e nella contrapposizione di slogan e suggestioni tanto roboanti quanto vuoti.
    ciao

  419. un comunista del PRC Says:

    io sono nel 10%…
    La grande manifestazione contro Berlusconi ha visto nello stesso giorno la nascita ufficiale delle cosiddetta Federazione della Sinistra. Dapprima doveva-poteva essere l’unità dei comunisti, poi (dopo il flop della lista alle elezìoni europee) aveva assunto la denominazione di Federazione della Sinistra Alternativa;
    al momento del parto è scomparsa anche la definizione alternativa e sono iniziati invece i corteggiamenti a Sinistra e Libertà di Vendola. Il congresso di Chianciano per Rifondazione è ormai superato e si capisce anche sul terreno del quadro politico: dall’alternatività al PD si è rapidamente passati all’autonomia e, dopo la vittoria del triste Bersani (vista come un ritorno di fiamma della sinistra – non si capisce quale, se non quella confindustriale) si ragiona (con l’alibi dei programmi, dai tempi dell’Ulivo “carta straccia” per “impacchettare” i sentimenti dei militanti) di alleanze col PD, e magari anche con l’UDC, per le prossime elezioni regionali.
    Federazione di lotta quando si è all’opposizione e federazione di governo quando si è sui banchi della maggioranza! Bada bene Ramon è da quando è nato il PRC che ci accapigliamo se stare o no al governo sia nazionale che negli E.L. Non sarà un caso che i leader della nuova formazione di sinistra sono solo personaggi di governo: Ferrero ex ministro, Diliberto ex ministro, Salvi ex ministro (il peggiore del lavoro), Patta sottosegretario ( e oggi ispiratore della “non scelta” nell’appoggiare il documento alternativo della CGIL, in rispetto alla valutazione-tutta poltroniera- di Lavoro e Società, che ha deciso addirittura di stare con Epifani).

    L’insuccesso del rilievo mediatico (a scapito di una paccottiglia viola liberal-generica) del grande sforzo di partecipazione di decine di migliaia di compagne e compagni è anche dovuto a questa decisione di costruire , per l’ennesima volta, una soggettività politica non protesa a riconquistare la fiducia della nostra gente, ma a corteggiarla maldestramente per averne un voto alle elezioni regionali. Pensando che un posticino da consigliere o da assessore regionale valga di più che non la prospettiva di medio lungo periodo con cui radicare nuovamente un moderno soggetto politico comunista in Italia dentro un quadro di sinistra anticapitalista, e quindi necessariamente alternativo al PD. E’ un vero peccato che le residue forze di bravi compagne e compagni vengano destinate all’esaurimento in un progetto eclettico e fumoso che porterà non solo di nuovo alla sconfitta elettorale (non è il peggiore dei mali) ma al rischio di definitivo allontanamento dalla politica della parte migliore del Paese, è una amara constatazione dovuto alle lettura reale di quello che sta succedendo dentro Rifondazione e il Pdci. Serve invece ritornare per davvero tra la gente, ricominciare dalle lotte, con umiltà e senza fretta. Solo così, assieme all’evitare questi grossolani errori, si potrà ritrovare la rotta.
    saluti comunisti
    Ecco come vedi Ramon io sono assai poco istituzionalista

  420. mio caro comunista del prc, è inutile che tu descriva false premesse per poi dire che si è cambiata linea. rileggiti il documento di chianciano e vedrai che dici il falso. rileggiti i deliberati del cpn e della direzione sulla lista alle europee, nonché il programma della lista stessa, e vedrai che dici il falso. mai si è parlato di unità dei comunisti. che lo volesse il pdci e una delle tre sotto componenti della mozione tre del congresso del prc è verissimo. ma che si dovesse farlo e che il non averlo fatto costituisca un tradimento della linea è una cazzata di propozioni gigantesche. se fosse stato per me la federazione si sarebbe chiamata della sinistra anticapitalista. ma è difficile sostenere che, dicendo esplicitamente che si tratta dell’unità fra le forze anticapitaliste e che il simbolo sarà la falce e martello, si tratta di qualcosa di generico che fa la corte a sinistra e libertà. ma tanto è inutile richiamarti ai fatti e discutere seriamente, per te qualsiasi espediente retorico è buono per cercare di dimostrare che chi non la pensa come te è cretino, destro, traditore e ogni mattina si sveglia con l’idea di come fregare i poveri militanti. quanto alle regionali ho scritto e detto ed anche votato come tutti i lettori del blog sanno. prendo atto che ti dichiari non istituzionalista. ma non spieghi come puoi conciliare questo con il proporre l’unità con un partito che nell’ultimo congresso ha votato di puntare alla ricostruzione del centrosinistra e che ha continuato sempre ad insistere sulla necessità di sconfiggere l’autosufficienza di veltroni, dicendo che è la vera causa della vittoria di berlusconi. se invece si fa una federazione che dichiara, a scanso di equivoci, che non ci sono affatto le condizioni per rientrare nel centrosinistra nel governo nazionale eventuale, e se questo è coniugato con la prospettiva strategica di un polo indipendente dal PD e con una proposta per battere berlusconi e riformare la legge elettorale, allora questo è di destra ed è un cedimento. mah! e rimah!
    inoltre la federazione non è nata. è cominciato il processo costitutivo che durerà un anno. a me piacerebbe che entrassero tanti non istituzionalisti che stanno nelle lotte, comunisti o meno che siano. e non che gli istituzionalisti nascondendosi dietro l’identità comunista continuino a tentare di dominare tutto.
    ciao

  421. lucaocchionero Says:

    Compagno Luca Marini, se non fossi in Puglia sarei d’accordo con te.
    “Comunista” del PRC che c’entra la elezione regionale con L’UDC e Cuffaro?? Non ti chiedi se forse per caso l’operazione politica da noi messa in piedi ha allontanato la “sinistra” dall’abbraccio mortale con l’UDC, spaccando il PD e mettendolo in mezzo ad una strada? Magari è merito di questa strategia politica no? Perchè non facciamo una cosa del genere anche in Calabria, Piemonte, Liguria, Campania?

  422. alberto larghi Says:

    Caro Ramon,un partito che non è in grado di decidere chiaramente di stare con la Fiom nel congresso della Cgil,non ci serve a una mazza.
    Non lo fà per ragioni spicciole di bottega,per non rompere con quella gamba (gambetta?) della federazione che è l’associazione di Patta,peccato che oggi nel paese le uniche lotte significative in difesa delle fabbriche,magari occupandole,sia la fiom appunto,questo è stare nei movimenti.
    Se non si è in grado di scegliere tra chi scrive bei documenti,e chi invece fa le lotte,se per tenere in piedi la federazione dei burocrati,dobbiamo tenere posizioni piatesche ed equidistanti, siamo evidentemente alla frutta!
    Proviamo a pensare che succederebbe per le prospettive di lotta futura,se,magari con il concorso di alcuni compagni di Rif.Com. venissero sconfitte le posizioni di Cremaschi e Rinaldini in favore di quelle di Epifani?sarebbe tutto uguale per noi?Che diremmo ai compagni della Fiom che partecipano ai comitati no tav o a quelli contro il ponte sullo stretto dove,per il sindacato,cè solo la Fiom? E come mai per noi uguale è chi era fuori nei giorni caldi di agosto alla INNSE e chi non c’era come Epifani e soci? Poi ci faremo le menate su Di Pietro che occupa semplicemente spazi da noi lasciati liberi……non ci siamo,mi sa che mi piglio un periodo di riflessione.
    ciao alberto

  423. alberto larghi Says:

    Scusate alcuni strafalcioni lessicali,ho scritto di fretta e un poco incazzato….

  424. un comunista del PRC Says:

    Non sono pochi a pensarla come alberto larghi mi pare, ma si sa si spacca il PRC questa è la tesi e poi non ci seguono i nostri iscritti e elettori e via di seguito come se la chiarezza delle posizioni non fosse utile, come dire siccome esiste il razzismo di massa bisogna avere attenzione su questo argomento mahhh
    saluti comunisti

  425. E’ nato ilmegafonoquotidiano.it
    Oggi “La vecchia Rifondazione pronta a una nuova unità”
    http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/la-vecchia-rifondazione-pronta-una-nuova-unit%C3%A0

  426. caro alberto larghi, che vuoi che ti dica. io ho lungamente argomentato il motivo per cui sono d’accordo a non dare indicazioni di voto nel congresso della cgil e il motivo per cui sono d’accordo sulla posizione del prc relativamente alla concertazione, alla democrazia sindacale e così via.
    io veramente non capisco come si faccia a dire che la chiarezza consiste non nella pratica del partito, non nelle sue posizioni e battaglie, non nei suoi documenti, bensì in una dichiarazione di voto che per giunta non sposterebbe un solo voto nella cgil. ma di quali posizioni pilatesche parli? citami una sola lotta sulla quale rifondazione abbia assunto posizioni pilatesche. una sola. il partito in quanto tale non da l’indicazione di voto e tutti i suoi dirigenti locali e nazionali, invece, possono darla. e tutti sanno che la stragrandissima maggioranza dei militanti e dirigenti di rifondazione voteranno e faranno votare il documento “la cgil che vogliamo”. anche io auspico la vittoria di questo documento. e, lo ripeto, quando rifondazione aderisce agli scioperi del sindacalismo di base che critica durissimamente la cgil e anche la fiom lo fa per via della presenza di patta nella federazione? quando rifondazione dice che appoggia la battaglia della fiom sulla democrazia sindacale, al netto di quel famoso 5 % di sbarramento criticato da tutti i sindacati di base, lo fa per compiacere epifani? quando rifondazione in diverse realtà cerca di costruire coordinamenti delle fabbriche in lotta perché non lo fa la fiom ne nessun altro lo fa per fare dispetto a qualcuno? tutte queste cose sono pilatesche e non chiare?
    ma forse si pensa che la chiarezza politica consiste nell’insultare questo o quello, nello spaccare tutto, nel produrre divisioni.
    io davvero non finisco di meravigliarmi di come sia degradato il dibattito.
    ciao

  427. alberto larghi Says:

    Allora a questo punto serve che chiarisca meglio ciò che intendo: il partito può spostare più di un voto,ho incontrato militanti sindacali,rsu che sono disorientati,altri che si nascondono dietro l’atteggiamento pilatesco della “non indicazione di voto”.
    Ieri hanno firmato il cotratto nazionale dei chimici che abolisce per i neo-assunti gli scatti di anzianità,in cambio di miserabili garanzie per i lavoratori in forza,padri contro figli e dopo un anno di finte critiche il sidacato del commercio (filcams) ha firmato l’accordo nazionale che prevede l’obbligatorietà delle domeniche lavorative,più indietro di Raztinger!!!!Queste non sono chiacchere sono fatti. Chiedo, è impossibile dire che un militante comunista non può stare con chi,non solo dice,ma pratica una linea così disastrosa o no!Cosa diversa da chi milita nei sindacati di base,che al di la delle opinioni,hanno una pratica conflittuale.
    Non capisco a che degrado ti riferisci,io sono profondamente convinto che alcune scelte sono dettate da calcoli che si riveleranno per noi sbagliati.
    In ultimo,non ho mai detto che il partito sia assente dalle lotte,dico che cè una contraddizione nel non scegliere che è cosa diversa dal prospettare correnti di partito nel sindacato.
    Stare nei movimenti,nelle lotte sempre,questo è quello che penso,niente altro,ti dice nulla che per esmpio la rete 28 aprile di cremaschi non faccia parte della federazione?
    Di che degrado parli? sembri un censore quando argomenti così,ricorda che stai parlando con uno che sta in questo partito da prima che nascesse.
    Ti abbraccio

  428. qIl Prc dopo anni è tornata realmente a stare nelle lotte,davanti alle fabbriche,con i precari della scuola.
    Ieri ho dormito,con nostri compagni,a pochi metri dalla nostra sede nazionale dove c’era una protesta e questo,grazie allo straordinario lavoro del partito sociale e di Piobbichi,succede in quasi tuttele realtà del nostro paese

  429. caro alberto, ci conosciamo bene. e il rispetto reciproco non manca. può capitare di avere posizioni diverse su cose importanti o meno. mi dispiace che tu mi dia del censore. e non c’entra nulla la data di iscrizione al partito. ma stiamo al punto. tu stesso riconosci che il partito è nelle lotte. ma ometti di riconoscere che le posizioni del partito sulla concertazione, sulla democrazia sindacale, sulla natura di classe del sindacato, sui contratti, e su altre cose ancora sono chiarissime e sono corroborate da comportamenti coerenti. vorrei farti notare che uno di questi comportamenti è il trattare il sindacalismo di base come la cgil (e data la tua lunga militanza nel partito dovresti sapere che è stato anche modificato lo statuto del partito proprio per questo). in altre parole il prc da tempo, al contrario del pci e del primo prc, ha scelto di NON avere un sindacato, o una corrente sindacale interna alla cgil, come referente privilegiato. questa scelta, che è il frutto di esperienze sbagliate del passato e di una analisi delle divisioni che esistono nel sindacalismo (e per altro il prc ha propri iscritti in tutte le organizzazioni sindacali di base e nella rete 28 aprile, nella fiom e in lavoro e società), si può praticare “delegando” al lavoro sindacale non assumendo posizioni chiare su questioni come, per esempio, la concertazione o la democrazia sindacale, oppure dicendo tutte le proprie opinioni sui contenuti ma evitando di dare indicazioni di voto. l’indicazione di voto da parte della direzione del partito presuppone la scelta, di volta in volta, del referente privilegiato. ho detto “della direzione del partito” e non dei militanti del partito o dei sindacalisti iscritti al partito, organizzati o meno in una delle componenti sindacali. perché un voto in direzione è un atto politico preciso che ha conseguenze. a meno che non si tratti di parole buone per i comunicati stampa destinate a rimanere lettera morta. un partito che ha decine di migliaia di propri iscritti alla cgil e che da indicazioni di voto poi o richiama i propri iscritti a comportarsi come deciso oppure da per scontato, come è ovvio, che gli iscritti al partito con la tessera della cgil seguiranno i propri orientamenti ed anche i vincoli di solidarietà e di coerenza della componente alla quale appartengono. come sai, sono contrario all’idea della superiorità del partito sul sindacato e sui movimenti sociali. dare indicazioni cogenti su come comportarsi in un sindacato risponde ad una precisa idea di partito, che oltre ad essere fallita è, secondo me, proprio sbagliata. del resto è una logica tipica delle avanguardie autoproclamate. una logica di gruppi ristretti che pensano di risolvere il problema della politica a suon di proclami, di frasi altisonanti e di direttive. di organizzazioni e partiti comunisti ce ne sono ormai una decina, e quasi tutti, essendo la vera avanguardia e possedendo la verità, danno le loro indicazioni incuranti del ridicolo.
    è proprio opportuno darsi un limite quando si vuol fare politica seriamente. per altro c’è una questione di autonomia del partito e delle organizzazioni sindacali. qual’è, caro alberto, il limite che stabilisce dove c’è una invasione di campo? i dirigenti sindacali firmano dichiarazioni di voto sia alle elezioni sia, per esempio, per il documento nel congresso del partito di cui fanno parte. è un loro diritto.ma la segreteria, per esempio, della fiom non può votare una indicazione di voto alle elezioni o al congresso di rifondazione. perché il partito, chiariti i contenuti sui quali si batte, e ferma restando la libertà di tutti i suoi dirigenti di dichiarare il voto che preferiscono nella cgil, dovrebbe votare in direzione una indicazione di voto nel congresso di una organizzazione autonoma?
    inoltre, sebbene il congresso della cgil sia importantissimo, non è la fine della storia. del resto quando ci fu il referendum sull’accordo fra governo e cgil cisl e uil la fiom, al contrario della rete 28 aprile e lavoro e società che fecero la campagna per il no, non diede una indicazione di voto. e negli scorsi congressi della cgil, credo per due o tre volte, non ci furono documenti alternativi in presenza di cofferati che rivendicava fieramente la concertazione come strategia.
    come vedi ci sono argomenti seri, e comunque rispettabili, tra chi, come me, ha deciso di NON votare in direzione una indicazione di voto.
    e, se permetti, non è una posizione pilatesca.
    il degrado a cui faccio riferimento è proprio l’interpretazione maliziosa secondo la quale siccome lavoro e solidarietà ha aderito alla federazione allora rifondazione diventa in un colpo solo pilatesca. il degrado consiste in un dibattito che spiega tutto con la categoria dell’opportunismo (sempre degli altri) e che riduce i contenuti ad accessori della polemica di un gruppo contro un altro. il degrado consiste nel ritenere che c’è chiarezza se si alza la voce, si fanno proclami, si accusano altri di essere delle merde, dei burocrati e così via. il degrado sta nelle semplificazioni estreme per cui tutta la ragione sta da una parte e tutti i torti dall’altra. il dibattito gridato, con accuse e controaccuse, semplificato e immiserito dallo scontro permanente fra persone, intriso di pregiudizi e di processi alle intenzioni è mutuato dal modello di politica dominante.
    nel tuo primo post, mi spiace dirlo, c’è una eco evidente di questo modo di discutere. e mi spiace dirlo proprio perché ti conosco e, come sai, ti stimo.
    un abbraccio

  430. Nasce una nuova associazione che ha pieno titolo si pone all’nterno della Federazione della Sinistra per dare uno sbocco politico a coloro che pensano che il futuro dei comunisti è utile a tutto il paese.
    dallo statuto:
    “ La ricostruzione di un rinnovato partito comunista è un’esigenza, in primo luogo, delle masse popolari e di tutti coloro che sono interessati a contrastare i processi reazionari in corso. L’Associazione MARX 21° nasce dalla volontà di favorire questo nuovo processo di unità e autonomia teorica e politica dei comunisti in Italia, nella convinzione che esso non possa essere rinviato ulteriormente né che esso possa avanzare solo con la pur giusta rivendicazione di un nome, di un simbolo, di una bandiera, ma solo con una rinnovata capacità di analisi della società italiana e del contesto mondiale”
    saluti cordiali

  431. Scusate, ma l’avete letta l’intervista di Ferrero alla “Repubblica” ?
    Ci arruoliamo nel fantomatico C.L.N. evocato da Casini ? E quale istanza di partito l’avrebbe deciso ?
    Ma allora tutte queste discussioni a che servono ? E, soprattutto, a cosa è servito Chianciano ?

  432. Poi, anche se è certamente meno importante ma non per questo di scarsa rilevanza, l’avete letta la difesa spassionata che il commissario della Federazione Romana, Nicotra, fa dello scissionista vendoliano Smeriglio ?
    Lo stesso Smeriglio che era stato denunciato dal precedessore di Nicotra per “appropriazione indebita” ?

    http://roma.indymedia.org/sites/roma.indymedia.org/files//nicotra%20difende%20smeriglio.pdf

    Ci siamo forse persi qualcosa ? Il congresso di Chianciano è stato annullato ?

  433. L’ha deciso il cpn della volta scorsa……………
    La questione è semplice:
    1) Berlusconi sta provando a smontare la costituzione e le garanzie democratiche.
    2) Per impedirglielo occorre fare le lotte ma anche – nel caso in cui vada ad elezioni anticipate – riuscire a batterlo altrimenti le vince e nessuno lo ferma più.
    3) visto che oggi vi è una legge maggioritaria lo schieramento che ha un voto piu dell’altro vince.
    4) per questo occorre fare uno schieramento piu grande di quello di berlusconi…. Mostra tutto
    5) non vi è però nessuna possibilità di fare un accordo di governo con il pd e i suoi vicini.
    6) per questo occorre distinguere tra questione democratica e governo del paese. Noi proponiamo un accordo per battere berlusconi e fare una legge elettorale proporzionale che non contempli il governo. Questa mi pare l’unica strada percorribile per uscire da una situazione che altrimenti è senza via di uscita, per noi e per la democrazia nel paese.

  434. Dario Casella Says:

    Se non si farà in questo modo saremo stritolati dal voto utile e rafforzeremo solamente idv e pd i quali faranno una campagna elettorale solo e soltanto contro di noi,per carcare di recuperare i voti a sinistra mettendoci all’angolo come coloro che per rimanere duri e puri si accontentano di avere berlusconi
    Dobbiamo prenderci la responsabilitpolitica,come fatto nel dopo guerra,di rispristinare la democrazia e un minimo di pluralismo con chi ci sta
    Chi farà l’accordo di governo, e noi non lo faremo non avrà bisogno dei nostri voti,visto che c’è una legge elettorale con premio di maggioranza
    Poi se vi piace berlusconi tenetevelo per altri anni………

  435. federico Says:

    Direi che l’aspetto piu’ drammatico della intervista di ferrero, piu’ ancora del condividerne o meno i contenuti, e’ che il 99,99% di coloro che l’avranno letta, avra’ aggrottato la fronte, pensato “BOH!” e voltato immediatamente pagina.

  436. Berlusconi va cacciato,ormai siamo alla dittatura

  437. Bucharin77 Says:

    la proposta del partito è stupida perché dopo queste fantomatiche elezioni non avremmo da un lato una assemblea costituente, in cui si prendono le decisioni ‘costituzionali’, diversa dal governo, in cui si prendono le altre decisioni. Sarebbe lo stesso governo, cui noi diamo la fiducia per fare le riforme istituzionali, a fare il lavoro sporco sul terreno economico e sociale.
    E poi hai voglia a dire che non è il tuo governo: la dai o non la dai questa fiducia, quando quel governo magari la pone sulla finanziaria?

  438. un comunista del PRC Says:

    Sono film già visti! già ma io sono settario e poco attento al quadro politico, continuiamo negli errori, desistenza, accordi di governo, tutto già visto.
    Con il PD che lancia l’inciciucio (D’Alema) ho letto male? ci ritroveremo senza strategia, ma via…
    saluti

  439. un comunista del PRC Says:

    come scriveva Ramon dobbiamo incalzare il PD avere una proposta ma lo vede il dibattito politico su cosa si sviluppa e poi non è quello di Casini anche il partito di CUffaro?
    Ha ragione Bucharin77 ma sta fiducia la diamo poi o no?

  440. mister K, evidentemente credi di essere al grande fratello o sull’isola dei famosi. dove la discussione si fa così, come la fai tu. sparare cazzate, accuse, insulti. parlare di trame, di complotti e di tradimenti. dubito che tu abbia anche la più pallida idea di cosa voglia dire fare politica con serietà e rigore. è da luglio scorso che rifondazione, e la proposta l’ha fatta rifondazione prima di ogni altro, propone di fare una alleanza per cacciare berlusconi e rimuovere il bipolarismo. e da ancor prima che rifondazione ha detto che non avrebbe fatto parte di un eventuale governo di centrosinistra limitando il proprio accordo alla legge elettorale e al conflitto di interessi. e per prima ha auspicato che dell’alleanza facesse parte anche l’udc.
    qui su questo blog come altrove si è discusso molto. a volte seriamente, a volte come fa il signor K.
    ma ecco che K cerca di far credere che il segretario di rifondazione abbia cambiato linea attraverso un’intervista su repubblica.
    come se non bastasse cerca anche di, come hanno già fatto altri (sempre rigorosamente anonimi), di indurre tutti a fare risse e scontri contro questo o quello, in modo da ridurre l’immagine di rifondazione a un coacervo di litiganti rissosi, settari e autolesionisti.
    egregio signor K vada pure a postare i suoi approfondimenti, le sue raffinate analisi, le sue alte ed importanti proposte in qualche blog spazzatura dove il tifo sostituisce la militanza, le urla e i petardi la discussione, le infamie la ragione.

  441. appunto caro bucharin e caro “comunista del prc”, noi abbiamo una nostra proposta e il PD due o tre e forse anche quattro. cercare di cacciare berlsuconi e chiudere con la stagione del bipolarismo (che è l’origine dell’esclusione del conflitto sociale e delle ragioni comuniste dalla rappresentanza) è una proposta, per voi, giusta o sbagliata a seconda dell’ultimo fremito di d’alema o bersani. non c’è nulla di più subalterno e di più remissivo di questo atteggiamento. non c’è nulla di meno autonomo che non avere una propria proposta per ridursi solo a commentare quelle degli altri. non c’è nulla di meno comunista che il non porsi il problema della forma dello stato e delle istituzioni e il tentare in tutti i modi di aprire spazi democratici e chiudere quelli autoritari. non c’è nulla di più autolesionista che comportarsi esattamente come i tuoi nemici vorrebbero. e tutti, dal pdl al pd, vorrebbero che i comunisti siano incapaci di avere proposte proprie e giuste. vorrebbero che si autorinchiudessero in un recinto dal quale lanciare anatemi contro tutto e tutti. i comunisti così non fanno paura ne danno fastidio a nessuno.
    siamo già sull’orlo dell’irrilevanza politica e sociale. lavoro sociale e proposte come quella che voi contrastate sono necessarie come l’aria che respiriamo. fare retorica sulle lotte (magari osservandole con una lente d’ingrandimento per scoprirne la parzialità e l’assenza di questo o quel dogma) e non avere una proposta concreta e giusta sulla questione democratica limitandosi a dire che d’alema… che veltroni… che bersani… che casini… non è far politica. è essere una setta che si autocompiace nelle assemblee di adepti del tutto incomprensibile per gli operai e il popolo.
    ciao

  442. Bucharin77 Says:

    caro ramon non siamo d’accordo su molte cose ma c’è sempre rispetto da parte mia e voglia di discutere pacatamente (poi certo è politica non una discussione di meccanica quantistica, ammesso e non concesso che anche questa non sia priva di un certo grado di coinvolgimento). Mi sembra di averti fatto una obiezione precisa, e te ne vieni fuori con una critica al modo di essere di alcuni dei frequentatori di questo blog etc.. Poi so bene che il partito l’ha formulata a luglio questa proposta, e infatti è da allora che non mi convince. Un abbraccio

  443. caro bucharin, prendo atto delle tue intenzioni. ma tu hai messo un post il cui incipit è: “la proposta del partito è stupida…” . la passione comporta il definire stupide le posizioni e le proposte altrui? siccome sono dotato anch’io di passione dovrei dire che bucharin dice stupidaggini perché prende un pezzettino della realtà e lo assolutizza ignorando completamente le controindicazioni del proprio ragionamento. ma per me la passione nella discussione, anche la più polemica, è cercare di capire, di analizzare, ed anche di di contrastare una posizione tenendo presente la sua parte di verità interna. qui si è discusso moltissimo della famosa proposta in oggetto. ed io ho sempre interloquito sia con te che con altri rispondendo più volte al problema che poni.
    capisco che è un blog, per carità, ma non è che ripetendosi all’infinito si faccia maggior chiarezza.
    rimetto parte di un mio post di qualche tempo fa:
    “1) noi proponiamo l’accordo elettorale. il pd dice no. punto. andremo da soli e però avremo un argomento serio. potremo cioè dire che avevamo fatto una proposta utile a cacciare berlusconi e soprattutto ad uscire dalla palude del bipolarismo ripristinando la democrazia proporzionale.
    se permetti non è lo stesso che dire sia di berlusconi sia della democrazia noi non ci occupiamo.
    2) il pd accetta totalmente o parzialmente la proposta. in questo caso esistono molti modi di modulare l’accordo per i mesi necessari a fare la legge elettorale. si può, cioè, fare un accordo parziale solo sulla legge elettorale e sul conflitto di interessi e non sul resto. e perfino nel caso (improbabile dato lo stato dell’arte) che i nostri parlamentari fossero decisivi ed indispensabili esistono molti accordi tecnici possibili che non ci obbligherebbero a votare le cose per noi inaccettabili.
    ovviamente quest’ultima eventualità, come tu osservi di fatto, è la più complicata.”
    però aggiungo due cose, caro bucharin.
    è vero. se noi facciamo parte di una maggioranza perché i nostri eletti sono stati eletti nella coalizione elettorale si aprono molti problemi. ma…
    1) se è chiaro a tutto il mondo che noi non facciamo parte del governo perché non ne condividiamo il programma economico, sociale e di politica estera, come ho già scritto ci sono molti modi per affrontare il problema. alcuni ottimi. se per esempio, e ripeto che è altamente probabile allo stato dell’arte, i nostri voti non fossero determinanti il problema si risolverebbe da se. se, invece, fossero determinanti, ci sono voti tecnici, non voto ed astensioni. questa idea assai stravagante (per chi si dichiara comunista) per cui il voto in parlamento è solo un fatto simbolico e non un aspetto tattico di una politica e di una strategia è un frutto avvelenato della riduzione della politica ad immagine massmediatica e ad atti di pura testimonianza assolutamente inerti. infatti, caro bucharin, sebbene esista il problema che tu indichi applicando lo stesso tuo modo di ragionare ti si può rivoltare tutto contro. esistendo la semplificazione chiunque ti può dire che a) se non hai una proposta per battere berlusconi vuol dire che te ne freghi del problema berlusconi in Italia. domanda: il problema berlusconi esiste o non esiste? puoi dire di no, che è lo stesso il PD o berlusconi. è in parte vero, ma solo in parte. c’è di mezzo la riduzione del danno. non è materialmente lo stesso per milioni di persone e se è vero che la riduzione del danno non basta, ovviamente, non può essere vero che aumentare il danno sia il viatico per costruire qualcosa di buono. b) se invece hai una proposta per battere berlusconi e soprattutto per cancellare il bipolarismo che però, forse, apre altri problemi e allora rinunci alla sua realizzazione perché temi quei problemi chiunque ti potrà dire che non si capisce quale sia il tuo vero scopo. se hai paura che una tua proposta giusta si realizzi questo significa che tu non hai proposte e sei solo in balia di quelle degli altri. così facendo, e lo ripeto, tu ti confini nella più totale subalternità nei confronti degli altri.
    guarda che qui passa il discrimine fra un partito politico e una associazione culturale, fra un partito politico e un gruppo settario, fra un partito “parte della classe” secondo la definizione gramsciana e una elite che si illude che ripetendo a voce alta la propria identità comunista possa cambiare la realtà.
    del resto, caro bucharin, quale è la tua proposta? non fare accordi di nessun tipo, fare una campagna elettorale difendendosi dall’accusa di contribuire alla vittoria di berlusconi, lasciare che nessuno ponga il problema del bipolarismo e, conseguentemente, lasciare che il bipolarismo si rafforzi ulteriormente.
    forse semplifico, certo. ma se semplifico troppo ti dispiace dire quale proposta avanzi affinché si possa contemporaneamente rimuovere berlusconi, non fare un accordo organico di centrosinistra e mettere le premesse per rimuovere il bipolarismo?
    certo, se si realizza la nostra proposta si aprono problemi che bisogna affrontare. ma non è che se si fa come dici tu non si aprono problemi.
    se vince berlusconi si consolida il bipolarismo e la svolta reazionaria nel paese. o no? se vince il PD senza di noi e senza porre il problema del bipolarismo si consolida il bipolarismo e si rafforza l’idea che la politica consiste nell’alternanza fra simili e che il conflitto non può avere rappresentanza. ma se il conflitto resta senza rappresentanza nei luoghi nei quali si fanno le leggi chi fa i conflitti non gonfierà le fila nostre bensì voterà utile (per la riduzione del danno), si asterrà o, peggio ancora, si cercherà qualche jessie jackson “amico dei movimenti” nel PD.
    come vedi tutte le scelte sono gravide di conseguenze indesiderate. è sempre così.
    continuo a dire che la proposta è giusta. altro che una stupidata! è giusta perché è possibile da realizzarsi. difficilissimo ma possibile. e soprattutto perché risolve problemi di fondo anche se ne apre di tattici. che sono serissimi ma conseguenti alla soluzione di problemi di fondo e che non possono essere assolutizzati perchè bisogna, casomai, paragonarli a quelli che ci sarebbero se non ci fosse la proposta di cui sopra.
    un abbraccio

  444. Ramon a ma pare che a Chianciano non si sia detto e scritto che non saremmo entrati in un governo col PD ma che non c’erano le condizioni per un’alleanza. Ora non solo si propone un’alleanza col PD ma addirittura con l’UDC di Cuffaro. Ma davvero credete che questa proposta sarà capita dai lavoratori? Quale motivo avrebbe in più chi non ci ha votato per cambiare idea? Cosa diremo in campagna elettorale, che entriamo in una coalizione (ma non all’eventuale governo) a cui faremo opposizione sempre che i nostri parlamentari non siano determinanti nelle votazioni? Ancora una volta la teoria del male assoluto che ci porta a fare accordi anche col diavolo che ci ha reso extraparlamentari, che ha reso il nostro partito inutile agli occhi ed agli interessi della classe operaia. Ma poi prima non parlavate di un governo a tempo per fare la legge elettorale e poi tutti a casa, oppure avevo capito male?
    Non ti fa certo onore la risposta che hai dato al compagno K., quale sarebbero le cazzate e gli insulti? Non ti piace il suo modo di discutere? Ma la tua risposta è ancora peggio e poi al grande fratello non si parla di politica.

  445. Solo una nota… La proposta di Ferrero prevede un’alleanza elettorale ma esclude un’alleanza di governo. E allora di fronte alla fiducia in Parlamento? La risposta è che, in base a calcoli o speranze, i nostri voti non saranno decisivi per la sopravvivenza del governo.
    Il che, mi sembra, equivale a dire: elettori, votate il PRC, tanto sarà totalmente ininfluente! Addirittura, in determinate situazioni: Votate il PRC solo se il vostro voto è totalmente ininfluente! (ad esempio, al Senato per sicurezza è meglio non avere rappresentati) Non c’è che dire, un’idea brillante e un efficacissimo slogan da campagna elettorale 😦

    (tra parentesi, mi ricorda la strategia che nel 2004 ha portato alla distruzione del Green Party americano, che invitava a votarlo solo dove Kerry era sicuro o di vincere o di perdere)

  446. Luca Marini Says:

    Allora Ramon prendo spunto dal tuo ultimo post in risposta a Bucharin:
    condivido molti aspetti del ragionamento che fai sulla proposta avanzata e ancora oggi in discussione. Vorrei capire però dove tu vedi la possibilità anche minima che ciò si possa verificare a breve, al di là di dichiarazioni lasciate qua e là dai vari leader io non ne vedo le condizioni.

  447. Luca Marini Says:

    Un’altra considerazione, tu all’indomani delle elezioni amministrative e dopo accordi incomprensibili scrivesti che rifondazione era in serio pericolo. Beh i rischi si ripropongono ancora maggiori per questa tornata elettorale. E gli effetti si stanno già vedendo qua e là in svariate federazioni. A mio modo di vedere si sta sottovalutando il problema e non si presta attenzione ai rischi a cui potremo andare incontro entrando in giunte di centrosinistra a dir poco discutibili.

  448. Ma quale “grande fratello”, caro Ramon, la mia è pura esasperazione.L’esasperazione di chi, dopo la mazzata elettorale della Sinistra Arcobaleno, ha pensato di poter ricominciare “dal basso a sinistra” spendendosi in una battaglia congressuale, a tratti anche truce, come quella vissuta, nel mio specifico, in particolare a Roma ….
    E non ho mai pensato “mai più col Pd”, mica sono scemo o visionario … ho pensato “mai più col Pd ad ogni condizione” … e qui invece mi sembra “pure con L’Udc ad ogni condizione” … per cui, non cerchiamo di nasconderci dietro un dito …. lo so che la proposta il Cpn l’ha fatta a luglio … ma, a parte che il Cpn non è un congresso nè una conferenza di organizzazione … ma io è da luglio che sono incazzato nero ed oggi ovviamente ancora di più ….. in particolare, poi, sono incazzato per come si è conclusa la vicenda della mia federazione, quella romana …. probabilmente, vista l’incapacità autoctona di ricomporre la grave crisi, la scelta del commissariamento era cosa obbligatoria .. non è questo che discuto …. ma la scelta del commissario invece si … ed infatti eccolo, senza alcuna discussione interna ( del resto è commissario …) prendere tranquillamente le difese, peraltro rispetto ad una vicenda squallidina ed impolitica relativa ai contributi previdenziali dell’Assessore al Lavoro della Provincia di Roma, di quello stesso personaggio che è stato il nostro principale antagonista nella battaglia congressuale romana e che è stato anche la causa principale della grave crisi che abbiamo vissuto nella Federazione, la questione dei contributi di palazzinari e padroni vari al partito alla vigilia del Piano Regolatore di Veltroni al Comune di Roma … non entro nel merito della questione di cui si parla oggi, non sono un esperto previdenziale nè tantomeno un giurista, ma la difesa d’ufficio di Smeriglio la facesse Sinistra & Libertà … e non il massimo dirigente della Federazione del Prc …. e poi dici che non c’è da essere incazzati neri … ne fai una questione di “bon ton” … proprio tu che invece in passato hai sempre parlato chiaro, senza porti tanti problemi ….. vuoi sapere spassionatamente come la penso ? pure tu, nonostante l’ottimo articolo da cui è partita questa discussione, ti stai adeguando al vago “galleggiare” … ed alla difesa di un “ceto politico” che è invece da rottamare …. sono così incazzato che comincio a pensare che Grillo non ha veramente tutti i torti quando parla di “casta” …. e qui la chiudo, con tanti saluti al galateo di Monsignor Della Casa … io faccio politica da quasi quarant’anni, in una borgata romana e sul posto di lavoro … dove non serve il galateo … servono argomenti, fatti, esempi positivi … e purtroppo anche nel Prc ne vedo sempre meno ….. non è un caso che, pur continuando a militare, io la tessera 2009 non ho mai avuto la forza di rinnovarla …. e non è un buon segno …..<