La commedia del G8 è finita? No, continua!

Il vertice del G8 è finito. C’è chi dice che è stato un fallimento. Chi un successo. C’è chi ha protestato perché lo considera illegittimo e chi ha sperato che assumesse decisioni importanti. Soprattutto, come al solito, in Italia tutto è filtrato attraverso lo stretto buco della serratura della politichetta italiana.

Bisogna andare con un certo ordine per discutere seriamente del G8. Proviamoci.

Che cos’è il G8? Questa può sembrare una domanda superflua. Invece la maggior disinformazione è proprio relativa alla natura e alla funzione del G8. Ci sono decine di giornalisti televisivi e della carta stampata oltre che parlamentari, politici, sindacalisti (anche di sinistra) che non sanno (o fanno finta di non sapere) che cosa sia veramente il G8.

Quindi vale la pena di tornarci.

Il G7 nasce all’indomani della crisi petrolifera del 1973, della decisione statunitense di rendere inconvertibile il dollaro in oro e della conseguente fine del sistema monetario dei cambi fissi. Nasce come incontro informale ed episodico affinché i paesi più industrializzati (cioè quelli con il PIL più grande in assoluto) possano discutere delle diverse instabilità nel campo dei prezzi petroliferi, della finanza e del commercio. Ne fanno parte USA, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Germania, Italia e Canada. Ma “ne fanno parte” è un’espressione imprecisa perché il G7 è e resta un incontro informale. Al contrario che per tutte le altre istituzioni internazionali i paesi non firmano nessun trattato che preveda diritti e doveri e, grazie all’informalità, i parlamenti nazionali non hanno nessun diritto da far valere prima o dopo i vertici perché, appunto, si tratta di conversazioni informali. Le “decisioni” che vengono prese (e non possono essere prese che attraverso documenti scritti con il metodo del consenso non essendo prevista nessuna votazione a maggioranza semplice o qualificata) non hanno e non possono avere nessun sistema di sanzioni o controlli circa la loro effettiva applicazione. Tecnicamente, quindi, non si tratta di decisioni bensì di “impegni”, di promesse e di intenzioni delle quali poi i singoli governi possono tenere conto a loro piacimento.

Diciamo pure che fino all’inizio degli anni 90, e cioè fino ad un importante cambio della natura del G7/G8, sebbene esistano istituzioni internazionali (per quanto ademocratiche o antidemocratiche come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) competenti nel campo dell’economia) il G7 si giustifica come riunione informale fra i 7 più ricchi per predeterminare gli orientamenti delle organizzazioni di cui sopra. Sia perché gli USA pur possedendo da soli di fatto il diritto di veto nel FMI sono interessati a costruire consenso intorno a scelte economiche e finanziarie in modo che il FMI non si paralizzi sia per egemonizzare l’altra trentina di paesi ricchi che fanno parte dell’OCSE. Inoltre, sempre negli anni 80, attraverso il G7 si discute, seppur informalmente, in un importante vertice dei paesi più ricchi, associando Giappone, Germania e Italia che non sono paesi membri permanenti e con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Negli anni 90 cambia tutto.

Il sistema del socialismo reale è dissolto e non c’è più angolo del pianeta estraneo al sistema capitalistico. La globalizzazione avanza. Le istituzioni e gli organismi economici e commerciali implementano una potente liberalizzazione dei mercati di beni e servizi, impongono politiche di ristrutturazione dei bilanci allo scopo di privatizzare tutto ed accompagnano ed in parte producono una violenta finanziarizzazione del capitalismo insieme ad una possente concentrazione del capitale. Basti pensare che dall’inizio degli anni 80 alla fine degli anni 90 le società multinazionali da 600 sono diventate 40.000 e che le principali 200 controllano più di un terzo di tutto ciò che si produce in industria, agricoltura e servizi. Questo processo colossale è e rimane in gran parte incompreso soprattutto per le sue conseguenze sociali, culturali e politiche. Ma non è questa la sede per affrontare un simile problema.

Una cosa, però, è certa.

Il G7 quando discute di economia, finanza e commercio assume la funzione di “aiutare” e favorire FMI, Banca Mondiale, OCSE e WTO nel lavoro di implementazione della globalizzazione capitalistica e soprattutto, ed è qui il cambiamento epocale, incomincia a discutere di politica. Il G7, cioè, discute di cose che sono di competenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e di tutte le sue più importanti agenzie.

Proprio quando sarebbe logico, a 50 anni dalla fine della seconda guerra mondiale e alla fine della guerra fredda, riformare l’ONU e soprattutto il Consiglio di Sicurezza, inizia un violentissimo attacco all’ONU (gli USA non pagano nemmeno più le quote loro spettanti). Il G7 inizia a concludere i propri vertici intavolando discussioni, anch’esse informali, con la Russia. Fino all’inclusione della Russia nel G8. Alla fine degli anni 90 il G8, nel corso della guerra contro la Yugoslavia che è iniziata senza nemmeno che il Consiglio di Sicurezza ne abbia discusso, si riunisce e “decide” le condizioni per mettere fine alla guerra. Al Consiglio di Sicurezza non resta che ratificare a posteriori.

Più chiaro di così si muore!

Sebbene il G7 continui a riunirsi per discutere di finanza senza la Russia il G8 è ormai diventato un direttorio mondiale che palesemente si sostituisce, svuotandola dei poteri più importanti, all’ONU.

Questo aspetto della mutazione della natura del G8 è imperante tutt’ora.

Negli anni 2000 il G8, oltre a subire durissime contestazioni da parte del movimento no-global e da parte di diversi paesi poveri ed anzi, proprio per questo, tenta operazioni di immagine per contrastare l’impopolarità crescente. Si inizia proprio a Genova dove con una mano (internazionale) si reprime violentemente il movimento tentando di criminalizzarlo e con l’altra si “apre” ai paesi poveri. Ma anche le “aperture” sono ambivalenti. A Genova, per esempio, si “decide” di istituire un fondo per la lotta contro l’AIDS. Ogni paese contribuisce volontariamente (al buon cuore), non si toccano i brevetti dei medicinali, facendo un bel favore alle multinazionali farmaceutiche e soprattutto si assesta un colpo mortale all’Organizzazione Mondiale della Sanità. In altre parole i ricchi si riuniscono, ascoltano le richieste di elemosina dei poveri, e siccome sono efficienti, al contrario dell’ONU, mettono subito mano al portafoglio. Un altro passo per il G8 direttorio mondiale è compiuto. Non importa se poi 5 anni dopo si scopre che i fondi ci sono solo in minima parte e quasi nulla si può sapere di dove sono finiti realmente. Tanto le “decisioni” del G8 non sono mica vincolanti per davvero!

Ma a Genova la manovra riesce solo parzialmente. Nel corso degli anni 2000 il G8 subisce le contestazioni (ed è per questo che non si celebrerà più in una grande città bensì in luoghi sempre più irraggiungibili) e soprattutto il processo di globalizzazione scricchiola. Il WTO non ha più approvato uno straccio di accordo commerciale perché ormai i governi, soprattutto quelli dei paesi cosiddetti emergenti, subiscono l’influenza della contestazione e non possono più firmare accordi capestro senza pagare le conseguenze in termini di consenso. La liberalizzazione del commercio decisa negli anni 80 produce le sue conseguenze sociali in termini di migrazioni bibliche, di precarizzazione e svalorizzazione del lavoro. Soprattutto in America Latina sorgono esperienze di lotta e di governo che cominciano a mettere in discussione con fatti l’egemonia capitalistica. La finanziarizzazione è fuori controllo dal punto di vista della dimensione del capitale speculativo e per le conseguenze delle sue crisi ricorrenti. Le guerre in corso, come prevedibile, non costruiscono stabilità ma al contrario raggiungono il vero obiettivo di distruggere l’ordine internazionale esistente.

Cosa fare di fronte a tutto ciò?

I governi dei paesi ricchi, se vogliono rimanere tali, devono inaugurare una nuova fase politica.

Per rimettere in discussione i capisaldi delle politiche liberiste e della guerra? No, nella maniera più assoluta. Riformando l’ONU e democratizzando il sistema di relazioni internazionali? Macché!

La nuova fase è semplicemente l’allargamento del G8 ai paesi “emergenti”, la celebrazione di G8 o 14 o 20 fa lo stesso di ministri competenti su tutto lo scibile umano assestando un altro colpo mortale alle agenzie dell’ONU e una bella operazione di immagine attraverso altre elemosine (finte o vere fa poca differenza).

Basta leggere i resoconti, per quanto superficiali e apologetici, delle discussioni e delle “decisioni” dell’ultimo G8 in Italia per rendersi conto che la “nuova fase politica” sotto l’egida di Obama è solo l’adattamento dell’immutata strategia di dominio del mondo.

Per carità, nessun protezionismo! Speriamo che si possa concludere il Doha round del WTO nel 2010! Mettiamo qualche regoletta alle transazioni finanziarie al fine di impedire che il sistema uccida se stesso ma senza (non sia mai!) mettere in discussione la dittatura del mercato. E, dulcis in fundo, elargiamo una ventina di miliardi di dollari di beneficenza (che in grandissima parte erano già stati decisi e mai versati). E tutto questo si fa meglio mettendo da parte l’unilateralismo di Bush, che pretendeva di battere strade che gli atri avrebbero poi dovuto seguire con le buone o con le cattive, e tornando al multilateralismo che piace tanto ad Obama e a quella parte della sinistra che in Europa ha sposato le politiche liberiste.

Intanto, che ne è del movimento che si oppone a tutto questo?

Nel mondo cresce in forza e consapevolezza. Si allarga ed influisce direttamente o indirettamente nelle politiche di un numero sempre crescente di paesi.

Ma in Italia, al netto delle idiozie sui numeri di manifestazioni in luoghi inaccessibili e in giorni feriali, sembra essere in crisi.

E’ passata, da Genova in poi, molta acqua sotto i ponti.

Una parte di coloro che furono a Genova oggi fanno parte della “Coalizione italiana contro la povertà”. Che io chiamo senza credere di esagerare la Coalizione dei servi. Oltre alla CGIL diverse ONG ed Associazioni della cosiddetta società civile, e che vivono però di finanziamenti pubblici, dopo aver per anni denunciato l’illegittimità del G8 ed aver sottoscritto documenti e proclami radicalissimi ai social forum mondiali ed europei, si sono ammucchiati con ACLI, UIL ed altre organizzazioni che ai tempi di Genova attaccavano durissimamente il Genoa Social Forum, con l’obiettivo di “pressare il G8”!

Sul sito di questa coalizione l’ultimo aggiornamento, oggi sabato 11 luglio, è relativo al seguente comunicato:

G8, GCAP:”BERLUSCONI CONSEGNA AI LEADER G8 L’APPUNTO RICEVUTO DALLA COALIZIONE IL 2 LUGLIO”.

“Per la Coalizione questo è un importante traguardo raggiunto, la pressione esercitata sul Governo ha funzionato. Ora il documento è nelle mani di chi ha la possibilità di tradurre le nostre proposte in scelte politiche efficaci. Se ciò non accadesse, sarebbe un ulteriore motivo per sancire l’inefficacia e l’inutilità di vertici come questo”.

Inefficacia? Inutilità?

Solo dei servi consapevoli di esserlo e dei mentitori patentati possono usare queste parole per un vertice che invece è efficacissimo ed utilissimo, anche se per altri scopi.

O credono davvero questi signori, alcuni dei quali per anni hanno detto che il vertice è illegittimo, che facendo una supplica ai potenti si possa ottenere la soluzione dei problemi del mondo?

Ma lasciamo perdere la miseria di chi tenta di legittimare il G8 pur facendo finta di chiedere cose giuste e di criticarlo blandamente.

Abbiamo ben altri problemi.

Il movimento in Italia c’è, se stiamo ai contenuti. Ma è diviso perfino sulle forme e sui tempi con cui manifestare. E’ inutile negarlo.

Oltre alle evidenti piccole logiche egemonistiche di organizzazioni che cercano spasmodicamente la “visibilità” fine a se stessa ed ottenuta con la ricerca del dettaglio che divide rispetto al molto che unisce, abbiamo soprattutto il prevalere dell’assolutizzazione di analisi e progetti incapaci di comunicare fra loro e che portano ad incredibili semplificazioni e alla prevalenza della discussione sui metodi di lotta (impropriamente esemplificativi delle differenze di progetto).

In altre parole pur essendo uniti dall’anticapitalismo e dalla critica del G8 sembra che a dover dividere sia il luogo e il tempo di una manifestazione.

Non è logico che sia così. Ed infatti non lo è.

Non c’è altra strada che unire politicamente e rispettare le pratiche diverse, come fu fatto saggiamente a Genova.

Non c’è altra possibilità se non quella di unire le campagne politiche contro il capitalismo contemporaneo alla lotta sociale quotidiana.

Non c’è speranza di risalire la china se non ritrovando una profonda coerenza tra contenuti anticapitalistici e comportamenti nella sfera istituzionale e nelle relazioni politiche.

Ogni unità della sinistra o dei comunisti che prescinda da questo è una falsa unità, foriera di ulteriori divisioni.

ramon mantovani

420 Risposte to “La commedia del G8 è finita? No, continua!”

  1. sul movimento c’è da dire che bisogna rapportarsici, ma oggi è molto debole oggetivamente, poi anche molta retorica su zone rosse e cose varie allontanano quei temi dalla maggioranza della popolazione. Insomma spesso si da vita a cose rituali che coinvolgono minoranze, non ho risposte in tasca ma un salto di qualità i movimenti lo dovrebbero fare.

  2. scritto un po da cani ma insomma si capisce quello che volevo dire 🙂

  3. Ma dunque, a cosa è dovuto il fatto che parte del movimento di Genova, che all’ epoca era radicalissima, oggi abbia subito una deriva moderata e legittimi quest’ istituzione, senza che nel frattempo sia cambiato niente in meglio, ma solo in peggio?

  4. per quel che riguarda il resto del movimento, beh, è chiaro che esso è troppo distaccato dalla società

  5. Brunoincazzato Says:

    Caro Ramon mi trovo d’accordo sull’analisi che fai del g8,è questo è un fatto.Trovo,ma sicuramente è un mio limite, poco lucida e poco chiara la “chiamata” ai “movimenti”,mi sembra di capire che se Genova fu la sintesi perfetta oggi,quelli che si dividono anche sul luogo e sull’ora di una manifestazione,o saldano econvergono con ciò che fa rifondazione oppure è inutile.mi spieghi meglio?poi magari ti riporto io la distanza abissale,o meglio il nessun punto di contatto tra il nostro partito e quello che nella “cultura e nella pratica” cerca di fare il movimento.

  6. Gio, mi pare evidente che si tratti di una reazione all’indebolimento del movimento stesso nel corso degli anni. Quando la possibilità di un’azione collettiva unitaria va in crisi, quando non si vede un reale orizzonte di cambiamento, è fisiologico che alcuni settori cerchino vie d’uscite autonome, svoltando verso atteggiamenti da lobby da una parte e verso la ricerca di visibilità con il preteso radicalismo dall’altra.

  7. Io credo anche che la globalizzazione, dal 2001 ad oggi abbia fatto passi avanti da gigante. Non dimentichiamo che nel 2001 i diritti dei lavoratori erano ancora parzialmente integri mentre oggi, a soli 8 anni, è un disastro; diìunque tutto si presenta più frastagliato, atomizzato per cui
    vi sono stati passi avanti anche nell’ egemonia culturale della globalizzazione per quel che riguarda l’ occidente. Dunque, parte di quel movimento, è stato assorbito dal sistema e si allineato al pensiero unico. E noi non ne siamo affatto immuni. Anzi, ci siamo dentro fino al collo.
    Fausto Bertinotti e gli attuali animatori del movimento per la sinistra sono passati da una posizione di alterità al sistema del 2001, poi, pian piano, a teorizzare l’ inadeguatezza dei movimenti contro il sistema e a praticare sistematicamente il compromesso, fino (una volta fallito quest’ ultimo) ad allinearsi del tutto. Ora teorizzano un’ unica sinistra ed il sistema bipartitico. La loro parabola secondo me è sintomatica di come la globalizzazione abbia ingurgitato quasi tutto anche dal punto di vista politico e culturale. Di tale offensiva naturalmente, ha sofferto anche il movimento, che si è spezzettato e fatica a trovare unità, come ha detto Ramon. La sfida, ora, è ricomporre tutto

  8. Luca Marini Says:

    Molto d’accordo sia con masaccio che con giò!

  9. atamano Says:

    caro ramon,
    la federazione della sinistra d’alternativa mi sembra che non riesca a rispondere a quanto tu dici,mi sembra un passo indietro rispetto chianciano e forse anche rispetto alla nostra internità nei movimenti…

  10. Brunoincazzato Says:

    La solita storia,quando la volpe non arriva al’uva dice che è acerba.In tutti i modi tocca a chi è deputato,un partito per esempio,indicare un reale orizzonte di cambiamento.poi se non ne è ancora capace alloracon tanta umiltà prova a costruire,come si dice ora?azione collettiva unitaria!e senza spocchia,perchè in quanto a lobbismo e primedonne non possiamo dare lezioi a nssuno.forse tra le tante ragioni che hanno portato il movimento di genova a ripensarsi e a riadeguarsi(nel frattempo 8 anni sono una vita)olte che “l’egemonia culturale della globalizzazione” aspettiamo ancora giustizia nonostante ci ia stato un governo in cui era nutrita la pattuglia di nostre prime donne

  11. Caro Ramon è sul fallimento delle basi teoriche di quel movimento che varrebbe la pena discutere(magari tanto per cominciare sulla teorizzazione della fine degli stati nazionali).La globalizzazione ,cioè l’estensione al resto del mondo del modello americano,modello politico(bipartitismo e uninominale),economico(privatizzazioni),sociale(precarizzazione)ha avuto nelle sinistre occidentali i più fervidi sostenitori e a casa nostra noi comunisti come loro utili idioti;se oggi la globalizzazione incontra resistenze sempre maggiori,tanto da costringere gli USA a cambiare tattica(non strategia) lo si deve non alla fantomatica seconda potenza mondiale ma alla resistenza dei popoli dell’Iraq e dell’Afganistan e di alcuni stati del sudamerica,ma più di tutto dall’emergere nel mondo di altre potenze statuali,fondamentalmente il BRIC.Il mondo si avvia ad essere multipolare e fra qualche decennio policentrico.Sarebbe bene che i comunisti tornassero a studiarsi Lenin invece che toglierlo dallo statuto del partito, come abbiamo fatto noi,presumo anche col tuo voto favorevole.

  12. scusami, brunoincazzato, non ho capito perchè ritieni che parte del movimento si sia riadattato. perchè in quiel movimento c’ erano lobbismo e primedonne? spigati meglio

  13. giovanni Says:

    Che dire Ramon,
    l’analisi non fa una grinza l’ONU è morta da tempo e tra poco arriverà il colpo di grazia.Obama dimostra sempre più di essere quello che avevamo già detto ancora prima della sua elezione a presidente. Meriterebbe una considerazione in più il suo passaggio in africa che ,a mio modo di vedere,ha più di una sfumatura. Talvolta mi pare di essere nella condizione di quei pensionati che commentano i lavori stradali senza poterci fare niente.
    Beati loro che almeno hanno tempo o l’hanno avuto noi temo non avremo ne quetso ne quello. E’ certamente un secolo di nuovo millennio che nasce sotto l’insegna della menzogna la più globale,quindi immaginiamoci un po che frutti potrà mai dare se non guerra e dolore.
    UN’altro pensiero lo farei per Lula che è presente ovunque al world forum
    ed anche tra i grandi . Que viva!
    Un saluto e ……viva la vita

  14. Il movimento in Italia c’è, se stiamo ai contenuti. Ma è diviso perfino sulle forme e sui tempi con cui manifestare. E’ inutile negarlo.

    Non c’è altra strada che unire politicamente e rispettare le pratiche diverse, come fu fatto saggiamente a Genova.

    è esattamente quello che ho sempre pensato anch’io ramon.
    però ricordo che proprio qui ci fu una bella discussione riguardo non alle forme ma ai TEMPI su cui manifestare. ora non ricordo bene di quale iniziativa si trattasse in particolare, ma ricordo che ci fu una mobilitazione e nello stesso giorno rifondazione aveva programmato un’altra iniziativa. io avevo espresso l’opinione che questo sarebbe stato controproducente, ma mi rispondesti che un partito non può sottostare a queste regole. se ha deciso la data per una manifestazione non può rinviarla perchè contemporaneamente il MONDO ne organizza un’altra.

    io sono convinta del CONTRARIO. come vedo anche tu, ora.

  15. Crisi petrolifera_ conversione dei cambi e DOLLARO , invece dell’oro come TERMINE fisso di paragone_ CRISI economica fortissima. Storia eurocentrica….oggi dopo 40’anni abbiamo anche l’EURo.. e ciò mi fa ridere: con amarezza.

    il mio intervento sarebbe lunghissimo. credo che possa riassumere tutto così, in una sorta di previsione-analisi dello stato delle cose, sempre per come a mio avviso, credo stiano:
    assisteremo , secondo me, ad un lentissimo procedere verso le energie rinnovabili, senza però CAMBIO del TESTIMONE( dei nomi cioè a detenere il massimo prestigio economico-finanziario). E’ un processo già scandito nelle sue future tappe. Hanno già deciso la maggior parte delle mosse , come muovere i pezzi sulla scacchiera. Di sicuro hanno già posto i cardini strategici di qui a 20’anni.
    L’economia fa acqua da tutte le parti. Attenzione : l’economia. Il mondo dei poveri cittadini. NOn la FINANZA. quella è tutt’altra cosa.
    Nel mondo dei normali esseri umani se ti mancano 5 euro OGGI il pane non ce lo compri.. nel mondo della finanza come tra amiconi , tra alti e bassi, tra coesioni e competizioni, ci vuol un niente e si concretizzanodal volatile dei valori numerici “campo di grano, mulino e forno, mano d’opera e vendita.. tanto se le cose poi non vanno ( e c’è da ammettere che spesso anche i flop, in finanza, vengono programmati volutamente)..” riescono sempre a salvarsi la pelle e a ricominciare dOMANI con una altro gioco ingestibile_
    Nessuno riuscirà a scardinare i loro piani.

    E’ necessario quindi pensare davvero a diventare forza inoppugnabile e possente. Dobbiamo svegliarci e muoverci, organizzarci, “edificare RETI” solide e solidali con chi è nella nostra stessa condizione.
    L’instabilità e sociale, quotidiana, individuale. E’ di settori, categorie .. ma non SIAMO giustamente rappresentati. Siamo ancora in una fase di potere asimmetrica e finto-rappresentativa.

    Questo G8 è l’espressione di come Onu, WTO, FMI, OCSE e tutti gli organismi sorti con il capitalismo continuino a perseverare nella direzione del profitto, ciecamente.
    In più i loro comunicati, le loro dichiarazioni, i verbali sulle decisioni e le decisioni stesse sono TEATRO per un pubblico che non percepisce i mille veli che nascondono le VERE meccaniche terrene e avide di chi Governa il Mondo. Le comunicazioni su ciò che intendono fare accontentano solo il pubblico incantato e ingannato. Ma fortunatamente non il pubblico sveglio.
    Ci si nasconde da troppo tempo dietro il principio della guerra preventiva. Poi condannata la realtà della GuerrA inviamo numerosissimi contingenti a prestare forza alla nuova e post-moderna oppressione; si rifiutano , secondo quanto è scritto nelle LORO dichiarazioni, MORALMENTE certi mercati dichiarandoli illeciti e poi si scopre che QUESTI sono legati a doppio filo con le MAFIE e IL segreto ALTER-EGO del mondo POLITICO; si fa demagogia con l’AIUTO ai paesi poveri , quando in verità QUESTi Paesi sono così e tanto poveri non per loro volontà , ma perchè da lunga storia sopraffatti da chi ora INDEGNAMENTE li invita ai tavoli delle discussioni per firmare accordi e promettere collaborazioni che proseguono sul filo delle MULTINAZIONALI. Il mostro dell’intelligenza umana.
    LE MULTINAZIONELI: frutto della sola capacità di calcolo , fredda, incontrollata e sbrigliata da ogni responsabilità etica , e utilità umana e sociale_ Il fallimenti dell’intelligenza e dell’Opera UMaNA.

    L’allargamento delle discussioni e delle decisioni ad altri Stati più poveri è una soluzione MESSA in atto già negli anni 60. Quando L’EUROPA e L’ USa avevano il loro nuovo periodo di stagflazione: inflazione, disoccupazione e saturazione della produzione e dei mercati. (proprio come oggi)
    Esso era risultato derivante da una crisi del ’29 non davvero risolta. Una crisi prolungata, annaqquata.. che dagli anni ’30 è durata fino al periodo dei ’60 quando ha creato un nuovo ribaltamento e necessità di nuovi canali di APPROVIGIONAMENTO del mondo del PROFITTO.
    E dagli anni ’60 solo un crescendo di violenza e disordini per arrivare ad oggi e ai gorni del G8________-
    con disgusto e amarezza disillusa.

    Forza ai movimenti.

  16. rispetto ai partiti e alla loro struttura i social forum, i movimenti rappresentano una novità, una sorta di esperimento nella ricerca della soluzione locale verso quella globale.
    questo lavoro, questo sforzo ad intervenire nelle politiche (per poi incidere) produce tensione e competizione tra i movimenti.

    forza ai movimenti non vuol dir nulla.

    perdonate la sinteticità.
    saluti

  17. beh intanto ho piacere che si discuta. ho sempre avuto l’opinione che sia più importante discutere di come è fatto il capitalismo e di questioni come il G8, che poi determinano una marea di conseguenze nella vita sociale culturale e politica, piuttosto che di sciocchezze, di trame politiciste e di elezioni.
    quindi grazie a questi primi commenti.

  18. credo sia necessario tornare sulla parola movimento. si possono avere divergenze anche profonde, ma sono stupide se la stessa parola viene usata per identificare cose diverse.
    per quanto mi riguarda il movimento contro la globalizzazione altrimenti detto no global o altermondista è il MOVIMENTO.
    questo MOVIMENTO è nato come prodotto dell’internazionalizzazione del capitale, come figlio della globalizzazione. che ci sia un processo generale di finanziarizzazione del capitale e di concentrazione dello stesso mi pare più che evidente. e che sia nato un movimento internazionale che si oppone esplicitamente al capitalismo contemporaneo è altrettanto evidente. sempre che si pensi che l’europa e l’italia non siano il centro del mondo. del resto il movimento operaio nacque così. con l’idea della dimensione internazionale e con parole d’ordine unificanti come le otto ore lavorative.
    che poi il movimento sia complesso e a volte perfino confuso è altrettanto evidente. ma lo era anche il movimento operaio a metà dell’800. che al suo interno (ed essere al suo interno non significa avere una tessera bensì autocollocarsi dentro e condividerne gli obiettivi di fondo ed unificanti) si confrontino e scontrino analisi e teorie diverse è non solo un bene ma è la prova che questo movimento è reale e non passeggero.
    i diritti del lavoro, la pubblicità dei beni comuni e delle leve strategiche dell’economia e dell’energia, i diritti umani relativi alla diversità di genere e alle diversità etniche e culturali, la sovranità alimentare e così via sono obiettivi unificanti e condivisi da tutti. e sono cose oggettivamente in contraddizione antagonistica con il capitale contemporaneo.
    non è un caso che in america latina, dove prima sono state applicate le ricette neoliberiste le sollevazioni, i movimenti sociali e gli obiettivi di cui sopra sono stati figli dei social forum mondiali. esattamente come viene riconosciuto da diversi governi attualmente al potere in diversi paesi.
    allora parlare do movimento no global è parlare dell’unità delle classi e dei popoli che si oppongono al capitalismo e che costruiscono un’alternativa al sistema. solo qualche anno fa l’anticapitalismo era un’opzione culturale. oggi è un’opzione politica.
    non vedere questo e pensare che il movimento no global sia una manifestazione o alcuni soggetti politici è pensarla come i giornalisti cretini, disinformati e/o in malafede per i quali la politica è quella ufficiale dei vari leader ecc mentre il movimento è protesta scomposta, estremista e priva di idee e progetti.
    nel movimento operaio, soprattutto nei primi decenni c’erano tendenze luddiste o socialiste utopistiche. ma erano interne al movimento operaio esattamente come lo era marx. polemiche e scontri teorici (fatti a suon di saggi scientifici e non con dichiarazioni del cazzo alle agenzie di stampa) erano all’ordine del giorno ma come dialettica sulle strategie e le tattiche per rovesciare il sistema e non per scopi di visibilità ed elettoralistici.
    potrei andare avanti a lungo. ma non è questa la sede.
    resta il fatto che il sottoscritto quando parla di MOVIMENTO parla di questo.
    non è possibile usare questa parola ed essere contestati come se si intendesse un’altra cosa.
    se parliamo di movimenti di opinione o locali o se parliamo di semplici manifestazioni possiamo parlarne ma senza confondere le cose.
    alterimenti si può dire che l’internità di un partito comunista al movimento significa rinuncia ad avere o a tentare di costruire un progetto di società alternativa al capitalismo. e viceversa.
    spero di essere stato chiaro.

  19. caro brunoincazzato, c’è un movimento mondiale e ne ho appena parlato. che poi in italia per effetto di diversi fattori ci siano differenze e divisioni è evidente. ma il punto è: scegliere di essere dentro il movimento mondiale contro la globalizzazione. questa è la “chiamata al movimento” che faccio io. per altro non capisco come un partito comunista di un paese, ricco o povero potente o debole che sia, possa pensare di essere fuori da una dimensione internazionale anticapitalistica. poi in un’altra risposta tornerò sulla questione degli stati nazionali, ma rimane il punto. semplicemente non esiste anticapitalismo che non abbia una vocazione internazionale.
    solo dieci anni fa era impensabile che ci fossero governi che si proponessero esplicitamente di costruire una società alternativa al capitalismo. come cazzo si fa a dire che il movimento è debole?
    si fa si fa. per il semplice motivo che si pensa che il movimento sia una manifestazione e che tra una manifestazione e l’altra la forza del movimento si misura attraverso la conta dei partecipanti alle manifestazioni e che fra una manifestazione e l’altra ci sia la “politica” ad occuparsi di tutto, per poi scoprire che la “politica” invece che occuparsi delle contraddizioni di classe e del conflitto sociale si occupa di leader elezioni e sigle.
    tutto qui.

  20. caro masaccio ciò che dici è vero, ma dimostra solo che il movimento è simile al movimento operaio di un secolo e mezzo fa. o non c’erano anche allora coloro che si illudevano che fondando ed estendendo comuni si sarebbe soffocato il capitale? e non c’erano quelli che pensavano al gesto esemplare come il tirannicidio come azione politica capace di far deflagrare la rivoluzione?

  21. caro gio, è strano che tu faccia certe critiche, per esempio a bertinotti, condividendo, però, il presupposto da cui è partito bertinotti per arrivare a certe conclusioni.
    non è vero che la globalizzazione è andata avanti dal 2001 ad oggi. per esempio il wto non è riuscito ad approvare un solo accordo che prevedesse l’immissione nel mercato dei beni comuni, dell’istruzione e della sanità a livello globale. si, è vero che qua e la ci sono stati ulteriori processi di privatizzazione, ma è anche vero che a livello globale il processo si è fermato e che è iniziata la controtendenza che produce ripubblicizzazione dei settori strategici industriali, agricoli e finanziari.
    questo, tra l’altro, è il frutto esattamente del movimento che da una parte con le proteste ha evidenziato di fronte all’opinione pubblica che la globalizzazione produce effetti sociali devastanti e che per questo non permette più ai governi, il brasile per fare un esempio, di andare alle sessioni del wto e firmare accordi capestro senza pagare duramente dal punto di vista del consenso. e questo, tra l’altro, è un problema grosso per lo spontaneo processo di accumulazione del capitale. dopo aver introdotto geograficamente tutto il pianeta nel mercato oggi non si può allargare ilmercato negli stessi settori andando su un altro pianeta. ed è così che nasce l’idea, tradotta nell’agenda di doha del wto, di introdurre nel mercato ciò che ancora il mercato non comprende. ed è questa la frontiera di lotta oggi più importante.
    insomma, la divergenza con bertinotti, almeno la mia, risale proprio all’idea che il movimento è inefficace a contrastare davvero guerra e globalizzazione e che la “politica” deve inventarsi qualcosa per supplire alla debolezza presunta del movimento. io non vedo differenza fra movimento e politica quando il movimento si oppone alla privatizzazione dell’acqua o della sanità e in diversi posti riesce ad impedire la privatizzazione o addirittura a ripubblicizzare ciò che era stato privatizzato. oggi il conflitto è direttamente politico.
    secondo me è abbastanza semplice.
    insomma: per esempio la parola d’ordine otto ore lavorative e niente lavoro per i fanciulli era una parola d’ordine economicista o era politica?
    era più che politica. e lo era perché indicava obiettivi direttamente contraddittori con gli interessi del capitale.

  22. Anonimo Says:

    Non capisco perché ci si stupisca del G8 (14, 20 ecc.), dell’OCSE, FMI, WTO, di guerre, strategie, tattiche che a me sembrano del tutto logiche, normali e rispondenti alle necessitá del sistema capitalista, né capisco come la cosiddetta resistenza di Iraq ed Afganistan possa disturbarne il corso o l’espansione della globalizzazione. Quanto al BRIC, mi pare che abbia i medesimi scopi ed interessi, sia pure in competizione con i primi ed il Sudamerica, di cui effettivamente so poco, mi sembra peró rincorrere miti personalistici, con personaggi, appunto, che mi lasciano molti dubbi sia sulle reali intenzioni, sia sulla poltica estera poco chiara e, a mio parere, strumentale alla propaganda interna.

    Infine, non vedo in questa critica, per altro convincente, nemmeno un accenno al ruolo politico del Vaticano, come se, soprattutto in Italia, ma anche in Sudamerica, non avesse il potere di spostare una bella massa di voti e di influenzare fortemente l’opinione pubblica.

    Non so, sará un limite, ma continuo a leggere quello che scrivete senza intravedere spiragli di un possibile cambiamento e non parlo del solo Prc o della possibilitá di tornare in Parlamento, il disastro lo vedo mondiale e non gestibile nemmeno dal capitale che lo ha creato. In altri tempi avrei detto che si andava verso una guerra di portata mondiale, oggi, forse, non é neppure possibile, ma mi resta l’impressione di futuri enormi spargimenti di sangue, per altro utili alla riorganizzazione di un sistema capitalista ad altissima tecnologia, in una confusione generale, senza una sinistra che sappia dare risposte od organizzare, non dico un superamento del sistema, ma almeno una sorta di resistenza.

    Quella manifestazione anti g8, relegata su una statale, mi ha lasciato un’impressione spettrale.

  23. caro atamano, è esattamente il contrario di quel che dici. se leggi l’appello che convoca l’assemblea del 18, ed è pubblicato qui sopra, ci trovi i contenuti di chianciano.
    ecco i quattro punti fondamentali:

    “In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale.

    In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica.

    In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti.

    In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista.”

    mi dici, per favore, dove starebbe il passo indietro?

  24. caro brunoincazzato, ma davvero pensi che quelle che tu chiami primedonne siano il centro dell’universo, che siano onnipotenti, e che ciò che succede in italia sia il nocciolo di tutto ciò che succede nel cosmo?

  25. caro bosco, hai scoperto tu che il movimento mondiale altermondista è stato fondato con “basi teoriche?” e quali sarebbero?
    per quanto mi riguarda non ho mai creduto alla tesi dell’estinzione degli stati nazionali. ne lo ha mai fatto rifondazione in nessun documento congressuale.
    che gli stati nazionali, però, siano la stessa cosa di trenta anni fa o di cento anni fa o di centocinquanta anni fa non si può dire in nessun modo.
    del resto la stessa teoria dell’imperialismo di lenin si fondò su una accurata analisi della mutazione della funzione degli stati nazionali rispetto alle teorizzazioni marxiane. e da qui discese l’idea della rivoluzione in un paese arretrato capitalisticamente. o no?
    se tu avessi vissuto all’epoca avresti criticato lenin dicendo che aveva messo marx in soffitta, probabilmente.
    io sono contro l’imbalsamazione di lenin, sia quella fisica sia quella politica e teorica. mi interessa salvare il metodo di analisi, che per esempio era interessato ai chilometri di ferrovie per identificare la natura di uno stato o che diceva che a contraddistinguere l’imperialismo di uno stato era l’esportazione di capitali. gli USA oggi sono i principali importatori di capitali. e una buona parte dei capitali sono “cinesi”. allora la cina è imperialista e gli USA colonizzati? ma dai!
    le teorie sono strumenti per capire la realtà e devono passare il vaglio scientifico. non sono una bibbia su cui giurare.
    gli stati nazionali hanno in buona parte cambiato funzione nell’epoca della globalizzazione. il capitale ha sottratto loro diverse facoltà che pure avevano. che non dispongano della proprietà delle leve fondamentali industriali e finanziarie perché queste ultime sono state privatizzate e “regolate” dal mercato mi sembra difficile da negare. che l’interventismo alla Obama, come è esplicitamente dichiarato, non si proponga di sottoporre il mercato ad un controllo politico bensì a salvare il mercato conferma la mia tesi e non il contrario.
    sempre se marx e lenin avessero qualche ragione l’analisi del capitale e il conflitto di classe sono decisivi per fondare una teoria e una strategia rivoluzionarie.
    anch’io penso che il mondo debba essere multipolare. altroché se lo penso. ma penso anche che non esiste polo che non sia contraddistinto da un modello economico e da un conseguente modello sociale. il BRIC, che immagino sia brasile russia india e cina (ma se non è così correggimi) non dimostra nulla. la russia rappresenta un modello diverso perché la privatizzazione è stata fatta, in alternativa alle regole fissate dal wto del quale la russia fino ad oggi non fa parte non per caso, regalando energia industrie ecc ai nuovi capitalisti russi e alla mafia russa. la nuova borghesia russa è ostile alla liberalizzazione del wto per il semplice motivo che perderebbe, sul mercato, la proprietà di ciò che possiede. il neonazionalismo russo e la retorica antioccidentale hanno una profonda radice in un fatto strutturale. e tuttavia la russia vuole fortemente essere integrata nel sistema capitalistico. altrimenti come mai è nel G8? cina ed india sono nel wto. il loro pil è in gran parte costituito dalle produzioni fatte da multinazionali straniere e destinate all’esportazione. ad una crescita nominale non corrisponde ne salario per i lavoratori degno di questo nome ne tasse che rimangono allo stato perché le suddette multinazionali hanno avuto, e non solo nelle zone franche che comunque sono enormi coma shangai, trattamenti fiscali vantaggiosissimi. il tasso di autonomia è molto relativo e certamente le politiche monetarie cinesi completamente destinate a salvare il sistema finanziario mondiale lo dimostrano.
    il brasile non è un’alternativa al sistema. il governo lula ha dovuto fare certe cose (il minimo) per via della sua base elettorale ma non ha preso nessuna, nemmeno una, decisione che sia contradditoria con il sistema capitalistico mondiale. se c’è un’alternativa questa sta in venezuela, bolivia, ecuador, per esempio. dove di ripubblicizza, dove le multinazionali vengono espropriate, dove si fanno nuove costituzioni anticapitalistiche.
    beh come vedi la discussione può continuare.
    ma, per favore, senza che tu metta in bocca a me, e tanto meno ai social forum mondiali, cose che non sono mai state dette.
    trasformare le analisi altrui in caricature per polemizzarci agevolmente non è un bon modo di discutere.
    un abbraccio

  26. ora devo interrompere.
    mancano risposte.
    abbiate pazienza.

  27. marica porta Says:

    Senza mettere in discussione il lavoro politico che si sta facendo per la costruzione dell’unità anticapitalista e per l’assemblea del 18 alla quale parteciperò con impegno, mi permetto di dire che l’impostazione politica del punto in quarto luogo riportato nell’appello è regressiva in senso quasi riformista. Perchè NON SI PUò, non si può tornare a inserire il femminismo politico, elemento fondante e costitutivo del nostro partito, nell’elenco della spesa insieme all’ambiente, la giustizia recuperando un approccio per compartimenti stagni.
    Lo so, Ramon, nn c’è scritto esattamente così, ma questo significa culturalmente. é uno scivolone? il frutto di una mediazione?
    Ecco che ritorna l’annosa questione femminile da non dimenticare mai, da sottolineare sempre.
    Boh, in realtà non ho mai pensato che davvero la nostra organizzazione avesse acquisito il paradigma della differenza di genere e la progettualità di superamento del carattere monosessuato (non la si può mica ingoiare nel giro di un paio di congressi, nè le compagne possono infonderla nei compagni attraverso la loro bravura o forza politica), ma qui sembra sia venuto a galla quasi un rigurgito.
    Non ritengo che qusta piattaforma sia un passo indietro complessivo, anzi, ma su questo piano direi proprio di sì.
    Ovviamente spero di sbagliarmi e di potermi ricredere.

  28. Brunoincazzato Says:

    Grazie Ramon della risposta,questa volta posso dirlo,condivido tutto.

  29. AlessandroPa Says:

    Quello che succede in Italia è spesso conseguenza di scelte prese altrove e non viceversa. Sono d’accordissimo sul fatto che un partito autenticamente di sinistra e/o comunista debba sforzarsi di stare dentro al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalista,ben sapendo,però, che il movimento è per sua natura plurale,quindi non rappresentabile,ne dal prc ne da nessun altro.
    Si può ben dire che la forza d’urto del movimento in questi anni sia stata proprio la ricchezza culturale e politica che si muoveva al suo interno.
    Tuttavia non sono d’accordo con Ramon quando sostiene che l’orizzonte comune del movimento è stato l’anticapitalismo; non era così a Genova dove sfilarono insieme cattolici e comunisti,anarchici e ambientalisti e una miriade di associazioni impegnate nel sociale. Allora si era tutti insieme contro il G8, per quello che rappresentava e per gli interessi che difendeva, ma non tutti mettevano in discussione il modello di produzione capitalistico… al massimo si concordava sul fatto che “un altro mondo è possibile” o “neccessario”, ma niente di più.
    Si trattava comunque di un’ottimo punto di partenza, anche perchè era il frutto di una analisi politica vera e di un confronto a 360 gradi.
    Detto ciò, trovo ingiusto e inopportuno definere “servi” organizzazioni come la Cgil: lo trovo ingiusto perchè nonostante le forti spinte interne e esterne che mirano ad una cislizzazione del sindacato,ad oggi, la Cgil è la più grande organizzazione di massa che si oppone(con tutte le contraddizioni) al disegno neocorporativo voluto dalla destra e accettato anche da buona parte del centrosinistra; lo trovo inopportuno perchè in questa fase un partito comunista non può non stare dalla parte della Cgil. Per carità,si può pure criticare una scelta, ma il servilismo è un’altra cosa.
    Altra questione è quella del multilateralismo di Obama, non sono d’accordo con chi sostiene che questa sia una strategia dovuta alle crescenti mobilitazioni e contestazioni al nuovo ordine mondiale; certamente è vero che i summit vengono organizzati in posti sempre più sperduti per rendere più difficoltoso l’arrivo dei manifestanti, ma non è stato il movimento no-global a far cambiare strategia agli americani, se mai, è stato lo stesso capitalismo. Il dollaro tra qualche mese o al massimo tra qualche anno, non sarà più La valuta per gli scambi internazionali. Sapete a quanto ammontano le riserve in dollari di paesi come la Cina o l’India? Una enormità che mi viene pure male a scrivere. Che succede se questi paesi abbandonano il dollaro a favore di un’altra moneta?
    Il modello Bush era arrivato al tracollo per mezzo delle sue stesse ricette, non poteva più reggere perchè non era “competitivo”, i paesi emergenti avrebbero avuto la meglio nel giro di pochissimo tempo,ecco perchè si è deciso di passare al multilateralismo, non certo per timore delle contestazioni ai vertici del G8, che spero siano sempre più dure e incalzanti.
    P.S. Mi sarei aspettato da Ramon una parola per i massacri avvenuti in Cina in questi giorni, nessun “grande” al g8 ha avuto le palle di dire che questi sono crimini inaccettabili,una vergogna assoluta.
    Un’ulteriore prova di quanto capitalismo e negazione dei diritti democratici vadano di pari passo;non è forse quello che è accaduto anni fa in sud america con le dittature militari,non sono anche queste ultime vittime del capitalismo?
    Saluti per tutte/i

  30. Forza ai MOvimenti per me vuol dire PLURALISMO, PARTECIPAZIONE ATTIVA, tutte cose che so bene quanto in un PARTITO bisogna attendere e che fai prima a non desiderare!!!
    I Partiti mi fanno incazzare perchè si propongono come unici intermediari delle istanze popolari.
    E io non mi fido MOLTO degli intermediari con il DIRITTO a qualunque DIRITTO. Non si dovrebbe aver bisogno dei PARTITI paradossalmente..

    Il potere ha paura che il suo sottoposto acquisisca autonomia e dunque potere su se’ stesso. E in Italia, come altrove, il nostro POTERE è autoritario, paternalista, viscido.. e bugiardo!

    I partiti sono STORICAMENTE poco flessibili nella struttura.
    Esiste troppa competizione o gerarchia all’interno di qualunque partito.
    Nella competizione con altri PARTITI si scende a compromessi inammissibili. Non ci sono politici amici!!!! ed è una cosa che mi ha schockata profondamente da piccola , quando ho realizzato questo.
    Tornando al filo di prima (e tralasciando l’ennesimo schiaffo morale ricevuto in pieno viso e in petto e che ancora mi porto..) :
    I PARLAMENTI a BiPArtitismo sono il PEGGIO!

    POI= Mi fiderò di un PARTITO solo quando avrò potuto ammirarne i BUONI risultati e avrò la certezza che non vi siano scheletri nell’armadio!

    IO mi riferivo a qualunque tipo di movimento.
    Perchè se nasce un movimento qualcosa che non viene ascoltato da troppo tempo o che da troppo tempo non viene rispettato ESISTE_
    E’ difficile anzi che LA GENTE riesca ancora a muovere il proprio pensiero e a sperare, e poi ad agire sotto questa cappa plumbea e tra muri di gomma.
    Ma che lo faccia.. a me commuove e mi fa rinascere.
    Quindi, lo ripeto: FORZA ai MOVIMENTI.

  31. tante notizie sulle iniziative contro il g8 in Sardegna:
    http://www.ilminuto.info/archivi.php?tipo=argomenti&argomento=g8

  32. bon mi sono spiegato malino, intendo dire che in Italia (l’America latina è altro, fortunatamente) difficilmente lo sfondamento della zona rossa riesce a coinvolgere il pensionato di Potenza o di Varese, cioè in Italia il/i movimento/i sono minoranze, delle volte minoranze straordinarie (punte avanzate del mondo cattolico, volontari, sindacato) altre volte meno (perdigiorno, casinisti, estremisti “tanto per”), ma che comunque non raggiungono la maggioranza della popolazione con i loro temi, le proposte etc.
    Certo c’è anche il livello dei media che dice solo “manifestazioni pacifiche/non pacifiche” e non dice perchè si sta manifestando.

  33. Su una cosa Ramon hai ragione ,innalzare a livello di teoria una boiata pazzesca(per dirla con Villaggio) come la fine degli stati nazionali è esagerato,che tu non l’abbia mai sostenuto ne prendo atto,che rifondazione non l’abbia mai scritto su un documento congressuale non ricordo,ma se lo dici tu ci credo,ma che il giornale del partito fosse pieno di articoli su quel tono non ci piove.Ma questa teorizzazione o boiata che dir si voglia aveva come conseguenza inevitabile il non vedere il dominio imperiale USA e il conseguente superamento della categoria di imperialismo,questa si scritta in documenti,e quindi la cancellazione di LENIN dallo statuto.Ho usato il termine imperiale invece che imperialista,perchè quest’ultimo termine è usato in Lenin per definire un’epoca di scontro fra potenze,cioè multipolare.Oggi non siamo a questo punto,ma il dominio dell’unica potenza rimasta dopo il crollo dell’URSS è messo in discusssione dal crescere di altre potenze,sulla cui natura si può discutere,ma il fatto che conta è che sono conflittuali.La crisi attuale nasce da lì,gli USA non riescono più a imporre a tutti le loro regole,a comprare a debito, stampando carta moneta,il surplus della produzione mondiale.Non possono costringere la cina a finanziare il suo debito in eterno,non più,non possono fare come col Giappone nel 1992 quando lo affossò facendogli scoppiare la bolla immobiliare in casa con la forza della sua finanza.Insomma,il mondo multipolare non nasce dalla crisi degli USA,ma gli USA vanno in crisi perchè gli equilibri sono cambiati.Non è un gioco di parole,voglio dire che man mano che altre potenze cresceranno le crisi si aggraveranno e si faranno vieppiù ravvicinate.E’ in questo contesto che LENIN servirà ancora.Che Lenin sia stato un grande innovatore del pensiero marxiano non ci piove,soprattutto nel campo del soggetto rivoluzionario.E dopo di lui Mao.Sul fatto che Marx analizzò il capitalismo di un solo paese,cioè l’Inghilterra, facendone derivare indicazioni universali, mentre oggi dobbiamo parlare caso mai di capitalismi, concordo con te Ramon.Per quanto riguarda lo stato in Marx,esso è fondamentalmente i suoi distaccamenti in armi atti a salvaguadare i rapporti sociali esistenti,tenendo presente che in Marx il capitalismo non è cosa,ma rapporto sociale appunto.Le modificazioni storiche o le diversità esitenti fra stati non intaccano minimamente questo assunto.La genialità di Lenin sta nel capire che quando questi distaccamenti in armi, per via di accadimenti storici, non sono più sotto un solido controllo da parte della classe dominante, anche un piccolo gruppo ben strutturato politicamente e organizzativamente può vincere. E vinse.Come vinse Mao.Bisogna capire che non si vince se sei forte tu come partito o movimento,non è sufficiente,è necessario che l’avversario sia debole perchè diviso,e questo succede nei periodi di crisi,perchè una crisi vera è sempre crisi anche di rapporti sociali,ecco perchè un rivoluzionario non può non essere leninista.

  34. queste le associazioni italiane del GCAP

    Acli, Action Aid, Agesci, Aifo, Amici dei popoli, Amref, ARCI-ARCS, Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo – AIDOS, Associazione Ong Italiane, Associazione Ricerca e Cooperazione, Azione per la salute globale Italia, Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi del Millennio, Campagna Riforma Banca Mondiale, CBM Italia, CCS, Centri per la pace Cesena e Forlì, Cestas, Cesvi, CGIL, Cilap Eapn Italia, CINI, Cipsi, CISL, Cisv, Cittadinanza Attiva, Civitas, CNCA, CND, Coopi, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, CTM Altromercato, DPI-Italia, F.I.S.H, FEDERHAND ONLUS, Fivol, Fondazione Banca Etica, Fondazione Colombia te quiere ver, Forum del Terzo Settore, ICS, Intervita Onlus, Ipsia, Istituo Oikos Onlus, Istituto di Cooperazione Internazionale Progetto Sud, La Gabbianella, Legambiente, Link 2007-Cooperazione in Rete, LVIA – Focsiv, Mani Tese, Masci, Medici con l’Africa-CUAMM, Movimondo, OIRD-CICS, Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS, Oxfam International e Ucodep, PeaceWaves Onlus, Progetto Mondo-MLAL, Retedonnesenzadominio, Save the Children Italia, Sdebitarsi, Segreteria Provinciale del Sindacato FILCA-CISL di Bergamo, Social Watch Italia, Tavola della Pace, Tavola della Riconciliazione e Pace di Benevento, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia, Transnational Organisation for Development, Employment, Social and Youth (T.O.D.E.S.Y.), UIL, Unicef Italia, Unimondo, Vides Internazionale, Vis, Volontari nel mondo- Focsiv, WWF Italia.

    ramon dice:
    “Ma lasciamo perdere la miseria di chi tenta di legittimare il G8 pur facendo finta di chiedere cose giuste e di criticarlo blandamente.
    Abbiamo ben altri problemi.
    Il movimento in Italia c’è, se stiamo ai contenuti.”

    chiarita, speriamo, la differenza tra MOVIMENTO e movimenti, a questo punto, un partito comunista, come si deve rapportare col movimento? dico in italia, prima ancora che a livello globale.

  35. Io penso più ad una compenetrazione di intenti e azioni.
    CHE il MOVIMENTO si infiltri pacificamente e senza ledere alcun sano principio anche in movimenti su elencati e in altri credo sia INEVITABILE. IL MOVIMENTO è soprattutto un MODO Di ESSERE e DI PENSARE.
    Così come in molte strutture partitiche e istituzionali risorse, idee e persone che possono risultare utili al perseguimento di molti obiettivi utili al MOVIMENTO è accertabile.

    COME DEVE ORGANIZZARSI IL MOVIMENTO per non essere soffocato? quali partner gli sono congeniali?
    come può riuscire a incidere seriamente nelle dinamiche decisionali?
    E’ un attore scomodo sulla scena politica per chi?? Forse per tutti?
    Cosa deve diventare/apparire/ come deve strutturarsi per poter sedere di dirtitto ai tavoli di discussione?
    può farlo come MOVIMENTO e basta?
    secondo me si!
    Forse basterebbe solo continuare a ideare soluzioni e metodi nuovi e inediti : restare MOVIMENTO e quindi massa sociale critica sarebbe un grande RISULTATO.
    Ma la parola a Ramon. E a altri.
    Io non ho davvero ALTRO da scrivere in merito_

  36. scusa maria, ma neppure io ricordo a cosa ti riferisci. forse hai ragione tu e forse no. non so. se te lo ricordassi ne potremmo discutere a ragion veduta. no?

  37. caro ymey, come fai a dire che l’ONU è sorta con il capitalismo?
    mah!

  38. caro anonimo, che dirti? tu più che ragionare esprimi stati d’animo.

  39. cara marica, veramente non capisco cosa dici. se si dice che la sinistra è nel solco del movimento operaio e di quello femminista dove sta il passo indietro di cui parli? capisco se si fosse scritto che la sinistra è “anche” femminista ambientalista ecc. dando per scontato che è di classe. ma non è stato scritto così.
    comunque perché non riformuli tu il testo? giusto per vedere in chiaro dove sta l’eventuale errore o l’eventuale divergenza.
    un abbraccio

  40. hai ragione ramon cercherò di trovare il riferimento a quell’episodio. ricordo che ci fu anche qui una discussione in riguardo, appena posso cerco il riferimento di quella protesta.

    intanto avevo riportato l’elenco del GCAP italiano proprio perchè è il movimento (anche se con la presenza di vari soggetti che hanno in un certo senso tradito lo spirito del movimento stesso nei comportamenti, come hai fatto ben notare tu nell’articolo).
    quindi il problema che si pone, almeno come partito, dovrebbe essere come rapportarci con loro per essere attivi e presenti non solo durante le grandi manifestazioni di piazza, ma esserlo coi contenuti.
    questo significa intessere relazioni che vanno al di là del comune manifestare.

  41. Caro alessandropa, scusa ma ciò che scrivi sembra un po confuso.
    1) l’anticapitalismo non si giudica dalle etichette bensì dai progetti, programmi e fatti. so bene che sono in diversi a pensare che il liberismo sia una specie di eccesso del capitalismo e che, conseguentemente, non si dichiarano esplicitamente anticapitalisti. ma non vuol dire nulla, per me. il liberismo è una dottrina economica, una ideologia, non un sistema economico. il sistema è quello capitalistico. ed oggi abbiamo il capitalismo liberista. essere contro il liberismo è essere nei fatti contro il capitalismo.
    ricordo un pessimo articolo della rossanda che criticava gli zapatisti, anche con toni supponenti ed offensivi. la tesi era: non parlano di lotta di classe, di classe operaia ecc. non capire che essere contro lo sfruttamento della biodiversità e delle risorse naturali delle terre su cui vivono gli indigeni, che proporre che nella costituzione ci sia scritto che quelle terre sono sottoposte all’autogoverno indigeno e così via è non capire cosa sia l’anticapitalismo. o almeno significa avere una concezione libresca ed eurocentrica. non a caso gli zapatisti non hanno avuto nessuna difficoltà a dirsi anticapitalisti. peccato che una parte della sinistra messicana, molto anticapitalista a parole era in realtà contro il riconoscimento dell’autogoverno indigeno.
    il G8 non è il capitalismo, ovviamente, e si può essere contro il G8 anche solo in base a considerazioni democratiche. ma senza essere troppo schematici, non è difficile capire come il capitalismo vive, ed ha sempre vissuto, la democrazia come un vincolo insopportabile.
    2) che c’entra il multilateralismo? il liberismo che ha trionfato negli anni 90 era accompagnato da una politica multilaterale dell’amministrazione USA. che oggi si torni al multilateralismo è contemporaneamente la conclusione della fase unilaterale perché questa ha raggiunto i propri obiettivi (per esempio la destabilizzazione del medio oriente e dell’asia) e la scelta di far condividere al club dei ricchi i costi della crisi. non è l’unilateralismo ad aver messo in crisi gli USA, bensì la globalizzazione.
    3) questo è un blog dove di tanto in tanto scrivo un articolo. non è un quotidiano. io condanno da sempre le violazioni dei diritti umani in cina, ma il mio blog non è un bollettino quotidiano su qualsiasi cosa succeda. non ho scritto nemmeno una riga sul colpo di stato in ecuador. sarà che sono fiologolpista o in imbarazzo?
    e dai!

  42. caro ymey, ha ragione maria. la parola movimenti per come la usi tu (in contrapposizione ai partiti, non vuol, dire nulla. ma proprio nulla.

  43. caro prcarmerina, le manifestazioni sono sempre state fatte da minoranze. sempre. più o meno numerose ma sempre minoranze. e a volte grandi manifestazioni, anche enormi, rappresentavano una minoranza dal punto di vista dell’opinione pubblica. a volte piccole manifestazioni rappresentavano sentimenti ed idee condivise dalla maggioranza dell’opinione pubblica.
    quindi lasciamo perdere le zone rosse e le strumentalizzazioni dei mass media che da genova in poi ad ogni manifestazione hanno annunciato scontri e devastazioni e dopo l’unica notizia che hanno dato è che una ventina avevano bruciato una bandiera o che non era successo nulla.
    un abbraccio

  44. Anonimo Says:

    Hai ragione, Mantovani, per cui fammi un favore, visto che io non posso, cancella quello che ho scritto.
    Grazie.

  45. caro bosco, come fai a dire una cosa e il suo contrario nello stesso ragionamento? quando il nostro lenin ha elaborato la teoria dell’imperialismo c’erano diverse potenze capitalistiche i cui sistemi politici erano dominati dalle borghesie che erano proprietarie delle imprese di uno stato. le guerre sono venute perché la distruzione dell’economia di un paese concorrente era il presupposto per esportare capitali in quel paese e dominare il mercato di quel paese. analogamente si dichiarava la fine del periodo coloniale perché l’imperialismo di uno stato puntava ad esportare capitali in un paese terzo per conquistarne il mercato anche attraverso una certa industrializzazione. e questo veniva fatto in concorrenza con altri imperialismi. proprio tu citando la prima crisi finanziaria degli anni 90 dai conto del fatto che la natura sovranazionale del capitale è una novità non contemplata nell’analisi dell’inizio del 900. dove è la concorrenza fra nuove potenze emergenti e le vecchie? nelle esportazioni alla conquista di nuovi mercati? perché le cose stiano così dovremmo avere produzioni autoctone e concorrenti con altre delle vecchie potenze. ma non è così. la fiat che produce in brasile è concorrente della fiat che ha comprato la chrisler e delle fiat italiana? la monsanto che controlla le sementi in USA e nel resto del mondo di chi è concorrente? io non dico che non esistano interessi specifici di comparti produttivi ed anche finanziari nazionali. ma non vedere la concentrazione del capitale a livello sovranazionale mi sembra un errore madornale per un marxista ed anche per un leninista.
    per quanto mi riguarda penso che la teoria dell’imperialismo vada rivisitata, non cancellata. ma riproporre una descrizione del mondo identica a quella di un secolo fa perché altrimenti si può scoprire che è una pura illusione affidarsi a contraddizioni interimperialistiche che non ci sono lo trovo insensato.
    del resto la crisi attuale è globale. e dentro la crisi ci sono ulteriori processi di concentrazione del capitale, come sempre succede nelle crisi. il G8 il G14 sono esattamente il tentativo di governare crisi e sistema globalmente, giacché non c’è un paese che sostanzialmente può vincere contro un altro fregandosi le mani per il suo crollo.
    comunque la discussione su questo punto è importante e merita di essere approfondita.
    un abbraccio

  46. maria, a me pare più che chiaro. stare dentro il movimento al pari con tutti gli altri soggetti che ne fanno parte. altra cosa è dire si sta in tutti i movimenti, come se fossero tutti la stessa cosa.
    il problema sta come si vede nell’equivoco per cui movimento può voler dire tante o forse troppe cose.

  47. mi dispiace dirlo così ymey, ma non si capisce un bel niente di quel che scrivi. ma di quale movimento astratto parli?

  48. a proposito della coalizione dei servi, mi pare superfluo chiarire che è, la mia, una espressione volutamente offensiva.
    perché? basta guardare il primo firmatario: le acli. le acli ai tempi di genova criticavano aspramente il social forum accusandolo di estremismo. dicevano che ci voleva dialogo col G8 e non estremistica contestazione. si prestarono perfino all’ignobile giochetto di dire che loro erano “usciti” dal social forum quando non c’erano mai entrati. allo scopo di dimostrare che il movimento perdeva pezzi per strada.
    oggi i firmatari, anzi i promotori di questa fantomatica coalizione italiana contro la povertà e che maria ha elencato qui sopra, sono tutti confluiti sull’idea che bisogna dialogare col G8 e chiedere, per favore, che facciano un po di elemosina.
    una vergogna frutto della scarsa autonomia di queste organizzazioni dai governi (compreso quello berlusconi) dai quali dipendono fortemente per via del finanziamento dei loro progetti. e frutto della subalternità al PD e alle illusioni filo-Obama.

  49. caro anonimo, visto che sei anonimo non cancello un bel niente. ti pare? anche perché i miei stati d’animo non sono così diversi dai tuoi.

  50. marica porta Says:

    Caro Ramon,
    non sono alla ricerca oziosa di divergenze, ma cosa vuol dire essere nel solco di qualcosa? c’è forse un unico femminismo? ce n’è forse stato solo uno storicamente in Italia?
    Per un verso mi pare piuttosto strano che tu nn capisca cosa io voglia dire, per un altro è un dato abbastanza “normale”.
    Io ovviamente, manco a dirlo, non riscrivo un bel niente; dovrei, forse, scrivere un paragrafetto aggiuntivo su questa “questione”? O forse farmi gruppo di pressione nel partito insieme alle varie aree e corrrenti, una tra le tante?
    Cmq, colgo che questo argomento nn è importante e mi ritiro in buon ordine, ciao.

  51. ramon, anche a me pare più che chiaro. stare dentro il movimento al pari con tutti gli altri soggetti che ne fanno parte. e anche se molti soggentti sono inquadrati nel movimento, ne hanno tradito lo spirito.
    a questo punto, proprio perchè non si parli di movimento in forma astratta, sarebbe bene capire quali sono i soggetti da ritenersi validi da essere inquadrati non nei movimenti ma nel movimento.
    non è problema da poco, visto che l’elenco della “coalizione dei servi” è ben nutrito (tra l’altro).

    riguardo la questione del non aderire alla manifestazione mi riferivo alla polemica della scesa in piazza del pd e dell’ivd dopo la nostra scesa di sinistra extraparlamentare l’11 ottobre. sappiamo bene che c’erano dei motivi politici ben definiti e netti e tutti abbiamo sostenuto la linea. ma si è molto discusso sul fatto che questo poteva essere controproducente perchè era comunque la prima volta che il pd manifestava un opposizione pubblica al governo. era il momento della protesta studentesca, e questo dividerci (anche se a ragione) ha dato modo di confermare la solita tesi della sinistra frammentata. si sarebbe potuti scendere l’11 e anche dopo, con le dovute precisazioni sull’opposizione al governo e alla confindustria (cosa assente nel pd). la provocazione mia era questa nel primo comento. non si tratta di movimento, ma una protesta di massa in quel contesto (studenti compresi) forse sarebbe stata producente. tutto qui.

    ps. marica io non ho capito quello che vuoi dire, non ho capito cos’hai letto che non ti convince nel docuemento.

  52. …tornerò , se me lo permetti, quando riuscirò a scirvere quel che ho in testa nel modo più comprensibile.
    scusa_

  53. gino da martignacco Says:

    sono stato assente e non ho aperto il computer per quindici giorni, mi scuso se vado fuori tema ma appena sono tornato a casa e mi sono messo in rete ho saputo di Beppe Grillo e mi è venuto spontaneo incuriosirmi nel senso di entrare subito in questo blog per vedere se qualcuno ne avesse in qualche modo parlato. Il fatto che nessuno lo abbia fatto mi dà il là per fare una domanda: cosa vi sentireste di fare se foste nei panni dei dirigenti del Pd? vi comportereste come Bersani oppure come Marino? Secondo me la domanda che può sembrare banale, non lo è. Il fenomeno Grillo, da qualunque lato lo si voglia interpretare, esiste e dato che i blog hanno il loro peso ( qui siamo in un blog) e la cosiddetta virtualità o la rete costituiscono una realtà concreta, penso sia bene parlarne. Mi voglio esporre e non nascondo che Beppe Grillo, a costo di sembrarvi blasfemo, mi è simpatico e lo stimo (anche se non condivido ovviamente il suo pensiero). Lui non avrebbe mai chiesto di entrare in Rc, ma se fosse successo?. Vi parrebbe giusto rifiutarlo? . Se verrò considerato un comunista non ortodosso, pazienza, per favore, qualcuno può rispondermi? Ovviamente ci terrei molto anche a conoscere quello che ne pensa Ramon. Grazie.

  54. Senti Ramon,dimmi dove ho scritto che lo scontro fra potenze avrà le stesse caratteristiche di quello novecentesco;io dico, e tu sembri negarlo,che questo scontro ci sarà,perchè non esiste un capitalismo che non sia conflittuale.L’insegnamento di Lenin per me sta nello studiare e capire quale forme assumerà questo scontro fra potenze,che non ritengo imminente,perchè appartiene ad un mondo policentrico(ognuna con le sue sfere di influenza),e adesso siamo solo agli albori di un’epoca multipolare.L’altro insegnamento,per un comunista che pensa che questo scontro ci sarà,è costruire lo strumento di intervento, cioè il partito,organizzato e politicamente all’altezza del compito.Tu non ci credi,tu vedi un capitalismo unificato a livello mondiale,sei solo una delle tante vittime di quella nefasta corrente di pensiero conosciuta come operaismo.Nonc’è peggior orbo di chi non vuol vedere.Ma, come si dice,chi vivrà vedrà.Se però,come dici c’è questa concentrazione del capitale mondiale,cosa ci fa Obama in Afganistan,vuole salutare più da vicino Bin Laden o ringraziare la Cina per avergli comprato tanti buoni del tesoro?

  55. x gino.
    posto (mi scuso se esco fuori dal tema dell’articolo di ramon) la riflessione di travaglio. non saprei rispondere alla tua domanda, cioè se rifo accetterebbe una candidatura di grillo, ma trovo interessante questa riflessione perchè anche qui noi ci si tà su di un blog..

    Chi ha paura di Beppe Grillo?

    Adesso arriva Grillo, che si candida, siamo in casa sua, quindi… poi non l’ho neanche sentito, non saprei cosa dire, però mi hanno telefonato alcuni colleghi delle agenzie dei giornali per chiedermi cosa ne pensavo, ho detto chiaramente cosa ne penso, dubito che Beppe abbia intenzione di finire la sua carriera di comico per diventare segretario del Partito Democratico, neanche glielo auguro onestamente, perché deve essere una vita di inferno, credo che lui abbia deciso un’altra volta di movimentare e di influenzare un appuntamento politico importante, forse decisivo, le primarie del Partito Democratico sono l’ultimo appello, da quelle dipenderà la qualità dell’opposizione nei prossimi anni, gli anni decisivi nei quali si vedrà se Berlusconi va a casa o no.
    Quindi avendoci provato con il referendum, bloccati in Cassazione con la scomparsa di qualche centinaia di migliaia di firme, dopo averci provato con le leggi di iniziativa popolare, arenate nel Parlamento Vizzini, la commissione, sapete tutto, adesso ci prova, dopo averci provato con le liste civiche, peraltro con ottimi risultati perché ha infiltrato in molte assemblee comunali e provinciali almeno un rappresentante armato di telecamera e di occhio vigile, adesso ci prova buttando un sasso nello stagno delle primarie, la cosa interessante, più interessante ancora della candidatura di Grillo è la reazione del poliburo del Partito Democratico, questi parrucconi indignati, vergogna, Grillo, teniamolo fuori dalla porta, una provocazione, non ha i titoli, ci ha attaccati e quindi non può entrare, queste muffe che stanno lì incrostate dalla notte al Jurassic Park, non si rendono conto questi poveretti perché ormai fanno anche pena, sono mucchietti di ossa, che più si incazzano e più rendono interessante la partita, non si rendono conto che più si incazzano e più dimostrano che se hanno paura di Grillo, essendo comunque i titolari del 26 e qualcosa per cento dei voti, pare perdano mille voti al giorno, vuole dire che sono proprio alla canna del gas, perché? Perché i casi sono due: o Grillo alle primarie prende pochi voti e allora loro potranno dire: avete visto, era un bluff, ai nostri elettori non piace, ha sbagliato partito e quindi perché preoccuparsi, oppure invece Grillo prende molti voti e allora dovrebbero domandarsi il perché, perché chi è che va a votare alle primarie del Partito Democratico per Beppe Grillo? Elettori del Partito Democratico che condividono quello che dice Grillo, allora forse invece di occuparsi di Grillo, del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perché una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, magari condividono quello che dice lui, non sarà che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sarà che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo? Che per sentir parlare del caso Aldrovandi, possibilmente prima della sentenza che ha condannato i poliziotti bisogna andare sul blog di Grillo o a partecipare al V day e che per sentir parlare dei condannati in Parlamento bisogna andare da quelle parti lì e che per sentir parlare di tante altre cose importantissime, pensiamo soltanto a tutto il tema dello sviluppo, della decrescita, dell’auto verde, tutti temi che sono sulla punta delle dita di Obama e che Grillo tratta da anni e che il centro-sinistra non tratta, allora forse se vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt’altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale, invece si incazzano, strillano, preparano codicilli per sbarrargli la strada, credo che anche se dovesse durare soltanto una settimana, questa candidatura ha già sortito i suoi effetti, perché ha già mostrato quale parte del Partito Democratico è morta e sepolta e quale invece ha ancora una speranza.

  56. Anonimo Says:

    Non possono aver paura della candidatura di Grillo, perché per lo Statuto del Pd non si puó candidare chi non era iscritto prima della convocazione delle elezioni (giugno). Quello che temono é il ridicolo, cioé che venga buttata in burletta la grande trovata delle primarie, introdotta come simbolo di modernitá e democrazia.
    Travaglio, montanelliano doc e Grillo, ecoliberal. Non facciamoci affascinare da questa gente.

  57. lucaocchionero Says:

    ritengo la tua, Ramon, un’analisi lucida di quello che succede nel mondo dei potenti, dei poveri e di chi lotta; e lucida anche per quanto riguarda il “movimento” dopo Genova2001, anche se qui hai dovuto sintetizzare parecchio. Il rapporto partito\movimento attira la mia attenzione, ma contemporaneamente già parlare di “rapporto” mi sembra utilizzare un linguaggio vecchio e non più reale, poichè è oramai solo un’illusione stabilire un rapporto tra i due soggetti, stabilire una diversità anche di compiti e di funzioni.
    Mi vengono in mente a proposito delle discussioni che ho dovuto affrontare di questi tempi nella mia città, con alcuni “compagni” che hanno deciso di seguire la via istituzionalista, non al “socialismo”, bensì alla promozione di se stessi, adducendo tesi secondo le quali “se non sei nelle istituzioni non puoi fare nulla, contano i voti”. A questi “compagni” ho sempre ribattutto dicendo che se non fai iniziative su strada, se non ti occupi delle persone, se non fai lavoro “sociale” come ci arrivi poi nelle istituzioni? Ed ancora: se i voti non li prendi per un riconoscimento verso un’utilità del tuo “lavoro sociale” come fai a prenderli se non usando gli stessi metodi che usano i candidati dei partiti del bipolarismo con falsi sorrisi, ipocrisie spendibili ed a volte grossolane, promesse che puntualmente glisserai o che al contrario sarai costretto ad eseguire facendo l’opposto di tutto quanto avevi programmato di fare con la via politica?
    Il partito ed il movimento(per me è tale quella moltitudine in lotta per un bisogno, o per più bisogni, della vita) devono essere l’uno articolazione necessaria dell’altro in piena dignità, in autonomia organizzativa. La finalità deve essere la stessa vale a dire cambiare lo stato di cose esistenti. Per questo il 18 luglio sarò a Roma, per questo parteciperò attivamente all’unico processo di ricostruzione della sinistra in atto in questo Paese, e spero che il confronto sia il più libero possibile: senza correnti organizzate, senza nostalgie antiche ed irripetibili, tenendo i piedi ben saldi nella storia di oggi, e senza illudersi che basta chiamarsi “comunisti” per godere di uno status di diversità. La diversità va dimostrata, giorno per giorno sul campo, sul sociale, nel territorio.
    Penso che la federazione non sia un passo indietro, ma due avanti: poichè contremporaneamente costruisce le “fondamenta” della sinistra italiana del nuovo secolo e ne indica le prospettive di sviluppo in un tempo breve e medio. Spero che il dibattito non si esaurisca il 18 luglio ma continui nei territori. I primi riscontri nella mia provincia e relativi ai “coordinamenti” unitari sono molto positivi, domani io stesso andrò a costituirne uno.

  58. anonimo chi si fa affascinare da questa gente?
    a me pareva interessante questa riflessione di travaglio.
    del resto anche l’ultimo documento sulla proposta della federazione che si discuterà il 18, contiene molti elementi e proposte discusse su questo blog.
    in tempi non sospetti.

  59. io invece credo più agli ecoliberal che alla sinistra…

  60. Movimento sociale: Fenomeno sociale che ha luogo quando un insieme di individui, relativamente grande e diffuso sul territorio, promuove un’azione collettiva, in sintonia o in contrasto con il resto della società, per realizzare uno scopo comune. Un movimento nasce di norma dall’insoddisfazione verso l’ordine esistente e aspira a cambiarlo in modo più o meno radicale. Esso si basa su un’organizzazione interna poco strutturata e istituzionalizzata; autonomo il più delle volte da partiti o altre istituzioni, si caratterizza al contrario per la sua avversione ai ruoli, agli obblighi, ai divieti, alle regole tipiche dell’organizzazione sociale.

    Molti movimenti si caratterizzano per l’aspetto innovativo, creativo e di rottura delle loro istanze. Il movimento studentesco degli anni Sessanta, il movimento femminista, pacifista, ambientalista sono esempi di recenti movimenti sociali che hanno determinato un forte cambiamento delle società in cui si sono sviluppati, pur senza pervenire al potere.

    In un movimento sociale la funzione del leader è fondamentale; mentre un’organizzazione strutturata può continuare a vivere e operare anche senza una leadership forte, l’efficacia di un movimento dipende dalla capacità dei suoi leader. Un movimento si scioglie una volta raggiunto l’obiettivo per il quale era sorto o perché vi è costretto dalla reazione del resto della società (altri movimenti, istituzioni ecc.). Qualora il suo scopo sia quello di prendere il potere e vi riesca, come nel caso dei grandi movimenti del XX secolo (quello comunista in Russia, quello fascista in Italia e quello nazionalsocialista in Germania), si trasforma in una struttura stabile e rigida, istituzionalizzandosi (diventa ad esempio un partito politico, o un apparato dello stato).

    PIù movimenti sono sorti dunque e continuano a sorgere.
    Ma per quanto riguarda il GRANDE e UNICO MOVIMENTO che qui difendiamo :
    –La costituzione di un Partito risultante dal grande MOVIMENTO anticapitalista e pacifista dovrebbe essere affiancato da organismi di rete che monìtorino la realtà e i risultati delle azioni in essa messe in atto.
    Un organismo critico e di pari forza rispetto al Partito che mi auguro venga a costituirsi a breve, anzi di forza complementare a quella del PArtito (che ancora non c’è). Perchè quest’ultimo possa essere critico e di lucida proposta nei Parlamenti. Un corridoio ANTICAPITALISTA e PACIFISTA che cominci dalla base e salga ai vertici senza alcun tipo di predominanza tra le due PARTI:
    RETE e PARTITO. Egualmente forti, di diversa struttura, e comunicanti.

  61. Anonimo Says:

    Sí, probabilmente hai ragione, ma Di Pietro, Travaglio e Grillo non li reggo piú, ho sentito troppi ex elettori di Prc innamorati della nuova tirade e convinti che sia sinistra.

  62. Ora.. l’ONU:
    che tipo di sviluppo economico il mondo da tempo incarnava quando è stata lentamente ISTITUITA ?
    Chi ha maggior PESO nelle Consultazioni?
    Qualunque fosse la forma di redistribuzione della ricchezza nazionale all’interno degli stati , comunismo compreso, in che REGIME di produzione ed ECONOMICO era contestualizzata ogni azione ONU e quindi in quali logiche doveva NECESSARIAMENTE inserirsi e quali CONFLITTI dirimere?
    Ecco perchè continuo a vedere l’ONU come ORGANISMO CONSULTIVO di un solo POTERE ORGANIZZATO: quello CAPITALISTA LIBERISTA.

  63. Anonimo Says:

    La risposta era per Maria Rubini.

  64. L’articolo 1 e 2 della Carta dell’ONU riassumono gli scopi e i principi che l’organizzazione internazionale si è prefissata di raggiungere:

    1. mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
    2. promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare ad una rottura della pace;
    3. sviluppare le relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati e l’autodeterminazione dei popoli;
    4. promuovere la cooperazione economica e sociale;
    5. promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui;
    6. promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;
    7. promuovere il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo progressivo e la sua codificazione.

    gli stati MEMBRI sono CENTONOVANTADUE

    ymey, al di là delle polemiche (alcune volte anche opportune in certi casi come l’intervento in palestina ecc) come fai ad affermare che l’ ONU è un potere organizzato capitalista e liberista?

  65. Emanuele Ladurie Says:

    “le acli. le acli ai tempi di genova criticavano aspramente il social forum accusandolo di estremismo”.

    Vero Ramon, e pensa che il responsabile organizzazione nazionale di Rifondazione Comunista: tal Grassi diceva che i Movimenti erano una parabola borghese e che andare a Genova era un idiozia.

    “Coalizione dei servi”. Dio Mantovani, come sei caduto anche tu in quella spirale di duroepurismo radical testimoniale. Su dai, che Grassi ha vinto su tutta la linea

  66. cara marica, ma che modo di discutere è questo? lanci anatemi e accusi. e poi te ne vai non senza aver dimostrato un certo disprezzo.
    io avevo risposto e lo avevo fatto chiedendoti di riscrivere il paragrafo che hai criticato solo perché forse leggendo la tua riscrittura avrei potuto capire bene ciò che volevi dire a magari dire: hai ragione marica! e tu parli di correnti ecc. mah!
    non è vero che nel testo c’è l’elenco della spesa. perché non c’è il movimento operaio che è ANCHE ambientalista femminista pacifista ecc. c’è invece l’idea che il movimento operaio e quello femminista sono fondanti la sinistra alternativa.
    comunque siccome so benissimo che la cultura maschilista e patriarcale non si cancellano con i documenti non mi sogni nemmeno di negare che ci siano moltissimi problemi. ma se tu vedi una regressione in quello scritto e io non la vedo se ne può discutere senza anatemi?
    se si cita il femminismo allora c’0è la lista della spesa, se non si cita vuol dire che non si considera. stiamo parlando di un appello che convoca un’assemblea. davvero mi piacerebbe sapere come riscriveresti il capitolo. giusto per capire.
    ciao

  67. ecco! parliamo di grillo! va di moda parlare di grillo. e la moda è che la politica è immagine, colpi di scena, manovre di leader, e soprattutto folle di tifosi plaudenti.
    una volta tanto sarò sboccato! non me ne frega un cazzo di grillo, del suo pseudomovimento reazionario (si! reazionario!) e delle decine di commenti su una manovretta buona solo per le agenzie stampa e per i cretini che scambiano la realtà con i battibecchi virtuali sui giornali.
    chiaro?

  68. caro ymey, la definizione che hai scritto è troppo parziale. non puoi ignorare che esistono altre accezioni della parola movimento. per esempio movimento operaio non identifica ciò che tu dici bensì un movimento storico che contiene sindacati partiti e perfino stati.
    detto ciò è chiaro che qualsiasi movimento (anche quelli reazionari) svolge una funzione insostituibile nella trasformazione della realtà. ma non esclusiva.
    ciao

  69. egregio emanuele ladurie, è una scemenza trasformare le posizioni altrui in caricature per poter polemizzare meglio. grassi e burgio avanzarono delle critiche a quella che loro ritenevano una tendenza a sciogliere il partito in un movimento al cui centro non c’era la contraddizione capitale lavoro. tesi che come è noto non ho mai condiviso e che ho anche aspramente criticato. tesi, per altro, abbastanza presente al manifesto visto che rossana rossanda la pensava uguale. ma non hanno mai detto ne pensato che i movimenti fossero una parabola borghese e andare a genova un’idiozia. tanto che vennero alla manifestazione. anche a differenza di altri che dicevano di essere più che d’accordo con bertinotti ma che solo una settimana prima dicevano, ovviamente in privato: siete tutti matti, alla fine di luglio a genova? ma ci saranno al massimo diecimila persone!
    e comunque cosa c’entra con le acli? si è vero ho usato un’iperbole nel dire coalizione dei servi. ma il fatto è che chiedere l’elemosina al G8 è legittimare il G8. o no?

  70. caro ymey, l’ONU è un’organizzazione internazionale di stati. forse che il parlamento venezuelano o quello boliviano essendo prima immersi nel sistema capitalistico non possono votare leggi anticapitalistiche?
    e forse ti sfugge che l’onu non è solo l’assemblea generale ma anche agenzie, che spesso decidono cose assolutamente incompatibili con il sistema. sarà anche per questo, solo per fare un esempio, che l’UNCTAD e cioè l’agenzia dell’ONU che si occupa di commercio e sviluppo, è stata sopraffatta dal GATT – WTO proprio perché mai e poi mai avrebbe deciso le liberalizzazioni alla base del capitalismo contemporaneo.

  71. caro bosco, io sto solo dicendo che la struttura del capitale è diversa dai primi del novecento. se tu pensi che la concentrazione del capitale non sia di gran lunga svincolata dai territori nazionali dovresti dimostrarlo, almeno confutando che ci siano multinazionali il cui bilancio è più grande di quello di stati di media grandezza (anche industrializzati), negando che gli USA negli anni 90 hanno speso decine di migliaia di soldi pubblici per soccorrere il giappone (che secondo te dovrebbe essere un suo concorrente) proprio perché data la natura sovranazionale dei capitali finanziari la crisi giapponese avrebbe trascinato anche gli usa nel baratro, e dimostrando che la guerra in afghanistan è una guerra di rapina classicamente imperialistica, e cioè fatta per permettere esportazioni di capitali in afghanistan.
    per altro, io non sono mai stato operaista, e non ho mai creduto, come quasi tutti gli operaisti, al primato della politica. sei tu che pensi che esista un’autonomia della politica e della geopolitica (che ovviamente esistono ma in un rapporto strettissimo con la natura del capitale e degli interessi di quelli che lenin, pur collocandoli nell’ambito nazionale dato il livello di concentrazione del capitale nel 1916 chiamava monopoli).
    io vedo molte guerre all’orizzonte. ma non una guerra fra europa e stati uniti, per esempio. tu la vedi? allora bisogna essere a favore dell’esercito europeo e non solo contro la NATO. o no?

  72. E va bene..
    quindi recuperare fiducia nell’Organismo Onu forse è sensato..
    GRAZIE_

  73. PS: sono una femminuccia :-/
    buon lavoro a tutti_ e grazie per il confronto.

  74. Caro Ramon, quando dicevo che la globalizzazione è avanzata dal 2001 ad oggi, mi riferivo all’ occidente, come ho anche detto. Infatti, sono cominciati proprio a cavallo dell’ inizio del nuovo secolo i processi che hanno portato a smontare pezzo per pezzo i diritti dei lavoratori. Inoltre, è da allora che si è aperto in maniera completa un mercato gigantesco come quello cinese, che, da allora, è diventato quasi uno stato modello del neoliberismo, quasi uno stato-mercato, in cui la politica è completamente distaccata dai meccanismi economici e fa solo da ancella protettrice (a proposito, ho letto sul sito dell’ Ernesto che anche la rivolta degl’ uiguri è una montatura occidentale e che ancora simpatizzano per la repubblica Popolare Cinese….. mah!!!!!!). E’ innegabile che dall’ inizio del secolo sono ulteriormente aumentate le esternalizzazione delle aziende italiane ed è aumentata la concorrenza globale di aziende che producono in stati dove la forza-lavoro costa pochissimo. Da ciò è sicuramente aumentata da allora la tensione a ritenere i processi economici della globalizzazione ineluttabili, una cosa che scavalchi la politica, per cui si è giunti al sistema bipolare in cui gli schieramenti si fanno concorrenza al centro, senza che cambi mai nulla. Ed in questo gorgo si è fatta trascinare anche parte della sinistra e del movimento che a genova contestava l’ intero sistema. Questo intendevo dire.
    Per il resto, speriamo che il progetto della federazione abbia il seguito che ci aspettiamo al di fuori dei partiti e che aggreghi quanti più movimenti, sindacati e comitati di base.
    Un saluto a tutti

  75. Caro Ramon,parafrasando una frase famosa,credo che la finanza dominante sia quella dello stato dominante.La domanda corretta, secondo me, dovrebbe essere:che funzione svolge la finanza nella politica di dominio di uno stato?Se vuoi possiamo discuterne in seguito.Per quanto riguarda il Giappone,al tempo era il più grande finanziatore del debito statunitense,che senso avrebbe avuto farlo tracollare?Un servo se alza la testa basta dargli una lezione,così capisce, e la prossima volta ci penserà bene prima di giocare in proprio.Al momento la penso come Samir Amin e cioè che USA Europa e Giappone costituiscano una triade inseparabile.Non hanno gli stessi ruoli evidentemente essendo uno solo il dominante.Per quanto riguada l’Europa, anche la Francia si è pienamente allineata,per cui penso che se prima non c’è la distruzione politica dell’Europa così come la conosciamo,e una riaggregazione intorno alla Germania,il continente non sarà in grado di sviluppare una politica indipendente dagli interessi statunitensi.Di tutto questo non vedo niente all’orizzonte,ciò non toglie che vada perseguita una polica orietata in questo senso.Credere, come fa RC, che ci sia spazio per una politica europea anche solo autonoma dagli USA in queste condizioni appartiene al mondo dei sogni e tutta la vicenda della globalizzazione(privatizzazioni,precarizzazioni ecc..)sta lì a dimostrarlo.E il nostro paese,dentro a questa Europa,per via dello strettissimo legame che hanno i nostri maggiori istituti finanziari,Unicredit e Intesa Sanpaolo in testa,con la finanza di oltreoceano, per non parlare di FIAT,(detto per inciso, banche e industria che sono i più solidi sostenitori del PD)penso sia il cavallo di troia degli interessi americani.
    Altro punto,la presenza armata statunitense in Afganistan.Qui sì entra in gioco la geopolitica.La perdita dell’Afganistan,che molto probabilmente si trascinerebbe dietro il Pachistan,vorrebbe dire per gli USA la perdita di ogni controllo delle imponenti riserve energetiche centroasiatiche a favore della Cina,da molto tempo l’altro alleato del PACHISTAN,e questo sarebbe un colpo gravissimo al contenimento dello sviluppo cinese,molto più grave di un’eventuale perdita del petrolio dell’iraq,e questo spiega perchè Obama aumenta la sua presenza militare in Afganistan.
    Se vuoi un’altra opinione,penso che nel breve periodo,un decennio,l’antagonista principale degli USA sarà la russia,poi sarà la Cina e questo gli americani lo sanno benissimo.Certo mi piacerebbe che ci fosse anche l’europa,non certo perchè sono tifoso dell’imperialismo europeo,ma perchè,da leninista,penso che nelle crisi che seguiranno ci sia il terreno più fertile per i rivoluzionari contro il capitale.
    P.S.Se vorrai rispondermi risparmiami quella che la rivoluzione la fanno gli operai

  76. gino da martignacco Says:

    il problema che arrovella le mie riflessioni e dal quale non so uscire e come me probabilmente nessun marxista al giorno d’oggi, è costituito dalla constatazione amara che la cosiddetta opinione pubblica non vuole sentir parlare di Marx. Mi scuso con Ramon se vado ancora fuori tema ma sto cercando di capire come mai una analisi così razionale della società quale è quella marxista, in un mondo così ” evoluto”, in una società così ricca di mezzi, dove l’acculturazione è sempre più diffusa, dove vi sono effettive disponibilità di informazioni culturali e scientifiche, in questa società addirittura affrancata da illusioni trascendenti, questa analisi che è il marxismo venga così frettolosamente rifiutata. Non so se è sufficiente fermarsi ad una analisi sulle manipolazioni dei media e sulla loro capacità di condizionare le persone o su altri modi che il capitalismo ha a disposizione . Il mio arrovellamento aumenta paradossalmente sia quando tento di parlare con la gente che quando leggo analisi di persone perfino appartenenti all’area della “sinistra”. Non cito autori e chiedo anzi a voi di citarmene perchè io possa uscire da questa sensazione di “allineamento” che mi pare di notare anche nell'”intellighenzia mondiale”.
    In fin dei conti, la domanda che mi pongo è semplice ed è la seguente:
    Come mai, date queste premesse (alludo sopratutto all’abbondanza di potenziali fonti di informazione) noi marxisti dobbiamo constatare di essere in costante decremento? Badate, la mia non è una dimostrazione di dubbio ma mi pare di capire una forte contraddizione nella società, incapace di analisi e senso critico. Si potrebbe continuare a lungo ma questo arrovellarsi è anche rivolto ovviamente a trovare delle soluzioni per uscire da questa impasse. Spero di non essere stato banale ed in effetti mi si potrà rispondere che se fosse così semplice non staremmo qui tutti a pensare …. credo di avere già espresso la mia convinzione che la nostra azione deve essere concentrata sopratutto sulle giovani generazioni. Per me è fondamentale.
    Scusate se divago, in un certo senso il G8 mi annoia e anche se posso essere d’accordo con Ramon su Grillo reazionario, pur tuttavia devo amaramente notare che lui e Di Pietro stanno ottenendo molto consenso ( a conferma dela contraddizione di fondo di questa società dello spettacolo)

  77. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    vorrei inserire nel ragionamento che si svolge (comunque) una questione che io ritengo non sia aliena alla discussione sulla natura di questo assetto economico, la conoscenza. Intesa come prodotto collettivo non come patrimonio personale. La tecnologia e le applicazioni che a partire dall’inizio del secolo scorso hanno caratterizzato modalità e tipologie produttive hanno trasformato ancor più l’accesso alla conoscenza e di conseguenza le modalità e le tipologie di una sua coscienza critica strutturata. Penso che questa condizione di estraniazione del significato di conoscenza dal suo effettivo collettivo appartenga sia alla attuale assetto di potere sia ai suoi detrattori. Se la critica agli attuali assetti di dominio è da me sostanzialmente condivisa lo è meno quando si intuisce che la capacità
    concreta di una posizione di sinistra( intendo seria e non mi riferisco ad assetti parlamentari odierni e recentemente passati) non riesce , a mio parere, a fare un salto di qualità nella capacità di progettare una alternativa credibile di visione dell’intero scenario.La conoscenza è accentrata ancor più dei capitali e penso sia una caratteristica che la rende ancor più trasnazionale. Insomma tolte quelle quattro cose ben confuse che possono costituire una bussola in tutto questo troiaio
    e che mi tengo molto care , mi sembra appia evidente come la questione della leadership e della cultura da leader sia non solo una forma ma la sintesi stessa di una cultura della non conoscenza collettiva e di conseguenza una cultura non all’altezza di produrre una coscienza politica rinnovata.Lo penso anche in relazione alle appartenenze alle forme politiche esistenti,ho spesso la sensazione che si discuta del capello perchè nessuno capisce come cazzo è fatta la parrucca.
    Continuo a pensare che la questione culturale sarà il vero scoglio di una qualsiasi governace del prossimo futuro. Ho pestato anche troppo su questi tasti , hasta la vista!

  78. Luca Marini Says:

    E se la si smettese una volta volta per tutte con la retorica dell'”unità a sinistra” e si cercasse di dare un senso alla “rifondazione comunista”? domanda capziosa? può darsi ma la retorica dell’unità a sinistra porta alla sconfitta del progetto della rifondazione comunista, così come la retorica dell’unità sindacale, ….sic, ha portato ad una vera macelleria sociale come da tempo non si vedeva! sarò ottuso ma il futuro lo vedo nella cura del progetto politico di rifondazione comunista ( e forse anche il movimento no-global ne avrebbe di che guadagnare), l’idea della federazione modello “fronte amplio”, la trovo al momento impraticabile! mi sbaglierò ma non ne vedo le fondamenta politiche e sociali!

  79. comprendo lo stato d’animo e i timori di luca. ma pensare al progetto di rifondazione significa pensare a quacosa che poi possa tradursi in esperienza. ed è qui la difficoltà.che è culturale e non solo di forza numerica.
    è interessante invece l’altra accezione di movimento, cioè del movimento operaio. questi nasce in un contesto non molto dissimile dal nostro, cioè a seguito della rivoluzione industriale e dello sviluppo del capitalismo e della nuova borghesia. nasce scomposto in associazioni che hanno come obiettivo primario quello di migliorare le condizioni del lavoro (anche minorile e femminile). questi movimenti prendono la forma di società di mutuo soccorso, di leghe operaie e contadine. attraverso lotte sociali queste si pongono l’obiettivo della riduzione dell’orario di lavoro e della tutela dei lavoratori.
    è in quel contesto che nasce il socialismo scientifico (marx-engel)e non viceversa. è il movimento che poi darà la spinta alla costituzione di movimenti politici e partiti.

    l’idea di federazione dovrebbe farci pensare a questo. se pianificata a dovere non può che portare linfa al progetto di rifondazione (e forse anche la possibilità di una bella rielaborazione teorica). tutto stà nel modo in cui si intederà lavorare con i coordinamenti della federazione nascente.

  80. ok gio ora ci capiamo

  81. caro bosco. è come se marx si fosse chiesto: che funzione ha la finanza o il capitalismo industriale a liverpool? e non in gran bretagna. è di marx e anche di lenin la previsione dell’internazionalizzazione del capitale. perché tu la neghi? perché pensi che la sovrastruttura comandi sulla struttura? perché non vuoi vedere che il capitalismo è un sistema che pretende che la politica serva i suoi interessi e non viceversa?
    come fai a dire che gli stati uniti sono indebitati (e cioè importano capitali) e che contemporaneamente sono imperialisti?
    gli stati nazionali hanno una storia. ed è storia di lotta di classe, è storia di interessi e di culture e di lingue e di potenza e di relazioni con gli altri stati.
    davvero pensi che la storia si sia fermata allo stato borghese nel quale la borghesia nazionale comanda sulla politica nazionale in contraddizione con gli interessi delle borghesie di altri stati?
    negli anni 80, questo è vero innegabilmente, gli stati occidentali (ma anche gli organismi direttamente diretti dalle multinazionali e dalla finanza) hanno promosso un enorme processo di liberalizzazione del mercato. non solo per favorire il commercio libero (che comunque produce l’inseguimento della manodopera al costo più basso ed enormi processi di delocalizzazione e ristrutturazione della produzione) ma anche per sottrarre agli stati nazionali il controllo, sia per via di proprietà pubblica sia per via di opzioni politiche fiscali e così via, delle leve strategiche nel campo energetico e industriale. sottrarre al controllo degli stati significa sottrarre alla politica e ai vincoli derivanti dalle scelte (per esempio il welfare) che furono fatte per evitare che il campo socialista sfondasse fra le classi subalterne nei paesi occidentali. vincoli che il capitale ha accettato come male minore ma che non ha mai assunto come utili al suo sviluppo. anzi. del resto l’ideologia neoliberista è esattamente l’idea del ritorno al capitalismo nascente, senza vincoli ed impacci di nessun tipo.
    questo significa la cancellazione degli stati nazionali? no! significa un rapporto diverso con il capitale e una funzione diversa.
    per esempio il PIL che una volta descriveva la dimensione di un sistema capitalistico insediato in un territorio oggi non descrive affatto la stessa cosa.
    la vulgata secondo la quale in cina e in india il PIL cresce e quindi il capitalismo cinese e indiano crescono a scapito dei loro concorrenti è una bufala gigantesca.
    la cina e l’india sono territori, oggi, dove convivono diversi modi di produzione, da quello feudale a quello capitalistico contemporaneo passando per tutte le vie di mezzo. ma non c’è dubbio che se tu permetti che le multinazionali costruiscano stabilimenti garantendo loro che non pagheranno tasse, che non rispetteranno vincoli ambientali, e salari trenta volte inferiori a quelli dei paesi europei e degli usa ed abbatti, contemporaneamente, i dazi doganali nei paesi ricchi dove ci sono mercati per i prodotti di quelle imprese, il risultato è che più del 60 % di quanto prodotto in cina e in india viene esportato sui mercati occidentali. ma, al contrario che se si trattasse di produzioni fatte con capitali cinesi ed indiani con brevetti autoctoni, il pil cresce senza che resti un dollaro di tasse. ci perdono i lavoratori dei paesi ricchi per via della delocalizzazione e della competizione con il costo del lavoro e ci guadagnano solo le multinazionali. le quali se ne fottono delle questioni di politica interna degli stati, a meno che questa non pretenda di rimettergli briglie, controlli e così via. ed ecco perché al G8 al G14 e al G20 tutti giurano: nessun ritorno al proibizionismo.
    insomma, tutto questo è un processo. e permangono interessi capitalistici individuati territorialmente (ecco perché le piccole imprese italiane erano così favorevoli al neoliberismo all’inizio e sono duramente contrarie oggi che vedono che il processo di concentrazione può spazzarle via visto che lo stato non ha più nemmeno la leva monetaria per favorirle con i tassi di cambio variabili). un processo di queste dimensioni è complesso, non c’è dubbio. e come tutti i processi può conoscere arretramenti, stop o rapide accelerazioni. ma non tenere conto di questo processo può far prendere gravi sviste e fare previsioni infondate.
    se la cina è il gigante emergente e il principale concorrente della triade usa europa e giappone, perché tutti e tre questi ultimi hanno fatto di tutto per far entrare la cina nel wto e per immetterla a pieno titolo nel mercato capitalistico? per autolesionismo? non era meglio, anche attraverso minacce militari e crescenti tensioni tenerla fuori dal sistema ed attendere il momento propizio per invaderla economicamente se non militarmente in attesa di un crollo analogo a quello dell’urss?
    insomma, caro bosco, accetta l’idea che la struttura è fondamentale per capire cosa succede a livello sovrastrutturale.

  82. caro gino, il decremento di cui parli tu non è la mancanza di accumulo di marxisti, bensì la mancanza di conflitto e di coscienza. grillo e la politica spettacolo sono solo una conseguenza di una politica sempre più priva di potere reale sull’economia e conseguentemente priva di contenuti. separata dall società e conseguentemente spettacolare ed effimera.
    tutto qui

  83. caro giovanni, credo di essere d’accordissimo con te. vediamo se è vero.
    la conoscenza è semplicemente entrata direttamente nel processo produttivo e nell’accumulazione del capitale come se fosse una materia prima. perciò si è concentrata analogamente alla concentrazione del capitale. quando un emissario di una multinazionale farmaceutica vede un indigeno curarsi la tosse con la corteccia di un albero e corre a brevettare il principio attivo contenuto nella corteccia e il genoma per immetterlo in un altro albero presente in canada ha trasformato cultura e conoscenza in materia prima nel processo produttivo. quando si sottopone la ricerca ai finanziamenti privati sarà indirizzata secondo gli interessi immediati di quei privati. quando l’informazione è merce seguirà le logiche della merce e non quella della conoscenza. quando un comune finanzia un concerto gratuito di un cantante di canzonette del cazzo, che avrebbe comunque un mercato, e smette di finanziare la musica d’avanguardia favorisce solo un abbassamento del livello culturale al suo limite più basso, appunto quello più congeniale al mercato. cosa analoga succede per le abitudini alimentari con il fast food.
    e così via.
    quindi, è vero che manca la visione d’insieme e che bisogna ricostruirla e costruirla. ma è un processo globale di un movimento globale. è chiaro che la sinistra di un paese come il nostro oggi non è in grado di produrla. anche se la discussione deve tendere a questo e non alle cazzate alla grillo, come invece succede.
    hasta la victoria!

  84. caro luca, ha ragione maria. al 100 %. aggiungo solo che a differenza dell’epoca nascente del movimento operaio qui siamo all’indomani di sconfitte storiche. e non parlo delle elezioni.

  85. ramon fai bene ad aggiungere la differenza del contesto (che comunque era ovvia). infatti ho sottolineato il problema culturale e non solo numerico(e qui mi riferivo anch’io alle elezioni).
    ora, la questione di primaria importanza che si dovrà affontare in assemblea, secondo me ovvimente, è se tutti i soggetti coinvolti, di questo ne hanno coscienza. è chiaro che quello che abbiamo in mano è un documento propositivo (ecco il motivo anche della sinteticità degli “ismi” presenti, mi riferisco al discorso di genere che aveva sottolineato marica e che dovrà essere affrontato in opportune sedi, esattamente come gli altri “ismi”).
    capire cioè se la pianificazione dei coordinamenti deve avvenire in base alla necessità effettiva di dare impulso e slancio ad un opposizione anticapitalista, oppure è un modo come un altro di lavorare insieme per raggiungere il quorum. quindi il fine elettoralistico.
    se consideriamo anche la struttura partitica (nel contesto del movimento operaio quella ancora non c’era. oggi invece partiamo deficitari in questo senso) e la struttura dei movimenti con cui relazionarsi, risulta chiaro che non è semplice pianificare dei coordinamenti realmente funzionanti.
    bisognerà aspettare per ascoltare le proposte degli altri soggetti e trovare soluzioni.

  86. Luca Marini Says:

    Riconosco che il mio commento precedente sia stato alquanto schematico.
    La preoccupazione emerge sicuramente dalla possibilità o meno di riuscire a dare una progettualità politca alla proposta della federazione!
    E’ anche una questione di tempi e di priorità.
    Ho ascoltato a tale proposito l’intervento conclusivo di Ferrero all’ultimo cpn.
    Ferrero individua in pratica 4 priorità o tracce di lavoro su cui dovremo adoperarci come partito a tutti i livelli:
    1. Rafforzare il progetto di rifondazione comunista
    2. Lavorare nei conflitti e continuare nel lavoro della ricostruzione dei legami sociali
    3. Lavorare ai coordinamenti della lista delle europee
    4. Lavorare alla costruzione del polo anticapitalista sottoforma di federazione!

    Questi i punti schematizzati, io penso che non sia poco, anzi un carico di lavoro eccessivo soprattutto per molte federazioni!
    Io penso che siano già ardui i primi due punti, ci si è lavorato e ci si sta lavorando da un annetto con anche qualche risultato. Bene non sarebbe meglio insistere su queste due priorità anziche aggiungerne altre?
    Ora Ferrero dice che queste quattro cose devono andare di pari passo e comunque non si può tralasciarne nemmeno una.
    Ma il punto è che la situazione è molto complessa e il partito ad oggi secondo me non ha la forza per lavorare a tutto questo.
    E’ un opinione personale, ma mi sembra chiaro che non tutte le federazioni sono ad oggi in grado di affrontare tutti questi compiti.
    Il rischio che io vedo è che al disorientamento che c’è (ed è dovuto al risultato elettorale) si aggiunga lo sfilacciamento e si rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano!
    E comunque non sono d’accordo sul fatto che la federazione potrebbe dare linfa anche alla nostra organizzazione. Poi chissà fra un po’ di tempo sarò smentito!

  87. scusate quest’ intervento più formale che altro: la nascitura federazione significa che il PRC è in procinto di perdere parte della propria autonomia decisionale a favore di tale federazione? se sì, questo non necessita un passaggio in cpn? come s’ inserirebbe il prossimo passaggio elettorale: deciderebbe la federazione (se fosse già costituita dappertutto) ,regione per regione, la nostra collocazione? forse metto un pò il carro davanti ai buoi, ma è una curiosità credo legittima.

  88. Roberto Says:

    Nel cpn è stato già ratificato il tutto!!!

  89. luca il seconto punto che tu enunci non ti pare strettamente legato al terzo e al quarto?
    che significa altrimenti “Lavorare nei conflitti e continuare nel lavoro della ricostruzione dei legami sociali”?
    traducilo in termini concreti.

  90. io penso che in cpn sia stata ratificata l’ assemblea del 18 e l’ intento di aggregare la sinistra di alternativa appunto; credo che manchi un passaggio ulteriore perchè si tratterebbe di perdere in parte l’ autonomia decisionale per il partito, perchè le decisioni prese in sede di federazione dovrebbero contare di più

  91. marica porta Says:

    …davvero senza accuse e senza anatemi e soprattutto senza disprezzo, visto che considero questo luogo un punto di riferimemto importante (per quanto possa esserlo un blog) già da prima, durante e dopo l’ultimo congresso (leggo costantemente, intervengo quasi mai).
    Rimango, se possibile, dell’idea che nel documento-appello ci sia poco più dell’elenco della spesa, o diciamo che c’è un “di più” tutto in potenza (mi riferisco all’approccio di genere, come spresso nel documento).
    e il dualismo che tu poni, ramon, tra il semplice citare il femminismo e il non considerarlo affatto in un documento la dice tutta (queste compagne nn sono mai contente!), è un punto dolente nelle nostre pratiche da sempre e certo nn lo si può risolvere qui ed ora, ovvio.
    ramon, non solo se ne può ma se ne deve discutere (senza anatemi) come dici tu. ed è per questo che mi ha fatto molta rabbia la tua prima risposta liquidatoria e superficiale, stizzita e poco accogliente. o almeno io l’ho intesa così.
    a me è parso come un tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto, come dire nn è ora e nn è momento di porre queste questioni, prima risolviamo le cose importanti, poi penseremo al resto.
    poi, vabè, sugli “ismi” tra i quali il femminismo nn mi esprimo.
    penso poi che nn serve e nn basta stringersi a coorte x essere forti e avere ragione e che, o approfittiamo di questo sfilacciamento e di questa scomposizione totale adesso x cambiare le cose e far ripartire la rifondazione comunista e il PRC, o saremo giustamente spazzati via.
    ma giuro che lo dico con ottimismo e senza astio.
    anche se forse nn si percepisce.
    ciao 😉
    marìca

  92. non è un intento di aggregare la sinistra, l’intento è di COSTRUIRE un polo alternativo. o almeno questo dovrebbe essere. ma dai commenti che seguono pare che il problema non sia questo quanto quello di “salvaguardare” rifondazione non si capisce bene da quale pericolo.
    il documento è una PROPOSTA ad altri soggetti, non è un documento INTERNO di rifondazione sul quale sviscerare i vari punti (quello di genere compreso). non è un assemblea esclusivamente di RIFONDAZIONE quella del 18. almeno a me pare così, correggetemi se sbaglio.
    qualsiasi decisione poi dovrà essere valutata bene. in seguito.

  93. Luca Marini Says:

    Maria, per dare l’idea del lavorare nei conflitti ci potrebbero essere diversi esempi, uno ad esempio quello che è successo a Pomigliano, dove il prc ha svolto un ruolo nel coordinare le lotte e le forma di protesta.
    Ecco, pùo essere legato al punto 3 e 4? ma l’esempio specifico non direi, nel senso che quello che hai messo in pratica esula dalla costruzione dei coordinamenti di lista e della costruzione del polo sottoforma di federazione!
    Poi leggendo l’intervista di Ferrero sul manifesto a proposito dell’idea di federazione (che qui non riporto), si parla di costruzione di assemblee a settembre in tutte le federazioni, di regole decisionali, di suddividere compiti della federazione da compiti dei soggetti che aderiscono!
    E’ più un qualcosa che considera il piano organizzativistico tra forze politiche e lo trovo un qualcosa in più rispetto alla costruzione del conflitto e alla ricostruzione di legami sociali!

  94. il prc in quel contesto a pomigliano è riuscito egregiamente a svolgere questo lavoro. tu mi sai spiegare in quale modo si può far ripartire il motore di questo partito in tutte le altre federazioni e circoli?
    a me pare più che ovvio che si tratti di dare un assetto anche organizzativistico per affrontare un nuovo percorso. o no? le federazioni sono in grado di svolgere così come sono questo compito? e i circoli?
    a me non pare proprio nulla di strabiliante. ripeto, tutto sta in che modo si vorrà affrontare questo passaggio delicato.

  95. Compagni, la federazione non mi pare la panacea di tutti i mali, e non mi pare neanche l’unità a sinistra (fosse tutta lì la sinistra saremmo davvero messi male), ma mi pare uno strumento necessario per svolgere pienamente il ruolo di Rifondazione stabilito a Chianciano e successivamente rilanciato.
    Se guardiamo al documento in questione, infatti, le parole d’ordine proposte sono quelle del Prc. Si sta lavorando per lo svolgimento del processo della rifondazione comunista, aggregando intorno a questo processo le forze necessarie al suo compimento. O si crede davvero che Rifondazione così com’è sia in grado di fare il partito sociale e costruire un polo di sinistra autonomo e forte per abbattere il bipolarismo?
    Siamo seri. L’operazione mi pare chiara: sottrarre il Pdci e altre parti della sinistra alla morsa del bipolarismo, costruendo un campo di sostegno e azione intorno al progetto sociale e politico di Chianciano. I timori di Luca sarebbero sensati, secondo me, se il documento in questione fosse ambiguo sul rapporto con il Pd o sulla natura del progetto politico. Ma finché non è così, a me va bene.
    Chiariamoci: la federazione non è la soluzione a nessuno dei nostri problemi, né la marginalità nel dibattito civile né la scarsa incisività nel tessuto sociale né il radicamento, ma è uno strumento utile per sviluppare quel progetto (il partito sociale) con cui il Prc ha deciso di affrontare quei problemi.
    Soprattutto, e lo dico da comunista orgoglioso, si sottrae al dibattito l’artificio retorico del cosiddetto “identitarismo”, secondo cui da una parte ci sarebbe la sinistra moderna e innovativa e dall’altra i veterostalinisti affezionati alla falce e martello. La federazione è un passo in più per chiarire che ci sono due diversi progetti politici in campo, entrambi tendenti all’unità della sinistra ma differenti per alcuni chiari caratteri, il rapporto con il Pd e il bipolarismo tra tutti.

  96. giovanni Says:

    Si ramon è così il meccanismo. Aggiungerei che questo esprime un limite culturale drammatico ottuso e velleitario del capitalismo.Per dio la rivoluzione borghese ha posto la ragione al centro della sua cosmogonia
    liberando il pensiero da gabbie antiche. Questo capitalismo si comporta come la capretta sull’isola che mangiando le gemme e i germogli si condanna da sola alla morte per fame.La conoscenza non è una filanda o
    l’assemblaggio su nastro di un meccanismo. Comunque ci siamo capiti.
    Hasta siempre!

  97. invece lorenzo la panecea dei mali della sinistra anticapitalista la federazione potrebbe esserlo. se si rispettano i punti del documento non è minimamente tradito lo spirito di chianciano. ne verrebbe fuori una vera costruzione dal basso (vertici permettendo). piuttosto questo sarebbe il punto nevralgico della proposta. semmai. ecco perchè è bene fare attenzione a come si intende pianificare l’assetto organizzativo dei coordinamenti.

  98. Senti Ramon,Wall Street è o non è la capitale finanziaria più importante del mondo?pensi stia a New York per caso?secondo te lì comanda la Cina?ti ricordi il veto del governo americano ad alcune acquizizioni cinesi perchè considerate strategiche?Gli USA hanno imposto,dopo la caduta dell’URSS, la libera circolazione dei loro capitali di rapina al resto del mondo con le buone o con la cattive(più con le cattive).Pensi che il dollaro sia la moneta di riferimento negli scambi mondiali in virtù della superiorità economica degli USA?Se così fosse l’Europa dovrebbe essere la potenza finanziaria mondiale,l’euro la moneta di riferimento,ma non è così.Che ti piaccia o no la finanza mondiale è ancora sotto controllo statunitense e della sua succursale di Londra.Il tuo esempio sulla esportazione di capitali cinesi non mi sembra pertinente.
    Se,per esempio, mi faccio prestare dei soldi da te (in realtà lo pongo come condizione perchè tu possa fare affari con me)e faccio di quei soldi l’uso che mi pare(magari contro di te come è successo al Giappone)o per continuare a comprare coi tuoi soldi le tue merci e se tu ad un certo punto ti rompi le scatole del giochino e vuoi indietro i tuoi soldi e io te ne restituisco quanti me ne pare(cioè svalutati quanto voglio visto che continuo a stamparne),secondo te saresti tu che comandi perchè i soldi erano tuoi?E sai perchè lo posso fare?perchè io sono armato,molto armato e tu no.Magari Gramsci la chiamerebbe egemonia armata di coercizione,di sicuro non interverrà in tuo aiuto nessuna internazionale del capitale.Non ti resterà che armarti.
    Ma veniamo al punto che secondo me hai centrato.
    Dici bene quando dici che la storia degli stati è storia di lotta di classi subalterne contro altre classi dominanti,ma è anche storia di potenze statuali.E oggi c’è una potenza statuale ancora sovverchiante che fa un uso politico,insito politico,dell’arma finanziaria,arma appunto.Questo io penso.Libero tu di pensare che io veda Liverpool e non l’inghilterra,libero io di non vedere la finanza come un luogo neutro dove il plusvalore cerca la massima remunerazione sciolto da ogni vincolo statuale.La goldman sachs senza dietro la forza militare USA non sarebbe niente.
    Va da sè che una politica di potenza richiede degli agenti politici che abbiano una visione strategica e che nessuna politica di potenza è possibile senza potenza economica,finanziaria e soprattutto militare(basta guardare all’Europa).La politica che comanda sulla economia?Semplicemente vedere lontano per salvaguardare il sistema.Speriamo che prima o poi diventino miopi.

  99. Marco Imprintine Says:

    Scusate ma forse non capisco qualcosa: chi siamo noi per “delegittimare” il G8? Pensiamo che solo perchè noi quattro lo contestiamo allora ciò abbia lo scopo di delegittimare quell’organismo non eletto, ma di eletti?. Non è forse che i servi non hanno l’ambizione di delegittimare una realtà e sentirsi padroni della facoltà o meno di legittimare chicchessia, ma cercano perlomeno di portare qualche risultato a casa?
    Non so, temo che allora il modo migliore di non legittimarli e non parlarne e non andare alle manifestazioni contro, in questo modo nessuno parla di loro, li delegittimiamo e la rivoluzione sarà più vicina.
    Mi sembra che in questo caso abbia ragione Emanuele lauria, la tua parabola o iperbole o provocazione è insensata, un pò nella categoria del risentimento e dell’auto isolamento

  100. caro luca, ti hanno già risposto altre ed altri con argomenti che condivido. ma voglio aggiungere una cosa. ormai in italia ci sono due problemi. enormi. la sinistra è divisa e frammentata per effetto delle sconfitte sociali (non il contrario). questo provoca, come ben si vede, la deriva di ceti politici che ormai hanno accettato l’idea della separazione della politica dalla società e che vedono solo nei rapporti fra partiti dentro il bipolarismo la salvezza di se stessi. parlano demagogicamente dei problemi sociali ma pensano solo alle alleanze col PD e alle giunte. Ma c’è anche la idea, altrettanto e specularmente sbagliata, che basti dichiararsi contro il pd per essere salvi. vecchio errore minoritario ed estremista che pensa (semplificando) che le masse non aspettino altro che i loro rappresentanti e dirigenti politici e sindacali vengano smascherati per intraprendere una via rivoluzionaria. in realtà la ricostruzione di legami sociali e le battaglie culturali sono cose molto complesse e di lungo periodo. ora, tutto ciò che si muove al di fuori del bipolarismo deve continuare ad essere diviso? deve continuare ad avere comportamenti più competitivi al suo interno che con il PD? deve continuare ad avere diversi progetti totalmente incomunicanti fra loro? sono sicuro che anche tu pensi di no. e allora bisogna unirlo senza pretendere che gli altri progetti e pratiche si debbano per forza uniformare ad un presunto progetto univoco di rifondazione da rafforzare a basta. anche perché dentro rifondazione si agitano idee diverse. ecco perché il rilancio di rifondazione non può prescindere da una prospettiva unitaria.
    è poi evidente che si può fallire o non riuscire ecc.
    ma è meglio provarci che cullarsi nell’illusione dell’autosufficienza.
    tutto qui

  101. cari gio e roberto, un processo unitario è aperto per definizione a diverse soluzioni e formule organizzative. saranno discusse liberamente ed ampiamente ed ovviamente anche votate negli organismi dirigenti del partito come il cpn (che non ha ratificato un bel niente bensì avanzato una proposta unitaria aperta che bisogna, come dice maria, verificare con tutti coloro che ci staranno). quindi è meglio non mettere i carri davanti ai buoi.
    io sono convinto che si debba discutere di contenuti (per esempio soprattutto di bipolarimo ed istituzionalismo oltre che di conflitto anticapitalista) e che le soluzioni organizzative (quale tipo di federazione?) vengano dopo temporalmente ed anche come importanza.
    ok?

  102. cara marica. ok prendo atto e se anch’io ho dato l’impressione di aver risposto in modo scostante chiedo scusa.
    ti cito un passaggio dal documento pubblicato oggi da liberazione dal forum delle donne: “Protagonisti del percorso non possono che essere i soggetti del lavoro, dei lavori e della precarietà, dei processi cognitivi, i movimenti ecologisti, femministi, pacifisti, lgbtq, delle libertà individuali e collettive, del nesso uguaglianza/differenza.”
    scusa ma insisto: anche questa è una lista della spesa? si o no? perché è del tutto analoga a quella dell’appello. o no?
    il resto del documento del forum delle donne lo condivido totalmente.
    se dico che lo condivido, e come dimostrano la mia pratica e posizioni fin dall’inizio di rifondazione (quando attonito assistevo all’alleanza di fatto fra una parte delle femministe e la corrente cossuttiana nel votare contro la rappresentanza di genere paritaria negli organismi dirigenti al primo congresso), io penso che non esista organizzazione o politica capace di porsi il tema della trasformazione sociale che non aggredisca il patriarcato come contraddizione fondamentale.
    ma posso, sommessamente, dire che vedo poco conflitto al di fuori delle critiche ai testi e alla composizione delle liste e degli organismi?
    partito sociale secondo me dovrebbe essere anche la costruzione di decine di esperienze di lotta contro la violenza sulle donne (parlo di associazioni ed organismi capaci di produrre assistenza legale e solidale oltre che di battaglia culturale)
    comunque continuiamo a discutere che fa bene a tutte/i.
    un abbraccio

  103. maria delle 21,08, esatto! così la penso anch’io.

  104. masaccio, sottoscrivo anche te al 100%.

  105. caro giovanni, l’irrazionalità (oltre che l’ingiustizia) del sistema capitalistico è un tratto intrinseco al sistema stesso. la borghesia in quanto classe sebbene sia stata rivoluzionaria è sempre stata pronta a gettare nel fango le bandiere liberali quando viene minacciato il profitto.
    comunque (mi scusi maria che mi ha già bacchettato per il mio vizio di precisare su questo) hasta siempre si dice per i morti. e, per il momento, siamo vivi.

  106. caro bosco, e allora come mai wall street è in crisi? ti sfugge che dagli anni 80 la liberalizzazione dei mercati finanziari ha prodotto holding finanziarie che per fare speculazioni non esitano a mettere in crisi wall street. ma dove mai si è visto che la potenza più forte si lasci mettere in crisi dalle potenze emergenti e che addirittura le aiuti a crescere? l’esempio dei prestiti è sbagliato. per il semplice motivo che tu continui a parlare di sistemi economici radicati territorialmente mentre esistono holding finanziarie e multinazionali che si avvalgono delle scelte che tu descrivi fottendosene della volontà dei singoli stati. che gli USA abbiano, nei settori maturi come l’acciaio, fatto del proibizionismo è testimoniato dalle condanne e sanzioni che il wto ha preso nei loro confronti. questo cancella la volontà di potenza dello stato nordamericano? no, al contrario. avendo perso gran parte del controllo dell’economia il militare viene esaltato nella sua funzione di volano economico e di dittatura politica sul sistema. ma proprio per questo le guerre che sono state fatte hanno più la funzione di promuovere un’egemonia che quella classica di rapinare i territori per costruire mercati ed esportare capitali.
    come per tutto nella vita il vecchio resiste al nuovo e si compenetra con esso. fu così anche per i sistemi economici antecedenti il capitalismo. ma lenin capì’, al contrario di quel che fai tu, dove stava il confine fra vecchio e nuovo capitalismo e su questo fondò una strategia rivoluzionaria che non ci sarebbe stata senza individuare le novità introdotte nel sistema.
    un abbraccio

  107. iris pezzali Says:

    “….Non c’è speranza di risalire la china se non ritrovando una profonda coerenza tra contenuti anticapitalistici e comportamenti nella sfera istituzionale e nelle relazioni politiche….”

    giusto.. condivido appieno. solo io metterei prima della sfera istituzionale e delle relazioni politiche, quella umana.

    non è scontata la coerenza su questo fronte e neppure implicita. forse è l’unica cosa rivoluzionaria universalmente comprensibile.

    abbbracci

  108. caro marco, se nel comune dove vivi tu (e non so quale sia) il consiglio comunale fosse reso impotente e le sette famiglie più ricche decidessero loro tutto, avendo anche una polizia privata per far applicare le loro decisioni, e se un tuo vicino dicesse che bisogna andare a fare anticamera durante il party dei ricchi per consegnare una richiesta, tu cosa diresti? io dire che il tuo vicino è servo. per quanto si ammanti di “realismo” e di “pragmatismo” resta il fatto che “chiede” ai produttori delle ingiustizie più violente di essere giusti. non c’è nulla di meno pragmatico e nulla di più ideologico e presuntuoso.
    io non nutro nessun risentimento verso nessuno. so solo che il G8 è un problema per l’umanità e non il luogo delle soluzioni.
    difficile da capire?

  109. marica porta Says:

    esatto ramon, perfetto.
    ma dopo continua così
    “In questa sinistra di donne e di uomini portiamo come elementi costitutivi le proproste e le pratiche dei movimenti delle donne.
    NON SI TRATTA DI CONTENUTI CHE POSSONO ESSERE NOMINATI O EVOCATI QUA E Là NEGLI INTERVENTI DEGLI UOMINI CHE FANNO “SINTESI” [ndr è questo il nodo in questione]. LA PAROLA DELLE DONNE, DELLE FEMMINISTE, DEVE AVERE CITTADINANZA “UGUAELE E DIFFERENTE” IN TUTTI I LUOGHI DELLA POLITICA A COMINCIARE DALLA PROSSIMA ASSEMBLEA.”
    e anch’io vedo molto poco conflitto al di fuori delle sacrosante rivendicazioni di cui tu dici e ritengo che il partito sociale possa essere uno strumento utile a questo.
    ricambio l’abbraccio, m.

  110. gino da martignacco Says:

    Ramon, tu mi dici che ” il decremento di cui parli tu non è la mancanza di accumulo di marxisti, bensì la mancanza di conflitto e di coscienza”

    io dico che la “gente”, intendendo per gente la cosiddetta grande classe media e anche buona parte di quella al di sotto di questa “media” non vuole pensare, approfondire, impegnarsi nella società, è imbevuta di pubblicità e di modelli imposti che insegue a costo di ogni sacrificio. Io lo chiamerei il modello della classe media, per il quale l’uomo d’oggi è disposto a tutto. L’omologazione culturale a cui è rivolto gli impedisce di prendere coscienza e quindi, conseguentemente di interessarsi alla politica che significa come dici tu conflitto, volto al cambiamento.
    in un mio precedente intervento ho lamentato una sorta di allineamento della intellighenzia mondiale, così l’avevo definita, al modello dominante. Avevo anche in qualche modo chiesto a te e a coloro che partecipano a qiesto blog di suggerirmi alcuni autori contemporanei attraverso i quali, ad esempio, io mi riprometterei, nella mia piccola realtà, oltre che ad approfondire io stesso, di coinvolgere le persone in un lento processo di presa di coscienza ecc. ecc.

    Ebbene, in realtà, mi permetto io stesso di citare un autore che ho scoperto da poco e del quale ho iniziato a leggere una sua recente e significativa opera. Questo autore confuta un po’ la mia stessa affermazione lamentevole perchè non è allineato con il Capitale. Lo cito sopratutto perchè mentre scorrevo il blog e mi appassionavo, ad esempio ai botta e risposta tra Ramon e Bosco, mi è venuto in mente che avevo letto qualcosa di interessante proprio nel libro di cui parlo e del quale, a proposito, ad esempio, di stati nazionalli , sperando di non tediare nessuno, voglio riportare un breve tratto che fa in qualche modo opera di sintesi:

    “In che rapporto stanno, dunque, l’universo del capitale e la forma dello stato nazionale nella nostra era del capitalismo globale? Forse questa relazione è definita nel miglior modo possibile in termini di “autocolonizzazione”: con il diretto funzionamwento multinazionale del Capitale, non abbiamo più a che fare con la solita opposizione tra metropoli e paesi colonizzati; un’azienda globale taglia il suo cordone ombelicale con la nazione madre e tratta il suo paese d’origine sempicemente come un altro territorio da colonizzare”

    da ” Il soggetto scabroso” di Slavoj Zizek.

    Tornando alla risposta che mi ha dato Ramon, condivido ovviamente che Grillo e la politica spettacolo sono solo una conseguenza di una politica sempre più priva di potere reale sull’economia e conseguentemente priva di contenuti. separata dall società e conseguentemente spettacolare ed effimera. E’ vero ed è in qualche modo la descrizione della cosiddetta postmodernità. Contro di essa, come dicevo prima, bisogna che ci riappropriamo della politica e che la ” inculchiamo” ai figli, agli amici dei figli, ai nipoti, insomma, comunque e prima di tutto ai giovani, senza i quali non potremo che estinguerci con le nostre idee, se non riusciamo a trasmetterle.

  111. Appunto Ramon,va in crisi la finanza americana e tutta la finanza mondiale è in crisi,non vedo centri finanziari emergenti,come successe quando Wall Street scalzò la City di Londra.Mi chiedi perchè va in crisi?La causa strutturale è che non c’è plusvalore reale sufficiente ad alimentarla a quei livelli e dopo un po’ la moltiplicazione dei pani e dei pesci finisce,e finisce adesso temporalmente e non prima perchè adesso stanno emergendo altre potenze economiche statuali.E’ il nuovo che si compenetra al vecchio,gli USA
    sostituiscono l’Inghilterra come capitale finanziaria mondiale parecchio dopo essere diventati la prima potenza economica,soprattuto dopo essere diventati la prima potenza militare.
    Dici di non avermai visto che la potenza più forte si faccia mettere in crisi da una più debole?E’ solo questione di tempo.L’Inghilterra gli USA direi che se li è addirittura fatti in casa.
    Sul resto,secondo me, sarebbe interessante discutere,partendo dal presupposto che questa è una crisi reale,e una crisi è sempre anche crisi di rapporti sociali,cosa succederà nella struttura sociale degli USA,cioè in quello stato dove il capitalismo ha assunto quella particolare forma.
    Ciao.

  112. giovanni Says:

    Eh,Eh,Eh Ramon,
    come vedi io chiudevo sempre con viva la vita la nuova chiusura è ironica.
    Sono daccordo sulla precisazione relativa alla borghesia anche se il ruolo
    della borghesia ( in senso generale) andrebbe ridiscusso.L’italia non ha mai
    avuto una borghesia nazionale e questo fattore condiziona ancora e in modo
    pesante l’autonomia del pensiero politico nazionale. Cosa ben diversa avviene in francia e in germania. Non voglio fare l’apologia della borghesia
    ma penso che che questo nuovo modello di impero capitalistico impatti anche sulla borghesia. Difficilmente potrà essere ignorato il ruolo della borghesia in una proposta di cambiamento.
    Viva la Vita! e tuches i ball

  113. ha ragione giovanni. oltre al fatto che l’italia non ha mai avuto una borghesia nazionale, bisognerebbe prima capire chi è la borghesia qui da noi. dai fatti risulterebbe la peggiore del mondo, poi aggiungiamo anche il ruolo in passato del movimento socialista che corrotto, non è riuscito a farsi valere.
    cosa si può pretendere dalla nostra borghesia alla quale non importa nulla del fatto che in parlamento ci siano delinquenti patentati. basta che la finanza e i controlli fiscali non la tocchino, e tutto va bene. l’importante è per il borghese italiota avere ville barche per il week-end figli all’università(rubando il posto a qualche coetaneo povero ma volenteroso e più intelligente ma senza raccomandazioni) e che contemporaneamentwe invece di studiare sfolleggiano da una discoteca all’altra o vanno a fare le veline e i tronisti. ovviamnte l’extracomunitario gli lucida il mercedes………. a questa borghesia, che gli frega di avere un presidente del consiglio più volte prescritto che si fa le leggi per sfuggire alla giustizia?

  114. cara marica, io sono d’accordo con ciò che tu dici essere il nodo della questione, e sono anche d’accordo che ci vuole conflitto e critica per affrontarlo. ma se permetti non c’entra nulla con il dire che nel documento c’era un elenco della spesa. perché non è vero e lo dimostra il fatto che il forum ha fatto un elenco identico. che il problema esista è evidente, almeno a me, ma non aiuta il cercare tracce del problema anche dove non ci sono.
    tutto qui.
    un bacio

  115. caro gino, io penso che il problema sia duplice. da una parte c’è il senso comune e la cultura dominante che hanno una radice profondissima nella formazione sociale esistente. ma qui non c’è una grande novità perché anche negli anni 60 il senso comune era solidissimo per poi in pochi mesi o pochi anni essere travolto da enormi processi sociali. a cominciare dalla rivolta studentesca. il problema più serio è che la “politica” non si occupa più della società, se non per evocarne i problemi evidenti al solo scopo di carpire voti, e molti militanti che dicono di voler cambiare il mondo spesso sanno tutto dei pettegolezzi dei litigi fra leader, delle manovrette elettorali. citano a sproposito teorie per sentito dire, intervengono nelle riunioni discutendo di cosa hanno detto tizio e caio a porta a porta. ma non sanno quasi nulla di come è fatta la società. l’analisi e la discussione teorica si può fare in modo accademico e non serve a nulla. tuttavia è uno strumento indispensabile per cambiare la realtà. è sconsolante rilevare come non si legge, non si studia, non si ha curiosità intellettuale. gramsci descriveva la curiosità di operai analfabeti per ciò che succedeva in giappone. qui si discute del mondo prendendo per buone le cazzate dei giornalisti che a loro volta non si curano neppure di capire che differenza c’è fra il wto e un’agenzia dell’onu, che dicono “l’ha deciso la NATO e l’Italia si deve adeguare” non sapendo neppure che la NATO non è un organismo dotato di sovranità superiore a quella degli stati e che non esista decisione che non sia presa all’unanimità, che non sanno che gli usa boicottano tutte le missioni militari ONU e che non conoscono la differenza fra una missione autorizzata dall’ONU o promossa e comandata dall’ONU, e posso andare avanti all’infinito. così perfino certe assemblee e discussioni sono improntate alla logica del chi la spara più grossa è più bravo e di sinistra.
    un vero disastro. uno dei principali limiti ed ostacoli sulla strada della ricostruzione di una sinistra e di un comunismo degni di questo nome.
    grazie per la citazione dell’autore che non conoscevo.
    un abbraccio

  116. caro bosco, con te non c’è nulla da fare. eh eh eh
    come ti ho già detto lenin parlava di nuovo e vecchio capitalismo. tu dici di essere leninista ma evidentemente pensi che dal 1916 ad oggi nessuna mutazione sostanziale della struttura del capitale sia intervenuta. tutto è come allora. non c’è stato il processo di internazionalizzazione della accumulazione, non c’è la finanziarizzazione, non c’è l’interdipendenza dei mercati, le multinanzionali sono la pura proiezione di imprese nazionali, l’imperialismo è identico al 1916 e le guerre in corso non hanno nessun carattere di novità. e così costruiamo un partito che aspetta il deflagrare dello scontro tra potenze per trasformare la guerra imperialista in rivoluzione.
    mah!

  117. mah, io non penso che in italia non ci sia stata e non ci sia una borghesia. che abbia caratteri peculiari non c’è dubbio. ma dire che non esiste mi sembra esagerato. non ho mai creduto alla tesi del capitalismo straccione italiano. penso invece, come gramsci, che lo stato italiano sia debole per storia e per i vizi con i quali è nato. ma questa è un’altra storia.
    ma forse ho capito male

  118. la borghesia esiste ma è un caso anomalo in confronto alle alter borgesie prorio per la storia che si porta dietro la nascita dello stato in questo paese.i fascisti fecero fallire il piano della borgesia che prevedeva al nord la costituzione di una coalizione borghese-proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative, e al sud si sarebbe andato a corrompere invece il ceto dirigente dominando le masse coi mazzieri. il fascismo si oppone con la legge antimassonica. ma la borghesia in questo paese nasce già “malata”.
    oggi la sua presenza è proprio fallimentare perchè incapace di essere classe dirigente.la borghesia dei paesi “capitalisticamente avanzati” (una volta si sarebbe detto “imperialistici”…) ha un solo modo per essere classe dirigente: quello di svolgere diligentemente il proprio compito di “funzionario del capitale”, di strumento dell’accumulazione del capitale; in questo senso – e solo in questo – la borghesia può oggi essere “classe dirigente”. Su questo – e non su sciocchezze alla moda quali i presunti “fini sociali” dell’impresa, la “voglia di etica”, e via mistificando – va misurato il successo o il fallimento del singolo proprietario dei mezzi di produzione e più in generale della borghesia come classe.
    esiste esiste, ma non è neanche degna di esser chiamata borghesia.

  119. giovanni Says:

    Dunque ramon
    non parlo di capitalismo straccione ma di borghesia nazionale cioè struttura stessa del governo e delle sue funzioni fino a essere uno stato. La nostra borghesia non mi pare francamente paragonabile alle altre. E il boom economico degli anni 60 ha evidenziato ancor più questa caratteristica.
    Penso che sia importante valutare questa ” sfumatura” italiana per comprendere tutto il percorso che dal PCI ad oggi ha avuto la sinistra italiana.Daltra parte penso che sia un aspetto importante per capire la destra di questo paese e in generale l’incapacità di entrambi di interpretare un ruolo di stato nazionale ,se non coeso, almeno in una sua parte strutturale omogeneo. E’ interessante lo spunto di Maria nella relazione tra destra e massoneria. Certo è che gli aspetti economici
    non bastano a spiegare tutto il caso italiano.
    Un saluto anche a maria.
    Que viva!

  120. Caro Ramon ,potrei dire lo stesso di te,ma io a differenza di te non ti faccio dire quello che non hai detto per poi polemizzare,cosa di cui ti lamenti spesso.Non ho capito cosa salveresti di Lenin,io penso praticamente niente,ma se hai voglia lo dirai.
    Quello che conta per me,che non va abbandonato è l’analisi che il capitalismo è sempre conflittuale,al proprio interno fra gruppi dominanti,e all’esterno,con altre potenze,per la supremazia.La teorizzazione kautskiana del superimperialismo si è rivelata errata allora come è sbagliata adesso nella sua riproposizione negriana di un mondo sensa centro nè periferia,cosa che nei fatti tu accetti.
    Interscambio mondiale di merci, con tutte le interrelazioni che ne derivano,era altissimo prima del primo conflitto mondiale,eppure questo non ha impedito la guerra.Io non so quale forma prenderà il conflitto futuro fra potenze, se guerra guerreggiata o altro,ma so che ci sarà e per qualcuno sarà devastante,certamente per chi perderà. Non so chi verrà dopo,di sicuro col partito che hai in mente tu non i comunisti.

  121. al processo di concentrazione dei capitali non ci si può sottrarre. se non a prezzo di sopravvivere in nicche limitate o in relazione di INDIPENDENZA FORMALE ma di DIPENDENZA SOSTANZIALE del gtrande capitale. l’laternativa tra apertura del capitale e terzi e crescita del patrimonio da un lato e controllo familare e stentata sopravvivenza delle imprese dall’altro rappresentano un’alternativa secca che nel lungo periodo non ammette scorciatoie o terze vie. a differenza della borghesia continentale, la nostra ha investito gran parte dei suoi sforzi nella ricerca di questa terza via: ossia trucchi attraverso far fronte all’esigenza di reperire i capitali necessari per l’impresa senza però pregiudicare il controllo della famiglia proprietaria.
    in questo contesto, oggi molti dei nostri capitalisti vengono spazzati via dai mercati da concorrenti che le loro stesse scelte hanno predeterminato. piuttosto ironicamente, la cosa avviene mentre è in carica il loro governo: il governo degli evasori e dell’illegalità premiata; un governo che nega le più elementari conquiste del lavoro e che vede lo stato unicamente come fonte di illecito arricchimento, e le istituzioni come strumento di impunità. ma in fondo, proprio il fatto di aver dato vita, voti e sostegno a questa compagine governativa rappresenta a ben vedere una delle prove più chiare del fatto che la borghesia italiana è – oggi più che mai – classe dominante e non dirigente.

  122. Anonimo Says:

    A me sembra che complichiate parecchio. Intanto vorrei capire di che borghesia parlate, c’é il bar tabacchi all’angolo, la grande discoteca, la piccola industria semifamiliare del nord-est, la Fiat, Mediaset, ecc. Ovviamente a diverso livello di capitale corrisponde una differente potenzialitá di potere politico, ma questo succede in tutti i paesi occidentali, non é una prerogativa italiana e la stessa cosa vale per il processo di concentrazione dei capitali. Fin qua niente di nuovo, mi pare, senonché certi meccanismi si sono evoluti con la globalizzazione, creando una situazione economica mondiale molto piú complessa, che ha superato alla grande l’ambito nazionale e di conseguenza il classico imperialismo del ‘900.

    La situazione di arretratezza tipica della societá italiana, sempre secondo me, é slegata da questi fattori, che pure subisce ed a cui partecipa e dipende, al contrario, dallo sviluppo storico di un paese che ancora non ha assimilato appieno l’unitá nazionale e che si trascina uno Stato nello Stato, con la presenza costante ed invadente di un clero medievale, che non molla la presa e che per giunta ingoia una bella fetta delle risorse economiche.
    In questo quadro non vedo niente di cosí strano nella vittoria della destra populista, che si ripropone all’incirca come nel ventennio, mai veramente superato nella cultura popolare, esattamente quando la sinistra si indebolisce e non da risposte chiare e credibili.
    Da notare che lo stesso Fini, con le sue pretese da destra liberale europea, finisce con l’essere offuscato dalle cialtronate populiste della Lega e di Berlusconi, che interagiscono perfettamente con la sottocultura di cui non ci siamo mai liberati.

    Per i comunisti la cosa é forse ancora piú complessa. Il Pci ha mantenuto per decenni l’illusione di essere in molti, ma é bastato veramente poco per scoprire il contrario e ritrovarsi ad essere, pur non volendolo, una specie di élite incapace di trascinare le masse. Questo a causa di gravi errori delle dirigenze e del crollo dell’Unione Sovietica, ma anche della particolaritá della societá italiana e credo davvero che sia tutto da ricostruire, con molto impegno e senza troppa fretta, che se per assurdo scoppiasse una rivoluzione domani, ci troveremmo facilmente con una accettata dittatura di stampo fascista.
    L’unione delle forze anticapitaliste (di sinistra), partiti e movimento, agevolerebbe questa ricostruzione cosí difficile all’interno della societá e una federazione sarebbe il primo passo per non prevaricare nessuno ed ottenere collaborazione.

  123. a me sembra caro anonimo che sia tu a complicare parecchio.tu stesso asserisci che a diverso livello di capitale corrisponde una differente potenzialitá di potere politico, ma questo succede in tutti i paesi occidentali, non é una prerogativa italiana e la stessa cosa vale per il processo di concentrazione dei capitali. e fin qui ci siamo. quello che succede in italia però è che la borghesia legittimi tale governo con annessi e connessi di cui sopra elencati da me. e non solo nell’ultimo commento.
    questa è UN ANOMALIA. e forse sarebbe bene approfondire il perchè la nostra borghesia è anomala. a partire da gramsci ne ne indivuò bene il problema.
    in quandto a rivoluzione possiamo stare tranquilli e dormire su quattro cuscini perchè stai ipotizzando davvero l’assurdo. senza coscienza civile e di classe la rivoluzione è un sogno (magari fosse utopia, forse ci sarebbe speranza).

  124. Anonimo Says:

    Puó essere e puó essere anche che io dica sciocchezze :D, niente di grave, si partecipa anche per approfondire, ma l’anomalia italiana la vedo piú culturale che economica, tant’é che il Pdl sta per egemonizzare i voti dei lavoratori, mentre parte della borghesia (Confindustria, per esempio) appoggia il Pd. Succede anche in Europa, tra parentesi, in modo meno accentuato e piú comprensibile, ma per l’appunto in paesi piú laici.

    Sulla rivoluzione concordo assolutamente, non per niente ho scritto “per assurdo”.

  125. non ho detto che scrivi sciocchezze non mi permetterei mai.
    puntualizzavo sul fatto che ritenevi stessimo complicando la questione. la questione semmai è complessa ma non complicata.
    per questo sarebbe bene approfondire.

  126. Anonimo Says:

    Infatti l’ho detto io, non tu, tanto per avere la scusa per metterci un sorriso. Essí, a me sembra e con questo sottintendo che posso benissimo sbagliare, che cercare differenze sostanziali tra la borghesia o il capitale italiano e quello degli altri paesi occidentali, sia un cercare qualcosa che non esiste, mentre abbiamo di fronte una montagna che non vediamo, cioé quella dello sviluppo del paese nel suo insieme, da cui dipendono tutte le anomalie del presente e del passato anche recente.
    In Italia si viaggia su due piani, quello normale (in senso occidentale) dello sviluppo industriale e capitalista, volto ad un futuro discutibile, ma futuro e quello clericale che trascina all’indietro, che blocca i cambiamenti, che devia perfino la strada della sinistra e con cui la poltica deve fare i conti, oppure patteggiare all’infinito.
    Guarda che non parlo del credo esistenziale delle persone, che é storia privata di ciascuno, ma del fattore politico dell’influenza del Vaticano, dei legami che intreccia a tutti i livelli della societá, della sua aspirazione alla guida del paese, fino a condizionare, almeno in superficie, il comportamento della borghesia e dello stesso capitale.
    Il Pdl gioca anche su questo, ergendosi a difensore dei sacri valori della patria e della religione, cosa che altrove lo relegherebbe in un museo, mentre da noi puó fare la differenza in cabina elettorale.
    E’quasi sempre stato cosí, lo é stato dalla formazione del Regno d’Italia, prima della guerra, nel dopoguerra e lo é tuttora, tranne una brevissima parentesi a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 che il Pci dell’epoca non ha saputo, o potuto, sfruttare per ottenere una maggiore autonomia culturale. Nel dopoguerra, l’Italia ha avuto due anomalie: il piú grande partito comunista d’Europa, che comunista non era piú e la mancanza di una destra liberale. Condizione per la quale, alla sconfitta della sinistra, corrisponde la salita della destra reazionaria, l’unica che il paese conosce.

  127. Luca Marini Says:

    Ramon sto ancora seguendo il dibattito dell’assemblea di stamani, ovviamente tante cose giuste ed è positivo un certo spirito unitario che emerge senzadubbio, ma emergono anche molti vizi e nodi irrisolti di sempre!
    Nel senso che in diversi interventi ho notato la voglia di mettere l’accento in particolare solo su alcuni aspetti, tipo l’aspetto identitario, l’apetto ambientalista, l’aspetto dei generi, e da questo punto di vista non ho notato un vero passo in avanti nel senso che non mi sembra che tutti questi aspetti ancora si riescono a legare!
    Ma il nodo d fondo è quello organizzativo, in primis la costruzione di un nuovo soggetto politico da costruire da Ottobre, evocato da tanti e perfino la tessera della federazione come ha proposto Patta!
    Non credi si stia correndo troppo?
    Comunque Ramon grazie ancora per le 6 lucky strike 😉
    che ovviamente ho finito nel viaggio di ritorno!

  128. Alfonso Geraci Says:

    Luca fumiamo pure le stesse!!

  129. Luca Marini Says:

    noo Alfonso purtroppo no! fumi le stesse si Ramon, comunque forse mi convincete!

  130. notizie sulle ultime mobilitazioni contro lo smantellamento della chimica in Sardegna e posizioni delle forze politiche:
    http://www.ilminuto.info/archivi.php?tipo=argomenti&argomento=sciopero

  131. animals Says:

    Non ho seguito la diretta ma ho letto il resoconto di Liberazione oggi e sinceramente non ci ho capito molto di questa federazione della sinistra di alternativa. Anzi direi che non ci ho capito nulla. Se è una federazione dovrà avere degli organismi, delle regole, degli obiettivi comuni. e quali sono? E chi li ha decisi?
    A questo punto era meglio proporre direttamente la riunificazione dei comunisti che almeno sarebbe stata un’operazione con un segno un po’ più radicale e con un po’ più di attrattiva per i compagni impegnati in lotte e movimenti. Così mi pare che si faccia solo confusione e si riporti l’attenzione sul contenitore piuttosto che sui programmi e le necessità di azione.
    E poi perché tutto questo spazio a uno come Salvi che rappresenta solo se stesso. Forse perché è l’unico dichiaratamente non comunista nella federazione e rappresenta un possibile collegamento con le forze più moderate?
    Insomma mi sembrava che ci fosse bisogno di ben altro.

  132. animals Says:

    Per quel che riguarda la questione della globalizzazione e della crisi dell’egemonia americana spero che non riemergano posizioni alla Impero di Negri che si sono rivelate completamente sballate rispetto ai processi reali che si stanno realizzando a livello mondiale.
    Credo che l’importante sia tenere la barra ferma sugli interessi di classe del proletariato internazionale senza farsi prendere dalla smania di appoggiare fantomatiche ali progressiste della borghesia internazionale. In questo senso liberismo o protezionismo credo che dovrebbero essere per noi indifferenti.

  133. Bucharin77 Says:

    anch’io come Animals vedo molte ambiguità in questa operazione della federazione. E purtroppo anche vecchi vizi, tra cui il riemergere di una certa inclinazione “bertinottiana” del fare politica del segretario. In quale organismo dirigente del partito si è discusso precisamente di “federazione”? Ero rimasto al “coordinamento” da fare subito dopo le elezioni. Lo slittamento se non è terminologico abbisognava di un passaggio democratico. Questo per le forme. Sui contenuti, a parte le “frasi scarlatte”, è zero assoluto: sulla crisi economica, sue origini, dinamiche, fasi di svolgimento etc. niente, sul congresso della CGIL niente, sulla politica internazionale niente.
    Ha ragione di nuovo Animals, a questo punto l’unità dei comunisti, verso la quale io sono sempre stato perplesso, avrebbe avuto molta più forza propulsiva. Almeno non avremmo di nuovo ascoltato le sciocchezze sui “nuovi soggetti unitari e plurali”.
    Se qualcuno ritiene che si possa uscire dalla crisi elettorale della sinistra con queste scorciatoie, ancora una volta ha sbagliato di grosso.

  134. marica porta Says:

    caro ramon,
    è vero e condivido molto di ciò che dici.
    ma nn che il documento del Forum sia uguale alla lista della spesa contenuta nell’appello. tu insisti e io lo ribadisco, lo so, rischiando di suscitare irritazione, ma me ne faccio carico. dopodichè avremo opinioni diverse, nn mi scandalizza affatto.
    le differenze e lo scarto si sono visti negli interventi delle compagne nell’assemblea di ieri.
    assemblea che, peraltro, valuto positivamente nonostante tante cose e il figuro che faceva da piantone a diliberto mentre interveniva, ommioddio molto simbolico 😦 ma mai x questo mi sognerei di dire che l’iniziativa di ieri è stata uno schifo.
    io nn cerco tracce di problemi laddove nn ci sono, ma vorrei sottolinere quelli che invece insistono, affrontarli nella direzione di un cambiamento di prospettiva e di visione delle cose, non guardando alle virgone del documento ma alle parole, visto che un documento è un insieme di parole. e le parole veicolano concetti, dicono cose su cui si costruiscono i progetti.
    o no?
    penso poi, inoltre, che nn potremmo mai essere d’accordo fino in fondo su questo, proprio per il fatto che nn si tratta di una questione o di un problema da risolvere ma di un’asimmetria irriducibile e dei frutti di una contraddizione originaria.
    ci vorrebbero molte altre parole x entrare davvero nella questione, ma va bene così, credo ci siamo capiti.
    ricambio il bacio, m.

  135. il Pci dell’epoca (anni 60 70)non ha saputo, o potuto, sfruttare per ottenere una maggiore autonomia culturale. questo è vero. e c’è una risposta: perchè il PCI ebbe gran peso perché la borghesia italiana fu percorsa sempre da tentazioni trasformistiche e/o eversive e non dette mai vita ad una destra liberale di stampo europeo.
    diciamo che il PCI si è più preoccupato di questo, piuttosto che di se stesso.infatti Craxi faceva mostra di poter usare i due forni (quello della Dc e quello del Pci) per rendere ancor più forte il potere d’interdizione del suo 10 per cento dei voti e in gran parte ci riuscì.
    oggi un opposizione dovrebbe porre alternativa a questo, memori degli errori del passato.

  136. animals Says:

    Vogliamo parlare del compromesso storico?

  137. animals ho portato una riflessione su un discorso precedente che riguardava borghesia e capitale e il loro rapporto e l’anomalia italiota borghese.
    sono dell’avviso che vada compreso storicamente per capire come dovrebbe porsi una sinistra di MOVIMENTO anticapitalista.
    parlare di per sè del compromesso storico serve a poco se n’è parlato molto. come serve poco sottolineare e rimarcare il fatto che in italia la presenza del vativaco influisce sulle scelte politiche del pdl (o viceversa), anche perchè poco conta a livello di fatti. anche dopo l’attaccato della chiesa al premier (questione ddl e moralità) in questo paese cambia ben poco. perchè?
    sarà che forse non basta l’unione delle forze a sinistra del pd per scardinare una certa cultura. se poi siamo davanti allo stesso riproporsi perpetuo di fatti già visti.
    ma è una mia opinione ovviamente

  138. Militante Says:

    Anch’io come altri compagni resto perplesso su questa “nuova” formula dai contorni quantomai vaghi. anche perchè di contenuti non è che ne abbia sentiti molti. L’assise di ieri non mi è sembrata molto dissimile dagli sfogatoi e dalle liste della spesa già viste in passato agli stati generali della sinistra arcobaleno o nelle assemblee della sinistra europea: una pura petizione di intenti. Avrei preferito che prima di lanciare grandi progetti si facesse chiarezza in casa nostra, su come organizzarci, su cosa non funziona e su come riportare il partito tra i lavoratori.

    Che poi, ammesso che le differenze tra i soggetti federati (quali?) si riducano come dice ferrero al 5%, se da un lato c’è chi auspica nuovi fronti popolari per battere berlusconi e dall’altro chi parla di alternativa di sistema, sono due mondi a contrapporsi, non due dettagli!

    In ogni caso, sulla federazione come sul nostro futuro di comunisti pesa come un macigno -ed è palpabile- l’ombra del congresso democratico.
    Vedremo alla prova della regionali, tutta la carica antibipolare e anticapitalistica di questo esperimento. Mi piacerebbe sapere peraltro chi e come si decide se fare ampie alleanze elettorali o meno…

    A questo punto il partito unico dei comunisti, con tutti i limiti che conosciamo, sarebbe stato un primo passo verso quell’unità richiesta dalla base meno confuso e aleatorio.

    Con questa roba dell’inno alle differenze (femminismo, ambientalismo, altermondismo, riformismo) sembra essere tornati indietro di qualche anno e soprattutto esserci messi alla rincorsa del progetto di Vendola sul suo stesso terreno invece di passare al contrattacco.

    Perplesso e preoccupato. Spero di sbagliarmi.

  139. Bucharin77 Says:

    d’accordo anche con Militante, si intravede l’affanno di chi sta inseguendo Vendola e progetto di Vendola. Quando avremmo autostrade di fronte a noi, se solo ci si ricordasse ormai che cosa significa essere comunisti

  140. Roberto Says:

    Ma che Vendola.
    Ci siete stati a Roma??
    Avete sentito il dibattito,ALTRO CHE VENDOLA???
    Ma dai………….
    OGNI INTERVENDO HA SOTTOLINEATO L’ALTERNATIVITà AL PD,CI SARà UNA NUOVA ASSISE IN OTTOBRE,STIAMO FACENDO CIO CHE SI E’ DECISO A CHIANCIANO,LA SALA ERA PIENISSIMA SOPRA E SOTTO SEPPUR SIAMO IN PIENA ESTATE,CONTRIBUIAMO ALLA FEDERAZIONE,GRANDE L’INTERVENTO DI CARARO DELLA RETE DEI COMUNISTI,C’ERANO PRESENTI TANTE PERSONALITA’ DI MOVIMENTI ED ASSOCIAZIONI

  141. Militante, ma come fai prima a dire che tra Prc e Pdci ci sono addirittura “due mondi contrapposti” (bum!) e poi a dire che “il partito unico dei comunisti sarebbe stato un primo passo verso quell’unità richiesta dalla base”?!?!

    E tu, Bucharin, dove le vedi queste “autostrade”?!?!

    Io vedo solo un sentiero stretto e difficile, altroché. Siamo in una situazione di assoluta marginalità nel dibattito politico e sociale, con un radicamento debolissimo e scarse forse per realizzarlo secondo quanto deciso a Chianciano. Di fronte a questo, si è riusciti, senza annunciare fantasmagoriche “svolte” a Porta a porta, ma con un paziente lavoro di tessitura, a costruire un consenso intorno al progetto politico scelto da Rifondazione, quello di una sinistra sociale, anticapitalista e alternativa al bipolarismo. Cosa dovremmo fare, non cogliere questo consenso e andare avanti con le nostre (scarse) forze separate e tendenzialmente conflittuali? A me pare ridicolo.
    Qui c’è un equivoco di fondo: io (e così, mi pare, il Prc) non ho mai contenstato che l’unità della sinistra fosse un obiettivo, ho solo criticato che venisse fatta a destra, rinunciando all’alternativa di sistema e alla presenza di una forza comunista organizzata in questo paese. Una volta che queste condizioni sono soddisfatte, perché mai dire di no?
    E poi, capiamoci. Se si critica ogni riferimento a “femminismo, ambientalismo, altermondismo” non si è più comunisti di me né di Ferrero. Essere comunisti, nel 2009, e non occuparsi delle questioni di genere, del dramma ambientale e della critica alla globalizzazione significa voler fare Lotta Comunista, riunirsi ogni settimana a farsi tanti bei pipponi su Lenin e nel frattempo rinunciare ad essere presente nei conflitti reali del nostro tempo. Compagni, per favore, cerchiamo di non assomigliare ogni giorno di più alla caricatura che i vendoliani fanno di noi…
    Come ho già scritto, la federazione non è la panacea di tutti i mali ma è uno strumento in più per il nostro lavoro. Che però va fatto, non solo enunciato. Quanti comitati anticrisi sono stati costituiti nelle città? A che punto è la presenza comunista nei luoghi di lavoro? Come abbiamo idea di comportarci in autunno nelle scuole e nelle università? Riusciamo a costruire una valida alternativa di sinistra nel congresso della Cgil?
    Rispondiamo a queste domande, lavoriamo per la costruzione di un’alternativa concreta a questo sistema. O davvero crediamo che ci siano masse di lavoratori pronti ad accorrere da noi appena molliamo il Pd alle regionali?

  142. Cari compagni, ma si può sapere quali sindacalisti esponenti di quali sindacati erano presenti all’ assemblea e cosa essi hanno detto, sia in relazione alla federazione, sia in relazione alla situazione del sindacalismo in Italia? la cosa mi pare fondamentale, ma non la trovo da nessuna parte

  143. Militante Says:

    compagno, dove avrei detto che PRC e PdCI sono mondi contrapposti? ho detto che dentro questa federazione (e per la verità anche dentro il nostro partito) si coltivano due opzioni strategiche contrapposte frutto a mio avviso di due analisi di fase totalmente diverse: chi pensa che sia in atto un regime fascista e che ci voglia un ampio fronte democratico per arrestarlo, chi invece pensa che senza un’alternativa di sistema non ci sarà nessuna alternanza democratica nè si arresterà la deriva reazionaria. se prima di fare contenitori non si risolve questo nodo strategico, si dice tanto per non dire niente.

    ripeto: il vero banco di prova della federazione saranno le regionali.

    quanto alla ricchezza della diversità, mi sembra lapalissiano che un comunista sia “anche” femminista, ambientalista, per i diritti civili, ecc. solo che un comunista pensa che tutti questi aspetti non siano nè divisi nè divisibili ,ma siano il prodotto della contraddizione fondamentale dei rapporti di produzione capitalistici: il conflitto tra capitale e lavoro. Se non si interviene prioritariamente in questo conflitto, praticare gli altri nella loro autonomia è come lottare contro i mulini a vento.

    se accettiamo l’autonomia della diversità, che differenza ci sarebbe col progetto della sinistra arcobaleno che appunto era nato per giustapporre tutti i conflitti e i micorconflitti della società in una caleidoscopio indistinto?

  144. Militante Says:

    Gio, a quanto ne sono c’erano patta e nicolosi dell’area lavoro e società della cgil (sempre stata in maggioranza con epifani). mi dispiace non aver visto nessun esponente della rete28aprile nè cremaschi. non so dei cobas e degli altri extraconfederali, a parte il SdL (mi sembra) di cavola.corregetemi se mi sbaglio.

  145. Per Gio
    Qui trovi i video della diretta

  146. si, vabbè, lo so di pdci tv, però a parte che sono 7 ore di assemblea e farei fatica a trovarli, poi ogni volta che clikko su quel sito mi esce sempre l’ intervento di diliberto…. mah

  147. Anonimo Says:

    Per Maria Rubini

    Credo che non sia possibile fare un’analisi delle anomalie italiane prescindendo da una parte cosí fondamentale e condizionante della sua storia. Il mio non é un rimarcare, é un semplice dato di fatto ed é anche l’unica grande differenza storica fra l’Italia e gli altri paesi europei.
    Sempre a mio parere.

  148. Anonimo Says:

    Se non errro stanno caricando i video dei vari interventi. Ci sono giá quello di Salvi e quello di Diliberto, ma prima ho visto anche Ferrero.
    Scendi un po’ nella pagina che magari trovi altro.

  149. la risposta alla questione che pone miltante è stata data: se ci fossero le elezioni anticipate, oggi come tra due anni, la federazione si impegnerebbe a formare il più vasto fronte delle forze democrariche finanche a casini, per fare una legislatura di un anno dove cambiare legge elettorale in senso proporzionale puro e mettere mano al conflitto d’interessi..fatte queste cose si andrebbe di nuovo a elezioni ognuno col proprio simbolo…

  150. Roberto Says:

    Tra l’altro della federazione farà parte la rete dei comunisti di Cararo

  151. Roberto Says:

    Casa, un gruppo di persone occupa uno stabile in via Prenestina. Il Prc è con loro

    Il DIRITTO ALLA CASA E’ DIRITTO FONDAMENTALE. ORA SERVE UNA MEDIAZIONE PER LA LORO SISTEMAZIONE

    Nella giornata di ieri un gruppo di persone giustamente esasperate per la cronica mancanza di alloggi decenti e di case popolari, persone che comprendono sia cittadini italiani che extracomunitari (molti di loro del Bangladesh) ha occupato, a Roma, uno stabile sito in via Prenestina 41 (zona Tiburtina), in corrispondenza di un piano che risulta corrispondere a un locale dismesso della Asl di zona. Queste persone reclamano un diritto civile, quello ad abitare, il diritto alla casa, e lo fanno con modalità del tutto civili: al loro fianco si sono subito schierati il Comitato Lotta per il Diritto alla Casa di Roma, diversi comitati di quartiere (tra cui quelli del I e VI Municipio) e, naturalmente, al loro fianco si è subito schierata Rifondazione comunista (in particolare i rappresentanti istituzionali del Prc del I, III e VI Municipio).

    Oggi questo gruppo di persone si trova già davanti, oltre che le forze di polizia, i vigili urbani e l’Atac, che vorrebbero sgomberare lo stabile e i suoi occupanti. Chiediamo invece, come rappresentati dei comitati di lotta e di Rifondazione, che s’instauri subito una trattativa per trovare un alloggio sicuro e decente a persone disperate ed esasperate, e chiediamo che il Comune, sia come giunta Alemanno che come Consiglio comunale, e i Municipi interessati (I; III; VI) si attivino immediatamente per evitare rotture drammatiche come uno sgombero forzato e trovare una soluzione.

    Per chi volesse avere informazioni sull’evolversi della situazione, può fare riferimento alla dottoressa Angela Scarparo (cell. 340/4159198, email scarparo. angela@gmail.comIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ), delegata alle Politiche abitative del I Municipio del comune di Roma in rappresentanza di Orlando Corsetti, presidente del I Municipio, nonché iscritta e militante di Rifondazione.

  152. animals Says:

    Più ci penso e più mi rendo conto che l’assemblea del 18 è stata una vera e propria strumentalizzazione del sentimento unitario della base a scopo di accordi burocratici che ci riportano indietro di anni e anni

  153. Roberto Says:

    Accordi burocratici de che??
    Può giudicare solo chi era li,per come la vedo io.
    Creare questa forma di unità con tanti soggetti diversi(prc,pdci,nuovo partito d’azione,soc 2000,sdl,rete dei comunisti,sinistraeuromediterranea,sinistra cgil),coinvolgendo tra l’altro esponenti come pcl e sc(erano presenti esponenti,oltre il discorso di Ferrando) è un grandissimo passo avanti.
    Il simbolo è li è ben visibile,falce e martello,chi ha voglia di lottare che entri a farne parte

  154. E’ un grande passo avanti
    Serve qualcosa di dinamico e un partito mi sembra troppo statico L federazione deve essere composta da gente che magari non vuol far parte di nessun partito ma vuole far parte di una federazione composta anche e non solo dai partiti(movimenti,associazioni,sindacalismo di base,comitati di lotta.)
    Laddove c’è conflitto ci devono essere i comunisti.
    Di fatto già esiste e c’è l’unità dei comunisti,adesso la nostra missione è federarsi con chi lotta

  155. Alfonso Geraci Says:

    Io potrei teoricamente – dico teoricamente – dare ragione ad Animals e Bucharin (ovviamente Animals è più veemente!) su questa neonata federazione, su come nasce eccetera. Ma solo teoricamente. Perché il punto – scusate la frase fattissima sinistrese – non è questo. Il punto – come sempre!! – è un’altro.
    E cioé: se ora con questa federazione si fanno le lotte, si fanno i comitati anticrisi, si fa la linea “dal basso” da Chianciano, MA BEN VENGA la federazione! Pure con i più moderati del mondo!!
    SE al contrario siamo duri e puri MA ognuno a casa sua oppure nei circoli ed equivalenti a discettare di purezza, E NON FACCIAMO LE LOTTE, NON FACCIAMO I COMITATI ANTICRISI eccetera, ma allora a che serve non averci Salvi?? Il punto vero è questo. Ramon l’avrà detto centomila volte, e su questo sono totalmente d’accordo con lui.
    CERTO: non ci possiamo nascondere che con Diliberto e Salvi si fa una bella iniezione di governismo, non in atto ma in potenza sì.
    E TUTTAVIA, resta che il problema non è questo.
    IL PUNTO ALL’ORDINE DEL GIORNO è costruire lotte, costruire opposizione
    sociale. E’ questo che mi preoccupa. Per ora ho bazzicato un po’ di Rifondazione e sento sempre e solo: “ma quello è vendoliano quello non è vendoliano quello è vendoliano ammucciato” e così all’infinito. Proporre mobilitazioni (sarà che è luglio, ma vedi l’ormai famoso post di Federico) non “tira”.
    Se invece le cose “dal basso” si fanno, il quadro cambia ed anche il governismo rimane solo potenziale.

  156. Completamente d’accordo con Alfonso.
    Sulla carta la linea è chiara: un polo di sinistra sociale alternativo al bipolarismo. Poi, certo, ci vogliono banchi di prova concreti, e questi non saranno le regionali ma l’autunno. Crede che il punto sia tutto nell’alleanza alle regionali significa soffire di elettoralismo bieco, compagni, esattamente come i vendoliani. Non esistono masse di lavoratori pronte a sostenerci appena molliamo il Pd nei consigli regionali. Perché mai un Prc istituzionalmente isolato dovrebbe essere più utile di un Prc istituzionalmente coalizzato? Anzi, voti ne perderemmo e basta.
    Il punto, cari compagni, è nel lavoro che si farà da qui alla primavera. Se sapremo far partire il partito sociale. Se sapremo far funzionare la federazione. Se sapremo lavorare bene tra lavoratori, studenti, pensionati, movimenti. Se sapremo costruire una nostra alternatività riconoscibile a questo sistema economico e politico, e se sapremo indicarla alle parti della società italiana cui ci rivolgiamo.
    A quel punto, molliamo pure il Pd, chi se ne frega. Ma sia una decisione presa in conseguenza del lavoro fatto. Vorrei che in primavera ci chiedessimo: per continuare il nostro lavoro di lotta e radicamento e più utile stare in coalizione o soli? Vorrei che questo fosse il punto. Il resto è semplice, illusorio elettoralismo.

  157. Militante Says:

    appunto, masaccio, visti i tanti “se” che ci troviamo davanti, prima di cercare formule e contenitori più ampi non sarebbe stato meglio concentrarci a risolvere i tanti problemi che affligono dall’interno il nostro partito? perchè per stare nelle lotte e possibilmente dirigerne alcune deve essere tutto il partito a organizzarsi in tal senso, non demandare alla buona volontà di qualche militante questo impegno. se mostro malgrado ci troviamo in una situazione di extraparlamentarismo, ma abbiamo una struttura che vive di legami (finanziari, sociali, politici) con le istituzioni, non bisogna riattrezzare l’organizzazione per questa prospettiva totalmente inedita? a me pare invece che la gran parte del guppo dirigente ragioni ancora come se ci trovassimo nella situazione precedente, come se questa fosse una fase del tutto straordinaria e di passaggio, quando tutto lascia credere che non è così.

    Non è nè parlando di contenitori nè ventilando chissà quali ipotesi di governi istituzionali per le riforme che si risolvono i nostri serissimi problemi di militanza, di linea politica, di metodi organizzativi, di autofinanziamento e di quadri preparati per affrontare questa fase.

    Non è che perchè Vendola lancia la bomba mediatica dell’unità, allora noi siamo obbligati a rispondere con gli stessi metodi e la stessa propaganda.

    Non è che inventandoci una nuova tessera più accogliente (vedi esperimento sinistra europea), allora una nuova orda di militanti, prima indisponibile a iscriversi a rifondazione, ora si sentirà per magia a casa sua.

    Le tessiture e le relazioni politiche si creano nell’esperienza delle lotte vive, non a tavolino e alla ricerca di qualche telecamera ammiccante.

    A me sembra che, dopo lo shock elettorale, ci siamo rimessi hegelianamente a camminare sulla testa…

  158. Sono stato all’assemblea al Frentani. Contenuto politico forte, proposta sulle “cose da fare” debole.
    Diliberto mi ha stupito positivamente, ha fatto un discorso per certi versi “ferreriano” 🙂
    Numero degli interventi troppo alto.

  159. Bucharin77 Says:

    a me era piaciuta la fase apertasi con la sconfitta dell’Arcobaleno non soltanto perché con essa veniva meno anche l’ipotesi bertinottiana, che io ho sempre avversato. Ma perché per la prima volta da un ventennio, dalla fine del PCI, si era cominciato, malgrado confusamente, a dire quello che, sepolti da una coltre di togliattismo deteriore, ci si era dimenticati completamente di dire, e cioè che a un deficit di radicamento e a una debolezza elettorale non si risponde con le geometrie istituzionali e i collages partitici, ma con le lotte e la ripresa dei conflitti. Bene, dopo le Europee questo sembra dimenticato: adesso staremo mesi a discutere della forma della federazione, della proposta di Patta (sic!), e di come riaggregare a noi sinistra e libertà. Sembriamo, con meno dignità, il PCI di fine anni ottanta: cambiare il nome per agganciare il PSI!!!! Quando il PSI era già bello che andato da almeno un decennio prima. Grassi e Ferrero si mettano l’anima in pace: i vendoliani sono già belli che andati e prima ce ne rendiamo conto e meglio è.
    A Masaccio: sì, ribadisco: abbiamo autostrade di fronte a noi. Potenziali, naturalmente. In una crisi generale di capitale sinistre e destre radicali sono sempre cresciute e mi pare che, a livello mondiale, le cose stiano messe meglio ora per noi che 10 anni fa. Sono i liberali piuttosto che affondano.

  160. Luca Marini Says:

    Concordo con Bucharin su Sinistra e Libertà, ma poi non avevano già sbattuto la porta quando fu fatta la proposta del polo anticapitalista? ora perchè invece che polo anticapitalistà si parla di federeziane della sinistra di alternativa allora la porta si riapre?
    Considerazioni banali ma non sono io che conio nomi di organizzazioni!
    Vabbeh quello che conta sono i contenuti e le prospettive che ci diamo, ma perchè allora si deve cercare di cambiare denominazioni?
    Lista comunista e anticapitalista,
    Polo della sinistra anticapitalista,
    Federazione della sinistra di alternativa,
    non conterà niente ma evitiamo queste modalità, mi sembra per un certo verso quando un anno fa c’era chi diceva:
    soggetto unitario e plurale,
    soggetto unico,
    partito unico,
    insomma un casino!

  161. Il punto è che 10 anni fa il Prc era al 7-8% adesso no,purtroppo.
    Lo stesso fino al 2006 avevamo il nostro appeal ma adesso no,purtroppo.
    L’intervento di Luca è giusto,per chi non c’è stato sabato all’assemblea.
    Ma a me personalmente mi è piaciuto,visto che ci sono stato,vedere oltre dirigenti e militanti di PRC-PdCI,rete dei comunisti,i sindacati dio base,associazioni di sinistra,vari movimenti di lotta che sono coinvolti nella federazione oltre gli esponenti di pcl e sc

  162. Ma non si riapre la porta a SeL, la vuole riaperta Rocchi ed in parte forse Salvi (che dall’altro lato gli sbarra la porta coi contenuti politici).

  163. Marco Z Says:

    Per sbaglio avevo postato il commento nel post precedente.
    Lo copio qui dove la discussione è aperta

    –Ho trovato l’assemblea di sabato e l’intervento di Ferrero di una ambiguità mortificante; dice ma non dice; delinea, ma non specifica, salvo qualche dettaglio sparso qua e là, ma uno in contrapposizione all’altro e incompatibile all’altro; per cui si è cercato di dare un contentino a tutti, di fare una promessa a tutti, sapendo che poi si dovrà scegliere cosa fare e allora molti saranno delusi.
    Questi happening che vogliono dare l’illusione di voler davvero costruire qualcosa di unitario non servono a niente, se non a generare dopo il loro inevitabile fallimento solamente maggior delusione e maggior abbandono da parte dei sempre piu ex elettori.
    Mi sembrano padroncini che cercano di sfruttarti sul lavoro ingraziandoti, imbonendoti, come se fossi uno stupido: “La paga è buona, l’orario di lavoro è ottimo e il lavoro è interessante!” Ok….ma quanto prendo? quante ore devo lavorare? avrò un contratto o in nero? “Ah, non preoccuparti, è buono, è buono. Intanto comincia, poi vediamo, Dovrò pur provari no?”
    Stessa cosa. Tante belle parole: unità, facciamo valere le cose che ci uniscono e non il 5 % che ci divide….

    Beh….mi sembra inevitabile che una federazione non sia solo un soggetto vergine, il cui scopo è quello di creare una unità di azione contro destre e crisi da parte di tutte le soggettività di sinistra; ma anche un ponte che conduca da soggetti frammentati a divisi ad un nuovo soggetto politico unitario(lo ha detto esplicitamente diliberto); e proprio per questo allora bisogna essere chiari; se non si puo’ tenere insieme mastella e rifondazione è altrettanto vero che non si può tenere insieme sinistra interna al pd e ferrando. Bisogna scegliere il programma perche sono differenti

    Questo non è stato fatto. Il solo ferrero urla “Mai piu col PD a livello nazionale”(c’è invece un cambio di qualità nel pd alle regionali?mah…), per poi un attimo dopo dirsi disponibile ad una legislatura costituente con l’UDC(!!??ma stiamo scherzando??)
    Dal grido “Io con cuffaro non ci vado” al ok alla legislatura costituente con l’UDC? Ma scusate, forse non sono aggiornato: con quale partito è cuffaro? pensate che gli udccini sbattano fuori cuffaro perchè arriva mr. 3,3% rif+pdci+soc2000 a dire che non lo vuole? Ma poi….il problema è cuffaro in quanto persona(e sicuramente lo è) o i rapporti che il suo partito tutto intrattiene con settori mafiosi(oltre che con settori imprenditoriali che rappresentano altri interessi rispetto a quelli che rifondazione “dovrebbe” rappresentare).
    Per formare un gov tecnico? perche di questo si tratta.
    E pensate che un simil governo vi fara una legge proporzionale che ridia forza alla sinistra? dubito. al massimo faranno una legge proporzionale che lascerà per grazia all sinistra un ultima possibiità; dopodichè fuori dai coglioni, che è dal 91 che li rompete.
    Ma davvero si pensa che queste persone siano veramente interessate ad una legislatura per salvare la democrazia ed emarginare berlusconi? chi? casini che ci governa assieme e che ha il partito inviaschiato nella mafia tanto quanto berlusconi? bersani, scusate..d’alema, che ci ha fatto la bicamerale invece della legge sul conflitto d’interessi? francechini, scusate…veltroni, che ha legittimato berlusconi come leader supremo della destra in un momento in cui B. era spacciato, ha poi fatto cadere prodi, completando il suo progetto e ha dialogato con B. di riforme ecc. per tutto il suo mandato….

    Ma davvero si vuole ritornare al governo con questi, e in piu anche con l’udc, sempre con la solita scusa: battiamo berlusconi??
    Questo centro e questo PD hanno tanto bisogno di berlusconi quanto ne aveva giolitti per mussolini negli anni 20. e si è visto come è andata a finire. lo stesso ferrero descrive scenari da anni 20.
    allora perche delinea scelte politiche da meta anni 40? —

    Marco

  164. Si fa il solito errore l’elettoralismo e il politicismo.
    Se vuoi,tu e chi sa solo criticare,rimanere disuniti prego fatelo.
    Almeno chi critica ci dovrebbe dire cosa fare altrimenti è facile sparare nel micchio.
    Abbiamo,essendoci stato sabato in una sala stracolma a metà Luglio,tutte le potenzialità di ritonare al 7%,certo parlando di meno,dirigenti(che vengono scelti in democratici congressi come quello di meno di un anno fa) e militanti

  165. Volevo,inoltre riprendere un post di Masaccio,che a mio avviso,analizza in maniera perfetta,tutta la questione:Sulla carta la linea è chiara: un polo di sinistra sociale alternativo al bipolarismo. Poi, certo, ci vogliono banchi di prova concreti, e questi non saranno le regionali ma l’autunno. Crede che il punto sia tutto nell’alleanza alle regionali significa soffire di elettoralismo bieco, compagni, esattamente come i vendoliani. Non esistono masse di lavoratori pronte a sostenerci appena molliamo il Pd nei consigli regionali. Perché mai un Prc istituzionalmente isolato dovrebbe essere più utile di un Prc istituzionalmente coalizzato? Anzi, voti ne perderemmo e basta.
    Il punto, cari compagni, è nel lavoro che si farà da qui alla primavera. Se sapremo far partire il partito sociale. Se sapremo far funzionare la federazione. Se sapremo lavorare bene tra lavoratori, studenti, pensionati, movimenti. Se sapremo costruire una nostra alternatività riconoscibile a questo sistema economico e politico, e se sapremo indicarla alle parti della società italiana cui ci rivolgiamo.
    A quel punto, molliamo pure il Pd, chi se ne frega. Ma sia una decisione presa in conseguenza del lavoro fatto. Vorrei che in primavera ci chiedessimo: per continuare il nostro lavoro di lotta e radicamento e più utile stare in coalizione o soli? Vorrei che questo fosse il punto. Il resto è semplice, illusorio elettoralismo.

  166. ennesima giornata decisiva per la chimica in Sardegna

    http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=299

  167. Alfonso Geraci Says:

    Uno dei motivi per cui mi abbonerò a LIBERAZIONE (che come sapete dal 1 Agosto non verrà più distribuito in Sicilia, Sardegna e Calabria: scelta discriminatoria e che sarebbe interessante capire quanto fa risparmiare) sono i frequenti, interessanti interventi del compagno veneto Mauro Tosi sul fenomeno Lega. Quello di domenica era ottimo. La Lega come progetto/pratica di “Società Differenziata” attraverso gli strumenti della “piccola” politica locale: regolamenti, graduatori, punteggi che escludono i migranti; strumenti in realtà potentissimi perché usati con determinazione e con le idee chiare seppure orribili. Pensiamo invece ai piagnistei e al frignare dei nostri quando diventano assessori di qualche cosa: “non posso fare niente, ho le mani legate/non posso fare niente mi legano le mani/non posso fare niente non ci sono soldi” e via non potendo fare niente. Poi Tosi continua sul modello di partito, populista ma con una forte capacità di promozione sociale di strati proletari.
    Ovviamente non tutto quello che dice Tosi è per forza ineccepibile, ma questi suoi pezzi – per me palermitano – sono un arricchimento che aiuta a sapere e capire di più. Sono cose di questo genere che intendo quando parlo dell’utilità di LIBERAZIONE: interventi “pensati” e documentati al tempo stesso. Faccio questo esempio e se ne potrebbero fare altri.

  168. a settembre inizierà il processo di aggregazione locale attraverso assemblee nei territori (mi riferisco alla federazione). almeno così mi sembra di aver capito. per quanto riguarda rifondazione, saranno le federazioni che si occuperanno di questo? cioè i segertari provinciali? si intende lavorare in parallelo con le attività del partito? vi sono coordinamenti che già funzionano in alcuni territori (senza per questo aver pianificato prima attraverso una tessera). in altri invece si abbisogna di una spinta. a chi questo onere? questo compito? mi riferisco sempre al nostro partito. potrebbe esserci il pericolo di concentrare le energie per costruire a tavolino dei coordinamenti per poi tracurare le vaie attività e iniziative della federazione.
    quacuno sa dire come funzionerà?

  169. La legislatura costiuente, battare il bipolarismo, fare il proporzionale è una cosa, governare con l’UdC un’altra infatti è stata esclusa in maniera chiarissima.
    Se si dice che si apre all’UdC si dice una cosa assolutamente falsa, falsa, falsa.

  170. Sul governo si è detto l’opposto: “abbiamo presente il rpblema di battere le destre, questo non vuol dire far parte di govenri in cui ti vergogni di stare ” (vado a memoria, il senso è quello)

  171. in uno degli interventi precedenti ( di Militante credo) c’è un passaggio che mi ha lasciato di stucco:dici che il femminismo va trattato come il prodotto della contraddizione fondamentale ,il conflitto capitale lavoro. Ma così di butta a mare tutta la elaborazione femminista ! Correggetemi se dico sciocchezze ( non ho una cultura femminista storica) ma il punto centrale del portato femminista e’ che il conflitto di genere è strutturale ,complementare al conflitto di classe. Se la pensate tutti come Militante …ora capisco le perplessità espresse qualche giorno fa dalla compagna ( non ricordo il nome) e potrei anche spiegarmi ( facendo un bel salto dalle teorie politiche alle pratiche ) perchè i temi di genere sono scomparsi dalla priorità dell’agenda delle federazioni. Attenzione ! il nucleo femminista storico del Forum donne è sostanzialemnte tutto fuori dal partito dopo la scissione ma questo non vuol dire che le compagne rimaste possano riconoscersi in un partito che enuclea le tematiche femministe. Io ad es. non ci sto!

  172. Alfonso Geraci Says:

    Sibilla la contraddizione uomo-donna decisamente precede il capitalismo, perciò è chiaro: non la si può ridurre a quella capitale-lavoro. D’altro canto nell’epoca del capitalsimo assume forme affatto peculiari, per cui non se può manco discutere in maniera non storico-sociale, “avulsa” – come direbbe un personaggio di Verdone – da quello che è il conflitto capitale-lavoro oggi. Penso che il compagno che dici intendesse questo.

  173. Militante Says:

    sì cara sibilla, la penso così e me ne prendo la piena responsabilità, ma se posso rassicurarti sono in infima minoranza nel partito. l’ho detta rozzamente com’è mio costume ma sono convinto dell’intreccio indissolubile tra la questione di genere e la questione di classe – non solo sotto il capitalismo ma anche sotto i passati sistemi produttivi e sociali. siccome reputo il conflitto tra i produttori e i proprietari come fondante di qualsiasi sistema sociale, non ho vergogna a considerare gli altri conflitti collaterali (sessuali, etnici, religiosi ecc.) come estensione di quello principale.

    a mio avviso se non si incide pesantemente nel conflitto pricnipale spostando i rapporti di forza sociali a favore del lavoro e quindi della coscienza dei lavoratori, occuparsi delle altre questioni come a sè stanti dal complesso significa fare un buco nell’acqua.

    quando la gran parte dei lavoratori si sposta a destra e assume il modo di pensare delle classi dominanti, parlare di questione di genere, di diritti civili, ecc. a gente che più viene bastonata più si rivale sulle minoranze, equivale a gettar loro fumo negli occhi: non si avanza di un millimetro.

    e infatti il ‘femmnismo’ che va per la maggiore oggi è quello ‘liberale’ della donna-manager, della donna-soldato, della donna-statista e così via.

    forse la liquido troppo sbrigativamente, ma chi pensa che i vari conflitti siano autonomi e suscettibili di teorie e di forme di lotta peculiari per me non è marxista.

  174. Dromos: un festival “Clandestino”

    http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=309

  175. marica porta Says:

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radEF3FE.tmp.pdf

    intervista a Fausto Bertinotti su Liberazione di oggi.
    da assumere lontano dai pasti.
    m.

  176. caro bosco, scusa il ritardo ma non ho potuto rispondere a nessuno negli ultimi giorni.
    1) io polemizzo esattamente su ciò che dici. ed infatti ti ripeti. dire che il capitalismo è conflittuale (concorrenziale forse è più appropriato) è dire una cosa certa. ma tu dici all’interno e all’esterno fra potenze. e dici che prima della guerra mondiale c’era un grande interscambio.
    bene. quindi esiste una dimensione del capitale esclusivamente nazionale, secondo te. io non ho paura delle parole e tanto meno delle verità chiunque le dica. me ne frego, se mi è consentita questa espressione, se negri descrive la realtà dicendo delle verità. non sono così cieco da negare la verità solo perché non condivido, ed infatti non le condivido, le conclusioni politiche di negri. oltre tutto negri non inventa nulla sul piano della descrizione della realtà. c’è stata negli anni 90 un’ampia letteratura circa la globalizzazione e soprattutto circa l’internazionalizzazione del capitale. è totalmente antimarxista pensare che il capitalismo si è fermato nelle frontiere nazionali. l’interscambio non c’entra nulla. ma proprio nulla. perché una cosa è che un’impresa indiana esporta le proprie produzioni e importa quelle statunitensi e un’altra è che una società multinazionale costruisca in india e negli usa contemporaneamente e, grazie alla caduta dei dazi doganali, sposti le merci sul mercato mondiale. formalmente ci sono due pil distinti e formalmente ci sono interscambi ma in realtà c’è un’impresa globale che agisce su un mercato globale. questo è inconfutabile. e non capisco come si possa ignorare nell’analisi del capitale. un’impresa multinazionale che è pronta a chiudere stabilimenti negli usa o in europa per inseguire la manodopera al costo più basso, che ha una finanziaria i cui capitali sono alle isole cayman, che ha un bilancio enorme e stabilimenti in 20 paesi, secondo te ha lo stesso rapporto con uno stato, sia pure potente come gli USA, identico a quella che aveva un monopolio nazionale in concorrenza con un monopolio per esempi tedesco?
    ciò vuol dire che non esiste più una funzione dello stato? o che non esistono comparti produttivi prevalentemente nazionali? evidentemente no. esistono. ma sono intrecciati con la dimensione della accumulazione e della concentrazione del capitale.
    2) di lenin io salvo tutto. ma non sono così dogmatico da analizzare lo stato di evoluzione del capitale dai chilometri di ferrovia, come faceva lenin. salvo proprio l’idea di analizzare le modificazioni del capitale e della conseguente funzione dello stato. senza capire dove sta il NUOVO CAPITALISMO di cui parla lenin non ci può essere teoria dell’imperialismo.
    francamente a me sembra molto semplice da capire. a meno che non si abbia paura della realtà giacché potrebbe mettere in discussione dei dogmi.
    3) a te sfugge che sono in corso diverse guerre. e che ce ne è una potentissima. quella del capitale contro la classe operaia. quella che ha cancellato i diritti dei lavoratori e che abbassa i loro salari. quella che mercifica ogni cosa, a cominciare dall’acqua. quella che usa la leva militare come ultimo baluardo di volano dello sviluppo e come ultima frontiera nazionale del capitale.
    se dovessimo dar retta a te dovremmo accettare bassi salari in europa per non compromettere la capacità di concorrenza del capitalismo europeo verso quello statunitense. e dovremmo sostenere l’aumento delle spese militari europee.
    un vero delirio.

  177. caro animals, semplicemente ciò che non c’è non c’è perché non è stato deciso da nessuno.
    l’appello che ha convocato il 18 luglio è chiarissimo politicamente e vago sulle forme. essere vaghi sulle forme è esattamente il non volerle mettere al centro della discussione.
    se poi per te protezionismo e liberismo non hanno importanza allora vuol dire che il capitalismo per te non conta. e conseguentemente non contano gli interessi materiali del proletariato.
    ciao

  178. caro bucharin, il cpn ha votato la proposta di dar vita ad un polo della sinistra alternativa. partendo dal coordinamento. l’assemblea del 18 è la realizzazione della proposta. come si può fare concordandola con altri. la parla federazione è solo allusiva del fatto che i partiti non si sciolgono e rimane aperta a dieci interpretazioni diverse sulle forme e metodi con i quali realizzare l’unità. rimane, appunto, aperta perché dovrà essere discussa da tutti i partecipanti e in ognuna delle organizzazioni.
    fare, invece, la semplice unità fra due partiti profondamente intrisi di istituzionalismo, sarebbe stato un errore fatale.

  179. dire che c’è vaghezza dei contenuti nella proposta politica è un falso.
    proclamare la contrarietà al bipolarismo e la necessità di costruire un polo alternativo al pd a me sembra un preciso contenuto. e di sinistra.

  180. in realtà condivido pienamente diversi post di masaccio, di maria, di geraci e di altri. non aggiungo nulla.

  181. ad animals, però, vorrei ricordare che il capitalismo non è l’inizio della storia. come non ne è la fine. e che il patriarcato era precedente al capitalismo ed è e resta una contraddizione strutturale. che ci siano intrecci è evidente. ma le gerarchie ed “estensioni” sono un modo antimarxista di leggere la storia e le contraddizioni. basta rileggere engels sulla formazione della proprietà privata famiglia e stato per capirlo.

  182. animals Says:

    Ciao Ramon bentornato. Rapidamente perché sono in ufficio e tra l’altro l’amministratore delegato ha annunciato ristrutturazione e ammortizzatori sociali. Vedremo.
    Sulla questione del patriarcato credo che tu ti sia consufo con il post di Militante che però in effetti condivido abbastanza. Mi sembra però che lui parli di legare la questione di genere a quella della nascita della società divisa in classi e non semplicemente al capitalismo che evidentemente non è l’inizio della storia ma nemmeno l’inizio della società divisa in classsi.
    Sul liberismo e protezionismo il discorso sarebbe evidentemente lungo io voglio solo dire che sono comunque due facce della stessa medaglia capitalista e che gli interessi materiali del proletariato non stanno da nessuna delle due parti. Il protezionismo è una tattica diversa usata da alcune borghesie nazionali che non mi sembra abbia mai portato a nulla di buono per gli operai, E di solito porta anche alle guerre. Sul liberismo mi pare che siamo d’accordo e nessuno lo vuole certo difendere.
    Sulla federazione ripeto che mi pare un salto all’indietro piuttosto rilevante.

    P.S.
    Ma l’intervista di oggi a Bertinotti su liberazione che senso ha?

  183. animals Says:

    Ultima cosa sull’imperislismo: sarò superficiale ma non vedo nessuna differenza di fondo tra l’analisi di Negri e quella di Kautisty sul superimperialismo fatta un secolo fa e smentita solo dieci anni dopo la sua scrittura.

  184. si animals, mi sono confuso e mi scuso.
    ma perché se uno dice che è importante capire come è fatto il capitalismo arriva subito uno che dice che il protezionismo non ha portato nulla di buono per gli operai? e chi l’ha detto? semplificare e dire che tanto è lo stesso porta qualcosa di buono invece?
    che palle questa ossessione di negri. si vede che non hai letto nulla prima di negri. per tutti gli anni 90 ci sono stati decine di saggi sulle modificazioni nel sistema capitalistico. invece di parlare di negri confrontati sul merito delle modificazioni. negale, confutale, e proponi un’analisi alternativa. se, come bosco, sembri pensare che il capitalismo sia identico al 1916, dillo e dimostralo.

  185. animals Says:

    Io direi piuttosto cheppalle questi teorici che tutte le volte che c’è qualche trasformazione del capitalismo, ed effettivamente c’è, dal taylorismo al postfordismo al toyotismo fino alla globalizzazione, mi vengono a dire che l’analisi marxista non è più valida e si devono trovare altre categorie metodi eccetera eccetera. E tra questi metto tutti coloro che nei programmi si dicono sempre contro il liberismo lasciando per strada il capitalismo. E non credo sia un caso.

  186. Bucharin77 Says:

    condivido Marica: intervista a Bertinotti oggi che sembra un quadro di Magritte, manca filo logico, insegnare al nostro almeno un pò di logica formale.
    a Ramon: va bene, la critica al bipolarismo c’è. Ma insisto: che ha detto la federazione sulla crisi mondiale di capitale? Che ha detto sul congresso della CGIL (posizione Lavoro e società o Rete 28 aprile?)? Che ha detto sulla nuova situazione politica mondiale? Dove è finita la nostra più interessante innovazione politica del dopo Chianciano, il partito sociale?

  187. Luca Marini Says:

    Sì in effetti la superintervista di oggi è caotica a dir poco!

  188. Dallacqua Says:

    …senza filo logico, quadro di magritte, sconquassata, da assumere lontano dai pasti etc… Credo che ormai anche voi siete diventati patetici nel far sembrare tutto ciò che dice il berty come fuori dalle nuvole.

    Io piuttosto mi concentrei sul “cimitero”, credo sia questa la definizione adatta per definire la nuova federazione della sinistra. Una pluralità di morti cosa fa? Un “cimitero”. D’ora in poi chiamerò così la federazione.

  189. Tanto per cambiare(apparentemente)argomento,la questione del protezionismo è interessante.Prendiamo il caso della germania dopo la riunificazione ottocentesca contro la pretesa inglese di far trionfare il libero scambio ovunque, che in virtù della propria superiorità industriale rendeva le merci inglesi assolutamente meno costose di quelle ancora prodotte con metodi prevalentemente artigianali come in germania.I tedeschi applicarono una politica di dazi proprio per permettere alla propria industria di svilupparsi,cosa che avvenne.La stessa guerra di secessione americana aveva come causa principale la decisione voluta dagli stati nordisti,con lo stesso intento dei tedeschi, di applicare dazi sulle merci inglesi,cosa che avrebbe procurato la reazione di questi ultimi con l’applicazione di dazi sul cotone prodotto dagli stati sudisti.Vinsero i nordisti e gli USA divennero col tempo(neanche tanto) una potenza industriale.Quindi degli stati nazionali,a difesa dei propri interessi,lo hanno fatto e con buoni risultati.Ho fatto questi esempio perchè essendo io fermo al 1916(la guerra inizia nel ’14 però) non potevo fare esempi più recenti.Una domanda però te la devo fare:è possibile in un mondo globalizzato senza centro nè periferia,in cui gli stati non hanno più il controllo nè della finanza nè della produzione mettere in piedi una polica protezionistica?
    Evidentemente no.Eppure sembri proporla.Un delirio di razionalità

  190. giovanni Says:

    Credo che l’intervista a bertinotti evidenzi l’onestà intellettuale di un uomo
    che si interroga sul casino che ci circonda. Non è importante eseere o no
    in accordo con lui ma cogliere una essenza concreta di indetrminazione teorica che è di tutti. Per quanto mi riguarda penso che molto difficilmente si potrà arginare questa folle corsa del capitalismo verso il superamento anche formale della democrazia. Intestardirsi sulla rappresentanza parlamentare è tanto inutile quanto sciocco. Capitalismo e democrazia sono inconciliabili. Comunismo e democrazia sono inconciliabili.
    La non proposta politica in atto è la condizione di trasformazione di un nuovo e più aggressivo sistema di dominio e di sopruso che deve ancora compiersi del tutto. Temo che potremo assistere tra poco al peggio del
    peggio .A proposito di borghesia dovremo ripartire da libertè ………..
    Viva la pazienza e la sana violenza!

  191. E per SeL la definizione qual’è caro Dall’Acqua??
    Ladri con i craxiani che non vogliono più farne parte,falsi ambientalisti con i verdi che non vogliono farne parte,sd che sono 4 in tutta Italia e lo scissionista vendola che hanno rovinato il prc,liberazione e l’intera sinistra.
    Auguri!!!

  192. L’intervista di Bertinotti è un cumulo di fesserie…..ma non si accorge di essere patetico?
    Dice sempre le stesse cose e pure male…..la gente non arriva a fine mese e Berty spara cazzate da salotto radical-chic.
    Berty va a passeggiare che non conti più nulla.
    Povero dall’acqua è talmente innamorato del Berty da essere incapace di qualsivoglia valutazione sensata…..dallacqua mandagli il tuo curriculum magari ti assume come autista….cosi le fesserie che dice potrai ascoltarle tutti i giorni.

  193. chimica, lavoro, commercio, agricoltura: notizie sulle mobilitazioni in Sardegna

    http://www.ilminuto.info/archivi.php?tipo=sezioni&id_sezione=12

  194. x Leone Says:

    ma davvero Leone non t’accorgi del nulla che c’è a sinista? sai la federerazione di SeL che la Federazione? due quasi nullità continuare così è pura follia ma si sa li sinistra è sempre stata all’avanguardia nel dividersi. Non ti accorgi dell’inefficacia della politica che ultimamente esiste sia nel campo comunista che della sinistra più generica? e Bertinotti prende atto di questo, poi si può discutere sulla proposta non certo sull’analisi, comunque avanti continuate così io comunque mi fermo ma davvero vi guardo e forse alla fine è la cosa migliore…e poi una cosa io ho imparato nella mia militanza comunista il rispeto anche per l’avversario ma spesso a sinistra questo difetta.

  195. Non ho rispetto per gli scissionisti come Vendola,non prendo consigli da Bertinotti che ci ha fatto fallire(ricordo che nel 2006 il Prc era al 7,4%),noi dobbiamo tentare di risalire la china partendo dal milione e 100 mila voti per la lista comunista(oltre 2 milionidi voti a sinistra se contiamo anche SeL),con calma ce la faremo……………..
    Non certo abbandonando si risolve la questione……..

  196. leone e x leone, lascio questi due commenti ma cancellerò altri simili. primo perché non c’è bisogno di insultare. proprio non ce n’è bisogno. e del resto chi insulta evidenzia solo di avere scarsi argomenti. secondo perché dire che c’è il nulla a sinistra, oltre che una fesseria, è un modo comodo per sfuggire ai veri problemi che ci sono. più o meno come fa bertinotti.
    ma sulle analisi e posizioni di bertinotti ho scritto talmente tanto che non c’è bisogno di ripetersi visto che non propone nessunissima novità nei suoi ragionamenti. punto.

  197. caro bosco. il tuo esempio è perfetto. è esattamente così. una borghesia, un sistema industriale e uno stato che difende i loro interessi, che sono oggettivamente in concorrenza con quelli di un’altra borghesia, di un altro sistema industriale e di un altro stato.
    ma quando c’è una multinazionale che produce in venti stati e che, grazie alla liberalizzazione dei mercati (tendenziale e prevalente ma non totale), concorre con altre due multinazionali che anche loro producono in venti paesi, quando tutte e tre queste multinazionali hanno holding finanziarie che risiedono in paradisi fiscali e chiudono e aprono stabilimenti indipendentemente dalla loro capacità produttiva per pure operazioni di speculazione finanziaria, allora dovrebbe essere chiaro, ad un marxista, che il rapporto fra stato e governo nazionale e capitale cambia. muta. ovviamente non c’è mai solo un rapporto meccanico tra capitale e stato, c’è una dialettica. perché, nonostante tutto, c’è una dose di autonomia della politica. ma bisogna analizzare questo rapporto sulla base della composizione del capitale e non sulla base della presunta volontà dello stato e del governo. negli ultimi venti anni ci sono decine di accordi commerciali firmate da governi che hanno messo in difficoltà parti del proprio sistema industriale per il semplice motivo che corrispondevano agli interessi delle multinanzionali invece che alle borghesie nazionali.
    per l’ennesima volta io dico che gli stati non sono estinti. per esempio la russia, paese nel quale è stato introdotto il capitalismo e dove sono state fatte gigantesche privatizzazioni e dove è nata una borghesia (che in buona parte è composta dagli ex custodi dell’ortodossia del pcus oltre che dalla mafia), paese dove la classe operaia è sottopagata ed è stata privata del welfare che il sistema socialista garantiva universalmente, non è entrata nel wto. entrare nel wto, visto che molti non lo sanno, non è come entrare in un forum di discussione. è entrare in una organizzazione firmando tutti gli accordi commerciali pregressi e soprattutto procedendo alla deregulation e cedendo sovranità degli stati nei confronti dei mercati. se sei del wto non puoi privatizzare scegliendo secondo criteri politici il compratore. devi fare un’operazione di mercato dove qualsiasi soggetto può comprare, anche se non è russo o a capitale russo. non è così per la cina e per l’india.
    ecco bosco, come vedi la situazione non è bianca o nera. e ci sono molte contraddizioni. ma negare questa realtà per negare che gli stati abbiano in parte cambiato funzione è un errore enorme.
    io non ho mai detto che non esiste centro e periferia.
    nel 96 fu approvato un documento dalla direzione di rifondazione. lo avevo scritto io. diceva che non si poteva più parlare compiutamente di una contraddizione nord sud e che bisognava leggere il mondo, ed ogni situazione locale, con il la cifra della contraddizione centro periferia. per esempio, al contrario che nell’epoca delle due grandi guerre, non si vede più una borghesia che vince una guerra e che redistribuisce parte del bottino anche alla propria classe operaia per consolidare il sistema a garantirne la riproduzione. abbiamo assistito, invece, alla crescita della forbice fra ricchi e poveri, aree sviluppate ed aree depresse, sia a livello complessivo nel mondo sia a livello locale in ogni paese. tanto nei ricchi come nei paesi poveri.
    io non sono protezionista, e ci tornerò, ma è possibilissimo che ci sia una contraddizione fra liberalizzazione dei mercati (che accompagna e favorisce la concentrazione del capitale) e comparti di produzioni e di piccole imprese che resistono all’idea di essere assorbite o chiuse dalle pure logiche di mercato. è in parte ciò che propone tremonti in italia. ma è significativo notare come si tratti di una difesa di interessi, in italia, che divergono da quelli delle multinazionali, sia pur con sede in italia, come la fiat. ovviamente a loro non viene in mente niente altro che tornare ad un certo grado di protezionismo. per il semplice motivo che nonostante tutto i governi nei periodi di crisi devono rendere conto ad una parte consistente del loro elettorato. ma non si tratta di una politica capace di mettere in discussione l’accumulazione e concentrazione del capitale, che infatti non si fa piegare dagli interessi elettorali dei governi. ed ecco che il G8 si chiude con il giuramento che non si tornerà mai più al protezionsmo.
    infine, come è evidente politiche neoprotezioniste pur essendo all’ordine del giorno lo stesso (nonostante i giuramenti) non hanno la dimensione e la forza di mettere in discussione gli interessi del capitale, che per sua natura tende a concentrarsi e a stravolgere le stesse leggi del mercato che dice di onorare.
    per chi si oppone al capitale è importante non cadere nella logica della dialettica fra comparti “arretrati” ed “avanzati” del capitale. per esempio alleandosi con chi propone il protezionismo.
    esiste la lotta di classe.
    quando il movimento operaio si batteva per le otto ore lavorative sapeva benissimo che per alcuni sistemi le otto ore erano sopportabili e che per altri sarebbe stato catastrofico. ma delle due l’una. o si assume il lavoro, il salario e i diritti dei lavoratori come variabili indipendenti o si accetta la loro subordinazione agli interessi, perfino immediati e a corto raggio, del capitale.
    battersi contro la liberalizzazione dei mercati non significa necessariamente essere a favore del protezionismo.
    significa, per fare un esempio, essere per introdurre regole e vincoli al mercato sapendo che sono regole e vincoli incompatibili con il processo di accumulazione e concentrazione del capitale.
    per esempio alienando la vendita sui mercati di merci prodotte senza il rispetto dei diritti salariali, sociali e politici degli operai. perché la concorrenza fra salariati che permette alle multinazionali di chiudere qui e di aprire in india e che qui viene usata come arma di ricatto per imporre agli operai condizioni salariali e di lavoro inaccettabili fino a poco tempo fa, è il meccanismo da scardinare. e non si può fare se non assumendo gli interessi del proletariato internazionale come bussola. mentre il protezionismo pretende che ci sia un’alleanza fra proletari e borghesia di uno stato contro quelli di un altro. ed è la proposta della lega in italia. o no?
    per esempio la liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli si è rivolta contro i contadini dei paesi del terzo mondo come contro i contadini dei paesi ricchi. solo a favore delle multinazionali.
    basta leggere le proposte relative alla sovranità alimentare della via campesina del movimento no global per capire che le diseguaglianze commerciali fra paesi poveri e ricchi vengono accentuate dalla liberalizzazione e che sarebbe bene assumere il principio dell’autosufficienza e della sovranità come variabile indipendente dal mercato per sostituire a certe protezioni altre protezioni totalmente diverse. è irrazionale che in un paese del nord africa si producano a livello industriale prodotti per il mercato europeo e che permangano dazi verso i prodotti autoctoni di quelle terre. basta fare il contrario per garantire gli interessi dei piccoli produttori di quei paesi e di quelli europei e per infliggere un colpo al processo di concentrazione del capitale nel comparto agroalimentare.
    ma questo è progettare un mondo alternativo a quello che ci consegna il processo di accumulazione e concentrazione del capitale. realizzando l’alleanza fra operai e contadini a livello sovranazionale contro il capitale e NON l’alleanza fra operaie contadini e comparti della propria borghesia nazionale all’ombra del proprio stato.
    o no?

  198. Anonimo Says:

    Posso dire solo un magari? Per un attimo mi hai fatto sognare una sinistra internazionale capace di opporsi veramente al capitale.
    Ahiaaa! Che botta che ho preso al risveglio!

    Bestemmio se dico che non sono contro la “globalizzazione” di per sé, dato che solo una sinistra anticapitalista globalizzata potrebbe rovesciare definitivamente il sistema?

  199. x Leone Says:

    Caro Ramon scusa per la semplificazione sul nulla a sinistra, ma non riesco a scrivere nelle mail cose lunghissime, io ovviamente non penso al nulla se si sommano due milioni di voti e tante persone che fanno opposizione, ma non mi pare che queste sinistre sia quella anticapitalista che quella di SeL non sono efficaci e questo è ciò che vedo sento e ascolto in tanti posti di lavoro dai lavoratori dipendenti! spero pur nella smplificazione di esser chiaro perciò io rimango alla finestra e mi occuperò di altro..

  200. Gli argomenti che sollevi sono molti,forse ci torneremo.Al momento resto al tema.Tu dici che il G8 si chiude con un impegno a non tornare mai più alle politiche protezionistiche.Chiaramente se accettiamo il tuo assunto sullla natura del capitale finanziario mondializzato trattasi di una pura esercitazione retorica(il richiamo antiprotezionistico)mancando le basi materiali(stai nazionali sovrani)in grado di praticarlo.Io penso invece che si stia cercando di esorcizzare il problema.Sono convinto che quando le cose vanno male scatti il classico si salvi chi può e ogni stato farà il possibile per salvaguardare sè stesso.Il risultato sarà,almeno per i più forti,un aumento del ruolo degli stati nazionali;per i più deboli invece un ulteriore asservimento allo stato egemone.Tornando a casa nostra, l’Italia che fine farà?Intendo dire continuerà il dominio su questo paese del capitale finanziario legato mani e piedi a quello statuitense(in primis Unicredit e Intesa Sanpaolo) gradi sponsor del PD,tanto da partecipare con Profumo e Bazzoli alle primarie di Prodi(con Unicredit più legata agli ex DS e Intesa a Prodi).A questi vanno aggiunti quella parte di confindusria legata a FIAT da sempre schierata con oltreoceano.Non mi meraviglia dunque per niente tutta l’operazione in corso con Crysler e Opel,la contropartita è tutta politica e cioè l’essere, come paese, la quinta colonna degli interessi americani in europa.Io considero esiziale per l’Italia questo esito,quindi penso che dovremmo politicamente contrastarlo e denunciarlo, costruendo contro questi parassiti l’unità di tutti quelli che vivono del proprio lavoro e se ci fossero le condizioni anche un’alleanza con quella componete della borghesia non asservita agli USA che faccia gli interessi di questo paese(persone alla Mattei per capirci e non mago Marchionne che piace tanto a Berty).
    Quando dico che l’esito sarebbe esiziale per il paese intendo che ci verrebbero destinate solo produzioni mature,in concorrenza soprattutto sul costo del lavoro,portandoci a un declino inesorabile.Le non enormi risorse che ci sono,salvaguardato il livello di vita delle masse lavoratrici ,vanno indirizzate alla ricerca e alle produzioni d’avanguardia e stategiche,perchè quando la crisi finirà ne usciamo il meno male possibile.

  201. giovanni Says:

    Scusa bosco una sola precisazione: la crisi non finirà mai perchè è il principio
    stesso del controllo delle risorse finanziarie. L’italia non è un gran che come potenza,anzi diciamo proprio che non è una potenza neanche se si atteggia
    tale. Noi siamo solo una portaaerei naturale nel mediterraneo ed una santa
    barbara ben posizionata in europa.Il capitale non è internazionalista ma è
    internazionale.
    viva!

  202. ineos macchiareddu: continua l’occupazione

    http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=331

  203. Insomma, Bosco, proponi l’asse con Tremonti in un nome di un preteso anti-americanismo?

  204. Militante Says:

    Agganciandomi alla discucssione proposta da bosco, se ho ben compreso le sue posizioni (che ripropongono le analisi dell’impeiralismo del celebre saggio di Lenin), non posso che dargli ragione. Come dicevano in tempi non sospetti Marx ed Engels, la causa profonda della crisi del sistema capitalistico è che lo sviluppo delle forze produttive arriva a superare i ristretti limiti della proprietà privata e dello Stato nazionale, in altri termini la ricchezza e il grado di civiltà prodotti sono tali da trovare un freno nei rapporti di proprietà borghesi. Come reagisce la borghesia nazionale a tutto ciò? Accordandosi con le altre borghesie e riscrivendo nuove regole mondiali per affrontare di comune accordo la crisi? A livello diplomatico parrebbe di sì, nei fatti assolutamente no. Reagisce come ha sempre reagito nella storia: da un lato distruggendo le forze produttive in eccesso (manodopera, impianti, tecnologia, merci), dall’altro conquistando nuovi mercati e sfruttando più intensamente quelli vecchi. Dove porta questa reazione? Non può che portare a una maggiore conflittualità tra le borghesie nazionali, ad una corsa alla concentrazione industriale e finanziaria e in ultima istanza ad un rafforzamento del ruolo degli Stati nazionali. Lo scenario che si prefigura non è dunque un pacifico accordo tra i grandi per la spartizione dei mercati, ma al contrario un crescendo di tensioni interimperialistiche, corredate dalle classiche tendenze monopolistiche e protezionistiche delle epoche di crisi strutturali. Questa è la preziosissima lezione di Lenin e questo a mio avviso è il quadro entro cui ci troveramo ad operare, sempre che siamo abbastanza vaccinati dal prendere per il giusto verso le boiate diplomatiche e propagandistiche delle borghesie mondiali.

  205. caro bosco, come vedi preferisco discutere di questi temi piuttosto che degli innumerevoli pettegolezzi della politica italiana.
    però forse non è il caso di ripetersi all’infinito.
    sembra proprio che a te la composizione del capitale non interessi una virgola. anzi, sembra che tu auspichi un ritorno del protagonismo degli stati, in modo che tutto sia più semplice da catalogare e che si possa leggere il mondo come se fosse un enorme risiko.
    possibile che ti sfugga il fatto che gli stati, deprivati da diversi poteri reali sull’economia (l’europa è un esempio classico, la guida una tecnocrazia ed è per questo la punta avanzata della globalizzazione, mentre i singoli stati, per quanto potenti, subiscono) cerchino di svolgere una funzione egemonica collocandosi come interni e coerenti nel processo di accumulazione del capitale? per esempio, tutta la politica di delegittimazione delle Nazioni Unite e di costruzione di un direttorio chiamato G8 è esattamente il tentativo di svolgere una funzione favorevole al processo di accumulazione e concentrazione del capitale governando le contraddizioni e le concorrenze che permangono.
    sempre, soprattutto nei momenti di crisi, ci sono rigurgiti del vecchio contro il nuovo, sempre ci sono quelli che sognano il ritorno al passato, ma la forza dei meccanismi di accumulazione e gli interessi concreti di enormi società difficilmente si fanno piegare da quelli che considerano piccoli interessi locali.
    ti faccio un piccolo esempio:
    anni fa in colombia durante la visita di una delegazione della quale facevo parte l’ambasciata organizzò un incontro con la camera di commercio e con gli imprenditori italiani. ma non ha importanza, come vedrai, il luogo.
    durante l’incontro un signore italiano che si presentò come amministratore dei due stabilimenti in colombia di una piccola società multinazionale (una ventina di stabilimenti in quattro paesi) e che costruiva prefabbricati chiese aiuti al governo italiano e sollecitò la delegazione parlamentare. lasciai dire agli altri parlamentari che avrebbero tenuto in considerazione la richiesta, che era importante aiutare le imprese italiane e tutte le altre cose retoriche solite. io alla fine gli chiesi: scusi ma il capitale dell’impresa come è composto? gli stabilimenti dove sono? e lui, candidamente mi disse che il capitale era totalmente in mano ad un signore indiano, che i brevetti erano italiani, e che la maggior forza produttiva stava negli USA e in italia. allora io gli dissi, scusi ma perché il governo italiano dovrebbe aiutare un’impresa di proprietà indiana visto che domattina il proprietario potrebbe chiudere tutti gli stabilimenti italiani (tutti nel nord est) dopo aver sfruttato gli aiuti pubblici italiani?
    non ci fu risposta.
    durante l’aperitivo in ambasciata lui venne da me e mi disse ridacchiando: onorevole lei ha ragione. perfettamente ragione. io ci ho solo provato.
    che uno stato aiuti un’impresa nazionale è normale. fa parte della funzione classica di uno stato borghese che aiuta i propri capitalisti contro altri di altri paesi e che pensa che gli interessi nazionali corrispondano con quelli della propria borghesia.
    ma le cose non stanno più così. non prevalentemente. per tutti gli anni 80 e 90 gli stati, compresi gli USA, hanno lavorato a rendere i propri territori interni ad un mercato globale. in favore del capitale che via via andava internazionalizzandosi. esattamente come lo stato inglese lavorò a rimuovere vincoli e dazi locali per favorire la crescita di imprese sempre più grandi in gran bretagna.
    questo è nuovo esattamente come era nuovo il capitalismo di cui parlava nel 1916 nel suo saggio sull’imperialismo.
    gli stati sono prodotti storici, non i protagonisti assoluti.
    mai marx ha confuso la struttura con la sovrastruttura.

  206. caro anonimo, la sinistra anticapitalista di cui parli e che sogni esiste.
    è il movimento no global o altermondista che dir si voglia.
    per anni ci sono stati quelli che dicevano che non era veramente anticapitalista.
    ma le critiche al capitalismo e le proposte alternative al sistema hanno prodotto diverse esperienze di governo in america latina.
    chi, fino a pochi anni fa avrebbe detto, che ci sarebbero state politiche ed anche costituzioni apertamente e dichiaratamente anticapitaliste?
    beh, ci sono.

  207. militante, evidentemente tu non conosci il saggio di lenin sull’imperialismo. evidentemente ignori che le previsioni di lenin sono fondate su una accurata analisi dei sistemi produttivi e sulla nascita di un nuovo capitalismo. tutto fa lenin tranne che pensare che gli stati siano i creatori della borghesia e del sistema capitalistico. per lui, come per ogni marxista, è il sistema e la borghesia a plasmare lo stato secondo le proprie esigenze (ovviamente scontando le mille contraddizioni che questo comporta).
    delle due l’una. o la composizione del capitale è decisiva, sul piano anche delle previsioni, per capire come gli stati si modifichino, oppure è al servizio degli stati.
    se lenin avesse ragionato come te e bosco e non avesse visto il cambiamento nella funzione dello stato e della guerra non ci sarebbe stata teoria dell’imperialismo e rivoluzione in russia. ma solo l’attesa che la russia perdesse la guerra, che venisse inserita nel sistema capitalistico che si espandeva, al fine di avere le condizioni previste da marx per la rivoluzione.
    quando gli spagnoli conquistarono il perù trovarono il lama. giacché non era ne un cavallo ne un cammello ed assomigliava ad entrambi e giacché il dogma voleva che la chiesa conoscesse tutto del creato, scoppiò una contesa teologica sulla natura del lama perché per loro era inconcepibile che esistesse qualcosa di sconosciuto. una contesa che durò più di cento anni.
    gli incas, invece, che avevano creduto vedendo per la prima volta un cavallo con sopra un uomo che fosse un solo essere. non fecero discussioni teologiche. scoprirono che tirando una freccia sulla parte superiore dell’essere questo si divideva in due. e capirono che erano due animali.
    trasformare una teoria rivoluzionaria in un bigino e negare l’evidenza per non turbare le formule del bigino è la cosa più reazionaria che si possa fare.
    anche per questo, anche ho detto, è crollato il sistema del socialismo dell’est.

  208. Militante Says:

    Caro Ramon, il fatto che traiamo lezioni diverse da l’Imperialismo non dovrebbe indurre un antidogmatico come te a tranciare giudizi sulla conoscenza o meno di un’opera che è stata capitale per la mia formazione. Se poi vogliamo dirla tutta, Lenin non ha scoperto un ‘nuovo’ tipo di capitalismo, quello monopolistico caratterizzato dalla fusione tra capitale industriale e finanziario, ha semmai analizzato la sua evoluzione, peraltro già anticipata da Marx e soprattutto Engels (vedi Il socialismo tra l’utopia e la scienza), ricavandone la giusta tattica con cui i comunisti avrebbero dovuto approcciare lo scontro interimperialistico di inizio secolo.

    Detto questo, vorrei capire dove avrei mai detto che è lo Stato (sovrastruttura per eccellenza) a plasmare la borghesia e la formazione del capitale. Lo Stato, comitato di affari nonchè gruppo di uomini armati al servizo della borghesia nazionale, è semmai il mezzo principale a cui la borghesia, a corto di soluzioni alternative, ricorre per salvare se stessa dalla rovina e risolvere le contraddizioni accumulatesi negli anni. Peccato però che questa extrema ratio, proprio per la contraddizione insanabile tra tendenza sovranazionale del capitale e angusti confini nazionali, finisca con l’esasperare le contraddizioni di sistema. Ciò non toglie che in periodo di crisi, quando la conquista di nuovi mercati è di vitale importanza per la sopravvivenza delle borghesie nazionali, gli Stati sono costretti a diventare attori economici e finanziari, oltre che militari, il che non può che esasperare le relazioni politiche e commerciali tra i blocchi imperialistici e generare tensioni per l’appunto interimperialistiche.
    Per questo dò ragione a bosco quando dice che gli Stati nazionali, ancorchè seduti attorno a un tavolo a pianificare azioni collettive, cercheranno soluzioni fai da te ai loro problemi. D’altra parte non sono affatto d’accordo sulla sua ipotesi di alleanza tra i lavoratori e la borghesia nazionale “progressiva”, perchè, ammesso che esista una borghesia che faccia gli interessi nazionali, dubito fortemente che i suoi interessi nazionali coincidano con quelli della classe lavoratrice, di cui in genere questi settori si sono al massimo serviti come massa di manovra per salvare se stessi dalla rovina (il riferimento ai fronti popolari non è affatto casuale).

  209. USCIRE A SINISTRA DALLA CRISICondividi

    Le proposte della nascente federazione della sinistra di alternativa (Rifondazione, Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e altre organizzazioni di sinistra e comuniste)

    LA CRISI NON È PIOVUTA DAL CIELO

    Questa che stiamo attraversando è una crisi del capitalismo, frutto delle politiche liberiste degli ultimi anni, della diminuzione del potere d’acquisto, della speculazione finanziaria.
    Gli stessi che hanno provocato la crisi vogliono farla pagare a lavoratori, pensionati, studenti, gestendo male il denaro pubblico e aggravando le ingiustizie sociali.
    Questa è principalmente una crisi di sovrapproduzione: a causa dei bassi salari è impossibile per i lavoratori acquistare i beni che loro stessi producono.

    La crisi economica si intreccia alle gravissime crisi climatiche, energetiche e ambientali, prodotti degli attuali modelli di produzione e consumo, che sono incompatibili con il futuro del pianeta.

    Gli effetti della crisi sono devastanti: si prevedono entro il 2010 oltre 2 milioni e mezzo di disoccupati in Italia. I lavoratori precari, i primi colpiti dalla crisi, sono privi di tutele.

    Nel frattempo il governo di Berlusconi non dà risposte al dramma occupazionale, aggravando le diseguaglianze sociali. Il governo stanzia ben 12 miliardi solo per le banche; taglia oltre 30 miliardi tra sanità, scuola e università, enti locali e ambiente; taglia ulteriormente i salari (impedendo quindi i presupposti per un’uscita dalla crisi); allenta il contrasto all’evasione fiscale; insiste con grandi opere (ponte, TAV, …), un piano-casa che sa tanto di condoni, tagli alle energie rinnovabili e rilancio del nucleare (bocciato dagli italiani con un referendum del 1987).

    LA VIA D’USCITA È UN’ALTRA:

    • Garantire i posti di lavoro (blocco dei licenziamenti; estensione della CIG, prevenzione degli incidenti sul posto di lavoro e investimento nella sicurezza);
    • Aumentare salari e pensioni, contro il carovita (reintrodurre la scala mobile; dare la possibilità di cessare il versamento del TFR nei fondi pensione che hanno perso l’8% nel solo 2008; inserire un tetto alle retribuzioni dei manager);
    • Salario sociale per i disoccupati (come avviene in tutta Europa, con assegno mensile di 600€ e l’accesso a servizi primari gratuiti);
    • Diritto alla casa, alla salute, ai servizi sociali e all’istruzione (azzerando i tagli a sanità e istruzione pubblica);
    • Un polo pubblico del credito (nazionalizzazione delle grandi banche; potenziamento della Cassa Depositi e Prestiti);
    • Un piano per il lavoro e l’ambiente (finanziare la ricerca e l’industria pubblica; mettere a punto un piano per il risparmio energetico e per le energie rinnovabili; ricostruzione in Abruzzo; messa in sicurezza degli edifici dal rischio sismico; manutenzione delle reti idriche)
    • Recuperare 35 miliardi con un fisco più giusto (rilanciando la lotta all’evasione, tassando le rendite finanziarie al 23%, aumentando la progressività del prelievo sopra i 55.000€ e istituendo un’aliquota del 51% oltre i 120.000€; eliminando l’esenzione dell’ICI, che favorisce solo i ceti abbienti; introducendo un’imposta sui grandi patrimoni);
    • Recuperare risorse con una politica di pace (tagliando 4 miliardi alle spese militari; no all’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 dal costo di 14 miliardi; via dall’Afghanistan, una missione “di pace” che ci costa morti evitabili);
    • Recuperare 15 miliardi dal rinvio del piano di azzeramento del deficit;
    • Un’azione per la chiusura dei paradisi fiscali (introdurre il divieto di finanziamento pubblico per le imprese che hanno filiali in quei paesi; aumentare le imposte sulle transazioni di denaro da e per i paesi in questione);
    • Contro le speculazioni, introdurre i controlli sui capitali e la Tobin Tax (tasse sulle transazioni finanziarie).

  210. Che forme di mediazione possono essere stabilite tra le lotte immanenti per le condizioni basilari della sopravvivenza e la critica delle categorie di base del sistema del capitale (merce, valore, denaro, lavoro astratto, Stato, politica)?

    Non c’è dubbio che la lotta sociale organizzata extraparlamentarmente per le necessità materiali e culturali della vita, in resistenza contro la brutale riduzione del livello di civilizzazione, è l’unica alternativa alla collaborazione parlamentare «politica» di «sinistra» con l’amministrazione statale della crisi. Inevitabilmente sorgerà un contromovimento sociale costituito di nuovo, inizialmente come «trattamento della contraddizione» immanente, che non delegherà più le necessità allo Stato ma presenterà esigenze autonome, anche se queste dovranno essere erette contro lo Stato. É il caso, per esempio, di un salario minimo legale sufficientemente elevato, della resistenza contro nuovi tagli nei trasferimenti sociali ecc ecc. Esiste un momento importante nella mediazione della «critica categoriale» che consiste nell’apprendere come si può distinguere, nel «trattamento della contraddizione», tra forme che facciano avanzare e forme affermative. Ciò include, in primo luogo, il riconoscimento che la difesa delle necessità vitali per la via ufficiale della politica si è resa del tutto illusoria. Devono essere evidenziati i contenuti alternativi delle rivendicazioni sociali dirette, da un lato, e quanto sia futile la speranza nei programmi statali di congiuntura per nuovi investimenti di capitale, dall’altro. Questi ultimi agganciano in partenza le necessità sociali al «successo» della valorizzazione del capitale, sulla base in rovina del lavoro astratto, e alla «finanziabilità» da qui derivata, secondo criteri capitalistici. I primi, al contrario, possono aprire il cammino per la negazione del «terrore della finanziabilità» e per approssimarsi al superamento della forma valore e del denaro. Questa alternativa, a renderla effettiva nelle nuove condizioni di crisi, può anche collocarsi tra gli elementi «di sinistra» della classe politica, così conducendo a polarizzazioni; da qui, intanto si costituisce un contromovimento sociale. Nell’antico movimento operaio già si avevano elementi di questa alternativa, anche se sotto il fondo ideologico di un’ontologia del lavoro astratto. Proprio per questa ragione i contromovimenti sociali (anche in corrispondenza con la loro coscienza basata sull’ontologia del lavoro), furono sempre trasformati in orientamento statale e, come «marxismo di partito», vincolati a un intervento della politica; poiché lo Stato è appunto l’istanza sociale di sintesi sulla base del lavoro astratto. Nei limiti storici del lavoro astratto e della valorizzazione reale del capitale, l’alternativa tra contromovimento sociale e statalismo si pone adesso in forme completamente nuove e deve essere formulata conseguentemente, dato che la speranza nel credito dello Stato può solamente svergognarsi con lo scatenamento dell’inflazione e non contiene più dunque un qualsiasi potenziale sociale.

    (la rottura strutturale del capitale e il ruolo della critica categoriale – Kurz)

  211. nell’italia della tav e del’altà velocità si rottama il trasporto su rotaia in Sardegna
    http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=342

  212. caro militante,
    non prendertela. ma è difficile resistere alla tentazione di dire: ma allora non hai letto nemmeno il saggio sull’imperialismo. soprattutto quando, come reiteri nell’ultimo post dici:”Lenin non ha scoperto un ‘nuovo’ tipo di capitalismo, quello monopolistico caratterizzato dalla fusione tra capitale industriale e finanziario…” . beh, per quel che vale, lenin parla di “nuovo capitalismo e vecchio capitalismo. cioè sostiene che le mutazioni interne del sistema sono tali per definire il concetto di “nuovo capitalismo”.
    se poi tu pensi che l’aggettivo nuovo non abbia nessuna importanza e che si tratta solo dell’inveramento delle previsioni di marx ed engels non so davvero che farci. analogamente pensi che oggi ci sia solo l’inveramento delle previsioni di marx engels e lenin. tanto che ti sfugge completamente che una cosa è uno stato che fa gli interessi di una borghesia nazionale ed un’altra uno stato che prende decisioni a valle (e non a monte) degli effetti (crisi e non crisi) del sistema capitalistico internazionalizzato.
    ogni invenzione tecnica ha avuto effetti enormi sull’organizzazione della produzione e sul processo di accumulazione del capitale. è stato così per la macchina a vapore (senza la quale non ci sarebbe stata la rivoluzione industriale) ed è così oggi per internet. il nocciolo capitalistico è lo stesso. ma il sistema e molti flessibile e mutante. lenin si sofferma a lungo ad analizzare il sistema ferroviario per definire capitalismo e stati. chi ha detto che tendenza alla concentrazione del capitale (ben previsto da marx e poi da lenin con la formazione dei monopoli) si sia fermato nelle frontiere nazionali? secondo te le pochissime multinazionali (circa 150 200 su 40mila) che controllano il 40 % di tutto ciò che si produce in agricoltura industria e servizi ragionano come un monopolio tedesco o statunitense che un secolo fa si combattevano fra loro con il sostegno dei propri stati?
    un abbraccio

  213. le terie di marx engels lenin ecc ecc sono incomplete perchè mancano di un correlato corrispomdente all’alienazione alle traformazioni dell’uomo del suo cammino produttivo, la tecnè ne è un esempio. es. l’urss è crollata da venti anni, molti credono che il crollo sia da attribuirsi a condizioni umane umanistiche tipo il papa polacco o la condizione di vita delle persone. non è così. il divario economico-tecnologico tra usa urss era enorme tanto che se raegan avesse costruito lo scudo stellare gorbaciov non avrebbe avuto nulla da contrapporre. questo squilibrio ha fatto crollare l’urss. a mancare era la tecnica, la materia prima per il “bene”. ma se il bene, in questo caso la dottrina socialista, è strettamente dipendente dalla tecnica allora questa si trasforma in mezzo, e la tecnica prende il suo posto.
    oggi la politica è surrogato dell’economia, per decidere deve guardare all’economia che la orienta verso mercati produttivi e vantaggiosi da sferuttare.ma l’economia serve a produrre beni, i quali servono a incrementare il primato della tecnica, e la sua potenza produttiva. quindi anche qui è l’economia a servire la tecnica e non il contrario.questo ha ovviamente importanti conseguenze sull’economica, che è solo un mezzo, qualcosa di immateriale e di sfruttabile fino all’osso per ottenere il nostro fine. poco importa quindi se le mie scelte economiche produrranno effetti tremendi in chiapas o in nigeria. l’importante è che la tecnica possa compiersi nel suo essere.

  214. masaccio Says:

    Maria, mi distraggo un momento e ti ritrovo heideggeriana… 😉

  215. metà-fisica e tecnè. eh eh eh.
    basta che andiamo OLTRE masaccio, basta che andiamo oltre se serve per non parlarsi addosso….

  216. sociale: a Sant’Elia (Cagliari) nasce il comitato antisfratti

  217. Emanuele Ladurie Says:

    Io l’intervento di Bertinotti l’ho trovato sensato e molto logico. Posiamo anche essere in disaccordo sulle conclusioni, ma irridere e rendere grottesche le posizioi altrui non mi sembra un buon modo.

    L’ho trovato in sintonia con la sensazione diffusa del popolo che potrebbe tornare a guardare a sinistra. Meno in sintonia con il sentire dei vari militanti, ma pazienza, i militanti sono per definizione ormai scollegati dal mondo.
    Bisognerebbe avere ogni tanto il coraggio di guradare le cose da prospettive diverse. Ci aiuterebbe. Per esempio da quella di un potenziale elettore e sostenitore di sinistra che non guarda affatto ogni de ore le notizie del mondo da un agenzia, non legge affari italiani, non sa neanche che esite liberazione o l’altro o europa, che su indymedia non c’è mai stato e che pensa che Ramon Mantovani potrebbe benissimo essere una griffe italo-americana di vestiti di lusso.
    Vi svelo un segreto, sono la maggior parte delle persone che vivono intorno a voi… la stragrande maggioranza, diciamo forse il 98 %. Ambire a rappresentarli significa innanzitutto capire chi sono.

  218. irridere le posizioni altrui, chiunque le esprima, è segno di debolezza.
    si confutano, si discute sui contenuti se si vuole mantenere le proprie posizioni, semmai.
    il potenziale elettore di sinistra guarda il telegiornale, di solito, come la maggior parte degli italiani. più che capire chi sono questi(e già questa definizione è razzista, come fossero esseri strani alieni) sarebbe oppurtuno comprendere i loro bisogni, e guardare il mondo e anche la storia della sinistra comunista da altre prospettive non significa modificre il proprio obiettivo, che deve essere fermo. significa semplicemente comprendere meglio la realtà che ci circonda. del resto il “movimento” non si ferma perchè, appunto, è movimento.

  219. http://www.ilmiuto.info
    casa: prc, mecrcato espelle migliaiadi persone da Cagliari. Domani presidio Rdb Cub di fronte al Consiglio regionale

  220. caro emanuele ladurie, io non irrido mai. quindi smettila di sceglierti gli interlocutori che preferisci per poter polemizzare meglio. tu non irridi ma non argomenti un bel niente. già il fatto che tu pensi di sapere cosa pensa la maggioranza del popolo è una dimostrazione che non hai argomenti. chiunque può scrivere il contrario e dire che è l’opinione del popolo. all’infinito.
    la politica, per me, è una cosa seria.
    fausto bertinotti tutto dice ma dimentica di spiegare seriamente come mai in due anni si sono persi milioni di voti. certo bisogna analizzare e ragionare, ma ogni ragionamento che escluda di rispondere alla domanda di cui sopra è un ragionamento infondato ed è il tentativo di scappare dal problema.
    “siete uguali agli altri” “siete capaci solo a dividervi” questo è ciò che pensano centinaia di migliaia di elettori di sinistra.
    il “siete uguali agli altri” ha un’origine precisa. ed ha sostituito il “almeno siete coerenti”. parlare in astratto della rivoluzione capitalistica, delle onde lunghe, delle fasi storiche, senza spiegare per quale cazzo di motivo si sia rimasti in un governo che faceva il contrario del suo programma e si sia tentato di unificare quattro partiti che belavano al governo, è un esercizio retorico e profondamente demagogico.
    bertinotti può scrivere all’infinito che la sinistra radicale è fallita e che la sinistra moderata deve dichiarare anch’essa fallimento affinché si possa ricominciare. (ricominciare a fare che?). ma non c’è cosa peggiore che evitare i veri problemi.
    è da mesi che si sente questa litania. sinceramente a me non interessa discutere sulla base di retoriche e demagogiche litanie.

  221. Alfonso Geraci Says:

    Bravo Ramon

  222. Bravo ramon,e che palle co sto fallimento di tutto.Ma perchè Bertinotti non è fallito?Oppure lui in questi anni era su Giove?

  223. gino da martignacco Says:

    torno un attimo a ribadire un mio precedente intervento (me lo fa venire in testa l’intreccio ladurie-ramon-maria rubini, dove si parla di movimento, di realtà che cambia, ecc) dove mi chiedvo come mai la cosiddetta tecnica o tecnologia o abbondanza di mezzi di informazione, o cultura di massa o no, come mai, dico, questo indubitabile innalzamento delle conoscenze, dell’acculturazione, o come diavolo vogliamo chiamarla, (mi pare incontestabile che l’uomo medio della società occidentale sia non so come dire, più “acculturato” di cento anni fa. ) Eppure cento anni fa in Europa c’era un fermento rivoluzionario, c’erano partiti socialisti, gente che sperava nella rivoluzione e qualcuno l’ha anche fatta ed è perfino durato un sacco di anni il suo effetto…. eccc.., possibile vhe la “cultura”, la tecnica, la conoscenza, produca questo devastante effetto? Qualche volta mi viene in effetti un piccolo dubbio che immediatamente ricaccio nei meandri del mio cervello. Il quale cervello, mio e di tutti noi che ancora crediamo che il marxismo abbia un senso e un valore profondi può anche essere che non funzioni tanto bene. E’ anche vero che pensare come la maggioranza non significa necessariamente essere nel giusto. Ma a voi non sorge qualche volta, onestamente, il mio stesso dubbio? Forse anche voi lo ricacciate dentro oppure sono io che comincio a vacillare? Questa riflessione penso però sia utile perchè in fin dei conti tutto ciò che l’uomo pensa è relativo.Ci dicono tutti in tutte le salse che siamo degli extraterrestri. Qualche volta mi chiedo se sono loro o siamo noi gli “scemi”, quello cioè che non sanno vedere la realtà.

  224. Anonimo Says:

    A me Bertinotti é sempre piaciuto, non solo per le analisi (parlo di teoria, nella pratica di errori ce ne sono stati diversi), ma anche per il fatto che sapeva comunicare e quindi far arrivare alle persone dei concetti che vanno sparendo dalla cultura italiana e se é vero che la sua ultima battaglia é stata un flop micidiale, (sinistra arcobaleno), mi é sembrato molto generoso il suo offrirsi, prima per guidarla, ben sapendo che non sarebbe stato in nessun caso un successo e dopo nell’addossarsi una responsabilitá che avrebbe dovuto essere collettiva. Perché Prc non era e non poteva essere lui solo e l’arcobaleno anche meno.

    Non dimentico nemmeno che per anni ha portato il partito a punti discretamente alti, malgrado la situazione internazionale non fosse per niente favorevole.

    Detto questo, ho letto l’intervista e l’ho trovata incoerente, ho letto anche il suo ultimo libro e ne ho tratto l’impressione di un uomo anziano, stanco e che non riesce a darsi pace per il fallimento dell’impegno di una vita.
    Io credo che non basti una fredda ottica politica per giudicare, come credo che ad un certo punto sia necessario trovare il coraggio di farsi da parte.

    Spesso, nell’ultimo anno, l’ho sentito pronunciare, od ho letto, frasi molto simili a quelle di Ferrero, salvo poi appoggiare Vendola. Il motivo non lo so. Confusione? Amicizia? L’Amicizia non é un sentimento disprezzabile, ma agli amici bisogna anche saper dire di no. Invece sembra aver perso un po’ la bussola, come vivesse la sconfitta del Prc come un fatto personale. Cosí da una parte la identifica con la fine della sua partecipazione attiva e quasi casca nel nichilismo e dall’altra si schiera con SL, pur affermando che é giá fallita in partenza.
    Un po’ di comprensione, peró? E di gratitudine per quello che ha dato? Vogliamo lasciargli il tempo di elaborare il lutto? Per quanti errori possa aver fatto, a me pare profondamente ingiusta questa critica raso zero.

    Intanto il partito va avanti per la sua strada, no?

    Per Mantovani
    A quali Costituzioni ti riferisci? Avevo letto un po’ di tempo fa’ le variazioni fatte da Lula, ma mi sembravano troppo, come dire? Personalistiche? Dittatoriali?
    Magari non ci ho capito niente e proveró a rileggerle, anzi, sto cercando di rifare il punto su tutto quello che succede in America Latina, ma ho molti dubbi, mi pare che ci sia troppo culto della personalitá, troppe divise, troppa ambiguitá nei rapporti internazionali. Cosí a naso, trovo piú interessanti i movimenti popolari dei popoli andini o del Chiapas. Ma ne so veramente poco, sono rimasta indietro, mentre ho focalizzato maggiormente l’attenzione sul Nordafrica, l’Iran, l’Afganistan, da cui arrivano la maggior parte degli immigrati e degli esuli che conosco.

  225. Anonimo Says:

    Essere o non essere: that is the question….

    Mi é piaciuto lo slogan “su la testa!”

  226. anonimo sei indietro su TUTTO.

    “su la testa” è ormai vecchio slogan come le analisi di bertinotti.

    coraggio

  227. ieri su liberazione c’era un articolo molto interessante di paolo cacciari. vengono descritti i tre terreni di lavoro, e poi altri tre. ottimo.
    si dice che prosegue il dibattito sui compiti e prospettive della federazione della sinistra.
    qualcuno mi sa dire dove, cioè in quale luogo questo dibattito prosegue? ufficialemente il progetto è partito il 18, poi non so cosa è avvenuto. è una mia mancanza e limite sicuramente, ma se qualcuno lo sa mi può illuminare?

  228. Gino, ma il marxismo non è una mica una fede o una verità rivelata. Non sento alcun bisogno di “ricacciare i dubbi”, per il semplice fatto che questi dubbi sono commisurati all’efficacia di uno strumento analitico. A me il marxismo è ancora utile a spiegare molte cose su come funziona il mondo. Quando troverò strumenti migliori, userò senz’altro quelli. Al momento, però, non mi risulta che esistano.

    Su Bertinotti concordo con Anonimo: c’è evidentemente anche un problema personale, proprio di lucidità. Sono stato spesso in disaccordo con lui in passato, ma gli riconoscevo comunque una profondità analitica che ora è, semplicemente, sparita. Duole dirlo, ma mi sembra davvero che siamo di fronte al tramonto di un uomo, e non è mai un bel vedere.

    Anch’io, Maria, ho letto e apprezzato l’intervento di Cacciari, che del resto è in linea con quanto stiamo facendo (proprio con Cacciari) a Carta Estnord. Non è semplice, e il rischio di un comunitarismo ambiguo e velleitario è dietro l’angolo. Ma ci si prova.

  229. lorenzo mi riferisco a luoghi condivisi concreti, con i soggetti della federazione. era questo che volevo sapere. se è possibile, chi lo sa perchè io non lo so.

  230. caro gino di martignacco, noi siamo proprio extraterrestri. perché siamo contro corrente. perché siamo per l’abolizione dello stato di cose presente. perché ci industriamo a destrutturare l’egemonia del capitalismo e a ricostruire i legami sociali che il capitalismo distrugge. perché questa nostra “natura” stride con il sistema politico elettorale bipolare e maggioritario che per sua natura esclude e cancella ogni istanza conflittuale e antagonista. perché contiamo di ricostruire la nostra forza nelle relazioni sociali per farle valere nelle istituzioni e non viceversa. e potrei continuare.
    lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa non è innocente, non è neutro. così la presunta acculturazione di masse sempre più numerose di persone. sono cose impregnate dal sistema che a loro volta, in un rapporto dialettico col sistema, lo qualificano e aiutano a svilupparsi.
    nel mentre ci sono sempre più informazioni a disposizione si diminuisce il senso critico capace di selezionarle e capirle.
    proprio agli albori della globalizzazione, come sempre succede, si è affermata la teoria della inconoscibilita della complessità sociale di luhmann. molti non la conoscono nemmeno ma essendo questa teoria coerente con le modificazioni sociali prodotte dalle mutazioni del sistema (coerente nel senso che forniva una risposta mistificata a problemi percepiti come reali) ne hanno conosciuto gli effetti nefasti tradotti volgarmente in decine di luoghi comuni come: per contare bisogna accettare l’idea della riformabilità parziale del sistema (la rivoluzione è una chimera), la governabilità è tutto perché solo in quella sede si compongono i tasselli del puzzle di una società parcellizata (non ci può essere una classe portatrice di una propria idea di società alternativa al capitalismo) e così via.
    insomma, più mezzi ed informazioni non necessariamente producono maggior senso critico. può anche succedere che la mole di informazioni susciti spontaneamente l’idea che effettivamente tutto è così complesso che ci si può solo ricavare uno spazio conflittuale che però non pretenda di essere un tutto contrapposto al sistema.
    esattamente come i sistemi di comunicazione (come internet per esempio) indubitabilmente più estesi ed accessibili dei precedenti non necessariamente producono, anche se attraverso un processo complesso, un’idea generale. possono produrre anche maggior frammentazione e solitudine. del resto i blog ne sono un esmpio chiaro. ce ne sono centinaia di migliaia e la tendenza assolutamente prevalente è quella al particolarismo ed anche al settarismo (non parlo solo di politica).
    una cosa è vera, però.
    ci si può districare nella mole di informazioni. e un movimento sociale, il no dal molin per fare un esempio, riesce immediatamente a selezionare informazioni anche tecniche e a rintracciare seduta stante i lacci che lo legano a problemi apparentemente di altra natura. senza bisogno che qualcuno dall’alto glieli spieghi come avveniva con i movimenti sociali fino a qualche decennio fa. e questo è ricco di implicazioni per il rapporto fra un partito e quel movimento e più in generale fra politica e società.
    ma questo è un altro discorso più volte affrontato su questo blog.
    un abbraccio

  231. cara anonimo, un mio vecchio maestro amava dire “meglio perdere i coglioni che la memoria”.
    beh ho cercato di non perdere la memoria.
    le teorizzazioni di bertinotti sono sempre le stesse da anni ormai. gli ingredienti sono gli stessi anche se vengono combinati diversamente. il sapore della preparazione è sempre leggermente diverso ma il contenuto è lo stesso.
    su questo blog puoi trovare molte mie critiche, senza mai mancare di rispetto a nessuno, ed osservazioni sulle teorizzazioni di bertinotti.
    magari ho torto marcio. chissà!?
    ma non vedo perché ripetermi all’infinito.
    puoi trovare in particolare molti argomenti nel mio terzo articolo di critica sulle posizioni di bertinotti durante la campagna elettorale del 2008.

    https://ramonmantovani.wordpress.com/2008/04/03/bertinotti-e-il-partito/

    veramente non vedo nessuna novità nelle sue posizioni.

    quanto all’america latina mi riferisco alle costituzioni di bolivia ecuador e venezuela. non a quella brasiliana.

    sono perfette? no. sono interne ad una concezione istituzionale e politica di stampo presidenzialista (come è per tutto il continente)? si.
    ma resta il fatto che sono tentativi di dar vita ad una concezione dello stato, della partecipazione e dello stesso potere che è in controtendenza (esplicitamente) con il dominio del capitale. e non è poco.

    un abbraccio

  232. concordo con te maria. l’articolo di paolo cacciari è assolutamente ionterno ad una buona discussione su come costruire l’unità.
    un bacio

  233. caro masaccio, lasciamo stare la psicanalisi. bertinotti ha pregi e difetti, come tutti. e come tutti, nella vita, possono invertirsi le proporzioni di di meriti ed errori. l’unica cosa che non è accettabile è l’idea che siano i leader a fare la storia. se non fosse diventato il segretario di rifondazione bertinotti, con tutti i suoi pregi e meriti, non l’avrebbe conosciuto nessuno, tranne che cerchie ristrettissime di militanti sindacali e politici. non avrebbe mai dovuto dimenticarlo. ed invece ad un certo punto ha pensato che il suo grande progetto aveva il prc come ostacolo e che il partito non era alla sua altezza. e questo è un demerito imperdonabile.
    ciao

  234. Anonimo Says:

    Non ho fatto considerazioni personali su di te, Maria Rubini, sei quindi pregata di non farne su di me. Grazie.

  235. Anonimo Says:

    Per Mantovani

    é esattamente questa concezione presidenzialista che mi insospettisce, oltre ai rapporti privilegiati con una teocrazia reazionaria e criminale come quella iraniana. Ma non ci metto pregiudizio, se ne nascono esperienze di alternativa al sistema, mi interessano sempre.

  236. cara anonimo, il presidenzialismo è un dato storico in tutto il continente americano. profondamente radicato. è una forma della politica che esiste da almeno due secoli non si cancella in pochi anni. anche salvador allende fu eletto in un sistema presidenzialista. non dimenticarlo. quindi al netto di una concezione istituzionale, che per altro è diffusa in europa con rare eccezioni, che ovviamente non è quella ideale, i governi vanno giudicati per ciò che fanno. all’ultimo foro del movimento no global correa, chavez, lugo, morales hanno fatto discorsi molto interessanti e tutti dichiaratamente anticapitalisti. il che vuol dire che l’anticapitalismo che per molto tempo è stato solo un’opzione culturale è tornata ad essere un’opzione politica.
    quanto alle relazioni internazionali non meravigliarti che paesi, come il venezuela, produttori di petrolio abbiano una politica di stato di ottime relazioni con l’iran sia dentro l’opec sia nei consessi internazionali.
    al di la delle relazioni fra stati bisogna giudicare le politiche sociali dei paesi.
    un abbraccio

  237. la mia era una considerazione su ciò che avevi espresso col tuo commento shaekspeariano. e non personale. per capirici.

  238. Anonimo Says:

    Il commento shakespeariano era in risposta ai dubbi espressi da Gino da Martignacco, niente a che vedere con Bertinotti. Idem lo slogan usato per le ultime europee.

    Non importa. Diciamo che i giudizi in maiuscolo non mi piacciono, mentre mi interessano gli argomenti.

    Pietra sopra.

  239. Marco Imprintine Says:

    Rimane il fatto, che Bertinotti è l’unico che ha provato la sfida della lettura della realtà dal punto di vista del popolo. Prova ad abbozzare soluzioni, condivisibil o meno, che guardino al futuro. Forse si concentra troppo sul contenitore e poco sui contenuti, in questa fase, ma mi sembra centrato.

    Ulteriore problema, è quello dei contenuti, dunque. Se on la bandiera anticapitalista vogliamo affrontare il tema della precarietà con il solito slgan abolire la legge 30 e dimenticare che la flexsecurity e il welfare e il reddito garantito, sono elementi di socialismo reale. Oppure sul tema migranti, vogliamo continuare con l’isterico ideologismo del nessun confine e nessuno straniero, piuttosto che incrociare il dibattito reale, che passa attraverso regole, diritti e doveri, coesistenza di culture diverse, sanatoria e identità. Oppure ancora sul tema dell’ecologiia e delle risors ci nascondiamo mettendo l’anticapitalismo come elemento di lettura e quindi il no alle opere, il no allo sviluppo infrastrutturale, mentre dimentichiamo che lo sviluppo delle risorse è un emergenza e che l’economia deve essere sostenuta e sostenere l’incremento delle risorse energetiche pulite…

    Eccetera ecetera.
    Questo è il filo per cui crredo che continuare sulla strada del cripto comunismo, con la presunta unità dei comunisti e l’abbandono del dialogo con la sinsitra diffusa, sia un suicidio.

    In cui stiamo incorrendo

  240. riguardo la riflessione di rino di martignaccio e ramon (chiedo venia all’anonimo ma non potevo capire a cosa ti riferissi comunque non era personale ma nel merito del commento. pietra sopra), dicevo, la ricchezza del movimento consiste nel diffondere quelle contraddizioni che mettono in crisi i margini della mdiazione politica ponendo all’ordine del giorno la trasformazione del presente (ed è qui che max viene contestualizzato e non certo superato).
    però manca lo spazio politico adeguato per la costruzione politica del conflitto perchè l’autonomia del movimento dal quadro politico e dalle sedi istituzionali si regge anche sul riconoscimento della legittimità democratica dei propri luoghi decisionali e sulla capacità di essere un vero laboratorio del conflitto che intercetta la radicalità dei nuovi e vecchi bisogni.
    è tutto qui il problema.

  241. Anonimo Says:

    Le politiche interne dei paesi non sono facili da seguire. Qualche anno fa’, ho sentito parlare di incontri tra partiti di ispirazione comunista centro-africani, latino-americani e asiatici, compresi quelli congolesi e vietnamita. Il discorso, che per quel che ne so non era legato al movimento, era interessante e verteva su confronti ripetuti e tentativi di impostare politiche comuni o simili, poi é sparito tutto dai media e vai a ritrovare il filo.
    Per quello ti avevo chiesto dei link, ma mi arrangio a trovarli.

    Il Presidenzialismo, come appunto é successo in Cile, oltre a non essere ideale, espone a facili colpi di Stato, controrivoluzioni e dittature. Mi sono comunque sembrate sulla strada giusta sia le politiche agrarie che quelle sulla sanitá. Quanto al resto, devo approfondire.

    Ciao.

  242. Anonimo Says:

    Se poi qualcuno sapesse spiegarmi cosa sarebbe una sinistra diffusa, che il Pd di sinistra non ha piú niente, Di Pietro odia Berlusconi, ma é uomo di destra, L’Udc, vabbé, che ne parlo a fare, i radicali sono radicali, Nencini é dichiaratamente anticomunista… cos’altro ci resta?

  243. questa sera a partire dalle 21.30 PdCITV trasmetterà in diretta la prima serata della Festa nazionale di Essere comunisti 2009 che si svolge a Castell’Arquato (PC) dal 29 luglio al 2 agosto.

    La lista comunista e anticapitalista: come proseguire?

    Maria Campese – segreteria nazionale Prc

    Oliviero Diliberto – segretario nazionale Pdci

    Paolo Ferrero – segretario nazionale Prc

    Gian Paolo Patta – presidente Associazione 23 marzo “Lavoro-Solidarietà”

    Cesare Salvi – presidente Socialismo 2000

    coordina Valentino Parlato – direttore de “il manifesto”

    Collegatevi!!!!

  244. Bucharin77 Says:

    la sarabanda federazionista continua: Salinari già dice che alle regionali il simbolo dovrà essere modificato. Rocchi fa capire che a settembre il CPN sancirà la nascita di una nuova maggioranza che metterà da parte Chianciano. Questo dopo aver detto che il pd non è di sinistra perché non mette in discussione il capitalismo! ero rimasto al fatto che il PCI non lo mettesse in discussione, il capitalismo; scoprire che non lo fa il PD è veramente notevole.
    Si pone per me oggi con chiarezza la necessità di costruire un’opposizione di sinistra nel PRC non correntizia.

  245. Ma guarda nel documento di Chianciano c’era scritto molto chiaro:”GESTIONE UNITARIA DEL PARTITO”,per cui per quanto mi riguarda non ci sono problemi,se tutte le aree vengono rappresentate in segreteria.Sul simbolo:importante che resti falce e martello

  246. Luca Marini Says:

    mmm mi sa che abbiamo la stessa necessità Bucharin77

  247. mobilitazione per salvare le grotte di ingutidroxus dalla costruzione dell’aeroporto militare nel poligono di Quirra

    http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=374

  248. Anima Ribelle Says:

    Ramon con questa storia delle perquisizioni nella sede barese del partito credo che si debba aprire una seria riflessione sulla questione morale dentro al partito. Che ne dici?
    Anima Ribelle

  249. Militante Says:

    dani, guarda che la presenza dei cinque rappresentanti delle mozioni in segreteria non garantisce il rispetto della linea congressuale. per esempio di federazione il documento di chianciano non parlava affatto e invece eccotela bella e servita in un paio di giorni. quel documenti poi parlava di ‘alternatività strategica’ al pd, cosa che, se alle regionali entreremo in coalizione un po’ dovunque, verrà definitivamente superata. io la linea di chianciano, a prescindere dalla gestione unitaria (che comnuque non vuol dire per forza tutti allegramente in segreteria), la vedo già alle spalle…un ultimo esempio: chi ha deciso che patta (e lavoro e società) è il nostro referente in cgil????

    d’accordo con bukharin e luca: urge costruire una sinistra interna aperta e non correntizia. un’opposizione vera per l’appunto e non alla ferrando…

  250. Non c’era il termine federazione ma comunque si metteva in primo piano un processo simile……………..
    Ti faccio vedere nell’appello del 18 Luglio ritroviamo tutti i punti già espressi dal Prc a Chianciano: “In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica. In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista”. non vorrei essere pessimista ma o si cerca di costruire questa unità o il rischio è “quel poco che ancora è in piedi a sinistra in questo Paese venga spazzato via per più anni”.

  251. Michele Pavone Says:

    Sulla carta la linea è chiara: un polo di sinistra sociale alternativo al bipolarismo. Poi, certo, ci vogliono banchi di prova concreti, e questi non saranno le regionali ma l’autunno. Crede che il punto sia tutto nell’alleanza alle regionali significa soffire di elettoralismo bieco, compagni, esattamente come i vendoliani. Non esistono masse di lavoratori pronte a sostenerci appena molliamo il Pd nei consigli regionali. Perché mai un Prc istituzionalmente isolato dovrebbe essere più utile di un Prc istituzionalmente coalizzato? Anzi, voti ne perderemmo e basta.
    Il punto, cari compagni, è nel lavoro che si farà da qui alla primavera. Se sapremo far partire il partito sociale. Se sapremo far funzionare la federazione. Se sapremo lavorare bene tra lavoratori, studenti, pensionati, movimenti. Se sapremo costruire una nostra alternatività riconoscibile a questo sistema economico e politico, e se sapremo indicarla alle parti della società italiana cui ci rivolgiamo.
    A quel punto, molliamo pure il Pd, chi se ne frega. Ma sia una decisione presa in conseguenza del lavoro fatto. Vorrei che in primavera ci chiedessimo: per continuare il nostro lavoro di lotta e radicamento e più utile stare in coalizione o soli? Vorrei che questo fosse il punto. Il resto è semplice, illusorio elettoralismo.

  252. ieri ho ascoltato gli interventi su pdctv. quello di ferrero mi è parso molto chiaro. e al di là dei punti cruciali su cui la federazione dovrà lavorare, ha chiaramente detto che da come si vorrà pragmaticamente organizzare la federazione, si capirà il suo progetto strategico. ed è quello che penso anche io (detto anche sopra molti commenti fa sulla questione dei coordinamenti.)
    ora, detto questo, ferrero ha sottolineato che rifondazione non intende superare chianciano.
    rocchi oggi scrive “se il prossimo cpn a settembre avanzerà questo progetto saremo tutte e tutti concretamente OLTRE il congresso di chianciano”.
    portavoce rifondazione per la sinistra.

    ?

  253. Bucharin77 Says:

    per me c’è una differenza chiara fra gestione unitaria e maggioranza politica. Un partito può essere gestito unitariamente e avere una certa maggioranza politica. Mi pare che nel nostro partito stia cambiando la maggioranza. Ne avremo conferma a settembre.

  254. ho capito. quindi è per questo che il portavoce si è espresso in questi termini, nonostante le posizioni del segretario. volevo capire questo.

  255. Militante Says:

    Michele, ma che cìentra l’elettoralismo??? credo che sia il momento di fare un po’ di chiarezza, perchè noi militanti veniamo quotidianamnete bombardati da proclami così contraddittori che alla fine si rischia di abbandonare le armi.

    Primo, mi devi spiegare come si fa la battaglia per il radicamento sociale -che è compito tutto del lavoro di base- senza sapere con chi ti vai alleare alle elezioni e per fare che cosa? Mettiamo che facciamo la battaglia per l’acqua pubblica o contro i finanziamenti alle private e poi ci alleiamo in Calabria dove il centrosinistra haprivatizzato l’acqua o in Emilia dove il Pd è da mò che dà soldi alle private..mi spieghi io che le ho fatte a fare queste battaglie?

    Secondo, Ferrero dice una volta sì el’altra pure che bisogna fare un polo di sinistra alternativo al bipolarismo. Se accetti la logica dell’alternanza (csx vs. cdx) tu ci stai dentro al bipolarismo, altrochè! E allora che mi bombardi a fare della nmecessità di una federazione quando alla fine segui in tutto e per tutto la scia di Sinistra e Libertà…

    E’ di questa assurda schizofrenai che ci dovremmo liberare. Non cambiare sempre discorso quando questo si fa sommamente pratico. Se siao un partito che non riesce a vivere senza sovvenzioni istituzionali, ce lo si dica chiaramente ma perdio! si abbandoni la ridicola retorica ‘basista’ da dare in pasto alla militanza incazzata quando non si sa più come raggirarla. Dopo la chiusura del ciclo Bertinotti, non attacca più!

  256. egregio signor marco imprintine, grazie per il commento. perché è un ottimo esempio, veramente encomiabile, di come si possa essere schiavi di luoghi comuni, di pregiudizi, di semplificazioni, e di una concezione della politica di stampo berlusconiano.
    1) bertinotti è l’unico! e va beh. si vede che gli altri 100mila erano solo seguaci del leader. si concentra troppo sul contenitore e poco sui contenuti. e va beh, si vede che i contenuti non contano nulla. viva la leggerezza, la vacuità, la superficialità. e soprattutto ai poveri cretini che si credono militanti bisogna parlare solo delle cose che possono capire e sulle quali si emozionano: leader e contenitore (nelle sue mille false versioni partecipative) li sollevano dall’ingrato compito di capire la realtà, di studiare, di discutere seriamente. ci pensa il leader e loro fanno il tifo, avendo lo splendido diritto di parlare di primarie e di forme del nuovo.
    2) la precarietà è un prodotto della ristrutturazione capitalistica? della competizione esasperata nel mercato globale? della necessità intrinseca del sistema capitalistico di svalorizzare il lavoro umano riducendolo a pura merce? dell’insana idea che i sindacati accettano la funzione di concertatori insieme a governo e padroni ricavandone ruolo politico in cambio della rinuncia a difendere gli interessi e i diritti dei lavoratori? Ma no! la precarietà è un evento naturale. guai a dire che abbia qualsiasi collegamento con il capitale e con il mercato. questo modo di ragionare non è di moda, non è “nuovo”, non è postmoderno, non è capito nei talk show, e soprattutto non è bene accetto nel centrosinistra. flexsecurity, reddito garantito, welfare sono sotto attacco da 15 anni e più solo perché la sinistra non è abbastanza nuova, mica perché sono incompatibili con il capitalismo reale. mica si può mettere in discussione la legge 30. meno male che Prodi dopo aver scritto nel programma “noi siamo contro la legge trenta e i suoi due decreti attuativi” si è accorto per tempo che stava scivolando nell’estremismo dei “soliti slogan” e si è prodigato per fare il contrario di quello che c’era scritto nel programma. meno male. altrimenti dove saremmo finiti?
    3) nessun confine nessuno straniero? ma per carità! non bisogna essere isterici e ideologici! gli esseri umani non hanno pari diritti! bisogna discutere di quali diritti e soprattutto di quali doveri diversi si hanno a seconda del luogo di nascita, del colore della pelle e della religione. questo si che è moderno! ce lo dice un pirla che sicuramente ha tutti i diritti che chi non li ha non deve sognare istericamente di averli. in fondo bossi e berlusconi non hanno torto. è solo che esagerano un po! le cosa vanno bene come vanno. i bianchi dettano regole, lasciano che decine di migliaia entrino e stiano in clandestinità (così possono lavorare in nero e non rompere i coglioni) per poi fare una bella sanatoria ogni due o tre anni al fine di regolarizzare ciò che la clandestinità e il puro mercato hanno selezionato e al fine di lasciare lo spazio per un altro esercito di riserva che verrà sanato la prossima volta. quindi, basta isterismi ed estremismi. siamo pragmatici! basta con il NOI proletari, con il NOI lavoratori ecc e con il VOI padroni. NOI vuol dire italiani e VOI stranieri. si può concludere il ragionamento con il classico A NOI! no?
    4) eh si. bisogna smetterla di dire dei NO. serve fare un tunnel di 52 chilometri quando ci sono validissime alternative? SIIII !!!! Serve fare un ponte sullo stretto per collegare due regioni nelle quali le ferrovie fanno schifo spendendo miliardi? SIIIIII !!! viva la mafia! le linee per i pendolari mica sono infrastrutture! lo stesso i depuratori, il risanamento dei territori intossicati, la valorizzazione dei beni ambientali, la produzione di energia pulita e il trasporto della stessa in modo non inquinante!!! le infrastrutture sono quelle che dice vespa a porta a porta. non esiste un modello capitalistico speculativo che compra le autostrade, ci specula, ci guadagna e non fa investimenti nemmeno per la loro manutenzione! questa è un’invenzione degli anticapitalisti. e se anche fosse basta un’authority (autorità in italiano non è abbastanza moderno e nuovo!) il cui capo è pagato come paperon de paperoni e che va a cena una sera si e una no con quelli che dovrebbe controllare per clamare gli animi agitati di quelli che in Italia sono diffidenti del “privato”. e dai!
    5) cos’è l’economia? ma l’economia è un totem. è DIO! va sostenuta e basta. dire che si può criticarla è essere criptocomunisti. non importa se svalorizza il lavoro, produce povertà per milioni di persone in italia e per miliardi nel mondo, accresce la distanza fra poveri e ricchi rendendo la povertà ancor più insopportabile, provoca crisi alla fine delle quali chi le ha provocate ha sempre il timone in mano e chi le ha subite è stato buttato a mare. non importa! una bella sinistra diffusa, moderna e soprattutto NUOVA, deve mettersi in testa che l’economia va sostenuta. come? ma con i sacrifici no? di chi? sempre degli stessi no? e che per carità nessun subalterno si metta in testa quella idea eversiva che il capitalismo è il problema e non la soluzione. se qualcuno insiste basta dirgli che è cripto!
    nembo kid si indeboliva se gli si accostava una roccia del suo pianeta d’origine, la kriptonite. ugualmente per certi sinistri nuovi e postmoderni se gli accosti una teoria marxista cominciano a sudare freddo e a cagarsi addosso.
    viva la kriptonite!

  257. cara maria, secondo me è esatto ciò che dici:
    “però manca lo spazio politico adeguato per la costruzione politica del conflitto perchè l’autonomia del movimento dal quadro politico e dalle sedi istituzionali si regge anche sul riconoscimento della legittimità democratica dei propri luoghi decisionali e sulla capacità di essere un vero laboratorio del conflitto che intercetta la radicalità dei nuovi e vecchi bisogni.”
    il problema è quello che tu dici. si arranca nel tentativo di dare risposta a questo problema. è vero. ma ci si prova. e un po alla volta, forse, ci si riuscirà. intanto l’unità della cosiddetta federazione è un tentativo che bisogna fare fino in fondo.
    un bacio

  258. cara anonimo, ogni incontro di partiti comunisti e progressisti è sempre utile. rifondazione è andata sempre a tutti. ma non c’è paragone con i social forum mondiali, dove per altro partecipano spesso la gran parte dei partiti comunisti ed affini, per il semplice motivo che il movimento mondiale no global produce effettivamente campagne mondiali ed elabora proposte alternative al sistema.
    i colpi di stato hanno colpito nella storia regimi democratici di vario tipo. in spagna e grecia non c’erano regimi presidenzialisti. ed allende è stato rovesciato proprio perché anche la forma statuale presidenziale può essere trascesa e produrre una società alternativa a quella dominante.
    un bacio

  259. io sono d’accordo con michele pavone dani e maria.
    bisognerebbe smetterla di discutere dando per scontate cose che scontate non sono. e stare ai testi e ai fatti.

  260. a militante dico solo che i contenuti e le lotte si fanno valere. ma bisogna averli e produrli per farli valere. incentrare la discussione sul PD significa pensare che i contenuti sono astratti e che soprattutto le lotte impotenti. di tutto abbiamo bisogno tranne che del fatto che per milioni di italiani noi siamo quelli che rompono col pd invece che quelli che fanno le lotte e per questo magari rompono col pd.

  261. il tentativo della federazione va fatto fino in fondo sono d’accordo con te ramon, io ci ho sempre creduto in questo. però penso che, come dice il segetario, è importante studiare bene pragmaticamente il tipo di organizzazione che la federazione si vorrà dare.
    il problema dello spazio politico che manca e che avevo sollevato, secondo me è un problema importante,la cui soluzione potrebbe esser utile per l’organizzazione dei coordinamenti della federazione.mi riferisco al mio commento precendente in riguardo. tu ne hai estrapolato una parte “l’autonomia del movimento dal quadro politico e dalle sedi istituzionali si regge anche sul riconoscimento della legittimità democratica dei propri luoghi decisionali”.
    ho scritto “anche” e non “esclusivamente”. non è un dettaglio.

  262. Militante Says:

    la seconda che hai detto, ramon. si fanno le lotte e si rompe col pd, anche perchè l’esperienza di questi anni ci insegna che dove fai le lotte in genere ti trovi il pd come controparte e talvolta -ahimè- anche la cgil. il mio pensiero è che la tattica elettorale deve essere elaborata n funzione della tua propsettiva strategica. se poi dici che il pd è una merda (come più o meno accade in tutte le assemblee pubbliche), però ti ci allei perchè senza i soldi e la visibilità dell’assessore non riesci a tirare avanti, allora tanto vale sciogliere la baracca e confluire in SeL. l’ottica del vivere alla giornata oltre che miope è perdente.

  263. animals Says:

    Quindi al prossimo Cpn ci sarà il primo passaggio nel partito di queste decisioni prese dal segretario a un’assemblea pubblica con esponenti di altre formazioni politiche

  264. Anima Ribelle Says:

    oggi hanno perquisito la sede barese di rif com e mantovani fa finta di nulla.
    boh!!

  265. Anonimo Says:

    “Il magistrato ha firmato decreti di esibizione di documentazione in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, per verificare se ci sono stati finanziamenti occulti alla politica da parte di imprenditori locali.”

    verificare

    Che ci sarebbe da dire? Bisognerá pure aspettare le verfiche, immagino.

    Intanto, per ora, c’é la dichiarazione dichiarazione del segretario pugliese:

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=273&IDNotizia=255918

  266. giovanni Says:

    e si Ramon viva la Kriptonite,
    ho sempre sostenuto che quando ti incazzi un po sei molto più efficace,almeno nella comunicazione. Però sai che non scrivo mai per piaggeria è più forte di me.Voglio tornare su un tema ,a me non caro, che
    riguarda la necessità di una figura guida o simbolicamente forte.
    In questo paese credo che sia indispensabile. E’ la nostra storia,la nostra cultura , è sicuramente un limite ma è così.Quello che vale per altre realtà
    vale anche per la nostra. Il fatto che questa figura non ci sia o che non sia emersa è un limite oggettivo dell’insieme prodotto fin qui.
    Viva la kriptonite ma viva anche nembo kid.

  267. gino da martignacco Says:

    sono d’accordo con militante. E siccome, come mi ha confermato Ramon siamo extraterrestri e da un po’ anche extraparlamentari, mi pare assolutamente inconcepibile solo pensare che in una qualsiasi giunta del paese più sperduto, si possa pensare di entrare con Pd e addirittura con Udc o anche con maggioranze cosiddette trasversali. Un luogo comune è dire ad esempio, che nei Comuni si votano le persone e non i Partiti o le idee. Non so cosa ne pensiate ma io non concepisco che esistano le liste civiche. La politica è una sola, i modi di interpretare la realtà sono gli stessi in tutte le comunità umane. Forse i comuni non devono essere amministrati dalla politica? Quindi niente alleanze con nessuno. Opposizione, donchisciottesca opposizione. (è da una vita che io sono all’opposizione, ci ho fatto il callo!! ) Del resto, anche il nostro Partito, dovrebbe essere un po’ più coerente. Torno indietro e,sperando di non dire una idiozia storica, ramento che è stato Mastella a porre fine al governo Prodi. Noi lo continuavamo a sostenere.E se Veltroni non avesse fatto l’uscita-bufala di andare da solo, noi lo avremmo abbandonato? Sono molto deluso da certi comportamenti incoerenti e assurdi di “compagni” che partecipano a giunte (o tentano comunque di farlo) che portano evidentemente avanti politiche che noi non possimo condividere. Ci vuole una maggior coerenza.

  268. Partito Says:

    Intanto in Moldova perde l’elezioni,il partito comunista al potere continua la disfatta.
    A chi si domanda perchè Cremaschi e la rete 28 aprile presente in cgil è scomparsa dal dibattito della federazione è chiaro è stato scelto da Ferrero Patta quale referente! (chi lo decide poi?) e Cremaschi si è visto di fatto escludere in nome di cosa non sappiamo, forse di una vecchia appartenenenza a DP?

  269. Michele Pavone Says:

    Nessun ha estromesso Cremaschi,il quale partecipa attivamente in giro per l’Italia alle feste di Liberazione e dei comunisti

  270. Michele Pavone Says:

    Voglio riprendere un mio post per rispondere a Gino:Sulla carta la linea è chiara: un polo di sinistra sociale alternativo al bipolarismo. Poi, certo, ci vogliono banchi di prova concreti, e questi non saranno le regionali ma l’autunno. Crede che il punto sia tutto nell’alleanza alle regionali significa soffire di elettoralismo bieco, compagni, esattamente come i vendoliani. Non esistono masse di lavoratori pronte a sostenerci appena molliamo il Pd nei consigli regionali. Perché mai un Prc istituzionalmente isolato dovrebbe essere più utile di un Prc istituzionalmente coalizzato? Anzi, voti ne perderemmo e basta.
    Il punto, cari compagni, è nel lavoro che si farà da qui alla primavera. Se sapremo far partire il partito sociale. Se sapremo far funzionare la federazione. Se sapremo lavorare bene tra lavoratori, studenti, pensionati, movimenti. Se sapremo costruire una nostra alternatività riconoscibile a questo sistema economico e politico, e se sapremo indicarla alle parti della società italiana cui ci rivolgiamo.
    A quel punto, molliamo pure il Pd, chi se ne frega. Ma sia una decisione presa in conseguenza del lavoro fatto. Vorrei che in primavera ci chiedessimo: per continuare il nostro lavoro di lotta e radicamento e più utile stare in coalizione o soli? Vorrei che questo fosse il punto. Il resto è semplice, illusorio elettoralismo.

  271. Daro Casella Says:

    Per chiearezza:Cesaria (Prc Puglia): inchiesta appalti e sanità, per Prc questione morale irrinunciabile

    DOCUMENTAZIONE RICHIESTA DALLA PROCURA NON IN NOSTRO POSSESSO. CI E’ STATA TRAFUGATA

    Dichiarazione di Nicola Cesaria, segretario regionale del Prc-Se Puglia
    Dopo le perquisizioni avvenute questa mattina presso le sedi regionali dei partiti del centrosinistra pugliese intendiamo precisare che la questione morale è per noi una irrinunciabile precondizione dell’agire politico. Ribadiamo il nostro appoggio alla magistratura affinché faccia chiarezza sui lati oscuri dell’intreccio affari-politica, senza riguardi nei confronti di alcuno.

    Per quanto attiene alla documentazione richiestaci dalla Procura di Bari, non abbiamo potuto esibirla in quanto ci è stata trafugata ed è ora in possesso del vecchio gruppo dirigente pugliese che, attraverso la nota scissione, ha costituito “Sinistra e Libertà”.

    Vogliamo ricordare la nostra non partecipazione al Governo Regionale e la distanza dalle scelte che hanno dato origine all’ultimo rimpasto, le cui modalità sono state da noi ampiamente e pubblicamente criticate, segno che il Presidente Vendola ha scelto altri interlocutori nella sua azione di Governo. Siamo ovviamente disponibili ad ogni eventuale collaborazione con la magistratura per fornire qualsiasi informazione in nostro possesso.

    Ferrero: Puglia, Magistratura ha nostra fiducia, faccia piena luce. Prc non in giunta

    Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se

    Esprimiamo piena fiducia nell’azione della magistratura pugliese che sta indagando su appalti e sanità in Puglia. E’ compito della magistratura accertare fin in fondo se vi sono degli illeciti e di quale natura. Quest’azione permetterà anche di fare pinea luce sugli evenutali illeciti compiuti in Puglia da parte della giunta regionale e dei suoi esponenti, giunta di cui, come è noto, il Prc non fa più parte perché in quella regione il presidente vendola ha scelto la strada dell’accordo con l’Udc.

  272. caro militante, cosa io pensi del centrosinistra e del pd l’ho scritto ormai decine di volte e nel partito lo sanno anche i sassi. ciò che differenzia la mia posizione dalla tua, se permetti, non è però una questione poco importante.
    se, come dici, sei d’accordo sulla seconda allora proprio non bisogna nemmeno parlare delle alleanze e delle elezioni fino a quando verrà il momento. perché, invece, anteporre la questione delle alleanze o meno col pd significa, di fronte a decine di migliaia di persone, ricavare la nostra identità e il nostro profilo politico non già dalla nostra analisi e dal nostro insediamento sociale bensì dalla nostra relazione col pd. non è lo stesso.
    so bene che nel partito per debolezza, per subalternità e anche per opportunismo ci sono pulsioni fortissime a tentare di salvaguardare la nostra esistenza con comodi e illusori accordi col pd.
    ma, sia il partito sia la costituenda federazione della sinistra alternativa hanno proclamato la propria alterità al bipolarismo. dare per scontato che sia solo una frase vuota può produrre perfino l’eterogenesi dei fini perché di nessuna discussione astratta abbiamo bisogno. bensì di ricostruire forza e legami sociali e contenuti da far valere al momento opportuno.
    insisto, non è lo stesso avere lotte e indicare contenuti per discutere col pd e con chicchesia e scoprire che sono incompatibili con una alleanza organica oppure fare proclami pregiudiziali che spostano tutta la discussione pubblica sui battibecchi fra partiti nei quali i contenuti assomigliano a “scuse” e ad argomenti strumentali per giustificare scelte politiciste. ci sono migliaia di bravissime compagne e compagni che per tradizione, per riflesso condizionato, per debolezza di insediamento sociale, non conoscono alternative al dislocare la politica nelle relazioni fra partiti. e questo vale sia per quelli che vogliono a tutti i costi fare alleanze sia per quelli che pensano, e sul blog ci sono diversi esempi, che la funzione nostra sia quella di denunciare il pd per avere magicamente un ruolo e un consenso. per conoscere il sapore di una mela bisogna mangiarla. ed è bene costruire relazioni sociali, lotte ed insediamento e su questa base far maturare consapevolezza per giudicare le possibilità reali di avere alleanze col pd coerenti ed utili con la propria pratica. invertire questi fattori significa solo discutere astrattamente del pd e in ultima analisi rafforzare quei luoghi comuni frontisti e politicisti che si dice di voler combattere.
    possibile che sia così difficile capirsi su questo punto?

  273. egregio anima ribelle, questo non è un giornale dove io debba prendere posizioni sullo scibile umano. e poi io di questa inchiesta pugliese non so proprio un bel niente. comunque grazie per il commento approfondito e ricco di importanti spunti teorici e politici.

  274. partito (?), anche tu un commento intelligentissimo. complimenti vivissimi per la qualità del ragionamento e soprattutto delle proposte ed intuizioni teoriche. continua così e ti faranno capocurva di qualche tifoseria.

  275. cara maria, siamo d’accordo anche sull’anche.

  276. Daro Casella Says:

    http://www.pdcitv.it/video/1849/Festa-per-lUnità–Giorgio-Cremaschi ecco Cremaschi alla festa nazionale di essere comunisti area di maggioranza del prc

  277. Militante Says:

    ok, ramon, io apprezzo la tua voglia di spiegare, approfondire e discutere. solo che non siamo nati ieri e abbiamo comunque una storia alle spalle che ci dice chiaramente come, mentre i compagni facevano le piccole e grandi battaglie, i dirigenti stringevano accordi al ribasso pur di mantenere la poltroncina. ora, siccome gran parte di quei dirigenti è ancora saldamente al vertice di questo partito, permettimi di dubitare di quanti (nella fatitspecie non mi riferisco a te) ci continuano a dire prima le lotte e il radicamento e poi si vede. il poi l’abbiamo visto già troppe volte…avere qualche rassicurazione preventiva che stavolta le cose siano diverse non sarebbe male. l’unica risorsa che al momento abbiamo è lo spirito di sacrificio verso un progetto di partito che tagli di netto i ponti col passato. frustrare nuovamente questa estrema speranza sarebbe esiziale per tutti noi. da qui le mie preoccupazioni e l’insistenza verso la questione alleanze che, ripeto, non considero avulsa dalla lotta di classe e dalla strategia generale. spero che le mie restino semplici preoccupazioni.

  278. Partito Says:

    Cremaschi va dai “comunisti” come scrive nel suo editoriale dell’Ernesto Fosco Giannini ( basta andare a leggere è a disposizione di tutti) non volevo scrivere che qualcuno lo “esclude” è ovvio che Ferrero ha scelto come interlocutore in Cgil Patta difficile capire questo ragionamento?

  279. Daro Casella Says:

    Militante gran parte dei dirigenti che dici tu sono andati via,diciamo che è rimasto un buon 20-25%.Nel 65% dei casi,alle elezioni amministrative il Prc si è presentato o solo o in coalizione con il Pdci,scusami ma non è poco.
    Certo si può far meglio,ci mancherebbe………………la ricostruzione sarà lenta e ci vuole pazienza,il bertinottismo,che ha portato tanti voti al partito(ricordo il 7% del 2006),ha anche logorato e imborghesito il partito stesso,facendoci diventare poltronai.
    Adesso,parte dei poltronai è andato via,bisogna “convertire” quel 20% che è rimasto

  280. Daro Casella Says:

    E se anche fosse Patta è appestato???
    Cremaschi può tranquillamente entrare a far parte della federazione,anche perchè molti quadri dirigenziali della fiom già ne fanno parte.

  281. “Io sostengo Carlo Serra”, gruppo FB in difesa del sindacalista querelato e multato per aver scioperato

    http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=384

  282. mr “partito”, ferrero ha detto ferrero ha fatto ferrero ha scelto. ma smettila. sembri una pessima copia di porta a porta. non c’è nessun rapporto preferenziale con nessuna componente della cgil come non c’è con nessun sindacato da base. banalmente ferrero ha incontrato tutti, dicasi tutti, i sindacalisti sia della cgil sia del sindacalismo di base. qualcuno ha deciso subito di aderire al progetto della sinistra alternativa. qualcun’altro ha detto che vuole vedere meglio cosa sarà prima di decidere e altri ancora dicono che bisogna unire la sinistra senza aggettivi. e così via.
    quindi smettila di parlare di cose serie come se tutto fosse riducibile a decisioni personalistiche di ferrero. e smettila di tentare di seminare zizzania dove proprio non c’è il motivo.
    chiaro?

  283. caro militante, neanche io sono nato ieri. e mi dispiace che il tuo argomentare voli così basso. ho già detto mille volte che non esiste una base buona e vergine e un vertice malefico e dedito alle peggiori pratiche. l’idea che la politica si faccia soprattutto nelle istituzioni alberga tanto alla base come al vertice. e la stragrande maggioranza di quelli che la pensano così non sono animati dalla voglia di poltrone. attaccano manifesti e si fanno il culo esattamente come te. ci vuole una lunga pratica sociale e una battaglia culturale e politica per riconvertire un partito troppo istituzionalizzato. è proprio per questo che discutere in astratto del pd e delle alleanze invece che contribuire alla riconversione del partito riproduce all’infinito l’idea che è la relazione col pd, e non la pratica sociale, il centro del problema.
    se fossi malevolo come te potrei dire: ecco c’è chi semplifica ed attacca solo per conquistare qualche voto per la propria mozione. e la gente ne ha le balle piene delle mozioni. o non te ne sei accorto? ma io, invece, rispetto le tue posizioni e non faccio processi alle intenzioni. e difendo il tuo diritto ad esprimere sempre e come vuoi le tue opinioni con la mozione che vuoi. ma ricordati che se semplifichi dicendo che il vertice fa schifo e ti arroghi il diritto a parlare in nome della base, troverai certamente qualcuno, non io ma non fa nessuna differenza, che semplificherà contro di te e ti ripagherà con la stessa moneta. ma ci perderemmo tutti.
    un abbraccio. che come sai è sincero.

  284. animals Says:

    L’esercito ha appena sgomberato l’Innse dopo un anno di occupazione. Tutti i compagni che possono accorrere davanti ai cancelli per portare solidarietà lo facciano al più presto

  285. Daro Casella Says:

    C’e Luciano Malhunber capogruppo regionale del Prc e vari compagni Prc-Pdci e c’è qualcuno anche di SC

  286. Daro Casella Says:

    Ferrero si recherà di fronte allo stabilimento della Innse insieme ai lavoratori arriva tra pochi minuti

  287. Anonimo Says:

    Scusa Mantovani, non c’entra niente col topic, ma vorrei evidenziare un massacro in un campo di esuli, teoricamente protetti dalla convenzione di Ginevra e di cui pare non interessare niente a nessuno. Da quello che so, in queste ore stanno distruggendo perfino il cimitero.

    http://www.ncr-iran.org/it/component/option,com_frontpage/Itemid,1/

  288. Partito Says:

    Caro Mantovani perchè un dirigente nazionale come Giannini può permettersi di dire appunto “Ferrero a detto Ferrero a fatto” definire “niet all’unità dei comunisti” e ancora ” non candidarsi alle europee per paura di dare il senso dell’unità dei comunisti” e un semplice compagno no? perchè non lo scrivi anche a Fosco Giannini che sembra porta a porta. Come se nel partito nn è pratica storica direi quella dei grupidirigenti di assumere decisioni spesso personali, facile prendersela con i compagni semplici, che magari lottano per il pane, vedi cassa integrazione! e non come tu che magari prendi già l’assegno vitalizio di parlamentare? facile criticare a pancia piena!

  289. Marco Imprintine Says:

    Sono molto contento, signor Mantovani, che abbia trovato di suo gradimento il mio intervento, soprattutto che lo abbia trovato utile come paradigma dei luoghi comuni e quindi utile a spiegare cosa non va nel mondo.
    Temo, però, che ci sia qualcosa che non va nella kriptonite, visto l’effetto che ha avuto su di lei, che da come ha scritto la risposta poteva essere facilmente immaginato paonazzo dietro la tastiera. La ringrazio nuovamente anche per la sua teoira marxista profonda che mi ha aiutato ad andare in bagno, visto che come lei dice, a noi sinistri, ci fa cagare addosso. Avevo problemi di stitichezza, e la sua illuminante teoria marziana, mi ha finalmente risolto il problema.
    Però, mi consenta, di farle notare un paio di “castronerie” che temo non siano solo conseguenza di uno sfogo caloroso, ma un poco troppo radicate nel comunist-pensiero:
    1- Economia è diverso da Mercato (libero-fluido-liquido..). Tant’è che se mi dice che l’economia “svalorizza il lavoro, produce povertà per milioni di persone in italia e per miliardi nel mondo, accresce la distanza fra poveri e ricchi” temo che ci sia un problema mica da poco. L’unica soluzione a cotanta mostruosità sarebbe quella di abbattere l’economia. Il baratto sarebbe comunque una forma di economia… quindi che problema! Ci tocca pensare che l’economia sia una dinamica indispensabile. Non tutto ciò che genera economia è MALE. E’ il diavolo. Che il liberismo novecentesco abbia generato povertà e ingiustizie è un fatto inconfutabile (lo dice anche il papa, figuriamoci i comunisti!). Il problema è che noi oggi affrontiamo un liberismo diverso. Basato sulla finanza, che espelle la produzione dai cicli economici(e l’economia dai cicli produttivi), che fa sempre più a meno del lavoro, che grazie alla tecnologia ha ribaltato il vecchio e utile paradigma capitale-lavoro. Rileggerlo non sarebbe pratica stupida.
    2- Quella maledetta categoria della politica che si definisce nell’utilità. Mentre noi ragioniamo sulla giustezza dei confini, sull’internazionalismo, sul Noi (a noi a voi a loro a quello che vuole lei) ci sono milioni di persone che vivono condizioni di povertà e di ingiustizia profonda. Credo che tutte le sue teorizzazioni potranno anche convincerli, ma non è che riempiranno la pancia, daranno welfare o cittadinanza, restituiranno un diritto. Dunque, forse, ma forse, alla teorie marxiste che fanno cagare addosso il mondo come la kriptonite (non vedete come trema il mondo di fornte alla forza della vostra teoria?) andrebbe affiancata un pò di quella concretezza anche pragmatica (AH! parolaccia!! pragmatismo!!) che ci consenta di essere un poco utili.
    3- Signor Mantovani, cari tutti, mi dice cosa se ne fanno milioni di precari del suo no alla precarietà? E sa cose ne farebbero di un welfare reale sulle loro debolezze? La legge 30 è da abolire? NO! O meglio, sarebbe da abolire se fosse possibile. Ma io non voglio credere nenache per un secondo che lei sia tanto ingenuo da pensare che oggi sia possibile. Abolirla, anche gradualmente, oggi significherebbe far decollare il lavoro nero, far crollare migliaia di piccole/medie imprese, togleire ulteriori posti di lavoro e accelerare l’incremnto della disoccupazione. Allora, affrontiamo sul serio il problema. Facciamo una battaglia affinchè il lavoro precario COSTI di più al datore di lavoro rispietto all’indeterminato. Facciamo una battaglia perchè lo stato sociale si occupi di garantire un presente (al futuro ci penseremo poi) a precari e intermittenti.
    Ah, no, bisogna abolire la legge 30 non mi sembra una posizione seria, anche se condivisibile.

    Va beh. Parole al vento?. Vado a cercare un antidoto alla kriptonite. Nel frattempo attendiamo che federazioni/partiti, unità dei comunisti e amenità varie avvengano. Così tutto andrà meglio, confidando in un nuovo Chavez in Italia, ma che non sia mai un leader…

  290. caro partito, il fatto che io abbia la pancia piena, come dici tu, non mi toglie il diritto di avere opinioni, e il fatto che tu abbia a che fare con la cassa integrazione non rende le tue parole infallibili. quindi se vuoi discutiamo anche all’infinito, ma senza demagogia per favore.
    non so a quali affermazioni di giannini ti riferisci, ma non ho nessuna remora ad estendere anche a lui le stesse cose che ho detto a te. e del resto le stesse cose le ho dette più volte anche in riunioni ristrette e larghe. ed insisto nel dire che mi sono rotto del modo superficiale e approssimativo con il quale si discute di certe cose.
    so una cosa con precisione: fin dal congresso abbiamo deciso che le decisioni importanti devono essere prese coinvolgendo nella discussione prima che vengano prese. cioè permettendo a tutti/e di poter dire la loro e di poter partecipare. quindi: la decisione della lista alle europee è stata ampiamente discussa e così quella della non candidatura del segretario del partito. il fatto che ci fossero opinioni diverse non autorizza nessuno a dire che quella decisione è stata presa da una sola persona. a meno che si pretenda che si discuta all’infinito senza prendere nessuna decisione.
    lo stesso vale per la sinistra alternativa. discussione nel cpn, documento approvato e contatti con gli altri soggetti, con i quali ovviamente si è discusso ed anche mediato. o si pretende che il prc decida e gli altri obbediscano? la parola federazione è uscita dalle trattative con il pdci e gli altri. ma è solo allusiva del fatto che non si fa un nuovo partito e che il prc non si scioglie. è tutto dentro il mandato congressuale ed è tutto in alternativa alla sinistra senza aggettivi. lo stesso dicasi per l’unità comunista, bocciata dal congresso. come deciso non c’è stata nessuna precipitazione organizzativa. non c’è, cioè, una discussione sul contenitore e sulle forme organizzative che precedano quella sui contenuti.
    dove è la decisione personalistica di ferrero?
    è ovvio, e perfino scontato, che un qualsiasi dirigente nell’ambito della sua attività prenda decisioni. bisogna vedere se queste decisioni sono dentro la linea discussa e decisa collegialmente o sono arbitrarie e prevaricanti. e questo vale per il segretario come per chiunque altro.
    io do volentieri atto a ferrero di essersi attenuto a quanto deciso collegialmente.
    se poi la stampa e, ahimè, molti compagni vedono solo scelte personalistiche e riducono la politica a scontro fra leader, come a porta a porta e come negli articoli dietrologici del corriere della sera non so che farci. secondo me fa parte della degenerazione della politica e, per quanto mi riguarda, non mi piego e non accetto.
    ciao

  291. illustre imprintine, è lei che ha parlato di economia da sostenere. io ovviamente, essendo dominante l’economia capitalistica, mi riferisco a quella. ma forse lei pensa che l’economia sia una, neutra ed indiscutibile. con buona pace della critica dell’economia politica, e cioè della critica dei sistemi economici concreti, e di quasi duecento anni di discussioni e studi in proposito. il liberismo è un’ideologia e la finanziarizzazione non è un incidente di percorso. ce ne erano tracce già un secolo e mezzo fa e la previsione di diverse scuole di pensiero critico del capitalismo avevano previsto la crescita del volume e del ruolo del capitale finanziario. ma quelli come marx e come i marxisti di diverse scuole pur avendo previsto la finanziarizzazione avrebbero torto mentre quelli che non si sono dimostrati capaci di prevedere una sola crisi sistemica avrebbero ragione! mah! l’affermazione che la finanza espelle la produzione dai cicli economici e che fa sempre più a meno del lavoro è una pura sciocchezza. o, per meglio dire, è l’apologia del capitale finanziario o, peggio ancora, il frutto avvelenato dell’idea che il mondo stia tutto nei paesi ricchi. peccato che il numero di lavoratori e di operai (classicamente intesi) nel mondo sia enormemente aumentato. che l’organizzazione della produzione, grazie o a causa della liberalizzazione dei mercati, sia fatta su scala globale e che nei paesi ricchi ci sia stata una certa dose di delocalizzazioni, non significa affatto che il lavoro sia diminuito. al contrario! e per quanto astratto sia divenuto il discutere di finanza ciò non significa che nella finanza non si annidi la relazione fra capitale e lavoro. esattamente come nella merce. ma il suo ragionare, lo ripeto, è esemplare. rileggere i paradigmi, per lei, a quanto pare, non è indagare le contraddizioni vecchie e nuove per criticare il sistema e immaginarne uno diverso, bensì proclamare la fine dei propri paradigmi per sposare quelli apologetici del capitale, non senza vantare l’intenzione di occuparsi in qualche modo dei poveracci che subiscono le ingiustizie prodotte dal sistema.
    il suo secondo punto è altrettanto esemplare. individuare la natura dei problemi e sfuggire all’imbroglio secondo il quale è meglio un uovo oggi che una gallina domani visto che sia l’uovo che la gallina stanno strettamente nelle mani di qualcuno che non li darà mai, secondo lei non riempie la pancia di nessuno. ma bravo! invece il minimalismo riempie le pance? non c’è conquista minima nella storia dell’umanità che non sia provenuta dal tentativo di conquistare il tutto. nel mentre noi due discutiamo, fra il suo primo post e il secondo, guarda caso è iniziata una discussione su una ennesima moratoria. io ovviamente voterei a favore di questa moratoria ma, e si rilegga per favore quanto ho scritto rispondendo a lei, nessuno mi farà mai tacere sul fatto che, per esempio, è decisamente meglio prevedere il diritto ad avere un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro rispetto alla clandestinità e al lavoro nero prodotti dalla politica dei flussi e totalmente congeniale al sistema delle imprese che possono disporre di un esercito di riserva per diminuire salari e diritti dei lavoratori italiani.
    il terzo punto è meraviglioso! forse lei non sa che il governo prodi, oltre ad aver detto che “siamo contro la legge trenta” aveva previsto esattamente ciò che lei propone. esattamente! rendere più costoso il ricorso al lavoro precario sia per non toccare l’intoccabile concetto di flessibilità del lavoro sia per disincentivare un uso “improprio” del lavoro precario. ciò si doveva fare accompagnandolo dall’introduzione di svariati paracadute per i precari perdenti il lavoro. peccato che nulla di nulla è stato fatto in questo senso. e che inoltre è stato ridotto il costo del lavoro straordinario attraverso una vergognosa defiscalizzazione. provvedimento, questo, foriero di evidente insicurezza sul lavoro come il caso della thyssenkrupp si è incaricata di dimostrare.
    quando dico che lei è vittima, o forse produttore consapevole, di luoghi comuni infondati mi riferisco al fatto che davvero lei fa finta di credere che io o noi quando diciamo abrogare la legge trenta crediamo al tocco della bacchetta magica. chissà perché io che dico che la legge trenta svalorizza il lavoro e cancella la dignità dei lavoratori sarei cretino mentre quelli che prevedevano che la legge trenta avrebbe cancellato il lavoro nero sarebbero persone serie, visto che il lavoro nero è aumentato e che numerosissimi contratti previsti dalla legge trenta sono solo lavoro nero mascherato da lavoro flessibile. chi è che è ideologico? chi è che crede alle favole?
    la battaglia per far costare di più il lavoro precario è giusta, giustissima, perché è un attacco al cuore e alla logica stessa della legge trenta. l’ho fatta e la farò. così come quella per un salario sociale, per un salario minimo intercategoriale, per ogni sorta di ammortizzatori sociali applicabili a tutti i precari. ma non è un caso che nulla si sia ottenuto in questo senso. o lei pensa che il sistema delle imprese sia così disponibile?
    come in passato la lotta per l’introduzione del concetto che la salute non si può negoziare è stata il frutto dell’idea (che per lei è obsoleta) che la contraddizione capitale lavoro è irriducibile, oggi solo l’idea che il lavoro non possa essere una pura merce a disposizione (con il corpo e la vita del lavoratore) della produzione può produrre lotte ed anche risultati parziali e frutto di mediazioni.
    quanto alla kryptonite non esistono antidoti. si rassegni!
    arrivederci

  292. Una cartolina dal 2030. Il mondo avrà bisogno del 45% di energia in più; il prezzo del petrolio raggiungerà i 180 dollari al barile; le emissioni di gas serra saranno aumentate del 45%, provocando un surriscaldamento del Pianeta di 6 gradi centigradi. E il pil globale sarà sceso del 5-10%, l’acqua potabile scarseggerà, il livello dei mari sarà più alto di oltre mezzo metro e ci sarà un miliardo di persone che vivono con meno di 1 dollaro al giorno e tre miliardi che tentano di sopravvivere con meno di 2 dollari al giorno (quest’ultima previsione si avvererà già nel 2015). Non è uno scenario apocalittico di un film di fantascienza, ma le previsioni contenute nel rapporto A Global Green New Deal pubblicato a febbraio dall’Unep, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite.

    un altro modo di produrre è necessario per uscire da questa crisi.c’è chi ci sta provando con l’aiuto dei lavoratori e degli enti e con l’ostacolo del governo.

    sono d’accordo col sig. imprintine. un po’ di sano pragmatismo non sarebbe male.

  293. Marco Imprintine Says:

    Le dico un segreto se le dico che una delle cause motore di questa finta crisi strutturale dell’economia mondiale è nella sovrapproduzione? Ossia nel fatto che con lo stesso lavoro di 30 anni fa si produce il triplo? Dunque è assurdo pensare che forse un ridimensionamento della produzione stava nelle corde del meccanismo perverso della tecnologia senza miglioramento delle condizioni lavorative?

    No lo dico solo per chiarire il fatto che non credo che una giusta analisi (o direzione di analisi) sia necessariamente prodromica di una soluzione universale. Io credo che le condizioni dell’economia e del lavoro e della società degli anni 50 in europa potevano essere il terreno per lo sviluppo di una rivoluzione sistemica efficace e utile. Peccato che quel socialismo si basasse su un paio di dettagli che oggi reputiamo essenzialmente atroci: – L’industrializzazione senza cura dell’ambiente – la teoria della nazionalità (il socialismo del nostro altro ieri rifuggiva l’immigrato come la nostra lega) – l’armamento e la spesa sociale come calmiere sociale.

    La legge 30 è stata una calamità. La sua introduzione è stato il grimaldello per abbattere numerosi steccati nel diritto dei lavoratori, nel costo del lavoro, nella struttura stessa della società. Ma oggi è un ingranaggio che abbattere sarebbe impossibile, lo ripeto. Non solo impossibile, ma controproducente. Il giorno dopo oltre a tutta la produzione, anche gran parte del sistema servizi troverebbe altri lidi dove prosperare. E abbattere tutta la produzione e tutto il lavoro, non sarebbe grande garanzia di tutela dei lavoratori.

    Non è carino, onorevole Mantovani, mettere in bocca altrui parole mai pronunziate. Io non credo che la contraddizione capitale lavoro sia irriducibile. Tutt’altro, creo che la lettura di quella contraddizione nei termini classici marxiani fosse giusta allora, ma già superata dal capitale, oltre che dal lavoro. E allora a me sembra che, seguendo gli insegnamenti del buon Arrighi, quelrapporto si sia ribaltato. Soprattutto nel nostro occidente. Soprattutto nel nostro paese. E allora ambiamo a restituire dignità alla parola lavoro, toglendola alla demagogia spicciola oltre che infondata del precario e dell’operaio. Anche alla luce di quello che succede a Milano. La Innse dimostra che quella relazione spesso è ribaltata. L’operaio ambisce ad essere imprenditore di se stesso, non ad occupare la fabbrica per conservarla com’era. Va beh. Ditelo magari a Ferrero perchè oggi un paio di operai si sono proprio incazzati per la sua comparsata laggiù, con quelle parole con poca conoscenza dei fatti e con poca attinenza alla situazione.

    Ultimo inciso, sig. Mantovani. Alle Europee ho votato Rifondazione. Convinto che l’aggregato anticapitalista in quella forma potese essere solo uno strumento, ed il processo fosse quello della costruzione di una sinistra utile. Non smentitemi.

  294. l’eurocentrismo ha imposto un unico modo di fare scienza e un unico modo di produrre conoscenza.scienza e conoscenza sempre più preoccupate di costruire i propri luoghi, allontanadosi sempre di più dalla realtà sociale. in questo modo abbiamo perso la capacità di comprendere il mondo contemporaneo e qualsiasi tentativo di prevedere scenari futuri.
    non ci sono soluzioni se non rompere questi paradigmi.

    sign imprintine, lei ha affermato: “Nel frattempo attendiamo che federazioni/partiti, unità dei comunisti e amenità varie avvengano. Così tutto andrà meglio, confidando in un nuovo Chavez in Italia, ma che non sia mai un leader…”

    non è così semplice. tutti vorrebbero seguire l’esempio dell’ americalatina, ma pochi si chiedono come mai in quei paesi sia nata questa forza sociale-politica, e soprattutto come è nata.se l’america latina è stata il luogo in cui è stato generato da l’accumulazione di capitale e di materiale di base per la costruzione di una europa occidentale egemonica, è ora la regione in cui sono in via di sviluppo nuovi elementi per la costruzione di uno civiltà planetaria, più equilibrata e più inclusiva, in grado di favorire una radicale rottura con il retaggio coloniale e la visione eurocentrica. si tratta di ricostruzione di una memoria collettiva distorta o distrutta dal colonialismo e costruire la propria identità e progetti futuri. è un movimento sociale con una dimensione regionale con una profonda e universale panoramica del contesto sociale e politico mondiale. Allo stesso tempo, cessato di essere un movimento di resistenza a sviluppare una strategia per la lotta contro l’offensiva del governo e del potere, in particolare nella regione

  295. scusate è partito il commento non avevo terminato.

    dicevo, questo è avvenuto dopo anni e anni di resistenza. forse uno dei compiti principali è quello di liberare noi stessi della emancipatrici visioni del mondo eurocentristico e dalla struttura della produzione di conoscenze. diventa necessario ri-sviluppare la nostra storia e recuperare la nostra memoria collettiva e il patrimonio di civiltà per costruire i nostri modelli di sviluppo e proiettarsi nel futuro. il movimento indigeno offre un potenziale enorme, e la profondità della loro proposta e la loro pratica apre un nuovo orizzonte della storia in America Latina e nel mondo. si deve partire dalla tutela della propria terra, dei propri figli. esattamente come hanno fatto loro. altrimenti non vi sarà nessuna federazione in grado di affrontare le sfide.

  296. Anonimo Says:

    Scusa, Maria Rubini, cosa intendi per tutela della propria terra e dei propri figli? L’America Latina ha una storia ed una situazione molto differente dalla nostra e non afferro il collegamento.

    Concordo con quanto dice Marco Imprintine a proposito della legge 30, perlomeno nel breve periodo, ma credo si tratti di affrontare il problema con una tattica laterale, cioé scoraggiando innanzitutto le imprese dall’ effettuare questi trasferimenti. É che non mi sembra possibile una soluzione puramente italiana, per riuscirci ci vorrebbe perlomeno l’unitá dell’intera sinistra europea, al fine di estendere le garanzie salariali, di sicurezza e del welfare ad ogni paese membro. Un lavoro del tutto controcorrente che peró potrebbe invertire, almeno parzialmente, gli effetti piú nocivi della globalizzazione. Purtroppo siamo molto in ritardo, tutto questo andava fatto quando la sinistra era ancora forte, ma non mi sembra impossibile cambiare lo stato delle cose in un qualsiasi momento storico.

    Non sono d’accordo per niente, invece, sul fatto che l’analisi marxiana sia superata, benché sia ovviamente da aggiornata all’attuale situazione tecnologica, che la robotizzazione del lavoro, secondo me, dovrebbe darci un vantaggio in piú, non in meno, persino rispetto all’ecologia. Il modello in questo caso potrebbe essere quello tedesco o dei paesi nordici, che ormai da decenni puntano alle energie alternative.

    Voglio dire che, secondo me, se su alcuni punti va alzato il livello di scontro, su altri potrebbe essere meglio adottare tattiche aggiranti.

  297. Daro Casella Says:

    Vi consiglio di leggere questo interessante articolo:http://www.rifondazionecomunista.org/rassegna/rassegna.pdf

  298. non c’è molta differenza tra la storia dei popoli indigeni e noi, come comunisti. o per meglio dire, c’è nella misura in cui a differenza loro, noi non siamo riusciti ad uscire dai paradigmi imposti dal capitalismo.
    la crisi globale nel contesto economico e finanziario rappresenta una profonda crisi di cilviltà del capitalismo, di organizzazione della società e di produzione di conoscenza. i marxiani non sono esenti da questo sistema, non ne sono voluti uscir fuori. organizzazione comunitaria, il principio della reciprocità e della solidarietà sociale, sono le loro caratteristiche. io penso che senza di questi presupposti la federazione non possa produrre nulla di differente a ciò che già c’è.

  299. Anonimo Says:

    Per Daro Casella

    il link non funziona.

  300. Maria, dopo qualche giorno passato dalle tue parti sono già più ottimista. Ci aspetta un autunno decisivo, facciamoci trovare pronti.

  301. Daro Casella Says:

    Sosteniamo la Cassa di resistenza lavoratori INNSE Partito della Rifondazione Comunista codice Iban it95g0312703201cc0340000782

  302. Bucharin77 Says:

    Rispetto alla questione INNSE: intanto ringrazio Liberazione per aver fatto quello che forse avrebbe dovuto fare con più forza il partito: chiedere la requisizione della fabbrica. Finalmente una parola d’ordine adeguata, comprensibile, che fa presa, non fuffarola. Ora, a parte la giusta iniziativa sulla cassa di resistenza, vorrei capire come si muove il partito: intanto tutto il partito al Nord dovrebbe mobilitarsi per sostenere la lotta. Poi non sarebbe male pensare a una iniziativa più larga, una manifestazione o qualcosa del genere. Questa è una battaglia cruciale, soprattutto in vista dell’autunno. E chiede iniziative all’altezza, perciò.

  303. Ciao Ramon, ciao compagn*! allora ci siete!
    avevo sbagliato post, mi pareva che le date dei commenti fossero un po’ indietro! 🙂

    1) INNSE: pare che la settimana prossima la Fiom concluda la trattativa e e io devo dire grazie FIOM!! grazie operai che sanno resistere!!

    2) @ Fab 31/07: grazie per il link con la notizia di Carlo Serra: senza conoscerci ci eravamo contattati su Facebook (potenza dei social network..) ed era abbastanza disperato oltre che inc..to per l’ingiustizia!!

    3) su http://www.pdcitv.it/
    ci sono tutti gli interventi non solo della Festa PER l’Unità di Castell’Arquato, ma anche quelli dell’intenso dibattito del 18 luglio a Roma per avviare al costituzione della Federazione della sinistra anticapitalista.
    A me pare che il compagno Ferrero si stia muovendo molto bene e secondo le linee già fatte intravvedere prima delle elezioni di giugno. Io sno molto convinta del discorso Federazione, aperta a tutti coloro che vi si riconoscono, e senza costringere nessuno ad abiure.
    Con un PD così’ ondivago, penso che la “nostra” sinistra possa giocare un ruolo molto importante nel prossimo futuro, impedendo anche che i cittadini scontenti dalla drammatica situazione attuale guardino all’IDV!!
    (la Lega è un discorso a parte, detto tra i denti se continua così, c’è il rischio davvero che si arrivi a scontri fisici, nord sud, destra sinistra, ecc.!)

    4) Puglia: oggi Vendola è attaccato anche da Travaglio su
    http://antefatto.ilcannocchiale.it/
    il sito online che prepara l’uscita a settembre del nuovo giornale cartaceo Il Fatto (direttore Antonio Padellaro estromesso dall’Unità…).
    Per quanto Vendola possa aver sbagliato politicamente, non ho trovato giusto l’attacco e ho detto la mia (precisando anche che in quella che lui definisce Sinistra radicale Rifondazione non c’è..).
    Un saluto.

  304. Daro Casella Says:

    Ferrero è andato più volte all’INNSE e anche moltissimi militanti Prc-Pdci

    APPELLO AI MILITANTI: ORGANIZZARE LA PRESENZA AL PRESIDIO DELLA INNSE

    Paolo Ferrero

    La lotta della INNSE è giusta, la lotta della INNSE può vincere. Basterebbe che il governo e il Prefetto facessero il loro mestiere permettendo all’industriale che vuole garantire la continuità produttiva di acquisire l’azienda e di farla lavorare. Invece il governo ha mandato la polizia alla INNSE al 2 agosto cercando di prendere tutti di sorpresa e adesso, Berlusconi minaccia la RAI per oscurare la lotta dei lavoratori e il governo non fa nulla cercando di sfiancare i lavoratori.

    In questa situazione è decisivo resistere un minuto in più del governo. E’ chiaro a tutti che la vittoria dei lavoratori della INNSE sarebbe un segnale importantissimo che la lotta paga, che si può vincere e che dalla crisi se ne può uscire a sinistra.

    Per questo – nonostante il “generale estate” vi deve essere un grande impegno di solidarietà e di lotta da parte del partito, in particolare delle regioni del Nord.

    Oltre a raccogliere soldi per la cassa di resistenza, ogni giorno occorre organizzare delegazioni che si rechino alla INNSE per garantire la presenza di un presidio consistente. La settimana di ferragosto sarà la più dura, non lasciamo soli i lavoratori. Questa battaglia si può vincere, questa battaglia si deve vincere. Per farlo è necessario innanzitutto garantire un forte presidio anche in modo da evitare eventuali tentazioni del governo di risolvere la questione con l’uso della forza pubblica. La solidarietà è anche utilizzare un giorno delle proprie ferie per rafforzare il presidio: fallo.

    Per informazioni telefonare ad Achille: 3407626125

  305. Bucharin77 Says:

    Bene il segretario

  306. sardegna: disoccupazione al 14.1 per cento
    http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=451

  307. Daro Casella Says:

    LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETA’ ED IL PRC DELLA BASILICATA ORGANIZZANO UN PRESIDIO PERMANENTE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA DAVANTI LA FABBRICA LASME DI MELFI DELL’INDOTTO FIAT DOVE 184 OPERAI RISCHIANO DI PERDERE IL POSTO DI LAVORO. CHI PUO’ ANDARE CHIAMI ITALO DI SABATO PER ORGANIZZARE PRESENZA PROSSIME 7MANE. TEL 3358191842 PASSATE IN RETE IL MESSAGGIO. LA SOLIDARIETA’ E’ LA NOSTRA BANDIERA, DAL POPOLO PER IL POPOLO!

  308. Un articolo molto interessante sui comunisti e la federazione della sinistra
    di alternativa, del segretario PRC di Magenta:

    http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3312:la-federazione-della-sinistra-di-alternativa-e-la-qquestione-comunistaq&catid=197:comunisti-uniti&Itemid=392

    un po’ lungo ma che dice molte chiarissime verità ed esprime preoccupazioni e urgenze sicuramente da condividere:

    “per i comunisti si antepone una discriminante dalla quale non si può prescindere e cioè la priorità della ricostruzione della propria unità e della propria autonomia in un unico soggetto politico di classe e di massa che non potrà mai essere realizzato nella o dalla federazione.”

    “Viene proposta una federazione in cui si sente già parlare di tesseramento (ma gli statuti del PRC e del PdCI prevedono il doppio tesseramento?). In barba alla democrazia e a tutte le regole interne ai partiti sembra che sia stato già deciso che chi ha la tessera del Partito sarà d’autorità iscritto automaticamente alla federazione, mentre per i nuovi il tesseramento sarà fatto direttamente senza passare dai partiti.”

    “La realtà oggettiva ha dimostrato molte volte, e lo abbiamo scritto diverse volte nella nostra rivista, che È ILLUSORIO ED ASTRATTO CONTINUARE A PERSEGUIRE LA STRADA DELL’UNITÀ DELLA SINISTRA SE PRIMA NON SARÀ REALIZZATA AUTONOMAMENTE L’UNITÀ COMUNISTA.” (scusate il maiuscolo ma questa frase andrebbe scolpita nel marmo, tanto è vera e logica)

    “In qualsiasi caso si parte male e la prima cosa molto grave da rilevare sul piano della democrazia interna alle organizzazioni coinvolte, è che tale progetto, indipendentemente dall’orientamento politico che può assumere (“unità d’azione” o “soggetto politico di sinistra”) non è passato attraverso il dibattito democratico di alcun Congresso del PRC e PdCI.”

    “Il vecchio concetto di voler “rifondare” sempre tutto appartiene agli opportunisti e revisionisti di ogni tempo: seconda internazionale, Kautsky in Russia, in Italia con Turati fino a Craxi nel PSI, poi Amendola fino a Napolitano nel PCI che è stato poi distrutto da Occhetto, infine Bertinotti nel PRC con la negazione delle esperienze comuniste del `900 e Cossutta che ha indicato al PdCI l’abbandono della falce e martello, e così via con tanti altri.”

    “Una domanda vien spontanea: perché Ferrero e Dino Greco (Direttore di Liberazione) hanno concesso questa lunga intervista (ben due pagine intere) a un anticomunista come Bertinotti che è il maggior responsabile dei disastri politici avvenuti proprio nel PRC? Sarebbe bene che Ferrero desse una risposta almeno agli iscritti del suo partito!”

    “È necessario ripartire con l’elaborazione di un documento politico aggiornato per “l’unità e l’autonomia comunista” al fine di riprendere e organizzare incontri e dibattiti nella prospettiva di una “Costituente Comunista”. Una battaglia politica, non in contrapposizione alla federazione ma in contrasto radicale alla sua impostazione attuale e che ogni militante comunista se lo vorrà potrà portare avanti, appunto, all’interno e/o all’esterno del PRC, del PdCI, della federazione e del movimento sindacale.”

    I pericoli ci sono eccome, e i segnali che si vedono non sono certo rassicuranti, e non vale giocare a nascondino con le parole e le persone, che qui nessuno è nato ieri e di favolette ne abbiamo sentito, e ingoiato, fin troppe. A suo tempo, l’iniziativa “Cento Circoli” contribuì parecchio a far finalmente crollare il reame bertinottiano (anche se non il bertinottismo): potrebbe essere necessaria un’altra iniziativa dal basso per rompere gli indugi e costruire veramente una buona volta un Partito Comunista unitario e soprattutto serio, coerente e conseguente, con chi non si fa le seghe tra “sinistra” “confederazioni” “federazioni” e quant’altro ma passa decisamente all’azione, con poche o molte forze, ma se si lavora bene, seriamente e con parole d’ordine chiare e conseguenti, le forze arrivano.

  309. mario. perdonami.
    “si sente già parlare di tesseramento”.
    “sembra che sia stato già deciso”.
    e via discorrendo.
    quali sarebbero i pericoli? le voci?
    a me pare che il resp. organizzazione claudio grassi abbia delineato bene come intende muoversi rifondazione comunista nei prossimi due mesi (articolo di liberazione di domenica).

  310. Daro Casella Says:

    ritroviamo tutti i punti già espressi dal Prc a Chianciano: “In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica. In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista”. non vorrei essere pessimista ma o si cerca di costruire questa unità o il rischio è “quel poco che ancora è in piedi a sinistra in questo Paese venga spazzato via per più anni”.

  311. Daro Casella Says:

    LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETA’ ED IL PRC DELLA BASILICATA ORGANIZZANO UN PRESIDIO PERMANENTE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA DAVANTI LA FABBRICA LASME DI MELFI DELL’INDOTTO FIAT DOVE 184 OPERAI RISCHIANO DI PERDERE IL POSTO DI LAVORO. CHI PUO’ ANDARE CHIAMI ITALO DI SABATO PER ORGANIZZARE PRESENZA PROSSIME 7MANE. TEL 3358191842 PASSATE IN RETE IL MESSAGGIO. LA SOLIDARIETA’ E’ LA NOSTRA BANDIERA, DAL POPOLO PER IL POPOLO!

    APPELLO AI MILITANTI: ORGANIZZARE LA PRESENZA AL PRESIDIO DELLA INNSE
    APPELLO AI MILITANTI: ORGANIZZARE LA PRESENZA AL PRESIDIO DELLA INNSE

    Paolo Ferrero

    La lotta della INNSE è giusta, la lotta della INNSE può vincere. Basterebbe che il governo e il Prefetto facessero il loro mestiere permettendo all’industriale che vuole garantire la continuità produttiva di acquisire l’azienda e di farla lavorare. Invece il governo ha mandato la polizia alla INNSE al 2 agosto cercando di prendere tutti di sorpresa e adesso, Berlusconi minaccia la RAI per oscurare la lotta dei lavoratori e il governo non fa nulla cercando di sfiancare i lavoratori.

    In questa situazione è decisivo resistere un minuto in più del governo. E’ chiaro a tutti che la vittoria dei lavoratori della INNSE sarebbe un segnale importantissimo che la lotta paga, che si può vincere e che dalla crisi se ne può uscire a sinistra.

    Per questo – nonostante il “generale estate” vi deve essere un grande impegno di solidarietà e di lotta da parte del partito, in particolare delle regioni del Nord.

    Oltre a raccogliere soldi per la cassa di resistenza, ogni giorno occorre organizzare delegazioni che si rechino alla INNSE per garantire la presenza di un presidio consistente. La settimana di ferragosto sarà la più dura, non lasciamo soli i lavoratori. Questa battaglia si può vincere, questa battaglia si deve vincere. Per farlo è necessario innanzitutto garantire un forte presidio anche in modo da evitare eventuali tentazioni del governo di risolvere la questione con l’uso della forza pubblica. La solidarietà è anche utilizzare un giorno delle proprie ferie per rafforzare il presidio: fallo.

    Per informazioni telefonare ad Achille: 3407626125

    CON LE LOTTE SI FA L’UNITA’ E NON CON LE PAROLE………………
    E LEGGETEVI CHIANCIANO PRIMA DI PARLARE CON I SE E I MA………..
    Finalmente ci stiamo muovendo,e bene direi,stiamo compatti ed evitiamo polemiche…………..

  312. alessandroPa Says:

    Ho letto l’appello-articolo per l’unità dei comunisti e devo dire che mi ha fatto riflettere molto…alla fine sono arrivato alla conclusione che ci vogliamo proprio fare del male.
    Il Partito nonostante mille difficoltà, nonostante la delicata fase politica è ritornato a praticare il conflitto, a sostenerlo concretamente e materialmente.
    In questa fase è necessario costruire un fronte ampio a sostegno delle migliaia di vertenze diffuse su tutto il territorio nazionale e la federazione è lo strumento giusto che risponde ad una esigenza di unità della sinistra altenrativa, senza per questo dover procedere alla liquidazione ne dei comunist ne di nessun altro. Mi sembra così chiaro che rimango sbalordito a leggere tutte queste supposizioni,sospetti ,dietrologie ecc ecc.
    Si arriva pure a criticare la scelta del direttore di liberazione di concedere un’intervista bertinotti,definito il peggiore anticomunista, termini che nel PCI tanto osannato erano riservati a gente come almirante e compagnia.
    Sia chiaro, avrei molte critiche da muovere a Bertinotti, ma è stato il segretario del mio partito quando il mio partito scelse coraggiosamente di rompere con il primo governo prodi per stare nel movimento contro la globalizzazione capitalista. Cosa che non fecero altri. E quella non è la storia di bertinotti ma quella mia e di moltissimi compagni.
    Aggiungo che nel tanto osannato PCI quando la fase politica era difficile, quando i rapporti di classe nel paese non erano favorevoli, si faceva un grande sforzo di unità e rafforzamento del gruppo dirigente.
    Invece qui si gioca a mettere il bastone tra le ruote, a criticare su ogni cosa, a delegittimare una linea politica chiara. E poi giù con i paroloni, con le dissertazioni filosofiche e con la previsione di scenari improbabili. Io sono del sud e posso dire che i braccianti che occupavano la terra neanche sapevano chi fosse marx, però sapevano chi erano i comunisti e loro stessi lo erano: i comunisti erano quelli che stavano dalla parte dei braccianti. A loro non interessava altro.
    E questo io penso che il partito lo stia facendo; e viste le difficoltà della fase è lecito che il partito conduca la lotta insieme ad altri soggetti. Ma dove sta l’assurdità?Dov’è il tradimento?
    Si vuole tesserare direttamente alla federazione chi vuole aderire a questo percorso ma non è iscritto a nessun partito? Bene,è così che si fa. Ma che pretendiamo, che un giovane che un giovane per fare politica con noi debba essere per forza iscritto al pdci o al prc? Ma su via compagni, meno parole , alla lotta e al lavoro!

  313. PuffoRosso Says:

    Compagno Alessandro BRAVO!!!

    Meno parole e più fatti,interessano i programmi e ciò che si fa altro che i paroloni e le pippe mentali di qualcuno
    Bravo Ferrero era da anni che un segretario comunista non partecipava direttamente a vertenze e bravi i tanti militanti che stanno sostenendo le varie vertenze territoriali…………

  314. Daro Casella Says:

    Difatti compagni,finalmente agiamo,ci siamo,siamo protagonisti con i lavoratori e invece c’è qualcuno che fa solo teoria e invece ci9 vuole solo PRATICA………….

  315. Cari compagni, d’accordissimo naturalmente sul meno parole e più fatti, sulla pratica e sulle lotte: ma che non siano solo movimentismo e presenzialismo e a rimorchio dell’attualità, di chi arriva al punto di non avere altre alternative che l’azione disperata ed eclatante. Nelle vertenze e nelle lotte ci dobbiamo stare da protagonisti, fin dall’inizio, e con parole e atti forti e chiari, come per esempio l’autogestione operaia e la nazionalizzazione, e non solo “esultare” perché una fabbrica in crisi viene alla fine comprata da un altro padrone che magari tra un anno farà la stessa cosa del padrone precedente. La INNSE è stata una vittoria (parziale e momentenea, attenzione), ma non certo nostra e della nostra politica, e a poco serve metterci il cappello, se non sta in un quadro generale serio, coerente e conseguente, di lotta nel lavoro e nella società. Non illudiamoci come a suo tempo qualcuno si era illuso con Genova o prima ancora con Seattle o con il Chiapas etc., tutte cose che si ripetevano (e si ripetono ancora oggi) come un mantra che sembrava che avevamo trovato la pietra filosofale e tutto era bello e tutto si era risolto, e invece oggi stiamo come stiamo. E questo è anche perché tutte queste cose le “facevamo nostre” ma a rimorchio, dopo che erano successe e fatte da qualcun altro, non erano certo il frutto della nostra elaborazione e lavoro politico.

    Tutti questi sforzi vanno fatti non solo dai militanti, che già lo stanno facendo, ma anche e soprattutto dalla dirigenza, pienamente degna di questo nome, che lasci da parte finalmente tanto politicismo e decisionismo di vertice sulle architetture politiche, così come la solita subalternità alla stretta attualità, e cerchi invece di lanciare ed applicare degli indirizzi PRATICI chiari e diretti come risultati di un’analisi tattica e strategica propria e autonoma. Da comunisti, appunto. E senza dire un giorno una cosa e un altro un’altra cosa, come appunto sulla questione del tesseramento, perché quanto ha scritto Grassi (giustissimo, sul rafforzamento e miglioramento del tesseramento nel nostro Partito) sembra non c’entrare nulla con quanto detto nell’assemblea sul “tesseramento alla Federazione” etc. Questo capita quando le cose si dicono lì e per lì e non dopo un processo meditato e soprattutto condiviso.

  316. caro alessandro, sono d’accordo con te al 100 %. bisogna avere pazienza e costanza. è fisiologico che nel partito, fra i comunisti e nella sinistra antagonista esistano posizioni libresche e settarie. il problema è che nella politichetta italiana basta proclamare qualcosa in astratto per pensare di esistere. basta gridare qualche slogan per illudersi di fare politica. basta semplificare per pensare di avere analisi e proposte.
    andremo avanti con determinazione per realizzare le cose che abbiamo scelto di fare collettivamente. e continueremo a discutere ogni cosa respingendo, però, il tentativo di ricominciare sempre da zero e soprattutto di imporre soluzioni e progetti che sono stati respinti democraticamente.
    un abbraccio

  317. Daro Casella Says:

    Ferrero (Prc) ad Affaritaliani.it: metteremo sotto chiave qualche manager
    “Costruire una federazione della sinistra di alternativa, al contrario delle scissioni fatte da Vendola”

    “Per noi il problema è riuscire a rendere la questione sociale centrale… anche se per farlo serve mettere sotto chiave un manager”. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, sceglie Affaritaliani.it per annunciare la svolta autunnale nelle forme di lotta della sinistra radicale. “Bisogna imparare dai francesi”.

    “Dobbiamo lavorare per costruire il conflitto sociale. Non solo manifestazioni di piazza, ma bisogna anche rendere più incisive le lotte perché Berlusconi sta prendendo in giro l’Italia. Abbiamo la peggiore performance e lui sta continuando a non fare nulla per uscire dalla crisi e per aiutare i lavoratori. Stiamo perdendo una barca di posti di lavoro e il governo non sta facendo nulla. Quindi l’unico modo è farsi sentire con metodi molto più forti. Quelli dell’Innse hanno detto che cosa bisognava fare e in parte occorre imparare anche dai francesi”.

    Il leader del Prc non usa mezzi termini e parla apertamente delle “forme di lotta che riescano ad attirare l’attenzione dei media sul problema sociale e a obbligare le aziende a contrattare”. Rapimento dei manager come è accaduto in Francia? “Non mi sembra che abbiano rapito nessuno… li hanno chiusi in un sottoscala o in una stanza”.

    L’ex ministro della Solidarietà Sociale spiega: “Siccome quando ci sono 100mila persone in piazza i mass media spesso non fanno nemmeno il passaggio al telegiornale – invece si parla del colore delle mutande di Berlusconi o delle stupidaggini della Lega che ne spara una al giorno (molto meno rilevanti del dramma sociale di centinaia di migliaia di persone che perdono il posto di lavoro) – noi ci impegneremo a far risultare le forme di lotta evidenti almeno quanto le stupidaggini di Calderoli. Perché l’assenza di democrazia passa anche da qui. Per noi il problema è riuscire a rendere la questione sociale centrale… anche se per farlo serve mettere sotto chiave un manager”.

    Ferrero parla anche dei problemi della sinistra comunista e radicale. “Bisogna costruire una federazione della sinistra di alternativa tra tutte le forze politiche, sociali e culturali che ci sono. Quindi dare un segno di unità, al contrario delle scissioni fatte da Vendola”.

    FERRERO DICE COSE GIUSTE,COMINCIAMO A FAE SUL SERIO!!!

  318. caro mariogc, in poche righe hai accumulato una notevole mole di mistificazioni e di idee superficiali. io rispetto le posizioni di chi, come te, pensa che ci voglia l’unità o la costituente comunista. ma ciò non significa che questo rispetto debba diventare subordinazione a scelte e proposte che sono risultate minoritarie sia al congresso di chianciano sia in occasione delle elezioni europee. ovviamente hai tutto il diritto di pensare, e dire, ciò che preferisci (rompendo in questo con la tradizione comunista che mai nel 900 ha tollerato che una minoranza di un partito si organizzasse per dire e soprattutto per tentare di fare in proprio cose non approvate dal partito), ma non hai il diritto di trasformare le posizioni altrui in caricature per poter primeggiare nella discussione.
    io non ho nulla contro l’unità comunista. anzi. penso che le tante scissioni subite (subite!) da rifondazione comunista siano state ultranegative. o no?
    penso che l’unità dei comunisti si possa ricostruire sulla base di una pratica sociale e di chiarezza politica su scelte chiare. per esempio penso che la ricostruzione di legami sociali e l’internità ai conflitti e ai movimenti sociali siano indispensabili e altrettanto penso che si debba perdere ogni illusione sul centrosinistra e che il bipolarismo, e non solo berlusconi, sia il problema democratico italiano. su tutte e tre queste cose i comunisti, dentro e fuori da rifondazione, sono divisi. se non lo vedi non so che farci. possibile che tu non ti sia accorto che al di la delle liturgie unitarie dei comunisti esistono sia le posizioni che sognano la ricostruzione del centrosinistra sia quelle che pensano che basti fare proclami e presentarsi alle elezioni con il proprio simbolo per illudersi di esistere politicamente? ci vorranno anni e un dibattito serio per superare queste divisioni. ma non è serio semplificare questa discussione e non è corretto, fermo restando il diritto al dissenso, cercare di impedire la realizzazione della linea politica scelta dal partito.
    quindi:
    1) la lotta della INNSE è una lotta difensiva. a me è chiaro. e a nulla serve proclamare frasi altisonanti per sottolinearlo. a meno che non si pensi, come te, che i lavoratori impegnati ad impedire una speculazione che avrebbe fatto perdere il posto di lavoro, facciano la loro lotta e che ai comunisti spetti il compito di parlare astrattamente di nazionalizzazioni e di requisizioni e di autogestione. senza resistenza e senza lotte difensive non ci sarà mai nessuna lotta offensiva e nessuna riscossa. tutti noi sappiamo che è una lotta difensiva, a cominciare dai lavoratori della INNSE, e a tutti noi piacerebbe che fossimo in altri rapporti di forza, e tutti noi vogliamo ricostruire la forza per una controffensiva, ma “predicando” soluzioni irrealizzabili in italia (o pensi che si possa imporre a berlusconi o alla giunta moratti la nazionalizzazione?) si finisce esattamente con il separare i lavoratori con i loro problemi dai comunisti astratti e parolai. con il risultato che si diventa incomprensibili e politicanti agli occhi dei lavoratori. ti riempi la bocca con la lotta di classe ma mi sa che hai una idea idealistica della lotta di classe.
    2) illusi con genova e con seattle? a rimorchio? capisco che tu non te ne sia accorto ma il movimento contro la globalizzazione ha rimesso l’anticapitalismo all’ordine del giorno della politica. ed ha ottenuto risultati molto concreti. al punto che i governi di venezuela, bolivia, ecuador, solo per fare qualche esempio, ne applicano le politiche dichiaratamente anticapitalistiche. non è una mia illazione. sono stati chavez, morales e correa a dirlo più volte. e non a caso hanno partecipato ai social forum mondiali fin dal primo dichiarando esplicitamente nel corso di tutti questi anni la loro internità al movimento. vendi caro mariogc, non so quanti anni tu abbia e da quando sei nel partito, ma vorrei segnalarti il fatto che nel 97, due anni prima di seattle e diversi anni prima di altri scritti di negri ed altri, il partito della rifondazione comunista approvò un documento sulla politica estera che parlava della globalizzazione e delle necessità della costruzione di un movimento mondiale anticapitalistico. sebbene allora, come poi, qualsiasi cosa succedesse era attribuita a bertinotti, a causa della concezione leaderistica e provinciale imperante sui mass media e di riflesso anche su gran parte dei militanti, posso dirti che scrissi io quel documento e che lo imposi alla discussione e al voto contro la sua volontà. non solo non siamo stati mai al rimorchio di nessuno ma, al contrario, siamo stati una punta avanzata per molti. su quelle posizioni e su quel documento si sviluppò una discussione, solo per farti un esempio, con il partito comunista cubano, il quale, al contrario di te, capiva benissimo l’importanza delle novità proposte dalla nuova fase capitalistica e dalle nuove contraddizioni prodotte dalla stessa. scusa se te lo dico così brutalmente, ma sei tu al rimorchio di chi ha teorizzato (bertinotti) l’inefficacia del movimento e su questo ha fondato la prospettiva del governo.
    3) un gruppo dirigente ha il dovere di proporre un’analisi seria della realtà, di indicare una strategia ed una tattica e di farlo coinvolgendo il partito in una discussione seria. è quanto è stato fatto dal congresso ad oggi. basta leggere i documenti approvati dopo ampia discussione. se non sei d’accordo puoi dirlo ed hai anche il diritto di proporre un’altra analisi, un’altra strategia e un’altra tattica. rileggiti il documento finale di chianciano e vedrai che non c’è traccia della tua idea.
    quanto al tesseramento ciò che dici è semplicemente falso. quanto alla discussione sull’architettura alla quale il gruppo dirigente sarebbe dedito in modo decisionista anche questo è semplicemente falso.
    ho già detto, ma lo ripeto volentieri, che non c’è stata nessunissima discussione sul quella che tu chiami architettura.
    appositamente, e come deciso, è stato avviato un processo unitario solo ed esclusivamente sui contenuti dello stesso. rileggiti l’appello che convoca l’assemblea di luglio e lo vedrai. anticapitalismo, antibipolarismo, autonomia dal pd, lavoro sociale sono contenuti chiari che delimitano anche i confini politici dell’unità da realizzare. la parola federazione in realtà è stata usata solo per chiarire che i comunisti non si sciolgono in questo processo unitario e che l’identità di ognuno ha pari dignità. non una riga è stata discussa e nemmeno nessuna decisione in assemblea o in altri luoghi è stata assunta. non esiste una tessera unitaria e non esiste nessun tesseramento unitario. all’inizio di settembre saranno, come deciso, formati due gruppi. uno sulla politica e uno sulle regole e forme organizzative, che formuleranno delle proposte aperte alla discussione di tutti e tutte coloro che vorranno partecipare al processo unitario sia collettivamente sia individualmente. che qualcuno abbia parlato di un tesseramento unitario è secondo me logico. ma si tratta di idee e proposte, perfino troppo vaghe. del resto c’è chi come te ha già detto che non vuole nessuna tessera unitaria. fa parte della discussione. fermo restando che rifondazione comunista rimane per l’oggi e per il domani e che l’unità dei comunisti bisogna farla con il tempo dentro la ricostruzione delle radici sociali, fermo restando che il simbolo della falce e martello in ogni caso sarà il simbolo unitario, perché queste cose sono state decise ed accettate da tutti, ogni altra soluzione è aperta alla discussione. che tu non sia d’accordo con queste scelte è chiaro, ma non ti autorizza a dire il falso circa decisioni che nessuno ha preso.
    per conto mio sono favorevole ad un tesseramento unitario ma se ne discuterà nel processo unitario e nel cpn di rifondazione comunista a suo tempo. intanto ciò che ha scritto grassi sul tesseramento del prc lo condivido al 100 %.
    ciao

  319. grazie dario casella, la dichiarazione di ferrero è chiara e precisa. ed è utile in questo contesto per chiarire cosa sia effettivamente la linea del partito.

  320. Caro Ramon, grazie della lunga e dettagliata risposta e mi scuserai, ma non mi convinci granché, specialmente poi se vuoi scambiare critiche con falsità. Su quello che sarà la federazione e che contenuti avrà e in che modo si prenderanno le decisioni e quali, e il tesseramento eccetera, come sempre chi vivrà vedrà. Perché di belle parole ne ho visto e sentito parecchie e comincio a crederci sempre meno, quando poi i fatti sono ben diversi, quindi mi permetterai di essere parecchio scettico e diffidente. Spero quindi che sia davvero una cosa partecipata e condivisa tra tutti, non solo tra gli organismi dirigenti, perché certe decisioni decisive (valga la ridondanza) vanno al di là di un CPN (molto rimodellato, tra l’altro, rispetto a quello eletto) ma andrebbero prese in un vero e proprio congresso; e non solo scudandosi con “Chianciano Chianciano Chianciano” che mi sa che sta diventando un’altro mantra, con l’aggravante poi che non si capisce se ci si riferisce al Chianciano del nostro congresso o di quello di Sinistra Democratica o dei Radicali o dell’ANPI, dato che ormai sembra che tutti li fanno lì i loro congressi…………

    Solo un paio di cose:
    – che il movimento sia inefficace, almeno se si rimane come movimento in sé, non c’è bisogno che lo dica Bertinotti o chi altri, ma si è incaricata la realtà di dimostrarlo, e non una ma mille volte;
    – che i progressi anticapitalisti in America Latina siano così figli dei forum sociali e dei “movimenti contro la globalizzazione”, ci andrei piano, perché se mai sono molto più legati alle esperienze di lotta là attivi da parecchi decenni, almeno dall’inizio del XX secolo, con i grandi momenti di Cuba e Nicaragua che avevano messo all’ordine del giorno l’anticapitalismo (coi fatti e non solo con le parole) ben prima di Seattle, Porto Alegre etc.

    E una terza cosa: se noi stessi come comunisti diciamo che cose come autogestione operaia e nazionalizzazione sono “irrealizzabili”, allora non ci meravigliamo se gli operai votano Pd, Idv o Lega: tanto! Cos’è realizzabile allora? Il cambio di padrone sperando che sia “più buono” in attesa del sol dell’avvenire che ci dovrà portare qualcun altro? Si diventa incomprensibili e politicanti agli occhi dei lavoratori quando si gioca al migliorismo e alla riduzione del danno, non quando si dicono le cose come stanno e quello che si dovrebbe fare, se si vogliono veramente cambiare le cose e “abolire lo stato di cose presente”.

    Salutoni

  321. Daro Casella Says:

    Ho letto l’appello-articolo per l’unità dei comunisti e devo dire che mi ha fatto riflettere molto…alla fine sono arrivato alla conclusione che ci vogliamo proprio fare del male.
    Il Partito nonostante mille difficoltà, nonostante la delicata fase politica è ritornato a praticare il conflitto, a sostenerlo concretamente e materialmente.
    In questa fase è necessario costruire un fronte ampio a sostegno delle migliaia di vertenze diffuse su tutto il territorio nazionale e la federazione è lo strumento giusto che risponde ad una esigenza di unità della sinistra altenrativa, senza per questo dover procedere alla liquidazione ne dei comunist ne di nessun altro. Mi sembra così chiaro che rimango sbalordito a leggere tutte queste supposizioni,sospetti ,dietrologie ecc ecc.
    Si arriva pure a criticare la scelta del direttore di liberazione di concedere un’intervista bertinotti,definito il peggiore anticomunista, termini che nel PCI tanto osannato erano riservati a gente come almirante e compagnia.
    Sia chiaro, avrei molte critiche da muovere a Bertinotti, ma è stato il segretario del mio partito quando il mio partito scelse coraggiosamente di rompere con il primo governo prodi per stare nel movimento contro la globalizzazione capitalista. Cosa che non fecero altri. E quella non è la storia di bertinotti ma quella mia e di moltissimi compagni.
    Aggiungo che nel tanto osannato PCI quando la fase politica era difficile, quando i rapporti di classe nel paese non erano favorevoli, si faceva un grande sforzo di unità e rafforzamento del gruppo dirigente.
    Invece qui si gioca a mettere il bastone tra le ruote, a criticare su ogni cosa, a delegittimare una linea politica chiara. E poi giù con i paroloni, con le dissertazioni filosofiche e con la previsione di scenari improbabili. Io sono del sud e posso dire che i braccianti che occupavano la terra neanche sapevano chi fosse marx, però sapevano chi erano i comunisti e loro stessi lo erano: i comunisti erano quelli che stavano dalla parte dei braccianti. A loro non interessava altro.
    E questo io penso che il partito lo stia facendo; e viste le difficoltà della fase è lecito che il partito conduca la lotta insieme ad altri soggetti. Ma dove sta l’assurdità?Dov’è il tradimento?
    Si vuole tesserare direttamente alla federazione chi vuole aderire a questo percorso ma non è iscritto a nessun partito? Bene,è così che si fa. Ma che pretendiamo, che un giovane che un giovane per fare politica con noi debba essere per forza iscritto al pdci o al prc? Ma su via compagni, meno parole , alla lotta e al lavoro!

    RIPRENDO QUESTO COMMENTO MOLTO SIGNIFICATIVO,SOPRATUTTO L’ULTIMA PARTE

  322. Anonimo Says:

    Per favore, mi dite dove posso trovare questo articolo?

  323. Partito Says:

    Ecco un bell’articolo da ESSERE COMUNISTI:

    Contraddizioni e valutazioni su Stalin e lo stalinismo

    di Gilberto Volta

    su redazione del 18/08/2009

    Caro Paolo,
    ho ascoltato con molto piacere le tue conclusioni alla riunione del Cpr dell’Emilia-Romagna giovedì 23 luglio 2009 alla Festa di “Liberazione” della Federazione di Bologna.
    Le ho apprezzate molto per la chiarezza e per le molte cose che ci hai indicato da praticare da settembre in poi.
    In particolare, sono stato molto d’accordo sul mantenimento della nostra autonomia, come di ciascun altro aderente (come aveva sottolineato anche il compagno Mainardi nella sua relazione), pur facendo parte di una Federazione (cioè, della Federazione della sinistra di alternativa). Il compagno Cesare Salvi, invece, aveva detto a Roma il 18 luglio che ciascun aderente doveva cedere la propria sovranità alla Federazione (testualmente: “Una Federazione che sia un vero soggetto politico: un soggetto politico che operi unitariamente sulla base del principio democratico. Credo pertanto che i partiti e i movimenti che vi aderiscono debbano operare un vero e proprio trasferimento di poteri alla Federazione). Una cosa di questo genere sarebbe ai miei occhi un primo passo verso il superamento di ciascun aderente in vista della costruzione di un partito unico della sinistra di alternativa. Sarebbe, cioè, far rientrare dalla finestra ciò che era stato cacciato dalla porta al Congresso di Chianciano (che aveva salvato l’esistenza del Prc per l’oggi e per il domani): la linea bertinottiana de “la Sinistra, l’Arcobaleno” (e credo che aver dato a Bertinotti ben due pagine intere del nostro giornale per leggere che lui si pente di non aver detto “con durezza” che la linea da seguire era proprio quella nonostante la micidiale sconfitta, sia stato un grave errore: Bertinotti dovrebbe avere il pudore di tacere dopo averci condotto al punto in cui siamo e, almeno noi, non dargli la possibilità di continuare a nuocere).
    Mi ricordo che la sinistra era forte e otteneva delle conquiste quando erano forti i comunisti (il Pci nel 1976 ottenne il 34,4% dei voti!). Ritengo indispensabile, quindi, anzi, vitale la rifondazione o la ricostruzione di un grande partito comunista di massa. Senza raggiungere questo risultato, non potrà esserci una vera sinistra di alternativa e anticapitalista.
    Perciò, non sono del tutto d’accordo con te quando ti fai paladino della decisione di Chianciano di salvare il Prc per “l’oggi e per il domani”. Questa decisione si opponeva a coloro che volevano “superare” il Prc, scioglierlo, cancellarlo come forza comunista per fonderlo con altre forze semplicemente di sinistra e ridurre il comunismo a mera “corrente culturale” (sic!) in attesa che fosse sostituita da altra corrente culturale, essendo ciò dichiarato come un processo “irreversibile”.
    Nessuna decisione è stata presa a Chianciano di evitare la riunificazione di tutti i comunisti in un unico partito comunista. Tanto meno è stato deciso che i comunisti debbono restare divisi e separati in eterno.
    E perché, allora, non dire che due sono (o devono essere) i processi: l’uno, la Federazione di tutte le forze di sinistra (che, se sono tali, non possono non essere di alternativa e anticapitaliste) e l’altro, in questo ambito o contemporaneamente, cercare l’unità di tutti i comunisti, che ora sono collocati in tanti partiti o associazioni o movimenti o in nessun luogo. Dovremmo reciprocamente perdonarci quelli che, sempre reciprocamente, consideriamo inaccettabili errori. Sto per dire che chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Quei compagni del Prc che non hanno ancora perdonato al Pdci di aver fatto la scissione e di aver partecipato al Governo D’Alema che fece la guerra alla Serbia dovrebbero ricordarsi che il Prc, nel Governo Prodi, ha votato il rifinanziamento della nostra “missione” in Afghanistan e che abbiamo dovuto “allontanare” il compagno Turigliatto perché si rifiutò di votare in Parlamento una tale misura (fra l’altro, pur avendo nel merito tutta la ragione, considero che fu lui ad “allontanarsi” dal Partito in quanto votò a modo suo invece di come aveva deciso, pur sbagliando, il Partito stesso, a cui apparteneva).

    Per rifondare o ricostruire un grande partito comunista di massa occorre, secondo me, abbattere un muro altissimo: quello dell’anticomunismo.
    In vista del VII Congresso, avevo scritto un articolo (non pubblicato) per la Tribuna Congressuale (dal titolo: “Abbattere l’anticomunismo”), che terminava così:

    “Devo, però, dire che le “innovazioni” che sono state inventate negli ultimi anni non ci hanno aiutato per nulla. Prendiamo la “non-violenza”. Il ragionamento, in sintesi, è che siccome non siamo né per Auschwitz, né per Hiroshima, siamo per la “non-violenza”. Perché? Prima, almeno dal 1945, eravamo per la violenza?
    Ma, secondo me, siamo in un periodo storico segnato dall’assunzione dell’anticomunismo anche fra gli operai e le grandi masse popolari. Ciò è dovuto senz’altro al dissolvimento dell’Urss, che era considerata un faro che illuminava il futuro, al crollo dei paesi dell’est europeo, al dissidio fra l’Urss e la Cina, al famoso rapporto segreto di Krusciov contro Stalin, all’autoscioglimento del Pci, al crollo del muro di Berlino, eccetera. Insomma, se i comunisti stessi si autodenunciano come coloro che hanno sbagliato e se ne vergognano tanto da cambiare nome, si può sapere perché le grandi masse popolari dovrebbero continuare ad essere comuniste?
    Se, poi, coloro che hanno continuato a chiamarsi comunisti e che hanno dato vita al Prc si sono messi a criticare tutto ciò che i comunisti hanno fatto nella loro storia, tutto il ‘900, lo stalinismo, l’Urss, la Cina, persino Cuba e Togliatti e, di innovazione in innovazione, qualcuno dice che occorre superare il Prc stesso per fare una “costituente della sinistra”, che credibilità possiamo avere?
    E’ tempo di cercare ciò che i comunisti hanno fatto di buono e non solo ciò che hanno sbagliato nella loro lotta per l’avvenire del mondo!”

    Così scrivevo. Ma io sono convinto che l’umanità o costruirà il comunismo (il socialismo, per cominciare) o si autodistruggerà per tante ragioni connesse al capitalismo stesso: in regime capitalistico, infatti, le guerre – se non impedite da un fortissimo movimento mondiale per la pace – sono inevitabili e, con l’arma nucleare, possono divenire letali in quanto possono sfuggire di mano; gli inquinamenti dell’aria, delle acque, del suolo sono provocati dalla necessità di risparmio per ottenere il massimo profitto; la distruzione dell’ambiente…; eccetera.
    Il mondo o sarà comunista o non sarà.
    Mi sento di dire che il comunismo sarà la giovinezza del mondo perché l’umanità – come chi ha in mano il volante di un’auto in movimento – correggerà la traiettoria del proprio cammino a seconda del bisogno e approderà, necessariamente, ad una nuova organizzazione sociale: quella comunista, appunto.
    Sono convinto, quindi, che occorre una costante e paziente (la pazienza è rivoluzionaria) azione culturale e politica per riuscire a demolire l’anticomunismo oggi imperante e ripristinare il valore del comunismo proprio per il futuro dell’umanità.

    Un’altra cosa che mi preme puntualizzare riguarda il tuo “bertinottismo”, identificato come la scelta di Bertinotti della “non-violenza”. Ora, è vero che Carlo Marx sosteneva che “la violenza è la levatrice di ogni società gravida di una società nuova”, ma il Pci, almeno dal 1945, aveva scelto il terreno democratico di lotta e, dal 1948, il terreno costituzionale della battaglia politica e sociale. Esso aveva sempre respinto, a partire dall’amnistia di Togliatti quando era Ministro di Grazia e Giustizia, ogni atto di violenza, ogni atto terroristico (verso cui anche Lenin, padre della rivoluzione d’ottobre, era fermamente contrario) e ogni illusione insurrezionale. Persino dopo l’attentato a Togliatti il Pci si spese per far rientrare i tentativi violenti di presa del potere che spontaneamente si verificarono in alcuni luoghi del Paese. Mi sono, quindi, sentito offeso quando Bertinotti ha inventato la “non-violenza” come se io fossi stato un “violento” fino al giorno prima.
    L’argomentazione, poi, che usò per questa falsa invenzione (era in vigore almeno dal 1945) fu una cosa veramente spregevole e costituisce una falsificazione della storia. Egli dice che Hiroshima si opponeva ad Auschwitz, cattedrale dell’annientamento (“La politica della non-violenza”. Opuscolo edito da “Liberazione” nel 2004), dimenticandosi di condannare senza se e senza ma l’uso della bomba atomica come arma distruttrice universale, che, invece, è da lui giustificata come meno “distruttrice” di Auschwitz!
    Mi ricordo che sotto la colomba della pace di Picasso in tutto il mondo si raccolsero milioni e milioni di firme per la messa al bando della bomba atomica: e c’era qualcuno che si chiedeva come mai solo della bomba atomica e non di tutte le armi.
    In più, Hiroshima e Nagasaki – giustificate dagli Usa come mezzo per accelerare la resa giapponese risparmiando altre vite di soldati americani e non certo per contrapporsi ad Auschwitz – erano militarmente del tutto ingiustificate essendo la seconda guerra mondiale già terminata in Europa e avendo l’Urss dichiarato guerra al Giappone proprio pochissimi giorni prima (quantunque avesse già avuto circa 22 milioni di morti e tutto il proprio territorio distrutto fino a Leningrado, Mosca, Stalingrado contro circa 300mila soldati statunitensi caduti e nemmeno un solo coppo di una sola casa rotto nel territorio degli Usa). La verità è che era un modo per gli Usa di dire al mondo intero, specie all’Urss, chi avrebbe comandato su tutti i popoli della Terra da quel momento in poi (ed è almeno da allora, se non dall’enorme ritardo con cui si aprì il secondo fronte con lo sbarco in Normandia – nella cinica speranza che tedeschi e sovietici si distruggessero a vicenda – che si può considerare abbia avuto inizio la “guerra fredda”: già durante la guerra “calda”. Lo sbarco in Normandia, anzi, si decisero a farlo quando l’Esercito Rosso cominciò ad avanzare di alcune decine di chilometri al giorno nel tentativo, vano ormai, di impedire che giungesse lui per primo a Berlino).
    Altro che inventarsi la “non-violenza”!

    Credo (se mi sbaglio mi correggerai), inoltre, che un’altra cosa che ti fa considerare nel filone del “bertinottismo” sia la condanna dello “stalinismo”. Mi pare di ricordare, infatti, che ad un Congresso della Federazione di Bologna dicesti che esso è da buttare nella “spazzatura della storia”.
    Ora, se lo stalinismo è una brutta cosa mi pare ovvio che siamo tutti antistalinisti.
    Ma io vorrei sapere cosa è esattamente lo stalinismo e come abbia potuto instaurarsi.
    Se si intende il cosiddetto “rapporto segreto” di Krusciov (fatto al XX Congresso del Pcus nel 1956), devo dirti che – mentre la prima volta che lo lessi mi sentivo fortemente antistalinista – ora, dopo averlo riletto poco tempo fa, ho visto in esso tanta acredine, tanta malevolenza e tanto astio, oltre a leggere delle cose assolutamente inverosimili, come quella che Stalin decideva la conduzione della guerra su un mappamondo: possibile che non guardasse almeno una carta geografica, per non dire topografica?
    Lo Stalin descritto da Krusciov è una malevola caricatura.
    Io credo che dovremmo cercare sempre la verità storica e se lo stalinismo costituisse un metodo inaccettabile di direzione dovremmo cercare di capire, almeno, come abbia potuto instaurarsi e come abbia potuto durare così a lungo (dal 1924 – morte di Lenin – al 1953 – sua morte – sono esattamente 29 anni!) per evitare di ripetere lo stesso fenomeno negativo.
    Ricordo, poi, che quando Stalin morì nel 1953, il Parlamento italiano dedicò una seduta straordinaria alla sua commemorazione – in cui parlarono Togliatti, Nenni e Gronchi, allora presidente della Camera e divenuto successivamente Presidente della Repubblica – per esaltarne i meriti ed esprimere un grande dolore per una così grave perdita. In quella occasione, il Parlamento italiano non si limitò ad un minuto di silenzio, ma sospese i propri lavori per un’intera ora.
    Così, in tutto il mondo ci furono tanti spontanei riconoscimenti del valore di Stalin e, soprattutto, ci fu veramente un grande dolore e il sentimento di un grande vuoto fra le lavoratrici e i lavoratori, fra tanti anche del ceto medio, tanti fra gli intellettuali e la gente comune.
    Voglio dire che noi non possiamo essere così sbrigativi e credere subito ad uno (Krusciov) come se lui fosse la bocca della verità, anche se io consideravo allora la sua “denuncia” un grande atto di responsabilità e di coraggio, come si addice al costume comunista, che sa riconoscere onestamente i propri errori (e orrori), che è l’unico modo per poter andare avanti e giungere, infine, all’obiettivo strategico di trasformazione della società.
    Stalin, insomma, fa parte della nostra storia. Con tutte le critiche e, anche, se occorrono, le condanne non possiamo estrometterlo dalla nostra storia. Non possiamo fare altro che tenercelo nel bene (la vittoria sul nazifascismo, la “scalata al cielo”, l’avvio della costruzione del socialismo…) e nel male.

    Con tutto ciò, non vorrei che mi considerassi uno stalinista: sono comunista (mi sono sempre sforzato di esserlo) e non mi sono mai qualificato col nome di un nostro dirigente (gramsciano, togliattiano, berlinguerriano, cossuttiano, bertinottiano, eccetera oppure leninista, dimitroviano…).
    Accetto di essere chiamato marxista (dal nome di Carlo Marx) perché il marxismo da molto tempo è divenuto il nome di una scienza.

    Caro Paolo, avrei tanto piacere di una tua risposta a questa mia forse troppo lunga lettera.
    Ti ringrazio, comunque, di tutto ciò che fai per riprendere ad avanzare.

    Tanti cari saluti e un forte abbraccio.
    Gilberto Volta

  324. gino da martignacco Says:

    sono perfettamente d’accordo con quanto scrive Gilberto Volta e non posso che sintetizzare il mio stato d’animo che voglio esprimere così:
    tenuto conto di tutto quello che il naturale evolversi dei fatti politici, delle strategie più o meno valide, resta un fatto da cui non possiamo prescindere:
    essere comunisti, o meglio ancora marxisti, comporta, a rischio di fallire, di venire ridotti (come del resto già siamo ridotti) ad una minoranza ininfluente, essere coerenti. Significa lottare per questo obiettivo, e, anche a rischio di estinguersi, non cedere minimamente a nessun compromesso e a nessun calcolo utilitaristico. La mia idea è: nessuna federazione se la federazione non contiene chiaramente e fondamentalmente la denominazione di comunista e basta, senza altre accezioni fuorvianti.
    ripeto: nessuna possibilità di aderire ad un qualsisasu partito che non contenga l’accezione comunista o marxista che deve caratterizzare e identificare chi vuole appartenervi: avrei un suggerimento: Partito Comunista Italiano ( che geniale e fantastica trovata!!!) la chiarezza e la semplicità oltre che la coerenza.

  325. eh no caro mario gc, proprio non ci siamo. prima dici che la dirigenza è decisionista e ora, dopo che ti ho detto (ma non c’era bisogno che lo dicessi io perché è palese) che nessuna decisione è stata presa estemporaneamente sconfini nel solito processo alle intenzioni. se tu ne hai viste tante lo stesso posso dire io. una delle cose più viste è che quando non si è d’accordo invece che stare al punto politico in discussione si trasforma subito tutto in una questione di metodo, più congeniale a discutere superficialmente. se ferrero e diliberto in conferenza stampa avessero annunciato la loro decisione di fondere subito i due partiti avresti parlato di decisionismo? è inutile che ti attacchi al mantra di chianciano. perché sei tu a farlo non io. un congresso serve a definire una linea e il gruppo dirigente a realizzarla. la linea di chianciano è chiara. e il gruppo dirigente l’applica, ovviamente tenendo conto delle tante cose successe. nessuno ha proposto di sciogliere il partito e, al contrario, si è fatto di tutto per salvarlo e possibilmente rafforzarlo. non si fa un congresso ogni anno per il motivo che la minoranza che voleva sciogliere il partito o quella che proponeva la costituente comunista (che dopo aver raccolto il 7 % dei consensi si è spaccata in tre correnti che quasi non si parlano fra loro) non si riconoscono nelle scelte fatte in applicazione della linea di chianciano.
    hai tutto il diritto a non condividere la linea che segue il gruppo dirigente, ma non quello di infamare chi la condivide e tanto meno quello di pretendere che non si faccia ciò che è stato deciso.
    quanto all’inefficacia del movimento il tuo commento non a caso è in linea con quanto ha detto e pensa bertinotti. entrambi pensate che il movimento abbia bisogno di una direzione politica. peccato che tu abbia un pregiudizio più che ideologico sulla stessa parola movimento. parola che fa venire l’itterizia a chi ha ridotto il comunismo ad un bigino superficiale. se leggi la citazione di marx che ogni anno pubblichiamo sulla tessera vedrai che marx definisce il comunismo un movimento. per non parlare del movimento operaio internazionale dell’800. che cazzo significa “almeno se si rimane come movimento in se”???
    si vede che proprio non hai idea di cosa sia il movimento altermondista o no global che dir si voglia. o meglio, forse sei d’accordo con il corriere della sera che pensa che sia manifestazioni più o meno protestatarie e sfasciavetrine e basta.
    se morales e correa dicono siamo figli del movimento (perché sono le loro parole) e applichiamo le politiche anticapitalistiche che abbiamo discusso nei social forum mondiali per te non vale nulla. chavez, che aveva già vinto le elezioni prima di seattle, si è collegato immediatamente al movimento ed anche agli intellettuali più rappresentativi dello stesso come chomsky e ramonet. non è possibile che il liberismo abbia provocato i suoi danni sociali in america latina prima che altrove e non è possibile che ci siano novità nelle lotte anticapitalistiche, come per esempio il movimento indigeno. per te è così. è stata la rivoluzione cubana del 59 a scatenare tutto. ma forse hai dimenticato che i rivoluzionari cubani fecero la rivoluzione e furono accusati dai comunisti di essere avventuristi. per quelli come te dell’epoca non capivano l’analisi di fase e la politica di alleanze. il movimento 26 luglio (toh la parola movimento!) non si curò degli accigliati comunisti che prevedevano, leggendo i loro bigini editi a mosca, che il tentativo rivoluzionario avrebbe avuto esiti catastrofici e fecero la rivoluzione. se fosse stato per i comunisti a cuba ci sarebbe ancora batista!
    quanto all’irrealizzabilità di certi obiettivi ti sbagli. io penso che siano realizzabilissimi. e lo abbiamo detto più volte. e bisogna lavorare affinchè i rapporti di forza sociali rendano certi obiettivi praticabili. ma ricordati che ogni lotta si pone i problemi che è in grado di risolvere. nulla vieta di dire che la lotta è difensiva e che gli esiti sono precari. anzi, è cosa saggia giusta dirlo. ma, se al contrario, si sovrappongono alle lotte parole d’ordine scarlatte e parolaie si fa un cattivo servizio alla lotta.
    ciao

  326. ho esitato a lasciare il post che riporta una lettera di volta a paolo ferrero. Perché una lettera indirizzata a ferrero dovrebbe essere pubblicata sul mio blog? anche se pubblica è pur sempre indirizzata a ferrero.
    ho scelto di lasciarla perché affronta temi all’ordine del giorno e soprattutto per non guadagnarmi per l’ennesima volta l’accusa di censore.
    ma, prima di dire la mia, desidero sia ben chiaro che simili scritti non hanno motivo di essere pubblicati su questo blog che è, per chi ancora non se ne fosse accorto, il mio blog personale e non un sito del partito e tanto meno collegato in alcun modo al segretario del partito. se qualcuno insisterà li cancellerò.
    comunque…
    io trovo lo scritto di volta piuttosto ipocrita.
    basta dire che la linea deve essere la costituente comunista. e che la storia comunista è lineare, senza contraddizioni apprezzabili, e che i panni sporchi si lavano in casa. e che siccome siamo stati nel governo prodi ciò cancella i motivi di divergenza con il pdci. punto.
    dire che cedere sovranità in una federazione (per esempio a me piacerebbe che a decidere delle prossime regionali siano le compagne e i compagni della federazione e non i gruppi dirigenti del pdci e rifondazione) equivalga a sciogliere il partito è falso. ed è un espediente polemico demagogico. basti fare gli esempi del partito comunista spagnolo o di quello dell’uruguay che non si sono mai sognati di sciogliersi in izquierda unida o nel frente amplio.
    anch’io penso che stalin faccia parte della nostra storia. infatti la storia non è un album di famiglia dal quale si tolgono le fotografie. è stato stalin ad inaugurare il bel metodo di togliere le fotografie dagli album e le persone dalle fotografie (e da questo mondo). mi pare che volta voglia togliere bertinotti dalla nostra pur modesta storia. è proprio in questa cultura che rivive il peggior stalin.

  327. Caro Ramon, sono d’accordo con te solo su una cosa: che non ci siamo proprio! E spero che tu abbia scritto le ultime cose che hai scritto di getto senza rileggere, perché hai infilato una serie di perle davvero grosse, come quella dei comunisti e Cuba, o dei “figli del movimento” (e tutto il resto dell’emancipazione e dell’integrazionismo latinoamericano da ormai quasi duecento anni?), o confondere completamente tra loro – solo sull’identità della parola – delle cose di ben diverso spessore come un qualcosa di REALE che ABOLISCE uno stato di cose, una lotta armata e culturale contro una dittatura, e delle stagioni che durano lo spazio di una stagione. Non si possono confondere delle cose che la REALTÀ, i FATTI, cocciutamente, si sono incaricati di dimostrare che sono cose ben diverse.

    Quello che invece vedo che continui a fare ormai sistematicamente è far dire agli altri quello che non dicono, con delle estrapolazioni del pensiero altrui molto, molto disinvolte, per poi attaccare o addirittura insultare su di quelle. Come per esempio nella polemica con Bosco, o dando dell’ipocrita stalinista a Gilberto Volta, solo perché dicono cose sacrosante e comunque degne di rispetto, non di sprezzanti liquidazioni. Proprio tu che invece tacci di “processo alle intenzioni” delle legittime elaborazioni per un possibile futuro sulla base del passato e del presente e della traiettoria e credibilità dei protagonisti. Ti piaccia o no, questa è una giusta e necessaria facoltà umana, quella di provare a prevedere ciò che sarà e le conseguenze, sulla base dell’esperienza e dell’intelligenza, quelle che uno può più o meno avere: perché se no dovremmo stare soltanto a pendere dalle labbra di dirigenti “illuminati” che un giorno dicono una cosa e un giorno un’altra, però che da vent’anni a questa parte sempre hanno ragione, olè! Mi dispiace caro compagno Ramon, ma abbiamo già dato e parecchio, o almeno parlo per me: basta con gli ennesimi “ricominciamo”, “nuovo inizio” o quant’altro, sempre al punto di partenza con l’ennesima genialata, e nel frattempo siamo sempre di meno, di iscritti, di militanti, di circoli, di voti, di eletti, di influenza e di efficacia.

    Non vado oltre e ripeto solo che, chi vivrà vedrà, e speriamo di non finire come certi modelli che sembri apprezzare, come la “Federazione con i membri che cedono sovranità” (come la FLM, che finì come sappiamo) o come “Izquierda Unida” che è ormai al lumicino, e speriamo che il PCE faccia in tempo a tirarsene finalmente fuori prima di sciogliersi proprio del tutto.

    Saluti

  328. gino da martignacco Says:

    senza voler tornare sulla lettera di Gilberto Volta, insisto su un concetto molto semplice al quale però nessuno pare voglia interessarsi. Mi piacerebbe porre l’attenzione su un semplice concetto, anche se apparentemente banale:
    Come mai anche nel nostro partito c’è una sorta di desiderio di cambiare, nome, immagine, tipo di organizzazione, ecc.. quasi a copiare il modello che dovremmo combattere. Sin dal ’89, quando, ricordo, dentro di me, il primo nome che mi venne in testa, dovendolo necessariamente cambiare, (io non lo avrei fatto, avrei continuato ad arroccarmi e difendere strenuamente il glorioso Partito Comunista Italiano,) fu proprio quello che poi, d’incanto, venne assunto ufficialmente ecioè “Rifondazione Comunista”. Ebbene, adesso perchè questa fregola di cercare alternative, alleanze, snaturando l’essenza della identità? Penso non sia banale soffermarsi su un vezzo a cui qualcuno di noi pare adeguarsi.
    Rimanere coerenti senza rinunciare ad un simbolo e ad una identità semplifiicherebbe la comunicazione ed aumenterebbe la credibilità! Per favore qulcuno mi può dare una risposta? A costo di essere tacciato di conservatore!!!, secondo me dovremmo obbligatoriamente sottoscrivere un impegno coerente a mantenere il nome del Partito, pena la non ammissibilità nelle fila dello stesso e quindi questo impegno, ripeto, a costo della estinzione, va portato avanti.
    Io non credo ai giochi artificiosi che in nome di una presunta necessità di aggiornarsi, di cambiare idea o opinione su cose che non si possono oggettivamente cambiare come l’adesione ad una filosofia, oltre che ad una “scienza” e ad un ideale, in realtà sottostanno alle regole della competizione imposte dal liberismo. Quale necessità abbiamo di sottostare a queste regole?

  329. Renato Says:

    Forse sarà il sole agostano ma noto che Ramon ultimamente spara un numero preoccupante di cazzate.

  330. Mi lascia sempre più esterefatta lettere come quelle di Gilberto Volta, quasi giustificatorie di Stalin quasi che non conoscessimo le malefatte, oltre anche i meriti, (ma un bilancio si deve fare) di tale dirigente comunista. Proprio in questi giorni mi son vista un film che rievo il massacro perpetrato dai russi contri 20.000 ufficiali polacchi nella seconda gurra mondiale si chiama il il film KAYN dal nome della località dove vennero ritrovate le fosse comuni con dentro i soldati trucidati con il colpo di pistola alla nuca, basterebbero queste verità per smetterla di guistificare Stalin e davvero non dare credibilità a persone come Losurdo e i Volta che di volta in volta scrivono e dirigono il nostro partito

  331. ops il film è KATIN

  332. Adottando il metodo di Lucia io dovrei definire Truman un criminale per i circa centoventimila morti di Hiroshima e Nagasaki,dovrei altresì definire criminali coloro che bombardarono DRESDA nel 1945(centomila morti) dichiarazione di un generale inglese :” a Dresda li abbiamo arrostiti fritti e bolliti contemporaneamente”.Cara lucia potrei citarti molti film che parlano di crimini……aspetto ancora quello sull’internamento dell’intera popolazione nippo-americana durante la II guerra mondiale.
    certo che Stalin ha commesso crimini è un fatto storico…..però non è che un personaggio storico criminale quanto si voglia può essere valutato sull’ultimo film che scopre l’acqua calda…..Losurdo e Volta non mi risulta dirigano il partito,spesso non li condivido ma sono compagni seri…..assai più di tanti cialtroni anticomunisti che su questo partito hanno mangiato fino quasi a distruggerlo….cosa dovremmo fare impedire a Volta di scrivere lettere e censurare i libri di Losurdo(si studiano nei corsi di storia all’università)? Mentre per anni si sono tollerate atroci fesserie di gente che era arrivata a definire criminale pure Castro e Chavez?
    Andiamo un minimo di decenza………….

  333. A proposito il libro di Losurdo su Stalin l’hai letto?

  334. Daro Casella Says:

    Caro Gino la risposta è una ed è stata già data Rifondazione è per l’oggi e per il domani punto.
    Il processo federativo in atto e che porterà a liste uniche con il sibolo delle europee,è un modo per ampliare un processo con il pdci,sindacalismo di base,associazioni e movimenti di lotta.
    Alessandro dice bene: chi Si vuole tesserare direttamente alla federazione chi vuole aderire a questo percorso ma non è iscritto a nessun partito? Bene,è così che si fa. Ma che pretendiamo, che un giovane che un giovane per fare politica con noi debba essere per forza iscritto al pdci o al prc? Ma su via compagni, meno parole , alla lotta e al lavoro!

    Per ultimo:nessuno cede sovranità ma tutti hanno pari dignità dentro la federazione.
    Ma a volte mi chiedo la volete o no l’unità???
    A volte penso proprio di no…………

  335. Daro Casella Says:

    Caro Mariogc,ma dopo 12 anni di bertinottismo,che seppur ci ha portato tanti voti,vedi il 7,4% del 2006,ha svuotato alla grande il nostro partito.
    Ed è chiaro che dobbiamo iniziare nuovamente a fare la pratica politica comunista e molte cose sono positive vedi l’impegno dei compagni militanti edirigenti all’Innse,al Lasme di Melfi,i gap,i gas,le Brigate della Solidarietà,alcune affermazioni di Ferrero circa il mettere sotto chiave i manager ecc.ecc.
    Ci vuole tempo e tanto lavoro e dobbiamo tutti dare di piu ognuno nel nostro piccolo,è finito il tempo dei salotti bertinottiani,adesso dobbiamo stare tra la gente,con la gente,con i lavoratori e stare UNITI…………..
    Il processo sarà lungo,elettoralmente non ci darà all’inizio grandi frutti,meglio prendere un milione e centomila voti come a Giugno e avere la propria dignità,che prenderne 2 milioni e mezzo e perdere la faccia,vedi l’era bertinottiana………………

  336. caro mariogc, io davvero non ho voglia di litigare con te. e se uso toni polemici fa parte della discussione che fin dall’inizio ha avuto toni polemici da parte tua. a cominciare dall’affermazione che ci sono dirigenti che oggi ne dicono una e domani un’altra. beh, io non appartengo alla categoria e sfido chiunque a dimostrare il contrario.
    comunque, mi dispiace che tu non conosca la storia della rivoluzione cubana e le allora posizioni dei partiti comunisti. mi dispiace che tu demonizzi la parola movimento e che non capisca che gli esempi che ho fatto sono relativi alle diverse accezioni della parola movimento. ebbene, io quando parlo di movimento altermondista o no global ecc parlo di un movimento mondiale anticapitalista al quale si sono ispirate direttamente (ti piaccia o meno) diverse esperienze di governi di rottura ed esplicitamente anticapitalisti, come quelli della bolivia dell’ecuador e del venezuela e dell’uruguay. ovviamente c’è tutta la storia dietro, sempre. ma negare che sia stato decisivo il nascere di un movimento contro la liberalizzazione del commercio, contro le multinazionali e i nuovi criteri di sfruttamento e così via mi sembra una scemenza veramente incomprensibile.
    poi chiunque può fare previsioni, anche le più fantasiose. ma se sono fondate sull’idea che c’è qualcuno con la lingua biforcuta che mente io replico che si tratta di processi alle intenzioni.
    infine ancora una volta fai esempi che sono fuori luogo. il partito comunista spagnolo quando diede vita ad izquierda unida era sotto il 4 % dei voti. e nel corso degli anni izquierda unida è arrivata fino al 13 14 %. poi è calata di nuovo. domanda: sarà la forma federata o sarà la politica che determina i successi e gli insuccessi elettorali? il partito comunista portoghese non presenta il proprio simbolo alle elezioni bensì quello dell’udc, che è una coalizione con i verdi (senza falce e martello). sarà per questo che prende il 10 % dei voti? il frente amplio in uruguay ha appena vinto le elezioni dopo 40 anni.
    cerchiamo di stare alla politica. sei contrario ad un processo unitario con il pdci con socialismo 2000 ed eventualmente, aggiungo io, anche con altri soggetti politici e sociali perché ovviamente se si fa una lista insieme alle elezioni mica può essere il cpn di rifondazione a decidere anche per gli altri? non so che farci. ma è coerente con il congresso di chianciano. forse tu vorresti una costituente comunista che magari all’ombra della falce e martello sogna di rientrare nel centrosinistra? non credo.
    ciao

  337. Dallacqua Says:

    Caro Casella,

    Bertinotti più che averci svotato il partito, direi che era al contrario l’unico in grado di tenerlo pieno quel partito. Piaccia o non piaccia ma questa è la realtà.

    Guardati atorno e dimmi dov’è oggi il Prc? Assente. Nessuno ci calcola, nessuno ci prende in considerazione, tagliati fuori da tutto.

    Già tremo a pensare alle regionali del prossimo anno.

    Saluti

  338. Anonimo Says:

    Fatico proprio a seguire le dinamiche di ‘sto partito. Mettetevi d’accordo, per favore: Bertinotti ha rovinato tutto perché ha scartato il movimento, oppure perché troppo movimentista? E ad un anno dalla nuova segreteria, é cosí importante continuare a celebrarlo o demolirlo?
    Non é il caso di ridimensionare la situazione, sopire i rancori e investire le energie nella ricostruzione?
    Che poi, secondo me, non é neppure quello. La sconfitta di Prc si puó attribuire solo parzialmente ad errori tattici, se in tutto il mondo “ricco” la sinistra antagonista e comunista non fa piú presa sull’immaginario delle persone.
    Ci sará un motivo se la gran parte degli ex iscritti e simpatizzanti del Pci dichiarano, oggi, di non essere mai stati comunisti, se la stessa parola comunismo spaventa le masse, se perfino gli studenti ci tengono a sottolineare la non appartenenza ai partiti, se in tutta Europa é diventato cosí difficile comunicare con la gente e proporre di un cambio radicale di sistema, un’idea di mondo diverso.
    Per tutte le dirigenze della sinistra, muoversi in un qualunque senso é diventato come camminare sulle sabbie mobili e per quanto in disaccordo con le scelte di Bertinotti, credo che anche per lui sia stata una cosa simile. Il contesto degli ultimi vent’anni é stato tragico in questo senso, si poteva sbagliare in un modo, ma anche in un altro o in un altro ancora, non per niente le destre hanno trovato quasi dovunque la strada spianata.
    Non sarebbe meglio osservare il tutto con un maggior distacco emotivo ed una piú serena analisi storica? Il contesto, insomma.

    Stalin. Non solo un criminale assassino, ma soprattutto un personaggio partorito, purtroppo, a sinistra, ma che ha tradito i valori base del socialismo, distrutto le libertá, creato un’elite burocratica borghese, messo in atto un’orribile controrivoluzione impregnata di sangue, oltretutto falsamente, sotto le bandiere sottratte al proletariato russo, mentre i partiti comunisti europei tacevano.
    Mao. Non so moltissimo della Cina, d’altronde é difficile scoprire cosa succede in una dittatura che stronca qualsiasi dissidenza con la forza, ma se ne vedono tutt’ora i risultati: gli operai ed i contadini attaccati brutalmente dall’esercito ad ogni tentativo di manifestare.
    Pol Pot. Meglio stendere un velo pietoso sui milioni di cadaveri, sui teschi ammucchiati come nei lager nazisti.

    Il sudamerica per ora lo lascio in sospeso, osservo e mi riservo di giudicare col tempo, sperando che non sia un altro disastro.
    (So, Mantovani, che tu ci credi molto e non voglio essere negativa, ma sinceramente ho paura.)

    E’ questa la nostra sconfitta, da questa dobbiamo ricostruire una nuova idea di comunismo nella mente delle persone e incolpare le dirigenze degli ultimi anni é solo una perdita di tempo autolesionista. Probabilmente hanno fatto quello che potevano, barcamenandosi alla meglio, mentre la barca affondava e il mondo cambiava profondamente. Hanno sbagliato? Non credo si possa usare questo termine, direi piuttosto che hanno fatto tentativi, riusciti o fallimentari poco importa, perché fallimentare era la situazione e in ogni caso hanno mantenuto aperto uno spiraglio, di cui dovremmo servirci per spostare il tiro, per migliorarlo, mettendo in contro, tra l’altro, che di passi falsi ce ne saranno ancora, ché la situazione é maledettamente complessa. Ma che importa, passo dopo passo possiamo farcela se non ci scanniamo prima fra di noi. Oggi credo che finalmente ci sia la possibilitá di ricominciare e non solo in Italia ed é anche urgente.
    Andiamo avanti, per favore.

  339. Anonimo Says:

    Un errore che secondo me si fa a sinistra é la polemica brutale e personalistica, aggredendo chi pone dei dubbi, tanto che diventa difficile e quasi impossibile esprimerli, discuterne con calma senza essere prevalicati, schiacciati con cattiveria e costretti a reagire altrettanto violentemente o ad andarsene, ad isolarsi.

    Toh, mi viene in mente una frase di Berty, che non dice solo cazzate :D…
    “La sinistra deve avere l’ambizione di essere anche una comunità scelta, un insieme di luoghi e di relazioni che fanno accoglienza e cura della persona. In essa devi poterci stare bene. Devi poter avere voglia di partecipare.”

    P.S. Nel post precedente, mettendo in conto, non “in contro”…

    Ciao.

  340. Daro Casella Says:

    Dallaacqua nessuno ci calcola.Giusto mi sembra chiaro che diamo fastidio e che viviamo in un regime mediatico assurdo.Su questo potrei fare altri tipi di discorsi tipo:non è democrazia non avere rappresentanza parlamentare con un milioni e centomila voti,certo non sono i voti del 2006 ma non sono nemmeno pochi.
    Il Prc dov’è??Lo trovi in Abruzzo con le brigate della solidarietà,lo trovi davanti all’Innse di Milano,al Lasme di Melfi,numerosi circoli organizzano gap e gas,un centinaio di feste di Liberazione ecc.ecc.
    Per carità non siamo in salute ma la situazione non è nemmeno tragica come qualcuno la porta (è molto difficile ma abbiamo i margini per recuperare consenso).
    Su Bertinotti che dire:le sue ultime dichiarazioni parlano da soli,non le ripeto perchè mi disgustano,mi sento preso in giro dal nostro ex segretario storico,che ho appoggiato e sostenuto fino a quando si è confinato a presidente della camera.
    Tu dici che ha riempito il partito??
    Sarà,sicuramente con le sue comparsate salottiere portava tanti voti,non di mentico il 7,4% al senato nel 2006,ma come li ha portati ce li ha fatti anche perdere e ha svuotato il partito.

  341. Egregio marioGC, tu di sicuro sei tra quei giovani comunisti che credono (e lo fanno mistificando i pensieri altrui) che basta lanciare una costituente comunista atta a sommare i partiti esistenti per ravvivare i militanti e basta sventolare la falce e martello per ricreare entusiasmo tra la nostra gente; inoltre, argomenti, la costituente comunista e il brandire l’ identità sono obbligatori per avere una maggior forza propacandistica (come se, seppure fosse vero, l’ aspetto propacandistico sia di importanza tale da orientare le scelte).
    manca in definitiva, nella vostra analisi, ogni riferimento all’ ineguatezza dell’ attuale modello organizzativo e ogni riferimento ai contenuti che dovrebbe avere questo nuovo partito comunista, dato che, come ha detto Ramon, i comunisti sono divisi sia sulle piattaforme politiche, sia sull’ atteggiamento nei confronti dei movimenti, sia sull’ atteggiamento nei confronti del PD e del bipolarismo; naturalmente, si tratterebbe di mettere indietro gli orologi della politica italiana, poichè già il PRC è stato il luogo politico dove c’ erano quasi tutti i comunisti che c’ erano in Italia: e difatti, ha avuto una scissione ogni 2 anni e la sua vita interna risente ancora di correntismi e problemi simili; significherebbe dunque, riproporre un nuovo fallimento, ripetendo in maniera esasperata e colpevolmente perseverante certe dinamiche.
    La proposta della federazione, invece, fa i conti con tutto questo poichè, a parte la problematica dei rapporti col PD, lascerà fuori, non chiedendo a nessuno di sciogliersi, tutta una serie di differenza che in passato hanno creato spaccature pesanti (meglio, ad esempio, due soggetti federati che due correnti interne ad un partito!), con la prospettiva di poter lentamente appianare tali divergenze, senza la pressione di essere eventualmente emarginato o cacciato.
    Inoltre, essendo aperta alle realtà di associazione, di movimento e alle sinistre sindacali, aprirà la strada ad un riavvicinamento tra i luoghi della rappresentanza politica (i partiti), quelli della rappresentanza sociale (i sindacati) e quelli della lotta (i movimenti) nel segno di una nuova unità d’ azione e di un nuovo protagonismo da parte di tutti gli aderenti (si voterà secondo una testa, un voto), cosa che non potrebbe verificarsi in un’ eventuale nuovo partito, ove ogni nuovo aderente si troverebbe l’ organigramma dei vertici già bell’ e fatto, secondo i nuovi rapporti di forza che si stabilirebbero tra gli attuali vertici di PRC e PdCI. Inoltre, non sfugge a nessuno che i partiti sono largamente inadeguati a portare avanti la lotta sociale in questa fase ( tra l’ altro, unendo PRC e PdCi si unirebbero nient’ altro che lo 0,1% degli operai di Mirafiori mi sembra, quindi non vi è neppure un insediamento credibile) ; l’ unico modo per raccogliere le adesioni della larga parte dei compagni che fanno le lotte, nelle fabbriche, nelle università, contro le grandi opere, ecc come detto, è quello di renderli immediatamente protagonisti del progetti, senza costringerli ad essere inquadrati in organismi verticistici e sovente inadeguati. Con queste necessità almeno tenta di fare i conti la proposta della federazione, che deve, dunque, avere carattere quanto più aperto è possibile e nel cui quadro ogni soggetto dovrà cedere parte della propria sovranità perchè è chiaro che le decisione prese in quella sede valgono per tutti (saranno poi le regole a delineare tali confini); anche il tesseramento unitario dunque deve, secondo me, essere contemplato, perchè non bisogna obbligare nessuno a scegliere un’ organizzazione preesistente, altrimenti che nuovo inizio sarebbe?
    Stai a vedere che ,con questi contorni, anche i comunisti che non militano nei partiti comunisti, ma che sono sparpagliati tra le sinistre sindacali, le associazioni, i movimenti, ecc ove fanno un gran lavoro e che ai partiti, nè così come sono, nè sommati hanno intenzione di aderire, magari riesci a metterli assieme e a fare L’ UNITA’ DEI COMUNISTI? Di sicuro c’ è più speranza che se fai l’ ennesimo partito.

  342. caro gino di martignacco, ma che dici? ma che dici? chi vuole cambiare nome e immagine al partito. chi? sembra che l’unico sia tu visto che il nome di partito della rifondazione comunista non ti piace. e chi ha detto che fare una politica unitaria su basi politiche chiare snaturi l’identità? ma cosa è l’identità comunista per te? cosa? una delle caratteristiche più tradizionali dei comunisti nel mondo è quella di dar vita a coalizioni e ad organizzazioni unitarie per le elezioni. ciò che conta è il contenuto politico e programmatico. per te no. sinceramente non so che farci.
    il partito non cambierà nome ne si scioglierà in nessuna altra organizzazione. il che non impedisce che si dia vita ad una federazione e a liste unitarie della stessa alle elezioni.
    o credi che il comunismo viva nella scheda elettorale?

  343. signor renato, complimenti per il suo pensiero profondo e ricco di spunti interessanti per la discussione.

  344. cari lucia e franco, non si discute così di questioni serie e storiche. ne con la citazione di film ne con considerazioni superficiali. per la cronaca su stalin si è discusso per decenni. ed in rifondazione stalinisti dichiarati sono andati in sinistra e libertà. il che significa che non è certo stalin a costituire il confine fra comunisti ed anticomunisti.
    poi, caro franco, l’idea che chi critica stalin si possa definire anticomunista è un’iperbole staliniana (del peggior stalin che infatti definiva anticomunisti e agenti del nemico tutti i sui critici).
    ma è possibile che l’egemonia borghese abbia fatto tanta breccia nella mente di compagni al punto di discutere di stalin come si discute del campionato di calcio?

  345. caro dario casella, sono d’accordo con te.

  346. caro dall’acqua, ma davvero pensi che bertinotti sia il mago merlino? ma quando la si finirà di pensare che il mondo è fatto da leader e tifosi acritici degli stessi? mah!

  347. Sì, ben detto Gio, scrivi proprio come un libro stampato delle tante belle parole delle magnifiche sorti e progressive.
    Peccato che tutte queste parole, virgola più virgola meno, assomigliano tantissimo alle stesse che si dicevano nella seconda metà del 2007, quando tra le forze della “sinistra radicale” ovvero PRC, PdCI, Verdi e SD, si parlava tanto delle tante belle cose che avremmo fatto mettendoci insieme, facendo “gli stati generali della sinistra” naturalmente “ognuno con la propria autonomia” ma “cercando maggiore unità” per “una maggiore efficacia nel governo e nella società” e bla bla bla.

    Ecco, tutte le belle parole hanno sempre un difetto: devono misurarsi con la realtà. La realtà salta fuori quando per esempio si deve andare oltre le parole e insieme si devono prendere posizioni, fare iniziative, progettare azioni, eccetera: e allora, guarda un po’, la neve si scioglie al sole, ognuno è così autonomo che fa proprio il cavolaccio che gli pare, uno dice una cosa e uno un’altra, come per esempio nella nostra bella “federazione” dove già c’è chi dice che bisogna cedere sovranità e fare un tesseramento nuovo, e altri che invece giurano e spergiurano sul PRC “per l’oggi e per il domani”. Ci sarà da vedere come ‘sta federazione prenderà una posizione comune su temi come la politica estera (vedi Iran, Honduras, Tibet, USA di Obama, Venezuela di Chávez, Cuba, ay Cuba!!! non dice nulla il PRC sulla manifestazione del 10 ottobre a Milano per i Cinco Héroes?), o sulle migrazioni e il razzismo, o sui rapporti con il PD e la CGIL, o sulla “sicurezza” e il “terrorismo” e le missioni militari, o sulle vaccate personal-politiche di Berlusca e Bossi, eccetera eccetera eccetera….

    Certo, è vero che una “federazione” garantisce pluralità e non porta a dover “cacciare” nessuno, ma quello che succede, se ognuno fa come gli pare, è che gli stessi membri della Federazione se ne vanno, e le persone in essa, e la federazione finisce in burletta, prima di finire del tutto. Come appunto il caso della FLM, dell’arcobaleno o di Izquierda Unida, che prima comprendeva tanti vari partiti e movimenti e ad oggi praticamente c’è rimasto solo il PCE (quello che porta il peso maggiore, come sempre) e altri sciolti che rappresentano poco più che se stessi, molti dei quali pronti a fare il saltino fighetto nel PSOE, seguendo chi lo ha già fatto.

    Ma noi continuamo a credere alla befana. Ne vogliamo parlare? La lista unitaria, una bella occasione di unità, è stata fatta male e gestita peggio, ed è ancora un miracolo che nonostante tutto abbia preso oltre un milione di voti. Pur di allontanare l’odore di zolfo della cattivissima unitá dei comunisti abbiamo imbarcato, dopo aver perso un sacco di tempo, la pattuglia di Salvi e dei (pochissimi) suoi, e addirittura il tipo dei “Consumatori uniti” che bastava fare cinque minuti di ricerca in internet per vedere che storie si portava dietro. Infatti c’è chi l’ha fatto per attaccarci e discretamente il tipo è sparito dalla lista senza alcuna spiegazione. Le trattative con altri comunisti sono fallite, sicuramente più per colpa loro e il loro settarismo, ma oggi, di cercare di lavorare insieme con loro e sforzarsi di superare le differenze, non se ne parla più, invece con i revisionisti-scissionisti di “Sinistra e Libertà” ci sono ancora tanti dei nostri dirigenti che sono sempre culo e camicia, vanno ai loro convegnetti due giorni dopo la scissione, regalano loro paginone sul giornale, li invitano a prendere la parola alle assemblee, li mantegono ai posti di rappresentanza nella Sinistra Europea e nel GUE, li cercano ancora per riunirsi e fare la “maggiore unità della sinistra”…. praticamente cioè per rifare l’arcobaleno, solo con la differenza di avere la falce e martello sul simbolo, ma con gli stessi contenuti tra il revisionista, il movimentista-fricchettone e… l’anticomunista. Sono state fatte delle liste con candidati spesso di basso profilo che conoscevano a malapena nel loro quartiere, e molti di primo piano del PRC senza neanche entrare nelle liste, a cominciare dal segretario, non fosse mai che si vedessero troppo vicini i capi del PRC e del PdCI e sembrasse la cosa troppo kkkomunista, oddio. Non per niente le preferenze hanno premiato molto di più i candidati del PdCI; ma su questo nessuno ha provato a riflettere seriamente. Del resto se non fosse stato per lo sbarramento, non l’avremmo fatta neanche, la lista unitaria. O no? Non si sapeva neanche come ci chiamavamo, se lista anticapitalista o comunista e anticapitalista o PRC+PdCI o chissacchè. Si sono usati slogan del cazzo come quello del “voto utile” (dopo aver criticato tanto Veltroni!) o che “se eri una banca ti avevano già salvato” trattando i nostri elettori come ignoranti pecoroni che non sanno neanche usare l’italiano, o i video con le lacrime di sangue manco fosse il miracolo della madonna pellegrina.

    Insomma, di tutto di più, ma invece, un qualcosa di chiaro e di serio, l’unità comunista, i comunisti come si deve con poche idee ma chiare e forti, buuuuu vade retro!!!, eh sì, ci sono troppe differenze e governismo! Infatti nel PRC siamo tutti uniti e pensiamo tutti uguali e nessuno è governista, macché! È andata male quando eravamo tutti nel PRC ante-1998, eh sììì, infatti le varie “federazioni”, “assemblee”, “cartelli” eccetera sono tutti andati benissimo, oh yeah! Rifare un Partito Comunista serio e degno di questo nome, che sappia lavorare per l’oggi e per il domani e che almeno fermi il progressivo sgretolamento e scazzamento di tanti bravi compagni, che non trovano più un minimo di motivazione seria per fare politica contro questo stato di cose? Giammai!!! Meglio fare le megaarchitetture organizzative proclamando la verità rivelata della “inadeguatezza delle vecchie strutture” e dei poteri taumaturgici del “movimento”, e guai a chi le mette in dubbio!

    Del resto, come si può osare di mettere in dubbio chi da vent’anni è sempre lì, sempre avendo ragione, sempre dando lezioni a tutti? Ma vent’anni fa eravamo ancora qualcosa, sulla grande spinta della rifondazione comunista, con decine di migliaia di iscritti e milioni di elettori, e in condizioni ben più difficili, con il trionfo fresco fresco del capitalismo senza alcuna “crisi”; oggi invece, in pieno tracollo capitalista, ci stiamo avviando a diventare l’ennesimo granello del pulviscolo comunista da prefisso telefonico… complimenti!!!

    Mah……….

    Vabbè, sicuramente ci sarà chi dirà che ho scritto, qui e altrove, nient’altro che un sacco di cazzate. Ma se scrivo e dico io delle cazzate, poco male perché non sono nessuno, e non so neanche se ci sarò ancora, domani, nel Partito. Il problema è quando le cazzate le scrivono, le dicono e soprattutto le fanno chi rappresenta il Partito ai massimi livelli, e non da oggi, e continuano imperterriti ai posti di comando.

    Saluti e buona fortuna a noi che ne abbiamo un bisogno della madonna.

  348. vedi caro mariogc è impossibile dicutere seriamente con chi, come te, racconta balle una dietro l’altra. si potrebbe isolare il vero motivo della divergenza ed approfondirlo ma è impossibile.
    elenco le balle:
    1) gli stati generali della sinistra, ai quali mi opposi quasi da solo nella direzione del partito, erano il tentativo di scappare dal problema di governo, alludevano ad un nuovo partito e non avevano alcuna discriminante seria. per esempio il documento acclamato alla fine dell’assemblea recitava che bisognava rafforzare il centrosinistra. sai bene che la federazione non è non sarà un nuovo partito, che le discriminanti sono chiare relativamente all’anticapitalismo, alla contrarietà verso il bipolarismo e nella collocazione internazionale.
    2) la federazione prenderà posizioni dentro le discriminanti politiche che verranno ulteriormente articolate. in ogni caso il prc non cambierà posizione sulle cose che elenchi tu. e il prc non smetterà di fare pratica e attività sociale e politica in quanto tale. quanto alle questioni internazionali il prc ha una politica estera che non cambierà. forse sei tu che vorresti cambiasse.
    3) il prc ha aderito sempre a tutte le iniziative per i 5 cubani detenuti in USA. lo ha fatto in parlamento quando c’era e in ogni iniziativa pubblica.
    4) giacché hai detto una cazzata su izquierda unida (la stessa che diceva giordano quando presentava la mozione due al congresso: izquierda unida perde voti perché è una federazione) insisti a dire cose che non esistono. è vero c’è stata una scissione verso la fine degli anni 90 il partido de la nuova izquierda (scissione del PCE) è uscito da izquierda unida e poi è andato nel psoe. dopo questa scissione izquierda unida prese più del 9 % dei voti. da allora non ci sono state altre scissioni. se le conosci prova a citarle, per favore.
    4) nel partito della sinistra europea c’è solo il PRC. é falso che gli scissionisti ci rappresentino. totalmente falso.

    il resto sono opinioni più o meno offensive.

    l’idea di unificare il prc e il pdci è legittima ma non è stata scelta nel congresso del prc e dopo. è inutile che tu tenti di descrivere il gruppo dirigente del partito in quel modo solo per tentare di avvalorare la tua tesi circa il partito comunista taumaturgico. è inutile che tu sfoderi il tuo rancore verso ogni movimento di lotta. è inutile che tu ti illuda che ciò che è stato deciso democraticamente venga distrutto a colpi di demagogia e balle.

    buona fortuna ne abbiamo bisogno eccome. ma anche per superare questo tuo modo di ragionare e discutere.
    ciao

  349. Daro Casella Says:

    Il motivo di discussione tra Mario e Ramon e tutti coloro che sono intervenuti nella discussione(vedi Alessandro,Gio o il sottoscritto) sia unità dei comunisti si o no.
    Poi penso che si possa ragionare con più calma senza baruffe inutili evitando parole e frasi,sbagliate del tipo “non so se resto”,”dici solo balle” ecc.ecc.
    Bisogna cercare di discuetere cari compagni,di trovare una sintesi tra di noi,evitando fraintendimenti e cercando di stare uniti.
    Personalmente,l’ho già detto,mi attengo a quanto si è deciso a Chianciano(altrimenti i congressi che li facciamo a fare??),dove la mozione dell’Ernesto sull’unità dei comunisti,prese un misero 7%(tra l’altro adesso è divisa in tre parti,qualcuno è entrato con l’area Grassi,altri hanno formato sinistra comunista),per cui avanti con la federazione(i motivi l’ho già spiegati)
    Tra l’altro,a mio avviso,il discorso giusto da fare caro compagno Mario sarebbe,sempre secondo me:”non sono d’accordo con la federazione ma lavorerò affinche in tale federazione i comunisti possano raggiungere l’unità”
    Scusate lo schematismo e l’intromissione

  350. Caro MarioGC, ma cosa c’ entrano quei vakki stati generali della sinistra e la sinistra arcobaleno, che, scaricata dal PD, in campagna elettorale continuava a correre appresso al PD ed aveva un profilo moderato, con la nascente federazione, che si pone in indipendenza strategica dal PD e pone come discrimante l’ anticapitalismo? Forse sei tu e quelli come te che vogliono la cosiddetta unità dei comunisti che , sventolando allegramente la falce e martello, vogliono porsi dietro il paravento del centrosinistra, insieme agli odiati ex-compagni di sinistra e libertà! Del resto così accade nelle federazioni in cui avete una presenza più significativa, come quella bolognese, ove avete sfoderato un virtuosismo assoluto, l’ alleanza col PD più destroide d’ Italia (con scissione locale annessa), il cui sindaco Del Bono continua a passare i giorni ad andare a caccia di writers! oppure come nella federazione napoletana ove avete fatto sì che venisse commissariata perchè volevate fare l’ alleanza col PD bassoliniano per le provinciali!
    Sai perchè i candidati del Pdci hanno preso più preferenze alle europee? Non perchè cantavano bandiera rossa più a squarciagola di quelli del Prc, ma perchè, almeno in Italia meridionale, Essere Coministi portava solo il suo candidato, Falce e martello portava solo il suo candidato e tutti gli altri portavano Agnoletto e Catania, i candidati indicati dalla direzione nazionale; al contrario il Pdci ha convogliato tutti i voti su Tripodi, che è risultato il più votato. Se anche il Prc intero avesse fatto lo stesso non ci sarebbe stato confronto tra le preferenze prese dai nostri e quelle prese da Tripodi, personaggio vicino a Loiero, a proposito di comunisti duri e puri! Il non superamento della soglia di sbarramento è dovuta sì alla mancanza di chiarezza nella proposta politica; ma la proposta politica non si chiarisce se sventoli più forte la falce e martello, si chiarisce se eviti doppiezze tra i principi che declami in pompa magna e il tuo agire politico, se eviti l’ ambiguità tra il declamare di essere dei veri comunisti e l’ allearti con del Bono o Bassolino, è questo che ingenera confusione nell’ elettorato. Anche perchè così si rende il comunismo stesso solo un orpello, un qualcosa per nulla dirompente o rivoluzionario, se non una barzelletta.
    Sai cosa penso della costituente comunista? Dato che gli altri comunisti non ci entreranno mai, perchè nessuno è disposto ad entrarvi già da comprimario e ad accettare organigrammi che saranno altri a decidere (oltre al fatto che, ad esempio, sappiamo benissimo che il PCL ad la pensa in modo opposto al nostro rispetto a Chavez ed anche su altro le nostre piattaforme non sono sovrapponibili a quelle di altri comunisti, per cui certe cose andrebbero lasciate fuori), ritengo che la costituente comunista, che riguarderebbe solo PRC e PdCI sia un espediente per prendere la maggioranza interna! E chi se ne fotte se l’ ennesima operazione di bricolage tra partiti che si scindono, si ritrovano, si creano e si sciolgono alla velocità della luce piace a pochi nel partito. Tanto si potrà sempre ovviare con una scissione, magari il giorno dopo!

  351. PS quanto ho detto sul correntismo in campagna elettorale a giugno è confermato dai dati sulle preferenze!

  352. animals Says:

    LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETA’ ED IL PRC DELLA BASILICATA ORGANIZZANO UN PRESIDIO PERMANENTE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA DAVANTI LA FABBRICA LASME DI MELFI DELL’INDOTTO FIAT DOVE 184 OPERAI RISCHIANO DI PERDERE IL POSTO DI LAVORO. CHI PUO’ ANDARE CHIAMI ITALO DI SABATO PER ORGANIZZARE PRESENZA PROSSIME SETTIMANE.
    TEL 3358191842

  353. caro daro casella, le tue non sono intromissioni.
    comunque, nelle polemiche, se uno dice balle bisogna pur dirlo.
    sarebbe ora di finirla di discutere superficialmente e di cambiare continuamente argomento. questo modo di fare è distruttivo.
    anch’io potrei dire che chi vuole l’unità comunista la vuole per far arretrare rifondazione alle posizioni di cossutta del 98. ma non lo dico perché non lo penso. credo che ci sia del vero nella posizione di chi vorrebbe un unico partito comunista in italia. chi può essere soddisfatto dell’esistenza di 4 o 5 partiti comunisti che si presentano alle elezioni?
    il problema è che esiste una cultura politica iperbolicamente politicista che pensa che basti dirsi comunisti per aver risolto tutti i problemi e che taccia ogni altra ipotesi di anticomunismo.
    un’idea di comunismo che non fa i conti con l’analisi del capitale, con la concezione del potere e dello stato, con la stessa concezione della politica.
    ora, se si vuol discutere di queste cose e sviscerare le differenze anche per superarle sulla base del dibattito io sono pronto a farlo. anzi, penso che vada assolutamente fatto.
    se, invece, si vuole fare demagogia, facendo finta che le differenze non esistano e che l’unità della sinistra anticapitalista sia un espediente di un gruppo dirigente che, chissà perché, dopo aver salvato la vita di rifondazione, adesso sarebbe intenzionato a svendere tutto, allora no! continuare a parlare fra sordi e accettare accuse infamanti no!
    chiaro?

  354. lo ridico: ben detto gio!

  355. Federico Says:

    e se semplicemente si smettese di chiamarsi comunisti?

    Senza rinnegare nulla, buttare a mare marx, evitando di sparare a marco rizzo…Senza liti, accuse di revisionismo, tradimento, governismo.

    Che tanto, dietro il paravento di quel nome, c’è stato tutto e anche il suo contrario.

    Così si eviterebbero discussioni inutili su unità dei comunisti si o no, come se fosse l’autoproclamarsi tali che basta.

    Sarebbe più facile coivolgere quelli per cui l’unica opzione anticapitalista non è solo quella comunista (quale, poi?). Per dire che in fondo, appunto, non basta sceglersi un nome per essere considerati degli alleati fisiologici.

    In fondo alcuni dei partiti con cui si guarda con maggiore attenzione (pensiamo al partito del pomodoro) non mi sembra che si interessino molto alla discussione comunisti si o no.

    Non è “nuovismo” o altro. Nel mio caso è solo per ignoranza, dato che la mia conoscenza di Marx e degli altri grandi pensatori comunisti è sommaria. Manca la voglia e il tempo e senza conoscerli approfonditamente ha senso definirmi comunista? E posso definirmi comunista come ramon o comunista come la Belillo, o come Vendola o come Mandel?
    Ma così succede anche al 99% delle persone che votano “comunista” o che addirittura ci militano. Perché per molti “comunismo” è prima rifiuto della società esistente.
    E io non ho la presunzione di sapere, da solo o insieme a qualche amico più “illuminato”, quale sia la giusta analisi, il giusto modo, le giuste lotte per superare il capitalismo e cotruire (cosa? qualcuno lo sa?) che sia migliore.

    Si dirà che con questo atteggiamento si finisce che nessuno può più affermare niente, per manifesta inferiorità rispetto ai problemi.

    no, no. a me piace chi ci prova. Chi mette in campo una analisi, chi una lotta, chi investe del tempo.

    Ma per favore, sia abbia tutti l’umiltà di vedere che i problemi sono enormi e noi soli (o i soli comunisti) sono ben poca cosa rispetto ad essi.

    ok, mi scuso anch’io per l’incursione dopo lunga assenza…. ciao!!!

  356. niente scuse federico. sei benvenuto.
    io penso che la parola comunismo sia quanto mai attuale. l’idea della fine dello sfruttamento, della liberazione integrale, di una società giusta ed egualitaria non muore mai.
    è vero che la parola è stata infangata da esperienze statuali che sono fallite per difetto di socialismo e di comunismo e non per eccesso. sebbene ci sia stata una guerra senza tregua contro l’urss e soci ciò non può giustificare lo statalismo sfrenato e l’imitazione quasi acritica del modo di produzione capitalistico. come non può giustificare la concezione borghese del potere e la continuazione ed esasperazione della divisione fra governati e governanti, con il partito-stato che è divenuto luogo di potere esercitato contro il proprio popolo.
    ma che i tentativi siano falliti non mette in discussione l’idea di comunismo, anche perché sono falliti per aver tradito principi e programma di trasformazione della società.
    senza il sogno rivoluzionario non ci sarebbero stati grandi cambiamenti nel secolo scorso. e tutto si sarebbe risolto nel governo dell’esistente nella perpetuazione di ogni ingiustizia.
    ci sono molte altre opzioni e idee anticapitalistiche. bisogna unirle senza che nessuna di queste si senta discriminata o sottovalutata.
    ma per dialogare, collaborare ed unirsi fra diversi è bene che ognuno possa mantenere la propria identità.
    c’è poi un fatto storico. ogni volta che il nome comunista è stato messo in discussione c’è stata una svolta a destra. la memoria storica di molti diffida della liquidazione del nome proprio per questo.
    quindi è meglio lasciar perdere sia l’idea che magicamente cancellando la parola si possa avanzare in chissà quale direzione come l’altra, diametralmente opposta, secondo la quale celebrando la stessa come se fosse un contenuto in se, si ottiene la garanzia di rimanere a sinistra per davvero.
    ciao

  357. A proposito della concezione del potere della politica. e dell’ analisi del capitalismo globalizzato, penso anch’ io che ci vorrebbe un confronto maggiormente serrato tra di noi; scopriremmo grandi differenze.
    Faccio un esempio indicativo: la Cina. Vedo ancora compagni che definiscono la Cina uno stato comunista e che, dunque, sono filo-cinesi. Io penso che, nella foga di applicare, in un discorso intellettualistico, a questo stato delle categorie che, posso dirlo?, andrebbero aggiornate, costoro compiono un grave errore di analisi della fase storica e del capitalismo moderno e si rendono, in tal modo, succubi di esso (tra l’ altro, il fatto che la Cina continui a dirsi uno stato comunista indica anche come il neoliberismo sia in grado di svuotare anche i concetti più profondi, spogliandoli di ogni contenuto e riducendoli a puro vestigio). La Cina, infatti, per come è oggi, rappresenta il prototipo dello stato in cui il terreno della politica è completamente invaso e sussunto al capitalismo. Cosa fa lo stato in Cina? Si limita a gestire le funzioni primarie, come l’ uso della forza, e poco altro, gli stessi burocrati del partito comunista si muovono all’ interno delle gerarchie capitaliste. Per il resto è tutto subordinato al capitalismo, senza nemmeno un vestigio di un assetto istituzionale che possa tutelare i cittadini dai suoi disastri e senza nemmeno diritti sociali per i lavoratori. In cambio della presunta possibilità di potersi arricchire, i cinesi non ricevono neppure i diritti umani e sociali, nè tantomeno possono partecipare alla politica. L’ unica cosa che fanno le alte gerarchie cinesi e creare un cemento ideologico di tipo nazionalista che possa giustificare tutto ciò (non a caso è riscoperto il confucianesimo). Si tratta dunque di uno stato in cui il neoliberismo si è dispiegato in tutta la sua potenza e ha fatto si che si dispiegasse anche in occidente, poichè proprio le esternalizzazioni in Cina e la concorrenza dei prodotti cinesi sui costi ha permesso alla borghesia occidentale di abbassare i salari anche in occidente e di introdurre il precariato nel mercato del lavoro. Dire dunque che la Cina è ancora un paese da tenere a riferimento mi mette i brividi e farebbe ridere in maniera compulsiva anche chiunque, dall’ esterno, sentisse che nei partiti comunisti si crede ancora a questo.

  358. Sinistra Critica chiede una riunione di tutta la sinistra per un fronte unico di lotta autunnale:

    http://www.sinistracritica.org/content/autoconvochiamoci-unopposizione-radicale

    che rispondere?

  359. Daro Casella Says:

    Accettiamo naturalmente,serve unità e dobbiamo discutere.
    Già Prc-Pdci sono uniti adesso unità d’azione(e spero altro) con sinistra critica e pcl

  360. gino da martignacco Says:

    mi dispiace Ramon di dover dire, ora in sintesi ma nei prossimi giorni spero di aver tempo di spiegarmi meglio, che bisogna calarsi nei panni del semplice uomo della strada che non legge il nostro blog ma va a votare e secondo me l’urna , fino a che non si trovano altri modi di raggiungere il potere, ha ancora il suo peso e quindi anche la scheda elettorale. Ebbene l’uomo della starda ha bisogno di semplicità, linearità, coerenza, di punti fermi di progetti non mutevoli. L’uomo della strada ha la sensazione che noi comunisti stiamo facendo di tutto per non fargli capire chi siamo. Non sto parlando di me (anche se non ritengo di non essere un “‘uomo della strada”) sto parlndo sopratutto delle persone a cui tento di spiegare quello in cui credo. Le persone “comuni”non hanno voglia in questa società di approfondire, di capire se è meglio federazione o partito. La società è fatta di persone comuni. Noi abbiamo il dovere di approfondire per semplificare e non per complicare. Secondo me la federazione complica la cpmprensione della gente comune e la fa sospettare di una operazione strumentale ai fini di riconquistare il fatidico 4% .

  361. No, gino da martignaccio, secondo me l’ elettorato che non segue moltissimo la politica (e non so se noi ne abbiamo in percentuali alte) non guarda proprio se sei un partito o una federazione o che cosa, a lui devono giungere i contenuti di cui siamo portatori e deve percepire il nostro lavoro sociale ed il nostro l’ attivismo. e questo senza l’ ambiguità di far parte di alleanza orrende da una parte e di ploclamare tutt’ altri principi da un’ altra, altrimenti facciamo la figura dei parassiti. E’ quì, sui contenuti e sulle pratiche che dobbiamo essere chiari, specchiati e percepibili. La forma organizzativa riguarda solo gli attivisti e deve essere tale che questi aumentino. Anche il fatto che non sei lì per raggiungere lo sbarramento e sistemare personale politico va dimostrato con le pratiche, non esemplificando i progetti politici. La semplificazione, tanto lodata da media e politici dei grandi partiti, non va mai bene in politica, è solo impoverimento

  362. http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=531

    Comunisti, a Quartu ritorna la festa di Liberazione

  363. caro gino, oltre a condividere integralmente ciò che ti ha risposto gio, voglio aggiungere alcune cose.
    innanzitutto grazie per questo commento, che è serio e pone problemi veri, senza dire che chi la pensa in altro modo è un anticomunista e così via.
    quel che dici è vero. c’è una immensa confusione. in parte è il prodotto di tante sconfitte e in parte di grandi errori soggettivi, come il non aver rotto con il governo quando era il momento, come voler (sinistra critica) rompere con il governo già due mesi dopo le elezioni al solo scopo di ricavare l’immagine (sui mass media) per la propria opzione politico organizzativa, come l’ossessione elettoralistica per cui qualsiasi progetto esiste solo se presenta un simbolo sulla scheda elettorale. e potrei continuare.
    ma… ci sono due assi sui quali fare chiarezza e superare tanta confusione.
    il primo è rimettere il baricentro dell’attività politica nella ricostruzione dei legami sociali, degli spazi pubblici e delle lotte. fare questo per anni, e non in una campagna elettorale, con pazienza e fatica, farà dire a molta gente confusa e perplessa che siamo dalla parte giusta, e contemporaneamente diversi dagli altri. purtroppo, e dico purtroppo, per moltissimi la parola comunista non è da molto tempo garanzia di queste cose. proprio agli occhi di tanti quella parola identifica un partito come gli altri. dedito ai giochini delle alleanze per i posti nelle istituzioni e nulla più.
    il secondo è unire tutto ciò che si muove, e non è poco, dentro l’opzione anticapitalista e chiaramente alternativa al vigente bipolarismo.
    del resto è ciò che abbiamo fatto alle europee e che dobbiamo allargare. sfido chiunque a dire che se avessimo semplicemente unito prc e pdci avremmo avuto un risultato migliore.
    pochi si cureranno se sopra o sotto la falce e martello ci sarà una sigla e un’altra alle elezioni.
    è dentro questo processo che può avanzare anche l’unità dei comunisti di tutte le specie che ci sono in italia. dentro questo processo significa pratica sociale e non istituzionalismo. e significa discussione teorica seria e non slogan da quattro soldi inventati per giustificare l’ultima scelta contingente.
    un abbraccio

  364. Va bene caro Ramon, lasciamo perdere la sostanza tanto nessuno convincerà l’altro. Ma se mi permetti rispondo su quelle che tu chiami “balle”.

    1) su “gli stati generali della sinistra”, lo so che tu ti sei opposto, non è stata certo tua responsabilità. Ma trovo incredibile che oggi si stia usando lo stesso linguaggio per la “federazione”. Che non sarà un nuovo partito, che ha delle discriminanti chiare eccetera: benissimo ti prendo in parola, vediamo come e cosa sarà nella realtà e con i fatti, non solo nelle solite ennesime parole.
    2) che il PRC non si diluirà nella federazione: benissimo, vedi sopra. Ma sulla politica estera, certo che vorrei che cambiasse: vorrei per esempio che “Liberazione”, che ci piaccia o no è il nostro principale veicolo di comunicazione, la piantasse di perpetrare animalate come quelle che ancora fa la Nocioni (bello l’articolo “equidistante” di oggi sulle basi yankee in Colombia, no? ma neanche mezza parola sulla fondamentale nuova legge sull’educazione in Venezuela…), o lo scodinzolamento con il signor Obama, per esempio. Già lo so che Liberazione non è l’Area Esteri, ma finirà un giorno questo schizofrenismo che abbiamo?
    3) sui 5 cubani, sono contento di sapere che anche il PRC aderirà alla manifestazione del 10 ottobre, meno male, non l’avevo visto prima, mi sarà sfuggito.
    4) su Izquierda Unida forse ultimamente non sei molto informato, perché ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di Nueva Izquierda; e se vuoi sapere delle ultime scissioni e salti della quaglia, leggiti qualcosa su Rosa Aguilar e compagnia, per esempio, o sulle storie di Valencia, Asturias, Andalucía, Euzkadi, eccetera.
    5) dici, “nel partito della sinistra europea c’è solo il PRC. é falso che gli scissionisti ci rappresentino. totalmente falso.” Davvero caro Ramon? Anche qui mostri di essere poco informato. Dai un’occhiata al sito della Sinistra Europea e guarda CHI ANCORA CI RAPPRESENTA, e ai massimi livelli, come vicepresidente, e come tale è venuta a Bruxelles alla riunione dell’Executive Board il 12 giugno scorso. Chiedi un po’ al compagno Fabio Amato per i dettagli.
    E questo vale anche per chi c’è ancora a rappresentarci nel gruppo del GUE/NGL al Parlamento Europeo. Anche qui puoi chiedere informazioni ai compagni Amato e Grassi, se a me non vuoi credere.

    Aggiungo che se l’idea di unificare PRC e PdCI non è stata scelta nel congresso, non lo è stata neanche quella di una “federazione”. Ti ricordo che il congresso non l’ha vinto nessuna mozione, ma è stato votato a maggioranza un documento tra quattro mozioni, nessuna delle qualì è “più uguale degli altri”. Quindi vediamo di chiarirci un po’ le idee su cosa si decide democraticamente e cosa no, e cosa intendiamo per “democrazia”.

    Sulle opinioni siamo tutti liberissimi di pensare come ci pare, ma sui fatti, sarebbe meglio informarsi prima di tacciare gli altri di dire “cazzate”.

    Salutoni

  365. Caro compagno Daro, hai assolutamente ragione che il discorso giusto da fare sarebbe “non sono d’accordo con la federazione ma lavorerò affinche in tale federazione i comunisti possano raggiungere l’unità”: infatti qui in Belgio lo stiamo già facendo almeno dal 2006 e, in particolare, il 27 giugno scorso abbiamo costituito formalmente il Coordinamento Comunista del Belgio, tra i compagni del PRC e del PdCI (altri italiani anticapitalisti non ce ne sono da queste parti), e il 9 settembre costituiremo formalmente la Federazione sulle basi dell’Assemblea di Roma del 18 luglio, ma come comunisti uniti, appunto.
    E, uniti sul concreto e non solo sulle parole, di cose da (continuare a) fare da queste parti ce n’è parecchie, tra i tagli sui fondi per gli Italiani all’estero del 60%, la minacciata chiusura dei consolati, la battaglia per lo scioglimento di un Comites inattivo e parassitario in mano a PD e soci, le lotte internazionaliste con i compagni belgi e gli altri della Sinistra Europea, eccetera. Peccato che in generale a Roma di queste cose se ne strafregano, e magari è vero che sono poca cosa, ma per noi sono importanti e facciamo del nostro meglio.

  366. Daro Casella Says:

    Nell’appello del 18 Lugluio ritroviamo tutti i punti già espressi dal Prc a Chianciano: “In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica. In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista”. non vorrei essere pessimista ma o si cerca di costruire questa unità o il rischio è “quel poco che ancora è in piedi a sinistra in questo Paese venga spazzato via per più anni”.

  367. caro mariogc, meno male che il tono della tua polemica adesso si è fatto un po più dialogante. quindi continuiamo pure a discutere approfondendo.
    1) sul processo di unità a sinistra ti cito dei passi del documento approvato a chianciano: a) “Respinge la proposta della Costituente di sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.” b) “Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.”
    come vedi non c’è alcuna contraddizione fra il documento di chianciano e la proposta della federazione. ed insisto a dire che la parola federazione, non essendosi per niente incentrata la discussione sulle forme e sui metodi bensì sui contenuti, anch’essi coerenti alla lettara con il documento di chianciano, serve solo a chiarire che non si da vita ad una costituente di un nuovo partito.
    tu dici parole parole parole. ma anche tu ti esprimi con parole no? puoi non essere d’accordo con le parole ma non dire che il gruppo dirigente dice una cosa oggi e un’altra domani. non è giusto. e soprattutto è fuorviante nella discussione.
    ovviamente chi vivrà vedrà. ma non serve a niente esprimere il proprio dissenso accusando altri di essere doppi quando non è vero.
    2) non essere ambiguo caro mariogc. c’è una linea di politica estera fissata anch’essa a chianciano. altra citazione: “Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.” devo citare le tue frasi che definiscono il movimento inefficace? ovviamente hai diritto di pensare e dire ciò che vuoi. ma, come vedi, non quello di accusare altri di incoerenza. o non avevi letto questo passo del documento congressuale? o credi che dire “ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione e, IN QUESTO QUADRO, la volontà …” sia una frase qualsiasi senza importanza? ovviamente non è la bibbia, ma dovresti prendere atto che è questo l’asse portante della linea di politica estera del partito. criticabile, certo. ma pur sempre decisa al congresso con una votazione di maggioranza. o no?
    3) non sono io a decidere le adesioni del partito a manifestazioni di qualsiasi tipo. ci sono il dipartimento esteri e la segreteria che hanno questo compito. ripeto, sempre c’è stata l’adesione, sia prima sia dopo la scissione. non è che non te ne sei accorto. è che hai dato per scontato che così non fosse, probabilmente. se poi vogliamo discutere se la questione dei 5 cubani detenuti negli USA sia la priorità delle priorità questa è un’altra questione.
    infine, sul quotidiano hai ragione, io la penso come te. ma, come sai, la situazione interna è molto complicata. ma è un problema ben diverso da quello che poni tu. se tu stesso riconosci che c’è schizofrenia vuol dire che sai che la politica estera del partito non corrisponde, ahimè, alla linea del giornale.
    4) so bene che izquierda unida ha avuto defezioni, ma non scissioni verticali negli ultimi anni. quelle le abbiamo avute noi casomai. a dimostrazione, perché è questo il punto che tu hai sollevato, che la forma federativa o partitica di una forza che si presenta alle elezioni sono sostanzialmente indifferenti di fronte a problemi di linea politica come il rapporto con il psoe di zapatero. anzi, come dovresti sapere sia le scissioni che le defezioni provengono in grandissima parte dall’interno del PCE, mentre le correnti esterne al pce sono rimaste in izquierda unida.
    5) visto che ti dimostri così informato dovresti sapere che il prc ha formalmente posto il problema della propria rappresentanza nel burò. ed è il burò che deve risolvere la questione. resta il fatto che noi siamo rappresentati nel burò da fabio amato e che il prc è l’unico partito italiano membro e il pdci osservatore. è ovvio che il burò discuterà della questione con calma, anche perché la situazione italiana può costituire un precedente. dovresti sapere che si tratta di una questione delicata perché delicate sono le relazioni fra i tanti partiti della sinistra europea. quanto al gue non ne so nulla. ma so che fra i funzionari italiani ci sono diversi iscritti al prc. comunque mi sembra fuori luogo, davvero fuori luogo, sollevare questioni come queste, i cui risvolti sono impossibili da trattare in un luogo come questo, al solo scopo di dimostrare che il prc è ambiguo politicamente. perché non è così.
    cito te: “Ti ricordo che il congresso non l’ha vinto nessuna mozione, ma è stato votato a maggioranza un documento tra quattro mozioni, nessuna delle qualì è “più uguale degli altri”. Quindi vediamo di chiarirci un po’ le idee su cosa si decide democraticamente e cosa no, e cosa intendiamo per “democrazia”.” io concordo integralmente con te. infatti più sopra non ti ho citato la mozione 1 bensì la mozione firmata e votata dalle 4 mozioni al congresso. ti ripeto per l’ennesima volta che puoi non concordare per nulla sulla unità della sinistra alternativa e proporre l’unità comunista. ma non accusare altri di incoerenza o, peggio ancora, di cambiare posizione continuamente.
    ciao mariogc.

  368. ben detto casella!

  369. Roberto Says:

    Leggo i comunicati di Ferrero e mi chiedo:
    l’attività di questo partito si riduce a chiedere provvedimenti al governo? Ma per questo non c’è il Pd?
    Forse, i comunisti dovrebbero lavorare come organizzatori di vertenze e di lotte sui territori, mettendoci la faccia, anzichè accreditare presso improbabili elettori una proposta politica che non c’è, o la fiducia verso le vostre incompetenti e insignificanti persone. Quanto al partito: si limiti a chiedere ai pochi militanti rimasti attivi di svolgere lavoro di agitazione, proselitismo e costruzione dei movimenti, anzichè accappigliarsi ancora per sedie che non esistono (sono tanti i tuoi sostenitori che si scannano nei territori, difendendo il bidone vuoto di una carica che, ormai, non rappresenta più nessuno); in secondo luogo, il partito deve assumere una linea molto semplice: lì dove c’è una fabbrica in crisi, va occupata e gestita dai lavoratori, secondo un’organizzazione cooperativa (di esempi ce n’è sul territorio). Per il resto, il compito del partito e delle vostre incompetenti e insignificanti persone consiste nel togliersi di torno, lasciando ai volontari/militanti l’elaborazione delle linee di sviluppo dei movimenti sulle singole vertenze locali.

  370. Roberto Says:

    E anocra a discutere dell’unità dei comunisti…Ah ah!
    Mi vi rendete conto che parlate di una roba che non esiste?
    Qui non c’è progetto politico, non c’è immaginario, non c’è proposta, non c’è niente… E in questo contesto che ve ne fate di un partito di opinione dalle idee confuse, elettoralista, condito dalla spocchia di gente che crede di vivere negli anni ’70 (Diliberto &Co)? Qui si tratta di ripartire dalle fondamenta: se la più grande crisi del capitalismo da 80 anni d oggi sta sfilando via senza che i “comunisti” siano in grado di asrticolare uno straccio di proposta alternativa di società, significa che siamo all’anno zero, che bisogna ricostruir tutto.
    Qui si tratta di agire come gli agitatori comunisti e socialisti dei primi anni del secolo, quando il Pcd’I non c’era, e il Psi si articolava nella polarità tra burocrazie riformiste e massimaliste (Turati, Treves,Serrati,ecc) e i militanti e agitatori rivoluzionari che promuovevano sciperi, organizzavano cooperative,stampavano volantini e manifesti, mettendoci la faccia e non andando a dire alla gente: vota Turati o vota Serrati.
    La propaganda, dunque, e la costruzione di vertenze va costruita attorno alle contraddizioni (che ci sono e si manifestano con evidenza) ma non intorno alla proposta (CHE NON C’E’!) e il nome di un partito del 2% (voti di di opioinione, di borghesia intelletuale e radical-chic, voti che non ci servono a nulla), ma piuttosto intorno all’idea basilare dei comunisti: proprietà privata dei mezzi di produzione, occupazione delle fabbriche e autogestione, costruzione di cooperative di produzione e di consumo, eccetera. Nel frattempo il Prc può rimanere, quale punto di riferimento elettorale e organizzativo per le lotte.
    Poi, quando avremo costruito un movimento almeno decente (attorno alle parole d’ordine basilari dell’ideale comunista, non attorno alle sciocchezze di Negri e Bertinotti), potremo tornare a parlare di formule organizzative. Farlo prima di allora, significa prendersi e prenderci per i fondelli

  371. Roberto Says:

    Scusate, lo riposto senza errori:

    “E ancora a discutere dell’unità dei comunisti…Ah ah!
    Ma vi rendete conto che parlate di una roba che non esiste?
    Qui non c’è progetto politico, non c’è immaginario, non c’è proposta, non c’è niente… E in questo contesto, che ve ne fate di un partito di opinione dalle idee confuse, elettoralista, condito dalla spocchia di gente che crede di vivere negli anni ‘70 (Diliberto &Co)? Qui si tratta di ripartire dalle fondamenta: se la più grande crisi del capitalismo da 80 anni a oggi sta sfilando via senza che i “comunisti” siano in grado di articolare uno straccio di proposta alternativa di società, significa che siamo all’anno zero, che bisogna ricostruire tutto.
    Qui si tratta di agire come gli agitatori comunisti e socialisti dei primi anni del secolo, quando il Pcd’I non c’era, e il Psi si articolava nella polarità tra burocrazie riformiste e massimaliste (Turati, Treves,Serrati,ecc) e i militanti e agitatori rivoluzionari che promuovevano scioperi, organizzavano cooperative,stampavano volantini e manifesti, mettendoci la faccia e non andando a dire alla gente: “vota Turati” o “vota Serrati”.
    La propaganda, dunque, e la costruzione di vertenze vanno costruite intorno alle contraddizioni (che ci sono e si manifestano con evidenza), non intorno a una proposta (CHE NON C’E’!) e al nome di un partito del 2% (voti di opinione, di borghesia intelletuale e radical-chic, voti che non ci servono a nulla), ma piuttosto intorno all’idea basilare dei comunisti: proprietà privata dei mezzi di produzione, occupazione delle fabbriche e autogestione, costruzione di cooperative di produzione e di consumo, eccetera. Nel frattempo il Prc può rimanere, quale punto di riferimento elettorale e organizzativo per le lotte.
    Poi, quando avremo costruito un movimento almeno decente (attorno alle parole d’ordine basilari dell’ideale comunista, non attorno alle sciocchezze di Negri e Bertinotti), potremo tornare a parlare di formule organizzative. Farlo prima di allora, significa prendersi e prenderci per i fondelli

  372. Roberto Says:

    Ok, altro errore: “proprietà comune dei mezzi di produzione”

  373. Bravo Roberto……ma avevi bevuto superalcolici prima di postare?
    Correzione siamo al 3.4% non al 2%, Vuoi buttare più di un milione di voti perchè radical chic…..in attesa di 4 milioni di voti operai dopo aver costruito(???) il movimento…beh allora fai pure uso di cocaina oltre che di superalcolici….
    Robè ma che c. stai a di?

  374. Roberto Says:

    Ecco la prova vivente della vostra immaturità politica: sapete solo insultare e lanciarvi contumelie, gli uni contro gli altri. Poi vi stupite che la gente si allontana. Vi dirò di più. Avete una dote straordinaria, voi all’interno dei partiti fantacomunisti: la capacità di denigrazione (e meno male che avete rotto con lo stalinismo). Quando si tratta di denigrare siete dei maestri; quando invece si tratta di articolare una proposta politica, o anche solo di confrontarsi pacatamente, finisce a insulti. Ecco perchè le cose non cambieranno mai e perchè con voi ci si stanca prima di iniziare a discutere

    Quanto al merito della tua sgrammaticata risposta:
    quei voti sono “inutili” al fine di un qualche mutamento nei rapporti di forza.
    Se i comunisti non hanno i voti dei lavoratori, ma solo quelli della media borghesia istruita e radical-chic (non è un insulto, ma la definizione più calzante del loro orientamento politico-intellettuale), significa che non servono alla causa della liberazione degli oppressi, ma solo ai pruriti intellettualistici di quattro segaioli. Quando ci saranno i voti dei lavoratori, disoccupati, eccetera, i voti degli altri saranno un valore aggiunto, beninteso.

    Il 3,3% delle Europee: è immaginabile che dentro ci sia un 2% del Prc e l’1% del Pdci .

    Continua a insultare, è per gente come te che la sinistra è alla frutta

  375. Perchè “vostra”? Il post è mio e non rappresento nessuno solo me stesso….hai manie di persecuzioni e dici fregnacce travestendoti da profeta…………….Mi sembri tanto uno di quegli intellettuali da te ben descritti nell’ultimo post……
    Poi “quelli come me” avrebbero portato la sinistra alla frutta?
    andiamo…… che alla frutta sei tu……

  376. Daro Casella Says:

    A Robe forse segui poco:all’Innse di Milano,al Lasme di Melfi i comunisti ci sono,in Abruzzo con le brigate della solidarietà i comunisti ci sono e il progetto politico c’è………………

  377. ecco un altro bell’esempio di come si discute superficialmente e senza alcun costrutto!
    questo mr roberto snocciola un po di giudizi sommari, scambiando la sua lettura dei giornali con la realtà visto che pensa che il prc si limiti a dire che il governo deve intervenire ecc…, e pensa che basti dire quattro slogan scarlatti per svolgere la funzione rivoluzionaria. non c’è nulla di più astratto ed elitario. come se agli albori del movimento operaio non ci fosse la richiesta delle otto ore lavorative, la proibizione del lavoro dei fanciulli, il suffragio universale e una marea di altri obiettivi.
    e la risposta di mr franco è il solito insulto senza argomenti.
    ma guardate che non è obbligatorio imitare gasparri e rosi bindi a porta a porta. perché sono loro a discutere così.
    forse non ve ne rendete conto ma avete rappresentato un concentrato dell’egemonia della destra nella discussione politica. nessun rispetto gli uni per gli altri, tutto lo fanno i leader, subito una cazzata detta o scritta diventa il VOI…, le ragioni non si dimostrano… più si condiscono di urla e di insulti più sembrano vere e così via. e alla fine non resta altro che un rumore di fondo fastidioso che, ovviamente non può interessare se non dei bell’imbusti partecipanti ad una rissa con la sola ansia di dimostrare di essere i più dotati di muscoli e privi di cervello.
    ma finitela!

  378. alessandroPa Says:

    A benevento i precari della scuola sono saliti sul tetto del provveditorato, in sicilia da palermo a catania insegnanti e personale ata stanno lottando per il proprio posto di lavoro, lo stesso in importanti stabilimenti industriali da Termini a Carini e anche nel catanese. Il prc è presente..e con il prc anche altri movimenti socilali e cittadini che solidarizzano,caro roberto se giornali e tv non danno certe notizie, non vuol dire che queste cose non esistano.
    Oggi più che mai diventa attuale la proposta di costruire presidi nei luoghi di lavoro, la federazione della sinistra alternativa deve prefiggersi tale obbiettivo, non potrà essere una presenza capillare, ma la dove c’è un’emergenza occupazionale o una fabbrica che chiude è fondamentale garantire la nostra presenza. E dato che la presenza, da sola, non basta, è importante attivarsi per mettere in campo un confronto tra lavoratori di diverse aziende e, se possibile tra lavoratori di un comparto e l’altro. Le casse di resistenza possono risultare fondamentali; a carini (pa) abbiamo organizzato presidi insieme ai lavoratori dell’italtel e della keller, ci siamo impegnati a garantire una certa visibilità alle vertenze contattando la stampa e le televisioni locali (quelle più importanti non rispondono nemmeno). La lotta di questi lavoratori ci ha permesso di mettere in evidenza la latitanza della nostra amministrazione comunale (non sto a raccontare i dettagli), ci ha dato visibilità politica, i lavoratori ci hanno accolto con relativa soddisfazione.
    Siamo stati l’unico partito presente. Nel caso dell’italtel la vertenza si è conclusa positivamente (con il blocco dei licenziamenti) nell’altro la questione è più complicata. La difesa dei livelli occupazionali e il rilancio della nostra zona industriale diventerà cavallo di battaglia caratterizzante della nostra prossima campagna elettorale per le elezioni amministrative.Nel frattempo stiamo raccogliendo le storie di piccole e grandi industrie presenti nel nostro territorio, vogliamo denunciare le speculazioni più o meno occulte avvenute in questi anni…e quelle che si preparano. Vogliamo farne una pubblicazione per la distribuzione porta a porta, quasi sempre non si tratta di scelte “imposte” dal mercato ma di mere speculazioni.
    Ognuno si muove con i mezzi che ha e si misura con la realtà che ha di fronte, l’importante è non rimanere a guardare, non limitarsi a criticare,alla lotta e al lavoro compagni!

  379. Roberto Says:

    Mantovani,
    ho militato in Rif per 9 anni (ne ho 25).
    Conosco bene il vostro partito e siete voi ad aver contribuito a allontanarmi dalla politica e finanche dal voto.
    Io sono comunista, sono stato per anni a prendermi gli insulti e le contumelie dei bertinottiani (dalla sponda Grassi) mentre lei era in maggioranza. Ho cercato, con tutti i miei limiti, di portare un contributo di militanza e di proposta politica. Non ho mai fatto l’eco ai capetti, ma ho sempre detto come la pensavo, senza la pretesa di avere la verità in mano, ma col senso di responsabilità di dover fare qualcosa per la parte migliore di questo paese (quella che lavora e rispetta le regole).
    Sono stato trattato come un appestato perchè non facevo la claque ai capi della mia corrente, perchè riconoscevo (lì dove c’erano) le ragioni dei compagni delle altre mozioni. Comunque sia, a Chianciano Ferrero ha detto una cosa che mi ha fatto sperare : “non possiamo limitarci a fare propaganda, dobbiamo agire e proporre”. Io sono stato felice di ciò e ho pensato che finalmente si potesse fare quello che per anni ci hanno impedito di fare: il radicamento, la costruzione del p. nei luoghi di lavoro, ecc. Pensavo altresì che fosse possibile ricostituire un minimo di solidarietà interna, di farla finita con la guerra fra bande.
    Purtroppo, l’ennesima delusione: la guerra fra bande prosegue fra le rovine, e al posto dei videocratici bertinottiani ci sono dei burocrati portaborse, gli stessi che prima mi ostracizzavano perchè non applaudivo forte i capi della corrente, quando si era all’opposizione.
    Progetto politico non ce nè (la prego di smentirmi, altrimenti), a meno che non si pensa che il mutualismo (che comunque sarà inutile finchè rimane solo nell’ambito del consumo e non investe anche quello della produzione) e il “partito sociale” non fossero delle cose normali e comunque insufficienti, senza un progetto complessivo, per un partito comunista. Personalmente penso che non ci siano le capacità per elaborare un progetto politico (e fin qui nulla di grave), ma quel che è più triste non esiste la volontà: a qualcuno basta prendere tre punti percentuali e continuare ad agitare la bandiera, per poi sedersi al solito tavolo (a livello locale l’hanno già fatto e lei ne ha preso le distanze, se non sbaglio).
    Alla fine, si è arrivati alle Europee: alleanza elettorale col Pdci (forse inevitabile, bene..) quando avete tentato di coprire l’assoluta mancanza di una proposta politica con la bandiera dell’unità dei comunisti, senza chiedervi come mai e per quali ragioni socio-economiche se in Francia c’è un’area anticapitalista del 10%, qui la definizione di “lista anticapitalista” ha fatto sorridere, per la sua incosistenza, mancanza di referenti sociali effettivi, ecc. (ecco a cosa serve il progetto, provare a capire quali sono i limiti del terreno in cui agiamo per invertire la tendenza). Spiegatemi a cosa serve un partito del genere: ne dico solo una, al Sud per lavorare bisogna sottomettersi al patrono, oppure arruolarsi direttamente in un’organizzazione criminale. Come fa un partito comunista a investire sul conflitto sociale, in un paese del genere, dove metà del territorio è dominato dall’economia illegale, o dove moltissima gente lavora in condizioni clientelari (come potrebbero mai scioperare, se vige un rapporto paternalistico…)? Ecco uno dei punti problematici che un programma politico dei comunisti dovrebbe provare ad affrontare. Ho provato a spiegarlo ad alcuni illustri dirigenti che conosco di persona (volete i nomi? giovani come Oggionni, Maringiò e compagnia cantante). Sono stato ignorato, mi hanno detto “vedremo, vedremo…”, “forse organizziamo un seminario…”. Evidentemente non è la priorità dei capetti di riferimento…Personalmente non voterò più, lascio questo reality lontano anni luce dalla realtà a voi cervelloni rivoluzionari.

  380. Guarda Roberto chi va via io non lo assolvo mai,perchè chi scappa,a parte tutto,si lava le mani.
    Il progetto c’è ed è ben chiaro,non vado ad declamarlo perchè si sa qual’è e che nome ha.
    La lista comunista ha preso il 3,4% dei voti un milione e passa di voti,dopo il disastro dell’arcopbaleno non è poco.
    In Italia c’è un area di sinistra che è complessima del 7%(lista comunista,SeL e in qualche circosrizione il pcl).
    Non saremo in salute come nel 2006(Prc intorno al 7% la sinistra oltre il 10%),anche se quella si è rivelata una falsa salute,ma sicuramente siamo presenti,finalmente nelle lotte vedi l’Innse o Lasme,con i precari della scuola,in Abruzzo,con l’organizzazioni di gap e gas ecc.ecc.
    Alessandro ha detto bene sul suo post.
    Poi ognuno puo dire cio che vuole e farsi le sue ragioni,ma nessuna deve dire che questo partito è uguale al partito di bertinotti.
    Ramon,la strada è giusta continuiamo cosi,nei conflitti e nelle lotte………………..

  381. Dallacqua Says:

    Infatti è diverso, molto diverso. E si vede. O meglio non si vede (il partito).

  382. Egregio Roberto,
    tralasciando il fatto che ti sei fossilizzato sull’ aggettivazione, lista anticapitalistica non va bene perchè? Perchè in questo paese al sud vige un rapporto di legame paternalistico nel migliore dei casi fra lavoratore e padrone? Allora che dovremmo fare, allinearci a tutto questo e non tentare neppure di dare un’ alternativa ai lavoratori del sud? Io ritengo che il sud abbia bisogno precisamente di un’ alternativa del genere. Non ho ben capito, prima accusi in maniera falsa e pretestuosa questo partito di non stare nei conflitti (quando non ha mai prodotto uno sforzo del genere), poi pari adombrare che non serve a nulla un partito anticapitalista movimentista perchè la coscienza dei lavoratori sarebbe arretrata . Oppure ritieni sia un problema solo di aggettivazione “anticapitalista”?
    Per il resto, ti invito anch’ io ad informarti meglio sulle correnti iniziative del PRC che è presente in tutti i focolai di lotta dei lavoratori e le vertenze
    quindi non si sta limitando alla sola propacanda, ma sta anche agendo, manca solo, forse, la proposta.
    Per quel che riguarda i frazionismi interni e la presenza in qualche giunta indecente, hai ragione, e bisogna anche darsi una mossa; anzi, bisogna essere consapevoli che molti dirigenti locali potrebbero andarsene se davvero ci sarà una svolta in questo senso.
    Per quel che riguarda la situazione vergognosa dei GC ed i due compagni da te citati, beh, preferisco non soffermarmi….

  383. Anzi mi ho cambiato idea, mi soffermo anche sui GC, non mi sembra il caso di lasciare in sospesa. La nostra attuale situazione è quanto di più comico e raccapricciante allo stesso tempo ci possa essere. Dalla scissione, che ha fatto interessato quasi tutti i membri del vecchio esecutivo, coloro che pretendono di essere i dirigenti hanno trascorso mesi e mesi ad arrovellarsi, a litigare e a districarsi fra correntismi vari. Alla fine la spartizione col bilancino del farmacista non è riuscita e non si è neppure riusciti a creare un organo atto a traghettare l’ organizzazione alla conferenza nazionale, con il risultato che ora c’ è un commissario, o qualcosa del genere, ed un comitato di gestione provvisorio, arrivato dopo 6 o 7 mesi!
    In definitiva, ciò che più preoccupa è il fatto che questa organizzazione guardi solo es esclusivamente dentro di sè e non abbia un’ opinione politica su nulla, per non parlare della sua inconsistenza nei movimenti studenteschi (per la prima volta, a maggio, in occasione del G8 sull’ Università ci siamo rivisti, così come pure a luglio)! Eppure si potrebbe dare una grande mano nell’ analisi politica, per quel che riguarda i risvolti del precariato e delle forme moderne di lavoro, oltre che dedicarsi ad avere un insediamento credibile nelle università e nelle scuole superiori ed imparare ad interloquire con il movimento studentesco. Poco o nulla di tutto ciò: ogni mossa fatto da qualcuno è contestata e boicottata dagli altri, in un risico senza fine. Che palle!

  384. Roberto Says:

    Caro “alessandroPa”, posto che non vedo tutte queste fabbriche del catanese mobilitate (sempre che non ti riferisci alla Wyeth Lederle, dove è l’Ugl a guidare la protesta per l’assegnazione della cig a 70 precari, i quali grazie ai buoni uffici degli amministratori di centrodestra, e chissà con quali contropartite, pare stiano avendo risposta). Posto che qui, a parte Acciaierie di Sicilia (calma piatta e cig, in attesa che il prezzo dell’acciaio si riassesti su livelli normali sul mercato intrnazionale. Si tratta di una realtà industriale molto solida, infatti)e STM-Numonyx (dove i lavoratori chiedono che l’azienda non smobiliti e pare che l’accordo con Enel-Sharp li garantisca, dunque non hanno più bisogno di scioperare) non c’è nulla che somigli a una produzione manifatturiera. E posto che il personale Ata è di competenza delle Regione Sicilia e assunto con raccomandazioni (ahimè le cose qui funzionano così, anche chi merita il posto deve chiedere la raccomandazione), e dunque pronto a giocarsela sul piano clientelare, mi spiego meglio a beneficio di “Gio”: in Francia c’ è un’area elettorale anticapitalista del 10-15% che è lo specchio di un’opinione diffusa e di movimenti molto forti e attivi (sans papier, il malcontento delle banlieus…) che infatti convergono sul voto trotskista, ovvero un voto senza ambizioni parlamentari, figuriamoci governative. In Italia, questo non c’è, o meglio non esiste nella stessa misura (solo il movimento dei Disoccupati di Napoli mi pare comparabile, per coscienza e mentalità, alle truppe di Besancenot) tanto che parlare di lista anticapitalista è stato, ahimè, un puro espediente retorico . Ora, per me i motivi sono due: -uno è di natura culturale: per decenni la retorica togliattiana e compatibilista del PCI ha messo in testa ai lavoratori e agli elettori di sinistra che se non vai al governo, sei inutile e minoritario, praticamente un mentecatto (lo dimostrano i tipi che in Toscana, In Emilia, votano PD e si definiscono ancora comunisti, perchè considerano il Pd il prodotto della naturale evoluzione del PCI. -L’altro motivo riguarda la composizione socio-economica del paese: se in Francia lo sviluppo capitalistico è omogeneo, in Italia metà del paese è in condizioni pietose, mentre il solo Nord cresce e si configura come una realtà economica e industriale comparabile a quella degli altri paesi europei. In Italia c’è ancora la questione meridionale da risolvere, un problema che i comunisti (anche sulla scorta della lezione gramsciana) dovrebbero porsi in animo di mettere al centro della loro elaborazione e azione politica, sviluppando un programma e una prassi adeguata e conseguente, e non solo perchè le condizioni del Sud sono intollerabili: anche e soprattutto perchè le grandi lotte operaie e sociali nella storia del paese (a partire dalla mattanza di braccianti, realizzata in Sicilia dall’alleanza mafiosa-fascista-amerikana nel 1948) sono un fenomeno prevalemente nordista. Insomma, come si rende il conflitto sociale il motore della trasformazione d’Italia, se rimane un fenomeno non omogeneo su tutto il territorio nazionale? Va a finire (come è storicamente finita, basti pensare agli anni ’60 e ’70, quando gli operai meridionali “l’autunno caldo” lo fecero al nord, dopo aver dovuto abbandonare le loro terre desolate d’origine) che le condizioni d’arretratezza nella composizione socio-economica del sud finiscono per essere d’ostacolo per la crescita delle lotte e per le istanze di progresso.
    Anche adesso: in Sicilia e nel meridione si emigra e chi lavora deve baciare la mano al padrone. Le fabbriche son poche, pochi i luoghi della produzione, mentre un’enorme mole di affari e di profitti appartiene all’economia mafiosa. Lì dove non ci sono aziende manifatturiere, ma domina il terziario (con altissimo dumping contrattuale e sotto il ricatto del licenziamento, in una realtà in cui le alternative occupazionali non esistono) e la grande distribuzione, è molto difficile che il conflitto sociale possa attecchire, sicuramente è impossibile che lo faccia come al Nord. Non penso che in Paese del genere le lotte possano ottenere dei risultati seri. Perciò è compito dei comunisti- come scrisse Gramsci nei “Quaderni”- assolvere a una funzione giacobina, ovvero unire il paese, eliminare “la questione meridionale”, l’ostacolo più formidabile sulla strada della realizzazione e dello sviluppo della lotta di classe. Come si fa? Serve una visione economica, un programma di politiche industriali: provare a immaginare la realizzabilità di cooperative di produzione, adoperarsi affinchè le piccole e medie imprese in crisi siano occupate e poi rilevate dagli operai, impegnando i soldi della mobilità (o della cig) e quelli del tfr.
    Questo il punto: finchè non si cambia la struttura economica del paese, saranno sempre loro a tenere le redini del gioco, giocheremo sempre sul campo loro. Questo è quello che mi preme dire. Poi può essere che sbagli. Ma non mi pare che ci siano idee migliori. Anzi, mi pare che non ce ne siano affatto.

  385. Caro, roberto,
    ora capisco cosa volevi dire! Io avevo inteso l’ opposto: credevo cioè che, dato l’ arretratezza del sud, prospettassi proprio un partito di tipo istituzionalista! Io ritengo che tu abbia posto un problema reale e che abbia anche formulato abbozzi di proposte positive e che, come ho già detto, il PRC in questo momento, seppur non si sta ponendo più in una logica di mera propacanda, manca per quel che riguarda le proposte. Sono anche d’ accordo con l’ analisi sociale della Francia, rispetto all’ Italia. Tuttavia, siccome le differenze che fai già si concretizzano, non ritengo così influente il problema di aggettavazione che continui a proporre e poi non vedo un nord così più avanzato del sud dal punto di vista della coscienza. Le differenze sono siderali: mentre il sud è scarsissimamente industrializzato e chi lavora ha sovente un rapporto clientelare col padrone (in generale, il rapporto tra politica e cittadini è largamente feudale), al nord i lavoratori subiscono in larga parte l’ egemonia politica e culturale delle destre. Ciò fa sì che comunque il livello di coscienza sia basso anche lì. Non penso, dunque, che ci sia tanto da arrovellarsi per parificare i livelli di coscienza, o meglio, penso che la formulazione delle proposte (che deve urgentemente esserci) possa e deva andare di pari passo col tentativo di generare una conflittualità sociale in tutto il paese (anche se ve ne sarà disponibilità maggiore al nord rispetto al sud) che possa portare almeno a risultati minimi, così come accaduto alla INNSE e, si spera, alla lucana LASME. Anche questa può costituire un’ importante prospettiva unificante per le classi sociali disagiate di tutta l’ Italia. Non ci si può certo concentrare sul sud e trascurare il nord, largamente in mano all’ egemonia politica e culturale delle destre.

  386. Militante Says:

    Caro compagno Roberto, a parte le differenze anagrafiche, abbiamo un percorso politico e un modo di intendere i compiti di un partito comunista in questa fase molto simili. Anch’io ho creduto nella “svolta” di Chianciano e comincio a vederne tutti i limiti insieme ai “bertinottismi” di ritorno, per quanto Ferrero sia una spanna sopra ai predecessori e il clima che si respira nel partito sia molto meno asfissiante. Solo che, preso atto delle critiche e delle perplessità, a differeza di te non ho mai gettato la spugna e continuo a lottare dentro e fuori Rifondazione, sempre nel rispetto di TUTTI i compagni, per le cose che tu hai eloquentemente elencato. Un comunista non può farsi da parte ma battersi, in ogni condizione e possibilmente in buona compagnia, per le cose in cui crede. Ora, fuori Rifondazione c’è il nulla; c’è solo opportunismo, moderatismo e nella migliore delle ipotesi settarismo. Dentro Rifondazione, accanto agli immancabili burocrati e carrieristi (mala pianta difficilmente sradicabile d’un colpo, ma comunque sfrondata dalla recente potatura scissionista) ci sono tanti compagni carichi di orgoglio, buonafede e voglia di lottare. Questo patrimonio va valorizzato, specie in una fase in cui saremo giocoforza costretti a mobilitarci e stare in mezzo alla gente. Penso che compagni come te siano estremamente utili al partito e non debbanmo assolutamente disperdersi. Le tue idee sono UTILI in questa fase e possono incidere nella realtà, a patto che vengano messe a disposizione di una comunità politica. Saluti comunisti

  387. alessandroPa Says:

    Roberto è evidente che il sud è meno industrializzato del nord, non hai fatto una grande scoperta. Ho citato due casi concreti di fabbriche che hanno preferito la lotta al compromesso, le ho citate perchè conosco quei lavoratori e l’ambiente in cui vivono. Su altri casi non mi pronuncio…cmq guarda l’operaio Palumbo dei cantieri navali di palermo, guarda termini imerese e le lotte che si sono prodotte (ti assicuro che non sono finite), guarda la vertenza dei cianciaioli di palermo(altro che baciare la mano al padrone,pietrate per tutta l’amministrazione cammarata), insomma c’è preoccupazione per il futuro e da questa situazione o si esce con la lotta oppure si finisce schiacciati. Ti prego però, non venire a raccontare a me quanti giovani partono per andare a lavorare fuori. Sul personale ata dici parole ingiuste, non tutti sono raccomandati, e cmq è gente che guadagna stipendi da fame. La Regione ha speculato sul bisogno delle classi subalterne, ha fatto clientele, ha dato una risposta di destra ad un probblema reale.
    Piuttosto che prendersela con i lavoratori, dovremmo fare autocritica sul nostro operato come sinistra e come comunisti. E se questi lavoratori oggi si incatenano e fanno scioperi della fame per tutelare il proprio posto di lavoro, secondo me vanno sostenuti, altrimenti dopo cuffaro e lombardo arriverà un altro str… a fare promesse e farsi paladino di una lotta che non è sua.
    Lo sappiamo che l’italia non ha avuto uno sviluppo industriale omogeneo sul suo territorio, ma questo non è un buon motivo per starsene a guardare, ne per mostrare scetticismo verso ogni forma di mobilitazione…se lenin avesse ragionato come te sarebbe morto aspettando uno sviluppo industriale che non è mai arrivato. Per fortuna ha fatto il ragionamento opposto… e dalla campagne è nata la rivoluzione d’ottobre.
    Saluti!

  388. Mario, non “assolvi” chi esce dal Partito. Ma cosa sei, un prete? Non tieni conto che uno può prendere legittimamente delle strade politiche differenti dalla vostra e questo atteggiamento di supponenza e di disprezzo verso chi “si lava le mani” (non so se capisci, ma stai insultando ed accusando di mancanza di coraggio) appare non solo ridicolo ma anche idiota e certo non vi aiuta a dialogare con il resto della gente che non capisce le vostre diatribe e le vostre liturgie. Dovreste imparare un po’ più di rispetto e di umiltà, oltre che di senso delle cose.

  389. Dallaacqua tu neghi la realta,mi dispiace,i fatti sono fatti,incontrovertibili

  390. O Gino dai,per favore,non facciamo gli gnorri.
    Io non accetto che chi perde un congresso scappa,non accetto che chi è in disaccordo scappa perchè altrimenti non ci lamentiamo se a sinistra esistono 5 6 partriti comunisti.
    Io so solo che il Prc era l’unico partito del post Pci,poi chi è scappato a destra chi a sinistra vedi Pdci,Sc,Pdac,Pcl,io rispetto molto più M

  391. O Gino dai,per favore,non facciamo gli gnorri.
    Io non accetto che chi perde un congresso scappa,non accetto che chi è in disaccordo scappa perchè altrimenti non ci lamentiamo se a sinistra esistono 5 6 partriti comunisti.
    Io so solo che il Prc era l’unico partito del post Pci,poi chi è scappato a destra chi a sinistra vedi Pdci,Sc,Pdac,Pcl,mps io rispetto molto più Militante che lotta dentro il partito.
    Ma scusa che e molti altri che hanno e abbiamo fatto opposizione per 12 anni a bertinotti perchè in disaccordo su quasi tutto dovevamo scappare??
    E poi diatribe e discussioni ci sono in tutti i partiti piccoli e grandi che siano,uil problema è discutere ore e ore e arriverà ad una sintesi buona per tutti,litighiamo tra di noi ma all’esterno usciamo compatti.
    Io non sono il prete ma a me da molto fastidio la gente che va via e poi viene ad impartire le lezioni su cosa fare……………….
    Bsta con gli scissionisti c’è sempre modo di discutere e di trovare accordi

  392. E’ un ragionamento pretesco…IL PARTITO che non si abbandona, gli scissionisti, coloro che lottano e resistono dentro, la sintesi. Tu rispetti chi rimane, io non rispetto chi ha queste megalomanie religiose

  393. Daro Casella Says:

    Mario ha perfettamente,ragione si parla tanto di unità e poi c’è gente che va via per qualsiasi motivo anche io come Mario ho fatto 12 anni di opposizione dentro il Prc e mai,dico mai,mi è venuto in mente di abbandonarlo,io il partito l’ho contribuito a fondare e ci lotto nel bene e nel male,facile uscirsene a fare i professorini dall’esterno
    Poi Gino mi dispiace ma sei molto poco rispettoso con chi lotta tutti i giorni per portare avanti un idealee non penso proprio che il compagno abbia megalomanie religiose.

  394. Compagni,
    è chiaro che l’ epoca del PARTITO con le lettere maiuscole è finita e che non si può accusare chi, disilluso, se ne va (secondo me non lo si poteva fare neanche prima comunque): il PRC ha un turn over del 30% l’ anno di militanti. Non è detto che chiunque abbia la voglia di restare in un partito e fare opposizione per 12 anni, specie se questo t’ impedisce di militare come vuoi e di fare il lavoro politico nel conflitto, cosa che in questi anni il partito non ha fatto. L’ unico modo per far rientrare le scissioni ed i compagni disillusi ma bravi come Roberto bisogna dar fondo al progetto della federazione in maniera più larga e aperta possibile.
    Detto questo, non si può negare che Roberto abbia parlato su questo blog sull’ onda della delusione e della disillusione e, soprattutto, in maniera del tutto scriteriata per quel che riguarda i suoi giudizi sulle attuali iniziative del partito, delle quali probabilmente lui si è informato leggendo il corriere della Sera o il Giornale.

  395. Non sono io che manco di rispetto, anzi, è che se uno se la mena con queste cose del “sono dodici anni che resisto” e che sono sempre gli altri a sbagliare e li si accusa di viltà ecc. si è veramente fuori di melone, perchè stiamo parlando di un partito (come tanti altri e con la p minuscola) con un turnover elevatissimo, con centinaia di migliaia di iscritti che se ne sono andati via per i motivi più svariati. Seguo questo blog perchè lo reputo interessante e stimo molto Mantovani, però non è la prima volta che leggo questa cosa dei reprobi e vili scissionisti, quindi mi è venuto il dubbio se non si dovesse intervenire per ricondurvi alla realtà su questo punto. Però è chiaro che se uno vive di granitiche certezze è dura.

  396. Daro Casella Says:

    Detto questo, non si può negare che Roberto abbia parlato su questo blog sull’ onda della delusione e della disillusione e, soprattutto, in maniera del tutto scriteriata per quel che riguarda i suoi giudizi sulle attuali iniziative del partito, delle quali probabilmente lui si è informato leggendo il corriere della Sera o il Giornale.

    Dici bene Mario,proprio bene,adesso il partito sta lavorando e seriamente e la federazione è fondamentale per riannodare i fili con tutti i compagni.
    Ti devi mettere anche nei panni,caro compagno,con chi ha resistito una vita e che,la nostra opposizione a bertinotti veniva derisa,da molti vendoliani scappati in SeL,ci dicevano:”parlate e sparlate tanto abbiamo il 7%,abbiamo milioni di voti” e tante altre cose del tipo”che siamo la palla al piede del partito” ecc.ecc.
    Eppure sempre abbiamo contribuito a fa crescere il partito,a fare le iniziative,ad eleggere i nostri rappresentanti d’area(prima Ernesto e poi Essere Comunisti).
    Chi ci ha portato al successo e a tanti voti,ci hanno fatto fallire,io penso che con il rafforzamento del Prc dentro la federazione della sinistra anticapitalista e con il simbolo unico,abbiamo tutte le potenzialità per risalire,si sta facendo un buon lavoro sul campo,con i lavoratori e tra la gente,dobbiamo avere l’aiuto di tutti.
    Il partito perfetto non ci sarà mai,quanto meno rendiamolo con meno difetti possibile

  397. caro roberto, prima di tutto dovresti darmi del tu. così usa fra compagni.
    secondo me poni diversi problemi reali. ma è del tutto inutile recriminare sugli insulti ricevuti. è una cosa che riguarda tutti. e testimonia solo la miseria nella quale stiamo da un punto di vista culturale. questo modo di relazionarsi impera dovunque, non è una prerogativa del prc o dei partiti. ed è vero che anche dentro il prc, come nei centri sociali o nei sindacati di base c’è una altissima mole di individualismo. non si discute seriamente, approfonditamente, ogni differenza diventa motivo di divisione, ognuno pretende di avere la verità in tasca, quando si discute di un ordine del giorno la metà degli interventi si concentrano su molte altre cose… ognuno ha la sua priorità e la sua fissa, moltissimi non sanno ascoltare una critica senza legarsela al dito, impera la cultura del sospetto, e potrei continuare.
    ma perché le cose stanno così? è la forma partito? è l’identità comunista? cosa?
    è l’egemonia di un pensiero debole, superficiale, che scaturisce direttamente dalla devastazione sociale, dalla solitudine e dall’individualismo sfrenato. e soprattutto è l’idea della politica separata dalla società prodotta dalla ristrutturazione capitalistica e dal maggioritario, con il condimento di una stampa di merda, disinformante e leggera, pettegola e ignorante.
    il partito non è estraneo perché le persone che lo compongono subiscono e sono immerse in tutto ciò.
    ci sono militanti ed anche dirigenti integerrimi e volenterosi che però non studiano, non leggono, non sanno nemmeno ascoltare, guardano il leader in tv e diventano entusiasti o ipercritici. hanno perso la coscienza del collettivo, pensano che la politica sia slogan e trovate propagandistiche, regrediscono alla ricerca di sicurezze facili in dogmi e astrazioni.
    come vedi son capace anch’io di elencare i problemi, che non solo ci sono ma spesso sono soffocanti. e anch’io mi sento sconfortato e non nego di essere anch’io portatore di quei difetti che io stesso ho elencato.
    un lunghissimo lavoro sociale e il tentativo di fondare discussioni e luoghi di discussione seri. solo questo può con calma e pazienza farci superare questa fase.
    ma, per quel che riguarda me, una cosa è certa: l’autoisolamento politico, l’individualismo che parla in astratto e poi guarda il mondo dall’alto in basso, il descrivere questo o quello come mostri senza mai interrogarsi sui propri errori e difetti, non sono una soluzione del problema, sono parte del problema.
    quanto alle cose che dici sulla questione meridionale sono interessanti.
    in effetti io penso che la rendita, il cosiddetto terziario, le speculazioni e la gestione clientelare e mafiosa delle istituzioni non sono accidenti, bensì prodotti tipici del sistema giunto a questa fase del suo sviluppo.
    siamo ai limiti dell’irriformabilità.
    non ho soluzioni e hai ragione che tutto questo merita una discussione rigorosa ed approfondita. ma non senza la base di una pratica sociale corretta e senza una dissociazione esplicita ed inequivocabile da un sistema politico istituzionale corrotto e servo dei piccoli e grandi poteri privati, a cominciare da quello mafioso. altrimenti la discussione sarebbe accademica ed astratta e non sposterebbe di una virgola il problema.
    non ti faccio appelli, che non servono a nulla. e non lancio, al contrario di altri come hai visto, strali.
    fai come credi.
    un abbraccio

  398. cari compagni e compagne,
    avete letto l’articolo di Luigi De Magistris sull’Unità di oggi “Si prepara il colpo di Stato in autunno”? mi chiedo se e come ci stiamo attrezzando

    http://www.unita.it/news/italia/87784/de_magistris_si_prepara_il_colpo_di_stato_dautunno

  399. In autunno è prevista il accelerazione piduista del Governo? A me già risulta da tempo, ma non solo per opera de berlusconi, già con la dimenticanza della questione sociale…..
    E l’ IdV che sta facendo, a parte il rumore? Loro sono solo un riflesso del berlusconismo, si alimentano a vicenda. Zipponi addirittura trattava per conto dei padroni nella vertenza della INNSE ed ha minacciato di andarsene a mezzanotte lasciando tutti in mezzo alla strada. Sinceramente hanno proprio rotto questi dell’ IdV, con tutto l’ immenso rispetto per De magistris. Non credo che serva il loro richiamo per predisporci per l’ autunno

  400. Gio, a me non interessa o solo fino a un certo punto quello che farà l’Idv, intendevo dire che facciamo noi. ciao

  401. Partito Sociale Says:

    Noi come partito sociale stiamo lavorando esattamente su questo profilo da pi… Visualizza altroù di un’anno.
    Inizialmente i compagnucci radicl chic stile vendola quando andavamo nei quartieri a creare i gruppi di acquisto popolari contro il carovita ci prendevano in giro, “andate a vendere il pane”, poi abbian fatto le casse di resistenza, i dentisti sociali, i mercatini dei libri, le palestre popolari, i corsi di recupero gratuiti, poi le brigate in abruzzo, poi organizzato pranzi sociali davanti presidi operai in lotta.. ed è solo l’inizio fra 5 anni tireremo le somme, ma il tutto sta andando oltre le migliori aspettative

  402. @ Partito Sociale
    lo so bene quello che state facendo e ho la massima ammirazione e stima e so anche che queste cose alla fine pagheranno.
    Ma quello che intendo dire è, oltre all’attività concreta sul terreno, se non sia possibile a livello nazionale prendere posizione (visibile possibilmente) sugli scandali che da mesi stanno appestando la vita (peraltro già non ideale) degli italiani???
    Il PD manda fuori la vocina flebile di Franceschini ogni tanto, Di Pietro in qualche modo, anche se per pochi minuti in tv, fa sentire “esattamente” quello che pensa di berlusconi e di questo governo…
    Io credo che ci sia talmente tanto schifo in giro tra le persone normali per tutte le vicende berlusconiane private, mafiose, contro i giornali, bavaglio all’informazione, occupazione della rai inclusa rai3, contro il vaticano, con Gheddafi e d’accordo sui respingimenti in mare (un giorno dice una cosa e il giorno dopo dice il contrario) ecc. ecc. , che io mi chiedo QUANDO QUALCUNO prenderà un’iniziativa di DENUNCIA e OPPOSIZIONE NETTA E CHIARA – DI PIAZZA anche!! -a tutte queste immense porcherie, che andranno a sommarsi agli effetti nefasti della crisi.
    Non lasciamo queste denunce a DE PIETRO, o TRAVAGLIO o GRILLO!!!

  403. cara paola, che tristezza!
    davvero credi che gridare al golpe sia fare opposizione?
    davvero credi che gli apologeti del maggioritario, degli sbarramenti e del decisionismo di ieri abbiano le carte in regola per opporsi agli effetti della loro stessa politica solo perché berlusconi usa il sistema e gli spazi istituzionali che gli apologeti del maggioritario di cui sopra gli hanno preparato?
    davvero credi che un predicatore sostanzialmente reazionario sia alieno alla degenerazione della politica italiana?
    davvero credi che tutto questo faccia anche solo un baffo a berlusconi?
    davvero credi che aver impedito la commissione d’inchiesta parlamentare su genova in accordo perfetto con berlusconi sia stata una svista, un erroruccio?
    davvero credi che tangentopoli (non la sacrosanta lotta alla corruzione) che ha sfasciato i partiti di governo di allora lasciando i corruttori intatti ed anzi spianando la strada affinché il più grande corruttore diventasse il presidente del consiglio nel tempo in cui si facevano le leggi elettorali maggioritarie e si trasformavano i sindaci e i presidenti delle regioni in podestà, sia stata una pagina pulita della storia italiana?
    davvero credi che non abbiamo detto denunciato e criticato ogni atto di berlusconi solo perché i giornali servi del maggioritario e della politica spettacolo non lo dicono?
    mah!

  404. Ramon, ovviamente sono completamente d’accordo con il giudizio che dai su Di Pietro e Grillo come sulla necessità di costruire un’opposizione che faccia vera azione sociale e non sterile antiberlusconismo da salotto.
    Però è vero che oggi in Italia c’è un diffuso bisogno di un punto di riferimento visibile per chi si oppone a questo governo. È vero che, come dici, non è colpa del Prc se i giornali lo ignorano. Ed è vero che non è con la presenza mediatica che si costruisce un consenso in grado di cambiare veramente qualcosa. Ma è vero anche che, se la situazione è questa, un partito comunista che aspira ad essere di massa, a fare da punto di riferimento a tutti i conflitti che agitano la nostra società, non può non porsi il problema della visibilità. Se i media di regime non ci cagano, troviamo altri mezzi. Ma non possiamo cavarcela dicendo semplicisticamente “quello che conta è il lavoro sociale”, perché il lavoro sociale non sarà mai così capillare come lo vorremmo, data l’attuale disponibilità di soldi e braccia. E allora di comunicazione c’è bisogno eccome, mostrare ai lavoratori italiani che un’alternativa a questo sistema c’è è un’esigenza reale, non un vezzo salottiero da politica spettacolo. Non ho una soluzione, ma ignorare il problema non ha mai fatto bene a nessuno.

  405. hai ragione masaccio. totalmente. ma bisogna sapere che nessuno può fare miracoli. certo ci dobbiamo porre il problema molto seriamente, ma senza entrare in una logica per cui alla fine si fa finta di fare cose solo per ottenere un’effimera visibilità.
    un abbraccio

  406. caro masaccio, è la prima volta che intervengo sul blog, anche se sono un lettore da lunga pezza ed ho/abbiamo utilizzato alcuni brani per il nostro “periodico” di federazione. Quello che dici sula nostra difficoltà di comunicazione e sulla mancanza di fondi è purtroppo realtà. Però mi piacerebe portare l’esempio di quello che stiamo facendo as Asti: pubblichiamo, con uno sforzo ed un impegno non indifferente, ma speriamo con buoni risultati, un mensile dove, di volta in volta, cerchiamo di affrontare temi monografici; che vi posso dire rappresentatività dei cittadini nelle istituzioni, elezioni europee, il prossimo numero parleremo di presenza nelle istituzioni (intervista al compagno Mantovani) e paura e criminalizzazione del diverso, etc… Con un notevole sforzo finanziario tocchiamo circa 1600 nuclei familiare presi da nostri vecchi indirizzari (ex iscritti, iscritti…) e dalla scrematura dell’indirizzario dei partecipanti alle votazioni per le primarie del’unione. Insomma un bel target a cui far giungere la nostra voce e le nostre idee, un tentativo di superare l’impasse in cui ci pone il fatto di essere ignorati dai media. Insomma con un po’ di creatività e tanta buona militanza si possono far circolare le nostre opinioni. Questo, naturalmente, senza dimenticare e tralasciare il lavoro sociale. Che ve ne sembra?

  407. ottimo massimo! e buon lavoro!

  408. Bucharin77 Says:

    su Liberazione neanche una parola del risultato del Partito comunista giapponese. Giusto giubilo per Die Linke (di cui non bisognerebbe però sottovalutare la debolezza politica di fondo), ma il fatto che nella seconda economia del pianeta esista un forte e radicato partito comunista che ha davanti a sé enormi prospettive di crescita, soprattutto se il partito democratico deluderà le aspettative, non interessa a nessuno.

  409. Grazie Ramon, d’altra parte sono convinto che in un periodo di ristrettezze economiche….magari riuscissimo ad indirizzare meglio le nostre scarse risorse…. e di inesistente esposizione mediatica dobbiamo tornare a far funzionare la creatività! Non siamo stati noi ad inventare le prime radio libere? non abbiamo, colpevolmente sottovalutato l’impatto delle televisioni commerciali contribuendo a creare il fenomeno berlusconi? Dunque torniamo ad essere quelli di un tempo, il partito dell’autofinanziamento, della comunicazione di massa e via dicendo…. e su questa stra, e naturalmente sottolineo non solo su questa che dobbiamo sbatterci per tornare ad essere presenti tra la gente….non possiamo aspettare di tornare nei salotti buoni della televisione ad insultarci con i vari avversari di turno!

  410. Giustamente prendi il risultato della Linke come spunto per parlare di noi.E allora dico che mi piacerebbe molto sentire, dai dirigenti di Rifondazione, lo stesso discorso che Biske fa per i lander tedeschi, ma a proposito delle regioni italiane.

  411. La Linke non è un partito comunista,bensi è l’unione tra ex comunisti e socialdemocratici………………

    E poi su Liberazione ci sono articoli su la Linke,forse,anzi sicuramente hai visto male.
    http://www.liberazione.it/

  412. per favore spostatevi sui commenti al nuovo articolo. non ce la faccio a stare dietro a tutto.

  413. caro bucharin, hai ragione sul PCG ma credo che stiano ponendo rimedio. credo.
    in ogni caso sappi che noi abbiamo rapporti ufficiali con il partito comunista giapponese, che siamo sempre stati presenti ai reciproci congressi. questo dal III congresso di Rifondazione in quanto prima erano molto diffidenti verso rifondazione. in ogni caso non esagerare a fare previsioni troppo ottimistiche. il PCG ha conosciuto consistenti cali elettorali negli ultimi anni.
    se hai un metro speciale per misurare la debolezza altrui esibiscilo e chiarisci per favore.

  414. caro animals, ti sbagli. io non ho l’abitudine di parlare di altri paesi e altri partiti per parlare di noi. l’articolo, come dovrebbe essere ben evidente, è dedicato a dimostrare quanto sia superficiale e mistificante il dibattito che scaturisce dalla lettura di certi giornali in italia. e, seppure condivido il tuo auspicio, non puoi ignorare che in germania non esiste il voto utile e non c’è l’obbligo a coalizzarsi con un programma comune se si vuol battere la destra. insomma, se quelli che dicono bisogna fare come in germania mentono sapendo di mentire non è che si possa dire la stessa cosa per dimostrare la tesi opposta alla loro.

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