Tre domande e tre risposte.

Ci sono momenti nei quali bisogna avere il coraggio di porsi domande difficili ed anche dolorose. Senza le risposte a queste domande si rischia di fuggire dalla realtà e di precipitare nello sconforto o, peggio ancora, nella coltivazione di illusioni infondate.

Prima di formulare le domande e di tentare risposte desidero svolgere alcune brevi considerazioni sul voto. Più descrittive che analitiche anche perché le analisi, che devono essere sempre guidate da ipotesi politiche e teoriche, devono partire però da fatti reali.

La destra liberista e la destra razzista avanzano in tutta Europa e in particolare in Italia. Questo è un dato inconfutabile. I partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti crollano. Questo è un altro dato inconfutabile. La sinistra anticapitalista e comunista resiste ma solo grazie alla controtendenza in alcuni paesi, soprattutto del sud europa. Tiene in altri e arretra gravemente in altri ancora. Anche questo è un dato inconfutabile.

Al di la dei particolari nazionali dovuti a questioni interne, come le dialettiche governo – opposizione in molti paesi e la tenuta, in Italia, del PDL e l’avanzata irresistibile della Lega, cosa c’è alla base di un simile sommovimento? Perché è innegabile che il sommovimento ci sia. E se si vede bene nei dati elettorali si dovrebbe vedere ancor meglio nella crescita enorme dell’astensionismo. Cosa c’è? Formule e formulette politico-istituzionali? Capacità di leader? Divisioni o unità dei partiti e delle coalizioni? Nessuna di queste risposte è in grado di afferrare la realtà. Nemmeno quella che ci riguarda più da vicino e che in Italia va per la maggiore può interpretare seriamente la realtà. Per esempio, e sia detto per inciso, se è l’unità mancata della sinistra il motivo della sconfitta, perché in Grecia, in Portogallo e in Francia la sinistra divisa ottiene rispettivamente il 14 %, il 21 % e il 13 %?
Io credo che, alla base del vento di destra che spira sul nostro continente, ci sia la mutazione sociale prodotta dalla ristrutturazione capitalistica ed esaltata dalla crisi che ha prodotto, almeno negli ultimi 20 anni, solitudine sociale, individualismo e competizione sfrenata, guerra fra poveri. La destra cavalca con successo gli effetti devastanti della globalizzazione e i partiti socialisti li subiscono maggiormente perché sono più liberisti della destra. A questo si aggiunge, ma si aggiunge come effetto e non ne è la causa, la separazione della sfera politica e delle istituzioni “democratiche” europee dalla società e la totale impermeabilità delle stesse ai conflitti sociali, che pur ci sono stati in tutto il continente.
Forse è per questo, grosso modo, che sinistra unita o meno, partiti comunisti identitari o meno, in Grecia, Portogallo e Francia c’è stato e c’è un forte movimento di opinione contrario all’Unione Europea reale e che le forze che sono cresciute elettoralmente ne hanno fatto, pur divise, parte.
Ho fatto solo questo esempio non per sfuggire al tema dell’unità, sul quale ovviamente tornerò, ma per sostenere che non è la questione più importante.

Fatte queste premesse, parziali ed anche generiche, passiamo alle domande dure che dobbiamo rivolgere a noi stessi.

Prima domanda. Come mai non abbiamo raggiunto il quorum?

Ho sostenuto per iscritto e in tutta la campagna elettorale che lo avremmo raggiunto. Ci credevo. E ci credevo, nonostante tutto, perché pensavo che il combinato disposto della natura realmente unitaria della lista, della chiarezza delle proposte e dell’uso corretto della simbologia non mimetica, avrebbe garantito il 4 %. Mi sono sbagliato. E’ inutile negarlo o mascherarlo. Ma continuo a pensare, e a chiedermi, se si potesse fare diversamente. La risposta è no! Cosa sarebbe successo se avessimo riprodotto, nei fatti, la lista dell’arcobaleno. La risposta è sempre la stessa anche se indimostrata: avremmo perso ugualmente ma al contrario di oggi avremmo solo un cumulo di macerie. Poi si può discutere dei dettagli, anche importanti, ma che non bisogna mai scambiare per il centro dei problemi. Parlo del fatto che il corpo militante ha fatto più la campagna per le amministrative che per le europee. Che le liste avrebbero potuto essere migliori. E così via.
So bene che il leitmotiv imperante è: sommando si son presi due milioni di voti e la colpa della mancata unità è dei ceti politici chiusi in se stessi.
Ma non so che farci. Forse essendo certamente parte di un ceto politico non so vedere la realtà delle mie responsabilità. Può darsi. Me lo sono chiesto mille volte. Rimane il fatto che penso, e non posso dire cose diverse da quelle che penso, che la mancanza dei voti per raggiungere il quorum non è dovuta alla mancanza di unità. Ma allo scarso radicamento sociale, a volte inesistente, e all’incapacità (forse impossibilità dato il sistema massmediatico) di mettere a valore la chiarezza della proposta sull’Europa.

Seconda domanda. Questa sconfitta è la fine? Io penso di no. Mi sbaglierò ma penso davvero di no. Però è verissimo che la battaglia per la sopravvivenza in Italia di una formazione politica comunista ed anticapitalista non è vinta. Anzi.
Io credo che siamo in mezzo al guado.
Spero che la retorica secondo la quale l’unità dei comunisti e la falce e martello ci avrebbero garantito la ripresa sia finita. Credo che ci abbia portato solo danni in campagna elettorale. Ripeterla in versione minimalista tipo: “facciamo subito l’unità comunista” sarebbe catastrofico. Come spero che non si debba dar retta a chi usa la retorica dell’unità della sinistra come soluzione taumaturgica.
Se rimaniamo in mezzo al guado moriremo certamente annegati dalla piena che ancora deve arrivare con i milioni di posti di lavoro che si perderanno nei prossimi mesi quando finiranno le riserve in migliaia di imprese, quando finirà la cassa integrazione e quando man mano scadranno i contratti a termine. Attualmente non c’è una seria e praticabile proposta organica di lotta in grado di mobilitare e di contrastare il principale effetto della piena: la guerra fra poveri con il conseguente radicamento ulteriore della destra xenofoba e populista. E non c’è nemmeno un sindacato degno di questo nome che si proponga di costruirla.
Negare o sottovalutare questa realtà e dedicarsi alle formule sui contenitori comunisti o di sinistra (fa lo stesso) è un vizio politicista molto radicato. Ma è rimanere in mezzo al guado.
Se siamo in mezzo al fiume e arriva la piena dobbiamo deciderci. O torniamo indietro o passiamo dall’altra parte. In mezzo non si può più stare.
E’ il sistema capitalistico ad aver prodotto le mutazioni sociali e culturali. E’ contro di esso che bisogna resistere e costruire un’alternativa sociale, politica e culturale. Non si da comunismo o sinistra che non si pongano radicalmente questo problema.
In altre parole bisogna unire la sinistra e i comunisti. Le due cose non sono in contraddizione, anzi. Ma su basi chiare che chiedano a tutti di attraversare il guado.
Farlo significa prendere coscienza una volta per tutte che non c’è alternativa alla ricostruzione di rapporti di forza sociali favorevoli. E’ il tema del partito sociale.

Terza domanda. Il Partito della Rifondazione Comunista ha ancora motivo di esistere?

Per rispondere a questa domanda in modo corretto bisogna prima riconoscerne la legittimità. Io penso che sia legittima. E rispondo di si.
Ma per esistere ed avere vita bisogna respirare aria, bere acqua e cibarsi.
Lo voglio dire con la massima chiarezza. Non è nelle istituzioni, nei rapporti con le altre forze politiche e nella visibilità sui mass media che si possono trarre gli elementi vitali.
L’idea che se si è nelle istituzioni si è vivi va rovesciata totalmente. Se ci si alimenta nella società e nel conflitto si può andare nelle istituzioni e sopravvivere in un luogo avverso alla nostra stessa natura.
Come ho già detto tante volte il sistema politico elettorale italiano è da tempo totalmente impermeabile al conflitto. Le riforme, federalismo e sistema elettorale bipolare spinto, hanno coronato istituzionalmente l’americanizzazione della società. Nelle istituzioni separate dalla società, che riducono il conflitto a lobby mendicante alla ricerca di un amico nelle istituzioni, che riducono la politica a manovra di palazzo non c’è nutrimento che ci possa tenere in vita. La degenerazione dei comuni, delle province e delle regioni, oltre che quella del parlamento, ha fatto degenerare anche noi. L’illusione che solo nelle istituzioni e soprattutto solo nel governo si possano fare cose utili dovrebbe essere confutata dalla innegabile realtà. Ed invece è estesa nel PRC, egemone nel PdCI e presente nell’elettoralismo spinto di Sinistra Critica e PCL. Su questo voglio diffondermi maggiormente.
Se le istituzioni sono i luoghi della “governance” dell’esistente e se il sistema della rappresentanza è piegato alla scelta fra due simili proposte di “governance” un progetto di trasformazione sociale alternativo al sistema capitalistico è espunto dalla rappresentanza. Per il semplice motivo che, come ormai abbiamo ben visto, con il bipolarismo le alleanze forzate alla fine portano acqua al mulino di un governo che tradisce e nega ogni istanza di trasformazione alimentando fortemente il fronte opposto, in una spirale senza fine. In altre parole il centrosinistra è morto per il semplice motivo che non serve nemmeno più per battere elettoralmente la destra. Il bipolarismo uccide il conflitto, lo emargina e, quando va bene, lo usa strumentalmente nella contesa con l’avversario. Oggi proporsi di trasformare la realtà è essere antagonisti al sistema politico-elettorale. Per altro, sia detto per inciso, l’affermazione della lista IDV è parte dell’apparente, ma solo apparente, avversità della stessa al sistema politico-istituzionale. Ed è criminale, per i comunisti e per la sinistra, non cogliere la ribellione morale di una parte sana del paese contro le clientele, il malaffare, la separazione del potere politico dalla società.
E aggiungo che dire che il problema è dichiararsi contro il PD e proporre come soluzione taumaturgica la collocazione di opposizione dentro le istituzioni è, senza insediamento sociale, tanto declamatorio quanto subalterno alla politica ufficiale. Parlo di Sinistra Critica e del PCL.
Insomma, il Prc ha motivo di esistere come collettivo se sarà capace di riconvertirsi da partito di opinione che “parla” del conflitto a strumento per la produzione, l’organizzazione e l’unificazione dei conflitti. L’unità comunista ha motivo di essere fatta se serve a questo e non se serva ad un ceto politico per accomodarsi nel centrosinistra o per avere visibilità elettoralistica. L’unità della sinistra ha motivo di essere perseguita a tutto campo se ha come base l’anticapitalismo e l’idea che si può ricostruire la propria forza nella società. Se si pone così la questione credo che il resto venga da se. Si chiarirà la natura truffaldina dell’unità che altri vogliono costruire. Si farà un passo sulla strada della rifondazione comunista. Si potrà tornare all’attacco anche con i voti e nelle istituzioni.
Tutto difficile e controcorrente.
Ma c’è un’altra strada?

Ramon Mantovani

615 Risposte to “Tre domande e tre risposte.”

  1. Emanuele Ladurie Says:

    Si Ramon, c’è un altra strada. Secondo me meno velleitaria, secondo me meno impossibile.
    Abbiamo la necessità di sederci intorno a migliaia di tavoli con coloro che si collocano nella sfera della alternatività al sistema poitico, sociale ed economico. Significa guardarsi in faccia ed ammettersi che con l’anticapitalismo non usciremo dal guado. Anche che la politica è rappresentanza, in questo sistema, e non conflitto in quanto fine o Partito sociale in quanto in strada.
    La strada è uno strumento. Non un fine. Come il partito deve essere uno strumento. Ma lo strumento della rappresentanza.
    La società è fatta di persone e relazioni, non di appartenenze. E quelle relazioni non possono essere ridotte ad un appartenenza qualsiasi.
    Mi spiego meglio? Non è possibile immaginarsi un partito (qualsiasi) come motore del conflitto o punto di coesione dei conflitti. Un partito è uno strumento pe rla rappresentanza. Per il conflitto ci sono altri strumenti più utili: il sindacato, l’Associazione, il comitato di quartiere, la banda. Il partito non può e non deve essere uno tra questi che fa conflitto.
    Il partito rappresenta. Opinione od interesse che sia.
    Rifondazione deve porsi queste domande. E la risposta non può che essere quela di incominciare a rappresentare pezzi della società, conflitti che esistono ed opinioni. Rifondazione, ma solo insieme alla sinistra nel suo complesso: Quella laica, impegnata sui diritti civili, sociali (lavoro, migrazione). L’ideologia, tutto sommato penso che ci sia, ma non può essere dogma.
    L’unità è semplificazione, oltre che valore in se. E quello che ci chiedono da ovunque è questo: semplicità ed efficacia. Non unità in quanto tale.
    E allora, SeL è l’interlocutore principe per questo percorso, che deve partire presto. Un cappello unico, chiamato sinistra, unitario e unico, che elabori e rappresenti il conflitto, i bisogni e le necessità di quel milione di persone che saranno disoccupate nei prossimi mesi, i miglranti, omosessuali, donne e uomini liberi.
    Un abbraccio

  2. limones Says:

    non mi pare che i migranti e i disoccupati di oggi e di domani ci chiedano unità (votano lega, come abbiamo visto) e non mi pare che si possa pensare a un partito comunista come un elemento puramente rappresentativo dei conflitti. in europa, i partiti che crescono sono quelli che nei confitti ci vivono (e mi riferisco anche ai partiti di destra). il conflitto non è un valore in se come non lo è l’unità. mi spiego meglio, il conflitto tra i poveri di cui ramon parla è un conflitto artificiale, studiato a tavolino a uso e consumo di chi ha interesse a costruire un’europa (e un italia) fondata su un populismo fascista, ma si fonda su un concretissimo disagio sociale che è il frutto di questo sistema. il disagio sociale ha, in questo piano, una sua precisa collocazione, una sua precisa rappresentazione, un suo preciso sbocco (gli stadi, il tiro al migrante, il machismo, ecc.) e una sua precisa rappresentanza (i partiti xenofobi). un partito di sinistra nei conflitti deve entrarci per fare luce sulle ragioni del disagio e per individuare vie d’uscita progressiste. questo, in un mondo astratto e perennemente soleggiato, sarebbe il compito anche dei partiti socialisti e, tuttavia, nel mondo reale, i partiti socialisti hanno dimostrato un’assoluta subalternità al progetto liberista.
    Ora, il progetto unitario della sinistra è la risposta ad una richiesta di semplificazione che è indotta dalla vulgata mediatica ma che non risponde alle necessità di trasformazione del reale che noi ci prefigiamo. tuttavia, a ramon vorrei dire che l’accostamento di due progetti unitari secondo me è errato. ho ben chiari i rischi di cui tu parli, ma il progetto anticapitalista ha bisogno di una massa minima, sia in termini di militanti sia in termini di dibattito politico, che rende assolutamente insufficiente il prc (e lo dico da militante prc). in questo senso e senza dilungarmi oltre, mi convince il processo costituente messo in atto dall’NPA. secondo me è un ottimo punto di equilibrio.

  3. Luca Marini Says:

    Fondamentalmente d’accordo e mi compiaccio per le 3 risposte! unire le sinistre e i comunisti ma solo se prima si chiariscono alcune importanti questioni. Il contrasto al capitalismo e al sistema bipolare entrambi fattori repressivi di conflitto sociale e istanze progressive e democratiche, sono punti fermi. Ancora queste cose sono minoritarie e molto nella società e incerte anche nel nostro partito. Le battaglie da affrontare in questi anni saranno queste e il prc è per me uno strumento valido per promuoverle e diffonderle, altrimenti non serve.

  4. Bucharin77 Says:

    Caro Ramon, condivido l’impianto del tuo ragionamento. Con una forte riserva: non si tematizza adeguatamente la questione del programma. Qui nel blog ognuno ha le sue fissazioni, e anche io ne ho una, quella del programma. Che è poi, da Marx in poi, la fissazione dei comunisti. Beh nel tuo scritto mi pare che questo tema sia interamente eluso. E io penso che non lo possiamo più eludere, invece. Lo stesso radicamento nei conflitti diventa un puro wishful thinking se non si capisce con quale programma in testa il militante sta nei e produce conflitti.
    Io penso che in campagna elettorale, malgrado i generosi sforzi del gruppo dirigente, questo elemento non sia venuto fuori come avrebbe meritato. E dovrebbe essere evidente che se non articoliamo e specifichiamo il nostro programma allora guadagna forza l’argomento di chi vuole l’unità a prescindere. Io l’unità a prescindere non la voglio perché da sinistra e libertà voglio sperare che mi dividano non tanto gli ideali (diciamo eguaglianza e libertà), ma i mezzi con cui voglio realizzarli. Io penso, ne ho detto altre volte, che oggi siano maturi i tempi per rilanciare la battaglia per le nazionalizzazioni. Sinistra e libertà, per il suo profilo politico, su questo non ci sarà mai. Perché non è una forza anticapitalistica. Se a uno che vuole l’unità a prescindere gli spieghiamo questo, forse il quadro diventa più chiaro e non interpreta le divisioni come puro atto di arbitrio dei gruppi dirigenti.
    D’altro canto, e provo a contrastare le possibili obiezioni, non è che il programma debba uscire fuori da un puro sforzo soggettivo del gruppo dirigente. Deve essere il precipitato di un vasto processo di elaborazione dell’insieme della comunità del partito e delle forze sociali che ad esso continuano a far riferimento. E deve avvalersi dei contributi di tutti coloro che siano interessati a un processo di ricostruzione di una soggettività anticapitalistica in Italia

  5. Caro Ramon,
    sono assolutamente d’ accordo con la tua analisi della fase politica e la strada che indichi per quel che riguarda il da farsi, sei puntuale e analitico come sempre. Dobbiamo assolutamente radicarci nella società, organizzare vertenze, essere presenti nei luoghi di lavori, nelle scuole e nelle Università: la rappresentanza politica non può e non deve essere il centro del nostro agire politico. Ti parlo da giovani facente facente parte di una realtà universitaria di base che cerca di creare conflitto all’ interno della facoltà, senza tuttavia scendere nel minoritarismo.
    Tuttavia, il tuo post non scende in particolari non trascurabili: come concretamente cominciare a dare luogo a questa trasformazione del partito (è innegabile che di una trasformazione radicale si tratta)? Quali sono le prime cose che, concretamente, i circoli ed i militanti dovrebbero fare? Non si tratta di un quesito banale, ma di un compito preciso, ritengo, della dirigenza, che dovrebbe dare impulsi decisi e precisi.
    Una questione connessa a quest’ ultima: siamo, secondo te, in grado di dare una svolta in tal senso con le forze che abbiamo in questo preciso momento? Ti parlo anche da iscitti ad una federazione, quella di Napoli, che purtroppo ha molti problemi connessi con l’ istituzionalismo di qualcuno, tant’ è che, come sai, è stata commissariata per questo.
    Un saluto

  6. Ramon d’accordo su tutto.
    Permettimi un punto: a mio avviso bisogna indagare meglio il motivo per il quale fino a tre anni fa il partito aveva un appeal importante(ricordo punte del 7% alle elezioni delle politiche 2006) e vorrei capire il motivo per il quale la regione più rossa è diventata la Calabria(6,7% in regione,provincia di Reggio 8,6,aesi di 10-15 mila abitanti con punte del 42%)

  7. Purtroppo, per quanto rigurda la Calabria, Tripodi, fedelissimo di Loiero, è stato quello che ha preso più preferenze della circoscrizione sud. Anche per questi fatti ho rivolto quella serie di domande a Ramon nel mio commento precedente

  8. Quindi pensate che il motivo sia il clientelismo personalmente non penso sia cosi,anche perchè in Calabria è andato bene Tripodi,Pistoia,Loffredo e Libonati.
    Forse ci sono militanti veri che magari lottano seriamente e ottengono risultati cito qualcuno:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Ho rivolto proprio questa domanda perchè sono un militant calabrese del Prc e qui si lavora sul serio.
    Quante volte candidati vengono trombati???
    Perchè qui non è successo???
    E’ evidente che la gente è contenta del nostro operato,altrimenti ci avrebbe voltato subito le spalle come è successo con l’arcobaleno,qui tra i militanti c’è stata realmente la svolta a sinistra,cosa che al Nord non c’è.
    Ricordatevi che sono buoni i risultati diel sud e centro e sardegna,pessimi al nord,indaghiamo su questo……….

  9. Se Tripodio meglio l’operato di Tripodi era negativo veniva sicuramnte trombato.
    Difatti capita spesso che,sulla carta pur essendo forte,poi si prendono pochi voti.
    Prendete Zipponi e i suoi quattro voti e Zipponi doveva essere eletto quasi sicuro con l’idv.

  10. limones Says:

    oh, bene, visto che si parla di preferenze e risultati. c’è qualche compagno del nord che sa spiegarmi perchè a torino abbiamo presentato 4 candidati e in più che possa darmi qualche elemento sul risultato nelle prime due circoscrizioni? Ve lo aspettavate? cosa non ha funzionato?

  11. limones Says:

    posso consigliarvi questa intervista a bertinotti pubblicata oggi sulla stampa. comunico subito che da questo momento sono contrario alla liberalizzazione delle droghe.
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=MJNJK

  12. Alfonso Geraci Says:

    Sic transit gloria mundi

  13. Certo, non dico con certezza che il voto a Tripodi sia di stampo clientelare perchè non ne ho le prove, ma vi siete mai chiesti per quale motivo una candidatura come quella (sulla quale si è riversto tutto il voto del pdci e non solo) abbia ottenuto più preferenze di Vittorio Agnoletto, del quale credo non valga la pena di rimarcare le qualità? Di sicuro c’ è qualcosa che non va! Al di là di questo, il mio post non verteva su questo, ma mi chiedevo e chiedevo se, visto che gl’ “istituzionalisti” (che stringono rapporti con gente come Loiero e Bassolino) godono di un consenso tale da far sì che la lista ottenga buoni risultati in regioni non rosse come la Calabria, abbiamo la forza e siamo pronti, noi ed i compagni del pdci e di socialismo 2000 (e chiunque altro voglia aggiungersi) di radicarci nella società e fare conflitto, senza considerare la rappresentanza il centro della nostra azione? Mi pare non sia una domanda da poco, anzi ne va della sopravvivenza stessa delle istanze anticapitaliste in Italia.

  14. Alfonso Geraci Says:

    Ramon: non ti conosco personalmente ma dopo queste tre domande e tre risposte ho voglia di abbracciarti. Aggiungo però al tuo 3+3 la “sana”, sanissima fissazione sul programma (che poi nel quotidiano vuol dire parole d’ordine e soprattutto LOTTE) del blog’s own Bucharin77.
    Resta il problema del Gran Canyon che ci sta fra il dire e il fare (e qui potrei dire alcune cose sulla mia città, ma temo di annoiarvi e di guardarmi troppo l’ombelico), però se la linea di Chianciano viene interpretata come dici tu siamo qunatomeno sulla giusta strada.

  15. Ti ho spiegato che in Calabria il conflitto si fa e anche forte,ti ho elencato su cosa si fa il conflitto in Calabria te lo ripeto:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Agnoletto al Sud non ha praticamente fatto campagna elettorale si è dedicato giustamente al Nord-est dove ha preso tante preferenze e comunque da noi è andato bene comunque con tredicimila voti.
    Ti ripeto e sottolineo come i militanti siano realmente radicati nella società e che qui la svolta a sinistra c’è stata.
    Ripeto e sottolineo che se la gente non ti vuoe non ti vota l’esempio è Zipponi ma ne potrei fare tnti altri.
    Io penso che qui si lavora bene a tutti i livelli e si portano a casa risultati e che quindi la gente ci apprezza per il nostro impegno a tutti i livelli.
    Sono d’accordo con ciò che dice Fede
    Caro Gio la cosa che non va è che al Nord siamo scomparsi……….

  16. Non ci sono molte strade, anzi forse solo quella che, come molti, indica Ramon. In Rifondazione sono unitario dal 1991. Mi sembra che siano altri abituati alle scissioni “pro domo loro”. Percorsi unitari con forze comuniste sono auspicabili ma, per favore, con la calma necessaria senz aseguire sirene che invocano le “voglie” di unità come se fosse una bacchettina magica come qualcuno, oggi, continua a voler fare credere. E a Chianciano abbiamo detto e approvato un documento politico chiaro su costituenti e percorsi.

    Sul resto dico solo che dovremmo iniziare a uscire dalle giunte, a smetterla di essere portatori di voti per presidenti e sindaci piddini, a verificare alleanze e risultati e cmq a uscire dal Palazzo e tornare nei quartieri e nelle strade e fare militanza non altro. Continuare a pensare che il cambiamento di questa società si possa solo attuare stando dentro le istituzioni credo che sia un ragionamento limitato e che, nella sostanza, non modificherà l’attuale situazione. . Siamo stati in un governo per due anni, ditemi quale incisività abbiamo avuto? Non mi sembra che, nel complesso, stare nelle istituzioni, nelle giunte ci abbia pagato in termini di voto e consenso.

    Bisogna riprendere le buone pratiche della nostra storia, attualizzando ma praticandole sul serio. E’ stando tra la gente, al loro fianco, nelle lotte e nei conflitti, ogni giorno e non solo in campagna elettorale che si ottiene credibilità, che si dimostra la nostra utilità e diversità. E’ nel creare comunità nei territori che hanno pratiche e visioni ideali condivise che si creano le condizioni del consenso e della costruzione di un’appartenenza nelle partiche, nei metodi, negli ideali. Altrimenti siamo, come purtroppo è successo, messi sullo stesso piano di chi ha occupato lo Stato, le istituzioni. E non può essere questo l’obiettivo del PRC oggi.

    Eravamo e siamo diversi, dimostriamolo!

  17. Alfonso Geraci Says:

    Ah, dimenticavo: sul venticinquesimo di Berlinguer mi è piaciuto – e molto – Mimmo Porcaro, e mi è dispiaciuto meno del solito – vebbè diciamo che non mi è dispiaciuto affatto- Burgio. Se volete domani ne parliamo, Alf

  18. Anonimo Says:

    Io non credevo che saremmo arrivati al 4%, lo speravo, ma non ci contavo e, se Bertinotti sbaglia nel proporre l’unione di tutta quella che definisce sinistra, ha peró ragione quando descrive una situazione europea disastrata per non dire spaventosa. Che é poi quello che dici anche tu, Mantovani, o sbaglio?
    Solo che, secondo me, manca un pezzetto alla tua analisi. Non é lo scarso radicamento sociale a determinare la sconfitta, o meglio, questo scarso radicamento non dipende solo da errori della dirigenza, da non sufficiente attivazione dei militanti, dalle divisioni o dall’ostracismo dei media, é qualcosa di piú, é davvero la fine di un’epoca, tanto che qualsiasi formazione di sinistra esulta quando riesce a superare il 10/15%, ma non riesce a doppiare lo scalino ed anche questo relativo successo é temporaneo, sospeso ad un filo, ad un’aspra battaglia quotidiana di resistenza.

    Dici che é il sistema capitalistico ad aver prodotto le mutazioni sociali e culturali ed in parte sono d’accordo, ma solo in parte, perché queste mutazioni non avrebbero attecchito cosí fortemente se il terreno non fosse stato favorevole. Il fatto é che il crollo del muro ha evidenziato a colori fosforescenti una realtá precedentemente in ombra ma ben radicata: la paura del cambiamento insista nell’umanitá e l’imborghesimento delle masse dei salariati, soddisfatte da piccoli miglioramenti della vita quotidiana e dall’apparente sicurezza che ne traggono. Diciamocelo chiaro, il Pci andava benissimo finché otteneva aumenti salariali e garanzie sociali, ma chi l’avrebbe seguito se avesse proposto il cambiamento dell’esistente cosí come lo concepiscono i comunisti? Quanti ex iscritti od elettori ammettono ancora oggi di essere o essere stati comunisti?
    Il crollo dell’Urss e la successiva globalizzazione del capitalismo hanno fatto il resto ed ha di nuovo ragione Bertinotti quando dice: “La destra è forte, da noi e in tutta Europa, la sua cultura è penetrata nella società e tra la nostra gente. Vincono i populismi di ogni genere, la Lega naturalmente ma anche quelli che stanno all’opposizione come Di Pietro”.
    La destra é forte e purtroppo lo é nella mentalitá delle persone ancora prima che in politica, per cui emerge naturalmente alla prima occasione.

    Per intenderci, non dico che Prc debba sparire, anzi, per lo piú concordo con le proposte tue e di Ferrero, solo che vorrei qualcosa di piú, che non fosse il mero scopo di ottenere il gradimento dell’elettorato e quello a cui accenni verso la fine del tuo articolo mi sembra appena un inizio, nemmeno lontanamente sufficiente a costruire delle solide basi per un cambiamento reale del sistema.

  19. sono fondamentalmente d’accordo con questa analisi di ramon. io però penso una cosa: il problema di fondo che individua ramon è quello più importante, cioè, perchè altre forze comunista autonomamente in europa mantengono? allora ecco la questione centrale del partito. voglio dire, è nel partito che si devono individuare i problemi e risolverli, non fuori cercando i coordinamenti con altre forze (che ben inteso sono doverosi), ma non sono sufficienti. all’interno di questo partito vi sono le aree, vi è una dialettica interna che fa bene alla democrazia, ma se questa però non impedisce un sano percoso costruttivo comune. è questo il problema principale del partito secondo me. è questo che impedisce l’organizzazione strutturale di intervento nei territori. è questo lo scoglio da superare e il problema su cui lavorare. senza per questo demolire la dialettica, ben inteso. ma si abbisogna di un senso di appartenenza al PARTITO in senso stretto. solo dopo aver raggiunto ciò possiamo parlare di “ricostruire” seiamente anche con altri soggetti.
    io la penso così.

  20. Bucharin77 Says:

    un certo Andrea Colombo è entrato qualche giorno fa in questo blog inorridendo per il nostro modo di apostrofare Rossanda e il Manifesto. Due giorni dopo scrive sul suo giornaletto di fumetti un bell’attacco personale a Paolo Ferrero…….

  21. giovanni Says:

    Ho letto con attenzione e penso che debba esserci una strada diversa.
    Se la questione prioritaria è una seria alternativa di proposta e di progetto
    al progetto e al dominio del capitalismo credo sia il caso di accettare un radicale cambiamento e una “rifondazione” di tattica.
    La proposta comunista è o non è subalterna alla cultura dominante del capitale? L’obbiettivo è aumentare il valore ed il progetto di una democrazia compiuta? Perchè forse non è chiaro che la vittoria della lega,ben lungi dall’essere finita qui, è determinata da una cultura della democrazia di base che vede nella politica attuale una espropriazione dei diritti dei cittadini.
    O si è in grado e disponibili ad accettare una sconfitta storica,non elettorale, o i contenuti più nobili di una valorosa tradizione verranno metabolizzati altrove.
    Non è importante che il partito della rifondazione esista ancora. E’ importante che i contenuti, le intelligenze, e le passioni utopiche e non
    possano trovare una degna dimensione. L’uomo innanzi tutto altrimenti il
    rischio di un arroccamento ideologico chiuderà la possibiltà di un reale
    rinnovamento.
    Viva la Vita!

  22. Trovo consolatorio il commento di molti, anche di Ramon in questo post, anche di Grassi sul risultato europeo delle liste del GUE, perchè visto che prima del voto abbiamo sempre richiamato il GUE oggi il voto ci dice che passa il GUE dal 5,2 del 2004 al 4,3 del 2009 con 32 europarlamentari perdendone una decina allora questo è il raffronto, altro che tenuta oppure avanzata in Europa. arretriamo anche noi non solo il PSE casomai il gruppo Verde passa da 5,5 al 7,2 e aumenta!

    sulle proposte di ramon trovo un limite non riusciamo nessuno nella motivare le persone possiamo fare analisi condivisibili, ma il punto debole e che non ce la facciamo! siamo pochi e non riusciamo a mobilitare ed organizzare i lavoratori quindi possiamo fare tuante considerazioni ma se poi non troviamo le persone in carne e ossa tutto evapora vi posso narrare che in tante fabbriche la degenerazione è sopra ogni livello! oramai la xenofobia è presente tar la testa delle persone… mi pare davvero che serva stringersi con tanti disponibili persino con i moderati visto il pissibile ritorno in Italia di veri regimi!

  23. Alla mia età ne ho visti di tutti i colori Says:

    Penso che dobbiamo indagare il motivo per il quale passiamo dal 10% come sinistra radicale al 7% passando per il 3,1 dell’anno scorso nel giro di poco tempo.
    Perchè analizzando i casi se alleati con il Pd prendiamo il doppio rispetto se da soli,quindi perchè la gente ci vota se alleati del Pd.
    Vi posso fare notare il caso di Prato dove il candidato sindaco del Prc prende 1,7 mentre alle europee sfioriamo il 4% e ne potrei fare altri di esempi.

  24. Lorenza Says:

    Caro Ramon

    condivido il tuo intervento e come spunto ulteriore ti consiglio e consiglio a tutti il bell’articolo uscito oggi a pag. 15 del Manifesto sull”Utopia di Riace”.
    Ecco partiamo dai territori e il mondo cambierà

    Lorenza

  25. caro emanuele ladurie, hai tutto il diritto a pensare che un partito sia esclusivamente strumento di rappresentanza (elettorale ovviamente). è proprio l’idea che distrutto il pci e che ha ridotto ogni forma di rappresentanza di sinistra ai minimi termini. il pci, e anche il psi del dopoguerra, erano interni ad ogni conflitto, che spesso organizzavano direttamente. l’occupazione delle terre per esempio. perciò diventarono grandi partiti di massa. perché un operaio licenziato per motivi politici aveva la cassa di resistenza e veniva organizzato in una cooperativa o aiutato ad aprire un laboratorio artigiano. se il partito avesse solo fatto un comunicato stampa decine di migliaia di operai sarebbero stati soli davanti al padrone e la maggioranza di loro avrebbe chinato la testa. gli operai e i lavoratori, i pensionati, gli studenti ed ogni movimento per i diritti civili vanno indietro da venti a più anni. e ci dovrebbe essere una sinistra che li vuole rappresentare in istituzioni dove i loro interessi materiali non sono ammessi perché incompatibili con il mercato.
    E’ questo il disastro.
    ovviamente chiunque può illudersi e crogiolarsi nell’idea che magicamente la sinistra possa rinascere con un qualche successo elettorale in virtù di un leader o di qualche idea pubblicitaria indovinata. ma è un’illusione mortale. e sotto la vendita dell’illusione nel mercatino della politica ufficiale si nasconde il si salvi chi può dei ceti politici, che cercheranno approdi sicuri per il posticino nelle istituzioni, separando definitivamente il loro destino personale da quelli che dicono di voler rappresentare.
    ciao

  26. caro limones, un dettaglio: i socialisti e socialdemocratici in europa non sono stati subalterni al liberismo. magari! invece lo hanno sposato integralmente e lo hanno implementato in prima persona. è anche per questo che pagano un prezzo più salato della destra liberista.
    poi: c’è bisogno dell’unità di tutto ciò che si richiami e voglia avere una pratica sociale conseguente, all’anticapitalismo. parlo di forze politiche e sociali, di esperienze sindacali ed associative. come è semplicemente da superare il fatto che ci siano 4 partiti comunisti che si presentano alle elezioni. non vedo contraddizione se si fa un processo che abbia una coerenza. sarebbe impossibile aggregare chi vuole proporre pregiudiziali anticomuniste e sarebbe possibile unire chi pur chiamandosi comunista volesse continuare a rimanere aggrappato alle gonne del centrosinistra guardando il conflitto e le lotte con il binocolo.
    ciao

  27. caro luca marini, siamo d’accordo a quanto pare.

  28. caro bucharin, in realtà condivido ciò che dici sul programma. integralmente. ma, e c’è un ma, bisogna stare molto attenti a non scambiare un documento programmatico con un programma. scrivere un documento programmatico è relativamente facile. far vivere un programma nel conflitto e “issarlo come una bandiera nella testa della gente” necessità un lavoro sociale imprescindibile.
    ma credo che anche tu sarai d’accordo con questa osservazione.
    ciao

  29. caro gio, poni un problema grande e vero. non ho dubbi che ci debba essere quello che tu chiami “impulsi” e che io chiamo banalmente direzione politica. ci vuole uno scatto e una chiarezza di progetto e una maggiore unità e determinazione dei gruppi dirigenti a tutti i livelli. a cominciare da quello nazionale, ovviamente. nulla è perciò scontato. e sarà questa la prova del 9 per il gruppo dirigente del partito.
    ciao

  30. caro pace, l’appeal, come lo chiami tu, era dovuto al fatto che si riuscivano ad unire due cose fondamentali: l’essere stati in ogni movimento di lotta per molti anni e la speranza che con la sconfitta di berlusconi il governo avrebbe invertito la tendenza e avrebbe dato risposte positive alle domande sociali. ma in due anni il governo è riuscito a deludere tutte, ma proprio tutte, le aspettative e il prc invece di condividere la delusione e far cadere il governo ha scelto, di separarsi dalle lotte e di illudersi di fuggire l’enorme problema parlando di una unità della sinistra senza contenuti e principi, e soprattutto dall’interno del governo.
    quanto alla calabria non coltiverei molte illusioni. certo si sono sommati i voti della presenza nei conflitti ai voti, lo dico esplicitamente e senza reticenze, clientelari. basta guardare le preferenze per rendersi conto che quei voti sono di personaggi. basta che un personaggio se ne vada nel pd ed ecco che puoi passare in una provincia dal 6 % all’1 %.
    non è su queste basi che si costruisce il futuro.
    voglio anche dire che non sto parlando di malaffare. sto parlando di un sistema di organizzazione del consenso diffuso per cui contano solo le persone che da una collocazione istituzionale possono “fare qualcosa” attraverso la spartizione dei posti di lavoro e di numerose prebende, il tutto in una ramificazione molto capillare.
    ciao

  31. grazie alfonso geraci. un abbraccio

  32. esatto roberto utopico. eravamo e siamo diversi e dimostriamolo.

  33. alessandroPA Says:

    Francamente trovo ingiusto rimproverare ai compagni e alle compagne di essersi spesi più per le amministrative che per le europee, è vero invece,che la maggior parte delle persone vede (a torto) nell’Europa e nel suo parlalmento delle istituzioni essenzialmente inutili,e se non inutili,certamente lontane.
    Quanto alla strada da percorrere, penso che Ramon abbia posto delle domande interessanti,ma sulle risposte non sono totalmente d’accordo.
    Innanzi tutto non condivido la contrapposizione tra partito “sociale” e partito “istituzionale”, un partito è tale quando si presenta alle elezioni ed aspira alla rappresentanza, a sua volta un partito è di sinistra quando riesce,anche attraverso la rappresentanza, a mettere in relazione le istituzioni con i conflitti sociali e questi ultimi con altri conflitti sociali.
    Una rappresenza istituzionale può anche essere ininfluente rispetto alle sorti del proletariato internazionale,ma spesso è decisiva per produrre iniziativa politica in un piccolo comune,per finanziare le attività di un circolo, per dare visibilità al lavoro di un collettivo e per tante altre cose. Non prendiamoci in giro compagni, quella del partito sociale è una strada da percorrere,ma non è l’unica e soprattutto non è antitetica ad un processo di riunificazione dei comunisti e della sinistra. Penso ad una riunificazione/coordinamento che non annulli le differenze, ma che si ponga degli obbiettivi strategici nel breve/medio termine per resistere al tentativo bipartisan di istituzionalizzare il bipolarismo o peggio un bipartitismo. E’ ovvio che nessun coordinamento può nascere senza una chiara autonomia rispetto al PD, ma anche su questo, dobbiamo stare attenti a non dogmatizzare una giusta scelta politica. Nei comuni non si vota sulla guerra,ne sul precariato, in alcuni comuni(non in tutti) si può e si deve tentare di ricostruire un blocco sociale e politico.Ma davvero qualcuno pensa che (per esempio in sicilia) con una destra (PDL-MPA-UDC) all’80% sia perseguibile una rottura col PD?
    Lo dice uno che da segretario ha già rotto con quel partito per questioni che riguardano le allenaze locali, ma non venitemi a dire che non è compito dei comunisti tentare di costruire il più vasto fronte possibile contro questa destra mafiosa.
    Venite a farvi un giro da queste parti e poi mi dite se Pd e Pdl sono la stessa cosa,vi assicuro che non è così!
    Quanto a noi,è ovvio che Rifondazione ha più di una ragione per continuare ad esistere, ma guai ad andare nuovamente a congresso, i compagni non ne possono più di fare congressi in continuazione, Paolo Ferrero sta lavorando bene, è ora di smetterla con questi tentativi continui di distrubare “il manovratore”…sia che si proponga l’unità dei comunisti che la nascita di una nuova sinistra.
    Un’ultima considerazione sul ceto politico tanto vituperato, mi dissocio da chi spara nel mucchio contro i gruppi dirigenti, ma inviterei questi a dare vita ad un percorso di formazione dei /delle militanti, da questo punto di vista siamo poveri, ho sentito bravissimi compagni mettere uno dietro l’altro tutti gli slogan della campagna elettorale,salvo poi non sapere rispondere alle domande più semplici che venivano rivolte,dall’operaio della fabbrica alla signora al supermercato. Una scuola quadri, costerebbe meno di quanto ci è costata (?) un’inserzione al giorno su Repubblica, potrebbe formare una nuova classe dirigente e portare energie fresche nel partito e in generale nella politica.

  34. caro anonimo, a me sembra che siamo d’accordo. e io non ho nessuna pretesa di indicare la soluzione di ogni problema. e non pretendo di formulare proposte organiche. che dovranno essere elaborate e costruite pazientemente e con serietà. e dal basso.
    perché, scusa se approfitto della risposta a te per parlare di questo, la partecipazione democratica dal basso c’è se si sviluppa una discussione e una costruzione nella quale tutte e tutti possono contribuire a decidere cose fondamentali. non se si scambia la democrazia con le preferenze o, peggio ancora, con la scelta dei candidati alle elezioni.
    credo che ci capiamo.
    ciao

  35. anch’io la penso come te Maria. esattamente come te.

  36. Appunto noi nei conflitti ci siamo e ho ben descritto il nostro impegno
    da altre parti non si fa…………..
    E poi Ramon nel mio comune non si è portato Tripodi ma Catania e comunque abbiamo preso il 20%(noi nel mio comune avevamo una media dell’12% anche l’anno scorso)

    Compagni è tutto un fatto psicologico mi spiego:con la vecchia legge elettorale in vigore fino a Febbrario la lista comunista avrebbe preso 3-4 eurodeputati e tutti adesso a cantar vittoria.
    Non è con un 0,6 in piu o in meno,che ci avrebbe permesso di raggiungere lo sbarramento a cambiare le cose.
    Lavorare sodo adesso e lavorare sodo anche in caso di superamento dell’infame sbarramento

  37. caro giovanni, come sai su ciò che dici c’è una antica divergenza fra noi. ma come sempre poni un problema che mette in luce certe debolezze del mio ragionamento. debolezze che riconosco e che tuttavia non mi inducono a cambiare idea.
    quanto alla lega proprio non condivido. non c’è nulla di più mistificante e lontano dalla partecipazione cosciente e responsabile del nesso abilmente costruito fra rappresentanza ed egoismi sociali, fra demagogia e xenofobia. le donne e uomini con falsa coscienza che solidarizzano con il loro padrone ed odiano il più povero di loro non sono liberi, sono passivi.
    ciao

  38. Per ultimo:qui ci mettiamo realmente la faccia il nostro segretario provinciale di Reggio Larosa è stato denunciato dal sindaco più amato d’Italia Scopelliti solo per aver detto la verità.
    Penso che la storia Ramon la conoscerei visti i comunicati stampa del nazionale di Ferrero e Grassi.
    Da altre parti si fa???
    Da altre parti si sta per intere notti nel presidio contro l’inceneritori????
    E la battaglia sui Bronzi di Riace????
    E l’aito legale e logistico dei migranti???
    Dove si fa???
    I gap e i gas………….
    Per carità il clientelismo c’è e ci sarà sempre ma qui si lavora veramente e seriamente.
    Sabato e Domenica c’è il cpn parla con Minniti o Barreca e vedi cosa ti dicono……………

  39. caro luca, io non credo di essere stato autoconsolatorio dicendo che il gue tiene registrando grandi avanzate tenute e paurosi arretramenti. e se, come dici tu, siamo pochi forse è anche perché non ci si è posti obiettivi giusti ed ambiziosi. stringersi con i moderati contro il regime è spalancare le porte al regime.
    ciao

  40. caro alessandroPA, in realtà mi pare che siamo d’accordo su molte cose. su alcune no. io non rimprovero un bel niente a nessuno. dico una opinione. una volta c’era un partito che fra televisione e leader e posizioni molto radicali mobilitava un voto anche di opinione. che si facesse prevalentemente la campagna elettorale nei territori sulle amministrative si sposava bene perché il voto più politico “tirava” anche quello amministrativo. ma oggi la realtà è cambiata, per chi vuol vederlo, ed il voto europeo, che non a caso è comunque superiore a quello ammministrativo era il voto su cui puntare conquistandolo voto per voto. fare la campagna in un comune dove ci sono 800 candidati e venti liste soprattutto sulle vicende locali e tralasciando il voto europeo sperando che in tv la visibilità ce lo portasse lo considero un errore. perché le elezioni, comunque, hanno uno specifico tecnico.
    quanto alle amministrazioni, caro alessandroPA, convengo con te. in molti casi si può allearsi e costruire esperienze di buon governo. come penso, e credo di averlo detto tante volte, che non è la collocazione rispetto al pd, alleati o meno, che qualifica e risolve il problema dell’utilità sociale di un partito. ma, caro alessandro, è impossibile non vedere la degenerazione che è venuta avanti negli enti locali. fra patto di stabilità, elezione diretta dei sindaci e presidenti di provincia e regione con conseguente primazia degli stessi su tutti, partiti ed elettori, fra clientelismi di ogni tipo e trasformazione degli organismi rappresentativi in grige istanze di ratifica anche se blandite da ingiustificati trattamenti economici dei consiglieri e così via la degenerazione è fortissima. per fare un esempio i comuni, che avrebbero uno strumento di vero potere democratico, sul quale si potrebbe e ancora in pochi casi si fa, attivare una partecipazione democratica, come il piano regolatore generale non lo usano più e fanno l’edilizia contrattata. e cioè l’arbitrio favorevole alla rendita fondiaria e ad ogni tipo di speculazione. e se tu stai in una giunta che trasforma il territorio in un casino espellendo i ceti popolari dal centro in periferie prive perfino dei trasporti, come è successo a roma per anni, e ti accontenti di aver strappato, dentro l’edilizia contrattata con i costruttori, qualche chilometro di piste ciclabili, allora sei finito. finito!
    spero ci siamo capiti

  41. concordo con Maria sul correntismo, io sarei più deciso, qua da fonte di dmeocrazia sta diventando “federazione di correnti” come dice appunto il segretario, per fare le candidature ogni corrente (partiti) va dal segretario (presidente della Repubblica) che fa le consultazioni, poi ogni corrente (partito) appogia il suo candidato e non le indicazioni della DN. E così nei dipartimenti, nei dipendenti della struttura centrale (che qualcuno mi dovrà spiegare perchè una parte non si possano mandare nei territori), in tutto.

  42. giulipenn Says:

    A sembra del tutto convincente l’analisi di Ramon. Mi concentrerei su come rieducare il PRC. Vedo i rischi di un dibattito che si divide tra chi si dice per le alleanze e chi predica la purezza della solitudine ( magari entrambi pensando alle prossime regionali). Oppure il richiamo all’unità di qualche compagno in buona fede e di qualcuno altro un po’ più interessato. Nessuno metterà al centro della riflessione quanti filoni pane sono stati venduti, cosa è successo sul quel territorio, come abbiamo seguito quella vertenza di lavoro.
    Quando ero ragazzo andavo due tre volte a Via Vetere, a Milano,venivo da Napoli. Il Nord era un esempio di democrazia, di partecipazione di vitalità
    Oggi perché non si riconosce che i banchetti domenicali della Lega sono più efficaci dei nostri semplicemente perché quest’ultimi vengono effettuati solo in periodo elettorale.
    Perché alcuni compagni guardano alla proposta di Lega Sud , formulata da D’Alema, invece di prendere atto che la partecipazione alle esperienze del centrosinistra oggi ( in questa fase) non può mettere in moto una politica alternativa, anche perché non si riesce a far vivere nessuna esperienza sociale nel quadro istituzionale odierno.
    Le cento piazze ed i cento comuni del nostro paese non devono, a mio avviso, essere visitati da Rifondazione, ma devono essere vissuti come luoghi del conflitto e dell’organizzazione sociale ; in questo modo potremmo, forse, salvarci.
    pennac

  43. Anima Ribelle Says:

    Davvero bello l’articolo di Messinetti su il manifesto di oggi sul “sindaco dei rifugiati” di Riace. Hai ragione Lorenza ripartiamo dai territori e la trasformazione sociale sara’ automatica.

    saluti a tutti

  44. ben detto pennac

  45. Federico Says:

    Ecco, nuovo post e così hai saltato in tronco le mie osservazioni.. 😦 Scherzo!
    Io non chiedo azzeramenti totali dei gruppi dirigenti dall’oggi al domani ma chiedo gesti concreti di apertura, disponibilità a mettere in discussione i propri incarichi, allargamento del dibattito al di là degli iscritti. Se non ora quando?
    Chiedo che questi dirigenti (PRC, SeL, Ferrando, SC…) mettano in campo delle proposte che avviino un percorso in cui non ci sia la paura di contaminarsi a vicenda e mettere in discussione piccole rendite e quant’altro.
    Penso che se l’obbiettivo di un confronto politico non debba essere mai il proprio tornaconto politico ma se una scelta o l’altra avvantaggino le persone che vogliamo rappresentare. Se questa fosse l’ottica di tutti sono convinto che trovare la soluzione condivisa sarebbe molto più facile. Io l’ho sperimentata, certo in piccolo, nel mio circolo per anni. In cui persone molto diverse per provenienza ed idee hanno sempre trovato la soluzione che soddisfacesse tutti. E insieme le abbiamo sostenute e rese più forti. Serve però essere disponibili a mettere in discussione le proprie certezze.

    Qual’è oggi la base comune sufficiente e necessaria per il confronto? condividere un orizzonte post capitalista.
    Perché se siamo tutti d’accodo (lo siamo?) che il capitalismo è una merda, non siamo d’accordo su quale sia il modo migliore per superarlo. Io non ho una idea precisa. Penso che Marx e comunismo siano utili ma non siano più sufficienti e si debba ragionare se sia meglio, in questa fase, utilizzare ANCHE altri riferimenti e magari ANCHE cambiare la nostra simbologia che per molti, a torto o ragione, richiama ANCHE pagine tragiche. Certo non penso che serva contaminarsi in un’alleanza variegata con gente che anticapitalista non è e non vuole esserlo, come successo nel caso di SeL, solo a scopo elettoral-istituzionale.
    E discorsi di abbandonare piccole (piccolissime) rendite di posizione valgono ANCHE per SC, PCL, associazioni varie (pensiamo allo “storico” leader cobas Bernocchi…..), ecc.ecc.

    Nessuno si ritenga autosufficiente. Sicuramente non dal punto di vista organizzativo ma tantomeno da quello teorico.
    Ripeto che vorrei vedere umiltà da parte di tutti.
    E forse anche il ricambio dei gruppi dirigenti sarebe più ampio, facile, veloce e senza traumi.

    La partecipazione non è solo una parola ma un metodo di lavoro. Dentro il quale ognuno deve essere disposto a rinunciare a qualcosa di sè a favore delle ragioni degli altri.
    Spesso quando dibattiamo invece vogliamo convincere l’altro su tutte le nostre ragioni, anche attaccandoci agli specchi, e si fa fatica invece a dire: “cazzo, sai che hai ragione tu?”

    Ecco, io credo che per costruire un mondo nuovo serve un partito (una formazione, una aggregazione, come volete) che usi metodi di dibattito, elaborazione, scelta dei gruppi dirigenti, regole interne e di confronto con gli altri che siano innovativi.

    Capisco che a qualcuno questo può sembrare frikkettone, ma non possiamo non prendere atto che qualcosa non funziona o non funziona più nel modo di fare politica che nella sinistra anticapitalista abbiamo utilizzato finora.

  46. Federico Says:

    aggiungo che mi pare utile quanto dice piobicchi: dove si fa partito sociale si prendono più voti.
    Come dire: per i voti non serve per forza fare “campagna elettorale” “parlare di alleanze, “candidati” ecc. ma basta il lavoro che si dovrebbe fare quotidianamente….

  47. caro federico, sei convincente su molte cose. non sulle simbologie toccare le quali porta solo a nuove ed inutili divisioni. ma si tratta di metodo. lo ripeto, in molti casi convincente. ma senza i contenuti chiari ai quali alludi solamente il metodo salta inevitabilmente.

  48. Caro Ramon, ti conosco da pochissimo ma mi basta per avere di te una grandissima stima. Del tuo articolo “tre domande e tre risposte” ho copiato ed incollato tre per me significativi periodi e li voglio riassumere qui, perchè li condivido appieno:

    “la mancanza dei voti per raggiungere il quorum non è dovuta alla mancanza di unità. Ma allo scarso radicamento sociale, a volte inesistente, e all’incapacità (forse impossibilità dato il sistema massmediatico) di mettere a valore la chiarezza della proposta sull’Europa”;

    “Ma per esistere ed avere vita bisogna respirare aria, bere acqua e cibarsi.
    Lo voglio dire con la massima chiarezza. Non è nelle istituzioni, nei rapporti con le altre forze politiche e nella visibilità sui mass media che si possono trarre gli elementi vitali.
    L’idea che se si è nelle istituzioni si è vivi va rovesciata totalmente. Se ci si alimenta nella società e nel conflitto si può andare nelle istituzioni e sopravvivere in un luogo avverso alla nostra stessa natura”.

    “Insomma, il Prc ha motivo di esistere come collettivo se sarà capace di riconvertirsi da partito di opinione che “parla” del conflitto a strumento per la produzione, l’organizzazione e l’unificazione dei conflitti. L’unità comunista ha motivo di essere fatta se serve a questo e non se serva ad un ceto politico per accomodarsi nel centrosinistra o per avere visibilità elettoralistica. L’unità della sinistra ha motivo di essere perseguita a tutto campo se ha come base l’anticapitalismo e l’idea che si può ricostruire la propria forza nella società”.

    Io che ho una formazione nella rappresentanza e che ho tenuto stretto con le unghie e con i denti perchè la stessa organizzazione sindacale di cui faccio parte spesso non ascolta e non rappresenta la sua base (così come la sinistra politica fa), sono convinta che si debba ripartire da questo, dal concetto di rappresentanza che in tanti troppi compagni è ormai sfuggito. La rappresentanza non è facile e spesso è scomoda, ma è l’unica via per riacquistare credibilità e voti. Spero che il partito tenga conto e valorizzi quei voti che i candidati operai hanno portato a queste elezioni, perchè sono voti importanti, della base, sentiti, sinceri e hanno un peso diverso da quello dei classici candidati “politici”. L’esperienza della campagna elettorale (per me la prima) è stata incredibile, molto positiva e da quella ora mi si sviluppano pensieri e progetti che spero trovino spazio all’interno del partito, che vedo ancora così chiuso e arroccato nelle federazioni.
    A te, ramon, un grazie per quello che hai fatto e per quello che continui a fare.. questo tuo articolo mi da speranza nel futuro.. Ci voglio credere! 🙂
    Buon Cpn.. io nn potrò essere a Roma. Cinzia.

  49. L’analisi delle ragioni della sconfitta è scolastica, mitologica, irreale. La sinistra perde perchè mutua l’ideologia liberista in quasi tutti i suoi partiti. Il suo sindacato la CGIL si incarognisce e segue quasi sempre Bonanni ed ora anche la Polverini nelle nefandezze di continui accordi con la confindustria che tolgono diritti.In Italia perde perchè quando è stata al governo ha deluso profondamente il suo popolo, il suo elettorato. Il popolo del xx ottobre è stato lasciato senza risposte. Il ceto politico della sinistra è oligarchico. Di alcuni ho l’impressione che siano simulatori, cioè che simulino sentimenti
    e slanci di sinistra……

  50. un bacio cinzia, anch’io ti conosco appena ed ho già una grande stima. sei una persona vitale ed una compagna vera.

  51. sarasbizzera Says:

    la lista arcobaleno è vissuta in un altro momento storico! è fondamentale in un’analisi prendere in considerazione il contesto in cui si inserisce il nostro pensiero. ora si chiedeva legalità, libertà dalla “dittatura”, soluzioni alla crisi(questo è il momento di proteggere i lavoratori) una sinistra unita e seria avrebbe raggiunto un ottimo risultato e sarebbe stata capace di rappresentare chi l’ha votata.
    ho lottato lotterò , io non mi ero fatta illusioni….

  52. Federico Says:

    caro ramon, io ho sempre pensato e continuo a pensare che sia ora di invertire l’ordine…
    ma democristianamente credo possiamo trovare un compromesso dicendo che serve un buon metodo per trovare dei buoni contenuti e i buoni contenuti servono ad alimentare un buon metodo…

  53. “una sinistra unita e seria avrebbe raggiunto un ottimo risultato e sarebbe stata capace di rappresentare chi l’ha votata.” quale sinistra? quale unità? unendo chi è (o era) contro la legge 30 e chi è stato (ed è) entusiasta della legge 30?
    suvvia!

  54. caro federico ci sono contenuti che necessitano dei metodi che tu dici ed altri che sono incompatibili. ma a comandare sono sempre i contenuti.

  55. Federico Says:

    ok, per uscire dall’astratto e limitandoci a guardare in casa al solo prc: l’attuale forma partito e il suo statuto sono tali da permettere la migliore elaborazione teorica possibile, la più ampia apertura, la selezioni dei migliori dirigenti e una loro ottimale rotazione, evitare leaderismi, degenarazioni correntizie. Insomma, la sperimentazione di forme di democrazia più avanzata di quella di fare un congresso ogni 2 anni (e lasciamo perdere cammellaggi e tristezze varie), delegare dei dirigenti a dirigere e decidere che indicano poi alla base cosa fare?
    Credo che questa piramide si debba cercare di invertire, almeno di farne un cubo…utopia? Beh, se non lo siamo noi…
    Non ho chiaro cosa si decise a carrara ma se ne parla un gran bene….oggi il prc cosa sta facendo in concreto in quella direzione? Io nelle federazioni a me vicine vedo gli stessi dirigenti (parlo di quelli veri) da almeno il post scissione dal pdci. Eppure sono gli stessi dirigenti che in questi anni hanno condiviso tutte (TUTTE) le scelte bertinottiane senza batter ciglio, comprese quelle fallimentari…
    Un problema ci sarà?

  56. rossana m Says:

    sono uscita da rc all’inizio del 2008 e quest’anno ho votato la lista anticapitalista. temevo questo risultato . condivido l’impianto della riflessione.
    in questi ultimi anni a quante vertenze aperte sui territori le compagne e i compagni di r.c sono stati presenti attivi e riconoscibili? non sventolando falcione e martellone ,ma lavorando insieme ad altri?oppure c’era l’assessore regionale di turno che ad un certo punto irrompeva nei direttivi dei circoli, con la proposta pronta di mediazione xkè gia’ concordata con il centro sinistra?
    in che anno è sparita dalla pratica politica di r.cla necessita’ di far entrare nel tempo difficilissimo e tiranno della quotidianita’ il piacere di discutere insieme nei circoli “il che fare”?quanto tempo si è, al contrario speso x discutere i nomi negli enti di secondo livello? nomi, che naturalmente , avrebbero dovuto coincidere esattamente e proporzionalmente con la mozione di appartenenza?
    ho posto solo piccoli esempi di una mutazione che rischia di trasformare sempre piu’ r.c uguale agli altri.
    ormai, a me, sembra chiaro(ma posso sbagliare) che pure le analisi sugli effetti devastanti della globalizzazione e della crisi in atto non possano servirci se non accompagnati da una verifica costante del fare, della vicinanza e condivisione materiale delle contraddizioni che sui territori si presentano.
    non sto affermando che la responsabilita’ sia dei circoli di rc.credo che, al contrario la richiesta di unita’(pur necessaria) sia una scorciatoia .
    negli anni bui che arriveranno non è piu’ tempo di sprecare le energie x alleanze.
    non sara’ possibile la ricostruzione di nessun strumento efficace se non esiste piu’ la comunita’ come espressione di condivione, solidarieta’.

  57. giovanni Says:

    Ramon,
    io ho detto , riferito alla lega,che il successo elettorale è dovuto alla convinzione che così facendo si aumenta una forma di democrazia diretta.
    In tutta onestà penso che la tua risposta non centri la questione sollevata.
    e che attiene al concetto e alla pratica della democrazia nella sua espressione elettorale. Ricordiamo il passaggio “poichè un uomo è un vero uomo da uomo ti parlerà,lui vuole pane non parole pane a sazietà…” Non vorrei neanche essere sospettato di poter simpatizzare per una cultura xenofoba o razzista,onestamente non me lo merito.
    E penso che non se lo meritino neanche molti elettori leghisti che fino a poche tornate elettorali fa votavano PCI o DS o PD.
    Il tema è della strategia democratica ,della democrazia progressiva,dell’organizzazione federale,o di altre strategie.
    Posso convenire sul tema della falsa coscienza generata dal meccanismo
    alienante e mistificante della produzione dei mezzi materiali di sussistenza. Ma il punto è che dire cose anche giuste senza avere la possibilità di intervenire nel concreto aumenta o diminuisce la forza e le capacità di chi pur affermando cose sbagliate riesce a tradurle in obbiettivi immediati? Non è un tema da poco soprattutto ora.
    Vedi Ramon io non voglio indurti a cambiare idea so che sei una persona
    per bene,leale e soprattutto autentica. Voglio però ricordare che l’uomo
    è il punto della questione,non il comunismo.L’idea comunista nasce per liberare l’uomo,non il contrario.Può apparire una banalità e me ne scuso
    ma penso che sia bene ripetere concetti semplici ma efficaci.Questo manca da molto tempo nella sinistra.
    Un salutone e Viva la vita!

  58. ciao Ramon,
    la tua analisi è condivisibile, soprattutto per io passaggio che riguarda la nostra presenza nelle istituzioni:
    “Lo voglio dire con la massima chiarezza. Non è nelle istituzioni, nei rapporti con le altre forze politiche e nella visibilità sui mass media che si possono trarre gli elementi vitali.”
    e con questo mi voglio riallacciare alle considerazioni che faceva rossana, su quanta credibilità si è persa in questi anni, quando alle battaglie che portavano avanti i compagni sui territori si è sempre risposto con i compromessi al ribasso, perchè alcuni assessori avevano paura di far dispiacere agli alleati di maggioranza. forse è per questa credibilità persa che siamo visti inutili nelle istituzioni, prima “nazionali” e poi locali.
    penso che ci sia da lavorare e molto per riacquistare fiducia, credo che l’esperienza del parito sociale sia una buona strada, che dove ci conoscono per queste pratiche siamo anche apprezzati, ma per la fiducia la strada è ancora lunga.

    un abbraccio
    Laura

  59. lucaocchionero Says:

    Finchè ci saranno compag* che lottano tutti noi abbiamo speranze. Ieri i compagni dei “tarantini fuori sede” hanno sbugiardato il capitalista Riva mentre si faceva bello davanti agli studenti Bolognesi ignari dell’inferno tarantino, vi posto il post:

    TARANTINI FUORISEDE INTERROMPONO A BOLOGNA INCONTRO TRA GRUPPO RIVA E STUDENTI DELLA FACOLTA’ DI INGEGNERIA.

    Oggi 12 Giugno 2009, circa 30 ragazze e ragazzi del Coordinamento Nazionale Tarantini Fuorisede hanno interrotto l’incontro che si stava tenendo nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria di Bologna tra gli studenti ed il GRUPPO ILVA.
    Per circa 20 minuti abbiamo preso parola per informare tutti i presenti di cosa realmente sia l’Ilva e dei danni che procura alla città di Taranto e alla sua popolazione, informazioni che, ovviamente, chi non conosce la nostra realtà, non immagina minimamente. Attraverso la nostra irruzione con megafono e volantini abbiamo cercato di controinformare i presenti e ribadire alla dirigenza Ilva che Taranto e i Tarantini sono stanchi del sacrificio umano cui sono sottoposti.
    Il Coordinamento dei Tarantini Fuorisede, nato solo qualche mese fa, organizza nelle città del Centro e del Nord Italia in cui è presente, varie iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle condizioni in cui versa la nostra amata terra ed in questo tempo ha riscontrato un’ importante risposta sia dai tanti emigrati che si sono avvicinati al Coordinamento che da tanta gente di tutt’ Italia che si è dimostrata interessata e solidale alla nostra causa.

    IL NOSTRO FUTURO E’ QUI E COMINCIA ADESSO…
    ….. FINO ALL’ULTIMO RESPIRO!

    Di seguito riportiamo il volantino che è stato distribuito oggi durante l’irruzione nella Facoltà di Ingegneria di Bologna.

    Ilva un’azienda come le altre… oppure no?

    Oggi 12 giugno 2009 il gruppo Riva incontra gli studenti della facoltà di Ingegneria presso l’Università degli Studi di Bologna.
    Apparentemente un incontro come tanti altri, quello di un colosso industriale, l’ Ilva, alla ricerca di giovani laureati. Un colosso industriale caratterizzato però da una storia fatta di sfruttamento e morte.
    L’ Ilva gestisce a Taranto il più grande impianto siderurgico d’ Europa, un impianto responsabile di un inquinamento da record: dalle sue ciminiere emette il 92% della diossina italiana e l 8,8% di quella europea, consegnando alle cronache Taranto come una delle città più inquinate del continente..
    Ma non finisce qui. Il gruppo Riva deve ancora spiegare come mai, nel quartiere a ridosso del suo impianto, l’ incidenza di tumori alle vie respiratorie e’ quattro volte superiore alla media nazionale; come mai i capi di bestiame che pascolavano nei pressi dell’ impianto sono stati abbattuti; come mai nel latte materno delle donne di Taranto c’ e’ diossina; come mai i guard-rail delle strade che costeggiano l’ impianto sono ricoperti di polveri rosse.
    L’Iilva non e’ responsabile solo di questo scempio, infatti mentre a Bologna ricerca giovani ingegneri, ha pianificato ed attuato la cassaintegrazione per 6700 operai a causa della crisi e del conseguente crollo della domanda d’ acciaio. Parallelamente però vorremmo proprio sapere come mai in un periodo di crisi il patron dell’ Ilva Emilio Riva entra nella cordata che ha acquistato Alitalia. Perchè cerca personale a Bologna e non a Taranto? forse perchè i tarantini sanno cosa rappresenta l’ Ilva e probabilmente nella facolta’ tarantina avrebbe trovato una degna accoglienza!
    Il gruppo Riva e’ qui a Bologna proprio il 12 giugno, data simbolica in cui a Taranto si commemorano le vittime sul lavoro. Ebbene, l’ Ilva e’ leader anche in questo settore: è responsabile, negli ultimi 15 anni, della morte di 44 operai (ben 6 Thyssenkrup giusto per intenderci).
    Questa azienda, che oggi si maschera come all’avanguardia, e’ stata condannata per mobbing ai danni di 60 lavoratori ritenuti “scomodi” e per questo confinati in una palazzina in disuso ad alto rischio. (sentenza della sesta sezione penale della cassazione).
    L’ Ilva è responsabile di degrado sociale e precarietà, esercita un fortissimo ricatto occupazionale nei confronti dei giovani di Taranto e dell’ hinterland. Ragazzi come noi ogni giorno rischiano la vita nei reparti di quell’ impianto per 1000 euro al mese, permettendo al patron profitti da record.
    Il giovane di Taranto quando non può’ emigrare ha davanti a se due scelte: morire di fame o di lavoro!
    Condanniamo l’Alma Mater Studiorum e i vertici della Facoltà di Ingegneria per aver permesso questo incontro. L’ Università ha dimenticato il suo compito educativo mostrandosi complice di chi costruisce il suo profitto sfruttando senza ritegno sia l’uomo che l’ambiente, senza tenere conto di alcuna morale, privando cittadini e lavoratori dei diritti essenziali.
    Vogliamo rispetto per Taranto, per i suoi abitanti, per la sua storia, per chi e’ morto e per chi soffre nei nostri ospedali.
    Vergognatevi!

    coordinamento nazionale tarantini fuorisede

  60. lucaocchionero Says:

    il PRC riprenda queste lotte, riprenda queste pratiche con “chi ci sta”.

  61. e intanto Verruggio, della direzione nazionale, “spara” pubblicamente su Ferrero e dichiara “morto” il Prc:

    http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12329

  62. Mario Bosso (Arma di Tagia IM) Says:

    I tre quesiti formulati hanno, secondo me, tutti una certa logica, che condivido, però mi permetto di far presente che, almeno sul mio territorio, le sezioni ed i militanti del Partito si vedono e si sentono solo in occasione delle campagne elettorali, tutto questo é giusto però finita una tornata elettorale DEVE iniziare la CAMPAGNA ELETTORALE per la prossima scadenza e non aspettare gli ultimo 2 mesi. LA CAMPAGNA ELETTORALE DEVE ESSERE CONTINUA E CALZANTE sulle tematiche quotidiane che in ogni realtà si presentano e DIMENTICARSI quello che le varie maggioranze prospettano BENSI’ porre noi a loro le tematiche di discussionem in parole povere NON RINCORRERE IL PALAZZA MA PRECEDERE IL PALAZZO. Se tutto questo verrà fatto forse avremo un’occasione di ritornare vicono all’elettorato. Immagino che questo sia un lavoro molto dispendioso però é l’unico modo che io conosca.

  63. Disamine interessanti, vi leggo sempre volentieri. Qui si esercita quella sana discussione che si faceva una volta nelle sezioni. Io ho 60 anni, ho sempre votato pci, poi pds, alla fine rifondazione per molti anni. Ma nelle ultime elezioni politiche e ora alle europee, non me la sono più sentita.
    Penso che ci siamo allontanati dai cittadini, facciamo solo retorica. Abbiamo aiutato le destre in questo paese, forse non ce rendiamo conto. Ci siamo fosilizzati su grandi ideali, che però non colpiscono più l’ immaginario collettivo. Abbiamo vissuto di rendita per molti anni, con la moda di essere di sinistra, prendavamo i voti, da tutti; ci siamo cristallizati, non proponendo più nulla, a parte il nostro grande ideale. Io vivo in provincia di Milano, paesone di migrazione, popolare, ho visto negli anni la gente che ci votava, spostarsi sempre più a destra, votare lega, prima per protesta, poi assimilando le loro idee. Qualcuno abbracciando anche Forza Italia. Quando chiedevo il perchè mi dicevano, che erano vicini a loro e i loro problemi. Il paesone di periferia è cambiato, noi non siamo stati capaci di seguire i cambiamenti. Sai che gliene frega a una famiglia di operai che vedono i figli crescere, senza una prospettiva, senza casa, noi a dire che le case popolari devono essere date anche agli stranieri, con i marocchini che diventano i padroni del quartiere, e noi a difenderli; ci siamo caduti in pieno in una guerra tra poveri. I nostri lider in televisione a parlare di filosofia, pace e guerre, mai a parlare dei nostri problemi. Abbiamo fatto cadere un governo prima per le 35 ore( chi ne parla più), abbiamo indebolito un secondo governo con Afganistan, temi importanti, ma la gente pensate che li capisce? Lavorare sul territorio, la gente ti guarda male, dice che ci si è venduti a destra, non per le idee ma per i fatti che i nostri comportamenti hanno creato. Diciamolo siamo stati i meglio alleati virtuali di questa destra populista. Ora con un Di Pietro, che ci ha prosciugati, assieme alla lega, che cosa facciamo, parliamo dello 0,% che ci manca per il quorum. Lista anticapitalista, chi la capisce, cos’è l’ anticapitalismo oggi, dove per quasi 20 anni i media berlusconiani hanno dipinto l’ anticapitalismo come l’ orrore del IXX secolo. Dobbiamo riscotruire, con la nostra ideologia, ma cercando di far capire alla gente, cosa vogliamo, che cosa possiamo offrire di diverso, vicini ai bisogni, non quelli astratti o di una nicchia, ma alla pancia della gente.
    Grazie per lo spazio, scusate lo sfogo, ma sono veramente triste nel vedere il nostro lavoro di 40 anni buttato nel immondizia.

  64. cara lucy, non so con chi parli, a me dicono proprio il contrario: che non abbiamo portato a casa risultati perché abbiamo subito Prodi. Ramon, io non è che dissenta da quanto scrivi. E che voglio vedere il coraggio di andare oltre l’esistente. E penso che se ci sono dissensi importanti con la sinistra più moderata, si possono anche esprimere sotto lo stesso tetto, forse. Senza bisogno di leaderismo, vorrei vedere facce nuove e processi dal basso che coinvolgano i tantissimi compagni, comunisti e non, che non ci votano. per me questa ripartenza è imprescindibile.

  65. un’ultima cosa: bisogna preparare una strategia che ci consenta di non apparire affannati alle regionali dell’anno prossimo. basta con i cartelli all’ultimo momento! c’è bisogno di un progetto di ampio respiro.

  66. Tornando a Tripodi, anche per rispondere a Pace, dico che il partito nazionale non per nulla ha dato indicazione di uscire dalle giunte campana e calabrese: tali giunte sono guidate da persone pluri indagate per reati gravi ed infarcite di gente che di sicuro non sono stinchi di santi: senza dover aspettare che vi siano condanne, mi sembra che si ponga una questione politica abnorme: la questione morale. O no? O sono un alieno a pensarlo?
    Tornando ai discorsi sul da farsi, si dice già da un pò di tempo che è necessario forzare la situazione dei sindacati attuali, poichè, da una parte il gruppettismo del sindacalismo di base, dall’ altra il sostanziale moderatismo e propensione alla concertazione della CGIL costituiscono uno dei motivi di debolezza della classe sociale lavoratrice cui facciamo riferimento. A questo punto mi chiedo e chiedo a Ramon: come fare a cambiare le cose? come agire dentro i sindacati per forzarne le dinamiche interne? o bisogna addirittura avere il coraggio di fare un nuovo sindacato di classe? tra le forze politiche e sociali che verranno invitate ad unirsi al coordinamento con socialismo 2000 e pdci c’ è qualche sindacato? Si tratta davvero di una questione cruciale, forse la questione principale, proprio perchè l’ inadeguatezza dei sindacati influisce immediatamente sulle condizioni materiali dei lavoratori e ne determina la sostanziale condizione di debolezza e solitudine davanti alla globalizzazione e al mercato del lavoro. Per cui penso noi dobbiamo avere il coraggio di provare ad influire in maniera decisa ed immediata sulle dinamiche sindacali.
    Un abbraccio

  67. Bucharin77 Says:

    condivido al 100% Gio: questa della politica del PRC nel sindacato è la questione delle questioni, irrisolta dal ’91. Ma o cominciamo ad avere una politica sindacale degna di questo nome o anche in questo caso parlare di radicamento è solo una buona e nobile petizione di principio

  68. come si spiega gio il risultato eclatante del prc calabrese? forse dovete iniziare a ragionare con più umiltà.

  69. nell’ordine: perché non abbiamo raggiunto il quorum ?
    La risposta altisonante nonché retorica e culturalmente debole è la mancanza di radicamento sociale. Non sarebbe più semplice e realistico dire che subiamo una “carenza di manodopera politica”. Facciamo un esempio : in un’area di milano che comprende un bacino di votanti di circa 150000 unità otteniamo il 3,3% che significa 4950 voti e complessivamente sulla stessa area esistono tre circoli di rifondazione per un totale di 20 militanti attivi. Sconfortante. Basterebbe che solo il 10% dei votanti fosse un militante per avere circa 500 militanti attivi disposti a controinformare, ad essere presenti ogni giorno per un’ora sul territorio e probabilmente non ci sarebbe quorum che tenga. Morale senza una consistenza numericamente accettabile sul territorio è velleitario immaginare un qualsiasi “radicamento sociale”. Non solo ma il depauperamento del corpo militante condiziona le risposte anche alle altre due domande. E’ la fine? certamente no ! solo a condizione che si sappia modulare un linguaggio e un ventaglio di prospettive in grado di mobilitare coscienze e produrre un nuovo entusiasmo per le utopie. Ma quale linguaggio e quali prospettive ? Si rende necessaria non una analisi basata su categorie politologiche ma sul mutamento antropologico: Per la prima volta nel corso di migliaia di anni ci troviamo di fronte ad una società “anziana” e quindi non abbiamo punti di riferimento di come si presentano le dinamiche sociali sul medio e lungo periodo. In uno scenario di questo tipo valgono ancora parole come “lotta” e “rivoluzione” con lo stesso contenuto semantico del secolo scorso ? “comunismo” ha ancora un significato positivamente evocativo ? Ciò che si può constatare è che in una società “anziana” ciò che fa presa è l’immaginario negativo che si fa motore di nuovi paradigmi come “straniero = delinquente” che da troppo tempo condiziona il “risultato elettorale”. Quando la Moratti imposta la sua campagna elettorale sulla politica della sicurezza quanti militanti di rifondazione sono sul territorio a porre la banale domanda ai cittadini: chi è responsabile della sicurezza a milano se non chi governa a milano, e chi ha governato in questi ultimi 15 anni se non un forzaitaliota e un leghista.
    Se fosse vero il dato che è l’immaginario negativo a condizionare le coscienze in una società “anziana” qual’è lo spettro che può essere agitato per costruire quel terreno di coltura in grado di riprodurre la voglia di “lotta” e di “rivoluzione” che per loro natura spingono gli individui a partecipare in prima persona agli eventi e non ha delegare ?
    Perché usare la definizione “anticapitalista” quando è più corretto e più proiettivo definirsi “marxista” ( tutti che si arrabattano per dare spiegazioni all’altezza dei tempi della “crisi economica ” e tutti a scoprire (primo tremonti) che basta conoscere anche superficialmente qualche capitolo de “il Capitale” per capire questa crisi ed anche quelle che verranno in seguito (se il capitalismo resiste). Che cos’è la Globalizzazione se non la faccia deformata, arrogante e predatoria dell’Internazionalismo così a forza di dire no-global senza rivendicare l’opzione internazionalista (fondamento del movimento comunista per oltre un secolo) abbiamo gettato via il bambino con l’acqua sporca.
    Abbiamo bisogno dei giovani,non quelli di 20 anni, ma quelli di 15 anni che non votano ma capaci di entusiasmi e qui rispondo all’ultima domanda: è per queste generazioni che rifondazione ha il dovere di resistere, di esistere e di rinnovare il proprio linguaggio e nuove forme di comunicazione.

  70. nicolò Says:

    condivido in generale i termini autocritici dell’intervento, e vorrei io fare alcune domende che non so se fuori luogo: che vuol dire “mettere a valore”; quale è la differenza fra comunista e di sinistra, fra chi è comunista e chi è di sinistra?
    Ora vogliamo inserire un elemento sempre marginalizzato nelle analisi? quello riguardante la soggettività, ovvero i limiti soggettivi del “ceto politico” della sinistra e comunista? ce la sentiamo di dire che è un ceto politico scadente, che insegue ambizioni meschine, incarichi e poltrone miserabili, politicante, arrogante pure, cialtrone, autistico e settario, misterico (praticante di riunioni segrete) ecc.?
    Sono stato segretario di Circolo, ma ho votato De Magistris e mi pare di avere avuto ragione, perchè in questo momento la salvaguardia della democrazia passa attraverso la difesa della indipendenza della magistratura e De Magistris in questo momento la rappresenta, insieme a tante altre cose .
    Io penso che sia teatro dell’assurdo l’affidare la unificazione dei comunisti agli stessi che l’hanno lacerata in malo modo, e sono sgomento davanti al fatto che questi abbiano ancora a mostrarsi come rappresentanti del comunismo dei comunisti della sinistra ecc.., ritengo il non voto alle liste comuniste e di sinistra un momento di resistenza passiva, l’unico modo per difenderci da questi che usurpano le dirigenze ecc. nella speranza (non ho mai amato la parola speranza col suo carico di fatalismo) che con la scomparsa delle poltrone miserabili spariscano pure loro.

  71. Stefano Gioffré Says:

    Ciao, sono un militante di SinCri. In più di un’occasione ho apprezzato i tuoi interventi, ma questa volta qualcosa su cui dissentire ce l’ho. Innanzi tutto credo che leggere in maniera negativa il risultato elettorale miopia politica. Avete superato abbondantemente i sondaggi e le aspettative (almeno di tutti coloro che non militano direttamente in RC – i quali invece, e il che è anche legittimo, in larga parte erano convinti di superare il quorum). Questo nonostante la candidatura delle mummie del Governo Prodi e una campagna elettorale che definire resistenziale sarebbe un eufemismo (la ciliegina sulla torta è stata l’appello al voto accompagnato dalla foto di Pietro Ingrao ormai incapace di intendere e di volere – quando il 90% della popolazione non ha idea, e forse non a torto, neanche di chi sia!).
    Soprattutto mi chiedo: cosa intendi per “elettoralismo spinto di Sinistra Critica”? Vorrei solo un buon motivo per dare dell’elettoralista a una forza politica che, dopo aver dato un contributo decisivo e generoso alla costruzione dell’Onda studentesca – per fare un esempio fra i tanti – decide, per non sfasciare ancora di più la sinistra già ridotta in macerie, di non candidarsi alle europee, pur avendone le possibilità e la legittimità per farlo in piena autonomia. Vorrei farti un solo esempio che capovolge quest’affermazione (ma ne potrei fare davvero tanti). Il 25, 26, 27 giugno si terrà a Trieste il G8 dei ministri degli esteri (quello che parlerà dei soldati in Afghanistan, per intenderci); probabilmente mancheranno le forze per costruire un contro vertice, e RC ha grossissima parte delle responsabilità perché in questi giorni si è dichiarata indisponibile giacché “impegnata nella campagna elettorale”. Mi piacerebbe tanto che in RC oltre a piangere per il risultato elettorale – a mio avviso a torto, lo ripeto – ci si interrogasse sul perché – quello vero però – del mancato coinvolgimento di SinCri a questa tornata elettorale e sul perché le condizioni da noi poste siano state considerate irricevibili. Altrimenti il sospetto di miopia del ceto politico che tu fai cadere anche su di te, almeno da parte mia, non farà altro che rafforzarsi. Con stima e affetto. Stefano.

  72. Dellacqua Says:

    Io sono convinto che se si imbocca la strada dell’autosufficienza alle prossime regionali sarà una catastrofe. Cioè se in tutte le regioni si corre soli credo che ci si lascia le penne ancora una volta…la gente di fronte a questa destra (non dico che è giusto così, ma questo è un dato di fatto) difficilmente deciderà di optare per un voto anticapitalista ed autonomo dai 2 poili.

    Quando sento parlare delle altre nazioni, dove le sinistre antagoniste vanno bene…mi viene subito in mente il nostro governo che effettivamente è il più osceno d’europa. E questo causa una forte propensione al voto utile…a queste europee ci siamo semplicemente ripresi i 3 punti percentuali che regalammo al pd alle politiche…ma se si fosse votato per il parlamento nazionale, quei voti sarebbero ricaduti nella morsa del voto utile.
    Purtroppo sembra una sciocchezza ma votare per una forza antagonista in europa non è come votarla in italia…in germania male che ti va hai la merkel, che magari differisce poco da schroeder, però non è assolutamente paragonabile alla banda berlusconi.
    Io credo che dei spazi di dialo vadano aperti.

  73. è tardi per scrivere e domattina c’è il cpn. dico solo che a leggere quanto è stato scritto dal mio ultimo post in poi c’è la descrizione della confusione e della babele di linguaggi e di problemi che si accavallano senza ordine che sono fra le cause di ogni sconfitta degli ultimi anni.
    ovviamente cercherò di dimostrare questa affermazione.
    non ora.
    buonanotte.

  74. l’idea che un segretario di circolo voti de magistris (il giudice di cui spataro ha detto: la sua inchiesta sui poteri forti è il paradigma di come non si fa un’inchiesta: sospetti su tutti e alla fine il nulla) mi lascia basita. ma come si fa a rimproverare ai nostri i loro errori e poi a votare idv, un partito liberale che era al governo prodi esattamente come noi, anzi peggio di noi? nelle liste comuniste avresti trovato sicuramente personaggi ben più credibili. ma evidentemente l’agit prop di santoro è penetrato anche nelle nostre file, basta vedere il culto di travaglio. detto ciò è sicuramente vero che tutti questi dirigenti devono farsi da parte perché non capiscono più un fico del mondo in cui viviamo. rendetevi conto che rifondazione non esiste più e quel radicamento sociale non può averlo perché le mancano le forze. io sono circondata da compagni veri che non votano rifondazione chi per un motivo, chi per un altro. bisogna ripartire dalle fondamenta, troppi errori sono stati compiuti. e come ha scritto qualcuno, il voto utile è un vero problema, senza voto utile, senza quel panico nelle cabine l’arcobaleno avrebbe preso molto di più. ma se rifondazione avesse il coraggio di uscire per strada come proclama di volere fare, sono convinta che idv si sgonfierebbe subito, eccome.

  75. Quindi pensate che il motivo sia il clientelismo personalmente non penso sia cosi,anche perchè in Calabria è andato bene Tripodi,Pistoia,Loffredo e Libonati.
    Forse ci sono militanti veri che magari lottano seriamente e ottengono risultati cito qualcuno:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Ho rivolto proprio questa domanda perchè sono un militant calabrese del Prc e qui si lavora sul serio.
    Quante volte candidati vengono trombati???
    Perchè qui non è successo???
    E’ evidente che la gente è contenta del nostro operato,altrimenti ci avrebbe voltato subito le spalle come è successo con l’arcobaleno,qui tra i militanti c’è stata realmente la svolta a sinistra,cosa che al Nord non c’è.
    Ricordatevi che sono buoni i risultati diel sud e centro e sardegna,pessimi al nord,indaghiamo su questo……….

    Ti ho spiegato che in Calabria il conflitto si fa e anche forte,ti ho elencato su cosa si fa il conflitto in Calabria te lo ripeto:battaglia vinta contro i trasferimenti dei Bronzi,lotta “vera” contro la mafia,lotta contro l’inceneritore di Gioia Tauro,aiuto concreto ai migranti di Rosarno,stabilizzazioni di Lpu-Rsu,gap,gas.
    Agnoletto al Sud non ha praticamente fatto campagna elettorale si è dedicato giustamente al Nord-est dove ha preso tante preferenze e comunque da noi è andato bene comunque con tredicimila voti.
    Ti ripeto e sottolineo come i militanti siano realmente radicati nella società e che qui la svolta a sinistra c’è stata.
    Ripeto e sottolineo che se la gente non ti vuoe non ti vota l’esempio è Zipponi ma ne potrei fare tnti altri.
    Io penso che qui si lavora bene a tutti i livelli e si portano a casa risultati e che quindi la gente ci apprezza per il nostro impegno a tutti i livelli.
    Sono d’accordo con ciò che dice Fede
    Caro Gio la cosa che non va è che al Nord siamo scomparsi……….

    ECCO I MIEI POST SULLA CALABRIA CAR SASHA E AGGIUNGO CHE IL MIO SEGRETARIO PROVINCIALE LA ROA HA OTTENUTO UNA BELLA DENUNCIA DA SCOPELLITI IL SINDACO PIU AMATO D’ITALIA PERCHE’ QUI SI PARLA SENZA PELI SULLA LINGUA.

  76. Per ultimo:qui ci mettiamo realmente la faccia il nostro segretario provinciale di Reggio Larosa è stato denunciato dal sindaco più amato d’Italia Scopelliti solo per aver detto la verità.
    Penso che la storia Ramon la conoscerei visti i comunicati stampa del nazionale di Ferrero e Grassi.
    Da altre parti si fa???
    Da altre parti si sta per intere notti nel presidio contro l’inceneritori????
    E la battaglia sui Bronzi di Riace????
    E l’aito legale e logistico dei migranti???
    Dove si fa???
    I gap e i gas………….
    Per carità il clientelismo c’è e ci sarà sempre ma qui si lavora veramente e seriamente.
    Sabato e Domenica c’è il cpn parla con Minniti o Barreca e vedi cosa ti dicono……………

    ECCO L’ULTIMO POST

  77. Compagni è tutto un fatto psicologico mi spiego:con la vecchia legge elettorale in vigore fino a Febbrario la lista comunista avrebbe preso 3-4 eurodeputati e tutti adesso a cantar vittoria. Non è con un 0,6 in piu o in meno,che ci avrebbe permesso di raggiungere lo sbarramento, a cambiare le cose. Lavorare sodo adesso e lavorare sodo anche in caso si fosse superato l’infame sbarramento

  78. Vorrei interloquire col milintante di Sinistra Critica, formazione alla quale avevo la sensazione di sentirmi vicino, ma che ultimamente mi ha fatto cambiare idea, viste le scelte autoreferenziali. A parte un millantato ed ostentato giovanilismo ed ultramodernismo spinto che gli fa definire Ingrao incapace di intendere e di volere trascurando l’ estremo rispetto che i meno giovani elettori di sinistra nutrono per lui (molto più lucido nelle argomentazioni di molti del suo partito) volevo provare a riportarlo sulla terra e spiegargli che SC alle scorse politiche ha preso lo 0,4% e che quindi non certo può presentarsi come l’ unica forza non sconfitta, dato che capisce pure un bambino che seppure avesse voluto presentarsi, non sarebbe riuscita neppure a raccogliere le firme e sarebbe dovuta ricorrere a qualche aiuto esterno o parlamentare amico; figuriamoci se avesse avuto chences di raccogliere un risultato decente. Quindi avete fatto bene a non candidarvi, ma questo non vi pone in uma posizione di poter dettare le regole della nuova sinistra, perchè continuate ad essere minoritari. In tal senso devo dire che mi ha dato molto fastidio leggere la supponenza dell’ ultimo post del vostro sito che analizzava il voto.
    Sono d’ accordo poi con la definizione di elettoralismo spinto affibiatavi da Mantovani (anche se tuttavia credo che riguardi più il PCL) perchè ritengo le vostre proposte assolutamente politiciste ed inconsistenti, vi reputo, in sostanza, privi di contenuti ed incomprensibili a chiunque non sia iperpoliticizzato. La mancanza di contenuti credo sia anche lo scotto pagato in queste elezioni europee dall’ NPA: esso, finchè vigeva incontrastato nel deserto della sinistra radicale francese, riusciva a porsi come forza di “rottura” ed intercettava un voto di protesta e di disagio davanti alla globalizzazione; non appena poi è rientrata una formazione un pò più piena di contenuti e meno volatile come il Front De La Gauche, è stato immediatamente superato contro ogni previsione (il PCF era in via di scomparsa fino ad un anno fa). Per tutti questi motivi, v’ invito a non ergervi come coloro che hanno la risposta in tasca e che incarnano la “novità”, perchè non è affatto vero, dato che i vostri contenuti sono scarni (non a caso, una personalità di spessore come Gigi Malabarba, appare defilato: forse è anche lui una mummia?). V’ invito piuttosto ad invertire la tendenza al frammentismo (ed anche al nuovismo spinto) ed a mettere il vostro movimentismo, che la cosa che io apprezzo di voi, al servizio di un più ampio fronte comunista ed anticapitalista, che non può partire da 0 o da voi, ma inevitabilmente dai partiti che già ci sono, facendo le dovute autocritiche (già ampiamente fatte).
    Per quel che riguarda l’ onda, non avete contribuito solo voi, ma anche molti compagni/e dei Giovani Comunisti/e come me, che però non erano “visibili” a causa della dissennata linea di completo “scioglimento” nel movimento portata avanti dalla passata “dirigenza” dei GC, oggi completamente scissa, che ci ha portato ad essere completamente subalterni a disobbedienti ed autonomi. E poi, se l’ onda è finita in una certa maniera ed così rapidamente, forse vantarci di essa è un pò esagerato (ma questi sono altri discorsi).

  79. caro Pace, ti ho già spiegato che secondo me la presenza nella giunta Loiero è un problema gigantesco e da quì derivano tutte le mie critiche. E tu stai trascurando questo elemento, mettendone in evidenza altri, che sono assolutamente super-positivi per quel che rigurda il PRC calabrese. Ma ripeto: ciò non toglie che io non possa assolutamente apprezzare chi abbia legami strettissimi con uno come Loiero!!!!!!!

  80. Ah, e la mia critica è ristretta a Tripodi naturlamente, non a Pistoia, Loffredo (che ho votato anch’ io) e quanti altri!

  81. Stefano Gioffré Says:

    Vorrei rispondere brevemente e per punti a Gio.
    1) Per quanto riguarda Ingrao, le critiche di senilità non sono rivolte a lui, ovviamente – tutt* noi invecchiamo! – ma a la scelta di usarlo in campagna elettorale. Non ho toccato le critiche alla figura storica di Ingrao e alle sue scelte politiche – che pure ci sarebbero – perché non ce n’è bisogno: pure se fosse stato Lenin in persona il discorso l’avrei fatto lo stesso. Chi pensate di intercettare col suo appello?
    2) Sinistra Critica non si sente affatto la salvezza della classe operaia. Al massimo ci sentiamo persone che avevano compreso la realtà un po’ prima di altri – e sono stati i fatti a dimostrarlo – e nulla più. Ciononostante, quello che vogliamo è costruire una sinistra la più ampia possibile, con degli obiettivi chiari e quindi solo a certe condizioni (discorso questo che non vi è estraneo, in fondo un discorso simile lo avete fatto a Vendola).
    3) Il nostro 0,5 alle politiche scontava soprattutto i fallimenti di Rifo – non certo quelli di chi prima non esisteva! – che sono stati di una portata tale da screditare l’idea stessa di sinistra. Adesso per tutti è cominciata la fase di ripresa – per questo non sputerei sopra il vostro 3,4% e non è un caso che in queste amministrative noi abbiamo superato ovunque l’1% e in un comune siamo arrivati persino all’8%.
    4) L’ultramodernismo che ci attribuisci per me è una categoria senza senso. È diverso il discorso sui giovani, ma ci vorrebbe un intero dibattito per aprire il discorso su questo punto.
    5) Se leggi un po’ più approfonditamente i dati sulle elezioni francesi, uno dei motivi – secondo le Monde – per cui l’NPA non ha sfondato è stato il forte astensionismo che ha riguardato soprattutto i ceti che l’NPA voleva intercettare – migranti, disoccupati, etc. Non è un caso che i sondaggi continuano a darlo al 10% e che è in effetti quello che prende alle amministrative.
    6) Sulla mancanza di contenuti di SinCri, beh… no comment.
    7) Su Gigi Malabarba… io lo adoro, ma è lui a non voler mai mettersi in mostra. Chi lo conosce, e come lui è anche Franco Turigliatto – non a caso era uno dei nomi che proponevamo a Ferrero per la lista come segno di riscatto degli orrori del Governo Prodi e su cui ci è stato dato un secco niet – sa che è “basista” fino al midollo.

    Ciao,
    Stefano.

  82. Condivido l intervento di Ramon ma ho ancora tanta rabbia per come questo partito gestisce nei territori alcune vicende,parlo di Bologna….
    Leggo con estrema attenzione e mi sbalordisco,un pezzo di intervento fatto da Paolo Ferrero alla direzione nazionale,riguarda infatti il funzionamento del partito.
    Vorrei dire a Ferrero che mi sembra assurdo che un segretario nazionale si accorga adesso di quello che negli anni hanno prodotto le mozioni,le aeree o come li chiamo io gli inciuci tra bande…
    Al congresso di chianciano abbiamo più volte ripetuto quanto male aveva fatto al nostro partito una dialettica così sclerottizzata e questa guerra perenne tra mozioni e sotto aeree.
    Oggi Ferrero ripropone che questo modello ha lacerato il partito e và invertitta la tendenza…
    Mi verrebbe da chiedergli: Come hai fatto a Bologna??
    Come ti sei reso responsabile di lasciare ad essere comunisti il controllo dei territori per sottostare a inutili ricatti???
    Come hai permesso tagliatori di teste semplicemente perchè non la pensavano come voi??
    E poi vieni a parlare di pluralismo e rispetto????
    Ti è mai venuto in mente caro Paolo, ti sapere il perchè un sacco di compagni/e dirigenti,membri della segreteria abbandonavano il partito????’
    Hai mai pensato che era utile parlare e sentire altre campane,invece di fidarti dei tuoi umili servitori???
    E adesso che ci sono stati orribili risultati elettorali sia alle europee che alle amministrative, ti è balenato in mente che forse quella dura lacerazione inutile tra bande, ha provocato un crollo del partito, per fare l’accordo con il pd a tutti i costi???
    Quando si farà mai un analisi seria in questo partito???
    Quando si avrà mai l’umilità di chiedere scusa alla base per le promesse non mantenute???
    Non credi che la questione morale tanto invocata a Chianciano non mai toccato le vostre corde???
    Se questo partito permette simili nefandezze al proprio interno,trattando in maniera becera i compagni e le compagne,non sarà mai un partito in grado di rappresentare nessuno nella società—–
    Di seguito riporto il suo intervento ……

    • Funzionamento del partito.
    Dobbiamo concretamente mettere mano al funzionamento del partito. Noi siamo usciti da un lungo periodo in cui progressivamente si sono sedimentate aree strutturate che sono diventate frazioni. Io penso che, anche in virtù di questo siamo riusciti ad evitare lo scioglimento del PRC. Questa costruzione, però, sta generando problemi: nei fatti, siamo una federazione di partiti. Questo meccanismo che non fa selezionare i quadri sulla base della capacità ma della fedeltà, blocca la capacità di espansione del partito. Abbiamo la necessità di una profonda autoriforma della nostra vita interna. Così come abbiamo la necessità di una profonda razionalizzazione delle strutture del partito vista la scarsità di risorse finanziarie. Voglio essere chiaro: va salvaguardato il principio del pluralismo e il fatto di avere posizioni diverse è sacrosanto. Il problema è che nel nostro funzionamento e nelle relazioni interne ci sono forme di sclerotizzazione che ci impedisce l’apertura necessaria. Dobbiamo fare un salto di qualità e propongo a tutto il gruppo dirigente di misurarsi con questo obiettivo: il superamento del modo di funzionare che ci ha caratterizzato sin qui. E’ necessario un bagno di umiltà per tutti e dobbiamo dare l’esempio dalla direzione nazionale.

    Di questo dobbiamo discutere e per favorire questa discussione la segreteria si presenta rimettendo il mandato al prossimo Cpn, cioè all’organismo che ci ha eletto. Credo sia utile anche a rendere più libero e aperto il dibattito. Dal punto di vista del percorso, dopo la discussione di oggi, lavoreremo ad un documento che verrà proposto al Cpn e su quella base, proponiamo di fare attivi in tutte le federazioni. In questo quadro, una ulteriore riunione della direzione dopo il Cpn sarà necessaria perché una proposta politica si coniuga a una soluzione organizzativa, anche perché dobbiamo commisurarla concretamente dentro il quadro delle risorse ridotte che abbiamo con un ridisegno complessivo dei dipartimenti.

  83. pamela, il problema di rifondazione a bologna non è l’accordo con delbono o essere comunisti. il problema è che il partito, di cui tu credo sia un quadro, non esiste, è perfettamente invisibile adesso come lo era con loreti. mi dispiace ma probabilmente il problema potresti essere anche tu, non so, non ti conosco. loreti è andato via col suo roboante 0,6%, complimenti, aveva dietro le masse. ti dico che io e mio padre la lista bifo non l’avremmo mai votata e comunque questo mitico partito sociale non c’era prima e non c’è adesso.
    ogni tanto mi vengono in mente i post di ramon, certo è intelligente, sa scrivere. ma come si può essere così lontani dalla realtà? la soglia attirerà il voto utile per noi, aveva scritto. i dirigenti non possono sbagliare così tanto e a ripetizione. più ci penso e più mi convinco che questa dirigenza rappresenta un grande ostacolo.

  84. sc ha perso voti, in termini assoluti e in molte parti anche in percentuale, la matematica è matematica

  85. Caro Stefano, con ultramodernismo intendo nuovismo a tutti i costi ed oltrismo senza approdi. E’ chiaro che SC alle scorse politiche scontasse i fallimenti del PRC, ma era anche risaputo nell’ elettorato di sinistra più politicizzato che quello è il partito di Turigliatto, che si era sfilato dai disastri del Governo Prodi; eppure il risultato è stato molto, molto modesto, persino inferiore a quello del PCL.
    Per quel che riguarda l’ NPA, non è certo una scusante l’ astensionismo di immigrati e disoccupati ai quali il partito si rivolge: anzi, credo che l’ obiettivo fosse proprio quello di guadagnare tali categorie, che normalmente si astengono, alla partecipazione. Tale obiettivo dunque, è stato in parte fallito anche perchè, secondo me, l’ NPA è rimasto un partito persona come la LCR e quindi, non decolla come progetto, essendo stato creato da Besancenot per sdoganare il partito dal trotzkjismo e sganciarlo dall’ identificazione con lui. Il ritorno in campo di un progetto strutturato come il Front De La Gauche poi, ha certamente contribuito a fargli perdere ulteriore terreno (come pure, in parte, Europe-Ecologie). naturalmente, se fossi stato francese, avrei preferito presentarmi insieme all’ NPA, anche perchè, obiettivamente, il PCF si è un pò spostato a destra. Così come avrei preferito che SC si fosse presentata alle elezioni con noi, ma le trattative si sono rotte su un’ infima questione simbolo a quanto mi risulta, non sul nome di Turigliatto, al quale uno come Ferrero non avrebbe certamente detto no, non è corretto fare questa illazione. Ma questo, se vuole, può dircelo anche Ramon Mantovani, che ha partecipato, assieme a Pegolo, alle trattative: non avrebbe mai detto no alla candidatura di Turigliatto! A che scopo poi, visto che già si è fatto ammenda per il pessimo episodio dell’ espulsione?
    Un saluto

  86. Il problema è un altro:nel momento di massimo splendore del Prc il 2006 dove si era arrivati ad avere il 7,4% dei consensi al senato e il 6% alla camera e con una sinistra radicale oltre il 10%,li proprio li bisognava osare bisognava creare una nuova strategia,cosa che non abbiamo fatto troppo imbottigliati nell’errore del governo.
    Sasha non sono d’asccordo il partitoè degli iscritti,i dirigenti li abbiamo eletti noi con congressi democratici dalla fondazionbe del Prc ad oggi.

  87. dunque.
    qui si è scritto di tutto: dal continuiamo così non c’è problema al cambiamo tutto. dalle dichiarazioni di voto per de magistris all’astensionismo. dalla rivendicazione di aver capito tutto prima degli altri alla rivendicazione di non capire nulla. ma quasi tutte cose fondate, o infondate, sulla lettura della realtà a partire dai risultati elettorali. ci sono cose condivisibili, per quanto mi riguarda, in quasi tutti i post. ma se si passa a soluzioni o alla individuazione dei problemi centrali ecco che le diverse cose che qui si scrivono diventano incompatibili fra loro. il problema più importante qual’è? i gruppi dirigenti, la loro età, la incapacità di comunicare, liste deboli, assessori in lista si o no, e chi più ne ha più ne metta.
    chi avesse la pazienza di leggere per bene tutto ciò che è stato scritto di getto finirebbe frastornato. un rumore di fondo, pur composto da ragionamenti e proposte oneste serie e disinteressate (al netto di qualche fissazione e di qualche piccola propaganda per la propria sigla), ma un rumore di fondo incomprensibile.
    in questo c’è una enorme sintonia con la società.
    bisognerebbe, ma sembra uno sforzo vano, almeno avere un argomento comune di cui discutere. è il minimo per capirsi e per poter cambiare opinione. è il minimo per sapere se una discussione interessa o la si ritiene almeno interessante. macché.
    intendiamoci, io mi sento parte di questo rumore di fondo. mica pretendo di avere il bandolo della matassa da tirare per dipanarla.
    detto questo, seppur in modo sconsolato, alcune questioni….

    insisto. anni fa, molti anni fa, c’era un sistema politico elettorale che permetteva agli elettori di votare tranquillamente per il partito che ne rappresentava le idee e gli interessi sociali. non è detto che idee ed interessi sociali corrispondessero, però la guida del voto era uno dei due. così’ avevi elettori cattolicissimi che votavano comunista ed elettori operai che votavano dc. poi i ds hanno raccolto le firme per il referendum segni e così la “sinistra” può aspirare finalmente al governo. non fa nulla se era già da dieci anni che non si vinceva una battaglia sociale. basta che la gente debba votare direttamente per il governo così sarà obbligata, non essendo di destra, a votare per noi. risultato immediato: il primo corruttore è diventato presidente del consiglio e la gente ha incominciato a votare a destra come non mai. ah beh. allora cambiamo leader, via occhetto e dentro d’alema. e d’alema scopre che per candidarsi a governare bisogna “guardare” al mondo della finanza e dell’impresa e smetterla con il mantenere vivi alcuni principi. occhetto non poteva fare una coalizione vincente anche perché si ostinava a dire che perfino la prima guerra del golfo, decisa dall’onu, era sbagliata. il maggioritario è buono ed in effetti è l’unico modo per dire: gli operai che ci hanno sempre votato abbiano pazienza, noi ci alleiamo con la confindustria e diventiamo i più realisti propositori del mercato e andremo al governo, così gli operai alla fine avranno anche loro qualcosa visto che al governo ci saremo noi. risultato: gli operai lo hanno preso in culo, la confindustria ringrazia e poi la destra vince perché la devastazione sociale e culturale prodotta da una simile politica non può che favorire la destra. …..

  88. intanto nei comuni i sindaci eletti direttamente sono diventati, insieme ai loro amici, i padroni dei partiti. e gli assessori lo stesso. i consigli svuotati di ogni potere serio sono stati ricompensati con più soldi ai consiglieri e con prebende di ogni tipo. risultato: oggi nei comuni ci sono 800 candidati per 40 posti. venti liste. un trionfo delle preferenze per cui 760 candidati bruciano preferenze e solo 40 le mettono a frutto. ma guarda caso sono i più ricchi conosciuti e famosi anche se non capiscono un beato cazzo ne di politica ne di come si amministra un comune. e qualche eccezione conferma la regola e così la consolida pure. ormai i partiti più grossi fanno due o tre liste ed ogni sindaco si inventa la lista “uniti per lo stronzo” dove ci possono essere candidati “della società civile” che se non fossero in quella lista voterebbero uno per forza italia uno per la destra, uno per la lega e uno per rifondazione.
    il parlamento è ridotto a due curve, non legifera più ma ratifica ciò che decide il governo, e i partiti sono contenitori dove c’è di tutto e il contrario di tutto, e dove si scontrano galli in un pollaio per la leadership.
    noi siamo stati a cavallo di questa roba qui. lo so perché c’ero. prima ti inventi la coalizione dei progressisti. poi la desistenza ma sei costretto, ripeto: costretto a rompere, e subisci una scissione e ti accusano di favorire berlusconi nel mentre il governo di centrosinistra fra una guerra e l’altra avvia la privatizzazione della scuola italiana, innalza l’età pensionabile, non firma i contratti del pubblico impiego e via cantando.
    poi ti presenti da solo e sai che tutto il centrosinistra vuole farti sparire dalla faccia della terra perfino con una nefandezza come le liste civetta. infine provi, dopo anni di lotte anche grandi: articolo 18, guerra, genova, no tav, dico ecc ecc, a scrivere un programma e ti presenti in coalizione. risultato: il governo tradisce ogni aspettativa e tu invece di dire la verità ti metti a fondare un nuovo partito del 15 %.
    intanto però, il paese è cambiato e la solitudine sociale ha fatto cambiare modo di pensare a milioni di persone, soprattutto delle fasce deboli della popolazione. la destra cavalca la tigre e dice ciò che la gente impaurita e sola vuole sentirsi dire e così alla fine la destra stravince e tu sparisci.
    intanto, però, si è consolidato il bipolarismo e tu hai comunisti convinti e precari incazzati che si astengono perché tanto tu non conti più ed appari più preoccupato di perdere la poltrona in parlamento che degli ideali e delle condizioni di vita dei precari, o votano il pd perché alla fine è meglio veltroni di berlusconi, o votano destra perché se intanto nessuno si occupa del mio salario almeno c’è qualcuno che mi toglie i negri da sotto casa…..

  89. intanto, però, il tuo partito in molti posti discute solo di come fare ad avere un assessore, perché se non ce l’hai che fai? come fai a fare politica? e capita perfino che l’assessore diventi lui il vero capo del partito, e dove il partito magari decide che insomma la giunta ha deciso una speculazione edilizia gigantesca e noi non la possiamo votare e dobbiamo uscire dalla giunta, l’assessore dice ma come? io ho ottenuto dieci chilometri di piste ciclabili, se non ero in giunta la speculazione la facevano lo stesso e non c’erano le piste ciclabili, e insomma il partito cosa vuole? io rispondo ai miei elettori, altrimenti il partito mica avrebbe avuto tanti voti, e sapete che vi dico? non sono io ad uscire dalla giunta, è il partito ad uscire dalla giunta ma io ci rimango ed esco dal partito. toh! se sono anche in consiglio sai che faccio? vediamo, qui chi manca? il pdci? i verdi? chi? beh mica posso stare senza partito, se no chi mi candida la prossima volta? quindi se qui non c’è il pdci lo fondo io. ecco. così, fra l’altro, partecipo anche alle trattative a livello provinciale e regionale per gli enti e le comunità montane e chi più ne ha più ne metta…. (questo è successo nel corso di 18 anni in centinaia di consiglki comunali provinciali e regionali).
    ecco. potrei andare avanti per ore a descrivere questa realtà. che per altro tutti i militanti conoscono benissimo.

    chiedo: come cazzo si fa a parlare delle elezioni e della rappresentanza come se tutto questo non fosse successo e a valutare i voti come il termometro per decidere della nostra utilità.

    non si vuole riconoscere che il sistema politico elettorale italiano è cambiato e che bisogna cercare di essere ed anche apparire (cosa che senza l’essere non può riuscire) antagonisti rispetto ad un sistema così? allora ogni discussione è inutile perché rimane totalmente astratta dalla realtà.

    essere antagonisti significa non presentarsi alle elezioni? ma dai! bisogna però dire che si partecipa ad una alleanza se nel programma c’è il ritorno al proporzionale e se ci sono contenuti tipo: niente edilizia contrattata e rientro in città in 5 anni di consistenti numeri di cittadine espulsi dalle speculazioni edilizie e sugli affitti. altro che piste ciclabili! e bisogna denunciare ogni raccomandazione, ogni assunzione pilotata, ogni favore illecito. e non acconciarsi a partecipare alla spartizione della torta, ricevendo per altro solo le briciole.

    e questo si fa unendo tutto ciò che è disposto a condividere questa battaglia. non è questione di comunisti o di sinistra. si possono unire i comunisti la sinistra e qualsiasi altra cosa senza risolvere questo problema. ma risolvendo questo problema si possono unire sia i comunisti sia la sinistra che ci sta a rompere con una cultura vecchia morta e sepolta.

    invece si sta piombando ancora una volta in una discussione illogica.

    andiamo oltre, cambiamo i dirigenti, diventiamo ipercomunisti, no inventiamo una nuova sinistra, ma l’unità in un partito o una aggregazione federata? e via di questo passo.

    che palle!

    quindi: ci sono due chiavi utili ad aprire la porta oltre la quale c’è il nostro futuro: una è l’anticapitalismo che vuol dire ricostruzione paziente dei legami sociali e dell’idea stessa che possa esistere un’alternativa ad una società di merda come questa. l’altra è l’antagonismo rispetto al bipolarismo e all’intero sistema politico-elettorale. su queste basi si può unire comunisti e sinistra alternativa o anticapitalista che dir si voglia.
    ed aggiungo che su queste basi si disfa ogni imbroglio che dice unità ed invece lavora per la divisione, che dice sinistra e fa finta di non sapere che essere a favore della legge 30 non solo non è di sinistra ma è incivile e fascista (come insulto vetero perché perfino i fascisti autentici inorridiscono di fronte alla precarietà).

    il resto è secondario.

    mi sbaglierò ma la penso così.

    sorry

  90. Luca Marini Says:

    La ricosruzione fila, intanto ieri sera in una partecipata assemblea siamo riusciti almeno a sventare l’ipotesi caldeggiata da alcuni compagni che puntavano all’apparentemento al centrosinistra ed eventuali consiglieri e assessori (che non abbiamo eletto) in cambio di un appello al voto al secondo turno al candidato del PD. Piccolo segnale ma importante!

  91. Altra questione: con questi capetti locali che dice Ramon, come ci si comporta ora? se davvero vogliamo svoltare manco questa questione è più eludibile e si può trascinare

  92. senza fare cacce alle streghe gio. è il sistema e la debolezza politica nostra che produce questi fenomeni. quindi niente cacce alle streghe. discussione, lavoro sociale, chiarezza politica ed un po alla volta si metterà a posto questo problema.

  93. Il punto è un altro:finchè il Prc aveva vagonate di voti,fino al 2006,tutti noi ce ne fregavamo di capetti e cose simili adesso sembra la cosa più importante………….

  94. Anonimo Says:

    Adesso mi é piú chiaro.

    Domanda: un’aggiustatina allo Statuto che impedisca simili pastrocchi?

  95. Dani, ma prima era tutto il partito ad aver preso una via politicista ed ultraistituzionalista, quindi costoro si “mimetizzavano” bene, anche quando i comportamenti non erano proprio specchiati; inoltre, il partito intero era un partito virtuale, in destrutturazione, quindi debole nelle sue strutture. Ora che stiamo svoltando a sinistra il problema si pone con maggiore forza politica. Anzi, qualcosa già si sta vedendo perchè ora questa gente sta facendo sì che le federazioni vengano commissariate (esempio, Napoli).

  96. i problemi sono tutti messi insieme, sulla riforma interna non si può posticipare, anche per pter stare nelle istituzioni e nelle giunte senza che queste siano cosa a se dal corpo del Partito.

  97. anche se fortunatamente non è dovunque così la situazione.

  98. Il problema è un altro:nel momento di massimo splendore del Prc il 2006 dove si era arrivati ad avere il 7,4% dei consensi al senato e il 6% alla camera e con una sinistra radicale oltre il 10%,li proprio li bisognava osare bisognava creare una nuova strategia,cosa che non abbiamo fatto troppo imbottigliati nell’errore del governo.

  99. x Ramon
    Francamente non capisco quando dici:

    “andiamo oltre, cambiamo i dirigenti, diventiamo ipercomunisti, no inventiamo una nuova sinistra, ma l’unità in un partito o una aggregazione federata? e via di questo passo.

    che palle!”

    nella parte che riguarda i dirigenti. A me i dirigenti in un partito non sembrano un elemento qualsiasi. Se si vuole agire in una direzione bisognera’ pure che vi siano dirigenti che perseguono quegli obiettivi, e non altri.
    E quelli che invece di perseguire un progetto realmente in sintonia con l’ antagonismo al sistema capitalista hanno invece tutte le migliori intenzioni di perseguire un progetto avverso a quello comunista e anticapitalista, o piu’ semplicemente e frequentemente hanno l’ unico progetto di pararsi il culo a livello personale vanno “rimossi” si o no dai loro ruoli dirigenti nel partito?
    Quella cultura politica dell’ intrallazzo, va combattuta fermamente e praticamente, si o no?
    E come si fa a combatterla se non si combattono le persone che la attuano?
    Qual’e’ l’alternativa?
    Continuare ancora con le sceneggiate di allontanamento-riavvicinamento della dirigenza ex vendoliana (per dirne una), perche’ tanto non e’ escludendo le persone che si risolve il problema?
    Perdonami, ma a me questo modo di porre la questione sembra del tutto accademico.
    Quando sui territori ti trovi a dover constatare che non esiste un partito ma due o tre, e che segnare una discontinuita’ visibile con quei metodi che nel tempo hanno letteralmente avvizzito la relazione tra il partito e i cittadini risulta di fatto impedito anche perche’ una parte di quella dirigenza e’ rimasta nel partito ed e’ forte di anni di intrecci e di relazioni (con le giunte, con i partiti di centro-sinistra, etc. etc.) , e continua a mettere la propria faccia sull’ identita’ del partito, hai voglia a belle parole, ad una soluzione che sembra sempre essere alta e altra ma che in realta’ non arriva mai.
    A costo di apparire rozzo e intellettualmente limitato, direi che chi da dentro scientemente rema contro il progetto comunista e anticapitalista va isolato ed escluso dalla dirigenza, a qualsiasi livello del partito. E prima si fa e meglio e’. Altro che c…..

  100. comunisti Says:

    verissimo lu questo io reputo il limite massimo del partito non siamo un partito ma tante correnti che badano ognuno al proprio tornaconto (spesso anche personale)!!!

  101. Anonimo Says:

    Certo che é difficile seguire una discussione in cui si trattano troppi argomenti tutti insieme, non sarebbe piú semplice separarli per tema?

  102. Dallacqua Says:

    Se la lista comunista avesse superato il quorum i tre eletti sarebbero stati tutti in quota pdci! Anche questo dato dovrebbe far riflettere.

  103. Ho letto gli ultimi tre commenti di Ramon e li trovo molto condivisibili. Come dice lui, ogni militante o ex tale ha avuto modo di vedere che le cose stanno proprio così. Condivido soprattutto quando dice della falsità di formule e di proclamazioni ideologiche rispetto ad essere consociativi a questo sistema anche nelle piccole cose, nel comune ecc. Io ho vissuto anni fa un’esperienza nel PRC molto simile a quanto diceva appunto Ramon. Nella mia città Rifondazione era entrata in giunta, ottenendo un ottimo risultato elettorale, tipo 7% e tre consiglieri comunali. La giunta comunale, diretta in realtà dall’ex sindaco che manovra ancora tutto, vuole fare una variante al piano urbanistico per fare una speculazione edilizia clamorosa. Servono i voti del PRC in consiglio comunale. Il Partito viene assediato e si spacca, succedono le cose che diceva Ramon. Alla fine il partito viene commissariato (la faccio breve) per rimanere in giunta, le varianti vengono approvate e dopo alcuni anni gli amministratori vengono rinviati a giudizio nell’inchiesta della magistratura. Il PRC non elegge più un consigliere comunale, perchè risulta palese il suo essere stato succube a queste manovre illecite, i milianti se ne vanno dal partito ecc. ecc. Questo è solo un altro esempio di quella storia di cui si parlava e che ho visto con i miei occhi. Naturalmnte sono anni che mi sono allontanato dal PRC. Ci sarà la possibilità di fare questi passi in senso anticapitalista e non-consociativo, come auspicava Ramon? Non ho la risposta a questa domanda, ma sono molto scettico.

  104. Non è vero Agnoletto era in quota Prc…………

  105. Bucharin77 Says:

    è morto Ivan della Mea, un nostro generoso e nobile compagno di strada. Sono molto rattristato anche pensando al suo estremo sforzo militante a favore della nostra lista. Non ha abbandonato il fronte di lotta nemmeno un istante prima di morire. Non ti dimenticheremo

  106. Luca Marini Says:

    Compagno Della Mea che la terra ti sia lieve!

  107. Brunoincazzato Says:

    Ciao Ivan!

  108. Agnoletto, Diliberto doveva scelgiere la circoscrizione e ditero ne scattava un altronostro (al centor Amato), avremmo avuto due e due (Diliberto, Amato, Tripodi, Agnoletto).

  109. sono molto intristito per la morte di Ivan. la sua voce e i suoi scritti mi hanno insegnato moltissime cose. e poi era sempre ironico ed autoironico ed era piacevolissimo parlare con lui.
    mi piace ricordarlo che canta l’internazionale di fortini.
    fu vinta e vincerà.

  110. limones Says:

    hai ragione ramon, ecco il video.
    ciao ivan

  111. paola ferroni Says:

    Per Ivan. mi hai aiutato a crescere e capire meglio, a essere più vicina alla quotidianità, ti ho sempre trovato coerente, quando, come per l’aggressione alla Jugoslavia, i distinguo andavano a un tanto al chilo. dieci, cento, diecimila Ivan, e ancora grazie

  112. limones Says:

    Finché in piazza c’è un operaio,
    finché la fame uccide i bambini,
    finché un vecchio è solo e dannato,
    finché in galera c’è la Baraldini.
    Finché nel Chapas del sud messicano
    contro il governo dell’imperialista,
    contro il Nafta nordamericano
    c’è la rivolta dello zapatista.
    Chi è compagno sa cosa fare
    per dire basta al proprio presente,
    per costruire la rivoluzione,
    hasta la victoria siempre.
    Ed ai vent’anni di chi non crede
    nella retorica delle bandiere,
    perché non sa se e quanto son rosse,
    perché non sa se e quanto son vere.
    Io dico sempre: vuoi darci una mano,
    c’è sempre un curdo e uno zapatista,
    c’è un tupamaro a Lima e a Milano,
    finché nel mondo c’è un comunista.
    Se può servire una canzone
    per dire basta al proprio presente,
    si può cantare ancora e con gioia
    hasta la victoria siempre!

  113. Federico Says:

    fu vinta e vincerà.
    Proviamo a partire da queste parole per fare delle proposte operative:
    1) Problema economico (oggi fondamentale):
    CHIUSURA IMMEDIATA DI LIBERAZIONE. Prima di tutto in quanto strumento assolutamente inutile e riconversione di parte delle risorse (e delle maestranze) buttate sulla carta nella costruzione di strumenti comunicazione, divulgazione e approfondimento basati sulla rete: siti interattivi, radio e tv via web e altre sperimentazioni. Sicuramente più lette e fruibili, meno costose e soggette a intermediazioni (stamperie, edicole, distributori, ecc.). O lo si fa ora o il debito vi sommergerà per sempre. Meglio sparisca liberazione (come giornale stampato) o il PRC?
    RIDUZIONE ALL’OSSO DEI FUNZIONARI pagati. Che poi a fare che non ho mai capito che, appunto, questo partito con centinaia di eletti e relativi funzionari non è mai, dico MAI, riuscito neanche ad avere dei siti internet che funzionino decentemente…soldi buttati per soddisfare una o l’altra corrente…manco fossimo i LAVORATORI SOCIALMENTE UTILI.

    2) Io sarò fissato, ma mi sembra che in questo blog (fatto principalmente di “base”) lo siamo in molti: quale autoriforma del partito? Senza questa sempre meno si fidano (io almeno tra questi) di perdere ancora il proprio tempo libero a portare in giro volantini per gente che poi una volta eletta….
    O un nuovo progetto, qualsiasi esso sia, parte su nuove basi anche di condivisione e coinvolgimento, altrimenti i compagni (e sono decine di migliaia) che in queti anni si sono scottati con il PRC continueranno a stare alla finestra e magari a fare altro (volontariato, associazionismo, tempo per la famiglia).
    Io alcune proposte (“segnali”) che il PRC dovrebbe dare per essere credibile le ho fatte…ne parliamo?

    Un abbraccio e un saluto: ciao ivan!

  114. Vorrei sapere avendo letto sulla stampa che alle provinciali di Rimini è stato realizzato l’apparentamento con UDC, mi pare siamo nella coalizione pure noi? se qualcuno conosce la situazione vorrei una smentita

  115. Emanuele Ladurie Says:

    Ramon, il paragone con il Pci no ti fa grande onore alla tua intelligenza ed obiettività, che conosco come indiscutibili doti del tuo far politica e cultura.
    Il partito di massa, sociale ed orizzontale come lo racconti tu è stato una virtuosa parabola che ha toccato le dignità e gli orgogli di milioni di donne e uomini. Non facendo loro, come dici tu, abbassare la testa.
    Purtroppo però il 2009 non è il 1950. La comunicazione politica e la percezione delle cose delle persone è cambiato. E’ cambiata l’aggregazione umana, il tessuto sociale, gli strumenti di lettura della realtà. E’ cambiato il tessuto produttivo e le forme della produzione, di conseguenza il luogo dove formarsi le opinioni. Sono cambiati anche gli interessi e gli obiettivi e i sogni del nostro popolo. Si sono perse memorie e si sono attutite le rabbie.
    Non basta volere che le cose non cambino per non farle cambiare. Come non basta voler essere un partito di massa per esserlo. Per essere un partito di massa, innanzitutto, ci vuole un humus sociale che permetta ad Hamas di essere Hamas, allo Shin Fein di essere Shin Fein, ad Hezbollah. Ma l’italia non è la Palestina e il 2009 non è il 1950.
    Lapalissiano, ma a leggere quello che scrivi non sembra. La storia non può essere letta come una costanta su cui agiscono fattori e vettori di trasformazine. Altrimenti basterebbe poco, perchè l’esperienza sarebbe sufficiente.
    Non credo nei leader salvifici, ma di sicuro in questo mondo (e non da oggi) un immagine di riferimento collettiva serve. Soprattutto quando manca un sol dell’avvenire. Serve anche e soprattutto la capacità di leggere la realtà e di farsi umili ed accettare che noi stessi, così come siamo, non bastiamo, non serviamo forse. Allora il bisogno per noi stessi di uscire dal crollo che sembra irreversibile è evidente.
    Credo che non sia solo alchimia pensare che costruire una rappresnetazione e una rappresentanza sia la priorità.
    Altrimenti saremo DP. E saremo bravissimi militanti, ma di un esercito inutile.

  116. animals Says:

    Un passo avanti di Chianciano era il fatto che avevamo smesso di parlare di contenitori, coalizioni, allargamenti, cartelli, costituenti eccetera eccetera. Invece siamo di nuovo qua con i bertinottiani che si vogliono allargare a sinistra e libertà, i grassiani vogliono l’unità con il Pdci subito. E il radicamento sociale, la discussione sul programma, la svolta in basso a sinistra vanno a farsi benedire.
    In tutto questo il segretario cerca di galleggiare e tenere insieme tutti senza fare uno scatto di cui ci sarebbe bisogno.
    A me sembra così chiaro che unirsi al Pdci piuttosto che ai vendoliani o anche a Sc e Ferrando non comporterebbe nessun aumento significativo della nostra massa critica. Non risolverebbe nessun problema politico sul campo non aumenterebbe la nostra capacità di intervento e radicamento.
    E poi non sono per nulla d’accordo con chi dice che il lavoro di radicamento sociale sia slegato dalla presenza nelle giunte. Mi sembra palese che le alleanze locali e la presenza nelle amministrazioni ci legano le mani e concentrano la nostra attività nei corridoi dei municipi. E ci fanno vedere come parte della casta.
    Urge una rottura completa con il Pd subito. Parlare di autonomia dal Partito democratico scusate ma è pura ipocrisia, è nascondere la testa.
    A proposito adesso pare che in puglia facciamo apparentamenti pure con la post fascista Poli Bortone.

  117. lucaocchionero Says:

    Ecco caro Animals, ti dò notizie fresce dalla Puglia:

    La Crisi economica mondiale è stato un “terremoto” portentoso e di grandissima intensità, ha dato luogo ad una serie infinita di scosse di assestamento che stiamo vivendo una per una. La Crisi ha ridimensionato l’unica grande potenza che era rimasta(gli USA) ha cambiato la geografia economica del mondo; ha reso ricchi Paesi poveri e poveri Paesi ricchi. E’ entrara di conseguenza nella vita delle persone trasformandola: non solo chiusura di imprese e più disoccupati(quelli sono gli aspetti immediati), ma perdita di certezze che si credevano acquisite, perdita di abitazioni ipotecate, perdita di futuro e di aspettative: paura di tutto, paura sempre, paura anche della propria ombra. Lo sciame sismico infinito non poteva non toccare la politica che è nella vita delle persone. L’america latina e l’India hanno votato governi marxisti, comunisti, di sinistra che non si era mai visto; ed anche in Europa muta lo scenario con lo spazzamento dei partiti socialdemocratici in quasi tutti i Paesi anche dove essi esercitavano egemonia culturale(vedi la Spagna). La socialdemocrazia è stata una bella storia, ma oramai non serve più.
    Nella nostra piccola Italietta il partito più vicino alla socialdemocrazia, vale a dire il Partito Democratico vara un’alleanza con due “destre”: una cattolica(l’UDC), l’altra meridionalista ed oscura(Lombardo, Poli Bortone) per cercare di battere l’armata berlusconiana. Ma il terremoto è in agguato con tante scosse di assestamento e ne ha anche per noi pugliesi e tarantini. Il blitz di Florido per gli apparentamenti, stando così le cose non dovrebbe sorprendere, anche perchè risponde ad un quadro regionale abbastanza evidente. L’accordo PD,UDC, Poli Bortone è un accordo che si riproporrà anche l’anno prossimo alle elezioni regionali, il problema è che a chiedere la riconferma non ci sarà un “democristiano” ma un presidente che da poco non si dichiara più comunista e che si chiama Niki Vendola.Come la mettiamo? Cosa farà la sinistra?
    Io ritengo che a sinistra si stia aprendo un’autostrada che vale la pena percorrere: un pd che sposa in pieno politiche di precariato e di liberismo(oltre che di oltranzismo cristiano-cattolico sui diritti civili) lascia completamente il campo della sinistra. Ritengo che sia arrivato il momento del coraggio e della ricostruzione della “sinistra” all’esterno di questo sistema di potere che non ci riguarda, che non ci appartiene, che non condividiamo. Già alle provinciali si dica chiaro e tondo che questi apparentamenti non ci piacciono e che sono contro la nostra linea politica, che non porteranno nulla per i cittadini se no favori individuali che poi la collettività pagherà inevitabilmente. La sinistra si unisca nei fatti, nell’opposizione, e non contro i simboli, oppure contro i leader. Già domani si faccia un coordinamento tra tutti coloro che non condividono il sistema politico che si intravede da questi apparentamenti, scelgano una strategia per l’oggi e per il domani: per le provinciali e per le regionali tra un anno con una lista unitaria di una sinistra che si oppone e che contemporaneamente propone un progetto diverso, di reale libertà per coloro che sinora stanno pagando la “crisi” senza colpe. A mio avviso dobbiamo farlo, perchè le scosse di questo terremoto, così potenti, così frequenti, così invasive non distruggano per sempre i diritti, i sogni e le aspirazioni delle persone.

    Luca Occhionero

  118. Alfonso Geraci Says:

    Ciao Ivan

    A l’han trovàa distes in mezz a i orti
    i oeucc a eren ross e un poo sversàa
    me piasaria savè chi l’è quel ostia
    che al me gatt la panscia al g’ha sbusàa.

    L’era insci bell, insci simpatich
    negher e bianch, propri on belée
    se ciapi quel che l’ha copàa
    mi a pesciàa ghe s’ceppi ‘l dedrée.

    I amis m’han dit «L’è stada la Ninetta
    quella cont la gambetta sifolina
    l’emm vista in mezz a i orti ier matina
    che la lumava ‘l gatt cont on cortel».

    L’è malmostosa, de bruta cera,
    e l’ha g’ha on nas svisser e gross
    vedella in gir fa propi péna
    e tucc i fioeu ghe dann adoss.

    Incoeu a l’hoo spetada in via Savona
    dopo mezzdì, quand lee la torna a cà
    ghe sont rivàa adrée a la barbona
    e su la gamba giusta giò legnàa.

    Ho sentù on crach de ossa rott
    l’è ‘ndada in terra come on fagott
    lee la vosava «oi mamma mia»
    me sont stremì, sont scapàa via

    Stasera voo a dormì al riformatóri
    in quel di Filangieri al numer duu
    m’han dàa del teddy-boy, del brutt demoni
    mi sont convint istess d’avegh reson.

    Se g’hoo de divv, o brava gent
    de la Ninetta me frega niént
    l’è la giustissia che me fa tort
    Ninetta è viva, ma el gatt l’è mort,

    l’è la giustissia che me fa tort
    Ninetta è viva, ma el gatt l’è mort.

  119. Non si vuol ripetere il Pci,vorrei che i proponesse un partito che ha appeal e consenso fino al 2006 dove avevamo il 7,4% cerchiamo di recuperare i nostri consensi

  120. caro lu e caro federico, scusate ma io penso che la litania sui metodi e sui difetti dei dirigenti contornata da proposte superficiali sia non solo inutile ma anche gravemente dannosa. non che diciate cose sbagliate, ma sono parziali incomplete e al massimo si tratta di effetti e non di cause. l’istituzionalismo alberga tanto nell’elettorato quanto nella militanza di base quanto nei gruppi dirigenti. attiene alla linea politica e alla concezione stessa della politica e del partito. non si da una selezione di quadri e dirigenti che non provenga dalla linea. e quando per anni hai una linea istituzionalista se cambi linea ci vogliono anni per avere quadri e dirigenti selezionati su quella linea. è sempre stato così in ogni organizzazione politica. solo le sette possono essere molto agili sia perché non hanno nessuna vita democratica sia perché ogni svolta politica è sempre sovrastata dalla fedeltà cieca ed assoluta all’organizzazione.
    però l’ho detto mille volte e mi sembra noioso, anche per me stesso, continuare a ripeterlo all’infinito.

  121. caro emanuele ladurie, hai ragione. non siamo negli anni 50 e non esiste nessun partito di massa. e allora? dobbiamo essere chiari su questo però: se ti proponi di cambiare radicalmente la realtà e non di galleggiare su di essa credi davvero che quanto dici: “Credo che non sia solo alchimia pensare che costruire una rappresnetazione e una rappresentanza sia la priorità” sia una risposta adeguata e giusta?
    salti a piè pari il piccolo problema che la formazione del senso comune nella società è il frutto di cambiamenti nel funzionamento delle relazioni sociali e di lavoro e che per capire la società e per proporsi anche di farne una rappresentazione capibile non solo da una cerchia ristretta di militanti è necessario, direi indispensabile, essere interni ad ogni lotta e conflitto.
    certo che siamo non autosufficienti. e chi sostiene il contrario è pazzo.
    ma chi ha detto che i mille comitati (con gradi diversi di coscienza, di consapevolezza e di radicalità) le mille associazioni, le mille esperienze di lotta di fabbrica e di movimenti per i diritti civili debbano essere divisi fra loro? chi ha detto che un partito, appunto non autosufficiente, debba comportarsi come il luogo nel quale si consolida la sintesi delle lotte di altri?
    quel che proponi tu, scusa, ma è proprio l’apoteosi dell’autosufficienza.
    che ci vorrà mai a costruire una rappresentazione e a pretendere (perchè è questo il verbo giusto) che la realtà si conformi a concederti la rappresentanza?
    insomma i militanti di sinistra si raccontano una rappresentazione della realtà, scoprono che non siamo negli anni 50, e conseguentemente si danno una bella riverniciata e incassano la delega della rappresentanza.
    no, caro emanule, ci vorranno anni e anni di duro lavoro sociale, di umiltà, di costruzione delle lotte e dei conflitti. il tutto fatto unendo alla pari, senza che qualcuno pretenda di dirigere e di avere il monopolio della rappresentanza, tutto ciò che è e si considera antagonista in questa società.
    comunque grazie per il commento e, se vuoi, la discussione continua.

  122. caro animals, non bastano rotture virtuali col pd e con nessuno. se hai insediamento sociale e lotte in un comune puoi anche allearti col pd ed ottenere cose buone che rafforzano le lotte e non ti fanno cambiare natura. come se non hai insediamento sociale e lotte puoi anche dichiarare guerra al pd ma socialmente non cambia un virgola e per la gente tu sei solo un partito che litiga con un altro e non un punto di riferimento. se sei d’accordo con questo allora siamo d’accordo nel dire che non basta dichiararsi autonomi dal pd. ma non basta nemmeno dire che il pd è la sentina di tutti i mali e rimanere totalmente subalterni al sistema politico che non ha nessuna difficoltà a prevedere che ci siano partiti che dicono le cose più rosse nelle istituzioni o fuori di esse senza cambiare nulla nei rapporti di forza.
    ciao

  123. Il CPN riconferma Ferrero e punta alla gestione unitaria entro Luglio.
    Via libera al Coordinamento delle forze anticapitaliste e della sinistra comunista.
    Il Comitato Politico Nazionale del Prc ha votato quasi all’unanimità un ordine del giorno che riconferma la segreteria con un mandato per un piano di riorganizzazione della struttura centrale del partito per migliorare il lavoro e ridurre i costi e con l’impegno che al prossimo Cpn ci sia una proposta di gestione unitaria. Inoltre, delle quattro mozioni presentate al ‘parlamentinò del partito, quella della maggioranza ha ottenuto 88 voti; quella bertinottiana 36; quella trozkista 10 e quella della quinta mozione 3; dieci sono stati gli astenuti. È stato inoltre approvato a larga maggioranza (133 sì, 1 contrario e 3 astenuti) un documento che propone un piano di lavoro e punta a un «salto di qualità» sul tema dell’economia con la creazione di comitati unitari contro la crisi aperti anche a soggetti sindacali e della società civile. Il Cpn ha ringraziato Pietro Ingrao per il suo sostegno e, a partire dalla lista presentatasi alle europee con Pdci e Socialismo 2000, ha impegnato il partito ad avviare un percorso di costruzione di «un polo della sinistra di alternativa autonomo dal Pd». Per questo, entro il mese di luglio verrà organizzata una grande assemblea pubblica di tutti i soggetti disponibili a costruire questo «polo» con personalità indipendenti, realtà del mondo dell’associazionismo, sindacali e della rete dei movimenti.
    su Ansa del 14/06/2009

  124. animals Says:

    Ciao Ramon, grazie della risposta ma non sono d’accordo. Preciso solo che la mia non è una preclusione a priori contro tutte le alleanze. Semplicemente credo che il Pd sia un partito che seppure con qualche contraddizione interna, esprime gli interessi della classe dominante a tutti i livelli. Un po’ come il partito democratico americano che ha al suo interno Edwards e alcune trade unions ma resta espressione della grande borghesia Usa. Sfido qualunque compagno a portarmi l’esempio di un’amministrazione locale in alleanza con il Pd che abbia prodotto risultati positivi per i lavoratori, o tanto meno che abbia prodotto conflitto e coscienza di classe o che abbia dato una prospettiva e una speranza. Che abbia rappresentato uno strumento degli oppressi. Io non ne conosco. Tutte le volte ne siamo usciti con le ossa rotte. Tutte le sante volte.
    Comunque è una questione che ci divide da tanto tempo.
    Poi sono d’accordo che non bsta rompere con il pd pe rrisolvere i nostri proiblemi. Credo però che sia necessario.
    Sul Cpn non ne so ancora abbastanza ma da quello che leggo che la proposta uscita maggioritaria non mi convince affatto. Una gestione unitaria con i bertinottiani significherebbe abbandonare anche ufficialmente Chianciano e per la sinistra del partito sarebbe ovviamente impossibile starci. Una sana opposizione interna come sempre costruttiva non potrà fare che bene. Anche se spero non ci si debba arrivare.

  125. caro animals, sul giudizio che dai del pd, anche se sommario come è giusto che sia in un post, concordo. proprio non ci capiamo a quanto pare.
    per esempio in val di susa ci sono amministrazioni col pd che sono contro la tav e dove, guarda caso, la nostra lista alle europee ha preso più del 10 %. anche a dimostrazione che i movimenti di lungo corso dove stai con umiltà e serietà ti ripagano anche elettoralmente. cosa dovremmo fare in quei comuni? dimmi! un bel volantino dove denunciamo la natura borghese del pd e rompere col sindaco del pd anche se lui è contro la tav? o cacciare il pd dove il sindaco l’abbiamo noi? ma dai!
    quando sei privo di legami sociali reali ci sono due scorciatoie sempre: quella del alleiamoci ed entriamo nella giunta, qualcosa potremo fare di meglio che stare fuori oppure rompiamo con il pd e così dimostriamo che stiamo dalla parte giusta e la gente prima o poi capirà e ci seguirà.
    sebbene io pensi che non ci si possa alleare col pd in un nuovo centrosinistra a livello nazionale vorrei che fosse chiaro che questa scelta non risolve il problema.
    mi sembra abbastanza chiaro.

  126. Federico Says:

    va bene, lascio perdere

  127. inoltre, caro animals, vorrei ricordarti che la gestione unitaria del partito a tutti i livelli era una decisione della maggioranza di chianciano.
    resa impossibile dalla protervia di vendola e soci che per mesi hanno solo lavorato alla distruzione del nostro partito.
    chi ha detto che la gestione unitaria è un cambiamento di linea? chi?
    la mozione 2 ha votato a favore della lista che abbiamo fatto alle europee. questo significa che quella lista è stata fatta in contraddizione con la linea di chianciano?
    ma come si fa a ragionare così?

  128. animals Says:

    Non mi risulta che la mozione quattro nemmeno a Chianciano abbia chiesto la gestione unitaria. Io comunque non la vorrei. Per il semplice motivo che entrerebbe a far parte di organismi esecutivi del partito una componente che è contraria alla svolta a sinistra. Fatto che oggettivamente ostacolerebbe questa svolta.
    Sul Pd mi sembra di essere stato chiarissimo nel dire che la rottura con quel partito NON risolverebbe i problemi del Prc. Credo che invece sarebbe un passo importante per iniziare a risolverli.
    Se dei sindaci Pd hanno posizioni giuste su questioni importanti si fa una lotta insieme a loro se sono capaci di andare oltre le dichiarazioni. non per forza bisogna entrare nelle giunte con loro.
    Anche nella bassa modenese la Lega Nord si oppone alla costruzione di un deposito di gas insieme a dei comitati di cittadini. Allora ci alleiamo con la Lega?

  129. Militante Says:

    Sta di fatto che nè Chianciano nè questo CPN nè temo i prossimi affronteranno volta per tutte il nodo politico-strategico principale e discriminante di tutte le convulsioni delle sinistre in questo paese: un’analisi di classe del PD e del ruolo che esso svolge nelle istituzioni, nella società, nel sindacato, nel panorama internazionale.

    Eppure questo è il problema dei problemi perchè tutte le scissioni che abbiamo subito negli anni, da destra e da sinistra, avevano come base di partenza gli ambigui rapporti di Rifondazione col centrosinistra. Anche l’ultima dolorosa scissione, al di là della propaganda, è figlia di questo problema. Finchè si continua a dilazionare questo nodo, nè il PRC nè la sinistra d’alternativa avrà mai un profilo strategico identificabile.

    Ad oggi è un fatto che tutte le forze di sinistra, ad eccezione parziale del PRC e (a parole) del PdCI, sono pienamente iscritte nel quadro del controsinistra del passato e del futuro. E noi? Prima di decidere cosa fare da grandi, dovremmo decidere dove andare, se verso un bipolarismo irrevocabile o la costruzione di un “terzo campo” anticapitalista.

    Mi sembra chiaro che, adducendo a pretesto il deludente risultato elettorale, le componenti interne “di destra”, che guardano ad un nuovo centrosinistra (e non è questione locale), si sentano oggi più motivate e rafforzate che mai.

    Personalmente se devo sbattermi per radicare il partito nella società e poi portare l’acqua con le orecchie ai privatizzatori, ai tagliatori del welfare, ai precarizzatori del lavoro, ai bombardatori democratici, ditemelo subito chè decido come applicare più costruttivamente le mie scarse energie fisiche e mentali….

  130. caro animals, questo diceva la mozione finale del congresso di chianciano: “La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.”
    non credo sia necessario aggiungere nulla.
    o aveva ragione la maggioranza di venezia (di cui facevo parte) che sostenne che negli esecutivi le minoranze non dovevano entrare perché avrebbero intralciato il lavoro di applicazione della linea?
    e dai!

  131. e poi, caro animals, davvero pensi che in un piccolo comune si possa, pur avendo accordi e coerenze nel governo e magari anche il sindaco (perché ne abbiamo anche noi), comportarsi come dici tu? e cioè pensare che i propri contenuti e rapporti sociali non hanno la capacità di condizionare altri e non viceversa?
    se tu dicessi ok ma sono pochissime eccezioni a quelle condizioni potrei dirti che sono d’accordo, ma come vedi tu davvero pensi che la tua identità e la tua forza derivano dal rapporto che hai col pd e che basta definirsi rispetto al pd.
    quanto alla lega se tu pensi che la lega e il pd sono la stessa cosa allora davvero non sei capace di nessuna analisi della realtà. ed in ogni caso io in quei comitati ci starei con chiunque.

  132. animals Says:

    Allora dimmi quali saranno secondo te le conseguenze di un’allargamento della maggioranza alla mozione due. Ne avrai un’idea immagino. Io ce l’ho. E’ evidente che la mozione conclusiva di Chianciano era un compromesso accettabile per tutte le quattro mozioni che l’hanno sottoscritta. Rischia di non esserlo più, tutto qua. Le cose cambiano e si evolvono in una direzione o nell’altra, questo non mi sorprende. Semplicemente ognuno ne trae le sue conseguenze. Non mi sembra nulla di scandaloso.
    Mi viene in mente che anche a Castelfranco Emilia la Lega si oppone al piano cave della provincia che devasterà il territorio. Due casi di posizioni ambientaliste, o populiste, della Lega in una sola provincia. Dovevamo allearci con la Lega anche lì?

  133. perché discuti in astratto animals? sempre in astratto. se abbiamo deciso che bisogna fare un polo alternativo al bipolarismo e dai contenuti anticapitalistici e di rilanciare rifondazione come fai a dire che la presenza di una mozione in un organismo fa cambiare linea? se è per questo si può cambiarla anche senza gestione unitaria.
    e dagli con la lega. ti ho già risposto.

  134. animals Says:

    Non avevo visto il tuo secondo post quando ho inviato il mio. E non voglio certo trasformare il blog in un botta e risposta. Solo un’ultima precisazione: non dico che lega e pd sono uguali dico che non basta una posizione corretta su una questione da parte del pd per giustificare un’alleanza con quel partito. Inoltre continui a rispondermi come se per me rompere con il pd fosse sufficiente o bastasse a uscire dalla nostra crisi. Cosa che non ho mai detto.
    In ogni caso chiarire e rendere evidenti le differenti posizioni come stiamo facendo qua è sempre una cosa positiva. Spero verrà fatto anche dove è più importante farlo cioè nei gruppi dirigenti. E a quel punto, ripeto, ognuno deciderà se appoggiare o meno le scelte che verranno fatte.
    Alla fine a Castelfranco i comitati si sono divisi tra quelli che si sono alleati con la lega alle amministrative e quelli che hanno presentato una loro lista con la quale abbiamo discusso senza purtroppo raggiungere un accordo elettorale. Restiamo comunque in quei comitati anti cave nei quali non ci sono i leghisti.
    Mi rimetto a lavorare (visto che sono in ufficio) e spero di continuare utilmente la discussione.

  135. Ulianov Says:

    Ramon potresti chiarirmi in cosa consiste un polo alternativo al bipolarismo?
    Cos’è una Federazione? Quale sarà il rapporto col PD? Ogni partito avrà la sua autonomia? Ma facciamo un esempio concreto, a Lecce si è svolto il G7 finanziato da Vendola e Rifondazione ha partecipato alle contestazioni, come sarebbero gestite queste contraddizioni?
    Ma se poi dovrà essere anticapitalista, cosa c’entrano Sel,Sd,i verdi? Questi, e forse anche noi, in Puglia stiamo per allearci con UDC ed i fascisti della Polibortone cosa c’entrano con l’anticapitalismo?
    A Bari sostengono, insieme a noi purtroppo, il capo degli industriali di quella città, Divella, cosa c’entra questo con l’anticapitalismo?
    Ma poi questi di sel non mi pare l’abbiano già detto abbastanza esplicitamente che con i comunisti non vogliono averci a che fare?

  136. iris pezzali Says:

    Caro Ramon, ti scrivo dopo mesi, anche se non ho mai ricevuto risposta di un altro lungo post. Ma ho imparato a resistere, certamente su queste cose.
    Mi colpisce la tua dolcezza politica quando dichiari che avevi messo per iscritto che Rifondazione avrebbe raggiunto il quorum (la chiamo Rifondazione a tutto pieno, si).
    Ci vorrebbe molto tempo e molto spazio, e certo la fiducia nel comunicare tra noi che forse vi fu diverso tempo fa: allora potrei spiegare con precise motivazioni che il quorum non era all’ordine del giorno di questo esito elettorale. Basta osservare la amara realtà sociale da altri punti di vista e te ne saresti accorto. Se ne sarebbe accorto Gramsci dal carcere, lo sapevano (amaramente ripeto) molti che vivono luoghi e spazi sconosciuti al dibattito attuale.
    La realtà è altrove Ramon.

    Questi anni ci hanno portato lontano ma il punto di vista gramsciano rimane per me un faro imprescindibile. Basta rileggere, ascoltare le sue righe, mettere in posizione critica, pulire, riaccendere, capire.
    Il quorum.
    La gente che ha bisogno è molto lontana.

    Un caro saluto.

    Iris

  137. …..Caro Ramon, non mi convinci affatto. Ma proprio neanche un po’. Non si puo’ cavarsela’ cosi’. La dirigenza nazionale deve e dico deve, dare un segnale forte, all’ interno e all’ esterno del partito, sul cambiamento di linea politica, imprimendo nuove parole d’ordine, scardinando i vecchi rapporti, culturalmente e quindi praticamente, fino ai valori effettivi dell’ azione politica nei territori. Ma deve farlo in modo visibile, plateale.
    Quello che dici sembra piu’ un escamotage linguistico, che sposta ancora una volta il punto di osservazione sulla questione della chiarezza della linea politica sull’ ennesimo “perche’ non si puo'”, che una valida argomentazione.
    Cos’ e’, la formazione politica e dei quadri la vogliamo rappresentare come una sorta di selezione naturale? Non giriamoci intorno. Ci vorranno anni? Ma il problema e’: quando si comincia?

  138. Luca Marini Says:

    Comincio a nutrire forti dubbi su tutto ciò che gravita attorno all’autosufficenza o meno del prc! Ma siamo proprio sicuri che a insistere su questa strada si possano produrre benefici?
    Tutte le volte che diciamo a noi stessi e fuori che il prc non è autosufficiente a mio modo di vedere non facciamo altro che svilire il dibattito e anche le prospettive politiche che ci prefiggiamo.
    Il prc non è autosufficiente, per cosa? per superare il quorum? non mi smbra le cose stiano così!
    Il prc non è autosufficiente! per cosa? per cambiare lo stato di cose presenti?
    forse sì, ma vorrei capire quale alternativa ci rimane!
    E vogliamoli bene a questo partito e valorizziamo tutte le lotte fatte con tanto sacrificio, ma valorizziamole e allora spazzeremo via qualsiasi illusione di nuova unità a sinistra, tanto vana quanto insufficiente!

  139. ramon, leggo ora che hai presentato un odg al cpn chiedendo la gestione unitaria.. si vede che nonostante ti segua da tempo non ho capito niente.. perche’ lasciamo stare il passato.. anche se è ancora molto vivo il ricordo del congresso, come è molto vivo il ricordo di una battaglia feroce contro chi ci diceva che non servivamo piu’ a niente, che eravamo superati dalla storia.. lasciamo stare il passato dicevo.. tu proponi una gestione unitaria con chi, OGGI, dice:
    “Il quadro analitico e programmatico delle posizioni che si sono confrontate, nel congresso di Chianciano, risulta largamente superato”
    e ancora:
    “Proponiamo, nel più breve tempo possibile, un’assemblea, che riconduca ad un processo unitario le diverse opzioni di sinistra”
    qual’è la differenza con l’opzione vendola al congresso? dimmelo perchè non ho capito.. mi stai dicendo che la gestione unitaria non si fece gia’ a chianciano SOLO perchè vendola insisteva per diventare segretario? mi stai dicendo che mi sono fatto 20 congressi di circolo dicendo che “costituente della sinistra=scioglimento del prc” per un cazzo? che adesso mi devo ritrovare nelle segreterie chi mi vuole morto? perche’ qua non si tratta di dare una funzione esecutiva a chi la pensa diversamente da me su una serie (fossero anche tante) di questioni.. qua si tratta di dare funzioni esecutive a chi considera il nostro partito un residuato bellico.. a chi lavora coscientemente per affossarlo.. il problema è questo: non siamo stati capaci di dire una cosa semplice, ossia che non è accettabile che all’interno del prc ci si gente che vuole distruggerlo.. tanto valeva tenersi sansonetti no? a ‘sto punto ringrazio dio che gli ha dato la stessa protervia di vendola..
    ma veramente pensi che l’ingresso della due in maggioranza non avrebbe ripercussioni sulla svolta a sinistra? veramente pensi che basta che ci entrino giurando sulla mamma che si impegnano a costruire un partito “anticapitalista e autonomo dal pd”? ma dai! (per usare parole tue).. insomma.. spiegami qual’è la differenza tra il vendola di ieri e il rocchi di oggi..
    sul pd..
    lo capisce anche un bambino che non basta dire “rompiamo col pd”(e se è per questo nessun elemento programmatico e strategico basta di per se’), che la questione fondamentale è il radicamento (quello vero, tipo pomigliano), le relazioni sociali ecc.. il punto non è il paesino xy di 12 abitanti e di quanti km di piste ciclabili abbia costruito il sindaco pd (dando l’appalto all’amico dello zio, ovvio) il punto è che il bambino di cui sopra capisce anche che non puoi passare le ore a dire al mondo la verità, e cioè che il pd è il partito della speculazione, dei banchieri, degli ichino e chi piu’ ne ha piu’ ne metta e che SeL è la sua copertura a sinistra e poi proporre alleanze, apparentamenti, indicazioni di voto con e per quei partiti.. perche’ cosi’ perdi quella credibilità che gia’ non hai.. e se queste cose le capisce un bambino figuriamoci animals, che suppongo abbia passato da tempo la fase della pubertà.. non basta dire “rompiamo col pd” ma è necessario dire “rompiamo col pd”.. le due cose vanno di pari passo.. è vitale capire l’importanza di entrambe..
    non sono un genio della politica ma non serve esserlo per capire che se un gruppo dirigente locale ha due ore di tempo a disposizione è meglio che le passi a individuare una o due (non mille) fabbriche in crisi, ad alzare il telefono che magari scopre che dentro quelle realtà abbiamo un iscritto, a capire come intervenire in quelle vertenze, a come produrre conflitto, a come fare casse di resistenza, piuttosto che passarle a discutere col segretario territoriale del pdci, di SeL o del pd..
    ci vorrà molto tempo per ricostruire un partito rivoluzionario in italia, ma visto che ne abbiamo poco iniziamo ad impiegarlo bene..
    al lavoro..

  140. D’accordo con la gestione unitaria,difatti nel documento di Chianciano c’era una sezione dedicata alla gestione unitaria del partito.
    A me preme recuperare consenso,preme ritornare ad essere vivo e vitale nella società,piacerebbe avere i consensi che avevamo fino al 2006,vorrei che il prc avesse l’appeal di poco tempo fa,dobbiamo lavorare e farlo bene………………..

  141. che bello il commento di iris pezzali….
    bentornata!!

  142. lucaocchionero Says:

    C’E’ CHI DICE NO ALL’UDC ED ALLA POLI BORTONE

    FEDERAZIONE PROVINCIALE PRC TARANTO
    Via Messapia 5, a

    La Segreteria Provinciale del PRC si è riunita per esaminare la nuova situazione politica determinasi dopo la scelta del candidato-Presidente Florido di apparentarsi con le forze del centro-destra ( UDC – IO SUD – Tarantino).
    Le conclusione della discussione possono così riassumersi:

    Si esprime la netta condanna del metodo utilizzato dal candidato-presidente Florido ( e dal PD?) di stringere tale alleanza senza aver preventivamente sentito le forze politiche della coalizione che lo ha sostenuto nel primo turno e gli ha consentito di giungere al ballottaggio. Si tratta di un comportamento arrogante e anti democratico.
    Il PRC non può, ovviamente, avere nessuna remora rispetto all’ apparentamento con le altre forze di centro-sinistra ( Movimento Stefàno – SDS – IDV – Moderati di Centro) , per la cui unità già al primo turno si è speso sino all’ultimo.
    In nessun caso è accettabile una qualsiasi alleanza con le forze del centro- destra della ex aggregazione Tarantino; forze , come l’UDC , responsabile del dissesto al Comune di Taranto e con personaggi di spicco plurindagati o forze come quelle della Poli Bortone che, ancora tre giorni fa rivendicava “ coerentemente” il voto di destra e si scagliava contro i comunisti. Si ricorderà, tra l’altro , che una delle tre condizioni poste dal PRC per entrare nella coalizione del centro – sinistra , oltre all’accordo programmatico, era la netta chiusura all’ UDC.
    Anche la motivazione addotta della necessità di sbarrare la strada alla destra citista non convince. Anzi, proprio il trasformismo politico e la confusione programmatica rischiano di alimentare quella insofferenza sociali e sfiducia politica, di cui l’alto livello di astensione , insieme ai voti bianchi e nulli, è un chiarissimo segnale, che tutto il centro-sinistra avrebbe dovuto cogliere.
    In coerenza con i deliberati del Comitato Politico Provinciale ma anche di quello Nazionale, confermiamo che non vi è alcuna possibilità di alleanza politica tra il PRC e queste forze di centro – destra..
    I tempi ristretti, cui purtroppo ci ha costretti la “sorpresa” di Florido, non consentono la convocazione del Comitato Politico Provinciale , Organismo competente a decidere sull’orientamento generale rispetto al voto di ballottaggio. Pertanto saranno gli Organismi Dirigenti dei singoli Circoli a discutere ed assumere l’orientamento. Il Comitato Politico Provinciale è convocato sin d’ora per giorno 25 giugno alle ore 18:00.
    La segreteria provinciale del PRC fa appello a tutte le forze della Sinistra alternativa e ai Movimenti della Sinistra diffusa per costruire da subito una forte e coordinata battaglia di opposizione sociale alla destra fascista, xenofoba e populista.

    La Segreteria Provinciale

  143. iris pezzali Says:

    Grazie Maria.

  144. caro animals, il nostro non è un battibecco. si ragiona anche con il botta e risposta. non c’è problema.
    1) hai scritto: “non dico che lega e pd sono uguali dico che non basta una posizione corretta su una questione da parte del pd per giustificare un’alleanza con quel partito.” questo punto del nostro discutere deriva dall’esempio che ti ho fatto su diversi comuni della val di susa (lo dico a beneficio di chi non avesse letto). il problema non è “la posizione corretta su una questione”. se ci si alleasse col pd in un comune della val di susa perché il pd ha una posizione corretta sulle piste ciclabili e, al contrario, avesse la stessa posizione nazionale del partito sulla TAV avresti ragione tu. ma non puoi ignorare che la TAV in val di susa è la questione centrale. investe il lavoro e il modello di sviluppo, l’ambiente e la salute dei cittadini, la democrazia (si può fare una grande opera contro la volontà di chi la deve subire per venti anni e sa che è completamente inutile (tranne che per l’impregilo)?
    io non capisco come si possa teorizzare che la lotta è importante e quando questa costringe i partiti a cambiare le loro posizioni, è maggioritaria fra i cittadini e può ottenere risultati deve essere compromessa da una concezione astratta. io sono il primo a teorizzare, e lo faccio da tempo, l’impermeabilità del sistema politico elettorale al conflitto sociale. e secondo me vale per la stragrande maggioranza dei comuni ecc. ma quando ci sono condizioni per trasformare i contenuti di una lotta in posizioni di governo rinunciare a farlo è semplicemente un errore enorme.
    tu dici che sai bene che non basta rompere col pd. ma perché? perché bisogna ricostruire legami sociali e provare a cambiare il senso comune. o no? ma una cosa è rompere col pd con l’idea che questo sia il viatico per ricostruire, un’altra è coltivare l’illusione che il rapporto di alleanze sia il viatico giusto e un’altra è ricostruire rapporti di forza nella società sulla base dei quali misurare ogni rapporto politico.
    in val di susa le idee antagoniste al modello di sviluppo fondato sulla rendita fondiaria ecc sono egemoni.
    a me sembra chiaro come il sole.

  145. caro ulianov, le divisioni a sinistra sono il frutto della sconfitta sociale e di errori politici. uno dei riflessi condizionati che esiste è quello di dire: uniamoci. questa domanda di unità contiene due cose contraddittorie fra loro: una è logica e perfino elementare. se non siamo abbastanza forti per resistere mai e poi mai riusciremo a riconquistare forza. l’altra è il riflesso della stessa sconfitta sociale. la ripresa viene prima nelle elezioni contro la destra e poi, forse, a livello sociale.
    non dare una risposta corretta ad una domanda contraddittoria ci priverebbe della stessa possibilità di parlare con i molti che nella loro testa vorrebbero sia l’unità sia i contenuti buoni per l’unità.
    ecco perché bisogna tentare di costruire unità a tutti i livelli ma su contenuti chiari e precisi.
    l’alternatività al bipolarismo è un contenuto importantissimo perché è un confine netto che in qualche modo svela la natura truffaldina dell’unità senza contenuti o con contenuti sbagliati.
    noi abbiamo deciso che non sciogliamo il partito. punto. e abbiamo deciso che possiamo fare liste, come quella che abbiamo fatto alle europee su contenuti chiari e senza rinunciare a identità e simboli. punto.
    c’è una marea di persone, comitati, esperienze sindacali, centri sociali e associazioni che sui contenuti la pensano come noi, che rispettano la nostra identità come noi rispettiamo la loro. con questi dobbiamo unirci si o no?
    in un nuovo partito? NO! escludiamo categoricamente questa proposta.
    ovviamente se riuscissimo ad unire un ampio fronte bisognerà discutere di come stare insieme, di quali regole ecc ecc.
    ma non bisogna certo anteporre nessunissima discussione organizzativa, pena il discutere di contenitori e altre amenità simili, che purtroppo di questi tempi e con la miseria politico culturale dei mass media comprometterebbe ogni seria discussione sui contenuti.
    tutto qui.

  146. cara iris, intanto un abbraccio. e mi spiace di non aver risposto ad un tuo post. non lo ricordo e se non lo ricordo si tratta di disattenzione o del fatto che forse avevo rimandato. non so. comunque non può essere stata una scelta, altrimenti lo ricorderei.
    quanto al quorum, cara iris, secondo me sbagli a dire che non era all’ordine del giorno. ma ovviamente posso sbagliare, anche di grosso, io. e certo il non raggiungimento dello stesso ti da ragione.
    tuttavia il problema è che non era all’ordine del giorno la ripresa di una forza sufficiente a livello elettorale. quella non ci sarebbe stata di certo. quorum o non quorum.
    sono mancati circa duecentomila voti per il fatidico 4 %. senza il pcl in tre circoscrizioni e con una campagna elettorale più sulle europee che sulle amministrative potevamo farcela.
    questa constatazione con toglie una virgola al senso della tua riflessione. perché il 4 % non avrebbe risolto nessun problema di fondo, tranne quello di battere il tentativo, che continua, di ucciderci.
    ma possiamo discuterne, come è nostra abitudine di un tempo.
    ciao

  147. Brutta storia a Taranto.
    Se vince Florido dunque PRC all’opposizione?

  148. caro benny, scusa ma mi pare tu abbia una certa confusione in testa.
    la gestione unitaria è una cosa e la maggioranza politica un’altra. la gestione significa che in tutti gli organismi del partito tutti debbono poter partecipare al processo decisionale, e questo vale per maggioranza e minoranza. o minoranze. concepire la segreteria come il governo e la minoranza come l’opposizione in parlamento è una aberrazione perché un partito non può funzionare così. a chianciano chi sostenne l’autocritica (e la critica) sull’idea affermatasi a venezia per cui le minoranze andavano tenute fuori dalla segreteria e costrette a discutere delle decisioni per dire si o no ma senza partecipare alla loro elaborazione, per questo motivo propose la gestione unitaria. ora siccome siamo noi in maggioranza dovremmo rimangiarci tutto e fare specularmente la stessa cosa della maggioranza di venezia? e poi non puoi non sapere che la maggioranza di chianciano propose immediatamente una gestione unitaria e che fu l’allora mozione due a rifiutare.
    in ogni caso le cose si evolvono. la mozione due che è rimasta nel partito ha votato, in direzione, a favore per la proposta della lista comunista ed anticapitalista. cosa significa? che sono finite le divergenze? direi di no. ma neppure che sono le stesse di chianciano. o no? noi stessi avevamo detto che la mozione due del congresso si reggeva su una ambiguità grave: alcuni volevano davvero sciogliere il partito ed altri no. questa ambiguità si è sciolta con la scissione. chi è rimasto non può essere assimilato a chi vuole uccidere il partito. punto. ogni altra considerazione è processo alle intenzioni. ma di processi alle intenzioni si muore.
    quanto al bambino che capisce e non capisce ti rimando al discorso che ho fatto ad animals. aggiungo che ai milioni di elettori che dovremmo pensare di recuperare con le lotte e i conflitti non gliene frega proprio nulla delle relazioni politiche fra noi e il pd e sel. ma proprio nulla. casomai, se parliamo solo di formule politiche, è ben più pregnante dire che siamo alternativi al bipolarismo che non lanciare invettive contro il pd. perché implica che non accetti l’idea del mettiamoci tutti insieme contro berlusconi indipendentemente dai contenuti. per essere più efficaci contro berlusconi. non per distinguerti dal pd, che senza forza sociale a tanti appare un mero settarismo e propaganda elettorale.
    forse mi sbaglio ma a me pare ovvio.
    ciao

  149. animals Says:

    Ciao Ramon. Mi interessa sapere se secondo te la presenza in molte amministrazioni in questo momento non è un ostacolo da superare per avviare il partito sulla strada del radicamento sociale. Fermo restando che uscire da queste giunte non risolverà di per sé il problema e che questa stessa presenza non deve essere una scusa per i compagni di base per non iniziare il lavoro di radicamento. Detto questo non sei d’accordo che la presenza in importanti giunte sia negativa e andrebbe superata? E che la presenza nei poteri locali è stata ed è un fattore di burocratizzazione del partito e di distacco dal lavoro di radicamento sociale? Da alcuni tuoi post mi sembrava che tu condividessi questa idea.
    Mi piacerebbe sapere, visto che spieghi che le situazioni evolvono e sono ovviamente d’accordo, cosa significa secondo te l’evoluzione che c’è stata nell’ultimo Cpn. Come la giudichi al di là della coerenza o meno col documento finale di Chianciano.

  150. anch’io penso che lanciare invettive contro il pd a priori non abbia senso. all’elettorato poco e diciamo meglio NIENTE importa delle nostre questioni interne tra SL PDCI PD e chi più ne ha più ne metta. il problema semmai è il modo in cui all’interno del partito si percepisce il prolema (intendo a livello territoriale e non solo dirigenziale).
    mi spiego. per quanto mi riguarda con l’elettorato non MAI parlato “male” del nostro pd locale o di SL o del PDCI. ciò non toglie che come rifondazione si debba avere chiare le idee e preservare la nostra identità, se non vogliamo dissolverci in altri soggetti.
    è questo il punto fondamentale e non combattere gli avversari. anche perchè a sinistra sul terreno di lavoro avversari non ce ne sono, sia chiaro.
    poi mi permetto di fare un appunto sull’astensione. già c’è un grande problema di coinvolgimento dei cittadini alla vita politica, istigare all’astensionismo è ciò che di più osceno politicamente si possa fare. perchè, ricordo a tutti, quando poi un referendum o un voto interessa a noi, allora siamo lì ad invitare tutti ad andare ai seggi, giusto?
    vi pare coerenza? vi pare etica? vi pare che possano crederci mai gli elettori?
    allora si spieghi alla gente che alle urne si deve andare, non si ritira la scheda del referendum, idem per il ballottaggio a seconda delle situazioni locali.

  151. Dellacqua Says:

    Questa strategia di autosufficienza è fallimentare, credo che alle regionali del prox anno, il Prc presentandosi solo ovunque non raggiungerà neanche il 2%.

    Ricordatevi che il lavoro per ricostruire un partito può anche durare anni, ma non è detto che il risultato sia positivo…cioè in 10 anni un partito può rinascere, ma può anche scomparire definitivamente dalla scena politica.

  152. scusa dellacqua, ma dove la vedi la strategia dell’autosufficienza?
    la lista comunista antiapitalista era ed è un inno all’autosufficienza? no, fammi capire bene. mi sfugge parecchio da queste ultime discussioni (nelle quali non sono entrata in merito peroprio per questo)

  153. si animals, la presenza in molte giunte, importanti e meno per dimensione del territorio, è un ostacolo enorme. sia perché è il frutto di una pratica istituzionalista (meglio dentro che fuori almeno qualcosa possiamo fare) sia perché anche senza l’istituzionalismo non si fanno i conti con la mutazione genetica che le istituzioni in quanto tali hanno subito a causa del bipolarimo. ma non basta dire che è un ostacolo, bisogna dire anche il perché è un ostacolo. altrimenti è facilissimo cadere nella speculare subalternità secondo cui ciò che è importante è la collocazione di opposizione dentro i consigli a risolvere i problemi. c’è un primato dei contenuti e della ricostruzione sociale. facendo leva su questo si convince. non abbiamo proprio bisogno di dividerci fra governisti e opposizionisti in astratto. abbiamo bisogno di avere un nord, una bussola che guidi l’azione. così con la discussione fondata sulla pratica e sui rapporti di forza sociali si potrà iniziare a risolvere il problema. e ci vuole tempo, pazienza e saldezza. ci sono migliaia di compagne e compagni che vedono solo i corni del governo e dell’opposizione ma non il vero problema. e questo non si risolve producendo una radicalizzazione dei due corni. al contrario. in politica è importantissimo non confondere effetti con cause. è fondamentale. la causa della nostra inutilità consiste nella mancanza di legami sociali (dovuta a sua volta ad una analisi e ad una linea politica errate) e l’esasperazione dei due corni è solo un effetto.

    scusa animals, ma secondo te dopo che abbiamo subito la scissione, dopo che per mesi siamo stati attaccati in modo infame, dopo che abbiamo subito il quorum, dopo che abbiamo deciso di fare una lista unitaria, dopo il risultato non doveva esserci una evoluzione dell’analisi e della politica? credo che anche tu convenga sul si.
    quale evoluzione? io credo che dire facciamo un polo alternativo al bipolarismo, che unire la sinistra anticapitalista, che assumere queste due discriminanti come decisive per riformare il partito e discutere con il pdci sinistra critica ecc sia una giusta evoluzione che risponde al fatto che in mezzo al guado non possiamo rimanere, che l’unità comunista senza quelle discriminanti ci trasformerebbe in un pdci più grande e più impotente, che il partito sociale diventa centrale e non eccentrico.
    speri di essermi spiegato.

  154. X Ramon
    ……eh gia’, si sa che in poltica le firme sui documenti sono sugelli di fedelta’ agli accordi, che mai verranno disattesi alla prima occasione utile (come lo era il programma di Prodi, eravamo tutti cosi’ convinti che davvero avrebbe mantenuto egli, la sua parola d’ onore!….Che ridere).
    Si sa che votare un documento politico e’ significativo di per se, mai un tale atto puo’ essere reputato ambiguo per la storia personale e politica di chi lo firma. Ha firmato, il compagno….evidentemente ha cambiato idea….pochi mesi se passati a meditare profondamente possono davvero fare miracoli, e poi i “Bertinottiani” si sa, sono tutti propensi alla riflessione mistica……
    Incredibile. Spero che tu voglia “scherzare”.

    “Chi è rimasto non può essere assimilato a chi vuole uccidere il partito. punto.”

    punto, punto e virgola e due punti…….questa e’ solo la tua opinione, naturalmente, punteggiatura a parte. Io ne ho una del tutto differente, e ce l’ho perche’ ho visto e toccato con mano pratiche di comunanza nel territorio tra chi dell’ ex mozione 2 e’ nel partito e chi si e’ scisso. E si puo’ facilmente immaginare come questa situazione sia comune in molti territori. e come di fatto paralizzi il partito e impedisca che questo possa porre in essere una reale discontinuita’ con la linea politica precedente l’ ultimo congresso, in modo effetivo e visibile.

    “aggiungo che ai milioni di elettori che dovremmo pensare di recuperare con le lotte e i conflitti non gliene frega proprio nulla delle relazioni politiche fra noi e il pd e sel. ma proprio nulla”

    Ah, davvero?! Ma proprio davvero? Perche’ il tipo di relazioni politiche tra il PRC e il PD e SL non sono qualificanti anch’ esse e come uno degli elementi principali della linea politica del partito? E non sono visibili molto piu’ di ogni dibattito interno? E non determinano la credibilita’ o meno del partito? E non sono discriminanti in merito alla possibilita’ di creazione di un soggetto antagonista che privilegi d’ora in poi non i balletti di palazzo ma l’intrecciare relazioni con tutta quella sinistra comunista schifata da anni dalla sinistra parlamentare? Davvero!?

    Ma che dici!?

    Non sono deluso, ma prroccupato.. Questie tue parole sono un pessimo segnale per il futuro del partito, visto anche il peso che hanno, proprio perche’ pronunciate da te, compagno….

    Per quanto mi riguarda, io sono uno dei “tanti” (si fa per dire) della societa’ civile che crede e lotta per la realizzazione di una societa’ fondata sui valori del comunismo. Ovviamente non perdero’ un minuto di piu’ dentro il PRC al primo accenno di “rientro” in logiche ormai putride, se non saremo in grado di sbarazzarci a breve di ogni ambiguita’ politica, in merito alla ()precedente?) linea del partito. Basta parole.

  155. cara maria, dallacqua penso si riferisca al centrosinistra. credo che per lui non essere autosufficienti significhi che prima vengono le alleanze e poi i contenuti. che prima viene l’unità della sinistra e poi i contenuti. che prima vengono le esigenze del momento e poi le analisi e che, infine, quel che conta sono i voti e non i rapporti di forza sociali.
    ma ha ragione a dire che non è detto che fra dieci anni si sia vivi per volontà divina. ha proprio ragione a dire così!
    peccato che non sembra essersi accorto che sottovalutando i rapporti di forza sociali, sacrificando la coerenza programmatica in nome dell’unità della sinistra (perché altrimenti avremmo rotto con il governo prodi per tempo) e reiterando la logica del frontismo contro berlusconi la catastrofe c’è già stata.

  156. caro lu, qui si fanno solo parole. questo è un blog. anche io potrei dirti che fai solo parole e non ci sposteremmo di un millimetro.
    comunque.
    secondo la tua logica non avremmo dovuto fare nessun accordo con il pdci. o forse ti sei dimenticato che la stessa nascita di quel partito, pilotata da prodi, fu un tentativo di eliminarci definitivamente? o hai dimenticato le liste civetta che per togliere seggi a noi li diedero alla destra?
    non esiste in politica un giudizio definitivo su nulla. su nulla. altrimenti ci si divide sempre irrimediabilmente e si attende la prossima divisione.
    poi, caro lu, addebitare l’istituzionalismo e l’opportunismo che impera nella pratica del partito alla mozione due, pre o post scissione, è una fesseria. le scelte sulla permanenza o meno in giunte o simili spesso scompongono le mozioni e le tagliano come il coltello nel burro. a dimostrazione che il problema è di fondo e la soluzione ancora lontana.
    una politica deve tentare di convincere e di essere egemonica, non eliminare chi non è convinto o anche chi dissente. altrimenti in due anni rimarremmo in tre in attesa della penultima divisione.
    quanto alle relazioni politiche insisto. sono importanti ma dipendono dai contenuti. in generale il prc, in tutta la sua storia, ha sempre preso più voti quando è stato in alleanza col o nel centrosinistra. questo è un dato inconfutabile. dovrei trarne la conclusione che gli elettori votano sulla relazione politica in se? ma dai! semplicemente si somma il voto di riconoscimento in una identità politico culturale e in scelte politiche con quello che si ritiene “utile”. io e te sappiamo bene che non è “utile”. ma per dimostrare questa inutilità senza i contenuti giusti tutto si deve fare tranne che dare anche solo l’impressione che si rompe per motivi astratti. vale la famosa parabola di brecht. il partito ha deciso che bisogna trasformare lo sciopero economico in sciopero politico. il dirigente fece il comizio e disse: compagni lavoratori dobbiamo trasformare lo sciopero economico in sciopero politico. i lavoratori non capirono e non fecero nemmeno lo sciopero economico.

  157. certo ramon che ho capito quel che voleva dire dellacqua.la catastrofe c’è già stata come dici bene tu, ed ora lo scenario politico che si apre è ben differente (a distanza di un anno da chianciano)e per come la penso io (che per carità posso sbagliare come tutti), è moolto complesso. e non è certo detto che saremo ancora vivi non solo tra 10 anni, ma molto prima.
    ecco perchè penso che il discorso dell’identità (e non identitarismo, non mi si fraintenda) all’interno della discussione del partito sia di VITALE importanza in questo momento. senza fare processi alle intenzioni a nessuno che non servono a nulla, ma la confusione su come trasformare le parole in fatti concreti politici a mio avviso è molto alta.

  158. per la duecentesima volta sono d’accordo con maria. parola per parola.

  159. iris pezzali Says:

    Sono molto felice della tua risposta. Infatti ti ho scritto nuovamente in quanto so dei milletrecento impegni ecc. La stima che ho maturato di te esattamente da vent’anni è tale per cui rimani uno dei miei interlocutori più importanti non solo nel partito, anzi direi, soprattutto sul piano intellettuale. Dovremo trovare il modo di rivederci presto. Ci sono molte cose sulle quali ragionare e da rilanciare e un blog diventerebbe enciclopedico. La crisi economico sociale di questa fase storica rappresenta il crollo di un modello culturale non solo del capitalismo ma anche dell’organizzazione umana che non ha precedenti. Questa volta non accadrà che tra un po’ di tempo le cose si riassetteranno e tutto più o meno ricomincierà. No. Non sarà così. Questa “apocalisse moderna” ci pone nella condizione di non barare sullo stato di cose presenti e sul futuro. Niente, in ogni caso, sarà come prima ne come ora. Siamo in ripida discesa dentro un impoverimento economico di massa di cui ancora non riusciamo nemmeno ad intuire la proporzione. Il crollo epocale trascina con se schemi e paradigmi di lettura che risultano vetusti e ormai sfuocati. Come si poteva in quadro simile pensare che proprio noi, la forza politico culturale per definizione più alternativa (e lungimirante) potesse preservarsi dal vento degli eventi?
    La domanda e il compito urgente è quello che continuo a dire da molto tempo. questo paese ha una sola priorità in questa fase storica: dotarsi di una strategia efficace contro la povertà nel breve medio e lungo termine.
    UN PIANO POLITICO PROGRAMMATICO DI EMERGENZA SOCIALE sul quale chiamare tutte, dico tutte le forze della sinistra, il sindacato, le Università a dire la loro. Noi dobbiamo incalzare e avanzare subito questa proposta. In una fase come questa le identità servono a capirci meglio, non a fare polemica o a camminare con la testa all’indietro. Nessuna fusione organizzativa, niente pateracchi ora. Non è questo l’argomento. L’argomento è uno solo: “l’opposizione è fuori dalle Camere?” nemmeno questo è l’argomento. L’argomento deve essere: la gente soffre, sta male, e sarà sempre peggio. E’ ormai inaccettabile che un paese civile non adotti un piano-proposta sul quale tutti unitariamente fare una campagna unitaria e immediata.
    A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino siamo tutti più poveri. Il meraviglioso sogno di mondo pacificato si è trasformato in un incubo collettivo. Quel muro doveva cadere ma sotto le macerie non può continuare a cadere la dignità umana. Dobbiamo riprendere temi importanti, una organizzazione importante, una capacità progettuale importante. Se gli altri ci vogliono nani, cerchiamo di guardarli dall’alto. Non della superbia sfoggiando un massimalismo dannoso e inconcludente come spesso in diversi ambienti ho respirato anche recentemente.
    E per la bontà di un fiore, caspita, non eleggiamoli mai più dirigenti di un partito che ha ben altri compiti.
    Proposta politica per incalzare su una piattaforma unitaria di lotta.. non so immaginare altro. Subito però, Ramon. Subito.
    Un tavolo unitario di analisi e di lotta. E’ urgente. I settari si facciano da parte. Non possiamo più permetterci il lusso di “zecche” tanto dannose.

    Un abbraccio
    Iris

    p.s. nessuno mi scriva che io ignoro quanto siano settari alla nostra destra: lo so benissimo e posso insegnare io qualcosa in merito. L’ho vissuto sulla mia pelle, anche la destra interna a questo partito l’ho vissuta. Quindi, please, stiamo sul nocciolo della questione.

  160. Due considerazioni: al referendum dire “astieniti” non sarà etica, ma è tattica… della sopravvivenza e non solo nostra.
    Concordo su chi dice sostanzialmente che non è solo questione di PD sii o no, insomma Modena, Savona, lo stesso Livorno ci dicono che puoi pure andare da solo ma i problemi di mancato radicamento li sconti comunque, perchè come diceva il segretario quelli che ci votano sono quelli che c’hai parlato per trenta minuti, ma se tu non li incontri (radicamento, legami, anche caffè al bar non solo lotte epiche) non li pigli.

  161. iris pezzali Says:

    scusate la sintassi, ora che rileggo è davvero pessima. ma ho rubato un po’ di “tempo” al padrone….eheheheheh di corsa sempre di corsa…

  162. la stessa Livorno

  163. Ho letto, l’ ordine del giorno approvato ieri. Bene sul partito sociale, anche se ora servono le direttive concrete per passare alla pratica e non è semplice far uscire i nostri burocrati dai loro uffici e dalle loro sezioni per parlare con comitati, sindacati e soggettività che “fanno” il conflitto nella società. Per quel che riguarda il tentativo di creare un quarto polo di sinistra alternativo al PD non mi spenderei troppo per una serie. Innanzitutto, incassato già il diniego del Movimento per la Sinistra di Vendola, per quel che riguarda il PdCI, mi sembra un compagno di viaggio inadeguato: continua sulla sua via dell’ identirismo da una parte e del continuismo e istituzionalismo dall’ altra, senza voler produrre alcuna svolta di alcun tipo (nè tantomeno una svolta verso l’ azione sociale ed il conflitto) al suo interno; dunque, unirsi con loro come vogliono Giannini e Grassi sarebbe un errore gravissimo, sarebbe la fine. per quel che riguarda SC, mi sembra la formazione più a portata di accordo, anche se continuano, a mio avviso, ad essere velleitari e, soprattutto, ad essere senza contenuti. Il PCL invece, è un partito-persona che si regge sul suo leader, che è la persona più retorica dell’ universo, ma che anch’ egli non esprime alcun contenuto comprensibile e di utilità sociale per la classe lavoratrice, della quale si riempie la bocca. Solo Socialismo 2000, seppur da posizioni più moderate delle nostre, mi pare abbia afferrato la necessità di rivolgersi alle classi subalterne e tornare tra i lavoratori, senza scorciatoie politiciste. In tale quadro dunque, è importante rilanciare questo partito, cercando di far convergere intorno a noi tutti i comitati terroteriali, le esperienze di lotta per il diritto alla casa, i sindacati più di disponibili, ecc per ricostruire una nostra utilità sociale immediata tramite, ad esempio, casse di resistenza per i licenziati (vanno riaperte le sezioni nelle fabbriche!) ed altre forme di mutualismo sociale. E’ una cosa difficilissima, ma dobbiamo svoltare e, dunque riformare le dinamiche interne del nostro partito che, così come sono, impediscono tutto ciò.
    per il futuro, io penso che i dirigenti debbano prestare molta più attenzione diretta sulle dinamiche e cercare, come ho detto già qualche giorno fa su questo blog, tramite i militanti disposti, a forzarle, senza dover aspettare la prossima fase utile in cui magari la CGIL riterrà di organizzare qualche manifestazione, che poi rimane isolata.

  164. limones Says:

    ramon, secondo me il problema dei problemi sta proprio nel giudizio sul voto che otteniamo quando stiamo col pd e su quel carattere di “utilità” percepita che tu individui. A mio parere, e semplificando, i voti che ci mancano da due anni sono i voti dell’elettorato d’opinione, quello catturato egregiamente da Bertinotti e mantenuto con sempre maggiore difficoltà fino alla sconfitta del 2008. Quel voto proviene da un elettorato progressista, generalmente di sinistra, di medio-alto livello di istruzione: l’elettorato maturo, la società civile. si tratta del pubblico di raitre, della Dandini, di santoro, sono i lettori di repubblica che, in un contesto di centro-sinistra, abbiamo ottenuto per gentile concessione di de benedetti e dei Ds perchè la nostra forza rimanesse in qualche modo ancorata alla coalizione perchè servivamo. perchè avevamo un ruolo. Così il bertinottismo si è evoluto accompagnando la fidelizzazione televisiva di questo elettorato alla scelta movimentista (strategia quest’ultima che, in certi casi, è stata di supporto al salottismo). Ora quei voti vanno all’idv perchè di pietro ci ha sostituito nel ruolo della forza d’opposizione dalle modalità radicali. tutto qui. Ragion per cui, se questo elettorato vogliamo la strada è quella di vendola, di un rinnovato centrosinistra ad uso e consumo del pd, sennò scegliamo il radicamento e lo sfondamento (ma ci vorranno anni) nella società e nei suoi conflitti riconquistando i voti che prende la lega sapendo però che da soli non ce la possiamo fare e che serve una struttura organizzativa più efficace, che metta da parte i doppioni, la parcelizzazione dei militanti in micro-strutture e la guerra delle correnti che sono il frutto di 10 anni di scissioni. La scelta è tutta qui e io personalmente la decisione l’ho già presa. della dandini (e del correntismo) posso farne a meno.

  165. animals Says:

    Allora un piccolo ma importante esempio. Quando nell’autunno scorso alla Maserati hanno fatto cinque giorni di sciopero consecuitivi contro il licenziamento di 112 interinali siamo riusciti a giocare un ruolo importante nella mobilitazione grazie a tre nostri compagni che lavorano nella fabbrica. Quando c’è stato un corteo non autorizzato e molto incazzato che è teminato in municipio il sindaco ha detto che per trattare voleva prima che lo sciopero fosse interrotto. E nella sua giunta sedeva l’assessore di Rifondazione comunista. Pe fortuna da pochissimi giorni era era ex di rifondazione perché i compagni del circolo avevano deciso di rompere con la giunta del Pd. Qunidi caro Prc Camerina siamo orgogliosi di aver tirato fuori il partito da quella palude schifosa e aver posto le basi per proseguire con il radicamento operaio del partito a Modena. Poi il nostro candidato ha preso il 2% mentre i grillini hanno preso il 4% perché sono stati visti come più coerenti e lo stesso è successo ai Di pietro. Ma non venirmi a dire che essere usciti non era fondamentale per ricominciare sulla strada giusta. Era semplicemente essenziale. ora possiamo parlare agli operai della Maserati senza che loro ci dicano che stiamo insieme a chi chiede loro di non lottare.
    Cento volte meglio il 2% ma sulla strada giusta che il 10% con le mani legate al Pd.

  166. armerina, ma perchè v’offendete tutti se uno dice una cosa.
    Bah..

  167. Per altro darei un braccio per avere al paese mio la qualità della vita che c’è a Modena, ma questo è un inciso

  168. limones Says:

    naturalmente, è questo è l’altra faccia dei notri problemi, la scelta che, a parole, abbiamo fatto sin da chianciano diventa effettiva quando si mette in campo un progetto di alternativa che sia capace di rispondere efficacemente ai problemi della classe di riferimento. altrimenti puoi organizzare i gap in tutti i quartieri ma resta solo volontariato.

  169. animals Says:

    A Modena si sta così bene che il 90% di quei 112 interinali sono tornati al sud perché qui non riescono più a pagare l’affitto. E nel frattempo alla Fiat New Holland ne hanno lasciati a casa altri 70. E nel settore ceramico c’è il record di cassa integrazione da decenni. Anche questo era un inciso

  170. Vieni dove abito io e vedi come si sta.
    Lavoro nero (e poco pure quello), illegalità dovunque, paghe miserrime.
    Comunque è scocciante far euna gara “a chi sta peggio” ed è triste che per motivare le proprie ragioni si storpino i nomi.

  171. …Con “basa parole” non mi riferivo al blog, ma alle troppe infinite discussioni interne al partito sul da farsi, a cui non seguono indirizzi riconoscibili, e invece si susseguono antagonismi un giorno si e l’altro pure, sfiancando la militanza e la partecipazione alla costruzione di un futuro per il PRC -fuori dalla sua classe dirigente- futuro tutt’ ora pesantemente ipotecato.
    Bisognerebbe poi ricordarsi che anche tra chi milita nel partito vi sono compagni non particolarmente addentro ai tecnicismi politici, e che anche per questo la direzione nazionale oltre a descrivere il progetto politico del PRC, deve imprimere un azione chiara all’ interno del partito per marcare con i fatti la discontinuita’ di cui tanto, per l’appunto, chiacchieriamo, da Chianciano in poi.
    Le correnti si porranno anche trasversalmente nel malcostume politico a seconda delle persone (diamola per buona, anche se in cio’, la quantita’ fa’ la qualita’) ma far finta di non vedere cio’ che e’ sotto agli occhi di ogni compagno sui territori nei quali i “vendoliani” rimasti dentro continuano sovente a fare corpo unico con quelli fuoriusciti, e’ un errore clamoroso, e spostare la discussione non solo non serve, ma e’ deleterio, perche’ quei pochi militanti che hanno salutato con entusiasmo la svolta di Chianciano, si trovano poi disillusi e prima o poi, non vedendo alcun cambiamento, al di la dei proclami sui siti e sui comunicati stampa, si allontaneranno e il partito riprendera’ inesorabilemnte la china istituzional-elettorale precedente.
    E insieme ad essi quei compagni non interni al PRC che hanno potuto guardare con speranza agli esiti dell’ ultimo congresso, e che timidamente cominciano a riaffacciarsi, non ci metteranno molto nel fare “due piu’ due”, se a fronte delle dichiarazioni di svolta e di cambiamento , sui territori le facce saranno ancora quelle, e quello ancora l’agire politico del partito.
    A chi interessera’ l’ abiura nei confronti del Bertinottismo testimoniata dalla firma di un documento politico della direzione nazionale ? Ma scherziamo ? Tu sai benissimo che questi sono fatti concreti, non teorie politiche. La teoria politica e’ una bellissima cosa, ma privata di una effettiva pratica ad essa conseguente, resta solo come un mucchio di parole inutili.
    Contano le persone, e molto piu’ delle loro parole, dei loro manifesti, delle loro dichiarazioni di intenti, conta la storia del loro agire. Se invece vogliamo menarcela per il naso, allora continuiamo pure a far finta che cio’ che conta sono le riunioni nelle stanze della direzione nazionale, le marce indietro, il bilancino delle dichiarazioni.
    Ma veramente tutto cio’ e’ triste e fa pensare all’ennesima “commedia in un atto”, l’ultima della stagione, per quei poveri gonzi che ancora vanno a teatro e a cui bisogna vendere gli ultimi biglietti rimasti, per rientrare almeno della spesa.

  172. animals Says:

    La storpiatura del nome era un errore. Volevo solo spiegare che già il fatto di dover emigrare era un ingiustizia. Ora non basta più nemmeno quello perché anche il nord non ha più nulla da offrire. E anche il famoso modello emiliano del Pd non sta funzionando. La gara a chi sta peggio l’hai cominciata tu

  173. armerina leggi bene quello che ho scritto sull’astensione.
    non ho detto di votare, ho detto di invitarli ad andare al seggio e RIFIUTARE LA SCHEDA e non di invitare gli elettori AD ANDARE AL MARE!!!
    altrimenti, quando un referendum interessa a NOI, ti ci mandano loro al mare. mi sono spiegata? come tu mi insegni, la “gente comune” poco si impiccia di politica, e non sa nemmeno a che serve questo referendum (come non sapeva nulla su quello sulla feondazione artificiale).
    spero di essermi spiegata.
    per il resto per la duecentesima volta anch’io d’accordo con ramon.
    e quoto totalmente iris.

  174. No, io ho detto che mi piacerebbe starci, non ho cominciato nessuna gara.
    Sul modello emiliano che non funziona più è evidente, sennò la Lega a Sassuolo non prende il 10% (politiche 2008 penso sia cresciuta ulteriormente). Il mio discorso era semplicemente al di là di singoli esempi, (potevo citare anche Catania città l’anno scorso, o Monza-Brianza o qualsiasi altro posto) non è che uno va solo e prende un miliardo di voti o va col PD ed affonda (e lo stesso a parti inverse). C’è un problema organizzativo e di radicamento che sta a monte del fatto se ti allei o meno.

  175. si Maria avevo capito 🙂

  176. Luca Marini Says:

    Perfetto esempio Animals per respingere le facili sommatorie unitarie.
    Volevo inoltre aggiungere che faccio mie alcune perplessità di Lu:
    Maria se non hai mai parlato male del pdci di sel o del PD locale allora ti puoi ritenere un caso raro, perchè o ci sei constretto per spiegare le nefandezze che scrivono e che fanno o che fanno ma non dicono, oppure sono gli elettori stessi che ti vengono sempre a chiedere “ma questa volta che fate non andrete mica per contro vostro?” oppure “siete sempre i soliti solo buoni a dividervi” oppure ” tutti insieme c’è da battere la destra”. Insomma migliaia di slogan come questi in questi anni mi sono stati rivolti dall’elettorato che anche se in modo confuso ci interrroga sempre su alleanze su contenitori etc etc e aggiungo io, Purtroppo!
    Magari in tante situazioni mi avessero chiesto qualcosa del documento scritto a Chianciano oppure qualcosa sui contenuti del programma alle europee, magari!
    E invece no, “ma che fate, andate col PD?”, o come in questi giorni” mi raccomando non fate stronzate, al ballottaggio votate il candidato del PD”
    100 di slogan di questo tipo in 10 giorni nemmeno!
    Ancora su un altro punto penso che Lu non abbia tutti i torti: e cioè che non ci sia una grossa differenza tra chi se ne andato e chi è rimasto, si tratta secondo me solo di posticipare l’opzione della creazione di una nuova sinistra senza aggettivi!
    Ma vedremo!

    Luca Marini

  177. Dellacqua Says:

    …caro ramon, per non ritornare a discorsi vecchi non mi rimetterò a ritirare in ballo il governo Prodi…ma già che l’hai citato tu, ti voglio solo far presente che tu eri favorevole all’entrata in quel governo, e per ciò che riguarda l’uscita dallo stesso altri come Ferrero erano molto scettici ad abbandonarlo.

    Poi in quel momento eravamo in una morsa, credo che se l’avessimo fatto cadere noi, saremmo scomparsi ugualmente.

    Il problema continuo a dirlo, è stato il non aver vinto le elezioni più che la semplice partecipazione al governo. Purtroppo per come sono andate, si è verificato che un partito dello 0,5 aveva lo stesso potenziale di ricatto di noi che avevamo il 7,4%. Con la conseguenza che eravamo del tutto ininfluenti e subalterni.
    Un’elezione vinta bene, avrebbe reso le forze come mastella ininfluenti e noi invece la maggior forza con potenziale di ricatto…questa è la realtà.

    Certo per motivare gli elettori ora occorre sparare sul governo Prodi…tra l’altro va di moda, lo fanno tutti, da ferrando a Vendola a Ferrero, a larghe fasce del Pd. Però se non si capisce questo, non si capisce nulla.
    La lega per esempio è stata capace di incidere molto nel governo berlusconi…con risultati simili ai nostri, anche se concentrati territorialmente.
    Ma il succo rimane quello che si sarebbe dovuta verificare una situazione nella quale il centro sinistra, non avrebbe potuto governare senza i nostri voti…i risultati sarebbero arrivati.

  178. limones Says:

    forse dell’acqua ha ragione tuttavia ripeto quanto detto in precedenza. noi i voti li prendiamo quando stiamo più o meno organicamente dentro la coalizione perchè la politica si è mediatizzata e il voto d’opinione a sinistra lo fabbrica il pd coi suoi mezzi. il potere di ricatto della lega non dipende solo dal fatto che i loro voti sono decisivi. dipende dal fatto che il loro radicamento sommato a una linea politica che si appoggia pienamente su una ormai egemone rappresentazione della realtà li rende difficilmente battibili anche dallo stesso berlusconi.
    Ripeto: la scelta è chiara: o subiamo l’egemonia culturale della destra (ed anche l’egemonia all’interno del centro-sinistra) accettando il ruolo che abbiamo avuto fino alla caduta del governo prodi oppure scegliamo, sapendo che si tratta di una strategia che ha bisogno di molto tempo, di vivere nel conflitto sociale. Ma per fare questo abbiamo bisogno di due cose, a mio parere: a) una strutturata risposta complessiva al disagio sociale; b) una struttura organizzativa efficace ed efficiente. entrambi i problemi non possono essere affronti soltanto da noi perchè il problema dell’alternativa lo vivono anche le altre forze comuniste. per questo sono contento che si prosegua il coordinamento ma se non si realizza un vero processo di ricostruzione complessiva, dal punto organizzativo e da quello delle idee, non andiamo da nessuna parte.

  179. limones Says:

    sulla questione del referendum: anch’io vivo la contraddizione tra l’esigenza concreta di far fallire la consultazione per non rischiare la vittoria del si e il fastidio di dover spingere per una soluzione che svilisce il ruolo dell’unico serio strumento di democrazia diretta rimasto. Da mesi cerco di trovare una quadratura. Alla fine, maria, ti dico: astrattamente sono d’accordo con te ma: a)la tua proposta mi sembra difficile da realizzare: quanta gente credi che ne capirebbe il senso? andate al seggio e non fatevi dare le schede. mi pare sinceramente un po’ cervellotico. b)il referendum non è abrogativo e questo lo rende pienamente anticostituzionale. c) la verità è che il rischio è troppo alto e forse non possiamo permetterci certe argomentazioni che se pur corrette e coerenti rischiano di farci risvegliare in un paese legalmente fascista.
    perciò io farò campagna per l’astenzione. ciò non toglie che mi disgusta farlo.

  180. Ballottaggio Provincia, PRC e CI suggeriscono l’astensione

    I responsabili dei direttivi provinciali della lista anticapitalista Comunista di Brindisi, riunitisi per valutare il risultato elettorale e le decisioni da assumere in vista dei ballottaggi e del referendum, danno un giudizio estremamente negativo di entrambi gli schieramenti sia per quanto riguarda la provincia che il Comune di Brindisi.
    Si tratta sempre più di cordate di interessi economici, di potere, di clientela che non hanno più nulla da spartire con una chiara dialettica politica sinistra/destra legata a classi, a ceti sociali e a scelte ideali.
    La situazione politica è ulteriormente peggiorata, anche grazie ad una legge elettorale che annulla ormai completamente i partiti per favorire liste, le più varie, rappresentanti interessi privati e di potere spicciolo legate a singoli che si candidano per influenzare e condizionare sindaci, presidenti e giunte, rendendo impossibile qualsiasi piano di programma.
    La campagna elettorale si è contraddistinta per un’assenza di progettualità vera e di dibattito sul fare e invece per una ricchezza di promesse altisonanti quanto vuote dove è stata assente l’analisi della realtà della crisi della nostra provincia. Si è contraddistinta anche per forme di illegalità diffuse non nuove ma che assumono caratteri sempre più forti ed inquietanti.
    I due schieramenti, uno guidato dal sen. Saccomanno espressione delle destre e l’altro da Ferrarese, gia’ presidente della confindustria, espressione di uno schieramento che e’ veramente difficile definire di centro-sinistra si caratterizzano come ritorno dei poteri forti per mettere le mani sulla provincia e si contrappongono nettamente all’esperienza della giunta Errico e a quanto di positivo si è cercato di fare in termini di ripristino delle regole, di lotta al clientelismo e al malaffare, di difesa ambientale, di intervento in favore dei lavoratori più deboli ed esposti alla crisi, di impegno per la cultura e l’istruzione.
    Da tutto ciò deriva la necessità per il Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti di dichiararsi estranei a quanto emerge e di impegnarsi ad essere attivi nella battaglia politica dentro e fuori le istituzioni contro le scelte deleterie che già si preannunciano, disponibili a collaborare con le forze con cui hanno condiviso la battaglia elettorale a partire dal candidato sindaco avv. Vincenzo Guadalupi e dal presidente prof. Francesco Fistetti, e con chiunque intenda mobilitarsi per la difesa degli interessi della città e dellìintera provincia.
    Pertanto riteniamo corretto scegliere L ‘astensione e dare indicazione in tal senso alle nostre elettrici ed ai nosti elettori.
    Anche per il referendum ,che prevede un peggioramento della già pessima legge elettorale per le elezioni politiche , invitiamo a non andare a votare o a rifiutare la scheda.

    LUIGI GIANFREDA
    MICHELE DE FILIPPIS

  181. luca il problema del “parlar male” è un problema SERIO.
    te pensi che quando vai a spiegare ad un elettore ciò che ci divide politicamente dal PDCI e da SEL lo comprenda? non penso proprio.
    allora insisto, la questione è da affrontare all’interno del nostro partito e non fuori con l’lelettorato. se così facciamo, la gente non fa che continuare a vedere in noi voglia di frammentazione, anche se giustificata.
    da questo loop non ne usciremo mai così!

  182. limones, credimi e te lo dico con certezza di esperienza: chi non vuole andare a votare per il referendum (e sono tantissimi) non ci andrà comunque. ma se te lanci un messaggio “etico” apprezzeranno la posizione. mi sono spiegata?
    voglio dire: se ti dico vai al seggio e rifiuta la scheda, te che non vuoi andare a votare che fai? ci vai?

  183. peppino Says:

    BRINDISI. PUGLIA nè apparentamento nè indicazioni di voto. Il Pd dopo aver buttato a mare 5 anni di esperienza unitaria (giunta Errico) alla Provincia presenta il Presidente locale di Confindustria in quota UDC il cui segretario prov.le è l’ on.Curto ex AN. E al comune un’ alleanza simile in cui è coinvolta anche la Poli Bortone anch’essa ex AN.
    allego comunicato.

    Il direttivo del Partito della Rifondazione Comunista di Brindisi, riunitosi per valutare il risultato elettorale e le decisioni da assumere in vista dei ballottaggi e del referendum, da’ un giudizio estremamente negativo di entrambi gli schieramenti sia per quanto riguarda la provincia che il Comune di Brindisi. Si tratta sempre più di cordate di interessi economici, di potere, di clientela che non hanno più nulla da spartire con una chiara dialettica politica sinistra/destra legata a classi, a ceti sociali e a scelte ideali. La situazione politica è ulteriormente peggiorata, anche grazie ad una legge elettorale che annulla ormai completamente i partiti per favorire liste le più varie, rappresentanti interessi privati e di potere spicciolo legate a singoli che si candidano per influenzare e condizionare sindaci, presidenti e giunte, rendendo impossibile qualsiasi piano di programma. La campagna elettorale si è contraddistinta per un’assenza di progettualità vera e di dibattito sul fare e invece per una ricchezza di promesse altisonanti quanto vuote dove è stata assente l’analisi della realtà della crisi della nostra provincia. Si è contraddistinta anche per forme di illegalità diffuse non nuove ma che assumono caratteri sempre più forti ed inquietanti.
    I due schieramenti si caratterizzano come ritorno dei poteri forti per mettere le mani sulla città e si contrappongono nettamente all’esperienza della giunta Errico e a quanto di positivo si è cercato di fare in termini di ripristino delle regole, di lotta al clientelismo e al malaffare, di difesa ambientale, di intervento in favore dei lavoratori più deboli ed esposti alla crisi, di impegno per la cultura e l’istruzione.
    Da tutto ciò deriva la necessità per il Partito della Rifondazione Comunista di dichiararsi estraneo a quanto emerge e di impegnarsi ad essere attivo nella battaglia politica dentro e fuori le istituzioni contro le scelte deleterie che già si preannunciano, disponibile a collaborare con le forze con cui ha condiviso la battaglia elettorale a partire dai candidati sindaco e presidente, e con chiunque intenda mobilitarsi per la difesa degli interessi della città.
    Il referendum prevede un peggioramento della già pessima legge elettorale per le elezioni politiche per cui si invita a non andare a votare o a rifiutare la scheda.

    Brindisi, 15 giugno 2009 Partito della Rifondazione Comunista
    Brindisi

  184. dellai daniele Says:

    caro Ramon, leggo che Ferrando propone di fondare un parlamento delle sinistre, cioè un qualcosa di permanente dove ciascuno si possa confrontare mantenendo la propia identità e le propie linee politiche, cosa ne pensi?

  185. adesso è ufficiale alle provinciali di Rimini apparentamento con UDC!!!! e il PRC e C.I. vergogna ma non era Vendola che faceva accordi con l’UDC adesso smentire e commissiarate la federazione di Rimni , ma già quella è federazione grassiana….VERGOGNA

  186. limones Says:

    ti eri spiegata anche prima; la posizione è chiara. dubito solo che sia efficace. chi non vuol andare non va comunque, su questo non c’è dubbio. chi vorrebbe andare non so come reagirebbe, sinceramente. La tua proposta, lo dico col massimo rispetto anche perchè condivido le ragioni da cui muove, continua a sembrarmi troppo cervellotica. ne apprezzo la coerenza ma dubito che abbia efficacia all’esterno, considerato anche il livello di coscienza medio. tutto qui. io stesso, dal momento che non ci sono amministrative qui da me, non so se andrei al seggio per dire: “buongiorno a tutti; le schede non le prendo; tanti saluti”.
    Un ultima cosa sull’autosufficienza (ho visto che in un precedente post ne discutevi): il problema non si pone solo sul piano elettorale, a mio avviso. la mia sensazione è che l’idea del coordinamento e del polo con la sottolineatura sulla volontà di mantenere le identità mi sembra insufficiente sopratutto dopo il risultato elettorale. ripeto: se vogliamo ricostruire la sinistra anticapitalista serve mettere in moto tutti i compagni, dall’alto e dal basso, che possano condividere il progetto e forzare le contraddizioni interne al nostro e agli altri partiti per evitare torsioni moderate. questa è la mia convinzione.

  187. ok limones, sull’astensione ti parrà anche cervellotica, a me no. tanto che ho apprezzato il comunicato di rifondazione brindisi in cui si dice

    Anche per il referendum ,che prevede un peggioramento della già pessima legge elettorale per le elezioni politiche , invitiamo a non andare a votare o a rifiutare la scheda.

    mi pare un buon compromesso su quello che cercavo di dire io, no? 🙂

    riguardo il polo e l’identità anche qui non mi trovo d’accordo con te. per meglio dire, in teoria potrebbe anche funzionare, in prtica la vedo molto molto dura e molto caotica. mettere in moto compagni dall’alto in basso vuol dire tutto e non vuol dire niente.

  188. Alfonso Geraci Says:

    Siccome l’esempio della Maserati era ottimo, dedico ad Animals questa
    canzone:

    It’s a hard world to get a break in
    All the good things have been taken
    But there are ways
    To make certain folk pay
    Though we’re dressed in these rags
    We’ll wear sable
    Someday
    Hear what I say
    I’m gonna write this sermon
    No more time spent
    Sweatin’ rent
    Hear my command
    I’m breakin’ loose
    It ain’t no use
    Holdin’ me down
    Stick around

    But baby, but baby
    Remember, remember
    It’s my life and I’ll do what I want
    It’s my mind and I’ll think what I want

  189. X RAMON
    ..e allora, caro Ramon, fuori dai denti….Cos’e’ che non ci dite, cari compagni del Nazionale? Cosa vi spinge ora, dopo la scissione condotta per altro con uno stile becero, a riproporre la gestione unitaria del partito, cosa che poteva avere senso all’ indomani del congresso, con una mozione 2 ufficialmente al 47%? Come avete tollerato senza un fiato la dichiarazione di Bertinotti in campagna elettorale di voto per SL? Spiegatelo per cortesia, -la mia e’ una domanda estremamente seria, e dovrai perdonare la mia superficialita’ ove ne ravvisassi l’essere ancora una volta- spiegatelo ai compagni della base che hanno creduto ad una svolta effettiva nel partito, in parole povere per cortesia e senza tante perifrasi.
    Altrimenti l’ ultimo CPN potrebbe apparire semplicemente come l’ ennesima operazione verticistica, altro che svolta dal basso, altro che il “partito orizzontale” di cui tanto parlava Ferrero dopo Chianciano.

  190. ragazzi, io mi sono rotta le scatole di fare la cassandra. peccato che con tutta la scienza politica di ramon, avevano ragione le mie asservioni terra terra. io vi dico che se non uscite dalla logica della conservazione del prc, alle prossime elezioni non beccherete manco un voto. ma perché mai siete così attaccati ad un partito così pieno di difetti? e badate che se io non tenessi alle sorti della sinistta italiana,. girerei su altri siti. è che ci tengo eccome, enormemente. e ci soffro. e ho chiara la visione di cassandra: l’unico modo per essere autonomi dal pd e sopravvivere, è avere il coraggio di abbassare gli steccati verso gli altri compagni. basta steccati. basta cartelli. ma non vi è ancora bastato? voi state letteralmente mandando in fumo l’eredità del PCI! voi siete peggio di bertinotti.

  191. che il quorum non fosse in discussione è falso: fino a poco tempo prima lo superavamo secondo la maggior parte dei sondaggi. il colpo finale è venuto dalla presentazione delle liste, che hanno confermato tutti i cliché: l’idea di una politica vecchia fatta da persone (con rispetto parlando) vecchie e nostalgiche; il rimpianto di un movimento operaio che non esiste più, mentre il proletariato intellettuale di cui faccio parte, era abbandonato. l’impressione incontrovertibile dell’incapacità di attrarre qualsiasi frammento del mondo esterno alla nostra nebulosa. la contraddizione è evidente. siamo stretti nella morsa fra l’autonomia dal pd e l’autosufficienza del prc. non c’è ossigeno.

  192. x SACHA

    Arimediete na’ bombola!

  193. Luca Marini Says:

    Ma come sacha sei contro l’autosufficienza del prc e contro i cartelli che non prevedono l’autosufficienza!

  194. Bucharin77 Says:

    bandire un concorso a premi alle feste di liberazione che spero sorgeranno copiose sul bello stivale: vince chi riuscirà ad azzeccare il giorno in cui la nostra contadina cruscioviana Sacha comincerà a parlare di politica.

  195. cosa vince bucharin il fortunato o fortunata?

  196. Bucharin77 Says:

    vince un week-end nella Bielorussia di Lukashenko, l’unico posto al mondo dove Sacha non si sente terribilmente sola e dispersa e senza nessun potere politico

  197. ….Sorvolando sulla confusione verbale di Sacha (nel primo post si rivolge “a noi” come a un gruppo altro, nel secondo ci si include come a indicare di appartenere a questo gruppo, ossia a quello che nel primo post sembrava un interlocutore esterno a se’)….un piccolo spunto di riflessione, seppure involontariamente, lo offre, quando parla dell’ attaccamento al partito.
    Il partito per un comunista non dovrebbe essere mai una fede (cosi’ io credo), ma andrebbe piuttosto considerato come un “paio di scarpe”. Strumento indispensabile della marcia, e necessariamente adeguato a questo compito. Un partito comunista e’ un partito dei comunisti e non un partito che si chiama comunista.

  198. Caro Ramon,

    vorrei chiederti cosa ne pensi dell’allarme lanciato dall’area FalceMartello sulla tenuta della “svolta a sinistra”.
    Al di là della risposta che hai già dato sulla “gestione unitaria” con la ex mozione 2, dove vuole andare a parare il discorso sul “polo della sinistra di alternativa”? La proposta è rivolta a tutta la sinistra radicale ma, realisticamente, con che forze si punta a collaborare? Sinistra&Libertà? Sinistra Critica? Il PCL? La Rete dei Comunisti? I sindacati? E in che forme?
    Puoi darci la tua opinione?

    Grazie mille,
    Paolo

    Riporto la premessa dell’articolo di FalceMartello, l’ordine del giorno lo trovate qui: http://www.marxismo.net/content/view/3395/104/

    >Chianciano addio?

    >Il comitato politico nazionale del 13-14 giugno ha visto il gruppo dirigente dividersi su quattro diverse posizioni. Il documento Ferrero e della maggioranza della segreteria nazionale ha raccolto 88 voti, 36 sono andati agli ex-vendoliani (Rocchi-Rinaldi), 10 al nostro documento (sostenuto anche da Marco Veruggio), 2 a Franco Russo.

    >Così per la prima volta dal congresso è stata sancita la rottura della maggioranza di Chianciano e un avvicinamento della seconda mozione alle posizioni del segretario.

    >Il terreno su cui Ferrero vuole riportare la discussione nel partito è la formazione dell’ennesimo contenitore: il polo della sinistra d’alternativa.

    >Ovviamente in pieno stile bertinottiano non è stato chiarito ai militanti e ai dirigenti di questo partito se si tratta di una federazione, di una rete, di un coordinamento o di chissà quale altra diavoleria, tutto quello che sappiamo è che non si tratta di un partito, né di un patto di unità di azione (come aveva proposto la nostra area).

    >A luglio si terrà la prima assemblea delle forze che dovrebbero dare vita a questo Polo e contemporaneamente nascerà il coordinamento (ad ogni livello) delle forze che hanno sostenuto la lista anticapitalista.

    >Si dice che questo polo sarà autonomo dal Pd e non “strategicamente alternativo” come si diceva nel documento di Chianciano. Un arretramento ulteriore.

    >Non sorprende dunque che Ferrero sia sempre più vicino ai vendoliani rimasti nel partito, non a caso si parla di un’entrata della mozione due in segreteria nazionale. Questa entrata non si è realizzata in questo Cpn ma sarà la prossima riunione a prendere la decisione definitiva.

    >Li si vedrà se Chianciano è stata definitivamente affossata (come gridano a gran voce i vendoliani) e nascerà una nuova maggioranza, realizzando con un anno di ritardo la linea che Grassi aveva proposto a Chianciano (ai tempi contrastata da Ferrero che ancora non era stato eletto segretario).

    >Sta ai militanti che più hanno creduto nella svolta a sinistra battersi per evitare che la sconfitta elettorale si trasformi in un vero e proprio ritorno al passato “arcobalenista”.

  199. scusa ramon..
    noi non dicevavamo che la mozione due si reggeva su un’ambiguita’.. noi dicevamo ( o perlomeno io dicevo, ma forse avevo capito male) che la mozione due propneva un percorso che nei fatti avrebbe portato allo scioglimento del partito.. nei fatti.. che venisse esplicitata l’intenzione o meno.. anzi.. che fosse cosciente l’intenzione o meno.. quindi adesso tu mi dici che che proporre al cpn “un’assemblea che riconduca ad un processo UNITARIO le diverse opzioni di sinistra” sia cosa altra, un ‘evoluzione, rispetto alla proposta del secondo documento a chianciano??? tu proponi che chi è contro la svolta a sinistra (perchè la mozione due lo e’.. lo dicono apertamente e si comportano di conseguenza, soprattutto nei territori, lu ha ragione) debba partecipare alla eleborazione delle proposte per metterla in pratica.. è come se fai fare a garrone la campagna acquisti del genoa.. bene che vada compra 11 giocatori di bridge.. con oronzo cana’ come allenatore.. è ovvio che non dirà che vuole il genoa in serie b.. ma agirà in modo che ci vada.. non ha senso.. o forse la differenza tra noi due sta tutta qua.. tu vedi in rocchi e i suoi dei compagni utili a costruire una prospettiva per il prc e io invece li vedo come il primo ostacolo per la realizzazione di quella prospettiva..non si tratta di concepire la segreteria come governo e la minoranza come opposizione.. si tratta di non far partecipare al processo decisionale chi ha già preso la sua decisione: costruire una “sinistra” e superare la prospettiva di un partito di classe in italia..
    sui rapporti col pd non è questione di fare proclami.. ho scritto che la questione centrale è il radicamento. ma se dici, e devi dire, che sei alternativo al bipolarismo, e al modello di società che questo porta avanti, la logica ( ed obbligata, verrebe da dire) conseguenza è praticare l’opposizione a tutte le forze che di quel bipolarismo fanno parte.. pd compreso.. io non parlo solo di formule politiche, anzi.. io parlo di mille situazioni dove pur di mantenere buoni rapporti con le giunte, o nella migliore delle ipotesi, pur di “non far tornare al governo locale la destra”, non organizziamo e non pratichiamo conflitto reale.. non sono tra quelli che vedono solo i corni del problema.. opposizione sempre.. governo sempre.. ma è lampante la relazione dialettica che c’è tra lo stare al governo (in questa epoca storica, perlomeno) e l’assenza di proposta conflittuale.. piu’stai nelle giunte meno “fai” conflitto… e meno fai coflitto piu’ ritieni essenziale stare nelle giunte (anche in buonafede, per “influenzare” da sinistra lo sceriffo del pd).. e cosi’ all’infinito.. con le mille storture che questo circolo vizioso comporta.. d’altronde anche tu concordi nel dire che lo stare insieme a questi è dannoso..
    è ovvio e sono d’accordo che la causa della nostra inutilita’ e’ frutto dell’assenza di relazioni sociali e una linea politica errata, come dici tu, ma l’essere interni al sistema (alias anche, sottolineo anche, e non solo, l’allearsi col pd) rende molto piu’ complesso il riallacciarsi di quei rapporti.. e perchè no, rende anche piu’ complesso il prevalere di una linea politica corretta.. insomma.. stare fuori dal sistema bipolare non risolve i problemi.. starci dentro rende la loro soluzione estremamente piu’ complessa..

  200. la premessa del documento di falce e martello a me pare molto interessante. senza stare a fare processi alle intenzioni (che ripeto non servono a nulla) il punto cruciale secondo me è sui coordinamenti a tutti i livelli. a mio avviso è un grave errore. ma è una mia personalissima opinione ovviamente.
    penso che su questo punti si dovrebbe aprire una discussione serena e costruttiva.

    a bucharin rispondo: avanti tutta, il premio è tutto tuo se ci riesci. magari fatti aiutare dai tutoi amici. hai visto mai?
    saluti caro bucharin!

  201. alessandra Says:

    e visto che l’altro account pare disattivato, chiederei a ramon che differenza fa chiudere il giornale adesso, visti i picchetti e i debiti in più. e chiederei anche di che partito avete nostalgia, visti tutti i difetti che trovate in esso. rifondazione sta diventando una protesi di falce e martello e se non svoltate voteranno tutti vendola. sacha

  202. Ripeto e sottolineo che la gestione unitaria del partito è giusta.
    Tra l’altro anche nel documento di Chianciano era ben inserito questo concetto.
    Tra l’altro la Calabria a maggioranza documento 2 (l’80%)è stata la miglior regione d’Italia come consensi con il 6,7% e con la prov. di Reggio all’8,6%.
    Aggiungo ancora che i candidati riconducibili al documento 2(Catania al Sud e alle isole e Rinaldi al Centro,forse me ne sfugge qualcuno)hanno preso molti consensi.
    Riannodiamo i fili,gestione unitaria,nuovo slancio alla nostra azione politica e riprendiamoci i nostri consensi che fino al 2006 erano tanti(7,4%)

  203. limones Says:

    a me pare che i coordinamenti a tutti i livelli siano l\’unica cosa chiara e condivisibile di un cpn che per il resto a me sembra molto ambiguo. almeno si comincia a coordinare con le altre forze d\’alternativa il lavoro sui territori. e rappresenta nella concretezza proprio la necessità di far convergere le diverse strutture non solo dall\’alto (nazionale) ma anche sul lavoro territoriale di radicamento, lavorando con tutto il corpo dei militanti comunisti afferenti le diverse strutture (dal basso).
    mentre la costruzione del polo resta una proposta per me ambigua. non lo dico polemicamente, proprio non la capisco. o meglio: non capisco se la formula \”polo\” sia semplicemente un\’invenzione per non entrare nelle forme organizzative senza scontentare le posizioni diverse.
    un\’ultima cosa a maria: si, hai ragione, la formula scelta dai compagni di brindisi funziona. va bene così.

  204. animals Says:

    Grazie ad Alfonso per la dedica degli Animals. In effetti dall\’esempio della Maserati, come da altri simili, ci sarebbe molto da imparare.
    Visto che siamo in clima di comunicazioni a Sassuolo il circolo ha dato indicazione di astenersi al ballottaggio.

  205. comunisti Says:

    ma a Rimini nulla da dire apparentati con UDC? vedere il sito della prefettura che in bella vista mostra la scheda elettorale per il ballottaggio di domenica con il simbolo dei “cannoli” accanto a quello dei comunisti…

  206. Militante Says:

    Non penso che si possa liquidare la faccenda sull’allargamento della maggioranza tirando in ballo Chianciano. Anche uno sprovveduto sa che tale allargamento non è questione di correttezza formale ma coincide con una correzione di linea politica, o almeno avrà ripercussioni sulla linea stessa. Nel partito è stato sempre così, perchè non dovrebbe esserlo ancora? Una cosa è la “gestione unitaria” in cui, nella condivisione della linea, si distribuiscono responsabilità a tutti in base alle competenze (per esempio nel lavoro dei dipartimenti), un’altra l’ingresso in segreteria che non può non avere un preciso significato politico. Vabbè che la decisionbe è stata solo rimandata ma se i vendoliani grdiano già da oggi vittoria e parlano del superamento di Chianciano, un cambiamento dovrà pur esserci…
    Questo partito ha bisogno di una radicale riorganizzazione interna e un radicale alleggerimento burocratico, non di un riassetto degli equilibri correntizi che avrebbe l’unico effetto di demotivare e frustrare i militanti più di quanto non lo siano già.

  207. mi dispiace iris ma sebbene condivida moltissime delle tue considerazioni non sono d’accordo con l’idea che qui ognuno propone la sua formula (la tua è quella del piano di emergenza sociale) e i suoi nemici da isolare ed insultare (per te i settari che chiami “zecche”). lo stesso vale per altri (le formule vanno dal mero rilancio di rifondazione, all’unità dei comunisti passando per la sinistra generica e i nemici sono la mozione 2 o il pdci o grassi o non so chi altro).
    non so tu, non so voi, ma io leggo tutti i post e ripeto che tutto questo è solo una babele di posizioni fisse e incomunicanti fra loro.
    certo mica pretendo che in un blog si affrontino e risolvano problemi complessi ne che la discussione sia ordinata come in un convegno o in un organismo dotato di una coesione interna apprezzabile. tuttavia credo che questa babele sia il riflesso dello stato reale della discussione che c’è nel cosiddetto popolo della sinistra.
    rimane il fatto che su molte tue considerazioni sono d’accordo.
    un abbraccio

  208. trovo la discussione sull’astensione al referendum sorprendente. astenersi e proporre l’astensione motivandola dicendo la verità è cosa giusta e buona. punto.

  209. caro animals (e plaudenti al tuo esempio della maserati), mi spiace ma il tuo esempio non spiega nulla rispetto alla discussione che facevamo. perché se il sindaco, che non so chi sia, avesse fin dall’inizio avuto una posizione buona sulla maserati non credo che avremmo dovuto uscire e non credo che se fossimo usciti e lui avesse risposto bene sulla lotta della maserati questo ci avrebbe aiutato nel lavoro operaio. perché tu hai detto che non bisognava fare accordi col pd nei comuni della val di susa. come vedi la nostra divergenza rimane intatta perché io condivido quanto avete fatto a modena e per gli stessi motivi condivido che ci siano sindaci di rifondazione appoggiati dal pd e viceversa in val di susa. mentre tu sostieni la tesi che rompere col pd sia essenziale per il lavoro sociale comunque. io penso, invece che il lavoro sociale sia essenziale e le relazioni politiche una variabile dipendente. è ovvio che un buon lavoro sociale non può e non deve essere contraddetto da alleanze che lo tradiscono. come è ovvio che rompere le alleanze non produce automaticamente buon lavoro sociale bensì, spesso, solo una collocazione di opposizione verbosa nelle istituzioni. ma è anche ovvio che un buon lavoro sociale non può essere tradito con rotture astratte come quelle che avresti fatto tu in val di susa.
    per intenderci se io fossi per un momento plenipotenziario penso che forse non rimarrebbe in piedi una sola alleanza col pd in tutti i comuni capoluogo d’italia. ma non è questione di quantità è questione di qualità.
    ma, caro animals, prendiamo atto della divergenza senza inquinarla di esempi ed affermazioni che ne confondono i termini.

  210. Dallacqua Says:

    …mi sa che il prc ha pure smesso di fornire la rassegna stampa online, siamo fermi al 15!

  211. caro lu, ciò che hai scritto è inaccettabile. ed è vergognoso.
    se scrivi: “..e allora, caro Ramon, fuori dai denti….Cos’e’ che non ci dite, cari compagni del Nazionale? Cosa vi spinge ora, dopo la scissione condotta per altro con uno stile becero, a riproporre la gestione unitaria del partito, cosa che poteva avere senso all’ indomani del congresso, con una mozione 2 ufficialmente al 47%”
    se scrivi questo, caro lu, ogni discussione è impossibile. per il semplice motivo che pensi che io sia in malafede e che nasconda chissà che.
    puoi non essere d’accordo con ciò che dico o diciamo, puoi dire ciò che vuoi e se ne può discutere. ma io mi rifiuto di discutere con chi premette che pensa che io lo stia imbrogliando.
    cerca di imparare ad avere rispetto dei tuoi interlocutori. non lo dico per me, lo dico per tutti i tuoi interlocutori qualsiasi essi siano, se vuoi altrettanto rispetto.
    mi è già capitato una volta di fare un esempio. lo rifaccio.
    pochi giorni prima della caduta del governo prodi nel 98 incontrai per strada una compagna. mi aggredì verbalmente dicendo che avevo detto che non era il momento di fare una manifestazione nazionale sulla palestina perché facevamo solo finta di litigare con prodi, che tutti sapevano che alla fine non avremmo rotto, e che soprattutto la dimostrazione era nel fatto che non volevamo disturbare prodi con una manifestazione nazionale sulla palestina.
    la differenza fra una critica ed un insulto inaccettabile sta nel processo alle intenzioni. si può discutere dell’opportunità o meno di fare una manifestazione nazionale e uno può anche dirmi che sono destro cretino o qualsiasi cosa per le posizioni che difendo. ma non può in nessun modo dire che ciò che dico è strumentale ad uno scopo inconfessabile. perché da una simile accusa o insinuazione non ci si può difendere in nessun modo. anzi, se tenti di difenderti sembra perfino che l’insinuazione sia fondata. sembra.
    detto questo.
    la gestione unitaria del partito oltre che nel documento finale del congresso era anche contenuta nella mozione uno. ben prima di sapere che la 2 avrebbe avuto il 47 % dei consensi. avevamo anche proposto il congresso a tesi proprio per cambiare una cosa essenziale nella concezione del partito. basta con l’idea della governabilità e della riduzione delle minoranze ad opposizioni. l’ho detto e scritto mille volte. non sono un voltagabbana e credo nella gestione unitaria del partito anche oggi. la mozione due era ambigua circa il futuro di rifondazione. da una parte sosteneva la costituente e dall’altra il rafforzamento di rifondazione. è privo di senso, proprio dopo la scissione, pensare di emarginare chi è rimasto nel partito. ma è proprio privo di senso. io penso che l’idea di unità della sinistra che propone l’attuale mozione due sia sbagliata, che porti alla dissoluzione della sinistra politica, ma ritengo sia loro diritto difenderla. e apprezzo che abbiano votato a favore della proposta per la lista anticapitalista e comunista. per intenderci considero altrettanto distruttivo del partito l’idea di accelerare la unificazione con il pdci. ne uscirebbe ora un partito istituzionalista e schiavo del pd. ma non per questo dico che chi propone questo è un agente del pdci in rifondazione e che va isolato. ragionando così si finisce con l’esaurire il partito definitivamente.
    altra cosa sono le maggioranze politiche. io stesso, e tutti possono leggerlo su questo blog perché non ho peli sulla lingua, ho denunciato il rischio di una svolta a destra e un abbandono della linea di chianciano. ma non perché la mozione x o y entrano o meno in segreteria. perché se lasciamo irrisolti a lungo i problemi del partito sociale e della subalternità al sistema politico elettorale si può andare tranquillamente a destra anche rompendo con la mozione due su ogni cosa.
    dico solo che questa è ancora una partita aperta.
    si può parlare di una svolta a destra se si propone di costruire l’unità della sinistra anticapitalista e se si insiste sulla necessità del partito sociale e se si colloca su questo terreno anche l’unità di tutte le forze comuniste? io dico di no. non è una svolta a destra.
    come si fa a dire che una federazione, faccio un esempio astratto o concreto fa lo stesso, in quanto federazione ed indipendentemente dai contenuti è di destra e il patto d’azione è di sinistra? izquierda unida in spagna essendo federazione ed essendo molto alternativa al psoe è stata molto di sinistra ed ha anche avuto molti voti. ed essendo sempre federazione ed essendo diventata troppo subalterna al psoe e per altri motivi ancora ha avuto posizioni più di destra ed ha perso voti.
    che cazzo c’entra la forma dell’unità?
    continuo a dire che la partita è aperta, che siamo in mezzo al guado come ho scritto nel mio articolo. diciamo che il documento approvato al cpn, e lo dico anche rispondendo ad una domanda esplicita di paolo, indichi la sponda giusta da raggiungere. perciò non condivido la posizione della mozione 4 secondo la quale le formule organizzative dell’unità sono illustrative di una svolta a destra o di una coerenza di sinistra.
    continuo a pensare che ciò che dimostrerà se c’è stata o meno la svolta a sinistra dopo chianciano sia il partito sociale, e il contenuto anticapitalistico e antibipolare dell’unità comunista e di sinistra.
    e su questo la partita è totalmente aperta. e non me ne frega nulla di discutere in modo macchiavellico per cui se entra tizio ed esce caio allora ci sarebbe la svolta a destra mentre se rimane tizio e caio rimane fuori allora questo significa che c’è la svolta a sinistra.
    non è così. si può tranquillamente andare a destra con la maggioranza di chianciano intatta. perché sia sul partito sociale sia sulla discriminante antibipolare le divisioni sono assolutamente trasversali in tutte le mozioni. tranne che nella 4 ma che propone una soluzione del problema, come si vede dalla mia discussione con animals, che il problema non lo risolve.
    spero di essermi spiegato.
    ma se pensi che io sia in malafede fai a meno anche di salutarmi.
    chiaro?

  212. caro dellacqua, e dagli! io ero per entrare al governo su un buon programma ma era anche per far cadere il governo sul tradimento del programma. se lo avessimo fatto rifondazione sarebbe rimasta isolata ma sarebbe sopravvissuta anche elettoralmente. è stata la fuga dal problema e l’idea balzana del 15 % che avrebbe preso il nuovo partito di sinistra l’inizio della fine.
    la tua descrizione delle dinamiche politiche 0,5 % che conta di più del 7,5 % per un incidente della storia e per il potere di ricatto sembra una ricostruzione degna di un dietrologo del corriere della sera. è una enorme cazzata! nel governo si è giocata una partita, l’abbiamo persa soprattutto perché la cgil si è sdraiata sulla merda di posizione del governo, e comunque l’abbiamo persa. gli 0,5 i ricatti e così via sono cazzate. cazzate.
    ciò che conta è la linea che ha avuto nei fatti il governo. perché se il governo avesse abrogato la legge 30 e fatto i dico e altre due o tre cosette che erano scritte nel programma il governo si sarebbe rafforzato nel consenso popolare e lo 0,5 % non avrebbe contato nulla, perché se lo 0,5 avesse fatto cadere il governo alle elezioni anticipate il governo avrebbe vinto su una sola gamba forte del consenso conquistato.
    riconosco però che anche se non ci fosse stato lo 0,5 % prodi avrebbe comunque tradito il programma. ma avrebbe pagato un prezzo politico altissimo alla sua sinistra.
    invece la sinistra light, che ragionava come te, è riuscita nel miracolo di caricarsi sulle spalle il tradimento del programma ed ha accettato una dinamica che l’ha portata a caricarsi sulle spalle anche il ricatto dello 0,5 %. per poi sognare un partito del 15 % (sogno che molti continuano a coltivare). dilettanti allo sbaraglio nel migliore dei casi. o merde politiciste della peggior specie nella media. fa lo stesso.

  213. mi scuseranno le tante e i tanti ai quali non posso rispondere, dato che il mio tempo non è infinito. comunque per chi ha letto tutto dovrebbe essere chiaro che nei miei ultimi post molte risposte sono implicite.
    grazie e un abbraccio

  214. iris pezzali Says:

    Caro Ramon capisco la tua preoccupazione, consentimi la mia. Teniamoci le cose che condividiamo.

    Abbracci

  215. limones è sulla concretezza che io ho dei dubbi riguardo il coordinamento a tutti i livelli, non sui propositi (che rimangono ottimi).
    la situazione politica è caotica, molto caotica. e non sono d’accordo con chi ritiene un problema la segreteria. il problema è capire come noi ci vogliamo porre coi coordinamenti. condividiamo battaglie comuni e rimaniamo rifondazione comunista per portare avanti quel progetto di rilancio del partito (senza identirarismo ben inteso), o ci “adeguiamo” al coordinamento che nel territorio specifico “funziona di più”?
    è questo il problema secondo me.

  216. ho appena riletto il commento di iris e francamente lo ri-condivido. non credo che x “zecche” o settari intendesse offendere qualcuno, e nemmeno dare una soluzione “personale”. io l’ho interpretato come un desiderio di uscire unpo tutti dalle posizioni “stagnanti” e capire tutti insieme che ne si deve fare di questo partito.
    questo è il messaggio che io ho colto e che condivido. se qualcuno si è sentito ferito penso abbia la coda di paglia.

  217. iris pezzali Says:

    Scusa la fretta della risposta di poco fa. Stavo controllando la posta prima di uscire. E’ appena arrivata la notizia della chiusura quasi certa della sede dove lavoro…!

    Vorrei chiarire che quando parlo di “zecche” e mi scuso della parola in sè, non la riferisco a chi giustamente ha punti di vista differenti (mi spiace tu lo abbia pensato) ma a quanti usano e blaterano dentro e fuori le appartenenze di sinistra per rallentare, indebolire il bisogno di organizzare una risposta programmatica sul piano sociale.

    Vado a casa, sono a pezzi.
    Nuovamente abbracci.

  218. scusa iris, ti conosco abbastanza per sapere che non sei il tipo di compagna che propone scomuniche e insulta chi non la pensa come te. ma devo dirti, sempre che si debba essere sinceri, che dire: “ma a quanti usano e blaterano dentro e fuori le appartenenze di sinistra per rallentare, indebolire il bisogno di organizzare una risposta programmatica sul piano sociale.” significa, e sempre che io sappia leggere l’italiano, che alcuni di quelli che non la pensano come te lo fanno strumentalmente al fine di indebolire ecc.
    e mi dispiace ma sebbene io veda molto settarismo, che è il frutto anche degli attacchi che subiamo, considero il settarismo un problema politico da combattere e non una parola per liquidare posizioni avverse.
    ma credo che in realtà ci capiamo. forse.

  219. ultima cosa. condivido il comunicato di rifondazione di brindisi su come porsi riguardo l’astensione. in toto. per me non un problema da poco, anzi.
    punto.

  220. a dellai devo una risposta. il parlamento delle sinistre che propone il pcl è un’idea interessante. difficile da realizzarsi se lo si propone a forze come il prc che nello stesso documento politico vengono insultate e le cui posizioni e proposte vengono ridotte a caricatura.
    comunque sono per discuterne seriamente.

  221. eh eh eh maria, finalmente una divergenza. a brindisi si vota per il ballottaggio. la formula rifiutando la scheda o non andando a votare è relativa a tutto il territorio nazionale e nel comunicato di brindisi ricalca l’odg approvato in cpn. io sostengo (ma siamo davvero in dissenso?) che costituzionalmente la soglia del 50 % più un voto per il referendum abrogativo rende l’astensione cosa diversa dalle elezioni delle rappresentanze. in altre parole l’astensione nel referendum è uno degli strumenti che gli elettori hanno per decidere, mentre nei referendum senza quorum e nelle elezioni l’astensione, per quanto sempre legittima, non decide e casomai rimette la decisione a chi vota. quindi non c’è alcuna differenza fra il non recarsi alle urne o il recarsi e rifiutare la scheda. che ci sia una sommatoria fra il non voto non consapevole e quello consapevole è ovvio. ma questo avviene anche fra le nulle le bianche e l’astensione nelle elezioni. c’è chi si reca alle urne e scrive viva la juventus, che scrive viva la rivoluzione, come c’è chi vota bianca perché non sa che fare e chi lo fa per protesta, come chi non ci va perché è anarchico e chi per non rinunciare ad un viaggio a cuba programmato da mesi.
    tutto qui.
    un bacio

  222. posso rispondere io visto che iris va di fretta? ovviamente me ne assumo la responsabilità, non parlo a nome di iris, ci mancherebbe.
    a me pare che hai colto bene tu il punto ramon. ci si accusa di settarismo A VICENDA. forse l’espressione “blaterano x rallentare” è un po’ offensiva, ma in sostanza il problema è questo.
    il partito sociale, come scrivesti tu in un articolo, che doveva essere segno di vitalità di rifondazione, non credo abbia superato a pieno l’esame. dico a pieno perchè molto si è fatto, la situazione era quella che era quindi niente accuse. ma non riuscendo a realizzare a pieno questo piano programmatico, ci trovaiamo un po’ come una barca il mezzo al mare, che tira dove va la corrente. e questo vale per tutti, beninteso.

  223. lo so ramon ma non si dice ANDATE AL MARE!!
    si dice come deve essere detto.
    beso

  224. io direi andate a bere un negroni che combatte il capitale, la caduta dei capelli, rassoda il seno e risolve ogni problema di impotenza maschile.

  225. e che è un bell’esempio di proporzionalità: un terzo di gin un terzo di vermuth rosso e un terzo di campari.

  226. eh ramon, servisse questo per iniziare a capire come uscirsene fuori da questa situazione, cercherei di combattere l’astemìa.
    magari fosse cosi semplice

  227. Federico Says:

    la sempre valida via alcolica al comunismo! cincin! 😉

  228. Comunque anche a Parma e ad Ascoli il Prc non appoggerà il candidato a sindaco oltre a Brindisi e Taranto

  229. a parte le battute sulle vie alcooliche, qualcuno mi risponde sulla questione che ho posto dei coordinamenti? intendo territoriali perchè su quelli dirigenziali non ci voglio manco pensare per ora…

  230. dani a lecce la si appoggerà, ma non è questo il problema.

  231. lucaocchionero Says:

    a Taranto trattasi di un candidato presidente della provincia. Abbiamo lasciato libertà di voto alle sezioni poichè, essendo l’astensione al ballottaggio un cambio di linea politica, abbiamo pensato in segreteria che tale cambio era possibile solo tramite consenso del comitato politico federale che non si poteva convocare dati i tempi stretti. Abbiamo, visto che nei comitati politici federali sono rappresentati i segretari di sezione, lasciato ai direttivi dei circoli la decisione se fare o meno campagna elettorale in questi 5 giorni rimanenti. QUesta necessità è sorta per l’eccezione tarantina fatta dalla presenza del partito di Cito, fascista e condannato per associazione esterna di tipo mafioso, che in città raccoglie il 30% dei consensi. Essendo alleato con il PDL molti compagni non se la sentono di astenersi e vogliono votare quella coalizione che si chiamava di centrosinistra( e che adesso va dal movimento della Poli Bortone-ex MSI- fino a Vendola passando per l’UDC di Casini) solo per votare contro Cito. Va da sè che chiunque vinca la presidenza della provincia da parte nostra sarà opposizione. Il 2569 faremo il comitato politico federale

  232. Luca Marini Says:

    Ramon intervengo sulla risposta che hai dato ad animals sulla maserati e sul Pd, premetto che non consoco la situazione del Pd a Modena e in val di susa che comunque mi parrebbe un caso più unico che raro, nel senso che dove governa o ha governato ha sempre sostenuto grandi opere e speculazioni sarebbe inutile fare un elenco!
    Certo uno può rompere e fare un opposizione sterile o nei fatti non farla proprio, ma non penso sia ciò che si prefiggono i molti che auspicano una rottura in moltissime giunte, questo esempio non mi sembra all’ordine del giorno e quindi non da utilizzare per dire “non basta dire rompere con il PD”
    E comunque è fuori di dubbio che il PD se una lezione elettorale l’ha presa, proprio non ha capito le cause o fa finta di non capirle, tanto è vero che politicamente pensa di rimediare spostando più a destra se ancora è possibile le sue politiche e non parlo di alleanze elettorali con udc e lega nord.

  233. Dallacqua Says:

    …caro luca, e perchè noi invece le abbiamo capite?

  234. oh, sarò fissata, ma il problema non è il pd.
    e non è nemmeno decidere di starci. anche perchè dove un’esperienza è stata “abbastanza positiva” è assurdo rompere. il problema è ciò che c’è a sinsitra del pd. noi in primis.
    cioè: che cosa c’è???
    come ci rapporteremo con ciò che c’è?
    la realtà è diversa da quella di un anno fa.

  235. scusa maria, (dico scusa per la mancata risposta) combattiamo battaglie comuni coordinando tutti quelli che le condividono in modo permanente a tutti i livelli e riconvertiamo il partito al lavoro sociale. so bene che in alcuni casi si farà così ed in altri (dichiarandolo o meno) il coordinamento diventerà il luogo dei ceti politici e il lavoro sociale solo una parola vuota. non c’è formula che tenga ai problemi reali.

  236. caro luca, l’ho detto e lo ripeto. ci fosse anche solo un caso in un comune di 100 abitanti sarebbe privo di senso rompere. questo è ambiguo e può essere usato per mascherare alleanze sbagliate? perché invece rompere ti mette al riparo dal litigare per chi fa il consigliere di opposizione e pensare che una volta che il consigliere ha fatto due belle denunce politiche e tre comunicati stampa a settimana è la soluzione magica di tutti i problemi?
    non so più in che lingua dirlo. il problema sono i rapporti di forza sociali e la ricostruzione degli stessi. il resto è secondario. nel senso che viene dopo.
    l’insistenza ossessiva della coppia rompiamo col pd o dialoghiamo col pd è solo subalternità nei confronti del pd. invertire le cose significa condannarsi a discutere in astratto e a dividersi inutilmente in astratto.

  237. Federico Says:

    proviamo a superare il dibattito su risultati elettorali, ballottaggi, rapporto con il Pd?
    Per me il partito funziona ed incide anche sulla base di altri indicatori oltre ai risultati elettorlai, che sono comunque UN indicatore.
    Ma per valutare i risultati della linea chianciano si può capire quali sono i risultati in termini di tesseramento al partito? Esiste una idea se i militanti siano aumentati e sulla loro qualità e impegno?
    Questo partito ha mai provato a fare una mappatura delle lotte in cui è impegnato nelle mille periferie di questo paese? esiste un riscontro su quali sono quelle in cui si vince, quali si perde e su quali si pareggia?
    E a numero di ore di scioperi? Relazioni sindacali?
    E a parte i chili di pane quanti GAP sono stati creati? Quali funzionano e quali no? E quali sono i motivi?
    Numero di immigrati tesserati o semplicemente coinvolti?
    Se chi dirige il partito spendesse un po’ di tempo su questo studio di base forse si riuscirebbe a migliorarsi e superare qualche problema anche di degenerazione correntizia. Forse l’evidenza dei fatti renderebbe mute alcune critiche e magari ne solleverebbe di nuove ma non basate su “proposte superficiali” come le mie.
    E magari, se poi ci sarà l’onestà di leggere questi dati, il partito potrà fare quell’autoriforma che auspico. E così migliorarsi ancora, in un circolo vizioso positivo.

    Se il partito funziona poi anche i rapporti con il PD cambiano, con le altre sinistre alternative cambiano. Ma se non funziona saranno sempre sfavorevoli e ognuno, qui e altrove, faremo a gara a dire tutto e il suo contrario.

    Ecco, prendiamoci una pausa. Studiamo noi ma lo faccia soprattutto chi ha il tempo per ed è chiamato a…

    il solito abbraccio

  238. è quello che intendevo io ramon, quello che dice federico.
    dai risultati elettorali si evince dove i coordinamenti hanno già funzionato e dove meno. accetto la risposta che mi hai dato e ti dò ragione, nulla potrà fermare un eventuale “luogo di ceto politico”.
    non ci sono ricette e va bene.
    ma una mappatura si può fare per capire dove e come le cose sono andate meglio, dove invece peggio. ma con dati alla mano.
    forse sono io paranoica, ma credo sia insispensabile ora fare questo perchè lo scenario politico è DIVERSO di quello passato.
    mica tutto questo si può fare sui blog.
    chi è chiamato a farlo io credo che DEBBA farlo. ora.
    non tocca a noi cercare di capire come muoverci nei territori, quasi “allo sbando”. impossibile altrimenti fare chiarezza all’interno anche riguardo le correnti e il correntismo.
    spero di essermi spiegata

  239. scusate, per dati intendo non i risultati elettorali ma dei riscotri dell’attività del partito della rifondazione comunista.

  240. limones Says:

    non c’è dubbio che esiste una questione organizzativa che è figlia della scissione e di una smobilitazione generalizzata conseguente alla sconfitta alle politiche ma anche, questa è la mia personale esperienza, dello scontro tra correnti. è verissimo che non si riparte come partito non si va da nessuna parte.
    sul senso del quorum non sono d’accordo con ramon. che ci sia spazio per comportamenti strategici è una cosa, che il quorum sia stato pensato come strumento in più è un’altra e non mi convince affatto. il quorum serve (servirebbe) come deterrente per referendum su questioni di scarso interesse. poi che l’istituto non funzioni anche perchè il quorum sia stato strumentalizzato è altrettanto palese. Ripeto la mia posizione. mi vergogno di astenermi su un tema di questa portata ma ormai i referendum funzionano così e il rischio è troppo alto per sacrificare la concretezza alle questioni di principio. Piuttosto la mia coscienza, con l’aiuto di massicce dosi alcoliche, si è convinta che un referendum abrogativo non possa nella sostanza modificare la legge, come invece avviene in questo caso, e quindi la mia astensione si può anche giustificare con la volontà di boicottare una votazione palesemente anticostituzionale.

  241. lucaocchionero Says:

    limones: troppi pensieri: astieniti a basta!

  242. lucaocchionero, la questione dell’astensione mi sembra che sia stata abbondantemente GONFIATA. si son fatti tanti giri per dire la stessa cosa. mi pare che davvero siamo al delirio,il mio era solo un modo di comunicare alla gente. punto e basta.

    parliamo di concretezza che forse è meglio.

  243. gino da martignacco Says:

    mi scuso per non aver letto tutti gli interventi e per non avere le prove di quello che sto per dire. E’ però mia sensazione che il nostro Partito sia composto prevalentemente da persone anziane. (anche io lo sono) Perdonaemi se ho detto una cosa non vera. Se però questo fosse vero, vorrei che si riflettesse. Se fosse vero penso che la assoluta priorità sarebbe quella di tentare tutte le strade possibili per parlare ai giovani. Io sto tentando con i miei figli che ci votano ma che non sono convinti. Sto anche disperatamannte cercando di scovare le poche persone che nel mio comune hanno votato Rc ma che non conosco assolutamente. Io sto usando il poco tempo che ho per questo. Attraveso la rete,attraverso la diffusione di volantini elettorali e non, attraverso un asfissiante passa parola. Finora i risultati non li vedo, constato sopratutto nei giovani un atteggiamento di rassegnazione e un trincerarsi dietro frasi del tipo ” il marxismo ha fallito; il socialismo reale sappiamo cos’è stato” il marxismo è superato dagli eventi” ecc. Scusatemi le carenze ma mi piacerebbe sapere se qualcuno è in grado di dirmi com’è composto in termini di distribuzuone di età il nostro elettorato. credo sia un dato interessante da cui partire per la crescita. Quello che ho detto in altri termini potrebbe essere anche : andiamo casa per casa a scovare quelli che la pensano come noi e basta che ne troviamo anche pochi che magari sono timorosi e isolati e scoraggiati ma che credono in qualche modo nelle nostre idee (i giovani in questo caso senza dubbio) e da questi riprendiamo un paziente lavoro di discussione, di avicinamento, di coinvolgimento, di riflessione. Bisogna quindi ripartire in silemzio, dal basso. come ha detto Ramon e condivido appieno, le elezioni, queste ed altre, non devono essere interpretate come ultima spiaggia. Il lavoro è interminabile, dovrà continuare a prescindere dalle nostre aspettative, ci si deve abituare all’idea che nulla è perpetuo, tutto cambia e nulla è inutile. Quello che seminiamo, anche se non avremo la fortuna di vedere nella nostra vita il raccolto, non ci deve far rinunciare. Ancora con Ramon, anche una sola persona nuova coinvolta è una grande conquista. (se è giovane, grandissima)

  244. purtroppo nel partito ci sono giovani e non che si scherano anch’essi dietro le frasi “marx-lenin” “fascisti di merda” e via discorrendo. non è che non si è in grado di comunicare i contenuti, per carità. ma francamente il modo in cui lo si fa ad impatto popolare è perdente a priori.
    ovviamente è qeullo che penso io, eh, non è mica “verità”.
    poi dietro alla comunicazione devono esserci i fatti e torniamo sempre al problema originario: cioè che cosa si deve fare concretamente in questo partito.

  245. comunicato del Partito della Rifondazione Comunista di Rimini: RC si riconosce con convinzione nel programma della coalizione che sostiene Vitali e nel portato sociale della candidatura. Crediamo che si tratti di un programma avanzato sul piano sociale che abbiamo in buona misura contribuito a scrivere. Ci diciamo fermamente contrari ed assolutamente non disponibili a qualsiasi ipotesi di allargamento a destra della coalizione e pertanto contrari a qualsiasi proposta di apparentamento con l’UDC; ipotesi che ci porterebbe all’autoesclusione dalla coalizione. Al fine di sostenere un successo della calizione al ballottaggio siamo disposti ad impegnarci con il massimo della mobilitazione possibile a sostegno di Vitali e della coalizione. Invitiamo le elettrici e gli elettori a votare Vitali e a rifiutare la scheda del Referendum nei confronti del quale praticheremo una scelta di tipo astensionista. Paolo Pantaleoni Segretario Provinciale Rimini PRC/Se.
    PER CUI ANCHE A RIMINI GIUSTAMENTE CI DEFILIAMO………..

  246. Compagno Gino fino al 2006 quando il Prc aveva il 7,4% dei consensi ci votavano molti giovani,adesso non saprei………..

  247. Compagno Ramon,
    io pongo altre riflessioni alle tue. E alla fine un’altra domanda.
    La riflessione è questa. Mi sono spulciato i dati delle europee nel confronto con le amministrative. Ho fatto il confronto dove era possibile, ovvero in quei comuni dove si è votato per entrambe le elezioni e dove abbiamo presentato la stessa lista unitaria presente anche alle europee. Tutto ciò vale, ovviamente e per motivi legati al sistema elettorale, solo per i comuni superiori ai 15mila abitanti.
    Il dato è sconsolante. Da nord a sud questo confronto sono riuscito a farlo in circa 30 comuni. Di questi, solo in due casi, i voti delle comunali sono superiori a quelli delle europee (a Sabaudia (LT) 2,22 contro 2,04 e Nichelino (TO) 5,03 contro 4,69). Tutti gli altri confronti sono invece devastanti con differenze che vanno dall’1 al 4%.
    Questo cosa significa?
    Che rifondazione ha un problema territoriale molto più che nazionale.
    Può questo significare che falliamo perché al crescente individualismo noi rispondiamo con una ricostruzione della società civile calata dall’alto?
    Di fatto nei livelli locali, quelli dove dovrebbe emergere il rapporto tra noi e gli elettori, non riusciamo neanche a riprodurre il pur misero consenso che abbiamo invece quando si vota alle europee.
    Perché? Perché il partito non apre un ragionamento anche sulla base di questi dati?

    La domanda allora è questa. Ha ancora senso un’organizzazione così verticista?
    Io credo di no. Credo che dovremmo rivedere la nostra organizzazione demandando parte dei poteri ai regionali e alle federazioni. La riforma dell’art. 117 ha portato lo stato a delegare molte delle proprie funzioni alle regioni (in alcuni casi devo dire che ne condivido anche l’impostazione). Ha ancora senso che (solo per fare un esempio) di sanità continui ad occuparsi il dipartimento sanità nazionale quando le peculiarità e le problematiche che emergono in questo campo variano fortemente da regione a regione? E’ vero che abbiamo comunque gruppi dirigenti intermedi. Ma è allo stesso tempo vero che questi prestano il loro lavoro volontariamente (senza neanche rimborsi spese) e che questo tipo di organizzazione della società non lascia molto tempo ad attività di volontariato, specie quelle che richiederebbero un lavoro a tempo pieno (come organizzare un lavoro e una proposta sulla riorganizzazione della sanità nella regione lazio o lombardia, ecc.).
    Così si è anche finito col demandare i compiti di proposta ai gruppi istituzionali gli unici che, stipendiati per questo, avevano il tempo di potersi dedicare full time a queste politiche. L’appiattimento sulle istituzioni è stato quindi, se possibile, conseguenza di questa organizzazione – figlia più di un paradigma ideologico che di una sua efficienza intrinseca.
    Il nazionale dovrebbe, io credo, fungere solo come punto di indirizzi unitari a gruppi regionali, vera e propria struttura organizzata del partito. Così ci risarebbe un decisivo riavvicinamento ai problemi locali e ai luoghi dove vengono assunte le decisioni, da cui noi siamo allo stato attuale, parecchio lontani.

    Un abbraccio,
    Andrea Oleandri

  248. Il problema è perchè prima c’era e adesso non più………

  249. iris pezzali Says:

    Ramon, togliamo di mezzo il forse.
    Oltre la questione “zecche”ecc. nel merito della proposta di un PIANO DI EMERGENZA SOCIALE sul quale svolgere un ruolo politico “egemone” incalzando lo schieramento di forze alternativo a questo governo, cosa mi rispondi? Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, è stato anche ministro: che propone? Intendo punto per punto. Dicasi 1 2 3 ecc. proposte da portare come base del confronto. lasciamo stare i documenti, la gente che ha 700 euro al mese o meno o poco più non sta a leggere gli ordini del giorno approvati dai CPN.

    Non può, conseguentemente esservi proposta organizzativa di riforma del partito se non vi è piattaforma di lotta politica. E, ripeto, non solo di Rifondazione ma, partendo da Rifondazione, rivolta in modo serrato a chi si dichiara alternativo a questo governo. nei momenti di shock sociale ed economico si risponda con proposte altrettanto scioccanti. Ferrero dica: siamo in emergenza sociale. Non un giorno in più si attenda. la proposta è in venti punti. chiamiamo x y z c. se ne parli ora, subito, adesso.
    cosa deve ancora succedere perchè si possa capire che siamo alla catastrofe? hai idea di come sarà questo paese tra venti anni ? ma anche tra due? tra sei mesi? qualcuno sa leggere in modo analitico gli indicatori più nascosti ma più importanti della crisi?

    Ieri nell’ultimo post che ho scritto dicendo di andare di fretta, ho scritto anche che avevo ricevuto la comunicazione della chiusura della sede dove lavoro.
    Non era una chiusura riferita agli orari quotidiani ma era riferito al fatto che nel gruppo editoriale dove lavoro è stata avviata una dura trattativa sindacale perchè la ristrutturazione aziendale prevede la cancellazione di centinaia di posti di lavoro.

    Ci sono famiglie intere sul lastrico, compresa la mia (sono separata e ho una figlia di 22 anni studentessa universitaria) e il nostro luogo di osservazione ti posso garantire è molto, molto diverso da quello di qualche altro “perditempo” (meglio così?) che vive incrostato nelle pieghe (o piaghe) della sinistra e anche del nostro partito. Non rispondermi ancora che uso termini impropri: ti prego. Evita l’atteggiamento propedeutico con me. So con che spirito lo fai e ti ammiro, ma con me non ne hai bisogno.
    Sono amareggiata, triste e senza energie. Ma sono anche tremendamente incazzata e non solo coi padroni. Molto, molto di più con quel che ci riguarda a sinistra.
    Sarà certo un momento passeggero, passerà non appena inizierà la mobilitazione in azienda. Ieri guardavo le facce dei miei colleghi. Mi occupo anche di arte da alcuni anni e faccio fotografia e non so cosa avrei dato per testimoniare ciò che ho colto. Abbiamo pianto. Accade così. Nessuno ha dormito stanotte e non dormirà facilmente nelle prossime notti. E altro ancora. Mi sono sentita colpevole, politicamente e umanamente. Mi sono detta: in vent’anni cosa abbiamo fatto? cosa?
    E io: cosa ho fatto? cosa potevo fare di più? dove ho sbagliato? perchè di questo si tratta. una domanda collettiva soprattutto a chi come me è stato dirigente di una idea alternativa di società.
    I loro volti pieni di stupore, lacrime, paura: identici a quelli di altri mille, centomila. Già sconfitti, già dimenticati. Siamo messi fuori dal lavoro e precipitati in una immensa fabbrica del dolore.
    Ti prende una cosa nel sangue e un tremore che non sai cosa sia, ti senti indebolito e hai timore di perdere ogni cosa. Ogni cosa della tua vita.
    Un oceano, un abisso divide lo stato d’animo e l’approccio ai problemi tra chi si trova in questa condizione e chi no. io l’ho vissuta altre volte ma mai così drammaticamente come ora.
    la famosa condizione materiale di senso marxista e successivamente elaborata dal pensiero gramsciano. Quando le persone vivono tale condizione marginalizzante, non vogliono più sentire bla bla bla, chiedono protezione. Cercano di organizzarsi e certo lo faremo. Ci stiamo muovendo e ti garantisco che i passi da compiere sono come quelli del primo uomo sulla luna. I ricordi delle antiche lotte manco si sa cosa siano: i miei colleghi trentenni ignorano persino chi sia Enrico Berlinguer figurati Di Vittorio. Tuttavia ci si proverà fino allo stremo.

    Io ho fatto una proposta, ripeto. Una proposta. Certo il maremagnum è sempre difficile da navigare e non mi attendevo da te una risposta magica, ne da altri.

    Una grande forza politica se vuole esser tale deve pensare in grande cercando di svolgere un ruolo egemone. Egemone in senso gramsciano, non in senso prevaricatore o altro.
    E soprattutto crescere culturalmente al proprio interno un gruppo dirigente che sappia indicare quale sia il dito e quale sia la luna.

    Abbracci

    p.s. Ciao Maria.

  250. E’ arrivato sul mio blog questo articolo tratto dal Corriere della Sera,Ramon spiegaci la notizia(se è vera ovviamente):Sinistra e libertà e Rifondazione-Pdci sperano. Di ottenere un seggio ciascuno al Parlamento europeo dal quale – per ora – sono esclusi, perché rimasti sotto il 4% dei voti. Dice Riccardo Nencini, segretario socialista (Sinistra e libertà): “Aspettiamo l’assegnazione ufficiale da parte della Cassazione. Se non saremo ascoltati, è pronto un ricorso al Tar del Lazio”. Tutto si basa su un’analisi di docenti di Giurisprudenza di Firenze, Milano, Roma e Cagliari. La legge prevede che si ripartiscano i seggi tra le liste che hanno raggiunto il 4%. Se restano seggi da assegnare si individuano i maggiori resti e, secondo la legge, “si considerano resti anche le cifre elettorali nazionali delle liste che non hanno raggiunto il quoziente elettorale nazionale”. Interpretazione: vanno considerati anche i voti di chi non ha toccato il 4 per cento. Conseguenza: Lega ed Idv perderebbero un seggio a testa, a vantaggio di Sinistra e libertà e Prc-Pdci.

  251. x RAMON
    Leggo solo ora la risposta.
    Caro Ramon, si certo, il mio post potrebbe essere letto anche cosi’, se questa fosse una discussione su questioni personali. Ma cosi’ non e’. Questa e’ una discussione eminentemente politica. Non ho assolutamente inteso insultarti. La mia domanda peccava in effetti di generalismo. L’ ho rivolta a te in quanto interlocutore appartenente agli organismi di dirigenza nazionali del partito, e quindi, informato sicuramente piu’ di me e di molti altri frequentatori del Blog sulle dinamiche che hanno portato agli esiti dell’ ultimo CPN.

    Quindi rettifico la mia provocazione in una semplice e piu’ corretta domanda:
    Perche’, secondo te, a fronte di una scissione ormai avvenuta, si ripropone, negli organismi dirigenti nazionali del partito, una gestione unitaria che non appare sensata, se in questa gestione, entrano nuovamente dirigenti il cui progetto politico e’ in viscerale contrasto con quello uscito dal congresso di Chianciano?

    Non trovo convincente cio’ che dici sul fatto che nel documento 1 era gia’ contenuta la proposta della gestione unitaria del partito “ben prima” di sapere come sarebbe andata, se con cio’ intendi che questo era un valore politico voluto dai firmatari della mozione 1, indipendentemente dalla situazione creatasi dentro il partito.
    Si sapeva gia’ benissimo come sarebbe andata, mesi prima del congresso
    Si sapeva gia’ benissimo che se non avesse vinto Bertinotti, vi sarebbe stata una spaccatura a meta’ del partito, con margini esigui, quasiasi dirigente nazionale, e non solo, qualsiasi analista attento alle dinamiche delle forze in campo e agli equilibri allora presesnti nel PRC, tutto questo lo sapevano perfettamente, o una (la vittora di Bertinotti) o l’ altra (la spaccatura).
    Dunque questa a mio avviso non e’ una risposta. Ovviamente e’ la mia opinione. Comunque e’ chiaro, che puoi benissimo non rispondermi se la mia ti sembra un eccessivva insistenza, dato che nessuno riuscira’ a convincermi che far rtientrare negli organismi dirigenti nazionali del partito la mozione 2, che al partito ha fatto la guerra, con i mezzi piu’ bassi e beceri a cui si puo’ assistere nel dibatito politico, che con gli scissionisti non ha rotto assolutamente i ponti, sia una cosa accettabile.
    Per quanto mi riguarda e’ un clamoroso e incomprensibile errore, e mi preoccupa profondamente.
    Per i motivi che ho gia’ accennato, ossia il rischio, primo tra tutti, che quella base, quella militanza che dopo Chianciano ha sperato in una svolta piena e non ambigua, dopo un congresso lacerante, dopo aver con enorme fatica retto agli urti dell’ attacco frontale nei confronti del partito da parte dei dirigenti della mozione 2 ad ogni livello, si debba ora sentire nuovamente svilita e obbligata a incomprensibili nuove alchimie dettate da decisioni piovute dall’ alto del CPN.
    Se cio’ si dovesse produrre sarebbe, lo ripeto, un clamoroso, incomprensibile errore. Spero che gli organismi nazionali si rendano conto delle possibili conseguenze sulla base del partito di tutto cio’. Perche’ al di la’ delle analisi e delle motivazioni che possono essere espresse in uno scritto, questo gesto riazzererebbe di fatto il dettato di Chianciano, dando un unico, doloroso segnale: il fallimento del nuovo progetto del PRC, il ritorno al passato, l’ incapacita’ a segnare una svolta, ad aprire una nuova stagione, ad affermare senza ambiguita’ di sorta, una nuova prospetiva politica.

  252. “Pratica diffusa di raccomandazioni di ogni genere allo scopo di costruire pacchetti di voti da usare alle elezioni, o ADDIRITTURA allo scopo di far TRASITARE persone, alla bisogna, dalla MINORANZA alla MAGGIORANZA nella DIREZIONE locale DEL PARTITO. Per chi ha occhi per vedere tutto ciò è ormai visibile da anni. Negare o minimizzare è pura ipocrisia.”

    “Sempre che il PRC lo si voglia far sopravvivere davvero e non portarne le spoglie all’altare di matrimoni interessanti per il ceto politico e non certo per il buon nome e il futuro del comunismo in Italia”

  253. animals Says:

    Credo che si dovrebbe mettere nello stato del partito il divieto di allearsi a qualsiasi livello con partiti che rappresentano la classe dominante. Eventuali eccezioni per motivi di emergenza dovrebbero essere discusse in direzione nazionale. Per chi non l’avesse capito è la posizione di Trotzky sul fronte unico con i partiti anche riformisti e non per il fronte popolare con forze borghesi.
    E penso che sarebbe un grande passo in avanti per far uscire rifondazione dalle secche del governismo e del burocratismo. Un segnale chiaro che il partito vuole ripartire su una strada completamente diversa, di classe, combattiva, che non fa compromessi.
    Poi ovviamente, mi sembra ridicolo ripeterlo pèr la duemilionesima volta, il problema del radicamento sociale non sarebbe affatto risolto. Ma sarebbe stato rimosso un ostacolo sulla sua strada.

  254. limones Says:

    ho letto la legge elettorale, secondo me abbiamo torto. il quoziente elettorale nazionale è dato dal rapporto tra la somma delle cifre elettorali nazionali (delle liste che hanno superato il 4%) e il numero dei seggi da attribuire. a quel punto la cifra elettorale di ogni lista (che ha passato il 4%) va divisa per questo quoziente e il risultato (senza resti) dà il numero dei seggi per ogni lista. (per chiarezza: la cifra elettorale nazionale di ogni lista è la somme dei voti presi dalla lista). I seggi rimanenti vanno attribuiti coi resti. Insomma, quando si dice: “si considerano resti anche le cifre elettorali nazionali delle liste che non hanno raggiunto il quoziente elettorale nazionale” significa che concorrono all’assegnazione dei seggi restanti anche le liste a cui non è stato assegnato alcun seggio con la parte intera del rapporto cifra/quoziente. tuttavia è chiaro dal comma precedente che i seggi vanno assegnati solo a chi ha passato il 4%. altrimenti: ciccia. dunque, nel nostro caso: ciccia.

  255. Militante Says:

    Il problema, caro animals, è che una parte non piccola del nostro partito pensa che il Pd sia un partito socialdemocratico (se pur spostato a destra), un’altra parte pensa i comunisti debbano allearsi con la borghesia liberale e un’altra parte ancora che sia q

  256. Militante Says:

    Il problema, caro animals, è che una parte non piccola del nostro partito pensa che il Pd sia un partito socialdemocratico (se pur spostato a destra), un’altra parte pensa i comunisti debbano allearsi con la borghesia liberale e un’altra parte ancora che sia questione di leadership e che quindi se a Franceschini subentrasse Bersani cambierebbe il mondo. Per questo è urgente e necessario nel PRC aprire un dibattito serio su cosa sia il PD, sul suo ruolo politico e sul rapporto tra le alleanze e il conflitto. Dibattito che, temo, in pochi vogliamo aprire perchè tutti sanno che il partito si spaccherebbe come una mela, altro che Chianciano….
    Come sempre il nodo dei problemi è teorico, politico e organizzativo insieme.

  257. limones Says:

    si ma non si può pensare che agire e costruire il conflitto dipenda esclusivamente dall’allearsi o meno col pd a borgocazzuola. mi pare che si stiano tralasciando un paio di dettagli: come facciamo a stare nel conflitto con questo livello di militanza e con questa organizzazione? che gli andiamo a dire ai lavoratori quando manca ancora una risposta piena e strutturata ai loro problemi che sia parte di un progetto politico chiaro?

  258. Militante Says:

    Il tipo di organizzazione dipende ovviamente dal profilo politico e strategico che ti dai: se il partito esiste in funzione elettorale è organizzato in un modo, se in funzione conflittuale e antagonista va organizzato in un altro. Ma se non si sa dove vogliamo andare, non possiamo avere le idee chiare neanche sulla forma organzzativa. Ora come ora abbiamo un apparato burocratico sproporzionato rispetto alla nostra conistenza reale, che è assieme un’agenzia di collocamento per burocrati che non saprebbero cos’altro fare nella vita e un parlatoio diviso per mozioni. Abbiamo 49 dipartimenti il cui lavoro per la maggior parte dei casi è oscuro e imperscrutabile ai più…

  259. Alfonso Geraci Says:

    Carissimi,
    ovviamente non prendo parte al dibattito sul Prc dato che non ne faccio parte.
    Vorrei invece sollevare sul blog la questione di LIBERAZIONE, di cui sono assiduo lettore, sostenitore e (occasionalmente) “polemizzatore contro”.
    Oggi Greco lancia un grido di dolore, e io penso che dica cose giuste, che non ci si possa privare di uno strumento che porti quotidianamente dovunque “controinformazione, orientamento culturale e politico, dibattito, proposte di iniziativa”. Specialmente adesso che – come sapete meglio di me – i “poteri forti della sinistra”, da D’Alema a Repubblica, dal Manifesto al Tg3, hanno deciso che la sinistra “radicale” dev’essere sostanzialmente come s’immagina Vendola, “disponibile ad assumersi le sue responsabilità” eccetera eccetera (e quindi Vendola resterà fuori dal PD onde poter fare più “danno” – dal nostro pdv – in questo senso).
    Contro questa linea, e invece per la ripresa del conflitto sociale autonomo dal bipolarismo, bisogna perciò gridare e organizzare a più non posso, e LIBERAZIONE dovrebbe servire a questo. Penso che siamo tutti d’accordo che per un giornale di lotta una cosa è andarsi a rintanare su Internet – dove al 90% si predica ai convertiti – e un’altra cosa è la sua esistenza fisica, tangibile, anche per impattare la gente che ti dice ah ma perché ancora esiste LIBERAZIONE, ah ma adesso com’è come non è eccetera quando te lo vede in mano. E’ un momento fondamentale.
    Che ne pensate? Intervenite numerosi, magari anche con idee pratiche su come rilanciare il giornale (se siete dell’idea di NON chiuderlo).

  260. purtroppo non ho tempo adesso. ma al più presto risponderò a diversi post.

  261. Dallacqua Says:

    Ma da quando era stato cacciato Sansonetti non aveva ripreso ad andare a gonfie vele raddoppiando le copie?

    Almeno così qualcuno di voi diceva tempo fa.

    Stai a vedere che in poco tempo L’Altro supererà anche Liberazione a copie vendute.

  262. Riannodiamo i fili e riprendiamoci i nostri consensi voglio una Prc forte e una sinistra radicale oltre il 10% come era fino a due anni fa………….

  263. Si Dall’Acqua va molto meglio Lberazione rispetto a Sansonetti ma i tuoi amicivendoliano hanno lasciato debiti di vari milioni di euro che il Prc dve ripagare.
    L’Altro è spazzatura ho visto e letto il rapporto ravvicinato tra sansonetti e casa pound.
    Certo se avete anche lettori fascisti superete liberazione e il manifesto

  264. Brunoincazzato Says:

    avere un giornale di questo tipo,con questi costi e che non ha segnato discontinuità con la passata direzione,serve a poco,anzi diventa dannoso.una operazione di rilancio che si è fermata nella sostanza al cambio del direttore(che non è affatto un giornalista)e non ha comportato minimamente nessuna modifica al progetto editoriale,nemmeno alla sua veste grafica.cos’è liberazione?un bollettino di partito?costa troppo!un giornale di opinione?è fuori tempo!un tentativo?disperisivo!la verità è che liberazione proprio non riesce ad entrare in sintonia col partito ed i suoi militanti.i dati fnsi sono drammatici,continua a perdere vendite.se proprio si vuole tenerlo in vita si faccia la stessa operazione dell’altro che viene stampato quasi a costo zero.si porrà inevitabilmente un problema di proprietà,e su questo aspetto bisognerà trovare soluzioni condivise coi lavoratori.non vedo altra strada.

  265. Dallacqua Says:

    A dire la verità dopo la cacciata di sansoneti qualcosa è cambiato: prima il giornale era leggibile on-line in qualsiasi momento, adesso solo dopo le 8 di sera.

  266. manca una risposta strutturale e organizzativa adeguata al momento politico che stiamo vivendo. sono d’accordo con limones.
    io non riesco a vedere più nemmeno le mozioni. scusate, ma esprimo semplicemente il mio punto di vista. io vedo una parte del partito che tende al partito unico dei comunisti e una parte che tende alla costruzione di un soggetto più morbido. al centro, dove dovrebbe esserci quell’equilibrio e quella forza necessaria per tener unite le due varianti, nn vedo nulla.
    si parte coi coordianmenti, ma si partirà e non si saprà quale sarà le destinazione.
    ha ragione iris quando dice che alla gente poco importa delle mozioni, purtroppo però un partito che ha una dialettica interna molto vivace come il nostro, deve fare i conti con questa.
    mi auguro che quando i conti iniziano a tornare, il treno per rifondazione comunista non sia già passato.

  267. gino da martignacco (ud) Says:

    Maria,
    per rispondere alla tua ultima considerazione, direi che, il treno può sempre passare… Ci saranno idee che noi non ci saremo… riprendo la mia di ieri sera per insistere su una faccenda e in questo senso mi allaccio anche al discorso sul giornale. Intendo sottoporvi un quesito che è per me fondamentale e al quale dobbiamo dare una risposta prioritariamente. Quando ci preoccupiamo se Liberazione andava meglio prima o dopo Sansonetti, non teniamo conto delle dinamiche che conducono le persone a leggere liberazione o un qualsiasi altro giornale. Io non sono un esperto di marketing ma mi pare di poter dire che preoccuparsi della diffusione di un giornale significhi limitare l’analisi ad un aspetto che non ritengo fonfamentale. Prima di tutto mi chiedo se il giornale non sia semplicemente ed esclusivamente un utilissimoma mezzo di diffusione di idee fruibile prevalentemente da persone che già appartengpono all’area per la quale lo stesso giornale lavora. Nel nostro caso, a d esempio, immagino che chiunque compri liberazione non faccia altro che tenersi informato attraverso la visuale che i suoi dirigenti ritengono opportuna. In sintesi, Liberazione nel nostro caso e altre testate negli altri, rinforxzano delle idee già consolidate. Dò quindi al giornale e ad altri media, volendo essere benevolo, una valenza bassa se ci si aspetta da loro una ricaduta in termini di consenso. Chi è comunista non legge Libero e viceversa. (anche perchè la gente non ha tempo e questa società è ricca di stimoli per cui bisogna scegliere). Personalmente ritengo i quotidiani per lo più dei prodotti di consumo e di spreco di risorse ambientali (carta, ad esempio). Chiaramente se capiamo dove stiamo vivendo, dovremmo, secondo me, potenziare comunque Liberazione o qualunque altro mezzo, attraverso la rete, sia per risparmio energetico ed economico che per tentare di conciliare l’altro discorso che ho tentato di portare avanti e cioè l’avvicinamento dei giovani. Non servirebbe dire altro, se di marketing (orrenda parola) dobbiamo servirci (paradosso!!!) per portare avanti le nostre idee, se vogliamo farci leggere dai giovani, dobbiamo pensare alla rete e non alla carta stampata. Ribadisco poi che ognuno nel suo raggio di azione, (parenti, amici, colleghi di lavoro) pazientemente e tenacemente dovrebbe in modo intelligente lavorare. Tutto questo è molto semplice ma non semplicistico, a mio avviso e attraverso un costante lavoro può produrre qualche risultato. Ci sono poi altri sistemi sui quali impostare il lavoro di persone che, come ha detto Ramon, devono tener presente che per il fatto di appartenere a Rifondazione Comunista, di fatto si collocano su un versante che tende a sovvertire l’ordine costituito e che per farlo deve per forza riflettere su quali possono essere i mezzi ingrado di produrre questo effetto.
    L’aspetto un tantino romantico del giornale sottobraccio o nella tasca dell’eskimo, in definitiva mi sembra superata.

  268. Dallacqua Says:

    Caro Gino,

    Ovviamente il compito di Liberazione non è quello di farsi leggere da due milioni di persone (qualcuno potrebbe dire: magari!).

    La questione è che se qualche anno fa vendeva più del doppio di adesso, vuol dire che hanno abandonato il quotidiano persone cmq sensibili a quelle idee politiche. Qui non si trratta di andare a convertire chi legge libero, ma di essere al corrente che si stanno perdendo lettori afferenti a quell’area-politica di riferimento, e che potenzialmente potrebbero essere riconquistati.

    Insomma se non piaci alla tua gente vuol dire che c’è qualcosa che non va no?

  269. Che bei discorsi. !!!

    Ma……… 1976 : 34.37 %; oggi: 3,…% Non vi dice nulla?

  270. sì frz40 bei discorsi su liberazione….
    io trovo che liberazione non sia cambiata. stessa impostazione, stessa grafica, solo un tantino più “pesantuccia”. lo dico con tutto il rispetto nei confronti di chi ci lavora, eh. parlo di quel che appare all’utente-lettore.
    la rete è importante e ci mancherebbe, ma non sottiovaluterei la carta stampata.d’accordo che non si può riproporre un giornale dei tempi di eskimo, ma qualcosa per renderlo appetibile a chi è fuori del partito si potebbe pure fare, volendo.

  271. Si,mi dice che tanti ex comunisti sono diventati democristiano(d’alema,fassino ecc.),altri(vendola,giordano ecc.) preferiscono i craxiani.
    Io vorrei ritornare alla rifondazione del 2006 (7,4% dei consensi) e ad una sinistra radicale forte(nel 2006 oltre il 10%)

  272. un giornale di partito rispecchia lo stato di “salute” del partito (al di là delle vendite, parlo di immagine).
    fate vobis…

  273. il problema di Liberazione è in massima parte un organico elefantiaco che va sfoltito, non se ne esce l’alternativa è il fallimento, perchè non credo che nel 2010 ci saranno soldi da metterci e dunque deve andare in pareggio.

  274. gino da martignacco Says:

    caro Dallacqua, penso che il problema o l’obiettivo non sia vendere copie di Liberazione. Abbiamo avuto un milione di voti quindi la proporzione tra lettori e votanti, pur probabilmente significativa, purtuttavia non deve sviarci dal vero problema che consiste nel consenso e non nel successo editoriale di un mero strumento quale il giornale (che è un mezzo e aggiungo non determinante) e non un fine. Chiaro è che se i soldi non ci saranno, sarà giocoforza sacrificare qualcosa anche se non vorrei essere frainteso, sarei ben lieto se Liberazione potesse godere di ottima salute. A proposito, mi viene in testa una cosa dalla quale enunciazione potreste tacciarmi di disinformazione… in effetti io leggo più libri (quei pochi che riesco) che giornali, per cui mi sfuggono parecchie cose e non me ne rammarico del resto) a proposito, dicevo, qualcuno può raccontarmi o spiegarmi con quale diritto il Pd continua a usare L’Unità? E’ chiaro che sono disinformato ma mettetevi nei panni dei giovani che io tanto nomino (anche loro disinformati) e pensate cosa deducono dal fatto di notare (se lo notano) che l’organo del Pd è stato fondato da Gramsci e ancora oggi (scandalosamente) questo appare nella testata di quel giornale. . Questo è un esempio di assoluta incongruenza. se sono ignorante oppure ho rimosso dei pezzi di storia giornalistica perdonatemi ma una battaglia per riconquistarci L’Unità io la farei.
    Sulla amara constatazione del passaggio dal 35 al 3% mi sto arrovellando il cervello da tanto tempo e sinceramente non riesco a darmi delle spiegazioni. Una forse la tento: la gente vive in modo leggero ….e questo sarebbe un pregio, ma in questo caso intendo dire che è poco profonda e volubile e questo non è un pregio. Se trent’anni fa eravamo dieci volte tanti, probabilmente molti non erano convinti così come penso che adesso ci siano parecchie persone che non ci votano ma che costituiscano ancora un serbatoio per il futuro. Io non mi illudevo di avere subito un successo elettorale e non leggo i risultati in modo pessimistico, anzi…
    occorre però pensare ad altre strategie…. bisogna formare i quadri che devono impegnarsi per permettere di far arrivare alla gente le informazioni che altrimenti la gente stessa non va a cercare perchè, tutto sommato, non ne sente la necessità.

  275. ecco le mie risposte e considerazioni.

    caro federico, esiste un lavoro di inchiesta sullo stato del partito simile a quello che indichi tu. non so se siano pubblici i risultati. io li ho letti su un dossier mi pare prodotto dal dipartimento inchiesta del partito.

  276. caro gino, senza ripetermi fino all’inverosimile vorrei dirti che il problema è la ricostruzione dei legami sociali. la propaganda stile: abbiamo grandi idee e parliamo per diffonderle con il maggior numero di persone ale netto della presunzione (non tua sia chiaro) sulle “grandi” idee non basta e può perfino essere controproducente. una cosa è organizzare una lotta, una vertenza, essere interni ai comitati e associazioni, occuparsi della realtà dei luoghi produttivi, un’altra è parlare di queste cose “prendendo posizione” dall’esterno e dall’alto della “politica ufficiale”.
    su molte delle altre cos e che dici sono d’accordo.
    un abbraccio

  277. caro andrij83 o andrea oleandri, mentre non c’è sostanziale differenza fra i voti delle provinciali e quello europeo c’è, come tu osservi, fra quello delle comunali e quello europeo. ci sono, secondo me molte e diverse cause, che vanno dal radicamento del partito nel comune alla qualità di attività che si fa. puoi stare tranquillo che dove c’è un lavoro sociale di lungo periodo, dove si sono occupati centri sociali, formati comitati, costruiti gap e partecipato attivamente alle lotte delle fabbriche i risultati sono buoni. e dove si fanno al massimo due o tre iniziative pubbliche in un anno e il resto è speso a discutere nel direttivo e nel circolo delle manovre nel consiglio comunale (tanto se si sta in giunta come se si sta all’opposizione) il risultato è sempre scarso. sempre. ma tu non consideri, però, un’altra questione.
    da tempo dico che il sistema politico elettorale è degenerato. mentre il voto sulle europee è più libero, nonostante tutto, il voto nei comuni è inquinato perché ormai gli elettori votano i sindaci e scelgono una persona. non votano quasi più per un partito perché ne condividono le idee e il programma. sia perché i partiti fanno politica solo dentro le istituzioni (tranne la lega che organizza ronde ma cneh associazioni sportive e attività assistenziali) e sono avvertiti come “tutti uguali”, sia perché nei comuni le liste ormai sono moltissime e le campagne elettorali per le preferenze soverchianti il resto. ci sono comuni di 20mila abitanti con più di venti liste. ed è un’orgia di cene elettorali e manifesti con la faccia dei candidati, oltre che un’orgia di liste civiche di ogni tipo. anche per questo prendiamo meno voti nei comuni.
    quanto al federalismo organizzativo che proponi non sono d’accordo per nulla. sempre che abbia capito bene ciò che dici.
    la riforma dell’art 117 è stato uno scempio del welfare e della fruibilità dei diritti universali. tutte le regioni, oggi, sono centri di potere territoriale che promuovono le diseguaglianze fra regione e regione e dentro la propria. l’italia non è un paese fatto di nazioni diverse come la spagna. chi mi può spiegare perché l’abruzzo e il molise dovrebbero avere due sistemi elettorali diversi? due organizzazioni sanitarie diverse? e così via.
    nel partito si seguirebbe la stessa sorte della degenerazione delle istituzioni locali.
    che poi si debba decentrare e riuscire a produrre a livello decentrato anche iniziativa di valenza nazionale sono d’accordo. ma senza illudersi che le formule organizzative risolvano problemi politici.
    un abbraccio

  278. cara iris, ti ripeto che sono d’accordo con molte delle tue considerazioni e descrizioni della realtà. ma che non condivido l’idea che si debba discutere come tu proponi.
    tu hai la tua proposta, ricetta personale. è tanto definita che la scrivi in maiuscolo, (manca l’acronimo e lo metto io PES). davvero credi che questo blog sia un luogo di decisioni nel quale uno propone le sue ricette e pretende che vengano discusse come se fosse un organismo dirigente del partito?
    questo è il mio blog personale dove metto gli articoli che pubblico sulla carta stampata e considerazioni varie. dove ognuno è libero di dire la sua su tutto lo scibile umano. dove a volte si discute di problemi generali fra persone che hanno interesse a confrontarsi e a volte si accendono liti e risse. dove qualcuno pensa di postare comunicati e altre cose così.
    ma non è un luogo dove la babele di proposte risolutorie e definite quasi sempre in aperta contraddizione fra loro possono essere selezionate e sintetizzate e decise.
    mettiamo che io ti dica: ottima proposta. rispondo positivamente a tutte le tue domande su tutti i punti. poi? poi che succede?
    so bene che il partito spesso sui territori non è in grado di selezionare proposte e nemmeno di metterle di discussione seriamente.
    spero che si sia in grado di costruire, oltre che i legami sociali anche luoghi aperti e paritari dove questo si possa fare.
    ma non sarò certo io e tantomeno questo blog a risolvere magicamente il problema.
    spero ci siamo capiti.

  279. caro lu, la tua risposta è ipocrita. hai scritto: e allora, caro Ramon, fuori dai denti….Cos’e’ che non ci dite, cari compagni del Nazionale? Cosa vi spinge ora, dopo la scissione condotta per altro con uno stile becero, a riproporre la gestione unitaria del partito, cosa che poteva avere senso all’ indomani del congresso, con una mozione 2 ufficialmente al 47%”
    certo che è una questione politica e non personale. esattamente come quella che ti ho citato per esempio. cosa cazzo c’entrano le questioni personali. tu sottendi che vogliamo cambiare politica per fare una svolta a destra, che per questo inventiamo la gestione unitaria, e che non diciamo la verità. poi dice che la gestione unitaria poteva avere senso perché la mozione due aveva il 47 %. se uno ti risponde facendoti notare che la gestione unitaria corrisponde ad una concezione del partito che deve prevedere che tutte e tutti possono partecipare, appunto, alla gestione, indipendentemente se sono in maggioranza o in minoranza e che questa idea non è stata avanzata per rispondere ai problemi contingenti prodotti dalla spaccatura in due del partito tu che dici? dici: “Si sapeva gia’ benissimo come sarebbe andata, mesi prima del congresso”.
    insomma tu hai diritto di essere contro la gestione unitaria ma non hai ne avrai mai il diritto di pensare che i tuoi sospetti siano legge divina.
    capisco che forse tu sei abituato ad essere doppio e anche triplo. ma io non lo sono. chiaro? se ho proposto documento a tesi e gestione unitaria è per la concezione che ho del partito e non per le manovre che dici tu! chiaro?
    quanto dici delle migliaia di compagne e compagni che sono rimasti nel partito e che hanno diritti uguali a quelli che hai tu (o pensi di esserti guadagnato votando una mozione di maggioranza uno status diverso?) porta alla loro espulsione dal partito o ad un loro allontanamento (di cui come si vede abbiamo un grande bisogno) perché nessuno, e non lo farei nemmeno io, sta in un partito dove c’è qualcuno che ha il diritto di fare processi alle intenzioni.
    ma tu i processi alle intenzioni a quanto pare li fai a loro e anche a a chi non la pensa come te. cioè a tutti.
    se non sai distinguere fra gestione del partito e linea politica del partito non so che farci. si vede che pensi che la linea è così debole ed incerta che non è capace di cambiare le opinioni delle compagne e dei compagni o, peggio ancora, che non può confrontarsi con dissensi dentro tutti gli organismi. così facendo alla prossima divergenza cacceremo altri e poi altri ancora. fino a che rimarremo io e te e tu mi caccerai.
    ciao

  280. caro animals, ti avevo proposto di prendere atto delle divergenze senza inquinarle con argomenti piuttosto demagogici. macchè!
    mi spieghi come mai ci sono posti dove rifondazione è all’opposizione del centrosinistra fin dalla notte dei tempi e non c’è alcun lavoro sociale ed altri dove è stata al governo (come in alcuni comuni della val di susa) e dove il lavoro sociale c’è?
    ma credo che la domanda resterà senza risposta per il semplice motivo che tu credi che proclamare principi astratti e scriverli sullo statuto risolva i problemi o aiuti a risolverli. mentre è solo una fuga dai problemi.

  281. caro militante, hai ragione su molte cose. c’è chi pensa del pd ciò che tu dici. ed è anche un riflesso della degenerazione della politica italiana. ma il problema è l’analisi del capitale e della formazione sociale attuale, e conseguentemente, spostare il baricentro del partito sulla ricostruzione dei legami sociali e del conflitto. senza questo a nulla vale definire il pd il nemico dei nemici. a nulla. perché c’è l’illusione che tu sei una cosa o un’altra a seconda se definisci il pd in un modo o un altro. che è un modo netto per essere subalterno al pd.

  282. cara maria, condivido la tua preoccupazione. sul serio penso anch’io che ci deve essere maggior chiarezza nella proposta politica. ma vorrei farti notare che la proposta centrale non sono i coordinamenti. anticapitalismo, partito sociale e antibipolarismo sono punti che qualificano il percorso che devono fare i coordinamenti.
    ma credo che siamo d’accordo anche su questo.

  283. animals Says:

    Ciao Ramon hai ragione, il mio ultimo post era un po’ di troppo. Prendo atto delle divergenze sulla questione alleanze.
    E credo purtroppo che tra qualche mese prenderemo atto anche delle divergenze sulla nuova linea del partito dopo l’ultimo Cpn. O meglio sulla fine della proclamata svolta a sinistra di Chianciano.
    Comunque non tutti i compagni che hanno condiviso la battaglia all’ultimo congresso condivideranno la nuova linea moderata che secondo me rappresenta una vera e propria svolta destra de facto. Si cristallizzeranno nuove aree e ci sarà una nuova dialettica interna. Niente di drammatico.
    Se mi permetti anche se forse non è la sede giusta, invito tutti i compagni alla Festa Rossa di Falcemartello che si terrà a Bologna la prossima settimana. Venerdì dibattito con Ferrero, Grassi, Bellotti e Rinaldi.
    Nelle altre serate altri dibattiti su america latina e Cgil oltre a musica e ristorante.

  284. caro animals, ok. ma chi ti dice che dobbiamo divergere su una svolta a destra? linea moderata? ma dai!
    invito anch’io ad andare alla festa rossa. e buon lavoro.

  285. Brunoincazzato Says:

    ci sto provando seriamente a capire perchè ,dall’ultimo cpn,molti sostengono che ci sia in atto una svolta a destra.io non la penso così.io penso che proprio in questo momento vada riaffermata la cemtralità di rifondazione,che vada fatto un ulteriore sforzo di lettura degli avvenimenti,che conuigare vertenze sociali e territoriali con pratiche di buon governo sia nella normalità dei fatti.preoccupa chi spinge alla costituente comunista.l’altra parte del partito non la sente propria e non la condivide.e se è in atto un riposizionamento dentro le vecchie aree è segno che non c’è cristallizazione di posizioni.anti capitalismo e antiliberismo unite ad una grande battaglia per il lavoro incominciano a tessere la trama dentro la quale muoverci.ma non vi stanno stretti i rassicuranti muri dei nostri circoli perennemente quasi chiusi?uscite,toccate gente,sennò,come diceva il compianto Troisi,vi si formano le orchestre in testa.

  286. Luca Marini Says:

    D’accordo con te Ramon sull’analisi del voto sui comuni soprattutto quelli grandi. Comune di Prato siamo andati dal 2,8 europee al 2,4 provincia all’1,7 al comune con lo stesso programma alternativo al centrosinistra. La giungla di liste civiche che spuntano dal nulla e che altro non sono che trampolini di lancio per personaggi magari trombati in qualche consiglio di amministrazioni ci uccidono perchè a sinistra si presentano come nuove, come ci uccidono le preferenze e ci si trova con candidati del PD che non fanno un discorso politico uno, con 500 preferenze a testa, in due che conosco hanno preso 1000 voti, i 2/3 di quelli presi dal prc al comune!
    Il nodo principale è a mio avviso anche la valnga di interessi che sono in ballo nei grossi comuni, ad esempio due mesi prima delle elezioni fu approvata una variante al piano regolatore di 50 milioni di euro, dietro l’operazione ci sono unicoop, unione industriale e i soliti immobiliaristi!

  287. caro ramon, mi fa piacere tu condivida la mia stessa preoccupazione (avrei preferito non fosse così, ma tant’è).
    hai confermato esattamente quello che penso io con la tua risposta. il problema sono i coordinamenti. appunto.

  288. iris pezzali Says:

    Non ho mai pensato che il tuo blog fosse un organismo dirigente…

    Prendo atto che hai molta difficoltà a confrontarti nel merito e rimani sulla forma…
    punti di vista.. ti lascio alla forma.

    a presto.

  289. iris pezzali Says:

    Non ho mai pensato che il tuo blog fosse un organismo dirigente…

    Prendo atto che hai molta difficoltà a confrontarti nel merito e rimani sulla forma…
    punti di vista..

    a presto.

  290. veramente iris io non ho letto nei tuoi commenti il desiderio di risolvere questioni politiche così complesse su questo blog.
    un blog o facebook e la rete in generale sono semplicemente luoghi virtuali nei quali ci si può incontrarte e scambiare opinioni, oltre che diffondere informazione, ovviamente.
    nulla di più.

  291. iris pezzali Says:

    esatto maria. esattamente. mi conforta sapere che tu hai capito.
    certamente non conosco la netiquette dei blog, ho scritto di cose molto serie su questo di ramon perchè ho stima di lui da tempo. ma vedo che ci siamo avvitati sull’approccio e quindi non ho nessun problema a continuare ogni tanto a leggere e basta. probabilmente è meglio così.

    ciao

  292. visto che sembra che intravedere il pericolo di un rallentamento sulla linea della svolta a sinistra, o l’opinione che questa svolta in molti territori è rimasta sulla carta, o la denuncia, addirittura!, di una svolta a destra, sia cosa da visionari che vedono cose che non esistono, o peggio ,fanno processi alle intenzioni, penso sia il caso di riprendere il doc di chianciano in mano.. allora.. per sommi capi:

    1)il congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica col pd

    2)[il congresso..]Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.

    3)la lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom […] rappresntano terreni decisivi di iniziativa

    4)E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra politica

    5)l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

    6)auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale

    7) il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE

    8)E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.

    9)La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali

    10)l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.

    11)Il Congresso impegna infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali”.

    ripartendo da capo:

    1) comunali, citta’ capoluogo di provincia: in 15 casi non si fa l’alleanza col pd in 13 casi si’.. provinciali: in 33 casi non si fa l’alleanza col pd, in 28 casi si’.. sicuramente sono dati che non prefigurano un rapporto organico, ma altrettanto sicuramente non sono la sua fine ed il suo superamento

    2)boh

    3)penso si possa tranquillamente dire che, perlomeno, la nostra azione non è stata sufficiente.. con un paio di sottolineature: a bologna, città col pd piu’ securitario del mondo, ci si allea.. idem a padova.. con zanonato, quello del muro tipo palestina

    4)questo, va dato atto, si sta facendo..

    5)questa, va preso atto, non si è fatta.. perchè???

    6)qualcuno mi sa dire qual’è la politica sindacale del partito? soprattutto per quanta riguarda la cgil? qual’è il nostro ruolo affinchè al prossimo congresso della cgil il documento alternativo raccolga consenso? esiste una discussione a livello di gruppo dirigente nazionale a proposito? non è cosa da poco l’esito del prossimo congresso della cgil no? cosa stiamo facendo NOI per promuovere discussione e azioni comuni a tutti i soggetti sindacali che si oppongoo alla concertazione?
    ps le dichiarazioni di sostego a rinaldini non sono una politica sindacale..

    7)effettivamente il simbolo era molto simile

    8)inutile scrivere niente di piu’ di quello che ha scritto mantovani nel post “lettera aperta alla maggioranza di chianciano”

    9)questo, va dato atto, si sta facendo.. rimando a quello che ho già scritto.. non vedo sostanziali differenze tra i vendoliani usciti e quelli rimasti.. opinione discutibile, ci mancherebbe, ma io la vedo cosi’
    ps su questo ramon, mi levo un sassolino.. mi ha fatto specie leggere su un tuo post: “noi stessi avevamo detto che la mozione due del congresso si reggeva su una ambiguità grave: alcuni volevano davvero sciogliere il partito ed altri no. questa ambiguità si è sciolta con la scissione.” poi vado sul sito di radio radicale e sento rocchi che dice le stessa identica frase al cpn.. questa mia non è una considerazione politica ma tutta personale.. abbi pazienza.. la faccio per la stima che ho nei tuoi confronti e l’assenza di stima nei confronti di rocchi..

    10) non ne sono a conoscenza, ma forse è colpa mia ( lo dico seriamente)

    11)questo, va preso atto, non si è fatto..

  293. lucaocchionero Says:

    IN tutta sincerità a me pare che la svolta a sinistra vada avanti anche sui territori, altro che, e probabilmente non è più un’esclusiva del PRC. Perlomeno nel mio territorio, come avete potuto leggere, la separazione da un PD che ha fatto una netta svolta a destra è stata pressochè sancita, e le sezioni ai cui direttivi abbiamo lasciato la libertà di voto si sono orientate in maggioranza netta (vi parlo dell’80%) verso l’astensione resistendo alla solita pressione del voto utile al “meno peggio” che il PD propone ogni qualvolta. Vi dirò di più: in un paese della nostra provincia la sezione ha deciso di fare campagna per il “non voto” al ballottaggio ed il PD ha bloccato il comizio con un’esposto alla procura della Repubblica, mostrando davvero un grande senso di democrazia(motivo in più per astenersi). Dicevo la “svolta a sinistra” che va oltre i nostri confini: sempre nella provincia di Taranto quasi tutto il ceto dirigente del PDCI ha deciso di entrare in maggioranza col PD-UDC-destra Poli Bortone-Vendola contro il parere dei militanti di base e delle sezioni della periferia. Bene il segretario è stato espulso ed in determinate realtà della provincia si stanno formando, spontaneamente, dei coordinamenti PRC-PDCI(ribelli) aperti ad associazioni e movimenti per la ricostruzione della sinistra. Coordinamenti che nascono all’interno di una campagna elettorale per marcare le distanze dal PD e da questo nuovo centro sinistra pugliese(voglio ricordare dalla Poli Bortone a Vendola passando per Casini e D’alema) e quindi in aperta opposizione a questo nuovo sistema di potere i cui fondamenti veri li leggerete presto(forse fra un anno dopo le regionali, oppure un attimo prima) dai giornali. Non aggiungo altro.

  294. Alfonso Geraci Says:

    Rispondo ai due che mi hanno dato “sazio” sul tema LIBERAZIONE:
    – Carissimo Gino da Martignacco, io non porto l’eskimo (anche per ragioni climatiche) e men che meno mi metto LIBERAZIONE sottobraccio tipo fiore all’occhiello, visto che non sono del Prc. Quello che cercavo di dire sulla presenza fisica, tangibile, del giornale, è che essa consente non solo di 1) ricordare ai propri interlocutori che Rifondazione esiste ancora (questo appunto è l’aspetto che mi interessa meno, anche se comunque…); 2) ricordare che la stessa LIBERAZIONE esce in edicola, non è rintanata su Internet tipo il pur interessantissimo “Pdci-Tv”; 3) la cosa più importante: consente di dibattere con i propri interlocutori di temi SOCIALI scottanti, quelli che ci stanno a cuore e sui quali dobbiamo intervenire, laddove il 99% dei media parla di villa Certosa e della mosca di Obama.
    – Caro Brunoincazzato, io eviterei di commisurare LIBERAZIONE a dei modelli astratti: certo NON è un giornale di opinione, certo NON è un bollettino di partito, e via NON essendo, okay. Partiamo però da quello che nel giornale C’E’, e che un domani potrebbe drammaticamente MANCARE agli anticapitalisti e ai comunisti italiani. Inanzitutto, c’è un orientamento politico: io posso credere a tutto, pure agli asini che volano, tranne ad una cosa: che esistano “i fatti separati dalle opinioni”, la notizia separata dall’ideologia eccetera. Altrimenti basterebbe leggere il SOLE 24 ore e “decostruirlo” eccetera. Peccato che la vita non funzioni proprio e solo così. Quando mi sono incazzato (a mia volta) con quelli del MANIFESTO, non è stato perché la loro interpretazione degli scioperi cosiddetti “xenofobi” inglesi non era la stessa mia: anzi, le cronache di Gerbaudo erano molto più equilibrate di quelle di LIBERAZIONE, che su questa cosa secondo me ha sbagliato in pieno. Quello che mi ha fatto seriamente inferocire è stato che lo stesso corrispondente dall’Inghilterra Gerbaudo, dopo le le elezioni europee, è arrivato al punto di dire che in un distretto dello Yorkshire i fascisti del BNP sono passati tipo dal 7% all’8,5% PERCHE’ c’erano state le lotte della raffineria. Dico, ma vi rendete conto? E passi che secondo loro questa lotta era xenofoba (e secondo me non era vero); e passi che secondo loro, ne deduco, questa lotta non darà grandi frutti in futuro (e questa è una gran cazzata: allora limitiamoci a piangere sul “dumping sociale” e non facciamo mai niente in proposito); ma quello che mi fa veramente sbiellare è sentire che una lotta alla fine della quale NESSUN lavoratore italiano ha perso l’opportunità di lavorare, e PERO’ i padroni hanno dovuto assumere qualche decine dei tanti qualificati e disoccupati dello Yorkshire, sentire che secondo Gerbaudo QUESTO FATTO ha portato alla “grande” avanzata (dell’1 virgola) nell’urna dei fascisti, questo veramente è puro e semplice capitolazionismo (usiamo il termine tecnico visto che esiste). Questa cosa, unita ai commenti chiamiamoli oziosi di R.Rossanda sull’Italia, per cui la colpa della divisione a sinistra era di Ferrero/Diliberto (e pure questo è capitolazionsimo nei confronti, di fatto, del PD e di D’Alema) mi ha fatto definitivamente disfiziare nei confronti del Manifesto. E se lasciamo campo libero a questa linea politica all’interno dei media, saranno guai, no?
    E inoltre: su LIBERAZIONE trovo ottima controinformazione sui temi economici, ci leggo i Brancaccio, i Pizzuti, i Bellofiore eccetera. Su LIBERAZIONE c’è un sano internazionalismo che non va sottovalutato (c’è pure sul Manifesto, ma a volte con le storture di cui sopra); grazie a LIBERAZIONE può essere facilitato il compito che ci sta davanti, che è quello troisiano che dici tu, di “uscire e toccare gente”, cioè di dare una sponda politica al conflitto sociale, per esempio con i famosi comitati anticrisi nelle grandi e meno grandi città. Certo, il Manifesto ha delle storiche “eccellenze” tipo le cronache sindacali, il cinema, eccetera, però anche LIBERAZIONE qui regge e ha tutte le possibilità per migliorare.
    DETTO QUESTO: dal fatto che mi avete risposto solo in due, e dai toni ultrapessimistici che si sentono in giro, per il giornale di D.Greco la vedo maluccio. Preciso subito a Ramon che questa mia NON è dietrologia, ma è l’arte dell’aruspice (a volte non resta altro).
    SE INVECE ci sono altri come me che pensano che LIBERAZIONE si debba rilanciare, fatevi avanti con idee e proposte, che vadano oltre lo sfoderare il giornale sull’autobus, in pausa-lavoro, a casa eccetera come mi limito a fare io.
    Ciao a tutti, Alf

  295. io su liberazione sarei d’accordo con alfonso (come avevo già detto). eliminare il giornale sarebbe controproducente, visto che anch’esso è uno strumento che se usato bene, serve per connettersi con la società.
    riguardo ad idee e proposte qui su questo blog se ne trovano a iosa, non ricordo su quale articolo, ma ai tempi dei fulmini lanciati a sansonetti vi furono molte riflessioni interessanti riguardo al futuro giornale.

    anche quello che dice lucaocchionero è interessante. proprio in riguardo ai coordinamenti (scusate la fissa) e la differenza sul piano territoriale e dirigenziale. controlli, incheste e via discorrendo (come propone benny) potrebbero aiutar a far chiarezza per il futuro prossimo, secondo me.

  296. Uno che scrive di Padova “quella col muro tipo Palestina” farebbe meglio a passarci, per Padova, almeno una volta, prima di parlare…

  297. ho scritto quellO del muro.. mi riferivo al sindaco.. lo ha fatto fare zanonanto no? l’ho citato perchè aveva avuto rilevanza nazionale.. solo quello..

  298. L’operazione via Anelli è stata gestita, per la cronaca, dall’assessore alla casa Daniela Ruffini (Rifondazione Comunista), con il sostegno del ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista).
    Che sia un indizio che, forse, il paragone con la Palestina è una gigantesca stronzata?

  299. la legge turco napolitano, per la cronaca, è stata votata anche dal nostro partito. che sia un indizio che, forse, il paragone tra cpt e lager è una gigantesca stronzata? NO!!!!
    comunque non mi interessa fossilizzarmi su via anelli.. se da’ fastidio fate conto che non l’abbia scritto.. spero che anche senza quel esempio si capisca il senso del post.. ossia che a chianciano si erano dette una serie di cose, fondamentali per la ricostruzione del prc, che ad oggi non sono state fatte.. e che di conseguenza sia fondamentale farle.. da subito..

  300. Ma quell’esempio secondo me dice molte cose. Prima di tutto dice dell’abitudine a giudicare tutto secondo la superficialità delle rappresentazioni mediatiche di comodo, senza mai andare a studiare realmente una questione.
    E poi dice dell’illusione che mollare le giunte risolva i problemi. Si partecipa per 5 anni a un’amministrazione, condividendone le scelte, e poi, alle elezioni, si decide di andare da soli. Cosa sarebbe successo? Rifondazione a Padova sarebbe stata cancellata, completamente. In una città in bilico tra centrodestra e centrosinistra, sarebbe scattato il voto utile e il nostro consenso, che è primariamente d’opinione, sarebbe andato completamente perso.
    Cosa bisogna fare? Bisogna lavorare sul radicamento. Ci vogliono, ora, un paio d’anno di lavoro sociale indefesso, costante, capillare. Ci vogliono fronti di conflitto aperti, fuori e dentro l’amministrazione. A quel punto la scelta se mollare o no Zanonato sarà puramente politica, la si potrà fare sulle scelte di merito, su quei conflitti, sapendo che si rappresenta una parte di cittadinanza. Rompere da ceto politico, senza portarsi dietro nessuno, non è coraggioso. È stupido.

  301. cara iris, mi dispiace che tu dica che io ho difficoltà a confrontarmi sui contenuti e che rimango sulla forma. pazienza.
    io penso che diverse delle cose che dici siano giuste. si ci vuole un programma di lotta e di iniziativa sociale sulla catastrofe che ancora deve arrivare. anche per questo non parlerei di PIANO. e tu usi entrambe le parole. se i contenuti sono che la crisi è profonda e deve ancora produrre i suoi effetti sono d’accordo. se i contenuti sono che è necessario un programma generale di lotta sono d’accordo. punto. cos’altro dovrei dire sui contenuti? è forse qui che si elabora questo programma? o in qualche luogo si elabora a tavolino il piano e poi lo si propaganda in attesa che le masse, che non aspettavano altro, lo applichino?
    insomma cara iris, non so che dirti. non mi piace discutere in astratto.
    una cosa è avere e dire opinioni e questo si può fare produttivamente in un blog. un’altra è elaborare un programma e questo su di un blog non solo non si può fare ma si corre il rischio di parlare a vuoto e in astratto.
    ovviamente sei libera di scrivere ciò che vuoi senza pretendere, del resto non lo faccio nemmeno io su questo blog che pure è il mio, che nessuno si senta obbligato a rispondere ai punti 1 2 3 4 che vuoi tu.
    un abbraccio

  302. rifondazione non si cancella se prende pochi voti.. a modena abbiamo il due percento ma con un partito attivissimo e, secondo me, con grandi prospettive davanti a se’..
    detto questo sono d’accordo con te.. rompere da ceto politico senza che nessuno capisca il perchè della scelta (come si è fatto piu’ o meno nel 98 con prodi) è stupido.. mi darai ragione pero’ se dico che in tante situazioni lo stare nelle giunte, e il volerci rimanere, ha bloccato completamente il lavoro sociale del partito..per mille motivi.. lo spiegava bene mantovani nella lettera aperta alla maggioranza di chianciano.. allora è nato prima l’uovo o la gallina? non si puo’ uscire dalla giunta se non in conseguenza di un lavoro di radicamento (giusto, sono il primo a dirlo) e al contempo (non ovunque, certo) non si fa lavoro di radicamento in conseguenza della presenza in giunta..

  303. Il discorso torna su Liberazione e ripropongo le mie riflessioni sulla comunicazione e il partito.
    Io sono per la chiusura del giornale così com’è. Mi spiego meglio.
    Ritengo inutile, nel 2009, al tempo di internet, di Repubblica.it, di giornali che hanno a disposizione ben altri mezzi, mantenere un quotidiano che si fonda sulle notizie di ogni giorno, sulla cronaca. Un giornale vende se ha qualcosa di speciale, di unico da dire. Liberazione, per chi legge i quotidiani, ed in Italia la mancanza di lettori è forse il primo problema, è al massimo un secondo giornale. La lettura e la diffusione militante, nei circoli, purtroppo è carente e in difficoltà da tempo, perché anche i militanti hanno fonti di informazione “rapida” che considerano più efficienti, e sono quelle che ho elencato sopra. (Su tutti ovviamente lo strapotere assoluto della televisione, problema che la sinistra tutta ha sempre sottovalutato, a mio parere). Non credo che siano in vista cambi di rotta di sorta a questo trend.
    Un giornale vende ed è scelto se ha qualcosa di esclusivo da dire, e così com’è Liberazione ha molto poco. Anche il Manifesto, giornale più “esperto”, con firme più nobili e storiche, con le eccellenze di cui si parlava sopra, è in forte difficoltà. E a mio parere continuerà ad esserlo.

    Penso che invece il progetto della Rivista sia molto più interessante. Fondendola col giornale, potrebbe magari avere cadenza settimanale, in maniera da seguire in ogni caso il dibattito politico con una certa puntualità.
    Abbiamo bisogno di un luogo di approfondimento, riflessione, laboratorio di idee. Dove le notizie siano trattate in maniera diversa, più “lenta” e ragionata, raccolte in dossier, battendo campi (e sono tantissimi) che sono consapevolmente ignorati dal mainstream. Un taglio del genere potrebbe attrarre grandi firme intellettuali, ospitare un dibattito di qualità.
    Penso immediatamente alla rivistà di Minà sull’America latina, ma credo che un partito possa e debba impegnarsi afinché il progetto abbia una forza e una visibilità molto maggiore.

    Detto questo, capitolo internet. Un sito nazionale organizzato con un semplice blog, impossibile da commentare, quasi senza filmati o audio è davvero rudimentale, a mio avviso. Come si vede è molto più fertile un luogo come questo, un blog personale, che il sito nazionale.
    Manca del tutto un forum nazionale, diviso per argomenti, moderato. Abbiamo quanti? 49 dipartimenti mi pare di aver letto, e nessun forum dove presentare e discutere i risultati. Lo trovo paradossale. Bastano un paio di persone a moderare ed avremmo un vero luogo di partecipazione su internet.
    Per Liberazione su internet, dare un occhio alla nuova impostazione del Manifesto. Articoli fatti apposta per la rete, possibilità di commentare, notizie divise per argomenti, sezioni etc. E’ già un passo in avanti.
    Anche se io sono, ancora, per slegare Liberazione dalla chiave quotidiana, e fare del suo sito un grande portale di approfondimento e riflessione.

  304. Una semplice domanda: come mai quando Confindustria e gli imprenditori parlano di licenziamenti lacrime e sangue per far fronte alla crisi di un’azienda tutti si inalberano (giustamente) e invece quando si affronta il nodo Liberazione devo sentire compagni che parlano di “organici elefantiaci” e di esuberi necessari? Ma che uno è comunista solo con le terga altrui?

    Ps: A chi critica molto ingenuamente il fatto che Liberazione non ha cambiato grafica, vorrei ricordare quanto costa un progetto grafico: decine, a volte centiniaia di migliaia di euro.

  305. caro benny, su padova ha ragione masaccio. per quel che ne so dire che a padova è stato eretto un muro è una semplice stronzata (come al solito opera del giornalismo di merda). è stata sanata una situazione invivibile e sono stati dati alloggi a numerosi immigrati che erano stati ammassati in una zona periferica. nessuna persecuzione degli immigrati che infatti hanno partecipato volentieri alla soluzione del problema ottenendo alloggi pubblici.
    questo è ciò che io so. e ci tenevo a dirlo.

    quanto alla descrizione dell’applicazione del documento di chianciano sono d’accordo con te.
    sinceramente non capisco quel che dici sulla mozione due. veramente non capisco. se per te essere usciti dal partito o esserci rimasti, aver costituito una lista con lo scopo di uccidere il partito o aver votato e sostenuto la lista comunista e anticapitalista, aver proclamato la fine del comunismo o aver detto che la unità della sinistra non può ne deve far sparire il prc ecc ecc è tutto uguale non so che dire. a meno che non si voglia dire che avendo loro sostenuto la mozione due al congresso devono accettare di essere compagni di serie b.
    la svolta a destra può anche esserci, come sempre. ma non è la mozione due il problema. il partito sociale e l’autonomia dal bipolarismo sono la svolta a sinistra. quotidianamente contraddetti da una pratica di molti territori che qualsiasi mozione abbiano votato sono dediti unicamente a discutere delle relazioni politiche col pd, in un senso o nell’altro non fa quasi nessuna differenza, e nelle lotte intestine fra le correnti.
    ma credo che presto mi arrenderò. non c’è verso di togliere dalla testa di tanti compagni l’ìdea che la politica non è contenuti e pratica ma formule e personaggi. come a porta a porta.
    un abbraccio e scusa se ho approfittato della risposta a te per parlare anche d’altro.

  306. io non interverrò in questa discussione su Liberazione. chi dice che va chiusa, chi che va rilanciata, che non gli va la grafica, che la vuole in internet, chi la vuole settimanale. chi la trova troppo uguale a quella di prima e così via.
    ho anch’io le mie opinioni ma intanto le dirò prima nei luoghi deputati a discuterne e in secondo luogo non credo che discuterne così sia utile.

  307. animals Says:

    Ciao Benny, sei di Modena pure tu. Quindi ci conosciamo sicuramente. Io sono Piero Zandomeneghi. In effetti possiamo dire che a Modena non siamo affatto dipendenti dalle discussioni sulle relazioni politiche visto che abbiamo tagliato la testa al toro e di Pd non se ne parlerà proprio più. Possiamo dedicarci a continuare, proporzionalmente alle nostre forze, il lavoro di radicamento e di lotta.

  308. Alfonso Geraci Says:

    Dato che questo è il blog di Ramon e che a lui questa discussione impostata così non pare utile, intervengo per l’ultima volta sul tema “Liberazione” e poi taccio per sempre in merito:
    – Antonio, internet è una cosa meravigliosa che ha cambiato la mia vita, le riviste sono una cosa splendida (ne ho pure fatte in prima persona), però i siti comunisti servono a predicare ai convertiti (o a discutere tra convertiti) e le riviste interessano una parte MICROSCOPICA della popolazione di qualsiasi paese del mondo. Un giornale invece fa parte della vita reale, quella che si può toccare con mano, e fa opinione ogni santo giorno e serve ed aiuta a innescare discussioni e a gettare il seme del dubbio anche a chi è ben lontano da noi.
    – James, sono del tutto d’accordo con il tuo discorso sulle “terga”. ‘sti poveri giornalisti di Liberaz. non se li fila proprio nessuno. Vebbè…

  309. ramon ci sono i posti deputati per TUTTI non solo per te che sei dirigente.

    si discute di proposte, di contenuti politici, di punti di vista che possono magari anche aiutare poi la stesura di punti programmatici nei posti preposti, qui sui blog. per questo si fa informazione , si diffonde, ci si scamba opinioni senza che uno si senta in dovere di rispondere all’altro.
    e basta. punto.
    per la prima volta sono in netto disappunto con te, dopo la risposta data ad iris.

  310. Come direbbe Ferrero “gruppi dirigenti che hanno sempre ragione”
    Si prenda il 2, l’1,7, il 2,1 la colpa è di Bertinotti, degli elettori, di quando si stava col PD, dell’affluenza, della fase storica, mai che si dica: scusate abbiamo fatto una minchiata ne prendiamo atto.

  311. Scusami Alfonso, ma la realtà dei fatti dice che Liberazione è letta si e no dal 10% (dieci) degli ISCRITTI al partito (correggetemi se sbaglio). E da pochi altri “convertiti”, come te credo. Che possa tornare a essere “parte della vita reale” delle persone come dici non mi pare francamente all’ordine del giorno. Di più, addirittura nemmeno i quotidiani che hanno alunce centinaia di migliaia di copie di tiratura sono oggi parte della vita quotidiana di gran parte delle fasce sociali che intendiamo come partito rappresentare.
    Quindi credo che la supremazia del quotidiano per fare quello che dici (e che come obiettivo di fondo condivido pure) sia del tutto superata. Il punto è proprio che il quotidiano in sé ha perso la funzione che aveva alcuni decenni fa.
    Io non dico che la rivista sarà letta improvvisamente, dato il cambio di format, da milioni di persone. Dico che, come partito, ci sarebbe ben più utile di questa Liberazione, per le motivazioni che scrivevo nel post precedente.

    Maria: in un blog personale in linea di teoria si fa il cavolo che vuole il proprietario 😀 Però utilizzo il tuo ultimo post per ribadire l’urgenza della costruzione di un forum nazionale organizzato e moderato, diviso per sezioni etc etc. Per creare un luogo vero di discussione in rete e per tenene traccia (per es qui chi va a leggere i post di 1 anno fa? si leggono i commenti all’ultimo post e via. Il fatto che siano quasi tutti fuori tema -offtopic- la dice lunga sull’esigenza di confronto che non è certo assorbita dal sito nazionale).

  312. Piccola aggiunta per sottolineare il mio accordo con quanto scrive Mantovani sulla attuale mozione 2, che ho sostenuto un anno fa. Se pensate che passare attraverso una scissione lacerante, dividersi le sedi, fare campagna elettorale su 2 campi differenti con tutto ciò che questo comporta, in fin dei comti non significhi nulla perché siamo dei distruttori del partito in incognito, non so più che dire.
    Direi anche che se avessi ascoltato alcuni anatemi provenienti dalla mia area pre-scissione, non starei neanche leggendo e scrivendo su questo forum…

  313. antonio perfettamente d’accordo con te.
    ognuno sul SUO BLOG PERSONALE ci fa quel che gli pare.
    se magari le discussioni, tra tanti delirii, possono tornare utili alla dirigenza e a chi di competenza, bene. o no?
    sempre che si voglia costruire qualcosa e non perder tempo a scazzarci. o a creare una finta convivialità che uoce primo a chi ci scrive secondo al partito stesso. almeno, io la penso così.
    non mi riferisco al blog di ramon, beninteso,parlo in genere.

  314. iris pezzali Says:

    Ramon, Maria. Credo che sul senso generale ci siamo intesi. Ramon io non discuto in astratto: ti ho portato esperienze concrete del nostro bisogno politico di dire cosa serve e come. I numeri 1 2 3 4 sono l’epressione immediatamente simbolica di un bisogno di cominciare a dire ciò che serve per incalzare sul piano programmatico.
    ti faccio un esempio pratico. Saprai sicuramente che da tempo vi è la possibilità a livello territoriale di concordare per le industrie un piano dilazionato di pagamento dei consumi dell’energia elettrica relativa ai processi di produzione. Perfetto.
    Allora mi chiedo e chiedo come uno degli esempi di rivendicazione in un Piano di emergenza sociale nazionale: perchè non chiedere che anche i soggetti socialmente fragili possano essere presi in considerazione in una convenzione che abbia le carattteristiche del dilazionamento debitorio?

    Perchè la parola PIANO non la trovi adeguata? perchè forse intravvedi il rischio di una troppo generica individuazione dei contenuti?
    Evitiamo il cavillo. Come lo vogliamo chiamare?
    I nomi si sono sprecati: progetto, piattaforma ecc.
    C’erano anni in cui sembravamo tutti geometri della politca.
    Ma la sostanza rimane una: cosa si propone alla popolazione come misura di contenimento della povertà progressiva del nostro paese?

    come vedi non parlo di scorciatoie politiciste.
    qual’è il nome che oggi noi indichiamo come il NOME DELLE COSE?
    (ricordi L. Magri a Riva del Garda).
    Il nome delle cose. ecco. io ho nominato alcune cose. e ho chiesto di riflettere a te che sei dirigente massimo di Rifonda cosa pensi e cosa hai da dire.
    Che il blog è il tuo l’ho capito: c’è scritto in ingresso.

    mamma mia….un abbraccio

  315. scusate sulla questione Liberazione c’è anche da dire che in tanti posti non arriva, tipo la strangrande maggioranza della Sicilia. C’è anche questo nel dato delle vendite.

  316. giovanni Says:

    Trovo che quanto scritto da Antonio su Liberazione sia di assoluto buon senso.Ciò detto non entro nel merito della questione in se perchè trovo di cattivo gusto costringere Ramon a ribadire quanto ha già espresso in varie occasioni sul tema della comunicazione.Presumo che la posizione di Ramon sul tema sia dettato da aspetti di correttezza sull’uso improprio di un blog personale rispetto ad un tema che immagino abbia altre sedi più autorevoli di dibattito. Resta però la questione culturale,e non tecnica,del ruolo di un partito in relazione alle coscienze che intende “liberare”. Lo strumento adeguato o no che sia è espressione di un progetto culturale? Se si quale è il progetto culturale che sottende alla scelta di questo o quello strumento. L’ISKRA riassumeva in una parola il suo progetto e la sua funzione. Il tema posto da Antonio e rilevato anche da Maria con la consueta sensibilità e perspicacia è un tema centrale di orizzonte ,di visione di insieme non un tecnicismo professionale.
    Io la vedo così ,viva la vita!

  317. giovanni Says:

    P.S Ramon
    non per reclamare una risposta ma per amore di chiarezza non credo che tu
    abbia risposto al mio post precedente nelle tue risposte ombrello.Bada
    ci sono cose più importanti da fare e non è polemica la mia precisazione
    ma sai comè invecchiando spesso si diventa più tachenti,forse capita anche a me.
    Salutone e VlV!

  318. credo che presto mi arrendero’ anch’io ramon.. perchè non è corretto che tu continua a dirmi che parlo di formule e personaggi e non di contenuti.. e i contenuti sono che c’è chi dice che chianciano vada messa da parte (“si pone con forza la necessità di andare oltre quel congresso e ridefinire un progetto politico” rocchi, direzione naz) e chi pensa che invece la linea uscita da quel congresso vada anzi messa in pratica nella maniera piu’ profonda.. è contenuto questo o no? perchè per molti compagni la parola chianciano non è una formula astratta.. è contenuto.. è il lavoro a pomigliano.. è la campagna per lo sciopero generale del 12 dicembre.. è la creazione del circolo alle acciaierie di piombino.. è l’attività dei compagni all’ilva.. c’è chi, come me, teme che l’eventuale cambio di maggioranza sia un’ulteriore falla nella gia’ debole diga che abbiamo eretto a chianciano.. (un’ulteriore.. non la prima.. non la definitiva).. è un timore ovviamente.. solo un timore.. non ho la palla di cristallo.. non vedo il futuro.. ma è un timore lecito questo? e soprattutto è un timore che riguarda i contenuti della nostra azione sociale o riguarda solamente una “formula”? è questione di nomi di chi dirige il partito o di linea politica che si porta avanti?
    non vedo il futuro dicevo.. ma imparo dal passato.. e il passato dice che se si legge il doc che la due ha presentato al VII congresso la prima riga del secondo capitolo dice:”Noi, tutti noi, siamo chiamati, in questo congresso, al compito più arduo della nostra storia: salvare Rifondazione comunista” e poi piu’ avanti “Noi, tutte e tutti noi, vogliamo rilanciare Rifondazione comunista e salvarla dai due principali pericoli che incombono” e poi all’inizio del punto 2b:”Noi, tutti noi, vogliamo salvare Rifondazione comunista”. e riscoltando oggi l’intervento di vendola a chianciano fa un po’ senso sentirlo che dice: “io non voglio sciogliere il mio partito.. voglio che viva..” e poi: “andiamo alle elezioni europee del prossimo anno[..]” (usando la prima persona plurale)
    ma nonostante queste affermazioni in molti avevamo un timore..

    per antonio: cosa intendete per superamento di chianciano? cosa intendete dicendo che si deve mettere alle spalle il congresso? cosa comporta?

    per animals: sono di genova..

  319. Benny e c’è scrtitto pure nel doc di Chianciano,oltre quello che tu hai scritto,GESTIONE UNITARIA DEL PARTITO

  320. Comunque vorrei riavere il Prc del 2006 con il 7,4% dei consensi e la sinistra radicale forte oltre il 10%.
    Ed è normale avere due sinistre una comunista e anticapitalista cioè la nostra e un altra sinistra rosso-verde laica e ambientalista.

  321. vorrei dire una cosa riguardo il sito nazionale e la proposta di antonio, che condivido a metà (a proposito di visione d’insieme e di tema orizzontale).
    mi hanno consigliato varie volte durante questi mesi di iscrivermi al forum del partito. non l’ho fatto. e non l’ho fatto semplicemente perchè erano mesi difficili, molto intensi, e quando ci si trova alle strette bisogna scegliere. sono certa che nel forum vi siano discussioni molto interessanti, ma rimangono discussioni per gli addetti ai lavori. “un passante” e un semplice elettore simpatizzante non acederebbe mai ad un sito simile. è un po’ come parlarsi da soli addosso (anche se è utile per chiarisi le idee).
    una delle cose che io avevo proposto APPENA chiuso chianciano, cioè quasi un anno fa, era quella di mettere a disposizione un sito personale per ogni responsabile di dipartimento (intendo quelli importanti, visto che ci sono più responsabili che circoli, tra un po’).
    questo per dar modo alla base di chiedere informazioni, di interloquire sulle problematiche di modo che queste fossero condivise da tutti. perchè il mio problema può essere anche il tuo, no?
    questo non è stato fatto. purtroppo. e dico purtroppo perchè nei territori ci si poteva benissimo arrivare in questo modo. e non sempre attraverso le telefonate del militante al responsabile di zona.

  322. tafazzi Says:

    Certo che nel giorno del ballottaggio a Padova, martellarsi le ba…. con via Anelli, si può pensare che qualcuno sia in male fede. L’ operazione di via Anelli è stata un esempio, di grande democrazia e solidarietà dove centinaia di persone, famiglie povere della città, hanno ottenuto una casa decente, dove far crescere i propri figli, lontani da spacciatori e mafiosi di ogni genere. E’ stata la più grande operazione di solidarietà fatta in collaborazione tra Zanonato e esponenti di Rifondazione. Padova ringrazia l’ assesore Ruffini(prc), e il sindaco Zanonato.

  323. giovanni Says:

    Cara Maria,
    non ho capito quale metà condividi dell’orizzonte, ma forse è perchè ho una
    visuale limitata.
    un salutone Viva la Vita!

  324. giovanni caro a metà di quel che dice antonio, perchè il nocciolo per me non è l’assorbimento dell’utenza del sito nazionale. non è che se tutti i responsabili aprono un blog come ha fatto ramon (e altri) alcuni problemi si inizi a risolverli. e ho spiegato perchè.
    viva la vita giovanni!!

  325. giovanni Says:

    Cara Maria,
    grazie per la risposta anche se in verità un po deludente rispetto ai temi
    sollevati da Antonio. So che potresti dire ben altro ma rispetto il tuo riserbo
    nello scrivermi.
    Viva la Vita Maria!!!!

  326. cara maria e cara iris, certamente mi sarò spiegato male. certamente.
    allora riprovo a dire ciò che penso. vediamo se ci capiamo. perché si può verificare che, al di la di sottigliezze, siamo d’accordo, oppure che non siamo in disaccordo. e non c’è nulla di male ad essere in disaccordo. basta sapere di cosa si tratta e soprattutto non estendere il disaccordo su un punto a tutto il resto dello scibile umano e non umano.
    1) io penso che ci voglia un programma di lotta. (poi tornerò sulle parole programma e piano). cioè sono d’accordo, credo, con iris che ci voglia una piattaforma di rivendicazioni capace di generare proposte concrete, vertenze ed unificazione delle lotte, che ci sono e sono tante. oltre che capace di parlare alle persone in carne ed ossa che si sentono sole e abbandonate da sindacato e politica. ci capiamo su questo? penso di si. posso aggiungere che iris ha proposto un piano in punti, facendo esempi, sostenendo alla fine che chi non si dedica all’attività che lei ha proposto è un settario di cui liberarsi? posso aggiungere, visto che il suo post era immerso in mezzo ad altri che esibiscono proposte ispirate da una certa sicumera per cui si individua una soluzione organica e il nemico da battere perché impedisce la soluzione proposta? posso dire che gran parte della discussione sulla mozione due è il frutto di questa impostazione? posso dire che ho detto: in mezzo a questa babele di proposte e soluzioni scritte qui a tavolino sul computer e in aperta contraddizione fra loro bisogna discutere su un blog in modo diverso? fermo restando il diritto di ognuno ed ognuna di scrivere ciò che vuole senza che il non mettersi qui ad elencare punti di un programma diventi una fuga dalla discussione di contenuto? posso dire che un programma o piano che dir si voglia non si costruisce su un blog senza che per questo qualcuno si offenda?
    2) diffido della parola piano per un motivo preciso. mi sbaglierò ma penso che il problema non sia dire, elencando punti o meno, cosa le istituzioni dovrebbero fare. non dico che sia sbagliato farlo ed infatti si fa continuamente: salario sociale, blocco degli sfratti e dei mutui, blocco dei licenziamenti, dotazione agli enti locali delle risorse per non cancellare il welfare, cancellazione del patto di stabilità, estensione della cassa integrazione anche alle imprese sotto i 15 dipendenti, cancellazione o almeno moratoria delle grandi opere inutili, tassazione di rendite finanziarie, patrimoniale, sanatorie per l’immigrazione clandestina, e cos’ via. peccato che dire cosa sarebbe giusto fare è una cosa e farla è un’altra. ripeto: è giusto dire tutto ciò ma evidentemente non basta. per programma intendo una serie di obiettivi di lotta concentrati in un tempo preciso e frutto dell’unificazione delle lotte in corso che ci sono. per programma intendo obiettivi per i quali comitati, sindacati di base o pezzi confederali ed rsu coordinate a tutti i livelli ed associazioni siano disposte a battersi insieme. per questo programma non basta che ci siano i punti elaborati astrattamente. ci vuole un percorso dal basso. è finito il tempo in cui un partito, grande o piccolo non fa molta differenza ma certo piccolo è ancor peggio, elabora il proprio piano e poi chiama tutti a sostenerlo e conseguentemente a sostenere il partito (con il voto) perché quest’ultimo porti il piano nelle istituzioni e lotti li per la sua realizzazione.
    è uno schema che non funziona più per tanti motivi che ora non posso elencare, il principale dei quali è, però, che la sfera politica (partiti ed istituzioni) è diventata separata dalla società.
    le persone in carne ed ossa ti ascoltano dire non spendiamo miliardi per i nuovo cacciabombardieri ed usiamo quei miliardi per: salari sociali, ricostruzione in abruzzo, piano casa e qualsiasi altra cosa. molte di queste persone sono d’accordo con la proposta ma: spesso pensano che sia un espediente propagandistico per avere consensi e basta, che sia una buona idea ma che non hai la forza per realizzarla, che tu sia un cretino demagogo, che il problema sia prima cacciare la destra e poi vedere quello che si può fare mentre tu gli stai dicendo che il pd è d’accordo con gli aerei da guerra e quindi pensa: sarà giusto ma come si fa contro tutti?, che sei un sognatore impolitico, che lo dici per motivi ideologici è non per gli obiettivi proclamati (sei contro i cacciabombaridieri ma non te ne frega nulla di salari, piano casa ecc). e potrei andare avanti quasi all’infinito.
    per questo penso, per metterla in una formula, che ci voglia una unità della sinistra anticapitalista capace di produrre unificazione delle lotte su un programma di lunga lena e di avere almeno la forza necessaria per fare iniziative di lotta capaci di far dire alle persone in carne ed ossa: toh questi combattono sul serio, magari sono pazzi ma almeno si sa chi sono cosa vogliono e sono coerenti.
    e questo è immensamente più difficile che scrivere un piano o anche un programma di lotta a tavolino. tanto meno su un blog.
    faccio un esempio e vediamo se mi spiego.
    sono stato a forlì in campagna elettorale. un giovane compagno ha raccontato la sua condizione che riassumo così. ho lavorato come operaio in una azienda con un centinaio di dipendenti. non c’era il sindacato ma c’era il rispetto delle norme di sicurezza. sebbene avessi il contratto a tempo determinato insieme ad altri ho costituito il sindacato nella fabbrica. alla scadenza non mi hanno rinnovato il contratto. poi ho torvato lavoro in una azienda leggermente più piccola. c’era il sindacato, ma non il rispetto delle norme di sicurezza. mi sono fatto male. una ferita superficiale in faccia (e si vedeva!). poteva andare ben peggio. stamane ho firmato il rinnjovo del mio contratto per altri due mesi. giacchè il sindacato non fa un bel niente ne in fabbrica ne fuori ed è un mese che tutti i funzionari sindacali disertano perfino le trattative in corso perché sono dediti alla campagna elettorale, io che faccio? chiamo l’ispettorato del lavoro? se lo faccio fra due mesi non mi rinnovano il contratto. e io poi come pago l’affitto e il resto se non trovo subito un altro lavoro. ed è chiaro che se per due volte mi cacciano perché rompo i coglioni la voce si diffonde e non mi assumerà più nessuno.
    ora, stiamo parlando di un militante politico. uno che in una sera di pioggia e vento era sotto un porticato ad una iniziativa elettorale di rifondazione.
    è vero che agli operai non gliene frega nulla delle mozioni di rifondazione. posso dire che non gliene fregherebbe nulla neppure di un piano o programma?
    invece potrebbe fregargliene qualcosa se il partito, visto che il sindacato fa letteralmente schifo, fosse capace di organizzare una cassa di resistenza, se fosse capace di dire al compagno: tu chiama l’ispettore del lavoro che poi non sarai solo. che se ci sono dieci operai nella città nelle stesse condizioni si fa una cooperativa di lavoro e si apre una vertenza con gli enti locali affinché questa cooperativa abbia lavoro. che si faranno manifesti, volantini, propaganda sulla loro storia e che si chiede a tutta la città di muoversi. parrocchie, associazioni, studenti, e personaggi vari.
    sta qui la differenza fra un programma o un piano di lotta. nella pratica sociale del partito e di tutti i soggetti sociali e culturali.
    chissà se mi sono spiegato. cara iris e cara maria.

  327. caro giovanni, scusa ma ti spiace dirmi a cosa non ho risposto senza farmi rileggere decine di post. sai che non mi sottraggo. sai invecchiando si diventa sia più puntigliosi sia più distratti.
    un abbraccio

  328. caro benny, non arrendiamoci va!
    tu scrivi una cosa molto contraddittoria: “credo che presto mi arrendero’ anch’io ramon.. perchè non è corretto che tu continua a dirmi che parlo di formule e personaggi e non di contenuti.. e i contenuti sono che c’è chi dice che chianciano vada messa da parte (”si pone con forza la necessità di andare oltre quel congresso e ridefinire un progetto politico” rocchi, direzione naz) e chi pensa che invece la linea uscita da quel congresso vada anzi messa in pratica nella maniera piu’ profonda.. è contenuto questo o no?”

    la risposta è No questo non è contenuto. che ci siano opinioni diverse su chianciano va da se. se è per questo ci sono anche nella maggioranza nei fatti.
    per esempio: a napoli mozione uno e due si sono spaccate come due mele sull’alleanza o meno alle provinciali col pd di bassolino. il contenuto è la scelta di non allearsi e va giudicato indipendentemente se sia stato sostenuto da fedeli o meno alla mozione di chianciano.
    io penso che sia necessario unire tutto ciò che si colloca nel campo anticapitalista, che ha l’idea che bisogna ripartire dalla società e non dalle relazioni politiche e che sia consapevole che sia necessario essere contro il bipolarismo. questo è il contenuto. che la mozione due accetti (per fare un esempio) questa impostazione sostenendo che è una svolta rispetto a chianciano mentre io sostengo che è l’applicazione di chianciano non conta molto. conta se l’unità che si vuol fare è su quella linea.
    dire: la mozione due si appresta ad entrare in maggioranza e questo dimostra che c’è una svolta a destra è, secondo me, una corbelleria. ed è ragionare di formule e personaggi invece che di contenuti.
    si può fare la svolta a destra anche senza mozione due. basterebbe unificarsi col pdci senza discutere delle cose fondamentali come società e bipolarismo. come si può fare la svolta a destra dicendo invece che unità della sinistra alternativa patto d’azione.
    per quanto mi riguarda ragiono così. e siccome, nel mio piccolo beninteso, ho denunciato svolte a destra anche da solo e anche recentemente, puoi stare sicuro di una cosa. se invece che l’unificazione di lotte e soggetti sociali e culturali e politici si farà un arcobaleno rosso mi troverai contrario, anzi contrarissimo. ma potrei esserlo anche se si facesse senza mozione due.
    mi sono spiegato?

  329. giovanni Says:

    Post del 12 giugno h 17 42 . So che non ti sottrai e credimi se ti dico che
    potrei consigliarti letture migliori . Era una precisazione a una tua risposta.
    Onestamente ho scritto di meglio è che ultimamente ho due coglioni di tutto
    come due meloni,sarà sicuramente la marcia inarrestabile verso il cappotto
    di legno.Tuches i ball!!!!!
    Viva la Vita un abbraccio anche a te !

    P.S Vorrei ricordare qui il grande padre Bartolini paladino della lotta degli Indios in Perù. Le sue dichiarazioni di questi ultimi giorni sono un vero
    esempio per tutti.

  330. perdonami ramon, vorrei precisare che iris parla su un piano differente dal mio, quindi se ho detto che mi trovo d’accodo con lei in line a di massima, come del resto l’hai detto tu, non significa che condivida parola parola quello che lei ha scritto.
    quindi ti rispondo da parte mia, e spero di rispondere “meglio” anche a giovanni.
    piano piattaforma programmi, tutto quello che ti pare, non son cose che si possono elaborare qui. vi sono le sedi opportune. e su questo ovviamente siamo d’accordo.
    la situazione in cui tutti ci si trova è quella di una vecchia battuta di enrico montesano. in uno sketch disse: “ho visto il tg. politici e sindacati domani metteranno i problemi sul tappeto”. beati loro che c’hanno il tappeto. noi non teniamo manco quello per metterceli!”
    siamo a questo punto.
    come fare? salario sociale, blocco degli sfratti e dei mutui, blocco dei licenziamenti, dotazione agli enti locali delle risorse per non cancellare il welfare, cancellazione del patto di stabilità ecc ecc come elencavi tu.
    il problema è nostro (e per nostro non intendo del partito inteso come entità superiore, che fa quel che è giusto fare e quel che è giusto dire, nonostante l’oscuramento dei media). per nostro intendo dei militanti, dei circoli, che non riescono più (nella maggior parte dei casi non sempre,per fortuna) a connettersi col mondo circostante e i relativi problemi.
    la pratica sociale non arriva per scienza infusa, o la si pratica o è impossibile riuscire a realizzarla. quando dicevo che per me era importante che i responsabili dei dipartimenti più importanti avessero un sito, lo dicevo per questo. era un modo semplice,non costoso, di “farsi sentire” vicino al militante che è terribilemente demoralizzato, perso. l’associazionismo nel sociale funziona molto bene, perchè prima di tutto funziona bene al suo interno. se vogliamo essere “ascoltati” nella società dobbiamo imparare a fare questo, altrimenti nessun associazione o movimento ci darà credito. non aspettan noi ramon, che arriviamo come i salvatori del mondo a collegare tra loro tutti i soggetti che già lavorano. o riesci in qualche modo ad assomigliare a loro, o sarai sempre una monade.

    tu dici: che si faranno manifesti, volantini, propaganda sulla loro storia e che si chiede a tutta la città di muoversi. parrocchie, associazioni, studenti, e personaggi vari.

    ramon, questa è la chiamata zapatista. ma loro l’autorevolezza di farlo ce l’hanno. noi ancora no. se non costruiamo all’interno, questo miracolo tarderà a venire.
    chissà se mi sono spiegata io stavolta, ramon.
    un bacio

  331. cara maria, ti sei spiegata perfettamente e sono d’accordo con te.

  332. sono contenta.
    grande bacio ramon!!

  333. caro giovanni, ho riletto il post. non ho risposto semplicemente perché sono d’accordo. la lega è un vero partito si massa. e sa costruire egemonia soprattutto con il suo radicamento. altrimenti non avrebbe resistito alle mille svolte epocali (e passate inosservate) della sua linea. dal neoliberismo assoluto al protezionismo, dal maggioritario al proporzionale, da berlusconi mafioso a berlusconi grande leader. dall’europa si all’europa no. ma è favorita dall’essere in sintonia con il prodotto strutturale del capitalismo contemporaneo: la solitudine e la guerra fra poveri. come vedi, forse, sono d’accordo. quasi completamente. perché dovresti dire umanità e non uomo.
    proprio non ti entra in testa eh!
    un abbraccio forte.

  334. giovanni Says:

    Bella lì,Ramon,
    si ci si capisce , l’uomo è il simbolo dell’umanità . Ma so cosa vuoi dire e
    il tema non è di quelli che si trattano consumandoci gli occhi o i polpastrelli.
    Una boccia di rhum e una tripletta di negroni con qualche ora a disposizione
    sarebbe una buona condizione,ma il tempo a disposizione è quello che è.
    Un buon inizio d’estate a te che sei come me un veterano delle stagioni e della loro implacabile e fantastica successione!
    Viva la Vita! Ricambio l’abbraccio di cuore.

  335. vorrei riallacciarmi a quello che scriveva Maria nell’ultimo post. premessa:non so se parlo di contenuti o di forma ,so per certo che parlo della realtà quotidiana del mio circolo ,del nostro interrogarci e aggrovigliarci nel cercare di capire come fare giorno per giorno il partito sociale .Non passa giorno, o riunione di segreteria,senza che ci accapigliamo sulla prospettiva d cio’ che stiamo facendo . e non parlo di prospettiva elettorale ma proprio in concreto della evoluzione che avrà il nostro agire. faccio un esempio: facciamo i banchetti del pane da molti mesi ,come proseguiamo? facciamo il GAP : e poi ? cosa viene dopo? lo spaccio di quartiere? ne abbiamo la forza? Serve a qualcosa oltre che a noi? dove lo facciamo? La cassa di resistenza :siamo pronti ,operai di aziende crisi ce n’è quante ne vuoi,con un paio di cene qualche migliaio di euro li abbiamo raccolti perchè la sinistra diffusa c’è ( poi non ci vota ma amen) e si entusiasma all’idea. Ma che facciamo? beneficienza agli operai piu’ vicini alla sede ? ovviamente no.Sostegno alle lotte ? ma qui le lotte non ci sono !!!negli incontri con i cassintegrati ci chiedono solo cosa farà il comune, a che punto e’ la provincia con la cig!! ed è giusto così perchè noi mica abbiamo altre risposte .Per ora ci siamo organizzati facendo lo sportello informazioni ,raccogliendo tutte le notizie sulle possibilita’ degli enti locali ma non basta per dire che abbiamo un’utilita’ sociale. Stiamo percorrendo una strada che per noi e’ assolutamente nuova ,consapevoli di avere a che fare con persone in enormi diffficoltà a cui non puoi raccontare fregnacce o promettere ciò che non potrai mantenere e ci sentiamo soli !!!!!!!!!!

  336. sibilla (bel nome) non c’è una risposta certa a quello che chiedi.
    es. i GAP. se nella tua realtà funzionano (e non è detto che debbano funzianare in tutte) si va avanti in quel senso. i risultati arriveranno col tempo….voglio dire, questo tipo di azione politica va beinissimo, ma non si può pretendere che risolva il problema. intanto nei banchetti distibuire volantini ed informazioni su quello che fa rifondazione è già un modo di comunicare i nostri programmi alla gente comune che poco s’intende di politica (considerando anche l’oscuramento mediatico)e di entrare in “confidenza” con loro. non vorrai mica partire col pane e tirar su una coop, spero….
    dici che fate sportello. ebbè, e ti pare poca cosa per un circolo di rifondazione di oggi? quanti circoli lo fanno?
    per ora, ai margini della politica e delle istituzioni nazionali possiamo far poco altro. cosa vuoi promettere alla gente?
    si deva anche capire che ogni realtà è diversa. non c’è una ricetta che va bene per tutti, si dovrebbe valorizzare e lavorare su quello che funziona meglio ad impatto.

  337. Maria: fra un forum nazionale diviso in sezioni ed un sito personale per ogni capo dipartimento non c’è poi tutta questa differenza. Anzi, tanti siti diversi creerebbero soltanto caos. C’è bisogno di punti di riferimento. Questo blog ad esempio oggi lo è, ma il partito avrebbe bisogno di un luogo più “universale”, ecco.
    Sul forum attuale del sito nazionale, quello fermo a settembre 2008, aperto un’ora al mese col dirigente che risponde in 2 righe a domande su qualsiasi cosa, beh, ogni commento è superfluo.
    Sul fatto che un forum nazionale sarebbe un luogo troppo “interno” sono anche d’accordo, purtroppo tutti i nostri strumenti di comunicazione, oggi, patiscono questo problema. Ma io ritengo che a noi oggi serva prima di tutto rilanciare la comunicazione e la solidarietà interna al partito. Ci deve essere un posto nazionale in cui io, napoletano, possa leggere delle buone iniziative che mettono su i compagni del nord est o della sicilia, e discuterne in prospettiva nazionale con il resto del partito.
    Infine, credo che questo blog sia ricco di spunti e riflessioni interessanti, credo anche che Mantovani ne faccia tesoro, e così dobbiamo fare noi. E mi pare, non tocca a me certo difenderlo, che risponda praticamente a tutte le questioni postegli. Che ritenga di non potersi sbilanciare nei dettagli su questioni che saranno oggetto di serrato dibattito in Direzione e Cpn lo trovo di tutto buon senso.

    A chi mi chiedeva delle posizioni della mozione 2 su Chianciano: bene, quello che intendo io, personalmente, come superamento di Chianciano è proprio il superamento di questa discussione ingessata sugli schieramenti di un anno fa. E’ davvero successo di tutto da allora e ho visto di persona, come ricordava Mantovani parlando di Napoli, le 2 mozioni più grandi spaccarsi a metà su questioni dirimenti. Ancora personalmente, sono piuttosto insofferente, al momento, ad ogni classificazione netta, una volta venuto meno un riferimento storico come Bertinotti. Non mi sento appartenente ad un’area in maniera organica e totalizzante (come fanno, giustamente, i compagni della 4, che pure stimo molto), mi sento un iscritto al partito della rifondazione comunista, profonda minoranza nella società di questo paese, mi basta questo. Prima di discutere di prospettive dovremmo partire proprio da qui, c’è il rischio di una balcanizzazione del partito, peraltro su dimensioni davvero ridotte.
    Credo tuttavia che l’eredità di quanto di buono questo partito ha costruito negli ultimi 10 anni risieda nel Prc attuale, in un partito che vuole ripartire dal lavoro sociale, dai movimenti, e tornare ad essere percepito come partito alternativo e combattivo. In questo senso non troverei motivi in ulteriori spaccature del gruppo dirigente in seguito ad una gestione unitaria del partito, che mi pare, ancora, di tutto buon senso.

  338. antonio, d’accordissimo sulla gestione unitaria e che si deve andare avanti in questo senso. ripartire dal lavoro sociale e dai movimenti. e ci siamo perfettamente.
    che il blog di ramon sia un vero tesoro per tutti noi, su questo non c’è ombra di dubbio, non si discute di questo. non son d’accordo con te quando dici che su un sito nazionale è interessante trovare spunti per iniziative locali. ti faccio presente che su quello ufficiale questo avviene. chi è interessato queste informazioni se le va a trovare. il punto è un altro.

  339. antò (e chiudo) i luoghi universali sono quelli che creano più caos.
    perchè si parte dal problema del pane e si arriva all’iran. e io che ho un problema concreto rimango con quello.

  340. Anonimo Says:

    Fuori dai denti anch’io e scusandomi per l’intrusione molto maleducata.
    Non so se sia migliore un forum nazionale o cos’altro, ma a me basterebbe riuscire a leggere senza dover copiare tutti i post sul blocco note 😀
    Ma perché vi piacciono tanto i colori scuri? Per i cecati sono un vero dramma.
    Mi riscuso.
    ciao

  341. antonio,
    se superamento di chianciano significa quello che dici tu allora siamo perfettamente d’accordo.

    se superamento di chianciano significa quello che dice rosa rinaldi (“..a partire dal prossimo CPN, si debba segnare una discontinuità politica e progettuale e che sia necessaria la ricostruzione di un polo della sinistra a 360° che attraversi 15 anni di diaspore. Con chi? Con tutti quelli che ci stanno!”)allora non sono piu’ d’accordo
    se significa quello che dice sandro valentini (“rilanciare un progetto di unità a sinistra su basi federative e ripensare una politica delle alleanze e di attenzione al PD partendo dai contenuti.”) allora non sono d’accordo..
    se significa quello che dice bonadonna (“Prendere atto della sconfitta e lanciare un appello a tutte le forze, comuniste, socialiste, ambientaliste, pacifiste, comunque denominate e organizzate, per riunirsi in una conferenza con l’obiettivo di dare vita ad una forza politica unitaria e plurale”) allora non sono d’accordo.
    e non sono d’accordo per il contenuto della proposta politica.. non certo per il fatto che un anno fa questi compagni abbiano votato una mozione piuttosto che l’altra (tra l’altro non so nemmeno cosa votarono e non mi interessa).

  342. Luca Marini Says:

    Su la lega, qui a Prato ma come in molte province della toscana è schizzata al 6% senza fare niente dal punto di vista del radicamento sociale, mai visto un leghista volantinare davanti ad una fabbrica dove operai venivano messi in mobilità o espulsi, a parte fare una campagna elettorale becera sui cinesi! tipo “cancella il rosso per mandare a casa il giallo” oppure mettere manifesti ” loro sono finti in riserva, pensaci! i leghisti qui non hanno mosso un piede e nemmeno un dito a parte acquistare immobili per l’elezioni per fare il loro comitato elettorale, immobili che rifondazione si sogna! ed è questo il modello di radicamento! In realtà la lega spadroneggia da quando sono state annientate le conquiste sul lavoro e qualsiasi forma di solidarietà! Si è favorità dall’essere in sintonia con il prodotto strutturale del capitalismo moderno! basta!
    La lega conduce nei fatti una politica da sempre antioperaia, ricorda niente la legge Biagi (o libro bianco di Maroni) o lo scalone di Maroni?
    E basta con questa litania che la Lega è forte perchè sa parlare con la gente e sa risolvere i problemi!

  343. luca ma basta cosa???!!???
    ma te lo ricordi come è nata lega? io sì. nei dintorni del milanese sai che facevano i leghisti? si occupavano dei problemi CONCRETI DELLA GENTE!
    ti serve una strda decente perchè per arrivare da casa tua (che è una fattoria semi-dispersa) sulla provinciale ci devi lasciare ogni volta le ruote della macchina? bene. dammi fiducia, votami, e vedrai che la strada te la sistemo. a costo di buttar giù la giunta.
    detto. fatto.
    ecco perchè la lega è diventata quel che è, caro luca.
    e noi, quando?

  344. ma basta leggere cosa scrive LERNESTO: difende il regime iraniano sul voto mentre la segreteria del PRC prende le parti di chi manifesta ,Giannini sta dalla parte opposta! possibile continuare così?

  345. La lega comunque Maria prende voti anche di opinione perchè credimi sono basito nell’ascoltare i discorsi degli operai anche nelle regioni del centro credimi è un pensiero che pervade tanti..

  346. ti credo benissimo, infatti io parlavo di come è riuscita a radicalizzarsi la lega. non ho mica detto che condivido quello che fa e soprattuto perchè lo fa. questo per essere chiari.

  347. Costantino Says:

    Ciao Ramon,
    vorrei che esprimessi qualche riflessione su ciò che sta accadendo in Iran.
    Non ho gli strumenti di conoscenza per capire bene come stanno le cose.

  348. bella lì giovanni! ma non c’è bisogno di consumarsi vista e polpastrelli per dire ciò che il simbolico esprime. basta il buon senso per capire che il maschile nel momento in cui viene usato come simbolo per identificare tutta l’umanità contiene anche il dominio di un genere sull’altro.
    non c’è rhum o negroni che tenga.

  349. Luca Marini Says:

    Ma avrò una conoscenza parziale della lega ma rimane un partito antioperaio e comunque ripeto qui non è assolutamente radicata va avanti sull’onda xenofoba altro che risoluzione dei problemi!

  350. cara sibilla, maria ti ha risposto e io sono d’accordo con lei. vorrei solo aggiungere alcune cose. 1) i gap. ormai è quasi un anno che in diverse realtà si è fatta la distribuzione del pane ad un euro. in molte di queste realtà sono nati i gap. e ne sono nati tanti. perfino il mio amico gigi sullo ha scritto che nell’ultimo anni c’è stato un boom dei gap (senza dire che forse un tanto vituperato partito politico potesse dedicarsi ad una attività che per lui è solo una specie di auto organizzazione della società civile. pazienza). in alcune realtà (non chiedermi l’elenco ma puoi averlo dal gruppo centrale che coordina il lavoro sul partito sociale) il gap si è esteso ad altri generi alimentari stabilendo un collegamento con i produttori applicando il metodo della filiera corta. in altre c’è stato casino con i consorzi di produttori che hanno proibito ai loro associati di vendere pane a rifondazione e ai gap e che alla fine hanno dovuto diramare la direttiva di abbassare il prezzo del pane (a dimostrazione che era tenuto alto artificialmente). in altre si sono aperte vertenze con gli enti locali. in altre vi sono state iniziative per discutere dei modelli di consumo alimentari e produttivi e di distribuzione. insomma, quando maria dice che non c’è una ricetta che va bene per tutti dice una cosa giusta e saggia, ma dice anche che la pratica sociale è ricca di possibilità. nessuno si illude che i gap possano mettere in crisi il sistema, che per altro è abbastanza elastico e adattativo da assorbire contraccolpi ben più pesanti, e tuttavia svolgono una funzione preziosa per dimostrare con i fatti che il mercato è una merda (scusa l’espressione sintentica) e che funziona per certi interessi ben precisi, per mettere in discussione il modello di consumo passivo e disinformato congeniale agli interessi di cui sopra, per stabilire un rapporto fra consumatori e produttori e per scoprire che un modello di consumo passivo uccide anche la cultura delle tradizionali colture del territorio. per altro i compagni del gruppo sul partito sociale hanno fatto un esame del voto in quei posti dove i gap hanno funzionato bene. fattelo mandare e vedrai come c’è perfino un rapporto diretto fra consenso ed attivismo sociale (che io avrei escluso categoricamente visto che penso, e lo penso ancora, che ci vorranno anni di duro lavoro sociale per invertire la tendenza).
    2) sulle casse di resistenza se hai la pazienza più sopra troverai un mio post in risposta a a maria e iris del 21 Giugno, 2009 a 16:03 in cui faccio un esempio concreto.
    3) è il fatto che vi sentiate soli che è un problema. perché il partito, indipendentemente dalle mozioni, è ben lungi dall’essere all’altezza del compito. o per meglio dire all’altezza dei problemi che poni tu e che sono i veri problemi che abbiamo di fronte. altro che sinistra d’alternativa o patto d’azione o unità comunista. altro che gestione unitaria o nuova maggioranza. altro che liberazioni si o no.
    un abbraccio e grazie per il post che secondo me è stato utilissimo.

  351. caro antonio. siamo totalmente d’accordo a quanto pare.
    grazie e un abbraccio

  352. caro anonimo, scusa tu se non puoi leggere bene. io gestisco il blog personalmente dalla a alla z. non sono bravo e non sono ancora riuscito a risolvere una marea di problemi tecnici. abbi pazienza.

  353. caro benny, lo vedi che ci possiamo capire. scava scava e scopriamo che siamo d’accordo sulla prospettiva. bene. sulle citazioni che fai sono d’accordo con te, completamente d’accordo. potrei fartene altre, come l’intervista di venerdì di fosco giannini sul quotidiano di sansonetti, sulla quale sono totalmente in disaccordo. e credo anche tu. o sulla posizione di molti compagni delle mozioni 1 e 3 relativamente a bologna napoli ecc ecc. tutte posizioni in aperta contraddizione con chianciano. che facciamo li cacciamo dalla maggioranza? ripeto, ciò che conta è la linea e finché la linea è condivisibile è giusto fare gestione unitaria e non far precipitare ogni differenza, per quanto profonda, in nuove spaccature e divisioni. io ho fiducia nella forza politica della linea che abbiamo scelto. non credendo in colpi di bacchetta magica ho sempre saputo che un partito dedito per anni ad una pratica ultraistituzionalista ci vorranno altrettanti anni per riconvertirlo ad una pratica sociale. lo dissi anche prima del congresso. le proposte che fanno i compagni e le compagne che tu citi non sono solo sbagliate politicamente, sono irrealizzabili. come quella di giannini che se si realizzasse produrrebbe nuove spaccature invece che unità perché è specularmente ciò che vendola vorrebbe che facessimo.
    le compagne e i compagni del mio partito, e non solo, meritano sempre rispetto. e c’è sempre una verità dentro ogni posizione. la richiesta di unità esiste ed è giusta. non si combattono le idee che pur reputiamo sbagliate sull’unità negando l’esistenza del problema. che ci siano 4 partiti comunisti che si presentano alle elezioni è una stronzata grande come una casa. non si risolve il problema perpetuando questa situazione.
    fino a prova contraria penserò che unire la sinistra anticapitalista ed essere antagonisti rispetto al bipolarismo contenga l’antidoto alle derive della sinistra light e a quelle identitarie. discutere di come realizzare la prospettiva sulla quale siamo d’accordo è meglio, molto meglio, che discutere in astratto di svolte a destra o a sinistra facendole derivare non da ciò che si fa bensì dalla composizione della maggioranza o degli organismi dirigenti del partito.
    un abbraccio

  354. Maria, scusa se continuo la discussione sul forum nazionale. Ma giusto una precisazione.
    Il forum che ho in testa io sarebbe diviso per sezioni e moderato.
    Diviso per sezioni significa che se nella sezione politica estera si sta parlando in un topic di Iran, non si può parlare di partito sociale. Così come ci sarebbe una sezione dedicata alle iniziative locali dove potersi rapidamente scambiare opinioni e dritte sulle pratiche da mettere in campo.
    Moderato significa che ci sarebbero un 2 compagni al nazionale pronti a cancellare i post, a spostarli nelle sezioni corrette etc.
    Una volta ingranato, il forum diverrebbe punto di riferimento e sarebbero i dirigenti a volerci scrivere, come Ramon qui, per tenersi in contatto con la base e presentare il risultato del loro lavoro, non sarebbero costretti a passare un’oretta controvoglia a rispondere in 2 righe a domande su tutto lo scibile. In ogni modo, finisco qui, l’idea l’ho lanciata 😀

  355. caro luca, è chiaro che la lega a prato ha preso il voto d’opinione sull’onda della loro campagna che cavalca la guerra fra poveri e la xenofobia. temo che vedrai presto anche a prato diverse attività di radicamento della lega. hanno un modello preciso di partito di massa. dove hanno il 20 o il 30 % dei voti organizzano perfino tornei di calcio oltre alle feste e alle ronde. ciò che ha scritto maria è vero. aggiungo che oltre ad occuparsi di quei problemi, mentre la sinistra (pci compreso) parlava di governo in astratto e quando c’era al governo negli enti locali era ossessionata dall’idea che per rimanerci doveva riconvertirsi cercando relazioni con i poteri forti dando per scontato che il popolo non poteva che sostenerla, la lega era capace di indicare il nemico colpevole di quei problemi. fra una mistificazione tipo è colpa dei terroni e di roma ladrona e il nulla di una sinistra che spiegava che era colpa della congiuntura, che bisognava avere pazienza, che certo si il problema c’è ma non è il principale, la gente un po alla volta si è convinta che la sinistra se ne fotteva dei loro problemi e che la lega aveva ragione. una sinistra, comunista o meno non fa differenza, che non sa spiegare chiaramente di chi è la colpa di un problema e che non sa indicare un modo per risolverlo (e non c’è alternativa alla lotta) e che si limita a dire che esiste e che verrà risolto quando si sarà al governo è una sinistra finita morta e sepolta. ma su questo siamo d’accordo no?

  356. A Benny: io continuo a pensare che Rifondazione possa essere il motore di un’aggregazione a sinistra ben più ampia della lista che abbiamo presentato alle europee. E su quella base tornare a contrattare alleanze più avanzate con quello che resta del centrosinistra. Ma questo in prospettiva. Io ritengo che la priorità sia la ricostruzione del partito e del suo essere rappresentativo di lotte e movimenti. Se manca questo, una base solida, ogni discorso su alleanze e contenitori oggi rischia soltanto di essere propedeutico ad una diluizione dei nostri contenuti. In questo senso non sono d’accordo con Rocchi e Rinaldi, se questa fosse la loro posizione (sono 2 dirigenti che conosco relativamente da poco, essendo i dirigenti a me più noti dell’area 2 tutti usciti dal Prc) e con chiunque proponga un’accelerazione oggi. E mi trovo molto di più con quanto dice Mantovani, ripartire dal lavoro sociale, invertire le priorità con il piano istituzionale, se non altro perché oggi è perdente elettoralmente e negli ultimi anni è stato disastroso politicamente per noi.

    Anche a proposito di ciò, e di quanto si dice della Lega, direi che il lavoro sociale da solo ancorché necessario non è sufficiente oggi a farci risalire la china. Trovo prioritario, ancora, il discorso della comunicazione. Una parte enorme dell’elettorato è informato e decide soltanto in base a quanto carpisce dalla televisione. E in tv la Lega ci va anche per le importanti postazioni istituzionali che ha raggiunto.
    Come sinistra, oltre a concentrarci giustamente sul lavoro duro, dovremmo a mio parere avanzare una proposta ambiziosa anche su questo campo. (E mi scuso se questo ancora chiama in campo l’insufficienza di Liberazione). Mi riferisco ai diversi progetti di costruzione di una televisione indipendente, il più interessante dei quali, a mia conoscenza, è quello legato a Giulietto Chiesa (Pandora tv). Io credo che i tanti soldi spesi per la propaganda tradizionale (manifesti soprattutto) e per il giornale sarebbero meglio spesi per un progetto del genere, affinché acquisisca un minimo di rilevanza. Altrimenti saremo troppo a lungo sempre e solo in ricorsa.

    Chiudo con una domanda a Mantovani. Io concordo con la gran parte di quanto dici sulla ricostruzione del partito sulla base di una linea diversa da quella seguita ancora recentemente. E che questo richieda anni di lavoro. Non vedi però un rischio di sfilacciamento del partito che ci porti sostanzialmente a sparire prima di riuscire ad invertire la rotta?
    Ci sono compagni che sostengono che rinunciando alle alleanze col Pd, uscendo dalle giunte ci si condanna alla irrilevanza e si rinuncia addirittura, secondo loro, a qualsiasi rappresentanza nelle istituzioni. Ora, io non condivido questo punto di vista, ma vedo il rischio di una sostanziale riduzione dei ranghi, che renda difficile il lavoro materiale dei compagni nei prossimi anni. Ammesso che la battaglia di linea si vinca.

  357. antò qui parliamo e nù nce capimm.
    anche se c’è il finimondo in iran, io qui ho altri problemi (come giustamente aveva fatto notare sibilla). allora mi servono o no le sezioni? che differenza c’è tra il definre “sito del dipartimento” o “sezione del sito”?
    ti ricordo che io lo proposi subito questo. dopo chianciano. facendo anche la battutina su fabio amato dicendo che l’avrei vista dura per lui, visto che è responsabile esteri e visto che questo sito di ramon è molto trafficato.
    o no?
    te antonio l’hai buttata ma con un anno di ritardo. scusa ma il sassolino me lo devo levare! 🙂

  358. caro costantino, in poche parole io ho sempre pensato, e detto, che il regime teocratico iraniano è irriformabile. quando dicevano che katami era la speranza democratica mentre continuavano le esecuzioni degli oppisitori di sinistra e comunisti e la lapidazione delle donne nelle pubbliche piazze, io ho sempre sostenuto che il regime era ed è irriformabile. con ciò non voglio dire che l’idea secondo la quale il regime è privo di consenso e di capacità egemonica nel paese e che si regge solo sulla forza e la dittatura come sostengono molti degli oppositori sia giusta. sono venti anni che il consiglio della resistenza del popolo iraniano annuncia l’imminente crollo del regime. ma non si è visto. le cose sono più complesse di quanto possano sembrare. nelle aree metropolitane dove la società è complessa ormai le leggi degli ayatollah sono intollerabili per gran parte della popolazione. ti basti sapere che un ragazzo e una ragazza a teheran per conoscersi o hanno qualcuno che li invita ad una festa privata in una casa (con il rischio che intervenga la polizia che in certi periodo è nullo ed in altri altissimo) oppure in certo giorni ed ora della settimana devono andare in auto o in moto in certe vie dove si crea improvvisamente un ingorgo e la gente può guardarsi e scambiare delle parola da un’auto all’altra. questo l’ho visto io con i miei occhi. ma nelle zone rurali la società è diversa e totalmente identificata con il regime e con l’ideologia fondamentalista.
    in un paese così la ribellione cova sempre sotto la cenere. si esprime in moti di rivolta come quello a cui sta assistendo. quando ci sono moti come questi tutti ci giocano sopra. certamente l’amministrazione statunitense della quale si vede lo zampino perché lo schema è simile in molti posti. contestazione di un risultato elettorale, moti di piazza, colori identificanti il movimento (perché i simboli sono più potenti delle armi) e manovre politico diplomatiche di ogni tipo.
    questo però non può indurre nessuno a tifare per il regime. un regime che si è dedicato scientificamente ad opprimere la popolazione e a eliminare uccidendoli tutti gli oppositori di sinistra, a cominciare ovviamente dai comunisti. puoi cercare informazioni sui siti del consiglio nazxionale della resistenza iraniana e del partito tudeh (comunista) ma devi sapere che quest’ultimo mantiene, per quel che ne so io, una scarsissima presenza clandestina nel paese per il semplice motivo che i compagni sono stati ammazzati tutti o sono in esilio (con buona pace di tutta la stampa anche di sinistra che si è sempre ben guardata dal denunciarlo) e che quindi le loro posizioni risentono abbastanza della estraneità alla realtà concreta del paese.
    beh scusa la sommarietà della risposta ma è quel che potevo dire sull’argomento.

  359. xRAMON
    Leggo ora la tua ultima risposta al mio post precedente (abbastanza lontano, comunque il precedente con questa firma).
    Non tentare di “imbrogliarmi” (a proposito di ipocrisie) con la storiella del diritto paritario delle mozioni, cercando di porre me in una luce antidemocratica. Sappiamo tutti che i dirigenti della mozione 2 hanno puntato alla distruzione del partito, e questo non ha alcuna dignita’, e nessuna dignita’ dovrebbe essergli accordata.
    …inoltre mi sembra di essere stato abbastanza chiaro sul perche’ non condivido la proposta e ancor meno la riproposizione odierna della gestione unitaria del partito, con chi il partito ha voluto distruggerlo. Perdonami ma trovo il tuo atteggiamento deludente e non costruttivo. Se ti va focalizza pure la tua attenzione sul “prendermi in castagna” sulle eventuali contraddizi0ni dei miei post, ma a me non sembrano questi i punti salienti. Io ho posto una questione politica e non trovo soddisfacenti le tue risposte in merito, perche’ mi sembrano da un lato non argomentate se non con un vago appello ad una visione di fatto non democratica ma iper-democratica nel senso negativo del termine (anche chi ha lottato contro il partito e per la sua distruzione deve essere ora chiamato a partecipare alla ricostruzione del partito che voleva distruggere. Ma perche’?) dall’altro sembrano ignorare volutamente il problema da me posto sulle conseguenze che una nuova inclusione nella segreteria nazionale di dirigenti della mozione 2 potrebbe avere su tutta quella parte di militanza che ha creduto in buona fede in una svolta reale, dalla forma del partito, alle strategie, alle modalita’ di lotta sui territori. Tutte progettualita’ che con il semplice ma emblematico gesto di una nuova inclusione di dirigenti Bertinottiani nella segreteria nazionale, e dall’ eco inevitabile che essa avrebbe nella vita del partito, rischiano di essere di fatto rase al suolo, vuoi per stanchezza, vuoi per l’ennesima mortale disillusione politica.
    Ma su questo tu non rispondi affatto, e ti concentri sul mio stile. A me non sembra interessante.
    Comunque esprimo ancora una volta da militante la speranza che non accada cio’ che non deve accadere, ossia l’ inclusione nella segreteria nazionale di dirigenti Bertinottiani.
    Se invece cio’ dovesse accadere, il CPN e gli organi dirigenti nazionali nel loro complesso si renderanno responsabili di un enorme, madornale errore politico, le cui conseguenze potranno essere mortali, quelle si, per la gia’ precaria vita del PRC.
    Ancora una volta si verificherebbe un clamoroso “voltafaccia” istiuzionale (perche’ di cio’ si tratterebbe, nella realta’ delle cose), ai danni della base del partito. Ancora una volta ci troveremmo ad assistere a decisioni prese da pochi, in ragione di incomprensibili alchimie dirigenziali, e con l’ unico effetto di palesare l’ incapacita’ di questo partito ad instaurare meccanismi di funzionamento realmente anti verticistici, democratici, popolari.
    Doveva realizzarsi nel partito una discontinuta’ con quelle modalita’ politiche imposte da Bertinotti e dalla sua linea fino a Chianciano, e ora invece che si fa? Si richiama Bertinotti nella segreteria del partito che voleva distruggere. E’ una questione macroscopica e non mi capacito del tuo equilibrismo in merito a tutto cio’, altro che “buona” e “cattiva” educazione….ma bene cosi’, amzi: ottimo.

  360. Anonimo Says:

    E’ faticoso, ma cerco di arrangiarmi. grazie per la risposta.

    Sull’Iran concordo e non riesco a concepire come si possa appoggiare un simile regime. Piuttosto, visto che sei parecchio informato, non avresti, per favore, qualche link serio sulla situazione in America Latina? Lula e Chavez non mi convingono molto e non so dove trovare approfondimenti.

    Ciao.

  361. caro antonio, allargamento si ma con contenuti chiarissimi. anticapitalismo e antibipolarismo sono punti chiari non tanto per stabilire confini quanto per non diluirsi in un contenitore congeniale al sistema bipolare. a me sembra chiaro come il sole. i comunisti e gli anticapitalisti devono dialogare con tutti. sempre. e fare accordi. sempre. ma non devono e non possono fare accordi che non prevedano miglioramenti delle condizioni di vita della classi subalterne o che prevedano consolidamenti del sistema. e, senza ombra di dubbio, oggi ogni formula di centrosinistra è incompatibile con la nostra prospettiva. sia alla luce dell’esperienza sia alla luce della natura e delle prospettive programmatiche del pd. perfino anche per il bene del pd è indispensabile che il bipolarismo venga distrutto. il che non esclude che si possa trovarsi con i radicali sui diritti civili, con i socialisti sui diritti civili e sulla difesa della scuola pubblica contro la scuola privata confessionale, con il pd e l’italia dei valori contro le leggi ad personam di berlusconi e così via.
    quanto alle lega ti sbagli. la lega, ma forse lo hai dimenticato o sei troppo giovane per ricordarlo, iniziò eleggendo un senatore e passò poi, dopo anni a decine di deputati e senatori senza avere un passaggio televisivo, senza alcuna forma di comunicazione che non fossero manifesti del tipo “lumbard tass” e “via i terun”. mentre a sinistra dicevano che la lega era un fenomeno passeggero (la stessa cosa aveva detto dei verdi in tutte europa nei primi anni 80) loro con la pratica sociale e con la capacità di cavalcare l’onda della guerra fra poveri che il sistema produceva sono apparsi (e in parte sono stati concretamente) come un partito diverso dagli altri e in qualche misura antisistema. non hanno avuto problemi a sfiorare l’illegalità sia con i reati di opinione (mi pulisco il culo con il tricolore) sia parlando perfino di guerra civile, di 500mila pronti ad imbracciare le armi e così via. la capacità di comunicare della lega consiste nei contenuti che veicola non nei mezzi. quando noi abbiamo cominciato, per fare un esempio difficile, a parlare di nonviolenza (riducendo una teoria rivoluzionaria in una litania da salotti) o a linciare il povero caruso per aver detto con un’iperbole di cattivo gusto una pura verità, abbiamo comunicato moltissimo. ne hanno parlato tutti i giornali e le televisioni. abbiamo ricevuto un sacco di complimenti dai salotti e dagli avversari politici. ma abbiamo comunicato che eravamo diventati un partito come gli altri.
    poi che ci sia un problema sui mezzi di comunicazione è palese. e bisognerà pur fare qualcosa. e io non ho le competenze e nemmeno le idee per proporre nulla. ma assumerlo come il problema principale sarebbe un errore madornale.
    quanto alla domanda che mi poni sono d’accordo con la risposta che tu stesso dai. non lo so se ce la faremo. non è detto. siamo ancora in mezzo al guado. so, però, che possiamo farcela. certamente non arretrando nel dire che se non siamo nelle istituzioni è una tragedia e che per tornarci dobbiamo diventare come gli altri. questo si ci ucciderebbe definitivamente.
    grazie per il commento e un abbraccio

  362. Maria, mi vedo costretto a continuare 😀 Ma ancora, giusto per spiegarmi. Non ho alcuna intenzione polemica, figurati, anzi.

    Allora, il sito nazionale oggi è organizzato come un blog non interattivo, cioè senza commenti e senza forum. Con pochi filmati e immagini, anche. Lo trovo decisamente poco efficace. Il forum è sostanzialmente chiuso, ne ho parlato nei post precedenti.
    Poi, ci sono, all’interno del sito nazionale, le sezioni dedicate ai dipartimenti. Buone come documentazione e informazione, ma ancora non interattive, poco coinvolgenti. Poi ci sono i siti terzi, come quello sul partito sociale, il migliore che ricordi. Lì c’è anche un forum dedicato esclusivamente all’argomento.
    (Ecco, per chiarezza con tutti, io per forum intendo una cosa divisa in sezioni di questo tipo: http://www.forumpolitico.net/ , non badate ai contenuti, è uno dei primi che ho pescato su google, ma giusto per dare l’idea).

    Ecco, quello che io credo manchi è la sintesi. Non conosco i dati delle visite dei vari siti del partito sociale, o mappa dei conflitti etc, ma dubito siano molto confortanti. Ora, questo blog ha invece sintesi: in un post dedicato al futuro del partito dopo le elezioni si discute di Iran, di comunicazione, di tante altre cose. Ed è il motivo per cui è molto frequentato, secondo me, oltre all’encomiabile partecipazione e presenza del proprietario (“vediamo come la pensano Mantovani ed i compagni sugli argomenti più caldi del momento, apriamo il blog”). Solo, manca l’organizzazione delle discussioni, non si può tenerne traccia (ma poi è anche giusto così, essendo un blog personale, non lo voglio mica cambiare).
    Io vorrei un forum nazionale, ben accessibile dal sito nazionale, moderato, dove poter discutere di tutto. Manifestazioni in Iran, leggo la notizia sui giornali, vorrei un posto dove discuterne con tutti i miei compagni di partito, un posto dove so che più o meno tutti i compagni ce hanno confidenza col la rete vanno a leggere o anche a scrivere. Cerco di mettere su un Gap: oltre al sito dedicato vorrei un posto dove disuctere e chiedere informazioni e opinioni a tutti i compagni che ne hanno esperienza.

    Ora ci sono i siti di area, ci sono i blog personali etc., ci sono i siti dei dipartimenti anche buoni ma ripeto secondo me dispersivi. Io sono per superare questa situazione. Il partito dovrebbe a mio parere tentare di costruire un luogo simile, ferma restando la libertà di esistenza per tutti gli altri e la loro funzione. Spero di essermi spiegato meglio, ciao 🙂

  363. caro lu, come vedi io mi confronto. ho solo detto che non accetto processi alle intenzioni. e tu continui a farle a me alla mozione due e a tutto il mondo che secondo te è dedito a voler distruggere il partito. davvero pensi che il 47 % del partito volesse distruggerlo? ho detto volesse. perché anche a te potrei dire che la tua idea della democrazia, che il tuo voler parlare a nome della base (che evidentemente pensi di poter rappresentare solo tu), che la tua stessa concezione del partito sono distruttive del partito stesso. davvero penso che quando si introduce in un collettivo l’idea stessa del processo alle intenzioni si finisce col distruggerlo. ma non per questo penso che tu lo “voglia” distruggere. come non penso che chi dice che tutto si esaurisce nell’unità col pdci “voglia” distruggere il partito anche se penso che questo produrrebbe solo un appena più grande pdci ultracomunista a parole e ultrasubalterno al pd nei fatti. c’erano dirigenti che volevano portare rifondazione in un nuovo partito mettendo fine con gesti oligarchici alla sua vita? si. credo di essere stato il primo nella maggioranza a dirlo. e l’ho fatto il giorno dopo che bertinotti ha proposto di fare un nuovo partito. ma la nostra vittoria al congresso di chianciano ha cambiato molte cose. chi riteneva necessario distruggere il partito se ne è andato. chi è rimasto, e sono tante e tanti, è rimasto anche contrastando in prima persona la scissione. ma per te non fa nessuna differenza perché tu conosci le loro vere intenzioni. te le ha dette lo spirito santo. questo modo di ragionare è inaccettabile. almeno per me.
    che quella che tu chiami base tema che la mozione due entri nella gestione unitaria del partito è opinione tua. e riconosco che in parte è fondata. ma solo in parte. anche nella base albergano semplificazioni da porta a porta. ma la base è identica al vertice, mio caro lu. non è meglio o peggio. o credi che chi dice quello che dici tu sia un puro rivoluzionario mentre chi dice ciò che dico io sia un imbroglione e un opportunista? ci sono bravissimi compagni della mozione due che fanno un ottimo lavoro sociale e che non si sognano nemmeno di sciogliere il partito e pessimi compagni della mozione 1 che non schioderebbero il culo dall’assessorato neanche in caso di guerra nucleare. parlo magari di un assessorato in un comune di 2mila abitanti. parlo cioè della base come la chiami tu. e viceversa. la gestione unitaria deve servire anche a discutere più liberamente di questo. altrimenti gli opportunisti della mozione uno avranno buon gioco a rimanere al loro posto e i bravi compagni della mozione due non potranno dare il proprio contributo alla crescita del partito.
    ma la cultura del sospetto ti impedisce di approcciare la discussione in questo modo.

  364. Grazie Ramon per la risposta praticamente in diretta. Sono d’accordo con grandissima parte di quanto dici. Sono troppo giovane per ricordare la nascita della Lega e forse sopravvaluto il problema comunicazione (ma non da farne il nostro problema principale). Resta viva comunque la mia preoccupazione al riguardo (non certo a caso i mezzi di comunicazione amplificavano a dismisura ogni dichiarazione “maleducata” di Caruso).

    Poi sono d’accordo sul fatto che oggi manchiamo di quel paio di messaggi fondamentali, parole d’ordine, diciamo di un progetto complessivo a lungo termine, che ci consenta di comunicare in maniera efficace con il nostro elettorato. Che la Lega invece ha trovato e cavalca da tempo (buttiamo a mare gli immigrati, teniamoci i soldi delle tasse), ma così anche Di Pietro (legalità, via Berlusconi) o i radicali (diritti civili) o il Pdl (evadiamo le tasse, somigliamo al capo). Cosa potrebbe essere? Una nuova scala mobile, la patrimoniale, la riconversione ecologica delle produzioni? Ma non azzardo oltre, ho esaurito il tempo che posso a dedicare a questo blog oggi 🙂

  365. caro anonimo, su questo blog ci sono molti articoli sull’america latina. non farmi suggerire altri siti. che sono talmente tanti e tanto interessanti che farei torto a molti segnalandone alcuni solamente.
    un abbraccio

  366. caro antonio, gli slogan non si inventano a tavolino. spesso li inventa il popolo direttamente. il “noi la crisi non la paghiamo” dell’onda è un esempio chiaro. e non ha importanza se l’ha inventato uno politicizzato o uno studente che andava per la prima volta ad un corteo. ho visto tanti slogan inventati a tavolino e scritti sugli striscioni e gridati in un corteo finire nel dimenticatoio con la velocità della luce per coltivare illusioni a questo proposito.
    quanto a caruso è evidente che i mass media amplificavano le dichiarazioni scandalose di un deputato della maggioranza di governo. è naturale che sia così. quello che non è naturale è che intervenga il presidente della repubblica in proposito. che il presidente della camera condanni. che il capogruppo dica che si prenderanno provvedimenti disciplinari. che il quotidiano del partito partecipi al linciaggio. perché questo accredita il presunto contenuto dello scandalo. nello stesso giorno di caruso il vicesindaco di treviso disse che avrebbe dato ordine alla polizia municipale di iniziare una pulizia etnica. mica bossi e gli altri si sono prodigati a condannare. hanno detto al massimo è una battuta fuori luogo. quando salvini ha parlato dei vagoni della metropolitana separati mica bossi e soci hanno condannato preso le distanze e così via. hanno al massimo minimizzato. quando alcuni “indipendentisti” occuparono il campanile di san marco con mitra veri dopo aver sequestrato un’imbarcazione per portare il loro carro armato (finto) in piazza san marco a venezia la lega disse è stata una ragazzata. appena un ragazzo di un centro sociale tira un sasso e dagli con la nonviolenza, con il terrorismo e chi più ne ha più ne metta.
    non è questione di comunicazione e basta. è sentirsi parte di un sistema ed avere paura di rimanerne fuori. finendo poi fuori perché a noi nessuno perdona l’incoerenza fra parole e fatti.

  367. Sull’ultima cosa vorrei correggerti, Ramon: quando ci fu l’assalto al campanile, Bossi parlò di provocazione dei servizi. Così non era, ma l’utilizzo strumentale di quell’episodio da parte del governo D’Alema, con condanne esemplari assolutamente non proporzionate al fatto in sé (basti pensare che è morto in carcere Bepi Segato, “ideologo” del movimento che non aveva neanche partecipato), resuscitando capi d’imputazione arcaici, fa ben capire l’atteggiamento puerilmente suicida del centrosinistra. Cercare di etichettare come secessionista e terrorista un movimento come la Lega, che già amministrava da anni buona parte del Veneto, fu una cazzata galattica, che non fece che diffondere ancora di più, da queste parti, l’idea di un centrosinistra romano, scollato dalla realtà e pregiudizialmente antiveneto.

    Sul fatto che la Lega sia tutt’altro che un fenomeno televisivo sono d’accordissimo: non dimentichiamo che il capo supremo e incontrastato della Lega, letteralmente venerato da centinaia di migliaia di italiani, è uno con la faccia spezzata in due che non riesce a far uscire dal brandello di bocca che gli è rimasto una sola frase comprensibile. Altro che tv! Altro che bucare il video!
    Certo, ora c’è il voto di opinione a Prato. Ma anche il Prc, all’8%, raccoglieva voto d’opinione. Il problema è come si arriva a quella soglia.

  368. accetto la correzione masaccio. ma è imprecisa. perché poi per mesi la lega disse che erano degli sciocchi che avevano fatto una bravata. che la persecuzione sia stata eccessiva secondo me non c’è dubbio. ma la lega ha sempre detto anche questo. mentre cosa serebbe successo se un esponente di un centro sociale avesse fatto “una bravata” con un mitra vero e funzionante e sequestrando un traghetto?
    beh quando raccoglievamo anche un bel voto d’opinione tutti ci dicevano: non sono d’accordo con voi ma siete coerenti. e molti ci votavano per questo.
    un abbraccio

  369. Capisco quello che vuoi dire: la Lega ha preso le distanze meno di quanto noi avremmo fatto, a parti invertite, e anche per questo la gente percepisce la Lega come estranea al sistema e noi come interni.
    A livello di percezione mediatica nazionale penso che tu abbia ragione, anche se da queste parti la natura primariamente antileghista di quell’atto (lo scopo era proprio contestare la dichiarazione d’indipendenza della Padania fatta da Bossi a Venezia pochi mesi prima, rivendicando l’autogoverno del Veneto) fu abbastanza chiara. E, ripeto, lo stato ha avuto la mano pesante esattamente come l’avrebbe avuto nel caso che ipotizzi.
    Certo, la Lega è più brava di noi ad autodefinirsi antisistema e allo stesso tempo ad apparire affidabile dal punto di vista amministrativo. Mentre noi facciamo contemporaneamente la figura dei politicanti e degli estremisti incocludenti. E qui non si può negare il lavoro ormai ventennale di un preciso schieramento ideologico-mediatico, guidato da Repubblica ma che ha usato anche i referendum, ecc., che ha fatto lentamente passare nel popolo del centrosinistra il culto dell’unanimità governativa come massimo valore, molto più di quanto accada a destra.

  370. esatto masaccio. esatto al millimetro.

  371. iris pezzali Says:

    Compreso Ramon. Compreso.
    Chi le riempie le Casse di Resistenza?

    abbracci

  372. giovanni Says:

    Caro masaccio e Ramon,
    la lega tutto è fuorchè un gruppo compatto. Per sua stessa natura tende a creare strutture gerarchiche forti e molto connotate territorialmente.
    L’intuizione di bossi( e non la sola) fu di dare respiro al veneto che nonostatnte la forte crescita degli ultimi venti anni e una schiera di ministri DC era stato sempre relegato a cenerentola politica.Lo stesso ora accade tra la lega lombarda e quella veneta. Il collante del governo è ora una forte motivazione all’unità ma,come masaccio sa in veneto la lega è l’unica alternativa reale alla cricca di FI e del pdl.Gli scontri sono quotidiani ,concreti e spesso molto duri . La romanizzazione della lega è un fatto crescente sul quale varrebbe la pena di riflettere.
    Inoltre è opportuno considerare che le connotazioni culturali che la lega
    intercetta hanno un solido radicamento sia in veneto ma in reltà in tutta italia. Su questo punto tutti sono ancora al palo della retorica di una nazione che poi esiste solo quando gioca ( o giocava la nazionale).
    Il fatto poi di cambiare spesso direzione e parere su questo e su quello
    rende la lega un fatto culturalmente moderno. La lega è riuscita a far passare il concetto di non appartenenza di schieramento smarcandosi
    da qualsiasi posizionamento ideologico di facciata. Ci vuole poco a capire quale vantaggio sia anche da un punto di vista mediatico.Più gli altri
    si affannano ad apparire simili più promuovono la peculiarità della lega.
    Basta una “sassata” ogni tanto e l’inerzia di presenza e di identità è
    assicurata. Poi è l’unico partito in italia con il centralismo democratico attivo e funzionante. Inoltre e qui chiudo,non ha fatto la cazzata di seguire i radicali sulla non violenza,concetto tanto bello quanto inutile
    e perfino grottesco in un mondo che ha declinato la violenza in ogni sua forma e che fa della violenza la sua ragion d’essere.
    Ma potrei andare avanti ancora e ancora………
    Viva la Vita!

  373. X RAMON
    Che la mia e’ la cultura del sospetto e’ una tua tesi. L’idea che espongo della totale inopportunita’ di reintegrare nella segreteria nazionale la componente Bertinottiana, per i motivi che ho spiegato, l’ ho discussa con vari compagni, e fino ad ora, tutti quelli con cui ho interloquito e che hanno condotto una ferma opposizione ai presupposti della II mozione a Chianciano, li ho trovati concordi nell’ esprimere una forte preoccupazione in merito a questa prospettiva.
    Non ho ben capito perche’ continui a dire che io faccio i processi alle intenzioni nei tuoi confronti. La cosa mi tedia. Direi di mettere da parte una volta per tutte le argomentazioni di relazione interpersonale.
    Certo che non era il 47% del partto a volerne la distruzione. Anche perche’ buona parte di quel 47% era fittizio, nomi su un foglio.
    Ma secondo te nella segreteria nazionale, per la mozione 2, ossia quella di Bertinotti ci entreranno i compagni della base o degli ex dirigenti nazionali precedentemente partecipanti al progetto di distruzione del PRC e del comunismo in italia promulgato dal caro Fausto? E che segnale sara’ questo per il partito?
    Allora rilancio. Benvenga la mozione 2 nella segreteria nazionale, con l’ opzione che i suoi rappresentanti siano candidati appartenenti esclusivamente alla base del partito. Non ex dirigenti nazionali, federali, etc. etc… compagni dei circoli, officine del partito.

  374. X RAMON
    ….inoltre e’ ovvio che non penso di rappresentare la base del partito, non prendiamoci in giro, questa e’ polemica di basso profilo. Ho fatto piu’ volte volutamente riferimento a quella parte della base che ha combattuto e lottato con convinzione e con enorme fatica contro il progetto di Bertinotti e Vendola, e che di fatto e’ stata determinante negli esiti del congresso di chianciano, e che ha concorso in modo fondamentale a determinare una nuova maggioranza, composita perche’ composta da ben quattro mozioni. Questa maggioranza uscirebbe ora mortificata e offesa dal rientro nella segreteria nazionale di rappresentanti della mozione 2.
    Dunque bene la gestione unitaria del partito, tra le mozioni 1,3,4,5. La mozione 2, i suoi dirigenti, il cui progetto era la distruzione del partito stesso, vadano a casa. Che una volta per tutte siano relegati nella storia passata di questo partito. Voltiamo pagina adesso, altrimenti non lo faremo mai piu’.

  375. Ma sui compagni della mozione 5 non abbiamo niente da dire?

    ————————————-

    Il documento presentato al CPN del 13 e 14 Giugno

    Il CPN riunitosi il 13/14 giugno 2009
    ringrazia le cittadine e i cittadini che hanno votato la lista comunista e anticapitalista, impegnata in una difficile campagna per le elezioni europee;
    saluta e rinnova il ringraziamento a Pietro Ingrao che, con una scelta di libertà, ci ha sostenuto e incoraggiato in una prova che sapevamo tutti/e essere particolarmente ardua;
    ringrazia tutte le organizzazioni del partito, i candidati e le candidate, e quanti/e hanno profuso la loro attività per superare lo sbarramento del 4%, introdotto alla vigilia delle elezioni per eliminare le forze di opposizione, innanzitutto quelle della sinistra anticapitalista;
    chiama tutti/e a un ulteriore sforzo per portare al successo le coalizione nelle quali siamo direttamente impegnati o ci siamo apparentati nel secondo turno, e per far fallire con l’astensione o il rifiuto della scheda il referendum elettorale del 21 giugno. 1.
    In Europa, nell’astensionismo dilagante, c’è stata una vittoria del PPE e un crollo del PSE. La destra, sia al governo sia all’opposizione, ha vinto; le forze xenofobe e razziste hanno conosciuto successi. Nella crisi capitalistica ci si rifugia sotto le ali dei governi conservatori nella speranza di ricevere assistenza e di garantirsi una sicurezza fatta di law and order, che si riversa contro le fasce deboli e i/le migranti. La socialdemocrazia viene penalizzata perché ha gestito i fasti della globalizzazione, e perché le sue proposte socialliberali si rivelano impotenti; mentre in importanti paesi si affermano i verdi, si riduce la rappresentanza parlamentare delle sinistre del GUE. Si affermerà sempre di più l’Europa dei governi, che comprimerà l’idea di un europeismo di sinistra.
    La prova elettorale europea non è stata superata: la lista comunista e anticapitalista non ha raggiunto l’obiettivo del quorum e così, dopo l’esclusione dal parlamento nazionale, ora siamo esclusi anche da quello europeo, e l’esserlo a causa di un artificioso marchingegno elettorale non sminuisce la gravità della sconfitta politica, così come non può essere avanzata come giustificazione la concorrenza di altre liste.
    2.
    Dalla crisi non si esce spontaneamente a sinistra: essa ha risvegliato paure e insicurezze, ha scatenato guerre tra poveri, ha finito per favorire la ricerca di punti di appoggio assistenziali, populistici ed autoritari; dinnanzi a questi drammatici problemi RC ha creduto di poter fare argine chiamando a raccolta il tradizionale corpo elettorale dei comunisti con un’operazione di fatto reclusa nel campo dei partiti esistenti e del loro ceto politico di lungo corso. Non si è avuta la consapevolezza che richiamo identitario e passatismo precludono le relazioni con le forze più attive del paese, quali le associazioni e i comitati territoriali impegnati in una molteplicità di conflitti – territoriali, metropolitani, ambientali, pacifisti e antimilitaristi −, e con le forze del sindacalismo democratico e di classe che stanno oltre la CGIL, i cui gruppi più impegnati peraltro non hanno votato comunista.
    RC non è riuscita a costruire una lista veramente espressiva di movimenti e associazioni. Pur nello sforzo di coinvolgimento di altre forze politiche di sinistra, si è dimostrata la estrema debolezza di una proposta elettorale la cui cifra dominante è stata quella di partiti e partitini, con la presenza di alcuni ‘indipendenti’. L’immagine di una chiara e netta scelta di apertura per la costruzione di uno schieramento anticapitalistico più vasto e articolato, radicato nei conflitti, è rimasta sullo sfondo − anche grazie a una certa stampa ‘amica’che ci ha raffigurato chiusi in una sorta di ‘recinto identitario’, in cui alcune voci invocavano più o meno esplicitamente una finalmente ritrovata unità comunista, come se il comunismo fosse un blocco ideologico compatto e non fosse stato invece attraversato criticamente da importanti movimenti e culture innovative quali il femminismo, il pacifismo, la nonviolenza, l’ecologismo.
    3.
    Improponibile è il vecchio compromesso socialdemocratico con lo Stato, compromesso impotente anche solo per rendere meno iniqua la distribuzione dei redditi. Vanno messi in discussione i processi di produzione e riproduzione in base a scelte di trasformazione del modello economico-sociale verso un’economia socialmente giusta ed ecologicamente sostenibile: l’opzione rosso-verde per la difesa e l’ampliamento dei beni comuni – dall’energia alla terra, all’acqua, al clima −, e per la difesa del territorio; le nuove priorità della produzione industriale al servizio dei bisogni sociali e della sostenibilità ambientale – chi, cosa, come, dove e per chi produrre sono all’ordine del giorno del confronto e scontro con i poteri capitalistici, in Italia e in Europa. Insieme al capitalismo va particolarmente combattuto il patriarcato, la forma più antica e ‘originaria’ di dominio. La contraddizione capitale/lavoro non ‘assorbe’ e non ‘comprende’ le altre, ma va declinata in connessione con il conflitto di genere e con l’acquisizione della cultura del limite ecologico.
    4.
    L’Europa all’orizzonte è sempre più un’Europa fortezza chiusa alle migrazioni e a relazioni paritarie e solidali con i popoli del Sud del mondo, un’Europa dove i governi sono impegnati a salvare banche e grandi imprese, cercando anche di utilizzare le catastrofi ambientali per un impossibile ‘capitalismo verde’; plebiscitarismo, personalizzazione del potere che si avvale sempre più dei media per imporre la propria agenda politica e culturale, e democrazia maggioritaria sono le caratteristiche salienti degli odierni regimi a livello nazionale ed europeo. Tutto ciò sta minando la democrazia costituzionale, i cui pilastri sono i diritti universali della persona, garanti delle differenze, e la partecipazione dal basso alle scelte collettive.
    5.
    RC, senza ripiegarsi su sé stessa, non può non interrogarsi sulle sue ripetute sconfitte; RC deve cambiare riprendendo il filo di due dei suoi momenti costituenti: quello del 1998 con la riconquista dell’autonomia politica dal governo e quello di Genova 2001, quando intraprese un cammino comune con i movimenti, le associazioni e il sindacalismo di classe. L’identità politico-culturale non è un’ideologia, è una costruzione di pratiche sociali guidate dai valori della trasformazione che oggi sono molti più ampi e diversificati rispetto al passato, pertanto non racchiudibili nelle formule politiche del comunismo tradizionale: anche il passato non è univoco, ma intessuto di esperienze, di culture, di idee molteplici che hanno fatto grande la storia del movimento operaio e delle sinistre.
    Dobbiamo continuare e approfondire il tema della rifondazione, dell’apertura a tutte le culture critiche del capitalismo e del patriarcato. Una lavoro non solo di carattere teorico e culturale, ma soprattutto intessuto di esperienze e di nuovi rapporti tra diverse soggettività connotati dalla pari dignità politica: è tempo di superare l’ideologia della supremazia del partito.
    RC è una miniera di risorse e di passioni: occorre riversarle nella società, insieme a quanti/e si battono in nome dell’altro mondo possibile; il partito non è una totalità autosufficiente, se mai lo è stato, ma una parte di un movimento di trasformazione; per questo anche il nostro modo di essere − centralistico, ruotante intorno al vertice (dai ‘capi’ alla figura del segretario, secondo un modello imposto dalla cultura del leader carismatico) – deve cambiare verso un partito-strumento, strutturato a rete per essere costruttore di movimenti sociali senza la presunzione di esserne la ‘guida’, per forgiare nuove forme di rappresentanza capaci di inverare i valori e gli imperativi della democrazia costituzionale – un ordinamento senza sovrani e senza patriarchi, basato sul riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni persona, perché ognuna/o possa realizzare il proprio progetto di vita.
    6.
    Per RC è necessario un percorso di riflessione e di pratiche sociali per rompere l’accerchiamento e l’autoaccerchiamento, per dar vita a un processo di costruzione di una sinistra, capace di un’intransigente opposizione al berlusconismo, di proposte per ‘uscire a sinistra’ dalla crisi, autonoma politicamente e culturalmente dal socialliberismo del PD, liberata dall’ideologia della governabilità – una sinistra di alternativa alla società capitalistica.
    Il progetto della costruzione di un polo anticapitalista non si misura nel tempo angusto di una prova elettorale. Non è, quello elettorale, neppure l’unico parametro per misurare la validità e lo spessore di un progetto politico. Non c’è l’unità dei comunisti e intorno ad essa un processo unitario più largo: non dobbiamo proporre cammini a doppia velocità. Occorre trasformarsi per indurre anche gli altri a cambiare.
    La lista delle elezioni europee, le adesioni raccolte, anche nel mondo intellettuale, e i consensi ricevuti sono per noi al servizio di quel progetto. Dobbiamo rivolgersi a tutte e tutti coloro che vogliono costruire un polo della sinistra anticapitalista, che pensa e lavora per un’altra società possibile, ognuna e ognuno alla pari, senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria diversità, ai propri linguaggi e ai propri percorsi. Una sinistra comunista, ecologista, femminista, libertaria, pacifista; una sinistra di partiti, di movimenti, di associazioni, di comitati − una sinistra che riparte dal conflitto di lavoro, che sperimenta forme nuove delle lotte metropolitane, delle vertenze territoriali e ambientali, che si batte per la difesa e l’estensione delle libertà individuali e collettive.
    Si rende necessaria una conferenza progettuale per elaborare una Carta di principi e di programma, capace di affrontare anche le questioni delle nuove forme organizzative dell’agire politico-sociale, aperta a tutte le persone impegnate contro il capitalismo generatore di disuguaglianze e di illibertà − distruttore della vita, dei beni sociali e ambientali − e contro il regime plebiscitario foriero del dominio esclusivo del capo di governo.

    Imma Barbarossa
    Walter De Cesaris
    Patrizia Nobile
    Franco Russo

    ———————————-

    PRC: FRANCO RUSSO SI DIMETTE DA DIREZIONE E CPN

    (ANSA) – ROMA, 15 GIU – Dopo aver presentato un documento in cui si respingeva la proposta dell’unita’ dei comunisti, come perno della sinistra alternativa, Franco Russo si e’ dimesso
    dalla Direzione e dal CPN anche per dare ”un segnale di rottura con la consociazione tra correnti nella gestione di RC e con l’autoconservazione del gruppo dirigente, rispettando cosi’ anche
    l’impegno nella rotazione degli incarichi”.
    Nel suo intervento nel Cpn Franco Russo ha detto che deve essere superata ”la supremazia del partito sulle diverse forme dell’agire sociale, per la pari dignita’ tra differenti ambiti e
    modi dei conflitti”. ”La rappresentanza non puo’ essere separata dai soggetti sociali. L’idea di riunire la sinistra di alternativa intorno al nucleo dei comunisti e’ sbagliata, e
    anche velleitaria. Oltre i ceti politici c’e’ una sinistra anticapitalista, in cui vivono conflitto di classe e sociale, pensiero della differenza, cultura del limite e pacifismo”.
    Nella sua lettera di dimissioni, dopo aver ricordato le sue esperienze politiche iniziate nella Fgci, continuate nel ‘68, in Democrazia Proletaria e nel movimento rossoverde, ha sostenuto
    la necessita’ di nuove pratiche politiche in cui ”i vertici non siano inamovibili e tornino a un lavoro di base dopo che le loro strategie hanno fatto fallimento”.(ANSA).

  376. Dallacqua Says:

    Per Lucaocchionero

    Comunque guardando i risultati elettorali mi sono reso conto che emiliano elettoralmente è davvero una macchina da guerra. Non avrei detto che ce l’avrebbe fatta a riaccaparrarsi il comune (nonostante l’UDC).

    Tra l’altro alle europee il pdl a Bari aveva 44,5 e il Pd il 23,5, anche se questo dato risentiva dei risultati di S&L (10%) e IDV (10%).

  377. Marco Imprintine Says:

    Oggi leggo i risultati delle ammnistrtative.
    Oggi mi rendo conto che siamo scomparsi. Siamo inutili.
    La tristezza è una parte dei miei sentimenti. una parte, perchè a Milano, i “compagni di rifondazione di milano” non hanno in gran parte votato penati. E per 3000 voti ha vinto Podestà. rifondazione aveva preso 8400 voti. I compagni dell’area grassi hanno dato pubblicamnte indicazione di non voto al ballottaggio. Uguale la 3 e la 4. Vuol dire che potevamo farcela. E per loro non ce l’abbiamo fatta.
    E’ una vergogna.
    E’ una tristezza.
    E’ la fine di rifondazione.
    A Milano, avremo podestà, il peggio della destra milanese, per 5 anni. E per colpa di Grassi e delle altre mozioni.
    Non ve lo perdono.
    rifondazione è morta, per me. come per gli italiani

  378. Dallacqua Says:

    Tu pensa a Prato dove adesso governerà la destra con la lega e “la destra” in coalizione!!….e tutto questo nella rossa toscana!

    Per fortuna che la ptovincia come tutte le province toscane ha retto!

  379. Marco Imprintine Says:

    Scusami, ma volevo dire 38000, non 8.000. 4000 voti su 38000. Dio!
    Si infatti.
    Dell’acqua, hai ragione.
    Hai ragione

  380. Franco Russo dice anche cose intelligenti, però ha sto vizio, sti toni gridati, queste idee di gettar tutto, tabula rasa. Un poco esagerati.

  381. Magari se Penati non sfasciava la coalizione (“mai più falce e martello con me”), senza manco fare gli apparentamenti dopo, oggi non staremmo a commentare la vittoria di Podestà

  382. iris pezzali Says:

    Caro Marco Imprintine, ho appena visto anch’io i risultati in tv e ho letto il tuo commento.
    Claudio Grassi dunque è responsabile della sconfitta di Penati. Questa si che è una notizia! Insomma, una specie di hacker nella macchina elettorale milanese. Mah!
    Personalmente posso dire che feci l’errore clamoroso qualche anno fa a votare la mozione di Claudio Grassi nel partito. Sapevo non essere un compagno di sinistra gramscianamente intesa ma mi ero illusa, in quel frangente, che potesse servire a riporre tra le priorità quella del bisogno di organizzazione del partito. Sul resto erano molti i punti di vista di disaccordo e mi sentivo molto “stretta” in quell’area.
    L’illusione finì prestissimo e la mia rottura politica con lui e la sua area finì in un brevissimo tempo. Ma nel percorso di una vita può succedere anche di prendere lucciole per lanterne. Basta ammetterlo e cambiare strada.

    Il punto che tu poni, sulla sconfitta di Penati è una riflessione da farsi ma non nei termini da te individuati. Penati ha perso 3.000 voti che non necessariamente hanno un nome e cognome di area politica. Claudio Grassi ha davvero un tale potere? E chi è ? Bucharin? Mah, io eviterei riconoscimenti di forza di questo tipo. Se non altro perchè penso che l’adesione ad una area non dovrebbe mai tradursi automaticamente in una obbedienza cieca al suo esponente.
    Io non conosco la situazione milanese e Ramon certamente ti risponderà in modo appropriato, ma non perdere di vista il punto centrale: era il candidato Penati ad avere l’onere della prova, non noi o tizio caio e sempronio. Penati doveva vincere convincendo. Mi pare accada questo in una elezione amministrativa o politica: ci siamo?
    Cosa ha fatto sul piano politico programmatico per rendere credibile la sua proposta all’area della sinistra alternativa in un ballottaggio tanto importante? E cosa ha fatto prima?
    Non so, riflettiamo prima di emettere sentenze di questo tipo.
    RIfondazione non è morta, non sono morti gli italiani. Lo sconforto lo comprendo ma la disperazione cieca va evitata un secondo dopo lo sfogo.
    Quindi sta tranquillo, apri la finestra, respira forte e viviamoci le cose con calma. Molta calma. Molta calma.

    Ciao

  383. alessandra Says:

    io ho votato delbono, ma non avrei votato né renzi né penati

  384. Intanto il PdCI “processa” Rizzo e sembra lo espellono dal partito! il suo gruppo Proletaria immagino quale casina combinerà… e questi sono coloro dovremmo farci l’unità assieme? Rizzo accusa Diliberto dico Diliberto il più votato nella lista comunista e anticapitalista di essere in buoni rapporti con uno della P2. per informazioni leggere il Corriere della Sera di oggi dove c’è un intervista a Marco Rizzo.
    Lasciamoli subito!

  385. Dichiarazione di Claudio Grassi, esponente segreteria nazionale Prc e responsabile Organizzazione
    Gli elettori italiani che si sono astenuti in stragrande maggioranza in modo consapevole di fronte ai quesiti elettorali referendari si sono dimostrati molto più saggi di tanti partiti politici, a partire dal Pd, che è arrivato a sponsorizzare un referendum e la nuova legge elettorale che ne sarebbe scaturita, legge che avrebbe garantito a Berlusconi e al suo schieramento la vittoria per altri cinquant’anni.
    Gli elettori italiani hanno cioè respinto un attacco alla democrazia del Paese impedendo che venisse adottata una legge elettorale ultra-maggioritaria peggiore di quella Acerbo del 1923 che permise a Mussolini di governare l’Italia per vent’anni. Ora si pronunci il Parlamento, unico organo titolato a discutere di legge elettorale, ma si consultino anche tutte le forze politiche non rappresentate in Parlamento affinché si possa discutere in modo libero e senza ricatti di nessun tipo di una modifica della legge elettorale attuale, il cosiddetto Porcellum, che ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni. Rifondazione comunista propone con forza e da tempo un sistema elettorale alla tedesca, e cioè un sistema proporzionale con sbarramento che riammetta le preferenze multiple, l’unico sistema elettorale oggi davvero funzionante e capace di garantire insieme rappresentanza e governabilità.

    meno male che probabilmente nessuno legge i comunicati stampa di grassi..

  386. Giovanni Says:

    ma Grassi non era quello che contestava a Giordano lo scorso anno il sistema tedesco perchè era propedeutico allo sciogliere Rifondazione, basta rileggere gli scritti….come si cambia

  387. Comunque i geni del Pd hanno distrutto l’esperienza di Ascoli, hanno silurato Rossi, adesso governa la destra, dei geni, queste cose le dobbiamo tenere a mente e dirle a quelli che ci accusano di far vincere la destra.

  388. Ma che me ne frega di Rizzo……….
    L’unità la dobbiamo fare tra i circoli del prc e del pdci e non certo con i nomi dall’alto……………

  389. Mai avrei votato Penati un rondista peggio dei leghisti

  390. Car giovanni, la discussione sulla lega è interessante. certo moto più delle schermaglie solite fra tifosi di questa o quella corrente o delle litanie (oh mamma penati ha perso adesso ci governa il bau bau).
    non ho malto tempo ma….
    la lega è un fenomeno modernissimo. infatti in tutta europa, più o meno dal punto di vista della crescita di un soggetto politico come gli ecologisti fra la fine degli anni 70 e gli anni 80, ci sono movimenti simili (ho detto simili) che esprimono a livello politico interessi territoriali coniugati con l’individuazione del nemico, quasi sempre individuato nell’immigrato e spesso nel sistema politico “lontano” dalla realtà e dal territorio. ed è così radicata e apparentemente interclassista che può passare dal liberismo puro e duro dell’inizio degli anni 90 al protezionismo del decennio successivo esattamente come proiezione degli interessi concreti, a volte confusi e contraddittori, delle piccole imprese del nord. queste erano felici della caduta dei dazi doganali ed erano convinte che la competizione avrebbe loro giovato anche perché era evidente che in italia potevano comprimere assai i salari e precarizzare il lavoro come leva per vincere sui mercati liberalizzati. appena la globalizzazione (soprattutto con l’ingresso della cina nel wto) ha introdotto nel mercato i loro competitori più pericolosi (per prodotto a uguale tasso di valore aggiunto con costo del lavoro imbattibile) ecco che sono immediatamente diventati protezionisti. insomma, la lega ha sempre avuto un nord, una bussola. l’interesse delle piccole imprese. ed è su questo interesse che ha costruito una egemonia attraverso l’alleanza fra produttori e nell’individuazione dei nemici. le grandi imprese (assistite dallo stato) e gli immigrati (minaccia verso una coesione sociale e culturale di una società terrorizzata di perdere i propri privilegi e la propria (falsa) identità religioso-culturale). non noi, ma poco importa per la consistenza dell’azione messa in campo, ma la “sinistra” è apparsa ed è stata nei fatti a favore del liberismo ideologico e si è dedicata prima a fare solo prediche antirazziste e poi ad inseguire la lega sul suo terreno securitario. bisognava essere contro il liberismo in nome degli interessi dei lavoratori mettendo a nudo la contraddizione di classe (e questo avrebbe lavorato anche contro le paure xenofobe). del resto c’è un’ampia letteratura che dimostra come gli operai metalmeccanici appena la fiom organizzava lotte e vertenze rispondevano fortemente perché sentivano il bisogno di tutelare i propri diritti e salario. ma gli stessi operai poi sul territorio votavano lega perché si sentivano e si sentono tutelati nella qualità della vita. peccato che le lotte non hanno mai avuto la rilevanza politica che spettava loro mentre la xenofobia e l’idea di una società chiusa a fortino si. l’egoismo sociale non è il prodotto dei manifesti della lega. è la formazione sociale a produrre l’egoismo e conseguentemente i manifesti della lega. anche per questo la lega è un interessante mix di antico e di moderno. organizzazioni stabili di massa e centralismo (democratico?) compreso. ma il centralismo della lega è solo apparente. non si tratta di centralismo bensì di bonapartismo o leaderismo che dir si voglia. il capo è infallibile e se qualcuno si permette di avanzare anche solo un dubbio è immediatamente messo fuori dalla comunità. poi i sottoposti fra loro sono dediti a lotte intestine durissime quasi sempre giocate sulla falsariga della fedeltà al capo. nei tanti anni di parlamento ho conosciuto decine di deputati della lega ed avendoli frequentati ( anche perché su diverse cose abbiamo lavorato insieme) so vita morte e miracoli della vita interna della lega. un vero inferno.
    è anche questo che ha permesso alla lega di passare dal viva berlusconi al berlusconi mafioso al viva berlusconi senza battere ciglio.
    la discussione, se vuoi, continua.
    un abbraccio

  391. Dallacqua Says:

    Cara alessandra su Renzi sbagli, non è assolutamente più a destra di Del Bono e anche lui non ha fatto l’alleanza con l’Udc. Insomma lascia stare le chiacchere, Renzi è un sindaco di c.sin moderato come ce ne sono in tutta italia, niente di più le altre sono solo chiacchere appunto.

  392. senti LU, tu hai scritto: “..e allora, caro Ramon, fuori dai denti….Cos’e’ che non ci dite, cari compagni del Nazionale? Cosa vi spinge ora, dopo la scissione condotta per altro con uno stile becero, a riproporre la gestione unitaria del partito… ”
    forse non hai idea di cosa siano i processi alle intenzioni e cosa sia la cultura del sospetto. la frase che hai scritto è un esempio cristallino. ti ho già detto che sono disposto a discutere di qualsiasi cosa ma che non ci può essere discussione con chi mi accusa di avere secondi fini inconfessabili.
    poi sei tu che dici la base la base. mica io. io non mi permetto mai, sebbene sia un dirigente del partito, di pretendere di avere l’interpretazione autentica della volontà della base. e siccome parlo con centinaia e forse migliaia di compagne e compagne in un anno, siccome ho l’abitudine, come tutti possono testimoniare, di ascoltare sempre tutti gli interventi nelle assemblee a cui vado, credo di conoscere abbastanza bene le cose per dirti che quella che tu chiami base è identica al vertice. che non c’è un vertice dedito a fare cose che non si possono dire alla base, come tu adombri, e una base innocente in balia di un vertice di merda. perché capita di sentire, nella base, che dovremmo anche noi cacciare i clandestini, e litigate furibonde su chi farà il segretario di circolo (con le alleanze più sorprendenti) e così via.
    lo stesso vale per la mozione due. ciò che tu proponi è la loro cacciata dal partito. e cioè esattamente quel che vendola dice essere il problema. non si potrebbe fare un piace più grande a chi questo partito lo vuole distruggere.
    ma credo che tu sia accecato dall’idea che solo tu hai la verità rivelata e conosci le intenzioni di tutti. per te basta smascherare chi non la pensa come te come distruttore del partito e dire che chi, come me, non la pensa come te non dice la verità.
    ciao

  393. Volevo aggiungere,cari compagni,che la lega dopo il boom del 96,ha registrato un calo drastico dei consensi,alle europee del 2004 ebbe il 4,9%dei consensi,a fronte del 9-10%,quindi hanno avuto una parabola simile alla nostra,solo che loro si sono ricompattati e sono ripartiti,facciamolo anche noi……….

  394. Alfonso Geraci Says:

    Cari compagni,
    oggi ho scritto una lettera a Liberazione sui nuovi sviluppi di una vicenda che come sapete mi sta a cuore:

    Cara Liberazione,
    dissento da Fabio Sebastiani che apre il suo pezzo sui 650 licenziamenti alla Total così: “Ricordate la raffineria di Lindsey dove i lavoratori inglesi issarono cartelli con su scritto ‘British jobs for British workers’ usati contro un gruppo di lavoratori italiani?”. Ricordo invece che: “Posti di lavoro britannici per lavoratori britannici” era stata una sciagurata frase del premier Gordon Brown, che gli scioperanti gli hanno perciò rinfacciato; in altre parole era uno slogan “virgolettato”, il più delle volte non solo metaforicamente. Non voglio negare che all’inizio della vertenza ci siano stati tentativi di infiltrazione da destra; ma quello che conta è lo svolgimento effettivo della vertenza stessa, che non ha portato alla perdita di lavoro per nessun operaio italiano e allo stesso tempo ha efficacemente contrastato la logica del “dumping sociale” e della guerra tra poveri. Si leggano il volantino in italiano del comitato di lotta (reperibile sul sito di FalceMartello) e l’esaustivo commento sulla vicenda da parte di Giorgio Cremaschi (sito Rete 28 Aprile).
    Oggi è fondamentale stringersi intorno ai licenziati in una battaglia che interessa tutto il sindacalismo europeo: accettare acriticamente la lettura schifiltosa e negativa della leggendaria “vertenza contro I lavoratori italiani” non ci aiuta a creare solidarietà intorno a chi perde il lavoro per aver difeso i 51 dipendenti del subappaltatore a loro volta licenziati.

    Alfonso Geraci – Palermo

  395. lucaocchionero Says:

    Caro Dell’acqua, non che voglia ripetermi(anche se mi costringi sempre) ma la matematica ha una base filosofica secondo la quale 2+2 fa quattro e non cinque o sei. Alle elezioni europee il PDL ha avuto il 43(e rotti%) e non il 44%. Se a questi voti si aggiungono i voti dei partiti tradizionalmente di destra(UDC+ POli Bortone + Lombardo + Cito) si raggiunge il 55%(e rotti). Di Pietro ha avuto il 7,9%, Sinistra e Libertà il 6,9%(il 10% è il risultato per Bari alle europee, mentre al comune di Bari Sinistra e Libertù ha avuto il 3,3%).
    Quanto ad Emiliano i sondaggi si sono rilevati più o meno giusti, difatti al primo turno era in vantaggio di 3 punti percentuale. L’abbraccio con l’UDC gli ha dato lo scatto finale verso una vittoria abbastanza ampia.
    La verità è che qui in Puglia vi è stata un’operazione di ceto politico pazzesca degna del migliore trasformismo: in quasi tutte le provincie e nei comuni dove si è votato, il centro”sinistra” senza PRC e PDCI(che cmq hanno avuto molte defezioni e tradimenti-anche a Taranto-) ha proposto un’alleanza che va dalla Poli Bortone a Vendola, passando per l’UDC, una marea di liste civiche di centro e personali, ed il Partito Democratico. Questa vasta operazione trasformistica che taluni chiamano “Alleanza per il SUD” ha fatto sì che gran parte dell’elettorato non partecipasse alle elezioni. Il Presidente della provincia di Taranto ha avuto una elezione emblematica: con un’alleanza come quella appena descritta ha avuto il 52% del 38% che si è recato alle urne. L’astensione è stata del 62%:questo è il gradimento popolare a questo nuovo bipolarismo tra un “centrodestra” sempre più confuso ed estremista, ed un centro che puzza di vecchia DC.

  396. per iris :
    leggo ora la tua domanda :”chi la riempie la cassa di resistenza?”. ti posso rispondere per la mia esperienza che è quella di una citta’ di provincia ,dove siamo contigui o singolarmente interni al mondo associativo e cooperativo .Noi siamo partiti facendo cene di autofinanziamento ,alcune coop ci hanno dato un contributo alimentare, il lavoro quello dei compagni del circolo,stoviglie riciclabili di legambiente,presenze per passaparola ovviamente anche fuori dall’elenco degli iscritti .risposta molto buona :alcuni gruppi giovanili hanno accettato con entusiasmo di suonare “agratis”:-)
    la campagna elettorale ci ha un po’ tarpato le ali ( e’ piu’ diffficile -si rischia di sembrare strumentali) ed ora c’è una reazione diffusa di sconforto .Che ,confesso,io non mi aspettavo così profonda:in fin dei conti razionalemnte sapevamo tutti che il nostro lavoro era solo all’inizio,che non ci si ripropone come interlocutori affidabili con una pratica sociale ( innovata) di qualche mese.forse ,sotto sotto, ci eravamo illusi che la nostra voglia di cambiamento fosse contagiosa . Nelle nostre cene,ai banchetti del pane ho rivisto molte facce di “quelli che non ci votano piu'”, ho provato a confrontarmi con loro su quale sia la vera novità ,se una sinistra che punta a nuovi contenitori o una che si mette in discussione,si sforza di cambiare le sue pratiche ,di praticare l’ascolto. molti sembravano convinti ……Cmq per tornare alle casse di resistenza il nostro problema ora non e’ quello di riempirle,ma ,paradossalmente ,di iniziare a vuotarle,cioe’ di trovare qualche realtà di azienda,disposta a darci credito come alleati di lotta. Credo che ci penalizzi molto l’essere stati interni agli enti locali;abbiamo assorbito noi per primi la convinzione che le soluzioni siano solo istituzionali .Purtroppo non abbiamo realtà di autonomia forti come attack ( e non si puo’ pretendere che piobbichi si trasferisca da noi 🙂

  397. Perfetto, Ramon. Mi riferisco alle dichiarazioni del partito che fu contro Caruso, e come dici la nonviolenza, il terrorismo etc come segni del fatto di voler essere considerati prima di tutto interni ad un sistema. Io lo chiamavo maniavantismo, era la cosa che più rimproveravo a Bertinotti, in particolare in merito alle sue tante presenze da Vespa (che pure ci portavano parecchio consenso di opinione). Più che calcare un salotto borghese, come altri dicevano, l’errore mi sembrava sempre, specie in periodo post 11 settembre, Genova, guerra in Iraq, mettere le mani avanti “noi siamo contro il terrorismo, detto ciò la guerra è sbagliata”, “noi siamo contrari ai black block, detto ciò al G8 non si rispettarono i diritti civili”, “noi siamo nonviolenti, detto ciò ci opponiamo alla globalizzazione”. E’ un restare all’interno, oltre che del sistema, di uno schema, di un immaginario confezionato dalla destra.
    E’ per questo che ritengo allo stesso modo un errore, scusa se rimetto al centro la questione, sorvolare il problema 11 settembre, accettando di fatto, senza neanche insinuare un dubbio, una domanda, una narrazione che di per sé mette in difficoltà i nostri contenuti.
    Mi ricorda tanto quel processo mentale che divorò, secondo me, il gruppo dirigente del Pci degli anni d’oro quando si convinsero di doversi “legittimare democraticamente” per poter finalmente entrare nell’area di governo. Alla fine ci sono entrati, come persone, ma avevano lasciato da parte tutto il resto.

  398. caro antonio, più o meno come dici tu. ma non sull’11 settembre. appena insinui un dubbio sulla veridicità o meno degli attentati si discute di quello e non della guerra. anzi, visto che non riesci a dimostrare in modo definitivo nulla ma, appunto, solo ad insinuare dubbi alla fine la guerra può apparire giustificata se gli attentati sono veri.
    quando scoppiarono le bombe a piazza fontana furono condannate da tutti noi inequivocabilmente. non avremmo potuto poi dire che erano bombe di stato se invece di condannarle avessimo detto che erano un complotto.
    mi sbaglierò ma la penso così. e lo sai.
    un abbraccio

  399. Sì, credo che su questo ti sbagli non di poco, ma ho capito la posizione e la rispetto.
    Ci sono direi 3 cose secondo me sbagliate nelle poche righe che scrivi qui sopra 😀
    Ma non voglio approfittare della disponibilità, su cose poi già discusse. Ciao!

  400. giovanni Says:

    Ola Ramon,
    sono daccordo su tutto quanto hai scritto ,aggiungerei che la crescita esponenziale della lega durante mani pulite ha anche dei risvolti dubbi.
    In quel periodo infatti la lega dimostrava di avere risorse finanziarie insospettabili per l’esiguità della sua dimensione organizzativa.Probabilmente molti altri aspetti legati ai finanziamenti sono tutti da scoprire.Resta il fatto che la supponenza della sinistra italiana nei riguardi della lega è emblematica di una incapacità profonda di interpretazione dellla realtà. La questione che più mi interessa è legata alla rilettura dello stato ed alle sue funzioni.
    Su questo punto non solo la sinistra ma nessuna altra espressione politica organizzata è riuscita ad avere la capacità organica di dare una risposta alternativa e attraente alla ipotesi federale.Sono tutti federalisti.
    Io ho letto un po di quanto scritto da alexandre Marc uno dei padri del
    federalismo europeo e nelle sue analisi , non prive di senso,si coglie una intuizione che per il 1940 o giù di li a volte stupisce per lungimiranza.
    Marc sostiene che il federalismo,al di la della sua specifica caratteristica
    organizzativa,possa essere una valida alternativa al capitalismo in considerazione del fatto che il socialismo reale finirà per replicare ed
    amplificare i modelli del capitalismo.L’ho molto sintetizzata ma non distorta. Credo che ci sia un sentimento diffuso della follia del capitalismo che non viene considerata ne valorizzata.Un dato preoccupante invece
    è l’abbandono da un po di tempo a questa parte dei richiami antifascisti
    che spesso connotavano i discorsi leghisti,anche nei comizi.
    Insomma se parlo della lega è perchè è molto più attuale e vicino alla politica reale di qualsiasi altra realtà emergente o emersa.
    Poi e sbaglierò,sono convinto che l’assoluta maggioranza dei leghisti non sia razzista però è un dato politico da considerare.
    Viva la Vita!

  401. Luca Marini Says:

    Allora mi sono perso un sacco di post, ma Ramon evidenzi molte contaddizioni all’interno della politca portata avanti dalla Lega e fai bene a sottolineare che al centro ci sono stati sempre gli interessi delle piccole imprese, appunto classe imprenditirice!
    Insomma rimane però il fatto che oggi in molti stanno scoprendo il fenomeno Lega e non mi riferisco a coloro che qui hanno trattato il tema, ma a molti compagni che sembra non si siano accorti che la Lega esiste da prima del prc certo con sfumature e cambi di denominazione (tipo -indipendenza della padania) ma è un partito che certo non deve essere considerato nuovo!
    Guardiamo anche i leader (perchè rimane un partito leaderista) Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli, Borghezio, Gentilini….sono lì da anni e anni!
    Un vero e proprio rinnovamento non c’è mai stato, nella linea politica e anche negli interpreti!
    A me pare molto un partito che eredità l’esperienza della Dc del nord, con qualche spruzzata di nuovo negli slogan razzisti e nella simbologia!
    Comunque una domanda come ti spieghi Ramon che la lega nel 2006 era al 5% scarso e ora al 10%! Non mi sembrano cambiate molto le politiche portate avanti? dipende tutto dal contesto economico e sociale cambiato?

  402. X RAMON
    Non ci siamo. Sono stanco di parlare di me. Allora facciamo cosi’:
    Hai ragione tu, io sono un idiota, il mio atteggiamento e’ censurabile, etc. etc., d’accordo su tutto, appurato questo, non parliamo piu’ di me.
    Ma perdonami, tu la meni per la quale, caro Ramon, e non rispondi. Secondo te nella segreteria del PRC, qualora si dovesse richiamare “dentro” la mozione 2, ossia quella i cui dirigenti volevano esplicitamente distruggere il partito, quella di Bertinotti, che in campagna elettorale ha dichiarato la sua intenzione di voto per Sinistra e Liberta’, ci entreranno i compagni di quella parte di base che io vilipendo (secondo te) o quegli stessi dirigenti legati a doppio filo a Bertinotti, il quale ha votato un altro partito alle ultime elezioni?
    Ma ci rendiamo conto del grottesco di tutto cio’? Si fanno rientrare in segreteria nazionale i Bertinottiani, quando il Bertinotti ha votato un altro partito alle ultime elezioni, quando ancora, pochi giorni fa, prima delle elezioni ha pubblicamente dichiarato di sperare nell’ annientamento del PRC alle europee per poter poi ricominciare. E’ questo il nuovo inizio? E’ questo l’inizio della fine del PRC, e del progetto comunista in Italia? Rispondi, per cortesia! Non badare a me! Rispondi su questo!!

  403. X RAMON
    …..ah, e poi…..appurata la mia menomazione….qual’e’ l’idea che acceca te invece? O pensi di avere una vista perfetta?

  404. RIASSUNTO

    1) La mozione 2 e’ quella parte del partito che esplicitamente voleva distruggere il partito stesso.

    2) La mozione 2, dopo essere stata sconfitta a Chianciano, causa una scissione feroce del partito, per fondare Sinistra e Liberta’, che durante tutta la campagna elettorale delle europee 2009 diffama, denigra, insulta i compagni del PRC

    3) Fausto Bertinotti, capintesta della mozione 2 insieme a Vendola, dopo la scissione (di Vendola), a pochi giorni dal voto europeo pubblica un articolo in cui esplicitamente auspica l’ annientamento del PRC e di qualsiasi progetto comunista presente in italia, perche’, secondo lui, il comunismo e’ ormai indicibile e superato dalla storia (la storia di cui parla deve averla sentita durante qualcuna delle feste blasonate a cui e’ solito partecipare)., e dichiara inoltre che votera’ Sinistra e Liberta’

    4) Dopo essere stato preso letteralmente a “calci in bocca” da Bertinotti & Co., il PRC richiama i Bertinottiani nella segreteria nazionale.

    Non e’ possibile, dovete esservi persi qualche pezzo, voi ragazzi del “nazionale”, oppure non viviamo sullo stesso pianeta. E’ una prospettiva gravissima, e va contrastata senza timore e senza remore. Altrimenti non ripartiremo mai e poi mai.

  405. lu (vedo che parli con ramon ma mi permetto lo stesso) posso farti una semplice domanda?
    se entrano i bertinottiani in segreteria, tu cosa pensi che accada?
    se non entrano i bertinottiani in segreteria, tu cosa pensi che accada?
    grazie della risposta.

  406. caro giovanni, il federalismo si giustifica quando esistono popoli lingue e storie molto diverse. nell’epoca della globalizzazione gli stati nazionali, ampiamente svuotati di poteri reali, sono in crisi ed ecco comparire il federalismo che non è altro che un martello potentissimo per destrutturarli ulteriormente. le regioni ricche competono con altre regioni ricche e quelle povere con quelle povere in europa e nel mondo. gabbie salariali, fiscalità diverse, apparati politico istituzionali autoreferenti. senza la riforma di merda che fu fatta in italia formigoni non potrebbe sviluppare un modello sanitario privatizzato. e quindi non parliamo in astratto dello stato, parliamone in concreto. l’italia per storia e per composizione è un paese di municipi non di stati nazione (tranne la sardegna forse).
    anche questa è una discussione interessante.
    ciao

  407. caro luca, nel 2006 si veniva da 5 anni di governo nel quale la lega non ottenne nulla di nulla per poter giustificare davanti ai propri elettori la presenza al governo. e non sottovalutare il fatto che i conflitti sull’articolo 18, sulla guerra e delle tante lotte locali in difesa dell’ambiente fecero molta chiarezza e misero la lega in forte difficoltà. poi ha avuto gioco facile con il governo prodi ed ha, con tutta evidenza, leghizzato tutto lo schieramento di centrodestraò. via l’udc e con il partito unico di forza italia e berlusconi ha capitalizzato tutti i voti xenofobi.
    credo che sia così.

  408. caro LU. io non parlo di te. parlo di una cultura politica che ancora una volta riproponi. infatti nel tuo riassunto eviti di dire che è stata una minoranza della mozione due a fare la scissione. chi è rimasto nel partito ha condannato la scissione, o non te ne sei accorto? ma si che te ne sei accorto. è solo che tu pensi che chi è rimasto nel partito, ha fatto la campagna elettorale per la nostra lista alle europee, si è candidato nelle nostre liste alle europee ed amministrative, è in malafede. per giudicare politicamente una posizione e tanto più persone che la esprimono bisogna giudicare i fatti. a te non importa che i fatti dicano che sconfitta la mozione due al congresso questa si sia divisa. per te tutto è uguale al congresso. ma non è così. io al congresso mi battei con tutte le forze contro la mozione due e contro ogni accordo che prevedesse vendola segretario (chi dal versante della mozione 1 lo proponeva è un agente del nemico? per me no ovviamente ma per te forse si) perché ero sicuro che vendola segretario avrebbe continuato il progetto di costituente della sinistra e avrebbe sciolto il partito. ma non lo credevo per un sospetto bensì perché i fatti precedenti e contestuali parlavano chiaro. fu la mozione due, guidata da vendola, a rifiutare di entrare in segreteria. chiesero di avere i vice responsabili in tutti i dipartimenti per costruire una dualità e perpetuare lo scontro all’infinito. solo per questo non ci fu la gestione unitaria. una volta fatta la scissione chi è rimasto tanto nella base come nel vertice del partito ha avuto ben altro atteggiamento. sono diverse migliaia di militanti e quadri politici. se li accusassimo contro ogni evidenza di voler distruggere il partito promuoveremmo uno scontro infinito e alla fine li spingeremmo ad uscire dal partito indebolendolo forse definitivamente. non c’è solo il per me sacro principio che l’iscritto al partito va rispettato qualsiasi sia la sua posizione ed ha diritto come tutti gli altri a partecipare alle decisioni. c’è anche un bisogno fortissimo di mettere fine alle divisioni.
    difficile da capire?

  409. e che dire ramon allora della mozione 3?
    e che dire della base? il partito lo costruisce la segreteria o anche la base? e la base segue la segreteria? davvero?
    però mi farebbe piacere rispondesse lu. così per capire il suo pensiero perchè non mi è molto chiaro.

  410. Volevo aggiungere,cari compagni,che la lega dopo il boom del 96,ha registrato un calo drastico dei consensi,alle europee del 2004 ebbe il 4,9%dei consensi,a fronte del 9-10%,quindi hanno avuto una parabola simile alla nostra,solo che loro si sono ricompattati e sono ripartiti,facciamolo anche noi……….

  411. GESTIONE UNITARIA DEL PARTITO:questa quanto scritto a Chianciano,tutto il resto sono parole……….

  412. tu dici rosso?
    parole, processi alle intenzioni a cui poi seguono fatti. altro che parole.
    parliamone invece.

  413. x Rosso come chi si frega di Rizzo oggi lui continua sulla stampa, sembra che lo abbiano espulso davvero, ma come è in sintonia con Giannini e tanti qui del PRC,è un dirigente del PdCi che accusa Diliberto di essere in combutta con uno della P2!! noi proponiamo l’unità con Diliberto, i coordinamenti e continuare la lista delle europee e questa accusa che lui lancia non ci riguarda? è probabile una scissione dal PdCI e tutto questo non ci riguarda?

  414. Rizzo è stato anche lui “alto”dirigente del PdCI.
    Tra l’altro ho sentito il buon Rizzo,il quale diceva e parlava sull’inutilità del governo Prodi e della nostra presenza da comunisti,ebbene il buon Rizzo deve sapere che il PdCI è nato nel 98 per fare la stampella al governo D’Alema e in quella sciagurata scissione governista Rizzo era dentro mani e piedi……
    Vuole fare lui il segretasrio del PdCi???Dica la soluzione???Perchè nel congresso di 10 mesi fa non si è presentato con una propria mozione senza appoggiare Diliberto???……….
    Costruiamo un percorso di sinistra vera comunista e anticapitalista dal basso,basta divisioni,abbiamo perso tutti dai dirigenti ai semplici militanti,noi abbiamo eletto,con un congresso democratico Ferrero(faccio parte del Prc) e Diliberto poco meno di un anno fa.
    Riannodiamo i fili fino al 2006 il Prc aveva il 7,4% dei consensi e la sinistra radicale era oltre il 10%

  415. Ma quando capirete che l’unione deve venire dal basso:dai circoli cittadini che collaborano,dalle federazioni che collaborano,dai regionali che collaborano chissenefrega di Rizzo se qui nel mio comune con i compagni del PdCI da anni abbiamo formato un unico Kollettivo per essere più forti e più numerosi e per incidere nel nostro comune…………….
    Chissenefrega che i segretari si chiamino Ferrero,Diliberto noi collaboriamo lo stesso e stiamo uniti lo stesso altrimenti rinchiudiamoci nel nostro fortino e aspettate che vi arrivi “l’ordine” dall’alto di unità o un miracolo divino…………

  416. Ramon dice:chi è rimasto tanto nella base come nel vertice del partito ha avuto ben altro atteggiamento. sono diverse migliaia di militanti e quadri politici. se li accusassimo contro ogni evidenza di voler distruggere il partito promuoveremmo uno scontro infinito e alla fine li spingeremmo ad uscire dal partito indebolendolo forse definitivamente. non c’è solo il per me sacro principio che l’iscritto al partito va rispettato qualsiasi sia la sua posizione ed ha diritto come tutti gli altri a partecipare alle decisioni. c’è anche un bisogno fortissimo di mettere fine alle divisioni.

    HO VOTATO VENDOLA AL CONGRESSO SONO RIMASTO ORGOGLIOSAMENTE NEL PRC,VOLETE CACCIARCI????
    PERCHE’ FARE PROCESSI PER NIENTE,NOI CI AIAMO SPACCATI IN CAMPAGNA ELETTORALE E LE ZONE EX VENDOLIANE SONO STATI LE MIGLIORI A LIVELLO DI VOTI,VORREI E VORREMMO RISPETTO E DECIDERE PER I NOSTRO PARTITO CON UNA GESTIONE UNITARIA TUTTO QUA
    BASTA CON LE DIVISIONI……………LA GENTE NON NE PUO PIU’……………

  417. giovanni Says:

    Caro ramon,
    infatti io parlo del federalismo europeo.Però non voglio evitare la questione italiana. Io non ho la soluzione in tasca ma mi sembra evidente che ci sia una forte richiesta di una idea innovativa di gestione dello stato ,tanto forte da alimentare spinte eversive e peroniste. So bene che la retorica di Roma ladrona è più uno slogan che l’espressione di una vera capacità di governare un cambiamento.E’vero anche che la lega ha nelle PMI una base di riferimento,salvo poi constatare che la richiesta di manodopera extracomunitaria è una esigenza proprio delle PMI che criticano la bossi-fini e la strategia della lega. Infatti mi sembra di registrare una progressiva distanza tra lega e PMI. Vale a dire che la reltà supera sempre la fantasia e che le molte contraddizioni stanno evidenziando la distanza tra gli slogan e la realtà delle cose.
    Non mi sorprenderebbe se anche su questo punto tra non molto ci sarà
    una secca trasformazione della lega.Pensiamo solo all’agricoltura e alla necessità che questo comparto produttivo ha della manodopera stagionale
    a basso costo. se ci fosse una proposta strutturata ed alternativa non credo sarebbe poi così “difficile” risalire la china. Ma non vedo queste
    proposte , e cribbio ci sarà ben un motivo….nel frattempo in assenza di queste la lega cresce senza avere le risorse umane e culturali per gestire il suo consenso.
    Viva la Vita!

  418. senza contare che stiamo parlando del Rizzo che in campagna elettorale ha portato voti all’idv..lo sanno tutti.
    Precisamente a Vattimo…………

  419. rosso scusa come fai a dire chissenfrega di rizzo di diliberto di salvi e di tutto e di tutti? se i coordinamenti sono programmati anche a livello dirigenziale non possiamo non occuparcene.
    non metto in dubbio (nè io nè altri penso) il lavoro di base che i compagni di rifo e del pdci in alcuni contesti hanno svolto con serietà e con vero spirito di collaborazione, ma non possiamo dire che questa sia una base condivisibile per tutti, se le premesse non vi sono.
    idem vale per i vendoliani rimasti (anche se non si parla in questo caso di coordinamenti delle dirigenze).
    parliamone. perchè il problema non è la gestione unitaria. o no?

  420. Roberto Says:

    Se noi che abbiamo votato la 2 mozione e siamo rimasti nel partito siamo un problema potete dircelo tranquillamente ha ragione Danilo………..

  421. cari roberto e danilo, calma! che ci sia LU che abbia il dente avvelenato contro chi ha tentato di sciogliere il partito senza nemmeno discuterlo non può farvi usare il plurale. quello di fare processi alle intenzioni è un vizio che alberga dovunque. anche quando ferrando è stato tolto dalle liste c’era un processo alle intenzioni in corso. e molti si sono rallegrati che ci fosse una scissione. quindi calma e sangue freddo. nessuno sarà cacciato e tutti potranno partecipare alle decisioni (che vuol dire partecipare alle decisioni prima che vengano prese e non solo essere chiamati a ratificarle con un si o un no) grazie al fatto che il congresso è stato vinto da chi fa di questa linea di condotta un asse portante della vita interna del partito.
    ciao

  422. infatti roberto. aspettiamo la risposta di lu, visto che è stato lui a sollevare questa questione a mio aviso assurda.

  423. cara maria, per quanto assurda la questione che ha sollevato LU almeno permette di parlare di un problema irrisolto nella sinistra e più in generale nella politica italiana. mi riferisco alla cultura del sospetto, alle dietrologie, al tagliare tutto con l’accetta. alla logica dei buoni e dei cattivi.
    un bacio

  424. Militante Says:

    Roberto, per me sarete un problema quando comincerete a parlare di partito leggero, di soggetto della sinistra senza aggettivi, di dialogo col PD e costruzione di un nuovo csx, di superamento del marxismo, di contaminazione, di nuove forme di sfruttamento, di superamento della categoria dell’imperialismo e di altre amenità del vendola-pensiero.Non solo voi – ben inteso! – ma chiunque di qualunque mozione si incamminerà sulla stessa strada. Sarete un problema nel momento in cui si tornerà indietro al dibattito (sia tattico che teorico) del congresso di Venezia e di quelli precedenti. Ma siccome i problemi li affronto e accetto il pluralismo, lotterò come ho sempre fatto per difendere l’integrità della linea di Chianciano e per non tornare indietro neanche di un passo.

  425. la querelle rizzo diliberto è purtroppo la dimostrazione di come con la logica del “se non sei d’accordo con me ti espello” e del “il nemico principale ce l’ho dentro il mio partito” si possa arrivare in basso.

  426. caro militante, la storia del marxismo è storia di contaminazione. e la teoria dell’imperialismo è stata un’innovazione rispetto alla elaborazione di marx. che esistano nuove forme di sfruttamento mi pare evidente: basti pensare alla riduzione della vita a materia prima nel processo produttivo.
    sul resto sono d’accordo.
    un abbraccio

  427. caro giovanni, se parlavi del federalismo europeo sono d’accordo con te. ma sai bene quante tonnellate di retorica si sono usate in italia sul federalismo (fiscale?) per mascherare i processi che ho tentato di dire io più sopra. quanto alla apparente contraddizione della lega con le piccole imprese circa l’immigrazione penso che ti sbagli. se i lavoratori sono divisi e c’è la guerra fra poveri e c’è un esercito di riserva clandestino da supersfruttare le piccole imprese si fregano le mani. al punto che molti padroni e padroncini pur avendo fatto fortuna con il lavoro degli immigrati sono in prima fila nelle manifestazioni xenofobe e nel voto alla lega.
    viva l’internazionale

  428. sì ramon certo che LU ha sollevato un problema diffuso e credo anche molto, purtroppo. per questo mi permetto di porgergli nuovamente la domanda iniziale (e se si collegherà e vorrà rispondermi ne sarò davvero felice)
    un bacio a te ramon

    caro LU
    se entrano i bertinottiani in segreteria, tu cosa pensi che accada?
    se non entrano i bertinottiani in segreteria, tu cosa pensi che accada?
    grazie della risposta.

  429. Il federalismo è messa in discussione della sovranità e dello stato nazione e autogoverno delle comunità. È di sinistra, e dovrebbe assumerlo nel nostro bagaglio politico, se veramente vogliamo sottoporre a critica la nostra storia. Non dimentichiamoci che i due grandi sconfitti del ‘900, cioè il socialismo reale e la socialdemocrazia, avevano come tratto comune lo statalismo, e che se si intende, come io e te, Ramon, intendiamo, il comunismo come piena realizzazione della democrazia, allora il concetto di sovranità e il potere centrale vanno fortemente criticati.
    Certo, il regionalismo che è stato applicato all’Italia non ha nessun vero connotato federale. Non c’è autogoverno delle comunità, ma solo 20 nuovi poteri centrali sovrani, dalla padella nella brace. Ma non gettiamo via il pensiero federalista solo per la bassa interpretazione che ne ha dato Miglio…

    E su Rizzo, Ramon… Le espulsioni sono sempre sgradevoli, ma nel merito mi pare davvero indifendibile.

  430. animals Says:

    Visto che la domanda è posta un po’ a tutti quelli che sono contrari alla gestione unitaria provo a dare la mia risposta. Se i vendoliani entreranno in segreteria non cambierà proprio nulla. E’ questo il problema.
    In ogni caso per quel che mi riguarda non è una questione o loro o noi. E’ ovviamente una questione di linea politica. Non condivido i coordinamenti, non condivido la semplice autonomia dal pd, non condivido l’incapacità di intervento nel conflitto. Non credo che sia l’apertura ai vendoliani a far morire Chianciano. Chianciano purtroppo non è mai partita. L’entrata dei vendoliani è solo il sigillo finale sulla rinuncia a seguire la svolta a sinistra.
    In questo senso rispondo anche alla domanda cosa cambia se i vendoliani non entrano in segreteria. Direi proprio nulla anche in questo caso.

  431. caro masaccio, il federalismo è una forma dello stato, non dell’autogoverno. perfino l’urss era federazione. la germania è una federazione. poi vi sono diverse concezioni del federalismo e sono d’accordo con te e giovanni che alcune sono molto interessanti. ma parlare in italia di federalismo è un non senso.
    espellere chi ha divergenze politiche non è solo sgradevole, è antidemocratico.

  432. caro animals, mi sembra che la tua risposta sia più che corretta. dire che chianciano non è mai partita però è una esagerazione. ma è vero che siamo in mezzo al guado. puoi anche prevedere che le cose vadano male ma è sbagliato dare le proprie previsioni come certe. le previsioni sono previsioni non profezie. se le si tratta come profezie si può perfino contribuire alla loro realizzazione senza accorgersene.
    un abbraccio

  433. animals Says:

    Potrei mettere in fila una serie di aspetti della vita del partito e di scelte del partito che mi fanno fare questa, diciamo così, prospettiva. Una prospettiva in base a una analisi. Poi purtroppo o per fortuna nessuno ha la sfera di cristallo. Spero quindi di sbagliarmi. Per conto mio cercherò nel mio piccolo di far sì che questa profezia non si avveri.

    Un abbraccio

  434. caro animals, puoi mettere in fila molte cose reali che dimostrano come sia fondata la tua previsione. e un altro può mettere in fila diverse altre cose che dimostrano la previsione contraria. il che dimostra che siamo in mezzo al guado.
    un altro abbraccio

  435. limones Says:

    il federalismo in italia non è un nonsenso. è purtroppo un disegno antisolidarista che mira ad acuire le differenze territoriali in termini di reddito e sviluppo economico e a garantire la gestione clientelare dei partiti (in particolare di quelli territoriali – lega ed mpa su tutti).
    quanto alla questione della gestione unitaria: dire che l’ingresso in segreteria della seconda mozione sancisca la rinuncia a chianciano è una sciocchezza ed un nonsenso. chianciano prevedeva e prevede giustamente una gestione del partito opposta a quella che abbiamo vissuto prima (liderismo, frazionismo di maggioranza, ecc.). semmai il problema è che non basta l’ingresso in segreteria della seconda. serve rilanciare l’unità del partito di fronte alla disgreazione dello stesso che è dovuta alla miliitarizzazione delle correnti. problema che non riguarda solo rifondazione ma che riguarda e riguarderà anche il processo di aggregazione della sinistra anticapitalista.
    quanto a rizzo, ramon, non sono affatto d’accordo con te. io sono stato a lungo nel pdci e spessissimo in maniera critica rispetto alla maggioranza, ma rizzo non piace per nulla. non che ami le scissioni o le espulsioni, sia chiaro, ma la politica e la dialettica interna hanno delle regole. rizzo non le ha mai rispettate, e ripeto, mai! ha costruito in questi anni una corrente sommersa. questo nel pdci è vietato dallo statuto votato all’unanimità, si può essere d’accordo o meno, ma una volta fatta la regola essa va rispettata. in più, la corrente rizzo ha giocato all’opposizione interna non in termini di dibattito contenutistico ma come accumulazione dei potentati locali interni che si allontanavano da diliberto. In più ha un’idea del marxismo “vagamente” superata secondo cui il confitto capitale-lavoro è non solo centrale ma prioritario rispetto ad altri conflitti (ambiente, genere, diritti civili, ecc.) come se struttura e sovrastruttura non interaggissero dialetticamente. Rappresenta, cioè l’espressione ortodossa (cioè, non contaminata dai movimenti sviluppatisi dal secondo dopoguerra) e superata del comunismo. quella contro cui noi diciamo di opporci quando ricordiamo che i termini Rifondazione e Comunismo si sostengono a vicenda. In più, a quanto mi si dice, ci sarebbe stati annusamenti tra lui e l’idv.

  436. Alfonso Geraci Says:

    Urrà Urrà triplo Urrà!!! Oggi LIBERAZIONE corregge egregiamente il tiro sulla vicenda della vertenza Total.
    C’è un ottimo, preciso articolo di Francesca Marretta che già nel “sopratitolo” (o come cavolo si chiama) chiarisce:
    “Cacciati 647 operai perché scioperano. In lotta contro gli illeciti, non contro altri lavoratori”. E l’articolo mantiene le promesse.
    So invece da un amico che ancora lo compra, che IL MANIFESTO, dopo aver sostenuto che le ceneri di Adolf Hitler si stavano ricomponendo tipo Dracula per colpa di questi lavoratori in lotta contro il dumping sociale e il caporalato, adesso SI GUARDA BENE dallo scrivere qualcosa!! Mentre in tutta la Gran Bretagna ci si sta stringendo intorno ai 700 *in tutto) licenziati.
    Questo conferma che LIBERAZIONE alla fine risulta meglio del MANIFESTO, maggiormente flessibile e disposta ad accettare le smentite della realt’.
    Il padronato ha la vista piu lunga della stampa salottiera, e la sta facendo pagare ai cosiddetti xenofobi che avevano scatenato una reazione a catena di scioperi selvaggi in tutta la GB.
    Viva LIBERAZIONE e viva la solidariet’.

  437. caro limones, io ho detto che parlare di federalismo è un non senso solo riferendomi alla versione democratica del federalismo. se leggi quanto ho scritto più sopra in risposta a giovanni vedrai che la penso come te.
    come te non ho nessuna simpatia per rizzo (e lui lo sa benissimo). ma non esiste nessuna organizzazione retta dal centralismo democratico che non abbia correnti sotterranee. il problema è che la loro proibizione produce proprio una dialettica “non contenutistica” e la soluzione dei problemi politici attraverso i provvedimenti disciplinari trasformando ogni dissenso in divisione insanabile e in scontro fra persone o personaggi. nel pcus il popolo si svegliava un mattino e non vedeva più il ritratto di stalin o il ritratto di crusciov o quello di tanti dirigenti locali. ma quelli una volta messi da parte mica andavano in tv o su tutte le agenzie stampa. almeno la pratica delle epurazioni, per quanto aberrante, aveva una logica. oggi sono solo caricature.
    quanto alla cultura politica di rizzo che tu descrivi esattamente bisogna pur dire che alberga in ogni dove, purtroppo. non solo nei partiti comunisti. perfino in sinistra e libertà ci sono dirigenti, che io conosco benissimo, che non hanno nulla da invidiare a rizzo in quanto ad ortodossia. del resto la gran massa dei dirigenti del pcus in 24 ore diventarono anticomunisti e filo capitalisti. a dimostrazione che l’ortodossia è sempre povera di contenuti e ricchissima di opportunismi di ogni tipo.
    un abbraccio

  438. ah scusa, caro limones, la contraddizione di genere è una contraddizione strutturale, come ben ha spiegato qualche tempo fa federico engels.
    giusto per la precisione.

  439. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    certo che parlavo di europa! Forse Bossi non lo sa che quando parla di padania e del popolo padano parla del primo vero meticciato della penisola e forse dell’europa o forse lo sa benissimo e non lo dice e comunque dico questo perchè il dato certo è che senza lavoratori stranieri le piccole imprese del nord-est non possono andare avanti. Nessuno con un briciolo di senso pratico può pensare il contrario. Ti posso assicurare che il tema è di scottante attualità e più volte delegazioni di piccoli comparti produttivi hanno operato pressioni perchè si smettesse con la stupida e incivile retorica sugli immigrati,da Vicenza a Treviso hanno chiesto di modificare i criteri e cambiare la legge per ottenere tempi rapidi di registrazione e di regolarizzazione di nuova manodopera.Se non ricordo male la stima era solo per il veneto di almeno ventimila nuove unità. Resta il tema di un nuovo o rinnovato modello di funzionamento dello stato(non potendolo liquefare sic!) che
    è necessario quale che sia il governo futuro.Questo non funziona e non funzionano neanche le regioni . Su sta storia del federalismo si va avanti dal 91.Quasi vent’anni senza che sia successo niente,se non un peggioramento della pubblica finanza. Questo che ormai appare un’alibi
    politico più che un vero programma non ha mai avuto una proposta politica alternativa,ti pare possibile? Crediamo davvero che tutti i soldi sperperati al sud in mafie e clientele debbano essere il modello del futuro? O che l’operoso nord-est che ha una evasione fiscale da paura 40% e forse più possa davvero cullarsi nell’assurdità di una separazione dal resto del paese? Perchè una cosa è cercare di amministrare una condominio,un quartiere,un paese e financo una citta’ o una provincia altra cosa è capire di amministrare per costruire qualcosa di diverso da quello che c’è,e in questo caso lega o non lega il vuoto è totale!
    O no?
    VlV

  440. limones Says:

    si, sul referendum il mio era un tiro-cross per dirla calcisticamente. la risposta non era a te ma a giovanni anche se prendeva le mosse da quanto da te detto. comunque siamo d’accordo.

    la tua chiarificazione sull’altro tema apre nuovi spazi di discussione: non credo che la degenerazione dei rapporti interni a sinistra dipenda in maniera così netta dalla norma organizzativa, per quanto, avendolo personalmente provato, ho ben chiari i limiti del centralismo democratico “a la pdci”. la degenerazione infatti, sia pur in maniera differente, c’è pure da noi che pure abbiamo scelto una forma organizzativa diversa. e questo è uno dei temi discussi al cpn su cui bisognerà far qualcosa seriamente. ed è in questo senso che ne parlo anche in termini di gestione unitaria. sulla diffusione del morbo ortodosso e opportunista, sono assolutamente d’accordo con te, senz’altro.

  441. me la potrei cavare con la a me carissima teoria dell’estinzione dello stato così cara a marx e a lenin, oltre che agli anarchici. ma non lo farò.
    comunque mi accontenterei della restituzione della sovranità agli organismi rappresentativi e della pubblicità dei beni comuni, della sanità e dell’istruzione. abbinati a forme di autogoverno e di controllo sociale sulla gestione della proprietà pubblica. queste cose possibilissime ovviamente potrebbero anche essere la base reale per la costruzione di un modello statuale diverso (la parola nuovo mi mette sempre in sospetto). anche un’idea di stato diversa nasce da un processo di lotta reale e non da una conventicola che la scrive a tavolino.
    quanto alle piccole imprese e l’immigrazione il discorso si complica.
    è vero ciò che tu dici. ma è vero anche quel che dico io. infatti le piccole imprese vogliono la manodopera che a loro serve, ma non vogliono pagare un euro di tasse per le case popolari e per qualsiasi tipo di accoglienza. e poi le loro associazioni di categoria vogliono il numero chiuso per gli ingressi ben sapendo che il numero chiuso produce clandestini che lavorano in nero e che sono sfruttabili e ricattabili a piacimento dai loro associati. ed ecco spiegata l’apparente contraddizione.
    internazionale o morte!

  442. limones, forse volevi dire federalismo e non referendum. ma ci siamo capiti, anche con giovanni.
    e hai ragione a dire che non sono le norme a produrre degenerazioni e divisioni. ma ci sono quelle che le rendono esplicite e chiare politicamente e altre che le rendono caricature. è chiaro che la divisione nel pdci ha ben altre motivazioni che la campagna elettorale di rizzo o la presentazione di un libro scritto da un piduista da parte di diliberto. o no?

  443. giovanni Says:

    louis carrol diceva ciò che è non è e ciò che non è è !
    Certo che ci sono delle verità contrapposte e al contempo complementari
    qui sta il nodo epocale.Vorrei proprio vederli marx e lenin in questo casino,credo che avrebbero confusione anche loro.Certo che l’organizzazione di forme diverse nasce da una spinta reale dal basso.Il punto è che siamo come i palloni frenati in una condizione di sostanziale stallo propositivo.
    Il fatto è che la complessità delle dinamiche in atto è un fatto nuovo e quindi in se diverso rispetto al passato e una vera risposta o una risposta vera nasce dalla approssimazione progressiva di una proposta decente.
    Si può essere in accordo su centinaia di aspetti ma questo di per se non costituisce una proposta e il boccino resta fermo anche se si muove.

  444. limones Says:

    si, ovviamente intendevo dire federalismo. e si l’espulsione ha altre ragioni. io credo che ci sia ben poco di politico e molto di politicista. per questo dico che la norma organizzativa non è così determinante. credo che questo genere di contrasti sia assolutamente fisiologico e che accadrebbero comunque ed infatti sono presenti anche da noi. comunque complessivamente condivido quanto dici.
    sulla correzione: sono stato molto molto impreciso. anche su altro. colpa della fretta. ma su quali siano i limiti di rizzo credo che ci siamo.

  445. prorsus credibile est, quia ineptum est diceva tartugliano 🙂

    non sono d’accordo giovanni che il boccino rimanga pressocchè fermo in ogni caso anche se si muove. semplicemente ci vuole tempo. chissà che avrebbero fatto marx e lenin oggi…ebboh!! il bello e la scommessa sta nel saper contestualizzare il tutto, non riproporlo con vecchi schemi.
    penso che animal abbia ragione (perchè è quello che penso anche io altrimenti non avrei formulato la domanda, no? 🙂 però chianciano è partita, non è vero che non è partita. è che tutto scorre molto velocemente intorno a noi e non siamo abituati a riflettere sul da farsi (intendo pratico non teorico, che su quello ci si riflette anche troppo).
    io invece ai coordinamenti ci credo. mi speventa solo un eventuale accellerazione ad ogni costo. secondo me dovrebbe essere un lavoro costante e soprattutto controllato nei territori da chi di competenza. affinchè i coordinamenti abbiano come finalità quella di costruire davvero una forza presente e attiva, e non siano invece i soliti giochetti opportunistici per tornare ad esser subito e ora protagonisti istituzionali. sarebbe un fallimento in partenza.

  446. giovanni Says:

    Infatti Maria,
    cosa farebbero marx e lenin era retorica.Il punto è che ci sono molte questioni sul tavolo e svuotare il mare con il bicchiere ha oggettivamente
    tempi indefiniti. E’ vero che tutto è così incredibile da essere credibile
    tanto che non si sa più in che cosa credere e questo è molto molto attuale.
    Prescindo da quello in cui “credo” io che ha oggettivamente rilevanza zero
    però è palpabile e diffusa la sensazione che la situazione sia in una qualche misura fuori controllo. Per scendere nel pratico e contestualizzare se non si riescono a trovare condizioni diverse di accesso al credito da parte di chi ne abbisogna e se le banche nonostante tutto quello che è successo continuano imperterrite sulla strada di prima,anzi direi anche peggio,senza che nulla e nessuno riesca o voglia intervenire come si può pensare che iniziative anche giuste o doverose
    possano realmente cambiare le posizioni di forza?
    La dittatura della finanza,perchè l’economia non esiste più come il mercato,non scemerà certo per una virale diffusione di coscienziosa spiritualità.La dittatura del proletariato non mi pare una strada credibile( ammesso che qualcuno ancora la persegua) quindi quale è il modello?
    Per cui tutto si muove perchè in realtà tutto resti fermo sempre nelle mani di chi ha il boccino. A me pare così o no?
    VlV! Un saluto

  447. la democrazia interna vorrebbe, anche, che si possa passare al vaglio l’attivita’ di ogni gruppo dirigente e di ogni dirigente nello specifico.. allora vorrei sapere, a partire dalla segreteria, dai responsabili dei dipartimenti e dalla direzione come ogni compagno ha cercato di mettere in pratica chianciano.. quali risultati si sono ottenuti.. in che zone.. e quali compgni sono stati in grado di sviluppare il lavoro.. perchè è verissimo che i quadri dirigenti si devono selezionare in base alla capacità e non in base alla fedeltà alla mozione.. ma per poterlo fare bisogna sapere chi fa che cosa.. ovviamente non si tratta di una gara in cui dimostrare di essere i primi della classe.. si tratta di dare piu’ strumenti possibili a chi dimostra, nel lavoro di tutti i giorni, di essere un buon rematore per arrivare alla fine del guado..
    perchè siamo in mezzo al guado.. una motivazione è sicuramente la difficoltà a convertire un partito abituato da anni ad essere interno al sistema.. ma questo è un dato di fatto.. detto questo si è’ detto “solo” una verità oggettiva.. una delle questioni fondamentali riguarda l’azione soggettiva da parte di chi si propone di portare il nostro partito fuori dalla crisi che sta vivendo..

  448. Luca Marini Says:

    Mi unisco all’Urrà di Alfonso!

  449. giovanni quello che è accaduto e che accade in messico (zapatisti) o in perù con gli indigeni è o non è un segnale che la lotta paga? non si tratta di spiritualità coscienziosa, si tratta di presa di coscienza e di azione dal basso. ma sia il messico che il perù rimangono ancora coi loro governi. questo non significa che tutto sia stato o è vano, non credi?

    quello che dice benny è cosa buona e giusta. non si tratta di premi per primi della classe, perchè questo compito verrebbe assegnato a chi ha dimostrato (senza averne consapevolezza) fedeltà alla linea. se davvero si facesse questa mappatura e questa indagine nei territori, si potrebbero avere anche strane sorprese, tipo che paradossalemente magari dirigenti e responsabili della mozione due sono stati più fedeli alla linea di altri (questo lo dico a LU, che è convinto del contrario).

  450. un nuovo partito Says:

    Scusate ma chi davvero come noi di PROLETARIA pensa che l’attuale dirigenza del PdCI in questi anni abbia “svenduto” il patrimonio dei comunisti, non può a questo punto della vicenda che dar vita ad una nuova aggregazione comunista di cui i lavoratori necessitano.
    saluti comunisti

  451. olé, una nuova aggregazione comunista (immagino con un proprio leader)!
    ne sentivamo tutti un gran bisogno! soprattutto i lavoratori che ora hanno il prc, il pdci, sinistra critica, il pcl, il pca e ora anche la nuova aggregazione, fra i quali scegliere. ben sei formazioni politiche senza contare la rete dei comunisti ed altri ancora che pur ogni tanto qua e la si presentano a qualche elezione locale.
    quando si agisce non sulla base di un lavoro sociale e si prescinde totalmente dai rapporti di forza sociali e dall’analisi accurata delle contraddizioni fra le classi e nella società tutto è possibile. tutto!
    ogni virgola diventa motivo di scissioni e di divisioni. ogni litigio personale lo stesso. e la discussione politica sparisce per far posto alla rissa fra tifosi di leader. e l’attività politica si riduce alla ricerca spasmodica di “visibilità” nelle schede elettorali e sulle agenzie stampa. ogni approfondimento risulta impossibile perché le semplificazioni imperano.
    è sconfortante tutto ciò.
    ma resta il fatto che non si invertirà mai questa tendenza nichilista senza ricostruire i legami sociali.

  452. ben detto maria. d’accordo con te al 100 %.

  453. Marco Z Says:

    Caro Ramon,
    ho letto il tuo articolo e l’ho trovato interessante e condivisibile su molti punti.
    Lo dico subito: sono uno studente universitario, non sono iscritto a nessun partito; ho sempre votato Rifondazione(tranne nel 2008 che non ho votato perchè all’estero e quindi impossibilitato e cmq non avrei MAI votato l’Arcobaleno perchè ho trovato scandaloso quanto fatto al governo).

    Sono molto preoccupato per quanto riguarda il futuro della sinistra.
    Sono d’accordo con Ferrero che bisogna ricostruire il partito sociale, rientare nelle lotte, starci dentro, parteciparvi, aiutarle; far sentire ai cittadini che si vuole “rientrare in società”; perchè il PRC ne è uscito. Una volta questo partito era un punto di riferimento per un giovane come me alle prime armi con la politica e con i movimenti(infatti ho cominciato ad attivarmi in politica fra il 2001 e il 2002); certo, stavo imparando, stavo facendo esperienza, ero una persona di sinistra che stava cominciando a pensare con la propria testa, a formarsi politicamente, e i militanti di rifondazione li vedevo sempre come “amici”, come persone che stavano dalla mia parte. Questo rapporto ha cominciato ad inclinarsi, sempre più rapidamente. Con la decisione dopo il referendum sull’articolo 18 di legarsi organicamente all’Ulivo, con le teorizzazioni sulla non-violenza, ecc…
    Poi è diventata vera e propria contrapposizioni; rifondazione è coscientemente passata dalla parte opposta; espellendo de facto Ferrando, per frasi sulla resistenza irachena legittimate dal diritto internazionale; votando la guerra irakena e sparando a zero sui dissidenti; espellendo Turigliatto. Questa è stata proprio scandalosa! e l’autocritica è arrivata veramente tardi e sembrava molto strumentale.
    Votando un sacco di cose dannose per gli operai.
    E soprattutto: il PRC ha scelto di stare fuori dai e contro i movimenti! Ricordate il corteo contro Bush di giugno mentre i partiti della sinistra al governo hanno fatto un gazebo con 1000 al massimo 2000 persone?

    Credo che Ferrero abbia detto cose giuste nella relazione, ma non basta. Non basta dire abbiamo sbagliato al governo; una lavata di capo e via, ricominciamo.
    Soprattutto perchè colui che era ministro del PRC al governo Prodi ora guida la svolta a sx… per quanto pensi che Ferrero sia in buona fede avrei preferito fosse un nuovo volto, meno compromesso, a guidare questa svolta.
    E non riesco bene a capire i segnali di discontinuità: si è fatta una lista anticapitalista(che ho votato) ed è certamente una cosa buona; ma il Pdci ha cambiato politica? perchè è nato per salvare un governo che il PRC ha invece sfiduciato; non è voler rinfacciare cose passate. è voler fare chiarezza: il concetto di autonomia dal Pd di Rifond e del Pdci è lo stesso? O è per lo meno simile? Tra l’altro: qual’è il concetto di autonomia del PRC?
    perchè io non l’ho capito. Ho sentito Ferrero dire riguardo alla giunta campana-che non mi sembra delle migliori e che secondo me dovreste abbandonare- “Vabbè, manca un anno alle regionali”; cioè…dai, manca poco, intanto rimaniamo….mi sembra che si sia un po’ persa la bussola politica…che si vada un po’ a tentoni.
    Io considero che l’autonomia dal PD debba anche significare che si abbandoni il sostegno-non solo la partecipazione- alle giunte del PD; non ideologicamente; ma programmaticamente: o c’è un programma antiliberista, basato sul lavoro, sui diritti sociali, altrimenti nessun sostegno; se no si continua sempre la stessa politica pre-chianciano, che porterà poi a sostenere il PD a livello nazionale, se il congresso PD di ottobre deciderà per questa linea. E si ripeterà ciò che è già successo…
    E poi volevo chiederti perchè in fase di formazione della lista per le europee è saltato l’accordo con Sinistra Critica; credo che fosse portatrice di interessanti proposte e ho sperato fino all’ultimo che facesse parte della lista; lo ammetto, mi sta simpatica questa formazione e non penso sia viziata da elettoralismo spinto, tant’è vero che fallito il dialogo con voi ha deciso di non presentarsi alle europee; con Ferrando invece non ci speravo in un accordo per le europee perchè non avrebbe mai accettato.
    Ma che ne pensi della sua proposta di un parlamento delle sinistre? io penso possa essere una buona idea formare dei momenti di ritrovo della sinistra dove si possa discutere, e penso che riporterebbe alla partecipazione tante persone come me che ormai non partecipano più alle attività delle formazioni di sinistra perchè aderire ad una vorrebbe dire chiudere la porta a quell’altra. per questo non sono iscritto a niente. perchè voglio rimanere aperto a tutti.
    Scusatemi se sono stato troppo lungo, ma troppe cose mi tenevo dentro.
    Un abbraccio a tutti

    Marco Z

  454. giovanni Says:

    Maria,
    io penso che tutto è utile,anche quello che non serve a niente.Ma il punto
    è un’altro per come la vedo. Ci sono molte associazioni che operano a favore delle rivendicazioni legittime degli indios,anzichè di altre etnie o realtà massacrate dagli accordi commerciali tra multinazionali e stati .
    Non parliamo dei volontari e via dicendo.Ma tutte queste realtà non si candidano alle elezioni,fanno e basta. Il punto è che se si vuole rappresentare qualcuno e qualcosa ci deve essere una proposta chiara e coerente,o chiara e basta,o solo coerente o messianica e via dicendo.
    Nella fattispecie prova a parlare agli operai del petrolchimico degli indios
    e degli zapatisti senza proporre un niente realistico sul loro futuro ….
    o a stalingrado ( s.s.giovanni) o in un qualsiasi altro posto.Sai bene
    quale presa potresti avere. Tutto qui ,l’ hic et nunc è una condizione della proposta politica o no?
    VlV

  455. giovanni a me pare che in rifondazione vi sia un programma ben chiaro come chiare sono le proposte di alternativa al sistema. parlo di soluzioni realistiche. solo che vai a proporle agli operai oggi, che ci vedono come inutili. se non costruiamo un rapporto diretto con loro e non ci accativiamo e guadagnamo la loro stima, non ne usciremo mai.

  456. caro marco z, grazie davvero per il tuo commento. e per le domande argute e centrate sui problemi. leggere queste cose rincuora, soprattutto in tempi nei quali fra slogan vuoti, tifo da stadio e semplificazioni la politica è ridotta ad uno straccio, anche a sinistra.
    1) sull’esperienza di governo io ho scritto moltissimo. scusa la sommarietà del ragionamento ma io penso che la deriva di rifondazione inizi con la idea (di bertinotti ma non solo) che i movimenti fossero inefficaci. idea che risale al 2003 e alla quale ha fatto seguito sia la teorizzazione della necessità di una esperienza di governo che fosse capace di mettere all’ordine del giorno le domande politiche dei movimenti circa la precarietà, la pace, l’ambiente e i diritti civili, sia la presa di distanza, con conseguente divisione nel seno del movimento, dalle pratiche della disobbedienza attraverso la esibizione di una versione moderata e strumentale della nonviolenza. non si tratta, quindi, di una deriva opportunistica e “poltronista”, bensì di un’analisi sbagliata (l’inefficacia del movimento teorizzata proprio quando in diverse parti nel mondo nascevano esperienze di lotta e di governo che si rifacevano direttamente alle proposte del movimento no global e il wto, solo grazie al movimento, non riusciva più a promuovere ulteriori privatizzazioni e liberalizzazioni sui mercati mondiali). che dopo cinque anni di governo berlusconi le istanze delle lotte venissero scritte nel programma di governo era per un verso giusto e per un altro inevitabile. nessuno, proprio nei movimenti avrebbe capito una scelta diversa. oggi si fa presto a dire che non bisognava tentare quella strada. ma è evidente, a meno di non volersi confrontare con la realtà, che se rifondazione avesse detto non facciamo l’accordo e vinca pure di nuovo berlusconi questo non l’avrebbe capito nessuno. tuttavia il programma di governo conteneva le rivendicazioni principali dei movimenti e fu correttamente teorizzato che il governo era una semplice possibilità che andava sperimentata e non la bussola dell’azione politica fondamentale. il combinato disposto della teorizzazione dell’inefficacia del movimento e la conseguente idea che nella sfera politica andasse costruita una unità della sinistra che per “massa critica” (150 parlamentari e presumibile 15 % dei voti) e forza di condizionamento nel governo avrebbe fornito, finalmente, quello sbocco politico che i movimenti da soli non avrebbero mai avuto. un ritorno al puro politicismo (vecchia teoria della supremazia del politico sul sociale).
    di questa politica, e non di poltronismi, è figlia la divisione che tu citi sulla manifestazione contro bush (trecento e non mille persone con prc verdi pdci e sinistra democratica, fiom arci e rete lilliput e decine di migliaia con il corteo). fermo restando che al governo bisognava andarci per forza (almeno questa è la mia opinione) bisognava, dopo un anno e mezzo trarre un bilancio, coinvolgere il paese in una discussione sul tema: rimaniamo al governo o ce ne andiamo anche facendolo cadere? il cpn di rifondazione decise perfino (fui io a fare la proposta) nel giungo del 2007 che nell’autunno si sarebbe svolta una consultazione vincolante di centinaia di migliaia di persone e una discussione con tutti i movimenti, comitati rsu e quant’altro. ma non fu fatto perché la segreteria del partito ormai aveva deciso di lavorare all’unità della sinistra e gli atri tre partiti (pdci compreso) mai e poi mai avrebbero deciso di far cadere il governo.
    certo far cadere ilo governo non sarebbe stata una passeggiata, anche vista la complicità della cgil con le politiche di damiano e padoa schioppa. ma sono sicuro che se lo avessimo fatto avremmo introdotto una novità democratica nella vita politica italiana (la decisione se stare o meno al governo presa dalla base elettorale del partito. altro che primarie per decidere leader!) e avremmo recuperato un rapporto di fiducia con buona parte dei movimenti di lotta che nel paese erano ormai ipercritici con il governo prodi. invece, la scelta sciagurata dell’unità della sinistra, per giunta perseguita in modo oligarchico ha dato un colpo mortale alla nostra stessa esistenza, come ben si è visto con la sinistra arcobaleno.
    2) sulla non candidatura di ferrando e l’allontanamento di turigliatto, che considero due gravi errori nefasti, però va detto che ci sono anche loro gravi responsabilità. ferrando venne tolto dalla lista per sue dichiarazioni contro i due stati e due popoli sulla questione palestinese e non per l’iraq. e turigliatto per aver non partecipato al voto su un ordine del giorno che approvava un discorso in senato del ministro degli esteri. non per essersi distinto nel voto sull’iraq e nemmeno sull’afghanistan visto che tutti i dissidenti votarono, non senza minacciare il contrario ed acquisendo per questo grande visibilità, il decreto che contemporaneamente ritirava le truppe dall’iraq e prorogava la missione in afghanistan.
    ma su questa vicenda, che è molto più complessa di quanto appaia, pubblicherò un articolo qui sul blog e che ho già pronto, come ho promesso a diversi compagni e compagne da tempo.
    3) sulla questione della chiarezza rispetto all’autonomia dal pd la penso esattamente come te. aggiungo che non si tratta solo del pd. si tratta del fatto che le stesse istituzioni dopo il maggioritario ecc sono diventate impermeabili al conflitto sociale. magari puoi scrivere un ottimo programma ma poi scontrarti sulla sua realizzabilità che non dipende nemmeno dal pd bensì dal patto di stabilità, dai vincoli legislativi e di bilancio, dalla mancanza di leve pubbliche nel mercato e così via. unitamente alla ricostruzione dei legami sociali, del conflitto e del programma di lotta generale, questo è un punto dirimente che non può venire dopo l’unità bensì prima e alla base dell’unità.
    4) mi dispiace doverlo dire ma sinistra critica, che ha voluto discutere pregiudizialmente del simbolo, ha rifiutato la stessa idea che il simbolo fosse simile a quello di rifondazione. per essere più concreto ti posso dire che l’ultima proposta fatta da noi, e sulla quale il pdci si è dichiarato perplesso ma disposto a discutere, era lo stesso simbolo che tu hai visto alle elezioni con la scritta “sinistra critica” in basso a destra della scritta comunisti italiani e con la scritta lista anticapitalista nella fascia rossa sopra il simbolo. capisco che l’idea di sinistra critica dell’azzeramento di tutto e della costruzione di un nuovo partito anticapitalista fosse la loro guida, ma ritengo un errore grave non aver accettato che chi non voleva azzerarsi avesse il diritto a non farlo cercando un compromesso.
    quanto alla proposta del parlamento della sinistra di ferrando la trovo interessante. anche se diffido delle proposte metodologiche e organizzative compiute. io sono per discutere di contenuti ed essere chiarissimi sulle discriminanti e aperto a cento formule organizzative conseguenti. non il contrario.
    e spero vivamente che la discussione che prestissimo si aprirà ti veda fra i partecipanti. se non fossimo fra tutti capaci di coinvolgere uno come te vuol dire che avremmo fallito in partenza ancora una volta.
    un abbraccio

  457. Luca Marini Says:

    A me non sembra per niente sommario questo commento Ramon, anzi!

  458. scusa giovanni, ma ti sbagli. in perù il partido nacionalista peruano guidato da humala ollanta e che alle ultime presidenziali ha perso con il 47 per cento dei voti è un partito indigeno. il cui programma è il nazionalismo incaico e l’antiliberismo. i movimenti indigeni, se mi è concessa una generalizzazione continentale latinoamericana, non conoscono questa separazione fra politico e sociale visto che hanno ben radicata in testa l’idea di autogoverno delle proprie comunità. c’è un legame indissolubile fra movimenti sociali e rappresentanza politica in diversi paesi. come in bolivia la cui costituzione dovresti leggere scoprendo, per esempio, che contiene il concetto del “buen vivir” indigeno ben diverso dal vivere meglio (con i consumi) di stampo occidental capitalistico.
    agli operai del petrolchimico non gliene frega nulla dell’autogoverno indigeno. lo so. ma potrebbe fregargliene qualcosa delle esperienze di governi latino americani che nazionalizzano fabbriche, anche grandi, di proprietà di multinazionali consegnate al controllo operaio e non a manager reperiti sul mercato.
    un abbraccio

  459. animals Says:

    Non credo che sia poi così utile tornare ora sull’argomento ma visto che la questione dell’entrata al governo rientra sempre con forza nel dibattito, allora dico la mia. Tutte le volte che se ne parla sembra che l’esperienza del primo governo Prodi non ci sia mai stata. Come se fosse scontato che il partito non doveva imparare nulla da quella esperienza lì. Come se nel 2008 il partito non potesse sapere benissimo dove portava quella scelta governista. In questo modo evidentemente non si impara nulla nemmeno dall’esperienza del secondo governo Prodi.
    Dire che entrare nel governo e ancora prima nell’alleanza elettorale sia stato inevitabile è molto autoassolutorio. Varrebbe la pena di andare a vedere le posizioni dei compagni che si opposero a questa scelta. Temo proprio che alle prossime politiche il dibattito interno sarà esattamente lo stesso. Speriamo almeno di aver fatto radicamento sociale e intervento nelle lotte. Io farò anche opposizione interna a qualsiasi tendenza governista della direzione. E per quel che conta rivendico l’opposizione all’entrata nel governo tenuta da tutta l’allora sinistra del partito. Con la differenza che Sinistra critica accettò le candidature al parlamento ben sapendo la situazione che si sarebbe creata.

  460. x RAMON
    …no,. non tutti sono in malafede, ma una larga parte lo sono.
    Non lo dico per cultura del sospetto (poi pensala come vuoi) ma per conoscenza diretta di alcuni “compagni” rimasti dentro il partito, per i quali il progetto da perseguire resta quello di Bertinotti, per loro stessa palese ammissione. “Compagni” che fanno partito nel partito. Se questa e’ la tua democrazia, tientela stretta, ma non fa per me.
    E per questi “compagni”, il rientro di dirigenti nazionali della mozione 2 in segreteria sara’ un stupenda boccata d’ossigeno, da usare per rafforzare il proprio partito dentro il partito.
    Non parlo, ovviamente, genericamente di chi ha votato la mozione 2, ma dei dirigenti, a cominciare da quelli di circolo, che spesso, troppo spesso sono organici nei territori a gruppi umani costtuitisi negli anni, gruppi che ove anche siano ufficialmente separati da una scissione, non lo sono affatto nelle relazioni umane e politiche a loro interne.
    Dunque che fare? Epurazioni staliniste, direte voi? Sono d’accordo che non vada creata una frattura con chiunque abbia votato la mozione 2, e che anzi tutti quei compagni che in larga parte si sono accodati al voto per Bertinotti perche’ trascinati dai propri gruppi dirigenti siano considerati come chiunque altro e coinvolti nella lotta a seconda delle loro capacita’ (cio’ che dice il compagno Ferrero), ma con la stessa determinazione e chiarezza devono essere emarginati da ruoli di partito tutti quei dirigenti che il partito hanno provato a distruggerlo. E questo non avverra’ facendo rientrare i Bertinottiani in segreteria. Sara’ un pessimo segnale politico. Semplicemetne un madornale errore.

  461. X MARIA
    Cosa penso che accada?
    Penso che sara’ un segnale pessimo, e che sara’ usato in modo propagandistico dai Bertinottiani come dimostrazione che il progetto di Chianciano era di per se’ fallimentare.
    Richiamare in direzione nazionale Bertinotti (perche’ di cio si tratta) vuol dire ammettere, dopo pochi mesi -e dopo l’ avvenuta scissione- la sconfitta del progettto di Chianciano (con buona pace del fatto che la gestione unitaria era compresa in origine nel dcumento 1, nozione impossibile da spendere a livello di comunicazione) e di cio’ che rappresentava per molti, moltissimi compagni che hanno lottato per una svolta reale.
    Dentro il partito vuol dire disilludere e deludere i compagni che hanno lottato per disfarsi di Bertinotti, e di quella corrente politica, in qualsiasi accezione la si voglia leggere.
    Fuori dal partito vuol dire dimostrare di non essere in grado di mettere una volta per tutte alle proprie spalle il periodo elettoralistico di Rifondazione, di cui Bertinotti era la “star”, di non essere in grado di voltare pagina e di ricominciare, di non avere non la forza, ma la progettualita’ detta a chiare lettere e quindi agita, di aprire una nuova, coraggiosa, stagione politica.

  462. Marco Z Says:

    Grazie veramente per l’ampia risposta che mi hai dato! Finalmente ricevo qualche risposta!

    Sai cosa? Noi sinistroidi ci lamentiamo molto della mancanza di informazione in Italia, della quasi impossibilità ad avere un’informazione variegata, trasparente, aperta; ma al contempo viviamo nella contraddizione di non saper crearla nè per l’opinione pubblica in generale, nè, e questo è grave, per il nostro elettorato e per i nostri “potenziali” militanti.
    Io mi considero un “potenziale” militante di sinistra; perchè cerco nel mio piccolo di cambiare le cose, senza aspirare ad essere un Che Guevara: partecipo a manifestazioni; a livello locale quando c’è stata occasione ho dato una mano per costruirle(soprattutto quand’ero al liceo); discuto con parenti, amici, conoscenti. Ma non sono iscritto a nessun partito, anche se mi piacerebbe, perchè sono scoraggiato in ciò; perchè credo manchi “trasparenza”. Un esempio le utime europee: si scriveva che c’erano incontri tra diverse formazioni per vedere se si riusciva ad arrivare ad un accordo: di cosa si discuteva? perchè l’accordo è saltato? chi e in quali modalità portava avanti questi incontri? Certo, poi sui rispettivi siti c’erano brevi comunicati con cui si diceva sommariamente cosa si voleva, ecc…però mi ritorna in mente Sabina Guzzanti che diceva più o meno così: “Se io parlo con un giornalista capisco qual’è il problema; se leggo i giornali so che c’è un problema, ma non ci capisco niente; se guardo la televisione non so proprio niente”. Ecco…mi ci ritrovo!
    So che c’era un problema ma proprio non riuscivo ad afferrarlo.
    Se si riuscisse ad aumentare la trasparenza delle decisioni penso che più persone sarebbero coinvolte e che più ostacoli si possano sormontare.
    Adesso sul sito di Rifondazione c’è un comunicato che dice che il Coordinamento anticapitalista sta avendo degli incontri: ma con chi? di che parlano? che si dicono? io spero di non sapere queste cose perchè non appartengo a nessuna di queste organizzazioni(anche se penso 1° che non sia giusto, in quanto vostro elettore; 2° sbagliato, perchè se riusciste a far sapere qualcosa anche a me magari sarei più motivato a partecipare, e come me TANTISSIMA gente), ma spero che ALMENO la vostra base di iscritti sappia…perchè se no ritengo sia un gran problema.
    Certo potrei essere criticato, per certi versi giustamente, di non mettermi in gioco; di saper solo criticare dall’esterno senza provare a cimentarmi; critiche che accetto; però se devo prendere un autobus voglio informarmi se mi porta non dico esattamente dove voglio, ma per lo meno da quelle parti; per non dover dopo 10 minuti dire “Cazzo sta andando dalla parte opposta”.
    Ho scritto più volte a molte persone: a Ferrero, a Sx critica, al PCL, mai ottenendo risposta; capisco che magari qualcuno avrà avuto da fare…però una risposta! due righe! l’interessamento di un “potenziale militante” non interessava: questa l’impressione che ne ho avuta.
    Tu sei stato la prima persona che mi ha risposto.

    Sulla questione del governo: all’inizio anch’io ero contento che Rifondazione si alleasse al centro sinistra(quando questa alleanza stava cominciando a delinearsi); allora risentivo ancora dell’influenza politica dei miei genitori, ex PCI ed avversi a Rifondazione perchè aveva fatto cadere Prodi nel 98; io, vicino a Rifondazione, ero contento che avesse cambiato strada(ed anche i miei che infatti la votarono); però più si avvicinavano le elezioni e si chiariva l’alleanza più io mi distaccavo da quella concezione, diciamo governista, per avvicinarmi ad una più movimentista ed antigovernativa. Non mi piaceva che i riformisti che per anni avevavo cavalcato il malcontento contro Berlusconi e le sue leggi si tirassero sistematicamente indietro(dal “Abroghiamo la legge 30, moratti, e bossi-fini” -è vero! lo dicevano!- al “Superamento” che non prometteva niente di buono, come infatti è stato).
    Questo per dire che neanche a livello di programma, secondo me, si era ad un buon punto. E’ vero però che un alleanza era attesa da diversi settori. E allora Che fare?
    Cioè, secondo te l’errore è stato andare al governo o l’errore è stato nel modo in cui ci si è stati? Se la risposta è la seconda: credi che ci potesse essere “un altro modo possibile”? Io credo di no. Credo che la scelta di stare al governo doveva per forza implicare questi sacrifici, questi tradimenti, ed in ultimo quindi, la completa snaturalizzazione del PRC. Quindi, la crisi attuale. Quindi la mia risposta è: è stato un errore andare al governo. Questo sommariamente è il mio ragionamento; che mi porta quindi ad essere a favore di una forte indipendenza dal PD.

    Mi scuso, non riesco proprio a proporre dei ragionamenti semplici e sintetici.
    Grazie ancora

    Marco Z

  463. liberazione del 24 giugno/2009,nemmeno una riga sull’espulsione di Rizzo…nemmeno un trafiletto senza commento….mha!

  464. Liberazione del 24 Giugno 2009..nemmeno una riga sull’espulsione di M.Rizzo…nemmeno un trafiletto senza commento.Mha!

  465. caro animals, io capisco bene che la tua posizione è questa. e che consideri autoassolutorie le mie posizioni. potrei dirti che hai una posizione estremista e testimoniale alla ferrando. e chiusa lì. ma non lo faccio. a me interessa discutere. e discutere implica che si deve ascoltare. ed ascoltare implica che si deve riconoscere la verità interna della posizione con la quale si interloquisce. altrimenti la discussione è solo una schermaglia polemica inutile e stancante.
    quindi, cocciutamente, discuto.
    sull’esperienza del governo prodi 2 c’è un ampio ventaglio di posizioni. forse non se ne è discusso abbastanza ed è bene discutere. ma discutere, appunto, e non ripetere all’infinito semplificazioni.
    1) tu dici che dovevamo far tesoro dell’esperienza del precedente governo prodi (del quale come ricorderai non facevamo parte e che avevamo contribuito ad eleggere con la desistenza)? secondo me hai ragione, perfettamente ragione. tuttavia c’era una differenza enorme con la precedente esperienza di governo. che nel 98 c’era una asfissiante pace sociale mentre nel 2006 c’erano in piedi grandi movimenti che chiedevano a gran voce di: ritirare le truppe dall’iraq, di abrogare la legge trenta, di cancellare le grandi opere con la tav in val di susa, di avere i diritti per le famiglie di fatto. io non credo che, per esempio, la mozione 5 del congresso di venezia (falce e martello) dicesse che il 98 e il 2005 fossero la stessa cosa. infatti elaborò una posizione di riedizione della desistenza proprio perché capiva e sapeva che non partecipare alla vittoria contro berlusconi sarebbe stato disastroso. (ho sempre dato atto di una grandissima onestà intellettuale ai compagni di falce martello).
    ora, mettiamo pure che la desistenza fosse la scelta giusta, anche se nella proposta della mozione 5 c’era una desistenza che prevedeva di votare per i ds e non per quelli della margherita e questo non avrebbe potuto funzionare per battere berlusconi, ma è intervenuta nel dicembre del 2005 una novità. la nuova legge elettorale. una legge che non permette nessuna forma di desistenza. la legge prevede che vince la coalizione che prende più voti. e che la coalizione deve depositare un programma.
    guarda ti pubblico un brano del documento 5 al congresso di venezia:
    “vogliamo contribuire alla sconfitta di Berlusconi, ma non siamo disposti a entrare in una coalizione di governo che necessariamente sarà subordinata agli interessi dell’avversario di classe. L’applicazione concreta di tale posizione potrebbe consistere in una desistenza (totale o parziale, concordata o unilaterale) verso le sole forze della sinistra, senza alcuna disponibilità a votare alcun candidato borghese dei partiti di centro. Una proposta difensiva, quindi, volta a salvaguardare l’indipendenza politica del partito, la sua autonomia di classe, mantenendo al tempo stesso aperto un canale di comunicazione con la base di massa delle altre forze della sinistra. Seppure per una fase la spinta all’“unità a tutti i costi” potrebbe crearci una relativa difficoltà, un’applicazione corretta di questa tattica porrebbe il partito nella migliore condizione successivamente per raccogliere la spinta delle mobilitazioni di massa che inevitabilmente seguirebbero una sconfitta elettorale della destra. Lo scopo della tattica, infatti, non è quello di conquistare un deputato in più, ma di collocare politicamente il partito nella migliore posizione per sfruttare l’inevitabile crisi delle forze riformiste nella fase successiva, di non farci schiacciare dalla pressione in favore di una unità a qualsiasi costo, per poi passare a nostra volta all’offensiva una volta che l’inevitabile crisi delle politiche riformiste si palesi in modo evidente agli occhi delle masse.”
    ora, caro animals, come vedi i ds sono definiti di sinistra e votare per loro era necessario per tenere aperto un canale di comunicazione con la base di massa delle altre forze di sinistra, è dichiarato l’obiettivo di battere berlusconi, la scelta (della desistenza) elettorale è considerata una scelta tattica.
    con la nuova legge elettorale la scelta era obbligata. o sei dentro la coalizione o sei fuori. se sei fuori vanno a farsi benedire la sconfitta di berlusconi e non solo la base degli altri partiti di sinistra ma perfino il più ultras dei centri sociali avrebbe capito questa scelta.
    quello che è mancato è stato un modo corretto di stare al governo, contemplando davvero la possibile rottura e coinvolgendo la sinistra reale del paese nella decisione finale.
    puoi anche continuare a definire questa posizione autoassolutoria. ma non puoi evitare il problema.
    ferrando lo fece proponendo di costituire un polo per andare all’opposizione, ed infatti sempre la mozione 5 lo criticava duramente per questo. e sinistra critica proponeva anche lei una sorta di desistenza. e la mozione dell’ernesto i paletti dentro un accordo organico.
    insomma, alla fine bisognava decidere se partecipare alla sconfitta di berlusconi e provare a mettere nel programma i contenuti correndo i rischi conseguenti, oppure chiamarsi fuori, presentandosi da soli, facendo vincere berlusconi e correndo i rischi conseguenti.
    si può discutere a lungo, e magari con il senno del poi, ma non si può discutere ignorando la realtà o le conseguenze che l’una e l’altra scelta avrebbero comportato.
    per questo io penso che fosse obbligatorio tentare e che sia stato sbagliato non rompere quando si doveva rompere.
    tutto qui.
    veramente non fu solo sinistra critica ad accettare le candidature. lo fecero anche l’ernesto e ferrando. solo falce e martello non lo fece.
    se posso dire una cosa io non penso sia corretto accettare di candidarsi al parlament se non si condivide ciò che si dovrà fare in parlamento.
    sarò un veteroleninista ma credo che il parlamento sia un luogo dove un partito comunista agisce per realizzare ciò che ha deciso e non dove replicare la discussione del partito a scapito dell’efficacia della realizzazione di scelte fatte democraticamente. che cosa avresti detto di parlamentari che nel momento avessimo deciso di far cadere il governo lo avessero votato? che erano degli eroi della democrazia? non credo.
    un abbraccio

  466. mio caro LU, e di grazia chi decide chi è in buona o in cattiva fede? tu? un tribunale del popolo? proprio non ti entra in testa che nemmeno in una bocciofila è accettabile che ci sia qualcuno che ritiene di possedere il metro per giudicare le intenzioni degli altri, pena la morte della bocciofila stessa. forse sei troppo giovane per avere esperienza diretta di cosa vuol dire essere giudicati da altri su questa base. io ce l’ho. all’inizio di rifondazione io da certi cossuttiani ero considerato un nemico. uno che non era un “vero comunista” (erano loro ad avere il metro per giudicare chi fosse vero e falso), e cercarono a milano di emarginarmi. mi capitò perfino di essere oggetto di un linciaggio morale. pur essendo totalmente in regola con i versamenti delle quote dello stipendio di parlamentare al partito (al contrario di diversi cossuttiani) chiesero con lettera al collegio di garanzia se fosse vero che non le versavo e lo dissero in ogni dove nella federazione. salvo guardarsi bene dal riferire la risposta del collegio di garanzia. ancora dopo anni mi è capitato di sentirmi dire: eh si ma tu non versavi le quote al partito. alla fine questi “veri comunisti” (non tutti) fecero la scissione sul primo governo prodi.
    non serbo loro nemmeno rancore. in realtà mi fanno pena. vivono di certezze fasulle, pensano che qualsiasi mezzo vada bene per eliminare coloro che considerano in malafede.
    ma al netto di queste considerazioni che per me restano importanti perché un partito non si regge se non c’è rispetto di tutte le posizioni, voglio dirti che mi sembra che tu sia ossessionato da bertinotti.
    la mozione due non è la spectre. tranquillizzati.

  467. animals Says:

    Ciao Ramon

    Ovviamente il mio post precedente non voleva essere un’analisi completa e poteva anche risultare un po’ provocatorio. Invece è giusto sviscerare l’argomento. Purtroppo sono al lavoro e sfrutto i ritagli di tempo. Alcune osservazioni le faccio comunque.
    Sull’accettazione delle candidature sono d’accordo con te che Ferrando, L’Ernesto e sinistra critica hanno sbagliato ad accettarle. Se non altro per una questione di tattica dal loro punto di vista. A falcemartello non so nemmeno se siano state offerte in ogni caso credo che sarebbero state rifiutate.
    Poi con le dovute proporzioni ma credo che non sia sempre un obbligo votare secondo l’indicazione del partito come dimostrò Karl Liebnekt nel lontano 1914.
    Sull’entrata nel governo mi sembra di condividere abbstanza la tua analisi e non le tue conclusioni. Sottolineo solo che il brano della mozione 5 che tu citi indica una tattica elettorale di desistenza unilaterale che non avrebbe implicato l’adesione alla maggioranza di governo in nessuna forma. E questa è la differenza principale.
    E’ vero anche che la legge elettorale attuale non permetterebbe più una posizione di questo tipo.

  468. Federico Says:

    scusa, brevemente sull partecipazione al governo, dato che spero in una discussione rivolta in avanti, tanto per capire: la nuova legge elettorale non era neanche nell’aria al congresso di venezia e quindi scelte vecchi stampo (desistenza o non partecipazione unilaterale ai collegi maggioritari) erano ancora possibili. giusto?
    La nuova legge ha invece cambiato le carte in tavola…a quel punto, la scelta già fatta (ben prima del congresso veneziano ma tramite una poco democratica intervista a bertinotti) è stata resa ancora più necessaria.
    A quel punto, per me, c’erano 2 strade: ci sto ma non entro al governo o ci sto ed entro al governo in proporzione al mio peso elettorale. Cosa abbiamo fatto? Perso il segetario relgandolo a fare le camere di meditazione su uno scranno inutile, accettato 1/3 di ministero con deleghe inutili e pochi sottosegretari. Vuoi mettere la possibilità di fare proposte e sfidare il resto della coalizione con una compagine ministeriale come quella della lega (che aveva più o meno i nostri voti?).
    Insomma, per me una scelta tatticamente disastrosa.
    A quel punto rompere a governo in corsa sarebbe stato altrettanto non capito del rompere in corsa.
    Eravamo (anzi, per me, posso già dire che eravate) in un cul de sac….e si è visto…

  469. animals Says:

    Mancava la conclusione: posti di fronte alla costrizione della nuova legge elettorale avrei fatto la scelta di andare da soli contribuendo alla sconfitta del centrosinistra e andando incontro all’impopolarità e alla sconfitta storica che poi è comunque arrivata due anni dopo. Certo qesuta posizione sarebbe stata un po’ meno impopolare e un po’ meno incomprensibile se fosse stata preparata con coerenza e per tempo dalla direzione del partito. Che invece era ben determinata a fare una scelta governista e piegare anche le discussioni teoriche e programmatiche in modo strumentale a questa scelta. Vedi ruolo dei movimenti, non violenza ma anche finta svolta antistalinista e tutte le altre modernizzazioni bertinottiane condivisibili a volte sulla carta ma in realtà superficiali e strumentali alla svolta governista. E non è un processo alle intenzioni viste le scelte successive di quei dirigenti.

  470. caro marco z, questo è un blog dove si discute e quindi è logico che io risponda (anche se come vedi mica rispondo a tutti). non è lo stesso scrivere email a questo o quel dirigente. ma non spetta a me dire del comportamento di altri.
    il problema che poni circa l’informazione lo capisco ma è posto male.
    su dove deve andare l’autobus non c’è dubbio. ed infatti è stato discusso e reso pubblico al massimo. si è deciso di lavorare per una lista comunista ed anticapitalista e di coinvolgere il pcdi il pcl sinistra critica e chiunque altro avesse voluto. i colloqui fra le diverse forze e le trattative sul simbolo non potevano essere che riservate. pena il trasformare i colloqui in propaganda per ognuno con il conseguente irrigidimento di tutte le posizioni di partenza e il fallimento. non ci sono solo i militanti ci sono i mass media e le altre forze che possono lavorare per far fallire ciò che stai facendo. ma rimane fermo il punto che dove andare e con che mezzo deve essere non solo comunicato ma discusso e deciso nella maniera più larga possibile e che alla fine chi ha trattato deve rendere conto sulla coerenza di quanto fatto con ciò che era stato deciso e sottoporlo al voto. ed è così che è stato fatto.
    purtroppo viviamo in un paese dove gli obiettivi e contenuti degli accordi non sembrano contare nulla mentre i pettegolezzi (diliberto litiga con ferrero? ecco la vera notizia) sembrano contare tutto.
    questo vale anche per i colloqui che si stanno facendo in queste ore.
    immagina: ferrero chiede un incontro a x per proporgli di venire ad una assemblea nazionale per unire la sinistra d’alternativa. e quello dice si vengo all’assemblea ma solo se ci si pone il problema di fare un accordo con il pd e di sostenere la segreteria di bersani. (sia chiaro che è un esempio astratto e di pura fantasia). secondo te cosa succede se ciò fosse immediatamente pubblicato sui giornali? te lo dico io. ferrero fallisce! oppure: ferrero pensa ad un accordo con bersani. oppure, ferrero ora deve decidere cosa fare col pd.
    credimi, caro marco, l’importante è ciò che si è deciso di fare e su questo si sta discutendo in tutta italia, almeno nel prc. poi appena ci saranno i risultati si vedranno e si potranno anche giudicare. ovviamente questo vale per gli interlocutori esterni al partito. perché tutte le discussioni degli organismi dirigenti del partito sono assolutamente pubbliche e chiunque può leggere di ciò che hanno detto e come hanno votato tutti i dirigenti del partito a tutti i livelli.
    ho appena dato una risposta ad animals sul governo che contiene anche tante cose che possono essere utili anche per rispondere a ciò che hai scritto tu.
    aggiungo solo che, ma anche questo l’ho detto milioni di volte, il programma del governo prodi sulla precarietà iniziava così: “Noi siamo contro la legge 30 e i suoi due decreti attuativi…” solo in un successivo capoverso c’era scritto: “oltre al superamento della legge trenta…”
    superamento che in seguito a quella premessa era univocamente e non liberamente interpretabile.
    ma gran parte dei conduttori e giornalisti politici siccome dovevano dimostrare che il governo aveva problemi al suo interno e che tutto il programma era ambiguo hanno sempre detto che si era trovato l’escamotage del “superamento”. i giornali hanno la vita talmente facile che perfino un massimo dirigente del partito, del quale non faccio il per carità anche se ora sta in sinistra e libertà, e che conduceva le trattative con il governo credeva che nel programma ci fosse scritto solo superamento. quando io glielo feci notare in una riunione mi disse che io confondevo le nostre proposte con quanto scritto alla fine sul programma. una compagna della segreteria del gruppo alla camera portò il testo. e lui, contro ogni evidenza, sostenne che la parola superamento era la parola qualificante. del resto uno che conduce una trattativa e non conosce nemmeno il testo del programma e si fida delle cazzate giornalistiche che altro poteva dire?
    scusa la digressione. ma non ho resistito.
    un abbraccio

  471. caro animals, vedi che discutere è utile. io rispetto la tua posizione anche se non la condivido. non fosse altro che per il motivo che considero tattiche e non strategiche le scelte elettorali e che condividiamo, come tu dici, gran parte dell’analisi della situazione.
    paragonare turigliatto a karl liebneckt con rispetto parlando mi pare eccessivo. ma liebneckt non fu eletto su un programma che prevedeva la guerra e comunque, alla fine ruppe col partito e votò contro la guerra. non si sarebbe mai sognato, sebbene il partito socialdemocratico fosse un partito ultracorrentizio di teorizzare il voto libero dei parlamentari. mentre turigliatto sapeva benissimo che si sarebbe fatto un compromesso su iraq e afghanistan e comunque votò per la proroga della missione in afghanistan.
    ma questo, per fortuna, è un aspetto secondario del problema.

  472. caro federico, hai ragione, il modo con il quale si entrò al governo fu sbagliato totalmente. si doveva fare come dici tu. senza dubbio. ma non è vero che questo impedì la possibilità di rompere. ad impedire di rompere fu la prospettiva dell’unità della sinistra. o si rompeva il governo o si rompeva il nuovo partito che volevano fare. magari ci fosse stata la possibilità di convincere verdi pdci e sinistra democratica a convocare una consultazione vincolante sul rimanere o meno al governo. magari!

  473. Federico Says:

    sisi, assolutamente d’accordo, era impossibile convincerli. Del resto conoscevamo da tempo il loro approccio al governo…

  474. X LU.

    posso farti una domanda? tu dici riguardo alla segreteria:

    Penso che sara’ un segnale pessimo, e che sara’ usato in modo propagandistico dai Bertinottiani come dimostrazione che il progetto di Chianciano era di per se’ fallimentare.

    dove secondo te lo potranno fare?
    su Liberazione?
    sul web? (mi pare che vi siano vari siti internet di correnti in questo partito, ma che non ve ne sia uno della mozione due. corriggimi se sbaglio, come disse giovanni paolo II 🙂
    circolo circolo?
    casa casa?
    porta a porta?

  475. Alfonso Geraci Says:

    Ciao a tutti,
    sulla Total preciso: e allora non ci sono rischi xenofobi? Tutt’altro, come dimostra la stessa maglietta dello scioperante inglese su Liberazione di ieri: “Unemployed because I’m british [questa è la parte sbagliata] equal rights for all – defend our national agreement [questa è la parte scarosanta]”. Ma come sempre la scelta è tra sporcarsi le mani con la realtà, che non è mai bianca o nera, e assai raramente è politicamente corretta, oppure fare i comunisti da tavolino con i sospironi inutili sul sindacato europeo. Come – purtroppo- fanno quelli del Manifesto.
    Preciso inoltre (sennò Andrea Colombo ci resta male), che mi duole e mi costa sparare a zero sul Manifesto: se dico che l’ho letto per 30 anni è evidente che per me è stato un punto di riferimento essenziale. Ma quanno ce vo’ ce vo’. Come persone mi fanno pure simpatia, l’altro giorno su Repubblica c’era una bellissima foto dei primi anni ’70 di Rossanda-Pintor-Magri ed erano bellissimi, sembravano tre attori dell’epoca, chessoio Jean Seberg, Woody Allen e George Segal.
    Però rimangono subalterni in ultima analisi al PD e a D’Alema, checchè dire possano.
    Saluti comunisti,
    Alf
    P.S.: sì Ramon, confermo: non ho mai visto Giusto Catania accarezzare un gatto dietro un cortina di vetro affumicato!!

  476. x RAMON

    Mio caro Ramon, io direi che potremmo anche finirla qua. Io saro’ anche cieco, ma almeno ho la scusante di esserlo per limitatezza intellettuale (questa la tua lettura), e non per volonta’. Tu invece sei un sordo di quel tipo che non c’e’ ne di peggiori di chi non vuol sentire. Sei sordo perche’ vuoi esserlo, evidentemente. Lo ripeto per chi legge oltre te.
    La mia radicale opposizione a che nella segreteria nazionale rientrino i Bertinottiani e’ dovuta alla conoscenza della situazione e delle persone che come dirigenti rappresentano quella mozione nel mio territorio e in altri.
    Certo tu puoi ache diffamare la mia opinione cercandodi farmi apparire come un maniaco, questo e’ un tuo diritto (piu’ o meno). Ma non mi smuovi di un passo. Non e’ cosi’ che dimostri che io ho torto, la tua non e’ una retorica efficace: anziche’ rispondere nel merito cerchi di far apparire il tuo interlocutore come un povero mentecatto. E’ una tattica anche questa, fin troppo conosciuta, ed e’ una tattica a cui si ricorre quando non si hanno altri argomenti.
    Far rientrare i dirigenti Bertinottiani nella segreteria nazionale sara’ un errore madornale.
    Non che mi riguardi personalmente. Non lavoro per il partito, ne ho mai avuto dal partito, ne ho cercato di avere, benefici personali di qualsiasi tipo. Mi duole, in tutto questo, dover assisterea ancora ad un errore tattico e politico., ad un passo indietro, anzi due.
    Per quanto mi riguarda, conoscendo bene la situazione sul mio territorio, e sapendo bene cio’ che dico (altro che ossessione), usero’ tutti i mezzi a mia disposizione, e gia’ li sto usando, -e gia’ sto cercando in tutti i modi di dare un sonoro calcio in culo a cio’ che resta della mozione 2 e delle sue relazioni istituzionali imputridite negli anni- per mettere in crisi, isolare, ed espellere culturalmente quei dirigenti ex Bertinottiani che ogni giorno lottano per l’ affermazione di un progetto politico avulso, da qualsiasi parte lo si voglia guardare, da un ottica comunista. Quei “compagni” che fanno partito nel partito, che portano avanti un lavoro parallelo e contrario al progetto uscito da Chianciano. State facendo un enorme, madornale, incredibile errore. O ti ritieni infallibile?

  477. x MARIA

    il sito della mozione 2 c’e:
    wwwasinistraconrifondazione.it

    dove potrai leggere le “concessioni” accomodanti di Rosa Rinaldi, la “compagna” che al congresso federale di Roma ha tentato di “truccare le carte” in sede di votazione…….fategli pure riprendere fiato, fateli crescere di nuovo dentro al partito, fate fate……e’ incredibile la vostra miopia. Ah, gia’ dimenticavo….sono io il “cecato”….

    Come faranno? Boh? Vedrai che qualcosa si inventeranno…

  478. x RAMON
    Non sprecarti a rispondere, le mie contro risposte saranno un copia e incolla dei miei post precedenti. Non e’ che si puo’ andare a vanti all’ infinito col giochetto del far finta di non aver sentito.

  479. X MARIA
    “e che dire ramon allora della mozione 3?
    e che dire della base? il partito lo costruisce la segreteria o anche la base? e la base segue la segreteria? davvero?
    però mi farebbe piacere rispondesse lu. così per capire il suo pensiero perchè non mi è molto chiaro.”

    Cara Maria, io non sto facendo retorica. Non sto cercando di dimostrare con una costruzione logico-speculativa una ragione astratta.
    Cio’ che si agisce in segreteria ha un valore di senso politico, e imprime una direzione alla costruzione del partito. Un eventuale decisione di far entrare di nuovo nella segreteria nazionale del partito quella mozione che il partito voleva distruggerlo, imprimera’, mediaticamente, un senso di sconfitta della maggioranza di chianciano, dentro e fuori il partito. Tanto difficile da capire?

  480. grazie LU non conoscevo questo sito (ce n’erano pochi del partito, ci mancava anche questo 🙂 . a me pare più un agenda d’appuntamenti che altro. comunque la questione centrale è: o li facciamo crescere tutti (parlo di siti delle aree) o non ne facciamo crescere più nessuno. questo è quanto.

  481. x MARIA
    …e proprio su questo non sono affatto d’ accordo. Chi voleva distruggere il partito, e chi scrive su quel sito ne fa parte, va espulso dal partito, se non letteralmente, estromettendolo dalla vita decisionale del partito. E non c’ entra nulla con la democrazia, il partito non e’ una setta, ma non e’ neanche una nazione. Bisogna fare delle scelte. Il CPN le fara’ e se ne assumera’ tutta la responsabilita’.

  482. ….mi dispiace, sono ateo.

  483. lu ma che vuoi che ti risponda!! se dobbiamo dare un calcio nel culo a tutti, rimaniamo mimì cocò e materasso! perchè ce ne sarebbero da dare a parecchi di calci nel culo, non solo a quelli della mozione due.
    o si sta insieme per portare avanti il progetto della RIFONDAZIONE COMUNISTA con le dovute accortezze e controlli di cui abbiam discusso e proposto, o espatriamo che è meglio.

  484. Senti, cara Maria, adesso mi sono davvero seccato. Non capisco questo tipo di interlocuzione, non capisco perche’ anziche’ esprimere la tua opinione, e vale anche per RAMON, distorci cio’ che dico.
    Chi ha detto di dare un calcio in culo a tutti? Lo hai detto tu!
    Non vado oltre, invito chi legge a rileggersi, se ne ha voglia, i miei post precedenti, per capire che cio’ che ho detto non e’ quello che asserisce Maria.
    Non mi va di avviare diatribe personali e passare il tempo a correggere la rilettura maligna e disonesta di cio’ che dico. Ho altro da fare, come credo anche voi.

  485. pace bene (anche se sei ateo accetta, ti prego 🙂
    buona notte a tutti.

  486. giovanni Says:

    Si Ramon,
    forse delle nazionalizzazioni e di modelli diversi di gestione può interessare
    sia agli operai del petrolchimico che agli studenti e ai ricercatori universitari
    ma se le nazionalizzazioni le facesse berlusconi o prodi saresti daccordo ugualmente? Il senso è un’altro non puoi ignorarlo.

  487. giovanni Says:

    Forse Maria se le proposte fossero davvero chiare e realistiche non ci sarebbe il distacco che tu stessa denunci.O nO?
    Non è più logico e semplice pensare che le condizioni sono diverse da quelle
    che si preferisce descrivere? Anche un’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno basta avere la pazienza di aspettare e prima o poi nella storia sono tutti vincitori. Tu hai il dono della fede e quindi forse questo incide nella tua visione o nella percezione del tempo o della sua inutilità.
    Io penso di avere questa e questa sola vita così come sono e anche questo incide.
    VlV

  488. Luca Marini Says:

    Io penso che Lu non abbia tutti i torti, leggete per esempio il comunicato di Baronti che rilancia l’idea della costituente, ed è anche vero che molti esponenti locali che al congresso votarono la mozione 2 sono rimasti sì, ma nel frattempo andavano alle riunioni di sinistra e libertà e hanno perfino partecipato alle primarie del PD, ripeto del PD!

  489. mio caro Lu, si piantala lì che è meglio. sei scorretto, ma forse non te ne accorgi nemmeno perché tutto ciò che pensi per te è verità assoluta ed indiscutibile. sei scorretto perché fai perfino la vittima. quando io ho detto che sei intellettualmente limitato? quando? che cazzo dici? ho detto che hai la cultura del sospetto, che fai processi alle intenzioni. e queste cose le fanno tanto gli imbecilli come quelli intellettualmente dotatissimi. e viceversa.
    io eviterei il merito? io ho parlato di fatti come le liste alle europee e tu citi solo la mozione due del congresso. e citi bertinotti in continuazione. hai perfino scritto che vogliamo far rientrare bertinotti in segreteria. mah!
    fai finta di ignorare che la gestione unitaria è una concezione del partito che prescinde dalla mozione due tre quattro cinque e sei. fai finta di non sapere che quelli che stanno negli organismi a tutti i livelli sono stati scelti da chi li ha votati. come tu sarai stato scelto da chi ha votato la mozione tua. pensi che qualcuno abbia il diritto di dire che tu sei in malafede e che chi ti ha eletto deve essere liberato dalla fattura che gli hai fatto imbrogliandolo?
    rileggi ciò che scrivi. sembra che l’ingresso di uno o due esponenti della mozione 2 in segreteria sia l’alfa e l’omega di tutto. profetizzi l’abbandono di migliaia di compagni (perchè tanti sono quelli che si sono battuti contro la mozione due al congresso me compreso) svolte a destra istituzionalismo sfrenato e poi forse anche l’apocalisse le cavallette e qualche tsunami.
    il problema caro LU è che tu dai ragione a quanto di peggio la mozione due ha detto di noi. ma per fortuna, a parte te, noi non siamo dediti ai processi alle intenzioni e soprattutto abbiamo abbastanza saldezza politica e morale per non temere il confronto con nessuna posizione politica. per battere una politica sbagliata non c’è bisogno di criminalizzarla. se qualcuno la criminalizza vuol dire che ha pochi e scarsi argomenti.
    perfino se domattina la attuale mozione due organizzasse un’altra scissione avresti torto marcio. perché ci sono principi che sono inviolabili. perché se fossero violati snaturerebbero irrimediabilmente il partito, trasformandolo in una setta invivibile.
    buonanotte

  490. caro giovanni, sarei favorevolissimo a qualsiasi nazionalizzazione fatta da berlusconi. dubito che la faccia e che metterebbe la direzione della fabbrica nelle mani della gestione operaia. ma se lo facesse sarei favorevole. non capisco dove sta il senso di cui parli.

  491. caro luca, chiunque partecipi alle primarie del pd va deferito al collegio di garanzia e lo stesso vale per chiunque faccia parte anche di un’altra formazione politica. le proposte politiche, invece, sono totalmente libere, ed infatti lo sono sia per chi ripropone la costituente, come per chi ripropone la costituente comunista e così via.
    ciao

  492. giovanni guarda che non c’entra proprio nulla il dono della fede con le questioni che tu poni. c’è il distacco? è naturale che ci sia. parliamo di nazionalizzazioni e l’elettorato percepisce questa proposta come qualcosa di irrealizzabile. ecco il distacco. se io invece, oltre che a programmi e proposte politiche che sono impossibili da realizzare nell’immediato, mi occupo anche dei loro problemi concreti, non mi percepiranno più come inutile. ma nel frattempo si lavora anche culturalmente.si cerca di ribaltare quell’universo simbolico per cui “c’è crisi ed è normale che sia io (operaio, studente, disoccupato) a dover tirare la cinghia”. perchè il problema delle masse è anche questo. e non è un dettaglio.

  493. giovanni Says:

    Dunque Ramon,
    le nazionalizzazioni di chavez sono diverse per natura e per scopo da quelle
    delle banche americane,o no? Il senso diverso è questo. La questione dello
    stato e del suo ruolo è un problema di fondo perchè connesso agli interessi
    di chi con uno stato più leggero o più pesante guadagna più o meno(scusa la semplificazione ma il tempo è poco spero che si capisca l’intenzione).
    Se le banche concedessero credito agevolato in relazione alla mancanza di garanzie e cioè in maniera inversamente proporzonale alle possibilità economiche allora,forse,si potrebbe ipotizzare una strategia di proposte
    di modelli produttivi diverso.Ma così non è. Tutto gira attorno al denaro
    e chi lo possiede decide cosa si può fare e cosa no. Il senso è che se si ha una proposta capce di incidere su questa realtà bene se no è difficile uscire dalla stretta morsa del bisogno immediato che non aiuta gli slanci di cambiamento.Spero di aver espresso compiutamente parte del ragionamento,se no perdonami ma vado davvero di fretta.
    abbraccio.

  494. Ho votato la mozione 2 ,con convinzione e partecipazione, ricopro un ruolo,se così possiamo dire,dirigente nel nostro partito.Con la stessa onestà intellettuale con la quale io, e tanti miglia di compagne e compagni abbiamo dato vita al congresso,con la stessa onestà ci rimaniamo,a pieno titolo e con convinzione.La ragione è semplicissima :ritengo e riteniamo fondamentale la presenza di un partito comunista così strutturato e organizzato,ritengo e riteniamo che una uscita dalla crisi,a sinistra,debba avere nettamente un indirizzo antiliberista e anticapitalista.Ed è appunto la nostra presenza una garanzia per il partito tutto.Se mai avessimo o abbiamo intenzione di tramare,o addirittura evocare Bertinotti,oppure voler continuare l’opera di “distruzione” del partito,saremmo usciti tutti in massa,lasciando davvero il partito in una condizione pericolosa. Ritengo che ci sia ancora una sorta di “preoccupazione” da parte dei compagni nei nostri confronti, ma sono fenomeni estremamente “localistici” ed ininfluenti.La realtà parla di ben altro, ci parla del sacrificio che ogni giorno questo partito compie,delle sue mille difficoltà,e noi pensiamo semplicemente che il mio e il nostro contributo possa essere utile al rilancio di rifondazione.Anche questo voler far apparire la ex mozione 2 come in perenne assemblea e come partito nel partito,che dedica tutta la sua vita alla costruzione di rapporti con sl appare se non altro ridicola.Oramai il congresso è finito e tutti siamo chiamati ad impegni più seri ed onerosi.Certo nel “bertinottismo”,a vario titolo,e con diversificate responsabilità,sono cresciuti tantissimi gruppi dirigenti,che mi pare abbiano poi legittimamente operato scelte congressulai precise,ma questo non mi autorizz affatto a pensare che in quegli atteggiamneti siano il frutto di doppiezza o disonestà intellettuale,anzi trovo che rompere con etichette e bollature sia un gran bel gesto.Le condizioni materiali e morali di questo paese,e del modo intero(tranne le dovute eccezioni)ci impongono un immediato riassetto del nostro partito e del nostro agire, che dovrà sicuramente passare anche attraverso una nuova ed inedita organizzazione,ma che necessariamente ci pone l’obbligo di una presenza nei territori e nelle lotte e nelle contraddizioni, che sia militante e continua.Ricostruire quella fitta rete di relazioni sociali umane e politiche che non necessariamente e nemmeno subito devono per forza tradursi in rappresentanza istituzionale.Vendola,Chianciano,Bertinotti sono fatti che appartengono ad un passato recente,ma che rimane comunque un passato.
    Con stima

  495. giovanni Says:

    Maria ,la questione della fede era,per così dire, un riferimento all’atteggiamento culturale dei tempi in relazione agli obbiettivi. So che non
    ha una incidenza diretta sul tema in oggetto. Quanto alle nazionalizzazioni
    nel post precedente a Ramon ho detto male e di fretta cosa ne penso.
    Mi scuso ma non ho tempo.
    VlV

  496. stefano Says:

    mi intrometto nelle vostre discussioni, ma vorrei avere un parere di Ramon su questa proposta:http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o1379:e1 grazie.

  497. Luca Marini Says:

    Si hai ragione Ramon le proposte sono libere, però è un po’ bizzaro che in base all’esito delle elezioni ritornino ad essere riproposte tali e quali ad un anno fa! Comunque siamo anche liberi di contrastarle ed è ciò che continuerò a fare. L’unica costituente che oggi dovrebbe rimane in campo di fatto è la costituente del PRC o ricostituente del PRC.
    Comunque, oggi ho letto che Sel non ci stà alla costruzione del polo anticapitalista. Ramon giusto fare proposte e incontri ma questo mi è sembrato prematuro e frettoloso ed anche un po’ dall’esito scontato.

  498. giovanni io non riesco a seguirti sulle nazionalizzazioni.
    porti in paragone chàvez che vive in una domensione sociale politica e culturale totalmente diversa dalla nostra. è chiaro che chi decide tutto son pochi e son queli che han denaro (come di ci tu). ma questo cosa significa? che ce ne dobbiamo andare tutti in venezuela?
    il potere è in mano alla finanza, e dato che l’esproprio proletario non è contemplato nell’orizzonte prossimo a venire, mi pare che l’unico modo è lavorare al basso per aiutare il popolo a giungere ad un anche minima presa di coscienza. qui son tutti convinti che sia la politica di un paese a portare avanti le linee guida di un programma, quando invece è un gruppo ristretto. alias banca mondiale.

  499. io la proposta del parlamentino di ferrando la proporrei (con qualche modifica) all’interno di rifondazione. non al di fuori.

  500. caro giovanni, ora comincio a capire. ma mi pare che tu maria ed io stiamo incasinandoci un po nell’intreccio di risposte.
    forse mi sfugge ancora l’origine del contendere. ricordo solo che io ho risposto a giovanni che diceva che gli operai del petrolchimico se ne fregano degli indigeni latinoamericani. e che io ho risposto che magari gliene frega qualcosa delle nazionalizzazioni che la si fanno mettendo le fabbriche sotto il controllo operaio. ho detto fabbriche non banche, perché questo è un altro discorso. ed insisto nel dire che non è vero che non può essere attuale e possibile un programma di nazionalizzazioni fatte in quel modo in europa. la crisi c’è e necessita di una rimessa in discussione strutturale del sistema, non semplici aggiustamenti. solo qualche anno fa era impensabile in molti paesi dell’america latina che anche solo si potesse affermare (anche elettoralmente) l’idea dell’anticapitalismo e delle soluzioni ad esso collegate.
    poi sulle banche vorrei dire che comunque la proprietà pubblica, come giustamente osserva giovanni, non garantisce una politica economica e finanziaria diversa. ma almeno permette in teoria che le autorità politiche, costrette a questo da pressioni sindacali e di lotta, possano dare indirizzi precisi. cosa che con le banche private è impossibile.
    chissà se ci capiamo.
    un abbraccio

  501. P.G. grazie per il commento. a me è chiaro e credo anche a moltissimi altri che le cose stanno così. devi anche considerare che certi atteggiamenti distruttivi del partito la mozione due li ha avuti con la partecipazione attiva di compagne e compagni che poi hanno deciso di restare nel partito. certe manifestazioni evidenti di una cultura politica ispirata ai processi alle intenzioni sono state alimentate e ad alcuni paiono giustificate proprio dai processi alle intenzioni che tutta la mozione due ha fatto per mesi al gruppo dirigente della maggioranza di chianciano. basti ricordare la campagna su liberazione. proprio nel momento in cui, come si vede e per quanto mi riguarda, respingo ogni tentazione ad usare gli stessi metodi di cui sono stato anche vittima personalmente, posso dire con tutta chiarezza che ad aver esacerbato il clima è stata per mesi tutta la mozione due.
    un abbraccio

  502. caro luca, anche a me sembra inverosimile che si possa insistere su certe proposte. non sforzarti troppo a contrastarle perché sono morte e sepolte.
    invece sull’incontro con sinistra e libertà io penso l’opposto. mi pare molto opportuno che abbiano avuto, come hai letto sul manifesto, l’opportunità di dire no all’unità della sinistra di alternativa e di chiarire che vogliono un rapporto stretto col pd. io ci avrei scommesso. ma ben sapendolo, perché basta leggere ciò che scrivono, mai e poi mai gli avrei concesso il vantaggio di accusarci di essere settari.
    come si vede la politica quando è al centro della discussione fa strage di inutili polemiche e manovrette furbesche di ogni genere.
    un abbraccio luca e tieni duro.

  503. Militante Says:

    in effetti penso anch’io che Ferrero abbia fatto bene a tendere la mano a SeL, ben sapendo che quest’ultima l’avrebbe ritirata e subito tesa al binomio PD-UdC. Una giusta mossa tattica che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che Vendola non ha mai voluto l’unità della sinistra ma l’unità col centro. Anzi, bisognava dare più risalto a questa posizione che rischia di passare in sordina, mgari in una bella assemblea nazionale aperta a tutti. Il problema ora è cosa fare da grandi, scaricati dagli amici e dai nemici.Proprio su questo si giocherà la partita interna…

  504. giovanni Says:

    Ola Ramon,
    si penso che tu abbia sbrigliato un po la matassa ( certo che sti blog sono
    un casino mah sarò demodè però preferisco le osterie) ed il concetto di fondo è proprio quanto hai riassunto. La questione di fondo è riportare
    gli assetti istituzionali sotto l’ombrello pubblico e contemporaneamente
    smascherare l’inganno che gli assetti pubblici hanno in relazione alle
    casse. Quanti sono consapevoli che quando si parla di federal reserve e banca d’italia parliamo di privato e non di pubblico? Ora se la cassa di uno stato è nelle mani dei privati ( e parliamo di privati di tutti i paesi ) quanto può essere di interesse pubblico la gestione del suo bilancio?
    E’ evidente che la crisi del modello capitalista attuale sia strutturale ed è
    evidente che debbano trovare una soluzione che si prospetta di natura imperiale. Obama ha dato alla federal reserve super poteri e questo non è un bel segnale,non lo è davvero. Noi siamo una base americana più che un paese e se è vero che nessuna realtà nazionale ha una vera autonomia, per noi questa condizione è ancora più frustrante.
    La ridistribuzione della ricchezza è un problema di fondo sia della “ristrutturazione” del capitalismo sia delle politiche di emancipazione delle raeltà economiche subalterne. Potremmo forse paragonare questa ridistribuzione alla ridistribuzione delle terre. Su questi punti si può poi
    citare,o richiamare qualsiasi esperienza internazionale che con le dovute differenze ha delle similitudini e delle relazioni. Da settembre le cose peggioreranno c’è da scommetterci e la strada verso nuove e più pesanti condizioni di ricatto è già aperta.
    Trovo incredibile e insopportabile che non ci sia una pressione organizzata sulle banche e su quello che rappresentano,penso che questo sia un punto di debolezza forte dell’opposizione.E penso che questo sia un nodo cruciale.
    Un grande saluto VLV!

  505. alessandroPa Says:

    La proposta avanzata da Ferrero e dal cpn mi è sembrata corretta e di buon senso, un appello all’unità era quello che molti elettori di sinistra si aspettavano dopo il risultato elettorale negativo.
    Tuttavia era prevedibile un rifiuto di Vendola e compagnia,poichè Sinistra e Libertà ha assunto in pieno il ruolo di formazione traghettatrice verso il PD, o, nella migliore delle ipotesi,verso il ruolo di costola del Pd.
    Quello che alcuni esponenti socialisti di SeL dichiarano in questi giorni, è in realtà una prassi politica già sperimentata durante le elezioni per il rinnovo delle amministrazioni locali.
    In Sicilia, per esempio, si sperimenta in ogni comune una alleanza che vede insieme PD,MPA,pezzi di UDC e pezzi di PDL. Sinistra e Libertà in ognuna di queste realtà ha posizionato i propri candidati nelle liste del Pd o nelle innumerevoli e anonime liste civiche(altro elemento di degenerazione della politica), per cui, inutile stare qui a dissertare sugli scenari futuri,perchè è evidente che l’alleanza con l’Udc (che qui da noi è catalizzatore dei voti della maggioranza delle famiglie mafiose) ci parla di un cedimento si temi della legalità,dell’antimafia sociale,della questione morale ecc ecc.
    Poichè la mafia è oggi (anche) il prodotto di un preciso modello di sviluppo che si regge sull’accordo tra cosche, imprese e politica… viene da se che registreremo un cedimento anche sui temi del lavoro, del conflitto sociale e della rappresentanza delle istanze di cambiamento.
    Attenzione però a confondere l’atteggiamento di Vendola con quello del suo elettorato; sia chiaro, non ho mai creduto a coloro che parlano di base militante e di dirigenti venduti,così come non ho mai creduto alla storia della società civile vergine e dei governanti ladroni, tuttavia riesco a cogliere un disagio tra i militanti di SeL, un disagio verso cui noi dobbiamo dispiegare la più forte offensiva unitaria nei territori,facendo esplodere,se possibile, le contraddizioni politiche di quella formazione.
    La proposta unitaria,a mio avviso ha un senso solo se intesa in questo modo, al di la degli accordi (o non accordi) dei vertici dei partiti.
    Per quanto riguarda Ferrando basta visitare il sito del suo partito per rendersi conto di quanto velleitaria fosse la nostra proposta…il Pcl è un partito settario, vogliono fare la rivoluzione un giorno si e un giorno no,ma non si sono ancora accorti che mancano le masse(dettaglio?), fosse per loro noi tutti dovremmo confluire in quel partito…
    Ecco dunque il vero dilemma, se questà è la fase in cui ci troviamo, se è vero che non siamo autosufficienti,se è vero che l’unità e l’autonomia della sinistra sono il terreno da cui ripartire, cosa siamo disposti a sacrificare noi per costruire questo fronte unitario? posto che quando si incontrano culture e pratiche anche parzialemte differenti è necessario che ognuno rinunci a un pezzetto del proprio “io”, a cosa siamo risposti a rinunciare noi comunisti che sentiamo come un dovere il rapportarsi con lo stato di cose presente(ovviamente per cambiarlo)?
    E soprattutto, visto che non si tratta di stringere accordi con i leader, come ci muoveremo per fare vivere la proposta unitaria nel “sentire comune” dell’elettorato di sinistra( o,per utilizzare un termine che mi piace poco nella sinistra diffusa)?
    Non ho risposte (se non parziali) coltivo il dubbio…e lo voglio condividere.

  506. Dallacqua Says:

    …ricordo ai vari perbenisti di turno che il Prc a Bari, Rimini ed altre realtà è alleato ben fedele dell’Udc di Casini.

    Saluti

  507. Roberto Says:

    Non è vero a Rimini no.
    Ci sono vari comunicati stampa del Prc Rimini che mettono in evidenza la non alleanza con l’Udc,per cui amico non dire cazzate.

  508. la cosa più sciocca è rispondere (nei confronti di due prese di posizioni differenti: sì con l’ Udc, no con l’ Udc) ma a Canicatti e a sul Monte Bianco anche voi eravate alleati con l’ Udc !

    il problema è un altro,
    sul tavolo c’è una proposta Prc: “rafforziamo la sinistra e confrontiamoci su una possibile intesa di lotta comune”;
    dall’altra (SeL) dice chiaramente che preferisce un’alleanza “stretta” con il Pd e l’ Udc!

    questi i fatti; su questo si dovrebbe confrontarci (non tanto dove come ecc), perché è su questo che sarà possibile verificare anche un minimo di unità d’azione sui territori…

  509. telegraficamente… queste le proposte:

    Ferrero: no a alleanze Udc sì a una sinistra alternativa. «Pensiamo che per uscire dalla drammatica crisi che investe il nostro Paese, il problema non è quello di inchiodare la sinistra italiana a una catastrofica alleanza con l’Udc di Casini e Cuffaro,ma quello di costruire l’unità della sinistra d’alternativa anche nella sua autonomia dal Pd», Così Paolo Ferrero, segretario nazionale delPrc-Se,sulle future strategiedi alleanza a sinistra. «È per questo che proponiamo di dare vita a un polo della sinistra d’alternativa che sappia restituire speranza e forza alla vasta sinistra politica, sociale e culturale presente e diffusa nel nostro Paese»;

    SeL: “Sinistra e libertà ha ribadito che intende consolidarsi, puntando a rafforzare i legami politici con il Pd e perfino con l’Udc in un nuovo, futuro, centrosinistra” (dal manifesto) e Nencini precisa: «… È già venuto il tempo di riunire tutte le opposizioni riformiste al governo Berlusconi e di gettare le basi per un nuovo centrosinistra che vada dall’Udc a Sinistra e Libertà».
È quanto dichiara Riccardo Nencini, segretario nazionale del Partito Socialista ed esponente di Sinistra e Libertà.

    è chiaro che le due proposte sono davanti a tutti i militanti ed elettori della sinistra; poi possiamo discutere seriamente oppure…

  510. caro giovanni, ecco adesso ci capiamo bene. certo col negroni avremmo fatto prima. sul tuo ultimo post sono d’accordo al 100%.
    sono anni e anni che il movimento no global dice che intollerabile ed antidemocratico che le banche centrali non rispondano a nessuno e, al contrario, comandino su governi ed economia reale. ci sono stati un mucchio di incontri, proposte, campagne, anche in prossimità delle manifestazioni. la stampa ha mai riferito una virgola? macchè! il movimento no global è sfascivetrine e bisogna avere qualche dichiarazione scandalosa di questo o quel leader del movimento per poi mettere in umbarazzo i leader dei partiti (noi e qualche volta i verdi) presenti alle manifestazioni. poi condanne dell’arco bifascista e controrisposte.
    e non c’è nulla da fare.

  511. ben detto mau68!

  512. 26-29 giugno – FESTA ANTICAPITALISTA al Pigneto (Roma)
    Giardini Persiani Nuccitelli

    Sabato 27 giugno ore 18.30
    Contro il G8 della crisi. Per una sinistra anticapitalista europea.
    Intervengono: Olivier Besancenot (Npa – Francia), Dimitri Hilaris (Okde – Grecia), Flavia D’Angeli (Sinistra Critica), Stefano Frezza (Epicentro Solidale – L’Aquila)

    Durante il dibattito sarà presentato il Libro, Besancenot, la nostra sinistra, dialogo tra Olivier Besancenot e Flavia D’Angeli, Edizioni Alegre, 2009

  513. Giovanni Di Fronzo Says:

    Caro Ramon e cari compagni che frequentate questo blog,
    sono un gc pò indignato. Oramai il correntismo sfrenato ha colmato ogni misura. Dopo un mesi di tentativi di costruire un comitato di gestione per i gc, il tutto si è concluso con un nulla di fatto ed un deferimento al comitato di garanzia. Naturalmente, dato che i vertici sono stati azzerati dalla scissione, si doveva comporre una delicatissima e difficilissima spartizione fra le varie aree, tutte ingolosite dal succulento cadavere dei gc. Le discussione sono state interminabili e tutte eslusivamente basate sulle quote da assegnare alle varie correnti (il cui numero balla tra 5 e 6); del trascurabile argomento dei contenuti e del rilancio di un’ organizzazione nei fatti inesistente si parlava tramite liberazione. Dopo mesi, in cui chi cercava di far valere rendite di posizione, chi voleva restare e pretendere posti nell’ esecutivo provvisorio con l’ aperto intento di superare i gc, chi voleva un comitato paritetico tra le aree, si è giunti al comitato di garanzia, che vede schierati i giovani di essere comunisti e dell’ ernesto contro tutto il resto; tutto ciò sempre che sia riuscito a capire bene e che non mi sia perso qualche puntata, essendo io iscritto da pochi mesi. Ritengo questa china potenzialmente distruttiva e, quel che più conta, penso che denoti un atteggiamento del tutto contrario a quella che dovrebbe essere l’ apertura dei gc, come di tutto il partito, alla società ed ai conflitti interni ad essa. Quì ci si rinchiude dentro 1 stanza e non si riesce neppure a trovare un accordo per decretare un’ organizzazione ridotta ai minimi termini ad una conferenza costitutiva (che a questo punto non so quando si farà)! Addirittura c’ è chi ha boicottatto le proteste a maggio in occasione del G8 sull’ Università!
    Penso che se davvero questi dirigenti avessero esperienze politiche anche esterne al partito come, ad esempio, appartenere ad un collettivo universitario (non per vantare le mie esperienze in questo senso, sia chiaro, io non ho nulla da pretendere) che agisce il conflitto all’ interno dell’ università e partecipa al movimento, o appartenere ad un’ organizzazione sindacale di base attiva sul loro luogo di lavoro, si renderebbero conto di non potersi permettere questi lussi (perchè questo è il correntismo spinto, un lusso!). Naturalmente, con questo non pongo in discussione la democrazia interna e non voglio assolutamente il centralismo democratico, che crea correntismi nascosti. ma la situazione attuale del prc è davvero di una situazione di democrazia interna ingessata ed incanalata, che non valorizza molti compagni bravi non incasellati! le trattative per il comitato di gestione provvisorio dei gc pareva una trattativa tra partiti per creare una federazione!

  514. Roberto Says:

    Non è assolutamente cosi caro Giovanni sei mal informato……………
    Si è creato il comitato di gestione comprendente tutte le aree e votato all’unanimità.
    Nel comitato dii gestione fanno parte tutte le aree politiche tranne coloro che facevano parte del documento Rigenerazioni che pur votando il comitato di gestione,hanno deciso di appoggiarlo esternamente…………….

  515. Roberto Says:

    C’è stata difficoltà in questi mesi nei gc ma finalmente si è arrivato ad un accordo e comunque entro gennaio 2010 ci sarà il congresso nazionale dei gc………………….

  516. giovanni Says:

    Quando ci si capisce Ramon è sempre una cosa piacevole,quando poi si è
    in sintonia col pensiero dell’altro ancor più. Se un individuo viene al mondo ha diritto di vivere ,se non come quelli che stanno meglio,almeno in modo dignitoso. Da un punto di vista “economico” è giusto ipotizzre che il cittadino di una comunità ha diritto ad un salario,o meglio ad un reddito in quanto cittadino di quel paese? Io penso proprio di si! Le banche dovrebbero esistere per svolgere questa funzione. Non penso che questa sia una condizione sufficente per liberare l’uomo dai vincoli e dai legami di sudditanza( l’uomo o l’umanità) e di dominio l’uno sull’altro,però è necessaria per rendere accetabili le sue condizioni di vita. Io penso che questo presto diventerà una condizione necessaria dello “sviluppo” economico dell’impero e dell’economia cosiddetta del mercato , ma il significato che una strategia di questo tipo può assumere nella proposta politica di un nuovo modello appare ,spero in tutta la sua cristallina incisività.
    un salutone VLV

  517. caro, ti giro queste brevi note sul g8 a L’Aquila.
    Da buon internazionalista quale tu sei, ti chiederei un parere…..
    Ciaaaaaooooo
    Francesco.

    IL G8 A L’AQUILA TRA ECCEZIONALITA’, DEMOCRAZIA E PROFANAZIONE

    Il rilancio dello stato d’eccezione: il g8

    Il prossimo G8 si terrà a L’Aquila e per chi è cresciuto sulle barricate di Genova non può resistere al “richiamo della foresta”.
    La profonda crisi del sistema neoliberista, il crollo delle sue fragili impalcature impiantate nei flussi della finanziarizzazione, mostrano la ragionevolezza delle denunce e delle istanze ormai decennali del movimento dei movimenti.
    La scelta di L’Aquila per il vertice G8 nasce proprio con l’ignobile intento di utilizzare il dramma dei terremotati come fonte di rilegittimazione di quel rito cerimoniale di ostentazione del potere globale, all’interno dello spazio “pieno” dello stato di eccezione in vigore nel contesto aquilano.
    L’obiettivo fin troppo evidente è occultare la crisi e l’insostenibilità dei paradigmi dominanti, riposizionando la sfida in uno degli spazi più impregnati di quello stato d’eccezione permanente nel quale la pienezza del potere appare nella sua forma elementare e fondativa, con gli abiti cioè dell’uso della forza (nella sua particolare declinazione caritatevole), mettendo però a nudo la relazione che lega violenza e diritto e così, al tempo stesso, la sua congenita fragilità.
    Ecco perchè la scelta di spostare il g8 può trasformarsi in un cortocircuito semiotico.
    Se la rivolta prende corpo nel punto di massima condensazione del potere, a partire dagli stessi presunti “beneficiari” di tale sforzo, se il “shock and awe” diventa non solo leva di accumulazione di capitale ma anche spazio costituente di conflitto, allora ci potremmo trovare dinanzi ad un processo reale di profanazione degli stessi dispositivi ideologici nei quali prende senso e corpo il vertice del g8.
    Le premesse ci sono.

    Il terremoto e la democrazia: i comitati aquilani

    Il terremoto genera “naturalmente” un’autoriflessione sulla condizione umana, il fatalismo riemerge e sgretola le logiche razional-cumulative, del progresso inarrestabile, del controllo totale sulla natura: nella ritrovata consapevolezza della fragilità dell’uomo, alcune ricchezze sepolte nella frenesia della quotidiana modernità ritornano centrali.
    In primo luogo, nello stravolgimento dei legami sociali preesistenti, la riscoperta di un senso di comunità prende forma dentro una precaria quanto inedita riscoperta della dimensione pubblica: malgrado i tentativi istituzionali di irrigimentare e disciplinare la vita sociale degli sfollati, nelle tendopoli si è avviato un processo di soggettivazione incastonato nella dimensione affettiva delle relazioni primarie e comunitarie, per cercare di resistere e contrastare il modello post-coloniale di dominio fondato sull’aiuto umanitario, ormai ben noto nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, in cui il ruolo passivo dei subalterni è un perno fondamentale.
    La nascita di una molteplicità di comitati di sfollati sono il frutto di un processo di costruzione sociale fondato sul rovesciamento del ruolo e dell’identità del “terremotato” da vittima passiva a protagonista attivo di una ricostruzione dal basso in grado di disvelare i dispositivi del “capitalismo della catastrofe”, nel quale gli interessi particolari si occultano nell’impellenza come beni comuni e gli spazi di confronto, e ancor più di dissenso, azzittiti per far fronte alle straordinarie necessità.
    E’ un processo embrionale di riappropriazione del territorio e della democrazia espropriata che, malgrado la sua gracilità, può ribaltare l’immenso investimento simbolico del governo Berlusconi sul terremoto aquilano, finalizzato a rafforzare il suo modello di governance verticale ed autoritaria. La scelta di spostare il g8 a L’Aquila entra a pieno titolo in questa contesa sulle dimensioni e le forme stesse della democrazia.
    Ma se Golia sale sulle rovine aquilane per urlare ancora più forte se c’è qualcuno disposto a sfidarlo, le pietre per la fioda di Davide non possono che trovarsi tra le stesse macerie del terremoto.

    Aiutare o Aiutarsi? I movimenti noglobal.

    Gli unici che possono venir incontro e agevolare il governo italiano e il g8 in questo momento sono paradossalmente gli attivisti dei movimenti noglobal.
    Ricondurre e depotenziare quest’imprevidibile dimensione conflittuale dei terremotati all’interno di uno schema interpretativo già cristallizato – G8/CONTROG8 – nel quale ruoli e spazi di agibilità sono approssimativamente già definiti, permetterebbe facilmente la sua sterilizzazione dentro alcune flak già ben collaudate e in grado di rendere inoffensibilmente prevedibili anche le forme più radicali di espressione del conflitto.
    L’autonomia dell’agenda dei movimenti, la sua capacità di andar oltre il rincorrere rituale dei vertici internazionali, non va solo enunciata nelle punte alte dei cicli di lotta ma anche praticata nelle fasi di stanca come strategia di scompaginamento dei ruoli, soprattutto in simili contesti dove il principio del mutuo soccorso tra differenti vertenze sociali e territoriali, difficilmente riesce ad esprimersi nella profonda asimmetria tra lo stato nascente delle lotte dei terremotati ed il ciclo lungo del movimento noglobal, ormai proteso non solo sul terreno dell’efficacia strumentale ma anche nella più complessa dimensione espressiva, della definizione del “noi” e “loro”.
    Perchè non lasciar sendimentare dal basso ai comitati aquiliani una strategia di profanazione del g8? Per l’immobilismo e i tentennamenti dei comitati?
    O forse bisognerebbe chiedersi, come suggerisce un caro amico, Antonello Ciccozzi, oggi sfollato nel campo di Collemaggio, se chi arriverà a L’Aquila viene per aiutare o per aiutarsi, riferendosi in primo luogo ai promotori del vertice del g8 ma anche ai suoi contestatori?
    In questo senso, sarebbe necessario un punto di equilibrio, nel quale gli attivisti “noglobal”, o meglio le organizzazioni noglobal, facciano un passo indietro e i comitati dei terremotati facciano un passo in avanti, cioè che mobilitazioni durante il vertice internazionale prendano forma e vengano gestite in modo determinante dai terremotati attraverso una socializzazione sul territorio che può essere portata avanti solo dalla molteplicità e dell’unitarietà dei comitati aquilani.
    Una loro sottrazione anche parziale ne determinerebbe, come stà avvenendo in questi giorni, non solo il riempimento di questo spazio vuoto da parte di un ritualismo tradizionale della protesta noglobal, ma soprattutto il depotenziamento della dimensione conflittuale dentro una logica della testimonianza nobile e importante ma del tutto inefficace sul terreno comunicativo e inoffensiva sul piano politico-sociale.
    Al tempo stesso, restare inebetiti e indifferenti dinanzi allo svolgimento del vertice a L’Aquila, non può che essere di per sè una forma indiretta di legittimazione nei confronti del G8 e dell’uso strumentale dei terremotati da parte del governo italiano.
    Tra buoni e cattivi non vincono gli uni contro gli altri, ma chi nel dividerli impera.

    Francesco Caruso
    Cosenza, 26 giugno 2009.
    http://altrosud.wordpress.com/2009/06/28/il-g8-a-laquila/

  518. caro francesco, sono d’accordo. sono rimasto colpito dalla campagna della coalizione italiana contro la povertà. girando ho visto, soprattutto nelle stazioni ferroviarie, la campagna pubblicitaria (che deve essere costata un patrimonio) del PRESS the G8. sono andato a vedere in internet ed ho scoperto che ci sono diverse organizzazioni che furono con noi a genova che appoggiano tale coalizione. la cui campagna è vergognosamente apologetica del G8.
    se tutto si riduce a “protestare” contro il G8 e a “pressare” il G8 la divisione fra buoni e cattivi di cui parli si arricchisce di un altro tassello per esaltare il G8.
    Proprio nel momento della crisi il G8 si propone, con i tanti G8 tematici e con la pompa magna demagogica del vertice nei luoghi del terremoto, come il luogo della governance globale (esattamente come “chiesto” dalla coalizione dei servi di cui sopra). governance che si mostra più politica proprio nel momento di crisi del mercato, è il momento di dire “il re è nudo”. ma è una linea, quella del G8, insidiosa. appare come una risposta alla crisi e una riassunzione di impegno politico per mettere freno alle conseguenze sfrenate del mercato. e che, però, ripropone con enorme forza l’idea che sono i ricchi e potenti che hanno il “compito” storico di guidare il mondo.
    non esiste “pressione” che non riconosca loro questo ruolo e non esiste protesta priva di questa consapevolezza che possa essere efficace. anzi, la protesta che pensa di qualificarsi per la radicalità dei comportamenti di piazza (inoffensibilmente prevedibili come dici tu) in realtà finisce inconsapevolmente per dare per buona la prospettiva del rilancio del G8.
    per me non sono tanto e solo i luoghi e le forme della protesta ad essere importanti quanto la loro capacità di smascherare l’illegittimità del G8 e di indicare l’alternativa. alternativa che non può derubricare la possente delegittimazione dell’ONU insita in ogni riunione del G8 14 e così via.
    non che io coltivi eccessive illusioni sull’ONU. tuttavia se in italia si riunissero gli 8 più ricchi in una loro lussuosa villa, e decidessero tutto loro riservando al parlamento il compito di ratificare e se lo facessero, bontà loro, chiedendo ai poveri di “pressarli” diremmo che è morta la democrazia anche da un punto di vista formale.
    insomma, caro francesco, sono d’accordo perché mi sembra che ti poni i problemi giusti. e come vedi sono d’accordo aggiungendo il mio punto di vista.
    un abbraccio

    ps. ma che è una flak?

  519. Luca Marini Says:

    Ramon a me non è molto chiara questa cosa del PRESSARE il G8, e poi chi sono i servi di cui sopra?

  520. caro luca, questa coalizione di servi sta facendo una campagna che in sostanza dice dobbiamo pressare i potenti della terra affinché decidano di combattere la povertà. la chiamo coalizione di servi per il semplice motivo che non si chiede per favore ai ricchi di pensare ai poveri. e chi lo fa sa bene che sta solo usando l’indignazione che pure esiste nel mondo per una soluzione apparentemente pragmatica e di buon senso e in realtà servile verso un potere totalmente illegittimo.

  521. francesco nelle fasi di stanca (che sono quelle cicliche e quindi prevedibili, vedi ad esempio l’onda degli studenti), secondo te il ruolo del partito quale deve essere in questa lotta che è prima di tutto culturale?

  522. Che si ha intenzione di fare nel PRC per quel che riguarda il golpe in Honduras?? Ci moviamo con settimane di ritardo come al solito? Già riuscire a fare qualcosa come si è fatto per l’ Iran sarebbe decoroso in questa fase

  523. Alfonso Geraci Says:

    Losurdo su L’Ernesto parla di golpe imperialista in Iran (appropriata e intelligente la foto che accompagna l’articolo: Amadinejad che stringe sorridente la mano a Raul Castro – ma almeno questa è scelta redazionale e non di Losurdo).
    Al di là di alcune considerazioni condivisibili sulle manovre USA, sul confronto elezioni Messico-elezioni Iran eccetera, emerge il solito Losurdo-pensiero già visto nel libro su Stalin: “diffidenza” a dire poco per il conflitto sociale, nessuna fiducia nell’imprevedibilità della storia e delle masse, il popolo che è sempre invariabilmente “bue” eccetera. Quindi un rivoluzionario comunista cosa dovrebbe fare adesso in Iran, secondo DL? 1) Puntare – chessoio – al coinvolgimento dei lavoratori per ottenere – per dire – conquiste democratiche e sindacali, oppure 2) “denunziare” le manovre destabilizzanti imperialiste?? Pregasi barrare il numero prescelto.

  524. Luca Marini Says:

    Ok più chiaro ora il concetto del pressare!

  525. Luca Marini Says:

    Alfonso non so che numero prendere, forse DL non prevede nè la 1 nè la 2

  526. Alfonso Geraci Says:

    DL prevede la 2!!

  527. Anonimo Says:

    Scusate se interrompo la discussione, ma questa l’avete letta?

    http://www.facebook.com/topic.php?uid=71253357381&topic=9000

    A me é stata inoltrata da amici e non posso sapere quanto ci sia di vero, peró ci sono volontari di Prc nelle zone del terremoto che forse potrebbero confermare o smentire. Credo che nel caso questa descrizione corrisponda alla realtà, il partito dovrebbe denunciarla e prendere immediatamente posizione.

  528. Anonimo Says:

    Spero proprio che sia una bufala.

  529. Ma come cazzo si fa a sostenere la repubblica Islamica dell’ Iran da sinistra? Ma come sono tristi: ora perchè l’ Iran si pone come potenza anti-USA nell’ area, opponendo un suo imperialismo locale, bisogna sostenerlo anche se è una teocrazia nella quale i nostri compagni vengono perseguitati ed operano fuori-legge? Ma dov’ è finito l’ internazionalismo che dovrebbe essere tanto caro ai “comunisti veri” che animano l’ ernesto? Ma che tristezza ste posizioni! davvero! io ammiro molto Fosco Giannini per il modo specchiate con cui conduce le sue battaglie interne, ma per quel che riguarda le posizioni che spesso assume fa proprio piangere. Ferrero ed Amato hanno addirittura avuto un incontro con degli esponenti di un movimento comunista messo fuori-legge in Iran, per cui noi non abbiamo protestato per i brogli elettorali o a favore di Mousavi, che deploriamo quanto Ahmadinejad, ma contro la repressione e contro la forma di governo della teocrazia, che opprime il popolo sia dal punto di vista dei diritti individuali, sia dal punto di vista economico.
    Ora dobbiamo organizzare un presidio analogo sotto l’ ambasciata dell’ Honduras, sperando che venga bene. sarebbe già qualcosa.

  530. Tra l’ altro quel pezzo di merda del nuovo dittatore dell’ Honduras ha pure il passaporto italiano

  531. Per quanto mi riguarda, sull’Iran, sottoscrivo parola per parola quanto scritto da Ramon: https://ramonmantovani.wordpress.com/2009/06/11/272/#comment-12008

  532. Anonimo Says:

    La stessa cosa, in peggio, vale per l’Afganistan dei talebani e non mi si parli di autodeterminazione dei popoli, che avessi mai conosciuto una donna afgana, una, che ne apprezzasse il regime.
    Vogliamo andarcene dall’Afganistan? Perfetto, ma prima di qualsiasi mossa vorrei vedere una proposta seria per aprire le frontiere europee a tutte le donne che vogliono scappare, possibilmente con voli aerei gratuiti e visti garantiti. Non mi basta fermare la guerra per sentirmi in pace, sorvolando su di milioni di donne terrorizzate, oppresse, frustate, lapidate.

  533. Militante Says:

    bè sì, certe posizioni sull’iran oltre che oscene sono del tutto antimarxiste, sono da pasdaran non da comunista. il marxismo è dialettica, qui invece si scade nel complottismo, nello schematismo più ottuso, si confondono gli oppressi con gli oppressori, si fa tifo da stadio. va bene che nel partito ci sono sensibilità diverse ma arrivare a visioni così antitetiche in politica estera è pazzesco! la cosa che più preoccupa è la totale sfiducia di gente che si definisce comunista – sfiducia che sfocia in autentico diprezzo – nella capacità delle masse lavoratrici di ergersi a soggetto autonomo dalle classi dominanti e di farsi attore storico di trasformazione. fosse per losurdo anche nel 1905 i comunisti si sarebbero dovuti schierare con lo zarismo contro le rivendicazioni liberali e democratiche del popolo russo..l’importante è essere convinti che il nemico del mio nemico sia mio amico, anche quando arresta, tortura, masssacra i miei amici, e tutto torna a quadrare.

  534. si infatti una roba sull’Honduras si dovrebbe fare, un presidio-solidarietà, insomma siamo un po lentini nel fare le cose, ci sarà sicuramente un dipartimento “presidi ambasciate in caso di golpe in America Latina” 😀

  535. Roberto Says:

    Reggio Calabria: SIT IN DI PROTESTA CONTRO IL GOLPE IN HONDURAS
    L’inizio è previsto per le ore 18.00 del giorno 3 luglio 2009 in Prefettura Reggio Calabria

  536. un nuovo partito Says:

    e vi meravigliate se poi il PRC arretra? ma come si può convivere con posizioni come quelle di Giannini e Losurdo sull’Iran! qui si critica solo Bertinotti ma la crisi del partito è totale e trasversale.

  537. di solito non posto mai comunicati e simili. ma questa volta faccio uno strappo.
    il compagno ali ghaderi, da molto tempo esule politico in italia, è anche dirigente del nostro partito.

    COMUNICATO STAMPA

    Le elezioni presidenziali in Iran e i risultati annunciati da parte del governo iraniano danno ancora una volta la conferma della mancanza di democrazia nel nostro paese e ribadiscono la non riformabilità della repubblica islamica.

    In seguito alla denuncia di brogli elettorali da sabato sera tutto il territorio nazionale è teatro di manifestazioni e nelle ultime ore è diventato un vero e proprio campo di battaglia tra la popolazione civile e le forze di sicurezza. Si tratta di una vera e propria esplosione di tensioni che in realtà da tempo attraversano la società iraniana e che in questi ultimi anni si sono manifestate anche attraverso una crescita significativa nella mobilitazione dei lavoratori e degli studenti. La manifestazione “non autorizzata” di ieri a Tehran, che è proseguita tutta la notte sia nella capitale che nei grandi città, ha messo in discussione l’ “efficacia” della repressione messa in atto dal governo.
    La guida religiosa Ayatollah Khamenei continua a sostenere la sua pedina Ahmadinejad a discapito della volontà popolare e con alti costi umani. La sola richiesta di rifare le elezioni non è sufficiente a garantire il ristabilimento della democrazia in Iran. E’ il fatto che il paese sia sottoposto a una guida religiosa con poteri praticamente illimitati che rappresenta il principale ostacolo alla democratizzazione del paese.

    Noi sosteniamo le richieste del popolo iraniano e chiediamo insieme ad esso l’annullamento delle elezioni. E’ necessario creare le condizioni per lo svolgimento di nuove elezioni democratiche, a cui possano partecipare tutte le forze politiche e con la presenza di osservatori internazionali.
    In questo momento molto duro per il popolo iraniano chiediamo a tutte le forze democratiche italiane, alle organizzazioni dei lavoratori e degli studenti, di sostenerci moltiplicando gli atti di protesta a supporto della lotta democratica del popolo iraniano.

    16 giugno 2009

    Ali Ghaderi
    Responsabile Esteri
    Organizzazione dei Guerriglieri Fedayn del Popolo Iraniano

  538. Militante Says:

    Apprezzo e condivido la posizione del compagno Ghaderi che rappresenta la posizione di TUTTO il partito. Un sola cosa avrei voluto fosse inserita in questo comunicato: la prospettiva di classe, imprescindibile da qualsiasi rivendicazione democratica avanzata dai comunisti. Un appello affinchè il movimento dei lavoratori iraniano entri nella partita con tutto il suo peso sociale, convocando uno sciopero generale e prendendo in mano le sorti del conflitto. Non è la prima volta che una battaglia per i diritti politici e sindacali si trasforma in lotta rivoluzionaria di massa per l’abbattimento di un regime reazionario e la transizione al socialismo. Questo deve essere il nostro obiettivo, a questo dobbiamo rivolgere tutto il nostro sostegno e i nostri sforzi.

  539. sull’ Iran invito a leggere questo interessante articolo (fa un po’ di storia dell’attuale e non concorda certo con l’appoggio a Ahmadinejad antimperialista):

    http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=29376

  540. alessandroPa Says:

    Penso che la posizione assunta da una parte del partito sulla vicenda iraniana sia indifendibile. Non voglio aprire un dibattito sull’attualità di concetti come imperialismo e antimperialismo, bensì affermare che in nessun caso si può tacere sulle violenze in corso. Tra un poliziotto o un soldato armato che picchia e un manifestante inerme che viene picchiato, non si dovrebbero avere dubbi circa la parte da sostenere. E questo per me, vale a prescindere dai reali “appetiti” che una rivolta come quella in corso può suscitare,per ragioni diverse, tra le superpotenze occidentali.
    Già Sartre,diversi anni fa, salutò come una vittoria dell’antimperialismo l’affermazione della rivoluzione islamica in Iran, che si riproponga ancora oggi la stessa tesi,da il senso di una mancata elaborazione politica, e anche di una certa incapacità a riconoscere nell’Iran un paese classista (nonostante le ultime riforme che vanno nella direzione di una timida redistribuzione del reddito) e teocratico.
    Sono daccordissimo con Ali Ghaderi sul fatto che il vero ostacolo ad un vero processo di democratizzazione e di emanciazione economica e sociale, è costituito dal fortissimo potere di cui dispongono le autorità religiose.
    L’opposizione nelle piazze iraniane non mette in discussione quel sistema, non ha come scopo il “superamento” della repubblica islamica…anzi… ma secondo me rimane centrale una cosa: tra un potere(religioso-politico) che scarica la sua ira su studenti, intellettuali e manifestanti e una opposizione disarmata che viene censurata e repressa bisogna dire una parola forte a favore di quest’ultimi!
    Le dissertazioni geopolitiche hanno un valore, ma l’antimperialismo, se ancora lo si ritiene attuale, va coniugato con le ragioni dell’emancipazione dei popoli e delle classi subalterne, a nessuno (?) verrebbe in mente di dire che Bin Laden è un “compagno” perchè c’è l’ha con gli Stati Uniti, perchè mai non dovrebbe essere lo stesso per il presidente iraniano?

  541. se è permesso mettere video, questa è l’ intervista rilasciata dal compagno Alì Ghaderi a radio onda d’ urto una settimana fa:

  542. Dallacqua Says:

    …davvero un intervento condivisibile quello di AlessandroPa, sottoscrivo in toto.

  543. giovanni Says:

    Ai serva italia di dolore ostello
    nave senza nocchiere in gran tempesta
    non donne di provincie ma bordello.

    sono passati 800 anni ma in questa landa le cose tendono a perpetuarsi.
    Penso che questo paese sia proprio senza speranze ci sarà un mistero
    antroplogico o chissà cosa ma servi eravamo e servi siamo.
    Cmq Viva la Vita

  544. Vorrei riaprire un altro elemento di discussione quì, sul parlamento dei lavoratori. Quando l’ ho letta per la prima volta questa proposta, m’ ha fatto un pò sorridere, però, ripensandoci, la trovo molto molto interessante perchè sarebbe un modo per mettere davvero in comune iniziative, istanze politiche e, soprattutto, azione sociale prescindendo un pò dal backgroung di ognuna senza trascurare i rapporti di forza. I problemi grossi sorgerebbero nel tradurlo in pratica: chi mandare a votare? dove votare? c’ è davvero qualcuno, al di fuori degl’ iscritti ai partiti e alle organizzazioni che lo animerebbero, che andrebbe a votare per una cosa del genere? o finirebbe per essere un coordinamento, in forma burocratizzata delle varie forze, senza essere espessione di nulla?
    Rispondetemi voi

  545. Alfonso Geraci Says:

    Gio ti rispondo così: in questo momento le chiacchiere su formule, contenitori, alleanze, mi unifico con Di Liberto, no mi alleo con Ferrando, macché Rifondazione è autosufficiente nei secoli a venire, tutto questo tipo di chiacchiere STANNO A ZERO. Ci vogliono i fatti.
    Costruiamo i Comitati AntiCrisi (o come vogliamo chiamarli) in tutte le città, per reclamare i servizi che ci vengono tagliati o monetizzati, per costruire la solidarietà con chi perde il lavoro o rischia di perderlo.
    O facciamo questo oppure l’Italia è fottuta, e quelli come noi sono inutili.
    Allora, se il ferrandiano parlamento delle sinistre può servire a coordinare le lotte dal basso (e non le discussioni politiciste tra appartenenze varie) ben venga (anche se il nome non mi esalta!!) altrimenti non è questo che serve. Perciò saranno i fatti a dircelo, da qui a setembre-ottobre.

  546. perchè giò dovrebbe essere una forma burocratizzata delle varie forze?
    se il parlamentino è composto non dai rappresentanti delle varie forze (delle quali sotto sti chiari di luna e per quello che fanno se ne potrebbe pure fare a meno, ma all’inizio è indispensabile he ci siano), ma da semplici cittadini che condividono un percorso d’azione politica unitaria, non vedo dove sta il problema.
    col tempo si rafforzerrebe quello, e alla fine scomparirebbero anche le varie forze burocratizzate.

  547. Certo maria, se così fosse, cioè se si riuscisse ad aprire in maniera sufficiente il processo di istituzione del parlamento dei lavoratori e lo si rendesse davvero rappresentativo, sarebbe una buona maniera per costruire comitati anti-crisi, forme di mutualismo sociale specie nei confronti di chi perde il lavoro e quant’ altro senza che queste cose vengano calate dall’ alto. Io paventavo solo il rischio di non riuscire ad aprire il processo: in tal caso avremmo i solo dirigenti a confrontarsi tra di loro e diverrebbe del tutto inutile.
    Un modo per confrontarsi sul da farsi, caro alfonso geraci, bisogna pur trovarlo e questo mi sembra davvero idoneo, se davvero si riuscisse ad implementarlo in maniera idonea.

  548. PUGLIA: vendola azzera la giunta per lo scandalo sulla sanità ed apre ad UDC e IO SUD ( movimento della ex-AN Poli Bortone)…

  549. mau68- Says:

    Puglia: Vendola azzera la giunta ed offre posti in giunta a Udc, Idv e Io Sud;
    l’Udc ha già detto No Grazie.

  550. limones Says:

    a me sembra che il parlamentino sia una sciocchezza assoluta (scusate la franchezza). non mi pare che, nella condizione attuale, possa essere utile discutere, giacchè sarebbe necessario, su come organizzare una cosa complessa come il parlamentino, per poi avere una struttura non operativa in cui i rappresentanti dei partiti giocano a chi convince più associazioni. A me pare che, escluse le poche grandi città, nel resto del paese se ci si vuole coordinare sull’azione politica lo si fa. senza bisogno d’altro. se invece si tratta di aprire una fase costituente a livello nazionale è un altro discorso ma mi pare che il parlamentino sia una formula un po’ troppo complessa. Insomma: è una questione di volontà che, peraltro, mi pare manchi proprio al pcl.

  551. limones schiocchezza assoluta è quello che asserisci tu.
    “se ci si vuole coordinare sull’azione politica lo si fa”. certo ce lo dovevi dire tu questo sennò noi non c’eravamo arrivati. volere è potere è un detto che va sempre e non passa mai. si sarebbe già fatto, non credi?

    sono passati 800 anni ma in questa landa le cose tendono a perpetuarsi.
    Penso che questo paese sia proprio senza speranze ci sarà un mistero
    antroplogico o chissà cosa ma servi eravamo e servi siamo.
    Cmq Viva la Vita Giovanni!
    per chi ci sarà

  552. Dallacqua Says:

    Sulla questione pugliese credo che Vendola abbia fatto la cosa migliore, davvero un gesto di trasparenza in una regione dove il clientelismo è pratica diffusa. L’apertura all’Idv mi pare sacrosanta, su quella all’Udc i giornali stanno invece giocando molto furbescamente.

    Cmq io mi attengo ai fatti, e ad oggi la scelta di Vendola mi pare un gran segno di trasparenza…poi chi la vuole intendere in un altro modo è libero di farlo, non dimenticando mai che in provincia di Rimini e a Bari, ed in qualche altra realtà il Prc governa con l’Udc.

    Saluti

  553. Roberto Says:

    E’ inutile che insisti a Rimini il Prc non è assolutamente con l’UDC se mi dai l’-email ti spiego tutto per filo e per segno……………..

  554. mau68- Says:

    qualcheduno fa finta di non capire !

    un conto se a Canicattì o sul Monte Rosa alcune forze politiche governano o meno con l’ Udc…
    altro che il “lider maximo” di un’alleanza ponga -sia per l’immediato che per il futuro- all’ordine del giorno l’alleanza organica e strategica con l’Udc e l’Idv;
    dall’intervista a Vendola: C’è invece la necessità di ripensare l’alleanza “per il buon governo della Puglia”, c’è il bisogno di Nichi Vendola di parlare della Puglia, del suo essere politicamente diversa e speciale con Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Adriana Poli Bortone: “E’ iniziato dopo il voto per le Europee un dibattito appassionato – ha spiegato il governatore pugliese – e ha preso corpo un processo politico che ha visto Bari riconquistata dal centrosinistra. In Puglia poi è consistente la frenata di Silvio Berlusconi e del Berlusconismo, grazie alla costituzione di un’aggregazione più larga. Ora c’è da riconsiderare la natura e il patto del dell’alleanza del centrosinistra, discutere sui confini e verificare la latitudine possibile di questa maggioranza, che tiene in piedi questo laboratorio politico e culturale che si chiama Puglia”. 


    Non vorrei ricordare a qualcheduno di memoria corta le polemiche pretestuose di Vendola ecc contro Ferrero per la manifestazione di piazza Navona indetta da Micromega… ricordate l’accusa di essere in piazza assieme a Di Pietro ?

    Ma al di là di polemiche spicciole non comprendo come si voglia discutere seriamente senza volere ammettere che Vendola lancia un chiaro segnale politico:
    d’accordo con il Pd per l’alleanza organica con l’Udc, finalizzata ad emarginare ogni possibilità di “polo e/o coordinamento della sinistra” in autonomia dallo stesso Pd.

  555. mau68 a me pare che più di qualcheduno faccia finta di non capire.
    del resto se così non fosse non staremmo nello stato in cui ci ritroviamo.

  556. mau68- Says:

    concordo -purtroppo- con Maria…

    ma… rimango ancora sorpreso come molti compagni -ipercritici ad ogni proposta unitaria del Prc- continuino ad “abbeverarsi” al verbo del semidio Vendola, nonostante tutte le capriole semantiche e logiche che ogni giorno “mette in campo” per giustificare la “sua parabola” !

  557. Che sconforto leggere l’editoriale di Simone Oggioni sul sito di Essere Comunisti in risposta ad una lettera che chiede il superamento delle correnti! lui le giustifica anzi dice sono un bene!! ma Ferrero cosa propone a fare il suo supermento al CPN quando nessuno vuol perdere il proprio potere? Che una delle cause peggiori dell’avvitamento e allontanamento di tanti compagni che si avvicnano al partito e ne rimangono allibiti per questo sua devastante modo di organizzarsi per correnti.

  558. Federico Says:

    Aria di dopo elezioni.
    Adesso si va in vacanza due mesi, magari qualche festa di liberazione qua e là.
    Con settembre per 2 mesi si parlerà del mitico autunno caldo che non arriverà. Una manifestazione qua e una là, con un occhiio alle primarie PD.
    E poi siamo a dicembre, un po’ di vacanze e con gennaio sarà ora di parlare di elezioni regionali: alleanze, simboli, vendola stronzo, franceschini pallido, bersani calvo, rizzo da sciogliere nell’acido e blablabla….
    Ecco, questo tipo di partito, mi ha profondamente rotto i coglioni.
    E scusate il francesismo….

  559. Luca Marini Says:

    Federico che il nostro sia purtroppo un partito troppo elettoralista è evidente, che la discussione che si farà sarà solo un blàblà mi sembra esagerato!
    Ah e poi le feste di liberazione non mi sembrano il male da esorcizzare!

  560. Marco Z Says:

    La penso proprio come Federico. Anzi sono ancora più rotto i coglioni di Federico.
    No, caro Ramon; non penso che parteciperò a un bel niente riguardo al futuro della sinistra; e non perchè non lo voglia io, ma perchè non lo volete voi! (dove per “voi” intendo tutta la sinistra politica). Continuerò ad impegnarmi, per i fatti miei, in maniera “solitaria” come tante altre persone che invece sarebbero disposte, anzi vorrebbero, una maggior condivisione di conoscenze, azioni…
    Ma finchè voi tutti rimanete lì, fermi sulle vostre posizioni, attacati alle vostre poltrone, alle vostre piccole insignificanti rendite di posizione, ai vostri principi del cazzo, sì! proprio del cazzo!, nessuno si avvicinerà voi.
    Posso fare una provocazione? Siete dei fascisti. Sì, perchè prendete per il culo tanta, troppa gente.
    Tutti a parlare di unità; unità di qua, unita di là; parlare, parlare…ma alla fine niente, assolutamente niente; l’unica unità che si è vista è il coordinamento tra rifondazione, pdci e socialismo italiano; e io dico: sai che risultato!
    Perchè tra Rif. e Pdci ormai proprio non c’era alcun tipo di differenza; si sono separati sulla questione del governo Prodi nel 98; hanno poi partecipato assieme a quello del 2006, e già qua non si vedeva nessuna valida motivazione perchè dovessero essere separati; cioè dico: prima c’erano due partiti comunisti, uno stava al governo, l’altro all’opposizione; c’era una ragione d’essere per tutti e due: chi voleva un partito comunista, ma che però andasse al governo a fare presenza votava Pdci; chi invece voleva costruire un opposizione alternativa votava il Prc. Semplice e giusto.
    Col 2° governo Prodi ogni differenza è scomparsa(e non ditemi che sì, ci sono differenze; perchè ce ne sono di più tra Ferrero e Falce e Martello, che pur stanno nello stesso partito, che tra Ferrero e Diliberto); rimanevano solo i personalismi, gli asti, che impedivano un processo unitario.
    E poi? E poi è arrivato Veltroni. E vi ha cacciato fuori a calci in culo. Vi siete trovati nella stessa situazione e avete dovuto fare un qualcosa di unitario. Ma sete cambiati voi? Beh…Rif. sicuramente…e il Pdci? Non è che si riproporrà un’altra scissione fra poco, magari sull’alleanza col Pd(si potrebbe dire “Di nuovo?”; sempre che Rif non accetti anche lei di allearsi col Pd). Cazzo, almeno Rif. ha cambiato segretario; il Pdci neanche quello! Sempre lo stesso, sempre lui; e adesso con una vicenda penosa con Rizzo.

    E anche gli altri partiti: tutti mi hanno deluso. Tutti a parlare di unità. Ma la cosa stupefacente è che tutti riescano a rifiutare le proposte unitarie altrui in nome dell’unità!
    Così Ferrando rigetta processi unitari perchè lui il suo Pcl ce l’ha e guai a chi lo tocca; il Pcl rimarrà a prescindere. Però si può organizzare un Parlamento delle sinistre, dove ciascuno partecipa con la propria identità ma per lo meno c’è un confronto aperto e cmq di unità.
    Sinistra Critica vuole unità anche lei, ci mancherebbe. Ma non parliamo di “«poli», «federazioni», «coordinamenti», «parlamenti delle sinistre», lasciano tutti il tempo che trovano. Quello di cui c’è bisogno oggi invece è una discussione di fondo sulle coordinate programmatiche, simboliche e politiche di una nuova sinistra di classe e un’iniziativa sociale”. Sembra un bel modo per schivare qualsiasi confronto e dire lavoriamo alle cose concrete.

    Che poi lo sappiamo, appunto arriverà l’autunno. Parteciperemo ad una mnifestazione? magari addirittura parteciperemo ad una manifestazione? e poi? poi si prendono i pullman o i treni e si torna casa; titoli grandi ed entusiastici su Liberazione e Manifesto “Il popolo della sinistra”; qualche dichiarazione sul fatto che ci vuole unità e poi di nuovo: poli , federazioni; macchè, parlamento; ma no, unità d’azione; ma no!
    Regionali: il Pcl per forsa da solo; Sinistra Critica non riterrà ci sia abbastanza discontinuità…e cmq tutte le forze hanno snobbato il suo appello unitario. Prc-Pdci, qua e là avanziamo; abbiamo conquistato uno 0,2 in una tornata difficile…..

    chiacchere

    Marco Z

  561. Luca Marini Says:

    Marco Z, ma sei per l’unità o per la non unità? tra chi? oppure vuoi azzerare i partiti perchè ti fanno schifo?

  562. Militante Says:

    io veramente mi sarei rotto i coglioni della “base” che critica, dà addosso ai dirigenti ma non fa niente di niente! che poi quando è l’attivista che critica con cognizione di causa è una cosa, quando è il passivista che pontifica dall’esterno senza vivere il travaglio della vita di partito e informandosi solo dai media, è tutt’altra cosa! si finisce sempre a mettere in un unico calderone PRC, PdCI, PCL, SC, Vendola, equiparando le responsabilità, mistificando i fatti e ignorando i rappoti di causa-effetto. Qui la verità è che c’è un solo partito, Rifondazione comunista, che ha tentato di mettersi in discussione, di aprire un dibattito finalmente democratico, di tagliare con un passato vissuto al traino del grande leader carismatico, di proporre un’unità fondata sulla chiarezza politica (aggregare un campo anticapitalista in aperta concorrenza con le destre e il centroinistra), che ha un pugno di militanti che pur nella estrema difficoltà e confusione si fa il mazzo per uscire dall’isolamento…e ad onta di tutto ciò e forse proprio a causa di tutto ciò, è il partito più bersagliato dal fuoco amico e dal fuoco nemico, una specie di grande capro espiatorio delle frustrazioni e delle nevrosi collettive del “popolo della sinistra”!
    lo sfogo non è rivolto a Marco Z, che avrà i suoi buoni motivi di insofferenza, è rivolto ai tanti che comodamente seduti in poltrona intasano blog, forum, spazi virtuali solo per gettar fango su compagni che, nel bene o nel male, lottano quotidianamente per tenere aperti i loro circoli, per combattere il pessimismo e la rassegnazione dilaganti fra le menti illuminate, per riaprire un difficle dialogo coi ceti subalterni e gli ultimi della società. Noi ci scazziamo, sbagliamo, ma almeno di sporchiamo le mani. Mettiamo in testa che in questa fase storica e con questi rapporti di forza i comunisti sono una esile minoranza di volontari della politica che più prende batoste e più tende a dividersi. C’è un contesto esterno, di cui bisognerebbe tener conto.

  563. Marco Z Says:

    Io sono per l’unità, certo! Chi non è per l’unità?
    Quello che penso è che dopo anni di movimenti contro la guerra e il liberismo, lotte per i diritti del lavoro, per i diritti sociali e dei migranti, si è formata una spaccatura nel movimento, che genericamente si può descrivere come spaccatura tra radicali e più moderati; e penso che rifondazione abbia contribuito a questo.
    Dopo ciò un ulteriore e decisiva spinta verso la mortificazione delle lotte e dei movimenti c’è stata durante il governo prodi; si sperava in un cambio di rotta rispetto a berlusconi; la gente decisamente a sx come noi non si aspettava certo una rivoluzione (credo), ma per lo meno un cambio; una differenza di costume e in parte di politica; non l’abbandono del neoliberismo ma almeno qualche temperamento; qualche moderato progetto di ammortizzatori sociali; niente.
    Anche sulla politica estera: ci si aspettava qualcosa di più; perchè diciamo la verità: la politica estera con Prodi non è cambiata un granche; e neanche la democrazia; e per unire questi ultimi due temi la totale mancanza di trasparenza e lo spregio verso l’opinione pubblica dimostrata sulla questione della base usa di vicenza, il cui progetto prodi ha manifestamente tentato di tenere nascosto il più possibile per presentarlo poi come già fatto ed evitare proteste. e rifondazione ha sostenuto tutto questo: perchè è ipocrita partecipare alla manifestazione contro la base usa e poi pochi giorni dopo votare la relazione d’alema che quella base invece conmfermava appieno. e la scomunica di turigliatto per non essersi conformato ad una politica di partito ipocrita e suicida è stato vissuto con sgomento dall’elettorato di sx.

    Per tutto questo oggi c’è un estrema demoralizzazione; e quando questa prende il sopravvento le persone si disilludono, ritornano al privato, si schifano della politica perchè si sentono tradite anche dai partiti da cui una volta si sentivano rappresentati; le lotte diminuiscono; il pensiero si conforma; la gente non vota più; il paese si sposta sempre più a dx e la gente si scoraggia sempre di più.
    anche perchè in questo scenario è normale che molti guardino ai dirigenti per cogliere una novità, una speranza, una possibilità.
    e il compito di un bravo dirigente dovrebbe essere quello di raccogliere queste speranze, paure, possibilità per dare un segnale, per richiamare la gente all’impegno; magari prima pochi militanti; ma poi sempre di più perche la fiducia la si costruisce.

    Purtroppo secondo me non abbiamo questi dirigenti. penso che tutte le organizzazioni cerchino di utilizzare questo scoraggiamento per raggiungere più egemonia a scapito degli altri. e che si utilizzi il tema dell’unità proprio a questo fine. chi non ha parlato di unità nell’ultimo anno? chi? tutti ne hanno parlato. ognuno ha fatto la sua proposta per dimostrare al popolo della sx che è un unitario, ma che sono gli altri che alla fine si tirano indietro. tutti che parlano di unità d’azione…da un anno…ma dov’è? ma chi la vede? perchè se tutti la vogliono nessuno la fa?

    E poi, e questa è una costante di tutte le organizzazioni nei loro documenti politici: ci vuole unità, faremo, proponiamo e quindi per tale progetto…..è assolutamente indespensabile rafforzare il partito; e questo secondo me è il vero scopo finale; o cmq è l’unica cosa che rimane di tanti discorsi.

    Marco Z

  564. Federico Says:

    Luca, hai centrato il problema: il 90% della discussione interna (ma anche esterna, come molti in questi “luoghi” virtuali) ruota attorno ad elezioni e affini. Per me è un problema e non vedo indicazioni o una gran volontà a superarlo…Ripeto, se questo parito non è diverso dagli altri (diverso nel profondo) ma annega sostanzialmente alle stesse logiche (elezioni, voti, assessori, deputati, il blablabla di cui dicevo…) allora tanto vale andare a fare la sinistra nel PD, secondo me più fruttuoso anche in prospettiva.

    Niente contro le feste di liberazione, anche se dopo averci lavorato per 17 anni, con un fastidioso sottofondo di liscio, almeno un po’, permettimi, anche quelle mi hanno rotto i coglioni 😉 I compagni no. Quelli, da basista orgoglioso (scusa Militante…) quale sono, li adoro e li adorerò sempre

  565. care federico, forse non ci credi ma io capisco benissimo il tuo sconforto e anche i toni con i quali parli di cose in grandissima parte più che vere. non ti chiedo atti di fiducia previa. ti chiedo, però, di giudicare i fatti che verranno per quello che sono e non per come ne parleranno i mass media. c’è una proposta per unire ciò che si colloca dentro il campo dell’anticapitalismo. io spero che si riesca a passare dalle parole ai fatti. dico spero perché sono ben consapevole delle difficoltà che ci sono. ma oltre a sperare, per quanto mi riguarda, continerò a combattere.
    come vedi pur condividendo sostanzialmente ciò che dice militante penso non sia sufficiente.
    scusa ma vado di fretta.
    un abbraccio

  566. http://altronline.it/node/408

    Vendola, candidati tu a leader del Pd

    Si è messa in moto la complicata macchina del congresso, che porterà il Pd non sappiamo bene dove. C’è la possibilità che il congresso si risolva in un rito politico, nel quale si bilanciano le forze, e si decida un assetto del gruppo dirigente in equilibrio tra ceppo democristiano (i cosiddetti walrterdemocristiani) e ceppo diessino, senza nessun dibattito, nessuna elaborazione politica. Cioè senza prendere in considerazione la questione delle questioni: come correggere la politica “blairista” che ha guidato il centrosinistra negli ultimi 15 anni, visto che questa politica è stata superata in tutto il mondo e clamorosamente sconfitta in Italia?

    Se le cose andranno così vuol dire che smetteremo di occuparci del Pd. Seguiremo solo la cronaca, l’ordinaria amministrazione. Ma prenderemo atto del fatto che una grande occasione è stata perduta. Però c’è anche la possibilità che il congresso si svolga in un altro modo. Cioè che affronti le tre questioni di fondo.

    1) Come rifondare il riformisno, che vuol dire come mettere all’ordine un pacchetto di riforme politiche e sociali di “sinistra”, che aumentino e non contraggano i diritti, che migliorino le condizioni del lavoro, che permettano un allargamento delle libertà individuali e collettive e invertano la tendenza al proibizioismo e alla “punizione”.

    2) Come darsi un gruppo dirigente nuovo. Donne nuove, uomini nuovi. M a quando si dice “un gruppo dirigente” si intende un gruppo di persone che si raggruppa attorno ad alcune idee, ad un pensiero politico, ad un progetto di società. Non si può far credere che il rinnovamento sia prendere un vecchio walterdemocristiano – chessà? Franceschini – mettergli vicino una signora giovane della quale si ignora l’idea politica, e poi parlare male di D’Alema (simbolo di ogni nefandezza della politica) e il gioco è fatto.

    3) Come creare un “luogo della politica” (lo chiamiamo così, con un giro di parole, per non usare il termine decrepito di “partito”) dove la sinistra possa tornare a vivere e a rigenerarsi. Per rigenerarsi, la sinistra non ha bisogno di “nuovo” a prescindere. Ha bisogno di qualcosa che permetta a tante idee di entrare in relazione le une con le altre, di confrontarsi, di interagire e di superarsi, senza rinunciare alle eredità di tutti e senza pretendere che queste eredità diventino la bandiera, la certezza, la discriminante. Una sinistra che si rigeneri certamente ha bisogno anche di D’Alema, se non è una sinistra che nasce già suicida. L’unica cosa di cui non ha bisogno è il rafforzamento del vecchio partito moderato (quello, per intenderci, del Lingotto e della corsa folle e solitaria del 2008).

    Potrà questa nuova sinistra affermarsi e conquistare la leadership del partito democratico, e trasformare in questo modo il partito democratico in un punto di forza per chiunque voglia costruire una alternativa a Berlusconi?

    Noi siamo convinti che perché ciò avvenga serve una svolta netta e percepibile, che possa essere capita da tutti, che possa rappresentare una scossa forte. Una svolta anche nella scelta del leader, visto che la scelte del leader sarà un passaggio fondamentale di questo congresso, e avverrà attraverso le primarie, cioè il voto popolare.

    Per questo avanziamo una proposta che può sembrare stravagante, ma a noi sembra sensatissima. Chiediamo a Nichi Vendola, il governatore della Puglia e attualmente il leader di “Sinistra e Libertà” di entrare direttamente nella contesa. Di entrare nel partito democratico, realizzando così un gesto largamente unitario e che rompa il vecchio Pd walterdemocristiano, e proponendosi direttamente come leader.

    Se Vendola vincesse il congresso del Pd davvero sarebbe un fatto straordinariamente innovativo. Costringerebbe tutti a tornare a fare politica. Spingerebbe a mettere in secondo piano i problemi degli equilibri del ceto politico e costringerebbe tutte le correnti – interne al Pd, o ancora esterne – a misurarsi sui problemi concreti, sulle grandi scelte politiche.

    Piero Sansonetti

  567. limones Says:

    compagna maria, se il tono del mio messaggio che era (o almeno voleva essere) un sfogo è parso offensivo, spocchioso o supponente vuol dire che ho sbagliato a misurare le parole e di questo chiedo scusa.
    Indubbiamente quanto ho scritto non era particolarmente illuminante.
    Nè intendeva esserlo. Volevo semplicemente dire che la proposta del pcl non mi convince perchè mi sembra il solito gioco al rilancio. Che il pcl o quanlunque altra forza abbia diritto a fare delle proposte è pacifico. ma nella situazione in cui ci troviamo (militanza disillusa, organizzazione inadeguata e parcellizzata, mancanza complessiva di punti di riferimento, inefficacia dell’azione politica), io credo che le forze politiche realmente interessate ad un processo di ricostruzione della sinistra potrebbero discutere su ciò che le divide e ciò che le unisce, cioè sui contenuti senza bisogno di arzigogolate alchimie. Invece a me pare che certe proposte abbiano più il senso della provocazione. Quanto al volere=potere: ferrero e diliberto hanno voluto mettere su una lista, hanno voluto fare la campagna elettorale assieme, hanno voluto mantenere il coordinamento anche dopo le elezioni e l’hanno fatto; e i risultati (almeno nel mio territorio) ci sono. Ci sono nel senso di una maggiore vicinanza e comunanza d’intenti. Ora io credo che si debba riaprire il dialogo con pcl ed sc e l’ho scritto su questo blog infinite volte. Ma ritengo il parlamento della sinistra, sopratutto ora che un processo unitario è stato avviato dal prc, una proposta fuori tempo massimo, che ha in più il difetto di richiedere una preventiva discussione sul funzionamento del meccanismo ‘parlamento’ (chi ci partecipa? chi elegge chi? che ruoli ha? di che si parla? si prendono delle decisioni? devono essere vincolanti?) che mi pare sinceramente una perdita di tempo inutile. Tutto qui. Spero di aver chiarito il senso e di aver adoperato toni non particolarmente polemici.

  568. Luca Marini Says:

    Sansonetti parla a nome di Altri! noi avanziamo? ma a nome di chi parla?
    Comunque la strategia e sempre la stessa, accusare gli altri di essere vecchi prima prc ora PD, per preparare la strada alla candidatura del segretario nuovo! Un bel servizio alla sinistra di questo paese proprio un bel servizio.
    vabbeh c’è poco da dire, l’articolo si non commenta da solo!

  569. Militante Says:

    Sulla proposta di Ferrando del parlamento delle sinistre, confermo le riserve di limones. Il compagno Ferrando, one man-one party, ha il vecchio vizio dei settari cronici di ragionare e fare proposte come se avessimo le masse già dalla nostra e fossimo sul punto di predere il potere. Scrive una bella sceneggiatura con finale a effetto, dimenticandosi di sviluppare l’intreccio e arrivando subito al finale. Domanda: dov’è questo popolo, dove sono queste masse che dovrebbero riempire tumultuose gli scranni del parlamento rosso e puntare il fucile alle tempie dei dirigenti opportunisti? Questo non ce lo spiega mai, lo lascia alla fervida fantasia degli spettatori. Sintomo quello di Ferrando – e non solo suo – che quando non si sa che pesci prendere nè come riempire il vuoto politico che si ha davanti, è di moda a sinistra baloccarsi col repertorio delle formule: unità dei comunisti, poli anticapitalistici, coordinamenti, federazioni e così via. E’ uan garra a chi la spara più grossa, dalla quale non è esente neanche Rifondazione, ma che sortisce l’unico risultato concreto di alzare ancora di più le barriere che già ci separano.

  570. cari limones e militante il mio non era un intervento polemico.
    e a gara a chi la spara più grossa competono un po’ tutti, mi pare.
    e per chidere questa polemica inutile su ferrando, se si rilegge quello che io ho scritto in riguardo è cosa ben diversa. ho semplicemente detto che quel tipo di parlamentino poteva essere applicato (con dovute modifiche ma tutto sommato in linea generale andava bene) proprio all’interno di rifondazione e non al di fuori.
    questo per correttezza e chiarezza, visto che si discuteva del solito problema di correntismo all’interno del partito.
    e che rifondazione sia quella che sortisce l’unico risultato di alzare di più le bariere che ci separano non vi è ombra di dubbio.
    chiusa polemica.

    parliamo dell’articolo di sansonetti, di quel che sarà il futuro del pd di vendola e andiamo avanti.
    ciao

  571. Militante Says:

    ma infatti il mio commento, cara maria, non era rivolto a te ma ai “ferrandiani” e a quelli che criticano da sinistra l’opportunismo di Rifondazione.ho detto anche che dalla sindrome del contenitore nessuno è esente, nemmeno noi.

    sul destino di vendola e del Pd prefrisco stendere il classico velo pietoso…

    un saluto

  572. volevo solo puntualizzare perchè hai introdotto il tuo commento confermando le riserve di limones. di conseguenza mi sono rivolta anche a te.

    un saluto

  573. limones Says:

    se è per questo il mio primo intervento era diretto a chi aveva aperto il dibattito sul tema della proposta-ferrando, cioè gio. d’altra parte non ho letto da nessuna parte di applicarlo al nostro partito (ma poi, il cpn non è già un par