Elezioni europee: una proposta per unire, per raccogliere consensi, ma senza imbrogliare.

La direzione del Partito della Rifondazione Comunista ha licenziato un documento importante, frutto di una lunga ed elaborata discussione, sulle prossime elezioni europee.

Prima di ogni altra cosa mi preme sottolineare che si tratta di una proposta articolata, chiara, che è stata discussa dentro la direzione del partito senza essere anticipata sui mass media. Questo metodo, che ovviamente vale per proposte importanti come questa e non per le semplici ed ordinarie prese di posizione in linea con scelte già compiute, ha il vantaggio di permettere ad ogni compagna e compagno di partecipare alla formazione delle decisioni senza essere costretto/a, nei fatti, ad appoggiare o respingere quanto annunciato dal segretario in televisione. Bisogna sapere che ha anche lo svantaggio di essere poco visibile sui mass media che amano solo le “anticipazioni” e le semplificazioni. Ma è un prezzo che bisogna pagare per rispettare la democrazia e soprattutto per avere decisioni realmente condivise.

Il documento politico (visibile sia su Liberazione del 12 febbraio sia sul sito del PRC) è esplicito, non aggira problemi, ed è fortissimamente unitario.

Ovviamente c’è da attendersi che i mass media, nelle prossime settimane, tentino di ridurre di nuovo la discussione a beghe e manovre fra leader e sigle varie. Come c’è da attendersi che ne vengano fornite più o meno malevole diverse interpretazioni. Non bisogna spaventarsi e lasciarsi sviare nella discussione.

Mi interessa, in questa sede, dire la mia opinione su alcuni punti salienti del documento e della discussione sulla scadenza elettorale europea del prossimo giugno.

1) la proposta di una lista unitaria è congegnale al superamento dello sbarramento? E’ l’adunata, la sommatoria, il cartello di sigle sulla base del terrore di non riuscire a superare lo sbarramento? La mia risposta è no! Non solo perché c’è l’ambizione a superare agevolmente lo sbarramento. Soprattutto perché è una proposta che tenta di unire sulla base di una politica e di precise discriminanti. Sia nell’analisi della situazione e dei prevedibili sviluppi della crisi capitalistica sia nei confini indicati è offerta alla discussione delle forze politiche, delle realtà di movimento e dei singoli militanti la ricerca di una reale convergenza politica e programmatica. Senza un confronto serio su questo ordine di problemi ci sarebbe solo la discussione sul contenitore e si farebbe una campagna elettorale confusa e contraddittoria. Per avere la capacità di raccogliere tanti voti bisogna che la lista abbia un’anima, che trasmetta la sensazione che chi vi partecipa lo fa per una battaglia condivisa veramente, che ci sia il massimo di chiarezza. Quindi, anche se in tempi rapidi, è necessario che alcuni punti, fino ad ora controversi, siano sviscerati ed affrontati con spirito unitario ma senza nasconderli o, peggio ancora, trattarli superficialmente. Perché elettori e militanti non sopporterebbero l’ennesimo imbroglio. Non tollererebbero che all’indomani delle elezioni la esibita unità si rivelasse falsa alla prima votazione problematica nel parlamento europeo. Ed anche perché superare realmente importanti divergenze può essere alla base di un processo unitario di più lungo respiro mentre far finta che le divergenze non esistono sarebbe certamente un ostacolo insormontabile, il giorno dopo il voto, per una unità strategica.

Vorrei far notare che tutto ciò è esattamente il contrario della ventilata lista di sinistra di cui discutono Sinistra Democratica, Movimento per la Sinistra e Verdi. Che in alcune versioni sarebbe anche composta da Radicali e Partito socialista. E che, comunque, avrebbe come confine una scelta ideologica precisa: quella anticomunista. Oltre a dividersi, nel caso di elezione di parlamentari, in tre, o forse quattro, diversi gruppi parlamentari.

L’aver parlato chiaro e proposto il proprio punto di vista non è intento egemonico. E’ bene che altri punti di vista e proposte siano avanzate nella chiarezza, senza diplomatismi ed infingimenti. Se ne discuta fraternamente sulla base della pari dignità. Ci sono tutte le condizioni per costruire, come ho già detto, una reale convergenza. Non bisogna avere paura di questa sfida.

2) Rifondazione Comunista ha un progetto politico. Oserei dire che il binomio rifondazione comunista è un progetto politico. Un progetto che si alimenta di un’analisi del capitalismo contemporaneo, della scelta di una precisa collocazione nel movimento mondiale contro la globalizzazione e del profilo politico di un partito che si è autocriticato pesantemente per l’esperienza dell’ultimo governo Prodi e che ha scelto di rimettere il baricentro della stessa attività di partito nella ricostruzione dei legami sociali, della solidarietà degli oppressi, per uscire dalla crisi dal basso e a sinistra.

Questo progetto non può e non deve in nessun modo essere pregiudicato da scelte elettorali confuse o, peggio ancora, volte a realizzare altri progetti.

Il campo delle forze a cui noi rivolgiamo questa proposta è chiaramente indicato. Si tratta di forze politiche come il Pdci, Sinistra Critica, il PCL e di realtà organizzate in associazioni interne ai percorsi del movimento no global e di persone legate alle lotte e ai movimenti locali e globali di tutti questi anni. L’invito è a discutere insieme. Non c’è l’idea che i partiti trovano la loro quadra e poi inseriscono qualche personaggio non iscritto affinché svolga la classica ed inutile funzione di fiore all’occhiello.

Non si deve ignorare che ci sono altri progetti politici nel campo delle forze sopraindicato. Bisogna solo verificare quanto siano diversi e se la loro convivenza e reciproco rispetto in una lista comune sia effettivamente possibile.

In altre parole, per fare un esempio chiaro, esiste anche il progetto dell’unità comunista avanzato dal PdCI o quello della costituente di un nuovo partito anticapitalista avanzato da Sinistra Critica.

Io penso che siano progetti rispettabili e che abbiano una logica.

Credo che possano tranquillamente convivere nella lista che proponiamo e credo che la costruzione di un programma comune alle elezioni europee favorisca un confronto fecondo tra i diversi progetti.

Penso, invece, che dire che la lista si fa per costruire un unico partito comunista o che si fa escludendo la partecipazione a tutti i governi locali sia il modo migliore per arrivare a nuove e definitive divisioni. Detto per inciso sarebbe anche un regalo per la costituente lista della sinistra light.

Per essere chiaro fino in fondo io non solo non escludo ma auspico che non ci sia più una pletora di partiti che si richiamano al comunismo. Così come mi pare che, per essere esplicito anche sul versante di Rifondazione, ci siano giunte dalle quali bisognerebbe essere già usciti, come quelle della Campania e della Calabria, ed altre nelle quali non bisognerebbe entrare, come quella di Bologna prossima ventura.

Ma non è sul terreno delle elezioni europee che si può avanzare su queste questioni.

Le divergenze ci sono e sono dovute a progetti strategici e perfino a concezioni di partito antitetiche fra loro. Dire, come ripete sempre Diliberto, che il governo Prodi è caduto a causa della nascita del PD, che la sconfitta elettorale è colpa dell’autosufficienza di Veltroni e che se si sostituisse quest’ultimo con un altro leader si potrebbe rifare subito il centrosinistra è coerente con il progetto del PdCI ma è lontanissimo dal nostro e da quello di Sinistra Critica.

Proclamare ai quattro venti l’unità comunista e scoprire la divisione sul rapporto col PD dopo pochi mesi sarebbe catastrofico.

Non si può chiedere al PdCI, a Sinistra Critica o ad altri di rinunciare al proprio progetto ma non si può e non si deve chiedere a Rifondazione Comunista di rinunciare al suo.

Il PdCI pensa che ci voglia un unico partito comunista? Bene. Sinistra Critica pensa che si debba uscire da tutte le giunte e che vada costruito un nuovo partito anticapitalista con certe caratteristiche? Bene. Ma intanto si faccia la lista unitaria giacché ci sono tutte le condizioni programmatiche per farlo, si stia insieme nelle lotte, si conducano campagne insieme, ci si coordini. Ma, nel contempo, si discuta delle divergenze politiche e di quelle culturali. Con calma, con pazienza, seriamente ed approfonditamente.

Perché precipitare tutto alle elezioni? Perché la lista unitaria dovrebbe essere preclusiva dei progetti del PRC, del PdCI e di Sinistra Critica se tutti gli eletti andranno nello stesso gruppo parlamentare e se saranno vincolati su un programma ampiamente condiviso? E soprattutto perché alienarsi l’adesione ad una lista di tante associazioni, centri sociali, sindacalisti e così via collegando alla lista un progetto politico escludente?

3) Il simbolo. E’ l’ultima delle cose. Noi chiediamo che si parta, e non che si arrivi, nella discussione dal simbolo di Rifondazione Comunista. Sia perché è stato comune a molti sia perché è sempre stato il più votato e conosciuto. Perfino da un punto di vista strettamente elettorale sarebbe un grave errore inventare un simbolo nuovo che, anche contenendo la falce e martello, risulterebbe estraneo nella percezione di milioni di elettori. Quando si dice “a partire” si dice che si può integrare, modificare e rendere riconoscibile per tutti. Non basta? Discutiamone, ma non se ne faccia una questione di vita o di morte. Non lo capirebbe nessuno.

ramon mantovani

230 Risposte to “Elezioni europee: una proposta per unire, per raccogliere consensi, ma senza imbrogliare.”

  1. Detta così, mi sembra un’altra cosa. Però comunque il fatto di accantonare il progetto politico generale per una sorta di “tregua europea”, può anche essere una debolezza

  2. Ramon d’accordo con te su tutto parola per parola.Una cosa:FALCE E MARTELLO non si deve toccare

  3. pasukanis, io non credo che vada accantonato nessun progetto ne proclamata nessun tregua. al contrario. dico solo che ne esistono diversi e che possono convivere, non essere accantonati, in una lista europea. nessuno impedisce a rifondazione di rivendicare il suo, al pdci di dire che vuole un unico partito e a sinistra critica di dire che non è d’accordo ad entrare nella coalizione col pd nemmeno in un comune di 5000 abitanti. dico solo che è privo di senso dire che la lista è la realizzazione di uno di questi progetti. anche perché che progetti sono se si pensa di realizzarli elettoralisticamente?
    un abbraccio

  4. Ramon spero che questo articolo uscirà su Liberazione

  5. credo che in questo articolo il compagno Mantovani -come è solito fare- non abbia nascosto le difficoltà (né le aspettative) che “sono insite” nella proposta avanzata dalla direzione…
    considerato che Ferrando ha già declinato l’offerta -così sembrerebbe leggendo il sito del Pcl- mentre Sc è più propensa a “vedere fino in fondo” e valutare la proposta (penso che sia, sostanzialmente, scontata l’adesione del Pdci)… credo che il problema maggiore sia raccogliere l’adesione delle ” realtà organizzate in associazioni interne ai percorsi del movimento no global e di persone legate alle lotte e ai movimenti locali e globali di tutti questi anni”.
    La via tracciata dalla direzione mi sembra quanto di meglio, in questo contingente, potesse essere fatto; sta a tutti noi saperla gestire, questo dipende anche da come ci muoviamo sia a livello nazionale che dei territori.

  6. no puffo. non è scritto per Liberazione. è troppo lungo e poi non metterei mai sul blog un articolo ancora non pubblicato sulla carta stampata. sarebbe scorretto.

  7. Antonella Says:

    Sulla questione del simbolo: a mio parere l’importante è che ci sia falce e martello. C’è una tale “fame” di rappresentanza, a meno di un anno dalla vittoria della destra, che gli elettori che si riconoscono nel progetto proposto da Rifondazione, se non sarà “scadente”,riconoscerebbero il simbolo senza esitazioni. Ovviamente a mio parere…
    Forse la difficoltà più grossa, come scrive anche mau68, è che vi confluiscano le realtà “in movimento”.
    Speriamo il tempo sia sufficiente per costruire un soggetto politico che convinca.
    In bocca al lupo a tutti noi
    (e ancora auguri, Ramon)

  8. Luca Marini Says:

    Ramon, poco da aggiungere oltre a sottileneare nuovamente che la decisione presa sia importante perchè crea i presupposti per discutere e per cercare elementi di condivisione anche in prospettiva futura al di là della scadenza elettorale!

    detto questo,

    AUGURI RAMON

  9. gregoriosola Says:

    L’analisi è lucida e seria, come lucido e serio è il documento della Direzione del PRC. Quando nel 1991 fondammo Rifondazione usammo un felice slogan:”Liberamente Comunista” che permise ad uno come me proveniente dal PCI e ad uno come te proveniente da DP di contaminarci e lavorare insieme per la costruzione di un partito che, in certe fasi, ha avuto una certa consistenza ed aderenza alla realtà. Poi la scelleratezza di alcuni dirigenti (una casta!) ha provocato diverse scissioni a destra (comunisti unitari, Cossutta e ora Vendola) tutti annessi o in via di annessione al PDS prima al PD ora. Penso che, nella chiarezza, sia venuto il tempo come tu giustamente proponi di guardare più alle cose che ci uniscono per tentare di organizzare una resistenza di massa ad una situazione sociale e democratica sempre più difficile e pericolosa.
    Comunque difronte al pessimismo della ragione bisogna armarsi dell’ottimismo della volontà.

  10. ottima analisi. peccato non aver deciso di pubblicarla su liberazione. vedremo di pubblicarla in rete il più possibile, come qualcuno ha già fatto, e magari mandarla ai compagni e dirigenti degli altri partiti comunisti.
    può essere spunto di una seria riflessione per tutti.

    anch’io, detto questo, mi unisco a luca con gli auguri. a me ne hanno mandati a bizzeffe per la prima volta nella mia vita, perchè odio i compleanni i san valentini e via discorrendo e chi mi conosce bene lo sa. ma quando si è in ballo, si balla. onde per cui…

    AUGURI RAMON 🙂

  11. perfetto compagno la penso proprio come te, un abbraccio.

  12. Condivido al 100%. È in assoluto il pezzo di Ramon con cui mi trovo maggiormente d’accordo da quando leggo questo blog. Ha messo bene in ordine e in evidenza molti dei ragionamenti fatti da tanti in questi giorni.
    In un primo momento, sondando i compagni del Pdci, c’era delusioni sul documento della direzione Prc, che a molti sembrava un ultimatum per l’annessione. Poi, per fortuna, anche da quelle parti è arrivato qualcuno più ragionevole ad articolare meglio il ragionamento.
    Questa è la proposta del Prc. Non è una sintesi, non è un accordo. È un documento di parte, di una (la maggiore) tra le parti in causa in questo processo. Sarebbe assurdo, per le altre parti, giudicarlo in base alla coincidenza o meno con il proprio progetto. Questa è la proposta del Prc, non quella del Pdci e neanche quella di Sinistra Critica.
    Quando si giudica una proposta altrui, non la si sovrappone alla propria per vedere se combaciano, ma vi si cercano gli obiettivi comuni e gli spazi per continuare a discutere.
    La proposta del Prc, da questo punto di vista, contiene delle aperture notevoli: riconosce la non autosufficienza del Prc e allo stesso tempo rigetta ogni papocchio indistinto stile arcobaleno, ma propone una via unitaria sulla base di un simbolo, quello comunista, e un programma, quello anticapitalista. Su queste basi, si può discutere.
    L’intervista di Diliberto è la reazione normale: è ovvio che, come il Prc, anche il Pdci ha la sua proposta, che è quella della riunificazione in un nuovo partito comunista. Come ha scritto Ramon, del resto, si tratta di due progetti diversi ma non conflittuali. La lista delle europee e il lavoro comune che produrrà potranno essere l’occasione per confrontare diverse prospettive e diverse linee di sviluppo, dato che tutte vanno nello stesso solco, cioè la ricostruzione di una sinistra alternativa, comunista e anticapitalista.
    Se sulla politica siamo d’accordo, l’unico scoglio resto il simbolo. Ma è chiaro che né i dirigenti del Prc né quelli del Pdci sono tanto stupidi da lasciarsi bloccare da un dettaglio grafico. Come ha ben scritto Ramon, il simbolo del Prc è il punto di partenza. È ovvio che non sarà quello di arrivo, dato che non si può chiedere a un partito che, bene o male, ha 10 anni di storia e di militanza, di annullarsi da un giorno all’altro, ma è ovvio anche che l’arrivo non sarà qualcosa di molto diverso. Si confronteranno le varie proposte, si troverà una soluzione, che da che mondo è mondo è sempre più vicina alla proposta del soggetto più forte che a quelle degli altri.
    Insomma: questo non è un accordo, non è un’intesa, ma è una dichiarazione d’intenti del Prc di voler cercare quell’intesa, e un’indicazione della strada da seguire per farlo. Mi sembra un ottimo punto di partenza intorno a cui sviluppare una discussione, e penso che l’approdo definitivo di questa non sarà molto distante da questa proposta.
    C’è la possibilità di presentare alle elezioni, finalmente, un simbolo noto, forte, aggregante e legato a un progetto politico chiaro e definito, quello di costruzione di uno spazio di opposizione anticapitalista alle politiche neoliberiste dell’Ue. Se superassimo il 4% sarebbe davvero un bel colpo per il morale: il giorno dopo la notizia sarebbe che i comunisti che l’hanno fatto, che la sinistra è viva e siamo noi. E ciò ci darebbe nuova spinta per rilanciare ancora il nostro lavoro.
    Non sarà facile, ma vale la pena di provarci.
    Per quanto riguarda Sinistra Critica, l’articolo di Cannavò su Liberazione era bello e interessante, ma mi sembra che, ad oggi, ci siano dissensi politici più pesanti rispetto al Pdci. C’è ancora da lavorare, speriamo che anche loro abbiano l’intelligenza di cogliere l’occasione e di capire, come ha fatto il Pdci, che il proprio progetto ha la possibilità di concretizzarsi solo nel lavoro comune.
    Del Pcl, sinceramente, non so cosa farmene. Non ho mai visto un suo militante, mi sembra un “partito del leader” buono più per il folklore televisivo che per il lavoro politico. Per carità, se ci stessero, ben venga, ma non ce lo vedo Ferrando che rinuncia al proprio ego…

  13. Ho già approfittato un’altra volta del blog del compagno Ramon Mantovani per pubblicare questo documento. Siccome penso che sia un piccolo capolavoro lo rifaccio, sperando che Mantovani non si arrabbi e che lo si voglia leggere con molta attenzione. E’ di una lucidità e di una chiarezza per me sconcertanti.
    Allora eravamo tutti uniti! Purtroppo, nel corso degli anni, sono prevalsi altri orientamenti che hanno disatteso e sconfessato gli intendimenti iniziali.
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    “PER LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO E GRANDE PARTITO COMUNISTA”

    Appello approvato dall’Assemblea Nazionale
    di Rifondazione Comunista
    Roma 3 e 4 maggio 1991

    Le ragioni che motivano la nascita di un nuovo Partito Comunista sono scritte nel bisogno di non rassegnarsi allo stato di cose presenti, di non arrendersi alle culture che santificano il profitto, il mercato e le merci, di non subire il capitalismo e le sue leggi come se fossero un destino ineluttabile. L’ideologia della “fine della storia” pretende di abolire dall’orizzonte comune ogni idea e pratica di antagonismo alle attuali forme di dominio: ma nessuna ideologia riesce ad occultare la realtà drammatica di un mercato mondiale che spinge interi continenti verso la deriva del sottosviluppo e della fame, che nella sua logica dissipativa delle risorse naturali mette a repentaglio la vita stessa del pianeta, che concentra i poteri in sedi sempre più elitarie e separate dalla gran parte dell’umanità, che persino nel cuore delle grandi metropoli occidentali riproduce la spirale disperante dei ghetti e delle esclusioni, che porta nel grembo delle proprie feroci oggettività il seme dell’intolleranza razzista e della violenza contro ogni forma di diversità.

    Nel nome del socialismo sono stati edificati regimi ingiusti e dispotici, che hanno espropriato i popoli e le classi lavoratrici dell’Est degli strumenti fondamentali della propria autonomia e della propria liberazione. Il crollo di quei regimi non cancella l’idea e il bisogno di comunismo. Al contrario, l’assorbimento di quelle società nel mondo occidentale riapre oggi ad Est una acutissima questione sociale e rimette in campo nuovi soggetti di opposizione anticapitalista.

    La presunta razionalità del mercato e dell’Occidente, il cui trionfo è stato universalmente celebrato all’indomani del crollo del muro di Berlino, non ha partorito un mondo pacificato e più giusto. Al contrario, anche la guerra è stata rilanciata – nella emblematica vicenda del Golfo Persico – come “normale” strumento di risoluzione dei conflitti internazionali. Bisogna reagire con forza al clima bellicista e reazionario che ha contornato la “guerra santa” del Nord del mondo contro il suo ex-vassallo Saddam Hussein: occorre costruire movimenti di massa per una nuova lotta pacifista, che parli oggi la lingua dei curdi e dei palestinesi, che sappia criticare nel profondo le tendenze imperialistiche e gli assetti del mondo, che combatta il monopolarismo statunitense e che, dinanzi allo sfaldamento del Patto di Varsavia, chieda lo scioglimento della Nato e un vero e generalizzato disarmo.

    Un vento di destra soffia sull’Italia senza incontrare una adeguata risposta della sinistra. In verità, già da tempo la sinistra italiana ed europea appare ostaggio della logica delle compatibilità del sistema: i balbettii dell’Internazionale Socialista nei giorni del fuoco contro l’Iraq sono stati la prova di una subalternità assai grave. Oggi siamo dinanzi ad un coro consociativo che chiede di seppellire la prima Repubblica e di por mano a riforme istituzionali ispirate alle filosofie neoautoritarie del decisionismo e della governabilità. L’altra faccia di questa tendenza antidemocratica è la stretta sociale che si annuncia come complessivo smantellamento di ciò che resta dello stato sociale a vantaggio di una selvaggia privatizzazione. Questi processi alimentano ulteriormente il divario Nord-Sud, e rendono sempre più drammatica la condizione di dipendenza, di degrado e di diffusa illegalità del Mezzogiorno d’Italia.

    È urgente allora, ridare ragioni e risorse ad una lotta di opposizione sociale e politica, per costruire una diffusa controffensiva di libertà, di allargamento della partecipazione popolare. Anche la crisi del sindacato, e la sua involuzione burocratica e corporativa, chiedono un impegno di lunga lena per la ricostruzione di un punto di vista di classe che unifichi e rilanci le forze del mondo del lavoro. Anche la centralità dei saperi dentro i processi di modernizzazione capitalista va messa a fuoco con un rinnovato impegno critico, capace di interloquire con le domande antagoniste dei nuovi soggetti giovanili e studenteschi.

    Ecco, compagne e compagni, una risposta alla domanda che dice: perché comunisti? Comunisti non per nostalgia di una storia gloriosa ma anche carica di errori, ma comunisti perché c’è bisogno – qui e ora – di una spinta radicale di trasformazione. Il mondo della cosiddetta modernità e delle grandi innovazioni tecnico-scientifiche è meno libero e meno felice di quanto non appaia: inedite forme di asservimento al profitto e alle macchine convivono con vecchie e nuove disperazioni e alienazioni. La lotta delle donne per liberarsi dai vincoli di un universo pensato e costruito al maschile pone a tutti noi domande esigenti e ci spinge ad una grande innovazione di linguaggio e di pratica politica.

    Per questo rivolgiamo alle forze vive della società italiana, alle lavoratrici e ai lavoratori, alle giovani generazioni, agli intellettuali, un appello forte e appassionato a lavorare con noi per la costruzione di un nuovo e grande Partito Comunista. Un partito non piramidale, antidogmatico, aperto al nuovo, pienamente democratico e pluralistico, non violento e di massa. Un partito al servizio di una immensa speranza di cambiamento.

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    P.S. Mantovani non è mai stato di DP. Ha militato nel PDUP (e prima credo nel MLS) e con questa formazione è poi confluito nel PCI di cui è stato un abile e promettente funzionario.

  14. Da iscritto, militante, quadro di base del PdCI devo dire che questa articolazione di Ramon Mantovani mi trova completamente d’accordo ed entusiasta.
    Non mi trovo quasi mai del tutto d’accordo con quello che scrive, pur scrivendo spesso cose interessanti, questa volta ho conlcuso il pezzo con un senso di vero ottimismo.
    Già nel documento della direzione nazionale del PRC ho tratto segnali molto confortanti.
    Certo, ci sono parti che non mi convincono, ci vedo del conservatorismo nell’usare ancora alcune categorie come i Social Forum e la sinistra diffusa che ritengo in Italia abbiano dimostrato di essere inadeguate a rappresentare lo scenario e le dinamiche. Questo e altro.
    Tuttavia, come spiega perfettamente il compagno Mantovani, ci vedo un documento del PRC, che ne riflette la cultura e compie fondamentali aperture nella sostanza.
    Aperture ad un progetto che va costruito con coerenza ed onestà, senza le piccole truffe retoriche o di immagine che purtroppo vediamo ancora usare dai “nuovisti” della sinistra.
    E questo comprende una discussione chiara, di base, sulla strategia delle forze anticapitaliste. Una discussione, ne sono convinto, che non può esaurirsi nella costruzione di una lista per le europee.
    Certo nel documento della direzione nazionale c’erano passaggi piuttosto rigidi, che possono aver suscitato malumori o perplessità. Credo che la lettura di Mantovani possa spazzare via qualsiasi dubbio.
    È ciò che vogliamo fare anche noi e ne sono persuaso.

    Sia il PdCI che il PRC hanno una base composita, fatta soprattutto di retaggi differenti. Vanno messe a confronto e avvicinate sulla base di una reale compartecipazione nell’opposizione sociale.
    Un esempio: quante campagne parallele abbiamo organizzato a sinistra in questi anni per la scala mobile? Ognuno per i cazzi suoi. È ora di finirla.
    Nell’immediato, l’emergenza va affrontata col massimo grado di unità praticabile, che è la lista comune. Avanti tutta con la lista comune, sulla base di ciò che ci unisce, senza truffare la nostra gente e noi stessi.

    Teniamo presente però, compagni, che da troppo in Italia la sinistra marcia ad una velocità rallentata rispetto alla società. Siamo in una situazione drammatica, di cambiamenti nel corpo sociale, nelle strategie della reazione e del capitale, dei rapporti di forza.
    È giusto il confronto, è giusta la costruzione vera e senza “semplificazioni” che in futuro ci farebbero arretrare di nuovo. Ma teniamo presente che il tempo non è dalla nostra parte.
    Nel processo di avvicinamento, con tutti, partiti e opposizione sociale non partitica, credo non dovremmo mai dimenticarci l’estrema urgenza di andare avanti e arrivare ad una soluzione.

  15. Caro compagno Mantovani,
    considero condivisibile il ragionamento che sta dietro questa proposta per le Europee; lo è nel principio, perlomeno.
    Non posso tuttavia nascondere le mie inquietudini, dinanzi a un percorso che si rivela non privo di ostacoli e di veri e propri pericoli.
    Sul piano tecnico:
    – non sono così sicuro che ce la faremo a superare lo sbarramento del 4%. Vorrei fare un ragionamento molto concreto, a rischio di apparire politicista: il Pcl ha già declinato l’offerta, “Sinistra Critica” farà certamente lo stesso. Cio significa perdere qualcosa come un punto percentuale o poco meno, a favore di altre due liste con lo stesso simbolo, cosa che rischia di esserci fatale. Aggiungo che l’elettorato alla sinistra del Pd, che non seguirà le sirene di Di Pietro, sarà fortemente polarizzato tra due liste concorrenti e altrenative, oggettivamente in competizione tra loro. Questo elettorato- in tale triste momento di discredito e oscuramento della sinistra, di passivizzazione delle masse indotta dal regime veltroberlusconiano- non andrà olre il 6%. Questa sarà la percentuale che le due liste dovranno contendersi. E’ verosimile che una di esse (la nostra o quella di Vendola) riesca ad aggiudicarsi i 2/3 di questo bacino elettorale? Nulla di più difficile.

    Sul piano politico:
    – Proprio perchè credo che sarà arduo superare lo sbarramento, considero avventuristico spendere nome e simbolo del partito per una lista che ha poche possibilità di farcela. Così si è senza paracadute, se si perde è il partito a finire nella polvere stavolta, non l’arcobaleno…
    – Poichè Ferrando e “Sinistra Critica” hanno declinato l’invito, finiremo per fare una lista i cui unici soggetti politici organizzati (a parte i movimenti) sono Prc e pdci, cioè finiremo oggettivamente appiattiti sul progetto identitario e controproducente della “costituente comunista”. Comunque la si metta, sarà una vittoria di Diliberto e i media, i giornali borghesi (ma anche quelli di pseudosinistra), vendoliani e tutti coloro che vorranno affossarci, finiranno per sottolinearlo ad ogni momento.
    Fare una lista le cui uniche componenti partitiche saranno, nei fatti, Prc e pdci significa farci appiccicare addosso l’etichetta dei nostalgico-identitari (come già Migliore ha provato a fare) e rischiare di farci perdere un bel pò di quei voti che sarebbero dovuti ritornare a casa dopo l’esperienza dell’Arcobaleno.
    -Mi permetto di ricordare che veniamo da una scissione, che, per quanto verticistica e di ceto politico, rischia di avere conseguenze sul piano elettorale. Se la stragrande maggioranza dei militanti, dei dirigenti e dei circoli sono rimasti, è comunque vero che una partita così ravvicinata (abbiamo poco tempo per rimettere in piedi il partito, dopo elezioni disastrose, congresso, lotte intestine e scissione) si vince anche sul piano elettoralistico, visto che i nostri iscritti e simpatizzanti, ahimè, rappresentano solo una percentuale ridottissima dei voti necessari a vincere la partita. Ebbene, a essere determinanti, dopo una scissione, sono i voti dell’elettore abituale del Prc, i quali sono molto meno garantiti di quanto non lo sia la militanza degli iscritti pre-scissione : direi che una parte dei nostri voti pre-scissione sono in bilico tra noi e Vendola (non dimentichiamoci che l’elettore medio di Rifondazione non ha idea di cosa sia successo di preciso al congresso, e che tende a fidarsi di personaggi come Vendola,Giordano e Bertinotti, figure senza dubbio più “popolari” rispetto a quelle dell’attuale dirigenza del partito). Aggiungo che, se abbiamo vinto un congresso e affrontato una scissione sulla base del rifiuto delle due costituenti (quella di Vendola-Fava e quella di Giannini-Diliberto), il prendere ‘obtorto collo’ una soluzione troppo vicina all’ultima delle due opzioni, rischia di convincere una parte dei nostri elettori pre-scissione del fatto che Vendola ha ragione nel definirci identitari e neo-cossuttiani.
    – Ma non ti puzzano, caro Ramon, certe dissonanze di accenti nel gruppo dirigente, emerse da qualche mese rispetto al nostro rapporto col pdci?
    Da parte di alcuni compagni (mi riferisco a “Essere comunisti”, vedi l’intervento di Oggionni alla recente Direzione Nazionale) vi è un’assoluta sottovalutazione dei rischi di un sodalizio con una forza identitaria e governista come quella. Tu, ad esempio, sei l’unico compagno (oltre, ovviamente, a Ferrero) a ricordare chiaramente che il pdci punta a una riedizione del centrosinistra a guida Soru, cioè l’esatto contrario di quello che vogliamo e dobbiamo fare noi. Ma alcuni settori del partito accarezzano l’idea di ricompattarsi sulla base di un rapporto più stretto col pdci. Ovviamente non mi riferisco a Pegolo, che si è finalmente reso autonomo dal progetto suicida di Giannini, ma a Grassi e allo stesso Fosco.
    Se su Giannini non ci sono dubbi- è la quinta colonna di Diliberto dentro il partito, vedi il modo come ha tentato di ricattare Ferrero in occasione della sua elezione in Cpn, quando ha provato a tenerlo sulla corda per il quorum, con alcune astensioni- ma su Grassi, per motivi diversi, non faccio il dietrologo: la sua è pura sottovalutazione, se fosse stato davvero cossuttiano avrebbe votato con Diliberto nel ’98 in Cpn e tentato di mettere in minoranza Bertinotti, a costo di difendere il governo Prodi.
    Il fatto è che c’è molta ambiguità su questa cosa, inoltre c’è gente che, per ingenuità o proprio di proposito, sta facendo il gioco di Diliberto: pensano a modificare il simbolo e il nome del partito per favorirne il reingresso; ma questo è proprio quello che vuole Diliberto, la liquidazione dell’impresa della Rifondazione! E’ quesa la condizione posta da Diliberto per la riunificazione, vuole un simbolo nuovo, e soprattutto, un partito nuovo, che liquidi le ragioni fondanti del PRC: la rifondazione di un pensiero e di una pratica comunista all’altezza del XXI secolo. Il suo obiettivo è costruire un partito neo-identitario, comunista solo di nome, governista e togliattiano di fatto.
    Anche quello che tu scrivi: modifichiamo il simbolo per far stare dentro tutti, ha un senso solo se entrano anche Sc e Pcl, ma se si tratta solo di noi e Diliberto, non dobbiamo cedere al ricatto, finiremmo per fare il suo gioco: la costituente comunista-identitaria e governista.
    Caro Ramon, queste sono le cose che mi inquietano e mi amareggiano, innanzitutto perchè il pericolo è reale (io li conosco bene questi del Pdci, sono una casta di burocrati che da mesi, da prima delle elezioni politiche, praticano il “rompete le righe”, nell’attesa di riemergere per far pesare una millantata e inesistente presenza nel territorio, al momento dell’abbandono del partito da parte dei vendoliani. Si può dire che, da anno e mezzo, fanno solo questo: iniziative per l’unità dei comunisti, nel frattempo stanno inabissati, in attesa. Del resto, fuori dalle istituzioni, non sanno da dove cominciare a far politica. Per ognuno dei loro “dirigenti” che entra, perdiamo 10 militanti, per non parlare del rapporto coi movimenti. Sono una casta di avvocati, professori, medici, spesso ex diessini. Sai chi è il “delfino” di Diliberto? Un certo Licandro, consigliere comunale dei Ds (!) a Catania fino al 2002); in secondo luogo, perchè il nostro partito, che solo ora sta rimettendosi in piedi dopo 14 anni di gestione autocratica, burocraica, antidemocratica, moralmente disinvolta e dopo i veleni e gli insulti di un Congresso e di un post-Congresso micidiali (guardo “Liberazione” e ancora non credo ai miei occhi, visto che siamo riusciti a riportarla nelle mani dei militanti, dei comunisti, sottraendola a quella banda di craxiani autoreferenziali), viene ora dato sui giornali (di nuovo!) come un soggetto transeunte, in attesa di fondersi col pdci in una nuova aggregazione. Per non parlare della strumentalità vomitevole di certi giornali di sinistra: nell’intervista di oggi a Diliberto, la giornalista Daniela Preziosi dipinge Ferrero come una sorta di ostaggio di Grassi e Giannini, pronto a essere definitivamente rovesciato da quel trombone socialdemocratico amendoliano (l’intervistato in questione).
    Insomma, il passaggio delle Europee non è esattamente la passeggiata che pare emergere dagli interventi dei dirigenti del partito.
    Sarà una sfida doppia: superare lo sbarramento e prendere più voti di Vendola.
    S non conseguiamo il primo obiettivo, rischiamo di giocarci in un suicidio il nome e il simbolo del partito; se non conseguiamo il secondo, rischiamo il decadimento e l’estinzione. Se falliamo su entrambi i fronti, possiamo chiudere e tornarcene a casa.
    Non vorrei sembrare pessimista, ma non è il volontarismo a fare la storia, bensì il lavoro di lunga lena.
    Abbiamo avuto il tempo di farlo questo lavoro? No, dunque è puro avventurismo quello che stiamo facendo.
    Ovviamente, il problema è lo sbarramento; se non ci fosse stato (o se fosse stato al 3%), saremmo dovuti andare da soli, e risultati sarebbero stati: – conferma al Parlamento Europeo. -sorpasso su lista di “sinistra”, con relativo soggetto pronto a nascere già morto -pdci ai minimi termini, costretto a ‘chiudere’ e a chiedere l’ingresso nel partito col cappello in mano, senza assurde rischieste sul cambio del nostro nome e del nostro simbolo.
    Con lo sbarramento, viceversa, sarebbe stato meglio prendere tempo: presentarci in nuovo pastrocchio unitario (chè tanto avrebbe fatto flop), conseguendo o risultato disastroso (ennesimo colpo a Vendola che lo proponeva), oppure risultato di poco sopra lo sbarramento (comunque fallimento che sarebbe pesato su linea di Vendola).
    In questo modo, avremmo potuto darci il tempo per lavorare a rimettere in piedi il partito, senza pregiudicarne le sorti in una competizione difficilissima, che ancora ci vede impreparati: alle elezioni del 2013, saremmo agevolmente ritornati in Parlamento col nostro simbolo. Speriamo di non portarlo alla disfatta prima, rendendolo impresentabile poi.
    Saluti Comunisti

  16. D’accordo con Enrico su vari punti. Mettere a disposizione il simbolo significa riproporre le stesse mosse di Veltroni, disposto a ospitare sotto l’ombrello pd chicchessia pur di sgraffignarne i voti. un po’ come quando bertinotti proponeva la soglia elettorale del modello tedesco. così non si va proprio da nessuna parte. rifondazione non ha più il peso e l’autorevolezza per porsi al centro di niente.

  17. E chi si dovrebbe mettere al centro e fare una proposta seria chi???
    Vendola,Fava,Diliberto chi???
    Sacha dacci tu la soluzione dall’alto della tua esperienza……dai aspettiamo con ansia…………

    Facile criticare,dacci tu la tua soluzione e discutiamone……….
    Ma tu non lo farai mai,perchè sai solo criticare e denigrare il lavoro altrui,rompendo i coglioni in tutti i blog che vai………….

    VERGOGNATI UN POCHINO!!!!

  18. Condivido molti punti di Enrico, Ferrando e Sinistra Critica respingono la proposta Caro Mantovani e annunciano di presentarsi alle europee quindi come auspicavi non avremo una sola lista comunista… rimane volenti o nolenti nei fatti l’unità con il PdCI magari non lo afferma nessuno (salvo Gianni e di sbieco Grassi) ma sarà l’unica cosa rimasta. Diviene persino complicato aprirsi ai movimenti, salvo far finta di candidare qualcuno… insomma mi pare tutto rischiosissimo e pertanto avrei scelto una cosa più ampia che avrebbe permesso in caso d’insucceso tutte le laternative successive

  19. non comprendo il pessimismo di enrico,
    credo che il prc non abbia nel documento detto di mettere in mano ad altri il proprio simbolo. anzi. è esattamente il contrario!
    poi l’elettorato comunista (non militante) non segue con interesse le diatribe mass mediatiche. possiamo fare tutti i calcoli poticisti possibili e immaginabili, ma di fatto il nostro elettorato ci valuta sul campo d’azione e non per gli interventi da tavolino (da qualsiasi parte vengano.compreso da dirigenti del nazionale).
    il lavoro si sta facendo nei territori e anche bene. questo significa tornare ad esser parte integrante delle lotte e dei conflitti
    seguendo proprio la riflessione di enrico: nei territori, l’elettorato oggi come oggi, chi vede schierato attivamente, il pdci o prc? non è cosa di poco conto questa. anzi.
    in prc esiste una dialettica da sempre, e questo significa rispettare le posizioni altrui. ma al di là delle dietrologie, il documento parla chiaro anche a nome di chi “si presume” stia facendo consapevolemnte o inconsapevolmente il gioco di diliberto.
    ferrando è stato impietoso e ingeneroso. francamente è impossibile un dialogo in questi termini con lui.
    sinistra critica invece potrebbe valutare la proposta.
    poi riguardo a mps, che pare che nei territori non solo non faccia nulla ma addirittura viene derisa dall’elettorato (questa è la realtà), ho paura che faccia la fine del partito fantasma di mussi. quindi c’è poco da spartire a livello di voti con noi.
    per finire. io non credo proprio che subiremo una disfatta. anzi.
    l’apprezzamento che oggi ci viene dal basso per come la direzione del partito sta affrontando questa fase difficilissima, fa sperare in positivo. ovviamente non parlo del basso che sta a casa a smanettare e a leggere le interviste dei vari giornali che ogni giorno ne hanno una diversa, ma di quel basso che ogni giorno lotta concretamente contro questo regime, facendolo su tutti i fronti, dai lavoratori dello sciopero di ieri alle manifestazioni spontanee (e non) in difesa della costituzione, alla lotta per la riappropriazione dei centri sociali.
    questo è il nostro elettorato. e non altri.

  20. Più ampia???? Con chi con i verdi o i pochi vendoliani o sd o addirittura i socialisti e i radicali?????
    Volete rifare l’arcobaleno?????
    No,grazie,io,noi non siamo d’accordo noi siamo per la chiarezza!!!!
    Non voglio una lista con chi fa riferimento con la sinistra europea o al socialismo europeo o gli ambientalisti europei o addirittura con i liberali.
    La chiarezza sta nelle parole del compagno Ramon la lista si farà con chi condivide verti valori ben definiti della sinistra europea.
    Senza pastrocchi ma con chiarezza!!!!!
    Bisogna vedere se le altre micro formazioni riusciranno a raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni!!!
    Io sono per l’unità non per le divisioni e per la chiarezza soprattutto!!!!!

  21. Maria d’accordissimo con te!!!

  22. Alessandro Says:

    Ho letto con attenzione il post di Ramon, i vari commenti, tra cui mi ha colpito quello di Enrico.
    Penso che Enrico esprima un disagio reale,tutt’altro che politicistico,sulla operazione politica messa in campo dal partito. D’altronde compagni, inutile prenderci in giro, certi calcoli,di strategia,di convenienza(per il partito ovviamente), si sono sempre fatti,ed è giusto che si facciano.
    Tuttavia è indubbio che,salvo mortificare il patrimonio politico di Rifondazione, questi calcoli vanno fatti alla luce di una linea politica chiara,nitida,esplicita; ritengo che il vincolo di appartenenza ad un unico gruppo parlamentare sulla base di un programma di trasformazione sociale sia un buon punto di partenza.
    Aggiungo che se Sinistra Critica e PCL non sono disposti in ogni caso a procedere in questa direzione, perchè pretenderebbero di imporre il loro rispettabile progetto politico a Rifondazione…beh, in questo caso, noi non possiamo farci niente. Aprire le nostre liste è in ogni caso una “concessione di sovranità”, un gesto di apertura, insomma, noi la nostra parte l’abbiamo fatta.
    Diverso è la questione di Vendola e del PdCI; penso che Enrico sopravvaluti le potenzialità del movimento di Vendola, che è fragile,e troverà una soluzione fragile,con compagni di strada fragili.Ovviamente mi riferisco ad una fragilità politica(ben rappresentata nel post di Ramon)che si ripercuoterà inevitabilmente sul piano elettorale.
    Certo, i timori e le mie diffidenze verso il PdCI rimangono, condivido pienamente su questo punto quanto argomentato da Enrico sul governismo del partito “di Di Liberto” (chissà perchè, il nostro partito non è presentato nemmeno dai suoi detrattori come “il partito di Ferrero”).
    Però, caro Enrico, questo è il quadro politico in cui ci muoviamo, e date le condizioni, la linea scelta dal partito è più che condivisibile: si cerca di mettere insieme quanti più soggetti,ma sulla base di un programma politico determinato e di una collocazione politica precisa.
    Ovviamente,la parte del leone, dovranno farla i movimenti, ancora una volta,i soggetti diffusi che fanno conflitto,le associazioni, i centri sociali, questi sono i focolai di resistenza che possono dare un contributo determinante a superare lo sbarramento e mantenere vivo il profilo di Rifondazione e del suo progetto politico(che si fonda sulla commistione con questi movimenti).
    Se il nostro Partito riuscirà o meno a coinvolgere questi soggetti,è in parte certo, in che misura assolutamente no!
    Allora io avrei un suggerimento, alle elezioni europee c’è il voto di preferenza, a noi non piace,ma c’è.
    E’ fondamentale coinvolgere indipendenti,intellettuali, esponenti del sindacalismo,dell’associazionismo,dei movimenti di lotta,personaggi impegnati nella lotta all’omologazione,gruppi teatrali,musicisti,in sintesi il popolo colorato del movimento no-global.
    Un candidato conosciuto per le sue qualità e per il suo impegno sociale (a volte) prende più voti di efficientissimi e bravissimi dirigenti di partito. Facciamocene una ragione,ci piaccia o no!
    Ovviamente Rifondazione dovrà rispettare nelle candidature anche un vincolo territoriale,candidando persone che provengono dai territori,che ci vivono,ci lavorano e ci fanno attività politica.
    Basta con le terzine studiate a tavolino,vi assicuro che per un siciliano come me non è facile conquistare un voto per un compagno di Bolzano,dobbiamo recuperare il contatto diretto tra i nostri eletti e il popolo in carne ed ossa che li elegge,che ha il diritto di poterli incontrare e di chiedere conto e ragione di quanto stanno facendo, di avanzare proposte,farle vivere nel palazzo.
    Se faremo così,c’è la faremo compagni, il percorso è tracciato (dal documento approvato),farlo vivere nei territori condividendolo con altri soggetti spetta solo a noi,al nostro impegno militante.
    Buon lavoro a tutte/i

  23. ciao puffo, mi sai dire un altro blog su cui abbia scritto nell’ultimo mese? te ne sarei grata.

  24. Rispondi alle domande che ti ho posto??????
    No,nell’ultimo mese no ma prima hai stressato in tanti te lo rassicuro
    La tua potrebbe anche essere una critica giusta,ma tu che per il partito non fai niente denigri in tanti che si fanno un culo cosi dirigenti e semplici militanti come me.Per questo non accetto le tue critiche che tra l’altro sono fine a se stesse visto che non dai una soluzione…………..

    Comunque compagni la strada tracciata è quella giusta ieri a Roma c’erano tante bandiere,veramente tante,del PRC e del PdCI,tanti militanti,tanto entusiasmo!!!

  25. caro mau, è come dici tu. “realtà organizzate in associazioni interne ai percorsi del movimento no global e di persone legate alle lotte e ai movimenti locali e globali di tutti questi anni”. coinvolgere queste persone è fondamentale. il pdci e sinistra critica non bastano. sia per raccogliere voti sia per qualificare la lista. l’unità dei comunisti con le elezioni europee non c’entra nulla. un pendolare incazzato che non è già un militante politico se ne fotte dell’unità dei comunisti.

  26. cara antonella, grazie per il commento. la falce e martello ovviamente ci sarà. per giunta quella di rifondazione e quella del pdci sono uguali.

  27. caro gregorio, mi pare che siamo d’accordo. e comunque io non sono mai stato di dp.

  28. caro masaccio, hai colto al 100 % ciò che intendevo dire. anzi l’hai detto meglio di me. molto meglio di me. grazie

  29. caro settore demokratico, grazie davvero per il commento. e per le evidenti sintonie che ci sono.
    non capisco dove stia il conservatorismo se parliamo di social forum. di sinistra diffusa ne parlano altri non noi.
    l’ultimo social forum mondiale è stato il più grande, il più partecipato. e, credimi, quando ci sono governi come quelli di chavez lugo e soprattutto morales e correa a dire che applicano le cose che hanno imparato nei social forum dai movimenti, mi sembra difficile dire ciò che dici tu.
    ora mi dirai: ma io parlavo del social forum italiano. ma anche in questo caso ti sbagli. nel social forum italiano oltre alle grandi organizzazioni come la fiom l’arci i cobas e a rifondazione ci sono centinaia di organizzazioni sociali locali e comitati di lotta. comunque è così vero che le scadenza mondiali decise alla fine del forum di belem sono state proposte in gran parte dalla delegazione italiana. parlo della manifestazione contro il g 20 e contro il g 8 (confido che il pdci non ripeta l’imperdonabile errore di disertarle come fece a genova nel 2001) e quella contro la NATO a strasburgo.
    comunque… a parte questo mi pare che ci siamo capiti.
    e ne sono lieto.
    un abbraccio

  30. caro enrico, in realtà poni molti problemi veri. ma è il punto di vista che trovo sbagliato. troppo interno a dinamiche che in realtà possono essere tranquillamente superate e sotterrate dal successo della proposta che abbiamo avanzato. a parte il fatto che penso che sinistra critica abbia ancora da discutere approfonditamente e che l’esito della discussione non è scontato, insisto nel dire che vogliamo coinvolgere in questo processo di formazione della lista molti altri soggetti. in ogni caso bisogna puntare in alto. non c’è il voto utile, la proposta è chiara, e c’è voglia di riprendere dentro e fuori i partiti. bisogna provarci.
    un abbraccio

  31. Brunoincazzato Says:

    Buonasera compagni,
    intanto trovo di pessimo gusto certe repliche alla compagna sacha:chi esprime dubbi e ragionamenti da quando è diventato un rompicoglioni?si può essere non d’accordo e motivarne il perchè,magari convincendo l’altro delle proprie opinioni. E si milita per passione non per avere riconoscimenti personali,secondo le proprie possibilità e disponibilità.
    Sono stato a tutte le iniziative preparatorie allo sciopero di ieri,quelle della fiom,quelle di partito se ne sono contate massimo due.qui a napoli,a pomigliano per l’esattezza,c’è la fiat.assemblee affollate e partecipate,assemblee vere,dure,operaie. chi vi ha partecipato sa di che cosa parlo.il segretario provinciale fiom è un vendoliano,capace stimato e con un seguito,vendola a fine mese sarà fuori i cancelli di pomigliano,il partito non si vede ancora quanto meno il pdci.l’altra parte degli operai già aspetta bersani segretario.gli mps hanno subito occupato tutte le postazioni di movimento-a c/mare nella fincantieri e nel movimento contro la camorra,a napoli nella vertenza delle cooperative sociali,a chiaiano contro la discarica.il partito dalla scissione ad oggi non è riuscito ancora a convocare il cpf che possa eleggere gli organismi,nonostante la presenza di grassi.qualche mese fa quando il prc napoletano,con un documento condiviso da quasi tutti diede la fiducia alla iervolino,chiese ed ottenne un altro assessore,riccardo realfonzo,oltre quello già in quota.entrambi sono vendoliani,per di più il corsera sulle pagine locali attacca questi due facendoli passare per il ritorno dei comunisti.è inutile dirlo qui in campania il pateracchio è stato fatto,e siccome in termini assoluti da qui voti ne escono noi li stiamo regalando a mps.davvero allora l’unica strategia che rimane è quella col pdci?io non trovo che ferrando sia ingeneroso,credo che insieme a sc,siano loro la vera sinistra di rifondazione,come sono convinto che il pdci sia la destra di rc.in termini politici e quindi di opportunità,se questa sembra essere l’unica possibilità,cioè quella col pdci ,allora noi guardiamo alla nostra destra.basterà per superare la soglia?non credo.
    sulla questione del simbolo.
    vorrei ricordarvi che anche a chianciano su questa questione anche la minoranza fece passi indietro,attraverso la salvaguardia e la tutela del simbolo si è siglato il patto tra di noi per portare avanti il progetto.ci è costato amarezza,rotture,scissioni,non è per identitarismo che lo difendo ma perchè è lo strumento del rilancio.
    ho l’impressione,leggendo alcuni interventi,che abbiamo dimenticato che abbiamo sempre avuto un voto d’opinione.opinione che ha spostato i suoi voti su di pietro(immagino che li conosciate i nostri elettori oltre i nostri militanti)e su chiunque parlasse con vigore di ingiustizie e di popolo,in definitiva dando poco al pd.siamo esattamente nella stessa identica situazione arcobaleno,ma avendo perduto qualche grande elettore per strada.ora dal mio personale punto di vista a destra di rc si contendono a pari merito la palma il pdci ed mps,se fino ad ieri abbiamo sostenuto un rilancio a sinistra perchè diamo già per scontato la fine del dialogo(mai aperto in verità)col pcl e sc?
    si ricava l’impressione di sempre:sommergibilisti in azione, cerchiobottismo elevato a politica e tanti che fanno i pesci in barile.
    siamo ancora in tempo,essere chiari nel messaggio:noi siamo rc,col nostro simbolo,un partito comunista e di sinistra,questo progetto bisognerà prima o poi metterlo alla prova,perchè provare con scorciatoie politiciste a ritardare il suo debutto??

  32. cara sacha, e va bene, adesso siamo come veltroni. pazienza.
    posso darti un suggerimento? visto che non condivido ciò che scrive puffo contro di te? rileggiti tutti i tuoi commenti. vedrai che sei caduta in una spirale nella quale fai previsioni che quando si rivelano sbagliate vengono seguite subito da altre previsioni altrettanto infondate. è meglio non impiccarsi a previsioni azzardate e soprattutto non diventare schiavi delle proprie iperboli.
    in ogni caso sbagli anche sulla legge elettorale tedesca. noi (non bertinotti perché la discutemmo e decidemmo insieme e senza dissensi di nessuno) proponemmo la legge tedesca perché è proporzionale e non maggioritaria. lo sbarramento lo avremmo tolto volentieri. tuttavia se per cancellare il maggioritario avessimo dovuto anche accettare uno sbarramento, e si parlava di quattro possibili sbarramenti: un milione di voti, il 3 % il 4 % il 5 %, lo avremmo fatto di corsa e con qualsiasi alleanza parlamentare.

  33. caro alessandro, in parte vale ciò che ho detto ad enrico. ed hai ragione a dire che la chiave per qualificare la lista saranno le associazioni e le persone immerse nei conflitti. quanto alle candidature, sebbene sia prematuro parlarne, per me è scontato che le cose andranno come tu proponi.
    un abbraccio

  34. caro bruno, credo tu abbia ragione a dire di quelle cose inaccettabili a napoli. e concordo che bisogna difendere con le unghie e con i denti la svolta a sinistra di chianciano. su questo siamo d’accordo perfettamente. ma la proposta per le europee che abbiamo fatto è in questo solco. è sbagliato leggerla come la possono leggere altri a cominciare dai mass media.
    comunque vedremo.
    un abbraccio

  35. caro bruno, io trovo che ferrando sia stato ingeneroso. anzi di più.
    prc ha una struttura che il pcl non ha. lì c’è solo lui, perdonami bruno. non è un dettaglio.
    e qui son d’accordo con l’analisi di lorenzo che è perfetta. io non ne conosco compagni del pcl…
    in rifo vi è dalettica e alcune volte scontro. e questo non perchè sc e pcl siano più a sinistra, ma perchè prc ha una storia più complessa e articolata della loro. e anche questo non è un dettaglio.
    napoli ha quei problemi che conosciamo.
    ti ricodo però che proprio qui, tu stesso, proprio tu, quando io dissi che avrei votato il documento di sodano, mi rispondesti che quella giunta etica serviva proprio per “mantenere” i voti a prc e non regalarli ad altri. come volevasi dimostrare sta avvenendo esattamente il contrario. questo per dire che quando ragionami politicisticamente i conti nn tornano mai.
    ma certo non è colpa tua.

    ritardo della convocazione del cpf.
    è incredibile come in questo partito ci si stia arrovellando su queste questioni burocratiche quando tutto il mondo va avanti. non mi riferisco al ritardo del nazionale, ma al ritardo dei territori. quello del nazionale è abbastanza giustificato, visto che tutto all’interno è in eterno movimento e mutamento con i vendoliani che rimangono e quelli che chissà forse, però…
    esistono i coordinamenti, caro bruno.
    noi qui l’abbiamo fatto già da un po’ con i vendoliani rimasti. in comune accordo. e ti garantisco che non è stata una passeggiata, visto che qui son tanti i vendoliani rimasti. con questo coordinamento provvisorio ci siamo già presentati ai tavoli di trattativa e stiamo già lavorando nel territorio. università sindacato e quant’altro. ieri da lecce sono partiti 20 compagni col pullman della cgil, cosa impensabile poco tempo fa, visto che col sindacato del territorio non c’era pressochè alcun dialogo.
    cosa aspettiamo a muoverci? bruno?
    infine. dubbi e ragionamenti sono un conto. rompere i coglioni è altro.
    ciao

  36. Brunoincazzato Says:

    Devo convenire con te e su quello che mi dicesti allo tempore, e sono contento di aver avuto torto. Politicisti e fessi ecco cosa siamo stati. ci fotte sempre il fatto di credere nella buona fede e nelle intenzioni dei compagni.Non è che non ci si muova,anzi,ma talmente in ordine sparso e spontaneamente che davvero sembra di essere a napoli.
    Qui i compagni del pcl ci sono ed anche sc ,e ad essere onesti li ho trovati all’alba fuori le fabbriche a volantinare.
    Tu proponi,saggiamente ,di coordinarci,ma ti prego credermi è un caos,qualcosa di allucinante,andati via i vendoliani sono esplose tutte le “sensibilità” sopite.è chiaro che in questo contesto parlano solo i capibastone delle areee delle sottoaree.l’unica cosa che mi preoccupa veramente è la necessaria convergenza col pdci, fattore che potrebbe mettere in forse la partecipazione di validi compagni come sodano.
    infine un richiamo alla nostra proverbiale pazienza(tu di più perchè professi anche),che gioia ci sarebbe a non avere nessuno che rompe i cosidetti?
    ti abbraccio

  37. 🙂

    no bruno, non siete stati fessi, solo politicisti.
    io lessi i due documenti, e politicamente quello che condividevo era quello di sodano. la buonafede non c’entra. comunque sì, lo capisco che coordinarsi non è facile, ma non si può nemmeno aspettare sempre l’intervento del nazionale che “sistemi”. le sensibilità sopite e poi esplose di cui tu parli, persisteranno anche dopo. l’intervento del nazionale non è mica acqua di lourdes. se iniziamo ad entrare in quest’ottica forse si riuscirà a venirne un po’ fuori da questa stasi…
    riguardo la proverbiale pazienza nostra, e in partcolare mia che professo, che ti devo dire. ne ho avuta tanta. ma tanta. tantissima.
    sarò anche cattolica, ma non è che punto alla santità, sia chiaro.
    eppoi tutto è relativo. non hai visto maroni che vuole denunciare famiglia cristiana? il direttore del settimanale ha detto che si rifaceva al vangelo e non ad altro. mò aspettiamo berlusconi che proponga modifiche al vangelo a colpi di maggioranza 🙂

    vabbè, scherzi a parte, la tua descrizione dello stato dell’arte del partito dalle tue parti è proprio reale. e convengo con te. pare proprio di stare a napoli….

    anch’io ti abbraccio bruno

  38. io rimango con i miei dubbi buon per voi che avete tante certezze…

  39. ..Maria….potresti farmi capire cosa intendi quando dici che sei cattolica? Perche’ essere cattolici non vuol dire semplicemente essere cristiani, ma seguire i dettami di questa specifica confessione all’interno del cristianesimo, oggi rappresentata e necessariamente “ubbidiente”, in tutto e per tutto, a Papa Ratzinger. Non voglio essere frainteso, non ti faccio questa domanda per aggredirti, ma quando sento qualcuno dire che e’ cattolico, e poi ci discuto, resto spesso sorpreso dalla vaghezza con cui questi fanno riferimento alla confessione cattolica, e spesso trovo che la intendono in senso molto personalistico, e spesso genericamente spiritualistico. Cosi’ non e’. Essere iscritti alla confessione Cattolica, vuol dire essere perfettamente ubbidienti ai suoi dettami, all’ educazione catechistica e cosi’ via, e mai e poi mai mettere in dubbio la fallibilita’ del Papa, voce di Cristo in terra, che nega la moratoria in merito alla pena di morte per il reato di omosessualita’, che si schiera con Berlusconi nel caso Englaro, e cosi’ via.

  40. Luca Marini Says:

    Maria, beati voi che siete riusciti a fare un coordinamento, qui da me quelli che son rimasti sono solo capaci di parlare di numeri che gli spettano per diritto divino!

  41. non ti preoccupare lu, non accolgo queste tue domande come un aggressione, anzi. sono legittime e ti capisco. ti rispondo brevemente perchè non voglio invadere il blog di ramon con una questione che riguarda me personalmente.
    1) devi sapere che la vaghezza non mi appartiene per carattere.
    2) sono una religiosa laica, appartente all’ordine dei domenicani (con annessi e connessi studi di teologia (5 anni) e incarichi di responsabilità nell’ordine e nella diocesi. teologia della liberazione)
    3) la frase che hai citato del “dolce Cristo in terra” è di s.caterina da siena (anch’essa laica domenicana) la prima femminista. nel 1300 rifiutò di farsi suora (perchè significava chudersi in un monastero) e per nulla intimorita dai pontenti si rivolge loro pari a pari. tanto da riuscire a riportare il papa a roma (scrivendogli lettere con sferzate non da poco. scquotendolo nell’intimo per fargli riaquistare quella dignità propria del “Cristo in terra”). quindi se il papa è tornato a roma prendetevela con lei. una donna che da sola, girando a cavallo nel 1300 non ebbe paura di nulla, tantomeno di affrontare sovrani principi e pontefici.
    4) tu poni un problema che è complesso. si tratta di separare l’autorità dottrinale da quella disciplinare.
    5) il papa è infallibile solo quando si pronuncia ex-cathedra, solo in questo caso non può sbagliare. il dogma quindi non si applica a tutti gli atti e le parole pronunciate dal papa, ma vale solo quando egli proclama un nuovo dogma o afferma una dottrina in modo definitivo come rivelata.
    6) caso englaro:
    Istruzione 2278 del Catechismo della Chiesa cattolica (pag. 561)
    L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’”accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.

    mi fermo. se sei interessato ad profondire, scrivimi una e-mail.

    ps
    luca, sia ramon che lucaocchionero qui possono testimoniare che tutti i vendoliani rimasti si appellano ai numeri per diritto divino, mica solo da te. con calma si ragiona e si trova un accordo. senza appellarsi ai pronunciamenti ex-cathera.

  42. Qualcuno mi sa dire se Mirko Lombardi ha sottoscritto l’appello dei bertinottiani rimasti nel partito? In secondo luogo: sapete se il Ps convergerà nella lista unitaria di Mps,Sd e Verdi?

  43. per enrico:
    -sì, Locatelli è tra i firmatari di Rps per e nel Prc;
    -probabile, considerato che le consultazioni sono state aperte con Ps e Radicali.

    comunque mi chiedo come sarà possibile per i vendoliani accettare il punto 55 del manifesto Pse (a cui aderisce anche Sd) per le elezioni europee 2009:
    “Proponiamo che vengano aumentate la cooperazione alla difesa tra Stati membri dell’Unione e le politiche di sicurezza. La nuova iniziativa di difesa europea dovrà essere sviluppata in coordinamento con la NATO”…

  44. Luca Marini Says:

    si Maria vieni te a farli ragionare, stamattina hanno fatto proposte irricivibili, vogliono reintegrare con una proporzione di 7 a 3 per loro, e dicono che dal nazionale gli sono arrivate precise indicazioni che i reintegri devono prevedere per forza uno scarto di 3 o 4 compagni a loro favore, che il segretario deve essere loro! ( in pratica vorrebbero eleggere un nuovo cpf, basandosi sui voti di chi se n’è andato)!
    Si può trattare Maria, ma con chi lo vul fare no con chi e rimasto solo a condizioni di mantenere la maggioranza, una maggioranza che ad oggi non hanno.
    Tutte le proposte sensate che facciamo le respingono! Di iniziative e di lavoro per il partito non se ne parla nemmeno.
    Hanno anche detto che per far parte del cpf non è necessaria la tessera????????
    Maria, Lucaocchionero, Ramon non so se a voi presterebbero ascolto, forse si, perchè non siete i nemici locali che vogliono spaccare il partito, ma vi assicuro la cosa non è semplice affatto, provate a chiedere al segretario regionale Stefano Cristiano che è stato testimone di tutto e che è stato attaccato in quanto non poteva venire a fare proposte!

  45. Caro Luca Marini se le cose stanno così dategli un calcio nel sedere e prendetevi la federazione…se vogliono vadano da vendola e mussi.

  46. gregoriosola Says:

    Caro Luca ha ragione Antonio, prendeteli a calci nel culo!! Questi delinquenti sono rimasti per cercare di impantanarci in discussioni vendoliane senza costrutto. Hanno capito che l’operazione della cupola vendoliana è fallita, e Chianciano ne è stata la prova lampante quindi cercano di fare murriana.

  47. 3-4 federazioni della Toscana hanno le medesime problematiche sollevate da LM… poiché lo statuto non “prevede” la scissione, ma solo un reintegro formale, è chiaro che se dovesse essere applicato formalmente accadrebbe quello descritto : tanti usciti tanti sostituiti della moz 2, che non avrebbero più riscontro nella percentuale degli iscritti ! Stesso fatto sta capitando al Cpn e alla direzione nazionale… se non ci fosse il problema elezioni 8locali ed europee) la soluzione migliore sarebbe quella proposta da Antonio…

  48. x Maria….Ovviamente non ne volevo fare comunque una questione personale, ho preso a pretesto la tua affermazione di appartenenza alla chiesa cattolica (e per questo ho voluto specificare che non era una polemica con te), per porre delle questioni, intanto cito:

    “Istruzione 2278 del Catechismo della Chiesa cattolica (pag. 561)
    L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima.”

    …tutto sta all’interpretazione che di volta in volta viene compiuta, se viene compiuta…di per se’ questo articolo (molto vago) non e’ in aperto contrasto con il caso Englaro, vista la sua fumosita’, e l’ampia interpretazione che lascia presuporre, anzi perdonami ma a me sembra esclusivamente uno strumento di “comodo” messo li tanto per poterlo tirare fuori anche in discussioni come queste (ovviamente non intendo con cio’ che tu lo citi per questo), tanto per far vedere che la chiesa non e’ cosi’ rigida come la si vuol far apparire (tanto poi che importa, o c’e’ l’ impeachment anche per il Papa, se non segue il catechismo?)….Dopodiche’ ci e’ apparso molto chiaro che la pur debole forma di apertura fornita da questo articolo e’ stata lettera morta nel caso in questione e sono pronto a scommettere che lo sarebbe e lo sara’ anche in futuro in casi simili….
    Personalmente considero la credenza religiosa alla stregua di una superstizione, e quindi estremamente pericolosa (abbiamo tutti i giorni la misura di quanto essa sia effettivamente pericolosa), viste le sue dimensioni sociali, e ancorche’ non mi sognerei mai di condividere censure e divieti al culto religioso (perche’ del tutto inefficaci al superamento stesso di queste culture retrograde, e perche’ nella pratica si risolverebbero in limitazioni strumentali dell’autodeterminazione degli individui), sono fermamente convinto che ogni forma di superstizione, per quanto diffusa essa sia, vada combattuta culturalmente, e incessantemente, perche’ infine possa scomparire. Ma perche’ tanto bisogno di un Dio?

  49. luca calma e sangue freddo.
    qui la situazione è identica alla vostra.
    il problema dei reintegri è un problema che va affrontato con calma e cautela. il coordinamento a noi è servito e serve per lavorare e lo abbiamo voluto fortemetne per questo, che se aspettiamo i vendoliani non si muove foglia mai. lo spazio dell’agibilità politica ce lo dobbiamo prendere, loro non ce lo daranno mai. e noi questo abbiamo fatto.
    detto questo, io non sono d’accordo per andare allo scontro. se di fatto i vendoliani uscissero tutti, rimarremmo senza partito. questa è la realtà, visto che nelle nostre federazioni attività politica non si sa più cosa sia e nel territoro non ci riconoscono più. la scadenza elettorale è prossima e non possiamo permeterci colpi di testa di questo tipo. si deve trattare, anche in sede di cpf. nel rispetto della democrazia. e guarda, te lo dice una che non è abituata a spegnere gli incendi (di solito io li appiccio), ma mi trovo a calmare i compagni che anche loro vorrebbero agire in quel modo. la convocazione del cpf è per martedì. e anche qui non c’è niente di roseo all’orizzonte.
    ma si deve ponderare ogni mossa, se vogliamo lavorare. poi dopo le elezioni se ne riparlerà. ma adesso, per quanto mi riguarda, andrebbe bene anche un 7 a 3. con l’accodo che quel 3 possa avere l’agibilità politica per muoversi e creare consensi. è l’unico modo, politicamente equilibrato, di “sfruttare” per giugno il lavoro che loro hanno fatto fin’ora e potenziare la nostra capacità di incidere nel sociale.

  50. Caro Ramon, io ho apprezzato parecchio il tuo articolo quasi completamente,però voglio che non si ripercorrano vecchi errori.Per que sto voglio segnalarti la situazione sconcertante dell’eclisse della sinistra sarda e che questa non continui su scala nazionale e nelle elezioni europee.
    Le ragioni profonde dell’auto-oscuramento della sinistra sarda sono essenzialmente due: la prima, l’ormai consumata condizione di subalternità della ex sinistra radicale nella generalità delle situazioni locali, e massimamente in Sardegna (“meglio Soru” ecc.); la seconda, la persistente incapacità, da parte della pluralità immobile della sinistra antagonista, di intraprendere una nuova “composizione” organizzativa e progettuale. Oltre ciò vi è la solita opera di convincimento al voto utile,che è una contraddizione in termini:
    un voto necessitato non è infatti una scelta e non è nemmeno un voto, non essendo in alcun modo l’adesione a un progetto. E’ dunque una forzatura ovvero è chinare il capo e metterlo nel giogo sapendo già che in forza di questa attuale necessità sarà così anche la prossima volta. Per questo va bene il tuo articolo,ma dobbiamo mettere come priorità la piena autonomia e creare un’alternativa nei fatti al PD.

  51. lu, ti sbagli su molte cose e io non ho riportato lo stralcio del catechismo per giustificare nulla. è esattamente l’opposto di quello che hai capito tu.
    comunque, ti ripeto, se vuoi ne parliamo in privato perchè non credo sia opportuno farlo qui.

  52. x Maria….Quando ho scritto che non lo dicevo in quel senso non era un affermazione ipocrita…ho detto cio’ che penso su quell’articolo, e do per scontato che tu non lo abbia riportato strumentalmente.
    …..Ok, non vado oltre, ma non penso affatto che le confessioni religiose (perche’ di questo stiamo parlando e non del personale sentimento spirituale che assume forme infinite, quasi sempre in contraddizione con le forme istituzionalizzate della fede), e il loro rapporto con la politica e con il sociale, siano da considerarsi questioni personali e private.

  53. assolutamente lu, sono d’accordo con te.
    ma non credo sia il caso di discutere di questo qui, ora, in questo momento. tutto qui. ho tediato abbastanza qui sulla questione marxista dell’oppio “dei” popoli e non “per” i popoli, ecco perchè ti chiedevo di farlo in privato.
    un abbraccio.

  54. Luca Marini Says:

    Maria è difficile parlare, e lo dico anche e soprattutto per me, di situazioni che non conosciamo direttamente, se a Lecce siete riusciti a costruire un coordinamento me ne compiaccio, ma tu sai che non parlo mai a sproposito e se ti dico che qua il coordinamento, tra l’altro proposto e rifiutato, non gli interessa mi devi credere! Personalmente mi atribuisco anche il merito di aver lavorato affinchè rimanessero più compagni possibile, ottenendo in questo senso anche dei risultati, cpme personalmente ho sempre richiamato l’esigenza di una gestione unitaria e non maggioritaria e al limite l’avrei anche potuta richiedere vista la situazione reale, ma non l’ho mai fatto come non l’hanno mai fatto gli altri compagni della prima e della quarta mozione, mai!
    Gli sforzi li stiamo facendo, ma proprio per il bene del futuro del partito, credimi, se cedessimo a tutte le proposte ademocratiche e arroganti non faremo certo un passo in avanti, anzi ritorneremo indietro.
    Poi, Maria il problema non è neanche il lavoro e l’iniziativa, infatti pur essendo in pochi siamo riusciti a costruire attivamente qualsiasi campagna e mobilitazione che fosse stata lanciata dal nazionale, sia prima che dopo la scissione.
    Il punto è che poi comunque è anche imporante darsi nuovamente degli organismi come il cpf, la segreteria e il segretario e se ne discute, proponiamo sempre mediazioni anche al ribasso, appunto se ne discute ma SENZA IMBROGLARE

  55. luca io non ho detto di imbrogliare. MAI.
    ho detto solo che il rispetto viene da ambo le parti. e ce lo si conquista. il coordinamento qui non è stata una passeggiata. prima di questo sono avvenute scorrettezze di proporzioni gigantesche. che non riporto qui, spero copmprenderai. ho detto solo di ponderare le mosse. nella chiarezza e nella correttezza nel rispetto di tutti. poi esiste il comitato di garanzia.

  56. Luca Marini Says:

    si appunto, Maria, il comitato di garanzia, che appunto da noi viene utilizzato dal presidente della garanzia, non per garantire ma per imbrogliare. Comunque ora chiuderei qui la discussione, infondo non di importanza primaria per questo blog, io come tu dici lavorerò come ho sempre fatto con tutto il buon senso che richiede la fase….staremo a vedere!

  57. Luca Marini Says:

    E l’imbrogliare non era certo riferito ad una tua posizione, figurati!

  58. lo so luca. lo so non ti preoccupare. e ti capisco bene, molto bene. ne riparliamo in altra sede. beso.

  59. Dicevo Mirko Lombardi, non Ezio Locatelli…

  60. per enrico…
    hai ragione, Lombardi non ha firmato il documento “Rps in e per Prc”…
    pertanto credo che il suo “attacco” contro Ferrero -pubblicato oggi su Liberazione- ha una sua logica (da quinta colonna)…

  61. prcarmerina Says:

    scusate ho seguito en passant il discorso sulle cooptazione in seguito a scissione, ebbene, se nel partito così come nel sistema giuridico i precedenti hanno valore, c’è il precedente Verruggio, questi quando uscirono Ricci prima e Ferrando due mesi dopo chiese tutti i posti di Progetto Comunista, ovviamente il cng non potendo fare valutazioni del tipo “siente un tero di… o forse se si considera siete la metà…” (roba da burla) decise di cassare quei posti, credo che così si debba procedere ovunque.

  62. antonio insalato Says:

    d’accordo su tutto Ramon,ora mi pare che il problema sia quello di fare digerire ad un pezzo del partito il tuo ragionamento.
    Se l’impostazione politica uscita dalla direzione nazionale sulle europee puo’trovare consensi generalizzati ,anche tra quei compagni e tra quelle compagne che pensano all’unita’dei comunisti come unica salvezza per l’umanita’,piu’difficile e’invece affrontare la QUESTIONE delle alleanze alle amministrative.
    Non c’e’dubbio che su questo argomento c’e’ molta sofferenza ,sofferenza politica naturalmente.
    Il giudizio sul PD ,per esempio non puo’essere di un tipo a livello nazionale e di un altro a livello locale e allora io credo ,che al di la’dei luoghi simbolo che tu correttamente citi ,sia comunque necessaria una presa di posizione generalizzata da parte del partito sulle questioni locali

  63. Grazie Ramon, post chiaro.
    Alcuni punti fermi ma anche apertura alla discussione.
    Ho letto critiche sul sito di Sinistra Critica.. appunto.. ma confido che riunendo, parlando, discutendo una posizione condivisa possa venire fuori.

  64. Bucharin77 Says:

    leggo che Sinistra Critica giudica un’annessione la proposta del PRC…firmata Gruppo operativo nazionale e roba del genere, per nascondere il fatto che, da quando c’è, Sinistra Critica ancora non ha tenuto un congresso, e poi dicono che noi siamo quelli che sono stati investiti da una guerra per bande…….almeno un congresso post-elezioni noi l’abbiamo tenuto.
    il fatto bello è che son pure pagati dal PRC, i soldi non gli fanno ribrezzo

  65. caro Ramon
    questa volta concordo con te al 100%. Abbiamo dinanzi la grande occasione di far riavvicinare prc pdci e sinistra critica e di costruire le basi per l’unità. Non possiamo perdere questa occasione!

  66. Infatti il problema dei licenziamenti è da affrontare, parafrasando don Milani: la bontà non è più una virtù…

  67. Piano con le esultanze. Si tratta di poche centinaia di voti, per ora, un campione davvero troppo troppo piccolo per essere minimamente significativo. Sono numeri belli da vedere, ma dubito che, dato che Soru pare indietro e i partiti del centrosinistra ancora di più, saranno confermati.
    Aspettiamo domattina. Certo, svegliarsi con un Sardegna libera da Berlusconi e un Prc sopra la sbarramento non sarebbe niente male…

  68. Mi sa che Soru ha perso e il PRC è andata bene!!!

  69. sardegna… notizie veramente brutte:

    Al 16% circa di sezioni scrutinate (295 su 1812)
    Cappellacci è in vantaggio con il 50,2 per cento
    Soru è al 45,2 per cento.

  70. 347 sez scrutinate Soru 44.3 Cappellacci 51.3 , il PRC è al 4.1%

  71. Personalmente, firmerei perchè lo scrutinio si fermasse adesso: Prc al 4,2% (+0,1% rispetto al 2004), Soru, “l’erede di Prodi”, “il rifondatore dell’Ulivo”, a casa!
    Sarebbe una sberla poderosa anche per Bersani, D’Alema e i prodiani, che a Soru guardano con favore: il Pd tracolla al 25%, la somma dell liste di Ds e Margherita nel 2004. E’ una bocciatura postuma per Veltroni e una, d’anticipo, per Bersani…Il poliziotto fascista non sarebbe più un alieno (Idv 4,8%). Il centrosinistra morto e sepolto per sempre.
    Quanto a Berlusconi: ci penseremo noi, senza fare i grilli parlanti di un partito di centro in agonia, come vorrebbe Vendola…
    Lasciatemelo aggiungere: gestone unitaria a Rocchi, Caprili e gli altri, che devono subito entrare nell’area Ferrero. Se questo risultato si conferma, significa che Piras e Cogodi hanno fatto un ottimo lavoro, dunque se lo meritano

  72. lucaocchionero Says:

    Quanto alla questione delle cooptazioni credo che Ramon, se vorrà, potrà chiarire a tutti, anche su questo luogo, i termini che sono stati concordati a Roma con il gruppo RPS. Chiedo scusa ma già non ricordo le percentuali. Quanto a Lecce c’è un coordinamento che funziona bene e lo si deve al buon senso di tutte le parti: dagli RPS che(con coraggio in Puglia) non hanno seguito ‘U Guvernatore ai “nostri”, pochi ma buoni, che hanno saputo trovare una forma di collaborazione intelligente e finalizzata esclusivamente a fare ripartire il partito. Il PRC in Puglia è in una situazione difficile ma non disperata. A parte Foggia, dove Vendola e Sannicandro si sono portati via quasi tutto, le realtà di Lecce e di Brindisi hanno tutte le possibilità per ripartire da sole(senza commissari) e si aggiungono a Taranto ed Andria dove la maggioranza nazionale è già operativa, in attesa di Bari dove sono sorte contestazioni alla linea politica nazionale(da appartenenti alla mozione1) che stento a comprendere.
    Spero anche che nel tuo luogo(Montemurlo se non ricordo male), compagno Luca, le cose si sistemino. In caso contrario provate sempre la mediazione magari aiutati da compagni del nazionale che non rifiuteranno il loro aiuto. In Puglia, ad esempio, il partito nazionale lo abbiamo sempre sentito presente e non è un caso che in pochi mesi Paolo e Ramon siano scesi complessivamente otto volte se non mi sbaglio. I buoni risultati di “ricucitura” sono anche merito loro.
    Quanto al documento approvato dalla direzione nazionale, lo ritengo un ulteriore passo in avanti rispetto al documento approvato a Chianciano. Una ulteriore esplicazione, un altro chiarimento che ci conduce verso la costruzione di un soggetto anticapitalista “intelligente” e realista in grado il più possibile di riprendere il dialogo con le masse. Questa linea politica ha bisogno di credito e di fiducia poichè esprime realismo e non è un libro di sogni. Cerchiamo di superare i ragionamenti legati a partitini e partitelli gelosi di una sovraesposizione che altrimenti non avrebbero, cerchiamo di non fare della nostra paura di non riuscire una valida scusa per non far mai nulla e per attendere che arrivi Godot con il voto in più che ci faccia superare il 4%. Questo 4% lo supereremo? Io credo di sì. Ma se non lo superassimo non succede nulla: non saranno due parlamentari in più a cambiare la nostra condizione. Il lavoro sui quartieri, nelle città, insieme ai movimenti ci trasformerà in qualcosa di utile e di straordinario. In ultima analisi io crederò di aver vinto se vedo un partito che mi costituisce luoghi antagonisti di lotta, che mi fa i GAP, che mi organizza patronati e gli inquilini delle case popolari contro il “caro acqua”, e non quando vedrò un partito che ha un parlamentare europeo appena sufficiente a mascherare una crisi irreversibile di dialogo con le masse popolari. Qualcuno ci ha ricordato che questo partito non deve vendere fischietti, io vorrei ricordare a questo qualcuno che come al solito salta le “fasi”: i fischietti vanno prima costruiti. Noi non li venderemo, ma li costruiremo.

  73. Ah, non vorrei apparire insensibile: Soru sul piano paesaggistico è stato coerente, ma è finito vittima dei capetti di un partito marcio dalle fondamenta, oltre che della sua boria. Me lo spiegate che senso ha avuto proclamare elezioni anticipate, con quella sicumera? Ha proprio una concezione padronale della politica, che contrasta con la sua onestà e la sua competenza. Per il resto, a prescindere da come andrà, questo recupero prodigioso dei fascisti si deve alla quantità spropositata di dearo impiegata da Berlusconi, per “soffocare nella culla” un potenziale rivale. Il chè ci fa riflettere su due cose: 1. che democrazia è, un sistema in cui chi hai soldi, può permettersi il lusso di comprarsi la cosa pubblica? Il pd ha per caso mai pensato di fare una legge sul conflitto d’interessi? Dq, che senso ha una riedizione del centrosinistra, secondo la mentalità frontista e togliattiana di Diliberto, se non per arare il campo a un ritorno ancora più violento delle destre? 2. I sardi, non meno degli altri italiani, subiscono nonostante tutto, il fascino di Berlusconi Una cosa del genere non si risolve sul piano elettoralistico, del centrosinistra, ma sul piano della battaglia culturale e politica

  74. bruttissima serata. un uomo onesto battuto dalla marionetta di un gangster. che italia. non riesco a seguire i ragionamenti di Enrico, mi sento sconfitta e basta.

  75. “Un uomo onesto” se fa delle idiozie è un cretino, nessuno gli ha chiesto di iscriversi al partito di Cabras… Quanto all’etica, che è altra cosa della buona morale- che non c’entra nulla con la politica, come ci ha insegnato Machiavelli- non c’è nulla di etico nel mestiero di Soru. E’ lo stesso che ha permesso a Berlusconi di abbindolare i sardi e gli italiani. Se poi fa un blind trust per pudore personale, per buona reputazione, non mene frega niente. Quello che serve a cambiare la società sono regole certe, per tutti. Chi non capisce questo, dovrebbe darsi all’ippica

  76. E’ un ulteriore sconfitta per il PD è una vottoria per i comunisti(PRC+PDCI)e una cocende sconfitta della lista La sinistra(SD+Verdi+vari rifondaroli)

  77. enrico, da domani la sardegna sarà una terra violata. io bado a questo se permetti.

  78. Oh, ragazzi, portate ‘na sfiga… Ve ne state un po’ zitti finché non si vedono risultati veri?

  79. la cosa peggiore è vedere come a iglesias (comune del sulcis) il 60% dei voti è andato a cappellaci…
    come dire più la crisi investe la classe operai più si vota a destra…
    insomma la tv vince sulla lotta di classe…

  80. ….http://www.regione.sardegna.it/argomenti/attivita_istituzionali/elezioni2009/risultatiriassuntivi.html

    guardati ora, mi sembra difficile che Soru possa recuperare 5 punti percentuali, anche se il conteggio e’ ancora a un terzo dei voti. Se il dato del PRC si conferma mi sembra buono, 0.4 in meno del dato delle regionali 2004, con tutto lo “scombussolamento” che c’e’ stato…. PDCI stabile, PD in calo del 5%, “la sinistra” inesistente…..

  81. Ma va, “la Tv vince sulla lotta di classe”, guarda che novità…Ma dove hai vissuto negli ultimi 30 anni, in uno shuttle sovietico rimasto in orbita nello spazio?! Beh, avete ragione cmq, bisogna aspettare i dati definitivi, sono stato un pirla a cantare vittoria per il 4,2%, poi calato nel giro di un centinaio di sezioni…Avevo proprio bisogno di leggere di un simile colpo d’ala, era per il morale..Di Soru non mi curo

  82. …ma con chi l’ hai? Con “la sinistra” intendevo la lista elettorale, non la sinistra in generale. Secondo me non e’ un risultato disprezzabile per Rifondazione, visto il casino in cui ci troviamo….se fosse il dato finale avremmo un oscillazione negativa di circa mezzo punto, in confronto alle Regionali 2004, in piena era Bertinotti, quindi con visibilita’ allora molto maggiore sui mass-media, etc. etc…..per l’appunto, sarebbe da considerarsi quindi un buon risultato.

  83. Ehi “lu”, mi riferivo al post di “mau68″…
    No, non è un dato disprezzabile, ma il 4,2% era meglio. Inoltre, mi brucia che quei fossili togliattiani non solo non perdano, ma sembrano avanzare di un decimo di percentuale (1,97 contro l’1,8% del 2004)

  84. E già,Enrico,i fossili tengono,forse hanno una proposta politica(l’unità dei comunisti) migliore della tua(tua come Enrico):da soli fino a scomparire.

  85. I comunisti italiani hanno una proposta politica: Ah Ah Ah!

  86. Sai che ti dico? Fondo un movimento per abolire le strisce blu…Mi pare una proposta politica, penso che alle Comunali prendo l’1,8%…

  87. E cmq, se predere il 3,5% ( a fronte di chi ha un grande progetto politico come il vostro e prende l’1,8%) è scomparire, non so…Forse dovresti riflettere sul fatto che Piras e il gruppo regionale sardo sono della 2 mozione e che quel luminare di Elias Vacca (alla faccia dei rapporti unitari) si era appellato all’elettorato del prc chiedendo di votare pdci, con la motivazione che un voto al prc era un voto per Vendola…Ma andate a nascondervi, vah..

  88. Puoi anche scavare in basso a sinistra,fino ad inabissarti.

  89. …..a me sembra che sostanzialmente non ci sia niente di nuovo. Il PDCI si mantiene tale e quale al 2004, Rifondazione sostanzialmente anche, perche’ se si guarda al dato non diviso, visto che “la sinistra” prende piu’ o meno 1,8 e che probabilmente la parte piu’ consistente dei voti li ha portati l’ala scissionista del PRC, ecco che i conti tornano. (3.45+1.80=5.25-la parte non ex prc de “la sinistra”, etc.). Sicuramente e’ la conferma che nessuno crede alla presunta “novita’ politica” di Vendola & Co. che viene sbandierata da mesi e mesi, come fosse qualcosa di concreto. Insomma, sinistra “light” gli si addice davvero, e se sopravviveranno in futuro come soggetto politico nominalmente distinto sara’ solo per mano del PD.
    Per il PRC e’ una buona prova, visto che a fronte della campagna mediatica scatenata da Vendola & Co., con grande spiegamento di mezzi e complicita’ altolocate del panorama informativo, che ci ha voluto e ci vuole settari, sorpassati, etc. etc., in realta’ l’elettorato che ci votava nel 2004 ci ha rivotati (alla faccia di Berty -il vate della dialettica senza il quale il PRC non sarebbe piu’ esistito-), tolta la parte, nettamente minoritaria (altro che 47%) che fa capo a Vendola.
    Insomma hanno provato in tutti i modi a distruggere l’immagine del PRC, ma non ci sono riusciti, almeno per ora.

  90. Caro lu,
    Le cose non sono così semplici come le hai analizzate tu. Certo il Prc con il 3,5% non scompare, ma lì la questione è un pò più complessa. I vendoliani anche se in sardegna hanno fatto una scelta diversa sono cmq maggioranzza nel partito. Vendola tra l’altro nelle sue uscite pubbliche in sardegna non aveva mai incitato a non votare per il Prc.
    Purtroppo ciò che vedo al di là delle varie percentuali autotestimoniali è una catastrofe della sinistra nel suo complesso…il berlusconismo ha davvero pervaso le menti degli italiani. Se pensiamo poi che un candidato di basso spessore politico e intellettuale come Cappellaci possa avere la meglio su un candidato come Soru (che nn è cmq la panacea di tutti i mali) vuol dire proprio che c’è molto da lavorare.

  91. Ora siamo seri:
    Caro lou, in Sardegna il gruppo dirigente è della 2, questi compagni devono a tutti i costi rimanere nel partito, per questo dobbiamo impegnarci, coinvolgerli, valorizzarli ovunque si trovino, eccetera.
    Senza questi compagni, in Sardegna saremmo spariti.

  92. Elezioni in Sardegna
    1658 sez su 1812

    PRC 3,13% (4,09% reg.2004)
    PDCI 2,02% (1,86% reg.2004)
    PD 24,42% (36,2% pol.2008)

    CAPPELLACCI 51,90%
    SORU 42,89%

  93. I COMUNISTI SONO ANDATI BENE PUNTO NON FACCIAMO POLEMICHE INUTILI

  94. Luca Marini Says:

    il 3,13 è un risultato non certo entusiasmante, ma da considerare comunque buono, visto anche il tracollo del PD. E’ da segnalare come punto non secondario che è il primo dato elettorale dopo la scissione e anche se assai modesto il numero dei consensi ottenuto dalla sinistra (che riuniva parte del ceto politico scissionista, sd e verdi) qualcosa avrà pur portato via. Non per niente il prc è debole a sassari e a cagliari, dove invece la sinistra ottiene i risultati migliori. Questo elemento si collega anche con i risultati dell’ultimo congresso infatti sia a Cagliari che a Sassari la mozione 2 ottenne la maggioranza.

  95. Se pensate compagni che nel 2004 la coalizione prese il 50 per cento dei consesi,adesso Soru come coalizione dei partiti prende il 38 prendere e noi 3,13%(4,1 nel 2004),ancora mancano oltre cento sezioni da scrutinare,con la scissione di pochi vendoliani,mi sembra un buon risultato.

    Tra l’altro i Comunisti,PRC e PdCI,prendono isieme 5,15 mi sembra un buon risultato

  96. Da sardo sulle elezioni regionali voglio ricordare :quale eredità Soru lascia a Cappellacci? Innegabilmente (al netto della propaganda) un bilancio più risanato e una amministrazione più ripulita, ma con una prassi pesante di spoil system e di consulenze amiche; la penna per la scrittura del nuovo statuto, ma entro le cooordinate iper presidenzialiste della legge statutaria; rivendicazioni verbali sul carico delle servitù militari, ma nel quadro del raddoppiamento di Quirra e del salto nel businness aerospaziale; un nuovo protagonismo della Sardegna in Europa, ma con l’esordio della Maddalena nella parata mondiale dell’imperialismo… Era proprio necessario portare in dote a Berlusconi tutto questo ben di Dio?

    E poi. Poi c’è l’altra eredità, quella delle decine di migliaia di operai, agricoltori, pastori, disoccupati, precari, lavoratori dismessi… Non è giusto far carico al governo uscente del peso specifico di questo disastro; ma di avere paralizzato tra decisionismo e illusionismo il rapporto con la società reale, di avere preteso il consenso cancellando gli strumenti necessari per costruirlo, di non aver voluto insegnare e di non aver saputo imparare, questo è ormai chiaro. Non vi può essere sinistra su una strada come questa e ora vi è in campo una condizione preliminare per poter ricominciare: disporsi a fronteggiare la destra senza ripartire da lì.

  97. andrea p Says:

    credo che l’intervento del compagno ramon mantovani sia chiarificatore.Le alleanze vanno fatte prima sui contenuti e i programmi, poi sui simboli e nomi e questo lo dico da militante del pdci.
    In sardegna comunisti italiani e rifondazione insieme hanno oltre il 5%..questa è la dimostrazione che siamo vivi e possiamo rinascere. A chi definisce il pdci come “fossile”, dico di pensare ai problemi di casa propria dove tra frocessioni, indulti e legalizzazioni di droghe si è rischiato davvero di scomparire.
    Ripartiamo dal conflitto di classe e dal comunismo come necessità e non come “tendenza culturale”.

  98. Premetto che io sono molto più vicino all’idea di prc di Ferrero, che non quella delle componenti “togliattiane”, però vedendo questi risultati penso che dovremmo tenerci sempre più buoni i compagni del pdci, nonostante le differenze..

    Lo dico perchè i risultati in sardegna del prc li ho trovati solo qui, sui quotidiani principali niente. Come se non ci fossimo. Eppure se sommassimo i voti prc+pdci avremmo grosso modo il voto ottenuto da Di Pietro che viene visto come il “vincente” a “sinistra”.
    Insomma, non siamo messi poi male, e pure nel bel mezzo di scissioni, però secondo me fino alle europee non è il momento di spaccare il capello in 4, cercare l’unità almeno con chi è disposto a stare con noi, perchè ANCHE qualora qualcuno dovesse sentirsi vicino a noi o nutrire ancora fiducia, così atomizzati diamo davvero idea di MARGINALITà, cosa che scoraggia il voto.
    E poi davvero possiamo fare così gli schizzinosi su un 1,8% in più o meno ,quando ci giochiamo la prospettiva economica del partito intorno una soglia rigorosa di sbarramento?

    Il mio, s’intende, è un ragionamento semplice e dalla natura congiunturale, e va letto così: dopo che le acque si saranno calmate, solo dopo, potremo ripartire con calma nel delineare una piattaforma prc assolutamente autonoma e all’altezza.

  99. Anassimandro Says:

    Mi si obietterà che il voto della Sardegna è stato pur sempre un voto locale. E alcuni gioiscono per un evitato tracollo evitando di dire che forse non è tanto vero che gli storici elettori di rifondazione alle scorse politiche abbiano optato per il voto utile al pd(altrimenti visto il tracollo del pd isolano almeno il 2% avrebbe dovuto votare a sinistra).le liste comuniste raggiungono il 5,15,complessivamente la diaspora rifondaiola ottiene un 6,68%.
    E’ una cifra questa che pone ,obiettivamente, le forze “alternative” ancora relegate nel limbo della “non affidabilità” istituzionale. E di pari passo non sono ancora percepite come “naturale rappresentazione” di una democrazia dal basso e realmente partecipativa. Basta farsi un giro tra circoli,sezioni ed assemblee per vedere il grado di partecipazione “altra” alla discussione politica.nemmeno i momenti istituzionali vengono realmente vissuti e partecipati. ancora piccole oligarchie autorappresentative che intendono rappresentare senza aver ricevuto mandato o delega.Nemmeno le “sperimentali forme” dei vendoliani sembrano avere invertito le sorti della “solitudine collettiva” anche a chi pratica da sempre pensieri ed azioni dichiaratamente di sinistra.Dalla difficoltà a leggere ciò che realmente avviene ognuno prova a dare la sua personale ricetta,legittima quanto si vuole, ma almeno possiamo dire tranquillamente inadeguate.La forma delle idee,come prendono corpo,come vengono realizzate e diffuse,quali sono i criteri pratici ed anche i luoghi diventano oramai inutili.C’è uno scarto siderale tra la realizzazione nell’opinione pubblica di un giudizio,un idea, una intenzione di voto e il metodo con cui chi si ritiene “alternativo” affronta discussioni ,decide,applica.Il paradigma sociale sprinta, la sinistra è ultima in batteria.Si può anche dire che quelli sono i criteri che “democraticamente” quella organizzazione si è data, ma se essi non rispondono al soddisfacimento pratico,morale e intelletuale di un intero popolo allora la democratica scelta di quella organizzazione è un esercizio pressocchè inutile.Guardiamo alla fiom(erano sue quel mare di bandiere rosse allo sciopero di venerdì)alla velocità con la quale di fronte alla violenza dell’attacco reagisce e mette in piazza,insieme ad un altra sola categoria,700mila persone in carne e ossa.guardiamo alla velocità con la quale una CGIL,tutto sommato un sindacato moderato,lancia contestualemte alle parole d’ordine la manifestazione del 4.eppure l’unica forza che in questo momento dichiara frontalmente e senza tentennamenti,da sinistra, battaglia a questo governo, è lasciata sola dalla sinistra parlamentare e non parlamentare.Una sinistra non parlamentare esigua e troppo rinchiusa nelle sue formule organizzative e di apparati, troppo concentrata al proseguimento della sua poca utile esistenza,alla ricerca perenne di nemici in essa e attorno ad essa.distratta da questo perenne esercizio all’auto massacro,con in più la presunzione intelletuale di voler rappresentare le classi subalterne e salariate.dell’ubriacatura bertinottiana nessuno a saputo e voluto mettere in cantiere la vera idea di alternativa di società che la sinistra possibile di 10 anni fa avrebbe potuto partorire. Quali sono oggi le grandi figure di dirigenti politici tanto autorevoli da poter invertire il depauperamento culturale a sinistra oramai diventato talmente evidente da apparire quasi grottesco?Qual’è la risposta,oramai posta da più di un ventennio,alla crisi della militanza e della partecipazione.Quali sono gli strumenti,nuovi ed inediti,con i quali si costruisce egemonia,massa critica,fronte comune?E chi dovrà coniare un idea di società che sappia essere accogliente,condivisa,giusta,e che sappia apparire alla coscienza degli umani un sogno vero?
    Di fronte a questo la sinistra,tutta senza eccezioni,traccia nuove frontiere e disegna incresciosi steccati.Ognuno sta solo,ed è giusto che rimanga solo,mentre le bombe continueranno a devastare corpi innocenti,il diritto a vivere le propie scelte sessuali ed il proprio genere vengono brutalmente aggredite e violentate ogni ora,mentre lo strumento di emancipazione,il lavoro, viene negato abbrutito e violato in ogni angolo del pianeta.
    Prc+Pdci o meno questo più quell’altro diventa allora la stanza entro la quale rifugiarsi tanto è ineguale la disparità di forze messe in campo.
    La preoccupazione vera sembra essere come ci si presenta alle europee,quanti reintegri vanno fatti per i vendoliani che si sono scissi,con chi vanno costruite alleanze.è la solitudine compagni,è la solitudine di chi esce sconfitto da una guerra di trincea,combattuta ogni giorno con armi sempre più spuntate.
    Credo sia giunto il tempo nel quale chi ha veramente a cuore le sorti della democrazia e della libertà,chi spera e si dispera per un mondo diverso e migliore sappia ritrovare il lume e la umiltà per poter dare voce a quei miliardi di persone,che vivono confinate nella devastazione del capitalismo.segnali certamente incoraggianti ci giungono dal centro e sud america,ma non bastano,almeno non da soli.
    C’è bisogno di un assise permanente,in cui autorevoli e non, riscrivano giorno per giorno parole e immagini che possano diventare l’idea fondante sul quale far ritrovare e convergere la passione di un blocco sociale tramortito,solitario,e diffidente.Creare reti partecipative fuori dalle stanze “chirurgiche” dei partiti,seguire il ritmo di ogni movimento possibile impossibile e reale.
    E’ un augurio che mi faccio,è un augurio che faccio ad ognuno di voi,convinto della vostra preziosa intelligenza e dai mille dubbi che non vi hanno mai abbandonati.

  100. xEnrico……ossia in Sardegna i vendoliani hanno votato PRC e non “la sinistra”? MI senbrerebbe singolare, ma se lo dici tu…

  101. ….Ma per loro è finita. Dall’abisso in cui ci hanno portato dovremo rialzarci con le nostre forze e soprattutto con la nostra intelligenza. Evitando la guerra civile a cui vogliono trascinarci. Evitando l’angoscia con cui vogliono soffocarci. Perché noi siamo l’intelligenza collettiva e l’Ignoranza privatistica non prevarrà….

    caro anassimando. non è così. purtroppo.
    me ne dolgo perchè comprendo perfettamente quello che vuoi dire. ma non è quella la soluzione all’imbarbarimento collettivo da cui questo paese è stato travolto. la destra non si combatte facendo coalizioni a sinistra fuori o dentro le stanze chirurgiche. si combatte sul piano culturale. ed è un lavoro lungo, faticoso, estenuante, fatto di piccolissimi passi. esattamente quello che hanno fatto loro per ridurre questo paese in questo stato. senza che ce ne si renda conto.
    la strada è tracciata olteoceano. non ve ne sono altre.
    venezuela rivoluzionaria docet…

  102. caro mario, scusa ma la proposta non è avanzata per riavvicinare sigle bensì per costruire insieme una lista anticapitalista con precisi contenuti e discriminanti. a questo fine è decisivo che partecipino associazioni movimenti e persone provenienti direttamente dalle lotte. non c’è un piatto forte (l’unità delle sigle) e un contorno. l’unità delle sigle con mediazioni al ribasso non sommerebbe i voti delle sigle.
    spero di essere stato chiaro.

  103. andrea p se il tuo comunismo ti fa dire “frocessioni indulti e legalizzazioni” sappi che con chi ha questa cultura io non farei una lista nemmeno per il condominio. oltre ad essere una caricatura del comunismo come piace alla destra e agli anticomunisti di ogni specie è la prova lampante che c’è un abisso fra chi pensa che le sconfitte provengano dall’esperienza di governo deludente e chi pensa che i comunisti debbano imitare la destra per raccogliere voti.
    scusa la durezza ma è esattamente ciò che penso.

  104. solo poche righe sulle elezioni sarde perché dai commenti emerge una certa disinformazione e perché queste elezioni sono state importanti.
    1) il prc non ha subito scissioni in sardegna e vendola ha pubblicamente dato indicazione di voto per il prc. la lista della SINISTRA è di sinistra democratica e di tre consiglieri regionali fuoriusciti dal prc molti mesi fa. spero che la scissioni non si verifichi ora, dopo il voto. vedremo. trovo logico in una competizione elettorale che il pdci abbia usato l’argomento dell’ambiguità della situazione interna a rifondazione. elias vacca è compagno serissimo e da me molto stimato. (come si vede non sono settario).
    2) il centrosinistra è morto. è un cadavere politico. indicare soru come un modello è una scemenza bella e buona. si sappia che ha fatto approvare un nuovo statuto regionale iperpresidenzialista (che se lo avesse fatto uno di AN gli stessi che l’hanno votato avrebbero gridato al golpe). ora si godrà lo statuto la destra. ha ragione enrico a dire che entrambe le due versioni del centrosinistra sono morte. sia quella autosufficiente veltroniana sia quella non autosufficiente di d’alema bersani bindi bertinotti (mi ha fatto davvero impressione stamane leggere i giornali con la notizia della sconfitta senza appello del centrosinistra sardo e i titoli del dibattito d’alema bertinotti: rilanciamo il centrosinistra. sic!) e, mi dispiace dirlo Diliberto che non per caso si era spinto perfino a dire: speriamo che soru sostituisca veltroni per poter rifare il centrosinistra. sic!
    3) berlusconi non ha vinto perché ha le tv, bensì perché dice con successo in tv ciò che la gente pensa da tempo. e la gente pensa così perché la formazione sociale prodotta dal capitalismo di questi ultimi 20 anni rende le persone e perfino i soggetti sociali soli e sbandati. anche se si riducesse berlusconi al silenzio la gente penserebbe lo stesso che la politica fa schifo, che gli immigrati sono nemici e che ci vuole un berlusconi. la tv non ha vinto contro la lotta di classe. è la lotta di classe, il conflitto sociale e per i diritti che non c’è abbastanza e che anche quando c’è sente la politica e i vari centrisinistri e via cantando come cose lontane milioni di chilometri.
    4) c’è un problema democratico in italia? io dico di si. ma non è solo berlusconi. è il sistema bipolare. è l’alternanza fra stronzi che bisticciano fra loro ma che quando è il momento obbediscono sempre SEMPRE SEMPRE alla confindustria e ai poteri forti. le litanie uniamoci contro belusconi oltre che rafforzare berlusconi come si vede bene allontanano sempre più la possibilità che una sinistra degna di questo nome riconquisti un qualche consenso.
    5) tutto questo dovrebbe essere discusso seriamente e bisognerebbe trarre precise conseguenze circa le europee e soprattutto le prossime amministrative. appendersi al cadavere del centrosinistra in comuni province e regioni è un suicidio. ma su questo tornerò più avanti.
    un abbraccio e grazie per i commenti

    ps. enrico anche se mi pare che siamo abbastanza d’accordo ho dovuto cancellare un tuo commento perché conteneva insulti. quando si parla del pd non c’è bisogno di dire parolacce o insulti. basta citarli.

  105. aaah….annamo bene, proprio bene….quindi la perdita di quasi un punto se la tenemo co tutti i Vendoliani

    ….povca tvoia….

  106. PRC+PdCI hanno preso il 5,15
    La Sinistra era composta da SD e da ben tre consiglieri ex rifondazione
    ergo i COMUNISTI supereranno lo sbarramento.
    Tra l’altro in Abruzzo i COMUNISTI hanno preso il 4,69%.
    Unire tutta la sinista in una prospettiva comunista, anti-liberista e anticapitalista con associazioni,movimenti,partiti,comitati questo deve essere la prospettiva.
    IL TUTTO PER LA CHIAREZZA!!!

  107. masaccio Says:

    Ramon, ancora una volta sono d’accordo con il tuo intervento. Il centrosinistra, oggi, in Italia, è un’esperienza politica superata. E perché possa tornare ad essere un’ipotesi ragionevole (non dico neanche praticabile, dico ragionevole) dovrebbero realizzarsi dei profondi cambiamenti nei rapporti di forza che strutturano la società italiana ed europea. Cambiamenti che, chiariamolo una volta per tutte, non si verificano in pochi mesi e nemmeno in pochi anni.
    La strada della sinistra, perciò, è divergente da quella del Pd, e solo nell’autonomia e nell’alternativa rispetto a quest’ultimo potremo ricostruire la nostra utilità sociale e ritornare a essere un efficace strumento di emancipazione e di liberazione per i lavoratori.
    Detto questo, e detto anche che la rottura con le forme di consociativismo affaristico che innervano le amministrazioni locali di questo paese è necessaria, qui ed ora, possiamo davvero stabilire una regola generale secondo cui “noi non amministriamo mai”?
    Ci rifletto da un po’, e penso che il contributo dato in questo senso dalla lettera di Cannavò a Liberazioni della scorsa settimana sia stato illuminante: secondo lui, con questa crisi e il tramonto delle socialdemocrazie europee, è tramontato anche il modello togliattiano del “comunismo riformista” (scusate il paradosso), che utilizza le istituzioni per produrre e alimentare elementi di socialismo e innescare processi progressivi nella società.
    Insomma: oggi come oggi un assessore comunista non ha più alcuna funzione progressiva, ma fa solo da foglia di fico a un centrosinistra cadavere in putrefazione. Mi pare di aver capito che anche tu la pensi così.
    Io non ne sono sicuro. Ci sto pensando da un po’, penso che determinate rotture siano davvero necessarie. Ma penso anche che la costruzione del partito sociale debba vedere anche il presidio delle istituzioni tra gli obiettivi a medio termine, perché è anche nella capacità di produrre interesse pubblico e progresso nelle istituzioni che i lavoratori misurano la nostra utilità sociale. Penso che le esperienze dei movimenti ci abbiano insegnato anche questo: l’alternativa non può essere solo evocata, ma dev’essere praticata. Questo distiungue un parolaio populista da un rivoluzionario. Mi vengono in mente numerosi esempi: un ragazzo delle mie parti, militante comunista, da due mandati assessore all’ambiente in una giunta di centrosinistra in un paesino. In questo ruolo, grazie alla sua competenza, ha sviluppato programmi di raccolta differenziata all’avanguardia a livello nazionale. Ora, quando andiamo a manifestare contro gli inceneritori che gli industriali vorrebbe costruire, possiamo contestare i loro dati, dimostrare che non sono per niente necessari, ma che servono solo a chi li costruisce e li gestisce. Possiamo mostrare ai cittadini che noi comunisti sappiamo inceppare la macchina del cemento e mettere le istituzioni al servizio del bene comune. Non credi che questo sostenga le lotte del partito sociale? Non credi che esempi concreti di buon governo possano rafforzare la rappresentazione di un’alternativa reale a questo modello di sviluppo? Davvero dovremmo rinunciare a esperienze di questo tipo?
    Anch’io sono perplesso, per questo vorrei sapere cosa ne pensi.

  108. Militante Says:

    Sono d’accordissimo con Ramon soprattutto su un punto: Rifondazione comunista deve sottrarsi una volta per tutte alla gabbia del centrosinistra di cui si torna a vagheggiare al suo interno e al suo esterno e proporsi l’obiettivo strategico di spezzare la cortina del bipolarismo.

    Nelle due elezioni successive al 13-14 aprile la “svolta a sinistra” è stata praticata correndo entrambe le volte, Abruzzo e Sardegna, col centrosinistra allargato. I risultati, se pur non rovinosi, non sono nient’affatto esaltanti. Dal punto di vista meramente elettorale, dunque, nessun nuovo corso ma continuità e navigazione a vista. Questo non mi sta bene. La dobbiamo smettere di farci vedere dalle persone come ruota di scorta del centrosinistra! Legare il nostro destino elettorale al fallimento politico, morale, culturale del PD è semplicemente suicida. Dobbiamo avere il coraggio di rompere questo tabù!

    Capisco che all’interno della maggioranza del partito ci sono settori (Grassi, Masella, Giannini) che non concepiscono altra via delle ampie alleanze locali. Ma Ferrero deve prendere una posizione chiara su questo. O autonomi o subalterni. La doppia tattica dell’autonomia nazionale (anche perchè le politiche sono ben lontane) e dell’ammucchiata locale non paga. Proviamone un’ altra più conseguente e coerente con l’ambizioso progetto di costruzione dell’opposizione che ci siamo dati.

    Sull’accordo con PdCI non avrei niente da ridire se non fosse che Diliberto si conferma governista tra i governisti e noi di governisti ce ne abbiamo già qualcuno di troppo. Se fondermi col PdCI significa rafforzare il progetto anacronistico e illusorio di costruzione di un “nuovo centrosinistra”, a guida Bersani, D’Alema o Lenin redivivo poco importa, mi dispiace ma non ci sto! Di una falce e martello arruginita posta ai piedi del ramoscello d’ulivo non so proprio che farmene!

  109. caro puffo, lo dico esplicitamente. se si farà una bella lista come dici tu e nel contempo in tutte le province il prc e il pdci saranno appesi alle palle dei vari centrosinistri, temo che non si supererà nessuno sbarramento. non dico di non fare alleanza in nessun posto. ma deve essere chiaro che dove si fa deve annunciarsi una rivoluzione nel modo di governare e nei contenuti. non bastano promessucce e assessoratini e deliberucce per giustificare alleanze di quel genere. la lotta non è finita. il difficile comincia adesso.

  110. caro masaccio, io sono d’accordo con te. e ti dico che secondo me il dubbio logico che hai non è difficile da risolvere. a trascinare il paese sempre più a destra non è solo berlusconi. è il sistema politico uscito da questi anni di politiche neoliberiste. oltre al ricominciare dalla società, che è cosa strategica, si può qua e la tentare di forzare il sistema per scardinarlo. per esempio ripulibbicizzando ciò che è stato privatizzato, rompendo il patto di stabilità nel bilancio per fare cose utili ai cittadini, distruggendo la pratica delle nomine spartitorie negli enti e delle consulenze. il governo normale e qualche deliberuccia contentino oltre a non arginare la destra distruggono noi. è il momento si scelte drastiche. non di galleggiare su un mare di merda con un tubicino per respirare in caso di affondamento.

  111. caro militante, d’accordo con te. a patto che non ci si illuda che collocarsi all’opposizione per principio non sia considerata la soluzione. non credo che tu voglia dire questo ma non è un dettaglio.

  112. masaccio Says:

    Esatto, l’idea dell’opposizione oggi è sterile, nessuno di quelli a cui ci rivolgiamo può considerare utile un partito che strilla a vuoto contro il neoliberismo.
    Dobbiamo mostrare un’alternativa praticabile, nella società e nelle istituzioni. Certo, dobbiamo farlo solo quando c’è la concreta possibilità di segnare una forte discontinuità di sistema, almeno in un settore, nelle istituzioni. Altrimenti, a casa. La nostra è una crisi di credibilità, e la credibilità non si conquista né co governo né con l’opposizione, ma con la chiarezza e la trasparenza delle scelte che portano da una parte o dall’altra.

  113. Caro Ramon,
    Quel Renzi è il peggio del peggio. Quello che mi fa vomitare è che cerca di farsi passare per “giovane”, come se basti avere quarant’anni per non essere compromessi con un certo modo di far politica…Anzi, sono i giovani, ahimè, ad essere spesso e volentieri i peggiori politicanti, nella loro costante professione di servilismo e opportunismo, soprattutto in un Paese come l’Italia, in cui per “crescere” politicamente devi fare il portaborse e il signorsì di capetti democristiani, fino a cinquant’anni…

    Passando alle cose serie:
    ho già scritto al segretario una serie di cose, le ho scritte anche ad alcuni esponenti dell’area Grassi, ma vedo che l’opinione di un povero militante di base non vale niente…
    Dov’è finita la linea di Chianciano: facciamo il “partito sociale”, cosa straordinariamente necessaria, e va bene, stiamo nelle lotte e va bene, facciamo le iniziative e va bene…
    Ma il progetto politico? Come fai le lotte senza un progetto politico, ovvero senza degli obiettivi?
    Mi spiego: per diciott’anni questo partito (mi stupisce che l’unico che l’abbia scritto è un compagno da me lontanissimo, come Salvatore Cannavò) ha vissuto di rendita sui resti dell’insediamento sociale del Pci (quelli non assorbiti dal Pds-Ds-Pd), e ha fatto registrare anche percentuali lusinghere, avvalendosi del voto di protesta (nel 1995 e nel 1996), dei consensi di non pochi nostalgici del pci e di un’area anticapitalista, che, ahimè, in’Italia, non ha mai avuto un grande peso elettorale (in Francia c’è un’area elettorale anticapitalista del 15%, in Italia, complice il retaggio compatibilista e togliattiano del Pci, gli anticapitalisti non hanno più un peso elettorale significativo, almeno dagli anni ’70. Qui molti anticapitalisti praticamente preferiscono astenersi). Ebbene, il nostro partito ha oscillato fra fasi contrattazione col centrosinistra, col distintivo togliattiano, (“i progressisti nel ’93-94), una fase di “contrattazione” di stampo socialdemocratico (il “compromesso sociale riformatore” del III congresso che ha portato all’appoggio esterno al primo governo Prodi: cosa c’è di comunista nelle 35 ore, che in Francia nemmeno la destra si è sognata di toccare?), fasi di impennata massimalista (il IV congresso, dopo la sacrosanta rottura con Prodi, quando il socialista lombardiano-ingraiano Bertinotti si travestì da rivoluzionario, anche con quel coraggio e quel tanto di falsa coscienza, forse necessaria alla sopravvivenza della prospettiva della Rifondazione, ma sempre strumentale e priva di progetto politico), per poi arrivare a Genova; Genova è stato uno spartiacque, fondamentale per il nostro modo di intendere prassi e agire politico, ma qualcuno ha pensato bene di buttare sotto il tappeto, di nascondere i problemi (l’autoriforma del partito, quella vera, non la sua liquidazione; il problema del radicamento del partito e di un suo ruolo come punto di riferimento programmatico, fatto di contributo programmatico, alle lotte dei movimenti) in nome di un rompete le righe: “oggi c’è il movimento, dobbiamo scioglierci nel movimento”, ci spiegavano tanti dirigenti che oggi hanno lottato per difendere il partito dall’assalto liquidazionista vendoliano. Bene, in quegli anni segnati da grande apertura, che arricchirono il nostro partito, portando risorse e idee senza le quali oggi non esisteremmo, si consumò, ahimè, nel contempo, anche la liquidazione della forza organizzativa del partito nei territori: quanti circoli con decine di iscritti furono praticamente esautorati e perduti per strada, con compagni letteralmente mandati a casa, consegnati alla disaffezione, da una gestione autocratica e verticistica che usava la scusa dei movimenti per bypassare la vita democratica interna, accusando di stalinismo dei compagni, colpevoli di aver tenuto in piedi circoli, strutture organizzate nei territori e nei comuni d’Italia? Ancora piangiamo le conseguenze di quelle scelte disastrose: la distruzione del tessuto organizzativo del partito, del suo radicamento, tutte cose che servono anni a costruire, ma che si distruggono in un attimo e non sarà facile rimettere in piedi. Fu allora che nacque la “corte dei miracoli” di Bertinotti, che l’autocrazia toccò il suo apice, simmetricamente allo svuotamento organizzativo e di radicamento del partito. Poi, nel 2004 Bertinotti divise il movimento in buoni e cattivi, col dogma della “non- violenza”: “i buoni” erano l’Arci, la Cgil, la “Rete Lilliput”, Pax Cristi, la “Tavola della Pace”, eccetera (tutte quelle organizzazioni che non avrebbero disdegnato o disprezzato l’approdo governativo), “i cattivi” erano gli anticapitalisti (centri sociali, disobbedienti, sindacalismo di base, eccetera). Fu allora che Bertinotti produsse quella rottura che ancora oggi impedisce al movimento di rimettersi assieme (vedi le due manifestazioni pro-Palestina, la piazza di Roma e quella di Assisi, che abbiamo provato a ricomporre, senza successo). Ma, simmetricamente, si divise anche la “corte dei miracoli”, si palesarono le prime divergenze, le prime spaccature, mentre Bertinotti preparava l’approdo governista, con l’accordo per le amministrative del 2004 (tutti assieme appassionatamente, da Mastella al Prc: vittorie alla Provincia di Milano e alla Regione Sardegna, vento governista in poppa).
    Poi è arrivata Venezia, quando Bertinotti, nel consacrare una strategia governista, stavolta non più “contrattuale” e “socialdemocratica”, ma diessina e moderata a tutti gli effetti, con un documento in 15 punti, scritto di sua propria mano, costrinse i cortigiani più riluttanti a una scelta di campo, e rifiutando gli emendamenti, cacciò le minoranze fuori dalla segreteria, indicando loro, nel contempo, la porta.
    La svolta diessina era compiuta, nell’aprile del 2005. Rimane la linea di Rifondazione fino al Cpn del maggio 2008, che liquida Giordano e prepara Chianciano.
    Perché questo lungo excursus? Per ricostruire il senso di un’impresa politica incompiuta, quella della Rifondazione comunista, ovvero della rifondazione di un pensiero e di una pratica comunista all’altezza del XXI secolo. Questa prospettiva è stata, lungo la storia del Prc, nel migliore dei casi declamata, mai studiata, elaborata, praticata. Fino al 2005 è stata soltanto declamata, poi a Venezia la si è seppellita. Chianciano mi aveva fatto sperare: l’idea del mutualismo, delle forme di organizzazione e di radicamento proprie della storia della Seconda Internazionale, è già un’idea valida, che allude già a una forma embrionale di modo di produzione, di scambio, e di consumo alternativi a quelli delineati dal capitalismo. Ma per far ciò è necessario che queste forme vengano generalizzate (proposte in tutti i luoghi) e che diventino “sistema”, come avviene a Milano, dove i compagni del gap hanno dato vita a un circuito che include anche i produttori, alcune amministrazioni comunali eccetera. E’ il modello territoriale di radicamento che fu realizzato dalle leghe socialiste nei primi del secolo, e che oggi la Lega Nord ha finito per copiare. Dovremmo fondare Cooperative (non solo di consumo, ma anche di produzione), connesse a movimenti, associazioni, sindacati, circoli politici e anche esperienze amministrative. Se tutte questi attori fanno “sistema”, finiamo per controllare i voti, i Comuni i gangli di un’economia dal volto umano, non più asservita al profitto, come quella della Legacoop, Confcooperative. Questo significa stare col popolo: controllare l’intera filiera di produzione, mettendo alla prova la sostenibilità sociale della competizione internazionale sulle vite delle popolazioni. Anche Gramsci va ripreso, con quell’idea e pratica di egemonia che abbiamo lasciato alla destra.
    Ora, mi chiedo: perché tutte queste idee e proposte che avanzano dai territori non possono diventare progetto, un progetto politico che tenga assieme la lotta di classe con la risoluzione degli storici problemi d’Italia? Perché, dentro questo progetto politico non mettiamo anche la pratica della democrazia partecipativa, attraverso una riforma degli enti locali, che veda l’abolizione delle Province e una cospicua riduzione del controllo delle burocrazie statali sulla macchina amministrativa, a favore di forme di controllo democratico, guidato da organismi elettivi?
    Che senso ha continuare a predicare le nazionalizzazioni delle aziende in crisi, quando a gestirle sarebbe uno stato clientelare, inefficiente, cialtrone? Non avrebbe più senso, quando c’è un’azienda in crisi, sostenere che debbano essere i lavoratori a rilevarla e gestirla tramite una cooperativa, impegnando soldi di ammortizzatori sociali, spettanze arretrate, se ci sono (sta succedendo in una fabbrica della mia provincia, ad esempio)? Non sarebbe un modo per promuovere una proposta di gestione collettiva della produzione, tramite lo strumento cooperativistico?
    Ecco, questo progetto complessivo, che si connoti come programma di trasformazione complessiva dell’Italia, non lo si vuole provare a elaborare. Il risultato è che si finisce per fare i “grilli parlanti del Pd”, dire che il Pd sbaglia a fare questo, perché dovrebbe fare quest’altro, eccetera. Praticamente è quello che fanno Vendola,Mussi, Diliberto e tutti coloro che volgliono una riedizione del centrosinistra. Senza un progetto complessivo di questo tipo, che riguardi lo specifico del nostro paese, le nostre proposte appariranno sempre deboli e legate all’agenda altrui: così facendo, finiremo presto per essere inghiottiti nell’alleanza di centrosinistra prossima ventura. Del resto, quale obiezione potremo opporre a una proposta frontista, se non abbiamo un programma forte, con cui misurare distanze e convergenze, su cui misurare la nostra utilità sociale?
    Dobbiamo stare nelle lotte, ma una volta dentro le lotte, abbiamo bisogno di obiettivi, ammesso che riusciamo a costruire grandi e stabili vertenze senza obiettivi. Gli obiettivi te li dà il programma, ammesso che non vuoi rincorrere l’agenda del Pd-Pdl.
    Peccato, Ferrero mi aveva fatto ben sperare. A Chianciano aveva detto: “non faremo opposizione di propaganda. Se le cose non vanno, non ce la prenderemo con gli altri, ma vedremo di capire perchè noi siamo insufficienti a migliorarle”. E’ esattamente il contrari di quello che stiamo facendo: i “grilli parlanti”del Pd come Vendola e Diliberto. Magari, un po’ più da sinistra, ma il ruolo è sempre quello.

  114. caro enrico, sono d’accordo sostanzialmente con te. meno che sulla ricostruzione che hai fatto e che sembra dire che la storia la fanno le persone. giacché mi opposi alla “svolta nonviolenta” proprio per i motivi che tu dici non sono in imbarazzo ma vorrei farti notare, per esempio, che ad attaccare l’esperienza della disobbedienza furono anche i compagni che oggi sono in sinistra critica e quelli dell’ernesto, magari per motivi opposti. la divisione del movimento la volevano anche quelli dell’opposizione di principio. comunque hai ragione a parlare di progetto. ma quello bisogna ricostruirlo col tempo. mi dissocio dalla idea che dopo bertinotti ora vediamo che fa ferrero. e che ferrero è già deludente. così siamo ancora nel pieno di una politica malata di leaderismo.
    un abbraccio

  115. Sono d’accordo, non penso che la Storia la facciano le persone, ma riferirsi ai personaggi della “commedia” era il modo più sintetico e semplice/semplicistico per ricostruire una vicenda in cui la prospettiva della rifondazione comunista è rimasta declamata, non studiata nè praticata.
    Non mi interessava riassumere la storia del Prc, ma mostrare brevemente come questi 18 anni, nella prospettiva di eleborazione teorica e programmatica, sono praticamente passati invano. Poi c’è Genova, che ha contribuito a uno svecchiamento della prassi, ma sul piano teorico ci dà poco, a parte delle categorie metapolitiche (lotta contro la concezione gerarchica del movimento), così come sul piano torico poco ci danno le straordinarie esperienze del socialismo del XXI secolo dell’America Latina, non per limiti loro, ma perchè il Venezuela e la Bolivia non sono l’Italia, e il Sud America non è l’Europa Occidentale. Il problema nostro è quello della rivoluzione in Occident, non ci sono modelli esogeni che possano venirci in soccorso. Da ultimo, anch’io penso che la sinistra ha bisogno di popolo, non di Padreterni onniscienti, men che meno di un Paderterno Onnisciente. Però vorrei, in questa fattispecie, che vi sia un dibattito continuo fra la base e la dirigenza, per capire cosa non va e provare a risolvere assieme i difetti del nostro agire politico. Non sono mai stato un fan della rivoluzione culturale cinese, ma in questo caso serve far “fuoco sul quartier generale”, senza curarsi di nessuno

  116. Marìca Porta Says:

    Che pessimo articolo sul Venezuela quello della Nocioni su Liberazione di oggi. Se si voleva fare satira si poteva fare una vignetta.

  117. militante Says:

    Quanto alle alleanze il che fare lo avevamo scritto assieme al congresso, era (ed è) un buon compromesso: niente rotture unliaterali ma chiamare iscritti e istuzionali a verifiche reali sulle esperienze di governo in corso e sulle future possibili alleanze. Un metodo semplice e democratico: la partecipazione e la mobilitazione dal basso. Ora se in alcuni casi non si è ancora passati dalle parole ai fatti, non è per mancanza di un criterio condiviso ma per le resistenze di chi questo criterio l’ha condiviso solo sulla carta e solo per il tempo di un congresso. La carognata della soglia di sbarramento avrebbe casomai imposto un’accelerazione di suddette verifiche…

    Va da sè poi che non ci dobbiamo condannare all’opposizione. Sono i fatti e la fase attuale, in cui gestire la crisi significa gestire tagli e privatizzazioni, che ce lo impone, Nè abbiamo ancora dalla nostra una massa criitca che ci permette di orientare i governi locali come vorremmo. Penso sia prioritario tirarci fuori dal marciume di alcune amministrazioni locali e presentare il nostro partito, ancorchè debole, come qualcosa di diverso dagli altri. Le elezioni sono un biglietto da visita e non possiamo averne uno diverso a seconda del tipo di elezione e del luogo geografico.

    Quanto alla riconquista del consenso, vanno bene tutte le cose dette qui. Già solo il fatto di essere presenti in alcune vertenze, di prenderci le botte insieme agli altri lavoratori (vedi Milano e Pomigliano), di essere tornati con umiltà e pazienza a discutere con la povera gente, anche a costo di prenderci gli insulti, è un grande passo avanti. La credibilità si ricostruisce anche così, pur non tramutandosi immediatamente in voti.

    C’è un lungo purgatorio dinnanzi a noi. Credo che abbiamo la fiducia e la determinazione necessarie per attraversarlo. La cosa insopportabile sarebbe il riprodursi di uno iato, di un’imprermeabilità tra dirigenza e base. Un’ eventualità del genere, che ammazza la fiducia, possiamo e dobbiamo scongiurarla.

  118. Leggendo alcuni commenti su siti degli scissionisti, In Sardegna avrebbe vinto la lista La Sinistra (1,5%),
    composta da un gruppo consiliare formata da 5 consiglieri dall’estate 2007 : formata da Sd (1 consigliere regionale ex Ds), 3 consiglieri regionali ex Prc ( usciti nel 2007), Unire la sinistra (1 consigliere regionale ex Pdci).
    Insomma Sd, più una parte del Pdci, più qualche ex Prc (uscito già prima del congresso), con 5 consiglieri regionali (che hanno girato in lungo e largo la Sardegna per quasi 2 anni) hanno raggiunto
    in 2 anni: 10mila voti. Mentre sminuiscono il 5,15 dei COMUNISTI……..

    SONO PROPRIO INDEGNI!!!!!

  119. Luca Marini Says:

    Ramon è vero non conoscevo la consistenza della scissione in sardegna, e non conoscevo l’indicazione di Vendola a votare per il prc.
    Concordo con vari commenti sul collocamento del prc, al di fuori di questo centrosinistra, il centrosinistra di Bertinotti, D’alema, Bindi e pure Diliberto ( errore marchiano stilare una lista di nomi, ma sono gli stessi che poi si fregano le mani e scrivono pagine e pagine per far rimaterializzare la lista dei progressisti).
    Sono in sintonia pure con militante quando sottolinea il problema delle verifiche, scritte e annunciate ma poi ancora non praticate e se praticate poco partecipate dal punto di vista delle decisioni. Spesso si rimane aspettando di vedere possibili mutamenti mascherati all’interno delle giunte dei consigli comunali etc, etc.
    Il punto è e qui in questo blog, ne abbiamo discusso molto, se le cose che abbiamo scritto a Chianciano e messe in pratica con immenso sforzo in questi mesi, possano trovare una prospettiva che duri il tempo di un ciclo elettorale. Secondo me no! non è un no assoluto e un no per principio è un no dettato dalle scelte locali e nazionali dei vari centrosinistra italiani (salvo rare eccezioni naturalmente).
    Le ripubblicizzazioni dei servizi (ma non per difendere il 51%, ma per arrivare al 100%) sono cose che dovremo scrivere in tutti i programmi e difficilmente per questa tornata elettorale le varie amministrazioni PD le accetterano. Quindi Ramon in questa fase non si tratterebbe di una scelta di opposizione per principio.

  120. lucaocchionero Says:

    Una cosa e poi devo andare via: una cosa queste elezioni e queste sconfitte(per noi relativa) ce lo devono insegnare: la gente va ascoltata. Questo non significa che dobbiamo assecondare ogni languore pericoloso che si muove nella pancia del popolo, però io vi pongo una domanda: se il PRC in un’amministrazione locale è in grado di imporre a tutto il centrosinistra una svolta sulla politica ambientale, ed in particolar modo sulla gestione delle discariche, che la gente richiedeva da tempo; l’alleanza si può fare o no?

  121. lucaocchionero Says:

    Ultima cosa: ho saputo della decisione del comitato di redazione di Liberazione. So benissimo che in questo Paese c’è un grande attaccamento alle poltrone ed i “neo riformisti” in movimento sono, a giudicare anche dagli assessori nelle giunte locali attaccati col mastice alle poltrone occupate ingiustamente visto che non sono più del PRC, tra i più attaccati di tutti alle poltrone ed ai conseguenti lauti stipendi.
    I giornalisti che non sono d’accordo con il nuovo direttore abbiano la decenza di dimettersi: è una questione di sanità politica

  122. Luca Marini Says:

    Alla tua domanda rispondo di si, Lucaocchionero, ma appunto date delle premesse programmatiche di svolta rispetto all’esistente! e le politiche ambientali, della tutela del territorio contro la sua devastazione portata avanti da cementificori e padroni sfruttatori lo sono.

  123. Luca Marini Says:

    In questo senso faccio un esempio, se un comune è socio di una spa che gestisce un inceneritore, nel programma metti che il comune esca dalla spa e inizi una seria raccolta differenziata porta a porta e si impegni ad una gestione delle risorse fuori dalle logiche produttivistiche e di spreco. Se nel programma su tale questione non dici nulla o dici che magari è necessario intensificare i controlli sugli inquinanti ( che tanto non li trovano praticamente mai e se li trovano dicono che comunque il giorno dopo sono rientrati nella norma) e magari ti prspettano un assessorato comunque all’ambiente, la tua presenza in giunta è inutile perchè lo è il programma.
    Un esempio rozzo lo so, ma volevo risponderti con maggiore chiarezza.

  124. Luca Marini Says:

    anche gli assessori attaccati con il mastice abbiano la decenza di dimettersi!

  125. quale sarebbe questa decisione di liberazione?

  126. Hanno votato contro il piano editoriale proposto da Dino Greco. Non so che implicazioni possa avere (penso nessuna, a parte la conferma da parte della redazione di voler boicottare il suo stesso giornale, il piatto dove mangiano, ma questo lo sapevamo già). contenti loro..

  127. e questo voto che conseguenze avrebbe?
    in ogni caso da quel che leggo in rete (e sapete i miei dissensi) credo che i dirigenti di rifondazione dovrebbero dare l’impressione agli elettori delle alre forze anticapitaliste di non volerli umiliare, altrimenti una parte della base sta a casa. non fare gentili concessioni accogliendo sotto un simbolo ma trattare e trovare un’intesa. visto che sul pdci avevo ragione? parte dell’elettorato del prc è stufo di tante cose e preferisce la linearità di diliberto.

  128. “credo che i dirigenti di rifondazione dovrebbero dare l’impressione agli elettori delle altre forze anticapitaliste di non volerli umiliare, altrimenti una parte della base sta a casa. non fare gentili concessioni accogliendo sotto un simbolo ma trattare e trovare un’intesa. visto che sul pdci avevo ragione? parte dell’elettorato del prc è stufo di tante cose e preferisce la linearità di diliberto.”

    Sottoscrivo

  129. ma quando mai la direzione ha dato l’impressione di voler umiliare diliberto?
    gentili concessioni?
    linearità di diliberto?

    non ho parole.

  130. beh se uno dice: vi ospitiamo sotto il nostro simbolo… non hanno mica tutti i torti quelli di SC a parlare di annessione. scusa tanto maria, ma per fortuna ramon è più intelligente di te. l’ho capito quando ha chiarito che il problema non stava nella grafica del simbolo. e il fatto che il pdci è cresciuto a spese del prc è un fatto, da me peraltro previsto.

  131. Il simbolo. E’ l’ultima delle cose. Noi chiediamo che si parta, e non che si arrivi, nella discussione dal simbolo di Rifondazione Comunista. Sia perché è stato comune a molti sia perché è sempre stato il più votato e conosciuto. Perfino da un punto di vista strettamente elettorale sarebbe un grave errore inventare un simbolo nuovo che, anche contenendo la falce e martello, risulterebbe estraneo nella percezione di milioni di elettori. Quando si dice “a partire” si dice che si può integrare, modificare e rendere riconoscibile per tutti. Non basta? Discutiamone, ma non se ne faccia una questione di vita o di morte. Non lo capirebbe nessuno.

    COMPAGNI IL PROBLEMA ADESSO è IL PdCI ROBA DA PAZZI!!!!!
    CONCENTRIAMOCI A CREARE UNA LISTA UNITARIA COMUNISTA E ANTICAPITALISTA DOVE I PROTAGONOSTI PRINCIPALI NON DEVONO ESSERE I PARTITI MA LE ASSOCIAZIONI,I COMITATI,IL SINDACALISMO DI BASE ECC.ECC.
    Ho riportato la parte inerente al simbolo per la chiarezza!!!

  132. ottimo puffo.
    come sempre
    un beso

  133. Per sasha,
    non lo dice solo ramon, c’è scritto nel documento approvato dalla direzione (si dice “a PARTIRE dal simbolo”, è chiaro che si prenderà in considerazione qualunque integrazione / modifica grafica possa far stare a loro agio i compagni di altre formazioni (politiche / sociali / di movimento / etc..)
    Se i “Critici” (che peraltro conosco bene) ne distorcono volutamente il significato per poter dire di no (perché diversamente non riuscirebbero a spiegare un loro no, visto che proponiamo una lista comunista e anticapitalista con un programma CHIARO, che è più che in sintonia con quello che loro vanno ripetendo da mesi) non sappiamo che farci, non c’è nessun tentativo egemonico. punto.

  134. Sacha, direi che a preoccuparsi dell’umiliazione del Pdci basta e avanza la dirigenza del Pdci, non credi?
    Come ha ben spiegato Ramon, questo documento è la piattaforma con cui il Prc si presenta alla discussione, che ovviamente vedrà altri punti di vista e una soluzione intorno a cui si accorderà. È normale che il punto di partenza sia il soggetto più grande, è altrettanto normale che il punto di arrivo sia comune.
    Cerchiamo di non vedere problemi dove non ci sono. Il simbolo dev’essere l’ultima delle nostre preoccupazioni, se c’è la volontà politica non sono i dettagli grafici a fermarla.
    Preoccupiamoci, piuttosto, di che proposta politica rivolgere agli italiani in vista di queste elezioni. Il primo problema da risolvere era trovare un nucleo ideale da utilizzare come criterio per riunire la sinistra non a caso ma su basi programmatiche. Questo è stato fatto, identificando questo nucleo nella scelta di opposizione alle politiche neoliberiste dell’Ue.
    Ora c’è da fare un passo ulteriore: articolare questo nucleo ideale in una proposta politica articolata e coinvolgente. Non cadiamo nell’autoreferenzialità: nessuna vota una lista perché è comunista e anticapitalista. Si vota una lista comunista e anticapitalista perché vi si riconosce una forza utile per portare avanti determinate proposte.
    E allora cominciamo con le proposte: sulle banche, sul clima, sull’energia, sui salari, sull’università. Fra qualche settimana saremo nelle piazze a chiedere il voto a persone a cui non interessa la differenza tra Vendola e Cannavò. A loro dobbiamo rivolgerci. Senza identitarismi né settarismi, ponendoci come la forza in grado di unire tutta la sinistra intorno a un programma di radicale alternativa allo stato di cose presenti. Muoviamoci, il tempo è sempre meno.

  135. L’elaborazione del lutto. Processo del tutto assente nel travagliato movimento comunista nostrano e nella Sinistra in generale. L’uragano elettorale degli ultimi anni, ci consegna una cruda realtà, anzi due: da una parte una diaspora incapace di concepirsi senza consiglieri comunali, provinciali, regionali, deputati e affini, dall’altra la “resa” di fronte a ciò che ha fatto grande il movimento comunista nel ‘900 (la diversità comunista?) vale a dire la capacità di analizzare e capire, di lottare ed essere…. come dire…. obliqui al quotidiano, ma soprattutto, la coerenza e per suo rovescio la determinazione. Invece (sic!) quanta pochezza tra gli eletti; quanto rammarico tra gli elettori!

    Forse non tutto è ascrivibile al crollo del muro, alla società che cambia, alla legge elettorale, alla sfiga……
    Forse Rifondazione è stata ridimensionata dai suoi stessi rappresentanti, o meglio dalle loro condotte e scelte fatte in nome di una poltrona…..… sarà duro dirlo, ma nei dirigenti nazionali e locali non vedo altro che il proprio tornaconto personale o, nel migliore dei casi, il loro ego. Sapeste le schifezze (viste e mai digerite) fatte dai nostri eletti (Sardegna, Campania, Calabria, Bologna, Roma ecc.ecc.ecc.) clientelari e autoreferenziali al pari degli “altri”.

    Anzitutto, democrazia vorrebbe all’indomani di una batosta di tali proporzioni, che il gruppo dirigente si facesse da parte, da Nuoro a Roma, da Palermo a Bolzano; quantomeno per rinfrescare le pareti dei circoli, ai quali questi compagni dovrebbero ritornare. Secondariamente, non può guidare la ricostruzione del partito chi fino a ieri ha assecondato la strategia da figliol prodigo del centrosinistra.

    Capisco, però, la difficoltà di trovare militanti disponibili e validi..…. Infatti, la regola della rappresentanza a tutti i costi, quindi dell’alleanza ad ogni costo, ha svuotato i circoli delle figure (giovani e non) più brillanti, pulite, sincere….. Sì, proprio così, poiché per molti è intollerabile fare gli “incazzati” per due, tre anni e poi vedersi alleati di quelli contro i quali ci si è scagliati fino al giorno in cui bisognerebbe raccogliere quanto seminato, le elezioni. Alleati con cani e porci, e per cosa?….. per una poltrona che ti sputtana nome, simbolo, cultura politica, storia, programmi, persone.

    Da questi quattro punti bisognerebbe ripartire: simbolo,cultura politica, storia, programmi, persone.

    Ribaltando il concetto, affermatosi anche in Rifondazione, che vuole protagonisti solo quelli che siedono su uno scranno del parlamento o di un ente locale; che in nome dell’antiberlusconismo abdica l’anticapitalismo;
    che non concepisce l’alternanza interna delle responsabilità, eterizzando le solite facce (le quali una volta raggiunto un livello, escludono nei fatti di ritornare alla militanza di strada).

    Perché il vero nodo da sciogliere è quello legato alla “cultura del vincere” cui ci si è cullati negli ultimi tempi. La risposta più ricorrente in gran parte dei militanti oggi è: ma se vai da solo cosa fai?
    Capito!… da solo cosa fai?….. non più, ciò che è giusto fare, bensì ciò che è utile….. Ma, chiedo io utile a cosa?

    ……. E pensare che sotto il fascismo c’erano compagni che rischiavano la fucilazione per un foglio di carta (l’Unità) anche quando la classe operaia era ubriacata dalla propaganda del regime…… e neanche lo pensavano: ma da solo cosa fai?………..

  136. …………..dimenticavo, scrivo da una provicnia (NUORO) dove si è passati dal 10-12% al 3%…………………… MEGLIO SOLI, altro che meglio soru…..
    più ci alleiamo col centrosinistra più perdiamo consensi…… ovunque…o sbaglio?

  137. lucaocchionero Says:

    luca marini sono d’accordo con te sulla questione delle amministrative. Sul documento della direz naz: ma come si può pensare che esso possa offendere qualcuno? E poi siamo sicuri che gli elettori del PDCI abbiano dififcoltà a votare per il simbolo del PRC(guarda caso pressochè identico)?
    Perchè se così fosse io penserei che ci sono davvero grandi problemi a sinistra e tra gli anticapitalisti. Grossi problemi non politici ma psicologici, poichè rifiutare un progetto politico di riunione onde mantenere il proprio palchetto col proprio piccolo microfono per apparire di tanto in tanto in TV non è un problema politico ma, ripeto, di altra natura.
    Perchè nelle liste del PRC e non di un altro partito antagonista? Perchè il PRC è un partito che ha un’anima e che è l’unico in grado di risalire. La “nostra anima laica” è questo zoccolo duro di compagni pari al 3% che ci vota nonostante una sconfitta storica, nonostante una scissione immotivata politicamente, nonostante una campagna stampa durissima che da anni è ordita contro ogni comunista, nonchè contro chiunque si opponga al “pensiero unico”. Se permettete questo zoccolo duro ha un valore enorme, è una base di ripartenza che ci fa dire con buona cognizione che entro 4 anni questo partito tornerà a dire la sua autorevolmente in questo Paese e se possibile anche fuori, così come abbiamo fatto nei momenti migliori della nostra piccola storia.
    Quando al PD credo che non abbiamo ancora visto niente: sto aspettando l’esplosione di queste contraddizioni che maturano sotto la cenere e come si ristrutturano come gruppo di potere; ma personalmente non credo ad una scissione tra le due anime, almeno al momento(Ma poi davvero il PD ha due anime?? Bò!!).

  138. le difficoltà le leggo online anche su facebook, gente che contesta diliberto e dice che non voterà prc perché sarebbe un’annessione. penso che la cosa sarebbe aggirabile con un po’ di flessibilità, ad esempio il simbolo vecchio.

  139. Luca Marini Says:

    Sacha ora dire che il pdci è aumentato a spese del prc mi sembra un’esagerazione che non sta ne’ in cielo ne’ in terra! il pdci è sul 2,0% e in sardegna alle politiche del 2006 era al 3,3%, Rifondazione era al 6,8%. Il pdci è da quando è nato che è fisso sul 2%, d’altra parte la stabilità è il riflesso della storia del partito, un partito nato da una scissione e che poi non ne ha subite (salvo l’ultima ma da considerare irrisoria), un partito che è sempre stato alleato fedele del centrosinistra, al di là dei governi, , D’alema, Opposizione con Rutelli leader, Prodi 2, più altri governi tecnici che non ricordo. Diliberto è il leader incontrastato da 10 anni e lo sarà ancora! La progettualità è sempre di conserva o di rimessa, insomma non c’è da meravigliarsi se nei momenti di calo dei consensi dei partiti del centrosinistra, il pdci risente meno del calo dei consensi. Ora da qui a dire che il pdci aumenta a danno del prc ce ne corre!

  140. probabilmente mi rifaccio ai dati 2004, che sono ben diversi: prc al 4, pdci sotto il 2. non so. a me poi interessa sempre meno, non so nemmeno perché continuo a venire su questo blog. ma davvero rifondazione vi sembra tutto sto sballo? strano che gli elettori di sinistra non lo capiscano. e non mi si dica che la colpa è tutta di prodi.
    liberazione comunque non si vende, o sbaglio?
    meno male che i dirigenti come ramon sono più saggi di voi.

  141. Luca Marini Says:

    molto d’accordo con Antonio, quando sottolinea alcune domande che spesso, si pongono molti dirigenti,iscritti e simpatizzanti e sulla cultura “del vincere le elezioni”. Da soli cosa si fa? e da ultimo, se la sinistra non si unisce scompare!

  142. Luca Marini Says:

    Lucaocchionero aggiungerei che molto spesso i media di sinistra (vedi manifesto e unità) sponsorizzavano il pdci e diliberto in chiave antirifondazione. Quindi i media con i comunisti italiani sono sempre stati piuttosto buoni.

  143. Luca Marini Says:

    Però sacha così è difficile davvero, intervieni per dire che Ramon è più saggio di altri! io lo so che è più saggio di me, me che tu utilizzi questo per dirci che non capiamo niente mi sembra un po’ troppo.

  144. Sta Sacha come si permette ad offendere e a dare giudizi mi sono stancato a sentire le sue cazzate “me poi interessa sempre meno, non so nemmeno perché continuo a venire su questo blog” ecco brava se non ti interessa non rompere a tanti compagni che invece interessa.
    Fonda un tuo partito e non rompere.Grazie!!!

    PS:Ah per tua informazione Liberazione vende molto di più rispetto che con Sansonetti

  145. veramente sacha, senza polemica, anche gli altri si chiedono come mai continui a frequentare questo blog.
    eccetto ramon, ovviamente, che è più intelligente di noi.
    di me compresa, visto che me l’hai fatto ben notare.

  146. ciao puffo, puoi darmi le cifre? no intendevo se si vende la testata.

  147. e a luca occhionero ricordo anche che quel 3% di zoccolo che lui reputa solidissimo comprende verosimilmente parecchi scissionisti.
    io non sono contro rifondazione, mi pongo solo il problema di una sinistra che non escluda e che non sia autoreferenziale.

  148. segnale che l’ articolo di Ramon Mantovani è anche sul sito dell’Ernesto:

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=17970

  149. Luca Marini Says:

    comunque sono velocissime le operazioni di spoglio in Sardegna, sul sito del ministero dell’interno a 48 della chiusura dei seggi mancano ancora 300 circoscrizioni su 1800, il 16%.

  150. Compagni faccio presente che la Sinistra arcobaleno (4 Partiti) 10 mesi fa in Sardegna ha avuto il 3.5% e 35000 voti.Il PRC è al 3.2% da solo ed a circa 22000 voti (a 200 sez dal termine).Ciò nel disastro generale e considerando il calo di affluenza del 3.5%.Questo senza considerare il PDCI e gli altri.E’ una buona base per ricominciare a lavorare E NON ERA PER NULLA SCONTATO QUESTO RISULTATO.Alcuni di noi cosa fanno piagnucolano e spaccano il capello in 16.Ho la vaga impressione che qualcuno si sia innamorato delle catastrofi in modo patologico.

  151. Luca Marini Says:

    Passa in via definitiva lo sbarramento al 4%, 230 si, 15 no e 11 astenuti, pd,idv,lega e pdl favorevoli 4 del pd in dissenso. Lo so, non è una notiziona, ma in questi giorni sentivo di probabili sacche di resistenza all’interno del PD?

  152. è proprio perché penso che rinascere sia possibile che mi arrovello su questi temi. non possiamo più sbagliare. il pd è allo sbando totale, se fanno reggente quel bischero di franceschini avranno una batosta storica e poi si sciolgono. ma non possiamo rischiare sul quorum del 4%.

  153. Luca sono in tanti ad avere l’interesse a farci fuori,per ora molto più Di Pietro ed il PD che Berlusconi.Siamo troppo deboli(per ora) per impensierire Berlusconi,però ad un PD allo sfacio ed ad un Di Pietro che si propone come unica opposizione diamo fastidio eccome.Ecco perchè non è più tempo di dubbi ma lavorare per il nostro progetto il PRC.Può piacere o meno ma non vedo altri progetti credibili sia nei numeri che nei fatti.
    PS:Liberazione non è un granchè ma il manifesto in questi giorni tocca vertici di ipocrisia ed ambiguità incredibili….lo compro da 20 anni ma adesso sul serio non li capisco….forse nemmeno loro capiscono cosa vogliono…

  154. ottimo l’articolo di oggi del segretario.
    cerchiamo di lavorare in questo senso.
    credo che sia giunto il momento della nostra propaganda del voto utile.
    invece di arrovellarci sulle percentuali.

  155. tiziano loreti Says:

    approfitto del blog di ramon per salutare le compagne e i compagni che hlnno condiviso con me in questi anni e nell’ultimo congreso di Chianciano lla difesa e il rilancio del prc.
    Lo faccio perche’in questo momento mi accingo a lasciare il partito e la storia fatta di passione e lotte.
    Lascio perche’la mia opzione politica non e’ piu’ compatibile con una certa idea di partito.
    Lascio dopo essermi scontrato e avere perso su di un nodo cruciale che riguarda le alleanze col pd sul mio territorio,bologna.
    Lascio perche’non ritengo possibile un accordo date le condizioni locali e nazionali col pd
    Vi lascio scrivendovi l’ulima frase della mia relaione ,perche’indica il mio stato d’animo,
    E’ una frase scritta di CHRISTA WOLF tratta dal libro CASSANDRA
    “TEMINO QUI IMPOTENTE E NIENTE,NIENTE DI QUELLO CHE AVREI POTUTO FARE O NON FARE ,VOLERE O PENSARE MI AVREBBE CONDOTTO AD UNA SCELTA DIVERSA”
    Arrivederci compagni e compagne
    Tiziano Loreti ex segretario prc Bologna
    ora semplicemente un compagno

  156. antonio insalato Says:

    approfitto del blog di ramon e della mail del compagno Antonio per salutare le compagne e i compagni che hlnno condiviso con me in questi anni e nell’ultimo congreso di Chianciano lla difesa e il rilancio del prc.
    Lo faccio perche’in questo momento mi accingo a lasciare il partito e la storia fatta di passione e lotte.
    Lascio perche’la mia opzione politica non e’ piu’ compatibile con una certa idea di partito.
    Lascio dopo essermi scontrato e avere perso su di un nodo cruciale che riguarda le alleanze col pd sul mio territorio,bologna.
    Lascio perche’non ritengo possibile un accordo date le condizioni locali e nazionali col pd
    Vi lascio scrivendovi l’ulima frase della mia relaione ,perche’indica il mio stato d’animo,
    E’ una frase scritta di CHRISTA WOLF tratta dal libro CASSANDRA
    “TEMINO QUI IMPOTENTE E NIENTE,NIENTE DI QUELLO CHE AVREI POTUTO FARE O NON FARE ,VOLERE O PENSARE MI AVREBBE CONDOTTO AD UNA SCELTA DIVERSA”
    Arrivederci compagni e compagne
    Tiziano Loreti ex segretario prc Bologna
    ora semplicemente un compagno

  157. Rispetto la tua scelta e mi dispiace,però non capisco un segretario provinciale non riesce a far passare la sua opzione politica si dimette e va bene,ma lasciare il partito mi sembra assurdo….dici che il partito non è compatibile con le tue idee…..ma il partito è lo stesso di quando sei stato eletto segtretario pochi mesi fa….Comunque ti invito a ripensarci.
    Comunque non conosco la vicenda di Bologna in dettaglio quindi non dico altro.

  158. Lasciare la segreteria va bene,ma lasciare il partito mi sembra un’assurdità.
    Spero che ci ripensi.

  159. Caro Ramon, dire che IL MOVIMENTO PER LA SNISTRA avrebbe come confine una scelta ideologica precisa: quella anticomunista è una menzogna colossale!!!!

  160. Paolo vedo che non avete perso l’abitudine di sostenere con fatti ed azioni delle cose e poi rimangiarvele per motivi di immagine alla prima occasione.Con le vostre menzogne avete portato il partito alla quasi dissoluzione.Ora invece di piagnucolare fateci vedere cosa sapete fare.

  161. Caro Paolo, prima di accusare a vanvera fatti un giro sul loro sito e poi ne riparliamo.

    La costante dei commenti è un tripudio di insulti al comunismo e chi prova ad argomentare in quel senso viene subito “marchiato” come veterostalinista, identitario, con l’anello al naso, etc…
    Il tutto condito da elogi per Bettino Craxi…

    Caspita, alla faccia della sinistra “nuova”…

  162. @Per Tiziano: Non conosco con precisione la situazione di Bologna, ma a lasciare il Partito secondo me sbagli. Ripensaci.
    Un abbraccio
    Laura

  163. Compagni,lasciamo stare questi quattro falliti.Pensiamo al nostro progetto,pensiamo il 5,2% preso in Sardegna e il 4,69% preso in Abruzzo.
    Le forze di sinistra,comunista,anticapitalista supererà il 4% grazie all’aiuto di tanti compagni che credono al nostro progetto

  164. Car* compagn*,
    approfitto anche io di questo blog (che continuerò comunque a frequentare) per comunicarvi che mi accingo ad uscire dal Prc di Bologna assieme a Tiziano.
    So che con tant* ci ritroveremo per le strade e mi conforta l’idea che “ricominciare da capo non significa tornare indietro”.

    Saluti e libertà. Con grande dolore.
    Alessandro Bernardi
    già resp. movimenti del Prc/Se di Bologna e membro del Cpf.

  165. Tutta la mia solidarietà al compagno Loreti. Questa storia mi riporta alla mente quanto vidi anni fa nel prc della mia città. Si discuteva per giorni sul senso di stare in amministrazione con l’ulivo, sulla “verifica” di giunta. Poi decisero da Roma che non si poteva mettere in discussione l’accordo e la federazione venne commissariata. Anche il buon Paolo Ferrero venne da noi per spiegarci le ragioni della capitolazione…

  166. Per uno come me che è stato sempre in minoranza e forse lo tornerà pure, sono veramente atteggiamenti inqualificabili. Nemmeno Loreti fosse uno che ha appena iniziato a fare politica e ne è rimasto deluso. Ormai si sono scordati tutti cosa vuol dire lottare. E’ la conseguenza di 15 anni di bertinottismo. E la stiamo pagando cara.
    Sta disertando perché non ha più in mano la direzione e chide pure comprensione. Ma stiamo scherzando?

  167. Si, vabbè, disertare…ma lo sai quante decine di migliaia di persone se ne sono andate via schifate dal Prc?

  168. penso che siamo veramente allo sbando e queste scelte non le condivido affatto. un po’ di razionalità, di freddezza, di senso della misura no, eh?, in un contesto così drammatico? è così che la destra vince, e vincerà per 20 anni.

  169. da bolognese, e probabilmente un po’ più a “destra” di voi, penso che se bologna passasse alla destra sarebbe una tragedia, soprattutto a livello simbolico, quindi fare un simile casino per evitare l’accordo elettorale è quanto di più lontano da me. qui avanza il fascismo e si dà spazio a comportamenti da primedonne isteriche. basta, sono stanca di questa stupidità a sinistra, dell’atomizzazione, dell’incapacità di capirsi e di parlarsi. qui ci sono responsabilità storiche e tutti continuano a farsi i cazzi loro.

  170. Luca Marini Says:

    Tiziano Loreti ed Alessandro Bernardi, l’accordo con il PD a Bologna è questione importante lo è per voi soprattutto e lo anche per noi, ma se tutti lasciassero il partito in conseguenza dell’accordo con il PD a quest’ora il PRC sarebbe cessato di esistere da anni. E allora perchè non abbandonarlo nel 2006 quando facemmo l’alleanza con Prodi e perchè non abbandonarlo quando il partito ha deciso di presentaesi come Sinistra Arcobaleno, cosa ben più grave.
    Io in questo blog spesso mi sono espresso su temi come le verifiche che non si fanno, su accordi fatti a scatola chiusa etc etc, ma in questa scelta ci vedo anche una sorta di localismo che io spesso ho denunciato in questo blog. Secondo me è sbagliato abbandonare un partito sia per le elezioni, e a maggior ragione se queste sono locali. Uno si dimette da segretario provinciale in dissenso e questa è già una scelta molto forte che dà i segnali a chi a livello nazionale dovrebbe prestare più attenzione a ciò che in certe federazioni succede.
    A bologna per me fu già un segnale grave quando si spaccò la mozione 1, in seguito ad un documento che interessava proprio le elezioni locali.
    E questo Tiziano e Alessandro è avvenuto in molte altre parti di Italia e lo sapete benissimo anche voi.
    E’ la conseguenza di alcuni modi di vedere il PD che si manifestarono bene anche al congresso di Chianciano e che forse andavano considerati meglio( il PD locale è in fondo diverso da quello nazionale). Il punto fondamentale è tra l’altro non nuovo e cioè è il fatto che a livello nazionale spesso vengono prese decisioni, che a livello locale vengono in pratica sconfessate.
    E’ il localismo, ma per rispondere a questo problema non è giusto secondo me far seguire un’altra scelta localista come quella di abbandonare il partito per le elezioni provinciali, regionali o comunali che esse siano.

    saluti e libertà e ripensamento,

    Luca

  171. Purtroppo è una costante di tutti i partiti il continuo ricambio e cari miei lo schifo non è solo nel nostro partito.
    Mi dispiace,ma fate lo stesso di quei quattro vendoliani,sono andati via senza lottare solo perchè hanno perso la maggioranza del partito.
    Spero che parteciperete al progetto politico di Rifondazione comunista e della di una lista che, alle elezioni europee, raccolga in modo aperto e forte il meglio della sinistra comunista, anti-liberista, ecologista e femminista presente oggi in Italia e che si vuole battere efficacemente contro le destre.

  172. Decine di migliaia di persone che non erano segretari provinciali appena messi in minoranza. Non mi sembra paragonabile. comunque ci saranno compagni più degni di lui che continueranno a portare avanti l’opposizione di sinistra nella federazione di Bologna.
    Per Sacha, scusa ma le tue posizioni mi sembrano ovviamente rispettabilissime ma più vicine a qualcuno che potrebbe iscriversi al Pd.
    Ripeto che atteggiamenti come quello di Loreti sono secondo me il prodotto di 15 anni di formazione di dirigenti su basi bertinottiane. Da proprietari del pertito che se ne vanno appena finiscono in maggioranza.
    Ed è scorretto verso i militanti a maggior ragione se sono miltanti che non appartengono a quelle decine di migliaia che se ne sono andati ma a quelle migliaia che sono rimasti. Cazzo.

  173. Compagni in un sol colpo ci siamo liberati di Soru e Veltroni? Se così fosse, potrebbe certo dirsi che non tutto il male viene per nuocere. Erano due leaders affetti dalla stessa malattia: immagine vs. profilo reale. Il primo un uomo duramente di destra, autoritario e con propensioni populiste. Costruisce di sé un’immagine di ambientaliista e di sardo identitario per nascondere il suo vero profilo: quello di un padrone volto a estendere la sua sete di comando alle istituzioni, rimanendo fondamentalmente imprenditore. Il secondo immerso in un mondo virtuale fatto di un kennedismo astratto, proiettato verso un patrottismo nazionale impraticabile e pericoloso con una destra dominata da un pescecane come Berlusconi. Un leader, Veltroni, la cui caratteristica fondamentale è l’indecisione. Indecisione fra laicità e cedimento agli integralismi rutelliani: Indecisione fra socialismo e popolarismo. Indecisione fra mondo del lavoro e mondo imprenditoriale. Indecisione fra migranti e umori securitari. Indecisione, indecisione, indecisione.

  174. @ per tiziano e ale

    non conosco le dinamiche della situazione di bologna.
    comunque sia, sapevamo e sappiamo bene che attuare la linea uscita da chianciano non è semplice e nè facile. proprio perchè proveniamo da 15 anni di bertinottismo. per come la penso io, che credo ancora nella forma partito, le lotte si fanno da dentro e non da fuori.

    solo una cosa.
    spero nei prossimo giorni di non dover offrire un drink a bifo.
    e non aggiungo altro

  175. Bucharin77 Says:

    non conosco bene la situazione di Bologna ma intuitivamente sono d’accordo con voi, cari Tiziano e Alessandro. Secondo me però sbagliate a lasciare il partito. Continuate la battaglia da minoranza, non è detto che col tempo la vostra prospettiva non riguadagnerà la maggioranza.

  176. macché pd. diciamo che io normalmente sarei stata con vendola, se non si fosse comportato in quella maniera e non avesse fatto la scissione. ma come si fa a scrivere cose simili di soru, uno che in sardegna ha fatto cose importantissime? nemmeno ferrero sarebbe d’accordo, ha sempre detto tutto il contrario. qui siamo proprio al delirio.

  177. paola ferroni Says:

    Caro Tiziano e Ale, come vedete dalle reazioni dei compagni, bisogna spiegare e fare chiarezza perchè le motivazioni possano essere comprese e servire in altre situazioni che si possano determinare: chi non ha vissuto il partito in questi mesi a Bologna non può dare giudizi drastici come quelli che ho dovuto leggere su questo blog. Io che nel mio piccolo ho vissuto la storia sono personalmente in crisi, mi sono spesa per quanto possibile per un’idea di Partito: vederla svendere per interessi personali di collocazione in poltrone mi ha tolto la voglia di sacrificare il mio tempo e le mie enrgie per garantirle a qualcuno. Essendo segretaria di circolo, deciderò tenendo conto dei compagni.

  178. Bucharin77 Says:

    Cara Sacha qui non si capisce tu che cosa voglia. Hai strillato per mesi sulla questione di Liberazione dicendo a destra e sinistra che questa maggioranza era imbelle e suicida perché non decideva etc. Abbiamo fatto, mi sembra, quanto anche tu suggerivi. Via Sansonetti dentro un sindacalista colto e competente. Che infatti piano piano sta rilanciando il giornale, fatta salva la resistenza della redazione. La situazione economica non è risolta, ma il giornale, è vero quanto dice Puffo Rosso, sta riguadagnando copie. Poi hai cominciato a strillare in puro stile vendoliano che il Prc fa schifo e serve un nuovo partito di sinistra. Non abbiamo fatto quanto dici tu, ma diamo vita a un processo elettorale riaggregativo. Solo che lo facciamo sulla base dei contenuti e della chiarezza politica. Non a prescindere. Non ti starà bene, ok, ma, ormai l’hai capito, a noi non ci interessano pastrocchi e alleanze con il Pd. Se permetti, abbiamo già dato, stavamo quasi per morirne. Più che pensare al prossimo centrosinistra, pensiamo alla trasformazione di questa società, che mi sembra che non stia messa tanto bene se è vero, come è vero, che persino i commentatori liberisti del Sole 24 ore arrivano a paventare il FALLIMENTO DEL TESORO AMERICANO a causa di questa crisi CAPITALISTICA.

  179. io non so se occorre un nuovo partito, so che bisogna riaggregare e soprattutto so che NON VOGLIO CHE BOLOGNA PASSI ALLA DESTRA. Che me ne frega se uno si piglia una poltrona. Forse qui non ci si rende conto che fra un po’ Berlusconi fa cappotto e l’Italia sarà un monocolore, un incubo atroce. Qui c’è un fascismo assatanato.

  180. A proposito di destra a Bologna, cara Sasha, di accordi col PD e di opposizone di sinistra vi allego di seguito parte di un’agenzia stampa con delle dichiarazioni dell’Arci Gay (non di un Soviet).
    Saluti e libertà(?).
    Ale B.

    ————————————–

    (ER) BOLOGNA. ARCIGAY: STOP A MANIFESTAZIONI E’ PROIBIZIONISMO
    ATTACCO A COFFERATI-DRAGHETTI: DA LORO DIVIETI E ATTI DI FORZA

    (DIRE) Bologna, 18 feb. – “In una citta’ che quotidianamente
    consolida il suo ruolo di teatro di violenza lo ‘stop’ alle
    manifestazioni durante il weekend imposto dalla Prefettura con
    l’accordo di Comune e Provicia, e argomentato con l’obbiettivo
    assolutamente discutibile di ‘migliorare la vivibilita’ del
    centro storico nelle giornate di sabato e domenica’, ha i
    connotati di un provvedimento irresponsabile e unilaterale”. E’
    la dura presa di posizione del Consiglio direttivo provinciale
    dell’Arcigay-“il Cassero” di Bologna.
    “In nome di una non meglio specificata vivibilita’”, si
    “chiude le porte del centro cittadino alle libere espressioni dei
    suoi abitanti” e dunque il Cassero esprime “un dissenso forte”
    invitando sindaco e presidente della Provincia “ad assumersi
    responsabilita’ rispetto alla deriva del cuore cittadino, senza
    ulteriormente caricare di questi problemi la cittadinanza, i suoi
    fermenti, le sue espressioni”. Per il Cassero il provvedimento
    sulle manifestazioni e’ la classica goccia che fa traboccare il
    vaso dopo che “in cinque anni di mandato Provincia e Comune hanno
    messo in campo un’imbarazzante sequenza di divieti che hanno
    profondamente interrotto la vivacita’ di fruizione degli spazi
    cittadini”.

  181. Voglio dire un ultima cosa poi è giusto che le problematiche inerenti alla federazione di Bologna vengano risolte li.
    Io e molti altri non accettiamo l’idea che quando si è in minoranza bisogna lasciare il partito………..
    Essere comunisti,l’Ernesto e altre minoranze del PRC per anni hanno portato avanti la loro linea politica dentro il partito pur essendo minoranza e con grande tenacia sono riusciti a conquistare la maggioranza del PRC,questo è un esempio da seguire in tutti i campi.Mi dispiace,ma fate lo stesso di quei quattro vendoliani,sono andati via senza lottare solo perchè hanno perso la maggioranza del partito.
    Spero che parteciperete al progetto politico di Rifondazione comunista e della di una lista che, alle elezioni europee, raccolga in modo aperto e forte il meglio della sinistra comunista, anti-liberista, ecologista e femminista presente oggi in Italia e che si vuole battere efficacemente contro le destre.

    BASTA POLEMICHE E CONFRONTIAMOCI SUL NOSTRO PROGETTO!!!

  182. Cari compagni invito tutti a valorizzare il ruolo dei Comitati locali sorti in questi mesi in alcune realtà.Questo può avere un importante «ruolo di fase», al di là delle pur importanti scadenze elettorali, nella ricostruzione di una presenza autonoma e organizzata dei comunisti,anticapitalisti e antagonisti.. Per questo bisogna avere voce nei movimenti di lotta sindacali e studenteschi come quelli di questi mesi (scioperi sindacalismo di base e FIOM, movimenti studenteschi e pro-palestina). Vanno però messe in cantiere alcune campagne, come quelle contro la NATO e il G8, volte a caratterizzare in maniera più forte questo obiettivo.

  183. Io sarei per non appoggiare il pd mai, ma a parte questo sembra che tutti si siano dimenticati che alle amministrative si vota con il doppio turno. Per non far vincere le destre si può anche invitare a votare pd al secondo turno. Perché ci si deve presentare insieme e governare insieme. E’ assurdo

  184. da settimane Loreti e altri esponenti del cf di Bologna fanno filtrare notizie alla stampa: “se messi in minoranza andiamo con la lista di Bifo”… infatti queste sono le notizie e le dichiarazioni subito dopo le dimissioni: I dimissionari spiegheranno domani le loro ragioni in una conferenza stampa. Nel corso della quale potrebbero chiarire la loro posizione circa un eventuale ingresso nella lista civica di Valerio Monteventi Bologna città libera. “Ne dobbiamo discutere- dicono- deve essere una scelta collettiva, comunque non ci sono solo le elezioni”…
    mi astengo da commenti…

  185. lucaocchionero Says:

    x Sacha: quando ho parlato di 3% non mi riferivo solo alle elezioni in Sardegna. Anche in Abruzzo, ma credo in tutta Italia la percentuale attuale del PRC è 3- 3,2%. Che mi pare il dato intero della sinistra arcobaleno che però conteneva quattro partiti. Bisogna avere pazienza in questo momento, senza agitarsi. Chi pensa che il PRC uscirà dalla crisi alle elezioni europee si illude e basta. Questo genere di crisi, storiche, si possono risolvere solo con un duro lavoro dei militanti di base, coordinato ed efficace, che si protrae per anni. Quando si parla di fili da riconnettere si parla di comitati da costruire, lotte locali da organizzare e coordinare, gruppi di acquisto popolare da creare, centri sociali coi quali interagire, e se si può realizzare sindacati(penso agli inquilini delle case popolari) ed anche patronati. QUalcuno qualche intervento prima, mi pare Enrico, ha fatto l’esempio delle cooperative e del sistema emiliano considerato nelle sue accezioni positive, ecco: in questo momento dobbiamo avere l’ambizione di costruire in più posti possibili questo tipo di situazioni.
    Io invece temo che molti militanti non siano più abituati a fare questo tipo di lavoro, preferiscono fare politica leggendo il Corriere della Sera o la Repubblica disperandosi per le presunte dichiarazioni di questo o di quello, o peggio non fanno manco quello e si lamentano ovunque chiedendo commissari straordinari o alleanze tutte partitiche onde continuare a delegare senza mai provare una partecipazione ad un progetto fattivo.
    Capovolgiamo la piramide: non chiediamoci cosa possono (o devono) fare i dirigenti, pensiamo a cosa possiamo e dobbiamo fare noi militanti!

  186. Bucharin77 Says:

    Cara Sacha ma ti sei mai chiesta perché Berlusconi è così forte? Cazzo, questa è la questione cruciale.
    chi in questi anni gli ha spianato la strada? Purtroppo il governo Prodi, il governo dell’unità, che piace a te, di tutte le forze della sinistra. Ma anche il governo più odiato dalle masse popolari degli ultimi vent’anni. Se non farete i conti con questa realtà, sbatterete sempre la testa contro il muro.

  187. Quindi addirittura se ne vanno in un’altra lista, non ho parole

  188. cofferati ha fatto un sacco di divieti – siamo proprio sicuri che non fossero aggredibili programmaticamente? e comunque a me non interessa la raccolta firme per via del pratello, a me interessa un partito a bologna completamente invisibile, mai un manifesto, mai un banchetto, mai niente di niente. inesistente.
    di bifo penso tutto il male possibile e l’ho già scritto. per il resto non tutta la colpa è di prodi e bertinotti, guardiamo in faccia la realtà per piacere. se la sinistra è stata inutile in quelle vesti, non vedo molti altri modi in cui avrebbe potuto pesare. in compenso adesso siamo in piena emergenza democratica e dal pd a ferrando mi sembra che non ragioni nessuno.

  189. Bucharin77 Says:

    accumuli non risposte su non risposte, e sei pure confusa, mi spieghi che cosa vuol dire: “non tutta la colpa è di Prodi e Bertinotti, guardiamo in faccia la realtà per piacere”. Non esiste una realtà “pura”, che non sia sempre socialmente mediata. E poi, la sinistra è stata inutile al governo ma poi in altre vesti è inutile comunque…Ma ti è mai venuto in mente che può esistere una sinistra che abbia un programma credibile di fronte ai lavoratori per uscire da povertà, disperazione e sfruttamento? Sai Sacha è stato l’unico modo in cui la sinistra è stata anche efficace nel ‘900…..che spaventoso arretramento culturale compagni….

  190. Ultima di Berlusconi….ha fatto battutacce sui deseparecidos argentini qualche giorno fa.In Argentina è successo un casino minacciano di ritirare l’ambasciatore.Berlusconi è un maiale magari ci vorranno un po di anni ma farà la fine di quell’altro appeso per i piedi.

  191. Compagni pensiamo a ricostruire il nostro partito questo è un tiranno vero ne vedremo delle belle.Altro che prodi,veltroni,pd,bifo e altro.

  192. ma pianta la sacha! ti faccio notare che chi l’ha sparate qui contro soru è proprio ramon mantovani. quello intelligente, che meno male che c’è lui su questo blog, per fortuna, perchè noi altri siamo tutti imbecill!!
    non c’è un filo di discorso logico e coerente in tutto quello che dici. mai.
    non so come fai a non rendertene conto. e dici pure che vuoi aiutare rifondazione. mah!!

    passiamo alle cose serie.
    paola ferroni, quello che dici lo comprendo e lo capisco. ma ti chiedo: tu pensi che altrove le cose siano rosee? che di lottare vi siete stancati solo voi a bologna? prova a venire a ballare in puglia, e poi ti mi dici.
    perdonami, ma davvero non vi capisco. liberi ovviamente di andarvene con bifo, ci mancherebbe, ma francamente, per me, siete una grande delusione. con rispetto parlando, ovviamente.

  193. ma no Bucharin, è che la sinistra è in crisi su tutti i fronti, non ha una proposta diversa di economia e di società, realistica e profonda, e questo la gente lo sente. quindi rischia di essere inutile anche a livello sociale.

  194. Solo una battuta per sdrammatizzare, Maria, ottima la citazione di caparezza 🙂 ! D’ora in avanti quando sentirò quella canzone mi immaginerò compagni come te e lucaocchionero alle prese coi vendoliani :-).
    A proposito, mi sarà mica diventato vendoliano pure il Capa? qualcuno ne sa qualcosa?

  195. no. precisiamo.
    con tutto rispetto per lucaocchionero, ma lui probelmi coi vendioliani non ne ha. a taranto il partito funziona bene, vendoliani non ce n’è..

    i problemi ce l’ho io. e tanti. ma tanti.
    vorrei ricordare a paola ferroni, ale beranrdi e tiziano loreti, che quelli usciti da chianciano non hanno nemmeno una sede qui. chiaro? UNA SEDE NON CE L’ABBIAMO. altro che computer, cara paola ferroni!
    siamo in mezzo a una strada (o per meglio dire a casa di uno o dell’altro) a fare opposizione alla destra interna di questo partito. con proporzioni da “il gigante e la bambina”. e lo facciamo. lo facciamo anche bene!! teniamo duro il più possibile.
    scusate lo sfogo, ma qui davvero non avete idea di come si lavora e in che condizioni si lavora. e sentier che sol perchè le cose non sono andate come dovrebbero, si lascia il partito, fa girar le balle compagni. bravi!! clap clap clap!facile parlare di lotte. a parole!!
    facile parlare di scombinamenti di mappe, vero plutarco?
    che schifo i partiti, vero plutarco?
    quando poi senza forma partito si va alle elezioni per mettersi il fondoschena al caldo buttando merda su chi lo fa attraverso il partito, allora le istituzioni vanno bene. eccerto.
    ma và và…

  196. ned ludd'75 Says:

    Gira voce che Capa simpatizzasse per Ferrero e che per questo non ha partecipato al festival delle notti bianche pugliesi. E poi, comunque Capa deve lavorare…

  197. Ops, scusa, ma non posso sapere la situazione specifica di tutte le varie province “pugliesi”, se lucaocchionero non ha problemi son felice per lui.
    Per il resto concordo in pieno con quanto dici riguardo a loreti e gli alri bolognesi, non so cosa sia successo esattamente (mi pare di capire alleanza col PD alle comunali?) ma anche a me è estranea la mentalità “sono in minoranza, ergo me ne vado”, ancor più deleteria per una forza di alternativa come la nostra.

  198. IPSOS Public Affairs ha pubblicato i risultati del sondaggio comissionato dalla RAI. Ecco le domande e i risultati del sondaggio:

    Domanda 1: Se si tornasse a votare a breve, lei per quale di questi partiti o liste voterebbe ?

    Rifondazione Comunista 3,4%

    Comunisti italiani 1,2%

    NON CREDO AI SONDAGGI(VEDI SARDEGNA)MA SONO INDICATIVI E DANNO MORALE.

    MARIA SEI UN MITO!!!

  199. no nicola, guarda che ho precisato per spiegare e basta.
    conosco bene lucaocchionero ed è uno dei pochi compagni di cui mi fido ciecamente e che ci è sempre stato vicino. non manca mai di darci aiuto morale e appoggio ogni qual volta decidiamo di fare qualcosa. questo ci tengo a dirlo.
    il mio era semplicemente uno sfogo. e basta.

  200. lucaocchionero Says:

    Ma non è che siccome vendoliani non ce ne sono i problemi sono scomparsi: magari fosse così! Anche a Taranto siamo in fase di ricostruzione del partito. Gli ammiratori del Presidente si sono portati via nel complesso 7 circoli in provincia con un buon seguito di militanti, per cui sono braccia e cervelli tolti alla causa del socialismo e se permettete questi sono seri problemi. Siamo impegnati nella ricostruzione e credo che 3 circoli apriranno a breve nei luoghi in cui gli altri li hanno chiusi, ma la ricostruzione non passa solo da lì. Il PRC a Ta lavora fattivamente alla costruzione di una nuova opposizione nella “fabbrica della morte”: proprio ieri c’è stato in federazione un importante accordo con un gruppo di sindacalisti e penso che domani uscirà a tal proposito un comunicato stampa di cui non anticipo i contenuti. Stiamo cercando di costruire circoli in tutti i luoghi di lavoro(per lo meno in quelli più significativi) e di tessere rapporti con le associazioni specie quelle ambientaliste sulla questione della variante al PRG e della discarica di rifiuti speciali dove abbiamo impresso una svolta alla politica ambientale della provincia con un odg del nostro segretario Franco Gentile che praticamente conteneva un programma nuovo ed alternativo rispetto a quello del PD e che il PD ha votato in aula consiliare. Certo: la sconfitta della mozioneII ci ha permesso di porre fine al congresso e di lavorare subito sul territorio, questa è una cosa positiva se vedo invece altri compagni ancora alle prese con le scorie di questo congresso. La cosa più importante e che qui stiamo lavorando cercando di applicare la linea politica decisa a Chianciano ma anche le positive modifiche introdotte dalla delibera della Direzione Nazionale: difatti le nostre liste saranno aperte e chi unisce la sinistra a Taranto è il PRC e non altri, questo ormai lo hanno capito tutti. QUanto a RPS a Ta, ma in tutta la Puglia si stanno chiudendo in un vicolo cieco e stanno rovinando i rapporti persino con il PD azionista di netta maggioranza del consiglio regionale che regge Vendola ma totalmente minoritari nella giunta regionale: pensate che RPS(la lista civica regionale di Vendola) ha 5 o 6 assessore reg + il presidente con un solo consigliere regionale, pensate che il PD sopporterà a lungo questo stato di cose?

  201. lucaocchionero Says:

    Grazie MAria, troppo buona!!

  202. Si, ho capito che non ce l’avevi con me, tranquilla.
    Per il resto hai tutta la mia solidarietà (anche se non serve a nulla, lo so), non oso neanche immaginare quanto sia poco divertente la vostra situazione.
    Forza e coraggio che la vita è un passaggio :).

  203. OPERAI SIEMPRE Says:

    GRANDISSIMO LORETI PER HI LO CONOSCE COME ME’,SEMPRE AL FIANCO DEGLI OPERAI,DEI PIU’ DEBOLI, DEGLI OPPRESSI,SEMPRE IN LOTTA,UN COMUNISTA!UNO DI NOI!UNO VERO!LUI NON LOTTA CONTRO COMPAGNI DI UNO STESSO PARTITO LUI LOTTA E HA LOTTATO CONTRO I FASCISTI,I PADRONI,I RAZZISTI……….IO HO ABBANDNATO IL PRC PER LOTTARE CONTRO IL VERO NEMICO,CHE IVECE CHI STA NEL PRC LOTTA SOLO CONTRO Sè STESSO!GRANDE TIZIANO!

  204. caro operai siempre, al fianco degli operai ci si lotta anche nel partito. infatti tiziano loreti lo ha fatto fino a ieri. e non credo che sia sempre stato sempre tutto rose e fiori nel partito anche per lui, o no?
    tiziano loreti ha combattuto contro i compagni del suo stesso partito al congresso, come abbiamo fatto tutti noi.quindi lo fatto. punto.
    questo è il partito. e questa è la democrazia.
    ognuno è libero di fare le proprie scelte e vanno rispettate. e nessuno mette in dubbio la grandezza di uno o dell’altro.
    ma permettimi, caro operai siempre, io non credo che distruggere decenni di cultura comunista sia un bene per gli operai.
    il partito comunista in questo paese è quello che è sempre stato a fianco degli operai, dei deboli e degli oppressi, nonostante le proverbiali lotte inestine. ricordiamoci che la costituzione nasce dall’incontro della cultura gramsciana e degasperiana. e scusa se è poco, sai?

  205. Caro Ramon,
    ti ringrazio per avermi risposto nei giorni passati…
    Ora ti chiedo, e mi piacerebbe avere una risposta: si fa o no, questo progetto politico del Prc? E se sì, quando?
    Andare così alle elezioni Europee, significa condannarsi all’inutilità…Se così non fosse, davanti alla crisi del Pd, all’inconsistenza dellla “proposta” di Vendola, e all’assenza di opposizione, la gente correrebbe a votare per noi…
    Si deve fare una conferenza programmatica prima dell’elezioni Europee su questi temi, sennò la proposta politica del partito rimarrà inesistente e i contenuti per il rilancio del prc, aria fritta…

  206. Alludo a un programma organico, che vada al di là delle frasi fatte, quello di cui scrivevo nel post lungo che ho inviato…

  207. Oh, a proposito: ho appena letto il post di Loreti. Mi ha molto colpito, ma non mi sorpreso…La situazione di Bologna la conosco, ho vissuto lì 3 anni, ho partecipato alla rifondazione del circolo universitario del partito…C’ero quando Loreti è stato eletto, nel 2005. E’ un compagno di cui ho una profonda stima, comprendo le ragioni del suo ‘passo’.
    Purtroppo, dopo che per anni hanno accusato giustamente i bertinottiani di voler fare accordi a tutti i costi col centrosinistra, quegli “ipercomunisti” di Masella, Grassi e compagnia, hanno avuto la bella idea di appoggiare al primo turno Delbono, rompendo con la lista di Monteventi (il quale ha comunque annunciato una candidatura in solitario, con una fuga in avanti, sicuramente non corretta, ma sicuramente non inaspettata e condizionata da Berardi)… Personalmente, non provo nessuna simpatia per Franco Berardi (anzi, lo considero il più rognoso e delirante degli anticomunisti), ma giudico la scelta di andare al primo turno col Pd assolutamente sbagliata:
    – Allearsi al primo turno col Pd, dopo l’esperienza Cofferati e le ultime vicende nazionali è assolutamente incomprensibile, indifendibile.
    – Monteventi ha preso nel 2004, 2000 voti di preferenza, contro i 200 dell’altro consigliere eletto dal Prc. Rompere il sodalizio con Monteventi e coi movimenti bolognesi, significa condannare il Prc a un risultato elettorale esiguo (il compagno Loreti e altri pezzi importanti del partito bolognese, fanno parte di quell’ambiente di movimento, contiguo a Monteventi e ai suoi).
    – L’unico modo per pesare, era sostenere la candidatura di Monteventi in alternativa a Delbono al primo turno (cosa che avrebbe contenuto l’emorragia di voti e evitato la rottura verticale con l’ambiente movimentista bolognese), e poi, eventualmente (sempre che vi sarà un secondo turno, visto che Cazzola è fortissimo e il centrodestra potrebbe vincere al primo turno, non certo per responsabilità di Monteventi, ma per l’agghiacciante quinquennio cofferatiano, che ha spostato a destra quella Città più di quanto non abbia fatto il ventennio fascista) contrattare i voti al ballottaggio. Così invece si rompe coi movimenti e si fa i servi scemi del Pd, esattamente quello che gli “ipercomunisti” Masella e Grassi hanno sempre contestato a Bertinotti (fu proprio Loreti a mettere in minoranza in Cpf l’odg di De Palma, allora reponsabile Enti Locali, inviato da Giordano a Bologna in tutta fretta, per convincere i bolognesi a rientrare nella giunta Cofferati, come voleva Bertinotti).
    Ho l’impressione che stiamo cominciando a pagare lo scotto del riavvicinamento al Pdci…Un cossuttismo di ritorno che fa una puzzaz insopportabile…La stessa cosa, l’alleanza col Pd al primo turno, si è offerta allo “sceriffo” Delrio a Reggio Emilia…Continuate così, signori Grassi e Giannini, e presto rimpiangeremo i vendoliani (lo dico a mò di paradosso, ma neanche tanto)

  208. adesso loreti si ritrova al fianco di sansonetti… questo è essere dalla parte degli operai e degli oppressi? mah… a quella lista da bolognese auguro ogni male. ma dov’è il partito a bologna? dov’è? io leggo di cose fantastiche a roma, nei mercati, qui calma piattissima. meglio, molto meglio che cambi dirigenza.

  209. Ma che dici? Ma se non sai nemmeno cos’è il partito bolognese…Io ci ho lavorato 3 anni nel partito bolognese e sono siciliano…Tu, da bolognese,ti grattavi e ti gratti l’ombelico, e hai pure il coraggio di scrivere e criticare…

  210. Sansonetti non sa nemmeno dov’è Bologna nella carta geografica, lo ha reclutato Berardi, perchè è un anticomnista come lui e cmq lo ha reclutato molto dopo che Mainardi e Masella avessero la grande idea di allearsi con Delbono al primo turno…Mi chiedevo come facesse Loreti a sostenere uno schifo del genere…

  211. enrico,grazie per aver postato le motivazioni di loreti.
    ma anche se non l’avessi lette non avrei avuto dubbi sulla sua onesta posizione. ma il punto non è questo.
    le dimissioni sono un conto, tra l’atro è un atto che non passa inosservato al nazionale. uscirsene dal partito è altro. è questo quello che non riesco a capire. io spero che ci ripensi.

  212. sacha ma il partito non è una cosa astratta che arriva, si presenta e dice “salve sono il signor Partito, desidera?”

    un partito è fatti di militanti, di persone che lo portano avanti anche con sacrifici enormi. ti faccio una proposta: domani ti vai ad iscrivere e dici “compagni la questione dei GAP e del partito sociale a Bologna la porto avanti io”
    prova, vedrai che nessuno ti dice di NO

    con affetto
    Laura

  213. Tiziano Loreti è un quadro operaio, uno che ha lavorato in fabbrica, un compagno vero…Monteventi è ai ferri corti con certi cigiellini vendoliani bolognesi (“Spazio Sociale Studentesco”), ed è l’esponente più significativo dei centri sociali bolognesi (quelli che hanno osteggiato la svolta “nonviolenta” e governista di Bertinotti). Sono entrambi lontani anni luce da Vendola. Purtroppo, i centri sociali bolognesi continuao a frequentare quel pover’uomo di Berardi (per la memoria del ’77…), il quale ha trovato, nella sua crociata anticomunista, un perfetto alleato in Sansonetti, durante nl’esperienza a “Liberazione”…Sono incroci anomali, ma a fare l’idiozia sono Mainardi e Masella, non Loreti…
    Temo che se si continua su tale deriva cossuttiana, rientrano i cossuttiani del pdci, e scappano i militanti che hanno salvato il partito da Vendola..Loreti era uno di questi

  214. Caro enrico, il tuo timore è anche il mio…

  215. effettivamente si poteva aspettare il secondo turno. detto ciò un partito può essere bello dall’interno, ma deve soprattutto farsi sentire, anche da chi non ne fa parte. forse tu nutri qualche ricordo del passato. e comnque la cricca bifo-sansonetti proprio non si regge.

  216. Militante Says:

    Qualcuno mi spiega quello che sta succedendo a Bologna? Chi ha deciso di andare sostenere il candidato del PD? Perchè se è vero che andiamo in coalizione col PD Loreti ha mille motivi per essere incazzato (è la sconfessione palese di Chianciano!), sbagla invece e DI GROSSO a uscire dal partito invece di fare la sua battaglia con le minoranze che si opporranno sicuramente a questa scelta.

    Santiddio! Ferrero dice sui giornali che il nostro progetto è strategicamente alternativo al PD, a Chianciano nasce una maggioranza sulla base dell’alternativa strategica al PD, e poi in Abruzzo si va col PD, in Sardegna idem, dalla Campania non si esce, dalla Calabria idem, ora si corre col PD a Bologna…Su queste basi la maggioranza non c’è più e Chianciano è solo un ricordo!

    Io, che in questa maggioranza credevo, non posso proprio sopportare questo scempio. A parole si sostiene una cosa, nei fatti se ne fa un’altra, sempre la stessa storia! Il PD ci mette lo sbarramento, alziamo un patetico poverone mediatico e poi gli facciamo da ruota di scorta in ogni circostanza.

    Il partito degli assessori e dei consglieri trombati a quanto pare si prende la sua rivincita, archivia Chianciano e svolta dritto a destra, pronto per accogliere a braccia aperte Diliberto e Licandro. E’ questo il progetto alternativo?

  217. scusate ma non siete un po’ curiosi di vedere il programma alla base dell’alleanza? hanno o non hanno ottenuto qualcosa? non è questo che conta?

  218. valga per mia risposta ai molti commenti su ciò che è successo a bologna ed altre cose la lettera aperta alla maggioranza che guida il partito e che pubblicherò fra poco sul blog.
    qui aggiungo solo che il compagno tiziano loreti ha la mia totale ed incondizionata solidarietà.

  219. Caro Ramon,
    so che non è nel tuo stile, ma a Chianciano dovevi lavorare per entrare in segreteria…Quelle sciocchezze di “Repubblica” sul tuo conto hanno lavorato ad azzopparti, lo so… Ora Ferrero è prigioniero dei cossuttiani. E ancor di più lo sarà se non tracciamo un confine netto tra noi e il pdci. A cominciare dalla mia federazione, c’è gente che la pensa come Loreti e che se ne tornerebbe a casa un secondo dopo, se continua così

  220. no enrico. ti sbagli. credimi. non ho subito nessun azzoppamento, tanto meno dalle veline della cia su repubblica. sono stato responsabile esteri a lungo, in segretaria, deputato per 4 legislature. non si può sempre stare in posizioni così privilegiate troppo a lungo. fa male a se stessi ed anche al partito. ho scelto io di non avere nessun incarico esecutivo. giro l’italia per difendere la linea di chianciano e continuo a dire le mie opinioni, per quel che valgono. l’ultima delle quali l’ho appena pubblicata.
    comunque grazie per la considerazione.

  221. Le elezioni locali vanno contestualizzate, Bologna è Bologna (e non mi pare una bestemmia si dialoghi se si pensa si possa arrivare ad una cosa buona), che c’entra il nazionale?
    Un po’ apocalittico il tono della tua nota (l’ultima).

  222. Caro Mantovani ho trovato davvero precisa la tua lettera, chi ti scrive è un compagno che ha abbandnato il partito con Vendola, ma non per questo apprezzo le persone e la loro coerenza, in effetti motivo del mio lasciare il PRC qui i Toscana è anche nella mia federazione Grassiana ,Pistoia, la contraddizione dal dire all’essere comunisti è PALESE! governisti come nessuno qui, solo pratice correntizie, ecco lo stato del partito è davvero quello che descrivi chissà oggi ci salutiamo ma domani forse quando la sinistra tutta sarà azzerata dovremo ricomnciare daccapo..

  223. Era Ora direi…!!!
    Sono anni che la mia tendenza (falce martello) lo spiega a tutti i compagni con pazienza!
    E sempre sulla questione delle mozioni vorrei aggiungere: Io ho la coscienza pulita come compagno, e devo dire che SE NON CI FOSSE STATA LA TENDENZA della quale faccio parte, NON SAREI MAI ENTRATO, non avrei mai fatto attività nel PRC e non mi sarei formato nelle idee del comunismo!
    Smettiamola con questa crociata strisciante contro le mozioni interne, perchè mi pare che in questi anni ci sia stata fatta tacere pure troppo la voce dei singoli compagni…incoraggiango sinistra critica e Ferrando a uscire!!!!!!
    E poi mi pare che in questo partito DA ANNI non si faccia più un lavoro per preparare dei quadri, anzi…non si faccia proprio un lavoro per ricostruire il partito!!! (tesseramento, lavoro nel territorio, ecc.)
    Quindi presa coscienza di questo direi…bisogna dare più voce ai compagni, ma sopratutto fare un lavoro paziente e costante per costruire o ri-costruire (se preferite) questo partito!

  224. caro ramon, condivido le tue preoccupazioni rispetto a ciò che sta accadendo nelle realtà territoriali.
    Bologna è la realtà che incarna più di tutte una difficoltà simbolica del nostro agire.
    Diciamocela tutta: la svolta a sinistra che ha caratterizzato il nostro congresso se ne è andata a farsi benedire.
    Ha prevalso, come al solito, il burocraticismo dei ceti dirigenti e la voglia di posizionamento dei “capetti” del quartierino.
    Io sono campano e immagino tu sappia cosa sta succedendo dalle mie parti.
    A Napoli è sempre più schiacciante la guerra tra i vendoliani rimasti nel partito: Corrado Gabriele e Tommaso Sodano ci stanno portando ad una guerra a cui non avremmo mai immaginato di partecipare…ed è sempre la solita storia…da una parte il governismo cinico e bieco, dall’altra l’oltransismo di chi ha bisogno di legittimare scelte incomprensibili.
    E’notizia di queste ore ciò che sta accadendo a Benevento.
    La giunta provinciale guidata da Aniello Cimitile taglia l’UDEUR e imbarca Forza Italia (alla quale viene assegnata la vicepresidenza) e, forse l’UDC.
    Tutto questo senza che quella pseudosegreteria provinciale dica una sola parola, senza che il CSA Depistaggio (che esprime il responsabile organizzazione) abbia almeno un sussulto di orgoglio, senza nemmeno mettere in discussione la permanenza dell’assessore Aceto (che, detto tra noi, non avrebbe alcun problema a cambiare partito) nella giunta. Lì ci troviamo nella situazione in cui i vendoliani restano nel partito e diversi “ferreriani” vanno via, schifati dall’incapacità di chi si autodefinisce dirigente provinciale (segretario in testa) e amareggiato da un partito che ormai è tutto proiettato sulla compravendita dei corsi di formazione elargiti dalla regione.
    Caro Ramon, io sono stanco…torno a casa.
    Ci ho creduto, ho lottato, ho dormito poco e ho trascurato le mie relazioni, la mia famiglia, i miei amici, i miei compagni.
    Io mi fermo qui, non ho intenzione di continuare ad avvelenare me e chi mi sta intorno con il mio malumore e la mia disillusione.
    Ti stimo tantissimo e credo che la tua coerenza sia, ad oggi, l’unica cosa che porterò con me da questo covo di piccoli affaristi in erba.
    Ciao.

  225. alessio Says:

    PROPRIO IER SERA HO LETTO UNA DICHIARAZIONE DI PENATI PRESIDENTE PROVINCIA MILANO (NOI TRE ASSESSORI IN GIUNTA) CHE AFFERMA DI ISTITUIRE E FINAZIARE LE RONDE!!! MA CAPITE!! SICCOME SONO UOMINI IN QUEL DI MILANO DI FERRERO Lì NON SI ESCE MA SCHERZIAMO VERO? MAMMA MIA CHE PARTITO

  226. il decreto antistupro è uno stupro istituzionale!
    sulla pelle delle donne berlusconi fa decreti, modifica la costituzione, riorganizza lo stato, insomma fa quel che gli pare.

    CHIUNQUE AVALLA QUESTO SCEMPIO NON è SINISTRA!!

    TANTOMENO C O M U N I S T A!!

    non scherziamo, per cortesia, e si faccia quel che si deve fare.

  227. Ha ragione Maria,
    sul corpo delle donne si stanno facendo le più schifose leggi reazionarie.
    Comunque ho letto su Liberazione che si dà l’addio a Penati, finalmente!

  228. Cari tutti, non vi affannate su Bologna, per fortuna si va avanti anche e a prescindere da quel contenitore vuoto che é diventato Rifondazione.
    Quello che sfugge è che si tratta di un punto di non ritorno e a nulla serve denigrare chi va via…prenderne atto ed interrogarsi sul perché compagni con una storia così importante e così trasparente escano sbattendo la porta.
    Chiedetevi anche chi rimane e a fare che cosa, sarà più semplice darsi risposte.
    Per il resto credo che nessuno possa dare corrette interpretazioni a fenomeni così complessi, prescindendo dalla conoscenza personale dei soggetti, Masella, Sconciaforni e Boghetta per capirci contro Tiziano Loreti, Marzia Mascagni, Alessandro Bernardi etc etc etc, e dunque il consigliere regionale, il consiglere comunale, il deputato di due legislature ed attuale responsabile lavoro nazionale, contro un disoccupato, una maestra, un altro disoccupato…..Ma se questo non bastasse, proviamo a chiedere quale sia la linea politica di questi soggetti che ripetono la parola crisi e lavoro come un mantra, ma che non riferiscono al dibattito di essere stati pubblicamente criticati ad esempio dalla RdB CUb per la linea tenuta in alcune vertenze con i precari del Comune di Bologna…( Sconciaforni, uno dei firmatario del calcio in culo a Tiziano, ricevette come regalo per il Natale 2008 dall’associazione sindacale maggiormente rappresentativa al Comune di Bologna una confezione di colla Vinavil per meglio attaccarsi alla sedia…).
    In ogni caso devo anche segnalare al dibattito che stamattina, nel corso di un confronto radiofonico tra il citato consigliere regionale Masella e Tiziano Loreti, lo stesso Masella ha più volte chiesto a Tiziano di riprendere il suo posto e contestualmente implorato il candidato sindaco PD di incontrarlo….
    Ed anche che Cofferati, il cui acume politico è sempre più evidente, ieri ha sussurrato a Valerio Monteventi ( Lista Bologna Città Libera) : ” finalmente anche voi vi siete liberati di quel pazzo di Loreti”
    A questo punto la vicenda diventa surreale, e credo che nessuno possa perdere ulteriore tempo ad analizzare comportamenti chiaramente contraddittori e irrazionali.
    Ma vi prego compagni, non pensate che la storia politica di coloro che, con sommo disprezzo dei dirigenti del partito rimasti, vengono definiti come gli appartenenti al clan dei Casalesi e cioé come gli scissionisti, termini qui, così.
    Torniamo al lavoro di base, con la coerenza che ci ha portati sin qui e che non ha lasciato nulla nelle nostre tasche e nelle nostre carriere.
    Devo dire anzi che, in controtendenza rispetto a tanti altri, Tiziano ha lasciato il suo lavoro per la politica, chiedendo di essere messo in mobilità al posto di un collega, allorquando venne eletto segretario…
    Che strano vero?

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