Intervista su Liberazione del 3 maggio 2008

“Due anni fa Rifondazione ha smarrito la strada. Ora deve ripartire da dove si è persa”.

Frida Nacinovich

Sul tuo blog hai scritto: “La scorciatoia politica dell’unità dall’alto non mi convince. Da lettrice del blog di Ramon Mantovani, da elettrice di sinistra, ti chiedo: si poteva evitare questo disastro elettorale?

Certo che sì. Lo penso e lo dico da più di un anno. Unire dall’alto quattro partiti di governo è una scelta completamente sbagliata. Si poteva e si doveva aprire un confronto sul welfare, sulla precarietà, sulle pensioni. Arrivare – se necessario – ad una rottura con il governo Prodi. Tutto questo è stato impedito proprio dall’unità dei quattro partiti.

Quando parli dei quattro partiti di governo ti riferisci a Rifondazione comunista, Verdi, Sinistra democratica e Comunisti italiani, tutti presenti nell’unione prodiana perchè avevano scelto due anni fa di far parte della coalizione che vinse per un pelo le elezioni?

Esattamente. Ma Rifondazione comunista aveva in testa la sinistra europea, guardava a soggetti politici e culturali alternativi, contrari alla globalizzazione. Poi siamo passati all’unione con tre partiti “governisti”, interessante osservare che ognuno di questi ha un diverso partito europeo di riferimento. Un cambiamento di linea politica a trecentosessanta gradi, messo in campo senza alcuna discussione, calato dall’alto.

Criticare ora è fin troppo facile, un po’ come sparare sulla croce rossa. Dal parlamentare di lungo corso Ramon Mantovani vorrei sapere cosa si è perso in questi ultimi due anni. Sicuramente i voti. Ma c’è dell’altro. Cosa?

Avremmo dovuto aprire un circuito virtuoso, partire dalle buone cose fatte dal governo per portare avanti ulteriori richieste, mettere in campo altre mobilitazioni. In caso di fallimento avremmo dovuto essere in grado di tirare le conseguenze e lasciare il governo Prodi. Uscire dal governo perchè qualcosa non aveva funzionato. Nel luglio dello scorso anno la trattativa con i sindacati sul welfare aveva imboccato la strada sbagliata, era diventata un vicolo cieco. Bisognava essere in grado di mettere in campo una grande mobilitazione senza esitazione alcuna. O si rispetta il programma di governo o si esce dal governo.

Se proprio vogliamo parlare di programma, sembra che sia stato rispettato poco o nulla.

Il programma dell’Unione è stato totalmente tradito. Penso che avremmo dovuto essere più determinati su punti centrali come il welfare per poi presentare il conto su tutto.

Sempre sul tuo blog si legge “il patrimonio di Rifondazione non deve essere disperso”. Che cosa difendi? Rifondazione comunista? La falce e il martello? Il sogno di un altro mondo possibile? L’idea di un’alternativa di società?

Difendo il progetto politico di Rifondazione comunista. L’idea di un partito comunista capace di grandi innovazioni. Di mettersi in discussione a partire dal suo ruolo nelle istituzioni e nel governo. E penso che fino a due anni fa Rifondazione abbia camminato sullo stesso percorso scelto dal ’98, poi è andata al governo ed è cambiato tutto. La non rottura con Prodi è stata lo smarrimento di una strada. Io chiedo di tornare a due anni fa. Di ripartire da lì.

Come il polline di primavera, anche qui, nel quartier generale di Rifondazione comunista a viale del Policlinico, c’è qualcosa che gira nell’aria. Su gran parte dei media si parla di resa dei conti, di un congresso incandescente, di mozioni contrapposte. Di leader pronti allo scontro. Come la vedi? Qual è il tuo giudizio su quanto sta accadendo.

Durante la campagna elettorale Giordano, Vendola, Migliore e con loro altri dirigenti hanno proposto il superamento di Rifondazione. Ecco quello che è successo.

Hai detto: il superamento di Rifondazione.

L’hanno proposto esplicitamente e senza aprire alcuna discussione nel partito. E si apprestavano a compiere altri atti irreversibili, così come loro stessi avevano annunciato. Io ho pensato che fosse necessario impedire che si arrivasse alla dissoluzione di Rifondazione comunista. E il voto nel comitato politico nazionale ha voluto proprio cambiare questa traiettoria, permettere di arrivare ad un congresso dove la parola tornasse alle iscritte e agli iscritti.

Un congresso a tesi o a mozioni?

Penso sia giusto fare un congresso a tesi. E per quanto riguarda la vita del partito e l’unità della sinistra sarebbe opportuno esplicitare opzioni diverse così che gli iscritti e le iscritte possano scegliere, non scoprire il loro destino guardando “Porta a porta”. Sul resto credo ci debba essere la massima libertà da parte di circoli e federazioni di emendare queste tesi, di mescolare idee diverse sul partito. Penso anche che Franco Giordano e Nichi Vendola vogliano invece un congresso di scontro, permeato sulla scelta di un futuro leader. Lo considero altamente pericoloso, perchè questo scontro potrebbe rivelarsi distruttivo per il partito.

Scindere un partito ridotto ai minimi termini sarebbe in sintonia con il destino della galassia della sinistra italiana…

Non vedo all’ordine del giorno nessuna scissione. Il congresso dirà se il partito esiste oggi, se esisterà domani. Certamente, se si affermasse la proposta di Giordano sulla costituente della sinistra così come è stata delineata, allora il partito finirebbe con l’essere dilaniato. In campo resterebbe l’ipotesi della costituente comunista di Oliviero Diliberto, molti compagni andrebbero a casa, un altro gruppo darebbe vita a un nuovo partito di sinistra socialista. Sarebbe la fine di Rifondazione comunista.

Torniamo alla Sinistra arcobaleno e a quella parte di sinistra italiana che non è entrata nell’arcobaleno. E’ davvero una missione impossibile quella di unificare, cercare minimi comuni denominatori a questo frastagliato microcosmo?

Quale frastagliato microcosmo?

La Sinistra critica, il Partito comunista dei lavoratori, solo per fare i nomi di due partiti che si sono presentati alle ultime elezioni, entrambi sotto il simbolo della falce e martello.

Penso che sia sbagliato ragionare in termini di sigle. A mio avviso l’importante è costruire una sinistra che affronti problemi concreti, che nasca dal basso. L’unità che mi interessa è quella delle diverse esperienze. Faccio un esempio per essere più chiaro: sarebbe importante mettere insieme tutto quel che si muoverà intorno al G8 della Maddalena. Questa è l’unità che piace a me. Accorpare intellettuali e ceto politico come continuano a proporre è deleterio. Non solo, alla fine del percorso crea nuove divisioni.

Stai ripetendo che il progetto della Sinistra l’Arcobaleno era e resta sbagliato?

Esattamente.

pubblicata su Liberazione il 3 maggio 2008

67 Risposte to “Intervista su Liberazione del 3 maggio 2008”

  1. giosby Says:

    Buongiorno Ramon!

    il mio racconto, La Ragnatela del Grillo, è in corso di pubblicazione qui:
    http://mondogrillo.net/category/ragnatela/

    Ne ho parlato, tempo fa su questo blog, è mi sembra corretto informarvi, anche se la nostra distanza ormai è grande.
    Vedi io non credo ci sia orma più niente da Rifondare.
    C’è soltanto da aprire gli occhi, guardare in faccia la realtà delle cose.
    Viviamo con uno Stato che si è approfittato del suo potere per arricchirsi a danno dei cittadini. Ogni ganglio dell’apparato statale si è approfittato del suo potere, e continua imperterrito ad approfittarsene.
    La sinistra, i compagni, i comunisti, non sono stati da meno.
    Sono stati a guardare e hanno approfittato anche loro.
    O queste cose si guardano in faccia, oppure cosa vuoi che ti dica, si continuerà nell’arte italiana del “Chiagni e Fotti” in cui Beppe Grillo è maestro.
    Fate un giro nel Mondo Grillo Net.
    Poi mi direte (se avete voglia)

    Per intanto ti passo qualche dato.
    Forse è il caso di rifletterci sopra.

    O no?

    🙂

    http://www.sabinaguzzanti.it/?q=node/632#comment-18610

    I compagni traditi

    Onorevoli “trombati” sì, ma con liquidazioni e vitalizi da favola. Armando Cossutta, con una anzianità parlamentare di 30 anni, incassa una buonuscita netta di 345.744 euro ed un vitalizio mensile di 9.604 euro; Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei comunisti italiani, si è assicurato un vitalizio di 7.959 euro con 20 anni di anzianità; e Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista, con appena 15 anni di anzianità, un assegno mensile di 6.203 euro. Un bel regalo anche per l’ex ministro verde Pecoraro Scanio, alleato dei comunisti della estrema sinistra in “Sinistra arcobaleno”, il quale a soli 49 anni e con una anzianità parlamentare di 25 anni, incasserà 8.836 euro al mese …

    http://www.gaetanosaglimbenitaormina.it/tribuna_news.htm

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    Inserito da New Italy Net il Sab, 03/05/2008 – 11:23

  2. Davide Prc Sulcis Says:

    Caro Ramon e cari tutti,
    Sabato ho assistito ad uno spettacolo indecoroso che un partito come il nostro non si merita.Il cpf della mia provincia si doveva riunire per analizzare l’esito del voto per discutere su delle iniziative politiche da avviare a breve per rivitalizzare il partito.Purtroppo tutto ciò non è stato possibile perchè alcuni compagni hanno portato alla riunione persone che avevano abbandonato il partito, si erano ufficialmente dimesse e non avevano rinnovato la tessera.La maggioranza dei compagni che avevano titolo a partecipare alla riunione hanno abbandonato la sala,nonostante ciò gli altri hanno voluto svolgere il cpf senza avere numero legale e facendo votare a non iscritti degli ordini del giorno dove sfiduciavano segretario e segreteria e si autoproclamavano reggenti del partito.inoltre tutto ciò è stato diffuso agli organi di stampa che parlano di un partito a pezzi e senza regole.Lo sconcerto e la rabbia sono ora i sentinìmenti più diffusi tra i militanti del partito,che minacciano in massa di lasciare il partito.Volevo conoscere la tua opinione in merito,Ramon, ma anche quella dei compagni che leggono il blog,cosa ne pensate?
    Attendo le vostre risposte e la tua Ramon.
    Ciao Davide

  3. Pamela Says:

    non ho parole,Davide, ma di che federazione sei??
    Scusate ma il coleggio di garanzia?

  4. alessandro Says:

    davide spiegati meglio . a che area appartengono i membri della nuova segreteria? a che area appartengonoi compagni che vogliono lasciare il partito? e da che area provengono coloro che avevano lasciato il partito e sono tornati per votare?

  5. davide Prc Sulcis Says:

    cara pamela,
    sono della fedrazione del Sulcis Iglesiente.Se ti riferisci al collegio di garanzia federale ti posso dire che il presidente del collegio non ha rinnovato la tessera e ha partecipato alla riunione senza averne i titoli,avendo inoltre il coraggio di dichiarala valida con 13 partecipanti(di cui solo 5 regolarmente iscritti) su 42.

  6. davide Prc Sulcis Says:

    Caro alessandro,
    è difficile individuare a che area appartengono questi compagni,compresi quelli che hanno abbandonato il partito,poichè le loro posizioni cambiano con facilità e per opportunismo.Vogliono lasciare il partito i compagni a prescindere dalle mozioni,schifati da una situazione del genere.

  7. Roberto Says:

    Stressa Giannini dalla mattina alle sera per convincerlo ad appoggiare tatticmanete Ferrero, segreteria unitaria e si ci ripiglia il Partito.

  8. X Davide, può dichiararla valida quanto vuole ma non lo è anche se i 13 fossero stati tutti iscritti compreso il fantomatico presidente.
    Davide operati in tutti i sensi per convincere quelli che hanno abbondonato Sabato, a ritornare a partecipare. La situazione è difficile per tutti e codeste situazioni incresciose nè sono una testimonianza tangibile.
    Ma ora dobbiamo cercare di non permettere a chi vuole distruggere il partito in modo opportunistico, di farlo.

    Ciao,

    Luca

  9. Vi segnaliamo che sul blog http://www.sxm.splinder.com sono stati inseriti in home page e nella sezione FORUM 3 nuovi interventi.

  10. caro davide,
    secondo me l’errore sarebbe quello di “ritirarsi sull’ Aventino” da parte tua e degli altri compagni.
    Credo che questo confuso momento di attesa sulle regole congressuali stia facendo ancora più male allo stato del partito.
    Quindi, faccio un appello perchè si faccia in fretta a darsi regole e soprattutto che sia stabilito che il futuro e la linea del partito sia decisa dagli ISCRITT* del partito.

    un abbraccio
    Laura

  11. davide Prc Sulcis Says:

    Caro Luca,
    grazie per il supporto,io e altri compagni siamo decisi a non mollare,perchè al partito ci teniamo davvero,al contrario di altri che lo utilizzano per fini personali.Il problema è che viviamo questa situazione da anni, fatta anche di boicottaggi alle iniziative,di tesseramenti gonfiati ecc.
    Aggiungo che nel corso di questi anni numerosi compagni hanno abbandonato il partito,altri sono stati estromessi.Non c’è da stupirsi dunque se compagni che partecipano alla vita del partito per passione politica vogliano abbandonare,delusi,schifati e scandalizzati dalla situazione.
    Ciao Davide

  12. Pamela Says:

    scrivete al coordinamento, fate qualcosa, il numero legale con 13 non è legale…
    Insomma bussate al nazionale subito, fatevi dare i dati dei tesserati…
    Facciamo casino, simili questioni non devono avvenire…..

  13. davide Prc Sulcis Says:

    Cara Laura,
    andandosene i compagni si sono rifiutati di legittimare una riunione che non aveva validità, e le questioni interne al partito non possono essere discusse assieme a chi non ha titolo o ha rinunciato ad averlo aderendo ad altri partiti. Io chiedo solo che lo Statuto venga rispettato,ma sopratutto che vengano rispettati tutti i compagni.
    Ciao Davide

  14. Pamela Says:

    roberto: giannini ha già in testa altro! come si fà a non vederlo…

  15. davide Prc Sulcis Says:

    Cara pamela,
    ci siamo già mossi in questa direzione, il paradosso è che se una riunione è illegittima non dovremmo essere noi a presentare ricorsi,dovrebbe essere automaticamente dichiarata nulla.Gli artefici di questa “vergogna”, non paghi di ciò che hanno fatto,continuano a diffondere notizie false sui quotidiani e sulle televisioni locali,rovinando l’immagine e la credibilità del partito.

  16. Pamela Says:

    ma chi è il segretario??
    insomma non possono passarla liscia…
    Prova a scrivere (se non l hai già fatto) nel sito di sinistra in movimento e fare un post sul blog di ferrero…..
    Stasera viene a Bologna……
    Se hai dei documenti glieli posso fare avere, non lo sò,stò cercando di venirne a capo e darti una mano….

  17. caro ramon,
    ti lascio qui un commento per dirti che per quanto riguarda il forum on-line su http://www.gcpiedimonte.netsons.org ci sarà martedi’ 13. ti ho mandato una mail per informazioni sullo svolgimento.
    ciao

  18. Leone Condemi Says:

    Caro Davide, la loro decisione è palesemente illegale anche secondo le norme del Codice civile, non solo per lo statuto, fate un nuovo Cpf, è se si ripresenta di nuovo la situazione precedente, nopn abbiate remore sbatteteli fuori materialmente, non si può lascirglierla passare liscia.
    Saluti comunisti
    Leone Condemi Lazzaro (RC)

  19. caro davide,
    non mi riferivo alla decisione di lasciare il CPF che è giusta perchè non andava legittimato il colpo di mano che c’è stato.
    Mi riferivo al futuro:non è il momento di abbandonare il partito anche se capisco che c’è disgusto e disillusione, anche se mi sembra di capire che non l’avranno vinta tanto facilmente…
    un abbraccio
    Laura

  20. Luca F Says:

    Scusa Ramon ma un parere me lo devi dare! MA TI SEMBRA NORMALE UNA RISPOSTA DEL GENERE…..?

    «Sono francamente allibito per il livello in cui è scaduto il dibattito all’interno del nostro partito. Su Liberazione Ramon Mantovani muove a me e ad alcuni altri compagni accuse pesantissime. Affermare che una parte del gruppo dirigente “si apprestava a compiere altri atti irreversibili senza aprire alcuna discussione nel partito” equivale ad accusarci di aver meditato una sorta di colpo di mano. Sono bugie. […] Condurre la lotta politica cercando di demolire gli avversari a colpi di calunnie è un metodo antico nella storia dei partiti comunisti. […] Credevo che Rifondazione avesse superato, nel corso di un lungo e sofferto percorso, questo stadio. […] Per questo, quando parlo di ripartire da Rifondazione per dar vita a un’aggregazione della sinistra, penso anche al definitivo superamento di questa cultura antica e nefasta».
    Franco Giordano, Liberazione, 4 maggio 2008

    ….Sono davverro esterrefatto! Ma a chi ho dato il voto in tutti questi anni!?! Non ho parole!

  21. Avevo già mandato questo commento,
    Lo rimando mi sembra che sia più attinente a questa intervista:

    Visto che Giordano si barcamena facendo credere che lui è il vero difensore di quello che avevamo stabilito al congresso di Venezia. Sono andato un po’ a curiosare tra le tesi del VI congresso.

    Ecco alcuni passaggetti eloquenti.

    13 Il programma dell’alternativa di società non è riducibile ad un programma di governo, neppure al più avanzato. Esso deve essere pensato come ad un programma di fase, deve poggiarsi su un discorso sul capitalismo italiano all’interno di quello europeo…

    14 La sinistra di alternativa si costruisce col fare e sul fare, fuori da ogni tentazione di cercare la soluzione in un qualche assemblaggio dei ceti politici dei partiti che stanno alla sinistra del listone. Altro è il quadro delle soggettività da cui muovere e altra deve essere l’ambizione politica……

    15…………..Non è in gioco l’esistenza di Rifondazione Comunista e la sua autonomia politica e culturale che rimane per l’oggi e il domani………..

    beh come disse Mussi, io mi fermo qui……..

    ciao,

    Luca

  22. alessandro Says:

    caro luca f. non scoraggiarti e impegnamoci perchè ferrero mantovani grassi vincano il congresso equindi rifondazione possa vivere. Purtroppo l’ernesto ha già scelto di disimpegnarsi comunque vada a finire Pazienza. W RIFONDAZIONE COMUNISTA !!!!

  23. alessandro Says:

    Ramon hai sentito la nuova idea di FRANCESCHINI? mettere una soglia di sbarramento anche per le elezioni europee . Questo dimostra che l’unico scopo suo e di veltroni è distruggere ogni cosa che abbia anche solo minimamente una parvenza di sinistra. e questi dovrebbero essere l’opposizione parlamentare a berlusconi? ma per favore….

  24. alessandro Says:

    caro davide secondo me della questione della federazione del sulcis dovrebbe occuparsi direttamente il collegio di gestione nazionale

  25. Ciao Ramon, leggo sempre con piacere il tuo blog. Ho militato per diversi anni in Rifondazione, ho dato tutto quello che potevo, ma alla fine mi sono arreso. Non credo che ci sia nella dirigenza attuale e in quella passata un reale interesse di cambiamento radicale, della società, del partito. Mi ricordo che presentai un progetto di rete intranet pochi anni or sono, al costo di 50 euro a sezione una tantum, più dsl per sede (20 euro mensili) di modo da poter far votare tutte le sezioni su qualsiasi questione, direttamente tramite internet: la democrazia partecipata vera. Tale progetto è stato approvato nella mia allora sezione (Grottaferrata), nella Federazione di appartenenza, sono anche andato in sede nazionale. Non si è saputo più nulla. E questo è solo uno dei progetti che ho proposto. Dopo anni mi sono stancato, ammiro gente come te da un punto di vista personale, ma Rifondazione per me non è più uno strumento adeguato per cambiare le cose. Io propongo qualcosa dal basso veramente: http://www.dariopulcini.it/governo-del-cittadino/
    Senza colori, senza bandiere, senza partito, una cittadinanza attiva e un percorso possibile. Sono arrivato a ciò e non tornerò più indietro. Per me la falce e il martello sono simboli che ci fanno onore in quanto comunisti, ma le persone contano di più dei simboli. E dietro questi simboli ora non vedo più quasi nessuno che creda con onestà e purezza in un altro mondo possibile. Vedo solo molta rigidità per ogni novità, molta paura di liberare il partito ai giovani e alle nuove idee. Non credo che ciò cambierà, perché se poteva sarebbe già avvenuto. Vedo solo tanti gruppi che si scindono, si dividono, su questioni filosofiche e ideologiche, ma nessuna risposta concreta e unitaria per essere qualcosa di diverso, che sia altro da questa politica calata dall’alto. Voglia di potere, ma io il potere lo voglio dare al popolo, non ad un partito.
    Un abbraccio.

  26. alessandro Says:

    caro dario pulcini cosa ci trovi di male se tanti compagni come noi vogliono salvare il partito da chi vuole abbatterlo ?. Dopodichè lo so anch’io che il partito non è di per sè sufficiente ma è comunque indispensabile. Quanto ai simboli anch’io non vi sono attaccato in modo feticistico ma so che dietro la falce e il martello ci sono degli ideali di libertà da ogni sfruttamento e di eguaglianza che sono validissimi a tutt’oggi

  27. davide Prc Sulcis Says:

    Caro Davide, la loro decisione è palesemente illegale anche secondo le norme del Codice civile, non solo per lo statuto, fate un nuovo Cpf, è se si ripresenta di nuovo la situazione precedente, nopn abbiate remore sbatteteli fuori materialmente, non si può lascirglierla passare liscia.
    Saluti comunisti
    Leone Condemi Lazzaro (RC)

    Caro Leone,
    fosse stato per me e per qualche altro compagno li avremmo sbattuti fuori uno per uno già l’altra volta,ma la maggioranza dei compagni ha deciso per una linea più “legale” affidandosi agli organismi dirigenti del partito, anche perchè non si è voluto dare eventuali pretesti a cui aggrapparsi.
    Saluti comunisti anche a te,
    Ciao Davide

  28. davide Prc Sulcis Says:

    cara laura,
    non molleremo, speriamo bene.
    ciao davide

  29. davide Prc Sulcis Says:

    Caro alessandro,
    si li abbiamo già interpellati, aspettiamo notizie.
    ciao davide

  30. Anche Pannella auspica la costruzione di un soggetto unito e plurale alla sinistra del PD. Salvi ha già detto si come il verde Boato. Bertinotti per ora non risponde………
    Cosa bolle in pentola? Una Sinistra Arcobaleno Radicale o una Sinistra Radicale Arcobaleno?

    ciao,

    Luca

  31. alessandro Says:

    ci mancava solo PANNELLA!!!!!

  32. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Care compagne e cari compagni,
    la protesta va bene ma vorrei vi rendeste conto che in questo partito è successo e succede di tutto e di più, pertanto che in una situazione come questa saltino i CPF ed ex iscritti entrino e dicano cosa bisogna fare, a me pare una cosa molto normale. Si è davvero visto di peggio ! E la cosa peggiore è quando a compiere atti illegittimi non sono compagni di base ma dirigenti nazionali. Pertanto, spiace dirlo ma non troverete nessun ascolto presso la Direzione nazionale ed è questa la realtà di un partito che ha fatto, dal vertice, della prepotenza una virtù. Non so come se ne possa uscire, di certo non è appellandosi a colleggi di garanzia o fantasmagorici organismi nazionali. Sulla questione Sulcis non so niente e quindi non entro nel merito anche se sarebbe interessante sapere cosa propongono i “nuovi dirigenti” del PRC locale perchè temo che quelli precedenti e legittimi non si fossero discostati molto dalla linea Giordano-Ferrero cioè dell’immobilismo, della Sinistra Arcobaleno e della catastrofe! Spero di sbagliarmi. Fateci sapere, un abbraccio. Alessandro Gulinati – Circolo del lavoro rpecario – Fed. di Bologna

  33. alessandro Says:

    CARO ALESSANDRO GULINATI LA SITUAZIONE DEL SULCIS NON HA GIUSTIFICAZIONI IN OGNICASO. NON ESISTE UNA LINEA GIORDANO FERRERO. ADESSO ESISTE UNA LINEA FERRERO MANTOVANI GRASSI CHE SI PROPONE DI SALVARE IL NOSTRO PARTITO . TI PROPONGO DI DARCI UNA MANO. A MENO CHE NON VOGGLIA ANCHE TU SCIOGLIERE IL PRC (COME L’ERNESTO) PER CONSEGNARSI NELLE BRACCIA DI DILIBERTO RIZZO E COMPAGNIA

  34. Nicola Says:

    Che significa “Accorpare intellettuali e ceto politico come continuano a proporre è deleterio. Non solo, alla fine del percorso crea nuove divisioni”. Da un lato i professionisti della politica, quelli che la sanno lunga delle ore passate al tavolo dei negoziati e dall’altro gli intellettuali che creano grattacapi? Anche la scelta del termine ceto politico non è delle più felici, operlomeno è indicativa di una frontiera (con gli altri ceti). Forse la vostra riflessione al congresso dovrebbe partire dal linguaggio che utilizzate. A mio avviso la presa di distanza dell’elettorato è anche dovuto al fatto che continuiate a porre il vostro filtro, anche il filtro linguistico, a ciò che le persone esprimono nella quotidianità delle loro relazioni e sofferenze sociali.

    Con simpatia

    Nicola

  35. care/i tutte/i, purtroppo non ho il tempo di scrivere e rispondere. ma lo farò appena possibile.
    ramon

  36. prcarmerina Says:

    Giannini ha in testa altro ok, ma non si possono lasciare nostri militanti andare ad allargare il Prc, mi piacciono le parole di Mantovani, voglio serenità, voglio che le migliori energie militanti al di là delle sfumature si ritrovino in organismi dirigenti UNITARI o così o abbiamo già perso.

  37. alessandro Says:

    caro prcarmerina che vuol dire non si possono lasciare i nostri militanti andare ad allargare il prc?

  38. Davide Prc Sulcis Says:

    Caro Alessandro Gulinati,
    Sono in totale disaccordo con te, che reputi normali queste situazioni, non è così,altrimenti in qualunque circolo o federazione tutti si dovrebbero sentire in diritto di autonominarsi dirigenti del partito, senza esserne iscitti.
    Stai giustificando un agire antidemocratico e anarchico con la situazione, ma ciò che sta accadendo non può giustificare simili gesti.
    La posizione di quelli che tu definisci “nuovi” dirigenti e nuovi non sono,anzi,era convintamente a favore della Sinistra arcobaleno,salvo ritrattare dopo il fallimento,mentre quella della federazione è stata sempre piuttosto scettica, ma questo ha poca importanza, perchè ciò che è accaduto non ha niente a che fare con la politica.
    Ciao Davide

  39. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Caro Alessandro (quell’altro non io),
    brevemente volevo risponderti che non avrei nessuna intenzione di sciogliere il PRC, temo però che ciò che rimane si stia sciogliendo da solo e io spero davvero che si riesca ad invertire questa rotta.

    Innanzitutto ci vuole calma e le accuse varie servono poco, tornando invece alle dinamiche del Sulcis mi piacerebbe sapere come e dove si è collocata l’attuale segreteria locale? Ha sostenuto la formazione delle liste arcobaleno ? Ha sostenuto la partecipazione al governo prodi fino alla fine ? Ha lazato la voce rispetto alle modalità con cui è stato gestito il partito negli ultimi anni ? Quando hanno espulso Turigliatto e messo alla porta Ferrando cosa hanno fatto i dirigenti locali ? Io non lo so e te lo chiedo, perchè vorrei capire anche se tra di noi, quelli che parliamo qui, c’è una qualche base comune.
    Io ovviamente sono stato un forte sostenitore della linea di movimento portata avanti da bertinotti, ritengo che sia necessario costruire una Sinistra Europea e anche su temi come la non violenza non avrei dubbi . . . se almeno si fosse deciso di portare avanti il tema invece che usarlo come clava nei congressi e poi averlo abbandonato. Lo dico perchè sono convintissimo che non violenza, sinistra europea, movimenti e nuovo movimento operaio non c’entrino proprio niente con la linea del PRC negli ultimi due anni cioè con il governismo duro e puro, ma ritengo che le cose che non vadano sia anche molte altre e in primo luogo l’acquiescenza anche dei gruppi dirigenti locali nei confronti di un gruppo dirigente da ridere . . . e che infatti ha preso i voti che si meritava, anci aanche un po’ più di quanto meritasse. Ecco . . . volevo dire questo perchè mi sembra che quando si invoca l’intervento del nazionale o dei collegi di garanzia non ci si renda conto che ora non c’è nessun gruppo dirigente nazionale (intellettualmente non c’era neppure prima ma ora anche di fatto) e spesso si tenda a travisare la grande rabbia dei militanti come fossero forme primitive e sbagliate di conflitto interno. E’ un atteggiamento che non mi piace e non tiene conto delle sofferenze che il gruppo dirigente bertinottiano ha inflitto a decine, centinaia di persone e famiglie. Allora penso che una certa rabbia andrebbe compresa e non demonizzata e per non parlare a sproposito vorrei saperne di più sulle vicende del Sulcis. Chissà se un giorno, in futuro, le nostre manifestazioni saranno ancora aperte dai caschetti gialli degli ultimi minatori sardi e se avremmo con noi i precari del turismo, gli allevatori e gli agricoltori messi in difficoltà dai processi

  40. Davide Prc Sulcis Says:

    Caro alessandro gulinati,
    alcuni di quelli che hanno compiuto questo gesto non sono militanti,sono persone che sono in rifondazione esclusivamente per interessi personali, che hanno distrutto interi circoli,hanno fatto campagna elettorale per Idv, Udc e Pd, hanno abbandonato il partito.Altro che dissenso sulla linea politica..

  41. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    mi scuso perchè ho dovuto interrompere al volo . . . e concludevo dicndo che si, speriamo che il PRC possa ancora tentare di rappresentare i ceti sociali più deboli di fronte al processo di globalizzazione. E quindi buon lavoro e in bocca al lupo a noi tutti. Pare che ne abbiamo molto bisogno e spero anche che al di la delle insormontabili differenze di punto di vista su cosa doveva e potrebbe fare Rifondazione si abbia il modo di collaborare.
    A presto, Alessandro Gulinati – Circolo del lavoro precario Bologna

  42. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    mi scuso perchè ho dovuto interrompere al volo . . . e concludevo dicndo che si, speriamo che il PRC possa ancora tentare di rappresentare i ceti sociali più deboli di fronte al processo di globalizzazione. E quindi buon lavoro e in bocca al lupo a noi tutti. Pare che ne abbiamo molto bisogno e spero anche che al di la delle insormontabili differenze di punto di vista su cosa doveva e potrebbe fare Rifondazione si abbia il modo di collaborare.
    A presto, Alessandro Gulinati – Circolo del lavoro precario Bologna

    Ps. Se intervengo su una questione locale e per di più “extracontinentale” è perchè penso che un partito si a fatto di tutte queste realtà locali, le quali sono ora più che mai molto più importanti degli assetti nazionali.

  43. Lorenzo Says:

    Caro Ramon, cari compagni,
    non so voi ma io sono molto preoccupato di alcune prese di posizione all’interno del partito. La precisazione di Giordano su Liberazione di domenica lascia stupiti. Perchè continua a menarla sul fatto che lui non ha mai pensato allo scioglimento del PRC se sappiamo tutti che a fronte di un risultato appena appena soddisfacente avrebbero forzato in maniera irreversibile verso il partito unico. E allora qual è il senso di tali dichiarazioni? Io penso che così facendo si specchi ulteriormente il partito, altro che unità! E allora qual è l’obiettivo della ex-maggioranza? Io temo e sospetto ulteriori forzature, comunque vada il congresso… spero di sbagliarmi! D’altro canto, non ci sto a passare per conservatore all’interno del partito, dopo aver lavorato per anni al rinnovamento del partito, alla contaminazione con i movimenti, ad un’autentica democrazia partecipata, alla centralità dell’ambiente nell’azione di una sinistra radicale e rinnovata. Non so voi, ma io sono pronto a dare battaglia e a non lasciare spazio a facili semplificazioni di comodo e strumentali… Un abbraccio a tutti/e

  44. alessandro Says:

    caro lorenzo la tua preoccupazione ha un fondamento. Però sono convinto che se riusciremo a vincere il congresso le armi di giordano saranno spuntate per il fatto che il progetto del partito unico può essere fatto solo con lo scioglimento del prc. dopodichè non escludo che vi possano essere tentativi di scissione ma penso che nel partito sarebbero seguiti da pochi

  45. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Caro Lorenzo,
    vorrei dire di essere meno preoccupato di te ma temo di esserlo di più. L’atteggiamento di Giordano non stupisce ed è perfettamente conseguente con quanto praticato negli ultimi anni. La menzogna o come diceva Ramon la doppia (io direi tripla o quadrupla) verità sono state pratiche costanti del ceto politico prodotto da e in Rifondazione.

    Tu prova solo a pensare ad alcuni fatti eclatanti, come la non violenza da un lato enunciata e poi mai indagata, promossa, praticata . . . ed io penso perchè si tratta davvero di una pratica radicale ed incompatibile con il governismo . . . poi la costruzione del Nuovo Movimento Operaio parola d’ordine cardine dal 1998 al 2004 poi letteralmente finito e come progetto e come concreto rapporto con il lavoro, la precarietà, le lotte ma poi ancora la Sinistra Europea che è esistita solo in una serie di assise internazionali routinarie e prive di effetti (tranne sulle finanze del PRC dilapidate in rimborsi di ogni genere) ed ancora il rapporto con i Movimenti e tu pensa solo a come abbiamo/hanno preso per i fondelli Nunzio D’Erme prima candidato, e anche molto votato, pensa alla partecipazione sbandierata ai quattro venti e poi tradotta in cose come la Conferenza di ORganizzazione che priva di ogni effetto, ricorderai che si discuteva delle modalità di intervento nei circoli !!!! ma che a mio avviso rimane a futura memoria come una pietra miliare del burocratismo (davvero un caso di studio degno di un dottorato) e poi che dire . . . pensa solo a come da un lato abbiamo detto e fatto su ed intorno a Genova e poi a come abbiamo (hanno) accolto la nomina di De Gennaro a supermonezzaro! E insomma . . . doppia verità o menzogna sono pratiche costanti e dure a morire, cosa di cui mi convinco tragicamente osservando il comportamento di Ferrero e altri del suo giro che ora, dopo avere fatto davvero il possibile e anche l’impossibile per arrivare a questo risultato, bè che fanno? Vanno in giro riproponendo loro stessi in perfetta continuità con quanto fatto fino a ieri . . . dialogo con il PD e mantenimento del PRC all’interno di una federazione unitaria e plurale ?! Ma cosa significa . . . prova, se puoi ed il consiglio non ti offende . . . a meditare sul significato di questa proposta e sul gruppo dirigente che potrebbe uscire dal prossimo congresso ?

    Effettivamente i motivi di preoccupazione non mancano, anzi io credo ci sia davvero da avere paura, una paura fottuta di non uscire più da questo abisso.

    Rimane una domanda, almeno per me, ma perchè è accaduto e accade tutto questo ? Sono possibili alternative ? Sinceramente ora non ho risposte. Ciao, ALessandro Gulinati – Circolo del lavoro rpecario Bologna

  46. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Caro Alessandro,
    leggevo la tua risposta e mi domandavo, come facciamo a vincere il Congresso, cioè, dato che necessariamente qualche d’uno vincerà il Congresso, chi siamo noi o voi o altri che dovrebbero vincere. Ancora non ci sono documenti e come discutevamo qui nei giorni scorsi non c’è una concreta possibilità di elaborare in modo diffuso dei documenti congressuali. Che ci sia un Congresso a mozioni o a tesi io francamente comincio a non avere chiara la differenza. Fererro ha proposto una gestione unitaria del partito con Giordano. Giordano dice di non volere sciogliere Rifondazione. E per quanto osservo il vecchio gruppo dirigente si è equanimemente suddiviso in sostenitori di Giordano e in sostenitori di Ferrero e riduco esplicitamente le due posizioni ai due leaders perchè ambedue non paiono avere proposte diverse se non su un dettaglio . . . accellerare il superamento di Rifondazione oppure rallentarlo . . . ma a te pare che il problema sia questo ? Io come nessuno di noi, immagino, ha contratto un matrimonio con il logo di Rifondazione ma semmai abbiamo aderito ad un progetto politico. Ora, te lo domando fuor di polemica ma quale sarebbe il progetto politico che ci viene proposto ? Tutti e due e tutti noi sappiamo anche che non basta scrivere dei documenti, lo abbiamo già fatto a Venezia e in molte altre occasioni, ma occorre che vi siano delle gambe sulle quali le idee possano camminare e queste sono fatte da soggetti sociali, individui, radicamento etc . . .

    Nella speranza di proseguire la discussione, un caro saluto.
    Alessandro Gulinati – Circolo del lavoro precario Bologna

  47. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Care e cari compgne/i non me ne vogliate e non me ne volgia l’autore che è un giovane che ho avuto la fortuna di incrociare in anni meno infausti cioè quando Fausto era ancora fausto ( un 3 o 4 anni orsono) e riporto qui quanto ha scritto su Megachip perchè davvero mi paiono queste le questioni di cui dovrebbe discutere un congresso di una organizzazione anti o alter capitalista. Poi aggiungerei che è a giovani come lui, chissà se è ancora iscritto a Rifondazione ?, che domanderei di contribuire a scrivere un documento congressuale e al quale affiderei una federazione, un regionale, un dipartimento nazionale. Solo per dire che in questo paese le intelligenze non mancano e ciò che fa la differenza oggi nel PRC dovrebbe proprio essere la capacità di coinvolgerle!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Call Center, la vita della generazione “usa e getta”

    di Roberto Loddo

    Chi lavora in un call center rappresenta l’immagine disperata di una generazione, che, diversamente dalle precedenti, è segnata dalla completa incertezza del presente e dalla certezza della precarietà nel futuro. Chi lavora nei call center vive in mezzo a continui controlli di produttività, accompagnati da occasioni di lavoro poco qualificate, poco retribuite, poco stabili e poco tutelate, con ricorrenti e prolungati periodi di totale assenza di lavoro. Immagina il futuro appeso ad una cornetta telefonica e un paio di cuffie.

    Fa parte di una generazione sfigata, che ha visto perdere i diritti e le conquiste sociali combattute dalle battaglie dei genitori, ed è cosciente che le uniche cose che vanno al di là dei pochi soldi che riceverà, sono le incertezze, e in alcuni casi anche il mobbing. Questo lavoro nella sua immagine più infame è usurante, con rischi psicologici e fisici ancora non definiti per la salute.

    Usando una metafora un po’ abusata, si può dire che anche il mondo dei call center è fatto a scale; sui singoli gradini stanno diverse tipologie di lavoratori: qualcuno un po’ più in alto, qualcun altro un po’ più in basso. Operatori, Team Leaders, SuperVisors, Back Office e CallCenter-Managers, indicano un vertice di situazioni lavorative differenti. call center è definito “inbound” quell’operatore che lavora in ricezione telefonate: è il cliente a chiamare il call center, e il lavoratore si limita a rispondere alle domande o a fornire l’assistenza richiesta. Viceversa si definisce “outbound” quell’operatore che lavora sulle telefonate in uscita. E’ il call center, attraverso questo operatore, che contatta i clienti chiamandoli al telefono (soprattutto a quello di casa) per proporre offerte, prodotti o fare sondaggi e inchieste di mercato.

    Un azienda outbound, può scegliere come far lavorare i propri operatori in 3 differenti modalità: con un telefono e una lista cartacea di nominativi, con un telefono e un pc in cui scorrono i nominativi da contattare, oppure con un pc già programmato su una lista di chiamate da fare che partono in automatico: sarà poi l’operatore, una volta che il cliente avrà risposto, a “condurre” la conversazione con griglia di domande precostituita fornita dall’azienda. In genere anche le forme di saluto, i convenevoli, le risposte da fornire al cliente sono codificate e vengono fornite attraverso appositi manuali o corsi precedenti all’assunzione.

    Tra i call center inbound di Telecom, Tiscali o Sky, che applicano il contratto collettivo nazionale sulle telecomunicazioni e la minuscola azienda outbound Cagliaritana che lavora su appalti pagando lavoratori occasionali a provvigioni con un contratto a progetto, la distanza è notevole. Dai dati della Assocontact l’associazione di imprese aderente alla Confindustria, call center italiani lavorano circa 250 mila addetti. Di questi,170 mila, sono stati contrattualizzati. Resterebbero fuori almeno 42 mila operatori, in gran parte outbound, cui le aziende non riconoscono il diritto automatico al contratto da dipendenti in forza della Circolare Damiano che permette il contratto a progetto per questo tipo di lavoratori.

    La precarietà nasce da un viaggio di crudeltà che ci travolge dai primi anni 90”. Dal varo delle politiche di concertazione, dall’abolizione della scala mobile, dall’atteggiamento di tregua sociale tra governo e sindacati confederali, dai cosiddetti governi tecnici del 92” e del 93” fino ad arrivare al famigerato “pacchetto Treu”. L’approvazione del maxidecreto del governo Berlusconi per la legge delega sul lavoro: La legge 30, una mostruosità legislativa che ha come fine ultimo quello di rendere sempre più solo il lavoratore, mentre l’azienda è sempre meno responsabile, ed il padrone ha di fronte a se nuovi affari e fiumi di denaro.

    Reagire alla precarietà significa costruire e sviluppare un forte movimento dei precari telematici, ascoltando i bisogni di chi si trova nelle nostre stesse condizioni di vita lavorativa, senza dare risposte preconfezionate, dobbiamo identificarci collettivamente e indagare la composizione del mondo del lavoro precario. Non potremmo mai andare avanti nel percorso di lotta alla precarietà, se prima non arriviamo a capire chi siamo.

    Reagire alla precarietà significa anche lottare per il riconoscimento dei diritti del lavoratore a progetto, inteso come persona, portatrice di diritti, e non solo come risorsa da sfruttare. Riconquistiamo il diritto ad avere una casa fare una famiglia, lottando per la rimodulazione dei compensi che preveda buste paga non al di sotto del limite di povertà.

    Una settimana fa, è nato il Blog per la rete dei precari dei call center di Cagliari, http://precarinlinea.blogspot.com/ uno spazio di dialogo, confronto e fantasia. Chiunque faccia parte di questo mondo, chiunque si senta sfruttato, o felice di lavorare a progetto, può scrivere e raccontare la sua storia. Anche chi dirige o possiede un call center,può raccontare le proprie esperienze dirigenziali, poiché il blog non è nato per contrastarli, ma per creare dialogo e confronto, alla pari, anche con loro.

  48. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Care e cari compgne/i non me ne vogliate e non me ne volgia l’autore che è un giovane che ho avuto la fortuna di incrociare in anni meno infausti cioè quando Fausto era ancora fausto ( un 3 o 4 anni orsono) e riporto qui quanto ha scritto su Megachip perchè davvero mi paiono queste le questioni di cui dovrebbe discutere un congresso di una organizzazione anti o alter capitalista. Poi aggiungerei che è a giovani come lui, chissà se è ancora iscritto a Rifondazione ?, che domanderei di contribuire a scrivere un documento congressuale e al quale affiderei una federazione, un regionale, un dipartimento nazionale. Solo per dire che in questo paese le intelligenze non mancano e ciò che fa la differenza oggi nel PRC dovrebbe proprio essere la capacità di coinvolgerle !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    L’articolo non si incolla, vi lascio l’indirizzo dove trovarlo.
    A presto, Alessandro Gulinati

    Call Center, la vita della generazione “usa e getta” – 6/5/08
    di Roberto Loddo

    http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=6715

    E c’è anche il bellissimo Blog sardo dei lavoratori dei call center:

    http://precarinlinea.blogspot.com/

  49. alessandro Says:

    caro alessandro gulinati sei troppo pessimista. quanto a ferrero non condivido il tuo giudizio . io l’ho conosciuto di persona e ti posso dire che è un ottimo compagno . può avere commesso degli error ma come diceva ramon in un articolo pubblicato tempo fa chi non ne ha commessi. in ogni caso ha avuto il merito enorme di aver fermato bertinotti e altri che si apprestavano a compiere “scelte irreversibili” . QUINDI impegnamoci tutti affinchè la proposta mantovani ferrero grassi possa vincere. E VIGILIAMO SULLA CORRETTEZZA DELLO SVOLGIMENTO DEI CONGRESSI DI CIRCOLO.
    Per quanto riguara rifondazione comunista avrà tanti difetti ma è una delle poche cose decenti che rimangono nel panorama politico italiano!!!!!

  50. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Caro Alessandro,
    difficile aggiungere qualche cosa, mi pare che il tempo delle riflessioni si vada esaurendo e inizi quello del tifo. Buona fortuna. Ale

  51. x alessandro.gulinati

    definire ‘logo’ il simbolo del partito è alquanto curioso.
    Nessuno, degli iscritti al partito, ha sposato nessuno ma, personalmente, nel 1989 ho fatto una scelta politica e a quella intendo rimanere fedele con la convinzione che si deve ripartire da qui, non cancellare una storia e un percorso anche se, molte volte, ha mostrato i limiti e la poca preparazione a leggere i mutamenti della società. Quoto il commento di Lorenzo delle 19.54.

  52. kang4roo Says:


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    Se Lei Ha bisogno di Un BLOG, non Dimentichi di Vedere WEBSITE “Leoxa.com”
    (I Temi Sono Molto-molto Belli & Anche Capace Mettere Adsense)

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  53. Fabio de Nardis Says:

    Caro Raul, ti mando questo mio pezzo che giace nelle stanze di Liberazione da 10 giorni … scusa la lunghezza …

    Avremo tempo per analizzare le cause della sconfitta e lo faremo senza risparmiarci in critiche e autocritiche. Siamo chiamati a riflettere sulle ragioni stesse della nostra esistenza politica. Sul piano elettorale ci ha certo penalizzato la retorica del voto utile. Ha poi pesato una crisi di consensi alla nostra sinistra. La frizione tra aspettative e fatti rispetto all’esperienza di governo ci ha fortemente penalizzati. Non essere riusciti a incidere sulle dinamiche di una coalizione moderata ci ha sfiancati. A questo si aggiungono le forzature, mai discusse, verso una soggettività politica indistintamente di sinistra che molti compagni non hanno compreso rifugiandosi nell’astensionismo o nel voto alle micro-liste comuniste.
    Resta però una ragione per così dire endogena, che non riguarda fattori esterni ma che chiama direttamente in causa la nostra politica e la nostra incapacità di leggere alcuni processi. Basti pensare all’enfasi riposta negli ultimi anni sulla questione dei diritti civili trascurando però quelli sociali; la tendenza a “svuotare” il partito, specie in campagna elettorale, ostacolando i vari dipartimenti nel loro tentativo di valorizzare le reti di relazione costruite a fatica con quei soggetti sociali che avremmo dovuto rappresentare e che abbiamo deluso. Questo ci ha fatto perdere credibilità e radicamento nei territori e nei luoghi di lavoro. Si tratta di fatti, non dietrologie.
    Il trionfo culturale del pensiero unico neoliberale ha prodotto un peggioramento generalizzato delle condizioni di lavoro. Disoccupazione, precarietà, crisi salariale e morti bianche ne sono i sintomi. La globalizzazione economica ha inoltre prodotto un’estensione planetaria delle condizioni di sfruttamento subite dal lavoro salariato con la richiesta di più precarietà e più sfruttamento.
    In questo senso la Lega, proponendo un chiaro profilo identitario di stampo territoriale, si presenta nella percezione di molti come un antidoto reattivo alla globalizzazione e per questa ragione molti proletari si rivolgono ad essa. Questo ci fa capire come la sinistra italiana debba in primo luogo riscoprire i territori che da anni ci insegnano il senso di una democrazia diversa, dal basso e partecipativa. Non è un caso che in quelle realtà dove da tempo investiamo attivamente sull’autogoverno democratico manteniamo percentuali di consenso di tutto rispetto.
    Dobbiamo inoltre aggiornare alcune nostre convinzioni. Per due secoli siamo stati convinti che l’essere sociale determinasse la coscienza individuale e che la classe in sé fosse per necessità storica destinata a trasformarsi in classe per sé. Oggi sappiamo che questa connessione non è scontata. La crisi della grande fabbrica e la precarietà trasformata in campo di conflitto esistenziale producono una divaricazione tra condizione sociale e attitudini politico-culturali. Questo ci fa capire che la partita da giocare oggi è anche quella della “produzione di senso”. Ripartire dal lavoro e dai diritti, certo, sapendo che i conflitti oggi si animano dentro la ricerca di una ragion d’essere che segue un flusso entropico da decifrare. Questa a mio avviso è la grande sfida su cui si gioca la ricostruzione di una rappresentanza ma soprattutto di una pratica politica della sinistra in Italia.
    Questi dovranno essere i temi da discutere con la sinistra diffusa, quella che ha creduto al nostro progetto unitario, ma soprattutto al nostro interno in questa importante scadenza congressuale. Per far questo dobbiamo recuperare lo spirito che registrammo in occasione della conferenza d’organizzazione di Carrara, quando si produsse la prima convergenza con i compagni di Essere Comunisti sostenuta proprio dal nostro segretario uscente a cui dobbiamo gratitudine per aver guidato il partito in uno dei periodi più difficili della sua storia. Dobbiamo rilanciare la Rifondazione Comunista, non perché dopo una simile sconfitta è in fondo quello che ci rimane, ma perché siamo convinti che l’unità strategica della sinistra, importante e necessaria, sia possibile solo attraverso un rafforzamento politico e organizzativo del nostro partito che più di altri ha saputo rinnovarsi elaborando una cultura della trasformazione capace di fare i conti con i temi della violenza, del potere, della contaminazione. È da quella Rifondazione che dobbiamo ripartire, dalle lotte e dai conflitti nei luoghi dove le contraddizioni sociali esplodono con forza. Un grande partito di militanti che vivono per la politica e non di politica. Questo processo produrrà inevitabilmente una dialettica interna che potrà generare divisioni come è normale che avvenga in una grande comunità democratica, senza mai però perdere di vista il senso unitario di quella comunità. Occorre quindi ripartire dai contenuti e non dai leader, tendenza che già in passato ha determinato la nostra degenerazione in partito di opinione schiacciato sull’immagine del capo. Un approdo che è stato bocciato dal nostro popolo. Per consentire questo processo dobbiamo garantire lo svolgimento di un congresso unitario che si articoli per tesi emendabili, in modo da non sclerotizzare la discussione in schieramenti predefiniti, consentendo al contempo convergenze multiple. Dentro questa crisi la divisione in mozioni non sarebbe compresa dai nostri stessi compagni e produrrebbe ulteriore disaffezione proprio oggi che dobbiamo fare appello a tutta la passione propria delle comuniste e dei comunisti. Trovo a dir poco irresponsabile continuare a discutere di golpe stalinista, rese dei conti e dialettica fra leader. Si abbia altresì il coraggio di compiere una grande operazione di verità e di ricostruzione. Su questo piano si gioca la credibilità della nostra proposta politica nonché la buona fede di un gruppo dirigente che si dice finalmente convinto della necessità storica del Partito della rifondazione comunista, oggi come domani.

    Fabio de Nardis
    responsabile università e ricerca prc

  54. Fabio de Nardis Says:

    Scusa Ramon, parlavo con un mio compagno di nome raul e per distrazione ho scritto il suo nome invece che il tuo. Faccio ammenda. Un abbraccio
    Fabio de Nardis

  55. alberto Says:

    I movimenti esistono in tutto il mondo i partiti comunisti no.
    Non esistono comunisti che non abbiano relazione coi movimenti orientati al cambiamento(a meno che non siano sette) e non esistono pratiche di lotte comuni che non influenzino le pratiche e le culture di ognuno,altrimenti saremmo fermi anche nel linguaggio agli anni 20′.
    Modestamente, credo che il problema sia quanto la necessità politica di organizzarsi in progetti,idee complessive di società, venga assunta dai partecipanti a movimenti su obiettivi parziali; il movimento di morales è diventato un partito misurandosi col nodo del potere,uguale per i bolivariani di chavez e il movimento dei barbutos a cuba e via dicendo….. Quando abbiamo discusso negli anni (un pò superficialmente) di forma partito,ci siamo mai chiesti se i partiti del passato (ad esmpio il PCI) erano più o meno democratici di quelli che abbiamo costruito noi? Io credo di si nella sostanza, anche se permeati talvolta da logiche “militari”;dico ciò non per riabilitare le forme irripetibili del passato,ma per dire che al di là delle chiacchere e delle finte dispute tra innovatori e vecchi ortodossi si è strutturata una oligarchia come non mai, proprio perchè ha avuto un rapporto con i presunti “capi” dei movimenti, che puntualmente entravano in parlamento, senza rappresentare più le istanze politiche dei movimenti stessi e nello stesso tempo facendo carta straccia delle regole di governo del partito,che a quel punto più che una risorsa è divenuto un impiccio.
    Dobbiamo ricominciare a discutere di contenuti e trovare strada facendo i compagni di strada sapendo che i militanti di partito non sono figli di un dio minore rispetto ai capi dei vari movimenti,che non sono il filtro attraverso il quale passa il rapporto con le lotte.

  56. Ma secondo te non è stato un errore entrare nel governo Prodi così, senza un accordo serio ed una prospettiva concreta? Io credo che il suicidio di Rifondazione non parta con la Sinistra Arcobaleno, ma dal 2003, quando Bertinotti decise (da solo) di entrare nell’Ulivo. All’epoca (io uscii da Rifondazione) mi ricordo di pochi che ebbero dubbi. Di sicuro non Ferrero e Russo Spena, al governo fino alla fine dei giochi. Mi sembra, aldilà delle cose anche condivisibili che scrivi, veramente troppo tardi…

  57. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Caro Hikkomori,
    a me non pare che avessimo deciso di stare nell’alleanza con Prodi allo scopo di stare fermi e buoni, digerire ogni cosa e nel frattempo espellere tutti i dissenzienti. Sulla carta e alla lettera e nei congressi e su Liberazione e nella discussione interna le prospettive erano diverse . . . conflitto, nuovo movimento operario, rapporto con i movimenti, sinistra europea, non violenza etc . . . il problema è che queste cose occorreva farle e non dirle e basta. In effetti tu ed altri avete visto un po’ più lungo e capito l’aria che tirava. Io meno, nel senso che di certe robe ho sempre cercato di occuparmene il giusto occupandomi più che altro di mettere su centri sociali, fare lotte nei luoghi di lavoro e mobilitazioni contro la guerra etc . . . però concordo con te sul fatto che oggi pare follia pura che il gruppo dirigente non si faccia da parte ma addirittura battagli per avere il comando in un partito disastrato. L’unica cosa che potrebbero fare è metersi da parte integralmente. Invece . . .

  58. prcarmerina Says:

    allargare il PdCI scusate, intendevo non possiamoc he un pezzo del partito va ad alalrgare il PdCI

  59. Luca F Says:

    Caro Ramon continuo ad essere sconcertato….

    «L’intervista di Ramon Mantovani su Liberazione mi conferma che serve misurarsi su documenti alternativi che non separino cultura politica e linea politica. Non trovo nelle parole di Mantovani qualcosa che ci aiuti ad affrontare i problemi che abbiamo. Ha un modo di fare battaglia politica che io non condivido».
    Roberto Musacchio, Liberazione, 4 maggio 2008

    …Ma la loro proposta qual’è? Ma che vogliono dire queste parole? Come lo intendono loro il modo di fare politica? In questi termini questo dibattito è deprimente!
    Che facciamo, giochiamo a chi provoca di più? boh!

  60. Caro Ramon,
    martedì ho vissuto un drammatico comitato politico provinciale ad Avellino, nel quale la linea della maggioranza uscente è stata ribadita e approvata con una compattezza che mi spaventa. Non capisco come si possa difendere una linea non perdente ma distruttiva, come se il risultato elettorale fosse stato acqua fresca. La capacità mimetica dei gruppi dirigenti è impressionante, abbiamo assoluto bisogno di aiuto per affrontare il congresso con qualche chance di rimettere in piedi rifondazione, anche se le distanze tra compagni sono ormai siderali e l’incomunicabilità mi fa presagire ulteriori lacerazioni.

  61. si ha ragione Costantino sulla capacità mimetica dei gruppi dirigenti, d’altra parte lo disse subito Vendola dopo il CPN, ” Da qui al congresso potremo rimescolare le carte”.
    X LUCA F come lo intendono loro il modo di fare politica? semplice……………
    I M B R O G L I A R E ma in modo delicato e non violento..con la delicatezza di un dinosauro.
    Ramon alla fine diranno che quello che vuole sciogliere Rifondazione sei tu o forse l’hanno già detto….
    ciao,

    Luca

  62. cari/e compagni/e, come potete capire non è possibile rispondere a decine di commenti, gran parte dei quali sono intrecciati tra loro in un dibattito che sono ben lieto di ospitare. in questi giorni non ho tempo e vi rimando ai miei prossimi scritti. ovviamente se qualcuno/a volesse tornare su qualcosa lo può fare. non vorrei passare per uno che elude eventuali critiche o altro.
    grazie
    ramon

  63. Massimiliano Says:

    Ramon, grande! Schierato, chiaro, senza formalità rituali….la tua onestà intellettuale è da apprezzare. E’ uno stimolo importante per tutti noi. Chiarezza e determinazione saranno due elementi sui quali investire energie per vincerlo davvero questo Congresso! Un abbraccio!

  64. Liliana Salvatori Says:

    Il tuo intervento sulll’intervista di Nichi Vendola rilasciata a Liberazione non mi convince per questo motivo. Nichi ha accettato la candidatura a segretario del prc richiesta da molte compagne e compagni solo dopo l’assalto stalinista (e sono buona, potrei dire fascista) al nostro partito, portato avanti da personaggi che condivvidevano responsabilità di governo e di direzione del partito. Quindi non parlare di democrazia per favore.

  65. compagne e compagni hanno dove e come esprimere correttamente le proprie valutazioni: il segretario esce dal CPN, quindi lì vanno fatte le candidature. O facciamo le primarie senza avere definita la linea del Partito? non mi piacciono le investiture.
    il plebiscitarismo-presidenzialismp-berlusconismorischia di vincere anche fra di noi?

  66. ciao Alessandro!
    Certo che sono ancora iscritto!!!!!!! e ti ringrazio per le cose che hai scritto. Anche se non scrivo e commento mai su questo blog, comincierò da oggi 🙂 condivido le analisi critiche di Ramon, ed è per questo che ho deciso di aderire al percorso congressule di Paolo, Ramon e Claudio, assieme a tutti quei compagni e compagne che vogliono ricostruire rifondazione partendo dai luoghi del conflitto sociale.

    Sono contento di risentirti, davvero con piacere, e vorrei aggiungermi, dopo questo congresso, a tutti quei compagni, come te, che qualche anno fa hanno cominciato anche in Sardegna, un percorso di mobilitazione e analisi contro la precarietà.

    un abbraccio
    Roberto Loddo

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