In risposta all’intervista di Nichi Vendola sul Manifesto.

L’intervista di Nichi Vendola di venerdì

www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/25-Aprile-2008/art56.html

è l’ennesima operazione mimetica che nasconde i veri problemi per spostare la discussione su un terreno ideologico, in un’auspicata contesa innovatori contro conservatori. Proprio non ci siamo. Insistere nel dire che ci sarebbe stata un resa dei conti, addirittura violenta, che la proposta del congresso a tesi sarebbe una furbizia, non è un bel modo per discutere. Perché intorpidire le acque in questo modo? Chi non era d’accordo con la realizzazione degli annunci di Bertinotti, di Giordano e dello stesso Vendola, mai discussi da nessuna parte nel partito, che avrebbero reso irreversibile il processo di dissoluzione di Rifondazione, lo ha impedito con un voto e con una posizione limpida. Lo abbiamo fatto per restituire, prima che fosse troppo tardi, la parola agli iscritti e a quanti, nella sinistra, sono interessati ad una discussione di prospettiva. Sarebbe interessante discutere della prospettiva piuttosto che di golpe o di contraddizioni tra i golpisti. Come Nichi sa io mi sono opposto, fin dall’anno scorso, alla scorciatoia politicista dell’unità dall’alto. Mi sembrava e mi sembra un fuggire dal problema del governo in compagnia di forze che hanno sempre fatto, della collocazione di governo, il loro orizzonte strategico. Su questo punto Nichi non dice nulla di nulla ed insiste, invece, a proporre di “ricostruire il campo della sinistra” con l’idea, molto curiosa, che si sa dove si comincia e non si deve sapere dove si finisce, anche nella relazione con il PD. Io non sono appassionato alle formulette organizzative. Mi interessa riprendere il cammino del “fare società” e dello stare “nei” movimenti, da dove è stato interrotto a causa dell’esperienza di governo. E su queste basi trovare l’unità possibile ed efficace della sinistra. In altre parole vorrei che l’idea dell’unità alla base della Sinistra Arcobaleno fosse completamente rovesciata. Non il “mettiamoci insieme”, sorvolando su questioni strategiche come il governo, per poi vedere cosa viene fuori, bensì il ripartiamo dalle lotte, dal nostro insediamento sociale, che c’è ancora, da contenuti chiari, e su queste basi costruiamo l’unità. Per questo il patrimonio di Rifondazione non deve essere disperso. In particolare l’innovazione che ci ha contraddistinti in questi anni non va perduta perché é indispensabile per affrontare il nostro tempo. E’ l’averla ridotta a litania ripetuta, ma non praticata, a fiore all’occhiello da esibire per guadagnare l’apprezzamento di alcuni salotti buoni, che l’ha messa a rischio. Il congresso su tesi emendabili dall’alto e dal basso, con la chiarezza del voto su opzioni politiche riguardanti il partito e la sinistra, e con una discussione libera su molte altre cose, comprese le culture politiche che sono un campo di ricerca e non uno strumento al servizio di questa o quella scelta immediata, è una proposta unitaria, non una furbizia. Sostenere che chi è per la non violenza deve per forza essere per la costituente e che chi vuole mantenere in vita il partito lo vuol fare cancellando la nonviolenza, questo sì è una furbizia. Possiamo davvero fare un congresso utile a noi stessi e a tutta la sinistra proprio se, dopo una catastrofe di queste dimensioni, siamo capaci di rimetterci in discussione anche parlando, dolorosamente, degli errori commessi e di che cosa ci divide e di che cosa ci unisce, piuttosto che cercare una finta unità del gruppo dirigente, alla ricerca di un’autoassoluzione. Bisogna bandire le doppie verità, quelle per il gruppo dirigente e quelle per i militanti, quelle per la tv e quelle per i congressi, quelle per gli amici e quelle per i nemici. E bisogna parlare di politica e non di leader. So bene quanto l’idea del leader salvifico, capace di comunicare in TV e di parlare suscitando emozioni, sia penetrata in un corpo politico confuso e reso impotente, proprio perché largamente espropriato del diritto di decidere del proprio destino. Ma una discussione inquinata da questo elemento, personalizzata fino al parossismo, produrrebbe solo divisioni insanabili e un esodo di proporzioni ancor più grandi di quelle che abbiamo conosciuto nella nostra vita politica. Non si tratta di lapidare nessuno, caro Nichi, e comunque sono i mujaheddin del popolo ad essere lapidati ed impiccati dai seguaci dell’ayatollah che incarna l’unità indissolubile della cultura religiosa e della politica di stato.

ramon mantovani

pubblicato su Il Manifesto il 27 aprile 2008


109 Risposte to “In risposta all’intervista di Nichi Vendola sul Manifesto.”

  1. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    letto il tuo articolo che condivido pienamente anche come non militante.
    Sulle doppie verità poi ancora di più. Penso che sia la strada giusta, se non
    l’unica praticabile. Due tre semplici quesiti: l’esistenza di un partito e la necessità di gestire il potere ( brutta parola per un brutto concetto comunquedominante) è o non è un nodo centrale per l’esistenza di un partito?
    Contrastare la militarizzazione del nostro paese è un tratto distintivo della futura prospettiva? In assenza di un progetto sia capitalista che comunista
    di una società equa come può essere coniugata la cultura della non violenza?
    La questione spirituale è prerogativa di una condizione materiale?
    Non è un test per la patente,ma mi chiedo davvero se in un futuro confronto congressuale siano temi utili alla definizione di un percorso
    di lotta e di aggregazione. Io penso di si !
    Un abbraccio viva la vita!

  2. si che lo sono giovanni, anzi diciamo che lo erano perché nei social forum del movimento si è discusso molto di questi temi. è li che vorrei si tornasse.
    buona notte
    ramon

  3. silvestro Says:

    Caro Ramon,
    pensare che un congresso a tesi sia più “onesto” di un congresso a documenti contrapposti è affare di lana caprina, onestamente…appunto!
    Avere forzato lo statuto con un organismo non previsto è molto grave a mio avviso (ed ovviamente questo lo imputo a tutto il gruppo dirigente e non ad una parte), ciò ha creato e continuerà a creare un vortice di contrapposizioni utili solo alla lotta interna e dannose per il partito stesso. se si fosse voluto procedere in un altro modo sarebbe stato meglio andare al congresso con la segreteria dimissionaria.
    Poi penso, davvero stupito, che se da una parte ci sono i compagni come te, onesti e intellettualmente e coerenti fino in fondo, che sono stati chiari in tutti i passaggi di discussione sulla sinistra, ci sono poi (e tra questi anche ferrero e grassi) che invece hanno preferito attendere “come andava a finire…”. troppo comodo compagno Ramon, io con questi non ci posso stare, mi puzzano di iene.

  4. Antonio Says:

    Caro compagno,

    da tempo leggo il tuo blog e ti ringrazio per l’informazione che mi dai.
    sono un dirigente del partito che a sempre militato sostenendo le tesi della minoranza (per intenderci da quella MAITAN-BACCIARDI-FERRANDO) fino all’ultimo congresso quella di FERRANDO.

    io sono rimasto nel partito per ragioni che oggi emergono e mi appresto a fare una battaglia insieme con tutti voi per riportare esattamente il prc da dove era partito sapendo che se nel 91 avevamo il vento in poppa e tanta forza oggi purtroppo dobbiamo fare i conti con vento in prua avendo metà equipaggio in mare.

    lo spirito che mi accompagna e spero tutti voi è quello dei nostri padri che hanno fatto la resistenza (mio nonno, mi piace ricordarlo, morto nel 1974 disse a mio padre caro Aldo il partito è finito nelle mani sbagliate) .

    Non posso approfondire perchè non ho la giusta preparazione storica ma credo che se vogliamo ritornare alla rifondazione del 91 dobbiamo sapere che la strada fin qui fatta non vada ripercorsa-sapendo che la politica non è statica certamente- ma sperimentare nuove strade.

    spero di poter contribuire a ciò ed in attesa di leggere i testi congressuali posso già dirti che non sosterrò le tesi Giordano -Vendola ne quelle della minoranza rimasta (falce-martello) per cui non mi deludete e buona scrittura delle tesi.

  5. Pamela Says:

    Bravo Ramon,
    speravo che qualcuno rispondesse a Vendola che sta’ usando il congresso per una sua campagna elettorale, si proclama ogni giorno il salvatore della Patria e colui che salvera’ Rifondazione……
    Io spero solo una cosa, per essere schietti, che questo congresso non venga truccato, che non ci siano giochini, cammelli, che la trasparenza e la politica diventi di nuovo l’unico elemento utile di confronto….
    Perche’ purtroppo i golpe sono di competenza di alcuni “salvatori”….
    Per questo credo che in tutte le federazioni ci debba essere un controllo certosino sulle tessere, iniziamo da questa chiarezza/trasparenza e cosi’ evitiamo ribaltoni dell’ultimo minuto…..

    Un abbraccio Pam

  6. Ermanno Seri Says:

    Caro Ramon
    ho letto il tuo commento all’intervista sul Manifesto di Vendola. La condivido per la maggior parte, con però alcuni dubbi: siamo sicuri che un congresso a tesi emendabili sia meglio? Capisco la necessità di non frantumare il partito e di poter lavorare (anche con il “mestiere” congressuale degli emendamenti) ad una ricomposizione. Ma mi domando con chi? Bertinotti ha sempre utilizzato i documenti a tesi per dividere il partito, fomentare le correnti e lavorare di cooptazione. Essendo un socialista sa bene come si ingessa la dialettica interna e si inchioda un partito alle contrattazioni di posti e visibilità. Naturalmente parlo del Bertinotti ma è un intero apparato che ha attuato questa filosofia d’organizzazione. Forse non siete sicuri di vincere il congresso e quindi fate già una mediazione metodologica? Lo chiedo perché chi ha parlato di superamento del Prc, di accelerazione verso il partito unico della sinistra, di lavoro di decostruzione del partito e dei luoghi di discussione dovrebbe solo avere la dignità di andarsene dal Prc e non essere in nessun modo “recuperato” ad un percorso di ricerca/rifondazione di una pratica COMUNISTA. Gli Alfonso Gianni, le Rina Gagliardi, i Gennaro Migliore campioni di conformismo e trasformismo dovrebbero semplicemente essere messi alla “porta”. Vorrei fare solo altre due osservazioni: Il Manifesto ha deciso di cancellare Rifondazione oltre la loro testatina “quotidiano comunista”? Perché un gruppo dirigente (in cui ci sei dentro anche tu caro Ramon) è stato fin troppo acquiescente con il modo di fare dei figuri citati? Più che al partito in quest’epoca storica bisognava tenere alla coerenza ideale e pragmatica, anche a costo di denunciare l’andazzo – palese anche all’esterno – ed essere completamente emarginati dai “luoghi che contano”.
    Con sincera stima e sincero affetto.
    Ermanno

  7. Stefano Says:

    Scusa Ramon non credi che uno come Ferrero (governista per due anni)non sia la persona più adatta per un rilancio di Rifondazione?
    Buon lavoro e Grazie.
    Stefano

  8. Davide Prc Sulcis Says:

    Caro Ramon,
    Non vedo perchè non ci debba essere una resa dei conti all’interno del partito.Cosa c’è di scandaloso?Bertinotti Giordano Migliore e altri dirigenti si sono inventati la Sinistra Arcobaleno e volevano sciogliere il partito senza consultare i segretari federali,quelli di circolo,i militanti.La democrazia interna non gli andava più bene,o forse avevano paura di essere messi in minoranza,altrimenti avrebbero coinvolto la base nelle scelte.Possibile che non si siano resi conto che avevano contro la maggioranza del partito?No, lo sapevano bene,tanto da negarci il congresso e auspicandoci la fine del partito.Quanto a Vendola non capisco tutto l’entusiasmo intorno a lui,usa sicuramente un linguaggio affascinante,parla bene,ma nella sostanza non prende mai una posizione chiara,forse perchè vuole piacere a tutti,poi mi pare che fosse favorevole anche lui al superamento di Rifondazione Comunista.Io auspico che alla guida del partito vada una classe dirigente nuova e giovane proveniente sia dal partito che dai movimenti, che sappia dare una scossa al partito con l’aiuto dei vecchi dirigenti e coinvolgendo davvero i militanti..sei d’accordo?
    Ciao Davide

  9. Caro Ramon bene’!
    Certo la sisnistra oggi è extraparlamentare ma esiste la maglia larga della rete ……e la soluzione è nella mediazione tra questo nuovo ed importante mezzo e la ripresa della struttura che ha piu’ gambe sul territorio che è sicuramente Rifondazione.
    Non sottovalutate quindi le potenzialità del web saldandole colle realta’ territorieli attive .Secondo me la sinistra deve osservare con molta attenzione anche l’ effetto che riesce a trainare Grillo ,….
    anche la sua ultima iniziativa e’ con qualche errore ,è interessante
    il tema dell’ informazione è fondamentale .
    La sua linea è pero’ carente in molti punti se non si devono dare piu’ soldi al Corriere al Sole e a tutti grandi Net work privati deve essere salvaguardata la possibilita’ di finanziare ad esempio giornali come il Manifesto e Liberazione ovviamente !
    Resta il dato interessante della capacita’ di autoorganizzazione che il blog di Grillo rappresenta spesso su tematiche non distanti da quelle proprie della sinistra ,QUNINDI CI VUOLE UNA SINISTRA MODERNA , EFFICACE LEGGERA E VELOCE NEL METABOLIZZARE CONTENUTI E A DIFFONDERLI .

    L’ informazione è corrotta e deviata innerva il peggio ,il paese annaspa tra questioni irricevibili come un Berlusconi che mette in discussione i valori fondanti del 25 aprile ,e dalla altro lato squallidi episodi come la riesumazione di Padre Pio !!Orge ..di un abisso in cui cercano da far sprofondare questo paese,…. nell abiezione massima !!!!!!

    Immaginatevi se in Germania quel paese fosse ancora diviso sullla revisione della figura di Adolf Hitler e che il suo governo in fondo aveva dato dei segnali positivi !!!!!!Noi qui nello sfracello del paese siamo costretti a subire l’ indecenza come regola con la rilegittimazione del fascismo !

    SIAMO QUINDI UNA DEMOCRAZIA immatura!!!!!!! senza anticorpi ,quindi il compito della sinistra deve essere divergente rispetto ad un paese che
    tende ad involversi sempre di piu’ verso una dittatura mediatica insopportabile .

    BERLUSCONI NON OFFRIRA’ NULLA !!!DI …NULLA!!!!! AI SUOI ELETTORI ..!
    NON CI SARANNO NE’ AUMENTI SLARIALI ,NE ‘ SARANNO RISPETTATE LE PROMESSE ELATTORALI !!!!!!
    HANNO GOVERNATO BEN 5ANNI E CHE CAZZO HANNO FATTO IN ITALIA ????NULLA DI NULLA!!! SALVO INCANCRENIRE LA NEFASTA VARIABILE DEL ……PADRONISMO !IN SALSA ITALICA VARIANTE MODERNA DEL NEO FASCISMO !!!!
    Battere quindi anche il devizionismo di destra connivente del PD e agire con efficenza verso forme di comunicazione nuove/ veloci /rapide a far giungere al popolo segnali verso un paese/// che senza questa azione sprofondera’ sempre piu’ in un baratro tra un collasso economico e sociale !
    IL COMPITO DELLA SINISTRA DEVE ESSERE L’ ESTENSIONE DEL DISSENSO AD UN SISTEMA PUTRESCENTE /COSTOSO / ECOLOGICAMENTE SBAGLIATO /FALLIMENTARE !
    SALUTI DAL SOGNO

  10. Giosuè Says:

    Caro Ramon, sottoscrivo.
    Ho scritto già sul blog di Paolo Ferrero e ripropongo anche a te alcune riflessioni. Intanto che la tragedia covava da tempo. A causa di una serie di nostre “scelte” (da quella di scommettere tutto sulla permeabilità del centro sinistra ai conflitti agiti, fino a quella di “costruire la sinistra” saltando il pezzo del radicamento sociale e della democrazia) sono venuti d’un colpo al pettine i nodi di una tendenza di lungo periodo, sulla quale hanno agito solo in misura molto relativa queste stesse scelte. Il 13 e 14 aprile il novecento è morto un’altra volta. E da morto ci parla della nuova dislocazione del valore, che ha schiacciato la quasi totalità dei lavoratori sulle condizioni proletarie, ne ha esteso la condizione oggettiva, ma rende difficile la ricomposizione soggettiva come classe. Fondamentalmente perché l’altra parte,la borghesia, “non si vede più”, è sempre più impersonale, quasi un ologramma del sistema. E così i lavoratori sono merce tra le merci, e troppo spesso ritrovano una dimensione collettiva riconoscendosi territorialmente non in contrapposizione all’evanescente padronato, ma ai più concreti concorrenti che sono i migranti.
    Ma il morto – scusa la permanente dimensione macabra, ma ci tocca – ci parla anche della fine della politica come terreno di confronto/scontro fra interessi sociali diversi e contrapposti. La politica si presenta oggi come “puro governo”, come semplice accompagnare la complessità stessa. Una politica intimamente autoritaria, incapace di rappresentare in se le ragioni dell’alternativa di società. Per cui quest’ultima non può vivere più solo come dimensione politica, fuori o dentro le aule del Parlamento: anche solo per cominciare a muoversi, deve dotarsi di una sua vita autonoma, parallela e contrapposta. Deve chiamare ad una partecipazione “altra”, al di fuori del sistema, con istituti di democrazia diretta che premano sulla democrazia formale ad ottenere risultati utili… E dentro questa strettoia si schiaccia la stessa forma-partito così come l’abbiamo conosciuta nel ‘900. Anche io sono convinto che sia necessario concentrare la volontà di trasformazione sociale in un partito comunista ieri, oggi e domani. Ma oggi e domani occorre essere comunisti in modo nuovo anzitutto sul piano delle relazioni sociali, agendo per favorire dinamiche di autorganizzazione sociale, di democrazia diretta.
    Per questo bisogna criticare fortemente la roba “innovatori contro conservatori”, Potrei dire che per me sono conservatori quelli che continuano a fare gli ingegneri politici (chi con la costituente della sinistra, nelle sue varie salse, chi con la costituente dei comunisti) e innovatori quelli che mettono prima e sostanzialmente l’insediamento sociale. Ma non lo voglio fare perché sarebbe l’ennesima riproposizione di una logica amico/nemico, che quella, si! è di conservazione. Proprio l’elaborazione teorica e politica di Rifondazione Comunista (restata praticamente tutta sulla carta) penso che possa costituire la possibilità di un nuovo inizio e una nuova pratica.
    Un ultima cosa: il tuo blog, come anche quello di Paolo sono, come il partito, necessari ma non sufficienti. E’ adesso il tempo di dare a questa esigenza di discussione uno spazio più strutturato e organizzato. E non solo in vista del congresso, sebbene non sia indifferente cosa succederà e che dunque sarebbe sbagliato fare troppo “gli sportivi”.
    Ciao e a presto. Giosué

  11. Caro Ramon, ho apprezzato molto la tua replica all’intervista di Vendola.
    Per ripartire da R.C. e contrastare la logica delle correnti e delle contrapposizioni per cordate, abbiamo bisogno della massima chiarezza a tutti i livelli, e soprattutto di poterci confrontare con TUTTI i compagni sulla base di tesi che innervino le idee-guida con concrete proposte operative: indagini sulle manifestazioni territoriali dei problemi generali e ricerca delle risposte.
    Penso che in questo modo potremmo davvero ritrovare anche i tanti compagni che non si sono certo allontanati per ragioni di utilità personale, oltre ad aprirci a chi rifiuta le logiche della globalizzazione capitalista e militarizzata.
    Mantieniti! Paola

  12. Qui pago un piccolo deficit in termini di…..conoscenza dei meccanismi di partito.
    Chiedo, ingenuamente: mi spieghi la sostanziale differenza di un congresso a tesi invece che uno su mozioni?
    Intendo dire…anche le tesi vanno votate, e una prevarrà su altre…o sbaglio?
    Grazie..e scusa la domanda un po’ ingenua.

  13. Ermanno seri nel commento precedente scrive che questi ex dirigenti vanno messi alla porta… Purtroppo non posso condividere questi linguaggi vetero stalinisti perchè se c’è una cosa che ha contraddistinto rifondazione negli anni è stata sempre l’eterogeneità e la capacità di essere critici ed unitari. Oggi siamo di fronte ad un processo di ricostruzione e abbiamo bisogno di tutti, ci sarà un congresso ed i compagni e le compagne detteranno la linea del partito e chi ha sbagliato farà il semplice militante. Poi scusami compagno Ramon ma criminalizzare così Nichi non mi sembra assolutamente giusto è un compagno che sta lavorando benissimo in puglia , è uno dei fondatori del partito e soprattutto fino ad ora non ha mai peccato di personalismo o leaderismo , certo ora tocca anche a lui mettersi in gioco perchè una parte dei compagni e delle compagne lo acclamava nelle assemblee.
    Comunque il processo di ricostruzione deve partire dal basso e rifondazione deve essere il perno della sinistra.
    Buon congresso , io continuo a sperare in una convergenza unitaria perchè sono convinto che una maggioranza Ferrero-Grassi non sta in piedi.

  14. MICHELA E SIMONE Says:

    noi siamo due studenti che si interessano di politica e militano in rifondazione.noi ascoltando e parlando con i ragazzi della nostra età,ci siamo resi conto che la politica non è per niente sentita,anzi c’è un rifiuto verso la medesima.Noi nn ci riconosciamo nella sinistra arcobaleno,perchè,primo ci è stata imposta dall’alto(cioè dalla dirigenza),secondo ci sembra più un contenitore(tipo PD) dove si mescolano varie culture politiche solo per arrivare alle poltrone e dove sentiamo negata la nostra identità.quindi siamo daccordo con te e con la posizione che il partito a preso.adesso però dobbiamo iniziare a rifare quella politica pragmatica,cioè dare delle risposte concrete hai probblemi della gente,attraverso un alternativa della società,che è l’elemento caratterizzante del nostro partito.

  15. anche a Roma sta’ vincendo la destra…
    mamma mia

  16. Caro Ramon, ho condiviso la tua contrarietà alla Sinistra Arcobaleno perchè si èresentava come cartello elettorale e senza alcuna minima discussione tra i militanti e gli iscritti rispetto all’organicità della proposta politica/elettorale. Però mi permetto di dissentire rispetto alla strumentalità del tuo articolo relativo all’intervista di Nichi Vendola. Ritengo, come già ti avevo scritto ,che una maggioranza con Ferero ( governista e responsabile della disfatta sino a prova del contrario) con Grassi non abbia gambe per camminare e che la scelta del congresso a tesi sia una manovra per non prendere posizione e lasciare inalterato la compagine della direzione del partito. Ferrero è il primo dei rsponsabili della disfatta politica di rifondazione e non credo che una maggioranza che beda la sua componente vincitrice del congresso abbia la possibilità di avere molte chances di durata. Ma veniamo all’intervista di Vendola : credo che Nichi dica apertamente che non cia nessuna volontà liquidataria del partito ma al contempo sostiene che sia necessario riparire da rifondazione per la unità della sinistra ( parla di cantieri – al plurale – della sinistra). Non sono daccordo con te sul fare società ( m sembra oltremodo borghese questo linguaggio) e condivido al contrario la necessità di ripartire dai bisogni , dall’alterità sociali, dalle periferie ( ad esempio a Milano in quali periferie siamo , forse siamo anche qui un partito che scalda le poltrone della provincia), dal carcere, da precariato, dai nuovi bisogni sociali latenti. Mi chiedo è mai possibile che iln Regione Lombardia venga approvata una legge sulla rete dei servizi alla persona ( che pone al centro gli interessi economici di gruppi ben precisi e precisati) e noi di rifondazioen non diciamo nlla? E mai possibile che sia stata approvata , in regione lombardia , nell’anno 2007 una legge che ri-regolamenta il mercato del lavoro con l’entrata dei privati nella gestione del collocamento e degli strumenti di ammortizzatori sociali e noi stiamo zitti? la suballternità , comincio a pensare, dipende dai nostri tanti silenzi. si tanti silenzi difronti al decreto sicurezza ( così monco) , al piano degli affiti così asfitico, ai provvedimenti governativi di integazione sociale degli immigrati così poco innovativi ( abbiamo distribuito soldi ai soliti ignoti che nel teritorio non fanno nulla)….potrei continuare. Nichi , pur con i suoi limiti, halanciato un progetto politico in Puglia e per me rimane un compagno che potrà dire la sua rispetto alla linea del partito che non credo sia liquidatoria….Ferrero fore un pò opportunista lo è? visto e considerato che insieme a Bertinotti ha rivestito la maglia istituzionale del governo e che dopo il disastro ha puntato il dito ..temendo che qualcuno potesse puntarlo a lui… Dobbiamo uscire dai personalismi e comincia a parlare nei luoghi abitati quotidianamente ( a lavoro, tra amici e compagni, in famiglia, nelle comunità ma sopratutto nei luoghi di conflitto) avendo come unico fine la ri-costruzione della rifondazione comunista.

  17. Scusami ares, ma Vendola oltre a dire cose che potrebbero essere sensate, ci va giù pesante quando parla di quello che è successo nel Cpn.
    Non mi sembra ci sia tutta questa voglia di prendersi cura del Partito come lui asserisce.
    Parla di convergenze occasionali, furia iconoclasta, violenza, lapidazioni, furbizie, resa di conti, congresso che se fatto a tesi produce un partito asfittico e chiuso nel proprio bozzolo, di ACCHIAPPAFANTASMI.
    Insomma non proprio un linguaggio teso ad allentare tensioni, anzi ad esasperale ed un linguaggio anche un po’ dissacrante della comunità.
    Una rispostina gli andava data, non credi?

    Luca

  18. caro ramon, penso che l’unica cosa di cui dovremmo occuparci nel prossimo futuro sia la ricostruzione di rifondazione comunista e poi da lì partire per la costruzione di una sinistra che vada oltre noi, perchè dobbiamo prendere atto che da soli non siamo sufficienti per ridare senso ad una sinistra in questa società degli egoismi e del cannibalismo. ma per fare questo non possiamo continuare a dividerci al nostro interno. tenuto conto dell’innegabilità del fatto che i vari migliore, gianni, vendola, con bertinotti in prima linea, s’erano messi in testa lo scoglimento del partito e, se le elezioni avessero avuto un risultato opposto, lo avrebbero fatto ancor prima del congresso, ma che senso ha avuto presentare al cpn due documenti uguali? che senso ha che compagni della mia federazione che si sono sempre dichiarati contro lo scioglimento del partito hanno votato il documento di giordano e compagne che hanno accolto la nascita della sinistra l’arcobaleno come la trasposizione nel soggetto unitario e plurale della “pratica politica delle donne che hanno sempre lavorato insieme, superando gli steccati dei partiti”, hanno votato il documento “di ferrero”? e poi, scusa l’ignoranza, ma il congresso a tesi non sarebbe più unificante o non ho capito niente? e se è così, perchè tante voci contrarie? perchè si arriva a dire che ferrero vuole il congresso a tesi per mantenersi nell’ambiguità? ma la vogliamo smettere di trattare i compagni e le compagne come se fossero i/le nostri/e nemici/che? rischiamo di consumare le energie rimaste per la lotta interna e perdiamo di vista le lotte che dovremmo portare avanti nella società. basta compagni e compagne!!! ricostruiamo la comunità, ricostruiamo il senso, torniamo a lavorare per migliorare la vita degli/delle ultimi/e e non per avere un posto in parlamento o in qualche altra istituzione.
    grazie ramon per i tuoi commenti e buon lavoro

  19. antonio Says:

    caro Ramon,
    Ci siamo risvegliati in un paese irriconoscibile. Sì, certo, ne avevamo il sentore e gli indizi erano dispiegati dinanzi ai nostri occhi. Ma la realtà supera l’immaginazione. La cultura politica dei comunisti rischia di scomparire oltre che dal parlamento anche dallo scenario reale della società. Di una socialdemocrazia non esiste neppure traccia e il partito democratico ha fallito su tutta la linea. Siamo esuli in patria, una minoranza. Lo siamo sempre stati, ma ora il compito che ci si prospetta è davvero di lunga lena. Dobbiamo ricostruire il senso comune di questo paese, dobbiamo ricominciare a fare politica nella società e a studiare, sì anche a studiare, a capire come la destra abbia agito sul codice genetico del paese. La vittoria netta di Berlusconi, l’affermazione della destra più becera non è solo un fenomeno politico. E’ un fatto di costume, di degrado civile e morale, di primazia dell’individualismo. Dovremmo scomodare Gramsci e Pasolini, se non fosse che tante, troppe volte li abbiamo citati invano.
    Anche nel nostro partito, anche in Rifondazione comunista, c’è bisogno di un cambio di linea. Il vecchio gruppo dirigente deve prenderne atto: ha fallito. Sarebbe un atto di dignità assumersi le proprie responsabilità. Ora c’è un gruppo che si candida a diventare il nuovo gruppo dirigente (nuovo non significa necessariamente nuovo dal punto di vista anagrafico o biografico). Credo che siano due le priorità: chiarezza nel voltate pagina rispetto agli ex dirigenti e questo va dimostrato nel congresso che, per volontà imposta, sarà a mozioni, credo di capire; mai più muri interni, discriminazioni, ghetti e militanti emarginati. Ora c’è bisogno di tutti. Di chiunque si dica ancora comunista.
    Saluti, comunisti ovviamente

  20. Antonio Says:

    Ciedo scusa ma…Caruso che fa?

  21. scusate ma sono tornato ora da pescara per un attivo regionale del partito. non ho il tempo di leggere e rispondere e forse nemmeno domani l’avrò. ma risponderò appena possibile.
    comunque domattina, insomma oggi ale 10,30 la commissione politica per il congresso discuterà parecchie cose. vedremo.
    grazie e buonanotte, o buongiorno.
    ramon

  22. Leone Condemi Says:

    Caro Ramon, sottoscrivo in pieno le tue conclusioni, io dopo anni di disaffezione sono tornato da alcuni anni alla politica attiva nel partito, ed essendo fondalmentalmente Bordighiano, ero ancora più minoranza della minoranza interna, ma anche se scettico sulle scelte del partito, ci sono rimasto e mi sono impegnato, purtroppo, è andata come avevo previsto, la dirigenza si è dimostrata per quello che era , una dirigenza socialdemocratica che voleva decidere tutto dall’alto, a parer mio, l’unica speranza di unità a sinistra è nel tuo articolo, io posso solo dire che nel mio circolo e nel congresso appoggerò la tua posizione. scusa la prolissità.
    Saluti comunisti
    Leone Condemi (Lazzaro R.C.)

  23. alberto Says:

    C’è un pò di confusione sotto il cielo,ma la situazione è tutt’altro che eccellente,vediamo di chiarire perchè è necessario (non obbligatorio) un congresso a tesi.
    1-un congresso a mozioni metterebbe assieme (se non vogliamo 5/6 posizioni) su un minimo comun denominatore posizioni differenti impedendo di fatto un libero dibattito e perpetuando la logica maggioritaria imposta dal congresso di venezia in poi.
    2-Questo non significa che (come sostiene vendola)tutti abbiano le stesse responsabilità politiche,perchè chi si arrogato il diritto di pigliarsi tutto senza un cenno minimo di autocritica nel corso di questi due anni,deve onestamente pigliarsi anche gran parte degli oneri e che tutto è proporzionale ai ruoli svolti.
    3-ultimo,continuare in una gestione più possibile collegiale anche dopo il congresso,senza, piombare nell’immobilismo e questo è possibile se tutti si impegneranno senza ambiguità a rilanciare L’AUTONOMIA del partito,va da se che (a mio modesto parere)il futuro segretario dovrà essere il meno compromesso possibile con la precedente gestione, ma senza volontà di vendetta perchè dobbiamo sapere che la pluralità di questo partito impedisce (sopratutto oggi) di operare a colpi d’ascia,pena un’ulteriore scissione organizzata o silenziosa che sia…….

  24. Per me il nodo centrale sta nel fatto che Vendola & co
    sanno che rifondazione vogliono (fosse anche defunta, ma lo sanno),
    mentre Ferrero e tutti gli altri mi pare abbiano sulla questione idee diverse o confuse, con tutto quello che ne consegue.
    Dopodichè, in soldoni, con un congresso per mozioni la “quadratura del cerchio” non è possibile e se si va alla conta, non avendo i numeri si è fuori, mentre con le tesi ci si “aggiusta” un po’ meglio e se anche sei sotto con i numeri forse te la cavi o limiti i danni. Da ogni lato la si voglia rigirare la vedo sempre difficile, e da lontano sento echeggiare le parole del gattopardo. Boh!

  25. rossella giusti Says:

    caro ramon, tutti questi scontri nel gruppo dirigente non mi piacciono, . comunque vorrei sottolineare il fatto che continuare con congressi a mozioni sarebbe la fine del partito e di una comunità importante come quella di rifondazione.
    sono stufa di dovermi schierare da una parte o dall’altra, voglio decidere, contribuire all’elaborazione di una linea politica, offrire le mie idee, le mie considerazioni e ascoltare quelle degli altri e delle altre che vivono lottano e fanno rifondazione. Il congresso a mozioni tutto questo lo ha sempre impedito; anch’io mi sono scherata per mozione, ma sempre con fastidio. Ma che concetto di partito è quello che prevede 5 0 6 0 10 teste che pensano, elaborano e ti offrono tre o quqttro “pappe pronte” da scegliere senza poterci mettere niente di tuo? Che democrazia, che concezione di comunità è questa? per quello che mi riguarda mi batterò, nel mio piccolo, perchè il congresso sia un’altra cosa rispetto al passato; se così non fosse, se si dovesse continuare a spaccarci per mozioni e a riprodurre gruppi dirigenti e logiche di questo tipo, credo che non avrei più motivo di restare il questo partito.
    un abbraccio.

  26. caro silvestro, cosa sia successo al cpn l’ho ben spiegato. è stato un atto politico limpido e necessario a riavviare un dibattito che ridarà la parola a tutte/i compreso te. se non l’avessimo fatto altri atti irreversibili e fatti compiuti l’avrebbero tolta a tutti/e. tu parli di organismi statutari? ma ti sembra che lo statuto potesse prevedere che bertinotti e il segretario e migliore e altri lavorassero per superare il partito? ma dai…
    ciao
    ramon

  27. caro antonio, non vogliamo tornare alla rifondazione del 91 e basta e ci richiameremo alle cose buone fatte in questi anni a cominciare dalla rottura con il governo del 98 e dalla stagione del movimento. sempre bisogna cercare nuove strade come dici tu.
    un abbraccio

  28. si pam, hai ragione e così faremo.
    ciao e buon 1 maggio
    ramon

  29. no ermanno, non sono d’accordo. noi vogliamo salvare il partito e non fare rese dei conti, come vorrebbero altri. le tesi servono a registrare l’unità che c’è su tanti punti da parte di tutti. ma inevitabilmente ci conteremo sul partito e sull’unità della sinistra, con la massima chiarezza.
    chiaro?
    ramon

  30. caro stefano, il rilancio ci sarà su una piattaforma politica e non affidandolo a persone. poi al governo ci siamo stati tutti, anche quelli che non erano d’accordo. quindi smettiamola di pensare che adesso ci vuole un salvatore della patria. bisogna finirla con il leaderismo.
    ciao
    ramon

  31. no davide non sono d’accordo, le rese dei conti sono personalizzate e distruttive, lasciano solo macerie. e poi il partito ha bisogno di cambiare linea. l’idea che si debba discutere di persone nuove prima della politica è perniciosa. una volta scelta con chiarezza la politica ci vorrà si, questa è la mia opinione, un fortissimo ricambio.
    ciao
    ramon

  32. caro sogno, già abbiamo parlato di grillo. per me è un predicatore e la comparsa di un predicatore in italia è l’ulteriore sintomo dell’americanizzazione del nostro paese. quanto a berluscono ti sbagli, forse pensi che la legge biagi sia una cosetta, o la guerra in iraq. no, dire non farà nulla è una pericolosa illusione.
    ciao
    ramon

  33. caro giosuè, sono completamente d’accordo con te. parola per parola.
    un abbraccio
    ramon

  34. cara paola, d’accordo.
    mantieniti anche tu!
    un abbraccio
    ramon

  35. caro luca moltitudinario, le tesi sono emendabili dal basso. su una ci sarà la conta e riguarderà il partito e la sinistra. sulle altre ognuno potrà partecipare con emendamenti a scrivere le posizioni del partito. i documenti contrapposti lasciano agli iscritti solo la facoltà di prendere o lasciare.
    claro?
    ciao
    ramon

  36. caro cesare, io avrei criminalizzato nichi? e come?
    poi dici che non sei d’accordo con una logica staliniana. e sono con te su questo. ma poi usi una logica che sembra quella del partito democratico quasi dovessimo fare il tifo per questo o quello. quanto a nichi visto che dici che lui errori non ne ha mai fatti vorrei ricordarti che votò il governo dini contro il volere del partito. nessuno lo espulse ma resta il fatto per me gravissimo.
    ciao
    ramon

  37. cara michela e simone, grazie per il commento. condivido la vostra opinione. il movimento studentesco subito dopo il 68 inventò uno slogan: lottare studiare per il comunismo. dicevano di noi che non studiavamo e noi ci piccavamo di essere più studiosi e colti dei qualunquisti. vi invito a ripassare un po il verbo avere. eh eh eh. ma forse sono solo errori di battitura.
    un abbraccio
    ramon

  38. caro ares, sei tu preda di una logica personalistica! è privo di senso quanto dici di ferrero. così sembra davvero un complotto. vendola voleva superare il partito e l’ha detto in tutte le salse. tranne che nella direzione di rifondazione. ma per te è una specie di santo. ok fai pure il tifo se ti piace così. l’intervista di vendola e il mio articolo parlano charissimo. libero di pensare che lui abbia ragione e sia ispirato dalle migliori intenzioni e io dalla più bieca strumentalità. puoi immaginare che io non la penso così.
    ciao
    ramon

  39. esatto luca, ben detto.
    ramon

  40. grazie a te enza, i documenti non sono uguali anche se sono troppo simili. ma ciò è dovuto al fatto che chi fino al giorno prima in TV proponeva il superamento di rifondazione non l’ha scritto nel suo documento. pazienza. ormai però lo sanno tutti come stanno le cose. e hai ragione le tesi servono a essere uniti su quanto non è motivo di divisione e a contarsi democraticamente sulla permanenza del partito e su una unità della sinistra diversa da quella che ci ha portati al disastro.
    ciao
    ramon

  41. grazie antonio, completamente d’accordo con te.
    e se hai domande da fare a caruso puoi rivolgerle direttamente a lui. qui c’è anche un link al suo blog.
    un abbraccio
    ramon

  42. grazie leone, la lotta continua. e non è vero che sei prolisso.
    un abbraccio
    ramon

  43. caro alberto, hai ragione su tutta la linea. grazie
    ramon

  44. non è vero serena. le tesi sarebbero chiarissime e darebbero la possibilità a tutte/i di partecipare attivamente.
    ramon

  45. cara rossella, hai ragione. perfettamente ragione. spero che tutti accettino le tesi per i motivi che tu dici. fermo restando che sulla questione del futuro del partito bisognerà scegliere nella massima chiarezza.
    grazie e buona lotta
    un bacio
    ramon

  46. Davide Prc Sulcis Says:

    no davide non sono d’accordo, le rese dei conti sono personalizzate e distruttive, lasciano solo macerie. e poi il partito ha bisogno di cambiare linea. l’idea che si debba discutere di persone nuove prima della politica è perniciosa. una volta scelta con chiarezza la politica ci vorrà si, questa è la mia opinione, un fortissimo ricambio.
    ciao
    ramon

    Caro Ramon,
    sono d’accordissimo sul fatto che si debba cambiare prima di tutto la linea politica, ma penso che la linea possa cambiare solo con l’apporto di una nuova classe dirigente, non possono decidere i vecchi dirigenti quando ci dovrà essere il ricambio e poi affidare ai nuovi una direzione politica che magari non condividono. Poi è chiaro che non basta essere giovani,ci vogliono anche le capacità e la passione politica.Io vedo una difficoltà allarmante nel comunicare con i giovani da parte del partito, sei d’accordo?
    Ciao Davide

  47. Davide Prc Sulcis Says:

    Caro Ramon,
    sono d’accordissimo sul fatto che si debba cambiare prima di tutto la linea politica, ma penso che la linea possa cambiare solo con l’apporto di una nuova classe dirigente, non possono decidere i vecchi dirigenti quando ci dovrà essere il ricambio e poi affidare ai nuovi una direzione politica che magari non condividono. Poi è chiaro che non basta essere giovani,ci vogliono anche le capacità e la passione politica.Io vedo una difficoltà allarmante nel comunicare con i giovani da parte del partito, sei d’accordo?
    Ciao Davide

  48. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    dopo l’esito del voto capitolino e le ultime varie finalmente,diciamo così,si
    può fare un ragionamento a bocce ferme.( a parte quelle che mi ha dato mamma). Dopo il disastro di RC e la deludente quanto incolore del PD
    il quadro appare completo e ricco di dettagli che aiutano a dipanare la nebbiadella sorpresa e della confusione. UNA INTERA GENERAZIONE DI DIRIGENTIPOLITICI NATI NEL PCI E DALLE ESPERIENZE VARIE DEGLI ANNI 70 HADIMOSTRATO DI NON ESSERE IN GRADO DI SAPER LEGGERE LA REALTà ITALIANA , QUINDI TANTOMENO DI POTERLA ORGANIZZARE .
    La distanza profonda che si è venuta delineando tra cittadini,popolo,giovani
    e l’esperienza di una cultura di sinistra ha determinato un’insieme complesso che cercare di definire sarebbe erroneo,presuntuoso,pericoloso.
    Credo sia necessaria una ponderata e profonda analisi della attuale realtà
    e rifuggire quanto più dalla logica,governata dall’ansia e dalla paura,di
    risposte sbrigative e/o immediate.
    Credo che questo valga anche per la destra,che si trova tra le mani una
    situazione nuova inaspettata e non facile da gestire per le implicazioni che
    comporta un’apparente mandato plebiscitario a governare una realtà complessa incastrata in una complicata dialettica internazionale.
    Quale che sia la risulta delle riflessioni future credo che sia opportuno e
    doveroso creare i presupposti di metodo perchè i futuri sforzi possano
    dare il massimo della resa.E’ mia profonda convinzione che il primo compito del futuro congresso sia quello di porsi il problema di come recuperare a posizioni di sinistra ampie aree del PD.Altro che resa dei conti. ( a tutti quelli che pensano alla resa dei conti vorrei ricordare che i conti si pagano quando si torna in possesso del portafoglio,se proprio si deve) Credo che le dichiarazioni di orgogliosa e compatta risposta dell’opposizione parlamentare si schianteranno molto presto contro il muro
    ruvido e spigoloso della realtà.Tutto ha fin qui dimostrato che non ci sono
    gli strumenti elementari perchè la generazione di questi politici possa riprendersi in breve tempo dall’incosistenza del sogno messo in campo.
    Radicalizzare le posizioni è utile se si riesce ad allargare la propria capacità di coinvolgimento e di spinta,di supporto allo smarrimento ed alla
    confusione che vivremo per un certo periodo.
    Quindi credo che non solo sia sciocco parlare di resa dei conti dentro RC
    ma che uno sforzo immediato verso un confronto con la base del PD
    per il futuro sia molto utile e importante. Allargare quanto più il dibattito
    per capire tanto meglio tutte le implicazioni che hanno generato questo stato di cose. Mi fermo qui!
    Un caro saluto,viva la vita!

  49. Caro Ramon,

    Se il congresso devesse essere fatto a tesi, come del resto auspico vivamente, desidererei che le tesi non fossero troppe. E’ vero che la validità di un documento congressuale non si misura tanto nella quantità delle tesi, bensì nella chiarezza e nella qualità, ma se non sbaglio quelle per il congresso di Rimini furono più di 50 e nella direzione di una massima partecipazione e semplicità forse tale numero sarebbe eccessivo.
    Poi un ‘altra cosa, riguardante Sinistra Critica: prevedi una tesi in cui si alluda ad una ripresa del confronto con i compagni di questa formazione politica?
    Io pur non avendo condiviso affatto la scelta di coloro, che, sfruttando anche la loro visibilità parlamentare, hanno deciso di abbandonare Rifondazione per creare una formazione politica che forse avevano già in mente, penso che proprio nella direzione della creazione di una sinistra diversa e opposta a quella arcobalenista o ginsborghiana, il contributo dei compagni di sinistra critica vada recuperato.
    Lo so questa cosa potrebbe portare a maldipancia o addirittura a svenimenti, ma potrebbe essere un elemento da prendere in considerazione anche per questo dibattito congressuale.

    E poi Ramon diciamocelo con chiarezza se proprio ad una sinistra vogliamo tendere, meglio quella critica che quella democratica no?

    Ciao,

    Luca

  50. alessandro Says:

    caro luca come dici giustamente tu turigliatto e company hanno fatto un’operazione veramente sporca che stavano meditando da tempo. in più turigliatto aveva detto che per coerenza si sarebbe dimesso da senatore ma non lo ha fatto .ti posso inoltre dire che nella mia federazione quasi la metà dei compagni che avevano votato la mozione 4 sono rimasti nel partito a fare la loro battaglia e ti assicuro che sono quelli che più hanno stigmatizzato il comportamento di .cannavò e soci. Per concludere se singoli compagni usciti vogliono tornare bene .ma per favore niente ponti d’oro a d’angeli cannavò turigliatto ecc..

  51. alessandro Says:

    caro ramon ho letto attentamente il documento approvato e lo condivido in pieno. io al congresso ho votato la mozione 1 e ho condiviso l’entrata al governo .Però a mio parere si sarebbe dovuto valutare di rompere con prodi a luglio dopo la firma del protocollo welfare. Anche se devo ammettere che la scelta non era facile per il fatto che l’1gennaio 2008 sarebbe entrato in vigore lo scalone secco . Per venire alla stretta attualità ho trvato veramente inaccettabile il tentativo di bertinotti di sciogliere il partito surrettiziamente Sono completamente d’accordo sul congresso a tesi perché é assurdo dividersi anche sulle cose su cui si è d’ accordo . e chi ha veramente a cuore la vita del partito non può che concordare su questo. inoltre propongo una tesi che stabilisca una gestione collegiale e proporzionalistica comunque vada il congresso.
    post scriptum : in questi giorni molti organi di stampa si sono accaniti su l compagno paolo ferrero definendolo come un golpista un veterocomunista conservatore e chi più ne ha più ne metta. Ebbene ferrero si èassunto la responsabilità di aver fatto parte del governo senza reticenze. io ho apprezzato moltissimo isuoi sforzi per migliorare la condizione dei migranti. egli era solo in un consiglio dei ministri di liberisti scatenati non supportato nè da mussi ne da pecoraro .ha preso anche iniziative coraggiose che il partito non ha sostenuto come laproposta di spalmare in due anni la prima gigantesca finanziaria eil voto contrario in cdm allo scippo del tfr. In più posso dire che (al contrario di quasi tutti gli altri dirigenti) quando lo abbiamo chiamato a discutere in federazione è sempre venuto ,umilmente ,senza nessuna arroganza, senza verità in tasca cercando di spiegare e soprattutto di ascoltare . Per questo mi fanno incazzare le infamie messe in giro sui giornali e anche da qualche esponente di partito. Ramon per concludere faccio gli auguri ai firmatari del documento e anche a me stesso perchè si possa vincere la battaglia congressuale e perché ilPRC continui a vivere. Infatti Rifonazione comunista avrà tanti difetti ma é una delle poche cose decenti rimaste in italia nel panorama politico.

  52. Caro Alessandro forse hai ragione tu a dire che non vanno fatti ponti d’oro. E se mi dici che la metà dei compagni che facevano parte di quell’area sono rimasti me ne rallegro. Sai questo è un elemento a me sconosciuto visto che nella provincia dove vivo, quell’area non ha mai riscosso alcun sostegno e perciò non sono a conoscenza delle dinamiche interne loro.
    Però nel lungo periodo quella formazione politica va presa in considerazione anche perchè sarebbe un errore grossolano non tenere conto del fatto che alcuni iscritti e alcuni elettori di Rifondazione hanno votato Sinistra Critica e non penso sia stato esclusivamente un voto di protesta. E penso anche che coloro che l’hanno votata siano soprattutto giovani precari o giovani proveienti dalle aree più antagoniste e di movimento.
    E nell’ottica di ridare slancio a Rifondazione non potremo in futuro non tenere conto, come invece abbiamo fatto da un annetto a questa parte, delle domande e soprattutto delle critiche che da quelle aree ci vengono con tanta insistenza rivolte.

    Ciao,

    Luca

  53. Pamela Says:

    carissimi
    ieri a Torino abbiamo assisto alla coentri contestazione fatta a Bertinotti dai centri sociali per la sua partecipazione alla fiera del libro,Motivo della contestazione è infatti la decisione di Bertinotti di presenziare alla Fiera che quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico, ha deciso di dedicare l’edizione a Israele.
    Ora io penso che aldilà dei modi e degli insulti, ancora una volta ci dobbiamo porre un problema politico.
    Ognuno può andare a qualche iniziativa, ognuno può esprimere le proprie opinioni, ma non è accettabile che si cambia nel corso del cammino politico e umano una linea che per anni è stata diversa e soprattutto molto chiara. Perchè si pensa ancora oggi che lla gente non si ricorda?
    Ascoltiamo o ancora una volta, anche adesso che siamo nella ca..a fino al collo pecchiamo di arroganza??e non sono d’accordo ancora una volta con il buonismo, se si viene contestati ci si deve mettere all’ascolto, la politica salottiera del bon ton abbiamo visto che non ha pagato..
    Allora ognuno è ibero di cambiare opinione, ma si abbia almeno la decenza di dirlo e coerentemente di non continuare a stare con due piedi in una scarpa…
    Non sono d’accordo neanche con Ferrero che nel suo blog gli esprime solidarietà..
    Ancora una volta per favore si faccia differenza tra l’umano e il politico.
    Non dimentichiamoci che cosa è successo a Bologna con Ferrara e ciò che Bertinotti ha detto in piena campagna elettorale.
    Vorrei chiedere a Ramon che cosa ne pensa?
    Mi dipiace ma credo che prima di esprimere la solita solidarietà tou cour ci dovremmo mettere di nuovo all’ascolto e capire perchè non siamo più accettati….
    Pamela
    Mi dispiac

  54. l’operazione sporca di Turigliatto? Qual’è quella di essere stato coerente con la propria coscienza e con quelle che almeno una volta erano le posizioni del partito. E che mi dite del senatore Togni che nella passata legislatura quando in senato erano solo in 3 ha fatto quello che gli pareva e poi con un numero da circo è finito nella Lega Nord o a voler andare più addietro dei comunisti unitari che votarono l’appoggio al governo Dini nonostante il partito espresse il suo no, si potrebbe poi parlare dei cossuttiani ma forse è meglio lasciare stare e guardare alle proposte politiche. Io non farò parte della battaglia interna ma è evidente che non sono indifferente a quello che succede nel mio ex partito.

  55. caro davide, un ricambio è sempre necessario. tanto più quando si cade così in basso. ma cambiare il gruppo dirigente prima della linea vuol dire fare una lotta fra persone e non una lotta politica. comunque ora forse ci siamo capiti.
    almeno spero.
    ciao
    ramon

  56. caro giovanni, la capacità di leggere la società forse c’era ed è stata abbandonata per non vedere i danni del governo prodi e l’inconsistenza della sinistra arcobaleno. credo che il congresso possa dare un piccolo contributo sulla lettura della società. sarà necessario tornarci e approfondire. quanto alla resa dei conti lo dico anch’io. ma c’è un passaggio preciso da affrontare. l’esistenza o meno di rifondazione. e su questo non farò sconti di nessun tipo. altrimenti è impossibile sia leggere la società per poter agire nella società. non credo, infine, alla base del pd. mi interessano i precari, gli operai, gli studenti, le coppie di fatto, qualsiasi cosa votino o credano di sostenere.
    non voglio essere subalterno al pd.
    un abbraccio
    ramon

  57. caro luca, completamente d’accordo con te su sinistra critica.
    ciao
    ramon

  58. caro alessandro, d’accordo con te su tutto.
    ciao
    ramon

  59. caro luca, credo anch’io che l’area di sinistra critica sia importante. non è questione di ponti d’oro o di unità dal basso. credo che rimetterci sulla strada che abbiamo percorso fino a due anni fa sia il presupposto per questa ed altre cose.
    un abbraccio
    ramon

  60. cara pamela, esprimere solidarietà a chi viene contestato al grido di venduto è giusto. il che non toglie che è necessario interrogarsi sul come mai oggi questo sia così diffuso, e non parlo dei contestatori di torino. ed è ovvio, almeno per me, che le contestazioni vanno ascoltate. così come sono d’accordo con te sul bon ton o sul ridurre la nonviolenza a predica contro chi lancia verdure.
    un abbraccio
    ramon

  61. caro mario, io sono perfettamente a posto con la mia coscienza. non è questione di coscienza. e turigliatto ha votato pure lui tutte le missioni militari. per poi distinguersi sul voto su un ordine del giorno che approvava la relazione di d’alema che era in linea con il programma dell’unione. poi sinistra critica ha deciso di votare sistematicamente diverso dal partito. spero che ogni divisione venga superata, e spero, in futuro, che nel partito non ci siano più partitini in competizione fra loro.
    comunque grazie per il commento.
    ciao
    ramon

  62. Pamela Says:

    Si caro Ramon venduto è eccessivo, anche noi gridavamo a Berlusconi,assassino,venduto, mafioso,galera,ecc……
    Il problema vero è che non si deve arrivare a simili spaccature,evitare il distacco così lacerante….
    E’ stato contestato anche perchè oltre la fiera del libro è visto come colui che ha abbandonato i movimenti…
    Cmq d’accordo su tutto…
    Purtroppo mi viene un grande malessere a vedere tutto ciò……..
    Che ne pensi di fare un analisi seria, sulla comunicazione, sul nostro modo di cambiare a comunicare, informazione, e inserirli nella discussione congressuale??????
    Io sono convinta che sono argomenti importanti come anche l’inchiesta,per poter capire a fondo le ragioni della nostra sconfitta…
    Ecco perchè sul qualunquismo prende piede il popolo di Grillo ( che io odio)
    però dobbiamo farci i conti,abbiamo carenze anche su questo….
    Un abbraccio
    Pam

  63. Leggere la risposta di ramon (ciao ramon) a vendola e molti (non tutti per fortuna) interventi su questo blog danno ancora una volta il senso delle cose che ho sempre pensato del vostro partito. Quasi nessuno prova a dire cosa bisognerebbe fare per ricostruire la sinistra (non solo quella comunista). Parlate quasi solo di cpn, di polemiche interne, di partito duro e puro. Una nuova realtà può nascere solo da un autocritica vera di tutto quello che non siete riusciti a essere. A partire dagli apparati dirigenti. E’ non è la scelta di governare con prodi (non c’era alternativa, credo). La pratica parlamentare di questi anni vi ha sdraiati completamente. Dibattito esterno (e mi pare anche quello interno) inesistente; idee nuove, crescita politica, zero.

    Ora che bertinotti torna a fare i fatti suoi, cosa serve a noi gente di sinistra avere un partito che innalza la falce martello solo perché unisce almeno il 6%, il 5%, il 4% (sempre di meno) degli italiani?

    Essere sinistra non significa (nel 2008) difendere la nostra cara vecchia ideologia sconfitta, massacrata, stravolta. Significa ripartire dall’a,b,c; dai primi e più semplici concetti che hanno portato tutti noi a credere di poter lottare e cambiare. E tornare tra le persone, nei quartieri delle città, nei piccoli paesi. Come una volta. Solo che adesso è cambiato tutto e servono nuove idee, nuovo fervore.
    Inventare (cosa aspettiamo?) una politica di lotta a fianco degli stranieri straordinariamente sfruttati e massacrati quotidianamente nel nostro civilissimo paese. E poi, ovviamente, i precari, i lavoratori delle ultime fabbriche, gli edili (quasi tutti stranieri), le donne mutilate dalla prostituzione (quasi tutte straniere) e i giovani disoccupati o sottoccupati. Tutto questo sul territorio, a faccia faccia contro i militanti ignoranti egoisti razzisti della lega. Contro i nuovi e vecchi fascismi alleati.
    Però ripeto: in primo luogo
    ripartire con una grande lotta di pensiero ma anche concreta, sul territorio, in difesa dello straniero, del migrante, clandestino e/o regolare. I loro diritti doveri sono i nostri. Il futuro, la rinascita della sinistra, delle sue lotte, di un nuovo pensiero, può avvenire solo lì, con loro, tra loro.

    Scusate la scarsa profondità di questi pensieri ma è meglio il poco che il niente (mi sono detto stasera).
    Meglio provare a dare l’idea che una rinascita è possibile anche se faccio fatica a crederci. Buon dibattito e speriamo che ve la caviate.
    ribio

  64. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    innanzitutto grazie per la risposta che conferma la tua serietà e la tua autentica passione politica. NON HO CAPITO DUE PASSAGGI ma non voglio
    impegnarti in scambi telegrafici su questioni che meritano confronti più
    umani( come già abbiamo detto). Se serve a capire meglio il senso globale
    del mio ultimo messaggio mi riferivo più che altro alle ultime riflessioni di
    Berlinguer sulla questione morale come questione centrale della politica e inmodo particolare della politica della sinistra italiana in relazione al partito.
    Il problema della subalternità è,per come la vedo io un falso problema,un’azione politica coerente e seria non è mai subalterna anche setiene conto ( con priorità distinte)di diversi interlocutori.Ricordi il detto cinese ” quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito” una cosa simile.
    Un grande abbraccio,viva la vita,a presto spero!

  65. antonio Says:

    Caro Ramon,
    volevo sapere la tua opinione su due questioni. La prima è di carattere ideale, strategica per così dire: la questione della nonviolenza. Personalmente ho sempre avuto perplessità al riguardo. Mi considero pacifico e pacifista, ma sono anche consapevole che posso consentirmi un tale atteggiamento perché l’attuale situazione, qui e ora, in Italia è frutto di lotte, di conflitti, movimenti e persino lotte armate, vedi Resistenza. In altre parole, non potrei garantire in ipotetici scenari diversi, mettiamo il caso di una dittatura fascista e repressiva o comunque in una situazione di repentaglio per la mia esistenza, non potrei garantire, dicevo, sulla natura violenta o nonviolenta dei miei atti. Se mi trovassi nella Spagna del ’36 o nell’Italia del ’43 la nonviolenza mi apparirebbe un’astrazione o, nel peggiore dei casi, una forma di colpevole attendismo. Ecco, la nonviolenza non mi convince in questa enunciazione integrale perché tradisce un senso di sufficienza per coloro che oggi, in altre parti del mondo, subiscono situazioni di oppressione e ingiustizia. Perché queste popolazioni dovrebbero essere private finanche del sacrosanto diritto a ribellarsi al dominio e alla guerra? Per compiacere le nostre mode “salottiere”? Io non me la sento di giudicare la storia altrui (e la storia passata come Resistenza e guerra civile spagnola) dalla finestra di casa mia, comodamente seduto. E poi penso che la nonviolenza debba essere una scelta individuale (non nel senso riduttivo del termine) e non un comportamento imposto per decreto politico.

    La seconda questione è di carattere più prosaico. Non pensi che ci possano essere false tessere in questo periodo? Alcuni segnali fanno pensare alla preparazione di truppe cammellate. Spero di sbagliare ma ad esempio esiste una rete che fa capo a Massimo Fagioli, noto ispiratore di leader nostrani, un guru estromesso a suo tempo dalla società psicoanalitica per aver trasceso i limiti deontologici della professione. Si tratta di un gruppo compatto di qualche migliaio di persone che potrebbe spostare l’esito del congresso in qualche città importante, a Roma in particolare. Potrà sembrare un dettaglio paranoico ma io non lo sottovaluterei. Cosa ne pensi?

    saluti comunisti

  66. cara pam, la comunicazione è un tema grande e io non ho competenze per dare contributi seri. certo il congresso si dovrà occupare di tante cose. e penso che il tema comunicazione sia una di queste.
    un abbraccio
    ramon

  67. caro ribio (ciao ribio), non hai torto. ma questo blog è dedicato ai miei scritti e ultimamente il tema prevalente è il dibattito interno di rifondazione. che io vorrei sopravvivesse a tutto questo terremoto perché è la base per fare tante cose che tu dici. rifondazione ne ha fatte tante negli anni scorsi. dire che è la nostalgia della falce e martello è una sciocchezza. la partecipazione al movimento contro la globalizzazione e la proclamazione dell’insufficienza del partito, il non mettere in gerarchia i temi sociali con quelli dei diritti, la critica del potere, l’essere dentro ogni lotta del paese, da quelle di fabbrica come melfi a quelle comunitarie come la no tav, a quelle nei quartieri periferici, a quelle contro i cpt ecc ecc. questo è stata rifondazione in questi ultimi dieci anni. certo alla tv ne hanno dato sempre un altra immagine. bertinotti dipendente, nel bene e nel male. di quale sinistra parli? la sinistra dei girotondini ossessionati dal conflitto di interessi di berlusconi che se ne fottono della precarietà o dei salari? o quella degli ingegneri dei contenitori che discutono senza fine di come organizzare la sinistra senza mai dire per fare che cosa? o di quella dei partiti il cui unico scopo è quello di andare al governo? o di quelli che si riuniscono in trenta per decidere cosa devono fare tutti gli altri e si incazzano se per caso nessuno obbedisce alle loro magnifiche invenzioni? e potrei continuare.
    certo so bene che c’è una sinistra nel paese. di persone che si battono spesso in solitudine, che fanno volontariato e creano le uniche cose serie come antidoto alla deriva securitaria e agli imprenditori della paura come la lega, di persone che non ne possono più di essere strumentalizzate per motivi elettoralistici, di persone che studiano e pensano senza l’obiettivo di partecipare a un talk show, di gruppi e collettivi che praticano lotte difficili come le occupazioni di spazi per restituirli al pubblico o che lottano per il diritto alla casa. e ci sono movimenti sui diritti degli omosessuali come dei diversamente abili, e pacifisti ed ecologisti che fanno battaglie importanti. ecco io voglio un partito che partecipi a queste cose e che discuta più di queste cose piuttosto che dell’ultima dichiarazione di questo o quel leader. un partito che non pretenda di dirigere e di dare lo “sbocco politico” a tutto questo ma che umilmente insieme a tutti sia capace di costruire fatti e cose . un partito che non sia ossessionato dai voti ma dalla condizione sociale del paese e che non faccia cose per i voti bensì per cambiare il paese.
    caro ribio, come in qualsiasi associazione se il presidente cerca di fare cose non discusse che mettono in pericolo la vita dell’associazione così anche in un partito succede che si discuta di questo. per me resta il presupposto per riprendere un cammino interrotto con il governo. hai ragione a dire che non c’era alternativa ma doveva esserci un modo alternativo per starci. e non ne siamo stati capaci. non serve a nulla eludere questo tema parlando di come sarebbe bella una sinistra nuova e moderna e grande e capace di tutto. il risultato si è visto.
    comunque grazie, mi interessa parlare con te.
    speriamo che ce la caviamo. si.
    un abbraccio
    ramon

  68. caro giovanni, nessa così siamo d’accordissimo. ma sai adesso nella sinistra arcobaleno ( e anche in rifondazione) molti si eccitano perchè d’alema mostra loro la giarrettiera e perché sotto sotto già stanno pensando di andare nel pd per dargli una mano. ecco perché istintivamente ti ho risposto così. me ne scuso.
    un abbraccio
    ramon

  69. caro antonio, il tema della nonviolenza è vastissimo. diciamo che non è semplicemente applicare metodi pacifici. è una critica della natura violenta delle relazioni di potere e delle relazioni sociali. è la critica dell’idea che la violenza sia naturale. è insubordinazione e disobbedienza. insomma è qualcosa di molto serio. purtroppo in italia è ridotta a una burletta perché viene tirata in ballo per giudicare, come ha fatto bertinotti, violenta una contestazione con qualche lancio di verdure. o, peggio, per giudicare con un metro eurocentrico se in colombia piuttosto che in palestina le lotte sono buone o cattive. comunque a suo tempo ho scritto un articolo su questo tema.
    lo trovi in archivio. se hai qualche minuto per leggerlo è nel gennaio 2004.
    quanto alle tessere so anche che in alcune regioni sinistra democratica sottobanco ha dato indicazione ai suoi, per fortuna pochissimi, di iscriversi a rifondazione per votare indovina per che cosa? ma per superare rifondazione. vigileremo.
    un abbraccio
    ramon

  70. Roberto Says:

    Fate l’alleanza con Giannini sennò ci sciolgono (stanno già mettendo in campo sponsor e figurine Panini)

  71. Pamela Says:

    Sono completamente d’accordo sulla percezione di Ramon su d’alema e il Pd….. ( ne vedremo delle belle)
    Ecco perchè non è ancora sufficente e chiara l’analisi sul rapporto che dobbiamo avere con il Partito Democratico….
    In questo congresso le tesi devono servire non per la convergenza e gli inciuci, ma per la limpidezza e il valore politico della discussione……
    Ora non crediamo che dobbiamo iniziare anche a valutare il rapporto che noi abbiamo con il sindacato???
    A mio avviso si e come! Allora non possiamo perdere di vista il nuovo modello contrattuale di confindustria e con l’avvallo mortale di cgil,cisl,uil
    Iniziamo subito a dire: NON SIAMO D’ACCORDO,NON CI STIAMO!
    Spieghiamo davanti alle fabbriche a cosa porterà questo accordo, spieghiamo che è la morte del contratto nazionale, non facciamo tirare la giacchetta da nessuno, anche questa responsabilità è grossa come una casa.
    Autonomia a casa mia vuol dire questo: il sindacato ritorni a fare il sindacato ( la vedo dura)
    Ma noi come Partito dobbiamo essere autonomi e decidere una nostra strategia anche rispetto a quello che dice la Fiom….
    Mi dispiace ma se il Pd ha la responsabilità di aver fatto vincere le destre, anche il sindacato ha la responsabilità di aver smarrito la via maestra e in termini di rappresentanza ha lasciato soli i lavoratori…
    Non dobbiamo più seguire dinamiche politiciste e accorducci…
    Dialogare con a fiom,con la cgil, con i sindacati di base,non vuol dire ubbidire…..
    Pam

  72. un compagno di Roma Says:

    Caro Ramon,
    anche io, così come il compagno Antonio, sono preoccupato circa le decisioni che saranno prese sul tesseramento. Ho la netta sensazione che il gruppo che fa capo a Nichi Vendola si stia preparando a immettere nel partito un ampio numero di truppe cammellate. Io credo che la vigilanza su questo aspetto debba essere massima e perciò ti chiedo se state prendendo in considerazione l’idea di far votare soltanto coloro i quali sono stati tesserati nel 2007.

  73. Pamela Says:

    anche a me arrivano notizie su grandi federazioni come al sud e a milano
    che hanno raddoppiato i tesseramenti, credo che vanno assolutamente riviste le regole e sooprattutto occhio!
    Forse ha ragione il compagno di Roma fare votare gli iscritti del 2007 è meglio……
    Evitiamo che si vinca il congresso a tavolino..

  74. claudio Says:

    gia’…il congresso dovrebbe rimettere tutta la discussione in mano agli iscritti….ma quanti sono gli iscritti del 2007? chi ha mai visto i dati “ufficiali”?…e il tesseramento 2008 chi l’ha visto? e Liberazione quante copie vende? (anche i dati comparati delle vendite del giornale contribuirebbero a una qualche riflessione politica…o no?)

    noi da tempo non sappiamo piu’ neppure la reale cosistenza del nostro partito…

    adesso c’e’ pure qualche sospetto sulla manipolazione dei tesseramenti in vista del congresso…roba da mastella (o da cuffaro…)…e’ possibile…tutto e’ possibile…
    ma stiamo scherzando?

    non vi viene il dubbio che il prossimo congresso si possa presentare nella forma di un nuovo 9 giugno a piazza navona, con gli apparatucoli solitari a contemplare i propri ombelichi e la massa dei militanti che va da altre parti?

    gia’ l’ultimo congresso non mi pare che avesse mostrato una grande vitalita’ nella discussione nei circoli…e oggi dove sono i circoli?
    il mio, quello dei ferrovieri di bologna (una realta’ “di movimento”…o no?)
    non c’e’ piu’…oltre 40 iscritti dispersi nella diaspora…

    occorrerebbe davvero un nuovo inizio…ma davvero non ci siamo proprio…
    comincio a chiedermi se in quello che resta di rifondazione ci sia ancora qualcosa da salvare….

    ps: e concedimi anche una punta di privato rancore nei confronti di un gruppo dirigente che in pochi anni ha dilapidato tra l’altro anche 18 anni del mio impegno politico…cioe’ della mia vita

  75. Penso che una di quelle regioni di cui parla Ramon sia proprio la mia e cioè la Toscana, queste non sno solo voci sono cose reali e già da tempo che qualcuno del prc e di sinistra democratica ci stava lavorando.
    Ma sul fatto che sarebbe meglio far votare quelli del 2007 non so se è proprio determinante anzi potrebbe essere anche controproducente. Il gonfiamento del tesseramento è stato fatto anche nel 2007 in vista del congresso. Nel 2008 non credo che quelli che vogliono sciogliere rifondazione siano riusciti a farne molte di nuove tessere, visti anche i risultati ottenuti. Potremo invece sfruttare proprio il 2008 e questi giorni che ci stanno davanti per convincere alcuni di loro che l’anno scorso e gli anni precedenti ci hanno abbandonati a ritesserarsi e a fare la battaglia affinchè rifondazione non sia distrutta.
    Io so ad esempio che invece in diverse federazioni ci sono compagni che stanno riprendendo la tessera in questi giorni, proprio perchè vogliono impedire le scelte irreversibili e proprio perchè condividono l’opportunità di un rilancio del partito.
    Magari ho una conoscienza parziale sul tesseramento ma credo che far votare i tessarati anche del 2008 potrebbe anche tornare a nostro favore.

  76. alessandro Says:

    è IL NUOVO COMITATO DI GESTIONE CHE DEVE STANARE I CAMMELLAGGI O I TENTATIVI DI CAMMELLAGGIO CON DELLE VERIFICHE SCRUPOLOSE. ALTRIMENTI LA VEDO DURA.
    IN OGNI CASO SE CIò SI RIVELASSE IMPOSSIBILE ORGANIZZIAMO ANCHE NOI DEI CAMMELLAGGI DI MASSA CHIEDENDO AIUTO AI NOSTRI COMPAGNI DI MOVIMENTO IN NOME DI TUTTE LE LOTTE COMUNI PRIMA DELL’ ENTRATA AL GOVERNO. IL PRC DEVE ESSERE SALVATO A OGNI COSTO!!!!!!

  77. Ramon penso che la risposta che hai dato a Ribio valga più di tante tesi che potrai e potremo scrivere.

    ciao,

    Luca

  78. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    vale,todo bien. Sono molto in sintonia con Ribio e mi fa piacere che la vecchia
    scuola ha lasciato una traccia nel tempo.Un abbraccio a tutti e due.
    Viva la vita!

  79. alessandro Says:

    RAMON STAMATTINA SU LIBERAZIONE C’ERA UN LUNGO ARTICOLO DI BOCCONETTI CHE PROPONE DI FAR VOTARE AL CONGRESSO ANCHE I NON ISCRITTI. è UN ARTICOLO SCONVOLGENTE , UN VERO INNO AL CAMMELLAGGIO. IL COMITATO DI GESTIONE CI SALVI DALLA FURIA DISTRUTTIVA DI LIBERAZIONE!!!!

  80. Accanto ai tentativi di immettere pseudo iscritti, ci sono anche i richiami al VOTO UTILE……….si avete capito bene VOTO UTILE.
    Parlando due giorni fa con un compagno che come me era contrario a qualsiasi ipotesi di sciogliere rifondazione…egli mi ha detto che qualcuno, di cui sarebbe inutile qui fare il nome..aveva cercato di convincerlo pressapoco in questo modo :” se tu voti le tesi di Mantovani, prenderete al congresso solo due voti e al federale non eleggerete nessun rappresentante, quindi se non vuoi far vincere i Grassiani, sarebbe meglio tu votassi per le tesi di Giordano etc”.
    A parte la gravità di tali tentativi, questi sono segnali che qualcuno non ha capito proprio qual’è la situazione, anzi l’ha capito e trova queste modalità come le uniche per raccattare voti. Sono segnali di debolezza e di difficoltà, che non sono da sottuvalutare, ma che alla lunga sono controproducenti e che non sarà difficile smascherare.

    con ciò concludo e dico che si dovremo essere viglili e lo faremo, ma non mi starei a preoccupare più di tanto!

    comunque vedremo…..

    ciao,

    Luca

  81. alessandro Says:

    RAMON RIFLETTENDO SULLA SITUAZIONE POLITICA DELL’ULTIMO ANNO MI èVENUTO IN MENTE UN RAGIONAMENTO CHE MI SEMBRA PLAUSIBILE . TE LO SOTTOPONGO: MUSSI IN REALTà è STATO SPINTO A NON ADERIRE AL PARTITO DEMOCRATICO NON PER PARTICOLARI INCOMPATIBILITà POLITICHE O IDEALI MA PERCHè VI ERA UNA CHIARA PROMESSA DA PARTE DI BERTINOTTI DI SCIOGLIERE RIFONDAZIONE E DI FARE UNO PSEUDOPARTITOSOCIALISTA . ED ECCO CHE COSì SONO COMPRENSIBILI I RICHIAMI DI BERTINOTTI ALLA QUESTIONE SOCIALISTA. ED ORA BERTINOTTI ,NONOSTANTE LA DISFATTA ELETTORALE VUOLE ONORARE IL SUO PATTO SCELLERATO CON MUSSI!!

  82. celestemurgia@libero.it Says:

    Carissimi Compagne e Compagni, Caro Ramon,
    vorrei suggerire ai compagni neoeletti al comitato di gestione del congresso una proposta per superare i trucchi della rappresentanza e la scarsa agibilità democratica che da sempre affligge il PRC anche in fase congressuale. Condivido la vostra preoccupazione e Pamela ne ha fatto un chiodo fisso.
    Ecco la semplice proposta:
    Stabilire il numero dei delegati ai congressi successivi non per la quantità di tessere ma in proporzione, per esempio, ai voti del PRC alle ultime elezioni europee. Non so, ogni 100 voti un delegato, riferito al comune, al quartiere etc etc…..Almeno nella quantità ci si avvicinerebbe abbastanza alla democrazia.
    Però leggendo la tua intervista oggi su Liberazione e dalle informazioni che passano dall’alto fronte mi pare che la frattura si allarghi sempre più e una ricomposizione pare impossibile perchè il divario sulla concezione di Partito si estremizza. A questo punto anzichè un percorso congressuale vecchio stile, incerto appunto negli esiti per i vizi antichi duri a morire, non si potrebbe ipotizzare un “referendum” tipo primarie (no alla Veltroni )che indicasse soprattutto la natura di partito: RIFONDAZIONE come è stata e come la vorremo tu e noi oppure un partito con le sinistre unite frutto di una costituente etc etc ……..
    A questo punto le proposte sono diventate due. Suggerisco l’idea per partecipare al dibbattito senza indicazioni pratiche per rispetto di tutti.
    Ciao a tutti
    Celeste

  83. Edoardo Pascarella Says:

    Un Partito non lo si distrugge nell’arco di una campagna elettorale.
    Sono anni che si teorizza l’inadeguatezza (e l’insufficienza) del PRC e per questa ragione si è privilegiato l’impegno per le interlocuzioni esterne piuttosto che per il rafforzamento organizzativo.
    È indubbio che l’identità comunista è stata fondamentale per la nascita è la crescita della più interessante esperienza politica ed organizzativa a sinistra, in Italia e non solo, degli ultimi decenni.
    Ma quella stessa identità è stata vissuta da molti, all’interno come all’esterno, come una insopportabile contraddizione rispetto ai loro deliri innovatori e per questo osteggiata o non presa in considerazione.
    Io sono convinto che l’operazione “arcobaleno” sia fallita, oltre che per la pessima esperienza governativa, prevalentemente per questa sottovalutazione, insomma per non aver considerato che il grosso dei militanti, e degli elettori, della sinistra alternativa sono, ed orgogliosamente, comunisti.
    Più volte ho sentito il professor Luciano Canfora in televisione (ed anche molti altri intellettuali) negli ultimi tempi, spiegare come i simboli e l’identità comunista non fossero più all’altezza dei tempi, motivo di divisione a sinistra e certamente non degni di una difesa ad oltranza. Su questa base passa l’accettazione, sia da parte di Diliberto che di Grassi, dell’operazione “arcobaleno” ed infatti questi non hanno protestato più di tanto per la messa in soffitta dei simboli del lavoro.
    Oggi, l’evidenza dell’inconsistenza di tale progetto ha portato molti (non tutti) a rivedere le proprie posizioni in direzione di un rilancio del PRC e del suo progetto originario, indiscutibilmente molto avanzato già prima del 1998! (addirittura Diliberto nella sua relazione alla direzione del PDCI fa riferimento al PRC del 1996 cioè quello che lui cercò di distruggere due anni dopo e Vendola e “il Manifesto” un anno prima).
    Le condizioni del Partito però sono quelle descritte con efficacia da molti interventi. Parte consistente dell’organizzazione (quella più classicamente militante) non esiste più perché incompatibile con il nuovo progetto e quindi deliberatamente emarginata.
    Il prossimo Congresso, quale che sia l’apporto di truppe cammellate, non potrà però evitare il deciso emergere di una posizione fortemente legata al rilancio del progetto della Rifondazione Comunista che, in qualsiasi modo, magari in altre forme, tenterà di riproporsi con efficacia nel panorama politico italiano.
    La novità secondo me, in definitiva, è proprio questa.

  84. alessandro Says:

    CARO PASCARELLA SPIEGATI MEGLIO PERCHè IL TUO RAGIONAMENTO NON è DEL TUTTO CHIARO
    IL MIO INVECE èCHIARISSIMO .IONON VOGLIO FARE UNA QUALSIASI COSA COMUNISTA. IO VOGLIO CCHE VIVA QUESTA RIFONDAZIONE COMUNISTA CHE HA ANCORA RISORSE INIMMAGINABILI. RIFONDAZIONE è COME LA FENICE è IN GRADO DI RISORGERE DALLE SUE CENERI .QUINDI PRIMA SALVIAMO IL PRC E METTIAMOLO AL SICURO POI POTRMO AVERE RELAZIONI ANCHE CON ALTRE REALTà COMUNISTE.

  85. alessandro Says:

    RAMON HO VISTO IL SITO NAZIONALE DEI GIOVANI COMUNISTI.MI .SEMBRA CHE Lì TIRI UN ARIA ULTRABERTINOTTIANA IO SONO ISCRITTO AI GIOVANI COMUNISTI MA CONOSCO POCO LA REALTà NAZIONALE DELL’ORGANIZZAZIONE PERCHè IL MIO LAVORO DI MILITANZA RIGUARDA IL MIO CIRCOLO E LA MIA FEDERAZIONE. PUOI DARMI DELUCIDAZIONI SUL FATTO SE CI SIANO ALTRI GIOVANI CHE STANNO DALLA NOSTRA PARTE E PIù O MENO IN QUALE PERCENTUALE

  86. Edoardo Pascarella Says:

    Caro Alessandro,
    io credo che sarà impossibile restare tutti nella stessa organizzazione. Chi afferma questo sa di dire una falsità.
    Il progetto bertinottiano (e di Vendola) sostenuto dagli Ingraiani, da “il Manifesto”, da Salvi, forse Mussi, da parte dei verdi (Cento) ed altri ancora (alcuni ambienti socialisti e alcuni settori sindacali) si è spinto ad un punto tale che secondo me andrà avanti a prescindere da quello che accadrà al prossimo Congresso.
    La mia opinione è che cercheranno un’interlocuzione privilegiata con il PD per una nuova prospettiva di governo.
    Specularmente andrebbe avanti il progetto di una costituente comunista (a cui anche io sono interessato) se dovesse affermarsi una linea che dovesse reiterare, come se nulla fosse accaduto, l’inconsistente progetto della Sinistra Europea e la mortificazione dell’identità comunista del Partito.
    D’altra parte il quadro istituzionale in cui ci troveremo ad operare (già si parla di modifiche alle diverse leggi elettorali a partire da quella per le europee) non ci consentirà, se non riusciremo ad aggregare altre forze, di avere in tempi brevi una qualche rappresentanza istituzionale indispensabile per poter proseguire nella costruzione di una credibile ed efficace opposizione nel Paese.
    Ho l’impressione che tu idealizzi l’attuale Rifondazione.
    Il nostro Partito è nato, ed è stato il suo tratto più interessante, dalla ricomposizione unitaria di tutte le tendenze comuniste novecentesche. Insomma un’identità chiaramente comunista ma fortemente eterogenea.
    Uno dei nostri primi slogan fu infatti “Liberamente comunisti”. Oggi non è più così, negli ultimi anni diverse tendenze sono state epurate, altre mal tollerate ed emarginate, altre ridicolizzate mentre invece si andavano sempre più affermando, e non è un invenzione retorica dirlo, posizioni apertamente anticomuniste.
    L’iniziale ricchezza di posizioni è stata via via sostituita da una gestione leaderistica ed autoritaria, il dibattito democratico svilito e represso, l’organizzazione volutamente trascurata e impunemente manipolata a fini di parte e tutto questo è avvenuto non prima ma dopo il 1998! Anzi, per essere più precisi, è avvenuto soprattutto dopo il Congresso di Venezia.
    Per questo io non voglio tornare alla orrenda e spaventosa Rifondazione di questi ultimi anni.
    Voglio tornare ad essere “Liberamente comunista”, come nel 1991.
    La demonizzazione caricaturale dei compagni compiuta dal gruppo dirigente affermatosi con il Congresso di Venezia (i troskisti, gli stalinisti, ecc.) funzionale al superamento dell’identità comunista ha prodotto gravissimi danni che vanno immediatamente riparati per recuperare un indispensabile rapporto unitario con tutti, ma proprio tutti, i comunisti.
    Se il nostro Congresso sarà capace di dare risposte anche a quanti, in questi ultimi anni, sono stati allontanati dal Partito o se ne sono andati per cercare strade diverse rivelatesi però tutte fallimentari, allora sarà possibile rilanciare con qualche possibilità di successo la nostra avventura e ricostruire un’opposizione importante nel Paese altrimenti, credo, saremo destinati ad un ruolo veramente inutile e marginale.
    Io non ho intenzione di arrendermi ne di suicidarmi chiudendomi a riccio in una folle difesa dell’attuale PRC.
    Ciao Edoardo

  87. Leone Condemi Says:

    Caro Ramon, e cari compagni, il problema esiste, anche nella mia federazione, si stanno raddoppiando le iscrizioni, ma il vero problema e proprio la proposta di far votare i non iscritti, dobbiamo evitarlo ad ogni costo, io non sono d’accordo con Alessandro e Luca, non bisogna cadere anche noi, nel loro sporco gioco, e neppure con Edoardo Pascarella, la mia proposta è di riunire tutte le opposizioni ai bertinottiani, ed andare se possibile al congresso, la situazione va risolta con metodi desueti, ma reali, una vigilanza rigorosa da parte di noi stessi durante i congressi di circolo e di sezione, poi se serve io da bordighano, le suonerei di santa ragione agli avversari, non materialmente, ma moralmente, anche mettendo in piazza le loro malefatte, dobbiamo coinvolgere le masse degli iscritti, che non sempre sono edotte della situazione.
    Saluti Comunisti
    Leone Condemi Lazzaro (RC)

  88. alessandro Says:

    pascarella finalmente sei stato chiaro: ate non interessa salvaguardare rifondazione comunista mati interessa fare un partito con rizzo ,l’ernesto e altri gruppuscoli per imporre senza alcun dubbio l’ortodossia leninista.
    altro che liberamente comunisti . sai cosa ti dico :addio pascarella e buona fortuna!!!!

  89. Edoardo Pascarella Says:

    Indubbiamente leninista ortodosso (anche se non lo sono) suona meglio di stalinista e colgo in questa tua definizione un nuovo modo di volersi rapportare a compagni come me.
    Lo giudico positivamente e per questo ti saluto con un più ottimista “arrivederci”.
    Buona fortuna anche a te Alessandro, di tutto cuore!

  90. alessandro Says:

    pascarella ti ringrazio per la chiarezza e per aver esplicitato senza dubbio la tua intenzione di lasciare il prc anche se il congresso verrà vinto dai compagni ferrero grassi mantovani. comunque ti do una notizia e insieme a te la do a tutti.NESSUNo riuscirà aprivarmi della comunità politica in cui milito da quando avevo 15 anni e cioè RIFONDAZIONE COMUNISTA

  91. alessandro Says:

    RAMON, Giordano stamattina risponde alla tua intervista e lo fa in modo …….non violento!….dandoti del vecchio stalinista calunniatore e mistifi catore della realtà .Se questo è l’inizio al congresso ne vedremo delle belle!

  92. Pamela Says:

    Carissimi io purtroppo dirò una cosa impopolare e spero di non offendere nessuno, ma esprimo il mio concetto sulla discussione di alessandro e pescarella. Dico semplicemente: in questi anni mentre il Partito andava a picco le componenti di minoranza ( giustamente) gridavano più volte al gruppo dirigente di maggioranza che avevano in mente di sciogliere il partito (in particolar modo a Giordano,Vendola,Bertnotti) benissimo!
    Oggi però insieme a loro per motivi diversi le minoranze hanno smesso di fare la battaglia interna ed hanno già deciso con l’unità dei comunisti di fare altro, allora mi chiedo se questi compagni non esattemente speculari agli altri….
    Io voglio salvare il mio Partito e chi oggi da destra o da sinistra ( se così si vuol dire) fà altro o pensa ad altro è artefici di aver affossato Rifondazione……
    Personalmente la ritengo una stupidata, non credo che ci saranno gli spazi per come è la realta oggi di poter portare avanti le istanze ne con Giordano ne con Diliberto….
    Dobbiamo capire una cosa molto semplice: Non si costruisce nulla dal fallimento se non abbiamo l’umilità di ricostruire prima noi stessi e la nostra politica….
    Fuggire verso nuovi lidi, sicuramente sembra la via più giusta, ma non sarà questo il passaggio decisivo per riconnetterci oggi con la nostra gente……..

  93. alessandro Says:

    cara pamela ti prego di esprimere con più chiarezza il tuo ragionamento. GRAZIE

  94. Pamela Says:

    L’intervista di Giordano di oggi in risposta a Ramon è patetica
    se vuole li trovo io le dichiarazioni che ha fatto sul superamento di Rifondazione…..
    Le bugie sono veramente la forma più vecchia e becera dell’antipolitica e della casta!
    mahhhhhhh

  95. Pamela Says:

    Dico con molta chiarezza che oggi ci sono due sponde vogliono superare rifondazione Giordano, Vendola da una parte e l’area dell’ernesto dall’altra per l’unità dei Comunisti…
    Ad entrambi per motivi diversi interessa poco salvare il nostro Partito e preferiscono costruirne altri, pensando di ritrovarsi le masse che gli bussano alla porta…..
    Io stò nel mio Partito e ci starò fino all’ultimo giorno, fino a quando qualcuno, non mi toglie le chiavi della mia federazione e mi caccia via…
    Sono stata abbastanza chiara??? 🙂

  96. Pamela Says:

    questa notizia è del 14 aprile: “Dopo questo voto la Sinistra Arcobaleno dove andra’? Verso il partito unico o sara’ solo un cartello elettorale? A questa domanda del Tg3 Franco Giordano, segretario del Prc, ha negato l’ipotesi del cartello elettorale. ‘Certamente – ha detto – cartello elettorale no. Il futuro e’ quello del soggetto politico unico”.
    Occhio vigilare: questi vincono il congresso con i cammelli…..
    Noi militanti e iscritti dobbiamo fare un appello che parta dal basso per chiedere al comitato di gestione immeditamente il reso conto del tesseramento e la chiarezza delle regole
    Che ne dite se lavoriamo insieme in questa comunità virtuale che si è creata per fare un appello veloce sia in risposta a Giordano che sul tesseramento..
    Lo potremmo mandare a liberazione??
    Chi ci stà??

  97. Franco Giordano :” Sfido Mantovani e chiunque altro a esibire un solo documento, a citare una sola parola in pubblico o in privato che giustifichi una simile accusa. NON NE ESISTONO”.
    Eh no furbacchione esistono esistono, ducomenti io non ne ho ma parole in pubblico si e come. non una sola parola ma più parole.
    Prato Martedì 8 Aprile ore 22.00, alla domanda cosà fara Rifondazione per il Futuro: “Rifondazione farà un congresso e (ovviamente) darà vita al nuovo soggetto politico……ci saranno resistenze? bene lo faremo con chi ci sta”
    erano presenti almeno 150 persone e due giornalisti.
    Quelle parole mi sono rimaste scolpite nella mente e dico a Giordano che ho anche una discreta memoria a differenza della sua.
    Ramon la tua intervista è stata presa come strumento per fare casino e per creare scompiglio.
    Io stesso in un commento ti avevo esortato a rispondere a Vendola, beh ora ti invito a non rispondere a Giordano e neppure a Musacchio è chiaro l’intento di trascinarti in una baruffa grezza e menzoniera.
    I compagni sanno benissimo cosa ha detto Giordano in campagna elettorale per quanto mi riguarda la sfida di Giordano è non ricevibile! sarebbe inutile sfidare chi già parte con l’intento di imbrogliare la sfida!

    Pamela ci sto a fare un appello sul tessramento e sulle regole, ci sto meno sul rispondere alla sfida di Giordano non ne vale la pena, i fatti e le testimonianze sono così molteplici che la sfida su questo terreno Giordano la può fare con se stesso. Una sfida tra il giordano della campagna elettorale e il Giordano del dopo voto. Una sfida impari e già vinta dal primo.

    ciao,

    Luca

  98. Pamela Says:

    no luca infatti io non propongo di rispondere alle bugie, ma di rispondere a bocconetti e alla proposta assurda di chiedere il voto al congresso ai non iscritti, è chiaro il tentativo, anche e soprattutto del nostro giornale, che si vuole arrivare ad un congresso con i coltelli ai denti…
    Ecco la mia proprosta di appello, facciamola dal basso come militanti, e rispondiamo non a Giordano ( che non ha senso come tu dici)
    Ma chiediamo risposte e regole chiare e credo che è nostro diritto sapere i dati del tesseramento 2007/2008..
    Ciao Luca

  99. alessandro Says:

    brava pamela adesso ho capito e sono perfettamente d’accordo con te

  100. Lorenzo Says:

    Caro Ramon,
    credo che il congresso del nostro partito rappresenti una grande occasione per ridefinire una sinistra alternativa degna di questo nome in Italia. Sicuramente dobbiamo ripartire da noi, riflettendo su tutti gli errori fatti in questi ultimi anni. Ti dico come la penso: sulla nostra partecipazione al governo Prodi non credo sinceramente ci fosse grossa scelta. Dopo 5 anni di Berlusconi, si respirava nell’aria la domanda nel nostro popolo di stare dentro quel centrosinistra tentando di dare uno sbocco alle tante vertenze e battaglie sorte nel Paese. Non credo fosse credibile ripresentarsi con un nuovo patto di desistenza, nè con altre formule del genere che avrebbero indebolito la nostra credibilità. Credo invece che l’errore più grande, di valutazione soprattutto, sia stato pensare che l’Unione fosse permeabile alla spinta antiliberista cresciuta nel Paese. Quando dicevamo “vuoi vedere che l’Italia cambia davvero” io ci credevo veramente! Purtroppo, il sostanziale pareggio è stato l’inizio della fine per le nostre speranze… ma non voglio addebitare solo a questo il fallimento della nostra partecipazione al Governo. Oggi ci ritroviamo extraparlamentari – e qusto di per sè non è il dramma peggiore – e soprattutto con un partito ridotto ai minimi storici. Sai, la cosa che mi ha fatto più incazzare sono le dichiarazioni post voto di Giordano che prima ha parlato di processo irreversibile per l’unità a sinistra, per poi rimangiarsi tutto e dire al CPN che non lo aveva mai detto! alla faccia della verità rivoluzionaria… come si fa ad essere così scorretti? Io ho apprezzato molto le scelte innovative di Rifondazione a partire dal 98: la contaminazione, l’internità ai movimenti, la nonviolenza, la critica al potere devono essere DAVVERO le coordinate del PRC. Antipatico, è quando questi elementi si sventolano come una bandiera senza darene attuazione? Do you remeber Carrara? Dove sono finite quelle proposte? Qui stavano sciogliendo il partito senza neanche consultare gli iscritti! E adesso è già in atto la solita deriva leaderistica… Finito il bertinottismo, si riparta dalla base.. ASCOLTARE LA BASE NON COSTRUIRLA! Forza compagno, al congresso sarà dura…

  101. alessandro Says:

    caro lorenzo sono d’accordo con te . Anche a me la conferenza di organizzazione di carrara aveva dato molte speranze. Ma come ho scritto sopra proprio in quel periodo bertinotti ha dato assicurazioni a mussi circa lo scioglimento di rifondazione comunista….

  102. Visto che Giordano si barcamena facendo credere che lui è il vero difensore di quello che avevamo stabilito al congresso di Venezia. Sono andato un po’ a curiosare tra le tesi del VI congresso.

    Ecco alcuni passaggetti eloquenti.

    13 Il programma dell’alternativa di società non è riducibile ad un programma di governo, neppure al più avanzato. Esso deve essere pensato come ad un programma di fase, deve poggiarsi su un discorso sul capitalismo italiano all’interno di quello europeo…

    14 La sinistra di alternativa si costruisce col fare e sul fare, fuori da ogni tentazione di cercare la soluzione in un qualche assemblaggio dei ceti politici dei partiti che stanno alla sinistra del listone. Altro è il quadro delle soggettività da cui muovere e altra deve essere l’ambizione politica……

    15…………..Non è in gioco l’esistenza di Rifondazione Comunista e la sua autonomia politica e culturale che rimane per l’oggi e il domani………..

    beh come disse Mussi, io mi fermo qui……..

    ciao,

    Luca

  103. alessandro Says:

    Raman sai qual ‘è la cosa che mi fa stare più male? non il fatto in sè che il prc non sia più in parlamento(cosa peraltro gravissima) ma il fatto che tutti i giornali ci godano e che ringrazino bertinotti per aver seppellito rifondazione e per aver anche piantato gli ultimi chiodi sulla bara!!

  104. Sinceramente non vedo la “violenza” che vede Nichi.
    Vedo la giusta disapprovazione per un’operazione fallita già dal nascere.
    E’ giusto che chi è stato responsabile del flop di entità (direi) epocale, non debba che farsi da parte, ma non estranearsi e anzi contribuire a risollevare le sorti di quello che era l’unico partito che poteva dare una speranza ai lavoratori e che godeva di rispetto nonostante quell’aggettivo “comunista” per qualcuno fastidioso.

    Il problema di trovare una leadership visibile purtroppo, Ramon, esiste, perché, insisto col mio “purtroppo”, in questa società per avere un consenso diffuso occorre anche una persona che “buchi lo schermo”.
    Bertinotti non lo era più, Giordano – anche se imitava goffamente le movenze di Fausto – non lo è mai stato ne lo diverrà mai, e questo (ari-purtroppo!) ha contribuito alla sconfitta.

  105. prcarmerina Says:

    Ramon stressa Giannini, vinciamo il congresso tutti noi in alleanza con Ferrero e poi segreteria unitaria, se perdiamo il congresos perdiamo il Partito

  106. cari/e compagni/e, come potete capire non è possibile rispondere a decine di commenti, gran parte dei quali sono intrecciati tra loro in un dibattito che sono ben lieto di ospitare. in questi giorni non ho tempo e vi rimando ai miei prossimi scritti. ovviamente se qualcuno/a volesse tornare su qualcosa lo può fare. non vorrei passare per uno che elude eventuali critiche o altro.
    grazie
    ramon

  107. Caspita, però………
    Era pure ora che dopo un mortificante tracollo, scelte politiche “nefaste” ci fosse qualcuno che magari ascoltando, ascoltando parecchio il popolo diventasse un “golpista” in quel che rimane di questo partito.
    Sinceramente non trovo affatto di essere un estremista o un vetero comunista affermando che è squallido vedere e sentire ancora un personaggio come Giordano.

    Saluti a pugno chiuso……… e ponete fine a quella cosa ridicola di Arcobaleno e Sinistra Europea.

  108. Mi perviene sulla posta il blog di Mantovani. Non interessa come il mio indirizzo sia capitato entro la mail list. Con curiosità leggo, qualche volta, le cose scritte e il relativo bagaglio culturale che ne deriva. Con grande rispetto, perfino con amicizia, mi paiono cose fuori dal mondo. Da venti anni a questa parte c’è stato un trasferimento di risorse dai ceti popolari ai ceti ricchi di circa 250.000 miliardi di vecchie lire. Circa 5000 euro l’anno in meno per ogni lavoratore e che leggo? Leggo stupidate di soldati (mediocri) asseragliati ciascuno entro la priopria casematta.
    Da almeno venti anni, con la globalizzazione, sono saltati i confini statali entro le quali si decideva delle condizioni dei cittadini. La democrazia per questo è sottoposta a lacerazioni profonde e la sinistra (dirigenti nani) che fanno? Leggo stupidate ecc…….. Da venti anni accade una straordinaria circostanza: perfino la storia viene spiaccicata: nella presistoria le tribù si combattevano e si determinava predazione e fuga, successivamente -qualche secolo fa – la predazione avveniva attraverso la deportazione di popoli da ridurre in schiavitù, ancora recentemente attarverso l’emigrazione da bisogno intere popolazioni si spostavano di continente. Oggi con la predazione mondiale da parte di poteri economici imperiali la storia viene schiacciata e avvengono tutte queste cose insieme nello stesso tempo. Anzi con il predatore che riesce a far contrapporre fino a odiarsi tutte le diverse vittime di questa situazione, ognuna delle quali chiede sicurezza. E i (sedicenti) dirigenti nani che fanno? Leggo stupidate ecc……..
    Non so se ne può uscire con facilità di certo occorre rinnovare la politica e mandare a casa tutti questi nani.

  109. Rosalba Pantoni Says:

    l’Italia va a destra. Che fare? La spinta della società civile è stata soffocata
    e dissipata dentro i «partiti personali» e nei meccanismi dei nuovi poteri locali. Sradicamento territoriale e caduta di appartenenze hanno aggravato gli sprechi, e il fisco duro ha fatto il resto. Intervista allo storico Bevilacqua.

    Cosa deve e può fare il centrosinistra dopo la sconfitta, per ricostruire un collante con il sociale, riattivare una presa diretta con le persone, cittadini, i loro problemi? L’italia va a destra, a Nord e a Sud. La sinistra scompare dalla rappresentanza parlamentare, il centrosinistra si trova sguarnito di fronte alla nuova «ondata» di voti al Pdi e alla Lega. La discussione su queste pagine è iniziata. Il 19 aprile con l’intervista a Gian Enrico Rusconi. il 26 aprile con Giulio Sapelli. Ora tocca a Piero Bevilacqua, meridionalista di punta, critico dello sviluppo e del neoliberismo globale. E con lui per capire scendiamo al sud.

    II leaderismo personalistico crea un circolo perverso. Sotto il peso di insicurezza e inefficienza, si invoca un comando unificato, che alimenta sprechi, spoliticizzazione e richieste di protezione. Rischio già sperimentato localmente, che può ricomparire al centro, se si imboccano vie premierali tipo il “Sindaco d’Italia”. Una follia, che ci porterebbe fuori dalla democrazia parlamentare, regalando per sempre il paese a Berlusconi». Analisi tendenziale allarmata quella Piero Bevilacqua, storico contemporaneo all’Università di Roma, meridionalista e studioso dello sviluppo con taglio globalista. E però lucidissima su un punto: il nesso tra bisogno di certezze di una società impoverita e logiche decisioniste. Nel quadro di una competizione globale che vede l’Italia come «anello debole» che si butta a destra. E un pezzo di un ragionamento più ampio questo, che Bevilacqua svolge nel suo Miseria dello sviluppo (Laterza, pp. 257, Euro 15). Denuncia del liberismo globalista che distrugge risorse naturali senza reintegrarle, impoverisce il lavoro umano. E precipita miliardi di individui nella fornace di una competizione senza regole né valori condivisi: dai diritti umani, al rispetto dell’habitat, alla salvaguardia di relazioni e mandi vitali millenari. Con Bevilacqua, calabrese e teorico della «civiltà mediterranea», scendiamo al sud. Per capire che ruolo gioca il Mezzogiorno «italiano nello scontro politico in atto, che prezzi paga. E soprattutto per capire perché ha votato a destra.
    «Senza perdere di vista il generale»: il sistema-mondo, l’Italia, la sinistra e la destra.

    Cominciamo dalla sconfitta. Al sud quella del Pd è netta, specie in provincia: 31,5% contro 45% del Pdl. Perché?
    «A parte la sua specificità, il voto al sud rientra in una tendenza nazionale. Ma non sfuggo al quesito. Un partito che ha rinunciato al suo insediamento territoriale soffre molto di più rispetto a zone dove la società civile è più strutturata. La Sicilia è esemplare. Lì la sinistra riformista non esprime più gruppi dirigenti di rilievo da decenni. E non tutti i siciliani sono di destra o coinvolti nell’illegalismo. Dieci anni fa Orlando a Palermo ebbe un consenso plebiscitario con la sua carica innovatrice…».

    Già, cosa è successo a quel sud allora così pieno di promesse?
    «Tutto dissipato. Compresso anche dal Pds e poi Ds, che ha svuotato l’esperienza dei nuovi sindaci, a parte l’eccezione Bassolino in quegli anni. L’esplosione del nuovo civismo, a partire dalla borghesia e dalle professioni, veniva premiata dagli elettori. Ma svuotata, irreggimentata in “post-partiti” notabilari senza anima. C’è stata una convergenza nefasta. L’abbandono dell’insediamento sociale della sinistra storica e il sorgere della politica personalistica: partitocratica senza partiti. E con l’aggravarsi dei temi tradizionali. Disoccupazione giovanile, e criminalità organizzata. Attenzione la criminalità, ormai imprenditrici ce, è uno snodo della globalizzazione. Figlia del liberismo senza controllo. Con mobilità estrema dei capitali e paradisi off-shore. Un’occasione ghiotta per l’illegalismo, già di per sè capillare e in grado di offrire tutele alla gente».
    Di qui al 2013 arriveranno al sud 100 miliardi di fondi europei. Una nuova catastrofe global-assistenziale?
    «Rischio evidente. Ma per evitarla, evitiamo di sognare ancora l’ennesima stagione industriale. Non ci è consentito dal contesto globale e siamo in ritardo. Bisognerebbe Immaginare altri tipi di progetti. Ambientali, turistici, agroalimentari, estetici, paesaggistici e multifunzionali. E poi, “beni comuni” e industrie avanzate del riciclo energetico. Naturalmente, senza classe dirigente adeguata, tutto finirà nell’ennesimo sacco di risorse, sotto tutela clientelare e illegale».

    Napoli e la tragedia dei rifiuti sono un caso emblematico di fallimento di questa strategia, anch’essa finanziata. A cosa lo attribuisce?
    Un circolo vizioso, che rimescola tanti fattori. Dlla rissosità delle popolazioni contro promesse
    e abusi sullo smaltimento. All’economia criminale, che si è tuffata nel ciclo dei rifiuti. E al fallimento generale dl legalità e dl efficienza, ascrivibile al ceto politico. Il ciclo di smaltimento adottato era inadeguato e non funzionava: stava sotto gli occhi di tutti. Ma è crollato quel tanto di spinto di comunità ereditato dal dopoguerra e dalla nostra storia. In quello spirito, pur tra distorsioni, c’erano risorse di appartenenza e responsabilità. Alimentate dai contenitori dei grandi partiti, venuti meno. Scomparsi i “collanti”, la riscossa civile, si è capovolta in notabilato, anziché rinnovarli. Morti i partiti veri, sono rimasti i partiti personali, che hanno soffocato il riformismo della società civile».

    Anche all’ombra dei governatorati maggioritari scelti dai cittadini?
    «Senza dubbio. All’ombra di quei govematorati è nata una partitocrazia dei singoli, con arbitri e sprechi di risorse inauditi. E qui l’altro circolo vizioso: la richiesta di sicurezza si traduce nell’ invocazione di leader mediatici forti. Al centro e in periferia. 11 che rafforza i fenomeni perversi di opacità e clientelismo, Risultato: nessuna crescita della democrazia. E proliferazione dell’individualismo anarcoide e familistico. Nel segno dell’ideologia liberista, pacchianamente incarnata dal centrodestra di questi anni».

    Colpa anche di una sinistra che ha liquefatto i suoi insediamenti sociali, mentre la destra ritrovava e potenziava i suoi?
    «Penso proprio di sì. Anzi, sostengo che la sinistra storica abbia lavorato con particolare zelo al proprio annientarnento. Sostenere l’equidistanza tra capitale e lavoro, non solo distrugge il tuo mondo di riferimento con la sua “autorappresentazione”, ma equivale a vestire panni subalterni. L’enfasi messa su parole d’ordine prese dipeso dal repertorio avversario – liberalizzazioni, privatizzazioni e quant’altro – è stata nefasta, Ovvio che occorre anche privatizzare in certi casi, per favorire utenti e concorrenza. Ma sfugge che tutto ciò pesa in primo luogo sul lavoro e sui lavoratori, il ramo su cui è seduta la sinistra. I ceri popolari vivono di lavoro e di salario. Comprimerli oltremisura come variabile subalterna, in nome di un’efficienza presunta e mitologica, significa indurre quei ceri ad abbandonare la sinistra».

    Le si potrebbe obiettare che la sua sinistra è troppo “lavorista” e novecentesca…
    «Il lavoro, checché ne dica gente mai entrata in una fabbrica, è la base esistenziale della stragrande maggioranza degli italiani. Il primo bisogno, e la prima fonte di sicurezza. E aggiungo: dai tempi di Marx non ci sono mai stati tanti operai al mondo come oggi. Non li si vuole vedere! Addirittura il taylorismo, con i suoi ritmi soffocanti, è entrato alla grande nei servizi, e basta citare i call-center. Insomma, è anche la politica della sinistra storica a generare insicurezza, non solo i clandestini. Per sradicamento ché sbandierare in maniera ossessiva privatizzazioni e mercato, significa ingenerare angoscia, codificare la precarietà. Oltre a determinare la propria irrilevanza come partito».

    Sinistra tatcheriana da lacrime e sangue che ha messo in fuga gli elettori?
    «Purtroppo sì, tatcheriana. Una sinistra che è apparsa come “Casta”, e che impone tasse per risanare i bilanci. Laddove assistiamo ad un impoverimento ormai ventennale di salari e stipendi, documentato da tutte le fonti ufficiali. E in parallelo ad una crescita stupefacente di profitti e compensi manageriali. La cosa più strabiliante è stata proprio la mancanza di percezione di questo dramma generale, dove i padri e le madri non ce la fanno, e i figli sono senza lavoro. Si veda l’infelice uscita di Padoa Schioppa sui “bamboccioni”, gente magari con master e lauree, a cui l’Europa aveva promesso un avvenire radioso! Ecco, basterei> be questo per capire il risultato elettorale. In sintesi, la prima causa della sconfitta è stata proprio il mix di rigorismo e privatismo: più tasse, meno servizi e lavoro precario. E in assenza di qualsiasi visione progettuale. Niente politiche industriali, niente politiche sulla casa. E anche un’urbanistica dissennata, che accresce l’insicurezza. C’è da meravigliarsi che la gente abbia votato a destra? A conti fatti io non mi stupisco».

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