Bertinotti, il governo e l’opposizione.

Nel lungo forum fra Bertinotti e la redazione di Liberazione del 23 marzo

www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=23/03/2008

nell’ultimo paragrafo, che invito a leggere/rileggere, si affronta la questione del governo.

Bertinotti dice, a ragione, che era necessario tentare di dare una risposta alla domanda di cambiamento emersa nel quinquennio 2001 2006. Ma poi sostiene che è stato commesso l’errore di cercare di essere garantiti nel dettagliato programma invece che in un confronto sulle grandi opzioni strategiche. E’ una tesi interessante, che per la prima volta è espressa così chiaramente.

Io, però, non la condivido. Almeno per due motivi.

Il primo è che, banalmente, se avessimo cercato di fare un confronto strategico sui temi di fondo dell’economia ecc. l’alleanza sarebbe saltata immediatamente. Non credo che qualcuno coltivasse l’illusione che il Prodi e l’Ulivo liberisti si fossero convertiti ad una critica della globalizzazione e del liberismo. Il programma dettagliato, le famose 280 pagine, era l’unico modo per superare, facendo leva sull’opposizione che pure l’Ulivo aveva manifestato in cinque anni ad ogni provvedimento importante di Berlusconi, le resistenze ideologiche neoliberiste a misure chiaramente capaci di invertire la tendenza degli ultimi venti anni, e non solo degli ultimi cinque. Per dirla in altri termini se avessimo fatto un confronto strategico sulla precarietà non si sarebbe mai scritto in un programma più asciutto “siamo contrari alla legge 30”, ma avremmo avuto formulazioni vaghe e ambigue.

Il secondo è che avremmo negato, come poi è stato purtroppo praticato nei fatti, alla mobilitazione e al conflitto il ruolo centrale di motore politico del cambiamento possibile. E sarebbe stato profondamente incoerente con quanto scritto e votato al congresso di Venezia. Se avevamo detto che il governo era un tentativo, una possibilità, lo avevamo fatto per consapevolezza della natura liberista dei nostri futuri alleati di governo, e per l’idea che la nostra forza sarebbe stata sostanzialmente la sintonia con i conflitti e le lotte e non la capacità di convincere Prodi in un confronto strategico.

Ma su questo importante punto, il rapporto movimenti governo, torneremo più avanti. Intanto sarebbe opportuno chiedersi: è stato giusto pensare ad una legittimazione nostra, e della sinistra alternativa in generale, puntando sulla conquista di un’alta carica istituzionale invece di una ben più consistente presenza nel governo? Insomma, è stato più utile avere la Presidenza della Camera invece che due o tre ministri e tra questi quello del lavoro?

Se c’era, e c’era eccome, la consapevolezza che avremmo giocato la partita sulle questioni economico-sociali, perché inibirsi una posizione utile allo scopo, sacrificandola per ottenere la Presidenza della Camera?

Sia chiaro, lo dico a scanso di equivoci, l’idea che la sinistra comunista negli anni 2000 conquistasse un’alta carica istituzionale, non é banalmente riducibile a questione di poltrone o, peggio ancora, a personalismi. Ma la gerarchia applicata per fare la scelta definitiva non andrebbe indagata autocriticamente?

Veniamo, ora, a una questione fondamentale. Come e quando ha cominciato a logorarsi il rapporto del governo con il paese? Bertinotti dice:

“E però determinante

è stata la diversa permeabilità

del governo tra i poteri costituiti e

forti da un lato e le domande della società

dall’altro. E noi, che eravamo vicini

alle seconde, siamo stati schiacciati

dal progressivo allineamento del governo

alle istanze dei primi. E infatti, abbiamo

cominciato presto a suonare l’allarme,

anche con un carattere a volte

un po’ fantasioso. Il punto di crisi dove

si registra non casualmente? Giugno-luglio,

quando la trattativa tra le parti sociali

e il governo sulle questioni pensioni

e mercato del lavoro diventa la cartina

al tornasole per cui si capisce che il

governo, al di là del fatto che cade da

destra, ha visto il suo logoramento e la

sua crisi di consenso nel momento in

cui si è precluso la possibilità di indicare

una via di uscita, per esempio, dalla

crisi salariale contrastando la precarietà”.

Secondo me questa descrizione, a parte il “carattere fantasioso” che non so cosa voglia dire, non fa una grinza. Infatti, a luglio, decidemmo nel Comitato Politico Nazionale, che avremmo avviato una fase di lotta e che nell’autunno avremmo chiamato centinaia di migliaia di persone a decidere sulla nostra permanenza o meno al governo.

Come mai non se ne è fatto nulla? Come mai proprio a giugno arriva il “fate presto fate presto” ad unire quattro partiti tre dei quali erano totalmente ostili alla sola idea che col governo si potesse rompere? Come mai si accetta, nei fatti, che il governo tratti con le parti sociali sulla base di una posizione non discussa né condivisa al suo interno? Come mai si convoca una grande manifestazione, alla quale Verdi e Sinistra Democratica non aderiscono, e la si presenta come la prova che il popolo vuole l’unità e non come la base della propria forza per dire a Prodi: “o applichi il programma o te ne vai a casa!”?

Ho posto queste domande più volte, ma non ho mai ottenuto nessuna risposta convincente.

Eppure non eravamo nel 98, avevamo dalla nostra la richiesta di coerenza programmatica e un forte movimento sindacale e politico contro la precarietà. Certo saremmo andati incontro a numerose difficoltà, è innegabile. Ma in politica ci sono momenti topici nei quali fare una cosa invece che un’altra non è un dettaglio e non è rinviabile. Ci sono scelte che cambiano tutto. Scegliere di non rompere il quadro politico mentre, come dice lo stesso Bertinotti, si consumava la crisi del rapporto tra la società e il governo, ci ha fatto trovare dalla parte sbagliata della barricata. E, come se non bastasse, nella crisi della politica più in generale, ci siamo ritrovati tra quelli che dicono una cosa e ne fanno un’altra. Cosa che mentre per altri è normale per noi si rivela sempre esiziale.

Come siamo arrivati a questo punto?

Bertinotti dice:

“La discussione sul perché non ce l’abbiamo

fatta è una discussione che, anche

qui senza imbarazzo, possiamo cercare

di fare. Certamente il rapporto tra

noi e i movimenti, noi e la società è il

terreno prioritario che deve essere indagato

a questo proposito. Non penso ci

sia un deficit solo da un lato; penso che

ci sia una connessione da reindagare e

dobbiamo farlo, perché adesso attraverseremo

l’opposizone; non possiamo dismettere,

perché andremo all’opposizone,

il terreno della ricerca sul rapporto

tra la riforma della società e il governo.

Non perché consideriamo il governo il

vertice della politica, ma perché è una

questione che non possiamo derubricare.

Dobbiamo stare a sinistra e riscostruire

la sinistra; ma non possiamo far

sì che la sinistra diventi semplicemente

la possibilità della denuncia e della protesta.

Questo è un pericolo che è scritto

nel necessario e sacrosanto passaggio all’opposizione.

Ma questo pericolo va

contrastato. Non è di sinistra chi urla di

più o chi denuncia con più aggressività

l’avversario.”

Qui Bertinotti elude totalmente il tema, se la cava dicendo che bisogna reindagare e poi passa alla raccomandazione che non bisogna essere testimoniali perchè è il principale pericolo insito nella collocazione di opposizione. Mah!

Capisco bene che in un forum non si scrivono saggi complessi, ma mi sembra pochino.

Non so Bertinotti, che parla ambiguamente di “deficit non solo da un lato”, ma molti dirigenti che si dichiarano d’accordo con lui, disquisiscono da mesi della crisi dei movimenti, della loro inefficacia, parzialità ed impoliticità. Secondo me è una pura fuga dalla realtà. Noi saremmo stati sconfitti al governo perché venuta meno la spinta dei movimenti? Vorrei ricordare che le lotte No-Tav, No-Dal Molin, i metalmeccanici, i no all’accordo nel referendum-imbroglio dei sindacati, le manifestazioni contro la precarietà del 2006 e del 2007 ecc ecc, testimoniano il contrario. Ovviamente nella sinistra politica, sindacale e sociale, c’è stata e c’è una posizione secondo la quale il tentativo del governo era sbagliato in partenza. Non c’è da scandalizzarsi. Lo considero normale. Ma chiedo? Non aderire alla manifestazione contro Bush e dare l’impressione che con il governo non si sarebbe mai rotto ha aiutato a battere, nelle lotte e nei movimenti, una posizione classicamente estremista? La nostra internità al movimento doveva o no essere scelta come prevalente rispetto alle dinamiche del quadro politico, secondo quanto stabilito da anni di pratica e da ben due congressi?

La verità è che, nei fatti, e non solo nei fatti visto che diversi esponenti di Rifondazione hanno più volte detto che con il governo non avremmo mai rotto, si è scelto di tornare al rapporto classico di un partito che pretende di rappresentare, nella sfera più alta della politica, la società e il movimento.

Ora Bertinotti dice che ci sarà una fase di opposizione. Non così dicono altri della Sinistra Arcobaleno, ma non fa niente, non è questo il dato importante.

Il problema è e rimane il tema del governo. Perché si può fare l’opposizione in molti modi.

Sinceramente mi sembra che la Sinistra Arcobaleno non abbia affatto sciolto questo nodo.

Come ho già scritto più volte, tre dei quattro partiti e un pezzo sempre più consistente di Rifondazione, pensano e dicono che l’alternativa sia fra una sinistra di governo e una sinistra residuale e testimoniale. Del resto piangono continuamente addossando a Veltroni la crisi di governo e la scelta di andare da solo alle elezioni. Non dico che queste posizioni siano imbattibili, anzi penso che siano vecchie e sterili. Ma sarebbe meglio dire che il pericolo principale per la sinistra, sempre, è essere cambiata dal potere. E’ diventare un pezzo inutile del potere. Invece che mettere al centro il presunto pericolo di diventare testimoniali o addirittura di sparire. Sarebbe meglio rilanciare il progetto politico che abbiamo elaborato ai tempi di Genova, che non è incompatibile con nessuna unità a sinistra, sempre che ci sia un partito organizzato ed autonomo che lo pratichi.

Ma sul partito e sul suo non scioglimento o superamento ci sarà una terza puntata di queste mie modeste riflessioni.

segue…

ramon mantovani

30 Risposte to “Bertinotti, il governo e l’opposizione.”

  1. alessandro Says:

    scusa Ramon mi puoi dire quali sono le iniziative di campagna elettorale (comizi ,incontr,ecc..) che farai da qui al 13 aprile per la sinistra l’ arcobaleno? éuna mia curiosità. GRAZIE PER LA RISPOSTA CHE SONO CERTO MI DARAI

  2. è una domanda maliziosa che c’entra poco col mio articolo. ma rispondo lo stesso: me ne hanno chieste tre, ne farò due perché una data è incompatibile. ma non meravigliarti, considero normale che chi non è stato d’accordo sulla scelta elettorale non venga invitato volentieri a fare propaganda in favore di una lista che non avrebbe voluto. del resto mica siamo in bulgaria nel 1933. poi dovresti aver capito che dove prima c’erano quattro comizi o iniziative ora ce n’è una sola da dividere fra i candidati e dirigenti di quattro partiti. o no?
    ciao
    ramon

  3. giuseppe Says:

    ho letto rapidamente il lungo articolo e credo che adesso per capirlo meglo debba stamparlo.
    comunque una cosa ho notato subito, nessuno dico nessuno tanto meno bertinotti ha fatto una vera autocritica addossandosi errori e quindi traendone delle conclusioni.conclusioni che erano quelle che normalmente si fa in tutti i campi, chi sbaglia paga e quindi in questo caso si doveva azzerare tutta la segreteria e la direzione ed andare ad un nuovo congresso

  4. Prima di una breve considerazione, ringraziamo – come compagni di sinistra e utenti del web – l’Onorevole Mantovani ( non lo abbiamo fatto nei precedenti commenti e ce ne scusiamo ) dell’opportunità che grazie al suo blog ed alle sue riflessioni ci da.
    Detto questo, per stare sul tema, crediamo che la scelta – ci riferiamo al Prc – di entrare al governo sia stata presa con eccessiva leggerezza. Il partito, un po’ troppo “alleggerito”, non ha saputo reggere ” la botta ” ; le divisioni interne, forzatamente aumentate negli ultimi anni, hanno peggiorato la situazione. Un subitaneo schiacciamento istituzionale ha fatto si che tanti compagni – battaglieri fino a poco tempo prima – siano diventati più realisti del re.
    Inoltre, si è confidato troppo ( tutto ? ) sulla permeabilità del governo ai movimenti : movimenti che erano spesso eterogenei ed inconciliabili e comunque troppo deboli ( purtroppo ) rispetto alla macchina di forza messa in atto dai poteri forti. Anche perchè, durante l’esperienza di governo, la timidezza del Prc nell’appoggiare lotte e vertenze radicali è stata spesso evidente.
    Condividiamo l’idea che , una volta al governo , sarebbe stato meglio puntare a qualche ministro di peso, rispetto alla pure importante presidenza della camera. Probabilmente qualcosa si sarebbe potuto strappare.
    Ci si è trovati smarriti, deboli, spesso ( anche per opportunismo politico di altre formzaioni – leggi Pdci ) scavalcati a sinistra e non si è avuto il coraggio politico di una vera consultazione. La responsabilità di tutto ciò è chiaramente del gruppo dirigente, e non è una responsabilità da poco.
    Bertinotti spesso dice che è la Sinistra che è a rischio. Condividiamo. Ma se le modalità ( verticismo, mancanza di democrazia vera, inutili accellerate ) della costruzione di una Sinistra più ampia del Prc non cambiano, le responsabilità sarebbero davvero enormi e difficilmente tollerabili. Allora si che la Sinistra sarebbe davvero a rischio.
    http://www.sinistrasocialista.org

  5. Grazie dell’analisi caro Ramon, che condivido in gran parte. Vorrei sottolineare specialmente che la scelta di intestardirsi sulla Presidenza della Camera, facendoci molto più deboli rispetto a una presenza veramente significativa e incisiva nel Governo, la criticammo già in molti a suo tempo, anche perché puzzava parecchio di “poltronismo” e di “buen retiro”. Ma allora tutto sommato la mandammo giù perchè c’era ancora un misto di entusiasmo e di fiducia che invece la dura realtà si è incaricata di dissolvere ormai completamente. E di dare la ragione a quei compagni che magari criticavamo per essere troppo “estremisti” nelle critiche e invece erano quelli che avevano visto giusto, già da allora, e anche da prima. Ma non gli volevamo dar ragione. Autocritica…

    Per quel bell’altro personaggino di alessandro con le sue domandine capziosette, vorrei nel mio piccolissimo invitarlo a dare un’occhiata alle cose che qui in Europa abbiamo messo in piedi in una cortissima campagna elettorale (poco più di due settimane: qui stiamo già votando da venerdì 27), andando a vedere qui http://users.coditel.net/eberlinguerprc/votopol2008.html e qui http://pierocarta.wordpress.com . Praticamente con solo le nostre forze. E sbattendoci alla grande. Anche essendo critici, spesso molto aspramente, con l’attuale dirigenza del Partito. Ma è che, oltre a quel minimo senso di lealtà e generosità che corrisponde a qualunque membro del Partito almeno finché al Partito è iscritto, vogliamo fare il nostro dovere fino in fondo per potere, dopo, chiedere dovuto conto a chi il suo dovere non l’ha fatto, o l’ha fatto molto malamente, portandoci in questa situazione, e al disastro elettorale – che sarà un disastro evidentemente, se qualcuno sembra contento di essere all’8%…!!!

    E non vediamo la ora che arrivi il 15 aprile, perchè ci sono parecchie cose, da dire e da fare.

  6. Stai facendo un ottimo lavoro, che ci sarà molto utile in particolare quando si scateneranno i commenti del dopo elezioni, cioè quando le teorie cercheranno di spiegare il “risultato”. Risultato per il quale ci stiamo dando da fare e spero sarà al di la delle più rosee previsioni. Non credo che se raggiungessimo il 18 % i problemi che Ramon solleva in questa ricostruzione del recente passato del partito sarebbero risolti, anzi proprio in quel caso l’attenzione e la ricerca dovrebbero diventare ancora più alte.
    Provo a fare la prova del nove sull’affermazione precedente per vedere se è veramente convincente ! Se prendiamo il 3% sarebbe scontato che sono stati fatti degli errori e che si deve ripartire dal radicamento e dalle lotte. Funziona. Altro che scomparsa della sinistra. Tutti i risultati compresi tra il 2 e il 20% necessitano di una discussione seria sul rapporto con e sull’internità al movimento, di una attenta analisi dei cambiamenti del lavoro, di una buona pratica che sia utile alla crescita dei movimenti dentro e fuori le istituzioni (anche perchè banalmente non esiste solo il governo nazionale ma ci sono amministrazioni regionali, provinciali e comunali dove queste riflessioni saranno utili). Per questo credo siano utili i ragionamenti che Ramon propone in questo blog. Nel frattempo anche se siamo in campagna elettorale non perdete l’occasione di partecipare, collaborare e impegnarvi nelle lotte che comunque ci sono ancora.

  7. Beh la scelta di intestardirsi nella richiesta della presidenza della Camera fu una scelta che a suo tempo mi lasciò non solo critico, ma anche di sorpresa, anche perchè non mi sembra che nel partito ai vari livelli questa oppurtunità fu presa in considerazione durante la campagna elettorale. E’ vero che Bertinotti dichiarò più volte che non aveva intenzione di ricoprire incarichi di governo, ma non fu mai esplicitato il fatto che avremo fatto a meno di alcuni ministri per la eventuale presidenza della camera. Ma forse qui pecco di poca esperienza di tattica politica e forse Ramon mi potrà correggere!
    Mi sembra che comunque l’atteggiamento di queste improvvise incursioni si sia ripetuto con la scelta di candidarsi come leader della sinistra arcobaleno.
    Anche in questo caso mi sembra che era altro (i ?) i nomi che
    circolava, ma mai avevo sentito circolare il suo!
    Anche queste improvvisate non è che a mio modo di vedere lasciano appagati molti compagni iscritti e non.
    Comunque quello che volevo osservare è che, al di là dell’opportunità della scelta, che pure è importante, anche l’uso che si è fatto della carica non mi è sembrato dei più opportuni. E’ vero la carica richiede l’osservanza di alcune regole che neppure conosco e Bertinotti spesso ci teneva a ricordare in diversi dibattiti che non poteva entrare in merito a certe questioni e spesso ribadiva che riponeva piena fiducia e stima per il lavoro che il partito stava facendo in parlamento e fuori, ma allora perchè all’improvviso si compie l’incursione nel Corriere della Sera, buttando giù uno pseudo manifesto politico? e poi perchè il Corriere?
    Forse ora stiamo dibattendo troppo su questo passaggio dell’articolo di Ramon e forse erano altre le tematiche che l’autore voleva sviluppare con noi, quindi mi rileggero meglio anch’io i vari passaggi, forse avrò le idee più chiare.
    Ciao,
    Luca

  8. federico Says:

    La mia idea (ma so che tu non sei d’accordo) è che Rifondazione abbia cominciato il suo declino dopo la sconfitta al referendum sull’art. 18, con le immediate dichiarazioni di bertinotti sulla futura alleanza di governo.
    Un errore di analisi: l’idea che ci fossero le condizioni determinate dalla forza del movimento per andare al governo in modo nuovo. Un errore di metodo: la svolta (e questa è stata solo la prima di una serie: sinistra europea, sinistra arcobaleno, ecc.) fatta in modo a-democratico, senza coinvolgere il partito (anzi relegando sempre più le minoranze ai margini) e perdendo man mano pezzi. Un errore di prospettiva: una partecipazione all’Unione piena.
    Io credo che la necessità di cercare forme di accordo ci fossero ma che forse potevamo torvare qualcosa che ci legasse meno mani e piedi, che del resto era scontato a tutti che saremmo stati messi all’angolo. di più complici o responsabili degli errori e sostanzialmente inesistenti per eventuali meriti.
    I movimenti sono una entità astratta se non c’è l’apporto di tutti, compresa rifondazione. Non si può dire vado al governo e voi aiutatemi. Perché VOI significa anche NOI e quindi senza l’uno è difficile ci sia l’altro.
    Del resto hai ragione anche tu. se decido di andare al governo con tutti i crismi allora devo lottare su tutto, prima di tutto sui posti. Non per le poltrone ma per avere forza, visibilità e poter IMPORRE il programma.
    Dovevamo chiedere il giusto: una presidenza di camera ci poteva spettare in quanto terza forza. Ma ci spettavano anche 3 o 4 ministri e svariati sottosegretari (visti i numeri esorbitanti di questo governo…e anche qui ci sarebbe da dire sul nostro NON apporto in termini di costume politico….e il vento dell’antipolitica già soffiava o comunque noi dovevamo imporre a tutto il governo una svolta già in questo senso) . Abbiamo così avallato l’idea nell’immaginario comune che siamo una forza minoritaria e che forse non disponiamo neanche di personale politico adeguato e ci siamo tirati la classica zappa sui piedi.
    Insomma, sarebbero troppe da dire ma il punto è che da 5-6 anni a questa parte rifondazione ha inanelato una serie di errori clamorosi. Non solo, per me, ha sbagliano analisi e scelte ma, quando le ha fatte, ha anche sbagliato il modo di portarle avanti.
    compreso il modo di affrontare questa campagna elettorale. Costruendo un raggruppamento improbabile che non è nè carne nè pesce. candidando a premier la persona più incandidabile ai fini di allargare il consenso.
    Un disastro dietro l’altro di cui a pagare sono stati prima di tutto le migliaia di compagni delusi e forse anche i cittadini che non hanno ottenuto NIENTE da questa rifondazione.

  9. Danilo Says:

    Nella situazione attuale prendere l’8%e’un buon risultato.Ci sono tre problemi:voto utile,coalizione non vincente,tanto malumore.

  10. caro giuseppe, credo e spero che il congresso che finalmente si farà saprà unire ad una critica degli ultimi due anni anche un rinnovamento dei gruppi dirigenti.
    un abbraccio
    ramon

  11. cara sinistra socialista, grazie per i ringraziamenti. ma lasciate perdere l’ON. meglio compagno no?
    mi pare che siamo in sintonia su diverse questioni e mi fa piacere.
    buon lavoro
    ramon

  12. grazie mario, mi pare che siamo d’accordo.
    un abbraccio
    ramon

  13. caro paolo, condivido parola per parola.
    grazie
    ramon

  14. caro luca, si c’è un difetto di fondo che riguarda il ruolo che bertinotti ha ricoperto sia come segretario sia come presidente della camera sia, ora come candidato premier. il leaderismo. attenzione, però. io non penso che bertinotti sia l’unico responsabile. e mi prendo la mia parte di colpa. anche se, almeno, almeno fin dal congresso di rimini (7 anni fa) ho sempre fatto critiche pubbliche e leali a bertinotti per il suo leaderismo. nel giugno scorso ho scritto questo su liberazione:
    https://ramonmantovani.wordpress.com/2007/06/
    comunque è vero, come dici, che questo tema non è il centro di questo articolo.
    un abbraccio
    ramon

  15. caro federico, effettivamente non la pensiamo uguale su diverse cose. per esempio la sinistra europea è stata discussa per anni in ogni dove, congressi compresi e non si può certo paragonare, nel metodo, alla sinistra arcobaleno. ma su altre la pensiamo in modo almeno simile.
    grazie per il commento
    ramon

  16. caro danilo, io non mi eserciterei sulla soglia percentuale per dire è andata bene o è andata male.
    ti faccio un esempio: nei primi anni 80 il partito comunista spagnolo passò dal 10 al 4,5 %. dopo il referendum sulla nato e un anno di movimenti si costituì Izquierda Unida. una federazione comprendente il PCE, il PASOC (una scissione del PSOE) e diversi altri soggetti soprattutto nazionalisti baschi catalani ecc. Izquierda Unida risalì fino ad avere, a metà degli anni 90 il 10% alle politiche e il 13 alle europee. appena cominciò ad avvicinarsi al governo con i socialisti iniziò un declino e un processo di divisione interna sia nella federazione sia nello stesso PCE. ora non ho il tempo per dettagliare ma sinteticamente dico, conoscendo bene Izquierda Unida e il PCE, che la non comprensione della globalizzazione e della rilevanza dei movimenti hanno portato quella che era la maggior formazione della sinistra in europa al 3,8% dei voti. la politica conta di più delle formule più o meno unitarie. e le percentuali elettorali non possono e non devono essere la misura della propria utilità e capacità di cambiare le cose.
    così la penso io.
    un abbraccio
    ramon

  17. alessandro Says:

    ramon ti rivolgo una domanda schietta ma credimi non maliziosa e provocatoria :tu ti auguri che la sinistra l’aecobaleno vada bene alle elezioni per poi intraprendere una discussione seria nel partito sul da farsi oppure ti auguri un disastro elettorale dell’arcobaleno per eliminarlo definitivamente senza se e senza ma? ti ringrazio anticipatamente per la risposta CIAO

  18. una nuova incursione di Bertinotti, dopo le elezioni si apre il dialogo con i socialisti. Per fare cosa? magari per rimpiazzare i comunisti italiani che se ne andranno dalla sinistra arcobaeleno? per parlare della legge Maroni? o solo in chiave anti PD? o tutte e tre queste cose contemporaneamente?
    Ramon mi sa che il piu assiduo frequentatore del blog sia lui e piu legge e più si arrabbia e tira la corda.
    Scusate la malizia gratutita, ma certe cose mi vengono spontanee.
    Luca

  19. Danilo Says:

    Io penso che con i socialisti e’fondamentale un tavolo di confronto sul tema della laicita’

  20. caro alessandro, la tua domanda è ipermaliziosa. la politica non si fa augurandosi questo o quello. si fa rischiando previsioni e prendendo decisioni. la tua domanda assomiglia molto a quella che potrebbe farmi uno dei tanti giornalistuncoli tanto dediti ad inzigare e a produrre (loro) dichiarazioni sulle quali innestare piccole tempeste d’acqua in piccoli bicchieri.
    comunque, se la lista della sinistra arcobaleno dimostrerà con i propri risultati di travalicare le forze che l’hanno costituita sarò il primo a riconoscerlo e ad essere lieto che la discussione si possa svolgere senza l’assillo (secondo me totalmente infondato) della scomparsa della sinistra. se ci sarà un risultato pessimo credo che mi toccherà combattere contro l’idea (secondo me perniciosa) che “meno male che abbiamo fatto così” altrimenti chissà cosa sarebbe successo.
    quindi non mi auguro mai nessun disastro per il semplice motivo che i disastri sono padri di altri disastri.
    e poi io non voglio eliminare nessuna unità. vorrei solo rovesciare il modo con cui è stata promossa. una cosa è costruire l’unità su contenuti precisi e inequivoci su questioni di fondo come il governo ecc e un’altra è dire: uniamoci perchè non si può fare altrimenti e vediamo cosa viene fuori.
    infatti l’8 e 9 dicembre si è costituito un soggetto con l’obiettivo strategico di “pesare nella realtà politico-sociale del centrosinistra”.
    obiettivo che non condivido e che non condividerò mai.
    ciao
    ramon

  21. caro luca e danilo, penso che con i socialisti e con chiunque altro lo condivida si debba discutere e trovare l’unità d’azione per obiettivi comuni. altra cosa sarebbe un altro livello di unità visto che i socialisti sono fra i più accaniti liberisti ed atlantici nello scenario politico italiano.
    ciao
    ramon

  22. Si ok Ramon è giusto non porsi inutili barriere al libero dibattito e confronto qualunque sia l’interlucoture ed è giusto andare alla ricerca di obiettivi comuni! Ma penso che la scelta dell’interlucutore non sia ininfluente, nè sulla priorità degli obiettivi nè su quale peso si vuol dare a tali obiettivi in funzione di aprire quell’unità di azione di cui parli! Non ho mai creduto fino in fondo al fatto che la priorità dei socialisti sia la battaglia laicista, penso invece come tu dici che le loro priorità siano ben altre e cioè il fondamentalismo liberista; (tanto è vero che Boselli non nè parla in campagna elettorale, altrimenti da quel punto di vista non si smarcherebbe per niente dal PD). Perciò penso sia fuorviante dire che il dialogo è per far fronte comune per la difesa della laicità che io penso sia molto importante come tutte le battaglie sui generi, ma che non mi sembra essere una priorità nè per la sinistra arcobaleno nè tantomeno per i socialisti!
    Quindi penso che nell’intervento Bertinotti alluda più all’altro livello di unità e cioè quello politico istituzionale.
    D’altra parte nel suo intervento non si limita a trattare contenuti etici, mi sembra che ci siano altri elementi da indagare come ad esempio il riferimento alla storia socialista!
    Ed inoltre, come tu sai benissimo quando l’idea del cantiere partì tale formazione politica partecipò e ci partecipò da protagonista, poi sappiamo come è andata, la manifestazione d’autunno e quello che nè è seguito.
    Secondo me qui c’è l’intenzione di prefigurare per la SA un ruolo di opposizione, ma un opposizione poco critica e più propensa a dialogare con il PD e non certo sulla laicità ( si insomma quell’opposizione tanto cara alla Sinistra Democratica.
    A parte tutto questa uscita a mo di ariete la trovo del tutto fuori luogo e un errore macroscopico anche sulla tempistica! Un autogol anchè dal punto di vista elettorale, viste anche le risposte di Boselli e il riferimento al caso Roma e al voto disgiunto per Grillini. E poi si parla tanto di cosa si deve dire e cosa non si deve dire in campagna elettorale!
    Sarei proprio curioso di sapere come l’hanno mandata giù i compagni romani che in questo momento dovranno spiegare tutto ciò in campagna elettorale a pochi giorni dalle elezioni!

    Ciao,

    Luca

  23. alessandro Says:

    IO CONCORDO MOLTO CON L’INTERVISTA DI FERRERO OGGI 2 APRILE SU LIBERAZIONE TU RAMON CHE NE DICI?

  24. Edoardo Pascarella Says:

    La domanda, secondo me, più correttamente posta è: “quando il rapporto tra il popolo di sinistra (inteso nel senso più ampio) ed il governo si è irrimediabilmente incrinato?”

    Secondo me il distacco avviene allorquando sulla politica estera ed in particolare sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero Rifondazione, ma anche il PdCI ed i Verdi (queste ultime forze certamente con minor fatica…), rinnega le proprie analisi ed impegni e si allinea sommessamente e squallidamente alle posizioni belliciste delle componenti moderate del governo.

    Nel febbraio del 2007 gli orientamenti prevalenti ed i sentimenti del popolo pacifista e di sinistra vengono violentemente calpestati dalla decisione del Partito di approvare la relazione del ministro d’Alema culminata con la vicenda Turigliatto e la sua squallida ed eloquente espulsione, eloquente in termini di subalternità alle componenti moderate del governo, tra cui SD, e nei confronti del suo elettorato di riferimento. È significativo che anche la componente di Grassi, ormai travolta anch’essa dal panico e dalla confusione che investe la “quasi” totalità del gruppo dirigente, voti a favore dell’espulsione.

    Il mese prima, intanto, il governo (16 gennaio 2007) “non si oppone alla decisione presa dal governo precedente e dal Comune di Vicenza a che venga ampliata la base militare” Dal molin.

    Per quanto riguarda il periodo giugno-luglio 2007 i problemi non riguardano solo la questione pensioni e mercato del lavoro (certamente fondamentale soprattutto se inserita nel contesto del progressivo e drammatico peggioramento delle condizioni economiche dei ceti popolari) ma, esattamente il 9 giugno, la cosiddetta sinistra di governo decide di non aderire alla manifestazione indetta dai movimenti e da moltissime organizzazioni di sinistra contro la visita in Italia di Bush (e critica nei confronti dell’operato del governo), e convoca una “fantasiosa” manifestazione all’acqua di rose, contrapposta alla precedente, che si risolve, eufemisticamente, in un fallimento.

    In un sussulto di dignità alcuni giornali di Sinistra propongono per il 20 ottobre una manifestazione critica nei confronti di alcuni aspetti delle politiche governative, iniziativa a cui aderiscono (con molta prudenza nell’elaborazione della piattaforma programmatica) il PRC ed il PDCI ma non sinistra democratica ed i verdi.
    La manifestazione, grandiosa, di fronte all’improvvisa e confusa accelerazione unitaria imposta dai vertici dei partiti che poi daranno vita all’arcobaleno si risolve, soprattutto, in una potente manifestazione identitaria. Al punto che Giuliana Sgrena dal palco sente la necessità di denunciare la scarsa presenza di bandiere della pace tanto erano preponderanti quelle rosse con la falce e martello

    L’approvazione a fine novembre del protocollo Welfare in Parlamento (se non sbaglio Mantovani aveva proposto il voto contrario ma la maggioranza dei gruppi parlamentari impose il no) e l’opposizione a svolgere apertamente e credibilmente una coerente campagna per sostenere il No al referendum convocato sul tema dai sindacati o quantomeno denunciare la ridicolaggine organizzativa dello stesso referendum hanno sotterrato qualsiasi elemento di fiducia nei confronti del nostro Partito da parte di una sinistra antagonista diffusa e da larga parte dei movimenti.

    Di fronte all’assoluta necessità di avviare una discussione profonda coinvolgendo l’intero corpo del Partito la maggioranza, nel cpn del 16 dicembre, questa volta con il voto favorevole di Grassi e Mantovani, pensa bene di rinviare il Congresso già convocato per il mese di marzo (il governo non era ancora caduto).

    Credo che peggio non potesse andare. Ad un certo punto Bertinotti, forse il più lucido, resosi conto dell’incredibile impopolarità del governo decide di prenderne le distanze ed inizia a lavorare (a me sembra di concerto con i vertici del PD…) per un nuovo quadro istituzionale con l’obiettivo di semplificare il sistema politico soprattutto attraverso l’approvazione di una nuova legge elettorale fortemente selettiva ma non bipartitica. Secondo me (anche se mi rendo conto che qui posso essere eccessivamente fantasioso) è a questo punto che Mastella inizia seriamente a pensare di far cadere il governo ed il tentativo intimidatorio operato nei suoi confronti attraverso la vicenda della moglie per portarlo a più miti consigli ottiene invece l’effetto contrario.

    Le successive decisioni e scelte del PD (costretto dalla disperazione di una sicura sconfitta elettorale a giocare la carta dell’innovazione violentemente bipartitica) e di Berlusconi (che accetta volentieri la sfida) spiazzano tutte le forze più piccole e soprattutto la costituenda sinistra arcobaleno che arriva all’appuntamento elettorale nelle peggiori condizioni possibili, scaricata dal PD e priva di credibilità, data l’esperienza governativa, soprattutto nei suoi gruppi dirigenti.

    Il disegno bertinottiano del superamento di Rifondazione Comunista per la creazione di una nuova soggettività di sinistra maggiormente spendibile in funzione governativa (da qui il ruolo fondamentale di Mussi e di SD) incontra per la prima volta, dopo anni, una seria battuta d’arresto. Il Presidente della Camera non avrà a disposizione altre possibilità per portare a compimento il suo disegno e quindi sta forzando la mano.
    (Palermo, 29 mar. (Adnkronos) – “Sinistra Arcobaleno non e’ un cartello elettorale ma un soggetto politico che raccoglie tutte le esperienze della sinistra”. Lo ha detto a Palermo il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti.)

    È ipocrita affermare che il risultato elettorale sarà ininfluente sul futuro del PRC (e quindi sul progetto della Rifondazione Comunista) e sul prossimo, eventuale, dibattito congressuale.

    Un buon risultato elettorale, superiore al 10 %, metterà la parola fine all’esperienza di Rifondazione Comunista. Un risultato inferiore all’8% metterà fine all’arcobaleno.

    Io la penso così, e tra tante sciocchezze sentite ultimamente credo che ci possano stare pure le mie…

    Cosa succederà dopo lo vedremo.
    Credo che molto, per quanto ci riguarda, dipenderà anche da Mantovani…

  25. caro luca, spero tu non abbia ragione. non credo che con i socialisti si possa fare altro se non dialogare sul tema dei diritti civili. non ho la propensione a fare processi alle intenzioni. comunque vedremo ben presto se si tratta di un’apertura dettata dai motivi che dici tu. ma veramente non credo.
    un abbraccio
    ramon

  26. alessandro, concordo sull’ultimo periodo. però basta domandine, per favore!
    ciao
    ramon

  27. caro edoardo, non credo che le cose siano andate proprio come dici tu. sull’afghanistan e sulle missioni militari presto, settimana prossima, tornerò per dire la mia. casomai dovresti ricordare, per onestà intellettuale, che ci furono dei problemi, nel rapporto con i nostri elettori, sull’indulto. ma rivoterei per l’indulto mille volte, ovviamente.
    sul resto faccio delle precisazioni.
    intanto, scusa, dimentichi che ci fu nel novembre 2006 una manifestazione nazionale contro la precarietà con almeno 200 mila partecipanti e una manifestazione nazionale a vicenza contro la decisione di Prodi di dire si alla richiesta usa per la nuova base. manifestazioni alle quali il prc paretecipò in massa e senza alcun problema. hai ragione a dire sul 9 giugno. ma il 9 giugno così, va anche detto, fu voluto anche da chi insisteva che la manifestazione avrebbe dovuto essere contro il governo italiano e non solo contro bush. e rifondazione fece l’errore più grave della sua storia soprattutto per non rompere con fiom ed arci.
    ma davvero sulla partita della politica estera tornerò.
    l’idea che liberazione e il manifesto in un sussulto non so di che abbiano loro convocato la manifestazione del 20 ottobre è, credimi, infondata. fu la segreteria di rifondazione ad inventarsi una formula unitaria, come si è fatto altre mille volte, che convocasse la manifestazione così, per mettere nel massimo imbarazzo la dirigenza della cgil e tanti altri. in ogni caso il referendum sindacale precedette e non seguì la manifestazione.
    sul rinvio del congresso continuo a pensare che in marzo si sarebbe svolto un congresso facile da stravincere per chi proponeva la formula “soggetto unitario e plurale” e senza che si fosse visto bene cosa era concretamente la sinistra arcobaleno.
    il resto, edoardo, mi sembra piuttosto una ricostruzione dietrologica. anche se suggestiva e plausibile.
    infine, tanto per esercitarmi anch’io in questo gioco. se l’arcobaleno prendesse più del 10% non è detto che in rifondazione vincano quelli che la vogliono sciogliere, anche perché l’unità dell’arcobaleno è molto fragile visto che verdi e pdci non pensano nemmeno per idea di sciogliersi e che sinistra democratica è si e no il 50% di ciò che era un anno fa.
    per non parlare delle pulsioni irresistibili ad essere al servizio del partito democratico.
    ma qui hai ragione… vedremo.
    un abbraccio e grazie davvero per il commento
    ramon

  28. sergio meazzi Says:

    Ciao Ramon eccomi in un momento di relax in fase di campagna elettorale.
    Tutto molto interessante, anche se non condivido, come sai, l’opzioni sui dubbi dell’aggregazione della sinistra unita.
    Discorso lungo, insidioso e faticoso che mi piacerebbe affrontare dopo la campagna elettorale.
    In ogni caso, sono molto soddisfatto di come si svolge questa campagna elettorale tutti assieme; ti invito ad un banchetto elettorale per respirare un aria “nuova”.
    Ti dirò che la gente comune è molto attenta a questo fenomeno e interessata a questo progetto. Non sono elementi ininfluenti ai fini della discussione, credo, che il ragionamento debba essere affrontato con altri e differenti crismi.
    Un abbraccio.

  29. giovanni Says:

    Caro Ramon,
    prima di entrare nel merito delle tue considerazioni voglio esprimere un sentimento di cristiana comprensione per Bert. Non penso sia facile per lui
    tradurre in positivo lo sconquasso interiore che evidenzia nelle sue esternazioni.Dico ciò perchè è mia forte impressione che l’ideologia stia
    in Bert diventando sempre più mistica. Non è più un dirigente comunista,
    ma un pastore laico in cerca del suo gregge.Preciso che non ho nulla contro
    i pastori laici,ho perplessità sulle greggi e sul loro ruolo.Ma si sa le vie del
    signore….spero però che venga considerato senza astio e evitata quella
    pericolosa inclinazione che addossa a uno le colpe di tanti, non è un appunto che rivolgo a te ma che spontaneamente ho ritenuto di esternarti.
    Ciò detto intendo sottolineare un paio di aspetti tipo:

    la situazione attuale e i nostri compiti.
    Non mi è chiara per niente l’analisi della situazione attuale nelle posizioni
    di Bert e in generale del suo sviluppo nel dibattito.
    Il capitalismo che sta dominando e che viene totemizzato( forse per praticità sic!) non è un blocco di granito. Esempio , nella prefazione di un
    gran bel libro ( il banchiere dei poveri) storia della nascita del microcredito
    si sottolinea come i principi “ideali” del capitalismo vengano ogni giorno,ogni istante traditi dalla pratica.E’ solo uno spunto ma per paradosso visto che il “capitalismo” domina sarebbe molto opportuno conoscerlo meglio e rifondare il capitalismo.
    Non penso che la sinistra viva grazie all’esistenza di questa o quella formazione perchè non sono e non voglio essere ideologico. La sinistra
    storicamente mette l’uomo al centro del processo “evolutivo”. La sacralità
    dell’uomo è la garanzia che la sinistra esisterà finchè uomo esiste.
    Penso che sia un criterio utile anche per delineare la situazione attuale e
    i nostri compiti.Credo sarebbe molto utile dimenticare le problematiche
    elettorali che considero una contraddizione in seno al liberismo.
    Dare valore alla parola DEMOCRAZIA è per me il primo compito della
    sinistra.Non credo sia agevole rifarsi al ll’esperienza comunista per essere
    incisivi nella battaglia per la democrazia. Sono nato interista e interista
    morirò, per fortuna è l’unica cosa immutabile della mia vita.Ero comunista
    ( o come un giorno tu dicesti pensavo di esserlo) non lo sono più perchè
    non risponde alle contraddizioni che la storia ha posto. Non credo di dire
    cose più di destra perchè non sono comunista.Anzi spesso avviene l’esatto
    contrario. Il dominio dell’uomo sull’uomo,la guerra,la fame etc sono i temi
    che vivo e la mia coscienza con me.Che sia comunista,anarchico,socialista
    cristiano,musulmano e persino milanista,che differenza fa?
    I nostri compiti sono,in primis,di rimettere logica e buon senso in una confusione di dettagli inutili ai fini dell’azione . La sacralità dell’uomo come
    punto di partenza di una nuova rinnovata pratica democratica.
    Un caro saluto,un grande abbraccio,viva la vita!!!

  30. caro giovanni, il movimento operiaio inteso in senso lato, come le ideologie connesse, comunismo anarchismo e socialismo, è nato contro il capitalismo. rifondare il pensiero e la pratica comunista significa, per me, discutere di errori e costruire un progetto nuovo ma non privo di radici. il fatto che il capitalismo sia profondamente mutato deve indurre a cercare cambiamenti che rendano efficace la lotta contro di esso. mettere l’uomo al centro della società è uno degli assunti sia del movimento operaio sia del cristianesimo, oltre che di altre ideologie. ma non basta proclamarlo. insisto poi, se parliamo di democrazia, sulla necessaria rottura della relazione che tutta la sinistra, tranne gli anarchici, hanno avuto con il tema del potere.
    un abbraccio
    ramon

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