Cara Annalisa

…Oggi sono stata licenziata per scadenza dei termini contrattuali e non mi è stato rinnovato il contratto. Prima cosa: non cedere! mi sono detta, non piangere, non ti abbattere.
Ho chiamato al telefono una compagna e le ho proposto di uscire a cena tra un paio d’ore.
Ho già fatto sei volte il percorso del precariato, conosciuto le sere fredde di quando vicino al semaforo di casa ti si appanna la vista dal dispiacere. Ma, non mi sono mai sentita sola, ogni volta penso e so che siamo tanti e dunque sono una “classe”, debolissima ancora e ancora troppo fragile.
Sono abituata ad essermi cercata la vita con il massimo di autonomia possibile, ho cercato di vivere con valori e coerenze ed ogni lavoro (due, tre anni per volta) è stato frutto della mia tenacia nel non disperare mai.
Stasera voglio brindare, perchè ho duecentocinquantacinque euro di liquidazione e li spenderò così: in un bel ristorante a mangiar pesce con amici.
Domani si ricomincia. Ho frequentato pochissimo le riunioni del partito, mi sembrano luoghi di culto, vescovi, cardinali, , parrocchie varie….
forse sono poco socievole “io”…fatto sta che le poche volte in cui sono riuscita a parlare e dire la mia ho provato un grande disagio.

Stasera voglio brindare perchè forse tra un mese non avrò più la possibilità di pagare l’affitto e allora deciderò, forse, di accettare la propsta di un amico: andare a fare il mio lavoro all’estero.

Poco male, fin da piccola sentivo (come mi insegnò mio padre) di appartenere “al mondo”, di non avere confini ecc. ecc.
Mio padre non lo saprà mai che stasera brinderò anche per lui (operaio tutta la vita scomparso quando trovai il primo lavoro).
Stasera voglio brindare a tutti quei ragazzi e ragazze e uomini e donne che come me vivono la paura del giorno dopo, del me se dopo.
Non so cosa accadrà in futuro, in questo paese, nella nostra quotidianità…ma ho un sentimento: la forza della speranza, della consapevolezza di non cedere all’isolamento, allo sconforto.
Se Veltroni e company (e metto diversi di Rifo) pensano di disfarsi dei comunisti, non hanno capito nulla…
Io non so se la sono, diciamo che mi ci trovo …nella condizione di pensare al fatto che questa non è e non può essere la vita d un essere umano.
Lo chiamino come vogliono, comunismo, ecc. ecc.
Stasera brindo alla poesia che non essi non vogliono vedere….

un abbraccio

Annalisa

Cara Annalisa,

mi permetto di mettere qui, diciamo in prima pagina, il testo di un tuo commento al mio ultimo articolo su questo blog.

Come vedi ho omesso le prime righe. Contengono giudizi troppo lusinghieri sulla mia persona, dei quali ti ringrazio di cuore, ma che non sento di meritare.

Vedi, Annalisa, un compagno come me ha paura di non poter pronunciare parole adeguate su ciò che hai scritto.

Non ti conosco personalmente, e sono io a non avere questa fortuna. Ma ti conosco e riconosco nelle tante e tanti che in questi anni mi hanno insegnato che il comunismo, il nostro comunismo, è un sogno.

La tua vita, della quale parli con la dignità di donna e di compagna, e che ormai è la vita di milioni di persone, dovrebbe essere nel cuore stesso di una politica che invece ti tradisce.

Non so nemmeno se, su tante cose, la pensi come me. E non mi importa.

So che mi piacerebbe essere alla tua altezza.

E so che non lo sono.

Scusami.

un abbraccio forte

ramon

 

 

22 Risposte to “Cara Annalisa”

  1. sergio meazzi Says:

    Ci sono momenti in cui bisognerebbe non parlare ma riflettere.
    Questa piccola frase l’ha pronunciata un grande sindacalista, scomparso. Io transigo brevemente.
    Ieri sera ho sentito radio Popolare, dove molti compagni sostenevano di non andare a votare,alle prossime elezioni, perchè non riuscivano a trovare motivazioni . Credo che Annalisa, ci abbia dato tante motivazioni, per andare tutti quanti a votare.
    Ciao a tutti e un grande in bocca al lupo ad Annalisa.

  2. Ho letto Annalisa. La fidanzata di mio figlio Daniele è stata assai contenta di avere trovato un lavoro in un callcenter collegato all’Enel. Dopo quaranta giorni di lavoro le hanno liquidato un assegno di cinquantasette euro. Si, avete letto bene, cinquantasette euro! Questo è avvenuto durante il governo di centro-sinistra con tutta la sinistra al governo ma paralizzata dalla paura di apparire rissosa ed estremista. Io credo che sia estremista colui che permette che alla nostra gioventù vengano spezzate le ali, venga oscurato il presente ed il futuro. Sono un vecchio socialista, non pensavo che la sinistra fosse fatta da simulatori di sentimenti come Bertinotti ferrero ed altri. Non pensavo che per loro più importante della vita dei nostri ragazzi fossero le poltrone che poi alla fine hanno perduto lo stesso quando hanno risposto alla manifestazione del venti ottobre dicendo che non era contro il Governo e che Prodi non doveva preoccuparsi di niente.
    Mi dispiace per Annalisa, per mio figlio Daniele che non può sposarsi perchè guadagna 900 euro al mese e la sua ragazza niente, mi dispiace per tutti i pensionati che rovistano nelle bancarelle dei mercatini sperando di trovare una mela o un’arancia un pò malconcia da comprare con poco.
    Forse non andrò a votare.
    Pietro

  3. mitrena teutile Says:

    Cara Annalisa,

    in questo momento sento una tale rabbia che non riesco neanche a muovere bene le dita sulla tastiera. Le tue parole dovrebbero essere le parole di ogni politico che si definisce di sinistra, le tue parole dovrebbero essere il manifesto da appendere per strada. Altro che simboli, eccolo il simbolo!
    Le parole di Annalisa sono il mio simbolo.
    Permettimi di brindare con te, compagna.
    E grazie ancora.

  4. Francesco Says:

    No Pietro non andare a votare significa rassegnarsi.Vai a votare decidi tu i meno peggio.Io ti consiglio di votare per la Sinistra unita,Bertinotti e altri avranno le loro responsabilita’,ma loro insieme al Compagno Ramon,che ci ospita gentilmente sul suo blog,ci hanno provato e ci proveranno a cambiare in meglio le cose.CREDIAMOCI TUTTI INSIEME E’POSSIBILE CAMBIARE LE COSE.Non me ne frega niente del comunismo,dei simboli la gente vuole fatti concreti.IO CREDO NELLA SINISTRA L’ARCOBALENO E NELLA LORO VOGLIA DI PORTARE AVANTI LE ISTANZE DI CAMBIAMENTO

  5. Cara compagna Annalisa, se quell’estero è in Europa, troverai anche qui tante compagne e compagni che hanno già fatto la tua strada perché l’Italia non gli offriva più nulla, non solo gli emigrati storici ma anche tanti altri più giovani, che sviluppano “un’altra vita possibile” fuori dall’Italia. Neanche qui c’è il paradiso naturalmente, il capitalismo neoliberista colpisce la vita dappertutto, ma almeno non si arriva ai livelli di becerismo, di sfruttamento e di mentalità mafio-fascio-clerico-razzista a cui purtroppo si è arrivati in Italia. Semplicemente, si respira un’aria più fresca, e certe aberrazioni viste un po’ più da lontano si relativizzano meglio.
    Se dovessi andare a Bruxelles, Parigi, Londra, Zurigo, Colonia… cercaci 🙂
    Tanti auguri e fraterni saluti
    Mario

  6. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Cara Annalisa,
    con il tuo intervento hai riportato concretezza in una discussione politica che probabilmente dovrebbe abbandonare per sempre le conversazioni attorno le leggi elettorali e gli assetti più congeniali per presntarsi alle elezioni.

    Tu sei Annalisa e insieme non sei nessuno e sei milioni di donne e uomini, tu sei eccezionale e sei la normalità quotidiana di un popolo.

    Tu sei allegra nella tua tristezza, orgogliosa e seria come noi tutti che ci nutriamo di sogni ad occhi aperti perchè sognando ad occhi aperti cambiamo la realtà.

    Prendere voce è lottare e poi . . . poi viene il resto. A presto.
    Alessandro

  7. celeste Says:

    E’ un incubo! Il ritorno di Berlusconi, Il PD che andrà da solo. Veltroni e soci che ostentano serenità per occultare perfidia ed ebbrezza del potere. E questa lettera di Annalisa come uno schiaffo che ci riporta alla realtà e vivvadio alla realtà che, per quanto lacerante, dolente e drammatica, è una zattera in un mare in tempesta. La consapevolezza e la dignità di tante Annalise sarà il nostro punto di forza da cui si dovrà ricominciare. Oggi le nuove belve non si contantano di sfruttare ed umiliare i lavoratori e le lavoratrici ma hanno come obiettivo l’annientamento della persona umana. I miei nonni a fine ottocento e mio padre orfano e ancora bambino durante il ventennio per sopravvivere rubavano nelle campagne braccati come animali. Eppure la fame, il disagio, la povertà e perfino la miseria non ha intaccato per nulla la loro fierezza.
    il messaggio di Annalisa è, secondo me, resistere, resistere, resistere……………ciao a tutti celeste
    celestemurgia@libero.it

  8. Vorrei ringraziare Annalisa e Ramon per la possibiltà che mi è stata offerta di riflettere. Non sono un novellino e purtroppo ciò che Annalisa scrive lo avevo già raccolto in altre storie ascoltate e per mia fortuna non vissute direttamente. Il suo coraggio è per me il più grande conforto disponibile. Auguro a tutti che il sogno, come lo chiama Ramon, si materializzi e che la consapevolezza consenta risultati migliori di quelli attuali. E’ triste pensare a come negli ultimi vent’anni la politica sia regredita. Non comprendo appieno tutti i meccanismi, ma non ho molti dubbi sul fatto che sia il settore (a livello mondiale) in cui le cose siano peggiorate in modo più evidente. Forse occorrerà cambiare approccio ed essere pronti a rivedere le proprie posizioni. Certo le strade che abbiamo percorso non ci hanno portato buoni frutti. Ciao e a presto.

  9. Edoardo Pascarella Says:

    Lode al comunismo

    È ragionevole chiunque lo capisce. È facile.

    Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.

    Va bene per te, informatene.

    Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio.

    È contro il sudiciume e contro l’idiozia.

    Gli sfruttatori lo chiamano delitto.

    Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.

    Non è una follia, ma invece fine della follia.

    Non è il caos, ma l’ordine, invece.

    È la semplicità che è difficile a farsi.

    (Bertold Brecht)

  10. Tonio G. Says:

    La lettera è decisamente toccante ma, purtroppo, è storia ordinaria… Potrei elencarne qui a decine e decine di casi simili e peggiori. Viviamo e militiamo tutti nello stesso mondo e abbiamo la lucidità e il cuore di esserci dentro e di ascoltarlo: anche per questo probabilmente siamo comunisti.
    Ma proprio perché siamo comunisti abbiamo l’obbligo di operare per cambiare l’esistente, per ribaltare, per liberare noi stessi e la nostra umanità oppressa. Non c’è la via mediana.
    Un miserrimo Bertinotti, invece, attraverso la sua cricca e i suoi servi sciocchi, sta dissolvendo l’unica vera speranza di riscatto per i lavoratori e gli oppressi. Ma dico: si può essere così piccoli, così mediocri…
    Non so cosa succederà domani, ma per noi adesso sarà tutto più difficile. Un partito comunista è una necessità e bisognerà lavorare per rifondarlo. Il PRC mi pare sia non più recuperabile.
    I padroni intanto hanno avuto ragione e tente persone come Annalisa ne pagano il prezzo e avranno sempre meno speranze. Dobbiamo ringraziare il nostro gruppo dirigente e imbecilli come Migliore, Zipponi, Giordano e compari che pensano che il mondo si cambia solo attraverso il Parlamento e invece hanno cambiato solo la propria condizione di arricchiti e sono solo interessati alla propria rielezione, in barba ad una massa di operai sottopagati e di disoccupati che dovrebbero rappresentare.
    Dovrebbero sparire dalla vista dei lavoratori! Un saluto comunista

  11. con il consueto rispetto per tutti i commenti io credo che quanto scritto da Annalisa meriti ben altre riflessioni che appelli elettorali o insulti a questo o quel dirigente.
    scusate la franchezza.
    ramon

  12. caro Ramon,

    in questo periodo non sento altro che discorsi ipocriti. Ipocriti perchè:

    -non mi va di sentir dire da Veltroni che bisogna cambiare qualcosa perchè le famiglie vivono con meno di 1900 euro al mese

    ……noi a casa viviamo con uno stipendio di 1250 euro al mese, siamo in 4, siamo in affitto, io e mia sorella studenti universitari…

    -non voglio sentire più giordano che parla di precariato, quando poi ha attaccato caruso per aver detto che la legge biagi è una legge assassina

    ….. sono perito commerciale, creo siti web, sono forte con il design e non riesco a trovare un cavolo di lavoro anche x 100 euro al mese

    -non voglio sentir parlare dai vertici di rifondazione di pacifismo

    ….perchè in afghanistan vogliono restarci (quando c’era il centro destra era missione di guerra….ora che ci siamo noi parlano di peace keeping!!!)

    -non voglio sentir parlare di ambientalismo

    …. perchè nel mio paese ci sono km di munnezza e i miei rappresentanti politici che costituiscono “la sinistra l’arcobaleno”, sono collusi con i malavitosi politici della giunta regionale campana ed ancora non li abbandonano perchè amano la poltroncina

    -non voglio sentire nessun politico di rifondazione

    MA VORREI SOLO 1000 EURO PER POTER COMPERARE UN BIGLIETTO AEREO E SCAPPARE DA QUESTO PAESE DI INFAMI E LADRONI

  13. walter SP Says:

    Cara Annalisa,
    la tua lettera mi ha fatto piangere…era tempo che non mi succedeva..era tempo che nessuno parlando di cose scontate per noi comunisti (o di sinistra non lo so più nemmeno io) mi poneva di fronte una questione in questi termini. Sarà che io, precario a vita (visto che ormai ne ho 40 di anni) non sono mai riuscito a brindare, ad affrontare con lucida serenità il mio status, sarà che sono costantemente in ansia, con attacchi di panico che mi portano a vivere con l’ansiolitico in tasca, sarà questo, sarà altro, ma so che alla fine la tua lettera è stata una bella lezione.
    I commenti politici di voto e altro servono a poco la lezione che Annalisa ha dato è una lezione di vita, civiltà ed umanità.
    Grazie

  14. sergio meazzi Says:

    Caro Ramon, si vero, la drammaticità della lettera pone delle domande talmente forti, che ogni tentativo di risposta o di ragionamento porta in sè delle banalità. Ma sono certo che se allargassimo il discorso a più interlocutori, tu sai, troveremmo dei racconti simili o addiritura peggiori. Del resto le tematiche non mancano. Un esempio, per fare un applicazione ad un malato di tumore, se paghi vieni assistito per primo. Questa è la drammaticità nella drammaticità e dinnanzi alla salute, uno non bada a spese.
    Ora, io credo, che si debba ragionare su come partorie una sintesi, credo lo si debba fare con la sinistra -l’arcobaleno, per affrontare in modo razzionale e strutturale tutte le problematiche vitali ( lavoro, salute, assistenza, pensioni, ecc). E solo una sinistra, forte e plurale, meglio se al governo, può dare risposte alle istanze pressanti che sono , talvolta, difficili da intercettare. Nella difficoltà inserisco, pur non condividendo l’azione, gli insulti.
    Ti ringrazio per questo blog, ci da l’opportunità di considerare tutti i vissuti e, appunto, creare un riepilogo. Forse, proprio quello che ci manca.
    Stasera alla camera del lavoro di Milano, forse ci si prova…..pubblicità progresso ore 21,30

  15. Annalisa Says:

    Carissimi tutti, caro Ramon,

    Grazie per le parole di conforto e amicizia rivolte e me ma che ovviamente riguardano tutti coloro che in questo momento sono in difficoltà. Così, come il coraggio non può e non deve eludere la tristezza ma “sorreggerla” in una prospettiva nuova, la mia tenacia è l’altro velo dell’amarezza, tanto umana quanto necessaria per non privarci anche dei sentimenti.

    Vi ringrazio delle bellissime parole e poichè non avevo mai scritto in un blog, vi ringrazio dell’accoglienza cordiale e sincera.
    Pensavo a tutti noi, poichè molti fili importanti sento ci accomunano: sapete cosa credo, il perchè il mio messaggio abbia commosso pur essendo vita di molti?

    Perchè mentre scrivevo ero me stessa, riuscivo a dire quello che sta nel mio cuore e forse, l’amore, la passione per la vita sono proprio i due pilastri a rischio nel mondo della precarietà.

    Una persona piena di paure come la precarietà può procurare, rischia proprio di attenuare, smarrire la gioia , la pienezza, l’amore per la vita, nel suo senso più limpido e puro.
    Ecco perchè la cena, ecco perchè l’amica, il compagno.
    Piccoli gesti di amore. Per non smarrire alcuna parte di noi, del nostro sogno, per tutti i giorni in cui vorremo essere felici in senso più vero.

    Oggi sono meno sola di ieri, tutti lo siamo di meno.
    Walter butta le pasticche e quando senti arrivare l’attacco di panico di a te stesso “no no no”. Una pratica che ho imparato alcuni anni fa grazie ad un amico medico, ne soffrivo anche io.
    Funziona.

    Ramon, non hai nulla di cui doverti scusare. Riconfermi ciò che penso di te. Un abbraccio forte forte a tutti voi e un bacio sincero.

  16. Caro Ramon,
    condivido molto di quello che scrivi. Ho sempre pensato che la ragion d’essere di Rifondazione Comunista stesse nel
    rifiuto della via occhettiana al nichilismo, ma soprattutto nella volontà di provare, per l’appunto, a”rifondare”
    un pensiero e una pratica comunista adeguati alla situazione concreta dei nostri tempi.
    Ci sono stati in questi anni dei momenti (la rottura del ’98, vale a dire la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa;
    Genova 2001 e il sentirsi parte di un movimento che davvero provava a cambiare lo stato di cose esistente senza limitarsi
    a predicarlo, ma vivendolo direttamente) in cui mi è sembrato di camminare in buona compagnia su quella strada.
    Credo che, dopo la disastrosa esperienza del II Governo Prodi, sia evidente a tutti come non sia più possibile proseguire
    quel cammino “MA ANCHE” diventare l’ala sinistra del PD, come mi pare sia nell’animo di chi ha proposto un accordo
    elettorale con quel partito, che peraltro (e per fortuna!) gli ha sbattuto la porta in faccia – e lasciamo stare la storia
    del cerino!!
    Occorre scegliere. Penso che, nella prospettiva della convergenza al centro di FI e del PD (ipotesi politica di tutto
    rispetto) per noi, per ciò che vogliamo essere, per le persone come Annalisa, per i lavoratori e la povera gente che
    nel nostro Paese non contano un fico secco, sia utile non perdere la bussola e continuare a provare, a cercare,
    a sperimentare, a costruire una presenza sociale e politica in cui protagonisti siano proprio coloro cui il potere
    ha tolto perfino la voce.
    Per questo non mi interessano gli appelli a un’unità di bandiera (e di apparati) con forze politiche che, oltre a innegabili
    capacità tattiche, non hanno prodotto in questi anni una sola idea nuova o una pratica politica innovatrice.
    E’ vero, forse da sola Rifondazione non ce la può fare, ma ci abbiamo davvero provato fino in fondo?
    Questa fumosa unità mi pare uno svicolare di fronte alla profondità e per certi versi alla drammaticità di ciò
    che ci sta di fronte. Temo che sia destinata a produrre solo confusione, mugugni e che possa trovare la sua unica
    ragion d’essere nella polemica con il PD per l’abbandono di un campo, quello della sinistra, a cui peraltro questo
    partito dichiara di non appartenere. Polemica destinata, però regolarmente ad affievolirsi all’avvicinarsi di una
    qualunque scadenza elettorale.
    Ciao.

  17. Car@ Annalisa il tuo bellissimo post mi ha dato un misto di speranza e rabbia. Ho ricevuto questa sera una mail di quello che ha scritto bifo che credo sia la sensazione di tanti che in questo momento si sentono abbandonati…..

    parole al vento sull’orlo dell’ultimo abisso

    di bifo da Rekombinant

    Un anno e mezzo dopo le elezioni lo spettacolo che abbiamo sotto gli occhi è catastrofico.
    Non solo per l’Italia, che quella ormai ci possiamo mettere una pietra sopra e tanti saluti. Ma per la sinistra, se ancora ha senso occuparsene.
    E soprattutto per la società, quella sì che dispiace davvero veder come l’hanno ridotta.
    Compagni della sinistra, vi rendete conto di quello che avete combinato?
    Ad ascoltare Giordano e gli altri pare di no. Vi rendete conto del fatto che la responsabilità della catastrofe è anche vostra? Chi accetta di votare un protocollo antioperaio, chi vota i crediti di una guerra criminale e perdente non può pensare poi di cavarsela dicendo scusate ma non si poteva far cadere il governo. Perché no? Perché è già successo nel ’98 e non possiamo ripetere lo sgambetto? Ma due errori di segno opposto non fanno una cosa giusta. Qualcuno il governo l’ha fatto cadere, e adesso nessuno potrà accusarne la sinistra. Sai che soddisfazione.
    In compenso tutti potranno accusare la sinistra di varie altre cose: siete corresponsabili, che lo ammettiate o no, di un governo che non ha realizzato nemmeno una delle sue promesse, non ha cancellato nessuna delle leggi infami che ci pesano ancora sulla testa, e ha prodotto norme assassine come la detassazione delle ore straordinarie. Per non votarvi mai più basta sapere che mentre inzuppavate un fazzoletto dopo l’altro con lagrime da coccodrillo ai funerali degli operai della Thyssen, accettavate la detassazione delle ore straordinarie. Tutte le parole sulla prevenzione e la sicurezza sul lavoro sono parole ipocrite, se si fa finta di non sapere che detassare le ore straordinarie significa incrementare il numero dei morti e dei feriti sul lavoro.
    Allora, da elettore che vi ha votato e non vi voterà più, provo a darvi un consiglio, tanto che fatica mi costa.
    Un consiglio semplice: non partecipate alle elezioni. Non presentate nessuna lista di sinistra alle elezioni che si svolgeranno fra un paio di mesi. Cancellatevi, ritiratevi, dichiarate che non si può andare alle elezioni in queste condizioni. Quali condizioni? Quelle che voi non avete avuto la forza il coraggio la decenza di cambiare, cari signori. Le condizioni dello strapotere mediatico di un gruppo finanziario e politico.
    Da che mondo è mondo, quando non esistono le condizioni minime per un confronto democratico si fa così:si denuncia la situazione e si chiama il popolo a non andare alle urne.
    Tanto statene certi: come me saranno molti quelli che alle urne non ci andranno. Potrebbero diventare una marea. Mettetevi alla testa dell’esercito astensionista invece di piagnucolare per alleanze indecorose il cui fallimento è già sotto gli occhi di tutti.
    Lanciate una campagna di denuncia della dittatura mediatica, appellatevi all’Unione europea per chiedere il commissariamento di un paese in cui domina da decenni incontrastato un gruppo finanziario criminale guidato da un apologeta del fascismo.
    Chiamate la gente a prepararsi: la guerra afgana in cui vi siete fatti trascinare volge al peggio, la più profonda e più lunga delle recessioni si prepara, l’inflazione taglieggerà i salari che voi avete lasciato a livelli indecenti, le strutture civili del paese che la vostra politica subalterna ha contribuito a devastare cadranno a pezzi (già la scuola è in coma e la ricerca in agonia). Fatevi l’autocritica per la vostra indecente prova di servilismo, e parlate chiaro ai milioni di operai di precari, di insegnanti, di donne che la vostra insipienza ha lasciato soli. Dite con chiarezza che il momento è giunto di organizzarsi per vivere fuori dalle regole del profitto, per la disobbedienza sociale organizzata, per il sabotaggio sistematico del dominio padronale.
    Può darsi che la società non sia più in grado di rispondere, ma occorrerebbe provarci, almeno una volta. Morireste almeno con l’onore delle armi.
    E invece indegnamente precipiterete nell’ultimo abisso.
    L’ultimo, per fortuna. Così dopo non se ne parla più.

    Che ne pensate? Un abbraccio. Mauro

  18. Si, è un casino commentare annalisa.

    Facile, e nemmeno però del tutto improprio, incazzarsi e lasciarsi andare a considerazioni di varia natura.
    Perchè la frustrazione è tanta.
    E perchè, cavolo..da un lato si molitplicano le storie così, poi uno pensa (non voglio fare polemiche, però è un quadro che va considerato) che in toeria..almeno “geometricamente”, c’era il governo più a sinistra della storia..europea ( anche più di quello che sosteneva jospin, per le culture rapresentate) oppure uno legge il giornale e legge di accordi tecnici…etc.
    La mia frustrazione, è doppia.
    Lo è da -umilmente- militante e lo è da “giovane” lavoratore che vive una condizione certamente più rosea di quella attuale di Annalisa, ma comunque tra le peggiori.

    Lavoro nella cooperazione sociale, credo che dire ciò basti…(senza contratto da tre anni, siamo..vabè). A ottobre mi si è rotto il frigo..e lo ho potuto comprare a dicembre. 😉 pagato 249 euro, eh. mica 1200.

    Poi è anche facile venir qui e prendersela con il “politico”, con il deputato, usarlo come parafulmine, sfogarsi .

    E in questo senso il dibattito nella sinistra in questi giorni certo non aiuta a fare il contrario.
    Facile e gratuito farlo -l’attacco al deputato del prc- da un lato, ma anche fisiologico attenderselo, un poco, no?
    E’ che tanto sarebbero tutte risposte inutili.
    E’ un gran casino.

  19. walter SP Says:

    Per Annalisa: grazie

  20. salvo scuderi Says:

    Annalisa, ho pensato e ripensato alle tue parole da ieri mattina fino ad ora…
    perchè credevo che non fosse possibile dire alcunchè…
    Ho 42 anni e sono precario dal 1989, in un terra (la Sicilia) dove essere precari con una certa continuità è già una fortuna….
    nel corso di questi anni abbiamo provato ad organizzare le lavoratrici ed i lavoratori precari, con ovvie difficoltà e qualche piccolo risultato strappato con lotte, blocchi stradali, occupazioni.
    Quando una sera di alcuni anni or sono sono entrato nei locali dell’Ufficio provinciale del lavoro di catania che avevamo occupato la mattina mi sono venute le lacrime nel vedere delle signore di una certa età dormire lì su una coperta per terra, (in qualche modo per quelli come me era una cosa abbastanza normale) mi sono venuti i sensi di colpa e mi sono detto ma dove stiamo andando? cosa possiamo garantire a queste donne e questi uomini.. li stiamo forse solo illudendo….
    quelle lotte, invece, qualche risultato lo hanno ottenuto, dopo aver occupato 40 comuni, 2 uffici provinciali del lavoro, vari blocchi stradali e qualche denuncia….
    Annalisa posso solo darti la mia solidarità (totale ed incondizionata) anche se so che serve a poco e forse a nulla….
    credo, in ogni caso, che non bisogna mai abbandonare l’idea di lottare per garantirci quello che ci spetta… oggi più che mai è necessario coinvolgere l’esercito dei precari (spesso, almeno nel nostro caso, isolati dalle stesse “grandi” organizzazioni sindacali) in una battaglia per superare le leggi che generano il precariato e l’esistenza precaria ti tante donne tanti uomini….
    grazie per avermelo ricordato

  21. Ciao Ramon,
    ho letto (come molti credo), l’editoriale di oggi su Liberazione a firma di Walter De Cesaris.
    2 cose:
    – sono felice che si affrontino con chiarezza certe questioni e lo si dica apertamente. Se lo si fosse fatto prima ci saremmo evitati molti problemi
    – tuttavia mi domando il perchè di tanta animosità nei toni. Il gruppo dirigente si sente ‘sotto attacco’? E se sì, per cosa? Penso semplicemente che molti compagni, come la sottoscritta, abbiano solo voluto avere delle risposte a degli interrogativi più che legittimi sulla sorte del Prc. Che c’è di male? Per cui non capisco la stizza di De Cesaris…
    Cioè, sono io che ho letto a sentirmi quasi ‘minacciata’ da delle risposte (che cercavo), date in maniera così ‘incavolata’…! E questo non aiuta nessuno, credo.
    Tu che ne pensi?
    Ciao.

  22. Io non me la sento di “commentare i commenti” su ciò che ha scritto Annalisa.
    Per le considerazioni elettorali, tattiche, strategiche. Per l’interessante articolo di Bifo (si. lo considero intereressante!) o per quello di De Cesaris citato da Ursula ci saranno altri momenti e altre occasioni.
    Voglio solo interloquire con Annalisa. Perché il suo parlare è ben più alto di ogni discorso contingente, di ogni calcoletto del mercato elettorale.
    Cara Annalisa, abbiamo iniziato, noi due su questo blog, a parlare di candidature e te ne sei uscita con un sintetico e fortissimo racconto della tua vita, della tua militanza politica e dell’idea che hai del comunismo.
    La memoria mi ha riportato ad un episodio che mi ha segnato. Lo racconto.
    Occhetto annunciò dal quartiere della bolognina il cambio di nome del pci una domenica sera. Io, funzionario del Pci di Milano, la sera dopo, dovevo concludere un’attivo di una sezione del gallaratese (quertiere popolare di Milano). Una riunione normale programmata da tempo che però dopo quell’annuncio divenne un’assemblea di 300 persone. Mi sedetti alla presidenza e ascoltai impassibile una trentina di interventi, quasi tutti contrarissimi al cambio di nome. Nessuno sapeva cosa io pensassi dell’annuncio di Occhetto ma tutti dettero per scontato che io avrei difeso la “linea” del segretario e molti interloquirono con me considerandomi l’avversario con cui polemizzare. Alla fine mi sentirono, stupiti, fare un durissimo attacco a Occhetto. Ciò che mi colpì furono i discorsi. Tranne due o tre possibilisti o favorevoli ad Occhetto che parlarono di quadro politico, della necessità di raccogliere voti di non comunisti ecc tutti, ma proprio tutti gli altri, parlarono della propria vita. Sfilarono racconti di licenziamenti politici, di fame, di miseria, di guerra partigiana, di sacrifici. Alcuni parlavano e piangevano. Erano racconti di dignità. Di una dignità che sentivano offesa. Sentivano di aver contato nella vita e nel paese perché appartenevano a un partito che era il loro. Ognuno di loro non avrebbe contato nulla senza l’appartenenza a una classe e a un partito di classe. E intuivano che sarebbe finito tutto e che sarebbero tornati ad essere nessuno nella società. Pochi mesi molti di loro votarono per la mozione di Occhetto. Penso che lo fecero più per disperazione che per convinzione perché comunque sapevano, e non avevano torto, che la divisione li avrebbe cancellati comunque. Ma questa è una mi interpretazione.
    Come ho detto quella esperienza mi segnò moltissimo. La storia di quelle vite, raccontata con tanto orgoglio e dignità, era l’essenza stessa della politica. Se una “scelta politica” può ferire così nell’intimo delle persone pulite e disinteressate personalmente non può essere una buona politica.
    Io ho coltivato il sogno che rifondazione avesse rotto definitivamente con l’idea del mercato elettorale della politica, che fosse vero che si sceglieva di agire soprattutto nella società, che ci fossero gli anticorpi per stare nelle istituzioni e anche al governo senza farsi corrompere culturalmente dal potere. Se ti ho chiesto scusa, Annalisa, è perché oggi nella politica una vita come la tua è solo un numero o una cosa sulla quale spendere frasi retoriche. Ma perché il governo prodi è caduto sulla moglie di mastella e non sulla tua vita precaria e su quella di milioni come te? Ma perché ti sei sentita a disagio nelle riunioni di partito? Credo che non ti ci saresti sentita se in quelle riunioni (non so nemmeno in che città vivi ma è un esempio calzante dovunque) si fosse discusso di più del precariato e della lotta e meno delle “prossime elezioni” e delle alleanze da fare o non fare. Forse, non lo so. Forse. Per carità, bisogna discutere di quelle cose. Per forza. Ma una cosa è discutere delle alleanze a partire dal punto di vista della “classe fragile” e un’altra è discutere del precariato a partire dal punto di vista delle alleanze e delle tecniche elettorali. o no?
    Hai ragione quando dici che veltroni ed anche “diversi di Rifo” si sbagliano se pensano di disfarsi dei comunisti.
    Ma intanto stanno segnando un punto a loro favore, purtroppo.
    Appena hai postato il tuo commento ho invitato un giovane del partito che mi ha riempito la testa con discorsi del tipo: “i giovani precari se ne fregano del comunismo, tu sei un vecchio identitario e non capisci la nuova realtà sociale” a leggere il tuo commento e a farmi sapere la sua opinione. Ancora aspetto. Non che io pensi che i precari pendano dalle labbra dei comunisti. Ma non capisco perché il distacco abissale che c’è fra le loro vite e la politica si possa meglio superare con l’arcobaleno e con l’unità di una sinistra che non è capace di fare un bilancio serio sull’esperienza di governo e soprattutto sui propri errori.
    Comunque, cara Annalisa, per tutto questo rinnovo le mie scuse. Non me la posso cavare dicendo che io non c’entro, che io l’avevo detto. Anche se sento di avere la coscienza a posto devo dire che non sono servito.
    Lasciamo passare la bufera elettorale e riprendiamo il cammino.
    Non so come ma lo riprenderemo.
    Un abbraccio
    ramon

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