Rifondazione è sull’orlo del precipizio e Giordano propone di fare un passo avanti.

Ieri si è svolta la riunione della direzione di rifondazione (allargata all’esecutivo e ai gruppi parlamentari). Su Liberazione di oggi si possono leggere gli articoli e la relazione di Giordano. www.liberazione.it . All’ordine del giorno la crisi di governo e il mandato per la delegazione che sarà consultata lunedì dal Presidente della Repubblica.

Di questa riunione do un bilancio negativo.

Per i seguenti motivi:

1) nella relazione di Giordano, a parte le scontate e già conosciute posizioni contro Mastella, centristi vari e poteri forti, non c’è stata una seria disanima degli errori che abbiamo fatto noi e che ha fatto il resto della sinistra, sindacato compreso. Continuo a pensare, e continuo a non avere risposte serie su questo punto, che una volta bevuta la finanziaria del 2006, che riproponeva nei fatti la politica dei due tempi (contraddicendo esplicitamente il programma di governo che lo escludeva categoricamente), non si doveva accettare la logica della “riduzione del danno”. Si doveva, e si sarebbe potuto, aprire una grande discussione nel paese scegliendo esplicitamente il terreno delle pensioni e della precarietà come la questione principale, anche se non esclusiva, per decidere se rimanere o no al governo. Non limitandosi a chiamare in piazza il 20 ottobre centinaia di migliaia di compagne e compagni ma coinvolgendoli realmente anche sulla decisione da prendere alla fine del percorso. Così, infatti, avevamo deciso di fare votando un ordine del giorno nel Comitato Politico Nazionale di luglio. Se avessimo fatto in questo modo avremmo discusso nel paese, con i lavoratori, nei movimenti ed anche con quel non meglio definito popolo della sinistra, di problemi reali e avremmo prodotto una reale partecipazione, suggellata da un referendum vincolante. Credo che così Prodi, ma non ne possiamo avere la controprova, avrebbe dovuto confrontarsi, invece che eluderla, con la banale richiesta di applicare il suo programma. Non è detto, cioè, che il governo sarebbe stato automaticamente messo in crisi. E nel caso fosse caduto ognuno avrebbe potuto capire il vero perchè. Invece di fare tutto questo, e lo posso dire a voce alta perchè l’ho proposto per tempo, si è cominciato a parlare di crisi irreversibile della sinistra, di un’unità senza basi che non fossero suggestioni e si è, nei fatti, subordinato il rapporto con il governo rispetto al rapporto unitario con altri tre partiti che hanno il governismo iscritto nel dna. In questo modo non si poteva che arrivare all’appuntamento del protocollo sul welfare deludendo tutti, a cominciare dai manifestanti del 20 ottobre, ricattati da un’eventuale caduta improvvisa del governo e così via.

2) Non condivido la proposta di dar vita ad un governo istituzionale. La considero negativa perchè se è vero che la politica è sempre più separata dalla società, la crisi provocata da Mastella e da Dini e soci è l’apoteosi di questa separatezza. E noi dovremmo far di tutto per non apparire, anzi per non essere interni a giochi e manovre di palazzo totalmente slegati dalla realtà sociale del paese. Intendiamoci, se ci fosse la garanzia di una nuova legge elettorale proporzionale e non maggioritaria e se non montasse la voglia, per altro ben espressa da Montezemolo, di gestire la politica economica con un governo tecnico, se ne potrebbe, per me, anche parlare. Ma le cose non stanno così. Mi si scuserà la pedanteria, ma una discussione di tale importanza non si può fare in modo superficiale. Per esempio, dire che rifondazione mette condizioni sul tipo di legge elettorale da farsi con il governo “di scopo”, è totalmente infondato. Rifondazione può, anche perchè determinante, ottenere che si formi un governo a scadenza, e può ottenere dagli altri partiti che sostengono tale governo un impegno sul modello tedesco. Ma, una volta formato il governo non c’è alcuna garanzia che poi lo stesso, per una contingenza economica o internazionale (crisi finanziarie o Kosovo per esempio) non si doti di un’altra missione anche, magari, con una maggioranza più larga e senza di noi. Sulla legge elettorale, poi, è il parlamento ad avere l’ultima parola e, a governo insediato, nessuno potrebbe impedire che Forza Italia giochi la sua partita, magari riprendendo l’accordo con Veltroni. Potremmo, cioè, essere usati e gettati, ritrovandoci con una legge ben peggiore di quella vigente, che comunque permette la nostra sopravvivenza nelle istituzioni. Insomma, penso che dopo una simile crisi devastante sarebbe stato meglio dire subito e chiaro che avremmo proposto a tutte le altre forze di sinistra di presentarci autonomamente dal PD con una nostra coalizione e con un programma marcatamente di sinistra. Non mi nascondo la difficoltà di una simile scelta, ma non so in quale altro modo si possa sperare di essere “perdonati” per la nostra evidente inutilità al governo e tentare di ricominciare il cammino di costruzione della sinistra alternativa.

3) Non sono d’accordo sulla ennesima accelerazione dell’unità a sinistra, tanto meno senza avere sciolto il tema del rapporto con il centrosinistra. A dimostrare l’inconsistenza della proposta, che non può più nemmeno essere coperta dalla retorica dell’unità fine a se stessa, negli ultimi giorni ci sono state almeno due novità. Il PdCI cerca di lucrare per la propria bottega unendo la difesa dell’identità comunista alla riproposizione del centrosinistra come orizzonte strategico. Mussi, mentre Giordano parlava alla direzione, ha detto chiaro e tondo su un’agenzia stampa che “quando si arriverà al voto bisogna presentarsi con una lista unitaria. Compito di questa formazione è di dire al Partito Democratico che si deve lavorare per un nuovo centrosinistra che governi l’Italia”. Come si possa imperterriti proporre un’accelerazione del processo unitario, la presentazione di una lista unica (anche senza il PdCI, con quali effetti elettorali non è difficile immaginarlo, e probabilmente senza i Verdi) che avrebbe autonomia solo per scelta dal PD e non per vocazione, io non lo so proprio!

In ogni caso questa è la discussione.

Sul modo di condurla, però, vorrei dire alcune cose, spero chiare.

Non si può prendere una simile decisione senza che le iscritte e gli iscritti al PRC, senza che le associazioni e le persone della Sinistra Europea, siano coinvolti in modo partecipato. Non è accettabile che un gruppo dirigente per giunta diviso in correnti (e parlo della maggioranza che governa il partito), possa decidere in modo oligarchico qualcosa che, oltre a cambiare le linee di fondo della stessa identità politica del partito (e non parlo della falce e martello o della fissa identità ideologica), potrebbe mettere in discussione la stessa esistenza di rifondazione comunista e più in generale di una sinistra non subalterna al Partito Democratico.

 

ramon mantovani

54 Risposte to “Rifondazione è sull’orlo del precipizio e Giordano propone di fare un passo avanti.”

  1. E’ tutto un gran bel teatrino… mastella non ha fatto niente più e niente meno di ciò che fa un qualsiasi cittadino italiano, compresi tutti i ministri della passata e dell’ attuale legislatura.

  2. lucio Costa Says:

    Condivido l’analisi. Mi chiedo però perchè si lascia, lamentandosi a parole, lasciando fare nei fatti, rendendosi complici in parlamento che un gruppo di persone che si definiscono dirigenti decidano, contro le decisioni congressuali , violando ogni regola scritta e contro anche il semplice buonsenso, di distruggere così un partito come Rifondazione e con esso la speranza di milioni di lavoratori?
    Fintanto che si continuerà ad “obbedire” a decisioni assunto in disprezzo delle regole minime di democrazia è inutile lamentarsi. Occorre, invece disobbedire apertamente ed in tutte le sedi “screditando” questi pseudo dirigenti

  3. roberto Says:

    Mi dispiace ma Giordano è segretario per procura, perché tanto chi continua a dettare legge in Rifondazione è Bertinotti e la sua corte, gente che preferisce stare a sentire le menate dei professorini alla Revelli ma non le voci e le richieste della gente, e meno ancora dei compagni e degli iscritti. E questo per continuare a stare abbarbicato alla poltrona di Presidente della Camera più tempo possibile e frequentare salottini e fare l’intellettuale fighetto. Adesso basta ma veramente, non se può più di queste manfrine, è ora di cominciare seriamente a lavorare per sloggiare Bertinotti e la sua corte da Rifondazione, perché se no il Partito finirà veramente e definitivamente a puttane. Vedete di pensare a fare casino al massimo nel partito e a una mozione alternativa seria e decisa, e non solo a emendamenti palliativi o a voti contrari isolati. Se no di Rifondazione non rimarrà più nulla e ci saranno solo cinquanta partitini comunisti ciascuno con lo 0,1%. E Bertinotti schiantato dal ridere a Porca a Porca: missione compiuta.

  4. Questo non e’il momento di inveire fra di noi.E’il momento di ricompattarci,ci aspetta una campagna elettorale dura molto dura.Su Bertinotti che dire ha sbagliato:ma lui almeno ci ha provato a cambiare le cose dall’interno delle istituziono, non riuscendovi.Restando perennemente all’oppsizione si fa solo aria fritta…………ci abbiamo provato ma abbiamo fallito.

  5. Dei “se” e dei “ma” son pieni le fosse…
    E quanti se ci sono in questo intervento Ramon! se avessimo… etc etc
    Ho lasciato una discussione, che tu chiami polemica, su un altro articolo tuo
    https://ramonmantovani.wordpress.com/2008/01/12/le-cose-vanno-molto-male/#comment-34
    non per mancanza di argomenti, ma per mancanza di tempo…
    Ti propongo allora il commento di un mio amico che ha seguito il nostro dialogo. E’ una realtà molto cruda, ma che porta personalmente a questa conclusione: a che diavolo serve più un partito come rifondazione? Che diavolo gli resta da rifondare? Nostalgico? e di che?
    Ecco il commento:
    —————————————————————————-
    Ho letto il vostro discorso e aggiungo:

    a) è come seguire due che ti parlano di una sola pianta in mezzo ad una foresta. La foresta la democrazia, la pianta trattata non solo una minima parte della foresta ma pure già morta (il comunismo). L’argomento – messo nel contesto intero – perciò fallace (il comunismo è antidemocratico). Quindi, visto solo come un estratto, escludendo il resto, del tutto inutile.

    b) morale ed etica sono perciò del tutto fuori luogo. Peggio: rifondare un partito comunista in una democrazia non può che significare – visto la storia – lavorare contro la società in ogni senso. Ma non solo, significa incorreggibilità, essere immuni di fronte alla storia, in parole semplici negare la realtà.

    Ma si può fare della politica negando la realtà? Direi di no. E infatti, il PCI non ha mai prodotto NULLA di significativo. Sapevano che l’ordine mondiale di allora imponeva una pax forzata, e che questo fatto li condannava al fallimento, ma ciò nonostante sono andati avanti. Quindi hanno consapevolmente frenato il paese, prendendo peraltro in giro i propri militanti:

    … Di che ti lamenti Infaustino? Guarda me, costretto a fare un leasing da 500 mila euro per il mio Icarus con il quale cavalcare le onde del mare per rilassarmi un po’ dopo le aspre battaglie per l’operaio … Tu vesti Ferrè , io sono costretto ad acquistare cinese, hai capito? Dai, ti invito sull’Icarus, ce famo du’ spaghi alla Marx con ajo ojo e peperoncino …

    Altrove, ripeto, i vecchi partiti comunisti del dopoguerra si sono trasformati rinunciando alla lotta, e di fatto hanno contribuito alla crescita dei loro paesi. Da noi, invece, il contrario. La beffa: i salari italiani sono tra i più bassi d’Europa.

    In Italia ci sono ancora troppi bambini adulti, che continuano a praticare l’infantilismo politico, non ci rimane altro che aspettare finché anche l’ultimo di questi cretini avrà capito da se. Intanto i danni li stiamo pagando tutti noi, non solo i cocciuti. Altro che solidarietà da parte di certa gente, facile creare dei danni ben sapendo che il conto andava e andrà sempre a tutta la collettività!

    Meritocrazia? Morale? Democrazia?

    ———————– 2a parte

    Infatti è inutile il discorso con Ramon visto la causa fallace (l’albero morto in mezzo alla foresta) che sostiene. Inutile anche perché poi – ammesso che l’onestà dei militanti fosse pure data al 100% – cosa proverebbe? Che la causa è giusta?
    Un po’ come dire: se Grillo paga tutte le tasse ha ragione ! Ma se poi le paga pure il Berlusca? Hanno ragione ambedue? Ma se poi le paga pure Prodi, Veltroni etc.?
    Mancanza di logica direi 🙂
    Ricordo a formula Ramon più resto degli italiani:
    Per arrivare in una prima fase alle conclusioni desiderate o anche solo per confermare dei pregiudizi, viene quindi attivato un dispositivo semplice ma ingegnoso che funge da filtro: i fatti oggettivi e le relative informazioni, che corrispondono o che sembrano corrispondere con la propria veduta o alle proprie aspettative, vengono raccolti e memorizzati, mentre tutto ciò che non corrisponde rimane appeso nel filtro, per poi venire immediatamente cancellato; così può accadere che la propria veduta e un fatto oggettivo sembrano realmente coincidere, tuttavia solo in quei casi dove si coprono opportunamente con la propria veduta o aspettativa, ma non necessariamente con la realtà.
    Quindi: se tu ti soffermi a discutere di un programma di Rifondazione hai eluso un fatto molto importante, ovvero che si tratta di un programma redatto per mano di chi non ha certo in mente di mantenere l’ordine democratico visto la causa che ha sposato.
    Un paradosso !
    Finora l’ideologia non ha prodotto alcuna giustizia sociale, per non parlare della libertà individuale, è sempre e solo stato – come il nazionalsocialismo e fascismo – un sogno malefico impacchettato con carta dorata.
    Ma la realtà: te lo do io il sociale!
    Il messaggio “chiudete il partito che fate prima” è esatto. Una provocazione, certo, ma anche un contributo “reale” al progresso. Altro non è che infantilismo politico, perché attenzione, intelligenza non significa sapere bensì capire e qui la domanda è: ma quale vantaggio mi dà continuare a seguire la strada più bella, quando il risultato non è mai stato quello atteso?
    Non è stupenda la logica?
    —————————————————————————–
    Aggiungo personalmente:
    Non ho mai visto nessuno fare la fila per cercare di immigrare in un paese comunista, sia esso Cuba o la vecchia Unione Sovietica, o Cina o Cambogia, o Nord Corea.
    Ho sempre avuto soltanto notizie di gente che ha cercato di scappare da questi paesi, perdendo spesso la vita a causa del loro desiderio!
    Come mai?
    Che cazzo ci sarà più da rifondare se non resuscitare fantasmi già morti e sepolti?
    Scusate, sono assolutamente provocatorio, ma a un certo punto uno può anche iniziare a riflettere e rendersi conto che la scelta del comunismo l’ha fatta all’età di 13 anni (nel mio caso) e fu una scelta assolutamente irrazionale, determinata più da motivazioni emotive che non razionali. Alla fine è qualcosa che ci resta attaccata per tutta la vita, come la fede o il tifo per una squadra di calcio!
    Possiamo andare oltre e iniziare a fare una VERA rivoluzione, ma dentro ognuno di noi!
    Non voglio soltanto demolire, ma non trovo veramente niente da Rifondare. Occorre solo iniziare a COSTRUIRE sul serio invece di continuare a pensare con i se e con i ma!
    Saluti a Ramon da un vecchio amico

  6. Francesco Says:

    Sono d’accordo con Danilo.Basta recriminare sugli errori commessi ci dobbiamo riproporci,possibilmente uniti con tutta la sinistra,con nuove idee e un nuovo modo di gestire la politica,presentandoci da soli non dobbiamo avere nulla a che fare con il PD composto da clericali,democristiani e comunisti pentiti.W il comunismo W la sinistra unita

  7. Francesco Says:

    Se nessuno è disposto a rischiare niente ci saranno solo piccole e autoreferenziali “sinistre” che al massimo fingeranno di allearsi in vista delle elezioni, ma nulla di nuovo all’orizzonte. La maggior parte di chi voterebbe volentieri a sinistra sarà costretto, turandosi il naso, a votare PD nella speranza di dare almeno un “voto utile” contro le destre. Ma veramente vogliamo questo?!!! I democratici sicuramente ci sperano, anzi ci contano, e noi con le nostre patetiche divisioni identitarie gli stiamo servendo milioni di elettori su un piatto d’argento. Per favore cerchiamo di aprirci veramente al confronto non solo con i militanti delle altre formazioni lillipuziane ma anche con la società civile, quella organizzata certamente, ma anche e soprattutto quella che vorrebbe forse partecipare. Finitela di chiedere voti, apritevi alla società, fatela partecipare e non abbiate paura di farvi giudicare o di perdere “la vostra SACRA identità”. C‘è spazio per una VERA SINTESI, che è cosa nuova e diversa da una semplice catena di compromessi al ribasso per tenere tutti ipocritamente insieme.

  8. Caro Ramon,
    parto dal congresso. La decisione di rimandarlo mi aveva trovato totalmente contrario. Credevo e credo che la partita che si stava giocando fino ad un mese fa (unità a sinistra, verifica di governo, ecc…) potesse chiarirsi definitivamente solo tramite un congresso. La decisione fu un’altra. Sentire gli iscritti sui temi da proporre nella verifica. Poi, difatto, le varie contingenze hanno reso inutile questo punto.
    E io continuo a credere che il Congresso non si sia voluto fare per il semplice motivo che il gruppo dirigente di Rifondazione vi sarebbe arrivato spaccato e né sarebbe uscito minoritario. Su tutta la linea.
    Purtroppo credo che l’unità a sinistra sia solo il tentativo di un gruppo dirigente di mantenere aperte, per loro stessi, le porte del governo. Non credo nell’idea dell’unità a sinistra per contare di più, ecc… Anche perchè non credo che questa sinistra unita abbia radici tanto solide nella società e che quindi se proprio dovrà contare, tenterà di contare solo nel governo.
    Purtroppo ormai il nostro partito vive di un deficit democratico di proporzioni preoccupanti. Hai accennato all’accellerazione di Giordano sul partito unico. Mi arrivano voci che vorrebbero le liste uniche già alle amministrative della primavera prossima. Ancora qui mi chiedo chi abbia deciso? E torno a ripetere che non mi pare che lo scorso congresso di Venezia del 2005 abbia dato questo tipo di deleghe all’attuale gruppo dirigente. Si arriverà al congresso di questo autunno dove gli iscritti si ritroveranno a ratificare una scelta già presa e già attuata. Mi auguro di sbagliarmi. Ma questi anni di lunga militanza – sempre in minoranza – mi hanno insegnato a conoscere questo partito.
    Per quanto mi riguarda sono totalmente contrario al partito unico – per come sta nascendo – e se dovessimo presentarci alle prossime elezioni con il simbolo unico devierò tutti i voti che posso verso un altro soggetto politico (dopotutto lo statuto mi obbliga a votare Rifondazione Comunista, non la sinistra, l’arcobaleno) e poi al congresso sarà il momento giusto per la resa dei conti.
    Chiaramente spero non si arrivi a tutto ciò e che prevalga il buon senso. Però mi sembra che questo gruppo dirigente a volte sia cieco e sordo di fronte a quella che dovrebbe essere la dialettica interna, che abbassi la testa e vada avanti per la sua strada senza curarsi di quelli che gli si parano davanti.
    Saluti Fraterni compagno.
    Andrea

  9. Caro Compagno,
    a mio avviso Bertinotti vuole fare il governo istituzionale per modificare la legge elettorale in modo tale da farla finita, una volte per tutte, con Rifondazione e potersi presentare alle elezioni con la sinistra arcobaleno (che in sè non significa nulla).
    Oramai è evidente lo scollamento tra le sezioni del Prc e la linea sempre più governista di un partito snaturato che vede i suoi maggiori (si fa per dire) rappresentanti apostrofare frasi demagogiche e prive di senso.
    Abbiamo sbagliato a Venezia, sbagliai anche io nell’analisi politica.
    Ma adesso perchè farci del male? Perchè perdere un patrimonio importante costruito con tanto impegno?
    Caro Compagno questo è un periodo dove manca un partito che sia avanguarda della classe operaia. Manca il partito, non i comunisti ed il 20 ottobre lo dimostra.
    Potrei continuare l’analisi, ma non mi sembra il caso.
    Ti dico invece di continuare a lottare, non sei solo! Fraterni saluti

  10. Francesco Says:

    A mio avviso e’indispensabile la SINISTRA UNITA.I partiti non si devono sciogliere ma dare vita alla federazione della sinistra.Per cui simbolo unico alle elezioni politiche altrimenti resteremo schiacciati tra PD e Forza Italia.

  11. Ma non capite che la nostra forza in futuro sara’ l’unita’ dei comunisti e di tutta la sinistra,per cui bene la sinistra l’arcobaleno,bene le liste comuni.

  12. LE PAROLE DI INGRAO:UNITEVI,UNITEVI………………….

  13. Quello che dobbiamo creare noi e’un soggetto che sia veramente plurale dove comunisti,ambientalisti e gente di sinistra:IO CONOSCO TANTE PERSONE TANTISSIME CHE DISORIENTATE DAL PD,IL QUALE NON E’UN PARTITO DI SINISTRA FRA TEODEM,DEMOCRISTIANI E GENTE CHE STAREBBE BENE ANCHE NEL CENTRODESTA,CHE GUARDA CON MOLTO ENTUSIASMO ALLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA.Se noi riusciremo ad intercettare questi elettori avremo vinto la nostra sfida.Perche’tanto livore per Bertinotti:anche io votai la prima mozione e sono responsabile quanto lui,tutti sbagliano ma lui HA PROVATO a cambiare la societa’ dall’interno delle istituzioni,purtroppo l’esperimento e’fallito.Ma la speranza non finira’ mai………………NO ALLO SCIOGLIMENTO DEI PARTITI SI ALLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

  14. Francesco Says:

    D’accordo copn Danilo.Questo non e’il momento di inveire uno contro l’altro ma e’il momento di riconpattarsi.Anche perche’fra poco ci sara’una dura campagna elettorale a prescindere dalla legge elettorale(personalmente spero che in qualche modo la cambino senza pastrocchi pero’)

  15. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Caro Ramon e cari tutti,
    mi spiace un po’ fare lunghi ragionamenti costringendovi a leggermi ma . . . proverò ad essere sintetico.

    Il cocktail di analisi e cronaca fatto a caldo da Ramon shakerato con quanto scorso sui giornali di oggi ci dice che la Direzione non cambia marcia e ovviamente accellera nella direzione già data, e se le parole di Ramon sembrano venate di pessimismo in realtà, a me paiono esageratamente ottimiste. Proverò a spiegarmi partendo dalle cose dette:

    . . . Si doveva, e si sarebbe potuto, aprire una grande discussione nel paese scegliendo esplicitamente il terreno delle pensioni e della precarietà come la questione principale, anche se non esclusiva, per decidere se rimanere o no al governo. Non limitandosi a chiamare in piazza il 20 ottobre centinaia di migliaia di compagne e compagni ma coinvolgendoli realmente anche sulla decisione da prendere alla fine del percorso . . .

    Ramon ha qui ragione da vendere, però non tiene conto dello stato del partito e del livello medio delle sue rappresentanza istituzionali e dei gruppi dirigenti. In pratica un dialogo esteso con il paese presupporrebbe un partito strutturato in modo da poter dialogare il che purtroppo non è perchè si è proceduto ad un taglio sistematico di tutte le risorse e di tutti gli investimenti diretti a dare formazione e integrare nuovi quadri, militanti sociali e gente capace di stare nella società, così facendo la struttura del partito si è ridotta quasi completamente al livello istituzionele che in molte regioni Emilia in primis (perchè la conosco meglio di altre realtà) ma non solo è costituita da amministratori locali non avvezzi al sociale e al dialogo al contrario molto spaventati dal sociale e dalla gente in genere.

    …non so in quale altro modo si possa sperare di essere “perdonati” per la nostra evidente inutilità al governo e tentare di ricominciare il cammino di costruzione della sinistra alternativa . . .

    Il che è francamente così come dice Ramon solo che la suddetta inutilità è evidente per chi la vuol vedere, mentre a me pare che i gruppi dirigenti, tronfi nel loro ruolo finalmente di governo al quale si sentivano predestinati, la pensino in tutt’altro modo e ritengano di essere stati non solo utili ma anche fondamentali sia in materia di politiche sociali (v. immigrazione, casa, droghe), sia nelle politiche economiche (v. welfare, cuneo fiscale e redistribuzione) che nella politica estera (v.cooperazione internazionale). Ed è questo un sentimento ben radicato tra i quadri, anche locali, del PRC, che sono quelli rimasti, spesso perché direttamente coinvolti nelle pratiche di governo, per il semplice fatto che tutti gli altri, giovani, precari, militanti sociali etc . . . dal PRC se ne sono già andati un po’ con le scissioncine da sinistra e un altro bel po’ silenziosamente andando a fare altro (figli, lavoro, politica di base etc …).

    Venendo poi alla questione Lista unitaria della Sinistra anche senza PDCI e Verdi, che è un po’ la sintesi delle proposte di Mussi e Giordano.

    Bè, se io fossi nelle corte vesti di Franco Giordano farei la medesima esattissima proposta perché non avendo fiducia nei Movimenti, non avendo un rapporto con la società e avendo quella cultura politica che è quella della FGCI del Congresso di Napoli (1985 mi pare) non saprei proprio a quale santo votarmi se non al PD del quale ambirei a fare la gamba folkloristica di izquierda, sperando così di soppravvivere politicamente e fisicamente per poi tornare presto o tardi al governo e continuare così per sempre. Infatti, se la pensassi diversamente e soprattutto fossi capace di fare altro non avrei fatto le scelte che sono state fatte negli ultimi anni e da comunista, io credo, avrei colto ognuna delle mille occasioni offerte dalla crisi economica, dalle crisi internazionali e dalla crisi della politica per costruire una soggettività politca radicalmente alternativa all’americanismo neoliberista. Quindi la proposta Giordano ha solide ragioni soggettive, una considerevole base sociale ed è anche l’unico sbocco possibile per l’attuale gruppo dirigente. O no ?

    Per concludere direi che:
    nel corso del decennio che va dalla rottura con il Governo Prodi, 1998, abbiamo vissuto in una sorta di stato d’eccezione permanente, la guerra in Kossovo, il Movimento da Seattle a Genova, Berlusconi, Fini e Bossi tornati al potere, la Guerra permanente dall’ 11 settembre 2001 in poi, l’Euro e la crisi salariale etc… Pertanto non possimao certo dire di essere stati messi all’angolo, come anticapitalisti, da uno sviluppo economico attraverso il quale i lavoratori hanno subito un processo di integrazione sistemica. Direi tutt’altro ! Perciò con molta semplicità dobbiamo ammettere che per costruire una soggettività anticapitalista in Italia ed in Europa non sono certamente mancate ne le occasioni ne le ragioni. Purtroppo è mancato altro, sono mancate la cultura politica, la cultura senza ulteriori aggettivi e sono mancati i gruppi dirigenti, perché “la fase” che abbiamo attraversato dal 1998 ad oggi permetteva di fare ben altro da quello che è stato fatto. O no ?

    In sostanza e da ultimo mi piacerebbe sapere se concordiamo su un fatto:

    Occorre un partito nuovo ovvero il rilancio della Rifondazione Comunista e soprattutto occorre che chi non ha altra strada dal governismo e nessuna altra idea di partito e di società da quelle che conosciamo vada avanti e percorra la sua strada oltre Rifondazione con i nostri migliori auguri.

    Sono stato prolisso ? Un saluto ed un ulteriore grazie a Ramon per questo vispo spazio di tertulia y lucha. Adelante ! Alessandro

  16. Nicola scrive: “Se noi riusciremo ad intercettare questi elettori avremo vinto la nostra sfida”. Qui è tutto il problema di Rifondazione oggi. Si pensa agli elettori. Ad intercettare il loro voto… anche di quelli che non si rispecchiano in noi. Per fare questo gli andiamo incontro… Ma Rifondazione non è nata per intercettare i voti di questi elettori non rappresentati dal PD. Rifondazione era nata per tenere aperta in Italia la questione operaia. Per creare un altro mondo possibile.
    Il problema e l’accusa a Bertinotti non è averci provato da dentro le istituzioni. E di aver messo irrimediabilmente le istituzioni al centro della politica di Rifondazione Comunista, snaturandone il significato.
    Sentivo Gennaro Migliore parlare di Rifondazione come forza riformista… mi si è accapponata la pelle… Rifondazione non è una forza riformista… ma comunista e rivoluzionaria.
    Ed è per questo che serve il congresso. Per confrontarci su quello che dovrà essere Rifondazione da oggi in poi. Perchè io personalmente non potrò continuare a stare in un Partito che vive solo per le istituzioni, che parla di riforma elettorale quando il Paese è alla fame; quando c’è una proletarizzazione della società; mentre il capitale sta sferrando l’attacco più duro al lavoro, cercando di abbattere tutte le conquiste ottenute in un secolo di lotte operaie, socialiste e comuniste.
    Io non dico non si debba fare un partito unico. Dico solo che se deve nascere con le premesse messe in quest’anno e mezzo e sottoscritte negli stati generali, io non ci sarò.
    Per quanto riguarda Ingrao. Rispetto per tutti i Compagni, specie con la storia di Ingrao. Ma lui nel ’91 fece una scelta ben precisa. C’hanno diviso 14 anni di politica. Per cui il suo unitevi è un monito che su di me non attacca.
    Andrea

    Chiaramente era una risposta ad alcuni commenti piuttosto che al compagno Ramon.

  17. Questo intervento..mi piace abbastanza.
    Ill passaggio della prima finanziaria doveva esser il primo momento di verifica.
    L’ultimo momento utile per fare retromarcia rispetto agli errori ed a ciò che si andava annunciando e facilmente intuibile.
    Anche certe autocritiche fatte adesso, suonano ipocrite: costa niente, farle ora. Che bastava..un Cusumano per non far cadere il governo, e certe autocritiche (o annunci di rigorosi No alla guerra in Afghanistan) non li ascolteremmo.
    Se fossi di rifondazione..sottoscriverei questo tuo scritto in toto, rigo per rigo, più di tutti gli altri che ho letto.
    Che rifondazione per la prima volta nella sua storia arrivi a proporre un governo istituzionale (come se un governo potesse occuparsi solo di legge elettorale) è un segnale di involuzione incredibile: lo avremmo mai detto, 5 anni fa?
    politica politicienne…

    Ciao e grazie per l’attenzione.

    Luca Oddone.

  18. Risultato del Paese con il Partito Comunista più forte d’Europa:
    http://money.it.msn.com/lavoro_e_previdenza/stipendi.aspx

    Salari e potere d’acquisto in Europa:
    1. Gran Bretagna 28.007
    2. Olanda 23.289
    3. Germania 21.235
    4. Irlanda 21.112
    5. Finlandia 19.890
    6. Danimarca 18.735
    7. Francia 19.731
    8. Belgio 19.729
    9. Spagna 17.412
    10. Grecia 16.720
    11. Italia 16.242
    12. Portogallo 13.136

    DISOCCUPATI, QUANTO SUSSIDI E WELFARE INTEGRANO SALARI

    1. Danimarca 79%
    2. Svizzera 75%
    3. Irlanda 73%
    4. Islanda 73%
    5. Finlandia 72%
    6. Norvegia 71%
    7. Paesi Bassi 71%
    8. Lussemburgo 70%
    9. Svezia 70%
    10. Austria 62%
    11. Belgio 62%
    12. Germania 62%
    13. Regno Unito 62%
    14. Francia 61%
    15. Portogallo 61%
    16. Polonia 59%
    17. Repubblica Ceca 58%
    18. Giappone 57%
    19. Canada 54%
    20. Australia 51%
    21. Nuova Zelanda 51%
    22. Spagna 49%
    23 Ungheria 42%
    24. Corea 41%
    25. Slovacchia 38%
    26. Stati Uniti 30%
    27. Grecia 24%
    28. Turchia 8%
    29. ITALIA 7%
    MEDIA OCSE 55%

    A leggere questi dati mi VERGOGNO di essere stato COMUNISTA per quasi tutta la mia vita!
    Siamo ancora capaci di guardare in faccia la realtà?
    O siamo soltanto dei ragazzini romantici a cui piace cantare Bandiera Rossa perchè è una bella canzone?
    E ci fa sentire tutti uniti e LIBERI ?

  19. Gustavo Boemi Says:

    Ho letto una dichiarazione di Gennaro Migliore il quale sostiene che per accelerare l’unità a sinistra bisognerebbe iniziare un tesseramento autorganizzato…!!! Se non sbaglio questo significherebbe la fine di Rifondazione senza passare dal congresso?
    Fatemi capire!

  20. stefanog Says:

    Sono stato presente, auditore fra i tanti, alla riunione di sabato.
    Poche riflessioni: 1) Non solo ho sentito troppa volontà di rimuovere il fallimento dell’esperienza governativa quanto – ed è ancora più grave a mio avviso – scarsa mancanza di orizzonte e di prospettiva. Certo si discuteva di come uscire da una crisi contingente ma è possibile che il riferimento maggiore sia stato all’editoriale di Panebianco sul corsera? Bah. E ho percepito, ancora una volta la schizofrenia tipica di un soggetto in crisi: da una parte la presunzione di dettare un agenda politica, dall’altra subirne passivamente una già delineata da altri. Ho percepito anche una ambiguità non sciolta: in che ruolo ci collecheremmo, anche nell’eventualità del raggiungimento dell’obiettivo dichiarato: un governo di scopo elettorale (saremo interni, appoggio esterno con libertà di manovra sui provvedimenti che verranno presi nel frattempo?)
    In realtà a mio avviso, in quella riunione si è solo recitato un prevedibile copione. Il segretario ha mediato fra le posizioni del presidente della camera (governo istituzionale veltroniano) e quelle più determinate ad andare alla conta direttamente. Si è solo omesso un particolare: temo che tutto sia stato già deciso nel colle (non capisco le moine a Napolitano), mi aspetto una fase paludata in cui anche noi potremo sprofondare. Invece il compito è un altro: riprendere iniziativa politica senza più il bavaglio o la nostalgia governativa, contro i finanziamenti delle missioni di guerra, contro il raket delle nomine e delle privatizzazioni, contro il pacchetto sicurezza, riprenderci la piazza e i luoghi del conflitto (non basta l’assemblea operaia di Torino), lavorare al referendum contro la precareità, ecc… In ultimo sono abituato a pensare che quando una classe dirigente di un partito fallisce nei suoi obiettivi e quando una proposta si dimostra sconfitta, diventi necessaria una assunzione di responsabilità. In altri termini, non solo si è governati in maniera ologarchica ma questa oligarchia ha dimostrato di non funzionare. Quindi che la si rimuova con il congresso e si apra la strada a nuove modalità di selezionare chi dovrà rappresentare e (in maniera meno stalinista) dirigere il partito. Non penso solo ad un ricambio generazionale – nel pollaio si sono allevati troppi pulcini che si comportano come e peggio dei padri – ma ad un ricambio “culturale”. Nel partito, nei suoi territori, intelligenze valide e spesso non utilizzate se non represse ce ne sono parecchie e tante ce ne sono nei mivimenti in cui abbiamo dichiarato così tanto di credere. Potrebbe essere la nostra ultima occasione per essere creduti.
    Buon lavoro Ramon

  21. Caro Ramon sono perfettamente d’accordo con la tua analisi e anche con l’ultima mail di stefanog..
    Aggiungo che purtroppo in questa situazione ci siamo ancora una volta finiti per un motivo molto semplice: non vi e’ la capacita’,la cultura, la volonta’ di fare analisi politica seria, di affrontare le emergenze e lavorare a dare delle risposte, si cercano solo orizzonti di parata, si pensa che dai salotti di porta a porta le masse operaie prima o poi si sveglieranno e sceglieranno rifondazione comunista come interlocutore.
    La politica dei due tempi e della riduzione del danno non solo non ha portato a nulla, ma ha radicato ancora di piu’ nel nostro partito la vena governista e moderata che ad oggi ci dice di arrivare ad una svolta….
    La grande assemblea di Torino sara’ un appuntamento ma sta’ a noi a fare di quell’giorno un nuovo trampolino di lancio, una nuova occasione per rilanciare una stagione di lotta e conflitto sociale.
    Cosa penso?? Non vi e’ la volonta’ e l’interesse, sono piu’ importanti i governi e le istituzioni….. Allora che fare?? io rilncerei a questo punto di andare a congresso, so che forse Ramon non l apensda cosi, ma credo che ci siano gia’ oggi con la risi di governo aperta, dei buoni elemnti per smontare la costruzione della cosa rossa, visto che anche nell’ultima direzione il buon Giordano ha gia’ messo le mani avanti su Pdci e verdi….
    La fusione tra Prc e SD e’ allucinante e credo che bisogna iniziare a lavorare immediatamente in tutti i territori e promunovere discussioni partecipate per uscire dalla deriva governista del Partito e rilanciare immediatamente una svolta all’interno del Prc….
    Pamela Bologna

  22. E’ un pezzo che vado dicendo, nelle discussioni (ufficiali e non) fra i compagni, che Rifondazione (alla quale sono iscritto da sempre e che anche rappresento nelle istituzioni locali) è ormai un “dead man walking”, un morto che cammina tenuto in vita artificialmente da un gruppo dirigente che è ormai diventato un ceto politico (prodottosi in questi anni anche in sede regionale e locale) e che ha come fine solo quello di mantenere il proprio ruolo, che in molti casi coincide con il “posto”. Da qui deriva, in questa particolarissima fase politica, l’urgenza, per questo ceto, di ricollocarsi con maggiori sicurezze per sè stesso. In questo modo si possono leggere le accellerazioni verso la “cosa rossa”, le insistenze affinchè si giunga a una unificazione formale (e non a una libera coalizione fra soggetti diversi), a un partito unico, anche se le “bocche da sfamare” saranno tante e qualcuno rimarrà con un palmo di naso. Sarò cinico, ma ho occhi per vedere cose, che del resto, vedrebbe anche un cieco. Ho aderito all’appello di Firenze e mi darò da fare in tutt i modi, se ci sarà concesso, perchè diciotto anni di passione politica e di militanza (e di vita) non siano buttati nel secchio della spazzatura da parte di persone che da un po’ stento a riconoscere come miei compagni, anche se confesso che sono pessimista. Quello che vorrei è che Ramon, e anche altri compagni con la sua credibilità e prestigio che spero ci siano, uscissero allo scoperto ancora di più: ormai siamo alle porte coi sassi e in questi momenti si decide se Rifondazione avrà ancora un futuro o sarà tra poco un involucro vuoto da buttare nel cesso. Basta coi tattticismi (anche quelli di corrente) e coi ritegni: chi ha responsabilità da dirigente e non è d’accordo con la liquidazione del Partito e delle nostre idee si deve prendere la responsabilità di porsi come punto di riferimento per i compagni.

  23. dunque, ho scritto il pezzo qui sopra ieri a reggio calabria prima di andare ad un’assemblea in preparazione della manifestazione contro la repressione che ci sarà a cosenza sabato prossimo. ora sono a roma ma fra poco parto per una assemblea a rosignano solvay. non posso rispondere a tutte/i. comunque grazie per i commenti. anche per quelli che non c’entrano nulla con il mio articolo che non saranno censurati ma che non mi impegnano a dare risposte. anche quelli che sono banali slogan e che denunciano il fatto che nella sinistra si è fatta sempre più strada una sottocultura da curva. quanto alle molte cose interessanti scritte, in accordo o disaccordo con me, e sulle quali ci sarà modo di tornare in futuro, vorrei riuscire a trovare punti da approfondire con chi, più o meno si dichiara d’accordo, e punti di verità interna al ragionamento di chi si dichiara in disaccordo. non so se ci riuscirò, ma mi sembra questo il modo migliore per ricavare qualcosa da uno scambio di opinioni. in particolare, ora voglio dire una cosa su un argomento forse spinoso: io non credo, e non ho mai creduto, nella Base buona e nei vertici cattivi. fermo restando le precise responsabilità dei gruppi dirigenti di un partito, soprattutto quando si comporta in modo oligarchico, esistono molti problemi fra i militanti e gli iscritti, come in quel vasto popolo di senza tessere che oggi viene tanto mitizzato. la cultura delle elezioni, dei voti e dei posti come il metro per giudicare della utilità di una forza politica sono diffusissimi a tutti i livelli. la cultura secondo la quale i movimenti sono manifestazioni (e la salute si vede dal numero dei partecipanti) e possibilmente voti alle seguenti elezioni è diffusissima a tutti i livelli. la cultura del leaderismo, delle estreme semplificazioni, della non lettura, del non ascolto, della pigrizia e dei riti vuoti è diffusa a tutti i livelli. l’idea che uno possa parlare a nome del popolo o che si abbia l’esclusiva dei rapporti con le “persone in carne ed ossa” che confermano la propria tesi è diffusa a tutti i livelli. insomma, andiamoci piano con certe descrizioni della situazione per cui da una parte ci sarebbe una base buona e un vertice cattivo. io sono un deputato e un dirigente da molto tempo, forse troppo, e non me la voglio cavare mentendo a me stesso prima ancora che agli altri scaricando le responsabilità che porto dicendo che la base è buona e che io la voglio rappresentare. così come non mi sottraggo al dovere, perché lo ritengo un dovere, di difendere le cose in cui credo profondamente e di fare la battaglia per sconfiggere le posizioni che considero nefaste. evitando però i processi alle intenzioni a chi non la pensa come me. infine, come ho scritto nell’articolo credo che sia indispensabile rimettere subito decisioni importanti relative alle prossime elezioni agli iscritti. se si potesse fare il congresso sarebbe certamente meglio, ma i nostri congressi durano minimo tre mesi se si vogliono fare nel rispetto delle elementari regole democratiche. le elezioni in aprile non lo permettono. ma tra decidere come presentarci alle elezioni in una riunione di 200 persone e sottoporre diverse proposte agli iscritti c’è comunque una bella differenza, credo.

    ramon

  24. stefanog Says:

    Concordo, se interpreto bene, di trasformare le previste e troppo spesso rimandate consultazioni sulla verifica/governo, in un processo, forse sperimentale di coinvolgimento generale del partito nelle decisione da prendere. Che sia però trasparente e non pilotata, che porti ad assunzioni di responsabilità e volontà di reale discussione politica dentro e non solo i circoli. Il binomio “vertice base” non corrisponde affatto a quello “buono cattivo”, anzi. È però vero che chi ha responsabilità dirigenziali (a qualsiasi livello) e non contrasta le modalità attraverso cui si stabiliscono veri e propri equilibri di potere, anzi ne è cooptato, non può resistere in eterno ad ogni stagione. Forse è il caso che al di là di una condizione di emergenzialità, si cominci a ragionare di questo, di come ricostruire forme significative di partecipazione ad un progetto politico, di come evitare i rischi oligarchici, di come, senza buttare il classico bambino con l’acqua sporca, si debba ridare senso concreto all’agire di ogni singola/o nel partito. Un passaggio lungo, scomodo per molte/i, forse doloroso, ma necessario. Nessuna mitizzazione dei movimenti o della cosiddetta società civile, ma necessarie fasi di interlocuzione e di costruzione di meticciato sociale, quantomeno per ridare senso alla nostra ragione sociale. Forse servirebbe una….rifondazione

  25. Ramon scrive:

    non posso rispondere a tutte/i. comunque grazie per i commenti. anche per quelli che non c’entrano nulla con il mio articolo che non saranno censurati ma che non mi impegnano a dare risposte. anche quelli che sono banali slogan e che denunciano il fatto che nella sinistra si è fatta sempre più strada una sottocultura da curva.

    Non vedo perchè tu possa pensare a censurare, o farti onore del fatto che non censuri nulla. Ci mancherebbe altro.
    Poi mi sembra che tu non rispondi dove non sai proprio cosa rispondere. Infatti il tema della RIFONDAZIONE è centrato nel mio commento, ma guarda caso, tutti i commentatori, RAMON COMPRESO, lo ELUDONO totalmente. Chissà perchè?
    Risposta: assoluta incapacità di rispondere!
    Guarda caso anche tra questi commentatori c’è chi denuncia l’andazzo che esiste nel partito di Rifondazione:

    buran scrive:
    E’ un pezzo che vado dicendo, nelle discussioni (ufficiali e non) fra i compagni, che Rifondazione (alla quale sono iscritto da sempre e che anche rappresento nelle istituzioni locali) è ormai un “dead man walking”, un morto che cammina tenuto in vita artificialmente da un gruppo dirigente che è ormai diventato un ceto politico (prodottosi in questi anni anche in sede regionale e locale) e che ha come fine solo quello di mantenere il proprio ruolo, che in molti casi coincide con il “posto”. Da qui deriva, in questa particolarissima fase politica, l’urgenza, per questo ceto, di ricollocarsi con maggiori sicurezze per sè stesso

    E’ un riferimento chiaro all’andazzo cui mi riferivo nei commenti all’altro articolo.
    Non rispondere Ramon! Hai senz’altro cose più urgenti da fare, piuttosto che fermarti un momento a riflettere sulla tua esperienza e su quella di milioni di persone che, ignari, hanno contribuito a produrre i bei risultati di cui sopra!
    Non rispondere! Non fermarti! E se proprio ti disturbo comincia a censurare! Tanto…
    NON C’è PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE
    🙂

  26. Giampiero Says:

    Acc. giosbi. ma non hai altri posti dove misurartelo?

  27. AlessandroV Says:

    Caro Ramon sono completamente d’accordo sull’analisi da te compiuta della riunione della direzione;in particolare sugli effetti politici di alcune scelte, ma condivido piu di tutto l’ultimo intervento in risposta ai commenti.
    io il mio pezzo di responsabilità me lo prendo,vorrei che ci fosse un eguale comportamento da parte anche del gruppo dirigente nazionale e locale.un grande abbraccio e un saluto a pugno chiuso

  28. Giampiero Dice:
    28 Gennaio, 2008 a 17:57

    Acc. giosbi. ma non hai altri posti dove misurartelo?

    —-
    Finalmente un commento PERTINENTE!
    🙂

  29. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Care e cari,
    anche io, che tanto ho descritto le caratteristiche negative del Gruppo dirigente, non penso esista una base buona e un vertice cattivo però come dice Ramon ciò che è accaduto in Rifondazione è stata davvero la costruzione di una oligarchia dirigente molto chiusa e molto etnicamente determinata. Pertanto se è vero che non esiste solo una base buona è secondo me vero, anzi verissimo che ci sono . . . non è un mito . . . decine, centinaia e credo migliaia di persone sistematicamente allontanate dall’oligarchia attuale che invece hanno capacità, cultura, generosità e sanno fare molte cose. Io ripartirei da li. Invece mi trovo in difficoltà quando penso a forme di consultazione del partito diverse da quelle congressuali, perchè si può avere un coinvolgimento di tante e tanti solo su un preciso mandato: cambiare gruppi dirigenti e cambiare linea politica. Se no come motiviamo le persone a iscriversi e partecipare ? Perchè siano ascoltate ? Secondo me non ci crede nessuno. Inoltre fare il Congresso implicherebbe che diverse culture ed anime e pratiche e storie siano obbligate a confrontarsi ed operare una sintesi allo scopo di sostituire il gruppo dirigente attuale. Io sono stato tra i più accesi innovatori e sostenitori del percorso di Venezia, essendo non violento da sempre non ho avuto difficoltà a recepire il tema e anzi sono stordito dal modo in cui la non violenza sia stata strumentalmente usata come clava contro le minoranze e poi letteralmente abbandonato, Ho fondato un Circolo tematico prima che la cosa fosse sancito dal nuovo Statuto, ho fatto i Centri Sociali, indossato la Tuta Bianca, fatto inchieste su inchieste e ancora inchiesta (tra l’altro politicamente efficaci) ma ora non ho alcun problema a confrontarmi con i vetero comunisti, l’Ernesto e chiunque abbia come minimo comun denominatore quello di tenere in piedi Rifondazione e chiudere con l’attuale oligarchia. Sbaglio ? Dovrei pensare che Migliore ed altri sono più vicini a me dei comunisti vecchi stampo tutta identità e politicismo. Suvvia . . . Questi anni mi sono serviti a capire che in tanti con l’oligarchia dirigente attuale non abbiamo niente da spartire e se abbiamo sbagliato, perchè abbiamo sbagliato, è stato nel dare carta bianca a Bertinotti.
    Con il tempo e l’esperienza diretta abbiamo capito parecchie cose, ora vorrei-vorremmo metterle a frutto ma in uno spazio dove possiamo contare e contarci. Lo ripeto, sarò pedante, ma io la penso così o si esplicita una alternativa chiara alla deriva attuale e chiara in termini di linea politica e di persone oppure non si può motivare nessuno alla partecipazione. Ma che facciamo andiamo alle elezioni con Giordano segretario ? Ma chi ci vota ? Quindi i tempi saranno stretti ma le rotture devono essere evidenti, plateali, comunicative. Dobbiamo essere in grado di dire alla nostra gente che si cambia musica, si cambia linea e si cambiano gruppi dirigenti. Non so voi, ma io ritengo opportuno e necessario che chi vuole portare avanti la Rifondazione Comunista prosegua e chi vuole allearsi con SD vada avanti per la sua strada, mica possiamo impedirglielo . . . A presto, Alessandro

  30. Caro compagno Ramon,
    anche io in un mio commento precedente mi ero lasciato andare ad attacchi al gruppo dirigente del partito. Per questo vorrei chiarire quello che ho scritto. Concordo col tuo commento e sul fatto che tra gruppi dirigenti locali e nazionali si registrino gli stessi comportamenti sia in senso positivo che negativo. La differenza che c’è è che quelli nazionali in questa fase stanno prendendo delle decisioni che potrebbero variare la natura del Partito irrimediabilmente. Quindi se non può essere congresso, ben venga referendum o consultazione tra gli iscritti o qualsiasi cosa li faccia contare. Come te non credo in una base buona e in vertici cattivi. Ed infatti non credo nel congresso per far fuori il gruppo dirigente o chissà cos’altro. Credo però che in una comunità, ogni volta che si compiono scelte che riguardano l’intera comunità stessa, tutti devono poter decidere. Per questo il congresso non doveva essere rimandato. Perchè, un gruppo dirigente che sta tentando di realizzare quest’unità a sinistra, non potrebbe continuare a fare il gruppo dirigente se gli iscritti decidessero che unità a sinistra non ci dovrà essere. Andrebbero contro le loro stesse idee. E, io personalmente, non ci riuscirei. O lo farei pessimamente, con danno per tutti.
    Anche da questo tuo piccolo spazio emerge la voglia che c’è nella base di confrontarsi. Io credo che la dialettica, l’ascolto reciproco – quando non è prevenuto o peggio ancora sordo – significhi la crescita di tutti.
    Mi auguro che nel Partito, a tutti i livelli, questo ascolto si apra presto. E che ognuno sia disposto ad ascoltare gli altri senza partito preso e senza chiusure. Sarebbe un limite che nessuno può permettersi.
    A presto,
    Andrea Oleandri

  31. sergio meazzi Says:

    Caro Ramon, capisco le tue “angoscie” che sono anche le mie. Mi piacerebbe, se riesco, a riordinare le idee. Non vorrei fare l’avvocato difensivo del P.C.I. partito al quale ho militato sin dall’addolescenza. Ma trovo inessatto le affermazioni fatte, non perchè frutto d’un pensiero, ma perchè la storia la si può processare ma non modificare, almeno che non si diventi fazziosi. Cosa che credo non sia nel comportamento di chi sà d’essere di sinistra. Quel grande partito ha contribuito in modo determinante allo sviluppo democratico dell’Italia, ha pagato un duro prezzo in vite umane nella guerra partigiana, ha contribuito fattivamente alla scrittura della Costituzione, ha concorso in modo fondamentale all’avvanzamento della classe operaia e dei braccianti, ha influito in modo risolutivo ai referendum sull’aborto e sul divorzio. Ha criticato in modo aspro gli atteggiamenti politici Sovietici, creando , di fatto, l’euro-comunismo. Ha combattuto il terrorismo, la mafia e la camorra.
    A mio modo di vedere ha commesso parecchi errori, in primis il suo scioglimento. Oggi mi pare di vedere che vi sono più partiti comunisti, che comunisti stessi, da quì proverei a sviluppare una sintesi.
    Rifondazione: concordo con Ramon alcune sue valutazioni, credo che si debba discutere per mozioni nei circoli ( come ben detto, non ci sono tempi tecnici per i congressi ). Ma mi permetto, di dissentire con te Ramon su una questione. Il capo dello Stato può creare un governo istituzionale con un mandato solo, la legge elettorale. Certo, non vi sono certezze che si possa arrivare allo sviluppo di una legge del tipo Tedesco, ma del resto se dovessimo andare a votare così, quali sarebbero i risultati per la sinistra? Concordo con te, il governo non è tutto, ma i numeri anche all’opposizione sono determinanti. Come ben sai, la discussione non è facile, però hai ragione facciamola.
    Un abbraccio.

  32. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Breve breve.

    Senza un Congresso è implausibile operare scelte di convergenza con SD. Ogni ipotesi in tale direzione va stoppata con ogni mezzo a cominciare da quelli legali. Occorre istituire un gruppo di lavoro di giuristi che affrontino subito il tema. Ogni occasione pubblica deve essere utilizzata per promuovere le più forti contestazioni contro la svendita del nostro patrimonio comune. La battaglia è aperta e va combattuta con ogni mezzo necessario. L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori di Torino potrebbe essere la tomba politica dell’oligarchia dirigente se solo si decidesse di promuovervi la partecipazione con questo preciso scopo.
    Diversamente sarà l’ennesima manifestazione poco partecipata e di nessuna utilità. Io spero che ci si renda conto che il tema è proseguire la Rifondazione comunista e non promuovere forme di consultazione deltutto aleatorie. Compagne e compagni osare lottare, osare vincere. Si può!
    Alessandro

  33. ridunque, scusate l’assenza ma mica si può stare attaccati al computer sempre. i commenti sono tanti. proverò a dire la mia su un po di questioni poste.

    a giosby: ho scelto di non selezionare previamente i commenti ne di censurare (preferisci togliere?) quelli non pertinenti. in fin dei conti questo non è un sito di un collettivo o un giornale o un forum. è semplicemente un blog personale (come ben precisato nella testata) e non è detto che debba diventare la palestra per
    esporre tesi e polemiche di ogni tipo. mi sono attenuto all’idea che chiunque abbia qualcosa da dire/dirmi relativamente ai contenuti del blog lo possa fare liberamente. ma come io rispetto tutte le opinioni pretendo il medesimo rispetto. mi dispiace, ma ti ho già detto che la pensiamo diversamente sugli anni 70 sul comunismo ecc. non sono un pentito e non sono diventato anticomunista. punto. trovo scorretto che tu pretenda di imporre la discussione che vuoi e soprattutto che tu dica che ho paura, che non ho argomenti, che non so rispondere ecc. libero di pensarlo, e anche di scriverlo. e libero io di non considerare interessanti simili opinioni. è chiaro?

    a stefanog: grazie. mi pare che continuiamo a essere in sintonia. si, forse ci vorrebbe una rifondazione… che non era e non è un nome o un simbolo e basta. era ed è un processo storico che rischia di regredire e di essere cancellato dall’illusione che una sinistra elettoralista e governista possa toglierci dalle difficoltà.

    ad alessandroV: grazie per il commento. è quello che penso pure io. il gruppo dirigente deve assumersi tutte le sue responsabilità.

    ad alessandro gulinati: sono d’accordo con molte cose che dici, con i valori a cui ti richiami, e anche con l’incazzatura che i tuoi commenti trasmettono. come sai sono molto affezionato all’idea che la sinistra, e a maggior ragione rifondazione, si possa salvare solo rompendo con il politicismo, l’elettoralismo e il governismo ecc. ma la pensiamo proprio in modo diverso su come fare una battaglia. 1) certo, se le elezioni fossero in autunno o l’anno che viene il congresso sarebbe il terreno ideale per coniugare analisi, proposta strategica e scelte tattiche (come io mi ostino a considerare ogni scelta elettorale). ma tu dovresti sapere che il congresso dure tre mesi come minimo. è di fatto incompatibile con i tempi della crisi, anche se ci fosse un governo (cosa che oramai non credo) con due mesi di tempo per fare la nuova legge elettorale. e poi, sinceramente io vorrei un congresso che si soffermi nella discussione sul mondo sulla ricostruzione di una strategia, non un referendum sulle elezioni. è proprio la logica alla quale mi oppongo da tanto tempo. si può, o si potrebbe, invece mettere davvero il gruppo dirigente di fronte alle proprie responsabilità. io credo che il punto centrale sia l’alleanza o meno con il partito democratico. io sono contro e l’ho detto in direzione. è da questo punto che discende se e quale unità della sinistra è possibile fare. c’è il tempo per sottoporre la decisione presa (a maggioranza) a un referendum fra gli iscritti. tutto questo si può fare in quindici giorni. per fare questo è necessaria una battaglia perché credo che chi ha seminato illusioni e suggestioni sull’unità della sinistra, rimuovendo totalmente il tema del rapporto con il governo, sia restio ad affrontare una simile prova. e poi non credo che il centro della battaglia debba essere “mandare a casa il gruppo dirigente”. ne verrebbe uno scontro, una rissa, e non una discussione approfondita. e poi penso che tu sia eccessivamente ottimista sull’opinione della cosiddetta base. non dubito che i compagni con i quali ti confronti tu la pensino così. ma non generalizzare questa impressione. non è così. ci sono moltissimi compagni che “si fidano” nonostante tutto. moltissimi che temono un isolamento. lo so sbagliano. ma non sarebbero convinti da una battaglia che avrebbe il sapore dello scontro per i posti nel gruppo dirigente. non credere che io non abbia molti dubbi ed inquietudini. ma al momento la penso così.
    comunque ripeto che la discussione continua. spero presto ci siano spazi pubblici fisici e virtuali dove farla collettivamente.

    ad andrea oleandri: capisco bene ciò che dici e sono d’accordo su quasi tutto. ma ripeto, se stessimo facendo ora il congresso votando documenti scritti all’inizio di novembre che casino sarebbe? io mi ero opposto all’idea del congresso il più presto possibile. avevo detto che mi sembrava sospetto che si volesse fare un congresso subito sull’unità della sinistra rimuovendo la questione di come stavamo al governo. perciò ho appoggiato il rinvio del congresso. a novembre, prima del protocollo del welfare, del decreto sicurezza, dell’assemblea della sinistra, il consenso per la proposta di un’unità subito era grande. dopo il welfare ecc molto meno. dopo la crisi di governo meno ancora. chissà, forse ho sbagliato. forse. ma sono questi i motivi che mi hanno convinto a non gridare allo scandalo sul rinvio del congresso. sulla conclusione del tuo commento sono d’accordo parola per parola.

    a sergio meazzi: beh sulla storia del PCI ci sarebbe moltissimo da dire, e ci sono sbagli molto grandi che hanno spianato la strada al suo scioglimento. ma non credo sia questa la sede per lanciarsi in una discussione così complessa. sulla legge elettorale dico solo: con il sistema vigente possiamo essere certi di avere rappresentanza anche da soli, con un altro non si sa. siccome non mi fido di veltroni e berlusconi meglio un uovo oggi che una gallina domani. tutto qui.

    un abbraccio a tutti.

    ramon

  34. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Caro Ramon,
    provo a rispondere alla parte di risposta che mi riguarda, innanzitutto ringraziandoti per la stessa.

    Mi rendo perfettamente conto dell’impossibilità tecnica di precipitare il Congresso entro aprile. Ammesso e non concesso che ad Aprile vi siano le elezioni, cosa che comunque è più che possibile avvenga.

    Allora ciò che ho inteso dire nei miei due o tre interventi è che comunque vadano le cose la consultazione degli iscritti verrà fortemente “orientata” dal gruppo dirigente, avremo circoli inesistenti che faranno arrivare centinaia di si a tutto quanto viene proposto dalla segreteria, federazioni esistenti sulla carta che faranno la stessa cosa etc . . . perchè una consultazione è molto meno democraticamente controllabile di un Congresso che comunque ha degli obblighi da rispettare. Pertanto molti dei compagni passivizzati, il sottoscritto tra questi, o non più iscritti non vi parteciperanno e non si iscriveranno per parteciparvi e sarà molto più difficile ottenere un risultato di Sinistra.

    Comunque sia, tu hai maggiormente di me il polso del partito, io dopo 18 anni di militanza a tempo pieno da alcuni mesi non partecipo a nessuna riunione e non convoco il Circolo di cui sono o ero segretario perchè non c’è più niente o nessuno da convocare. Temo non sia un problema solo mio . . .

    Comprendo quello che dici parlando di non ridurre tutto alla lotta per i posti. Ma . . . la lotta per “i posti” è il sottotesto di tutta la politica partitica perchè solo attraverso i posti si può applicare una linea politica e si hanno gli strumenti per fare le scelte necessarie che secondo me sono: investire in formazione, investire in relazioni sociali, investire in relazioni internazionali, investire in inchiesta, investire nel sostegno alle lotte, investire nel fare società, investire in forme di comunicazione e partecipazione democratica come quella che stiamo utilizzando qui ora.

    In sintesi direi che o si hanno i cordoni della borsa o non si può modificare niente e questo si può fare attraverso i posti e sostituendo l’attuale gruppo dirigente con un nuovo gruppo dirigente.

    Le compagne e i compagni di base, quali siamo, non hanno più strumenti di intervento e non hanno un gruppo dirigente alternativo cui fare riferimento e se anche avessero dei dirigenti cui fare riferimento, rimarrebbe il fatto che ci troveremo senza istituzionali e senza risorse tranne, forse, in situazioni come Bologna dove L’Ernesto mantiene saldamente la Federazione e ha un consigliere regionale, Leonardo Masella, molto attivo, a suo modo, nel contrastare la linea nazionale . . . il che è comunque troppo poco perchè la battaglia è nazionale e per vincerla occorre fare iniziative pubbliche, girare, spostarsi, scrivere e insomma tutto ciò che invece è impossibile fare per assenza di risorse materiali e personale politico disponibile.

    In sintesi direi questo, rivolgendomi a te e agli altri compagni che frequentano il Blog, lavorate all’alternativa al gruppo dirigente e alla costruzione di una diversa linea politica, se ci sarà una prospettiva chiara e una forte visibilità di questo fronte alternativo senza pregiudiziali nei confronti delle opposizioni più identitarie ed aprendosi insieme alla società . . . allora forse ci sarà una qualche possibilità di successo ed io ed altri potremmo dare il nostro contributo.

    Per ora rimarrò . . . rimarremo a guardare, magari scrivendoci in questo bello spazio. In settimana darò le dimissioni da segretario del Circolo e per quello che mi è possibile avvierò lo scioglimento dello stesso, il che è doloroso specie dopo che diversi compagni precari che l’anno fondato sono morti anche di precarietà, molti altri se ne sono andati e tutto il patrimonio di lotte . . . e di vittorie . . . viene così definitivamente disperso. A voi tutti un sincero in bocca al lupo. Teniamoci in contatto perchè se, prima o dopo le elezioni, ci sarà una opposizione seria, nel senso di riconoscibile, alla linea di scioglimento del PRC in tanti rimarremo a disposizione. Alessandro Gulinati

    PS. Fate solo molta attenzione ai personaggi ambigui che ineluttabilmente tenteranno di trovare mediazioni politiciste perchè nulla cambi.

  35. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Per info . . . questo è l’indirizzo del Blog che con una certa fatica abbiamo messo in piedi per fare formazione alla ricerca sociale (si badi bene che non siamo sociologi) e praticare l’inchiesta politica. Per ora è striminzito ed è stato soverchiato dagli eventi di questa stagione noir ma potrebbe riprendersi anche con il Vostro contributo:

    http://ragionidagire.splinder.com/

  36. @ Ramon
    e a tutti i compagni che ELUDONO i temi proposti.

    ELUDERE i temi difficile è un arte che i politici hanno imparato per benino!
    Tu Ramon, non sei da meno!
    La domanda è semplice:
    l’Italia ha avuto la Sinistra con Comunisti in prima fila più forte di tutta Europa!
    Come mai i risultati sopra riportati sono così pessimi per la classe lavoratrice?
    Sembra una domanda fuori tema?
    Libero di considerarla tale!
    Ma io scivo questo perchè ho sempre pensato che a sinistra ci siano persone in grado di ragionare e comprendere e pertanto spero che tra i lettori qualcuno possa rifletterci sopra.
    Quanto a te, Ramon, dopo le tue inutili non risposte, ho perso ogni speranza…
    🙂
    Addio

  37. Sperando di non occupare indebitamente questo spazio…
    Ieri ho sentito una dichiarazione di Giordano. Ora, capisco che egli punti ancora a strappare una nuova legge elettorale.
    Ma dichiarare addirittura che oltre a ciò il nuovo eventuale governo “di scopo” dovrbbe occuparsi della redistribuzione è davvero buffo: come si fa , e Giordano lo sa per primo, a raccontare alla gente che un governo del genere potrebbe occuparsi di ciò?
    Quando mai un governo istituzionale potrebbe fare una cosa simile?
    Non era in grado di farlo il governo Prodi..figuriamoci un governo di larghe intese, benedetto da Montezemolo.
    Saluti.

  38. sergio meazzi Says:

    Vorrei, nel rispetto assoluto dei pezzi sopra scritti, far notare, a mio modo di vedere, quali sono i mali della sinistra e come si può concorrere al risanamento degli stessi. Fermo restando che ognuno di noi ha delle sue convinzioni, penso, che militare in un qualsiasi movimento della sinistra non possa voler dire: “io non sono d’accordo e quindi chiudo un circolo”.
    Penso, che chi dissente debba fare una battaglia affinchè le sue posizioni minoritarie, possano diventare maggioritarie. Lo dico, perchè il più delle volte sono stato minoritaro. Ciò detto, tutti noi dobbiamo avviarci ad una forte autocritica, se i circoli non funzionano è solo colpa delle federazioni o della linea politica? E poi abbiamo fiducia dei compagni che abbiamo affianco? Ramon credo sappia il mio pensiero sulle circoscrizioni e Comuni, quante cose ci sono da fare e da dire nel quotidiano sulle periferie di competenza dei circoli? Una miriade ( abitazioni, sanità, sport, viabilità, degrado, ecc). Perchè non incominciamo tutti assieme ad affrontare questi problemi, che sono poi quelli dellla gente comune? Credo che su cose concrete si ottenga l’unione delle forze di sinistra, ma sopratutto la nostra. Inoltre, non mi pare d’aver sentito dire, che Rifondazione sia in liquidazione, anzi mi pare che sulla aggregazione delle forze di sinistra abbia un ruolo discretamente egemone. In ogni caso, penso, che tante cose i comunisti hanno ottenuto i questi anni, tante altre cose avremmo potuto ottenere se nel corso degli anni non ci fossimo divisi, combattendo fra noi una lotta che noi avremmo dovuto combattere contro le forze dominanti. Chiudo, mi piacerebbe che tutti noi fossimo un attimo più positivi, se no pensano che la sinistra sia infelice.

  39. caro alessandro, credo proprio che abbia ragione sergio. capisco, e rispetto, l’incazzatura, ma non si dovrebbe mai arrivare al punto di oscurare anche le cose positive, che pur esistono. così come, ripeto, non si dovrebbe mai trasformare una battaglia politica in una sorta di resa dei conti fra persone. non credo che servano appelli, dal vago sentore retorico. credo che ci capiamo benissimo.
    un abbraccio forte e sincero.
    ramon

  40. moltitudini, non ho visto giordano in tv, ma credo di sapere di che si tratta. nell’ultima finanziaria c’è un articolo che dice che l’extragettito dovrà essere utilizzato per la detassazione dei redditi da lavoro dipendente. naturalmente non si sono fatti talk show o editoriali sul corriere della sera sul punto. ma è vero che un governo, qualsiasi esso sia, dovrebbe applicare una norma di legge approvata. ovviamente in italia i programmi di governo e sovente le leggi restano lettera morta. il che non si significa che non sia giusto chiedere che si faccia ciò che il parlamento ha già votato.
    salut i republica!
    ramon
    ps sei sempre il benvenuto, non invadi nessuno spazio, anzi.

  41. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Cari Ramon e Sergio,
    la coscienza infelice che scaturisce dallo scarto tra la realtà e il possibile è il motore del cambiamento. A Sinistra va sicuramente emergendo per via di un doppio moto, da un lato la sensazione che non vi sia via di evasione possibile da questo sistema ( e ricorda molto le descrizioni che dava della sinistra di inzio novecento Victor Serge) e dall’altro perchè si percepisce la distanza tra umanità e sinistra cioè tra cosa sarebbe possibile e cosa ci si costringe a fare e come si vive. Ambedue le forme di infelicità possono comunque essere positive perchè aprono contraddizioni ed in modo differente alimentano la speranza.

    Diciamo che solo la felicità è di per se un sentimento chiuso in se stesso, un autismo improduttivo e oggi o forse sempre . . . fuori luogo. La mia è la generazione politica degli anni ’90. Il Capitale ci ha già liberati e per noi Goia e Rivoluzione sono due cose che proprio non si coniugano !

    Credo che in questo ci sia un certo gap generazionale tra la nostra generazione e quelle del ’68-’77 e forse per questo, queste generazioni sono oggi in così grande scontro, l’una a gestire il potere e celebrare il presente, l’altra a vivere precariamente e sognare il futuro.

    Per il resto non mi pare di voler trasformare una battaglia politica in una resa dei conti tra persone, l’eventuale retorica, ce ne fosse di più e di migliore nei nostri discorsi vorrebbe dire che la scuola funziona ancora, dovrebbe servire la chiarezza del discorso. Quella che provo a stimolare non è una resa dei conti tra persone ma una battaglia politica per l’affermazione di una diversa cultura politica di cui cercavo sintenticamente di tracciare gli elementi portanti che prendendo a prestito il linguaggio d’impresa potrebbero essere ridotti a INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO.

    Se vi va su questo possiamo continuare a confrontarci magari produttivamente, torno a dirlo le discussioni su cosa è meglio fare alle elezioni, se allearsi con il PD o no a me sembrano inessenziali perchè è chiaro che puoi allearti con il PD e continuare ad essere antagonista oppure puoi andare da solo alle lezioni ed essere un cane morto e viceversa.

    Per chiudere direi che starei più sulla sostanza, cioè sull’uso delle risorse o fuor di retorica dei denari (“las pelas” per Ramon), che sulle forme cioè sui colori, le bandiere, la musica, gli slogan.

    Spero di non essere pedante ma la discussione e i vostri interventi sono stimolanti. Devono essere i colori del Blog . . . il rosso e il nero . . . che forse Ramon ha scelto per anarchismo inconscio ma che sono così milanisti e stimolanti !!!

    Dopo il tuo Salut y republica, mi sovviene di licenziarmi con un Socialismo o muerte !!! Ale

  42. sergio meazzi Says:

    ok Ale anche la tua risposta stimola, come vedi, vi è la necessità di riaprire i circoli e parlare. In ogni caso sempre rosso e nero nonostante tutto. A Ramon dico…….ci ha dato dei vecchi.
    Un abbraccio comunista senza bacio.

  43. Mmh…ore di rapide evoluzioni.
    Questa “cosa” di baccini, tabacci, forse Pezzotta e Di Pietro, apre scenari fecondi…
    Queste manovre di oggi dovrebbero indurre, secondo me, Rifondazione a non dare la disponiblità a sorreggere questo tentativo di Marini.
    Comprendo gli interessi elettoralistici di rifondazione (quel che con le alchimie elettorali può venir bene al PRC è nella contingenza funzionale alla “cosa bianca”, anche)..ma politicamente, legittimare ed…”assistere” queste manovre al centro…è davvero un’operazione politicista nel senso più deteriore.
    magari sbaglio, eh…
    Quando scade il mandato di Montezemolo in confindustria?
    😉
    luca

  44. Ciao Ramon,
    mi stai dando la motivazione a rimanere ancora in rifondazione, sono contento che ci siano compagni che fanno critica ed autocritica sulle liniea politica del partito (sempre più pochi) ti chiedo se è possibile organizzare tra gli iscritti di tutto il partito una consultazione almeno sulla alleanza (cosa rossa) per le prossime elezioni? se si con quali procedure?
    grazie
    Paolo

  45. caro alessandro, io ho capito il tuo discorso ma devi ammettere che se si facesse una battaglia con all’ordine del giorno: mandiamo a casa il gruppo dirigente tutto scadrebbe velocemente in una rissa e in una resa dei conti. poi allearsi o meno col PD è una scelta che come dici tu potrebbe essere banalmente tattica ma io credo che in questo momento sia la cartina di tornasole di molte cose. governismo, cosa rossa ecc.
    comunque è meglio discutere e provarci che autoimpiccarsi a giudizi definitivi e a previsioni da dimostrare. e lo dico prima di tutto per me stesso.
    salut i anarquia.
    ramon

  46. caro sergio, non ho capito quella dei “ci ha dato dei vecchi”. è da tempo che mi sento vecchio io.
    caro alessandro e caro sergio: il mio anarchismo non è inconscio! ma vi diffido categoricamente di vedere qualsiasi riferimento al rossonero milanista o al bianconero gobbo nel mio sito. io sono dell’Internazionale. claro?!!!!

  47. caro paolo, è quello che proporrò, temo abbastanza isolato, alle prossime riunioni della direzione e del cpn. so bene che è pertinenza degli organismi dirigenti decidere tattiche elettorali e liste, ma questa volta troppe implicazioni riguardanti la vita e il futuro del partito sono legate alle scelte elettorali. e continuo a pensare che i proprietari del partito siano gli iscritti.
    un abbraccio
    ramon

  48. caro luca moltitudinario, se marini servisse a fare una legge elettorale proporzionale e non maggioritaria che mettesse fine a questo osceno bipolarismo il gioco varrebbe la candela. avremmo un po più di democrazia. ma temo che se anche raccogliesse i voti necessari alla fine non uscirebbe una simile legge.
    un abbraccio
    ramon

  49. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Querido Ramon,
    meditando intorno alle tue risposte . . .

    Mi pare che le difficoltà siano davvero enormi perchè la tua sembra essere una posizione molto isolata, perlomeno a livello di vertice (CPN, Gruppi parlamentari etc). Nei tuoi panni tenterei di uscire dall’isolamento e verificare da dove e con chi lavorare per una alternativa alla linea politica del gruppo dirigente con alcune assemblee interlocutorie nelle principali federazioni, Bologna tra queste, secondo me ci sarebbero delle sorprese positive.

    Probabilmente hai ragione nel dire che l’opzione PD si PD no è dirimente in questa fase . . . io la ritengo inessenziale ma tra quello che penso io e quello che pensa la maggioranza dei compagni ce ne passa !

    Molto semplicemente si potrebbero promuovere assemblee pubbliche menttendo all’odg: Oltre l’Unione per un rilancio della Rifondazione Comunista !

    Fatto un primo giro di verifica potresti tirare le somme e capire se ci sono i numeri per proseguire in un approfondimento della discussione e in uno sviluppo delle iniziative. Diversamente il pallino passa esclusivamente alle aree veteroidentitarie.

    Mi permetto di dire che dovresti pensare di lavorare in relazione anche a chi fino ad oggi hai percepito come distante da te. Rimango convinto che ci siano molte e molti compagni disponibili ad una battaglia di lungo periodo per il rilancio della Rifondazione comunista. Tra l’altro le condizioni oggettive del paese sono quelle che sono e quindi lo spazio per una critica radicale a bipolarismo e neoliberismo si estendono e non si restringono.

    Non ci sono solo questioni interne: legge elettorale, monnezza o salari ma grandi come le Twin Towers ci sono problematiche internazionali sulle quali tornare a riflettere: Afghanistan, Kossovo, crisi della costruzione europea . . . sulle quali penso potresti esprimerti e trovare relazioni utili.

    Insomma fuor di retorica, visto che in Parlamento oggi non c’è granchè da fare . . . ci sono parecchie altre cose che si potrebbero fare. Alcuni (le compagne non sembrano essere molte tranne Pamela di Bologna) tra chi scrive su questo blog è sicuramente disponibile a darti una mano.

    Poi, siccome è vero che siamo tristi ma io penso che anche sul letto di morte non sia utile perdere il senso dell’umorismo . . .

    1) La tua sassata di oggi è finita sulla testa riccioluta di Michele De Palma ma più che di Obama bisognerebbe sapere cosa pensano lui e altri dignitari baresi del processo che comincerà il prossimo 22 febbraio e che vede coinvolto l’ex segretario della Federazione di Bari Raffaele “Lello” Crivelli purtroppo arrestato per una complessa vicenda di discariche abusive.
    2) Non so Sergio ma io mi professavo milanista solo per farti incavolare perchè in effetti mi intendo più di astrofisica che di football. A proposito consiglierei, l’ho sperimentato . . . di andare in giro per Roma negli ambienti compagni dichiarandosi laziale . . . è un po’ come essere del KKK (quello USA) ad Harlem . . . fanno certe facce !
    3) Sono o siamo non violenti . . . ma se domandare il ricambio pressochè completo del gruppo dirigente deve trasformarsi in una rissa, che rissa sia . . . anche perchè secondo me più che fare a botte, conoscendo un po’ i personaggi in questione, credo che basti fare Buuu!!!
    4) Cos’è sta storia dell’anarquia di cui ti vanti ? Mi sorge spontanea una antica domanda: Ma chi ti paga ? I nazisti dell’Illinois ?

    Speriamo che adesso qualcuno non abbia da ridire perchè il Blog scade in un grottesco delirio. Le domande e le proposte di cui sopra rimangono tali e quali.

    Buon proseguimento, Alessandro

  50. sergio meazzi Says:

    In realtà l’essere milanista nasce da una cultura- politica di Milano. Infatti i rossoneri erano chiamati la squadra dei casciavit. Mentre i neroazzurri dei bauscia. Per capirci il milan era la squadra degli operai e l’inter della borghesia. Ramon ha sfatato le indicazioni storico/culturali del calcio. Effettivamente oggi è un po diverso.

  51. ahahha, Ramon…ottima la sassata qui sopra…. 🙂

  52. caro alessandro, ora è diventato anche divertente leggerti. in effetti ho in testa cose molto simili a quelle che proponi. e le farò. a cominciare da una proposta per le elezioni che comunque vengono prima del congresso e che sono un passaggio fondamentale per il futuro di rifondazione.
    salut
    ramon

  53. ahi ahi sergio, l’inter nasce da una scissione del milan che decise di giocare solo con calciatori italiani. perciò si chiama internazionale. e poi marcos l’ha chiamata la mas digna (la più degna). sarei interista lo stesso ma son cose che fanno piacere. quanto alle leggende secondo le quali ci sarebbe una squadra più popolare e una più borghese mi pare che siano autoconsolatorie per i milanisti di sinistra ma poco fondate.
    un abbraccio
    ramon

    ps “L’Inter è nata in una notte stellata in un ristorante di Milano. Il pittore Giorgio Muggiani, che ne disegnò il simbolo, guardando il cielo disse: “Nascerà qui, al ristorante l’Orologio, ritrovo di artisti e sarà per sempre una squadra di grande talento. Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle, si chiamerà INTERNAZIONALE perché noi siamo fratelli del mondo”

  54. sergio meazzi Says:

    Sto contattando cespuglio dal cielo per avere una risposta.
    Vamos cugino.

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