La crisi e la sinistra, la crisi della sinistra.

Eccoci alla crisi.

Scrivo, e lo faccio apposta, a poche ore dal voto di fiducia del senato, quando ancora non si sa se Prodi lo affronterà veramente, uscendone vincente o sconfitto, o se si dimetterà un minuto prima per aprire la strada ad un Prodi bis o a un altro governo, istituzionale, tecnico o che so io.

Mi interessa, in questo momento, dire delle opinioni, e soprattutto porre domande, su questa esperienza di governo e su come si è arrivati a questo punto. Perché un bilancio e un giudizio su quanto è successo è importante per capire cosa fare ora.

Avevamo pensato, e non a torto, che una stagione di lotte connesse al movimento contro la globalizzazione e all’opposizione contro Berlusconi avevano creato le condizioni per tentare (ripeto: tentare) di invertire la tendenza. Si poteva instaurare un circolo virtuoso per cui provvedimenti in risposta alle domande dei movimenti sociali e sui diritti civili avrebbero sollecitato nuove domande più avanzate. In questo modo si sarebbe anche ridotta la separatezza fra politica e società.

Evidentemente le cose non sono andate così. Ma perchè?

Si può dire, come fanno molti a sinistra, che era un’illusione, che non c’era e non c’è alternativa ad una collocazione di opposizione. Che solo la denuncia dei problemi, la presenza nelle lotte, i voti coerenti in parlamento possono, nel lungo periodo, far accumulare le forze per cambiare le cose. Un giorno lontano, forse. Oppure si può dire che è colpa della legge elettorale, di Mastella e dei centristi, del Partito Democratico, della divisione della sinistra, della cedevolezza del governo nei confronti dei poteri forti e del Vaticano. E così via.

Io non concordo con nessuna di queste due tesi. Entrambe sono, per dirla con un termine gergale ma efficace, politiciste, anche se contengono molti elementi di verità. Entrambe, cioè, pensano che la chiave di volta di ogni situazione sia interna alla politica ufficiale, tanto se ti opponi in modo intransigente e declamatorio come se tenti di cambiare le cose dall’interno del governo. Entrambe finiscono inevitabilmente per essere subalterne al governo e ai poteri che lo sorreggono, così come finiscono per misurare i famosi “rapporti di forza” in termini elettoralistici. Entrambe, infine, osservano i movimenti dall’alto, come se i movimenti non nascessero per cambiare le cose subito bensì per smascherare il capitalismo o per delegare qualcuno a “fare il possibile” nelle istituzioni. Io invece credo che il “tentativo” sia diventato ben presto un “non possiamo fare altrimenti”, che gli obiettivi di cambiamento siano inesorabilmente divenuti “riduzione del danno” e che “l’internità” ai movimenti sia stata sostituita dal classico “dialogo”. Ovviamente le cose sono molto complesse ma io penso che si poteva, in autunno, fare un bilancio sincero sul “tentativo”, dire chiaramente a tutti che non si poteva più andare avanti così, vincolarsi ad una consultazione di massa sulla permanenza o meno al governo e andare fino in fondo. Almeno si sarebbe dimostrato che i contenuti sono più importanti della collocazione politica, che esiste una forza che prova davvero a cambiare le cose ma che se non ci riesce non cambia discorso, non racconta balle, non prende decisioni “interpretando” il volere e i sentimenti della propria gente ed è capace di avere il coraggio di rimettere la decisione più importante ad un referendum. Così facendo si sarebbe aperta una vera e grande discussione sia sui contenuti della politica del governo sia sullo stesso tema del rapporto della sinistra con il governo e con il potere. E sono convinto che sarebbe stata una discussione dall’esito non scontato. Forse c’era ancora la possibilità di cambiare la rotta del governo. Per saperlo, però, bisognava provarci davvero mettendo nel conto anche una possibile rottura.

Mi sbaglierò, ma se tutto questo non è stato fatto è perchè si è pensato ad una unità della sinistra salvifica e senza basi reali, che ha funzionato da freno invece che da motore per i movimenti e le lotte.

E così siamo travolti da una crisi nata con gli arresti domiciliari della moglie di Mastella, dalle più oscene manovre di palazzo, per cui se Prodi si salvasse saremmo ancora più subalterni e se ci fosse un governo istituzionale ci lacereremmo ancora di più fra di noi. Per non parlare, poi, di eventuali elezioni anticipate che ci precipiterebbero in una discussione sulla lista unica, sul simbolo e soprattutto sull’alleanza o meno con il Partito Democratico.

Ma questa è un’altra discussione. Intanto vediamo che succede…

ramon mantovani

33 Risposte to “La crisi e la sinistra, la crisi della sinistra.”

  1. patty54 Says:

    Caro Ramon,
    l’analisi che fai coincide quasi in tutto con quanto vado affermando in giro per i blog (specialmente su SXnet), ora però quanto spazio c’è ancora in RC per queste posizioni?
    Patty

  2. Caro Ramon, non pretendo di rispondere a tutti i tuoi argomenti, anche perché con alcuni concordo anche (ad es. sulla Cosa rossa), ma una domanda te la devo fare: perché mai una opposizione dovrebbe essere per forza “declamatoria”? Certo, Rifondazione in passato si è più volte abbandonata a battaglie e a logiche d’immagine, anche quando eravamo appunto all’opposizione. Io credo che sia possibile lavorare con una logica di costruzione, di radicamento, di sedimentazione sia delle lotte e dei movimenti che del partito e delle organizzazioni. Si possono persino ottenere delle conquiste, quando le condizioni e la nostra capacità lo permettono. Il piccolo problema è che di questo non c’è né c’è stata traccia, perlomeno nei “piani alti” del partito, per tanti anni. Certo è meno bello che fare i giochi di prestigio (al governo o all’opposizione), la pazienza di costruire, di formare e di formarci la si trova se c’è alla base una prospettiva ambiziosa, se ci ricorda cosa vogliono dire “paroline” come lotta di classe, capitalismo, socialismo, sfruttamento, rivoluzione, ecc. ecc.
    La svolta necessaria sicuramente va più in là di un ritorno all’opposizione (e di corsa! Perché sostenere un governo tecnico sarebbe uno scempio inimmaginabile, da fare impallidire quello che abbiamo ingoiato fin qui). C’è da rivoltare come un guanto un partito nel quale imperversano le logiche che ben conosci anche tu, a partire da quelle elettoralistiche (se faccio il segretario di federazione magari alle prossime amministrative divento assessore o consigliere…), c’è da ridare un senso a una militanza smarrita, costretta a stare in apnea aspettando gli eventi romani; e via dicendo. Ma tutto questo non può cominciare fino a quando non si dissipa l’allucinazione governista (perché altro non so definirla).

    A presto!

    Claudio Bellotti

  3. cara patty, grazie ancora per il tuo commento. alla domanda rispondo che secondo me lo spazio è tanto. almeno spero, comunque lo vedremo al congresso.
    un abbraccio
    ramon

  4. caro claudio, come sai condivido diverse delle cose che scrivi nel tuo commento. conoscendomi dovresti anche sapere che per me l’opposizione non è mai necessariamente declamatoria. ma sinceramente penso che non ci sia nulla di male nel riconoscere che nella sinistra esista anche l’idea che chi la spara più grossa sembra più di sinistra. ovviamente non mi riferisco a te che sei compagno rigoroso.
    credo che ci siamo capiti
    un abbraccio e buon lavoro
    ramon

  5. Scrivo da Bari, terra “governata” (si fa per dire) dalla sinistra e sai perchè. Ma pensiamo solo al Nichi nazionale. Quando lo abbiamo letteralmente “imposto” alla Regione Puglia, contro tutti e tutte, abbiamo vinto una scommessa. Noi delle associazioni e dei movimenti.
    Poi, cosa succede dopo? Dimenticati da tutti. Gli altri a contendersi poltrone ed incarichi. Noi a soffrire per lui, per il governo nazionale….. Non ti dico di più.
    Ti dico solo che, alcuni mesi or sono, durante un incontro con i compagni di una sezione, diciamo “alternativa”, di Rifondazione, ebbi a dire: “cari compagni, avete sei/sette anni per ricostruire la sinistra!”, abbiate pazienza e mettetevi al lavoro.
    Tutti mi chiesero cosa volessi dire. Ed io spiegai: “dico AVETE perchè io ho già un’età avanzata, per cui non so se potrò vedere il “risorgimento” della sinistra. Voi giovani avete invece tempo perchè io penso che tra cinque sei mesi si andrà a nuove elezioni. E VINCERA’ LA DESTRA. Che rimarrà al governo cinque anni, siatene certi. Quindi, fate voi i conti”-
    Siamo quindi all’epilogo. Ma forza giovani e giovanette, ricominciate daccapo, con altre motivazioni, altre spinte, altra classe dirigente che non sia “ATTACCATA” alle poltrone etc.
    Forse ce la farete. Io ci credo ancora. Ma dobbiamo lavorarci. Possibilmente senza la Sinistra Arcobaleno che si sono inventati di sana pianta, ma cominciando a rileggersi Marx,Gramsci e qualcun altro. E poi operare.
    Ciao Ramon ed in bocca al lupo (io dico salviamo il lupo).
    Walter

  6. Gustavo Boemi Says:

    Il problema più grande che abbiamo a casa nostra, è che alla crisi del governo e allo stallo istituzionale, la SINISTRA non ha saputo dare una risposta unitaria. Il richiamo del 20 Ottobre sembra essersi perso nel vento e le istanze degli elettori di sinistra,sono state scavalcate dalle esigenze elettoraliste dei singoli partiti. Non appena si è affacciata la crisi ognuno ha pensato a quale fosse la soluzione più giusta per il mantenimento della poltrona o alla eventuale rielezione.
    All’interno del nostro partito, evitare il congresso ovvero la discussione schietta e forte, è sembrato una forzatura per continuare l’esperienza di governo, all’interno di un governo centrista e filo-vaticanista.

  7. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Carissimo Ramon,
    sto ascoltando GAvino Angius che blatera in Senato, il destino dello sgoverno pare segnato ma la crisi vera è quella della Sinistra che non ha sfondato alle elezioni, perchè ha scelto il basso profilo, e si è distaccata dalla società contrastando non i poteri forti ma i tanti deboli arrabbiati e in lotta . . . purtroppo ! Ma è così e potremmo fare una ampia disanima.
    Ciò che ancora non è scritto è come rompere definitivamente con la cultura dominante nel PRC e a Sinistra ? In tanti e io tra questi vorremmo costruire un partito alternativo alla cultura, perdona la personalizzazione ma occorre capirsi, dei Ferrero e dei Giordano. Ci sono centinaia e forse migliaia di militanti, quadri, attivisti soprattutto giovani che non sanno più a che santo votarsi. Il tema non è il governo ma il partito o meglio ancora la Sinistra. Il problema è quindi enorme e ti propongo di aprire subito la discussione in giro per il paese. A Bologna ad esempio, a presto. Grazie per questo spazio che . . . nel silenzio dei nostri è un po’ come la coeprtina di Linus . . . ci si riscalda e ci si rassicura ! Almeno un deputato in ascolto !!! Ciao, Alessandro

  8. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Be’ ora la crisi è aperta e si può, almeno a me pare, tirare un respiro di sollievo, sapendo di essere all’unisono con tantissimi lavoratori precari e non, i giovani tutti !!! Una gran parte del popolo di Genova (umiliato dal sostegno a De Gennaro), i democratici, i pacifisti e insomma tutti coloro che pur rendendosi conto dei pericoli cui andiamo incontro ritengono che il rimedio fosse peggiore del male e di vedere Prodi fare il gradasso, Veltroni il salvatore della Patria e Bertinotti il passacarte . . . bè non ne potevano proprio più.

    I tempi cambiano e se ieri o ieri l’altro una sconfitta elettorale o referendaria (v.’84) del PCI mettevano i lavoratori in una condizione di minorità e indebolivano tutto il movimento operaio, oggi invece sembra proprio che sia la sconfitta di questi apparati a ridare speranza e forza a tous le sans, ai lavoratori e agli ultimi.

    Pertanto ritengo utile partire proprio da questa riflessione, amara ma non troppo, per cercare di contribuire alla discussione collettiva affinchè sia chiaro che anche come militanti del PRC (di quel che ne rimane ) abbiamo delle responsabilità grosse . . . a mio avviso, la responsabilità notevole di saper ricosturire la dignità e la possibilità di un partito anticapitalista, di movimenti sociali, senza e dopo Bertinotti e il suo gruppo dirigente.

    Io penso che se abbiamo chiaro questo e sappiamo fare i conti con la nostra storia recente, bè le possibilità di ricostruire forza e discorso, cioè fatti ed idee, non ci mancano. Però dobbiamo rompere con quanto ci ha avvilito in questi anni, il governismo, le boutade a mezzo stampa, l’avversione per le lotte e i giovani, il disprezzo della cultura, l’entusiasmo per ogni forma di servilismo ect . . .

    Chiaro si tratterebbe di una vera Rifondazione . . . ma è per questa ragione che nel 1991 ci siamo trovati in tanti (io allora avevo 19 anni) e abbiamo fatto tutta questa strada. Allora questa crisi paradossalmente aiuta Rifondazione e aiuta quello che in questi anni abbiamo chiamato Nuovo Movimento Operaio.

    Ora occorre il congresso e occorre che dirigenti non compromessi con l’esperienza di governo si mettano a disposizione per costruire.
    In troppi da troppo tempo hanno avuto solo la capacità di distruggere.

    Domando venia per le troppe parole e comunque buone cose. Alessandro

  9. giovanni Says:

    Caro Ramon la stima e l’affetto che ho nei tuoi confronti mi impone di essere
    molto franco.Posto che non discuto i nobili propositi vorrei rimarcare che occorre, a mio parere rivedere tutta la strategia( figuriamoci la tattica).
    Oltre alle riunioni di partito e di chissa quale circolo forse non ci si rende conto dell’effettivo stato della dominazione culturale e cognitiva in atto.MENTRE SI DISCUTE DELL’OTTIMO siamo molto lontani dal BENE.
    La discussione che seguo nell’ambiente della sinistra più o meno radicale è
    lontanissima dall’essere effettivamente incisiva sulla realtà che sempre più va
    delineandosi. Ribaltare il punto di vista non significa tradire una convinzione,ma accettare che la sua forma ( e in parte di fatto il suo contenuto) è radicalmente mutata. E’ IL CONSUMO E LA LOGICA CHE LO GUIDA E LO GOVERNA IL CUORE DI UNA EFFETTIVA RIVOLUZIONE CULTURALE. MA lo vedete che i giovani anche quelli dei circoli seguono italia1 e mode teleguidate. La sinistra deve o no essere come sua tradizione una posizione culturale avanzata? Se si perchè non entrare nel
    merito preciso di questo? Le circonvolute e nobili dinamiche di discussione interna non credo riescano più ad incidere nel cuore di un sistema sociale
    radicalmente mutato che corre ad un’altra velocità. Mi taccio per ora
    anche se potrei dilungarmi con molti altri argomenti.
    Con stima e immutato affetto un vecchio compagno che non mollerà mai.

  10. Ovviamente non condivido molte parti “centrali” del tuo ragionamento.
    Non mi dilungo perchè non voglio venir qui a fare il rompiscatole.
    Sono invece d’accordo quando parli di unità salvifica senza basi, ed il ragionamento che lo precede.
    Qualcosa di simile la ho scritta nel commento al precedente post.
    Rifondazione per me ha responsabilità enormi.
    Ciò non mi impedisce di augurarti personalmente “buon lavoro”, anche se sono fermamente scettico su quella che mi pare esser la strada intrapresa da rifondazione per il futuro imminente.

  11. luca liguori Says:

    Caro compagno,
    condivido pienamente la sostanza del tuo documento, ma la riflessione politica che apri è estremamente tardiva.
    Il “venti d’ottobre” meritava o meglio, avrebbe dovuto innescare una risposta chiara sugli indirizzi di governo.
    Si è scelto invece, per la logica della “riduzione del danno” alla quale tu stesso con grande onestà intellettuale fai riferimento, di disattendendere
    quella richiesta di cambiamento, quell’appello alla coerenza, quel bisogno di identità comunista.
    Il risultato forse sarebbe stato lo stesso, ma almeno saremmo stati vicino alla nostra gente.

    Luca Liguori-Cons. Com. Della Spezia

  12. salvo scuderi Says:

    Caro Ramon,
    da oggi ci troviamo ad affrontare (formalmente) un quadro politico ben diverso da quello che nel 2006 ha dato vita al Governo Prodi.
    La sfiducia di ieri a prescindere da quale sarà l’epilogo e da quali siano state le cause (formali o sostanziali) apre una fase nuova, complicata e dagli esiti incerti.
    Veltroni con le dichiarazioni dei giorni scorsi, anche se altri esponenti il PD nelle ultime ore pare abbiano fatto marcia indietro, sancisce la fine dell’esperienza dell’unione, e parallelamente non mi sembra (almeno guardando dall’esterno) che la “cosa rossa” dia segnali di unità, compattezza e buono stato di salute.
    Sia chiaro, personalmente sono cosciente che la politica è fatta anche di mediazioni, di ricerca di unità e quando ci sono le condizioni anche di responsabilità di governo.
    Peccherò di presunzione e, forse, anche di incoscienza ma la cosa che mi preoccupa di più è la crisi dei rapporti con il “movimento” ed il fatto che non ci sia stato dato il tempo per provare (almeno per provare) a dare quelle risposte che un po’ tutti ci aspettavamo (anche parziali) e che erano state il nostro contributo al programma dell’unione.
    Credo che dobbiamo trovare le modalità per ripartire proprio da dove abbiamo iniziato l’esperienza del Governo Prodi, da quelle parole d’ordine, da quei contenuti, credo che dobbiamo provare a ricostruire quei rapporti, e caratterizzare la nostra azione politica a tutti i livelli partendo da quelle analisi, da quei contenuti, da quelle richieste di cambiamento e di “speranza” di un mondo nuovo.
    Non credo serva nasconderci le difficoltà e che la fase che ci aspetta sarà particolarmente complessa ma allo stesso modo credo che abbiamo “il dovere” di essere parte delle richieste di cambiamento che da più parti vengono poste con forza e di trovare i modi e le forme per organizzarle e rappresentarle (senza strumentalizzazioni e forme di paternalismo politico).
    ciao

  13. caro walter, grazie per il commento. la sinistra ha un bel problema grande come una casa nel suo rapporto con il potere. e la cosa rossa con il governo, che è anche peggio. prima o poi sarà acquistata la consapevolezza necessaria per capire è nella società che si possono cambiare le cose.
    un abbraccio
    ramon

  14. si gustavo, ma perché la sinistra non è stata capace di fare una cosa banale come dire a prodi: o si applica il programma o si va a casa? ti rimando alla risposta a walter qui sopra. e rifondazione è rimasta ingabbiata dentro un processo unitario a sinistra senza basi solide. ora è il tempo di discutere bene di queste cose.
    ciao
    ramon

  15. caro giovanni, non credo di essere proprio d’accordo con te. o meglio: con lo spirito di quel che dici si, ma non con certi argomenti. ma quando mai si discute dell’OTTIMO? c’era un minimo che poteva giustificare la presenza al governo ed è su quello che si è discusso. ma non basta discutere bisognava agire. ma agire metteva a rischio il governo e la cosa rossa. e poi scusa ma marx parte proprio dall’analisi della merce per fondare il suo ragionamento. quel che dici è ben presente nella riflessione e nella discussione politica del movimento contro la globalizzazione. e, per favore, non dire che le discussioni, i ragionamenti sono circonvoluti e nobili. viviamo un’epoca nella quale si ragiona, si discute, si approfondisce poco. tutto è effimero ed è il trionfo del leaderismo e delle semplificazioni. che collettivi, di partito o meno, abbiano il gusto di capire è un bene non un male. ma forse non ho capito bene il tuo ragionamento.
    un abbraccio
    ramon

  16. moltitudini, grazie. almeno su qualcosa siamo d’accordo. sulla strada futura di rifondazione vedremo. ci sono proposte ed opinioni diverse.
    un abbraccio
    ramon

  17. ciao alessandro, anche se dici una cosa vera circa ciò che comporta la caduta del governo, ci andrei piano con quel tono vagamente trionfalistico. anche noi siamo sconfitti. e non dico noi partito, dico noi movimento, dico noi socialmente. non sarà facile risalire la china. ma sul come farlo sono d’accordo con te.
    un abbraccio forte.
    ramon

  18. caro luca, purtroppo, e dico purtroppo, i temi che dici sono stati sollevati a suo tempo. sia nelle riunioni sia su liberazione. ma come tu stesso testimoni l’attenzione era volta altrove. sulla cosa rossa e sulle beghe del partito democratico. comunque la lotta continua.
    un abbraccio
    ramon

  19. caro salvo, sottoscrivo parola per parola il tuo commento.
    grazie
    ramon

  20. raffaele amato Says:

    caro ramon, sono troppo d’accordo con te e credimi ragionando con altri compagni stamattina all’ università siamo davvero in tanti a pensarla in questo modo,con sfumature diverse,naturalmente. ora è tempo che i vari dirigenti nazionali di questo partito (colonnelli e burocrati) si facciano da parte e ricominciamo a tessere le reti della rifondazione comuista..

  21. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Carissimo Ramon, mi permetto di rispondere alla tua considerazione dissentendo su un fatto importante. Questa attuale non è la nostra sconfitta, noi, cioè precari, delgati, militanti sociali,il popolo di Genova per intenderci e anche di più siamo già stati sconfitti e molto duramente da quando il PRC ha scelto la strada del compromesso elettorale senza condizioni con l’Unione. In tanti, io per primo abbiamo veramente sperato e soprattutto agito per una trasformazione della politica basandoci sulla forza della partecipazione collettiva che i Movimenti avevano generato, ma bel più delle botte e dei gas somministratici in via Tolemaide, a Nizza, Napoli, via Corelli, Bologna, Aviano, Praga etc, ben più della violenza poliziesca e dello strabismo giudiziario ci hanno colpito, ferendoci e umiliandoci, i colpi bassi e le mazzate che abbiamo ricevuto e che abbiamo continuato a ricevere dai dirigenti di Rifondazione o dai burocrati sindacali. Soffermandosi sui primi, costoro ci hanno sconfitto spazzando via un patrimonio di lotte collettive enorme, ad esempio sciogliendo le strutture di partito e di movimento (senza l’uno anche l’altro fatica il doppio) che come precari ci eravamo dati, chiusura di siti internet, espulsioni ed una vera e propria caccia all’uomo che si è diffusa nelle Federazioni come accadde nelle strade genovesi con la differenza che qui non ci sono state buone anime che hanno aperto i loro portoni per darci rifugio. Solo violenza cieca e arroganza di un gruppetto di donne e di uomini resi arroganti dall’odore del potere, distanti dalla realtà e ben protetti da scorte armate. Così siamo stati sconfitti da molto tempo, almeno due o tre anni, e ora questa attuale non è la nostra sconfitta ma solo la loro, la sconfitta di nani, ballerine e eretici da Bagaglino sui quali oggi cala o deve calare il sipario.
    Ecco perchè nelle mie parole si intravvede un qualche trionfalismo che è quello stesso che ieri sera ci siamo scambiati telefonicamente in diversi, tutti iscritti o ex iscritti, ricercatori universitari, militanti, delgati FIOM, gente dei call center. Tutte persone serie, padri di famiglia, militanti da sempre e nessun settario, grupettaro o cane sciolto. Abbiamo festeggiato perchè questo governo è stato una iattura per la Sinistra e per l’Italia che ora ha una democrazia più debole ed una sinistra politica allo sfascio.
    Citando quello che tu dici nell’articolo . . . osservano i movimenti dall’alto, come se i movimenti non nascessero per cambiare le cose subito bensì per smascherare il capitalismo o per delegare qualcuno a “fare il possibile” nelle istituzioni. Io invece credo che il “tentativo” sia diventato ben presto un “non possiamo fare altrimenti”, che gli obiettivi di cambiamento siano inesorabilmente divenuti “riduzione del danno” e che “l’internità” ai movimenti sia stata sostituita dal classico “dialogo” . . . vorrei sottolineare come su questo punto io sia totalmente d’accordo.
    Da qui si può ripartire per non consegnare il PRC ad una cultura veteroidentitaria senza futuro.
    Ma c’è un ma grande come una casa . . . ma chi è disposto a darsi da fare nella direzione di rilanciare Rifondazione ? Chi è disposto a sancire una definitiva rottura con gli apparati che hanno gestito il PRC negli ultimi anni ? Io credo che ci siano tanti, centinaia, migliaia, di militanti pronti a dare il proprio contributo ma nessuno di questi è disponibile a fare un metro di strada insieme ai responsabili della duplice sconfitta cui abbiamo assisitito. La sconfitta dei Movimenti e ora la sconfitta dell’opzione politicienne. Spero di avere spiegato un po’ delle mie ragioni e di avere chiarito che anche da parte tua occorre chiarezza. Ora la vicenda della consultazione è accantonata e si deve tornare al Congresso. Subito. O no ? Tu cosa ne pensi ? Riusciamo a dare vita ad un Movimetno per la Rifondazione che immediatamente lavori per l’alternativa al gruppo dirigente ? Se si andrà al voto in aprile, come ritengo sia giusto, chi deciderà la linea politica, i temi della campagna elettorale, le candidature. Temo che su questo la lotta si inasprirà ulteriormente e sarà drammatica. Fare subito il congresso dovrebbe aiutare ad uscire da questa impasse e se no quali sono le alternative che ritieni possibili ?
    Occorre chiarezza. Adelante ! Non mollare ! Ora è possibile avviare un ricambio esteso e profondo. Adelante ! Ramon. Alessandro

  22. Caro Ramon,

    che dire d’altro? Condivido pienamente il tuo articolo. Il fatto che la crisi arrivi da destra, da Mastella ma anche da Veltroni, non ci esime dall’analizzare i molti limiti che come Prc abbiamo avuto in tutta questa esperienza di governo. Limiti politici e soggettivi che hanno portato al calo evidente del Prc nei sondaggi elettorali (per quanto questi vadano presi con le pinze), ma specialmente ad una scissione silenziosa di molti/e compagni/e dal partito che hanno ridotto la nostra forza, il nostro radicamento nei territori e la nostra presenza (internità appunto) nei movimenti. Io spero che il gruppo dirigente del mio partito abbia la capacità e la voglia di avviare una seria riflessione e autocritica, per rilanciare questo nostro patrimonio comune che si chiama Rifondazione Comunista. Io, da parte mia, do la mia disponibilità.

    ciao, Marco Sironi

  23. Non festeggio perchè sono più lucidamente..atarassico, ma sono d’acordo con molte cose che scrive Alessandro Gulinati.

    Se non si fosse pretesa la presidenza di Montecitorio..chissà se qualcosa sarebbe andata diversamente.

  24. Leggo che il prc annuncia il No alle missioni.
    A me pare davvero sintomatico del famoso distacco del palazzo dalla società: si vota NO ad una cosa alla quale si voterebbe Si se il governo non fosse caduto.
    Tanto ci sarà il Si bipartizan.
    Mah.

  25. alessandro.gulinati@virgilio.it Says:

    Care moltitudini,
    in effetti qui nessuno festeggia e l’atarassia o la voglia di pensare ad altro domina. Però dopo un paio d’anni che sono scomparsi dal mondo molto presi come erano dal Palazzo, reincontrare i vari Giordano e Co. magari senza scorta armata, un sorriso lo fa balenare.

    Piuttusto ciò che dovrebbe diventare un elemento di battaglia politica è il tema del processo democratico necessario sia dentro il partito che nella prospettiva di nuove elezioni.

    Il Congresso lo facciamo o no ? Le primarie partecipative e vincolanti le facciamo o no ? Da queste questioni dipende la possibilità di riattivare compagne e compagni. Altro non mi pare sia possibile.

    Ciao, Ale

  26. caro raffaele, grazie per il commento. come vedi, però, non uso termini sbrigativi per definire altri compagni. non solo per una questione di buona educazione. soprattutto perché credo nelle ragioni di una battaglia politica che potrebbe essere oscurata ed anche danneggiata e snaturata se scadesse in rissa. ovviamente queste parole non sono una censura nei tuoi confronti. sei liberissimo qui di usare i termini che preferisci e che comunque non mi scandalizzano ne sorprendono. certo un gruppo dirigente deve sempre rispondere delle scelte che ha fatto. spero, anzi mi batto affinché il congresso possa davvero controvertere l’andazzo di questi due ultimi anni.
    un abbraccio
    ramon

  27. caro alessandro, mi fa davvero piacere leggerti e verificare che insieme a opinioni diverse ci sia una sostanziale condivisione. se sono d’accordo con te che la caduta del governo mette fine a equivoci insisto nel dire che non risolve certo la sconfitta sociale. anzi, per certi versi la può anche aggravare. sebbene, poi, io sia convinto come te che la fatale attrazione del potere si sia ben vista per gli effetti che ha prodotto su molti compagni tanto a livello nazionale come a livello locale in tante giunte, credo che non basti a spiegare un così rapido mutamento culturale. c’è anche dell’altro. per esempio un possente ritorno di chiavi di lettura e, conseguentemente, di proposte nettamente politiciste. per altro, nella deriva politicista è anche iscritta la vocazione stalinista che purtroppo ben si vede in troppe occasioni. ma forse questo tema merita un serio approfondimento.
    quanto alle tue domande ti rimando alla cosa che scriverò appena avrò un po di tempo (forse domani, ma non so perché vado all’assemblea sul processo di cosenza a reggio calabria).
    le incitazioni finali del tuo pezzo, però, cercherò di onorarle con tutte le mie forze.
    un abbraccio
    ramon

  28. caro moltitudini, credo di essere d’accordo con entrambi i tuoi commenti, anche se sulle missioni militari avrei molto da dire. prima o poi lo farò cercando di essere rigoroso ed esaustivo.
    salut
    ramon

  29. caro marco, ancora una volta d’accordo. la tua speranza è anche la mia. ma la direzione di oggi è stata molto deludente. domani, forse, cercherò di spiegarmi meglio.
    un abbraccio
    ramon

  30. mariano (catania) Says:

    caro Ramon,
    sono un compagno di base che da molti anni milita nel prc a catania, non so se ti ricordi, ma ci siamo conosciuti quando sei sceso per l’iniziativa sul Chiapas.
    ho seguito la crisi, e penso che oltre alla caduta del governo, si stia per chiudere inevitabilmente una fase politica di quindici anni. il bilancio sarà senz’altro molto complesso ma non vedo molti elementi positivi. questi due anni di governo sono stati deludenti, per la base come per i riferimenti sociali che abbiamo coinvolto nella nostra scommessa, a questo si aggiunge l’esaurirsi,anche a causa della nostra assenza, dell’autorganizzazione sindacale, studentesca, sociale, della voglia di partecipazione rilanciata dalla spinta propulsiva di genova, l’incapacità del partito di agire organicamente nella microvertenzialità diffusa nel territorio con forti caratteristiche di partecipazione di massa, e più genericamente un abbandono del conflitto sociale nelle sue varie forme. resta poco, il processo della sinistra unita che nella fase iniziale avevo criticato per l’assenza di unità d’azione (fondamentale secondo me per avviare un percorso politico e non elettorale) si arena per la convenienza di nostri patners a gestirsi spazi amministrativi locali, piccole deputazioni, ed altro ancora di cui è fastidioso anche parlare, tutto questo in un quadro di subaltenità al PD evidentemente nella loro ottica elemento garante della loro sopravvivenza in un quadro bipolare che garantisce alternanza causando l’ennesima delusione alle aspettative del popolo della sinistra che il 20 ottobre ha dato… o per meglio dire abbiamo dato un ottima risposta all’esigenza di un unità che partiva dalla base. tutto questo mentre il disagio sociale emerge in forme antipolitiche ed è utilizzato dalla reazione in operazioni mediatiche che causano solo guerre tra poveri.
    la crisi della sinistra e di ogni ipotesi di cambiamento è evidente. potremmo aggiungere a questo quadro sintetico molti altri elementi negativi ma la domanda che volevo porti è: come uscire dalla crisi e rilanciare un percorso di cambiamento e riscossa sociale???
    personalmente penso che la questione della legge elettorale sia centrale ma non ho trovato la posizione tua nel sito rispetto al percorso che sta proponendo il partito in questa fase. io credo che il proporzionale sbarrato al 5% sia l’unico modo per ricostruire una terza polarità nel panorama politico e da li ripartire per un percorso a lungo termine di ricostruzione della sinistra. non mi stupisce la contrarietà dei nostri “alleati” della sinitra arcobaleno ne la preferenza di veltroni per il modello francese. quindi, siamo veramente nelle mani di Casini? sarà lui il salvatore dei rivoluzionari? e il dopo come sarà? tornerà il conflitto sociale, di classe, chiamatelo come volete?

  31. bè..sulle missioni allora attendo!

  32. giovanni Says:

    Caro Ramon,

    è per me di tutta evidenza che la partecipazione al governo Prodi sia stato
    un grande errore politico . Non sono nelle condizioni di dare lezioni a nessuno e personalmente mi sento un’eremita politico. Ho molto rispetto
    per tutte quelle persone che con passione ( quella tre volte inchiodata nel legno) vivono la loro coscienza di transizione e la loro “militanza” umana.
    Ciò detto mi è difficile contribuire nello stretto percorso della revisione interna
    di un partito in cui non milito,penso comunque che difficilmente le difficoltà
    di un’organizzazione politica possono essere risolte al proprio interno nelle
    attuali condizioni. Penso soprattutto ai grandi temi quali la globalizzazione
    e ti chiedo se forse non sia il caso di operare una rivoluzione copernicana
    che consiste nella banale accettazione di un fenomeno ormai ineluttabile
    e che richiede di essere vigilato nel rispetto dell’umanità e dell’uomo.
    Per non essere frainteso preciso che continuare a dichiarare la propria contrarietà alla globalizzazione non aiuta ad intercettare le risorse vive
    che potrebbero,chissà quando, mutare il significato di questa tendenza.
    E non aiuta ad essere compresi da coloro i quali potrebbero contribuire
    a giuste battaglie contro questo forsennato e scellerato liberismo.
    Ho voluto fare solo un’esempio per ribadire che una coerente logica delle cose pone in modo evidente il tema del ruolo che ci si vuole prefiggere-
    Se si vuole essere critici anteponendo ai vantaggi di potere quelli di una missione politica ( messianica) coerente e corretta non si può pensare di
    poter concorrere alla formazione di un governo in questo paese.
    Se invece si vuole operare politicamente per aumentare il livello di coscienza di settori della popolazione quanto più estesi e rappresentatativi
    vanno ridefinite le logiche e le modalità di proposta e di lotta.
    Non credo che governare oggi sia sinonimo di ” soluzione”. Anzi credo che
    una partecipazione più consapevole allo sviluppo della cosienza pubblica e
    del pubblico sia oggi assai più qualificante. Ciò detto spero che le fatiche
    di tutti possano essere valorizzate. Ti auguro buon lavoro e ti abbraccio.

  33. ops, scusatemi ma mi era sfuggita la comparsa di questi ultimi commenti.
    mariano: mi pare che siamo d’accordo su molte cose. quanto alle domande finali è certo che noi abbiamo sempre avuto una posizione proporzionalista pura. siamo stati anche disponibili al modello tedesco NONOSTANTE lo sbarramento perchè avrebbe superato il modello maggioritario e sventato le tentazioni presidenzialiste. rimango, però, dell’opinione, come si vede nell’articolo successivo a questo, che fra il sistema attuale e un salto nel buio sia meglio questo. comunque vedremo. il conflitto sociale di classe di movimento c’è e ci sarà sempre indipendentemente da qualsiasi sistema elettorale. ci può essere un sistema politico elettorale che permette alle ragioni del conflitto di essere difese e rappresentate nelle istituzioni ma non c’è una legge elettorale che può promuovere il conflitto. perciò penso che l’attività di una forza comunista o di sinistra debba essere nel sociale e non elettoralista.

    moltitudini: hai ben ragione. annunciare un voto contrario sull’afghanistan ora suona abbastanza come una presa in giro. purtroppo sulla questione delle missioni militari si sono spese da ogni parte tonnellate di retorica. un giorno di questi scriverò un pezzo per raccontare cosa è successo e dire le mie opinioni.

    giovanni: certo hai perfettamente ragione nel dire che anche le discussioni in un partito non sono utili se non sono fatte pensando all’esterno.
    non condivido quel che dici sulla globalizzazione. capisco che tu dica che è ineluttabile, sembra proprio così. ma non è vero. per esempio, dalla comparsa del movimento mondiale contro la globalizzazione al wto non sono riusciti più ad andare avanti con il processo di privatizzazione dei settori non inclusi nel mercato privato come acqua sistemi formativi e sanità. il mondo si può cambiare, non basta vigilare affinché non peggiori. ed è anche questa la strada per prendere e far prendere coscienza.
    almeno credo.

    grazie

    ramon

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