sassata numero 1

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perde per la seconda volta l’occasione per tacere.

Si è sentito in dovere di scrivere una lettera pubblica al Vaticano per “scusarsi”, a nome del popolo italiano, per la nota vicenda dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma.

Un simile atto non può essere compiuto dal Presidente della Repubblica, che rappresenta (o dovrebbe rappresentare) l’unità del popolo e che tutela (o dovrebbe tutelare) i valori costituzionali.

Il noto estremista Paolo Flores d’Arcais, su Liberazione del 20 gennaio 2008 www.liberazione.it ha ben spiegato il perché.

Già la scorsa estate, i primi giorni di agosto, redarguì, con pubblica dichiarazione, il deputato Francesco Caruso per le sue affermazioni sulla legge Biagi e la precarietà. Come se fosse compito del Presidente della Repubblica censurare o sindacare le semplici opinioni dei parlamentari o dei cittadini.

Lo stesso giorno dell’esternazione di Francesco Caruso, però, il Presidente perse l’occasione per parlare.

Non sentì il dovere di esprimersi sulle affermazioni del vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, sulla pulizia etnica contro i gay. Ecco la notizia pubblicata dal Corriere della Sera: «Darò subito disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani, ndr) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni – ha detto ai microfoni di Rete Veneta l’ex sindaco sceriffo della Lega, riportano i quotidiani locali – Devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni e simili».

Queste parole di un vicesindaco, rappresentante di un’istituzione dello stato, dal quale formalmente dipende un corpo armato come i vigili urbani, furono evidentemente giudicate dal Presidente, e dalle centinaia di suoi collaboratori, non abbastanza rilevanti per una presa di posizione della Presidenza della Repubblica.

Come mai?

Forse perché Giorgio Napolitano pensa di poter usare la carica di Presidente per bacchettare chi, a sinistra, non la pensa come lui (e come il Papa), come ha sempre fatto per tutta la sua vita.

Perciò, a suo tempo, non mi sono neppure sognato di votarlo.

 

ramon mantovani

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