La sinistra rischia di nascere vecchia

Alla fine di novembre, in occasione della discussione sul welfare, vi fu l’occasione per aprire una crisi di governo e una reale verifica. Si è preferito votare un provvedimento indecente e rimandare la verifica a gennaio. Ora ci siamo. Ma Prodi, Padoa Schioppa e Damiano, intendono la verifica come “tagliando”, come aggiustamento, non certo come cambio di rotta. Intanto, il governo ha varato il 28 dicembre, un vergognoso decreto sulla “sicurezza” che io, come ha scritto Giuliano Pisapia nel suo articolo su Liberazione, considero impossibile votare. E’ presto per dire come andrà questa verifica, mi auguro che si concluda con una svolta nella politica del governo, ma dubito che possa andare bene. Per due motivi: 1) Il Partito democratico, Prodi e i ministri competenti pensano, al massimo, alla redistribuzione di qualche risorsa che ecceda le previsioni delle entrate dello Stato; non interventi strutturali come abbassare le tasse sul lavoro dipendente ed aumentarle al 20% per le rendite finanziarie. Infatti insistono nel dire che bisogna attendere la trimestrale di cassa, alla fine di marzo, per discutere quanti soldi redistribuire ai redditi bassi e al lavoro dipendente. Inoltre pensano, a quanto pare, a defiscalizzare gli aumenti contrattuali aziendali legati alla produttività, assestando così un ulteriore colpo mortale al contratto nazionale di lavoro. Non hanno alcuna intenzione di fare cose reali sulla precarietà e sulle altre grandi questioni, come le spese militari, l’ambiente e i diritti. 2) le forze della sinistra non dispongono di un’arma fondamentale per centrare l’obiettivo: la determinazione. E’ impensabile che, senza mettere in conto una possibile rottura con il governo, si possa condurre una trattativa degna di questo nome. E temo – anzi ne sono sicuro – che PCdI, Verdi, Sinistra Democratica e perfino una parte di Rifondazione Comunista considerino impossibile rompere con il governo. Vuoi per non compromettere la riforma elettorale, vuoi perchè – per tre dei quattro partiti di sinistra – l’appartenenza al centrosinistra è una scelta strategica e sovraordinatrice di ogni altra decisione, come è scritto a chiare lettere nella “carta d’intenti” della Sinistra e l’Arcobaleno. Comunque vadano le cose, almeno è prevista una consultazione referendaria sull’esito della verifica e sulla permanenza al governo. Nei prossimi giorni se ne discuterà più concretamente, per determinarne i tempi e il campo di partecipanti. Fatte queste considerazioni è chiaro, almeno per me, che le tante illusioni e suggestioni sulla rapida costruzione dell’unità a sinistra mostrano sempre più la corda. Non sono animato da pregiudizi o settarismi. Non penso che il partito al quale appartengo sia autosufficiente. Però vedo irrisolti tanti problemi che non si possono ignorare. A cominciare dal tema, grande come una casa, del governo. E non parlo solo del governo Prodi, parlo proprio dell’idea perniciosa, che alberga dentro e fuori i partiti, nel popolo di sinistra con o senza tessera, che la missione di una forza politica di sinistra, unita o unica che dir si voglia, sia quella di prendere tanti voti e possibilmente governare.

Da questa idea discende che coi movimenti si “dialoga” riservandosi il compito di “dare risposte”. Quelle compatibili con il quadro politico, ovviamente. Da questa idea deriva una dimensione soprattutto istituzionale e unicamente nazionale dell’agire politico. Tornando così alle ossessioni elettorali. Rimango dell’idea che sia necessario verificare l’utilità della sinistra nella capacità di essere dentro i movimenti, a cominciare da quello mondiale contro la globalizzazione, e nella pratica sociale, considerando le istituzioni luoghi secondari dell’agire politico. Continuo a pensare che, se c’è una rottura definitiva da consumare con la storia e la tradizione della sinistra, è quella del rapporto con il potere, come ha insegnato a tutto il mondo l’esperienza zapatista. Queste idee non sembra abbiano avuto molta fortuna l’8 e il 9 dicembre, all’assemblea della sinistra. Finché non avranno maggior fortuna rimarrà il rischio che anche l’unico partito che le ha sposate, almeno teoricamente, svanisca in una sinistra con più voti (forse), ma certamente nata vecchia.

ramon mantovani

pubblicato il 18 gennaio 2008 su Carta

19 Risposte to “La sinistra rischia di nascere vecchia”

  1. Dott stefano quaini Says:

    Non ho particolari commenti su tutto cio’ che ho letto perche’ condivido in gran parte l’analisi fatta ! Sono un medico anestesista e faccio parte della direzione prov prc di Savona… nella nostra provincia e’ calato come un flagello un piano sanitario regionale che mira a distruggere il secondo ospedale della regione liguria ( il S.Corona di Pietra L. ,dipartimento di emergenza di 2° livello ed ospedale di eccellenza e rilievo nazionale per ortopedia ecc. , uno dei pochi con conti in attivo ! ).E’ incredibile che molti parlino di speculazione edilizia sulle aree ospedaliere vicine al mare e da tempo appetibili(V peter Gomez ..Espresso ed altri ); cio’ con il sostegno del prc regionale ! Roba da pazzi e da magistratura.. Liberazione tace ed il partito pure ! Ma siete tutti fuori di testa o peggio conniventi ! Sveglia perche ‘ la credibilita’ e’ sempre meno e la pazienza dei compagni della base ha un limite … ed e’ ora che qualche dirigente regionale ligure venga allontanato perche’ incapace e limitato . BASTA

  2. Egregio Dottor Quaini.

    Io Sono di Milano, ma Pietra Ligure è la mia seconda casa.
    Vado in vacanza da quando le mie ragazze erano bimbe.
    Conosco abbastanza la situazione del S. Corona e delle speculazioni edilizie in zona, e non abbìa timori nel dirlo, sono tutti CONNIVENTI.
    Borghesia di dx, borghesia di sx e servi del capitalismo, a questo punto ben venga un sistema elettorale con uno sbarramento al 10%.
    Dirigenti nazionali ,, tutti devono sparire, si faccia dire gli Iscritti alla fine del 2007, sono solo lori…i dirigenti, l’elettorato è intelligente, segue, vede e ha capito tutto.
    La cosa più INDEGNA, è essersi sciacquati la bocca con la tutela dei meno abbienti, e poi insieme a Prodi, Padoa e compagnia bella abbuffarsi alla faccia di questo popolo che però giustamente li ha abbandonati.

    Saluti proletari

  3. stefanog Says:

    Caro Ramon. Il tuo ragionamento mi fa reiterare una domanda, forse quella su cui sarebbe necessario aprire una seria e approfondita discussione. Io temo cheil problema non sia più neanche se stare o meno al governo o come starci. Il problema è capire se in questa fase -mai analizzata compiutamente e laicamente – esistano o meno gli spazi per la “sinistra” per concorrere paritariamente in una compagine governativa. Io temo che non si tratti solo di capacità di fare pressione, di atteggiamento, di responsabilità ascrivibili a singoli/e compagni/e. Temo che i rapporti di forza reali, quelli messi in campo nelle sclte politiche, economiche, sociali, quelle che dettano l’agenda politica reale, non quella mediatica, vedano più vicini PD e Berlusconi, al di là di un inevitabile gioco delle parti fra presunta maggioranza e presunta opposizione. In questo contesto, e da molto tempo, mi domando: a Palazzo Chigi serviamo solo come ammortizzatore dei conflitti? Come metadone per ridurre i danni?

  4. Caro Ramon, sento nelle tue parole grande inquietudine e rabbia, sentimenti drammaticamente presenti costantemente nei nostri animi in questi tempi. Personalmente credo necessario riprendere ad inseguire dei sogni, ed oggi l’unico sogno che abbia senso e non sia masturbazione intellettuale è la battaglia ecologista. Da questa battaglia nasce l’idea di una sinistra laica, progressista, integrata nei movimenti, libera da vincoli ideologici, determinata nel proporre un nuovo modello di sviluppo economico, di tutela delle minoranze, di un progetto di qualita’ della vita. Come? questa è la vera domanda. Sicuramente non lasciando campo aperto ad un governo di centrodestra clerico-fascista che significa tornare indietro anni luce. Se quindi cio’ significa sostenere questo governo inetto e schiavo del compromesso, ben venga il governo Prodi e smettiamo di fare del velleitarismo il nostro agire. Smettiamola di guardare dentro di noi per vedere la verita’ e iniziamo a guardare cio’ che sta intorno a noi. Cerchiamo di evitare di ritagliare piccoli spazi di gente che la pensa come noi con l’idea che questo rispecchi il pensiero del mondo. Accettiamo viceversa di essere una minoranza che fa una battaglia di idee e valori anche dura e intransigente e necessaria ma pur sempre minoranza.

  5. chiederai di votare contro al pacchetto sicurezza; ma quando la maggioranza dirà che va votato, avrai il coraggio di un vero atto di disobbedienza che aprirebbe una forte polemica ma anche un salutare dibattito?
    Altrimenti son solo tante belle parole?

  6. a stefano quaini e nando vorrei dire che non ho alcuna contezza del problema dell’ospedale s. corona. se stefano fa parte della direzione del partito di savona non dovrebbe avere difficoltà a discutere della questione con la direzione regionale e con la rappresentanza istituzionale in regione liguria. a nando dico solo che è libero di fare ogni tipo di generalizzazione. e io di considerare le critiche di chi taglia tutto con l’accetta e parla a nome del popolo poco utili, anche se rispettabili.

  7. caro andrea, io so bene che siamo minoranza, so bene che anche se siamo al governo rimaniamo all’opposizone del sistema, ma non credo che pretendere che il governo applichi il suo programma e non faccia addirittura il contrario sia essere velleitari. io guardo solo fuori di noi, come dici tu, e se vedo che la maggioranza non della sinistra ma degli italiani è contro la precarietà non posso accettare che il governo accontenti una minoranza, per quanto potente, come gli imprenditori, spianando la strada al ritorno della destra al governo. perciò, scusa, ma rimango della mia opinione anche se rispetto la tua. comunque la discussione continua.
    ramon

  8. stefanog, ancora una volta d’accordo con te. integralmente.

  9. caro romolo, tu poni un problema molto serio. che non voglio eludere. vedi, io potrei dire che voto come mi pare, tanto più che alla camera il mio voto non è determinante. facendolo avrei grande visibilità (parolaccia che aborro). ma tradirei un principio che per me è e resta importante. io penso che la rappresentanza in parlamento sia collettiva. penso che il dissenso sia leggitimo sia quando lo si esprime pubblicamente sia quando si propone al partito e al gruppo parlamentare, come faccio io, di votare contro il decreto sicurezza. penso che ognuno abbia anche il dovere, però, di proporre cose praticabili da tutti e non di fare gesti individuali (se non individualistici) lasciando agli altri il peso di votare controvoglia. ho combattuto contro nichi vendola e contro crucianelli che votarono per il governo dini contro il volere della stragrande maggioranza del partito (anche se sostenuti ed osannati dal MANIFESTO che ci invitava ad ingoiare il rospo), contro cossutta e diliberto che fecero lo stesso nel 98 con prodi. certi principi non si rispettano solo quando si è in maggioranza e si devono applicare ad altri! bisogna saperli applicare anche a se stessi. e non credere, a proposito di coraggio, che sia più scomodo votare in dissenso senza che succeda nulla invece che aprire una vera discussione dall’esito non scontato. infatti, giacché io penso sia giusto per tutti dire: NO il decreto sicurezza non lo votiamo, e siccome sono convinto che si possa fare lo riproporrò. e non dare per scontato che questa posizione sia per forza di minoranza.
    ma anche su questo la discussione continua…
    ramon

  10. patty54 Says:

    Caro Ramon,
    ho trovato questo tuo blog proprio leggendo “Carta” e devo dire che ne sono contenta…infatti, mi è capitato di evidenziare le tue posizioni in altri blog e poter avere un contatto diretto non può che far piacere ed essere utile
    Sono uscita da RC da quasi un anno, dopo 13 anni di militanza a Roma.
    Le ragioni del “divorzio”, al di là del moralismo inerte cui ogni tanto accenni in questo blog e da cui spero essere vaccinata, sono legate sia alla politica di Rc a Roma (in particolare, un voltafaccia degli istituzionali sia territoriali che cittadini rispetto ad una vertenza portata avanti dall’allora mio circolo), sia ad alla posizione del Partito a livello nazionale, in particolare sull’Afganistan e sulle spese miltari, ma francamente l’elenco è lungo…ero già fuori quando è uscita la vicenda vergognosa del pacchetto sicurezza. Avevo tentato di accostarmi alla Sinistra Europea insieme ad altri tramite una associazione aderente al Network delle Comunità in movimento e inizialmente ci ho ingenuamente creduto, per poi di nuovo vedere cancellata questa esperienza, perchè la priorità era diventata la Cosa Rossa, per poi vedere che alcuni della mia associazione, isituzionali nei Municipi, sono entrati a RC,…recentemente l’episodio del consigliere di un municipio espulso perchè ha presentato una mozione per ottenere bus scolastici separati per bambini rom, mi ha dato ancora una volta la sensazione amara di una grande confusione dentro il Partito: io con quel compagno ci avevo lavorato e mai mi sarei aspettata da lui una cosa del genere, da una persona da anni impegnata nell’antiirazzismo…pare lo abbia fatto spinto da cittadini italiani suoi vicini di casa!!!
    Quanto sta logorando RC lo stare nelle istituzioni?In che cosa si sta trasformando quel partito che una volta “era” nei movimenti, non solo li ascoltava?Ha un senso ancora oggi la forma partito per la trasformazione della società?
    Un abbraccio
    Patty54

  11. salvo scuderi Says:

    Mi sento di condividere, in pieno, quanto scritto da Ramon Mantovani e vorrei aggiungere alcune riflessioni fatte anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Veltroni e della crisi di governo che si è aperta.
    Credo che non sia una grande novità, ma una semplice presa d’atto, che ci troviamo di fronte ad una seria crisi di rappresentanza della sinistra italiana e che questa crisi ha accentuato il divario con pezzi consistenti del mondo del lavoro, dell’ambientalismo e del variegato mondo che ha dato vita all’esperienza “no global” (che forse è l’unica vera novità politica degli ultimi anni).
    Il percorso che ha condotto a Genova ha delineato un’ipotesi di società che accanto al dualismo classico e sempre attuale capitale-lavoro viva una serie di contrapposizioni che da questo scaturiscono e che hanno al centro l’ambiente, la pace, le nuove forme di lavoro “precario” e la necessità di mettere la “qualità della vita” e la “centralità dei diritti” all’ordine del giorno della politica.
    Una nutrita serie di esperienze in questa direzione sono maturate nel corso di questi anni, basti pensare al movimento “no TAV”, al movimento per la pace, al movimento contro l’allargamento della base di Vicenza, al movimento contro i CPT, ai movimenti contro i termovalorizzatori e le trivellazioni in Sicilia, allo stesso gay-pride di Roma
    Parallelamente la trasformazione del mondo del lavoro e la precarizzazione di buona parte dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro rende sempre più difficile individuare forme efficienti ed efficaci di rappresentanza e di difesa dei diritti.
    Non solo le aspettative normative per il superamento del precariato sono rimaste “enunciati” del programma dell’unione ma cosa ancora più grave vengono quotidianamente mortificate anche le semplici istanze di rappresentanza, basti pensare all’esclusione “ad hoc” dal voto per l’elezione RSU dei precari siciliani, alla nuova proposta di contratto nazionale di lavoro per i metalmeccanici, al disegno di legge sul welfare.
    Infatti con nuovo ccnl dei metalmeccanici non solo non viene posto alcun rimedio al progressivo impoverimento causato, da stipendi/salari da fame, dalla perdita del potere di acquisto causata dalla crescita dei prezzi, dai mutui sempre più onerosi e dalla pressione fiscale sul lavoro dipendente che ha colpito non solo le fasce più deboli di popolazione ma persino una consistente fetta del ceto medio-basso ma vengono messi in discussione gli stessi diritti acquisiti con anni di lotte.
    L’insieme di queste esperienze non solo non ha visto soddisfatte le aspettative rispetto al governo Prodi, ma ha assistito progressivamente alla crescita del divario con quelle donne e quegli uomini che erano stati parte di queste lotte e quelle forze politiche che avevano rappresentato nella formazione del programma di governo il punto di sintesi delle stesse.
    Alla luce di queste riflessioni è evidente come si sia aperto un “vuoto” di rappresentanza politica e sindacale nella difesa delle istanze che hanno caratterizzato l’azione politica degli ultimi anni non esclusivo patrimonio della sinistra radicale e che non provare a colmare questo vuoto rischia di espellere da qualsiasi processo rappresentativo consistenti pezzi della popolazione.
    Del resto credo sia evidente come la stessa strategia finalizzata ad ottenere una legge elettorale che non escluda del tutto la possibilità di rappresentare queste esigenze e questi bisogni si sia rivelata del tutto fallimentare dopo le dichiarazioni di Veltroni e dopo la crisi di Governo che fa tramontare persino la stessa ipotesi della distribuzione delle briciole a chi finora a pagato per tutti.
    Credo che Rifondazione , se non vi è una seria inversione di tendenza, non solo di essere espulsa per mano di una legge elettorale di stampo pesantemente maggioritario ma cosa ancor più grave di perdere la sintonia con tutte quelle donne e quegli uomini con cui abbiamo fatto assieme un percorso e di fare morire la “speranza” che dal quel percorso era nata.

  12. cara patty, mi spiace che tu abbia scelto di uscire dal partito per una vertenza “tradita”. come vedi su altre cose siamo d’accordo. non che io pensi che un partito sia il tutto. ma credo che non ci sia nulla di meglio. se ci sono problemi in rifondazione sono dovuti alla linea politica e al governo. non alla forma partito, che comunque penso debba essere totalmente rivista.
    un abbraccio
    ramon

  13. caro salvo, siamo davvero d’accordo a quanto pare. forse il tema della rappresentanza andrebbe totalmente rivisitato. insisto nel dire che la sinistra, qualsiasi sinistra, deve dismettere l’idea che il suo compito sia quello di prendere voti per rappresentare masse e ceti sociali nelle istituzioni. anche perché questo produce fra chi dovrebbe essere rappresentato attese che nel contesto politico istituzionale dato non possono che andare disilluse. sarebbe meglio “fare società”, stare NEI movimenti, parlare chiaro su ciò che si può strappare realisticamente nelle istituzioni, dal governo o dall’opposizione.
    grazie per il commento
    un abbraccio
    ramon

  14. Caro Ramon,

    siamo in piena crisi di governo, crisi che conferma appieno la critica alla politica portata avanti dall’esecutivo in questo anno e mezzo. E’ incredibile però che il Governo rischia di cadere non per gli errori che ha fatto ma per i motivi personali del signor Clemente.
    Ieri Bertinotti, almeno così riporta il Manifesto di oggi, avrebbe aperto fortemente ad un governo ponte (quindi istituzionale) che faccia le riforme (quali?). Io dico questo:
    1) forse Bertinotti farebbe bene in questi casi a fare il Presidente superpartes della Camera e non tentare in questo modo di condizionare le scelte politche di Rifondazione;
    2) credo che il partito, se il governo dovesse cadere, dovrebbe assolutamente dichiararsi indisponibile a governi tecnici, istituzionali, ponte, chiamali come vuoi, che come la storia dimostra, non servono solo per rifare la legge elettorale (e anche qui è bene chiedersi quale legge) ma sono esecutivi di “macelleria sociale”. In questo caso il nostro ruolo non potrebbe che essere quello di stare all’opposizione. In caso inverso credo che il rinculo negativo sul partito, sia a livello elettorale che di iscritti e militanti, sarebbe tremendo.
    Certo, mi si potrebbe rispondere che sto facendo il processo alle intenzioni: ma il proverbio dice “partito avissato mezzo salvato”.

    Ciao, Marco Sironi

    Bergamo, 23.01.2008

  15. Ciao
    Grazie per il link.
    Volevo commentare il post su Napolitano (e sottoscriverlo)….ma vedo i commentii disattivati.
    p.s. non lo hai votato? Mica lo sapevo.

  16. caro marco, concordo. ma mi pare presto per esercitarsi in previsioni. le variabili sono pressoché infinite. vedremo…. ma sulla sostanza di quel che dici concordo.
    ciao
    ramon

  17. moltitudini, il pezzo su napolitano è il primo di una serie, almeno nelle mie intenzioni-voglie, di pezzetti polemici che proprio per questo vorrei sottrarre a commenti e discussioni. quanto al voto beh, il voto per la presidenza della repubblica è segreto. diciamo che ho fatto outing.
    un abbraccio
    ramon

  18. ahha, ok.
    Sul post in oggetto, invece.
    Sulla “cosa” avrei da dire in lungo e in largo.
    Mi limito, qui.
    A parte che questo post è ovviamente superato dagli eventi…dico che:
    1) come ho scritto da me spesso, l’esito dell’iter di discussione ed approvazione del protocollo, per me consiste già in una verifica.
    In senso proprio: lì si è verificata, negativamente, l’agibilità parlamentare su certi temi.
    2) sulla cosa.
    A me di falci e martello o arcobaleni importa poco (con Andre ho “polemiccato” spesso su ciò).Perchp alcuni secondo me conducon quella discussione in modo sterilmente identitario..ed è l’ultimo dei problemi.
    se hai più o meno colto la mia..estrazione, capirai che non posso che sottoscrivere il modo col quale concludi questo post.
    Anche il dibattito -e le polemiche – sulla legge elettorale, dimostrano come la “cosa” nasca come progetto freddo e tattico. Forse..ancor più del PD.

    PD che ha una lettura della fase che non condivido e avverso..ma per certi versi più avanzata di quella di parte della “cosa rossa”..per il rogetto cui ambisce, il PD è più adeguato di quanto sia adeguata-con queste premesse – la “cosa” per gli obiettivi che dovrebbe darsi..o che parte della base auspica.

    Spero tu capisca cosa voglio dire e che non fraintenda ciò che dico, ovviamente, e son certo che non fraintenderai.

    Saluti.

  19. Alessandro Corroppoli Says:

    Caro Compagno,
    scrivo, ma vorrei non farlo, dopo la caduta del governo, un governo voluto fortemente voluto da quella parte politica che i media definiscono volgarmente Sinistra radicale.
    Un governo nato, teoricamente, sotto i migliori auspici ma finito, praticamente, alle ortiche al volgere di un paio di stagioni.
    Tu, giustamente, poni l’accento sull’accordo del welfare io aggiungo anche tutta quella parte di programma che non si è fatta e che purtroppo mai si farà.
    Abbiam scelto però la strada più difficile e matura: quella di supputare e sopportare questo governo fino alla fine, prematura, dei suoi giorni e domando cosa ci riamane tra le mani?
    Che fare ora?
    Il Pd è stato il mandante “il povero” mastella l’esecutore e tutti noi a leccarci le ferite…..le elezioni incombono e la cosa rossa o sinistra arcobaleno è solo un miraggio…ho la vaga impressione che i più martoriati ancora una volta saremo noi.
    Credo che a questo punto – viste anche le dichiarazioni di veltroni e dei suoi seguaci in merito alle alleanze – dire agli italiani chiaramente che noi siamo contro la destra e a questo punto anche contro il Pd e soprattutto non faremo alleanze con loro dopo il voto.

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