la direzione, la verifica e l’infame decreto sicurezza

La verifica prende corpo. Dopo la riunione della direzione del PRC (si possono leggere il resoconto di Angela Mauro su Liberazione di martedì 15 e l’odg conclusivo sul sito di rifondazione) il quadro è più chiaro. C’è una bozza di piattaforma unitaria dei 4 partiti di sinistra (appena reperisco un link lo inserisco qui) sulla quale sarà avviata prestissimo una consultazione di massa. La piattaforma è, a mio giudizio, un buon testo, sufficiente nei contenuti affinché la verifica sia reale. La consultazione verterà non solo sul testo per dire se va bene o no ma anche e soprattutto per individuare fra tutti i contenuti della piattaforma le priorità e i punti irrinunciabili. Infatti, il documento approvato dalla direzione recita: “E’ necessario che il partito, nel corso della consultazione, stabilisca, tra i tanti punti che saranno presenti, quali sono quelli decisivi perché, ove accolti, la verifica si possa considerare positiva”. Questo è un punto importante affinché la consultazione sia incisiva. Rimane il problema che ho sollevato anche in una parte del mio intervento in direzione e nel mio precedente articolo su questo blog. Se è un bene che ci sia una buona piattaforma unitaria della sinistra sarebbe necessario che ci fosse un preciso impegno di tutti e quattro i partiti nel considerare la verifica aperta anche all’esito della rottura. Penso che altrimenti la verifica si concluderà inevitabilmente in un brodino generico per mantenere in vita il governo ad ogni costo. Se da una parte Rifondazione ha assunto questo impegno come è scritto chiaramente nell’odg della direzione: “la verifica che abbiamo chiesto e dal cui esito finale dipenderà il prosieguo del percorso nella maggioranza e nel governo” dall’altra non c’è traccia di simili posizioni da parte degli altri tre partiti. Né mi risulta che sia stata posta formalmente questa questione in nessuna delle riunioni unitarie di questi ultimi giorni. Non lo dico per puntiglio bensì perché dovrebbe essere chiaro a tutti che, se c’è una piattaforma comune ed una trattativa con Prodi condotta unitariamente, dovrebbe esserci anche la sufficiente determinazione ad andare fino in fondo. Comunque spero che nel corso della consultazione, negli ordini del giorno dei circoli, dei comitati federali ecc. sia ben presente questa questione, oltre alle priorità programmatiche. Alla fine di questo processo la direzione del Partito trarrà una sintesi della consultazione e discuterà le date e le modalità del referendum che avrà la parola definitiva sulla nostra permanenza o meno al governo. Ovviamente ci sarà l’occasione per tornare su questo punto. Nel corso della direzione è emerso, durante il dibattito perché Giordano non aveva fatto alcun cenno nella relazione, il problema del secondo decreto sicurezza varato dal governo il 28 dicembre. Sui contenuti del decreto ho già detto che sono completamente d’accordo con l’articolo di Giuliano Pisapia pubblicato su Liberazione del 29 dicembre. Ho conseguentemente chiesto che ci fosse un mandato ai gruppi parlamentari a votare contro tale decreto. Proposta rifiutata con però la decisione di percorrere il tentativo di modifica del decreto alla Camera e di rimandare la decisione finale, sul voto da esprimere, ad una riunione dei gruppi parlamentari e della direzione. Continuo a pensare che il decreto sia inemendabile e che si sia seguita una linea completamente sbagliata ispirata dall’idea della “riduzione del danno”. Fin dal primo momento ebbi modo di dire negli organismi competenti che era un errore gravissimo aver votato in consiglio dei ministri un decreto varato la sera stessa di un orribile fatto di cronaca, sulla spinta delle richieste di Veltroni e dei sindaci sceriffi, Cofferati e Dominici in testa. In politica ogni atto è figlio del contesto nel quale si colloca e delle intenzioni di chi lo produce. Quel decreto, oltre a stravolgere pesantemente lo stato di diritto del nostro paese e ad avere contenuti discriminatori verso i cittadini comunitari immigrati, si proponeva esplicitamente di cavalcare l’ingiustificato allarme sociale sulla sicurezza e di lisciare il pelo alle peggiori pulsioni razziste. Tralascio di esprimere giudizi sulle modificazioni del decreto apportate dal Senato e fra le quali spicca l’idea perniciosa di aggiungere una norma contro le discriminazioni e le violenze sugli omosessuali. Come se introdurre una norma antidiscriminatoria per una categoria sociale potesse essere scambiata con le discriminazioni per un’altra! E’ noto che, per giunta, questa bella idea si è realizzata con un errore contenuto nel testo (secondo me non casuale) che la rendeva totalmente inefficace. Evito, per carità di patria, di soffermarmi sul come si sia arrivati poi alla Camera ad annunciare un voto favorevole al decreto, esattamente un giorno prima che fosse chiaro che il Presidente della Repubblica non avrebbe firmato il decreto, con il conseguente ritiro del decreto da parte del governo. Rimane il fatto che di nuovo il nostro ministro il 28 dicembre ha votato il testo di un nuovo decreto ulteriormente e gravemente peggiorato rispetto al primo. E rimane il fatto che, insieme ad altre/i compagne/i continuerò a proporre in tutte le sedi di votare contro, costi quello che costi.

ramon mantovani

20 Risposte to “la direzione, la verifica e l’infame decreto sicurezza”

  1. marinetti Says:

    sì. ma noi non avevamo rinviato il congresso per fare la consultazione? e il documento è già pronto. e i territori? voglio dire, i circoli…? Servono solo ad attaccare i manifesti (attività, peraltro, divertente e fondamentale)?

  2. no marinetti, scusa, non è esattamente così. la consultazione comincia ora sulla bozza e verte sulle priorità da scegliere. quindi un circolo deve riunirsi e deliberare con un voto un proprio documento che indica priorità, giudizi sull’andamento della verifica e qualsiasi altra cosa ritengo opportuno.
    ramon

  3. stefanog Says:

    Ho il forte timore – certezza – che finiremo con il dover emendare il decreto e la cosa mi fa incazzare non poco. Che almeno si tratti di elementi che lo stravolgano e che non si limitino alla “riduzione del danno”.
    Ad esempio che non possano essere commutate, per alcuna ragione, espulsioni che espongano le persone al rischio di trattamenti inumani e degradanti (sia se per sospetta accusa di terrorismo che per motivi imperativi di pubblica sicurezza), che ne siano esclusi i reati di opinione, che i suddetti motivi imperativi abbiano riscontro in specifiche ipotesi di reato, che il ricorso abbia valore sospensivo, che il trattenimento in attesa dell’esecuzione di espulsioni sia l’eccezione e non la norma. Sarebbe poi utile proporre che, laddove i motivi che determinano la richiesta di espulsione si verifichino come infondati, lo Stato sia chiamato a risarcire per i danni morali e materiali arrecati. Andrebbe poi proposto un decreto – questo si di urgenza – per intervenire a sostegno dei gruppi che si ritrovino in condizioni di evidente svantaggio sociale. Rispetto alla riunione della direzione mi riservo di esprimere una valutazione sulle modalità e i temi della verifica. Ho percepito in alcuni interventi troppa voglia di cavarsela con piccole contropartite in un contesto che è e resta fallimentare. Mi piacerebbe che anche la bozza fosse resa pubblica e costituisca un elemento utile di discussione nei territori e anche fra i diversi soggetti della sinistra. Fare in modo insomma che la consultazione sia il frutto di un reale processo partecipato e non una mera operazione di restyling che non cancellerebbe le nostre crepe. Ovviamente concordo con la necessità di dare come ipotesi affatto peregrina la rottura.
    Buon lavoro Ramon

  4. grazie stefano, mi pare che siamo d’accordo. la bozza sarà certamente pubblica presto. un abbraccio e buon lavoro anche a te.
    ramon

  5. Io so leggere i distinguo personali e le tue posizioni su ciò sono note, dopodichè resta il giudizio su quello che fa un soggetto politico aldilà dei songoli distinguo.
    Resta il fatto che il prc stava per votare la conversione di un decreto davvero irricevibile e voterà con tutta probabilità un testo peggiore.

    Perchè, in cambio di che cosa, quali siano le priorità, uno si domanda.
    Dove sta il comprensibile limite tra il compromesso e ciò che è non ragionevolmente negoziabile, magari in cambio di un proporzionale.

    Domande, dico la verità, oramai evidentemente retoriche.
    p.s.ma non si parlava di una “consultazione” tra gli iscritti pre verifica?

  6. …scusa, mi è saltato un pezzo: non si parlava – perchè la cosa è stata venduta in modi un po’ diversi – di una consultazione tra gli iscritt a “due tempi”, ossia un mandato per il confronto col governo….e una verifica fra tot mesi, intendendo con verifica il momento del “dentro e fuori”?
    Poi, a me pare chiaro che sia un modo per nicchiare – e intanto strappare l’unica ver apriorità del prc- e che se il prc uscirà dal governo sarà per ben altri motivi che non una autonoma valutazione sulla non positività della partecipazione al governo?

    Perchè, diciamocelo: tutti gli elementi per fare una verifica già ci sono, c’erano dopo il voto sul protocollo…c’erano dopo la buffa vicenda del decreto 181….
    ciao e grazie.

  7. Ritrovo Moltitudini anche qui…
    Allora, caro Ramon,
    permettimi di partire dal decreto sicurezza… oltre che essere un grave errore, una legge infame, credo che votarlo rappresenti una sconfitta del nostro Partito.
    Credo che questo decreto sia figlio di alcune vicende su cui il nostro Partito ha un vuoto davvero incolmabile, quello della Comunicazione. Il fatto che Ferrero votò il primo decreto sull’onda dell’emozione suscitata dall’omicidio della signora Reggiani, segna in tutto e per tutto questo vuoto. E’ chiaro infatti che oggi i media abbiano un potere di ricatto sulla politica che va oltre ogni immaginazione. E’ anche chiaro che oggi i media sono in mano alle forze moderate e conservatrici del nostro Paese, quelle che più di tutte spingono sul decreto.
    Oggi i media non fanno informazione, ma trattano le notizie come fossero storie di miti, tentando di suscitare emozioni e riportare a galla la parte più irrazionale delle persone. Su questo feci un post sul mio blog, pubblicato anche sul sito di essere comunisti (il link se ti interessa leggerlo: http://andreaoleandri.splinder.com/post/14552514/L%E2%80%99istruzione%3A+dalla+televisi). Nei primi mesi di governo Berlusoni, nel 2001, si chiese ai mezzi di comunicazione, naturalmente tutti compiacenti, di eliminare le notizie di cronaca riguardante gli immigrati, per dare la sensazione alla gente che la sicurezza fosse aumentata. Nei primi tempi di questo governo, invece sono aumentate notizie di questo tipo… lo dimostrano le statistiche di alcuni analisti… statistiche che dimotrano comunque che i reati ad opera di immigrati nel frattempo sono diminuiti. Ma, come dovremo sapere, una notizia esiste, solo se è trattata dai grandi mezzi di informazione. O almeno è così per la stragrande maggioranza delle persone.
    Anche questo dovrebbe darci l’idea perchè questo decreto assume il carattere di una sconfitta per Rifondazione. Una sconfitta politica a tutto tondo. Una sconfitta che segna la nostra attuale incapacità di saper leggere ed elaborare le nuove forme del comunicare e quindi ci lascia inevitabilmente indietro nel rapporto con la società.
    Mi chiedo quando il nostro Partito inizierà ad elaborare anche questa parte della nostra società. Vedo in giro davvero pochi convegni e momenti per discuterne… e anche agli stati generali della sinistra se ne è sentita la mancanza. Io sono disponibile a cominciare già oggi questa discussione. Perchè caro Compagno non la proponi in una riunione della direzione?

    Poi, naturalmente, per noi che volevamo chiudere i cpt, lasciarli aperti e votare un decreto di questo tipo, diventa una cosa catastrorfica.

    Mi fermo qui.
    Un abbraccio,
    Andrea

    P.S. Ieri ti ho visto su “italia sera” credo fosse, mentre dibattevi con un non so chi di Forza Italia. Preciso come al solito. Ancora ciao.

  8. (certo che prerefirei parlare di certe cose con Caprili..gli mandai una sobria mail, ma non mi rispose)

  9. moltitudini, infatti la consultazione sarà in due tempi, come ho riferito nell’articolo e come dice il documento approvato in direzione. ovviamente non basta scriverlo sulla carta. bisogna farlo. quanto alle cose che distingui mi pare che il mio blog non sia equivoco. è un sito personale (non ho messo neppure simboli o riferimenti di partito affinché nessuno potesse equivocare). i tuoi convincimenti, infine, non sono privi di ragioni. tuttavia io ne ho di diversi o parzialmente diversi, come si può evincere da ciò che scrivo dico e faccio. il tuo blog mi sembra interessante. se sei d’accordo lo metto nei miei link.
    ciao
    ramon

  10. caro andrea, ancora una volta d’accordo con te. non solo il decreto è frutto dell’inseguimento di un’emergenza falsa e indotta da una diffusa disinformazione, ma manca una seria analisi e soprattutto di una lotta contro un sistema informativo antidemocratico. a suo tempo ho posto questi problemi in direzione. senza successo purtroppo.
    ciao e buon lavoro
    ramon

  11. Bè, te ne ringrazio e ricambi il..linkaggio.
    Credo tu possa comunque facilmente immaginare cosa io pensi della efficacia di questa “verifica”.
    Buon lavoro, comunque.

    p.s. davvero, non è per mero gusto di rompere le scatole. A me la vicenda decreto ha davvero disgustato. Non la trovo giustificabile, pur mettendo in conto tutta la logica della mediazione necessaria nella politica parlamentare..pensare che, magari sbagliando, certe cose vengan messe sotto il tappeto in attesa della legge elettorale…
    ciao.

  12. antonello Says:

    Caro Ramon,concordo con te circa il decreto sicurezza varato dal governo,cosi come è non va votato.Occorre iniziare ad abbandonare la politica governista che ha intrapreso il partito econ essa la linea della riduzione del danno.Oramai molti parlamentari del P.R.C. votano tutto e male;penso ad alcuni senatori che hanno votato contro un emendamento che chiedeva di non finanziare soldi,per il G8 del 2009 che si terrà in Sardegna a La Maddalena.

  13. ehhee, il mio blog ti pare interessante perchè non hai letto i miei post sul protocollo e la cosa rossa.. 😉
    Scherzi a parte, ti ho linkato.
    Mi ha portato qua quel veterocomunista di Andrea.
    Saluti e buon fine settimana.

  14. caro moltitudini, grazie per il ricambiato linkaggio. ho letto il tuo post sul protocollo. lo condivido quasi integralmente. se hai un minuto puoi leggerti la mia intervista su liberazione di fine novembre che è postata qui. vedrai che non siamo distanti. l’altro post non sono riuscito a trovarlo. se mi metti il link lo leggo volentieri.
    salut i llibertat.
    ramon

  15. caro antonello, hai ragione ma aggiungo che la politica della riduzione del danno la si fa meglio dall’opposizione. farla dal governo è un controsenso ed è meno efficace. quanto ai voti sul finanziamento del g8 devo dirti che a volte si scatenano tempeste in un bicchier d’acqua. finanziare la regione sardegna per ospitare il g8 con una posta di bilancio o con un’altra è lo stesso. se fosse passato l’emendamento non sarebbe successo nulla. avrebbero potuto finanziare la spesa con il fondo della presidenza del consiglio o in mille altri modi. altra cosa è o sarebbe presentare una mozione per impegnare il governo a non partecipare e a non ospitare riunioni come il g8. infatti, il g8 non passa dal parlamento per il semplice motivo che non è retto da nessun trattato internazionale e quindi non c’è nessuna legge di ratifica da votare. il g8 è una riunione informale di capi di stato e di governo. solo una mozione potrebbe intervenire sulla materia seriamente. se sia alla nostra portata presentare una simile mozione e se la stessa abbia una qualche possibilità di successo è materia di discussione politica. far finta di opporsi al g8 senza cambiare ne ottenere nulla lo considero sbagliato. comunque un giorno di questi scriverò un lungo articolo per cercare di svelare le finte coerenze e le finte posizioni di sinistra e i trucchi che vengono usati per fare bella figura sui giornali senza disturbare il manovratore.
    un abbraccio
    ramon

  16. Scusa Ramon,
    ma non c’è tempo per la verifica, perchè come ampiamente prevedibile il tempo è scaduto. Fra i tanti ch epotevano staccare la spina (Fisichela, Dini, Binetti, ecc..) lo ha fatto Mastella. Non c’è neppure bisogno di aspettare la mozione di sfiducia a Pecoraro Scanio.
    Con grande gioia dei nostri dirigenti nazionali, che dopo aver impostato davvero male l’avventura governativa provocando un’oggettiva emmorragia di voti, inversamente proporzionale al malumore della “base”, al tempo stesso non potevano pianificare la seconda caduta del Governo Prodi facendone di nuovo Rifondazione come capro espiatorio.
    Ora va tutto bene: colpa di Mastella, verifica superflua, magari anche elezioni anticipate in barba al referendum ….

  17. caro maurizio, intanto complimenti per il sito del prc di rubiera. proprio bello. al tuo commento non posso che dire che hai ragione ma anche che esisteva la possibilità di provocare una vera verifica sul welfare senza “pianificare la seconda caduta del governo prodi”. invece siamo qui con una crisi di governo provocata dagli arresti domiciliari della moglie di Mastella. vedremo nei prossimi giorni che succederà.
    un abbraccio
    ramon

  18. Caro Ramon, grazie per i complimenti, forse troppo generosi: in realtà il sito è solo abbozzato e dovrei rivederlo, ma non ho molto tempo in questo periodo.
    Personalmente non nutrivo nessuna speranza per la verifica. Ormai le schegge impazzite erano troppe e la costante destabilizzazione portata dal PD mi facevano prefigurare l’ineluttabile crisi subito dopo la Finanziaria.
    Così sta accadendo: per me nessuna sorpresa. Mastella usa la vicenda giudiziaria per sopravvivere politicamente assieme all’Udeur: la riforma elettorale maggioritaria o con sbarramento, e ora peggio ancora il referendum ad aprile, l’avrebbero cancellato. Le elezioni anticipate sono il suo salvagente.
    Con l’Udeur, i diniani, Fisichella, certi senatori a vita (Andreotti e Cossiga), la Binetti e i teodem, le cose che avrebbero dato un senso alla nostra avventura governativa (DiCo, cancellazione legge 30, ma anche commissione su Genova, ecc..) sono state sempre inibite. Ci sono rimaste le manifestazioni in piazza, ma con quali riscontri effettivi?
    Non c’era lo spazio politico per incidere. L’unione è nata male, e dovremmo avere la lucidità di vederne i difetti strutturali: al contrario di te credo che si possa incidere dal governo, ma noi ci siamo accontentati di un programma prolisso, ambiguo e contradditorio, magari credendo di poter far leva sul non detto. Ma per fare ciò serviva forza, mentre ci siamo fatti valere davvero poco: appena 1\3 del precedente ministero del welfare. In aggiunta la campagna elettorale dell’Unione è stata da manuale del masochismo, al punto che abbiamo rischiato di perdere un’elezione vinta in partenza. I nostri errori aggiunti a quelli dell’Unione hanno determinato la debolezza di quest’ultima e la nostra al suo interno.
    Una debolezza pagata salatamente nelle tornate elettorali regionali e amministrative.
    L’esito della verifica, ci fosse mai stato il tempo di farla, sarebbe stato comunque deludente: ci concedevano quel poco che non avrebbe ridato senso alla nostra esperienza (in caso contrario Dini o altri chiudevano), oppure niente e saremmo stati “costretti” a fare i Mastella di turno (magari proprio per evitare anche noi il referendum…) acuendo la nostra immagine di guastatori del centrosinistra…
    Insomma eravamo in un cul de sac, e paradossalmente quanto succede ci dà nuovo fiato: torneremo all’opposizione senza la “colpa” della crisi, quasi di nuovo vergini. In futuro, se mai torneremo al governo, sapremo andarci meglio attrezzati, in qualità e quantità?

    Un abbraccio.
    Maurizio

  19. caro maurizio, effettivamente la pensiamo diversamente. il programma per esempio non era ambiguo sulla precarietà e avevamo il massimo di sostegno nel chiedere coerenza programmatica. è mancata la determinazione a causa della cosa rossa che non avrebbe retto se avessimo aperto una vera trattativa sul tema. rimango dell’opinione che il nostro annuncio di voto contrario sul welfare avrebbe aperto una verifica seria, prodi e soci sarebbero stati costretti a discutere veramente. avremmo avuto una messa in discussione del governo (non necessariamente la caduta dello stesso) su un tema comprensibile dagli italiani. invece siamo finiti in una crisi nata con gli arresti domiciliari della moglie di mastella che sta continuando fra manovre e furbizie di ogni genere incomprensibili perfino per chi le fa, figuriamoci per i cittadini. una crisi nella quale siamo rimasti schiacciati sul governo da comprimari.
    la discussione continuerà, spero, con maggior chiarezza.
    in ogni caso grazie per il commento e per l’attenzione.
    ramon

  20. Caro Ramon, credo che sfortunatamente in politica siano prioritari i rapporti di forza. Per una serie di circostanze (brutta campagna elettorale, intatto potere mediatico di Berlusconi, ecc..) l’Unione era strutturalmente molto debole (e paralizzabile da veti incrociati e da poteri forti: Confindusttria, Vaticano, Usa) per l’esigua maggioranza in Senato. Resa via via sempre più avventurosa dopo le uscite di DI Gregorio e Turigliatto. La nascita del PD con vocazione maggioritaria e autoreferenziale ha precipitato il quadro: via anche Fisichella, Dini e 2 compari, Mastella pronto al salto. Non solo Franceschini ha rilanciato il sistema francese con sconcerto anche di D’Alema, ma con Lady Mastella già agli arresti e il referensum incombente, Veltroni ha ribadito che il PD andava da solo. La tenacia di Prodi ha mantenuto in vita miracolosamente il governo per quasi 2 anni, ma ora erano troppe le falle nella stiva…
    In questa situazione la verifica, pur che le migliori intenzioni difficilmente avrebbe partorito qualcosa di apprezzabile (tanto più, hai ragione, dopo il voto sul welfare). Il forte rischio di crisi da sinistra, come ben dici, impensabile per PDCI, VERDI e SD, per dirlo con le tue parole
    “si concluderà inevitabilmente in un brodino generico per mantenere in vita il governo ad ogni costo”…
    Si sarebbe… tempo scaduto.
    Credo sinceramente che anche la lotta alla precarietà, in un programma prolisso fino alle 300 pagine, patisse qualche ambiguità: si diceva chiaramente che il lavoro a TI doveva esser la regola, ma anche che la Legge 30 avrebbe tolto solo un paio di figure (call on job e staff leasing), che, come ammesso da Migliore, riguardavano 5 persone in tutt’Italia.
    Per perseguire quanto declinato a nostro favore e non a favore dei centristi, serviva un governo meno debole e ricattabile e un nostro maggior peso al suo interno. In questa situazione è accaduto l’opposto, e ci siamo ritrovati persino a votare la conferma della legge 30…
    Per te era il punto su cui rompere. Rispetto il tuo punto di vista.
    Da emiliano (concittadino di Prodi) vivo nelle terra del PD, e ricordo gli strali perenni per aver “fatto cadere Prodi e tornare Berlusconi” (l’uomo del popolo, l’elettore medio, ragiona a spanna, purtroppo…). Il revival sarebbe stato peggio…
    Ma quando dico che “Ora va tutto bene: colpa di Mastella, verifica superflua, magari anche elezioni anticipate in barba al referendum”, lo dico con sottile ironia…
    Un caro saluto.
    Maurizio

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