intervista su Liberazione

Mantovani: «Occasione persa per il Prc
la verifica di gennaio potevamo farla ieri»
 
Intervista al deputato di Rifondazione: «La fiducia ha rotto il rapporto con i precari
Al congresso dovremo discutere di questa nostra esperienza di governo. E degli errori»
 

Ramon Mantovani, martedì nella riunione del gruppo del Prc, dopo la relazione del segretario Franco Giordano, hai chiesto di parlare per primo e hai fatto mettere ai voti la richiesta di voto contrario alla fiducia al governo. Ci riassumi le tue motivazioni?
Intanto, l’atto del governo è di definitiva rottura con una parte importante del Paese e in particolare con milioni di precari. Poi, questo atto è profondamente antidemocratico perché umilia il Parlamento. Infine, il non rispetto del programma e soprattutto delle promesse fatte dallo stesso Prodi nell’intera campagna elettorale sulla lotta alla precarietà alimenta e aggrava la crisi della politica, presentandola come un imbroglio.

E cosa sarebbe successo se si fosse votato contro la fiducia?
La mia proposta non aveva il senso di esprimere solo un malessere, era una proposta politica. Se fosse stata accettata, il solo annuncio del voto contrario del Prc avrebbe provocato la vera verifica: ciò che si vorrebbe fare in gennaio si poteva fare ieri. E se vale per ieri lo spauracchio di Berlusconi, varrebbe ancor di più in gennaio. Insomma: anche una crisi di governo avrebbe potuto risolversi con un impegno al rispetto del programma. Mentre chi avesse voluto non rispettare il programma avrebbe avuta intera la responsabilità delle conseguenze. Credevo avessimo imparato che nei rapporti con Prodi e con il Pd non c’è trattativa seria che non preveda anche la rottura.

E’ stata data per il sì deciso a maggioranza la motivazione del «vincolo sociale», vista l’alternativa dell’entrata in vigore dello scalone Maroni: non ti convince?
Se una crisi si fosse risolta con un rilancio sulla base del programma, ciò non sarebbe stato vero. In ogni caso, mi pare che far passare invece un accordo neo-corporativo sulla precarietà che rilancia lo spirito della legge 30 abbia conseguenze sociali ben più gravi dello stesso scalone.

C’è chi pensa che a sinistra si voglia anche guadagnare tempo, per recuperare un margine d’autonomia strategica, vista la discussione sulla riforma della legge elettorale: sarebbe sbagliato?
I tempi in politica sono importantissimi. Io mi sono attenuto alla linea che avevamo scelto e che ci ha portato a votare tante cose che non condividevamo in attesa dello scontro sociale che abbiamo sempre considerato la chiave di volta della possibilità di fare una buona politica di governo. Perciò avevamo deciso di collocare in questo autunno una consultazione di massa sulla presenza o meno nel governo: che non per caso non si è fatta. Adesso e solo adesso si doveva trarre un bilancio. Capisco le preoccupazioni sulla questione delle riforme elettorali e istituzionali ma temo che l’essere stati umiliati sul terreno sociale sia un indebolimento anche della nostra capacità di pesare su queste scelte. Comunque, ai milioni di precari schiaffeggiati dal governo non si può dire «abbiate pazienza ma dobbiamo fare la legge elettorale»: questa è proprio la separatezza della politica dalla società che abbiamo sempre detto di combattere.

Voto favorevole, dunque, solo per disciplina collettiva?
Ho sempre pensato che i voti in Aula debbano esprimere la volontà della maggioranza del collettivo. Sono contrario alle testimonianze individualiste. Del resto mi sono battuto contro Vendola e Crucianelli quando ruppero la disciplina di gruppo sul governo Dini, come contro Cossutta e Diliberto che lo fecero sulla fiducia a Prodi nel 1998. Proprio per questo sono stato io a chiedere che fosse garantito un comportamento univoco, altrimenti anch’io mi sarei sentito libero di votare contro la fiducia.

Come si mette, ora, per il Prc?
Mi batterò perché continui il progetto di tutti questi anni, che ha sempre contemplato la possibilità della rottura con il governo. Credo che il congresso debba discutere approfonditamente di questa esperienza, di quanto ci sta cambiando, di quali errori abbiamo commesso. Discutere di unità della sinistra con una formula ambigua che pretende di contenere tutto, dal partito unico all’unità d’azione, impedisce agli iscritti di poter veramente decidere sul proprio futuro. Io sono per l’unità della sinistra, ma non per qualsiasi unità. E temo che le scelte di questi giorni e il non avere fatto la consultazione siano anche il frutto della paura di far saltare i rapporti con gli altri partiti della sinistra: che hanno esplicitamente l’obiettivo di costruire una sinistra alleata del Pd e di governo.
A. D’A. L.

29/11/2007

16 Risposte to “intervista su Liberazione”

  1. ciao ramon , solo per salutarti e …ti seguiro.
    un abbraccio, tommaso sodano

  2. grazie tommaso, un abbraccio anche da parte mia. ramon

  3. Niccolò Pecorini Says:

    Ciao fratellone…..
    anch’io solo per salutarti, l’impatto grafico è proprio bello, i lòuoghi per discutere sempre una fortuna…..un abbraccio e Forza Viola

  4. ciao niccolò, grazie. qui l’unica cosa viola sventola nella bandiera della repubblica spagnola nel profilo.

  5. Non sono fiducioso sul futuro prossimo della sinistra. E’ ancora sinistra una sinistra che ha accettato il protocollo del 23 luglio ed il decreto nazista sulla sicurezza? E’ sinistra una sinistra che collabora con giunte xenofobe in tutta Italia e non è stata in grado (tranne che per l’iniziativa volenterosa di qualche compagno) di alzare un dito contro la deportazione forzata dei rom, la loro segregazione fuori le mura (vedi Roma?)
    E’ sinistra una sinistra che accetta e fa proposte dentro una trattativa che ha come palio la fine del contratto collettivo di lavoro e la cottimizzazione dei rapporti di lavoro (presto individual contract?)
    Due anni di governo hanno consumato tutto. Trovo stupefacente come la sinistra si sia fatta divorare dall’ameba liberista e sparire dentro di questa.
    Per Mantovani il massimo sempre della stima. Ma è un fatto personale, La politica è morta.
    Pietro Ancona

  6. caro pietro, la partita non è ancora finita. cmq grazie per il commento.
    un abbraccio
    ramon

  7. Grande Ramon!…. ho messo il tuo sito tra i miei link.
    viva Zapata, viva l’Inter ……. Italo

  8. Massimo Converso Says:

    Caro Compagno Ramon

    io sto sempre al 26 di Via dei Campani e tu stavi al 20, ricordi ?
    erano i tempi di Ocalan e di Dino Frisullo, tempi buoni in cui c’era ancora la speranza di un partito dei lavoratori.

    Ascolta, bisogna unire al più presto i Compagni critici nel PRC e quelli già usciti.
    Ti aspettiamo sul Tirreno Cosentino venerdì sera e cercheremo di essere in tanti ancora iscritti, invitando i Compagni, veramente tanti, usciti per colpa della svolta interclassista.

    Saluti Comunisti

    Massimo Converso
    Segretario Circolo PRC Bonifati (CS)

  9. Enrico Bellofiore Says:

    Rompere col governo, ora e subito.
    Rompere col Prc, ora e subito.
    Costruiamo insieme il partito dei giovani, dei lavoratori e di tutti gli oppressi. Costruiamo insieme il PARTITO di ALTERNATIVA COMUNISTA, ora e subito!

    http://www.alternativacomunista.org

  10. ciao italo, grazie. anch’io metto subito il tuo sito fra i miei link.
    forza inter e zapata lo dico pure io. anzi lo grido

  11. ciao massimo, grazie. ok ci vediamo a cosenza venerdì 18.
    un abbraccio
    ramon

  12. enrico bellofiore, buona fortuna.

  13. Alessandro Says:

    Hola Ramon,
    che le cose vadano male, anzi malissimo è cosa nota (purtroppo), ciò che è meno chiaro è come uscirne. pare che intorno alla deriva del PRC, ovvero al suo pieno inserimento nelle dinamiche istituzionali della caracollante Seconda Repubblica, ci sia una sorta di unanismo.
    In realtà l’ascesa della Cosetta Rossa e più che mai resistibile e sarebbe nostro cdi militanti, quadri, dirigenti “comunisti” indicare una strada, aprire la discussione, produrre iniziativa politica . . . sapendo che è difficile perchè le risorse materiali scarseggiano . . . ma anche possibile!
    Querido Ramon, apprezzo molto questo tuo segnale, eravamo insieme in via Tolemaide e forse possiamo continuare ad esserlo oggi ed in futuro. Adelante ! Alessandro Gulinati – Segr. Circolo del Lavoro Precario “Pierre Bourdieu” Fed. di Bologna

  14. grazie alessandro, saremo insieme nella battaglia esattamente come in via tolemaide.
    un abbraccio
    ramon

  15. Caro Ramon.

    Apprezzo la tua criticità, ma non la ritengo ancora sufficiente.
    Il P.R.C. ha disintegrato la sua identità, il rapporto con il Movimenti e ha tralasciato le masse di cui tanto si sciacqua la bocca.
    Sono d’accordo con Bellofiore.

    Saluti proletari.

  16. ok nando, buona fortuna anche a te. è un augurio sincero.
    ramon

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