io difendo Francesco Caruso dal linciaggio

Io difendo Francesco Caruso. Per tre motivi. 1) tutti sanno che un lavoratore con contratto a termine costretto a lavorare senza sicurezza non può, a meno che si possa permettere di essere licenziato (pardon, non avere il rinnovo del contratto) nel pieno rispetto delle leggi Treu e Biagi, denunciare agli ispettori del lavoro, al sindacato o ad altre istituzioni, il proprio padrone (pardon, datore di lavoro). Chi fa finta di non saperlo o, peggio ancora, vaneggia di legislazione sulla sicurezza e piange lacrime di coccodrillo sugli omicidi bianchi (pardon, incidenti sul lavoro) e non vuole toccare la precarietà (pardon, flessibilità) è complice. Caruso di questo parla e propone tutele per il lavoratore che denuncia la mancanza di sicurezza sul posto di lavoro al pari degli imprenditori (pardon, padroni) che denunciano il racket. 2) La parola assassini per Treu e Biagi e la cultura di demonizzazione dell’avversario sono, secondo me, sbagliate. Ma non sono un’idiozia o una cretineria, come sostiene Sansonetti. Sono una provocazione, una tecnica comunicativa. Che io non condivido perchè la considero subalterna e tendenzialmente individualista. Come gli “schiaffi umanitari a D’Alema” o la marijuana a Montecitorio. Sono chiavi per entrare nel circo massmediatico e per tentare di veicolare certi contenuti. Ripeto, io non condivido la “guerriglia comunicativa” di Caruso, e lui lo sa perchè ne abbiamo parlato. Ma vorrei che si discutesse seriamente con lui di questo senza paternalismi e scomuniche. In un osceno sistema informativo dove manifestazioni pacifiche di centinaia di migliaia di persone sono ignorate a meno che non si bruci qualche bandiera o sia spaccata una vetrina come si fa a comunicare? A “bucare” la cortina di silenzio che circonda inesorabilmente tanti problemi sociali? Devo dire che Caruso “buca” e io no. Per esempio: a fine luglio in commissione esteri alla Camera la maggioranza (tutta) e gran parte dell’opposizione hanno cancellato lo svuotamento della legge 185 (quella sul commercio delle armi) fatto dal governo Berlusconi vincendo le forti resistenze del governo Prodi che voleva allegramente continuare la politica del governo precedente. Stiamo parlando delle armi leggere e pesanti con le quali si uccide e si massacra (pardon, si fanno danni collaterali) nei 50 e più conflitti armati in corso nel mondo. La notizia è stata ignorata totalmente. Eppure che il governo Prodi si sia trovato in contrasto, su una simile questione, con la propria maggioranza su un emendamento dell’Onorevole Mattarella avrebbe dovuto essere una notizia ghiotta. Invece no. Nemmeno per Liberazione lo è stata. Il mio comunicato è stato del tutto inefficace. Ma forse se avessi scritto che il sottosegretario tal dei tali prende tangenti dalle industrie belliche o che il governo è assassino perchè vuol vendere armi senza controlli avrei avuto più fortuna. Forse… 3) Nei confronti di Caruso c’è un vero e proprio linciaggio. Io non partecipo a linciaggi nei confronti dei nemici, figuriamoci a quelli contro un compagno! Tutti a pretendere (pardon, chiedere sollecitare) scomuniche, espulsioni, condanne. Ed ecco le scomuniche, le condanne e perfino le minacce di espulsioni uscire dalla bocca, e dalla penna, di autorevoli dirigenti del partito. Forse Caruso ha fatto un danno esponendo il PRC alle solite strumentalizzazioni e ai soliti attacchi velenosi (pardon, critiche costruttive). Forse. Ma chinare la testa e aggiungersi al coro degli avvoltoi scomunicando Caruso e promettendo provvedimenti è un rimedio peggiore del male. La presenza di Caruso in parlamento, con il suo stile e con la sua guerriglia mediatica, è un sintomo di democraticità del sistema politico, non il suo contrario. Del resto se non ci fosse Caruso qualsiasi parolina di chiunque di noi potrebbe ugualmente essere usata contro di noi. Come è stato fatto innumerevoli volte con Bertinotti, accusato perfino di fiancheggiare le BR da tutti, compresi il PdCI, i Verdi e i DS (tutti senza distinguo). O no? Io conosco Francesco Caruso. L’ho visto per due ore in via Tolemaide, a Genova nel 2001, adoperarsi affinché la resistenza contro le cariche illegali della polizia fosse passiva e pacifica. Mi sembra molto più non violento lui di tanti predicatori della non violenza con scorta armata e auto blu. Molto più non violento dei militanti e del servizio d’ordine dei DS che nel 97, alla marcia Perugia Assisi, ci insultarono e aggredirono fisicamente (pardon, contestarono democraticamente). Molto più serio di tanti dirigenti del partito che le sparano grosse sulle agenzie di stampa e che giorno dopo giorno, invece, si omologano a un sistema politico bastardo che vuole, con le aggressioni e i linciaggi o con le lusinghe (ma quanto siete bravi con la non violenza! ma che inaspettata cultura di governo!) normalizzarci e, in definitiva, ucciderci politicamente.

ramon mantovani

pubblicato su Liberazione l’11 agosto 2007

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