Intervista sulle missioni militari.

Ramon Mantovani, in una intervista a Liberazione, spiega la posizione di Rifondazione e mette dei paletti per D’Alema
e Prodi. Vanno ridiscusse tutte le missioni italiane all’estero, nel governo e coi movimenti, senza decisioni precostituite.

Afghanistan, il Prc avverte Prodi: si decide solo col consenso di tutti.


di Anubi D’Avossa Lussurgiu


Le Commissioni Esteri di
Camera e Senato, riunite,
hanno ascoltato ieri il
ministro Massimo D’Alema. Al
cuore della dibattito che s’è sviluppato
in quella sede parlamentare
è risaltato il tema della
missione più onerosa e più contestata
fra quelle militari italiane
all’estero, dopo l’avvio del ritiro
dall’Iraq: la presenza nel
contingente multinazionale in
Afghanistan. A interloquire per
Rifondazione comunista-Sinistra
europea con D’Alema è stato
il deputato Ramon Mantovani.
E a lui abbiamo chiesto di approfondire
il confronto di posizioni,
diverse, emerso ieri.

Il ministro degli Esteri ha sostenuto,
in sostanza, che l’impegno
militare italiano nella
missione afghana è indispensabile,
e poi che ne vanno comunque
discusse le «difficoltà». Cioè?

D’Alema ha detto, precisamente,
che la missione militare
italiana non è in discussione e
che la comunità internazionale
la ritiene indispensabile. Io ho,
su questo, dichiarato il nostro
disaccordo ed ho sostenuto che
noi non la riteniamo affatto indispensabile;
e ho al contempo espresso
apprezzamento per il
fatto che il ministro ha contestualmente
parlato di «punto di
crisi» della missione militare e
della necessità di rispondere
con la politica alle «ragioni di
difficoltà» prodotte dall’intervento
militare in Afghanistan.
Proprio per questo è necessario
ridiscutere della missione.

Ma è una discussione da
cui, secondo D’Alema, resta
fuori l’impegno alla presenza
militare…

Infatti la mia risposta è stata
ed è che noi reiteriamo la proposta
che la missione si ridiscuta,
nel governo.


Una discussione prioritaria
sull’Afghanistan, o il confronto
generale accettato nel vertice
parlamentare dell’Unione sulla
politica estera e le missioni?

Il dispositivo è quello che
abbiamo già indicato e che è
stato condiviso, appunto, tra i
gruppi parlamentari dell’Unione.
Noi abbiamo chiesto
precisamente una ridiscussione
di tutte le missioni all’estero:
sia quelle rispetto alle quali,
nelle passate legislature, abbiamo
espresso voto contrario,
sia quelle per le quali abbiamo
votato a favore. Tutte.

Che rapporto c’è, concretamente,
fra questa ridiscussione generale e la votazione sul
rifinanziamento delle missioni,
in scadenza il 30 giugno?

Bisogna che il governo, prima
di promulgare i decreti di proroga
delle missioni, discuta al suo
interno su questo punto. Del resto,
come ho ricordato a D’Alema,
la coalizione di governo è
multilaterale: e può quindi funzionare
solo con la ricerca del
consenso. Ciò significa che laddove
ci sono posizioni differenti
bisogna ricercare una mediazione
e un accordo. A meno che non si voglia la
reiterazione,
in sede parlamentare,
delle
differenti posizioni
di partenza.
In altre
parole, non esistono opzioni indiscutibili.


Che sbocco deve avere,questa
discussione?

Abbiamo proposto, nella riunione
dei capigruppo della
maggioranza, che ci sia una
mozione parlamentare: una
mozione che interverrà su tutto
il complesso e su ognuna delle
missioni. Questa proposta è
stata accettata all’unanimità da
tutte le forze dell’Unione.

Però c’è il Pdci che isola la
questione afghana, ne fa un
discrimine e parla della mozione
come di un «pannicello
caldo»…

Nelle riunioni si dichiarano
d’accordo e alla stampa parlano
di pannicello caldo. Comunque
considero sbagliata e minimalista
la posizione espressa dal Pdci,
particolarmente nel dibattito
con D’Alema. Cossutta ha dichiarato
in questa sede «perplessità» sulla missione in Afghanistan e ha poi pronunciato
la seguente frase: «Ma non faremo
mancare il voto di fiducia al
governo». Noi abbiamo chiesto che si discuta
delle missioni militari alla luce del programma di governo e dell’ispirazione multilaterale e multipolare che vi è presente. Noi pensiamo
che l’Unione debba funzionare con il consenso e dunque con accordi condivisi da tutti.
La posizione del Pdci invece è: lasciateci dire che voteremo contro, lasciateci fare la nostra
propaganda, tanto poi voteremo la fiducia. Non esiste posizione più subalterna alle posizioni
più di destra nell’Ulivo.


Tornando a D’Alema: ai giornalisti
ha detto, a margine del
dibattito nelle commissioni,
che l’impegno militare italiano
in Afghanistan «potrà avere un
certo incremento». Ti risulta?

E’ strano che il ministro
D’Alema davanti alle commissioni
riunite non abbia detto
alcuna di queste parole. Voglio
sottolineare che si tratta di
qualcosa cui noi siamo contrari,
drasticamente.

Intanto, il presidente Prodi
ha a sua volta ribadito,da Berlino,
la formula per cui la missione
«non è in discussione».

Commento così: mi meraviglierei
molto che un decreto su
questo argomento, emanato
dal governo, non prevedesse
una discussione collegiale nel
governo stesso.

Ecco: ma che vuol dire «discussione
nel governo»? Investe
o no la coalizione e la maggioranza?


Noi chiediamo una discussione
collegiale articolata in
questi tre ambiti: Consiglio dei
ministri prima delle promulgazione
dei decreti di proroga,
partiti dell’Unione, maggioranza
del Parlamento. E’ nell’intreccio
fra queste tre istanze
che bisogna cercare il consenso.
Per dirla in altri termini,
tutti sanno che noi siamo stati
contrari a diverse missioni militari
e abbiamo chiesto quindi
una ridiscussione su tutte e su
ognuna: questa ridiscussione,
ora, dev’essere fatta con il metodo
della ricerca del consenso.
Dunque non può esistere
una concezione per cui ci sono
decisioni alle quali poi la maggioranza
sia chiamata ad obbedire.

Fuori dall’ambito governativo
e parlamentare,c’è anche
la voce di quella gran parte di
popolazione che ha espresso
posizioni chiare contro le politiche
di guerra. E l’ultimo appello
politico unitario dei soggetti
e delle reti del movimento
per la pace – primi firmatari
Ciotti, Dell’Olio, Strada e Zanotelli
– è stato per il ritiro dall’Iraq
ma anche dall’Afghanistan.
Che rapporto può avere
la discussione invocata dal Prc
con queste istanze?

Per noi quello che dicono
questi soggetti è fondamentale
e importantissimo. Per noi, in
generale, l’Unione deve stabilire
con loro un rapporto coinvolgendo
nelle decisioni tutte
le istanze di movimento e sindacali,
su ogni argomento. Voglio
aggiungere che questi soggetti
devono far sentire la propria
voce direttamente al presidente
del Consiglio come a tutte
e ad ognuna tra le forze politiche
di maggioranza: non delegando
né a Rifondazione comunista
né a nessun altro il
compito di rappresentarli nella
dialettica interna all’Unione.

Pubblicato su Liberazione il 15 giugno 2006

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